Il fuoco dell'amore
D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato,
o della vita dolce mia compagna,
ma ogni sentimento mio
s'appoggia al tuo sorriso.
Da quando ti sfiorai la mano,
invaso sono stato dal fuoco dell'amore,
fiaccola silenziosa sempre accesa,
che illumina la nostra via,
che riscalda la nostra vita.
È luce del presente,
è speranza del futuro.
D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato,
ma s'accresce la mia riconoscenza:
mi hai dato il soave frutto,
che rinsalda la nostra unione,
che allieta le nostre ore.
D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato,
ma non so cosa avrei fatto
senza di te, dolce amor mio.
L'amore sfavilla nascosto
nel focolare dei nostri cuori,
alimenta il nostro affetto,
scaccia le ombre tristi,
brucia le incomprensioni.
D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato…
-Da La nostra storia-
Tra i pioppi
Tra i pioppi argentei
raccogliesti bianchi fiori di campo
delicati come il tuo viso.
Eri felice.
Anch'io.
Insieme salimmo
sull'argine, abbracciati.
Insieme varchiamo
il mare della vita.
-Da La nostra storia-
Dolce ricordo
Il profumo del bosco
dipinge di verde
il ricordo
di quel pomeriggio assolato.
E mi parli nel cuore.
-Da La nostra storia-
Lacrime bianche
Stamani il cielo
triste e imbronciato
piange lacrime bianche
che come tenere
farfalle
si posano ovunque;
vagano lievi
al soffio del vento
che le disperde
tra gli alberi
intirizziti
e sui marciapiedi
grigiverdastri
sciogliendosi poi
in rapida agonia.
Sto rastrellando
Sto rastrellando le mie speranze,
sterpi secchi,
nel giardino delle illusioni.
Ogni stagione sbocciano fiori
profumati e allettanti,
ma presto avvizziscono
bruciati dal sole della realtà
e calpestati dai piedi indifferenti
del caso.
Son tornato a Vacri
paese mio natio,
disteso
tra cielo, mare e monti
sull'erta fertile collina.
Ho rivisto la Maiella
e più in là il Gran Sasso,
madre e padre
della gente d'Abruzzo.
Dall'alto ho ammirato
laggiù l'Adriatico, striscia
tremolante di sogni
e desideri.
E le verdi colline
di vigneti e d'ulivi
e le valli adagiate
del Dendalo e del Foro
mi sorridevano
come un tempo
immutato nella memoria.
In quel paesaggio intriso
d'affetto,
pregno di vita e d'amore,
aprii gli occhi e scoprii il mondo.
Parla il mare con il sole,
muovendo calmo
il corpo caldo
ed a tratti quasi canta
al suo fulgore.
Ora tace al passaggio
di nuvole screziate
ed ascolta gioioso le grida
dei fanciulli che s'immergono
tra le sue fresche onde.
Ecco sembra chieder
pace, lui, di tempeste
artefice tremendo.
Freme placido
alla luce che s'arroventa
dilatando le passioni
dei cuori invisibili.
Notte e giorno
La notte
è la culla del dolore
che ti riporta bambino
nel ciclo del nulla,
evanescente come diafano
giorno.
Piangi al pianto
delle ansie ignote,
mentre le tenebre
nere t'avvolgono.
Ti rifugi nel dolore,
scrigno di vita,
barlume d'esistenza.
Sorridi al sorriso
d'amore e d'affetto
e il dolore svanisce
con la sua notte
e il giorno brilla
con il suo sole.
Distendo le mani
Pioggerellina di marzo,
mi fai tornare lontano
nel tempo amato
quando bambino correvo
a braccia aperte
tra le tue fresche carezze.
Ora non posso,
mi prenderebbero per pazzo.
M'accontento d'ammirarti,
mentre scendi dalle nuvole basse
illuminata dal sole.
S'imperlano i capelli.
Distendo le mani
a ricevere i tuoi baci.
Ascolto
Ascolto la tua voce
mentre il tempo tace,
ascolto il tuo cuore
che batte d'amore,
ascolto il silenzio
assorto tra noi.
Sguardi di luce
illuminano la sera
che accarezza dolce
le nostre mani.
E le foglie vibrano
di sorrisi
in attesa
della notte placida.
-Da La nostra storia-
La serie dei se
Se comincia
la serie dei se,
la vita diventa
un deltaplano senza pilota
con le ali lacerate
dal vento e dalle rocce
dei monti solenni,
immobili certezze,
senza futuro
senza vita
scabri e taglienti.
Se comincia
la serie dei se,
allora è meglio
fermare i ricordi
impietosi del rimpianto
e della nostalgia
d'un tempo felice.
Tutta la vita
è un se,
l'unica certezza
è in fondo al futuro,
possibile, incognito, inevitabile.
Ho una pena nascosta
Ho una pena nascosta
del tempo che scorre
come placido fiume
che mai s'arresta.
I giorni hanno eroso
gioie e tristezze
come fiume tenace
le sue sponde vitali.
Ora pare che il tempo
si fermi sospeso
in attesa del nulla,
come fiume melmoso
giunto alla foce.
Nuvole e pensieri
Bianche montagne avanzano
nel glauco cielo
trafitto da rosee spruzzate
di luce,
si addossano amiche
le une alle altre,
si sormontano a gara
mostrando orgogliose
i crespi cocuzzoli
e i fianchi materni
sotto l'incessante soffio
dell'astuto vento
che le scompiglia
e le fa diventare baie
tra squarci di mare celeste.
I gabbiani vi penetrano
e si perdono
come i miei pensieri
vagabondi
tra le nuvole della mia mente.
Chiazze di giallo colza
Chiazze di giallo colza
sorridono nei prati
sotto il terso cielo
azzurro vivo d'ottobre.
Rallegrano i radi alberi
e i neri uccelli di passo
che planano lenti
a trovar ristoro.
E gli occhi miei
riposano
al loro vivido colore
e di calma pace
si colma
l'animo inquieto
di luce assetato.
Il tuono
Il tuono calpesta
con zoccoli cupi
le grigie praterie del cielo
mosse dal vento.
Con rotto brontolio
s'allontana galoppando
verso l'orizzonte
verso la striscia
di luce rosata
che inghirlanda
il nero vestito
delle nuvole pregne.
Infine s'acqueta,
e scroscia la pioggia
ristoratrice
madre amorosa
degli esseri tutti.
Tutto finisce
Non credo più alle Stelle
né ai richiami del Nulla,
il Giorno m'attira
nel suo regno di luce;
fugge la Notte vestita
d'oblio e di gemiti fiochi
verso l'estremo
rosso orizzonte
del Cosmo infinito.
Non vedo più le Stelle,
gli occhi sono spenti.
Torna la Notte
vestita di Nulla,
brucia il Giorno
nel mattino dorato,
cattura la mente
sbigottita,
dilania il cuore
interdetto.
Finisce
-è certo-
tutto finisce;
nella luce o nel buio?
Il temporale
Il temporale arrivò
all'improvviso
carico di vento e pioggia.
Ci rifugiammo correndo sotto la tettoia
della fattoria dei cavalli.
Schioccavano i tuoni
e i cavalli nitrivano.
Avevi paura del bagliore dei lampi.
Ci abbracciammo.
Finì ben presto
con gli alberi spogliati
di foglie e rami
sparpagliati ovunque.
Sulla stradina sterrata
misi i piedi in una nera pozzanghera.
Ridemmo.
Poi, tu coi capelli bagnati,
io anche con le scarpe inzaccherate,
tornammo felici a casa.
-Da La nostra storia-
Cicale
Ardente frinire
delle cicale celate
sui rami di pino.
Rovente il vento
trasporta il loro canto
crepitante
secante il tempo
che ora non rotola
sotto lo sguardo
accecante del sole.
Il pino respira
profumo di resina.
Torrida pace
nella mente che tace
ed il cuore riposa.
Speranza
Quando hai bisogno d'amore,
invoca il suo nome.
I giorni rallenteranno la corsa
sotto lo sguardo immobile
dell'impassibile Tempo
e troverai conforto
nell'infinitesimo pulviscolo cosmico.
Prima della notte
Le montagne adagiate
si distendono
nel letto celeste carminio
della sera silente.
Profuma il cielo
di luce cosmica.
Sale dalla terra
il fruscio degli alberi
che cullano i nidi,
sale dalle case stanche
l'effluvio caldo d'amore
insieme col dolce vento.
Dona la sera pace e riposo
agli esseri tutti.
Anche le pietre
chiudono gli occhi,
felici di sognare.
Via delle acacie
Le acacie profumano
la nostra via
come tu la mia vita.
Mi punsi un giorno
cogliendo un rametto
di fiori bianchi per te.
Tra le spine in agguato
c'era l'amore
che mi punge ancora.
-Da La nostra storia-
Sono solo questa sera
serena, ma non vedo stelle.
Ascolto la voce del mare
ed il suo fremito dolente.
Ombre m'ammaliano
m'avvolgono
m'annullano
nel velo nero di pace.
Tra i pini
Ti vidi per la prima volta
in un chiaro mattino
camminare tra i pini.
Ci incrociammo sul sentiero
odoroso di resina.
Portavi un libro sotto il braccio.
Mi passasti a fianco seria.
Bastò un rapido sguardo
per colpire il mio cuore.
Il profumo dei pini
mi fa sempre rivivere
quel dolce momento.
-Da La nostra storia-
Una notte
Ti riaccompagnavo
nella notte fredda e buia.
Nel lungo viale ombre
s'affacciavano dall'alta siepe
e s'udiva soltanto
lo scricchiolio del ghiaccio
sotto i cauti piedi.
Un sordo brontolio del mare,
un soffio affannato della pineta
e di colpo venne giù la neve fitta.
Arrivammo imbiancati.
-Da La nostra storia-
Paesaggio triste
Le tife
rese giallastre
dall'imminente morte
costeggiano
con i ciuffi piegati,
come a chiedere perdono,
il solitario canale
che lento trascina
le sue acque melmose
attraverso i campi
posseduti
da stoppie grigiastre di mais
ove si posano uccelli affamati.
Strisce di nebbia leggera
formano ponti
filtrati
da pallidi raggi di sole.
Il cielo malato
riflette la sua grigia tristezza
nella foschia cinerina
che tutto avvolge.
E la luce straziata infiochisce.
Vento di
Novembre
L'irrequieto vento di Novembre
si porta via
rapace
le foglie secche
come l'avido tempo
infido
i miei giorni stanchi.
Gli alberi mostrano
i loro scheletri
irti al sole malato
come la mia vita
piena di aspre rughe
svela le ossa sfarinate
al cielo rarefatto,
cappa immobile
dell'esistenza.
Si sgretola
sotto il ticchettio selvaggio
della realtà
il friabile monte d'argilla
delle illusioni
delle ipotesi
delle incognite
delle certezze.
Nulla rimane
se non qualche brullo cespuglio
di "se potessi",
di "se avessi potuto",
che vanamente
si abbarbica
all'amara riarsa terra
delle delusioni.
Il divenire
dell'immobilità
scarnifica
i momenti inesausti
della mia disorientata
vigile coscienza.
Intanto mi lascio
cullare
dai vecchi giorni
mormoranti nenie
malinconiche
come lenti flutti
nell'ampio mare.
Dondolo, dondolo
nel tempo che arretra
nel tempo che avanza
mentre danzo
come pietra
rotolante
immobile
nella fissità
dell'eterno divenire.
Destino
Dove andate,
neri viandanti del cielo,
nell'aria tersa
di fine ottobre
ora che le rondini
non ci sono più?
A frotte sugli alberi
vi riposate tra le foglie
dai mille colori,
e poi ripartite
attratti da un lontano
e perenne richiamo.
Dove andate? Nel paese
della pace
dell'amore
della vita?
Vorrei con voi
venire trasportato
da ali robuste
e da vento amico,
ma non m'è concesso.
L'uomo è nato per soffrire
e qualche volta gioire.
Volate, volate
verso il vostro destino
sotto le nuvole dorate
di fine ottobre.
Io resto qui col mio.
Lungo la laguna
Gustavamo l'odore salmastro
della laguna picchiettata
dalla pioggia insistente.
Stretti camminavamo sfidando
le raffiche di vento
che piegavano l'ombrello.
Le canne fischiando plaudivano
al nostro passaggio
e i pioppi dondolando le alte cime
sussurravano frasi d'amore mai dette.
-Da La nostra storia-
Pioggia di fine estate
Leggera
tutta la notte
e tutto il giorno
l'eterna madre
ha versato sulla terra assetata
il nettare della vita.
La pioggia irrora
la mia malinconia
riarsa dalle vampe
della fulgente estate
che ora va via.
Il suo scroscio quieto
allontana
l'urlo della carne e della passione,
il fruscio dolce
delle sue fresche gocce
assopisce
lo strepitio dei desideri
e le sue mani materne
accarezzano
il mio animo inquieto.
Dal giornalaio
Sfogliavi riviste, indifferente,
ma di sottecchi mi guardavi.
Io facevo altrettanto.
Ci parlavamo senza aprire bocca
il linguaggio muto dell'amore.
Uscendo quasi incespicavi.
-Da La nostra storia-
L'accendino
Viaggiavamo
seduti a fianco
sui sedili stretti
del piccolo colorato bus.
Giunti sul ponte di barche
ondeggiante lieve
sulle acque del perenne fiume,
con aria sbarazzina mi dicesti:
- Fumi? - e tirasti fuori
il tuo regalo per il mio compleanno,
l'accendino.
E così mi accendesti per te
per sempre.
Io più non fumo sigarette,
ma il tuo respiro, sì.
-Da La nostra storia-
T'amo
Il profumo d'un tempo
e l'aroma della siepe
del lungo viale
ai raggi del sole cadente
mi inebriano
come quando mi dicesti:
- T'amo -
-Da La nostra storia-
Mentre si fa sera
Scabro sentiero
scende tortuoso
verso l'abisso.
Spinosi cespugli,
selci taglienti
e serpi striscianti
aridi bevono
il sole d'agosto.
T'insegue la vita,
mentre si fa sera,
e la luce svanisce.
La bicicletta rubata
Pedalavi capelli al vento
sotto il sole di maggio.
Mi venivi a trovare in bicicletta.
Un pomeriggio te la rubarono.
Nemesi! Tu mi avevi
rubato il cuore.
-Da La nostra storia-
Poi il cielo si
tinse d'oro
L'alba mi sorprese
sul treno che correva
verso di te
lungo l'Adriatico.
Mi sembrò di vedere
il tuo sorriso sulle onde
e di udire il tuo nome.
Poi il cielo si tinse d'oro.
-Da La nostra storia-
Colloquio con mia madre
Dolore segreto
T'ho vista piangere
di nascosto,
mentre il sole di novembre
si posava stanco
sui tuoi capelli bianchi
e gli anni fuggivano tumultuosi
verso il tramonto della vita.
Doni
Tu hai seminato in me
soltanto cose buone,
prime fra tutte
l'allegria e la mitezza.
Quando sei morta,
è fiorita
anche l'accettazione del dolore
e della morte.
Ritorno
È tornata la rondine
dalle ali falcate.
Sta ricostruendo il nido
sotto il portico
vicino allo sportello
del bancomat.
Non le interessano
i marchingegni elettronici,
né tanto meno il denaro.
Ha scelto bene:
il nido è sempre
in fresca ombra
e i piccoli non soffriranno
la vampa della rovente estate.
Tra non molto
cinque bocche affamate
strilleranno disperate
ai continui voli
dell'operosa madre.
La gente passa,
guarda in alto
e sorride.
Notte giovane
Rapito dal silenzio
vagavo tra le stelle
nella notte bruna.
Dormiva il paese
disteso sul colle,
le fioche luci
proiettavano sogni
sullo schermo del cielo.
Sognavo giovane
affacciato alla finestra
al fresco respiro
della brezza notturna
il mio futuro
nel silenzio luminoso
delle stelle lontane
e della confidente luna.
Frammenti di poesie
Frammenti di poesie,
frammenti di me…
[…] La bianca luce dell'alba,
spada luminosa,
trafigge il nero mantello
della notte tenebrosa. […]
[…] Le nuvole,
tenere fanciulle,
abbracciate danzano
ai primi raggi del sole. […]
[…] Il pensiero,
scomodo compagno
dei giorni solitari,
fruga
con le sue dita scabre
nella borsa dei ricordi. […]
Frammenti di poesie,
rami rimasti sospesi
sull'albero della mente
distratta dai fatti quotidiani,
in attesa che il cuore
li maturasse come frutti.
Frammenti d'emozioni
rapide e improvvise
che balenano per un attimo
e si sperdono nell'aria
di ogni monotono giorno.
Frammenti di vita interiore,
foglie ancora fresche e profumate
sparse nel bosco dei sentimenti.
Ogni tanto mi piace
raccogliere nel silenzio
frammenti di poesie,
pezzi di me sparpagliati
nell'angolo segreto
dell'anima mia.
Visione
Fa freddo. La neve imbianca
indolente colli e valli.
E tu sei lontana
Ti vedo al sole caldo
sorridente sotto l'ombra
d'un fresco pino.
E tu sei lontana
Lento il ticchettio
segna l'ora che lenta
passa nell'attonito silenzio.
E tu sei vicina
Mi porti un po' di sole
che indora la malinconia
di questa ora lenta,
e la neve si fa bella
col suo manto di diamanti.
E tu sei vicina
Eppure oggi…
Oggi son contento.
Non è il giorno adatto
per scrivere poesie.
Quando son contento,
non scrivo poesie.
Eppure oggi…
Il cielo è chiaro e luminoso
come gli occhi di un bambino,
l'aria è tersa e cristallina
come il riso di una bambina,
il mare mormora ipnotico
la sua nenia cantilenante
come il canto della mamma
per il vispo pargoletto,
carezza il vento dolcemente
fiori e piante, siepi ed erbe
come l'innamorato i capelli
dell'amata sua bella,
gli uccelli non son più soli,
volano insieme ai loro nidi
come i bimbi dopo la scuola
corrono lieti a casa loro,
ed il sole scalda tutti
con il suo sorriso caldo
come un padre che accoglie
tra le braccia i suoi figli.
Tramonto autunnale
I pensieri vanno e vengono
come nuvole gonfie e nere
nel cielo pallido e grigiastro
di questo giorno dicembrino.
Raggi di luce rosa
saettano come strali,
e vibranti salutano
i monti austeri
e l'amico mare.
Il sole sembra divertirsi:
si nasconde dietro una vermiglia
nube carica di pioggia.
I pensieri vanno e vengono
con il vento di libeccio
che s'aggira virulento
tra le siepi e le piante;
schizza gocce irrequiete
d'acqua tiepida
su terrazze, finestre e strade.
I pensieri vanno e vengono
tra i celesti lontani squarci
che combattono con le nuvole
e si beano di rosea luce.
La sera scende a poco a poco
tra bagliori che si spengono
ed ombre che s'accendono.
I pensieri vanno e vengono
nella solitudine mia serena,
nella pace della mia sera.
Profumo d'infanzia
Il profumo dolcemente
pungente dei mandarini
mi riporta nel mondo fatato
della lontana mia infanzia,
scrigno d'affetto e felicità,
custodito con amore
nel fondo del cuore.
Allora
vedevo mia madre
tritare alacre
scorze di acri limoni
per i dolci natalizi;
vedevo mio padre
la sera, con noi attorno,
buttare nel fuoco
bucce d'arancia,
e sfrigolanti faville profumate
si disperdevano brillanti
come stelline rutilanti
su nel buio del camino;
vedevo i miei fratelli
gustare fresche fette
d'arance e mandarini;
sentivo me stesso
felice, protetto
dal caldo dell'amore.
Fuori fischiava il vento
e la luna combatteva
coi nembi minacciosi.
Nessun altro rumore,
se non l'allegro crepitio
della legna che ardeva
nell'ampio focolare.
Vedevo
sentivo
e il cuore era in pace.
Mattino d'ottobre
Un gabbiano solitario
dall'alto della briccola
solenne contempla
la placida laguna
e lontana la corona
dei casoni antichi.
Le onde mormoranti
s'infrangono lievi
fra le canne fruscianti
al volo degli uccelli,
e su, nel cielo limpido,
leggere nuvolette
biancovestite
occhieggiano al sole
che si specchia
gioioso
sulla palpitante acqua
cinerina
ed apre e scalda
i gialli azzurri bianchi fiori
e la tenace malva violetta
sull'argine scosceso ridenti.
L'audace vento tace;
nascosto tra i pruni,
aspetta la sua ora.
Alle foglie
O foglie belle,
care sorelle,
simbolo della vita
che si rinnova,
vestito fresco e aulente
degli alberi tutti,
come mi rattrista
vedervi distaccare
dai nodosi rami
ad una ad una
e finire, con i vostri
caldi colori,
sulla nuda terra
abbandonate, calpestate,
scagliate lontano
da soffi di vento,
un tempo amico.
Ma tornerete,
e questo mi consola,
care sorelle,
più forti, più verdi, più vive
a rivestire con il vostro splendore
i rami ferrigni
degli alberi spogli.
Risorgerete a nuova vita,
e ancor più accoglierete
i vostri amici alati
ed allieterete gli occhi
di bimbi e vecchi.
E invece,
che sarà di me?
Anch'io un giorno
me ne andrò
non so dove,
ma per sempre.
Viaggi
Son tornati i gabbiani
dai loro lunghi voli,
dai loro misteriosi viaggi.
Ed ora popolano il cielo,
bianchi tra le felici nuvole diradate,
alla ricerca di cibo e d'amore.
Anch'io son tornato
dal faticoso viaggio
della mia breve esistenza,
e volo con le ali stanche
alla ricerca del cibo dell'anima: l'amore.
Quell'amore che mi fa salire
al di là delle tristi nubi sfilacciate,
dove c'è solo pace,
più vicino al sole,
a godere della luce e del calore.
Gli alberi
Sono entrato nel bosco.
Solo si sente il respiro
fraterno degli alberi taciti.
Il profumo di verde rinfranca
il cuore battuto da mille tristezze.
Qualche rapido volo d'uccello
rompe il silenzio, qualche
grido improvviso fa trasalire
gli operosi insetti nascosti
sotto il soffice manto di foglie.
Colori soffusi, riposano gli occhi.
S'inebria la mente, il cuore si apre.
Si leva il fruscio, echeggia il mistero.
Si abbracciano gli alberi con i rami
frondosi e le chiome fluenti.
Vorrei essere un albero
come loro: paziente e capace
di soffrire nella brutta stagione,
ospitale e generoso nell'accogliere nidi,
forte e tenace nel fronteggiare le tempeste,
austero, ma affettuoso come un fratello
che ti conforta tra le sue braccia,
utile nell'offrire sicuro rifugio
ad uomini ed animali,
nel donare cibo a tutti.
Vorrei essere un albero
umile per diventare alla fine
tavola per la mensa e legna da ardere,
cenere calda per il povero,
e non putrida polvere
che vana vola via.
Se ricordo
Se ricordo
distese marine azzurre
selvaggio sole sulle dune
fresche sere profumate
trepide aurore mattutine
è bello riassaporare
quei momenti di serena pace.
Se ricordo
il sorriso tuo splendente
i capelli sbarazzini al vento
è bello ridestare
il calore dell'amore
quando mano nella mano
si sognava l'avvenire.
Se ricordo
il primo vagito
frutto del nostro amore
è più bello rivivere
quei momenti di felicità.
È bello ricordare
senza vivere di ricordi.
È bello ricordare
per dare slancio alla vita.
È bello stare insieme a te.
-Da La nostra storia-
La bianca signora
La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l'orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l'accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l'attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d'amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.
Come una breve gioia
Come una breve gioia
la calda Estate se ne va.
Non ci sarà più il sole
che brucia gli umidi sospiri di tristezza,
e le lunghe notti
scorreranno lente
in compagnia del gelido vento.
Anche gli alberi, come me,
diventeranno tristi
e piangeranno foglie,
tante leggere figlie,
che strappate dalle loro braccia
volteggeranno rapide verso la morte.
E il cielo spesso sarà cupo
di nuvole grigie,
mantello nerastro
dei cuori solitari.
E la nebbia scenderà
ad avvolgermi col suo bianco
velo misterioso.
Chi mi toglierà la pena dal cuore?
Torna, Estate, a riscaldarmi
col tuo luminoso abbraccio;
torna, Estate, a rasserenarmi
con la tua ardente luce.
Dove siete?
(Alle prime poesie perdute)
Oh, dove sei tu,
vergine Poesia,
Vestale degli affetti
di me imberbe quindicenne?
Di te ricordo qualche verso:
"Sfavillano le faville del focolare
nel freddo della sera crepuscolare".
Non sei più in quel quaderno segreto,
buttato un nero giorno nel fuoco.
E tu, oh, dove sei tu,
timida compagna,
Poesia lontana
nel tempo e nello spazio?
Il tuo inizio era:
"Passa la littorina sul ponte
e la valle rimbomba
al suono metallico e sbuffante".
Non sei più nel cestino
appallottolata.
Dove siete, soavi creature
dell'età mia fatata?
Siete nella sorgente del mio cuore,
da dove all'improvviso scaturite,
fresche polle, a dolcemente lenire
le ferite della vita.
Tornano le rondini
Tornano le rondini
nere saette del cielo
a sfiorare terrazze
a baciare erbe e fiori
con rapidi voli radenti.
Torna la gioia del vivere
con i caldi impulsi di Marzo.
Ora i gabbiani volano alto lenti
verso le bianche nuvole vaganti,
e i merli cantano
sulle nuove siepi
melodie d'amore;
brillano i becchi d'oro,
mentre s'accapigliano i passeri
con guizzi festosi.
Ora ha un altro suono il mare.
Sussurra mormorando nenie
ipnotiche con dolci sospiri.
Ora hanno un altro profumo i pini,
hanno un altro fruscio le foglie fresche
degli alberi lungo le rive del fiume.
Sensazioni lontane sopite si svegliano,
mi portano indietro nel tempo,
quando il cuore era più giovane
quando costruivo la mia vita
quando cedetti felice
al sorriso della mia donna.
Sereno
Non una nuvola
questa mattina
nella coppa cristallina
del cielo.
Il sole vi disegna
fili d'oro e d'argento impastando
sullo sfondo l'azzurro e il turchese,
il violetto e il rosa.
Lo sguardo si spinge lontano
alla cerchia dei monti,
bianca corolla dell'orizzonte,
stagliata in una luce perlacea,
mentre ascolto i fremiti
del vicino mare danzante
spumoso e flessuoso
su infiniti raggi adamantini.
Nella coppa s'immergono
solo gli abitanti del cielo
e dell'aria: gabbiani, su in alto,
verso l'azzurro; gazze chiassose,
tortore e colombi tubanti più in basso.
E tutti bevono il nettare di luce.
Gatti innamorati
Miagolano i gatti
amore al vento
sotto gli alberi e sulle terrazze.
Una musica straziante e lamentosa
si diffonde nell'aria
luminosa e fredda di Febbraio.
Non abbaiano i cani
quasi spauriti
dai pianti amorosi
degli ancestrali nemici,
e sono in ascolto
meno nervosi e più mansueti,
anche se passa uno sconosciuto.
Intanto indaffarata prosegue
la vita dell'uomo:
rumori di macchine,
canzoni alla radio,
un bambino che piange,
porte che sbattono.
Ora tacciono i gatti innamorati.
Al crepuscolo si risveglierà
l'istinto primordiale della vita
e i lamenti si faranno più alti.
Sarà la notte pietosa
a chiudere il loro concerto.
Torna il sereno
Il sole sbuca sfolgorante
da un ammasso di nuvole nere
e squarcia con la sua spada
d'oro il cinereo velo
del triste cielo.
Fremono gli alberi
al tocco dei caldi raggi,
palpitano le gole
degli uccelli canori,
si rischiara la valle
dai monti innevati
all'antico mare,
che sussulta lieve,
onda su onda,
lanciando lapislazzuli
al suo perenne amico.
Torna il sereno
anche nel mio animo:
una dolce armonia,
lontana lontana,
mi culla,
la pace mi porta. La barriera del Tempo La grande barriera del Tempo blocca i mutevoli desideri dell'uomo, vaganti come uccelli impazziti dalle ali variopinte alla ricerca di luce e di cieli azzurri. Impenetrabile avanza nello spazio della vita respingendo tutti gli attacchi volanti di amori perduti tra luci ed ombre, lungo il corso dei fiumi e sotto il sorriso delle stelle; di gioie troppo brevi inseguite da lunghe tristezze; di serenità implorata con preghiere e con pianti; di pace dell'anima, senza dolori; di pace nel mondo, senza guerre; di giustizia anche per gli umili; di ricchezze da offrire a tutti. E gli innumerevoli desideri rimbalzano all'indietro e tornano sconfitti nel buio dei cuori. Alla fine un solo desiderio agita l'uomo, come un uccello dalle ali stanche che vola nel crepuscolo della sera imminente: morire illuminato dall'aurata luce del sole vermiglio che si nasconde dietro i monti. Ma anche questo la barriera respinge e rende vano: non è permesso all'uomo di desiderare senza soffrire, mai.
Attesa
I gabbiani aspettano.
Sono in fila sul muricciolo della terrazza
del palazzo di fronte.
Ogni tanto muovono la testa,
alzano un'ala,
si lisciano le piume col becco.
Uno, bianco con le ali grigio perla,
spicca un volo di ricognizione.
Perlustra il giardino del mio condominio
volteggiando con giri lenti e silenziosi.
Un altro guarda il compagno vicino, pensieroso,
quasi a volergli porre la domanda: - Ma non è ora? -
Aspettano, pazienti,
che la signora del terzo piano
cominci a buttare loro
pezzetti di pane
sull'erba del giardino.
Allora li vedi scattare in picchiata,
becco proteso e ali strette.
Afferrano rapidi il dono
e volano via ad ali aperte,
maestosi,
verso il mare mormorante,
verso le nuvole adagiate nel cielo,
verso la luce infinita.
E io, uomo, so attendere paziente
il passaggio del tempo?
So accettare grato e gioioso
i doni che la vita mi offre? Oggi il cielo Oggi il cielo ha indossato l’abito grigio delle cerimonie noiose. Nasconde la cravatta celeste sotto una sciarpa scura e ruvida. Senza sorriso ti guarda minaccioso, e, quasi a beffeggiarti, comincia a spruzzare gocce fredde di pioggia dalla fitta nuvolaglia che lo copre come un nero mantello untuoso e vecchio. Non gridi dai nidi, non volano uccelli; solo qualche ombrello frettoloso e sbilenco si muove rasente le siepi d’alloro e di bosso. Vetri appannati celano ombre dietro l’opaco riflesso della luce biancastra. Una raffica di vento impietosa denuda i rami degli olmi; si piegano i pini gemendo. È tempo di neve. Richiamo Che cos'è che mi turba? Forse l'angosciosa morte dal tenue richiamo e dal flebile soffio che il tremulo lume spegne della vana vita immersa nel mutevole fumo delle diafane illusioni finite nel Nulla, culla dei sogni e delle speranze che non dondola più? Ottobre Ottobre pallido e tiepido siede con la variopinta sciarpetta sulle spalle e l'antica pipetta di ghianda tra le labbra sul suo tronco secolare, scranno dei tempi, reggendo su una gamba l'eterna tavolozza dai mille colori. Spruzza la magica luce sulle foglie degli alberi con lievi tocchi muovendo agile la vecchia mano, e poi soffia leggero per farle frusciare, per vedere se gli occhi volentieri le guardano. Sono belle, ma non contento, spesso varia le sfumature. E di nuovo intinge il millenario pennello nella tavolozza che ride di colori vibranti. E di nuovo nuove tonalità crea con soffice mano, e le foglie cambiano, e gli occhi s'inebriano, fino a quando l'uggioso Novembre e il freddo Dicembre, dispettosi fratelli, in compagnia dell'irrequieto Vento, non le faranno volare via o cadere accartocciate per terra. Alla Sera Sera, tutti ti lodano. Io no. Spegni la luce e la gioia porti via, apri furtiva la porta all’odiosa notte che tremula balbetta la fine dell’uomo, avvolgendolo col suo nero mantello, per nascondergli le trepidanti stelle e le galassie lontane. Sera, tutti ti amano. Io no. Sei l’ancella della morte, del dolore sorella, inganno del tempo che se stesso consuma nell’oziosa notte.
Meriggio Sonnolenza del sole giallo che la dorata noia illumina sovrano. Sbuffi di vento fragile disegnano nuvole ove si tuffano gabbiani. Passiva pace acqueta le nervose membra e gli occhi si chiudono al mistero della vita e la mente si apre alla realtà inesatta e il cuore batte, e non si sa perché.
Alla mia donna Il tuo acidulo sudore risveglia sopite passioni di sconfinati mari e tempestose onde, di placidi monti innevati, di aulenti boschi freschi. Il tuo sorriso, biondo sole tra le nuvole di perla, placa l’esile perenne inquietudine che permea la mente e il cuore ancora vergine di chi eterna vita vorrebbe e spazio infinito. Nei tuoi chiari occhi scopro isole verdi tra mare e cielo, dolce rifugio alle tempeste furiose della mia vita che disillusa attende l’ultimo richiamo.
-Da La nostra storia- Umanità Umanità sofferente che piangi che ridi che vivi urlando, tacendo nel dolore, fiore divino sbocciato nel buio della vita.
Umanità baluginante che passi scappando, gemendo col tempo impassibile invano lottando.
Umanità indigente di pace desiderosa ansiosa d’amore che nella rete t’avviluppi della tristezza lontano dal Cielo, ove brilla il sole, prostrata in terra, ove cresce quel fiore.
Umanità languente, conosci un solo fiore, spento, che profuma di pianto. La mia donna La vidi nella luce del sole: il sorriso squarcio nell’anima aperta alla speranza; i capelli ribelli sul volto, spazi di cielo aperti all’amore. Io la vidi e fu la gioia; nei sogni mi apparve occhi puri nel sole; anche nella notte ora illumina la mia via. Foglia assetata la mia forza è in lei, rugiada. Desiderio eterno sempre nuovo, fuoco vivo mi spinge nella sua luce. Con lei vivrò.
-Da La nostra storia-
Settembre Tornano le belle nuvole finalmente a rincorrersi nel cielo, a scherzare col sole, a dipingere il mattino. Torna il vento rapido finalmente a sferzare i pini, a danzare con le foglie il minuetto della vita. Tornano i tenui crepuscoli finalmente a smorzare la luce, ad accorciare il giorno. Tornano le lunghe notti finalmente a portare sogni, a spaventare i dubbiosi dell’altra vita. Eppure vivo Sto meditando sullo strazio della vita, sull'inutile dolore, sulle promesse eterne, sulle vane speranze.
Vita dovuta, non richiesta, vita sbattuta tra arcane promesse, vita perduta in dubbi solenni.
Tortuosa è la via dell'uomo che va, senza ritorno, lontano lontano, stanco di vivere e di morire più e più volte, di giorno e di notte.
Eppure mi piace ogni tanto gioire, portare a spasso la mia vita di sasso; sentire la pioggia che batte sul tetto e il vento che sferza gli alberi superbi; prendere in mano un ciuffo d'erba, vedere il monte che nasconde il sole.
Eppure vivo... e vivrei mill'anni.
Non voglio più ragionare
Da un po’ di tempo
i sentimenti
mi partono dal cervello
logori e sbiaditi.
Ma dove è andato a finire
il mio cuore?
Quel cuore
che palpitava fremeva
soffriva gioiva.
Bastava un dolce sguardo
e rapido balzava,
un caldo sorriso
e sereno si slanciava
nell’azzurro del cielo.
Il cervello calcolatore,
spia del dolore,
ha preso il sopravvento.
Pensieri dilanianti
polverosi ricordi
viaggiano instancabili
monotoni e ligi,
incalzati dall’implacabile
e avido tempo,
che ingoia le affannate
ore dell’uomo,
tra dubbi inestricabili
sul bene e sul male,
sulla morte e sulla vita.
E’ la saggia esperienza
- dice il cervello -
E’ l’arida mancanza d’amore
- dice il cuore -
Non voglio più ragionare,
voglio soltanto amare. Chi sa Chi sa cosa ricorderò prima di morire, nell'attimo dell'agonia: ombre o luci della mia vita sospesa ad un filo invisibile ondulante nel vuoto? Chi sa... Minuetto Che cos'ho? Non lo so. Mi pervade un'ignota pena. Sono immerso in grigia rena sbriciolata d'ovattati sentimenti, da parvenza ingannati di reale inesistenza.
Danza malinconia nell'aperto spazio, mentre il sole caldo ascende indifferente sui pensieri in balia del perché così sia.
Il sussurro delle fresche foglie batte il tempo suadente, liberando la mia mente finalmente dal grigiore arrugginito di questa vita sempre più desiderata, sempre più amata.
Che cos'ho? Non lo so. Mi pervade un'ignota gioia: della vita non ho più noia e di slancio rido, e amo della vita il ricamo. Il treno della vita Veloce corre il treno nella bruma ovattata dal sole filtrata. La pianura è assopita. Sognano gli alberi cullati dal ritmo sonnolento del treno che fugge via. Cavalli e casolari ascoltano trasognati sonnambuli incalzati dalla nenia persistente. Il treno va sobbalzando, sferragliando passa il ponte della nostra assordante bella vita estenuante che mai riposa, mai si ferma, sempre avanti, sempre sempre, fino a quando? fino a quando? E un altro giorno... Il pensiero della morte ai risvegli invernali dipinge pieghe sottili d’angoscia. I tetti bianchi di brina e il gelido vento che sibila ostinato via si portano poi la tela ricamata degli ignoti richiami. E un altro giorno si apre. Il mio fiume Ora iniziano una strana danza d’amore le fuggevoli libellule. Fiume, fluente discendi intristito tra gli alti pioppi superbi nel loro candore. Danza d’amore suoi tuoi gorgoglii tra i rovi invadenti il tuo andare perenne. Lunghe braccia vive e spinose irridono le frivole effimere libellule: vita fatta di colori. Tu sdegni i fremiti d’un attimo solo e accogli il sole spezzato. Notturno O canto della civetta felice giungi alle mie orecchie impazzite: fruscii, vuoto e poi nulla. La notte inarca la sua gobba; o canto della civetta, veloce lingua di fuoco tu l’attraversi. Solo antivedo nella tenebra il nullo futuro, la vita: comprendo il fruscio... le mie orecchie tacciono. Non più il sordo battere del cuore sul timpano, ma aereo strido realtà raggiunta nel silenzio oscuro. O canto della civetta felice giungi alle mie orecchie impazzite di gioia. Marzo Torna Marzo selvaggio: folate sui pini si gettano, scompiglio di nuvole basse, raggi di sole improvvisi.
Linfa di vita freme col cuore. Sera Alto è il respiro dei monti, tra gli alberi riposa la valle; ancora non dorme il pettirosso. Tra poco scenderanno le ombre e profondo sarà il silenzio. Vita Più di quanto io stesso pensassi sono attaccato alla vita. Impetuosi fuggono i giorni rare restano le speranze. I sogni chiudono gli occhi: rimane aperta una finestra al tramonto. Non ancora la nebbia dei sensi apatica scende a spegnere il desiderio di vivere: guizzi di luce talora illuminano la sera che viene. Sulla laguna Scende la sera e la pace mi porta, pace di sensi sulla laguna: ineffabile silenzio si rompe e trascorre sulle erbe, rauco richiamo di gabbiani solenni sull’immota acqua. Lievi farfalle ondeggiano al vento impaziente. Lontane le vette respirano sospirano liete le gemme. Una vela disegna un arco bianco. L’argine è azzurro di fiori. I pruni le angosce dipingono della vita - il vento mai non posa - groviglio di attese mai vinte. Lungo l’argine L’odore del fieno lontani ricordi riaccende in questa placida ora. Frulli d’ali sull’argine increspata è la laguna. Lente vanno le barche lenta una tartana riposa. Il sole basso filtra vermiglio fra nuvole nere. Una subita folata di vento le tife riarse e l’erbe scompiglia; ciarlano le tenere canne. Ecco, fresca e leggera la pioggia ristora i pruni tenaci ed anche il mio viso e l’animo stanco. Scherzo (A mia figlia quando aveva due anni e mezzo)
Cattivona, cattivona
dolcemente tu sei buona;
grande piccola padrona,
non far ora la briccona!
Cattivella, cattivella
tu gli occhietti grossi hai
e le guance dilatate!
Le boccacce tu mi fai!
Cattivaccia, cattivaccia
se un sorriso tu non fai
la Befana bella chiamo
con la sua grande bisaccia.
Ed il dito non mi lasci,
è da un'ora che lo stringi.
Dormi, dormi cattivuccia
or non storci la boccuccia.
Sogna, sogna la tua mamma,
sogna pure il tuo papà.
Il respiro tuo ci incanta
ed il nostro cuore canta. Inquietudine Precipitano gli anni nella forra della vita. Acque fresche ingoia la marmitta dei giganti che tutto vorticosa rimescola alla luce e al buio il passato e il presente. La vita è un imbuto che troppi amori gioie dolori riceve e via disperde. Il futuro mi attende immerso nel bosco ove tutto tace anche degli alberi le fronde e del fiume le onde perenni. Quando sono con te Quando sono con te, chi sa perché agli occhi m’appare un campo di spighe sussurranti come fresche onde amiche.
Quando sono con te, chi sa perché il cielo diventa sempre più blu, simile agli occhi sereni che hai tu.
Quando sono con te, chi sa perché il vento furioso placa la sua ira, si ferma dolce e la tua chioma mira.
Quando sono con te, chi sa perché nuvole grigie non coprono il sole, contento di scaldare il mio bel fiore.
Quando sono con te, chi sa perché gli uccelli non fuggono impauriti, la tua voce ascoltano incuriositi.
Quando sono con te, chi sa perché le stelle non sono tanto lontane e le mie parole non sono vane.
Quando sono con te, chi sa perché non ho paura nemmeno del tuono se in braccio a te perduto m’abbandono.
Quando sono con te, chi sa perché il tempo vola, non capisco niente, beato sono come un incosciente.
Quando sono con te, chi sa perché sento la voce del cuore che dice: - Ora sono veramente felice -
-Da La nostra storia-
Sono solo col vento Il vento frastorna le antiche pene nell’ignoto regno dell’inconscio; a raffiche rabbiose scaglia l’inquieta sabbia fin sulle dune verdi. Fuggono le bianche nuvole verso il sole giallo, s’inarcano le onde ruggendo, rilucendo di speranze mai dome. Scricchiola la barca della mia vita, tenuta ancora dall'ancora dei desideri che, a uno a uno, rapidi scompaiono nel vortice delle incognite; sibila il vento spazzando il mare, la vela spezzando della mia barca. Una luce bruna improvvisa la costa oscura. Impazzisce stridendo la sabbia. Sono solo col vento e con l'urlo del mare senza le tue mani. E la mente riposa Inerzia della mente alla calura della sabbia che scotta. Le vele al vento si aprono veloci le barche solcano il mare da bianche creste screziato. Voci dal brusio delle onde attutite giungono ipnotiche da mondi lontani spinte da soffi flautati di vento intermittente. E la mente riposa. Donna Chi sa cosa significa esser madre. Partorire con dolore e somma gioia. Vedere il frutto di se stessa venire alla luce urlante d’energia e di vita affamato.
Donna, anello della vita, portatrice della vita, tenace combatti e sopporti il dolore, in silenzio soffri per amore dei tuoi figli.
Donna! Dove sarei, se non ci fossi stata tu? Dove sarebbero gli uomini tutti?
Chi sa cosa significa esser madre. Gioia provare e dolore, piangere e ridere, amare e soffrire e dare conforto, sicuro rifugio per l’uomo. Toccherà Toccherà anche a me stare in una stretta bara a riposare in pace lungo disteso con le mani giunte con gli occhi chiusi e vedere la luce dell’oltretomba e sentire il profumo della decomposizione. Fingerò di essere morto fin quando la carne la fragile carne non più mi stringerà; riderò delle umane miserie fin quando le ossa le bianche ossa brilleranno nella notte eterna. Vento Vento, portami lontano al di là delle montagne: voglio sognare sopra nuvole di seta dolci colline vermiglie, voglio bere il nettare degli dei avvolto da cirri fuggevoli, voglio con te volare sulle alte vette e sui profondi mari. Vento, accarezzami anche quel giorno quando dirai: vieni. Tempo Inesorabile Tempo, ti porti via insaziabile la vita mia. Dispettoso pittore, ami colori grigi e giallastre rughe da spruzzare impietoso sui capelli e sul viso. Impassibile Tempo, cinico tiranno, ti diverti con le mie ansie, riducendo le mie gioie, nel vortice dell’infinito. Desiderio Vorrei tornare trent’anni indietro, assaporare la vita e avere l’illusione della giovinezza. Guardare con ansia i giorni che veloci scorrono, e la sera non avere pace. Tremare vorrei davanti all’ignoto lontano e del futuro farmi beffe. Ma ormai sono qui, vicino al traguardo mai sognato, sempre aborrito. Notte serena Luci dell'anima palpitano con le stelle in questa notte serena. Argentei fruscii di pioppi s'innalzano alle rade nuvole, impalpabili compagne della solitaria luna. Richiami d'un tempo remoto, d'un tempo felice giungono sussurranti dall'onde del Foro che scorre che scorre mormorando tra sassi, accarezzando le braccia piangenti dei salici, dei rovi. Fremiti nel cuore risvegliano i gorgheggi dell'usignolo, sovrano cantore della notte serena. Vegliano pallidi i monti lontani sotto il sorriso della bianca luna; placido riposa placato il mare. Notte, sei luce, luce vibrante d'un rapido momento che mai tornerà. Primavera Il sole splendido nell'azzurro cielo frantuma il muro dei ricordi nebbiosi liberando luminoso la mente dalle sue tristi ombre. Torna a pulsare il cuore con nuova forza, rinnova caldo il sangue la sua gioia vitale, palpitano le vene desiderose d'amore. Domina vittoriosa la luce dalle bianche vette al mare, e il giorno sorride, e anche la notte non è più notte. Nostalgia Vorrei tanto, per te soltanto, rievocare la vaghezza della fatata età lontana, quando lieve dai caldi colli l’odore scendeva del fieno a inebriare l’anima mia. Vorrei tanto, con te soltanto, nel ricordo fremere e gioire, la pace riassaporando della valle col suo sentiero dalle alte fresche erbe ammantato. Vorrei nuotare in mezzo al fieno per riscoprire la purezza dell’instancabile pensiero che agitava i veloci giorni. Vorrei… Ma la valle dell’anima mia è senza sole e inaridita tra la polvere dei ricordi e le speranze ormai perdute. Vorrei soltanto con me averti, respirare rivolto al sole ed il dolce vento ascoltare, e come un tempo poi sognare.
Sfinge Tu hai il potere di logorare l'anima e fiaccare lo spirito. Sei il Tempo distruttore che ingoia senza posa ogni essere vivente come un immenso buco nero? O sei la Nemesi del fragile uomo che rosicchi inesorabile risucchiando nelle fauci ogni alito della sua vita? O sei l'Echidna, madre di mostri orripilanti, che si insinuano nei nostri cuori? Nascondi la gioia e la pace, dispensi tristezze e angosce. Dimmi chi sei. Forse la colpa, la pena d'esser nati? Svelati. Che io possa sfuggire al tuo disgustoso abbraccio e sorridere felice al cielo ai fiori che sbocciano alle foglie che tremolano al fiume che lento scorre agli occhi dolci della mia donna. Sogno all'alba Altri cieli, altri mondi. Sospese nell'azzurra luce grandi ninfee verdi adagiate su laghi cilestrini ondeggiano lievi. Cigni bianchi e neri vi riposano assorti, e poi spiccano il volo verso la luce più viva. Quella luce, magnete dell'anima, che folgorante attrae e allettante invita all'armonia dei sensi, alla pace del cuore in tumulto sempre.Al Mare O arcano Mare, hai cullato i miei sogni infantili, quando ti ammiravo, sospirante gemma verdazzurra, lontano all'orizzonte eppure a me vicino, dall'alto dell'erta collina a schiena d'asino, pallida d'ulivi e verde di viti, ove le case timide s'abbracciano. Poi, la buona sorte ha voluto che a te m'avvicinassi. Ho sentito e sento tutti i giorni i palpiti, i sussurri, i richiami, gli urli del tuo immenso cuore che m'accompagnano nella rapida fissità interminabile dei giorni rimasti, anelli rosi dalla ruggine del Tempo, pendenti rossastri dalla catena della mia vita. All'Acqua Vergine Acqua, che scendi copiosa su tetti roventi su foglie assetate su strade polverose, che gorgogli festosa tra gorgheggi d'uccelli, che scivoli pura tra erbe e radici, che fresca ristori anime e cuori delle città deserte dei paesi assolati delle spiagge frementi, trasporta con te il mio corpo nelle viscere della madre Terra: voglio tornare polvere minuta che il caldo vento fa volare nelle fulgide ore dell'estate, quando il Sole impone il silenzio con il suo radioso scettro di luce. Sogno Una pianura interminabile, giallastra la terra, bruciate le erbe, fumiga. Scalpitano, criniere al vento, sauri indomabili: desideri bradi del chiuso orizzonte della vita. Nitriti chiamano, code saettano, furibondi nella luce d’ocra corse scatenano senza fine verso l’orizzonte, chiuso. Il campo della vita Da sempre paure o inquietudini hanno scavato solchi dolorosi nel campo della mia vita. Terra, pietre, radici sconvolte dal fatale vomere hanno ridotto la mia esistenza un continuo germogliare di spine acute, piccole e multiformi, che hanno bevuto gocce di sangue - atrocità degli attimi incalzanti - e che hanno scarnificato la serenità dell’animo - ci fosse un cielo, un po’ di sole lo illuminerebbe - Ma l’implacabile aratro guidato da ignota Mano insensibile prepara il terreno a nuove semine di paure e di inquietudini tenaci. Ed il campo della vita non conosce fresche erbe, né fiori variopinti, ma solo pruni senza foglie, e la sofferenza, fertile concime, li alimenta sempre.
L’Indifferenza Granelli di sabbia, sospiri d’amore inariditi dal sole spietato dell’Indifferenza, brillano ammiccanti al vasto mare percosso da mani solcato da barche stanco dell’uomo. Un mare senza uccelli, aggredito da uomini accaldati da bambini urlanti da mamme ansiose. Piatto e liscio non mormora, non s’agita, soffre immobile. Mare, sei forse il frutto dell’indifferenza sotto l’azzurra volta del Cielo? Vertigine La vertigine del vento inabissa le angosce nei cunicoli della speranza. Il vento va e viene - l’accompagnano bagliori di luce bianca - e parla suadente vagabondo dei vani desideri, fragili ghirlande di nuvole in fuga, da lui donati, ghignante, a larghe mani ai nostri cuori. In vani dubbi In vani dubbi con lento soffrire, uomo, consumi te stesso come un tizzone nella calda cenere. Grigio diventa il tuo mondo inquieto, disfatto in miriadi di particelle che roteano la tua vita nella razionale volontà del Caos. Ai dubbi, tarli della mente, assommi le angosce inesplorate e rigogliose della foresta cinerea che sovrasta la Terra abbandonata della gioia, scacciata anch’essa dalla Forza invisibile e grigia che tutto inghiotte. Affanno L’affanno dei giorni che se ne vanno in quest’inerte estate tra le cantate delle cicale e il mormorio del mare. Sono rare le ore calme dell’io profondo dell’inconscio Mondo sbigottito e dal Tempo incenerito. Vagano i pensieri in una spirale d’ombra, sgombra di certezza, dell’essenza nulla piena. Frenetiche formiche tutte in fila sul sentiero dell’insulsa vita noi siamo e corriamo alla ricerca di che cosa? Lassù sereno è il cielo, e nere le rondini saettano e veleggiano i gabbiani. Qui s’affannano le formicuzze a trasportar pagliuzze per un improbabile Domani. Tristezza Tristezza, gioia negata, che a me t'avviluppi, lasciami per una volta. Fuggi le ansie, le bianche tenebre, che dipingono le mie sere. Non bussare al martellato mio cuore, alla convulsa mia mente. Vattene per una volta! Non ghignare soddisfatta, mentre giri il trapano dei dubbi ricorrenti sulla vita, sulla morte, sul tutto, sul nulla. Gioia Gioia, tristezza obliata, danza con me nel vento furente della passione. Librami in alto, ch'io voli felice verso le tremule stelle - sogni desideri speranze - Ingoiami, ch'io penetrare possa nel tuo mondo fluttuante, dove sempre in agguato infastidite vigilano le angosce. Gioia, specchio della tristezza senza affanno, rifletti questo volto anestetizzato da sfuggenti sorrisi casuali. A mia madre Te ne sei andata così come sei venuta umile e silenziosa. Ti sei spenta piano piano soffrendo e amando. Ma le tue mani stringono il mio cuore, i tuoi occhi mi guardano ancora. Sei vigile madre come sempre, e il tuo ultimo sorriso lenisce le pene. Il tuo corpo è stato il tempio del dolore donato al mondo tutto, ma la nera signora che il filo spezza della grande illusione ottusamente ha atteso di portarti via con spietata indifferenza.
Madre, ti ringrazio. Accetto, madre, grato il tuo ultimo dono: mi hai liberato dalla paura della morte. E vanno i giorni... Il verde prato sull'alto monte della speranza gela. L'aspro dolore tra quotidiani spinosi pruni striscia. La lunga notte della solitudine compagna tace.
Non alza la vela la barca della mia vita, vino non mi mesce il Coppiere della vita, non trovo pace in questa convulsa vita. C'è solo il dolore senza speranza che balla lento questa triste danza:
e vanno i giorni e gli anni vanno come muti pellegrini tutti in fila a testa china strascicando i gonfi piedi sulla via che mai finisce. Paesaggio invernale Tacito un passero vola, su un ramo spoglio si posa. Neve ovunque soffusa, alberi dal freddo scheletriti. Silenzio intorno.
Sotterra pulsa la vita. Neve Cade la neve. Fiocchi su fiocchi su tetti, su pini, su siepi, su strade. Li aggroviglia il vento impaziente li ammassa, li sparge nervoso. Non un passero pigola, non un merlo saltella. Solo si sente il fischio del vento; solo si vede neve che cade. Scende il buio. Bagliori vermigli s’innalzano in cielo, assistono i lampioni allucinati all’urlio dei bianchi cristalli in cerca di pace. Tace il vento, respirano i comignoli. Cade la neve. Fiocchi su fiocchi si posano, si posano nel lento silenzio delle vie deserte. La valle del desiderio Scotimento dei sensi innalzati in opache luci di desiderio: altissima nebbia irridente lo stridulo mondo velato d’amore fugace, patina dai mille colori accecanti. Indecifrabile oscura passione, aggrappati all'informe nebbia e penetra, acqua grumosa, nella valle irta di scheletri rabbrividenti alla sua diafana presenza di sole. La mia bambina Si chiama Valeria la mia bambina. E’ dolce e tiranna con il suo papà. E’ bella. Nei suoi occhi rapide guizzano maliziose bugie. “Carino tu sei, carino"- mi dice - con vellutati sorrisi d’amore. Un cattivone son io anche per lei. Soave diletto ella m’infonde, fresca spuma leggera marina. Nuvole Squarci di luce celeste balenano tra grandi montagne dal vento sfrangiate nell’aura grigio perla. Masse informi percorrono le rosee praterie dei cieli. Ricordi d’altri tempi, nembi arroccati, squassano la mente e il cuore. Lontano nel tempo dei desideri dolci e furiosi lo scrigno si apre: s’incrociano nel cielo veloci, e nessuno mai li ferma. Sono stufo Sono stufo di compiangere il mondo e le sue disgrazie, o alata Speranza, che nella mente umana ti insinui ingannevole.
Sono stufo di assistere ai misfatti ogni giorno dall’uomo perpetrati, o solenne Ignavia, che con il tuo egoismo i cuori incolli di freddo cinismo.
Sono stufo di sorridere alle ignobili adulazioni ed alle piatte imitazioni di grigi signori, succubi dell’interesse, o diffuso Conformismo, che spegni la luce dell’intelligenza.
Sono stufo di rimpiangere il passato. Proiettami nel futuro del nulla enigmatico o nel presente sistematico, o Catapulta delle mie illusioni.
Sono stufo di accendere false gioie e tristezze vere. Blocca le mie pene, o Bastione delle disillusioni, che ti sbricioli giorno per giorno.
Sono stufo di deludere la mia coscienza. Illumina la mia via, che mi hai assegnato, o sovrano Essere, reggimi, e non rimproverarmi, se ogni tanto incespico. Solo Morir mi piacerebbe in un’isola solo dal mare accarezzato e dal vento. Ora L’ignota inquietudine a tratti m’assale sollevando la polvere di ancestrali paure. Lenti veleggiano al mattino sul mare tenebroso i vascelli dell’anima. Lieve la mano del dolore mi accarezza in quest’ora di luce ialina. Ricordi Arcani forzieri del tempo serrano ricordi consunti. Talora inavveduto il cuore li apre. Venti furiosi allora impietosi lo squassano, di dolci rimpianti carichi di gioiose tristezze intrisi. L’onda della memoria si frange: impetuoso mare, monte austero, alberi suadenti, vagabondo vento, da voi pace invoco, quella pace invano sospirata nella mia vita assediata da ignoti nemici che si nutrono di me nelle tenebre dell'inquieta notte. Tramonto
Rosea luce irradiano l’alte vette,
la fulgente calura ora si placa,
nella valle i cuori e l’ombre titubano.
Cirri leggeri com’onde nel mare
eterei trascorrono il glauco cielo.
Sospiri di vento filtrano lievi
tra fronde, fresco rifugio d’uccelli.
Il sole rosso scompare allo sguardo.
Il canto del merlo annuncia la sera:
i dubbi tramontano e le speranze,
stanco si chiude il giorno della vita.
La notte ci chiama: nel buio sorride,
nell'atro regno di morte ci invita.
Il canto del merlo spegne la sera:
i dubbi svaniscono e le speranze.
Si svuota la vita che tanto amammo,
tememmo la notte che noi fuggimmo:
ed ora ci irride, eterna, ci irride. Se tu fossi qui Madre, se tu fossi qui, ascolterei le tue sagge parole e le tue limpide risate come fresche foglie fruscianti. Piccola e forte, grande e generosa con un cenno della mano commenteresti le vicende della vita dall’alto del tuo luminoso dolore. Non asprezza, ma dolcezza emaneresti col placido sorriso di chi conosce la realtà mutevole e con la tua calda voce scioglieresti i grumi rappresi dei miei acri giorni. Lontana dagli uomini, ti sento vicina e il pensiero di te spegne i tristi bagliori della mia inquietudine, mentre il vento scherza con gli alberi e gli uccelli. In riva Tace l’immenso mare sorridono veloci le onde in un oceano di luce in quest’ora di calma. Urano alto sul mondo con occhio ceruleo del cielo le plaghe percorre. Tacciono le brezze e l’onde. Silenzio profondo fumiga la sabbia. Si sommano nell’animo le estati trascorse in giochi felici, in vani rimpianti. Vergine il cuore ritorna. Al vento Vento, sussurrami calde parole di sole. Rinfresca le chimere inafferrabili delle mie estati tra sbuffi d’onde e dune fiorite. Scompiglia i fatui desideri, porta via le angosce. Con te vorrei volare fin sulle nuvole grigie, penetrare tra fresche foglie, sbarazzarmi dei pensieri immobili. Davanti al mare Ascolto la voce dell’anima nel silenzio attonito del mare. Fresca l’onda intime sensazioni rinfranca. La brezza dalla pineta melodiosa trasporta gioiosi canti d’uccelli. Una nuvola grigio perla sfida il sole oscillante mutando sembiante. L’aereo che passa spezza l’incanto. Val di Foro Dalle colline al mare dei ricordi il fiume scende. Lievi cirri col sole scherzano, sui crinali i villaggi s’aggrappano tenaci alle argille. La Maiella osserva e tace.
Dal mare alle colline dei sentimenti la brezza sale. Lento il Foro respira fra le erbe da mille farfalle festeggiato, accogliendo sulle sue cangianti acque il volo radente delle rondini.
Ma i giorni fuggono e fuggono le stagioni; solo il ricordo fermo resta, vigile sentinella del cuore e della mente, a ringiovanire un tempo ormai perduto. Ma la gioia dov’è? Gli ombrelloni aperti al vento sotto un sole di ghiaccio. Si annida nella mente la sottile pena del cuore. Balenano palpiti di luce sulle chiuse palpebre. Ma la gioia dov’è? Vivo Vivo d'amore vivo di sogni vivo di luce vivo di nulla.
La realtà non m'appartiene, vola via da me, uccello del cielo che s'immerge in bianche nuvole. Trepida l'attesa bussa alla porta dei desideri, lieta finzione della vita.
Vivo di luce riflessa dal tempo immobile dei brevi giorni.
Vivo di nulla sotto il sorriso ed il pianto del cielo con il cuore in tumulto invaso da sentimenti dolci e furiosi. L'Arcano invisibile sonnecchia dopo aver giocato a dadi. Regala qualche vacuo sorriso dalla penombra eterna.
Vivo di sogni frutto amaro della speranza che m'accompagna da sempre.
Vivo d'amore che mi perseguita inesorabile da quando son nato.
Così vivo e mi piace vivere fino alla fine. Campanili Campanili del Friuli il cuore mi aprite Voi che umili vi innalzate al cielo. L'odore del fieno e la blave elevano lodi a Chi tutto governa nella luce immobile del sole rovente. Angoscia Il palo della luce di cemento armato alto si leva grigio a sfidare il vento, l’acqua, forse il tempo dell’uomo. Inerte osserva le nuvole, non accoglie uccelli, ascolta solo inquieto il ronzio di se stesso.
Il vento va, l'acqua scorre, il tempo fugge verso il nulla. Giorni Briciole sparse di quotidianità alimentano i giorni della nostra fugace vita, neri uccelli di passo che volano verso lontani vermigli orizzonti e non tornano più. La luce imbrunisce al loro passaggio. Spiragli d'oro tra nuvole rosa nell'ombra della sera che viene accarezzano gli occhi, non l'anima che incupisce nell'attesa della Notte. Mentre bevo lo spumante Chi sa se scoprirò la verità quando si spalancherà la porta dell’ignoto. Conoscerò i misteri della vita e della morte? Un fascio di luce illuminerà i miei occhi lucidi o il buio nebbioso avrà già chiuso per sempre il dubbio e il vano desiderio di sapere? Stamani il sole Stamani il sole col suo vivido fulgore di luce riempie d'oro la stanza del mio cuore.
Azzurro senza nuvole spazia limpido il cielo dal mare ai monti lontani, brilla la brina scintillante su tetti e strade, succhiano i pini il dolce tepore, fremono le siepi ai frulli d'ali, schioccano i merli gioiosi richiami.
Inebriato sono pronto a vivere come in quel remoto pomeriggio radioso della torrida canicola d'agosto. La prima neve La prima volta che vidi la neve - ero in braccio a mia madre - vestire col suo bianco manto le case la valle le colline, appresi la bellezza del Creato. Era un freddo mattino d'inverno, la neve scintillava alla luce diafana del sole, appena velato da nubi biancastre. Argentei luccichii d'infiniti diamanti prorompevano brillando agli improvvisi raggi di sole nell'aria rarefatta. Crepitò nel focolare la legna accesa, fermando lo stupore del nostro silenzio. - Figlio mio, mormorò dolce mia madre, ringraziamo il Signore! - Pioggia Questa bruma intessuta di fili ocra avvolge col suo velo di luce acquosa la molle pianura e illumina tenue i nodosi alberi coi nudi rami ruggine protesi in preghiera al cielo, le canne color pane chiaro, le giallastre tife coi pennacchi umidi, gl'irti cespugli rosso violacei, i grovigli inestricabili di tenaci pruni terrigni lungo i placidi canali ove giovani anatre sguazzano presaghe dell'imminente pioggia.
Si squarcia il velo pregno d'acqua: scende la pioggia fitta e leggera nella sua trama grigio ocra a imbevere goccia a goccia le tenere erbe e gli uccelli sorpresi che volano a frotte ai nidi. Solo una garzetta solenne nella sua bianca livrea immobile resta come un maggiordomo ad accogliere l'ospite gradita: e impassibile ne contempla con la testa leggermente inchinata il fresco vestito inusuale. Piango lacrime di gioia Ho pianto lacrime invisibili per te nascosto dietro lo specchio della tua tristezza. Come si fa ad essere sempre cupi? Anche il cielo non è sempre nuvoloso, non sempre gli alberi sono senza foglie. Un sorriso è come un raggio di sole che fuga la grigia nebbia del nostro cuore. Ho pianto lacrime fredde per te. Anche il ghiaccio si scioglie dopo il rigido inverno. Ho pianto lacrime amare come il mare per te. Ma anche il mare è dolce d'estate. Piango lacrime di gioia ora che il sorriso strappa dai tuoi occhi la nera caligine dell'angoscia. Antitesi Attesa. L'odiosa morte mi attende al varco con un acido sorriso di scherno. Cupo l'accompagna nella notte fredda con sottile inquietudine il rimpianto delle cose belle. Vola via la bella vita si disperdono i desideri nel vuoto cielo. Il sole le stelle non ci sono più. Invito. L'amata morte provvida mi invita alla pace con un abbraccio senza fine. Mi libera dal peso della carne afflosciata e da un cuore ormai che ama solo se stesso. I tremolii, i balbettii non ci sono più; i dolori, le angosce fuggono via; si spalanca l'eterno: il dubbio è certezza, finalmente. Madre e figlio - Se nella vita
tu tutto vuoi avere, ricorda che molto devi soffrire - sussurrava la saggia amata madre al figlio che lontano se n’andava. - Molto si pena, ci afferra il dolore, e poco s’ottiene, senza sudore - Con gli occhi dolci il vagabondo figlio accarezzava, il viso con la mano - quella premurosa leggera mano - gli sfiorava nascondendo il tremore. Il sorriso scendeva dritto al cuore, protetto dal materno vero amore. - Le strade sono tante, ma una sola segui nel bagliore dell’acre vita; non abbandonarti mai allo sconforto, ma lotta, onesto, con coraggio sempre - Il figlio impaziente con la valigia in mano mormorava : - Mamma cara, si sta facendo tardi, devo andare! - Piange ora il figlio triste nel ricordo la trepida soavità della madre rapita via da nota forza oscura nel mondo arcano dell’eterna pace. Vorrebbe la mamma vicino avere, la sua mamma ora per sempre lontana; il conforto del suo calmo sorriso, e la sua carezza accennata appena. Piange il figlio quell’inutile fretta e la smaniosa voglia d’esser grandi. - Vigila su tuo figlio, mamma cara, aiutami ad affrontare la vita; non dire a me: si sta facendo tardi, devo andare! Ma tracciami la via, che salvi tuo figlio dalla pazzia - Piange ora il figlio triste nel ricordo, mentre la sera scende lentamente.Al Sole Sole, della luce grande Padre e del calore, riscalda la mia anima e illumina la mia via. Tu, che fughi le ombre e le nebbie tutte; Tu, che hai assistito dall'alto del tuo fulgore ai miei primi vagiti in un lontano torrido meriggio nella fresca stanza dell'amata casa avita; Tu, che mi hai alleviato le pene dei giorni uggiosi; Tu, che hai dato forza alla mia vita; Tu, celeste Padre, riscalda la mia via, bruciando i freddi sterpi dell'inganno e della delusione, illumina la mia anima diradando il buio verde dei vani desideri dove solo vagano gli idoli del dubbio. 8 Agosto Cinquantotto anni fa nascevo in una calda giornata di sole radioso urlante e affamato. Alle tre dell’afoso pomeriggio bussavo nella vivida luce alla vita inquieta, nella gioia e nel dolore, armato di pianto e di riso. Felice nella fresca erba mi rotolavo fra i fiori infantili. Rapido a sera accendevo audaci speranze. La fame nel tempo è svanita; la tristezza e la gioia nel cuore giocano a tratti col Caso. O Sorte, ti maledico La Sorte mi ha posto sulle spalle un nefasto fardello di inquieti dolori e lacrime irate che da sempre mi pesa e mi preme il cuore, triste trastullo, trottola malferma tra mani impietose della Vita vessata nel breve tempo incognito da Lei concesso. O Sorte, perché precipiti la mia vita nel chiuso gorgo dell'ineluttabilità? Fermala, se almeno tu puoi. Fammi godere questo barlume di gioia che nel buio brilla della speranza audace. Le stelle mi invitano a salire nella notte cosmica, tu vuoi trattenermi in questo incantevole giardino, la Terra dell'uomo, variopinto di sofferenze. E ti piace scherzare con lui. Per questo, o Sorte, ti maledico. |