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Poesie e romanzo pubblicati il 19-20 Luglio 2018
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Nel mese di luglio le poesie vengono pubblicate a giorni alterni

Antologia poetica
L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte -



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Poesia a tema
Passioni estive

 


 

Cuore aperto
M’hanno aperto il cuore
ed han trovato il pus.

Nel cuor dei sentimenti
nobili ed attenti
ai dolori altrui
non han trovato nulla
dei moti miei apparenti.
Non han trovato nulla
i medici saccenti.

V’era un buco nero
e l’hanno riparato.
Ora ho un cuore nuovo:
sembro trasformato.

Ma i sentimenti miei
i nuovi e quelli vecchi
mi son rimasti dentro
nulla mi è cambiato.

Gli amori antichi e gli odi
sono ritornati
più di prima vivi
nel cuore malandato.

Ma forse non è il cuore
la sede dei miei nodi
la sede degli amori
e dei miei rancori.

Io li ho dentro tutti
dentro non so dove
forse nel mio sangue
forse nel cervello
forse alle ginocchia
oppur negli occhi miei
negli organi e nei sensi
che io mi porto appresso.
M’hanno aperto il cuore
ed han trovato il pus.

Cambiatemi i polmoni
cambiate pure il cuore
cambiate anche la testa
le braccia e le mie gambe,
anche l’intestino,
e i sentimenti tutti
saranno sempre i miei,
quelli ch’ebbi ieri
e quelli del bambino
di tanto tempo fa,
del vecchio calcitrante
che pace in sé non ha.

Alcamo, 09.01.2005 ore 8,00.


Da Filosofia poetica
Marino Giannuzzo

Trovarsi (1991)
Perché improvviso
s'alza il mio timore
se non ci sei,
perché nascondo il volto,
su spalle sconosciute?

Il lago è calmo,
placide le acque,
ma sale
dal profondo dell'animo
lo sgomento.

Trovarsi,
e sotto acque pure
rinfrancarsi
dalla stanchezza di un viaggio
senza precisa destinazione.

Da Luci e ombre, Cortona,1999
Carla Malerba

Mare del desio
Sparire nell'azzurro oltre la linea
dell'orizzonte, ove si curva il cielo
per accogliere ogni animo disperso,
e confidare al Re dell'universo
il bisogno di pace, luce e amore
nell'armonia del magico splendore.

Sentire nel suo queto mormorio
la musica regina d'ogni pena
che colma il cuore d'un soave unguento
e lasciar che la voce, e il sentimento,
e la forza, e i color della sua calma,
sian un tutt'uno col desio dell'alma:

fondere il corpo e l'acqua trasparente
dondolando con l'alga alla corrente.
Santi Cardella

A scrive 'na poesia...
A scrive 'na poesia pò èsse uguale
a stà a spillà una a una le cerase,
come parole d'attaccà a 'na frase,
a un verzo...che sia in lingua, o dialettale.
Finacché uno 'n se sente bello pago,
com'è anche a ffà coll'uva: vago, a vago...
Armando Bettozzi

dedicato ad Anna Politkovskaja
...
Occhi neri, occhi blu
io non sò più chi sei tu

se mi dici una parola
non ti lascerò mai sola,

occhi neri, occhi blu
tu che guardi da lassù

tu, che hai già perdonato
guardi a noi che qui hai lasciato

occhi neri, occhi blu
non guardare più quaggiù

tu che ormai se già felice
qui c'è chi ti benedice

occhi neri, occhi blu
il tuo corpo non c'è più

la tua anima davvero
ci accarezza già il pensiero

ed il tuo insegnamento
ci trasformi tutti in vento


che ci porti e ci allontani
dalle guerre e dai sultani

ciao Anna
Flavio Rapetti

Un altro tempo
In un altro tempo
come chiesa
ti avrei consacrato
la mia anima,
ma non qui e non ora
perché non sei la prima;
in un altro tempo
per esserti grato
non avrei avuto passato
ma solo un presente
vestito di sogno,
ma non qui e non ora
perché non sei la prima
perché quel tempo
è già stato,
l'anima è profanata
la chiave è perduta
il sogno svanito
e i giorni ormai
sono acqua torbida
sopra il letto del fiume
del ricordo.
Gian Luca Sechi

Temporale
Sale dalla marina un'ombra nera
che avvolge il nostro borgo lentamente
il meteo a volte azzecca a volte mente
oggi la previsione è stata vera.
Insomma, l'ha azzeccata la megera,
ma io le luci in casa lascio spente
tra le coperte torno allegramente
e sogno da lontano la scogliera.
Oh, il mare, mi manca sempre il mare
con lui mi lego ognora nel pensiero
sognando chi non so dimenticare.
Ma so che il mio pensare mattiniero
il mio destino non potrà cambiare
di auspici buoni non è messaggero.
Ma vero è che dopo la tempesta
un giorno lieto sempre in cuore resta.

- sonetto ritornellato
(Boccheggiano 7.12.2017 – 9,18)
Salvatore Armando Santoro

 

"Cuore ignorante"
E del mio cuore ignorante, vorrei farne un sasso,
e lanciarlo il più distante, laggiù, fin dove posso.
Questo cuore così scosso e, sì poco intelligente,
che oramai, io più non posso, definire importante.
Di domande, quante, oh quante! Tutte, senza risposte!
Che, la sua mente intrigante, sai, arcane le ha rimaste.
Mille idee, folli o caste, cratere d'un cervello
sì pingue, ma sul più bello, di San Vito fa un ballo!
Triste preda di uno sballo, d'ossuta e grigia mente,
questo cuore deficiente, tradito da una amante
che, ormai, esulta trionfante, nè giammai, in sé si pente!

16luglio2018
Ben Tartamo

Il grido
"Si spezza il filo d'argento,
la lampada d'oro s'infrange,
si rompe l'anfora alla fonte,
la carrucola si schianta nel pozzo,
ritorna la polvere alla terra."
( Qoelet,12,6-7)

Fluttuante sfocato
a volte ritorna il rigurgito
delle ombre delle idee.
Di nuovo l'anelito
alla corsa t'assale...
la corsa quale?
Ritorna ancora il grido
e il grido è bello
il grido è splendente.
Ma il grido
anche tu, come me, lo sai
a volte è un canto
a volte è un tormento.
Roberto Soldà

Fotografare profumi
Vorrei poterti fotografare,
profumo che in questo periodo
riempi l'aria tutt'intorno,
effluvio dolce e delicato,
per alcuni forse stucchevole.

Profumo di tigli
che accompagni ricordi:
le tenerezze del primo amore,
l'euforia della fine della scuola,
la fatica degli esami universitari.

C'eri sempre tu.
Ed io sono riuscita a fotografarti.
Con il cuore.
Sandra Greggio

… non sempre il sole tramonta ad Ovest …
In un mondo dove tutto passa per un imbuto rovesciato
anche tu Sole non hai più un’identità precisa, una forma.
Nel caos che ci costringe ad annientare il tutto
anche tu non mi regali più un’alba che mi stupisca …
od un tramonto che avvicini i cuori di gente
che, caduta nell’indifferenza, ha scordato di amarsi.
Anche tu stanco di una routine divinamente imposta
hai deciso di risplendere liberamente,
alzandoti e calandoti a piacere ora qua ora la,
giocando a nascondino con la Terra e la Luna.
Torneremo tutti a parlarci, dopo secoli di silenzio,
chiedendoci solo perché il Sole non tramonta più ad Ovest …
e poi solo “tu come stai”?, e poi solo “sei bella”
e poi solo tornare a vivere …
e poi solo … dirci ti amo.
E così … fino alla prossima follia del Sole.
Stefano Chiucchiù

Calendario
Segno sul calendario
gli appuntamenti,
le serate di festa
e di poesia,
le date delle sagre
all'aria aperta
dove la gente balla
senza sosta,
i luoghi dei disegni
degli artisti
che poggiano i colori
sulle piazze
col gesso che ricorda
il mio passato
quando scrivevo
in bianco l'alfabeto

poi cerchio
con un rosso di matita
la data dell'arrivo
di un amico
e addobbo la sua stanza
con la frutta
e il libro dove parlo
un po' di noi

nei giorni senza impegni
e senza incontri,
col calendario in mano
e senza fretta
di notte resto un poco
con i santi,
con quelli uniti
dallo stesso giorno,
io chiedo dove vanno
le preghiere,,
mi dicono che poi
si fanno stelle.
Salvatore Cutrupi


Poesia consigliata
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Racconti e testi vari

I Ragona

Livio
Tony e Gisella erano giunti su, in Toscana, nel primo
pomeriggio di un giorno dei primi di settembre.
Avevano programmato quel viaggio da un paio di
mesi, da quando entrambi erano riusciti a ottenere
dieci giorni di libertà da impegni di lavoro. Quindi
Tony aveva ceduto in permuta la sua ormai vecchia
utilitaria in sostituzione di una nuova immessa sul
mercato a buon prezzo dalla Fiat per sopravvivere alla
crisi economica che da alcuni anni imperversava su
tutta l’Europa e, senza troppi preparativi, avevano
attraversato mezzo stivale in autostrada.
Erano giunti a Poggio Murella, dopo aver superato
Manciano e le terme di Saturnia. Sergio e Nerina, i
loro amici, che da anni li avevano invitati, e quasi
pregati, di andare a trovarli nella loro piccola, ma
graziosa, tenuta erano venuti loro incontro.
Tra i pini si scorgeva lontano l’azzurro del mare.
All’orizzonte l’isola del Giglio e, proseguendo verso
l’alto, l’infinito turchino del cielo.
Tra abbracci, risate, piccole confidenze sussurrate tra
Gisella e Nerina, la moglie di Sergio, si trovarono a
tavola per il pranzo, ritardato quel giorno dai loro
amici per consumarlo insieme.
Erano quasi alla fine del pranzo quando qualcuno
s’annunciò al citofono. Era una coppia di amici dei
loro amici, che furono accolti in modo molto caloroso,
come si è soliti in Toscana, ma anche in Puglia, dove
erano nate Nerina, Gisella e Tony, che
orgogliosamente proclamavano la loro provenienza e
l’ospitalità dei luoghi della loro nascita.
Salvo e Luciana furono presentati ad essi come amici
molto particolari. Erano i genitori di Livio, un giovane
a cui Sergio e Nerina avevano fatto da padrino e
madrina di cresima.
Sia Tony che la sua ragazza non trovarono nulla di
particolare in questa notizia, salvo il fatto che tra loro
si era instaurato un vincolo di comparatico e che
doveva esserci tra loro un forte senso di stima
reciproca. Si parlò del più e del meno. Si raccontò
qualche barzelletta. Si fece qualche risata. Poi Salvo e
Luciana si prepararono per andar via non tralasciando
di invitare tutti di andare a trovarli. Ricevuta la
promessa che tutti avrebbero trovato il tempo per
recarsi da loro si accomiatarono.
Qualcosa colpì Tony e Gisella quando si salutarono
Nerina e Luciana. La prima chiese a Luciana notizie
sulla salute di Livio mentre Luciana, allargando le
braccia e innalzandole impercettibilmente verso il
cielo, fece affiorare sulle labbra un leggero mesto
sorriso.
Andati via gli amici ospiti restarono tutti per qualche
attimo in silenzio. Poi Nerina, rivolta verso Tony e la
sua compagna: -hanno una bella croce sulle spalle
questi nostri amici.-
Rimasero tutti muti. Poi Gisella, quasi a bassa voce,
per non turbare quel silenzio: -perché, hanno qualche
problema?- chiese.
-Ne hanno uno più grosso di una casa. Ma non è il
caso che vi anticipiamo nulla. Se andremo a trovarli
uno di questi giorni constaterete voi stessi. Per noi
sono diventati gli amici più cari che abbiamo, senza
che voi vi offendiate. Poi capirete il perché. Per ora
non parliamone più.-
Si levò dal tavolo e si mise a sfaccendare dinanzi al
lavello della cucina. Malgrado le insistenze di Gisella
non volle essere aiutata, sforzandosi di non restare
silenziosa, come conveniva per dovere e per piacere di
ospitalità.
Sergio, ad un tratto e senza alcun preambolo, chiese a
tutti e a nessuno: -domani pomeriggio vi va di andare
a trovare questi nostri amici?-
-Per noi non ci sono problemi, vero, Gisè?- rispose
Tony, rivolgendosi alla ragazza.
Gisella con un cenno affermativo del capo fece capire
che neppure lei era contraria.
-Per te va bene, Nerina?- aggiunse Sergio, rivolto
verso la moglie.
-ok, va bene- rispose lei.
L’indomani, una splendida giornata quasi autunnale,
dopo pranzo e dopo avere rassettato velocemente la
cucina, furono sul fuoristrada, con Sergio alla guida, e
si avviarono per andare a trovare Salvo e Luciana.
Luciana li attendeva, essendo stata avvisata
telefonicamente da Nerina. L’abitazione consisteva in
un vecchio cascinale tipico in quella zona della
Toscana, non molto ampio, non sfarzoso, ma comodo
per chi ci abitava. Attorno poche case, alcune
abbandonate o abitate in parte durante il periodo
estivo. Un senso di pace e di tranquillità campestre
dominava tutto il circondario. Qua e là qualche
piccola coltura per i bisogni di famiglia, un grande
albero di noci dietro l’isolato e un immenso albero di
quercia verso oriente ad una distanza di circa
cinquanta metri. Si riteneva che la quercia dovesse
avere un’età non inferiore a settecento anni, ed era da
crederci, a giudicare dal diametro del tronco che alla
base si presentava come un’ampia grotta che lo
attraversava da una parte all’altra. Ognuno faceva le
proprie considerazioni: chi commentava, chi estasiato
ammirava muto, chi si esprimeva a monosillabi per
confermare quanto veniva espresso da altri.
-E Livio quando rientra?- chiese Nerina a Luciana.
-È quasi orario. Non dovrebbe tardare.-
Infatti dopo pochi minuti il suono di un clacson
avvertiva che Livio era arrivato. A muoversi per
prima per andargli incontro fu Luciana, la madre,
subito dietro di lei Salvo, il padre, Nerina e Sergio.
Quando con passo più lento giunsero Tony e la
ragazza dove si erano fermati gli altri trovarono un
pulmino della Croce Rossa con gli sportelli posteriori
già aperti. Gisella guardò Tony come per chiedergli il
perché della presenza di quel pulmino sotto il noce
della casa degli amici dei loro amici. Naturalmente
egli ne sapeva quanto lei e fecero qualche passo
ulteriore per guardare nel pulmino, sul retro del quale
già l’autista, premendo dei tasti su un telecomando,
faceva venire a sé su un binario una sedia su una
piattaforma. Sulla sedia un giovane di circa vent’anni,
con la testa piegata da un lato, come se volesse spiare
davanti a sé. Poi coadiuvato da una Crocerossina, con
semplici manovre, l’autista fece adagiare la
piattaforma con la sedia sul selciato e trasbordarono
Livio, che non aveva autonomia di movimenti in
nessuna parte del corpo, su una sedia a rotelle a lui
assegnata in dotazione. Fu allora che Luciana si lanciò
verso il figlio e lo abbracciò con forte delicatezza. Se
lo baciò sul viso e sul collo stringendolo al petto.
Livio allargò le labbra e la bocca in un largo sorriso.
Sorrideva anche Luciana. Si sforzarono di sorridere
tutti. Tony e Gisella erano mille miglia lontani. Si
chiedevano di quali colpe si erano macchiati quei due
genitori per subire una tale punizione, ma
particolarmente quale colpa poteva essere attribuita a
quel giovane se fin dall’infanzia era in quello stato.
Tony guardò la compagna assumendo un contegno il
più naturale possibile ed anche lei, scuotendo un po’ il
capo, si ricompose. Solo allora si rese conto che
Sergio e Nerina stavano osservando lui e Gisella.
Si incamminarono verso casa. Qualcosa era stata
modificata per rendere più agevoli i movimenti con la
sedia di Livio, il quale restò attaccato alla madre per
tutto il tempo in cui si intrattennero in loro
compagnia. Quel figlio, confidò poi Nerina a Gisella e
a Tony, voleva soltanto la presenza della madre
accanto a lui e quando Luciana, per motivi vari,
doveva allontanarsi da lui bisognava usare mille
sotterfugi per non farlo irritare e soffrire più di quanto
era costretto dalla propria condizione. Tollerava
talvolta quella di suo fratello, Mimmo, un bel
giovanotto di diciassette anni, sanissimo, dipinto col
pennello, diceva Nerina, il quale spesso, per fare
compagnia a Livio, rinunciava al divertimento del
sabato sera insieme con gli amici, i quali però,
conoscendone la situazione familiare, talvolta
decidevano di trascorrere la serata in casa di lui e tutti
insieme riuscivano a far partecipare, in qualche modo,
Livio ai loro giochi e ai loro intrattenimenti. Erano
quelle le serate che Luciana, meno gravata dalla
necessità di badare costantemente a Livio, si dedicava
a preparare qualche focaccia o qualche tortina per i
giovani amici dei suoi figli.
Sergio, Nerina, Gisella e Tony erano già in piedi per
andare via quando sopraggiunse Mimmo. Era stata
fedele e sintetica Nerina nel definirlo “dipinto col
pennello”. Alto, biondo, occhi verdi, bel portamento,
brioso ma nello stesso tempo ponderato nelle parole e
nei gesti. Aveva ricevuto dalla natura, oltre a quanto
sarebbe stato di propria spettanza, anche quanto era
venuto a mancare a Livio, tanto che talvolta, in
passato, aveva avuto dei sensi di colpa e si era sentito
quasi defraudatore nei confronti del fratello, ma ormai
aveva superato quella fase di vita e viveva come
vivono i giovani della sua età. Fu presentato agli
ospiti e, per poterli accompagnare fino al fuoristrada
di Sergio, Luciana affidò subito a lui il fratello, il
quale, vedendolo avvicinarsi, aprì la bocca in una
larga risata per dimostrargli la sua felicità. Mimmo gli
sorrise e l’abbracciò sfiorandogli la fronte con le
labbra, mentre Salvo con uno sguardo, non si capiva
se di soddisfazione o di rammarico, o forse misto dei
due sentimenti, abbracciava quelle due sue creature.
Tutti salutarono Livio e Mimmo e si avviarono verso
il fuoristrada. Ci fu qualche ulteriore preambolo prima
dei saluti. Sergio e Nerina presero posto sul
fuoristrada. Gisella era montata sul sedile posteriore.
Tony, dall’altro lato, stava per salire anche lui per
prendere posto al fianco di Gisella. Alle sue spalle
Luciana e Salvo. Sentì la necessità di dire qualcosa a
quella madre. Si voltò e disse d’un fiato: -Signora,
glielo ha detto già qualcuno che lei è veramente una
mamma coraggio?- Luciana lo guardò quasi con
tenerezza, ripensando al suo Livio.
-Sono una mamma….- rispose.
Gli sorrise mestamente e con quel sorriso negli occhi,
gonfi di commozione, Tony si girò verso l’auto, salì e,
fissando il vuoto, non riuscì per un po’ a vedere nulla
e nessuno.

continua...

Da I Ragona, romanzo.
Alcamo, c/da Gammara Molinello, 30.07.2015
Marino Giannuzzo

 


 

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