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Poesie pubblicate il 10 Dicembre 2018
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Antologia poetica
L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte -



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Natale
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Kindheitserinnerung
Wenn die schwalben sich zum abflug sammelten,
trennte zwischen den Stromleitungsmasten
schwalbenstacheldraht
das dorf vom himmel

Und die menschen waren
gefangene, verurteilt
zum winter

Zu telegrafendrähten
ohne gezwitscher

Zum leeren nest
In ihrer brust

Wenn die schwalben sich sammelten
und mit ihren schwanz- und flügelspitzen
die grenze markierten
Reiner Kunze

Ricordo d'infanzia
Quando le rondini si raccoglievano per la partenza,
fra i pali del telegrafo
il filo spinato delle rondini divideva
il villaggio dal cielo

E gli uomini erano
prigionieri, condannati
all'inverno

A pali telegrafici
senza cinguettii

A nidi vuoti
Nel loro petto

Quando le rondini si riunivano
e con la code e le punte dell'ala
segnavano il confine
Reiner Kunze
     traduzione di Nino Muzzi

Io e il paguro
Di vento si veste il tramonto
e l'ultima matassa di nuvole
si dipana a favore del sole.

Mentre il sipario s'apre sul mare
dalla riva tutta mi appare la scena
e sento il rumore della quiete,
tanta quiete, troppa quiete…

Persino l'onda smorza il suo fragore,
la risacca ora non respira.

È, la mia, solitudine inopportuna
che, perfida, sghignazza e poi mi assale.
Ma son talmente ricco di bellezza,
talmente straripante d'emozione
che chiedo ad un pagur condivisione.
Aurelio Zucchi

È difficile parlarvi
La mia poesia
è fatta di fumo,
una nube di colori,
ma di per sé
trasparente
e profuma di
tutte le cose
delle quali
ho sentito l'odore
e tutto ciò
che posso
è affondarci le mani
che ne restano pregne
e non riesco a
imbottigliarla
o chiuderla in scatola
perché per quanto
il tappo sia prezioso
o il fiocco elegante,
solo in pochi
non vedrebbero
che una bottiglia
ed un pacco
vuoti.
Gian Luca Sechi

Trapasso
d'un fiato
il punch
nel rifugio di montagna,

quasi abbandonato
e la meraviglia perduta,

mi libro impazzito
per l'aria
sereno,

scivola un corpo
nel battito d'ali,

immane fatica.
enrico galavotti

Un fatto, una poesia
da Il Giornale, 3 dicembre 2018

Quest'anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni.
Non farlo per rispetto del vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri....
L'invito è di don Luca Favarin, sacerdote di Padova, ben conosciuto in città per le sue attività di accoglienza...


Sei prete, o sei demonio?
È questo che te 'nsegna 'r seminario?
France'! ma...state a uscì de comprendonio?!...
Ma...séte "Chiesa"...o séte un manicomio?
E San Francesco...n penzi ch'è contrario?!
E che quer prete è n pòro visionario?!
Fà er Presepio - pe tte - è...in-umanitario?


Natale, e...

L' ospite ammodo
Natale...?!...Ma n sia mai!...Gesùmmaria!
N vorài mica stà a offènne a tanta ggènte
côr solito presepio...E 'n sii 'nvadente!
Che ce costa a ffà...'na galanteria!?

Si ner vedéllo, all'ospite je pìa
lo stato d'anzia...E in più, er sempre presente
tizzio bbòno nostrano s'arisénte,
ché de tutto - de qui - cià antipatia?

Sinnò...pòi èsse preso pe...sguastista...
Ma chi te lo fa ffà...Ma lascia stà!
Ce vò rispetto! Pe ospite e bonista!

Ringràzzia che te fann' ancora fà
pe la viggija er cappelletto in brodo.
Questo, è!...si vòi èsse <ospite ammodo>!

Pe la Befana....càmmia quarche cosa?...
Ma...n t'abbasta che anche a Piazza Navona
n ce sò più li presepi...e che mo' è zona
ndo' n c'è più quela bell'aria gioiosa?!

Ma...n se pò ffà nemmanco de nascosto?!...
Come quànno Diocleziano e Nerone
voléveno ammazzà la religgione,
co tanti sbranati...'nchiodati...aròsto...?!...
Armando Bettozzi

Matrioske
Figliai una figlia femmina
figliai,
e lo sapevo che femmina sarebbe
anche la figlia
che la figlia mia figliata avrebbe.

E sette, sette furono le femmine figliate,
tubo da tubo uscite
tutte bionde, rosee e pettinate.
Perché il condotto ha un suo tragitto breve
ma poi l'allunga un nuovo terminale,
a cui s'aggiunge poi nuovo condotto
da donna a donna
nel tempo cresce e poi si fa canale.

Come matrioske sono inscatolate
una ne apri e dopo un'altra appare
una con l'altra sono apparentate.

E se non smetti di farle generare
è inutile tu le abbia segregate
solo altre matrioske san figliare.

(Donnas 11.4.2018 – 21,22)
Salvatore Armando Santoro

2) Manchi
Manchi come le stelle durante il dì,
Come il sole nella notte.
Manchi come i tuoni ed i lampi in un temporale,
Come la pioggia in un cielo sereno.
Manchi come il respiro all'uomo,
Manchi come l'acqua in un deserto.
Manchi come la luce nell'oscurità,
Manchi come le rondini in inverno.
Su, tra le nuvole bianche e soffici,
Il tuo volto,
Con lo sguardo disinvolto,
Mi disegna numerosi vortici.
Selene Tobaldo   
 

76. Vive
Genève vive
pleine d'humains
de pays lointains
d'une société neuve,
et marcher par les rues
dans le temps accoutumées
de la cité bien aimée,
avec les amis rencontrés
pour des soirées aimables
et les contes risibles
de notre vieillissement,
je part de la ville
avec un arc-en-ciel.

Da Terzo Diario Poetico
Francesco Soldini

Largo al factotum
Da Siviglia è ritornato
il barbiere tutto fare,
eppur c'è chi è delegato,
dicasteri han da curare.

Ma il leghista fa di tutto,
vuol ministri sopraffare
e lo fa a muso brutto
e li manda, oibò, a cagare.

S'accaparra i ministeri
che gli passan per la testa
e divengono suoi i doveri,
tanto gli altri fan la siesta.

Del suo vice vuole il posto,
dalla gente vuol mandato
per Bruxelles ad ogni costo,
tanto Conte è addormentato.

Con sussiego e competenza
parla pur con gli industriali,
Gigi ridens, per prudenza,
gli redigerà i verbali.

C'è un ministro delegato
agli affari verso il mondo,
ma se Malta fa peccato
lui s'incazza a tutto tondo.

Pur di sanità straparla
e cancella quei vaccini,
la ministra che non parla,
vada a rammendar calzini.

Vola spread, lui se ne frega,
così dice, serio serio,
"Tria si faccia 'na gran sega,
tanto è ormai nel climaterio."

E così con 'sto delirio
voti arraffa a destra e a manca,
per l'Italia è gran martirio,
cadrem tutti dalla panca.

Quel che inver lascia basiti
dei sudisti è il lor assenso,
li trattò da parassiti,
ma l'apprezzan con nonsenso.

Singolare è 'sto ministro
che s'accolla ogn'incombenza,
sento un suono ch'è sinistro,
del fascismo ha la cadenza.
Piero Colonna Romano

rondò
lumeggia e spinta a nebbia l’aria
dei torsi d’alberi contro i cementi dove palpitano i cuori
il regno
s’avvinghia a chele d’ombra il freddo
mentre rincasi audace di grandi battaglie contro l’alcool
testine brille d’astri come gargoyle in cima al cielo
pinnacoli di corvi che battono a caccia la campagna
la tua natura si chiama desiderio
t’aggrappi sognatore a ciò che tace
mano sul petto per zittire Morte

spumeggia bardato in nubi grigie il buon Dicembre
si bloccano i ventricoli nelle campane del mattino
Miltoniano l’Eden in cui s’incantano di dolcezze gli occhi
nell’Infero dei peccati il corpo
ancora tra i tiepidi sudari di lenzuola
ed è una guerra sedare con la mente il fuoco
che lento scorre fiume lava nelle vene
che alimenta ogni testardo nervo
che alza il tetto dal piacere all’abbandono
infuria lussuria vampira nel te diletto
fino a tirarti folle fuori dalle carni


or vieni
tu vieni a salvarmi
da questo me tremate e in fin di vita
dal me sognante che brama ancora altro
tu vieni nell’ora del sole
così da togliermi dalle catene delle ombre
che qui
continuano a sussurrarmi … amore
che qui
continuano a darmi … tanto
che qui
cavalcano con me … oltre la morte


lumeggia eppure io dall’alba scappo
per farmi divorare da fauci crudeli
di spettri creati dal me pensante
per dare altro desio al piacere per svuotare il vuoto nella carne
e ritrovare il senso a sta vita

or vieni a salvarmi
ho posto per te tra queste braccia
la porta è aperta sai … da sempre
vieni col sole o meglio vieni col buio
per fare l’amore
per liberare follia
per sognare
in abbracci
in baci
in nulla

se non devi venire vai pure al Diavolo
ti troverò lo stesso sceso in Ade
nella notte in cui preso a noia
vorrò salvarti
… o no

“Folgori notturne”
Jacqueline Miu


Poesia consigliata
-Leggi le altre-

La gelosia
Perdono, amata Nice,
bella Nice, perdono. A torto, è vero,
dissi che infida sei:
detesto i miei sospetti, i dubbi miei.
Mai più della tua fede,
mai più non temerò. Per que' bei labbri
lo giuro, o mio tesoro,
in cui del mio destin le leggi adoro.

Bei labbri, che Amore
formò per suo nido,
non ho più timore,
vi credo, mi fido:
giuraste d'amarmi;
mi basta così.
Se torno a lagnarmi
che Nice m'offenda,
per me più non splenda
la luce del dì.

Son reo, non mi difendo:
puniscimi, se vuoi. Pur qualche scusa
merita il mio timor. Tirsi t'adora;
io lo so, tu lo sai. Seco in disparte
ragionando ti trovo: al venir mio
tu vermiglia diventi,
ei pallido si fa; confusi entrambi
mendicate gli accenti; egli furtivo
ti guarda, e tu sorridi . . . Ah quel sorriso,
quel rossore improvviso
so che vuol dir! La prima volta appunto
ch'io d'amor ti parlai, così arrossisti
sorridesti così, Nice crudele.

Ed io mi lagno a torto?
E tu non mi tradisci? Infida! Ingrata!
Barbara! . . . Aimè! Giurai fidarmi, ed ecco
ritorno a dubitar. Pietà, mio bene,
son folle: in van giurai; ma pensa al fine
che amor mi rende insano,
che il primo non son io che giuri in vano.

Giura il nocchier, che al mare
non presterà più fede,
ma, se tranquillo il vede,
corre di nuovo al mar.
Di non trattar più l'armi
giura il guerrier tal volta,
ma, se una tromba ascolta
già non si sa frenar.
Pietro Metastasio

(proposta da Piero Colonna Romano)


 


Racconti e testi vari

La Marina a mezzanotte

Le comari
Marmocchi con i pantaloni corti lungo la strada che
portava alla chiesa. "Il freddo rende le gambe forti"
diceva la nonna. L'acqua gelata della fontana specchiava
i visi distorti dei bambini. Don, Dan ... la campana
suonava nel mese dei morti, chiamando a raccolta i
fedeli; Paolo con il carro veniva giù per la discesa, lentamente
attraversava la via degli orti. Seduto con la
gamba che ciondolava sopra la paglia fumante, gialla
come l'oro, con ampi gesti salutava mentre sfilavano le
case lungo la via. Nuvole di vapore sbuffavano dalle
narici di Lisa, una cavalla bianca con zampe forti che
al passaggio alzava zolle di terra e ciottoli; la mascotte
ai lati della processione scodinzolava in cerca di un
pezzo di pane.
Nella piazza Padre Vittorio era in cima alle scale della
chiesa e invitava ad affrettarsi, la funzione stava per
iniziare. Gino, il chierichetto con il viso bianco come la
tunica, buono per istituzione, sorrideva ai fedeli. Giovanni
e la nonna occupavano come sempre i posti più
avanti. Lei passava in rassegna l'assemblea controllando
che ci fossero tutti: la moglie del macellaio, seduta
due posti dietro di loro…
- Il marito non viene mai alla funzione, è comunista
- si lasciò sfuggire a bassa voce; il falegname con la
moglie e i figli, Diego e Marina. Lei piace a Giovanni,
quando sarà grande la vuole sposare; ora però doveva
fare attenzione: se solo la guardava Diego diventava
una furia ed era un rischio perché picchiava tutti.
Il cerimoniale prevedeva di salutare anche le persone che
si frequentavano poco, con un cenno della testa, della
mano, un sorriso, per i parenti un abbraccio, a volte
un bacio e quando c'era qualcuno nuovo, si sentiva un
brusio in sottofondo durante la messa:
- Signore Pietà
- Chi è?
- Il figlio dell'orologiaio, occuperà il posto del padre
in negozio.
Il padre, Pacifico, aveva la gioielleria proprio a fianco
della chiesa. I paesani gli erano molto affezionati;
da quando si era ammalato non veniva alla funzione
della Domenica. Mandava sua moglie a riscuotere i
debiti fuori dalla parrocchia e nelle case del quartiere,
e lei raccontava del povero marito, impossibilitato a
lavorare. Cosimo, tornato dalla Germania, era sul lato
destro, tra la madre Rosetta e Giselle, la figlia del tappezziere.
- Cristo Pietà.
- Ho sentito dire, che si devono sposare.
Lui era già tornato qualche mese prima, aveva conosciuto
Giselle a una festa di compleanno a casa di
amici; i due si erano innamorati ed erano spariti per
una settimana prima che lui ripartisse. La ragazza, da
quando era partito, non si era più vista in giro prima
di quella Domenica.
- O Signore dimmi soltanto una parola ed io sarò salvato.
La ragazza non nascondeva la gravidanza, tenendo
una mano sulla pancia, anzi: la esibiva accarezzandola
con piccoli movimenti rotatori, con l'altra stringeva
il braccio a Cosimo e sorrideva, salutando le comari.
Poi il prete alzava un poco la voce e tornavano tutti
concentrati sulla messa. Come sempre, al momento
di prendere l'Ostia, Giovanni si alzava seguendo la
nonna, lei gli dava un pizzicotto sotto il braccio, uno
schiaffo sulla nuca e con i denti stretti sibilava:
- Siediti, tu non sei ancora comunicato.
Mentre la platea si accalcava verso l'altare Giovanni
pensava: arriverà anche il mio momento. Il prete distribuiva,
"il corpo di Cristo" e, "Amen". Padre Vittorio
alzando le mani imponeva di abbassare la testa,
dando la benedizione, quella cadeva su tutti, anche su
quelli come Giovanni, non comunicati. Finalmente Padre
Vittorio dichiarava: "La messa è finita andate in
pace".
Quello era il momento migliore per le comari, che si
scambiavano tutte le informazioni possibili:
- Quella ragazza non si fa vedere da qualche tempo,
sarà incinta
- Quella invece si fa vedere spesso, evidentemente cerca
marito
- Le donne che si truccano, lo fanno per nascondere i
lividi causati dai maltrattamenti del marito ubriacone
- Quelle che non lo fanno, sono malate
- Vedi com'è pallida? Lui la deve sostenere, me l'ha
detto una persona di cui ci si può fidare. Sussurravano
le comari, con voce pietosa e lieve, mentre passava
una donna sulla trentina stretta al braccio del marito.
- Quante se ne sentono, comare mia, sono tempi magri.
- L'altro giorno dal pizzicagnolo quella donna che ha
tutti quei figli, quella che abita alla fine della strada,
ha capito chi è? Proprio quella là. Mezza pagnotta, un
pezzo di formaggio, una misura di olio… li ha fatti segnare
sul quaderno, figurati! Il marito se li beve tutti, i soldi che guadagna!

La nonna di Giovanni dal canto suo non si fermava
volentieri a spettegolare, anche perché lei stessa era
motivo di pettegolezzo, da parte delle comari. Si vociferava
del fatto che i genitori di Giovanni si erano divisi.
I due non andavano in chiesa da qualche tempo.
Il padre si era fatto un'altra famiglia al nord. L'ultima
volta che lo avevano visto era stato in occasione della
morte del nonno paterno di Giovanni. La madre tornava casa
non più due o tre volte l'anno, giusto per le feste, lasciando
l'onere di crescere Giovanni alla nonna.
Così, le comari passavano al dettaglio la vita delle persone
del paese. Incredibile quanti erano i fatti che si
venivano a sapere in così poco tempo, salutavano gli
indagati con un sorrisetto a mezza bocca, mentre passavano
alla spicciolata, sapendo che avevano qualcosa
da nascondere. I ragazzi giocavano davanti alla chiesa,
mentre il prete gongolava tra le assidue vecchiette
della parrocchia.

Continua …
Maurizio Mazzotti

 


 

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