Poesie di Zenone Drisoli


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche

  
    
Visita il mio sito!

Lo stress dei docenti
Da dove s'effonde l'afflato
d'amor natalizio rituale?
È sempre a Natale speciale,
cordiale e magari truccato.

Quel prof della scuola guardiano,
bastian ch'avversò tante cose
sorride e ti dà l'aspra mano
in queste ore tanto festose.

Gesù scende giù e gli angioletti
dispensano bei sorrisetti,
dal pino pendenti turchini,
a mamme, ai papà ed ai bambini.

Or ride tre volte gaudioso,
lui, sempre così corrucciato,
col fegato sempre corroso,
sfuggente veloce indignato.

Oggi è lieto, sì, chiacchierone;
nessuno sarà tormentato
dai soliti lai del musone,
moderno catone crucciato.

Ti fa, riscaldato, gli auguri.
La pelle striato avrebbe ieri,
gli artigli affilando suoi duri,
ai pravi alunnacci ciarlieri.

Voi ridere qui non dovete:
lo stress attanaglia i docenti
che furono come sapete
pescati nel mar dei tormenti.

È questa una storia assai vecchia:
il male è del dotto insegnante
che ronza com'alacre pecchia
spargendo il Saper, trepidante.

Incontro con il professor Sagrado ancora in servizio
In giro passeggiando me ne vado,
quando per caso incontro un ex collega,
il noto e dotto professor Sagrado,
che parla stridulo come una sega.

Comincia a denti stretti a raccontare
come la scuola peggiorando stia,
ché si pensa solo ad arrotondare
qualche soldarello con furberia.

I progetti vanno per la maggiore,
è cresciuto il carico di lavoro,
le riunioni durano ore ed ore,
scomparsi sono il buon senso e il decoro.

Una volta potevi dire: - Insegno -,
ora invece il baby sitter tu fai.
E se ti ritrovi teste di legno,
bocciare non devi, se no son guai.

Lo spreco della carta è raddoppiato
alla faccia del magico computer;
da mille circolari sei straziato:
servissero almeno a pulire i water

che numerosi appestano la scuola,
sempre intasati dagli sporcaccioni
che ci buttano anche la coca cola
oltre alle merendine e alle versioni.

La scarica di sibilanti sferza
le povere indifese orecchie mie
e Sagrado, quando è irato, non scherza
nel riportare le soperchierie

dei genitori che non stanno zitti
e vengono a dirti come s'insegna
e i reclami si son fatti più fitti
e nelle aule il rispetto più non regna

e i docenti non sono più difesi
e sono ludibrio degl'ignoranti
e alla fine stanchi si sono arresi
alle manie dei bimbi petulanti.

Continua a espellere suoni aspri e sordi,
muovendo le labbra lateralmente,
ed io che non amo essere tra i tordi
per lasciarlo penso ad un espediente.

Per fortuna passa di lì suo figlio
che gli chiede di parlargli un momento.
Io la palla al balzo subito piglio
e con un saluto evito il tormento.

Con la scusa d'impegni me la squaglio,
ringraziando con un sorriso il figlio;
ho messo la pazienza a repentaglio
a sentire delle lagne il bisbiglio.

Da Storie

Don Rosario
Ho sgranato con Rosario
i misteri del rosario.
Lui combatte le angherie
canticchiando litanie.
E perfino con gli oremus
ti risolve tutti i rebus.

Ha buon cuore don Rosario.
Si ricorda del Calvario,
quando predica tuonando
e consigli seminando.
Segue ciò che il Capo dice,
il peccato maledice.

Raggranella ancor denari,
celebrando riti vari.
Siamo noi nel Cinquecento?
Quel rumore sacro sento,
quando giù il soldino scende
per ricevere le ammende.

Ciò non è spirituale,
è bensì molto venale.
Non mi dite qualunquista,
se la cosa vi rattrista.
Molti saggi l'hanno detto,
lo ripeto con rispetto.

Ce lo disse questo Dante
e non era un mercadante,
ce lo disse anche Giordano
e non era luterano;
disse ciò Papa Giovanni
con franchezza, senza inganni.

E Gesù scacciò i mercanti
molto prima dei suoi Santi.
Ora dicci, don Rosario,
voi seguite qual binario?
Predicate santità,
non pensando all'Aldilà?

Voi credete in quel che dite?
Il Vangelo voi seguite?
Non parlate di Giudizio,
imbiancati da quel vizio.
E non siate intolleranti,
se volete farci santi.

E non dirmi terrorista
e nemmeno comunista,
se una critica rivolgo,
e per niente me ne dolgo,
alla santa ipocrisia
della somma gerarchia.

Da Ritratti dei Docenti

Il lamento della pecora
Pecorella piange piange.
Agna smunta alza la lagna,
geme trepida in campagna
dalla Senna fino al Gange.

- Sono proprio sfortunata
sin da quando sono nata.
Triste è stata la mia vita
dolorosa ed asservita.
Alla morte del mio Becco
le zampette non m'han retto:
pel dolore son svenuta
nel vederlo sulla griglia
arrostito a pezzettoni,
prelibato arrosticino
dell'umana gozzoviglia.
Belle corna e dolci modi
egli aveva, quando al cuore
mi stringeva con ardore
Becco re, muscoli sodi.

Sempre il latte, beee!, ed il vello
ho donato generosa,
ma rubato m'hanno Agnello,
figlio mio messo in padella,
da vile epa sfatto untuosa.
Anni sono che, beee!, piango
nel Paese del bel canto
al pensiero dei miei cari;
piango ancora, sono stanca,
stufa dei maltrattamenti
e dei con-dizionamenti
di pastori e cani vari
che s'affannano a guidarci,
galoppini tutti marci.
Dicon: -Noi pensiamo a voi,
grande popolo d'eroi,
ammansito con promesse
camuffanti l'interesse
d'ammassare l'erba fresca,
aderendo alla gran tresca.
Per avere un filo d'erba
fare debbo vita acerba.
In malora se ne vada,
il pastore, quello buono,
beee!, che m' ha chiamata nera,
(non ho più la lana bianca!)
e ha promesso di scuoiarmi
e la fine fare farmi
del mio Becco inopportuna
una sera al chiar di luna.
Tra le rocce son scappata
per non essere spellata. -

Pecorella, beee!, riflette:
- Già dal tempo di Caino
ingiustizie noi subiamo
(è destino dell'ovino),
noi soffriamo come Abeeele
grandi pene nell'ovile.
Quando vedo quelle lane
che governan così male
mi dispiace d'esser mite,
attaccare vorrei lite.
Meglio vivere, beee!, giorni
cento, buona pecorella,
sottoposta alla gabella,
e non fare ghigno odioso
del leone vanitoso.
A me toccano gli scorni,
al leone date onori!
Da lui cosa ricevete,
cari, ingrati, miei signori?
Forse lana, forse latte,
forse pelle, forse carne?
Voi rispondermi volete? -

S'adira Agna e si lamenta:
- Il pastore, disgraziato!,
tutti gli anni m'ha tosato,
e m'ha munto tutti i giorni.
Or la carne sol mi resta
e a togliermela s'appresta
per avere due quattrini
(bramosia dei malandrini)
e far bella la sua festa.
Sarìa giusto protestare,
e la mia ira dimostrare,
urlar nera ed infuriata,
sibilare ed avvinghiare,
e mugghiare od annitrire,
i pastori far morire,
dare calci all'impazzata,
miagolare od abbaiare,
ululare ed azzannare.
Se potessi, ah se potessi,
tutti, beee!, vi farei fessi!
Manco questo m'è concesso:
mandar tutti a quel paese!
Il buon Dio s'è divertito:
benedetto, m'ha creato,
e nei guai m'ha cacciato.
Beeeee, beeeee, beeeee! -

Da Scherzi

Il litigio
Ieri l’altro una mamma,
donna molto avveduta,
a spiegare è venuta
al docente il programma.
Gli mostrava arrogante
quanto fosse ignorante.
Non credeva ai suoi orecchi,
lucenti come specchi,
il dotto professore,
del sapere il tutore.
E’ da anni sulla breccia,
della scuola la freccia;
si sente profanato,
lui, così preparato.
Ha sempre avuto onori,
l’ago dei professori,
e questa si intromette:
con gli occhi da tressette,
gonfia di vana boria,
fa la requisitoria!

Ma qui non è finita,
perché la nostra ardita
rincara ancor la dose,
gli postilla le chiose:
- Lei spiega molto male
e non è razionale -
Ora sbotta il docente:
- Lei non capisce niente! -

Strillano a più non posso:
la donna ha il viso rosso,
è l’uomo furibondo.
L’alterco si fa immondo.
- Lei è un gran maleducato! -
- Ed anche screanzato -
- Lo ripeto, è incapace -
- Ti gracida il batrace! -
- Questa liscia non passa -
- Suona ora la grancassa? -
- Son di famiglia onesta -
- Per questo fate festa -
- Ragiono con la testa -
- Grossa come una cesta -
- Lei non sa chi sono io! -
- La nipote di Dio -
- Dio mio, questo è un bastardo -
- Ma non un pappalardo -
- Gliela faccio pagare -
- La smetta di sfiatare -
- Sfiato quanto mi pare! -
- Ma come fa a parlare
questa racchia esaltata
che la lingua s’è oliata? -

Tremendi son gli strilli
più forti degli squilli
delle trombe guerriere
che lanciano le schiere.
Sono tutti allibiti,
si guardano stupiti;
non sanno cosa fare,
delicato è l’affare:
come puoi intervenire?
la rissa far finire?
C’è anche chi in cuor gioisce,
di nascosto inveisce
contro il prof troppo serio
che si dà al vituperio.
E’ la docente odiosa,
del collega invidiosa.
Ma i bravi genitori
sanno ben valutare
chi al posto non ama stare;
conoscono la tizia
che vuol fare notizia.

Accorre finalmente
il preside Clemente:
- Cosa c’è, cosa c’è,
professor Miccichè! -
Tutti ora ammutoliti,
su, gli orecchi hanno dritti.
- Cosa vuol che ci sia,
questa esce da una stia -
- Misuri le parole,
se pentirsi non vuole -
- Ben detto, professore!
Questo qui è un impostore -
- Ben detto un accidente,
questa qui è un’invadente!
E lei, preside egregio,
non può fare uno sfregio,
senza prima sapere
se le cose sono vere -
- Professore, contegno!
Non travalichi il segno! -
- Preside, glielo dica
che è peggio dell’ortica -
- Non insista signora,
non faccia la priora -
- La signora mi ha offeso,
ritenendomi leso
di mente e di dottrina,
signora da latrina! -
- Non ha ben valutato,
questo maleducato,
i compiti assegnati,
davvero esagerati -
- Come può dire questo?
E’ certo manifesto
che il nostro professore
lavora con onore -
- Questo lo dice lei!
Certa non ne sarei -
- Chiudiamo la questione,
spegniamo la passione -
- Io non chiudo un bel niente,
costui è un incompetente,
che non sa il suo mestiere:
che faccia il rigattiere
e non l’educatore
’sto emerito dottore!
Mio figlio è intelligente
e prende insufficiente -
- Sfido io! La madre è tale
che il figlio è proprio uguale -
- Smettetela, signori,
basta con i livori!
Ognuno stia al suo posto
come dal saggio è imposto.
Signora, lei m’esponga
con qual diritto ponga
la sua accusa pesante -
- Io sono un’insegnante!!
Quindi posso affermare:
costui non sa insegnare -

Hai capito com’è
la storia, Miccichè?
L’insegnante ha il diritto
di non stare mai zitto,
reputandosi un Dio
che non paga mai il fio,
disprezzando il collega,
se questi non lo prega!
Da Storie

Lo spaccatutto
Ecco qui lo spaccatutto
della scuola grande frutto.
Un imbuto è la sua bocca
e la lingua sempre schiocca.
Pensa e dice cento cose,
la sua boria è senza dose.
Far si deve questo e quello
urla il nostro saputello.
Ma dal fondo della sala
c'è chi grida: - Cala, cala! -
-Da Profili-

La puntigliosa
La docente puntigliosa,
molto spesso assai rognosa,
dal sorriso anchilosato
e lo sguardo incavolato,
oggi è lieta ed indulgente:
ti sorride apertamente.
Cosa mai sarà accaduto?
Ha la visita ricevuto
del suo caro amico empatico
che guarita l'ha col viatico.
-Da Profili-

Recessione poetica
C'è la crisi dappertutto,
sia pel bello che pel brutto.
Ma non sembra poi così
per i nostri signorsì.
C'è chi ride sulla barca
c'è chi piange pel lavoro
c'è chi va perfin nell'arca
c'è chi acquista case d'oro.
Anche i cuori sono in crisi
e scarseggiano i sorrisi.

Tutto ciò mi rende triste
e m'annulla i desideri;
sol si legge delle feste
di ministri e di messeri.
Pensar debbo a ricavare
qualche soldo per mangiare.
Son poeta poveraccio
ed i versi più non spaccio.
Più non vola poesia,
è finita la malia.

Non ridete, non mi lagno:
già noi siamo assai derisi.
Ora vado a farmi un bagno,
alla faccia della crisi.

Il riformatore
Urla il suo costui daffare
tanto sa lui cosa fare.
Sempre primo a far proposte
di riforme, senza soste.
Gira, gira per la scuola,
barbablù Savonarola,
riprendendo questo e quello,
iracondo fraticello,
e da lui sei condannato,
se per caso l'hai snobbato.
-Da Profili-

La gattamorta
Toc toc! Chi bussa alla porta?
È la nostra gattamorta.
In ritardo sempre arriva
l'impegnata nostra diva;
anche in classe la mattina
fa lo stesso, birichina;
il disordine fomenta,
della scuola poi lamenta
la diffusa ormai anarchia.
E si mette in malattia…
-Da Profili-

Casanova
C'è il docente giovincello:
Peter Pan è il suo modello.
Non vuol proprio invecchiare,
a sognar si lascia andare.
In palestra sgambetta ore
con il rischio d'un malore.
Casanova si ritiene,
ma un segreto egli mantiene:
per non far figura magra,
ha perfino preso il viagra.
-Da Profili-

La vicaria
Prega ogni mattina Maria Montessori,
degli educatori si crede regina.
Quando giunge a scuola, porta una valigia
stracarica e grigia; tutta trascolora
col registro in mano. Palpita il suo cuore
davanti al Dottore, l'egregio decano.
Parla a spron battuto, la fronte arrossata,
è proprio eccitata, la gola un imbuto:
glu, glu, glu il progetto, che splendida mente!
S'agita rovente, ma è il solo diletto
dell'inutil vita che deve passare.
Ai figli badare, essere asservita;
quest'è la sua vita: agli altri pensare!
Il triste pensiero la gioia fa sparire,
il viso incupire, crolla il mondo intero.
Ascende le scale col volto turbato:
- Quello m'è toccato, un marito tale,
senza un po' di sale, pure squattrinato! -

Da un gridio è riscossa: l'alunna acca canta,
il baccano monta. Ieratica indossa
il mantello austero dell'Educatrice,
e, siccome è vice, impone l'alto impero.
Oh, che gioia il rispetto; la testa s'innalza,
ratta innanzi balza, s'erge largo il petto.
- Io la guida sono, portata al perdono,
però non sopporto proprio i mascalzoni
che fan gli spacconi come in angiporto! -
strilla a piena voce nel silenzio teso.
A lei tocca il peso: portare la croce.
La ragazza abbraccia, lo sguardo da rana,
comprensiva e umana, la collera scaccia.

Al suo mondo torna, felice e beata;
geniale trovata la mente frastorna:
funzione obiettivo, geniale trovata!
- Tu sei mal pagata, lo Stato in attivo.
Aneli al guadagno, in quattro ti fai,
e poi che cos' hai? Governo taccagno!
È una caramella, intanto succhia quella,
cara la mia ancella, che sogna la stella -
- Se calcolo le ore, scorgo la miseria;
non è cosa seria, provo del rancore;
mi verrebbe voglia di lasciare tutto,
lanciare un insulto, salire altra soglia.
Ma proprio non posso, la mia è una missione,
somma dedizione, e rosicchio quest'osso -

Svelata s'è infine! Mi pare delusa;
è forse un'illusa? Ah, ma che divine
le sue aspirazioni: la cultura spande;
compra le mutande con le sue lezioni.
Solerte perdura nel suo sogno ascoso,
nel mondo chiassoso riposa sicura.
Pei bimbi stravede, per la scuola suda;
rimarrebbe ignuda. Ma chi mai ci crede?
Un progetto vi serve? - Nessuna paura -,
subito assicura, e torbida ferve.
Se lode riceve, tenera si squaglia,
col fascino abbaglia come bianca neve.
E' fisso il pensiero: la scuola l'attende,
alla scuola intende, lungo erto sentiero.

A casa ritorna. Pulire bisogna,
ignobile rogna, che dal bello storna.
Si volge al suo mulo la vice zelante,
gli impone all'istante di muovere il culo,
perché lei ha da fare, i pollici non gira,
grida piena d'ira, c'è altro a cui pensare.

E le lezioni a preparar si mette:
lieta procede verso le alte vette
della didattica sognando il mondo,
mentre i pargoli fanno il girotondo
e il marito la scopa in mano porta
e della dotta le angherie sopporta,
proponendosi la separazione
per porre fine a tale situazione.
Forse che alla vice sorge un dubbio forse?
Inutile forse: ciò a lei non s'addice,
dei progetti autrice, vera protettrice,
ogni sera prega i suoi pedagogisti
e tra i cari testi i suoi pensieri annega.
-Da Ritratti-

L'eterna adolescente
Ecco là la cinquantenne
dall'età per nulla indenne.
Spalma in viso creme e creme,
coi massaggi il lardo spreme.
S'è ristretta la gonnina,
e sculetta se cammina.
La camicia troppo corta
una t'apre vecchia porta,
e ti mostra l'ombelico.
- Ma che baffi ha l'impudico! -
- Da Profili -  

L'insoddisfatta
- Di continuo chi si lagna? -
- Molto poco chi guadagna? -
È la nostra insoddisfatta
che al lavoro mal s'adatta.
- Questo misero stipendio
del docente è vilipendio!
Io mi sento maltrattata,
e sono anche laureata! -
- Ma a far nulla a scuola attendi,
è anche troppo quel che prendi! -
- Da Profili -  

Il professor Preco
(o dell'Amor platonico)

Sono Preco,
prof di greco,
il secchione
di Platone.
Lo confesso:
son quel desso
che ti amai
come un fesso,
mentre tu
alle Hawaii
sottinsù
mai giammai
tu dicevi:
- signornò -.
E giravi
à gogo,
esibendo
il popò.
Poi gridavi
al tuo pravo:
- Vieni amore,
dammi il fiore! -
Spudorata,
avvinghiata
(che sfrontata!)
al flessore
seduttore
sulla sabbia
(ahi che rabbia!),
mentre ignavo
ti sognavo
tutto fiero
col pensiero
illibato.
Che cretino
sono stato!
Ora so
chi tu sei;
al marò
dici okay,
mentre reciti
l'Agnus Dei
e solleciti
i priapei
atti rei
con amplessi
indefessi.
Ah se avessi
tu parlato!
Quella cosa,
tutta rosa,
t'avrei dato!
Se ricordo...
Una volta
mi dicesti
disinvolta:
- Sei un tordo! -
e ridesti.
Or mi mordo
le due mani,
sono sordo
ai richiami:
tu volevi
solo sesso.
L'ho scoperto
solo adesso!
Sono certo
un gran fesso.
Ma lontano
non andrai,
sul più bello
pagherai,
sentirai
come suona
la ciaccona
il tuo Pan
col tamtam.
- Da Ritratti -

La riforma del cacio
La gran riforma è fatta!
Siamo tutti entusiasti.
Partorito ha la gatta
gattini tutti guasti.

Ed ora viene il bello.
Procedere si deve
avendo nel fondello
anche il dito delle Eve.

Il dito medio, dico,
che spesso e volentieri
si cela dietro il fico
di deputati austeri.

La nostra deputata,
godendo la vittoria,
alla gioia s'è data
con ridanciana boria.

Innalzando giuliva
il simbolo del macho
contrassegna retriva
la riforma del cacio.

Dedica agli studenti
questo simpatico atto
e ai poveri docenti
lieta augura l'accatto.

Tale civile gesto
mostra senza alcun dubbio
della scuola il dissesto
a contatto del subbio.
- Da Storie - 

La tuttofare
La docente tuttofare
pensa solo a snocciolare
progettini ed ardui piani
con sorrisi assai ruffiani.
Esser vuole conosciuta,
dal successo posseduta.
Per fortuna non s'avvera;
giorno e notte si dispera.
Il reale molto spesso
l'inculò senza permesso.
- Da Profili -

La vecchia prof
Con l’anca bianca
arranca stanca
e male incede
col vecchio piede.
Cianchetta storta
con la sua sporta;
di rado ride,
ma non sorride.
Pensa e ripensa:
magra dispensa
per i docenti
nullatenenti,
lavoratori
e fautori
di novità
d’alta bontà
di serietà
d’assurdità!
Ripensa triste
ai fatti visti,
a lunghe liste
di classi miste.
Un giorno nero,
non sembrò vero,
cadde per terra
al pianterreno,
lunga distesa,
da male lesa,
mentre spiegava
cos’è la lava.
Da stress colpita
cambiò la vita,
un tempo bella,
su una barella.
Quanti dolori,
quanti dottori!
Che dispiacere
tutte le sere
piangere muta
sola, abbattuta.
Com’era lieta,
quando parlava
tutta faceta;
quando tuonava,
tremenda diva,
ed inveiva
ai pigroncelli,
spesso ribelli.

Ora non più,
dice il cucù,
battendo le ore
senza calore.
Almeno avesse
da parte messo
qualche quattrino,
un pensierino
per un futuro
calmo e sicuro.
Dolce illusione!
Ora capisce
che la passione
presto finisce
e sol rimane
un po’ di pane.
Che devozione
l’Educazione!
Che attrazione
che eccitazione
che vibrazione
che fissazione
che esaltazione
che abnegazione
che donazione:
che delusione!
Che oblivione
che incomprensione
del suo lavoro
fino come oro.
Docenti, attenti!
Siete dementi,
quando accettate
quattro patate
dal sindacato
che si è alleato
col padronato.
Colleghi cari,
cacciate i bari
magniloquenti,
falsi docenti,
che son felici
d’avere amici
onnipotenti
con tre stipendi.
- Da Scherzi -

La docente eclettica
La docente eclettica
è tanto dialettica:
di giorno farnetica,
di notte solletica
l'amata didattica
con sapiente tattica.
Per caso è antipatica?
No! È molto simpatica,
ma spesso drammatica.
Vibra come elastico
davanti al giurassico,
ama il mondo arcaico
del popolo incaico.
È donna collerica:
ti manda in America,
se sbagli un acrostico
difficile ed ostico.
Gote come mantici,
ti recita i cantici
dei poeti classici
e financo ossianici.
È scarso il tuo lessico?
Ti spedisce in Messico.
E diventa caustica
con la perifrastica.
Errore sintattico?
Per lei sei uno spastico.
Diventa frenetica
con la storia retica.
E col neolitico?
Ti passa al politico:
impreca all'asettico
stipendiuccio asfittico.
Donna realistica
studia la casistica
di chirurgia plastica
(il naso è una svastica);
un progetto mastica:
ci vuole una drastica
dura mano clastica.
Pare essa paranoica?
No, no, è soltanto eroica.
Donna molto energica,
ai timidi è allergica.
Ma soffre di colica,
cupa tragedia eolica,
che rende fatica
la sua calda natica.
- Da Ritratti -

La chiacchierona
La docente chiacchierona
vuole fare la padrona.
A star zitta non riesce,
la sua ciarla cresce cresce:
parla, parla dei progetti,
degli alunni diavoletti,
delle cose che non vanno,
ansimando con affanno.
Dal suo raggio sta' lontano,
può innaffiare la tua mano.
- Da Profili -

Corso di formazione 
Vi sono docenti di quarant'anni,
vi sono docenti di cinquant'anni,
vi sono docenti con moglie e figli,
vi son docenti con marito e figli.

Pensosi intorno al tavolo essi sono,
seduti rigidi a sentire il suono
magico della saggia direttrice,
degli insegnanti nuova formatrice.

- Accendete un cerino
e parlate un pochino,
svuotatevi del peso
che l'animo v'ha preso.
Ascoltate voi attenti,
fate poi dei commenti.
La vostra mente aprite
e voi stessi scoprite.
Qui venite a imparare
come comunicare,
con gli altri confrontarsi,
alla causa immolarsi. -

Giuliva garrisce la formatrice,
la gran psicologa riformatrice,
della nuova scuola conoscitrice
a cui molto la professione s'addice
di rendere i docenti educatori
e della scuola ligi servitori.

Una seduta spiritica sembra,
sol che non c'è una medium che rimembra
la vecchia scuola da qualche anno morta,
ma s'inneggia alla nuova ancor più storta,
inefficiente e falsa da non dirsi,
buona solamente a rimbecillirsi.

- Prodi eroi, docenti cari,
della Cultura alti fari,
sfoderate le virtù,
andrete sempre più su.
Professionisti saremo
se noi tutti ci daremo
anima e corpo insieme
a spargere il santo seme
dell'Educazione vera
che fa luce anche la sera -

- Ma gli insegnanti guadagnano poco -
dice qualcuno con murmure roco;
- Sì, risponde una voce, ma è pur vero
ch'essi lavorano sol col pensiero,
e se la spassano da mane a sera
e mostrano sempre una bella cera -
- Chi è che così s'esprime iniquamente?
Non sa costui che uscire dalla mente
ci fa lo stress dell'insegnante medio? -
- Ma smettetela con questa commedia!
Due sono le cose: o insegni e guadagni
poco, oppure non insegni e guadagni
nulla; in compenso poco si lavora
e nessuno ti licenzia per ora -

- Cooosa?? Ma che cosa dice!? -
Strilla forte la cultrice
dell'eletta Educazione,
della Cultura il vibrione.
- Da lei ciò non m'aspettavo,
mi sembrava così bravo!
Bisogna che si lavori
tanto; su, su con i cuori!
Sintomo è la qualità
di professionalità.
Se professionisti siamo,
tanto guadagnar possiamo!
Lavorare, lavorare,
se vogliamo guadagnare! -
Strilla, strilla Berenice,
la perfetta educatrice.

- Signora, io son precario; avessi fatto
l'agrario! tempo perso non avrei,
a scuola maltrattato non sarei! -
- Calma, calma, carissimi docenti,
la nostra professione è per valenti
uomini, dediti ad una missione
e non a una facile promozione.
Gli insegnanti persone scelte sono
e non per tutti è dispensato il dono
di spargere con dotta mano il seme
nella feconda mente dei ragazzi,
e di farli crescere tutti insieme
come fiorellini raccolti in mazzi -

- Finalmente un'insegnante
dal pensiero interessante,
che ragiona con il cuore
e non si lagna per ore.
Sia d'esempio a tutti quanti!
Seguitela tutti quanti!
Se no, in pochi andrete avanti! -

I docenti, e vecchi e giovani, muti
stanno, avviliti e di paura smunti.
Non protestano, ma chiaro hanno in testa
che, adeguandosi, un dì faranno festa.
- Da Il mondo degli insegnanti -

Primo settembre 2004
- Collegio Docenti -
Signor ministro,
non me ne voglia
se d'insegnare
non ho più voglia.

Dopo due brevi mesi di vacanza,
gli insegnanti sono qui riuniti.
Assonnati, lamentosi e intristiti
sospirano seduti nella stanza.
- Nell'anima e nel corpo ritemprati
possiamo, colleghi, ricominciare!
Quest'anno è davvero particolare
e saremo tutti molto impegnati.
- serioso attacca il nostro Dirigente
con la ripetuta frasetta annuale.
- È l'anno della riforma epocale
che rendere può la scuola efficiente.
Per questo la nostra scuola s'aggiorna.
Ora i giorni di lavoro vi doso:
oggi lavoro, domani riposo;
dopo domani al lavoro si torna. -
(Ma come! Non ancor comincia l'anno
e i docenti sono già tanto stanchi?
Forse che essi hanno delicati i fianchi
ed il lavoro li mette in affanno?)
- Se noi questa riforma applicheremo,
un balzo in avanti farà la scuola,
perché con l'autonomia si vola,
e un sano taglio al passato daremo. -
- Anche quest'anno mancano docenti -,
sibila Banzai, adirato, tra i denti,
- Si dica basta ai soliti espedienti!
Non si programmi al posto degli assenti! -
- Professore, pazienza, è la volta buona,
(Risuona questa frase da trent'anni
fomentatrice di aspri disinganni)
e fissa non sarà più la poltrona. -
- Vedo pei docenti un futuro nero:
diventeremo tutti dei precari -,
mormora angosciato il Re degli erbari,
- forse ci conviene accendere un cero
a... - Sì, a Sant'Antonio! Ma cosa dici? -,
sbotta il Seguace d'ogni cambiamento,
capace di suonare senza strumento,
- Questa riforma ha possenti radici
che crescere faranno rigoglioso
l'albero sempreverde del Sapere. -
- Hai ragione -, s'intromette l'Alfiere,
delle novità capitano iroso,
- spero che la riforma vada in porto. -
- Dove potranno entrare solo eletti,
mentre gli altri finiranno nei ghetti! -,
s'inalbera l'ex comunista Storto.
- Un po' di calma, signori colleghi,
l'ideologia non ci prenda la mano,
tanta politica s'è fatta invano
sotto la guida di falsi strateghi.-
Dice il Dirigente, capo recente,
dimostrando d'esser poco imparziale,
guardando con occhi torvi, esiziale,
il povero Storto non compiacente.
Gli altri docenti stanno zitti e muti,
specialmente quelli che son canuti,
stufi di sentire le stesse cose
piene di promesse meravigliose.
Squillano le trombe ministeriali,
cambia la musica giorno per giorno;
baldi gli araldi vanno intorno intorno
a proclamare annunci eccezionali.
Il popolo scolastico è perplesso,
e, vedendo la riforma confusa,
si pone una domanda non astrusa:
- Ma che cosa dobbiamo fare adesso? -
- Da Collegi Docenti   -

La malata
Rode questa un male atroce,
e ti mette tutti in croce.
Oggi mal le fa la pancia,
ieri il dente le doleva;
ieri il cuore palpitava,
oggi il cul fetori sgancia;
ieri preda delle vampe,
oggi soffre mal di gambe.
<<Che le ha detto il cartomante?>>
<<Fatti subito un amante!>>
- Da Profili -

Il Liceo Parini allagato
Lunedì mattina, diciotto Ottobre
duemilaquattro, il bel Liceo Parini
di Milano risultava allagato.
Ohibò! Cos'è mai successo? S'è rotto
il tetto e tanto ci è piovuto dentro?
Un tubo s'è spaccato e tutto l'acqua
ha allagato? Che disastro grave!

Ma no, no, niente. È stata una bravata
di cinque alunni entrati di soppiatto
domenica sera nella lor scuola.
Armati di colla e carta argentata
hanno tappato i lavandini, aperti
i rubinetti, incollate le porte
dei bagni, perché volevano… Cosa?
Poco: saltare il compito di greco!
- Ritardiamo di mezz'ora l'entrata,
così l'odiato compito schiviamo. -
Questo pensavano i Cinque Grandi,
e invece hanno causato un danno enorme,
senza rendersi conto del mal fatto.

Ma quale può essere stata la causa
scatenante di tale azione? Forse
la paura del severo docente
che non lesina gli uno meno meno?
E per evitare un pessimo voto,
invece di riparare studiando,
allagate così la vostra scuola?
Quel voto dice che il bagaglio è vuoto,
che da tempo avete voi bisticciato
con i libri di latino e di greco.
Che pena per il povero Parini
vedere i novelli giovin signori,
smaniosi per l'Isola dei Famosi,
spasimanti per il Grande Fratello,
rovinare la sua gloriosa scuola!
Molti sono adirati, io me la rido,
perché confido che un freno si dia
all'andazzo che governa la scuola.

Che faranno i nostri mancati eroi?
Per la risposta interroghiamo gli astri
o l'oracolo consultiamo noi?
Meglio affidarci all'antica sapienza
che del buon senso ebbe grandi maestri.
Ecco il responso solenne e fatale
che meditar farà chi non ha sale:
<<Visto che di studiare non v'aggrada,
vista la passion che per l'acqua avete,
tenete voi questo consiglio a bada:
lasciate gli studi classici,
e fate voi gli idraulici;
ché lavoro troverete,
e molto guadagnerete.>>
- Da Storie -  

L’insegnante scontenta
La riconosco immediatamente,
appena si mette a parlar suadente;
un solo momento basta che passi
e pianger la senti sulle sue classi.
Per filo e per segno tutto racconta
e di chiacchiere il castello ti monta.
Non si vergogna di farsi sentire,
risate ironiche far scaturire
sul volto dei quattro malcapitati
che, nicchiando, l’ascoltano scocciati.
La bravura magnifica di quelli
che soltanto prima erano asinelli;
l’operato dei colleghi deplora
e per l’ira il viso le si scolora;
contro il gran Capo furiosa si scaglia,
e dire che prima era la sua quaglia.

Nessuno si salva, tutti tritura
con la macina della sua censura,
da un pettegolezzo all’altro passando
e fosche previsioni ipotizzando.
Poi si calma. La scuola tal dei tali
elogia, dove i docenti hanno le ali,
con lealtà collaborano insieme
e della cultura piantano il seme;
gli alunni sono educati e studiosi,
dei loro professori rispettosi;
senza far nulla non stanno i bidelli,
ma vigili controllano i monelli;
anche -sospira- il Capo d’Istituto
non è fannullone né sprovveduto.

Andrebbe avanti con la tiritera,
parlerebbe di fila fino a sera.
Ogni tanto sollecita un assenso,
richiedendolo con fare melenso.
Si guardano in faccia i quattro stupiti,
depongono l’aria da rimbambiti;
tolgono il disturbo da impegni mossi,
sola lasciandola a rodere i suoi ossi.
- Da Ritratti -  

Organico funzionale
Il verbale cominciare
io dovrei come altre volte,
con le palle già sconvolte;
oggi invece voglio stare

tutt'attento e rispettoso
delle chiacchiere e scemenze
che m'han reso assai gioioso
nell'ascolto d'esperienze

sulla nuova Educazione.
Ma speciale oggi sarà
l'inconsueta confusione
per non dire assurdità.

Strabilianti novità:
nuova scuola si farà!

Spariranno i bei progetti
che arricchivano i docenti,
lieti lieti gli anzidetti
loderanno compiacenti.

Per fortuna che c'è un Santo
a cui chiedere ogni tanto:
San Giuseppe protettore,
l'inope aiuta educatore;
San Francesco Poverello,
facci avere un quattrinello.

E scopriamo proprio adesso
che ci danno un po' di lesso:
con la somma elargita extra
gusteremo la minestra.
Diramata è la notizia
con istrionica furbizia.

Corbellino dà la stura
con spocchiosa sinecura
ai commenti gestionali
con esempi assai banali.

Egli inneggia all'autonomia
con patetica energia;
è per lui la panacea
che guarisce la diarrea

del danaro speso male
a favor dello statale.
Gestionale autonomia,
guida, guida la mente mia!

Bella sei e meravigliosa,
tu la scuola fai vogliosa.
Le tue ancelle son le schede
per tastar la vera fede;
finanziarie sono dette,
dei progetti le vedette.

Di ricerca attenta frutto,
di tenace uomo costrutto,
dell'ingegno evoluzione
che pon fine all'inazione.

Molte perle poi sparpaglia
azionando la mitraglia:
con la sus-sidiarietà,
con la fles-sibilità,

con la pro-gettualità,
con la buona volontà
si farà la scuola nuova
che da tempo abbiamo in cova.

Siamo grandi educatori,
di valori fautori.
Organismo funzionale:
che pensata eccezionale!
La profes-sionalità:
che gratuita velleità!

Alla fine con mesto viso,
di missione molto intriso,
la Collega ci spiattella
la recente pappardella;
e poi l'altra ci propina
la succosa agra dottrina.

Dico adesso anche la mia:
quante ciance, mamma mia!
- Da Collegi Docenti  -

Il prof Arnaldo al mare
Fa tanto tanto caldo,
andiamo tutti al mar!
Distinto prof Arnaldo,
le bare lascia star.

Distesi sulla sabbia
sotto l’ombrellone
lontani dalla rabbia
dell’interrogazione.

La mattina sei a scuola
vestito già di nero
con la bianca pezzuola
ed in macchina il cero.

Nell’acqua freschi freschi
senza sentir lamenti
senza toccare teschi
né vedere occhi spenti.

Egregio prof Arnaldo,
comprati un bel costume
che puoi trovare in saldo.
Noi intanto tra le spume

sguazziamo con le donne
e offriamo lor granite,
mentre tu infili gonne
alle morte stecchite.

Sulla spiaggia è un incanto,
la tristezza è svanita.
Soltanto s’ode il canto
che a nuotare ci invita.

C’è chi grida: è contento,
fa un tuffo a testa bassa,
mentre tu lento lento
ficchi uno nella cassa.

Vieni qui, Arnaldo, vieni,
le bare lascia star.
Non ci sono qui i freni,
anche i prof vanno al mar!

Ecco Arnaldo, ecco arriva
con lo slip tutto nero.
Si butta sulla riva
con in testa un sombrero.

Fa il morto alla deriva,
come fosse annegato,
mentre l’onda lasciva
gli accarezza il costato.

C’è chi ride alla scena
quanto mai divertente.
Dove son lutto e pena?
Ora lui non li sente.

Dove son gli occhi mesti?
Dai morti son lontani.
Ma ai tristi e buoni gesti
tornerà lui domani.
- Da Scherzi -

Consiglio di Classe
Mi ritrovo tra la perduta gente
senza risolvere un cazzo di niente.
A lungo si discetta con passione
del sacro mondo dell’Educazione,
dei validi obiettivi prefissati
e ai poveri discenti propinati.
Sempre ci si lamenta dell’impegno
accompagnato da rozzo contegno.

- Gli alunni son vivaci, ma corretti -:
non può mancare tra i grandi concetti,
ripetuti almeno una volta al mese,
la frase, mentre si pensa alle spese
del gas, del telefono e della luce;
(forse meglio si viveva col Duce?).
- I genitori d’Ida son venuti
a contestare i voti ricevuti;
secondo loro incompresa è la figlia
che a un genio matematico somiglia -
- E’ migliorato Littopizzo un poco,
non si dedica più tanto al gioco -
- Con me questo ragazzo non fa nulla,
non segue, non si applica per nulla -
Si rincorrono poi le lamentele
raccontate come telenovele:
- Vedrai che Zocculo sarà promosso
benché dell’ignoranza sia un colosso -
- Come faremo a promuovere Rivo,
se nemmeno ha raggiunto un obiettivo? -
- A me dispiace, ma farò di tutto
perché fermato sia tal farabutto
che si è divertito tutto l’anno,
apportando alla classe molto danno -
- Ma cosa mai dite, colleghi cari!
Non partecipate mica a un safari?
Molti aspetti bisogna soppesare,
non è serio su due piedi bocciare.
E’ diverso della psicologa il parere
secondo cui si deve provvedere
subito ad analizzare il motivo
d’ un comportamento così aggressivo -

A questo punto il Capo finalmente
paterno si rivolge alla sua gente:
- Ai più deboli avete dato aiuto?
Al recupero avete provveduto?
L’avete sul registro segnalato?
Spero che tutto abbiate valutato.
Sono stati i genitori informati
che i figli saranno forse bocciati? -
- Abbiamo spedito le cartoline
per spazzare via tutte le manfrine -
- Ma, scusatemi, non è prematuro
anticipare le scelte del futuro?
Con tre lunghi mesi a disposizione
possiamo arrivare alla soluzione
di ottenere dei buoni risultati
ed evitare che siano bocciati -
- Se perdere una classe non volete,
qualche alunno trattenere dovete.
Fermandone in ogni prima due o tre
ognuno di voi può pensare anche a sé -
- Questo mi sembra un po’ esagerato
e non è supportato dal sindacato.
Benché favorevole sia al precario,
a questa teoria sono contrario -
- Come non detto, sono fatti vostri;
andate poi a pregare nei chiostri!
Preso atto di tale contestazione,
concludo con la raccomandazione:
lavorate con professionalità
e nell’ultimo scrutinio si vedrà -
Pa pa ra pà pa pa ra pà!
Ta ta ra tà ta ta ra tà!
- Da Storie -

In difesa dell'alunno
Passa un anno e un altro passa,
l'ignoranza cresce crassa.
Non ha voglia di studiare,
fa fatica ad imparare.
Quante ciarle sul suo conto!
Per intere ore si parla,
il recupero ci tarla,
lo sondiamo fino in fondo.
Attiviamo gli interventi,
ricorriamo agli espedienti
dei recenti insegnamenti
che spalancano le menti.
Ma lui avanti non procede.
Quale guaio gli succede?
È possibile? In tanti anni
ha compiuto solo danni?
Non è forse colpa nostra,
se non cambia mai la giostra?
Per ingiusto caso forse
sfortunato in quelli incorse,
che la testa gli hanno ottusa?
Sacerdoti della Musa,
la divina Educazione,
che li esorta alla Missione:
del divin Cultori Verbo,
che l'alunno così acerbo,
col didattico concento,
pertinaci hanno spento.
La lor scelta è la migliore,
scaturita dall'amore
per i bimbi diavoletti,
per le bimbe benedette.
Essi sono i Formatori,
del Saper seminatori,
totalmente dedicati
agli alunni fortunati.
C'è un assunto nelle scuole:
- Faccia pure quel che vuole -
tanto poi con la bacchetta
sacra, magica, perfetta
lo caviam dalla belletta
ove annaspa comodone,
per portarlo sulla vetta
dell'eccelsa Educazione.
Vana, tipica illusione
della nostra professione.
Lieti siano! Ciò interessa.
Ecco qua, parte la festa,
che perdura tutto l'anno,
producendo grande danno.
Su c'è in alto la Cultura,
malmenata oltremisura;
indigesta montanara
le preparano la bara.
E da monti e da colline
i bambini e le bambine
scendon giù di balza in balza;
l'ignoranza lor incalza.

È di moda dimostrare
quante cose sanno fare:
è cultura dottrinale
che tralascia l'essenziale.
La materia antropologica
va studiata con la logica;
sotto invece dettatura
(questa sì che è una tortura!)
ti riempiono il quadernone
senza alcuna cognizione.
Sanno tutto degli Egizi?
E anche dei Babilonesi?
Sottoposti a gran supplizi,
essi soffrono per mesi.
Dimmi, orsù, dov'è Milano?
Mah, non so, tanto lontano!
Ed invece ov'è Torino?
Mah, non so, tanto vicino.
A nord o a est dell'Italia?
Chi lo sa! Ma dell'ordalia
ti enumerano le regole,
numerose come tegole.
Quanti nervi ha il nostro pene?
Questo, sì, lo sanno bene.
A sette anni la metafora,
col disegno della bifora;
l'anno dopo metonimia,
con lo studio dell'attinia;
la sineddoche a nove anni;
non sa leggere a dieci anni,
non parliamo dello scrivere,
e nemmen sa far di conto:
l'hanno reso tutto tonto.
Si comporta poi anche male,
proprio come un animale!
I consigli non ascolta,
pronto sempre alla rivolta.

Quando arriva in prima media,
non vuol stare sulla sedia.
Arcistufo è di sentire,
e non riesce a digerire,
le indigeste litanie
delle nostre Madri Pie.
È punito quest'affronto,
e all'istante paga il conto:
una bella bocciatura
e va via la seccatura.
Rispettabili dottori,
eccellenti educatori,
voi così recuperate
chi non sa con le nerbate!
L'alunno è disamorato,
del tutto è demotivato;
l'anno dopo riaccade
che la storia si ripete.
La frittata è fatta ormai;
vano è stimolarlo: - Dai,
studia! Qualche cosa impara,
la tua vita tieni cara -
Rovinato da noi è stato,
ché sul Verbo abbiam contato:
inventiva ci voleva,
un sorriso lui voleva.
Ora sa una cosa sola:
odierà sempre la scuola.
- Da Storie -

La salottiera
La docente salottiera
alza e abbassa la cerniera;
le coscette tutte rosa
lei ti mostra generosa;
accavalla la gambetta
poi leziosa lei cinguetta.
Quel che dice è strabiliante,
del nuovismo carburante:
è sparita la vecchia scuola!
Se ti basta la parola…
- Da Profili -

Incontro con un ex alunno
Ieri dal meccanico sono andato.
Indovinate un po’ chi vi ho incontrato!
L’ex alunno, il terribile Cuprano,
il pluri ripetente di Mugnano,
che sempre l’arrogante ti faceva
e i docenti man mano corrodeva
con l’organizzare ammutinamenti
alla faccia di tutti gli interventi
di tuttologi, psicologi e dotti
che si risolvevano solo in botti.
Lui, sì, che emetteva rutti sonori,
sfidando, teppistello, i professori;
lui, che minacciava i compagni miti
e che scatenava furiose liti;
lui, che le docenti prendeva in giro
e manco sapeva usare la biro;
lui, sì, che a scuola non voleva stare,
che andar voleva solo a lavorare.
Però l’illuminata scuola nostra
lo costringeva a stare sulla giostra
dell’Istruzione gratuita e forzata,
teorica, pedante e paludata.

Bene! Se ne stava con gli occhi chini
con la sua tuta giallo-blu a misura,
rispettoso e mite, senza orecchini,
attento a pulire un’autovettura.
Bastava che beee facesse soltanto,
tanto sembrava un agnellino santo!
Con un cenno breve mi ha salutato,
al lavoro dedito, imbarazzato.
Scommetto che dirmi avrebbe voluto,
conscio d’aver in passato ecceduto:
- Mi avete fatto perdere quattro anni
e son rimasto un mezzo analfabeta! -

Signori, mettete riparo ai danni,
in vari modi s’arriva alla meta:
costringere un ragazzo non è bello
a non far nulla, a danneggiar se stesso
e gli altri, ad esser anche lo zimbello
di dottoroni che lo stiman fesso.
Coraggio abbiate, uscite dagli schemi
per trovare una giusta soluzione
che risolva il problema dei problemi:
dare a tutti un minimo d’istruzione;
che sian sempre in classe non c’è bisogno,
possono assolvere presso una ditta
l’obbligo scolastico (sembra un sogno?),
ma non è forse meglio dell’invitta
chimera che da lunghi anni inseguite
senza mai raggiungerla - voi ci dite -
per colpa dei docenti impreparati
che, chissà come, assunti sono stati!
Un rimedio ignavo adottato è stato
in molte scuole: promuovere tutti
con l’alto consenso ministeriale,
con l’appoggio alato dei saggi tutti,
protetti dall’egida sindacale.

Che tipo di scuola ci ritroviamo?
Ogni giorno, ogni giorno lo vediamo!
- Da Storie -

L’arrivata
Arrogante ben lei pensa
d'aver piena la dispensa;
tutti guarda con disprezzo
calcolando il loro prezzo;
cambia spesso la pelliccia,
dell'aver nostro s'impiccia;
si lamenta dei ragazzi
che plebei fanno schiamazzi.
- Vai via, non è il tuo lavoro!
Non a scuola serve l'oro -
- Da Profili -          

Il professore aulico
Il professore aulico
ha un aspetto fallico,
quando prega mistico,
chinandosi al trittico
della scuola classica
della scuola magica
dell'alma didattica,
con la mente tattica,
con la mente elastica,
con la mente chiastica.
Spasmodico predica,
con la faccia tragica,
sulla scuola statica;
la cassa toracica
sommuove collerico.
Ce l'ha con l'eretico,
dal sorriso icastico
e dal credo agnostico.
Con cuore scolastico
di stampo dinastico,
con volto cianotico
delinea caotico:
la scuola è rachitica,
è tutta mefitica;
è scomparsa l'etica
ed anche l'estetica.
Elogia magnifico
il gran testo mitico,
ti fa il panegirico
con tono onorifico
dell'avveniristico
manuale olistico.

Docente simmetrico,
nonché geometrico,
armato di logica
epistemologica,
con tono allarmistico
spesso anacronistico,
scarica la critica
che par sodomitica.
Sembra tragicomico:
prima ti classifica,
e poi ti squalifica.
Che dite? E' un maniaco,
oppure un idilliaco?
E' certo un bisbetico
docente patetico.
- Da Ritratti -   

Coerenza degli insegnanti
- La nostra scuola, ahimè, non funziona! -

Si lamentano spesso gli insegnanti.
E’ il loro passatempo preferito.
Chi porta con querula voce avanti
la scuola, e costernato ti alza il dito?

Veloce la docente tuttofare
piroetta tutto il dì qual saetta.
Il docente turbinoso sul mare
soffia per sospingere la barchetta

sgangherata della scuola. Mai domi
girano indaffarati i maneggioni,
sui labari son sempre i loro nomi,
graziosi dispensando i loro doni.

Questo appare all’esterno osservatore.
Ma più da vicino diamo un’occhiata:
perbacco! la situazione è cambiata.
La campana è suonata, il professore

dov’è faccendiere? La classe aspetta
nell’atrio in festa, urlante ogni mattina.
La docente trottolina sgambetta
come sempre in ritardo ogni mattina.

Per fatue sciocchezzuole questo e quella
sanziona la docente criticona,
mentre lei a svuotare va la panciona
proprio quando suona la campanella.

E sai, quando la sigaretta accende?
Frenetica, appena lo squillo sente.
E lentamente poi le scale ascende,
seguitando a sparlare incontinente.

E cosa dire della progettista?
Almeno una volta in tempo arrivasse
al cambio dell’ora! Si sa, l’artista
non la puoi rinserrare nelle casse:

svolazzar deve con altre farfalle,
succhiando il nettare di fiore in fiore;
intanto a te s’ingrossano le palle
nel sentire degli alunni il fragore.

Oh! Ma con la sua mente fina porta
la classe in Cina. Svolge anche il programma
ministeriale in tutta la sua gamma;
sappi che la routine non sopporta:

ha bisogno d’uno spazio vitale
per esprimere la sua fantasia;
avanti lei va a colpi di magia,
sembra, invece, che tu manchi di sale.

Vedi! Qui i ragazzi sono tutti in fila,
da un docente antiquato incolonnati;
là, come pecore son sparpagliati:
acconsente lassista l’aprifila

di tutte le novità pedagogiche
e di tutte le novità didattiche,
di tutte le varianti programmatiche
e di tutte le alte missioni eroiche.

- Grette sono queste pignolerie!
Deve la scuola sugli scudi andare,
nel bel mondo il successo annoverare.
Finiamola con le pedanterie! -

- Eppur la nostra scuola non funziona…-
- Burocrate sei, incallito e arretrato,
per questa professione non sei dotato. -

- Di moda è lavorare alla carlona,
la nostra scuola il buon senso abbandona…-
- Da Il mondo degli insegnanti -  

Terra straniera
Alla fine dell’inane riunione
Corbellino va in ebollizione;
<<Mi avete scoglionato!>>
grida a gran voce adirato,
e, come se nulla fosse,
con le gote tutte rosse,
con la faccia nera nera
se ne va e buona sera!
Perché mai s’è incazzato?
Il consenso non gli abbiam dato!
Lui invita gli stranieri, generoso!,
poi agli altri vuol passare il coso.
Se vuol fare il gran sultano,
può andare per Lignano
senza rompere le scatole
con le sue carabattole.
Lui l’invito ha esternato
con accento molto alato,
senza accorgersi per nulla
che parlava come Fanfulla.
Usa adesso parole grosse,
lancia anatemi da Minosse.
Ma che vuoi, bello mio!
Non senti il mormorio
di aperta disapprovazione
alla tua ingenua azione?
Volevi fare una gran grigliata,
invece hai fatto una stronzata!
Se hai voglia di una straniera
prepara la mongolfiera,
e vola vola su in alto
e scatena il tuo assalto.

Ma attento bene stai!
Ché se cilecca tu farai
per l’italica tosta gente
agire poco virilmente
è proprio inconcepibile
è assai assai risibile;
è un grande disonore
vedere un trombatore
perder l’uggiosa faccia
in cambio d’una focaccia.

Ti saluto senza rispetto,
però ti offro un taglietto.

Arrivederci al prossimo Collegio,
mio caro amico, signore egregio,
sperando una volta tanto almeno
che tu alle scemenze metta il freno.
- Da Collegi Docenti -   

Il docente perfetto
Su nel cielo della Scuola impavido vola.
Sulle ali del Sapere esercita il mestiere,
sulle ali del Dovere sventola il piacere,
sull’ara dell’Amore sacrifica il cuore;
sull’ara del Lavoro sfrigola con calore.

Ogni mattina a letto escogita un progetto.
Tutti i giorni, inclemente, interroga il discente;
quando finisce l’ora, ti chiacchiera ancora;
le sue mani molto spesso agitano il gesso;
alla sera, intristito, spazzola il vestito.

Ad ogni riunione scalpita con passione.
A parlar sempre pronto snocciola il racconto,
e come l’altro ieri ti elabora i pensieri,
e come il mese scorso articola il discorso,
e come proprio adesso scivola sul sesso.

Di tutti i genitori stempera i furori,
di tutti i genitori solletica i favori.
Ad ogni bella mamma esplica il suo programma,
ad ogni babbo duro mescola il bromuro,
per tutti i loro figli biascica consigli.

Degli alunni dementi illumina le menti.
Solo con un sorriso stimola il loro viso,
ad un solo suo sguardo corrono al traguardo;
se per caso Caio sbaglia, frenetico raglia,
e se poi Tizio ride? Subito lo irride.

Felice il discente cui stimola la mente!
Ma se l’impegno è alterno, gli augura l’inferno,
se non sta sempre attento, ulula come il vento.
Con il potere arcano emula lo sciamano;
demiurgo, con la mano ti educa l’insano.

Del Consiglio di Classe coordina l’asse,
al Consiglio d’Istituto è sempre seduto,
sornione s’intrufola in ogni commissione.
Vuol fare il preposto: s’agita per l’arrosto,
viste poi le lasagne, piagnucola lagne.

Quando a sera va a letto, immagina il balletto
delle idee lampeggianti, vivide e intriganti
sul da farsi il dì appresso rapido col gesso.
Infine chiude gli occhi ai magici rintocchi
del sacro bando, la didattica sognando.
- Da Ritratti -

Collegio Docenti
Che bella parata di tromboni
queste ricorrenti riunioni!
Ventitré minuti per l’appello,
trenta pel retorico cappello
vi hanno scombussolato il cervello.
Perder tempo per il calendario
è certo un fatto straordinario;
assegnare i docenti alle classi:
vieta prassi. Meglio far due passi.
Si parla ora di programmazione
che fa la rima con dilazione:
non si concerta manco un’azione.

E di punto in punto,
(senza contrappunto),
con fare abitudinario
recitiamo noi il rosario
didattico e pedagogico
(e perfino psicagogico):
lento e insipiente il calvario
tre ore dura velleitario.

Ogni anno la stessa storia,
è preludio di baldoria.
Apparire è l’obiettivo
principale e pervasivo!
Tutto funziona a perfezione:
è l’annuale ripetizione
della gran menzogna esternata
sulla scuola deteriorata.
Apriamo subito i battenti,
lavorino sodo i docenti.
Fan gli alunni collezione
di insegnanti in successione:
dopo un mese ne sentono tanti
che si ritrovano ridondanti
d’enciclopedico sapere,
difficile da contenere;
e, a nulla interessati, arroganti,
si danno tumultuosi e festanti
a dei comportamenti irritanti.
Debbono i docenti come santi
sopportare con rassegnazione
l’incessante maleducazione.
E’ tutto bello, è una vera pacchia,
la scuola va avanti senza macchia!
E’ stanco l’alunno e si riposa
per merito della numerosa
classe docente che s’avvicenda
con furioso ritmo da tregenda.

Gli insegnanti sono mal pagati,
ma anche dei grandi sfaticati.
- Un’ora in più ho lavorato! -
si dispera affaticato.
- Entro sempre alla prima ora! -
strilla irosa la signora.
- Esco sempre all’ultima ora! -
si rode l’animo ognora.
- Ho due buchi il giovedì!
Non è giusto stare qui -
- Sono libera il martedì! -
si lamenta questa qui.
- Mercoledì c’è il Consiglio!
A chi lascerò mio figlio? -
- Voglio il sabato giorno libero! -
urla ansioso il padan Celtibero.
- E’ proprio un orario del cazzo;
chi l’ ha fatto è certo un pazzo -
acre dice e sospettoso
col fegato tutto roso
Smerdaleone il professore
della scuola il difensore.

E così da tanto tempo
(anche quando c’è maltempo?),
proseguendo d’anno in anno,
crede ognun d’avere un danno,
d’essere perseguitato,
ingiustamente umiliato,
benché sia un superdotato,
capace di dimostrare
maestria nell’insegnare.
O colleghi, siate seri,
cari miei, siate sinceri;
frenate i vostri pensieri
d’alta megalomania,
ché percorriamo una via
di poveri in compagnia.

Concludo finalmente il verbale
della riunione inaugurale.
- Da Collegi Docenti -    

La ritardataria
Quando suona la campana,
la vip Frottola è lontana;
quando c'è una riunione,
soffre lei d'indigestione.
In ritardo sempre arriva
la docente lavativa.
Poi si siede in prima fila
e interventi tanti infila
per mostrare com'è zelante,
lei, del tempo commerciante.
- Da Profili -  

Ora di lezione
Credete che lezione far si possa?
Ogni tre minuti ti vien la scossa.

Chi spesso bussa alla porta?
La bidella vien bussando,
vien bussando alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?

Ora la quotidiana circolare
ora l’extra ti porta circolare
ora chiede agli alunni di portare
il permesso firmato per andare
in gita la Toscana a visitare
ora per partecipare fattivi
ai mirati progetti selettivi
ora al gruppo sportivo ti rammenta
che la gara si terrà il giorno trenta
ora distribuisce volantini
pubblicitari e ai buoni e ai birichini
ora dà la merenda dimenticata
alla povera bambina affamata
ora richiede il modulo firmato
già da una settimana consegnato
ora porta l’orario delle Messe
che non cambia mai: son sempre le stesse
ora dettar si deve sul libretto
che il sindacato uno sciopero ha indetto…
Diluviano le visite incessanti,
i ragazzi sono tutti festanti.
Ora riprendi l’alunno vivace
che parla parla sempre e mai non tace;
la confusione si fa contumace…
ora ora ora fluttua il tempo fallace.

La mezzora è già passata,
la giornata già segnata.
La lezione non inizia,
per gli alunni una delizia.
Poco tempo ti rimane,
e le tue ire sono vane.
Devi cedere ai ripieghi:
o tu interroghi o tu spieghi.
A spiegare ti decidi:
basta!, dici, coi disguidi.
Ma c’è chi alza la manina,
s’è stancato stamattina,
e fare vuole un giretto:
- Posso andare al gabinetto? -
Ogni volta questa storia;
il tempo intanto va in gloria.
E non è finita ancora:
la nostra cara signora
ha bisogno del suo testo,
e viene a romperti il cesto;
prendendo spesso un abbaglio,
c’è chi bussa poi per sbaglio:
- Scusi tanto, professore! -
- Ma che ti venga un malore! -
Ecco che un alunno arriva
mandato dalla Giuliva
a prendere il manuale
della scienza naturale.
Tocca ora al ritardatario:
sembra proprio un dromedario
con lo zaino sulla schiena
che sopporta a malapena;
è un fatto abitudinario:
non azzecca mai l’orario!

E’ un monotono via vai.
Se per caso dici bai,
antiquato tu risulti
e ti becchi anche gli insulti.

Da domani, giuro, farò lezione
alla faccia della programmazione!
- Da Storie -

La ballata dello scrutinio finale
Sono qui tutti i docenti
anche chi è sempre assente,
evitando quei momenti
che torturano la mente.

Oggi è il giorno del giudizio,
delle belle ne vedremo;
seri seri dall'inizio
lo scrutinio noi faremo.

Oggidì noi assisteremo
ad un monstro molto arcano:
come degno noi faremo
chi del merito è profano.

Noi daremo eccelsi voti
per far credere che i nostri,
doviziosi d'alte doti,
della Scienza siano i mostri.

Fino al mese scorso questo
non sapeva un accidente,
ora appare manifesto
d'esser certo un gran sapiente.

Per incanto poi scopriamo
che veloce è migliorato;
rifiutare non possiamo
del collega l'operato.

I docenti sono maghi
di stupire giammai paghi.

La docente tutto l'anno
si lamenta del profitto,
grida e strepita al malanno
dell'alunno poco zitto.

Or, miracolo!, è lui buono,
angioletto maturato,
che si merita il condono
pel contegno castigato.

- Coerenza! Coerenza! -
ha quell'altro comunicato
con continua sofferenza
al Consiglio importunato.

Or pensoso, ma con gaiezza
oblia rapido il passato
e decanta con franchezza
le virtù dell'ex mal nato.

Siamo noi persone serie,
rifiutiamo le miserie.

E succede che i più bravi,
molto spesso trascurati,
posto cedano agli ignavi
che fin troppo son curati.

Siamo veri taumaturghi,
siamo rigidi catoni:
migliorato Marco Burghi,
peggiorato Lucio Boni.

Questa qui fa la divetta,
questo pure il furbacchione;
c'è bisogno di una stretta,
qui ci vuole una lezione.

Minacciare è una burletta,
il bocciare è una robetta:
noi passiamo la spugnetta,
tanto paga Pantalone.

Dopo intensa chiacchierata
procediamo alla sparata:
le schedine compiliamo,
il giudizio noi scriviamo.

Siam moderni, a tutti avanti:
promuoviamo tutti quanti.
Dan da dan da da dan!
Din di din din din dì
- Da Storie -

Valutazione finale
- All’opera mettiamoci, colleghi,
e nessun di voi faccia degli sbreghi.
Con serenità noi valuteremo,
e lontani dai contrasti staremo.
La vostra mente sia da pregiudizio
sgombra; valutare non è uno sfizio,
ma una pedagogica seria azione,
eseguita con alta cognizione,
frutto del lavoro professionale
che della cultura sale le scale.

Arturo Arturi con buono è promosso,
Aldo Belli con distinto è promosso;
Francesco Chiaromonte è sufficiente;
Mario Dossi non ha studiato spesso,
però lo stesso alla seconda è ammesso…

I docenti lieti d’accordo sono,
chi più chi meno propensi al condono.
I primi guai cominciano con Lodo
che quest’anno non ha battuto chiodo.
- Non ha fatto niente per tutto l’anno,
ha disturbato come un turcomanno -
- In matematica sa qualcosina -
- In storia e geografia al sei s’avvicina -
- Collega, i voti usa, mi meraviglio! -
- Ma che! Va lei in cerca di qualche appiglio?
Vediamo quel che il Consiglio dispone,
si passi subito alla votazione! -
- Momento! A tutti dire la sua spetta,
non è giusto fare le cose in fretta;
in inglese non è certo un portento,
ma conosce i numeri fino a cento -
La docente di storia il colpo incassa:
- E in italiano come se la passa? -
domanda in cerca d’un appoggio tesa,
mentre la faccia le diventa accesa.
- Maluccio. Fatica a leggere e a scrivere,
in compenso sa molto bene ridere -
- Nella mia disciplina è insufficiente,
a volte disegna come un demente -
- Professore, non si esprima in tal modo;
siamo qui solo per sciogliere il nodo
dei nostri dubbi e per verificare
se la promozione possiamo dare,
se l’ alunno nel tempo è maturato,
se il recupero è stato effettuato -
- Tutto è stato fatto con precisione,
ma lui non merita la promozione -
- Colleghi, se a voi piace perder tempo,
me lo potevate dire anzitempo;
sono stufo di questa tiritera,
mica vogliamo star qui fino a sera?-
Così vota ognuno tutto d’un fiato:
il povero Lodo viene bocciato.

Sedati a fatica i vari mugugni,
(quasi, quasi non si faceva a pugni)
si prosegue, guardandoci in cagnesco,
a stilar giudizi in modo farsesco.

Con Madul arriva il secondo scontro:
cinque sono a favore, quattro contro.
- Non sa scrivere, legge a mala pena,
non sa parlare: insufficienza piena.
Molte ore al recupero ho dedicato,
ma il ragazzo assai poco si è impegnato -
- Nella mia disciplina ha lavorato,
di capire i numeri ha dimostrato;
vivace, non si è comportato male… -
- Più che l’aspetto comportamentale,
metto in rilievo la preparazione
e degli obiettivi l’acquisizione.
A questo qui mancano l’una e l’altra
e sogghigna pure con faccia scaltra -
s’intromette la docente d’inglese
che non gradisce molto l’albanese.
- Che ripetesse sarebbe opportuno,
tanto per non fare torto a nessuno -
- Volete voi rovinare il ragazzo,
che l’anno scorso è giunto da Durazzo?
Intenzione avete d’emarginarlo?
Promuoviamolo, se vogliamo aiutarlo -
- Smettiamola con questo tira e molla,
passiamo ai voti e che scoppi la bolla -
Madul a maggioranza in seconda passa,
invece Lodo un’ingiustizia incassa.

Abbiam dato valutazioni esatte?
A voi tocca ora pelare le gatte!
- Da Storie -

Ultimo collegio: Giugno 2002
Fine Giugno: ecco l’ultimo Collegio
che chiude un anno veramente egregio.

C’è il Gran Capo che suona la chitarra,
dolce qualcun altro aziona il violino,
colui usar vorrebbe la scimitarra,
ansiosa pretende costei un inchino.

C’è chi tace e non acconsente affatto,
c’è chi si mostra molto soddisfatto,
c’è chi mai perde il vizio di sbuffare,
c’è chi si siede dietro per parlare,
c’è chi sfoglia attenta la sua agendina,
c’è chi vorrebbe andarsene in piscina…

Le solite iniziano cantilene,
identiche da anni le messinscene.
(Almeno una volta erano più brevi
e il tempo, sacro tempo, non perdevi!)

Non vi sto a raccontare tutto quanto
per non ripetere il noioso canto,
basti saper che l’ordine del giorno
da più di venticinque anni invariato
stantio presenta lo stesso contorno
che ad ogni fine anno viene gustato.

Tra odorosi zefiri di sudore
la lenta nenia attacca Camomilla
con un piatto resoconto incolore,
sgusciando tra i problemi come anguilla,
e con un falso incoerente velo
il marciume copre dello sfacelo
che ha aromatizzato la nostra scuola.
E tutti zitti con la museruola!
Anche chi ha abbaiato per tutto l’anno
ed ha insegnato con estremo affanno,
ché gli alunni si sono ammutinati
- una cara collega li ha appoggiati,
e Camomilla non li ha contrastati -
ma in compenso promossi sono stati!

Nelle medie oramai nuovi profeti
considerano illeciti i divieti;
seguono essi questa filosofia:
mandare tutti avanti, e così sia;
vadano a scocciare alle superiori,
le ripetenze sono deteriori.

Il Capo carismatico con voce
flebile e austera evoca la sua croce
nel raccontarci come è stato bravo,
nuovo Ponzio Pilato, a far l’ignavo:
a soggiacere a tutte le richieste,
ad accettare tutte le proteste
di figli, genitori, nonni e zie
senza mai bloccar le loro isterie;
ad elargire oboli e caramelle
ai docenti rompiglioni e loquaci,
ché non alimentassero fiammelle
o non si facessero troppo audaci.

Ecco! Il panegirico ora declama
dei progetti, delle attività svolte,
la nostra eccitando cara madama
che molteplici ha fatto giravolte
trafficando, e la sua classe lasciando
per un "attimo" al collega o al bidello;
e intanto gli alunni erano allo sbando,
lieti di ballare tal carosello.

Ecco! Tocca ai preposti ora elogiarsi,
dettagliando le gravose fatiche
cui con pena han dovuto sobbarcarsi
per ricevere soltanto molliche.

Ecco! Le due solite maestrine
che devono per forza intervenire
con varie annotazioni bizantine
per farsi da Camomilla applaudire.

Ecco! Dei fatti incresciosi si tace:
agli insegnanti piace stare in pace;
l’estate ci chiama e non è il momento
di procedere all’accapigliamento.

Ecco! Il prof dalla classe tartassato
mogio e zitto siede tranquillo,
proprio lui che sempre ci ha enumerato
le manchevolezze di Camomilla.

(Così chiamato è stato il nostro Manager,
altresì denominato Gran Monager;
Preside nomato un tempo, poi Capo
d’Istituto ed ora Dirigente)

Gira e rigira siamo sempre a capo:
ad un incompetente un saccente,
ad un furioso subentra un dormiente.
Risultato: litri di camomilla
erogati da una saggia autobotte
ha spento la nostra ardente favilla,
ed in più i docenti hanno le ossa rotte.

E’ stato l’anno delle circolari,
dalla slot-machine dei segretari
sputate per qualsiasi situazione
con burocratica circospezione:
per ogni azione la sua circolare,
quasi pure per andare a pisciare.

Dal ciarpame delle carte gravate,
sbagliato hanno spesso le applicate
che passavano gran tempo a studiare
come preparare la circolare.

Sagace il Capo le leggi sfogliava
ed in Presidenza sempre restava
a trovare legale scappatoia
alla sua persistente paranoia.

Eccovi l’assunto di Camomilla,
vaticinato da vecchia Sibilla:
- Tanto per aver le spalle coperte,
me ne sto placido a braccia conserte.
Se succede qualche cosa di strano,
posso sempre nascondere la mano. -

Nel concludere allegro vi rammento
che mancar non potevano parole
fatidiche a chiusura del concento:
- A settembre, programmeremo tutto,
e con la cartina di tornasole
del lavoro valuteremo il frutto! -

Ma a settembre… - E’ presto per programmare:
son gli alunni nuovi, mancan docenti;
ad altro mese è meglio rimandare.
Non siamo mica dei maghi veggenti! -
- Da Collegi Docenti -

Il leguleio
C’è il docente leguleio
che di tutti si crede er mejo;
ha da dire e da ridire,
se non parla può morire.
Chiosatore di rispetto
prima o poi scova il difetto:
è il valletto dei puntigli,
allevati come figli.
Sfoglia attento le sue leggi
per punirti se scorreggi.
- Da Profili -

Scuola: contratto 2003
Pensate! Lo Stato s’è dissanguato
per aumentare lo stipendio a gente
avvezza - si dice - a non fare niente.

Il corpo insegnante s’è lamentato
del misero aumento immediatamente,
mentre il sindacato inneggia plaudente.

- Un grande contratto abbiamo firmato! -
- Ahinoi! Che faremo di tanta moneta?
Viaggeremo per tutto il Pianeta? -

- Raggiunto abbiamo un grande risultato:
ora, come in Europa, guadagnate!
E allora, perché mai voi vi lagnate? -

- Il mondo docente è preoccupato:
non sa come gestir tanta ricchezza,
piovutagli addosso con tanta gaiezza -

- Zitti! Accettate il cavallo donato
senza intonare le solite storie,
bofonchiando grette giaculatorie.

Molto, docenti, lo Stato vi ha dato.
Pensate a chi lavora tutto il giorno
e non riporta a casa tal contorno.

Sempre l’insegnante ha piagnucolato;
nulla otteneva se per noi non era
che sbucciato sempre gli abbiam la pera!

Dimentica piagnone e fa l’ingrato.
Vorrebbe guadagnare da funzionario,
pur essendo al lavoro refrattario.

Tutta la scuola abbiamo accontentato,
soltanto qualcuno non è d’accordo
e ti borbotta o ti grida come un sordo.

Un grande traguardo abbiamo tagliato! -
- Staremo a vedere se le promesse
vostre saranno alla fine le stesse

con cui ci avete sempre abbindolato,
prendendo i docenti per i fondelli
trattati da voi come poverelli

che s’accontentano d’un surrogato
pur di mettere alcunché sotto i denti,
d’uguagliare illudendosi i potenti.

L’insegnamento è sottovalutato:
chi insegna lo fa per necessità
e dallo Stato trombato sarà.

Il contratto c’è. Sarà mantenuto?
Già stanno adoperando e raspa e lima
per ridurre la cifra in anteprima -
- Da Storie -

Il pedagogo
I suoi alunni vanno male?
Sua la colpa non è già.
Responsabile è qualcun altro
che li ha in passato rovinati.
E poiché gli manca il sale,
l’autocritica non fa.
Ma ti prospetta, molto scaltro,
che comunque son migliorati.
- Ormai la scuola è degradata,
la didattica superata.
Così avanti non si può andare! -
Soltanto lui ti sa insegnare.

I suoi alunni vanno bene?
E’ suo il merito, si sa.
Il passato per lui non conta,
è la bravura quel che importa.
Gli si gonfiano le vene,
e consigli lui ti dà.
Sorridendo te ne racconta
tante e poi tante d’ogni sorta.
Vanesio ciarla, non s’accorge
che senza di lui il sole sorge.
S’è la scuola risollevata:
è stato lui che l’ ha salvata!
- Da Ritratti -    

Ti invito a visitare Scuola di matti

Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche