| Le contraddizioni
dell'amore Onda di mare
Se ravvisi nel seno di una rosa
defunta tracce di profumo non
pensare sia viva…
i miei sogni di ieri e progetti,
torce balbettanti a ricerca di un verbo
che fugga la realtà, smorzate
risorte dopo il fumo,
memorie di crogiolo che hanno forato
il tempo, inventano rintocchi
per uscire dal silenzio, si addensano
nella piazzola sgridando il sole stanco.
Ali ferite dal frastuono crollano
ora che la guerra è perduta.
Non sapevo che il vento tirando
i versi mi portasse contro gli scogli
e fiori di notti giganti
ingannassero la primavera,
io onda di mare che volevo
avvolgere una riva a braccia aperte
stramazzo
agli amplessi di scogli
sotto gli occhi di granchi coriacei.
Ho trascorso
una strada di divieti
posti negli spazi intercalanti
tra un rifugio e l'altro
con gli occhi sorpresi
come una luce sui misteri,
ho sofferto
il morso dello sguardo
che attacca i giorni
giocando
coi sentimenti teneri,
ho tastato con le mani
la siccità che incombe,
ho venduto
all'apatia del tempo
la sete di silenzio
nel deserto affollato di parole…
sul giaciglio dell'onda
la sera disteso
scolpisco d'un tratto
lo spazio che si frange
sull'urlo
del dente cariato
tra due lingue
che giocano all'amplesso.
Strano amore
forse anche grande
senza ricorsi a finte
netto
come intersezione di normali,
sarabande di versi
prillano sullo specchio…
il tasto
è soltanto un appiglio
non conferisce
alla bilancia un peso,
l'invisibile è luce di tuoi lumi
gracida torno vuoto di confini,
non t'arrendi
se un'ombra si nasconde
inventi versi
quando tutto è muto.
Amore Amore
Non c'è sospeso a queste ombre un filo
dove tende alla luce l'altro capo...
cala la sera sonnolenta
senza pioggia di stelle,
le correnti contrarie e la deriva
schiacciano le ore fuggitive
come l'autunno gli occhi delle foglie,
racimolate lungo falde di un sospiro
affiorano canti sepolti
e fiocchi di capelli ammutoliti,
accorrono pensieri dentellati
come schiere di immagini allo specchio,
oscillano i velieri fra le onde
di questo mar che si dibatte offeso…
Oh questo decantato amore amore,
questo profumo che si spande e vola!
Inaridisce il verno le sue piume,
e la scolpita venere di neve
più non si scioglie
non versa le sue acque a questo fiume.
La risposta volgare
Sentiva amore
usciva col mattino
ma gli scappava il cuore.
Si chinava sui fiori
accarezzava i petali e gli steli
ma li seccava il sole.
Vedeva trasparir
l'acqua sorgente,
domandava
allo specchio
per favore,
ma l'acqua chiara
si turbava al vento.
Lui le parlò col cuore,
lei silenzio,
e nel silenzio un rombo…
ed un odore.
Nel calle brullo
dissestato
la speranza non ride
aspetta
dorme…
risi sfioriti
muti nei visi
pallidi,
gli oggi
i domani
fusi nelle mani
nervose,
aneli stinti
foschi dipinti
fiori senza tetto
batte nel petto
la vita
scolpita
su cocci di parole
frante
senza sole…
giochi?
Non ho carte
ho un corpo!
Fruscio irreperibile
Diceva bello è
ma era brutto,
varcò la valle
con il capo chino
per quattro peli
cose da pazzi fece,
il deserto angoscioso
ed il cammino
superò,
la tempesta
l'oceano
il maroso
attraversò.
Diceva dolce è
ma era amaro,
diceva luce è
non era luce…
fruscio irreperibile.
La bolla
L'amore splende,
trova sempre un coperchio
contro l'ombre,
mentr'egli suona,
abbarbicato al vento
ascolto il canto:
sfoglia le margherite nell'attesa,
fabbrica miele
sulle zolle asperse
e partorisce, musica la pelle
delibando il baratto
della libertà con la voliera,
sulla groppa degli anni
dove pesa
cova sotto il cuscino
coi rintocchi,
discettato dal guado
s'insinua nei viluppi zoppicando,
cerca una cengia
alla spiovente roccia…
Frastornata dal nocchio
una vermena
non uzzolisce al canto,
deferisce segreti emolumenti
alle cangianti tavole del tempo
e spiega l'ali negli spazi invalsi...
provette annoverando
come il lambiccamento che mi rode,
e stralcia i fondamenti
della bolla.
Poesie che hanno per tema le contraddizioni della realtà
Attesa senza attesa
come un filo lento
tra le dita
sul cuscino
imbevuto di sonnolenza,
vedo i lumi teneri
cecati dal barbaglio,
il sol coi raggi
scorrazzar scintille
sulle stille di pianto,
l'onda che insiste
sulla battigia tormentata…
d'un tratto l'alba
col chiaror dei raggi
scioglie
le fantasie del buio,
mi richiama
a galla nello stagno
tra la moltitudine scolpita
e lo sguardo pietroso
della mummia.
La baraonda
La vita è stuolo
di scolpite voci
parlano tutte insieme
come una baraonda,
nuotano alla deriva
tra remoli aberranti
nel deserto di sabbia di parole.
Una finestra aperta c'è
che accoglie
l'amore, la famiglia, le amicizie…
con gli occhi volti al cielo
vede Dio
ma non ha vetri
per fermare il vento.
Dalle vessanti ataviche cornici
artigli manovrati
da una litica mano
suonano sempre sui livelli bassi
dove il silenzio grida ma non nuoce…
e il sol si presta al gioco
come innocente placido fanciullo
dimentica le nubi
e ritorna sereno sui balocchi.
Passano gli anni
dilavati
del libro che ricetta
le immagini vive
trafugate ai dettami
nell'angolo che strappa
i nodi e annoda
dove la luce spenta
splende più forte
e smorza
i colori del tempo
come un attimo insegue
che sorpassa
ogni passaggio d'attimi che passa
nella cesellatura
dove un taglio
affonda e lascia il segno
sui trapianti.
Scavando nella nebbia rinvenire
frusciando nei capitoli notturni
mordeva solitudini affamate
come ombre di gatti tra i rifiuti...
gli piangevano gli occhi e i vestiti.
Gli occhi
non trapassavano
la nuvola grigia
che copriva il sole
come una corolla di squame...
accorpato alla croda
mirava il pizzo acclive
e sotto flutti e spuma
della cascata...
le corde della vita
rigide
come aghi di ghiaccio
non le piegava
con i dettagli rosa,
e disilluso
dalle parole accanto
tirava a strappi lenti,
il ramo appiglio
a cui la mano implora
poteva sollevarlo
ma non c'era.
Anni decalcati
sugli sgualciti fogli,
sugli album
raccolte
fotografie slavate
bianco e nero,
dall'altro corde sciolte
correnti contro il sole,
guadi pressanti
scogli,
a questo centro vuoto
di passato e futuro
convergenti.
Don Chisciotte
Discaro vagolare di fuggiaschi
rifiutati dall'onda e dalla riva…
sostano sul bagnasciuga
una mamma un bambino piangenti
come i sogni gremiti di pane
accarezzano ancora le notti...
guarda
dal suo cantuccio logoro dal tempo
affacciato allo specchio
don Chisciotte...
glissando strappato alle corde
fende l'aria
della piazza gremita di folla,
grida ai giganti
che girano
come le pale del mulino a vento.
Tra greppi sciatti
e fumo sgretolato
del terzo mondo
le telecamere
allibrano la miseria...
bimbi sfioriti
a cui soltanto gli occhi
splendono
per gemicare aliti
con la notizia icastica
che tocca i pulsanti...
e gli umori illativi
degli alti colli
e catene rocciose
bianchi
come la faccia della neve.
Una laguna stantia
questa sala d'attesa
di seconda classe
col pavimento sporco
di cicche,
con l'orologio fermo
alla parete
dove corrono gli anni
impazziti..
vecchi assopiti,
zaini a tracolla
desideri, speranze…
avanti e indietro,
e moccicanti frugoli
riposti agli angolini
costernati di funga...
russano le valigie
gonfie vuote
degli gnomi azzardati
a punte brille.
Guardano i monti
le città sommerse
dove non parla più
nemmeno al vento
come le foglie secche
calpestate
inzuppate di pioggia
la miseria...
le lampade
consumano petrolio
per gibigianne
e plauso belato
delle greggi lanose,
negano le gocce
a vacillanti lumi...
mille più mille
fiocamente
ancora...
e bisbiglianti lucciole
nel cielo.
Cigolano
le ruote del carro,
più non galoppi,
tiri
recalcitrante,
tentennano i pensieri...
fosse il naufragare
un assomare col pesce in bocca
come il pellicano,
fosse oppure seguire
la cometa
come serrati adepti
nel bosso...
quest'imbrunire già
le membra frante
tenzona con lo schiocco,
senza stelle
cala
si spande
ed incupisce il mare.
Sull'ali della sera
partono l'ombre
come sospesi aliti
accappiati
dallo specchio icastico,
rotolano a valle
nell'egro mare...
quest'involucro opaco
dove con l'ego sommo
l'io dimora,
gamete impercettibile
abbrancato
alle ceneri dell'archetipo,
vuoto imperfetto
tra covile e cuna,
è un fiume pullulante
di pirana,
polpa avvizzita
masticata da vacuo sermone,
canti e contesti
tra celeste e pane.
Vedi cimeli stanchi
carezzati da sterili lusinghe...
Giochi senza riflessi
schiacciano all'orizzonte stretto
le penombre insistenti
con la luce
d'uno squallido sole rubato
al cielo grigio
lungo meridiani sonnolenti,
cantafere di notti incapaci
a versare frantumi di sogni
sotto il peso del tempo
che si sveglia
sullo specchio di passi zoppicanti,
manducando epiteti senza corpo
e incolonnando versi
su righe oblique
lumeggiando meriti artefatti
per illudere le ore vuote.
La trasmissione
Parte il carro porta a domicilio
le anafore serali,
rende l'atto a misura di trilli
l'attore…
Oggi speciale è alto
più alto della cima
Il gladiatore lotta posseduto
contro cifre rivali,
ascolta qualche numero che scoppia…
con esso è concesso
scambiare le armi,
s'accende la somma,
sorseggia, consiglia, sconsiglia,
insiste, resiste
tentenna
il concupito,
rifiuta per l'osso più grosso...
pende sospesa al pollice del caso
la sentenza...
Così fa capo a questo colosseo
il mondo opaco
dove si sbrana la miseria.
Siam pronti alla morte
Nella corsia veloce di sorpassi
che spesso
è l'unica strada disponibile
succedono molti incidenti
tra cui pugnalate di memorie
da parte di parole senza occhi
e dona a miscuglio di voci
il tono di umani esplosivi…
"Siam pronti alla morte"
che si adatta
a tocco stipulato
di campane nostrane
che barattano allori
dove sottoterra la radice
come la nostra analisi dei conti
ora intesa a scollare giunture
legate dal sangue dei moti.
Rami nodosi
e poli autorevoli
come muri di pietre
accapezzate
ballottano
i pensieri
la famiglia
la scuola...
e manichini erotici
affacciati
sulla cresta dell'onda...
bambinella
che sorgi
allo specchio di muto candore
azzimato
dalle false promesse di marzo
come fiore nascente sei,
coi sogni nei sepali,
allo scoccare della galaverna
di questa pazza prima primavera.
Sulla giustizia
Dove l'uomo é chiamato
ad allungare
i colli delle alture
dove scorrazza il senso
e non trapela
nella ciotola opaca l'acqua chiara,
dove l'eco non pesa
sul cuscino
della giuria votata a recitare…
dove nemesi schiocca
manovalando leggi pellegrine,
la giustizia
con la fronte lavata
dalle piccole mani
si prende la briga di accorciare
la lunghezza del tempo,
e l'innocenza
che non si scioglie in acqua di parole
abbraccia il mondo con le mani nude.
Scavai la terra
per piantare un fiore...
le unghie infossate
incontrarono
cocci di vetro.
Vestito dell'onda dell'io
correva il fiume
per pianure e valli,
non dava trasparenze
né riflessi,
non lo pungevano
le stelle
non l'attraeva il mare,
si rompeva di remoli
e di schiuma,
e straripò nei campi...
una palude fangosa
fu la sua vita.
Premure e soprusi
Rinvenire una rosa bocciolo
sugli spalti dorati di maggio:
la pelle, gli olezzi, le labbra…
premure del sole
che gioca a sbocciare.
Le grida, i silenzi,
la fretta dei giorni, le rughe…
soprusi del sole
che gioca a sfiorire…
Le ali del giorno atterrando
su tramonto annoiato
svolgono il panorama
dalla scarpata
rotolando a valle
sulle dentellature degli accenti.
Rulli
pressano
sugli anfratti bagnati
di sudore,
di lacrime,
obelischi infilzano
il sole
e zavorra piatente
nelle stive,
bocche grandi
enormi...
a macca nell'involucro
parole
come lanterne accese
senza luce,
fiumi di schiuma
in questa plaga stantia
che si regge e ruota
sull'asse
soprusatore-vittima
due poli.
Poesie di Natale
È Natale
Onda di cielo e di gelo
indaga sulle vie della città,
schiudi le ali abbracciami fratello,
allineate briciole di mente
per sassi che si rompono in frantumi
sotto le carezze dell'amore
danno estasi,
vestiti di musica e di stelle
indossano le stanze
e le finestre allungano i colori
sulla strada,
sembra vaghezza di varcare assiti
abbracciare il mondo con le ali
e dare un indirizzo nuovo
al babbo natale
con la renna carica di cuori.
Andiamo a
Betlemme
È nato, è nato…
la stella ci guida a Betlemme.
Andiamo a Betlemme!
Dalla vetta che cresce
ogni anno un gradino,
la grotta rimasta confitta
nel vuoto del tempo
possiamo raggiungerla
senza tragitto.
Andiamo a Betlemme!
la grotta del povero bimbo
che nasce ogni giorno
a mille più mille
aspetta un dono….
Andiamo a Betlemme!
Uniamoci al coro
ciascuno portando una luce…
la voce di occhi di bimbi
traduce un silenzio
che parla alle attese
come un suggerimento…
Andiamo a Betlemme!
La stella cometa
La cometa indica un punto
agli occhi del mondo sospesi
al mistero che affolla di Betlemme
le case e cuori adorna
di luccicanti fantasie d'avvento.
L'attesa nel cuore del mondo
accende una fiaccola dove
avvampa serrata la lotta
sul bastione per illustrare l'io,
cerca un gesto d'amore
tra maglie di confini
in questo campo
di virus perenni di soprusi
che parte dall'inizio del cammino
ed attraversa il mondo.
Questo indirizzo che supera il tempo
festeggia una vittoria
dove silenti brevità d'artieri
tendono gli sguardi crivellati
da strali di parole in questa nebbia
dove una mano tesa non si vede.
Le ali dell'inverno
avvolgono l'avvento
sui rami trafitti
dal freddo
dove il cuore smagliato
dal senso terreno
sente l'eco nell'aria
del dono di Lui
che s'è fatto bambino.
Nelle stanze semplici
sgombre di baraonda
luccica l'attesa di un regalo:
una parola nuova che riempia
di luce…
non deludiamo gli occhi
dov'è rimasto uno spiraglio vuoto
perché sgorghi
il traguardo d'un sorriso.
L'albero di
Natale
In questo natalizio andirivieni
vedi tremare un angolo di pino
che grida sotto il peso
di candeline accese…
e candida neve che apre
il cuore a pensieri giganti
è gelida coltre che copre
sentenze posate su scalpi
di abeti che spandono verdi
perplessità
nella tortura lenta rinfrescata
di gocce d'acqua
per durare a lungo
gridano i peccati
senza il coraggio
di rompere il silenzio
di suggestivi scintilli di luce
che giocano a Natale.
Sorpresa da un
cielo di luci
questa marea pubblica pensieri
che involtano in carta da regalo
il cuore.
Piove
rimbalzano chicchi di grandine
su lastrico stradale
alluvionato
sulle auto parcheggiate,
sul passante
con l'ombrello sformato
dal vento
come questa festa di Natale,
piove
l'eco echeggia
contro le pareti dei peccati…
ma l'arcobaleno che fa capo
alla capanna povera
ogni giorno
dove nasce un bambino
e dove muore
di fame
di stenti
di guerra
insegna il santo senso
di Natale.
Ogni giorno
quanti Gesù bambino
nascono in una stalla
e noi re magi ricchi
d'occidente
che deteniamo i beni,
e seguiamo
la stella cometa
che palpita dai cieli moderni
nei monitor accesi
nei giornali
e indica i percorsi da seguire
armiamoci di doni
mettiamoci in cammino
di carità e d'amore
Gesù bambino povero,
ci aspetta.
Luci di Natale
Folla amalgamata
di pensieri
di dubbi
di speranze
di fede…
sempre alla ricerca,
trova un pozzo di luce
scavando una capanna
che fa capo in cielo
a una cometa,
e accende mille luci di Natale.
Sotto il freddo
foglie secche si affollano,
piove più forte
per Natale,
pacciame
si accatasta
nelle valli
appannate
dall'oblio dei monti
sotto i nostri piedi.
Nel campo
dove attecchisce il dolore
lacrime
sono stille scintillanti
fiaccole sulle asprezze
ed ali
che splendono più forte
sotto queste luci di Natale…
dove dolore
sterile non scalda
varca la vita
passi senza luce,
i battiti del cuore
detenuti
dietro le grate fredde
bramano
nella nebbia
gocce di tepore che non hanno.
Natale
Festoso andirivieni,
alberi addobbati,
la neve, presepi, candeline…
luccica la cometa sui vetri delle finestre,
Natale si spande
coi bigliettini accesi
di promesse d'auguri
e di parole…
Le vie del centro inseguono
disegni di luci
partono dal duomo
corrono
ciascun motivo uguale
lungo l'itinerario,
di tanto in tanto un mendico seduto
su lastrico gelato
tende la mano
fuori dagli stracci
ai passi indifferenti,
musica pacata di Natale
sfiora la pelle
rivive il tempo della mangiatoia
di Betlemme
il mercatino acceso,
le bancarelle sembrano presepi
colmi di doni
da scintillare gli occhi di bambini.
Pensieri
scintillanti
nelle vetrine accese
dietro il vetro
cercano il buio per filosofare,
si vestono di ali
nella sonnolenza del cuscino
in questo gelo
a visitare i campi avvelenati
dove il contadino
non lascia posare gli uccelli,
e sorvolano i fiumi
di lacrime di fame.
La strada dell'amore
Piove Amore
Ali di sogno
volano
dalle grate
di questo ergastolo,
profili luminosi
insinuati
nella penombra furtiva
guardano
attraverso
la finestra degli occhi,
vedono
il cuore dell'infinito
come un cielo
zampillante di stelle...
piove amore.
Forte Forte
Forte forte è l'amore,
in un piccolo spazio
imprigionato
suona da lontano
contro il tempo,
penetra l'assito
l'incommensurabile barriera
come la forza
che congiunge e spezza
due mondi
incastonati nel sistema,
custodisce
gridando
i suoi segreti,
si versa nello spiazzo
delle ciglia,
esplode muto
sullo specchio acceso.
Andava per i vicoli tortuosi
visitava gli infermi
e i detenuti,
coi piedi scalzi
tra coltelli e chiodi
cuciva i bordi
ed i frantumi franti,
parlava
con il cuore
sulla mano,
diceva ai ricchi fate carità...
lo misero in croce.
L'amore è una piccola mano
che sa scrivere gioia,
che sa disegnare un sorriso
su un viso triste,
che sa colorare
uno sguardo sbiadito.
Pietà e amore sono vicini
come il mare e la riva,
l'acqua ritorna
spumeggiante e viva,
si frange alla barriera
dell'egoismo,
batte
ribatte
si rivolta
porta
spruzzi di schiuma
dell'onda di dolcezza…
L'amore è una piccola mano,
guarda con gli occhi grandi
come una preghiera
che prega
perché ha gioia di pregare,
non si aggrappa al cuore
tocca piano piano
non conquista
sfiora
come la carezza
di una piccola mano.
Sottovoce
La fiamma di una candela
sottovoce parlando
rischiara
coi timidi gesti il silenzio,
con gli occhi sospesi
il soffitto accarezza,
coi passi leggeri
la stanza trascorre,
la mano del buio che copre
le ombre nascoste
addolcisce, commuove
lo sguardo che sente nel cuore
il respiro che sfiora
la fiamma…
un pianto di cera consuma
fino all'ultima cera
la fiamma.
Donna
Mamma, sorella, sposa
vita degli anni
donna,
timida face,
contro l'abbarbagliare
che si staglia
smodato in mezzo al cielo,
musica, preghiera
contro lo scorrazzare
che rimbalza,
fornice che sorreggi
le atticciate masse
di cemento,
angiolo della sera,
tepalo che proteggi,
alamaro della metà
senza di te sbiadita,
lucignolo che ardi
fino all'ultima cera,
alba fiorita
afflato
sogno
amore
sfaldo fra le mie mani
i tuoi capelli
e sento un grazie immenso
nel mio cuore.
Le piccole cose
O tu che vai
coi sogni alla deriva,
che hai cliccato amore,
non votare
l'immagine corrosa
navigando
lo specchio contraffatto
dai vigenti numi,
non appendere al cielo
nel corpo di un giorno
gli occhi vagabondi
di un pensiero sconfitto
come un treno
invitato in lontananza
che non afferra
immagini accostate,
non trascurare
le piccole cose
dove hai posato
un po' di cuore…
ti mancheranno sempre.
Un fiore
Stando seduto a questo punto
di presente, galleggia impigliato
tra spine
ed alghe che alleviano il corso
un fiore bello,
di quei fiori che nascono inattesi
nei posti impensati,
tra rovine
dove suona più forte il profumo.
Il verso non insiste
nelle pieghe del giglio che ti porge
il calice incantato
delle labbra,
nelle gemme degli occhi
luminosi…
ma si ferma nel viso
la gioia
senza ricorsi a fantasie di note
tra le pareti della stanza inferma
su fondo brulicante di vapori.
Pietre
lutti
fuoco
talibani
il terrorismo fabbrica colonne
sulle macerie,
nella stanza stretta
trovano asilo
guerre di brandelli,
nell'angolino all'ombra
qualche raggio,
il tuo dolore punge la mia pelle
ma è troppo poco per scaldare,
parole non accendono candele
e l'alito colpito
dal peso delle briciole
non scende
nella fossa comune
a mendicare.
Rimpianti
Pensieri senza vestiti
spaziando
dove giocavo a crescere
stringono il cielo
sulla crepa a picco
coi balconi di file di bucato,
passano gli anni fermi
bagnano versi gonfi dalle lenti
balbettando parole
che murano il tempo,
stretto dall'orologio che titilla
mi concedo luce dai spiragli,
solo qualche boccata
prima di concludere il cammino,
col sapone del tempo strofinando
che ha maturato spighe
rotolo i covoni
che l'onda ha trascinato sulla riva,
l'uscio si spande
sugli scogli delle avventure,
ma il cielo che si staglia fino al cielo,
rami bacchiando secchi,
scopre
lo scricchiolamento di brividi
dove si rompe
il vetro dello specchio.
Lo strofinaccio
Sfogliando il mondo
svolgo il panorama
che sbozza il filo attorto
da licenza di uccidere…
strofinaccio
col peso di lavare
aggrava lo scarto
estraendo
lamenti agli abissi
seppure la pietra
è un fratello,
insiste inzuppato
di sangue
avanti indietro
su lastrico bagnato
dove scivola il tempo
fino all'ultima stanza.
Le classi sociali
Dove dovizia naviga ad oltranza
e annota il suo pacchetto
lungo il rettilineo della soglia
del supermercato alimentare,
la cecità del caso volta faccia,
non entra nei parametri coinvolti
degli interni assetati di confini,
ed aggetti inclinati fra due sponde
si sollevano
per tentare distanze
nonostante l'intimità…
questo processo implica lo sporco
che non resiste al peso del lavaggio
per paura di perdere il colore.
Non chiedere
alla cultura del tempo
il rendiconto
delle vite lanciate sui birilli,
la colpa cola sempre dai livelli.
Voli interrotti cadono dai rami
misurando nei campi
ossa compiute
e figli di silenzio dietro barre
della porta di ghiaccio
che il sole non scioglie…
seguitai l'urlo
dopo l'urto con lo scoglio
rilevando frutti abbeverati
di sangue nei giardini
di principi eloquenti
e altre misure…
aprendo la porta
una pioggia
lava
senza interrompere il discorso
della luce contro le pareti.
Il ponte
A braccia levate su mare
di numi imprigionati
in bocce di magia
accende l'alba tenera
una strada.
Danno le vele al vento
le barche assetate di oceano
con tenace costanza
l'orizzonte
inseguono,
un vento insinua intrighi
nasce un fiume
di toni invalicabili
rancori,
il fiume degli ostacoli
interrompe la strada,
l'amore inventa un ponte
malfermo
sospeso
malandato…
necessita equilibrio
per non precipitare.
Forse potrebbe
una carezza
sladinare un cuore
dove la bruma ha rattrappito
anche l'ultimo anelito
se una bocca amica
parlasse con la voce nelle mani.
Forse potrebbe
uno sguardo
splendere come un sole
nel vicolo buio
dove l'ombra ha rapito
anche l'ultimo spiraglio
se una lampada attenta
rifrangesse
nella spelonca cupa
i suoi barlumi.
Forse potrebbe
una lacrima
suonare come l'acqua
dove l'arsura
della sabbia infocata
ha flagellato
anche l'ultimo sorso
se una nuvola pia sul deserto
schiudesse gli occhi al pianto.
Poesie che hanno per tema
il mare
O mare
quando sei inteso
a cogliere
un volo di gabbiani
o ascoltare tenero
i sussurri del cielo
la mia barca
sul tuo grembo
è come una bambina
sulla mamma,
scivola leggera,
abbraccia il tuo profumo
e gioca coi bisbigli
della luna…
a vento cieco
quando increspi
il viso,
urla beccheggia rolla
non governa.
Salpa lo scalandrone
la valigia pesante legata
con lo spago,
o marinaio
lasci di poppa il cuore pieno…
i frantumi di ieri
si sciolgono nel sale
col ritmo sospeso
dei motori.
Le brande,
i carruggetti,
i passi lenti,
manca un quarto solenne…
passa un faro…
Bevi un sorso d’amore
al primo porto
ti scappa il cuore,
ma è solo una canzone
da cantare…
Come nel ciel la luna la sua strada
trova giocando a nuvola col vento
fende la prora il mare,
o marinaio
hai binocoli grandi per guardare
dietro i pensieri.
O marinaio
tocchi la tua sponda...
alla deriva
sugli asfalti secchi
ancora rolli anche senza mare.
La navicella
Guardo nel cielo
le stelle d’oro
sono diamanti
brillano in coro,
passa la luna
giuliva e bionda
guizzano i raggi
gioca con l’onda,
la prora scivola
a navigare
la navicella
in mezzo al mare.
Così è la vita
nel suo cammino
acqua lucente
sorge il mattino,
sul mare placido
la navicella
col sole tenero
naviga snella,
si sveglia un sogno
guarda lontano
la navicella
vola un gabbiano.
Così è la vita
la navicella
corre una nuvola
copre una stella,
frange la schiuma
il cuor scontento
s’increspa l’onda
e soffia il vento,
i flutti ingrossano
si sbianca il mare
la vita è fragile
può naufragare…
e sempre avanza
vuole arrivare
la navicella
in mezzo al mare.
Così è la vita
scivola piano
all’orizzonte
tende la mano,
naviga naviga
la navicella
in mezzo al mare
con la sua stella.
Naviga naviga
tocca la sponda
la navicella…
e tace l’onda.
Una nave
naviga ad oltranza nella nebbia,
il capitano dipanando il filo
dipinge la distanza fino al porto
con gli acquerelli che ha trovato
nella dimora delle immagini,
e ascoltando l’ampolla
che sprigiona profumo
crede di avere acceso una lampadina
e carica le stive di luce…
ma tocca con la mano
la porta del labirinto
che sembrava aperta
perché era trasparente
poiché i vestiti si logorano
e lasciano nudo il colore,
così rimane solo dietro l'uscio
perciò la nave
giunge al porto vuota.
Tinta di glauco mare
salpò la nave illecebra
a gonfie vele
alamarando i flutti con la scia.
Il tempo alieno
la sorprese.
La navicella sola tra gli scogli
patì l’agone e i granfi
del vento alacre,
scardinata dall’apice alla chiglia
sulla battigia la sconvolse l’onda.
Bianco gabbiano
accompagni la nave.
Non ti nuoce il cielo grigio.
Viene la solitudine sul mare,
viene la notte sola senza stelle.
Bianco gabbiano
a te non fugge il tempo.
Voli, ritorni, non ti posi, sei
come un pensiero vago di pensare.
Un marinaio stanco
viene l’ora e rassetta,
posa i pennelli nella cala,
si sofferma, aspetta.
Guarda il tuo volo.
Bianco gabbiano
Voli nell’aria e ti culla il vento.
Tu troppo poco hai
e troppo vago sei
di volare lontano,
coi sogni aperti vai
come ali
sulla spuma dell’onde,
da prora a poppa
come un gabbiano vago di volare.
I vacanzieri
Frammenti di fabbrica
affamati
dalla fetta di torta che gli spetta
assaltano il mare
che assorbe gli stress
con l’offerta
che sfoglia le voglie…
la baia raccoglie
la pesca,
il verme si torce nell’amo,
ascolta il richiamo
un pesce
che passa
che tocca
che abbocca…
trasmette l’orgasmo dal fondo
la forza minuta che tira
che soffre
che offre
minimo di derrate
al torno di occhi
sospesi
di spettatori a registrare i guizzi…
l’anima non intoppa,
prende un disegno
che non gli appartiene
questo diletto
che conquista il mondo.
Navi su filo dell’orizzonte
Nel fiume del tempo
naviga
controsenso al verso
che consegna le cose all'oblio
una qualche luce di fanale,
persegue la tessitura
fino all'ultima trama
giocando con la scia
di una nave
che l'onda non cancella.
Su promontorio il faro
guida i navigatori
attingendo carezze
in lontananza
legate al suono
di un qualche nome…
i timonieri colgono il segnale
rilevando puntini al passaggio
che accendono il cielo
a spettatori attenti sulle strade
che tendono la mano
a questa scia di luce
che ha penetrato
l’anima del mondo.
Il viaggio
Tanto tempo fa m’imbarcai,
presi la rotta verso la banchina
posta all’altro lato del mare
dove si svolge il concorso.
Il primo atto avvenne sottocosta
tra carezze di vento e gabbiani,
poi venne l’alto mare…
imbrogliato di grumi di memorie
l'ultimo tratto prima dell'attracco
nel torno brulicante di vapori
distraggo coi ricorsi all’ospedale
il loculo che aspetta…
il primo passo sullo scalandrone
a cui fa capo questo andirivieni
lascia pesare il senso
della piccozza dello scalatore.
Senza nocchiere
Una barca diretta
all'orizzonte
naviga senza nocchiere,
passa la traversata
tra secche
pregiudizi
tra marosi,
omologando il senso
che la natura aizza
per sviluppare
il proprio tornaconto
paralizza il quadro con bloccate
lungo pattugliamenti di censure…
trascorre il buio della notte
dove l'insonnia
si può spendere
per acquistare immagini
nelle profondità,
con la rotta dimessa alla deriva
si ravvede
quando le lune
che il marinaio libera
durante la traversata
si perdono
nella lampante egemonia del sole
che ostenta le rughe del viso.
Da Poesie che hanno per tema il mare
Navigando
su mare di memorie
si sente a volte l’urlo di mastini...
cani del passato
che inseguono le notti
come morsi vecchi
che non hanno smesso
di abbaiare.
Ora presso il varco
di frontiera
dove il buio non consente
lo spoglio di notizie
ogni peso staccato
al calendario si accanisce
cercando un appiglio
per sfuggire l’impatto dell’assito.
Inciamperanno i cani
contro presupposti d’incombenze?
Non sappiamo se c’è verso
di sfuggirli
facendogli perdere le tracce
oppure
se ci accompagneranno
permanentemente.
Una nave incagliata
nella secca
s’imbatte col sole che passa
e ripete che passa,
mentre aspetta l’alta marea per disincagliare
sfoglia miglia percorse,
prende volo su spruzzi di magia
dove il cuore rimasto incollato
nelle intercapedini di certi bagagli
fa fatica a battere lontano.
Le ore scarnificando i versi
lasciano putrelle a sostegno di memorie,
un'impalcatura che non crolla,
nel ripositorio di ciniglie,
ma il peso non concede
risultati attendibili e la gnosi
ricamata dall’uso
su rotoli di carta igienica
non fa sconti...
forse il nocchiere
ribadendo del bandolo la scena
consolerà il trasloco coi dettagli
senza scompigliare la coscienza
della luce contro le facciate.
S’addensa il flusso
che abbraccia l’orizzonte
dalla cima
di questa piena d'anni
cerca uno spazio
per violare il muro,
bruciando a freddo il fumo
sorge a fiocchi,
s'inabissa nell'aria,
ti sfugge se lo tocchi,
entra in punta di piedi
l'indifferenza dei minuti,
accoltella il giorno
passando sulla fronte della luce
coi passi vuoti
come una conchiglia
seminata
sulla sorte dell'onda
e della riva…
scontento d'esser dentro
e la paura di venire escluso.
La traversata
Un seme butta l’ancora nel mare
pioggia secondo
partorendo occhi
che intendono sorpassare la nebbia,
uscendo acquista indumenti
che lo statalizzano come una matricola,
annusando lo specchio
inciso di morsi
dell’uno e dell’altro partito
viene attratto dalla loro somiglianza
e affitta una casa nel corso,
ma l’estremità di trabocchetti
punge i sogni con profitto ambiguo
ed alterno frullare di rivolte…
è vero ogni erba
ha un profumo distinto
e forzare i pistoni non ha senso,
tutto il volo rimane un solo punto
ed alla traversata il porto è escluso.
Marittimo in pensione
seduto sulla riva
come un volo fermo senza ali
sulla gronda affacciata
a volteggi di rondini e gabbiani
le nostalgie
ch’erano dolcezze
covate a bordo
dal desiderio di cucire i fili
ora sciolte nell’acqua
senza sale
sfiorano le cornici
come un sorriso senza gioia
estratto dal volto, la noia
che controvento assale
implica sogni alla deriva…
con la prora puntata
all'orizzonte
mastico il peso
lungo le notti vuote di fanali
che seguono la rotta
del cuscino
sull’onda piatta
che rimpiazza il mare.
Poesie che hanno per tema
l'amore
La favola della notte
Musa che accendi
tremolanti fuochi,
fiume che scorri tra le rive
della sera e dell'alba,
le tue virtù pacate
i tuoi silenzi
suonano dolcemente,
si condensano l'ombre
come spalmate oasi di tempo,
escono i puntini sempre accesi
dai labirinti ignoti,
sfogliano desideri tra le dita:
un'isola incantata sempre verde
lambisce il mare l'onda di confini
la riva nuda come una conchiglia
dove la spuma palpitante volta
lungo le insenature color miele…
maturano le notti fior di stelle
sullo stelo di sogni tra le righe
della favola dolce dove un bacio
sveglia la principessa addormentata.
Il libro caro
Accorpato a barbagli
rigettati
dagli stralci di foresti lumi
snudava l'amanuense
il libro caro,
copiava righe del passato
deambulando nella sfera chiusa
come un pensiero apodo,
e senz'ali
con aspersa la fronte di bisbigli
della volta ottativa
ornava l'onde
disegnando la pagina del cuore
con la connivenza
dello specchio conserto
che cuciva
i bordi di limbelli adulterati,
e novellava al vento...
negli scaffali vuoti
sentiva ancora
il canto dei vestiti.
Mabel
Ho trascorso un pieno
di storie
ciascuna ha piantato
un arbusto
che punge tra rughe di muri.
Aprendo la porta
della casa sconfitta
il canto conduce
nel guscio protetto
dalla buccia ruvida del litschi
dove è rimasto il gusto
del tuo sapore esotico
Mabel
mi avvicino ai tuoi battiti
col cuore blindato,
parola di tempo che corre
a tenuta di cuore cercando
nel vuoto uno spazio
davanti allo specchio
in attesa
che accada una magia
per dipanare la matassa.
Amore
Se le parole dell'albero non
cascassero come sfrattate foglie
davanti agli occhi dell'autunno
sarebbe bello annegare nel tuo mare...
anche noi che ci sentivamo una
storia infinita siamo finiti
nella lampante egemonia dell'uso
che struscia le tue ali artefatte,
forse Giulietta e Romeo
se percorrendo giorni pattugliati
da ombre di cielo giganti
avessero dato al tempo lo spazio
di mangiare i tuoi colori
non sarebbero riusciti a salvarti.
Sulla scia dei sogni
Con la pelle increspata
dalle rughe del vento
inseguo un'onda
carezzando versi
che ritagliano il cielo
e indorano di bisbigli
le voragini aperte…
questi fogli
tra le dita digiune
la mano secca ardisce
spumeggianti rintocchi
come la scia di sogni
l'orizzonte…
i filamenti stillano
brividi di luci
e gli occhi delle sere
fiumi d'ombre.
L'incontro
Il sole matura la pelle
evasa dal vestito,
piedini scottati di bimbi
correndo a ripari
nei circoli d'ombra
diffusi dallo Zenit
le tue ciglia assopite
schiudono,
sorridono alla ghiaia
che sguazza coi flutti
su righe fiorite di sogni,
un cielo regalano
al mio sguardo che annega
nei tuoi flutti…
e l'onda già scrive
nel cielo
i riflessi del mare.
San Valentino
Petali boccioli
nati per forza,
per decorare
il giorno dell'amore.
Rose…
alcune tristi
guardano pensose
i fiocchi della neve
dietro i vetri,
altre
hanno chiuso gli occhi,
ancora vive
pendono già chine.
Primo amore
Scopriva il mondo
l'alba mattutina
con gli occhi grandi,
era una bambina
bionda
come i capelli della luna,
andava scalza
nella notte bruna,
si cullava con l'onda
e con il vento,
sussurrava una musica
d'argento.
Seguiva un sogno libero,
la mano
tendeva verso il volo
d'un gabbiano…
era giuliva
era il primo amore,
la vide il sole
la colpì nel cuore.
Fuggiamo
Notti imbrigliate
rendono
il russare delle ore
dalle fessure stente.
Fuggiamo
dall'ombre opache…
cammina
andiamo
corri
inseguiamo la luna!
Fuggiamo
dai riverberi saccenti
di questo deserto incarnato,
da questo bosco
vessante,
dai remoli aberranti
di questo fiume!
Dammi la mano,
fiorellino acaule
sommerso dall'erba…
sei inviato a piangere
a magico convito delle stelle.
Ellera abbarbicata
al cuore della notte
come una solitudine
allo specchio,
passano le immagini
all'apparenza terse,
latenti riflessi
di sogni incompiuti,
fogli finiti non usati…
spunta l'alba
col cuore leggero
come il vento,
pigia l'arca
sottiglia
non scioglie
la chiglia dall'acqua…
rimane
stagno tepore
di pesanti avvolte
coltri rifatte,
e sullo schermo l'eco di rintocchi.
Sprimacciando il guanciale
Può bastare una piega sottile
una rassomiglianza
un bacio
un nome
anche un nonnulla
per chiamare un vento
che trema
da una roccia di memorie
affacciata sul mare…
nel reliquario
colano rintocchi
dalle intercapedini del tempo
come un richiamo
a seguitare il fiume
sprimacciando il guanciale
di memorie.
Scalzo d'amore
forte di memorie
vago lungo sentieri
brancolando
nella nebbia
che sale dai tepori,
rilevando il nimbo
di un fanale
butto una mano
immerso alle tue sponde
nel ristagno di gocce nella gora,
s'increspa il senso
partorendo onde
sulle creste anomale
dell'ombre
che si sciolgono in bocca
mescolando
con la saliva amara
versi dolci.
Veleggiando
per mari di memorie
sento schiamazzi a perdifiato,
sulla nomenclatura del bisbiglio
amore,
pare un discorso di onde
che abbraccia la costiera,
insinua rigurgiti di schiuma
in frappe di sabbia.
Vagliai il palcoscenico seguendo
il copione tracciato…
l'imperfetto presente di spiragli
non aprì la porta,
abbicata agli abbienti
non scendesti dal palco a recitare
nella platea diffusa di scommesse…
La pioggia acquista un senso
scavalcando veglie di notti
sotto l'imperversare
del maltempo
a lento maturare di barlumi
dove fulmini accendono il totale.
Volevo descrivere fiori
come gli occhi d'aprile
sottovoce sciogliendo le zolle
scrivevano righe di festa.
Sono entrato al profumo del sole
nel giardino, ho dipinto una rosa
ma le spine mi hanno ferito
ed ho pianto.
Ora corro notturno contro il tempo,
ti sento bussare mentre ascolto
la tua voce d'allora che mi segue
e parla col silenzio dietro il vetro
dove il tuo sguardo intatto
é conservato.
Mi sgridano i contorni manomessi,
non aprono finestre all'orizzonte
al tocco serotino della sveglia
presa da sole placido dell'alba
col vento che lambiva i tuoi capelli
ed il sorriso fermo mentre piangi
guardando l'altro lato della piazza...
Così nuotando insieme in questo sale
non salgo a galla mentre non affondo
sulla battigia dove rompe il mare.
La telefonata
Il magico filo
che cuce
chilometri
fissi di guardia
e parla
giocando
coi guizzi
che scrive la luna
sull'onda
che strappa
per forza
i vestiti del tempo
ha scandito
una voce
sospesa
che piange
con gli occhi d'allora
e un silenzio gigante
che grida ancora
ti amo.
Trovai un fiore bello
stava crescendo
all'ombra di cespugli,
c'erano spine intorno,
m'insanguinai le mani,
per afferrarlo
si strappò lo stelo…
vidi appassire petali
soltanto
mi rimasero i resti
ed il rimpianto.
Sole di marzo
Con gli occhi diluiti
nell'acqua dell'attesa
sta scavando sogni di miniere
per catturare il suo lingotto d'oro,
a ricambio di cuore
confida
la zolla
ma sole di marzo
che pianta
apposta o per sbaglio
diamanti
nel coccio di bottiglia
inventa gelate
e tinge i suoi quadri
di scalpi d'umore,
sull'onda
la luna strimpella
fecondando sentenze musicali
a tutto volume
come naviga l'eco del malore.
Fanciulla,
questo nome
non segue il tuo cammino,
non si adatta,
antico suona troppo
al tuo pudore
ch'era una corazza,
vivi smarrita con lo scudo roso…
il sesso si proclama vincitore,
festeggia la vittoria
nel regime che imprime
il suo talento
coi mezzi all'avanguardia…
la rotta è speronata
dalle vigenti analisi di lumi
di questa società
nel senso che
l'onda che proteggeva
ha strabuzzato gli usi
allunga i passi
ed apre con la forza
gli occhi ancora chiusi.
Poesie che hanno per tema
la natura
Notte celeste
Notte celeste placida
tacite luminelle,
notte celeste grande
notte di mille stellle.
Reggi lo sguardo timido
piccolo uomo, affonda
con l'infimo centimetro
nel spazio che t'inonda,
cogli all'immenso un attimo
di silenzio e d'amore,
china la mente audace,
sazia di quiete il core.
Una poesia dei monti
L'aria sospesa alle pendici
vive il sacro dominio della vetta
che si scontra col cielo
come un'esplosione di silenzio…
un silenzio selvaggio
in cui s'immerge lo scalatore
che vince il peso dell'arrampicata,
un silenzio non contaminato
a cui soltanto il vento può parlare,
un silenzio che scuote la valanga,
impervio di strapiombi,
rotto dalle voci di cordate, crudele
scalza lo sfidante ignoto, un silenzio
gigante che parla alle scarpate,
come ali di aquila si scioglie
dalle balze nevose sugli abissi…
guarda, ascolta, si fonde
con l'etere sereno
la conchiglia di sole del tramonto
nell'immortale estasi di un bacio…
chiudi gli occhi incapaci,
accogli il tutto
senza aspettare volontà di assetti…
questo sentimento di altitudine
disponi in versi, nasce
una poesia dei monti.
La maestra
Nel campo dove crescono
i miracoli
la maestra non passa soltanto
tra i banchi di scuola
e spiega una mela che cade,
é anche scolara, si evolve
frequentando la scuola di tendenze:
rende al picciolo la foglia,
rattoppa gli smagli,
sostiene a misura di zolla
margotta che parte da sola,
fornisce la spada ai gladiatori,
indossa gioielli la sera
e veste il bambino di sole,
é artista eloquente
intrattiene
con la tavolozza del pittore,
contro le parole senza scudo
perché il contadino è un uccello
che becca i fichi maturi,
perché il contadino è leopardo
che assale le scimmie sugli alberi,
é lupo con disegno di aggredire
che corteggia con occhi di premure.
La notte
Dopo una giornata contorta, campale
dirotta le norme, non dorme la notte
nel letto con l'onda che allunga i pensieri
nuotando sott'acqua come lo schiamazzo
dei ribelli che si rompe contro il muro
della tribuna prima di affogare,
forte d'artigli gioca come un gioco di riflessi,
scavalca il buio e graffia fino a perdita d'occhio
con la naturale connivenza in questo mondo
di carne e di carnivori, sotto il cielo sordomuto
dove i meridiani prominenti tagliano i paralleli depressi
Mentre svuoto la stanza col discorso in salita
che spezza il segmento, gli occhi sbarra
sulla marea di versi che rimonta lo spazio
di una nuvola gigante, lacrimosa l'alba
raggiunge lo sfondo e strozza il buio
con le mani di sole.
Sfogliando pagine di campagna
dove si leggono poesie
che la stagione pubblica ai poeti
mi fermo davanti agli occhi
di un ciliegio che scrive versi:
l'opera si presenta al vicinato
con l'orgoglio festoso di chi dona…
tutti vogliono leggere la storia…
ed io coniugato con letargo,
dall'eco attratto di reviviscenza,
andatura commista di giulebba
e peso amaro sui gradini stanchi,
m'affanno piazzando su tempi
di carta immagini per imitarlo,
e mi vanto pittore.
Caro tramonto
L'abito della sera
indossa ora l'albero coi trilli
a cui fa capo l'ugola del merlo
ed il cu-cù risponde da lontano,
tra le foglie sguazzano scintilli,
filtra l'ultimo sole,
scorazza rosolaccio nel declivio...
caro tramonto,
coi raggi pacati
e col respiro
della brezza leggera...
si spande il giorno vorticoso,
sfocerà nell'oceano della sera.
Nella campagna rorida
sbocciano i fiori,
antesignano
corre vento antico
asporta i geni all'antere,
trepidanti volteggi
intorno ai nidi
e garruli bisbigli...
nella saccente
millantata
specie
l'aria è pensosa,
rutila il trionfo
del seme sorto
nella provetta...
fuliggine rosata
nella culla
dove vagito
a falsa mamma spande
e nelle opache cantilene
affonda...
bella natura
disdorata
e franta.
Pioggia razzente
d'azzurro
cala sull'orizzonte,
gemica ruzzi il cuore...
germogliare
fiorire
rinverdire...
O dolce primavera!
non entri
non trapassi
questo vigore avido
del fumo.
La voce del tramonto
suona sotto i mannelli
nella campagna
come i problemi curvi
sulle spalle,
ma il sole all'orizzonte
sfogliando dall'antipode
il cammino
stempera i desideri
nei colori pacati
come l'alba,
accende un bacio
dolce di memorie
dove gli occhi
possono scrivere
sulle righe sbiadite
un rifugio.
Primavera
Il tempo
sfogliando il libro
ha raggiunto la pagina
dell'equinozio,
dietro i vetri
c'è gran baccano,
sono i segni
della stagione nuova
che si versa nei campi.
La processione parte
dai ciliegi di bianco vestiti
sfila tra cornici
di primule, e germogli
arrampicati a rami…
e tornano le rondini
riportano gli anni
a contare
i balconi sospesi…
ma qualche balcone
é crollato
e questa vampata di luce
non ha senso.
Imbrunire
La terra canta dolce di tramonto,
in estasi di cielo l'orizzonte
apre l'uscio a misura di pennelli
a parole pacate dietro i monti,
e di silenzio abbevera le valli,
sospeso alla magia della campagna
m'infittisco di alberi, tra fronde
si leva a curiosare qualche guizzo
di sole calmo ed é poesia di trilli.
In lontananza fermo di lavoro
raggomitola il giorno il contadino
sulla terra sdraiata mescolando
i passi stanchi all'imbrunire e l'oro…
e lascia qualche brivido che passa.
Tramonto autunnale
Dopo sereno calle,
quando il declino
su cataletto azzarda
vene di carbonchio e indossa trilli,
sembra lasso di acquarelli
la pace timorosa che inzuppa
di oro colato le rughe del tempo.
Il sole ancora consiglia, ma pioggia
che sale dagli anni pacciame
modella. Il dì canuto, dove un
qualche scienziato ha inventato la
macchina per vedere l'invisibile
e sentire l'impercettibile silenzio,
al grido di sorgenti d'acqua pura
che abbeverano pozzi secchi di
cavalli che hanno attraversato il
deserto, confuta i fantini con la
frusta quando muti sull'ancora di
ghiaccio si spartiscono l'ombre.
Nell'interstizio che soccorre il
tempo ascolto il vento leggero
che porta i cavalli nel recinto.
Cara luna
intensamente sveglia
tacita fissi
oppur giocosa ridi.
Come pupilla sei
vaga, severa, attenta...
leggi a ciascun negli occhi
i suoi segreti
e scrivi sugli sguardi
il tuo pensiero.
Natura
Quando si sveglia il giorno
è l'aria nuova
leggera e insonnolita,
stende
dall'orizzonte trepido la mano
l'alba,
s'affaccia incerta e silenziosa,
schiude le sue finestre piano piano,
sorride al mare coi riflessi rosa.
Bella Natura!
È primavera,
é verde intorno
voli nella campagna
ed è festoso canto,
quando giochi con chiazze di colori
e ritagli di forme,
coi pennelli
tingi farfalle, petali di fiori,
prati, declivi, limpidi ruscelli.
Vaga Natura!
Un pensatore attento
osserva e tace,
fruscio del tuo saper
coglie, è saggezza,
quando calcoli seria i tuoi diademi
poni nel cielo ed equilibri, reggi
gli spazi, i moti,
orbite e sistemi
ammansisci sotto le tue leggi.
Grande natura!
Palpiti, sogni, aneliti
prendono il cuore e il viso
quando c'è amore,
un giubilo profondo
nasce
un sentimento,
il cuor s'infiora.
Quando s'immerge nel magico fondo
l'indefinito si sente e si sfiora.
Dolce Natura!
Scorre la vita
l'onda dell'oblio
trasporta il tempo,
copre e dissolve lacrime.
Nella valle mortale agnelli e lupi
sono i tuoi figli, è mare di dolore.
Perché? …T'avvolgi di silenzi cupi,
miseria e strazio
non ti tocca il cuore.
Madre Natura!
Poesie tratte dalla
Silloge 2 Novembre
Flutti
nel gorgogliante mare
dilatano la nebbia…
veglie
di colori recisi alla campagna
per adulare il cielo,
sussurri di candele
spazzano
polvere di tempo dalle righe
a questa età di occhiali
che si affaccia
sulla piazzola invasa
dalla marea di volti…
questo sereno incontro
che addolcisce
porge la mano tesa
sulla soglia
per consentirci
di accarezzarla.
Una goccia di infinito
Il canto della notte
si spande,
un alito di brividi
mi sfiora
mio padre.
Un abbraccio senza corpo,
un sorriso,
appagato dolcemente
dalla voce senza suono
mi sveglio....
sullo schermo
dei pensieri abituali
rimane
una goccia di infinito.
Mamma
Una stella
in questo cielo grigio,
una luce
in questo crepuscolo,
un arcobaleno
in questo tempestoso
urlar di lupi,
una carezza
nello stanco errare.
Oh questa vita!
Mamma...
un soffio di dolcezza
questo sfogliare l'album
del cuore.
Due novembre
Occhi spenti
profondono luce,
melico ardor di salme...
cuori ardenti
battono attese,
fiumi di parole...
amori
gioie
lacrime
adiscono
agli aliti
di questo giorno
affiorano
dai riflessi
di queste zolle,
salgono al ciel
come un ardor di ali.
Splende
come il colore di una
lacrima
sull'epitaffio
il piccolo lumino
in pasto al buio...
gli occhi
davanti
alla veste marmorea
trasparente
come lo specchio gelido,
invocano
pietà di speme...
silenti ceri
ardono
nel vuoto del pensiero.
Ave Maria!
Sepoltura
Tra le marmoree solitarie siepi
dove il colore del tempo si perde
tentenna il sol da cipressi ventosi
guizzi di vago novembrino ardire...
marcia il corteo ed i velati volti
sfogliano riti, calpestio di passi
grava, il silenzio si profonda, avanza
nero come il colore dell'addio.
Oh come corre questo treno fermo,
coi finestrini aperti alla campagna!
Tende la mano l'albero di sogni
dolci, pendenti, carico, maturi,
sfioran le dita quello di rimpianti,
foglie ingiallite, sterili pensieri.
La terra pia che ci raccoglie, cruda
inghiotte questo sacro appuntamento,
non la placano né fiori recisi
e nemmeno il dolore... sepoltura
come un blocco di marmo s'addolcisce
allo scalpello di chi accende un fiore.
I colori del tempo
Splende un silenzio inciso
di malore
della serpeggiante carreggiata
nelle cariatidi marmoree
e telamoni
di questo mausoleo ferito
delle ingiurie del tempo,
un silenzio che parla alle rovine
con la voce pesante
come una montagna
sospesa sui pensieri,
i giganti si sciolgono nell'onda
vivendo ciò che resta dopo il giorno
dove la notte vince sulla luce,
la morte non è morta,
si aggira sonnolenta
negli intervalli di deserti di frotte
l'aria impregnata
di sapore che antico si rompe
sgranocchiato dal passo dei motori. |