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Colazione in Paradiso.
Esistono tenerezze in fondo a quella strada
mattini del mulino bianco accompagnati a ritmo di banda,
esisteranno mani asciutte che spalmano dolcezze
in fondo a quella strada
e pensieri soffici come babbà appena sfornati
e parole di cioccolata fiorentina o belga,
e sentimenti che ti riempiono il petto
come cannoli siciliani,magari al pistacchio,
sorrisi di occhi sempre verdi.
Si, deve esserci qualcosa di infinito, laggiù, in mezzo agli alberi,
dietro quel caravan con i vetri tappezzati di giornali vecchi,
e quelle signore saranno le moltiplicazioni di San Pietro,
parlano sempre di Chiavi e non hanno mai freddo.
Laggiù,dove finisce la fila dei cappelli,
deve esserci la pasticceria più sentimentale dell’universo,
e questa è la fila per il Paradiso.
Si,deve essere così,non c’è altra spiegazione.
Peccato aver già fatto colazione…
Sproloquio sulla
casualità dell’amore.
Ci siamo incontrati per caso
fiutando gli stessi odori,
a volte il fetore è stato insopportabile
e ci siamo consolati con il sorriso,
altre volte ci ha uniti il profumo del mosto,
o della carta dei libri,
quando non è mai capitato di condividere un tetto,
una nuvola.
Il sorriso è quello sincero
di quando ci si spartisce la vita.
Non eravamo amici e forse non lo diventeremo mai
ma non è una cosa importante,questa.
Ho imparato,negli anni,un sentimento
diverso dall’amicizia,
ma che ne condivide comunque alcuni aspetti.
Si può essere prossimi e non essere amici,
anche quando non ci si è mai guardati negli occhi.
Questa che per molti apparirà come una delirante idiozia,
per me è l’essenza intima dell’umanità.
Per incendiare la corda che ci lega l’uno all’altro,
c’è bisogno di sincerità,di verità,
ed il mezzo per me più intuitivo per veicolare la vita
è l’arte.
Chi avvalora la creazione artistica, in ognuna delle sue forme,
si lancia nel vuoto a piedi pari senza possedere il dono della fede.
La verità,non regala soldi,fama o niente del genere.
La verità segue le leggi degli incontri casuali,
come l’amore.
Non esiste verità senza amore, nè amore senza verità.
la casualità è una legge precisa dell’universo.
l’unica legge che governa l’amore.
Maturità
bruciamo una vita
tra i venti della febbre,
nella ricerca spasmodica
di una patinata felicità,
per poi ingrigire placidamente
sotto un panama bianco acceso dal sole
o al fresco di una brezza d’ombre,
quando l’uomo che si accontenta,
seduto nelle sue quattro
stanche vecchie ossa
si concede il sorso della felicità,
disciolto nel sorriso che si nasconde
sul fondo di un bicchiere d’acqua fresca
ricordando i tempi in cui stappava il vino.
Bellezza.
la tua bellezza è esplosa
all’improvviso,come un amore,
come lo stormo di rondini
che s’apre alla densità del mio sguardo
e lascia intravedere,per pochi istanti,
la maestosità del cielo.
come in quella foto
dove guardi in terra tra la gente,
la tua bellezza è esplosa,
e mi ha travolto
come un tuo silenzio.
Mi addormenta,col sorriso,
il tuo odore di albicocca,
ricopre di velluto
qualsiasi accenno di cinismo.
divenire.
l’arroganza dell’intelligenza giovanile,
il terrore di non essere niente.
come una fuoriserie con soli tre rapporti
ho vissuto gran parte della mia vita
velocissimo nel breve
perduto sulle lunghe distanze,
non mi sono poi evoluto molto,ma
ho imparato a sopravvivere,
ho imparato l’amore delle cose piccole,
sognando sempre l’orizzonte.
Capodanno
il Capodanno è inevitabile
quando sei ancora vivo.
Non ho mai amato gli appuntamenti
con le amanti,ed
eviterei volentieri il trentuno di Dicembre.
è come fare l’amore su appuntamento,il capodanno.
tutto è stato già scritto
prima ancora della conferma dei gesti.
Non c’è alcuna magia nelle scadenze.
La mia profonda nostalgia,
le cose che ho mancato
per pigrizia o per necessità,
si affollano nell’ultimo giorno
e premono sui pensieri della sera.
Poco importa se abbiamo ancora la vita,
una famiglia da abbracciare,
la salute,
ed un buon pasto…
Capodanno è il fondo dell’anno,
e mentre qualcuno si diverte
a graffiare il fondo della vita
coi tacchi a spillo
a ritmi cadenzati,
io proteggo il calore del caffè
ristretto, nel cappotto.
Ho nel petto una nocciola rovente,
e ve la mostro.
Avrei festeggiato, dicono,
un mercoledì qualunque,
eravamo in pochi,
un drappello di poeti e perdigiorno,
ci hanno fatto compagnia
le nostre solitudini,
e dei nomi di donna
come fantasmi,
rimbalzavano senza eco
sui profili dei palazzi.
2KPiGreco
Ritorna come la polvere
sul selciato, la pioggia.
le mie parole cadono sottili
sulla valle,
sopra i campi abbandonati
spettinati dal vento.
Ogni tanto un lampo,
appresso esplode un tuono,
poi il silenzio
e l’eco,dell’eco.. dell’eco…
l’aumento dei carburanti
è un buon motivo per camminare,
e questo vuoto in mezzo ai monti,
questa scodella piena di nuvole
basse e minacciose,
è un buon motivo per inventarsi un amore.
Vorrei suonare una musica
come il coro dei vostri angeli,
una musica esatta e crudele
come la verità che pende sulle nostre teste.
Una melodia con cui fare i conti,
la stessa, a proposito,
che mi ha spinto a comporre il tuo nome,
che uso come un rifugio,
ogni qual volta quel vuoto mi affama.
La verità è il demone
che solo i molto ricchi
insieme ai molto poveri
possono ingannare.
Io mi concedo la distanza del canto,
è come firmare cambiali,
ritardare il momento,
fino alla morte.
Poesia
esiste una certezza
nella poesia,
la resistenza che si oppone
all’invasore
è l’ultima difesa del mondo,
il grido
della fetta di pane caduta
sotto la lama del coltello,
la nazione caduta
sotto i colpi del mercato,
l’infinito dei campi al mattino,
si distendono,i colori,fino
al confine dei pensieri.
In tutte le cose
si annida la certezza;
è sempre un grido, la bellezza,
è come una religione,la poesia,
ma noi siamo la preghiera maledetta,
è la bellezza
che non ha bisogno di promesse.
isole
dovremmo accostare le nostre isole
io e te..
e parlarci..
da una sponda all’altra,
sarebbe carino…
In a sentimental mood.
In a sentimental mood.
Vieni a fare due passi…
io e tu..tu ed io…
ti direi,adesso…
ma tu non ci sei…
e forse non verresti…
e pure questa strada
sembra fatta apposta per i nostri piedi…
per incorniciare risate…
e poi c’e vento..
quello giusto
per far volare
il tuo ciuffo ribelle…
ma tu non ci sei,
e la strada non incornicia
i nostri occhi,
ma solo parole,
che affondano
come lettere di carta,
nel letto del fiume,
e poi scompaiono
come non fossero mai esistite.
C’è grossa Crisi
E’ stato un momento preciso
entrando in cucina
che ho sentito la povertà del mio paese.
La mia casa pareva declassata
da una sconosciuta agenzia di rating
che non parlava la mia lingua.
Ho sentito come uno stupro,
come un aborto
nel fondo del mio stomaco.
I miei li ho visti invecchiati di colpo,
E sono andato ad ispezionare i libri
ammucchiati nello studio di mio padre,
resistevano, stretti, pagina contro pagina,
era una questione di soldi.
Mi sono affacciato alla finestra,
per vedere come se la passava
il vicinato,
ma fuori raramente cambia qualcosa.
Sotto la torre.
La nebbia ha fatto le montagne blu,
fantasmi di terra e roccia all’orizzonte,
potrebbe piovere,
la torre è un dito medio
eretto alle nostre indifferenze…
dovrei comprare un ombrello…
zoppico…
ho mal di testa…
e vedo la gente sorridere
abbracciando il dito medio.
No, non è un mondo perfetto…
Io non sono perfetto…
solo un pensiero potrebbe essere perfetto
ed io lo cammino, da cima a fondo.
ogni volta mi meraviglio
di come possa essere accecante
la bellezza dell’imperfezione.
Complici.
La vita è un misfatto
ed io voglio farla grossa…
e se vi domandate
il perchè
io viaggi da solo,
è perchè non ho bisogno di compagni,
ma di lucidi complici
avvezzi all’atrocità dei sentimenti.
Io cammino.
Quella che tu chiami distanza
per mè è sempre stata un pensiero di pietra,
ho provato ad ascoltare le tue parole,ma
più a lungo,ho pettinato i tuoi silenzi.
Ho colmato quello che tu chiami vuoto
con le cose che mi ha offerto la vita,
Ho attentato alle tue labbra
con le mie parole più taglienti,
Ho aspettato.
Ho aspettato che la tua bocca maturasse,
che le tue parole si addolcissero
come frutti rossi di labbra,
sarebbero caduti dalla tua bocca,
Sbagliando.
La noia logora le attese.
Ti avessi amata,avrei certamente resistito.
Ho camminato a lungo senza arrivare in nessun posto.
Ti ho trovata soltanto
sul fondo dei miei pensieri,
di notte,quando si calmava la burrasca delle voci.
Una strada è soltanto una strada,
fino a quando non la cammini con amore;
ed io cammino, ancora…
Alcuni non capiranno.
Il muro bianco è più di uno specchio.
vi ho visti tutti riflessi in questo muro
ed ho provato orrore.
prima o poi deve accadere,
e non c’è consolazione
nel comprendere la vita.
Non c’è amore in questo muro,
nè speranza.
il mio sguardo si abbatte come una catastrofe
sui sentimenti,
frantumo la mia anima come una bottiglia,
e non c’è pace al di là delle parole.
la desolazione del mondo
è un oceano contro la parete.
Io canto ciò che la vita ci ha tolto
e ciò che la vita regala.
Suono una musica selvaggia,
canto la disperata impotenza del sangue.
Quella che alcuni chiamerebbero miseria
a me appare come un albero
dai rami dorati.
Crescono dei piccoli fiori rossi,
ogni fiore ha un nome,
il loro profumo è debole
ma innamora.
Alcuni non capiranno.
”potrebbe piovere!” Igor.
Oggi camminavo lungo il corso,
alle 8 di mattina gli occhi
incispati dal freddo
pungono come spilli
sulle punte delle dita,
la recessione ristagna
negli addobbi natalizi, e
siamo tutti più vecchi,
a Natale.
Ho provato a rincuorarmi
alzando gli occhi al sole,
ma ho incrociato le mie ali
con quelle dei piccioni,
i topi del cielo.
“Potrebbe piovere” avrebbe detto Igor.
sorriso…
Me la cavo sempre così,col sorriso.
La strada era fredda, ed
il caffè non sempre basta a tenere
gli occhi aperti.
Alcuni si preoccupano per gli esami,
io ero afflitto dalla recessione
che ristagna
in ogni pallina colorata.
Un passo nel viale
tra colori tagliati male dal freddo,
il sorriso della barista bella,
fresco come le arance ammucchiate
nella fruttiera del banco,
gli occhi dei Dejo,e le sue monetine,
i suoi cani educati,
i colli di pelliccia issati come scudi,
i guanti,i vigilanti soldatini avanti alle banche
con le mani ancora calde di latte,
i ponti che mai si sporcano di fiume,
il loro balzo antico e aristocratico,
tutte le nostre vite, in coda ad un semaforo,
altre luci per addobbare le attese.
I colori che adoperiamo per addolcire la vita,
sono rigonfi dei sogni che abbiamo messo in disparte,
guardare le luci intermittenti,
è strizzare l’occhio ai desideri perduti,
mi guardo intorno e vacillo
sotto il peso delle rassegnazioni,
poi penso ad Igor,
e sorrido, ancora.
Barba
Ho lasciato crescere la barba al vento,
una distesa d’erba medica arsa dal sole.
Sotto ai miei occhi,verdi di luce,
la tua mano è perduta.
l’ho vista, un giorno
tremare nella penombra d’un vecchio pub,
quando i tuoi pensieri,ancora
non conoscevano il mio nome,
e la tua mano mi accarezzava
il viso senza una ragione.
Adesso quel pub ha chiuso,
i tuoi pensieri conoscono i miei occhi,
e la mia bocca.
Qui la tua mano,manca
come il monsone tardivo,
che di crepe inaridisce i campi.
Adesso sul mio viso ho una rete,
e quando verrai,la tua mano
si incaglierà sul fondo
e la tua bocca sarà fuoco,
una lingua di lava
tra le steppe deserte del mio viso.
Albivori, i mangiatori di Albe.
Dopo una lunga veglia,
ci appostiamo
come lupi affamati
ai tavolini dei bar,
e non ci sfamano i panini,che pure
adoperiamo come spugne
per tamponare la sete,
che ci ha inseguiti
come un’eco,
fino al precipizio del giorno.
Ci riversiamo nei campi
con lo sguardo volto verso il cielo
senza parole d’amore
con un buco nel cuore.
Come cannibali affamati di luce,
dall’ombra,assaltiamo coi denti
la palla di fuoco
che ci ha generati.
Così ritroviamo la pace,
pochi istanti prima
di riguardarci negli occhi.
Quando non sono innamorato
Quando non sono innamorato mi detesto,
detesto le persone che non sono innamorate
e ti guardano negli occhi
con quell’aria di sfida.
Non hanno nulla da perdere.
ma non è coraggio, il loro.
Semplicemente non hanno paura.
Il coraggio è avere una fottutissima paura
e vincerla;
o almeno provarci.
Ecco l’impresa,l’arte,l’amore.
Chi non è innamorato non vale niente.
Potrei starmene seduto qui
avanti ai tuoi bellissimi occhi
e sopravviverti fino all’alba.
Ecco,mi detesto.
Questo è tutto.
Sera d’Autunno
la sera d’autunno
è caduta
come una rete
sopra i miei entusiasmi,
nemmeno i tuoi occhi
ne sono usciti vivi,
resto a casa,
faccio compagnia a Drake
e a qualche libro,
poi affogherò
nel porno ogni desiderio
superstite.
la sera d’autunno
mi ha inchiodato
gli occhi al muro,
niente di bello
potrebbe uscire
dalla mia bocca.
Così mi taccio,
faccio compagnia a Drake,
e rubo le parole al Vecchio.
Ingrasso la nostalgia
con la solitudine,
fino a scoppiare,
così domani,forse
non avrà più fame.
Distanze
Quando arriverò sulla luna,
le mie parole si faranno
fredde e d’argento,
i nostri nomi taglieranno l’aria
senza mai incontrare carne,
tu alzerai gli occhi al cielo,
mi urlerai qualcosa,ma
io non potrò ascoltare
e le mie mani
non avranno più alcun peso,
sul profilo dolce
del tuo viso.
Ricorderai la storia
del principe e la volpe,
ma ormai sarà tutto andato
nel freddo che vibra l’universo.
esistono amori ipotetici,
grandi storie d’amore,
destinate al nulla,
come neve che si scioglie,ancora
prima della frustata del sole.
Resistenza
quante parole
potrei usare
per dire che piove,
e la mia anima
non ha l’ombrello…?
La vita che tanto disprezzo
il corpo che mi dà allegria
il tedio che odora di morte
l’amico che rischia la vita.
I tuoi capelli anarchici
resistono alla permanente,
e restano brillanti e fieri
tesi, come seta castana al vento.
Come potrei usare parole difficili,
se qui piove, io mi bagno,
e la notte si chiude inesorabile
come una cesoia sulla nostra vita
e soltanto l’arachia dei tuoi capelli
resiste a questa apocalisse?
La notte esplode le stelle oltre le nuvole
e noi non le vediamo,
nella sua fondina, un capello, resiste,
qualcosa si muove,come un verme,
e noi non lo vediamo.
Non è la speranza che addomestica,a bruciare,
ma la vita che si aggrappa con le unghie
ai nostri nomi,
è la storia che ferita si ribella.
I tuoi capelli che si oppongono
alla legge del bigodino,
colorano le notti come un canto.
Strappiamo nella pioggia ogni bandiera,
che ci insegna solo pallida speranza.
Issiamo quindi l’ impotente bigodino,
come simbolo di lotta e resistenza.
quasi Natale.
ho il petto gonfio
dei giorni d’autunno,
seduto al bar della stazione
il mio sguardo cammina le foglie
spettinate dal vento
sopra le cime degli alberi,
il tuo nome l’ho scritto sulla carta
e riposa al caldo della tasca,
da qui il mondo è più bello,
la gente compra i primi regali,
e sorride, occhi lucidi
raggirata dai pensieri.
Le stazioni sono il fondo del mondo,
qui siamo arrivati,
e da qui ripartiremo, un giorno.
Passiamo da una vita avanti a queste mura,
alcuni ci restano,con dolore,
inchiodati con la lingua
alle sedie delle sale di attesa
dai sorsi della sete,
e non siamo poi così diversi.
Da qui tutto è più bello.
Bambini abbracciano padri,
i giornalai non conoscono il tuo nome,
la fontana nella piazza
suona sempre la stessa musica,
e pure qualcuno si ferma ancora ad ascoltare.
Da questo vetro che gronda condensa
come i vecchi treni che iniettavano speranze,
la vita sembra più bella
ed il tuo nome in tasca,
scalda più del mio giaccone.
Quest’anno ti comprerò un regalo
le mie parole si accenderanno come luci
e gli occhi lucidi saranno specchi
e brillerai per un istante
e si perderà nell’ombra la tua voce
nella vertigine di un abbraccio.
Resistenza.
Per quanto la vita tracimi di bellezza
e di tragedia giorno dopo giorno,
niente o quasi ricorda il sapore dei dieci anni.
I primi anni non necessitano di poesie,
poichè nessun insegnamento ci sottrae alla vita.
Adesso che scavo tra le miserie dei giorni
alla ricerca delle verità perdute,
mi accorgo che tutti nasciamo poeti,
ma raramente qualcuno ci muore.
Col freddo.
Col freddo arriva la morte,
spunta tra i pensieri
come un fungo di pietra
tra le foglie.
ho spento
i nostri nomi
tra le ceneri dei bar.
Mentre la gente si stringeva
nel caldo della lana,
la vecchie trascinavano
piccole borse per la spesa,
come formiche giganti nere,
in fila verso casa.
I gatti che disertavano l’ombra
rifugiandosi in ogni spicchio di sole,
le ragazze correvano,sgraziate, in apnee fresche di trucco,
tossici che parlavano dei soldi che non bastano mai,
gli amanti si chiudevano tra l’albero e il cappotto,
e la loro luce, che sempre odora di alba,
mi pare morire,sul bordo affilato
di questo tavolo,dove io vengo,
e al caldo di un caffè,
e mi seziono il cuore .
“il bar sotto il lago”
l’Autunno mi annega
sul fondo del lago ghiacciato.
Vedo,dal basso, i vostri piedi
come macchie scure
intermittenti nella luce.
Ci sono tavoli con una sola sedia
sul fondo del lago,
e bevande calde
il cui vapore,scalda
nuvole d’acqua,
intorno alle mie mani
intorpidite dal freddo.
Ogni tanto, una corrente, calda
mi solletica il collo,
quasi mai mi scalda il petto.
Scrivo di te
e non lo capisci,che
il tuo silenzio, brucia.
E’ pieno di mani e di labbra
e c’è tutto quel che resta,
nei tuoi occhi,della mia
fredda,infinita,umanità.
blu blues
La strada è gelata di pietra e di blu,
scivolano i desideri scalzi
nel colore dell’abisso.
Mi guardi affondare nell’ombra del vicolo
mi inghiotte come un sasso,lanciato
dall’alto,nelle profondità del pozzo.
la tua voce mi prende da dietro
come una frustata,
il mio nome mi spezza la schiena,
con le tue parole.
Ti aspettava,la bocca,
farfugliava da tempo
tra le mie parole annoiate.
Nel freddo,si trema,si muore
e si puzza,
soltanto di blu,
e di baci,e labbra,
di asfalto
blu.
SMS
e tu… che stai vicino al mare,
ci vai sulla spiaggia di sera a pensare?
Alzi anche tu
il collo del cappotto,
dando all’azzurro,
col sorriso,
le spalle del ritorno?
Un poeta
Una volta un poeta,
uno di quelli veri,intendo,
mi disse che avevo stile…
Ebbene,
forse il mio stile
è durato giusto il tempo delle sue parole.
Oppure svanisce,
ogni volta
che la penna riposa.
Si,deve essere così.
il fatto è che ho stile mentre sento,forse,
poi mi volto,
e tutto è finito,
svanito nel gesto dell’ andare a capo.
Quello che mi lascio alle spalle,se è stile,
è stile morto,sepolto.
Il passato è un cimitero di carta
e di cenere.
Un Autunno
caldissimo
Un Autunno caldissimo
si è abbattuto quest’anno
sui pensieri freddi di stagione
e accade così
che quando ho cercato d’abitudine,
il gelo di un’ assenza
dietro l’angolo oscuro del palazzo
come un gatto, di notte,ho incrociato i tuoi occhi,caldi,come un graffio,
come le parole che distendo al sole delle spiagge,
d’Estate,quando la gente sfolla
e noi restiamo, fino a notte,
con la malattia che ci consuma
e taglia per metà tutte le cose.
Un Autunno caldissimo
mi ha strappato da ogni solitudine,
spingendomi là, dove le cose odorano di mare
e c’è una voce che canta tutto il giorno
canzoni d’amore con parole che ho già dimenticato.
Adesso la mia voce è piena graffi.
Soli.
Cielo che assoli
di specchi
vibranti
la terra,
acqua che assoli
di luce
dal basso
il cielo,
è un gioco di attese
di soli
e cadute
la vita.
Qualcosa da dire
L’ansia di avere qualcosa da dire,
il ribollire dei pensieri ad alta fermentazione,
il silenzio acerbo dei giorni,alla vendemmia,
e poi l’attesa,sempre troppo lunga,
delle parole a vuoto,prima del momento.
Ho seminato sguardi,raccoglierò parole.
Prima o poi.
Freddo
freddo
come una lastra di selce
accarezzata dal peso del
ghiacciaio,
arido,
come il solco perduto nel
maggese,
ogni scintilla nasce e muore in
pochi istanti,
quasi mai diventa fuoco.
Questo è il freddo che non
uccide.
Questo è il freddo dal sorriso
dolce.
Questo è il freddo che non versa
lacrime.
Questo è il freddo della strada.
La casa nel vuoto
Vivere nell’attesa del miracolo,
essendo io stesso parte del miracolo.
fare e disfare la vita,
col pensiero che succederà qualcosa.
essere certi di perseguire la strada giusta
rovistando tra le proprie miserie.
Avere l’intima coscienza di non essere compresi,
e rispondere alle domande della vita,
testa alta e cuore in mano.
Bisogna sempre “fare molto con poco” ,diceva il poeta.
Non saprò mai,come sarebbero andate le cose
se avessi scelto una strada meno ostinata.
Non mi appartiene la linearità,in nessuna delle sue accezioni.
Mi muovo e penso, in una nuvola di cose e di sentimenti,una nebbia rada,densa di
vuoti,come l’universo, che inghiottirebbe il più navigato lupo di mare.
Mi sopravvivo allegramente,poichè la mia destinazione non ha nè un nome, nè un
punto di arrivo.
la mia destinazione è il sentimento che nessuno ha mai cantato,
sono stato là,dove tutto sembra perduto
dove non si vedono fari all’orizzonte,
dove il vuoto è sordo come le distanze infinite nel mio petto.
Dopo la foga dell’annaspare,è arrivata la pace,come una finta morte.
Accettare il vuoto,è la più grande delle mie conquiste.
Con le polveri di questo deserto,ho costruito solidi mattoni di carne,
poi,ne ho fatto una casa per riposare,quando la vita mi affligge.
Se è dal vuoto che nasciamo, al vuoto torneremo,
e nel vuoto,ho costruito la mia casa.
Allarmi
Quando tutto va a puttane,
emergo come una voce
dall’umido del mio sentire.
Gorgoglio dentro di me
come una riscossa,
una rivincita.
La mia esistenza,eterna,
si fa voce di sopravvivenza,
e prima dell’azione,
eoni prima dell’azione,
infiniti prima del mio corpo,
esisto,verbo,
a nostra immagine e somiglianza;
è la scintilla di ogni rivoluzione,la voce,
l’inizio di ogni cosa,
che quasi sempre
mi parla d’amore
Cenni di Autunno.
Giorni in cui non scrivo niente,
ultime domeniche dell’anno.
Il silenzio mi pesa addosso
come il barrito delle montagne,
Il doppler delle auto
che sfrecciano in lontananza
ritaglia grossolanamente il mio universo,
mi confina in un intorno variabile di silenzio.
Il petto si gonfia di acqua e sentimento,
e mi trascino lungo il fiume
come un autunno appena nato,
sono foglie che ricoprono di rossi
il catrame,i pensieri…
Io cado,come il tempo,in questi giorni,
come una vecchia coperta di lana,
fradicia di vita,tonfa,sorda,
sull’asfalto ruvido degli anni,
e manco cadessi dal cielo,un sorriso,
largo di stupore
mi addormenta.
Esistenzialismo puntuale.
Quando il piede si inchioda,pigro,
come un dardo alla soglia di casa,
tolgo il cappello della gravità e mi faccio mondo,
e come dell’albero,il seme,
si ammanta di vento,così,
alzo il bavero alla giacca dei pensieri,
stringo le spalle,mura a dritta, e parto.
Ascoltarmi,è guardare il mondo,
mi supero senza mai raggiungermi,
mi guardo dal retrovisore o dal finestrino,
come un vecchio sentimento,
rimarco il segno della spirale,come tutti,
e non ripasso mai dagli stessi luoghi,
e quando risponderò alle vostre domande
con risposte sempre differenti,non stupitevi,
non sarò mai io,ma sempre un tizio,
col mio stesso nome che mi somiglia molto,
e voi lo stesso.
Vera è soltanto la prospettiva,
vero è il punto,
e l’energia.
L'amore.
l’amore era il disegno
color pastello delle elementari,
nasceva nel silenzio verde
del banco caldo di sole
alle tre del pomeriggio,
e mai subiva correzioni.
Andava bene così.
L’amore sarebbe,adesso, il silenzio,
l’attesa del tuono,che, dopo il lampo,
cresce alla distanza,il desiderio,
una tempesta dove mai arriva il tonfo,
chè cade appena prima il tempo.
il filo rosso da tagliare all’ultimo secondo.
L’amore sarà, forse,domani,
come il riposo,forse morire,
come un sorriso,
pochi denti da stampare ,
a bocca larga,
nello sguardo eterno
della morte.
Realtà,parola decisamente sopravvalutata.
lascio sempre molti vuoti,appesi
alle pareti delle mie stanze.
a volte mi rimproverano, gli amici,
di avere stanze un poco tristi,
ma non sanno,loro, quanti volti,
ogni giorno,appendo al muro,come
opere d’arte giornaliere,
come nomi senza significati,
uomini e donne senza misura, eterni,
come le albe e le nuvole.
Quello che vedo,è niente
rispetto a ciò immagino.
Tutto ciò che immagino,lo so,
da qualche parte, esiste.
La strada.
la strada è tutto ciò che conta,
suona ruvida e oscura
come lo spazio,
è il braccio sporco della galassia,
la via ferrea.
Mentre nel cielo esplodono stelle e leggerezze,
qua, nel fondo, dove la gomma si consuma sulla pietra
dove le carni si levigano al suono dei venti,
la gravità, il peso,l’incudine,regna sovrano.
la strada ne è il ricordo;
il monumento,il monito,
recita:
Attraversami!
…e noi passiamo
leggeri come piccole stelle bianche
pronte all’implosione,
lasciamo i nostri nomi sulle sponde
come abiti in riva al fiume
che ci inghiottirà,
dall’altra parte
qualcuno ci aspetta,
e qualcuno ci urla
dei nomi
adesso incomprensibili.
La mia poesia.
la mia poesia si è fatta donna,
chè è dalla donna nascono le cose.
Gli idioti la chiamano puttana,
lei sorride e di rimando risponde:
Libertà.
Cadono...
Di questi tempi
la sera diventa atroce,
e la notte tarda ad arrivare
come un orgasmo trattenuto troppo a lungo.
Sarebbe inutile attendere al balcone
la caduta dei rossi,così
aspetto seduto dietro un muro,
una trincea.
l’Autunno minaccia cadute
e dalla torre continuano a cadere
quasi per caso,giovani vite.
Si spengono in un pensiero d’estate.
Domani i giornali titoleranno:
“la seconda studentessa in un anno”,
e noi a stento ne ricorderemo il nome.
A breve,ancora, cadranno le foglie.
La mia malinconia è una nota stonata,
un botto di capodanno
dimenticato nell’armadio,
in mezzo ai costumi di tutte le estati.
Cosa avrebbe detto Carver?
oggi mi ha scritto un tizio,
voleva insegnarmi a vivere,
dice che gli ho rubato la donna,
e che lo faccio soffrire,
che questo numero di telefono qua…
sarebbe il mio, ma non è così, è palese che non è così,
avresti potuto chiamare e domandare, no?
comunque pare che gli squilli arrivino di notte
con le scarpe tutte rotte, bah…
conosco uomini che la donna se la rubano da soli
danno un nome ai propri demoni,
e questo gli porta via la donna.
Amen.
Una giornata al mare.
caduti i canti,
calpestati come bicchieri
sotto la ritirata della folla,
non resta che la solitudine
del mio mal di testa,al mattino,
il mare è un pensiero fisso
che ristagna tra i monti,
matura sovrappensiero
come una poesia.
inforco gli occhiali,
isso un cappello di paglia al sole,
la macchina già si aggrappa al ritorno,
lascia briciole di benzina e vapori
dietro lo scappamento.
aspetto il ruggito della terza
che gratta all’ultima curva dei monti,
allungo nella pianura con un sorriso,
il vento fa un mulinello tra i capelli,
il sole si specchia nel paraurti cromato alle mie spalle,
mentre,una musica sale dalle plastiche,
e mai capisco ,
se mi piaccia più il cammino,nell’attesa,
o l’azzurro dell’arrivo.
c’è un cane ,bocca aperta,sotto al sole,
sente i miei passi ed il mio odore,
io passo e non si volta,
una portiera che sbatte
finge l’onda che sferraglia sullo scoglio,
il faro fa l’occhiolino al tempo,
e io mi distendo avanti al mare
come un foglio bianco, sulla scrivania di legno
là, dove ero sempre stato.
Ferragosto.
Come carni aperte
stese al sole,
marinate nelle
notti brave del vino,
ci immoliamo per l’estate,
vele
gonfie d’azzurro
in bella vista
avanti agli occhi
del mattino,
il barbecue dei nomi,
a Ferragosto
mi sveglio sempre troppo presto!..
e vino e birra e dentifricio,
il telefono squilla un ritardo,
sbuffa il caffè,
chi siamo?Dove?quando?
nomi e numeri,
e sempre manca qualcosa,
qualcuno,
come una domanda,
che nessuno,ormai,
osa più ripetere.
Tango
( A mio nonno che partì per l'Argentina)
un tango,
la vita ti sarà sembrata ruvida,
come la punta della scarpa
che striscia sul pavimento poroso di cemento.
un tango ,
la vita ti si sarà aperta avanti all’alba
in campagna, come due gambe di donna
che s’aprivano al salire della gonna scura.
un tango,
ti saranno parsi i tuoi figli lontani
durante i racconti degli operai
intorno al fuoco che strepitava la notte.
un tango ,
i tuoi occhi da attore ubriaco,
mentre cantavi tristi serenate alla luna.
un tango,
di camicie sudate,
di sentieri arrovellati tra i monti,
stretto ai fianchi di una donna vogliosa.
un tango,
dolce come il secondo sorso di vino,
il lamento annegato nel sorriso.
un tango,
dopo la carezza sul collo
avrai certamente sbattuto il bicchiere
sul tavolo,
l’attimo prima di cominciare a danzare.
un tango
nel ruggito del fiume,
il rumore della tua terra lontana
ti ha trafitto i sensi
come un tradimento.
un tango
come una rapida di spuma e di vino,
ubriacava il cammino,alleggeriva le pene,
fino al domani, fino alla valle.
un tango
per scavalcare la notte
per ingannare lo spazio
nell’ incoscienza dei sensi
sul pavimento del tempo.
un tango
per disegnare coi piedi
sul pavimento sudato
figure dimenticate dagli occhi,
tatuaggi ripassati coi tacchi
nelle profondità dell’anima.
Un oceano di silenzio.
Galleggio sotto al sole
in un oceano
denso di silenzio,
le auto sulla statale
in mezzo alla valle
strisciano i clacson
contro vento e si allontanano.
un cane si scioglie
all’ombra del paraurti,
le posate ammucchiate
nei cassetti delle due,sferragliano
come campanelli d’allarme,
tremano nella nebbia calda del vapore.
Sotto è una burrasca di nulla,
un oceano di silenzio,
è una vecchia sporta alla finestra,
col pennacchio nero della morte,
il capitano sul cassero di pietra;
impartisce gli ordini con gli occhi,
ella mi guarda ed io mi taccio,
il randagio abbaia,
un accenno di vento,
una voce amica,
poi riporta gli occhi al cielo
ed ancora tutto tace.
nell’oceano centigrado di Agosto
il silenzio vacilla
come l’ acqua di una brocca
lanciata agli assetati.
E’ tutta un’attesa in silenzio,la vita
è la notte prima della sera.
L
la luna è uno spicchio d’aglio
e brucia come i miei pensieri
alla brace dei tuoi occhi.
sarebbe poi caduta inaspettata
la pioggia d’Agosto
si incagliava come sassi
ad ogni pensiero del domani
la birra è una buona pausa
da intramezzare a sorsi
tra un sorriso e una stronzata,
l’amaro si addolciva lentamente
sopra la punta della tua lingua,
e la tua mano sottile
solcava con le dita
il mio viso liscio di lametta,
assecondi il vento come una sciantosa
collina di spighe di grano maturo,
incurvi la schiena come la falce
che miete, pugni a pugni il mio sorriso,
infine,per gioco,bagni
la mia bocca con la lingua,
poi mi asciughi con la mano,
e mi sorridi,
svegliati!
ripete la tua bocca da due ore,
ma io ho sonno,e sono stanco
di una lunga veglia,
adesso ho sonno, e dormirei così
all’ombra dei tuoi passi lunghi,
del tuo culo alto e delle tue labbra fresche,
come chi veglia da anni senza posa
e cade come corpo morto cade nell’abisso
dei tuoi pensieri.
poi divento tagliente come una selce
come la mano che cancella il nome alla lavagna,
come il cattivo presagio,
la paura,
spegne la tua lingua ed il tuo cuore,
ti porto a casa,ruvido come un addio,
ruggisco come un gatto di strada sulla fogna,
tu non capisci e scendi e ti allontani di spalle
bianca come una vela,
io accelero verso le luci oltre la valle,
metto una musica che spinge i cavalli,
e spingo.
la notte ha vinto la solitudine,
come un destino che scorre senza tregua
mi strappa dai tuoi occhi
con un silenzio,
e le auto lasciano scie di luci
come graffi,contromano ,nella notte oscura ,
la mano stringe il volante come fosse la tua,
era un disegno che non riuscivo a sopportare
la felicità,
l’ auto è il treno che non torna indietro,
e suona la sua tromba la solitudine,stupida,
come un palo della luce senza lampada,
erige il monumento verticale verso il cielo,
ad indicare l’immenso,le distanze interstellari,
le più grandi solitudini mai osservate prima,
le stelle,che stanotte,almeno
mi paiono felici.
la mia terra.
la terra mi chiama
come un vecchio ricordo,
conosce il mio nome
da sempre,da prima che nascessi.
la terra mi chiama come un amico
con la voce di un fiume
che spezza per metà la valle.
la terra mi chiama come un abisso,
una culla sicura per le vertigini,
una dimenticanza,un’eco
un soffio,una carezza…
la cammino come una scarpa nuova,
e lei si fa morbida,al passo,
e si distende alla corsa
come una pista, tra i monti
e sfocia con una cascata
dietro l’orizzonte.
i sassi raccontano il dolore,
senza pudore mi tagliuzzano la pianta,
così com’è l’amore che chiama,
ferisce e consola…
la mia terra è un deserto
bagnata dal vino,
ed innamora l’argilla
più del diamante,
la sua voce è morbida,
rosolio di spine e velluto,
e quando chiama, è un morire,
o un rinascere, a seconda che
sia già morto o ancora vivo.
Il tempo mi avrebbe atteso.
il tempo mi avrebbe atteso un altro po’,
mentre crescevo,occhi furbi e curiosi,
in mezzo alla schiuma della birra giovanile.
il tempo mi avrebbe aspettato,indicandomi
la strada meno sbagliata come un semaforo,
il tempo avrebbe saputo ingannare l’attesa,
avrebbe certamente sbuffato,ma avrebbe capito.
Mentre la vita si faceva sempre più allegra,
le mie parole diventavano fredde come una data di nascita,
adesso che la vita mi pare comunque decente,
che i problemi sono quelli della carne,
e vedo la morte come un passaggio,
i miei occhi si rallegrano alla vista del tuo collo,
come dell’alba,e sento la morte in ogni tramonto.
Sembriamo tante pistole comprate al mercato nero,
inceppate dalla polvere di tutte le frontiere messicane,
passiamo la vita intera a cancellare una matricola,
per poi scoprire non avere alcuna importanza.
Una visita al mare.
il sole mi ha teso uno sgambetto
tra un’ombra e l’altra,
il viale alberato
aveva centodieci ostacoli,
la folla, tutta nella direzione opposta,
ad ogni curva, si stringeva,
pareva una lamiera
colorata e compatta.
fare visita al mare prima del tramonto,
ancorare sul fondale le parole,
entrare nel bar per un caffè
ed uscirne con una birra.
salpare le parole ,
per lasciarele, poi,
asciugare al vento del ritorno.
al ritorno
il sole mi guardava le spalle,
pesavano i suoi raggi stanchi
sopra i miei pensieri bagnati.
La città era un’oasi deserta
in mezzo al nulla.
La strada era tutto,l’idea
Il ritorno senza un arrivo
un pensiero che correva
all’ombra della terra
come chi parla senza pensare
e cammina solo d’istinto
come la nascita,ma al contrario
ecco, un morire, ma solo dei sensi
e la vita era tutto un cammino
senza sentire.
Aspettando Godot
Aspettando Godot,
mi sono annoiato,
ho visto sorgere l’ultima alba
dal ciglio di questa panchina affollata,
ho sbuffato rigirando i pollici ai pensieri,
ho immaginato l’orizzonte come una porta chiusa,
e la mia attesa priva di fede
mi ha irrobustito la mascella.
Poi la noia ti ha illuminata,
passavi lungo i bordi del mio sguardo
senza nome,ma le tue gambe scrivevano
sull’asfalto una parola nuova ad ogni passo;
ho preso a camminare le tue orme,
respirando il pensiero del tuo profumo,
e quando ho urlato il tuo nome,
mi hai riconosciuto.
Ho distribuito la tua foto
alle genti stivate sopra le panchine
ancorate agli alberi del viale,
ho detto loro di non aspettare,
chè ogni giorno avrebbe indossato una maschera diversa,
ma ormai la fede li inchiodava per i palmi alla seduta.
Con le parole ho fatto un monumento alle vostre attese,
un cappello di “domani” a tesa larga
per scrutare lontano ,
le scarpe nuove splendevano di “mai”,
lo sguardo fiero cadeva oltre la folla come un “forse”.
Ho atteso voi che attendevate Godot,
camminando le strade del mondo,
e tutte passavano sotto i vostri occhi,
e ogni volta vi domando…
e ogni volta una risposta,
il solito cenno,
ed io ripasso.
la relatività ristretta delle ciliegie.
due ciliegie,
come due boccioli di rosa
densi di sangue,
parevano riposare
come due gemelle siamesi,
sopra una lastra di pietra
rovente di sole.
due pensieri si toccavano,
come due gambe dalle scarpe rosse
come se Alice rinsecchita dal sole
a gambe larghe,aspettasse la fine
coi piedi gonfi e poca meraviglia.
Stavano lì,due piccoli frutti,
e nessuno ne avrebbe capito il motivo.
il bambino a pochi passi da me,curioso,le fissava,
la madre con l’altra sorellina lo trascinavano per mano
allontanandolo inconsapevolmente dall’evento.
Un uomo dalla giacca consumata
passando di lì,se le infilò in bocca
e col suono di un fucile ad aria compressa
dalle labbra ne sputò le ossa sul catrame
come se fosse tutto normale.
Così va il mondo,pensai..
la fantasia si spegne sempre
per bocca di qualcun altro.
Il bimbo,allegro, aveva ripreso a camminare,
mentre io incupito,
cominciai a pensare alla relatività ristretta,
al paradosso dei gemelli,
alle trasformazioni di Lorents,
alla mia insignificante velocità,
e a tutto quanto altro ignoravo della vita.
Poi cominciai a sudare
misurando il tempo un passo dopo l’altro
volgarmente felice,verso casa,
dove mi aspettavano al fresco del pergolato,
le ciliegie ammucchiate in un cestello,
ma quelle sarebbero state soltanto
buone da mangiare,
nessuna di loro,come le scarpe di Alice,
avrebbe mai viaggiato
con velocità prossime alla luce.
Localìzzati (dell’ironia, delle abitudini ,dei costumi
locali)
Adesso ci abbiamo i locali,
ci si vede nei locali,
ci baciamo nei locali,
nelle mura,al buio,
mangiamo nei locali,
scopiamo nei locali,
anche negli spogliatoi
preferisco stare nei locali,
soprattutto quando gioco fuori casa.
ci ammazziamo assieme al tempo, nei locali,
mi hai conosciuto adulterato nei locali,
mi hai ritrovato sobrio a parlare
della falsa linearità del tempo nei locali
e mi hai preferito adulterato,quando
saltando i preamboli ti ho dato un morso
sul collo dicendoti che un morso è per sempre.
vomitiamo, gesti sgraziati,addolciti dalle strobo,nei locali,
i volumi che riempiono le vacanze dei locali,
in vacanza andiamo nei bei locali,
ragioniamo sui locali,
similis cum similibus
assomigliamo a dei locali,
vuoti,disabitati,affittati ad ore dal terrore della morte;
i fine settimana,sono la coda degli scontrini,
e della roba, acquistata senza fattura dentro e fuori dai locali,
siamo diventati noi stessi dei locali,
e se ti va , stasera, vengo a fare quattro salti
dentro di te,ma prima dimmi per favore a che ora chiudi,
chè io domattina apro presto!
L’isola di Arturo.
Arturo!
rubami l’amore e le spine.
(il sole rosso delle sette
languiva un palmo e mezzo sopra l’orizzonte.)
Arturo!
ho una sottana troppo corta,
bianca di pizzi e merletti,
cucita al sole dalle mani di mia nonna.
(il vento incontrava le cicale.)
Arturo!
il sole mi ha fatto la pelle dorata,
il sale mi ha annodato i capelli.
(la scogiera pareva la mia fronte
aggrottata dal sole)
Arturo!
Ti chiamerò Arturo,
ogni volta che la tua lingua,
scioglierà sulla mia schiena
i cristalli di sale
partoriti dal mare
e asciugati dal sole.
(le lunghe attese del mare
erano la sola misura del tempo)
Arturo!
le tue parole sono
una lingua che graffia e solletica.
(gli alberi annerivano nell’ombra,
il vento spostava le cose, ma non i colori.)
Arturo!
Presto,sta arrivando la notte,
fa che la mia bocca muoia come un loto
d’arancio spento e maturo,
in scintille come l’onda sullo scoglio
del tuo petto.
(l’isola non era che un istante,
una pietra lungo un cammino,
la fine e l’inizio, così
come era sempre stato.)
Arturo!
adesso tutto è oscuro
e quella che chiamiamo notte,
per me è soltanto un’attesa.
(tutte le cose accorciano il passo di notte,
mentre i pensieri senza ombra si distendono
in attesa di una nuova luce.)
Poi caddero i pensieri e le attese,
senza causare il più piccolo rumore,
il mare si abbassava sotto il peso della luna,
il vento ci increspava la pelle come tante piccole onde.
Ci raccontammo vite che non ricordo di aver vissuto,
poi fu un incontro di corpi,sfregamenti,
le parole si bagnarono d’amore e presto le asciugò il vento.
La notte si fece piccola e le mie mani divennero montagne,
disegnavano sentieri sopra la tua schiena…
Niente si sarebbe mai concluso.
Ogni notte ha un’isola,
ogni isola, un Arturo,
ogni Arturo, un amore,
nessun nome è un isola!
La sera del dì di festa
cammino le strade del tempo
come chi ha visto, mezzo sognante,
il confine di tutte le terre,
mi ubriaco di passi e di parole,
il vino è una strada senza uscite
quasi come i tuoi capelli.
invento una canzone nuova
con le parole di sempre,
nel mezzo della festa
c’è sempre una gonna che volteggia
ed un velluto di sguardi,un duello
da consumare e perdere prima dell’alba.
(nel vicolo una musica striscia come un serpente,
come una consolazione, balada para mi muerte)
un angolo oscuro della notte in cui nascondersi,
un lago a cui voltare le spalle con sospetto,
un cappello di donna,se ti guarda,nasconde sempre l’orizzonte.
cammino il sentiero delle parole sgualcite
fino al segno della tua abbronzatura,
si sta come all’ombra di una mano sotto al sole,
alla luna,allegri,come due ragazzi alla festa di paese,
imboscati e freschi,due piccole ansie,
due sospiri in levare precipitano nel lago,
e fanno un rumore umido di palpebre e ciglia.
(un gatto si rifugia dai cani sul vecchio muro di cinta,canta e
pare fingere lo strazio di tutti caduti
sotto il peso di uno sguardo.)
La salvezza venne dalla
carne.
Per sedimentazione
sono precipitato dai vostri vizi,
dalla vostra mediocrazia pensosa,
(nulla potè il buon esempio)
dalla vostra spicciolata di parole
(fu inutile la parola)
mi separò la fica,prima
l’amore poi.
Tra i vostri dubbi sull’asso di bastoni,
l’occhio ha preso tutto.
la mano, sorregge spesso
il bicchiere sudato,col mignolino alzato;
la torre di cenere fumata dal tempo,
cade, annunciata, in abito grigio
come una certezza,sopra il pavimento.
Dei vostri bar mi nutro,
dai vostri bar io parto.
chi precipitò sul fondale
in punta di piede,
risalì, ma lentamente;
chè è difficile lo slancio
per chi poggia a sfioro
su fondale ardente.
quando vi vedo,occhi gialli,
in circolo, tra conio,carta ed un pulsante,
vedo la mia carne,spenta,putrida e fumante.
Arriva un altro giro come un abbraccio,
allora brindo, e spero,che scenda su di voi
la fica,come una salvezza, La dea,
in veste bianca, come una benedizione.
solo la carne,parla la lingua della carne.
amen.
Gli anni delle indecisioni.
Gli anni delle indecisioni
erano tutti sospiri in levare,
le attese limavano il tempo dei baci,
baci più umidi e taglienti di adesso.
Rubavamo gli orgasmi
al cemento delle case in costruzione,
alle siepi arse dal sole tra le colline,
ai capanni degli attrezzi,
all’ombra degli alberi e dei muri.
Gli anni delle incertezze,
come cartelli stradali
ci indicavano la strada,
e quasi sempre,fresca
era quella del desiderio.
Adesso ci nutriamo di certezze,
ed è solo un rumore, la strada.
La periferia che ferisce lo sguardo,
per noi fu tutto un concerto,
una rapsodia di occhi e di sperma,
e ancora cantano,di notte,
le nostre giovani promesse,
come anime che infestano i salotti
irrompono nel sonno degli amanti.
Tempo fa,sono entrato in una di quelle case
dove i nostri piccoli “ti amo”,bucavano pareti;
al loro posto, adesso, hanno piantato chiodi
per sorreggere quadri di pessimo gusto.
Gli invincibili.
Gli invincibili,
i poeti non temono la morte,
vivono la vertigine
sull’orlo sdrucciolevole del destino,
un occhio al cielo
l’altro perduto nell’abisso.
una mano stringe il pugno,
l’altra,una vanga.
Ogni giorno,
tolgo dalla terra
uno spicchio di materia
e lo lancio nell’abisso.
ogni giorno la mia carne
riempie spicchi di terra,
ogni giorno,
un occhio al cielo,
un pensiero di terra nell’abisso,
una manciata di carne nella terra.
Ogni giorno scavo
un angolo di tempo,
la mia fine,
una fossa.
La Strada Al Posto Dei Pensieri
Una strada
al posto dei pensieri,
un rettilineo senza fine,
curva verso il basso
appena dopo l’orizzonte,
le parole non mi toccano,
non partono da me
nè mi arrivano,
passano sul piano vergine
dei miei pensieri
e non mi amano.
Le osservo naturalmente
scorrere e cadere
nell’abisso senza nome,
come una musica
che è solo matematica,
ostile di simboli,
nel silenzio
precipita…
così è l’ amore
che era sempre stato lì,
e nessuno,a parole
l’avrebbe mai spiegato
che non fa rumore
lo sguardo
che muove gli universi.
profezia
smarriti come pettirossi
in gabbie di vetro
ci ammazziamo di taglio
a colpi di certificati ,
i nostri studi serviranno
ad ingrassare il mostro
e perderemo di vista
le nostre vite,prima,
l’amore poi…
saremo tutti sul molo
ginocchia penzoloni
coi piedi a sfiorare
un mare di sangue,
a lanciare gli ultimi centesimi
sul fondo
per ritrovare
i desideri perduti,
mentre all’orizzonte
le navi erano già salpate
zeppe dei nostri giorni migliori,
stipati come martiri ,
ammassati e identici
come assi di legno,
e quando guarderemo in basso,
nel “formidabile specchio di Satana”,
vedremo i nostri volti
scarnificati all’improvviso,
allora,
bisognosi,brameremo
una nuova religione,
proveremo ad amarci,
ma sarà troppo tardi,
l’orrore avrà preso il sopravvento…
ed invocheremo la fine
come una liberazione
finalmente.
il settimo giorno.
l’avevamo attesa da una settimana
senza desiderio
non fosse altro
per affogare i pollini,
che mi fanno gli occhi belli
come dici tu,
con un accento di sadismo…
eccola,cadere
come una certezza
sulle strade;
Piove,uff…!
dovevo scendere a fare la spesa!
Come uno scalino viscido
intramezzato ad ogni pensiero di azione
la pioggia ci costringe in casa,
nei bar,sotto ai portici…
le coppie sottobraccio
sottopiccoli ombrelli colorati
si stringono,
il cane scuote il pelo con una smorfia ,
che pare sorridere,
le macchine sull’asfalto
fanno il rumore del mare,
qualcuno, nel letto
si arrende alla domenica
e alla pioggia,
chi abbandona l’idea di spiaggia,
ripiegando sul centro commerciale…
qualcuno in casa ha preparato il caffè,
l’edicola ha messo i giornali al riparo,
i vigili non faranno troppe multe,
chi vive per strada avrà allungato
la pioggia a colpi di bianchetto..
la domenica di pioggia è un invito al sacro…
alle chiese ,al giorno del signore…
alla nullafacenza, e le campane sembrano
dettare il ritmo del passo
della voga , come un traghettatore
e le nostre anime si accoppiano
per mano, senza nomi,
verso una accidiosa dimensione sconosciuta…
la domenica,se piove, non esco,
me ne sto qui,seduto, ad immaginare la vita,
dovrei studiare meglio i fenomeni di trasporto,
ma qui nulla vorrebbe andare da nessuna parte…
quando non ci sei.
le mie scarpe danno del tu alle stelle,
il mio culo mancato è l’occhio bendato
a guardia delle spalle.
I tuoi occhi sono due fari di tenebra,
mi oscurano come due eclissi,
una di sole,l’altra di luna.
di notte le tue gambe
sono una forbice
tagliano lo spazio ad ogni passo,
ed io ne ho fatto un abito oscuro,
da indossare sempre
quando non ci sei.
L’istante prima dell’addio.
nei tuoi occhi
avevo visto il mondo
scampare ogni catastrofe,
così,quando la terra si è squarciata,
inghiottendo i gatti ad uno ad uno,
mi sono arrovellato nel tuo sguardo,
come nell’ultimo cordone di una nave.
la salvezza odora sempre di violette a primavera,
ha il sapore dell’alta pasticceria dei sentimenti,
ho creduto alla mia mano tesa
e altuo sorriso,ma
poi è arrivata la notte,
montava di birra come un’onda,
dal basso verso l’alto,
e la sua schiuma di luce bianca
piegava sorso a sorso su di un fianco ogni destino,
e come un vascello spinto
dai contraccolpi dei cannoni
mi ha spianato l’ascesa verso il cielo.
Nell’onda oscura della notte
ho perduto la zavorra ed altre fedi,
ed il tuo valzer dai passi troppo larghi
mi ha mangiato spazio e desideri;
così,ho rotto col tuo viso ogni legame,
ho preferito a te,i gatti e la caduta,
l’amore è una religione oscura
ed io non ho il dono della fede.
Non esiste alcuna verità negli occhi,
ogni pupilla è uno specchio di cristallo
l’istante prima di un addio.
Falcone e Borsellino.
Ero ubriaco sul pullman
del secondo liceo,
verso Palermo.
Quella che poi sarebbe
diventata la mia fidanzata storica,
mi leggeva frammenti di “Pancreas”,
“trapianto del libro cuore” e sorrideva,
mentre la barriera si colorava di rosso,
a pochi chilometri da Capaci,
avevo già smesso di ridere…
Mi ricordai di quando alle medie,
scoppiai in una risata isterica
durante il minuto di raccoglimento
e non capivo.
Mentre adesso sentivo
un crampo allo stomaco,
a stento trattenevo le lacrime,
Gaia mi leggeva parole che non avevano più peso,
e mi fissava,
tutti gli occhi della platea
sotto al palco delle medie,
mi fissavano.
Niente aveva peso,
fluttuavo sul sedile
inchiodato per lo stomaco
ai loro occhi.
Il guard rail rosso pareva adesso
una infinità di sangue,
ero sbronzo,
mi stavo innamorando,
ed avevo appena compreso
di essere un coglione.
Discorsi mancati
Quanti discorsi ho immaginato…
Quante parole ho perduto,
come sorrisi stempiati
tra le eco dei pensieri…
Le mie domande,
sono pistole inceppate
che non spareranno mai.
Spengo la lampada
e la scrivania diventa
del colore della luna,
i vostri libri fremono
negli scaffali come vergini
al primo appuntamento,
ed io,andando a letto,
come Carnevali,per voi,
solo per voi,
“semino parole da un buco della tasca”,
ma ormai è tardi,
e più nessuno le raccoglierà.
(Ai grandi maestri
che senza alcuna pretesa,
ci hanno insegnato il mondo)
Il Mostro.
Della mia vita si ciba il mostro,
ed io lo ingrasso volentieri,
il mostro è la mia anima
e fa paura a vederlo
così muto,così lontano
così oscuro e vergine.
Mi rallegra il suo silenzio,
la mia piccolezza mi accorda al mondo,
la morte non è che la mia anima,
ed urlerebbe di vita ad ogni gesto,
ma non bastano le orecchie
per ascoltare il mostro;
poi ci ritroviamo avanti al mare
felici e inconsapevoli,come cani,
seduti su quattro parole di sabbia
con lo sguardo perduto oltre la linea,
chè il mostro,non si teme,
quando ha un nome,
non fa più paura il cielo,
nè il deserto,da quando li cammino.
E pure l’onda scava
nella sabbia senza sosta,
ed ogni volta
il tempo ci modella.
l’orizzonte delle labbra
ha quattro linee se sorridi,
il mare ne ha una sola ,
perciò è più facile perdersi
sulla tua bocca
che tra le mie parole.
La notte
si accosta al balcone
come una vecchia comare
dai denti d’oro,
si spegne nel buio vedovo d’un fazzoletto,
poi , di stelle ,all’improvviso
mi sorride, bocca larga,
dal dietro di una nuvola.
i cani dei cortili abbaiano amori lontani,
I bar intrecciano voci,bestemmie e bicchieri,
mentre le mie parole,
fissano confini di mani e ormeggi di labbra,
ogni notte,la vita si bagna di silenzio e sentimento
Romanticume.
Si spengono le luci della notte,
per lasciare spazio ai bagliori
dei bus,che ancora prima del sole,
scaldano i motori e aprono
le porte al vento fresco del mattino,
solitari borbottano e tremano
la solitudine arancione dei loro autisti,
ancora piegati sui caffè oscuri e profondi
delle colazioni al bar .
Un tunisino ruba uno scooter bianco
e si invola senza freni verso il paraurti di una Panda
nera come la notte che è passata,
poi zoppicando si perde tra i negozi dei cinesi ancora chiusi,
scompare inghiottito dalla notte
come l’ultimo sorso di vino sul fondo del barile.
Due prostitute che si abbracciano,sono
un colpo al cuore delle cinque del mattino.
I tuoi occhi stanchi riposano sul palmo asciutto
dei miei pensieri,e la mia mano si stringe
come un pugno serrato verso terra,
come a stringere fra i denti una parola,
come il morso sul collo che non ha lasciato segno,
la città mi ha steso un brivido avanti agli occhi,
come il tappeto rosso delle grandi occasioni,
mi accompagna fino al sonno antistaminico di Giugno,
e non c’è mai un testimone credibile
quando torni a casa al passo dei Re.
Solo puttane,ladri e la solitudine dei pullmann
che tremano mimetici d’arancio
atterriti dal sorgere del sole.
Ciel suspett’ ( “cielo minaccioso” poesia in
vernacolo lucano)
ciel suspett’
i nuvol s’avascian fin n’front’
e quann se fa scur u quart r’ ora
po ropp’ , quasi semp’ scura e chiov’.
E tu,na vota, m guardav’
ra dduret ai vitr’ r’ a fnestra
e cu ‘na voce arripicchiata e m’ riciv’ :
Nunn’assì , nun vir ca è suspett’?
e allora n’faccia m’ stampav nu sorris,
biond’ e strunz cumm ai culur r’ i sei ann’
e po’ scappavo mienz a via cumm' a nu pirata
e tu,felice m’ m’alluccav’
cumm ao nipot'
sott’ a l’acqua
u' ver’ u' nonn’.
Altri tempi.
la cameriera è una mia amica
mi offre da bere, e poi
mi fa lo sconto.
Tempo fa, ci siamo morsi,è vero,
ma era un’altra vita.
La guardo per i tavoli
sorridere al sudore del forno
ed ai clienti,
il suo culo teso
schiaffeggia ogni malizia,
il dottorato in filosofia
le si inceppa nello sguardo,
la bellezza dei trent’anni è misurata,
ma è ancora rossa e disperata.
Lei la cammina sulla fune
con i piatti nelle mani,
la penna nel taschino
mi sorride,
…io di rimando le sorrido,
e ripenso a quella oscura poesia di Artaud
che mi scrivesti quella notte sopra il braccio,
“colei che dorme nel mio letto
e spartisce l’aria della mia camera
può giocarsi a dadi sul tavolo
il cielo stesso della mia mente”,
ma ve l’ho detto,
quelli erano altri tempi.
Esistono intimità che non si sperdono,
resistono nel vapore delle distanze
e ristagnano nelle paludi degli anni,
ma per quanto siano radicate a fondo
nel groviglio incerto della memoria del sentimento,
mi è impossibile riaccenderle alle labbra.
Ogni cosa ha il suo tempo.
Quando me ne andai ,l’ultima volta
lei mi chiamò per nome,
io non mi riconobbi
le sorrisi e poi
come a riscrivere un finale
la baciai.
La Ballata delle porte chiuse.
quando i pensieri si fanno modesti,
e la vita mediocre
ci tradisce e si allinea ai compromessi,
se le persiane non regalano poesie
ma soltanto corde e rumori
striduli e ferrosi
nei pomeriggi d’agosto,
e nessuna compagna
accarezza le tue parole,
quando non ti va nemmeno più
di andare al cinema da solo,
o di introdurti in una qualsivoglia vagina,
se per cena ti accendi una candela
per scaldarti alla fiamma antica dei ricordi,
e sul fondo del bicchiere ti aspetta
ancora il rosso dell’ultima goccia di vino
finito il giorno prima,
non scoraggiarti,non abbatterti,
sorridi al velluto della solitudine,
spalanca la bocca e respirala,
ricordati il suo odore di porte chiuse,
ascolta il suono della folla passeggiare sotto al balcone
e impara la vita dai loro passi,
affrancati dal gesto eclatante,
non spezzare il filo,sii uno di loro,
un numero di scarpe,la taglia della giacca,
poi sovverti l’ordine delle cose,
capirai da te il momento giusto,
saprai da solo cosa fare,ti sarà chiara la vita,
guarderai i loro volti e saranno tutti belli,
e tu sarai felice,
ma non dimenticare mai l’odore
delle porte chiuse.
dio è i bar della stazione.
Gli sbuffi del latte
che ribolle,vergine,
sotto i colpi del vapore,
si confondono col vociare di strada
e le auto ai semafori,
qui la natura ha il vestito
di plastica,odora di fogna,
e quando è pulita,piove.
Date da bere agli assetati!
irrompe una voce incerta
stringendo un Negroni
nella mano tremula
alle nove del mattino.
I trans sono raragazze gentili,
gli spacciatori sono di poche parole,
i cingalesi portano figli
dai sorrisi larghi alle tazze di latte;
gli slavi sorseggiano piano
e dai vetri perdono lo sguardo sulla strada,
le zingare mi chiamano amore
e poi scippano le turiste bianchicce,
gli arabi non danno molta confidenza,
i cinesi raramente si vedono,
i senegalesi sono sempre amici,
salutano a voce alta e mi parlano delle loro vite.
Stamane ho incontrato Pape,stava andando via,
mi ha salutato in lacrime,tornava in Senegal,
mi ha regalato un amuleto,dice che mi aiuterà,
e che l’Italia si è fatta difficile.
Le persone distinte raramente entrano nei bar delle stazioni,
chi azzarda, ha sempre lo sguardo intelligente.
Ne abbiamo uccise di notti,
all’ora di chiusura
godendo,bocche aperte,
contro serrande sbarrate!
Nei bar della stazione
paghi un caffè
compri la vita…
E sempre mi innamora
il bagliore terrifico
la supernova,
delle vite disperate,
l’amore
Così vengo a voi.
Così vengo a voi.
Nudo come la pietra
alle vostre mani bianche,
annego le vostre bocche.
uomo di uomini,mi porta la vita,
senza pensare,senza morire,
a voi vengo, naturale
come la forza,
alle vostre gambe aperte
baia senza scampo,
senza desiderio, in voi m’infrango,
come l’onda del suono
si annienta all’universo,
la mia voce muore
dove cominciano i nomi,
e come un nulla,lo squarcio
mi acclama,un bagliore
vi giunge.
Parol&pippe,Pipp&parole.
chi vive soltanto di parole
è un uomo morto,
parole e seghe
seghe e parole,
chi vive di seghe
è un uomo solo,
un uomo solo
è un uomo di troppe parole,
il fatto è questo,
essere soli e di poche parole
è cosa da pochi,
esiste una solitudine elitaria,
fatta di pippe e parole
ma più allegra,
per essere allegri
tra una parola ed una pippa
bisogna avere speranza,
un uomo solo,
tra una risata e una pippa
parla di una donna
e sorride,
un uomo davvero triste
tra una pippa e l’altra
si riempie la bocca di parole
parla di tutte le donne,
e aspetta l’alba,con livore
ogni notte, come una lama
ad accorciare la coda
dei giorni,dei ricordi
il lamento.
I giorni della carne.
Giorni di poesie mai scritte
sono giorni di passi e sudore,
giorni di vita che anticipa altra vita
giorni gialli, accesi di sole al pomeriggio
di vento fresco in moto,
a solleticare il collo, teso ,
nudo,al sole, sotto il casco.
Giorni di parole mancate,
giorni di nomi urlati al vento,
di mani giunte e ferme,
esauste a riposare,sassi,
fra i sassi della spiaggia.
Il filo del mare,mi ricama,
poi curva all’occhio in lontananza,
così le mie parole si piegano
come acqua, al volere della luna.
Vita, che ti chiedo sentimento,
e tu rispondi fica,e vizi, e morsi,
e cadute, io mi inchino,
come un dio che sosta alla tua ombra
al tuo crinale,mi piego e aspetto;
passeranno in fretta i giorni della carne…,
e quando non chiederò che fica,
lo so,beffarda,
mi affogherai col sentimento,
e sarò lì, ancora testa bassa,
ad ingannare il tempo,
nella rincorsa,l’incidente,
il desiderio,lo scontro.
Deserto.
Il fondo del mare
è una lastra di marmo,
liscia ,infinita e bianca.
Ciò che trovo sulla riva
è soltanto ciò che ho perso,
solo ricordi
come sassi di spugna
che al piede non danno
alcun dolore.
Quando guardo il blu
vedo l’assenza
degli altri colori,
e saperlo
non mi basta,
allora mi stendo
con la schiena
sopra il fondo,
talloni contro marmo,
annego
e non mi basta,
la mia anima è un deserto
di amore e di blu,
ci affogo,
ma ancora non mi basta,
è la fame,
l’assenza,
che non mi ha mai saziato.
L’istante prima di partire.
quando il mio era un paese di pietra
le case pesavano di gente sul terreno,
affondava la pietra nella terra,
e la somma dei nostri piedi,era
una mandria di speranza nel fango.
le strade erano di ghiaia,
la gomma era soltanto su due ruote,
andava pedalata,
c’erano i cappelli in piazza alla domenica,
ed i bastoni ondeggiavano come pendole
al passo del tempo,il pomeriggio,
d’estate,quando i campi ardevano al sole,
e lo stivale rinforzato col ferro
scuoteva l’arena della strada,
sotto il peso della vita
che suonava il mondo.
Nascevano figli,
ginocchia rotte per le strade della polvere.
Le porte erano sempre aperte,
il cibo chiuso a chiave negli stipi,
le donne ricamavano il dolore,
sorridevano pudiche nell’ombra
da sotto ai fazzoletti colorati.
Poi facemmo festa,
una festa disperata,
era l’istante prima.
La fotografia della valigia
ancora sotto al letto
senza spago,
il vestito buono
che avremmo indossato poi,
alla discesa dalle navi,
nelle stazioni dei treni,
col sorriso amaro,
con la speranza intatta
dopo oceani di stive,
dopo le lettere imparate a memoria,
dopo la guerra,l’avventura.
Fummo indigeni alla conquista delle Americhe,
di noi restano memorie e nomi,
e la nostalgia per la partenza,
per ogni arrivo,
come un pugno
al fianco,ci coglie
ogni saluto.
Buon Appetito.
Il mare
a pochi passi di vento
sbadiglia di sbieco
la luce del sole
alle sette della sera.
la luce è buona
per i ritratti,
ed io ritratto la mia esistenza,
metto sul piatto del ristorante
una frittura dorata di totani,
contro un pensiero che
solo all’apparenza pare distratto.
Giustappunto il mare ribotta
di scrosci contro il cemento,
mezzo miglio prima della riva,
incassano montanti
i frangiflutti.
Un tavolo sul mare
è soltanto un pezzo di legno
se non ci apparecchi la vita,
e io ritratto la mia vita
avanti al mare,ma
nessuna proposta mi pare,adesso
un’alternativa valida.
Sospiro,
ho riposto gli occhiali da sole nella fondina,
il mazzo di chiavi è un macigno
nelle tasche dei pantaloni estivi,
il casco è un animale domestico
ai piedi della sedia.
Il cameriere,gentilmente,
mi chiede di avere pazienza,
gli sorrido e sussurro tra me e me,
che un piatto non è mai vuoto,
quando ci apparecchi una vita.
Buon appetito.
Agosto.
Verrò da te,
alle tue mani,
come l’odore della gomma
che brucia
sull’asfalto rovente
nella calura d’Agosto,
verrò a prendermi le tue parole
una ad una alle tue labbra,
e le mie saranno dolci
come l’ombra perfetta
del tuo culo,infinita,
che si inarca sul muro
delle tre del pomeriggio.
Poi me ne andrò
così come ero venuto,
ed ancora una volta
mi brucerà al sapone,
il tuo nome,
inciso a sangue
con le dita sulla schiena…
ed ancora al telefono
la tua voce mi parlerà
d’amore…
che io invece avrò smarrito
tra l’asfalto e le gomme,
l’amore d’Agosto
è una farfalla,
un battistrada di seta
arso vivo
sull’autostrada del sole.
Kamikaze
uno squillo mi gela,
il secondo mi inferma,
il terzo è un precipizio senza fondo.
non esiste distrazione in fondo a cuore.
esistono parole
nelle profondità sommerse dei nostri stomaci,
sono i nomi di tutti gli abissi,
alle volte,rispondere al telefono
è una roulette russa
ed ogni suono,
un potenziale kamikaze
pronto a frantumarti il cuore.
Crepacci.
uno squillo mi gela,
il secondo mi inferma,
il terzo è un precipizio senza fondo.
non esiste distrazione in fondo a cuore.
Esistono parole
nelle profondità sommerse dei nostri stomaci,
sono i nomi di tutti gli abissi,
che quasi mai hanno i nostri nomi.
Che Noia!
Che Noia!
Questo libro
splende quasi come il sole
che innamora
sul prato,silenzioso,
all’ombra della torre…
(scrivo a matita
sopra il muro della stanza.)
oggi,studiare la materia
mi annoia come tagliarmi le unghie,
leggere Carnevali oggi
è preparare un filetto al barolo
e non avere appetito.
Che noia!
Sale dallo scarico della fogna
come un tedio,una dimenticanza,
andare a correre sarebbe
dimenticarsi per un’ora buona,
scriverne è farsela piacere…
che noia!
mi innamorerei , se potessi.
Giovinezza
Amami adesso
chè non mi servi
se ne hai il coraggio,
senza alcun motivo,
amami e resta,
e fa la ciliegina
sulla più invenduta delle torte.
Amami Adesso.
Giovinezza
che mi spunti in viso
tra il sale e pepe dei pensieri,
fresca
come un dopobarba estivo,
tu che mi hai venduto
al vento
per un’estate di sole,
guardami adesso
che mi hai azzoppato
il cuore,
io che ho esercitato
il credo della tua anarchia,
che ho dilapidato
qualsiasi forma di profitto
in cambio di un sorriso,
resta qui, al mio fianco
come un vecchio amore,
incantevole ed inutile
come chi guarda il mare
senza averne alcun motivo.
Amami adesso
se ne hai il coraggio,
ché non mi servi,
amami e resta,
e fa la ciliegina
sulla più invenduta delle torte.
qui dimorano i
vostri silenzi?
”qui dimorano i vostri silenzi,
e le loro eco
diventano dipinti alle pareti.”
recita l’insegna del nostro
Hotel.
Che ogni passo
diventi un’attesa soddisfatta,
e che vi innamori il gesto
e non il vino;
e se proprio tutto dovesse
andare storto,
che ci sia sempre un barista,
un amico a spartire la nottata
con un po’ di musica,una parola
un bicchiere,
un silenzio,
da usare come pausa
tra una malinconia e l’altra.
Argentinae
Ed arrivò il tempo di partire,
il tempo di tornare a casa,
ed eravamo tutti sullo scudo,
anche chi è tornato vittorioso
indossa ancora con disinvoltura
i segni di una memorabile sconfitta.
chi è partito una volta per terre lontane
non è mai più tornato per intero,
si è sbriciolato nel tempo ,
nell’attesa del ritorno.
poi ci ritroviamo tutti nelle feste
chè la distanza ha reso i brindisi più forti
e le bottiglie sempre poche…
Io non c’ero quando tornavate dalle Americhe
con le vostre nuove lingue scintillanti,
ma vi avrei capito,
se dopo la festa
non avreste avuto voglia di parlare.
le vostre storie taciute
sono scritte con la luce
in vecchie fotografie sbiadite,
ed ancora puoi vederci camminare
petto in fuori,
a noi che infondo
non ne avremmo alcun motivo.
A volte mi sento come un Gaucho
e questo viale è la mia piccola Argentina,
e per i sogni mi fanno ancora credito,
perchè qualcuno, col mio stesso nome
aveva già pagato.
Fatalità
le cose accadono
se devono accadere,
non ho mai provato
di imporre al desiderio
le leggi del mio cuore,
non ho mai creduto nè alle preghiere,
nè ai sedativi.
Che ci innamorino le labbra
e non le parole,
altrimenti che sia il deserto
a palesarci il miraggio
da inseguire
ai confini del nostro cammino,
non ho mai incontrato un viaggiatore
che non m’abbia parlato d’amore.
Egoismo
Per leggere il tuo sguardo
sono caduto dalle cime
più alte delle mie parole,
così mi hai visto ,perduto,
in balia dei miei altrove
dove ogni gesto mi è precluso;
mi sono disarmato
così che il tuo sorriso
mi ha travolto come la peste,
non ho avuto scampo!
e quando mi è parso
di ascoltare i monatti
urlare il mio nome
tra i loro campanelli,
era soltato il telefono,
come un’allarme
che annunciava la piena
improvvisa del desiderio.
tutto intorno era verde
come un prato d’asfalto,
“avrei voluto stendermi”
mi hai detto,
“al centro dell’incrocio
come una girandola di fuoco”,
ma la tua bocca mi aveva già bruciato
e la tua poesia
aveva perso
ormai ogni valore..
il presente anticipa
col pensiero tutte le poesie,
ti dissi,
e la poesia è quindi in ogni gesto
così come nel silenzio,
ciò che è scritto,
o sussurrato,
è soltanto il riflesso
di ciò che è stato.
Il nostro egoismo
fa sprofondare nel brivido
dell’istante muto,
ogni meraviglia…
tu sei felice,adesso,ma
ciò che ti ho regalato
è soltanto il mio egoismo.
Tango
nella piazza deserta
il lastricato di marmo
bianco,
resisteva al nero del cielo,
millantava improbabili parentele
con quei pochi bagliori accesi di universo
che filtravano tra le increspature veloci
delle nuvole grige di pioggia,
spazzate via, di fretta,dalla volta
come galline indesiderate.
Un piano pallido di stelle.
Tu, al centro della piazza
stretta, nei pensieri di jeans,
volteggiavi di tango
e mi guardavi.
più delle parole
mi hanno detto gli occhi,
e quando la tua voce ha vacillato
sotto il peso di parole pesanti,
ti ho teso un’imboscata di risate,
perchè non c’è sorriso che teme la parola,
poi ti ho abbracciata come uno sconosciuto
perchè non ho più trovato le parole
per raccontarti la mia vita.
Ci accomuna il silenzio,
gli occhi lucidi,
e la lingua parlata
che di notte
si fa sempre più selvatica.
Solo con te
ho mai ballato
il tango.
La Tua Voce
la notte si schiude leggera
come un ombrello di cenere,
grigia margherita di topi
atterriti dalla luce.
si allunga, la tenebra,
come il girasole
si allunga all’oblio,
l’ultimo raggio del giorno
s’incaglia negli occhi
sul crinale ripido
dei tuoi pensieri,
la tua voce,
è una crepa
sul fondo del mare,
la mia lingua
è la rete che strascica
sul fondo carnoso
delle tue parole.
la notte ascolta i tuoi passi
come una maldicenza,
ed io,come a riva
dopo la mareggiata,
sfinito dalle onde,
raccolgo pezzi d’asfalto
incollati dal sole,
ne faccio una via,
una strada di curve
come i tuoi fianchi
per i miei desideri,
nuda e distante
come una venere,
la tua voce non mi tocca,
poi si fa donna
ed ogni volta
mi sconvolge.
I Maggio
l’uomo mi innamora,
la folla mi pugnala il cuore
con una carezza
di fratello mortale,
i vostri volti fraterni,
paiono tutti sinceri
quando intoniamo
uno qualunque dei nostri canti,
la vostra voce, spinge
il masso
che mal sopporto
nel fondo della gola,
oltre ogni desiderio,
con voi mi accompagno
per questa vita,
come al mattino l’alba,
come un amore
senza cadute,
come una madre
per mano
un figlio.
L’amore,l’inutilità del tempo.
il silenzio mi ha accerchiato
come un branco di lupi
affogati nella notte,
ho cercato l’amore
nelle ruote dei furgoni
alle cinque del mattino,
sono sceso in strada come un sordo,
ho annaspato nell’alba
come se stessi per rinascere,
ho cercato il solito bar
per un cappuccio bollente
e mi sono ustionato la lingua;
ho atteso la tua voce
fino al mattino,
immobile, tra i miei pensieri,
come una sentinella
a guardia del silenzio,
Le mie attese non sono che inverni,
gelidi e taglienti
come i pensieri che le misurano,
più si scava,nel silenzio,
più si va a fondo,
bisognerebbe restare immobili
e lasciare,così, che siano
le stesse attese ad attenderci.
Poi le tue parole mi sono cadute addosso
come la risata sguaiata di una troia,
la tua lingua conosce bene il mio nome
e le mie debolezze,ma io ti lascio fare,
tutti lo capiamo prima o poi,
ci sono sorrisi che giocano sporco,
che non andrebbero mai attesi,
perchè hanno lo sporco potere
di vanificare qualsiasi misura di tempo.
quello che sono.
il mio passato è come una vecchia poesia,
inutile tentare di riaverlo,
dissipato nel deltHacca entropico della mia esistenza,
ne conservo il profumo
racchiuso nei miei gesti,
e delle parole
una parvenza,
come chi è stato qui
forse
tempo fa
lasciando indietro
una scia densa di sorriso.
Perduti e felici.
la città ci è esplosa intorno
piena di voglie, di pollini,
il sole che ancora non ci brucia,
il vento che ancora
ci accappona la pelle,
noi, ci siamo finiti in mezzo
come una domanda,
essendo noi stessi la risposta
privi di ogni plausibile certezza,
imperscrutabili, dimoriamo
al centro di tutto ciò
che non ci è dato di capire;
e pure ci scalda il sole sulla pelle
e poi ci brucia il vento
quando l’ombra, all’improvviso,
come uno schiaffo,di madre,
una carezza.
Basta una maglia,alle volte,per coprirsi,
per ritagliarsi una fetta di universo,
la felicità di esistere in tutte le cose,
una maglia per accorgerci di essere tutto,
uno sguardo per vedere di non essere niente
,…,
perduti e felici.
Sita
L' autobus che porta a napoli,parla la mia lingua.
Gli studenti fuoricorso leggono i giornali del mondo..
Le belle ragazze ,
buffe si difendono con smorfie sexy
troppo acerbe per essere credibili…
I più giovani spesso portano chitarre
e come me ,in un tempo futurista,
discutono di tecniche,bramano velocità…
C'è sempre uno sguardo più profondo,
Si perde anonimo al di là del finestrino,
Placido,non interroga nè regala sospiri…
Le cose belle cercano spazio,
Trovano solitudini.
la solitudine mi fa leggero il passo
la solitudine mi fa leggero il passo,
guadagno lo spazio senza contare il tempo,
la macchina è soltanto una stanza sull’asfalto.
la vita mi rigetta oltre la misura,
sogno, vivendo, la nostalgica melodia del ritorno,
ovunque mi trovi divento pensiero del pensiero,
la mia forma organica,poi,
tradisce come un crampo,
riporta il mio sguardo alla strada
e rosse si infiammano le luci degli stop,
astigmatici,sfocati oltre la pioggia,
verticali come lance stagliate verso il cielo.
ritorno dalle terre del cuore vittorioso e vinto
ho sporcato le parole con il vino senza alcuna ebbrezza,
in ogni bocca c’è un vuoto ,
in ogni mano c’è un segno,
in ogni nome un ricordo,
tutto si sversa all’infinito nella vita,
come il vuoto infrange sempre sopra il vuoto,
così l’assenza ingombra
Aspetta primavera …
sbocciano di neve i peschi di Mukushima
mutano radioattivi la primavera,
immersi per metà nel fango,
come tanti piccoli bonsai, le cime,rosa,
stentando la lingua cromatica della speranza.
qualcuno ha visto l’aurora appena prima dello schianto,
altri nella valle troppo distanti dai colli,
hanno aspettano sui tetti,
i quattro cavalieri del mare,sono arrivati tuonando,
brandivano spade di schiuma e nessuno scudo,
chè iddio, vigliacco, non teme l’offesa.
il rosso, in Africa, ha anticipato la stagione,
ma prima del geranio è sbocciato il fuoco,
seminava semi di piombo,innaffiava la terra di sangue.
Abbiamo visto tutto,o così ci è parso,
e chi non ha avuto gli occhi, a sud, ne ha sentito l’odore,
troppo vicini per non sentirne il pianto.
Alcuni di notte,si svegliano dal sonno, sentono decollare gli aerei,
il cherosene odora di morte,lascia posticcia una scia di terrore
diverso tempo dopo la calma del silenzio.
Cammino le strade dei primi soli di Marzo,con il cuore nero di petrolio,
fatico a gioire intimamente dei baci,e delle carezze,
ho cercato di distrarmi avanti al mare,ma era troppo presto per il bagno,
ogni cosa ha il suo tempo,mi ripeto come un manthra.
così, cammino le strade polverose della colpa,del peccato originale,
L’umanità è la legge del profitto,il migliore di noi ha radici lontane
innestate nel sangue.
i miei passi hanno il suono del fucile,i miei gesti,
avidi, larghi, di conquista,mio malgrado, temono l’ imminente recessione,
allora mi fermo un istante avanti al mare come se fosse l’universo,
sgrano gli occhi all’orizzonte,nudo,
mi lascio avvolgere dal vento caldo del deserto,
e aspetto che ritorni ancora Primavera.
Al Sole.
ho scagliato in cielo i miei pensieri,
ho atteso la caduta palmi aperti,
la pula va soffiata via col vento
il grano è ricaduto come un fiume
fiume umido di seta,
seta di gonna, una strada senza onde,
cammino…
ad ogni passo un fiore,
ogni tre fiori un nome,
ogni tre nomi, un’era.
In mezzo al campo arde la sterpaglia sotto al sole
mentre sul corso all’ombra di un lampione
c’è un gatto nero che non teme alcun padrone.
Da molto vicino.
Da molto vicino
ho visto le tue ciglia
mal sopportare il vento,
ho bevuto le tue lacrime
prima ancora che mi bevessi seme,
ho creduto alla mia mano
quando ti ha cercata nel sonno,
tutto così si perde alle parole.
scrivere è partire verso terre lontane,
ciò che scrivo si allontana dalle mie labbra
almeno quanto la tua bocca,
scrivere è la fine di un amore,
parlare è dimenticarlo.
Prima o poi tutto si allontana,
nella migliore delle ipotesi,
paradossalmente,
sarà la morte a sorprenderci,
a renderci immortali.
Verde,niente a che vedere con la speranza.
Ho strappato di ruggine
i miei jeans nuovi,
è stato il ferro pesante
d’un pensiero di morte
precipitato al sole.
Non c’è pace,
il bianco dei miei jeans
ha uno squarcio rosso,
e tutti gli altri, intorno,
a fare festa in mezzo al prato,
che acceso di verde e di Marzo
pare inscenare distratto
la danza del mare
della dimenticanza.
tutto poi si tinge di verde,
come i miei occhi alla luce del sole
s’accendono,
così si adegua tutto il resto alla natura,
cascasse il mondo,
domani aspetteremo ancora
il filo d’erba e il sole.
Euforico un brindisi
avrà il sapore del ferro
e nessuno più ne capirà
il motivo,nemmeno io.
Soltanto verde e sole intorno,
per la seconda volta le radiazioni
ci renderanno ciechi.
Che nessuno brindi, poi,
senza guardarmi negli occhi.
Oasi
un tempo,
quando ero innamorato
scrivevo lunghe terrificanti
poesie di solitudine,
adesso,nessun terrore
abiterebbe la mia solitudine,
ma la certezza del deserto
che vive oltre il deserto,
distende la mia vita come un manto,
ed ogni incontro
placa la mia sete come un’oasi,
ho la certezza intima del futuro
domani sarò di nuovo in viaggio.
Stanze.
Ci sono stanze d’albergo
che cantano tristi canzoni,
nascono nelle penombre acriliche
dei tessuti a basso costo,
per diventare,col tempo,
una languida sfumatura di giallo,
come l’odore del fritto,inarrestabile,
ricopre d’olio qualsiasi idea di cielo.
In camera mia
troverete sempre una finestra aperta,
non correrò il rischio
di lasciare il mio sguardo
rimbalzare come una mosca,
tra queste quattro mura,
all’infinito.
Aprile.
la primavera cresce
dentro la mia bocca
come una spuma di parole,
da abbellire
come le calligrafie
degli otto anni,
delle righe sottili,
dei quaderni Pigna
della terza elementare;
il verde prato al vento
color banco di scuola,
il legno sottile dei seggiolini
e del loro scricchiolare
sotto ai nostri pochi chili di culo
senza peli.
cammino la strada di adesso
con tremende fitte alle ossa,
male articolo i movimenti ,
e le parole sono quelle
di chi ha giocato troppo
con i piedi,
senza curarsi sempre dei pensieri,
la strada si fa sempre più bianca
se cammini contro il sole,
e gli occhiali scuri
aiutano fino a un certo punto.
le calze di nylon
che hai lasciato in fretta,
sopra la spalliera
della sedia rossa
della mia stanza,
sono l’abbraccio freddo
del tempo che ritorna
ad ogni Aprile,
lasciale là, ti dissi,
andiamo…,
svestirsi al sole
ha sempre il gusto
della riconquista
di una libertà rubata.
Pescatore.
Ci deve essere un filo
sottilissimo di sangue
e di vento
che lega i ricordi
alla primavera,
più passa il tempo
più a lungo ci raggomitoliamo…
come un pescatore
che salpa le reti in pieno giorno
cerca con lo sguardo casa sua
tra le case distanti del borgo
mentre sua moglie
capelli neri lucidi di sole,
raccoglie il bucato
di una notte d’amore.
Di tarli, mondine e di vecchi sentimenti.
ci sono cose che ti guardano dall’alto delle pareti
come quadri ai vecchi sentimenti,
alla gogna,appesi,
al muro polveroso della dimenticanza.
queste cose non parlano più la nostra lingua,
distanti ventimila leghe dai nostri gesti ormai maturi,
e pure le loro immagini crocefisse dal tempo
sono come un tarlo di titanio dentro gli occhi,
se di giorno si confondono nel traffico dei volti
di notte depongono le uova nel silenzio
e gracchiano canzoni tristi contro il tempo
come mondine a strappare dalla terra il riso
in pantani di lacrime.
Appesa. dalla raccolta “Dell’Eros e di altri
Santi “
Offrimi la tua carne più matura…,
ho toccato col mio occhio
la punta estrema
del più bagnato dei tuoi spasmi,
la mia carne,ha riaperto
la più vecchia delle tue ferite,
resta così…
bocca aperta,
mentre dai le spalle alla mia bocca,
ancorata per la bava alle mie labbra,
appesa alla mia carne
come un corpo
spento di fatica.
Vorrei volare, per U.Aloisi.
Ci sono sguardi che non si dimenticano,
quegli occhi piccoli,umidi,curiosi
intrappolati nella musica e negli anni,
cercavano la voce nelle nostre mani
aperte al cielo come fiori al sole rovente di Agosto.
Sentirti cantare, era contemplare una montagna,
la tua voce, come il vino di casa, ci innamorava con asprezza
dissetava le nostre bocche arse dai baci dell’estate;
poi ballavamo le antiche danze del sentimento
ampie ed imperscrutabili
come le pianure assolate che abitano
i sud di tutte le malinconie del mondo.
Arte.
esistono vertigini
in ciascuna delle nostre anime,
riempirle di poesia,
è l’arte di arrangiarsi.
questa è l’unica arte che riconosco,
tutto il resto ne è il rumore.
Sul Viaggio
muoversi è pensare
oltre il pensiero.
così,
ogni viaggio
presuppone
attese,
ritorni,
nuovi desideri.
La stazione è il ventre materno,
l’anonimato è un padre gentiluomo.
Compro un giornale indipendente,
bestemmio!
una bottiglia d’acqua gassata,
bevo,
dei biscotti salati,
mangio,
un pacco di chewingum senza zucchero,
gentilezze,
il miglior modo per strappare un sorriso.
L’abisso che mi abita,
quando il posto è libero,
siede di fianco al finestrino,
guarda il mare.
A volte mi fissa per ore
senza fiatare,
poi, d’un tratto,
racconta…
io ascolto sempre con minuzia,
che le cose oscure
mi dissero,
parlano la lingua degli dei…
e se anche fosse un sogno,
non mi tuberebbe,
che la verità,
l’architettura insegna,
è solo il punto,
in croce
di un un riferimento.
In Treno
la donna in treno
è più bella
al mattino
quando la sorprende il sonno,
con le labbra appena schiuse,
solo un filo d’aria
a muovere i pensieri,
quando le prime luci del giorno
ci increspano a tradimento gli occhi,
i colori assumono i toni universali
del mattino,
in un certo senso,
l’alba è l’unica eredità
che tramandiamo.
Tripolitania
Tripolitania
lettere che suonano come un cancro,
un’eco nella carne giovane di speranza
istanti prima del massacro.
vecchie voci metalliche
si levano dal grammofono dei ricordi…
il mio sdegno non guarisce,
non allevia le ferite delle madri.
Tripolitania,
titola il teatro del delirio,
la spiaggia è un deserto di carne,
l’ombrellone piantato nelle viscere
pesa quanto il piombo,
l’ombra
rinfresca la sabbia,
nasconderebbe il sangue,
escluderebbe il sole.
Anche il Libeccio abdiga,
rinnega qualsiasi idea di surf.
Randagi
Le nuvole passano lente,
Lasciano odore di ferro,
bruciano gli ultimi rossori Del
cielo,
Poi si infrangono morbide,
smarrite si abbandonano,
all’idea gelida
di quei venti di terra
che tagliano per metà il viso,
per metà il cuore.
Mentre la notte illumina Il
passo cieco del destino,
Le felicità esplodono Euforiche
per un arrivederci,
i lampioni ci rendono gli onori
delle armi,
mentre il Papa recita l’ultimo
angelus
alla nostalgia…
Come cani
aspettiamo,
a quattro zampe
orecchie tese,
Avanti alla metafisica
Macelleria della vita.
Il Mio Sud
l mio sud non si specchia nel mare,
il mio viale d’inverno
pare un autostrada deserta,
è la cresta della duna d’arena,
cementata dal freddo ,
è il sorriso dei tempi che furono.
il vento gelido della montagna
regala brividi di ogni sorta,
a volte un caminetto non basta,
e le voci dei bar,
che parlano la lingua della carta,
non lasciano troppo spazio
al desiderio.
la birra innaffia le parole
addobba gli alberi del viale,
mitiga il sorriso.
la notte
siamo ebeti nel paese dei balocchi,
ma,nessuna fata all’orizzonte.
perfino la musica si assottiglia
sotto il rumore delle carte,
niente qui ti regala poesia,
nel mio sud,
si paga tutto a caro prezzo.
Il mercoledì e la
diabolica,umana capacità del perseverare
i fuochi di babilonia
non mi danno tregua,
risuonano dentro la mia anima
come i vecchi falò di San Giuseppe,
ma,tolgono il sorriso di bocca
e forse un giorno mi toglieranno il pane.
Ho dato al mio peccato originale
il nome del più infido dei demoni,
Occidente.
Per quanto i confini
siano carta velina,
ho il piede mancino
inchiodato per il collo
alle mie strade,
viaggiare è soltanto una maniera per conoscere,
la curiosità ci porterà alla morte,
dopo aver assaporato l’inevitabile
solitudine della libertà.
L’oriente brucia
come il mio stomaco
di lundì mattina,
brucia e fa pensare.
Tutti gli errori intelligenti
ci pongono domande…
intanto, lo stomaco,
come la terra,
brucia e fa pensare…
anche adesso…
di Mercoledì sera.
Gli amici che si
sposano. ( per M.&T)
gli amici che si sposano
sono azzurri che si incontrano,
desideri
che si fanno aria,
è la semina matura
che si fa strada.
La promessa
vale almeno quel sorriso,
una firma
odora d’infinito,
se la mano, ferma,
esita d’amore,
sotto i venti incerti
del destino.
nobile è
il futuro,
è il sorriso
più sincero.
“La letteratura è la prova che la
vita non basta” Cit.
Ho bruciato qualsiasi forma di tempo.
Cade adesso dal cielo
la neve,
tiepida,
come tutto ciò che è stato.
Lo smarrimento
mi allerta i sensi,
sapere ciò che non sono
non mi è consolatorio…
investo la mia mente
con le più impossibili delle domande,
poi, a parole, mi difendo,
sorseggio la mia birra
in accordo con il cuore,
siedo al tavolo del bar
e comprendo
la necessità d’essere altrove,
parallelamente,in tutte le cose;
essere la risposta e la domanda
senza potere mai incontrarmi;
ecco come sogno l’infinito.
Il vento di Marzo mi gela la mano,
una lingua mi scalda il cuore,
e non capirò mai,ne sono certo,
se sia più vera la tua bocca,
o l’infinito che ne deriva.
Il gatto che morde l’orecchio,
mi fa le fusa,
poi come la sfinge
si accomoda per i bisogni
sulla lettiera,
come una domanda…
mi guarda diritto negli occhi,
farsi bastare la vita,
è la sfida più felina.
Possa la mia voce
un giorno…
le mie parole
risuoneranno un giorno
come questi tasti
suonano tra le ceramiche
del mio cesso.
la mia voce
si infrangerà,
con accento marcato,
come musica
che sgorga metallica
da un vecchio
catodico,
parlerà delle mie cose
e delle vostre,
allevierà le mie pene
e le vostre,
come una brezza inaspettata
tra le crudeli fiamme
dell’abitudine.
mi sorprenderò
un giorno
senza alcuna modestia,
e non sarò poi più contento
di adesso,
mentre siedo sul cesso
a dare aria ai pensieri.
possa la mia voce ascoltare
sempre il mio canto,
e poi un giorno
puro come una vecchia baldracca,
spegnersi,
come il sorriso stretto
di chi ha dato tutto,
e preso, sempre,
senza aver mai
dovuto chiedere.
Senza Titolo ma
con dedica. G.A.A.
la curva nitida
felina
del tuo viso
ricorda i profili dolci
delle colline assolate
della tua terra...
la bocca
un altopiano di desiderio
il tuo naso è una pietra,
eterna ,
incastonata come un prezioso
di mare...sulla terra.
un cuore al centro dei pensieri.
i tuoi occhi mi parlano
una lingua che non conosco
domandano un'assenza,
feriscono lo spazio,
sono i sentimenti
più temibili,
bruciano sulla mia pelle,
mi pesano come se fossero
tutti gli occhi neri del mondo
lacerano,aspettano,
silenziosi
innamorano.
ed io seduto,
sul ciglio di un burrone,
ti guardo,
tu non mi vedi e passi...
come la sera,aspetto
la tua notte per confondermi
al buio di tutte le cose,
avrò una camicia sottile
come un velo di mare,
e quindi saranno le mie labbra,
ancora,
di sale
fino al mattino.
Sui ricordi
ho fissato a lungo
quel ferro arrugginito
si torceva come una serpe
tra la luce del mio sguardo.
quando lo infilai nel cartone,
ricordo che mi scivolò
ruvidamente tra le mani ,
lasciandomi una segno
di corallo sulla pelle.
avvertii la sensazione
delle cose profonde,
come se stessi celebrando un rito
privo di alcuna utilità.
volevo fotografarlo
per portare la sua
memoria dentro di me,
un trofeo al tempo che passa.
conservo ancora la foto,
mentre il corallo
sul mio palmo
non ha lasciato alcuna traccia
ecco perchè
evito accuratamente
di essere fotografato
di fianco ai monumenti
soltanto i ricordi
che lasciano un segno
vale al pena di conservare,
il resto che vada ad infoltire
i depositi in penombra
dei nostri dimenticatoi.
Rami secchi
un braccialetto
è il circo massimo
appoggiato sulla scrivania
dentro, combattono feroci
ombre di vecchi desideri.
è quasi una bocca,
un bocca piena di segreti.
si sposta sopra il legno
come labbra sulla pelle
odora di gatti,
di finestre chiuse
e vapore,
e gambe
profumate
contro i muri...
l'argento è un vestito
fatto male,
evoca
quei vecchi riti
che tanto ho bramato
un tempo.
a volte,fiero,
pare urlare
una protesta
contro il tetto,
e la mia parola è fredda,
è crudele,
sopravvivere
è tagliare i rami secchi.
Oriente.
avevo una gran voglia di oriente,
in tasca avevo un buco,
qualche centinaia di euro
ed un biglietto della metro,
allora inventai qualche parola,
suonavano, sordine,
come i canti indigeni
che riempiono gli spazi
placidi
tra gli altopiani ellittici
del sud
della Mongolia.
le recitai per giorni
come un manthra dell'ubiquità,
non fu mai abbastanza.
così smisi di cercare il Nirvana
nel pensiero,
camminando le strade della pelle.
da allora aggiungo sempre
una presa di cumino
al pollo,
ogni muro
mi pare una muraglia,
ed ogni donna
ha gli occhi di Ganesh.
La botte piena
come la neve,
i bei ricordi
lasciano sempre
un deserto acceso
in pieno inverno.
costretto
a solitudini scientifiche
sorrette da parole di tungsteno,
con piacere,talvolta,
mi abbandono
al gioco perverso
delle intimità perdute
io che ho sempre avuto
l'autogestione dei sentimenti,
ho confuso a volte
il culo con il cuore,
e viceversa...
professo l'atroce altruismo
del desiderio,
alla moglie ubriaca
preferisco ancora
la botte piena.
distanze
la notte
mi porta a casa
come il fiume
guida la barchetta di carta
fino al mare
le scarpe conoscono la strada
e i marciapiedi
danno del tu alle stelle
e ingannano l'asfalto
come geishe d'alto borgo.
il cane di Dejo
scodinzola sempre
quando mi vede rincasare,
ogni notte si regge sopra
fragili certezze...
cammino le note della ritirata
come se fossero una carica,
e guadagno il letto
come se fosse
l'unico guado
verso il mattino
mentre si spengono
le luci dei lampioni
ogni passo spegne un nome,
una distanza.
i baci sono incidenti di labbra,
dicono...
ma il tuo nome si è incagliato
nella secca di corallo della mia gola.
si infrange la notte
sulla soglia del mattino
come musica che sbatte
sempre contro un muro,
e tutto mi pare una misura,
perfino i sogni, stanotte,
mi paiono distanze,
di mani,di labbra,di gambe...
sentieri di lingua
autostrade di cosce
incommensurabili.
the dark shot...ilcolposcuro
Ci raccogliamo
ogni giorno
come la goccia
che scivola
sul bordo
bianco
della tazzina di caffè,
col dito.
così i nostri pensieri
tracimano,
scossoni,
da bicchieri
mezzi vuoti
o mezzi pieni.
mezze verità
ci riempiono
la bocca
prima,
i sogni
poi.
ci affrontiamo,
ci misuriamo,
e
quasi sempre
ci troviamo
mancanti.
non mi importa
cos'eri,
tantomeno cosa sei...
mi gioco tutto
su quello che vorresti essere.
l'unica giocata vincente
è quella
che segue il desiderio.
Al Mattino
Gambe due,
una bocca impastata,
sguardo velato,
prima occhiata
del mattino.
Ho sognato di portare
pasticcini al cimitero,
avevo un libro verde
che non ho mai letto ,
ed una penna
da nascondere
per pudore.
Ogni mattina
mi sveglia
l'attesa ,
il cuore in gola,
il salto ne vuoto,
il futuro...
Poi riconto:
due gambe,
una bocca impastata,
un pisello,
e così via...
la vita
mi delude dal mattino,
neanche oggi sarò un alieno,
e la vocina
insinua:
cazzo vuoi?
hai dormito,
hai soltanto chiuso gli occhi.
Non è cambiato niente.
Tocco terra col piede
nell'istante in cui
la Terra
ricomincia a girare.
Ogni volta...
Stagioni (Di culo
e di labbra)
Nuove estati
sbocciano spontanee
tra i cammini
pungenti dell'inverno.
il culo d'inverno
è più tondo,
penso...;
Così i pensieri,
si ammassano dal freddo.
I sorrisi in ascensore
sono abbozzi di primavera,
ma il tuo culo
è l'estate...
ed i tuoi jeans verdi
sono prati accesi
arsi dal sole,
i miei capricci non hanno stagioni,
spesso odorano d'autunno,
"ma che voglia d'estate!"
guardandoti,
Mi cade dalle labbra .
in viaggio
La strada mi avvolge come una coperta
morbida e divina,
la linea tratteggiata invita al sorpasso,
pare scrivere in morse:
l a s c i a r e i n t a s c a i r i c o r d i ...
Tra uno specchio di mare ed un comignolo ,
strascico i pensieri sul fondo di tutte le cose,
qualsiasi viaggio
presuppone un piccolo bottino.
buste di plastica,
panni stesi ad asciugare al sole,
malinconie,
lamiere...
Bucce Di Banana
Quando il tempo stringe
o così pare...
tutto il resto si dilata
impunemente,
a partire dal cuore,
e poi lo stomaco
con le sue contrazioni...
il tempo stringe
e non c'è niente
che odori di terra.
lo spazio si piega
come onde,
ognuno attende
la caduta come può,
chi attende...
altri,
invece,
precipitano sul fondo
della vita ,
scivolano
sulla buccia di banana
dell'esistenza,
all'improvviso,
e
raramente
qualcheduno
ride.
il vuoto
è una illusione necessaria
tra la cresta e lo schianto,
neanche l'eco
sfugge alla caduta.
Lì dove le cose cadono,
solo il pensiero
dopo lo spavento,
fugge ad ogni legge.
La Tua Bocca
la tua lingua
mi riempie la bocca,
non parliamo.
tu sei tutta intorno alle mie mani
io esisto intorno alla tua lingua,
non parliamo perchè
non abbiamo parole da dirci,
siamo esistenze
umide
turgide
astratte,
viviamo appena dietro
il lunotto posteriore
di questa vecchia auto.
mordersi è affrancarsi dalle scarpe.
nella tua bocca
c'è un segreto,
parte di me,
un po' di vento,
un poco di universo
un abisso
gocce di abbandono.
New York
Non aspetterò un viaggio di nozze
per andare a new york,
e
non avrò mai una foto sotto le torri gemelle..,
questo è un dato di fatto.
new york è anche casa mia,
in un certo senso...
c'ho lasciato un pezzo di famiglia,
e forse non era il pezzo migliore...
no di certo...
penso a new york come ai barbiturici...
al lexotan...ai serenase---
non che ne abbia mai fatto uso...
ma penso a new york
come ad un miraggio,
con la consapevolezza
intima e feroce
che tutto è tutto...
e che andare a pisciare in un vicolo di new york
non mi renderà mai un uomo migliore...
E pure
cova dentro di me
il vecchio mito americano,
disilluso,certo..
pavimentato di ceramiche di quarta scelta...
nella quarta strada..alla quarta pinta
del quarto quarto di bue squartato
scritto recitato e mangiato
in quartine
roba spicciola insomma..
niente a che vedere coi sogni, coi soldi, o la speranza...
piuttosto un terrore...
condivido coi miei vecchi ,
ormai andati,
quel velo di terrore
per il viaggio,
la necessità...
l'acqua alla gola...
per me New York
ha l'odore delle panetterie alle quattro del mattino,
delle bottiglie di birra
lasciate per giorni,
sui tavoli scadenti
delle cucine perennemente in penombra
,
ha il suono della mano ruvida e callosa
che accarezza il pane appena sfornato..
..
è il segno del bicchiere..,
il cerchio umido , opaco,grigio
sul foglio a quadretti zeppo di conti che non tornano...
New york
mi osserva dall'alto dei suoi terrazzi...
e mi puzza come le sue fogne..
oggi, ho dato al mio mostro questo nome...
New york
e
prima o poi ci incontreremo.!
Giorni
Sono giorni ormai
che mi accapiglio coi colori,
oggi mi vesto di verde
come se fosse un esorcismo,
il mio rito laico
per conquistarmi il giorno;
vita i cui giorni
somigliano a vecchi negativi
sfocati,
giorni in cui l'asfalto mi inghiotte
come una distrazione,
i passi,
sono briciole tostate,
polvere di pane,
li porta via il vento.
So di camminare...
vedo la pietra consumare le mie scarpe
ma non la sento
oggi
la vita.
manco all'appello
di tutti gli stati di coscienza,
e di tutti i giorni
questo è sicuramente il più distratto..
Buoni Propositi
Un bagno a mare...,
pensai
guardando sotto la finestra.
Pioveva,
l'acqua sopra i vetri
disegnava pentagrammi
soul,
l'acqua era Nina Simone.
strafatto di antistaminici,
in un angolo remoto
delle mie fantasie,
immaginavo un mare,
meglio un oceano
freddo di sentimento,
come un brivido,
fu l'esatta sensazione
del calzino di lana grossa,
spremuto dal piede
sopra il marmo gelido,
a scuotermi
pelle e ossa;
immaginai delle mani,
delle mani calde
che mi afferravano
le spalle
in mezzo alle
onde gelide dell' oceano,
mani di donna,
piccole,decise,calde
mani di donna,
due ancore,
due punti fermi,
saldi,
caldi come il ventre della terra,
due saldature incandescenti,
parevano l'unica cosa reale
tra me e la vita.
Nel mezzo della fantasticheria,
come spesso mi accade
ebbi la lucida visione
di un idiota...
un idiota in empatia con l'universo,
col capo chino,
appoggiato sul vetro della porta finestra...
immerso per metà nella musica,
per metà nella vita
e per metà nella merda,
ebbene si...
ho sempre pensato di essere uno e mezzo,
e la metà buona, manco a dirlo,
è sempre quella nascosta...
sorrisi...
grazie..
non che questa debba necessariamente una visione elegante della vita,
certo sarebbe bello
racchiudere il senso delle cose
in quattro parole in croce,
magari prive di oscenità...
ma
quello che realizzai,
non fu poi così lontano
dalla verità,
ecco,
a farla breve,
devo smetterla di abusare di antistaminici,
magari non berci troppo sopra,
trovarmi una donna,
scopare di più,
e soprattutto
smetterla farmi
di Chet Baker
dopo la mezzanotte,
chè gioverà di sicuro allo spirito,
ma, nuoce di certo
gravemente alla salute.
Non ci capiremo mai
Esistono dolcezze
che non mi appartengono;
come agnellini
addormentati
distesi sopra
verdi prati assolati.
Io, trovo dolce
l'odore di catrame fresco
nella calura d'agosto,
si incolla al respiro,
sfuma i sentimenti...
il vecchio
azzoppato dal diabete
che lotta col sacchetto
dell'ipermercato,
mi atterra più
della tua lingua
o dei tuoi meravigliosi
occhi verdi...
tu mi parli di cuore
io rispondo di fegato..
non ci capiremo mai.
Abito i posti che mi abitano ...
abito sempre i posti che mi abitano
tanto che
uscendo di casa
mentre
alle spalle
mi accompagna
sordo e legnoso
l'eco del portone,
il passo
inciampa di ghiaccio
sul selciato,
e presto la pietra
diventa tetto
e le voci
poco distanti
sono mura calde
lunghe il cammino,
mi illudo.
Ogni volta
che penso
di abitare la strada,
è la strada che mi abita.
Quasi mai getta la spazzatura.
Neoliberismo
il cielo era una lama di azzurri
affettava pani di nuvole,
qua e là briciole di uccelli
stridevano lontano
limature
in balia dei venti.
l'azzurro taglia più del diamante
se a Natale
un padre guarda l'orizzonte...
una nuvola è il tornio
dei bei giorni di fatica,
la mano stringe la ringhiera
ossidata dall'acqua,
pare il cingolo svuotato
di quel mostro
inarrestabile
che tutto prende o tutto dà...
la bellezza è in tutte le cose,
un corvo fissa allegro l'azzurro
appollaiato sopra un tondino
di acciaio conficcato tra le pietre
di una vecchia parete
pochi istanti prima del volo,
gracchia come una crepa nel cemento.
rotto è il cielo,
rotto il futuro
e la speranza,
ma
a me piacciono le cose
rotte,
perchè rotto è il mondo
e la mano che ripara.
Torno Subito
Oggi,
non ho modo di parlare.
Esistono giorni
in cui tutto è barricato nello stomaco
e non puoi far altro che aspettare,
così mi assento,
come certi cartelli
scritti a penna,
sporchi di tempo
e di condensa,
affissi ai vetri
della madre di tutte le botteghe,
Torno Subito,
e mai sarò lo stesso.
basta un'idea.
Ho bisogno di libri
che siano chiusi
sul comodino
qui di fianco a me,
manco li apro,
mi basta, certe notti,
averli di fianco
nella penombra fredda
elettrica del neon
che pare friggere
d'azzurro
col ghiaccio
ogni passione
pochi palmi
sotto la finestra;
e poco importa la malinconia
l'asfalto e la disgrazia,
a volte basta un'idea
ma che sia buona...
per un sorriso,
per prender sonno.
La Resa per M.Monicelli.
Il camino in pietra
pare fondersi
come se fosse l'idea
di un'assenza
ormai consolidata,
guardo la brace
arrossire tra le fiamme,
e pare cingermi di fuoco
le idee,
come in quella foto.
ho seminato per strada
le mie aspettative
me ne sono spogliato
alle porte dell'inferno
perchè
di qua , mi dicono,
si va
nella città dolente,
ho compianto i vecchi maestri,
spesso avevano un drappo rosso
come un ricamo
tra le idee.
ho camminato i corridoi degli ospedali
sono stato in guerra
a difesa dell'ultimo bastione,
inebriato dall'insonnia
e dai caffè scadenti
ulcerosi dei distributori;
poi ho deposto le armi,
ho allentato il nodo alla cravatta
ed ho mostrato il petto
con fierezza
agli avvoltoi ,
mi volevano
perduto,
e non mi hanno compreso.
la vita è così,
le poche cose sensate
hanno spesso
il retrogusto beffardo
della stramberia...
se soltanto capissero
quanta libertà
porta con se
la resa
di chi ha vissuto
pugnando.
C'è un inverno alle porte
a nord cade la neve
a sud piove la terra
rossa del deserto
un inverno alle porte
ha il rumore del sale
che scricchiola sotto
il passo crudo
dello scarpone;
è una questione di venti
dicono...
l'anticiclone delle Azorre
l'ho sempre visto
come un divieto
per biciclette esotiche
li avrei voluti vedere
indios di terre lontane
a pedalare nuvole azzurre,
a trascinare via il gigiore,
la grande depressione.
con un inverno nello stomaco
ad uno alle porte
il caffè non sortisce alcun effetto,
in questi giorni inchiodati dal tempo
bevo il thè bollente dei distributori,
il sapore è per i giorni felici,
di questi tempi mi basta il vapore.
Scrivere dello scrivere.
Scrivere dello scrivere
è fare come i gatti,
alle volte,
è rimangiare il proprio vomito.
non perchè debba essere necessariamente
un dolore,
scrivere,
ma spesso mi ritrovo qui ,
così,
a pensare di scrivere
sullo scrivere,
con la chiara sensazione
che ci sia sotto
qualcosa di più oscuro
della parola,
latente come la radiazione di fondo dell'universo,
qualcosa che ha a che fare
con l'incommensurabilità
della misura.
Sempre si scomoda la morte,
ad ogni rigo,
ad ogni punto,
un esorcismo.
Che Spreco!
la valle pare una bocca aperta verso il cielo,
la terra sempre trema
come la lingua costretta dal respiro ,
i colori mi giocano sempre brutti scherzi,
il blu mi porta sempre al mare.
Oggi, poi,
ho spremuto un melograno
che spreco , ho pensato,
non bere dal tuo collo!
ken saro wiwa
un uccello in gabbia
sarebbe
soltanto un uccello in gabbia
se la vita non fosse
di questa terra.
così è
infatti.
per quanto il corpo
mi affanni,
per quanto i piedi
tentino d'inchiodarmi
la mente all'asfalto,
la verità che mai concepirò
mi spinge oltre lo scibile,
il salto nel buio
è privo di fede
la picchiata ultraterrena
d'un canarino a scoppio
ha necessariamente più gloria
di qualsiasi martire.
Polvere da...Notte
la montagna odora di fumo
così anche i miei vestiti
odorano di sapone e legna arsa.
le giornate si spengono presto,
alle cinque della sera
suona sempre una campana,
mentre le prime case si accendono di giallo
gli uffici sparano i primi
neon dalle finestre,
le stanze buie
nascondono sempre dei segreti.
cammino sulle pietre come un gatto,
ho scarpe di gomma,
alcun rumore
presuppone
alcuna eco,
non avere eco
varrebbe
non esistere.
risalgo dal crinale,
stridono i miei occhi all'orizzonte
e le mie labbra rosse
intonano vecchie canzoni sconsacrate,
dilatate dall'affanno,
storpiate come vecchi nomi,
erosi nel vapore freddo
di una voce
che canta sopra ai monti
sognando il mare.
la notte ci frana in polvere
morbida e fine sulle spalle,
lentamente ,
odora di cenere
e di caffè appena macinato
così,
i miei passi
cominciano a lasciare
tracce di pietra lucida
in mezzo la buio
polveroso della notte,
e soltanto allora,
voltandomi,
ricordo di esistere.
Salendo a casa
avevo dimenticato
d'autunno
il rosso
acceso
della mia terra,
oggi mi è esploso
prima di fianco
come una colata
deposta
di foglie
sopra i monti,
poi,
mi ha avvolto
come una carezza
mentre l'acqua
mi ostacolava
il passo
per gravità
sulle pietre,
qua e là
un profumo di giallo
si affacciava
come tante
piccole albe,
salendo a casa,
qualche pensiero prima
di un imminente
tramonto.
I'm Just Clubbing
Cappelli bianchi
cadono
sui divani
come foglie dagli alberi
nei locali.
il gilet troppo aderente
è un richiamo per bollicine,
lacrime di champagne
prima dell'acquazzone.
odio le bottiglie
accompagnate dalle fiaccole
arrivano ai tavoli
come tanti trofei alla deficienza,
mi intristiscono.
le gambe attempate
di una milf
mi si scavallano di fronte
ammiccanti come una ventenne
e sempre le sue labbra
lasciano segni rossi
sui bicchieri
come a marcare
il territorio perduto.
certo ci sono bei culi
tutto intorno,
qualche tubino nero
si porta dietro
lo sguardo sincero
delle più giovani
di cosa parliamo?
il tuo culo sarebbe un ottimo argomento
se soltanto non indossassi quelle scarpe-
odio le Hogan.
_sei sempre il solito!
sai che anche io ho un'accappatoio azzurro?
_ebbè?
e fuori piove un mondo freddo..
_che vuoi dire?
It's wanderful..
vuol dire che vado a casa...
it's wanderful.. good luck my baby..
Come ho perduto i miei pensieri.
..
La zanzara
che abbatte il mio silenzio,
porta con se
una scia di sangue.
ho appuntato due parole
sopra il foglio,
poi
ho lanciato il pensiero come un dardo
acuminato
a fendere la notte...
dopo,
invano
ho atteso
il colpo.
Così ho perduto nello spazio ogni pensiero..
e nell'attesa,
spazientito,
ho zavorrato la notte
a piccoli cumuli di terra
Così che a volte
in mezzo al giorno
piccoli pezzetti di notte
ricadono dal cielo,
sono i pensieri
affinati nello spazio
in botti d'infinito,
sassi che odorano di sempre
e che ormai
più
non mi appartengono.
L'odore delle stelle
Quando ti ho detto
che sarebbero cadute...
poi sono cominciate a cadere.
con le loro scie di fuoco,
desideri brillati
come vecchie bombe inesplose
nel cielo,
verso il cielo.
e gi occhi ti ardevano,
bruciavano i gas nobili
di tutto l'universo,
la musica ti sbatteva contro
come un mare
pieno di veleni,
la mia mancanza
era poco più di una solitudine.
così hai cominciato a cantare,
mentre le mie mani cercavano
un appiglio di carne
tra le stelle,
la tua voce
bagnava rossa
di velluto
ogni parola,
poi toccò a te,
e quindi a me,
ardere
e
cadere.
se tutto scorre,
quello che rimane
è sempre
l'odore delle stelle.
Frattale. (ovvero, cos'è la bellezza).
la bellezza è una cosa semplice,
fatta di più_piccole semplici cose
che
prima e dopo del tempo,
all'infinito,
semplicemente,
tendono.
Per fare bello il mondo.
le auto solcano
l'acqua sul pelo
dell'asfalto,
lasciano nelle pozzanghere
brevi note di comete.
il cane se ne sta
nell'angolino,
sotto al porticato,
arrotolato su se stesso
contro il muro.
cadono dai muri
intonaci e parole
ricoprono le strade
i sentimenti andati,
è notte!
gli spazzini incerati
non si bagnano,
raccolgono cartacce
con i guanti,
e fanno bello il mondo.
la notte si è
impigliata tra i capelli,
ho messo i guanti
agli ultimi pensieri
ed ho raccolto
quello che ho potuto.
alla fine ,
il poeta ,
non è che uno spazzino,
lavora di notte
tra i rifiuti sbiaditi
insudiciati dei giorni
per fare bello il mondo.
ho visto la mia vecchiaia pochi metri sopra il mare mi ha
guardato diritto negli occhi ........
ho visto la mia vecchiaia
pochi metri sopra il mare
mi ha guardato diritto negli occhi
e non mi ha riconosciuto.
ascoltava i discorsi estivi
delle ragazzine,
i discorsi estivi
sono sempre gli stessi...
nascondono sempre un nome che fa
pulsare il cuore...
ma non il mio...
non oggi.
ho visto la mia vecchiaia
farsi bella,
sorridere alla nipote
mentre l'aiutava a spostarsi dal sole
l'ho vista poi
guardare il mare
pochi metri sotto ai piedi
e sospirare...
sorrideva e non parlava.
la nipote aveva gli occhi blu
il sole le aveva imbrunito il viso
era bella come si è belli soltanto a sedici anni...
mi ha chiesto di svitarle il tappo
della bottiglia d'acqua minerale,
poi mi ha sorriso e ringraziato.
le ho sorriso ,e fatto un cenno con il capo.
non ho parlato
non una parola...
poi la nonna mi ha guardato,
mi ha sorriso
e abbozzato un cenno con il capo..
come per dire grazie.
le ho sorriso,
ho finito la mia birra,
ho salutato la ragazza del lido
e sono andato via.
poi ho pensato che
non c'è posto migliore del mare
per invecchiare
Quattro appunti di Viaggio.
"Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato...
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi...
Ho fatto esperienza di più sensazioni
di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice."
cit.
l'altra sera
una ragazza mi ha detto,
quasi rimproverandomi,
"Viaggi poco! dovresti muoverti di più.!"
Avrei voluto dirle
quanto infinito racchiude
il passo che
al mattiino
mi porta verso il cesso
e dei fiori presunti
che incontro
tra una mattonella e l'altra
del corridoio
del loro profumo d'oriente
...
di quanti continenti esistono appena sotto il mio terrazzo
delle voci che si levano
dalle profondità del termosifone
e di come i silenzi della mia terra
mi riportino il cuore in Palestina.
Mi sarebbe piaciuto raccontarle
della vita che mi si spreme addosso
quando in macchina
risalendo quei monti
mi affranco dalla valle
accompagnato da Chopin;
e di quella volta che mi paralizzai
soltanto incrociando lo sguardo di quella
che poi diventò la mia ragazza..
mi sono sempre ritenuto un viaggiatore,
un esploratore,
subisco il fascino delle piccole cose
come delle grandi spedizioni,
non vedo alcuna differenza
tra il viaggiatore ed il viaggio...
Quella sera
avrei voluto dirle tante cose...
ma lei non mi piaceva...
io ero ubriaco
e le ho mentito..
spudoratamente..
dicendole:
" si , è vero.. in effetti..dovrei viaggiare di più."
Che ce lo diciamo a fare AMM
la linea bruna del tuo viso..
al sole
pare aprire
delle cricche
in mezzo al tempo,
mi ricordi
le attese ,
scure
aperture come vertigini
nella tela
densa
di corallo.
odori di mare
perchè tutto abbracci
e tutto porti
nell'austerità del tuo sguardo
ho visto languide oasi salate
colme di spezie
di speranza
come a dire
guardare e non toccare
ma è soltanto un bluff
io lo so...
tu lo sai
che ce lo diciamo a fare..
Festa della birra
Se si celebrasse la vita...
senza inutili sovrastrutture...
anche ubriacarsi collettivamente
avrebbe un senso...
ma più passa il tempo...
piú ci allontaniamo...
e non ci resta che raccogliere
vuoti fusti di acciaio
ed un po' di blues,
alle prime luci dell'alba..
tornare a casa
Mai come quest'annoho visto cadere le stelle...
Mai come quest'anno ho visto cadere le stelle...
se soltanto i miei desideri appartenessero a questa terra,
potrei pronunciare il tuo nome
ed aspettare
senza alcuna data di scadenza.
allora,
accade che
un giorno ti aspetto,
un altro ti dimentico,
ed ancora ,
poi,
mi perdo.
se soltando tu esistessi
stasera
non andrei a correre in salita,
forse...
e forse avrei qualche storia in meno da raccontare,
e qualche bicchiere in meno per brindare.
quando stringo il pugno
afferro l'aria secca
dei giorni corsari
e qualche mosca
ma non ha fine il desiderio
e non mi pare avere ,
Agosto,
alcuna fine...
nessun inizio.
Maliconie d'Agosto
Mentre i giorni si affettano a fatica
sul piatto
di fine porcellana bavarese,
il coltello si inceppa sempre nel ritorno
che non è mai fisico
eppure ha la durezza del morso.
si susseguono i giorni mangerecci
ad esorcizzare antiche carestie
Agosto ,
a sud odora sempre di cucina
qua di bosco,
un po' più in là
... di mare.
Agosto
ha il suono della caduta
del ginocchio sbucciato
rosso, arso dall'arena,
delle lacrime asciugate al sole
delle urla gioiose dei bimbi
e le loro eco
sono nostalgie
intrappolate nella valle,
come tanti palloni di plastica
dimenticati,
ormai appassiti ,
scoloriti
nei cortili assolati.
Inutility
Inutile
esisto,
e tutto intorno
esiste,
o così pare.
L'insetto consuma la vita in un giorno
oggi,
consumare il giorno mi è costato una vita.
Esisto?
Esisto!
o così pare...
le labbra che bramano il mio nome
anch'esse esistono
o così pare.
Si finge tenerezza sull'asfalto
sorretto per la lingua
da un'altra lingua
ma tutto è il vuoto,
oggi,
la vertigine,
il cadere...
mi aggrappo al panorama
come se fosse una mia tela
mi giustifico?
Ma anche no!
Ho rubato quel che ho di buono
al tempo,
sperpero materia a profusione
manco fossi una stella.
mi emancipo?
Manco a parlarne!
Esisto,
forse,
inutilmente
uomo
tra uomini
nella mia mente
non muovo il sole
né l'altre stelle
e sono piccolo e crudele,
inutile...
anche il sonno
annuncia
inutilmente
la caduta.
Souvenir
Il pizzetto verde,
i quindici anni
stipati in un vecchio portafogli,
vecchie lettere d'amore
ammassate nella cartellina rossa,
forcine per capelli
perdute tra le lenzuola
di tutte le età,
si afferrano l'un l'altra
come in antiche danze pagane
consumate
nel
Dimenticatoio Club,
e pure più di tutto
ricordo l'inizio
nitido di ogni cosa,
poiché accetto la morte,
l'ho sempre nel cuore,
e sempre mi godo la scintilla
di una nuova
inesorabile
fine.
Notte.
L'odore della pelle
si mescola alla strada,
non indosso profumi
se non quello del tuo sguardo.
Sulla mia schiena tesa,
selvatica ,affili le tue unghie.
Le tue labbra di latte ,
mi parlano del giorno
dalle profondità del cielo.
Hai fianchi di donna,
e alla lucciola affidi i tuoi pensieri,
al gatto la tua lingua,
al fiume il tuo destino.
Mi parli col rumore del cristallo
mi guardi svuotare calici colmi di parole,
il mio silenzio trabocca,
parla la tua lingua,
e le mie mani
disegnano nel vuoto
le linee del tuo viso.
A volte stringo il pugno,
poi ti lascio andare,
quasi sempre
qualche cosa appare.
Clandestino
stipato in quella baracca
di
legno marcio
arso dal sole ,
fuori,
la calce ferita da tempo
suda rivoli
rossi di ruggine
gocce di sangue
raggiungono la terra
qui,
per giorni,
aspetti la piatta.
si contrappone al futuro
la vertigine azzurra
del mare
la speranza
ha il suono del piombo,
alle spalle esplode,
solca l'aria e sibila
come e più del vento.
Quasi sempre
Si perde poi
qualche infinito
più a nord.
In punta di piedi
si asciuga l'anima
sul legno
in mezzo al blu
il deserto ha lo stesso miraggio del mare
l'orizzonte sarebbe alla portata dei sogni
ma la notte non prevede il dormire
l'attesa non è fatta di tempo,
è piana
ha un inizio
e una fine.
l'estate è più secca a sud,
è vero
eppure il sangue ha l'odore del mare.
La mia casa di Los Angeles
La mia casa di Los Angeles
guarda il mare...
ed il mare guarda me.
seduto sul porticato ,
pochi pollici
sopra il pelo del prato
siamo tutti
appoggiati
alla collina.
Sotto,
il mare
ci guarda.
“formidabile satana”
occhi,
solo occhi accecati d'azzurri
affogati nelle densità
profonde dei blu
come
nel profondo dei destini
di tutte le cose.
…
mi guarda come iddio guardò Adamo.
mi sputa,
a distanza,
spruzzi di spume inquinate,
la petroliera, più in là
pare acquietarsi,
non accusa le onde...
il sole terrificante pare dividere per metà
i fili d'erba,
il mio cappello di paglia
ha piccole feritoie,
un mosaico di luce sul mio viso
è una rete di ombre,
l'aereo all'orizzonte scompare tra i due azzurri.
mi manco!
stride
qualche istante
la collina
sotto ai piedi.
la scomparsa
odora sempre di morte.
A Czar quel che è di Czar (quel simpatico umorista)
datemi le vostre figlie
ne farò spose eleganti
datemi le vostre case
ed esse si ingrandiranno
datemi le vostre auto
da oggi bruceranno vento
datemi i vostri cancri
ed io li farò sparire
datemi le vostre terre petrose
ed esse diverranno campi
datemi le vostre bocche
da oggi sarete la mia voce
datemi i vostri occhi
io vi indicherò la strada
datemi i vostri saperi
vi darò nuove dottrine
datemi la vostra acqua
ed io vi disseterò
datemi il vostro amore
perchè io vivo d'amore
infine …,
datemi i vostri culi
ed essi vi bruceranno.
Ventilador ]il negativo[
Come un ragazzo
negativo
scuoti la testa e sbuffi
veleno al mattino di domenica
mi secchi la pupilla rossa dei bagordi
asciughi la lacrima
del sonno
prima che tocchi il cuscino
Ventilador
il tuo no
è una barriera ai miei sogni
abbatti ogni speranza di gloria
e ancora sbuffi
aria calda
rovente
nel pomeriggio studioso
vortice d'aria e sentimento
mi ricordi il mare...
l'elica della nave che parte,
il ronzio lontano...
metti ai minuti distanze di mare
mi parli di tempi lenti
e di viaggi per cielo,
eliche di legno
avviate a mano.
ventilador
tu che mi guardi e sbuffi
che
elettrico
vegli sul mio corpo disteso,
tu che conosci
le profonde paludi della mia anima
ed asciughi le mie labbra,
soffiami un vento della sera,
quello che alle sei s'alza dal mare
e raccontami dei paesi lontani
portami elettrico il miraggio
del mare
e ronzami
padre
l'antico canto della sirena..
L'elogio della sveltina
Ci trascinammo in bagno
il bicchiere lasciò cadere gocce di cuba libre
sul bancone
piccole righe di zucchero...
in direzione del desiderio...
per
le nostre mani randagie..
per
la tua voce da cagna
che
si sposa a meraviglia
con i miei denti...
prima che il sole secchi il mattino
prima che l'occhio ci veda
prima che l'assenza ci sveli
bruciamo l'amore
a grandi sorsate...
a colpi di classe
e di bacino,
amanti da sgabuzzino,
dandy dei pisciatoi
contro il cemento
aggrappati coi denti alle labbra
in tutti i sottoscala del mondo
attentiamo al pudore
cerchiamo il piacere
facciamo l'amore
troviamo poesia.
di fogli elettronici,di presunzioni,di aeternità.
Mi piace scrivere sui fogli elettronici.
Scrivo con word processor
e su blocco note.
digitare tasti
a due mani
è come suonare
un piano immaginario,
io mi canto le parole!
Le distorco, le strascico...le tronco... le percuoto..,
amo
la precarietà
del pixel,
la corrente che potrebbe andar via
senza aver salvato nulla
di ciò che si è scritto,
eccita il pensiero,
affretta la mente.
La presunzione
è tentare di ingabbiare
pezzi d'eternità
sulla battigia
prima che arrivi l'onda
..
e sempre
l'onda arriva.
Così,
la fragile arroganza del pensiero
si sbriciola incrudita
dal sole e dal tempo,
dal nuovo giorno,
dal pensiero nuovo,
più giovane
e
più bello
che
prima dell'onda
ancora
si traveste d'eterno.
qualcosa sull'amore.
.. .... ..
Amore
sedie di legno dalla seduta impagliata
accostate al piccolo camino in pietra
vicine,
tiepidi bastioni
a difesa della fiamma,
due ineasauribili legnetti
da sempre,
scoppiettano .
poi
la finestra si spalanca,
vento.
sbatte il legno sulla pietra.
s'alza la fiamma
e pare sempre
di sentire
un nome.
sotto ,
il Mare
ruggisce..,
si affranca,
giustifica i gabbiani...
l'Amore.
Avanzi di desiderio.
perle d'azzurro
seminate sul pavimento
del mattino
ieri al braccio
le sfoggiavi
con disinvolta sicurezza
adesso in terra
brillano
come tanti desideri
già svuotati
la mia bocca
ha il tuo sapore
mentre
tu
su quell'aereo
appena sopra la mia testa,
languida,
dici,
riposi
col mio odore
io sorrido
e stanco
in terra
cerco
quel che resta del mattino
parole andate
perle
morsi
azzurri
avanzi di desiderio.
Deriva
siamo alla deriva...
vedo camere d'albergo
galleggiare
...alla finestra...
altri,
mi vedono dalle loro camere
...galleggiare...
alle finestre...!
ci aggrappiamo ai numeri
come a delle ancore,
...gettiamo il 7 a fondo...
e
sul fondale
strascica
come una speranza,
poi l'8,
il binocolo,
.. per guardare
..l'orizzonte..
la deriva,
e non c'è ghiaccio che sia verde...
non un albatro d'abbattere
..d'ammirare..
nè un sorso d'acqua da bere...
soltanto,
galleggiamo..
nelle stanze
sopra il tempo
alla deriva.!
Rientro in Hotel.
La porta spalancata
nel mezzo della notte
pareva uno squarcio spazio_temporale
di un vecchio telefilm anni 80,
al di là della soglia ,
dal di dentro..,
una voce,
la mia voce
seduta al bancone del bar,
si reggeva stanca sul gomito
arrossato..
il famoso gomito del " barista.."
e
senza esitazione recitava così--
"questo..per dire... che la letteratura....come tutta l'arte... è come l'oro...
una volta che affiora la prima pepita...se sei acuto... becchi tutto il
filone.....!"..
pausa..
.. e ancora..
“mi spiego..,seguimi
..pisa..Tabucchi...pessoa.....
oppure.. mallarmè..verlaine..ecc..ecc..poi.. kerouac ..dean....l'amore..
Ginsberg..il vecchio Buck...e Fante..
non voglio annoiarti..ma vedi.. basta cominciare col consiglio giusto..
ci vuole culo..!!:..
Culo e buone conoscenze...!
tutto qua..
poi ci si intreccia il cinema.. la pittura...la musica...
e prima che te ne renda conto.. ci sei dentro fino al collo...
e ti ritrovi smarrito,
sopra una zattera..
in un oceano di parole
con una minuscola vela... ,
a gonfiarla con parole d'amore.
una volta arrivato lì...
sei fottuto...
non ti resta che cominciare a credere davvero nelle tue parole...
ti sembrerà per un attimo..di aver dato un senso alle cose..
.. almeno per un attimo..
per la durata stessa delle parole...
poi esse si esauriranno...
e te ne serviranno altre...
e poi altre ed ancora altre...
allora comincerai a sperare di avere almeno
un po' di talento...
che ti escano parole leggere … e veloci...
che spingano quella piccola vela..
lontano dalla piatta.
Oppure,
puoi sempre convertirti e cominciare a pregare,
se non altro,
ti perderai nel nome di Dio.
Amen.”
poi
il rumore dei bicchieri,le altre voci mischiate alla musica
che suonavano le vecchie Tannoy in radica...presero il sopravvento.
Entrai ,
salutai gli amici con un cenno del capo...
mi diressi verso le scale...che mi parevano quelle di un vecchio saloon di un
film di Sergio leone..
al suono dei miei passi che salivano,...tacco su legno...e speroni---,
pensavo...
chi sarei stato? Il buono.. il brutto o il cattivo...?
bah...!!
mi diressi in camera
e mi addormentai.
Quando non si ama una donna si comincia ad amare ciò che
mai
[forse] altrimenti si amerebbe.
Le luci scivolavano sul pelo dell'acqua,
parevano
staccarsi dai lampioni ,
ditate elettriche di bimbo , strisce d'arancio su petrolio ,
fino quasi a sfiorare la sponda opposta del fiume,
e me.
l'aria ,
era quella umida delle sere di giugno,
afa e vapore
sul pelo del fiume,
densa,
di musica nera e rovente
come immagino essere
Agosto a New Orleans.
il mio bicchiere sudava
e sudavo anch'io,
il retrogusto
legnoso del rum
veniva schiaffeggiato
da onde di Cola
e le piccole schegge d'iceberg
clorate,
inesorabili
annacquavano il tutto.
Oltre il piccolo palchetto allestito per la serata,
la gente si riuniva in piccoli gruppi,
chiacchierava.
…
Pochi prestavano attenzione ai tre ragazzi di Boston
che si dannavano l'anima
e si struggevano
nelle le note roventi di “autumns leaves”
riarrangiata in maniera meravigliosamente acida..;
non importa..., pensai ...
La bellezza
è fatta per disperdersi,
e quella più nobile
deve necessariamente avere
il retrogusto esotico
dello spreco...
Si consumavano ,...i musicisti,
come se ,ogni nota,fosse
l'ultima della propria esistenza,
e ….mi consumavo anch'io..
mi vedevo sorridere e bruciare
spartivo lo spartito ,
la passione, la sofferenza
le pene...,
mostrando poca dignità
sorridevo incondizionatamente.
Mi venne in mente il viso estasiato
di “Ray Charles “mentre suonava,
era felice,pensai..
e forse ero felice anch io;
forse perchè non avevo mani da stringere
e labbra da baciare...
ma m'innamorai perdutamente
di quegli accordi inaciditi dal tempo
come se il più nobile dei vini
a fine serata
dopo averti inebriato di profumi selvatici
di donna,,di mirtilli,di uva, di more
e di menta fresca..
alla fine,
mi avesse ripulito il palato
col il più pregiato degli aceti...
ecco..,
quando non si ama una donna
si comincia ad amare
ciò che mai
altrimenti
si amerebbe...
questo fu il pensiero della serata...
ricordo male gli occhi che ho incrociato
ritornando a casa...
gli appuntamenti declinati,
le telefonate mancate...
e la carne che non ebbe soddisfazione..
ma , spesso,
mi chiedo tornando a casa in solitaria
simulando la solitudine
ed impersonando la briciola di pane avanzata
dal banchetto avidamente consumato...,
mi chiedo...
se sia meglio giustificare il sudore notturno
con delle labbra affamate di carne,
oppure,
sudare per sudare,
sublimare lentamente nella notte
e sacrificare la mia lussuria
nel nome del desiderio
e della più matura tenerezza...
mi sentii quella sera..
come se il più feroce rapinatore di banche
aspettasse il complice
per compiere il colpo memorabile...
nell'attesa...al bar, sorseggiando roba forte
affinare le armi...
non abbassare la guardia
sezionare lo spazio con gli occhi...
attendere...sornione...attendere.
Eccomi! Sono qua!
.. .... ..
Potrei dirti,
leggendo i miei scritti,
il grado di maturazione delle mie parole.
le guardo negli anni...
diventare vino,
fermentano
col tempo
e
spesso
inacidiscono.
Niente di grande..
niente di infinito
piccole parole
d'una piccola vita
che si fa grande.
così le geometrie delle “t”
s'addolciscono
e le “f” vanitose
si fanno sciantose
e schive,
diffidano della punteggiatura..
ecco..
niente di eterno
nella mano che strascica sul foglio
reti d'inchiostro
..e
pure
mi si annoda il cuore
a leggere di
vecchie tenerezze..
di amori svaniti
o come spesso accade
sognati..
non so
quanto valore possano avere
scritti quadrati
difficili da mandar giù...
poco affinati
..
ma,scorgo,
nell'atrocità del suono
la lama lucente
della verità,
e mi abbaglia,
e mi commuove,
sempre,
l'anima che s' apre all'infinito
che urla giovane
di parole,
Eccomi!
Sono qua!
Hai letto i miei versi.
Hai letto i miei versi,
erano i versi più belli,
l'asfalto ,
la notte,
il desiderio .
la tua lingua
ha mosso l'aria
a piccoli tocchi
ora svelti
ora piano.
piano...
hai letto la mia pelle
come un vangelo
e le mie mani,
tra i tuoi capelli,
di nuvole,
riempivano i vuoti
ad ogni pausa...
poi
le parole
hanno preso corpo,
picchiavano ,
come zavorre
lungo i fianchi
di vecchie mongolfiere,
trattenevano l'orgasmo
della tua voce,
il fiume
che in piena
di vertigine,
lavora la cricca,
l'inesorabile
frontiera
mobile
del sentimento.
L'elogio della deficienza.
Per apprezzare le proprie miserie..
ci vuole passione.
Spogliarsi dell'abito barocco insensato e decisamente fuori luogo
è cosa ardua...
Cercare la bellezza nella macchia d'oliopeperonato sulla tua camicia migliore,
richiede talento..
Per trasformarla in medaglia..
Bisogna essere Deficienti..
Modestamente..
"Che bell'inganno sei Anima mia."
Più la vita mi costringe,
più essa genera poesia..
e ne percepisco,
purtroppo,
tutta la miseria
delle cose facili,
dei doveri mancati,
della fuga.
Una meravigliosa vigliaccheria.
come se il tempo
cristallizzasse
infinite
colonne
di
niente.
Immortali.
Sulla miseria
sperperare tempo..
snocciolare attimi ,
..ore
nel nome di nulla..
bruciare!
...questo è quanto!
..questa è la ricchezza..
arrivare al cuore.. !
e bruciare..
l'accumulo,
non è che la miseria...
nera
incombente
sulle nostre teste;
la paura
ancestrale
di essere
niente.
Hotel Cinsaky ( 666 caratteri )
la notte ci ha ingabbiati ,
le finestre ,
luci asciutte contro
il cielo
nuvole d'inchiostro e fumo ,
l'Hotel ha il suo spleen
... a cinquestelle...
fuori è un mare privo di sirene,
dentro,
la vita scorre sui numeri
alle porte
incespica sul 4, accelera sull' 8..
il portiere legge Zolla...
un gatto s'infila per le scale
la musica è un dattero elettrico
e vibra d'ottone ...
abbiamo le chiavi nelle tasche
nelle giacche appese sulle sedie
le scarpe
esplose
sopra il pavimento,
qualcuno alla 115 canta le note dell'estate
ma fuori è Primavera
tiepida di maggio...
la finestra è aperta,
che ci prenda il freddo!
e che abbiate mani
e voci
a scaldarvi il cuore.
Estate. " sei calda come i baci che ho perduto.."
di mezze maniche
come mezzi sentimenti
consumati sulle rive
i piedi bagnati ruvidi di sabbia
archetti e viola...
sfregamenti..
e di capelli inspessiti dal sale
e di ciglia e cristalli
e
verdi gli occhi
anche di notte..
la luce
sotto una maglietta
e la sua stampa pop
e se guardi bene
la sera
le orme consumate
di brezza
in ombra
si inarcano
come
il dorso
selvatico
d'un
leopardo
il golfo pareva una lama
affettava sentimenti..
Estate,
si fa felino
il tuo sguardo
mentre mastico
parole
di sabbia
ruvide
di desiderio...
hai il sapore del sale!
leccami.
non guardarmi così
potrei morderti..
puoi.
lo so!
ma qual'era il tuo nome?
Estate.
Jet lag domestico
In ritardo
Si rincorrono i pensieri
sul contropelo ispido
della barba di due giorni,
e le parole si graffiano
e si levigano
e quando un pensiero
brillante
mi sorpende per la strada,
mi illumino
come una lampara
alla deriva.
abbozzo uno scritto
coi pensieri più veloci
e recito
a memoria
un requiem
al distacco universale...
e me la godo...
poi sorrido e penso..
che
dormo poco..
e decisamente
male..!!
Doccia.
Appendice onirica
prolungamento senza tempo
su cui snocciolare
frammenti di realtà..
dentro te
esistiamo come entità
subcoscienti,
ritrovo la mia essenza,
combatto i miei demoni
e li lascio vincere..
esistono due soli istanti
in cui abbassiamo la guardia,
così che
la realtà
cruda e crudele,
sin pudore,
ci trafigge .
l'attimo prima di prender sonno..
et l'estatico,
umido
tempo
di una doccia.
Sulle Piccole rivoluzioni antistaminiche e nascita del neo
Rinascimento.
Il giorno mi cade addosso pieno di luce
ed ha il suono elettrico
dei sobborghi americani,
Boston... Seattle..
sono soltanto dei nomi
mentre
precipita il sole,
rancido antistaminico,
sulle ciglia
...
cammino per la strada come un qualsiasi mortale
nascondo lo smarrimento chimico
dietro occhiali da sole scuri
un cenno .. un saluto..
assumono proporzioni bibliche
tutto è simbolo
nella disfunzione alchemica,
il polline non mi parla di api
ma di acidi risvegli notturni,
e sorsi di acqua troppo gassata
scrostano dalle labbra
le parole più ostinate
...
dal sonno mi riverso nelle strade
cammino sopportando il peso del mondo
come un Atlante tascabile
fiero infilo passi sul selciato
nessuna esitazione apparente..
mentre il cuore rallenta
lo spazio si dilata
come se fossero bottiglie vuote
gli occhiali
rappresentano un mondo vero
più di quello che appare..
...
prendo in prestito la tristezza dal piccione vedovo
azzoppato dalla contraerea domestica a base di chiodi e davanzali...
indosso disilluso la speranza di domani
pessimo pessimista di strada
di un Medioevo senza fine...
ma nel frattempo mi organizzo
a colpi di parole
trinitrotoluene
per fare spazio
sonnecchiando
al Neo Rinascimento.
Essere intelligenti è una gran volgarità
La sera mi cade intorno
in coriandoli,
come fiocchi di neve usati
leggeri e sporchi.
Ho multe da pagare
e tovaglie
stampate a frutta,
sul calorifero
di rame
ad asciugare.
l'insegna
del bar
all'incrocio dei miei pensieri,
sfida incrudita
il ghiaccio della notte
e ronza di luce
come una
lucciola agonizzante.
L'ironia si incaglia
dentro un gioco di parole,
essere intelligenti
è una gran volgarità!
semplicemente,
a volte,
la vita
è un panno sudicio
che stenta ad asciugare.
Meglio il Deboscio da... Diario di un
debosciato.
Così mi sentirò sulle vostre strade della dedizione
così apparirò ai vostri occhi uniformemente accelerati
vi vedrò passare e vi saluterò col cuore,
la strada tortuosa dei pensieri
mi relega a certe attese improduttive,
... il sorriso dei giorni corsari
e l'amarezza dell'osservatore.
Ci affanniamo per rincorrere sogni inconcludenti...
acceleriamo per arrivare in posti privi di desiderio
ci infrangiamo in caduta libera sul pelo di stagni d'olio
poi unti ci bruciamo al sole dell'illusione.
Siamo morti..
ecco la verità!
ci inebriamo di nulla...
ci attacchiamo al cemento
mettiamo radici nel sangue
ed ammazziamo per poco.
in compenso..,facciamo tante buone azioni...
doniamo l'euro per i terremotati...
e due per i profughi nigeriani...
ci commuoviamo perfino
avanti ai bambini del Biafra...
aahh!!
Occidente!!
brava gente...puliti e insaponati,
l'albanese puzza ..non si deodora..
il rumeno ruba...
ammazza e violenta...
aahh Italiani...a noi.!
aahh ci vorrebbe un altro ventennio di quelli buoni...!
per spezzare le reni ai malfattori..
marrani ..malviventi...
italiani..brava gente..
allora lasciatemi al deboscio...
alla panchina..
ai tavolini dei bar..
lasciate che mi inebri di strada...
di passi..di gente
lasciatemi qui
al sole
non rivolgetemi parole..
non chiedetemi consigli..
lasciatemi al compimento del misfatto...
che mi ubriachi il vino e non il giornale
incendiate il catodico e ficcatevi il wide nel culo.
la vita mi ha trafitto con il sorriso
sono nato col peccato originale
il demone aveva un marchio
e non c'è verso di liberarmene
per cui
al deboscio...alla terra...ai legni...alla macchia!
e quando mi vedrete asciugare le labbra arse dai sogni
col polsino di una camicia azzurra
gioite per me
schiavo
della mia libertà
oppure...
di grazia
andate a fanculo.
Filastrocca della sera(ovvero come
nascono le stelle)
l'amore
sul mio letto
ha lasciato
una violetta,
il vento
ha poi
..di semi
seminato
il mio cuscino...
il letto
è adesso
un prato
tutto viola
in pieno inverno,
Solitudine
canticchia
si riposa..
è meraviglia!
quando
Notte
la sorprende,
Solitudine
si scioglie,
una lacrima
la fila
manco fosse sentimento!
la matassa
s'aggroviglia
tutto è un canto
un parapiglia..
Tempo aggrotta
il sopracciglio
Spazio è avaro
di vaniglia
Notte Scende
Sera vola
ancor prima
di Mattina
solitudine
sublima
e
di vapore
è ormai
Stellina.
l'amore è un attimo.
Nella fragile penombra
si brucia
presto
l'attimo d'amore...
è la luna,
nascosta dalla mano
a cercare le tue labbra...
e tutto..lontano..
è una risacca di cristalli ...
un mescolarsi d'anime...
un urlo scagliato ,
spada,
al centro della terra.
Metafisica del ferro e dell'uva
La ruggine
apre uno squarcio ambrato
sul costato
della vasca da bagno,
e pare un
beluga arenato
pacifico,
rassegnato,
ferito
sulla spiaggia dei sentimenti .
ripenso
al sapore del ferro ,
alla vendemmia;
mio nonno:
una mano alla vite..
l'altra al fianco
in bocca
la metafisica.matassa di ferro filato
rifletteva la luce del sole,
mi accecava.
Piccole cose,
uva ammassata in cassette;
piccoli ricordi,
l'odore fresco della terra al mattino
piccole eternità
che
stamane
hanno il sapore del ferro.
N.ott.1 (a Chet Baker ) [N'.OTT],one
Di notte
le parole
si distendono
come sfoglie
calde
nel blu
disilluso
della veglia,
mentre l'ottone
nobile
e sottile
vibra
i presupposti
di una lacrima,
non c'è
notte solitaria
che non canti
umida
tra i denti
un nome,
un sentimento,
...
l' utopia.
Sentimentale
è festa,
in processione il santo
della dimenticanza...
in bilico ,
pensiero
sui miei pensieri,
distratto,
traballa...
il mio sguardo
s'accende di rosa
sulle labbra
della turista
distratta..
sul corso,
il vento
complice d'assenza
asciuga,
a me gli occhi,
a lei,
il sorriso.
ed
il fiume
pare
trasportare
sentimenti
piovuti sui monti,
adesso
pronti
da indossare
in riva al mare
la gente s'affretta,
verso riva
in auto
a piedi
di corsa..
i timidi...
in corriera,
io?
mi fermo
la guardo,
sorrido,
...
aspetto che piova.
Sulla Febbre
la febbre mi assale come una dimenticanza
all'improvviso
e non fa male..
è gradevole
il torpore
"lo stordi mento"
così da riuscirmi facile
parlare di tordi spagnoli
e mentire sul loro operato.
a cercarne un senso..
diventeremmo matti
...
poco male,
la febbre è accolta
dal mio sentire
come una festa
come un riposo
gli angoli ...
smussati
i colori ...
mi paion morti
le gioie..
assumono sembianze lisergiche
mentre
il dolore
si fa subdolo,
non più ago
ma
nebbia
tra le paludi
di Smarrimento;
come se l ' anima
avesse gli occhiali sporchi
nel dubbio,
il dolore
si fa uomo.
cuor di carbone..
vengo dal carbone
dalla povere
dalle caverne
il mio cuore è nero
spento il mio respiro
di fuoco lo sguardo
ho mani di legno
pensieri di navi
ricordi di mare
ho dentro di me
tramonti argentini
che non vedrò mai
nero di pece e di sogni
ritorno al carbone
all'inizio
al legno di una pendola
alla sua meccanica d'ottone
ormai ferma
a volte,
col dito
apro lo sportello
e lascio cadere il martello
sopra il gong a forma di spirale
il suono ha il peso degli anni
di quando in miniera
la sirena annunciava un lunch
una pausa
un break
ed il futuro
diventa un infinito
un divenire
meno amaro...
Quando mi guardi
Quando mi guardi,
fingo l'amore
sulla linea dolce
del tuo naso
mi ritrovo allegro
nell'abbozzo d'azzurro
del tuo sorriso ,
largo e accogliente
come le pianure assolate
della tua terra..
sei uno squarcio di grano dorato
che s'apre discreto nella sera
spighe ,
distese di sentimento.!
di semi, il tuo dire
si fa fuoco,
terra..
parole incandescenti di lava
si temprano negli stagni languidi dei tuoi occhi.
tanto è delicato.. ,
è atroce
il tuo sguardo.!
la tua figura ,
sottile
solca lo spazio
rovente
della sera
gioca col rosso e l'azzurro del cielo
poi,
suoni col vento una musica
e distendi
e pacifichi
il mio cuore.
Frédéric Chopin - Prelude in E-Minor (op.28 no. 4)
http://www.youtube.com/watch?v=ef-4Bv5Ng0w
la sera si distende
come
dune di sabbia tiepide
al calare del sole,
le mani suonano una melodia di simboli
e lettere
s'incontrano
e si scontrano..
qualche bagliore,
scintille
dietro la casa in lontananza,
dove
qualcuno apparecchia una tavola,
qualcuno forse
mancherà all'appuntamento.
il cielo è basso e denso
nuvole
piombano
morbide
di ghiaccio
sulla notte
il tempo gelido
affetta i pensieri
come diademi,
nient'altro
al levare del sole,
l'indomani,
se non riflessi di luce,
di assenze,
pensieri
liberati
in frantumi
.....
esplosi.
Oltre-Scirocco
ancora
di vele
s'affolleranno
gli spazi
e sempre
un vento
oltre-scirocco
all'infinito,
all'amore,
ci porterà.
Queste parole si scagliarono violente contro l'orizzonte piatto d'azzurro,
suonarono come sirene alla deriva..
le pronunciai d'un fiato
come un esorcismo..l'ultimo
prima della ritirata
sconfitto,cercai il mio sguardo perduto sulle sue labbra
e vi trovai il mio nome;
l' osservai incespicare tra i denti
e poi appresso
come un'onda,
s'affrettò il bacio
a cancellare ogni segno.
Sciolsi con una matita l'incantesimo dei suoi capelli
ed essi si rivelarono a me..
Vorrei capirli,
..le dissi..,
come se fossero ossicini premonitori di un qualche rito voodoo,
mi guardò stranita,
avrei giurato..d'averci visto la parola Sempre..
il vento s'alzò dal mare
il sole mi fece gli occhi belli
le sue ciglia si chiusero per un istante,
farfalle contro il mare..
mossero l'aria fino alle mia labbra.
Napoli sembrava un'orchidea rossa di sangue,
di vita,
alla mia vista,
sacrificai un sorriso alla montagna,
la strinsi a me e la guardai negli occhi..
poi,ci incamminammo verso la battigia,
alla fine del mondo.
l'immaginai nuda..camminare avanti a noi...
voltarsi e sorriderci
a sfidare la vita,
mi accorsi di avere i piedi bagnati,
e che era lì , che volevo stare.
Cartolina da Napoli
il golfo pare ingabbiare i pensieri..
lo sguardo fugge "alla montagna"
una coppia si bacia appoggiata all'orizzonte,
qualcuno,
al di la del molo,
urla il mio nome.
mentre
la nave,
inesorabile
distende ..
dai miei occhi,
di mare..,
una distanza.
e non c'è alcuna metafisica che non sia elettrica
piove..
e mi bagno,
di mare...di ricordi..
d'azzurro.
Buchi Neri
sorrisi
sinceri
di mezzanotte,
due solitudini
si incontrano nel buio.
le mie dita
sfogliano
parole taciute
sulle tue labbra.
la tua lingua
trasparente
disegna un sole
sulla mia pelle
.
Da chimico imparai :
non mescolare solitudini ,
non creare assenze...
vacanze;
la tua voce ,
rossa,
eviterebbe
selvaggi
spargimenti di sangue
distanze...
buchi neri!.
[ Ed è sAbato sera. ]
la rotonda
dal balcone
pare
una girandola,
e le auto,
petali metallizzati
in perpetuo
mulinello,
al vento della sera,
s'avvitano.
verso il mare
oltre i comignoli
che sbuffano
grigio
contro il cielo,
nigeriane si affollano
ai parcheggi,
ai lavori...
qualcuno sparge in terra
numeri e programmi
le serate organizzate
suonano come
un accordo in maggiore...
come una domanda..
mentre
perdo la misura
e le cose
tutte
tra le rughe del mio viso,
dune battute dai venti,
deserti sconfinati
dei miei altrove
dove
la via di fuga
è una musica
che non mi riesce di ascoltare...
Ed è sAbato..sera.
Esco.
freddo e distante
inutile
curvato al mio stesso peso
umido
ferroso
come un tondino avanzato
dal pilastro appena eretto...
già la ruggine
ad arrossire il grigio.
vibro ad ogni passo altrui
imprcettibilmente..
incapace, inetto
feroce in gabba
rantolo
e
di schiuma
abbaio
ai pensieri appena scorti
nel riflesso
che tremula
la luna
nella chiazza tonda
d'olio
nera.
esco!
Succede d'Autunno
La solitudine
risuona
come un dialetto
d'un continente lontano.
ha voce di donna!
Una lucertola
fuori stagione
arranca
agli ultimi soli
d'autunno.
giÃ
gli occhi
umidi
di pioggia
.
tra l'erba battuta,
rivedo il mio cuore
nel sasso
addolcito dal vento.
non temo l'acqua,
nè la tempesta;
ancor meno
le tue labbra.
Non le desidero.
 
Ginocchia penzoloni,
attendo la notte
lungo il bordo
del mio altrove,
lo sguardo ,
infranto sul domani,
è rumore di ferraglie;
...
le mia labbra
pronunciano nomi
già dimenticati.
(c'erano una volta al Leningrad)
Un piano ed una tromba.
il jazz è una vecchia puttana
sà come prenderti..
ha note che arrivano al cuore..
altre ti prendono lo stomaco
lo strizzano
e del fegato..
brandelli.
arriva poi il tempo delle labbra
come un'amante
frenetica
le cerca,
avida
le bacia..,
quindi
scompare.
e ancora
poi
ti morde.
ancora & ancora.
..
i tasti della tromba
sono capezzoli
santificati
turgidi e peccaminosi,
fuoco sotto le dita del padrone.
il piano,
un'autostrada
piena di buche,
le pause..
i silenzi ,
sono oceani
che sbattono
sopra mondi sconosciuti.
è una sola nostalgia
il jazz,
una fottuta
arrogante nostalgia..
che tutto si prende..
e tutto ti dà
Quattro parole in croce e dopo il vento.
ho i pensieri allacciati
l'un l'altro
come note
sul pentagramma
intrecciate da legature.
ciò che li unisce
è la notte.
disegnano,
all'orizzonte,
un vortice
di luce
in scala di grigio.
hanno tutti lo stesso suono,
lo stesso odore,
malvasia ,
goccia di vino rosso
e cristallo,
coesa e tremula
come
budino al vento
Cardinale(rosso)
sul pavimento polveroso.
tutto lega
la notte,
come un addio
inesorabile
tutto rianima.
vecchie ferite,
nuovi amori,
tutti agrumiti in gocce
sopra un pavimento in affitto.
ho le caviglie allacciate alla luna.
non posso muovermi
non sarò io a rompere l'incanto,
a spostare la luna
a disturbare maree.
e
lascerà,
domattina,
che salga l'acqua
ad infinitesimare
i pensieri
e
di quelle gocce ,
faticosi parti notturni,
non resterà che il ricordo,
quattro parole in croce
ed un laccio di scarpe.
come scrivere
ti amo
impunemente,
con la lingua,
sull' infinità transitoria
della tua schiena
e lasciare
poi
l'ultima parola,
la dimenticanza,
al vento.
_Seduto al tavolo del Chelsea Hotel_
_di ritorno da un lungo viaggio_
bicchieri..
datemi bicchieri da riempire..
secchi...ampolle
catini
...datemi concavità di mani
di fianchi
datemi sedie scomode
che aiutino il pensiero
datemi..
dopo il viaggio
un'altra meta,
dopo il pensiero
il ricordo,
appresso alla guancia
subito le labbra
...
qualcosa di caldo
come un drappo rosso
come quel telo da mare che mi fu regalato
rosso
e morbido
e profumato d'olio di mandorla e marzapane
e di ricordi...
d'amore ......
...
vengo da lontano
nemmeno ricordo più il giorno che partii
...
e quel caffè?
una tazza bollente
grazie.
che mi bruci la lingua
e mi scaldi il cuore
..
ho bisogno di un s.e.r.t.
matà doni..oggi e il resto a natale!!
com'è bella l'attesa del qualcosa.
...
niente di meglio
dopo un viaggio
per togliermi tutte le lettere di dosso
scrollarmi parole e baci...
come un cane bagnato
all'ingresso del locale,
e poi riempire
ancora
e riempirmi
di cose
calde
e ricordi
sora una sedia scomoda
...
aahh.. se posso..
vorrei anche un chilo di colori...
così da usarli come scendiletto...domattina
per ingranare il passo
per intenderci
..
poi un' altra meta...senza ghiaccio...
liscia
porfavor
..
e berla a piccoli sorsi ..
a piccoli passi
e poi tornare
ancora.
sempre.
*Hana-MI-Lorca*
una melodia..
mi riempie i pensieri
ed i ricordi tutti.
come il silenzio
suonato all'ultima ora.
note liquide
scivolano
lungo la mascella
e giù per le spalle
gocce di sangue
e di note
cadono
al mio passo...
ed è vita
la musica,
vita in morte
mentre
suona un silenzio di morti ammazzati
e fa notizia.
...
il vento
si fa morbido
e caldo,
come il profumo d'un buon rosso
e mi addolcisce...
e mi accarezza
e le mie mani
raccolgono
sentimenti
di frigoriferi ronzanti
e lavatrici ormai guaste.
il mio sguardo
stanotte,
incrudito,
ha la dolcezza della guarnizione
e la profondità del sifone.
questo cuore
ironico
selvatico
e
tignoso,
a stento
ne sorregge il pensiero.
chissà perchè
da lontano
sale
il ricordo...
una malinconia
un'assenza
quasi una bestemmia,
una delicata poesia:
"potessero le mie mani sfogliare".
"potessero le mie mani sfogliare la luna"
pronuncio queste parole
in questa notte così buia,
ed esse risuonano
più lontane che mai.
.Anima Tarantata.
la tarantata si fa ragno,
fuori piove,
la musica si fa terra
rossa e calda,
le mura di tufo,
fresche,
un corso d'acqua
scorre
a valle...
...scchhhh!!!
pomeriggi di quiete all'ombra dell' ulivo.
l'acqua a Pisa ha lo stesso suono
di casa,
a sud.
..
un tamburo estirpa il male
la mano lo semina
..
la terra è arsa..brulla e secca
ho un'anima bianca di calanchi
erosa ,
solcata,
e pure è fertile.
..
anima che non hai dove..
figlia dell'..adesso..qui
impanata con la sabbia dei cantieri
sporca di terra
seminata a grano
bagnata dalle piogge di civitas
temprata nella neve
caduta
sulle mie stagioni.
un tamburo estirpa il male,
la mano lo semina
sento la vita ..il mondo
attraverso la mia anima,
un'apparteneza,
una radice empirica di spirito,
sono quello che è stato
e diventerò quello che sono
niente..
se non terra e sole..
e vento
e ricordi
memorie elettriche di occhi posseduti
e carezze ipotetiche.
..
un tamburo estirpa il male,
la mano lo semina.
..
sono tanti me
dispersi per i luoghi che ho abitato
e vivo in loro
ogni istante,
questo corpo,
armonia di carne e muscoli
sorretto d'ossa,
è già ricordo
legato a quella truffa universale
chiamata tempo.
(un tamburo estirpa il male,
la mano lo semina).
P. Share. (sulla volgarità del mondo occidentale)
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e lo sarò ancor di più
dopo.
è già capitato ...
lo so..
ma,
condivido con te
l'acqua,
quella usata.
è il momento di
P.share.
are you happy now?
prima pioggia di settembre...
la goccia pesa di infinite esistenze
sulla foglia ancora verde,
la suona ,
esita ..resiste.!
centrasse adesso un mio pensiero,
l'annienterebbe;
già l'eco
d'un camino acceso,
legna da ardere
e cose calde da bere.
presto qualcosa sta finendo.
fossero candele..
saremmo al verde..
e mai capisco,
tra l'inizio
e
la fine
se essere felice
o rattristarmi.
mentre
un pensiero di te
asciuga il mio cuore di spugna,
prendo un ombrello,
verso la strada,
l'ipermercato
Sul tempo ed altri errori
*
da quando ho capito che il concetto di tempo è poca cosa....
ho smesso di mettere date alle mie poesie
e
non scrivo più il mio nome sui libri..
mi godo la magnificenza delle cose transitorie
una solitudine
un sorriso
il fatto che tu mi stia pensando..
piccole eterne conquiste,
come un bimbo che
ha appena tolto
le rotelle
alla bici.
inevitabilmente cadrà.
[][][]Due pensieri d'un refrattario[][][]
ho due pensieri fissi
da quando sono sveglio,
il cielo che si curva
"Pipe" azzurro e divino
su se stesso
e
la solitudine
come
raccoglimento dolce e necessario;
il cielo a cialda di cannolo azzurro
la solitudine,
bianca
ricotta , vaniglia e pistacchio
.stretto.
mi viene da parlare in versi
e cosa scrivo.
le
auto
scorrono sotto al mio balcone
colme di gente che non conoscerà mai,
_questo mi disturba.
dallo stereo una voce familiare canta:
"ho licenziato dio...
gettato via un amore..
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore"
_questo mi addolcisce.
oggi..sono refrattario
come certi mattoni rossi
usati per costruire fornaci.
gioco col fuoco dei desideri
e non mi brucio.
_Troppo Lontano_
*
..sono baci..
le tue mani.
parole su di me
a casaccio..
incuneate nella pelle.
parole ...
a coprirmi il passo ,
strette in pugno...
ho bisogno d' asfalto
di olio usato
e di parole.
la tua voce,
Contrabasso & Viola
suonati nell'afa della siesta cubana,
rinfresca i miei pensieri,
mi rapisce.
"stai lontano da me,
ho un carattere terribile.."
mi hai sussurrato
sorridendo..
sorrido...
attraverso
parole intramezzate
da strisce bianche
in terra.
guado d'asfalto
di vernice
e d'inchiosto.
lontano..
molto lontano..
ci saranno parole
baci
falci di luna
capelli
vento
sandali
languide distanze
&
prossimità
di pelle,
e
mani
e
mari
e
confini umidi
fatti di virgole
e
di labbra;
ti cucirò un abito d'aria,
di parole,
da sussurrarti addosso
e scoprirò
poi ..
di colpo
le tue gambe allegre.
..
sono musica
i tuoi passi...,
un adagio
languido serioso e felino.
quasi
non sapessi
d'esser così bella;
mentre
s'accende di rosso
la luna
nei tuoi occhi
di sirena..
vinto
da
stelle e desiderio,
questa notte
ti cerco..
lontano..
troppo lontano...
Nostalgia
Due foglie che si inseguono
Leggère di vento,
Due mani che si sfiorano,
L’eco dei fuochi esplosi a valle
L’orologio del comune
Suona anche i quarti d’ora;
Pensi …
Mentre
La mano,
nella borsa,
cerca le chiavi
Del portone appena chiuso,
il piede increspa il tempo
Ed è futuro.
E ciò che è stato
È umido.
L’Autunno in piena estate
Al mattino
Odora d’erba e di terra
Andare …
è un’atroce supplizio
e pure è dolce,
Quando tutto è fermo..
L’aria,
languida
aspetta
l’auto che parte.
Ho atteso che te ne andassi,
Senza dire nulla,
Ho conservato il tuo sorriso
Sulle mie labbra,
Un tuo capello
Si è Intrecciato al mio maglione.
Ho perduto il tuo odore
tra il cruscotto e il deodorante
tutto ho perduto
tra valige e partenze
e ciò che resta ,
è un sentimento umido,
un dolciume di parole,
di baci.
una data di scadenza
scritta ad acqua
su pensieri di carta…
mentre
l’orologio del comune
suona un altro quarto d’ora…
metto in moto
verso nord…
e dietro
è soltanto il bacio
che non ti avrò mai dato..
>Tornando a Casa<
ho camminato randagio
nell'alba di paese
tra i vicoli assonnati
primi caffè dagli occhi assonnati
verti opachi di condensa
a separare i neon dall'alba
mi sono alzato sulle punte
per toccare i vostri cieli
i vostri gesti
distanti da me
e dalle mie labbra.
alle mie parole
ho messo i tacchi
come una vecchia baldracca
per sentirmi vcino al vostro dio
e le mie labbra
appiccose
di CubaLibre
e di rivoluzione
hanno intonato
vecchie canzoni d'amore
ormai dimenticate..
"la tua assenza...è un assedio"
ho canticchiato
ritornando a casa,
poi ti ho vista
sottile
falce di luna
liberare dai tacchi
i piedi,
scalza
e selvatica
scivolare verso casa
silenziosa
ti ha avvolta la strada
ed ha rapito i tuoi capelli
il vento
chissà quale parola
nel sonno
ha schiuso le tue labbra..
penso
in questa mattina senza sonno..
mentre raccolgo
con gli occhi
le ultime luci della valle
perle
di una notte
di festa
che si concede al sole.
[ Sul movimento dei pensieri e delle azioni ]
Fermo,
macigno interrato
radicato al suolo
albero,
cammino le strade inesplorate
del divenire..
fermo..
mentre corro sotto il sole di luglio
fermo..
mentre mi accarezzi il viso..
fermo..
ad aspettare l'alba
in mutande,
sul balcone di casa
e del mio altrove.
a volte...
sono fermo
e distante ,
cencio umido di vita
adagiato al fresco
dell' angolo ombroso
della strada assolata..
poi mi s'accende l'anima
d'incanto
come un lampo
a squarciare il tuo sguardo ed il mio
e metto rotaie
e asfalti
sotto pneumatici
e cuori..
e piedi..
la strada ,
puntuale,
è un flusso di attese soddisfatte
partenze...,
valige dell'anima.
Ricordo una donna seduta sopra un sasso
ad Ushuaia
sussurrava antiche canzoni di ritorno
...di attesa...
controvento
mentre
il figlio correva verso il lago
ed io
il suo aquilone ,
guidato
da piccole mani
a sfidare il vento,
a spezzare il filo
che sovente
s'impigliava tra i miei sogni...
poi,
la partenza
e ancora
dopo..
l'arrivo
e se non fosse per le lettere
per i caratteri..
per i simboli..,
le due parole ,
coinciderebbero..
[ Al Balcone ]
Inchiodato
per i gomiti al ferro
e zoppo..,
con i piedi
al cemento,
la Solitudine ,
coperta tiepida d'inverno,
mi regala una certa tenerezza..
Una coppietta si bacia all'angolo della piazza
un cane rincorre il suo padrone
lo zingaro
storpio
attraversa l'incrocio
intimando un alt con il cappello.
Una pantera
a sirene spiegate
violenta la quiete
di questi istanti.
Non conoscessi la fisica..
mi farei almeno rapire
dal mistero
sonoro
dell' effetto doppler..
e
se ti desiderassi ancora
avrei un motivo
per chiamarti.
poi
rientro.
Scelgo una musica
e
la libero nel vuoto
come se fosse
il mio
respiro.
Piccole solitudini per grandi cuori
¡¡
ad un tratto mi sentii solo.
ero solo
da solo.
solo
.
pensai,allora , a tutte le cose che avrei potuto fare.
tralasciai la masturbazione
mi avrebbe reso irrimediabilmente singolo.
"solitudine"..pensavo tra me e me..
e subito sbucarono visioni d'eremiti lontani..
ma.. l'eremita sceglie l'eremo..pensai..
quindi ha la compagnia della consapevolezza..della scelta,
e ci¨° implica che in fondo la sua ¨¨ una solitudine di confine..
di bordo...di pelle...
niente a che vedere con l'anima..
niente di triste dunque.
la parola solitudine evoca foneticamente... l'abitudine ad esse solo,
ammesso che ci si abitui.
come se bastasse chiudere a chiave la porta della propria camera da letto...
oppure quella del cesso..
per sentirsi soli..
sciocchezze..!!
la solitudine ama la folla
¨¨ la folla..la massa, a generare solitudine..
come una supernova..la folla, cresce ..si espande..ti riempie di cose
inutili,orpelli,ammennicoli sentimental_consumisti..fino al collasso.
poi..ad un tratto non ben definito dell'esistenza..
il silenzio irrompe
all'apice del caos..
quando i decibel crescono
sulla cresta dell'onda
si ha il punto di rottura,
parte una cricca ed il suo cammino ha il suono del ghiaccio che stride
e come uno tsunami invisibile e sordo,
dalla folla, esplode a "blob" la solitudine
e ci investe tutti
indistintamente.
piccole cose..l'unit¨¤..la massa.. il dualismo onda_particella
tutte infinitesime singolarit¨¤.
siamo frutto di infinite piccole solitudini
stasera ,
questa ¨¨ la mia definizione di uomo.
godere della solitudine e soffrirne nello stesso identico istante.
raccontare la solitudine come un orgasmo prolungato e definito
come se avesse un inizio ed una fine,
¨¨ quasi un esorcismo.
¨¨ sentire la goccia del rubinetto in cucina...tuffarsi .."plop!"
nella tazzina gi¨¤ colma da giorni..
poi godere della certezza del fatto che domani..al rientro a casa sentir¨° lo
stesso " plop" del
giorno prima...diffondersi dalla solita tazzina
ecco..
piccole cose..
piccole solitudini per grandi cuori..
aaahhh!!
"nostra signora della solitudine"
stanotte,
ho fatto del foglio la mia solitudine,
poi...
prepotente ¨¨ arrivato l'inchiostro..
e pare..
che abbiano fatto l'amore.
Due parole
alle volte aspetto la notte
al varco..
nel profondo,
quando fuori
le auto si diradano
e le voci lontane
conquistano lo spazio,
si sente d'estate
il canto arabo
della disperazione,
ossa e labbra alcolizzate
sotto ai portici...
il vento risucchia le tende
verso il cielo,
la grazia avvolge i miei pensieri
e addolcisce la mia ombra
arida
sul muro.
(due parole d'assenza
riempiono d'eco
il vuoto)
tutto
pare
avvicinarsi
inesorabile
alle mie labbra.
la veglia ¨¨
una perdizione
di attese..
stanco
e
innamorato
attendo
il sole
come un peccato,
una rivelazione.
mentre
la sete ...
sete di te
e di mondo
mi asciuga
mi sfinisce
m'addormenta.
[Ad un mare di distanza ]
la pietra
sull' asfalto
stride elettrica
come dente su dente.
vibra di calore e vendetta.
l'auto
scoppia e sferraglia,
gommosa
accelera.
le tue labbra di plastica
cercano il mio nome
al di la del mare
ad ovest.
ed hanno
i tuoi pensieri
lo stesso suono
di caduta..
di schianto.
mentre il sole
della mezza
pare quadruplicare
pietre ed auto
ma soltanto ombre
ed echi ed echi lontani
rumori
le tue parole...
si cercano e si scontrano
nella distanza
asciutta
ad un mare di distanza.
e la pietra stride
e si schianta.
scintilla elettrica
e di vita.
anche il sasso
rapisce più delle tue mani.
neanche il sole
farebbe ombre
con la tua voce.
mentre
la pietra
raccolta dal bimbo
diventa oro.
Ballata dei quaranta passi ..o poco più.
(a Milano... ai vostri occhi..al vostro amore)
Quaranta passi..o poco più
di nostalgia
una spada di quaranta passi
e quaranta parole
quaranta biglietti ferroviari
e cappelli
e baci
quaranta baci che non ci siamo dati
perduti
sublimati al sole delle attese
stazioni e camminate
quaranta passi
o poco più
da camera mia al treno..
quatanta notti
in aeroporto
ti ho pensata senza fiato
e respiro
quaranta maledizioni e quaranta incantesimi
sulle mie labbra..
e quaranta sbornie
pendevano dal tuo nome..
ascolto la tua lingua cantare il cemento e il cuore
come una madre consolatrice..
e ringrazio la vita e te...
ed il mio cuore occhialuto
per quasta grazia..
che avvolge i miei ricordi..
poichè
dove c'è stato il desiderio..
presto
l'ha infiammato il bacio.
l'amore.. la vita..
si apre un varco nel mio petto
e subito mette rotaie
ed autostrade
e vele..
la vita mi è esplosa intorno a grappolo
a città
a baci..
a sorrirsi
e strazianti ritorni
e pure quando penso al bene...
ai baci
ho bisogno di strade..
di asfalti e lamiere
per raggiungere
e fuggire
dallo stesso tempo che mi illude
potessi venire di porta in porta...
a vendere il mio cuore corsaro
despota..e un poco burbero..
quaranta passi o poco più..
il mio ritorno a casa..
scendo dai treni
dei vostri amori
pieno di grazia..
un pò barcollo..ma non cado..
che la vita quando picchia..
picchia duro..
ma sempre al volto..
perchè il colpo basso bisogna cercarselo..
e cammino ancora..
col sorriso da ubriaco e di sogni
un passo dietro l'altro
oltre la rotaia..
l'aereo..e la lamiera..
quaranta passi o poco più..
di poesie da regalare..
da donare ai vostri occhi..alle vostre labbra
alle mani...
alle lingue...
ai baci
per tutti i vostri baci
quaranta passi o poco più di poesia
a riempirmi il cuore..
ed una canzone..
che mi risuona in testa straniera..
quaranta passi..
ancora verso domani
a cuore gonfio e a piene mani..
quatanta passi di primavera con le scarpe adatte..
col cuore gonfio ..
e non cercare niente se non il cammino
un posto per consumare adagio
quaranta passi di grazia o poco più
e contare il futuro di quaranta in quaranta
fino a quando inciamperò in un altro sguardo..
ma conterò sempre il mio cammino in quaranta passi o poco più
perchè da dove vengo
basta poco ad arrivare in piazza..
così..
mi basta poco
per arrivare a te.
[ Libertà & Caramelle ]
Scarto caramelle alla menta..
semplicemente
una dopo l'altra
le mangio!
nello scartare
vibro di libertà
come se affrontassi
in solitaria
la grande guerra delle vite.
piccole cose..
piccole libertà.
la libertà delle dita
sincronizzate nel fare.
educato il gesto!
imparare..
e poi
dimenticare..
(fingere)
inventare nuove strade
direzioni..
lo scalatore
che arrampica
sempre
sulla
stessa
parete
sà bene che la salita non è mai la stessa..
la sicurezza è figlia della morte quanto l'esitazione.
dubitare è sopravvivere..
l'imprevisto è dietro l'angolo..
fingere la morte in una caramella scartata male
è una grande cosa.
è una cazzata.
intima libertà
scartare una caramella..
mai nello stesso modo..
come la piuma di quel guascone francese
mi abbandono ad una primaverile
brezza balsamica
(il mare è a pochi sguardi..)
libero!
e la carta di una caramella alla menta
ne è testimone.
è il mio pennacchio!
[06/04/2009 memorie di uno studente sopravvissuto]
ricordo la polvere
che mi otturava i pori..gli occhi e i pensieri
poi
la caduta..
il buio...
lo schianto..
il cuore e lo stomaco in gola..
il vuoto
il fragore
l'ultimo boato.
poi attimi di silenzio
pochi..
sono stato il primo ad urlare
senza parole
ancestralmente
a squarciare la gola e il petto
mentre la gamba la squarciava il cemento...
il ferro.
ho pensato alla vita
alla morte...
a mia madre..
ai brandelli
(guerre)
a mio padre...
al loro dolore
se non ce l'avessi fatta.
Il polpaccio sinistro infilzato
da quello che pare essere
un tondino di ferro.
la guerra..
deve essere così..ho pensato..
o forse meglio..
perchè si può morire con onore..
a testa alta..guardando negli occhi il nemico..
qui
sottoterra
nel sottosuolo di vita e memorie
l'unica dignità che mi resta
è la vita
il coraggio
l'amore
il desiderio
di vivere e di baciarti ancora
amore mio..ovunque tu sia...
presumo tu mi stia piangendo...mi crederai morto
sotto le macerie di questa maledetta fottuta "casa dello studente"
ma sono vivo..
qui
sotto questa polvere
e ti penso..
come in un sogno..senza tempo..
l'unico contatto col reale..è la sete...
presumibilmente dovuta alla perdita di sangue
...e poi il ferro ormai caldo
nella mia carne..
il muscolo terema..come un pesce trafitto dalla fiocina..
ma..
sono vivo..respiro polvere ed aria..
resisto.
Penso a mio nonno...alla guerra..
e recito poesie..per tenermi sveglio
recito la divina commedia..
e Montale..e Pessoa..e Lorca..
cerco nel metafisico la mia salvezza..
e penso al mio corpo come a un involucro...
danneggiato..
ma ancora funzionante..
e spero..e urlo
grido aiuto..ed il mio nome
...
poi
cerco i miei amici con la voce...
urlo i loro nomi...
ma tutto è sordo
e buio e denso..
odore di ferro e cemento..
sangue..
poi una voce...
sento una voce...
lontano..
un urlo di disperazione..
sopra di me...qualcosa si smuove...
cade altra polvere...
penso alla fine
mi rassegno
nemmeno urlo...
chiudo gli occhi...
ma
ancora.. una voce...una corrente d'aria
mi acceca più del sole..
sento il mio nome..
poi ancora...
alzo la testa...ma non vedo... luce, polvere
e sangue
mi chiudono gli occhi...
urlo qualcosa ...
un urlo strozzato
non capisco..
attimi..di assenza..
poi urlo ancora...con tutte le energie residue..
ho una gamba rotta!!
cazzo!
poi mani...si fanno largo tra i detriti...
e sento nel mio petto...
le vibrazioni dei massi...
sono macerie anch'io
macerie che respirano ancora
sono salvo.
penso...
ma non so gioire
sono salvo..
e i miei amici perduti
sono salvo..
intanto
mi sbloccano la gamba...
perdo i sensi
il buio.
mi ritrovo
sopra una lettiga..in precessione..Santa Morte annunciata dolorosa
in processione con una coperta.
qualcuno applaude..
sorrido istintivamente solo con le labbra
.
grazie.
sussurro ad un ragazzo che pare avere più o meno la mia età..
coperto di polvere..e sudore..
grazie..
mi sorride..
grazie.
stordito dalle luci...
dalle urla..e dai motori..
una madre si dispera..
e mi fa male come una lama
dentro al petto..
piango.
poi alcuni amici
si affollano intorno a me..
e sono conscio..
che per me..
la vita
continua.
ma non c'è nulla
se non dolore
e rabbia.
non un briciolo
di vita
in ognuno di noi.
la mia vita è zavorrata alla morte.
[Diario di un Venerdì non di passione]
...stasera...
neanche le lampade calde del Marocco.....
danno un taglio di calore alla luce della mia stanza...
perfino i mobili .. i libri
mi danno la sensazione del vuoto..
mi affaccio al balcone
lancio lo sguardo verso le cime innevate dell'Abetone...
ed è argento nel grigio.
poi la strada..
auto..scorrono come sempre
come ogni inizio di fine settimana
con quella fretta un pò stanca... un pò allegra...
guardo gli spacci sotto casa contrattare con donne dell'est..
poi
un gabbiano
in cerca di terra ferma..
si posa sulla ringhiera di fianco a me...
mi guarda...
istanti..
poi riparte..
fino a scomparire nell' argento dell' orizzonte...
sono inchiodato
per i gomiti al ferro
e zoppo..
con i piedi
al cemento.
la solitudine ,
coperta tiepida d'inverno
mi regala una certa tenerezza.
Una coppietta si bacia all'angolo della piazza
un cane rincorre il suo padrone
lo zingaro
storpio
attraversa l'incrocio
intimando un alt con il cappello.
una pantera
a sirene spiegate
violenta la quiete
di questi istanti.
non conoscessi la fisica..
mi farei almeno rapire
dal mistero
sonoro
dell' effetto doppler.
e se ti desiderassi ancora
avrei un motivo
per chiamarti.
poi
rientro.
scelgo una musica
e
la libero nel vuoto
come se fosse
il mio
respiro.
[Sotto la finestra.]
il silenzio
stride
metallico
come un digrignare di denti d'oro
zingari.
il battito del mio cuore_soldato,
marziale
batte
balcanico
un tempo dispari
la gru
verde equilibrista
meccanica
giraffa urbana cementata
si oppone al mio sguardo
come una gamba
slanciata verso il cielo
e
dove dovrebbe esserci
un inguine desiderabile
umido
e peccaminoso
s'apre sotto la pioggia,
uno squarcio
grigio cemento
nella terra.
vorrei che fossero i tuoi fianchi
caldi
ad aprirsi accoglienti
avanti ai miei occhi del mattino
invece
è la terra divelta
di un futuro
freddo parcheggio
sotterraneo
a parlarmi
d'amore
appena
sotto
la
finestra.
_Trecento metri di Nostalgia_
Cammino per Budapest
come un randagio..un ultimo..
l'ultimo degli Attinidi..
ultimo elemento della tavola periodica..
Oggi non ho combattuto guerre...
nessuno ha tentato di spararmi
e pure il mio stomaco è in lotta...
Sono rimasto chiuso fuori casa verso le cinque del pomeriggio..
indossavo un jeans..un maglioncino di cotone nero..un giacchetto ..
anch'esso
nero.. con taglio da giacca da deserto...e se qualcuno mi avesse visto
aggirarmi per il centro imprecando...non si preoccupi...era soltanto
per le chiavi dimenticate in casa prima di uscire..
...
Cerco improbabile materiale per l'università..senza successo..in alcune
copisterie.
poi..
La chiamo..vado a casa sua..
porto del gelato..così..per impegnarle me mani
altrimenti mi verrebbe da chiederle..perchè..non sono ancora su di me?
probabilmente la risposta non mi piacerebbe...oggi..decido.....che è meglio il
gelato...(sesto senso)
Arrivo
da lei..e la trovo a leggere raggomitolata sul letto.l'autobiografia di
Grass..che adora..e mi consiglia di leggere..Il Tamburo di latta... mi
lascerà senza fiato
..dice...
io le credo...so che è vero...e che abbiamo gli stessi gusti...
è tremendamente bella..penso...
a proposito.di gusti...Il gelato..si scioglierà...le dico..
vola
il pomeriggio tra un caffè...un gelato...e le altre ragazze che mi
parlano di qualcosa che non ricordo...il tempo passa in un lampo..il
gelato finisce di sciogliersi nella vaschetta..il cioccolato si mescola
alla noce e alla nocciola...e penso che in fondo...anche
mischiato..avrebbe il suo perchè...
La nostra affinità è
palese..evidente..a volte ingombrante..si snoda in una serie di
coincidenze sconvolgenti...qualcuno se sapesse tutto.. dal di fuori
,penserebbe che dio scriva puntualmente la sceneggiatura delle nostre
vite..delle nostre azioni...giorno per giorno..,
ma io non credo in dio...e neppure negli incastri perfetti...
sono, invece,
per i difetti..le imperfezioni..le impurità...forse perchè ne sono
colmo...per amor proprio, allora...scelgo il partito dei difetti..degli
zoppi..e degli sfregiati di carne e di sentimento...
Siamo seduti...in cucina...in tre..a chiacchierare del più e del meno...
è
tardi ..quasi ora di cena..e il cielo di Budapest è un coperchio di piombo sui
miei sorrisi..
.non vorrei restare...non so se
riuscirò..dinanzi alle altre..a non saltarle addosso al primo
contatto...
alla fine mi convingono,...lei in verità..non insiste più
di tanto,..non è il tipo...e nemmeno io il tipo che se la tira...ma..il
motivo della mia fuga,era palesemente un altro..
..
comunque..alla fine mi convincono a restare....a patto che mi lascino
cucinare...
nel frattempo arrivano altri amici....alcuni sanno...altri no...
altri immaginano...
a volte la osservo..senza che se ne accorga...poi sente i mio sguardo sulle sue
labbra...e mi sorride...
la mordo...lei mi morde...
mi tira un pugno..io la stringo..la catturo..poi la libero..
è un gioco piacevole...
schermaglie prima di fare l'amore...si direbbe...ma non è così..non oggi...
arrivano tutti gli altri...mangiamo...cazzeggiamo...
le arriva una telefonata...sparisce in camera per un pò...poi ritorna...
Il suo passato..
anni d'amore...dice...
o meglio non lo dice..non stasera...
la magia si spezza..io ricevo una telefonata..ma non ha lo stesso peso..non ha
molto passato e nemmeno futuro....
Mi scopro geloso...marcio...
e pure non è Mia..o meglio...non lo è in maniera costante...
noi ci cerchiamo nelle serate più selvatiche...
ci annusiamo..ci baciamo..ci mordiamo..
poi
al mattino presto...vado via...
prima che il mattino ci sorprenda..
apparte questo..siamo due persone amiche..schifosamente affini...
Mi hai conosciuto in questo periodo...in cui so..di non riuscire a dare quello
che vorrei...
mi dice alcune volte..
non importa le rispondo...non chiedo niente...
la bacio.
lei
a casa mia non è mai venuta...credo che...sarebbe..per lei. come
ufficializzare il tradimento sentimentale verso il suo ex...almeno
credo.....
....
Vorrei andarmene....e vorrei che mi implorasse di restare...
non lo farà...
dò una mano a sparecchiare...gli altri vanno via...
restiamo soli in cucina...
ma la magia è svanita...non ho voglia...di nulla...vorrei essere altrove...
il mio ego è fritto..
secondo i miei calcoli dovrebbe desiderarmi...almneo come io desidero lei...
ma non è così...oppure se è così... è un'ottima attrice...
cominciano i nostri discorsi soliti...sull'etica...la giustizia...la
sensibilità...la letteratura..la poesia..
il
nostro raccontarci...come ogni volta...come a voler dirci tutto di noi
fino allo sfinimento...fino a non trovare le parole..a finirle
tutte...fino all'ultimo punto...
a volte è quasi fisicamente stancante...il susseguirsi dei..
..sai a me una volta.
..io invece farei...
...
poi decido...vado via...lei non fa una piega...
ed io penso...
oggi non è mia.
saluto le altre..
le do due baci...
apro la porta
alzo il collo della giacca...
e se fumassi..mi accenderei una sigaretta...
sogni d'oro...mi dice a bassa voce...
anche a te...rispondo...senza voltarmi...
dovrebbe corrermi dietro...e fermarmi...
nella mia immaginazione!!
ma non accade..
Mi faccio una ridacchiata...sogghigno..
che scemo !!
mi dico a bassa voce....
e mi ripeto... non si può avere tutto nella vita!!
lei intanto ha chiuso la porta..
non è più a portata di carezza...
poi la nostalgia.. mi pesa sul cuore come una zavorra
come mille molgolfiere che non hanno mai volato..
infilo i passi verso casa...
trecento metri di nostalgia da raccontare...
prendo il telefono...accenno un messaggio...e mi ritrovo nella mia
camera....senza aver scritto niente altro che "grazie =)"...
accendo il computer e comincio a scrivere..
di questa giornata..
ad una sconosciuta...
dalla penna facile..
e con un certo fascino
che dice di stringermi
La Bacio.
e
Penso..
A volte Idrogeno..altre Laurenzio.
Sorrido..
La Spesa ( con actigrip )
vivo
in questi giorni
ancora una volta
tra il sonno e l'ombra
di una reazione chimica
che tutto sfuma
distorce
rallenta
anche la tua
vacanza,
crea
un piccolo
vuoto
morbido
al centro del mio petto
ed assume
sembianze
ora di luce
ora di ombra
di sogno
di musica
è poi
nulla di nulla
solo un ricordo
lontano di stagioni
eppure
l'altro ieri
le mie labbra
si accendevano di te..
sono ovatta leggera e sorda
per le strade,
gli occhi faticano
a delimitare i confini..
non ho limiti
mentre cammino
se non il tuo
morto
silenzio
che imbrigia le mie mani
asincrone
una estranea
al viso,
l'altra
tesa
al sacchetto
della spesa.
[Il segreto dell' infinito è nella morte]
aggiro la pagina
e
attaco le parole di fianco..
le sorprendo
le leggo
l'azzanno
m'avvicino al libro
con timore
progressista riverenza
e
rivoluzionaria audacia
seziono il foglio
con gli occhi
i pensieri
le labbra
le mani..
vedere
l'infinito
nelle cose
esatte
delimitate
posate,
...assenti
come morte..
piccoli cadaveri d'inchiostro
spiattellati
in nero
sopra un pavimento
di cellulosa bianca.
il segreto dell'infinito
è nella morte!!
delle parole ....
...di ogni cosa.
[leggere , di spalle , di te , del mondo]
scorgere
sotto la polvere
l'odore
l'inchiostro
la stampa
è
scoprire
di seta
le tue spalle
e leggere
è
innamorarsi
perdutamente
dei tuoi nei
come del vento.
[Brucia la città nei roghi]
brucia la città nei roghi
di lingue e di occhi .
bruciano il corso
e la mia schiena.
fiamme di argenteo desiderio
bruciano la città in roghi
e le mie mani
pietra rovente di sole
sfiorano le tue gambe
lucide e selvatiche.
odore di sesso
e vino buono
dalle mie labbra
alle tue.
brucia la città nei roghi
ad ogni passo
ad ogni morso
cammino sulle strade
di smalto nero lucido
i miei passi
sempre dispari
sono
plastica
su plastica.
brucia la città nei roghi
e le tue labbra
gigli
freschi di rugiada
appassiscono
ogni volta
ogni bacio
ogni sguardo
sulla mia lingua di fuoco.
brucia la città nei roghi
di festa e desideri
stanotte
che bruci la città
di un tedio rotto
fiamma di una felicità auspicata
prima
la mia vita in fiamme
sul tuo collo
poi
fulgida
di rugiada e di brezza
umida
si posa dentro te
risplende..
[Spalle coperte..una tastata di culo e si
va avanti..]
Fu allora che mi voltai
per la prima volta..
senza fretta o apparente stupore
sentivo l'odore della sabbia secca e speziata
che
spinta dal vento levigava dolcemente
inesorabile
i miei pensieri
mi voltai come a scorgere un amore
quasi con la pena d'averlo perduto
mi voltai come se ad aspettare
il mio sguardo
fosse un un mostro terrificante...
un abominio
un buco nero..
e pure mi sentivo forte...
i muscoli tesi come un arco
e feci del mio sguardo un dardo
saetta di luce e di paura
.. oltre l'orizzonte
così da ignorare lo spazio a me prossimo
ma
non era
lo spazio a terrorizzarmi..
nè l'assenza di tutto
che mi avvolgeva.
non era la geometria ,
seppur desolante,
che mi circondava ,
a farmi rabbrividire..
nè la solitudine
o la sabbia fine che mi penetrava nei pori fino ad otturarli
nè il sole, tagliente come spicchi di limoni ghiacciati,
che mi consumava la carne
dietro di me un'infinito numerabile
immenso e pure mai casuale..
era la precisione dei ricordi...della vita...
delle unità
,,dei baci dati e ricevuti..
dei dolori
dei sorrisi
tutta quella schiera di militi caduti
quelle cose..
quel vino...
quegli affetti
quegli sguardi che credevo spariti
implosi in altre dimensioni,
i miei sandali con gli occhietti,
i calzettoni di filo bianchi
le prime scarpe da calcio
la prima racchetta
il primo bacio
dato all'ombra di una gru
l'ultimo dolore..
gli amici andati..
l'ultima carezza
l'ultimo bacio
le mani...
tutte quelle mani che mi hanno toccato
le lingue che mi hanno leccato...
gli occhi e i cuori che ho posseduto avidamente..
e tutti i miei difetti passati
superati..
trasformati..
e le mie mani di un tempo
meno forti..
ed i sorrisi..
ed i morsi...
tutto ciò che pensavo imploso,svanito..
era lì..
il mio esercito a guardia del mio corpo insabbiato
mi seguiva,ad ogni passo
come una schiera di fedeli soldati
contrafforti delle mie fragilità.
il terrore divenne prima tenero
come una dolcezza
come una carezza di mio nonno..
poi
scomparve
il mio sguardo ritornò indietro
non più un dardo..
ma fu ruscello
fresco di deserto
gocce di me si infrangevano sui ricordi
e subito si tramutavano in vapore
anch' io ebbi la sensazione di sublimare..
come un genitore coscienzioso
protegge il suo figlio più vivace..
così avrei voluto abbracciare tutto
tutto ciò che era stato
poi..
sorrisi e piansi una sola lacrima di nostalgia..
cadde in terra senza alcun rumore
la sabbia l'assorbì come un liquido qualsiasi..
la pena lasciò il mio cuore all'improvviso...
mi alleggerì l'anima
e mi sentii leggero come non mi capitava da tempo..
guardai le mie orme...
il mio percorso..attraversava le cose
con un andamento tutt'altro che lineare
mi sono perso spesso
nel nome di un bacio
un cuore
una musica
una parola
poi ho guardato i miei piedi
affondare nella sabbia
ho cercato il sole
una stella qualsiasi
un'ombra
un albero
qualcosa con cui orientarmi
nulla...
il piacere dell'indefinito
del continuo
ancora
lo smarrimento.
unica certezza
i ricordi ..cioè che ero
e sono..
allora
..voltai ancora le spalle al passato
sapendo di avere dietro di me un esercito
a coprire il mio cammino..
lanciai un' occhiata compiaciuta ad un vecchio amore
tastai il culo di un'avventura passata
sorrisi
e
andai nella direzione che a me
sembrava
essere
Avanti.
[Parole Briganti]
vuless' sapè scriv na poesia
fredda e tosta nd' ò' dialett' miha..
pcchè s'apress u' ciel' e s'agliuttess' i stell'
pcchè vuless vrè i viecchiariedd' chiang' lacrim' infam'
sopa a nu' rigliaton r' nev
accustat' ao marg'n r' a' via.
vuless' sapè scrive na poesia
p' arrecurdà ai signur
a tutt quant'
cumm'era tosta a terra e fridd u' ciel
e u sol'giall cumm a nu limon r'a costiera
cucia r'ammor' cumm a nu martiedd' ra furgiar.
vuless putè scrive r' quir uocchie
ca m'anna vist cresc mienz a via
"a via nova" a chiamavan i viecchie
abituat a'terra r'i' campagn'
"accort' ae' macn'" alluccavan..
c'u bbicchier r'a birra stritt' mman'
eu pass titubbant' già mbriac'
p' s' scurdà a 'uerra priest cumbattuta
e a quera femmna busciarda strafuttuta.
giall' guardavan cu l'uocchie r'a cirros'
r'na pnziòn' vìppta
fernùta
tra nu bcchier r vin' e na futtuta!
vulesse parlà p vocca lor'
cu parol' tost' cuomm'o' ffierr'
e pè taglià a mm'tièr
tutt' i ' nom' r'i' bastard'
ch'anna arrubbat l'ann' e i suonn
a nui pover pastur.
i signur' ....
i chiaman' ancora..
"ron" e "ronna" hanna cummannat a vita r'u pais
Ron cazz' e Ronna minchia.
vulesse allucca a lor inta i gurecchie'
vuless' sapè scriv bbuon
ra brigant'
roi parole n'croce
nchiuvat' sopa croc r'u signor
accussì
quann sciat a'messa tutt quannt penitent'
timoros' e timorat'
e aozat'l'uocche vers' l'onnipotent
ata putè legge'sti parol':
figlio mio
puorc' e traditor'
ije t voglio bene cumm ao stess core
ma tu e' sapè buon' nfam' traditor'
chi s'è ngrassat a sbaf'
sopa ai spadd r'u' pastor
adda murì pacc'
senza gloria e senza onor'.
[..Ricordo Napoli..]
Ricordo Napoli...
come una malinconia
un tedio anomalo
allegra
come un'attesa soddisfatta
un colore
una parola
( prima parola detta a mia madre...)
una tenerezza
una spada
ricordo napoli nei miei occhi
nei tuoi
nella geografia a casaccio delle pizzerie
negli occhi dei miei amici
ho visto
la neve
cadere
sopra
napoli..
un giorno..
la neve..
ricordo la neve
tra i vicoli del centro
lungo il mare..
dissolversi
sopra la battigia
mobile confine del mio sentire umido
ricordo
quelle strade
come dei sentimenti passati
ogni vicolo ...
una ferita
una cicatrice
un grande amore
un bacio.
ricordo Napoli
come una notte
di luna
incastonata
nella profondità del buio
calda, atroce, delicata.
Venere dalle labbra di sabbia
umide di mare
poi...
ti guardo
tu mi parli..
e mi chiedo
dov'eri?
mentre me ne andavo?
[S'I' Fosse Un Pixell ]
incandescenza di elettrochimica carne
fissa
stella elettrica
camaleonte di luce & di emozioni
addomesticato dal pensiero
e dalle dita
in schiere..
unità
e poi unità
ancora
atomi di volgari approssimazioni
accondiscendenti
silenziosi
vibrano di radiazione
nell'aspra e volgare lotta
neoimperialista
alla conquista del web.
s'i' fosse un pixell
mi colorerei di rosso
per protesta
ab aeternum.
[Sull'utilità , Sui Deserti & il tuo
sapore di cristallo]
ciò che mi lega a te...è il deserto...
un deserto di inutilità e di assurde coincidenze..
tu non mi servi..
parimenti
non necessiti di me..
a volte mi disseto nelle oasi dei tuoi occhi..
all'ombra delle tue ciglia..mi riparo dal sole
e dal traffico sfrenato dei miei pensieri,
poi le tue labbra mi addomesticano
e la tua lingua mi accarezza il cuore
sfioro le tue gambe
poi le mordo.
tu sospiri.
io ti guardo...
e sento la vita avvolgermi come un manto
anche quando poi
di notte giro da solo per la città
ed i nostri deserti
si incrociano come iperspazi vettoriali
perduti
tra le innumerevoli dimensioni dei sogni
e lì
all'incrocio dei nostri strani destini
con la notte
in quel punto triplo
tutto coesiste alla stessa maniera
tutto è tutto
il vuoto lo indosso con una discreta eleganza
e sulle mie labbra.. il tuo sapore di cristalli,
mentre infilo un passo dopo l'altro
lungo il selciato
di quella inutilità distorta
chiamata
Tempo.
Lake of fire..
[Where do bad folks go when they die?
They dont go to heaven where the angels fly
They go down to the lake of fire and fry..(meat puppets)]
all'incrocio che fa il tempo
con l'ombra del palazzo
un lampione arancione
satura d'umanità
pozzanghere già colme dell'acqua di ieri
in pochi passi
verso casa
la mia vita
si inabissa
in piccoli laghi di fuoco tiepidi
e nn c'è gloria
per questa notte
nè l'epopea dei grandi reduci..
soltanto passi
verso casa...
e
nessuna attesa..
o bagliore all'orizzonte...
soltanto corpi
e pensieri di luna
tra laghi infuocati!
incubazioni
ho portato l'eco del tuo morso
sopra una collina vellutata di grano..
l'ho liberata al vento
e abbandonata al sole..
d'un tratto
la luce s'è sopita
arancio & oro
e scaglie d'infinito tempo
a luccicare di bagliori eterni
ho scorto nel mio seme un dono
una maledizione
ho fatto dei tuoi occhi un'eco
e l'ho dispersa al sole..!
[29 11 2000]
[data incisa a penna dietro la copertina...alla dicitura "nome del
proprietario"]
Dovevo essere triste quel giorno.
Ricordo nitidamente..la mia mano scorrere i colori
sfiorando le copertine dei libri incastonati ..
presiosi
uno di fianco all' altro..
ricordo qualla luce fredda che mi avvolgeva come una nube rigetta un corpo
estraneo..
temperature troppo dissimili...per non parlare della densità...
ricordo quel periodo come uno smarrimento...
la disillusione...
"alle soglie del duemila"..scrivevano gli studenti meno intellettuali del
periodo...
probabilmente..l'avrò scritto anch'io nel cominciare qualche noioso compito in
classe,appena qualche anno prima..
chissà...
ricordo bene il duemila ..tutto intero....ma non il conto alla rovescia che
sicuramente avrò urlato asquarciagola...la notte del
trentuno dicembre millenovecentonovantanove.
quel giorno..il ventinove novembre del duemila,ero sconsideratamente
triste,disilluso,grasso,e probabilmente la sera ,dopo cena.....mi sarei
sbronzato...con chissà chi...chissà dove..
Nella Feltrinelli di Via Toledo a Napoli..
la mia vita si infrangeva..sui libri..come una disperazione..un urlo...una
memoria atroce..un cattivo presagio!!
Scorsi un libricino azzurro...di un' Autrice che ai tempi non conoscevo ...ma
che avrei amato da subito..dal titolo..dall'azzurro..dalla consistenza di quelle
pagine..
Sfilai il volume dalla fila variopinta e ordinata che mi si presentava
avanti...come una tastiera di un pianoforte muto..
nel toccarlo,ricordo, avvertii la vibrazione delle cose buone...il brivido
dell'avventura...della verità...dell'epopea...
quel brivido di piacere e paura che ti regalano soltanto le cose profonde..
assimilabile al terrore inconscio che si ha per l'infinito...e per la radiazione
di fondo dell'universo...per quei due grandi occhi che ti attraversano ad ogni
sguardo..il primo bacio..La nascita...La morte..
Il titolo.."il Libro del desrto" di Ingeborg Bachmann---
pausa..
qualche pensiero ...
Pausa...
Avevamo troppe cose in comune..io e quel libro per non innamorarmene
perdutamente..
lui mi fissava dal basso del suo azzurro...con tutti i caratteri e i pensieri
sconosciuti che racchiudeva..dalla sua piccola parte di infinito...
con quel ghigno..sornione e placido che soltanta la parola "deserto" si può
permettere..
dalla mia..
avevo la consapevolezza del primo amore infranto....dell'amicizia fraterna
perduta...del vino rosso..ed una smisurata ostinata curiosità..
ci fissammo per un pò...passarono minuti...prima che mi decidessi ad aprirlo...
quando lo feci...cominciai a leggere a casaccio..aprendo qua e là..come in una
pesca fortunata...sperando in cuor mio..doi non scorgerne L'anima.....
perchè ..penso...che se qualcuno prepara un pranzo..stabilisce un ordine alle
portate con un criterio ben preciso..col fine di portarti ad una pienezza di
sapori ed odori attraverso un viaggio gastronomico finemente studiato..
..
ecco..mai mancare di rispetto ad uno chef..e..tantomeno ad un autore...!
Mi accorsi che l'opera appare frammentaria..."frammentaria" pensai tra me e
me....ecco un'altra cosa in comune....i brandelli..frammenti...di
vite...disseminati su carta..come lo furono su strada...
la cosa ..mi piaceva...e non poco...
chiusi il libro con una certa fretta...lo pagai..e mi avviai verso
casa..pensando alla colonna sonora che avrebbe fatto da tappeto a quelle
parole....
La parola deserto mi portò a certe sonorità elettroniche dilatate...tipiche di
quel periodo dei Radiohead...e convenni che "KID A" sarebbe stato perfetto..
detto...fatto..
Mi ritrovai sul divano ..di quella casa maledettamente umida...alla luce di una
lampada costruita con un tubo di cartone pressato (quello al quale vengono
avvolte le stoffe all'ingrosso),
infilato in un vecchio triciclo della Chicco!il tutto sapientemente
stabilizzato..!!e reso funzionale..da un'appartamento di futuri ingegneri!!
lo lessi tutto d'un fiato...parola per parola...con piccole pause dovute alla
distrazione causata dal cd..che amavo ai tempi..e continuo ad amare..oggi..a
nove anni di distanza..
...
...
mi innamorai di quelle parole..e di quel deserto..e pensai ad un paio di amiche
che in quel periodo scavano proprio nei dintorni delle piramidi...e le
invidiai..profondamente...!
ricordo che finii di leggerlo..intorno alle una del mattino...qualcuno mi
telefonò...proponendomi di uscire..di andare ad una festa..
accettai...allegramente...
mentre stavo uscendo, chiudendo la porta di casa...mi accorsi di avere ancora il
libro in mano..sorrisi...poi lo infilai in tasca e mi avviai per le scale..verso
il mare....
e pensai:"il Deserto, voglio il deserto che occupa i miei occhi e tutti i suoi
nervi,scorrere lentamente nei miei occhi....".
reduce dalla grande guerra dell'amore,
mi lasciai avvolgere dai brividi...e dalla città..
e
quella notte mi sbronzai con il deserto negli occhi.
[Kleiner Finger]
un dito...
scivolò
disegnando una lettera
gelida
con la condensa sul vetro
umido..
un dito...
scivolò lungo
i pensieri...
come se seguisse
parole alla prima lettura..
aveva gli occhi lucidi..
e i capelli ricci...
il thè sul tavolo fumava
di nostagia,
l'altra mano..
accarezzava la porcellana liscia
dela tazza..-..
la guardai
in silezio...
mi feci largo atraverso
il vetro...
guardavo quello che lei vedeva..
un fiocco
di neve..
cadeva
lento
tra le auto ignare..
finì
poi
acqua
gelida
sul ferro del tombino.
scomparve..
poi...lei..
si voltò verso di me...
sentii il peso dei tuoi occhi..
sul mio collo..
lungo l ' aorta
il suo sguardo ,si distorceva
al ritmo lento
del pulsare
del mio cuore..
...
"arriva al cuore..!!!"
mi disse..a bassa voce..--
non capii subito..cosa mi avesse detto..
le parole si perso tra i tumori acuti dei bicchieri
e dei cucchiaini da caffè
che qualcuno stava sistemado dietro al bancone..
e le chiesi ..:
Cosa?
"arriva al cuore"!
ripetè..frettolosa,
un pò imbarazzata..
Ma cosa?ribadii curioso..
e lei...ancora...
"tutto..tutto arrva al cuore."
""e fa male?""
le chiesi guardandola negli occhi..
"si....fa male.." mi rispose abbassando lo sguardo
sulla tazza di thè..che omai si stava raffreddando...
mi soffermai a vedere come il vapore penetrasse nei suoi boccoli bruni...
e pensai alle volte in cui giocavo con i suoi capelli..cercando, col dito,
di inanellare il maggior numero di boccoli possibile..
pensai al suo sorriso.... e lo cerai sotto quello sguardo..
ma non ve n'era traccia...
soltanto occhi bassi...umidi di vapore e di inverno..
e labbra delicatamente serrate..non una parola...un suono...
un segno...
era lì..con quella sua bellezza antica..
un pò anni venti..
pareva
una dea triste..una musa sola e solitaria...
scaricata al primo porto ..
un colpo di tosse...
tempestivo
riempì, parte quel vuoto denso e umido...che ci stava inghiottendo...
poi mi rivolsi di nuovo a lei..
con un'aria scazonata e forzatamente allegra...
""bene..è buon segno.."""sei ancora viva..!!...no?
..
mentre avvicinavo la mano al suo viso,
seguiva il mio gesto con gli occhi, senza muovere la testa
e quando le fui prossima..
chiuse gli occhi..
una carezza
spezzò il fragile silenzio della sala da thè..
mi venne da pensare a certi film giapponesi...
a "2049"..alle emozioni differite..ai cyborgs e a struggenti amori meccanici...
ad occhi chiusi,,
si fece addomesticare dalla mia mano..
e dal mio cuore...
per un'istante..
avemmo gli stessi pensieri..
un fiotto di neuroni a specchio passò da me a lei e viceversa..
poi...di fuoco...si voltò...
e prendendomi la mano tra le sue..
mi disse..
"porami via.....portami via..!!......sotto la neve...la pioggia..tra le
auto...le luci accese del natale..lo shopping...ma portami via..
via... da questo vetro.!."
ci alzammo nello stesso istante...
la cosa ci sembrò dievrtente..
lei sorrise..
timida..
mi baciò
senza schiudere le labbra...
bacio rubato al sonno di un silenzio inatteso..
tremava..la sua bocca.. di attesa e desiderio...
ed io mi pesi....
liquido
tra i suoi capelli..
mentre
in quell'aria
densa..
si mescolavano
arancia..cannella...
limone
attese..
e desideri..
...
poi uscimmo .
ci dirigemmo verso il mare...
si strinse a me...con una certa forza..
era felice..adesso..
perse il lettore mp3..mi infilò selvaticamente una cuffietta nell'orecchio..
quasi urlai di dolore...
"piano...scemaaa..!!"le sussurrari
poi schiacciò Play....
secondi di lieve fruscio..poi riconobbi le prime note lente del pianoforte.
era Kleiner Finger. [
http://www.youtube.com/watch?v=PcGV3whXtTs ]
.la gurdai..sorridemmo..
ci baciammo....
ed accelerammo il passo...
verso il mare...
...
....
......
........
...........
a volte..mentre la ascolto...
sento in sottofondo i rumori di quella sala da thè..
non troppo distante dal mare...
e rivedo...quel fiocco di neve...
cadere...
in mezzo al traffico veloce del Natale..
e le sue mani... le mie...
...
e tutto per un'istante ritorna bello..
e le notizie da Gaza non hanno peso...
e non sono nessuno e niente
se non parte di un mondo
che non conosce nomi..
o sessi..
ma che scorre fluido verso una direzione senza tempo..
come è sempre stato..e sempre sarà...
Ultimi Fuochi
...
Ultimi fuochi
di questa sera
di questo abbozzo di festa
ultimi fuochi tra i tuoi capelli al vento
ad ogni passo
sguardo
ultimi fuochi dell mia deriva
tumulto gravido d'assenza.
ultimi fuochi
esplodono !
da qualche parte
il santo è in processione,
TRABALLA.
lo specchio d'acqua
freme d'attesa ...
lago...
ostinato lago dei miei occhi
specchia gli ultimi fuochi
di questo giorno,
questa temporanea fine...
e non si è detto tutto
se non il crepitio sordo
distante
di questi maledetti fuochi
esplosi
a rompere questa distanza di labbra.
ossessivamente
frantumano l'istante
scorgo disordinate luci
tra i tuoi capelli
seta
d'un
disordinato amore!!
larga
trama
lucida
di
][][][ragnatela aperta][][][
...
filtra frantumi
della mia vita
ad ogni passo,
gerusalemme è liberata!
ultimi fuochi
di liberazione,
i tuoi occhi,
si posano
stanchi
sui miei pensieri
e si addormentano;
mentre
lontano
gerusalemme esulta.
[ultimi fuochi]
-----
nei nostri cuori
saranno sempre
ultimi fuochi,
ancora prima della festa.
[Sulle meteore ,sui deserti, sui Baci]
Nella mia anima
ci sono
sconfinati
deserti lunari
e qua e là..
occhi...
e sorrisi..
[meteore precipitate d' altri universi ]
crateri
di
felicità
possedute prima
perdute poi
breve
l'impulso,
infinita
sibila
densa
l'attesa,
poi
l'istante ,
l'impatto,
ha scritto il tuo nome
a fondo
nella sabbia.
frammenti
disseminati
lungo i
confini freddi
del mio essere.
come se il tuo cuore
travertino&carne
fosse precipitato
giusto al centro del mio essere..
la pietra è penetrata a fondo
e la carne..
i tuoi baci
disseminati
a grappoli
sul mio collo
e sul piano inclinato
della mia esistenza.
...
la mia anima..
è disseminata di crateri
e come la luna..
a debita distanza
pare sorridere..!
[spleen di sbieco//////////coperchio caduto della mia esistenza a chiocciola]
il cielo..
pesa o
b
l
i
q
u
o
sopra la città..
(spleen di sbieco//////////coperchio caduto della mia esistenza a chiocciola)
si scosta
lenta
una
nuvola
lascia
fuggire
un
pensiero..
(vapore)
Tutto,
inutilmente ,
sfuma
nel
tedio domenicale.
mentre
una parvenza
di
rosso
prende spazio
appena sopra
questo cantiere
avanti
al
mio balcone..
...
le tue
ipotetiche
labbra.!
[...Il vostro misero ignorante tentativo di cancellare
la memoria ed il futuro sarà fuoco nelle nostre mani...]
ho sentito la mia terra urlare..
( distanze incommensurabili)
mani
scavano
fossati
resistere alla pioggia!
..
sento la valle gemere ferita..
torcersi
canovaccio della mia infanzia bagnata
stillare gocce di memorie e sangue.
ho sentito la mia terra urlare
sui pulpiti ignoranti
poveri
ingrati
ottusi
ho sentito la mia terra stridere come pietra
sotto stivali di liberazione
e le riforme agrarie mi dissero
odoravano di violette e pan grattato
(formaggio dei poveri)
ho sentito il mio cuore implodere
ad ogni minuto appezzamento
terreni..
come lenticchie
disseminati qua e la ..
sento il passo dei caduti..
pesante..sghembo..secco..
marciare verso casa..
i loro sorrisi mutilati
e fazzoletti neri cingere
piccoli umidi occhi lucenti
incastonati in crani d'ardesia..
a portata d'aereo
sento l'odore del fango vicino l'argine del fiume
e dell' antico camino di pietra
che fu un tempo l'ultimo bastione
baluardo a cantrastare il freddo..
niente..resta delle riforme..
soltanto racconti sgrammaticati
e persone tristi..
vedo negli occhi del contadino
una divinità sumera
e nelle sue mani
il mio sorriso amaro.
a riscaldarne il sonno..
la semplicità di un ritorno a casa
stipare gli attrezzi nel capanno..
dividere pane e formaggio
e quel sorso di vino
veloce di futuro
tracannato in gola
in fretta.
e brindare al ritorno..
alla pioggia ,al sole
e scaldarsi tra le gambe
di marmo delle donne...
e i figli un giorno
li daremo ai campi
ancora
ancora sorrisi tagliati dal sole
e mani forti..e terra..e freddo..
ed
il sapere dei baroni sarà loro precluso
non avremo soldi..
soltanto terra..
Terroni lo saremo ancora
e ci offenderemo
nessuna emancipazione!
soltanto la terra violentata a sangue
ci darà del pane..
ed io a distanza d' aeroplano..
Vi odio..dal profondo
odio le vostre leggi ed i vostri cappelli
torneremo alla macchia
un giorno
con fucili e coppole
a stringere barricate e cuori
come lupi a covare l'agguato
feroci contro la vostra gretta avida ignoranza
e non saranno poesie a ferirvi il petto..
ma lame e piombo
sarà la mano disperata
a guidare il cuore
e moriremo ancora..e ancora
vanamente..nell'errore..
come fu un tempo..
e falliremo tutti nel nome di un risorgimento
già posticcio
un postfuturismo ritornerà a parlare di macchine volanti
e bagliori ..
ma temo..la stoltezza dell'uomo..
e l'intelletto sarà sempre deviato
E vi odierò..ancora dalla tomba..
e vi odieranno i vivi..
mentre cercherete ancora feroci
di nascondere il sapere..
nel giusto odierete la chiesa,
eppure , non riuscirete ad odiare voi stessi..
io qui vi odio..
a distanza d'aeroplano
guardo la mia terra..
e vi odio!
[ad Ester , compagna di una notte insonne]
Avvicinati un pò
la tazzina
dimenticata
sul libretto del cd
che le ho regalato
profuma di solitudine
polvere di caffè
in
acqua che fu bollente
y zucchero.
(porcellana su carta su legno )
tempo....... immobile
ore di pietra vergine
incarnate nello spazio
montagne sacre dell'esistenza
stelle fisse del divenire
inchiodate
al muro
"..sms...
non risco a dormire..
disincanto..
mettimi la mano sulla fronte..
stringimi..
respiriamoci e basta.."
penso..
all'assenza..
l'assedio secco
dell'assenza..
tu
vestita di bianco..
scalza
con la Notte allacciata alla caviglia
inciampi .
falce di luna
ancorata al tuo letto
di cristallo.
un passo tende la notte
come seta nera.
(fascia sul ventre
del ballerino di tango .)
la notte si tende..
la luna picchia sul cristallo del letto
e fa un rumore di vetro stridulo.
mi guardi
morbida
laghi incantevoli di gel
tremuli
i tuoi occhi
mi pesano
sulle labbra
poi
mi avvolgono.
odori
di zucchero
e di
fondo di caffè
e la tua notte
è la mia.
vieni..
avvicinati un pò.
dormiamo
così:
la notte
allacciata
alla caviglia
Y
la luna
ancorata
al letto.
avvicinati un pò..
avvicinati un pò..
dormiamo.
desiderare mordere struggersi cadere
...nel cadere
il desiderio
rese
l'oblio
perfezione e rinascita.
Desiderare
mordere
struggersi
cadere
.
é dolce la caduta dell'attesa.
Dal bianco...Il nero
Dal nero...Il bianco
un' idea..
prima
del sonno...
l'abbandono
l'oblio
l'ultimo pensiero..
il sorriso
il desiderio
il suono
prima di dormire
il gemito
l' urlo
la necessità
un filo di rame
vibra elettrico nel muro
appena dietro la mia testa
Fuori è notte
di un buio
spento
morbido
opaco
(mi manco
come l'acqua
su certe pianure
deserte)
l'ultima
idea
pensiero
parola
prima di dormire
il sospiro
il gemito
il frutto
acerbo di notte
marcio di vita
bisbigli
appena
accennati
( sfogliare di libro
leggero e presto )
nulla tace !
il tuo silenzio
nel mio vuoto
nella mia assenza
viscosa di lingua e di labbra
prende ,
silenziosa,
spazio
volume
inchiostro,
la sovversione.
l'impulso diventa attesa
placida e deserta
e sono io
bianco nel bianco
nero nel nero
è così
affronterò la notte
delle tue labbra
(sarò)
la tua idea distratta
la mia veglia
la tua notte
le tue labbra
un'ombra
sospetta
nell'oscurità
dal bianco...
il nero...
...dal nero
il bianco...
trecentometripiùinquà
la mano
stringe
calda
un
bicchiere,
nessuna poesia...
l'altra ,
quella del cuore,
la brocca :
nessuna passione.
...
l'acqua ,
filo
di
cristallo
liquido,
ne misura per gravità la distanza..
i nostri sguardi
tiepidi,
distanti,
stanchi,
non si cercano.
Stanotte
la mia mano ti ignora
ed
i nei disegnati sopra tua schiena,
gocce
amare
di
prezioso
fondente,
non sfioreranno
le mie labbra.
... tutto è lento ...
non ha fretta l'anima!
lontano
i miei pensieri
sporcano di rosso
le pareti calde
della tua esistenza..
Di Domenica Resto Sempre Senza Pane
codici a barre scaduti
nel minimarket indiano sotto casa mia...
numeri e date cancellate
sono
pensieri..
parole..
attese a mezz'aria
...sospeso...
...tutto...
(nuvole appena sotto altre nuvole..)
"prima le piccole cose.."
in loop questa frase
mi risuona
tra i pensieri..
"prima le piccole cose"
quell'abbraccio
che tremava
nella notte
avanti al tuo portone
un piccolo desiderio
scritto sul mio viso
dalle tue labbra
e poi..
nel mio tempo
qualcosa si è curvato
nell'istante esatto in cui
le tue labbra
hanno accolto
la mia pelle
"Io ti stringo le mani...rimani....qui"
gracchia
ironicamente
una scatolina cinese
appostata
sul bancone..
...
una partenza?
un arrivo..?
una fine?
...
una voce
familiare
mi avvolge
dolcemente
..sorrido..
ed
io...
che
chiedevo
soltanto
un pò di pane..
Tra Le Onde
Alzo il volume
onde di musica
gonfiano lo spazio
saturano l'aria
elettrico
un pianoforte
ingoia i miei pensieri
ogni nota
un' onda
una bocca
astratta
morbda
e fatale...
riconosco
il Mi...
poi
un
Sol...
ancora
un
Mi Bemolle..
e tutto
assume
forme geometriche
approssimative
gli angoli si ammorbidiscono
cubi di ceralacca
sotto fiamma ossidrica
ma
è
più
morbido & selvatico
tutto..
pesante
e
vuoto
e denso
e pure è
Lieve
il tempo
quando
si espande
come
olio,
goccia dopo goccia
,
sopra
un
sottile
mare
di
cristallo
soffiato.
sarebbero le sette di sera in punto
e
tu
in bici
attraversi
pisa e i miei pensieri...
poi
s'alza
un vento
freddo..
il lampo
pare il flash
di un' istantanea divina
un tuono
rapace
si fa largo
tra le note,
addenta un pensiero,
muore!
Bagliori verso ovest
dal mare
avanza
la tempesta
ed io
l'aspetto
immobile
sulla sedia
come se fosse
il cassero
di un veliero
d'altri tempi!
(distrattamente
un guanto
sfuggì alla presa della mano
scivolò,
il suono
era quello
di una carezza,
cadde
rapido
su quel mare
di cristallo
e sentimento..
qualcuno urlò
nell'istante
esatto
in cui
lasciò
la mano..
lei
amorevole
sorrise
e
prima che sparisse
tra
le note ed il tempo
si sfilò anche l'altro
e lo lanciò
come un incantesimo
a spezzare
così
quell'antico patto di solitudine
stipulato
tra l'uomo e il mare)
Nostra signora
della Solitudine
finito il diluvio
una goccia d'acqua
cade
rame
dallo spigolo
della grondaia,
placido
la osservo...
E
legno
ne
attendo
il salto
in
un '
apnea
di vetro,
è
piombo
la sua caduta;
.
.
.
,
.
.
.
--lo Schianto--
Piscio_ombrellini_ &
Vino.../è tutto quel che sono oggi
carne aperta stesa al sole..
guanciali di porco appesi
i miei pensieri
stillano
oggi
gocce
di
sangue
e di sale
sudore...
slancio teso di passione
verso te..
cuore & mani
e labbra
e farfalle
e terra
scarafaggi acerbi
i miei pensieri...
annegati nella pioggia
sottoterra
Full Of Life
e di dolce desiderio
cammino
sul
filo di lana
del mio altrove
e me ne vado
e torno
e poi riparto
esplode sorda un'anima
un pò più in là...
palloncino metafisico del mio sentire
vescica di maiale seccata al fuoco
occhi lucidi
disperati
N.B.futili motivi
occhi grassi
scivolosi
sacri
dimenticati
assorti
(grasso condensato sul pavimento scivoloso della mia anima_cantina)
in cerca di vino
che anneghi
oggi
l'urlo
crudele
della mia vita
più in là..
soffoca il pettirosso nella conca d'acqua..
mentre un cane piscia
sugli ombrelli colorati dei vu'cumprà
ed è
come se
mi
pisciasse
addosso..
Silenzio
amo il silenzio
umido
delle tue ciglia
che
timide
si intrecciano
alle mie
amo il silenzio
dell'ombra
d' estate
che
l'albero
nasconde
verde
il sole
amo il silenzio
delle tue mani
avide
farfalle
giocano
con
le
mie
labbra
amo il silenzio della mia terra
quando è notte
auto
sferragliano
distanti
nelle
periferie
distratte
della mia anima
amo il silenzio dei lampioni
in centro
sentinelle
sul fiume
a guardia
dell' ultimo sole
&
della prima luna
amo il silenzio delle tue gambe
cristalli e sugheri
agili di sole
immobile
compasso
aperto
contro
il mondo
amo il silenzio della mia vita
perduta
dentro il vuoto
dell'attesa
ritrovata luce
sul sibilo tagliente
d'un desiderio.
silenzio...
ad ogni tuo sguardo
perdo
brandelli
cenere
di silenzio
"/I Miei Pensieri/schegge/distanti/della/tua/assenza/"
foglie secche
sgretolate
dalle tue parole..
( i miei pensieri
metallici
precipitano
al suolo..
( schegge
lacerano
carni
( distanti
e non è una guerra..
ma
l'
assedio
acerbo
( della
( tua
assenza )
Tre Di Ottobre
cadono
le prime foglie d'autunno
(piccoli pensieri d' abbandono)
s'arrovella
fiacca
nel vento
(---la vita---)
piccola
tiepida
leggera
parvenza
d'arancio...
Desiderio (S.D.)
le tue labbra
vivono..
tra le mie
parole più nascoste
i tuoi pensieri
preziose
schegge
di
pioggia
e
di sole
sono
bolle di vetro
sospese
per la mia camera
i tuoi occhi...
nocciole di vetro umido
riposano
nell'attesa
d'un sorriso
mentre
ti guardo..
scivolarmi accanto
tra
un'idea di cinema
ed
una vecchia poesia
desidero
più di tutto
le tue dita
come perle
perdute
nella mia vita
tra i miei capelli...
Oggi decisamente non ci capisco un cazzo
vedo le cose tutte...
come se fossero simboli
sconosciuti ed eterni
i tuoi occhi ...
sono lettere
che non capirò mai...
mentre ...
il sole di settembre
maglione usato appeso al cielo,
scalda il mio sguardo tiepido
che stanco
riposa sul tuo seno.
le voci in lontanzanza
sono grafici
in continuo mutamento
il vento
caratteri a casaccio
che freddi
si stampano sui corpi ignari..
anch'essi numeri...
ordinati e fitti...
oggi...
...hxnhfhnnhqhndssmsm
idsmpsm DECISAMENTE uwddrumrèd
NON uiynspdqws CI
pwseios CAPISCO idieud
UN ieudid CAZZO....
2007
era caldo..
e tagliente
il sole
mezzogiorno..
mezzo agosto..
azzurro il cielo
azzurri gli occhi...
alte &
bianche le nuvole
sorriso..
ricordo...
il suo sorriso..
barba incolta..
caldo il rum
caldo il giorno
fresca la sera..
metà agosto
metà giorno
acqua scorre da qualche parte sulle montagne..
e dentro me
..acqua...
acqua d'agosto ferma..
stagno tremulo della memoria..
voci di donne...di vita...
milano...roma..valencia...pisa...
città si intrecciavano nei nostri racconti
come quei giochi antichi fatti con lo spago..
intreccio tra le mani..
la vita.
era fresca quella sera..
ricordi...
musica
caldo il rum
liscio
grazie
ci lasciammo
così
sbronzi..
sorrisi
un abbraccio
..una promessa..
ricordo ..
..mi casa es tu casa..
ti dissi..
chiamami..!
poi ...
il caldo..
quello che ricordo..
in fila..
nel paese..
l'attesa cosumava
muri e strade e le parole
erano polvere soffiata dalle labbra--
metà agosto
un terzo di vita
il vento pareva una lama..
avanti ai nostri occhi...
la rabbia..il saluto..la vita
la morte...
la strada nel viale pareva un fiume di anime in fiamme
ancora una volta!
pensai..
il viale che mi ha visto nascere mi parla di morte..
così è ..
piansi..
fino a non avere acqua
la gola
nodo di legno e sabbia
ardeva
il vento
ricordo..
il vento...
bruciava ..
ardeva le nostre anime giovani..
infiammava la strada...
il sangue era lava nelle vene...
poi abbracci
ricordo..
gli abbracci....
il rito
la vita..
la morte..
è così..così che finiremo un giorno..
pensai
passeremo la curva..
e non ci vedranno..
il ricordo..
una mancanza..
uno spillo..
poi svanirà anche quello..
ma se il tempo non esistesse..
amico mio..
tutto sarebbe tutto...
macchine si susseguono metalliche e lente
tutto è tutto..
amen
come l'elettrone scompare nel passare da un livello all'altro..
così un giorno
ci rivedremo
a stati di scoscienza superiore..
è la vita
amico mio
è la morte
e parleremo di città che non avranno visto mai..
e poi ancora
lungo il viale
denti stretti
a ricordare la vita..
a guardare la curva..
Il Bacio Di Hecate
(ad Hecate)
lui si voltò,
.....lentamente,
verso di lei..
..ci stava pensando da quando le si era seduta accanto...
si girò piano...
come se col viso dovesse spostare tonnellate d'acqua
lei era lì
al suo fianco...
le cuffie, affondate nelle orecchie, diffondevano una musica di 30 anni prima...
la sua testa dondolava a ritmo di musica..
dolcemente...
quasi a tempo con la risacca del mare..
che dominava la scena in basso..appena sotto i loro piedi...
...
la guardava spudoratamente..
.lei,
sentì il peso del suo sguardo
denso e torbido di desiderio....
si voltò imbarazzata....
lei sorrise...
lui sorrise,,
protese il braccio verso il suo viso..
lei ,curiosa..seguiva ogni suo movimento delle mani, senza fiatare..
le scostò i capelli dalle labbra...
un dito,
audace...le sfiorò le labbra..
lei lo afferrò.... con calma....ma ma con decisione. facendogli sentire la
pressione delle sue dita
chiuse lungo tutto l'indice di lui...
lui sorrise..
lei immobile lo fissava...
occhi .....
coni di luce bruna...senza tempo......inghiottivano tutta l'aria circostante....
la brezza divenne secca....
l' incanto...
il mare si addomesticò sotto i loro pensieri...
tutto tacque
lui sorrise...
le si avvicinò col viso fino a sfiorarle le labbra...
...lei esitò...
poi...aprì appena la bocca come per respirare....
lui sentiva il respiro di lei ,sulle sue labbra umide
......aspettò ancora......
"ancora un poco"
pensava tra se e se....
"..ancora un poco..."
poi
il desiderio vinse sull' attesa...
e la baciò...
come non aveva mai immagnato di saper fare.....
............
così anadarono le cose
secondo il mito
e pure
c'è ancora qualche pesactore..
a Scilla..
pronto a giurare di averli visti... un venerdì sera..
su quella terrazza che pareva fluttuare sul mare...
una dea d'ebano..ed un uomo bianco
mentre scoprivano quanto poco terreno sia
l'amore..
lavitaèunabanananonuncetriolo
dalla banana
si sfilano graziosi tossici filamenti amarognoli...
dalla vita si perdono pezzettini di tempo...
una malinconia che sà di assenza
il ricordo di una maschera..
lo sguardo perduto
nel retrovisore della tua macchina..
afono tutto...
nel passato dei ricordi..
afona la tua voce..
ed i tuoi occhi tristi
ciglia battute dal vento..
solleticano pensieri dimenticati!
(dune di grano sul Formicoso!)
i rituales...
gli aruspicina...
direbbero qualcosa di interessante..
se non fosse tutto esatto .
di fatto
non esistiamo..
se non nei nostri nomi..
ho provato a chiamarti un giorno...
nessun suono...nessun rumore..
(labbra si schiudono nel vuoto siderale.)
tutto è sordo
.. quello che sento....
che dico...
non ha dimensione certa..
mentre
fischia metallico il futuro..
bruciano bruni i miei occhi
ancora una volta
&
dietro l'angolo
un sorriso
frantuma la linea del tempo
ho un terrazzo rosso
vivo le ore eterne..
pur non riconoscendo il tempo..
ancora bagliori
nella Valle!
luci mobili in coda...
oppure
sparse
singole frenetiche lucciole a scoppio
...ancora...
fisse
stelle
arpionate
a brevi strade d'asfalto..
il tempo..
mi ripeto sempre..
non esiste..
sordo
macigno di sogni irrealizzabili
pesa sulla mia anima
è
mare di petrolio azzurro
un'idea distratta
languida
avvolge il mio sentire
mentre
un panno di lino antico..
sfugge di mano,
cade
dal terrazzo rosso
( urla di vento )
è il suono dei secoli
che
umidi
si infrangono
sul pavimento della mia anima.
A Stefy aka Toofy
***
I tuoi denti
hanno stretto la mia carne...
la tua lingua
ha leccato il mio sale...
le tue labbra
hanno accarezzato la mia pelle..
i tuoi occhi
sono ancora lì
..sul mio letto..
in quella macchia di prosecco...
lago tra le lenzuola..
i tuoi
"mi piaci!"
stelle cadenti..
infiammano
piccole porzioni di notte..
le linee del tuo corpo
fendono
la penombra arancio
che languida
ci avvolge
questi lividi
parlano
della tua bocca...
ci siamo morsi
randagi come cani...
ci siamo cercati...
leccati...
e poi
ancora morsi...
zingari..
rubiamo cuori
e truffiamo il tempo..
tarantolati
esorcizziamo la notte
che
incantesimo
di
nero & solitudine
tutto avvolge.
la tua casa di legno...
tre vani
fronte mare
non è
poi
così diversa
da questa stanza..
qui
ho cercato il tuo odore...
ma
stamattina..
soltanto parole...
un orecchino..
e capelli
sopra al mio cuscino
è andata così..
ci siamo morsi!
Dis/incanto
nell' aria della sera..
la luce siede
obliqua
sopra pensieri stanchi
nel disincanto
sorridi
carne languida e assoluta
al tavolo del bar..
nel disincanto
il tuo negroni
non sarebbe :
una parte del mio sangue,
una parte del tuo,
una parte d'anima
un pò di ghiaccio
ed una mezza luna d'arancio
nel disincanto..
i miei passi
sarebbero morsi..
caldi sopra asfalto umido..
nel disincanto
il vento
solletico sul collo
sarebbe raspa contro cera
poi
di fuoco
ti volti
una goccia cade tra di noi..
poi un'altra..
un'altra ancora..
nel disincanto
pioverebbe..
ma le tue labbra
strozzano il mio nome
(l'aria non ha peso)
qualcuno ti chiama
non ascolti..
mi avvicino a te
come
una patroliera
attracca
in un piccolo porto.
da vicino
osservo il flusso d'aria
accarezzare la tua bocca
le mie labbra
strozzano il tuo nome
qualcuno mi saluta
non ascolto..
la tua mano brucia
sulla base del mio collo
"l'allegra cicala..passò l'estate cantando"
ti sussurro sorridendo...
nel disincanto
sarebbe una frase come un' altra...
ma tu
languida
sorridi
e
mi baci..
l'incanto!
"EffettoSerra
c.f.c
che fottuto caldo"
---------------------
la strada
è
mare
di piccole onde
il camion
è
sbuffo di balena
il sole
neon
rovente
di poliestere
bianco
è per la facciata del palazzo ..!!
dicono..,
la luce
agonizza
torrida & rugginosa
( ..gabbia di ferro e veli..)
il tempo
esiste
come distanza
tra
folata
trapano..
&
azzurro
la mia esistenza
somatizza
pallida
l'assenza del blu
il desiderio del rosso...
mastica ultravioletto!
Correre a maggio / cielo/ tra asma e sudore
falce di luna..
azzurra..
languida
&
felina..
stagliata in questo cielo
in fondo ad ogni anima..
(/) cielo di maggio..
tra la neve dei pioppi..
corro
sudato e allergico
lacrimo...
(*) cielo di maggio
mentre
il sole
disegna la sua luna..
l'Arno ..
coda di iguana al sole
luccica di sera..
l'Essere,
piccole cose!
...
...
...
accelero
,,,
,,,
,,,
--- Miki fa surf ---
Uscì di casa
non potendo fare altrimenti...
il giorno si ripiegava su se stesso
foglio bristol
...spesso e ruvido d'azzurro---
surfò l'onda del tempo
che
inesorabile
sembrava gli si stesse chiudendo addosso..
poi
il sole scomparve
quasi all'improvviso...
e la notte pareva
come per incanto
una una infinità di blu
e di sentimento...
----tra pelle & anima----
il giorno vivo di occhi
la notte di parole...
lente..
cariche di desideri
nuvole impazienti di cadere
i miei amori sono fatti d'aria
ho lasciato la carne per qualchtempo
vivo così
alle volte
appeso
tra
pelle & anima..
mi chiedo se fosse questa
l'unica strada
che porta al desiderio
aaaahhhh..!!
potessi leccarti i sogni
adesso..!
..Tra le tue mani..
quello che ricordo..
sono le tue mani...
più di tutto..
sul mio viso..
(nocciolo vuoto tra legno caldo...)
i tuoi occhi..
esseri distinti e verdi..
a qualche distanza dai miei pensieri...
(..stelle fisse..)
in megaparsec ricordano la misura delle cose..
troppo piccolo!
..ripetevo..
(..troppo piccolo tutto..)
tra le tue mani...
acum&
secca
cade la spina dal cactus
inchida
filo di luce sul legno
squarcia
infinitesimo volume d'aria
sposta
molecole compatte d'eternità
apre
piccolo pensiero d'universo
Gimme Fuel Baby
notte...
tardi..
pochi passi...tra i locali tutti uguali...
qualche nuovo attore attraversa la mia scena..
sorrisi e tequila
rimbalzano sordi tra le pareti dei locali ormai lontani..
saluto qualche amico con un "ciao" distratto .
cosa mi ha chiesto?
...ti chiedo a voce bassa...
scusa...non ho capito...
...Buonanotte...mi suggerisci come se fossimo tra i banchi di scuola..
Notte ragazzi...alla prossima---!!
rispondo con voce allegra e complice di vita..
------
a volte mi chiedo..
guardandoti...
E se fosse la città a scorrerci sotto i piedi?
(sorridi..)
mi sento come la macchinina rossa di quel videogioco di una volta..
ricordi?
dove la strada ti scorreva sotto le ruote..
e sbattevi ora di qua.. ora di la...
e dove l'importante..era semplicemente andare avanti..
rifornirsi al volo picchiando contro una macchinina arcobaleno...
ed evitare assolutamente le chiazze d'olio..
ricordi?
(silenzio...)
.....
le diedi una spallata e le dissi... sorridendo..
Gimme fuel baby...!!
occhi,maree & derive d'appartamento
Ho bisogno di te...come di queta sedia...
(voci di mercato e semafori..)
ho bisogno di mangiare...certo...e di morderti...
altrimenti ...morirei...
già...
morirei..
dicevo ...
comunque....che a questo quinto piano vista poste centrali...
ci sono derive e maree d'appartamento...
sarà la luna..!!
chissà...
come dici?
i tuoi occhi....?
spetta devo averli addosso...da qualche parte...
devo darteli per forza?
ma non vedi come mi stanno bene addosso?
I tuoi occhi mordono
I miei pensieri
cercano i tuoi passi...
in quel cappello di lana nera che ti addomestica i capelli..
incespicano pensieri
in
lacrime recenti..
eppure..
i tuoi occhi baciano...
e..
poi mordono...
allora..
ho sfiorato le tue labbra
con le dita bagnate
di
sale & desiderio...
perchè così è l vita...
no..
non poteva essere altrimenti..
tutto quel che hai di me
quando i tuoi occhi cercheranno il mio nome..
non vedranno che spalle...
e quando le tue mani cercheranno il mio viso
ancora...
toccheranno aria...
....la vita....
non puoi fare altro che soffiare...
e sarà il tuo vento a portarmi lontano..
Io
vela di pelle e di ossa...
San Lorenzo.
le colonne...
auto parcheggiate di fretta...
terza fila veloce..
schiamazzi di stelle...
birre a poco...
occhiali d' architetto...
(tango delle dita)
notte & le tue mani..
le colonne io le ho viste...
non erano poi così grandi rispetto alla mia notte..
mentre
tu mi sorridevi...
c'erano due chicchi di grano in mezzo alle colonne...
e quanta luce sotto quei vestiti...!
pensieri di mare
tutto tace...
poca voglia di parlare....
un bacio?
una carezza..?
un nome?
....tutto è fermo...
poca voglia di muovermi...
un pensiero di mare
nella piatta del mio sentire...,
(illogica allegria)
sbuffo di scirocco...
ora.....,
poi.....,
schiaffo di libeccio...
i pensieri sono già in sella .....
mentre....
assaporo l' indefinito di questa deriva d'appartamento
...attese insoddisfatte.....
telefonate cadute..
..donne mi cercano...
non rispondo!
oggi soltanto
..pensieri di mare...
oggi (avaro di lettere)
...attraversato corso.....
tagliato sguardi
salutato amica..
restituito sorrisi...
comprato libri!
parole altrui....
...completarmi....
eterna distanza che mi separa da me...
possiedo
avidemente
nulla...!
oggi
più di ieri...
due libri
parole?
....centinaia....
lettere?
....migliaia......
pensieri nuovi di zecca...
...nuove dimensioni...
le ombre di tanizaki...
l'incertezza di beckett...
amici...
compagni...
...amori....
oggi
peso
qualche
parola in più...
oggi
terra arsa dal sole
non ho poesia...nè sottili osservazioni.....
non ho ombre in cui avvolgermi
e non ho santi a cui estorcere pietas..
oggi
terra arsa dal sale
sono terra arsa dal sole... quella dei miei padri....
l'ulivo solitario che resiste ai venti
vigna gelata e insolcabile
tera arsa dai miei pensieri
oggi
non ho sogni ...
non ho anima
tutto è simbolo...tutto tranne me...
terra arsa dai tuoi pensieri
oggi
mi sento solo.".manco anche a me stesso..."
mi sono chiamato per nome...
e no,...,no mi sono risposto...
terra arsa dali tuoi occhi
oggi
sono forte e ruvido....
sono continente e oceano...
e....partono da me pensieri.... e... in me si perdono...
terra arsa dai miei occhi
oggi
terra solcata a fatica
assorbo ogni cosa...
mi gonfio di vita...
e obeso giro per i giardini dei miei altrove...
oggi
terra seminata a grano
più mi cercano... più mi sento solo...
più sono solo ... più desidero essere cercato
più ti penso ...più da te mi allontano
oggi
terra verde di sole
sono la virgola avanti al mio secondo nome...
una parentesi a fronte dei tuoi pensieri
il bacio rubato dalla tua bocca di rubino
oggi ...oggi ho bisogno di te...
perchè
oggi...
oggi,
è tutt'un' altra cosa!
Roma & La mia notte in
affitto
non un bacio...
non una carezza...
stanotte..
un timido stanco sorriso di un dopo festa
distratto...
(il desiderio di lei cresce dentro me insicuro
come il cielo di marzo...)
i miei occhi non mentono!
poche parole.....
quasi un monologo...
occhi...
i suoi...
accesi d'erba..,
sfumano nel chiaroscuro della sua camera.
(fuochi all' alba..)
movimenti precisi...fluidi...densi di vita...
(primo caffè del mattino..)
il suo sguardo
si fa largo tra le schegge dei miei desideri...
il suo silenzio
specchio di ghiaccio
riflette il mio io più indifeso!
sento una fitta al centro del mio petto...
il respiro accelera
le mani si fanno insicure....
il mio sguardo si fa sasso
lanciato nelle profondità dell'anima
sguardo profondo di lago
è ora riverbero di sasso
tremulo e umido
(perso...)
stesa sul tuo letto
sei un infinito di riccioli e desiderio..
stanotte...
nell' ombra in affitto della tua stanza,
mi sento in affitto anch io!
nocciola e pistacchio
occhi su occhi....su occhi ...su occhi
e poi occhi....
verdi...sempre......
nocciola... altri......nocciola.......i tuoi...
i suoi....furono
..i tuoi...sono...saranno.......forse...
quanti ancora nei miei?
occhi.
/sono tutto e niente/
ti guardano ....ti sfiorano..
occhi.. e poi occhi...e ancora occhi
ti toccano...ti pungono..passano
loro..
resto..
io..
non in secondi è il tempo....
nè in minuti...
in occhi su occhi negli occhi è la vita
camminata corsa bruciata
ferma...
adesso!
e pure occhi..su occhi...dopo occhi..
due alla volta o tutti assieme....
amore....vita.....
ma..
Sempre
saranno
i miei contro i tuoi..
prima..
[(i miei).. nei tuoi]
poi..
pistacchio e nocciola
ma questo è soltanto un desiderio!
esecuzione ad aria
parte dai suoi occhi una pallottola....
rotazione infinita sull'asse del destino...
(subito dopo)
l'aria sembra scomparire
il vuoto che si porta dietro è incolmabile...
(dice....)
il battito del mio cuore incalza....
si fa fiero e possente...
muscoli ....balestre caricate a sangue....
è un istante
è la mia vita!
(o così pare.....)
mi concentro....
alzo gli occhi
non c'è distanza tra me e il cielo....
(sorriso primordiale)
le braccia si tendono
...si alzano...
è la mia coda di pavone.....
fuggire?
..schivare...?
addominali tirati quasi uno spasmo....
viso disteso....
occhi infiniti...
(mare....)
non sono niente ....
(penso?sono?)
se non la distanza che ci separa....
sento il sangue farsi denso dentro me...
sento ogni singola molecola faticare....
in viso non un segno....
guardo avanti... lentamente...come lento può
essere l'istante....
la mia anima va oltre la saetta,
aliena si specchia nei tuoi occhi...
bacio speziato
...cotone e lino...
primavera e sbbia
...miele e arancio...
cedro e cannella....
terra e ulivo,
....brezza ....,
capelli giocati dal vento....
occhi socchiusi...lucidi di mare....
sole gentile dei miei giorni corsari....
accecami come ogni uomo di Tortuga....
non c'è bonaccia per il mio sentire....
nè laguna in cui trovare riparo...
nasco dalla schiuma...e ad essa ritorno.....
acqua,acqua ,acqua in ogni dove
e non un sorso da bere..!
frasi del passato
guida dei miei giorni....
mai più alla deriva
(spergiurai)
carta velina contro metallo e fuoco....
(essere!)
foro metafisico e carnale...
squarcio organico su tutte le mie
dimensioni....
una crepa sullo sterno del mio altrove...
una crepa nella carne del mio addome....
non una goccia di sangue...
non una goccia di sangue......
il ferro cade fumante a qualche distanza dai
miei sogni.....
endorfine inibite dalla mia volontà....
Che non si inganni in Giorno..!!!
un buco al centro del mio petto di carta
...è soltanto soltanto un buco.....
ed ecco il vuoto ...l'impalpabile...l'etere....
più del metallo!
....preme su carta...
è niente ed è bisonte....
gonfia e squarcia
....brandellli del mio io...
brandelli di ciò che ero...e non sarò...
brandelli dei miei sogni
cartificati e cenere.....
esecuzione rinviata
(il ferimento dell'anima)
dolci..
gli occhi di giada..
si stagliano tremuli sull'orizzonte in pixels
largo..
sorriso prematuro a bocca larga..
flebile..
sguardo tremulo sacro,incantato e umido
angelo..
disperato e puro
siamo ..
vertigine ed acqua
anima secca
di vento e di sole
(aneurisma empirico)
coma bellico
pianto e fiori..
il mio ego è oggi boia!
scalpo pregiato un tempo
ora resuscitato bestia
!
(_!mostro genera mostro!_)
il mio sguardo
da qualche parte uccide...
(ipse dixit)
...
linfocita folle
mi sta ammazzando l'anima.
Esecuzioni
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Prima esecuzione (16 ottobre 2006)
"la morte del vetro"
finestre...
tutto qui?
trasparenze imperfette...
vacanze o buchi....!
aperture...
nobili aperture casalinghe..
fragile schermo...
frantumi!
come amore usato
assottigliato
da gemiti profani....
fragore...
imene deflorata tra il "mio" ed il "tuo"!
rumori e freddo fanno capolino
nella densità in affitto della mia camera...!!!
al quinto piano oggi si piange
una fragile esistenza!
"2006-06"
Sono passati alcuni anni..
penso..
(la finestra che s'apre sulla torre sibila
d'argento)
:-ne è passato di tempo da quella volta...!
quando,
poco più che ragazzino
mi confidasti di un amore impossibile
..amaro..
la mia donna...
mercurio e miele!
occhi a mandorla-marroni...azzurri e verdi...
riuscimmo a rendere innocente la vita...se pur
per un solo istante...nobilitammo il giorno!
il nostro tedio sa d'antico..
la nostra forza è nel---pensare...
croce e delizia dei nostri giorni...
etica
amore
guerra
terra
poche parole e qualche gesto
non ha tempo l'amicizia..
pochi occhi e mani tese!
(mentre...la mia polo a righe orizzontali
,separa in paralleli ciò che è intorno..)
Camminiamo…
come facemmo nella notte dei tempi..
mi ritornano in mente giorni passati...
si magari avremmo potuto sentirci più
spesso..!!
è vero..!!
(risate..)
troppo zingari per questa vita quadrata...
(non ci basta il mare..!(((luce riflessa sulle
vetrine del corso!))))
andiamo a piedi e non è soltanto per andare...
principi....etica?
morale?no.. morale no!!
volersi bene..?si forse.. è così...
distante da ogni ipocrisia..
ti voglio bene amico mio!
Energia pulita(fonte
rinnovabile)
c'è il sole ..
e sento la luna !
un freddo mi prende le tempie
dolcemente...
tutto in torno ..
gira ..
confondo colori e suoni
le mie mani
(radici !)
bramano un'improbabile essenza ,
(ulivo piantato su fronte argilloso,
..mi sporgo )
penetro attraverso parole di ogni giorno
di sempre...
(cuneo e martello).
C'è il sole ed è la luna...
ma non è freddo !
(--un brivido!)
elettricità e luce...
assorbo ed irradio..
turbina di suoni
m'alimento col vento...
S. Valentino 2006
(conformismo o anticonformismo?)
Oggi sono soltanto il riverbero della tua voce...!
sono un tuo sorriso appena accennato..
(aria che sposta un tuo sopracciglio..)
sono una carie...piccola e dolorosa..
dolce fastidio..!
sono poco più di un niente...
ombra di te...un tuo velo...
ti penso come si pensa all' assoluto...
e godo della tua timidezza...
ti accarezzo mille volte
(mi perdo cenere in empiriche alcove!)
il mio io, despota indomito,
...s'assopisce od ogni tuo sguardo...
e sono quella piccola scintilla che brilla nei tuoi occhi
nient'altro !!!
solo te...
solo te...
all'arancia e cannella....
soltanto thè
Funambotitolo
(E Lì Sai Che Ci Sono Sempre)
Ti cerco…
E non so dove cercare……
Ti penso ….e non so cosa pensare…..
T'ho incontrata in sogno…
e lì.,
ho potuto amarti…!
Eri bruna come la notte….
avvolgente e umida…come nebbia…
eri mirtillo e miele…
muschio e terra…!!
i tuoi occhi
…coni di luce..
solo per me….
Il tuo sguardo mi ha sorpreso al collo…
Mi ha ucciso…
Ed un tuo bacio mi ha risorto….
Sommerso dal tuo sguardo,
(Bastimento in folle )
..il mio ego se n'è andato…
tutto quello che credevo essere
è finito umido nella risacca dei miei sovrappensieri;
la ragione mi sfugge…
Il desiderio mi consuma….
Siamo terra e vento!
(carezze perpetue)
Un' altalena di sogni s'infrange sul mio essere,
e lì , sulla battigia del mio altrove…mi ritrovo bimbo,
con un dito..
a disegnare un cuore……….
Solite cose
Ci sono parole stampate a freddo sul piano inclinato dei miei pensieri
e scivolano e rotolano tra le incrinature astratte dei miei riferimenti...
s'aprono cavità in penombra....e si assolano d'incanto quarzi pensierosi...
si risvolta l'attimo in un istante..
e mi è difficile spiegare...
come occhi acuti e scarpe lunghe non parlino la stessa lingua..
(accecati da una realtà troppo sicura di sè...)
succhia pure la mia linfa.. o signore del tempo...io vivrò!..
succhia pure il mio seme più intimo... ..ne farò a meno!..
e farò a meno di me...
saprò vivere ancora
abbandonerò il corpo su un rovo sintetico...
(fiamme e suoni d'ogni posto mi accompagneranno ad ogni passo
e occhi di brace e terra...sarà il mio suono...)
[(stridere di corde tese tra alberi e nuvole...)]
Ho fatto spesso a meno di me...
cercando l'incanto primo dei desideri...
ma sempre a me ritorno...spesso solo...
o come adesso, in dolce compagnia...
ma è solo questo?
è a questo che aspiro davvero?
amore?
(rete al sole dopo una lauta pesca,,,
stella marina arida del mio deserto..!)
.....allora apro il balcone e m'affaccio sul mare più nero...
nero di notte ...cristallo di terra...
Immobile alito di vento che aspetti il tuo momento
sospeso tra te e dio...
portami con te...
fammi provare quello che prova la brezza al mattino..,
rotolare tra assonnati e umidi granelli di sabbia...
portami con te fino a morire...sul quel muro di cemento e ferro che ho
costruito con fatica...
fammi conoscere la tua storia sospesa...
(avrà mai fine?
o certo...tutto ha fine...per poi ricominciare....)
fammi vedere dove incominci...o se sei eterno ,come il movimento...
moto perpetuo ..certo...è l'origine di tutto...!
ho visto negli occhi il mio totem e non ho capito...
ho visto altri occhi...
altri me...che affollano altri spazi..
e non ho capito in realtà chi sono.!
forse i "loro" stessi occhi...
o l'idea stessa che ho di loro?!
ho bisogno di mille anni per sbagliare mille volte ancora...
per provare quell' intimo piacere di ricominciare...
Si.. ancora mille anni per vedere tutto quello che ho sognato oggi..
mesi inoperosi... pause dell' anima... solo echi di sentimenti passati indorano le mie giornate distratte... sfoglio colori in dissolvenza... mentre sfumano i miei pensieri tiepidi.. in notti dominate dal gelo.. mi perdo in un mediterraneo altrove... dove anche la mia solitudine è pluralizzata...
In metropolitana... Comprendere.. 20 pilastri armati sorreggono il treno del sonno! mattine incomplete.. prive di luce.. il torpore pian piano decresce... gli sguardi luccicano come lampare assonnate, in questi risvegli con poche domande e ancor meno risposte.... è la ragione ad assopire istinti educati ed incerti.. ... ed è il Sonno a regalarci silenzi irreali.. percepisco una sospensione di sospiri nell'aria!!! Antisuono silenzio.... quello che non sento,è silenzio.... silenzio di spazi aperti... quello che non sento, è il contrario del suono... è il vuoto che ogni parola crea dietro di sé... un ripetersi di assenze dopo ogni rumore.. l'antisuono... è quello di cui avrei bisogno...! contrastare parole con antisuoni... la mia parola è fatta di antisuoni... particelle mai mosse... la mia apparente inespressione è antisuono...!! quello che non avrete mai...! il mio antisuono....musica d'altrove... inascoltabile-delirio-notturno... assenze da intenditori... vuoti densi di sogni... se Dio esistesse....sarebbe un antisuono!!! Da poco abbiamo chiuso il telefono.... Penso a noi due.. ai tuoi occhi bagnati e pure così vigorosi, alle tue labbra umide.. capisco molte cose in questa notte affranta che stenta a riconoscere il suo figlio disperato... madre! Ora scelgo la vita! Non servono queste lettere non serve il coraggio non serve.... basta soltanto aprire gli occhi! madre! Da tempo mi rifugio in te! nei tuoi incoscienti e dolorosi abbracci! un aprirsi alla morte. Le tue braccia mi abbandonano mentre la mia vita incomincia una nuova era.. lascia il testimone alla donna che amo, colei che è la mia vita, la mia poesia, la mia forza, la mia essenza. madre! Lascia che io vada, sono stanco di essere salvato! Lascia che io mi scotti e risorga, lascia che abbia paura di te! soltanto così potrò capire! per anni mi hai accolto con false carezze! un battere e levare che sfianca; madre! Lei domani sarà qui, in questa città dannata. Porterà con sé la forza, l'amore, la rabbia, la mia vita! molte volte ci hai benedetti ad un dio incapace. Questa volta non guardarci, mentre le stringerò la mano, le accarezzerò il viso, le sfiorerò i capelli. chissà o madre se sarò all'altezza! Non so se ci sarai, ma ti prego, non pensarmi. Da oggi per te muoio! sono orfano! rinascerai, alla fine di un giorno qualsiasi, e io sarò diverso! decido di cambiare. Lascio la notte per la vita! perché, ti assicuro madre, essere tuo figlio è spesso una menzogna! rifugiarsi tra la gente, sotto il tuo abbraccio, cantare la gioia di una insana rabbia, bere ai calici di effimeri piaceri, è soltanto paura! non contano i perché! non importa o madre! i tuoi figli sono figli di paura! nobile sentimento la paura! che io caccio dalla mia essenza, dalla mia pelle che lacerata per lo sforzo, tesa, come la pelle di tamburi tribali, mentre si sta intonando il canto della libertà! Grazie madre per avermi fatto toccare il fondo! Restauro Cupo desiderio di vivere Intensamente! Come il palazzo di vetro lascia trasparire la parte più esterna dell’ anima, così io, infrango sulla mia pelle sensazioni e parvenze troppo forti per essere ignorate. Così, lentamente, crolla, la mia, facciata; meticoloso restauro superficiale al fine di far trapelare parte, di una luce, che a ciechi spiriti non si rivela… Sprazzi di luce, avvolgono i miei pensieri. Come piume al vento, raccontano di paesi lontani, Esaltando il conflitto tra sacro e profano; mi chiedo se esista, un posto, dove, confondere il mio dolore!!? Dai miei spiragli Ascoltavo lo scorrere del tempo……… (macchine si allontanano timidamente..) il muro di cellophane una lampada amica un distratto sottofondo di noia accarezzano il mio nudo collo. il girasole d’Orvieto aspetta paziente il passaggio delle nuvole, mentre l’acidità del mio pensiero pulisce una fantasia mai esistita che muta e inodore distorce la visione del mondo! Esistenza carnivora + C stanotte quello che sento.... sono luci ... sono morsi..... ogni piccola luce che scorgo all' orizzonte mi entra dentro... e morde!!... mordono i ricordi mordono perfino le tende stanotte.... morde la torre... e morde il battistero... morde lo sguardo di una donna sconosciuta... e morde anche il tempo... sembra che tutti vogliano un pezzettino del mio io... eppure... quello che posseggo è soltanto aria! (molecole polarizzate da una radiazione che non è la mia...) distrattamente mastico pensieri e sogni suoni... lettere... ... assimilo silenzi....Allunaggi vacanze tra molecole e molle rotte... allunaggio ... il mio... semplice... allucinante allunaggio scomposto.. alluna e un quarto... allumina... alluce... allucinante... d'orco pizzuto... mangiafuoco s'appresta a spinzettar ...vermi .. ... sigh!.. allunaggi... quello che tento di bolina... zigo zago... trappano...pastrano... e mi fa strano... pare... oltremodo butano... combustibile ... orgàno.. allunare.. su piattella...piattola.. e nutella... piede adunco... dentro me.. amo lacera...carne et amo... amo lacera fegato et ivi sgretola dolore indotto... e putrido pattume... patty fatti ...(cazzi tuoi) amicizia l'unghia.... e smettila di rossikkiarmi...! alto parlante... basso ascoltante.. medio?(fanculo) in media virtus disse sballottando.. ...pene..! in binario... decodifico... gucciniane locomotive.. ho scomposto ...triturato il mio altrove... il mio satellite... ho allunato senza E.S.A....né pretesa... pala-zzeschi.. il mio teatro...lamine a fogli di lamiere fredde ..mi pare d' esser fatto il tempo ! lo spazio.. denso di vuoti alternati piange radiazioni di fondo con costanza! al di qua dell' infinito, dove il tempo è l'orologio ci sono solo lamine di ferro. quello che è non prescinde dalla mano! è la risacca dei miei sovrappensieri... (lamina infinita che ondeggia come mare); scintillio perpetuo, bagliori di confine!! tagliente.. audace..
Chissà il mare... chissà come sarà il mare ora... ora che io cerco onde inquinate.. ora che la piatta non mi aiuta e cerco tempeste acide dove poter esprimere la mia immoralità!
In biblioteca. Era lì... in nero... lo sguardo attento, ed un improbabile sorriso... come se la notte si fosse personificata! il rumore dolce e delicato della sua matita, mentre.... sottolineava momenti a lei nascosti... come il mare cadenzato accarezza la spiaggia, così quella grafite esanime era arco e violino di una mattina tersa tra legni secolari....... è sempre la polvere a caratterizzare il giorno... la polvere.... le nostre polveri... immersi nella polvere... ignari di un filtro impercettibile battezziamo il giorno... sensazioni, immagini, colori..... tutto filtrato dalla polvere.... sfuma.. a volte abbellisce... o meglio nasconde... e chissà, forse è questo il motivo della sua esistenza..! noi crediamo... supponiamo, speriamo..... ma infondo la nostra percezione è così limitata..... e come se non bastasse....la polvere, ...la nostra polvere... nostra creatura... vile, a volte fatale.... è la nostra insuperabile arte del celare... Ricordo... Una giornata estiva... una luce tra i momenti... Un volume denso e luminoso... sul tavolo... poche arance..., qualcuna sbucciata,... qualcuna ferita..., sul tavolo dei ricordi, il pasteggiare inquieto del rimpianto.! finestra trafitta da raggi di un sole incerto.. inconsueta sfilata di colori,.. osservo..., attraverso vetri sporchi e dimenticati... l'essere brillante che pian piano svanisce e in silenzio... implode...! tra la gente ignara... sorda... cieca... In queste condizioni..., il tempo perde la sua linearità.. ed è così, che, le immagini, si infrangono.. e si susseguono... violente!... mature! Eclisse Pallido Il sole, cerca scampo Dietro mille indifferenze! Obesa sensazione di solitudine avvolge il suo non essere; come una rondine prematura, cerca compagnia tra un immenso… che pare essere troppo avaro. Eco. Ecco il mio meriggiare Pallido e assorto.. Un assoluto regalo esistenziale, contrapposto a mille indifferenze. Convulsa generosità di un attimo Atto a rendere il mio pensiero Immortale! Itinerari forzati, ottenebrano la nostra essenza; che fiera, lotta, contro un potere intoccabile! Esaltando una improbabile rivoluzione spirituale, rifletto sulla vostra posizione immorale… … univoco dialogo … … compassione e paura, è l’uomo che inganna se stesso. Colori di fine estate. Cielo e cemento non si distinguono; fusi da un alito divino. Se non fosse per quell’esasperante lamento meccanico, unica barriera tra terra e aria. Fastidio,…., denso,avvolgente,assordante. Sgradevole arcobaleno sonoro Di uno scenario terso. Come il cemento, lascio scorrere il tempo di un’esistenza che sembra non appartenermi. Come un angelo caduto Risalgo il monte dell’oblio! Fenice isterica, forte e vigorosa! Ecco le mie ceneri!! Hasta sempre, amore mio. Ode agli esseri gentili! (EléNA) Tu dolce sguardo gitano racconti di fuochi ormai lontani cieli privi di segreti apparenti…. Avvolgente alone di fuoco che all’ apparenza impalpabile, parla alle anime esistenti… Un linguaggio privo di gesti comunica agli esseri , che come sempre colgono sfumature incoscienti! purtroppo, anch’essi eterei, volatili e inconcludenti, incapaci di interagire col mondo, versano parole nascoste e sguardi sfuggenti! Cosciente destinato ad essere all’ apparenza perdente Solitudine Un alieno cellulare in carica; un soffocante torpore metropolitano, ovunque specchi!; riflettono il tuo essere distorto per il piacere di ingannarti. Rifletti sulla vanità! Sensazioni represse Spingono ad ingannare te stesso. Scusami uomo! Per la mia immoralità!! Cerco un mattino Andante con brio ….Armeggiando con dolcezza il lieve cadavere del senso, che ormai incompiuto buca il muro del quotidiano…… Polietilene... stanotte........ mi snodo tra i vicoli del mio sentire.. mi spezzo... frammentario.... la mia unità sfugge alla lampada schiva e al tempo arrogante.... i miei io si stanno polimerizzando.. il mio catalizzatore è tedio ... i miei sogni... acido.... il mio sguardo è terra sono l'assenza di te sono santo e demone.. polvere di strada... folata di vento... gemito notturno! un morso sulle tue labbra... congela l'embrione strozzato del mio respiro.... mentre mi perdo nelle meccaniche delle reazioni!Dissi a sere... (poesia a_amore 13112003) ti voglio bene lo stesso ! .. ma non te lo dirò mai più...!! le mie parole saranno muro.... pietra... ferro..... ed io sarò per te.. inodore.. incolore... la piatta del mare e l'infinito... non avrò... inizio... e non avrò fine. sarò estraneo arrogante... sarò commessa antipatica.. sarò molte cose inutili.. e .. ad un tratto..., ... non sarò più... Lei ribatté - perché fai questo? "il mio sorriso amaro le girò le spalle... e fu per sempre"giorni distratti... ancora una volta.... velati .. giovanili pigrizie apparenti, armonici provenienti da chitarre esperte.. stoppati struggenti... barriti di sax più che tenori.. (il suono plastico e sordo del pc si inserisce timidamente in questo tappeto artefatto..) "ci vorrebbero crostini ed un buon vino.. mi ripeto spesso"! qualcuno sta morendo...? (sirene in allarme) ..... giornate distratte, si snodavano a fatica , (reti da pesca!...strascico) tra vicoli troppo affollati mentre... stentava il sole al mattino la luna alla sera ed io nel divenire. il taglio del mio viso meno spigoloso.. tondeggiava .. pareva incassare bene ogni diretto. ( parvenze....) sfugge alla luce la parvenza (il mio lamento!) ed è così : fa notizia il mio ultimo pianto.. e fa la vita il mio sorriso! |