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2017
Poesie del mese

Antologia poetica
L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte -


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27 Maggio

Un fatto, una poesia.
Sembra sentire la bambina di 8 anni, la più giovane tra le giovanissime vittime del terrore all'arena di Manchester,
il 22 maggio 2017. Continuano le chiacchiere…Soluzioni, quando…Dopo le …prossime solite, stupide chiacchiere…?...Quel che appare è che non ci si sta provando nemmeno un po'!

Scusami, bambina, se ti metto in bocca parole che non hai mai nemmeno potuto immaginare…
Certo, la tua mamma non voleva questo. Scusami anche tu, mamma. Questa è…si capisce per chi…


Mamma, perché….?!...
Mamma, perché mi stai mandando via!
Lì ancora del mio sangue c'è la scia…
Perché hai fatto entrare l'orco nero?
Tu hai difeso sempre lo straniero.
Perché sono già morta e son bambina?
Che colpa ho io del caos che ci rovina.
Per te era sempre bene l'accoglienza,
dicevi "poverini…abbi pazienza"…
per esser buoni come il papa vuole…
Con tutti i…buoni sempre a far le ole…
"Dobbiamo alzare i ponti…e non i muri…"
Intanto, quei che vengon son sicuri.
Tu, questo ripetevi a pappagallo…
No, ai controlli!…Non ci sia mai stallo!
Ora io son morta…E tu sei compatita…
Così, la tua bontà, ti ha risarcita.
La sicurezza ce la dà lo stato!
Ancora va dicendo ogni esaltato…
Ma io sto sottoterra, al buio, e sola…
Ed è indigesta, ogni buona parola.
Hai colpa pure tu, seppur ti duole
un tal morir che la ragion non vuole!
Armando Bettozzi

Senza ragione
Pressappoco nel medesimo campo
agito la bandiera.
I colori mi riverberano l‘ansia
dell’attesa di ciò che priva il dopo,
dell’inverno senza una primavera.
La neve si discioglie
non in sé ma per sé
si disfa d’esistenza
nel volto del tramonto.
Intemperanza indomita del bimbo,
desiderio di bene
privo di medietà,
amore a prima vista
disciplinato e dolce
nell’inutilità della ragione.
Claudio Badalotti

Estate a mare
Il sole splende
primi villeggianti
portano i colori dell’estate
la riva si colora
di ombrelloni
di giocosi bambini
grida spruzzi
il mare accende gioia
libera il peso
delle congetture
indossa trasparenze
sfoglia ronzio di ali
affiorano vogliose
fiori sbocciati
ostentano forzieri
agli occhi spinti
sulle sfumature
dove traspare il folto
che agita pensieri
sulla sabbia assolata
tra bichini
azzardati
ed acquiescente il sole
spalanca le risorse
alle audaci mire
sollazzando la schiuma
sulla riva
di vezzose adamitiche moine.
Giuseppe Stracuzzi

La giovane ombra
Le mani forti dell'alba
modellano le nuvole,
ricamano d'oro
l'orizzonte.

Nel nuovo bagliore
una giovane ombra
sembra danzare
sui primi colori.

Scompare nel sole
poi torna vibrando,
accenna leggera
eleganti piroette.

In equilibrio
tra luce e silenzio
accoglie il giorno
giocando nel vento
Dario Menicucci

Verusca
Quella fotografia oggi ha sorriso
mostra un aspetto che ora s'è sbiadito
tu sei cresciuta il nonno s'è invecchiato
come un pulcino quel dì t'ho coccolato.

Col tuo vestito a fiori sopra un prato
il verde che trionfa sui colori
le rondini nel cielo a svolazzare
immagini di bimbe a saltellare.

Con quei disegni impressi sulle braccia
quelle tue genuine esternazioni
provai quel giorno un senso di dolcezza
oggi m'infondi tanta tenerezza.

E i giorni sono andati e sei già donna
a volte penso: “Un giorno sarà sposa”,
avere i tuoi bambini da guardare
sentirmi ancora nonno sussurrare.

Sognai davvero d'essere una chioccia
tante dolcezze mi furono negate
ma sotto un'ala quel giorno t'ho protetta
tiranno è il tempo adesso e non aspetta.

(Donnas 19.4.2016 - 17,21)
Salvatore Armando Santoro


C’era una volta
una finestra come tante altre finestre…d’una casa piccina.
La finestra ingiallita

si finge nobile
da sembrar carta di cristallo

si lascia accarezzare
da rivoli di fresca pioggia

si apre appena
sul verde smeraldino

si vuole spalancare
ma aspetta il cavaliere antico

si bea del bimbo
che dorme nella culla lì, accanto…

Una semplice finestra
con una semplice richiesta
aprir le braccia al sole
per brillare ancora….
laura toffoli

Numeri al limite del contatto
l’amore riposa in un’idea noi numeri al limite d’un contatto
un pugno di anime crisalidi in attesa di ali per un cielo col limite d’aria
e siamo sommersi dalle cure placebo per voli che mai potremmo fare
finché qualche indomito sognatore userà al follia per aprire lontani confini
sempre indifesi davanti a tempesta con l’immaginario pronto per un espianto
si potrebbero trapiantare i sogni in altrui cuore basta fare forte un ideale
se non mi conosci e mi passerai accanto dimmi il tuo nome lo scriverò nella storia
l’amore ci sfiora soltanto e noi vorremo legarlo
ma nessuno lega ciò che rende liberi i venti

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Senza fretta
Ho sognato la poesia.
Mi diceva:” Non avere fretta di comporre.
Io sono sempre dentro di te
non ti lascerò mai.
Vedrai che arriva il momento.
Sarà quello di un fiore che sboccia
o quello di una foglia che ingiallisce.
Sarà il mare in tempesta
o quello placido che si riposa.
Non avere fretta.
Io verrò alla luce
sia quando soffrirai
e il tuo cuore sarà pieno di lacrime
sia quando i tuoi occhi
splenderanno di luce.
Fari che illumineranno la notte più nera”.
Sandra Greggio

A Emma per i suoi dodici anni
Già sei giunta alla dozzina
non ancor donna, ma non più bambina…
………………..
Quando il mondo scoprirai
ormai donna diventata,
non dimenticare mai
la bambina… che sei stata …

Nonno Carlo
Carlo Chionne

Stanotte voglio nutrirmi di vento
e di nubi,
come fanno quegli alberi altissimi
che attendono il vento, per far
danzare le foglie.
Stanotte voglio farmi sorprendere
da un temporale per cercare
riparo nei rami più bassi,
ma senza avere paura dei fulmini.
Sì voglio il vento per spazzare
le nubi, una luce soffusa di luna,
e una pioggia leggera,
di rugiada argentata per avvicinare
la mia anima, al cielo.
Quindi aspettare il mattino
appoggiando la testa sotto
il Suo mento, in un manto di stelle.
Antonio Scalas

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Li galoppini
Jeri; a la Pulinara, un colleggiale
doppo fatta una predica in todesco,
setacciò tutt'er popolo in du' sale,
e a la ppiú mmejjo vorze dà er rifresco.

In cuella fesce entracce er cardinale
co l'amichi der Micco e ppadron Fiesco;
e nnell'antra la ggente duzzinale
che vviaggia cor caval de san Francesco.

Pe sta sala che cquì de li spedati
comincionno a ppassà li cammorieri
pieni de sottocoppe de ggelati.

Ma cche! a la sala delli cavajjeri
un cazzo ciarrivò: ché st'affamati
se sparinno inzinenta li bicchieri.

Roma, 5 febbraio 1832
Gioacchino Belli

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

Gli scrocconi
Ieri, a Sant'Apollinare, un collegiale
al termine di una predica in tedesco,
divise tutte le persone in due sale,
e a quelli più altolocati volle offrire un rinfresco.

In una fece entrare il cardinale
con gli amici del Micco e padron Fieschi;
e nell'altra la gente dozzinale
che viaggia col cavallo di San Francesco.

Per questa sala in cui erano gli appiedati
cominciarono a passare i camerieri
pieni di sottocoppe di gelati.

Macché! alla sala dei cavalieri
non arrivò un bel nulla: perché questi affamati
fecero sparire persino i bicchieri.
Gioacchino Belli


26 Maggio

Una rosa rossa
Pianterò una rosa rossa
in quel solitario sentiero baciato dal sole.
Ti vedrò ancora sorridente indietreggiare
mentre mi invii un bacio in un refolo di vento
in quell'agosto infuocato
che il cuore m'aveva prosciugato.

Triste giornata d'addio...
il tempo passa...
restano i ricordi a logorarti....
bussano ad un cuore che s'impetra...
che schiacciano la pietà e l'amore...
oscurano carezze e sentimenti...
i dolci affetti...
pagati con il prezzo del dolore.

Se la felicità ha un valore
l'ho già saldata insieme agli interessi.
Oh sì, gli affetti cari li ho pagati
(e forse non li ho neppure ricevuti)
oggi non sono più gli stessi
li cerco, ma non so dove li hai messi.

(Donnas 18.04.2016 - 13,05)
Salvatore Armando Santoro

…di quel che accede la trama è chiara: consegnare l'Italia agli stranieri

…il 24 Maggio…
(1915 - 2017)


Ero sul Piave, il 24 maggio…
E lì son morto per la libertà,
per i miei figli e la mia dignità.
E or dello straniero sono ostaggio.
Armando Bettozzi

Parole inutili
Le mie parole sbiadiscono
l’idea che avevo del mondo,
suoni convulsi, vocali
di vocaboli accentate,
nel silenzio del pensiero
che va via per conto suo.
Rimango così stupito
con gli occhi sbarrati a sentir
dei suoni che stravaganti
allacciano consonanti
per fare delle parole
da riporre nel passato,
scritte in nero sulla carta
che nessuno leggerà
per mancanza d’attenzione.
Il pensiero non ha voce
se l’esprimi poco prima
di parlare sillabando
con rumore e con fervore
bla, bla, bla, o non più di un blà,
così non l’ode nessuno.
Claudio Badalotti

Gocce di dolore
Su percorso acclive
il cielo grigio
fa sentire l’eco di rintocchi
che nottetempo assale,
volto al passato abbraccio
mi conduce
ombre lontane
a raccattare i pezzi
con la solitudine
nel cuore,
il desiderio grande
di toccarti
agita le mie mani
del pensiero
ma la tua pelle
sembra non sentire,
l’onda del cuore
batte sugli scogli
non trova una spiaggia
dolce da accarezzare
e si frantuma
in gocce di dolore.
Giuseppe Stracuzzi

Maggio
Maggio
tra inverno domato e redenzioni
cocktail di canti e profumi
tutti hanno una meta
vivere e basta
senza interrogarsi

Dio è ovunque
i miracoli negli occhi di tutti,
ostiche spine donano rose
col solo calore s'alano uova
il cielo una tela azzurra
colorata di sogni
ma solo i bambini li vedono

I rosari sono meno pesanti
e le palline piccoli mondi
ruotati all'etereo

I gelsomini sposano i nasi
inebriati massaggiano anime
il dolore stalking alla pace
lento si rassegna
cullato dai giorni
risarciti dalle pigre notti

I torrenti danno rimiro
ad animali che nel letargo
avevano dimenticato d'esistere

Da:Soste Precarie
Michael Santhers


Chissà a che pensiamo
Viviamo, respiriamo,
amiamo e poi piangiamo,
ricordiamo
e poi dimentichiamo:
“Chissà a che pensiamo”.
Siamo nuvole che
si dissolvono,
eppure quel cuore rosso
sospeso in aria, sembra
un quadro,
attaccato a una parete,
con un chiodo immenso,
e forte.
Antonio Scalas

Non esiste il grigio nel mio spazio vitale
Spaziano le mie emozioni
dal galletto nero in ferro
sopra i tetti spioventi e rossi
al canto del gallo
nel tardo meriggio assolato
quando si stiracchiano le ombre
sull’asfalto caldo e sui terreni cotti,
sulle rade gocce pesanti
che mollemente si lasciano cadere
dal ventre nero del cielo
bucato da un fascio di luce
incipriato dal velo sera
toccando quasi in punta di piedi
la verde conca dei miei amati monti friulani,
ecco, dal mio balcone cittadino
vedo questo e altro ancora
e riesco a percepire gli odori dei sogni
che volano verso l’alto in cerca di gloria,
ascolto il gorgheggiare melodioso
nelle chiome fitte fitte
quando oramai la stanchezza
suole dondolare nell’amaca spensierata,
e sento il tuo dolce richiamo all’amore…
….e allora…come posso essere e vedere
il grigiore del nulla?
laura toffoli

vortex
l’amore si ubriaca di traffico caffè nero amaro la tua mancanza
vivo una città con discepoli in attesa di notte
m’assento eroe in lotta contro il drago oggi
la migliore parte di me è quella che cede al peccato

spesso insonne nell’abbraccio di dolci chimere
instancabile il navigare senza ali verso qualcosa
piove con primavere inoltrate l’audace in me rompe il sudario
in lotta con angeli e demoni nella mente scintillano gli astri

sento un dolore intenso nel dare a parole il coraggio
mi trasportano oltre i brividi d’un sentimento barriera
nel petto col buio pianista sui tasti del cuore
io solo conosco il tormento d’amore per i limiti

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Corrono inquietanti voci di un ulteriore accordo tra Renzi e Berlusconi: per meglio dividersi l'Italia faranno assieme la prossima legge elettorale e, subito dopo le elezioni, il governo dell'inciucio più vergognoso si sia mai visto. Per saperne di più ho fatto un viaggio, per ottenere, da chi tutto conosce.

La profezia
A Delfi dalla pizia sono andato
per indagar sul prossimo governo.
Seduta su una roccia l'ho trovata
tra fumi caldi che venian d'averno.

Per quel Tiresia mi narrò il mercato,
invero degno del più fondo inferno,
tra Renzi e un Berluscon sempre assetato
di quel potere perso un dì d'inverno.

I due compari, a spese del Paese,
per appagar le loro insane voglie,
faranno le più indegne e oscene intese,

così si spartiran l'ultime spoglie
e sempre danzeranno in armonia,
mentre l'Italia resta in agonia.
Piero Colonna Romano

Canzone
Te la scrivo una canzone
perchè il grano è quasi maturo
e le spighe arruffate
hanno bisogno di un pettine.

Te la scrivo una canzone
perchè il sole alla sera
vuole la ninna nanna
per andare a dormire.

Te la scrivo una canzone
rubando parole e musica
al mormorio delle onde
in attesa della loro stagione.

Te la scrivo una canzone
respirando questo effluvio
che si spande per l'aria
giocando a nascondino col vento.

Te la scrivo una canzone
perchè il rosso delle ciliege
si sposa con quello dei papaveri
in un tripudio di colori.
Sandra Greggio

Un giorno
Decisi un giorno, di raggiungere finalmente
quell’eremo solitario. Erta é faticosa,
è stata la salita..
Sapevo però, che sarei stato ripagato.
Esiste da tempo immemore,
in quel luogo, un gelso tanto vetusto,
che con i suoi turbini pieni di foglie
tenzona al vento
lasciando che l’ ombra danzi ai suoi piedi
concedendo al viandante solitario
frescura e ristoro..
Come il viandante seduto su quella pietra
monolite del tempo
messo lì, chissà da quando, per dare sosta e riposo
a chi dopo tanta fatica ha raggiunto quel luogo,
anch’io mesto e assorto nei miei pensieri
assaporo la solitudine del posto,
ascolto il silenzio rotto ogni tanto da un sibilo di vento..
I miei occhi stanchi guardano l’orizzonte
che tremolante, sembra danzare,
cosi come le nuvole sembrano disegnare
figure astratte nel cielo infinito.
Ad un tratto, quando l’estasi è padrona dei sensi
immersi in tanta bellezza, ecco, vedo il tuo volto
i tuoi occhi brillanti, i tuoi capelli soffiati dal vento
il tuo sorriso ammaliante.
Il desiderio di te è tan grande
Che l’anima si perde nel sogno di un poeta principiante..
Filippo Travaglini

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Li surci
Un surciteddu di testa sbintata
avia pigghiatu la via di l`acitu
e facìa `na vita scialacquata
cu l`amiciuna di lu so partitu.

Lu ziu circau tirallu a bona strada,
ma zappau all`acqua pirchì era attrivitu
e di cchiù la saimi avia liccata
di taverni e di zàgati peritu.

Finarmenti Mucidda fici luca,
iddu grida: “Ziu!-Ziu!”.
Ccu dogghia interna,
sò ziu pri lu rammaricu si suca,

poi dici: “Lu to casu mi costerna,
ma ora mi cerchi? chiaccu chi t`affuca!
Scutta pi quannu isti a la taverna!”.
Giovanni Meli

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

I topolini
Un topolino di testa sventata
aveva preso la via dell’aceto
e faceva una vita disordinata
con gli amiconi del suo giro.

Lo zio cercava di riportarlo sulla retta via
ma zappava nell’acqua perché quello era reso audace
e per di più aveva leccato lo strutto,
esperto di taverne e case di piacere.

Finalmente la gatta lo beccò,
lui grida: “Zio!Zio!”.
Con interno dolore
lo zio si rode per il rammarico,

poi dice: “Il tuo caso mi costerna,
ma ora mi cerchi, pendaglio di forca!
Paga per quando andavi alla taverna”.
Giovanni Meli


24-25 Maggio

Lucciole
Emissarie delle stelle
a riportare a terra sogni rifiutati
ma non trovano i mandanti
allora illuminano prede a gatti e volpi

Nelle periferie
si posano sul capo
di chi tenta d'imitarle con sigarette
e iniziano a gareggiare
vincono fino alla cenere
ma poi perdono anche loro
all'intermittenza di un lampione

Dal finestrino d'auto in corsa
i bambini tentano di contarle
i numeri non bastano
e provano ad acchiapparle
per interrogarle

Due fidanzati bloccati
su una timida promessa
le assumono a postino
e si scambiano pulsioni
poi qualcuna s'addormenta
in un ricciolo dorato
e svegliata con un bacio

Da:Soste Precarie
Michael Santhers

A cavallo del 2000
Ho vissuto i miei anni "novecento"
alla ricerca del rimedio ignoto
atto ad allontanar la sofferenza;
e nell'ultima décade ho trovato
il sidro dei pontefici, un liquore
che allarga il tempo e dissipa il dolore.

Stava in un galeone sprofondato
nelle acque dell'oceano tempestose
e ho speso un'altra décade a mondare
gli orci da croste d'acque limacciose
che, come nembi sotto il ciel sereno,
il nettare mutavano in veleno.

Nelle lunghe immersioni negli abissi
ho incontrato il silenzio primordiale,
il raggio luminoso della fede
che trasformava il caso in provvidenza
e la lente sottil della poesia
che accoppia il mondo con la fantasia.

È la poesia l'esatta dimensione
che mi permette viver questo secolo
più a lungo che nel secolo passato;
ed io sembro un fantasma riesumato
che svegliato dal sol prende coscienza
d'un'altra inconcepibile esistenza.
Santi Cardella

Nuvole di maggio
Drappi di vapore
si alzano densi
dai boschi
sotto nuvole spesse
abbandonate sui crinali.

Nel cielo senza luce
si aprono
scoloriti frammenti d'azzurro
e voli fugaci
di uccelli frettolosi.

Leggeri dondolii di foglie
annunciano
piogge imminenti,
altre ombre
e ore senza tempo.

Non ha tepore
questo giorno di maggio
e l'estate promessa
pare un lembo sfuocato
d'un sogno lontano
Dario Menicucci

Sogno di un sogno
Papà non ti sogno.
E chiudo gli occhi la sera
con la stessa preghiera.
Ogni sera, sogno il tuo sogno.
Arriva il mattino, il risveglio
non c'era il tuo sogno,
come ogni mattino.
Aspetto la sera, un'altra preghiera,
torno a chiedere il sogno.
Aspetto con ansia il risveglio.
Nadia Borean

In piscina
In quella lunga fila
di sandali e ciabatte
dai mille colori e forme
allineati lungo il muretto
che separa il piancito
dalla piscina
non ho visto i tuoi.
Ti ho aspettata sotto l'ombrellone
mentre un fringuello
piluccava poche gocce
sul bordo della vasca.
Nel riflesso azzurro dell'acqua
mi sembrava di scorgere
qualcosa di familiare,
come se tu mi guardassi
senza poter parlare.
Enrico Galavotti

Quelle pietre
Quelle pietre non so chi le ha raccolte
tante come le pene sono state
ai bordi dei poderi poi ammucchiate
ed ora sul mio cuor tutte schiacciate.

Quelle pietre un dì t'hanno nascosto
era una notte di tanti anni indietro
l'animo mio ancor non era tetro
l'animo tuo più chiaro ancor del vetro.

Quelle pietre son lì a ricordare
quando con tanto affetto ancor mi amavi
quando parole dolci sussurravi
quando eri dolce e non volgarizzavi.

Quelle pietre ora pesano sul cuore
sul mio di certo e ne son convinto
di veleno e rancore adesso è tinto
ed ora sono anche un uomo vinto.

(Donnas 19.04.2016 . 10,35)
Salvatore Armando Santoro

La corsa della vita
rispecchia le stagioni:
la primavera dolce
è una bambina
petali di boccioli
la sua pelle,
è una rosa sbocciata
nel giardino l’estate
dona profumo e amore,
l’autunno la sorprende
altera e rigogliosa,
e poi viene l’inverno
guarda lo specchio amico
complice
che ammansisce
coi trucchi
contro il lento
discorrere del tempo
che ripete il suo verso
fino all’ultimo
palpito di voce.
Giuseppe Stracuzzi


Ho visto qualcosa di triste stasera
strage a Manchester

Sullo schermo del televisore
si alternano immagini massacranti
(mentre si continua a mangiare )
Il bambino osserva , si confonde
Ah ! meno male
era solo un film, mamma !
Troppo si parla
troppe parole
fanno solo un ronzio odioso
il pianeta è minacciato
i missili puntati
e ancora si discute di pace
Purtroppo la notizia è vera
un’ombra con un drappo nero
ancora una volta ha sparso morte.
Vivere la vita sotto un tetto di fuoco
toglie il respiro al nuovo giorno
si scopre un cielo in croce
chiuso al volo della speranza
e , se pur la vita non è una tragedia
viverla oggi diventa tragica
il riso è diventato pianto
il cuore di tutti è affranto.
Antonia Scaligine

Forse son le sue ciglia
che lievissimamente
si muovono come tife
trasportate dal vento,
che fanno tempesta,
nella mia testa.
Oppure è l’ incoerenza
delle mie percezioni,
quando scambio il lillà
delle malve col rosso
vermiglio delle sue labbra,
che procura una tal
confusione,
quasi fosse uno sgomento
simile a un moto
che fa battere il cuore.
Antonio Scalas

Grappoli di maggio
Grappoli di nuvole
aggrappati al cielo,

ed io, aggrappata a te
vivo grappoli di desideri.
laura toffoli

Tamigi in fiamme
ponti sul vento Tamigi in fiamme è alba
Shard lascia al potere delle parole le sue bellezze
amore naviga battello in mezzo a pigri gabbiani
caffè in franchising aperti al turista per caso

Keats scrive d’amore in strada con rime fantasma
un bacio si scioglie sui prati del Tate sotto il sole
in cerca di storia con un microfono il canto d’un pellegrino
The Barrier ricorda del mare la forza agli esploratori


il fiume sussurra a eroi presi a scriverne il verso
poemi sospesi nell’aria al Globe si recita Shakespeare
veloci nel traffico piccole banalità quotidiane t’entrano in vena
in fiamme è l’alba ma tu hai un fuoco più forte chiamato sogni

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Fiöla de scarpulì
Mé, fiöla de scarpulì
galavrina co’ le sò sübrine en pèl
rose a fiurilì sbüzacc
ènciodade dal sò papà.

Mé, fiöla de scarpulì
crisida a bròche e orasiù en latì,
tra tomaje en pèl e söle de cüràm,
arènt a lù che tacognàa pèse
a sgalbèr vècc
col spach empegolàt.

Lù e la sò minèla
presiuza come ‘n altar
romét de lisne, de tenaje,
de martèi e ferasì
per mia fröstà i stialì.

El sò laorà e mé
che capie a la consegna
cosa ulia dì:
disnà del dé chè è dré.

Mé, fiöla de scarpulì
adès ga do vàlur
al bé che ‘l m’ha ulit
dré a töt el so südur.
Angelo Maria Canossi

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

Figlia di calzolaio
Io figlia di calzolaio
mi pavoneggiavo con le ciabattine rosse in pelle
coi fiorellini traforati
inchiodate dal suo papà.

 Io, figlia di calzolaio
cresciuta a chiodi e orazioni in latino.
tra tomaie in pelle e suole di cuoio
accanto a lui che rattoppava pezze
con spago impegolato
a scarpacce vecchie.

Lui ed il suo deschetto
prezioso come un altare
custode di lisne,di tanaglie,
di martelli e di ferretti
per non consumare i tacchi agli stivali,

Il suo lavoro e io
che capivo quando consegnava il lavoro
ciò che significasse
pranzo del giorno dopo.

Io figlia di calzolaio
ora dò valore
al bene che mi ha voluto
-dietro tanto sudore.
Angelo Maria Canossi

Leggi notizie su Angelo Maria Canossi


 

23 Maggio

Goccia a goccia
La forza di un mistero
allaga il cuore,
dal cielo affiora
il sentimento amore
nella luce di un bacio,
una carezza
del fiore ad una foglia
come un filo di vento
e le radici abbracciano le zolle,
è la vita che nasce
goccia a goccia
dai lontani monti
incanala rigagnoli, ruscelli…
il fiume scorre
sfocia, si perde
nell’immenso mare
e ritorna bambino
goccia a goccia,
è la vita che segue le stagioni
da tremuli vagiti
come il soffio dell’alba
cresce il giorno,
dai muscoli del sole
alle note velate del tramonto
dove l’inverno rattrappisce i campi
sottoterra conservano le zolle
le note dolci della primavera.
Giuseppe Stracuzzi

Solitudine
Le mura parlano col silenzio
la luce pasteggia il buio
il cuore rincorso dai respiri
accelera e si ferma
poi martella un ricordo
che s'arroventa
e s'affaccia alla fronte
il cane lo vede,lo punta
lo frusta con la coda,
il vecchio annuisce a far capire
ch'è sparito dalla mente
e se fosse stato solo
avrebbe saccheggiato i pensieri

La solitudine,campo di battaglia
ove l'anima assalita dal passato
si difende con un gesto o un rumore
ma il tic tac dell'orologio
troppo conosciuto
non mette in fuga l'invasore

Da:Soste Precarie
Michael Santhers

Diritto a avé diritto a ogni diritto
"Diritto" è cittadino de diritto
nde sto paese, nde sta società…
incruso de fà quelo che je va…
Ché...er più de gni diritto…è de fà er dritto!

Diritto de occupà senza l'affitto…
Diritto de campà senza sgobbà…
Diritto de 'n sentìsse più chiamà
côr nome che je stava pitto-pitto…

Ce pòi riempìcce fitto-fitto 'n treno
co li diritti a li baron-fottuti
destinatari de millanta aiuti…

Nde sta côrza ar diritto senza 'n freno
io ce l'avrei sortànto ar …pagamento…?!
Ché manco ce l'ho a 'n grosso incazzamento!...?...
Armando Bettozzi

Il gioco dell’oca
Come prevenire l’imprevedibile
se non è immaginabile.
Se fosse possibile l’impossibile
questo sarebbe il tutto
che ad esser tale equivarrebbe al nulla.
È quindi inutile darsi da fare
nel fare il preveggente,
tanto il nostro destino
è nell’imponderabile
perché il nulla è il principio
il che è la nostra meta
per disfarci del tutto.
E così, per ritornare da capo,
per sempre all’infinito.
Claudio Badalotti

Emozioni e ricordi.
Quando il tempo
a forti raffiche,
e dell'acqua lo scroscio,
spazza nel cuore le emozioni
sferza, con dolore,
le passioni andate,
e ricordi mai nati
s'arrampicano su pareti
di tanti giorni ormai andati.
Emilio Tasca

Sorrido…
Sorrido ai canti miei
di gioventù,
di spensierate odi,
d'ingenui ardori,
ormai sepolti in me,
e ai mille chiodi
d'acciaio puro
che offesero
le mie vene
per l' amor tradito.
Sorrido alla tua voce
che scivolò
sulle mie labbra
e mi trafisse il cuore,
sorrido al dolore
e all'inquietudine
quell'alchimia dei sentimenti
ch'è poesia,
sorrido al mondo
che non m'appartiene
e che non gl'appartengo,
sorrido a te,a me,
sorrido al sole,
e alla primavera,
che di sicuro
mi donerà un'erba
per coprire
il mio nome.
Claudio Tedeschi

Parole tra la brina
Il dì che sul Vereto tornerai
a scorrazzare come una bambina
forse calpesterai un po' la brina
forse la voce mia riascolterai.

Quel cancello serrato scuoterai
dove provasti tanta adrenalina
quand'eri la mia stella salentina
che fulva risplendevi tra i rosai.

In mente ti rinverdiranno allora
le mie parole a vuoto ripetute
comprenderai e sarà forse l'ora.

In quella chiesa s'erano perdute
ma sopra il colle stan vagando ancora
come le vite nostre ormai sperdute.

(Donnas 18.04.2016 - 00,14)
Salvatore Armando Santoro


esercizio
dammi tenerezza piccolo angelo della strada in sfida all’inferno
son stanco di combattere le maschere dei passanti
dimmi che esiste una maledetta droga per nutrire i miei sogni
un tampone d’amore sul mio petto su cui pesa col tramonto - l’ombra
trovami un poeta che ti abbia dato un nome quando t’ha incrociato
vestirò la sua tomba con fiori
e rime che mi escono dal petto senza fiato
e che andranno direttamente all’Eden bypassando il dolore

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Basta una parola
Le parole sono pillole
per il nostro mal di vivere
dentro c’è la giusta sostanza
per la cura dell’esistenza
In poche parole
in una parola
vorrei trovare
il mio verso
e non la cercherò
su alte vette
dove l’aria non è mia
perché troppo pura
neppure nei fondali oscuri
sconosciuti
ma , per le vie del cielo
per le strade
dove si mescola con altre voci
in quei miei fogli non scritti
in quell’idee sempre accartocciate
che spesso butto nel cestino
idee balzane
colte dall’attimo di un sorriso
che si sofferma
a dialogare sulle mie labbra
Potrebbe essere
in quella parola
che vive dentro
la fonte della quiete
della pace
che spesso sfugge
e non so
in quale cuore impera
Una parola viva
essenza del nostro movimento
che precipita dalla bocca
in fondo al cuore
“Amore “
Antonia Scaligine

Ombre
Sulla strada
giacciono pigre le ultime ombre
esse ormai
resistono per poco al sorgere del nuovo giorno.
Anche tu, come il sole
riesci a fugare
le ultime ombre che magre,
ancora resistono nella mia mente.
Vorrei che,
per me,
tu
sole della mia vita
illuminassi tutto intorno
senza lasciare che alcun crepuscolo
oscuri il nostro amore…
Filippo Travaglini

Persa nello specchio del tempo
Lo specchio dell’anima
messo davanti
a quella villa d’incanto,
sublime visione d’altri tempi,
è porta del tempo
e ora passo il mio passo
al di là di quel vetro
dalla pelle magica
altro modo d’essere
nel tempo al di là di questo tempo
e vedo me stessa riflessa
etera visione nella veste d’un’altra storia…
laura toffoli

A poexia dialettale
E fra i moderni lirici, pe no çittâ de quelli
Che han i rognoin ciû solidi, ö Meli, ö Porta, ö Belli,
Han forse meno merito che çerti cappilista
De nostre Mûse e apostoli da Scheua Naturalista?
E forse ö so vernacolo ö nö l’è vea poexia
Perchè ö l’è pronto e façile e sensa astrûseria?
Ma dunque nu caccemolo zu troppo, sto dialetto,
Co-a scusa che ö l’è ignobile e d’abito negletto,
Invece ammiae de rendilo ciû nobile, e pulito,
De scorie troppo rûvide, çerchae d’ingentililo,
Scegliendove i vocaboli, a forma, e l’andamento,
Secondo porta l’indole do singolo argomento,
E no fae sfoggio inûtile de termini volgari,
Cedendo a-o lenocinio de fâve popolari,
De frasi a senso doppio, scurrili accanaggiae,
Sensa raxion plauxibile, senza necessitae!
Ammiae se l’è poscibile d’ûsa di man in man,
De frasi e di vocaboli che saccian d’italian;
O nö sâ ö veo vernacolo do Cian de Sant’Andria,
Ma quello che ö se solita parla dä borghexia,
A quae, pë consuetûdini da vitta e l’istrûzion,
A l’ha, sens’ëse nobile, ûn pö d’educazion.
Nicolò Bacigalupo

La poesia dialettale
E fra i moderni lirici, per non citare di quelli
che hanno i testicoli più solidi, il Meli, il Porta, il Belli,
hanno forse meno merito di certi capilista
delle nostre Muse e apostoli della Scuola Naturalista?
E forse il loro vernacolo non è vera poesia
perché è pronto e facile e senza astruseria?
Ma dunque non buttiamolo troppo giù, questo dialetto,
con la scusa che è ignobile e di abito negletto,
invece guardate di renderlo più nobile, e pulito,
delle scorie troppo rudi, cercate di ingentilirlo,
scegliendovi i vocaboli, la forma e l’andamento,
secondo quanto richiede il tono del singolo argomento,
e non fate sfoggio inutile di termini volgari,
cedendo al lenocinio di rendervi popolari,
di frasi a doppio senso, scurrili accanagliate,
senza ragione plausibile, senza necessità! […]
guardate se è possibile usare di tanto in tanto,
frasi e vocaboli che sappiano di italiano;
non sarà il vero vernacolo del Piano di Sant’Andrea,
ma quello che di solito parla la borghesia,
la quale, per consuetudini di vita e l’istruzione,
ha, senza essere nobile, un po’ d’educazione.)
Nicolò Bacigalupo

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


22 Maggio

“Nei tuoi occhi”
E mi rifletto in mille specchi
sono verdi laghi i tuoi occhi
son rosse accese queste labbra;
tu batti il ferro come fabbra
ed arroventi questo cuore :
batti e picchi senza dolore.

M'addormento tra i tuoi seni
a occhi aperti, sogni sereni
mani come dolci farfalle
del paradiso dolce valle
amor, delizia, rosa e croce
come ruscello la tua voce.

Son più d'un secolo i nostri anni
amore, quanti pianti e affanni,
ma tu sei sempre quella stella
sei dolce amica, umile ancella
sei maestra severa e saggia
la mia isola, deserta spiaggia.

E nell'immenso tuo mare
vorrei sempre più naufragare
perdermi nei tuoi pensieri
così profondi, così veri.
Su, dischiudi questa rosa :
amante mia, dolce sposa.

21maggio17 h 00:00
Ben Tartamo

Al sole
Non è dato più
di rifugiarci
dalla calura o dal ghiaccio
dietro siepi
di nannina a bacche
nè di osservare di lì
la vita che si sta scolorendo.
Non c'è dato di giocare
con l'onda ascoltando
eco lontana di
gorghi dolenti.

Al sole abbagliante
o al gelo porgiamo
fieri il nostro corpo
che scrocchia e
riprendiamo forme
ormai
desuete.
Tinti Baldini

Volti lontani
Quante volti
ho smarrito nel tempo.

Profili
sempre più sfuocati
che nostalgici
a volte ritornano.

Memorie
di amici e di amori,
di legami
apparentemente infrangibili.

Ma la vita
ci pone su strade
che divergono
e portan lontano.

Spesso svela
che quei vincoli forti
son soltanto
effimeri sogni.

Ora restano
pochi frammenti
scoloriti e consunti
ricordi.

Certe notti
affiorano languidi
ormai ombre
di giorni perduti
Dario Menicucci

Meditazione
Raccolgo la ruvida pietra nera,
la filosofale con l'acre faccia,
l'adagio piano vicino al cuscino,

dall'ombroso comodino del tempo
sparge sulle ore pigre della vita
un pur sempre dolce, arcano chiarore.
Luigi Panzardi

Lampi di dolore
L'atmosfera di luce magica
in scuro atrio declina
sale il respiro
s'ingolfa nella bocca
spreme s'allaccia il cuore
si strozza nella gola
e gli occhi rossi sprizzano
lampi di dolore
Rosino Maranesi

Una foglia
Mi sento una foglia di
facile debolezza
Il vento mi sta
portando via
lontano dai pensieri
della gente,
dai labirinti della mente,
disperso negli spazi
oscuri fuori
nei grandi muri
alla ricerca di me....
Marco Lai

Conosci la dolcezza?
Si presenta coi vestiti di velo,
perle di sorrisi ornano gli occhi
profondi fino al cielo.
Si può abbracciare,
tiene tutta la gamma di colori:
albe rosate,
oro di tramonti,
versi pacati
come la sera placida
conduce
ad abbracciare fiori di ricordi.
Raggi di luna, stelle
ammansiscono il buio della notte
così potrai volare fino all’alba
con le mani immerse nei riflessi
ed i segni di baci fino al cuore.
Ma non tradirla mai,
la realtà ti illude, e ti rinnega
se ti scopre coi capelli bianchi
e le rughe sul viso
esprime la sua collera coi pugni
ti lascia sofferente sul tappeto.
invece il sogno non ti lascia mai.
Giuseppe Stracuzzi

Al vento
Vento,
sussurrami calde parole
di sole.
Rinfresca le chimere
inafferrabili
delle mie estati
tra sbuffi d’onde
e dune fiorite.
Scompiglia
i fatui desideri,
porta via le angosce.
Con te
vorrei volare
fin sulle nuvole grigie,
penetrare fra fresche foglie,
sbarazzarmi dei pensieri
immobili.
Nino Silenzi

Senari al finestrino
Quel treno che corre,
binari lontani, quel fumo spennacchia
di nero mi macchia.

Quel treno che fischia
giù al Sud che ho scordato, quel suono assordisce
il tempo scandisce.

Quegli occhi sperduti
su campi e su fiumi, scirocco ristagna,
la fronte mi bagna.

Quel treno racconta
mi scava anche dentro, l'archivio rilegge
nel cuore le schegge.

Quel ferreo rumore
traballa su ruote, su vecchi binari,
…. e scrivo senari.

(Donnas 4.3.2017 - 17,00)
Salvatore Armando Santoro


Passi domenicali nel parco di Villa Varda di Brugnera
Monete lanciate, mille e mille
sorridono a un sole generoso…
son l’acque lievemente increspate
d’un fiume dal passo veloce,

lì, tra rovi e alti alberi dalla chioma avvolgente
e materna, volgo lo sguardo incantato,
lassù, germogliano i miei sogni nel paniere natura
là, riescono a toccare il cielo
dove nuvole son zucchero a velo,

cammino e cammino
penso e penso
guardo e guardo

son io che genero entusiasmo
per tutto ciò che vedo

e allora, tutto si trasforma
diventa giardino paradiso
per irradiar d’armonia
il mio umile cammino…
laura toffoli

Tornando a Blake
vorrai - un giorno - smettere di cacciare i demoni nel tuo capo
sarai nella pancia di una chimera aspettando una nuova vita con l’alba
nascerai con una spada nel capo chiamata giustizia ma troppo pesante
così dovrai portarla sulle tue ali abbastanza forti da tenerti lontano dai mostri
e alzerai città molto vicine al sole senza il pericolo delle fiamme
troverai il modo di non morire alla prima vita che ti verrà data
mentre angeli nati in nidi dell’uomo impareranno le mappe di un sogno
vorrai – un giorno – dire ti amo a qualcuno per cui avrai perso l’alma
sfiderai il fuoco della follia per sembrare normale a due passi dal cielo
spargerai noccioline per le scimmie deliranti nella ragione
che danzeranno ubriache la gioia di saperti felice nonostante i tormenti
poi chiamerai Blake da qualche incubo del paranormale
reciterai al suo fantasma le emozioni che continuano a litigarsi le vene
e griderai con tutta l’aria che hai nei polmoni “io ce l’ho fatta”
ce l’ho fatta a fare funzionare l’ingranaggio della magia
anche in mezzo ai pazzi

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Rassa nostran-a
Ai Piemontèis ch’a travajo fòra d’Italia

Dritt e sincer, còsa ch’a son, a smìo:
teste quadre, polss ferm e fidigh san:
a parlo pòch, ma a san còsa ch’a dìo:
bele ch’a marcio adasi, a van lontan.

Saraié, murador e sternighin,
mineur e campagnin, saron e fré:
s’ai pias gargarisé quaich bota ‘d vin,
j’é gnun ch’ai bagna ‘l nas për travaié.

Gent ch’a mërcanda nen temp e sudor:
– rassa nostran-a libera e testarda –
tut ël mond a conòss chi ch’a son lor
e, quand ch’a passo… tut ël mond ai goarda:

“Biond canavsan con j’euj color dël cel,
robust e fier parei dij sò castei.
Montagnard valdostan dai nerv d’assel,
mascc ëd val Susa dur come ‘d martei.

Facie dle Langhe, robie d’alegrìa,
fërlingòtt dës-ciolà dij pian verslèis,
e bielèis trafigon pien d’energìa
che për conòssje ai va set ani e ‘n meis.

Gent ëd Coni: passienta e ‘n pò dasianta
ch’a l’ha le scarpe gròsse e ‘l servel fin,
e gent monfrin-a che, parland, a canta,
ch’a mossa, a fris, a beuj… come ij sò vin.

Tut ël Piemont ch’a va cerchesse ‘l pan,
tut ël Piemont con soa parlada fiera
che ‘nt le bataje dël travaj uman
a ten auta la front… e la bandiera”.

O bionde ‘d gran, pianure dl’Argentin-a
“fazende” dël Brasil perse ‘n campagna,
i sente mai passé n’ ”aria” monfrin-a
o ‘l ritornel d’una canson ‘d montagna?

Mine dla Fransa, mine dl’Alemagna
ch’ël fum a sercia ‘n gir parei ‘d na frangia,
vojautre i peule dì s’as lo guadagna,
nòstr ovrié, col tòch ëd pan ch’a mangia.

Quaich vòta a torno e ij sòld vansà ‘d bon giust
ai rendo ‘n ciabotin o ‘n tòch ëd tèra
e ‘nlora a ‘nlevo le soe fiëtte ‘d sust
e ij fiolastron ch’a l’han vinciù la guèra.

Ma ‘l pì dle vòlte na stagion përdùa
o na frev o ‘n maleur dël sò mësté
a j’anciòda ‘nt na tomba patanua
spersa ‘nt un camposanto foresté.*
Nino Costa
Razza nostrana
Ai piemontesi che lavorano fuori dall’Italia

Dritti e sinceri, cosa sono, appaiono:
teste quadre, polso fermo e fegato sano:
parlano poco, ma sanno quel che dicono:
anche se camminano adagio, vanno lontano.

Magnani, muratori e selciatori,
minatori e contadini, carradori e fabbri:
se gli piace “gargarizzare” qualche bottiglia di vino
non c’è però nessuno che sia più bravo nel lavorare.

Gente che non risparmia tempo e sudore:
– razza nostrana libera e testarda –
tutto il mondo conosce chi essi sono
e, quando passano… tutto il mondo li guarda:

“Biondi canavesani con occhi colore del cielo,
robusti e fieri come i loro castelli.
Montanari valdostani dai nervi d’acciaio,
maschi della val Susa duri come dei martelli.

Facce delle Langhe, rubiconde di allegria,
furbacchiuoli disinvolti delle pianure vercellesi,
e biellesi trafficoni pieni d’energia
che per conoscerli ci vuol sette anni e un mese.

Gente di Cuneo: paziente e un po’ lenta
che ha le scarpe grosse e il cervello fino,
e gente monferrina che, parlando, canta,
che spumeggia, frizza, bolle… come i suoi vini”.

Tutto il Piemonte che va a cercarsi il pane
tutto il Piemonte con il suo linguaggio fiero
che nelle battaglie del lavoro umano
tiene alto la fronte… e la bandiera.

O bionde di grano pianure dell’Argentina,
“fazende” del Brasile perse nella campagna,
non sentite mai passare un’ ”aria” monferrina
o il ritornello di una canzone di montagna?

Miniere di Francia, miniere di Germania
che il fumo cinge in giro come una cortina,
voi lo potete dire se se lo guadagna,
il nostro operaio, quel tozzo di pane che mangia.

Qualche volta tornano e i soldi risparmiati onestamente
gli rendono una casettina e un po’ di terra
e allora allevano le loro figliolette assennate
e i ragazzoni che hanno vinto la guerra.

Ma il più delle volte una stagione perduta
o una febbre o una disgrazia del loro mestiere
li inchioda in una tomba ignuda
sperduta in un camposanto forestiero…
Nino Costa

*L’Autore allude al padre, come lui “biond canavsan con j’euj color dël cel”, morto oltre oceano in emigrazione.
Dalla raccolta Sal e peiver, Torino, ©Viglongo, 1998 (10° edizione). L’intera opera poetica di NINO COSTA è pubblicata da Viglongo in edizioni ricondotte agli originali, con presentazioni di A. Viglongo

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

Rassa nostran-a è una delle Cento poesie di Nino Costa, pubblicate, su concessione dell’Editore Viglongo, in un volume della collana “La biblioteca di Papa Francesco, Corriere della Sera-La civiltà cattolica, 2014, con la Prefazione di Albina Malerba e Giovanni Tesio, che qui di seguito trascriviamo:
Nino Costa: come rileggere un classico alla luce di Papa Francesco venuto dalla “fine del mondo”
Nino Costa (Torino 28 giugno 1886-6 novembre 1945) si può considerare per eccellenza il poeta di Torino e del Piemonte: il più conosciuto, il più amato. Capace di affascinare tanto Luigi Einaudi (che nel 1955 scrisse un’intensa presentazione alla raccolta completa delle sue poesie per le edizioni del Cenacolo) quanto i cuori più semplici che recitano a memoria i suoi versi, entrati a far parte di un vero e proprio genius loci, quando non di un culto naturalmente profano, di cui è stato l’editore Andrea Viglongo a cogliere in primis – e non a caso – la dimensione regional-popolare.
…………………………………………….
Papa Francesco si è commosso in piazza Vittorio a Torino quando, pronunciando la sua omelia, ha citato i versi di Nino Costa, nella poesia «Rassa nostrana» che gli aveva insegnato Nonna Rosa in dialetto: Dritti e sinceri, quel che sono, appaiono: teste quadre, polso fermo e fegato sano, parlano poco ma sanno quel che dicono, anche se camminano adagio, vanno lontano. Gente che non risparmia tempo e sudore e che va a cercarsi il pane («Tüt el Piemunt ch’a va serchesse el pan»): nelle pianure dell’Argentina, nelle fazende brasiliane, in Francia, in Germania. Qualche volta, dice la poesia, si ritorna, e si crescono i figli. Ma più spesso accade di fermarsi nel camposanto di una terra straniera.

Una storia di quella razza nostrana libera e testarda di cui faceva parte proprio Nonna Rosa e di cui il Papa si sente parte.


21 Maggio

Riflessioni
Quel giorno triste che starò morendo
il nome tuo di certo invocherò
quel filo, che s'è rotto con un vagito,
a te, o mamma, ancor riannoderò.

Forse ricorderò il tuo dente d'oro
che in bocca si accendeva risplendente
quando tu sorridente mi fasciavi
e ti vedrò, fors'anche, sofferente

nel tempo della prima giovinezza
col vento della guerra che soffiava,
col rombo dei motori e le esplosioni,
con il pane che spesso ci mancava.

Forse di nuovo riderai felice
e mi racconterai ancor la storia
dei vecchi tuoi e dei tuoi tempi antichi
che freschi ancor conservo anch'io in memoria.

Quel dì che il ciel mi negherà la luce
ricorderò del mio peregrinare
forse m'illuderò che tu m'aspetti
felice tra i miei monti e nel mio mare.

(Donnas 1.3.2017 - 12,02)
Salvatore Armando Santoro

Se busserai alla mia porta.
Sai … ho imparato a sognare,
guardare il vuoto, a pregare,
pensare,ingannare la mente.

Da me la sera si colora di rosso

Voglio stare la sera sul fiume,
la testa su a guardare il cielo,
lodare la luna appena velata.

e Il fiume brilla come il metallo,

Ire verso la foce, baciare il mare,
all'alba comporre versi d'amore,
e spiaggiare, mentre il sole sale.

tra i rami del salice ripara il gallo

Dalla sedia sgangherata sognare,
e il cane malato che guaisce triste,
e lui vicino ora attende la notte.

e intrepido si tuffa lo svasso.

Se tu busserai forte alla porta,
io non aprirò, se sarai la morte,
per te Signora è chiusa stanotte.

Sai da me la sera si colora di rosso.
Maurizio Mazzotti

Tempio antico
Ho visitato il tempio di Segesta,
solo tra le colonne all'imbrunire;
gli ontani intorno furono foresta
da cui giungeva un tintinnio di lire.

Incuriosito pel concento strano
che sulle orecchie mi portava il vento
decisi d'esplorare quell'arcano
spazio ove s'effondeva un sentimento

e con un vago senso di paura
che suggeriva uscir dal colonnato
m'avviai fra le ombre a una radura
ove una voce mi sospese il fiato.

"Cosa vieni a cercare in questi luoghi
ove corron le antiche acque dei fiumi
alle cui rive accenderemo i roghi
sulle are dedicate ai nostri numi?"

"Cerco l'amore antico, una scintilla
atta a destare il fuoco nel mio cuore
ed a mutarlo in astro dove brilla
ora e sempre la luce dell'amore."

Ma mi zittì la voce e prontamente
a un forte tuono aprì la strada un lampo
svelando fra le tenebre un silente
corteo che s'accostava al nostro campo.

"Dormi!" ordinò la voce: e all'improvviso
fui trasportato al centro della scena
che si svolgeva sotto il paradiso
dei numi antichi, nella luna piena.

Vidi a quel punto uscire dalle piante
figure antiche di concreta gente
ed una folla ubriaca e tumultuante
chiamata a un rito truce e intransigente.

Giungeva infatti su dalla foresta
il corteo balenato tra gli ontani:
una fanciulla e il sacerdote in testa
che la traea in catene per le mani.

A quella vista orribile e crudele
sentii gelare il sangue nelle vene
ed un furore amaro più del fiele
dettarmi al cuor d'infranger le catene;

ma gli officianti con le lance armati
seguivano la triste processione
ai lati della vittima schierati,
pronti a stroncar qualsiasi ribellione.

Inorridito per le assurde usanze
di quel popolo rozzo e primitivo
volsi ai numi di Grecia le speranze
d'uscir da quella folla intatto e vivo

con la fanciulla dal vestito bianco
- stretta or dal fato nell'avversa sorte -
rasserenata, libera al mio fianco,
grata all'amor trionfante sulla morte.

Bella e solenne, come dentro un dramma
del teatro antico con la pira ardente,
ella fu spinta al bordo della fiamma.
Ma l'avvolse una nube e di repente,

io, con il cuore in fiamme e gli arti al gelo
sul prato che al mio sogno fece culla,
mi risvegliai tremante e chiesi al cielo
di serbare per me quella fanciulla.

Al megaron poi corsi dove i fumi
effusi dai turiboli d'incenso
cantavano le lodi per i numi
che m'avevano dato il loro assenso

e confermai che fino all'anno zero
avrei concesso loro la mia fede,
trovandola più consona al pensiero
dell'uomo che a quei templi offrì la sede.

Perciò quando il mio cuore è un tempio antico
mi fermo fino a sera nella cella
e col favor di qualche nume amico
torno a mirare in cielo la mia stella.

Ma se di notte sento la carenza
del suo conforto mi rivolgo a Giove
perché mi dia la sua benevolenza:
"bagnami del suo pianto quando piove!

mutala in una nube o in una fonte
che eternamente viva in un'idea!
fa ch'io possa sentir sulla mia fronte
il labbro amante della nuova dea!"
Santi Cardella

"La primavera ha venido.
Nadie sabe cómo ha sido.
La primavera ha venido.
¡Aleluyas blancas
de los zarzales floridos!"

"Nubes, sol, prado verde y caserío
en la loma, revueltos. Primavera
puso en el aire de este campo frío
la gracia de sus chopos de ribera.
Los caminos del valle van al río
y allí, junto al agua, amor espera"

"Tejidos sois de primavera, amantes,
de tierra y agua y viento y sol tejidos.
La sierra en vuestros ojos los campos florecidos,
pasead vuestra mutua primavera,
y aún bebed sin temor la dulce leche
que os brida hoy la lúbrica pantera,
antes que, torva, en el camino aceche."

"Tú y yo, silenciosamente,
trabajamos , compañera,
en esta noche de marzo,
hilo a hilo, letra a letra
¡con cuánto amor! mientras duerme
el campo de primavera"

"La primavera besaba
suavemente la arboleda,
y el verde nuevo brotaba
como una verde humareda.
Las nubes iban pasando
sobre el campo juvenil..."
J. Machado
"La primavera ha fatto il suo ingresso,
nessuno sa come sia successo.
La primavera ha fatto il suo ingresso.
Alleluja di bianco colore
da tutti i cespugli in fiore!"

"Nubi, sole, prato verde e fattoria
in collina, sconvolti. Primavera
in questo campo freddo ha unito all'aria
la grazia dei suoi pioppi di riviera.
Scende al fiume nella valle ogni carraia
e accanto all'acqua amore aspetta ancora."

"Siete tessuti di primavera, amanti,
di terra e acqua e vento e sol tessuti.
Nei vostri occhi il monte, i campi in fiore,
passate la vostra mutua primavera,
e beva ognuno il dolce latte senza timore
che oggi ci porge la viscida pantera,
che poi, torva, il cammino ripercorre."

"Tu e io, silenziosamente,
lavoriamo, compagnera,
in questa notte di marzo,
filo a filo, lettera e lettera
con quanto amore! Mentre dorme
il campo di primavera"

"La primavera baciava
soavemente l'albereta,
e il verde tenero spuntava
come una verde fumata.
Le nubi trascorrevano
sulla campagna ringiovanita"
J. Machado    Traduzione di Nino Muzzi

"Anno Zero"
(canzone)

Manuale del vivere numero zero :
io che, mi immaginavo sempre eterno
son arrivato vivo, ma al cimitero
dove la stagione è sempre l'inverno.

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

Ho accumulato tanto per la vecchiaia
- si sa, bisogna pur sempre lavorare -,
non mi son concesso un momento di gioia
e adesso, la vita, mi vuole fregare.

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

Non mi importava niente dell'amicizia
di Fede e Ideali me ne son fregato;
or non comprendo cos'è questa mestizia,
ma è troppo tardi, il tempo è andato.

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

E sì, che io di amori ne ho sempre avuti
come di passioni, passioni sincere:
che peccato li abbia per sempre perduti
tra un pocker di fumo ed un nero bicchiere.

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

Ed or che anch'io sono salito sul monte
con la brama di sapere, saper tutto
m'accorgo solo adesso che son un niente
e che ogni color s'è trasformato in lutto.

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

Che rabbia che mi fa tutta questa gente:
mi chiaman "dottore", mi fan gran signore
ed io mi sento solo un deficiente
che vede sfumar ogni giorno con le ore.

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

Manuale del dolce morire Anno Zero:
è ben più felice di me quel barbone
che mi sorride, mentre piango e un po' spero
che c'e posto in Cielo, assieme al San Ladrone!

Ta-pum, ta-pum, ta-pum...
Pum, pum! Cloffete... Poff!

19mag17
Ben Tartamo

Dalle cronache e dai dibattiti televisivi.
È un continuo: "Non dovete armarvi!", tuonano i buoni-pensatori ufficiali delle tivvù…Tutti a preoccuparsi di come starà chi dovesse sparare…per non stare peggio!
La sicurezza si risolve stanziando più fondi per le forze di polizia, e aumentandone le paghe! filosofeggiano…
Intanto non succede niente di nuovo…Il malvivente continua ad avere i suoi bei diritti ben garantiti…C'è una legge in lavorazione sulla legittima difesa, ma…lascia più o meno quello che trova…Chi parla del malessere della popolazione fa "campagna elettorale!" gridano quelli…Dev'essere proprio così: i cittadini rovinati nel corpo e nello spirito, e nelle tasche…e anche quelli sottoterra stanno facendo "campagna elettorale"…Evviva! Bene a sapersi...(Maggio 2017)


Le soluzzioni…
"Ve lamentate pe la sicurezza
che nun ce sta…e dite che ve armate…
Si proprio è questo, quelo che cercate
vòr dì che 'n c'è la conzapevolezza
de come poi starete, si sparate!
Ce sò artri modi contro er delinguente!
Presempio, arzà la paga de ogni agènte,
e assùmene deppiù...E poi…pregate!…

Dite che senz'agènte pe-ogni-via-
-e-casa, nun funziona?... Ah!...Penzate
che così pure, ve l'aritrovate
a tu-pe-tu - uno - a…ffàvve compagnia…!?...
Vabbé…Però…de che ve lamentate:
ce sta quarcuno che 'n dovrebbe stàcce?
Nun quistionate…E 'n dite parolàcce…

Si proprio spara…embeh…telefonate...!...
In mezz'oretta viè la polizzia,
accerta si sei vivo o si sei morto.
In de sto caso te pò dà 'n conforto…
Si sei vivo…te dà 'r fòjo-de-via.
Ah, no!…Scusate…Questo è pe'r bandito…
Me confonnévo…È che sto 'n po' confuso…
Ma nu' è ch'è pe davero che sò ottuso…
È che…nemmanco io…me sò capito!"
Armando Bettozzi

Sulle Piccole rivoluzioni antistaminiche e nascita del neo Rinascimento.
Il giorno mi cade addosso pieno di luce
ed ha il suono elettrico
dei sobborghi americani,
Boston... Seattle..
sono soltanto dei nomi
mentre
precipita il sole,
rancido antistaminico,
sulle ciglia
...
cammino per la strada come un qualsiasi mortale
nascondo lo smarrimento chimico
dietro occhiali da sole scuri
un cenno .. un saluto..
assumono proporzioni bibliche
tutto è simbolo
nella disfunzione alchemica,
il polline non mi parla di api
ma di acidi risvegli notturni,
e sorsi di acqua troppo gassata
scrostano dalle labbra
le parole più ostinate
...
dal sonno mi riverso nelle strade
cammino sopportando il peso del mondo
come un Atlante tascabile
fiero infilo passi sul selciato
nessuna esitazione apparente..
mentre il cuore rallenta
lo spazio si dilata
come se fossero bottiglie vuote
gli occhiali
rappresentano un mondo vero
più di quello che appare..
...
prendo in prestito la tristezza dal piccione vedovo
azzoppato dalla contraerea domestica a base di chiodi e davanzali...
indosso disilluso la speranza di domani
pessimo pessimista di strada
di un Medioevo senza fine...
ma nel frattempo mi organizzo
a colpi di parole
trinitrotoluene
per fare spazio
sonnecchiando
al Neo Rinascimento.
Michele Aulicino


Sotto il cielo dei presagi
Al venire della Notte
in sentieri polverosi,
io,
mi faccio pietra dura,
sotto il fango dei miei passi.
Meno pura
è anche l’ acqua della luna,
e i pensieri
che hanno preso il sapore
della terra,
son più amari,
nel groviglio della mente:
ma passeggiando
dove brillano le stelle,
ogni giorno,
io,
ti amo sotto il cielo dei presagi.
Antonio Scalas

Rolex
Volevano sapere che ore sono:
han ricevuto degli orologi in dono
che indican con grande precisione:
l’ora esatta della … Corruzione
Carlo Chionne

Un piccolissimo pensiero
ma di grande sollievo
Nitido pensiero
che come veliero
solca il mare cielo
delle nostre speranze
per portare gioia al cuore
spezzato per il mal d’amore…
laura toffoli

king
livide stelle e le cadute risuonano nel capo
piove di dolore ma mi rialzo consapevole di speranza
lascio bollire il sangue nelle vene finché ritorno a precipitare
perché il volo fino all’atterraggio non è trionfo ma brividi
gli stessi che mi alimentano di sogni
un roll di dragoni sputano fuoco dai miei occhi
sono invasore di ogni secondo della mia vita
indosso la maschera per superare l’alba in mezzo alle masse
per uccidere il vuoto che si consuma in assenza di volo
ed eccomi parlare al Diavolo da dietro un display
sono nell’etere per più della metà dei miei giorni
consumo peccati dentro sudori caldi nel calderone di un film
di cui sono protagonista passivo ma solo quando non ho più ali
ho un messaggio d’amore scritto nelle ossa
sono un messaggero sperimentale inviato da entità sconosciute
vivo col vincolo a un patto ultraterreno
colpevole di mandare in fiamme gli spiriti degli increduli
e ogni alba che mi sveglia è un orgasmo
ogni passo avanti nei corridoi freddi in mezzo all’inverno una vittoria
ogni sintomo di essere adepto a una droga di chimere è disperato
non voglio vincere sulla vita ma esserne capo
così mi lascio andare non alla sopravvivenza ma alla scoperta

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Esàm ad quinta in campagna
L’è cùme s’avdèss
un’innuzént a e mur
ch’l’implora du boch d’sperénza.
Ach’sé, me at sint,
babìna da i oc vird e spavanté,
inciudéda in te nir
dlà lavagna
che t’soffi paròli
culòr d’uraziòn.
Leo Maltoni

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

Esame di quinta in campagna
È come se vedessi
un’innocente al muro
che implora due soldi di speranza.
Così io ti sento,
bimba dagli occhi verdi e spaventati,
inchiodata nel nero
della lavagna
che soffi parole
color di preghiera.
Leo Maltoni

vedi notizie su Leo Maltoni

20 Maggio

Poesia a tema
Volersi bene

Volersi bene … per sempre.
E noi non avremo rimpianto
del tempo, sgambetta come
fosse ubriaco.

E noi vedremo nel caleidoscopio,
la folla, la vita, colorati fiori a
frammenti.

E noi non avremo paura,
del tempo e non avremo
rimpianto.

E noi scivoleremo sull'onda
su di un capriccioso ricciolo
bianco.

Saremo l'essenza odorosa,
il lamento, portato dal fresco
vento.

Saremo le cangianti stelle,
di nuovo teneri amanti e
non avremo rimpianto.

Non avremo paura della morte,
ci stringeremo ancora più forte.

Saremo effimeri come le nuvole,
cocciuti, durevoli come le rocce,
carezzevoli, come l'acqua che
bagna la pelle.

Dopo la vita, sarà ancora vita,
non avremo rimpianti, saremo
ancora amanti.
Maurizio Mazzotti



Poesia a tema
Volersi bene

Volersi bene … per sempre.
E noi non avremo rimpianto
del tempo, sgambetta come
fosse ubriaco.

E noi vedremo nel caleidoscopio,
la folla, la vita, colorati fiori a
frammenti.

E noi non avremo paura,
del tempo e non avremo
rimpianto.

E noi scivoleremo sull'onda
su di un capriccioso ricciolo
bianco.

Saremo l'essenza odorosa,
il lamento, portato dal fresco
vento.

Saremo le cangianti stelle,
di nuovo teneri amanti e
non avremo rimpianto.

Non avremo paura della morte,
ci stringeremo ancora più forte.

Saremo effimeri come le nuvole,
cocciuti, durevoli come le rocce,
carezzevoli, come l'acqua che
bagna la pelle.

Dopo la vita, sarà ancora vita,
non avremo rimpianti, saremo
ancora amanti.
Maurizio Mazzotti

 

...e devo cospargermi ancora una volta il capo di cenere,
darti ragione su tutto ma senza fare più il tuo nome,
appendo al chiodo ogni perplessità,
domani passa un altro anno
si svela un altro inganno,
crescono figli altrove, non hanno il mio odore
né la mia impronta sul loro cuscino,
ma sono un me vago che richiama l'infinito
di tutto ciò che poteva essere
se fossimo stati un buon seme...

2016
Maria Attanasio

Primavera
(A Caterina)

Quello che hai
Tu sei
Quello che dai
Io colgo
La siepe si colora
Un giallo fior dipinge
E quel color ti sfizia
Il monte anche si spoglia
Il bianco cede al verde
Volteggia un passerotto
Su un ramo di forsizia
Un merlo già fischietta
Un nido ricostruisce
Il falco sulla vetta

(Donnas 2.3.2017 - 9,42)
Salvatore Armando Santoro

Uomo e asino
Sfida psicologica
tra uomo e asino
la sella era lavoro
ma anche libertà

Un cappello nuovo
chiesa e attesa
passeggio e spazzola
e non stancanti some

Spesso entrambi analfabeta
e l'un l'altro riferimento
ad elevarsi compiaciuti in lumi

Studi di gesta e difetti
sintonie e grugni
corda tesa e lenta
sprono o relax
vocabolario di gesta
e in inverno esame
di pane e fieno

Arbitraggio di mani
a ragli e canti
Giudici le orecchie
tappate al verdetto

Nobiltà di miserie
indistinte
povertà di padrone e schiavo
scettro di campi

Duello testardaggine e bastone
pentimento e occhi torvi
simbiosi compiaciute e rifiutate
vino e biada il paradiso
petrolio e fumi,tradimento e addio
sconosciuti ai posteri

Ilarità e rinnego
velata storia

Da:Soste Precarie
Michael Santhers

Il tepore di maggio
Finalmente il sole
squarcia le nuvole
e il vento si quieta
sedendosi sul mare.

Il giorno prende vita
e appende i suoi colori
poi libera la luce
dileguando il temporale.

Il tepore di maggio
entra dentro i cuori
versa sulla terra
un sorso d'allegria.

Il tempo pensieroso
sembra rallentare
disperdere le angoscie
nei toni dell'azzurro.

Persino la tristezza
incredula si posa
scorgendo sopra i prati
sorridere il silenzio
Dario Menicucci

Angelo custode
Oh fata dei miei sogni, illumina custodisci reggi e governa me.
Oh benedetta tra le donne, veglia su questo povero diavolo inerme.
Tu, sempre oltre e sempre altro, avrai mai la pietà di pensarmi almeno un giorno?

Oh magica felina presenza, potrai mai capire perché soffro per te?
Oh musa ispiratrice, riuscirai mai a comprendere quanto anelo a te?
Tu, incarnazione della vita, che non immagini nemmeno di essere al di là di tutto.
Terence

Il livello
(dedicata a Totò: Principe della Risata e Re del Buon Cuore)

Ogni tre anni, è ormai un'usanza,
ci rinnovano il contratto di lavoro,
e si sa che in questa circostanza
di lodi e di dissensi s'alza un coro!

Anche quest'anno, per tale fatto,
son stati espressi pareri ed opinioni
ma, con la stipula del nuovo contratto,
si son verificate varie liti e discussioni!

L'altro giorno sono stato spettatore
di una disputa verbale molto intensa
fra un impiegato ed un aggiustatore
mentre i due si recavano alla mensa!

Con giacca, cravatta e colletto bianco,
il primo pareva davvero un gran signore
mentre il secondo, sporco e stanco,
era evidente fosse il povero lavoratore!

Eran giunti nei pressi della mensa
quando il primo si ferma di botto
alza i pugni, ma inseguito ci ripensa,
e dice adirato all'altro: "Giovanotto!

Da te vorrei saper lurida vile carogna
come hai osato metterti al mio livello?
Chi ha inventato la parità abbisogna
ancor d'olio di ricino e manganello!

La gerarchia deve essere rispettata
come lo è sempre stata fino adesso!
Sappi ch'io sono una persona diplomata
ed uguagliarti a me non t'è concesso!

Cerca d'ora in poi di non starmi vicino
perchè non gradisco la tua vicinanza,
io son ragioniere tu, quasi, spazzino;
cerca di mantere la debita distanza!"

"Egregio dottore, la colpa non è mia!
Le assicuro che io non sono stato,
lei sa benissimo che questa strategia
è stata portata avanti dal Sindacato!

La vita è cambiata; se me lo consente,
per cui non deve esserci troppo divario!
Mi par giusto avvicinare gradualmente
il suo mensile al nostro misero salario!"

"Lurido porco, vuoi passare un guaio!
Di parlar così con me non ti permetto!
Come osi tu, fetente e misero operaio,
paragonarti a me impiegato di concetto!..."

Tu quà Cuncetta, Rita e Annamaria
t'o vuò mettere bene 'ncapa, nel cervello,
che ormai è stata abolita ogni categoria
e finalmente siam tutti allo stesso livello?!...

Sì,ora,siamo tutti uguali, latrine e cessi
perché ogni lavoro ha la sua importanza
e sia gl'intellettuali come pure 'e fessi
penso ca tutt' s'hanno a jenchiere 'a panza!

Certo tu hai studiato e sei saggio
usi il compasso e la calcolatrice,
ma se non ci fossi io al montaggio
chi monterebbe frigo e lavatrice?

Tu tracci linee ed io dò martellate
tu fai le somme ed io le saldature
però quann 'e fatiche son cessate
gli stessi diritti tuoi li tengo io pure!

Io pago frutta, latte, carne e pasta
allo stesso prezzo che la paghi tu,
per cui sarebbe ora di dire "basta"
e spero che d'accordo sia pure tu!

Benessere, progresso e valori umani
rimarrebbero parole senza senso
se per adottarle veniam quasi alle mani
creando lotte oppur qualche dissenso.

Perciò stammi a sentire, diamoci la mano,
che t'importa, non pensare a 'sto livello
restando uniti son certo andrem lontano
ed il cammino nostro sarà facile e bello!"

Ricordando il buon Totò e la Sua "'A livella"
ho avuto da Lui questo grande insegnamento:
"Offrendo amore la vita è certamente più bella
e ognun vivrebbe a lungo, felice e contento!
Gilbert Paraschiva

Un fatto, una poesia
L'Espresso, 15 maggio 2017
Retata in Calabria contro il clan Arena, che gestiva di fatto il centro per migranti tra i più grandi d'Europa. Arrestati per associazione mafiosa anche il governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto e il parroco fondatore della sezione locale della confraternita…
…arresti e sequestri nei confronti di affiliati e complici delle cosche del crotonese, che da oltre 10 anni avevano il controllo totale del centro d'accoglienza, incluso il Cara(Centro per richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto, il più grande d'Europa, secondo solo al "villaggio della solidarietà" di Mineo, altra struttura al centro di scandali e abusi….
Un terzo della somma- per il momento questa è la cifra accertata dai detective del Ros- sperperata dalla cosca, pronta a lucrare sulla pelle dei rifugiati. /// (Preso qualcuno dopo dieci anni…Non è una gran festa…Essendo questi CARA troppo spesso centri di gravissime illegalità…(i due succitati…Roma…altri…e chissà ancora quanti altri…Ecco un "perché" dell'intera situazione, bello chiaro-e-forte! Si va ancora avanti…così…?!..).
Nel frattempo succede qualcosa: sono in arrivo i "grandi del mondo" a …congressare…Per cui è stato diramato il divieto di…attracco…a . profughi e invasori…Qualcuno ha detto "Stop!". (Maggio 2017)


CARA accojènza…
Cara accojènza, ammazza si sei cara!
Pe dapertutto! e deppiù ancora a Reggio
indove che sei tutta un gran maneggio
côr CARA in mano a quelli da…lupara…
co incruso quer bojàccia der curato
che peggio de 'n gran bòsse se 'nsaccòccia
la carità, pe "accòje"…la bisboccia…
E ar dunque, come un verme va schiacciato!!
Però…ar "Controllate!"…e a l' "Ingabbiate,
si ce sta er marcio!…e senz'attenuazzioni!"
ce sta lo schizzo in su de queli <bbòni>
che sanno solo dì: "'N ve vergognate!?"
"Tu te vergogni, a Ro' a volé le cose
pulite…limitate…e a chiude a chiave
li vermini che infèsteno…<la nave>
co tante azzioni bbòne-verminose?!"
"Nu mme vergogno proprio, a Re'! Però,
er brutto è che…se ne vergogna, e tanto!
sto stato…sto governo…e chi co vanto
st'aiutànno e de brutto!…er fregandò…!
'N sapènno che artro dì: <Sei 'n populista!>
te fanno, e anche deppiù: <Tu sei razzista…!>…
La cronaca, però, passa in rivista*
er magna-magna e l'invasione a vista…"…
"A Ro', ma…CARA o nno…profughi…guèra,
o assalti in massa de nullafacenti…
ammo', che c'è lo "sbarco" de 'i potenti,
che vièngheno a ffà er punto su la tèra,
la guèra s'è stoppata…pe maggìa…
Li bisognosi…'n ciànno più bisogno…
E puro er papa s'é interôtt'er sogno
de travasà…pe ffà l'opera pia…
Se sò fermati puro li scafisti!
perché…- nun se sa chi - ha tonato "Abbasta!"
Barconi fermi…Fermi li...bonisti
e tutti queli co le mano in pasta.
Come faranno, poi, li…penzatori
a inziste a ddì che No! 'n se pò fermà…
Embeh…er sistema è proprio questo qua!
Fissàmo qui li "grànni"…e l'artri…fòri…"

*quando e finché ci riesce
Armando Bettozzi

Dubbio del vivere
(il deserto dei tartari)

Giorno e sera
si aspetta sempre
prima che la testa
attimo fatale
sul cuscino si posi
che una parola
una lettera
una qualsiasi cosa
pur tardi arrivi
che qualcuno alfine
si faccia vivo
a conferma almeno
che ci siamo ancora
che per qualcuno
siamo ancora vivi.
Fausto Beretta

 

oltre il volare coi sogni
fammi volare coi sogni
dimmi che è possibile essere felici anche senza radici
dimmi che al riparo dal sole l’ombra non è un mostro
che tutto il mio sapere potrà diventare amore per qualcuno
dimmi che sono letale alla noia
che uccido con le scintille degli occhi le tue paure
dimmi che siamo tutti nati per uno scopo
che va oltre il volare coi sogni

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

A na fruta
Lontàn, cu la to pièl
sblanciada da li rosis,
i ti sos una rosa
ch’a vif e a no fevela.

Ma quant che drenti al sen
ti nassarà na vòus,
ti puartaràs sidina
encia tu la me cròus.

Sidina tal sulisu
dal solàr, ta li s-cialis,
ta la ciera dal ort,
tal pulvin da li stalis…

Sidina ta la ciasa
cu li peràulis strentis
tal còur romai pierdùt
par un troi di silensi.
Pier Paolo Pasolini

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

A una bambina
Lontana, con la tua pelle
sbiancata dalle rose,
tu sei una rosa
che vive e non parla.

Ma quando nel petto
ti nascerà una voce,
porterai muta
anche tu la mia croce.

Muta sul pavimento
del solaio, sulle scale,
sulla terra dell’orto,
nella polvere delle stalle.

Muta nella casa,
con le parole strette
nel cuore, ormai perduto
per un sentiero di silenzio.
(Traduzione di Pier Paolo Pasolini)

 

19 Maggio

Difficile amore
Se pur tanti i fiori
per l'altro al fianco
sono e cene tante
al chiar di luna
e poesie e doni
sinceri e belli
da non credere a volte
infastidire possono
fantasmi suoi
complessa libertà sua
faticosamente eretta
fra angeli e demoni

che forse la storia sua
attenzioni poche
o mai abbia avuto?

Difficile amore
da crescere pazienti
in punta di piedi
con tanto amore.
Fausto Beretta


Noi

C’è stato un tempo di parole buone
Tutto messo in fila quel tempo
Noi rette parallele
Ci siamo incontrate in un punto finito
In tempo infinito di buone parole.
Maria Attanasio

Tappeto di sottigliezze
O'-Kèy!
stendi qui davanti a me
il tuo tappeto nuovo di verbi
su, altre mie parole vi spargerò
sotto, un piccolo seme rosso d'amore
crescenti
fioriranno di sottigliezze
da gambo verde di speranza
e margheritine invisibili al pensiero
indivisibili petali di bianco corona
per staccarli non serve una mano
mi basta il vento di un sospiro
dal cuore
enrico tartagni

Gli occhi
non trapassavano
la nuvola grigia
che copriva il sole
come una corolla di squame...
accorpato alla croda
mirava il pizzo acclive
e sotto flutti e spuma
della cascata...
le corde della vita
rigide
come aghi di ghiaccio
non le piegava
con i dettagli rosa,
e disilluso
dalle parole accanto
tirava a strappi lenti,
il ramo appiglio
a cui la mano implora
poteva sollevarlo
ma non c'era.
Giuseppe Stracuzzi

Pecore senza ovili
Pecore siamo
usciti di corsa dagli ovili
la corda che un giorno ci legava
oggi l'abbiam tagliata.
Oh, dove siamo?
Di tanto amore più che ricordiamo?
Quel tanto affetto, oh dio, dov'è finito?

Beliamo un po' confusi,
da lontano udiamo altri belati disperati,
l'amore nostro al vento abbiam gettato
seme sterile, però, è diventato.

E non germoglia più verde frumento,
né parla al cuore il passero vorace,
dove, dove è finito tanto amore?
Ci siamo chiusi nell'indifferenza,
nel buio,
nel vuoto d'un contenitore.

D'un contenitore che vino fermentava,
piedi nudi, d'uva arrossati,
e col sudore in fronte,
dolci effluvi di mosto,
e canti, e spinte,
e sulla brace un agnellino arrosto.

Or le montagne si sono spianate,
vediamo anche lontana la pianura,
scorgiamo l'erba antica profumata,
anche il mare notiamo all'orizzonte,
quell'azzurro adesso splende in fronte,
sentiamo il cuor spezzar di nostalgia
ma tutti abbiam smarrito cuore e via.

La cerchiamo, belando inutilmente,
la strada che porta al vecchio ovile,
confusi ricerchiamo quel recinto
che garantiva affetto e sicurezza
ma il nostro cuore è ormai vuoto e indurito
l'amore dalla mente è ormai fuggito.

(Donnas 1.3.2017 - 13,05)
Salvatore Armando Santoro

Desiderando l'anima
Con un velo di pudore
mi avvinghio a te,
come tralci di vigneti soleggianti.
Sento il cuore palpitare,
ambisco carezze non mie.
Nell'aria antiche melodie d'amore,
profumano di gelsomino di un candido altare,
confondono l'essenza della vita,
desiderando l'anima,
e la pelle tua.
Nella tormenta di neve,
il mio cuore ardente
cerca riparo nel tuo abbraccio.
L'amore non basta a destare cuore e mente,
il mio si spegnerà come ceppi nel camino,
nessuno se ne accorgerà.
Marianna Fici  

Oceani mentali
Dai e vieni e vola con me
tra le stelle multicolori,
oltre i confini dell'universo...
attraverso gli oceani mentali.
E se lo vorrai,
riusciremo uniti,
a superare le colonne d'Ercole.
E se Tu,
mi guiderai bene,
forse ......
chissà....
riusciremo ad arrivare insieme
all'isola Che Non C'è.
Io purtroppo...
da solo,
non ci riesco.
Ho perso la bussola!
Fabio Alessandro Tagliacollo

Dimmi, capita anche a te?
Ho ricevuto baci dalla luna
sulle cime
alla notte fonda.
Mi ha dato schiaffi la bufera
sui sentieri
dell'impervio andare.
Talvolta,
la bufera mi bacia
la luna mi schiaffeggia.
Dimmi, capita anche a te?
Vitale Tagliaferri

Stamattina
Molto tempo
trascorreva a giocare
con il ping pong della sua anima.

Sfidavano il nero bitume
il suo rosso rivoluzionario
e il suo giallo anarchico.

A guisa d'un caparbio fiore
nella crepa dell'asfalto.

Fino a stamattina
tutti i giorni
tutte le notti

ogni pietra della sua vita
rivoltata aveva.

A ricercare
quale mai errore
quale delitto mai
commesso avesse
per meritarsi così tanto.

Quanta acqua
acqua agitata
acqua di fango
sotto i ponti era passata!

Scavando
nel lacerto del Muro

solo un grumo di materia
oscura s'era rivelata.

Stamattina
con un libro aperto
ancora in mano
come addormentato
l'hanno trovato.

Questa poesia
di Giordano Bruno
leggendo stava.



Roberto Soldà

Sulla lavagna
Scrivo, cancello.
Associazioni mentali

Come onda mi prendono,
l'umore cambia,
l'universo cambia.

Frugo dentro l'illusione,
trovo fantasie d'amore
e mi confondo
Ivana Zantedeschi

Laguna rossa
La laguna si riempie
luci nel canneto
lanterne vagano
anime di speme,

il rubino tramonto
brilla tra le mani della sera

e sulla scia della passione
mi inebrio
e incantata
respiro…
laura toffoli

aprite le ali cercatene i lampi
per tutti quelli che hanno da attraversare la propria tempesta
che hanno muri di vetro insormontabili davanti ai propri occhi
per quelli che non hanno mai superato il tunnel nel buio del dentro
o hanno semplicemente paura dei fantasmi che spaventano i battiti
rompete le regole del cammino
dei sogni
del volare
curate le ginocchia sbucciate con altre cadute
rompete gli specchi e gettatevi nella mischia
cercate un mostro cui curare il mal di solitudine
abbracciate gli estranei sulla vostra strada
e lasciate dietro un sorriso ogni passo avanti
per quelli che vedono l’uragano vicino alla porta di casa
aprite le ali cercatene i lampi
i tuoni
la furia dei venti
e col brivido nel sangue
con l’adrenalina nel petto
arriverete all’alba
a quel punto sedetevi sulla pietra orizzonte
semplicemente per stringere voi stessi una piccola gioia

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Marzo
Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.

N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.

Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo io.
Salvatore Di Giacomo

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

Marzo
Marzo: un po' piove
e dopo un po' cessa di piovere:
torna a piovere, spiove,
ride il sole con l'acqua.

Ora un cielo celeste,
ora un'aria cupa e nera:
ora le tempeste dell'inverno,
ora un'aria di primavera.

Un uccello freddoloso
attende che esca il sole:
sopra il terreno bagnato
sospirano le viole...

Caterina!...Che vuoi di più?
Cerca di capirmi, cuore mio!
Marzo, lo sai, sei tu,
e quest'uccello sono io.
(Traduzione di P. P. Pasolini)

(testo da Napoli eterna musa, 1994)

18 Maggio

Lorenzo De Ninis
di Poetare.it


Fosse tutto, fatto , il mondo
a quel modo di… “signore”,
col buon senso, e con l’onore,
col rispetto più profondo

d’ogni idea…e ogni persona…
Pel piacere culturale
d’esser - non sembrare – tale!
Niente chiede, e tutto dona.

È difficile trovare
un siffatto personaggio..
E…Lorenzo, chi è…un miraggio?....
No…È un uomo! Da imitare!
Armando Bettozzi

Amico
Ho deposto amico
la mia spada
con te mai più
voglio combattere
Fausto Beretta

Madre
ora che ho le mani libere
e un continuo tonfo al cuore,
potrei costruire la casa con giardino
che desideravi tanto;
poi chissà ritrovarci bambine,
come pure siamo state insieme,
a cantare al sole tra gli alberi d’arancio e limone
ma non come facevo io:
mai più faccia al muro.
Maria Attanasio

L'anima del passato.
Angosce o passïoni,
consegna tutto al fiume
che indifferente e lento
nel mare le trasporta.

Non vedi che la vita
che animava il passato
nel quadro restaurato
è una natura morta?

Le speranze, o poeta,
durano un sol momento;
finché s'acqueta il fiume
indifferente e lento.

Tutto muore; ogni cosa
ch'arse ritorna a Dio.
E il ricordo riposa
nel mare dell'oblio.
Santi Cardella

Catene
Lasciate cadere
le pesanti catene,
come un'amazzone,
fra luoghi incantati
e guerre titaniche,
sul mio destriero
ho cavalcato.
Ho sguainato
la spada
ed usato lo scudo;
ma un giorno
in una prigione
di diamanti
nuovamente in catene
mi trovai,
trafitta
dal nemico
Eros.
Isabel Gide

Percezione
A nulla ti servì l'estremo
canto; a nulla, anima coraggiosa.
Le parole del mio cuore sono
le note di una vita assorta, concretamente vissuta, di memorie,
di sguardi, di cieli immensamente esplorati,
di sorti, di avventure, di volti portatori di speranza;
già sento dentro di me un valore
immenso, figlio della mia mente, estremi
pianti e ritorni dal passato, dal futuro,
dove un cuore ansimante è una lacrima
in più
nei miei istanti.
Fabrizio Lama

Haiku – Aquila
Urlo selvaggio -
imbianca la montagna
piuma di marzo

(Donnas 2.3.2017 - 9,12)
Salvatore Armando Santoro

Non andare via
(Dedicata a Giannina)

Stanotte ho temuto di perderti,
il tuo respiro ansante mi angosciava.
Cereo il viso tuo
sembrava arrendersi a Dio.
Un'unica lacrima scese dai tuoi occhi,
io l'ho fermata
sulla guancia calda e rugosa,
accarezzandoti piano.
Non andare via, ti ho sussurrato per non farmi sentire,
per non svegliarti da quel sonno
 che non può essere l'ultimo.
NO!
Non farò rumore,
tu domattina vedrai spuntare il sole.
Marianna Fici  


 

Rime
Sono un poeta, però … minore …
Faccio rimare: “cuore” e “ amore”.
Rima difficile, non lo nascondo,
ma che volete, così va il mondo…

Così, almeno, dice la gente
che fa rimare: “tutto” con “niente”
Ci sono rime sempre più rare
e sono quelle col verbo “amare” …

Amare… come certe giornate
quando d’inverno o anche d’estate
tu non ci sei e io ti chiamo
perché vorrei dirti: “ti amo” …
Carlo Chionne

Novembre in maggio
Tra veli bianchi
fitti fitti
sopra un’acqua violacea
d’una pozza esangue
d’un novembre
ormai
colmo di petali di pesco
rintocca la campana…
…e il pensiero
si fa denso di storia.
laura toffoli

Red pink and violet
all’alba coi diavoli nel deposito d’un brutto sogno occhi sul pallido cielo
innamorati di una vertigine rimasta chimera nel capo in attesa d’amore
una febbre consuma tortura la calma sottovoce sussurra il vento avanti
gocce da onde d’un mare pieno di marinai a caccia di limiti sulle labbra
un grammo di felicità aquilone senza filo attraversa la vita e cerchi di catturarlo
ogni stella Pegaso capace di fare magia assorbe ogni tuo desiderio
in fondo alla strada il vagabondo in una casa cartone compone la nuova Bibbia
e sorridi all’amore nelle tue cellule che attende al riparo dal sole dentro il cuore – di uscire

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

 

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

E 'ndeveno cussì le vele al vento...
E 'ndéveno cussì le vele al vento
lassando drìo de noltri una gran ssia,
co' l'ánema in t'i vogi e 'l cuor contento
sensa pinsieri de manincunia.

Mámole e mas-ci missi zo a pagiol
co' Leto capitano a la rigola;
e 'ndéveno cantando soto 'l sol
canson, che incòra sora 'l mar le sbola.

E l'aqua bronboleva drío 'l timon
e del piasser la deventava bianca
e fin la pena la mandeva un son
fin che la bava no' la gera stanca.
Biagio Marin

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini

E andavamo così, le vele al vento...
E andavamo così, le vele al vento
lasciando dietro di noi una gran scia,
con l’anima negli occhi e il cuor contento
senza pensieri di malinconia.

Fanciulle e ragazzi seduti giù a pagliolo
con alla barra Leto capitano;
andavamo cantando sotto il sole
canzoni, che ancora volano sul mare.

L’acqua ribolliva dietro il timone
e dal piacere diventava bianca,
persino la penna suonava:
fin che la bava non era stanca.
Biagio Marin

 

17 Maggio

Riposa amore
Mi perdo nelle  gote tue,                                                                                                                           
d’un tramonto vermiglio,                                                                                                                                    
sinuoso il tuo corpo umido d’afose onde,                                                                                                         
che muoiono su scogli solitari,                                                                                                  
 dentro un mare coperto da piccoli diamanti.

Umidi i tuoi capelli come labbra salate,                                                                                                
aspettano la brezza del vento,                                                                                                                    
che soffia dal mare verso la terra,                                                                                                                                    
dove dolcemente riposi.

Dormi amore,                                                                                                                                   
 la luna stanotte vestirà i tuoi sogni                                                                                                        
di delicate melodie,                                                                                                                                          
e guardandoti ti lascerò assopire.
Marianna Fici  

Tanka
Lunga è l’attesa
nel corridoio pietroso.
Cumuli nembi
Occupano lo spazio
delle idee ridondanti.
Claudio Badalotti

L'après-midi d'un faune
Églogue

Le Faune

Ces nymphes, je les veux perpétuer.
                                                  Si clair,
Leur incarnat léger, qu'il voltige dans l'air
Assoupi de sommeils touffus.

Aimai-je un rêve ?
Mon doute, amas de nuit ancienne, s'achève
En maint rameau subtil, qui, demeuré les vrais
Bois mêmes, prouve, hélas ! que bien seul je m'offrais
Pour triomphe la faute idéale de roses.
Réfléchissons...

ou si les femmes dont tu gloses
Figurent un souhait de tes sens fabuleux !
Faune, l'illusion s'échappe des yeux bleus
Et froids, comme une source en pleurs, de la plus chaste :
Mais, l'autre tout soupirs, dis-tu qu'elle contraste
Comme brise du jour chaude dans ta toison ?
Que non ! par l'immobile et lasse pâmoison
Suffoquant de chaleurs le matin frais s'il lutte,
Ne murmure point d'eau que ne verse ma flûte
Au bosquet arrosé d'accords ; et le seul vent
Hors des deux tuyaux prompt à s'exhaler avant
Qu'il disperse le son dans une pluie aride,
C'est, à l'horizon pas remué d'une ride
Le visible et serein souffle artificiel
De l'inspiration, qui regagne le ciel.

O bords siciliens d'un calme marécage
Qu'à l'envi de soleils ma vanité saccage
Tacite sous les fleurs d'étincelles, CONTEZ
« Que je coupais ici les creux roseaux domptés
« Par le talent ; quand, sur l'or glauque de lointaines
« Verdures dédiant leur vigne à des fontaines,
« Ondoie une blancheur animale au repos :
« Et qu'au prélude lent où naissent les pipeaux
« Ce vol de cygnes, non ! de naïades se sauve
« Ou plonge... »

                Inerte, tout brûle dans l'heure fauve
Sans marquer par quel art ensemble détala
Trop d'hymen souhaité de qui cherche le la :
Alors m'éveillerai-je à la ferveur première,
Droit et seul, sous un flot antique de lumière,
Lys ! et l'un de vous tous pour l'ingénuité.

Autre que ce doux rien par leur lèvre ébruité,
Le baiser, qui tout bas des perfides assure,
Mon sein, vierge de preuve, atteste une morsure
Mystérieuse, due à quelque auguste dent ;
Mais, bast ! arcane tel élut pour confident
Le jonc vaste et jumeau dont sous l'azur on joue :
Qui, détournant à soi le trouble de la joue,
Rêve, dans un solo long, que nous amusions
La beauté d'alentour par des confusions
Fausses entre elle-même et notre chant crédule ;
Et de faire aussi haut que l'amour se module
Évanouir du songe ordinaire de dos
Ou de flanc pur suivis avec mes regards clos,
Une sonore, vaine et monotone ligne.

Tâche donc, instrument des fuites, ô maligne
Syrinx, de refleurir aux lacs où tu m'attends !
Moi, de ma rumeur fier, je vais parler longtemps
Des déesses ; et par d'idolâtres peintures
A leur ombre enlever encore des ceintures :
Ainsi, quand des raisins j'ai sucé la clarté,
Pour bannir un regret par ma feinte écarté,
Rieur, j'élève au ciel d'été la grappe vide
Et, soufflant dans ses peaux lumineuses, avide
D'ivresse, jusqu'au soir je regarde au travers.

O nymphes, regonflons des SOUVENIRS divers.

« Mon oeil, trouant le joncs, dardait chaque encolure
« Immortelle, qui noie en l'onde sa brûlure
« Avec un cri de rage au ciel de la forêt ;
« Et le splendide bain de cheveux disparaît
« Dans les clartés et les frissons, ô pierreries !
« J'accours ; quand, à mes pieds, s'entrejoignent (meurtries
« De la langueur goûtée à ce mal d'être deux)
« Des dormeuses parmi leurs seuls bras hasardeux ;
« Je les ravis, sans les désenlacer, et vole
« A ce massif, haï par l'ombrage frivole,
« De roses tarissant tout parfum au soleil,
« Où notre ébat au jour consumé soit pareil.
»

Je t'adore, courroux des vierges, ô délice
Farouche du sacré fardeau nu qui se glisse
Pour fuir ma lèvre en feu buvant, comme un éclair
Tressaille ! la frayeur secrète de la chair :
Des pieds de l'inhumaine au coeur de la timide
Qui délaisse à la fois une innocence, humide
De larmes folles ou de moins tristes vapeurs.

« Mon crime, c'est d'avoir, gai de vaincre ces peurs
« Traîtresses, divisé la touffe échevelée
« De baisers que les dieux gardaient si bien mêlée :
« Car, à peine j'allais cacher un rire ardent
« Sous les replis heureux d'une seule (gardant
« Par un doigt simple, afin que sa candeur de plume
« Se teignît à l'émoi de sa soeur qui s'allume,
« La petite, naïve et ne rougissant pas : )
« Que de mes bras, défaits par de vagues trépas,
« Cette proie, à jamais ingrate se délivre
« Sans pitié du sanglot dont j'étais encore ivre.»

Tant pis ! vers le bonheur d'autres m'entraîneront
Par leur tresse nouée aux cornes de mon front :
Tu sais, ma passion, que, pourpre et déjà mûre,
Chaque grenade éclate et d'abeilles murmure ;
Et notre sang, épris de qui le va saisir,
Coule pour tout l'essaim éternel du désir.
A l'heure où ce bois d'or et de cendres se teinte
Une fête s'exalte en la feuillée éteinte :
Etna! c'est parmi toi visité de Vénus
Sur ta lave posant tes talons ingénus,
Quand tonne une somme triste ou s'épuise la flamme.
Je tiens la reine !

                                  O sûr châtiment...

Non, mais l'âme
De paroles vacante et ce corps alourdi
Tard succombent au fier silence de midi :
Sans plus il faut dormir en l'oubli du blasphème,
Sur le sable altéré gisant et comme j'aime
Ouvrir ma bouche à l'astre efficace des vins !

Couple, adieu ; je vais voir l'ombre que tu devins.
S. Mallarmé

Il pomeriggio di un fauno
Egloga

Il Fauno

Queste ninfe le voglio eternare.
                                              E' così chiara,
la loro carnagione lieve, che volteggia nell'aria
assopita di sogni ovattati.

Un sogno ho amato?
Il mio dubbio, ammasso di antica notte, culminato
in una ramaglia sottile, che, rimasta come i veri
boschi stessi, prova, ahimè! che io solo mi offrii
per trionfo la subdola conquista ideale di rose.
Riflettiamo…

o se le donne di cui tu chiosi
figuran come desio dei tuoi sensi affabulatori!
Fauno, l'illusione dilegua dagli occhi azzurri
e freddi, come fonte in pianto, della più casta:
ma, l'altra tutta sospiri, dici che contrasta
come brezza calda del giorno nella peluria?
Ma no! per l'inamovibile e stanca lussuria
che soffoca calda il mattino se fresco combatte,
non mormora acqua che il flauto mio non emette
nel boschetto bagnato d'accordi; e l'unico vento,
che, pronto ad esalar dalle due canne un momento
prima che disperda il suono in pioggia riarsa,
è all'orizzonte che nessuna ruga attraversa,
il visibile e sereno soffio artificiale
dell'ispirazione che verso il cielo sale.

O rive siciliane di calme acque stagnanti
rubate dalla mia vanità ai soli invidianti
tacite sotto fiori di scintille, NARRATE
" che qui tagliavo cave canne domate
dal talento; quando sull'oro glauco di lontane
verzure porgenti la loro vigna a fontane,
ondeggia un biancore d'animali riposati:
e che al preludio lento ove nascono i flauti
quel volo di cigni, no!, di naiadi si leva
o affonda…"


                Inerte, tutto arde nell'ora fulva
senza mostrare per quale arte insieme vola
troppo imene agognato da chi ricerca il la:
mi risveglierò allora al fervore precoce,
dritto e solo, sotto un antico fiotto di luce,
Gigli! e uno di voi tutti per l'ingenua mente.

Solo annunciato dal lor labbro quel dolce niente,
il bacio, che in silenzio dai perfidi rassicura,
il mio seno, vergin di prove, una morsicatura
mostra misteriosa di un qualche augusto dente;
ma, basta! arcano tale elesse a confidente
il giunco vasto e gemino che sotto il ciel si suona:
che, il turbamento della gota a sé richiama,
sogna, in un lungo assolo, che divertivamo
la bellezza dattorno e poi confondevamo
in errore essa stessa e la sonata credula;
e di fare, all'altezza in cui amor si modula,
esalare dal sogno ordinario di un dorso
o fianco puro seguìti con lo sguardo chiuso,
una sonora, vana e monotona linea.

Cerca dunque, strumento delle fughe, maligna
Siringa, di rifiorire ai laghi ove mi attendi!
Fier del mio suono, andrò a lungo parlando
delle dee; e attraverso idolatriche pitture
alla loro ombra ancora toglierò le cinture:
così, quando ai grappoli la chiarità succhiata,
per scacciare un'ansia, con una finta evitata,
ridendo, levo al cielo estivo il raspo vuoto,
e, soffiando nelle sue bucce luminose, dato
all'ebbrezza, fino a sera con l'occhio le attraverso.

Ninfe, diamo ancor fiato a un RICORDO diverso.

"L'occhio, forando i giunchi, feriva scollature
immortali, che annegano nell'onda bruciature
con un grido di rabbia verso il cielo alberato;
e lo splendido bagno dei capelli è dileguato
nei bagliori e nei brividi, o pietre preziose!
Accorro; mentre, ai miei piedi, sonnacchiose
(patite dal gustato languore del mal di esser due)
s'intrecciano fra sole, ardite braccia nude;
io le rapisco senza scioglierle e m'involo
in quel folto, odiato dal meriggio frivolo,
di rose estenuanti ogni profumo al sole
ove il fremere nostro a luce consunta sia eguale."

Io ti adoro, corruccio delle vergini, o delizia
selvatica del sacro fardello nudo che guizza
per sfuggire al mio labbro infuocato, trasale
come lampo! il secreto spavento carnale:
dai piedi dell'inumana al cuor della timida
che a sua volta lascia un'innocenza, umida
di lacrime folli o di men tristi vapori.

"Il mio delitto, lieto di vincere traditori
timori, è che sciolsi il cespo scarmigliato
di baci che gli dei tenevano ben intricato:
ché, mentre un riso ardente stavo celando
sotto i cedimenti felici di una (trattenendo
per un dito, affinché si tingesse il suo candore
di piuma all'emozione della sorella in calore,
la piccola, ingenua, ma che non arrossì:)
dalle mie braccia, sfatte da vaghi trapassi,
questa preda eternamente ingrata si libera
senza pietà di me, ebbro di spasimo ancora."


Tanto peggio! ben altre alla gioia mi trarranno,
una treccia alle corna della fronte annoderanno:
tu sai, passione, che, già matura e di porpora,
la melagrana si cretta e di api rimormora;
e il sangue nostro avvinto da chi lo sta afferrando
sopra l'eterno sciame del desio va scorrendo.
Nell'ora che quel bosco d'oro e cenere si tinge
si esalta una festa nel fogliame che si spenge:
Etna! è in mezzo a te che, visitandoti, Venere
poggia il tallone ingenuo sulla tua calda cenere,
se tuona un colpo triste o si esaurisce la fiamma.
Io tengo la regina!

                            O sicuro castigo…

No, ma l'alma
di parole svuotata e questo corpo greve
soccombon lenti del mezzodì al silenzio grave:
nient'altro che dormire nell'oblio del blasfemo,
giacendo abbrutito sulla sabbia e come io amo
aprir la bocca ai vini, beneficio degli astri!

Coppia, addio; or vedrò l'ombra che diventasti.
S. Mallarmé    Traduzione di Nino Muzzi

Ho visto Lara
Nel bianco grande spazio dei desii
scivola come treno nella steppa
un sognar che alla meta punta dritto
senza mai intramezzar fermate alterne.

In questo andar mio senza - in apparenza
scosse - calmo e irrequieto vo viaggiando
nel rimbombo d'incompiuto silenzio
e soltanto ombre scorgo tra le nebbie.

Senza sobbalzi sulla via allisciata
scorriamo bucando l'aria di ghiaccio
finché d'un d'essi ecco un raggio di sole…
E piano, piano l'occhio a quel s'abitua…

Oltre, son già tutti in fiore, i ciliegi…
Vermiglie rose fanno da tappeto…
Guidano dove un'ombra è messa a fuoco.
Un sussulto…Vedo Lara, che aspetta…

Intanto, ho scritto per lei una poesia…
Raccolgo una rosa, e i doni le porgo.
Per me i suoi biondi capelli ha già sciolto…
E la primavera ci fa da alcova…
Armando Bettozzi

Voce amica
Basta un soffio a volte
voce amica che non aspetti
pennellata di cielo pulito
per mettere un pò di sole
nel grigio correre
di un giorno buttato via.
Fausto Beretta

Tramonto
Niente come il sole
riscalda umilmente, s’attarda
quando ti serve e nemmeno lo sai,
niente come il sole s’ammala,
sul mare plana nel rosso
tu non lo sai, questo tramonto
è solo per te.

maggio 2017
Maria Attanasio

Disorientamento
Piove stamani e fosca è la pianura
sulle montagne scende anche la neve
nel cuore passa un ripensare lieve
davvero anche la vita è alquanto dura.

E s'accompagna, a nuova fioritura,
un tempo opaco e rende il cuore greve
sui prati però sbuca il bucaneve
il mondo ondeggia con disinvoltura.

Più non mi chiedo del mio tempo andato,
neppur delle abbondanti nevicate
il mondo d'oggi sembra assai cambiato.

Ma anche tante altre cose son mutate,
con la natura già mi son scusato
non sono io a darle coltellate.

Non solo questo io prendo e ricevo
ma è anche avvelenato quel che bevo

bevo anche l'acqua pura alla sorgente
ma è già inquinata e dal sapor si sente

finanche la verdura di montagna
se l'analizzi trovi una magagna

e chi coltiva in modo naturale
pensa ben di mangiare e poi sta male.

Questa terra lasciamo ai nostri figli
perché il mondo oggi è pieno di conigli.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 4.3.2017 - 13,02)
Salvatore Armando Santoro


Aspettando le navi
aspettiamo le navi salpate all’orizzonte solo tempesta
il nero di nubi negli occhi parte aquila il cuore
angeli strafatti con crack di piccoli preghi precipitano lento
il loro capire l’amore prima di divenirne dipendenti
gabbiani in rotta navi perdute per sempre
vele le onde verso gli scogli prigioni per perle di sole senza paura
relitti sul fondo di abissi noi a caccia d’ignoto
un muro di blu che forza a sognare i respiri
un pandemio di lampi urlano i tuoni accelera il buio
un verme nel petto ricorda che morte ci abita calma
naufraghi in salvo e delle navi solo i ricordi
mentre si quieta con l’alba
l’azzurro tutti già pronti per un altro volo

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Memento
Lampi di memoria
certe volte
vorrei accarezzare

Qualche ricordo brado
certe volte
vorrei strozzare

Non posso farci niente
Un passaggio improvviso
nel mio deserto dentro

Un attorno
circonda l'anima
Un silenzio
mi scrive....
E' vita!
Ivana Zantedeschi

Haiku
al parco giochi
sulla panchina un vecchio-
schiamazzi intorno
Salvatore Cutrupi

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

La nomina del cappellan
Alla Marchesa Paola Cangiasa,
vuna di primm damazz de Lombardia,
gh'era mort don Gliceri, el pret de casa,
in grazia d'ona peripneumonia
che la gh'ha faa quistà in del sforaggiass
a mennagh sul mezz dì la Lilla a spass.

L'eva la Lilla ona cagna maltesa
tutta goss, tutta pel e tutta lard,
e in cà Cangiasa, dopo la Marchesa,
l'eva la bestia de maggior riguard,
de moeud che guaja al ciel falla sguagnì,
guaja sbeffalla, guaja a dagh del tì.

El l'ha savuda el pover don Galdin,
che in de la truscia de l'elevazion
avendegh inscì in fall schisciaa el covin
gh'è toccaa lì a l'altar del pret cojon,
e el sò bon tibi, appenna in sacrestia,
de mett giò la pianeda e trottà via.

In mezz a questa appenna don Gliceri
l'ha comenzaa a giugà a l'amora el fiaa,
è cors da tutt i part on diavoleri
de reverendi di busecch schisciaa
per vede de ottegnì la bona sort
de slargaj foeura in loeugh e stat del mort.

Chè infin di fin, se in cà de donna Pavola
no gh'era per i pret on gran rispett,
almanca gh'era on fioretton de tavola
de fà sarà sù on oeucc su sto difett
minga domá a on gallupp de on cappellan,
ma a paricc di teologh de Milan.

Gh'era de gionta la soa brava messa
a trenta borr, senza manutenzion,
allogg in cà, lavandaria, soppressa,
ciccolatt, acqua sporca a colazion,
bona campagna, palpiroeu a Natal,
sicché, se corren, cazz, l'è natural!

Ma la Marchesa che no la voreva
seccass la scuffia con la furugada
l'ha faa savè a tucc quij che concorreva
che dovessen vegnì la tal giornada,
che dopo avej veduu e parlaa con tutt
l'avria poi fatt ciò che le foss piacciutt.

Ecco che riva intant la gran mattina,
ecco el palazz tutt quant in moviment,
pret in cort, pret suj scal, pret in cusina,
pienn i anticamer de l'appartament,
gh'è i pret di feud, el gh'è i Còrs, gh'è i nost,
par on vol de scorbatt che vaga a post.

El gran rembomb di vòlt, el cattabuj
de la mormorazion che ghe fan sott,
el strusament di pee, di ferr de muj
che gh'han sott ai sciavatt quij sacerdott,
fan tutt insemma on ghett, on sbragalismo,
ch'el par che coppen el Romanticismo.

Baja la Lilla, baja la Marchesa
tutt e dò dessedaa del gran baccan;
i pret che hin solit a sbraggià anca in gesa
ghe la dan dent senza rispett uman,
quand on camerleccaj dolz come on ors
el corr a strozzagh lì tucc i discors.

Semm in piazza, per Dio, o indove semm?
Sangue de dì, che discrezion l'è questa!
Alto là, citto: quij duu in fond... andemm...
ché la Marchesa la gh'ha tant de testa!
Hin mò anch grand e gross, e on poo de quella,
per Dio sacrato, el sarav temp de avella!

Dopo quell poo de citto natural
che ven de seguit d'ona intemerada,
vedend sto ambassador del temporal
che nol gh'ha intorna on'anima che fiada,
el muda vos, el morbidiss la ciera,
e el seguita el discors in sta manera.

Se poeù anch de prima de parlà con lee
di voeult gh'avessen gènni de sentì
quaa hin i obbligazion del sò mestee,
senza fà tante ciaccer, eccoj chì;
inscì chi voeur stà stà, chi no voeur stà
el ghe fà grazia a desfesciagh la cà.

Punt primm: in quant a l'obbligh de la messa
o festa o nò gh'è mai or fiss de dilla;
chi è via a servì n'occor che l'abbia pressa;
i or hin quij che lee la voeur sentilla:
se je fass stà paraa dò, trè, quattr'or,
amen, pascienza, offrighela al Signor.

La messa poeù, s'intend, puttost curtina...
on quardoretta, vint minutt al pù:
dò voeult la settimana la dottrina
per i donzell e per la servitù,
de sira semper la soa terza part,
men che al tarocch no ghe callas el quart.

Chi mò, sentend che on patt inscì essenzial
l'eva quell che savè giugà a tarocch,
ghe n'è staa cinqu o ses che han ciappaa i scal,
e tra i olter (peccaa) on certo don Rocch,
gran primerista fina de bagaj
ch'el giuga i esequi on mes prima de faj.

(E quell el tira innanz) Portà bigliett,
fà imbassad, fà provist, toeuss anca adree
di voeult on quaj fagott, on quaj pacchett,
corr dal sart, daj madamm, al perucchee,
mennà a spass la cagnetta e se l'occor
scriv on cunt, ona lettera al fattor.

Anca chì el n'è sblusciaa de on sett o vott,
vun per quella reson de la cagnetta,
on segond per reson de quij fagott,
e i olter cinqu o ses han faa spazzetta
per no infesciass coj penn, coj carimaa,
e ris'cià de sporcà i dit consacraa.

In tra sti ultem che han veduu a andà via
gh'è staa on certo don Giorg de Zuccoirin,
maester de eloquenza e poesia
del famoso sur Carlo Gherardin
e autor d'on codez de beccopulenza
stampaa da Isepp Forlan de Porta Renza.

(E quell el tira innanz) Quant al disnà
de solit el gh'è el post con la patrona,
via giust che no vegna a capità
on disnà de etichetta, o ona persona
d'alto bordo o de impegn, ché in sto cas chì
mangem tra nun, cont i donzell e mì.

In campagna poeù el cas l'è different:
vegniss el Pappa, disnen tucc con lee.
Là la se adatta anch con la bassa gent,
magara la va a brazz col cangelee;
tutt quell de pesc che là ghe possa occor
l'è quell de lassass god d'on sojador.

Del rest, rid e fà el ciall, no contraddì,
no passà la stacchetta in del rispond,
a tavola che s'è lassass servì,
no fà l'ingord, no slongà i man suj tond,
no sbatt la bocca, no desgangaralla,
né mettes a parlà denanz vojalla.

Tegnì giò i gombet, no fà pan moin,
no rugass in di dent cont i cortij,
no sugass el sudor cont el mantin,
infin nessuna affatt di porcarij
che hin tant fazil lor sciori a lassà corr,
come el mond el fudess tutt sò de lor.

Chì, vedend quell balloss d'on camarer
che quij bon religios stan lì quacc quacc
senza dà el minim segn de disparer
via de quaj reffign, de quaj modacc,
d'on salt el passa al fin de l'orazion
cont el recciocch de stà perorazion.

Quell che ghe raccomandi pù che poss
l'è quella polizia benedetta,
che se regorden che col tanf indoss
de sudor de sott sella e de soletta,
e con quij ong con l'orlo de vellù,
se quistaran del porch e nient de pù.

Certe lènden suj spall, cert collarin
che paren faa de foeudra de salamm,
certi coll de camis, de gipponin,
hin minga coss de portà innanz ai damm;
omm visaa, se soeul dì, l'è mezz difes,
hoo parlaa ciar, e m'avaran intes.

Stremii, sbattuu, inlocchii come tappon
quij pover pret s'hin miss tra lor in croeucc,
e infin, fussel mò effett de la session,
o d'on specc che gh'avessen sott i oeucc,
fatto stà che de on trenta amalappenna
el se n'è fermata lì mezza donzenna.

A sto pont ona gran scampanellada
la partezipa a tucc che Soa Eccellenza
donna Pavola infin la s'è levada
e che l'è sul prozint de dà udienza;
el camarer allora el corr, el truscia,
e i pret fan toilett con la bauscia.

La Marchesa Cangiasa, in gran scuffion
fada a la Pompadour tutta a fioritt,
coj sò duu bravi ciccolattinon
de taftà negher sora di polsitt
e duu gran barbison color tanè,
l'eva in sala a specciaj sul canapè.

Ma la Lilla, che l'eva arent a lee
quattada giò cont on sciall noeuv de Franza,
appenna che la sent quij dodes pee
la salta in terra, scovand giò per stanza
el sciall noeuv e bojand a pò no poss
con tutt e quant el fiaa di sò trii goss.

E boja e boja e rogna e mostra i dent,
don Malacchia che l'è on poo fogos,
vedendes saraa in bocca el compliment,
el perd la flemma e el ghe dà su la vos,
e menter el ghe dà de la seccada
el fa l'att de mollagh ona pesciada.

On'orsa (come disen i poetta),
che la se veda toeù da on cacciador,
o ferì on orsettin sott a la tetta,
no la van in tanta rabbia, in tant furor,
come la va Sustrissima a vedè
don Malacchia cont in aria el pè.

Per fortuna del ciel che la Lillin,
con quell intendiment che l'è tutt sò,
l'ha savuu schivà el colp in del sesin
col tira arent la cova e scrusciass giò,
del restant se no gh'era sta risorsa
vattel a pesca cossa fa quell'orsa.

Schivaa el colp, descasciaa don Malacchia,
even i coss asquasi quiettaa;
già la dondava la cappellania
su i ceregh de quij pocch cinqu candidaa,
quand on olter bordell, on olter cas
el ne manda anmò on para in santa pas.

E l'è che l'illustrissima patrona,
menter la va a cuu indree sul canapè
per met in statu quoniam la persona
stada in disordin per l'affar del pè,
in del lassas andà, cajin, cajin,
la soppressa col sedes la Lillin.

Don Tellesfor e don Spiridion,
duu gingella che riden per nient,
dan foeura tutt duu a on bott in d'on s'cioppon
de rid inscì cilàpp, inscì indecent,
che la Marchesa infin scandalizzada
la dà foeura anca lee con sta filada.

"Avria suppost che essendo sacerdott
avesser un pò più d'educazion,
o che i modi, al più pegg, le fosser nott
de trattar con i damm de condizion;
m'accorgo invece in questa circostanza
che non han garbo, modi, né creanza.

Però poi che l'Altissim el ci ha post
in questo grado, e siamm ciò che siamm,
certissimament è dover nost
il farci rispettar come dobbiam;
saria mancar a Noi, poi al Signor
passarci sopra, e specialment con lor.

Quanto a lor due, o malizios o sémpi
che sia el lor fall, basta così: che vadan!
Quanto agli altri, me giova che l'esempi
je faccia cauti e me ne persuadan.
Così è: Serva loro: adesso poi...
(Lillin? quietta!!)... veniamo a noi."

La Cagnetta che fina a quell punt là
l'eva stada ona pesta indiavolada
l'ha comenzaa a fà truscia, a trepillà,
a fà intorno la frigna e l'inviziada,
e a rampegà suj gamb a don Ventura,
on pretoccol brutt brutt che fa pagura.

Don Ventura, che l'era in tra quij trii
el pussee bisognos del benefizzi,
el stava lì drizz drizz, stremii stremii,
per pagura de fass on pregiudizzi;
el sentiva a slisass quij pocch colzett,
eppur, pascienza, el stava lì quiett.

Ma la Marchesa, che con compiacenza
la dava d'oeucc a quella simpatia,
sebben che la gh'avess a la presenza
duu pret de maggior garb e polizia,
vada todos, premura per premura,
l'ha dezis el sò vôt per don Ventura.

Appenna s'è savuu dalla famiglia
che l'eva deventaa el sò cappellan,
se sbattezzaven tucc de maraviglia,
no podend concepì come on giaván,
on bacìlla d'on pret, on goff, on ciall
l'avess trovaa el secrett de deventall.

Col temp poeù s'è savuu che el gran secret
l'eva staa nient olter, finalment,
che l'avegh avuu adoss trè o quatter fett
de salamm de basletta involtaa dent
in la Risposta de Madamm Bibin
de quell'olter salamm d'on Gherardin.
Carlo Porta

La nomina del cappellano          
Alla Marchesa Paola Cangiasi,
una delle prime damazze di Lombardia
era morto don Glicerio, il prete di casa
in grazia di una polmonite
che lei gli aveva fatto prendere nel sudare
portando, sul mezzogiorno, la Lilla a spasso.

Era la Lilla una cagna maltese
tutta gozzo, tutto pelo e tutta lardo,
e in casa Cangiasi dopo la Marchesa,
era la bestia di maggior riguardo,
di modo che guai al cielo farla guaire,
guai sbeffeggiarla, guai darle del tu.

E l'ha saputa il povero Don Galdino
che, nel fervore dell'elevazione,
avendole così in fallo schiacciato il codino,
gli è toccato lì, all'altare, del "prete coglione",
e l’ingiunzione appena in sagrestia,
da mettere giù la pianeta e trottar via.

In mezzo a questa situazione.appena don Glicerio
ha cominciato a essere sul punto di morire,
è corso da tutte le parti un diavolerio
di reverendi dalle budella schiacciate (magri)
per veder di ottenere la buona sorte
di allargarle fuori in luogo e stato del morto.

Che infin delle fini, se in casa di donna Paola
non c'era per i preti un gran rispetto,
almeno c'era un fiorettone di tavola
da far chiudere un occhio, su questo difetto,
non soltanto ad uno scalcagnato cappellano,
ma a parecchi teologi di Milano.

C'era per giunta la sua brava messa
a trenta soldi, senza manutenzione,
alloggio in casa, lavanderia, stireria
cioccolato, acqua sporca a colazione, (con essenze)
buona campagna, bustarella a Natale,
sicchè, se corrono, cazz, è naturale!

Ma la Marchesa che non voleva
seccarsi la cuffiia con il serra serra, (folla)
ha fatto sapere a tutti quelli che concorrevano
che dovessero venire il tal giorno
che dopo averli veduti e parlato con tutti
"l'avria poi fatt ciò che le foss piaciutt".

Ecco che arriva intanto la gran mattina,
ecco il palazzo tutto quanto in movimento,
preti in corte, preti sulle scale, preti in cucina,
piene le anticamere dell'appartamento,
ci sono i preti di campagna, ci sono i Corsi, ci sono i nostri,
pare un volo di corvi che vada a posarsi.

Il gran rimbombo delle volte, il rumore
del mormoreggiare, che ci fanno sotto,
lo strascicare dei piedi, dei ferri da mulo
che hanno sotto le ciabatte, quei sacerdoti,
fatto tutti insieme un ghetto, uno sbraitio
che par che accoppino il Romanticismo.

Abbaia la Lilla, abbaia la Marchesa
tutt''e due svegliate dal gran baccano;
i preti che, sono soliti a sbraitare anche in chiesa
ce la danno dentro senza rispetto umano,
quando un maggiordomo dolce come un orso
corre a strozzargli lì tutti i discorsi.

"Siamo in piazza,per Dio, o dove siamo?
Sangue di Dio, che modi sono questi!
Alto là, silenzio: quei due in fondo...andiamo...,
che la Marchesa ha già una testa così!
Sono pur anche grandi e grossi, un po' di creanza,
per Dio sacrato, sarebbe tempo di averla".

Dopo quel po' di silenzio naturale
che viene dopo una sgridata,
vedendo questo ambasciatore di tempesta
che non ha più intorno un'anima che osa fiatare,
cambia voce, fa una faccia meno dura,
e continua il discorso in questo modo:

"Se poi, anche prima di parlare con lei,
avessero per caso voglia di sentire
quali sono i doveri del loro mestiere,
senza fare tante chiacchere, eccole qui;
così chi vuole stare sta, chi non vuol stare
fa il favore di andarsene dalla casa.

Punto primo: in quanto all'obbligo della messa
sia festiva o no, non c'è mai ora fissa per dirla;
chi è via a servire non occorre che abbia fretta;
le ore sono quelle che lei la vuole sentire:
se li fa stare coi paramenti, due, tre, quattro ore,
amen, pazienza, offrite la sopportazione al Signore.

La messa poi, s'intende, piuttosto cortina...
un quarto d'oretta, venti minuti al massimo:
due volte la settimana la dottrina
per le donzelle e per la servitù,
la sera sempre un terzo di rosario,
sempre che non manchi il quarto.per i tarocchi"

Qui ora, sentendo che un patto così essenziale
era quello di saper giocare a tarocchi,
ce n'è sono stati cinque o sei che han preso le scale,
e tra gli altri (peccato) un certo Don Rocco,
gran giocatore di primiera fin da ragazzo,
che si gioca le esequie un mese prima di farle

(E quello continua...) "Portare biglietti,
fare ambasciate, fare provviste, prendersi dietro
a volte qualche fagotto, qualche pacchetto,
correre dal sarto, dalle modiste, dal parrucchiere,
portare a spasso la cagnetta e, se occorre,
scrivere un conto, una lettera al fattore..."

Anche qui se la sono svignata sette od otto,
uno per quella storia della cagnetta,
un secondo per via di quei fagotti,
e gli altri cinque o sei hanno spazzato il campo
per non invischiarsi con le penne, coi calamai,
e arrischiare di sporcare le dita consacrate

Tra questi ultimi che hanno visto andar via
c'è stato un certo don Giorgio da Zuccorino,
maestro di eloquenza e poesia
del famoso signor Carlo Gherardini
e autore di un codice di cornuteria
stampato da Giuseppe Forlani di Porta Renza

(E quello continua...)"Quanto al pranzo,
di solito c'è un posto a tavola con la padrona,
salvo che non capiti
un pranzo d'etichetta, o una persona
d'alto bordo o di riguardo, perchè in questo caso
mangiamo tra di noi, con le donzelle e con me.

In campagna poi il caso è diverso:
venisse il Papa, si pranza tutti assieme a lei.
Là lei si adatta anche con la gente del popolo
magari va a braccetto col cancelliere;
tutto quanto di peggio là possa succedere
è di lasciarsi prendere in giro da qualche spiritoso

Del resto, ridere e fare lo sciocco, non contraddire,
non passare il limite nel rispondere,
a tavola lasciarsi servire,
non essere ingordi, non allungare le mani nei piatti,
non sbattere la bocca, non sgangherarla,
nè mettersi a parlare a bocca piena.

Tener giù i gomiti, non fare zuppetta col pane
non frugarsi identi col coltello,
non asciugarsi il sudore col tovagliolo
infine, non fare nessuna di quelle porcherie
che lor signori sono così facili a lasciar correre,
come se al mondo fosse tutto suo di loro."

Qui, vedendo quel birbone di un cameriere
che quei bravi religiosi stanno lì quatti quatti
senza dare il minimo segno di contrarietà
ad eccezione di qualche storcimento di naso, di qualche smorfia,,
d’improvviso passa alla fine dell'orazione
con il rincalzo di questa perorazione

Quello che loro raccomando più che posso
è quella benedetta, pulizia
che si ricordino che, col tanfo addosso
di sudore di ascelle e di calzini,
con quelle unghie color del velluto,
si meriteranno del porco e nulla più

Certe zazzere lunghe sulle spalle, certi collari
che sembrano foderati  di pelle di salame,
certi colli di camicie, di giubboncini,
non sono cose da indossare al cospetto delle dame;
uomo avvisato, si suol dire è mezzo salvato,
ho parlato chiaro, e m'avranno inteso".

Spaventati, sbattuti, stordiiti come ciocchi
quei poveri preti si sono messi in crocchio tra loro,
e infine fosse mò effetto della riunione,
o di uno specchio che avessero sotto gli occhi,
fatto sta che da trenta a mala pena
se ne è fermata lì mezza dozzina.

A questo punto una gran scampanellata
comunica a tutti che Sua Eccellenza
donna Paola infine si è alzata
e che sta per dare udienza;
il cameriere allora corre, si affretta,
e i preti si rassettano a colpi di saliva

La Marchesa Cangiasi, con un gran cuffione
alla moda Pompadour, tutto a fiori
coi suoi bravi piastrelloni (tamponcini medicati)
di taftà nero sulle tempie
e due gran baffoni color tanè, segni del tabaccare)
stava in salone ad aspettarli sul canapè.

Ma la Lilla che era vicino a lei
coperta con uno scialle nuovo di Francia
appena sente quei dodici piedi
salta a terra, trascinando giù per la stanza
lo scialle nuovo e abbaiando a più non posso
con tutto il fiato dei suoi tre gozzi.

E abbaia e abbaia, e ringhia e mostra i denti
don Malachia che è un po' focoso,
vedendosi interrotto a metà il suo saluto reverenziale,
perde la pazienza e la sgrida,
e mentre le dà della rompiscatole
fa l'atto di darle una pedata.

Un'orsa (come dicono i poeti),
che si veda rapire da un cacciatore,
o ferire un cucciolo da sotto il suo seno,
non va in così tanta rabbia, in tanto furore,
come va sua Signoria Illustrissima" nel vedere
don Malachia con il piede.sollevato da terra.

Per fortuna del cielo che la Lillina,
con il suo istinto naturale,
ha saputo schivare il colpo nel didietro
raccogliendo la coda ed accucciandosi;
altrimenti, se non fosse andata così,
vai a sapere che cosa fa quell’orsa.

Schivato il colpo, scacciato don Malachia,
le cose si erano quasi acquietate;
già l’investitura della cappelanìa oscillava
sulle chieriche di quei pochi cinque candidati,
quando un altro trambusto, un altro caso
ne manda in santa pace ancora un paio.

E’ che l'illustrissima padrona,
mentre retrocede sul canapè
per riassestare la sua persona
che si era tutta scomposta per l'affare della pedata
nel lasciarsi andare, cain, cain,
schiaccia col sedere la Lillina.

Don Telèsforo e don Spiridione,
due stupidotti che ridono per niente,
tutti e due sbottano in uno scoppio
di risa così sciocche, così indecenti,
che la Marchesa infine scandalizzata
se ne esce anche lei con questa tirata:

"Avria suppost che essendo sacerdott
avesser un pò più d'educazion,
o che i modi, al più pegg, le fosser nott
de trattar con i damm de condizion;
m'accorgo invece in questa circostanza
che non han garbo, modi, né creanza.

Però poi che l'Altissim el ci ha post
in questo grado, e siamm ciò che siamm,
certissimament è dover nost
il farci rispettar come dobbiam;
saria mancar a Noi, poi al Signor
passarci sopra, e specialment con lor.

Quanto a lor due, o malizios o sempi
che sia el lor fall, basta così: che vadan!
Quanto agli altri, me giova che l'esempi
je faccia cauti e me ne persuadan.
Così è: Serva loro: adesso poi...
(Lillin? quietta!!)... veniamo a noi."

La cagnetta che fino a quel momento
era stata una peste indiavolata
ha cominciato a correre intorno, a saltellare,
a fare la graziosa e la viziata,
ad arrampicarsi sulle gambe di don Ventura,
un pretucolo tanto brutto da fa paura.

Don Ventura, che tra i tre rimasti, era
il più bisognoso del benefizio,
stava li dritto, timido e spaventato,
per paura di far qualcosa che potesse compromettere il suo giudizio;
sentiva sdrucirsi quelle sue uniche calzette,
eppure, pazienza, stava li quieto.

Ma la Marchesa, che con compiacenza
dava un occhio a quella simpatia,
sebbene avesse davanti
due preti di maggior garbo e pulizia,
sia quel che sia, premura per premura,
ha deciso di dare la sua preferenza a don Ventura.

Appena si è saputo dalla servitù
che era diventato il loro cappellano,
si sbattezzavano tutti dalla meraviglia,
non potendo concepire come uno sciocco,
un tanghero di un prete, un goffo, un citrullo,
avesse trovato il segreto per diventarlo.

Col tempo poi si è scoperto che il segreto
non era stato altro, alla fine,
che averci avuto addosso tre o quattro fette
di scarti di salame avvolte dentro
la "Risposta di Madamm Bibin"
di quell'altro salame di un Gherardini.
 (Traduzione di Gino Cervi)

Leggi il commento
consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


16 Maggio

Una poesia
Una poesia è…
Una poesia, se posso
Permettermi di raccontare,
È versare sudore, lacrime,
Parole gentili o rancorose.
Una poesia e’ vedere un barlume
Di luce e tuffarsi dentro.
È sedersi per terra e
Raccogliere
L’ispirazione.
È giocare con le rime,
Scherzare con i punti,
Ricordare
Di vivere.
Una poesia e’ lasciarsi
Portare dietro le quinte
Del mondo
Della mente
Dello stomaco
E chiudere gli occhi.
Una poesia sono
Cinque minuti di neve
Bianchissima
E ghiaccio
Bollente.
Di terre sconosciute,
Di voci spiate;
Di facce mute
Di voglie represse
Di viaggi
Sul posto.
Una poesia nessuna
Te la porta via;
Ti calma poi ti scalda.
Una poesia, la tua poesia,
Si riconosce:
C’è l’impronta della tua
Anima.
Una poesia e’ arte
Purissima.
Pioggia incontaminata.
Cibo buono.
Vino che bevi goccia
Dopo goccia, parola dopo
Parola.
È ubriacarsi senza
Vergognarsi.
È la tua bocca profumata.
Il tuo seno intimidito.
Una poesia sei tu.
Una poesia non si
Spiega.
Una poesia non mente mai.
Una poesia nasce adulta ma
Parla a tutti.
E non muore mai.
Gabriele Marcon

"Gli Innamorati"
Come virgulti, intrecciati
soli, stan gli Innamorati.
Luce, di Luce estasiati
di Vita ebbri, appassionati.

13mag17 h11:30
Ben Tartamo

Oggi esiste, oltre al consumismo economico, anche un consumismo della vita: beviamo i momenti senza assaporarli. Non tratteniamo abbastanza l'aroma dell'essenza, il quale si perde nel mischiarsi continuamente con nuovi e incompleti momenti.
Simone Magli

Una strana primavera
Non voglio sembrare
come quei vecchietti
che ai giardini
seduti su stinte panchine
si raccontano dei tempi andati
di quando le stagioni
erano tali
con inverni freddi e nevosi
primavere tiepide e ridenti
estati calde e assolate
e autunni umidi e piovosi
ma qualcosa deve essere cambiato
con una primavera così strana
fra uno scroscio di pioggia
e una calda vampa di sole.
I meteorologi fanno
le ipotesi più strane
ma non sanno dare
una concreta spiegazione.
E intanto i poveri vecchietti,
me compreso,
si sforzano di scaldare le ossa inumidite
ai primi raggi di un prepotente sole.
Stanno, stiamo,
come lucertole intorpidite
alla ricerca di un po' di calore
e non sapendo di che parlare
fra tante notizie di reiterati scandali
ci affidiamo a memorie
in cui tutto pareva in regola
i treni che arrivavano in orario
le certezze di una vita
a cui non si sottraevano
nemmeno le stagioni.

Da Lungo il cammino
Renzo Montagnoli

Perdono di che?
Non devo chieder perdono se sono,
né di quello che ho fatto,
perché è il sole che illumina le stelle,
l’acqua che scorre chiara é dissetante,
i fiori si alternano in primavera
e gli animali si amano
senza fare peccato
la luna che compare,
scompare poi nella cruna dell’ago
e mi ricuce l’essere di sempre.
Claudio Badalotti

In settimana
Lunedì mattina si lavora per i soldi
& il resto del giorno anche
ma la sera mi rilasso servendomi una birra/drink.

Martedì mattina si lavora per il pranzo
& il resto del giorno per la cena
ma dopo cena mi rilasso servendomi del vino/drink.

Mercoledì mattina si lavora per la sera prima
& il resto del giorno per la bottiglia
che, durante la serata, rilassandomi mi scolerò.

Giovedì mattina si lavora per il week-end
& il resto del giorno per la fidanzata
ma stasera mi rilasserò suonando rock'n'roll.

Venerdì mattina, pomeriggio, sera si lavora per la fantasia
& tutto il resto non conta più
& nella serata canterò & mi darò alla luxuria.

Sabato mattina si lavora per un guadagno superiore
& il resto del giorno si cazzeggia
ma la sera scenderò le stelle
& mi servirò 5 drink

Domenica mattina non si lavora per niente
& il resto del giorno si dorme, mangia, si va in moto, si respira
& si vive, si pensa al domani
& la sera mi rilasserò amando la donna & sognando la Pace.
Filippo Genini

Entbietung
Schmück dir das Haar mit wildem Mohn,
die Nacht ist da
all ihre Sterne glühen schon.
All ihre Sterne glühn heut Dir!
du weißt es ja:
all ihre Sterne glühn in mir!

Dein Haar ist schwarz, dein Haar ist wild
und knistert unter meiner Glut;
und wenn die schwillt,
jagt sie mit Macht
die roten Blüten und dein Blut
hoch in die höchste Mitternacht.

In deinen Augen glimmt ein Licht,
so grau in grün,wie dort die Nacht den Stern umflicht.
Wann kommst du?! - Meine Fackeln loh'n!
laß glühn, laß glühn!
schmück mir dein Haar mit wildem Mohn!
Richard Dehmel
Invito
Coi rosolacci la tua chioma abbella,
la notte è presente
già brilla ogni sua stella.
Ogni sua stella arde oggi per te!
E tu ne sei cosciente:
ogni sua stella arde dentro a me!

Hai la chioma nera, la chioma ispida
che crepita sotto il mio ardore;
e quando diventa turgida,
scaglia su forte
il tuo sangue con rosse fioriture
nel culmine della mezzanotte.

Nei tuoi occhi un barlume arde,
grigio in verde, come la stella
che la notte circonfonde.
Quando vieni?! -Le mie fiamme son deste!
Attizza la fiammella, la fiammella!
Orna per me la chioma di papavero agreste!
Richard Dehmel    Traduzione di Nino Muzzi

Vari Fatti…Una Poesia
da varie cronache …(Maggio 2017).

Sembra tanto…e è solo un po'…

Che combina, questo Stato?
Che combina questo Stato
che pel fuorilegge, tiene?...
Non sa farne più una bene,
forse è - a questo, programmato?

Si rispetta l'illegale,
dietro il placet della legge…
Non son solo alcune schegge:
tutti! Ognun pel suo…canale…

Fan - tra loro - i finti tonti:
"Sono i giudici a applicare …"
"No! È chi è a legiferare…!"…
A schernirci sempre pronti.

Si difende ormai a oltranza,
non il cittadino onesto,
ma un pensare ch'è indigesto
per la sua cittadinanza.

Da un domani a altro domani
qui si cresce in confusione:
il diritto è un'opinione
tra togati assai balzani.

Sia d'un singolo, o di un…coro,
l'affannarsi a stralunare
i diritti con…l'altare,
ha - fine ultimo …l'alloro.

Da posar su le lor teste…
Nondimeno in certe tasche…
Però, le altre rendon lasche
da realtà senza più feste…

Sotto i baffi…sorrisetti…
mentre dicon cretinate
in diretta…Smascherate
da lor stessi…falsi e inetti…

"Se sparate…poi avrete
notti insonni…pentimenti…!"
Ma saremo ancor viventi!
Ma…ci fate…oppur ci siete?!

"La legittima difesa
or l'abbiamo regolata:
ma soltanto se è inoltrata
già, la notte, e se c'è offesa…

E dev'esser fulminata
ogni lampada per casa,
sennò, pur se questa è invasa-
la "legittima" è…abusata!

E se vien la polizia
ed il malvivente scappa
e un infarto se l'acchiappa
c'è per lor la…puni-zia!

Altro, è, pei negozianti
sol di giorno minacciati…
Con la luce, mai! armati!
O saran manette e pianti!"

Ricorrete fiduciosi,
alle forze dello stato!
O ci pensa il magistrato
a ingrossarvi le psicosi!"

Fan le pulci a tutti quanti,
tranne a quelli in zone franche
che son varie , e che finanche
son trattati con i guanti.

Sindacati…associazioni…
navi ong…(pur se scafiste)
che qui sbarcano, sofiste,
quei che parton coi gommoni…

Da notare ci sta questo:
sono navi appartenenti
a nazioni differenti:
perché tutte qui, il …bel gesto?!...

Però a tali…libertà
qui, per contro, c'è l'appello
a non dirne…Mi scappello!
a chi onora…l'omertà.
Armando Bettozzi

Citazione sulla poesia
La poesia è impastar parole con le emozioni
e cementificarle con il sentimento.

(Citazione di Salvatore Armando Santoro del 2.3.2017)
Salvatore Armando Santoro


Haiku
un bus all'alba-
sotto la pensilina
sogni e sbadigli
Salvatore Cutrupi

Sinistra
O mia Sinistra! Che malinconia,
quando quel giorno tu fuggisti via …

Nonostante battaglie aspre e fitte,
la tua è solo una storia di sconfitte …

Ed ora ? … Sei caduta nelle mani
di Massimo D’Alema e di … Bersani …
Carlo Chionne

Esploratori
in un mondo col traffico del cuore limitato
in continua attesa di un bonus per paradisi terreni senza frontiere
e questi abbandoni sforbiciando nuvole in transito negli occhi
mentre con l’aria si cerca di capire la materia dell’alma
nere abitudini per piccoli peccati senza titolo d’apertura
quotidiano viaggiando pionieri di poche pretese
ah noi esploratori essere di vertigini oltre l’immaginario
con ali aperte a vele verso gli astri

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Corre il vento sopra i suoi occhi
attraversando le ciglia.
Trancia le nubi fino a ridurle in milioni
di bolle,
frastagliate sul bordo:
bolle su bolle, bolle di vapore,
che sembrano vuote,
ma che formano mari, che aprono
solchi,
dividendo le onde, di fronte
al suo sguardo.
Ma è una traccia lasciata nell’ aria,
(lasciata da un’ orma uguale
al suo passo)
che segna una scia fino alla luce di un faro,
che non appare lontano.
Antonio Scalas

Campo d’emozione
Sulla scia d’un acerbo grano
rosse gote
del fresco volto campo,

e rondini a cerchio
come virgole nere nell’azzurra velatura
s’odono a festa,

sembra ieri quel dì
del mio acerbo amore,
ed ora che il dì è foglio ingiallito
giro e rigiro la pagina
per assaporarlo ancora.
laura toffoli

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

MATRIX
Brullo ora

questo mio linguaggio

brullo
più di sempre
tanto

quanto una foresta innevata

che nessuna neve scioglie

e lo spazio s'incurva
e si sgrana
e il tempo non esiste.

Ora più di sempre
che memoria e volontà
ferro battuto

It from qubit*
matrix
il mio multiverso.

Come il tuo cantare
passero solitario

che alla campagna vai cantando

finchè non muore il giorno.


* “It from qubit”è un progetto di ricerca dei fisici, secondo i quali it è lo spazio-tempo che potrebbe essere generato dall'interazione di minuscoli elementi di informazione, detti quantum bit, analoghi ai bit informatici, ma su scala quantistica.
Roberto Soldà

(proposto da Piero Colonna Romano)


15 Maggio

Poesia a tema
Volersi bene

Un motivo
Rosi da pensieri,
occhi persi e
cuori strizzati,
cerchiamo
un motivo per
amare
la nostra imperfetta,
sconosciuta storia.
Simone Magli

Cicli
Quando brillava in ciel solo la luna
accompagnata da stelle brillarelle
nella savana non c'erano lampioni
c'eran bestie feroci e le gazzelle.

E l'uomo era diverso, con la clava,
solo dopo scoprì l'arco e le frecce,
la donna nuda senza inibizioni
il culo non apriva in cuore brecce.

In quel tempo vagavano gli ormoni
l'uomo penso ogni giorno ci provava,
ma lei faceva solo le moine
nel tempo suo che il ciclo gli dettava.

Come adesso. In fondo che è cambiato?
Vedo fuori svegliarsi la natura
di notte canta il merlo,
il falco dalla caccia si distrae,
il passerotto con l'erbetta in bocca,
il cane che annusa l'aria intorno,
le mucche che muggiscono,
l'ape che vola con un gran frastorno.

E poi il risveglio anche degli insetti
che s'agitano tra l'erba che verdeggia
e i primi fiori, oh, dio quanti colori,
anche il più brutto l'ape già corteggia

e la inganna gonfiando i suoi colori
petali inventa e forme anche armoniose
gareggia per la sua riproduzione
l'attira diffondendo scie odorose.

Oh, la natura,
lei no, non ci inganna,
siamo noi che l'abbiamo violentata
lei ci ama e risponde alle violenze
la comanda l'istinto naturale
se l'aria noi intorbiamo coi veleni
lei reagisce con un temporale.

Ed io sto nella notte alla finestra
ascolto il risvegliar della natura,
penso al mondo che ad altri noi lasciamo,
penso ai nipoti nostri ed ho paura.

(Donnas 3.3.2017 - 13,40)
Salvatore Armando Santoro

JB
Tornavo a casa.
La macchina era vicina
E io camminavo contando i passi.
Appoggiato ad un muro, un uomo
Sfila da un sacchetto una bottiglia
Di JB e butta giù due generose sorsate.
Poi richiude il prezioso contenitore
E lo avvicina
Al petto
Abbracciandolo come se proteggesse
Un neonato.
È provato dall’alcol e dalla
Vita improvvisamente fuggita.
Tutti gli passano accanto
Veloci, spiando
La sua sofferenza.
Schivando la sua
Sofferenza.
La nostra
Sofferenza.
Solo che non lo
Sappiamo.
Di mezzo c’è una
Bottiglia
Di JB.
Gabriele Marcon

"Una canzone"
E mi chiedi amore, una canzone a cosa servi mai
se poi una canzone, tra rime e pause, parla di noi.
La vita cos'è, se non un lungo canto d'amore
che spero - io sempre spero - con te, non finisca mai.
Si, è vero, anche la luna giura e poi fugge via,
ma io e te siamo mica la luna, ma stelle e cielo
che cambiano, si nascondono, ma il sole sempre c'è.
Ed è questo sole, la nostra canzone d'amore
che spero lassù - prima o poi - qualcuno canti per noi.
Vedi, è l'una ed io non dormo, ma scrivo di noi...

13maggio17 h 01:30
Ben Tartamo

Non ho più
Non ho più un porto per salpare
non ho più un mare per poter annegare
non ho più sangue nelle mie ferite
non ho più ferite per poter morire.

Ed io impiccato con una corda che non c'è
ed io abbracciato ad una donna che non ho
chissà se il tempo mi farà domande
chissà se io troverò le risposte.

Non ho più un cielo per guardare
non ho più due ali per poter volare.

Chissà se il tempo mi potrà cambiare
chissà se io avrò la voglia di cambiare
forse tu mi potrai cambiare.

Non ho più finestre per spiare
non ho più libri per poter imparare
non ho più fiducia della gente
non ho più occhi per vedere niente.

Ed io ammazzato con un coltello e una pistola
ed io strozzato nel cervello e nella gola
chissà se un giorno tornerò al mio porto
chissà se un giorno io sarò risorto.

Ed io ammazzato con un coltello ed un fucile
e tu mi hai visto cadere a terra e morire
chissà se un giorno mi verrai a trovare
quel giorno tu mi porterai un fiore.
Davide68

Distanze
Il taglio d’una lama arrugginita,
Netto e finale… C’è un silenzio strano…
Da poco tempo, s’è spenta una vita.
L’Agnello s’accascia a terra pian piano…

È pronto per il macello. Le dita
Dei carnefici, dell’orrido piano
Si compiacciono, mentre irrigidita
Giace la carcassa che belò invano.

Inchiodato alla croce dolorosa,
Ha appena chiuso gli occhi doloranti
D’amaro pianto. Non ha più dolore.

Dopo insulti, sputi e ferite, muore.
In eterno, presso il Padre riposa.
Quanto da Lui siamo tanto distanti!
Andrea Bucci

Angolo di pensiero
Ecco… l’alma mia respirare
tra gentili e profumate corolle
d’una primavera che tarda
il suo dolce invito a scoprirsi,

e nel giardino che scorgo,
tra rami che come palpebre
coprono l’angolo profumato
di verdi rigogliose trame,
un’edera antica s’attorciglia
ai disegni di gotica forgia
d’un cancello dal nero mantello,

e più in là, oltre il muro di sasso
c’è il fiume che scorre
col suo intercedere spento
dove morsi di radiosi baci
son anime vive
nel silenzioso fluire.

E’ ormai sera, vicino al luogo
ove mi fermo a respirare beltà,
e qui mi fermerò domani, e ancora
nei giorni a seguire,
per vedere sempre fiorire
bellezza tra i rovi dei miei pensieri
che col naturale viaggio dell’andare
sul nostro mortale destino
si colmano di spine per pungere il cuore.
laura toffoli

Poeta
So che mi stai guardando
giovane uomo
e forse stai ridendo dietro di me,
non hai ancora capito
che cosa faccio
con la matita in mano
accanto a un fiore

sono un poeta

io mescolo i colori
della strada,
faccio apparire chiari
quelli più scuri
e quando il cielo sceglie un temporale
scrivo che presto arriva
un po' di sole

sono un poeta

hai mai sentito un canto d'usignolo
quando apre le ali
e lascia il ramo,
il battito di un cuore
innamorato,
quel pianto di cicale
quando cade una stella
e accende il mare

sono un poeta

mi sentirai parlare del tramonto
di foglie che si muovono
nel vento,
del lampione sul fiume
quando è sera,
della collina sveglia
in questa lunga notte
di primavera.
Salvatore Cutrupi

Prevertiana
Cadono ancora le foglie morte:
non finiranno mai di morire …
e questa è anche la nostra sorte:
non finiremo mai di morire …

Cadono ancora gli amori morti:
non finiranno mai di morire
e, se anche noi, siamo i più forti,
dovremo un giorno, anche noi, morire …

Sopra la sabbia, i nostri passi,
il vento un giorno spazzerà via
e rimarranno soltanto i sassi
per costruire una nuova via

che mai da noi sarà percorsa:
siamo alla fine di questa corsa …
Carlo Chionne

Io sono uragano
io sono uragano
piegato mai al destino che per onore
drogato indomito cuore pieno di sogni
forgiato col dolore delle cadute
se al stare in ginocchio proferisco la lotta
in conta avrò più e impietosi nemici
di questa fortezza sull’anima alcuna sorte
potrebbe mai levare dal sangue il credo
io sono furiosa tempesta
guerriero fedele soltanto ai propri valori
così che ogni rivale possa in me vedere quelle paure
cui sono immune da quando son nato
poco o nulla in natura che possa addomesticarmi il fuoco
pioniere col limite umano nelle ossa
visionario immortale col scudo di albe
che protegge dalle forme del buio che spesso indossano uomini

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Tutto sfuma
Ho rivisto Zazzà. L'ho rincontrata
dopo quasi quattr'anni. È sempre bella!
Tiè sempre li capelli a madonnella,
cià sempre la medesima risata.

Ha conservato la vitina snella,
er modo de guardà, la camminata...
Insomma è eguale a come l'ho lasciata,
ma a me me pare che nun sia più quella.

Nun me pare possibbile che sia
l'istessa donna che quattr'anni fa
me faceva schiattà de gelosia.

Che pianti che ciò fatto! Iddio lo sa!
Quanti sospiri ciò buttati via!
E, invece, adesso... Povera Zazzà!
Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


13-14 Maggio

Poesia a tema
Volersi bene

Tanka
Volersi bene
a se stessi fa bene
Un tornaconto?

Il sano mio egoismo
è umano altruismo
--------------------
Dai agli altri quello che vuoi sia dato a te
Quando mi accorgo
che nel mondo c’è ancora
chi crede nell’amore
lo accosto al mio cuore
e le dita come piume
emozioni sfiorano
Antonia Scaligine

Un fatto, una poesia
Rainews.it
10 maggio 2017Rivoluzione copernicana della Cassazione sull'assegno di divorzio che fino ad oggi, era collegato nella sua entità al parametro del "tenore di vita matrimoniale", una pietra miliare che da oggi va in soffitta e lascia il posto a un "parametro di spettanza" basato sulla valutazione dell'indipendenza o dell'autosufficienza economica dell'ex coniuge che richiede l'assegno…

Èsse 'r più forte, mo' 'n vorà più dì "er-tizzio-da-succhiàsse" pe volere de la Corte….
Ovvero: Anche il più forte dev'essere protetto!


La retromarcia…
Così…l'assurdità PÓ! èsse vinta!
Sortanto…me domànno: come mai
sò stati a mmétte 'mmèzz'a tanti guai
tanti poràcci (o ricchi), pe 'na finta
vittoria de la legge…der diritto…
pe ddà soddisfazzione a lo strafà
de li ciarvelli "imponi-civirtà"
sempre pronti a sarvà…chi è 'r più affritto.
Se sò infilati nfra li separati
mettènn'immèzzo tutt'er femminismo:
"Si lui la lascia…- (senti che sofismo) -
a llei va tutto, e i lui…vanno spojàti!"

Ma che è sta gran caciara che se sente…?
Me sa ch'è la protesta de le donne,
perché mo' 'n paga più avé le gonne…
ché ciànno visto chiaro, finarmente.

Se po'! innestà la marcia indietro, allora!
Magari ce staranno più sposati,
côr fatto d'èsse meno…minacciati…
Ma…nu' è che…c'è… chi nun vedeva l'ora
-nfra quelli ar parlamento - de scoppiasse?
Ed è "ad personam" mo', sta nòva legge?!...
Chisà…Importante è 'r fatto che protegge
chi è 'r più forte…in caso divorziàsse!
Armando Bettozzi

Passione
Sguardi soffusi,
passioni inconsapevoli,
carezze leggere su sorrisi profumati.

La pelle si riscalda in un erotico sudore
ed il respiro confonde ogni ansimante rumore;
la passione rinasce nella morbida schiuma…
…il tramonto rischiara e s'addormenta la luna.
Dario Sanseverino

Raggi immacolati dentro agli occhi, nella testa
sono intorno e dentro me
corrono veloci nelle vene
La Luce si irradia
i sensi si risvegliano
tutto è Luce ora...

Io sono Luce...

Bagliori incandescenti mi esplodono dentro
guizzi d'argento fluttuano con me
sono leggera e inconsistente
come le miriadi di bolle iridescenti
che mi piovono addosso...

Il sole non esiste
IO SONO IL SOLE
SONO PURA LUCE ORA

(18 marzo 2004)
Gaia Giacon

Il cielo più alto
Mi ricordo che un tempo lontano,
più alto di ora era il cielo,
più rondini volavan nella sera,
più dolce era l'aria di primavera.
Profumavan le notti d'estate
di fieno e di grano e di verdi tigli.
I colori più lievi, le cose più amate,
rose selvatiche, candidi gigli.
Cantavan le donne affaccendate
nell'ordinario lavoro del mattino,
le finestre tutte quante spalancate,
il cuore leggero,
anche senza un quattrino.
E poi tutte le voci della sera,
gli uomini in piazza a conversar tranquilli.
Si mescolava, quel vociare a primavera,
con il canto lontano dei grilli.
Ora quel mondo è così lontano!
Nè canti,
nè vociar,
nè spighe di grano.
M'è rimasto il ricordo soltanto,
di un volo di rondini
e di un cielo più alto.
Romano

Il cacciatore seduto
Entro l'angusto capanno
accovacciato,
immobile, occhi vigili,
schioppo puntato,
in quella fresca alba settembrina
al limitar del bosco,
sotto il sorbo solitario,
il vivace cinguettio
dei prigionieri nelle stie
all'usignolo attento
quasi irreale pare.
Ignara,
la merla, gioiosa,
sul ramo lieve si posa,
dal canto del probabile sposo
stordita,
assapora la vita.
Improvviso il colpo
irrompe lungo il fosso,
un batufolo di piume,
come pietra,
di schianto cade.
Un'altro briciolo di vita
in un attimo è morte.
Qualcuno sa dir perché
di quella cruenta sorte ?
Appena il sole sovrasta le creste,
orgoglioso, senza rimpianto,
il cacciatore
tanti gomitoli di penne
fra l'umida erba
raccoglie e canta.
" Cento ne ho stecchito
in un sol giorno,"
con la gente, nell'osteria
il bruto si vanta.
Stefano Giannini

La mia vita
La mia vita
regalata
alle mani del tempo,
è invasa
da uno strano sgomento.
Narra la mia mente,
parole
che le mani non scrivono..
Nei miei pensieri
urla
un sordo lamento
rivolto a quella gente
che sotto il nome
della buona società
accumula uccide
la mia anima
con vizi d' omertà
prima che la stessa morte
concluda il destino…..
Son legato
a strane
sensazioni di
confusione
chiedo spiego
e spero capiate
che soffrire
non è una scelta
ESSA
è una triste condizione
fatta di arte
sogni e
amore.
Marco Lai

Un poeta e due bambine
Un poeta è due bambine
fan insieme un bel terzetto
già son grandi e van dicendo
dove è andato mai il nonnetto.

Il nonnetto è andato via
non ha colto risa e pianto
ora è vecchio e un poco triste
guarda spesso il camposanto.

Ed invoca già la morte
ma per via di quei bambini
alla vita un po' s'attacca
e allontana i suoi becchini.

Lui non sa più cosa fare
troppi errori ha già anche fatto
e da solo soffre ancora
come cera s'è disfatto.

E si sfoga con dei versi
li abbellisce con la rima
poi rilegge e un poco pensa
il suo spirito sublima.

Ma quei versi sono lame
che producono dolore
pur se scritte con la penna
lo feriscono nel cuore.

(Donnas 21.1.2017 - 1,26)
Salvatore Armando Santoro


Confini
col cuore di puro albatro verso un non dove
ad arpionare nubi in cerca di onde sull’orizzonte
verso un mistico blu chimera a marinai senza paure
che navigano impetuosi le tempeste
le nostre ali hanno la stoffa degli eroi
si spingono verso i tuoni e oltre i lampi
inseguono i richiami degli oceani
sirenidi confini per audaci
e se della paura a volte prigionieri
questi cuori abituati soltanto a volare
trovassero mai catena una boa senza spazio o acqua
allora ci saranno i sogni a portarli fuori
a trovare il vento
a trovare un astro
verso cui andare
liberi per sempre
nella certezze di più grandi tempeste onde e mari

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Ingenuità
L’elica roteava lenta lenta
e una nenia si frantumava nell’aria imperlata,
e perle di gocce d’acqua scendevano accarezzando:
un brivido d’acqua sul tronco ruvido
scioglieva
la polvere di stelle di giovani vite acerbe
catturata
dai sogni nelle notti stellate…
passi sulla via silenziosi e meditativi
tra polline di ingenuità.
laura toffoli

Senza fretta
Non piove più,
riprendo il cammino
a passo lento
lungo i colori
della mia strada,
foglie ferme sui rami
anche il vento è cessato,
apro lo sguardo
ai rumori della quiete

un bimbo indossa
nella maglietta il suo nome,
il cane abbaia
al gatto soriano,
sull'auto in corsa
un fiocco rosa

la campana diffonde
rintocchi già noti
un amico malato
è mancato ai suoi cari

silenzio nel cuore

continuo i miei passi
ignorando la fretta
voglio guardare ancora
i dipinti del cielo,
catturare i profumi
che accompagnano l'aria,
assorbire il tepore
del sole che resta

voglio rallentare il mio tempo
nel giorno che va.
Salvatore Cutrupi

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Canzone d'amore
Per dire cos' hai fatto
di me, non ho parole.
cerco solo la notte
fuggo davanti al sole.

La notte mi par d'oro
più di ogni sole al mondo,
sogno allora una bella
donna dal capo biondo.

Sogno le dolci cose,
che il tuo sguardo annunciava,
remoto paradiso
di canti risuonava.

Guarda a lungo la notte
e una nube veloce-
per dire cos' hai fatto
di me, non ho la voce.
Hermann Hesse

consigliata da Poetare


12 Maggio

Giornata di maggio
Seduto appoggiato ad un albero
sovrano d'ombre ruotanti
col cappello a grondaia
e il naso gonfio d'olfatti
sonnecchia a strappi il contadino
mastica annate ridenti
mentre il sole ha licenziato le nuvole
e regola il termometro a beatitudine
del meritato non programmato riposo

A poca distanza il cane a poltrire
con la coda bacchetta le mosche
e sogna una quaglia da regalare al suo amore

Una ragazza al balcone
col seno a semaforo giallo
poi passa col rosso e lascia il verde alle spalle
e qualcuno a osservare
multa l'inflazione a se stesso
e s'appende la multa alla fronte

Pastore di pensieri a verdi primizie
il vento accarezza perlustra
narra storie che nessuno capisce
e nelle insenature di mimiche a intuire
scopre vortici alla sua nuova voce

Da: Soste Precarie
Michael Santhers

Se l'idrovora non svuota la sentina
Un sole tiepido da fori di nubi emerge
lieve uno spirar le scardina silente
oltre piccole bave e rughe
remote scie solcano l'azzurro glauco
dal fronte di frangiflutti semi sommersi
gabbiani reali atterrano o decollano.

In un meriggio al termine
immoto sulla riva il cuore elabora
lungo un orizzonte torbido
che non ha segni chiari
aspetta il pescatore che a una lenza
un pesce abbocchi prima o poi.

S'abbruna a poco a poco l'aria
il cielo a mesto poi muta colore
una moltitudine di pensieri salpa
disegna spirali e cerchi concentrici
a istanti di tristezza si cerca scampo
mentre crolla su memorie il ricordo.

Dov'è lo svincolo che evita
una strada che non ha uscite
e rimette in viaggio l'anima confusa
la forza che sospinge l'uomo avvilito
fuori del recinto chiuso
dove stanno croci di eventi seppelliti?

Domani ancora più ingorghi di disaggio
più strapiombi deserti e inciampi
altri fili si sfilacceranno dalla trama
solchi più profondi scaverà l'aratro tempo
che col coltro taglia e col versoio rovescia
lungo il versante della vita che scoscende.

Affonderemo quanto prima se l'idrovora non svuota
la sentina che per stillicidio di tristezze si riempie!
Angelo Michele Cozza

Val di Foro
Dalle colline al mare
dei ricordi il fiume scende.
Lievi cirri col sole
scherzano,
sui crinali i villaggi
s’aggrappano
tenaci alle argille.
La Maiella osserva
e tace.

Dal mare alle colline
dei sentimenti la brezza sale.
Lento il Foro
respira fra le erbe
da mille farfalle festeggiato
e da libellule danzanti,
accogliendo sulle sue
cangianti acque
il radente volo
delle rondini.

Ma i giorni fuggono
e fuggono le stagioni;
solo il ricordo
fermo resta,
vigile sentinella
del cuore e della mente,
a ringiovanire un tempo
ormai perduto.
Nino Silenzi

Haiku
Le cime guardano-
Solo, sul fondovalle
Abbasso il capo.
Claudio Badalotti

di nuovo , corro
Obbedisco ad un istinto,
senza replica alcuna,obbedisco.
Sento d'aver sbagliato.
Ho navigato per anni sulla nave
Dell'ozio della mente e del corpo.
Come una foglia di piombo scendevo dal mio albero,
in autunno e giacevo verde.
Ero il tappeto del dolce far niente.
Le mie tinte scolorivano e
Nemmeno il vento convinceva il mio cammino.
E' bastato sottrarre la zavorra delle mie convinzioni
E mi si muove il mondo,di nuovo.
Il sudore d'oro,
ricopre il volto mio che brilla festoso.
Ora son pronto,
non sono piu' ozio,corro e mi lancio
nei miei domani,
sospinto da una forza collettiva,
verso il traguardo del volermi bene.
antonio sangervasio

Ore 7.54
Sto arrivando in stazione,
ed il treno è la che m'aspetta!
Ultimamente sono diventato bravo;
arrivo sempre con 10 minuti d'anticipo,
con calma!
Prima,
a volte,
il treno lo perdevo.
Entro.
Mi siedo,
Sul sedile alla sinistra
vicino al finestrino.
Aspetto......
Aspetto......
Le porte si chiudono!
Il treno è partito.
Piano, piano,
sempre più veloce,
attraverso le campagne del basso veneto,
tra le stazioni dei paesi dei colli euganei,
il paesaggio è sempre quello,
cambiano solo i colori,
con il passare delle stagioni.
Nebbie e grigio,
Verde intenso o spento,
Sole, pioggia o neve......
il Treno và,
sempre inarrestabile,
si ferma solo nelle stazioni prestabilite.
Gente invisibile che sale,
ad ogni fermata,
non scende quasi nessuno
prima della grande città,
Padova.
Oh,
il sedile di fronte a me è ancora vuoto!
chissà,
comincio a sognare.
sogno.
Magari....
Ecco la galleria!
Dopo questo tratto oscuro,
c'è una stazione,
non ho mai notato le persone che salgono
a parte una,
E fra tante persone che salgono
spero che ci sia anche lei,
oggi.
Eccoci arrivati,
non c'è.
Non la vedo.
Che delusione!!!!
Ma domani sicuramente ci sarà!
Ma domani sicuramente ci sarà!
Ah, Padova!
Eccoci arrivati!
Ma domani sicuramente ci sarà!
Lo spero.
Intanto vado verso il mio ufficio,
sconsolato,
passando per il bar,
sostanziosa colazione!
2 cappucci e 1 brioche!
Fabio Alessandro Tagliacollo

Quella pennetta
Quella pennetta mezza mordicchiata
quest'oggi è scivolata nella stanza
non sapevo da dove fosse uscita
poi ho visto una scatola piegata.

E dentro ci tenevo tante cose
un paio di mutandine e dei ricordi,
dei capelli ramati un dì recisi
quando a maggio sbocciavano le rose.

Un vecchio cd con tanti brani incisi
che un giorno lei mi aveva regalato
delle penne, un diario giovanile
e due pelouche polverosi e lisi.

La pennetta a me lei l'aveva data
quando fiorì l'amor nel tardo autunno
d'un anno che a volte a posta scordo
perché d'allora ho l'anima ammalata.

Ma quelle sue incisioni sulla penna
causati dai pensieri e dai suoi denti
ancor oggi tormentano la mente,
li sento incisi sulla mia cotenna.

Donnas 27.2.2017 - 19,42)
Salvatore Armando Santoro


La tazzina di caffè
Ho preso una tazzina oggi,
una tazzina del servizio buono,
quello stile inglese riservato agli ospiti
e alle persone di riguardo,
presa dalla credenza di noce massiccio
ereditata da papà,
quella rifinita con un merletto fatto da me.
Mi sono trattata bene.
Comodamente seduta, l'ho riempita di caffè profumato,
che il suo aroma spandeva in tutto il soggiorno.
In un tempo infinito l'ho sorseggiato
e sentivo sulle labbra il profumo della vita,
la mia vita. E dentro c'erano tutti i miei pensieri,
quelli più belli e quelli malinconici, al passato legati.
Senza fretta li ho assaporati, dedicandoli ad una persona speciale,
molto speciale.

A me, che amo l'arcobaleno.
Sandra Greggio

Di madre in madre
Dal mio annebbiato oblio
sollevo la veletta
e vedo sempre
la tua immagine
madre
mentre cammini
triste e silenziosa
su quell’unica strada
di casa tua
Seguendo la tua via
il tuo amore di madre
è maturato in me
sono madre
e cammino
con passo felpato
all’ombra dei miei figli
con la tua accanto
Testimone del tuo tempo
la mia memoria
forbice che taglia i ricordi
in tante schegge
cattura
solo ora
qualche tua gemma
di saggezza
e discretezza
per farla mia
Colgo il profumo del giglio
fiore che tu, madre
portavi al tuo Santo
e resto ancora
nel tuo innesto
stupita come una bambina
Antonia Scaligine

Linfa del tempo
Navigatore del pensiero
linea tracciata sulla dolcezza,
sentiero segreto,
noto a chi nota
la linfa del tempo.
Sente la luce,
ne segue il cammino,
e se pur dura è la sorte
sorge l'istante
del tutto assoluto.
Come zolle sul terreno
solchi di vita
vivono il tempo,
calda d'inverno è la coltre
che copre il fermento
dello stelo di un fiore,
aperto al domani.

Da Tempo senza fine
Tiziana Cocolo

Tu crescerai
tu crescerai
metterai piume di coraggio sulle ali e varcherai i cieli
sfiorando vette di un sogno che cercherai lontano

e sarai pioniere di ogni più incredibile cosa
diventerai immune alle tempeste
ti misurerai col mare e l’immensità della vita
perché tu piccola aquila
avrai già mappe incredibili nel tuo immaginario
tu crescerai non per ammansire il vento ma per cercarlo
liberi saranno i tuoi occhi verso le stelle
e quando ti fermerai in un momento di paura
ascolterai i tuoi battiti
piccola aquila con quelli tu forgerai il Nuovo Mondo

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Piccola spilla d’amore appuntata al petto pieno d’ardore
S’appresta a sorridere un poco…
ecco le labbra arrossire
e lo sguardo languire, e tra rose rosse,
che l’usuale dire è passione,
e tra rose rosse, riponendo in esse accento,
di porpora d’amore vestite
son lì a cullare teneramente
i sogni dipinti di ammalianti sospiri
che fuggir dal cuore come colombe
li vedi
per fuggir dal disegno
del dolce tormento….
laura toffoli


11 Maggio

Attesa
Mentre il ghiaccio si scioglie nel bicchiere
la gente intorno non misura le parole,
un chiacchiericcio che mi stanca
che mi sporca la sera,
allora butto gli occhi ad aspettarti
ancora.
Maria Attanasio

Il perdono (Aforisma)
Tanti inclini al perdono
anche d'efferati reati
e con alibi, giustificazioni
mimiche aggiustate a sconforto
si stracciano vesti alla causa
a imprecare Giudici e Santi
in realtà non gli importa niente
nè di chi ha osato o subito del male
solo prestano con interessi
in clamore a più orecchie pietà
che sperano gli venga restituita
con sontuosi interessi
quando delinqueranno

Da:Poesie Cialtrone
Michael Santhers

"Sense, Nonsense"
Ehi, tu sei Sens ed io Nonsens
tu, for ever Alba, ed io Tramont.
Quindi, ti dico: vedi se ci pens
tu con me ar iu rong; hai fat mal i cont.
Ed è inutile poi, parlare
ai só meridiunal e tu, du Nord
si finisce ever per litigare:
ai con l'American non vad d'accord.
Si, va bè, -ai nó- mai neims Benedet
yes, só tanto guud a cucinar
ma iu si bona -azz!- solamente tu lett
plis, ma mi vuoi far proprio incazzar?
None! Io no seguire e né sposar
só Italian va bù, ma no strunz:
e ghiv i chiapp luntan con i dollar
che c'i'm'incazz -altr che Bomb- ai don't penz.

07maggio17
Ben Tartamo

Un fatto, una poesia
Elezioni francesi 7 Maggio 2017
BlitzQuotidiano, 8 Maggio 2017
Macron, ha fatto 66,1…e è diventato presidente della Repubblica, sconfiggendo Marine Le Pen…
Paolo Flores d'Arcais si chiede come ci si può fidare di un candidato
"intasato di negazionisti in nostalgia di Petain e di cattolici vandeani, prende un terzo dei consensi, sarebbe più serio mantenere un certo timore, oltre che qualche oncia di vergogna. E capire come sia stato possibile arrivare a tanto, andando alle radici per poter reagire. Prima che sia troppo tardi".
I francesi sono gente strana…
Poi c'è quello che nessuno ha il coraggio di dire: come ci si può fidare di un uomo così non convenzionale da avere bisogno di una donna di 26 anni più grande. Saremo liberali, saremo progressisti, ma, care compagne, se vostro figlio vi presentasse una moglie della vostra età cosa direste?
Il Mattino.it, 7 maggio 2017: il Capo del Gov.: "Evviva Macron Presidente. Una speranza si aggira per l'Europa" ...


Er …cammiamento transarpino
Oh!...Adesso er mônno è tutto più contento,
mo', dopo er voto de li traspadani…
Ché…mica come 'i scemi americani…!...
Che quer lupaccio, se sò messi drento!

No! Questi hanno voluto…er cammiamento!…
Pe questo hanno votato a piene mani
quer che mo' c'era e… ce starà domani,
che nu je porterà arcùn giovamento…

Pò èsse anche de no…Chi pò sapéllo…
Ma quer che se sapeva era che "quella"…
si entrava èreno cacchi…e senz'appello!

Qui, quer ch'ha…'ntusiasmato a tanta ggènte,
è quell'"evviva!" detto a garganella
dar capo de 'n governo…riverente…

Intanto anche chi stava a sostenéllo
se st'a ffà già vienì 'i ripenzamenti…
Ché pare solo questo, tutt'er bello,
nde 'na demograzzìa a li quattro venti!
Armando Bettozzi

Nuovo giorno
Tenero neonato.
Ho ancora la forza di salutare il Sole -
per devozione - con rispetto -
ma non per amore.
Lui paziente e apparentemente buono

pare rispondermi inondando ogni cosa.

Rumore, frastuono, agitazione -
Nulla di nuovo sotto il sole.

Lo sa che non lo amo - ma lo rispetto

lo temo - Così vicino, così caldo.

Il mio astro è la luna - così discreta
la sua lampada - così educata
talvolta non si accende
per non farmi vedere i miei
sentieri interrotti - troppi.

Il Sole no, lo fa a bella posta -
è nella sua natura mostrare tutto -
certo il bello, ma pure il brutto -
e ciò che non ti va di vedere.

Verso la collina: quante strade
tutte diverse, alcune dritte -
le più - contorte e...interrotte -
ineffabilmente - indecentemente -
pavidamente - colpevolmente -
fors'anche inconsapevolmente.

Anche Luna sa, e non mostra -
sta lì leggera in alto - pietosa -
non evidenzia, se non placida e dolce -
mai severa - quasi dicesse: che importa?

L'altro - no -
invade - penetra - mostra spietato -
e si compiace del mio disagio.
Acquaviva

La notte in cui piansero le stelle
Echi di rivalse
nel connubio di richiami
al convivio dei sicàri
quella notte.
Nel silenzio delle stelle
la pietà
al sacrificio dell'agnello.
Vitale Tagliaferri

Vedere il futuro
Ho tracciato
la mia strada
inventandola
metro per metro
ma questa nebbia
fa sì
che solo al posare
il piede
sia certo del mio passo
e sento
il rumore
della via percorsa
crollare
perché non mi è data
possibilità di rimedio;
che sia giorno
o sera
non posso sapere,
troppo incerta la luce,
ma credo che sentirò
la voci
laddove si incontreranno
tutti i sentieri degli uomini.
Gian Luca Sechi

Senza radice
All'ombra d'un cipresso ardito e solo
sperso in un campo senza più radice
parole più non sento e lei non dice
ed a chiamarla invano ormai mi sgolo.

Ad altri tempi a volte triste volo
tutto macìna nella trebbiatrice
l'età di dolci sogni è truffatrice
più non conforta il canto dell'assiolo.

Il tempo d'esperienza è portatore
che vuoi sapere tu del duolo altrui?
La zappa affondi come un aratore

ma oggi i tempi sono tristi e bui.
Tu pensi d'esser sempre un gladiatore
ma chi ti guarda dice: chi è costui?

Sonetto
(Donnas 28.2.2017 - 16,58)
Salvatore Armando Santoro


Pensiero di piuma
Qualche piuma bianca nell’acqua cheta
son barchette di sogno,

le trascina la corrente lieve
che par dialogare col vento irrequieto:
il dialogo di luce vibra tra le verdi e tenere foglie
annodando pensieri intrisi di carezzevoli promesse.
laura toffoli

Aforisma -
ci sono cose nel mio possibile che voi non potreste raggiungere nemmeno con l’immaginario

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Ancora
- Dunque
un palcoscenico
è tutto il mondo?
Come se il mondo
un groviglio fosse
di minuscoli
frammenti d'informazione?-


Alt! stop!
Tu ancora
essere puoi
un easy rider.

Chiudi fuori il mondo!

Nel rumore del tuo silenzio
torna a spigolare
le spighe d'oro dell'alba

alimento prezioso
della mente tua
di primitivo
parco testardo
che tutto
ancora il fantastico nord
della Finlandia di Sibelius
nel nulla puoi ritrovare.

Ancora dinamico
ben ancorato
essere puoi
come il tuo tavolo
di laboratorio
pieno di tacche
e cicatrici

e macchie
d'inediti colori
ad olio e tempera.

Ancora
tu
puoi
come il tuo tavolo
essere il veterano
che su robuste gambe di legno
sopravvive
ai colpi
della dura battaglia.
Roberto Soldà

(proposto da Piero Colonna Romano)


10 Maggio

Un pensiero
Curioso guarda intorno
azzurro il mare vede,
osserva le onde spumeggiare
il vento sibilare sente.
Il verde se n'è andato,
si nasconde,
un muro lo ripara
e l'acqua è assente
ma tra due pietre,
quel fiore solo,
brilla risplendente.

(Donnas 28.2.2017 - 11,52)
Salvatore Armando Santoro

Il mio amore
Aveva molti anni il mio amore
e camminava per strade misteriose
senza paura, con qualche dolore.
Aveva molti anni il mio amore
ma sorrideva bruciandosi al sole.
Maria Attanasio

Ciumachella
Che meraviglia è sta ciumachella!
Tutti se vortano a guardalla
a bocca aperta come pe' chiamalla,
rapiti da e pieghe de a gonnella.

Ai fischi nun era dispiaciuta,
mirati p'attirà la sua attenzione
con sibbilo de tale ammirazione
da scucije 'n segno compiaciuta.

Un giorno 'na signora assai gelosa
di tanta incantevole bellezza
chiese aiuto allo Stelo de 'na rosa,

de puncicalla però con gentilezza
come Cupido con la sua morosa:
co' l'arco, 'na freccia e 'na carezza.

Pure lo Stelo s'incantò talmente
da nun sapere più che cosa chiede,
che se scoccò 'na freccia sopra n' piede
e se divise er core dalla mente.

Lo Stelo e Amore so' 'na cosa sola,
la passione tale e travolgente,
'na storia delicata e commovente
insegnata sui banchi della scola.

Però ste frecce nun so' quelle de 'na vorta,
perché certi maschietti, da carezze e baci,
fanno cor tempo 'na brutta giravorta,

passando ai fatti "mo te pisto e taci";
ad alcune con tajo recidono l'aorta
ad altre tajeno parti intime e procaci.

L'Amore é bello quanno é un po' litigarello
e non quanno je dice attenta cocca
se perdo er controllo e a testa sbrocca
te faccio a fette cor cortello.

Cupido, nun scoccà più tutte ste frecce
se questo dev'esse e risultato,
se l'Amore va a morì ammazzato
o minimo je tajeno le trecce.

Scocca le frecce piene de rispetto
e l'Amore sia passione solamente
e la donna nun sia de proprietà l'oggetto,

ma 'na persona da trattà teneramente
con importanza e altrettanto affetto:
Amore che sia Amore essenzialmente.

Roma lì, 07/05/2017
Massimo Pierozzi

Il glicine
Il glicine discende
dalla gronda in corolle
celesti senza fine.
Corolle di parole
assomiglianti e uguali
fra di loro incredule,
pensanti e di speranza.
Vita prima del nascere
delle gemme che verdi
danno luce al tuo fare.
Così nelle parole
del nostro grande amore
che fanno capolino
all’alba di ogni giorno
quando volgo le spalle
al sonno, melodia
di un sogno che riappare.
Claudio Badalotti

L'ombra spalmata
come l'asfalto
sopra le rughe
di nostra sorella
e nascosti nelle grotte
dormono i graffiti
graffiati alle pietre.

Il sangue è un liscio velluto
che ricopre gli scheletri
gli stupri
la chimica delle notti
i fari spenti
l'equazione della follia
l'armonia dispersa.

Memento di fumi
acido e cloro
equinozio del bene e del male
solstizio della ragione
abominio di cenere

salviamo nostra sorella...
Claudio Tedeschi

"Rosa nella notte"
Oh rosa d'organza vestita
ora, t'ho sorpresa tremula
al fresco abbraccio della notte.
Ed al mio sguardo smarrito
ha risposto il tuo profumo
di gracili, dolci emozioni.

07maggio17 h 01:00
Ben Tartamo

La mia Musa
bella donna
e sbarazzina,
sa essere,
elegante ed intrigante,
la desidera ogni i fante.
persino Dante si sarebbe innamorato
e nella cantica la collocata
non c'è cosa che ella faccia
che a me,
non mi piaccia
se la penso al mio fianco
già la amo non sai quanto...
Filippo Travaglini

Fiori di speranza
Mente deformata
da nevrotici conflitti
cerca nuovi equilibri
tipologie di sfere umorali armoniche
plastiche duttilità cerebrali
tra schemi spezzati
sinergie disciolte
sipari chiusi di trame obsolete.
Una luce di fede s'accende,
germogliano ora
nel giardino della mente
fiori di speranza,
neuroni rigenerati
accendono il palcoscenico dell'io,
sorrisi sopiti
conquistano
le pieghe arrugginite
di un volto ritrovato.
salvatore cutrupi

La pioggia al mare
Piove nostalgicamente
sul sentiero che porta al mare aperto,

le impronte sulla sabbia
seguono altre impronte
e affondano
bagnandosi all’unisono.
laura toffoli

La clessidra
Soffro, soffro
come non e' umano soffrire .
E intanto la sabbia
nella clessidra
scorre inesorabilmente.
Fermala per favore,
fermala, anche solo per un attimo.

Ed io farò di quell'attimo l'infinito .
Sandra Greggio

lasciami bruciare in questo angolo di eternità vicino al sole
non sai che gli uccelli volano alti
lontani dalle bufere del cuore
a volte troppo innamorati del blu o delle nubi
e sebbene in tempesta si fermino sotto un riparo
le loro ali non smettono di fremere vicino al vento
i loro sensi non smettono di avere appetito
del lontano
il posto più lontano che ci sia
---
lasciami bruciare per il mio sogno
non sai che gli uomini muoiono dentro
quando non hanno più gli ideali
se tenuti in prigionia o sotto tortura per una fede
in qualcuno o qualcosa
però sappi che loro
si sentiranno forti in tanti altri inferni
se messa alla prova la costanza
la volontà di avere un astro fisso
se toccati nella dignità
se privati dalla libertà
ti prego lasciami il mio sogno di cui sentirne il fuoco
così domani io lo lascerò a un altro
capace di sentirne la fiamma
in ogni atomo del proprio sangue
nella forza delle proprie ali

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu


9 Maggio

"E vorrei, vorrei, vorrei..."
E vorrei, vorrei, vorrei giocare
come quando, ricordi, noi si era
dai nonni, laggiù in riva al mare.
E quei mille perché della sera
e le pietre lanciate alla luna.
Ricordi, le tue buffe paure
che poi, si faceva sempre l'una
con quelle strane fiabe immature
e, ci si addormentava sempre in tre!

E vorrei, vorrei, vorrei portare
ancora lo zaino della scuola;
le tue lacrime da asciugare
e in gola la magica parola:
"Papà, papà, papà...papà...papà...
no! qui non ci voglio proprio entrare.
Ti prego, non mi puoi lasciare qua!"
Con te c'era sempre da sudare...
come sempre, però, vincevi tu!

E vorrei, vorrei, indietro tornare
per non ripetere gli errori miei
ed aver più tempo per giocare;
ascoltar di più, per capir chi sei.
Magari, scriver meno poesie
per imparare un po' di più da te
e non chiudermi nelle fantasie
così, rispondere ai tuoi perché!

Quante lune ormai son già passate
i miei grigi me lo ricordano.
Quelle notti insonni son volate
quegli schiaffi ancora bruciano,
ma tutto questo ti ha reso grande.
Ora io, ti guardo dal basso in su
e ti faccio mille strane domande
per cui, Ingegnere, non ne puoi più...
pazienza: è fatto così, papà!

E vorrei, vorrei, proprio sapere
se lei è la tipa giusta per te,
se ancora una volta, nelle sere
qualcuno mi porrà i suoi "perché"
e, se ti farai chiamare papà
come facevi tu, mille volte;
se ritorneranno quei tempi là
per raccontar le fiabe raccolte
dal tuo buffo ed ingenuo papà!

06mag17 h 00:50
Ben Tartamo

Anime recintate
Sul candido viso il sole
in un cielo terso,
e lei sorrideva sempre
a invogliare l'anima timida
ad affacciarsi dagli occhi
aperti nel vuoto
ma all'improvviso
seppur breve un grugno
e intravedeva dietro l'ultima collina
una nera nuvola effige del male
allora si metteva a cantare
e la voce incantava le parole
che vorticavano vibranti
per ritornare all'ugola
a cullarsi nel solletico dei suoni

Un giorno la malinconia
con la scusa di una visita fugace
non se ne volle più andare
fece un'aureola di spine intorno al cuore
che nel tentativo di fuggire
infilzò i suoi battiti

Oggi un vecchio giradischi
su amaca di tela di ragno
suona la canzone migliore
e qualcuno giura di vederla
con ali di farfalla danzare nell'aria
e con mille bicchieri di nettare
a invogliarla a bere
e felice volare con lei per sempre
ma poi la notte col suo reticolato di ombre
coperto da sassi dorati
ferma il decollo
e vampiri all'alba,le illusioni
uccise da luci e croci

Da:Sorrisi Pignorati
Michael Santhers

Le mie pinne
Le mie pinne
nessuno le nota
ma si muovono costanti
dentro l'acqua si vede solo schiuma,
ma mi fanno cosciente galleggiare.

Le mie pinne
son sempre sorprendenti
guidano,
non mi fanno disorientare,
dritto vado alla fonte
d'acqua pura riempio la mia vita,
colgo un fiore,
spuntato in mezzo al fango,
piango
per un'anima in pena e un viso nero.

Le mie pinne
crescono nell'anima
mi proiettano nel mondo del sereno
dove lo sfruttamento non esiste,
dove si guarda al bene generale,
a questo mondo che degrada e muore,
e mi proietto in un mondo surreale
dove ancora una carezza si può dare,
dove l'uomo non è nero
ma è di mille colori,
arcobaleno.

(Donnas 28.2.2017 - 11,05)
Salvatore Armando Santoro

Ringraziamento
Grazie al male subìto so il bene dov’è,
è per le mani di mia madre che conosco la fatica,
per la luce in certi occhi
riconosco l’uomo e scanso il maschio,
e per il dolore dato
ho sempre chiesto perdono.
Maria Attanasio

Sorella
Tu sei un fiore
che non posso
veder appassire
donami il tuo dolore
sarà il mio fardello
ma poi
sorridi
vivi
crea
e sarò felice
per sempre.
Guido Trinci

L'ultima poesia
L'ultima poesia
la scriverò domani.
Ancora qualche ora
e mi verrà in mente qualcosa.
Forse
dipingerò il mondo di rosa.
Piergino Pedrocco

A fari spenti.
Veloce va la strada
il tempo ti si sbatte in faccia
mentre,
a fari spenti,
attraversi questa notte
che non ha più fine.
Emilio Tasca

Il silenzio che mi parla
M’attrae quel tuo silenzio
nella notte di sogno
e mi butto vagante
incuriosito, accorto
nell’ansia del peccato,
cercando le parole
nel senso del non senso
di quello che non dici.
Poi il tutto è per finire
e finisce in silenzio
silenzio che mi parla
molto più del tuo dire.
Claudio Badalotti

Prendi le mie ali
prendi le mie ali e vola
smetti di avere paura dentro il blu
cerca una voce tra le nuvole di spuma
cui cantare forte i tuoi battiti
e lascia
lascia scritto il tuo nome sopra una stella
bacia col sorriso tutto il tuo passato e gli errori
non sarai mai un eroe ma solo un uomo
che brilla nell’attimo di ogni piccola gioia

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Micromacron
Du micron à Macron
Tous ensemble nous marchons ;
Du Parismatch à Pariscope
Tous en marche pour l’Europe :

La Francia avanza, l’Italia trema
e a noi ci tocca subir D’Alema.
Possiamo metterci in cammino
con la Meloni e con Salvino?

Questa è l’Italia? No! L’Italietta
di Berlusconi e di Brunetta.
Senza vaccini contro il morbillo,
a noi ci tocca tenere Grillo.

Mentre Macron va all’Eliseo,
al Nazzareno torna Matteo,
perciò stiam fermi e stiamo buoni:
teniamoci sttretto il Gentiloni.
Carlo Chionne


8 Maggio

Crepe nella fortezza
Crepe profonde,
mattoni
corrosi dal tempo.

Ferite
mai rimarginate
di lontane tempeste.

Mura
umiliate dall'uomo
lasciate all'incuria
e all'indifferenza.

Antichi cancelli
arrugginiti
intrisi di pioggia.

Questa fortezza
assomiglia al mio cuore,
alla mia pelle provata;

è come me,
un'anima logora
in una scorza
di pietre consumate
Dario Menicucci

Un fatto, una poesia
Dalle cronache:
USA: verso il taglio di 20 punti di tasse alle imprese…(Aprile 2017)
Qui per gli 80 euro spagliati un po' qua, un po' là, l'hanno fatta passare per… un tàjo tasse da fine der m?nno…!....

Ridémo…che mamma ha fatto li gnocchi…
Ridémo…che mamma ha fatto li gnocchi…
Ma 'ntanto - lliggiù - rìdeno davéro
côr tàjo tasse…E qui davanti all'occhi
ciavémo 'n bèr futuro…da umor nero:

co disoccupazzione ch'è in crescenza
(e avòja a ddì er contrario!), e puro l'iva
-spauracchio sempre llì in… bella presenza,
côr rifrettore addosso…Eh, sì!...'Na diva!

Negozi chiusi (nostri)…e l'artri, operti!
Qui 'ndove che 'r probblèma più 'mportante
è sempre e solo er vôto…ché 'sti "esperti"
se déveno da scéje er più allettante….

De tutt'er resto…Pippa!...Sì…discorzi…
Che qui nisuno ce fa mai mancà -
spèce pe ddì: "Fate tutti li sforzi
pe accettà…si ve stàmo a ruvinà"…!...

Però…Quarcosa, è vero…l'hanno fatta:
l'ottanta euri!...È quello er "tàjo" nostro!...
'Na cosa migragnosa, però…adatta
a 'mpiastricciàcce de parole e inchiostro!...
Armando Bettozzi

"Sogno di una notte di mezza primavera"
Sognavo, ma all'improvviso
un caldo suono ho avvertito.
Era certo un clarinetto...
dimmi, cos'è quel sorriso?
Davvero, io l'ho sentito
ai piedi del mio letto
soffiare le sue note.

Suo amico, era un violino
- però, io l'ho avvertito -,
per ben delle sue gote
di non picchiar di fino
con l'archetto divertito.
...Erano note su note:
che infinito dolce tatto!

Sarà stata una magia
ma poi, il ritmo è cambiato:
all'improvviso un gran botto!
Finita la poesia:
una grancassa ha suonato
con un bel tamburo al trotto
e piatti per compagnia!

Ma che assurda folle banda
- mio Dio, che spavento -,
è piombata in casa mia!
Che cos'è 'sta sarabanda
via, via, in un momento
questa assurda sinfonia!
Ma guarda te, che folle crack!

Poi è apparso un fantasma
ed io stavo morendo.
Era vestito con un frac
ed aveva pure l'asma,
m'ha sorriso poi, battendo
la bacchetta con un bel "tac"!
Ed io, sarò svenuto.....

Ogni cosa era diversa
non era più casa mia
al mattino poi, svegliato.
Sì, di note e pause immersa
con la scritta: POESIA!!!
ogni muro, colorato.
Matto eh?! Ma non ho sognato!

04.mag.17 h 00:30
Ben Tartamo

Difesa
Ho costruito mura imponenti
Tra me e il mondo.
Ho preferito chiudere
I cancelli del mio giardino,
troppo fragile è lo stelo
della mia anima,
troppo impetuosi i venti e le bufere.
Ogni volta
Che ho fatto entrare qualcuno
Ho subito la sua presa avida
E ho dovuto ricostruire lentamente
I resti e le macerie,
dopo che tutto era stato depredato.
Ora le mura
Saranno più alte,
difficilmente si apriranno le porte,
guardo il mondo fuori
ma niente mi appartiene.
Cristina Perilli

Questo silenzio
E' strano,
quando a qualcuno ci si lega
ci manca qualche cosa a non sentirlo,
si aspetta tutto il dì udire un trillo,
troppo silenzio a volte non si spiega.

Che fa?
Cosa sarà successo, perché tace?
Tu ti domandi, e sei un po' impaziente.
Non sono forse più nella sua mente?
Cosa oggi ha turbato la sua pace?

Lei non lo sa,
(e penso che sia ben che non lo sappia)
un poco s'è infilata nel mio cuore
quando la sento provo un gran tremore
e non vorrei finire ancora in gabbia.

Qui non legge,
almeno io questo sto sperando,
ma se leggesse allor scopro le tombe
perché da solo do fiato alle trombe
le scopro che il suo affetto sto cercando.

Ma lei lo sa,
forse ha capito già. E allor perché sta zitta?
Penso vorrà stimar se il sentimento
sia forte o flebile come d'aprile il vento
ed io vorrei evitar l'ennesima sconfitta.

(Donnas 23.2.2017 - 23,03)
Salvatore Armando Santoro

Per D.
Ha amato così tanto
che a un certo punto
le dolevano le mani
perché l’amore è costruzione
e capita che s’infiammi il tunnel carpale.
Maria Attanasio

Il vento
Ma quando diventa forte il vento?
Il vento diventa forte quando s’adira e passa a selvaggio umore
investe turbolento ogni forma
per poi cedere quieto ai silenzi
se primavera lui blando vanta le carezze date a un fiore
se estate abbraccia di passione un nubifragio
se autunno marcia con pulsi funebri per una foglia morta
ma quando è inverno sferza con potere contro i suoi ostaggi

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo
Jacqueline Miu

Nel mio cuore una rosa
Nel tardo meriggio
Di un giorno d’autunno
Vidi,
sul ciglio di un prato
una rosa,
era sola,
in mezzo al cespuglio di spine.
Pensai , la raccolgo.
Come se essa
capisse il mio gesto
apri i suoi petali
per essere mia
e lasciò che il profumo
inebriasse i miei sensi…
una volta recisa
le dissi sei mia.
Lei in un gesto d’assenso
Chinò la corolla,
e profumò tutto intorno..
con odore pungente
inebriò la mia mente.
Tanto tempo è passato ed io sono felice
Lei è ancora nel cuore
Ed ha messo radici.
Filippo Travaglini

La luce della luna
sarebbe rimasta accesa
almeno fino all’alba,
se
dopo mezzanotte
l’ ombra di una nube,
che s’ avvicinava cheta, cheta,
nei dintorni del balcone,
(lasciai la finestra
aperta,
per parlare con le stelle)
non fosse caduta
in mezzo,
alla mia insonnia,
e a un bel sogno che iniziava.
Antonio Scalas

Ardore
Soffio di vento
dal camino scende,

un caminetto spento
ma l’ardore in petto
riempie la stanza di calore e di luce…
laura toffoli


7 Maggio

Kamikaze
Se serve si allacciano le scarpe
E leggono i giornali cartacei e sul web .
Leoni da tastiera si scambiano insulti e idee,
dormono , mangiano fanno l’amore
se capita ridono.
Sono figli e fratelli , padri e scompiglio,
delicatamente con la mano si coprono la bocca
ad ogni sbadiglio.
La barba sempre pulita come i piedi prima della preghiera.
L’Oriente che si solleva contro l’ Occidente.
Avremo tutti tra le mani lo stesso niente.
Maria Attanasio

Bosco nella valle
Echi striduli nella valle
innescano fughe andirivieni
e vibrare di frasche,

Matrioska di corpi
baratti di pagliuzze
pioli di scala verso un cielo a misura
e pigolii preganti

Tagliole per tagliole
sangue affluente estorto
al mare d'occhi chiusi
vedrà chi è più forte
e racconterà al silenzio

La natura a primavera
colora il suo disegno
sbaglia copre qualche orpello
era fiore all'occhiello
o semplicemente surplus

Passi e ali
sospendono respiri
giocano a intuizioni
a chi fa meno rumore
la posta è il domani
tempo forfettario
fuori d'ogni calendario
rivedersi data astratta

Rabbia di motosega
intervallo al cono di bocche
incensate tra verdi cupole

Da:Soste Precarie
Michael Santhers

Vecchia quercia
Sto leggendo una poesia dedicata ad un padre,
di quelle come ne ho scritte io.
Era un padre come era il mio:
una vecchia quercia, così t'avevo chiamato.
Anche lui, come te, se ne è andato.
Dice la poesia: "Non mi farai più ombra, vecchia quercia"
Anche a me ombra non fai più,
non mi proteggi con l'ombrello,
non mi ripari più dal sole.
Sono qui, sono sola, nel mezzo della vita
Non so più che strada prendere,
vecchia quercia mia
Nadia Borean

"Impossibile Sogno"
(haiku)

Tu Aurora, e io Tramonto
ci incontrammo un bel giorno,
nello spazio d'un Sogno.

Tu Sogno, e io Realtà
ci scontrammo nel buio
d'una Notte senza età.

03mag17 h 22:50
Ben Tartamo

Il deserto
Ho rincorso i giorni,
quando tu non eri nei miei giorni,
sperando che i gabbiani
mi parlassero di te.
Ho sperato in un altro risveglio,
sperando che il sole
accompagnasse l'alba e te.
Ho tramato contro il destino,
scorrendo i giorni a ritroso,
cercando di scorgerti
all'orizzonte,
appoggiata sulle nuvole,
leggera.
Ho udito la tua voce
echeggiare da lontano,
ma era l'invana invocazione di
un illusorio miraggio,
in questa vita che,
senza di te,
è un deserto.
Antonio Alvaro

la mia notte
il tuo corpo,
dal mio sguardo soltanto coperto,
tante notti sognato,
mille volte immaginato..
mi confonde la tua bellezza,
arrossisco in una carezza..
ed ascolto tremare il cuore,
mentre baci le mie parole.
...e mi sento in un altro mondo,
col tuo amore che gira intorno..
non è un sogno,
non è un pensiero,
è la notte che io volevo!
andrea sbarra

Il tempo
Vicino all'orologio
una matrioska
dal mantello rosso
un foulard giallo
e due intensi occhi azzurri
guarda il tempo che passa
sognando forse qualcosa.
Oggi la chiamerò col tuo nome
perché non è una ma tante
e la più dolce sta con me.
Enrico Galavotti

T'amo brutta mignotta
Io sempre t'amo e t'amerò mignotta
lo so che l'armonia tra noi s'è rotta
anche se tu hai la memoria corta
uno spiraglio ancor c'è nella porta.

Per quella via, oh, donna poco accorta,
ancora la speranza Dio riporta,
smetti di sostener che t'ho sedotta
perché lo sai m'hai preso con la potta.

Qualcuno pensa ch'io sia poliglotta
ma l'Odissea non l'ho ancor tradotta
l'avessi fatto sarebbe assai contorta
la traduzione mia molto distorta.

Ma a verseggiar non ho bisogno scorta
traduco dal latin ch'è lingua morta
ma che ancor serve a gente colta e dotta
per pagarsi ogni giorno la pagnotta.

Ad altra storia, quindi, t'ho condotta
non dar risposta e non darò più botta.

(Donnas 29.1.2017 - 23,05)
Salvatore Armando Santoro


Haiku
soffi di vento
lambiscono il tramonto -
trema una foglia
Salvatore Cutrupi

The Rose
demoni in silenzio dietro la porta un serafino con le mani legate
fiori spingono spine di profumo intenso e il cuore batte amando
filoni di ombre nel caos multicolore dei sogni
corro per poi fermarmi sono implume vorrei volare ma divento una rosa

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Regalarsi un altro punto di vista
Pallido regalo
è oggi il petalo baciato
dal timido tremulo raggio…
allora sorrido
e la rosa svela armonia.
laura toffoli


6 Maggio

Poesia a tema
Volersi bene

"Volersi bene"
Volersi bene
senza catene
non è mai stato
facile per me.

Volersi bene
e senza paure
non è mai stato
facile per te;
cos'è facile
su, dillo tu a me!

Volersi bene
bene davvero
come io voglio
bene, solo a te.

Volersi bene
gli occhi negli occhi
per respirare
un sol respiro.

Volersi bene
vuol dire amare
anche soffrire
fino a morire;
morir d'amore
soltanto per te.

Volersi bene
bene davvero
come io voglio
bene, solo a te.

Noi siamo boschi
siam prateria
cieli su immensi
e poesia.

Noi siamo stelle
nell'immensità.
Noi siam gabbiani
nella libertà;
cieli sereni
dolce azzurrità.

Volersi bene
bene davvero
come io voglio
bene, solo a te.

02maggio17

Ben Tartamo

Pensare per morire
È così bello pensar di finire
nel passare le mie giornate a leggere
poeti, colti filosofi e Vangeli
e così per tutto il tempo, restare
senza quelle monete
per sopravvivere, così care
al pensiero che fare è per mangiare,
se non mangi non vivi,
se non vivi defungi.
Allor che serve vivere
quando basta il pensare per morire?
Claudio Badalotti

La parola
Concava e rotolante
Vera e liberatoria
Rosa colorata
Nera dimenticata
Circolo vizioso
Nodo scorsoio
Lattante ubriaco
Cliente e buono acquisto
Ladra e apolitica
Gigante gnomo
Schiava del tempo libero
Quello che non sono.
Maria Attanasio

Il paradiso
Allor che sono' l eterna ora
L'alma raggiante lascia la sua spoglia
Mortal ,non pena la prende
Ma guarda il primo corpo piegato
Dall' amara morte che per niun ha risparmio !
Quinci si veste di luce ,e guarda gioconda
Al pensier supremo che a lui tutto conduce!
Ah quanta grazia negli occhi lor che han lasciato
Questo soglio i crucci e pensier che ogni giorno governa
Sei dunque tanto duro Angel nero che ci traghetti
Alla porta senza ritorno ?
E sol il pago che devi mortal per lasciar questo sentiero !
Fiumi d'amor che tutto avvolge dal principio
Della nuova vita per l eterno!
E l'amor puro Santo e Benedetto che germoglia
Come seme per nascer nel legger petto!
Chiare giornate ove non più tramonta notte
Li l' infinito regna e protegge
Gli spiriti eletti che già han salito nella luna
Il primo passo .
Pregano e sperano di calcar I cieli
Per giunger al primo respiro dell universo
La gloria del perdono del Santo nome
Per le bocche dei beati già risuona
Fissi nel signore !quella purissima
Fiamma che Penetra i pensieri
Conosce di ciascun i giorni sani e amari
Ma già tutto e lontano or si Bean della gioia
Che mai fu così piena ,e vera
I cerchi del regno celeste
Accolgon le varie classi degli
Spiriti li giudica e li divide
Per vari gradi di purezza
Stanno i santi nel primo mobile
Accanto al padre e il figlio
Quel giudeo che dide il sangue in terra
Eletta per la speranza senza fine.
Il legno inumano ha fatto della carne
Strazio ma in lui il patto solenne
Di rinascer nel suo regno
Oltre il tempo e lo spazio
Il suo vigore lavo il male del mondo
Con una grazia che Mai vide
La piccola razza.
Siedon i santi e i martiri
Che con il sacrificio final onoraron
Il bel figliol
Or si giungan e cingon il padre e il
L 'eletto spirito ,L alta classe celeste
A giudicar chi ancor preme e geme tra I legacci
Terreni
Un canto idlliaco che supera l 'umana sapienza
Dilaga e copre gli animi santi come pelle di luce
Fulgida chiarezza di abbacinante bellezza
Che spalanca le porte di grazia
Riflette nei lor occhi come specchi
L 'amor che è dono di lui !
Al par delle stelle inondano E rischiaran
L infinito !
In quei mari di allampante eleganza
Nuotan in una liquida luminanza
Ogni anima che guido' la sua vita
Al passo di danza e ubbidienza
Giocan cantan in quel luminar
Che ha in se la polvere di stelle
Pioggia ricade luminescente
E in quell affocar di lucido
Fulgore I volti dei cari
Che lasciammo lacrimando sul marmo !
Li infinite colline che potevan
Rallegrar l'occhio
Campi di fiori e acqua purissima
Ove naufragar nel piacere
Nessun giorno umano e 'al pari d un secondo
Con voi che già avete scoperto il vero!
Nel volto pietoso della Vergine
Il riposo ,tu madre fra le madri
Che attendi all ultimo passo chi a te
Chiede asilo .
Non più chiasso non più lagnar
Non più pena che appesantisce
Ma solo l ' armonia nell amore e nella luce
Che chiude il confine
corrado cioci

Ladri
C'è chi ruba seduto
chi scavalcando balconi
e poi ci sono quelli
che si fanno portare a casa
dai derubati il bottino
e ci brindano insieme

Rubare fa curriculum
e significa aver sfidato la vita
e in onore eroi aver vinto,
perdenti gli onesti,vili
attanagliati da vergogna e paura

Maestri i politici
osannati insegnano tecniche
e tutti fedeli a imitarli
a volte precipitosi con troppo rumore
svelano intenzioni di furto
e bocciati cambiano scuola

Anche la chiesa è contenta
in fondo si tratta di ripartizioni sociali
e a scuotere la tovaglia ai pirati
avanzi leccornie ai passeri,ai poveri, ai cani

A simboleggiare il furto
olimpo dei furbi
una mano a simulare
all'avvito di un dado
oppure una volpe
che sotterra una piuma

Malattia rara l'onestà
beffa, si pavoneggia alla scienza
invece congenito,salutare
al popolo invariabile il furto

Ogni paese ha i suoi ladri
ma endemici solo in italia
da millenni indisturbati
protetti proliferano

Da: Poesie Cialtrone
Michael Santhers

Dalle cronache di questi giorni…
Però, adesso, è caccia all'uomo: Ivan il terribile…Però "quell'uomo terribile" ce l'hanno avuto in mano più e più volte…Però…non lo si poteva …trattenere…per via dei troppi <però>, appunto. Però, che almeno "Mea Culpa", sia! (Aprile 2017)
E se non ci fosse stato il caso col morto di Budrio…chi ci si sarebbe messo a disturbarlo questo fantomatico russo-serbo-Ivano-Igor-Ezechiele…O vattelapesca…?! Nes-su-no! Ancora libero di fare liberamente il c….o del suo bel comodo. Qui! naturalmente! E dove altro?!

Però…er Mea Culpa…?...
Mo' si volémo inziste…mbeh…inzistémo…
Però…C'è sempre sto <però> che gira…
Che c'è chi come 'n sercio te lo tira
quanno artro nun sa dì…si no 'n estremo:

"È vero, ciài raggione, sì….<però!>…"…
E côr <però> buttato a sarvaggènte
te dice tutto, e…nun te dice gnènte…
Ma è stato chiaro che deppiù 'n se pò.

"Difènnese, vabbè…però…s'armàmo…?"
"È 'n assassino, sì…però è così…"
"'N dovrebbero…però…vònno vienì…"
"Vero!...La pena…! Però…'ncatenàmo…?"….

Però…qui, tutt'er peggio st'a succede!
E stanno tutti quanti a lamentàsse…
Ma 'ntanto a Ivan - 'n côrpo lo pijàsse -
ce l'hann'avuto in mano, e - 'n ce se crede -

pe quattro vòrte, côr "però" a la mano
invece de 'nchiodàllo in d'una cella
gnisempre l'hanno preso a bagatella
e mmo' se stann'a morsicà, ma…invano,

-le sicurezze e la maggistratura -
de avéllo…perzo…mentre stava a tiro,
pe'r solito "però"…ch'è sempre in giro…
Però, er Mea Culpa, a ddìllo, che è: 'n' abiura?…
Armando Bettozzi

Cani a Castrovillari
Mi dicono che sono un cane triste,
ma nessuno si chiede mai i motivi
son nata in un paese inospitale
gente cattiva che fa solo male.

Ma che colpa ne ho se sono nata
in un paese che odia gli animali?
In fondo che fastidio do alla gente?
Scodinzolo e a nessuno chiedo niente.

Sono felice per una carezza
che un infelice a volte mi regala
lui legge in cuor, conosce la sua vita
pensa che come lui io sia fallita.

Eppure nel mio cuor c'è tanto amore
lo regalo anche a colui che mi respinge
cerco un padrone a cui donare affetto
quello d'un cane è sempre il più perfetto.

Fa festa anche al padrone più brutale
e gli parla con i suoi occhi buoni
anche se tanta gente non lo sa
un cane dona sempre fedeltà.

(Donnas 25.2.2017 - 22,05)
Salvatore Armando Santoro


L’inizio è per me fonte che rinnova lo spirito
Sol che leva le sue chele dorate
sulla spiaggia levigata dall’accento del giorno
che abbozza il suo spettacolo
sul far dell’alba, che si rannicchia nel palmo gaia,
e sulle vertebre tutte della radice madre
rigogliosa perla di saggezza
scolpita nella notte dei tempi
dall’amore di Dio
e trascinata a valle dal neonato universo
sul gomitolo terreo: culla delle nostre membra mortali
e travaglio del nostro pensare
rivolto sempre a un domani
che leva col giorno col suo inizio regale….
laura toffoli

I vestiti della luce
La luce si veste all’orizzonte
cambia colore come il camaleonte
al tramonto indossa scialli
con i bordi rossi e gialli
s’infila nel nero pigiama della notte
nella luna tra bianche canotte
coperta dal velo dell’aurora
piano piano brilla ed indora
S’impiglia tra gonne e pantaloni del giorno
con raggi ricamati con i punta giorno
tra merletti del cielo asciutti o bagnati
la luce si svela e da lei siam baciati .
Antonia Scaligine

E poi verrà….
E poi verrà un giorno,
Mesta e assorta,
appoggiata
Al tuo bastone,
percorrerai il viale alberato
facendo attenzione, a non calpestare
le foglie a terrà, ormai morte nel autunno inoltrato.
Il tuo incedere lento
ma a volte, più ansiosa e più veloce
per raggiungere il cancello
oltre il quale troverai parte dei tuoi ricordi più belli.
Lì, in fondo tra cipressi
Carichi di rugiada nella fredda mattina d’autunno
Vai ad incontrare
Seppur celato da un freddo marmo
L’amore della tua vita…
Quanti ricordi, quanti baci, quante carezze..
Hanno riempito di gioia,
il tuo cuore e il mio
Ormai solo ricordi conservati
Come un mazzolino di mammole
in un bianco fazzolettino di lino..
Filippo Travaglini

Spezzasoli
spezzasoli quest’anima nella tenebra tempesta di luci il mattino
King Kong sorseggia un espresso al bar dietro l’angolo immaginando il mare
corse di ragazzini aquiloni verso il domani uno è disperso per sovraccarico di sogni
in una bolla d’acqua dolce un pesciolino infrange la legge di gravità e vola

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu


5 Maggio

Il varo
L'alba è come una tavola imbandita
che ti presenta, con i suoi colori,
con le sue brezze e con i primi cori,
le pietanze succose della vita.

Siediti e spera che ti sian serviti
dei lauti pranzi e delle sobrie cene.
Ma resta pronto a uscire dalle scene,
poi, quando il corpo non ha più appetiti.

Godi l'estrema luce del tramonto
come fosse l'offerta dell'amaro;
sii come nave che s'appresta al varo,
gusta ogni goccia mentre aspetti il conto.

Quel tocco freddo non lo puoi evitare,
paga, sorridi…e scivola nel mare.
Santi Cardella

Haiku
La gente pensa –
I fatti se ne vanno
Per conto loro.
Claudio Badalotti

A prezzo pieno, niente sconto.
Con assegni post datati, mai avuto contanti.
Col sangue e piccoli morti.
Dolori alle mani e vuoti d’aria improvvisi.
Attacchi di vita inattesi.
Occhi aperti al buio.
Memoria labile e felicità che passa inosservata.
Tradimenti vari e attese di perdoni.
Cara si paga la vita.
Maria Attanasio

Nero
Nera è la morte con
il suo mantello
nera è la bandiera
a lutto o di pestilenza
nero è l'uomo che
la notte ruba sonni
innocenti e bianchi
nero è Calimero
e se ne duole
"sei nero in volto" si dice
all'abbuiato
il fumo è nero
come la pece
così scritte minacciose
sui muri
il cuore è nero
di rabbia
e "ti faccio nero!"
s'usa allo stadio
nera è
la benda dell'occhio
guercio del pirata
Barbanera....
Difficile è portare
sul corpo e nella mente
quel colore:
occorre scaldar
coraggio..
Tinti Baldini

Mani nel Tempo
queste mie mani coprono il tempo
scrivendo parole disposte
impronte
a perdere valore...
a durare un giorno
fosse solo verità
o ciò che vorrebbero dire
o disposte alle carezze
se ti sfiorano la pelle
quando credo di aver preparato il tempo
alla speranza
disteso sui prati
o sulla neve di manitù
mani tremanti
disegno onde che allungano il tempo
enrico tartagni

"Stanza di sera"
Scale dopo scale
e vetri su vetri
questa è la vita
vestita la sera.

Male, sordo male
in due, tre metri
conti tra le dita
quella tua preghiera.

Un suono di tuba
ti batte sul cuore
e ricorda ancora
che è ormai sera.

E l'ansia ti ruba
la gioia e ogni amore
lasciando in quell'ora
la sola preghiera.

Capo sul cuscino
e pensieri strani
vorresti volare
ma non sai mai dove.

Vorresti vicino
solo quelle mani
per accarezzare
sogni in dolci alcove.

Sera dopo sera
tutto è uguale
e nulla cambia ormai
a quel capezzale.

Stanca primavera
stanza d'ospedale:
è finito, lo sai
anche il tuo male.

01maggio17
Ben Tartamo

Tradir piacendo
T'accarezzavo quei tuoi seni nudi
capezzoli induriti
lussuriosi
liscia la pelle
quei due tuoi denti storti
ramati i tuoi capelli
discinti e ricciarelli.

Poi quel tuo viso ricco di piacere
quel desiderio forte e contagioso
quel giocare sul letto,
quella mano morbosa tra le gambe
a stuzzicare l'umido del sesso
mi travolgevi nelle trasgressioni
vibravano gli ormoni.

Volava nella stanza quell'odore
che accende il sesso quando è stuzzicato
io ti guardavo
oh dio quanto soffrivo
altro avrei voluto darti
ma solo quello avevo
di più donarti allora non potevo.

Ti colmavo d'amore
un amore tenero
adeguato all'età che allora avevi
amore che strana parola è questa
ai giorni nostri ormai è poco usuale
quello che conta son soltanto i sensi
all'amor non siamo più propensi.

Sono soltanto i sensi
che occorre a tutti i costi soddisfare
l'amore dura poco
c'era, adesso il fuoco è spento,
l'amore è come il vento
quello che è stato fu
con se le foglie porta in su e in giù.

(Donnas 21.2.2017 - 21,52)
Salvatore Armando Santoro



Libertà
a mare in libertà vola il cuore e da ogni catena – lontano
frecce gli albatri contro cielo col peso d’azzurro sulle ali
davanti al timone e mai soccombere i sogni pionieri guado a tempesta
del vento amico col vento contro o nemico noi soli apparteniamo all’oltre

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

La stessa voce
Era da tempo
che volevo vedere
tutto quello che c'è
al di là della collina,
un uomo già vecchio
mi aveva raccontato
di un fiume così limpido
che ci si può specchiare,
mi aveva pure detto
che cento uccelli bianchi
cantano in coro
quando si sveglia il sole

ho accarezzato quel fiume
ho sentito gli uccelli
e ho raccolto dagli alberi
tanti frutti maturi,
ho toccato i sassi
di una vecchia montagna
con l'odore dei secoli
e di antichi guerrieri,
accanto a un cipresso
ho trovato una croce
c'era scritta una data
e un nome tra i fiori

poi ho atteso la sera
per ascoltare
il silenzio
per sapere come parla
quando dorme la collina,
lui ha la stessa voce
che io sento in pianura
quando guardo la notte
e l'alba è ancora
lontana.
Salvatore Cutrupi

META(Europa) … FISICA
(En marche pour Dimanche)

Io sono un poeta dilettante:
di poesie, ormai, ne ho fatte tante,
ma resto sempre una mezza tacca:
quasi tutte somigliano a una cacca

che ogni giorno che passa diventa
come ill mondo che rappresenta
in cui ritrovi forme ed umori
che da noi stessi vengono fuori …

Però una volta fatta ci resta
finché qualcuno non la calpesta…
Carlo Chionne

Due destini s’incrociarono
nell’istante d’un breve sogno

Dal libro di pagine ingiallite,

pergamene vissute nella polvere
d’un deserto dalla trama oscura
scritto fitto fitto
da poeta di arguto ingegno
con l’ardore in petto
di vero amore,

i miei occhi stanchi,

come ombre d’una sera d’autunno
che si distende su monti cerulei
e con palpebre rosate
come fresche albe
rubate al mare d’un inverno
dai ghiacciati rintocchi sulla pelle,

si son posati

sui fiori di fresco respiro
comprati al mercato
in un sabato mattina rumoroso
carico d’occhi curiosi
e di mani intrepide,

lì,

l’arte di madre natura
anfora di vita
divenne legame d’amore:
il poeta uscito dal libro
mi porse con inchino i fiori
di candida guancia
in ricordo
del suo perduto amore…,


…nel sogno d’un istante
addormentata tra raggi
d’un rosso crepuscolo.
laura toffoli

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Quando tu sarai vecchia
Quando tu sarai vecchia e leggerai
Questi poveri versi accanto al fuoco
Rivedrai colla mente a poco a poco,
I giorni in che t’amai.

E ti cadrà sul petto il viso smorto,
Per la memoria del tuo tempo lieto:
A me ripenserai nel tuo secreto,
A me che sarò morto.

E ti parrà d’udir la voce mia
Nel vento che di fuor suscita il verno,
E ti parrà d’udir come uno scherno,
Una bieca ironia.

E la voce dirà: Te ne rammenti,
Te ne rammenti più? Com’eran belli
I tuoi capelli d’oro, i tuoi capelli
Sul bianco sen fluenti!

Oh come il tempo t’ha mutata! Oh come
T’ha impresso in viso i suoi deformi segni!
Dove son dunque i tuoi superbi sdegni
E le tue bionde chiome?

Sola al tuo focolar siedi piangendo
La giovanil tua morta leggiadria:
Io piango solo nella tomba mia:
Vieni dunque: t’attendo!

Vieni e se in vita mi fallì la speme
Di viver teco i giorni miei sereni,
Ci sposeremo nella tomba. Vieni:
Vi marciremo insieme.
Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini)

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


4 Maggio

Poesia a tema
Volersi bene

<<Cosa cercheremo mai,
benedette anime smarrite?>>
<<L'amore per noi stessi!>>-
risponde il mio vulcano -
<<L'amore per noi stessi!>>.
Perché è così difficile amarsi?
Io penso sia l'uomo
a soffocare i battiti
per via di quella mortale
paura
di sentire un giorno
l'ultimo.
Simone Magli

«Ti amo» – disse il Piccolo Principe.
«Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.

Volersi bene un mistero che mai muore
dà vita al fiore, fa vibrare il cuore
timido a volte si posa
come una farfalla sulla rosa

Ciò che ci è concesso di amare
non c’è permesso di disprezzare

Volersi bene , parole vestite
di carezze colorite
dimorano nel cuore son sensazioni
fra stalattiti di emozioni

Miracolo che si rivela in un abbraccio
e che diventa un dolce legaccio

Mentirei, però, se dicessi a tutti
“ti voglio bene a “belli e brutti “
perché il bene , come l’amore
giorno per giorno cambia valore

è un sorriso , una luce
dolce sul viso che alla gioia conduce

trasforma il nostro esilio
tetro domicilio
in un luogo di villeggiatura
e allontana ansia e paura

Parla di te, di me , di Lui l’anima mia
quando il canto d’amore si fa poesia

Sarebbe bello inserire
alla fine di un messaggio
oltre al grazie e all’abbraccio
l’affrancatura con una scritta “ TVB “
Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa
Il meglio è viverlo» – le consigliò il Piccolo Principe .
Antonia Scaligine

Trödelhexe.
Ihr Herren, geht nicht so vorbei!
Laßt die Gelegenheit nicht fahren!
Aufmerksam blickt nach meinen Waren,
Es steht dahier gar mancherlei.
Und doch ist nichts in meinem Laden,
Dem keiner auf der Erde gleicht,
Das nicht einmal zum tücht'gen Schaden
Der Menschen und der Welt gereicht.
Kein Dolch ist hier, von dem nicht Blut geflossen,
Kein Kelch, aus dem sich nicht, in ganz gesunden Leib,
Verzehrend heißes Gift ergossen,
Kein Schmuck, der nicht ein liebenswürdig Weib
Verführt, kein Schwert, das nicht den Bund gebrochen,
Nicht etwa hinterrücks den Gegenmann durchstochen.
Goethe, Faust (La notte di Valpurga)

Ammiriamo la modernità di Goethe che nella Notte di Valpurga mette in bocca ad una strega una "tirata" che può essere letta come una vera e propria poesia a parte.

Strega rigattiera
Signori miei, non tirate di lungo!
Non fatevi scappare l'occasione!
Guardate la merce con attenzione,
guardate quante cose Vi propongo.
E nella mia bottega non c'è niente
di cui sulla terra l'equivalente
a tempo debito non abbia causato
all'Uomo e al Mondo dei discreti danni.
Non c'è pugnale che non sia macchiato
di sangue, né calice che aspri veleni
in un corpo sano non abbia versato,
né gioiello che una donna avvenente
non abbia sedotto, o spada che il patto
non abbia infranto e subdolamente
il nemico non abbia alle spalle trafitto.
Goethe, Faust     Traduzione Nino Muzzi

Pioviggine
Si è posato il mattino
sulle nuvole dense,
sulle pozze impastate
di piogge recenti.

È rimasta sui tetti
una brezza bagnata,
sulle chiome più alte
degli alberi intrisi.

I palazzi si svegliano
tra i vapori sbiaditi
mille occhi si aprono
sui cortili di fango.

Sulle strade deserte
qualche rondine gioca
con brusii concitati
nella luce imbronciata.

Rade esili gocce
accarezzano un fiore
dove aspetta il sereno
una nuova farfalla
Dario Menicucci

Il tempo
Il tempo
collezionista di rughe
denti e capelli
ha bisogno di riferimenti
che poi lui stesso divora

Con gli specchi, ci usa, ci illude
e alla fine a guardarci
siamo orribili sconosciuti
ai quali tentiamo dare un vissuto

Degli anni ricordiamo
fitte e sbadigli
e forse un amore
che ha congelato addii ed attese
siamo solo gregari
di un futuro che corre
e mai arriva al podio

Siamo talee
e quando alberi,al fuoco
con la speranza
che qualcuno ci pianti
i rami migliori

Il tempo
unico pensiero Divino
e noi farfuglianti voci al vento
a narrarci individuali
nel nulla

Da:Soste Precarie
Michael Santhers

(Non è una poesia, e non è una canzone. E’ solo un invito a non perdere mai la speranza)

Voce di speranza
Tra il sussurrar del vento
L’eco delle parole
Ripete che l’inverno
Si scioglierà nel sole
Parole di dolcezza
Che mi fanno volare
Come una vela bianca
Sull’azzurro del mare

Dicono che nell’aria
Danza la primavera
Se nel giardino aleggia
Il profumo d’un fiore
Che sarà più sereno
Il cielo della sera
Oh, voce di speranza
Dolce mia capinera

“ Cantami, cantami
La tua canzone
Portami, portami
Sempre con te
La tua melodia
Non è illusione
Ma la promessa
Che lotti con me “

Con te cammino
Nella cupa foresta
Mi tieni la mano
Mentre colgo un fiore
Mi sorridi dicendo
Che la gioia e il dolore
Son figli della vita
Che bisogna amare

Che la notte sembra
Paurosa ed oscura
Ma al buio s’impara
A non avere paura
Puoi nel cielo vedere
Più splendenti le stelle
Puoi capire il valore
Delle cose più belle

Voce di speranza
Dolce mia capinera
La tua bella canzone
Sarà la mia preghiera.
Giuseppe Dabalà

L'Umiltà
C'era 'na vorta mo nun ce stà più
quello che 'na vorta era 'na Virtù
appartenente a 'na grande Civiltà
cor nome e cor cognome d'Umiltà

Nun se sà più dove stà de casa,
se dice circolasse in crisi de coscienza
perché nessuno je dava più importanza,
forse s'era persa o forse era evasa.

In giro c'é un po' de tutto,
superbia, spocchia, invidia, tracotanza,
pronti a mèttete lì piedi sulla panza
e fatte rimanè cor becco asciutto.

Se fanno belli sulle disgrazie altrui,
sparlano, infangano per proprio tornaconto
dicenno all'artri che tanto tu sei tonto,
un deficiente che 'n se sa fà l'affari sui.

So' presuntuosi, quanno sbajano
nun é mai corpa loro,
quanno fanno trucchi o imbrojano
lo fanno sempre per decoro.

So' er contrario de Virtù, un insieme de valori
sedicenti libberi, privi de forza vitale
di cui l'Umiltà é la loro eterna rivale;
so' un guazzabbujo, un pastrocchio de colori.

La loro musa é Humus,
la semantica dice che stà in basso,
livello del terreno dove ce stà 'n sasso
trattato male come fosse un virus.

Ma Humus sotto sotto, scava scava
scopre 'a madre della vita vegetale
nutrice d'er quadrupede animale
che poi diventa Homo della cava.

Ecco 'a radice della vita,
un fuscello che poi diventa tronco
co' tante mani e i rami come dita
dove scorre linfa così nun é mai brònco.

So' cechi i rami che pensano d'essere sconnessi
al tronco che li tié abbracciati,
pensando essi stessi di essere complessi
invece so' soli e abbandonati.

S'illude il rametto d'esse grande, più potente,
libbero nell'aria, ar sole, alla corrente,
invece é in balìa ogni momento
inerte a come soffia er vento.

La Natura vede Humus un po' abbacchiata
perché da tutti male interpretata:
“tu stai in basso, a livello del terreno,
se devono inchinà al tuo cospetto
e lo devono fà cor massimo rispetto,
consapevoli, efficaci d'eliminà er veleno.

Te lo giuro su la tomba de Nerone
che se me fanno rode er chiccherone
sgrullo tutto e poi rimetto a posto
senza vedè a quanto ammonta er costo;
così ritorna tutto come ieri
con l'Umiltà di cui esse fieri.”

Roma lì, 01/05/2017
Massimo Pierozzi

Città di mare
Le città di mare si somigliano tutte ,
hanno uomini e donne
con occhi incrostati
dal sale di lacrime
per troppo amore.
Maria Attanasio

"Frii frii!"
"Frii frii ..." sembra un grillo
la mia loquace piuma
quando la foglia sua scorre.

"Frii ...." sì, forse un po' brillo
ma a volte, vorace puma
se idea sua vuol imporre.

Vorreste farlo tacere?
Sol perché lei odia la Fede
e, quella sacra di Patria.

Vorreste, ergo provvedere
con il silenzio: lei crede?!
Egli però, mai s'adagia....

E né mai, certo lo farà.
Egli, ha un cuore canterino
lo lasci dir, si rassegni;

egli vive di Libertà
come un eterno bambino....
suvvia, d'altro s'impegni!

"Frii frii...." ora lo sente
com'è ciarliero ed allegro;
vispo come ogni ragazzo.

Sí, è così, non si pente:
cuor di cristallo, mai negro
e spesso, ahimè.... un po' pazzo!

S'interessi di poeti
non di grilli un po' malati;
lasci correr professore.

Io e lui, siam idioti
pagherem prezzi salati
nella Vita, buon dottore!

1° maggio17
Ben Tartamo

In mezzo alle canne
Insisto sciocco in mezzo a tante canne,
che ondeggiano,
non smettono un istante di frusciare,
mio caro cuore ti devi rassegnare
altrimenti lontano devi stare.

Ma come si fa tanto a farfugliare,
solo cazzate ascolto,
possibile che ancor non l'ha capito?
Due volte al giorno questa tiritera
avanti e indietro con la caffettiera.

Lo so, mi sono rassegnato,
il caffè non lo bevo,
presenzio per questa cara amica,
in fondo è sempre il solito ondeggiare
le canne, il vento, lo sanno sopportare.

Ed ormai non l'avvertono davvero,
si piegano incuranti,
ondeggiano e mutan posizione,
è interessante solo la presenza
ma sopravvivo anche a restar senza.

Infatti, quando guardo il panorama,
e osservo l'orizzonte,
in fondo, dico, che vedo di diverso?
Anche se a destra o manca tu li sposti
son sempre canne comunque li riposti.

(Donnas 23.2.2017 - 16,17)
Salvatore Armando Santoro



Il marinaio
Un falò dall’alto del monte
richiamò di lui l’attenzione:
un marinaio in cerca di casa,
veleggiava da tempo indefinito
in un mare sazio di vite,
con un’umile barca
dal colore di cielo
e per bandiera un arcobaleno,
era un marinaio d’antica sapienza
cullato dalle onde
dormiva sonni sereni,
e la bocca sfamata dal pesce
d’argenteo manto,
i suoi occhi riempiti da tramonti e albe
e le notti stellate, e per compagno un gabbiano solitario,
le sue mani riempite da terre dai mille regali
e terre avare di sogni,
ora è stanco il marinaio
dalla barba lunga lunga
vuol rivedere la sua casa
la sua patria…
ecco il falò del ricordo
ecco il falò del suo definitivo ritorno.
laura toffoli

Pt.2
lasciami bruciare in questo angolo di eternità vicino al sole
non sai che gli uccelli volano alti
lontani dalle bufere del cuore
a volte troppo innamorati del blu o delle nuvole
e sebbene in tempesta si fermino sotto un riparo
le loro ali non smettono di fremere vicino al vento
i loro sensi non smettono di avere appetito
del lontano più lontano che ci sia
---
lasciami bruciare per il mio sogno
non sai che gli uomini muoiono dentro senza ideali
tenuti in prigionia o sotto tortura hanno una fede
in qualcuno o qualcosa
e si sentono forti in tutti gli inferni
se messa alla prova la fede
se toccati nella dignità
se privati dalla libertà
ti prego lasciami il mio sogno di cui sentirne il fuoco
così domani io lo lascerò a un altro
capace di sentirne la fiamma
in ogni atomo del proprio sangue
nella forza delle proprie ali

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Meriggio estivo
Dal fresco rezzo della stanza mia
veggo laggiù brillar nitidamente
l'asciutta rena e i sassi del torrente
che un limpido fil d'acqua al fiume invia.

Rompe il verde del pian la bianca via
che s'allontana tortuosamente;
presso la siepe, al sol, dorme un pezzente
del suo magro cagnuolo in compagnia.

Più in là, da un campo biondeggiante, uguale
suona il rispetto d'una curva schiera
di mietitrici. Stridon le cicale.

E per l'aria tranquilla, in tra la nera
canapa, d'improvviso ondeggia e sale
il fumo e il fischio della vaporiera.
Enrico Panzacchi

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


3 Maggio

Amore d'altri tempi
Sui campi inamidati dalla luna
un lume brilla in una casa persa.
Riverberi di stelle brillarelle

ricordano d'un agitar di cruna
d'una mamma a rammendar immersa
a un focolar di tremule fiammelle.

Esala torbo il fumo al letamaio
un gracillare a tratti di galline
un ungular d'un zoccolo ribelle.

Un mondo andato di fine febbraio
in un podere ancor con le bovine
sul fuoco un rimestar di caccavelle

ed una mamma, ancor, sempre lei sola
con in testa la casa e la carriola.

(Donnas 26.2.2017 - 8,15)
Salvatore Armando Santoro

Voler esser di più
Voler esser di più
di quel che resta, gloria del dispetto
al nemico che ti è sembrato amico.
Ritorno sul passato
e me ne guardo bene
dal dire ciò che vorrei fare ancora
per non portar ragione all’illusione
del mio volere istante.
Ma allora che m’importa
se il dopo si ripete assomigliante.
Sperare nell’immenso,
svelare l’energia
del raggio di sole che inaspettato
illumina il cuscino
là dove appoggio il capo
nel pensare al grigiore
nero di burrasca che s’avvicina,
mi rincuora per sempre.
Claudio Badalotti

Donatrice
sgorga il tuo
sangue e
carezzale sia
come il vento
quando accompagna il bene
Aurelia Tieghi

Che 'n s'anniscònnino dietro ar cartellino…dell'artri!...

Er cartellino e li furbetti...
E li furboni!


Ma veramente, qua er più gran probblèma
sò er cartellino, e tutti li furbetti?
Vòr dì che stanno tutti a pìà pe scema
la ggènte, queli messi a ffà l'addetti
a amministrà, e a governà giustizzia,
lavoro, economia, invasione, e er resto!
Sì! déveno affossàlla a la furbizzia,
però gne deve diventà 'n pretesto
pe llassà perde cose più importanti…
E cioè…sempre l'istésse de anno, in anno.
Ma fanno finta de 'n sapé…E 'n va avanti!
sto carozzone sempre più in affanno!
Ché…àrtro! che a st' appresso a 'gni furbetto!...
Che tante vòrte, si va a ffà la spesa
potrebbe anche dipènne dar capetto
che nu' je dà 'r lavoro…E quanto pesa…!
ar dipennènte a stà senza fà gnènte
pe giorni e giorni…Ché er lavoro
lo dànno a queli esterni…ar consulente…
Però nisuno se la pìa co llôro…
Ma pe li casi…tipo all'ospedale,
li furbi vanno presi…e impacchettati…!...
Perché nisuno pò scherzà côr male
dell'ammalati che nun sò curati!
E poi…C'è n'antra considerazzione:
l'assenteisti a ortrànza in parlamento,
-che arùbbeno a sto popolo frescone -
che fàmo…? Pònno fàllo a piacimento?!
Oppuro vanno presi…e…allontanati…
Che…àrtro che 'na murta! Che a chi tòcca
li fa sortànto ride sganasciati!?
Ma arméno se tappàssero la bbôcca!
Che tanto! hanno sfottuto li tornelli…
Ma mo', quarcuno che s'è illumminàto
st'a ddì ch'era no sbàjo a 'ttacc'a quelli…
E che - anzi! -...qui va tutto tornellato!
E infn'a qui sò solo…fregnaccétte…
Ch'er fatto ch'è drammatico davéro
è ch'er marciume, qui, è 'r sistema intero!
Che…àrtro! che a tiràje le freccette!...
Armando Bettozzi

Der Tod
Der Tod, der in dem blassen Mädchen weinet,
Der aufgerollt liegt in der Alten Haar,
Der, was er bös oft trennet, besser einet,
Der jauchzet ungestüm durch manche Bar,

Der gell erschallt im Volkstumult furchtbar,
Als Feuerschrift an schwarzer Wand erscheinet,
Als Strolch mit Hund und Messer nächtlich streunet,
Da werden ihn wohl viele bleich gewahr…

Welch schönes Kleid hat er sich ausgesucht,
Da tat er ab den Flaus aus Kot und Schimmel!
Es bauschet sich in unerhörter Wucht

Sein Mantel, jener zarte Lilahimmel,
Der Herbstzeitlose Kelch, endlose Bucht,
Aufsaugend uns und irdisches Gewimmel.
Johannes Becher
La morte
La morte che piange nella pallida ragazza,
che nella chioma della vecchia è intrecciata,
che meglio unisce, quel che dura spezza,
che per i bar va esultando sfrenata,

che nel tumulto popolare strepita forte,
spunta in scritte di fuoco su muri anneriti,
con cane e coltello va girando di notte
da birba, e la vedranno in molti impauriti…

Che bel vestito è quello che si è scelta,
le ha tolto ogni patina di fango e di rancido!
Si gonfia con potenza inaudita

il suo mantello, quel cielo viola-timido,
quel calice senza autunni, baia infinita,
che ci risucchia col turbinio del mondo.
Johannes Becher     Traduzione Nino Muzzi

Non mi fido dei pensieri
mi conducono
sulla rotta di una nave
dove il maltempo
ha cancellato il sole
naviga senza rotta
alla deriva,
do retta al cuore
che accende fiori belli
a tutte le stagioni,
tra le foglie ingiallite
fa germogliare sogni
che vestono le ore
intirizzite
dal gelo dell’inverno,
l’alba si sveglia
stringe sul cuscino
il sogno addormentato…
non mi fido
dei pensieri del sole
che declama
la parte del sapiente
e allaga l’ore di intrighi
e pregiudizi…
torna la sera, stelle
prendono il vento
fanno vela al cuore.
Giuseppe Stracuzzi

"Acrostico ai Potenti"
V erdi di rabbia repressa
A ndiamo meditando follie
F ermi nell'Innocenza macchiata
F orti dell'alienazione rimossa
A mici della Libertà
N emici dell'Ipocrisia
C erti che il mondo cambi
U rlando in viso la Realtà
L iberi nella Verità
O ppressa dal cieco Potere
!

29.04.17
Ben Tartamo


Ò9
l’amore non lo trovi sotto casa
non viene a bussarti alla porta
l’amore disconosce il tuo indirizzo
non è timido semplicemente ti ignora
così se vuoi l’amore
esci – vai la fuori a trovarlo
vai a cadere
a implorare
a conquistarlo
odiati per averlo fatto
scusati per averlo fatto
ma non mollare
l’amore non è sempre cortese
si nasconde
è timido
è sensibile
è fragile
l’amore non si forza si invita a ballare
sotto le stelle con le stelle
tu abbraccialo
stringilo
fagli capire che resti
e se ti allontanerai digli che torni
l’amore vero aspetta
ricorderà il tuo indirizzo di casa
e non smetterà qualunque cosa accada
di diventare tuo
di seguirti

Da “pozioni di crackoina post sentimentale
Jacqueline Miu

Al vincitor della partita di pallone*
(*nel senso di grandi palle)

Per render peggior l'acque alza le vele
ormai la navicella del tuo ingegno,
orribil sono li peccati tuoi
contra l'Italia di dolore ostello.
Qui il ver io ti dirò, sanza speranza:

tu nudo correrai tra li serpenti,
Renzi Matteo, 'ché così ti piacque
di sciogliere nel nulla quei princìpi,
perché doler si debbia
chi quelli amò, volendo la giustizia.

E' tua morale viver qual quel Vanni
e affosserai chi, per sua coscienza,
volle seguir virtute e canoscenza.
Per la vittoria, là nelle Botteghe,
i novi farisei re ti faranno.

O tosco che per le città avvilite
vispo ten vai mentendo disonesto,
gran doglia il tuo apparir dentro mi fisse,
ma godi oggi, or ch'appari grande,
che per lo 'nferno già tuo nom si spande.
Piero Colonna Romano

Riempitemi quel secchio
Riempitemi quel secchio, riempitelo fino
all’orlo, fino all’ orlo, ma senza farlo
traboccare.
E se vedrete il riflesso del suo volto,
e del mio volto, occupare
ogni spazio del suo bordo, tirate,
tirate, un sasso in direzione del suo centro,
affinché un vortice mi inghiotta:
“Che assieme alle grazie del suo viso
sia costretto, per vigore dell’amore,
a inabissarmi
dentro i cerchi della luna”.
Poi riversate il contenuto nel rizoma,
nel rizoma, di una Rosa,
così l’acqua sì corrotta diventi linfa,
di quel fiore.
Antonio Scalas

Specchio d’amore
Acchiappa lo spazio
giallognola scheggia
pillola di scena…
…trascina il passo
sulla foglia secca
e canticchiando “La vie en rose”
sospira il bacio
ecco il bacio…
il lampione nero illuminato fiocamente
la pioggia cade solleticando le guance
e le labbra rosse e succose
baciano piano piano
e poi l’estasi rapisce
intreccio di anime…

la cerniera del giorno
si sta chiudendo
sul davanzale
di Giulietta e Romeo
baciando tutti gli innamorati
con gli ultimi caldi rossi raggi.
laura toffoli


2 Maggio

"25 aprile 1945"
E venne il tempo, per noi, di far pulizia
d'un fascio d'erba e d'un maestro dittatore
chiamando folli, "sanguinaria tirannia"
un ventennio di nerbo e sacro patrio amore
misto a ilare, tutta italica idolatria.
Ogni scuola e palestra, in breve, fu macello
venduto oramai, lo stanco e odiato pastore;
tutto perduto, senza nocchiero il vascello
per smania, d'un infido re traghettatore.
E così, l'Italia, da Popol di Poeti
Artisti, Geni, Eroi, Santi e Navigatori
- servi altrui, di libertà analfabeti -,
fummo al mondo inter , genia di traditori.

25 aprile 2017
Ben Tartamo

I colori dell'amore
"Le donne sono come i camaleonti,
che dove si posano prendono il colore."
E tu hai preso... il Giallo... come il giallo
dei raggi del sole che si posano su di te
rendendo il tuo sorriso più splendente!

Il Rosso...come il colore candido delle
tue labbra, quando si posano sulle mie...
Rosso come le tue guance quando ti
arrossisci...e mai ti impallidisci... come
anche il tuo cuore... pieno d'amore...
Il Bianco... come l'aurora attorno a te...
che ti rende bella come un Angelo...!

L'Arancione... come il primo colore
che mi viene in mente... come ingrediente...
quando scherziamo allegramente...!
L'Azzurro... come il bel colore dei tuoi occhi,
Blu come l'oceano infinito, infinito come
l'amore che provo per te!
E tutto quanto il mondo intorno...è più Blu!

Verde come un prato fiorito, dove
mi ci vorrei tuffare!
Rosa come la tua pelle da baciare!
Nero come la solitudine, perchè
senza di te la vivrei!
Marrone perchè tu sei la terra ed io la
pianta, e senza di te morirei!
Urso Federico

Un amore di mente
Lo sai che mi sei cara,
dolcezza mia che spesso ti confidi,
le pene tue mi sveli,
con me tu ti conforti e ti consoli.

Lo so,
non posso dire ad altri quel che provo
c'è dell'affetto in fondo a questo cuore
lo tengo sol per me,
non ti confondo,
non apro nel tuo cuore nuove pene.

So quello che provi
le tue parole ascolto e a volte tremo
non voglio turbar la vita tua già sofferente
e questo cuor non mente
so quello che prova e tu non sai
già altre pene anch'io un dì provai
non voglio aprir crateri sul vulcano
né veder lava nuova incandescente
né lacrime sul viso e piaghe in mente.

Ma sei dentro di me,
questo a me basta,
solo amore di mente voglio dare
penso non sia peccato amare
io che l'ho dato ne ho pagato il prezzo
chi me l'ha tolto ancor oggi disprezzo.

(Donnas 23.2.2017 - 01,17)
Salvatore Armando Santoro

Poesie d'amore
Io scrivevo poesie d'amore
ad un amore
poco amorevole
con me che continuavo
a scrivere poesie d'amore.

2016
Maria Attanasio

Jolly
Ciò che impressi su un foglio di carta
fu uno schizzo perverso
mentre le gambe mi si scioglievano
ai lati della strada
mentre partorivo banalità
tra una carezza alla stanghetta
dell'occhiale cautamente vintage
e una grattata alla tasca destra

pensavo a lei
non c'è che dire
banale negarlo
ricordami come sono
ricordami come ero e sarò
sudato da afa del 13 agosto
colorato di nero e zabaione a strisce
tra una nuvola ad ovest
ed un ammasso di edifici
che mi ricordano
stupide canzonette elettroniche anni 80

così è

non mi si chieda perché.

sto aspettando sto andando
parzialmente statico
a sprazzi dinamico
quest'ora non mi piace
la mia pupilla non mi piace

al tavolo da gioco tra una carta e l'altra
arruffato tra i capelli.

sono.

cerco.vado altrove.da me.
Matteo Bertoncello

Rossa fiamma la luna
Nel blu cupo del cielo
bianchi corpi lucenti
occhi sguardi incantati
tutt'accesa la luna
rossa fiamma consuma
dentro l'alba scolora
Rosino Maranesi

Insonnia
La mistura del tempo lenta oscilla
con finestre di luce apre la storia,
delle tue parole il ricordo instilla,
giuramenti d'una fede aleatoria.

Infondo alla carne come in un magma
di cielo senza femminili stelle
la memoria grigia fonda il sintagma
dell'amore con steli di mortelle.

"Sarò sempre tua!" Furono parole
d'un gran circuito di sensi sonori
e tremuli, felici fumarole

presto smarrite in abissi insonori.
Ora richiamo insonne il tuo fantasma
Che vuoto emerge in vesti d’ectoplasma.
Luigi Panzardi

Che succede!
Perché c’è tanto odio
che palpita nel cuore
Che succede?
C’è l’ombra di atavici geni
che affiora da pagine folte
di libri di orrore.
Un coro di culti imprigiona
il dolce sentire
e volge pensieri ad un cielo
che l’ombra di nubi stravolge.
Soffia un vento
che strappa le vele,
sfarfallio di ritagli di odio
ha svegliato la bestia
che dorme nel più misero
petto dell’uomo,
l’odio nel cuore
che conduce a immolare
se stesso
seminato di cocci di orrore
con l’intento di cancellare
un volto dal sorriso
e condannare
ad essere infelici
fa piangere le stelle
e la ragione.
Giuseppe Stracuzzi


Pensieri nostalgici… i miei…tutti miei… e adesso anche un po' di chi li leggerà….
Sono in soffitta..
tempo è passato
da quando mi nascondevo
tra bauli e castelli di libri
ciglia in aria a sognar
braccia incrociate
col raggio di sole sulla guancia
entrata dall’occhio finestrella,
e lì, ecco qualche disco nero coi solchi
e le filastrocche giravano,
e giravano nella mia testa
che girava all’unisono
con le altre teste di bimbe,
ed io, ridevo con lo spazio tra i denti
i nastri dei codini uno a dovere
e l’altro sciolto ribelle come me,
e cantavo spensierata….

spensierata come quando correvo per i campi in fiore
sulla bicicletta rossa ammaccata
sulle stradine polverose di campagna
coi grilli che saltavano con me…
e la voce della mia mamma che mi chiamava
rimbalzava da luogo a luogo cercandomi,
ora l’ombra di polvere s’è posata
su quel tempo magico,
ma la magia di quell’età
m’è rimasta nell’anima,
e nel cuore canto ancora quelle filastrocche con la lacrima…
mentre guardo un tramonto sospirando
abbracciata ai miei meravigliosi figli.
laura toffoli

Aforisma
A volte di notte mi domando, visto che noi tutti fatichiamo a contare le stelle - chissà se le stelle fanno la conta degli uomini o dei loro sogni?
Jacqueline Miu

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

Comare Coletta
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

- La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
- E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
- Ancora non hanno lasciato cadere
Il vivo scarlatto.
- Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori? -
- Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?
- Ricordi le luci, le gemme?
- Le vesti smaglianti?
- Ricordi gli sguardi?
- Ricordi il tuo sozzo peccato?
- Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Ricurva, sciancata,
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennacchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
Di fiori scarlatti
Le ride sul petto.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
Aldo Palazzeschi

consigliata da giuseppe gianpaolo casarini


1 Maggio

Per trovare Dio
Le credenze dei padri
scivolano col tempo,
perciò versetti
delle cose antiche
che tengono le genti
inginocchiate
si inceppano a contatto
della cultura di moderni siti.
Per trovare Dio
quello vero,
non quello inventato
che aiuti il tornaconto
non servono scritture,
perché Dio
ci ha dato due finestre
per guardare in alto
fino al cielo
fuori del sommo ego
i suoi fratelli
e ha scritto di suo pugno
nel cuore di ciascuno
chiare e coincise
tutte le sue leggi.
Giuseppe Stracuzzi

"Come lava"
Piango e canto, come lava nel mare
Signore, di me cosa mai resterà?!
Sono libero, e mi lascio legare
chissà quando tutto questo finirà!
Stella danzante, oppure fuoco fatuo
il possibile, d'un tratto si fa arduo.

Piango e canto, come lava nel mare
sangue e fumo che tutto intorpidirà.
Innocenza, non lasciarti stuprare!
Semplicità, qualcosa, ti ingabbierà!
Solitudine, tu insormontabile
unico fascino intollerabile!

24.04.17 24:00
Ben Tartamo

La vita……
La Vita è Pura ed immensa come il cielo
ed è il Dono più grande che il Signore
ci abbia potuto regalare.
La Vita può essere lunga e profonda come
il Mare, ma al tempo stesso può misurare
quanto un fil di lana.

La Vita non è mai abbastanza lunga
da viverla tutta……
Noi, in vita, sembriamo già conoscere
d'istinto il senso per cui siamo quà,
invece non basterebbero due Vite intere
per assaporarne l'Essenza ormai dimenticata….
e tenere stretta a lungo quella, quasi
ormai nascosta, Felicità……

Però c'è quella Speranza….
quella che tiene Viva la certezza che si muore
in terra, riposa poi in pace sapendo che stia,
tranquillamente, in un posto eternamente
sereno e fantastico, e per chi resta in vita
che ci siano ancora delle occasioni per godere
della Vita, fermo desiderio di chi ci ama
e ormai vive lassù.
Urso Federico

I Quacquaracquà
Fare del male senza mai saperlo
nel cuore pesa quando vien svelato
nell'angoscia il mio cuore è sprofondato,
mi chiedo come ho fatto a non vederlo.

Se guardi un vecchio tetto senza smerlo
non ti accorgi di un nido abbandonato;
il tuo livor nel cuor hai tu celato
come hai fatto silente a trattenerlo?

E l'hai svelato dopo aver raccolto
baci e carezze e dopo tanti amplessi,
poi d'un tratto, con fare disinvolto,

schizzato hai l'odio dopo i tuoi insuccessi
più al cuor non hai voluto dare ascolto
l'amore hai seppellito tra i cipressi.

- Sonetto
(Donnas 20.2.2017 - 22,55)
Salvatore Armando Santoro

Scomposizione
A volte mi scompongo
in parti diverse,
una parte buona prega per la mia cattiva,
la parte annoiata si annulla
quando quell'allegra si attiva,
poi c'è la parte gioiosa
che fa molta spesa
della cattiva abitudine di ogni parte di me
che ha la cattiva abitudine di fidarsi
e credere a molti se non proprio a tutti.

30/3/2017
Maria Attanasio


Il danno
in lampi rotto il respiro mordimi la bocca
mordimi la gola salendo dal cuore lasciami morire
fammi scintille danni in tremiti
portami a ballare la Luna
insegnami segnali di fumo dai tuoi sogni
portami a raccogliere ombre nelle giornate estive
uccidimi a piccoli morsi l’orgoglio
sfidami a lasciarti per sempre
per poi vedermi tornare
cura l’artrite del coraggio coi slanci
seduci l’aria che porto ai polmoni rendila calda
spezzami le corde vocali con le tue parole
soffia coi baci aurore quando a occhi chiusi prenderò sonno
tagliami le ali così non scappo
nell’attimo timido del ti amo
abbracciamoci
non esiste il tempo solo il mare i gabbiani l’onda
mentiamoci per qualche momento sull’eternità di questa forza
come la notte ci mentre con gli astri
e ripetimi finché avrai vita che se perduti tu sarai la fuori senza pace

Da “La rosa dalla schiena nera
Jacqueline Miu

Cercalo
Hai visto?
Tu additi là,
quel sentier tra rovi
mirti, campanule e sterpi,
là, tra rompicapi di rose selvatiche
e tra grappoli d’uva d’un podere
d’antico borgo sbriciolato,
là, tra trecce di teneri rami d’albero
ove il cielo è stritolato,
là, tra ciottoli e massi
dove l’uomo è solo sulla croce
col suo dolore carico di croci,
là, ove si perde il mio pensiero
rapito dall’insolito sentiero.
laura toffoli

Bucolica 2017
Una foglia
da un ramo
si stacca
volteggiando
pian piano
vien giù
mentre sfiora
poi copre
una cacca
quella cacca
Salvini
sei tu
Carlo Chionne

Mia gattina
E lascia che accarezzi sotto il mento
la tua bella e graziosa testolina.
Che paura, o gattina, che sgomento
quando, con un gran balzo, una mattina
hai saltato, da sopra, il davanzale.
L’ altro ieri io ti ho vista in controluce
sospinta dal tuo istinto un po’ triviale,
appoggiata a una luna che seduce.
Ti ho vista in quel muro, lo rammento,
trasgredire ogni regola morale,
cercando le avventure, là nel vento.
Ma ora che sei tornata dolce micia,
fai le fusa, che io sfiori le vibrisse
dei tuoi baffi, e ti tenga tra le braccia.
Antonio Scalas

Splendeva il sole
(nel 70mo anniversario della strage di Portella delle Ginestre)

In quella piana di rosso garrivano
bandiere al vento e contadini canti,
nell'aria tersa già si diffondevano
dell'Internazional note festanti.

Collina da ginestre colorata,
famiglie unite in quel gioioso maggio,
appuntamento là sulla spianata
per rendere al lavoro giusto omaggio.

Da un uomo su di un palco la lezione
diceva di vittoria e di diritti ,
diritti su quei campi e all'istruzione
e con la schiena stando sempre dritti.

Un secco crepitio fu all'improvviso
e nel suo inizio parve di petardi
ma seminò la morte su ogni viso,
sparavan dall'altura dei codardi.

Così Giuliano, con i suoi sicari,
al soldo di quel Scelba e di Messana,
compì la volontà di quegli agrari,
per cancellare la sconfitta insana.

Fu quella nella storia del Paese
la prima strage nata da simbiosi,
un correo abbraccio che tuttora pesa,
tra loschi governanti con mafiosi.
Piero Colonna Romano


Pro memoria e per meditare:

il 20 aprile 1947 si svolsero in Sicilia le prime elezioni regionali. Vinse il Blocco del Popolo (PCI +PSI) con il 30,4%. La DC si attestò al 20,5%.
Dodici giorni dopo (1 maggio) a Portella delle Ginestre (Piana degli Albanesi -Pa-) si tenne l'annuale festa del lavoro, mai interrotta nemmeno durante il ventennio fascista, con larga partecipazione dei contadini della zona.
DC ed agrari mal digerirono la sconfitta elettorale e il ministro degli interni Mario Scelba (siciliano!) incaricò l'ispettore generale di pubblica sicurezza, commendator Ettore Vito Messana (altro siciliano e personaggio dalla turpe fama), di provvedere. Questi aveva già, attraverso ripetuti contatti con la banda Giuliano, fomentato sanguinosi disordini in Sicilia, tutti tendenti a proteggere gli interessi degli agrari e dei residui monarchici dell'isola.

Quanto narrato nella poesia è il risultato di un ulteriore accordo, tra il Messana e Giuliano, avente le stesse finalità eversive.
Ed il bilancio della carneficina fu la morte di 11 persone di cui 4 bambini.
La DC, assieme a partiti minori, governò l'isola, nonostante la sconfitta, ed il primo presidente della regione fu Giuseppe Alessi. Ovviamente fervente democristiano e cattolico osservante.

Su Portella delle Ginestre calò l'oblio, ed iniziò così quella pratica dell'insabbiamento, oggi raffinatissima.
Di tutto quanto sopra ho esposto esiste documentazione parlamentare. Fu Girolamo Li Causi, (PC) nel contesto dell'Assemblea Costituente, ad esporre il caso Messana/Giuliano, con violente accuse al ministro Scelba.

Salvatore Giuliano, dopo essere stato nominato colonnello dell'EVIS (esercito insurrezionalista della Sicilia, mano armata del MIS di Finocchiaro Aprile), essendo divenuto scomodo e pericoloso personaggio (troppo si esponeva, concedendo scottanti interviste a destra ed a manca), fu ucciso da Gaspare Pisciotta, di lui cugino e persona di sua fiducia. Il tutto con la presunta (e probabile) regia del colonnello dei carabinieri De Luca.
Successivamente venne inscenato un finto conflitto a fuoco tra il bandito ed i carabinieri, in un cortile di Castelvetrano (TP). E' in quel conflitto, dissero, che Turiddu trovò la morte. E questa divenne la versione ufficiale. Correva il 5 luglio 1950.
Per evitare, poi, che il Pisciotta parlasse troppo (e pareva intendesse farlo, per vendicarsi dell'immunità che gli era stata promessa e poi negata, tirando in ballo, quali mandanti della strage, alcuni "notabili" politici della DC) nel carcere dell'Ucciardone di Palermo gli venne graziosamente offerto un ottimo caffè...alla stricnina.
Era il 9 febbraio 1954.

Poesia consigliata
-Leggi le altre-

La fontana malata
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch......
E' giu',
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace....
di nuovo.
tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
piu' nulla.
Si tace,
non s'ode
rumore
di sorta
che forse...
che forse
sia morta?
Orrore
Ah! no.
Rieccola,
ancora
tossisce,
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch....
La tisi
l' uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto....
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo
eterno tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari...
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
Aldo Palazzeschi

consigliata da giuseppe gianpaolo Casarini



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