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Tagli
si sdraiano le ombre cercando cibo di silenzi
ogni oggetto intorno diventa un fantasma
le troppe vie smarrite sono un segno
forse la meta della ragione non è quella dell’anima
sporco di sogni t’allontani in direzioni sbagliate
speri di trovare una chimera non anoressica
di cui gustare il corpo
le tue mani diventano rami per toccare le nuvole
solo ai piedi la catena di carne stringe troppo
unte di voluttà tentano il corpo le meretrici
bisbigli dei diavoli nella mente accendono fantasie
il proibito scivola come miele dalle labbra
e ti consumo ma solo nell’immaginario di sesso
provando nuovi impossibili confini
ogni gioco porta all’estasi del gusto
mentre l’uomo dentro resta un bambino
ti dicano i mostri della notte le giuste vie
dove portare questa voglia insana di un oltre
mentre la Luna vampira s’insinua bugiarda nei tuoi sogni
non ti concupisce la parvenza
dirigi lo sguardo nei tentacoli di buio
ammicchi un sorriso
poi pisci controvento
chiudi gli occhi allontanando ogni dannato rumore
assenzio sposa laudano in illusioni d’amore
e ti domandi davanti alla croce in punta di cupola
dov’è abita Dio
quando di notte ulula alla falena la debole luce sul lampione
e dopo la terra dove abiterà spento il corpo macchina
la mente
milioni d’arbusti s’avvicinano all’alto per la risposta
e tu resti a bocca aperta
scrutando come s’amano tra tagli d’aria
le fronde
Carne
nutrirò i versi della mia stessa carne
vibrare dovranno le carezze del foglio sul silenzio
ogni intimo frammento d'inchiostro raggiungere il tuo pensiero
perché alcuna stagione può fermare il vento
perché nessuno conosce il motivo di un amore propenso a divenire
folle
perché siamo disperati quando il muro del cielo scoppia di stelle
mentre nei nostri occhi restano le lacrime del cuore
ogni goccia d'acqua penetrare dovrà il velo di vetro
io pioggia a cadere sui tuoi fragili passi nel nulla
destriero la mente sul galoppare del tempo
verso la morte sicura del uomo
ma incerta dell’alma
Il sogno
travolta ragione da un soffio d'immenso
un gioco di mani coi vortici d'aria sul foglio
nuda l'anima di giudizio consegna le leggi del corpo
ai sensi
è questo mondo di nulla a dare piacere al pensiero
perché infinita è nelle sue stanze segrete la mente
mai dire addio ad un amore
mai dare ad un amore la morte
quello che davvero uccide dentro
è il respiro col fuoco
mescolato alla saliva
i dilemmi dell'essere sono un puzzle tremendo
ci legano agli altri i sortilegi di un Dio ignoto
danze vogliono mai sature di goder le chimere
se il nulla avere nel reale ferisce
il tutto rende eterni
nel sogno
dOno Di siLenZIo
è un dono di silenzio
il pensare quando diventa dolce
nel saguinar bianco della timida Luna
l'assenza
gli angeli covano uova nere in nidi su placente di stelle
la mia ombra urta le pareti di carta cercando
d'unirsi all'infinito
gli alberi diventano le mani con cui stringere il cielo
mentre i pensieri corrono sui campi aerei
per baciare chimere
elefantine nubi s'increspano sugli occhi
morsi dal buio fino a farli lacrimare sogni
dal sangue
sono disegni di gesso le mura domestiche in cui inverto le luci
dove il piover di ali e di piume
le fanno divenire cosmi
adorna di rapite emozioni
si chiude sul corpo la notte
i secondi battono forte nelle tempie campane di rame
l'insonnia sorda scivola sulla ruota dell'anima
solo il cuore
su cui nevica nostalgica la solitudine
urla dalle grate d’osso alla Luna
il suo tardo piacere
Gli spiriti della poesia
cerco l’odore nostalgico del romanticismo
nelle estenuanti confessioni a mo di recita dell’attore poeta
come un legno stanco davanti all’inverno il corpo si ripara
congiunto al bisogno della notte di trovare in lui qualche piacere
tutti davanti allo sproloquio solitario con l’anima candeggiamo i pensieri
sperando la Provvidenza assista i passi dell’inconscio confessato
il prego dona pace quando la pace l’uomo va cercando sulle strade della vita
annodate ai falsi Dei del quotidiano
troppa solitudine accarezza le nostre certezze
gli Argoanuti sono partiti da un pezzo con la storia
maghe pagano per noi Fortuna con incantesimi dalle origini oscure
restiamo brandelli rigenerati del Rinascimento in attesa d’essere cuciti
ad orli planetari vicino all’Eden
il freddo dell’esistenza accoppia il corpo alle chimere
i giorni sul calendario sono drogati di bollette frigide con avviso di scadenza
un tic tac in testa urta la musica del respiro
il tempo despota onnipotente t’esilia nella memoria del ricordo
e vivi incendiando il verso per tutti i giorni che riesci a contare come oggi
cercando di non uccidere a tutti i costi il mostro a cui devi Poesia
l’universo zoppica di cadere con stelle vicino a Lune sognanti
allora l’occhio s’appropria del suo cielo
come un marito della dolce sposa
tu resti in disparte cercando dentro di te la risposta
il vuoto langue nella sacca delle parole volate ad un creatore di carta
consumato dalla febbre dell’estro
ti resta un bisbiglio soltanto
l’orchestra ubriaca dirige uno spartito per l’immensità avversa ai giochi di
logica
cantare è inchiostro come acqua è vita
il Poeta s’adagia nel sonno riconciliatore
rovesciando col bicchiere il Dio Perdono di tutti i peccati
Il tuo volto
Il tuo volto ha assorbito il lunare pallore
e par brillare nella stanza muta,
pareti fredde ed alte t'ascoltano il respiro
ma solo io ti guardo nel silenzio, innamorato.
Forse la stella vinta dal timore
vorrà negarti luce intorno all'iride stasera,
forse il coro cosmico di astri non canterà canzone
perché più di loro la tua voce vola.
Eppure nei tuoi occhi son esplosi all'infinito i soli e
nelle dolci saette mi son bruciato il ciglio,
tu che i diamanti li sfili dalle ombre
per metterli nel fiato dell'alba al risveglio.
Il tuo volto pare un dolce nido al sogno
di cui vorrei poterne fare parte a volte,
un bianco velo di rosa tempestato che
sfregiar con l'ombra mai potrebbe il sonno.
E mi ubriaco di lunghe e torturanti attese
alla tua finestra che senza cuore difende
quel corpo che tieni prigioniero al mio sguardo
seppur con il pensiero io accarezzo.
..Sculture d'inchiostro
ho chiesto alla Signora d'Inchiostro nel capo
d'indicarmi la strada che porta a Follia
lei mi ha riso in faccia dispettosa
m'ha fatto inginocchiare per baciarle labbra lasciandomi in bocca il suo veleno
dolce
come una linfa bastarda che ora si fa strada nel sangue fino ad arrivare al
foglio
oh si,
la strega m'ha maledetto con la questa febbre d'assoluto
con queste magie compiute tra le righe
m'ha reso un drogato lacerato dal bisogno di scrivere il fuoco
in cui il cuore batte come se dovesse iniettare la sua luce nella poesia
mentre il respiro nero sillaba coi silenzi l'aria
togliendo il tumore dell'impossibile dai sogni
gli unici che riesco a scolpire con queste mani
illuse di poter trattenere se innamorate
le nuvole
Qualcosa dì dolce
la donna si spoglia per me in una stanza segreta del capo
copre coi lunghi capelli la pelle bagnata dall'ombra
qualcosa di lei marchia di piacere il pensiero
sorride
col fuoco si stende vicina
la follia del sogno consuma la fibra di carne
il sonno muore nell'ansimare dell'ora
qualcosa tra le pareti dell'esistenza
chiama
grida
urla
il silenzio strozzato dal male di un immaginarla immensa
ferito si trascina nella tua mente
che cerca la musica dell'amplesso
chimera ride
la stringi come il pazzo stringe a se il nulla
Mille maschere
tacciono le tempeste nel capo preso dall'ozio del desiderare
i sensi vanno con l'infinito a morire appena chiudo gli occhi vinto dall'orgasmo
sono in mezzo alla parola come il vagabondo sulla via verso il proprio Inferno
verso il piacere di esistere nell'abbraccio con la carta
siamo tutti mal considerati dalla storia
io travolgo lo spirito di quella fede che mi deve piegare
come un uragano concepito per rendere libero l'uomo dal prego verso il nulla
mi stringo a te indossando le mille maschere come anime d'inchiostro
eteree le donne del mio divenire Poeta vengono a tentarmi
ardo
m'incendio
poi esplodo di quelle fiamme tenute sigillate al silenzio
per colmare d'assoluto il vuoto nella stanza
in cui il mio corpo lotta col piacere
adesso tacciono pure le ombre sorelle
solitarie moire ladre dell'afrodisiaco canto di quest'altro me nascosto in
stanze segrete della mente
cerco d'indossare il tuo amore sulla pelle
fino a sentire morire il tempo
nella mia ferita di gioia
ed è immenso
Esistere
una corona di petali neri m'ha messo sul capo
la notte
volano i pensieri ove le Larve tributano a Morfeo i sogni
nego alle stelle il desiderio inespresso per custodirne ancora il calore nel
corpo
il buio porta questa insonnia a imperare sui sensi
cerco il volo
cerco il mio vero io tra le trame di streghe capaci di dolci incantesimi
vorrei vivere la magia liberando l'aquilone del pensiero dalla prigione del capo
stringo al petto le nuvole
tengo i palmi stretti al petto d'aria lasciando scorrere in vena solo azzurro
mi chiedo quanto senso ha cercare nel tormento del tempo che mi sfugge
l'armonia
tutti i perché diventano una febbre per i giochi d'alchimia con l'istinto
sono un buon soldato davanti alla Morte
la scure la vinco con l'inchiostro sul foglio
solo la carne prova i brividi e della sua impotenza ergo segreto castello nel
dentro
dove mai Lussuria possa consumarne il buono
dove il diavolo non possa scrivere le sue promesse
fuori quello che mi consuma resta il riflesso nello specchio
mi do pace
forse l'esistere ha un premio ed un prezzo
io
qui
li sconto entrambi
Eroica
ho una dipendenza da dolci, da sesso e da fumo.
sono ancora crisalide in un bozzolo di vetro
una farfalla col bisogno di tenebra
forse perché
l'ombra che mi cammina accanto è allergica alla luce
cerco spiegazioni alle mie dipendenze fisiche
nella droga del silenzio
fluttuando di disperazione con le altre poetiche falene in vortici d'aria
penso
ai martiri già messi in croce per aver creduto nelle debolezze dell’uomo
ho il virus della parola scritta
sono un contaminato dalla musa d’inchiostro
violentato dalla sua follia
ho la malattia mortale del romantico in via d’ estinzione
e nonostante i maledetti difetti son immune
alle circostanze
ai finti buoni
al destino
alle letterature frigide delle insegne pubblicitarie
attendo il Messia del Verso
sui miei tentacoli occasionalmente
resta del succo dolce
di labbra rosse
quando schiumano dagli oceani dei sogni
le maree di piacere
portando gli occhi a contemplare l'assoluto dell'anima
nella quiete dell'esistere senza cercare fino a dannarsi risposte
liberatorie chimere m’invitano alla lussuria in orge platoniche
la carne attende la strega coi baci di fuoco
da mai dimenticare
di solito l'amore mi guarda come uno zoppo
vien visto dai suoi rivali alla partenza dei cento metri
mi soddisfa lasciar rimpiangere che rimpiangere
ho ramificato vicino a uomini trasparenti
immense fronde sospese sui loro crani
senza fiori o germogli dei semi
lisci come le posate d'argento
della nonna
immagino un mondo senza l'Apocalisse
un campo ludico per orfani di piogge nucleari
e dopo il diluvio
piante fresche e nuove vite
angeli unti nella luce del perdono
io
vorrei per esserci allora
per mandare avanti i peccati col prego di mia madre
già avanti nella tempia bianca
pura col segno della croce fisso in carne
ed il nome di Dio sulla bocca ferita dalla lacrima caduta sul viso
per decenni
oggi
prendo medicine da un dizionario pesante
scegliendo la posologia indicati a quelli che come me soffrono di cuore
peno per la malformazione della parola
nel quotidiano
ho un cuore colonna all'infinito
esiliato nel costato d'osso e
cerco un prematuro legame con donna
afflitta da sproporzionato bisogno d'affetto
in cui perdermi
lasciando morte supplicare dentro la costa
il suo avvento
ed io ridere
RIDERE
con le lacrime
Parole del cuore
non appena il sole tramonta la Luna sorge pallida tirando lucide le stelle
intorno
inconsapevole cerco bellezza in questa danza d’ombre ubriache di angoli nascosti
l’occhio non è mai stanco quando scrive il diario dell’immaginazione
dove si nutre la mente
il passo diventa leggero in mezzo al monotono ticchettio del tempo di cui pago
col dolore
la nascita
vorrei essere un angelo in questo limbo nero dove le croci solamente pregano coi
morti il Dio dei Cieli
ed il sonno ripara alle bugie dell’esistenza
qualche astro viene a cadere nel mio cuore ed io ho troppi desideri da esprimere
per sceglierne uno a caso
resto a mani nude per raccogliere la polvere luminosa caduta dallo schianto del
bene sul mondo
solo le grosse cattedrali in piedi sfidano il buio con le loro tenebrose
facciate
come soldati corazzati di fede
come i martiri immolati per divenire idoli di pietra sui sagrati
oggi mi fermo a guardare il cielo come un rapito da una ipnotica chimera
e solo gocce di pioggia mi baciano fredde il viso consumato
dagli anni
dai peccati
dagli amori sbagliati
il ghigno di un demone dall’insonnia m’avverte di tornare
chiudo gli occhi per resistergli
tace la sera nel battito
il petto spande parole del cuore
il mondo sospira sognando
l'immenso mi toglie le catene dell'impossibile
e volo
Fili d’etere
mi copro coi fili d'etere
salva dalla pioggia l'anima tace
nel dentro il profumo d'inchiostro nutre la strega Io
cosparse stelle nei tuoi occhi esplodono in universi di perle
dormirò sul cuscino morbido dei sensi estasiati
teneramente abbracciato al tuo corpo di nuvole
mentre i mostri delle terre umide evaderanno dall'ignoto della mente
con le loro fauci vuote
per loro solo i fantasmi d'amore saranno le prede da cacciare
mordo l'aria per trovare sulla tua bocca nuove domande
e mi basta
mi basta credere di non essere solo sul pianeta per un momento
mi basta smettere di cercare la risposta che mi farà sentire sempre piccolo
davanti all'immenso
le tue gambe lisce scivolano nel mio battito astemio di follia
da troppo tempo attendo un liquore che m'avveleni l'esistenza di piacere
forse un sogno ad un uomo potrebbe bastare per farlo sentire
in mezzo alla magia del tutto
unico
forse tu nuda di veli nel mio capo potresti concepire un nodo di carne
a cui legare d'entrambi respiro e verso
dolgono le giunture all'incastro del pensiero col credo
mani congiunte ascoltano il dio delle preghiere assente nel mondo
perché l'Amore è una valanga che travolge e uccide
appena si riesce sfiorarlo nella pace estatica del senso
quando il cuore martellando sembra voler uscire dal petto
colmo d'Infinito
Infetti d'amore
siamo in un’unica bocca a rubarci il respiro
masticando con le lingue la voce rauca incollata a briciole inferme di respiro
contusi nell’anima dal cader delle stelle ad Agosto
indifesi se
la notte chiude nel suo corpo il sogno
mentre noi con gli occhi cerchiamo d’afferrarci alla sua carne
gli sciamani del prego chiedono ai loro Dei la forza
tra loro ed il miracolo
le nostre mani compongono la vita
aderente all’anima il sudore scorre dai solchi del sospiro
negato alla parola l’occhio tracolla disarmato
piacere
si tendono i nervi dello spirito per cercare vibrazioni
i vortici di luci compresse nella mente implodono in spasmi allucinati
le ombre avvolgono noi, le pareti, il soffitto che gemica cielo
siamo astronauti su una luna chimera
coi pensieri frantumati dal desio di possederci il cuore
nemici nell’arena della passione
amanti delicati appena battaglie è finita
sepolti dall’aria coi fantasmi del peccato nella mente
siamo un bacio incollato alla sofferenza
lungo quanto l’eternità che abbiamo sempre di nascosto
sognato
Blues di mezzanotte
stanotte le stelle precipitano luminose
ho nascosto in un posto sicuro l’amore
vengo davanti alla tua finestra a cadere con la pioggia
lo spazio tra noi è uno scudo rovente
han ucciso il silenzio tutti i miei respiri
se cerco d’abbracciarti piango col sangue del desio
il volo
questo blues di mezzanotte sfonda la mente
vorrei che tu dormissi sul letto del mio cuore
la luce potrebbe sorgere dal battito dentro
voglio lo specchio dei tuoi occhi per i miei sogni
voglio il riflesso dei tuo sorriso al risveglio
**
l’ultimo rimasto della mia specie
il ribelle
quello senza regole
senza matrice
il maledetto di una dinastia di grandi
l’illusionista
il mago
il mistificatore
col rigo della ferita sul viso dal tempo
il mai nato da una parola se non per sentimento
davanti a te stasera
è facile morire
potrei scegliere di restare nascosto in eterno
sacrificare ogni battito al rigo nella poesia
ma
preferisco rapire il tuo viso alla tenebra
tenerlo caro per i freddi giorni d’autunno
in una stanza segreta del capo
lontano dalle creature orribili del mio immaginario
dai demoni lussuriosi della carne
dai vampiri bisognosi di sangue per forgiare immortali
dai licantropi ululanti ad una fragile Luna
lontano dai misteri che separano in me
il bene dal male
**
oggi agonizzo senza parola davanti alla sorte
devo tacere per dirti che t' amo
l’atmosfera scrive un fuoco dolce per le mie pene
oh, se solo tu potessi soffiare per vederne la fiamma
ma madido di rugiade notturne miro al cielo
solo lui potrebbe sfiorarti col sogno
gemico carezze dall’ondeggiare del vento
il ritmo del cuore in versi è l’unico suono
le tue mani si congiungono per pregare
qualcuno
qualcosa
il mio respiro termina
piangendo
e
cado giù goccia dopo goccia
frantumando l’intera esistenza sull’asfalto
due senza uno non è nulla
due senza uno è penitenza che
ora pago alla sorte
muta
sorda
assassina
dolce è il tuo mimare parole al vuoto
e
dove loro terminano
il mio amore inizia
Identità
hai scritto sulla mia pelle coi tuoi colori
ho perso l'identità dell'ombra vestito d'azzurro
ho un nuovo completo d'ali da indossare
il cielo che dipingi con gli occhi sembra immenso
la carne diventa poesia con queste dolci immagini
piango rovesci primaverili in gocce di sogni
persino sui tramonti degli altri innamorati
ma
sulla strada del destino cammino da solo
col forcone infuocato puntato contro
respiro zolfo giorno dopo giorno
ammaliato dal peccato della notte e
non mi trasformo col plenilunio in qualche dannato mostro
non mi faccio fottere facilmente dalla puttana lussuriosa
dalle possedute d'armi inguinali in eruzione
dalle visioni bollenti senza coperchio nella ragione
o impavide cerebrali demoni dell'assoluto
ma quello che erode la montagna di virtùà nel petto è una goccia
la sibilla di veleno ha sputao la sua freccia nel cuore
sono schiavo
una bocca che ha sigillato il suono
un monumento all'ossessione inginochiato davanti a chimera
brulicante di brividi come gli amplessi di parole su un foglio
ho magie solo nel capo represse
vorrei darti i fuochi d'artificio col battito nel petto
il tuo sfiorarmi scrive sull'eternità il mio nome
se ti perdessi
io morirei all'infinito
dentro
Le porte dell’anima
un giorno l’aria si trasformerà in fiocchi di neve
i nostri pensieri diverranno fiori sui campi dell’eternità
gli abbracci consumeranno la luce della Luna
noi fusi alle ombre voleremo i sogni
tra le stanze dello spirito colorate
gli occhi delle chimere gemicheranno frammenti di stelle
come comete in un oceano riverso sul cielo
per i desideri inespressi dal silenzio
le melodie scritte con gli occhi
portate verranno dal vento
per fare danzare le ombre
mentre
l’amore resterà un segreto
chiuso
tra le porte delle nostre anime
piaceri
vivo di giorno con le mie chimere
di notte coi piaceri delle puttane proibite
l’ultimo poeta maledetto col seme di follia nel sangue
col patto del diavolo stretto sui fogli contro la morte
sempre in conflitto con l’altro se stesso allo specchio
nemico di ogni proclamo di bene
adoratore assoluto del silenzio
cantante senza voce agli spettri della memoria
io
l’ultimo dei sognatori suicidi nell’inchiostro
colmo col dolore l’assenza del piacere
rido disperato al minuto che fugge
bevo arsenico dalla coppa del desio
pensando non a quello che ho perso ma a quello che non ho mai avuto
sono un’ombra senza velo nero
dipinta solo dall’ondeggio della foglia nel vento
mi sento a volte verde
a volte blu
a volte rosso
un infinito oceano con quieta onda
porto nel dentro profondo la luce del faro
per i disperati come me senza paura
io brillo sebbene v’è un incendio nel cuore mai spento
e le fiamme che occhi mostrano al mondo quando l’attraverso
non sono furia o disgusto
ma semplice freddo perdono
vivo predicando il bene ma non sono un santo
nemmeno mi travesto da martire per la battaglia al male
i diavoli coi diavoli si prendono per mano
ho cicatrici ovunque di troppa tentazione
degli angeli ricordo solo l’ala
il volo lo sperimento casualmente chiudendo gli occhi
Inferno o Paradiso nel palmo della mano solcano vie
ma io so di non amar gli incroci
ho una fede salda taciuta
mai stata mercanzia il mio umil prego
forse un po’ di fuoco e zolfo mi faranno bene
prima che Dio m’apra le sue porte
Piccola figlia del vento
in questo lungo vagabondare
travestito dal miglior personaggio che avesse mai potuto inventare poesia
troubadour di strada
analfabeta di amori assoluti
Don Chisciotte contro le ombra di una folla da sempre
compagna di vita
in questo smarrir di passi
in mezzo al destino
ho trovato più sogni che
grandi verità e rivelazioni
l’uomo ordinario s’è reso complice
dell’altra parte di se
un talent scout per angeli senza cielo
da sfamare con bulemici amori
scritti su universi vicini al blu..di carta
**
mi han nutrito i chilometri e le distanze
dissetato occhi innocenti emersi dalle fontane
di un Eden senza tramonti
rotto catene a prigioni diurne volute
per imprigionare la mente dell’uomo e
non solo la sua carne
per te
piccola figlia del vento
il mio sogno
i battiti
la fame
la chiave di una porta incollata a ragione
di un bunker ghiacciato scolpito nell’anima
sul punto di esplodere
come se un amore impossibile insegnasse
a mettere le giuste domande
e loro aprissero il Paradiso dei sensi
non le risposte
Il pozzo magico
**
è soffocante l’attesa
la lama di luce colpisce la ferita dell’occhio
le stanze in sonore urlano respiri freddati dal silenzio
la scure del pensiero vicino al collo fragile di desio
scivola puntando al taglio
la memoria non sanguina tesori ma mappe con segreti
io sono smarrito in te
giorno dopo giorno posseduto da ogni umano capriccio
come un reo colpevole di troppo sogno
si confessa al sacro spirito di una croce senza nome
lo sguardo dell’uomo in alto recita domande
mentre
la terra ne consuma i passi senza dargli alcuna risposta
forse dalle sue stigmate la ragione concepisce ali
con cui arrivare da te
trascinando nel cielo troppo immenso
un volo
destinato a divenire caduta
appena amore ha consumato i fili di parole
appesi al delirio della morte
**
eppure sono ancora qui
con la febbre dei trent'anni passati
cucito col filo spinato della logica
senza scudo o corazza
a pelle nuda contro sferzate del vento nell'io
un bambino innamorato del tuo sorriso triste
con la caramella dolce del destino nella mano
oh, non lascirmi solo
non abbandonarmi
non uccidermi piangendo per un altro
chiudi i begli occhi innamorati dell'amore e spogliati dell'incertezza
ora guarda
il palmo che accarezza l’aria dove hai respirato il mio volto
la prima volta
le pareti senza tesori dove è rimasta impressa l'ombra
dei corpi in lotta per il piacere
qualcosa di me e di te
inafferrabile
magico
impercettibile
onde di continuità di una canzone
cara alle ombre come all’alba
per far innamorare quello che non s’è smarrito del tutto
in questo viaggio all’Inferno
tra maschere di finte Muse e Semidei
di orribili gorgoni
lussuriose baldrache
Prometei che mai han conosciuta la fiamma
vampiri di parole ingordi d’orgasmi nascosti
l’harem dei dannati coi loro orgiastici balli
notte dopo notte
in un vortice continuo di grida di piacere
ma solo immaginarie
mentre noi
aperti sul cuore come un pozzo di stelle
ci scambiamo per non morire
con timida innocenza
ogni secondo
minuto
ora
i battiti
Diavoli vampiri & meritrici
Jacqueline Miù
stanotte disfa il letto e coricati su un fianco
apri tutte le finestre al cielo
togli dalla serratura la chiave
indossa un velo di femminile certezza
quella conosciuta solo dal tuo cuore
confidente d’ogni proibita ragione
perché io arriverò portato dall’ombra
in punta dei piedi al tuo profumato capezzale
per soffiarti alle tempie i sogni
per sussurrarti vinto la mia poesia
per baciarti le ciglia abbellite dal sonno
e tenerti abbracciata al mio corpo
fino all’alba
stanotte togli ogni dolore dall’occhio
mira la stella che sarà l’anello di due fidanzati
fingi d’essere la regina del mondo per me soltanto
nascondi al diavolo del peccato ogni grazia
pura al piacere come un astro
scrivi dolci parole sul decalogo delle torture
quelle che imparano da piccole le donne
per darci con il piacere la morte
potranno le puttane del destino
incrociare i miei passi per strada
forse per farmi indecenti proposte amore
ma tu non disperare
vampiri
diavoli
meretrici
saranno il pavimento delle mie forze
pur di arrivare da te ucciderò il male
pur di arrivare da te
nutrirò ragione con speranze
come un semplice uomo di credo
che ha sempre allontanato Provvidenza dal suo corso
innamorato di un agente segreto dell'Eden
vittorioso prima di tutte le forze del male
della mia ALMA
Colpa & redenzione
Colpa e Redenzione
bisogno e negazione
nei pensieri strappati al diletto sognare
ha fame il mio cuore provato dai troppi viaggi
nelle nebulose esistenziali
malate di egocentrismi devoti solo alla parvenza
sono talmente stanco di cercare gli occhi del mio opposto
nella nebbia dell’asfalto
che scendo a patti con l’altro me stesso
ubriacandolo solo di memorie
quanto peccato incontro vagando senza meta
potrei scrivere decine di libri sui solitari bisognosi d’affetto
in questo mondo votato al morire
piuttosto che godere del bene ogni giorno
sono un drogato di sogni appena tramonta la luce
forse quella veste della tenebra la vesto meglio delle ali bianche
ho un nome importante in mezzo al destino
eppure non basta per farmi la gloria
tanti
troppi spettri mi fermano per strada
a chiedermi consigli sulla vita d’oggi
tante anime disperate si congiungono in nome del pane
sono pochi quelli che lo fanno per amore
io sul freddo muro di pietra
mi specchio ogni giorno
sulla roccia che morte ti mette davanti allo sguardo appena diventi più saggio
vuole sentirti tremare l'essere ingordo d'anime
ma io
non ho paura
non temo il risvolto della mediocrità
nemmeno la storpia dea della notte mi toglie l’orgoglio
e proseguo
contando i passi verso una nuova battaglia allo stremo delle forze
verso una guerra contro sconosciuti lottatori
come se avessi un esercito di desideri per ogni respiro che faccio
come se il cuore fosse la casa in spalla
ogni di della mia vita vinco contro i conigli veloci
io lumaca trascino piccole parole
vincendo gli inferni dorati dell’esistenza
non per miglior corsa alla vetta del voglio
ma con il tenace perseverar
di credo
ovunque i pascoli del male chiamano a se
ciechi affamanti
ovunque altari sanguinanti dalle stigmate sacre
piangono angeliche preghiere
in mezzo agli unni ed
agli altri
passo inosservato
l’amore è l’ultima corazza
di quest’uomo
Infinito
lo specchio mi racconta meglio delle parole
ho visto troppi angeli per credere al loro invisibile prego
sono sempre in astinenza di bene
ho un cuore che segue i capricci della sorte
sono il clown nel circo delle illusioni
se dovessi mentire
potrei dire al mondo d’essere l’uomo più felice
ma non è vero
sono vestito di nero
come un velo agonizzante sull’asfalto
una sciarpa indossata dalla dea bendata
nei migliori anni della sua vita
ora raccolta da un imbecille come me
per vantarsi dei buchi nella soffice e preziosa trama
piuttosto che niente
piuttosto
mi diceva un uomo incontrato per caso
non serve ricordare il dolore ma parlarne
è una fede ancora più antica del Cristo
ho amato tanto e troppo a volte
a volte ho elemosinato per un sorriso
mi sono
dato col corpo
con la mente
col cuore
mi hanno sedotto puttane addestrate a bellezza
come un diavolo al male
io ci ho creduto
come un pesce d’acqua dolce alla boccia
apnee verticali di fumo
i sogni scritti al cielo sui papiri della logica
quando non ero ubriaco di sesso
quando non ero posseduto dalla chimera del piacere
come un bambino dal seno caldo della madre
come un vecchio dalla visione di una bottiglia
oh, cosa ha fatto l’amore di me ora si vede
cosa hai fatto di me Afrodite è una storia che si racconta da sola
vibra il ghiaccio dell’anima raccolta intorno alla frattura
come una calotta polare mai contaminata dall’uomo
lo specchio mi guarda
eccomi
mi dico sottovoce
un mostro
un angelo caduto nel letto disfatto del male
un eterno cercatore d’oro
un maledetto che abiura il puro
in un lungo sogno segnato dall’unghia della mia complice
la vita contusa da morte
oggi la musa mi sfugge
sono io a cercarla in ogni sguardo diverso
mi domando cosa vogliono le donne da quest’esistenza
l’amore è una squaldrina
allora perché insistono a travestirsi da angeli
ogni notte che scrivo
senti il fremito caldo dell’ombra
immagino la stella che non vedo vicino al mio fianco
il cielo cade sul foglio
la mano trema d’emozione
questo errare all’infinito tra le convulsioni umane dell’io
mi rende vorace
ho fame del profumo dell’esistenza
in ogni oscura crepa
quel che sono si vede
quello che voglio diventare lo scrivo
ma quella che resta di me
è un volo
come vorrei poterlo rendere
infinito…………
Plenilunio d'amore
il mio amore è come un fortunato plenilunio che rapisce l’occhio prima
innamorato della stella
alcuno potrebbe mutarne la bellezza poiché solo nella tua aura essa si completa
il mio amore non potrebbe sentire il peso della ghiaccia a Gennaio
ne la disperazione dell’urlo in una tormenta
l’artiglio della bufera col brivido nella carne
o l’isolato picco carezzo dal fiocco lento
nel suo profondo lo nutre un caldo sole
il ricordo dell’ultimo sorriso che m’ha segnato
la piega della tua bocca appena percepisce gioia
il mio amore è una ferita aperta sull’universo
dalla quale perdo ogni giorno un po’ di paura
senza te
a quell’universo vuoto andrebbe ogni mio sogno
al vento le mie carezze
alla morte la mie paure
tu mi possiedi tutto
la melodia del cuore ed ogni respiro
sono il re del nulla poiché possiedo l’ultimo angelo della terra e lui
s’accontenta solo dell’uomo
Bad play & tough players
giocami se puoi
giocami se vuoi
vincimi
perdimi con la sfida della sorte
non lasciarmi prigioniero del vuoto
devo appartenerti in un modo crudele
un modo totale ed assoluto
uno che tu non possa dimenticare col tempo
come ci si dimentica della pioggia
delle orme sui marciapiedi percorsi al buio
delle occhiate rubate a sconosciuti durate tutta l’esistenza
non darò alcuna chance alla parola
lascerò il giudizio al volere della mietitrice
tacerò
arderò
riempirò le oceaniche vasche del pensiero col tumulto
a mio modo ti amerò
giocami se puoi
bara col Destino
quel che ti neghi
ora è già
tuo
Per te
il tempo implode
ho educato la parola all’obbedienza
in me sei sempre libera
perché ti nascondi
perché
non cerco nulla sui viali di sera
non raggiungo accordi impossibili coi sogni
il tuo appartenermi è un caso
forse non dovresti murarti dietro un freddo pensiero
non è follia amarti
non è follia il gesto
folle è la calma divorata dalle impronte lunari e
questo silente argenteo mondo
barricato dalla fortuna nei blog degli illusi
per te rinasco ogni volta al mattino
per te bagno l’occhio nel riflesso caldo del raggio
per te smetto di camminare e corro
come un pazzo senza meta
sulle strade affollate di sconosciuti
di ubriachi che attendono a qualche angolo grigio
della loro esistenza l’amore
corro
incontro alla mia ora d’amplesso
con la sola capace di estasiarmi mente e corpo
al torneo delle maschere ho fallito
migliori di me son tutti
se non avessi sta luce nel battito del cuore
sarei un altro dannato in fuga che
insegue l’odore della morte
vestito solo dal ricordo
ti conosco
ti vedo
t’ascolto
t’ annuso
ti tocco
ti gusto
questa è la vita che voglio
la mia anima per te potrebbe essere meno di nulla
sei stata segnata dall’impronta iridescente del sentimento
hai bisogno di nutrirti di nuova aria
hai bisogno di
di cosa hai bisogno
per te il tempo s’è sbrindellato in vocaboli
consonanti
vocali
ho smesso di comporre parole
l’uomo che sono ti stringe
tu sai d’amare l’amore
Let me in
diviso da me stesso per te
plasmato dalla gabbia dorata in cui vivo
penso
come molti pensano al nulla oppure
all’assoluto
vorrei che
le mie idee per una volta non convergessero sulla nostra storia
e
farmi trascinare dalla marea vibrante dei sensi
in un mondo sordo
con una profondità incentrante
solo sul mio essere
ma
è una grande bugia il verbo
il buffone ride dietro la tenda del tempo
la sua faccia però
nasconde altro
non è solo rosso colore il sangue uscito di rabbia dalle vene
non è solo del fuoco il fumo e le ceneri in ascesa al cielo
sono i sensi andati al diavolo
le carni smembrate dalle arpie fantasma
diviso da me stesso per sopravvivere
in un altro posto del cuore
in una stanza senza comodini e portafotografie in giro
senza letti disfatti in ore di amore
con odori intensi di noi
noi che eravamo lì
scaraventati in amplessi come animali
ora
senza specchi dove vedersi di nuovo riflessi
la mente capirebbe
che uno solo di me è dentro
mentre
l’altro è la fuori
a cercarti
il tuo nome
può sembrare un’illusione
notte accende solo le piccole fiaccole vicino alla Luna
quell’ombra incantata è nascosta nel tuo capo
giorno dopo giorno
l’oasi diventa deserto nell’anima
ferita dalle pagine di un libro che ancora
aspetta il tuo occhio
il cuore ha una lista preferita nel suo dentro
l’io finge di custodirla dal mondo
nel sogno si liberano tutti i sensi
vorrei tanto baciarti
vorrei tanto perdermi
dannarmi
sfidare i limiti
oltrepassarli
congiungermi all’idea fino a diventare carne
come una stella col suo fuoco
come un’onda col suo mare
uomini mendicano pochi spicci buttati per terra
finte donne mostrano seni scoperti ai curiosi
in mezzo alla città la notte diventa seria
sui marciapiedi i passi corrono verso un dove
le camere dei palazzi piangono il piacere completo
le tende soffocano il stellato universo
le ali si sfiorano sui fili danzati dal vento
siepi oceaniche sfoderano il sempre verde
come il costume della speranza
ti amo
si confessa una voce lontana all’orecchio
la croce sulla chiesa osserva il teatro della vita muta
qualche mattone di troppo toglie il respiro all’estro
vagabondo seguo l’occhio dello spirito
fino al tuo letto
musa dovrebbe darmi la giusta parola per congiungermi ad amore
lei scaltra puttana seduce eros e scappa
resto in silenzio davanto al tuo nudo
il battito sul labbro tacendo
sussurra il tuo nome
a mezzanotte l’ora si spoglia del suo proibito
i fantasmi prendono vita per le strade
donne e forestieri si vendono
si comprano
il sangue degli immortali versato nei calici
della fratellanza
sarà bevuto dai dannati
la congiunzione astrale è favorevole agli incontri d’amore
gli amanti soffocano i propri sospiri
coi baci
è il momento di ballare con la Morte
la tenera ascia diventerà il fallo per la strega
il diavolo ha un corredo caldo di puttane
veleno sulle mani congiunte nel prego sul are
di sola dolcezza dal tuoi sogni
orgarmi nascosti dall'adolescenza
incendiate le linfe denigrano il vuoto
il corpo dell’uomo nella tentazione vibra come un piano
succhiano il collo dall’arteria madre il buono
la schiava del tempo venuta a spiare
la porta dell’inferno ha un sigillo rosso
la punta delle cinque dita di un profetico adepto
non rompere il sigillo
io voglio
grida l’istinto
non rompere il sigillo
grida la ragione
lei mi vuole
no
tu la vuoi
il cuore ha sputato il suo battito innocente e
l’apre
benvenuto tra noi
mielose sirene con teste di sfingi
le nude gravide maiale
cornuti esseri e malefiche teste
senza corpo
al ricevimento reale
il ballo dei perduti
il ballo dei sessi
l’orgia del posseduti
ma l’occhio non si chiude all’inganno
l’ala bianca gronda sangue e nervo
il muscolo non è reciso
la ferita non è mortale
vieni sulla bocca a godere del fiato
vieni a sentirti mangiato le carni
la porta sta per chiudersi
la corsa
il vuoto
la notte
i vampiri
la fame
l’alba sul petto accarezza lo sguardo
il pene eretto
è normale
un sorriso
l’uomo ha il suo piacere
nel reale
davanti allo specchio sorride
più giù verso il collo
due piccole chiazze
.
come la porta aperta
dell’inferno
lei ti vuole
tu l'aspetti da un'eternità
dai fori precipita il sangue
la notte scende senza fare rumore
uomini schivano subdoli colpi del destino semplicemente dormendo
qualcuno vuol fuggire da qualcosa senza valigia
le strade col buio brulicano d’ illusi
si tormenta in una tazza sbeccata il caffè bollente
i piatti assassinati d’unto piangono
i grilli innamorati sciolgono le loro ugole
nel dolce tepore si sorseggiano nelle strette
le mani
il labbro ferito da un morso cola gocce di sangue
ha un gusto amaro il sogno senza riposo
gli angeli abbandonati nelle chiese pregano da soli
ad un dio di stigmate abbandonato in croce
il diavolo felice balla il walzer con le ombre
nella magia del proibito si liberano i freni dei sensi
piccole grida nei letti
amanti incollati a parole sudate
amniotico il silenzio tra i corpi feriti
in mezzo al cielo una stella continua a splendere ignara
del posto dove la sua luce andrà a morire
mani palpano muri per cercare il cancello
occhi balbettano sfidando la paura degli spettri
tutti quanti nati dalla placenta di una madre
cerchiamo i perché ed i dove
si travestono da conigli i leoni
i ratti corrono lungo i corridoi del voglio
la massa divora la carne del buono
l’odore che il vento porta è dolciastro
le primavere alcoliche necessitano lunghe lettere amorose
i feriti ricompongono con suture improvvisate
le righe sul volto
le lacrime cadendo acide hanno marchiato
ti uccidono se non improvvisi una canzone
ti uccidono lo stesso se non la canti
ti senti il guinzaglio al collo ovunque
scappando cerchi di togliere il maledetto collare
fottiti straniero mi dice
un ubriaco lungo la strada e mi fa il segno
vieni a godermi fin in fondo
col seno nudo invitano le ragazze
il gusto in bocca sa di veleno
per soldi andranno molte anime a vendersi stasera
due al prezzo di uno
l’amore e la sorte
preferisco pagare a prezzo pieno la mietitrice
che le due balorde di cui mi son fidato
stasera m’inginocchio davanti ai tuoi occhi
ma
in angolo della strada senza insegne
per osservare come seduci la Luna dal balcone
per torturare la fortuna che ho di averti
Cuori di legno incisi
hanno scritto leggende gli innamorati
sulla corteccia degli alberi centenari
incidendo cuori nella carne di legno
col respiro incatenato ad un incantesimo
oggi la favola è una cicatrice della storia
le piogge dell’esistenza ne gustano i contorni
il veleno del sapere uccide l’amore
perse sono le ombre nei stretti vicoli
incatenate ai mattoni d’aria elettrica
i cieli sono senza pelle quando le stelle esplodono
forse fummo astri in un’altra vita
la leggerezza dell'Amore
la leggerezza delle bolle di sapone
appoggiate alle labbra del vento
come baci per afferrati l’anima nel tuo lontano sopire
mentre gli occhi negati alle trasparenze della notte
languono nel catturare il mistero che celi
al mio inferno
al supplizio
al penato decedere
cullato dal canto di una voce
forse è solo il ricordo di un ubriaco gettato
tra le braccia dell’ombra quieta
forse solo chimera impazzita in preda al suo dolore
guarda mondo come sanguina la ferita del mio sogno
sono le macchie di cielo cadute che scrivono il tuo nome
sul fiore profumato dei tigli
sulla rugiada nel filo delicato d’erba
si sciolgono le rive dei fiumi stellati
sparisce la Luna in una nube grigia
per te ancor attendo vivo l’alba
per te compongo col battito del cuore
la luce
sono posseduto dal tempo
prigioniero del senso che cerca di respirarti
ohh, chiudi gli occhi musa al passaggio del vento
il velo del tuo spirito vola ed abbraccia
tutta l’essenza dell’emozione
divisa in granelli dorati
nei tuoi occhi vicini alla mia anima
come un prego
Il dono dell'alba
la notte uccide con dolcezza il giorno
il tormento sfiora il tuo pensiero
la parola tace
l’estasi è ascoltare la danza del vento tra le fronde
mentre penso di sfiorarti
Apollo chiude il carro di fuoco
la bella ninfa protende al suo collo le braccia
cammino verso il Paradiso
ho abbandonato la strada facile della ragione
le profezie del cuore sono sigilli della speranza
li rompo
per perdermi coi sensi nel dove incerto
le ombre mi accompagnano generose
giocano nelle spirali delle ciglia con le lunghe gonne
ammiro i volteggi dell’oscurità quando vuole vincere l’occhio
la Sorte tempra il suo carattere spigoloso
negli estivi profumi
solo veleno versa chi ha perso
chi ha dato
chi piange il possesso
lo spirito dell’uomo deve essere libero
così il sentimento che lo alimenta diventa assoluto
schivo quel acido rio di dolore
trascino i sogni con le mani in tasca
ribelli
relitti
dimessi gioielli dell’esistenza supplicano danaro
dono loro un sorriso ma
triste
perdonami amore se arrivo in ritardo
la città è un enorme alveare di voglie
sono un fondista d’assalto nonostante il vento contro
salire il monte per coglierti mio fiore
è l’impresa
velo l’anima del tuo ricordo
drogato di desio mi libero anche dal sogno
chiudo gli occhi per vedere col cuore
arriverò da te
in tempo per donarti l’alba
Amelia
Dedicata ad Amelia Earhart
Molte volte ascolti il vento e
non ti stanchi di sentirne la canzone,
l'aria è fragile oltre il muro che
vai a navigare col cuore.
Ti domandano perché vuoi dell'alto la conquista
perché una donna debba combattere col cielo,
ti indagano nel cuore per una febbre strana che
non riesci a spiegare a parole.
Tu ed il blu siete una forza sola,
un battito, un fiato, un unico respiro nel torace,
il fuoco dei polmoni spinge l'ala in alto e
porta la ragione a ballar tra le meteora folla.
Molte volte quel tuo male non ha cura
come un amore che brucia della coscienza l'orlo
e scappi sul tuo aereo nel sogno già sognato
verso il profondo di quel immenso e caldo cosmo.
Loro non hanno dell'azzardo la scelta,
ne sanno moltiplicare le stelle per i pianeti
tu che dividi l'azzurro dal mare all'orizzonte taci
puntando nella vita soltanto alla meta.
Nella fiamma
Nella fiamma vai a possedere il mondo,
cercando al tuo pensier altra meta,
ma sempre a lei volge il tuo volo
sebbene non sia ne astro ..ne pianeta.
Ed ogni passo che fai sulla tua strada
é una corrida tra te ed il blu del cielo
col battito del cuore spada
vai a spezzare dell'aria calda il corpo.
Attendi ad accendere del pensiero le fiamme
ascoltandola oltre il muro del dubbio
lei incarna le tue morbide ali
peccato tu non possa correrle incontro.
Lei non piange
lei non piange
non versa lacrime azzurre
non vende parole dolci
tra i battiti confusi d'amore
non attende l'alba pensandoti all'infinito in un sogno
non ti brilla dentro
copiando degli astri la luce
sussurra appena
il tuo nome
dimenticando
rifiutando di chiamarti
sposa la tua mente in un altro cielo
senza angeli al volo condannati
non trova la scusa per replicare la storia
di quelle che hai già vissuto per tutta la vita
ti rende prigioniero cosciente della tua sorte
in quello spazio scritto dal mistero
t'incendia
t'infiamma
ti ruba il cuore
che avevi promesso all'Inferno
Follate di vento
Follate di vento sulla faccia
per sentire dell’aria la frusta
quando ti specchi nudo nella Sorte e
le tue ali sono proiettate al cosmo.
E guardi la luce di una fiamma oltre il faro
cara al tuo spirito come la porta
di quel sogno eroico che ti porti dentro
in attesa di una chiave che la apra.
I palmi del vento ti colpiscon la guancia
ghiacciate memorie t’imbrigliano il corpo
aspetti una donna nella tua gabbia
che vinca sul freddo dell’alma col fuoco.
L’avrà inventata il destino per te
una morbida trappola di pensiero e di carne,
per fermare la lame del tempo che
regola tutto ma non l’amore.
Allora chiudi le follate di vento nei palmi
per rubar dalla magia del sogno pozione
ed aprire gli occhi del cuore assonnato
liberandoti col battito da ogni prigione
Ferite le correnti d’aria
vanno sul mondo lamentando la sterile forza
solo tu a testa alta e contro
sfidi dalla vetta del pensiero…il mondo.
Ogni pezzo di te
l'aria incolore profuma di te
persino il mondo indossa il tuo odore
cammino e mi scontro coi ricordi che
mi mordono quel sogno di cui hanno fame
****
persino il cielo ha perso il suo blu
divorato per farci volare il tuo spirito caro
lastre di ghiaccio ha l'alma ferita
congelato nel sussurrare il tuo nome...il mio fiato
****
di lampi e di tuoni si nutre il mio pensiero tempesta
neri quei cirri e gonfi di pianto
chi sei tu che splendi a sole
incurante del male che mi dai esistendo
****
porte si aprono e si chiudono in segreto nella mente
camere stipate di antichi tesori
solo una di cui non possiedo la chiave nascondo
sperando lo spirito innamorato l'ignori
****
ogni angolo ed ogni pezzo di te é una promessa
un vincolo muto tra il mio veleno ed il tuo sangue
scritto ignorando le parole mai dette
mirando a quello per cui lo spirito langue
crystal ship
Sono capricci del destino quei voli oltre l'oceano con te,
sono metamorfosi della parola nel capo
acrobazie sul blu senza confine nell'occhio
regole per un amore senza aria e senza fiato,
sono cumuli di ceneri in un corpo
le cui fiamme alte hanno portato
alla nascita di altri astri nel cosmo
ad un nome trascinato coi passi sull'asfalto.
Sono capricci del destino
le mille ore passate a pensare
a fumare sigarette senza filtro
mai tanto amare quanto il tuo pianto.
Ed ora che ho raggiunto l'altro capo dell'infinito
ci guardiamo ignorando l'amore
combattendo il silenzio e la sorte
bruciando in lentezza e di passione
nel cuore.
L'altro io in me
In un angolo nascosto della
mente,
nel sipario buio unto dai silenzi,
nel più remoto antro dello spirito
s'erge un'altro Io, un altro me potente.
Il mio combatterlo é nullo,
lui é il Signore di tutte le chimere,
care a Tenebra, persefone e Morfeo,
Lui il padrone quando vo cercando stelle,
con sto corpo di pietra in mezzo al blu dei cieli.
Quella parte che detta al cuor il fiato,
scrive parole al Conscio sconosciute ed
io divento del mio essere il Pirata,
per decifrar del voler suo il contenuto.
E da quella prigione vorrebbe aver scampo,
quell'altro mio Io naufrago in stanze con porte senza chiave,
per fare del sogno, corona, trono, scettro,
in mezzo all'alba che vuol solo il reale.
La Ragione inonda con maree tutti gli argini che
notte fan nel petto,
legando le ali del Capitan dei Sogni,
al pugno luminoso dell'astro intelletto.
In un angolo nascosto della mente,
versa il veleno delle sue stigmate chimere,
aspettando un altro versar oscurità la notte,
per raccogliere dell'altro Io il lamento.
i tuoi occhi
Ogni volta che perdo i tuoi occhi,
Ogni volta che il loro fiume
Si riversa altrove e
Non nel mio cuore,
Io muoio un poco.
Ogni volta che la loro trasparenza
Si fonde allo spazio infinito che
Ci divide,
sprigionando raggi ad illuminare
il cammino di un altro e non
a dissolvere le ombre sui miei pensieri
Io muoio un poco.
Ogni volta che ipnotizzato dal campo verde,
Dell'iride luminosa,
Su cui ho scritto infinite poesie,
Contemplo traumatizzato la sua bellezza,
Disarmo ogni ostacolo sul sentiero del cuore,
Per lasciarti cadere lo sguardo fino in fondo ed
Aspettare di morire un poco
Soffocato dai tuoi occhi accesi e
Dal battito del mio cuore abbagliato.
Tutto in un respiro
La giornata volge alla fine,
la macchia sanguinante del cielo scrive in rosso,
sulla tua iride persa al confine
tra la cruda realtà ed il sogno.
Il tuo passo pesante affronta le ombre,
col blu che ti resta acceso in testa,
vorresti volare ma non hai un dove,
il cosmo in alto non pulsa a festa.
Vai sul viale al tramonto segnando,
fila di pensieri torturati da troppi perché,
con l'orma di lacrime colate sull'asfalto,
scrivi le lettere di un amore che c'é.
E ti fermi infinite volte a studiare il cielo,
coperto dall'oscurità amica e da un brivido caldo,
attendi che Lei si accenda in un dove
vorresti arrivare felice volando.
Immagini un ballo rapito dalle stelle,
col cuore avvolto in terribili fiamme e
bruci baciando quel tuo tesoro
tutto in un respiro senza mai saziarti.
all'indirizzo amore
Gesticolan febbrili chimere nella memoria
le unghie della gelosia han smesso d'ungere di pianto il tormento,
all'indirizzo amore non arriva più la posta,
ho l'alma di gesso sul cuore ferito,
non bevo sai nemmeno i caffè
m'ubriaco solo di fumo ,
forse una sigaretta alzerà il suo tam tam per te
come un grido esasperato di odio al cielo.
Tu sai quanto sono bugiardo
pur di scampare ai lunghi interminabili sogni,
al voler stringerti ancora al petto e
vedere soltanto gli spettri sui muri.
Ora dai cieli di limone sbocca beffarda la Primavera
l'aria di metallo vuol trafigger le carni
il miagolio della sera mi mette tristezza,
manchi davvero tu ad amarmi...
Mollo tutto e vengo da te,
attraverserò i monti, i mari e le tempeste,
mi farò crescere ali sul cuore se
quelle sorvoleranno i muri delle distanze, fredde.
Tu, mia stella polare
nel cielo innamorato del blu come di te son io,
guida le speranze perdute alla tua alma,
guida i passi lenti di quest'uomo portato all'oblio,
prospera incantesimi che blocchino il tempo,
mandami segnali profumati ai sensi,
lasciando che ti recapiti mia dea di tutto sto desio almeno
il lembo.
la notte delle notti
Appena tolti vestiti,
sfilata la collana di perle,
pulito il viso dal trucco,
sciogli i lunghi capelli,
volgi il tuo occhio allo specchio,
nel nudo universo del buio e
lasciati leggere il corpo
dal mio accidentale risveglio..
***
Profumi di lande e di gigli
recisi in cosmi lontani
di sogni mai condivisi
da amanti veloci ed estranei,
hai l'aspetto del proibito frutto sul ramo
di un innocente piuma
oh, io serpe nel giardino dell'Eden
vorrei assaggiarti la polpa che bramo.
***
Congiunti nel tremor delle stelle
a brillare,
tolta all'immaginazione la chimera
di una stanza vuota,
noi due petardi al posto degli astri,
a consumarci le carni nella notte delle notti.
Sul pavimento del cielo
I cechi del fumo sporcan l'aria che
vestita leggera ti sfiora e
tra le pieghe del silenzio butti un sogno
a crescere sul pavimento del cielo.
Monelle le stelle attendono l'occhio
giocar con l'assoluto mistero ma
tu nella fiaba conservi il ricordo
di un cosmo ancora più bello.
I contorni del cuore gemican respiri
nel riflesso di un amore perduto e
sei tra le magiche parole del vento
un canto di donna infinito.
Respiri infranti sul muro del silenzio
Conto i respiri infranti sul muro del silenzio,
cercando di prender sonno e curare
l'assenza dolorosa del tuo cosmo
nei cocci blu di stelle appesi al mare.
Son onde violente i gentil profumi che
invadono la riva con l'orma del ricordo e
nelle maree notturne tu mi sfiori,
col canto di sirena a cui son sordo.
La dura pelle del silenzio freme ferita,
odorosa delle mie impronte di sale in schiume,
portate sulla sponda della tua tempia con la chiglia,
del mio lungo navigare diurno.
S'alza un altro orizzonte tra noi, questa notte
dolce è la promessa che vanta all'occhio
non posso restare amore e parto
in cerca del tuo vero corpo e porto.
Un angelo tra noi
Accendo la notte sui tuoi occhi,
per far ballare la Luna nell'iride chiara e
brucio i mostri dell'ombra col giorno,
dal tuo espiro mandato sul mondo.
Hai musica nell'alma e di silenzio parole,
la bocca ti fiorisce sogni audaci, ma
sulle labbra accogli l'amore,
come un eroe l'alloro dei saggi.
Sei un'angelo tra gli umani nascosto che
ha pianto troppo l'acido della terrena linfa,
con l'ala scampata alle ferite del volo,
tra stì diavoli innamorati con mala fibra.
Siam legati da un filo invisibile,
a lui appesi a capo in giù dal cielo,
siam coi fiocchi bianchi il dolce sogno,
nel freddo abbraccio del gelido inverno.
Le nostre nonché son sponde agli amanti
fuggiti dagli insolenti raggi sul loro amore ed
agli sconosciuti apriam fondale,
a cullar tenero le loro care storie.
Da una parte sola del fango avremmo tutti casa,
col pensier teso ad una carezza sull'osso cieco,
qualcuno per pietà un fiore avrà portato sebbene
in vita a te scartato avea il buon del prego..
Con l'orma del vento sulla spalla
Ogni tanto il mare si riversa nella tua testa e
le maree subiscono il flusso dei tuoi sogni,
l'onda t'attraversa i sensi in riva al cuore,
fin a salar le sabbie negli occhi.
Cammini col peso degli oceani appesi all'alma,
il sole esploso raggiunge quei fondali e
nell'orma del vento sulla spalla,
i brividi si sperdono sul fuoco in groppa agl'anni.
In testa l'amore parla sfidando i monsoni,
carcasse di conchiglie adornano memoria e
tra le fila dei pochi amati giorni,
tu ne ritrovi uno in cui sfidar la storia.
Il poggio in riva agli olmi
Il poggio in sponda agli olmi,
nella mia testa ancor fioriti,
freme coi suoi campi nelle stagioni,
inginocchiate al desio del tempo.
L'incoscienza mi rimanda al tuo volto
caro,
seppur le lande sian binche di neve,
di loro più magico è questo ricordo
più dolce delle acque in cristalli cadute.
Non ho più cuore ed
i campi son solitari come il mio sguardo,
il pensiero ha idee tutte sue dell'amore,
ma io
non l'ho mai capito tanto;
ho capito invece che
le stelle cadono sui pianeti e
che il loro schianto si riflette nei nostri occhi,
ciechi di passioni,
che la loro luce si spegne col tramonto come
un qualsiasi ordinario sole e
le parole si perdono nei respiri
di quelli innamorati per davvero,
all'ombra di tutto lo splendore diurno,
di tutti i corpi celesti ipnotizzati dal nostro .
Sul poggio con rive alte,
gli alberi millenari cantano storie più lunghe delle nostre,
solo il vento ha tempo di ascoltarle,
io vado avanti coi miei ricordi ed
i miei anni,
oscillando come un fiore in perenne attesa dell'alba,
rilasciando versi di profumo nell'aria,
sperando che qualcuno benevolmente, lo raccolga .
Non mi basta mai
Non mi basta mai assaggiarti le morbide labbra,
Mescola il gusto di café amaro alla tua saliva,
gustare il sale dei tuoi occhi vivaci
lasciarmi divorare dal tuo sorriso.
E non mi basta mai guardarti, mentre cammini
nuda nella stanza,
sfidando la fredda luce del mattino,
mentre impietosa gridi nel mio orgasmo,
lasciando dietro al tuo corpo i miei sospiri.
Non mi basta mai, quando mi preghi
Di baciarti ancora,
col battito del cuore cieco e pazzo,
quando mi entri sotto pelle sussultante
cercando il tuo piacere all’infinito…
non mi basta il tuo lungo pianto
aspettando che io ti confessi colpe proibite,
inginocchiato con la mente al caos
del tuo delirio dolce di tradita amante.
Miriam s'accende
Miriam s'accende la sigaretta
sfacciatamente vestita col le labbra rosse,
dipinte delle mie vertigini ormonali.
lancia brividi di fumo
in anelli sottili accecanti,
m'intrappola il dolore d'arso
con cui m'infiamma,
la scaglia di tritone abbandonata,
sull'altare dell'amore consumato.
Miriam si diverte a sorridere con gli occhi,
facendomi nero di rabbia,
nell'involontario ardente gioco,
in cui lei è il cacciatore ed
io la cavia.
ai miei sogni sopraposti,
fa il calco con lo sguardo
incendia il cristallino dell'uomo
per accendere l'iride dell'oracolo.
Trasforma i frammenti dei baci in orgasmi,
mi vola contro con il suo fare animale,
m'adagia sui palmi dei seni boschivi,
in cui mi potrei perdere d'amore.
s'accerta d'avere il totale controllo
sui brividi della mia schiena,
mi crolla in tempeste del suo gaio gioco
sulla maschia incertezza della mia spina.
Miriam beve dal cielo
i miei pleniluni da lupo disperato,
danza al sabba di belle giovani e streghe
col mio latrato nella chioma.
La luna satellite al suo potente io,
gemica pallida schiere di stelle,
in forme fratturate di luce che
lei vanta d'accender di sera,
per catturarmi nella rete indiscussa
di donna, di musa e di dea.
implosione d'ombra
Non mi faccio frustare dal tempo
né mi spaventa la notte priva di stelle,
raccolgo conchiglie sulla riva dell'ombra,
solcando le nebbie d'antiche memorie.
Non accolgo fantasmi per cena
le vie oscure vincono i timori,
mi copro con la calda coperta di terra
frantumata in bulbi per teneri fiori.
non piango i silenzi in preghiera ed
i temi dei tempi passati son defunti,
mi curo il vecchio mal di schiena,
raccogliendoti dal cuore inesploso
di luce...
E' solo un piccolo gioco di mani
La notte del tempo mi ha portato soccorso e
le tempie cannute son scampate a Caronte,
ho vita più lunga di quelli già morti,
ho saggie pozioni in testa.
Merlino mi chiamo e
sono modesto,
le magiche arti conosco,ma
se il tuo regno diventa funesto
a me allora soccorri.
L'amore riflesso nei cieli creati
da due piccole sfere di stagno,
le stelle sono lì, nei tuoi bulbi occulari e
il blu nel cuor di chi brami.
E' solo un piccolo gioco di mani,
spostare il corpo del vento dai campi,
soffiare alle onde forza in chiglia e
tener quieti i fondali.
E' solo un piccolo gioco di mani,
dare dolce parole alla bocca e
fare sì che milady ti ami
oltre le barriere del tempo.
Merlino mi chiamo, ma sono solo un vecchio
col sorriso nel battito lento e
tutto in vita ha fatto di me il custode
persino il gran sentimento.
Poeta dell’ombra
Loro t'osservano come se ti fossi portato addosso la tempesta,
come un ubriaco senza linea retta nel passo,
ti studiano i battiti del cuore esauriti
come se quei battiti portassero al cuor veleno e non fiato.
Sei solo un pò ferito dall'amore e dalla vita,
ancor un uomo sebbene senza l'alma che
Lei si è portata spudoratamente via,
col pensier azzurro ed il tuo mondo di ovatta.
Ora resti quel poeta dell'ombra,
un cantante senza piano ne chitarra a bordo di una chimera,
un gangster della rima rianimato in lotta
contro quella Sorte malvagia e non divina.
Loro non vedono l'emozione sul tuo volto
uno specchio di vetro senza cornice dorata,
non vedono che un’icona di pietra che
attende preghiera di quella che t'ha tradito ..beata.
Ora senza cappotto ed il mondo si gusta la pioggia,
la vita ti sembra un vecchio romantico ombrello,
il viaggio nel parco ha un che d'atmosfera
e vai cantando quello che di buono ti resta.....da SOLO.
Ragione & Sentimento
Come te, scrivo d'argento le scie
invisibili alle diurne sfere le orme,
chimere fiammanti le chilometriche code,
brillar negli occhi amati rapiti dal buio.
Comete abbracciate al corpo del cosmo
noi sulle strade dei venti portate coi sogni,
libere chiglie in oceaniche vasche,
degli spazi infiniti sopra galassie mute.
Blu scorticato dal velo orizzonte,
nel grembo dell'iride vorace di meta,
blu quel desio di scendere in gocce
sulla quiete del mondo vestito a sera.
Come te, attendo un segno nell'alma che
desti nel petto il battito lento che
possa incendiar finalmente la calma,
della ragion uccisa dal sentimento.
Fremiti notturni di foglie
Un fremito di foglie implose nella linfa
viaggia notturno sul gobbo vento ed
il sue verde aroma cola muto
tra i dormienti assorbiti dalla mente.
Giocano dolci e spavalde ombre
in testa al cielo baciato dagli occhi vuoti,
nei strati freddi di troppo piante terre,
ferite dal ancor vive ed amate impronte.
Siamo tra le strette sponde i chiodi
ipocondriaci angeli all'assoluto fusi
vampiri con gobbe d'aria lunare, vuote,
per dare sangue ai polmoni di vita asciutti.
Un fremito s'insinua sotto il piede e
la nuda impronta l'assorbe ubriaca
leggeri gli arti si tendono verso il niente
pur di rubare all'ala, la sua corsa.
Gesticolan impazienti i rami
nel mio capo malato di troppa fronda e
negli onirici canti ancor umani
grido col vento sul nome di una tomba.
Son l'altro io a dormirci dentro,
schiavo di lacrime che altri poco danno e
su sta terra di fragile e tormento
rimango un 'orma in cerca del profano.
Passeggiate in Blues
La polpa blu sì lieta
Tra fronde blues dei pini,
Ho in tasca un certificato di speranze e
Per l'allergia, un pacco di fazzolettini.
Le mie assenze astrali,
Son cose di cui ve ne può fregar di meno ma
Sono un sognatore,
Col braccio di desio,
Appeso alla ciccia soft del cielo.
E' un monolocale stretto
La stoffa dei tuoi occhi assenti,
Mi ami, lo ripeti a distanza,
L'Amore è come un cieco che
Guarda in lontananza
Senza trovar difetto.
Ritorno a coniugare i petali stellari,
Sillabando i punti bianchi,
Di magre costellazioni,
Magari appeso alla speranza,
Troverò la via o
Il miraggio con cui
caderti ai piedi.
Morte di un piccolo seme
Voleva volare,
Voleva,
Il seme di terra,
Nell'acerba pelle,
Primavere fa o forse
Ere.
Prese a saltare
Dall'incubatore,
Rifiutando la cura ,
Del concime,
Ogni ora.
Ora giace arso,
Sopra l'orizzonte,
Senza ala in carne,
Ne becco,
Né piuma,
Solo un germoglio appena
Accennato,
Verso un nembo azzurro
lontano,
Troppo lontano che
Almeno gli fosse piovuto addosso ma
Il cirro di rimorso
Se lo tenne
Il suo piccolo seme,
arso,
torturato
morto.
Per piangergli tutto
Il suo coraggio,
Col diluvio ......
.... Addosso al.. mondo.
Frammenti
Frammenti senza orlo coi fili penzolanti che
l'aria trasforma in ali sottili diverse per natura e forma.
Frammenti dei miei pensieri senza struttura,
cuciti col ago della memoria ferita dal ricordo
per il vento che cerca di portarseli via
migliaia di chilometri e da cui non fanno ritorno,
frammenti da storie portate in gobba
mordendo le labbra chiuse in silenzi di fatica,
cappotti un pò retro e fuori moda
a cui si resta affezionati....come ad un caro amico.
Pezzi di un'anima romantica un poco blues
cicatrizzata ad uno spartito d'amore senza tempo,
melodie senza parole portate dai passi
per sciogliere dell'atmosfera
impassibile al dramma umano,
il gelo.
Frammenti che ti dimentichi di scrivere sui fogli,
forse qualcuno un giorno gli incollerà al loro posto,
come cocci di vetro colorato in cui il sole buono
specchia un raggio caldo,
diari di un uomo che vagabonda portandosi nell'alma
tacita onda
di quel oceano amore che per Lei ancora attraversa,
sedimenti nostalgici mai espressi al mondo
il cui il piacere d'esser segreti fa sognare spesso....
Quaderni impressionati da un profumo,
come una primavera esistenziale mai sconfitta dal letargico inverno,
canzoni che ci si dimentica d'aver dentro e
la cui musica ti vergogni a volte di suonare al mondo.
frammenti
turbamenti
son la maschera di un uomo
fragile e sensibile come il nudo fiore
oh...potesse quel vento portarsi via tutto
arrivando a Lei ...a quella per cui la tua vita chiede
amore
Chimera
Ti mordo la gonna fiorata,
Con gli occhi brilli di vino,
E mi sembri una nuvola storta
Con la tua chioma di capelli corvini.
Mastico le nuvole di fumo,
Di una sigaretta che gusti distratta,
Tu caparbia diva di un cinema muto,
Col rossetto di rosa scarlatta.
Ti guardo nella nebbia dei tempi,
Creatura con collant di nylon,
Forzato da brividi sulla schiena,
Indosso un orgasmo nascosto.
Ti ascolto, mentre sorseggi ignara
Il tuo drink scuro e ghiacciato
Chimera nel mio assetato deserto
In cui mi fratturo di desio le labbra.
Sul tuo seno nel corpetto bianco,
Trentacinque bottoni d'impiccio,
Ti scrivo dannata, una strofa,
Magari ti spoglierai delle spine da riccio.
Sfinito abbraccio il corpo di fibra,
La tua gamba liscia mi trafigge una costa,
Ahimé nel perduto equilibrio,
Caddi svegliandomi, col tavolo sopra.
Ali sugli occhi
Ho pietre magiche con nodi sulle schiene che
tendo a gettar nel lago dei tuoi occhi e
due ginocchia azzurre sul filo della speme
per dichirarti in versi il mio terreno amore.
Estranei in tribuna ci guardan divenir canuti,
davanti ad un café estino nell'aroma, ma
forse lor non sanno che noi siamo unti,
d'affetto vero colato in parola.
Ci siam detti un pò di tutto e niente,
gettato i poemi in pasto a tutto il genere umano,
i dubbi, le perplessità, ci han rubato il tempo
sebbene nella calda luce dell'alba siam rimasti.
Ci son cresciute ali sugli occhi in fiore che
mai avranno pianto, se non a Maggio,
avevan sulla pelle il blu del terso velo e
coste d'ossa bianche per il terren assaggio.
I salici piangenti facevan gonne
coi loro rami verdi imbevuti da acque lunghe
tu eri morbida di nevi quasi sciolte,
io immobile sotto le azzurre rughe.
antologia di pathos
Le foglie verdi amoreggiano nude col vento,
le nubi si raccolgon in grembo al cielo,
sfatte,
la pelle delle salate spume sfiorano mute l'oceano,
i tuoi occhi navigano nella mia anima
con le vele aperte verso il sole,
verso quel battito caldo che
raccoglie la tua chiglia umana e soave.
Gesticolano le ombre al buio nei parchi,
le poche luci fan vibrare il mormorio silente della natura,
due come noi ballano sotto una folla di stelle,
come farfalle in un bozzolo astratto,
sono innamorati, feriti e blu
intensamente colorati dalla terapia del bacio.
L'aria è un alito d'angeli profumato,
le nostre braccia si sfiorano delicate
il piacere arde lentamente poi avvampa
in fiamme alte di passione,
e si potrebbe morire d'amore
tra questi pensieri densi d'emozione
castigata la ragione ed il suo tormento
perduti per sempre nei nostri occhi senza fondo,
divenire uno solo toccando nell'alma quel nascosto punto
che ci terrà uniti per sempre
come il ramo tiene appeso geloso il suo frutto.
Il cielo blu
L'assenza nobilita il silenzio,
nelle parole cola il blu dal cielo,
si trasformano in uccelli messaggeri d'amore,
veloci pensieri ancor tra le fiamme e
tu che dai a tutto questo un senso,
vai a specchiare sul volto della Luna,
il tuo angelico pallore.
Mi cade addosso tutto il peso del cosmo,
tutta la volta celeste gremita di fiamme,
ho la spalla dei sogni rotta e dolorante,
le braccia sconfitte dalla torre d'astri,
solo gli occhi restan illesi
protetti dal corpo che brama guardarti.
Mi manca il verbo,
le labbra sbriciolano suoni vaghi,
articolo visioni magiche di noi due insieme,
tra lenzuola madide di acque,
mi manca l'aria al respiro tagliato,
l'iride confessa una lacrima salata che
si rompe sulla guancia del pavimento,
senza le tue impronte care.
L'assenza pietrifica il rumore,
notturna ed alba,
van a braccetto nel mio capo,
non sento il passaggio mortale del tempo,
ma solo il tuo fiato,
al di la dell'orizzonte,
su una riva bagnata solo dal oceano dei miei sogni,
con la mia anima fondale,
che tu potresti attraversare volendo,
separando le sabbie dalle acque,
con un bacio.
Inno al Blu
Se chiudi la palpebra,
soffochi il blu
schiacciando l'occhio che guarda nell'amore.
In silenzio,
aspetterò un altro tuo respiro
per fondermi al riflesso del cielo,
schivando i colpi del tuo folto ciglio che
spreme con la delicata iridi
l'azzurro.
Post Scriptum
Post Scriptum
E non dimenticarti di chiuder appena arriva notte la finestra,
non possano le stelle portare invidia al tuo luminoso sguardo,
così se il cosmo restasse davanti al tuo corpo a bocca aperta
la Luna possa avanzare pallida sberla nella gravità del costellato incanto.
Post Scriptum.
Ti sogno ogni notte,
sembro malato,
ti stringo al mio petto sfidando l'alba che
arriva odiosa ad uccidere la bella chimera...
e sembro ubriaco giorno dopo giorno,
cammino come se avessi perso del passo il peso,
non guardo che il cielo
oh, potessi avere l'ala per l'immenso,
sarei lì,
da te affacciato alla finestra sui corpi di cemento,
mentre la gente corre con le speranze in auto di ferro
fianco a fianco mentre noi
con le chiavi dei nostri sogni in tasca,
coi nostri occhi appesi al tram dell'orizzonte,
andrem a mescolare i nostri passi alle albe,
sognanti fughe d'amore come Primavere dolci
portati da Cupido ai lidi sacri
in un Olimpo dove Ares e Venere s'amano ancor da tempo...
Eppure non è vero..
Eppure non è vero che s'accende l'alba appena il tuo occhio
porta al risveglio il corpo da un lungo sogno e
non è vero che la stanza diventa il prato fiorito
di una landa nel cui eremo vivo sfidando a lungo l'inverno,
no,
non è vero che la tua voce innesta nelle maree,
spume melodiose per ingentilire la riva sassosa ove t'attendo,
ma è vero che
il rumore dei tuoi passi nella casa mi tengono desto,
facendomi innamorare di ogni impronta che lasci dietro scalza,
dell'odore della pelle che l'aria spande
fin a farmi svenire sul collo del silenzio, pesante ed
è vero che
nemmeno la tua natura ammette, quanto sei brava a dar dolore al mio corpo,
mai iniziato alle vere gioie del piacere per amore ed
è vero che
la parola non arriva sulla bocca con la fiamma dell'incendiata ragione,
per scaldare prima del raggio la beltà della solitudine,
tre le cui mura piangi
e le labbra non hanno altro porto dove ancorarsi se non in un bacio,
in cui io possa morire sconfitto da quel sorriso,
luce nella tenebra del mondo.
Le mie mani non ti daran carezze
Puoi ben immaginare che il vuoto in cui respiro non porta del tuo profumo
traccia e
l'iride si consuma di disperazione in vano,
lottando per contendere all'ombra dell'alba faccia,
in questo vortice di sogni appassionati che tengono il mio cuor ferito all'amo.
E poi non ho ragioni più forti per cercarti in altri lidi,
se non quelle che spingono il medesimo a sopravvivere all'incertezza,
perforato dal silenzio col suo melanconico debole fuoco,
ferito da un canto in testa e mesto di tristezza.
Dune impoverite dallo splendor di sabbie che
il vento ha reso piatti fondali per il mio passo,
son ora le rive tutte della coscienza di fronte al tuo ricordo mare,
su cui attendo l'onda del tuo essere esplodere sull'alma masso.
E pare una tortura la goccia del tempo che va scavando nella memoria il tuo
sorriso,
e pare inverno sempre, la stagione in cui vivo per amarti,
le lontananze son grotte scure di incubi adorne e
l'attesa guarda i nostri corpi come leoni affamati.
Puoi ben immaginare che le parole non si tramuteranno in baci e
le mie mani non ti darann carezze,
ma se il vento spingerà del mio occhio, il pianto,
allora ti darò una pioggia calda che faccia nascere un fiore, d'amore, nella tua
dolcezza.
Ma non ci sei ovunque io gridi il tuo nome
La parola non lascia segno sull'aria
ma ha l'ardire di disturbare la calma e
sul silenzio va a scriver le trame
di tutti quei pensieri feriti dalla furia.
E mastica le orme gravitazionali
plasmate in inchiostri blu come le vene,
la fame di donar della ragion la fede
pur di liberar il cuor dalle catene.
Ma non ci sei ovunque io gridi il tuo nome ed
il mio passo abbandonato lasci l'impronta,
ovunque possa trovare un nuovo porto,
dopo tempeste caine nel nulla che ti scorta.
Allora attendo il vento buono
nell'alma vela che indirizzi il corso
verso la riva giusta dove tu mi sia luce
alla tenebra di cui mi porto addosso il morso.
le anime della parola
Le anime della parola son pozzi di luminescenza
scolpiti sulla parete della ragione,
hanno la forza di trascinare i sensi
per i crateri dell'immaginazione ed
escono dalle labbra per cercare la forma
tra i leggeri voli delle farfalle
o l'inconsistente profumo di una viola...
Le anime del verbo volano
dove possono arrivare libere da catene tutte le speranze,
dove il blu del cielo non si macchia di cirri le stanze
dove gli angeli passan da Dio all'uomo il prego..
Ed impari a crescere coi battiti del cuore
tra i doni composti dal fiato,
cantando
al vuoto
alle stelle
al rumore del mare salato.
Le anime della parola son tante
quanto basterebbero i colori per raccontare i sogni,
durano un istante
un lungo istante di vita
percepito attraverso l'amore.
Un amore che diventa leggenda
Non ti porterò rose rosse
né gioielli splendenti d'oro,
ma freschi fiori di campo ed
un ballo in mezzo al parco notturno.
Non ti stringerò a me con passione,
né sfiorerò il tuo decolté assassino,
ma morderò la tua carne coi baci,
togliendoti dalla pelle il profumo.
Non sarai mia per sempre lo so,
ne avrò il tuo nome in agenda,
ma ogni notte nei tuoi sogni sarò
quell'amore che diventa leggenda.
Scripta Manent
Nato dal capriccio della vena
dal fervore istintivo
del posseduto dal sentimentalismo
nano nell'immensità gigantesca della parola,
il poema s'alza onda
fino ad inondare lo spirito
preso da convulsioni romantiche.
E' destino trovarsi nella ruggine delle foglie cotte
per parlarne e
salvarle in vita prima della morte,
nel giorno in cui daresti soldi,
per gustare il caldo
in una prigione grigia senza azzurro.
L'espiazione del peccato,
il rimorso dell'uomo piegato sul divino
"ecco è scritto!"
il verbo parla
sul foglio dei profeti
già sabbie sottoterra.
Allora pensi che il cuore voglia qualcosa
una prova reale della sua esistenza,
un illusorio lido in cui salvarsi
la pelle ferità dal passaggio del tempo e
gli dai spazio in word per chiamare i suoi palpiti
voci della verità,
per dare ai cristiani i loro demoni
da cui non prendere esempio e scappare
se non tentati da una notte d'amore
con la più bella del reame.
Le mani elettriche digitano febbrili rime,
gli occhi respirano al posto del naso
le forme labiali prendono vita
nei passi incerti della mano.
Il dolore spinge,
pistone in fiamme sulle righe
sembrare un posseduto è divertente
"Scripta Manent."
il resto se non muore
vive
Semplicemente dolce
Semplicemente dolce l'aria che calchi leggera
ignara della musica che spandi
tu, odorosa di primavere e germogli
nella mia esistenza invernale
fermi del crudele tempo le lancette affamate
di quel tic tac infernale e
rendi immortale l'attimo
come un lungo bacio appassionato
Semplicemente dolce
l'estasi che porta il cuore ad impazzire
in battiti scortesemente rumorosi
come valanghe marine che in onde
van per infrangersi sugli scogli
dove il pensier mio d'amore respira e tace.
Semplicemente dolce la fuga
sulle strade gremite di gente indaffarata
per cercarti tra milioni di visi sconosciuti
ascoltando le loro voci poco musicali
palpando nei loro occhi i sogni e
sperando di trovare della tua orma la scia
verso cui correre disperatamente sentimentale
dimenticando se necessario il mio nome o
le ragioni per cui continuo ad esistere
senza te a fianco.
Semplicemente dolce,
l'ora serale che incendia ancor più la parola degli innamorati,
sussurrata di nascosto negli atri bui delle vie possedute dalle loro mani che
corrono
corrono sui loro corpi in metamorfosi lunari
quasi a divenire radici nelle menti incendiate
con un'unica linfa comune tra i loro baci.
Semplicemente dolce il poter dare un senso a sta vita che passa
con pochi riconoscimenti reali
ma tante lacrime che si son disperse con le maree
in riva ad oceani di sogni
cercando di liberarsi dal peso del sale
sul fondale di un'anima chiamata ad amare
forse per sempre o
forse fin a quando non si smette di sognare..
La notte
Dolce attesa
brevi minuti,Ore,
Fumi lunghi alti dai camini,
Le ceneri cadono come ricami,
Sulle sponde azzurre bianche
Nuvole sornione
Guardano alla stella gialla
Come va a morire.
Ombre come macchie,
sul tappeto dell’aspra terra,
Coprono germogli
Sottili e orgogliosi,
Con gli inni ed i canti dei grilli.
Fugge pallido il giorno
Stanche echeggiano
le lande,
Dai sentieri scendono
Gli ultimi rumori,
Accese le prime stelle
Sulle case,
Le luci colorate di candele
Sui tavoli raccontano di festa.
Dolce viene a cullare i sogni,
Timida e Blu,
Scende la notte.
Fragili stanze
Li vedevo di notte,
abbracciarsi sotto i lampioni,
spinti contro le fredde porte e protetti dall'oscurità,
accolti dai sussurri delle fronde,
innamorati,
stretti nei loro corpi brucianti,
a baciarsi con delirio amoroso gli occhi, il viso, le mani,
mentre io,
tentavo un sogno dove noi ci saremmo incontrati così,
come proibite figure sotto il riflettore della Luna,
nudi nelle fragili stanze dai cotoni colorati,
con le finestre aperte sulla strada di una città
vinta dal sonno,
per torturarci di dolci parole le labbra,
ubriachi di passione.
Loro non si staccavano se non all'alba,
quando il sole pungeva sulle loro schiene col troppo chiaro ed
i lividi delle carezze portavano pene,
nelle loro anime mai sazie di dire "Ti amo.",
ma io seguivo ad immaginare quelle storie
nella diurna corteccia sentimentale,
aspettando di ascoltare ancora il volo delle falene
intorno alle ombre abbracciate alla notturna carne.
Passeggiate in Blues
La polpa blu sì lieta
Tra fronde blues dei pini,
Ho in tasca un certificato di speranze e
Per l’allergia, un pacco di fazzolettini.
Le mie assenze astrali,
Son cose di cui ve ne può fregar di meno ma
Sono un sognatore,
Col braccio di desio,
Appeso alla ciccia soft del cielo.
E’ un monolocale stretto
La stoffa dei tuoi occhi assenti,
Mi ami, lo ripeti a distanza,
L'Amore è come un cieco che
Guarda in lontananza
Senza trovar difetto.
Ritorno a coniugare i petali stellari,
Sillabando i punti bianchi,
Di magre costellazioni,
Magari appeso alla speranza,
Troverò la via o
Il miraggio con cui
caderti ai piedi.
Amante astratta
Parlami dunque
Non troppo forte da destare l’alba,
Proteggi i baci dalle parole ,
Fumando con quelle belle labbra,
La luna.
Butta il lenzuolo sul tetto ,
Abborda il seno alla stella,
Servimi la tua coda cometa,
Col vino,
Nel palmo del cielo.
Se ti sbricioli la chioma,
Prometto di raccoglierti tutta,
Gemicando nell’aurora,
Un orgasmo metaforico vagabondo
Di cui solo tu hai
la colpa.
Un ombrello d’erba
L’ombrello che ci ripara dal sole,
E’ d’erba non di stoffa e quando
Lacrima un pochino il cielo,
Stendo il nervo
Per coprirci il volto.
Per baciarti ogni tanto la bocca
Mi fumo un fiore
Portato da un altro pianeta
Col vento.
Il giorno in cui noi
Saremo amanti
Goccioleremo profumi
Forse sogni e
Pioveremo sui nembi
Gli occhi,
Non d’acqua ma di comete
Con code.
Un amore impossibile
Potremmo ballare tutta la notte,
Coi vampiri ,
Coi lupi,
Potremmo abbaiare alle porte
Dei fantasmi di pietra che
Dormono in preghiera,
muti.
Potremmo afferrare il tempo per pensare
Un poco alle nostre vite oltre,
Per illudere le parole con i gesti e
Rimettere a posto il nostro mondo.
Cambia questa vita vuota,
Cambiala per me,
Vorrei sapere quanto grande è
Un amore per tanti
impossibile.
Vorrei portarti a ballare
Sulle corde vocali del cielo,
Affacciarti al mare di stelle bianche
Per farti chiamare col tuo vero nome.
Infinito.
Assurdo.
Impossibile.
Vero.
Romantici giochi
Completo di fiamma
ti cado addosso,
Incollandoti stelle sull’occhio acceso,
In cui perdermi l’anima d’astro
Sotto spoglie umane nascosta.
Mi aggrappo al cielo per farti salire
Sulle gobbe notturne,
Per goderti i giochi romantici delle lune
Di Saturno.
Ti disegno e ti coloro
Il contorno degli occhi,
forse azzurri
forse profondi.
Taglio un pezzo dal tuo pensiero,
Per cucirmelo addosso,
Sulla pelle nuda
Viscosa.
Vorrei trascinarti sui miei orizzonti
Sollevati dal peso del mondo,
Galleggianti in un cosmo
Perfetto per appuntamenti galanti.
Vieni a ballare con me.
Sommergimi col tuo volo,
nella testa asciutta
con piste di decollo.
Afferra i miei baci di fuoco e
Risorgi all’alba
Fusa alla mia carne come
Stella,
per gli altri innamorati.
Fiori di limone
L'olmo ondeggia la lunga gonna,
le tue gambe nude coperte dal silenzio
vortici in profumi mi sfiorano con la Luna
appiccicata agli occhi persi sulla tua pelle.
Selvaggia la notte inonda
di pensieri lussuriosi e caldi
l'impronta del mio corpo
accanto al tuo candore bianco.
La breccia di desio mi soffoca il respiro
adorna di piaceri tu langui in riva
tra quei limoni mi sento alla deriva
del tuo carnale Dio che attende il mio prego.
Odori come una foresta appena germogliata
come un foglio vergine attende l'amante di inchiostro
vorrei mia divina amante muta
strapparti le foglie odorose di piacere ad una,
ad una.
Fiori di limone sbocciano sulla tua bocca
il mio labbro solitario langue dei tuoi baci
tu misteriosa ombra della fronda
coli l'afrodisiaco del blu sui miei pensieri.
Come odora di buono la notte,
aleggiano i sogni tra i ricchi campi
l'uomo dorme dimenticando il cielo
il blu del cosmo intero esplode nei tuoi occhi.
Poema
L’assoluto
Se dovessi accendermi,
potrei brillarti in versi,
liquido e blu,
in rima con la stella che
prodiga nei tuoi occhi l’assoluto.
Giovane Amleto
La mia esistenza è in lutto
dal sole debbo sol attendere il tramonto
non m'interessa crocefiggere la colpa
se questa mi viene sincera dal cuore.
Non parlo dei tormenti che m'assillano,
io non conosco vie brevi al bene,
la fragile capanna della pena,
non da un senso al mal che porto dentro.
Non ho amor maggiore di me stesso
se in me colei che fu amata avea radice,
non ho la scelta ad un'anima diversa
perché quest'anima lo so, mi si addice.
Domino pensieri dittatori
ma non la mia Sorte incerta
coi i suoi Demoni crudeli nella carne
con le sue pretese di angelica sofferenza.
Avvinte alle profonde linfe,
son le memorie
di quando per la causa lottai come soldato,
devoto suddito di un fragile partito che
a galla portò la mia cadenza umana.
Essere è un libero di cuore
senza catena o vendetta in groppa,
non essere è dare lacrime di nulla
al vento che si porta dietro il nostro nome.
Respiro
Il nostro respiro ha rapito dal volo delle farfalle l'aria,
ne ha assorbito i colori tanto da trasformarli in battiti, vitali e
baciando il dolce passo del vento nella stanza,
s'è ubriacato di fronde e germogli per poi sognare...
...sognare il gusto salato delle spume appena sommergon la riva,
o l'assenza di terre brune al di la dei cirri,
la punta della matita scura sul verginale foglio,
nella dedica d'amore di un timido poeta.
Io ti respiro.
Tu mi respiri.
Entrambi nel bozzolo come bruchi,
stretti l'uno all'altra consumando lo stesso sogno,
larve dolci innamorate di un breve volo che
segnerà il destino dell'aria prima di arrivar all'alma.
Il nostro respiro cattura le sfumature dei giorni,
contemplando l'umore stagionale nella sua lentezza,
carezza il primo sbocciar dei fiori e
muore in un altro respiro che nasce dalla sua forza.
Fino a morir
Rapirti vorrebbe il pensiero mio,
la bocca che attende col tuo bacio il risveglio,
le mie mani stanche di stringere il vuoto,
il mio viso bagnato di lacrime insonni.
T'amerò con disperata onda
fin a morir sulla tua riva dolce,
liberato dalla salata fronda,
di quel mare immenso che detta nell'alma la Sorte.
E tu sarai la Mia discesa stella,
luce ai miei occhi uccisi da troppi sogni,
un'alba per sfuggire ai demoni della ragione,
sarai il miele buono sul male delle stagioni.
Rapirti dovrò per placare la mia sete d'azzurro
tra i tuoi lunghi capelli profumati e
coprirò col tuo corpo la pelle fredda del verbo notturno
quando
griderà la sua ora fantasma, sul mondo assonnato.
*Mia
Succube alla bellezza quand'ella è opera d'arte,
schiavo al mutismo se colpito dal lampo dell'amore,
ecco son io, tempesta se il vento del sentimento arde,
la pelle sottile e sensibile del cuore.
Voi, mia Signora abbiate cura e senso,
di quest' animo sedotto dal Vostro dolce fianco che
il bel andare portate con talento,
per il mio occhio vicino ad un infarto.
La bocca mira al bacio come un ape al nettare del fiore,
poggiar potessi quella linfa che mi piglia matto ed
assaporar del labbro la live essenza,
darebbe vita al sogno per cui amor io vo peccando.
Siate buona col mio torto assurdo e
non negate al mortal desio il favore,
d'esser mirata simile ad un frutto,
di un giardin divino che a Muse rende onore.
mi fermo qui
Mi fermo qui a pensare alla notte,
a odorare il tuo profumo orientale,
a raccogliere qualche stella che si sta a scendere dal cosmo,
ed a tormentare le fronde con lo sguardo.
Poterebbero pensare che sono un ladro di stagioni,
sebbene nelle mie tasche le foglie non han mai pianto,
sono un anonimo inseguitor di sogni che
versa per amor sul cielo il suo vanto.
La mia anima innamorata non sa proibire,
quelle parole che vanno ad illuminar il desio dell'altro e
se potessi rubar al buio il suo dolce tacere,
io ne farei calesse per un astrale salto.
Mi fermo qui ad odorare la terra,
mentre l'erba si piega alla rugiada calda e
le metafore lunari scolpiscon il colle insonne,
dove sol io regno sulla sedia della ragione, salda.
Luci opposte e lontane
Ci osserviamo per ore,
attraverso le pagine bianche bagnate,
dalle gocce di pioggia cadute,
tra i nervi tesi della nostra carne.
Ci ascoltiamo il battito dei cuori,
sperando che il suo canto arrivi alla radice e
con gli arti dolci della musica tagliamo
le ancore pesanti che ci tengon in vita.
Abbiamo luci opposte e lontane,
abbiamo riflessi negli occhi colmi d'azzurro,
siamo cieli immensi senza acque,
con le maree dei pensieri al posto delle Lune.
Come è vuota la Notte lungo i viali,
il buio si fa strada affamato di sogni e
noi ci teniamo stretti un bacio,
scappato alle nostre labbra, per sbaglio.
Proibito dalla tentazione
Vietata è la natura di alcune cose che
nutrono l'impudico peccato con lussuria e
l'Inferno domina sull'alma col suo re
di ombre traghettate sul fiume della furia.
Piccole parole son dannati che
lascian come il fuoco i segni addosso,
solo Stinge cura ste gran d'amor ferite se
stigmate indelebili di un prego votate son AL fosso.
Sono devoto per mille ragioni alla tentazione,
per altre mille proverei tutto in questa vita e
non verserò lacrime ma risa alla fine,
per mille altri proibiti di pensieri tormenta.
Silenziosa alba
T'accenderò appena scesa notte nel cuore,
soffiando caldi venti per allontanar la Luna e
pazzo dei tuoi occhi assoluti nella mia ragione,
assaggerò il gusto delicato della tua alma.
Luci terrene saranno corona sulla testa al cosmo,
afflitto da una tenebra vorace, mentre
io abbraccerò solo un proibito rompicapo,
esploso per disturbar dei battiti la pace.
Buonanotte vigilia di stelle cadenti e
buonanotte orizzonti incendiati dal pensier di desio,
chiuderò gli occhi sulla guancia della mia alba
silenziosa e brillante solo nel mio io.
Portami a volare
Siamo accesi sopra questo buio velo e
l'incandescenza del tuo corpo spara fiamme,
gentili in questo cementato cielo che
c'abbraccia tra le sudate trame.
Le mie inquietudini si son dissolte e
sul tuo rossetto ho respirato la nuova vita
tu impudica cortigiana nel delirio della mia sorte,
tu bruci l'alma già liquida e sfinita.
Adagia nel sentor dei battiti del cuore impazzito
le curve gentili ancora inesplose e
calma il cuore di quest'occhio posseduto
dai tuoi teneri vizi e femminili mosse.
Brucia tutta la mia carne col tuo sorriso e
portami a volare col veleno dei baci stretti,
ma non tornare sulla terra prima che
io abbia saziato la fame dei miei peccati.
Luci sulla città
aspre son le siepi senza il verde in corpo che
al soffiar freddo del vento cullan la notte e
sul silenzio calato nel loro grembo
piccoli bagliori sul cemento accendono speranze
laggiù fremeno le ombre nella quiete stretta
tra pareti di stanze con infiniti volti e
là risorgon verdeggianti i sogni
con le primavere mai sazie di sorrisi
dolorante il freddo dell'inverno copre l'occhio
ma piccole scintille tengon desto il cielo
nella città ove dormono le strade nere
splendono le lampe calde cullando il sonno
luci sulla città e nei parchi speranze
a pochi passi da un orizzonte stanco
sussurrano parole dolci d'amore senza fine
i due innamorati scampati al letargo
melodiche van con le ombre le loro orme
scrivendo passi cari alla luna bianca e
pare che il tempo si sia fermato sul mondo
illuminato dal battito del cuore di una lampa
Inverno, Autunno, Estate o Primavera
violentar non può la parola le distanze e
se è scritta lei scivola ancor più dolcemente al tuo cuore
ma muta non è che un inanimato vitreo fondale
su cui germogliarti un poco della mia vita
mi separo da me per darti un pensiero
un'idea capace di vere magie nell'alma che
portino nel tuo corpo un respiro leggero
tanto da innestarti del mio battito dolce la calma
possono duellare con me
le lunghe astratte ore
e ferirmi a morte con l'ozio della ragione
ma non potrebbe mai il tempo portarmi altro dolore
più di quanto
procura arpionando il cuore
convincermi lo spettro del ricordo
di un canto o una chimera allegra
trovandoti sulla mia incerta strada ancora
inverno, autunno, estate o primavera
il cuore quando s'accende
Le volte in cui guardo il cielo,
miro ad una stella fissa e
nel suo notturno sospiro m'accendo,
con l'alma ai silenzi sospesa.
Le volte in cui penso a te amico mio,
il foglio di carta diventa una via in salita ed
il monte che ti tiene stretto,
diventa per amor tuo una sfida.
Le volte che passo sotto la pioggia senz'ombrello,
friggo di gioia come un bambino felice e
m'innamoro della vita, del sole o dell'arcobaleno,
in attesa di un miracolo ancora più forte.
Le volte in cui compongo una canzone,
il ventre della stanza diventa un campo verde e
lo spartito batte con un cuore vero,
un cuore che assomiglia al tuo,.. quando s'accende.
Alcoliche lacrime
Lacrime alcoliche van incendiando le parole
certe notti,
mentre la carne delle pareti inizia a respirare ed
i soffitti sanguinando fan cadere cieli che
tu probabilmente,
da tempo sai volare.
Rigano il viso dell'alma,
intossicando di fragili membrane
i raccordi,
torrenti salati tra i bordi,
di un morso dato per fame.
Son acide trasparenze fantasma,
nell'ossidato castello del libro che
ti scrivo col mio stesso sangue,
già sparso per te all'infinito.
Nel chiostro va dicendo coscienza,
al Silenzio Titano sul Nulla che
il vociferar della lacrima spezza,
la magia dell'oblio sovrana.
Allora varco un confine diverso,
dando ragion a sta pazza chimera e
col blu che mi cola addosso,
ti dipingo sul soffitto una stella.
Il fragile tra i cementati mattoni,
è lo spettro luminoso d'un sogno che
rende te ignara d'Amore e
me l'autor dell'Eterno.
Potranno valesi le ombre,
un dì della ragione confusa,
togliendo il sale alle gocce,
dalla guancia senza rive contusa.
Ma vuota sarebbe la notturna,
se quest'occhio ardito non piangesse,
con i suoi Universi fortuna
per dar stelle alle anime perse.
8:59
Copriti.
La pioggia s'affanna sui passi,
qualche tiro mancino del vento ci porta via l'ombrello e
restiam nudi a sentirci piovere in testa
col peso reale delle nuvole,
ad una fermata di pullman uggiosa.
8:59.
Le ombre infreddolite immaginano rive calde
viaggi verso mari incontaminati azzurri,
un orologio urla il nostro ritardo,
ma il traffico scorre lento come un'anziana donna.
Hanno estrapolato l'amore gli editori del creato,
solitarie smorfie di avventurieri pestan il marciapiedi,
un oceano confuso di acque scure assorbon le scarpe,
qualcuno maledice sta vita senza niente.
Ascolta.
Gocce pesanti come secchi assagian i profili
dei passanti immuni ai sogni,
non un sospiro a crocefiggere il banale ma
una corsa d'impronte verso un muro.
Pace sulle fiamme
Non toglierti il pudore dal viso caldo che
il broncio dell'aria offende con la serale ombra,
Desdemona nel miocardio infarto,
torturatrice e schiava delle mie voglie.
Tienimi stretto a questo breve sogno,
di liquida carezza e sospiro,
toglimi il respiro umido con la tua bocca,
versando miele, sulle ustioni labiali che traspiro.
Due braccia diventano la continuazione dell'amore ed
io che ti divoro il corpo muoio un poco,
sparando i miei colpi di desio sul silenzio,
uccidendo del tempo il suo mortal rintocco.
Versa pace sulle fiamme esplose,
tra i tremiti congiunti di uomini e pareti,
cola dolcezza con parola muta,
sulle ferite che contan l'orma dei tuoi denti.
Elisa coglie l'alba
dedicato alla mia amata primogenita....
Già sogna i dolci bagliori del cielo,
gli occhi di un principe lontano e
scrive lettere d'amore in terra,
per gettarle ad un cesto affamato.
Elisa coglie l'alba col corpo,
in equilibrio sulla punta delle ali,
il suo essere angelo rimpiange,
la vita dello spirito umano.
Vola con passione nell'orizzonte
finge volteggiando melodiose scale musicali,
s'adagia sulle maree romantiche col sale,
per sanguinare dagli occhi i sogni.
Quegli esasperati tramonti feriscon,
le sue forze devote all'idea e
porta l'apertura della sua ala sul mondo,
per amare del comun uomo, il bello.
Elisa coglie l'alba ballando,
sul palcoscenico infinito del cosmo,
tra una chimera ed un'altra scrive col fuoco,
la favola adolescenziale...del suo astro.
Il senso dell'alba
Tutto quello che non so, lo immagino e
conto i passi per inseguire il sogno,
scavando tana in quella prigione che è il Silenzio,
per raggiungerti la dove si compone in melodia ..il suono.
Ascolto quella musica partita dal tuo cuore,
dando un senso a tutti i miei respiri corti,
in questo ballo di ombre morirò davvero,
abbracciandoti in fluidi scambi di linfe.
La disperazione distrae un poco dal tormento,
il fuoco non si spegne solamente col volere e
non batte d'ansia il cuore solamente,
ma per te s'incendia e lega al piacere.
Mi trasformo in un pesce nel punto perfetto dell'alba
in un amniotico senso risorgo puro,
forse i tuoi seni bianchi parleranno,
alle stelle nei miei occhi sanguinanti azzurro.
Proverò a seppellire l'acida notte,
per coltivare le branchie nella tua iride calda,
mentre onde di perle a riva tra spume a fiotti,
ti lasceranno dolcezza dalla mia alma
non dormo
senza nebbia potrei vederti davvero
ma sui miei occhi v'è un velo pesante di cecità che
la luce chiara disperde
dando alla tenebra febbrile vittoria
ho un soffitto palpitante con reni caldi
sopra il sonno mai arrivato puntuale che
disperde gocce di pianeti in acque
per gonfiare il pavimento di brame
non dormo da un decennio pensando
alle torture delle chimere nella carne
ai morsi delle ombre falene
alla fornicazione del corpo con altre
son moduli ondulati le pareti di ossa notturne dove
naufrago sventurato e senza sorte m'appoggio,
ferito nella coscienza dal sale di troppo che
specchia del cuor solo qualche fragile coccio
senza nebbia potrei vederti da vero
ma grazie al cielo sono orbo ed
ogni tuo difetto ti fa virtù di bello
a cui tornar vincente come ad un porto
Una lenta ultima ora d'amore
Una lenta ultima ora d'amore
da passare con te in segreto
per rubare alla sfida con la morte
il tormento.
Mescolato alla folla
tra milioni di visi sconfitti dalla vita,
ti penso vicino e malato di sogni,
a gravitare intorno al mio cuore pianeta….
…sfidando dei venti aspri, i muri.
Una lenta ultima ora di passione,
per salvare col peccato un'anonima esistenza,
per dare al tradimento un senso assai più buono,
nel completamento di un atto pagato con l'attesa.
Si odono i tuoi passi nella mia testa,
la furia della direzione incerta che gli smarrisce,
il tuo turbamento e la ricerca
del mio proibito essere, da te diviso.
Mi cerchi lo so
in ogni piccola lacrima fredda di pioggia,
tra le ombre stipate nei bus
sotto l'ombrello di un cuor che a te s'appoggia.
Mi mancano i tuoi occhi nei respiri
il fuoco impazzito a divorar il petto,
manca il blu del bacio senza fine
tra le labbra delle nostre anime perfette. |