Poesie di Maddalena Gatto


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Leggi i racconti di Maddalena

Un faro lungo il passo
Col capo e gli occhi in su
Rivolti a Te Gesù
Le lodi e le preghiere
Un faro lungo il passo
Ad evitar l'inciampo
E il vacillar mi è ignoto
Nell'ombra più profonda.
Poiché sei giusto e Immenso
Con Te vicino
io sempre spero e vivo
Sei fonte d'ogni amore
Eterna gioia mia
E più non manca grazia
A questa figlia tua.

Spero e prego
Oggi quella danza
Che mi teneva desta
Fino all'alba
Ha passi nuovi
E solitari più del solito
Invocano un miracolo
Ogni giorno
Tutti già esauditi
Ed ogni notte ringrazio
Iddio
E spero e prego
Senza mai sosta.

Rischiara il verbo tuo
Ti ho scorto
Ad asciugarmi gli occhi
Mio Signore
E di nuovo hai tramutato
L'ombra in luce
Così, come da sempre
Rischiara il Verbo Tuo
D'Amore esteso a tutti.
Se libera io sono
Non certo per mia dote
Bensì per grazia Tua
Mi è nuovo il giorno
Ed ogni mio respiro
È notte che mi vola
Non più come una volta
Quand'anche l'attimo fuggente
Lo scorrere stentava.

Mio Dio
Per ogni granello
Un respiro insabbiato
Rastrello, paletta e secchiello
A innalzare Castelli nell' aria
Ma una ruspa nell'ombra
Più cupa
Ha distrutto fortezza e speranza.
Ora il mare è in attesa
Di nuovo
Non vi è tempo per questo
E per quello
Aspettare poi cosa?
Quando tutto è già eroso.
Ora il mare è impaziente
Solo Tu puoi sanare la posa
Mio Dio.

A dire Amen
Sono canti giornalieri
Tra alberi piangenti
E fiori ballerini
Un tutt'uno sorprendente
Tali sono i giochi
Che impartiscono ad ogn'ora.
Nell'aria ad osa si respira
Odori di lavanda e gelsomini
S'accuccia il sole nel da farsi
Orsù brandelli di memoria
Tornate a respirare con vigore
Oppure rintanate con premura
Il sol sospetto disperato.
Nell'ombra una preghiera
La più sentita e vera
E s'ode un pianto in sottofondo
Congiunti attimi nel buio
A dire Amen.

Ed ora che il Tutto dal capo mi cinge
Ecco un paese di nubi dissolte
Ecco... stamane era puro
E sempre lassù
Una Luce imperava
E sempre quaggiù
Si sognava l'Amore.
Ecco quei sogni son vivi
In Eterno
Lontani non sono
Questi ioli tocco
Con mano ogni giorno
Son senza paura
Forza e coraggio
Lo Spirito Santo
Leggero e gioioso
L' umore che spera
Ed ora che il Tutto
Dal capo mi cinge
Redente è ogni laccio
Che pende e minaccia.

Grazie a Te solo
Grazie a Te solo,
Signore Gesù,
Oggi tace la parola
Che non dà speranza
E tutto ciò che
contro rema,
Tu addrizzi e spiani
La rotta via.

Interamente
Interamente
Riposano le mie pene
In Te
In una musica silenziosa
Abbracciate all'albero
Della speranza
A maturare ascolti di fede
Imperscrutabili
In un mistero che solo
Dio sa.
E rinascono sogni
Nella Tua vigna di Luce beata
Grappoli di miele e nettare
Di alati corsi
Presidio ed unico mio auspicio
Sei
Egida d'ogni supplizio
La Tua presenza
Eccelsa ed Infinita.

Unico Mio Re
Anni di Te che l'anima cantava
Di nascosto, una preghiera sussurrata
Col cuore in gola che sempre mi scoppiava.
In Luce prende piede il mio cammino
Spirito di Dio, Splendente ed Unico mio Re.
Gesù, Eterno Salvatore, folle innamorate
Hanno di Te sfiorata l'inconsùtile Tua veste
Constatato miracoli e prodigi
Udito, acclamato e da Iscariota poi tradito
Sul monte degli ulivi.
Arrestato e mal stimato da Pilato
E tanti altri
Massacrato e sulla Croce poi inchiodato
Unico mio Re, Padre Infinito
Cara è la Tua Parola
Palese la Sua Cura
A mano a mano Ella guarisce
Nel mentre che rivela
Indi fiorisce: " La Via La Verità e La Vita".

Ancorché dubbiosi
Il piglio nelle vie dei sensi
Adocchia solchi riemersi
All' improvviso.
Tra una salita e una discesa
Un mormorio nel declinar
Singhiozzi.
Pozzi di lunga data
Volti affollati di idee
Ancorché dubbiosi.
Fissa a fior di ciglia
A traboccar la goccia
Ma più lucente di un diamante
Allaga l'iride vibrante.

Senza riscontro
Che forma ha quell'ombra sconosciuta
che attraversa il solco di ogni ruga?
Ciascuno realizza i suoi sepolti vivi,
chiunque ha dentro di sé un vuoto ignoto
che implora un canale di scolo
dove versare ogni male possibile.
Nell'eremo degli arabi ruggiti
affondo all'infinito
restando immobile per ore e ore
senza riscontro.

È stato già detto
Il bisogno è un' avvilita strada
che non ha mai fine,
viviamo per morire
sarà questo a renderci indiscussi
e perenni atomi.

Mi volto a guardarti
anche se non ti vedo
sei quello che non ho mai avuto
e mai avrò nonostante
il mio volerti sempre.

Odori e colori di vento
Ecco la luce calare di botto
s' accorcia il dì sfregando la natura
per intera.
La sfera alberata si spoglia del tutto
mettendo a nudo i propri corpi secchi
tra odori e colori di vento.

In mezzo a quelle foglie morte,
solo a parole, concerto autunnale
prossimo al gelo.
Ma a me sembra viva anche adesso
quella mite casa consumata
dove bambini immacolati si rincorrono
tra lacrime accese e riso nel petto.

Sul finire stanco
Ho appena frugato
nelle reliquie dello spazio,
scorto soffi di immagini
rannicchiati
nei diversi suoni danzanti.

Ma quanta fantasia
ci vuole ancora
per continuare l'oggi
e quello dopo?

Questo sogno
è un effimero barlume
che recita agonia.

L'occhio ha smesso
quando la palpebra spenta
si è chiusa sul finire stanco
dell'ultimo respiro.

Or che tutto è spoglio intorno
Incide nel silenzio
un temporale antico
disegni vivi
grondano d'autunno.

Guarda quanta pioggia
Scivola dagli occhi
E quanto è breve il giorno
or che tutto è spoglio intorno.

Amore dona amore
Ada, amore dona amore
Quale tu eri e ancora stilli
Celando ogni dolore
Quei cenni che mi davi
Tra flebili domani e sofferenze
Pesavano di grazia ancor di più
Rispetto al poco che ti offrivo
Tra soffici pensieri
Fino all'altro ieri.

Amiche care
Prese a soffiare all'impazzata
quel vento di allora
nei giorni di sempre ci sorprese
a mano a mano, grazie a Lei soltanto
che mai si arrese nell'impresa
e con il cuore a mille
stringendoci ai ricordi
con l'onda che s'alzava a dismisura
il tempo si arrestò.
Quaranta gli anni trascorsi
dall'ultimo ciao, pulsano in petto
e in testa, a ritroso, battono il tempo
come un tamburo lontano
a stillare goccia a goccia
ogni tramonto ed alba
e tutte le stagioni... lune e stelle andate
ed ogni riso e pianto
nell'ignara attesa... Amiche Care.

Nacqui
Sono nata e cresciuta senza pregiudizi e pretese,
la parola rispetto è stata il mio pane quotidiano.
Mi ha accompagnata sin dalla nascita
inizialmente sotto forma di latte materno, successivamente
con pasti regolari alla mattina presto,
a mezzodì e a sera inoltrata
a scongiurare, preventivamente, eventuali virus
di qualsiasi bassezza e grettezza
di cui l'essere umano spesso si ammala.
Rispetto per tutto e tutti! Niente e nessuno escluso
a cominciare dall'aria che respiro
e a finire con l'ultimo granello di sabbia
e goccia di mare.

Al cimitero
La ragione mi vorrebbe
meno sentimentale
e più ravvisata che mai
in questo cimitero
zeppo d'anime inquisite
e scheletri negli armadi.

Il tanfo ad hoc di fiori freschi e marci
come quei freddi corpi spogli
e nicchie lucide e ingrigite
a poca distanza dai finti vivi
o presunti tali
mi mette soggezione in tutti i sensi.

Nomi e cifre in giro e sotto i piedi
barcollanti marmi di eterne lastre
a fare da coperchio
a salme e resti umani.

Quando si fa sera
E' a quest'ora sfatta
che il cielo mi confida,
non vi è morir più vivo
per me quaggiù
che gua

rdo te
sfumar lontano.L'attimo che invecchia
Rapido più di un falco
l'attimo che invecchia!
Allatta un desiderio
la foglia che stramazza:
"Di notte anneghi il sonno
ma scalpiti all'inverso
il canto delle stelle
affinché l'arco
più non vada perso".

Effe come Francesco
Alate vette cristalline sei
etere leggera che adorna il tratto,
vale l'anima più d'ogni brezza
anche marina.

Libere stagioni...
stellari vie dorate nuotano
nella celeste aria
corallina.

Miele maturato
in seno alla beata gioia
d'esserti vicina.

Sabato
Sabato, tu arrivi
come rosa tra le selve,
d'acqua sorgiva scalpitante
più di un puledro
mio convalescente fiore.
Di un villaggio
già noto personaggio sei,
bramato giorno
di tanti illustri nomi,
in cima a tutti
non sei che una chimera.

Ottobre
Era così che ottobre si addentrava
povero ma bello per come vacillava
nel nascere e morire.
Quando al mattino
svegliandomi al confine
tra veglia e luce fioca,
l'alba che fuori m'aspettava,
ansioso come sempre era arguire
l'odore di un esordio,
in quel silenzio caro
era per me la vita
tutta in quel momento.

L'avvento
Inizia tra mille fulmini
impensabili
il ritmo spezzato,
il passato diventa
all'istante
il sogno frantumato.
Residui di ieri
attentano l'avvento
e l'alba inciampa
nella scontata via
di anni resi eterni.

Portano via l'aria
le indifferenze umane,
la strada a riguardo
è alquanto praticata.

Una vita sempre aggiornata
l'ostile civiltà
spacciata per novizia
la ricorrente baia.

Chopin
Vanno dove gli occhi vogliono
le foglie cadute dai rami
lungo la siepe scura
scaduta da secolari ore
ed attimi bussati ad un cancello nero
vietato appieno.

Un piano invecchiato intona Chopin
tasti parlanti si alternano schietti,
mani istruite incalzano scala
toni ed accordi i notturni più noti.

Tramonto settembrino
Timido accenno
è il tuo tiepido calare
dopo la pioggia
a ridosso d'un fianco cementato
dal guscio color dell'oro.

E sulle chiare piante
in lontananza
acceso verde quelle più alte
illuminate in cima.

E la montagna stanca
baciata in parte anch'essa
dal tuo riflesso mite
appare a me soltanto
ancora più lontana.

Uva per pochi
Dalla sopita linea della notte
s'incrociano tempeste
lungamente rimandate.
Filari d'acini brillanti
e grappoli spolpati fino all'ultimo,
uva per pochi e niente
per chi vive già di stenti.
Ed anche se al peggio
non c'è mai fine
tra il prima e il dopo
c'è di mezzo un centro
non meno infame.

Nell'ora del declino
Rumori fusi,
echi di vetro opalino
materializzano lo sguardo
di chi ascolta il tempo.

L'argenteo cielo balza agli occhi
preannunciando pioggia sottile
venuta meno
sintetizzando poi, nell'ora del declino,
luce di seppia a tratti.

Vera
I viaggi mentali sono teneri orizzonti
imbrigliati da un'eco solista ubriaco di sonno
che guarda di fuori.
Nel silenzio lucente delle stelle
il buio s'illumina,
il cuore smette di muoversi
quando le fronde ballano vivaci
scaraventando ombre di qua e di là.
Il tempo annuncia l'ordine smarrito,
malgrado lo stupore d'ogni cosa fuori luogo
la notte lancia lettere precise
desiderose d'impellenti risposte.
In ginocchio son quelli onesti
i malviventi stanno in mezzo
gli ultimi saranno i primi ad essere salvi.
Non sempre il fondo è un male
a volte è una conquista
seppur magra...libera le ossa dalla carne
fino a ridursi in vera polvere sepolta.

Aria corrotta
Quello che si prova
nell'infelice noi comune
ha a che fare con tutti voi
miei cari amici ignoti.
Quanto silenzio immerso in giro
a colmare pozzi ingannatori
e mitici mari immensi.
E' degna di lode l'eco
che semina giustizia pura
nelle disgustose industrie
d'aria corrotta.

C'eravamo prima e dopo
La notte in grembo alla luna
cerca un motivo a prova di bomba
per riscattare il mondo
ma il pensiero fatica non poco.

Questi morti mai morti
sono anime care a noi
da cui dipende il nostro essere
pioggia e sole.

C’eravamo prima e dopo il buio
ci riguarda palesemente il tutto
quello che invece non conta
è sapere se piove oppure splende.

Un giorno normale
Sono martiri veri da vivi e pure da morti
coloro che contrastano il male.
Ordigni e decessi di un cerchio malvagio
costringe la notte a dilatare
le sue braccia già lunghe.
Parole sprecate e mai inutili
su piste infernali
citano storiche vittime benedette
di un testamento fin troppo ignorato.
Costretti a giacere tra lo smarrimento totale
nei detriti saltati e perdute speranze
di un giorno normale.

A fine giornata
Idee pellegrine frullano in giro
subordinate a un vento prevalente
pronto a mettere fine
ad inutili favelle.

L'ordine moderno consiste
in uno sforzo permanente
dove la voglia di pulizia
riguarda la matrice
di tutte le cose.

L'accenno alla vita dimenticata
è un dettaglio che prende piede
negli uragani
ma anche nelle innocue pioggerelle
e meno ancora.

Il perché di tante cose è oscuro ai tanti
di alcune non dico di averne la certezza
ma una sorte di pudore fa sì che l'onestà,
prima di tutto, trapeli in ogni dove.

Beviamo litri e litri di parole
terribili e vere, finte e dure
a volte a cascate
o a piccole gocce distillate.

Non sempre ci interroghiamo
a fine giornata
sembriamo assenti a proposito
di un vespro che bussa forte.

Nodi
Comunque guardi il dì
le frasi che vanno e vengono
bruciano invano volteggiando
in tutti i sensi possibili.

Per non archiviarli
ho innaffiato dei nodi da sciogliere
anche oggi
in attesa di sbrogliare ogni matassa.

Amori
Pieno era il tempo degli sguardi,
entrambi innamorati della luna
il suono dei suoi passi nella neve
via per l'altura d'occidente.

Nessuno disse cosa o seppe mai
immaginare questo sì
ma altro proprio no.
Si spensero le luci poco a poco
come visione abbandonata e derelitta
accarezzata e mai più vista.

Tipologie
Un giorno di fuoco tortura
quel tanto che basta
da farti vagabondare
col freddo di gennaio
e con l'afa di agosto.

Un giorno di gelo non dirà mai
quel che che si vuole
sul serio,
offusca quel freddo che inchioda
e la cura del verso a mancare.

Un giorno tiepido
lascia andare su tutto e su tutti,
ama sentirsi in perfetta sintonia
con gli altri
tranne con sé stesso.

Un giorno normale
non lo sarà mai fino in fondo
per una realtà incontestabile
ha una faccia a se stante
per ogni creatura.

Orbi sospetti
Le repliche invernali
congelano le rapide stelle
da tempo addietro,
nuvole rapprese opprimono lente
l'azzurro e il blu.

Nell'umile nebbia
scompare anche la luna
dando spago ad orbi sospetti.

Le braccia a tentoni
vagano nell'ombra
di chi a guardare avanti
non vede nulla.

Squame
A fianco alle note celesti dell'essere giusto
via via le gambe dei secoli immensi
vanno scariche e stanche
di tutti i raggiri possibili e non.
Potevamo mai immaginare tale scompenso?
A detta di Froom pare proprio di sì...
già! pare proprio di sì.
Di questi tempi, ormai bui
le idee dileguano in un oceano
già impastato di nafta,
anche quei pochi e lucenti reduci immersi
non hanno più identità.
Tolte squame e pelle oltre il capo
ogni trancio sarà quel che si vuole
esso sia per ogni occasione
e per ogni evento.

Le voci
Le voci del giorno prima
sono inesaudite lingue
sconfinate a monte
mentre l'onda pericolosa arrotola
su di sé la furia che aumenta.

Tornare indietro per rimediare
all'irreparabile menzogna
servirebbe solo a prendersi in giro
le tasche son piene da ieri
e nulla è mai stato fatto.

Indistinte vesti
In fondo la poesia cos'è che fa?
Se non cantar di tutto e di nulla
con le sue solite e indistinte vesti
d'ispirate coste e mondi.

Accade come il volo di un gabbiano
sull'onda che ritorce in mare,
accade prima che si lasci andare
poi sul più bello
solleva il suo fardello.

Ogni veleno e danno
Potrei star qui a parlar per anni
di fatti altrui e miei.
Un misto di racconti
e storie sempre in voga.
Del tempo che m'inganna
e del pianeta intero
ogni veleno e danno.

Codesti voli
Scorre silenzioso quel che resta.
Si arrampica lieve l'edera sul muro,
anche i pensieri, talvolta,
ramificano a nostra insaputa.
Ogni minuto è prezioso
ma anche ingannevole
non sempre è un bene
viaggiare da fermi.
Se ne fanno di acrobazie
ma quelle dei sogni
son sempre le più rischiose.
In ogni caso la saggezza
sta nel constatare che codesti voli
hanno spesso occhi bendati
dall'euforia
per fortuna le loro ali
son quasi sempre scadenti
e privi di paracadute.

Crisi
Ci si imbatte nel modo più semplice e banale,
si passa da una tegola all'altra
smantellando di tutto
soprattutto noi stessi.

Alcuni pensano al dopo
altri al passato e all'oggi
qualcuno se ne frega altamente.

Una crisi non ha bisogno di soli calcoli
o di somme incomprensibili ai più
da formulare intorno a un tavolo di lusso.

Quello che vediamo e viviamo ogni giorno
non è un'analisi numerica
ma un miscuglio di cellule sbagliate
che vanno ben oltre ogni metastasi umana.

Resistere
Resistere alla muta notte
questo è il destino di ognuno.
Di quali neri segreti
andiamo afflitti
nell'ombra fredda
senza scampo.

Occhi come cascate
e prati inondati d'acqua scrosciante
quando neanche terreno e radici
contengono più.

La campagna
La campagna è reduce vicina
di viottoli e leggi,
corse all'alba
in cui la natura
è tutt'altro che morta
tutt'altro che viziata.

C'è qualcosa che solleva
nel sentirla così mia
e l'odore d'erba e semi
dal terreno appena smosso
si spande nell'aria
oltre ogni distesa avversa.

Come Ulisse
Hai avuto coraggio
a spegnere la luce
nel buio vedevi tutto quello
che non scorgevi prima.
Hai avuto coraggio
a dire quelle cose
al momento giusto
oggi il mondo ti sorride
per questo.
Sei un attore
quando fingi la vita
tra le dita
il rumore che senti
ogni tanto
son quelle piccole radici
che piantasti in autunno.
Ci prendi sempre
a dire eresie
per te che come Ulisse
ne hai viste tante
parlare è liberarsi
da mostri e illusioni.

Tranquille visioni
Ammettere l'ineluttabile piacere
che si prova nelle piccole cose
sconfina in acque semplici
tra grano e rossi papaveri.

Il rumore del vento
lo senti svolazzare di qua e di là
scuote e sparpaglia
corre contro il tempo
che passa di sguincio

Più forte è la bufera
più intenso è il luccichio
del sole e delle stelle.

Eco infinito
Si allungano le ore tratteggiate
fregiano amare consolazioni,
corse tardive si fanno avanti
sopra strade minate.

Quest'appello ormai incompreso
lascia un'eco infinito
cresce tra i miraggi della gente
già impazzita.

Fiumi silenti
Ci risiamo ogni volta
questo accade ogni tanto
inizia a contorcersi in me
senza speranza di sconto
tranne negli agili fiumi silenti.

L'impressione è che oggi
le scuse di sempre non contino più
fissare le nuvole che vanno via
fa quasi allegria
mentre dentro ancora vi è pioggia.

Precoci tramonti
Muto è il desiderio del vento
basta un soffio a dire amore
paglia che brucia furtiva e lenta.
Dalla scogliera nera
gabbiani in volo e mare viola,
lingue ipocondriache
nelle acquose insenature
ed è già ottobre da ieri
nei precoci tramonti.

Un nuovo giorno
Il mio segreto recita diverse lingue
ma è un po’ che ha smesso di fiatare
di tanto in tanto torna a sospirare
della parola fine non sa più che cosa dire.

Si viaggia con la mente per non bruciare
l’inventiva placa il desiderio
l’orologio fila come un treno
e sboccia un nuovo giorno.

Ruvida corteccia
Tronco d'albero vivo
surreale e ruvida corteccia
tu dici il vero e le tue fratture
sono le sole cose cantate
ad essere credute.

La folla è stanca di patire
e la bufera deve ancora arrivare,
un merlo confuso e teso
vola da un ramo a un altro
come un recluso.

Blu
L’ombra gentile e cupa
vacilla nella fioca misura
di affossate vie.
Stasera la città fumosa
ha una luce lunare
che mi prende come il mare
le case popolari sono quelle di ieri
sedotte dal blu.

Quando a dirotto piove
Compresi l'urto
che ci sbarrò la strada
nelle gelide lingue finite in basso
e tra le pallide cime addormentate.
Potessi eliminare il tutto
da qui io sfiorerei l'azzurro
ti aiuterei a guardarlo
quando a dirotto piove
ed è più fioco il cielo.

Una voce mi chiama
La tremolante luce
che filtrava di nascosto
dalle tende ondeggianti
e appena appena schiuse
mi faceva pensare
all'inconscio istante
e agli imprevisti
di tutta una vita.

Quale solitario pensiero
può fare più spavento
e più gioia allo stesso tempo?
Soggiogati dall'uno e dall'altra
giaciamo negli affollati silenzi
di uno spazio prevalente
mentre dal corridoio
una voce mi chiama.

La rete
Inquieta e rotta la rete in mare
ondeggia morta
ha squarci immensi
nei suoi scenari
ma finge amore.
Oh vita mia!
Quanto poco oceano
da cavalcare stanotte
e quale gradino, invece,
da ruzzolare ancora?
Se di scale d’intorno
non ne vedo nessuna.

Accalcate ingiustizie
Patetiche espressioni
ingozzano il tempo di spocchia,
ombre faticose, incollate al futuro,
schiacciano ogni cosa
nelle accalcate ingiustizie.

Si scava si scava e il risultato
non varia...
una manciata di mosche morte
è il souvenir di questo viaggio
andato in fumo.

Afferrandoti
Sognare è vitale
quanto l'acqua che disseta
che alternativa impone
l'ipotesi sbagliata?
L'idea di una sbandata
echeggia l'aspro mescolare
di un tempo messo male.

Primule
Il fiume della notte
va verso palpebre marine
perpetuando la vita.
Primule rosse soffiano la scena
all'isolato istante
singhiozzando disobbedienti fantasie.

Dalle stelle alle stalle ci vuole poco
ma anche tutta una scorza.
Riconosco le mie contraddizioni
e le condanno in pieno
quello che non so
è quel fianco dolente
che mi porto dietro da sempre.

I desideri valgono quanto i sogni
crescono come funghi
e muoiono più soli che mai
poco importa il tentativo folle
di una speranza.

In questa notte di tristezza
In testa le idee si uccidono l’un l’altra
pugnali d’acciaio trapassano da parte a parte
moti e slanci
la ragione esiste zero volte a confronto
per uno sguardo infinito.

la nenia ci trasporta dove il senso dissolve
e la stanchezza avanza a piè veloce
mentre la logica vorrebbe ben altro
fanno cilecca rimedi e panacee
in questa notte di tristezza.

I nostri deserti
Andammo via per non pensare
al ritorno non c’era più nessuno ad aspettarci
servirono pochi giorni a farci dimenticare chi eravamo
a volte anche poche ore possono bastare.

Poi ti prende la solita stanchezza abituale
e anche se necessario
pensi ancora che il riposo non sia urgente

Non girammo mai il mondo realmente
ma lo sognammo attraverso i nostri deserti
e più questi erano grandi e più lo sognavamo.

Flussi contrastanti
Lo sguardo all'alba
vive una danza di fuoco
martellante e lenta,
flussi contrastanti
dove trovano rifugio
le mie inquietudini.

Natura perfetta,
chi ti contempla
non potrà mai essere come te
ma nel guardarti
un po' del tuo volto
si espande in me.

Dalla nera terra
È il ricordare che ulula in testa
non bisognerebbe mai cedere all'oblio
e a ciò che ci disarma
tutti sanno che il tempo
scopre ogni realtà.
Il verde matura il giusto
non solo in questi versi,
dalla nera terra nascono
i frutti migliori
e il confine è un limite
che ispira poco.

Profumo di libertà
Si sbanda come foglia al vento
non vi è motivo per non farlo
ma se ci fosse forse qualcuno
lo ascolterebbe.

Vibrano nei loro infissi crepati
quei vetri senza più mastice,
defunte note...musica santa
che fine ha fatto
quel tuo profumo di libertà?

Vestigia
A passo lento e a poche ore dalla fine
la gente mi guardava
chiedendomi la luna.
Parlavo loro di storni inaspettati
farfalle appena nate
accomiatate nei versi del mattino.

Lume dei giorni poco accesi
sei luce inesistente nel mio presente
spettro di vestigia che grava in gola.
Niente è più penoso
di te che manchi all’alba
e a tarda sera ancora
tra scuri sempre aperti.

Respiro di luna
Un altro campo di grano
o fiume che scorre
in questo punto fedele del globo
dove tutto è più o meno stupore
o normale andamento di anni
tra pareti sottili e parlanti.

Arpiona gli abissi la luna
sguardi infiniti nell'ombra
luci distanti dal coro.

Stordita
La pianura concede tutta se stessa
all'alba accesa,
un soffice silenzio
sfocia ronzandomi attorno.

Stordita ripenso al vecchio giorno
congelato
può durare una vita intera
l'aprirsi di un varco...
l'eterno sogno che rema
in me soltanto.

Mancata assuefazione
A tratti sembrava
un tranquillo dì
smorzato dagli eventi,
il tutto si è svolto
in un battito d’ali
durato decenni.

Gli ultimi baccani
in testa alla lista
sono scomode prove
di cui l’assuefazione
ne è nemica.

Brulicanti note
L'azzurro frena le tempeste
ma non lo struggersi del ghiaccio
granita pura dall'alto
cola il disgelo
tra note brulicanti
d'acqua e radici.

Fiore della vita
fili la trama
dei giorni di nettare e miele,
affamato d'aria mattutina
maggiore è la cura che metti
sovrana è la gioia che mordi.

Scriversi addosso
Con tutte le scuse e le ragioni che vi trovai, andando in giro per le strade
non seppi mai fino in fondo
se feci bene ad evitarne certe e a volte un po’ me ne rammarico.
Forse l’avere escluso a priori, dalla mia vita, angoli nascosti, ha fatto sì
che, in qualche modo,
oggi li rimpiangessi più del dovuto.
Rinchiudermi a riccio per non pensare o mettere una barriera tra me e il resto
del mondo
nell’illusione folle di non soffrire… ho fatto anche questo per un certo
periodo della mia vita, con pessimi risultati, ovviamente.
Scriversi addosso, invece, è stato come parlarsi sottovoce, ho scritto cose di
me che non sapevo,
sfumature che mi sfuggivano e metabolizzato dolori grandissimi che mi
accompagneranno sempre e comunque.
Inutile dirvi quanto ami scrivere, nessuno più di voi potrà capirmi.

Preludio
Gli strappi fissati al muro
sono la prova consistente
di una stretta primaria.
Il tuo sorriso assente
lo immaginai nella penombra
di un corpo astratto
ed il granito dei tuoi sguardi
si ripropose, infine, come modello.
Il tentativo vano di non pensare al dopo
era l’intoppo più evidente
offerto dalla casa
preludio da tic-tac senza lancette.

Tu che non sai
Era distesa e ancora rossa del suo vagito
come un pulcino scevro di piume
quando beffardi intorno al tuo nido
chi ti sapeva, padre, vide negli occhi oltre all’amore
grandi catene e del distacco tutta l’angoscia.
Chiesero incauti, senza aver dubbi
come farai con gli anni suoi
quando natura non avrà freni
tu che non sai lasciarla andare.

Un sogno da concimare
Ci vuole un minuto per intuire il bene
anni per il male.
Quando la storia evapora
la sua condensa tocca ai posteri
cosa ne sarà di noi?
Quanto aspetteremo
per una briciola di dignità?
Mi tuffo a capofitto nella mischia
senza timore
ho nelle mani un pugno di vento
e un sogno da concimare.

Anima stracciona
Oggi sei anima stracciona
tu che rendi opaco il mio risveglio
nel sole più splendente.

E ti amo anche così
quando il guizzo non è luce
ma solo abbaglio.

Piume di pavone
Spesso, nella totale incoscienza,
la tendenza ad inibire
chi libero nasce... ovvero tutti!
E' scempio che in natura appare giusto.

La voce, intesa come segno, mai derelitta
qualora questa non ci fosse
altri i modi e i gesti a dar vigore al senso.

Piume di pavone a far da vento
nel ripulir marciume annoso
ogni vivente anela all'io più vero.

Melma
Ho intravisto un pensiero nell’ombra
probabile fosse solo un fantasma
spero si faccia di nuovo vivo.
Tutto sommato sembrava realtà:
era piuttosto alto con grandi braccia,
il suo volto ricordava qualcuno
dai tratti gentili.
La calma regnante
trasmetteva innocenza
di un attimo fuori.
Nulla qui può rendere uguale
se si è dentro a marcire
anche distanti e svariate idee
nei modi di fare,
in un senso e nell’altro
anche solo a sentirne parlare
la melma ti tocca.

Asturias
Asturias le note ascoltate al tramonto
rosso scalato di un breve travaglio
ne incalza le fiamme Segovia
più grande che mai.

Al porto di sera il mare ci avvolge
e sull'acqua le barche hanno alberi nudi
quando l’onda alterata si annida lontana
a due passi dal cielo.

Alba
Del giorno,
tu alba,
sei parte
più nuova
luce novella
e falda rosata
mentre ti guardo
il respiro s’allunga
e il pensiero
s’aggrada
di sogni
neonati.

Una bugia
E' stato un attimo impreciso
a sollevare un caso vero e proprio,
come l'acqua che penetra
ogni porosa cosa
saltiamo da una stella all'altra
volgendo il capo anche per posa.

Pochi i momenti chiari
da scriverne la storia,
un tintinnio d'azzurro scalda la guancia
alto nel cielo o sopra il mare
sarà il colore unito al suono
a far dell'aria una bugia.

Il Golfo
Ieri, il golfo era una scia imprecisa
vele sfumate attigue all'orizzonte
sfioravano l'eterea spuma colta,
fissarti, come sempre,
è dispari e mai pari.

Attendo la tua luce da, ormai,
non so più quanto,
le sfere di cristallo sono appassite,
l'attesa è una speranza
che cresce e cala
in me soltanto.

Armati di fandonie
Ancora quei suoni di ieri
verrebbe da dire
e invece tutt' altra primavera,
in poche parole parte di storia
ingannevole o no.

Ora io ricordo l'accesa gioia
di chi ignora la realtà
armati di fandonie
son quelli fieri
d'essere sapienti.

Rigagnolo di vita
Le acque sconosciute ci attendono
nel sole
qualcuno ha già bevuto
altri devono ancora nascere
c'è chi sussurra appena
e ha già saputo.

Vorrei dei prati con fiori veri,
in un mondo onesto
sarei felice sul serio,
non placa mai il malaffare
stiamo qui a fatica
in un rigagnolo di vita.

Il futuro
Andavo fuori sempre a malincuore
ed era il tempo in cui il futuro
aveva un passo sconosciuto
ci si perdeva pure a sognarlo.

L’esigua certezza s’interrompeva
nell’antefatto
audace era la vita di chi bramava
senza speranza.

Chi l'avrebbe detto
L'irrequieto mare
dissolve nel nulla
le dune e i tronchi storti
bruciano nel sole.

La vergine ora
fonde colando
ha passi di piuma
ed orme profonde.

Le solite idee
lasciate ad appassire
nuotano in me
quasi serene.

Chi l’avrebbe detto
che il destino
mi avrebbe riservato
proprio questo.

I fogli
Le mani che un tempo mi sfioravano
con ardore
oggi costruiscono scrivanie enormi
anche di notte mentre dormono.

Io invece continuo a scrivere
cose senza senso
i fogli per terra mi dicono di continuare
ma io ho dimenticato chi sono
e chi sei.

Le rivoluzioni hanno i colori della primavera
Un autunno insolito si percepisce poco
le rivoluzioni hanno i colori della primavera
ma io ce li vedo anche nel castano e il rosso
sarà mica un caso?

Fino a ieri c’era silenzio in giro
oggi, nella campagna di fronte
voci, falò e un gallo persistente
nel suo canto stridulo.

Ho coperto l’intera superficie dei vasi
con sassi marini ancora profumati di iodio
cosicché le piogge possano lavare
e non sporcare.

Il mare di sempre
Ti ho guardato a lungo
con occhi bendati,
mi apparivi liscio e rugoso
a tempi alterni.
Avrei potuto anche solo supporre
sarebbe stato uguale
assolutamente logico.
La mia abitudine imperava
su di te come l'ape sul fiore
senza mai stancarmi
nemmeno una volta.

Al buio
Le strade a mezzanotte sono più snelle che di giorno
le cose nell'ombra hanno un aspetto attutito dalla stanchezza
resterei per ore all'ascolto di indugi e domande
è vita anche questa!
L'apparenza svanisce in genere
quando i passi si fanno più lenti e pesanti
e di contro proprio quei pensieri di qualche ora fa nel sole
ribaltati completamente.
La verità diventa facilmente opinabile al buio
basta un nonnulla a renderti sospettosa
un piccolo rumore o un miagolio può impressionare
e ci feriamo e curiamo da soli un'ultima volta

Gli orologi
Tra i giardini della cruda e artefatta realtà
gli orologi non si fermavano mai
s’inoltravano costantemente in ogni angolo
ed anche se il ritmo delle loro lancette
per alcuni non appariva essere lo stesso
il tempo scivolava per tutti inesorabilmente
come stabilito a monte.
Lì, in quei luoghi privi di rispetto universale
ho ascoltato sciocchezze inaudite
prendere corpo velocemente ed in fine soppesate
alla pari di una qualsiasi conclamata verità.

L'era delle truffe
Prima che il gallo canti e l’alba sfumi ai bordi
increduli cristiani tra spoglie e tagli vari.
Pulsante ed acciaccata è l’era delle truffe
ci rifaremo arditi nella totale ambiguità.
Cadessero i governi e tutte le menzogne
dopo il disgelo lento
un rifiorire serio e larga austerità.

Ed era di giovedì
Qui dentro pulsa quella che non sono fuori
quella che nessuno sa
altre volte ho parlato di me
difficile spiegarne il senso.

Poi quando ascolto i violini vibrare
tendo le mani a te che danzi
la giostra gira forte
mentre mi stringi ancora
ed era di giovedì.

Buona notte vita
Ciondolo in pigiama come un fantasma
stavolta mi accompagna scrosciante pioggia
nelle solite mosse notturne
i vetri sembrano luccicanti cascate
a saperlo non li avrei lavati proprio oggi.

Ho serrato finestre e balconi
tirato giù persiane piccole e grandi
dato due mandate alla porta
e chiuso il gas.
Buona notte vita!

Meritato riposo
Nel giorno più generoso
colsi l’occasione
di prendere tempo,
lungo il tragitto
ne persi così tanto
da restarne senza.

Nel giorno più corto
corsi in lungo e in largo
dall’alba al tramonto
senza mai posa,
contenta infine
del meritato riposo.

Dicembre del settantatré
Ci incrociammo nel dicembre del settantatré
in piazza dei ritrovi
un sabato sera prima di natale.
Di te pensai subito ch’eri spaiato più di me
o semplicemente ci speravo.

A lungo ci scrutammo senza arrossire
mai distogliemmo sguardo
dai nostri volti persi.
Dopo un mese il primo bacio
ed anni per capire chi eravamo.

Allodola nei boschi
Eterna voce l’amata notte mia
allodola nei boschi
sazia d’ogni via.

Il ramo sopra il quale
io posso solo immaginarti
ha il profumo dell’errata nostalgia.

Credo nella straniera ed eclatante gioia
dove il deserto dei segreti
brucia distanza nella magia

Se una mattina
Ultimamente ho conosciuto delusioni diverse
che proprio non t’aspetti
ho reagito come è mio solito fare
a detta di qualcuno non tanto bene
può darsi che avesse ragione
ma questo sempre dopo.

Se una mattina qualsivoglia
nell’ora più crudele e chiara
mettessi al sole in bella mostra
le mie cadute e tutte le rimonte
affonderei e riemergerei per tante volte
quante l’una e l’altra sono.

Caos
Un giorno afferrai tutto il deserto
di cui mi ammalai un tempo,
lo riconobbi correndo lontano
mentre erravo da sola
dalle mie parti sperdute
tenendomi stretta alla ringhiera
del balcone.

In genere non parlo mai del mio caos
preferisco scriverne,
solo raramente mi lascio andare
con chi di me già sa,
quando mi accade non sento nulla
che non sia urgente confidare.

Silenzio assordante
Di quei giorni obliqui
ricordo la ghiaia sotto i piedi
il punto più franoso della notte.
Ricordo il tuo pentirti
e il tuo ripeterti perenne...ricordo.

La finestra canta di nascosto
mentre l'atro buca il vetro.
Concerto al rovescio è la notte
silenzio assordante
di un roseo vegliare mai incrociato.

Mi stupisco sempre di fronte al mare
Che scherzo fuori luogo
è l'obbedienza senza eccezioni,
ogni radice ha i pro e i contro
siamo tutti reali quando ci fa comodo,
quello che non siamo è
essere consapevoli dei nostri limiti
e dei nostri picchi di ingegno improvviso.
Mi stupisco sempre di fronte al mare
e mi attrezzo per il domani,
semmai ce ne dovessero essere ancora tanti
cercherò, con tutta me stessa,
di evitare inutili parole.
La superficialità è una lingua
che ha chiavi solo per l'accesso al nulla,
si arriva ad essa attraverso
moltitudini di strade senza sbocchi
quasi sempre pareggia i conti
con l'indifferenza e l'ignoranza.

Notte perenne
Non si può dire di un fulmine a ciel sereno
né chi l'avrebbe detto,
la notte perenne tasta l'inverno
da due decenni.

Eppure quanti autunni a presagire il crollo
e quanti pilastri venuti giù
per loro.

Oggi il destarsi ronza in cantina
dove l'ebbro di ieri ha botti asciutte
e mani sempre vuote.

Il fallimento
Da sola sto
in un'aria nebulosa,
i patti non erano esattamente questi
ma l'evidenza dei fatti
dimostra il contrario.

Il fallimento
prima di essere tale
era un'onda ideale
che dava speranza
poi il suo crescere spropositato
ha sommerso ogni peccato
ed ogni miracolo.

Nel bene e nel male
La vita ci prende e ci intacca,
nel bene e nel male
andiamo verso un campo di luce
immutabile ascesa dell'essere fiume.

Il metro dell'umana comprensione
misura differenze capitali tra simili,
braccia e bocche uguali senza voce,
il rumore della pioggia è identico ovunque
tranne per alcuni.

Un sorso d'aria viziata
Una manciata di giorni la vita,
fatica sempre a farci sognare
ma non a morire di più
anche questo è campare?

La nebbia ci tiene lontani
dal mostro che è in noi
ogni tanto trabocca
conquistandosi un sorso d'aria viziata.

La piazza ha occhi tristi
qualcuno si uccide per disperazione
nulla è cambiato, a parte tutto
anche i fili sono gli stessi.

Arrivederci profumo di sale
Notte bianca d'arsura
spera sempre nel fresco domani,
andremo a nozze questa estate
tutti agghindati e accesi
solo per voi figli cari
e per noi.

Ben trovati giorni di un tempo reale
siete diversi
mentre la ruota gira ininterrotta
vi guardiamo con occhi odierni
e cuori antichi,
arrivederci profumo di sale.

Un'affacciata di finestra
A un certo punto del risveglio
quando l'anima è assopita
l'arco imbroglia più che in gioventù.
Un'affacciata di finestra
suonava un detto
a raccontarlo, un dì lontano,
un'antenata assorta
dagli occhi mesti.
Bastava starle accanto
e un mondo andato usciva da quei pori
solo con gli anni colsi il rumore
dei suoi torrenti.

Anch'io miro all'amore
Tu guardi la luna che inebria il cuore
rifiuti l'amaro quando il tempo è già morto.
Questa calma che vedi è pura incoscienza
o il male che sento è solo l'esterno?

Anch'io miro all'amore come chiunque
guardo una stella diversa ogni tanto
la sua luce riscalda un momento
ma quaggiù tutto è più astruso.

Voglia di dormire
Ora che nulla è al proprio posto
la serenità rivendica
una chimica invocata a voce alta,
sono troppo stanca stasera
per ricordare il delirante.

Tremuli fogli
fanno da tappeto al tavolo
mentre penso di non avere più scampo
la malinconia mi è di fronte
consona amica anche stavolta.

Al telefono ci immergiamo
in mari profondi
finiamo, come al solito,
col dirci di tutto tranne quello
per cui c'eravamo sentiti.

Poi butto giù qualche rigo a mano persa
sveglia per modo di dire
sento il cuore battere al minimo
la notte affondare in me
e una voglia di dormire.

Il bacio del mattino
Insistenti campane
al di là dei volti estinti,
inspiegabili storie
prendono a parlare
dell'universo intero.

Il bacio all'alba
ha un peso proprio,
il redivivo medita sul da farsi.

Il vagito del mattino
sprona deserti abbandonati,
il suo canto supplichevole
infonde antiche ragioni
per cui lottare.

Un secolo di lune e stelle
Ogni notte fisso speranzosa
il mio cielo scuro
un'abitudine fitta
un secolo di lune e stelle
non sempre in vista.

Mille volte in più di tutto
il mio cercarle,
il sonno a cui rinuncio ancora
è il desiderio eterno
senza risposte.

Mancata assuefazione
A tratti sembrava
un tranquillo dì
smorzato dagli eventi,
il tutto si è svolto
in un battito d’ali
durato decenni.

Gli ultimi baccani
in testa alla lista
sono scomode prove
di cui l’assuefazione
ne è nemica.

Alle sei
Il pensiero accordato alle sei
è un diafano taglio di schiena,
luce di carta velina
che morde memoria di piombo.

Sul viso sbiancato di luna
nascondi i tuoi mari a dozzine
poi cambi frequenza alla radio
ed offri i tuoi occhi al soffitto.

A te che sei gentile
Il mio peccato evapora
in un istante sciolto
accanto a te che sei gentile.

La tua natura nivea
salva l'anima dal buio
soffrire per un' inezia
centrifuga la mente
miseramente.

A dire di no
Mi metto libera come l’acqua di sorgente
libera del tutto, libera di tutto,
semplicemente libera, complicatamente libera
e assolutamente libera da questo schifo.
Ci provo se non altro, tento una nuova geografia,
nuova ecologia e metafisico pensiero
ora…tra un po’…oggi…forse domani ci riuscirò
ma non è detto, potrei fallire o fare centro
ma cosa cambia… un accidente di niente questo è sicuro.
Sicuro come la morte, come questa melma che mi riguarda
e vi riguarda quanto è vero che esistiamo
quanto è vero che ci siamo…a dire di no!

Le mie perplessità
Un giorno condussi per mano
attimi che non avrei mai voluto vivere.
Li accompagnai una volta che ero fuori di me
nel rilassar la schiena aggiunsi poche righe
a un foglio massacrato, frasi senza senso
le sole cose vere in mezzo a quel disastro.
Su questa terra di tutti e di nessuno
i dubbi si accavallano, regolarmente,
dove mai troveranno riposo le mie perplessità?

Diritti primari
Ho messo un fiore tra i capelli per te
siamo usciti di casa tenendoci per mano
gravidi d’amore e lealtà.
C’erano iene e selve ad aggredire i nostri slogan
percorsi antichi a replicare antenate rivoluzioni
cavalcando monumenti e storia.

Hai baciato il mio collo di gazzella più volte
ti ho stretto a me oltre la vita.
Una matrice onesta ha guidato da sempre
le nostre gambe armate di ideali
difendendo diritti primari ed essenziali
nella totale indifferenza dei soliti criminali.

Assassini
L'apocalisse d'ogni valore
è un cesto plenario di editti
sudici e corrotti
fiutati nell'aria goccia dopo goccia.

Ho sottratto una storia all'agonia
andava in giro tra scorie sudate
ansimando e tossendo dovunque
di una muta odissea.

Stesa in cima alla strada
fissava assente banchi lerci di bava
ma svegliatasi appena un momento
ogni suo fiato emetteva assassini!

Illusioni
Per le migliaia di volte
che strinsi in seno
specchi di vita riarsa
ebbi paure antiche
su cui soffiare
e confini smodati
da diluire.

In una sorta di bagliore
rimangio il mio pensiero
infausto.
L'illusione che viene e va
ha nulla di cui vantarsi
è una speranza rauca
divisa in dosi
più o meno vaghe.

Lacrime dry
Quelli separati per sbaglio
avevano l'autunno che li divorava
troppo scrupolosi per un tumulto
ma esagerati al contrario
ammuffivano nei germogli
sorti da poco.

L'inesaudito fiato
è un varco immusonito
da mille astensioni
diluito negli anni da lacrime dry.

Il burattinaio
Il burattinaio ha poche ore ancora da giocarsi
la faccia è stanca e i fili solo in parte tesi
il vaccino ha funzionato
la commedia è debellata
tutti a casa finalmente.

Non ho voglia di dormire
non ho voglia di tacere
non ho voglia di mollare
né di ignorare.

Il teatrino delle lingue doppie
agita cappotti lunghi fino a terra
il vuoto si mescola alle note
ed ulula di luci ed ombre
le sole cose, questa sera,
ad essere leggere.

Come il mare caldo di settembre
Nelle riluttanti sedi delle predestinate ore ipotetiche
abitavano le sorti umane serrate a chiave.
Esse bevevano saltuariamente d’ogni genere globale
prima di recarsi con dolce melodia
o con ferocia natura
programmata da una strana combinazione occasionale
o presunta tale.
Quando la vita sarà più di là che di qua
vedremo la solitudine ridursi in polvere
la pace vibrare in noi distesa
come il mare caldo di settembre
l’anima cantare e i sensi svanire nel nulla.

Esisto
Esiste l’amore che non si
comprende
e quello puro che non ti tradisce
esiste come una qualsiasi follia esiste
come la notte e il giorno o la gioia e il dolore
niente di più di un invisibile pallino nell’universo.

Amo fischiare e ridere di noi
continuo a sterzare sul tempo che langue
vivo le ore in totale sospensione.

Mentre apparecchio fisso le stelle sognando il mare
faccio una doccia pensando a niente
poi chiudo gli occhi leggendo Marquez.

Col vento in faccia
Un tragitto di pochi metri per riposare
un piede dopo l’altro e via di seguito
quel vespro spoglio in prospettiva
è meno arduo di quanto appaia

Uno per volta o tutti insieme
andremo lenti come lumache
oppure in fretta col vento in faccia
orizzontali dentro a un castano
ci copriranno di terra fredda.

Le aliene e care amiche
Andavo lenta e sola, una mattina presto, dalle mie parti,
per una rampa antica che sale dritto al cielo
di un mese e un anno che non ricordo bene
avvolta in una pioggia che non so dire quanta.
Tanto mi sorprese l’odor di foglie e fango fusi
che avrei voluto farne essenza dei giorni miei più strani.
Penosamente stanche sembravano le case, unite alle vetrine
ma così belle e rare, assieme alla natura,
non ne ho mai viste mai.
Tutt’oggi m’incammino col sole, il freddo e l’acqua,
per l’erto e noto passo nell’ora che non scordo
con la speranza sempre di ritrovare intatte
le aliene e care amiche di quel mattino alto.

In principio
Nella terra poco arata in principio
mi impegnai con tutta l'anima poi.
Non fu un caso l'averla conosciuta
quando il sole nasceva morendo
sulle mie lunghe trecce castane.

M'innamorai di lei senza rendermene conto
agguantandomi tra un rigo e l'altro
in mezzo a spighe dorate
e ovunque mi trovassi
cestinando ivi ogni singola parola.

Guardiamo
Guardiamo le piazze all'ombra
fameliche di pace e grano
non solo film a questo mondo
e le ingoiamo e rigettiamo
una caterva di mani vuote perlopiù
o piene di mosche.

Mettiamo che alcuni siano contenti
mettiamo gli indifferenti e quelli assenti
e poi mettiamo gli illusi e i fantasiosi
i seri e quelli allegri, onesti e farabutti
e i sofferenti in primis
e mastichiamo polvere da sparo amore mio
ed è tardi ed è presto.

Come i giorni della libertà
Si rimane fermi dinnanzi alla noia
di questo esilio
resta una pagina vuota che grida
ad ogni rigo.

Se potessi scovare nelle mie meningi
tutti i pensieri trattenuti nel tempo
in questa nicchia suprema
ricorderei chi sono veramente.

Quella che non sono
ha una faccia sconosciuta
come i giorni della libertà
disegni lontanissimi
che solo quando dormo sanno di realtà.

L’ultima ruota del carro
è la prima a subire ogni condanna
un piccione senza più la bussola
sventrato e annichilito
perde anche il suo nido.

Verso casa
Dal treno verso casa
le tele stagionali si offrono rapide
il grano e i fiordalisi, a modo loro,
spiccano il volo.

L’azzurro e l’oro caldo rallenta in me
mentre l’arrivo alla stazione
passa in secondo piano
io penso ancora ai campi
e a tutti quei colori.

Papaveri e spighe
Su spiagge nascoste da sguardi
fluttua l'anima a riva
papaveri rossi come accese farfalle
più in là tra spighe dorate.

Muove loro la brezza
petali e ali
mentre ondeggia il gambo
fino al capo.

Dondola il dì continuo
negli occhi miei nuovi.

Borsette di raffia
Le trasferte infantili
furono vere assenze
soprattutto nella sventura,
le caduche amicizie
seppero di breve.

Di quelle volte lì
le uniche cose che mai archiviai
i nostri sguardi persi
e le borsette di raffia
zeppe di incognite.

All'orizzonte
Meglio di mattina presto sollazza il tratto
il grido rianima la voglia e fa stanare il nervo.
Si appresta il toccasana
a sollevarmi il capo nell’immediato
sorride anche il paesaggio a mano a mano.
Non deporrò di quanto ameno fosse il coro
anche se, certe volte, è proprio all’orizzonte
che nasce il tutto.

Il bardo
Ho diviso il mio cuore in due
assolvendo le afflitte schiavitù
né piangere né ridere
l'antidoto.

Medito al tramonto
il canto affiora all'alba
nel sollevare gli occhi,
i sogni non finiscono mai
ripete il bardo.

Per iter
E' un rebus la nostra storia
abbiamo colto migliaia di fiori freschi
tra gli alti e bassi della vita
smarrendo spesso il vero.

Il ristagno di oscena quiete
rende ombrosa la grazia
i piedi vanno per inerzia
dove è facile sognare.

Dura da sempre il fruscio della foglia
l'acqua sbatte sui vetri
schizzando ovunque il raggio
lo consenta.

Certe porte sanno di naftalina
le sfondiamo per iter
seminando lacrime nere
di qua e di là.

Lepidotteri mancati
Il tragitto è il mio amico depresso di ieri
più che altro è la luce negli occhi a darmi noia
anche lunare
mi aiuta la radio a non pensare troppo
vagando nel vuoto mi avvicino a te
che speri ogni giorno.

Sono arrivata con le mani piene di noi
lepidotteri mancati
è bastato guardarci per sapere
quel poco di sempre
una manciata di secondi
e via di nuovo.

Da nessuna parte
Le ore spente a gennaio
grattano tempo al blu,
i tamburi di agosto
che incontro sognando
si offrono a me.

Le piante assetate
della passata estate
son brulle e stanche,
il dì farnetica ricordi
d'acqua sotto i vasi.

Dove gli altri affrettano il passo
di volta in volta
tu giaci smarrita,
da nessuna parte vedo le stelle
tuttora sussurra il mare.

Bussola
E’ una scoperta dagli occhi inclinati
cogliere agosto finito da ieri
un foro nell’acqua già bassa
bussola persa nel mare.

A breve verrà l’autunno e poi di nuovo tu
stagione mia proibita
è più facile amarti così
che illudermi sempre e comunque.

L'oro e l'argento
Sono severe giostre
l'oro e l'argento che graffia a riva.
Volte a scuri chiusi
le ore cupe,
suonano stanche
di spalle al muro.

Diffonde ansia il mare alto
digiuna posa
in un calvario di muta stagna.
Sul litorale sbarca lo strazio
di pianto e rabbia.

Sotto alle lenzuola
Sono le sere dipinte di stanchezza
le più evidenti,
un monumento di parole
a fare luce.

Evapora il cuore
sotto alle lenzuola
la luna è ancora piena
e la notte è di tutti
ma impari è il sonno.

L'esangue volto
m'induce all'onda alta
quando il destarmi è duro
più del dormire.

La riga
E' impervio seguir la riga
la notte viaggia nuda
in mezzo alle follie
e pensi d'esser sola
tra canti e pianti antichi.

Dormono sconfitte
le melodie di un tempo
finiscono a marcire
insieme alle illusioni
di un sogno ormai già morto.

Quattro minuti
Quattro minuti in niente
il vento leva cose in un momento
c’è chi muore in un istante
e chi vive un attimo soltanto.

Quattro minuti per un sospiro
ancora quattro di solitudine
e sempre quattro per una strofa
d’inutili parole appena ritrovate.

La bambola dai capelli azzurri
Restai col dubbio degno di fragore
nella follia di allora
mai s'interruppe la voce dentro
il sorriso si spense in una barchetta di carta
spiegazzata
ed io consapevole solo in parte
di quello che avveniva
pregavo e sognavo ogni notte.
Era di gomma quel pinocchio col naso rotto
non ricordo di chi fosse e chi lo portò in casa
so solo che era lì
come la bambola dai capelli azzurri
che volò via da me
una sera per caso.

Le fantasie più rare
Di tanto in tanto
si adagiano come farfalle
le fantasie più rare
anche una parola può bastare
a richiamare ciò che giaceva
senza brillare.

E le più belle ore
son proprio queste
quando il respiro
seppur leggero
appaga il cuore
ed il pensiero.

Non chiedetemi il perché
Adesso che ho imparato
anche a morire
vivo l'azzurro a tratti
senza saperlo.

L'addietro tempo
nuota nell'aria che inalo e soffio
non chiedetemi il perché
di questo e quello
ho solo voglia di dormire
e nulla più.

Solitudine jazz
Sorella solitudine, tu corri in riva al mare
dove l'onda non si piega
né sfugge al suo sentire
neppure il tentennare l'appartiene,
d’altra parte, quale indugio è figlio ai sogni?
Che musica è la tua? E’ forse un jazz tremendo
di Billy Strayhorn con Duke Ellington
in Take The “A” Train
che impazza in me, di notte in notte
e dieci volte dieci, anche di giorno.
Un tempo pensavo di assomigliarti sai?
Ero completamente folle,
oggi credo nella sobrietà delle cose
ma non è esattamente così.
Ogni sciocchezza, in queste passate lune,
anche solo sospirata,
è stata stravolta dagli eventi
e allora di cosa vogliamo parlare veramente?
E cosa si vuole sognare obiettivamente?
Di noi che non sappiamo niente
o di quel poco in cui speriamo e non amiamo fare?
Ho raggruppato alcuni versi sciolti e ancora scritti a penna,
nudi come indomiti puledri col crine al vento,
li ho spacciati per nuovi di zecca
ed erano già out da più di vent’anni.

Voglia di evadere il buio
La notte infine evapora, ma dentro di me
la voglia di evadere il buio resta indelebile.
Oggi ho intravisto il mare coperto di stelle
ed il giorno si è fatto all'istante disteso nel sole
compagno alle acque aderenti che adoro da sempre.
Le parole, come tutte le cose del mondo
non restano eterne
e mille canzoni d'amore
non basteranno mai più
a dirti quanto ti amo

Volevo morire di noi
La festa dei ritrovi ci riporta in bianco e nero
grazie a voi soltanto, cuori lontani
e la musica varia in un baleno di note ignorate
mentre fisso una foto di gruppo che parla di ieri
mai vista prima d'ora e neanche mai sperata.
Volevo gridare di noi così piccoli e soli
volevo morire di noi senza respiro
infrangendo ogni pudore terrestre
ma ho frugato in quegli occhi di pianto
e ho trovato una vita passata.

E mi ritrovo a danzare
Accade questo da un po' di tempo
esausta smetto di ballare i soliti passi
con la premessa di non ritornarci più sopra
ma puntualmente mi contraddico
e mi ritrovo a danzare inevitabilmente
in ogni angolo della mia testa
in ogni cellula della mia pelle
e in ogni organo e arteria del mio corpo.
Accade questo che per affogare certi autunni strani
qualunque scemenza vada bene.
Accade che il freddo assomigli sempre di più
a quelle strade vagabonde e sole
quando intirizzito e a passo lento
va un randagio nella notte
in cerca di un amico.

Anima tranquilla
Ho imparato da te che sei uguale a me
perché mia dal primo suono emesso
l'unica a conoscermi davvero
eppure tanto diversa per certi versi.
Siamo una sola cosa indivisibile
mai così divise prima d'oggi.
Ma se scappare non è vivere la vita
restare suona come una sconfitta.
Uscire allo scoperto sulla cedevole neve
fulgida più di una qualsiasi altra carezza
dà forfait al corpo esausto
mentre l'anima è tranquilla sempre.


Quando ti vidi la prima volta
è stata anche l'ultima
nel senso che sei rimasto in me
tale e quale come allora.
Poi quando solo per puro caso
c'incontrammo in quel grande magazzino
zeppo di noi
mi resi conto che il domani
mi era intorno più forte che mai.
Tu mi dicesti ciao ed io risposi sì.

Come vestita
Non so se per pudore
o per il gelo di dicembre
che venni al mondo già
come vestita.
Un illusione, forse vanità
o semplice affezione
per quelle membra
a cui non seppi rinunciare.
Da quel giorno mi porto
addosso appiccicata
la tenera camicia.
E narrano di quella notte
ancora un po'storditi
per tutto lo stupore.

Chi sono io
Autunni lontani immersi in me a sostare folli
dagli anni dei codini e favole mancate.
Paure e vuoti immensi si ripetono via via
a fracassare albe e il dopo ancora, fino a notte.
Delusa da me nei sapori scemati e frenati
a domandarmi poi. " chi sono io"?
Forse la vita, gli altri e tutte le cose
mi hanno voluta così.
Io stessa ho voluto e il tempo.
quello non si ferma mai, ci trascina nella morsa
verso inutili finzioni ed inconsce illusioni.

Fuori tempo
Momenti andati che non torneranno.
Momenti mai vissuti ch'io averli vorrei.
Momenti miei giammai invidiati
e che degli altri io sognai.

Momenti pensati pur non volendo
riconosciuti e non accettati in quanto miei
ma come storie comuni a tutti
e non a me che invece so.

Autunno dentro
Mescolo marciti sibili ricordi
di un disordine inquietante
selvagge incongruenze
ai crocevia di turno.
Nel silenzio assenso estrapolo
d'urgenza la limpida decenza
piuttosto che l'essenza
di una stupida sentenza.

L'inventario
Mi aspetta a letto l'inventario masochista della notte
m' investe senza che io l'abbia chiamato o voluto
colpisce spesso nella preghiera, ma non solo
viene più o meno da un secolo di luce
nulla faccio per contrastarlo veramente.

Perché dovrei?
Del resto mi arreca solo qualche lacrima
un paia di extrasistoli, una fitta nelle tempie
e un'altra proprio in petto
poi tutto come prima.

Nuda
Certe volte mi sento come quei mercatini zeppi pieni,
dove ci trovi di tutto e mai quello che cerchi veramente.
Ci sono stata per l'appunto ieri
e le cose che guardavo, di primo acchito,
mi sembravano concrete.chiare,
poi subito inutili oggetti accalcati.
La gente mi passava davanti nuda e pura,
traboccava di eternità semplicemente.
Oggi non voglio nulla che non sia il mio sentire più profondo,
ascoltare la mia coscienza, solo questo desidero
ecco. lei difficilmente tergiversa
e se lo fa è sempre in buona fede.
Fingere di aver seppellito il passato non è servito
molto meglio ricordare ogni cellula e soffrire da morire
che continuare ad ingannare se stessi e gli altri.
Del resto è stato sempre così con me.
chissà per quale motivo assurdo
mi ero messa in testa di cambiare vita proprio adesso.

Naif
Son tutte lì le tue parole avvezze
nel solito macello a gocciolare sangue
appese ad una ad una come sgozzanti agnelli
rapite un dì nel dì dall'io naif
all' ombra di un Pinocchio e fiabe spinte

Fusti secolari spiccano magnifici
mentre i rimpianti colano pesanti
eserciti di piombo eseguono puntuali
ordini esemplari.

Un giorno farà fede solo il passato
e i vapori dei crateri ancora vivi
leggeri veglieranno sopra i declini.

E' dal nulla che nascono le idee
solo dal grano crescono speranze.
La certezza è una e inequivocabile
quella di non possedere nulla
poiché il nulla solamente ci appartiene.

Le viole
Quando le fresche viole bianche
dei verdi prati accesi
nelle ore ombrose e affrante
tristemente appassiranno
continuerò a cercarti
e sentirò lontana
la dolce amara essenza
dei giorni ubriachi e sobri
che mai mi lasceranno.

Storie
Una provvida parola pescata al volo
tra capo e collo
o in fondo al mare, a mille miglia
scopre ragioni vicine e lontane
di zingari pensieri sparsi nel mondo.
Di questa vita metà taciuta
l'altra metà l'hai già vissuta
quel che ho potuto dire di te
tu l'hai saputo prima di me.

Amore sempre
Prendere tempo per non pensare
è stendere le ore all'infinito
oppure stringerle tra le mani
fino a soffocarle.ucciderle
per poi sentire che ti mancano
da morire.
Il giorno, in fondo, mi è davanti
come una tovaglia a quadri
che scivola leggera e spiegazzata
sul tavolo dei miei pensieri assurdi
lasciandomi senza parole
ancora una volta.

Amore a ore
Amore a ore siamo nei temporali
vite incagliate nelle trame scordate
anime in attesa di voli sospesi.
E basta una parola sola
per ritornare a vivere
d'altronde anche morire
ma questo andare e ritornare
e poi riandare.
questo ripetersi perenne
che non dà tregua al sangue
muove speranze nuove
e senza senso.

Solo per volare
Ricordi? Hai ripercorso svariate notti
il tuo paese fiorito
tante volte quanto basta
per non farla finita
uccisa di pazienza senza morire.
Poi nel fatidico giorno
cambiò l'aria nei boschi erbosi
e sopra la corteccia.
Tu per prima mutasti la tua casa
e a seguire anche il resto
non tacesti mai il peggio
ma nemmeno il buono.
Oggi, dopo tante primavere,
ti ritrovi a pensarci un po'su
e l'illusione di resistere ancora
nasce solo per volare.

Non è la morte
Penso al domani, oramai, sempre più fragile
ed è assurdo, per me, quel "più"
se guardo a ieri e all'altro ieri.
Gli anni ci maturano.ci consumano
e si spera sempre che questo accada
nel modo più naturale e dolce possibile.
Ma cos'è naturale oggi.cos'è dolce?
se riesco solo a sentire una odiosa amarezza
ovunque giri lo sguardo.
Un mondo dove i più deboli
diventano sempre più deboli
e i ricchi sempre più ricchi.
Alla povera gente non è la morte che spaventa
è la vita che fa loro paura.

A poco a poco tu
Mi uccidi a poco a poco nell'ora d'ogni dì
pensiero mio sbagliato vorrei poterti dire
con ferma convinzione addio per sempre
mai più mi volterò a coccolarti invano!

Risolverei così come si fa di solito
per cose irrilevanti inutili e banali
ma tu che il solito per me non sei
ti lascio qui nell'infinito curvo a farmi male continuamente
e in questo caos che tende al nero
quanto coraggio ancora mi occorrerà sognare?

Fuggevole notte
Lo vedi questo mio pianto invisibile
tu, luna gioconda e amica serena?
no! no che non lo vedi...
a te sembra che io sia sempre la stessa
e invece...
Perché il mio sentire di adesso non è quello di ieri
quando scrutavi di me tutte le cose?
Cos'è che fa di un giorno, di un'ora o di un attimo
diverso da un altro
quando tutto è identico a sempre?
E tu notte fuggevole non affrettare il giorno
e ascolta il mio parlare
ancora una volta.

L'orfano cordone
Per una volta
un'altra volta ancora
incline come sono
all'orfano cordone
nell'ora schietta e muta
berrò da lei spogliata
di tutto quanto infligge
il solito copione
e preda resterò
di terre incoffessate
all'alba spiattellate.

Secoli di ore
Appesantite e flesse
le gocciolanti foglie
mi fanno tenerezza
nei grigi temporali
e il chiaro verderame
nei lucidi tremori
non si distingue più.
Secoli di ore e mesi scarni
ad aspettar per sempre
il mio solito Godot
di prima classe.

Guardando il Vesuvio
Nuda è la notte persa nel blu.
Tu mi hai veduta quando son nata
con te negli occhi sono cresciuta
incoronato dinnanzi a casa
t'alzavi in cielo
ed io vivendo dal quel balcone
ti offrivo i sogni .le mie paure.
Nelle tempeste ti ho visto piangere
e tra le nuvole anche fumare
sei storia antica, magma che bolle
lava che scende, roccia incosciente
che ancora brucia.

Non so
Cresce ininterrotta la fine d'ogni cosa
e il tutto è solo un niente che si consuma in fretta
come l'auto distratta che passa sfrecciando
non vede di lato alla strada i germogli già alti
e si perde la donna paziente che riempie il suo cesto.
La via che rincorre la curva
non bada ai paesaggi che sono d'intorno
ha solo premura di andare... non so...

Nel dubbio
Vita!
per quante volte ancora
vacillerò nel dubbio?
E penso invece al bello
di tutti i giorni fatti
nella quasi certezza.
Ma se bastasse ora
la sola mia ragione
ad azzerare
questo dilemma assurdo
sarei senz'altro....forse...chissà...
...soltanto più serena.

Tempo
Immutabile sei
nel tuo folle passare,
inesorabile tracci la vita
e mentre scorri sei come il vento
che la trafigge.
Inarrestabile tu volgi
e nel presente sei già volato.
Come la pietra che l'acqua erode
tu anche segni senza curarti
e questa notte che oscura terra
non spegne te.

In quel suo divagare
Che fine ha fatto l'inverso
che m' aggravava il dì
almeno di lui ero certa
non mi potevo ingannare oltre.
Le pupille imbambolate
fanno male a lungo andare
lo ripeteva spesso mio padre
poeta e amante dell'amore incatenato
era lui proprio a dirlo
e con occhi allagati
continuava in un detto rubato.
ogni scarpa diventa scarpone figlia mia
ma questo c'entra poco con quello di prima
eppure il nesso per me c'era sempre
in quel suo divagare.

Tardano a venire
E' una vita percepita astratta
se si allenta la ragione
che mi avvolge nel torpore.

È un fantasma sempre vivo
l'insanabile realtà.

Estraniata è dire poco
nel guardar distratta e sorda
questa pioggia che non c'è.

Stranamente il sol pensiero mi risveglia
e benevola due volte
quando è lei a rinfrescare.

Dell'arsa terra mia voglio
l'odore intenso e forte
dell'acqua che la bagna
e di quelle piogge estive
che tardano a venire.

Chi non vuole
La poesia ci conduce così lontani, amore mio,
da annientare tutti gli orologi del mondo,
nel frattempo chi non vuole che tu legga,
non vuole neppure che tu scriva.
Che illusione sognare di dire la nostra,
che sciocchezza pensare di esistere ancora.
Mi prende proprio così.una sorta di richiamo
talvolta leggero e, talvolta, anche e soprattutto pesante,
ma non per questo lo si pensi come a un fardello.
Credo piuttosto che, sia l'uno, che l'altro,
adagiati sullo stesso piano o fusi insieme,
come due amanti diversi
non destino, nell'intero universo,
la benché minima sorpresa o stonatura.

Dirsi ciao
Dirsi ciao non è mai come dirsi addio
andiamo via tutti i giorni
in ogni stagione, in mille modi diversi
e quasi sempre ci diciamo ciao.

Sono piene le strade di gente che va
ma stringerti a me in questo momento
darebbe un senso a quei giardini vuoti.

E adesso che un solo corridoio esula dagli occhi
seduto anche nell'anima è il mio silenzio
e se un marmo ancor più lungo m'allontana
un altro mondo mi è vicino.

Aria che ingrassa
Ecco la nebbia che ammicca al suono
il teatrino di voci aliene
è un ponte nero da cui cadere
si è disgraziati prima di nascere.
Girano a vuoto le idee vivaci
è tutto un bluff da ieri l'altro
e si procede senza far passo
tutt'altro che buona l'aria che ingrassa.

Il tuo mondo serpente
Guarda come va in giro il tuo mondo serpente
sembra quasi invisibile scuro come la notte
non si ferma neanche un momento.

Strani pallini ora scalciano il suo misero inferno
despota fino alla noia.
Guarda come va in alto quel rospo di un principe finto
impunito e tirato a puntino
infondo si è fatto da solo in quattro e quattr'otto
ancora per te.

Luna, tu sempre
Sono note di luna parlante
alla sera più buia
sovviene il suo canto in aiuto
ed investe l'intorno di luce.

E' un cedere dolce al richiamo
di un verso soave e attraente
un battito forte del cuore
che irradia con forza il mio corpo.

E' sete che placa bevendoti a sorsi
nelle sere più nere.

Ero io quella
Questo tempo passato io lo riscopro inedito e quasi sconosciuto
lo scruto con occhi diversi e leggo un libro super nuovo.
Ero davvero io quella dei filoni a scuola senza mai nasconderlo ai suoi
quella che fumava le nazionali con l'amica del cuore a soli undici anni
quella che imparò da sola il sesso e a come difendersi
quella che urlava a tutti le sue ragioni e piangeva di notte in silenzio
quella che dava l'impressione di non mollare mai
e lo faceva continuamente per non dispiacere agli altri
quella che colpiva al primo sguardo senza mai assecondarlo
tranne quando il cuore le andava a mille
la scapestrata della famiglia, la ribelle che viveva di solo radici
succhiandone il sangue fino all'ultima goccia.

Mille ricordi
Nel mare di lavanda si ha libero accesso
agli archivi profondi dell'io,
c'è tutto un mondo perso e vinto a turno.
si fa per dire, ma adoro poterlo pensare.
Ed io sono da sola adesso, da sola più che mai,
ma ho smesso di angosciarmi, grazie a te soltanto,
all'unisono mille ricordi mi fanno compagnia.
Ho verificato tutte le cose che mi hai lasciato dentro
a riempirmi il vuoto,
sono quelle di ieri moltiplicate all'infinito.
Tu in ogni istante e in ogni secolo di ore,
per sempre e solo tu.

Gli ipocriti
Indecenza sfrontata,
talvolta braccata,
mi opprime l'umore
che imbroglia.
Ma fuori
nessuno che pianga,
si ostenta pacata realtà,
piuttosto reale menzogna.
Ma fuori
nessuno che pianga,
bacato, imperterrito
il mondo di fuori
distratto e confuso bisboccia.

Con te
Sarà che oggi mi manchi più di ieri
sarà che il foglio mi fa poca compagnia
e la primavera è solo passeggera.

Guardi un'armonia che vive un solo istante
quando quel che senti è tutta un'altra storia.

Le avventure spensierate di cui parlo incessante
son quelle poche scappatelle in pieno giorno con te
mentre chiedevi agli altri di me.

Emicrania
Ci vuole la notte a carpire il dì
non è forse lo squallido chiarore dei tempi
a far sognare ardentemente
l'ombra più suadente?
Ho un lieve mal di testa
che martella la mia mente
emicrania maledetta
che incalza come serpe
mezz'ora solamente
per sciorinare al vento
l'anima per sempre.

Le case
Le case dei palazzi assomigliano a noi mortali comuni,
colorate, stanche, ingarbugliati fili a imprigionarle,
leggono il futuro nelle antenne paraboliche,
trasgressive e remissive, coraggiose, vive
e quasi mai rassegnate.
Qualche volta si addormentano al mattino presto
quando è l'ora già di alzarsi per andare,
ma di regola si svegliano nell'immediata luce
cosicché il destare loro sia precoce insieme all'alba.

Cadeva la neve
Che strana è la cruda realtà
la tocchi soltanto di sguincio
nei frammenti stracciati dall'alba.
Non sembra appartenga al tuo tempo
è forse un oggetto qualunque
che guardi soltanto per caso
sebbene il tormento che senti
ti porti di nuovo a quei prati
di quando cadeva la neve.

Antico ieri
I tempi cambiano velocemente
e noi amanti testardi
di nostalgiche figure volate via
restiamo inchiodati a un fiume tramandato
perso a mare nei lunghi decenni
e ancora troppo nostro
per non pensarci più.
Verrò da te antico ieri
nell'ora dell'estinto sole
quando il giorno tace il suo respiro molle
ed elude ogni pensiero vago
se negli occhi dell'amore cieco
un verso folle rianima la notte.

Sull' isola
Sull'isola che sai
l'anima ci usciva a volte
senza zoppicare
e le cose innocue e feroci
del destino
imbrattavano il mondo
solo in quel momento
nella parata quotidiana
della vita.
Di giorno invece
dormirono sempre
quegli occhi
che non seppero guardare
prestando il fianco
a chi di loro
mai si chiese mai.

Sbuccio bagliori
La stanza accesa a metà è la cosa più vera
a quest'ora azzurrina del giorno
mentre disarticolo giunture a caro prezzo
sbuccio bagliori all'alba frettolosa
respirando per l'ennesima volta
quello che non vedo.
Se disegnare con le parole
potesse in parte accontentare il volo
saremmo assidui pittori
e indefessi poeti fino alla noia.
Ma cosa accadrebbe se realizzati quei sogni
li vedessi poi tutti morire ad uno ad uno.

Un magma pronto ad uscire
Non ho niente da chiedere e da obiettare a chichessia
nonostante senta in me agitarsi un magma pronto ad uscire, in ogni momento
e in tutto ciò una banda di fuori s'avvicina sempre di più
ora è di sotto che ancora suona, ma è come lontana nel tempo.

C'è un principio per ogni cosa e c'è un approdo
quest'ultimo ci piace se, al contrario, quando nasce ci rincresce
eppure quante volte s'inizia male per poi finire bene
quindi che il buon giorno si veda dal mattino convince solo in parte
ed il silenzio, su queste mie parole scarse, ora più che mai,
non perde tempo a metterci una pietra.

Viaggiando
Non importa di cosa o di chi inghiottirai
le radici affondate nella corsa di un viaggio
se l'ignoto risuona nel petto alla tremula ora
l'ovvio che spezza il tuo passo
si perde di notte nell'insolito andare.

In treno
Oggi in treno i volti delle persone si somigliavano tutti
avevano un'aria assente immersa nel vuoto affollato
e senza farmene accorgere ho provato compassione
per ognuna di loro
non mi ero ancora accorta che stavano provando per me
la stessa cosa.

Quel fumo caldo
Mi viene in mente che sai sempre cosa dire
quando gli altri restano muti come pesci
forti di quelle profondità che solo il mare riesce a dare.
Mi fa ridere il fatto che in certe situazioni
ci si senta obbligati a dover per forza parlare
come se il silenzio fosse quasi un delitto
e il dire. la cosa migliore da fare.
E parli.e parli mentre gli altri tacciono.
tacciono e ti guardano stupiti come a dire.
si stava tanto bene tutti zitti.

Una volta non era esattamente così
nelle tue mani fredde come rossi ghiaccioli
ci soffiavi forte tutto il calore.
quel fumo caldo che hai dentro
dal tuo primo vagito nell'aria.
Te lo portavi dietro ad ogni camminata tesa
lo distendevi per intero come un lenzuolo candido
neanche un lembo nella polare notte
mancava al tuo giaciglio stanco.

Soli
Non è una novità che i giorni si gonfino
e si sgonfino continuamente
sono ostaggi anch'essi come il mare
di transiti lunari.

Ieri ti chiamavo esattamente come oggi
lo stesso farò anche domani
i nomi restano per sempre
ci sono cose invece che cambiano completamente.

Piccoli rifugi tra i pensieri dismessi
custodiscono segreti perfettamente avvolti
eppure non riesco a districarli come vorrei.

Trovarmi da sola nella perduta via
ha una sua valenza primordiale:
toccare con mano la verità più antica e propria
di ogni esistenza.

Il mio mondo
Il mio mondo è una leggenda canterina
astrusa e sibillina.
Il mio mondo è un ammalato immaginario
che contagia chi lo ama.
Il mio mondo crede nell'amore fermamente
e difatti lui ci crede solamente.
Il mio mondo è un precario provvisorio
un attore dilettante
triste, allegro e impertinente.
Il mio mondo è un salutista convinto
da quando ha preso a salutare
a destra e a manca
si pensa sano come e più di un pesce.
Il mio mondo in fondo è giovane
eppure è tanto vecchio.

Sale amaro
Donna, una parola scritta lascia per sempre il segno.
Lo vedi.hai smarrito di nuovo tua madre
e la notte deve ancora passare.
E si scende.si scende ancora.
sempre di più.

Hai perso l'ennesima battaglia!
E' giunta l'ora di annunciarlo
a tutte le tue figlie.

Brancola leso, oggi,
un mite ramoscello in mezzo al mare
pioggia a catinella e pure il vento
affogano la terra di sale amaro.

Sara' come dormire
Avere bene in mente tutto, senza sapere nulla.
Siamo esseri soli, in fuga dal resto.
Prima di lasciare vorrò trovarmi faccia a faccia
con l'io che ancora ignoro, dovrà pur dirmi il vero.
Quando il tran tran poi finirà, sarà come dormire
e un lungo sonno offuscherà ogni ricordo.

Su per giu' o forse
Signore e signori, amici e amiche mie
non vi obbligherò ad ascoltarmi oltre
non è mia intenzione dilungarmi troppo
vorrei dirvi solo due parole a proposito di ieri
ecco... mentre il mondo mi era immenso
su per giù o forse
e tale quale a un niente
ovvero... bello per un verso e brutto per un altro
ho avvertito in quel momento un brivido violento
percorrermi la schiena e lambirla totalmente
fino a dileguare.
proprio come un bacio.

Quando
Quando in giro c'è festa
vedo le strade deserte
spettino in fretta la mente
e viaggio i pensieri lontani.

Nell'incoscienza compagna
vivo la vita sperando
dimoro i sogni nell'ombra
e seguo nel cielo la scia.

Quando la sete è più forte
bevo dell'aria la brina
spezzo le foglie ingiallite
e mastico fiori al mattino.

Confusi pensieri
Musei di lurida carta
nei freddi palazzi di vetro.
Hanno corde di lana
i bianchi violini e suoni di miele.
Bagnate di latte le umide labbra
senza pietà.
Filtrate passioni di un dire sbiadito,
di calici opali ricolmi di niente,
di lingua infangata
la quiete facciata.

Amo guardarti
Amo guardarti
nei pensieri più lievi
e nella tenera voglia
di un dolce trovarsi.
Amo guardarti
nei rigori del tempo
e nell'austera distanza
di un nostro pensare.

Le parole
Sugli asfalti del cuore
le parole spezzate
sono giorni taciuti.

Come foglie velate
trasportate dal vento
nelle ore perdute.

Ametiste di luna
sopra ciglia bagnate
della mia fantasia.

Un mare a me compagno
Mentre guardo nel tuo cuore accarezzo anche il dolore
che ora vedo nei tuoi occhi.
Ci mancano di ieri i momenti spensierati
che danno la certezza di un giorno nel domani.

Migrano gli uccelli in cerca d'altri nidi
volano sereni sicuri di quel viaggio.
A spasso con le stelle mi allontano
sotto un cielo quasi nero in silenzio e senza meta.

Riemerge dalla spuma e aleggia sopra l'acqua
un gelido ricordo di un tempo assai lontano.
Di quelle onde grigie oggi ascolto le ferite
e la forza azzurra e grande di un mare a me compagno.

Goccia
Una goccia nel mare
è il giorno che sbatte la testa
nel suo intento
seppur lentamente
farà quel che nella mente
s'agita fermamente.

Quand'anche i miei occhi
Quand'anche i miei occhi
vedessero quello che solo in sogno vivo
mai penserei d'essere sveglia.
E' da troppo che aspetto di avvedermi
ovvero aspettavo.
E' un po' che non spero e più non voglio.
Sono stanca ed i miei occhi vogliono chiudersi
questa volta non per sognare
ma neanche per morire
semplicemente per dormire.

L'immenso
Nel grigio denso
dilegua in fretta il cielo.
Sul mare, in lontananza,
ondeggia mesta una barchetta
segue la scia spumosa di un peschereccio.
Il verso di un gabbiano da sottofondo fa
e nell'indaco dell'acqua,
di madreperla, una conchiglia echeggia, forte,
un soffio seducente.
Guardo di nuovo il mare, sento fermare il tempo.
tutt'uno all'orizzonte
vedo l'immenso.

Insieme
Andammo insieme volte infinite
in posti fuori, pensieri e dubbi
i tuoi e i miei fatti per noi.
Ed altre volte ancora tante
le nostre idee disgiunte vie
le ritrovavo di nuovo unite.
Che cosa importa invece oggi
quello che penso o cosa scrivo
in questo spazio per me impreciso
se mi allontana sempre di più
dai tuoi timori e verdi orizzonti.

Parlare
Parlare è anche un po' cantare
la voce casca sonora
di qua e di là
e il tono accentua il ventre
d'ogni parola.
Parlare è recitare senza fiatare
l'aria diviene volto a mano a mano
se ne intuisce il senso
solo a guardare.

Quello che mi resta
Non ho più tempo
a parte gli anni, i mesi
e i giorni che mi restano.
Non ho più tempo
a parte adesso che ancora sto.
Non ho più tempo
a parte quello che non so.

Farfalle senza tempo
A presto mi ripeteva l'anima volando via a farfalla.
A presto le rispondevo tra l'incredulo respiro
e l'umana comprensione.

Tempo fa mi scaraventai addosso montacarichi di ciarle.
discorsi a basso costo
ma cosa mai sarà stato a rendere l'azzurra campagna così sudicia
nonché melmosa di verdi bigotti.

Sì! continuate pure in questo gioco senza diritti
fate pure finta di ignorare lo squallore meticoloso
che avete creato intorno a voi con le vostre manine nere.

L'attesa e gli occhi fissi nel vuoto li ho dentro tatuati a fuoco
continuano a scavarmi la fossa
e il solco è profondo più delle acque marine.

Mai più la stessa
Quando tu eri diversa erano diversi gli altri e il mondo che guardavi
e che volevi a tutti i costi comprendere,
non che fosse perfetto, ma semplicemente era.
Semplicemente sentivi di appartenere a qualcosa di speciale,
di unico, qualcosa, forse, di irripetibile. sentivi di esistere
e sulla base dell'essere i passi diventavano ideali da realizzare,
da raccontare al primo che incontravi.
Questo era quello che palpitava dentro di te,
come quando cantavi Bella Ciao alle tue bambine e non solo ai cortei.
Oggi nei campi dei malandrini ti senti colpita a morte mille volte
e per mille volte ancora ti rialzerai, ma non sarai mai più la stessa.

Cerco
Cerco un'emozione priva d'illusione
e false convinzioni.
Cerco l'emarginazione
perché non c'è finzione
ma solo disperazione.
Cerco una ragione
nell'assoluta comprensione
senza simulazione.
Cerco nel pianto anche il rimpianto
e nel dolore la gioia pura.
Cerco nel sole tanto calore
e nella luna solo chiarore.
Cerco l'amore senza ossessione
è della vita l'imperfezione
l'originale creazione.

Pop corn e patatine
Il mondo è di tutti! non solo di pochi.
Il mondo è di tutti! noi siamo il mondo.lui spera in noi.
Ci hanno assopiti via cavo per anni.decenni.due.
quasi tre, con patatine, pop corn e frottole del genere,
lo fanno ancora, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto,
anche di notte.
Stanno azzerando le nostre idee, i sogni, le lotte,
le nostre conquiste, il passato, i sorrisi, la vita!
Il mondo è di tutti! il lavoro è di tutti!
la scuola e l'amore sono di tutti!

Se noi
Se tu guardandomi così come mi guardi
riuscissi a dirmi veracemente quello che vedi
che io non so
saprei di te e di me molto di più.

Se fossi io a guardarti così come ti guardo
e apertamente ti dicessi quello che vedo
che tu non sai
sapremmo entrambi, l'uno dell'altra, molto di più.

Cara vita
Cara vita, ti dico grazie
per le cose che mi hai regalate,
tutto sommato, sono superiori
rispetto a quelle in cui mi sono sentita diseredata,
potrei chiederti l'autunno antico
che venne meno e che ancora lacera,
quello che tu conosci più di tutti,
ma indietro non si può tornare,
tu questo non lo puoi davvero
e io nemmeno lo posso.
Un piccolo appunto, però, lo voglio fare,
tanto per intenderci meglio.
l'erba che cresce, tutti i giorni,
in ogni giardino di ogni città e paese,
nell'argilla e sui muri dei balconi e delle strade
sui terrazzi e davanzali di ogni casa,
mi sospinge a pensarti libera di maturare
e nonostante io ti veda così, la percezione,
ma che dico, la sfacciata realtà è ben diversa.
È ben altro tutto ciò che ti riguarda
tu appari in un modo, ma per milioni di esseri
sei solo una invivibile vita che va esaurendosi ad ogni secondo.
Lo so, lo so, dei corsi e ricorsi storici, dei cicli e tutto il resto
ma vedi. non è soltanto questo.
Quello che proprio non va più a genio è l'arroganza,
la prevaricazione e l'inganno attraverso mezzi propri,
il menefreghismo spietato di chi ha il potere
e se ne infischia per un proprio tornaconto,
a discapito di sani equilibri, a danno dell'ambiente e di noi tutti
ma soprattutto a svantaggio delle nuove generazioni.
Mi dici allora, mia cara vita.
dov'è di casa qui. la tanto nominata democrazia?

Le ore della vita
Spesso, quando il tempo mi era d'oro
lo scorrere prezioso mi superava il pianto.
Le ore della vita volavano veloci
e i giorni appena nati colavano a cascata
come l'azzurro chiaro di un'allegra fontana.
Oggi che il tempo mi è d'argento
ripenso a quegli affanni
a tutti i miei respiri
e a te ch'eri tiranno
feroce come allora
e forse un po' incosciente
ancora ti vorrei.

Sole a primavera
Nulla so di più bello e dolce
del sole a primavera
il suo tepore mi riscalda fuori e dentro.
Spalanco le finestre stamattina
e lascio che s'insinui dappertutto.
Gli oggetti, nella stanza, appaiono diversi
assumono valenze primordiali.
S'allunga il raggio, s'allarga
fino al comò, si estende
a macchia d'olio a illuminar le foto
che stanno lì da anni.
Eppure... l'emozione è forte
e m'avvicino anch'io ad esse
di ieri gli immortalati istanti...
srotolo ricordi in un baleno
gomitoli di vita intorno a me.

Il dolore, nostro malgrado
L'ora del no, del dolore
che non sappiamo accettare.
L'ora che ci porta ad essere lontani
dalla realtà,
che ci isola come non mai
e che ci unisce
al momento stesso.
L'ora della ribellione,
della sconfitta
e della rassegnazione.
L'ora che non ti dà scelta
perché è così e basta.
L'ora in cui il tempo non passa
tuo malgrado
e vorresti invece volasse.
L'ora della speranza perduta
ritrovata negli altri,
è questa l'ora dell'amore
che ti salva.

Passi
Vado pensierosa
nell'eco dei miei passi
ed ecco che ai miei
già martellanti
se ne aggiungono
degli altri sconosciuti
e per un attimo di tempo
quasi irrilevante
impercettibile e solitario
spazio dei più
profondo e forte
mi appartiene
se ci penso
e non essere la sola
nel vero senso
dell'esser sola
in questa stramba
ma pur sempre vita
mai mi darà sollievo
il mal comune.
E' sofferenza in più
per me
saper degli altri
tutto il dolore.

Il sole risplende ogni giorno
Frammenti rinnovano i giorni
di un tempo remoto.

Impietrita fisso lo sguardo
cercando un motivo.

Ripeto a me stessa:
"il sole risplende ogni giorno",
una voce sottile e crudele evoca:
"ma non per tutti".

Comprendo l'ingiusto di piangersi,
ma il bisogno di liberarsi
di indigesti ricordi è vitale.

Funamboli
Io sono queste mura che sanno più di me
e la finestra nera ha tolto le sue ali
adesso è un quadro nudo appeso a un cielo bronzeo
mostra un lampione acceso e un cane che lo innaffia
poi ombre lunghe e brevi dissolvono nel buio
un'auto in movimento e quelle parcheggiate.
I motorini intorno sono di sangue a fiumi
si tengono per mano simili a funamboli
ed hanno madri e padri a casa
fratelli e tanti altri.

Amavo i miei nonni
L'emblema resterete
di un antico mio ricordo
nel rimpianto vi rivedo
e ripenso a me bambina
nella mite casa vostra.

Tra i gerani variopinti
e l'odor dei gelsomini
lì frenavo tutte le paure
e le ansie mie di allora.

Per volere del Buon Dio
distavate solo un po'
dalla casa mia nativa.

Mio rifugio siete stati
come i gatti della nonna
nelle corse più sfrenate
con il vento tra i capelli
e nei pianti più struggenti
sempre lì ad ascoltarmi.

Armadio a sei ante
C'è stato un anno che pensammo di partire tutti per l'Australia
eravamo bambini già adulti ma non si capiva a guardarci
sognavamo di andare lontani dal mondo
lo facevamo di giorno e di notte e si correva nei prati a tratti
poi la cosa finì in frantumi per poco.
Nell'armadio a sei ante giacciono ancora intatte le valigie
con dentro i panni delle nostre peripezie
sovente le apriamo e ci soffermiamo a scrutarle
proprio come se fossero delle vere sconosciute
purtroppo loro sono ancora pazze di noi
ma speriamo sempre di svegliarci un giorno
e non trovarle più lì.

Pensieri diversi
Pensiero balordo dinanzi al passato
a quello immortale che popola in me
costante rivale di giochi innocenti.
Pensieri diversi s'intrecciano dentro
curioso vederli avvinghiati
insolito a darsi la mano.
A volte nemmeno un preavviso sovviene
o un piccolo cenno d'umore
è come se l'anima uscisse dagli occhi
nei fiumi scoppiati di lacrime azzurre
temporali improvvisi violenti ma brevi.

Tra me e me
Ci sono volte che la vita
è tutto e niente nella testa
istanti in cui nemmeno il sole
mi riscalda più
alternative stanche tra me e me
scolpite nello sguardo senza tracce.
Momenti vasti
dove il suono della pioggia
si confonde con il vento
e la magica armonia
scopre chiara la libera natura
indomita e celeste
di un soffio tra le labbra.

L'immensita'
Ti sfioro
ed è come toccare
l'immensità del cielo
del mare, l'argento delle stelle.
Fai parte dell'irreale sogno
e non per questo meno intenso.
Inzuppo cuscini di luna
nelle acrobatiche finzioni
mentre invano testo alibi
di sopravvivenza
sulle teorie sconclusionate
dell'essere o non essere.
Amo laddove, tante volte,
il sogno puro appaga all'infinito
più di mille, seppur reali, ipocrisie.

Le maschere della vita
Hanno radici profonde questi umili pensieri
ed assorbono sangue, non acqua.
Trascorsi crudeli, in attesa
di giorni migliori,
che affondano in me.
Passività che uccide,
risultato di una rabbia repressa,
al fine di una calma apparente.

Anni di menzogne
e facce tristi celate
dietro maschere ridenti
per l'altrui piacere.
Violentata nel profondo dell'animo,
quando più avevo bisogno degli altri
deserto infinito
e davanti a me l'abisso.

La strada
La nebbia, stamattina, offusca e rende opaco anche l'umore
le luci, nella strada, sono ancora tutte accese
intorno a me scenari d'ombre e nomadi pensieri.
Nell'aria c'è fumo di brace scoppiettante
risuonano metalliche le sinfonie d'industrie
ed il vociare forte di chi maneggia
e monta le prime bancarelle.
Il freddo taglia in viso come lama
nuvole di fiato a respirare.
Ed ora, che rischiara di brina son le gocce
che coprono ogni cosa
e s'alza dal riparo anche il randagio
in cerca di qualcosa da mangiare.

Andare
Ai tempi dei nostri primi incontri
conoscersi è stato inverno puro
due mondi piccolissimi ed invisibili
in cerca dell'universo.

Parlarsi a volte era più complicato
dello stare zitti
e il silenzio invece ci addomesticava
a quell'ascolto non sempre facile.

La primavera la saltammo per intera
non faceva al caso nostro a quanto pare
troppo semplice da digerire
abituati com'eravamo
a non tralasciare mai nulla.

L'estate ci travolse completamente
il mare si sa invade tutto e tutti
e talvolta cambia l'ordine delle cose.

L'autunno fu la nostra stagione più bella
ci spogliò di tutte le paure inutili
e ci rese liberi di andare.

Il profumo del vento
Importa forse a qualcuno
il sogno reale
di un giorno normale
di gente speciale
che incontri per strada
e conosci da sempre
ma di vista soltanto
nei sorrisi scambiati
per giorni e per anni.

E ti basta così...
quel senso d'intesa
distante e vicina
quel gesto gentile
che è parte di te
e non osi cambiarlo
perché è giusto com'è
se ti sembra già tanto
il profumo del vento
che sfiora il tuo tempo.

Guerre
Quando gli interessi sul viavai delle armi crolleranno di botto
finiranno forse anche le guerre.
Quando le guerre si esauriranno una volta e per sempre
il mondo forse la pianterà di costruire armi
e nei prati non ci saranno più mine a farfalla ad ingannare
né uranio impoverito a sterminare vite
ma di sicuro inventeranno nuove cavie.
Sono cambiata, lo vedete, la vostra belligeranza mostruosa
ha reso invisibile le mie braccia e le mie gambe
sono orfana di tutto e di tutti
non ho più niente che mi riporti in vita veramente
e adesso che siete rimasti da soli sul serio
a chi chiederete ancora di morire per le vostre sporche strategie.

T'amo
Eccoti mare, ancora noi
morire è vivere, di nuovo, la tua assenza.
Ti ho visto dopo soltanto un giorno, appena uno
e già mi manchi nel dopo che non potrò vederti
e sì che gli occhi miei son sempre lì rivolti al blu.
L'aver mai smesso di pensarti è questo il vero male
voce che vince il sonno, per me che t'amo in fondo
sei padre e figlio insieme, di più non so spiegare.

Emisfero ics
Ignoto a te e a me il tuo destino e il mio
un privilegio assurdo comune a tutti noi.

I giorni che verranno siedono nascosti
nell'assoluto buio di un emisfero ics.

Non certo per riposo son come rintanati
e scusami se insisto o se ti dico adesso
che aspettano con ansia di nascere a sorpresa.

Dunque costoro, ahimé! si desteranno poi da quel tugurio nero
determinati ormai di nuovo a fare centro
senza che tu, mia cara, possa accennare a un no.

Ti piegheranno infine negandoti opzioni
straniera in casa tua ti sentirai ancora
in mezzo a tutti gli altri, anch'essi uguali a te.

La distanza
La distanza dei tuoi sguardi
è quell'onda nella notte
che mi porta nel passato
per trovarti sempre uguale
mentre qui tutto è cambiato.

Africa
Come è difficile l'essere amante e pure amica
quando è la prima che ti scombina.
Come è più facile far dei tuoi versi anche il rovescio.

Nulla dissolve più dell'amore folle
Africa dei miei pensieri fuori
taglierò i capelli un'ennesima volta
e guarderò fiorire i tulipani anche quest'anno.

Complice la pioggia
Bagnami pioggia
bagnami gli occhi
solo così potrò piangere
davanti al mondo intero.

Bagnami pioggia
affinché i miei occhi
possano piangere tanto
ed avere l'illusione
di piangere ancora
anche quando le mie lacrime
saranno tutte esaurite.

Bagnami pioggia
perché piangere
è l'unica cosa che mi resta.

Dal balcone di Manu
Ho bevuto dal tuo bicchiere l'altra sera a cena
mentre orientavi i tuoi pensieri di candida neve
su argomenti seri del tipo.salviamo la terra.
ora o mai più. adesso noi tutti lo dobbiamo
e con gli occhi di chi spera e mai si arrende mai
mi hai parlato dei progetti e sul da farsi subito
ho sentito la tua voglia contorcersi in me perdutamente
e ho sognato anch'io con te.
Intorno al tavolo apparecchiato le notizie alla tv
hanno lo stesso sapore ogni sera
cambia il giorno ma il menù resta uguale.
Tu in mezzo a noi ritorni a parlare di ieri
e della necessità di una speranza
di una visione meno catastrofica.
Sentirti a volte è come cantare a squarciagola.
liberarsi da un fardello troppo grande
non arrendersi mai o semplicemente illudersi.
Se ti dico che oggi dal balcone di Manu
la realtà era surreale di fronte all'immenso che tu sai
in poche parole tutto mi sembrava perfetto.
Il gabbiano che volava sull'ondulato mare in cerca di cibo
era il mondo per me in quel momento...equilibrio puro
nulla di terrestre
nulla che potesse far pensare veramente
a questa complicata vita.

Poi un giorno...
Ritornavi a casa sempre distrutto
ed io pensavo che il tuo lavoro non fosse più adatto a te
se ti faceva stare così male.
Poi un giorno ci chiamarono...quella maledetta pressa
ti aveva tranciato le dita della mano
Fu allora che rividi di nuovo tutta la pioggia nel mare.
Alla stazione i vagoni hanno mantelli d'arte a spray
pipistrelli ribelli graffiano lamiere arrugginite fino all'osso
nella sola notte.

Per sempre
Quante volte ho bussato alla tua casa
portone antico, gigante d'altri tempi
la scalinata alquanto malandata
di pietra doppia e grigia.
Ci mette poco l'ombra a dilatare
quando il tempo s'approfitta del ricordo
nella vigna del silenzio si nutre sempre
d'uva nera zuccherata
non ha bisogno di un granché
ha quasi la mia età
e sembra ancora una bambina.

Al tramonto
Vi è in giro al tramonto una quiete
di luce sdraiata che scivola in me
un vizio che ghiaccia il pensiero
e precipita giù.

Lontano io penso a quei mari
e a quei boschi nel sole
a sé stanti e distinti, entrambi bruciati.
Li vedo da soli e vicini nell'ombra che umilia
laceranti tempeste abbassano tronchi
fino a spezzarli
come l'onda spogliata dalla forza che spinge.

Le nude spalle
E' gelo sulla pelle
la goccia che mi bagna
lenisce, per assurdo,
l'incenerita strada
che sola m'accompagna
fin dove luce vaga.

Vivo del cielo chiuso
la densa nube grigia
che ignora la potenza
del mare il fumo caldo.

Un frastagliato vuoto
che vuoto mai non è
di vetri stesi all'aria
negli occhi spruzzi d'alghe
copro d'antico scialle
le nude spalle bianche.

Non aspettare
Abbracciami adesso
non aspettare il domani
perchè esso è già oggi
il dopo è già passato.
Ti vedo nel tempo che sfugge
son fiumi di sequenze
le immagini che scorrono.
Un'illusione di attimi infiniti è la vita.

Il sonno delle cicale
Notte d'estate
ormai matura sponda sei
cicale stanche si acquieteranno a lungo
nulla di sicuro, ma di frinire cesseranno
e scriverò di loro, sinora non ci piove
invincibile sonno che lume
sovente tramuta.

Stanotte canterò di nuovo
tuttora non so cosa, ma so che mi accadrà
altro non mi occorre
che impulso a catena, scadenza a bruciapelo
di boschi e vette a fiumi, nei mari di piombo
dove spogliarmi di ogni delirio.

O intensa luna!
rischiara la tana dei miei pensieri arcani
saziati per anni
che neanch'io so bene cosa frulli in me
nell'ala buia delle segrete ombre
ma tu svegliami ancora
senza far rumore.

A Ottavio
Vorrei vivere per darti tanta felicità.
Vorrei morire per non farti più soffrire.
Quante sono le cose che vorrei offrirti
e quante le cose che vorrei dirti.
E soffro perchè mi vorresti diversa
e ti amo e non so dirtelo.

Danza con me
Aura leggera
si espande
di suoni vibranti
grovigli ondulati
di note esaltanti.

Condizione di quiete
effetto prodotto
da acque marine
oltre pelle corallo
di velata salsedine.

Arsi dal sole
nel rosso tiziano,
chioma riversa
su rocce taglienti,
d'acre profumo
risplende Sorrento.

Addizioni di curve,
impliciti sguardi,
mani che sfiorano
sempre più ardite
e nel ritmo del tempo
danza con me.

Dove finisce
Non moriranno mai più gli accorati rovelli di tutta una vita
da quando li ho stretti a me con vari nodi a trifoglio, essi
mi sono perennemente vicini, li riconosco uno a uno
ed anche se mi fanno a pezzi io li combatto proprio così.
ora dopo ora, ogni mattina appena sveglia
ed ogni notte mentre dormo e veglio.

Esala tra i muti cipressi l'odore rappreso di terra distesa.
Crepano secchi nel freddo più freddo i giardini deserti
se il passo col dubbio non scuote il mistero.

Si scappa dal mondo con occhi socchiusi
a patire la corsa dell'ultimo treno.

Ma dove finisce quel vento impellente
che spettina i rami ed alza i vestiti
che graffia la pelle e spacca le labbra
dove finisce quel soffio tagliente che brucia all'inizio
e smorza nel mentre si spegne la vita.

Per non morire
Supina all'onda lieve mi sfiora l'acqua il mento
e labbra lentamente
se abbasso gli occhi adesso più chiaro e puro è il vuoto.

Mi spingerei lontana per non morire ora
mille e più braccia ancora da risalire nuda.
Un mare sempre in maschera mi anticipa la fine
così senza pensare ho preferito andare
per continuare a stare.

Sui grandi laghi fermi i cormorani attenti
ingurgitano al volo le trasparenti prede
in quel veloce sprazzo il tutto sembra astratto
e in fondo un po' mi opprime.

Tu
Distante è il tuo pensarmi
e nell'attesa ardo per la gelida
tua assenza.

Sospesa mi ritrovo
a trasudare le sciolte
inibizioni.

E nell'ebbro mio guardare
vedo squarci di lucida
realtà.

In un momento
Talvolta all'alba appena nata
quando il sonno agli altri è ancora vivo
ombre scure inquietano le zolle
di lato ribaltate.
Selvagge appartenenze le chiare conseguenze
e limpidi legami a illuminare il giorno.

Si muore in un momento, nell'assoluta calma
quando il cuore pulsa il giusto, arriva la notizia.
e tutto il mondo cambia.
Null'altro che il dolore
e pensi che soffrire sia peggio che morire.

Ll'ammore
E' 'nzisto 'o juorno
senza cchiù 'a raggiòne
arravoglia 'o penziero nata vote
e comme a 'na criatura annur'
m'accumpagna sola
dint' a stu màre verde

Follia è ll'ammore
'de suonne sénza fine
quanno me sceto
scumpar' amprèssa
ogn'allicuòrdo
lassanneme surtànt'
sta vòglia ancora e te sunnà.

L'incanto mio sei tu
Se ti attraverso mare
la terra lentamente si allontana
le case e le colline.
i prati e le montagne.
i porti e le stazioni.
e tutte le città con gli alberi e le strade
diventano ricordi
in quel momento immerso
l'incanto mio sei tu
soltanto e solo tu.

Quando ti penso mare
su questa pietra ferma
il foglio che ho davanti
è grande quanto il cielo
non ha più righe scure
né margini e confini.

I temporali
Ho ancora stretto tra le mani le parole tue di ieri
le terrò forse per sempre oppure lascerò che volino
nell'impotente giorno che mai saprò.

I temporali di oggi disarmano gli alberi maestri
come teneri bonsai spiazzati dal vento
e sepolti dal fango.

Sono ore infedeli i profili là fuori nel brivido tuono
la pioggia non lava i minuti sottratti alla vita,
non lo fa mai
piuttosto, ne amplifica il vuoto quel grigio sbilenco
nell'ombra.

Emisfero ics
Ignoto a te e a me il tuo destino e il mio
un privilegio assurdo comune a tutti noi.

I giorni che verranno siedono nascosti
nell'assoluto buio di un emisfero ics.

Non certo per riposo son come rintanati
e scusami se insisto o se ti dico adesso
che aspettano con ansia di nascere a sorpresa.

Dunque costoro, ahimé! si desteranno poi da quel tugurio nero
determinati ormai di nuovo a fare centro
senza che tu, mia cara, possa accennare a un no.

Ti piegheranno infine negandoti opzioni
straniera in casa tua ti sentirai ancora
in mezzo a tutti gli altri, anch'essi uguali a te.

Corri
Corri bimba
dai corri
forza
non ti fermare
che il sole ti brucia la pelle
le vedi le rampe scoscese
dietro dune selvagge.
sono altissime
vero?
Belle come la vita dovrebbe
come tu vorresti che fosse
sono deserte
a quest'ora del giorno
più arancio
e più afoso
hanno bisogno di te
del tuo dolce candore
del tuo essere immune
indecente
delle tue scorribande
dietro grasse risate
dopo lunghi respiri immaturi
e del vento che lascia
ogni striscia di sale
sulle gote abbronzate.

Ed ora gira bimba
gira più forte che puoi
dai gira
non ti fermare
non palesare diniego proprio ora
il mondo è una trottola folle
che ha smarrito i ricordi
tende il braccio rugoso
ad un vortice sbronzo
sospeso nel vuoto
gira bimba
che tanto
anche le cose più belle
diventano trappole
nel replay degli stolti
sono frottole vere
tutte quelle cantate.

In cerca di un sogno ingiallito
Schiamazzi e rettilinei nella scatola dei giochi
sommosse ed oppressioni sui binari in testa.
E' da tempo che volano farfalle senza più le ali
e le campane a mezzodì suonano appassite
già da qualche anno.

Tremendo il suo sgorgare nel mezzo di dicembre
la presero di sera con un sorriso doppio
amore a prima vista le rimbombava dentro
ad ingannarla, forse, una probabile svista.

Apprese a diffidare precocemente
restando imprigionata a destra e a manca
da spettri sempre verdi e gelidi ingranaggi.

Visse la libertà come un aborto eterno
un feto sgombro d'acqua che spinge invaghito
in cerca di un sogno ingiallito.

Prima di morire fece un riassunto veloce
di tutti i suoi respiri andati al macero
poi smise all'improvviso di soffrire
mentre un sole pervicace risplendeva radioso.

Hai Presente Quei Tramonti
Erano decenni che le ortensie non fiorivano
oggi ritornano come i gerani e i gelsomini.
Un anno, invece, restammo a guardare l’estate torrida
prostrare vite in un adagio in sol minore
e l’acqua non bastava a dissetare i nostri corpi fiacchi.

E’ quasi indispensabile riporre i miei pensieri fuori
guardo venire giù dal grigio nuvole operaie
correre a braccetto per il globo
ad innaffiare foreste e fiumi prosciugati.

Hai presente quei tramonti mozzafiato?
dove i colori non fanno a gara tra di loro
ma si fondono equamente e pacificamente
ecco in quella calma unica e perfetta
io sento di non dover temere più per il domani.

A Ottavio

Ballano e cantano
Ballano le arcate antiche e quelle odierne
i capitelli e i monumenti dentro ai musei
e quelli fuori corrosi e neri
le cattedrali coi propri altari sempre più alti
ed il governo governatore
con i ministri appesi al trono
e ballano… ballano…ballano
e ridono… gridano e tacciono
e mai che piangano.

E tu l’hai mai sognato il Paradiso
Dal giorno all’ ombra deraglia un mondo
e cambiano i binari di un manicomio urbano
un abbaiare solo fa eco nella notte
anima in balia nell’ora dei bisbigli.

Oggi così… domani non si sa
atroce questo e quello…
anche la statica apatia sembra gridare
via di mezzo mai ci sia!

Io ti uso…tu mi usi…noi ci usiamo
se rifiuti la memoria fai un abuso
hai ripreso a camminare
quando più non ci credevo.

Quanti amori e affetti grandi son volati…
E tu l’hai mai sognato il Paradiso.

A denti stretti
Dell’inutile guardare vedo
l’essenza che trapassa
e nel tuo ego resta
celato ogni timore.

Compagine di inganni
nei reconditi sentieri
l’arida e incolta terra
che l’acqua non disseta.

Stagioni della vita
che gridano con forza
lamentano stupore
di omessa carità.

E nell’inerzia assurda
dell’apatica routine
lasci che linfa scorra
senza chiedere perché.

Col cuore a pezzi
La mano che non ti lasciò mai andare via era la stessa
che ti spingeva lontano da me ogni volta.
Ho provato uno strano dolore e piacere assieme
nel guardare quei film che hai girato nel secolo scorso
ho riconosciuto quel rumore dentro che ci accomuna da sempre
e che, forse, non ci confideremo mai fino in fondo.
In nessuna di quelle pellicole mi sono rivista completamente
neanche vi ho rivisti, a dire il vero, a parte la casa e tutte le cose
intorno.
Era perfetto quel cast di allora… noi piccole canaglie col cuore a pezzi.

Notti accese
Si alza ubriaca l’ombra dal suo letto
tamburi metropolitani rimbeccano avviliti
sui gradini dei rifiuti inceneriti.

Notti accese nell’aria fetida corvina
alternativa scalza di acida diossina
insetti e ratti sulla carrozzina.

lenci silenziosi lungo le strade
metri di memoria omologata
ozono violentato nei tuoi occhi
mentre guardi e non respiri.

Cervi di nuvole persi nel cielo
spietate balle come montagne
oggi dirupi accartocciati già bruciati.

Perdersi
Il perché dello smarrirsi viaggia controverso in ogni angolatura
e nonostante ciò sentirlo mille volte amico
privo dell’oggi su cui far girare limpidi pensieri
ha di per sé poche risposte da dare a sua discolpa.

Essere se stessi in ogni momento e in ogni luogo
lo si vede, forse, dal volto beato o imbronciato?
oppure da quello a metà?
Dai vestiti portati o solo indossati?

Perdersi, in fondo, cos’è se non l’oblio degli anni
e il ritrovarsi all’improvviso diversa dal mondo
e da tutto.

Napoli di notte
Solo così, in questo nero di pece
vedo le cose che mai vedrei
ed il chiarore della notte
è pari al giorno senza rumori.
Ora che t’amo e pure t’odio
soddisfo gli occhi solo nel buio
cocciuti versi a macerare davanti a te
sempre più stanca

Domenica mattina
Una domenica mattina appena abbozzata
nella stretta vestaglia dai mille risvegli e più.
Impudenti persiane, tuttavia, a sollevare nell’ora liscia
e a sbirciare scolastiche memorie
su un tavolino vecchio di quasi quarant’anni…
Uno spartito antico tra gli album da disegno
di pari peso, abbandonati apposta lì a ricordare ieri.

Un sogno quasi irraggiungibile nei pensieri stipati
che caricano di sole le tiepide facciate dei balconi di fronte
le guardi allontanarsi mentre bevi un caffellatte alla finestra
ipotizzando uno scenario meno austero
nel grigio cemento mal digerito.
Si può dimenticare inconsapevolmente
e andare per le strade come se nulla fosse.

Sentirsi astratta ma forse zero è la giusta definizione
posizione consona per una zona neutra
dove tutto è niente e il niente è assolutamente tutto
in eguale misura
trovare un equilibrio che non sia dipendente da alcunché
e tanto meno da quel tutto cui dipendiamo sempre .

Sei
Nel respiro dei miei voli
sei poesia e tenera salvezza.
Sei bacio che non stanca
umida carezza.
Sei muschio tra le rocce
e prati aperti al sole.
Sei fuoco sopra le colline
tramonto che s’accende.
Sei lucido vapore
che sulla pelle scende
e sempre mi sorprende.

La vita
Alle prime luci del giorno
più forte il passero cinguetta
più dolce è il suo canto
e mentre dormo di lui m'innamoro.

Poi penso stupita a come avrà fatto
ad essere oggi identico a ieri.
Illusione di un libero arbitrio
negli spazi straziati dal tempo
che ubriaco ci narra la sera.

Dalla finestra guardo bizzarra
la vita, che alla vista, va piano morendo
e ancora io cambio, avvilita
il mio umore, ogni volta, con lei.

Prendimi
Cumuli di baci immolano a dirotto
gli amori amanti e stanchi
e mi consuma sotto al sole
la voglia pazza che ho di te.

Prendimi così come la sabbia tira l’acqua
nei deserti dei miraggi
o come pioggia dentro al mare
quando la notte mai ci basta.

Prendimi nel gelo delle ore
quando il freddo inganna i cuori
e non t’accorgi quanto t’amo.

Gli anni che ci tennero
Oltre ogni incomprensibile rifugio in terra
gli anni ci tennero a poco a poco sospesi
a rimestare pellicole sbiadite più del tempo
che ci incolla.

E’strana storia la vita che soffia
non sarà mai come pensi davvero
nel bene e nel male ti prende così
anche solo per caso.

Esiste un momento infinito per noi
che non lascia dormire per sempre
se il mio dopo continua con te
e il tuo dopo ancora con me.

Questo corpo
Questo corpo che nasce e che muore
mi ripete che ho riso e che ho pianto
mi ricorda la luce al mattino
e di quanto la notte sia nera.

Una spugna che fluttua nel mare
ha la vita che circola dentro
quando è pregna di morbida schiuma
è una cosa che ha perso il suo ardore .

Questo corpo che porto ogni giorno
io lo sento pesante e leggero
e l’orchestra che vibra di fuori
altalena di bruma e splendore.

O Mia Terra
O mia terra impenetrabile e fragile natura
fermati un istante solo per me
nei baleni prolungati dalla nostalgia
ad asciugare insieme straripanti pupille.

I giardini urlano di mille fiori imbalsamati
e profumano di colori artificiali
piangono sotto ai temporali
e muoiono senza farsi male.

Ascoltami generosa creatura
dai risvolti indefiniti
io ti voglio accarezzare ancora come ieri
e assaporarti nell'infinito tuo più vero
non di certo calpestare... nera terra mia.

Oltre l' azzurro
Che voce dai a quest’amore preso di petto
quando fa male fin dentro ai pori
e non t’illude mai più di tanto?

L’irrazionale che ci sconfina
oltre l’azzurro di un cielo e un mare
stende la pelle su queste mani.

Che cosa vedi senza quei filtri
che porti su mentre ti fisso un po’dubbiosa
e aggiungi ai miei altri perché?

Guardo a strapiombo un orizzonte
lontano e gonfio sommesso al sole
quasi un tramonto d’argilla rossa
sfiorato a tratti sempre più vasto
e mai mi basta.

Le storie che mi raccontavi
Gli anni ci parlano per l’eternità
è una lezione senza tregua
l’inarrestabile tiranno.

Le storie che mi raccontavi
all’imbrunire d’ogni festa
non erano ricordi buttati lì per caso
ma spietate passioni
impresse nei tuoi occhi rossi
le stesse che scrivevi e poi bruciavi
oggi a ripensarci le ho tutte nella testa.

La notte qui non fa paura sai?
è deserta uguale
ma più buia di ieri
e noi siamo cieli senza stelle
sospesi e soli ancora.

Domestico pensare
Vicoli miei che la memoria
di certo non v'inganna
m'affascina il mistero
di quelle storie antiche
che solo voi sapete.

E digerisco questa mia desolazione
confrontandomi con voi
aprendomi a voi che siete luoghi
a me sinceri e cari.

Poi quando tutto e niente mi riguarda
quando il vuoto rende grigio pure il bianco
sento l'aria galleggiare intorno a me
e la mente respirare.

Nel tempo che non c'è
Se guardo la natura oggi
mi sento estranea a lei
non riconosco il sole, i prati..
tutto mi respinge ed io non vivo il canto.

Ci ripetiamo i versi di una semplice poesia
che solo poche volte sfumava nella via.

In questo mondo sfatto nel mio parlare e non
son andati persi i sogni
di quelli come noi lottavano cantando
e le giornate piene son proprio quelle giuste
nel tempo che non c’è.

Alieni irriducibili su questa terra morta
contrasti inestinguibili
che voltano le pagine per superare il pianto.

Mentre penso che mi manchi
Nel nascere del giorno incerto
a quest’ora del mattino nuovo
l’aria mi veste ancora a letto
con domande vuote all’apparenza.

Sento vivo un canto antico
di chi penetra il piacere
non solo per se stesso
o anche per dovere
ma come il latte caldo
per il pupo appena sveglio.

Arriva nella pioggia la rivincita a sorpresa
e se a parlarmi fosse oggi...
acqua fredda che mi bagna
saprei d’ogni tuo sguardo proprio adesso
mentre penso che mi manchi.

Schianta l’umore
Appena un mormorio l’aria felina
sembra danzare tra veli e sabbia
senza confini.

Ora a pensar con velleità
non ha più senso sognar dei cieli
gli arcobaleni
quando i colori nascono ovunque
se tu lo vuoi.

Anche nel grigio più scuro e buio
vedrai l’arancio e nel carbone
l’azzurro chiaro risplenderà
negli occhi tristi forte candore
ti abbaglierà.

Ma il vizio aggrava l’aria
addio sereno anche stavolta
è l’ombra antica che non la smette
disarma il sole e la sua luce.

Schianta l’umore a logorare
pensiero reduce dell’eco insano
che voce nota mai si disperde
nemmeno a sera per riposare.

Normalita'
Dall’imo viene l’arcano sciorinare
violento e amaro il suo sapore.

Viaggio correndo fuori dall’oggi
cerco la via fin troppo nota
carboni ardenti sul mio cammino.

E’ un viversi accanto sotto la pioggia
e nel vento di un triste rimpianto.

E’ il piangere a secco
di un antico e sempre vivo dolore.

Senza Voce
E' svanita questa pace
nei pensieri persi altrove
come l'acqua all'improvviso
quando piove fuori e dentro
a stravivere follie
nel mio ultimo respiro.

Silenziose nudità
che t'infliggono memorie
impastate d'ombre a chiazze
scorticate fino ai bordi.

Negli specchi rotti a tratti
mille facce malandate
quando è l'anima che grida
forte interna e senza voce.

La tigre ch’ era in te
Da quando più non fuggi nel delirante inverso
urlando con ferocia dell’unica tua ira
ti bacio mani aperte su rigide lenzuola
di amara e dura fibra.

Tra le mie braccia ansiose ti lasci totalmente
e la tigre ch’era in te predestinata a vita
ritorna stranamente gattino spettinato
degli anni tuoi lontani soltanto i primi cinque.

Non ti riconosco sorella amata sempre
così come ti vedo in questo letto spento.

Congrue Memorie
Di questi luoghi dimenticati dal mondo
le strade sono impietose rovine…le stesse di ieri
resta soltanto un lento passare di anime e pietre.

Le volte che vi ritornai furono congrue memorie
soliti passi da ricordare fuori mano
furono giorni di vita e di morte da seppellire in fretta
giù in fondo alla valle dell’ozio

Di una finestra chiusa uno spiraglio a stento
Filtro malato di luce e di suoni…
di gialli limoni e aranci colori.

Le giostre della vita
Sono giostre le sconfitte della vita
sono giostre pure le paure.
Da bambina non sapevo la metafora dei giochi
ignoravo dei miei voli l’altra faccia.
Sei la corsa dei giardini e fuochi accesi- mi dicevano-
che rincorrono affannati gli aquiloni
un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto
nei frammenti di cristallo opacizzato.
Troppo vento sulla faccia mi spaventa
chiudo gli occhi solo un po’
e la giostra mi rallenta..
sono ferma... finalmente, sono ferma
piano piano mi riprendo respirando nel profondo
poi decido...non resisto... punto e a capo.
Ricomincia un nuovo giro.

A braccia protese mi avvicinai a lei
anch’io piangendo
e sollevandola da terra
la strinsi a me teneramente.

In grembo la tenevo a consolarla
e baciandole le guance
un mescolio di lacrime
assaporai commossa.

Indietro la testolina poi le ritrassi,
negli occhi la guardai senza parlare
ma solo con lo sguardo le supplicai
“perdono figlia mia”!

La notte
E’ cara a me la notte
nelle deserte vie
e sogno io a guardarla
nel quasi nulla
di un altrettanto immenso
mio vedere.

Infinite volte
io vi ho lasciato gli occhi
sospesi ed incantati
a contemplarla.

Ed è per questo che io l’ amo
la sento a me vicina
nel suo mistero
non smette mai l’incanto.

Pioggia che scende
Che pioggia è quella che scende imperterrita
nell'inutile giornata...
è forse un persistere di lettere abbozzate
sepolte mai del tutto.

E piove anche lo sguardo a carpire
questo raggio che non c'è
mentre il sole mira al giorno dopo il sonno.

Non vi è istante che dimentichi la fine
e non vi è vita che dimentichi la morte.

L'esser giovane
Nell'acerba stagione degli anni
scandivo la mia solitudine
nel silenzio del tempo.

Mi perdevo nel verde dei prati
a rincorrere forte i miei sogni scaduti
respiravo frenando l'ingenua natura
e lo sguardo evitavo degli occhi l'opposto.

Fu così che andai via con la mia fantasia
sottraendo a quegli anni i momenti più gai.
Continuai a baciare la vita a me ingrata
regalando alle ore proibite
rinnovate speranze mai perse.

Cosa accadrà
Accadrà cosa… fuori da un'alba rosa
altrove si muoveranno ossa danzanti
pagine mai scritte eclisseranno di nuovo le città.
Ognuno spara coi propri occhi sempre più in là
anonime palestre, futuri a doppia enne
ci nutriranno per nuove guerre.
Notturno approdo di nave a riva
spiaggia d'anime stecchite
brulle d'ombra e soffio.
Ho ripensato a un ipotetico pianeta
da visitare a breve, epilogo obbligato
ora tranquillo, ora agitato.
E già dal ponte la folla assorta
passa svogliata, poi guarda incerta
dall'alto in basso i tanti passi
quelli veloci, quelli più lenti
sanno e non sanno cosa accadrà.

A Manuela
Ti osservo
e mentre il tempo ci inganna
un miracolo si rivela a me.
Un velo di nostalgia mi riveste,
traspare lentamente
e via via sempre più chiaro
il ricordo di allora.
Nascevi di sera
indugiando un po'
come per ogni primo figlio,
perché la strada dovevi
con fatica segnar.
E benché il desiderio di averti
fosse grande più di tutto
aspettai tanto
prima di stringerti a me.
Nell'attesa patii
le prime ansie di mamma.
Sovente pensavo
che nel nascere
ti eri portata dietro il mio cuore
e non solo questo.
Diciott'anni sono tanti
eppure sembra ieri
quando mi specchiavo
in due immensi occhi
e giocando con te
mi appagavo
di quella gioia reciproca.

Credere
Quand'anche vedrai negli altri
ostentare sentimenti inutili e meschini
Quand'anche stanco e sudato
penserai che è la fine
Quand'anche la notte
ti sembrerà più lunga del solito
Quand'anche ogni poesia
sentirai sfumare
Quand'anche ogni colore
vedrai sbiadire
Quand'anche la gioia di esistere
pian piano svanirà
Quand'anche il tuo cuore malato
si fermerà
Quand'anche incontrerai
chi credere non vuole
Quand'anche vorranno
farti ricredere
Quand'anche il vuoto che è in te
impazzire ti farà
Quand'anche questo ed altro all'infinito
sereno tu sarai
perché Dio ti salverà.

Assenze
Svezzata da assenze primarie
ho ceduto al vento
che spira violento.

Allo sbando vitale essenza
ho abbracciato croce
senza chiedere perché.

Reclamata vita
a me negata
e di scelte mai proferite.

Muta per l'altrui ragione
ed immotivata
nella rassegnazione.

Notti dai tanti guanciali
intrisi di pianti
e sonni insani.

Negli infiniti talami
ho atteso e mai ricevuto
innocenti carezze.

Reminescenze
atte a destare
antiche amarezze.

Ma ritrovare barlume
nell'assoluta oscurità
è solo una speranza.

La vita mia
è principio
dell'infinito dolore.

Scrivere
E' fonte pura
di scritti impetuosi.
E' molla che scatta
laddove il tormento dilaga
seduta si affretta,
annota ogni cosa
e nulla è più ardente.
Travolta da un senso
di tanta pienezza
sprigiona ogni sua
più grande emozione.
Il cuore le batte,
le mani son fredde
e le tremano un po',
ogni sua parte è come in tempesta.
Un caldo bruciante
avvolge il suo viso,
con gelide mani tampona le guance
provando sollievo.
S'accorge sfiorando anche gli occhi
che ha pianto di nuovo,
son occhi feriti
e vedono male,
ma sanno da sempre
piangere bene.
Scemata la foga di scrivere,
ancora una volta,
pian piano si placa
e sempre di più,
la forte tormenta.

Quasi sempre
Infinite son le vie
delle nostre, quasi sempre,
… sì misere vite.
A parlar son proprio io,
che di vite ne conosco,
quasi sempre,
devo dire,
mal ridotte.
Ed è un mio
ricercar costante
di quel che sempre
o quasi sempre
brutto è.
Ma se è vero che:"non è bello
quel che è bello
ma è bello ciò che piace"
sarà forse
che a me piace
tutto ciò che brutto è?
O quasi sempre brutto è?
Ed infine mi sa tanto
che quel detto
il vero dica
e la vita
bella o brutta che sia,
la trattiamo
e la intendiamo
quasi sempre
come noi vogliam.

L'ultima chimera
Immagine riflessa
di edulcorata visione
apoteosi surreale
di un sentimento evanescente.

Nell'intimo sentinella
dell'essere savia
l'indomito sospetto
di sincerità violate.

Imprigionate dall'oblio
arrancano le anime
di un claudicante credo
che non perdona.

E nel solenne sussiego
di un'affettata banalità
traballa ovunque il fulcro.
Eppur si vive!

Oggi come ieri
Mi accingo turbata
a disincanto totale.
Approccio alla farsa
è sberleffo che inganna.
Sterili giorni
detersi da acque
che fievoli erodono
offuscando pensiero
che nutrito non è.
Un tacito pianto
evoca: nefasto
ed ingiusto passato.
E' storia!
non tanto lontana
ma già dimenticata.
Camuffata ritorna
impudicamente,
schernendo
e senza ritegno.
Discernimento lampante
eppur negato.
Un tacito pianto
evoca: nefasto
ed ingiusto passato.  

A Ottavio
Vorrei vivere per darti tanta felicità.
Vorrei morire per non farti più soffrire.
Quante sono le cose che vorrei offrirti
e quante le cose che vorrei dirti.
E soffro perchè mi vorresti diversa
e ti amo e non so dirtelo.   

L'attimo
Splendore di un felice attimo
torna alla mente
come un sogno lontano e irreale
eppur vissuto or ora.
Momento inconsapevole
dell'infinito dolore
che mai immaginato avrei.
Ed i miei occhi come sorgenti
sgorgano in fiume
che bagna terra ignota
e fertile di frutti sconosciuti.  

Il canto di mio padre
Vita sognata e mai trovata,
come un mattino di primavera
vorrei restare per sempre così.
Quanti pensieri, dolori e paure
trafiggono piano tutto di noi.
Sogno di un giorno mai vissuto
dove serena è la vita mia.
Come un mattino di primavera
vorrei restare per sempre così.
Ho sulle spalle un peso enorme
che porto ormai da anni e anni,
per un sol giorno vorrei
dimenticare chi sono io
e assaporare il piacere
della serenità.
Come un mattino di primavera
vorrei restare per sempre così.
Amo la vita, ma non la mia,
amo gli uccelli che volano via,
vorrei andare anch'io con loro
per scordare tutto di me.
Corro felice sopra un bel prato
una luce mi illumina,
tutto è più chiaro,
ora mi vedo, sono sereno.
Forse è la vita
che ho sempre sognato,
forse è il mio mondo
che ho sempre cercato.  

Riemergi sommessa oh poesia
e sempre ritorni
a far da commessa
a colei che chinata
affanna depressa
e solerte rialzi
mentre tira commossa
profondo respir.


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