Metrica 1


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La metrica la disciplina che si occupa della struttura ritmica dei versi e della loro tecnica compositiva. Elementi strutturali di un testo poetico sono: lunghezza del verso, ritmo, versi italiani, figure metriche, licenze poetiche, rima, strofa, componimenti poetici.



Verso
Il verso non altro che una riga di una poesia, la sua unit ritmica minima di lunghezza variabile. formato da sillabe, che nella tradizione della letteratura italiana possono variare da due a sedici. Ma non mancano poeti che sporadicamente hanno usato versi costituiti da un numero di sillabe pi alto.
Esempi:
Verso di trentacinque sillabe:
E ammirami per il mio calore e per la mia fede: mentre io ti parler di Percy larcangelo e di Walt Whitman, un uomo,...
(A.de Bosis, Giovine che mi guardi parlare, v 13)
Verso di trenta sillabe:
Alto il muro che fiancheggia la mia strada, e la sua nudit rettilinea si prolunga nellinfinito.
(A. Negri, Il muro, v 1)
Verso di 19 sillabe:
e berr del suo vino, torchiato le sere dautunno in cantina 
(C. Pavese, Atlantic Oil, v 32)

 

Ritmo
Il ritmo la cadenza musicale da cui deriva larmonia poetica che caratterizza il verso. Esso dato dal numero delle
sillabe del verso e dagli accenti ritmici disposti secondo particolari schemi in ogni tipo di verso. Gli accenti ritmici sono
gli accenti fondamentali che cadono sulle sillabe toniche, cio accentate, dove la voce si appoggia.

Ritmo lento e monotono come una nenia:
Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo saddormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.
(G. Pascoli, Orfano)

Ritmo lento:
Ella sen va notando lenta lenta:
rota e discende, ma non me naccorgo
se non chal viso e di sotto mi venta.
(Dante, Inferno, Canto XVII, vv 115-117)

Ritmo veloce e martellante:
Scatta un comando:
un fischio di rimando
querulo, acuto, lungo, fora laria,
e il treno si divincola
su le rotaie sussultando e ansando.
Ditro
qulche
vtro
qulche
vso
binco
qulche
rso
stnco
qulche
gsto
lsto;
i vagoni
si succedono
e i furgoni
sul binario
trabalzanti
strepitanti
varcan varcano;
e il treno con palpito eguale, guadagna
fiammando nel buio, laperta campagna.
(G. A. Cesareo, Parte il treno)

Ritmo calmo alternato a ritmo veloce ed ossessivo:
Si sente un galoppo lontano
( la...?),
che viene che corre nel piano
con tremula rapidit.

Un piano deserto, infinito;
tutto ampio, tuttarido, eguale:
qualche ombra duccello smarrito,
che scivola simile a strale:

non altro. Essi fuggono via
da qualche remoto sfacelo;
ma quale, ma dove egli sia,
non sa n la terra n il cielo.

Si sente un galoppo lontano
pi forte,
che viene, che corre nel piano:
la Morte! la Morte! la Morte!
(G. Pascoli, Scalpitio)

Ritmo incalzante:
E ripens le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de manipoli,
e londa dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
(A. Manzoni, Il Cinque Maggio, vv 79-84)

Ritmo cantilenante:
Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su lalba,
da lampi notturni e da crolli
daeree frane!

Nascondi le cose lontane,
nascondimi quello ch morto!
Chio veda soltanto la siepe
dellorto,
la mura chha piene le crepe
di valeriane.

Nascondi le cose lontane:
le cose son ebbre di pianto!
Chio veda i due peschi, i due meli,
soltanto,
che dnno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.

Nascondi le cose lontane
che vogliono chami e che vada!
Chio veda l solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane...

Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Chio veda il cipresso
l, solo,
qui, solo questorto, cui presso
sonnecchia il mio cane.
(G. Pascoli, Nebbia)

Ritmo danzante:
Quant bella giovinezza
che si fugge tuttavia:
chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c certezza.

Quest Bacco e Arianna,
belli, e lun dellaltro ardenti:
perch l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.

Queste ninfe e altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;

or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c certezza.

(Lorenzo il Magnifico, Canzona di Bacco, vv 1-20)

Ritmo calmo, meditativo:
Vaghe stelle dellOrsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti,
e ragionar con voi dalle finestre
di questo albergo ove abitai fanciullo,
e delle gioie mie vidi la fine.
Quante immagini un tempo, e quante fole
creommi nel pensier laspetto vostro
e delle luci a voi compagne! allora
che, tacito, seduto in verde zolla,
delle sere io solea passar gran parte
mirando il cielo, ed ascoltando il canto
della rana rimota alla campagna!
E la lucciola errava appo le siepi,
e in su laiuole, susurrando al vento
i viali odorati, ed i cipressi
l nella selva; e sotto al patrio tetto
sonavan voci alterne, e le tranquille
opre de servi. E che pensieri immensi,
che dolci sogni mi spir la vista
di quel lontano mar, quei monti azzurri,
che di qua scopro, e che varcare un giorno
io mi pensava, arcani mondi, arcana
felicit fingendo al viver mio!
(G. Leopardi, Le ricordanze, vv 1-24)

Forse perch della fatal quiete
tu sei limmago a me s cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni
 
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe alluniverso meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
 
Vagar mi fai co miei pensier su lorme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
 
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier chentro mi rugge.
(U. Foscolo, Alla sera)

Ritmo solenne:
O che tra faggi e abeti erma su i campi
smeraldini la fredda orma si stampi
al sole del mattin puro e leggero,
o che foscheggi immobile nel giorno
morente su le sparse ville intorno
a la chiesa che prega o al cimitero
 
che tace, o noci de la Carnia, addio!
Erra tra i vostri rami il pensier mio
sognando lombre dun tempo che fu.
(G. Carducci, Il comune rustico, vv1-9)

Ritmo epico:
Su i campi di Marengo batte la luna; fosco
tra la Bormida e il Tanaro sagita e mugge un bosco:
un bosco dalabarde, duomini e di cavalli,
che fuggon dAlessandria da i mal tentati valli.

Dalti fuochi Alessandria gi gi da lApennino
illumina la fuga del Cesar ghibellino:
i fuochi de la lega rispondon da Tortona,
e un canto di vittoria ne la pia notte suona:

- Stretto il leon di Svevia entro i latini acciari:
ditelo, o fuochi, a i monti, a i colli, a i piani, a i mari,
diman Cristo risorge: de la romana prole
quanta novella gloria vedrai dimani, o sole! -

(G. Carducci, Su i campi di Marengo, vv 1-12)

Ritmo musicale:
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nellaria
secondo le fronde
pi rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
n il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
darborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
(G. DAnnunzio, La pioggia nel pineto, vv 33-64)

Ritmo spezzato:
Come questa pietra
del S. Michele
cos fredda
cos dura
cos prosciugata
cos refrattaria
cos totalmente
disanimata

Come questa pietra
il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo
(G. Ungaretti, Sono una creatura)

 

Versi italiani
I versi italiani si classificano in base al numero delle sillabe di cui sono composti. Si hanno dieci tipi di versi, di cui cinque parisillabi (2, 4, 6, 8, 10 sillabe) e cinque imparisillabi (3, 5, 7, 9, 11 sillabe).

Essi sono:
il bisillabo o binario di due sillabe;
il ternario o trisillabo di tre sillabe;
il quaternario o quadrisillabo di quattro sillabe;
il quinario o pentasillabo di cinque sillabe;
il senario di sei sillabe;
il settenario di sette sillabe;
lottonario di otto sillabe;
il novenario o enneasillabo di nove sillabe;
il decasillabo di dieci sillabe;
lendecasillabo di undici sillabe.

 

Versi doppi
Si dicono doppi i versi uguali, in coppia nella stessa riga, interrotti da una pausa o cesura. Essi sono:
Doppio quinario
Doppio senario
Doppio settenario o martelliano o alessandrino
Doppio ottonario

 

Bisillabo
Il bisillabo ha per forza un solo accento sulla prima sillaba:

Ditro
qulche
vtro
qulche
vso
binco
qulche
rso
stnco
qulche
gsto
lsto
(G. A. Cesareo, Parte il treno, vv 6-17)

Dopo tanta
nbbia
a na
a na
si svelano
le stelle
(G. Ungaretti, Sereno, vv 1-6)

 

Ternario
Il ternario ha un unico accento ritmico sulla seconda sillaba:

Si tce,
non gtta
pi nlla.
Si tce,
non sde
romre
di srta,
che frse
che frse
sia mrta?
(A. Palazzeschi, La fontana malata, vv 26-35) 
 
La mrte
si scnta
vivndo 
(G. Ungaretti, Sono una creatura, vv 12-14)

 

Quaternario
Il quaternario ha due accenti sulla prima e sulla terza sillaba:

cco il mndo
vuto e tndo
scnde, slza
blza e splnde.

cco il mndo.
Sl suo grsso
antco dsso
v na schitta
e szza e mtta,
(A. Boito, Mefistofele, Atto II, Scena I)
 
Col mare
mi sono fatto
na bra
d freschzza
(G. Ungaretti, Universo)
 
Spesso questo verso usato alternato con versi pi lunghi come gli ottonari:
Paranzelle in alto mare
binche binche,
io vedeva palpitare
cme stnche:
o speranze. Ale di sogni
pr il mre!
(G. Pascoli, Speranze e memorie, vv 1-6)

 

Quinario
Il quinario ha due accenti: uno sulla prima o seconda sillaba, laltro sulla quarta sillaba:
Vva la chicciola,
vva una bstia
che unsce il mrito
lla modstia.
Essa llastrnomo
e allrchittto
frse nellnimo
dest il conctto
del cnnocchile
e dlle scle:
vva la Chicciola,
cro animle.
(G. Giusti, La chiocciola, vv 1-12)
 
Anche questo verso spesso usato alternato a settenari ed endecasillabi o come clausola:
Te, certo, te, quando la veglia bruna
lenti addiceva i sogni a la tua culla,
te certo riguard la bianca luna,
binca fancilla.
(G. Carducci, Vendette della luna, vv 1-4)
 
Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche.
nei campi arati tornano al presepe
                            trde le vcche.
(G. Pascoli, Sera dottobre, vv 1-4)

 

Senario
Il senario ha due accenti ritmici: uno sulla seconda e laltro sulla quinta sillaba:
E cdono lre
gi gi, con un lnto
goccire. Nel cure
lontne risnto
parle di mrti
(G. Pascoli, Il nunzio, vv 8-12)
 
Sul chiso quadrno
di vti famsi,
dal msco matrno
lontna ripsi,
ripsi marmrea,
dellnde gi fglia,
ritrta conchglia.
(G. Zanella, Sopra una conchiglia fossile, vv 1-7)

 

Settenario
Il settenario ha un accento fisso sulla sesta sillaba e laltro mobile su una delle prime quattro:
Llbero a cui tendvi                
la pargoltta mno,                    
il vrde melogrno                     
da bei vermgli fir,                  
nel muto rto solngo                 
rinverd tutto or ra                    
e gigno lo ristra                      
di lce e di calr.                      
(G. Carducci, Pianto antico, vv 1-8)
 
Le sure, a le finstre              
del convnto, sul fime            
guardan passr le brche:        
guardano mte e sle,             
mute e digine, al sle.            
Gingono a le finstre             
(come trde le brche!)          
un odr di bitme,                  
un odre silvstre.                 
(G. DAnnunzio, Le tristezze ignote, vv 19-27)
 
Il settenario molto spesso alternato a quinari ed endecasillabi:
Silvia, rimmbri ancra
quel tempo della tua vita mortale,
quando belt splenda
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di giovent salvi?
(G. Leopardi, A Silvia, vv 1-6)

 

Ottonario
Lottonario ha gli accenti ritmici sulla terza e sulla settima sillaba:
Quant blla giovinzza                  
che si fgge tuttava:
chi vuol sser lieto, sa,
di domn non c certzza.
Quest Bcco e Arinna,
belli, e ln dellaltro ardnti:
perch l tmpo fugge e ingnna,
sempre insime stan contnti.
(Lorenzo il Magnifico, Canzona di Bacco, vv 1-8)
 
Oggi il girno del giudzio, 
delle blle ne vedrmo;         
seri sri dallinzio                 
lo scrutnio noi farmo.         
(Z. Drisoli, La ballata dello scrutinio finale, vv 5-8)

 

Novenario
Il novenario ha tre accenti ritmici che cadono sulla seconda, sulla quinta e sullottava sillaba:
Il girno fu pino di lmpi;      
ma ra verrnno le stlle,
le tcite stlle. Nei cmpi
c un brve gre gr di ranlle.
Le trmule fglie dei pippi
trascrre una giia leggira.
(G. Pascoli, La mia sera, vv 1-6)
 
Le vle le vle le vle
che schiccano e frstano al vnto
che gnfia di vne sequle
Le vle le vle le vle
che tsson e tsson: lamnto
volbil che lnda che ammrza
ne lnda volbile smrza
ne lltimo schinto crudle
Le vle le vle le vle.
(D. Campana, Barche amorrate)

 

Decasillabo
Il decasillabo ha gli accenti ritmici sulla terza, sulla sesta e sulla nona sillaba:
Soffermti sullrida spnda,
volti i gurdi al varcto Ticno,
tutti assrti nel nvo destno,
certi in cr dellantca virt,
han giurto: Non fa che questnda
scorra pi tra due rve stranire;
non fia lco ove srgan barrire
tra lItlia e lItlia, mai pi!
(A. Manzoni, Marzo 1821, vv 1-8)

 

Endecasillabo
Lendecasillabo un verso di undici sillabe con accenti in posizione libera, se si esclude lultimo che cade sempre sulla decima sillaba; tuttavia gli schemi pi usati per gli accenti principali sono: sulla sesta e sulla decima; sulla quarta, ottava e decima; sulla quarta, settima e decima.
Tanto gentle e tanto onsta pre         
la donna ma quandella altri salta,  
chogne lingua devn tremando mta,  
e li occhi no lardscon di guardre.      
(Dante, Tanto gentile e tanto onesta pare, vv 1-4)
 
Sempre caro mi f questermo clle,      
e questa sipe, che da tnta prte             
dellultimo orizznte il guardo esclde.  
Ma sedendo e mirndo, interminti         
spazi di l da qulla, e sovrumni           
silenzi, e profondssima quite                 
io nel pensir mi fingo; ve per pco       
il cor non si spara. E come il vnto        
odo stormr tra queste pinte, io qullo   
infinito silnzio a questa vce                   
vo comparndo: e mi sovvin letrno,     
e le morte stagini, e la presnte                
e viva, e il sun di lei. Cos tra qusta       
immensit sannga il pensier mo;            
e il naufragr m dolce in qusto mre.    
(G. Leopardi, Linfinito)
 
...
n pi nel cr mi parler lo sprto        
delle vergini Mse e dellamre,          
unico sprto a mia vta ramnga        
(U. Foscolo, Dei Sepolcri, vv 10-13)
(4, 8, 10)
(4, 8, 10)
(6, 10)
(6, 10)
.............
 
(6, 10)
(4, 8, 10)
(6, 10)
(6, 10)
(6, 10)
(6, 10)
(4, 7, 10)
(6, 10)
(4, 8, 10)
(6, 10)
(4, 8, 10)
(6, 10)
(4, 8, 10)
(6, 10)
(4, 8, 10)
..................
 
...
(4, 8, 10)
(6, 10)
(4, 7, 10)
..................

 

Doppio quinario
Al mo cantccio, / dnde non snto
se nn le rste / brusr del grno,
il sun dellre / vine col vnto
dal nn vedto / brgo montno:
suno che ugule, / che blndo cde,
come na vce / che prsude.
(G. Pascoli, Lora di Barga, vv 1-6)

 

Doppio senario
Dagli trii muscsi, / dai Fri cadnti,
dai bschi, dallrse / fucne stridnti,
dai slchi bagnti / di srvo sudr,
un vlgo disprso / repnte si dsta;
intnde lorcchio, / sollva la tsta
percsso da nvo / crescnte romr.
(A. Manzoni, Dagli atrii muscosi, vv 1-6, Adelchi)

 

Doppio settenario
Su i cmpi di Marngo / batte la lna; fsco
tra la Brmida e il Tnaro / sagita e mgge un bsco,
un bsco dalabrde, / dumini e di cavlli,
che fggon dAlessndria / da i ml tentati vlli.
 
Dalti fuchi Alessndria / gi gi da lApennno
illmina la fga / del Csar ghibellno:
i fuchi de la lga / rispndon da Tortna,
e un cnto di vittria / ne la pa notte suna:
(G. Carducci, Su i campi di Marengo, vv 1-8)

 

Doppio ottonario
Quando cdono le fglie, / quando emgrano gli auglli
e fiorte a cimitri / son le pitre de gli avlli,
 
monta in slla Enrico qunto / il delfn da capei grgi,
e cavlca a grande onre / per la scra di Pargi.
 
Van con li tutti fedli, / van gli abbti ed i barni:
quanta fsta di colri, / di cimiri e di pennni!
(G. Carducci, La sacra di Enrico Quinto, vv 1-6) 

 

Figure metriche
Nel computo delle sillabe bisogna tener presenti le cosiddette figure metriche:
Figure di vocale.
Elisione o sinalefe: fusione in una sola sillaba della vocale finale di una parola e della vocale iniziale della parola 
successiva.
Esempi:
e il naufragar m dolce in questo mare (G. Leopardi, Linfinito, v 15);
nel muto orto solingo (G. Carducci, Pianto antico, v 5).
 
Episinalefe: si ha quando la vocale dell'ultima sillaba di un verso si fonde con l'iniziale del verso seguente.
Esempi:
... pei bimbi che mamma le andava
    a prendere in cielo.
(G. Pascoli, La figlia maggiore, 7-8)
 
... in mezzo a quel pieno di cose
    e di silenzio, dove il verbasco
(G. Pascoli, La figlia maggiore, 18-19)
 
Iato o dialefe: fenomeno opposto alla elisione, per il quale la vocale finale di una parola e la vocale iniziale della parola
successiva formano due sillabe distinte.
Esempi:
Gemmea laria, / il sole cos chiaro (G. Pascoli, Novembre, v1);
Qui cominciai / a non esser pi / io (G. Giusti, SantAmbrogio, v 45)
 
Dieresi: separazione di due vocali formanti dittongo, per cui, invece di una sillaba, se ne hanno due.
Esempi:
e arriso pur di vis /on leggiadre (G. Carducci, Funere mersit acerbo, v10);
con oz /ose e tremule risate (G. Pascoli, I puffini dellAdriatico, v 6)
 
Sineresi o sinizesi: fenomeno opposto alla dieresi, per cui sono considerate come unica sillaba due o tre vocali della medesima parola non formanti dittongo o trittongo.
Esempi:
e fuggiano, e pareano un corteo nero (G. Carducci, Davanti San Guido, v 75);
ed erra larmonia per questa valle (G. Leopardi, Il passero solitario, v 4)
 
Figure di accento:
Sistole: si verifica quando laccento tonico di una parola si ritrae verso linizio di questa:
la notte chio passai con tanta pita (Dante, Inferno, I, v 21)  - invece di piet -
quando verr la nimica podsta (Dante, Inferno, VI, v 96)     - invece di podest -
 
Diastole: fenomeno contrario alla sistole, indica lo spostamento dellaccento verso la fine della parola:
abbraccia terre il gran padre Oceno (U. Foscolo, Dei Sepolcri, v 291) - invece di Ocano -
calvi gravati di carni lugbri                                                                    - invece di lgubri -
    e gli astori co resti dei colbri (G. DAnnunzio, Alcyone, Ditirambo IV, vv 359-360)

 

Licenze poetiche
Prstesi (o prtesi): si ha quando si aggiunge una lettera o una sillaba in principio di parola, per eufonia:
ispumeggiano i frantoi (G. Carducci, Faida di Comune, v 74)
Narran le istorie e cantano i poeti (G. Carducci, Mito e verit, v 1)
 
Anaptissi (o epntesi): si ha quando si inserisce una vocale fra due consonanti, cos da formare una sillaba in pi:
     Ciascun riveder la trista tomba (Dante, Inferno, VI, v 97)                           - invece di rivedr -
dun altro Orfeo la cetera (V. Monti, Al signor di Montgolfier, v 31)           - invece di cetra -
    Niun fantasima di luce (G. Carducci, In Carnia, v 61)                                   - invece di fantasma -
di quella maramaglia, io non lo nego (G. Giusti, SantAmbrogio, v 26)        - invece di marmaglia -
 
Paragoge (o eptesi): consiste nellaggiungere una sillaba alla fine di una parola:
Qui di piet mi spoglio e di virtudi (G. Leopardi, Le ricordanze, v 41)
eversor di cittadi il mite ramo (G. Carducci, Colloqui con gli alberi, v 4)
 
Afresi: indica la caduta o soppressione di una sillaba o di una lettera in principio di parola:
(am)mainaste or or la vela (G. Carducci, Faida di Comune, v 118)
tu pria che lerbe inaridisse il (in)verno (G. Leopardi, A Silvia, v 40)
dellultimo orizzonte il (s)guardo esclude. (G. Leopardi, Linfinito, v 3)
 
Sincope: consiste nella caduta di una o pi lettere allinterno di una parola:
allor che allopre femminili intenta (G. Leopardi, A Silvia, v 10)                           - invece di opere -
quello spirto guerrier chentro mi rugge (U. Foscolo, Alla sera, v 14)             - invece di spirito -
veniano a conversar (G. Carducci, Avanti! Avanti!, v 108)                           - invece di venivano -
 
Apocope: indica la caduta di una o pi lettere alla fine della parola:
lo fan dozi beato e di vivande (U. Foscolo, Dei Sepolcri, v 61)                      - invece di fanno -
per lo libero ciel fan mille giri (G. Leopardi, Il passero solitario, v10)              - invece di cielo -
 
Tmesi: si tratta della divisione in due parti di una parola, delle quali la prima posta alla fine del verso e laltra allinizio o nel mezzo del verso successivo:
        - Orlando, fa che ti raccordi
di me ne lorazion tue grate a Dio;
n men ti raccomando la mia Fiordi -
ma dir non pot ligi, e qui finio.
(L. Ariosto, Orlando furioso, Canto XLII, Ottava XIV)
 
ch mi si rompono i ginocchi. Salva-
    mi dalla brama del veloce fuoco
(G. DAnnunzio, Loleandro, vv 239-240, Alcyone)
 
Ella prega: un lungo alito dave-
marie con un murmure lene...
(G. Pascoli, Sorella, vv 21-22, Myricae)

| Enjambement | Versi piani, sdruccioli, tronchi | Rima | Strofe | Componimenti poetici |

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