Poesie di Pietro Colonna Romano


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche

Indirizzo e-mail: koropi@libero.it
Leggi i racconti di Pietro

 

(Emil Michel Cioran (1911/1995), rumeno di nascita, francese di lingua, spagnolo di spirito, filosofo e saggista non era proprio un allegro compagnone. Per maggiore comprensione del componimento che segue, elenco alcuni titoli delle sue opere: "Squartamento", "La tentazione di esistere", "Il funesto demiurgo", "Lacrime e santi", "L'inconveniente d'essere nati", "Sillogismi dell'amarezza", "Sommario di decomposizione", "Al culmine della disperazione", "Confessioni ed anatemi", "Taccuino di Talamanca". Più una impressionante serie di aforismi, spiritualmente e sostanzialmente in linea con le opere citate.)

Taccuino di Talamanca
E vidi un giorno la giornata bella,
felice lievemente io andavo.
La gente che pareva in camporella,
con allegria di questo mi beavo.

Sentivo un gran bisogno dell'amore,
donarlo e averlo reso, ancora e ancora,
di gioia mi batteva dentro il cuore
e a spasso camminavo già da un'ora.

Lo sguardo cadde, sì sono curioso,
ricolma dei suoi libri una vetrina
e piccol, così nero e prezìoso
là mi ammiccava, esposto, libricino.

Forte la tentazione e lo comprai,
una panchina all'ombra poi m'accolse
e a leggerlo con fame m'apprestai,
così che la mia mente tutta avvolse.

Di desengaño ispanico narrava
e D'Avila Teresa de' suoi orgasmi,
di tanto in tanto Borges affossava
e addosso si piangea per i suoi spasmi.

Del cuore suo malato e di emozioni
ecco, così Cioran si confessava.
Di notti insonni lessi e riflessioni
e cupa una vision del mondo dava.

Alzava il dito e tosto ci ammoniva:
qual sole mai, ma qual'amor sospiri,
la vostra mente sì che si svaniva!
Dolor ti sia conforto. Vita viri.

Attorno mi guardai con apprensione,
nessuno più un sorriso mi porgeva,
un cane già azzannava le persone,
un calcio a un mendicante lo stendeva.

E questo fu l'effetto invero strano
di quel taccuino e de' suoi insegnamenti.
Così consiglio voi, per darvi mano,
fatene dono a odiosi. A lor tormenti.


Merletto
(esercizio di metrica)

Gelida gioia
per occhi stupiti.

Bianco merletto,
fatate le dita.

Lento lavoro,
tombolo magico,
quasi esorcismo
di sogni profondi.

Nebbia mutata,
ricami preziosi.

Resta un incanto
trafitto dal sole.

************************

Gelida gioia per occhi stupiti,
bianco merletto, fatate le dita.

Lento lavoro, tombolo magico,
quasi esorcismo di sogni profondi.

Nebbia mutata, ricami preziosi,
resta un incanto trafitto dal sole.
 

Amare il mare
Ho visto il mare
cantava una canzone.
Non c'erano sirene
a farmi prigioniero.

I suoi sussurri
che son calde carezze.
Il suo venire,
il suo andare.

Afferra, mi conquista,
pace mi dona
e mi regala amore,
dentro un azzurro sogno.

Vola una vela bianca,
si staglia contro il sole
e l'ombra sua s'allunga
a cogliere preghiere.

Dentro una bianca rena
affondo lentamente
e alfine genuflesso
pagano omaggio rendo.
                                  

 

                                                            "Il mondo si divide in due parti:
                                                                c'è chi crede e chi ragiona"
                                                                        Renè Des Cartes

La stella
E' passata una stella cadente,
la sua scia luminosa abbagliava,
svelta andava diretta ad oriente,
la mia mente così si svagava.
Poi dall'alto mi giunge una voce
e domanda da lei sento fare:
su, rispondi, però sii veloce,
qual desir tuo potrei appagare ?

Qui prevale egoismo e violenza
la morale è un ricordo lontano,
la saggezza non è in questa stanza
qui si vive in un tempio pagano.
Ed allora ecco quel che ti chiedo,
tu che infiammi i cieli profondi
con l'immenso calore che vedo,
spazza questo pianeta e l'affondi.

La mia luce è certezza d'amore,
-come un lampo brillò la risposta-
il mio senso è commuovere il cuore.
So che duro cammin ciò mi costa,
m'altra scelta non ho per salvare.
Penetrare dovranno i miei raggi
nelle menti e nell'anime avare,
perchè parlin, d'amore, i linguaggi.

Così resto a guardare quel viaggio
e una vaga speranza s'accende.
Forse è solo question di coraggio,
senza il quale rimane più niente.
Che sia vera o sia falsa la luce,
quel che conta è un vivere giusto.
C'è chi crede e così si conduce,
c'è chi pensa e l'amore è il suo gusto.

Ritorno alla madre
La vedo così, dopo tempo passato,
in trepida attesa, da troppo durata.
S'appoggia a un bastone, suo solo sostegno,
d'argento i capelli, la voce di legno.
Nel viso risplendon d'antico splendore,
due occhi marrone che guizzano amore.

Mi prende per mano, ripensa al passato,
mi mostra ricordi che dentro ha portato,
immagini seppia d'un tempo archiviato.

Mi vedo piccino con ciuffo a banana,
ritorna alla mente la guerra malsana.
Ricordo quel Pippo che in cielo volava
e dopo al rifugio fuggir bisognava.

Rivedo mio padre, elegante in divisa,
è fiero il suo sguardo sul nobile viso.
Poi tutti i parenti, con lor solidali,
che brindan festosi a quegli sponsali.

Più nulla è rimasto di quelle persone,
immagini vaghe di quanto eran buone.
E trema la mano di mia madre accanto,
col dorso s'asciuga una goccia di pianto.

Ma gli occhi suoi brillan, sorriso mi dona
e chiude quel libro là sulla poltrona.
Soltanto or le importa d'avermi vicino.
La mente le torna a quand'ero bambino.

Così passeranno serene quell'ore
e tempo verrà per la via del tornare.
Sarà un forte abbraccio, saluto un po' mesto.
Sua voce bisbiglia: ritorna qui presto…

Il cuor mi si strazia pensando ai suoi anni,
vissuti con gioia scordando i suoi affanni.
E vedo quel giorno di lacrime amare…
…soltanto una foto per poi ricordare.
 

Per te buonanotte
Ti porti la notte
profumo del mare
e culli il tuo sonno
la dolce risacca.

E sia quel profumo
veicol d'amore
e quella risacca
sarà suoi bisbigli.
 

Brandemburghesiana
Note
che a spirale
s'avvolgono
----------lungo gotiche guglie.

Puntano,
verso sordo cielo
indifferente,
-----------siccome preghiera.

Piovono
da quell'alto
e cuori e menti
-----------di dolori placano.

Trovano
giusto asilo,
nostalgicamente,
----------donano amore.
 

Illusioni
Non sogni nel cassetto.
Non ho cassetti.
Quelli che un tempo ebbi,
sperse il mio andare.
Da legni così saldi,
falò brillanti.

Con impudenza vissi
quell'illusioni.
Di lor cenere resta
nel vento sparsa.
E pagherà il mio conto
chi non godette.

Così traggo bilancio
di fiele amaro.
Tardivo pentimento
che non ripara.
Sarà sollievo un legno.
Resta aspettare.

Nessuno avrà rimpianti
né assoluzioni.

Il tempo alfin sperare
rapido passi.
 

Il girone
Puoi legger tutti i libri c'han stampato
e decifrar l'etrusco e il giapponese,
di Bach sapere fughe e contrappunto

da Cimabue a Nunziante essere esperto.
Ma quando busserà l'ultimo tempo
e incontrerai Minòs e la sua coda

sarà per ciò men duro il tuo girone ?
Giudica e manda, secondo che avvinghi,
al mio finir, nel loco lo trovai.

M'interrogò, ringhiando orrendamente,
conto e ragion della mia vita chiese.
Pria di smarrir li sensi a lui risposi:

astruse lengue in vita già imparai,
con grande noia, allora, le insegnai.
Fiammante alzò la coda e sì l'avvolse

la noia non gradendo né lenguaggi,
che di pagan comunicare fosser.
Del mio saper di Bach allor gli dissi.

Ancor vinghiò l'estrema, con gran peto.
Quel protestante reo l'avea turbato.
Del mio narrar pittura l'informai.

Braci, sì fosser foco, l'occhi volse,
turban le immago e grondan blasfemia.
Con gran sgomento allor volli indagare

in cosa fosse quel ch'aveo mancato.
Avvolse strettamente l'appendice,
la voce sua mi fè tremar li polsi.

Per meritar lo svolgersi mia coda,
d'amor condire il tuo saper dovevi.
Quello c'hai spanto, lungo il camminare,

fredde nozioni son, senza il sentire.
Fosco giron sarà tua malasorte,
fin quand'amor non sprizzerà dal core.
 

 

                                                     "And so from hour to hour,
                                                     we ripe and ripe.
                                                     And then from hour to hour,
                                                     we rot and rot.
                                                     And thereby hangs a tale."
                                                     (Shakespeare - As you like it)

From hour to hour
Rughe sui volti il tempo scava,
nel viver d'affanni corrotti.
Si coprono specchi impietosi
che immagini cupe ci rendon.
Ed è quel coprire quei vetri
un gesto che pare che assolva,
lasciandoci senza peccati.

Ci segue l'angoscia di un'ombra,
la mente aggroviglia pensieri
ed il nostro andare impudente
porrà su quel viso altri solchi.
Coscienza non serve coprire,
in noi cresceranno i rimorsi
e insonni le notti saranno.

Perdute così corron l'ore,
così si consuma la strada,
in un vacuo viaggio egoista
un viaggio ch'è senza speranza.


Neutrini, perché ?
Infatti mi pareva
ci fosse un qualche sbaglio.
Ombra ch'è di materia
causa, prima ch'effetto ?

Allora nel girarmi,
per catturar parvenza,
ch'è mio accompagnamento,
lento fu il mio voltare ?

Così il sapor di labbra,
se rapidi sarete
nel coglierne il lor gusto,
produce i baci stessi ?

Pur quel rilassamento,
che vien dopo l'orgasmo,
fonte è d'amor consunto
e non sarà l'inverso.

Neutrino ha superato
rapidità di luce.
Nuovi orizzonti apre,
scoperta sì fatale.

Poter così invertire
causalità ed effetto,
sconvolgerà il pianeta
e turberà le menti.

Un dì mi rilassavo,
le bocche io cercavo
il velo mio guatavo.
L'effetto m'appagava.

Nuovi orizzonti allora
miglior di quelli andati ?

Rivoglio rosse labbra,
mi segua l'apparenza !
Voglio quella fiacchezza,
effetto dell'amore.
E se mi accuseranno
d'essere oscurantista,
ebbene sì l'accetto.
E a tutti do convegno
tra anni cinquecento.
 

Melagrana
Sei come melagrana,
d'oriente il suo venire,
canta mille e una notte
di Sherazade l'incanto.

Sei come melagrana,
soda la scorza e rude,
bella nell'apparire,
arduo il mio conquistare.

Sei come melagrana,
grani rubino e dolci,
aspri come tua bocca,
come tua bocca ambrosia.

Sei come melagrana,
quei semi conquistati
grondano umor di sangue
e allappa la lor pelle.

Sei come melagrana,
canti mille e una notte,
d'oriente è il tuo venire,
di Sherazade hai incanto.
 

Un giorno, un lago.
In quel terso azzurro d'un cielo montano
d'aerei le scie s'intreccian lontano.

Sorpresa la luna, ch'è amante del sole,
tuffarsi nel lago, nascondersi vuole.

Nel mentre due gatti, d'amore appagati
riscaldan sui tetti lor sogni velati.

Di fiaba un trenino la valle percorre
e un fumo turchino al cielo già corre.

Nel caldo tepore di calma mansarda
la pace m'avvolge, non fa l'ora tarda.

La calma del lago così rassicura
rispecchia colori, affonda paura.

Un cantico forse nell'aria si sfuma
un suon di campane che lieve è sì piuma.

La neve è sui monti e dolce è la brezza
e tutto è avvolto di grande purezza.
 

Il golfo
Luci che si rifletton
su mare trasparente.

E stelle che respiran
cielo di blu cobalto.

Luna che sulle onde
si liquefa e si rompe.

Onde che sulla sabbia
lasciano il lor frusciare.

E il pellegrino monte
balugina di fari.

Ricordo, una chitarra,
cantava d'un amore,
mentre s'allontanava
all'orizzonte nave.
 

Nel bosco
Nel bosco cerco
elfi e folletti
là mi smarrisco
e verdi foglie
e tronchi antichi
ora mi avvolgon.

Su muschi vado
par di volare
umidi sensi.

Scovo radura,
roccia al suo centro
acqua zampilla
da quella pietra
fresca e invitante
per la mia sete.

In cava foglia
vorrei raccoglier
dolce miraggio.

Così m'appresso
tendo la mano
suoni indistinti
passi felpati
e neri voli
tolgono l'aria.

Fugace sogno
è quel cercare.
Triste il risveglio.

Resta l'incanto
bosco sperato
fata morgana
che si dissolve.
La mente svaga
senza speranza.
 

Golem
------- e con informe materia
il mio golem creai

E corruzione e onestà
oscene pulsioni e pudor nel pensare.
E sapienza e ignoranza
e ignavia e solerzia.
E odio ed amore
e fede e empietà

------- e di ciò
lo plasmai

Crebbe ed andò
vagando la terra.
E mari conobbe
e cime inviolate.
E spelonche smarrite
ed irosi vulcani.

------- e mai il suo sguardo
il mio abbandonò

Poi volse i suoi occhi
a cieli lontani.
Ed a lungo rimase…

Un lampo ed un tuono…
su me si franò.

------- e seppellì il mio corpo
in cripta profonda

Trionfante nel mondo
s'aggira iracondo.


Un giorno un mare, un treno …
Sento lontano
lo sferragliar d'un treno
e nei tuoi occhi
vedo riflesso il mare.

Odor di resina
e verde di quei pini
colmano l'aria
ed occhi e mente e cuore.

Precipita lo sguardo
verso quel mare
dove su rocce
si sciolgon le sue onde.

Rocca a difesa
s'alza da uno sperone
un volo di gabbiani
già la circonda.

Smarriti in un incanto
mani e le bocche
azzurro amor si danno
senza appagarsi.

Momenti viver
dimenticando il tempo
forse, senso alla vita,
questo sognare.

E riflesso il mare
nei tuoi occhi vedo
lontano sento
lo sferragliar d'un treno …
 

Barbagianni
A tutto cerchio il capo
il barbagianni ruota
e gialli e grandi occhi
il monte e l'orizzonte
ansiosamente scrutan.

Poter così guardare
cercando sogni antichi
pensando alle illusioni
di tempi ormai passati
che vuoto hanno lasciato.

In tondo guardo e vedo
desertiche pianure.
A sud v'è la menzogna
ad ovest la paura
a nord c'è la vergogna
ad est l'ipocrisia.

Forse, guardando in alto
vedrò cieli sereni
per dentro lor sognare.

Ma qui meglio è scostarsi.
Un'invenzione umana
già la sua mira aggiusta
e da quei cieli giunge.
 

Chichotteide
A voi, di nobil censo,
lo dicon vostre insegne,
io, prode cavaliero
montato su destriero,
final giudizio chiedo.

Dovrete sentenziare,
con alto aulico dire,
che bella tra le belle,
nell'universo intiero,
primeggia la mia dama.

-Tu nobil schiatta vedi
in noi poveri cristi,
per ciò saremti grati.
Ma per sputar sentenza
vederla noi vogliamo !-

Felloni e anco marrani
mio verbo contestate ?
Che ? Forse per sapere
che luna in cielo splende
necessita il vederla ?

-Non è proprio l'istesso,
larva d'un cavaliero,
la luna godimento
apporta al mondo intiero.
A te soltanto, invero,
dattela la tua amata.
Che almeno un suo ritratto
potessimo ammirare !-

Oh di gran puta hijos
la lancia assaggerete.
Carica a pancia bassa
cavallo mio fedele.
Ma non così, poffarre,
la terra mi fai arare !

-Addosso a 'sto buffone
che merita lezione !
Usiamo quelle insegne,
che poi sono bastoni,
puniamo l'arroganza
di chi, prova non dando,
imporci vuol sentenza.-

Ahimè m'hanno conciato,
mio immaginato bene.
Per raddrizzar gl'inganni,
che oscuran la giustizia,
sghembo dovrò ambulare
p'andar dove conviene.

Se poi tu vuò lenirmi,
porta al futur'incontro,
immago tua adorata,
che più del mio bel dire
sarà il tuo guardamento.

E poi, già che ci siamo,
un altro dono chiedo,
perché questo m'han detto,
battendomi quei prodi.
Non so di che si tratti,
gridavano… d'un fiore.
Da qualche parte certo
dovrà portar calore.

Mio fido Dozzinante,
quanto dolor m'avvolge.
E su, non protestare,
sbagliato ho forse il nome,
ma chiaro è il mio pensare.

Un giorno fui investito
d'una divin missione:
il mondo ripulire
d'ingiuste ipocrisie.
Per realizzar 'sto sogno
'sta strada obbligo è il fare.

------------Così, caracollando,
tra un ahia e un poffarbacco,
condusse la sua vita.

Miguel, mancino monco,
questo ci ha raccontato,
mostrandoci un inetto
che, sempre ottuso, lotta,
negando questo mondo.


Ma Unamuno il grande
riscrive altra avventura.
Quei solidi ideali,
ch'eran la sua cultura,
nel Don errante incarna.

E chi capir volesse,
le due versioni approcci
per somme, poi, tirare.
 

Lezione di volo
Vieni con me
o Berenice dolce
le trecce sciogli
per il mio piacere.

L'anima incantami
con fluidi filetti
l'alita dolce
sull'accaldato volto.

Portanza dammi
e scagliami nei cieli
fammi vedere
il mondo da lontano.

Penetreremo alfine
di quel Venturi il tubo.
Anche se separati
insiem ne usciremo.
 

Unità di misura
Quanto tu m'ami in bit?
Arrivi a un giga ?
Ed io che t'amo un tera
tendendo verso il peta
dovrei non lamentarmi
di questa
tirchieria ?

Ma naviga nel web,
o dolce mia spilorcia,
ti dedico i miei voti
ed anche la mia noia.
Là certo troverai
la giusta dimensione
così che in pochi bit
t'anneghi la passione.
 

Mare
e il suo respir che
chiama...

Vele lontane
sfumano all'orizzonte
speranze antiche.

…e odor di salso
penetra…

S'arrampica spuma
su scogli immoti
rassegnati e scuri.

…e brillar di luci
scintilla…

Così il pensier
in quei lucor
si svaga.

…ed intimi ed onirici
i silenzi…

In lui discendo
vinta la gravità
di levità m'inebrio.

…e dolcemente sabbia
accarezza…

Carezze lievi
che su un viso
posi.

…e urlan forte
l'onde…

Ed un timore
prende
ed un rispetto.

…e di sangue al tramonto
avvampa…

Pare
come l'amor
che cuori infiamma .

…e si specchian in lui
gabbiani …

La libertà
che sogni
nel suo immenso.



Ed è il mio cuor che invoca…

il mare,
madre,
dammi il mare !
 

La pagina della Sfinge
Ti
affogherò
di
baci.

Per
poi salvarti
col
bocca
a
bocca.
 

Le esternazioni del sovrano sono come i (non casuali) Rotoloni Regina: non finiscono mai.
E, tra le ultime, apprendiamo che, secondo lui, l'Italia è un paese di merda.
Ho avuto un incidente, ho guardato bene sotto la suola ed ho avuto la seguente sorpresa:


Minus quam stercus
Una cacca oggi ho pestato,
dicon porti gran destino,
poi la suola io ho nettato
e così scopro un casino.

A più strati m'appariva,
l'infortunio ch'è puzzone,
tolto il primo che m'arriva ?
di Berlusca il sorrisone.

Vado avanti un po' schifato
e ti trovo quel nanetto.
Puzza forte quel suo fiato
e di nome fa Brunetto.

Non mi posso più fermare,
ho da fare pulizia
ecco qui quella comare
ch'è nomato tal Nania.

Qui qualcosa appare ritto,
puzza molto 'sto tondino,
ecco che mi appar Cicchitto
che assomiglia ad un tombino.

Già mi tremano gli ossi,
ora scavo abil diverso,
salta fuori, alè, quel Bossi
che l'Italia ha di traverso.

Ma a seguirlo sono tanti,
tutti grandi pecoroni,
cercan solo dei contanti,
così arriva tal Maroni.

E s'allarga gran liquame,
non saranno certo soli,
ecco il re di 'sto reame
il puffone Calderoli.

E proseguo con gran foga,
doviniam chi dietro c'è,
starnazzante com'un'oca,
qui or sculetta Santanchè.

Certo pur sarà una lagna
ripulir però io devo.
Ora m'appare la Carfagna
e di colpo io la levo.

E' terribil questa puzza
e mi son rotto i mattoni,
ecco qui che ora ruzza,
delirante sor Sacconi.

Questi schizzi sono tondi
e non hanno poesia
ma ci pensa Sandro Bondi,
approvato sol da zia.

Alla fin, fortuna aiuti,
c'è il peggior di tutti i mali.
M'avvelena Bonaiuti
lui con tutti i suoi sodali.

Meglio fossi andato a monti,
respirando aria pura,
qui a inquinarla c'è Tremonti
che ha la testa più che dura.

Questo team d'incompetenti,
pasticcioni e disonesti,
fan contenti i loro parenti,
dividendo i nostri resti.

Son d'accordo con Silvione:
è di sterco anche 'sta squadra.
Faccio una riflessione:
visto il capo… or tutto quadra.
 

Prudore
Sospetto
d'aver il sospetto.
Sospetto
un sospetto.

Io so
che tu sai
che io so.
E sai
com' io so.

Perplesso
di molto perplesso,
domando facendo
domande.

Risposte
non sono appaganti,
t'attacchi su specchi
cadendo.

E resta
un fastidio insistente.

In mezzo,

là proprio,

alla fronte.
 

Arasce
(…di storia racconto e di streghe…

E lento vado lungo quell'Julia strada
e passo ulivi, fontane e ponti e tombe,
dall'alto vedo lo scintillio del mare
dove incantata quell'isola galleggia
e par che chiami per dir di meraviglie.

Color lucenti mi fermo ad ammirare
un faggio amico mi dona la sua ombra.
Qui par d'udire d'antiche marce l'eco
e il rotolare di carri dei Romani
che Augusto volle quella via schiudessero,
per Gallia e Spagna al suo voler domare.

Vetuste lastre, che calco nell'andare
ora mi cantan di Liguri ribelli.
che inutilmente la vita lor donaron,
conquistatori tentando d'arrestare.

Di more rovi, con splendide ginestre,
corona sono per quella via olezzante
di rosmarino, di salvia, e di lavanda.
Sotto quel sole friniscono cicale.

All'improvviso dietro una svolta appare,
priva di croce, quella chiesa inquietante.
Ebbe Sant'Anna l'onor di primo tempio,
abbandonata, finchè fu sconsacrata.
Lo sguardo spingo di là da un'inferriata,
là sull'altare pende inversa una croce.
Il vento corre tra fronde di quei boschi
e par che porti sommessi pianti e grida
e scure ombre svaniscon dietro i tronchi.

Un po' turbato riprendo quel percorso
e lentamente Sant'Anna s'allontana.
Si staglian alti quei monti alla mia destra,
verso la costa digradan folti boschi
e il verde cupo confina con l'azzurro.

In quel silenzio solo i miei passi sento,
del mar mi giunge lontano il mormorio.
Questo splendore mi fermo ad ammirare,
l'anima placa, mi rende lieto il mondo.

Un arco antico fa da cornice a un sogno,
chiesetta esalta, romanico il suo aspetto.
E' Santa Croce che contro il ciel si staglia
e Gallinara palpita nello sfondo.

Intimo e spoglio quell' interno sacrale
regala pace, la riflessione esige.
Filtra una luce, dai cangianti colori,
da feritoie e da finestra dipinta.

Lord Byron un dì sotto l'arco passava,
tanta bellezza gli regalò stupore.
Scese al piazzale là di sotto alla chiesa
e l'ampio respir di quel magico golfo
in lui generò una gran commozione.

…di ricordi e di fate io canto.)

Per rimirar quel mare là ora scendo
e tra i rami m'abbaglia quel suo respiro.
Di resina odorano pini di mare,
la vaga Arasce è un trionfo di luce.

D'antica storia viene d'Alassio il nome:
d'Ottone di Sassonia, figlia Adelasia
amando il suo scudiero, che fu Aleramo,
gli diede cara figlia, chiamata Alaxia.

Cacciati da' castelli, lungo cammino
e quindi in 'ste contrade si rifuggiaron.
Alfine col perdono del gran sovrano,
marchesi furon fatti, ferrea corona.

Alla turrita Albenga volgo lo sguardo.
Stordisce quel turchese, quel mare incanta
volteggiano i gabbiani, di vela l'ali.
E già tramonta il sole su quella baia,
di Capo Mele il faro laggiù s'infiamma.

Di quel fatato luogo, colori e aromi,
nel cuore rimarranno, con nostalgia,
terra piena d'amore, di gran malia.
 

Il nodo
Pensieri
s'attorcigliano lenti
come matasse dal capo perso.

Volo lontano
nel tempo ch'è andato
trovo ricordi di vita passata.

Conto peccati
risento risate. Pianti e singhiozzi
turban la mente.

Cerco spaurito
il bandolo primo
freddo di ghiaccio tarpa la mente.

Son nodi di Gordio
questi legami,
serve una lama a poterli slegare.

E guardo in alto
in galassie lontane
dove si perde confusa la mente.

E scruto il fondo
d'abissi marini
dove affondarono tutti i sospiri.

Un dì all'orizzonte
svaporano nebbie
di falce dotata s'appressa sorella.
 

Assieme
Assieme
andremo nell'isola,
in un soffio di vento.

Assieme
cercando i nostri occhi
rubandoci il respiro.

Assieme
inseguirci correndo
nel sorriso del mare.

Assieme
vivremo nostre notti
con affannati corpi.

Assieme
dei nostri lieti giorni
non ci sarà la fine.

Assieme
per vivere in un sogno
che non avrà risveglio.
 

BIS?
Spudorata ex vergin pura,
chiedi il bis ma è cosa dura.
Del ciucciotto vuoi il raddoppio ?
Te lo appronterò con l'oppio !

Così forse dormirai
evitando altri guai.
E al risveglio, un po' confusa,
forse tu farai le fusa.

Se ti gratterò la testa
forse allor sarà una festa.
Con un ballo a contradanza
finirà quel mal di panza.

Tenerezza, che disdetta,
questo è quello che t'aspetta,
ma è sincero il sentimento
non v'è alcuno pentimento.

Con affetto e con riguardo
volgerò ver te lo sguardo.
E se questo importa poco
giocheremo un altro gioco.
 

L'attesa
Vorrei sonni profondi,
di falsi sogni privi,
così, per annullarmi,
in infinite notti.
Bramare il ritrovarti
al nascere del giorno.

E quando tornerai
e finirà l'attesa,
guarderò nei tuoi occhi,
mi illuderò d'amore,
cercherò le tue labbra,
stringerò le tue mani.

Così d'amor colmarti
con tenere carezze,
con baci dolci e ardenti,
stringere quel tuo corpo
bevendone il respiro.
L'anima mia donarti.

Muoiono all'alba i sogni
e un vuoto resta dentro.
Un giorno troppo lungo,
denso di delusioni,
ore che lente vanno
verso un perduto sogno.
 

La poesia perduta
Ci dicon: rispettar le regolette!
E' saggia cosa se vuoi aver successo.
Contrariamente invece andrai nel cesso,
dopo d'averti fatto a picciol fette.

E muove a pena questa presunzione
di chi non vede quanto può scaldare
e cuori ed alme, regole scordare
per por su sentimenti l'attenzione.

Ma questi voglion dar loro lezione
dicendo che la sola poesia
è quella che si trova su lor via.

E tutto il resto è cosa poco pia.
Non possono capire quei tapini
che sol le norme hanno per cuscini.

Non sanno quel che perdon, poverini.
E sopra quelli dormon con certezza.
Sobbalzan se qualcuno li accarezza.

Per reazione lanciano monnezza,
reagiscon con insulti e con minacce,
così perdendo, ignari, le lor facce.

E' inutile cercar in lor focacce
un sentimento fondo e coinvolgente.
Ci troverai la metrica…e più niente.

Non hanno la poesia dentro la mente,
là solamente alberga geometria.
Vadano pur contenti e così sia.
 

Annunci economici
-offerta di lavoro in volontaria professione-

AAAA
Cercansi persone colte
per far umana attività.
Opportunità son molte
per realizzare civiltà.

Tali persone saranno,
dal prossimo lor, conquise
e gran cuore doneranno,
ricevendone un sorriso.

Qui poesia si diffonde,
quella che dal cuore viene,
siccome del mare l'onde
e penetra nelle vene.

Chi fosse da ciò tentato,
con amor, corra 'sto sito
ci contatti, estasiato,
di certo sarà capito.

Raccomandiam d'astenersi,
non sprecar telefonate,
quei che in istruzion son persi
e sparano sol cazzate.

E sgraditi, per lor drammi,
saranno quegli estensori
d'epigaffi od epitrammi
che s'inventano da fuori.

-Si garantisce rispetto della privacy ai sensi delle vigenti leggi-
 

La scherma
In tempi ormai passati da un bel pezzo
calcai pedane ed imbastii tenzoni.
Di quegli scontri sento ancor l'olezzo,
dovetti poi intonar altre canzoni.

In lungo e in largo corsi il bel paese
conobbi gente di diverse etnie.
Talvolta mi restar solo le spese
ma che soddisfazion furon le mie !

Però per miei confronti con la gente
preziosa mi rimase una lezione,
appresa in altro tempo rammentato.

Se incontri chi di sciabola è dotato,
non puoi fioretto usar con attenzione
che sì soccomberesti cotto o ardente.
 

Pioggia
Piove
e l'acqua scorre
lenta
su tamerici e foglie
su tetti spioventi
e orgoglio dei potenti.

Piove
su tutto indifferente.
Solo chi è in alto assiso
finge di non vedere
che l'acqua pura
è fiume.

Piove
ed ambizioni spazza
e pure ambiguità.
Pare che su dal cielo,
stanco di tanto strazio,
torrente arriverà.

Piove
ed alfin si lavan
indegnità passate
ed immorali pose.
Quell'acqua travolgente
tutto cancellerà.

Piove
speranze ed emozioni
ritornano a fiorire.
Un'epoca sì nera
alfine
spazzerà.
 

Sfiga ?
Lei fece una promessa:
stasera, con la luna,
ti donerò me stessa,
alfine avrem fortuna.

Così s'incamminaron
tenendosi per mano,
talvolta si fermaron
baciandosi pian piano

E furon dolci baci.
Carezze ed emozioni
si fan sempre più audaci,
per forti tentazioni.

Ma lo fermò perplessa:
non siamo giunti ancora
dove terrò promessa,
sol là l'amor ristora.

Raggiunsero la valle
la luna risplendeva
parea quasi percalle.
E questo ella voleva.

Ma quando s'abbracciaron
fu buio all'improvviso
e più non ritrovaron
neppure il loro viso.

E neanche tutto il resto
era a disposizione
quindi, con fare lesto,
seguì un' imprecazione.

Porca d'una miseria
proprio stasera han fatto
eclissi poco non seria!
Quindi perser contatto.

Oh luna disgraziata,
amata dagli amanti,
ma quanto son sfigata
con tanto buio davanti !

I due si lamentaron
di quella atmosfera.
E un dì si ritrovaron
obliando quella sera.

Moral di questa storia,
per tutti insegnamento,
cogliere la vittoria
quando viene il momento.
 

Peras imposuit Iuppiter nobis duas
(sonetto a metrica variabile ad libitum)

Di tanti inutil studi fu gravata
la mente sua che non avea spiragli
pensò che ricca fosse sua giornata
solo nel proferir alti suoi ragli.

Così cercò qual fosse l'obiettivo
del suo sapere invero pretenzioso
e quando lo trovò si fece attivo
così divenne tosto livoroso.

Un giorno per capir cosa mai fosse
cultura, figlia forse d'istruzione
a un vecchio saggio pieno di percosse
domanda posi a scioglier la questione.

Guardommi lungamente quell'antico
di poi aprì la bocca e fu un parlare
che sciolse quel dilemma e fu un amico
poichè le distinzioni apparver chiare.

Mi disse che istruzion è qual versare
dell'acqua chiara in otri forti ed unti
se poi cultura vuole diventare
amore e tolleranza vanno aggiunti.

Abbandonando quindi l'arroganza
togliendo da pareti pergamene
ponendosi tra gente come danza.

Nasce così persona ch'è perbene
il suo saper darà con abbondanza
e riuscirà a lenire molte pene.

E se saprà donar la sua cultura
ne apprezzeremo infin tutto quel bene
presenza sua vorremo duratura.
 

Cocktail
Mescolo poesia
in parti uguali
a prosa
quando ciò mi si adatta.

Talvolta diseguali:

se triste è il mio
guardare
allor prevale prosa.

Ma se il mio cuore
canta
chi vince è poesia.

Però ora mi chiedo:
serve
quest'esser bardo ?

Oppur,
ognuno vede,
di me solo la prosa ?

Ma a chi
potrà importare
di questi miei pensieri ?

Cancello. Punto
e
a capo.

Mescolo poesia
in parti uguali
a prosa…


Buongiorno
Sussurra la mia voce
e vibra d'emozione.
Dolce discioglie il velo
dagli occhi tuoi socchiusi.

Canta canzone piano.
canta una storia antica.
canta d'amore e vita.

Portano un soffio lieve
le labbra mie socchiuse.

Nell'aria vola un t'amo.
 

Arcobaleno
Piove
lento
pensiero
vola.
A braccia
alzate
cerco
luce.

Nasce
arcobaleno
dal tuo
cuore.

dove sorge
cercherò
tesoro.
 

Punto d'arrivo
Lenti e sfocati
ricordi tornan
da antichi tempi.

E più non guardo
verso il domani
non c'e speranza
del dove andare
né soluzioni
al divenire.

E cerco il cielo
e cerco il mare
dove la mente
possa annegare.

Vita vissuta
passata invano,
giorni di gloria
falsa ed ottusa,
pene ottenute
e pene date,
senza rimpianti
senza rimorsi.

Disperse all'aria
ceneri voglio
che nulla resti
a ricordare
né pietra bianca
per rammentare
nè inutil fiore
su essa posare.

Così finisce
il vano viaggio.
Mille domande
senza risposte.
 

Fiaba & Fiabe
Nel cielo si perse Stellina
l'amore divino cercava
e andava chiedendo a vicina
il luogo ove si ritrovava.

Così una stella più anziana
di rughe solcato il suo viso
la prese per man quell'arcana
nel volto splendeva un sorriso.

Tu cerchi l'amore nel cielo
ma qui si può solo inventarlo.
Le luci che invero fan velo
ingannano il facil trovarlo.

Non qui troverai quel che cerchi
Stellina, mia timida amica,
ma se guardi in basso e scoperchi
saziare potrai la fatica.

Nel fondo di molti dei cuori
veridico amor troverai.
Per render ricerche indolori
scoprire il fallace dovrai.

E quel che vedrai alla fine
sarà la gran luce d'amore
che alberga in chi ama marine
che vive in chi dona il suo cuore.

Risposta sarà alfin chiara
vedrai dove alligna l'amore.
Non certo nel cielo mia cara
ma solo e soltanto nel cuore.
 

Dedicata a mia moglie che, con pazienza e amore , ha saputo accettare il mio desiderio di vagabondare per l'Italia,
alla ricerca di soddisfazioni che, alla fine, appagavano soltanto me stesso. Con riconoscenza ed amore.


Mirò
Di rossi capelli ed esile vita
la gioia di viver portava nel cuore.
Quegli occhi marrone e lunghissime mani
al mio sentire donavan stupore.

Incontro veniva con sua lieve corsa,
su prati smeraldo d'abeti ombreggiati
e quel primo bacio non so ricordare,
da sempre stordito da quella allegria.

Galeotto fu Mike col lascia o raddoppia
che non guardavamo cercando le mani
e dentro esplodeva d'amor desiderio
che, allora vietato, appagar non poteva.

In dolce stagione vivevan ricordi.
E venne pesante il primo distacco,
il primo dei corsi lontan dall' amore.
Frenetiche corse un treno pigliare.

Firenze Gorizia ritorno ed andata,
quel primo lavoro che annuncia speranze
e quindi il Friuli, prolifica terra,
che vide l'unione da molto sognata.

Poi nacque Lorenza, che tenero sogno !
La stanza odorava di talco e di latte,
ansiose le notti, respiro ascoltando
e tenero amore per chi fece dono.

E dopo Trinacria, che fascino strano
Palermo la felix ci accolse ospitale
e storia e cultura di quella regione
fu degna cornice al romantico andare.

Passò un lungo tempo felice e sereno
con duro lavoro e felici ritorni,
assieme ad amici di vasta cultura
che resero lieve attuar quell'impegno.

In lampo trascorser quegli anni gioiosi
ma in altra città il dover mi chiamava.
Amara la scelta voluta dal fato,
scaligera urbe ci vide arrivare.
 

Neri corvi
Volano alti con ali littorio,
colman la terra con guano mortale,
fan revisioni di storia compiuta,
nelle lor vene sol scorre liquame.

Coprono il cielo a spegnere il sole,
trancian sentenze per loro opportune,
forti coi deboli, curvi coi tosti,
vendon coscienza per fare danari.

Orge ed inganni, tre lustri bruciati,
nulla riman dell'onor del paese,
paion parlare da libere alme,
falsi sorrisi nascondono ghigni.

Ma alfine arrivò la resa dei conti,
si ribellarono i sudditi proni,
lazzi e monete, per tanto disgusto,
furon lanciati a quei corvi indecenti.

Assisteremo al lor ribaltone,
dal nero al rosso lor cuori apriranno,
tutto faranno con gran pentimenti,
pur di salvare le loro poltrone.

Porte chiudiamo ai loro appetiti,
gabbie morali apprestiamo per tempo,
senza scordar che quei uccelli fetenti
sempre in agguato lordéran la via.


"Una volta le parole divennero solide, il freddo le aveva intirizzite e ingombrarono il cielo, un cielo fitto di parole rigide e secche,
parole di ghiaccio, parole di bastone, parole ritorte col fil di ferro, parole scritte ma senza più suono né eco."

(Eugenio Scalfari: "Alla ricerca della morale perduta")

L'apostrofo rosa
Un giorno io le dissi
un bacio vorrei darti.
Beffarda mi rispose
altro da te aspettai.

Così restai perplesso,
termine errato avevo ?
Pensa che ti ripensa,
giunsi a una soluzione.

Remota voce è bacio,
necessita aggiornare.
Ed ecco la proposta
che a lei farò arrivare.

Vorrei baciuffolarti
con teneri baciuffi.
Se prima non sverrai,
in cielo salirai.

Vorrei poterti dare
baciuffoloni tanti.
Di certo il gradimento
allor mi donerai.

Le dissi un dì la frase,
s'era davanti al mare.
L'amor si fè pensosa,
poi mi guardò furiosa.

Baciuffolarmi quindi
mio caro tu vorresti.
M'ispira un gran pensiero
l'azzurro qui davanti.

Ma va a baciuffolare
quella distesa immensa,
anzi, per completare,
ma va a scopare il mare !


Buona notte
Dolce sarà la notte
dolce tra le tue braccia
dolce nel tuo respiro.

Ti porterà in un sogno,
sogni fino al risveglio.
Magiche fate ed elfi
notte proteggeranno.

Mano nella tua mano
bocca sopra tua bocca
guardo per rimirarti.

E spunterà poi l'alba
d'un grato nuovo giorno
che a te verrà cantando
serenità donando.
 

Destino e libero arbitrio
Ecco quel che idearon,
antichi savi greci,
per fiabe raccontare
a lor concittadini:

Clothò tesseva un filo.
Làchesis l'avvolgeva
attorno al corpo umano
e vita gli donava.
In tempo stabilito,
Atròpos, con cesoia,
quel filo recideva,
ponendo fine al duolo.

Ma tutta questa storia,
da saggi progettata
per ingannar balordi,
ebbe un proseguimento.

Un giorno in Palestina
da immacolata nacque
uomo pien di carisma
ed ordine rimise.
Lui vide l'ingiustizia
ed elencò peccati
regole e norme emise.
Conformemente visse.

Però per gli altri il cuore
avea d'amor stracolmo,
così regole e norme
flessibili egli rese.
Donò libero arbitrio
a tutti i suoi seguaci.
Di questi fu la scelta:
seguirle o interpretarle.

Ma ci pensò Ireneo,
alcuni anni dopo,
a sceglier tra i vangeli
quelli più confacenti,
più convenienti a chiesa
allora in formazione.
Suggestionar le menti
serviva a quel potere.

Così, frammezzo a tanti,
scelse quelli opportuni,
quelli magnificanti
divinità del Cristo.
Degli altri documenti,
che umano il re dicevan,
un grande rogo fece.

Chiesa volle premiarlo
rendendolo suo padre.

Ma il tempo galantuomo,
tra Nag Hammady e Qumran
ci rese quei volumi
facendoci più edotti.

Così potremo sceglier
tra umanità e divino,
tra libero pensiero
e sorte d'altri scritta.
 

Canto
E rose blu con iris
per un fiorito sogno.
Fiori per profumare
la notte e i desideri.

Teneri e protettivi
profumano d'amore.
Per sempre sian compagni
lieta tua vita rendan.

Così per te diranno
per sempre il loro amore.
Così come per sempre
s'involerà il mio canto.
 

Tramonto
Soltanto del tramonto
oggi potrò parlare.
Di quel tramonto cieco
che il tempo ha generato.

Nato da influssi arcani
su menti ottenebrate
da sterili pensieri
di genti disperate.

E a quel tramonto cieco
sol seguirà la notte
profonda e senza fine.
Giorni non nasceranno.
 

Sognando
Così l'avevo
ogni istante cercata,
così la sognavo.

Così la mia vita
scorreva
attendendo.

Così sognavo
un miracolo,
portato dal vento.

Quella notte,
vissuta da solo,
era lì.
Per me.

Dai mie sogni
sorgeva
Nei miei sogni svaniva.
 

di Pulcini & Pulcini
Drin, drin, drin ,drin,
la campanella suona
Pio, pio, pio, pio,
canta la contadina.

Ed è un frusciare d'ali
e strepitio di piedi
che corrono a saziare
vogliosi e vuoti ventri
ed affamate menti.

Così, con giallo mais
s'annullan quei languori,
così con la cultura
s'illuminan le menti.

Maestre e contadine
adempion lor missione
con risultato uguale:
pollastri ben pasciuti
nell'uno ed altro caso.

Neppure differente
sarà di poi la fine.
Appesi ad uno spiedo
quei polli finiranno.

Quei teneri pollastri
le pance riempiranno.
Aperte e sane menti,
gretto ed incolto mondo,
archivierà schernendo.
 

Romanze
Recondita armonia
di bellezze diverse
ma resta nostalgia.
per quel che il mondo offerse.

L'uomo co' suoi peccati
e voglie di ricchezze
così causò conati.
Terre rese lordezze.

Lontana, come un'eco,
s'ode una melodia.
La canta un vecchio cieco,
sembra una parodia.

Come un bel dì di maggio
triste l'aedo canta,
nel mentre il ciel randagio
di rossi fumi incanta.

Mentre lucean le stelle,
lo sguardo a terra volto,
smarrimmo quelle belle
contando ciò ch'è tolto.

Un dì m'era di gioia,
e noi perdemmo cieli,
per voluttà che ingoia,
nacquero solo geli.

Di quella pira ansante
l'umore sentiremo.
Nel suo calor bruciante
tutto discioglieremo.
 

Improvvisamente tu
Improvvisamente
mi scoppia nel cuore
il tuo sorriso.

Improvvisamente
mi bruciano l'anima
i tuoi occhi.

Improvvisamente
le mani si cercano
carezzano, scoprono.

Improvvisamente
le labbra si sfiorano
i respiri si fondono.

E dentro te, improvvisamente,
ritrovo l'amore del mondo
che il mondo ha creato.

E, guardando il tuo viso
improvvisamente radioso
di te m'innamoro.

Improvvisamente
noi due assieme.
Noi due, anima mia.
 

Fase rem
I sogni che sembran reali
nistagmi che inseguon visioni
affrettano il cuore gravato
da un vivere senza traguardi.

Fermar quei momenti è speranza
restando sospesi nel tempo
temendo il ritorno al reale
che angosce e tensioni riserva.

Così nelle notti silenti,
ricordi che sono macigni,
si sciolgono in sogni suadenti,
divengono dolci illusioni.

E' quello lo spazio concreto
così come là vive il tempo.
Dell'uomo sostanza son sogni
astratto il reale diventa.
 

After Those Days
Strade senza traguardo
notti senza risveglio
canti di voci mute
stelle che fan sberleffi.

Luci senza chiarori
albe che san di fiele
tramonti allucinati
mari coprono terre.

Sfumano l'orizzonte
luci di rosso sangue
di soli neri aurore
i cuori opprimeranno.

Così noi camminiamo
smarrendo un mondo amico
che abbiamo violentato
da cecità offuscati.

La luce spegneremo
sui nostri giorni tristi.
Vindice la natura
vi calerà il sipario.

Cercar nel pentimento
salvifico perdono
inutile speranza
a tempo ormai finito.
 

Le notti ed i giorni
Identiche ai giorni sembravano notti
allora che nostri quei tempi vivemmo.

I giorni scambiammo con notti frementi
e notti con giorni parevano uguali.

Quei sogni reali turbavano menti
donandoci in cambio smarrite illusioni.

Col darci un amore di false promesse
stagioni intrecciammo per vincer la noia.

E resta di questo sognare incantato
sottile miraggio disciolto nel nulla.
 

Un bacio
Conservo un bacio
per tenerlo a lungo,
per rimirarlo
prima del consumo.

Però vorrei
anche donarlo al vento
che me lo renda
per cento duplicato.

Conservo un bacio
per farne una canzone
che in cielo salga
su nuvola dorata.

E se in quel cielo
in pioggia si mutasse
l’intera terra
allor lo gusterebbe.

Conservo un bacio
al mondo per donare
per annegarlo
nel dolce dell’amore.


Selene la saggia
Brigante è quella luna,
che con quell’occhio immenso,
ironico e ammiccante
sembra voler parlare.

Discarica già fatta
di deiezioni nostre
là trovi baraonde
da cui non ti disciogli.

Astolfo fu turbato
cercando la ragione
che Orlando per amore
sull’astro avea smarrita.

Amori a mucchi sparsi
che a volte pesan poco
e poesie mai scritte
col grave lor fardello.

E verso il ciel preghiere
vi sono accumulate
pesanti come piombo
per chiara lor menzogna.

Speranze ed illusioni
vane e gravose assai,
promesse sì mendaci
che greve peso hanno.

E sentimenti e inganni
sfondan la superficie.
Selene, la paziente,
ancora ciò sopporta.

Di questo non contenti
cercammo l’altra faccia
in cerca d’altri spazi
e il nulla vi scoprimmo.

Quell’altro lato invero
è ben difeso e molto.
Lo scarico di lai
lassù sarà proibito.

Eppur gli innamorati
a lei volgon lo sguardo
per cogliervi i sospiri
del ben da loro amato.

Ma in quella confusione
certezze non vi sono.
E sguardi errati in terra
arrischian di tornare.

Beffarda allor la luna
per vendicarsi inventa
scambi contro natura.
E attenderà irridendo.

Così l’amato rischia
ben altro bacio avere
e ignaro dell’errore
dalla sua amata torna.

Ma anch’essa in cambio aveva
avuto ambiguo incrocio.
Di questo s’estasiava
godendone il sapore.

Guardaronsi negli occhi
tentarono un sol bacio
ma quel sapor raccolto
d’amore non sapeva.

Sapore sospettoso
certo d’altra persona.
Il chiarimento avvenne
e preser altra strada.

E sghignazzò Selene
appesa nel suo cielo:

quel che a voi par mia luce
di me sarà l’ inganno.
Romantiche creature
quante illusion cercate !
Ma è bene che sappiate
soltanto in terra vostra
quelle si compiranno.


 

"in principio era il male
disse la voce.

Il vortice nero
di una consapevole energia
autodistruttiva.

Un atomo si ribellò:
non capiva la volontà
di distruggersi"

 

Il corpo dei vinti
Spogliati
torturati
derisi
velati
violentati
bombardati
decapitati
uccisi
suicidati per uccidere
umiliati
fotografati
comprati
venduti.

Mezzo per dire
potenza, disprezzo.
Mezzo per affermare
superiorità politica
religiosa
di mercato
sulla dignità.

Nei lager nazisti
simbolo e conseguenza
d'un ordine
fondato
sulla discriminazione.

Alba d'un tragico giorno
basato
sulla
prevaricazione.

Ed un dio impotente
nulla può
di fronte al male.

Dio impotente.

Ma noi
sulla violenza
sulla guerra
sull'odio
abbiamo chiuso gli occhi.

Consolandoci.

(Libera riduzione della prefazione di "Secondo Qoèlet" di Luciano Violante edizioni Piemme 2004)

 

   Narrar di fiori
Narrar di fiori
è far pornografia.
Di piante sono
organi sessuali.

Col lor mostrarsi
adescano i vogliosi
che orgasmi appagan
pollini dispensando.

Narrar di fiori
è compier traviamento
di pure menti
che poi vorran perdono.

Narrar di fiori
e dir del lor profumo
inganno certo
di lor natura prava.

Per questo un fiore
anch'io vorrei donare
a donna amata
che un parroco assolverà.
 

Conca d'oro
Percorsi valli e monti .
Gente dal duro idioma,
d'umanità impregnata
e di cultura antica.

Sovente ostacolavan
armenti il mio cammino
e il tempo io passavo
ad ammirar quei siti.

Lucenti erano i cieli,
di grano le campagne,
colline ricoperte
di pochi alberi spogli.

Frinivan le cicale
sotto impietoso sole,
un asino arrancava
sotto il suo basto grave.

Quindi da una collina
scendevo verso il piano
e innanzi a me s'apriva
col suo respiro il mare.

Di zagara l'aroma
allora m'inebriava,
tappeto verde scuro
la conca ricopriva.

Monti di rosso bruno
facevano cornice.
D'aranci e di limoni
giardini profumati.

E sullo sfondo azzurre
danzavano le onde
a completare un quadro
degno d'un paradiso.

Così passaron gli anni
e ancor con quel ricordo
nell'isola tornai,
cercando un perso sogno.

Quel bel tappeto verde
cemento divenuto.
Di zagara il profumo
in pizza già mutato.
Dei monti la cornice
in gabbia trasformata.
E quel brillante cielo
dal fumo già oscurato.

Persino il mare amato
allontanarsi sembra.
E il sogno ch'era un tempo
nell'oggi naufragato.


Il pensiero
Vola così lontano
cercando la tua mano.
Vola da un bosco avito
che dei han consentito.
Vola cercando ancora
porta quel che ristora.
Vola sulla tua strada
trovata ha la contrada.
Vola e a te s'avvicina
vedendoti supina.
Vola con il mio dono
che desideri sono.
Vola e su te riversa
speranza ch'era persa.
Vola e ti porta amore
che riempirà tue ore.
 

Tempo di treni
Parto da una stazione
viaggio senza opinione.

Vado senza sapere,
guardo senza vedere.

Senza desiderare,
ore sento passare.

Torno con miei ricordi
a giorni che non scordi.

Meglio è il tempo obliare,
giunto è quello d'andare.
 

Bisbigli di sale
(ouverture, suite, èpilogue)

Dolci ricordi
alla mente affannata
portan lamento.

Furon tuoi baci di scaglie dorati,
davan chiarore, coprivan le stelle.
Furon tuoi baci granelli di sabbia,
scorrevan tra dita e vento disperse.
Furon tuoi baci ricordi d'allora,
fatti d'inganni, di false illusioni.
Furon tuoi baci frazioni di tempo,
che col suo passare sogni cancella.
Furon tuoi baci, che amari sospiri !
Bisbigli di sale sciolti nel niente.

Stelle malate
al mio mondo malato
luce cancellan.
 

Un rifiuto
Il decrepito vecchietto
voglia ha sol d'andare a letto.
Con la mente un po' acciaccata
passerà questa nottata.

Fu un errore o forse sbaglio,
preda forse d'un abbaglio,
che negò ciò che voleva
a chi, certa, lo chiedeva.

Sognerà quell'angioletto,
agitata nel suo letto,
con rimorso la mattina
penserà alla poverina.

Rimediare si promette
e verran notti perfette.
Appagati i desideri,
passeran brutti pensieri.
 

Un sogno
Ti cerco, nei miei sogni angosciosi.
C'è un posto nel mio cuore,
forse nella mia mente,
buio e freddo.

Baratri di solitudine,
dolore e pena infinita
senza te,
che sola puoi colmarla.

Parole che pesano come piombo,
roventi come fuoco.
dolci come miele,
quelle tu dicevi.

Per la mia disperazione,
il mio dolore impotente,
la mia punizione,
ti cerco nei miei sogni angosciosi.
 

L'isola
Dall'acqua, improvvisamente
sorge.
Turgida come i tuoi seni,
vivida come il tuo volto.

Da un mare azzurro, radioso,
come radiosi sono i tuoi occhi,
appare incantata,
stupita dalla tua bellezza.

Sei inno all'amore,
di tutti e per tutti.
Favola dolce e concreta,
di te soltanto ci si può innamorare.
 

Gabbiano
Disperatamente
dal mio cuore
ricerca il suo cielo
il gabbiano.

Tra sterpi roventi
costretto
non vede
il suo mare.

Soltanto l'azzurro
d'un sogno vissuto
aprire potrà
quelle ali.

Così
verso il sole
in cerca d'amore
si libra
lontano.
 

redev ierroV
Vorrei veder vestito
modello di pittore
e nuda una pittrice
sua immagine fissare.

Vorrei veder le navi
con chiglia al sol portarsi
e pesci in cielo messi
e uccelli in mar nuotare.

Vorrei veder radici
d'alberi centenari
all'aria esposte e a venti
e i rami in terra stare.

Vorrei veder spartiti
letti da fondo a cima
godere d'un concerto
la parte d'aspettare.

Vorrei veder malati
uccidere dottori
e lor parenti in festa
pazienti ringraziare.

Vorrei veder i fiumi
recuperar la fonte
e nuvole che aspiran
e neve fanno alzare.

Vorrei veder anziani
al fin tornar bambini
trovando la purezza
d'un tempo da invidiare.

Vorrei veder un mondo
d'amor per l'altro pieno
per vivervi sereni
e più non disperare..

(ringrazio, riconoscente, Sandra Greggio per l'immagine poetica di fiumi e neve suggeritami)
 

Fahrenheit 451
Risplendono fiamme
nell'est del paese.

Ritorna il ricordo
di roghi passati,
accesi da chiese
nefaste ed oscure.

D'Egitto Cirillo
bruciò biblioteca
e santo lo fece
il clero di poi.

Così come tutti
tiranni del mondo
Benito con Adolf
bruciarono libri
assieme a Francisco,
temendo cultura.

Così anche oggi
ripete la storia
la lega padana.
Distorce il passato,
inventa regioni.
Di scomodi libri
farà delle pire.

Ma ancora son vivi
quegli uomini libro,
memoria di tutto
sapere del mondo
e ultimo sogno
d'un viver civile.
 

Lo specchio
Sei vecchio e decadente,
il cuor già si raffredda,
la mente tua si svaga,
ricordi sol nei sogni.

Allor ,per le mie brame,
narrami l'avvenire,
nulla tieni nascosto,
per mio futur capire.

Futuro tuo conosci
guardando al tuo passato.
Tu là l'hai costruito,
d'errori l'hai riempito.

Che cosa poss'io fare
per questo rimediare,
non certo per mio bene,
spezzar quelle catene.

Non v'è ricetta al mondo
che il tempo indietro porti.
Per tuo sconforto dico:
l'amor che tu hai donato
di certo fu scordato.


Attenti al buffone
D'un' etica aggiornata il portatore
di merda ha ricoperto il mio paese.
Da stipendiati servi fu appoggiato,
la mente di noi tutti ha obnubilato.

Prebende a destra e manca egli ha elargito
e in testa v'è romana e santa chiesa
che chiude gli occhi e pur le orecchie tappa.
E' duro rinunciare a tanta pappa !

Trovavan posizione in chiuse case
eserciti di donne compiacenti
oggi, per il voler di quel buffone,
del parlamento occupan poltrone.

Ma pare che il giochino sia finito
e il decaduto ras a pena muove.
Ritornerà in ricchi suoi castelli
e i cieli torneranno un po' più belli.

Ma le macerie di quest'era infame
ardua fatica son per chi s'appressa.
Dover scartare e poi ripristinare
un'era intera tutta da scordare.


Blasfema riflessione
Infinite sono
le vie
del Signore.

Molte lastricate
di buone intenzioni,
per prevedibile calcolo,
saranno.

E dritte
all'Inferno
condurranno.
 

Minotauro
Cerco nei meandri
scuri della mia mente
Cerco in mezzo a
contrapposti specchi
Cerco una luce
che mille abbaglianti
sprazzi
spezza

Cerco e non vedo

Accecato

Nova
da nana bianca
Quantiche galassie
dove precipitare
sciolgono
memorie

Spazio e tempo
contorti
in circolo
Spazio e tempo
retta infinita.

Scelgo.

Teseo
carnefice lucente
appare.
 


                           A Sandra Greggio, riconoscente
.

Il velo di Maya
Bambini che anelan carezze da mani
e dietro un cespuglio già s'amano amanti,
e migrano stormi in paesi lontani.

Convegni d'amore con scambi agognati,
con teneri frasi e poi giuramenti,
s'esalta il futuro nei loro disegni.

Ma offuscan la vista quei fili sottili,
inganna la mente volerli passare.
Se brami stracciarli, incollan le mani.

Un'ultima fiamma consuma candela,
riporta alla mente un tempo insicuro,
già fatto d'inganni, d'amare illusioni.

Così per quel velo il ver si confonde
ed Arthur sprofonda nel suo pessimismo.
Col dubbio t'avvolge la trama d'oriente.


Vorrei vorrei
Come elastico
che teso s'avvicina
e subitaneamente sfugge.
Come mongolfiera
che l'elio al cielo spinge
e solide funi
a terra inchioda.

Così tu sei.

Vorrei cesoie
per tranciar quel filo
e sveller quelle funi.
Vorrei donarti ali
che aiutino il tuo volo,
per liberar pensieri
e toglier restrizioni.

Così io sono.

Forse in un altro tempo
ed in altro spazio, forse,
capovolgere sogni
e realtà abolire.
In amaca cullarsi,
col respiro del mare
e carezze di venti.

Così saremo.

(L'immagine dell'amaca mi è stata porta da una squisita poetessa del sito. A lei il mio ringraziamento.)


 

Ahi serva Italia di dolore ostello,
nave senza nocchiero in gran tempesta,
non donna di province,
ma bordello !
(Dante -Purgatorio VI- Sordello-)

 

ORANITALIA
Da fetide fogne, da umide forre
rivedon la luce quei musi appuntiti.
Parea s'evolvesse il nostro destino,
a cieli radiosi aprimmo lo sguardo,
il turpe passato gettato alle spalle.

Ma ancora squittiscon, non fur sterminati,
nel nostro giardino diffondon bubboni.
Le strade si riempion di gente malata,
la peste già segna quell'anime ignave,
quei liberi voli soggioga in catene.

Non vedo un Rieux che possa salvarci,
non odo d'un piffero il magico suono.
Nel ciel s'allontana, s'offusca una stella,
e ha nome Speranza quell'astro sognato,
che torme di ratti han già cancellato.

(Albert Camus, lucido profeta, scrisse e pubblicò "La peste" nel 1947.
Questo libro dovrebbe essere letto e commentato nelle scuole d'ogni ordine e grado,
unitamente alla Costituzione della Repubblica Italiana)


Silente un piano
Nell'angolo più oscuro,
accosto a una parete,
giaci dimenticato,
ambisci le mie dita.

Vibravano le corde,
per rapide carezze,
gemmavan melodie,
fondendosi con l'aria.

Ora sugli spartiti
le chiavi di violino
son punti di domanda
su ciò che fu il passato.

Ed era in tempi lieti
che davi le tue note,
sorte da sentimenti
e dolcemente amate.

Così resta il ricordo
con forte nostalgia,
per ciò che più non torna,
pensosa anima mia.

Ma quella tua presenza
mi rassicura ancora.
Centellino speranza
che cresce d'ora in ora.

Ritornerò a sfiorare
quei tasti neri e bianchi.
Quei suoni, nel lor volo,
profumeranno il tempo,
l'anima addolciranno.
 

Amore, lascivia, liscivia
Ho
so
gna
to
di
ssssssssssssssssssssssssss
co
pa
re.

ooohooohooohoooh
sciacsciacsciacsciacsciac
iiihiiihiiihiiihiiihiiih

Al
ri
sve
glio
la
ca
sa
e
ra
brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
il
lan
te.

Aiaiaiaiaiaiaiaiaiaia
mociomociomociomocio
perchèperchèperchè
mi duole la schiena?

 


                                            Dedicata a Cristina Palisi

L'ultima nota
(omaggio a Ludovico Einaudi)

Sigillo fiabesco, memoria d'un canto,
rimane nell'aria una nota sospesa
e ancora riporta del mare l'incanto
a folla silente, rapita in attesa.

Quel piano sfiorato da dita preziose,
che intrecciano suoni di mille colori,
come arpa risuona, a ricordo di cose,
di luoghi vissuti e nostalgici amori.

La sua melodia in cerchio si chiude,
son gravi ed acuti i suoi toni cangianti,
quel lieve ondeggiare risacca dischiude,
carezzan la sabbia quell'onde vaganti.

E pare d'udire l'urlar dei gabbiani,
nel mentre quel cielo s'infiamma al declino.
Poi nasce la spuma, che bagna le mani,
da un'onda che avvolge l'ambiente vicino.

Di salso il profumo, di sale il sapore,
ubriacan quei suoni che scavano a fondo
e dai nostri cuori cancellan dolore.
Ci danno la pace, donandola al mondo.

Così è questa voce che assolve peccati.
E alfin, nel silenzio, rimangon nel cuore
magia di quei suoni, momenti fatati
che dentro han lasciato intenso stupore.


Trascendenza
Quei tuoi grandi occhi mi accendono il cuore
e quei tuoi sorrisi mi bruciano dentro.
Si muovon le mani, son lente e affamate,
respiro si fonde con lingue incollate.

Nel tuo apparire ritrovo l'amore
che placa e ricrea che appaga appagando.
Se guardo il tuo viso, di luce diffuso,
mi par di volare in cielo confuso.

E il cielo stupito raccoglie il tuo grido,
ci manda un fulgore che abbaglia e frastorna.
Son fili di pioggia quei raggi di sole
pervadono tutto e mancan parole.

Così è questa fiamma, scambiata con gioia,
donarsi, fremendo, di questo languore.
Poi resta il silenzio e un rotto ansimare,
un tenero abbraccio il tempo a fermare.

Di cose perdute rimane l'inganno,
visioni dissolte, memorie avvilite.
Trascende il reale quel tempo fatato,
incanto vissuto o solo sognato.
 

Gerundiade
(sollazzo poetico con licenze)

Amando l'amor per l'amore,
badando a non perdere il cuore,
cantando quel che forse accosta,
donando ben oltre il dovuto,
essendo alla fine cornuto.

Facendo di legge dovere,
godendo dell'altrui piacere,
habendo una pena nascosta,
iellando chiunque io possa,
lasciando frementi le ossa.

Muovendo così questa vita,
narrando alla gente assopita,
offrendo per loro risposta,
pensando che hanno iattanza,
quotando la lor stravaganza.

Rendendo normato il piacere,
sognando quel suo bel sedere,
tornando di nuovo ove sosta,
uscendo col viso poi bianco,
vedendo nessuno al mio fianco.

Zappando…. alla fine…. un po'…. stanco.


S e n z a  t i t o l o
Son com' antiche ossa
quegli occhi supplicanti.
Flaccidi e neri seni
di vita inganno danno.

Il sole già arroventa
drammatici silenzi.
In nugoli d'insetti
galleggiano quei corpi.

Svagati noi vediamo
volti emaciati e smorti
che bramano soltanto
un'esistenza umana.

Laggiù vi son ricchezze,
predate dai più forti.
Tristi figuri indegni
violato han quelle terre.

Rimbombano gli spari,
si stupra in ogni dove.
Godiam quell'abbondanza,
lo sguardo distogliamo.

Da quelle pietre viene
l'arcobalen di luci
che riempion di colori
dimore di mercanti.

E stanno in ricche stanze,
comodamente assisi,
color che, decidendo,
destini affosseranno.

Ed ecco all'orizzonte
barconi fatiscenti.
Da scuri teschi ornate,
navi da guerra avranno.

Pare che dallo spazio
un dio tutto ciò vede,
ma in altro affaccendato,
per lunga tradizione,
non fermerà il peccato.
 

C a r e z z a
Era con le mie dita
che il viso accarezzavo.
Scorrevo quella seta,
sfioravo il suo bel collo,
scoprivo la sua gola.

Il colle del suo mento,
per poi trovar la bocca
socchiusa in un sospiro
e, come meta ambita,
alfine riposare.

Un lieve bacio dato,
con tenera intenzione,
poi con le mani a coppa
raccogliere quel volto,
lambire quelle labbra.

E freme di passione
tutto il suo caldo corpo
vibrante nell'amore.
In gemiti mutati
quei dolci suoi sospiri.

Per noi fu poi riposo.
Protetta dalle braccia,
il capo a me appoggiato.
Sentire il suo profumo
goder del suo sorriso.

 

Sinite parvulos venire ad me
                                             ( Matteo c. XIX v.14 )

Refuso d'un refuso
Qui smentisco immantinente
quanto ieri ho già smentito
e perciò, probabilmente,
da nessuno fui capito.

I nemici m'hanno in odio,
il mio cuore s'intristisce.
Nera è come quel petrolio
la lor mente che marcisce.

Evangelico è il mio fare,
ed al mondo destinato.
Che cos'altro poss'io dare?
Sentimento ho delicato.

E l'amore che vi dono
certo voi non meritate.
Su chiedete il mio perdono
e per voi sarò gran vate.

Che saranno mai le sere,
canti e balli permeate,
se ritornan primavere
per me ormai già trapassate?

Per fortuna che il buon viagra,
ch'è compagno al bunga bunga,
rende vita meno agra,
la farà di molto lunga.

Imparate la lezione,
cari sudditi ossequienti,
alla storia l'attenzione
su ponete consenzienti.

Fu tragedia nel trascorso.
Grazie a questa mia presenza,
divien farsa nel percorso,
sol con qualche flatulenza.


Haiku in libertà

Pane fragrante
ai miei baci serrate
son le tue labbra.
********************
Vide l'amore
in un sogno notturno
cupo risveglio.
********************
Il tempo fugge
cerca un traguardo vuoto
trova la fine.
********************
Cercava l'uomo
con la lanterna accesa
e nulla vide.
********************
Caparbiamente
cercare la verità
stolta illusione.
********************
Acqua di fiume
perenne movimento
nel mar dei sogni.
********************
Con l' inseguire
nuvole passeggere
ora ti perdo.
********************
Quel puffo osceno
che i suoi danar nasconde
farci servi vorrebbe.
********************
Profuma l'aria
quella spuma di mare
di salso e sabbia.
********************
Il vento porta
tenero il canto tuo
oggi t'aspetto.
********************
 

                                                 "per Sarah, di una
                                                  lunga teoria, ultimo
                                                  fiore reciso
"

Senza fine
Chi è debole soggiaccia
alla violenza bruta!
Da belva, spoglia d'uomo,
altra crudeltà viene.
Ed ecco che all'elenco
un fiore oggi s'aggiunge.

Radio, tv, giornali
analisi faranno.
E dotti d'ogni risma,
tra spot pubblicitari
e canzonette gaie,
il fatto illustreranno.

E poi verrà qualcuno
che invocherà il perdono,
così che di Sanremo
godere noi potremo
e con coscienza monda,
sereni dormiremo.

Guardandoci allo specchio
noi arrossir dovremmo
chè a questa oscenità,
d'indifferenza figlia,
scordata la notizia,
altre ne seguiranno.

Già salgono alti lai:
"ma io che cosa c'entro ?"
"io credo nel buon dio !"
"e se nel suo apparire
sfrontata lei sembrasse ?"
"la colpa è di suo zio !"

Disgusto senza fine
da 'sta vicenda atroce.
Ribrezzo per quell'atto.
Per la bambina pena.
Ma orbare le coscienze
ben altro orrore crea.

Orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine,
orrore senza fine.


haiku
Così si nasce
malati terminali
senza speranze.

                                                             

                                                         "vos et ipsam                                                                    a Salvatore Armando Santoro
                                                           civitatem
                                                           benedicimus"                                                                    ed a tutti i poeti calabresi.

Magna Grecia e dintorni
Il Pollino imbiancato
innanzi mi compare.
Su un arido terreno,
contorti come ulivi,
quei pini loricati
profumano già l'aria.
E querce e faggi e cerri
compongon boschi eterni.

Vestigia d'un maniero,
a coronar la cresta,
 sovrastano la strada.
La nebbia che m'avvolge
 dissolve selve e prati.
Corro una galleria,
cerco la luce in fondo,
neve e rifugio trovo.

Poi verso sud m'appresso.
Svelta la strada scorre
tra forre e casolari
di quell'antica Sila,
prospera di foreste,
da valli lacerata.
 Delle megar le timpe
comprendo il lor'arcano.

 L'ampio respir del mare
un tuffo al cuor mi dona:
Falerna v'è distesa
e il nome a lei deriva
da quella dolce ambrosia
che consolò Pilato
quando emanò, perplesso,
all'unto ostil sentenza

Quell'acque basse e chiare
risplendono di raggi,
 e rendon sfumature
d'ogni color turchese.
Scintilla all'orizzonte
la vela d'una barca
e gridano i  gabbiani,
dal vento sostenuti.

Si snoda poi la riva
fino alla Costa Viola,
con Pizzo a quell'estremo
che domina quel lido.
Scendendo l'erta china,
ad ogni suo tornante,
precipitar mi sembra
in quel lucente mare.

E' qui che Gioacchino,
di Napoli re breve
e condottier valente,
da Ferdinando quarto
fu vinto e condannato.
Murat, borbon spregiando,
in un comando estremo
volle il ploton guidare.

Volare su quel mare,
correndo su quei ponti,
m'inebria la ragione
e di stupore colma.
Così, lontana, arriva
Scilla  col suo castello.
Innanzi a lei Cariddi,
col suo proteso artiglio.

In quell'acque cobalto
Ulisse spiar volle
quelle, che un tempo ninfe,
la gelosia di Circe
in mostri trasformò.
Perciò si fè legare,
 con cera nelle orecchie,
per ingannar sirene.

In Reggio alfin riposo.
Le voci di mercanti
ridestan la città.
 E' come un dolce canto
"A 'stura v'arrifrisca".
Panieri giù calati,
 ossequio al nuovo giorno,
colgono fichi e gelsi.

Da strade strette e scure,
tra voci concitate
e clacson impazziti,
all'improvviso appare
del duomo la gran luce.
Romanico si sposa
con gotico ispirato.
Risplende il suo candore.

Ed eccomi al museo.
Fu forse Policleto
oppure il sommo Fidia
che i bronzi un dì crearon ?
Svettanti in una sala,
dal mar guerrier risorti,
benignamente guardano
folle da tutt'il mondo.

Quel lungomar ch'è sogno,
percorro un po' stordito
e nelle ville ammiro
del liberty il retaggio.
Trinacria ora mi chiama.
Il ventre d'una nave,
all'urbe, un tempo felix,
doman mi condurrà.

E lascio la Calabria
con nostalgia nel cuore,
 terra dimenticata
da tutti i governanti.
Nessuno più ricorda
di Campanella il libro,
nè Repaci od Alvaro.
Da 'ndrangheta avvilita.

PS.: questa, come tutte le altre poesie, è dedicata a tutti i sitani, oltre che ai calabresi. Ma per chi calabrese non è, credo necessiti un sintetico chiarimento su alcuni suoi passaggi:
"Pino loricato": è una conifera, non autoctona ma importata dalla Spagna, presente soltanto in Basilicata. Cresce su terreni di tipo carsico, normalmente in cima ad una montagnola. Albero basso (3, 4 metri) ha l'aspetto contorto dell'ulivo, rami penduli e corteccia particolarmente dura.
"Delle megar le timpe": la Sila è solcata da numerosi valloni che corrono perpendicolarmente all'autostrada. Timpa = vallone, megara = maga, strega. Sull'A3 un cartello avverte che stiamo passando accanto alla "Timpa delle megare".
"a 'stura v'arrifrisca": significa "a quest'ora vi rinfrescano" ed è il canto col quale, in ore molto vicine al sorgere del giorno, gli ambulanti offrono gelsi bianchi e fichi. Dai balconi scendono i panieri con dentro i soldi per l'acquisto. E' un mio ricordo palermitano dell'immediato dopoguerra, e l'ho risentito a Reggio qualche anno fa.
"vos et ipsam civitatem benedicimus": è la scritta incisa ai piedi d'una stele, al vertice della quale è posta la statua d'una madonna, all'ingresso del porto di Messina. E' un saluto a tutti i viaggiatori ed un segnale di fratellanza.
Ringrazio chi avrà avuto la pazienza di leggermi e saluto caramente tutti i sitani.
Piero Colonna Romano
 


I n f e r n o ?
Le gobbe d'una strada
seguì velocemente.
Venia d'altra contrada
altri rapidamente.

In ciel si ritrovarono
per cominciar la lite.
I santi l'arbitrarono
col lor guardare mite.

Però dall'incidente
i due oltre passarono
e non c'entrava niente
ma i cuori rivelarono.

Fu subit' un subbuglio:
"La moglie tua vendesti."
"Ma senti un po' che raglio:
la mamma tu potresti."

"Con te i pargoletti
sicuri non staranno
e chiuderan gli occhietti,
temendo qualch'inganno."

"Che c'è di te poi dire?
col fisco non sei onesto
e facile è predire
che finirai nel cesto."

"A larghe mani spandi
sogni ed infamità,
la droga a tutti quanti
tu vendi in libertà."

I santi, inver stupiti
da tale esibizione,
restarono allibiti
da simile tenzone.

Riuniti in un conclave
a lungo discettarono,
un pater nostro, un ave,
sentenza alfin vergarono.

"Non v'è infernal girone
che accogliervi vorrebbe.
Quest' è la punizione
che certo converrebbe.

Ma in terra tornerete,
peggior che nell'averno
così la vita avrete.
Per voi sarà l'inferno !

Tornarono a lor siti
e qui perseguitati,
da crudeltà avviliti
e pur sodomizzati.

Scontarono il lor fio
con lacrime roventi,
pregarono il lor dio
di renderli redenti.

Impietositi i santi
in ciel li richiamarono
e nei calor fiammanti
poi li precipitarono.
 

L' I l l u m i n a t o
Verità vanno cercando,
sulla strada della seta,
e cavalli cavalcando,
cercheran chi li disseta.

Questi candidi destrieri,
oro e azzurro finimenti,
porterann'i forestieri
verso mete convenienti.

"Cara Amal, amica mia,
su raccogli il tuo sitar,
canta per la nostra via,
rendi lieve questo andar."

La violenza del deserto,
la durezza del percorso,
li stremarono di certo
anelando ultimo sorso.

Ed alfin all'orizzonte,
sopr' un monte, sulla cima,
la città di tutte l'onte,
Samarcanda s'avvicina.

Quivi giunti chiederanno,
destra e manca ansiosamente,
"chi alla sete non fa danno,
chi disseta veramente ?"

Ricevuti nel castello,
dal sultan della regione,
ecco il re di quel bordello
che impartisce la lezione:

"Quei che qui non vo' restare,
esecrando 'sto mercato,
scelse solo il meditare
fino all'ultimo suo fiato.

Con la vaga tua compagna,
guadar l'Oxus voi dovrete
e scalando la montagna
nella grotta il troverete."

Si rimisero in cammino,
gonfio il cuore d'emozione,
certi del loro destino
di trovar la soluzione.

Grande gioia fu per loro
la caverna rinvenire,
nella mente quasi un coro
per l'auspicio divenire.

E così, dinanz'a loro,
ecco appare il gran vegliardo,
vestimenta prive d'oro,
tant'affetto nello sguardo.

"Whaid altri m'han chiamato
sin da quando rinunciai
a restare in quel mercato,
fonte di primieri guai.

Quell' è un luogo di vergogna,
di Babel la confusione
e vi regna la menzogna
quale unica ragione.

So che voi state cercando
Verità, unico bene
e per questo, camminando,
qui giungeste dopo pene.

Tu bruciasti tuo passato
ricercando savi esperti,
ora in luogo malfamato,
ora andando per deserti.

Non v'è saggio, qui nel mondo,
che rispondere saprebbe,
quel che chiedi, vagabondo,
dentr'il cuor albergherebbe.

E nel cuore dell'onesto
ben nascosta c'è una luce,
guarda là con un pretesto
sol' il ben ti ci conduce.

Quest'io dico alla partenza:
Verità, suprema dea,
accompagna l'esistenza
di chi amor ognor si bea."
Piero Colonna Romano


Wahid di Piero Colonna Romano: So che non è usuale commentare le proprie poesie e, forse, neppure opportuno. Ma questo, più che un commento, è una spiegazione che credo di dovere. E' per capirci meglio, nipotina mia!
I nomi arabi Amal, Oxus e Wahid corrispondono rispettivamente a : la speranza, il fiume nei pressi di Samarcanda e l'ineguagliato.
I cavalli simboleggiano la mente ed i finimenti la fantasia che la orna. Così come il deserto simboleggia il mondo in cui viviamo e la durezza del percorso, il vivervi. L'ultimo sorso, ahimè, è la morte, desiderata per gli stenti subiti.
Samarcanda è stata scelta perché punto centrale della via della seta, quindi luogo frequentato da un'umanità fatta di mercanti, notoriamente non proprio sinceri.
Tutto il resto è trasparente.
E termino con due aforismi sulla verità: "Non uscire fuori di te, rientra in te stesso; la verità sta nell'intimo dell'anima umana" (sant'Agostino) e "Tutto è divenuto; non ci sono fatti eterni: così come non ci sono verità assolute" (F. Nietzsche). A voi la scelta.
Un ben ritrovati ed un caro saluto a tutti. P. Colonna Romano

Topante
(apologo allegorico, retoricamente figurato)

Un giorno un topo vide,
s'era di primavera,
un'elefanta al bagno,
scendeva già la sera.

Fu galeotto il stagno
e magici i colori,
all'elefanta il topo
narrò questi dolori:

O dolce mia piccina
di te m'innamorai,
del cuor la mia regina
un giorno tu sarai.

La dolce elefantessa,
invero già stupita,
rispose un pò' perplessa:
vorretti per la vita.

M'ahimè topino bello
diggià promessa fui.
Voler di mio fratello
ed anche dell'altrui.

Ma la tenzone amara,
tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera.
Branco deve sapere !

Scese nella radura,
vide tutti gli astanti.
Nel cuore la paura,
ma col dover davanti.

In cerchio tutti quanti,
al centro la gran rea,
udirono vocianti
quello che dir volea.

Poi cominciò un tumulto:
che credi tu di fare,
da che paese arriva,
non vedi ch'è foresto,
la pelle ha pien di peli,
in Rha egli non crede,
non mangia le banane,
persino boscaioli
a lui la caccia danno,
e la foresta è piena
di simili furfanti.

Quel pugno di briganti,
via così dicendo,
la testa le confuser.
Lacrime van scendendo.

E si levò il gran saggio:
elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio
che sposi chi t'agogna.

Al branco un grande dono
quel giorno porterà.
Deh chiedi il suo perdono,
d'amor ti riempirà.

E poi non ti scordare,
siamo la razza pura,
con quello che vuoi fare
tu ne farai lordura.

Perciò quest'io ti chiedo,
curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo,
cessa di far la 'ntrocchia.

Sdegnata ed avvilita
abbandonò il consesso,
s'arrampicò in salita
tornand'al suo possesso.

Questi che l'attendea,
di molto trepidante,
chiese con voce tesa
sentenza, esitante.

E quando alfin sapette
la storia dall'amata,
d'acchito promettette:
l'avrebbe mai lasciata.

Per cieli puri andaron
cercando loro mondo.
A lungo essi s'amaron
felici a tutto tondo.


E giunse poi l'inverno.
Vibrava del suo amore
la coda d'una stella.
La neve era un candore.

Un suono allor si spanse,
nell'aria tersa e chiara,
un tenero vagito
salì da quella cara.

E verso il cielo sale,
quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri
portando il suo respiro.

Topante ei fu nomato,
accolto fu da un coro:
tu toglierai peccato,
amore avrai per loro.

Il cielo allor s'aperse,
le stelle palpitaron,
il vento poi disperse
nequizie e infamità.

Le trombe del giudizio
sonaron inquietanti,
nell'ora del solstizio,
cercando i lestofanti.

Ma quel sublime amore
tutto avea mondato
e il fosco trombettiere
a casa fu mandato.
 

Occhi di luna
Occhi di luna,
velati d'azzurro
lampi di gelo
a nascondere il cuore.

Occhi di cielo,
velati d'amore
occhi di mare
sereni, ridenti.

Labbra corallo
perle splendenti
bocca che dici
soavi armonie.

Labbra dischiuse
esitanti, assetate
teneri fiori
che baci sospiran.

Mani preziose
di dolci carezze sperate
mani gentili
sottili profumi inebrianti.

Immagini lievi
d'un sogno d'amore
vissuto.
 

Correndo la vita
Grigio
d'asfalto un nastro
rapido si svolge.
Traguardi di dolore
all'eterno orizzonte.
E questo nastro
che non vuol
finire. 

Ascolta
Dal mare sale una canzone
e copre la mia voce.
Dentro ammaliante penetra
rapisce e tutto incanta.

D'amore parla e di dolore
e rende dolce la sera.
Ispira musici e poeti
per carmi e sinfonie.

Il mare, che cuori vuole
per addolcirne battiti,
suoi messaggi d'amor manda
perché nostri divengano.

In quegli azzurri onirici
da gravità affrancati
immergersi, così, lentamente
e in un sogno volare.

Se la sua essenza intendi
tu troverai la pace
nel mar che dei suoi riti
sacerdoti ci vuole.

Ascolta
Dal mare sale una canzone
e copre la mia voce.
 

Lorenzo to day
(manipolazione azzardata di "Bacco e Arianna" di Lorenzo de' Medici)

Quant'è bella corruzione
che permane tuttavia!
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Questa gente svaporata
ama solo il suo presente,
perché  'l tempo fugge e inganna
e nell'oggi è il godimento.
Queste ninfe ed altre genti
son felici tuttavia.
                                  Chi vuol essere lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Quel paffuto satirello,
delle ninfe innamorato,
per lettoni e per palazzi,
ha lor posto cento agguati.
E, dal viagra riscaldato,
balla e salta tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Le ministre hanno anche caro
da lui essere ingannate,
non pon dare a amor riparo,
pena al posto rinunciar.
Ed allora, con letizia,
sì, la danno tuttavia.

                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Questa soma che vien dietro,
sopra l'asino, è un seguace.
Così vecchio è ebro e lieto,
già di carne e gotta pieno;
se non può star ritto, almeno,
nel suo scranno al parlamento,
ride e gode tuttavia.

                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.

Mida vien sopra a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
Ma che giova aver tesoro
se altri poi non s'accontenta ?
Ma che cosa vuoi che provi,
quel paffuto satirello,
tormentato da una sete
che s'accresce tuttavia.

                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Ed è questa la lezione
che da Mida ci proviene:
ciascun apra ben gli orecchi,
del doman nessun si paschi,
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi,
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
E prosegue allegramente:
donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni e canti e balli!
Arda di dolcezza il core,
non fatica, non dolore tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  sul doman v'è una certezza.
Ed è questa la certezza:
ecco, un giudice fetente,
dagli eccessi un po' allarmato,
vuol veder fino a che punto
tutto ciò sia confacente.
E scavando e riscavando
spuntan fuori le magagne
e le rogne e le menzogne
di re Mida ormai spogliato
e da tutti abbandonato.
Nel dolore tuttavia.
                                  Chi vuol esser lieto sia:
                                  ciò c'ha esser convien sia.

 

Duetto
Un conto
ti conto
per accanto
restarti.

Un canto
ti canto
per la mente
assonnarti.

Il volto
ti volto
per dopo
ammirarti.

Il velo
poi svelo
per meglio
scoprirti.

Non qui ho adoprato
il termine adatto
se no la censura
mi arriva dal matto.

Aperti quegli occhi
di molto assonnati
pronunci parole
di molto impastate.
E questo racconto
un po' pigramente
rivolgi a me stesso
ancora fremente.

Un conto
ti conto
per accanto
restarti.

Un canto
ti canto
per la mente
assonnarti.

Il volto
ti volto
per dopo
ammirarti.

Il velo
poi svelo
per meglio
scoparti.

Qui ecco adoprato
il termine adatto
l'infame censura
sarà per quel matto.

Censura non vuole
l'amore sincero
e questo lo dico
perché questo è vero.
La regola eterna
per tutti poi conta:
donate davvero
…così si racconta.
 

Estremo finire
Infiammati angeli
scagliati nello Stige
e turpi demoni
al cielo ascesi trionfanti.

Smarrito l'umano sentire
nel rumore assordante
dei propri egoismi
confuso dalla fame del tutto.

Cancellati i dolci silenzi
ciechi d'amore e di giustizia
assetati di pace, flebilmente andiamo
in un mondo che non possediamo.

Così, soltanto
vedo la pace
nell'estremo finire.

I silenzi
Del mare ho ascoltato la voce
e del mare ho bevuto l'amaro.
Torri di spuma, d'arcobaleni trafitte
e folli gabbiani la loro fame urlano.

Nel mare ho cercato la pace
e nel mare ho trovato i colori
che drogano l'anima
e straziano il cuore.

Dal mare in dono t'ho avuta
e nel mare la vita s'è schiusa.
Rivedo quegli occhi velati d'azzurro
quei lampi di gelo a nascondere il cuore.

Ed i silenzi
i silenzi
i silenzi
i silenzi.

I tuoi con quelli del mare
in loro immergersi
in loro annullarsi
cercando la pace.

Questo sole
E' questo il sole che illuminava Orfeo
quando per Euridice
il suo canto cantava ?

E' questo il sole
che la sua trasgressione vide
e non volle impedire ?

Questo sole che indifferente ci guarda
vede i nostri peccati, di questi ride
ed il nostro tempo batte.

Oscurato dai nostri egoismi
appeso al suo cielo,
sempre più s'allontana.

Altrove donerà il suo amore.

Poesie
Per te scrivevo poesie,
in un tempo dove poesia era
averti.

Poesie che dalla tua danza nascevano
e dai tuoi occhi e dal tuo
dolore.

Poesie scrivevo per te,
quando il mio spazio ed il tuo, assieme, si
fondevano.

Scrissi per rivelarti l'anima
l'anima che ti donai perché tu scoprissi
amore.

Scrissi perché avevo visto
la tua angoscia, sapendo che salvarti
potevo.

Scrissi con le mie lacrime,
perché volevo che le tue
celassero.

E lacrime, poesie ed amore
tutto ti dedicai, me stesso ed ogni mio
respiro.

Per infrangere ogni mia illusione
contro la tua sete di
nulla.

Questo tempo
(omaggio a Prevert)

Questo tempo, generoso e crudele
che ineluttabile scorre
che distilla, di gioia e dolore
lacrime.

Questo tempo, pietoso e perfido
che dona e poi toglie
che illusioni d'amore e certezze di tradimenti
regala.

Questo tempo, tenero e orrido
che blandisce e inganna
che sentimenti confonde e coscienze
corrompe.

Questo tempo, alla fine giunto
di sangue e sale e singhiozzi frementi
e voci senza senso, fa gocce di pianto
versare.

Così è il tempo, il mio ed il tuo
senza certezze, come un gioco d'azzardo
dove soltanto perdere si potrà
l'anima.

Nelle città invisibili un tempo accadde
Dalle parti di Despina,
nacque, un giorno, un'agnellina.
Belli gli occhi e un bel sorriso,
si vedevan sul suo viso.

Ma l'assente libertà,
danze e canti ognor negati
e costretta in una gabbia,
le causaron molta rabbia.

Tracotante e un po' stronzetto,
giunse un giorno un bel lupetto.
Questa si che me la pappo, con l'aiuto dei gestori,
di sicur la faccio fuori !

E così la maritaron,
in gran pompa e in tutta fretta,
incuranti del destino
della splendida agnellina.

Per la Cina la portava,
le sue brame s'appagava,
come un cane la trattava.
La rivolta in cuor covava…..

La rivalsa di Valdrada, poi Laudomia e dopo Ersilia
ed alfin giunse a Perinzia
l'agnellina addolorata,
senza amore assai provata.

Ed in quello di Perinzia,
un gabbiano vagabondo,
l'agnellina sofferente,
rincuorò teneramente.

Diede amore mai provato,
quel desio di protezione,
la dolcezza di uno sguardo,
tanta, tanta comprensione.

E dal cuore del gabbiano,
dal suo cuore innamorato,
con immensa dedizione,
tutto questo le fu dato.

Per decenni ed anni ed anni,
ed ancora per millanni,
tutto questo durerà.
Chissà come finirà ?

Ma i bisogni dell'agnella,
alle terme la portaron.
I bisogni……e più le voglie,
dal gabbian l'allontanaron.

Da Sofronia o da Leandra
ecco arriva un omaccione,
elegante, fascinoso
e dotato di pancione.

Questo esperto in arte antica,
ch'è chiamata la conquista,
l'agnellina sottomette,
proprio alla prima vista.

L'agnellina consenziente, per l'aspetto del mandrillo,
per le mai soppresse voglie,
rompe il volo del gabbiano,
ne sotterra pur le spoglie.

Incurante del dolore,
incurante del futuro,
ora agisce sol nel dolo,
ora agisce nello scuro.

E nel dolo e con menzogna,
ha svoltato la sua vita.
E il gabbiano…..
ancora sogna.

Ma dall'alto del suo volo,
dal profondo del suo cuore,
con amore sconfinato,
saprà porre fine al duolo.

Torneranno i giorni chiari,
per l'agnella ed il gabbiano,
torneranno e, come allora,
se ne andranno mano in mano.

I l g i o c o
Lungo nel tempo
d'amore un gioco
e piccoli, improvvisati giochi
lo accompagnavano.

Vedere, sapere, fingere
e, soffrendo, sperare
nel tempo, nei sentimenti
e dell'amore la forza.

Di noi, il gioco ingannevole
dalla fede sorretto
e dalla morale
al termine giunse.

Quelle piccole nubi
di tempesta presaghe
tutto di noi travolsero
spazzando, crudelmente, anime.

Tutto muore
con Dio le nostre speranze
le nostre illusioni, la mia tenerezza
nel sonno della tua mente.

L'abbandono
Lentamente distilla
gocce di dolore
l'abbandono.

Scendono nella gola
col loro sapore
di fiele.

Colmano il cuore
cacciandone il sangue
d'amarezza.

Bruciano l'anima
ed ogni pensiero
annullano.

Disperante solitudine
in cambio d'amore
donata.

Cinica empietà
che mai cancellare potrà
quell'amore.

Dentro rimane la speranza
che dal dolore non nasca
dolore.

Cervo
Nel mare lontano, un disco d'argento
annega i suoi raggi.
Impervi e stretti carugi
lampi di luci tra gli archi e le mani si cercano.

Lieve ansimare e fugaci carezze
baci sfiorati.
Dolce il tuo fianco contro il mio
dall'alto, l'indifferenza degli altri vedere.

Poi, come un sogno, nel silenzio irreale
un suono che avvolge.
Penetra dentro e l'anima scava
impalpabile e pure reale.

Verso quel disco s'innalza
ne offusca il chiarore.
Note che vibrano, ora gravi ora acute
e pizzicati e trilli, rapiscono.

Melodia che di te profuma
perche' da te, come amore, deriva.
Da te e per te, per noi
d'azzurro colora una nota.

Sognando Segesta
Un agave nella sua carne
incisi i nostri nomi porta
distorti dal tempo
dolorosamente si toccano e confondono.

Vestali pagane assetate d'amore
là, sotto quella pianta
cantano i loro riti
da mille anni, ogni notte.

Ed un raro fiore, bianco e abbagliante
ogni notte sboccia
per illuminare quei nomi
e, delle vestali, i loro atti d'amore.

Magico un canto si leva
lento, dolcissimo e antico
per dire al cielo
di quest'amore terreno.

Ed i nomi s'infiammano
levitano dalla foglia
abbacinanti volano sulle colonne
lievi, sul tempio, si posano.

Le vestali, prone
il nostro amore onorano
perché del cielo
e degli dei degno.

La falena
Danza,
dalla luce attratta,
una falena.
Dal calore respinta,
quasi fosse un avviso,
avviso d'azzardo.
Nella luce specchiarsi,
a coglierne il chiarore,
per effimero risplendere.
E' quella la meta:
su ali brunite,
d'una candela riflessa la luce.
Volteggia vicina,
ignora il calore,
vicina, vicina, vicina.
Sul tavolo spoglio,
con ali svanite
e cieli perduti, resta.

Il tempo
Così, come le illusioni, cadono le stelle.
E negli occhi, come nel ricordo,
effimere restano luminose tracce.
Non esiste il futuro
e ciò che resta è il passato.
Così, come le stelle, nel passato viviamo.
E luminoso lo sappiamo.
Gli attimi che viviamo,
fuggenti, imprendibili, incomprensibili,
appena vissuti sono già passato.
E quel che resta è la luce,
sempre più flebile,
della memoria.
E, nel suo cosmico vuoto,
non resterà passato, presente, futuro.
Ma il vuoto, il vuoto, il vuoto.
Il vuoto dell'eterno nulla.


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche