Poesie e romanzi di Jacqueline Miu


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Poesie

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Romanzi

ICE AIM

IL LIBRAIO DI YVERDON

L'ULTIMA PRINCIPESSA IRLANDESE

CARTOLINE DALLA FINE DEL MONDO

LEMON

IL SUPERSTITE

GOTH


 

 

 sotto la costola
ogni tanto sotto la costola un dolore come di vuoto
un respiro soffoca tu lo alleni a resistere
nel buio
il mistero che bacia la morte sulle labbra
e arriva il freddo dentro gli ossi
gridi il tuo nome
ti chiami
la tua voce gira il cosmo intero
ma non ti senti
sei sordo
così cadi in quel sogno che cura la malinconia
diventa inverno
improvvisamente nevica
neve alta metri
neve bianca e brillante
neve con diamanti ridenti alle luci
neve brillante di notte col blu sulla gonna
neve
fino alle porte delle case
e un vento condor pieno di
tutte le carcasse del pianeta
urlante mostruoso
così

pensi alle mele rosse
mele calde
alle coperte di lana
alle candele di cera con le fiamme brucianti
in un sonno che dura l’intera vita
fantasmi
silenzi
staticità
sei solo
solitudine apre le ali
cinguetta come un usignolo
dolce è il dolore
e morte smette di ascoltarti
il vuoto non le piace
dopo averti ignorato
si chiude il cappotto e torna a camminare in mezzo alla gente
ogni tanto si lascia andare a una melodia
in mezzo alla neve
il fischio leggero di Blue Bayou
pescato dalla memoria di uno dei tanti che ha dentro di sé

tu
tu resti in balia della notte e ancor del vuoto
la paura ti taglia le ali
il respiro fatica
ma resisti
il male non è fuori
cos’è in fondo il male
mentre cerchi di raccogliere fiocchi di ghiaccio
mentre gridi ancora una volta il tuo nome
ti rispondi da solo alla domanda

"fiori del peccato"
 

Autumn leaves
leggero il fuoco prende il fiato alle foglie cadute dal ramo
aria d’uva colme d’alcool in allegro grigiore le nubi
vortici di desio appena l’autunno seduce il cuore
fantasia m’arde - spogliati mentre ti bacio gli occhi
boom!
uno sparo
un tuono forse
pesante la pioggia
Poe assassinato da Netflix diventa un corvo
infinito ascendere ma del bene poca traccia
ho il sesso un tronco di legno che ti cerca tra le coperte
respiriamo i sogni che non possiamo permetterci
e piove
e piove
piove
coi torrenti
coi fiumi
coi mari
con gli oceani
balene e acciughe
piove per lavare il male
e dare vita ove è morte
e con la pioggia ci pare di giocare ad un Halloween per adulti
un bacio
una foglia che cade
un bacio
una goccia di pioggia
il corvo chiama il buio dall’Ade
restare vorrebbe non più nella tomba
poeti fantasmi ricantano le proprie odi
autunno si racconta all’amore

"fiori del peccato"
 

Betta
boschi incantanti i begli occhi ma quanto buio ora
gli ultimi raggi tra i crisantemi fiori dei morti
stelle affogate nel loro dolore
Morte capricciosa e bambina sempre vestita di nero
ci sorride
questa ultima notte
restami accanto
troppe parole amore speranza vita gioia sesso colori
già sento il sonno forte del corpo e da addormentato ti seguo
fragile fiore il passo nel Limbo
ti canto
mi senti?
ti chiamo
dove sei?
ho le mani fredde e pioggia sulla pelle
Frankenstein l’orlo del giorno con nebbie d’autunno
tu mi sei sogno
svanita per sempre - suoni di cornamuse
rapide d’alma ai mari lucenti
dove regnare
donna

(Elisabetta II)

"fiori del peccato"
 

caffè a Saint Germain
lieve carezza del vento ... cieli pieni di temporali
rose in topless coi seni gridanti all’amore
Rimbaud lascia i freni e accelera sulla Senna
ho voglia di un caffè a Saint Germain - Chez Maurice è aperto

bellissimi i diavoli che malizi nella memoria
mi siedo … mi alzo … mi risiedo … troppa gente a fare niente stamane
Gilbert Becaud m’invita a darti tutti i respiri
divento come il fumo delle pistole tanto son cotto

scrivo ti amo sui tovaglioli col dito bagnato di fondo di caffè
si vede un lampo che m’entra nel corpo fino ai denti
ho gli anni di tutti gli amanti disperati rovinati dai sogni
posso vivere di niente ma non senza l’illusione d’averti avuta

inizia a grandinare dannazione non ho l’ombrello
col capello sul viso
col cuore fradicio
le mani nelle tasche umide
cammino fantasma con orizzonti clinicamente alieni
ahi matrizzante pioggia
tu mi conosci bene primavera
conosci la disperazione dell’uomo
mai dire mai al per sempre
smette la grandine iniziano in fisarmonica a cadere gocce più dolci
raggiungo lentamente la metro
prenderò il treno del perdono
m’inginocchierò alla tua porta
rose rosse quante ne vuoi?
potrai tradirmi ogni giorno in futuro
potrai insultarmi a vita
sarò la tua puttana
e ti riempirò la bocca coi baci
con belle bugie
con parole da farti svenire
donna

cieli gommosi in minigonna blu
qualche rondine fino all’Eiffel

tu prega di no

"fiori del peccato"
 


verdi colline d’Irlanda
verdi colline d’Irlanda
chiamano i suoi figli all’amore
piogge con fili d’erba
e venti cari ai mari
tosto il cuore in orgoglio
un sorso di Poteen ogni alba
pinte di birra ai rancori
guerra alla strega inglese

oh dolci colline d’Irlanda
cantami dei tuoi strani sogni
quando arde senza motivo la vena
e ti fa fottere dalla morte
lascio allo Shannon la pena
versami ancora una pinta
testa dura d’un uomo
brindo a tutti i poeti mai nati persone ma solo irlandesi

“L’addestratore di incubi”
 


ti spegni con la morte della luce
fino all’alba

dolce s’insera
l’erba risponde al vento
Luna biscotto enorme
macchia di glassa i tetti
fuori c’è un incendio
sospira nel buio il cuore
l’hobby del diavolo è tentarti
il prezzo è solo una firma
musica il prato un profumo
rose d’Olanda enormi
zanzare ronzanti e minute
prendono parte alla festa
orizzonte fiume rosso e sangue
intermittente come la fiamma di una candela
sto sogno che sognando m’appare già chiaro
a cuore fermo crescon’ le ali
 


Roma in minigonna, vespri ai Fori e un Colosseo gabbiano
per innamorati.

guardo le nuvole e penso alla pioggia
poi vedo te …
le tue labbra umide
i miei occhi non trovano pace
ardo di un fuoco brutto
che non intenerisce l’attesa
chimera con la coda in fiamme
legata al mio fragile corpo
seda l’incendio in carne
o fai l’amore alle ceneri
Roma con le gonne corte s’offre al turista
trovo nel Colosseo la spalla amica per l’infelice
notturno in bicicletta i semafori dei coccodrilli
passo col giallo alzando il dito medio
Keats si sveglia nel fiore di Piazza di Spagna
emergono dal mistero fantasmi illustri
ballano le acque delle duemila fontane
il Vaticano s’incipria poi manda il conto
… qui ci vorrebbe un amico o una caccio e pepe
Venditti col suo
E se amor che a nulla ho amato
Amore, amore mio perdona …
mi manda in confusione il capo
tu vestiti veloce - ceneremo fuori!


Vespri ai Fori quasi muta la notte
monelle le stelle - sor Luna si desta
mi piglia un sesso come da pasta e fagioli
da prenderti forte e fare un figlio
danzano zanzare al Campo De' Fiori
pigro lo spettro dell’Arco traiano
si maschera qualunque osteria da poeta
Mastroianni chiama l’amata Deneuve dall’Ade
è una sera con stelle bambine ridenti del buio
la scuola arde nel capo di tutti gli studenti
vinceremo il derby urla la testa dal finestrino di una Panda
“voglio la Dolce Vita” … ordina alla padrona un cane
la concentrazione di stronzi di tutti i partiti è massiccia
“son costernato” balbetta il Quirinale coi suoi vecchietti
nella giostra della città io il più ricco
amore … amore … il mondo va a puttane


ho smesso di contare i diavoli in giro per locali
come è bella nuda la Capitale - che cazzo!
si dia a Cesare quel che gli spetta
turisti coi dollari e belle ragazze
dolce sera romana mi sballi i battiti
misteri nell’alcova di Muse inquiete
Keats è il regista dei versi d’un pazzo
innamorato della creatura di un altro pianeta

“L’addestratore di incubi”


 

favole
stretti uniti nella notte lunga
rotte le ossa del letto con i sospiri
parole lampi nel buio
“tienimi” dice il cuore
favole gufi con occhi sgranati
oscurità densa al cucchiaio
impavide si danno le nostre labbra
alle corse sulla giostra del piacere

“L’addestratore di incubi”
 

fiume andare alle stelle
non screditare la notte
becco nel buio a caccia
letto sudato di sogni
Eros cavalca nudo
ali di piume nere
selvaggi fuochi
addestratore di granelli di sabbia
Dio è morto

fiume andare alle stelle
divina goccia
il volo quasi un abbaglio
nuovi angeli

“L’addestratore di incubi”

 

fiamma
ronde notturne di ombre
bruciano gli astri
l’occhio stiletto d’un gufo
pace in biblioteca
fiamma dare alle labbra
libri poemi e sogni
paura sfama la morte
Amore vince tutto

"Antro dei titani"

 

Mestiere diavolo
distruggili tutti
insetti in corsa
vite nelle valige
l’orrore al circo
è umano il bisogno
di violare la vita
abili i ricchi
giocar di pollice

"Antro dei titani"
 


there’s a cage inside my chest
multiple wounds and a dreamland shaking

ho una pistola col colpo in canna ed è la parola
la punto alla tempia se preso dal male
di cui i sogni
quando corrotti dall’ordinario
sono impregnati

sguinzaglio l’immaginario altrimenti in gabbia
il mago tirocinante presso un laboratorio occulto
frizza la lepre desio d’oltre nel sangue
dove inganni
peccati e umani s’abbracciano come angeli
uno strano patto tra me e l’Ade
sangue chiede
sogni chiedo
in equo scambio
sesso dolce
e amanti con cui posso togliere la maschera

friggo nel medesimo fuoco da quando son nato
giovani nel mio letto a profusione
un test anti-morte una volta la settimana
con prelievo di libidine dalle scintille degli occhi
nobile
nobile zenzero
nobile menta
truffatore biscotto alla falsa gianduia
bolle di caramello e sapone
detergere delicatamente lo sgorbio
il natural Dorian Grey dei perdenti

Io sono l’unico Dio della parola
poche forze per fare risorgere dagli universi tutti i fantasmi
amori lasciati
uccisi
sviliti in cimiteri su tombe senza nome
dove passeggio quando notte nella mia testa
logora di peccati
il gelo della noia s’insinua
rubandomi la forza del piacere
il battito del cuore furioso
l’eccitazione
la violenza della lussuria
fino al suicidio dei sogni

ma io ho te
essere
creatura
hai quel corpo in cui mi nascondo dagli inferi
un camice di forza la tua dolcezza
erudita a dare piacere
al mio mondo

sorso di whiskey
scrivi xanax
canna di erbe peruviane
mondi infiniti
ossa tremanti alla vista d’un verme
veleno
amore
veleno
desio
veleno
piacere
veleno
chimere mostri
gemme preziose voi divoratori di stelle
l’unica cosa cara
la mia anima
prendila Diavolo!
lascia eterno l’amore di cui non pronuncio il nome
per non marchiarlo col tuo perverso sigillo
Bang!

"L'addestratore di incubi"
 


In Byron’s darkness I sleep and dream of death
un gufo spacca il timpano al silenzio
s’addormenta l’occhio destro sopra un libro
nell’oblio va ogni latrato di cane suscettibile al rumore
mi proporrò con un anello d’ombre ai tuoi respiri
torbide acque e nessun angelo a guardarmi
una biblioteca risucchiata dal vortice melmoso
prendo fuoco eppure la pelle gela
sfiorata dalle chimere
fiume oh fiume fiume tu trascini - pesante il corpo
lontano l’odore di mughetto solo polvere marcia
buio forchetta che si prende da me dei bocconi
notte in mille forme per un Saba di streghe

occhio ancora aperto non vede Ade
rami scuri ne foglie verdi o frutti
ai tomi su mensole chiome di colta fiamma
tremendo ardore contro sonno inganno
la mano dolce vince ciò che le resiste
mi fissa un corvo bianco col nero in pupilla
serpente il desio di lasciarmi andare al destino
non scritte ancor le pagine coi mostri

io dormo
il dormire sogna
non io
sognare è un cadere
son fermo
un abisso senza specchi
senza luci
rumori
ma sassi
sassi di buio continuano a ruzzolare da un alto
che ha il nome impronunciabile – Caos
un sole imputridito nella fogna infernale – giace
lo piango
manca al dolore la risposta della carne
solo nel mio cranio come un urlo
urla alla bestia! dice una voce
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
dal diaframma si smuove una cosa
sale fino alla gola
poi alla bocca
ed esce
Bestia!

nera
nera
nera pece
nera notte
nera morte
uscita da un libro chissà da chi scritto
corvo bianco con l’artiglio nell’inchiostro scrivi
della mia andata
a più lunghe battaglie

il mio coltello s’impregna del limo
sei tu che m’appari da vaghi ricordi
un fuoco la lama infionda scintilla
lampo d’amore
ecco l’artiglio soffrire
sanguinato il corpo lo allontana
occhio gelido di mostro ai mostri ritorno
felice il risveglio come un odore di libri

col capo chino verso il vetro della finestra
pupille nel boogie woogie del vento tra i rami
odore di sigarette fumate mille
nell’immaginare un tuo bacio
ed è alba

"L'addestratore di incubi"
 


ronda sui fiori
piccoli passi nella notte
ronda d’insetti sui fiori
l’aria sa di tramonto
il sangue brucia di sogni
ugola fragola rossa
il gran orizzonte
spettri quaccheri
dietro l’ombra
cuore col mal di sirena
in cerca di flutti

“chiatte di sole sull'erba”

 

Melodi Pushka
“tu bruci l’aria
ho nelle fiamme il sangue
… nudo al buongiorno
mi sfiori con le dita
… il mio caffè si rovescia
ridi
di me
di noi
mi tramuto in un mostro che ti morderà
per tutta la vita
ora tu
brutta
come tutte le streghe scappa
dalle mie mani nei tuoi dolci inferi
in cui ti sarò schiavo…
per sempre”
con gli occhi finisco di leggere sta poesia
scritta sopra un muro in pieno centro
il vampiro in me evoca il suo creatore “’tus muma!”
bestemmia
contro il traffico
le folle che sognano il Rolex
la madame senza charme
gli strafatti di coca che non sanno più
come spendersi i soldi

Ray Charles guida una Ferrari nell’Eden dei blues heroes
fa cadere due note in mezzo alle radio locali
pioggia di primavera senz’ombrello
divento un lampione senza un viale cui dare luce
ho voglia di fiori
di un caffè a Montmartre
di schiacciarti i seni
ma Satana si risistema le gonne
nel mio cervello abdica l’ultimo demone del peccato
nelle idee blu apro le ali sorvolo la Senna
Ti busso alla porta
Ti bacio in bocca
sussurrando il Tuo nome

i rumori sono Tazze di caffè amaro
Chagall soffoca nel Pompidou e grida aria!
vieni da me stanotte lascerò la finestra aperta – tu
questo sogno come un argano che mi tiene vicino al cielo
il poeta migliore del mondo - della galassia vuole amarti
un ciliegio si offre in fiore e felice mi ubriaca
rido come un pazzo ai cespugli del parco
scrivo con ombre ouverture di miracoli da dedicarti
nei miei lunghi capelli neri s’annida eterna una notte
in cui ti vivo da sposo

ricordo divinità francesi malate più di me dell’amore
vorrò essere anche io un maledetto un giorno
ricorda il mio nome Melodi Pushka
l’uomo dei tuoi (passati odierni e futuri) sogni

"Rendez-vous"

 

Antro dei diavoli
l’uomo che imitava il suo fantasma
il tuo respiro ti fa sembrare umano
ma sei un mostro che incanta mostri
le mani sporche d’inchiostro ancora calde
sincero il foglio pronto a morir nella fiamma

sembra innocente quel corpo arreso ai sogni
ghiaccio nell’anima che non teme il fuoco
della paura
o della morte

loro cantano nella tua testa
innocenti e pure come angeli – le parole
mentre ti spogli nudo perché ti vedano
e ti desiderino sui loro corpi

amplessi senza tempo o luogo
un continuo alimentar gli incendi
dentro cui stare sfinito dai giochi della carne
e tremante di gioia

oh male mio male ritrovato specchio
ombra senza confine dell’ora
vicino alla pelle gli artigli
carezze di cui supplichi le chimere

rhapsodie en noir

 

Luglio
ardono i campi
ride il sole
allegra la pioggia
un albero muto

Antro dei titani

 

rotta sul porcile
rotta sul porcile
vela schietta
laddove usano Dio
in crisi di seguaci

troppi uomini ciechi
troppi affamati di gloria
croce sul petto
l’oro è degli stolti

pace predicare
facile la parola
dei diavoli
in trincea l’ultimo puro

Antro dei diavoli

 

Vaticantropia
come sono grassi i cardinali
leccornie per il verme dalla certa fame
contano case
contano cose
contano guerre
contano soldi
auto con autisti
social e radio per predicar bene
contano fama sulla miseria
degli stolti
stanno in banca i loro sogni
sta in cielo la povertà
uno Stato senza controllo
che mai si sazia di chi ha veramente fede

Antro dei Titani


 

amore - mio assassino
il buio non mi tormenta
ha una carezza così lieve e dolce
penombra giace col mio corpo
preso a calmare gli incendi

l’anima ha un suo abisso in cui sta bene
chiudo gli occhi e sono in mezzo a un mare durante la tempesta
di tutti flutti affronto o il più alto
come se non temessi la morte e nemmeno i diavoli

vibro fiammella costante
delicati gli artigli del lupo
chiudo gli occhi e compongo poesia
come sessi uniti i suoi spasimi

amore mio assassino – ingannami
toglimi il peso dell’ozio
in attesa che il vulcano si desti con tremenda fame
fammi tuo per sempre e ti lascerò sta anima vampira
che m’avvolge
mi stringe
mi tortura
mi parla
costantemente
mentre io son nato per i brividi che da il bello
di cui resto
adepto
asceta
schiavo
prigioniero

Antro dei Titani
 


lagune d’oscurità e cani infernali in una città di vampiri
trappole di luci ovunque per zoppicare meriggio incartato in nubi
dai respiri d’amore profondi - ho le costole frante
un corpulento fiorista mi spinge a comprarti una rosa
che spero più tardi mi faccia fare del sesso

temporale laguna d’oscurità come cani infernali di cui sento il ringhio
Poe sdraiato sulla mia schiena canticchia a un osso di nuvole
resta innamorato lui mi sussurra
resta dannato mi ispira il viale in fiore di questa strana città di vampiri
resta ai fulmini nei suoi occhi quando ti bacia – grida il vento
resta umano fino alla fine –
dico io
tramonta nella pioggia il sole
alcuni cavalieri dell’apocalisse in sella a una Harley cavalcano il lampo
appassionato e gobbo per via del poeta rendo agili i passi
ricordandomi la brevità della vita

satanica l’oscurità velo sui volti
il tuono decapita il suono della campana
Byron in un corale con Shelley per accendere i vespri
Londra con succinte sottane s’inchina all’amore

vento e pioggia contro il mio volo non posso fermarmi
bar zeppi di genti in cerca di storie strane
il temporale mi spinge verso il tuo bacio
son nudo tanto ardo e tu sei la fiamma

Romantiko Psyco
 

Poirot e la morte dell’alga
pestifero blasonato un granchio Poirot indaga sulla morte dell’alga
un bambino già vecchio la maschera del sole sull’orizzonte
infanti del mare le spume allegre sotto le navi
velieri in fiamme gli uomini dentro il mistero
ridi
danzi
ridi
le onde bracciali legati alle caviglie bianche
ridi
danzi
canti
tu e il mare infiniti

“l’Antro dei Titani”
 


a mare
a mare ogni debolezza cede all’orizzonte
un vento calesse di sabbie rincorre il gabbiano
fiorisce alga in azzurro - beati i flutti
s’incurva la spuma sul bruciare di riva
insonne da quando universo è lo stellato
come una provola bianca dondola in riflessi la Luna
s’agita in me qualcosa cui non so dare nome
addio marinaio che affronti gli abissi

blu è il colore dell’amore quando cerca una vela
per sfidare titani che poco si commuovono del coraggio
che hanno i cuori il cui destino è cercarsi
nella meraviglia

“l’Antro dei Titani”

 

mille inascoltati mondi
passo marinaio a cercare il sole in ogni onda
relitti con tesori di conchiglie i galeoni di alghe
s’avviano fantasmi i pirati verso il Paradiso di Milton
m’inonda come una brezza serafica - i polmoni

ah pestifero albatro che cerchi l’orizzonte senza l’uomo
a quale inganno pago il debito per questa assenza d’ala
vi invidio la liberà – oh piccoli fratelli!
anima gabbiano il dolce naufragare

mare antico libro di segreti e misteri
da leggere innamorato del sale nel respiro
seduto sospeso sopra una sedia d’aria
cullati dal più bel blu- i sogni

caste
caste
le perle di cui il filo innamorato tengo i capi
al mostro senza fondo le ho rubate
oceanidi le hanno piante in coro
del ladro ora hanno solo il poema

oh mare
mare
con mano mi stringi il sangue
lasciando un’impalpabile leggerezza dentro il corpo
che navigare non vuole senza i flutti

e mi ritrovo più oceano che uomo
sento il peso della profondità come una grande galassia
che mi curiosa dentro l’anima
dove acque e astri reggono ancora cento di mille inascoltati mondi

“l’Antro dei Titani”

 

 Vulturia Macmoor
Dramma teatrale in tre atti.

anticipazione
Ci sono stelle dolci in cima a qualunque aspro monte.
Giocano nel cosmo per impressionare gli occhi
ed in una mappa unica e sola che io venni al mondo,
stelle raggianti mute come una madre che muore dando gioia.
Vulturi tutti e fieri bevevano alzando per il fuoco roghi,
inno a un re che non avrebbe altri figli che una figlia,
torto aveva il Fato forse …
ma la natura scrive per ogni indesiderato un gran futuro.

“Dite agli Dei che Io Belicus, Io sarò forte!” brinda nel dispiacere il Re Vulturo.
“Dite agli uomini che crescerò un uomo! in fondo
la battaglia non vede sotto l’armatura chi combatte ,
nemico contro nemico si sa che spadano di più gli occhi.
Vulturia! Vulturia! non altro nome
chiunque veda in lei la donna sarà decapitato,
chiunque voglia scriverne la storia
il mio erede darà di spada per questo regno e trono.”

Passarono gli anni e da bambina i sentieri avversi della roccia
m’avevano conquistato per il mistero
poiché portavano a un forte, un rudere con archi forti e pietre
di cui lo stemma sembrava vaso ai fiori.
Sapevo che le stelle fossero più numerose quando il cielo buio.
Conoscevo cortecce di alberi in muta nelle stagioni.
I versi d’animali che altri per ignoranza consideravan mostri.
Io comprendevo quanto il fuori fosse più vasto del sicuro dentro.
Poi venne il giorno del mio essere donna,
fu proprio il Re a presentare con onori il mio futuro sposo,
un vecchio diamante del pianeta
con pochi denti in bocca e dall’odore di fiare,
i cui cadaveri lasciati in scia di sangue gridavano vendetta.
Io? Una sposa? Giammai! e il Re gridò – Vergogna! alla sua razza.
Mi vergognavo poco, ero donna se mi avesse ucciso
avrei vinto la libertà che in natura hanno davvero pochi.
Fu l’unico momento in cui la mia vita m’avrebbe vista in ginocchio,
pregai:
Padre, dolce padre, voglio essere un soldato! Voglio renderti fiero.
Lui che della rabbia dal morir di sposa si fece una corona,
divenne luccicante come se angeli in coro all’orecchio suo
avessero cantato.
….

Da Vulturia Macmoor storia di una regina soldato, amante e nemica.

 

Sette nani di gesso in una bara geranio
sicario il buio venuto per punirmi coi suoi fantasmi
carica la capitale di luci intermittenti ma senza forza
grovigli shakespeariani di nuvole inneggianti un temporale
il mio cuore aspetta la pioggia come un passerotto muto

bambino cammino pensandoci sposati
Roma smutandata per i turisti coi spicci in ogni fontana
i missili sopra il Donbass fanno a pugni con lo shopping serale
e un gitano Rockefeller fischietta Fratelli d’Itala a tono sommerso

anche il mio cuore è un pochino tigano
fallo ballare Primavera
tu fallo ballare
un parco e sei nani di gesso in una bara geranio
guardoni
quello che non ha prezzo sempre difficile da trovare
e mi viene in testa quel tuo stupido stupido sorriso
apro le ali nere di pipistrello per sfrigolarmi tra gli astri

ssssssssssss ssssssssssssssibila il vento
i rami coi fiori diventano satelliti per api
t’afferro la mano ma è solo illusione
danzo con la forma di una chimera … sono idiota

il fumo del traffico non sa più di nucleare
mi perdo nella movida con influencer coatti
Larborgese in fuga con tre auto di scorta verso la Brianza
dalla sua callcenter in India - l’Eden risponde occupalo

il Migliaccio in Osteria ha il costo di un diaframma
ma l’arte esige l’arista ubriaco
gli angeli ch’ebbi in testa s’azzopparono coi lanci di pietre
vinto ha quel piccolo diavolo che ispira ai peccati

la piazza di Pietro s’alza per abbracciarmi
nulla e nessuno intorno a parte il vento
mi fumo l’ottava Muratti pensando al tempo che passa
ohhhh stanotte Roma in fiore ti chiamerò sul cellulare

ma non rispondi mai
vaff…..o

"Fiori del peccato"

 

à la maison du fou la folie marche ivre
et pas moins heureux c'est la mort

mi sei prezioso più della morte
nudo e ridicolo con gli occhi che spazzolano l’infinito
ti esprimi a monosillabi
brucando il silenzio sposato a penombra
noi due siamo …
che siamo?
eppure so che viviamo tanto
nei nostri mondi interiori
io coltivo orti
tu azalee
e capita non di rado che accendiamo candele
per ballare abbracciati al centro dello sterno
a ridosso delle ossa
ramponando costole nel loro limite di respiro
finché tua erezione indisponente
dice al gioco basta

a volte
ci intrecciamo come mangrovie
ore di lotte
poi come salici piangenti
lasciando cadere ai fiumi di polvere sul pavimento
il sudore
… siamo niente
dopo …
siamo sale
silenzi
graniti
poi magneti che si respingono

ti odierei come odio la morte
ma entrambi mi siete necessari per sentirmi viva
vestiti!
ora ti preparo cena …
no _ non ho voglia di fare l’amore
faremo sesso!
poi un giorno ti lascerò
troppo vecchio per me
sarai stanco
monocolore
io coltiverò sogni
sui tuoi ricordi
e tu sentirai sotto lo sterno
un bruco morderti l’anima
è questo il destino delle farfalle

Romantik Psyco

 

Vele ad aspri venti
La fede non è invalida perché senz’ala,
sicura vuole dimorare dentro la carne,
come il nocciolo di un frutto prelibato
che dalla terra scalerà piede di legno ai cieli.
Trovati una zavorra sulle spalle,
cerca marinaio con naso per tempeste – aspri venti
e porta in salvo quella piccola speranza,
amore è pieno se in vista a un sacrificio.
Ho visto la fuga di Dio dai mattoni con nomi altezzosi,
si era rifugiato per fame nel cuore di un pensionato
di quelli che ha 90 non andranno verso spiagge costose
ma resteranno a contare i centesimi per una bolletta.
Tu dici di avere fede e in cosa?
La materia chiama all’opera da quando nata.
Le buone idee fanno aria all’aria e nulla altro ...
a meno che non diventino per i ciechi dei veri astri.

L'Addestratore di incubi

 

Mai servi furono i neonati al male …
Mai servo fu il core mio al prepotente,
sebbene col buio sia abituato,
nefaste bandiere se s’alzeranno addio alla promessa,
di non dare cruenta battaglia a chi dall’Ade chiami i diavoli.
Voi! Voi che vedete nella carne debolezza, smettete di tremare!
Armate l’Arno, il Tevere, il Po e l’Adige della fiamma
e fiaccolate senza debolezze fino ai Quirinali,
dove famiglie come zecche vi succhiano il futuro.

Mai servi furono i neonati al male,
ora cresciuti tutti e padri
restate in piedi a statua in quella alta piazza
a sacrificio di un bene che supera di molto il Loro appetito.
Dio non ha prigioni nei mattoni e dal trono Vaticano mai arriverà IL PANE,
svenduta ai già grassi la speranza
chi non combatte - soccombe a strani mali
che sazia l’impotenza del silenzio …
Voi che potete parola per giusta causa perché tacete?
Perché non sono i vostri figli a governare?
Perché l’unico incendio che avviluppa sto povero paese
è quello del sognare?
Perché non calpestare i piedi ai diavoli se anche la loro diga è sì malvagia ma ancor di carne?

L'Addestratore di incubi

 

accendimi nonostante la notte bruci di stelle a favore dei sogni
ed io voglia solo un temporale

sciabola il desio coi sogni
diabolico piano ha il piacere per la mia carne
che t’è legata come un tronco alla terra
di cui disponi nel tuo lontano

ti accetto prigioniero nelle tue tante forme
se solo fossero umane certe illusioni
mi sfuggi amore amante chimera
che trappola ora inventarmi per trattenerti nel mio tempo

sei nei miei occhi incendio senza fiamma
tremenda verità tu sia irreale – mi consuma il corpo
nel petto vagabondo senza futuro il cuore
tu come un nervo teso sui miei ossi

odori di notte e di foglie appena cadute
come un ramo spezzato m’inginocchio odiandoti amandoti fottendoti
vale quanto una piuma verso le nuvole questo mio dono
oh non saziarti mai mia assassina

corri nella notte abbracciami nonostante il buio
restami dentro per ere senza mai lasciarmi
o uccidimi come sai fare bene con ogni tuo amante

tedio mi è complice ogni notte da allora
t’eri appena inventata una storia su come saremo in futuro
tra me ho pensato - ecco una pazza istigatrice di sentimenti
ma tu sapevi già cosa fosse l’amore

oggi sono ancora predato da un incendio
nemmeno versandoci soprattutto tutto il Tamigi mi spegneresti
cerco la tua mano leggera nell’atmosfera
tra le sferzate violente di un temporale

"Nox Noctes"

 

Enola Gay
Il genio progetta la fine dell’Umanità e lo stollo la mette in opera.

Aforismi

 

Luna puttana
quando parlo col buio divento bambino
sono un pesce rosso poco evoluto che ha costantemente paura
otto carrozze di stelle piene di sogni
e Luna puttana che si strofina sulle mie squame

vivo di mezzenotti come un ubriaco di vodka
dannato quanto possibile sia per avere piaceri
corvi nelle mie dita col becco nelle parole
nudo sulle natiche dell’innocente giglio

mia solitudine sei compagna nel viscido mondo dei certi
erezione continua per fare sentire l’alba una signora
il mio dissoluto è la strada che porta i folli all’Oltre
apri i tuoi cancelli Dannazione! questo figlio è pronto

l’amore per il non detto affonda i denti nel sogno da desto
senza il tormento - l’ordinario sarebbe il patibolo per i miei voli
ho maschere per tutti i giorni in mezzo al serpente
in questo inferno qualunque sposa è vampira

lampioni con stigmate di piscio di cani recitanti Verlaine
parchi giubilanti per l’afrodisiaco serale dei tigli
giovani gufi con occhi che ricordano Inferno
amori malandrini sconfinanti nella lussuria

il mondo di notte diventa più caldo sottopelle
parla bisbigliando carezzando il sonno
ma io cerco di rompere la dannata bolla
per correre sulle pinne illusorie con altri perdenti

col sesso sotto cintura in allarme
sudato
madido
flamboyant
dico addio ai sogni
sole sfiora appena la Luna
impreparato precipito dalle stelle al giorno
solo una cicatrice sul petto
dolorante e piacevole
di chimera?
di musa?
la colpevole resta tra i battiti
si sveglierà col buio
per farmi l’amore

"Romantic Psyco"

 

I più bei fiori profumano di notte
Io non ho ormoni,
ho corvi, lupi e tempeste nelle mie vene,
diavoli in libera uscita,
esplosioni solari,
vulcani.
Ho un Inferno alle porte dell’Eden
ma anche rose, profumo d’erba,
di pane caldo e rosso pomodori,
volo di sogni …
i confini diventano una porta socchiusa
una voce dall’interno dice “benvenuto”
è Caronte sul fiume che vorrei fosse Lussuria
da dove sento continuamente le campane su altri pianeti
e una lama vicino alla mia testa con la fame di sangue,
ma io non posso morire … sono alieno.

Vedo le tempeste solari come una pioggia in cui ballare Gene Kelly,
invitando chimere a indignarsi per il mio nudo,
sperando di finire abbracciato a una femmina di penombra,
pronta a sfornare i suoi angeli col dna di un sognatore.
Perché sono un perdente seriale?
Sono un tiratore scelto alle bolle di sapone,
addomesticalo solo dalle battaglie nel letto
usato dalle meretrici spaziali come componente di un sistema
che tiene in equilibrio i terrestri.

Io non ho un cuore nel petto ma un drago
ringhia solo in mancanza di nuvole, temporali e tenebre,
ma ogni primavera lui s’acquieta davanti alla rosa
nel cui profumo si perde si spande fino agli astri.

I più bei fiori profumano di notte
telepatici s’innestano al profondo desio
e pur bruciando di mille estati
io resto
corvi, lupi, tempeste
e diavoli in libera uscita.

Antro dei Titani

 

La Chiesa
Dio in trincea con un elmetto non ha più di vent’anni
parla col Vaticano dalle distanze delle parole
l’uomo in bianco dalla finestra balbetta un “desolato”
- non posso tradurre la guerra dal mio posto

Antro dei Titani
 


fili d’erba sulle fosse comuni
sulle ceneri delle case cresce erbaccia
e sugli uomini morti danzano le farfalle
nella trincea si piange ogni soldato
mentre salgono a Dio le anime e scendono all’Ade gli ossi

è strana la morte in guerra
ti sembra d’avere ragione quando le spari
poi vomiti la coscienza inutile scudo
davanti alle spoglie d’intere famiglie

una vita vale meno del verme che la divora
quaggiù la ricchezza si conta in articolati
spaventato il filo d’erba ha deciso di crescere sopra una fosse comune
che gli uccelli non sorvolano per rispetto

"L'addestratore di incubi"

 

oggi è una buona giornata
oggi è una buona giornata e sono vivo
nuvole bianche si specchiano in laghi di sangue
Dio viaggia con le pallottole non ha bisogno di ali
mi sto pulendo con la paura dell’ultimo boccone d’aria

fammi felice e non mi pensare
ungi la tua anima coi sogni rimasti
accendi candele per ogni lacrima
mi darà luce all’Inferno

alberi in fiore con urla d’orrore
il circo è pieno di nuovi attori
si spara ma non per finta
le ossa cadute poi salgono al cielo

ripeti il mio nome poi sorridi
porta alle rose e al loro profumo il nostro amore
domani se troverà la porta aperta entrerà uno sconosciuto
non io … non Dio … non il male … spero il futuro

"L'addestratore di incubi"
 


La bellezza nel ventre del verme
terra bruciata
terra di uomini
l’acqua si siede sul filo d’erba
alle rondini il nido con rose
spezzati i poeti soldato

angeli che vedono i fantasmi sopra le tombe
Pianeti che scappano dall’universo
ecco la Morte!
ecco la Morte!
dal suo nascondiglio il diavolo urla
gli innocenti al cielo fanno tremano gli inferi

gloria e astuzia
nel frutto rosso
cuore di mela morso dal serpente
ecco la Morte!
ecco la Morte!
dall’ombelico di Putin i vermi divoratori di astri
ah respiro
ah aria
nel petto mille ferite
i cosmi collidono contro il cielo
secco il mondo fino al suo centro
per ogni bambino ucciso
rondini
rondini
rondini
un cane abbaia
i soldati si stringono all’orrore
nel ventre del verme finisce la bellezza
fioriscono i peschi
sopra Kiev
ogni santo giorno

"L'addestratore di incubi"

 

Innocenza
Mai nato fui per perder l’innocenza
bensì per dare al sangue quel fuoco che gli spetta
quando l’ardore dell’arte lo richiama
scrivendo ai sogni la brama della Stella

non sono parte di alcun colore o stoffa
non so come addomesticare la Musa della parola
non vedo come il tempo si sposi alla pazienza
ne m’inchino a Morte come se fosse certa

io sono qui e ora per dire la mia
selvaggio quanto vuole la natura umana
per azzardare incendi sopra illusoria ciglia
che porta al Mar dei Mari la bella vela

mai nato fui per spegnere nel cuore la calda fiamma
se deriso da aspidi col sesso arrabbiato per fare storia
ma canto d’usignolo seguire la luce nella fitta ombra
se luce possa chiamarsi a ogni respiro - l’aria

"Marachelle in Paradiso"
 


l’albeggiare al porto
l’albeggiare al porto che l’orizzonte offre all’occhio
è premio all’innocenza mal storpiata solo a riva dalla sozzura
distinto il blu che fa sognare un Oltre al marinaio più tosto
sebbene neri ora siano i veleni sopra le spume ahi! povere chiglie
al sole attinge il cuore di ogni cosa viva
persino quell’abisso di sirene in cui i marinai sconfitti faranno le leggende
ed è di onda fatto il desio quando insegue l’astro
come se il suo corpo rendesse divini gli uman’ piaceri

soffoca l’alga che prima t’era gioiello alla caviglia
un cerchio di plastica che non da scampo a speranze
e sembra allegro il piccolo alato ignaro del danno ai suoi sogni
una ventata di città spazza via il sale come un ingranaggio infernale e corrotto
maneggia col rosa il dolce di un nuvolotto nel nido ancor intatto d’atmosfera
coi calcagni radicati a sabbie ingentilite da acque non troppo fredde
vado a pensare al tempo senza l’uomo
quanta bellezza intatta di cui parlarsi solo le stagioni

"Marachelle in Paradiso"
 

magia è come un mal da temporale
un lampo vizia gli occhi per dire alba
m’affonda nel profumo di caffè il tuo amore
si lacera l’ultima resistenza del buio - i sogni in fuga
del risveglio canta un’orchestra il verso verde
amore di rose
di canti di usignoli
d'ortotteri allegri
di traffico d’auto
e pendolari
di campane per la festa
di campane per il morto
Primavera si lega a me cirri in catena
fiume che scorre al dove della sorte
sono straniero alla mia vita ogni alba
magia è come un mal da temporale

un raggio vizia gli occhi per dire sveglia
i tuoi passi per la casa fanno l’amore al mio cuore
cinguettii innescano la marcia
ubriache tornano ai nidi di coscienza le chimere

Ape Regina
 

campi in cori di cicale
con un leggero bacio quel profumo
di campi in cori di cicale
sfiora l’alba la rondine
una nuvola
mille piccole voci nei cespugli
gli occhi pigri sostano nel sogno
ma chimera scappa
e verso i timidi orizzonti come un mare
si apre il cuore

Ape Regina
 

addio livido inverno
pioggia vede come nasce un fiore
maggio soffia dolce sul filo d’erba
i pollini aprono un banco di shottini
da incantare l’insetto più astemio
nuvole sirene nel mare del cielo senza orizzonte
il canto da seguire per l’ala che può l’azzurro
come un principe in groppa a bianche spume
che attira gli occhi delle vergini sognanti
addio livido inverno
addio crepuscolo incolore
addio oscurità diurna
benvenuti profumi
si sveglia in alba quel buon odore di pane
qualche zanzara ma non è l’inferno
col cuore già ti cerchi il caffè nei bar molto affollati
e lasci che la vita dentro ti esploda

in questo mar circense d’attoraggio
la maschera ha una sua nuova primavera
l’anima ape si offre a un bene
discepolo di dei illusi e lontani
ma il velo innocente del fogliame
lasciato al libero diventa immenso
e come un unguento scava trova e cura
l’ammattir bisboccia nei pensieri
lento e lieve t’appresti nel cammino
gente comune con eleganza sua passa inosservata
tremori appena percettibili nelle tue carni
felice esistenza che sbrina col primo sole il fiore

Ape Regina
 

metamorfosi
il primo sorso d’alba aperti gli occhi
poi una carezza dal sole
qualche timido sussurro dalla rosa
prendimi – mi chiama il suo profumo

Ape Regina
 

nei bisbigli si sveglia l’alba
nei bisbigli si sveglia l’alba
l’azzurro è intenerito dai cirri
con pudore verginale s’apre il bocciolo
che rallegra il roseto
alle frescure piace il lumacar di rugiada
il verdeggiare è in trionfo
oltre le siepi brulicanti d’insetti
a un’ape vagabonda … canta il sole

Ape Regina
 

(A Piero – Colonna Romano)

I mostri che ci svegliano di notte
sono meno malvagi dei mostri che ci tengono svegli di giorno.

t’ammiro amico caro che fai tribolare i mali del mondo
ti trovo sempre in forze e pieno di coraggio
il tempo non potrà mai sfaldare
i bastioni da cui ti alzi bandiera per la gente

siamo insonni entrambi e da ere
un mare di vecchio inchiostro al posto abbiamo del sangue
ma più di me esperto marinaio sopra flutti
che questa storia sporca coi rifiuti

dove sono gli uomini quando va male
tu! sempre in trincea
dove son gli illuministi d’una volta
tu! scova ruffiani
al prezzo di un bene si comprano oggi due mali
e tu piuttosto resti senza niente
che meritato premio è stare innocenti
mentre la piattola infligge ai cuori di talento le torture

il mondo andrà avanti nel malcostume
ma il mondo è pure dei poeti
e ci saranno un giorno due come noi altri
ad asfaltare l’insetto e l’infame

La Poesia non sarà mai cadavere intirizzito
e di noi se resterà qualcosa - sarà banale
ma anche il foglio bianco mai scritto sa tagliare
il lascito all’erede è il confronto

il bene contro il male non sono ben marcati
e il marchio d’onnipotenza non spetta alla penna
tu hai – però – qualcosa di natura
poterti stringere al verso piuttosto che agli stolti

ti siano longevi i sogni e questa bella vita
pazienti di cui curar l’immaginario con la grammatica – avere tanti
e che il sorso di vino ti sia sempre dolce
la Musa mi conferma devota t’alimenta il foco

L'Antro dei Titani
 

Albeggia
Albeggia e parola non può dire del cuore,
quel suo battito forte vola finché grida il sole
Sveglia! e cerco di non innamorarmi di nuovo
dei sogni lasciati indietro.

"Ape Regina"
 

Primavera
si abbracciano i fiori nella pioggia
perdute le nuvole tra le corone degli alberi
un nido di passerotti chiama per fame
l’aria fresca si offre al profumo e al sogno
oggi rinasco
o forse muoio …
poi rinasco ancora
ape
onda di allegri torrenti
pilota d’uno stormo di anatre selvatiche
che rientrano nelle notti di plenilunio
o semplicemente rondine … con la nostalgia di casa

"Ape Regina"
 

putin puttane e putridumi
il Diavolo scrive a Dio sopra una nucleare testata
“la lancio per il pronto soccorso dei miei figli oltre confine” lui dice
ma la morte non guarda se diavolo o angelo
si prende tutto
e manda a puttane gli umani sogni

"L'addestratore di incubi"
 

Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo.
Putin chiama Dio da testimone al suo processo
sulla vita di Stalin io giuro che l’ho fatto per i miei figli
due acri di terra in più – appena la morte
s’accorgerà di quanto la mamma Russia sia ricca

non biasimate a cuore leggero chi mente
chi spara
chi tortura
chi toglie la vita
il mio sacrificio è lasciare l’idea dell’infinito
da supereroe confesso d’amare
quei poveri nelle fosse comuni
i loro figli
le polveri non più case
il paese di zombi

sarò fedele alla promessa
che mai morirò senza un segno
quindi state allerta nemici
Dio m’è testimone ... l’Ade è vivente!

"L'addestratore di incubi"
 

le matrioske di sangue - danzanti
le rondini insonni hanno perduto il nido
i codici di lancio hanno un led fisso
scacco matto! l’operatore sorride
il re è morto! nell’Eden hanno chiuso le porte

resta sveglio soldato! l’amor di patria non uccide
sono qui per filmarti … il cameraman indica l’occidente
un sorso d’acqua – ti prego – imploro l’ultima sigaretta
mentre spara un cecchino dei Z con l’anima assassina

ero dell’Opera il primo ballerino
cuore soldato – cuore buono – cuore ucraino
ci rende animali questa farsa da dittatori
le polveri non ricordano gli eroi – solo le fosse comuni

porta alle candele le tue innocenti preghiere – mio assassino
tu ed io non abbiamo finito il liceo
di un solo Dio le nostre madri sorelle
alla terra andranno … le spoglie … il sangue ... le colpe

"L'addestratore di incubi"
 

Mariupol
v’e un mistero in questa resilienza
una fitta trama d’amore e speranze
piove con bombe sui fiori degli alberi
s’unge di sangue il terreno
la morte qui parla con la pallottola in canna
non razzista
non guarda alla religione
al colore delle pelle
non guarda nemmeno i soldati
si fa bella per chiunque prenda di mira quel giorno
l’Inferno

mastico guerra come un buon principiante
che ha passato la breve vita coi videogiochi
se sparo al figlio di qualcuno so che non è vergogna
se quel qualcuno ride sopra il cadavere di un bambino

uccidimi pure io sono a casa
vuoi rubarmi che cosa – i soldi – il cellulare- la vita?
oh russo
oh russo
da quale Siberia sopra Marte arrivi
non sai che oggi la fame di pace vale più di un Putin?

avanza con la tua triste marcia sulla mia storia
manda pure a puttane ogni credo in un buon Dio
se morto dammi ai cani randagi
sarai tu in futuro a vivere col peso della mia carne

vieni giovane russo col tuo fuoco nelle palle
vieni con la gloria che t i senti cantare nelle orecchie
brucia
uccidi
e distruggi
il mio nome sarà di tuo figlio
amore arma bianca
nel cuore del boia
vittoria!
vittoria!
grida già il Diavolo!
sulle macerie un fiore
Dio non ha dato a un solo uomo – l’Eden

"L'addestratore di incubi"
 

fiori di ciliegio
sanguina la polvere
fiori di ciliegio
Ade e l’Eden in guerra
marciscono i poeti di soli diciott’anni
s’incipria la Primavera
sulle rovine le fiamme
nelle buche di fango i corpi
addio al sogno

venite alla guerra – bambini!
il Diavolo civetta in diretta
la spazzatura non ha religione e nemmeno confine
estinto il genere umano

silenzio è messa
larve aliene nei cattivi crani
avremo la pace il pane e il futuro
oppure solo denari che non servono in Ade

"L'addestratore di incubi"
 

Mercanti di guerre
Dio si illumina per due scarafaggi in un bunker a maggio
la fame s’infiltra nel sangue - un uomo sogna
Verlaine è un soldato disperso nelle fosse comuni
l’amore sfida la gravità e va alle nuvole

ho un fiore sul petto ma il cuore non batte
sono morto da tempo il mio nome è una stella
vorrei che la guerra cessasse – dolcetti non armi
Ade … Ade … Ade … morirà mai il tuo Diavolo?

siamo Mercanti di guerre con l’orologio firmato
le parole non operano le ferite
non sfamano gli orfani martirizzati
chi tace … chi protesta … chi combatte … non è questa la vita

sull’Isola delle mille anime non abita che la Morte
poeti imbruttiti i nostri figli
anime come matrioske in corpi di boia
dimenticheremo? dimenticheranno? i portatori sani di buio

"L'addestratore di incubi"
 

Emanuela Orlandi
tre cassetti
uno con la carne
uno con le ossa
uno con l’anima
l’aria estiva pugnala con l’afa
avrà morte
la fica sanguinante e calda
di una bambina
ora chi paga per le sue mille ferite
mille morti
mille voci gridanti aiuto
chi paga mentre tu vivi
indifferente scopi
poi muori
ecco l’umano
mi disgustate tutti

-Linguaggio volgare, violenza e sesso esplicito-

"L'addestratore di incubi"

 

è il mio peccato
v’è un inferno nell’Oligarca che si consuma di gloria
pire di ossa scalfite da Z e ancor sanguinanti
ore di cetra che Morte intona dopo il tramonto
vili vicino ai bambini col cuore in anonime fosse
scava abile boia
scava russa bandiera
scava nel tuo orgoglio creatura
oh lungo inverno
i vermi mangiano gratis quest’anno
nobili i poveri putrefatti
un diavolo rapisce bellezza
il mondo tace

è il mio peccato
nero e disgustoso e dolorante
io mastico pane ... gli innocenti il fango
brucia in lui l’inferno … qui l’inferno è casa

"L'addestratore di incubi"
 


Z
distruggili tutti
insetti in corsa
vite nelle valige
l’orrore al circo
è umano il bisogno
di violare la vita
abili i ricchi
giocar di pollice

"L'addestratore di incubi"
 

Putin
tu che non hai paura di scolpire l’orrore
sei più bello forse della sorella Morte?
hai così tanto potere da togliere la vita
a quelli che non chiami fratelli ma bastardi
uomo fecondo di malizie
vetusto per la storia
ma giovane per la macabra danza dei potenti
cui dirigi il coro
non fossi anima
t'avrebbe già schiacciato qualche pedone

corri - corri … eppure sei più vicino ai morti che ai vivi
ecco la tua invidia
oro non compra il tempo
piangere ti resta davanti al vincitore

"L'addestratore di incubi"
 

case al sole
dopo il bruciare del sole
ai campi di grano in un coro di grilli
s’adagia ciccione il tramonto
amore cercando s’allunga l’ombra

“ chiatte di sole sull'erba”
 

kimono di sangue
Odessa in kimono di sangue
risorgono dalle molotov esimie ossa
sparano ma sono bambini non sono soldati
del golem il cuore si è zittito
canta fuciliere delle tue terre
io ti parlerò del come morire
e brinderemo come buoni nemici all’inferno
io addestratore di incubi e tu semplice alma

non muore mai il male …
il ricco fa guerra a Dio …
l’inverno reclama il pianeta
per pochi illusi asceti piangono miliardi di infelici

quando ci sarà un titano al confine col mondo
si farà di sangue ogni fiume che lui berrà chiamandosi immortale
mentre le genti impaurite della sua fiamma
combatteranno morendo per dare valore ai sogni

“L’addestratore di incubi”
 

L’arte del dolore
io non cammino se non supplicando l’aria d’armarmi il petto
con tutte quelle cose che sanno di meraviglia
un insano lontano di cui pazzo intono gli inni
con fischiettare leggero e zero parole

a me il vento canta più che a un divino
se sia di un immortale questo amore per l’oltre io non saprei
addento dai temporali ogni fulmine
per farmi l’ala capace d’arrivare a meta

che dici
son forse un pazzo
condottiero mi chiami di rutilanti streghe
invéro siamo amanti io e follia
inseparabili con frenesia in carni
la stessa che tiene allerta fiamma … prima di darci al sonno

io non cammino se non supplicando gli astri di restare forti
per quelli che hanno gli occhi spinti oltre ogni confine
che spesso sono carichi di malinconia
oh malanno svelto a pigliare in rete chi s’è dato al sogno

l’amore più è forte più ti prende a sberle
di beatitudine mi disfo come di un calzino buco
io so di piacere ai baci più di ogni altra cosa
se solo non fosse così lungo l’elenco dei miei peccati

è sempre stagione di buone cose
è sempre stagione di pace o di guerre
è sempre aperta la mia porta a Morte
savio concedere la mano all’inferno
che dispone di mirabili pari
cui dedicare l’alma


ditemi venti di quella pioggia sana che arriva al seme
e lo sgrana sbeccando l’argine del glorioso ascendere in tronco
elevando il bel fiore sopra la radura
ombra corona regale ai morti

mi odierei se non amassi tanto ogni fiamma
ogni tumulto
ogni ansia
ogni battaglia
mi odierei se mi risparmiassi la condanna
alle male carni con scettro tra gli agnelli
mi voto al coraggio non alla speme
al flagello sopra tutte le barricate - dei finti angeli
oh Morte cara sorella
avanza soltanto tra gli infami
dammi ste fredde mani in cui nascondi il caos
a te la firma
per gli altri
io non sarò null’altro che un incendio

"L'Antro dei Titani"
 


stupida
questa canzone che l’aria vuole cantarmi di primavera
silenziando lo schianto delle nuvole contro il cielo
mentre con l’occhio meticoloso ti cerco ma senza trovarti
al mondo cane e alle guerre mi restan le ore

mi prende a calci l’ombra dell’ultimo Shabbat di Aprile
dolorante leopardiano è l’effetto del sole dentro le carni
l’osteria è una risorsa non una cura ma viva il vino
il buio m’abbraccia
ho paura
verrò a svegliarti
As-Salam-aleikum a tutti gli spiriti che han del divino
se fosse Morte il punto pece nero in fondo al viale – ahh pace
tranquillo – sussurrano gli alberi a tutti gli imbecilli
Aleikum as-Salam sospira saggia la foglia

ringhierai e corvo contro gli incubi vigliacchi
stupida notte di sogni agglomerati sotto la giacca
cane in calore il mio sesso ti chiama
sono un forno d’ormoni sotto un cielo stellato - io

“l’addestratore di incubi”
 

Silenzio
porcellane e dalle guance di Luna nemmeno un rossore
diventi blu quando trattieni il fiato mia assassina
così ti bacio in quella apnea che ti disgusta bruciandoti i polmoni
non dicendo altro ai tuoi occhi che – ti amo

stringimi
stringimi
non lasciarmi andare
tirami al chiodo di una tua parete
sarò un quadro

aria frizzante di primavera
mi fai svenire col tuo profumo di mille fiori
ultraterrena la strada dell’amore
oh vorrei mangiarti
averti
chiamarti
baciarti
sbatterti sopra un letto
sfinirmi nel guardarti
ma scelgo di onorarti col mio silenzio
 


Ermione di Lorenor
                  Poe all'Ade

                  Baciato (come inizia ...)
                    (Voce di Lorenor)

voi che sostate sulla cima per mirar le stelle
senza contare del cuore i battiti in presa all’aria buona
non capirete fino alla fine in cosa poggiare il credo
poiché l’ansia di aver risposte non porta ego ai quesiti sommi


il male si nutre di paura come l’incubo in menti dei più fragili
non rallentate da buona via il passo
per appagare gli occhi se vista la rovina
scappate dal mostro che vi attende … sotto calde stelle
 


Tempesta
tu m’arpioni il fio
l’amore mi prende da sotto le scarpe
ho perso il baricentro ora viaggio coi sogni
due tre dieci mille metri da terra
chiamo il tuo nome per tutta Parigi solo maschere sorde
le mie parole non vincono il gelo
ma Aznavour canta agli innamorati dalla Senna
dove piroettano barche nell’abbraccio tra nuvole e flutti

alberi come sifoni pronti a sparare gemme rosa
io sento il tuo corpo attraversare il vento
e come una musica contagi ogni dannata cosa
sognanti uomini lampioni qualche spettro
maudit naturalmente
e vedo il sesso negli abbracci di chi si cerca
vedo l’amplesso tra il celeste e il terreno
invidio l’immortalità alle montagne
vendo la mia anima per due paia d’ali

aspettami in quel bistrot con cameriere allegre
arriverò col cuore girasole resistente all’inverno
per baciarti il sorriso gli occhi la tempra e quelle labbra
che nemmeno Mallarmé ha mai avuto nei suoi più deliranti
sogni

sei il dolore più acuto nel costato quando assente
morire per te non basterebbe come metro all’incendio cui soccombo
m’affido alle onde più alte delle tempeste per sedare la fiamma
nessuno calma il mostro che apre e distrugge mondi

Poets and Lovers
 

Morte del pescatore
la barca s’azzurra fiammella il lampo una conchiglia ruggisce

a mare i crampi d’onde la barca s’azzurra
nella fionda le stelle contro una Luna arancione
ah pescatore! vai a fortuna col buio
mentre una gigante balena celeste si riempie la pancia di sogni

fiammella il lampo s’aggiusta il cappotto ‘na nube
sciamano uno scoglio a protegger riva
lakmé per una conchiglia che ruggisce all’orecchio
i calli feriti dal sale rilascia le reti

nocche di vento contro le rughe già spesse sul viso
arpeggia sirena chiamante al proprio delirio la pioggia
s’infara lo sguardo all’urlo dei tuoni
chigliare contro oceano arma col prego il cuore

strombonano nubi finché goccia pesante
addio al tesoro fatica il vecchio con impotenti mani
remare il pianto nel minestrone oscuro
megattere d’alghe volan’ per aria

imbruttito il vento batte spossato il legno
valchiriando va per vie alte l’umana fede
Dio al seduto sulle proprie ginocchia
“sorreggiti alla speranza e vai avanti!”

persino i mostri si stancano di guerra
ma ciò che resta del titanico furore è poco
la mareggiata galoppa orgogliosa all’orizzonte
anima e barca del faro perduto il corso … s’abbracciano agli astri

Il cuore è un fienile circondato dal fuoco
 

duellano con spade polvere i Frankenstein
precipito sciroccato da un semaforo con occhi sempre accesi verdi
spiaccicato sul pavimento di un qualche sogno
non posso più volare ma le mie ali spezzate diventano una barca
con cui navigare il buio cercandoti tra strane creature luminose

m’arrampico buganvillea testarda sul cornicione dei tuoi occhi
loro dei timidi colibrì’ in fuga verso l’ignoto
vedessero come evapora la finta primavera zuccherata di chimere
s’arrenderebbero ai suoi profumi che si abbracciano
in giardino col nome di Eden

ci avvitiamo ai sospiri delle vetrine dei negozi
chiusi per Covid ai pali di silenzio nelle strade
ignoriamo chiese pesanti di prego che faticano a mantenere il volo fino a Dio
sale un buon democratico al Campidoglio finalmente speranza
ma si muore lo stesso nonostante i vaccini

si lanceranno altre bombe a Bagdad per una nuova paura
ci si perde nell’economia dell’incerto
guardiamo delusi ai diavoli che dirigono solo per le proprie buste
ma dove vanno i sognatori coi loro ideali coi loro sogni

ti voglio tenere con me e per tutta la vita
Giuliette e Romei si scrivono dalle loro prigioni
mentre duellano le fantasie di polveri coi Frankenstein delle insonnie
occhi sul cielo s’accendono nonostante il gelo

Poets and Lovers
 

erbicello nel vento bisbigliante mari
lacci di virgole la pioggia cammina scalza sopra i pensieri
vagabondo incendiario il cuore
un esercito di sonnambuli insonni adepti a pane e nutella
si strusciano alle stelle per il desio

ho virgole al posto dei lacci alle scarpe
che camminano troppi discorsi
usurate quanto basta dopo aver nuotato in mari in mari di nulla
in cerca di sincero destino

un fiore mi germoglia sul bottone della camicia
il sole ancora pallido lo nasconde alla primavera
ci sono radici di profumi che l’orizzonte espande fino l’uomo
linfe azzurro cielo si mescolano al rosso sangue e divento un libro pagine senza nuvole

mi porti via la goccia e ti bevo dalle labbra la partenza del gelo
diventi un fiume che chiudo nelle mie vene
ti guardo violacea musa arrivarmi ai palmi
dove il tuo delta diventa tanti piccoli oceani di codici come geroglifici

oh! mia Stinge terrena che prendi dal vapore del pensieri la forma
in me sei amore
in me dimori farfalla
sei
saetta di dolcezza piantata nel granello di sabbia
che regge i pianeti dell’immaginario
tu mi fai germogliare erbicello sulla arida roccia
che guarda al vento col suo bisbiglio di lontani mari

e m’inrubino a sera per darti la mia aura
rubando al sole il posto nel cielo
per te che allungherai la mano sapiente lettrice di danze di foglie
cogliendo il bacio di queste labbra sciolte in profumi ancora in boccio sui rami

Poets and Lovers
 

ti ho scritto una lettera d’amore
i gomiti di questo sogno si trascinano nel buio
cerco l’incendio dell’anima che solo tu mi puoi dare
siamo uniti da un solo ideale su questa terra
senza battaglie senza feriti ne prigionieri

queste dita cercano l’intreccio tra i destini con altre mani
poggia il fucile togliti l’odio dal cuore non farmi male
ti ho scritto una lettera d’amore anche se sei il mio nemico
resterà come un libro di nicchia nella biblioteca della tua vita

continuo a trascinarmi cercando quel punto fisso di luce
cos’è che mi abbaglia che mi trascina sirena al suo servizio
un suono?
un canto?
un sole?
mille atomi sfavillanti?
non posso fermarmi _ ho la mia strada in questa oscurità di battaglie
e mi domando
hai le mie stesse paure?
hai i miei dubbi?
le lacrime di Orfeo sono lave di rabbia nelle tenebre di ogni battaglia
so che la tua anima è nutrita come la mia dal rosso del sangue
alziamo in piedi sopra le trincee sopra i comandi e stringiamoci
forte finché i nostri corpi si fondano in un solo cuore dentro un solo petto


lascia che scriva il tuo nome lungo sta interminabile strada
con le unghie graffiare i muri dei nostri diverbi
lasciarti un filo scavato per salvarti dal mostro
che incede nei tuoi pensieri con troppe nuvole al posto del verde

mio nemico
mio amore
se ora tradisco la sorte perché vedo una luce
là in fondo lontano le nostre mani si cercano e abbattono muri
mentre l’aria è così densa da rompere col peso la pleura

mio nemico mio sogno
sparami mentre ti guardo
i gomiti sono troppo dolenti per proseguire
questo trascinarmi senza il tuo destino a fianco è reale
e voglio credere che chiudendo gli occhi
poi li aprirò altrove
dove saremo insieme in una casa
amanti
fratelli
o sposi
non più guerra
non più dubbi
solo voci di bambini ali di rondini tornate ai nidi
sotto un cielo azzurro bombardato da astri più forti
eccoti il mio petto
ti lascerò la lettera vicino al mio corpo
leggila se potrai
non conosco il tuo nome
ne se sei un uomo o una donna
io ti amo
con tutte le forze che ho e non temo alcuna tempesta

Poets and Lovers
 

Un bambino di nuvole col broncio e Londra senza abbracci
un bambino di nuvole appena desto col broncio sull’alba
raffiche di vento già stanco d’essere stato al gelo di notte
Londra ancora in mutande s’abbraccia all’orgasmo
con mille chimere dalle voci in testa ancora dolci

stretti con angeli al capezzale grandi poeti nelle tombe
si svegliano i loro poemi nel mio febbricitante desio
ho come un monte di farfalle impigliate nella rete della parola
che vorrei ma non posso … amore _ donarti

l’inverno si chiude nella solitudine di troppe maschere
uomini coi sogni contati e un triste lavoro aspettano il treno
la mia spassomobile cerca un bar ma è in lockdown
Tamigi soffre la mancanza d’abbracci

tu sei l’unico ramo in boccio tra tanta amarezza
sei il mio Buckingham Palace ma senza i bizzarri
ho i pugni del tuo ricordo ancora contro lo stomaco
e fanno un male costante ma amo persino quel sentirti con il dolore

così mentre Trump si eclissa col suo grido di guerra
e silente come un serpente la monarchia si stampa i dindini
il mondo nel suo lungo ricovero pensa come me all’amore
piovesse Dio volesse con qualche bacio su ogni animo

voglio ardere potentemente davanti al tuo corpo
farmi trafiggere dalla trasgressione in questa calma uggiosa
chiederti di fare un figlio senza doversi prima sposare
ovunque la nostra passione ci trovi

s’è destato da poco un bambino di nuvole e piove
in una Londra un po’ puttana e con la puzza sotto il naso
ci insheakespeariamo gustandondoci in baci
oh! le nostre bocche conoscono l’amore più di ogni altra cosa

Poets and Lovers
 

Un passerotto in Central Park sotto la neve
cresce come un albero New York fresca di neve
balene di odori dai locali che sbuffano impoltriti in attesa di ospiti
mentre io cuocio un pane d’amore con semi di pazienza
in un forno a forma di parco senza foglie verdi perché inverno

mi dico _ ci ameremo fino al per sempre
un cane randagio cerca il proprio centro dell’universo sotto una panchina
vicino a un carretto di hot dog la fila se ne frega del progresso
ogni atomo di vita ha fame di pensieri straordinari
sono qui e vorrei donarti queste vie senza rompipalle
senza rumori molesti
senza un traffico maledetto
ma vie con vagabondi sognatori e burberi
vetrine stanche di occhi spendaccioni
fiori timidi in vasi dimenticati sui balconi
biglietti e sacchetti di carta unti nei cestini d’immondizia
scoiattoli infreddoliti
e qualche vecchia signora in un vecchio cappotto colore gioventù

NY my darling è una pista da ballo sui tetti più alti
con chiamata ai Poe Keats o Byron o un bizzarro Fred Asterie
una orchestra di nuvole di gabardine azzurro grigio
vieni mia elegante farfalla al giorno del debutto tra spettri

c’è una nota sensuale tra i grattacieli nonostante l’inferno
candelieri bruciano col mormorio dei chiusi in casa
annoiate falene sbattono contro le finestre
per morire per dormire o semplicemente sognano

passeri come piloti agganciano l’aria in cerca di cibo
io ti mordo quel corpo da chimera con cui passeggi tra i miei ricordi
e la città da immensa diventa piccola
le finestre esplodono le genti finiscono col cantare
col lanciare verso le stelle il loro cuore
oh! sono il malato che non ha cura in natura per il suo amore
chitarrami ste corde troppo a lungo assopite
vieni con me in cima all’Empire State Building a vedere la Luna
col sul corpo nudo pronto a brillare
davanti a milioni di avvidi occhi
pronti a sciogliersi per desiderio

m’approprio di un temporale
sono lo Shakespeare delle gocce d’acqua ribelli
m’avvolgo in giacche di vento raffreddato che importa
tu m’ardi da sotto ogni piuma mi pungi come un coltello
in quel punto debole
e fai crollare i muri alti come giganti sul mio corpo
macerie cemento polvere detriti lavandini mobili stoviglie rotte
pappagallini liberati dalle gabbie in cerca di dimora calda
pazzo amore mio è inverno!
New York oramai senza pompieri iarde ovunque
la pioggia diventa neve e nevica di bianco
sul mondo sugli ubriachi sui folli
da un ramo in Central Park un passerotto mi guarda poi scappa
in un’atra favola
dove tutti nel castello di ghiaccio ballano al ritmo
della passione

Poets and Lovers
 

Al cimitero
come ti chiami?
passo il viale e m’inoltro nel cimitero
come ti chiami?
non rispondo ma fisso tutto il mondo di fiori ad abbellire pietre
a ricordare morti
sussurri tra croci ma io me ne infischio delle croci
non mi angosciano le tombe
forse il silenzio mi angoscia
i sussurri che non sono più voci
chissà quante belle voci
coi loro nomi i loro numeri migliori
chissà quanti volti belli o brutti e sogni
tutti quanti sottoterra
al buio
nel silenzio
il tempo non ha ragione di essere qui dentro
persino il fardello dei pensieri è leggero
qui tutto tace
il tumulto del giorno
l’operosità umana
l’evoluzione della tecnologia chi se ne frega
qui è tutto antico ed uno
io provo amore in mezzo ai morti
come se tutti loro fossero parte di me
dimentichi dei loro numeri di scarpe dei loro nomi
delle loro fatiche da vivi
qui dentro loro sono ciò che nulla può più distruggere
sono amore insieme in un oltre silente
ecco il silente è la parte che mi fa schifo
adoro il rumore
il canto
le armonie

forse mi chiamano ma io non sento
immagino di seguire dei sussurri
non mi angosciano le croci ma quei fiori
chissà se li portano anche ai loro vivi
alle loro mogli
ai loro genitori
cammino in un paradiso in cui nessuno probabilmente
si sente a proprio agio
io qui ascolto
sogno
leggo nomi e quelle frasi copiate inventate che li descrivono
mai veramente personalizzate
mai veramente veritiere
è stato uno stronzo
era una porca
quel bambino era un diavolo
una madre insopportabile
era un padre alcolizzato
è stato un puttaniere
chi mai direbbe la verità sulla scia della morte
ah! il mondo è dei filistei


la mia anima è un ombrello al riparo dal sole
dalla tristezza che avvolge la morte
al riparo dai mostri che si dice in giro siano quelli sotto decomposti
putridi
scheletri
non più corpi

tutte le tragedie che questo posto emana
mi fanno sorridere
la vita è un cavalcare il calvario cercando di portare più aria buona possibile ai polmoni
nel mentre il sognare
si offre come riparo

tacete croci
non sospirate più
tacete sussurri
dormite tombe
dormite ossa
poiché le anime non tanno qui a piangersi addosso
ne sono certo
in un futuro
in uno solo essere
per poi ancor divisi


come ti chiami?
il vento è così curioso che gli dico il mio nome
ora tutto il cimitero mi conosce
saluto prima di uscire
ho fame
prenderò un cappuccio da Mariella e anche un gelato
domani sono certo mi innamorerò
ah la vita
se non fosse amore
ma lo è

"Poets and Lovers"
 

 

ERMIONE DI LORENOR

 

POE ALL’ADE

Poe nella dimora dei Lorenor

 

l’amore non vede il tempo

né il buio né le stelle

non vede della propria bellezza i confini

s’aggrappa alla sua certezza

che morir non può finché c’è un cielo

 

 

Un monte di Lorenor.

Lorenor dorme.

 

La Natura Urlante

 

Pericolo!

Percolo!

sembrano urlare le pietre

attenzione!

attenzione!

non vi avvicinate alla morte

date retta agli occhi

e scappate

se non siete a digiuno di credo!

 

ecco amici

il luogo

che parla all’uomo delle sue battaglie

o della sua fine

nonostante il sole porti la speranza del buono

in questo posto il desio di pace v’è mi

è una trappola attira prede

e nutre gli assassini

non date ascolto

la marcia continuate

e se del vento ne sentiste i sospiri

Scappate pellegrini! Voi scappate!

Perverso è il Diavolo

il luogo che bene lo ripara

nel suo leggero sonno

ardite il ritiro dalle corrotte vette

non sostate

nel sogno di un sogno state entrando

o voi col cuore che ancora vi batte

spedite il passo a casa

questo è Ade

 

 

Precordio (prefazione)

Il Narratore

 

Il Monte Lorenor

 

amore al buio vigila le stelle

che male conforto reca al cieco

smarrita la via della sua umana meta

che anima speranza nonostante gli anelli

 

raro che la tenebra  protegga la chiara via

dal male in agguato sul polmone vivo

che i mostri inseguono legati alle paure

di chi respira sotto i buoni astri

 

acuta l’aria minaccia con  isteria

i vortici s’avventano sulla salute

crudele lo sballottio sfida i fusti

mentre radici supplicano amnistia per il loro corpo

 

trascinano le fronde dei giganti i venti pazzi sulle fredde cime

non v’è ostacolo alla loro furia che sferza pugni di acciaio al mondo

si piega innaturale verso Ade la povera creatura

regge a tortura con le inanimate rupi

 

belve con denti digrignanti i mulinelli tosti

selvatica natura sotto il cielo

s’accoppia al male già presente

che sale dal centro in superficie per far paura

 

allerta sul costato vigila l’ombra

perenne sulla cresta e nel castello

fardello per il raggio onnipresente

che non trapassa il velo delle Stingi

 

chiodo il monte cuneo di ferro

sul grosso imbuto sotto la verde valle

gigante a monito di quegli umani

che della fede hanno smarrito vena

 

esiste un passaggio seppur nascosto

per tutti fumi infernali

esiste una crepa dentro l’Ade

che porta a Osiride l’alba della stella

 

sepolti in milioni col loro vizio

stipati in pentoloni di ardesia

caro all’edificio in fiamme

il Dio con grande odio per gli angeli

 

e sulla forma del Nuovo Mondo si abbatte

sempre una tempesta micidiale

è piccolo il luogo sconsacrato

ma verso morte porta vili e audaci

 

curiosità assassina la negra piaga

che tiene in tramonto e sotto uragano il posto

sempre con piaghe su foglie frutti o gemme

con predilezione forte per malanni

 

qualcuno durante i secoli aveva sfidato il monte

faccendone fortezza di lustro contro il nemico

e luminosa si proclamò vittoria

prima ancora che la sua famiglia godesse di quei pregi

che illimitati si dispensano ai forti

incauti prestigiatori del fato

poiché sfidare il mondo più aspro di un mortale

significa colpire al cuore il Diavolo in persona

 

 

Il Castello dei Lorenor

Narrtore

 

tomba al sole nel ringhio del vento

una stalagmite di marmi impastati col sangue

castello di urla rimaste nell’aria

a piangere i perduti respiri

 

l’orgoglioso granito qui offre accoglienza all’Ade

poco è rimasto del trionfo umano e delle mura

rovine mute di ricordi

inospitale l’ogni dove grigio

 

ma v’è nella struttura qualcosa che ostenta il sole

una grande maestria di ricami e fregi

torri del cui capello sfrangiato s’è perso l’orlo

pareti che come anime son resistite ai nemici

 

l’altezza doveva trascendere il potere umano

lasciare agli eredi la fierezza

poi quella idea di gloria divenne male

ed ogni stanza ogni finestra ogni corridoio … delle prigioni

 

 

Lorenor il Primo teneva troppo orgoglio

per umiliarsi davanti a miglior fede

e sconsacrate le usanze degli umili principi

combatté imperfetto Inferno e Eden

 

così lontano dalle schiere dei più forti

fu mal visto persino all’Inferno

e Dio non lo volle in Purgatorio

rimase spettro infelice tra le sue mura

 

siamo tutti destinati a perire

aveva capito lui in fin di vita

ma senza rispetto per i divini

alcuna regola ti tiene veramente in pregio

 

morendo aveva dato sentenzia di fine a tutti i suoi eredi

finirono massacrati da ladri e malattie

perirono in guerre non più loro

dove smarrirono senza tesoro le loro ossa

 

aveva trionfato sul mondo umano il monte

confine neutrale tra due partiti

che spesso si regalavano all’uomo

con ami e lenza oltre sincero dogma

 

usati come cavie per le battaglie

le creature combattute da sentimento

che morivano sedotte da meraviglia

in quel costante buio presente sempre agli occhi

 

l’uomo è un flagello per se stesso e per gli altri

con questi attributi il buon celeste recava sfida

al Parlamento d’instabile umore

nelle le carenti rive del costato

 

chiunque abbia provato a cercare l’ego

usurpando  l’infelice tomba

ancora non smette di lucidare le ossa

dal fango

 

non vede stelle è triste l’alveare

l’acidità dell’aria scende in casa

 e tutti gli esseri assorbono le schegge

dei resti in malanno tra i graniti

 

trascorse ere sul suolo maledetto

castelli alberati avanzano soccorso

la rupe di tremendissima discendenza

non meno malefica di quel che è si mostra agli occhi

 

venite oh passionali a Parlamento

in tempo per dare ragioni ai fiati

che mai ha visto il mondo senza stelle

sul crucio che tocca il cielo con meno buona alma

 

stendardo il gigantesco messo per il fiero insonne

sulla scalata il passo non da incertezza

ma  raffiche di vento ricordano all’uomo

che nulla resta impunito se sfidati i forti

 

sedotti e rapiti gli argomenti da leggenda

spinge ancora nel più profondo il curioso

mai temendo quale matassa sia gioco ai ragni

né il pericolo che certe verità usano per testo

 

voi che cercate soccorso nel buon verbo

voi che godete quando ascende l’alba

che ne sapete del buio all’orizzonte?

delle falene che bruciano cercando più forti fuochi?

 

io so che c’è un lungo cale

che porta l’esistenza al dubbio

che tutti i percorsi hanno una scelta

e che le scelte si pagano coi dolori

 

davanti al certo nulla è suggestivo

cerchiamo incognita che possa dare piacere

a quell’immensità in noi a volte vuota

a volte con troppa parsimonia dispensata dai pensieri

 

è un azzardo la domanda folle

ma senza alcuna follia nulla è dato

che si sappia per migliorare natura

di noi ponteggi fragili in balia dei venti

 

sul cielo carico di stelle si vanta l’oltre

mostrando il cherubino trono cui fa fede ogni natura

e nell’infinita luce che si tempra l’occhio

poiché beato è il percorso di certi  sogni

 

s’avvita al tempo la nostra storia

e l’uomo non resta che un timido spettatore

ai giochi del destino fra i grandi dell’Olimpo

attenti al coraggio dei troppo arditi

 

si narra che prima ancora d’Adamo ci fosse un buono

punito da un più forte a fare penitenza

in regni corrotti da incredibili minacce

che influenzano non poco i sognatori

 

il sito che nessuno vuole in vita nominare

scende al centro perfetto della Terra

un fuoco unico alimenta il cuore

dell’ultimo discendente dei cari lumi

 

ecco il terrore

ecco gli spettri trovare qui fortuna

nefaste forze come fiumi il fondamento

confine tra buoni e cattivi

 

(Ermione di Lorenor)


 

Loripe (descrizione)
Narratore

prima parte
 

L’entrata al Castello

Lorenor esiste  è esistita esisterà ovunque

inospitale landa nido brullo

sul versante aspro di livida montagna

in cuor a boschi fitti e fragili sentieri

culla di qualcosa che non teme il tempo

rimasto persino nell’odore delle stagioni

si plasma come un cancro l’ombra scura

su ogni centimetro di mattone al castello unito

 

e più ci si avvicina più il dolore

assale il midollo nelle ossa degli ancora vivi

prestante la natura al ragno

mentre la Bestia ringhia da sotto la rovina

 

grottesco un volto dal granito

saldato al cupo principio del suo costruttore

un campanile sconsacrato con teschi in ronda

e fessure placide per danze di gradini

 

la sua postura di castello inganna

lascia al sentimento dello sguardo quelle paure

che il maniero fortezza mostra da lontano

a monito di chi voglia brogliare i suoi confini

 

dal robusto corpo si vedono i grossi chiodi

per appoggiare lo scudo sfoggio di discordia

richiamo al monito di quei vampiri

che l’uomo teme da quando è nato

 

è stata una casa

forse un inganno

un fortilizio per nobili diseredati

qualunque cosa abbia eretto in vita la dimora ad Ade

 

sapeva bene a quale male andasse

poiché la sua natura l’oscuro allerta

di quell’Inferno atroce che illude il buono

o aggioga nelle spire l’innocenza con la forza di mille serpenti

 

oh! non v’è modo di scappare ai lunghi corridoi che portano al niente

ai pozzi senza fondo dove il silenzio inganna l’umano passo

e il bravo che penandosi al sicuro dalla virtù che ha la Morte nel spiarlo

seguendo voce falsa della sua sorte _ va avanti

 

il frontale alto con oltre sedici finestre

blindati gli occhi al candido del cielo con grossi blocchi

tanto pesanti che paiono il saldo granitico di una cripta

con tanto di segreti al suo interno

 

e i portali alti in fuga oltre ogni quercia

oramai fusi alle caparbie linfe  di legni così ossuti

da penetrare la roccia amplessi strani tra nature morte e vive

legati in una baciata senza canti senza cori senza tempo

 

Ermione di Lorenor
Loripe
Narratore

seconda parte

ecco il valore di un tesoro occulto
ecco una gorgone che pare assopita
dentro angeliche forme di rovine
di gusto classico risperanti i canoni

ti prende come un dolore acuto in ogni atomo
guardare la forma sapiente della pietra
modellata per dare lustro si forti
o far paura ai nemici inconsapevoli del demone cui cercano le sfide

se il celeste lassù oltre ogni nube
potesse parlare della fatica di rivelarsi al posto
bendato da nebbie cattive e fitte come nero di piovra
direbbe che ogni demone salito è dagli inferi

ma il celeste dantesco tace e non ha cura del mondo sotto
teme probabilmente il contagio con l’aliena forma
che reca dolore a tutte le cose
orticanti di sconosciuti veleni
unite da congresso in cima al viscero di pietra e al suo castello
memorie ancor incise ma nascoste agli occhi
memorie di nobili senza una voce ma con triste fine
cancellate da divin giudizio dalla faccia della terra


allontanatevi!
allontanatevi!
occultate la vostra pasta calda ai mostri
tenete il sentiero saldo per dare sicuro al passo
tenete conto del monito del serafino al mortale
chi entra in questa casa mai vedrà l’Eden


il vento solo osa affrontare l’ingresso
monumentale chiostro per spaventoso sire
leoni sfregiati di chi sa quale guerra
porta ai pilastri dragonici con scaglie e artigli


e tutto pare il costrutto di un remoto regno con mefistofelico fossato
rimasto secco nel dirupo con abissali viscere care ad Ade
odori acri pregnanti nelle mura
soldati schierati e pronti a sparare con le proprie spine _ i rovi
 

Ermione di Lorenor
Loripe
Narratore

terza parte

 

il vento e qualche uccellaccio arrogante

di cui conservano i pavimenti in pietra certe ossa

succhiate dalle polveri astute come serpenti

sono usati da questo inferno come ultimo canto del cigno

 

nulla resiste al tempo se non il tempo stesso

par dire la dimora

con poche dozzine di stanze per dare fatica al sole

quando si spinge con forza dentro i muri

 

freddo ogni suo lato a ricordare l’inverno

tra sud e nord non c’è mai differenza

è un quesito che sfida la natura di quelle cose

che regolano il principio dei giorni e delle notti

 

destriero di Troia ma in magnesite

cordone di corallo morto il non vitale cinto

seduce con la sua forza del negarsi

agli avventurieri golosi di qualche storia

 

si vede è certo in quegli angoli segreti

i resti del buono salito per guardare

mentre il dio insetto gioiva del banchetto

nel nome di un Dio antico di cui la casa è are

 

la pioggia segna il suo trionfo sulla carne

spettacolare e copiosa sferzante acqua

che frusta aspra ogni buon detrito

mentre la casa gode al panorama con sadici silenzi

 

è umido ogni suo arto

falangi lunghe le grezze mura

lo scheletro odora a putride carcasse

sebbene sia rimasto poco di loro negli anni

 


 

Ermione di Lorenor
Poe all'Ade
Alzale (geografia)
Narratore


a Lorenor si arriva per dura via
un pezzo di pendio tra le sterpaglie
in mezzo a rovi che sforbiciano con ali
e buche trappola per l’incauto passo


c’è stato per decenni un blocco sacro in pietra
a ricordare all’uomo dove fermarsi
sparito fu sostituito poi da un cartello
defunto presto sotto la frana di una lontana estate


la casa del guardiano al piè di monte è quieta
un occhio triste che guarda in lontananza al monte
come angelo locato all’arbitraggio
tra il peccato insonne lassù in cima e le spoglie innocenti dei predati


nessuno sa se abbia mai amato i suoi invitati
nessuno ben ricorda bene da quanto la via esista
pozione dolciastra inganna il buon palato
che poco si accorge dei veleni


lo zoccolo ha sempre rispettato fino si confini
dove l’animale pazzo arriva a fare spume di paura
qualcosa che frena davanti al fossato privo d’acqua
legato alle rovine da due carrozze d’albero caduto


il ponte divorato da volontà d’un buono
che ha voluto proteggere l’umanità dal male
pilastri di pietre nere con nidi vuoti
che arrivano dal nulla fino agli occhi dei curiosi
 


Fiume dolce
Cammino mentre la notte dichiara amore alle stelle, sono una luce.
L’asfalto poroso m’assorbe, alcuno in vista nemmeno un ubriaco
e m’innamoro mille volte del tuo sorriso stampato in questa testa,
dove si scontrano titaniche onde della paura, contro il Faro dei desideri.
Cerberi masticano la catena del buio
ma solo perché vorrebbero qualche coccola,
ululati del vento s’abissano nella carne,
dove solo tu tieni ancora un fuoco acceso,
indosso la maschera di qualche tremendo poeta: Shakespeare, Keats o Poe,
loro spinti all’unisono nelle mie cellule vagabonde
che vorrebbero con tutte le forze di questa oscurità … appartenerti,
loro gli unici malati come me della stella Follia
che brillerà instancabilmente sopra il cuore di qualunque brado spirito.

“Fatte l’amore non la Guerra” o “Rivolta al Campidoglio negli Stati Uniti”
si grida sui social,
la storia va avanti con o senza di noi, mia amata,
mettimi i tuoi sogni sotto i vestiti, io ho freddo, ho freddo, ho tanto freddo,
freddo fino ai tendini ai nervi
fin dentro la spina dorsale,

Ti appartengo da quando s’è fatto negli oceani, il Mondo,
da quando i lupi si sono dichiarati alla Luna
e Dante s’è smarrito per Beatrice,
il giorno è un letto a due piazze spesso piccolo per gli innamorati
ma questo soltanto io ti potrei regalare,
l’oggi.

Da quando ti amo, esco di casa altrimenti la do alle fiamme.
La tua voce nel mio orecchio è un mare calmo,
sono come un fuorilegge con l’appetito per la rapina …
al tuo portone incollato … con l’idea prima o poi di rapirti.

Soccorrimi - mi sono smarrito nell’Universo!
non trovo asteroidi, comete, meteore per tornare da te,
Poe s’è fatto fango e Keats sta morendo per le strade di Roma
oh i miei occhi solo due serpenti in lotta per l’Eden
Dove sei mio unico punto fermo?
Non vedo il tuo faro da ieri?
Starai triste per tutto questo secolo, aspettandomi?
Ti troverai un miglior amante che si dichiari alla tua bellezza?
Ripudiami così che io m’abbandoni ad Ade già da ora!
“l’amore non vede il tempo
né il buio né le stelle
non vede della propria bellezza i confini
s’aggrappa alla sua certezza
che morir non può finché c’è un cielo”
Mio fio ...
Aria fresca ...
Fiume dolce ...
Fior tra fiori rari ...
T’odio quanto t’amo
ed è inverno.

“Il cuore è un fienile circondato dal fuoco”
 

mon assasin
s’aggroviglia serpente la fiamma intorno al cuor _ tu mi menti
esausta accelera la danza dei sogni sfidando le ore del mattino
dicevi di amarmi – mon assasin – dicevi “sarà per sempre”
ma a farmi bollire il sangue soltanto una chimera
discorsi lunghi ere di corpi insonni
silenzi bisbiglianti amore
un ragno che ride della sua cena
aria come la lana addosso

“Il cuore è un fienile circondato dal fuoco”
 

Call us Gods
la notte ha fame d’oscurità per fare brillare i sogni
ho smesso di sentire freddo da quando m’abiti il cuore
e mi smarrisco più che volentieri in mezzo a una natura nuda
per disperdere un po’ di questo tremendo foco
mi trovo in mezzo a trilioni di senzatetto amoroso da quando mondo
coi sensi come pantofole allargate gironzolo la vita
mentre tu mi sali viscero ascendente fino ai tormenti
che chiudono la bocca dello stomaco mentre chiede aiuto

di tutto i dolori tu sei in me il più grande
e m’ardi piccolo Inferno
lo spirito … la carne … l’osso
Taci! mi sibila contro il vento
Taci e lascia cantare le streghe!
vortici m’acchiappano dentro gli eventi
il destino è un sasso
che non assorbe del mio corpo nemmeno l’ombra
e giro in punta d’ormoni per non dare fastidio
ai latrati dei cani istruiti al biscotto
alle copie d’amanti nascoste in auto sudate
al suicida che medita sull’attimo in cui avrà paura
alle madri abbandonate
ai preti che pregano devoti l’immaginato Eden


Svegliati amore! Non voglio che tu dorma!
ti sento attraverso i secoli chiamarmi
in questa rinascita dove cammino solo
con la speranza tu mi venga incontro
che sbornia di pioggia mi sto prendendo oggi
neve ancora indecisa a farsi bella in fiocchi
oh …quanti coltelli sento colpirmi al cuore
fermo a un distributore di benzina
vuoto

Uscite tutti dalle vostre tombe calde, anime vive!
Uscite dalle notti senza fine voi morti: Poe, Dante, Keats!
rompete la catena dei lunghi sogni
con qualche canto
e date a sua Maestà la Morte del rosso fino alla sbronza
così che tutti gli amori scampati al Limbo e Ade
s’abbraccino furtivi


sera invernale tu sosti troppo a lungo
in un mondo di ghiaccio disperdo i passi diretti al mio amore
il fermo orologio sull’eternità mi fa una smorfia
di lacrime riempirò stanotte gli oceani


Amor che brilli senza alcun aiuto da altre stelle
t’inseguirò per ere buttando giù del Tempo ogni porta
non dare adito al mormorio nefasto
da tenebra per tenebre mio fuoco ti porto i baci

“Il cuore è un fienile circondato dal fuoco”
 

La sposa cosmica
se queste labbra dove arde un foco potessero schivare il male
che sentono durante la tua assenza
allora il mare darebbe a vita di altri sensi il giusto senza il sale
invece devono angosciarsi per la mancata dolcezza
del cui nutrimento non possono farne a meno
e che la sola speranza non riesce a guarire nonostante i buoni propositi
fucilati i baci coi sospiri al vuoto
fucilati i respiri con le agonie del cuore
lampi e tuoni e temporali non hanno abbastanza forza
quanta ne hai tu quando mi sfidi
questo produce in me il tuo mancato abbraccio
questo rimango quando tutte le forze difendono le attese

uccidimi mio assassino
mio incubo
mio delirio
mia ossessione
mettimi in grembo le stelle raccolte in tutti i sogni
e fai di questa vagabonda cosmica la tua sposa

“Il cuore è un fienile circondato dal fuoco”
 

La Casa di carta
trovami una casa di carta in cui bruciar d’amore
per poi restare tra le ceneri calde ogni tramonto
a odorare di fiori di legni
di muschi o d’acque
nel mentre fornicare selvatici nella penombra
timidamente nascosta tra le pieghe dei nostri uniti palmi
con dita ballanti cajun voodoo macumbe il tango
silenti come cosmi a cui brillare stanche
del madido nei solchi dei destini

si vedano i nostri corpi accesi fino alla Luna
da quella finestra strana strappata e senza tende
si sentano per tutto l’Universo il chiamarsi dei nostri nomi
un solo viscero che porta luce al Faro

“Il cuore è un fienile circondato dal fuoco”
 

La Terra dei Sognatori spaziali
spinti alle rive fornaci sotto le stelle
e il cuore in collaudo di sogni
restiamo abbracciati per amore a uno scoglio
con la punta di rovente desio nella anima

venusiani copritevi gli occhi mai fatti per bruciare
se ciechi non potrete saettar nella Galassia
tenete confidenti e caro quel segreto
unica materia che vi plasma

Ballate folli!!!
Ballate voi Perdenti!!!
Ballate Poeti!!
Ballate Amori!
sugli altari verdi di speranze
finché il bacio della vita vi scioglierà in ossa il midollo
finché il sesso sarà un poco sazio
e farete peccati per cui chiedere dopo il Perdono
sarete indicati come il Nulla
eppure di serpenti osannata in futuro la vostra Opera
così che voi con loro vivrete l’oltre in pace

sino ad allora cercate un amore con cui estasiare la vostra carne
lasciate che la spinta dei respiri rompa del soffitto la struttura
liberi amanti adoratori di stelle far viaggio
abbracciati
sereni
sognatori

“Il cuore è un fienile circondato dal fuoco”
 

Passate le severe onde e oggi alla vita, passato un anno nero per tutti oggi inizi la speranza.
Auguri a tutti Voi amici, lettori, auguri al nostro Magnifico Anfitrione Lorenzo
e AUGURI Mago Professore e Vate Piero Romano Colonna.

Alle alte Vette
(augurio di Buon inizio Anno Nuovo)

Eccomi! Eccomi ad alte vette in cima al sogno!
Eccomi all’Illustre Palazzo dove Armonia incede rapendo gli occhi!
Aprite il Tempio amici cari, illustri Avvidi di Sogni, magnifici Poeti,
fortunato sia il mio passo nelle vostre stanze
che animano coi respiri di virtù l’intera vita.
Un nuovo inizio
un altro mutamento
basalto per i germogli
che incoroneremo un dì _ Re dei Poeti.

Piccina l’anima mia in mezzo ai giganti
eppure grandi si aprono le ali con piume di coraggio
e volo, io volo il cielo dove i grandi son mai tramontati
unica via esempio all’immortale che con amore io chiamo stella.

Illuminate!
Illuminate sbronzi di rime, di metrica e di emozioni,
illuminate coi vostri peccati umani di grandi attori!
Buon Anno anime come oceaniche onde contro un Faro
Buon Anno sussurra il discepolo in me a porta di sto Tempio!

di ritorno dalle pagine che ho voluto cancellare dalla mia vita e nella speranza di darvi disturbo giornaliero per un bel po', con saluti, commenti e presenza.
Un affetto inestimabile mi lega a tutti voi
Jacqueline Cristina Miù DeSaint Jarry
 

Spiritoso Insano
appena punta dal sonno questa scellerata corazza
tolto per qualche momento il potere al Divoratore
spenta la massa frontale che ai guai porta l’ingegno
do fuoco al dorso del cervello per vedere i sogni

si fa più spiritoso il me l’insano
inforco il corvo pensando di Poe nell’ultima follia
l’aquila cuore si sveglia per dare caccia ad ombre
paure lascito del dentro vanno a un altro ego con smisurati talenti

tremore dopo tremore mai salutando i mostri sotto il letto
quel buffo spiraglio d’oscurità se l'anta è aperta che porta paura
lo scricchiolio di scale quando in casa sono assenti
mentre vanno al makumba deliranti tutte le agonie

m’addentro più che posso nel mondo d’Oltre
tradito solo dai battiti in mezzo a spettri
la verità sta a più dimensioni del respiro
come il taste del vino legato a tutte le nature della terra

fragile mortale e preda di chimere
occhi che guardano alla pelle coperta di fango
niente ali
niente fame o sete
vaga necessità di sesso e di alto
poi un’irragionevole precipitare
spalla a spalla coi mostri
che dall’infanzia sono diventati più grandi
i loro denti più aguzzi
sotto un mare che inghiotte l’arguzia
il coraggio
la molestia al Fato
mentre i vermi cantano “Alleluya!” dal loro Eden di marciume
in attesa io torni tra i terreni

divento esca al cieco Tempo con la sua lenza fino all’infinito
mi turba l’assenza del me terreno
la chiesa d'ossa in cui inginocchiato prego al “per sempre”
l’aquila strida alla preda
una nuova chimera del perpetuum cosmico
perduto nel sonno non guardo più alle stelle
ma di tutte le stanze aprire le porte
in un castello di un regno nel mio immaginario senza limiti

s’inchina ogni scheletro amato al mio passaggio
chiamati i fusti dei tanti Dante Byron Keats Shakespeare al ricordo
con orbite scure nere buie imploranti vite
e l’aquila volteggia per l'ultimo saluto s
vanisce l'illusione si aprono gli occhi

I Dannati


Al caro Piero Romano Colonna

avanti avanti avanti
oppio non può il vento sorbire nemmeno il salato della lacrima per calmarsi
non sta mai bene da alcuna parte
e quando s’assenta per una qualche regola all’uomo sconosciuta _ la pace torna
un alito di sole basta per dare vita al volto
così se ti cancella qualcuno dal ricordo
tu come il vento passa … avanti avanti avanti
fino al prossimo regno
fino al prossimo sole
fino al prossimo giro del pianeta
e lì nella calma che t’offrirà l’amore _ riposa
voce amica a sussurrarti gioia
soffio fresco sulle ferite
domani ancor domani a qualcuno capiterà il tuo nome
oppio non sorbirà il vento per calmarsi
ma avanti avanti avanti nel tempo
l'uomo a te somigliante si farà strada … probabilmente avrà lo stesso talento
… così parlava al vuoto
la voce amica mentre soffiava sulla candela
il Faro rimase ancora spento finché calato il buio si accese
contrasto agli astri piccini troppo per le vicende dei mortali
 

I Dannati
con furia nel cuore nato per mai tacere
sto sul mare malato che inghiotte la cura umana
l’ultima balena è il tuo amore a cantarmi da altre dimensioni
impossibile raggiungerti prima del buio
mi hanno detto “eredita la Pandemia e passala ad altri”
potere fuggire … ma dove
vivo recluso e dannato dentro una casa su una strada con altre persone
che vivere è senza darsi un abbraccio
senza starci vicini …

se ascoltassi chi dice “per noi è finita”
sarei morto
pian piano viene a tutti _ questo fantasma mangia polmoni
ma lotto
io lotto per te lotto per noi perché ritornino le risa
i bambini giochino con la pioggia con gli alberi o in mari puliti
che lotti a fare??
potrei anche dare ascolto al mio Diavolo
in mezzo ai dannati non si fornica per amore
la scienza che parla con Dio non è stata scoperta
grido al miracolo
la Chiesa prega
eppure nessuno è completamente felice

ho mangiato zen Bibbia e Corano
colazione pranzo cena e nulla
non è venuto l’ospite povero a mangiare
nemmeno a farsi lavare i piedi
dicono “il Vaticano è malato”
lo IOR nasconde i fondi che chiede in nome del Messia
tira aria di guerra tra genti
tra fedi
tra famiglie
tra uomini e donne
tra fratelli
piccole faide in cui trema di freddo speranza
mangerei prelati se questo fosse necessario alla pace
no no lo è
i loro peccati sono peli di cani bagnato … odorano di marcio ovunque
chi è immune al male oggi
chi ha mai dato tutto in mano a un nessuno
perché Dio dovrebbe tornare coi sogni col bene con i miracoli
quando le anime si comprano a partire dalla sua pseudo casa?

Dio non esiste
esisto io
per piccino
umile
inutile anima al firmamento
m’alzo
e se l’amore che ti porto mia adorata avesse mai recinto
sappi che userò il corpo per farmi strada fino ai tuoi baci
non posso ricattare profeti per essere migliore
narciso quanto basta per restare al mondo contro i dannati
la mano del perdono illumina sta strada
che spesso tra noi erge un muro


“ignoriamo la causa del Male ma lo abbiamo regalato al futuro”
pagina di un vecchio giornale ora a polvere sotto i passi
nell’equazione il risultato del mio esistere è una incognita
poco importa quanto faticherò ad arrivare
prima pulirò tutti i mari
riparerò le lampadine di ogni Faro
pianterò alberi bucando asfalto
e con farina nera cuocerò dei pani per i poveri
con cui mangiare assieme nella gioia

sono un dannato
vivo la mia vita nei peccati
nello sbaglio
nei fallimenti
ma non conosco miseria umana più grande del non amare
l’Ade mi vede
L’Eden mi vuole
il Limbo è aperto
no grazie!
io ho solo una fede che mi tiene desto
ed è quella nei boccioli di rosa
nei neonati
nel blu mai sazio di audaci
lascia che io ti ami per perpetuare altri sognatori
altri guerrieri se vorranno darsi contro il Male
corrimi incontro _ non so se sono desto
ma aprirò gli occhi prima o poi e tu sei la mia alba

I Dannati

 

Londra Kamasutra

Boleniana nevicata e cani sentimentali

Di cosa sono fatti I grandi spiriti?
Della stessa pasta del cielo.
Fiore d’inverno sulla punta delle dita, guardando allo Shard.
Ho piantato la neve nelle preghiere notturne,
ora scende vivace e allegra sulla gente che la ignora.
Tamigi s’arriccia intorno ai suoi ponti
come una testa di regina che stringe la sua corona,
pronta a decapitare qualunque rivale gliela rubi
mentre gabbiano il respiro vola fino al cielo,
esasperato dai cementi.
Che tu sappia un fiume sogna?
Un fiume ama e abbraccia?
A cosa pensa il fiume mentre s’avvicina al mare?
Io penso a te.
A noi.
Mi lecco le dita come un bambino che ha scovato il suo favorito barattolo di marmellata e a nascosto del Fato – lo divora.
Un cippi risorto l’ultimo d’ottobre, finisce nel becco del corvo,
il suo ultimo canto è dolore,
la sua promessa eternità una bugia … eppure è risorto
per vedere, per sentire, per darsi.
Per piangere canta d’amore, di vita
e pare che solo i poeti intendano il suo verso.
Farò lo stesso.
Il mio ultimo canto sarà tuo.
Fiaba tessere in questo giorno benvoluto dalle stelle cadenti,
mentre s’imbianca il putridume, lo squallore, il deficit di stato,
sfidando monarchia, Lords del Parlamento e Pandemia.
La città s’imbianca per i sognatori.
Londra esce dalla cacca e dalla camera delle torture,
vince i Lancaster,
caccia gli Orleans e i Borboni,
s’appropria dei suoi porti, dei poveri pescatori di ostriche, dei minatori,
del popolo delle metrò poi si gonfia nel petto
come un grosso tacchino pronto per l’apocalisse dei pennuti.
La mia anima è bloccata al suolo,
piace al peccato, ai voli in Ade
ma per amore mi laverei dalle fiamme,
caccerei le chimere dalla mente … nel sonno
e chiamerei il tuo nome all’infinito
per chiederti pietà
per chiederti la cura a queste convulsioni vulcaniche
in cui mi fai nuotare da sveglio o da addormentato,
da ebbro … da drogato di qualunque cose odori di te,
ti somigli, sia anche lontanamente te.


Il mio cuore è ardente, oh quanto arde Cartagine il mio cuore,
sbronzo di birre, di poemi romantici, di poco virtuose donne,
il mio cuore trascende la sua natura umana
ma appena sfiora il tuo ricordo
cade dal cielo … si sfracella orribilmente a terra … in mille pezzi.

Sauro, sauro questo expo circense di monti in vetro cintura al fiume,
Keats è morto! Risorga Keats! ma l’Inferno è chiuso.

Belligerano
spettri intorno al Globe con scarsi attori,
Shakespeare scrive la Pandemiana
Byron si esibisce nudo per il bene del mondo
Shelley annega in un mare di birra
streghe dall’anima Bolena s’avvinghiano ai passati re ed eredi
mentre lesbiche regine sposano la Britannia.
Anch’io sono un re.
Nel mio cappotto di ribellioni, pantaloni coi ricordi negli orli,
un maglione coi resti di nuvole, di pianti e di piogge,
un cellulare datato e spicci per un caffè da Nero,
gestore italiano, belle ragazze, bagno lindo e vista sul Tamigi.

Comprerò rose rosa a Borough Market, un Chianti per gli spaghetti
e del basilico fresco … penso ai tuoi baci penso,
mi lancio Lancillotto nel traffico ingrippato da qualche fiocco di neve.
Spettatore al dolce invio di messaggi amorosi dal cielo,
le mie Maggi già zuppe e gode l’inferno del mio imprecare …
questo è un momento di gioia, mi dico “Smettila! Taci!”
ritorno a noi_
porta con te la fame di cibo,
la fame del mio corpo,
la fame del prima e del dopo,
infine porta il sesso … sesso … sesso … senza alcuna licenza.

Nuvole impastate al fango col grigiore nel cuore.
Cinti i tetti di diademi di ghiaccio in ricami fini,
io manovalanza scarso remake di Love Actually
attore di strada ma tu rapiscimi da una fatua esistenza,
cosa ne sappiamo noi dell’amore veramente
se non spingiamo fino al limite i nostri battiti?
chiome spennate e cani sentimentali in cerca di riparo
Notting Hill nel Covid per i romantici dell’apocalisse.
Sono un orso che vive nel pronto soccorso della fortuna.
Un Kilimangiaro di musi lunghi ma da Misato non ci sono tavoli liberi
Londra Kamasutra in ginocchio dal vento che sfolla le strade,
vienimi incontro nell’agonizzante Soho,
sono igienizzati, inguantati, ombrellati, disinfettati i turisti
tornerei a casa … resteresti per pranzo?
Non metterti il reggiseno, nemmeno gli slip, solo il cappotto …
le fiabe si scrivono, quando scende la neve
ed io per te ho pronta la più bella favola bianca
sì son qui t’aspetto.
Cosa ci sarebbe di sentimentale nel vedere gironzolare dei cani bagnati
… tutto e nulla … sotto il cadere dei fiocchi di neve la città è in modalità gioia
non ho alcuna intenzione di spegnermi.
Lascia stare i pensieri fatti di dolcezza,
nevica come non mai … sulle mie fiamme.

Poems of lust for Lovers
VM18
 

Chiamami Poe
Voglio centrarti la bocca con un bacio,
adesso, dopo e per sempre.
Natura m’impone un sonno lungo
ma io sarò tornato il trentunesimo d’ottobre
per darti ancora amore.
La seta m’è stretta, il fodero di legno tiene,
nonostante le muffe delle alluvioni,
i fanghi sotto la teca e qualche guaio col posto al cimitero.
Mi mancano le nebbie di Baltimore,
l'odore acre dei fumi al porto
e la delizia del fuoco nel camino
per il resto, mia adorata … mi manchi tu.
Per me da tempo c'è solo inverno.
Il corvo solo m'ama da generazioni,
sembra lui conosca l'ora del risveglio.
Perlata fronte non di sudori, magari,
ma di bianco osso perché ho smesso d’avere fame o sete …
non chiede rimessaggio ciò che mi copre
anche se per te continua a deperirsi l'anima mia.


Buffa Luna piena in ascesa ma ancora più blu il cielo.
Esausto cammino in salita all'Ade o volo, non so nemmeno io.
Sono a New York … ohhh è piena di serpenti di vario genere,
m’è nuovo il grande chiasso, più luci qui che astri
… amore, ti sogno nuda.
Svegliati!
Svegliati dall'eternità solo per stasera!
Centauro corsi in vano pur d’attenderti.
Rosa d'inverno ti chiamo!
Rosa fiorisci!
M’è ardente il cuore,
ermana è la gioia che hai preferito allo scudo, la fiamma,
sarò uomo ancora per poco _ poi ritornerò al Nulla,
finché un altro Ottobre!
Incontriamoci a Baltimore …
sarà cambiata …

Grandi le strade e la distanza tra anime ancora più grande, trovo,
casa amica nemica … ora eroe
m’han dato persino una statua ... in vita poco o niente
che strane creature siamo
se vivi ignorati,
se morti ricercati,
infelice fu per loro, il capir dov'era il corpo mio,
crudele destino di un nome che mai ho voluto portare.
Spero non piova, ho perduto il capello
e la penna in tasca non ha più inchiostro …
mi sono tornati in mente i poemi,
quelli mai scritti,
quelli di lunghe lettere d'amore mai spedite.
Sono come una pulce che vede un mondo gigante e mostruoso,
pronto a crollargli addosso,
con altri pesi e altre angosce
le sole rimaste agli uomini. La felicità è per gli Dei ed io,
io voglio essere felice.
Destati rosa!
Ho un fuoco.
Un desio.
Un tormento di corpo.
Ho questo sangue che corre nel proprio rovo
e ripete il tuo nome con la vocina di ogni globulo rosso.
Hai mai ascoltato la vocina del tuo sangue?
Il mio m’è stato Gran Maestro poi gran bugiardo _ poi m’ha tradito con Morte.
Per te diventerà blu il mio sangue, come la notte.
Ti risucchierà giostra di misteri e forse
per grazia di Parche, di un Diavolo agonizzante dentro una bottiglia,
saremo insieme oggi, dopo e per sempre.
Per te
la mia pelle sarà calda,
come morbida sarai tu al mio toccarti.
Il mondo che vedo s'è perduto,
infranto ha le regole di fede o di bellezza ...
Case come monti eppure carceri per molti.
D’umano cosa è rimasto?
Servono ancora i poeti?

Donna scaldami l'aria che ho subito troppo il gelo nella tomba.
Soffia su queste labbra col respiro perché hanno visto l’Ade e le sue fiamme.
Donati generosa ai miei sogni,
al mio piacere,
ai miei giochi,
io mi donerò a te … sebbene io non sia tutto questo tesoro.

Gelo si riversa come un Michigan senza sponda sopra l'intera Chicago,
Paganini è nei rami di questi aceri spogli sopra i miei passi,
donna, s’eclissa ogni scintilla di luce al mio pensarti,
falene queste dita di vento che cercano nel mio ultimo vestito, il cuore.
Io non ho battiti da offrirti,
nemmeno una rima scalfita sulla pietra mortuaria,
ho solo scheletriche mani ,
una manciata di terra nelle tasche di lana
e cemento, macchine strane, viali vuoti, luci ovunque
come se l'Inferno e l’Eden si fossero messi d'accordo per un confine _
stringiamo qui … su questo fragile filo tra notte e giorno
per questi pochi momenti in regalo da Sorte.
E’ Halloween baby, vieni, sii la mia strega
stammi attaccata tesoro
rompimi pure le costole coi tuoi seni …
incastriamoci labbra mandibole crocchiamo coi denti
baci forti
baci di fuoco
siano i fianchi d’ossa abbastanza larghi,
mon amour, chiamami Poe!

Poems of lust for Lovers
VM18
 

Kiss and Crisantemi
porterò in chiesa le mie ferite d’amore
troverò una candela che esorcizzi il buio
quello che piglia tutto il mio dentro quando chiudo gli occhi
se necessario per ogni mia debolezza chiamerò l’esorcista

farò poco rumore per non destare il capricorno che dorme in vetta
gli lascerò i sogni vicino alle nuvole
ad occhi chiusi camminerò per la città in pieno autunno
cercando di sentire col sangue coi sensi con lo stomaco … la tua anima
la strega ora è chiusa nel seno sinistro
bolle cose per incantesimi nel suo immaginifico calderone
è nuda … pelle nuda … fica nuda … gambe nude … occhi splendenti
ama ma tace al cervello che non capisce nulla di magia
lo mente
lei mente l’idiota
che vuole capire tutto
mentre i sensi la proteggono dalla brutta malattia della ragione
lei disegna
cerchi di fumo dolci dallo zucchero fritto
buffi mostri di spuma d’uovo col capo a meringa
filigrana di salive ubriache di vino rosso invecchiato millenni
che lascerebbe sulle tue labbra se non fossi assente

tempero una matita
ha la punta come la torre di un castello pronta a crollare
col pollice faccio leva e cadde
com’è delicato il ricamo
com’è delicata la bellezza
e mi viene da gridare il tuo nome
viaggia nel tempo fino all’ultimo incubo
fino all’ennesimo risveglio … sola
è così acuto che trema persino l’ultimo fiato delle foglie
s’infila nelle radici umide e tubercolate degli alberi
ma il mio grido per svegliare il tuo cuore dal mio Balmoral di piogge stinte
serve solo a salutare Ottobre
il buio m’è caro amico a cuccia il cuore
il fango s’ingrossa
annegano i marciapiedi le statue abbraccia lampioni
addormenta falene
lava con altro nero le croci le tombe coi loro tesori
la mer che Charles Trenet riporta con sé dal mondo dei defunti
non è più blu …
la mia carne senza il tuo tocco
non è avola piena ma solo una manciata di briciole
tenute insieme dalla speranza

Ternes quartiere di 17° arrondissement di Paris
pochi balconi coi fiori anche questi avvizziti
camere anime cose … in sfratto da fortuna
qualche superstite al reale
me inclusa
Avenue Stéphane Mallarmé
boulevard che ha barattato la gioia del biscottificio Frissè
con un ATM di gran nome
chiudo casa … esco
le scale odorano di cane bagnato
trattengo il respiro
un gatto come un obelisco nero mi guarda dal quarto gradino
sulle chiappe di cenere ha un cartello trasparente “sono maledetto”
mi fissa bene la bestia _ chi ha paura di me è idiota?
penso con la sua testa
con danza degna di Fred Aster circense salto dal terzo al terzultimo gradino
… già al portone col Diavolo che pensa di salire ad altre case
dove dannare far tremare indiavolare i maledetti

scappo dalla corruzione dei monopoli
sembra un ballo in maschera
il pianeta è un grande cimitero
cerco rifugio nella mia mente
gli occhi contano i numeri civici
emergo e m’immergo nell’immaginario una stalla con squittii
nitriti
ansimi
odori acri
acidi ma anche di fiori appassiti
di fieno
di ruggini e pellame
l’amore che ti porto è qui dentro
ha un odore animale
odora di vita
probabilmente è come un barbone che s’è rifugiato al caldo
potrei io negargli asilo
potrà lui liberarsi dalla strega

sto portando al cimitero offerta di crisantemi
non li metterò sulle loro tombe ma su qualche croce dimenticata dal tempo
senza un nome
per dire … qualcuno ti pensa
odoro di morte come loro
ho il peso della gravità sulle ali
e nella carne il verme che già mi divora t’ama
sa che saremo suoi un giorno
non vede l’ora io ti sposi

ho aspettato che aprisse un bar
il gestore anche lui mascherato
forse chiuderà per fallimento … il suo caffè mi mancherà
sotto la sua tettoia abbiamo limonato per la prima volta la prima notte
m’accompagnavi a casa a piedi …
la notte in cui t’ho ubriacato col mio corpo
in cui ti ho versato in gola il fuoco della donna
con le ansie
i capricci
i cicli lunari
i bronci
regolati col reale perché appena chiusi gli occhi
avrai soltanto una chimera da sfamare

questo corpo
questa f….ca
questo sangue
questi occhi
io ti guarirò dalla cecità del notturno
riparerò il mio ventre
per le tue mani
non mi darò ai ricordi senza il tuo corpo
scriverò in nuovo sudore alla femmina
perché si desti per concepire i tuoi angeli
e nei viaggi sopra i tuoi fianchi ora rimasti alla noia
volerò amazzone i tetti dell’intera città indebolita
impaurita
terrificata
decimata dal Cerbero rilasciato da un diavolo umano
per dirti sulla bocca che aspetta asciutta … i miei baci
ti amo

piove foglie di ruggine ovunque m’ubriaca l’autunno
tu taci come un granchio che usa le chele per dire la sua
eppure Parigi è bella nonostante il male
gli incendi
i depravati
la povertà
le ribellioni
non puoi non volere l’amore quando l’amore ti nutre

tirerò le corde delle campane di mezzanotte
mangerò ostie davanti ai vampiri risorti
dirò preghiere alle stelle a voce bassa
lasciando alla bestia in me che ti vuole
le sue febbrili corse per l’immaginario

amore sono scostumata bagnata sfrontata libera
posso vedere i Re le Regine i poeti le loro amanti che escono
dalla Senna
cantano si pigliano a risate fissano la storia la deridono ci deridono
poi si congiungono in un modo umano … peccaminosi

siamo a Parigi
dove tutto brilla
nonostante sia notte sia tutto alle ombre
io donna _ ti sento

Poems of Lust for Lovers
VM18
 

Il Lago
Dal primo bacio d’occhi con la sua forma,
la mia mente intuì che vi sarebbe stato un legame
tra me e quel lago oscuro,
immobile bestia col ringhio che non mostrava i denti.
Mi ero sempre chiesto, nei giorni in cui osavo camminargli sulla riva,
quanto fosse profondo il suo specchio torbido e addormentato,
dove ballavano ignari del pericolo …i bei fiori
le ninfee aprivano le corolle in mistica comunione con la natura,
mentre lo sguardo ne percepiva il mistero
così scellerato da chiamare il mio nome …
con sussurri impercettibili per altri esseri umani.
Era dolce quel “vieni …” dal punto più lontano
e più alzavo resistenza, più il ritornello continuava,
”Vieni … vieni … vieni”.
Certe volte correvo fin dentro la foresta,
dove madidi piangevano gelati i miei sudori,
terrificati dal richiamo
che io stesso non saprei come descrivere.
Doveva esserlo ma non lo era,
un semplice lago di campagna.
La casa padronale dove dormivo,
aveva vista su una delle sue sponde,
ma di notte … col buio,
tirava a nero ogni fronte della sua faccia
che in qualche modo in me, nel mio profondo dentro,
immaginavo orrenda più dei mostri nei film che temono i bambini.

D’estate, appena poco prima del tramonto,
l’aria si impregnava d’umidori e lezzi,
di odori fragranti ma anche putridumi,
arie commoventi o strazio di animali assetati
che presi nella trappola di alghe o sabbie assassine,
strillavano all’ascendente infernale _ le loro ultime penose urla.
La morte più dei fiori,
ubriacava il buio ed ogni cosa intorno,
mentre io libero da ogni male che uomo potesse concepire,
mi davo ai sogni,
rassicurato da quelle quattro mura
che avrebbero fermato i corpi ma mai gli spettri.

Nei giorni di sole, il lago sembrava fare da musa
alla vivace brigata di bagnati, visitatori e turisti.
Il nero pece nascondeva nell’infido di acque calme,
quel turbinio di tormento e pena,
malori ostentati da antiche faide,
tra quelli sopra contro quelli sotto
ed io che osservavo dall’ombra della mia quercia,
l’astuzia del nemico …
io tremavo ad ogni intrepido sussurro
che m’arrivava al cuore _ cessato il vento e gli schiamazzi.
La gente guarda spesso solo a ciò che vuol vedere,
mentre di quello che non comprende tace,
non fa domande
e teme che inoltratasi nel passo dell’ignoto ci sia veramente il male,
veramente il mostro.
Lasciavo quindi a tutti quanti le loro risa di leggiadria e leggerezza,
non imponevo l’aspetto del miei dubbi
sull’entità infernale con sembianze d’acque,
di cui subivo senza motivo il fascino.

Ah se potessero quelle carcasse parlare
se potesse il cielo offrire lo specchio all’inganno …
ma le nuvole idiote facevano solo da spumine
alle onde piccole che tiravano in cerchi quasi a riva.
Bugiardo.
Mendace bestia che nel momento del sonno pomeridiano
m’entrava dentro il capo,
bellezza di chimera dalla cui voce sentivo forse l’Eden
quando i suoi giochi erotici non avevano mai freni
già nella mia testa, il lago aveva già vinto
ogni battaglia.

Fu a mezzanotte che l’occhio s’era mosso
chiamato dal fregio di un lampo alla finestra aperta,
m’alzai ancora sonnecchiante
e prima di toccare il pavimento
un’ombra dall’angolo mi parve si muovesse
veloce, terrificante con orbite splendenti.
Tutte le stelle furono ad una ad una, inghiottite da una nube
più buia del colore che indica l’inferno
e la Luna pareva piccola e ferita nella sua tana
lontana dalla gravità dei poli,
ci osservava – me … il mostro … entrambi
in quella gabbia al secondo piano di una casa vecchia
dalle cui scale scendere di corsa non era uno scherzo …
beh il mostro strisciava … con una lentezza ironica
ma non per farmi male,
il male m’attendeva oltre la finestra,
un’onda nera alta fino al cielo _ quasi
da cui uscivano di tanto in tanto come in un trita carne
i corpi dei senza vita al tempo risucchiati dalle acque.

Il lago camminava certe volte.
Se ne fregava di regole,
dei vivi, dei morti o delle piante.
Lui macinava vita come un pestello nel mortaio
granelli in bocca alò titano
per farne cibo o spezie o quant’altro si addicesse alla sua infausta dieta.
Fu allora che vidi con gli occhi della morte.
Tutto considerato potevo lasciarmi andare alla sconfitta
ma la cosa strisciante s’alzò per scrivermi in fronte “luce”
e come venne così si ritirò dalla mia vista.
L’onda del Diavolo fremeva in vicinanza.
Sarei stato soccorso da qualcuno?
Pensai ai morti che la bestia s’era già mangiata …
mutande e canottiera a piedi nudi in strada
poi corsi finché il fiato si spezzò così per la stanchezza le mie gambe.


Io non ci ritornai.
Lasciai alla pensione tutto quanto, valigie, portafogli, libri, auto
le avrebbero portate loro poi …
peccato che del villaggio quella notte non si salvò alcuno …
una frana si raccontava in giro …
eppure il lago non si era alzato,
le ninfee rimasero alla clemenza del male ma taciturne,
chi fu il mostro cui devo ancora la vita?
Cos’è la luce che porto ancora in fronte?
So solo che quel lago c’è ancora.
A volte nella notte … seppur lontano chiama
sussurra … “Vieniiiiii … vieni … vieni!”
dal dormiveglia non m’alzo più
ora c’è quella “mia luce”
con la risposta che ferma quel mostro al muro
ma vaff……….o
e tace ogni sussurro

Young zero


Una casa chiamata ignoto
barche remare sul mare che non c’è per vedere l’Oltre
un ubriaco di sogni che arpiona costantemente stelle in cerca di fortuna
mentre la natura lo chiama a servire il Karma
spavaldo pioniere con occhi sotto il sale del vento e delle onde

s’è maritata chimera col cuore di chi non ha paura
mai più dividerlo potrà alcuna anima dall’infinito mare
libera vela va non per i tesori – regola detta dal nostro timoniere
che sogna … sogna ogni notte di diventare leggenda

vittorioso ego sul nefasto chiamare delle sirene
ferito come ogni uomo nei cardini di carne da ogni furor della tempesta
avanti al Faro pensa ma appena ne vede l’occhio gira all’orizzonte
legato al porto mai … per lui il grande ignoto si chiama ancora casa

Poets and Lovers
 

Dazed in Twilight
Happily ghosting in a London’s nightmare


neve cadere di un fuoco ardere e un cuore amare
legato alle stelle
vagabondare per strade in cerca dei tuoi occhi
rotolare il pianeta nel disinfettante - indossare la mascherina
vecchi titoli di giornali sull'asfalto bagnato
coperte calde e l'ultimo sogno ancora addosso
come non emozionarsi per l'ultima foglia che cade novembre
ore che cavalcano la morte che il mio nome ignora
dove sei dove sei dove sei … mi pensi?
la nera notte esangue senza una Luna
otto piani di atmosfere zeppe di nubi
scalfito il celeste dal morso di un fulmine
sì … pioverà ancora … ma il mio ombrello?
ho fame di miracoli
dall’iride di un corvo il verme ride
paglia bruciata il Globe una mummia d’oro
s'alza dal fianco del fiume un giovane Amleto con la sua Ophelia
bruciano case nei tremori delle loro insignificanti paure
ed è mezzanotte
fluttuano ninfee di ghiaccio impalpabili fiabe
Katherine Jenkins da voce al silenzio ed Abigail canta
un goccia tondina … tondina matura in cristallo
timida e bianca sulla punta del naso mi toglie i fii
e di nuovo la calma
di nuovo case lampioni strade auto ferme alberi nudi … pub pieni
pioggia cadere di un sogno sognare amanti essere
svestiti tutti dalla vita i romantici arrancare da spettri fianco al fiume
Keats fantasma all'Italia
oh e il sesto barone di Byron
bevuti
ischeletriti
vecchi
con la parola sciolta nell’odore di birre piscia e fanghi del Tamigi
gli eroi non muoiono mai
ma stuzzicano il mondo
e loro sanno – dannazione – loro sanno quando ami
guardano coi tuoi occhi la memoria facendoti sentire un idiota
dai … fatti avanti
vai a prendere i baci che tanto aspetti
dai all'agonia lo schiaffo … tanto l'agonia ti seguirà anche dopo
between us there’s a dark gravity
am I flying too high
I should know that no spirit for thy lips is enough pure
but me … me I’m more than a simple spirit
the keys of eternity lurk in my hands – the hands of a poet
only the fools keep their wings on the ground
all I’m asking is to be in your dreams
please don’t ever think to sleep without me
love is burning all over around
between us there’s a dark gravity

oh is such a cold midnight
here ghosting
and all I need
is to be there in your arms … again
only fools don’t use their wings
between us there’s a dark gravity
lonely me
on lonely streets …


i londinesi considerano l'acceleratore una cosa cui non fare del male
persino di notte con vuoti viali circolano lumaca
ho la corona di Buckingham _ sono un Re guardami!
per entrare in un posto dove non v’è un valico
non servono chiavi ma fede
vieni al mio cuore
vieni senza vestiti
vieni con appetiti
coi cerberi occhi contro il traditore
che s'inginocchia alla rosa
legami al tuo letto
con cortesi incantesimi
se necessario a spazzolare zanzare
o dare di miagolio dolce alla finestra per rubarti alle tue sicure pareti

andremo a cadere abbracciati dalle vette d’amore
… nere notti funerei tetti fredde stelle mannaro col mal di luna
il mio stomaco vuoto di farfalle o troppo pieno di falene
che i lampioni hanno fatto amare di desideri umani
ed ora cercano il proprio amante
al ritmo dei Sex Pistols che salvano come possono dalla vecchiaia la Regina!

nella città delle Elisabette m’ama la pioggia
mentre io amo te
I want you so badly
Winds against my face
no sorrow to be written no further pain
just a little tear from Heaven
while I feel lost in this city
I’ll share my dreams
other fools with same symptoms
mad on the run from themselves
sad eyes like ravens
in whose hearts
they rise
the real great cathedrals of the romantics

da quando traghetto in un libro per perdenti - la mia vita
ho smarrito il senso del noi
s’è fritto il futuro in olio per auto _ tanta strada ho fatto
sperando di trovarti … bandiera colorata in mezzo alle folle
ma tu saturnide bianca _ fiocco di neve
tu incantesimo
chimera … nulla
io ti sposerò anche nella più fitta nebbia da dramma dei Lancaster
mentre io sarò uno York
dannato ma paziente amante
nel cui destino è scritto d’averti dolcezza Plantageneta
in tutte le tue resurrezioni

nuvole lillipuziane annegano i tetti - gli asfalti macellano impronte di passi
piangono i lampioni su cui i cani con anime Hyde … pisciano di continuo
severa la notte
davvero severa coi suoi clienti
barcollo già ebbro e antipatico a fortuna
“ammiratemi ombre ammirate la mia pessima sorte”
pregate chimere sia un giorno fama
le danze con buone scarpe di pelle sotto il diluvio

eccomi amore! un giovane boia di ombre
lisciarmi le labbra coi baci mia invisibile signora
non tu viscida aria che macini e rigiri i rifiuti
ma voi resti di fiori risparmiati dal vento
non v'è più il ridicolo a fare la moda ma solo il lusso
di morti in vita oh che tristezza il loro acre cuore
misericordioso Nosferato più degli umani
silenti avvolti nei cappotti doppio strato difesa contro emozioni
bring me the head of Anne Boleyn
hells a spooky Tudor in my head


Londra schiumosa e umidiccia ma io ardo
colmi d’amore gli stipiti alla casa di Keats ignari passanti
Shard come un cetriolo snob En Garde! sopra il fiume
ripieno di avidi occhi Borough Market ma nessuno compra
vene col sangue denso d'amore come il Tamigi
la gente paga per vedere decapitare un Borbone al Museo delle Torture

ho due strati di pelle che servono al fuoco
tre braccia invisibili per abbracciati l’anima
di ali ne ho una sola che mi tiene appena in equilibrio sopra i diavoli
ma ho tanto di quel amore che circumnaviga l’orizzonte

non nevichi mai a novembre da tempo
non sei puntuale con le promesse
non ritorni dal tuo innamorato
eppure so come stare col peso dei palazzi addosso
valicare il confine tra nero e bianco senza visti
tu che turbi la mia pace dei sensi
liberati dal rito del sonno
e vieni con me a tubare
sotto i ponti di Londra
immemore d’abbracci

Poems of lust for Lovers
 

Amanti uccisi dall'autunno
stringiti forte a me stanotte e allontana le bestie
baciami incendio con le labbra con gli occhi col corpo
tieni la mia anima nella tempesta
che porta i sogni all’ora dei vampiri

mi spalmerò imbrividita su tutta la tua pelle
avrai delirio da piuma in ogni pensiero
e tremeremo insieme sotto la pioggia
nella stagione dei voli che fanno i principianti

avvolgiti alle mie ali e ferma il fianco
finché saremo colpiti dall’amore staremo bene
e soffriremo forte l’un per l’altra
come coltelli che hanno i ricordi da strazio delle carni

andiamo
andiamo nella notte
col nostro fomentare il buio contro ogni diavolo
le nostre fiamme unguento per i rami
col nostro corredo di piccoli orgasmi
andiamo a fare della natura un bimbo
capace con quella strana ala di volare
andiamo a dare la caccia ai mostri
che ottobre carezza come propri figli
ti sedurrò
mi sedurrai
di sesso morirà la morte
mentre falene diranno addio ai lampioni tristi
i muschi
il putridume o gracchiare del corvo
si sveglieranno
ma noi in uve appena colte
faremo il bagno
così da ubriachi dolci arrivare ad alba
e troveremo risorti i cantanti
Poe … Verlaine … Keats … Shakespeare persino Dante
nell’umano Inferno con scritta “cimitero”
intorpiditi ma non estinti
stanchi ma non addormentati
coi loro volti di missili dell’arte
si daranno a festa tra i vivi
andiamo a imbrividire col nostro amore l’aria
sia così finché … non morirà la morte
e bacio dopo bacio scaldare questo freddo
entrato nel nostro stomaco per uccidere farfalle
ma nella guerra tra mostri … povero diavolo … si sappia
vincon’ gli amanti

Poems of lust for Lovers
 

 Lost In Midnight
un copricapo di foglie cadenti sotto la pioggia
con furia il fuoco sul fienile del cuore alimenta i sogni
solo tu mi vedi come sono … nudo
d’invidia verso la morte il cosmo
a te andrà per sempre il mio pensare

dammi un mare
un oceano dammi
dove lasciare scritto ti amo
laggiù sotto i relitti dei pirati
dammi una notte senza stelle o Luna
sarò il faro migliore che abbia visto il buio
indomito fido resistente alle tempeste

l’amore non da spettacolo di sé ma si ritira
non luccica per fare contenti i diavoli
va su in vetta al nulla e mira al bello
lontano dai falsi plausi della specie

ho scritto sul tuo corpo con le dita
il mio lungo tremore di piacere
tu mi sogni ecco perché sono spettro
ricordati all’alba di questi abbracci

Poets and Lovers
 

Rasmunda
nel mio corpo si muove femmina un serpente gladiatore
ho una muta che genera mostri pochi giorni l’anno
se vado a fuoco divento una ciuta
ignara petroliera sfiorata dagli incendi

Poems of lust for Lovers
 

Il Libro dei Peccati
spesso mi manca il Diavolo
scavo la terra in giardino nella ricerca dell’Ade
fomento le ribellioni della lumaca
inventrice degli arti di titanio
*
penso ai suoi occhi
accatasto legna per fare il fuoco
m’accendo strega intorno al rogo che arde
così ogni cosa che tocchi il mio respiro _ diventa eolina

imparo il Libro dei Peccati da autodidatta
soffrire mi viene facile
ho un’anima Gargoyle con stampe di unicorni
da divorare quando mancherà il colore al corpo
la città mi insegna che spaziare con la malvagità dia un premio
sono sempre stata pessima eppure non sono nemmeno in graduatoria
per migliorare i difetti “rimani fedele a te stesso” mi dice il cuore
ah col cuore ho sempre sbagliato … seguirò i suoi dettami

stare con altri esseri umani non sempre è uno spettacolo
coi demoni coi mostri con gli infelici – è più facile
abito un dormitorio
la pioggia
ah … la pioggia … la pioggia
mi porta a pensare al mio Diavolo
lungo autunno con scheletri ballerini al rave degli insonni
bianchi fianchi nudi spinti nelle chimere
mentre i piaceri zampettano arlecchini sotto la coperta

mi manchi mio Diavolo
con le mani sporche di terra mi lavo la faccia
ora sento il fetore dei morti e delle foglie putride
nella buca che ho scavato si è formato un lago come pece
nel suo nero si specchia il corvo che Poe s’è lasciato dietro
con la poesia
aspetto
aspetto che il Mio Diavolo mi dica “Apri le gambe che ti metterò dentro un bambino!”
io chiuderò gli occhi
l’odore di fango diventerà odore di fiori di castagne e di ricordi
le ali nere sulla mia bocca
adorante la pioggia cadrà su di noi
mentre mie mani avranno raggiunto le fiamme dell’Inferno
scavando
scavando
scavando
… per ribaciare il fuoco
col ventre piatto di strega innocente
lancio all’amante il mio invito “Assaggia!”
Parigi crolla
la Senna esonda
pirati senza vita derubano i Luigi
la Monnalisa in spire nere esce dalla muta d’angelo
come gorgone
sanculotti beati omaggiano il patibolo
a quelli del mio sangue

dopo il piacere espiro
sudata
stanca
innamorata
e sognante
l’autunno batte nelle finestre
Notre Dame è vergine senza un tetto
il Diavolo come edera nel mio sangue
ciuta scavo nel giardino di casa
dove dormono sereni in braccia all’Ade
i nostri bambini

Poems of lust for Lovers
VM18
 

Il Porto delle nebbie
amore che stai sotto la costola
ti darò un pugno di stelle
in cambio mi canterai coi sogni
anche quando a occhi aperti vedrò il vuoto
e se dovessi resisterti
tu fammi male
negandoti al sonno
in cui smarrito cercherò la tua calda bocca

amore che ti nascondi nella cenere
assopito il grande fuoco
incendiami la pelle gelata dal tremori
che piangono persino la foglia morta
ma se vorrai _ lasciarci entrambi al buio
in chiusa ala per navigare di sensi sotto al cuore
oh chiederò al brivido di spingere la vela
verso il più profondo punto dell’oceano che temi
_ i sentimenti

ora tu taci
sonnecchiante creatura che ha corso troppo
ora immagini cos’altro contagiare appena aperti gli occhi
oh demone
oh angelo che inverti il corso del mio sangue
tu riposa nella scintilla dove ti immagino perfetta

poets and lovers
 

Le cirque des morts
Il Festival dei Morti

mezzanotte di belve e Gargoyle coi postumi di un incendio
Camille Saint-Saëns tra I rami vuoti di alberi nudi che limonano con la pioggia
e spara un richiamo al violino per tutti i defunti
ottobre si rannicchia nel pigiamino
io esco per salvarti dalle chimere

un vento che odora di morte toglie l’ultimo respiro alla foglia
Hugo Victor già sveglio offre Paris ai Misérables
amore mio ho smesso di avere sonno da quando ti conosco
le vie buie mi sembrano le interminabili attese che mi fai vivere

t’aspetterò dentro questa oscurità per offriti dopo la colazione
veglierò contro gorgoni vampiri o zombie _ la tua casa
infilerò nella casella postale poemetti sull’aglio
vecchie credenze contro ogni logica ma affascinanti

in questo momento ti direi
c’è un vecchio calesse nero che transita a un metro dal suolo
cavalli con giganteschi scheletri sciabolano la tenebra
è un rodeo tra spiriti che nessuno vede
sol io mancino d’anima ho l’ingresso libero al circo dei morti

ma so che dovrei essere lì a farti onda sulla pelle
fino ad affondare nel tuo corpo
darti in pasto ai sogni più lunghi … più nudi … più belli
limando con baci di tanto in tanto la tua bocca

Paris è romantica fino al ventre ed oltre
partorisce desio e piaceri tra vivi non vivi … animali
suer le Pont Mirabeau mi tolgo il cuore dal petto _ lo appoggio a terra
la pioggia lo pulisce dalle pene … dal dolore … dalla tua mancanza

vie nere fino all’Inferno e senza alcun fondo
brusche ombre fornicano in complesse posizioni
diventano un antro da cui scappare
mentre Edith Piaf offre a un giovane milord la sua caviglia
in orge s’aprono le danze d’ossa bianche
Gargoyle con gotta fan leva sui pinnacoli di Notre Dame per darci dentro
corvi infingardi col paradosso del can da guardia
da sopra i rami dentro i cimiteri
è una giostra di miserabili bellezza
un chiasso che non supera il vento
ma smuove ogni dannata anima dall’Oltre
come se fosse l’ora precisa in cui son perdonati i peccati

ragazze mostruose giocano a meretrici scosciate
le forme reali
diventano irreali … confuse
“Cucù!” m’adescano le sirenidi orrende … sembrando io come altre fiere
puttane a Pigalle!
puttane a Pigalle! grida un Mini Me estasiato e putrido
uscito fresco da una tomba bagnata
lasciando i vermi sotto la doccia che continua a cadere
sulle mute lapidi
nei buchi vuoti a terra
ingravidando pozze già nere di altre male forme d’Ade
amico mio _ gli grido _ se non hai soldi qui non si scopa
sei una vipera _ il piccoletto mi spinge e corre
verso una dimensione temporale
dove avrà la rivincita da donna

Parigi nel furore della bestia C mentre orseggia autunno
passo io e cade la pioggia per togliere all’incendio la forza
Notre Dame nuda e tremante chiede preghiere
innamorato inchiodo davanti a una vetrina di dolci

ti penso forte sotto il mio ombrello giallo con rose rosse
alieno colorato in un mondo senza colori
con fremiti … dubbi e paure dentro il cappotto
un vagabondo si ferma – mi guarda
“non ho molto successo con le donne beato lei” poi va
mi palpeggia come un divino bene _ la speranza
la strada si allarga di due taglie
tanto mi sento forte
la figura dell’uomo svanisce chiudo l’ombrello
sotto l’acqua si svegliano tutti dai loro Eden dai loro diavoli
ombre legioni armate impercettibili dall’umano
come uno starnuto che spazza via il reale dalla storia
dilatano il corpo delle case
inizia il festival dei morti

La Senna diventa una striscia di cognac cui dare fuoco
le mie debolezze sono come ballerine di can can coi seni scoperti
e la notte un guardone che applaude mostrando le labbra piene di salive
ma tu mi vedi?
Tu mi senti?
una giovane regina decapitata sfoggia in pochi ossi verso Saint Denis
non darà mai la sua corona _ perduta chissà dove la sua testa
povera donna senza una casa
senza più fama
e nemmeno un consorte

piove sul mio ombrello giallo con le rose
penso alle tue mani calde
al caffè con la scorza d’arancia
alle calze di nylon che fanno quel certo rumore sotto il tavolo
e incitano la belva con cui un condivide il proprio corpo
a …

al chiosco di castagne sotto la Tour Eiffel
darò dieci euro per un pugnetto di marroni
ma l’ometto che le cucina ha un viso così buono
che raddoppierei l’importo
all’alba digerito il morbo della notte
le ubriache statue dimentiche di pietra
all’alba sarò ad amarti …

Alé! Alé! il terrificante Quasimodo raduna i risorti
una livida Carmen balla febbrile addolcendo la piazza
i suoi capelli mai caduti e un pezzetto di teschio bianco
mostrano occhi di cenere in orbite senza vita
musiche per fantasmi soltanto
balliamo come forme
ombre
come nuvole
come diavoli
lottano tra loro mostri
ed io applaudo

la tenebra si abbatte più forte
mortificando la cataratta giallognola dei lampioni
qui i cani non pisceranno più per stasera
canticchia il giovin Jim Morrison
mentre si cerca il pene nei pantaloni da defunto
“abbiamo tutti dei lividi d’amore”
mi dice mentre dirige una pipì di fiamme contro vento
“io non ho paura” gli rispondo
“delle donne dovresti mon amì” e svanisce
ah che strana città
la città degli amanti
ti fa tremare d’amore … d’orrore
poi t’abbraccia calda
zittisce ogni bisbiglio e sogna

Borboni contro Orleans sul trono infernale del Louvre
un grande parco d’arti senza alcun vertice va verso il cielo
tendone per magnifici incoronati imperatori re o piccoli poeti
rivoluzionari nobili decapitati orrori nell’orrore
Parigi col tic tac dell’orologia lillà all’orizzonte
… è quasi sveglia
sui trentasette ponti della città Offenbach offre alle Muse il suo can can
d’arrivederci
si danza nudi
si danza con gli scheletri ovunque
come partite a Roland Garros si gioca a teschi coi remi delle barche
vicino al Port de la Bourdonnais
mi prende come un Boléro ma dei sensi
come un Ravel ma senza tamburi
ah mio amore
le mie anche sono incandescenti
tu dove sei
dovresti venire a farti spaziare di baci con ste labbra
a fornicare in mal costume per la gioia del corpo
dietro alla Statua di Dea Poesia
dovresti farmi concepire un figlio
benedetto già dalla Musa
sapessi il sudore che ho dopo stanotte
ma resta a casa
resta al puro
all’innocenza che si beffa della fame
di tutti i miei organi andati a fuoco
fiamme che ora condivido con creature compiacenti
fornicanti sui turbinii d’aria
negli umidori
persino dietro ai tronchi d’albero

ah mio travaglio amoroso
mio cigno senza voce
vorrei resistere ma danzo in questa febbre di poeti
di pirati
di falangi e concubine
tornati a esibire il loro meglio con tutta la forza d’anima
assopita a lungo dentro le bare

ai cadaveri illustri mai dire di no
hanno già dato
li vedo barcollare per lo stupore di ogni nuova invenzione
applausi persino
risa e schiamazzi
urla di piacere
pianti fusi al vento nella cui gola finisce questa voce che or ti chiama

… il filo debole dell’astro martella il buio
fumoso in disperato sussurro finisce il baccanale
la pioggia è stanca di cadere riparte dall’azzurro il mondo
è alba
la Senna non troppo stanca va agli inglesi
a dare di ostriche il contributo alla fame
dei pescatori
dei ricchi
o dei turisti

assurda la fila stamane alla toilettatura per cani
così di primo mattino
amore scienziato senza paura mi rende paziente
in mezzo alla gente tu non appari … nulla
dimezzo la fatica dando agli alberi degli Champs-Élysées
il mio fardello
il fiume mi mastica
mi porta via alle Venezie d’immaginario
ingigantisce la fame di te
poi se ne va lasciandomi quel senso selvatico di senso di acque
e passioni maudit in ogni mia cellula

un gabbiano mi passeggia proprietario di spiriti innamorati
al vento resta di scrivere sulla sua ala “ogni uomo - un inferno”
devo rifugiarmi in bar per un cognac dietro la vetrata
ti vedo in ogni forma che cammina sui marciapiedi
credo che l’amore in me non possa fare pause

non sta sull’attenti quando deve
e nelle circostanze in cui dovrebbe inginocchiarsi _ tiene il broncio
ho la febbre per l’accoppiamento come quella dei piccioni
verso dolcezze sull’orlo di un brutto bicchiere
ma almeno è pulito il bagno e il tavolo ha qualcosa di retrò
come quei fil in bianco e nero dove gli amanti non sono mai felici
ma io lo sono

tengo pronto l’abbraccio per chi voglia sentire il mio cuore
leonine circostanze chiedono zanne possenti
ma vengo in pace e non m’armo per nessuna guerra
mi dicono “sei un seduttore”
“lo sono”
“ogni cosa cui regali gli occhi poi si scioglie”
ah la vie si compliquée
mais tellement ... idiot et beau

alberi nudi pisciati dal vento schizzano in rami come hooligans
dopo lo stadio
“ehi soldatini di legno avete freddo?”
una carezza sul tronco e crescono muschi
nel cardigan caldo la loro natura apre gli occhi e tiene sfida al grigio
io non seduco io amo
e mi prende come un dolore alle corde vocali tale da restare muto
amo quelli che amano giocare col fuoco
m’incappotto per bene
ombrello giallo a rose rosse pronto
arrivo coi migliori choux de Paris
oh mia piccola Tour Eiffel nella mia testa
prepara i tuoi baci

Poems of Lust for lovers
VM18
 

idiot est beau
Magia ha un’impresa di pulizie che non pulisce nulla
il me figurativo è un astronomo con danni della memoria
appena sveglio
dopo il sogno _ lo straordinario è quell’altro vicino al cuore
quello che condivide i miei battiti ma non i pensieri

la mia arte è come il morbillo
spesso per generare poemi mi gratto la testa _ sarò mica una scimmia?
emoziono altri _ non si gratteranno mica anche loro?
so di aver e la fortuna di essere nato con un nome
per il resto sono come tutti i poveri
in salute
perennemente occupato con cose immateriali
sorridente
indolente
caratterialmente immaturo
vivace quanto basta per non farmi dire “guarda quanto è intelligente!”
ma l’eternità se ne frega dei geni
dei martiri
e dei santi
per la proprietà commutativa … sono uno sfigato

mia madre ha sempre detto che i poeti soffrono troppo e muoiono giovani
dovevo essere un medico
un matematico forse
ai poeti non danno un ricettario per guarire il mal d’amore
anche se tutti leggono i loro poemi
anche se tutti godono della loro sfortuna
quella che li ha spinti a creare
nessuno ringrazia chi scrive chi salva a un altro l’anima

confido nella garanzia esistenziale dell’immortalità
vorrei che qualcuno ci prendesse sul serio
insomma prendono sul serio i preti – i preti!!!!!!!!
mentre noi “fannulloni della letteratura” siamo più di altri vicino a Dio
e tocchiamo l’Oltre cosa impossibile per un altro mortale

a me non serve il prego
non m’inginocchio quando guardo in alto
siamo pari
io e Lui
siamo dipendenti l’uno dall’altro
imparentati e non in servitù
quindi poeta potrebbe avere persino il significato di divino
la lirica da senza chiedere niente
ah lettore _ lettore
è nello spirito di ogni cosa vivente
bearsi dei sogni
e se poi questi li puoi vestire su altri
altro che Gloria!
l’idiota è un distributore di rime
me ne straf….to dei predicatori della scienza esatta
io alzo poesia fino a scioglierla nell’aria e farla cadere con pioggia
sui deserti

sarà mica magia? ecco mi vien da grattarmi la testa …
la scimmia in me danza balla salta
a lei non do banane ma rime

io sono un mostro
sono un poeta
godo della cattiva reputazione che circonda la categoria
amen

Young zero
 

Transylvanian Halloween
Addamsing streets and shadowing dreamers

è un continuo risorgere nell’abbraccio del vento o della pioggia
Central Park è una trappola d’ombre goduriose di buio
mi faccio ospitare per pochi attimi da una panchina
mentre aspetto che il tuo spirito bello si addormenti
ho il mio piccolo Hemingway sotto la costola
che si risveglia dal suo eterno sonno sapendo che è Ottobre
si metterà a spogliare le ore del giorno dal tedio
per dare lustro al nostro timido amarci

ci sono così tante crepe nelle dimensioni del tempo
che penso di esserci appartenuti persino ere prima
hai ancora paura del buio?
mordi sempre le labbra quando fissando la strada noti le ombre?
ti sembra che le stelle si siano spente per troppa pioggia?
allora tu accendimi il cuore
… anche distanti
sussurra il mio nome
chiamami anche se mezzanotte
dimmi che mi desideri
che siamo troppo nudi per le nostre anime
dimmi “Vieni a tremare con me sotto le coperte …”
ti risponderò “Perché così vuole l’autunno o così vuoi tu?”
“naturalmente io” … sarà la tua risposta e ti farai più vicino alla mia bocca
che m’accenderà come fossi unica stella in tutta l'oscurità del mondo
e brucerò i cosmici stronzi cui hai dato fiducia
quando ancora piratavi di bellezza per sentirti speciale

mi mannarano le dolcezze delle Callas rimaste a Broadway nell’aria
falene vampire hanno morso fino all'ultima forza di luce _ i lampioni
i sindacati delle streghe sciopereranno questo Ognissanti
contro i sabba senza foreste
da mostro col buon cuore io aspetterò Poe
ci faremo compagnia davanti alle vetrine vuote del fallimento Ralph Lauren
poi come due vandali falliti ruberemo pretzel al Moore St
sperando Brooklyn sia così sciocca da non riconoscere i suoi
più illustri spettri
“cos’è un pretzel?”
non gli rispondo … meglio lasciare il fantasma corvino flirtare con nebbia
tutti gli ignoranti divorano i notturni burrito
a volte odio lo slang che s’è perso il vero Brezel
ah Italia povera Italia coi muri di acque azzurre
terre calde per far fiore nature poetiche di divinità
senza ascolto tra mortali
è bastato un oceano per devastare le favole
in marcia all'Ade la brutta bolognesa
la mozzarella con la squalifica dal DOP
amore mio persino gli spaghetti col ketchup si vendono in lattine
lo fanno anche a Roma?
ah se fossero francesi a subire lo scempio
sarebbero insorti
lo fanno per un non nulla
e vincono
la folla vince sempre

eccomi qui a terrorizzare una metropoli col battito di cuore
Cristopher Lee dorme impalato la Statua della Libertà sta Lesbicando con Carmilla
gli Addams con mascherine post pandemia giocano a golf con teschi di plastica
da quando diventati famosi si sono bambinizzati
non più noir terror
non più howling terrificanti
nemmeno piante carnivore giganti da laboratori fantasma
solo povere apparizioni in abito da sepoltura
I was born under a wanderin’ star .. canta a fabulous Marvin
sputando in lunga distanza su Amazon
mentre sorride come sorriderebbe l’Inferno nel più splendido dei suoi incendi
Harpo Marx col suo irriverente commento sui mostri
è così uggioso stanotte
legioni di zombies di foglie pattugliano le strade
unicorni costretti a nascondersi per non esser divorati
da un ramo secco Coltrane raggiunge l’Empire
io penso ai tuoi occhi soltanto
più ho freddo
più mi domando
“Pazzo perchè non sei in casa al caldo a scrivere d’amore?”
Coltrane già livido dal cancro a suo tempo
arriva dalle tenebre e mi strappa il cuore
“stanotte questo non ti serve … stanotte basta la magia …”

ora orgiamo tutti col Dead Rabbit
non sappiamo più se siamo stati umani alieni o cosa siamo stati
parliamo d’amore gridando odi per tutti i sessuali
ci spingiamo nelle anche della notte prodighi in piacere
finché arriva come una tempesta
a spazzarci dalle follie brave
occhi giganti che vidi forse nei Ghost Busters
il Carpaziano avido di sangue
mi sorrise blando
“Tu sei dunque umano? Umano e chi ami?”
“Andiamo popolo di letterati delle tenebre, andiamo a Addamstizzare ogni dannata cosa, andiamo a peccare!”
Siamo come un fiume nero che scorre tra le case.
Marea tanto alta da inghiottire l'intero Empire State Building
ho i canini che fremono per un po’ di carne calda
… e ti vorrei
sotto il mio mento
sopra il mio petto
dentro il mio … opps cuore?
perché se mi accendo troppo
the chemistry land non mi basta

vorrei tornare al Continente
abbracciarti nel sonno per finire a farti l’amore
insecolare di dannati magistrali questo pianeta
che verte sui dubbi delle dinamiche passionali

New York allunga le braccia e mi bacia
mentre io penso a te amore …
facciamo un coro di ubriaconi nell’Amontillado
mentre la Morte Rossa sfreccia verso altri peccatori
nelle tenebre di Ognissanti diventiamo inconsapevolmente transilvaniani
scrocconi di attimi d’estasi dai vagabondi
dagli epistolari sui siti d’incontri
dalle prostitute sognati di diventare principesse
dagli spacciatori tatuati fino al membro con neri cobra
che s’ammusano in privato spiando altri guardoni
di coppiette innocentemente appartate nei vicoli – contro i muri

amore mio non voglio più sognarti
averti prima che mi crescano le polveri sullo sterno
averti finché le mie labbra non baceranno il verme
ed è so sad
so really sad vedere il mare come una benzina che langue per un raggio
il sole è morto! viva la Luna!
darei alle fiamme gli ossi più illustri se avesse il potere di svegliarti
di farti prendere un aereo
una nave spaziale
un Pegaso
un angelo negletto
una cometa

gli Addams mi fanno il cenno che devo andare
a infernizzare il mondo – dicono ridendo di me
di come sono vestito …
un cane abbaia al nulla e annusa
ho due dollari in tasca manco un biscotto
qualche lamento dai grandi castelli dentro un cartone
è il freddo
s’annida nel corpo con i tremori
ma io caldo
saluto i fragili
pregherei se potessi per loro ma è la notte di Ade
mi porto a guinzaglio il teschio fumante un sigaro di Teddy Roosevelt
Oh New York è una grande apnea di stranezze
io stesso mi abbandono ad esse quasi qui siano ben voluti i poeti
amore mio
sei la mia casa
appena l'alba col suo camice di forza sui miei pochi talenti
prometto verrò a baciarti


New York è dei matti
New York è degli insonni
New York morbo nel sangue dei sognatori
New York stanotte saremo noi dannati a divorarti
con lussuria
con delizia
coi denti

Poems of Lust for Lovers
VM18
 

Il bacio del Diavolo
hello night … hello autumn … hello last leaf … hello love
vi morderei il collo per provare il piacere
di gustare più forte questa vita
vi porterei a cadere dai pavimenti di terra in un cosmo con astri
mentre le mie unghie a scrivere poemi sulle vostre schiene
quelle coi brividi di chi è incredulo

in me i sogni fomentano contro la carne
amore è l’abisso da cui mai riemergo
resto nelle profondità del Limbo coi Byron
coi Keats
coi Whitman
i Pascoli i Montali e i Tudoriani
senza una regola una direzione per ritornare al respiro
ho un demone Othelliano che mi ispira male
con mani capestro sul mio sottile collo per una gelosia freudiana
poiché io amo i battiti di tutti i folli
mentre l'altro in me mi vorrebbe amante

divino in cui eccelle luce - è solo l’alba
il resto è un agguato tra mostri nell’ordinario
ti prenderò
t’avrò
t’ispirerò
finché la tua anima è ancor mortale
mentre io son già nell’aia hot dei peccatori
hello amore
hello baby
pregusta il dolce bacio del diavolo
mentre le nuvole si slurperanno a vicenda
come in un film porno senza attori ma solo cose inanimate

il prego non mi conosce più ma l'Ade mi conta i giorni
ti fiorirò con ogni umano sforzo - ti fiorirò con rose libidinose
dalle gambe nude e lunghe _ poi i profumi
ah i profumi di uve dai raccolti
dei vini rossi
coi fianchi morbidi da cogliere in questo freddo ottobre
verrò al tuo letto
dovrai solo sognare con me il madido sudore di ogni essere che abbia corpo
desideroso d’ardere
la passione che irrompe nell’innocenza e la turba
portarmi acque dalle tue salive con mille baci
per farmi restare viva finché i nostri occhi
si rivedranno
divisi dal Canale della Manica come Orleans e Tudoriani
Dans Macabre d’ostriche e sirene pallide che ci invitano a mare
salutami dalla spalla di Poseidone con coste bianche Doveriane
io sulla punta dell’Eiffel unico astro
abbracciami anche se innaturale
morte a tutti Golem contro l’amor della carne!
fiondati Hyde coi muscoli tesi gridando gorilla “E’ mia!”
mentre sminuzzo piccoli ritmi di canto per poveri angeli ignoranti
i giochi proibiti
strade teenager monsters merendine di cannabis
è il momento furibondo dei non morti
sul sesso


non abbiamo più tombe per i poeti ma solo ossari _
decanta l'impiegato del comune occhiuto come un corvo
lo ignoro
andrò a fiamme e fuoco come i gourmet
così se dovessi morire impiantandoti sotto casa cespugli di rose
con rime e ritmi sbagliati
non darti pena di cercarmi
sarò ovunque
io sarò col nulla
nel paradosso bizzarro degli Illuminati
a baciarci in due tre o tanti
maledetti Maudits senza speranza di Eden
schiavi al vino
all’arte e al sesso
io
ti amo ora
ti amo oggi
adesso
in questo preciso momento in cui sballo col cuore
cantandoti Bohemian nuda sotto una pioggia sporca di sabbie del deserto
che scioglie i nodi della paura
la timidezza
che inghiotte la vergogna
il senso morale
le facce buffe e distorte della ragione che grida “limita la carne!”
pioggia poco serafica da ora buia in cui l'autunno è Signore
e cado coi fiori
coi fiori
coi fiori
oh coi fiori cado
coi teneri fiori
io … Dio quanto ti amo

per questo sarò felicemente maledetta
in quell’Inferno dove tutto incarna l’autunno
dove ogni cosa fa sesso con altre cose
e i nostri baci sono il fuoco dei lampi scritti ai folli

quindi sco....mi ora e smettila di tediarmi

Poems of Lust for Lovers
VM18
 

go out there and love
il non stare tra aghi di pino ridente di nevi
tacere fisso al monte schiavo del deserto
il cuore ha un pugnale dritto nella sua anima
e continua a sanguinare
c’è solo vento
nei castelli di metallo
con finestre rotte dai rami di alberi sopravvissuti
c’è solo un fantasma che sogna
il mondo che fu
le acque scorrono malate di fanghi orrendi
bellezza è un muschio con piccole vite all’interno
il poeta oramai è scomparso dalla faccia della Terra
che chiede aiuto gli astri

l’aria ha perso il suo potere
nelle vasche dei fiumi _ il fumo
dalle ceneri qualche resto di libri
copertine forse
un piccolo osso bianco di qualcosa o di qualcuno
e nuovamente una lunga interminabile sera
che s'è scordata l'amore

young zero
 

Svegliatevi poeti! canta Belzebù ai cani naufraghi in mare di chimere
ed è amore in pieno ottobre

incantesimi sotto melograni
sulle mie unghie lunghe lo smalto nero
è come un silenziatore puntato contro la nuca dei sogni agitati
lo specchio mi coccola ciuta
mentre i lunghi capelli entrano nelle fiamme da quando ottobre
i seni si compongono educatamente sotto una maglia
nel loro spazio
nuotano i pretendenti che mai ho amato
e un pochino più sotto lo sterno … dove fa nani il cuore … ci sei tu
unicorno bisbetico con maglie iridescenti difficile da catturare

ti lascio scalciare sopra quella vetta che ti fa chiodo al capestro
mi chiedi “perché non mi liberi bestia?”
io ghigno
mi sciolgo in felicità guardandoti
stalgmitizzare nella gabbia d’amore
che ti sei costruito _
perché per innamorarsi di una strega
serve il tuo sangue
serve la tua anima
servono i tuoi occhi
a me bastano i tuoi fianchi
il resto l’ho rubato per tempo
prima che tu pensassi di non volere una donna
per sempre

sulla mia pelle la pioggia unico profumo che mi doni
smarrisco essenza di donna col freddo agitarmi in sentimento
chiunque raccolga il mio incantesimo diventa una stella
nella immensa dolcezza dell’Ade

nel mio corpo mille meduse fluorescenti aliene
il vento m’alza a metri da terra
divento una foglia
un chitarrista fico e sballato
divento un angelo con ali sui seni
Belzebù canta ai cani smarriti in mari di chimere
e si svegliano i poeti
che mai mi vedrebbero se non fossi una strega

notte col rossetto nero e cipria sul naso
di nebbia umidiccia sulla schiena
che si strofina contro i tuoi ovuli mentre ti ubriachi di sogni
lasciando che mani senza carni ti sfiorino
ti cerchino
ti prendano
ti consumino
in nome del ricordo che avevano prima di morire

ti libererò dai miei sogni
dalla mia mente
ti darò al tuo stesso fuoco in cui entrare ogni notte a farmi l’amore
adesso vado a inciutare il buio con qualche magia
in questa foresta di dormienti nei loro letti tra i cementi
a spiare un Poe mai stanco da quando risorto
per scrivere le sue “danze zingare”
con Byron che mi fissa mentre contempla il nuovo mondo
“ancora spazzatura” grida lui divertito a vedere che di libero c’è solo
il dolore
vorrei fossimo insieme
nel letto pulito
tra il profumo dei cotoni
con le pelli sudate o meglio l’odore di sapone
ma mento
sono nel buio
nel mio elemento naturale
un amnio d’amore

poems of lust for lovers
 


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