|
Buio stregato
C'è un'ora
alla sera
quella invernale
che il buio
cambia
il suo buio
e per magia
se il silenzio è tuo
vedi l'oleandro
assonnato
e la iukka
sbucare
punte nuove
a cielo aperto
le case attorno
funghi appena nati
e la soffitta
tana di merli in amore.
Risuona
gorgoglio di nascita e
ti pare d'esser seduta dentro
il tronco di quell'acero
là sulla collina
e che le braccia
s'intreccino
con fili d'erba
e tirino
verso l'alto
ma ben conficcati .
a terra.
E' sensazione stregata
che passa quando
il buio ridiventa
ancora buio
Non mandarmelo a dire
ma guardami in faccia
hai il coraggio di dirmelo
dentro gli occhi
che le morti bianche
le ricordi
che ti lasciano stanco
al mattino
che pensi alla mogli e
ai bambini
che quei morti
ogni minuto
in Irak ti fanno
piangere
che ne senti vergogna
guardando i tuoi ragazzi
in fiore e speranza
quelle ceneri
che volano
a cento e mille
sugli schermi
come mosche
annullano il pensiero
e ti smorzano voglie?
Hai il coraggio
di prendermi la mano
e giurarmi che
non pensi spesso
"meno male che
non capita a me"?
Io mi sento sempre
più stordita
altro che lsd
quello che sento
obnubila e accascia
stravolge e arrota
e chi dice che basta
vedere nero
vuol dire che ha occhi
di prosciutto e
cuore di piombo.
La scuola
Me ve le ricordate
quelle ore lunghe di fumo e caffè
a leggere e rileggere i temi
a trovarne di nuovi
a capire dove avevamo sbagliato
perchè Giovanni spesso s'incespicava
nel leggere Rodari eppur lo amava
o Erika dormiva alla mensa
Omar dimenticava libri e testa
Francesca non ricordava
e ci piangeva e
la mamma non sentiva
o le gemelle sempre
in competizione
Giuseppe stordito dalle botte
e Loris da mille e mille doni
senza senso e ragione?
Come fare per dargli
quella spinta
quali poeti potevano colmare
i vuoti di famiglie sempre stanche
di tempo senza pieni
di paure sminuzzate in
mille perchè
senza mai avere una risposta.
Ma ve lo ricordate?
E quando Carlos riprendeva
sorriso e penna
e Samantha i numeri al volo?
ci sentivamo quasi in paradiso.
ma ora le domande dove sono?
...già, ci sono le risposte
belle e confezionate.
Vado
Vado senza ragione
sulla collina
quella mia d’un tempo
ondulata appena
in pieno sole
ambrata dalle righe di bambino
entro a passo lento
nel bosco di noccioli
calpesto e basta
mi sento estranea
di voci d’infanzia
ma all’imbrunire
il chiacchiericcio di sotto
dei paesani al mercato e
sussurri d’uccelli
mi fanno ritrovare.
L’immagine non è
ancora spenta.
Se
Se stanotte
al primo buio
mi tornassi
accanto poggiata
alle mie spalle che
erano tue
mi calmassi le mani
di unguento
le foglie sul selciato
volerebbero alto
in disegni di vento
le imposte s'aprirebbero
d'incanto al suono
del passero di ieri
la coperta di lino
riprenderebbe forma
e color di cielo
le mie gambe lente
sarebbero gazzella
se mi dicessi ancora
che ci sono e sono io
e so quello che voglio e poi
ancora
che non sono
febbri di mogano scuro
ma amore perso da ritrovare
che immortale sarà
la mia passione
seppur annichilita
e che gente attorno
sarà felice dopo
e che il mio canto
lo senti anche tu
allora potrei chiudere
le mie finestre
e assaporare pace.
Sempre m'invischio
Anche se so che
dovrei andare
cauta a passetti
come faccio la notte
al buio
per ritrovare libri amici
sul comodino
anche se so che
dovrei assaggiare
prima di masticare avida
spezzando denti e
scottando lingua
anche se so che
dovrei presagire
fischio d'agguato
e sorpasso d'ombre
entro sempre
d'impeto
e m'invischio
mi graffio e brucio
ma l'amore
poi colma
apre le ante
e svuota sgomento.
Mia luna
Cresce la luna
I fianchi si fanno
callipigi
il seno trabocca
e quasi geme
i ricci sono bagnati
di luce e si abbracciano
lo sguardo brilla
a tratti mansueto
poi s’accende
di forza animalesca.
Ti muovi lenta
molle
da padrona
del tuo
che tieni stretto
in difesa di occhi
e di pensiero
e le mani sembrano
già in mossa
di chi accoglie.
Come vorrei essere
dentro quella luna
e diventare
un poco
di nuovo
figlia.
Tu ora
Da bambina
alta e regale
avevi già
una bellezza quasi
perniciosa
passavi e lasciavi
petali
cospargevi
unguento attorno
donna regina
col sorriso appena
gli occhi
gialli da gatta
e cascata di riccioli
ambrati
quasi aprivi viali
al tuo passare
senza saperlo
d'istinto e d'amore.
Bella eri e sei
anche stasera
alla fine
tra mani e bocche
stanche.
Io ti amo tanto e
quello mia cara
quello non passa.
Buona fortuna
Vagabondo stavi
sui gradini
le mani grandi
ancora
profumate
di carezze
riccioli strapazzati
e sguardo remoto
da innamorato
che respinge amore
hai atteso il rintocco
quello che
arriva basso
dal campanile
l'hai afferrato
negli occhi
e la via t'ha preso
e con cosce lente
dondolando
sei andato via
senza chiasso di pietre
nè di voce.
Buona fortuna
a te bello di vento.
.....e quelli che
riparano occhi
vezzeggiano sorrisi
a bocca chiusa
di compianto compiaciuto
infrangibili o già infranti
da ogni soffio di terra
quelli che"non mi pare
proprio il caso
di drammatizzare
guarda il bicchiere
mezzo pieno.."
e osservano lo spettacolo
dalla cima del grattacielo
quelli che urlano gole bruciate
e nel vento rimangono
solo bocche
quelli che si spezzano le gambe
e colore più non hanno
nè pensieri
quelli che "basta!"
ingrassati di gozzo come capponi
basta ,mangiamo e beviamo
che domani...
quelli che
esplorano
curiosi ogni angolo
di litorale
con la lente e lo zaino
in cerca di sè
quelli che sanno
degustando cacao
interpretano nubi e voli
predicano e madano
con un pizzico
di solletico al naso
quelli che maledicono e si annientano
a volte chini ,a volte allineati
spesso soli nel buio
e poi quelli che
si spengono
come un cerino
all'ombra della vita.
Ispirata ad una canzone di Iannacci
.... da ringhiera 2
Sto qui a guardar passeggio ma
un poco mi brucia
anche tua
figlia mò
s'è messa all'ombelico quel coso
che fa sangue
e chi deve
vederlo poi
ha 12 anni!
Mario non deve saperlo
madonna mia
altrimenti
l'accoppa lei
e me sai...
Ma io non volevo
con i guai che
abbiamo
senza lavoro
e il mutuo e i libri
che fanno muffa
e la macchina
nuova
grande per noi ma
gli altri
quelli di sopra e di sotto
han tutto e allora
ma lei diceva
"ce l'hanno pure i neri"
mentre messaggiava.
Io dentro sento
odore di fumo
mi sento niente
per farle
capire
che la vita non è
quello che si vede
ma se ci hai
qualcosa
da vedere.
e poi si voglion far bionde
chè
dicono piace di più
a chi di donne se ne intende
e credono che tutto
sia a colori
proprio come si vede alla Tv
e che è inutile studiare
tanto poi si và da Amici
che la moglie di Costanzo
può più di un diploma
su carta lucida
e sanno tutto
perchè tutto traspira dalla loro pelle
e
credono che il colore pallino
avuto in dono dal destino
non sia per
puro caso
e non andrebbero mai
a raccogliere arance o pomodori
si
spezzerebbero le unghie più della schiena
e chi li vuole fuori presto
e
chi se li tiene fino a mattina tardi
nel letto
ma il mondo gira e noi
siamo in ritardo
quasi su tutto
ma poi se davvero la fine del mondo
arriva
che ci trovi sazi e con la schiena dritta.
Mario dice però che
la schiena dritta
me la fa lui
un giorno
da venire presto
con tutte queste mattane che ho
dentro al testa che
lui dice
sono solo cazzate....
sarà ma mi tengono
su le ginocchia la sera
quando fumo il
filtro della sua sigaretta.
Tinti Baldini e Maria Attanasio
Mi sorprendo a cercare incavi
li cerco tra la passiflore e
l'ulivo ghiaccio della notte
tra la biancheria stesa
e dura che sfugge
armeggio spazio tra
le tue ascelle
figlia che guardi
avanti sperando
verità e alberi nuovi
ossigeno per la
nuova vita e mani larghe
Tra le tue gambe strette
in jeans sformati
ragazzo che pulluli
strade e fumo
e non mi vedi
spaurito di commiati
o tra le scapole tue
Anna che parli e parli
per raccogliere le poche
cose amate
lasci aperto il cancello
ma la porta è serrata
o voi attorno azzurri
che mi fate posto.
Mi è riparo angolino
dove tutti stanno
perchè caldo
sole dalla nebbia.
Cerco ancora ,amor mio
l'incavo tuo ,quello
tra le tue braccia
lunghe e pastose
enorme è, lo so
ma
mi sta scappando.
Strade
Quella di lato è coperta di stracci
accovacciati sotto cartone e insulti
quella a sinistra in discesa
di sassi e buche ti vede
bambina col falò
di occhiaie vuote
il viale di destra alberato
palazzi rosa di marmo e fiori
cammina solo tra cappelli e
tacchi su misura
l'ultima dinnazi sembra
un nervo tirato
non finisce
va
fra angoli e
sghimbesci
sale e scende poi vira
di striscio
si bagna e si asciuga
rompe argini
caracolla sull'erba
e cerca...
Un poco
Ci sono giorni
ore minuti
attimi frazioni
millesimi
anni
mesi
in cui non si riempie
più il cuore
troppo dolore intorno
lo ha svuotato
troppo male
lo ha scottato
e allora
s'aspetta
a bocca schiusa
una pioggia di stelle
che si posino dentro
e non lo facciano
morire un poco
Padrone?
Mi hai preso anche
i passi
quelli scalza sulle scale
li hai contati
e li hai giudicati.
Non è questo amore di
cui parli a iosa
ma è padrone.
Ce ne sono però
a guizzi nella testa
formicolano nel cuore
escono di soppiatto
tu non li vedi
nè li puoi rubare.
Cos’è?
C’è una urgenza che pigia.
Circoscrivo l’intorno
traboccante di schiere
di ninnoli rotti, di baci tarpati.
Avvicino le aste al compasso
faccio qui l’orizzonte.
Sciorino il bisogno
ora amorfa, secca placenta
d’involucro di germe
che lusinga e ributta.
C'è paura
a braccia conserte
come se la cima
dell'albero maestro
si perdesse in bruma
l'onda dolce che appare
fosse schiuma.
Buttarsi dentro
a capriola invece
nel "non so"
salvare anche solo
un ramo dell'albero
e carpire al buio
una fiaccola
che mi porgi.
Raccogliere
insieme cocci
in slancio
mormorare confessioni
anche tra vetri
un poco appannati
ché il tedio della solitudine
abbranca l'anima.
Inabissarsi
all’imperfetto
di un eravamo armonico,
stretti al filo d’Arianna
che porta al profondo
che non conosce distanze
o scatole chiuse
e parlare di cuore
dal cuore.
Tinti Baldini e Flv
Mia musa
La mia musa è
un cirro sciolto
al tramonto
su tetti rossi
a sparire.
La mia musa è
sulla soglia ghiaccia
che mi guarda
sgorgar parole.
La mia musa è
amico attento
dietro i vetri appannati
che cerca in me
vento
e lascia orme
sulle mie.
La mia musa
sei tu madre
spenta di occhi
che vuoi amore ancora
da chi non può.
La mia musa sei tu
figlio e padre
fratello ebreo
musulmano cristiano
buddista e ateo
in attesa di mano che
pare sasso.
La mia musa
sei tu ragazzo
che ridi le stelle
su dal monte
e pascoli illusioni.
La mia musa è
terra di ginestre
di cactus e girasoli
sa di rosmarino e mentuccia
di sabbia e calcare
basalto e ossidiana
di vento e cenere
mangiata rigettatta
ma sempre lì
per me.
Abbia pietà o musa
ma in questo caos di morte
di soprusi e lacrime
di nero e bianco
costa talmente tanto
cercarti che
ti aspetto.
Ispirata ad una poesia di Boll
Bestia
ovvero chi deve essere tollerante?
Se spingi
con pungolo appuntito
dentro recinti putridi
e attiri fuori all'alba
con la carota
se frusti diritto
e rendi schiavo
trasformi uomo
in bestia
affamata
e poi t'infuri
se ti morde la mano?
Memento
Fumo spesso
invade e copre
di cenere innocente
campi
case
e volti
s'insinua nelle pieghe
e nel cuore.
Ma non è vero
sono sol fandonie
allucinazioni di folli
quelle trecce
le carrozzine e
i forni
gli abiti a righe
le fosse
e i gas deformi.
Non esitono Dachau o
Birchenau
sono nomi immaginari
per creare odio.
Eppure
quelle lapidi
bianche in fila
senza nome
senza gloria e
senza senso
cantano
notte e giorno
come uccelletti
feriti
caduti sui sassi.
E noi usignoli
in cerca del vero
con il becco aperto
e le ali in volo
raccogliamo quel grido.
Ma che incanto
Di giorno piccoli esseri
si muovono
scalpitano
corrono
si scontrano
s'abbuffano e
la notte
si placano
e allora
cominciano
in armonia
a tratti a crescere
a muoversi le cose
nasce un filo d'erba
lassù sul Musinet
o si sveglia la rosa
e le stelle camminano
in coppia
qualcuna si perde
e si avvicina
amica
all'abbaino
e allora
anche tu
ti senti
in quel mutare
Forse..non è il momento..
Dove vai tu
così simile
al silenzio
figlio e padre
che su di me
ritorni cieco?
Sono le nocche
perdute in affanno
gli inganni al giusto
i tristi umori del tempo
oppure il vuoto di
candore biancolatte
che non trovi?
E pensare che
se guardi bene
c'è ancora
negli angoli del mondo
argilla odorosa
finezza di sguardo
e cipiglio d'uomo.
Se lasci nel pozzo
la lingua che morde
la schiuma di parole
il caos di bocche che
triturano sogni
allora è il momento che
tu mi apra
il cuore.
Ancheoggi
Cerco nell'altro
una anima
un gesto
le spallucce
o il collo sulla spalla
oro negli occhi
solco fresco
o balocchi di ricci
un inciampo di voce
una mappa di ieri
o un cratere d'oggi
un punto di intersezione
e un incontro su Sirio
dopodomani
cerco in te me
solo e
ancheoggi.
E' il mio sguardo di luna
E' quello che mi
faceva strana
da piccola
se girovagavo
nella mia sfera.
Ora mi fa strana
un poco naufraga
con nuvole sbrecciate
tra le mani
qualche ruga segreta in più
sospiri di desiderio tanti
ma una galassia
di sorelle
a me abbracciate.
Scusate....
Scusate se prendo un poco
di spazio senza sgomitare
a voce mesta e rauca
quasi in sordina
ma non mi basta più
qui e ora cercar
riparo dal traffico
quello fuori
e sfuggire illusa
all'ingrannaggio
scolpendo parole
graffiate sullo schermo
urlate a voi che mi leggete
sulla viltà di religiosi
coperti che scoprono bambini
sulle botte nelle carceri
o al ventre di donna
sui cartelli "bruciamoli tutti"
o sulle torture e le morti
senza senso o le beffe
di sempre.
Chiuso questo cielo
tregua non mi è concessa
egualmente.
Mi sento incarnazione
dissennata che
scrive e pensa e
cerca compagnia di cuori.
Forse m'occorre
andare nella mischia
sentire fiati
sudori e toccare melma
riprendere a battere e ribattere
l'altra riva
quella in cui un giorno
remavo.
Cade la neve ma che fa..
Fa riposare
l'alito del mondo
lascia stupore ancora
rinnova sangue e respiro
ridona sogno
colloquia col silenzio
è armistizio dentro
è fiaba di lago
presenza di pace
e bisogno a dismisura
di bene.
per un augurio caldo di tempi migliori.Buone feste,cari amici e a Lorenzo un
grazie col cuore!
Vincitori e vinti
Nessuno è vincitore
amore mio
nè vinto
giace in quel palmo
di terreno
fragile e fluido
a navigar
l'amore non ancora
imparato.
Se fosse
Se fosse oltre oceano
lo sentirei
quel suono di cembali
di timpani dorati a squillo
lo farei entrare come sempre
aprirei il battente ben oliato
e lo socchiuderei piano
per lasciare note attorno
sommesse a chi vuole
ma non lo sento
dove trovare le musiche
di strada
ragazzi sfavillanti
a maglia a strisce
dove vagabondare
se le strade affollate
sono deserti e
il cielo sopra è nero
l'odio copre volti e ragione
e non c'è posto per il mio
cappello a punta
la sottogonna rossa
e il mantello fucsia?
Non mi resta che
lavorar parole
solleticare lemmi
trascinare sillabe
lambire la A
gustarne il sapore
e cercare dentro
il mio amico
che è lì
in attesa di
cantare.
Ostriche
Ma che ne è stato
di sonni intrecciati
e sogni incollati
di mani sguantate
a succhiare gelo
di quel pozzo in gola
che rigoglia e canta
sorella luna e fratello sole
e la conchiglia
a ridosso del vento
sempre sul petto?
Ora siamo ostriche
ancora di sapore
sbocconcellate fuori
serrate di paura
ma buone dentro.
Boh!
Ma che dici
quella cacca l'ha fatta
il tuo gatto soriano
il mio è
educato
mangia tacchino e vongole
e fa le sue feci
là nell'angolo del
Mio giardino
ma quell'oleandro striminzito
penzola volgarmente
sul mio
terrazzo
e porta vermi e malanni
ma signora non si vergogna
suo figlio
la sera
canta e pure da tenore
e il grande fratello
è a quell'ora
cacchio si sposti nò
con quelle mani
m'insozza la carrozzeria
E respirate la mia
stessa aria
avete sempre ragione
e cercate l'occasione
per farvi
piacere
tutti quelli che dovrebbero restare
al loro paese
e poi fate
beneficenza
come se foste davvero voi
del mondo la speranza
e vi vedo
che non andate in Chiesa
anche se dite
di pregare alla vostra maniera
e
pagate le tasse
disturbate sui tram
con la vostra tosse
e riempite le
pagine dei giornali
con lettere di protesta
mentre io vorrei leggere i
vostri necrologi
e mi fate ombra
siete vento che porta tempesta
E voi, pezzenti,
testimoni freddolosi
di sguardi disgustati
e cravatte ben zavorrate,
con le vostre pupille
verde semaforo
e le unghie lerce
dei miei avanzi,
siete degni
della Città di Dio.
Contrabbandate favelas
qui, sotto il naso
del mio salotto buono,
rovinandomi l'aroma
del meritato caffè,
magari raccolto
proprio dalle vostre
lorde mani nere.
Mandrie di nubi
Vomitano dal cielo
Acque inquinate con zolfi
E residui di smog
La terra tutta
Ormai nel vuoto spazio
Si sotterra vergognosa
Della stupida umanità
Non riesco pensare
Al cibo stamane
Cosa sarà farina
Di sterco
Oppure carne di ratto
Certo avere un cavallo alato
E raggiungere un mondo
Lontano dall'uomo
Terrestre sarebbe
Fantastico
O forse la soluzione
a tutto questo
troiaio
è semplice
buttare nel cesso
le chiavi
di tutte le nostre case
nei tombini per strada
quelle delle nostre automobili
chissà che si ritrovi
un po' di umanità
Bah!
Tinti baldini,Maria Attanasio,Flavio zago ;Marcello Plavier,Maria Cristina
Vergnasco
Natale sotto le stelle?
Sotto un ponte
a Milano
tra cartoni e pattume
dorme ghiacciata
piccola Rom
13 mesi e le guance
ancora da farsi
le mani ancor
da afferrare
i piedi ancor da correre
e noi le palline
dorate e i festoni
tra le braccia colme
riusciamo ancora a lungo
a resistere a tanto
indegno strazio?
A Dicembre
Ci laviamo insieme
con le gocce di firmamento
lontano dal baccano
della gente?
I fuochi del cuore
Ho libellule
che sfarfallano
dentro la retina
sentinelle del cuore
che tengono morbida
la porta
mentre m'avvio
per scale a doppio senso.
I fuochi del cuore
oggi si placano
e ne sento respiro.
Dopo una notte alta
domani
sentirò ancore
lo sfrigolio
e le ali leggere
che mi danno un senso.
Ma tu amico da che parte stai?
Ma tu senti con me
quell'insano e funambolesco
sussulto, quel morbo da belva
assetata che prende la sera
al primo buio e scrivi e scrivi
e ti pare solo così
di rimboccare
tante coperte di lettini in fila
solo così di balbettare
su quel tram che porta via
balbettare lemmi d'amore
solo così d'imparare tanti idiomi
mangiare lingue ibride
da calmare il mondo
ma tu sei accanto
in quella smania che
povera me mi fa sentire
ancora una gran voglia
quasi tanta da morirne di vivere
e strappare con i denti
le gabbie, divellere terrore
e morte con i versi
trovare giustizia martoriata
con la pausa o la rima
girare in lungo e in largo
nella stanza in giostra
a trovare metafore
quando manca l'aria e
la forza selvatica ti salva?
Ma tu amico mio
da che parte stai?
Dimmelo solo ora e
poi mai più.
Linea verticale
E' quella linea verticale
a mani giunte
stirata e tirata
verso spirito di luce
è quella che costeggio
come miraggio
ma la linea orizzontale
di materia e sangue
spalmata di me
mi frena
mi tira ai lati
allora procedo
lenta in questo mio
purgatorio
a volte attenuo il morso
altre decollo
arringo a destra e a manca
come se facessi la storia.
Vorrei riuscire
però almeno
a sapere
quello che
qualcuno sa.
ispirata ad una canzone di Battiato
Per chi nascerà ora
Che tu possa
bambino
volare
e rivolare
e
toccare
le punte della luna
quelle del sole
e delle stelle
senza farti
male
sentirti fuoco e acqua
alba e tramonto
tuono e fulmine
senza
cadere
lambire comignoli
e fronde
nuche e riccioli
senza strappare
sipari
e attingere
alla bellezza
anche se la strada
è sofferta
e offrire sponda del
tuo vivere a chi non l'ha.
che tu possa avere
buio e poi luce
ricordare i sassi di fiume
e le mani protese
a raccoglierti dopo le cadute
che tu possa conoscere
per scegliere e andare
quando sarà il momento
del tuo incontro con il
mondo
e scale ripide e respiro lungo,
che tu possa avere
mani grandi e
braccia capienti
per ogni gioia ed ogni dolore
e gambe forti
per
camminarci dentro
a questa vita di coraggio
appeso al sole
di tutti gli
anni a venire.
Tinti Baldini e Maria Attanasio
Un buco
Girandola di
stelle
è la via Lattea
spirale maestosa
che ruota
attorno al nucleo.
Anche noi
abbiamo
al centro
un buco nero
per collasso di stelle
anche noi abbiamo
dentro un buco
nero
per collasso d'amore.
Ventre di luce
Forse è tutto quel mare
che hai bevuto
le trecce salate tra
le rocce
saranno le gocce
di neve che t'hanno
nutrita o il vento montano
sulla pelle
saranno le mie mani
carezzose
sventolanti e madide
o le risa la notte
sotto il letto
il sonno di sogni
sotto cielo
sarà la magia
dell'amore abbarbicato a te
come un abito di raso
stretto e sinuoso
sarà tutto questo
che ti rende bellissima
anima con altra anima,
una creatura dentro che
pare un alveare in estasi.
Di nuovo
Di nuovo qui
di nuovo con le dita
in movimento di piano
di nuovo con gli occhi
strizzati su uno schermo
piatto e amico
a cercare
d'anestetizzare pene
d'assaporare lemmi
d'evocare amici
di intrecciare
con l'universo anima
come se l'estasi
fossero queste
lame che
zoccolano nel petto.
Frutti
Ma se uno trova
se stesso e ne sente il canto
sente d'esistere
bocca e sangue e vento
quando guarda i frutti
che ha generato
siamo tutti
terra di nessuno
una melma fetida
che svuota ventri
sul nascere?
Sono frutti
quegli alberi
acidi e senza vita
la cappa nera sulle culle
le mazzette di schiavi
la polvere dei fuochi sulla via
le stragi senza nome
la menzogna sovrana
le risate di chi inneggia
contro
contro di me,di te,di lui
l'impunito che sbraita in tv
le coscienze ammorbate che
più non sanno nè vogliono sapere
perchè l'oblio cancella
efferatezza ormai.
Noi siamo a un crocevia
dove fischiano pallottole
o suona il vento:
cerchiamo ancora
con le unghie e i denti
quella strada.
Acqua di luna
Mia luna ecco
ti vedo strana
sbuca dall'occhio
quello destro di mare
un cartello
"che fai stasera?"
e poi subito
a comando
da quello sinistro
di lago
un altro
"t'aspetto ,vieni..."
si gonfiano le gote
pazzerelle
a stantuffo
e dalla bocca esce
rivolo rosa di fiume
e la lingua a cascata
arriva sul mio prato
e mi prende
con mano di tenerezza
m' ingoia dolce
e io ci entro
tutta.
Me lo hai chiesto se questo
è quello che voglio
se bastano amuleti di cartone
per sentirsi carne e sangue
se la finta quiete
di facce pettinate
patinate che scorrono
è la mia
se non ci sono né alloro né acanto
sulla strada
ma viali senza impronte
e se già da piccolo
l’infante
succhia
disarmonia
dentro la culla?
Solo con il lavoro
a maglia tra le mani
mi par di costruire
forma che mi si addica
quella di un pesciolino
che
fa poesia.
Tracce d'infinito
Mi basta
in questa sera
opaca
con la luna in capricci
poggiare il capo
sul cuscino rosso
e prender
tra i polpastrelli
un libro
quello tanto atteso
che sbaraglia
il mio silenzio:
son braccia
di donna alzate
che aprono cancelli e
disvelano occhi
grandi come crateri.
Allora entra
la pace
tra le mura.
Come terra dall'inferno
Umano è
homo
civis
se vive
nell'umano
non più è homo
se l'attorno
è disumano
dove trova humus
nella terra d'inferno
dove tutto è disumanizzato
e allora scende
dove ragione e cuore
son seppelliti
tra fuoco e vermi
e diventa spietato.
da un pensiero di Herling in "un mondo a parte"sui gulag
Hangar
E' possibile che
il pensiero
vero è
solo quando è
detto?
E se invece
resta nel buio
coperto
della mente
e del cuore
in un tempo nostro
in un clima adatto
tra le nostre
pieghe di luce
forse che
non si espone
al freddo
o al sole
non si storce
allo sguardo
non muta alla
indifferenza
attorno?
Spoglio
Quando si torna
alla casa
dopo la guerra
nel tragitto
si lasciano
per strada
borracce di vento e sabbia
stacci di sangue e melma
armi e pastrano
si gettano nel fiume
pezzi di te divelti e
ormai carne ammuffita
si scavano fosse
di ricordi e il male
scorre nelle viscere
della tua terra amata.
Sei spoglio uomo
ma quell'orrendo
calpestio di passi
dentro il cuore
di vestigia di volti
e occhi spauriti
quello rimane.
Che fatica
Amarti è sempre
come ieri
eguale a
tirare una fune
con un solo braccio
in cima a un monte
scivoloso ed erto
ma la fatica suda
anche vertigine.
Amami ancora...
.
Amami ancora
con nocche scarne
e rughe di taglio
poggiami sui tuoi rami
fammi sentir profumo
di nespole sbucciate
stropiccia la mia pelle
chè non patisce
si nutre sempre e
ancora di scosse d'amore.
Annoda ricci radi
alle tue dita
sembreranno anelli
d'oro incastonati
e curami le guance
con le labbra
da trasformarle
tutte in pesca fine.
.
D'anima
ovvero follia
E' un colpo d'anca quello
quello che senti se
lei ti guarda
è sgusciata piano
a tocchi di tosse
dall'involucro
e t'osserva
se smarrisci le carte
quando non trovi
l'impermeabile per
evitare la pioggia
o salti nudo
sulle teste spente
di tanti uomini soli
se mangi radici
con le mani
e lasci ad altri
polpa e miele
ti rovesci la cenere sulle mani
per sentirne calore
succhi linfa dai fiori e
te ne spargi
il petto.
Lei s'allontana un poco
e par nemica
se non fosse per
quella fossa di fiume
che s'alza e s'abbassa
in risata.
Quando farà più freddo
avvolgimi ancora
solo un'ora al giorno
all'alba
tra il tuo tepore
fammi un poco
di posto
in quell'angolo di luna
serrami la bocca
tanto da perdere
gusto amaro
e non farmi
subito
tornare.
Per Bea
E se mi perdo
a soppesare le tue efelidi
a tratteggiare l'ovale
a sorbirne l'umido
con amore di mamma
con amore di figlia
ti penso tradita,
tesoro, da quel corpo
che in vita
crediamo sia casa
caldo rifugio
dei nostri pensieri
di amori vissuti,
sofferti e sognati,
dondolo e culla
dei ricordi più cari.
Ormai per te, anima bella,
altro non era
che fredda prigione,
recinto di aghi
catino ricolmo
di croste nere,
inganno dolente.
Quanta voglia di vivere
e quanto dolore
paura e coraggio
abbiamo tutti vissuto
con le tue parole.
Ci sei entrata nel cuore
col sangue, e piano
piano con l'anima
nell'anima per sempre.
Tinti Baldini e Kinita Vergnasco
Ma lo sai
Ma lo sai che
a volte mi passa in testa
come quelle nuvole
a Parigi goffe e paffute
una gran voglia scalpitante
da cavalla giovane
di venire lì da te
come cosa che
non va perduta
e ti fisso dal terrazzo
tra la iucca e l'ulivo
senza vederti
e racconto
di quella volta che
mentre fumavo
mi sono bruciata
i capelli e le paure
guardando Torino
chiara e leggera
verso cena
e intanto
credo
passa il tuo
di tempo
a sentirmi
ed io che ti ascolto
dovrei avere il mare
negli occhi
e liberare ombre
oltre il mio dolore
dovrei aspettarti all'orizzonte
asciugarti il sudore
della lunga
cavalcata
portarti tra i vicoli
senza paura
se la paura non fosse
nostro pane quotidiano
dissimulato con caffè e sigarette
dovrei
parlarti nel mio dialetto
pieno di tronche
e tu capiresti perchè
scansiamo i vivi
ma commemoriamo i morti.
Tinti Baldini e Maria
Attanasio
Ma che cielo….
Dove andiamo a passeggiare
tra rifiuti case a mezzo busto
foglie acide e nere
automi che attraversano
sguardi di gelata
senza odore
e se tu l'hai ti schivano
tra infanti soli senza riso
e luci forti senza senso.
Dove guardiamo
al cielo
quale cielo?
E’ muto di stelle
e parla lingua
non più nostra.
Con chi raccontare
di noi
d’ ieri e oggi
se sono
ori luccicanti
o seni in avanti
a dir la loro.
A chi del domani
quando le ore
saltano i minuti.
A chi chiediamo aiuto
se orecchie
rumorose
non ascoltano
e braccia
non sanno più
di carne
plastificate
in mille specchi
illusi.
Come possiamo
sentire
armonia
se ci passano
dentro il cuore
ancora e sempre
rantoli di guerra.
Ogni cosa d’intorno
appare ancor più buia
e la lanterna
l’abbiamo lasciata
marcire nel fosso.
Macchia
Neanche con
la varechina
sfregando
mentre canto
vecchie canzoni
neanche con le lacrime
il sudore
neppure con le unghie
o la saliva acre
si cancella
una piccola macchia
nell'incavo dell'occhio
rimane baluardo
che fissa
consiglio e monito
ritratto e comando
risveglio e passione
sembra la mia dea
anzi imperatrice.
Fretta o fratta
Non c'è fretta mi dicono
o fratta forse per
scoprire piaghe
infette col bisturi
magari con un rametto
d'ulivo.
La paura fa novanta
E la paura cresce
a macchia d'olio
monta come panna
si solleva piano
carpisce sonni e veglie
se il vicino ti guarda troppo
o troppo poco
quando il telefono squilla
o è muto
se la mano sembra
quella d'altri
se parli e l'altro
finge ascolto attento
ma lo sguardo trapassa
la vetrata
se la gioia che provi
smette di colpo
e il freddo
è campana muta
se i sibili del vento
sono voci
e i vuoti delle sedie sono
troppi
i cantoni son quattro
e non ti bastano
per giocare a mosca cieca
le rotaie del treno
sono finite
non vanno là sul fiume
ma tornano indietro
e tutti quei volti in galleria
perdono colore e forma
se l'amore è gioco di specchi
e lo specchio si rompe
solo in cima
se l'idea del mondo
dentro la testa
diventa un moscone
arrabbiato
e quando sulla strada
di sola andata
le gambe
sono pali della luce.
La paura ti cambia
i connotati
e posi verso tutto
furtiva voce
e anima di ferro fuso
Sono tenebre che
avvolgono ma
è preziosa e tenera
la paura quando
ti fa sentire
d'essere bambino.
D'un'erba un fascio
Non è la stessa cosa
lasciarsi amare
e solcare insieme mari
nè piangere
ed asciugare lacrime
o fingere vergogna
e sentirne i passi
dentro lontano da casa
non è la stessa cosa
passare ciglia su abusi e
violenza
e sentirne quel torpore
malvagio che svuota sonno
nè scorrer ferite
e toccarne lo sguardo
mentre lo stomaco duole
non è la stessa cosa
prendere in prestito sogni
e passeggiare con i piedi
immersi nella sabbia dell'ieri
nè mangiare fiele
e spurgarne i fumi dentro
non è la stessa cosa
averti addosso
e dormire ombra
dentro ombra.
Aurora
Le braccia
sembravano pilastri
livide di sole e colpi
sempre spremuta
da figli parenti
padroni e non
eri un grappolo d'uva
caduto sulle foglie
sprizzavi vita
ma la contenevi nei
chicchi
poi un giorno
dicesti e sembravi
reginetta bambina
"signò
io me ne vado
per li colli
e non torno"
e risero le bocche
quelle aride
incuranti
di segreti
non avvezze al dolore
di fatica.
Tu ,Aurora
non scendesti più.
Tutti hanno rimpianto
poi
la tua voce
di usignolo in gabbia
e sospiro irrequieto
contrabbandato per
sudore
mentre sollevavi
la gonnella
e l'avvolgevi ai fianchi
quasi in malizia.
Si sente ancora
là sulla collina
nei giorni d'uggia
umida e beffarda
l'odor di mosto
che t'impregnava tutta.
Forse l'avrai consegnato
ad altri colli
donna di ieri ,dell'oggi
e del domani
Impronunciabile
Ti mettono in ginocchio
a guardare il sale
mescolato a
sangue che sgorga
chè cura
e tu piccolo
ignaro del dopo
pulisci
il male altrui.
(per lo sfruttamento dei bambini il cui
numero è impronunciabile!)
A mio padre ovvero
nuova vita
Mi ricordo pochi volti
di te
ero bambina minuta
e ruvida
e tu mi toccavi
appena e dicevi
"ma non mangia questa
ragazzina?"
e mi sentivo una
borsa della spesa
vuota.
Cent'anni sono
durati sogni nomadi
in attesa di una lettera
e l'immaginario
volava oltre il mare
tra agrumeti e
la terra salata e nera.
Ora ti riscopro
malato con la morte
in incubazione
e mi si dice che la voce
stentorea è rigata
di nostalgia.
Oggi non sei
cent'anni son passati
e non voglio cacciarti
da me chè l'angelo cattivo
deve morire.
Racconteremo insieme
alla luna la storia di
attraversamenti in diagonale:
piume nuove,t'assicuro
mi metterò
addosso.
Ispirata a un pensiero di Maria Attanasio
Nel mondo
Uno su sei
non ce la fa
mentre cosce di pollo
nuotano nei cassonetti
chè sono meglio i petti
uno su sei non arriva a domani
e intanto si cincischia
di tette troppo basse
uno su sei
muore
e noi diamo
cibo e acqua
a chi già
è capezzale di pietra.
Doble pensamiento
Dovrei tornare
indietro
dicono altri
dovrei tornare
per partire avanti
Perché indugio
nel desiderare
ciò che il mondo
mi offre
Ecco si devo
decidermi
devo partire avanti
dimenticando
per non tornare indietro
Tinti Baldini/Marcello Plavier
Lasciami carezze
In quello spazio
che non ha
coni d'ombra
nè sente gravar confini
dove rotolano sogni
e i vuoti d'anima
gonfiano di luce
le primavere strappate
sono linde e intatte
l'errore è provvista
del domani
le notti smozzicate
manto di cielo
la paura in pendio
un'inquilina amica
l'deale ingannato
latte che sgorga
la verità stravolta
in cuore perso
una casa di passeri al
mattino
il sale zucchero
e veleno ambrosia
lo sguardo infingardo
un ramo secato
lì, solo per un attimo
lasciami carezze.
(ispiratami da una canzone della Nannini )
Avrei potuto
Quando sei andato
avrei potuto dirti
tanto e tanto
riempirti lo zaino
di parole di getto
rapide di fiume
o di quelle smussate
un pò rocciose
che stentano a
far capolino dall'ugola
oppure gabbiano
sulla soglia
far da guardiano
ai tuoi occhi
e prendermi lo sguardo
o teneramente pregarti
con carezze di seta
o almeno lasciarti
uscire dal mio labirinto
e volare senza
dolori alle ali.
Invece nulla ho fatto
e dalle colline spesse
pesanti di calura
con occhi a binocolo
guardavo oltre.
Ma ...
Ma quel passo
veloce
che sbuca dentro
la trasparenza
azzurrina
dello sguardo
luminoso da gatta
quell'arazzo nel cuore
mosaico rosso fuoco
e rosa antico
il tepore improvviso
sulle gote
e le mani
si le mani in
mille pezzi...
il buio che
diventa stella
la stella che diventa
luna e sorride...
tutto questo è amore?
Scota tesor
"Scota tesor"
mi diceva nonno
mentre lo rivestivo
piano
di pezze di panno colorate
e ne facevo
un arlecchino stanco
"scota bin"
e io capivo poco di
quel dialetto fatto
di a divaricate e di
o strette in gola
ma poi il senso era
quello sospeso tra veglia
e sogno
il rumore delle foglie
dentro i suoi passi
erba bagnata tra le dita
il suo corpo cavo in
abbraccio a prendermi
sul ginocchio
dentro il suo angolo che
mai e poi mai si è chiuso.
Honos
Honos ruris è bellezza di
campagna rigogliosa
honores silvarum
sono morbide fronde di selve
è rispetto di sè e dell'altro
con sacrificio , onestà e dignità
con animo fiero e leale
onore è tutto questo e
altro ancora
è quello che senti
se fai il giusto
e lo spirito vaga all'aperto
non più schiavo
in immensità smagliante
è quando dormi e sogni
non hai torbido il sangue
al risveglio
passi i piedi per terra
e non vacilli
e le mete ti appaiono
lontane ma ti pascolano
già nel cuore
sano e gagliardo.
Onore non è proteggere
famiglia assassina
nè percuotere i seni di tua figlia
se ama chi tu non ami
nè girare lo sguardo da chi soffre
o tenere la tua barca in porto
e tutto il resto nulla
nè dormire nello stesso letto
di chi odi
o mangiare il pane
con chi tradisci.
E' una colomba bianca
che ci fa stare insieme
in questo mondo
in un giaciglio lindo
le cui lenzuola al mattino
sanno di sole
di ciambella col buco
e di riso.
E' quel riso che tanti
pollicini hanno raccolto
per strada
senza perdersi.
Sassi e gola
Mi metti sassi
in bocca
se rigetto quel tuo
modo abulico e saccente
di guardare al mondo
come una scatola
di cioccolatini
da gustare in santa
pace sul divano
e scartare solo quelli
dorati
mi schiacci la gola
se cambio colore
nero ,giallo o di neve
se parlo a mio modo
se mangio a mio modo
se godo a mio modo
se vesto a mio modo
mi giri il collo
se rubo ai poeti
fuscelli di canto
chè quelli son solo
fole insensate
non momenti d'incanto
mi volti la schiena
se canto preghiere
e cerco tra volti
di giovani persi
sguardo davvero
e ridi e bivacchi
su soli sbiaditi
di finti colori
per sentirti qui.
Io invece ci sono
e voglio morire
col cuore
affiancato a quello
di altri diversi da me.
Occhi
Ce l'avevano detto
quegli occhi
occhi di uomo -bambino
di donna e di anziani
quegli occhi parlanti
sulle lapidi di Stazzema
e Boves,alle fosse ardeatine
a Dachau,dai gulag,dal Darfour
quegli occhi di Curdi e Ceceni
..............................
ci avevano detto
"camminate a testa alta
e impedite che altri stivali
schiaccino le vostre idee
spappolino il bene
e vi mangino il cervello"
Ce l'avevano urlato
da quelle bocche aperte
e noi non l'abbiamo
capito.
Anche noi saremo occhi
di lapidi ma
saremo statue mute
e i bambini distoglieranno
volti
per raccogliere fiori.
Gridavo
Gridavo
"c'è ghiaccio
sulla palizzata
ghiaccio sullo scalino
quello di legno
ghiaccio scende
dalla grondaia...!"
E i miei capelli erano
stalattiti.
Troppe sono
Se ci si stacca
da lotta dei giorni
e si vive la notte in bavaglio
si rischia
di percepire
parentesi
di piccole cose
enormi olografie
appese sulle pareti
del cuore
fare di castello di carta
maniero in basalto
un cocktail da sorbire al buio
macerato di nulla.
Troppe sono le cose
da spazzar via
con un colpo di
spazzola
troppe quelle da stanare
e rimpolparne altre
genuine e sacre
tagliare tentacoli
d'accidia muta
e lasciarli al vento
a chi non vuol capire.
Amore mio che c'eri
Tu c'eri quella volta
che seguivo le tortore
sullo steccato
e ne imitavo il suono
e quando mangiavo te
con il latino
o strapazzata incespicavo
su strade divelte
partorivo figli
cercavo famiglia
c'eri anche quando
non vedevo nè te nè altri
se non le mie ferite
oppure
al ballo che non ballavi ma
mi guardavi e ne poggiavi
di sorrisi alle mie guance
e tanti
e quando scorrevano
giorni senza senso
o troppo era il senso
che gli davo.
Tu c'eri sempre
ma ero io che
forse non c'ero.
Ora ci sono e tu
hai perso il canto?
A te che manchi
Dove vado a cercare
parlato morbido
di pagnotta appena
sfornata
la risata piena di ragazza
antica e selvaggia
l'acqua viva
tra le more
e lo sguardo alle nubi
a fronte alta
neanche il male
t'ha imbavagliato
gorgoglio di versi
mai avari che
addolcivano il cuore.
Ti cerco stasera
come ogni sera
quando mi chiama piano
tra timide stelle
un canto di rugiada
e vedo una scia
soffice di luce
capelli d'oro.
Cosa più bella non c'è
Mandi una foto
di gioia scattata
lucida d'emozione
colorata di festa
e arrivano a fiotti
anzi a stormi
parole-carezze
lunghe
morbide palpate
frutti di scoglio
che scorgi
e non t'aspetti.
Condividere
amor sentito
e rimbalzato
è cosa di un bello
ch'è da provare
per chi non ne
conosce
rumore.
Mai
Chi per la prima
volta l'ha detta
unquam
mai non
mai e per sempre
non dà respiro nè sconto
scappa via come
un gatto senza fusa
serra la speranza tra
tre lettere di gelo
si mangia le vocali
resta uno schianto
di frenata rapida
sull'asfalto
di gomma da masticare
deglutita in fretta
mai ti dirò
mai ti amerò
mai pace
mai ti ho pensato
mai saprai
non ci crederò mai
mai la guerra
mai rinuncio a te
mai senza
e se la senti appena
t'accorgi che
il corpo
si piega
e la libertà esce
come vento.
Aggiustamenti(?)
Quante volte ancora
s'ha da mettere la faccia
impostata
indossare
caviglie
di marmo occhi aperti
calanchi rosa
impostare la voce a
gorgheggio
quando il cuore comanda
spernacchi e la mano
a stento sta in
tasca
quante volte ancora
stirare sorrisi di falce
se la bocca trattiene
un groppo
quante volte dire no
ai sogni non sognati
e alle bestie dentro
non gridate.
Quante volte ancora sognare
ciò che dovrebbe essere reale
da toccare con mano e bruciarsi
anche i pensieri
quante volte ancora
le gambe pesanti di corse
intorno al giorno
e poi splendere in un sorriso
finto
quante volte ancora
fermare il cuore in un istante
che poteva
crollare il mondo
in un universo più distante
ed essere ferro e fuoco
cristallo e cenere
polvere di carbone
che diventa diamante
nell'occhio
dell'ultimo amante
e sorridere ai figli
e mandare in giro i ricordi
perchè essere noi conviene
più di essere niente.
Tinti Baldini-Maria Attanasio
Mi sono innamorata
M'è accaduto d'estate
e la luce sui colli
era di rosa
le torri rosse
e la piazza un santuario
l'abito mio di sangallo
una regina
i capelli rossi
al vento
leonessa
e tu camminavi
molle di calura e
parevi cavaliere dopo
un duello.
Sono salita in groppa
al tuo destriero
e siamo volati
là dove c'è sempre
alba e le carezze
son fatte di fiati
nel silenzio.
Ti raccontano
Ti raccontano che è
tutto normale
sintomatico della malattia
raccattare resti
di vita
sentire nenia
di morte
e tu vorresti occhi
che ti guardano
non pupille d'ambra
fisse all'oltre
albero secco che
non può cadere
foglia spenta
bisognosa di terra
che la copra
e tu vorresti esser
quella scure
ma le mani
diventano
polvere.
Per i malati di Altzhaimer
come mia madre che
vivono senza vivere.
Costola
Ma quanto avete perso
donne
d'anima
quanti pezzi per strada
tra grate e catenacci
paura torva al buio
e dentro casa
orecchie senza suono
d'urli e deliri
ventre dolente
e figli persi al braccio
lazzi per un bel sedere
ammiccamenti sul lavoro
battaglie cruente d'amore
a rimestare il piatto vuoto
a far quadrare tante vite
a raccogliere e rimettere
a rifare e sopravvivere
tra stivali e fucili
mani adunche e
bocche sdentate
mezzi abbracci
rubati e capelli
cosparsi di fuliggine
a vent'anni
studio e sorrisi
e vesti strappate
lo sguardo in bagliore del potere
quanti dolori rannicchiati dentro
che vi tenete da sempre
che niente vi può più risarcire...
Ma l'anima non l'avete persa
chè quella costola
era proprio quello.
Giace
Giace sotto
o sopra la cenere
quell' anfora
e ne abbiamo
scordato
forma?
Dal Brasile
Uno nasce
da solo
e spesso
inventa
un amico di luce
un pupazzo masticato
i capelli arricciati
diventano quelli d'altri
la notte mentre li soffi
e quando t' arriva
una sorella lontana
che esce come un fungo
dallo schermo
e ti somiglia
ti scansi un poco
sul momento poi
l'afferri con le mani
e ti diverti a
fare castelli di vetro
sfaccettati d'immagini
io e lei nella tenda
da bambine ad
aspettare insieme
l' uscir per stelle
lei a scaldarmi
le mani quando
mi butto in neve fresca
io a leggerle sotto
il nespolo le petit prince
lei a correre nei prati
bagnati con i sandali
io.....
ora i pensieri
vengano dal mare
sanno d'antica civiltà
e dolore
di roccia e di conquista
sono aliti di presenza
inaspettata
di me che non muoio allora
ma sono li
e i miei vuoti altri
hanno colmato.
Al balcone
C'erano tutti
al balcone
alle prime calure
le sere d'estate
la nonna con mani
deformate ai ferri
su dondolo minuto
tu con mani grandi
appese alla ringhiera
rosso di rumori e verniciate
la Renza in cinta
con mani magre
abbracciate
a quel ventre piccolo
masticava sempre
tabacco come
il padre addormentato
e due figurine
correvano su e giù
ridendo di tutto e tutti
e mangiavano mele
poi le lanciavano a noi
che vi guardavamo
quasi in invidia
di vita pagata
a caro prezzo .
Oggi quel balcone
non c'è più
c'è Ekom
e per strada
mancano
figure
di saluto.
Il mosto in testa
Se si contano strade
viottoli e sassi
le monete che scappano
e non le trovi
e non vivi
i conti senza occhiali
i fogli amici appassionati
gli amici accanto
che volevi
le croci rosse
sui compiti
e le facce saporite
dietro
le mattinate a corsa
e quelle a passo
e quelle a veglia
la noia dentro il capo
i gatti sullo specchio
la notte e
le mani tutte quelle
tese ,distanti o arpie
le persiane sbattute
e i cancelli aperti
al sole di Novembre
ti prende un dolce
fruttato mosto in testa
e ti senti
fortunata.
La mia porta
S'è socchiusa
piano quella porta
è uscito un refolo
caldo di mari
inafferrabile meteora
sogno sognato.
Ho visto un'altra
via ch'era sfuggita.
Idea di figlia
Amore mio
bello e vorace
eri un cerino abbrustolito
che pestava scalza
le punte di Kvar
senza aiuti
e infante
da sola
prendevi
il mare
e se qualcuno
sorrideva
quasi ti pareva
un'offesa
padrona di te
senza catene
eri e sei ora.
Ti guardo e
non ci credo ancora
che sei dal mio ventre
uscita.
Sono contenta
I pargoletti corrono
per strada sicuri
chè ci son le ronde
e il maestro quello
unico che tutto
sa e comprende
li guida verso un
mondo migliore
senza troppo dire
chè le parole
possono traviare
le menti vergini
fa loro vedere
le discariche
ordinate di
profumi salubri
la monnezza
caricata altrove
i soldati che partono
fieri per andare
a morire
per la democrazia
il mare libero da
sconci e corpi insani
la televisione di belli
e buoni in pianto
tutti che lavorano
senza posa e chi
sta con le mani
in mano
è un disperato
o uno scansafatiche
e..........
...............................
Sono proprio contenta
e mi accovaccio
sul mio letto di spine.
Ispirato a un racconto ironico di un blog .
Se
Se i capelli
ora tinti e sciupati
fossero gazze lucide
d'un tempo
gli occhi al tè verde
ancora accesi
manifesti incollati
sul mondo
se le mani lunghe
fossero a farfalla
lievi e danzanti
nelle mosse
di Samba
se le gambe
nodose di viola
di cerbiatto
mutassero
le vesti
se il seno
di quella scollatura
prorompesse
porgendo pomi al mare
se i fianchi callipigi
suadessero
sguardi a mezzo busto
se la bocca sottile
indurita e inquieta
sbarrasse la strada
con lo stesso splendore
se quel freddo che si sente
gelato di terra rossa
si svegliasse
potremmo
ricominciare.
Parole
Ma tutte queste
tutte queste parole
uscite come
quando
scippate
rubate
aggrovigliate
in fuga
in erosione
macigni
fole
sangue e
zucchero di canna
mezze piene
mezze vuote
stanche
cantate
impastate
di fumo
che si sono
spintonate
incontrate baciate e
morse
a guardare il mio film
tutte quelle parole
sullo schermo
dove le metto
di nuovo dentro
se ci stanno
le spingo nel ventre
o le fischio
a grappolo
nei portoni
dove i ragazzini
mettono
la mano,piccola
sul petto alle fanciulle?
Tu che guardi il mare
Tu che guardi il mare
e ne senti voci
tu che strappi risacca
e ne porti umori
ebbene tu sai
tu conosci
la schiena che
s' inarca e si scrolla
da brividi di un dolore sordo
eppure tu sai
come è quando
si mangiano le notti
e i giorni perdono
colore
le macchie di caffè
sulla tovaglia
le vene che schizzano
di fuori
i figli che non trovi
o se li trovi
sono d'altri
i versi che s'offuscano
di slabbri
la seta che arde
sui seni
e la cerniera sembra
una prigione.
Tu questo sai e
guardi sempre il mare.
Chiacchiere da ringhiera
Ciao,che fai rientri oppure esci,
io ho già le reni a pezzi
ed ho cucinato per i ragazzi che rientrano da scuola,
hai sentito dell’ultima notizia di guerra
e comunque si muore di birra ogni sabato sera
ed il tempo cambia sembrava ieri Primavera
e tuo marito riga dritto o è strano
basta ci lascino in pace il tempo di un caffè
tre volte al giorno,
e la pressione ballerina e quella strana voglia
che ti è venuta poi te la sei fatta passare
o fai come al solito che lasci passare,
tanto passa tutto anche questo momento
tu lo vivi e mentre stai vivendo
sei già carne al macero…
Ciao ,oggi non è giornata
mi mancano le sigarette
la tazzina del caffè sa di muffa
e poi sai quelli di sotto
strillano da paura
gli manca il companatico
a me quello non manca
mi manca l’aria
e piove e piove
e la notte non
porta consiglio
anzi è un bosco
tra le case tinto
di pallido.
E tu con le figlie
fai finta e
mascheri l’ansia
con panni stesi
al fetore di chi
fa da padrone?
Starei a far parole
con te dal balcone
fino a morire
per lavare
strizzato
dolore secco che
sta chiacchierando
ora tra se’ e se’.
Ciao, ciao,
care signore,
sono emerso un attimino,
per dar acqua
ai miei fiori invasati,
e, noto solo ora,
avete mica visto
la mia bandiera
della Pace?
L’avevo lasciata
qui, sul ballatoio,
sventolante al vento
di un grande fiato popolare,
ed ora garrisce solo
un insulso drappo bianco.
Candeggina? Lo devo dire
alla mia domestica filippina.
Solo, qui, tra acida pioggia,
scolari briosi
e mozziconi sfumanti,
non si vive più.
Ieri sera,
al mio canale preferito
hanno mostrato
quei bimbi mori
con pance gonfie
e mosche agli occhi
che succhiavano lacrime.
Proprio mentre cenavo.
Che schifo.
Qualcuno
le dovrebbe censurare
quelle cose. Magari
organizzo una petizione.
Già.
Mi spiace, care signore,
ora devo rientrare.
C’è il mio Fratello Grande
che mi chiama.
Ciao, ciao.
Maria Attanasio,Tinti Baldini, Flavio Zago
Se fossi
Se fossi
guanciale
non consentirei
sonno
a chi ci toglie
la voglia di sognare.
Ancora e ancora
Mi hai imprestato
braccia forti
e piedi svelti
un cuore a battito
di pioggia estiva
imprevedibile ma
quasi sorridente
m'hai dato
respiri al dolore
e trattenuto i crampi
allungato la gioia
come un elastico
che ogni tanto
fa ancora capolino
smorzato le mie ridicole
battute in pupille di sole
e ora
non lasciare ancora
la mano
mentre
tra fiele e legno
salgo
la scarpata e
ad occhio e croce
non ne vedo fine
Visioni
Ma che cosa aspetti
e quando
tu che mi guardi sempre
ogni attimo
lo so
che aspetti a dirmi
con quella voce dolce
che conosco
che la luna è
quella che ti fa sverso
e in cielo c'è una cartolina
che bambini si muore
a occhi aperti
e le madri trascinano
placenta e fetore
che quei tulipani
nel giardino
sono di stoffa
e li strappi
per veder se t'ama
che se urli "non è giusto"
ridono denti al platino
se t'arrabatti da mane a notte
sei sfortunato o molle
se cadi dentro gesso e cartone
è colpa dello scirocco
o sei sciroccato
e che l'amore
quello vero
si può vedere forse
su schermo piatto
in "Casablanca".
Dovevi farmelo sapere
che devo
smettere di sognare
e che il mondo è
uno schermo
piatto.
Amici
E' nostro quel tempo
quello che era o che doveva
quello che sarà o dovrà
le stelle si staccano
stasera
dal palazzo di vetro
scendono a grappoli
frusciano sui nostri
capi che stanno
a testa alta.
Il tuo mare
Vivi il tuo mare,
possente di creste
schiumate
e fluenti
seriche pieghe,
ornate di suoni
struscianti
e sferzate
su rive d’attese
in granelli di credo.
Vivi il tuo mare
sbiancato, danzante
dai ritmi stracciati
da ere di stelle
cadenti da spazi
infuocati e percorsi
da scie siderali,
e scogli scolpiti
da sogni sfrangianti
e beffanti,
bucoliche mete.
Vivilo ora
nuvola liscia
aspirando, sfumando
la spira silente
d’anguilla argentata
ammaliata, sinuosa
dolce d’attesa,
desnuda d’indugi
su labbra accostate
a giochi di palpebre
E allora veleggia
il tuo mare fraterno,
ebbro compagno,
acqua da bere,
pioggia serena
che vive ed imperla
l’intimo drappo
di falce di luna.
Tinti Baldini e Flv.
Mi ricordo
Quante risse
la sera per capire
le parole in frantumi
la porta sbattuta
i silenzi parlanti
e quegli occhi
enormi di paure
le braccia penzoloni
e i piedi troppo grandi
le ante
troppo piccole
la voce altalenante
da sirena ammalata
ll letto troppo umido
la luce a notte fonda
il libro stropicciato
sotto il telefono caldo
la musica a palla e
le scarpe
fuori la porta
quasi per pronte
a scappare
e io buldozer
ad afferrare l'attimo
quello di una mossa
o di un ?
per piazzarmi
per terra
e raccogliendo fogli
e qualche pezzo di te
parlare
parlare
e ascoltare anche solo
un forse.
Sono momenti
grandi
d'inspiegabile
amore
in cui tu ragazzo
respiravi più fresco
mentre mi guardavi
e colori uscivano
dalla bocca.
Paure
Ci sono paure
che passano col dna
quella di morire
di non saper sognare
del mare o degli insetti
del buio pesto o
degli spazi aperti
ma ci sono quelle che
entrano da fuori
e stanano nel grembo
come figli mai nati
t'assorbono avidi
linfa
e aria
gonfiano e tu ingrassi
sono la paura di
non aver denaro
abbastanza da contare
la sera sotto il poggiolo
la paura di non esser
abbastanza
bello o alto o
potente tanto da
contare le pecore
tutta notte
la paura d'invecchiare
che costringe il tuo
corpo a vigori insani
quella di chi non veste come te
non parla come te
non ama come te
non t'assomiglia
chè temi sia
nemico o amico.
Se dessi fuoco a
quel timore grasso
schiumoso e belluino
torneresti a
passare tra
le siepi a primavera
rincorrendo grilli.
Mi bastano
Una tenda senza
la veranda e le sdraio
lo zaino del nonno
verde polvere
la sabbia dentro
il fazzoletto
un pugno di sale
due guizzi di mare
una coperta di iuta
trita da nocche
lenti da sole
senza montatura
il cavatappi fatto a
nuvoletta rosa
un pizzico di
quel vov forte e
dolciastro
e la notte
mi si prepara
sola.
Incontro d’agosto
Ma eri tu
quella sera brumosa
d’Agosto spessa di sudore
e senza stelle
eri tu nascosto dietro
la magnolia
in passo di danza
a braccia tese
che sorbivi il profumo
e ti vestivi di bianco?
Infine mi scorgesti
accasciata sul prato,
sembravo chiamarti,
sorrise il tuo viso,
afferrasti l’appiglio
l’offerta muta
accondiscese all’evento.
Adagio mi stringesti
spogliando le vesti
prendendo la carne,
trovammo all’unisono
il modo d’amarci
assaporando il mio miele
nascosto nel guscio,,
gemendo felici nella sera
d’agosto
Tinti Baldini e Marcello Plavier
( è un gioco che ci ha divertiti molto ,da buoni amici in sorriso)
Balorda
Balorda è
la palude in cui
navighi
per mestare piaghe
che diffondi
attorno
senza pudore:
è questa la
voglia di potere
che ti annienta?
Meglio tener
ferite
sotto il gilè
e scoprirle la notte
con chi ti ama.
A guardarli
passare
i ragazzi
sembrano
una storia che
a parole
non sappiamo
più raccontare.
Quale?
Da sempre mi palapava
dentro un desiderio
..............................
ora stretto stretto tra fili
e squame
tanto che non so più qual
era.
Morso
Rivoglio
il mio mondo
quello che vedo
all'aurora
dalla chiglia
del mio letto
con il lenzuolo
amaranto a mò
di vela
e lo voglio subito
anche oggi
chè il morso
del tempo
sta già
spolpando
il tallone.
Quando
Quando i colori
si smussano
vacui e piatti
e le forme del volto
in sorriso a segni
buffi da
bambina
sono altre
la voce diventa anonima
e il passo svanisce
sul selciato
allora scrivo
dipingo
canto
chè tu smetta
di morire.
Quando un suono di campane lontane
m'inganna chè non c'è festa nel
cuore
e sento nelle vene l'acciaio dell'ago
che ti aiuta a vivere
e le
mani si incontrano
anche se non c'è preghiera che basti
per chiedere e
sperare
che si smetta di morire
un po'
almeno a questo giorno
di nuovo
dolore
e distrazione continua
col vento caldo fuori
e quest'estate che
invoglia ad un Settembre
stesi nelle vigne.
Tinti Baldini e Maria Attanasio
Salire
E' calda di rovi e
sassi adunchi,
sterilizza pensieri
rivangando
dagli avelli del noi,
la farsa infinita
delle parole
senz’anima.
Brucia palmi
talloni e nuca
mescola bolle nel
petto gonfio
frena il pianto
che rimane secco,
raggiunge l’abisso
tra te e te
e ne imbrattata
muti princìpi
vagheggiando vette
ed artigli spezzati.
Ma se scendi
piano ritorna,
monda scorze
di gusci di stelle,
ancora e ancora,
fiorisce vagoni
di cerchi concentrici,
gioia immensa
della fatica
tua
e non d'altri,
quel sudore di vita
che rende grandi,
che mescola
fragranze di pane
a morbidi sospiri,
e l’intaglia su
quel quotidiano
spartire,
che da qualunque
ti fa unico
Tinti Baldini e Flv.
Perduta
Ho perso i tacchi
in vico stretto
quando le labbra
stirate a cerniera
palpavano ancora
agrumi di corpi
ho perso spicci di luna
saltando fossi
a ginocchia tese
ho perso a gocce
d'olio fine
liquido dolce
di miele ciliegio
ho perso
nocche salate
nel gioco a rimpiatto
ho perso squame
dorate sul ciglio
di strade assolate
ho perso te
correndo dietro
la mia ombra.
Non lasciatemi
Non lasciatemi
ballare da sola
sotto bocca di luna
e saliva di mare
toglietevi le scarpe
ogni laccio e catena
e allacciatevi a me
a danzare sugli
specchi.
Homo homini
lupus
Sbatti addosso
il vetriolo a quella
ragazzina che sorride
ma non a te
colpisci alle anche
o alle cosce la tua
donna di ieri
vomita vermi e fango
su piccoli indifesi
brucia il sesso a chi
ama "strano" la mano
nella mano
manganella il tuo
nemico di pallone
butta nel cassonetto
il marocchino
chè ti disturba
per l'alito d'aglio:
tanto è
legittima difesa.
Mia bella
Mi diceva sotto la tenda
“Mia bella non smettiamo mai
sopra c’è cielo e
sotto la terra
e siamo alberi
nuovi
all’imbrunire”
E rispondevo accartocciata a lui
“ E come se fossi appena nata
nata per te”
E Il mare a chitarra
suonava per noi.
Mia
Te ne sei andata
di soppiatto
in un giorno
spesso di nebbia
monferrina
ho sentito un pugno
netto sul cuore
poi scaglie di
ghiaccio fine
e una strana bulimia
e ora pian piano
il tuo seme
ha generato nel mio
corpo piegato
un albero
un baobab
che mi tira
la schiena
e sale sempre
toccando ,angelo,
vette di cielo
e i suoi rami
sono le mie ali.
Anche se non so volare
le curo e le pettino
all'alba
le carezzo e asciugo la sera
e le ripongo stese
nell'armadio pronte:
me le hai lasciate
per domani.
(ispirata alla bellissima poesia di Maria sul blog per sua madre)
Latte
Quello che sgorga
ancora
dal mio seno
non disegna l'orsa
ma scende su lembi
di corpi divelti
in mare nemico
fondo nemico
riva nemica
mano nemica
occhio nemico
per dare latte munto
di pace
Spiriti
Proteggono i guerrieri
quelli che mangiano terra
fino all’osso
i cacciatori di promesse
le madri orfane di figli
le vergini d’amore
piume spezzate
gli artisti e saltimbanchi
di sogni di ringhiera
chi è sterile di baci
chi è pagano o troppo
santo
chi ingoia dolore e crede miele
quelli coperti di peli o
senza pelle
senza dimora se non
piedi scalzi
chi come me
si tramuta
in rondine
migrante nella notte
sul ciglio del
letto.
Di voci
Arrivano da stelle
che accorate
mi chiamano
dalla mia luna
che mi fa ventre
liscio come seta
da quelle ali esposte
sulla ringhiera
quattro per
tutte le stagioni
meste in attesa.
Ma io ancora
non so spiccare
volo.
Sorriso
Ti vedo
sogno
fuggi e ritorni
tra cicale
sonnacchiose
e tintinnio di grilli
mi solletichi
piedi scalzi
al vento
canticchi
i miei versi
tiri vezzoso
ricci
o sbuffi sul collo
m'acchiappi i fianchi
e li fai ballare
spremi profumo
sulle gote
e mi apri
i denti
al sorriso.
Magari
Forse
smussare punte
intransigenti
quelle d’istinto
si pagano nel tempo
non straziarmi e straziare
vivere con leggerezza
senza sciupare
rimescolando ricotta
tanto da renderla burro
percorrere strade e non bruciarle
imparando a non tossire il fumo
credere nell’oggi del domani
allentando le redini
di cavallo pazzo e irruente
e…..
ma quella lì
non sono io e
allora di me ora
la verità
conosco e
non voglio scampo.
Grande e piccolo
Sei grande tu
bambino che
strabuzzi
scopri coperchi
rimesti
riempiendoti il taschino
sei grande tu ragazza
all'alba al tram
per far conti senza senso
e la sera t'aspetta
sola la notte.
Sei grande tu uomo
che canti e scruti
se oggi è ieri o
domani e se c'è
un domani da sbucciare.
Piccolo piccolo pollice
sei tu che
usi strofinacci lemmi
e gente e non traspiri
mai ardore
ch'esce in umore
da un capo inclinato
sulla spalla
stanco per
dividere nel tocco
la fatica.
Nel nome del Padre
Gonfio
dell’imponderabilità
del presagio,
gremito di promesse
gridasti il suo
tenero segno
di slancio smarrito.
Non era un urlo,
forse
ma un cielo infranto
che intonava
la vaghezza
della polvere.
Sciolte
da ogni futuro,
le trecce del mentre
hanno varcato
i confini dei sogni.
Ma i sogni sono
quelli di ieri,
di coppie furtive
di ritorni sfregati
su pelle viva,
o quelli
del domani
ondeggiante
in concentrici
specchi d'acqua?
Ogni supplica
commossa di luce
penzolante
verticale
foglia d’autunno,
s’è curvata
all’aspro ceppo
ribattezzando
il proprio destino,
chiamandolo
con il tuo nome.
E vagabondo
a cercare
i tuoi passi
arrivati per caso,
senza rumore,
in tasche
che tintinnano
di sole
araldo del poi.
Sarà pioggia.
sottile
sapida, pudica
ignota
lacrima,
nella grondaia
dei miei ricordi,
o la memoria resta
sguardo gentile
nel cosmo
zuppo di sogni,
a farci amici
in ogni dove,
come per dono
di un mondo
nuovo?
Tinti Baldini e Flv.
Carpe diem
Cogli l'attimo
succhia il midollo
della vita
ma che cogli...
se l'amore fa capolino
e poi spernacchia
se s'incrociano
gli occhi per il sonno
se respiri veleni e rumori
se i figli ti scavalcano
per strada
se giorno pare notte
e le voci confondi
se svuoti e ti riempi
come lago di monte
se hai le tasche vuote
o gonfie di sale
le occhiaie mute
nelle veglie
e le natiche segnate
dall'amianto
se riempi vene d'aria
chè la vita non basta e
il silenzio ti placa la sete
se sposa sei già impolverata
e ti rimane mezzo angolo
di vita.
se.....
Allora non mangi l'attimo
lo espelli.
Argini
Non si sfogliano più
le margherite
i conti si son fatti
senza calcolatore
i volti tutti sono
lì in galleria esposti
dall'alba alla notte
a volte si fanno piccini
o giganti squarciano
pareti alte e sottili
e d'amore colmato
è il lago
diventato mare.
Le rive non si vedono
si sono perse lungo
il viaggio.
Chiave nella porta
Amore piccolo piccolo
ti dicevo la notte
guardandoti dormire
e tu lo dici a me ora
perchè un poco
mi sto rimpicciolendo
mi stringo dentro tutto
e tu lo sai
chè hai occhi di lince
e nulla sfugge.
Ora ti penso dormire
accanto a chi ti ama
e passo con le ali di
carta quelle del
tuo vecchio aquilone
sul tuo corpo bello
e avvolto in altre
braccia e sapori.
M'immagino il risveglio
a occhi aperti subito
per sapere e non
perdere un attimo
e vorrei li tenessi
un poco chiusi
altrimenti
diventano presto
stanchi come
i miei.
Io lascio sempre la chiave
nella porta
e mai sarà serrata
figlia
la maniglia è di vento
e dentro ci sono
i nostri segreti.
Brace
Mi hai soffiato cenere
amore mio
è diventata brace
calda di figli troppo grandi
per tenerli in una mano
fuoco di voglie troppo spesse
per farne abbraccio
lapilli di furori aggrovigliati
in matassa da lavorare
al telaio per domani.
M'hai soffiato ,madre
la morte in bocca
è diventata carne viva
di ricordi
quelli appoggiati sul cuore
se per me non c'eri
oppur dormivi
e io crescevo pianta
senz' acqua
abbarbicata alle
altre intorno
mangiavo terra e sputi
e m'allungavo in alto
a prender vento .
Ora caccio
cenere e morte
ne vomito dolore
ed abbandoni
chè sono
periscopio del mondo
piccolo ma che vede lontano.
Ma come
Ma come fa
una sola stella
a illuminarmi
il passo tanto
da contar fili
d'erba ad uno ad uno?
Ma il cielo è coperto e spento..
Allora sei tu che
ti fai stella?
Mezze carezze
Quando mezze carezze ho lanciato
per paura di invischiarmi nel tutto
e mani in vezzo lento ho ritirato
ed in quell'ora il cuore ha preferito
raccogliere capelli tra le dita,
in quell'ora d'irritante amnesia
mi son chiesto e richiesto chi ero.
Se lancio ad altri questa bionda spiga
perché all'ombra di secolare quercia
di grano e d'erba i sapor lui senta,
poi mi accovaccio nella buca di ieri
per proteggermi dai miei stessi raggi.
In quest'ora d'irritante amnesia
mi sto chiedendo e richiedendo chi sono.
Ma… scende d'improvviso e mi scavalca
una miriade di sole d'Africa.
Calda, supera le gole del freddo,
prorompe dalla nuca e mi attraversa,
spinge infin la pelle e tutta la scopre.
D'anima e corpo adesso è la nudità
ma non mi immolo all'altrui freddezza.
E' vero, ho ricevuto rudi schiaffi
come se adesso il vento s'accanisse
mentre di sole nutro ancora il cuore.
Mi rivesto di trasparente manto
e torno ad esser tutto tra la gente.
Tinti Baldini & Aurelio
Zucchi
Tela
Squarcio rovente
sulla tela bianca
senza slabbri o
vezzi
definito
senza scampo
ferita
esangue
spalanca
buche
ove lo sguardo
non arriva
proietta ombra di nulla
e di un tutto assorbente:
ecco dove mi trovo ora.
dentro il quadro di
Fontana.
Non chiamarmi
Non chiamarmi poeta
te ne prego
se non capisco
quelle cornacchie
sudaticce e deformi
che blaterano
le bocche a cuore
di plastilina viola
divaricate a mò di vulva
la pistola nel cruscotto
i libri di Moccia
le santità in abito firmato
le spiagge di sabbia finta
con i fiori di plastica
i bambini con il cellulare
le bugie senza pudore
la dignità sotto i tacchi
la puzza sotto il naso
l'elite di quelli che sanno tutto
la saccenza dei deboli
l'arroganza dell'ignoranza
la tracotanza del potere
la paura dell'altro
la violenza dei gesti
il silenzio dei poveri
le mani spezzate
l'occhio spaurito da bambino
e quello vuoto da vecchi
la solitudine mia dentro
e la voglia di sentirmi
che va via..
...................
G 8
Scendono dall'elicottero
signori azzimati e ingessati
altri nerboruti e armati
mogli col cappelllino
e la velette
e molti famigli porta robe
suonatori di mezza tacca
equilibriste per la notte
raccoglitori di lustrini
e caccole sfuggite.
Dai ruderi un popolo
disilluso
con disdegno
volge sguardo al cielo
mentre sul palco
si svolge la commedia.
Dall'alto se ci sei
dai un segno
chè non merita
quello sberleffo
chi è morto
e chi
ne ha sentito
l'odore.
Pietà l'è morta
Cade trafitto
da una pallottola vagante
rantola a terra
e gli occhi fan pausa
d'orrore
la gente fotografa
e ruggisce
Lui muore..
Nasce e non esiste
quel bambino
senza colpe
già nel disonore
lei si tiene la pancia
e partorisce
in un angolo
tra lacci di paura.
E noi chiediamo
urlando
l'ostetrica ma
quella di fiducia!
Pietà l'è morta.
Un giorno come un altro
ovvero difese immunitarie
Truffa di cuore
nel fiore all'occhiello della sanità
***nuotata a San Fruttuoso
verso il Cristo degli abissi
ma ahimè l'acqua è fango
Elezioni truccate in Iran?
No ,democrazia malata..
****una lunga passeggiata a
Portofino vetta,zona protetta
ma ahimè macchine e moto
abusive in ogni viottolo
e cartacce che ballano sui tigli.
Rinascita dell'Aquila sotto
una stella "cattiva"?
****un giro in canoa a Camogli ma
ahimè il deposito è coperto
di colata grigia di cemento
Feriti e morti sul lavoro a Bergamo ,Milano..
*******un bel libro da leggere ai nipotini
ma in agguato "amici"li aspetta
Sciopero operaio a Termini
e volti stanchi
ma non è crisi ..
******** un tocco di focaccia al formaggio
ma ahimè costa come oro.
Rifiuti:la Liguria peggio di Napoli?
Ma basta un attimo...e poi si sistemano altrove..
*******Allora mi sintonizzo per
saperne di più di Don Gallo
e le sue strade d'amore
ma la tv su questo è latitante
*Allora non mi resta che
ingoiare due Tavor e mettermi a
dormire.....
A-i-spirazione
L'emozione spesso
mi trafigge
inaspettato suono
di corde di violoncello
caduta du un ramo
su aghi di pino
refoli sparsi sul mare
onda gigante al tramonto
vestito d' abito da sera
torcia mossa dal coro
gocce scarlatte sul viso
entrate in agro di gola
odore di pianto cullato
in bambagia di braccia
profumo di nespole
colte da mani amiche
dondolio di vela nel piatto
assolato mezzogiorno
passetti di passero
sul bordo di sassi.....
sentiero sul corpo
tracciato nell' attimo
che vola in sprazzi
d'infinito ......
Ora l'emozione
non trafigge
trapassa veloce
proiettile scuro
lucente affilato
entrato uscito
in battito di ciglia.
Nulla rimane
se non un buco
nero ed espanso
profondo in brandelli.
Ritratti di mare
Sulla spiaggia
collega di sole
si copre d'olio
dal sapore rancido
occhiali muti
cappello d'argento
a paillets sulla fronte
beauty alla fragola
e gambe dorate
pareo sulle spalle
già troppo scottate
e musica a palla
focaccia a tocchetti
in bocca alla vaniglia
neppure una mossa
altrimenti si perde
e rosola impavida
senza respiro
mi sembra un'aliena
ma poi uno squillo
"amore ci sono"
ed ecco il ramarro
squittire di gioia
con braccia e capelli
buttarsi nel mare
per correre incontro
al bel tenebroso
con barba e borsello.
E io lì accanto
mi sento un po' freddo.
Ricetta
Un panetto di zagara
appena schiusa
sopra un velo di
mentuccia fresca
avvolto da foglie di acanto
vorrei disporre sul tavolo
alle prime lune
scalciando via di taglio
con nocche e gomiti
bruma dolciastra trangugiata
in respiro
notti abitate da volti sconosciuti
aperti al vento con mani tese
giorni confusi senza scampo
che corrono ansimanti
accanto e precedono
prepotenti guerrieri il passo
tele di ragno in agguato
sulla retina
battiti d'ala a strisce sul petto
conche di desideri gonfie
di burrasca.
Allora forse sentirei
battere cuore polposo
come voglio io
all'unisono
labbra umide in risata
grassa e
la gente intorno
sarebbe mia.
Si può fare
Titano
blu cobalto
ruota morbido
attorno a Saturno
e ci canta
di gente che
senza ossigeno
ci guarda
non ha coltelli
nè motori
e senza tempo
vive d'amore.
Miracolo
Tra noi
donne nasce
spesso un miracolo:
scendono miele e stille
rosse
si mescolano
in pozza linda
che diventa fiume
scende in mare
con pizzichi sul collo
e ci rende amiche
senza misura.
Protesi
Possibile che
quello scollamento
come un distacco di retina
un montacarichi spaesato
una barchetta nel deserto
un braccio senza dita
sia una protesi
alla mia anima
fatta di lacci e pompe
tubi e putrelle
che m’impediscono
di trovarmi ancora?
Aiutami
Ti prego
non passare la mano
uomo del mio tempo
aiutami a capire
non sganciarmi
dal parapendio
a notte fonda
lasciami vedere
prima solo una scia
in passetti di luce
aspetta che possa metter
un'ala ,una sola per
strizzare il sole
non chiudere il cancello
con le travi chè
dalle grate
possa annusare il mare
lasciami un poco correre
bambina sui sassi neri
quelli a punte e piane
non mettere cemento a
fermar canti
nè bandiere a
urlar parole.
Vestire gli ignudi
Noi poeti siamo
ignudi
scoperti a vento e
intemperie
al sole che scuoia
al buio che ammalia
a tocco di dita e
a male stridente
eppure a volte
insieme tra cocci
ed ortica sappiamo
trovare un velo
di seta
gentile e umido
per coprirci dal gelo.
(mi sono annoverata tra i poeti intendendo chi cerca di far di poesia
...suonava bene..)
Sordo
Non trovo
corde che suonino
nè parole che scaldino
s'esaurisce l'acqua
fresca in sapore
le notti sono giorni
di fuga dal dolore
a groviglio steso
sul fango dove
corpi giacciono
e masnadieri
ne ridono .
Questa è la volta
che mi lascio andare
dentro mare salato
a inarcarmi in
sogno di oblio
oppure una sirena
pietosa mi riporterà
a riva a cantare
ancora strappando
dalla pelle malata
gli spicchi sani?
Vergogna!
Ammonticchiato
mucchio d'ossa
a caso
cencio avvoltolato
sulla pensilina
e tu accanto
rispondi
al cellulare.
Stamane
E' arrivata
tra spessa coltre
di un fumo che pare
incollato su un cielo
deforme di fiati
è arrivata una lettera
posata di soffio da mano
frettolosa sulla soglia
tra foglie di olivo
è color della guancia
al risveglio amoroso
rosata a pizzichi rossi
della bocca dopo il gelato
alla fragola succhiato
con grazia
della torta di lamponi
a mirtilli di un 'amica
che ora non c'è
ha sapore di grilli
e lumache alla sera
tra erba tranquilla
spruzza odori di
desiderio
è sorella di lune
all'aurora
se la apro
passa di volo
e allora la lascio
dov'è.
Train de vie
Sei partito
da tempo
anche se sei qui
hai preso un treno
che va veloce
senza finestre
proiettile in deserto
e sta sferrando ancora.
Il mio è una locomotiva
va lenta e sbuffa a ogni
smottamento
si ferma in anse e
guarda il fiume
è tutta vetrate
senza soffitto
e ora è in riva
al mare da tempo.
Intorno cinguettano
voci sparse
suoni imprecisi e
folate profonde
quelle di gola che
giacciono poi
paghe nel petto.
Teheran
Ma li avete visti
quei volti
di ragazze e capelli
di seta
occhi scoperti
al mondo
paiono cavalli in battaglia
corrono e aprono cuori
si passano parole
e cartelli e braccia in
chiazze di sole.
Noi stiamo a guardare
almeno
chi chiede giustizia
e pace
da schiaffi e catene.
I pugni son pieni di
rabbia verso un cielo
che chiedon sia loro.
Cara moglie
Cara moglie stasera
ti prego
stasera non andiamo
a dormire
ci mettiamo qui sul
poggiolo con il cane
il gatto e il canarino
senza piume e
guardiamo davanti
le case di Barriera
tanti funghi allineati e grigi
e vedremo dalle finestre
tante facce come le nostre
che ci guardano e ci raccontano
di lavoro e di mani
di sudore e di olio
di rumori assordanti e
fatica
di sveglie all'alba attonita
e baveri alzati alla pioggia
di occhi sgranati di nonni
su piccoli a grappoli in strada
delle paure di sempre
sorelle di gioie insieme
pudichi rossori al mondo.
Ora il mattino sarà
altra cosa
stiamo ancora
nel letto di baci
chè il lavoro no
non mi aspetta
ma tu con le gambe
frementi
mi accogli
come
sai fare
solo tu.
In ricordo della canzone di Ivan Della Mea"Cara moglie"
Dove e quando
Se ci incontrassimo
ancora una volta
dove parole sono seppellite
e costruissimo
un nuovo alfabeto
di foglie e muschio?
Non fare all'altro
Non fare all'altro
quello che non
vorresti fosse fatto
a te:
se così fosse
desiderio d'amore
mai pago
donerebbe fiumi
anzi oceani d'amore
e nuoteremmo
tutti in mare a carezza.
E tu lo sai
E se domani fossi
castello di carte
forse tu
ti fai vento ?
e se fossi
campo di grano
ti fai margherita ?
sono calma apparente
tra pensieri in rimando
Sotto la pelle
ho cenere e fuoco
ma dai
hai solo pelle sbiadita
da botte di vita
certo in danza fasciata
tra cielo perduto
galleggio ..…
in campi di grano
sono papavero rosso
ma tra fossati di sangue
e terra slavata
Certo che
ne abbiamo fatta
di strada in salita
sotto le unghie
abbiamo frammenti di notte
figlio sono foglia amaranto
che insaziabile vento
spazza ormai via.
Madre dammi la mano
se guardiamo alle spalle
era solo discesa…
e tu lo sai
Pierluigi Ciolini e Tinti Baldini
Senza veglie
Peccato mortale:
se partorisci tal male
da farti morire l'anima.
Ma allora
volti ben tirati di
pelle di bimbo
neri di lampada
mai trafitti da colpa
d'innumerevole sonno
in notte senza veglie
sono zombi?
Accanto
Domani sarà
un tumulto
lo sento e lo scrivo
stravaganza di gusto
confusione di corpi
intrigo di scambi
imponderabile moto
di spirito dentro
sfrenata sinfonia
se le lenzuola
saranno a terra
la ventola spenta
e l'aria dal cielo
i cuscini coperta
e il dormirci accanto
sarà quello vero.
Aurora
Lei aspetta
il suo arrivo e
arrossa d'arancio
e di viola
d'amante trepida.
Lui arriva piano
e con la luce
la copre in amore
e la prende
con sè.
Stamani aspetto
anch'io
ma tu aurora
hai occhi freddi
di statua arroccata.
Gira
Gira la ruota
al roditore e gira
e lui corre frenetico
ma poi con la zampina
arresta il vortice e
si riassesta per
riprendere fiato e
ricominciare .
Io però ,ahimè
non ho le zampe
ma piedi piccoli
e morbidi senza
presa.
Preghiera
Se te ne vai
salpi dal cuore
spezzandomi reni
con giorni
insensati
di vele a ponente.
Il viverti dietro
è stridore
ingessato
su ardesia del tempo
e l'occhio singhiozza
aghi di pino,
che graffiano
mari di umori.
Se te ne vai
mi lasci l'ombra
le pareti diventano
abside romanica
grezza e nuda
il soffitto s'incurva
in viale di tigli a Settembre
le finestre
panorama plasmato
di alvei incavati e valli
all'orizzonte
e il colore attorno
acquazzone di Marzo.
Se te ne vai
perde calore
e fragranza,
il tuo tatto tatuato
sul mio tremore
e il mutare
delle forme
scioglie nodi carnali
di corpi estasiati.
Troppo fragile
e nero di seppia
l'aquilone del sogno
per forare le nubi
e i domani fumosi.
Tutto mi è disegnato dentro
acquaforte mi sento
incisa di te.
Tinti Baldini e Flv.
Ama il prossimo tuo..
Conosci te stesso
e poi amati e tanto
abbracciando anche
ferite
di spilli e selci aguzze
senza abbandonare
sangue che fa piangere
scova papaveri
mentre cammini
lasciando squilli
ad altri indifferenti
sfiora sull'autobus
spalle senza timore
e sentine il sudore
chè diventa seme
non guardar fuori ma
dentro cerca
tra volti che sono il tuo
la tua essenza
e tu non lo sai
non a-ppartarti
dentro a-ppartamenti
che non t' appartengono
non sei a-parte ma
parte del tutto
sciogli paure
sull'azzurro d'occhi
toccarsi e toccare è
tutt'uno
ospita te e l'altro nella casa
quella grande cattedrale
alta al cielo
di guglie e cormorani
altrimenti ti sembra
di non essere.
(ispirato ad un articolo di Umberto Galimberti)
Se dormi..
Se dormi o
forse no
pian piano
s'insedia un seme
proprio lì nel cuore
e cresce e si dilata
albero frondoso
che passa aghi
e linfa e gonfia
e quel pensiero
cassato o messo
sotto il materasso
riprende forma e vigore
non serve gabbia
o etere chè lui è
padrone e comanda
direttore di una
orchestra d'archi
il cui suono aspro
e antico ti rapisce....
Mi hanno detto che
Mi hanno detto che
ti hanno visto
nel riflesso del
sangue sulla montagna
ti hanno visto nel ventre
violato
tra i visceri sparsi
sul deserto
tra le palpebre
degli affogati
ti hanno visto coperto
di polvere bianca
quella che spolpa vita
tra le case di cartone
ad ogni refolo
in braccio ai piccoli
soldati e vestito di
gesso e sputo
mi hanno detto..
ma io vedo solo
volto
adunco del potere.
Forse sarà che
sto diventando cieca?
Limite
C'è un limite che
non va superato
altrimenti rischiate
che i bambini al
vostro passare
non vi vedano.
Oggi devo
Oggi facciamo il punto
della situazione
devo guardarmi allo specchio
di frequente
qualche segno si nota?
Le sopracciglia sono
più strette e chiuse
a parentesi
quadra e l'occhio
a fessura sghemba
le ciglia accucciate
in avanti
a cercare sonno
le nari senza moto
le gote spente al raggio
la bocca senza carne e
sangue rosso carminio
chiusa a serranda estiva
il mento indietro accasciato
sul collo e torbido
le orecchie da cane barbone
le spalle inclinate sul petto
a proteggere a coppa
ogni incrinatura.
Le braccia a stritolare
fiamma come tenaglia
i fianchi inesistenti tutt'uno
spenti di sorriso
e le gambe non più
preludio di viaggio
zattera e corrente?
Mi guardo ancora
ma non ci sono segni
siedo ancora a timone
scalza un poco in ombra
siedo sulla sedia tonnet
in incantesimo e il dolore
quasi, forse,magari
è solo scorza.
Ma tu come mi vuoi?
Mi vuoi che non dica
l' età coprendomi
maliziosa la fronte
con la mano guantata?
Mi vuoi con il sorriso
anche se piove
per tenere la polvere lontano?
Mi vorresti amante
senza peso
figlia se vuoi e madre
a comando?
Invece dobbiamo
ancora consumare
sandali e nocche
e percorrerci così
come siamo :
già a volte
quasi
non ci riconosciamo.
Una vita in più
Ma se a volte questa
mi pare troppa
tanta di massi
al petto e
foglie secche
in astio di solchi
arrivati in fretta
come fustigate
tanta di neve pestata
troppa d'imbrogli attorno
e mascherate
spessa
di spilli
e di nodi a palla
e la voglia
di scansarla
prende la
notte
che tutto tace e
il cuore spegne
lampade e frecce.
Ma se guardo le
costellazioni
le guardo
come l'uomo nei millenni
famigliari in miracolo
di forme
e strisce e
molecole e materia
e
mai vorrei smettere di vedere
quel piccolo mio
cielo.
Se quelle pagine stropicciate
mi son sottratte
furia divento in
furto di vita
se non vedo bambini
per un giorno mi manca l'aria
e
non chiudo la notte finestre
per non perdere un alito del vento
e
vorrei ancora certi baci che
raccontar non posso
senza i colori
e vorrei mercati
e sangue veloce in circolo
e amanti in fila
e figli che cantano
e mani prensili davvero di cieli e stelle
e tatuati
sulla pelle i sorrisi
di tutti i miei morti
e camminare camminare
per
altro dolore magari
ma che sia andare
e poi ritrovare tutte le parole
che mi sono lasciata dietro
tutte le promesse che sventolate
mi hanno
fatto vento
una vita in più
fosse anche solo per espiare
questo
troppo amore
che non ci fa fermare
e ci fa di cristallo e di roccia
di
pioggia scrosciante o goccia
donne e madri
amanti e compagne con i
fianchi esposti
a chissà quanti colpi...
Tinti Baldini e Maria
Attanasio
Penisola
Mi metto prona
tutta la copro con
il corpo spalancato
i capelli a gorgone
invadono mari e s'attaccano
frenetici alle rive
delle isole
raccolgono anemoni
di mare
le braccia sanguinano guizzi
tra rovi e olivi , mirto e
lentischio e il rosso degli
aranci si spreme sui seni.
Il petto e il ventre invece sanno
di vino e salume fresco
e le gambe abbracciano
lagune e
e colline morbide di viti
ma le dita dei piedi
afferrano
qualche dolmades
gli spaghetti alla marmellata
le tortillas e un poco di patè
e tirano, s'allungano e sentono
freddo e lingue nuove e volti
e richiami di saluto con cui
sposarsi a vita nuova.
Mi sento una penisola
mi sento un mondo.
Giochiamo?
"Vieni a prendermi"
e come una gazzella
scavalco recinti
fossi e rii
corro agile
tra papaveri e grilli
m'aggrappo a rami
d' ulivo e oleandro
annuso fichi d'india
e bergamotto
mi nutro di
bacche strappate
a piene mani
supero rocce laviche
e dirupi salgo e scendo
m'avvolgo d'erba e
di eucalipto e sussurro
"Prendimi" ma tu sei
lento e spesso d'andatura
e cammini a occhi bassi
mentre il mio viaggio
a mezzo volo
quasi si perde in eco
e l'airone mi stuzzica
la spalla,la gazza le mani
e i merli in coppia
fanno nido sul capo.
Si confondono chiome
e caprifoglio e la pelle
azzurrina cerca cielo.
E tu distante guardi e
non mi vedi mentre
scendo come
cascata nel mio
mare e lo divento.
Ho giocato da sola.
Sarà per un'altra
volta....
Ancora
S'affacciano alla morte
per non far morire.
Per quanto ancora
donne uomini bambini
dovranno appendersi
al collo altre croci
per quanto ancora
distogliere
e darsi schiaffi
sulle gote?
Tutti giù per terra
Se c’è la luce giusta
se feritoia sottile
si dilata per magia
se le figlie d’ombra
stanno dormendo
e la calura bassa
e liquida attutisce
paure di vizzi sensi
se le caviglie saltano
di mezzo passo e
schiava non è palpebra
di secoli
allora io e altri e voi
possiamo giocare a
“tutti giù per terra”.
Bianco e nero
Forse sarà quel
pizzico di ragù
emiliano
o il sapore di terra delle
Langhe di Fenoglio
forse le note di Addio
Lugano del bisnonno
anarchico o il nome
Garibaldi dello zio
ma non mi va più
che mi si dica
sei una stalinista
se vorrei pari salario
agli operai d'Europa
nè che sono moralista
se non mi vanno
le minorenni con
i vecchi nè culi e tette
sugli schermi piatti o
bombè o tricolore
non mi si tacci
di giustizialismo se
vorrei tutti a pagar
le tasse
o i corrotti e corruttori
benserrati
se canto Bella ciao
sono comunista
se sorrido a Mohamed
antisemita
se mi domando dei
cibi scomparsi
da sera
a mane in Aquila
sei sempre prevenuta
se sento l'italiano
della mutua
intellettuale obsoleta
se vorrei regole
nella scuola che formino
sei vecchio stile
se mi piace De Andrè
sei di parte
se preferisco la Montalcini
a Pippo Franco
sei bacchettona
se detesto chi
sul palco
urla ce l'ho duro
ma ti manca l'ironia.
quando metto gonna
lunga e volant
senza etichette di sorta
sei fricchettona
se gioco a briscola
con Ivan che ama Paolo
sei lassista o peggio
ricerco dentro me
perdono e misericordia
e allora una predica
se non la cerco ancora
e ancora assunti e
frasi lapidarie
se piango dinnanzi
a onde di morte
son melodramma
se......
ebbene sì sarò diversa
e anche presuntuosa
ma mi piacerebbe
averne molti così
intorno.
Mi sentirei a casa.
Eravamo
Eravamo belle giovani
e forti di luce tra le labbra
con gambe che correvano e
braccia che afferravano.
li vedevamo arrivare a gruppi
bambini ancora
quelli bianco latte e
biondi di grano
alcuni rosolati al sole
altre neri neri capelli
e occhi a filo.
Erano gli anni 70
e dalla valigia
di cartone
uscivano a frotte
come conigli
dialettavano di
campi e sole
e a scuola dormivano
o bisognava scovarli
al mattino in mezzo a
letti pentolini
bucato e latte.
Si capivano a gesti
e pian piano a parole
a sorrisi a botte
e anche a baci
e i libri con le orecchie
li tenevano a scuola
per non macchiarli di
unto o caffè.
Sembrava un paese
poi negli anni
quella classetta
umida
e sfrascicata
un mondo amico
di fratelli e
credo che loro non
l'abbiano scordato.
Tutti attorno
Questa notte
che pareva giorno
vi ho sognato tutti
la balia che mi mordeva
orecchio e natiche
e poi mi lavava
timorosa d'avermi sporcato
di sudore e varechina
il piccolo portinaio barese
accucciato all'entrata
senza gambe con un
sorriso complice di vita
la mia maestra ebrea
reduce da Dachau
marchiata ma
senza macchia
con quegli occhi
di pace sempre
a noi
la bella Nina
senza marito
con figli e nipoti
addosso che
veniva a stirare
un poco e parlava e
parlava ,bestemmiava
rideva e si tirava
su la gonna per la
calura mentre il
piccolo mi disegnava
mari e laghi sul petto
e tu Rosaria bambina
di nessuno che
in classe mi
tenevi la mano
sempre come
se sapesse ch'era
per poco.
Tutti siete stati
miei maestri
d'amore che
m'hanno resa
persona di
poche ombre.
Tango
Le feste di paese con le zeppe
e l’abito della domenica
stirato e leccato
lui che aspetta l’ultimo
tangaccio
per prenderti
alla spalle bicchiere di
limonata da una mano
fredda
sul collo
l’odore di fritto e di sudore
si mescola alla brillantina ma
sembra lillà bianco
appena nato
e allora t’abbandoni
al suo casquet.
Come Allora
Ti attendo, come allora,
mentre sospingevi
il tuo spirito acerbo,
infagottato di domani,
sull’altalena dell’attesa.
Ti attendo, come allora,
quando gridavi che l’amore
era fieno per giovenche
che ruminavano dietro
tornanti di strade alpestri
Ti attendo, come allora,
cantatrice del futuro, ricordi?
Al bazar del palpito turchino,
al solito posto, dove
avrai scordato la chiave
Ti attendo e ho lasciato
a segnare impronte
briciole d'armonica,
ma le punte non trovano
ritmo di passi scagliati
a riprendere cadenza
tintinnante di pioggia.
Il tempo morde note alte
e le nasconde in bocca,
proprio sotto la lingua
tra il dire ed il crivello
Forse avrei dovuto
raccontarti dove vado
e che l'estate lunga
s'è mutata in un attimo,
che il sogno vaga tra
camini e rivoli di ghiaccio
ma devo ancora trovare
quelle sponde coralline
che sappiano arginare
atolli da amare
sono laggiù
e le gambe
tronchi spessi
stentano
a toccarle.
Ti attendo come allora
a giocare a rimpiattino
sotto lenzuola scompigliate
senza pudore di
sole che sa di terra e rugiada.
La cenere delle parole
scivola lontana, velando
l’immagine del mio volto,
che ancora attende il suo
specchio d’acqua pura,
vera come allora.
Tinti e Flv.
Parte di un tutto
Quando con le stelle
vai oltre la luce
e gonfi il ventre con la luna
raccogli spiccioli di cielo
acchiappi folate languide
dentro i pori
e pigramente indugi
dentro il tutto
hai mai pensato a chi
invisibile al passo
quasi non viene sfiorato
chè non esiste?
Forse risuoneranno
le loro ossa livide da defunti?
Almeno dalla morte
che tutti unisce
saranno accolti?
Manca l'ispirazione
Arcana suggestione
sic da vocabolario
che fa muovere animo
e mente
e io non sento rumore.
Stato d'animo sotto
l'influsso di poteri
soprannaturali
ma non vedo sollevarsi
il tavolino.
Improvvisa illuminazione
che svela subitanea verità:
effettivamente la sensazione
che qualcosa vada a fuoco
c'è ,ma è la carta
nel posacenere.
Condizione di spirito creativo
e qui s'inceppa il filo
non so creare nulla se
non cerchi di fumo di svariate
forme e dimensioni.
Animazione :non ho esperienza
nè d'animatore ricreativo per
anziani nè di rianimatore .
Impulso e qui mi ci ritrovo
chè impulsi ne ho a iosa e
non tutti raccontabili.
Indirizzo ,facile.
Consiglio,l'aspetto
da una vita.
Leggo e rileggo
ecco,trovato
mi va perfetto:
dato che sono ,mi pare,
viva è movimento respiratorio
di chi inspira.
Conquista
Rapaci e avidi
abbiamo collezionato
oro e anime.
Ora quelle anime
chiedono risarcimento.
Presto o tardi
Arrivo sempre prima
per anticipar l'attesa
troppe volte il sole molle
mi ha anticipata
porgo la mano per prima
forse temendo di non
aver carezza le dono a boccioli
e vado avanti nel passo
temendo di non raggiungere
chè troppe volte non ho
trovato il posto o
quel lago di cristallo era
una pozza
l'oasi di bambù ridente
un' arida finta
eppure quella sera
dentro una nebbia che
si tagliava a fette
eppure tra quei tir che
parevano mostri
e la notte allungava
ombre presaghe
eppure quella notte
ai 100 all'ora
son arrivata tardi
e tu non c'eri
e non c'è stato
il tempo di dirti
con gli occhi
che capivi
nè di toccare le mani
ormai altro da te.
Ma tu hai capito,
lo so ,la mia paura.
A che serve
Ma a che serve quella
morbida curva del seno
s'è lì appesa in profumo
d'arazzo sul muro.
E a che serve la bocca,
florida di rosso se
non assorbe l'altro,
trabocca e l'assapora.
Che cosa serve saper
balzare ancora
pozzanghere
in fiera voce
col fulvo in volto,
se non si salta più.
Non raccontano più
gli odori del mondo:
il giorno nasconde
tutti i suoi nomi,
la notte riannusa
antichi sigilli.
A che serve cantare
ad orecchi spenti
l'inno alla linfa, atavica sete
di labbra di latte,
di bocche in lallazione.
E a che serve incarnare
guerrieri lucenti,
braccia ardenti a strizzare
dei venti una rosa,
sciabole in ghiaccio
al certame
fino al primo assolare.
Saremo falangi impegnate
nel costruire altro tempo
per donare domani
che rigirino zolle.
O forse siamo già stati
in metamorfosi
di sensi e di umori,
e le mille dita della mano
basteranno
ad afferrare il mondo intero?
Tinti Baldini e Flv.
Nessuna croce
Nessuna croce
manca
scrive il poeta
ma invece sì
mancano quelle che
molti tengono sulle spalle
e non sono quelli
in processione
sono una moltitudine
scalza di pace
e se avessero le ali
neanche in cielo
potrebbero volare:
il peso è macigno che
li tiene ingessati
alla terra quella che
talvolta gli appare
maledetta.
Ispirata ad una cosa scrittami da Massimo"portiamo le nostre croci in piazza
ma poi ognuno torna a casa con la sua".
Frontiere
Si sentiranno ancora
odori di zenzero e
coriandolo
e le buste di plastica
ammucchiate sui sedili
mentre Amir scorrazza
con Samuele e la signora
tiene il clinex profumato al naso
oppure viaggerò stretta stretta
con una valigetta coccodrillo
in tinta tortora abbinata
alla cravatta
stordita dall'odore acre
di Champagne
della notte brava
o a sentir vomitare
di borsa o insinuare
veline?
Già è stato fatta
fonte per i neri
già è stata fatto
ghetto per gli ebrei.
Dall'alto se qualcuno
ci guarda
lacrima di cielo
e strappa capelli
come dardi.
Non fatemi anche questo
ora che avevo aperto
al mondo con amore
gli occhi.
Abito vorrei
Per non dimenticare
mi piacerebbe un abito
spesso e capace
di contenere
ma poi leggero
abito da sposa
a volant e tante tante
balze.
In ogni balza metterei
in riposo
come in galleria di ricordi
un poco di sabbia bianca
di Sardegna , qualche giglio
di mare e il mirto ma liquore
a stille insieme a quella scura
del Levante presa dal greto
di Paraggi sotto
casette dei nani in raccolta.
In altra balza le mie canzoni
la chitarra e il mio canto
ora gracchiante ma un tempo
lucido contralto per gli amici
e cosi ne sentirei le voci.
In altra ancora
per trovare colori e passione
rabbia e risate scoppiate
le facce dentro un album
degli amici quelli che
ci sono sempre anche
al buio o sotto i ponti
o nel gioco di niente.
Nell'ultima, la grande
i miei figli e nipoti
e i ragazzi tutti piccoli e grandi
quelli che mi dicevano
"prof, ma se capisco ..ma
dopo tanto , avrò una mia vita?"
quelli dal sorriso pieno e quelli no.
Dentro l'ultima ci sta anche
anzi soprattutto l'amore
bello ,cattivo,piccolo e grande
di delizia e stordimento ,di sesso e
pudore ,d'amato e non amante,quello infante
e quello vecchio e smunto.
dentro ci sta strizzato
proprio tutto.
Autoreferianzialità assoluta
Guarda che passa...
ma tu pensa a chi..
il dolore va relativizzato
mia madre una volta...
le tue gambe sono arzille e svelte
cucini e dai gioia
e la piccola con le sue fossette
che figli hai generato
quanto amore hai dato
il giardinetto sembra un paradiso
ma non dire così..non è il caso
e pensare che se uno apprezzasse
e non ravviarti sempre quel ciuffo
ma tu gli anni li tieni in un cassetto
c'è sempre chi ti tiene mano sul capo
e poi ...i soldi ci sono
trova un senso al dolore,siamo uomini per questo,per saperlo dominare
i sensi di colpa van fugati.............
e tutti si son tolti un bel peso.
Allora ti guardi allo specchio
riconosci che se sollevi
il coperchio del tuo male
affoghi tutta anche con le scarpe
dentro quel mare.
Allora serri bene con lo scoch
e vedrai di nuovo
persone cose
illudendoti ancora e ancora
di ritrovare innocenza bambina
l'unica spiaggia.
Ti dicono
E quando le parole
senza volerlo passano
dentro timpano gonfio
entrano nel collo tirato
sbattono contro l'ugola
poi riprendono strada dritta
e vanno al petto
risalgono girini
a gomito
e scoppiano in testa
non volevo dire così
hai capito male
e serri con i tappi
di cera le orecchie
e rombano treni
di verbi e aggettivi
maiuscoli e sono a te
rivolti agnello in fuga
e allora aggiungi pause
senti musica
a palla e non classica
magari Paolo Conte
ma che cavolo
quelle sono entrate
ritornano
scolpiscono buche
nell'utero e ti graffiano
sangue non esce ,
rimane in pozze.
Allora le ripeti
al registratore
e le rimandi in alto.
Sembrano
farfalle
in altalena
i miei ragazzi
se li ripenso.
Dolce
Dolce tu che sei
tanto lontano e vicino
che cerchi con me
sonno di pace
mi riempi il cielo
se per me è vuoto
apri cuore serrato
strappi maniglie e
catenacci adunchi
e quando la gola
è arsa mi disseti
e la chiudi se troppo
si riempie di passato.
Grazie della medicina
che seduta sull'erba
mi gusto
come acqua dolce di fiume
quella del mio paese
roca e fredda.
dedica a chi sento accanto
sull'etere ieri ,oggi e domani.
La scelta del ricordo
(Il Suggello)
Appoggia un tuo sogno
dentro i miei occhi.
In un canto soprano,
in un caffè chiassoso.
Sull'asma del tempo,
su qualche sponda del caso,
sull' umida terra
del mio petto nudo.
C'era tra noi una tavola
eppure scoccava fluido
senza intoppi:
il cuore era fanciullo,
consegnava ogni
sorta di sè, spazzando
nausea e bora
a quel campo di grano,
tra grilli e mani tese.
Vincerà ancora
la scelta del ricordo.
Tinti e Flv.
Viola
"...ma siamo ancora in viaggio..."
"sì,da sempre..."
"sediamoci un poco
a far passare le febbre"
"ascolta ciò che sussurrano
dietro i vetri.."
"no, prima togliamoci la neve
dalle spalle"
"Ripartiamo ,è ora!"
"A precipizio?"
"no,la strada è liscia
sembra facile"
"ma tu sei sorda ,indifferente
alle buche!"
"che dici?Laggiù c'è una luce
piccolina,la vedi?"
" non proprio...dove hai messo i fogli?"
"nelle tue tasche,sbucano
mentre cammini.."
"Ecco, siamo di nuovo sul
pavimento a losanghe gialle.."
"e il silenzio si è colorato
questa volta,di viola"
Viaggio
Mi piacerebbe
che arrivassi
dopo
dopo che ho detto
tutto a tutti
quando ho raccolto
l'insalata a colorare
i piatti
devo aver già
stirato la maglietta
quella che mi sta stretta
e fa le forme
cambiato le lenzuola con
quelle di lino rosso fuoco
e la rosa deve esser già fiorita
la piccola del gruppo
arancio pallido
e alle mani voglio
guanti di seta per
accarezzare la bimba
e le ferite
se ancora sgorgano da voi
amici e amanti.
Le meches ai ricci devono
brillare e il fard un poco
me lo metto
si leggero
hai ragione altrimenti
sembro mascherata.
Sul Pc lascio i miei versi
nuovi ,vecchi,abbozzati
e tutti gli indirizzi
degli amici casomai...
Voglio che non
m' acchiappi di sprovvista
chè molto voglio fare
domani .....
vorrei che fosse almeno
dopodomani.
Quando tieni
le voglie troppo strette
le copri di segatura
e sabbia per gatti
lasciano solo
sapore di stantio.
Labor
Lavoro e fatica
opera e sforzo
tormento e angustia
pena ed affanno
così il vocabolario
latino
e pare che
la radice sia
ahimè da
labo -vacillare
barcollare
come tanti sui tetti
sulle gru e su lastre
sottili ,sui ponti
e nelle grotte
e ora labor
tentenna ,
abbassa il capo
e ci dice non
non credo che
...................
...sine labore
senza un tuo diritto.
Amori passati?
A volte quegli amori
gomitolo nel petto
si srotola e spinge
delicatamente fili
attraverso orifizi di me
che fuoriescono
prendendo forma e
s'accucciano con me
nella tana
io gatta con i miei
gattini.
Petali
Ma tutti quei petali
quelli che ho sparso
li vorrei tutti
qui a massaggiarmi
il petto.
Ma di chi siamo ?
Siamo figli di
nessuno o di
un mondo che
pulsa e si muove
Siamo
figli di
una gatta di paura
o da un torrente
filamento d'oro
che scorre verso
immensi oceani.
Siamo nati da
muri allampanati
o da seme scavato
nella
terra bruna
Siamo nati
per caso
oppure le stelle tutte
hanno ninnato amore
Siamo nati da dolcezza infinita
oppure dalla fretta
dentro
il fumo dell'ennesima sigaretta
Siamo nati dall'orgoglio
o dalla
speranza
da passi svelti
persi in fondo ad una strada
contro un
lampione
nei cessi alla stazione
sotto cavoli a merenda
dalla fede
dall'incoscienza
Siamo nati dalla disperazione
da donne troppo sole
da
passioni sfrenate
da inferni rimandati
Siamo nati da guerre mai finite
sotto un'unica bandiera
uomini e donne
proprio nella stessa sera.
Tinti Baldini e Maria Attanasio
Foto
Centinaia e centinaia
su lucido marmo
23-44
27-43
.........
..........
e date e luoghi
e tante tante
fotografie bombate
che sorridono spesso
e ti domandi chi era
Ernesto che aveva finito
a diciassette anni il respiro
e Giulia di Pieve Ligure
madre bambina
o Duccio d' Alessandria
con basco e baffi
che forse il piccolo tirava e
tirava al mattino quando
giocavano con
il gelo dell'acqua
e Ernani signore
azzimato e col cappello
ha lasciato la brillantina
sul cuscino
e Francesca di Moncalieri
con il ciuffo rosso
magari le pattine
color rubino.
Tutti quei volti
e altri ed
altri
fluttuano sempre
nel mio mare
nuotano insieme
a tanti miei cari
e mi guardano
seduta sulla panchina
alla riva
con le gambe sul molo
ad aspettare.
Donne sole
Le donne che si vendono
quelle che mangiano sangue
le donne che narrano storie
quelle che si nascondono
le donne a testa alta
con zaini di figli
quelle che lavorano
senza il tempo di pulir
unto e ferite
le donne perse o
ritrovate
le madri senza figli
le sorelle
le amanti
quelle che lucidano ottoni
allevano altri non di sè
coltivano i vecchi
annaffiano orti e case
quelle che tacciono
in sordina o lottano
con le unghie sporche
le madri sole a succhiare
fiele con i baci
le donne che si parlano
tra loro in sogno
e passano gli sguardi
come fiaccole sempre
a tutte quelle donne sole
che danno e sentono
amore io parlo
e ne sento il fiato .
Bruciano
Mi bruciano le mani
e scalpitano i piedi
quando mi passa accanto
l'ignoranza di chi
sa tutto e niente
quando in coda ti spingono
dando la colpa ai tacchi
o posteggiano nelle strisce
gialle e si scusano dopo
"non ci ho fatto caso"
ma si fa caso alla riga
sul cofano
quando il ragazzino sputa sul foglio
e la mamma lo abbraccia
come dio dicendo"poverino"
e gli fa male
se devi sempre avere
una spalla altrimenti
sei inesistente
quando i bambini ridono
e senti ssss intorno
e sss ancora ed è come
morire...
se alla tv fingono e lo sanno
e noi no
se sui giornali inventano e lo sanno
e noi no
se non siamo più capaci
di respirare libertà nei pori
e non ci accorgiamo
neppure se la perdiamo.
Magari
Mi dicono che perdo la risata
magari sarà per colpa dell' impianto
e quel vuoto la notte
in buio pece è per
la nutella che disdegno
la patina sugli occhi
patina grigia è certo
incipiente cataratta
la frenetica voglia di fare
per stancare ossa e
dormire è un inzio
di periatrosi agli arti
le mani senza posa
strette a pugno
sono un vezzo per
celar le rughe
il buco dentro il petto
all'imbrunire
potrebbe essere
esofagite da riflusso
le labbra limone di ferite
sono per il troppo sole
e le gocce che sento
per caso sulle gote
sono collirio che
stenta ad entrare.
Cenno
Aspetto un cenno
anche solo di striscio
una stretta di mano
più appoggiata
un labbro meno secco
o un colore nuovo
magari melange
che sperda grilli
e stemperi rumore.
Mi basterà.
Parlano
A ben guardare
le cose ci parlano
quello svolazzo
nelle tende viola
il pendolo fermo
senza tempo
la piazza del mercato
alla sera o la tua
felpa stinta al sole
il coltello senza
forchetta per terra
il silenzio
dell'attaccapanni.
Ci chiedono di noi
richiedono
aspettano
bussano
fanno capolino..
Forse se il nostro
sguardo non fosse
pietra ne
sentiremmo
voce.
A tu per tu
Eccoti arrivata
t’aspettavo
ben prima di Marzo
come pioggerella
mattutina
o sberleffo di nube
eccoti a me in mano
e mi dai calore
un poco aspro
della prima arancia
attesa di
Dicembre
m'addormenti
e mi socchiudi
quella fiumana
negli occhi
e allora
in quell’istante
scoppia
vagito e
sogno.
Bambina
Bambina sei
con i tacchi
sbrecciati e
la bocca slabbrata
di rosso.
Bambina sei
a giocare col sesso
a infocarti le fauci
e la sera abbracciare
peluche.
Bambina sei
senza occhi
per capire le
voci suadenti intorno
quelle feroci che
non lasciano vita.
Bambina
copri schermi
e leva la polvere
dentro il cuore
e uscirà fuori
tutto il mondo:
vedrai la luna
insieme a me.
Pinar: 5 giorni
Diciotto anni
Esceth
così era il nome
bimbo in grembo
mai alla luce
in plastica bianca
nera imputridita
gettata tra i rifiuti.
Orbite ormai vuote
senza lacrime
per quanto ancora
passeranno vane
sullo strazio?
Non perdiamo tempo
Non perdiamo tempo
a cercare la verità
il tempo è danaro.
Appaltiamo i morti
e facciamo un secondo
degno funerale!
Cogito
Penso
quindi sono
amo quindi
esisto
piango e
mi vedo.
Ma allora
chi non dà amore
chi ha nebbia
tra i pensieri
chi non prova
cicatrice
di sangue
è fantasma?
Divino
-Mamma ho
tanta paura-
-Aspetta amore
mio che
mi faccio coperta-
A posto
Perchè mi dici e sempre
"tutto a posto"
se l'amore quello
di labbra non lo sento
quando le lecco acide
di vino
se non bussano più
amanti alla mia porta
e se bussano
non m'accorgo
se son sola
come un proiettile
dentro una fondina
se passiamo sopra
le cose senza vederle
quando
non fanno rumore
e le lenzuola suonano
di niente
mentre allora parlavano
e i verbi sono numeri
metallici al telefono
e le verniciature dell'intonaco
sono marchiate a fuoco.
Non devo crederti oppure
la mia calza smagliata e
gli occhi secchi sono
ancora oceano
nel nostro mare.
Siamo guardiani
Se ne è andata
in punta di piedi
o senza pelle
sorridendo o
con occhi spalancati
le mani al petto
morbide e sottili
o i denti digrignati
al destino
e noi custodi
siamo chè l'amore
dato si mantenga
nei cuori attorno
lo annaffiamo e
nutriamo
per non che si vizzi
ne facciamo sentire
la presenza ogni
attimo con un gesto
una parola o un ricordo.
Così la morte è come
edera intrecciata alla vita
da quel sentimento d'more
che ci accomuna al cielo.
Lunghe notti
Ma come fai
tu che impastavi sabbia
dentro le ossa
tu che guardavi
tu che sapevi
ma come fai a dormire
dentro il buio senza
sentir dolore risonante
come passi che sfrecciano
asfalto?
E tu che hai riempito
le tasche e speculato
novella madre courage
sulle morti
hai tolto
proprio tutti
gli specchi
dentro casa?
E tu ragazzo che
non trovi niente
se non il segno
di un corpo
sulla schiena
senti sempre la notte
e non ti paga
la rabbia mescolata
a quella del cielo.
Nessuno li vide
bambini
rantolare sorpresa
o forse qualcuno
li accolse?
E' una primizia sa..
E' una primizia sa
quel Vodafone
che pare un bottone
e tutto fa persino
il microonde
e quelle scarpe
che cigolano
per non sentire passi
e il caffè zuccherato
solo da scuotere
e il mouse a formaggino
e il fiore finto che
profuma del tuo
e tu che fai?
Tieni le mani in tasca
che non c'è
corri con i tacchi che
son di plastica
e guardi con occhialetti
blu venati di viola
le vere primizie
la spiaggia deturpata
da cubi gessati
sul mare coperto di nero
i corpi gettati nel viaggio
bambine pittate di rosso
bocche aperte di fame
ventri gonfiati di sale
madri dal ventre divelto
strade senza più case
cocci di popoli in fumo
ragazzi stesi nel fango a
bersi l'ultimo sangue.
E allora le mani
non sanno che fare
diventano uncini
al cielo.
Io sono
Sono terra
da cui tu
a volte calpestandola
cresci
libera anche
nella paura.
Sono pianta
che rilascia ombra
sempre più esile
per non coprirti.
Mi vesto di abiti
sottili per rendermi
quasi invisibile.
Sono braccio di
quercia solida
da cui voli.
Sto qui piantata
però
ad aspettare
se cadi e allora
ti sollevo per la vita
e ti rimetto in piedi.
Io sono in te ma
non sono te.
Corsa ad ostacoli
Ma per quanto ancora
ammorbidire unghie e
scavalcare morti
per quanto ancora
guardare dritto
senza leccar stivali
che ti pestano
per quanto ancora
illudersi che
l'amore tutto muove
quando ne vedi
sotto il ghigno?
Midelife
In inglese suona
fiume che scorre
magari più lento
si ferma in pozze
per far nuotare il cane
o accoccolarsi sulla riva
ma mezza età pare
testa mozza,qualcosa
d'indefinibile
che si spezza e
mal si ricompone
età di mezzo
riporta al Medio Evo
e troppo peso assume
allora non chiamiamola
per niente finchè
si può guardare oltre
il mare.
Proverbio
Se gioventù sapesse
quanti voli nomadi
e sparsi
se vecchiaia potesse
esplorarli.
Storia
Come la scriverebbe
la storia quel bambino
strappato alla madre
col capezzolo ancora
tra le labbra
e quella piccola
con arti muti e colorati
quali parole inciderebbe
col sangue il vecchio
seppellito tra i rifiuti
la giovane senza
la pelle strappata
ancora e ancora
da bocca paterna
e tu con il martello in mano
bruciato tra
mura amiche
o tu che spargi
neve sui tuoi polsi.
La storia la raccontano
i carnefici.
Dove?
Qualcuno scrive
che la casa del poeta
è luogo silente
tra verzure e cerbiatti
altri che è vasta piana
d'illimitato senso e spazio
altri ancora che trattasi
di antro angusto e buio
dove aleggiano fantasmi
e il mondo scappa
un illustre signore cerca
di dargli anche la metratura.
Il luogo del poeta è il mondo
anzi l'universo tutto e poi ancora
dove sta conficcato come croce
con la mano a frugare terra e
i capelli a leccare pietre.
Paoletta
Tu mi hai frugata
dentro senza posa
m'hai trascinata
in giri di ombre e pene
m'hai trasformata in
bambola vuota senza porte
e finestre per respiro
e allora la tua bimba di
pezza t'ha rovesciato
aguzzi spilli addosso
tutti d'un colpo
lampi nella notte.
Ed ora io ne sento
qui tra fredde mura
ne sento le ferite.
(ispirata a Spoon River, da una storia
vera di ordinaria follia)
Se e se
Se esser stato giusto
non consuma
se l'aver amato tanto
non strugge nè risucchia
se non aver addentato
ti fa stella
come mai allora
mi sento
fazzoletto sfrangiato?
Lascia...fare
Lascia fare
quei giochi di parole
di bambina sola
dentro un guscio
prendere le lettere
e capovolgerle
cosicchè amore
viene "ora me"
a me tocca
e prega e onora
"No ora"
non è momento
e .....
e poi i lemmi cadono
in un pozzo quello delle vite
e si sentono deboli affiorare
e neanche Dio può raccontarle
perchè non si comprendono più.
Ho trovato
Ho trovato tra una
chiesetta gotica
e un ulivo
una grotta minuta
candido ventre
accogliente
sotto quel cielo
francese con nubi
saltimbanche che
scherzano col sole.
Me lo sto preparando
nella mente
lo sto arredando
di luce sul mondo
e di silenzi azzurro pallido.
Ecco dove andrò
per vivere la mia fine
a mio piacere.
Amore oltre
Quando l'amore
è stato vertigine che
assorbe vento e sabbia
la divora in fuoco
spezza specchi
cammina sul filo
mentre passeggia
si muove su cristalli
appuntiti
e non si macchia
è frescura d'arancio tagliato
è pazzo come ferro sbriciolato
è rifugio e prigione
pioggia in spreco a Luglio
nasconde pensiero che taglia
parla e bussa alle cose
e come spuma ti invade
la vita in abbandono.
Quando è stato quello
l'amore come
farlo rinascere senza
morire?
Cenni biografici
Per cortesia scriva
in breve due parole
anzi cenni( con il capo?)
biografici da inserire
nella copertina del suo libro.
Che impresa riassumere vita
e far finta che sia l'essenziale.
Maria Cristina Baldini
conosciuta ( in famiglia ,dagli amici
....in arte..a scuola ...sulla mia veranda..)come Tinti ,ha insegnato
per 40 anni (5 parole per un tempo
gonfio di pioggia e tanto grande)
nella cintura torinese( nel 69 i primi
immigrati con la valigia e tanti sogni
e il piemontesino tutto ciccia che
li guatava ostile).Ora in pensione...
ora
e domani? Domani piatta
in una fossa
o beata tra cento nipoti?
Molto del suo tempo dedica allo scrivere versi ...ma
non chi capisce perchè
e come quando e dove e ....
La cosa più vera è:
questa è la sua
prima pubblicazione.
Eppure io ho scritto i cenni
e non ne sento voce.
Il sorriso della luna
S'è chetata forse
la mia luna
guarda il mare nero
e gli sorride
seppur di striscio
poi s'annuvola di nuovo
ma il mio canto la placa
e le labbra si aprono
a risata.
E' lei
E' lei
con capelli di seta
sorriso appena accennato
da occhi di luce
è lei che ti guarda
alle prime ombre del mattino
fino alle ultime della sera
e ti dona in abbraccio
quel tesoro
ti culla nel dolore
e assorbe gioie
e ne sente sapore
tra labbra fiorite.
E' lei
che ti ha fatto il più
grande regalo
e lo cura e innaffia
senza posa con
miele e rosa
e insieme vi gustate.
Io guardo ,è vero,
ancora troppo
il vostro viaggio
tra tigli e muschio
su acque dolci e
salate in
morbido passo
e tra le fessure
della persiana verde
vi amo.
Sulla spiaggia
Ecco due sdraio
di vecchio stampo e lise
a righe offuscate
dal sole acceso
aspettano
sulla riva
spinte con forza
nella sabbia spessa
e si guardano.
Le sento chiacchierare
battere il tempo dell’onda
ridere scoppiettanti
vedo i visi
labbra arse
ciocche a mossa
e non smetto più
di guardare.
Eccomi qua.
Avviene che
di colpo t'osservi
scoprendo tratti
sbrecciati e pelle
maculata su volto
in polvere di vetro.
Ma dentro ,molto dentro
che cosa è quel soffio
anzi uno squillo limpido
i nervi tesi ad arco
palpiti rossi in agguato
energia al cioccolato fuso?
Come fare a non litigare
come creare armonia
tra quelle due forme
quale creta o farina usare
se non la mia bambagia
morbida che pare
appena nata?
(Ispirata alla poesia "Avviene"di Cristina Bove,tratta dal suo sublime libro
"Il respiro della luna" )
Sembrava
Avevano creato nidi
col sudore grasso
delle presse
avevano creato nidi
mangiando cipolle e terra
avevano creato nidi
tra il frastuono di macchine
e pistoni.
Ora i nidi sono senza
sostegno e
cadono a terra.
Chi vuole rimetterli
al loro posto?
Per te Bea
Sono qui
ci sono e accanto
in babilonia di parole e
gesti che corrono sul filo
in canto innocente e nudo
corrono nei minuti che
incalzano vita
nella rabbia d'ardore
tra le tue labbra
che gustano piano
tra gli spicchi
d'arancia ben strizzati
sulla credenza in fiore
tra le fette al sesamo
sulle braccia del vento
su vela salata in gonfio mare
nella tua giungla
di passi e pensieri.
Cerco di profumarti
di margherite bianche
per rigettare l' angoscia
d'addobbarti di nuvola bambina
e di riempirti di chiare notti.
La rete
Alcuni
mi portano in spalla
altre a braccetto stretto
uno mi conduce per mano
lei mi nuota accanto
lui mi sbuffa cavallucci e
rime e molti mi cantano
un motivetto libero
la sera quando
pigra m'allaccio
alla rete a notte fonda.
Sposa
Senza velo
seduta in classe
accanto a Marco
nuovo amico
si sente a casa
anche se
per il Ramadan
vuota è dentro
parla e comprendono
e il rientro tra le
quattro mura le pare
meno pesar sul petto
piatto di bambina.
C'è un signore maturo
a tavola seduto
l'osserva e lei ne sente
quasi pena.
Undici anni e quaranta e
tutto è pronto
per rubarle l'infanzia
affossarla tra grate
rigarle di lacrime
gote ancora
fresche di rugiada.
E questo è
amore?
Per i milioni e milioni si spose bambine nel mondo:abuso
terribile di innocenza.
Mia madre
Mia madre piange
e lamenta non amore
senza più occhi
per lacrime vere
ed io non ne vedo
più cuore.
Ci sarà pure
Ci sarà pure un
nome da dare
alle note stridenti
alle voci stonate
ai passi sghembi
a quegli sguardi
divelti dall'amore
che sentiamo
attorno?
Sì
Solo per lo stupore
poggiato sulle gote
vale la pena.
Non ti chiedere...mai
Se un giorno è passato
dopo l'altro
se la notte è finita
o cominciata
se la mano che scrive
è quella di ieri
se ti senti orfano di tramonti
o padrone di sorgenti
se sei visitatore
ospite o padrone:
basata guardare
la mattina presto
quel bianco che
pare ovatta
quando ti salta addosso
e non lo sai
e la dimensione
la trovi
Parla con me
Parla con me
che non so le parole
ma dai gesti sento
che capisci
parla con me
che non ho voce
tra vecchi e laceri
tronchi relegato
parla con me
che ho orecchie
allargate dal rumore
parla con me
che gioco con le vita
e rido delle morte
parla con me
che non ho più
la bocca per urlare
nè le braccia
per farmi male
parla con me
abbandonato ai bordi
delle strada
parla con me
che non so
più amare
nè abbracciar corpo
parla con me
che indosso
una mina
che spara e trafigge
e io muoio
ogni volta
parla con me
a cui danno
nomi "cattivi"
che mi riempiono
di freddo e di vuoto
che bevo thè e
sferzate o
con me che
iena senza frutti
mi mangio la luna.
Parlami nella
lingua che tu sai
e magari
un giorno
rispondo.
Eclissi
E’ come un bacio
e le ciglia
sono quei
risvolti
sfrangiati
attorno
e la notte
più notte
una culla.
Dividere
Dividere le ore
in corsa e riso
guardare te e loro
e me e gli altri e
intanto assaggiare
dolori ancora acerbi
segnare a matita gli errori
sottolinearne nuovi
a braccia allargate
racimolando sogni
credere d'aver capito
proprio nulla
supporre
e ora anche in supponenza.
Mentre parli
Io non ti ascolto
segno su foglio immaginario
la curva delle labbra
quando ammicchi
la mano morbida
allungata in vezzo
a scostare quella
ciocca ramata
sottolineo le palpebre
socchiuse
su scenari nascosti
e la risata che scuote
il petto e
tintinna .
Avevo tenuto in serbo
per te una bottiglia di Dolcetto
del 75 quando sei nata
per aprirla con te un giorno
a caso
oggi è quel giorno.
Donne
Ci sono donne
che rischiarano notte
carezzando ombre.
Ci sono donne che
sollevano montagne
in battito di ciglia.
Ci sono donne
ferite
in ragnatela
che trasmettono
ancora canto.
Ci sono donne sole
indurite le carni
o in stupore di bambine.
Ci sono donne che fanno e
non dicono nulla
sorridono e sussultano
bizzarre stormiscono
tatuate di sangue
rosse di passione
con la voce roca
di chi ricomincia.
Tutte rinascono
in profilo che
delinea il tempo.
Ma....
Sono venuta qui
e non altrove
per piangere alle tue nozze
per sradicar nodi e
raccogliere nidi
o per accalappiar
farfalle
per ammonticchiare fogli
o per perder tempo
per bagnarmi
nel canto della luna
o per dar acqua
al ciclamino viola
per addobbare rami irrigiditi
o per cogliere more a piene mani
per essere albergo di pensieri
o per trafficare tra cielo terra.
io sono venuta per...
Innocente
Innocente al limite
d'altro mi ridevano
amici a scuola
quando leggevo e leggevo
ai loro versi
salivo sempre
giorno e tempesta
in cima alla collina
a cercar ferri e muri
ormai spenti
e quella casa
bianca ricompariva
mentre giocavo
con la nonna uomini
neri e gatti.
Alle domande sulla mia
famiglia rispondevo
con pane e burro dolce
e saltare alla settimana
smaltiva abbandoni .
Come un pettirosso ora
le mie mille piume
sono un poco stanche
su spalle fugaci ma
l'innocenza quasi lepida
risuona ,corre e salta
a cercar fuori
luce.
Quando
Quando decidi di
partire
guarda che sia
tutto a posto
la legna nel camino
il caffè schiacciato
nella Moka
il pigiama piegato
e ben riposto
e il rubinetto
della doccia
spento.
Guarda che in cielo
ci siano nubi formose
morbide e rosate
e profumi ancora
il bucato quasi asciutto
e la rosa quella gialla
sia aperta.
Guarda che la finestra
quella grande sia
socchiusa appena
e passi un poco
dolce dolce
folata mattutina.
Mettiti la giacca
quella spessa
e un poco lisa
ma gonfia di
ricordi e strappi.
Ricorda che la chiave
piccolina quella che
apre tutto è nascosta
tu sai dove.
Quando decidi di partire
non dirmelo:
voglio capirlo io
la notte
standoti accanto.
Strabismo
Guardo ormai
sempre le stesse
stelle
la luna mi pare
sempre piena
tonda e fredda
il sole un
pallone gonfiato.
.Eppur le stelle
sono occhi di luce
la luna sorella
e il sole
caldo richiamo
all’amore.
Allora l’occhio strabico forse
sta guardando altrove.
Velina
“Specchio specchio
delle mie brame
chi è la più bella
del reame?”
Chiede urlando
quelle piccola donna
sullo schermo
senz’altro pensiero
se non l’affannosa
e vorace paura quasi
disperata d’esser finita.
Coro
Cantano in coro d’angeli
sono voci ancor mosse
di bambino
ballano leggere
sulle nostre teste
e noi …guardiamo basso.
Tartaruga
Tappeto coperto
di cocci di bottiglia
e’ sentiero che
vado facendo
taglio e detergo
tartaruga rovesciata
a guardare il mondo
a rovescio.
Oppure è
proprio al contrario
davvero?
Tanto
Tanto capita
e tanto è capitato e
continua
ma quando
sembra che
nulla succeda più
dentro
che quel bolo acido
caldo e succoso
s'è fermato a mezzo
quando il respiro
è lì in attese
il ventre gonfio
è piana alluvionata
gli arti scarti
la pelle stoffa
in saldo
e gelsi negli
occhi spargono
silenzi
allora ti domandi
dove stai abitando.
Speranza
Non la vedo
nel tuo sguardo
ragazzo che spazzi
cartacce e cicche
vomito e sputo spruzzati
indiscriminatamente
sui gradini
non la vedo nelle tua mani
donna curva con i
polpacci gonfi a
scaricare cassette
e mele marce mentre
tuo figlio aspetta
da te il mondo.
Non lo scorgo su quelle
barche stanche di
speranza divelta
nè nel tuo sorriso scaltro
di fanciullo mentre
scrivi sul muro
"Jenny ke bella ke sei,
ti voglio tutta!"
e Jenny aspetta da te
amore.
Non c'è al crocevia
di morti annunciate
sotto i ponti putridi
alla stazione di sogni
tra crocchi ammassati
in mezzo a lamiere e
maschere di Batman.
Speranza è il nome
di un'amica
la guardo mentre
sfuggon dalle labbra
risate cristalline e
pagliuzze d'oro
mentre gioca
a nascondino
con i bambini.
Dopo
Ti lavi e
scarnifichi
pelle e sangue
ti rilavi
in ogni angolo
in ogni ansa
in ogni orifizio
via membrana sozza!
M non basta.
Sei stata
"cosa " d'altri.
Flebo d'acqua
pura e fresca nel
fegato e nel cuore
nell'utero e nel diaframma
e poi bevi cristallo
e versi sui capelli e
non t'asciughi
lasci scorrere
scorrere.....
Ma non basta.
Sei stata
"cosa"d'altri.
Rivolgi sguardo
di paura
tocchi ma non senti
sei anestetizzata
ma dura poco.
Intorno sorrisi
o grilli di parole
sfuggono come
stelle cadenti
non odi
mano ch'è
manciata di more
ancora amare.
No, stammi lontano
amore mio.
Mi fa male .
Troppo male.
Non ora.
Sono stata
"cosa "d'altri
non più mia.
( 69 per 100 degli stupri sono violenze domestiche di mariti,fidanzati,partner,
fratelli,cugini, amici.....
Questi versi sono testimonianza di un'amica che l'ha vissuto tra le mura di
casa)
Telefono senza fili
Esce dalla gola
un lemma ma diventa
altro e altro ancora
e alla fine non
lo riconosco più.
Passamaneria
Orli su orli
stempero in parole
contorni e bordi
ricamo e macramè
lazzi di seta e
pizzo ecru
ma l'interno mi
sfugge :
è lì
steso per terra
di color ferro e pietra
sull'aia deserta ma
non lo rintraccio
forse s'è seccato
al sole.
Navigo..
Navigo sui blog
mi perdo dentro
dentro sentieri d'altri
una parola mi coglie
e mi spreme
un verso s'accapiglia
e mi spossa
ne mangio a colazione
e per cena
mi nutro di sensi
che diventan miei
e m'illumino
brillo di facce mobili
e coloro
assaporo e mi sazio
poi se spengo
anche il mio interruttore
non funziona.
Sarò vampiro
piuttosto che
poetante?
Ombre
Vale la pena che
ad ogni alba
soffi la polvere
a quell'opale
della lampada ad olio
sul pensile nero
in alto chè
le braccia s'arrampicano
in lamento:
lo faccio con un gesto
pieno e ampio
e neanche un granello rimane
maniacale mossa
di ripiego.
Se lasciassi
dita e dita di sabbia fine
accoccolarsi bene
a strati
trarrei più piacere
dopo secoli di giorni
a toglierle di schianto
o a lasciarle lì
ombre di me?
Forse
Se mi tenessi la mano
mentre provo
mentre scrivo
forse mi uscirebbero
parole giuste
quelle che pesano e
premono sul cuore
se lo succhiano pian piano:
ora sgorgano solo
suoni e lemmi
smozzicati
metafore stirate e tirate
parafrasi forzate e stonate
non salta fuori il vero
non ne zampilla il senso
quello d'essere già
con i contorni su
orli di lidi altri
...ma da sola
proprio non mi riesce.
Silenzi
E' piacere dei sensi
quando la notte settembrina
non parla e tu le rivolgi domande
e ti risponde.
E' tormento del cuore
quando lo sguardo perso
non vede il mio e ripaga
col nulla.
E' pace dell'anima
il silenzio rumoroso
di un cuore amante.
Tante sono le facce
tanti i silenzi
maschere di vita
quello nel segno della luna
è maraviglia.
Parlerò
Alle nuvole gonfie di pioggia
stantuffi in smania
al mio sole giallo
ad Agosto arso di rughe
parlerò al ventre della luna
alle foglie che ballano
parlerò rincorrendo
ad una ad una
le stelle cadenti
al gelo sopore delle notti
alle rocce bruciate
sopra il fiume a filo
stretto tra fossi
parlerò ,urlerò
tagliando con
la falce ogni
bubbone
parlerò e parlerò
di te.
Fede
Mantengo quasi
sempre le promesse
quelle non estorte
mi fido della gente
che passa e si ferma
sono schietta e le bugie
mi sfregiano il volto
sono convinta ma
senza muri e celle
sono fedele a chi m'ama
e anche a chi ci prova.
Ma questa è fede
o è una mia sinfonia?
Verrà il giorno
Verrà il giorno
in cui sarò collina
assopita
di sabbia e vento
ulivo ingobbito
in nodi d' argento
cinciallegra sopra
la mimosa quando
sfiorisce
ranocchio gonfio
in ridente spanciata
lucciola e grillo
ramarro e tartaruga
lumachina estiva o
ratto infante.
Verrà il giorno in cui
Venere o Vega
sentirò mie
e la nuvole saranno
le lenzuola.
Parvenza
Se provo a disegnarlo
trema la mano e
la mina si spezza in due
se provo a scriverlo
Avast mi chiama e
l'allarme scatta
se provo anche solo
a pensarlo non
c'è organo che lo tenga
lo rigetta fuori
se lo dico s'inceppa
la parola e la lingua
s'arrotola su
palato di fuoco.
Allora provo a farlo
prendo farina di castagne
quella scura scura
di granelli e bitorzoli
chè i bambini
d'infanzia morta
sono tutto buchi
mai ricuciti
poi aggiungo olio
quello spesso e verdastro
chè i bambinimercato
si cospargano per poter
far scivolare...
ci metto poi un pizzico
di sale grosso e pungente
chè chi non sente più dolore
si ferisca fuori
due mele renette
tagliate fini fini
chè erano ancor asprigni
quei frutti , tutti da scoprire
e sono stati voltati e rivoltati
come un calzino
il lievito a panetto è già gonfio
gonfio di rabbia e di petto
che esplode
ed infine una manciata
abbondante
di bianca farina , quella sottile
color del latte
per ricordare ciò che è
stato rubato.
Massaggio a lungo,
lentamente l'impasto
ne faccio forme
e ancora lo accarezzo
poi arriva una folata
di zucchero a velo e
parvenza di bimbo
riprende forma.
In Italia ogni sei mesi ,settecento abusi su bambini denunciati
( leggere Il sito "balene bianche"consigliato da Cristina...anche qui per non
scordare...)
E' una vecchia storia...
Possibile che
tutto sia finito
in un vecchio
baule sgranocchiato
e che ne esca
solo polvere muta?
La rabbia era autentica
e l'amore o la battuta
ose' o le cazzate
sul ciglio delle notte
la Gioconda che fissa
ovunque giri
e le cordate di tanti
a tirare insieme
per prendere
un poco di selce
e ammonticchiare
sogni e magia e..
E' storia vecchia
ripetono in tanti
ma quella nuova
che cosa ci racconta?
Occhi asciutti
Sono asciutti
gli occhi
di Amina
che cerca il figlio
in mezzo ai rifiuti
sono asciutti
gli occhi
di Francesco
che cerca pezzi di padre
tra le lamiere
sono asciutti
gli occhi
di Efram
che cerca ragioni
sono asciutti
gli occhi della luna
mari senza tempo.
Le valli di lacrime
hanno scavato a forza
grotte e pozzi
per giungere al mare.
Per sempre
Se si nega
il numero marchiato
se si nega la foresta di trecce
se si nega
nausea asfissiante
se si nega
tomba di fumo
se si nega martirio d'innocenti
tutto vive ancora e mai avrà fine.
Il dolore allora
ancora più accascia
il dolore ancora più inchioda.
Inutile
Le mie parole
servono oggi
a pochi
non ci sono più
sguardi d'attesa
occhi ilari o stanchi
in ascolto
nè la mano di un padre
che mi chiama e mi dice
e vorrebbe salvare tutto
nè bucati stesi ovunque
nè carrelli di cibo
in frenetiche corse
la tavola è tersa
e la cucina a sprazzi
si colora
le mie mani
hanno sempre
lo stesso odore
e a volte i giorni.
Porte...
Se cacci
il fratello e
sbatti la porta.
Se parli
a tuo figlio
di nemici .
Se scavalchi
a due piedi
la miseria.
Se la bocca
sempre hai
atteggiata
a serratura.
Se pochi sono
i cari amici
e solo a pranzo.
Allora fai
nascere odio
e il ventre di chi
lo vuole tintinna
di monete e gaudio.
Branco
Gruppo di animali
appartenenti alla
stessa specie
in stato libero?
Io non sono della
stessa specie
nè sono libera!
Urlo
Comincia basso
da caverna buia
poi s'alza nero
e stride orecchi
si modula in picchi
e pause per mangiare
energia e aumenta
di colore incontrollato:
le onde sono immobili
le fronde ferme e il vento
ascolta muto
non altri rumori
e i monti sono vulcani
in attesa d'eruttare
mentre il mare prepara
in cunicoli risposta.
E' un urlo senza occhi
ma non un pianto
e non lo diventa.
Accanto o A canto
La guardi
sul letto di squame
non puoi sfiorarne
la pelle
rimasta bambina
e il corpo fatto
di tubi
e quella
pioggia là fuori
continua a
battere e sbattere
e il muro ribatte
le luci le macchine
come una bomba.
La pioggia
libera di tacere
continua
il suo corso.
E' solo per oggi
La gamba sinuosa
accompagna le note
le spalle levate in
richiesta ballano
il collo eretto sottile
si solleva sgombro
gli occhi socchiusi
cantano "alla deriva.."
e nave di schiuma
muove a balzelli di
grillo le anche.
L'abito scucito e
un po' fane'
ritorna rosso
e avvolge stretto
incollato sui fianchi
le calze coprenti
si fanno leggere
la cinta è larga
da stringere in vita
e l'anello d'ambra pare
un enorme guanto di raso.
La musica cambia e
si fa più veloce e..
è solo per oggi.
Per un'amica
Non ha pace
il dolore
sembra spento
poi ritorna
e sconquassa le vene
ti lascia senza forze
pausa di respiro e
poi di nuovo come
onda lenta ma lunga
e breve ad un tempo
e mentre modelli
la farina senti
d'avere in mano
fuoco che vorresti
gettare ma non puoi.
E' cosa tua
e l'altro non ne sente
la fitta.
Forse bisognerebbe
disegnarlo
con la bocca
le braccia e tutto il resto
e poi osservarlo a distanza
su uno specchio.
Pare
Pare davvero
in notte fonda
che l'immagine
sia vera e si tocchi
sonnambula percorri
una valle e scalza di
scia indotta cavalchi
corri e t'inginocchi
stesa e di nuovo eretta
e la sabbia è monte di
sole e crepuscolo
sei dentro e piangi,ridi
e dormi e poi procedi
ma il respiro t'accompagna
amico
e quella luce fioca
là sul bordo della rupe
è vera e calda
ha gli occhi verdi
con riflesso viola
e i guizzi di cuculi e grilli
fuori dal tempo saltano sul
tuo tappeto chiaro.
Rimani ancora caro
qui pensiero e lasciami
dormire calma
nel seno del buio.
Tu
Tu donna come
come hai fatto
a sollevar quei tronchi
di polvere e tagli
a muovere quei rami
guasti e intossicati
a dare cibo da quei seni
fosse scavate dentro
che chiedono pace
a lasciare che il sole
ancora passi su pelle
divelta e ostile
come fai ancora
a curare ferite
senza mani e occhi
solo col tocco
dell'anima?
Insegnami a scrivere
di te e del vostro pianto.
Davanti a me
giorni tutti eguali
ed è sogno fellone
il mio proiettarmi oltre.
Per le donne del Darfour
Nascersi
Ho avuto tempo
e tanto per te
per vederti in
abbandono nudo
in folgore inattesa
in allusivi silenzi
di parole taciute
e nell'inganno che
nasconde fiumi
t'ho conosciuto
senza porger occhi
cieco ed errante
o troppo vedente
ho spaccato lenti e
meccanismi chè
ero troppo fredda
ho secato riccioli e
frange perchè inerte
cane fedele.
Ora non mi servono
anni mesi giorni
non ho bisogno
neanche di un attimo
basta un muscolo della
caviglia
per nascersi
di nuovo.
Mondo
Dal letame nascono...
mondi nuovi senza legge
e nuove leggi del disonore
ossa e rughe di solitudine sostenute da colla e spago
umanità in disprezzo di sè
tende la mano a chi ammicca
paradisi e bimbi senza ieri
nè domani acchiappano
lanterne ,dentro fossi
di sguardi pena e tenebre
in altre pupille sonno armato
nell'iride di alcuni bruciore ironico
in altri nulla.
Come vorrei sedermi
e che ci sia un sedile per tutti
e ritrovare con loro
tenera dolcezza
quella che racconta
come un rosario
dove sono nate le labbra e
i desideri
dove rintoccano e suonano risate
d'animo e pensiero ,dove le aurore
sono certe e sicure e le albe
sono redenzione.
Tutto quel brulichio di suoni
e lampi , vicino alle stelle ,sempre più al cielo
ci può salvare.
Liberamente ispirata ad una poesia senza titolo di Pasolini.
Scrivere....
C'è l'anima lottatrice
che butta fuoco , fulmini
e saette e si sporca
di grasso e di sangue.
C'è quell'anima intima
che proprio lì non finge
si toglie pelle e unghie
e s'attorciglia al cuore.
C'è un'anima giocosa
e pacifica che si muove
come una corriera e
guarda il mondo con
sorriso e nuvole.
C'è anima guardinga
e smaliziata munita di
scudo ed abito gessato
che copre le sue feci
con sabbia e acqua
chè nessuno le scorga.
C'è anima dolce e
un poco bimba
che parla anche
a un legno secco
e trova parole che
assomigliano alla
delicatezza delle vigne
a Settembre
sulle mie colline.
C'è poi un'anima spessa
mista di agro inverno
e tenero pesco che
tutte le raccoglie
e le conserva ,
tutto sopporta
e sempre lavora ....
Per la poesia e l'arte in genere.
Acronimi
Preleviamo con il Pin
che ricorda tanto un canarino
accendiamo col Puk
quasi uno sparo nel buio
entriamo con la Pass
chiedendo forse un passaggio
c'inoltriamo nell'ombra
con l'user name,seconda mano?
Cerchiamo invano numeri
associati ,compleanni ,poi
esauriti ,alla prima notte d'amore
o alla morte del gatto,al suono,
al colore,all'intervento alla
prostata di Ulrico......poi
li scriviamo con cura maniacale
a lettere invisibili su fogli e notes,
su Scottex e polsini,
mai più trovati,li celiamo
in tasche e borselli che per magia
spariscono in armadi tra polvere e
lavanda e infine..davanti alla
cassa del supermercato...
vuoto totale e paghiamo in contanti.
Siamo acronimi ,classificati,incasellati,
numeri ,anno, mese,giorno,occhiali,date ,involucri e
basta?
Per fortuna abbiamo dentro
quella cosa che zampilla
inesauribile ,inspiegabile
esuberante e flessibile,
nuova e ancestrale,
dirompente in soffio
una musica interna
che ci rende ognuno
irresistibile all'altro.
La "Felicità"
Quella F iniziale
è di Fiato morbido
che accarezza la schiena
o di Folata lieve sulle gote
sapore di Festa tra Fiori di campo
ma è anche Forse avrà Fine?
E le "e" sono chiuse oppure larghe
limitate nell'attimo
o per sempre?
Lice è licet ,è possibile
ci vien concesso, se si vuole,
o è lecito anche solo pensarci?
E quella "a" tronca accentata
proprio in chiusa sembra
non dare scampo: è uno stop
scritto a grandi lettere:
"finisce qui dove è sbocciato
e già perisce un fiore".
Armonia.
Quando catene e
viti ti tengono ferma
la viltà ti rende malato
appassito è lo sguardo e il letto è pioggia
allora,proprio allora
tutto quel ricamo di fili e nodi
scoppia e diventa corda di violino
in armonia assoluta.
Smettila
Smettila di fingere
di far finta di vivere
con arrogante sicumera
tra la tv e la tavernetta
tra il divanetto e la "tua"
collezione e guai se ti
sfiorano l'abito trendy
smettila di fingere
cuore per chi accanto
vorrebbe non fingere
ma la vita gli viene
strappata senza pietà
smettila di capire tutto
senza occhiali e mai
volgere lo sguardo
dove fa male
smettila il tuo
giudica e manda
ma passa dentro
e non sopra
fatti sfiorare da grandine
e sabbia e lascia che
qualche pietruzza ti entri
nelle scarpe a punta.
A Lorenzo e Cecilia
Mentre ballano da soli
un minuetto o un rock
li guardo dal ponte sul fiume
mi sorridono con la mano
ed il riflesso d'oro mi stordisce.
Guardo allora l'acqua,viva e
pulsante che scorre lenta
e i pensieri rotolano con lei.
Poi un sobbalzo
dentro il petto
imprevisto scossone
fiato d'ala
quasi una puntura
e allora scendo dal ponte
e cerco ancor
la vita.
Insieme e basta
Ti bruci le dita afferrando
il manico monco ed
io bevo caffè nero che
brucia in gola.
Io e Ibrah ci capiamo
al volo solo coi gesti
mentre tu parli al cane
e risponde.
Il pesce è fresco.
No,ma guarda l'occhio..
meglio che mangi
nutella sotto il glicine.
Guardo il tg e spengo:
non capisco.
Tu ne guardi 100 per capire.
Scrivo e riscrivo su notes
e gioco a carte
e tu viaggi sulla chioma
di Cassiopea.
Faccio scarpetta di sugo
e di libri mentre
tu mastichi e rimastichi
per non lasciare nulla.
Avvisami se suonano chè
hai buon udito mentre
la centrifuga divora e
io la guardo e le parlo.
La bimba ti pare calda
è passato del tempo dai nostri
e tu osservi il vento
sull'ulivo.
Io sento nel cuore
fate e fiere
e tu la solitudine.
Ma è anche la mia.
Insieme e basta.
Ecco
Lunghe le mani
come binari che
trapassano terre di
nessuno e poggiano
scale nel deserto.
Le gambe sono remi
squarciano oceani
e si protendono in fragore
dove finisce il cielo.
Sentieri ad anse strette
che passano , cuori
tra ruscelli e pini e varcano
confini sono i capelli
lunghi e sciolti d'erba.
La carne rosa perla
si tinge del sangue
dei tramonti e di greto
avvolgendo il mondo tutto
in membrana accogliente
di madre.
Ieri
A.
Siamo qui
di passaggio
non vivi abbastanza
per sopprimerci
non morti abbastanza
per non sentire
sofferenza al risveglio
ed illusione di
camminare ancora diritti.
Oggi
A.
6milioni
di chiodi piantati
nel cuore
di un’umanità
condannata
a sopravvivere
al male assoluto.
Tinti Baldini e
Maria Attanasio
Nel giorno della memoria (27 Gennaio 2009)e per tutti i giorni a
venire
Rivisitazione condivisa di alcuni versi già inviati da
Maria.
Ispirazione
Davanti al quadratino
bianco con cornice grigia
prendi come mosche
dalla testa immagini
suoni e fermenti
farfalle e nulla
una canzone a metà
e due parole di straforo
e le metti nelle due mani
ne fai una palla morbida
che rimbalza in alto .
Poi ,di colpo, una sola
...e dir parola non basta
appare sulla retina e
quasi vorresti non vederla e
ti fa paura:
è quell'anima che
fiume d'ombra
colma il petto
e tu non lo vorresti.
Non si muore
Non si muore
no si può morire
di Marzo
diceva mio nonno
quando l'acqua
si butta sul mare
non si può morire
d'estate su quei colli
di miti tormenti
non si può morire
a vent'anni su di un
campo di grano in
germoglio e la luna
che occhieggia le stelle
non si può morire
tra la conca di madre
mentre soffio di vento
è spuma.
Ieri
Ieri notte sei passato
in silenzio di vetro
le ferite chiuse e il
pianto del salice fermo.
Dove vai se il vetro
s'appanna e si crepa
il sangue trapassa
le ossa e l'albero
muove la chioma
coprendo di sciame
il mio corpo?
Esiste
Piegata dagli acciacchi
parlotta e ricama
se le si chiede
notizia del suo stare
risponde"bene...anche
perchè so che esiste
un Dio che mi copre
occhi di velo e pelle
di ramarro per
non vedere nè sentire
il mio tempo andare.."
Felice
Della felicità
rimane spesso
addosso un che
di brina mattutina
e non si ricorda il perchè
ma il come e il dove.
Risposta
Spesso non si sa
dar risposta e allora
si lascia... sosta lunga
e se ne sente il potere
così faccio con me
e l'attesa è mare.
Ha ragione Manlio
Arrivo affannata
a S Salvario
tra pezzi di neve e bidoni
scapicollo scale con
sacche e pacchi e lui
dal ballatoio del quinto
piano urla piano
con Cristiano in braccio
"Fai in pressa.."
e lo vedo ma lui evita
entro nella cucina
tutto fare e Manu
non saluta immersa nel ragù
poggio latte e indumenti
e mi avvicino a fatica a
Luciano al tavolo che studia.
" Stamattina mi hanno detto
che gli occhi non mi funzionano e
non posso più verniciare ..."e mi
fissa d' occhi piccoli e rossi
"è inutile che tu venga ,non serve farlo
studiare,a me non è servito..
lascialo in pace....
di lui mi occupo io...vai!"
Ed io a capo chino
faccio le scale piano
le braccia pesanti e il
cervello spento e un
battito di rabbia e di niente. ......
Che serve una coperta a chi
non può dormire?
Ha ragione Manlio...
Come sei vecchia
Stasera luna
secca e grinzosa
passi dritto e vai
adagio e i tuoi mari
paiono buchi sporchi
in cui annottano
pazzi pensieri del
mio poetare.
Azzurro profumo 2
A Bruno Amore sapore
dell'oggi proiettato
in domani e Isabel
odore di legno d'ebano
Enrico è albero d'ulivo
e Antonia bucato
all'aria aperta e malva.
........................
Azzurro profumo
Mi capitava da bambina
ed ancor oggi
se sentivo parlare
di fuoco di sentirne
l'odore incollato addosso
se vedevo al cinema
scene all'aperto
d'acchiapparne profumi di
muschio o magnolia
ed ora più che mai
se leggo versi
sul foglio celeste
immagino Claudio
e quel sapore di fumo
che s'impregna
oppure Maria
e la sana polvere
di un libro e
Aurelia e i suoi gigli
di mare poggiati al petto
Massimo con una gardenia
che affascina la mente,
Cristina sa di lampone
e d'acquarello e Aurelio
di sapone fatto in casa,
Gus di cera per mobili
morbida e antica e....
Anileda odora di pepe e cannella
mentre Fausto di torta
fatta in casa e...Elia
d' aria del Monviso....
a Gianni mirto e lentischio
Michael fuoco d'artificio
Fata è zucchero filato
panna e gelsomino per Marbe
Armando di dolcetto leggero
Giannilang di baci di dama
Pier è impasto di salvia
e segale, Silvano
Silvano di bosco e rosmarino
Gloriosa di mammola
Gerardo saprà di malto e mosto
e a Wilma il mare settembrino
e per gli altri amici mi verrà
via via al naso e dentro gli occhi
per Roberto,Antonio,Cocami,
Anfra, Livia , Gaetano,Ben,Massimo.P
Guido, Arcangela, Maristella, Michela,
Pia, Carmen,Gabbiano,Igino,Silvia,
Fabio S, Michelangelo,Giuliano
Gianfranco, Enrico,Teodoro,
Sandra,Gianna, Salvatore, Silvano.N,Marcello C
e Marcello.p, Giorgio,Carlo,Paolo
e altri se li ho scordati.....
e di Lorenzo sento
colore e profumo di
tavolozza di salsedine
dopo la burrasca.
Grazie a tutti
Cara amica
rispondo ora alla tua
e so che t'invade,sorella
di notte ombra
inquieta t'aggiri e
la tragedia irrompe
sovrana nella tua
armonia di donna
oppresso hai il cuore
tarlato di dubbi e domande
picchiato da tenebre sonore
urlato da spettri dolenti.
Vorresti tornare ma
piangi il tuo nido
e culli con deboli trilli
tutti ,tutti i tuoi figli.
Alla mia amica che ,dopo 20 anni di serena vita in Italia, è tornata a Natale
a Gerusalemme, mi scrive,per capire....
Il posto delle fragole
Vieni a raccogliere
quelle più mature
con me nel bosco e poi
ieri ,oggi e domani
s'apre un buco nero.
Sagrada famiglia
Eccoli uno dinnanzi l'altro
in tavolata padri e madri
nonni e nipoti ,cugini
di più gradi seduti
in sorrisi e moine
ma sotto il tavolo
serpi e blatte fan la file
a raccogliere
odi ed abusi
invidia e calunnia
e gli occhi di ognuno
dentro sono altrove.
Io guardo loro
e poi chi mi è dinnanzi
e la mia pupilla entra nell'iride
fino alla punta del piede
senza intoppo :
allora sorrido .
Ma perchè mai
Vuoi che passi l'ombra
quando traverso il ponte
e che sorrida se scalza
mi ferisco con pietre aguzze
e mi spurghi dagli occhi
gocce se il respiro
s'affanna per la rupe.
Ma perchè mai vuoi
tutto fermo?
Mi dispiace
Mi dispiace veder sfocati tratti
e non ricordare se c'era
dietro il fratino un arazzo
o un quadro,là, nella vecchia
casa di collina
e scordar colori e suoni
di me bambina che allacciava
braccia a gambe allo strassè
e al cantastorie e quel rosso
vino è diventato sfumato
quello delle gote di zia
che a Novembre impastava
fuori e rideva rideva per gli
spilli del gelo e i ricci rossi
del mio crine folto erano
crespi oppure onda marina?
Mi spiace davvero
dimenticare....
Non mi trovo capace
Dicevi guardando
piccoli trascinati
senza spalle
non c'è una raggione
cantavi all'angolo
del vicolo dei topi
a rincorrer blatte
non ce sta cosa
mi sbuffavi in capo
davanti a mattoni
contro il mare
e spostavi di lato
ciuffo e sangue
non ci posso credere
scrivevi e scrivevi
appassionato
e lavavi macchie
di donne e mariuoli
e poi davanti al tuo
golfo di sogno
trovavi pace.
Al mio amico e fratello di Napoli,Sergio Antonucci (scusate gli
errori nell'uso del dialetto)
Al bar "La primula" di Camogli
Ai tavolini raffinati
ocra e blu cosparsi
di petali di rose
osservano pietruzze volare
tra marosi viola screziato
accanto alla chiesetta pastello
degustano aperol e noci
Armani e Gucci rivali
occhi segnati dal sonno
in smania di altre albe
e sul muretto grigio
col capo poggiato su
carta oleosa di focaccia
dormono ammonticchiati
per caldo di ossa e cuore
una donna bambina accanto
a tre piccoli stracci ,così
son gli sguardi fugaci
che passano oltre.
Era una notte
Pregavano famiglie
stretti uno all' altro
branco in serraglio
e poi la voce o forse
un canto rimasero
nell'ugola straziati
la gola si riempì
di cocci e fumo
e ceneri arrivarono
meste al cielo
ancora in preghiera.
Era una notte....
per tutte le notti a venire nella striscia di Gaza...........
Lasciale…
Pungono in testa come spilli
si dimenano
Titine di Charlot
passano l’epiglottide
e vanno al cuore
poi si chetano nell’utero
infanti soli
sono paure tenute a freno
chiudendo serrati i rubinetti.
Ora scorrono a fiumi
senza posa
e le lascio uscire
anche se smottamenti e
bagliori mi percuotono
sono paure sepolte ma
montagne
alte e grandiose.
Vorrei
salire sulla cima
prima di andare.
Cieli
Tanti sono i cieli
quelli francesi azzurrini
con nuvole alte e pastose
o il cielo plumbeo sul mare
cupo e minaccioso
e poi quei cieli neri
d'Africa pennellati da ombre
o quello profumato di zagara
che riempie in estate persa
ma su tutti mi punge e mi chiama
quel cielo di stelle a Gennaio
caldo tra geli coronati intorno
cielo di stelle piccine
punte di spillo come
capi di bimbi che
hanno seguito in scia
la famiglia :poppare
da una stella e' meraviglia.
Cielo e mare
Sono approdata
come pulcino bagnato
in questo mare e
non avevo neanche un pelo
per volare
imbarazzata arrossivo
a passarvi i miei scarabocchi
ma scrivevo e scrivevo
e vi leggevo e imparavo
e sognavo e rileggevo
e sentivo crescere pian
piano ali minute e
mani sempre più mosse
e occhi sempre più aperti
per volare con tutti voi.
A Lorenzo e al sito "poetare"
Ogni volta
Ogni volta che guardo di là
mi fermo e lo strappo riprende
la cerniera si apre di nuovo
ed il petto si gonfia e si duole:
sono tutti quei ceri che ognuno
lascia ogni giorno a ricordo
e cospargono il mondo di luci
che non sono segnali di festa.
E' una palla di fuoco maldestro
che vorrebbe tornare a sognare.
La mia casa
La mia casa
è aperta
ti ho dato due mazzi
di chiavi ,quelle più luccicanti
con un medaglione a cuore
pago bollette e lavo
stendo i panni di molti
e asciugo dolori ma
quando fa buio
nell'orologio della notte
cambio casa.
Interminabile
Era un fuoco scoppiettante
di faville e bagliori
di rincorse e presa
di nascondigli e cielo
poi il fuoco è andato
scemando e il cielo
un manto di luci soffuse:
noi siamo davanti al camino
divisi a guardarne la fine
e l'attesa ci pare
interminabile.
Mi son trovata
Mi son trovata accanto
questa sera due ragazzini
che mi spintonavano
mentre cercavo le chiavi
sono cadute ,le hanno raccolte
e gettate giù dallo scalone
e le risate stridule m'hanno
fatto correre il cuore:
ho fatto però in tempo
a guardarli ,12 anni appena
teste rasate e pugni al vento
uno sguardo rattrappito
d'un vecchio accovacciato
sulla vita senza viverla
ed ho sentito il cuore
farsi a calcinacci.
Scintillio
Se fermo a lungo
quando gli occhi
sono chiusi uno sguardo
morbido e languido
sul giorno che
t'ho visto dinoccolare
gambe lunghissime da
trampoliere
ad occupare spazio
in disorientamento e mani
lunghe di brughiera
e m'è presa voglia
di prenderti la vita e
ballare sotto i portici
una samba
mi torna sfavillante
sulla retina
uno scintillio
La preghiera
E’ nel lavoro di ogni giorno la preghiera,
nel mettersi in fila in attesa
della vittoria o della resa,
è nelle mani di calce
nel sapore del pane,
nelle vite spezzate
per uno stipendio da fame.
E’negli occhi di chi rimasto solo
chiede giustizia
e va avanti facendosi scudo
della propria tristezza.
Maria Attanasio
E’ su quelle facce gonfie
dal peso e dalla paura
che aspettano la domenica
senza contare minuti e suoni
chè il lavoro è compagno
e nemico, grido e dolore.
E’ nel motorino lasciato
come sasso sull’asfalto
orma di vita attesa
che ci parla di voi
e dei vostri figli
frutti appesi ancora
ad alberi spogli.
Tinti Baldini
Poi
Vorrei che le mie ceneri
fossero compattate con calce
e miglio,acqua di fonte
e profumo di zagara sotto
forma di uovo con un taglio
alla Fontana sottile ed imo
netto in pensiero
come filo d'orizzonte.
Forma morbida al tocco
senza spigoli e grumi
che scorre libera su
terreni impervi , tra erba
e foglie , dentro alveo di fiume,
tra viottoli boschivi e grattacieli.
L'uovo ocra diventa sempre più
ricco di materia e d' odore
pregno di segni del tempo
di dolori e canti e si
deposita ondeggiando
tra pietre laviche immobili
sulle rive del mare all'aurora.
In risposta alla poesia di Aurelio.
I nomi
Da piccolo Lorenzo
chiamava bambino
abbracciato alle scarpe
sua passione che si portava
a letto come peluche.
Poi Lorenzo era pronunciato
più lentamente e basso
in sguardo di ragazzo
sfuggente con la musica
negli occhi e nelle labbra
ora è voce ferma ad un uomo
a cui la vita ha dato amore e
amore a grappoli maturi.
Quel nome nato da noi
è sempre lo stesso ma
non racconta i passaggi
nè le mute ,non ha quasi
più senso chè lui è
cento mille altri nomi.
Anche quando dico
Amore non è quello di ieri
nè quello di domani:
forse il silenzio tra le
chiamate respira
il sentimento.
E'
Sei sempre qui
mi culli nella tua nona
mi scompigli i capelli
con Platone e quel
ridere mordace, materico
è sulla fronte dei tuoi
figli impresso.
Per Mario divorato e spazzato via da
Alzhaimer devastante.
Ci son parole
Ci son parole
che mai si dovrebbero
dire nè pensare
ma il non detto
annienta benchè
la spada entri piano.
Sipario
Quando la notte
cala giù il sipario
smetto d'aver paura.
Biglietto di prima classe
Guardi dal finestrino
scorrere veloce
sorrisi in lontananza
nebbie di tramonti
polveri sottili di bocche
e barlumi di notte.
Troppo rapido
è attraversare
un mondo senza
gustare notti
eterne in valli d'argento.
Occorre,se c'è il tempo,
acquistare un biglietto
di terza classe...
forse va più piano.
Neve
Stanotte sognata
è scesa in passi
felpati comprendo
il mio capo di dolce
sapore d'acqua piovana
frammista a silenzio.
Non sento dolori nè
provo piacere ma
immenso senso
dell' essere qui.
Ascolta
Prova ,figlio
a fare pause
ed ascolta
i rumori di vene
fegato e cuore
gli umori caldi
e le fermate
non guardare
l'acqua del canale
assorbi linfa da te
mordi un boccone
di quel nido
quello che brilla
e nutre erba intorno
e dammelo chè
lo avvolgo nelle velina
quella che tengo per
i pacchi di Natale.
Povero cielo
E' tardi questa notte
gli occhi amici di case
e strade
son serrati.
La sdraio gialla
aperta tutto l'anno
mi guarda umida
e non mi accoglie.
Il gelsomino alto
ghermisce polvere
e non sa più di vento.
Le stelle hanno
occhiaie dolenti
di sporco azzurrino
non mi indicano
percorsi in vapore
ma un silenzio
di fratelli che
guardano insieme
un povero cielo.
Mentre
Mentre parlo
scrivo
racconto
piango e rido
o raccolgo parole
dentro il capo
c'è sempre un'ombra
accanto pare amica
vicino alla spalla
che mi sussurra
"non è quello
non hai capito
non trovi
riprova...."
come se stesse
facendo un gioco
come se mi rubasse
qualcosa volendomi
salvare
ma io mi sento
nomade di me
e raccogliere
i miei furori
dentro il mio
mare è mio diritto.
Supermercato
Sei alla cassa
e lasci passare
sei in pensione
puoi aspettare..
e allora cogli
chiacchiere
voci di straforo
la mamma che strattona
il bimbo strappando il Kinder
il vecchio tremante
che perde per strada
il cartona di latte che
solo raccoglie
la coppia per mano
in visi graffiati
dal tempo che passa
avanti senza acquisti
guardandosi
la cuoca provetta che detta
ricette e il padre in carezze
alla figlia distratta e sfuggente
e liti e risate , progetti e dolori
confusi alla voce gracchiante
di Venditti ......poi per caso
osservi un secondo il volto
distante , gli occhi provati
da conti e domande
le mani da sole che svelte
raffazzano merce :
Giovanna,cassiera da anni
al supermercato pare
ormai robot dimenticato
un poco arrugginito senza
più voce e con un sorriso
stampato e sbavato che
attende un regalo:
un giorno completo
da mane a sera
senza vedere Yogurt
e gruviera.
E quando
E quando in sonno
che ancora si scolora
il buio viene squarciato
di sole estivo ,forte,smagliante
quel sole che fiacca
membra di contadino
la fronte di chi sostiene muri
gli arti scuri e stremati di piccoli
è lo stesso sole
che scalda montagne innevate
mare chiaro di squame
veste pallida di seta
è quello che sovrasta
donne chine sul greto
e irrompe al petto
di chi è in buio di vita.
Ed io lo prendo tutto .
Incontro
Dove vai,ragazzo?
Vieni con me quando
la notte si fa giorno e
i contorni sperano,
c'incontreremo
sulla riva del fiume
camminando lenti:
cercherò d'esser meno
avara di quel che ho trovato
proverò a staccare pezzi di me
buoni e senza danni
e te li porgerò
per costruirti un tetto
saldo e luminoso
pioniere con zaino ,ghirba e tanti
tanti fogli scritti e nudi.
Dalle mie mani prendi
soppesandoli
sulla bilancia del cuore
segni del tempo.
Io intanto assorbo dietro
piglio fiero e sbarazzino
celato con cura lampo
d'armonia che m'incollo
sul petto e
insieme troveremo il mondo
mettendo i nostri pacchi
ben avvolti sulla bici:
non si distinguono più i tuoi
dai miei chè sono tutti bianchi.
Poesie
Se inutile vuol dire
che non dà vantaggi
in denaro o in borsa
che non soggiace
a sghembi progetti
e progettini fatti
la sera davanti a Bruno Vespa
così tanto per gradire
che si nutre da sola
e si rigenera senza consumare
se non le dita calde sui tasti
gli occhi protesi sul cielo
la schiena curvata ad afferrare
le gambe vigili in moto proprio
le orecchie silenziose
la bocca sempre in movimento
a seguire e computar parole
i sensi all'erta come volpe in agguato
il cuore che via via si fa cuscino
morbido e caldo e la vestaglia
rosso vermiglio coperta profumata
e i capelli sfuggenti alla carezza
come gorgone vanno in ogni dove
la mente varca confini e sudata
sfiora volti e pianure,avare parole
troppi risvegli, cose che tacciono
e aspettano e cenci di sangue e
terra in mare salmastro.....
Se questa è poesia inutile
va detto a voce roca in passione
che inutile sia.
Tremito
Mi chiedi che cosa ho
ma non ascolti
quel tremito di ciglia
le mani in mano
e le vene fonde.
Mi sollevi il mento
e solletichi il naso
con buffetti lenti e
ritmati ma non senti
il tremore.
E' brivido di chi sta
percorrendo una pista
e trova in bruma
una curva lunga
lunghissima di smalto
che non curva nè
dà appello e tu
apri il finestrino
per accogliere
aria e speri che
nel tuo portabagagli
ci sia ancora un po'
di vino.
Occorre che sempre
mi guardi attentamente
anche se io non ti guardo.
Altrimenti il tremore
mi consuma.
Alzhaimer
Anima risucchiata
in palude incolore.
Ragazzo
Biondo e bello
e di gentile aspetto(cit)
portava a spasso con
garbo e fierezza sogni
di studio e conoscenze
e scriveva e scriveva
per finire la verfica
quando un boato
l'ha portato via.
E gli amici e tanti
piangono ferita
di chi crede che
almeno lì ,a scuola
siano protetti...
Vecchio seminario
nascosto tra tigli e
abeti ,luogo di ritrovo
d'innamorati e non solo
ora risuona d' urli
di vergogna.
Si è parlato da anni
di controlli ma
sono più importanti
i parcheggi
nuovi fiammanti!
Per Vito e per tutti i ragazzi delle scuole italiane a rischio
Salita
L'economia è in salita
l'ultimo mese di lavoro
è stato in salita
è giornata in salita
ma la salita è raggiungere
a fatica cime alte e pulite
sostenere un esame studiando
lavorare sudando
mentre la discesa facile
che scorre liscia porta
in fondo.
La vita è salita con
discese
e poi rialzi
mentre la luminescenza
del sole che scappa
ti incanta e accompagna.
Lavori in corso
Cominciamo col
togliere quella palizzata
che divide il giardino
no, lascia il cappellino
di carta di giornale
poi mettiamo insieme
i tavoli quelli un pò tarlati
di legno scuro : là
sull'erba devono stare
con tutti i tempi e
senza copertura e
invece del cancello
il caprifoglio inebriante
fa ombra e concilia
sguardi e misteri
poi le foto della scuola in
bianco e nero in cucina
stanno bene ;sentiranno profumi
di rosmarino e prenderanno
colore e la cassapanca
in soffitta la userei per
conservare le ultime
verifiche di italiano
con i nomi , i segni
e le cancellature...
per passarli alla piccola
chè capisca......
e non buttare frenetico
le ampolle di vetro
quelle di nonno
per fare il profumo
stanno perfette
sulle scale di pietra.
La legna del pino
in quell'angolo è ideale
per un presepe quasi al naturale
e il nido sul glicine non lo sfiorare
rimarrà lì
per sempre.
e...le parole poi
dobbiamo ritrovare,
mi raccomando.
Hanno rubato
hanno rubato la luna
a donne senza scampo
a bambini senza
alle lucciole che si nascondono
hanno rubato le stelle
a mia madre senza un senso
alla mia vicina senza seno
e a Luisa col seno nuovo.
Hanno rubato il sole
a terre slabbrate in fumo
a Luigi che non ha occhi
alla badante che perde denti e identità
ai ragazzi senza specchi del poi
alla mia pelle che scolorisce.
Non basta dipingerli spessi
con pennarelli indelebili
sulle facciate spoglie?
A chi sa guardare
Sposti macigni con due parole
e apri piano a soffio porte
chiuse nella mente
strappi delicata veli stipati
e ne mostri colore e materia
ti guardi dentro senza esitare
vergine sei ad ogni compromesso
e l'onesta anima fluttuante
insegna che l'uomo
può dipingere un
mondo scuro
con carezze audaci.
Non c'è scalino o rupe
che arresta il fluire di
note in versi chè
pulito è l'asciugamano
bianco con cui
ti tergi le ferite.
Giovani oggi
I giovani oggi
li guardo negli occhi
li scorgo immersi
nel presente in paura
del domani, minaccia
inquietante, intricata, enigmatica
sconosciuta in mistero:
alcuni giocano con la vita
altri guardano a noi in attesa
pochi progettano strade lastricate
spesso solo rii asciutti
c'è chi domanda a se stesso,solo
oppure festeggia i suoi anni
e ci son quelli che negli occhi
mostrano il peso della loro
giovinezza.
Orizzonte
Il mare e il cielo
stasera son neri
come la pece
sembrano foglio
dipinto tutt'uno
ma a ben guardare
scorgo una piccola
fioca scintilla
è la cruna di un ago
ed io sottile divento
sono filo che passa
e sparisce beata
là in quella fessura.
Afghanistan
Al capo velo azzurro
e libri sotto il braccio
passo svelto a falcate
e un lieve sorriso
di quelli che emozionano
quando li guardi
sorriso appagato
di conquista di un poco
di spazio e dignità:
quel sorriso viene spento
dallo spruzzo di una pistola
caricata d'acido solforico
per urlare allo scandalo
per soffocare la bellezza di
un volto che vuole esser tale.
"Non mi arrendo ,anche
se mi colpissero cento volte"
dice Shamsia e va avanti
diciassette anni sfigurati
voglia di vivere e di conoscere
e anche di amare
e le sue parole risuonano
per mari e monti eco
d'un mondo che vuol rinascere.
(per Shamsia "sfigurata"perchè voleva andare a scuola e per tutte le donne che
vogliono far valere il loro diritto di esistere)
Ridere
Le risate tintinnavano
come squittii di topolino
piccolo e veloce
arrossivano i cuscini
e la coperta chiara
sul divano svuotato
e il complice riso
carnale e gustoso
scaldava come stufa
noi che ora neanche
tre termo a palla
scaldano più.
Ora è sorriso
d' occhi bambini
brace eterna.
Insieme
Abbiamo ,se ricordi
visto insieme cambiare
alba in sole
e scoperto i ranuncoli
bevendo acqua e neve
ci siamo passati germi
in stormi e avidi pensieri
Ora la cantina è stipata
e così il garage e la stiva
e allora per non stritolarci
recuperiamo la tenda ad igloo.
Sentinella
Aspetta sulla mia
porta ad arco un poco acuto
aspetta che succeda
si prepara sistemandosi
per bene i baffi azzimati
e l'armatura ma
nessuno ancora fa rumore:
è appena appena un baluginare
fioco di una candela...
Rammendo
Ricordanze giocano
a rimpiattino
sbucano da una finestrella
mentre scorri il giornale
oppure ozi
solfeggiano in testa
e chiedono udienza
e tu le prendi in mano
come calzini e qualcuno
lo rattoppi per usarlo ancora
lo cuci forte con capelli
bianchi, fili d'erba e un poco
di rosmarino cosìcchè
non s'abbia a sfrangiarsi.
Molti calzini colorati
sono ben piegati nella madia
e se li tiro fuori
è una fiera che
scuote le vetrate.
Ispirata ad un verso di una poesia di Cristina.
Nero
Nera è la morte con
il suo mantello
nera è la bandiera
a lutto o di pestilenza
nero è l'uomo che
la notte ruba sonni
innocenti e bianchi
nero è Calimero
e se ne duole
"sei nero in volto" si dice
all'abbuiato
il fumo è nero
come la pece
così scritte minacciose
sui muri
il cuore è nero
di rabbia
e "ti faccio nero!"
s'usa allo stadio
nera è
la benda dell'occhio
guercio del pirata
Barbanera....
Difficile è portare
sul corpo e nella mente
quel colore:
occorre scaldar
coraggio..
Cultura
Tesse il ragno
nei secoli fili
di conoscenza
ma mano guasta
in guizzo sta
strappandola.
Yemen
Najoud è bambina
di nove anni e sposa.
Quando la sera tarda
sente frastuono di
zoccoli zuppi si nasconde.
Arriva lui , sconosciuto
stanco e assetato
di voglie e la prende.
Lei prova a
chiudere se stessa
e le botte percuotono
corpo di giochi.
Ora altre bambine
e altre donne e
madri si sono
liberate in fuga
ma altre rimangono
al macello
della loro infanzia
punita
tolta in strazio.
Inverno
Stasera la luna
veste celeste
in trama di neve.
Riconoscersi
A lei piccola
compro libri
di stoffa morbida
di cartone smussato
le fabbrico burattini
con testine di panda
o di rondine in volo
le racconto di fate
e di balene buone
mi travesto da bambi
o da Robin Hood
muovo mani
per fare le ombre
e le canto nenie
d'altri tempi
invento nomi di suono
da imparare e vecchie
scatole da scarpe
per cercare o nascondere
la guido in piccole vele
e navicelle e le disegno
mari e fiumi invento
e lei mi guarda con un'alzata
di labbra
mi prende per mano
nelle sere d'estate
e si stende sul prato
a toccare erba e lucciole
e allora ci riconosciamo.
Segni
Volevo una copertina
speciale per le mie
prime "poesie"
un'orma di piede
piede nudo di ragazza
che cammina spessa
su terreno accidentato
forse un campo di grano
o terra e roccia oppure
un prato tra i rovi
poi ho visto sul sito
la copertina ...
un foglio bianco
ferito da un pennarello
inciso come un
quadro di Fontana
e tenuto da una mano
ferma e decisa e
mi è parso che
quello io volevo:
che ciò che verso
su foglio segni
per qualcuno
un pensiero magari
un gorgoglio di suono
un guizzo
un fiotto
anche solo
rumore in
sottofondo.
E pensare che
E pensare che era tutto
così semplice e chiaro
non c'era bisogno di
strafare come dovessi
vincere una medaglia
era inutile perdere peso
e acqua da tutti i pori
atleta senza muscoli
si poteva fermarsi
qualche volta
sotto la magnolia
che profumando ti
illanguidiva forme
era meglio sorbire
una manciata
dalla fontana lungo
la curva là
sulla salita:
non era quella
sola la strada
altre arrivavano
di lato e
c'era tempo.
Era disegnato sulla mappa
tutto così chiaro,cristallino.
A Maria
Sei una città
non comune
non quella delle cartoline
nè quella dei poster in
autostrada ma una città
che canta lenta e fiera
al crepuscolo
a volte sconosciuta
oppure avvoltolata
in velina ,quella carta
che s'usa per tener
caldi e quieti i fiori
canta senza voce,
dentro, e pochi
ne sentono suono
ma quando arriva
è un 'onda che
si riprende la spiaggia
la sera.
Invia una tua poesia
E tu pensi
alle quattro parole
inviare a chi?
in -via è una via
accanto,verso,dentro?
E poi una ,una di numero
una tra le tante ,una sola
una tanto per fare
la andrebbe meglio?
Tua è di possesso e allora
se è mio cuore perchè
inviarlo?
Non è mia di me
ma venuta dal mondo
per il mondo?
Poesia , da poiein
fare ,fare che cosa?
Non è un fare ,allora dal
latino poeta che mette
in rima e io non so
è arte di comporre versi
con linguaggio nobile
su fatti ,immagini sentimenti
e non è nobile il mio "fare"
e mi ritrovo con la
definizione che mi
sta larga ma comoda
"E' portato a poetare "
e allora scrivo e poi..
invio.
Fuga di giorni
Scappano da sotto la gonna
si rincorrono e fuggono
sembrano quei bambini
che al parco ,se li guardi troppo,
s'allontanano e ti osservano strani
oppure occhi che cerchi
e ti sorpassano veloci senza
freccia o quel ragazzo sui gradini
che se ti vede di schiena
s'avvicina e poi di petto
chiede l'accendino.
Fuggono i giorni
come saltimbanchi
e spazzano il riso
sulle gote in frantumi.
Alba
E' alba di
notte non dormita
di perdita di cielo
e tomba di sogni.
Domani sarà
alba che raccoglie
nidi e stelle
vergine di melanconia.
Pera
In cantina ho ritrovato
vecchia Odissea
smangiucchiata dai topi
con copertina nera e rigida
e scritta in rosso argentato:
nella prima pagina
nome e cognome e classe
IV Ginnasio e ghirigori vari
tutto in grafia morbida
perfettina che non riconosco
e poi una pagina piegata
quella della prima interrogazione
poi altre stropicciate e vissute
e altre appena lette
e poi studiate a soffio
col Bignami e
poi a metà libro
due cuori e la freccia e le gocce
" Tinti ama Alberto"
quel ragazzo del primo banco
brufoloso e sottile a cui,
in cambio di formula passavo
greco e latino.
Nell'ultima pagina
un po' strappata
compare abbozzato
l'inizio di una lettera
"caro Alberto ti devo dire
che mi piaci ma non ti amo.."
Ecco che mi riconosco:
incapace di trovare una
misura , vestita di bandiera
cruda e ferrea quella della
sincerità che spesso mi fece
cadere come una pera.
Sensazione
E se la mia vita
quella che scorre
e non vedo
è già stata raccontata
da qualcuno
a chi comprende
e m'osserva
nel mio andare
scivolare e salire
scendere e collocare
trasportare e cucire
sollevare e stendere
placare e aizzare
domandare e rispondermi
e se la storia fosse
troppo mossa come
un nastro di raso
un po' démodé
oppure un poco
lenta come un tango
tanto da fermarsi
a metà del racconto?
Allora è questo
stacco a cui
m'appoggio.
Metrò
Mi siedo e
guardo fuori
il nulla.
Un lento rossore
mi appanna
gli occhi e mi
assopisco.
Sono gli odori
di sudore misto
a forte profumo
che mi ridanno
il senso
borse,zaini
cartelle e coperte
in affanno d'attesa.
Davanti a me
si siede fischiettando
un ragazzino
di tal grazia che
pare sospeso e
allora di nuovo
mi si sgrana
nel petto
goccia di vita.
Ora
Quando ti sei accorto
che le viti fan grappoli
e l'ulivo olive e dal seme
nasce una pianta?
Quando hai capito
che puoi dare e
decapitare vite?
Quando hai sentito
tremiti a sfiorare i sassi
e a respirare corpo
come un frutto?
Ora sei terra
rossa ,gialla e
nera rigata di
di silenzi che
durano nella
lunga notte.
Amore
Chi può aiutarmi
a usare l'unica
arma che può
vincere e
definitivamente
sconfiggere
l'inaccettabile
visione del male?
Quale finestra
del cuore
quella giusta
occorre aprire
per segnare
la linea dell'orizzonte
pura e schietta?
Quale sentiero
seppur impervio
occorre percorrere
convinti che l'amore
solo può dar speranza?
Non mi bastano più
i sogni
o i pensieri astratti
nè la consolazione
della poesia.
Manca
Perchè non hai più
occhi che ridono
di pieghe a raggi
come sole d'estate?
Perchè mi mancano
le mie spalle di
forza alata
che fendevano nubi.
Non trovo il passo
ora quello di
giapponesina
in lamiera
gorgoglia in gola
come acqua tiepida
la risata a corolla
e spesso le parole
escono stanche.
Quegli abbracci
strappati di schiena
io voglio e
fazzoletti di seta
offerti stropicciati
per terger lacrime
e ,se ho freddo,
al mattino chi
mi copra con mani
soffici di bambino.
Mi mancano occhi di lince
che vedono quello che
non c'è e nessuno vede
per me.
E poi soprattutto
mi manco io.
Mi porti?
Vorrei anzi voglio
che mi porti
in cima a quella montagna
quella che guardiamo
al tramonto davanti a casa
non ne conosco il nome
nè l'altezza ma
so che lassù finisce
il mondo e ne inizia
un altro in linea
di confine
dove termina il dove
che si getta nel se.
Al sole
Non è dato più
di rifugiarci
dalla calura o dal ghiaccio
dietro siepi
di nannina a bacche
nè di osservare di lì
la vita che si sta scolorendo.
Non c'è dato di giocare
con l'onda ascoltando
eco lontana di
gorghi dolenti.
Al sole abbagliante
o al gelo porgiamo
fieri il nostro corpo
che scrocchia e
riprendiamo forme
ormai
desuete.
Volti
Volti d'uomini dabbene
che con noi hanno
spartito passato
in futuro migliore
volti di chi
ha compreso
lingue diverse
e ne ha toccato gesti
lavadosi il volto
con la stessa acqua
volti di chi
s'è fatto rubare
amore e figli
per mondo giusto
volti che colorivano
piazze e palazzi
con il loro
stupendo segno
ecco quei volti
cominciano
nella memoria
a spegnersi
come foto scolorite
d'altri tempi
s'ncontrano di rado e
non rispondono.
C'era un ragazzo
C'era un ragazzo
camminava lento
con lo sguardo alto
aveva una sua musica dentro
che lo placava
amava i prati immensi
e il cielo quando è scuro.
Le parole gli uscivano
di rado, a tratti
sempre delicate
per colore e suoni.
In classe era solo
nel banco
alla lavagna
in cortile.
Non cercava la gente
ma l'odore intorno
annusato in fremito.
Era esile di forme
quasi etereo
glabro e fulvo
e spesso sembrava
che volasse.
Mai accanto gli era
qualcuno se non
per accidente e lui
allora s'è fatto
tanto piccolo
che non c'era.
(per Luigi, ragazzo di strada , senza famiglia e senza amici, bello dentro e
sparito nel nulla)
Amiche
E' bello quando
entrano nei miei pensieri
ci camminano dentro
scalze e morbide
a volte s'accucciano
oppure passeggiano
per mano e ridono
o piangono sommesse
si fermano a lungo
per attimi una sola gira e
canta e m'arriva la voce
poi silenzio d'intesa
e le parole diventano
un unico pensiero
il dolore uno solo
e la gioia un inno.
Sembra un campo
di grano e girasoli.
La stufa
Mi dicono che
piccola piccola
preparavo palline
di carta di giornale
piccole piccole
le mettevo in fila
come soldatini e
con calma
le riponevo ad una una
nella stufa spenta
chiudevo lo sportello
e poi di nuovo
meticolosamente fuori e
poi ancora dentro e fuori
un poco come ora
faccio coi versi
dentro chiusi e
poi scoperti ma
subito rimessi in quella
stufa che è il mio corpo
caldo che li nutre.
Segreti
Pagliuzze fini
appaiono ad ogni
mossa di palpebra
aprono cieli e
voragini
da carpire
nell'attimo
del battito
e rivelano
segreti.
Solo
Se taci avvolto in guscio
caldo e murato
e pensi che il male
sia cosa d'altri
vivi magari vita
in spenta quiete
ma vivi,sorridi
mangi masticando
lentamente le tue pene.
Se parli
racconti
denunci
sporco trasbordante lutti
se del malaffare non
stropicci occhi e
freghi mani
allora ti rubano la vita
e rimani solo
ad aspettare
la morte che avverrà
fosse anche ultimo sangue
versato per "onore".
Mi chiese
Mi chiese più e più volte
d' abbandonare scorza
di lasciarmi andare
e rispondere al suo richiamo
di riavvolgere film trito e ritrito
fatto di scuse costruite male
ed io , scoperte e crollate
impalcature e reti
ho tentato ma
la vecchia pellicola
mi ha di nuovo riavvolta
tra le sue spire
quelle della scialba
abitudine sicura.
Non ho
Ho casa accogliente
ospita amici a pasteggiare
con melanzane conservate
da me , melanzane del contadino
e giammai del supermercato!
Ho una stanza solo per scrivere
e leggo ciò che voglio e quando
ho figli autonomi e sani
e le gioie compensano dolori.
La mia porta è pure blindata.
Non ho quella paura
che deraglia vite
dietro la porta.
Figlio
Figlia
Pensa come cambia la vita Tu che prima non c’eri se non in mente
ora sei questo pianto nuovo lo sai già come tutto muta
questo respiro leggero mentre mi sbuffi piano sulle gote?
nella mia notte un soffio. L’avevo predetto tastandomi il ventre
Pensa a quanto era poco l’avevo sentito puntare dolcemente
il tuo tempo che ancora contavo quel piede piccolo a pagnotta
in giorni il suo passare, appena sfornata e delicata
poi tenere le dita delle mani e quei capelli neri come pece
tenera la cartilagine diritti e liberi d’andare
delle minuscole orecchie. quelli che mi graffiavano
Pensa provo ad indovinare il seno mentre succhiavi:
quello che sarai dai tuoi lineamenti già da allora assorbivi prepotente
essere amato misurato a peso d’amore amore amore senza posa e pause
e già vali oro. come fai ora con la tua vita
Pensa figlio che dal tuo nome e io in te mi riinvento e rinasco ancora.
hanno già estratto un numero Tutto vedo scritto sul tuo volto
e quel numero comprende i tuoi doveri chi sei e vorrai essere
e diritti di uomo nel mondo donna che entra con
ultimo arrivato per il momento. abito nuovo di lanolina e
Maria Attanasio panno ben caldo
a braccia aperte al mondo
per medicarlo con
tocchi di buono.
Tinti Baldini
Nonne
Anche se, a volte
fa notte, tu sei
un fiore che si apre
e dà colore
con mani d'oro
che stringono
il sogno e la luce
nel palmo
innocente e puro:
tu sei
rifugio sicuro.
Aurelia Tieghi e Tinti Baldini
Cercocebo moro
Scimmia è
il cercocebo moro
immune al hiv
anche se il virus
replica, rinasce, prolifica
potente e vigoroso
le sue cellule colorate
non si attivano
e l'animale vive
vita beata.
Forse che si scoprirà
che il suo cervello
è più evoluto?
E a noi inquilini del mondo
poco cale che la ricerca
sia parola strana , ritenuta
dai più "intellettuale".
Lei
Lei ha perso
patina dai capelli
e denti radi di pioggia
segni indelebili
scavati sulle mani
e ferite venate sulle gote:
il busto un tempo eretto
da condottiera
è dimesso e spoglio
e i suoi rami pendono
molli in ricerca d'appigli
il ventre quasi incavo di figli
è ora gonfio di niente
e dolorante ad ogni
soffio d'ala:
rimangono d'ammirare
i suoi piedi minuti
sottili e morbidi
calzati in scarpette
rosa pallido di seta
in ricordo d'allori
e il sorriso lucido
con occhi di diamante
al mio passare.
Fare di poesia
A volte la notte
sotto le lenzuola
mi viene un pensiero
un' immagine da raccontare
allora mi alzo scalza e al buio
accendo il pc e,nell'attesa,
mi sfugge quel sogno
allora torno dov'ero per
rivivere il possesso
quella sensazione liquida
improvvisa
di piacere
che ti veste d' immenso
e lo ritrovo,mio
solo mio di nuovo
in mio possesso.
Innamorarsi
Allora innamorarsi
quasi era sentirsi
morire ed ora
è guardare
dal finestrino del treno.
Favole
Le favole finiscono
così" e tutti vissero
felici e contenti"
e il racconto fluido
si ferma quando
inzia o almeno
sembra ,la vita.
Non sarà forse
che anche per noi
assaporare fino alla
fine un bicchiere
d'acqua fresca
è far finire la storia.?
Fantasmi
Sono tanti
piccoli fuscelli
scesi dal mare
per mano o senza
hanno sentimenti
ancor nascosti
in grembo e un
leggero brillio
negli occhi stanchi
poggiano scalzi a terra
girano pupille attorno
sdrusciando palpebre
come usciti da grande sonno
verso una vita
e poi nessuno sa
dove e come
chiusi in un riccio
siano diventati
agnelli all'ara
sacrificale
ossa di sabbia fina
oggetti di scambio
oppure fantasmi che
dalle onde nere
ci guardano
presaghi.
E perchè no
Vorrei toccare con labbra
schiena e ginocchia
sentirne l'odore aspro
ascoltare le grida
provare sulla lingua e tra i denti
dolore di sangue
guardare dentro le ferite
sentire il ghiaccio sul costato
e liquido che cola col sudore
tutto vorrei sentire se
i sensi ci sono perchè no.
Perchè solo su schermo piatto
seduti con la tisana stretta e
magari il telefonino
con una cialda in bocca
ci permettiamo di origliare
rubando laidamente
il dolore?
Posto sicuro
Vai , ti dicevano
quello è un posto sicuro
c'è lavoro e paga
e tu tenendo i pugni
l'hai provato.
Non era posto sicuro
ma tranquillo per
portare fiori ogni Domenica
Si è rotto
Si è rotto
lo specchio
che conteneva
frammenti
riflessi
che spettavano
a me.
Domanda
Avrò lottato nel ventre
scalciato di tacco e di punta
nel ventre di madre
bambina in supplica
di stare ancora
al caldo tepore
protetta e pulita?
Avranno i miei figli
creduto d'uscire
in altro tepore
invece gettati
lapilli sul greto
di un fiume già
in secca?
Avranno le bocche
infanti asciutte di fame
di ventre gonfiato e
sguardo stremato
odiato anche
solo un momento
chi li ha strappati
di colpo da un sogno?
Versi
Odorano di figlio
dentro il corpo
sanno d' indigestione
di mare a mezzanotte
saporano di grano tagliato
e di riccio al limone
profumano di stanza
fumosa di parole
di scoperta ed approdo
e nuovo viaggio
di terra che scrocchia
sotto i passi e di voli
e cadute.
Hanno il gusto di timori insani
e gemme di godimento
e piovono sul capo
come petali.
Rossella
Piangerò domani
diceva Rossella bella e
di fuoco accesa
io non bella e spenta
piango oggi:
domani vorrei
far altro.
Senza specchi
Nido piccolo
arrotondato o puntuto
a bacinella spessa
gonfio e pompato
tessuto di filigrana
trafitto da rovi
denso di natura
e di folate:
è riparo senza specchi
nè porte nè tv
chiuso e aperto
caldo e fresco.
Di lì guardo
la tavola
apparecchiata.
Davvero?
Se posso ancora
sentire scompiglio
nei capelli e nelle vene
se sento un suono
e le mie gambe ballano
se riesco a cacciar via
quella noia strana che
lassa sensi estraniati
se la seta mi dà ancora
fruscio sui palmi
e lo specchio mi
guarda sorridendo
se bimba accarezza
beata le mie gote
senza ritrarre la mano
se i fiori del giardino
rigogliano
e le lacrime s'uniscono
a risate croccanti
allora giovinezza
è parola che mi va ancora
di pronunciare.
No
Guardo la porta chiusa
mi alzo lentamente
le gambe ballerine
mi trattengono
il fiato ansima
le mani si raffreddano
e si fan pugni
stretti a sasso
le anche granito
e il petto una bistecca
surgelata e spenta
gli occhi s'annebbiano
sotto palpebre vizze
le cosce si chiudono
rigidi tronchi nodosi
e la gonna viola
di soffice lanolina
diventa gesso.
Dopo millenni
raggiungo quella porta
e la apro a fatica.
Mai devo tenerla
chiusa se solo
dovesse passare
un refolo, una stilla
di quell'amore che
in giro ancora chiama.
Nell'anima
Si può sentire
una città nell'anima
la si può vedere
carcere,schiava,liberazione
rifugio, morte ,
contagio, salvezza, guarigione
memoria , frode, condanna.
macigno e porto quieto.
Fardello terribile è
credere di possedere
la verità
quando tu sei solo
casa in affitto.
Agnello
Vivi con lui
secoli e secoli
in affanni e vampate
pace e bruma
e ti pare tutto
aver compreso
d'avere dentro
te in ogni organo
quasi trapiantato
quando un giorno
ne vedi ombra nera
che fende e sbarra
il passo e le labbra.
E' un altro accanto
e tanta rabbia
toglie ragione.
Poi lo guardo
e vedo negli
occhi agnello
ferito ,da sgozzare
e raccolgo
con le mani
un poco di sangue.
Chiamalo sonno
Ombra sfumata
intorno
s'odora
sonno di fuga
tramonto d'alfabeto
illusioni ingabbiate
da un ragno piccino
che tesse e chiude
in secca.
Cresce talora un buco
dentro il petto
di picchio che
lancina per entrare
ma la fonte delle
idee pare asciutta.
Quella farfalla viola
là sul muretto
vola e rivola e
compie mille giri:
lasciala poggiare
sul tuo capo.
Mi piacerebbe un riparo
Come mi piacerebbe
talvolta mentre la luce
m'inonda e mi sommerge
e trovo appigli logori o remoti
oppure nuovi e sconosciuti
come mi piacerebbe
trovare un soffio di riparo
un'ansa vuota e fresca
che mi abbracci senza
toccarmi troppo
chè le ferite sono
ancora calde
d'anima frantumata
e il corpo ha bisogno
di dormire.
Chiunque può restare
purchè trovi riposo.
(ispirata ad una frase scritta da Cristina
nel ringraziare tra i fiori del suo giardino)
Iraq
Soldati caduti
ritornano a casa
come oggetti
mocassini scamosciati
sandali e modellini
piastrine e orsacchiotti
lego e inutili orologi
un mazzo di chiavi
stracci di carta con appunti
ormai cassati
una bandiera ed un bicchiere
sbrecciato insieme a pantofole
per l'inverno.....
Questo rimane di un viaggio
di sola andata
cocci di casa e brandelli
di quella terra di conflitto.
Cose che parlano
a bambini , mogli , madri, fratelli
di chi , ragazzo, senza scegliere
s'è ritrovato copro impazzito
e forse quel ninnolo incartato
verrà coperto di lacrime
oppure lasciato
in un angolo per il
troppo dolore.
Alexand, .Eric, Carlos
sono solo nomi
tracciati su una lapide
a cui sempre si aggiungeranno
altri e poi altri
e altri ancora
gettati contro un'inutile
morte come cachi
che si spiaccicano
contro il muro.
(ispirato all'articolo "oggetti smarriti
su "Donna"2008)
Barca
Cambia il senso
e si rivolta dentro
litiga e si camuffa
ma poi s'arrende.
Barca sinonimo di
uomo libero in viaggio
scoperta di recessi
vela spiegata
all'immaginario
richiamo all'ignoto
volto assolato
eroicamente rivolto
ai marosi
o banalmente
gondola per
l'amore o panfilo
per ricchi :
ritorna nella mente
la galea ora e
tutto il resto tace.
Barca è sinonimo
di lutto.
A volte le lettere
A volte le lettere s'ingarbugliano
poi si attaccano strette strette
in sillabe in parole mosse
e cambaino , si snodano e
scappano come da cruna
d'ago filo di seta e allora
l'ago diventa pino alto
e il filo tappeto opale
di petali e foglie
e la mia mano vetta
di monte mentre
le unghie conchiglie
e braccia fronde
gambe radici profonde
guancia morbida collina
vagina antro ombroso
seni sinuosi golfi
e ventre tirata membrana che
tiene , avvolge, carezza
tutto l'universo.
Mi chiedo
Una sola cosa mi chiedo
a notte fonda d'assenza
di suoni .
Mi chiedo di non chiudere
quegli occhi ma
di tenerli ben divaricati
magari con piccola trave
o ramoscello d'ulivo
per non perdere neanche
una sillaba del mio gallo
che sveglia l'alba
o degli abbracci inquieti
dell'olendro che pende
sopra il vetro
nè rinunciare a coltivare
con acqua e saliva
la piantina d' alloro
affinchè cresca
o quelle volute di cielo
che sembrano corpi
in danza molle
o la luce del lampione
ove insetti d'ogni tipo
si contendono spazio
o il gongolare di
nottambuli gatti
perchè sono tutti
quanti miei respiri.
Futuro
Mi pare d'intravedere
seduto sul mio
vecchio dondolo
il mio futuro
con le braccia
poggiate sui braccioli
robuste in armonia
e gambe penzoloni
tese in aria
sottili d'infante:
mi chiede col sorriso
un poco arguto
e le palpebre
socchiuse
se mi va e
sento che è
un passato che
ritorna rinato
in fessure di luce.
Sonno e sassi
Ai migliori manca
la passione
quella che arrossa gote,
ai peggiori abbonda
la fredda convinzione
quella che ghiaccia
lo sguardo e fredda
ogni pensiero.
Bucato
Nei vicoli panni
stesi sono vetrina
di fatica e vecchiaia
tra tute unte e mutandoni lisi
coperte consunte e stracci.
Nel quartiere"alto" l'occhio
non vede ombra di lenzuola:
è la centrifuga-asciugatrice
che tutto fa per non
creare contaminazioni.
E pensare che l'odore
che si sente sulle terrazze
al porto di Genova
è speciale mistura di
sapone,sale,pesce e
un tocco di fritto
che sono pane antico
per le nari.
Malattia
Corrono e di botto
frenano anche se
i ragazzini battono il naso
a volte accostano
altre impennano e
a mezza strada
con occhi rossi e
sguardo di faina
guatano la preda
senza decoro
senza fingere un guasto
o un malore
e non importa se sull'asfalto
un corpo si sbriciola muto
o sangue a grumi di ruggine
invade lo sguardo.
Si fermano e osservano
avidi in commenti,catturati
dallo schermo....
fumando o sgranocchiando
forse per tenersi caldo,
chè un pizzico di ghiaccio
sale?
Eppure vengono anche
da lontano.
Giardino
Abbiamo insieme
fatto fiorire un bel
giardino di rose
benchè il tempo
ci abbia dato scosse
il vento abbia divelto radici
la terra arsa si sia chiusa
il cielo non più azzurro
abbia coperto colori
anche se le spine
sanguinano ancora
e i petali rossi sono
spremuti da avide
mani di ghiaccio
sebbene terremoti
abbiano tracimato pietre
vediamo ancora
oceani di regine.
Non c'è
Non c'è la luna stasera
allora l'appendo
enorme cerchio di
cartone bianco
e mi pare ventre pieno
di madre
ove m'immego .
Ma..
Le tracce dietro di me
sono sparite
le luci delle case sono spente
i sogni sono in gabbia:
procedo a tentoni
Chiedere
Chiedere costa
e pesa sulle grucce.
Ti chiedo di lasciarmi
prendere la luna
per farmi un guanciale
gonfio e morbido
e di poggiare con me
ogni tanto il capo
e perdere di vista
piombo e legno
di porte e finestre
sorbire a gocce
incantamento
farsi abitare di
nuove voci
iridescenti
profumi e suoni
sibilo di navi
palpitare di mare
fruscio d'acanto
ed erba nelle corti.
Ti chiedo e pesa
sulle grucce.
Accidente
Arriva davanti
ad una tavola
imbandita
passa sui cibi
e sui profumi
sorvola rumori
di forchette
e poi svolazza
su gel indurito
sfiora abiti pronti
per la scuola
si posa sul tuo
occhio assonnato
e vola via
scivola come
goccia su vetro:
la morte sullo schermo
già
non ci riguarda
più.
Amaranto
Oggi coloro tutto
d'amaranto
e ti guardo
chè non si sciolga.
Mi sembrava
Mi sembrava d'esser
pronta agli assalti
d'ira digrignata
di chi teme il confronto
ero certa d'aver muscoli tesi
e dolci pupille a volgari bocche
divaricate al vento
le sinapsi provate
a sterili o puerili
vezzi e ricami:
non ero pronta,mia cara
a perdere le tue mani
nodose e forti tra
le mie sottili e atone.
Per una amica che
non c'è più .
Ieri
Ieri l'aria sapeva di acre
e la saliva di polvere
la brezza levantina era
spumante avanzato e
le pietruzze sul lido
afone di luce.
La buganvillea secca e giallastra
copriva il gazebo al pari di
gabbia e il merlo da solo
non sguazzava in pozze.
Pochi turisti col cappello
guardavano nubi
di fattezze sghembe
e il sapore del mare
era spento.
Anche qui è arrivata
la cenere
la cenere di troppi morti
e mi ha fatto
da coperta stanotte.
Ti avevo cantato quel canto
Ho provato la voce tirata
ho bevuto aghi di pino
ho mangiato fragole amare
e terso il collo col vino.
Le corde ho ben teso
e parole fruscianti accordate
su tappeti di turgido raso
con movenze di magica attesa.
Ho cantato per te ogni giorno
ma il mio canto appare scordato
perchè a te non è mai arrivato.
Io ti avevo cantato quel canto.
Perso.
Ad angolo di strada
bambino accucciato
sorbisce cicche
e guarda di sottecchi
mentre una mano
spinge nella sua
una bustina e
lo sguardo diventa
di vecchio rapace
sfuggente di vita.
Il corpo minuto fugge
in spelonche malate.
Sotto vuoto
Uomini azzimati
in giacca e cravatta
e camicia Vuitton
distribuiscono equamente
in silenzio di vento e voci
sacchetti tutti eguali
grigio spento(si sa che
la miserai è incolore)
agli angoli di vicoli
fuori porta chè l'olezzo mai
arrivi alle vetrine luccicanti
a uomini ,donne e bambini
in fila composta.
Accanto altri signori
meno azzimati
muniti di mascherine e
di pinze adunche e bianche
riempiono i sacchetti
in raccolta differenziata
estraendo sistematicamente
dai cassonetti pasta
e bucce da un lato
cosce di pollo e insalata
dall'altro onde per tutti
venga rispettata una
sana dieta calibrata
non manchino proteine o
carboidrati giammai
vitamine o sali minerali.
persino i gusci d'uovo
ripuliti e ben tritati
forniscono soccorso
alla calura estiva!
Ecco la giusta maniera
di rispondere ai ventri
vuoti che ,maleducati
risuonano d' intorno.
A due a due
Mani nodose tese a tirare
visi bruniti storpiati da fatica
braccia che portano il peso del mondo
occhi lividi e fronti sudate
escono dalla terra
scendono da scale instabili
salgono su impalcature
rovistano sabbia e putridume
e pian piano camminano
a due a due verso di noi
e fan domande con
lo sguardo liquido d'attesa:
senza risposte girano
schiene curve di spaventapasseri
verso abissi di solitudine.
(per tutte le morti bianche inascoltate)
Oasi del cervo
Dune incappucciate di ginepro
guardano acqua linda in trasparenza
d'alghe e vuote cattedrali
ed orme di cervo corrono
tra mirto odoroso e grigio cisto
ulivi ,eucalipti e profumo
di afrodisiaco zafferano:
si sta spogliati da calore secco
di vulcano tra faraglioni
gemme bianche gettate
in mare fino a gustare
colline d'ocra e bruno
celanti nuraghe perfetti
simbolo d'ingegno e sudore
ed antichi villaggi solcati
da uomini senza tempo
presagi dell'oggi nell'incanto
del maestrale eterno.
Il male oscuro
Risveglio opaco
che' non è risveglio
ma continua notte
dentro in buio che
mansueto attanaglia
strappa desideri e svuota
anima scolorita , spinge
in labirinto seghettato
ove in specchio vedi altro
da te e neanche una mano
a conca d'acqua frizzante
riesce a svegliarti.
(Dedicata a tutti coloro che
sono preda di depressione,
malattia del secolo.)
Anemone di mare
(dedicata ad un'amica cara)
Ieri nasturzio
oggi anemone di mare
domani giaggiolo
per il suono oltre il profumo:
il naturzio evoca complessità
di vita e il giaggiolo ballo lento
mentre l'anemone s'apre
in suono alto pian piano
decollante sulla M pastosa
labiale poggiata su aghi
di pino sulla rena.
E se
E se fossimo dentro
dentro una bolla
una bolla di sapone
in cui c'illudiamo
di vivere
un'esile nuvola che
pian piano si rimpicciolisce
soffiata in cielo da
uno sconosciuto
che già ha provato
e vinto?
Siamo come le lucciole
Sull'Aurelia al tramonto
c'è sempre una ragazza
anzi una bambina piccina
quasi nuda e infreddolita
che a Natale vicino al fuoco
mostra occhi infossati
labbra arse ,mani minute
crisalide in attesa
di vita e di casa
e arrivano a frotte
macchinoni e clacson
all'impazzata in cerca
di carne fresca da macello
mentre in villa a Portofino vetta
la famiglia fa festa con
Dom Perignon.
Finestra
Verso sera
compagna di cammino
la notte amica di sogni
all'alba fresco
godimento di colori
Perdita
Abbiamo
di nuovo dimenticato
l'alba
l'abbiamo lasciata
tra fossi e dirupi
a cavalcarci di striscio
rosa pallido in muta
l'abbiamo persa
due volte
e l'abito di sangallo
a fiori leggeri di
piuma è appeso
alle foglie del tiglio
mosso da brezza
e aspetta.
Lamento
Dinnanzi ho il mare
ma ne sento solo
lamento d'infanzia
rubata e tana di
orfani ebbri
voragine muta
di labbra serrate
cimitero di voci
e di nebbia
groviglio di fame
e sale di lacrime
e non vedo laggiù
il mio faro.
Addosso
Ho provato a cucirmi addosso
con fil di ferro e chiodi
pene e soprusi
d'animo e di cose
ma ferite purulente
vermi e siero
m'hanno fatto ammalare
e la corteccia forte
alta e possente s'è
marcita d'odori nauseabondi
allora ho strappato fili e chiodi
ch'eran diventati corazza
e con nuovo legno leggero
senza remi mi sono
avventurata in nuovo mare.
Luce
S'è spenta una luce
e con le mani provo
a ridarle lampo.
San Fruttuoso
Baia a corolla
intrisa di storia.
Terra
Rimescoli carne ossa e sangue
rimpasti sudore a ghiaccio
porti parole di fatiche antiche
ne afferri altre di nuove
assorbi come spugna
fame e ingordigia
spargi rotolando
da monti scuri
vene di vita
e spingi con forza
là il tuo peso
dove tutto rinasce.
Mohamed
Prova orale a giorni
scrivania sommersa
d'appunti e libri
fogli scribacchiati
testa nera china
in affastellarsi di date
numeri commisti a
pensieri e nuvole
e l'atlante dinnanzi
e la sua terra
regina di storia
l'Egitto i cui confini
sono segnati in
rosso e giallo
colori di terra e sole
soccorso d'acqua
di fonte nel suo
difficile cammino.
Somaro
Che caos se mi passano
dinnanzi troppo e z o h
le mescolo e non trovo
soluzione se non
correre nel vento
e poi i numeri e +
e - camminano
e scappano rovesciati
li ripesco sul prato di
quadrifogli e diventano
fiori e raganelle e
quel disegno strano
di "cubo"come la mia
casetta sopra il ciliegio
va divisa,aperta,chiusa,
ed allora cadrebbe ed io?
Dove potrei parlare con
il picchio?
Dice il maestro che sono
un somaro ma non sento
come gli asini il peso
mi sento leggero e
spesso so volare.
Ispirata al libro di
Danile Pennac"Diario di scuola"
Piccoli granelli di
non poesia
Non sono Gandhi nè Mandela
sono donna qualunque ma non
qualunquista e allora...
provare a sorridere sul tram
al chiasso di sole di bambini
provare a non sbuffare dentro
in avara ipocrisia se devi
dare il passo a carozzine
senza volto e lasciar plasticume
sorbendo acqua che scorre
per noi fortunati e smorzare luci
per guardar le stelle finalmente
nel buio loro amico e sopportare
il vicino che chiede per favore
d'attenuare il volume e
e cazziare chi lorda strade e
parchi e chi finge raccolta
differenziata ,richiedere la
ricevuta e darla anche ad amici
degli amici,non rendere di fuoco
il telefono e la gola se tua figlia
ha un concorso da dare e se
commetti un errore paga
senza cercare intorno
strani testimoni , se il tuo ragazzo
non ha voglia di studiare non
donargli alla prima sufficienza
il motorino ,e se ti trovi accanto
a chi poco ti somiglia non staccare
di colpo il tuo corpo dallo schienale
e se i tuoi vecchi ripetono e ripetono
prova a guardare quei volti senza tempo.
E se hai freddo scaldati con lui o
se hai caldo non cercare il polo
se vedi un'ingiustizia senza paura
fai ciò che devi a testa alta
per dormir la notte,
e se ti prende una strana pigrizia
pensa che il mondo un poco
ogni giorno,lo fai tu.
Sono piccoli granelli ,gocce nel mare
ma se ognuno .....forse......
Sbarbato
Era la solita sera
come altre di ghiaccio
e trasparenze
davanti alla tavola
lui frugava e lei
aspettava.
Poi come vento che
spalanca e scuote
è arrivato il primo e
poi un altro
quasi a ritmo
e lei si ripara
ma non sente più
dolore
solo sangue che
cola dentro
e le scende
per le gambe
e non s'alza
ma aspetta
di soffrire:
un masso
concavo la copre
e diventa dura
e poi dimentica
come sasso sulla
spiaggia al mattino.
S'assopisce
animale in gabbia
sulla sedia e all'alba
come sempre si tocca
e non si sente:
lui esce dal bagno
già sbarbato.
Credimi
Credimi
è nelle parole non pronunciate
è in quella risata a denti stretti
è nella mano serrata
sono i tocchi rimasti dentro
sono le muffe sugli addii
e il risciacquo della bocca
e la pelle sempre tesa
con le unghie rifatte
sono le rughe coperte
di ceralacca viola
sono i peli divelti
e la varechina sui tramonti
che hanno arrugginito
il senso delle cose.
Aspetta..
Ecco che la sirenetta
libera il drago buono
incatenato dal principe
in fondo alla grotta.
Che piacere,la notte.
Che piacere,la notte
quando tutto si spegne
all'aperto adagiata
assaporare
suoni a pelo d'acqua
immaginando tutto un cantare
e fermare la pendola
del tempo con lo sguardo.
Non disturbarmi
Non disturbarmi
chè sto cercando poesia
sto cercandola nelle città
mendicanti e pazze,tra macerie
e cannoni ,sto scavando tra
corpi monchi e ciotole spezzate
vedo una carrozzina azzurra là
dentro una casa aperta al cielo
cerco versi tra gli innamorati
del mattino che passeggiano
appesi a mano ed occhi
e rimesto nella mia città
prigione chiusa ,barricata
ove la luna pare ormai sparita
e provo a disegnare pensieri
tra quei ragazzi che soli
tra tanti cercano un senso
e la trovo.. forse un'ispirazione
nell'inquietudine di riso spento
in cui appare luce di bambino
che corre tra copertoni e
fiordalisi in fiore.
Spruzza odori il gelsomino a iosa
La sera spruzza odori
spruzza sapori e vaghezze
il gelsomino sulla mia
faccia piatta di penseri
sul petto gonfio di desideri
sulle caviglie sottili e azzurrine
e poggia fiori a caso sulle gote
mai paghe di carezze
e l'intrecciarsi del suo
fogliame m'avvita tutta
dentro in sfarfallio
e ospite mi sento
quando fa buio
ospite del suo corpo
accogliente.
Spruzzami ancora a iosa
odori e profumi,gelsomino.
Forse
Forse ,amico
vieni da me a cercare
a cercare il succo
rosso sangue dell'arancio
o quello del melograno
aperto come bocca
in fiore o quella stilla
dal sapore divino
sgorgata da pesca giallo
oro , vorresti succhiare
come dal mio seno
latte appena munto
acqua fanciulla di rio
spremuta spessa di
cedro gigante.
Ma io
sono nido vuoto.
Ci hanno detto
Ci hanno detto
lo ricordo bene
di non essere gregge
di pecore.
Ma le pecore
quale peccato hanno
commesso ?
Non parlarmi
Non parlarmi più di favole
non raccontarmi più storie
nè fiabe ma spiegami
con semplici parole
senza girarle e raggirarle
parlami come se fossi
bambina che deve
imparare l'alfabeto
non arrenderti subito
nè scuoter la testa se
al volo non comprendo
fai il bravo maestro
chè anche gli asini
pian piano possono
diventar cervelli ,
usa tutti i mezzi che hai
oltre la parola,il tuo copro,
il canto e i paragoni
segui il mio sguardo
mentre parli e mimi
sorridi qualche volta
nelle pause e dammi speranza.
Spiegami con semplici parole
perchè muoiono a milioni
come mosche là sul
mappamondo illuminato
e tu regali al tuo bambino
ancora prato verde
pulito e intonso
il cellulare d'ultima
maniera che'
l'altro era proprio
da buttare.
Ombra
Sono arrivata al punto
o alla virgola ,non so
sono arrivata dove
libri e parole
alfabeto e note
diventano lacrime
e poi pian piano statue
di marmo terso e morbido.
Sono arrivata là dove
tutto è ombra
e il cielo si scolora
e anche l'anima con lui.
Sono arrivata dove
nostalgia e sogni
appaiono lontani
e più non li tocco
con le mani
nè li abbraccio con gli occhi.
Sono arrivata e non giro
il busto indietro nè lo spingo avanti.
Ferma e sola sono ancorata
a terra e vorrei finalmente
essere gazza o pettirosso
che strappi catene e
scuotendo le piume
spicchi il suo volo.
Ti racconto una storia
Ti racconto una storia
mi diceva con tono fermo
e scioglieva parole e suoni
e mossa della mano
mescolando draghi e fate
elfi in boschi montani
e giganti poi d'improvviso
sfogliava libri e odori
e mi leggeva versi
che non capivo
me li buttava sulla coperta
quella smilza che tenevo
come bambola di pezza
e io li afferravo solo
con gli occhi e un poco
ne mangiavo e deglutivo
ed ogni sera per anni
ed ora mi ritornano
a mente ,li sfoglio
e li rigetto dolcemente
anch'io su chi ha
tanti vuoti da riempire.
Insonnia
Scoprire e poi
come gatta che copre
i suoi bisogni
ricoprire di strati
di buio
un pensiero
una mossa
una parola
uno sguardo
che nulla hanno
d'immune dal
portare pena.
Chi sono io
Chi sono io
per dirmi d'esser
arrivata e di aver
raggiunto l'orto
trascinando spalle
ormai grondanti?
Chi sono
per poter già
specchio d'altri di me
osservare e gustare?
Sono torretta
un poco
sghemba
di mattoni sbrecciati
ancor salda
oppure puzzle intricato
d'emozioni in spirito
sempre più tentato?
Epitaffio
Vorrei sopravviverti
solo per poter
scrivere in versi
il tuo epitaffio
chè terra
in cui giaci
conosca di te
e conservi memoria
chè il famelico tempo
non passi divorandoti
ma rimanga e respiri
ricordo di te
anche in volti non nati
in volti sconosciuti
nasca maraviglia
e stupore per chi
ha vissuto
per amore.
Fao
Sfilata di moda?
No,passerella
di individui che
parlano di sè
a se stessi.
Intanto dall'altra
parte del globo
si morde la paglia.
Che cos'è?
Ma che cosa è
quella mela passita
ieri dura e polposa
e quel torrente secco
un po' acquitrino fetido
dove infanti schizzavano
in pozze di cielo?
E quel firmamento spento
senza stelle nè luna
amica un tempo di
viandanti persi?
Che cosa è quella cosa grigia
almeno pare senza fogliame
un tempo riparo d'amanti
sotto il suo profumo?
E la palla del sole
è in cenere opaca.
E quella schiena curva
rancida di vita
allora eretta e fiera?
Così oggi
anima inquieta
leggo il mondo.
Ridi ancora
Ridi ancora
del solletico alla nuca
sorridi sempre di
tenero abbraccio
sei terra umida
in cui trovare quiete
hai viso allungato di rughe
e fresco come neonato
sembri collina morbida
e vulcano ardente
ora cencio di sangue
ieri voce di primavera
dilaniato all'alba
e gatto sornione alla sera.
Ci saranno ancora
quei giorni...
Specchio
Cercavo una madre
nel sorriso complice
di Licia ,la panettiera
sempre pronta con un grissino
la cercavo nel volto della maestra
la vedevo tra i tacchi a spillo
di Lucilla all'angolo
sotto casa sempre allegra
finchè non è sparita
l'invocavo la sera al buio
l'immaginavo coperta
accogliente e colorata
e poi non l'ho più cercata.
Ora l'ho vista quando
mi sono guardata
bene allo specchio.
Dimenticata
Lascia la sua piccola
in macchina e la
ritrova morente:
è madre snaturata?
Oppure è madre
confusa,disidratata
da richieste e ruoli
sola e gonfia di
prestazioni,
madre che non sa
essere madre magari
perchè non l'ha imparato.
E' madre di pena .
Hai mai provato?
Hai mai provato
a guardare gli occhi
di bambini
certi occhi sgranati
o senza sguardo
troppo hanno visto
e stipato come
carta di giornale
inzuppata di pioggia
pesante da
allontanare.
Hai mai provato
a inventare una storia
che vada oltre il dolore
una storia d'amore?
Io non ci riesco e
mi brucia il cuore.
Oggi
Oggi marciano
sotto un sole malato
in fila come soldatini
proponimenti "nobili"
illustri monsignori
azzimati e voraci
che si scontrano
dentro la mia testa
pallidi pescecani
tra cespugli di
ombre e confusione.
Domani con un birillo
e qualche biglia
cadranno e a mente
libera e cassata
farò come quando
leonina mi muovevo
in avanti facendo
tintinnare quei seni
cibo orgoglioso di nuove vite.
Lasso
Esiste un lasso
quasi uno schioccar
di dita ,un battito
di ciglia in cui
la mente libera
da pensieri logori
umidi per troppo
pianto ,sbrecciati
muri affastellati intorno
masticati da denti
radi ed aguzzi
esiste un lasso di
tempo in cui....
è già passato.
Crocevia.
Dinnanzi crocevia di
strade ,una sterrata
l'altra in asfalto liscio
e l'altra ancora viottolo
tra ginepri ed erba straripante
mi fermo a contemplare
sento corpo fiacco
di limature e puntelli
di fessure e spazzolate
allora procedo lenta
in dedalo di passi
e senza bastone nè
zaino m'avventuro
là sotto ombra benigna
di platani e castagni
dove la terra
è ancora intatta.
Camogli
E' serata
d'energia frizzante
là dove
un pino di mare
padrone secolare
svetta
verso nubi
di languido rosa:
ecco sangue
mescolarsi a linfa
ossa al mare
carne alla terra.
Jari
A Maggio in soffio di
brezza estiva
Jari era bambino
e giocava tra nuvole e
conchiglie
poi vide sull'altra sponda
la morte divorare ogni cosa
in bocca spalancata.
A Giugno Jari era uomo
e portava in spalla
un fucile.
Ti passo sopra
Ti passo sopra
mentre dormi :
nè labbra calde e morbide
nè sudori saporiti d'amplesso
neppure risate inondanti
valgono quello sguardo.
Navigare
Si procede lentamente
ci s'arresta a guardare
s'allenta la presa
s'attende l'alba
come se ci si fosse
imbarcati millenni addietro
e la meta fosse ancora
troppo lontana.
Sono straniera
Sono straniera
estranea all'altro
accanto che teme
nel diverso il nemico
che macina fucine
d'odio paventando
guardarsi dentro
senza versare
almeno un minuscolo
sprazzo di speranza
un piccolo acconto
d'amore.
Forse sarà la
solitudine dell'anima
che gela la pelle
il cuore e le mani?
Rogo
Ogni rogo
riporta cenere
di libri ,di idee
di streghe e martiri
ieri come oggi
non posso guardare
occhi di bambini
eguali a quelli
dei miei nipoti
non barbari di sguardo
ma in attesa quasi
evanescente di lacrime
che urlino dal cielo.
Specchio
Arrivata al limite della discesa
vedo case azzurre,gialle,verdi
e salgo sulla scena
raccolgo intorno pastelli di colori
e cielo di luce trafitta
e mi ci specchio.
L'appena detto
Talora l'appena detto
si specchia nell'intesa
dell'accenno del capo
o d'impercettibile riso
o di spalla d'alito
sollevata in assenso
altro più non chiede
ed il nido di storie
è costruito
Figlia delle stelle
Nata sono da detriti
scivolati lentamente
tra nebulose e sassi
polvere di stelle
e in cielo che più
non dorme
ritorno luce
insieme alle
mie sorelle.
Dove porta
Dove ci porta
me e il mio equipaggio
il cocchio delle fate
o quella zucca gialla
panciuta e bellicosa
dove quell'arca
un poco traballante
o la scia di cometa
fusa nel futuro
o la corrente rapida
di torrente giovane?
Ignari siamo dove
il lungo eterno viaggio
ci porti, avvertiamo
frontiera e poi un'altra,
perdita, acquisto, cambiamento
l'oscuro e il bianco
moto e quiete
ma imperscrutabile è
la fine perchè non ne
conosciamo l'inizio.
Come fossero
Come fossero calze appese
a filo alto ad asciugare
elenchi tutte le possibili
evenienze nefaste
che t'aspetta il domani
certa che così non accadranno
e sei nel giusto ,quelle no
ma altre inimmaginate
sorgeranno e allora
altre calze appenderai
ed altre ancora
quasi in gioco disperato
con il fato.
Tre angeli
Tre angeli stanno
al mio desco fatto
di miele ,mente e
melissa ,sono
figure di sembiante
mobile ,cangiante ad ogni
mio sospiro ,sono carezza
per il mio dolore,risata corallina
per scaldare ,pungolo cocente
per scemar abulici attimi
distesi su carbone e mota.
Sono l'amore confortante,
talamo morbidi ove
io riposi.
Mi dan la caccia
Quando mi dan la caccia
pensieri ,ossessioni e
paure che non sembrano
miei ma venuti a galla
gialli da palude nascosta
mi sento preda , mi
rassetto guardandomi
allo specchio e riconosco
pian piano sguardo più leggero
tratti distesi e bocca socchiusa
e divento io cacciatore :
scaravento fuori quel male
che stringe il petto
lo guardo a distanza e
lo dò in pasto ai cani.
Urgenza
C'è urgenza di volgersi
all'ieri e di varcar
la soglia del domani
c'è fretta di passare
mascherata
dinnanzi all'oggi
senza mai vederlo
e tirar d'arco
con frecce sottili
che diritte
giungano alla meta
sconosciuta ma
più rassicurante
del giorno su cui
poggiano piante
quasi in volo.
Camminiamo
Percorriamo strade
in sembiante d'inferi
che s'abissano e
ci paiono cosparse
di zucchero filato.
Cotidie
Sfiora sovente
l'ala di notte
senza lumi
porge sostegno
nella sua finitezza
carpisce delicata
ogni pensiero
e lo porta su
palma di mano
e l'aspetti ebbra
ogni volta chè
ti diventa amica.
Via Tasso
Trascinato già macilento
cerca salir le scale
con le sue gambe
ma ,raccontano,cade
e si rassetta il viso
con carta di giornale
spinto e urlato
entra in quella stanza.
Lei fuori,col fazzoletto
a fiori e le mani in tasca
gelate per il freddo e l'amore
non guarda,perfora il cancello
senza lacrime aspetta e
non s'appoggia fiera
alla madre ,piccola
e mesta accanto.
La gente passa e
poi quasi corre a testa
china e in tremito leggero.
Lei attende la sera,la notte
e la mattina e poi s'inginocchia
e s'addormenta poggiata
sul muretto.
Non s'è piu'svegliata e lui
non è uscito più
da quella porta.
(Per la famiglia Borlotto di Dogliani
in memoria dei suoi,dei nostri morti)
Non permettere
che disimpari
che analfabeta ritorni
del mio corpo
aiutami a riscoprire
tra crepe e anfratti
colori in profumo
e ridisegna con me
su carta stropicciata
suono d' oboe delicato
strappa pelle fina
trasparente fatta di niente
e trova con me
curve e colline
ripercorri in ricordo
fiumi e cascate
e fai brillare tutto
come allora.
Credo che.. insieme
lo si possa fare.
Eppure..
Eppure riesco ancora
seppur a mezzo tono
e con voce arrochita
eppure mentre guardo
mandrie che vagano senza
un pastore o ghiacciai
sciolti mestamente
giganti piegati su di sè
o foreste rimpicciolite al
par di castello di sabbia
e visi morsi da sofferenza
eppure riesco ancora
a cantare ..........
Lasciatemelo fare chè
ben poco or mi resta.
Con abito azzurro pallido
Mi trovo in abito azzurro
di color acqua raccolta
dentro una brocca
e guardo dal cancello
a mano alzata per riparo
guardo il giardino , la casa
e la fontana che suona
spruzzi impertinenti
odore di cenere di bucato
steso all'oro rosso
e foglie d'acacia umide
di viaggi e di speranze
e il campo di papaveri
dietro che infuocava e..
poi esce e si ferma sulla
soglia una figura morbida
bianca a mani tese
che mi rassomiglia
e mi tende parole
arrotondate ...
ed io apro il cancello.
Compromessa
Mi sono compromessa
lo son bene
eppur ogni volta ci casco
impavida pulzella incosciente
mi ci butto vestita e con orpelli
in quel mare di parole smesse
confessioni svestite e bianche
visibili da ogni angolo del mondo
cascate di lemmi e suoni
ben poco articolati
rigurgito d'anima macchiata
acino rimasto nell'ugola
coppa che ti scivola di mano
ed il liquido scorre basso
sui piedi e sulla lamiera
fredda su cui poggia
statua granitica che
finge di guardar alto.
Mi sono di nuovo compromessa.
Muro
E' tornata la calma
davanti allo schermo
il vortice ribollente
s'è chetato dinnanzi
a quel muro grafito
debole sfiora ancora
vento quasi spento
ricordo di burrasca
trema nelle mani
che avide batton tasti
il ritmo s'affievolisce
ed escono sul foglio
parole salate di pianto
quelle fruste di chi
si sente ramoscello
allo sbocco di valle
rigagnolo di fango
parte di un ordigno
scheggia impazzita
o scabro sasso mangiato
da salsedine e tempo.
Poi le lettere magicamente
lasciano il posto ,quasi
scansate , ad altre nuove
colorate di cielo piene
d'alghe succose e di rocce
che sbocciano dall'acqua
come enormi mantelli
rifugio a membra stanche.
E il corpo riprende sua forma
e il cuore che scrive salpa
di nuovo e di nuovo
s'immerge in altre
affollate maree.
Piacere
Sudaticcia ed arruffata
sulla metropolitana
con la giacchetta sghemba
messa di fiato e la solita
gonna lunga senza forma
che mi è compagna in momenti
d'esame o di dolori quando
lui,bello ed arrogante,
ferma lo sguardo su
capelli sciapi ed occhi stanchi
e quasi mi par d'esser solo
per un attimo un gelato
da assaporare....e ne
gioisco come ragazzina.
Porto franco
Esiste accucciata
in un angolo ma vicina
amica e complice
una bolla d'aria nel
mio corpo a volte
leggera e spesso
turgida di desideri
e sogni in vagheggiare
di pensieri senza margini
liberi ,cuciti di speranze
con timori ma in ampia e
precipite fiumana che
raggiunge gola,lingua
e bocca senza suono
come leggero stormir
di bosco al meriggio.
Down
Se cade il vento
se cadono i puntelli
se si rompono gli argini
se anche il sole inabissando
cade e se le stelle s'ammutano
e la luna deposita brillore
e buio già si sente anzi tempo
allora s'attende
quieti la bonaccia.
Formicaio
Bimbetto gioca
a rincorrer operose
formiche poi
preso da smania
dà fuoco al formicaio
scappando poi
quasi impaurito della
sua tortura .
Oggi non bambino
che soffoca di fumo
e fango il nostro formicaio
nè formica gigante
vindice di nostre
malefatte ma siamo noi
meschini che ci diamo
fuoco da soli?
Pausa
Quella vecchia foto
mio caro,rappresenta
me con te in braccio
tuo padre e tua sorella
fermati come fossimo
tutti appena nati in quel
momento magico
come la natività di Bellini
poggiati su erba estiva
con sfondo di piccola pieve
romanica e colline morbide.
Abbiamo cominciato a
costruirci un mondo nuovo
di mattoni di cielo e nuvole
con vivido gioco di squadra .
Diventò sempre più grande,
verde e spazioso tanto da
sembrare senza confini.
Ora la mia cazzuola ha
preso una pausa.
Cielo muto
In notte senza
stelle ridenti
le immagini
e le disegni
e poi sali sul carro
e cacci con Orione
percorri la via Lattea
e poi cancelli
e le ridipingi
poi provi a contarle
nella mente
e t'accorgi che cerchi
qualcosa che qui
ancora non trovi.
Dalla luna..
La luna guarda
la terra e le sembra
mondo tranquillo,in pace
solitario,bello.
Poi,curiosa fanciulla
strizza gli occhi per
aprire un gioco con chi
vede piccino e amico.
E allora vede una specie
d'animale particolare
che ha fame ,sete e paura
vede uno schermo enorme
che proietta dentifrici e
stragi,slip e miseria,
marmellata e veleni.
Allora la ragazza azzurra
chiude lo sguardo e
pensa che laggiù quel
suo amico piccolo e ridente
che gioca con i gamberi di fiume
dovrebbe cominciare a
rimpastare sabbia con vento
e mare e profumi e
modellare un corpo nuovo
che assomigli almeno
un poco all'uomo.
Odi et amo
Amore spesso
intrecciato è
a dolore acuto
come luce ad ombra
male a bene
diavolo ad acqua
santa e bianco
innamorato
del suo nero
desiderio a
rapina d'anima
dono di gioie
poi subito rubate
perversione e
purezza limpida
cascata e poi
acqua calma
ebbrezza di stordimento
a noia abissale
insicurezza e
muri di mattoni
polo negativo e positivo
e loro amore
immaginario e
ragione
gelosia ed altruismo
libertà e bisogno
di possedere
e.......
tutta questa compresenza
dentro concentrata
fa scorrere
sempre più
linfa
in rivoli gonfi
abbracciati
dentro noi.
Laura
Aveva una risata
irresistibile
contagiosa a chi
mesto di lato
guardava la neve
e portava scia candida
un po' spietata intorno
e fugava sterili brume
ma ,a volte,se l'osservavi
ruga presaga
increspava la fronte
e ,quando s'accorgeva,
lesta tirava via quel
grigiore e fascino
di riso ricomponeva
il tutto.
Alla mia amica Laura.
Quando mi sento
Quando mi sento di
esser naufraga in balia
d'onde e tumulti
allora immagino
d'esser mare
che accoglie
naufraghi
e li porta in alto.
Ero
Ero oggi poggiata
accanto a due ragazzi
abbracciati in intreccio e
persi al mondo ,all'universo
brillavano specchio uno
nell'altro come appena
nati da ebano e miele
e mi sono sempre più
avvicinata quasi a sfiorarli
in disegno potente di vita.
La luna nel pozzo.
La trovi ,se la cerchi
tra sassi di dirupo
la chiami e risponde
nelle stelle sul monte
la vedi se guardi
tra Cassiopea ed Orione
l'afferri con le mani
nel mazzo di tulipani
la vivi nel cuore se
tieni per mano
chi ti è germano
e diventi luna
se goccioli
fiele e sangue
che sgorgano lacrime
lì nel pozzo.
A te
Parlo a te
che lavori la terra
arida e secca
del Salento
o a te ragazza che
rispondi senza voce
a telefono assurdo
o dico a te piccolo
che aspetti e aspetti
davanti all'asilo
oppure a te madre
che osservi il tuo
uomo bambino e già
lo temi e poi
a te nonno con occhi
senza pupille o anche
a te ragazza piena
di speranze d'amore
o a te piccola creola
con le mani a conca
ed anche a te poeta
e a voi tutti
di paese infinito
andiamo insieme a forti
passi a dire che
questa terra
ci appartiene
ed apriamo finestre
e porte e portoni
per far entrare
nuova aria e nuovo canto.
Madri
Le vedo là ritte
come stendardi
un solo corpo
e un solo volto
squarciati nel dolore
petti immobili
alti contro il vento
polvere del tempo
s'ergono a dominare
valli ,pianure e monti
ed il loro urlo copre
di fuoco l'oceano
le lacrime sgorgano
in unico fiume che
sfocia caldo in mare
i loro abiti in lutto
volano e s'attorcigliano
in forte corda d'amore
vilipeso ma saldo
i cuori insonni
ancor bagnati di nebbia
seppur trafitti agitano
nobili pensieri
mai dimentichi.
(per tutte le madri"orfane"di guerre)
Disperazione
Sulla collina tuo marito
lavorava chino a sradicar
gli arbusti da terra nemica
alle prime luci dell'alba
quando nuvole nere
rovesciaron acqua
e grandine scendeva
a mitraglia
e l'acqua presaga
di tribolazioni
riempiva assassina canali
fiumi e pozzi e scoppiava
da tubi e da fori
senza mai rallentare
il passo e si sentivano
mesti i bambini non
più respirare
e tu devastata e di
nuovo gravida
chiudesti le finestre
con giornali e stracci
gonfia di pianto e pelle
ben tirata in nocche diafane
e al suo rientro
gli strozzasti via
tutta la disperazione.
Mazzo di carte
Scorre film
di teste e colori
di passi e di rumori
quando al crepuscolo
talvolta m'affaccio
a guardar basso
dal mio abbaino
vite e pensieri
partenze,addii e ritorni
e quando cala la sera
pare trascorso un millennio
ed esser io tra loro
mescolata in
un mazzo di carte.
Piovono
Piovono come gocce leggere
minuti ed ore e giorni ed anni..
ti vestono di nuova forma
e tu aspetti aspetti
di ritrovar la tua.
Sveglia
Non voglio
proprio ora
smarrirmi tra
le stelle nè
poggiarmi rapita
dai raggi del sole
non voglio anelare
all'argenteo manto
di sere miti
nè farmi carezzare
addormentata da
fili bisbiglianti
nè esser baco parassita
voglio sterrarmi da
vaneggiamenti
voglio esser sveglia
vigile di testa
guardando sempre
e comunque avanti
senza perder contatti
con il camminamento
futuro costruito anche
con il mio fegato,pancia
e immenso cuore.
Quei mari che ritornano
Sono proprio mari
quelli che ritornano
t'avvolgono in onde
calpestate da sassi
e poi ti scaraventano
in abissi d'amaranto cupo
e ti risollevano strappandoti
braccia e capelli
e dondoli spossata tra
cavallucci ed alghe
e t'afferri le mani
per sentire se sei tu
e poi flutti t'afferrano
e danzi in abito di seta
e nelle pause respiri acqua
e profumo e sgrani pupille
diventate fiordi e muschio.
Sono mari che sempre più
ritornano.
Passato
Ci segue
tutto intero
sempre è accanto
chino e piegato
sul presente
tutto il vissuto
amato e pensato
sta seduto dinnanzi
alla porta della
nostra coscienza
e se si prova
a ricacciare
indietro un ricordo
non "necessario"
arriva poi
di contrabbando
qualcosa già di
prenatale
e questa condizione
perenne in noi che
sopravvive non
ci darà momento eguale
ma sempre nuovo
ed irreversibile.
Tempo interiore
d'intuizione incessante
è forse il vivere?
Gioia
Secca secca con ossa
a fior di pelle, nera
di sole arso d'Oristano
la vedo tuffarsi a pesce
in mare come ad infilarsi
un vestito già usato
e viver come suo da sempre
liquido primordiale
e poi spruzzi a volute
di gioco che schizzano
d'intorno ma all'improvviso
senza palpabile ragione
rabbuiarsi in volto
e le fossette divenir spelonche
ma un riccio è richiamo per
scappare sull'arena fina
e tra gli scogli puntuti
eccitata da brama animata
di farne suo il profumo
e la mangio con gli occhi
quando muove incontro
e finge ancor luna
di traverso
ma già l'occhio rivela
lampi di risata:
m'abbraccia così forte che
sento sulla pelle ancor i segni.
Sempre s'è spinta oltre
a ricercare mistero delle cose.
Ora donna mi dice"Non sono,
mamma,grilli quelli che sento
mentre faccio conti,bilanci o parlo al pc
sono sinapsi funzionanti che
fan volare il mio corpo in
distacco da stanza muta
per tornar libera in gioia
a vibrare ebbra di mare
e di umide stelle.
Entra con me ad ingoiar la vita!".
A Cecilia,mia figlia ,anima piena.
Domani
Chi sa se domani
ci saranno ancora
certe brezze che
volano capelli e dolci
canti in profumo
se la memoria
vivrà ancora
di nuvole assortite
o tristi notti
e se tutto opaco
comparirà il riquadro
o se esilio di terra
toglierà la pace
o gioie nuove
inonderanno terre
ma che passi e perpetui
un poco nei geni di figli
nipoti e poi.....
l'eco sfrangiato ma
sublime di qualche sillaba
o anche sol di suono
dell'amore trasmesso
senza veli.
Ho sognato
Ero stesa su
lenzuola sfatte
e a me accanto
due figure sfumate
che assorbivano
frementi in pallore
sangue e sangue
dalle mie vene
ed altro veniva a me
passato e rosso vino
da macchinari ed ampolle.
La paura ,al risveglio
è che le riserve sian
ormai prosciugate.
Abitatrice d'arbusti
La vidi un mattino
di sole terso
su di una spiaggia
levantina in Giugno
portava un pareo verde
di sottile ordito
e scalza guardava
il mare senza mai
voltarsi indietro
capo un po'inclinato
e mani a carpire le onde
e con i piedi intrecciava
voli e movimenti lenti
mentre lievi si
sfioravano le gambe
ed il petto adorno
si muoveva al suo canto
delicato e sommesso
quasi un gorgoglio
di fonte e poi si girò
ed aveva in fronte
luce ambrata di chi
conosce boschi
e maree e pare
esser padrona
del suo corpo e
della sabbia pulita
del mattino.
Ispirata ad un personaggio
di "Ginnastica e rivoluzione" di Vincenzo Latronico.
Non so se
Non so se riesco
in versi a spiegare
quanto ami
la terra che calpesto
che sia deserto primordiale
oppure landa nordica di gelo
ogni luogo m'afferra e mi
carpisce e vorrei rimanesse
tale,come una fotografia
nella mia testa e soffro
a volte in pianto quando
ritorno e non ritrovo
mi perdo ,chiedo aiuto
e mi domando come
una scatola viola di
garage possa violare
un paesaggio che
dà gioia al mondo.
Mi hanno
Mi hanno insegnato
a lasciare il posto
a tavola imbandita
a chi più di me
era affamato.
Mi hanno insegnato
a gustare il bello
in abbraccio d'amore
in dolore di madre
davanti a Goya o
ai girasoli scoperti
tra le pagine e le note
in sussurro di stelle
tra le mimose ancor fiorite
in mare aperto o tra le rocce.
Mi hanno insegnato a portare
in dignità valige e sudore
senza troppo passare
all'altro del mio dolore
a godere in profondo
di gioie sopraffine
spesso celestiali.
Mi hanno insegnato a
sorridere al nuovo
senza sospetto o timore
e a carezzare la bellezza di tutti
e tutto mai torcendo mano.
Ora questo bagaglio
grande e puro
saprà sorreggermi
mentre cavalco onde
senza riuscire a veder
danzare l'orizzonte?
Mi darebbe sollievo
Mi piacerebbe essere
una soglia per me
allor quando abbisogno
di passare il confine
e lasciare terra che
a volte m'è straniera
e maldestra farmi
entrare in tanti
e tanti cuori.
Cacao
Kakawa azteca
acqua amara
primitiva bevanda
dal suono di cucchiaio
sbattutto nel recipiente
per far schiuma
semi d'alberello
tropicale di pasta
bruna come il color
della sua terra
fulva venata di
rosso sangue
polvere biblica
in richiamo di
talco sottile
pianta arcaica
che alligna all'ombra
e Amado la racconta
in liriche suonate
sapore aromatico
tra i piu' sensuali
e goduriosi
coltivato in piantagioni
tagliando le cabosse
col machete
fermentato ,
essiccato
e poi ..le fave vengono
chiuse in grossi sacchi e
i nativi non lo vedono più:
chi gode del piacere
del cacao sta lontano
da dove nasce e
dalla fava al gianduiotto
passa impietoso cammino.
Quell'appagamento
dell'indulgere in bocca
a squagliarlo sul palato
non esiste a Tobago
o nel Mali.
Noi ce le siamo inventate
le tecniche e le forme
e i retrogusti al peperoncino:
chi coltiva caffè e cacao
nulla trova d'emozionante ma
simbolo della loro povertà
di bambini venduti per pochi dollari
sfuttatti ,piccoli schiavi neri
da altri neri più ricchi...
e noi in esotica baldanza
ne gustiamo
la musica soave.
L'accappatoio azzurro
Non conosco il luogo
ma mi è amico
nè so quali fattezze
abbia la dimora
nè in quale stanza:
vedo pareti color corallo
appena appena lisce
e nell'angolo a destra
accanto alla finestra
quella piccola che
guarda sul mare
c'è appeso un accappatoio
azzurro senza macchie
nè segni del tempo
che aspetta che
lo indossi.
Anche
"Anche questo
tramonto
lo porti addosso
benissimo"
mi disse un giorno
e così ebbe inizio
un nuovo racconto.
Guardare?
La mano prova
a passare lieve
su capelli radi e spenti.
Lo sguardo prova
a reggere volto
deformato dall'ira
e dal dolore
quasi avesse perso
sembianze umane.
Le orecchie provano
a capire
oltre dure parole
di chi vede nell'altro
salvezza oppure diavolo.
Il corpo prova
a farsi piccolo
quasi trasparente
a celar vita
a chi vorrebbe
l'altro suo specchio.
Il cuore lacerato
prova ogni attimo
a cancellar la
vista d'occhi foschi.
L'anima rattrappita
ti osserva caro
da tempo senza tempo
nei tuoi mutamenti
mantenendosi
ancora cristallina.
Il cervello guardiano
d'ogni scatto
non perde mai di vista
la tua notte.
Il timore sempre
come ghiaccio
pressa il ventre
chè notte diventi
anche per me.
E tu come farai
se non puoi da solo
attaccarti al carro
e metterti al coperto?
Ghirlanda
Vorrei intrecciassi
una ghirlanda
fatta di rovi e giunchiglie
boati e brezza
anemoni e paure
sorriso e sciabole sottili
sangue ed acqua di fonte
e la mettessi
delicatamente
sul mio capo chino
chè è l'ora di sollevarlo
lesto in cammino.
Se
Se in memoria
nulla si cancella
di ciò che passò
in meraviglia e dolore
come tronco intagliato
che cresce in alto
con le sue ferite
perchè muto e oscurato
diventa ricordo di
passati orrori ed abusi?
Se non si perde il cielo
nel cammino
se intimo rintocco
rimane appeso
ai pomelli del cuore
se continua a tessere
antiche strame la storia
nelle tue vene
perchè ce ne disfiamo
come plastica di bottiglia
alla prima prova?
Siamo lì con le braccia
appese dietro le spalle
come volessimo nascondere
testimoni lunghi di secoli .
Forse
Forse il sole morirà
forse la terra resisterà
ancora
o altri mondi
s'apriranno
a vita differente:
esser alieni
nel nostro pianeta
che senso ha?
Mio ragazzo
O mio ragazzo
che stavi chino
sul banco
e spesso dormivi
e non toglievi mai
la maglietta arancio
quella sbiadita
anche nell'ora
di ginnastica
e dicevi di sbieco
che sentivi sempre
freddo d' ossa
ma un giorno non venisti
a scuola e un giono
ed un altro ancora
e arrivarono gendarmi
alla tua baracca
dove catasta di
gente alla rinfusa
giaceva senza volto
e tu non c'eri.
Ti trovammo
il mattino rannicchiato
davanti alla scuola
insanguinato
e come uccellino senza
nido e senza canto
trovasti mani
amiche per curarti
ferite antiche .
Ora sei uomo
e ti guardo e mi pare
ragazzo mio
di scorgere nelle
tue carezze
un sentimento quasi
extra umano
oltre ogni amore
in calice divino.
( A Carlo e alla gente che lo ha amato)
Facciata di palazzo
Se per caso osservi
finestre
come orbite appaiono
al tramonto
e se scavi e scavi
ci vedi un mondo
che opera ,che pensa
violento o vile
amoroso e in gioco
indifferente o vuoto
illuso ,perdente
attento ,sopito
lontano,vicino
in fremito d'amore
timoroso del poi
in ansie ,in dolore
a fare, a dire
a perdere e a lenire
a creder di vincere
assonnato e stanco,
vitale o pigro
morente in preghiera
e tu sei lì
con tutti e in tutti
perchè parte del coro.
Dormire
Mentre le membra
già sentivo in sonno
scorrevano sul muro
profumi dentro le narici
la camomilla alla mentuccia
prima degli esami
la naftalina pungente
per indumenti di lana
che indossata quasi
inebriava i sensi
quella stoffa a quadri
bianchi e neri
della prima minigonna
ultima moda
odore un pò stantio
ma mistico
di libri vecchi
senza copertina
gusto sul palato
d'agnolotti
fatti in casa
che mi portavo per
giorni e giorni
sul cappotto
e poi il "Vov"
sulla mensola di cucina
a farsi più dolce e gradevole
sprigionava ebrezza
anche la notte.
Io mi sento ancora
nelle vene oggi
più di ieri quella
ragazza che
vive come zattera
dentro i miei pensieri.
(a colei che mi ha accudito senza essere madre ed è stata la mia
zattera)
Senza timone
S'ergono dapprima ritti
sulla chiglia bruna
e guardano lontano
poi s'appoggiano stanchi
all'imbrunire di
giorni senza vento
su legni fradici
e nei volti scuri
allignano domande
e timori ;
come arriveremo,dove
per quanto..
e paiono uomini
in fuga d'orizzonte.
La mia valigia.
La valigia rossa
di pelle spessa
vorrei portarmi
dietro quando esco
è leggera e mi fa
proceder alta
ma leggiadra nel passo
di sguardi molli
in sinuosa via,
qualche volta inciampo
ma per vezzo
e poi un po' sudata
poggio omeri al vento.
Dentro son conservati
in segreto
quei giorni inutili
vani e senza scopo
ma così colmi di me
da impazzire.
La mia musa
Tutto ebbe origine
da bisogno
impellente
d'esprimere
l'acanto rigoglioso
là in giardino
il passaggio del vento
tra gli aghi di rosmarino
lo scintillio pungente
delle mattine di Marzo
il canto della lucciola
rincorsa tre i peschi
il sentiero rosato
lasciato dai petali
rosa arnacio pallido
l'orlo purpureo dei
ciclami sulla bordura
e quadrifogli che
bucano le pareti
del mio capanno
e l'avanzare della notte
sul mare in basso
quasi richiesta
o preghiera di flutti
d'andar con loro
a fare capriole
e sentire gli spruzzi
sulla pelle come
carezze a te e sol
per te.
Ecco il mio bisogno
non ancora
appagato
di perdermi
assorta
in un canto
dolce e pietoso
che tutto monda.
Le mani
Non contare le fatiche
i pesi che paiono più grevi
le punte che mordono
la pelle
nè i metri di nera terra
da arare
se puoi al risveglio
vedere albe
e la sera aspettare tramonti
non contare più le fatiche
chè le mani
non potranno esser stanche
tra zolle ove
semini speranza.
Anima mia
Anima mia
lo so che non comprendi
spesso sorvoli
in rade nuvole vaganti
fuggi occhi e bocca
in timore di
risposte distanti
e assetato passi
altrove corpo e mente.
Anima mia,
non fuggire ancora
ombra fluttuante
sopra le mie spine
spingi con unghie e denti
e muscoli ancor forti
apri con slancio
battenti accostati
non rimaner impigliato
a vaneggiare
cerca con mani là
nell'angolo
quello più remoto
che custodisce passioni
ed il gelo attorno
saprà
dar calore.
Randagi sono
Randagi sono quei
giorni di bruma
non troppo fitta
che fa intravedere
e cerchi un modo
di chiamare
di chiedere
anche di tacere
in ascolto di te
poi il colombo
sul davanzale
annusa la colomba
e monelli svolazzano
allegri ad occhi chiusi
il caffè gorgoglia già
sul gas ,bruciacchiato
e allora metterò
zucchero di canna
tanto e pastoso
e talmente dolce
troverò più di
un modo.
Se guardi
Se guardi
occhi di bambini
vedi tutto d'un colpo
latte e zucchero
mescolati al sogno
una baguette grande
come una casa
un succo che diventa mare
un lego che diventa treno
una biglia che guarda Giove
e un'anima pura
in canto.
Conservami ancora
quel sognare.
Come mi piacerebbe.
Come mi piacerebbe,
quando poggio mollemente
all'alba piedi sul tappeto
scendere su terra e acqua
e dormirci dentro
e sentire sulla carne
caldo e freddo
e bruno e azzurro
e umido profumo
e sorriderti ancora.
Concessione.
M'è dato
seppur per breve
lasso di tempo
e di spazio
provare un sentimento
che parole ,suoni
oppur colori
non sanno
fotografare
un lieve moto
d'anima in sussulto
che mi permette di
raccogliere ed
accogliere
dentro e fuori
immagini infinite
nel tempo di gioie
e dolori che passan
dinnanzi come fiammelle
d'intensità trasparente.
Le tengo amorevolmente
e le curo e
i miei modesti affanni
piu' non odo.
I prigioni
Sembrano volere
uscire dalla materia
per vivere di
vita propria
colmi d'ira
d'esser stati creati
a metà tra il nulla
ed il tutto
bisognosi di finitezza
ed ad un tempo
di libero corpo
aperto al sapore
d'aria fina.
Questa notte
Questa notte
nulla mi potrà distogliere
neppure terremoto o tempesta
nè campanello cupo senza posa
nè picchiettio vorace di pioggia
o grandine sul mio velux
nè schianto di una porta
o schiamazzi sotto le finestre
neppure la chitarra del vicino
che suona melodie d'altri tempi.
Questa notte non voglio fare altro
che attendere l'alba avvolta in
scialle di lana fina color del tempo
in attesa del tuo risveglio
mentre ti guardo dormire
mentre copro il tuo corpo stanco
e lo medico da ferite dolorose
e m'arresto dinnanzi a frasi mozze
ogni volta che il male t'attraversa e
t'azzanna all'improvviso e tu
vorresti lenirlo con sonno eterno.
Ti parlo piano ma non senti e
mormoro parole quasi in canto
come nenia a piccolo cullato
per farti sentire anche solo
un attimo il calore di donna
che ti nutre di nuova vita .
Questa notte sta diventando alba
di suoni e colori ma io aspetto
un battito che mi dica che sei ancora
ancora per un poco qui con me.
Sette paia.
Sette paia di scarpe
ho consumato
da mane a sera
a carpire il segreto
a scoprire il mistero
di notte infinita
senza buio nè luci
per aprire pian piano
ed accedere
nuda ad un mondo aperto
non intaccato da
torbide coscienze.
Ho raccolto stracci e ampolle
soppesato calce e granito
ho assaggiato bufera e
tramonti infuocati
e scolpito sul viso
quella lama che fende i monti.
Ho indossato poi
fogli scolpiti e
silenzi bianchi di neve
ed il mistero era lì
in quella voglia dentro
di noi di spirito in sciame.
Tre volte
Tre volte ho guardato indietro
tre volte ho girato occhi di seta
tre volte di troppo forse
ma il mio corpo tiepido
s'è fatto avvolgere
da gocce di passato
poggiate da mano
delicata sulla scia
e sento fragrante in bocca
quel ricordo che spesso
ancor mi nutre .
E quando
E quando ti prende quella fregola
sei in mezzo alla gente
stai chiacchierando
oppure tagli rapida carote
e ti fermi ,cambi stanza o posto
cammini e poi ritorni
guardi e non vedi
sudi capelli di gorgone
e mani senza scampo
non tieni fermo nulla del tuo corpo
tutto vorrebbe uscire
fingi un malore
di bianco pallore
non è smania insana, ti dici
è non sentirsi piu' presente
anzi essere altro senza voce
non capire parole
cercarne altre
scorrono pensieri come rondini
si mescolano l'ieri,l'oggi e il domani
e le figure e i volti paion lontani oppur
troppo vicini da toccare
e poi ti sfiori e ti pare corpo d'altri
e allora ritorni dov'eri
e continui ma tagli le cipolle.
Flash
Apparve in atrio sontuoso
con sguardo obliquo
che ha dell'ingordigia diffidente
come chi sente
sfiorar l'anima
di patimenti
e li scrolla così
da spalle alte
in un sol gesto.
Il suo arrivo non provocò
nessun aumento
di temperatura.
Quadro
Se riuscissi a star
chiusa dentro il confine
dentro la cornice anticata
di quel quadro
dove si vedono
dipinti con amore
moglie e figli
e padre dinnanzi al desco
e dalla finestra
si scorgono ulivi ed oleandri
se sentissi che quello è
il mio posto
lì dove sono attesa
se non volessi sempre
uscire spingendo
e ledendo la tela
con gomiti e petto
e sgusciar via
come ladra bambina
potrei rimetter tutto
tutto a posto.
Bambina
Sbuca una bambina
guardinga dal portone
sotto l'arco
minuta in abito
d'abbraccio di vento
fanali neri sgranati
a scrutare
a cercare l'amico
quello di sempre
Alfio,il figlio del barbiere
allampanato e goffo
poggiato contro
il muretto di pietra
in abiti non suoi.
Si prendono per mano
saltimbanchi impacciati
lanciandosi ogni tanto
una mela sbocconcellata
in risa e poi
s'accucciano
sui gradini
della pieve antica
e parlano e parlano
solo a gesti e
si comprendono al volo.
Scusami
Scusami ancora
amore mio
scusami
per non aver raccolto
le tue parole in grembo
scusami ancora
per non aver carezzato
quel mattino
la tua barba folta di giorni
scusami
per non averti fatto
nicchia calda
dentro il mio letto
scusami ancora e ancora
per non essere
come tu vorresti.
Francesco,Salvatore ..ed altri ancora...
Case fatiscenti
mura scrostate
in labirinti stretti.
S'odono voci d'urlo
porte sbattute in pianto
e poi due ragazzini
correr via con occhi
afoni di sorriso
e volti da vecchio imberbe
in alito di gioco:
nessuno li vuole nè li cerca
passano di mano in mano
pacchi un po' acciaccati
depositati lì al centro
della via del paese
tra altri come loro
in infanzia rubata
di sguardi d'amore.
Camminano insieme
ma soli e lontani
ognuno percorrendo il suo viaggio
senza un alt gridato
per dare a quel fiume perso
un senso,un argine,una foce.
Tutto si conclude
in antro buio
vuoto di suoni e colori
che l'intrappola
senza scampo alcuno.
Gl'infanti violati per giorni e giorni
si guardano
lentamente morire.
Agli occhi di una madre
appaiono piccoli
mai nati.
Piangeva dentro
Piangeva dentro
con occhi di foresta
al par di fuggiasco senza meta?
come chi ha perso e non ritrova?
o chi guarda e si sente cieco?
No.Lei piangeva in perfetto
silenzio di lacrime.
Piangeva dentro
con occhi di foresta:
aveva udito una canzone
e l'amore nel suo bosco
era tornato a casa.
All'improvviso.
Quando d'improvviso
senza alcun preavviso
arriva quella melanconia
ti senti i timpani
scoppiare.
Come datteri
Come datteri bruni
sono incollate
come api al miele
come sagome di bimbi
ritagliate
sono le immagini
di voi
seppur lontane.
Oggi
Ho pescato a caso un giorno
con mani di farfalla
poi ho gettato
piano senza rumore
nell'aria tiepida
sabbia di desideri
chè voli ovunque
tutto d'intorno.
Un giorno
Un giorno hai detto
quasi a mezza voce
con il volto un po'
inclinato in avanti
"oggi parto a cercar
altri lidi, altri mari, altre donne"
hai poi guardato a giro
con sorriso non più tuo
hai girato la schiena
un poco curva
e a passi strascicati
quasi a scusarti
non sei più tornato.
Hai trovato sì donne e lidi
e mari ma il tuo male
non t'ha abbandonato:
é solo terra nera
che ti culla
Vorrei
Vorrei che mi regalassi
un paio di scarpe nuove
tessute di luna quando
è quasi piena e filo
di grano ben maturo
con lacci di segale scura.
Così potrei salire in cima
a quella scala alta là
vicino al leccio
non so dove mi porta
ma sento dal profumo
e dalla sua leggiadra
forma che arriverò
a toccare Sirio
la stella che da bimba
immaginavo fosse
luogo d'incontro
dell'amore .
Aiutami a salire
dolcemente
conducimi nei primi
spessi gradini
e poi lascia la mano
chè da sola debbo
spingermi a forza
spazzando via
dagli occhi nubi
e uccelli neri
e sentirmi libera
in pensiero.
Quando sarò arrivata
ti farò un fischio
e se vuoi puoi
salire anche tu ma
attento che sull'ultimo
gradino solo due scarpe
possono volare.
Che cosa?
Che cosa mi lega al pc?
Forse esporre
al foglio senz'occhi
quella parte di me
che pare muta
coperta di croste
e bendaggi
che ,per timido riserbo
o per vigliaccheria
solo lì un poco
denudo e copro
altalenando
provandone
liberazione in
piacere?
Uomo
Hanno una
loro galassia
hanno sguardo
tenace verso
il tutto ed
esposti
sognano
in dipinto
ciò che avvolgono
in mano ferma
e nella notte amica
hanno luce riflessa
di lampo negli occhi
portata da lontano
e gettata in alto
da fiato leggiadro.
E l'anima s'osserva
in trasparenza
come cristallo fino:
è materia che attende.
Di più
Mi osservo spesso
non mi dimentico
non vorrei sorprese
guardo minuziosa
ogni piccolo cambiamento
di sorriso o di sguardo
perchè vorrei per prima
vedere l'autunno
quello vero
proprio in faccia.
Malattia
Testa pesante
voglia di nulla
vista appannata
in rifiuto del sole
gambe fluttuanti
in sembianza di danza
bocca atteggiata a
sorriso contratto
moto perpetuo delle spalle
occhi senza sguardo
si posano e poi
scappano impauriti
nell'ansia di vedere.
Ecco tu sei
la mia malattia.
Freddo
In coltre calda
morbidamente avvolta
non sento sopire
freddo d'ossa
di risposte inattese.
Nel mio corpo algido
pendii,fosse e salti
percorrono ansando
vene scure in lamento:
rotaie di treno deragliato
carcassa informe
su ciglio di un fosso.
Ho scritto
Ti ho scritto
con la mente
milioni e milioni
di lettere mai spedite
cantavano di vita e d'amore
odoravano di me in ogni segno
ora raccolgo ad una ad una
ogni virgola,vocale,traccia
e le deglutisco qui
in tre scomparti dentro
uno a due passi dagli occhi
l'altro accanto alle labbra
e l'ultimo il piu' piccolo
ma segreto
dove ci sono ancor
radici da esplorare.
Vertigo
Ogni androne era il nostro
ogni panchina in ombra
ogni gradino celato
ogni viottolo buio
tutto divenne solo nostro
ogni umore in stilla
mangiato,assorbito ,digerito
in pasto luculliano.
I nostri corpi lassi
plasmati
in creta incandescente
mai in tregua di respiro
scivolarono umidi
d'ebbra vertigine.
Mi sei venuto addosso
come un treno in corsa,
m'hai sollevata in alto
con le tue forti ali
a leggere le nuvole
m'hai distesa su tappeto
di petali amaranto
a navigar leggera
in mare aperto
m'hai portato dentro
pioggia e vento
unghie e denti
m'hai alzato i piedi
verso il cielo
divinità barbara
m'hai fatto gorgogliare
parole effervescenti in gola
e mi sono persa
in ritmo quasi arcano.
Ora è rimbalzar di tuoni
incastrato tra il petto
e il ventre.
Scossa
Scenderanno in molti
altri cammineranno in piano
arriveranno a gruppi
o ad uno ad uno
in coppia avviluppati di passione
chi un poco lento
nel passo chi
a testa alta
chi in sguardo di sogno
o avvolto da nuvole di dubbio
guance avvampate
pelli scure al vento
mani di lavoro forti
bambini intenti al gioco
senza troppo frastuono
con zaini e ghirbe
scrigno di coscienza
centinaia di lingue
e di pensieri
in ricchezza di sangue antico
scalzi
con abiti arcobaleno
arriveranno nella valle
tra i due fiumi
ove l'aria intorno
umida suona.
Cassaforte
E scavi e scavi
con arti adunchi
smuovi terra
in profondo e ti pare
d'aver agguantato
quel granello
dolente e compatto
ancora caldo
ma sollevi in alto
mani spoglie
persa al vento
come chi cerca
in affanno
d'aprire cassaforte
con la combinazione
errata.
Mano
Mano solitaria
poi tesa per stringerne
in attesa
mano sorridente
in plauso
mano che raccoglie
e tiene
a volte dà
forte a tirare
soma pesante
mano che avanza
piano
senza disturbare
mano che beve
da mille sorgenti
mano magica
di sortilegi d'equilibrismo
mano puntata
là verso il tramonto
in veglia soffice
mano pudica
anche un po'
smargiassa
e infine
inquieta.
Grucce
Abiti appesi
grucce senza carne
in vuoto d'anima
camminano
traballano
s'arrestano
corrono
s'accostano
si scostano
si sfiorano appena
e la sera
ritornano
appesi nell'armadio.
Dove?
Dove ho nascosto
gli ultimi versi
forse li ha acchiappati
uccello in volo
o mano di bambina
in ogni dove
o quel volto affamato
alla finestra
oppure il mare
a me oggi lontano
come ceneri li
ha in sè raccolti.
Aspetto che
l'autunno a me amico
mi vesta di abito grigio
nuovo per forma
ed allora
di certo li ritroverò.
Di nuovo
Torna nei lager!
Così sta scritto
a lettere cubitali.
Gli stessi patimenti
devon penare
popoli già recisi
e piagati
messi ancora
e ancora
alla gogna
perchè giudei?
Presto
Occorre al più presto
inventar parole
che riempiano vuoto
dentro il petto
dipingere arazzi variopinti
su palazzi e città
costruire da rabbia
ruggente
nuovi volti
evaporare
spettri già
lontani
non scappellarsi
a baroni e signori
nè metter più toppe
alla nostra dignità.
Buttiamo alle ortiche
i vestiti
quelli che han coperto
tante infamità.
Eppure..
Dice passante :
"vuoi un poco d'acqua?"
e tu sposti
come bruciata
petto e fianchi
e arretrano le gambe
senz'altro pensiero
"che vuole da me?":
eppure hai sete.
Lontananze
Attorcigliata come vite rossa
in autunno su dune langarole
guardi oltre il muro di pietra
superi colline e frutteti
e poi ancora gobbe e valli
e punti colorati di magioni
e sopra hai quel cielo grigioperla
come mare freddo di Dalmazia
e nubi basse sparse in dissolvenza
che migrano con te in altri siti
dove il tuo occhio avido arriva
in sforzo poderoso,quasi sgranato
vede e torna sazio di vento
con abiti di foglia appiccicosa.
Paga per un attimo almeno
ti sviti dal sostegno ormai stanco.
Come se
Talvolta raggomitolata
accanto a me bambina
m'osservo crescere
e crescere a dismisura
diventare materia enorme
esposta al vento e al fuoco
e poi rimpicciolirsi
incessantemente
da gigante a pulviscolo
di minuto freddo
da vulcano bollente
a gelida goccia
come se potessi
plasmarmi in soffio.
Sasso
Mi sento di
una bellezza
che racchiude
una storia
come sasso
raccolto
in riva al mare.
Vita
Mì hai tirato
per la vita
più e più volte
come fosse un ballo.
Ma ballo non era.
Perseidi
Cadono
a metà Agosto
cadono a doccia
le Perseidi
come cascata
d'acqua sorgiva
avvitata in gorghi
e trasformano
sembianze ricurve
in menhir eretti
al cielo.
Corpo
Sento figura
in invecchiamento
lenta discesa
ma ferita a poco
a poco mi sento
e a voi domando
a voi che sensi
avete affinato
in poetare
come lenire
quel languore
che prende
e tira pelle
e mente
per far tornar
ossa e pensieri
in armonia.
Dentro polvere
Dentro polvere
mi sento calpestata
da cavalli al galoppo:
scavalcano anima
che tenta sorriso.
Afferro da basso
redini per capire.
inutile sforzo
che aumenta
il soffrire.
Luna
Mi porta con sè
nell'età dell'oro.
Mi cinge con sè
in mari indomabili.
Insieme da chiaro sonno
ci svegliamo.
Non cambia
Torna di nuovo
uomo curvo
a camminare
piegando la testa
al lavoro
lasciando dietro
tracce di stordimento
fuma attonito
indugiando a pensare
al disgusto sopito
ma deve andare
ancora a capo chino
passante di strada:
sempre più mite
è sussurro di
di sangue.
In questa notte.
In questa notte
di dolcezza in spuma
non posso dormire.
In questa notte
che lusinga in carezze
non farmi dormire.
In questa notte
con l'aria che canta
vieni a dirmi parole
che non osammo più.
In questa notte
solitaria di suoni
canta tu solo
al mio orecchio
canta in ardente fuoco.
In questa notte
inghirlandata d'amore
spazza quell'ombra blanda
e con me assapora.
In questa notte
che pare quasi alba
non sottrarti
alle tenebre sincere
in abbraccio d'amore.
In questa notte
allora poi
potrò dormire.
Kadika
Tiene le mie mani
strette strette
da bambina
occhi di paura
in volto da vecchia
e racconta il
suo viaggio
interminabile
a piedi e al freddo
poggiata di notte
ad altre spalle
guardando avanti
in speranza di vita.
Poi una mano forte
prese le sue tremanti
e cadde il castello
in cumuli di pece nera.
Tiene stretta una mano
nella mia e l'altra
sfiora ventre
di luna sfiorita.
Domanda in timore
di risposta
abbassa lo sguardo
in attesa
ed io non trovo
parole se non
spartire le
sue lacrime.
Àncora
Nata sei con occhi
che chiedevano.
Sempre ancor oggi
domandi e mi domandi
ti stupisci
e tremi
t'inalberi
o tramuti
parole in musica
fai dello sguardo
rosa dischiusa
propaghi alone
di luce nell'aria
allarghi spazi
per me che
in autunno di risposte
m'immergo
nell'amore
che m'insegni.
Di madre
Guardar dalla finestra
in parco sorriso
loro che vanno
sentir cantare il cuore
se ritornano
un attimo a raccontare
scie di vita
con parole lisce e tonde
e toccare veraci doni
scartati ed aperti
e allora l'aria
meno greve appare
dopo l'acquazzone
di foglie fresche
ed umide che vanno.
Anima bella
Non rovesci nè frusti
chi non ha
i tuoi sogni
non sperdi il giorno
in fumo e calce
non deridi
chi scende e sale scale
nè rancor di veleno
sfiora
divorando corpo e mente
vince in te la gioia
in trionfo portata
dentro coppa di
frutta di stagione.
Condizionamento
Siamo tatuati da gene
di traccia indelebile
da luogo natio
cultura e
gruppo d'appartenenza.
Ruoli su ruoli
cuciti addosso
etichette stampate sull'uscio
e non nel cuore
pulsanti e tecniche
in veste di mani
clima e cibo
già precostituiti
l'altrove quasi un sogno
in identità-prigione.
Allora briciola di
libertà rimasta
sarebbe
solitudine d'anima?
Non vedo
Non vedo più
nero di cielo d'Africa
Sirio di pagliuzze
ardenti.
Vedo occhi di nebbia
sempre piu' in te.
omai infittita.
Son'io che lontana
negandomi
pavoneggio spirito
in subbuglio
quasi baldanza
di poetessa in nuce
mimetizzando il vero
mentre mi spoglio
pian piano
d'ogni parvenza di
sensualità.
Violenza "inutile"
"Non è necessario
Satana" diceva
qualcuno,
non occorre attendere
altro istrione che
legalizzi orrori.
Attenzione che spesso
l'aguzzino ha
in nostro stesso viso
ma lo distingue
libidine di potere
in incantamento
di masse.
Affiniamo i sensi
in lucido pensiero
e guardiamo a chi
sopravvissuto
s'è visto
insozzare una vita
mai piu' vita.
(nel giorno della memoria,per non dimenticare)
Un po' per celia e non solo..
Mi sono ritrovata
per caso
accanto a chi diceva
che gli augelli
del suo gas
perdevano
e mi son detta
"Forse son gli ugelli
che poco han
nella forma
d'uccelletti festosi
e allor sono di nuovo
tra banchi
ed umori intensi
di mille colori:
ecco Michele
che sommesso ride
complice al mio citar
"Il passero solitario"
o al termine "scopa"
crearsi scompiglio
ormonale ...
poi ..Shaima
che recita Giulietta
in passione sfiorando
con amor struggente
le chiome folte
d'ebano lucente
uscite in vezzo
dal chador
e....
mi dico" Preziose gioie
e piacere immenso
ho provato e "..poi penso
e ripenso agli augelli e
temo ahimè di confonderli
anch'io.
Filo
Tesseva tela su tela
per disfarla nel buio
in attesa di
ritornato amore
in pallore argentato
di tunica e di volto
come Arianna porgea
al suo amato
gomitolo da srotolare
per trovar
uscita anche da
lei meschina
abbandonata dormiente
sulla riva
o Aracne
in sfida divina
per oltraggio
non potè morire
ma tesser come ragno
all'infinito.
Filo presente
in miti e leggende
è quello della vita
a volte tirato a forza
lasciato mollemente adagiato
spezzato
oppur fitto
di punti
spesso o sottile
che lega ognuno al'altro
e all'altro ancora
dai primordi a domani
e pur con buchi, macchie
e sfilacci
mantiene in umanità
l'esser germani.
Là
Proprio là
sta una mensola
di metallo freddo
coperta di libri e fogli
in ammasso informe
e mi guarda
e da me vuol
risposte
del perchè
scalza giro
a cercare
e non trovo
a cantare
e non esce voce
a ballare
a piedi fermi
e non comprende
che io non sono
li'.
Avvenne
Fu proprio in quel giorno
si ,giorno di pioggia
sottile come semola
proprio allora lo vidi
all'angolo di strada
forse era giovedì
all'imbrunire
un poco opaco
per l'ombra delle case
vestito come tanti
d'incedere lento
e trasandato
quasi a passo di danza
e parlava lingua sfogliata
tra vero e menzogna
una lingua di tanti ma
a me parve esperanto
fui incantata e
quel bruciore di
macchia indelebile
mi trascino' con sè
e abbracciai quel corpo
sconosciuto.
Terra
Se muori in un luogo
diventa tuo,
dove t'attende casa
camino e donna
amici in festa o in
triste lutto
è tua destinazione,
oppure sito sfumato
in ricordo d'amore
è tuo come
zolla d'esilio e
di dolore,
senti di possedere
quella valle vuota
dove passano
orme ormai stanche
o paese abbarbicato
visto e fotografato
o fiume secco di
lidi lontani fermo
negli occhi globi
dell'emisfero.
Ecco il tuo paese.
Mentre
Sto vivendo inizio
d'una notte e penso
a chi di là il giorno
intriso di luce sta
vivendo intenso
ed immagino
caleidoscopio
di colori e suoni
poi ti guardo
dormire e cerco
sorriso e luce
quelle che
irradiavano anche
in pesto buio
ma vedo solo notte
tutto intorno.
Indigesto
Di colori
musiche
parole
immagini
schermi:
ossessivo
riempie
spazi
sempre
cibo
tradizionale
esotico
imperdibile
unico
tanto
raffinato
grosso
grasso
multiforme
informe
diafano
brillante
nauseante
smagliante
accattivante
ributtante.......
Senti dentro
malessere
di bocconi
spinti a forza
per non vedere.
E' propizio?
Riprendere
per mano quei sentieri
quelli che pur tortuosi
ti portavano in cima
cantar labbra
all'unisono
di nuche in cenno
ed occhi sprigionati
rendere risveglio il sogno
immerso in frantumi
aprire con forbici affilate
parole sveglie
avvolte di bruma
cancellare
con spugna dolorosa
illusioni senza una meta
masticare innocenza di voli
strappar piume di stanchezza
addolcendo passato
di presente nel poi.
Tempo è propizio
per lasciar l'esilio
e riprendere
il tempo della vita
vegliandosi le lacrime?
Cosmo
Quando vedo ruscelli
devo sentirmi acqua che scorre
rapida e fresca di sassi ed erba
se cammino tocco selciato e muri
e divento terra o polvere di marmo
se tocco le mie rose
ne mangio petali succosi
e sono fiore che sboccia
va e poi torna al mondo
se osservo stelle sono luce
lieve passante in cielo
se sono in piazza sono gente
quella stessa di caccia e raccolta
solo cosi' sento pace di dentro
altrimenti se m'incupisco
per un bieco sorpasso
divento nulla e mi spengo
pian piano.
Pavlov
Sempre
e per sempre
in cerca
d'amore
volto che muta
appare eguale
riflesso
anche in assenza
illusione mai paga
macchina che riprende
stesso tema
cambiano solo
luce,tempo e spazio.
Tutto in affanno
d'eternità.
L'anno che verrà
Il paese si sveglia
all'alba dolce
riscopre pensieri
da tempo affossati
s'inerpica leggero
fissando alto
e semina sudore
di nuovi germogli
in terra bruna
appena arata.
Riprende vigore
ogni vena,ogni osso
ogni organo spento
al par di formicaio
intento ,sicuro e scevro
delle sue paure.
E' mondo immaginario
ancor coperto di cirri
quello che scorgo
ma un raggio sottile
fende e appare
si distingue appena
un bimbo ed il suo aquilone.
Nebbia
Ed ora la nebbia
salita da foschi
recessi del cuore
ricopre il paese
incantato di sogni
si spengono voci
affogano suoni
soltanto stridii
d'uccelli rapaci
non s'ode parola
ma triste naufragio
al fondo d'abisso
di nera pietra
che scende nell'imo
ma pian piano
dirada la nebbia
e mani che svettan
carezze
gettano sassi
dal cuore.
Notte
Che pace è la tua?
La pace dei morti,
di ore sottratte alla vita?
Tu non scendi invocata
da chi ti conosce
conosce le veglie
il buio trafitto
in mare di nero
sfrecciante.!
Nugae
Ed eran sul nostro balcone
gerani e petunie
amari oleandri
dal fiore presago.
Visione
Una mano m'invita
alle soglie di vecchio
maniero ,arcano,remoto
mi chiama ,mi prende
e trascina e sento
lontano ,vicino voci
a lungo sapute
troppo ignorate
che sanno di vita
leggiadramente rapita.
Bologna
Mentre percorro a passo lento
immutabili porticati a crociera
piazze e cortili di sapore antico
sento voci bambine ansanti
per la corsa ,visi arrossati
scapicollare in bici tra risa
e lazzi in tripudio di rosso
e poi guardo lapidi ovunque
di ragazzi periti e pianti
da volti consunti e senza
tempo e mi sento dentro
i mattoni ed il selciato
le porte trecentesche
e le taverne impregnate
di profumi e di vino
e mi siedo con chi
mi trovo accanto
a cantare a voce spiegata
ricordi grassi e popolani
ricchi ancora di passione.
Il passato fuso miracolosamente
al presente lì vive di sua luce.
Sputa
Sputa pietre
dal tronco esofageo
piccona quel muro
eretto con tanto rancore
spazza silenzio di neve
strappa ovatta soffiata
che ottunde
sensi d'intorno
mastica a piene mani
boli spessi e polposi
d'amore e dolore
e respirerai
a cielo aperto
sentendoti
finalmente
quasi intero.
Tg
Moncherini
mi paiono
i miei arti
di fronte
al mondo.
Verità
Sul labbro umido
sta poggiata da tempo
domanda
in inquieto silenzio
d'afasico rimando:
perchè dolore e sopraffazione
fin dalla genesi del mondo
iniquamente sono distribuite?
Ed allor scaturisce
prima ovattata e poi
dardo abbagliante
risposta d'amore
indispensabile cibo
al cedimento cupo
amore che da solo
contiene e possiede
il vero ,vergine e puro
in altra dimensione.
Stella
Ho comprato una stella
ci sono entrata
l'ho sentita mia:
è quella che scorgo
ad una cert'ora
in ciel di Maggio
lento di scuro
tra basse nuvole
poggiate sul mare
ad oriente di luce
quasi opaca.
Mi ci tuffo
in armonia d'ignoto
trascorrendo
lassi infiniti
in corpo galleggiante
di trasparenza evanescente
e tra buche del mio essere
scorrono acqua,vento ,profumo
calore,gelo e luce
in sensazioni che
nulla hanno d'umano
e promettono eternità
su scie umide ed ardenti:
sarà questo,per caso,
il paradiso?
Segreto
Intossicati in vorace
stordimento di ritmi
tecnologici e stranianti
conserviamo,vi prego,
in incubazione calda e
cullata con amore
la fantasia di riscoprire
la parola pura d'essenza
desiderio del vero mistero
turbamento benefico del bello
incursione d'affabulazione
richiamo interiore d'attesa
retaggio atavico di radici
flusso di dramma non dissimulato
immersione in voglie e passioni
di natura in tempesta
disegno di vita nella vita
morbido all'imbrunire
come fiotto che esce lento
da ferita quasi rimarginata
canto che riempie il cuore
nell'eterno divenire:
questo appare ora e qui
unico sorso di mosto prezioso.
Per strada
Lasci,
ad un certo punto
per strada il senso del tuo
del suo ,del vostro nome
poi lo ritrovi e
ricostruisci
con lettere piu' grandi e colorate
che metti in tasca per guardarle
lungo la via lunga e tortuosa
e poi perdi l'orientamento
e neppure la casa ritrovi
e lasci ricordi e persone
che poi riappaiono
differenti
illuminate da lampioni al neon
e le metti negli occhi
per rivederle ogni tanto
nel cammino
e neanche piu' i muri ci sono
con tanto sforzo eretti
e conservati
ma t'appaiono
enormi e lontani
non tuoi ma passati
di mano in mano
e li guardi stavolta con le mani
li tocchi e li senti quasi umani
li vorresti portare sulle spalle
ma neanche quelle trovi ..
le hai lasciate....
e continui da solo.
Deserto
Dentro ocra
e crema sguasciante
ma solo leggermente
morbida al tatto
rassicurante
e quasi evanescente
sei granello
immerso in
estasi assoluta.
Anima
Appari
nudo sudario
in sonno dimentico.
Il caso volle...
Il caso volle
per accidente
o congiuntura
sorte,fato o
per pura combinazione
involontariamente
eppur m'è accaduto...
frasi mozze vaganti
intorno offuscano il vero.
Non c'è più tempo!
Occorre dire basta!
Uomini dabbene
c'insegnarono
con la forza
della semplicità
a voce chiara
che noi siam
fabbri della nostra
fortuna.
Baobab
E' albero della vita
avvolge con vigore
di fermezza antica
per dare un senso
al viver mesto.
E' bisogno di
linfa ,pioggia e sangue.
E' immagine sfumata
eppur di tessuta presenza
d'alba rosata
all'inizio del mondo.
Dov'eri
Reduce da deportazione
manteneva con me bambina
ancor sguardo vitale
e mi diceva "dov'eri tu
che prima non c'eri?"
Sempre rammento
in occhi liquidi di
grigio acciaio
quel sorriso in domanda
e la mia risposta d'allora
"niente c'era prima "
e percepivo un mondo
appena nato scaturito
da una stella cometa
su cui io volavo a terra.
Pensiero irradiato di grazia e d'amorosa attesa quasi
dovessi ancora iniziare
ogni volta da zero
m'accompagna soffuso
di vago e pallido tremore:
gli artigli del tempo però
l'hanno ferito irreparabilmente.
Bellezza.
Non canta l'anima
non tentar di farla sorridere
non vuole più sottrarsi al dolore
manca d'aria e respiro di spugna
sulla bocca incatramata.
Non rinuncia ,ha sangue di
fiera nelle vene e vuol scrutare
nello sguardo rapace del vile
nel lercio che di pinguedine
riempie palazzi e mercati
ove cani e ladroni vagano
venditori di fumo e di falò.
Non sopporta più tacito sonno
e mai riposa in labirinti spenti
ma sovente pensa
"potrò ancora far nascere bellezza?"
Condanna
Siamo condannati
a guardare, sapere
capire senza scampo
Siamo condannati
a volgerci in alto
verso fumi , vapori e luci
artificiali senza
veder più le stelle.
Siamo condannati
a veder fabbricare
stumenti di morte
da chi di morte ha già
il corpo pronto.
Siamo condannati
a sparger lacrime vane
in ghiacci di silenzio
d'intorno.
Siamo condannati
a sapere e a non
saper che fare.
Abbraccio
Scarto pian piano
seguendo il mio tempo
di rintocchi rapiti
e vivai di pensieri
preziose statuine
del presepe
memoria sciolta
in ventaglio di
remoto dimentico.
Le poso con guanto
di seta intrecciata
a ruggine di sogni
delicatamente
sempre al solito posto.
Le mie labbra
luminose osservano
in guardo d'insieme
rii , greggi e monti
come sfogliassi le stelle
in antica magia.
Arrivano tutti in
sentiero leggero
dal pescatore alla
guardiana d'oche
amici d'attimi d'intesa
e le tengo sospese
in bolla di cristallo
addormentate per
il dopo.
Seduzione
Principessa:
di lei t'innamori
t'ammalia quel
candore dell'ovale
fossette appena un cenno
sorriso ammiccante
gia' d'intesa
e ..poi pronta
a piegare
in vezzo di lato
leggermente
il capo e voltarsi
a sorpresa con
lamine nere che
scrutano dentro
e tu indifesa e
rapita sei tutta
in suo potere
(dedicata a Carola
mia nipote)
Assalto
Imperativo categorico:
scorta immediata!
Guerra in atto?
No,sciopero dei Tir..
allora ALLARME!
Scaffali presi d'assalto
da turbe di visi concitati
in inquietante spinta
all'accaparramento
ad oltranza affannosa
quasi a soddisfare
l'ultimo desiderio
prima dell'imminente
catastrofe annunciata.
Carrelli straripanti
d'ogni ben di dio
come non ci fosse domani
come sogno da sempre
insoddisfatto di preda
famelica ed inebetita
al par di orde di buoi
tenuti da secoli in cattività
vuotare avidamente
truogoli di piombo
fin quasi ad addormentarsi.
Montagna
Non so più
tener la vita
tra le mani
mi sfuggono
redini di paglia
d'ondivaga pigrizia
giro e rigiro
in tondo
senza stampelle
e non mi ritrovo
in punti cardinali
immaginari
ma in irta salita
che mi parea
ieri una dolce
sinuosa discesa.
Sguardi
Dico a te!
Perchè volgi lo sguardo
rado,sottratto
ai solchi del tempo?
Memore depenni
avventure spartite
furori non taciuti
in giochi di
malcelato potere?
Forse il fiotto di luce
quel cristallo nella voce
una canzone di Faber
e gusto acerbo di spigole
non ci bastano piu'?
Quella porta sottile
un po' ammaccata
a volte serrata ai soffi
di profumi di brezza
è ancora accostata ?
Tutte le età
Ho un anno
se profumo di talco
e rido a chi mi rincorre.
Ho cinque anni
in acqua di fiume
in attesa di spruzzi briganti.
Ho diec' anni
quando vorrei capire.
Ho 16 anni
se mi sento arrossire.
Ho 20 anni
dei primi tormenti.
Ho 30 anni
e mi sento una forza.
Ho 40 anni
e combatto e combatto..
Ho 50 anni
e l'amore ho nelle mani .
Ho 60 anni
e mi guardo allo specchio.
Oggi tutte le sento
ancora
le accolgo
nel mio grande ventre
e le faccio rinascer
di nuovo.
Se fossi
Rispondevo
al gioco
da bambina
sarei mamma
di tanti piccolini
in girotondo.
Da ragazza
sbocciata
mi sentivo
cantante folk
di musiche di casa.
Adulta
ero treno
senza binari
che percorreva
il pianeta
sostando
a mio piacere.
Da donna e madre
essere
minuscolo
tale da entrare
in cuor di figli
e dare senso alla felicità:
ora se fossi
una gazzella
correrei nel deserto
e scaverei
in quella sabbia fina
da cui tutto
mi pare ebbe inizio
e mi c' immergerei
per passar correnti
d'energia
come fiumi sotterranei
alla nostra terra
così avida di luce.
La prima volta
Esile e gracilina
come fuscello a Maggio
mi sentii palpitare
tutto di corpo,testa e
cuore in fremito
inarrestabile di suoni
scintille e lampi
in mare a naufragare
e pioggia torrenziale
e ancor baleni di mille
e mille colori e toni
e poi ..un senso inarrestabile
di potenza assoluta:
io piccolo granello
ancora in nuce
provar in un istante solo
possente sensazione
di tutto e nulla
sperdimento di gioia
quasi amara per la sua forza:
ero sola con me allo specchio
e di colui che tanto
amavo mi occupai piu' tardi.
|