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Poesie d'esordio

Ti Porterò nel cuore dolce nonna
Dolce nonna mia il mio cuore piange perché sei volata via e mi sento più solo senza la tua compagnia.
Te ne sei andata in un momento e la tua voce più non sento,
ho un grande vuoto dentro di me da quando tu sei più con me.
Adesso mi chiedo dove tu sia ho il mio cuore a pezzi di malinconia.
Dentro il mio animo avrei voluto che tu fossi rimasta ancora un poco accanto a me.
Mi manchi tanto nonna mia perché eri una parte di me e la vita non più la stessa di te.
Cara nonna Ines mi mancherai e spero da cielo tu mi guiderai,
la tua mancanza è stata come un proiettile giunto nel mio cuore perché come nonna eri la migliore.
Forse un giorno ci rivedremo e allora insieme per sempre resteremo
Grazie nonna per il bene che mi hai dato e sono felice di averti incontrato.
Samuele Cognolato

Poesia pubblicata il 5 maggio 2013
 




6
Cosa vuoi ne sappia

(parla un agnostico)

tu dici
il sopra è il sotto citando I King
ma cosa vuoi ne sappia
di capovolti cieli e dell'essere
"rivoltato" a un colpo di vento

erudiscimi allora e dimmi
cos' è la verità tu che non
la ritieni un optional

io so soltanto di terra
e non ho baricentro

lascia perdere l'anima e dimmi
se qualcuno mi ha chiesto di nascere

Da Afflati, 2018-2019
Felice Serino
 

Bastano poche frasi        19.03.2021
Bastano poche frasi, tre parole,
per crear l'atmosfera di un concerto
che ti scuote persino i capillari,
facendoti sentir mancar le forze,
fortuna non in piedi, ma in poltrona...
Rosa Giusti De Ruggiero
 

Il Moro di Venezia
navi ai venti
marosi non portate in fondo al mondo le mie navi!
le tempeste che siano nel mio cuore
non nell'aria che respiro
nel sale del mare che mangio con dolore
le vele delle mie piccole barche gonfie di ardori
splendori dei pensieri bruciati dal sole fatto di secoli
ed ere
sulla pelle che in un giorno s'è bruciata in traverse e continenti
i loro oceani sperdurati di giorni migliori
gli uragani sanno che cos'è la terra
alla quale m'aggrappo con la forza delle mani della disperazione
voluta dalla nascita di carni e menti già malate
sciagura da dimenticare
i temporali dopo il caldo che soffoca le anime
mitigano la paura degli infiniti
insopportabili domani fatti di tele armate agonie senza dinamico centro
barra spezzata al timone
scardinati dalla forza che ha il male circondante
marosi! sbrindellate le vele!
passano i soffi dell'odio tra gli strappi
nave al vento di prua
s'inabissa senza il tempo di bolina di virar la rotta...
enrico tartagni
 

Senza
Mi sento senza
quell'arancio
sfumato al giallo
di vulcano in attesa.

Mi sento senza
risate complici
senza pudori
a garganella
inarrestabile
di oca che
libera sguazza
a pel di lago.

Mi sento senza
quel profumo
di cannella
d'infantile
seduzione.

Mi sento senza
quel paradiso
impalpabile
del sogno.
Tinti Baldini
 

Sogno
Ho posato
le dita
sul candore
della luna
ora ho paura
del risveglio

Da "Tempo di parole"
Annamaria Gargano
 

Turbamenti
Mi chiedo a volte se un dì m’hai odiato
io con mio padre un dì certo l’ho fatto
e poi da adulto la casa sua ho lasciato
lasciai mia madre e questo fu un misfatto.

Mio padre? L’amor non l’ha mai dato
lo tenne dentro, mai non ebbe tatto
eppure tante cose m’ha insegnato
l’affetto non l’ho visto o l’ha disfatto.

E sono andato come foglia al vento
confuso ho rotolato per il mondo
ed anche nel mio cuor l’amor fu spento

non te lo seppi dar non lo nascondo.
Così ti persi ed oggi mi tormento
e questo cuore di rimpianti inondo.

(Boccheggiano 10.01.2021 – 1:15)
Salvatore Armando Santoro
 

O Caligo
O Caligo, come un tetro
spettro bianco impalpabile
sei dal mare evaporato.
Dal vespero ti ho mirato
fino all'albeggiare, dal vetro.

Hai inghiottito tutto!
Un candido fitto muro
di vapore acqueo rorido.
Un vapore,un fumo florido.

Alle pupille tutto nascosto.
Stupore di un simile
candore. Madida sottile
pioggerella, o Caligo.

Spaventa il non vedere,
il bagliore artificiale
che dentro te si muove
come fuoco fatuo.

Il fato o la malasorte,
forte è lo stupore!
Forse dalla pandemica
malattia, il terrore è
rimasto nel cuore.

O Caligo, l'obliare
sembra nascondere
il passato, le brutture.
Il tuo velo di candore
è conforto per il cuore.

Il nascondere le cose,
è come ad occhi aperti
sognare: tutto è senza
colore, senza spessore.

Il primo raggio di sole, il
mantello trafigge
o Caligo, ti fa sparire.
Alla realtà fa tornare.
Alessio Romanini


Il sorriso della vita
Che voglio di più dalla vita?
Mi ha regalato momenti
di un amore meraviglioso,
di quelli per privilegiati,
che toccano il cielo con il dito,
che con ali come farfalle
passano su questa terra volando.
Devo quindi sorridere
perché le ho sentite queste farfalle,
dentro lo stomaco e si riflettevano
negli occhi dallo sguardo intenso.
Ti sorrido o vita per questo amore
e, anche se ora è finito,
lo ricordo con una tale dolcezza
che fuga le lacrime
pronte ad uscire dal ciglio dell'occhio.

Ispirata dalla seguente frase che riporto:
«Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo».
Gabriel García Márquez
Sandra Greggio
 

Quando la sera
Quando giunge la sera, e tu sei lontana ,
mi soffermo a osservare il firmamento,
e allora mi manchi come un pezzo dell’anima
o del cuore,
come lungo i secoli avranno fatto
milioni e milioni di innamorati.
Resto lì, piccolo davanti alle incantate stelle
e continuo a pensarti:
le stelle brillano come i tuoi occhi.
Federico Caruso
 

Silente un piano
(5.11.11, menzione di merito nel concorso internazionale
"La finestra eterea" di Cinisello Balsamo -Mi-
)

Nell'angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.

Vibravano le corde,
per rapide carezze,
gemmavan melodie,
fondendosi con l'aria.

Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.

Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.

Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.

Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d'ora in ora.

Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
Quei suoni, nel lor volo,
l'anima addolciranno.
Piero Colonna-Romano
 


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