Poesie di Carmelo Luparello


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche

 
Guardando il tuo balcone
C'è gente a cui piace
andare in crociera,
a me piace la sera
fermarmi in Via Meli
e guardare il tuo balcone.
Una luce si accende
e dietro le tende
un'immagine passa.
Ed io ti riconosco
sei proprio tu,
la cara compagna
della mia gioventù,
quando erano pochi
i nostri ricordi
e tante le speranze
di una vita migliore.
Accanto mi passa
tuo padre, pedala,
vuole essere a casa
all'ora di cena,
e nel pedalare
mi abbozza un sorriso
come è solito fare
quando m'incontra.
Ora a poco a poco
tutta la gente
lascia Piazza Marconi
e stanca ritorna
alle proprie abitazioni.
Io solo rimango
a guardare il balcone
e mi par di sentire
ancora il tuo respiro.
Suona mezzanotte,
si spengono le luci
e dorme tutta Grotte.
Anche il bar Infantino
ha già chiuso i battenti
e intorno c'è pace,
nel mio cuore soltanto
il grande rimpianto
di averti per sempre perduta.

A Marian, in occasione della Pasqua 2012
E' Pasqua, davanti alla chiesa
s'accalca la gente in attesa
di vedere Gesù Risorto.
Dalla folla qualcuno
mi si avvicina,
mi porge la mano e felici
"Buona Pasqua" mi dice.
"Buona Pasqua"
distrattamente ripeto ed intanto
in preda al rimpianto
io fuggo lontano nel tempo.
negli anni Cinquanta
quando ancora bambina
in quel balcone
di fronte alla chiesa
tu ti affacciavi
a seguire con gli occhi la festa,
mentre nel cielo
si formavano arabeschi
di mille colori,
come quei fiori
che tuo padre
innaffiava la sera.
Quel tempo è passato
e non torna mai più,
eppure mi piace
immaginare,
ora che è Pasqua
e la piazza è piena di gente,
di vederti affacciata
ancora al tuo balcone
di via Giovanni Meli.
Per questo sto fermo a guardare
e della festa non m'importa niente.
Io lo so, la mia
è solo un'illusione,
ma quando torno in questa via
e guardo il tuo balcone,
sento per l'emozione
tremarmi forte il cuore
come se veramente
ti dovessi affacciare
come una volta
assieme a tuo padre.

Il tempo non distrugge i ricordi ( A Marian)
Quand'ero ragazzino,
ormai son passati
d'allora sessant'anni,
io venivo a giocare
di fronte alla tua casa,
che era a pochi passi
dal cinema Marconi,
felice al sol pensiero
di poterti rivedere
magari un solo istante.
E mi piacea sognare
di poterti sposare
e con la tua famiglia
avere un bel rapporto
fondato sull'unione,
come si conviene
a persone perbene.
Pranzare a mezzogiorno
magari tutti insieme,
tuo padre a capotavola,
tua madre gli sta accanto,
e il bimbo che cammina,
sfuggendo alle tue cure
correndo si avvicina
chiamando:"nonno, nonno".
Ma poi finì la scuola
e non ti ho vista più,
io l'ho saputo dopo
che ti eri già sposata
ed eri andata via
dal nostro paesino.
Eppur mi piace ancora
fermarmi nella piazza
di fronte alla tua casa
sebbene essa sia
di un altro proprietario,
e nella tua via
non c'è più l'allegria
che c'era una volta.
Solo di tanto in tanto
il rombo di un motore
che passa e se ne va.
Ma io ripenso sempre
a quel tempo lontano,
quando ogni mattina
io ti vedevo scendere
per venire a scuola,
e torno, torno ancora
davanti alla tua casa
come facevo allora
e guardo il tuo balcone:
nel cuore l'illusione
di poterti rivedere.
Ora anche il paese
sente la tua mancanza
e non sorride più:
gli manca qualche cosa,
gli manchi proprio tu
col tuo sorriso dolce,
le guance paffutelle,
rese ancor più belle
da quel piccolo neo,
dai capelli castani.

A Marian
Quando passo la mattina
davanti alla tua casa,
per andare a far la spesa,
gli occhi se ne vanno
diretti al tuo balcone
forse perché spero
di poterti rivedere.
E per questa mia speranza
che è solo un'illusione,
io sento che le gambe
mi incominciano a tremare,
il cuore forte forte
lo sento palpitare,
e sotto la barba bianca
la mia faccia stanca
si copre di rossore,
come mi succedeva
quand'ero ragazzino.
Se questo non è amore,
dimmi tu che cosa è.

Chissà
C'è un angolino al mio paese,
tra Via Giovanni Meli
e il cinema Liotta,
dove mi piace parcheggiare
perché ivi ho conservato i miei ricordi,
e mi piace immaginare
di vederla ancora a quel balcone
dove lei si affacciava ragazzina.
Chissà, chissà
se io ho veramente la mia età
o non sia ancora un ragazzino...
Chissà, chissà
se fra poco non si aprirà
il vecchio portone
della scuola media
e non vedremo arrivare
la nostra docente di latino,
Gina Licata,
ancora giovinetta e non sposata
che ha la prima ora di lezione!
Chissà, chissà
se ancor non suonerà
la campanella della vecchia scuola
e lei correndo coi capelli al vento
e passandomi accanto,
non mi dirà ancora "Ciao",
mentre sua madre
la segue con lo sguardo
da dietro la finestra.

Un sogno
Stanotte finalmente ti ho rivista
a Grotte, dopo quasi sessant'anni;
mi pareva di farti un'intervista
sulla tua bellissima famiglia.
E tu mi parlavi del fratello,
di tuo fratello Alfonso
che lavorava come fontaniere,
e intanto salivamo in macchina
per Via della Vittoria
che tu dovevi far ritorno a casa
in Via Giovanni Meli.
Ma io non avevo, come allora,
il coraggio di dire:" Ti amo",
e, per darti un bacio,
aspettavo d'arrivare,
davanti al tuo portone.
Ma mentre la macchina correva,
io mi sono svegliato all'improvviso
e non ti ho vista più.
Allora capii che il mio
era stato soltanto
un bellissimo sogno,
e due grosse lacrime
mi scesero pel viso.

Sogno
Anche l'altra sera
son ritornato a Naro.
Sai? ci vuole poco
se prendo un mezzo assai veloce
che va sotto il nome di pensiero
e che in qualunque ora
è a mia disposizione.
Io mi sono fermato in Via Sabella
al numero 27,
di fronte al tuo balcone.
Ma tu non c'eri, eppure...
mi sembrava di sentire la tua voce,
di vedere la cucina illuminata
e, sopra il tavolino,
tra le posate e i piatti,
una vecchia sintassi di latino,
che il giorno dopo
dovevi sostener l'esame orale.
Così, non volendo disturbare,
ho preferito
tornarmene indietro al mio paese.

A Grazia
Spesso mi piace immaginare
di trovarmi in cucina
assieme a te.
Ci siamo appena alzati e la mattina
è fredda e piove.
Tu sul fornello acceso
hai messo a bollire la teiera.
Il tuo corpo leggero si muove,
i tuoi capelli
ondeggiano lievi
sulle tue spalle,
sul petto tuo bello
che odora di rose.
Dalla strada non viene rumore
se non dalla pioggia che batte
sui vetri appannati,
dal vento che urla,
che picchia furioso alla porta.
Ma io ti stringo forte al mio cuore
con un bacio più lungo del tempo
e poco ci importa
se sul fornello acceso
continua a bollire la teiera.

Sogno
Anche l'altra sera
son ritornato a Naro.
Sai? ci vuole poco
se prendo un mezzo assai veloce
che va sotto il nome di pensiero
e che in qualunque ora
è a mia disposizione.
Io mi sono fermato in Via Sabella
al numero 27,
di fronte al tuo balcone.
Ma tu non c'eri, eppure...
mi sembrava di sentire la tua voce,
di vedere la cucina illuminata
e, sopra il tavolino,
tra le posate e i piatti,
una vecchia sintassi di latino
che il giorno dopo
dovevi sostener l'esame orale.
Così, non volendo disturbare,
ho preferito
tornarmene indietro al mio paese.

A Maria, la mia compagna di scuola
Appoggiato con la mano
alla vecchia ringhiera
di Piazza Carmona,
io me ne sto ogni sera
a guardare il tuo balcone.
La gente mi vede, mi guarda,
poi incredula dice:
ma questo non ha niente da fare
se ogni sera se ne sta a guardare
quel vecchio balcone?
E' forse un guardone?
Ma in questa via
non c'è più nessuno,
soltanto il ricordo
di un tempo che fu,
e un vecchio balcone
dove tu ti affacciavi
a chiamare la zia
che aveva la casa
di fronte alla tua.
Ora il balcone appartiene
ad un nuovo padrone,
ma non m'importa,
a me piace ugualmente
sognare
di poterti vedere,
anche se la zia è morta
e tu abiti lontano.
Mi piace rivederti
ancora bambina,
mentre alle otto e venticinque
tu corri coi capelli al vento
per raggiungere la scuola
che è sopra il cinema Marconi.
Ed io con lo sguardo ti cerco
in mezzo a tanti ragazzi
che son fermi davanti al portone
aspettando la seconda campana.
Ma tu sei forse sparita,
e sei già dentro la classe,
a chiacchierare
con le altre compagne
nell'attesa che arrivi l'insegnante,
ma io continuo a guardare,
e non m'importa niente
di quello che dice
o mormora la gente,
io son felice
solamente se guardo il tuo balcone.

La tua casetta
Non potrò mai dimenticar la tua casetta
in via Sabella ventisette
dove vivevi tu, bambina mia,
con papà, mamma e la sorella.
Ma un giorno ti sposasti,
eri già grande,
e te ne andasti via.
Ora abiti ancor nel tuo paese
ma in un'altra strada,
hai dei figli grandi,
così mi è stato detto,
e sei già nonna.
Ma io ricordo ancor quella casetta
in via Sabella ventisette
dove ti ho conosciuta ragazzina
e dove viviamo ancora insieme,
e le sere d'estate
ci sediamo nel balcone
a goderci un poco di frescura.
E tu non hai paura
di gechi e zanzare,
li allontani soltanto
con un pezzo di cartone.
La gente passa per la via
ci guarda e sorride
nel darci un saluto.
Ed io che ti sto accanto
son felice anche se la mia
è solo un'illusione.

A Marcolina Mattion Lilia, l'amica mai dimenticata
Rovistando in un cassetto impolverato
ho ritrovato una tua letterina,
datata 11.08 del 2005,
nella quale mi dicevi
che ti eri sposata
e avevi una figlia signorina.
L'ho letta e riletta mille volte
era l'unica che avevo,
poi non so perché
tu non mi hai scritto più.
Qualcuno mi ha detto che tu…
Ma no, non posso pensare,
non posso immaginare
che non ci sei più.
Ma se questo è vero
Io non chiedo altro al Cielo
che portarti un giorno
un fiore al cimitero,
un piccolo regalo
per la nostra amicizia sincera.

A una mia vecchia fiamma
Quando torno in paese, mi piace
parcheggiare in Via Giovanni Meli
di fronte al tuo balcone
sognando di salire a casa tua,
e mi piace immaginare
di riveder tua madre
davanti alla cucina
intenta a mescolare i ditalini
che saltellano insieme alla verdura.
E tuo padre che ha paura
che tua madre si scotti,
risvoltati i polsini
della camicia bianca,
a lei si avvicina
con le presine in mano,
ché l' orologio del Comune
da un pezzo ha già suonato mezzogiorno
e per le strade intorno
si spande un caldo odore di minestra.
Tu intanto ti affacci alla finestra
che hai sentito il clacson
e vuoi vedere
se ho parcheggiato bene
la nostra Punto Sole.
Deh, se questo è un sogno,
io lo vorrei sognare.


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche