In sosta sul vecchio ponte
In sosta sul vecchio ponte
dal parapetto malmesso e muscoso
tu spii segui e ascolti
l’acqua viva che sotto vi passa.
Origlia attenta la mente
lo strepitare di quelle acque.
Sullo sfondo vaga e tremula
una immagine muta:
si sfrangia , si riforma,
la scompone un gorgoglio
l’annega un risucchio.
Giunchi intirizziti e canne
mezze rinsecchite sorvegliano
dagli argini l’indome flutto
che il pensiero riporta
a quello invisibile della nostra vita
che con cadenza frettolosa avanza
e senz’orma durevole lasciare di ieri
mai ci dice dove corra.
Quel brioso mormorio del rivo gonfio
pare ronzio d’orecchio illuso,
quelle guizzanti e nivee spume
ricordano vanesie speranze
andate in fumo o in malora
in un caduto arco di vita.
Su crespo mobile specchio
a tratti riflesso ti miri,
tremulo pensi a come sei oggi
e dubiti di essere ieri stato un altro.
Proteso al passato cenere
spali memorie seppellite:
giovinezza e sogni lustri,
amori dolci cari e superbi
che per un’ora ti addolcirono il petto.
Ma sai pure che il tempo pieveloce
come l'acqua o un dardo
procede in avanti e non si volta
e così ti inoltri oltre il frangente,
temi il futuro vago che non conosci
fragile rifuggi da ogni attimo che crolla.
Ah l’orizzonte remoto oltre la foce
ove una luce va morendo
e il cuore ancor vi guarda.
inseguendo un indomani
che non indugia e non ci aspetta!
Sapremo mai un altro modo di essere?
Vinceremo l’indifferenza
del cielo che ci riabbatte,
meno dolente si farà l’oscurità
che ci viene incontro a gran passo.
In primavera scenderemo al torrente
a bagnarci la faccia; una freschezza
speranza, forse verrà ancora
a rivisitare il nostro volto.
Perché -ti
amo- mi dici se più non mi ami!
Perché -ti amo- mi dici
se più non mi ami!
Sfacciata, non ha vergogna
il tuo cuore mutato
di ripetere lampanti bugie?
Non sai che falsificare conio è reato?
E' pietoso ufficio della tua voce
consolarmi con menzogne palesi?
La nuova non lieta che brilla
dietro una maschera non nascondere
ciance scusanti eloquenti
non infinga la tua mente!
Se in te più non scorre
il sangue dell'amore
non vi è magia che possa riportare
le tue labbra sulle mie:
se prosciuga e si fa pietraia il fiume
o vi è siccità o vene d'acqua
sorgive permeabilità più non incontrano.
L'allucinata fantasia ancora non mi illude:
intendo la sciagura, la candela è spenta
la cera è finita, risparmiati attenuanti
e preziosismi verbali. Vedi
non piango, non gemo,
capisco e son sveglio e fingo
che sia tutto solo un malinteso.
Come la rosa pure l'amore
sfiorisce e appassisce,
nel traffico di nubi va e viene la luce
ma al tramonto piomba il buio dal cielo
l'acqua limpida che sgorga alla fonte
intorbida poi fluendo verso la foce;
dissipata la dote di illusioni
prepara in silenzio le sue valige la vita.
Nel cortile del bene perduto
all'alba del giorno condotto
senza occhi bendarmi e confessore
spara pure la verità in canne
e fammi secco: mira bene,
non mancarmi per insorto rimorso
non ferirmi di striscio per errore!
Dopo il boato si silenzi il cielo
quieta sia l'aria che più non respiro.
E' legge antica: nascono e spirano
avvenimenti d'amore e di vita,
tutto si perde tra i fumi fischi
e sferragli di un tempo che sfuma.
Lettera per
mia madre nell'aldilà
L'ora che a te mi congiungerà
lo sento si fa’ più vicina madre
l'attesa della buona ventura
speranzosa si erge tra il consumarsi
di atri sostanziosi contorni di vuoto.
Da quando, ci separammo
tu muta e io in lacrime,
quante cose sono accadute:
molte non le avresti approvate
se fossi stata ancora qui
e ti stupiresti sapendo
che fatti impensabili
a mitraglia pur mi hanno colpito
e -impossibile!Come..!?-
certo mi diresti che sia.
E' da tanto sai che non so più
dove mettere i piedi per restare
in equilibrio con la mente
e non strisciare tra confusioni
di vita e di morte, se andare
a destra o a sinistra
ai mille bivi che incontro vivendo.
Mi grava la memoria il passato
vedo i dettagli del mio fluttuare
vacillo, cerco appoggi, scivolo
fin nel fondo, atterrisco smarrito;
alla ragione e al cuore cerco aiuto
mentre il sangue impugna e abnega
l'abitudine di scorrere tra le vene;
non sto più attento alla salute
non curo acciacchi, mi rassegno
rimedi a morbi fisici e morali trascuro.
Senza rifluire di volontà persa è ogni guida,
né prudente né coraggioso non so dove andare
disfatto più non mi allungo e mi contraggo
se da una fessura giungono raggi di domani.
Vorrei essere cieco e non vedere
non fare testimonianza del vuoto
che mi beffeggia e mi insulta
non scambiare fandonie con altri vivi
cercare e inseguire fughe d'infimo grado
o trovare le mani piene di niente
se tento di afferrare ancora frutti
da questi giorni che si intestardiscono
a tenermi secco in vita;
sempre ancor più disubbidisco
agli imperativi di desiderio e di possesso
di bene e di sostanze apparenti.
Madre, non litania è la mia
per questo malessere che non si appiana
ma elegia di stanchezze,
stillicidio di astenia,disegno
di aspirazione incalzante di pace,
di quella pace diffusa che regna
oltre i fracassi e le idiozie del mondo
di quella pace che tu anima semplice
nel silenzio dell'aldilà
certo da tempo hai trovato.
Ho percorso rive rigogliose
mi sono immerso nell'acqua
poi nella palude tra sabbie mobili
ho sentito il gorgo funereo di ogni senso
di stare in vita dopo i suoi inganni
or attendo una tua mano soccorritrice
che fuori mi tragga e mi salvi.
Dove sei tu trovami uno spazio
si riannodi un filo da tanto spezzato
senza peso nelle acque del tuo ventre
ritorni quanto prima
per non lasciarle mai più.
Musicomania
Lo spartito degli anni
per il concerto di controluce
che impaura il mio tempo
è quasi ultimato
A parte l'ouverture,
un granché finora l'esecuzione non è stata
fughe malinconiche e pazze dissonanze
poche volte applausi hanno potuto strappare
alla platea o al loggione
di giorni in ombra molto affollati.
La partitura l'abbiamo a lungo sfogliata e riveduta
molti al vaglio i ritornelli ripetuti e stonati;
le altezze e gli acuti di tristezze sinfoniche
il consumarsi di desideri nel cuore mutato
più strappalacrime erano di quelle di un fado,
struggenti gli accordi a volte intervallati
da armonie gioiose e rallegri mai più replicati.
Oh quante varietà ha la musica orchestrale
quanti musicografi interpretano il valore
dell'esecuzione del tema dell'essere!
L'avvicina e l'allontana
il vivere che si protrae e ci sorvola
il canto flautato della speranza romanzata
così come fanno le trombe e gli archi del mare
tra una salsedine che si alza e ci investe.
Oh il vento che ascolti a distanza
quando suona nel canneto solitario sul lago
l'animo che per arpeggi languenti si assonna
mentre tutto passa e niente si ferma
nell'immobilità del pantano dei sogni!
Registrazioni rinfuse a passeggio per la mente..
Sarà per disputa di briciole
o per istintivo rituale di amore
che sul balcone soleggiato
si affrontano due passeracei
striati sbucati da chissà dove.
Ecco che si rimbeccano come ostili.
Tregua: rinunciatario va via uno,
pago poi l'altro trionfo lo segue.
Sollevo lo sguardo oltre gli abbaini
un esercito di nivee nubi semidorate
in ordine sparso attraversa il cielo
ai sospiri di un vento quasi impigrito.
Che ancora si concluderà o inizierà
oggi nella mia vita e nel mondo,
vi sarà un annuncio luminoso
riceverà segnali l'antenna
dei sensi sintonizzata sul nulla,
sciopereranno i soccorritori sogni
quando per uno sbalzo d'umore
il barometro di fiacchezze
raggiungerà sull’indice l'ultima linea?
Oh se mi addentano tutte le malinconie
con la loro libidine come curerò
gli spasimi che danno al cuore!
Se non penso non vivo, se vivo penso
e così non posso disertare ciò che mi duole
devo consumare il mio pasto giornaliero
di intrugli che acidulano l'animo
e nessuna pozione di dolcificato dissolve.
La si fuma e va in fumo la vita
ad ogni spira si stacca cenere
e mentre si fa mozzicone estinguente
guardi il prima e il dopo negato.
Meglio non pensare: sia l'apoteosi del sonno!
Bisogna per necessità sorridere come ebete
anche per nulla autoimporsi di arridere,
anche se inutile, bisogna parlare e vivere.
Continui pure l'incoercibile sorte
i suoi intrecci di bene e di male
di gioia e di dolore, di vincite e di perdite
di assalti e ritirate di illusioni
stringa i suoi nodi senza scopo e fine
e celebriamo l'insignificanza del tutto
addottorati in ignoranza e non senso.
Non coltivo conoscenze o speranze
possibili, né più faccio ipotesi evolventi
ma se ne avete, viventi tenetevele!
Vieni fuori, esci dall'ombra..
Può il vento delle parole amorevoli
incidere o scalfire muri di granito?
Eppure col suo mantice soffia
e nel tempo con carezze modella
il crinale selvaggio che lo respinge,
da sporgenze informi e senza volto
vi ritaglia, a volte, fisionomie divine.
Io non so che essere vento
vento che parla all'unisono umano
che scava dentro chi non intende
onda d'aria che increspa e infrange
lo specchio trasparente ove vanità
in sosta narcise si mirano, onda
che cancella immagini che niente
di chi vi si specchia riflettono conforme.
Soffierà stanotte il vento alla tua finestra
ma non aprirla, il respiro
registrane in silenzio.
Fiuu..... fiuu...... Lo senti
che parla con la mia voce?
-È tutto nero, è tutto buio
nulla si rischiara in me
voglio restare dove sono!-
Così incomprensibile amica
mi sembrò di udire l'ultima volta
che sognai i tuoi occhi sui miei..
Or prima che mi avvii oltre la linea
che ci separerà all'infinito, ascolta:
vieni fuori, esci dall'ombra
non ti fermare interita sul nulla
se riflessi di luce ti trapassano
e in una scia luminosa resti impigliata.
Sollevati sopra l'opaco e il nero
e spicca un volo, rompi l' indugio
e guarda oltre. Vi sono tempi
e luoghi d'amore, piane di speranze
navi in partenza, giovani sogni in attesa.
Varca il limite del limite
e cambia possesso di ciò che non hai
cedi ad un'altra fede e fanne polo
luminoso ovunque visibile
quando il cuore si smarrisce
e all'impazzita vaga senza meta
girovago tra paesaggi di giorni orripilanti
tra vociferare di echi di bubbole
o strazi di memorie di un'età passata.
La luce si cerca dentro e fuori di noi
senza abiura o pentimento per quello
che avemmo cercammo e fummo,
affrontando il possibile e l'impossibile
che come acqua che fruscia nella gora
si può udire fluire tra le anse
i gorghi e le curve del fiume della vita.
Non vili duelliamo, battiamoci
difendendo il regno della luce:
meglio perire in combattimento
che essere umiliati e iloti in marcimento
incatenati ai ceppi della rassegnazione
arresi e remissivi a ciò che accade
senza scatti alteri, vinti tra i vinti.
Raggiungi te stessa prima di altro cedimento
cessi una inanità interiore, fatti sovversiva
nell'attimo non ambiguo che ci unisce
in questo soffio che ci trapassa e va oltre.
Quando eterea dirompi
Quando eterea dirompi
nell'aria che respiro
dentro di me ti scrivo
dentro di me ti parlo
e son calde parole d'amore
brani dettati dal cuore.
Narrano di luci fruscianti
in un'atmosfera senza tempo
e senza spazio, di tremiti
di brillii, di fosfori sfrecci
di inseguimenti e di fughe
tra passar di notti di giorni
tra cortei di sogni e visioni;
raccontano di venti e di sospiri
tra incanti e disincanti
di carezze a volti di illusioni.
E così nel mio profondo
mi afferri o fuggi via
vano poi ti inseguo; svanisci
e non so più dove mi trovo
dove vado o cosa fare
se curare o lasciare
la stanca vita disfarsi
se all'alba cercarti ancora
o assopirmi nell'ultra buio.
Come polla dai miei anfratti
sgorghi acqua dolce e limpida
e nelle arsure di solitudini
ti offri per umidire labbra arse
quanto ti attingo a piene mani
se mi chino sull'argine pietroso
mentre rapida vai verso il mare!
"mi si perdoni se di nero macchierò una pagina azzurra.."
Poiché la vita dataci in prestito..
Poiché la vita dataci in prestito
alla scadenza bisogna restituire
se tanto deve essere, bene
avvenga pure quanto prima
ma accada in un batter d’occhi
e mai aggravio per ritardi
o ritrosie si debba poi scontare.
Ente creditorio, se proscritto,
subito allora scancellami dalla lista!
Voglio andarmene via di botto
e all'improvviso, pure senza preavvisi:
non bramo proroghe o sconti di agonia;
scoccata l'ora nulla chiedo a chicchessia
in alto o in basso che possa imperare.
Non voglio fare code, spazientirmi
brontolare per estenuanti attese:
svanire sia di gitto, all'istante
così come fa’ un riverbero dorato
su acqua ferma di stagno
quando più non fende il sole
intrighi inquieti di rame frondose.
Evitatemi di udire, come in un delirio,
una voce da oracolo che sentenzi funerea -
Non c'è più niente da fare.. portatevelo via:
l'obitorio è squallido pur se pieno è di fiori!-
Si, andarsene senza saluti e commiati penosi
persuasi dal fatto che tutto è perduto,
sparire come un bianco capello caduto
che un respiro di vento svola chissà dove.
Evitato ci sia di guardare predittivi
la scia confusa di passato e spirato futuro
che come quella di una nave nella notte
nel buio poi scompaia senza tracce o rumori.
Un semivivi marcire o uno sprofondare pernicioso
ci risparmi la sorte e non ci si rammarichi
che in un nulla il vivere finisca e si risolva.
Se nel supplizio di un rimando, impostoci
per sovraffollamento di salpanti sul molo,
agli abitanti del cielo imprecassimo,
se muscoli già flaccidi restassero fermi
e passivi ruotassero ebeti occhi,
se la volontà di essere ottusa resistesse
e disperati nel vuoto affondassimo,
se fossimo smorti di sensi e storditi
allora ancora più festeggiante
la morte baccante farebbe sbornia di noi!
Ah potessimo eluderla nei suoi preparativi
privarla dei suoi lussuriosi baci di congedo
quando su ossa e carni arrese, dopo scavi di anni,
trionfante, atri ponteggi eleva!
Lontana, non più di un tiro di arco
Lontana, non più di un tiro di arco
in linea d’aria, sola nella tua stanza sei,
io qui, tra sbornie di silenzi consumanti,
a una invisibile catena legato
poco rassegnato, ad aspettarti resto confinato.
Un pensiero, dolce, tra le vene in brontolio
gentile e tenero accaldato ti parla
mentre seguo la rotta pazza del fumo
di una sigaretta ancora accesa.
Fossi maschio di allodola
di istinto allora spiccherei un volo:
atterrato sul tuo balcone,
l’apriresti e tuberemmo tra baci;
dopo un rapido calore di sensi
esulteremmo di ciò che sentiamo.
E’ dura ahimè la verità
di questa sopraggiunta lontananza!
La giornata è fredda e scolorita
e ha luce fosca e appannata:
Il flusso e riflusso non illumina il cuore.
Che mi dirai dopodomani, mi chiedo
come racconterai la mia mancanza
la nostalgia di ora che non ti sono accanto?
Stare insieme avvinti è da tempo un fatto
l’unico dato del vivere che conosciamo amore!
Oggi sarebbe anche il solo unico riparo
al tempo inclemente di questo acuto inverno
a questo brutto scherzo di variabile giornata.
Un pezzo di te e uno di me, fanno noi!
Tu lo vedi che la vita, appoggiati l’uno all’altro,
uniti sorreggiamo mentre invisibile
sotto il peso degli anni scricchiola muta!
Se è notte prima e dopo nel breve che duriamo
tu sei il giorno chiaro che ovunque rischiara
il sole radiante, il raggio che non brucia
che, a piombo, su di me come tepore cade .
Per te unica, all’avanzare delle ore
gemebondo nel cuore un canto s’intona
e parte verso le vie del cielo:
ovunque si senta, molle e bagnata
si fa la pietra o il monte su cui passa.
Cola bianco dal cielo
Inasprito e mordace come valanga
di stagione l'inverno si fa sentire
ovunque si attizzano tormente,
imperversano nivee bufere,
sinibbio gonfio spira e cammina.
Copiosi muri bianchi robusti si ergono
solitudini e isolamenti crescono
fiocchi senza tregua nubi sgravano
di algido si inturgida la tramontana.
Non vi è ciminiera o casa che non fumi
banderuola da ostacolo non inceppata
finestra o porta non sigillata;
tra brividi ghiacciano canali e fiumi
imbiancano tratturi e prati
scompaiono laghi erbe e pruni.
Cola bianco dal cielo
colpito intero è lo Stivale:
nevica sulla Marsica, sui Sibillini
nevica sulla Romagna, sul Potentino
nevica sul Giglio, sulla Costa Concordia
nevica sulla Capitolina, su Avellino
nevica sul mio paese natio lontano.
Siamo nel cuore del picco denso
mobilitato è ogni centro di soccorso
o uomo di buona volontà e coraggio:
inusuale si varca la soglia dello zero!
Nel pieno della sorpresa
agghiacciati e intirizziti
all'onda polare invadente adattati
annunci di sole e clemenze aspettiamo.
Nell’anticamera del cuore vuoto
Nell’anticamera del cuore vuoto,
immobile una vetusta signora
silenziosa ho visto aspettare.
Strano, è incomprensibile
non ha fretta di entrare!
Uno sbirciare dalla toppa
di tanto in tanto,
poi quella assenza di impazienza,
che tanto stride
con il concitato correre
della gente per la vita,
va convincendomi
che l' incartapecorita nera velata,
che fuori imperterrita sosta,
attender più non debba.
Apro la porta e gentile
con un mezzo inchino
nella stanza dei miei silenzi l’accolgo.
-Venga Signora, dica pure...-
-Guardi, mi invia Necessità
ho tre nomi e non so mai
quale dei tre sia più gradito
mi chiami pure come vuole
dunque. allora..ma se ha da fare
non importa passerò altro giorno,
sa, ho tanti impegni!-
Lei, è stato molto gentile,
non tutti, è vero, come lei,
sono ben disposti a darmi udienza
ed io ben so apprezzare il gesto suo!
Molti vedendomi orribile
e disadorna, fuggir vorrebbero,
intimoriti e pavidi, inventano
mille scuse per mandarmi via!
I suoi occhi non vedo
in fuga o rabbrividire,
né pugno minaccioso a me rivolto
dà spavento a questa Falciatrice
sempre in pena per compito ingrato
che il Fato le ha assegnato.
Si lo so, son buia e cupa, cieca,
di mezze parole, nessuno mi parla
se non con voce roca , solo cuori
già impietriti io trovo; qualcuno,
una volta...., ora ricordo, mi disse
che ben più accetta sarei stata
se depliant avessi distribuito
pubblicizzando crociere eterne per paesi
dove le notti hanno sapore di risveglio
e da mattina a sera sulle nuvole si vola.
Io, in quei paradisi non sono mai stata
e, se qualcuno, mi avesse chiesto
garanzie sulla veridicità dell’offerta,
onesta, non avrei saputo che dire.
Ma non mi faccia essere prolissa,
io non sono avvezza a sproloqui,
più trattenermi non posso,
a malincuore..... devo andare!
Quando pur dovrò tornare
ricorderò della sua accoglienza;
le confesso: lei è uno dei pochi
che nel vedermi e pur non invitata
disumanamente non mi ha
sul grugno la porta sprangata!
Arrivederci, arrivederci....-
Incredulo e stupito da un siffatto
personaggio, richiusa l’atra porta
ritorno con un sorriso alla vita.
Eccidi e stermini
Da nove bocche fluisce acqua sulfurea
né cola né sbava su pietre ingrommate
dal fogliame che quasi la nasconde
trapela qualche raggio dorato.
Ne son passati di anni
da che quest'acqua su compagni spruzzai
e a crepapelle divertito sorrisi.
Dove sono stato tutto questo tempo
che ne ho fatto della mia vita
che ne sarà stato
di tutti quelli che ho conosciuto
e mai più ho rivisto vivendo?
Quanti nomi, quante fisionomie
quanti giorni neanche seppelliti
nella memoria o rinvenibili
sotto una croce che li ricordi!
Non c'è magia che rinverdisca
arborescenze o ceppi disseccati .
Quanti eccidi sterminatrice Morte!
Fumi, espiri e respiri
ceneri, poi un colpo di vento
porta via e tu più non sai
di aver ieri fumato.
Si oscilla semivegli e intontiti
tra il tutto e il nulla.
Chiudi gli occhi talvolta
cacciando piè veloci reminiscenze,
nell'oscurità attendi
il brillio di un attimo perduto
ma da sgombri ripetuti poco si salva:
dall'invisibile e dall'inessente
nulla mai può sbucare e accecarci.
Scompaiono dentro di sé le cose
non vi è preservazione o salvazione
in ciò che inevitabile si disfa,
nessun lagno ci ridona ciò che è morto.
Ogni traccia cancella il cumulo di polvere
il demone tempo tutto brucia,
con una vampa o a fuoco lento
anche le impronte digitali si cancellano,
il vuoto non si riempie mai
come la vasca di questa fontana
che mai tracima nel variare delle stagioni.
Ancora un compleanno...
Sessantacinque primavere
sessantacinquesima estate
sessantacinque autunni
sessantacinquesimo inverno:
quanto tempo è scorso!
Oh mia vita chiusa e corrosa
incuneata tra inizio e fine
ancora scorri nello spartiacque
che nascita e morte divide !
Costretto tra illusioni e sogni
Vita qui sono ancora a brindare
in codesta celebrarzione di età
che mi fotografa stanco e invecchiato.
Claustrofobo nel resiliente accadere
vivo impotente di mutare il mio corso
potando più che posso il troppo e il vano.
Risucchiato da eventi e silenzi
immobilizzato da un catrame di attese
senza brulichii di fermentazioni
sento che nella pietra radici l’anima affonda
e allora, mi chiedo che più mai oggi mi orienti.
Nell'atonia dello scialo
così posizionato e veglio
più che mi squarcia?
L'oscurità aumenta ,
l’ottimismo agonizza..
Da questa messa a fuoco del nulla vortice
nell'abbandono a un delirio, più spesso
incredibile è immaginare una fuga.
Non sospeso e infugibile
è dare un senso al tutto che si disanima
ma- impossibile- dice la Messagera!
Da incima alle scale se giù guardi
vengono le vertigini visionarie:
imminente si teme una caduta!
"I colpi di calore, i ribollii
le eruzioni strepeanti
li ricordo appena; bruciacchiato
graffiato e sfreggiato da gli anni
di nulla più mi avveno
non cambio di registro al mio vivere
né risale più voglia e ardore".
Ah amaro e ripetuto ritornello
tiritera che echeggi ogni mattino
nell'amputazione di giorni!
Fossi il bambino che gioca
e vergineo non sa nulla
di presente passato e futuro
vincerei ancora una speranza.
Se scocca l’ombra, per quante geometrie
vi siano, nessuna prospettiva la fa lucore!
Nubifragio
Chi si schianta e urla furioso
e sbrigliato tracima oltre la proda?
Equoree masse mareggia il vento:
s'azzuffano creste, scoppiano brille spume;
dallo specchio urti tremendi d'onde alte
a frangiflutti attentano feroci.
Oh il mare, il mare adirato e tempestoso!
L'assidua furia glauca che si sprigiona
irrompe e spettina arenili e dune!
Smania, scoperchia, squassa, tumula:
con destrezza, predone infame,
ruba qualcosa e pur murmure si ritira.
In alto, sode nubi passano
in corteo reboanti intronano
il loro ventre gonfio svuotano
e ancora d'acqua si ubriaca il mare.
Or tu lo vedi anima mia
Or tu lo vedi anima mia
come veloci si schiudono
e avvizziscono tra rovi
i petali della vita
come flutto alla riva
va e viene il respiro
come fra il tutto e il niente
faccia spola la morte.
Tu sai cosa è
che si insinua
tra la carne e le costole
e si fa strada
fino al cuore
ed è più forte del dolore
che sonda il vuoto delle cose!
Su, vieni alla sagra
del bene e della luce
adornati e adduci il cuore
non fingerti stanca
esulta danza e canta:
il biglietto di ingresso
non è poi così caro
costa solo un volo d'ali
e pur senza alba domani
ci allumerà un chiarore.
Accompagnatrice del corpo
batti le tue piume nell'aria
eterea allietati e vibra d'amore
discendi nell'essenza
di un vissuto e vivi
squarta brune e silenzi
caricati di sorrisi e di sole!
Pure la cicala all'imbrunire,
al chiudersi di una stagione
sai tra erbe secche canta.
Senza neanche accorgercene
Senza neanche accorgercene
tra una sigaretta e l'altra
pur un anno ancora se ne è andato
un nuovo calendario al muro domani
rughe più visibili saranno sul viso.
Impinguisce a vista il passato
s'assottiglia il futuro ipotizzabile
l'avvenire non preconizzabile
attualizzato e raccolto per immagini
in un attimo sarà già retrocesso a ricordo.
Non si può ignorare che altra polvere
come coltre si è posata sul già opaco
e che un capello nero
sempre più raro si spia sul capo.
Fui, sono, sarò. Ah che mormorio!
A che focalizzare i dettagli?
Il tempo corre col suo passo
il fluente ritmo è inesorabile:
tempus fugitivum sul campo visivo!
E' un ritornello vizioso, per tutti
il viaggio è di sola andata
per una nota meta a senso unico si cammina
su un assegnato segmento da chissà tracciato.
E' noto, che ad un certo punto, il corpo
persa tracotanza si faccia sempre più lagnoso
ed è allora che anche lo spirito perda parola.
Malgrado le attraenti lusinghe
abbracci e moine della vita
ha un'aria familiare la morte;
pur quando abbiamo buone possibilità
di non incontrarla o ragionarci
la si avverte nell'aria:
è nell'essenza delle cose incontrando il vuoto.
Nella gerarchia delle nutrienti menzogne
l'eternità occupa il sommo vertice
una millantatrice deità la promette:
ad ogni latitudine e in ogni epoca
i suoi fanatici venditori la pubblicizzano.
Come si infatuano gli esacerbati di paura
congetturando la propria eclissi!
La verità sempre si stacca e viene a galla
ci agghiaccia e non abbiamo più bisogno di essa
a inutili domande siamo stanchi di rispondere
se il nulla si rovescia sul tutto e lo ricopre.
Rotola l'onda, si infrange...
Rotola l'onda, si infrange,
una musica gorgoglia
vivace una bava si espande
nel silenzio stanca si spegne:
è il mare che vive e respira.
Quali mari, quali maree
quali flutti echeggiano in noi
chi passeggia o corre
per i nostri deserti lidi?
Oh quante scie si alzano
si disperdono lontane
quanti approdi e partenze
alla banchina del vuoto
estremo delle cose!
Che ci rivelano le solitudini
delle immense distese azzurre
e del cielo in alto muto:
muri conoscitivi inespugnabili
eretti nello scorrere del tempo
oltre il fascino e il terrore
che si incidono nel cuore!
Si ritireranno il sole e la vita
e ancora non sapremo niente
lanceremo come un sasso in aria
le nostre domande e non udremo
mai il tonfo di una risposta
appiattiti vivremo ancora
schiacciati e umiliati
dalla nostra insignificanza
ossidati dalla nostra ignoranza.
Brume autunnali
Di fogliame denudata
brulla la villa si mostra
tra le fumanti brume
di quest'alba novembrina.
Un passero intirizzito
sul ramo del cinereo fico
immobile sosta aspettando
i primi languidi raggi
di un sole tardivo
che pigro indugia
dietro plumbee colline.
Oltre la siepaia e i confini
di pietra in collasso
tra solchi arati e inumiditi
un uomo, di ascia armato,
dirigendo va i suoi passi
alla cedua macchia.
Da silvestri accordi
netto, focoso eco si ode
del rauco torrente
che nascosto scorre
tra filari remoti
di pioppi argentati,
folate passano veloci
senza lasciare immobile l'aria.
Del nuovo giorno che non abbaglia
nulla si sa di certo
così come degli abissi del mare
o della fuggente vita che crolla.
Che vi sia una primavera
o che nelle notti d'estate
le cicale tengano concerti
assordanti e il tedio
nei meriggi assolati
al vigore dia scacco
questo è sì certo!
L'agreste calma
che il paesaggio effonde
e riparo offre ai clamori urbani
può solo dirci che il tempo
indifferente non passa
che nella radura delle ombre
ritroveremo i rami secchi
che labili pur sostennero
il fogliame dei nostri giorni.
Oh se tutto avesse un senso,
se lo stelo del filo d'erba
non si piegasse al respiro del vento
che anche la speranza via porta.
Ncrucianno 'a morte
Mmiezz'a via cammenanno
quanta vote, senza vulerlo,
l'uocchie ncopp'a chilli manifeste
burdate'a lutto sò cadute:
dèceduto e sbiadito
nun nomme scunusciuto
appena se leggeva.
Cu'o core,
senza dicere niente a nusciuno,
spisso po' aggio pensato:
- Comm'a n'amico fedele,
d''a matina â sera, annascosta,
aspettanno dint'a l'ombra,
pronta pè ce abbraccià,
senza parlà, da che munno
è munno, 'a morte ce accunpagna!
Sempe a ll'erta, maje stanca,
comm'a na sentinella essa ce spia
e vede chello ca facimmo!
Na distrazione, na malatia
so tutto occasione bone
pè ce correre ncuntro
e ce carrià a ll'ato munno!
Quanno a ll'appuntamento
puntuale s'appresenta
e avvellutata comm'a na sposa
ce piglia sott'o vraccio
vestute'e niro, festa le facimmo:
sciure, musica, curteo, cerròggene,
lacreme e marmo d'ata qualità
pe' essa sò sempe pronte.
Nu juorno addò uno,
nu juorno addò n'ato
sempe trova che ffà,
e maje'a spasso stà!
Àneme senza sciato,
trasporta in quantità!
 mità autunno,
quann'a malincunia,
piglia pure à lu tiempo,
pè st'impegno custanto
ca essa teno pè tutto l'anno,
ggente'e tutto specie,
buone e malamente,
addulurata ma dèvota
â casa soje và a visità!
'A casa soje?
E chi nun'a cunosce!
'A casa soje
è addò stanno chillo
ca cchiù nun ce stanno,
là, addò'a poco,
mpruvvisamento
nu juorno scarugnato
pure papà mio se ne juto!
Parlà d''a morte pè chi è vivo,
arricurdarse 'e tutto chillo
c'avimmo perduto,
na bella cosa nun è,
e, si a Essa ce penzammo buono
'a pella s'arriccia
e dint'a nu mumento
a vita se fa scura!
Siente all'ora,
ch'hai abbisogno'e luce
e accussì a lu surriso
e a' carezza 'e na speranza
'o core corre e se cunsegna
pè putè cu ànemo e curaggio
affruntà chello ca primmo
o doppo puro l'aspetta!
Ah! 'a ggente, 'a ggente
ca smania e se ammuïna,
e fa finta 'e nun sapè
ca nterra o dint'a cappella mortuaria,
cunsignato a nu scunusciuto,
comme si non fossemo maje stato
abbandunato d''a vita
lasciate po' venimmo!
Doppe tantu tiempo
chi maje cercarrà nutizie'e nuje,
che remarrà maje
d''a superbia e d''a mmiria nosta
quanno passata'a chianozza
d'ô tiempo, metuto d''a fauce
affilata d''a morte, polvere tutt'aguale
'a limma 'e l'Eterno ce arriduce!
(ott-2002)
Quante volte
partorito dal cuore
Quante volte partorito dal cuore
Amore al primo vagito peristi
o infante persa la tua invadenza
acerbo soppiantato fosti da malinconie!
Ad accaduto tuo lacerante tramonto
non più rinvenne sogno spossato:
d’efficacia fallirono l’un dopo l’altro
palliativi, vani per radicali cure.
Poi per un naturale imporsi
della vita che non rinneghi
e nel suo vortice ti riprende
alla tua cerca ritornai più volte
se all’orecchio dell’animo voce o eco
vi giungeva che t’aggirassi vicino.
A cercarti allora mi volgevo
con occhi spalancati da desio,
a festeggiarti cocente correvo
con corali pensieri in gran gala;
avvistata la tua sagoma evanescente
scopristi come affrettavo e incitavo
il passo dei miei sospiri!
Chetato non mi senti mai
sempre più ti chiesi:
la felicità delle parole
la gioia che sale in gola
l’ansia luce dello sguardo
che indugia sullo scollo di una
speranza avvenente e procace.
Ah il suo sorrisetto nell’attraversarmi
al dispiegarsi dell’ora briosa
che a te mi approssimava!
Oh quante volte meraviglia celeste
miscellania di tripudii e di illusioni
sbracciato o incappottato
sedotto ti corsi incontro
a occhi bendati, di getto,
avendo ripulsa, di me..solo.
Dimmi amore chi sei
Dimmi amore chi sei, da dove vieni
sei tu la delirante bramosia della carne
l’afflato divino che l'anima inturgida
l’ebbrezza suadente di carezze di infinito?
Rassomigli all’angelo o al demone
che invisibile, muto ci cammina accanto
e insuffla confuse sensazioni misteriose?
Che importa chi sei se all’unisono vibro
e il cuore avido di effusioni esulta
all'intonare le canzoni della vita!
Amore, tu sei assalto tenero di baci
lo stallone sfrenato su cui galoppa il desiderio
l’espandersi incontenibile della gioia
che si allontana da fiordi di tristezza,
la fonte dei rivoli entro cui scorrono
le spume delle emozioni, l’alta marea
che sommerge e da cui rinato emergo,
la mano dell’istinto che mi tocca,
l’ala di tenerezza che mi invola,
l’ordito e la trama di sensitivi pensieri,
la rupe che dà vertigini di lusinghe
il sapore mielato che impregna labbra,
l’attesa di colui che attende mai stanco
di arricchire una dinastia di sogni!
Come vento animato ti ricevo
abbrivio prende la mia vela e fa rotta
verso la terraferma su cui mi attendi;
seme, cado e germino nel tuo umido solco
radici radiali affondo tra le tue zolle,
nel regno del fuoco che brucia
e non consuma mi accogli
la mia sete d'affetto plachi.
Luce d’acciaio che brilli più di una stella
abbagliami pure, illumina il mio andare
se da una finestra di tristi giorni
improvviso, ad un futuro mi riaffaccio!
Già annotta, impugno pensieri..
Il lume del giorno giunto al capolinea
consegnatosi al crepuscolo dispare:
già annotta, impugno pensieri.
Tra non molto, sopraggiunto il buio
inizierà la stesura delle prime bozze
sulla cronaca della giornata perduta.
Accortacciato e molle per scoramenti
e l’asse portante del mio tronco
torto da vespertini cedimenti
testimone sarò dell’apparire delle prime stelle
del resuscitare puntuale di un pallore lunare.
Qualcosa, di quanto vissuto, scampato al nulla,
purificato da riflessioni consegnerò al cuore,
fagocitato sarà ogni avanzo insapore
dalle fauci affamate delle prime ombre.
Dall’allumata finestra, simile a astro isolato,
attratta e impazzita di luce, come in un rituale,
qualche falena verrà a suicidarsi in questa stanza
dove, insonne ostaggio, raccolto in fantasticherie
ascolto gli scricchiolii delle mie incrinature.
Prelevando dal caveaux del cuore
svalutate speranze, più impoverito
pagherò l’ultima rata di debito al giorno;
alla notte, in prestito chiederò altri sogni.
Se all’alba poi ancora sarò, pur squattrinato,
in qualche modo riscatterò
i solitari esosi istanti della mia vita,
un’altra imperscrutabile riga
interpreterò malamente del mio destino.
Amore amore amore
Amore amore amore
pilastro o maceria
dominator possente
consolatore soave
antidoto o veleno
macigno o piuma
adagiata sul cuore
voluttà e perdizione
incrocio di desideri
rotta per quieta ansa
sei vita e sei morte!
Sbocci e rinsecchisci
tra edaci stagioni
l'animo affossi o risorgi
umani illudi o deludi.
Mai pago, esigente
prendi dai e fuggi via
clamori e silenzi
nelle ore edaci fecondi.
Limpido un giorno
tempesta un altro
tra ameni e assidui flussi
aduli e rinfranchi
impaurite speranze.
Candore, impurità
mano aperta, pugno teso
stupore candisci e adorni
promessa ti accompagni
ai passeggeri del mondo.
Mai voce morta, anche balbuzia
sveglio sempre ti ascolto
e pur nel sonno ti ritrovo!
Resta quanto puoi
sulla scena di questa vita
mia non immortale
altri palpiti scrivi
in una compiuta storia:
su un seccato legno
un po' di fresco verde
ancor resti odoroso.
Travedendo e ripensando
Dai piedi delle dirute mura
del vetusto maniero orbo di torri
che il sussultar della terra
in un lontano novembre
ancor grave ferì
erra l’occhio per la cara valle
che accolse i miei primi vagiti.
Asola tra le fratte il vento
tremano gli irti rami di rovo
brontolano querce e ulivi.
Querulo, ad ogni soffio
languido scroscio giunge
dalle chiome flave
dei vicini pioppi del fiume;
per l’aria, mute foglie esangui
rogge e accartocciate cadono:
atterrate su correntia vorace
annegano prede del gorgo.
Oh, laggiù perché più non vedo
i campi di tabacco e di pannocchie,
i solchi bruni dei pomodoro,
il riflesso verderame dei pampini
tra i filari di rigogliose vigne?
Tutto è cambiato negli anni
come la mia rapida vita!
Lo scempio imperante
del cemento che avanza e domina
stride all’aprirsi del ventaglio
di memorie, intatte nel tempo,
dei lussureggianti e or spogli clivi!
Ancora viene da superstiti masserie,
di tanto in tanto, un latrar di cani,
il muggito mi giunge delle giovenche
sparse nella macchia oltre la terra
che fu di mia madre: eccole laggiù
vagare inquiete sognando erbe
novelle di fantasmi maggesi!
Declina il sole verso il suo letto.....
E’ il tramonto: rada si fa la luce.
Le prime ombre già vigilano
sui filari di croce dei parenti
nel vecchio cimitero diroccato;
figurandomi chi mi ha lasciato
commosso ondeggia il cuore
come i ciuffi di canne abbarbicate
sull’ubere ciglio delle gore
da tempo prosciugate.
Al consumarsi del giorno breve,
frastornato dagli intimi richiami
dei ricordi dell’età mia verde,
nel diario segreto del cuore
sussurri di tristezze trascrivo
malinconico fanciullo invecchiato.
Sentori autunnali
All’esordio di un primo tempo autunnale
ancor tiepidi da flottiglia di nubi
trapelano indeboliti raggi di sole
rutili fronde perseguita un vento
scorazzando tra viottoli avvinati e fumosi.
Ogni pigna è già mosto; pronti ad essere colti
brillano melograni prunosi
scoppiettano le prime caldarroste odorose
inizierà a breve il giro dei frantoi.
Si dipana ancora il filo che corre
tra l’ieri l’oggi e il domani:
cambia modo e tempo la vita
si avvicendano scenari di natura.
Tutto si aggiorna e muta, nel cuore
qualcosa si perde, qualcosa si aggiunge
segue imperterrito il tempo Il suo istinto
che innato e maligno, senza posa,
demolisce spiuma e polverizza.
Nell’oltre vuoto o nel supervuoto
ci saranno cambi di stagione?
Chissà come stanno le cose:
non deve esserci molta differenza
per chi neppure impenetrabili ombre
di accadimenti vede passare.
E’ nell’annuncio che nasce un fremito
poi in più nulla ci si attuffa, dopo la vampa
vissuto l’acceco tutto rattrappisce
come in ogni vita ignota e impallidita.
Prigioniero di
questa sera..
Prigioniero di questa sera
distratte le vigili ombre
tiro le somme del giorno
stappato ad una vita infeconda.
Quanto ho perso, quanto ho guadagnato
quanto sudore di pena è grondato
da questa sterilità straripante!
Qui il corpo, fermo e pesante,
l'anima che all'alto aspira
bipede non si è staccata in volo:
la gravità si fa sentire
le esili ali sono fragili e deboli
per vincerne spinta e resistenza.
Si spoeta la vita tra stupori.
Mentre ne rileggo il peggio
una solitudine mi riabbraccia
nessun fumo di morgana
resta nella mano se tenta di afferrarlo
l'informe sostituisce ogni forma
che si delinei col suo contorno
i cristalli pure opacizzano
se incolumi superano urti mortali,
poco o nulla da franamenti e smottamenti
si recupera e resta utile
e sempre è raro che da'incidenti
sortiscano benefici venturi.
Se si svuota nel tempo
la cassaforte delle illusioni
la miseria si diffonde
e un'angoscia resta nel cuore.
La vita desiderata è appena
una finta proiezione di sogni.
Pusillanimi si sosta davanti alla porta
della verità senza mai entrarvi
sbirciando dalla toppa
vedi chiuse le finestre
del passato e del futuro
da qualche oblò forse appena giunge
un timido raggio di presente.
Non vi è salto che ci sbalzi nell'aldilà
alla deriva, in un mare di interrogativi,
tra maree di oscurità e sprazzi di luce
naufraghi galleggiamo inzuppati di paura.
Non c'è transumanza o traslazione
che ci adduca nei cambi di stagione
del cuore a prati di serenità e quiete interiore.
'A vita
Mpapucchiato d''a speranza
'e dimane l'òmmo parla,
senza arricietto, cu mille smanie
scetanneso ogni matina
fa discorse pe' tutt' 'a vita;
appriesso a llì stagione
cu'o core 'ncantato
se ne va annamurato
a spasso p' 'o munno,
si mentre corre o passéa
pe' suspirà se ferma,
nfilato'o filo d' 'a fantasia,
si nun arricama suonne
cóse o arrepezza pruggetto.
Maje cuntento, maje sazio,
si spenne 'a putega d''a vanità,
'e còse s'arrobbe cu l'uocchie:
'a meglia rrobba 'a vò p'isso!
Si s'affiata cu na femmena,
s'accatta figlie ca danno penziere.
Saglie, scenno, zompa
corre mmiezzo all'anne
ca passano fujenno;
cu na smania d'alleria
pe 'luntano part''e pressa
affruntann'o destino;
cu curaggio aspetta,
ca chissà, si pe' na vota
nu suonno suoje s'avvera!
Nu bello juorno,
a ntrasatto, senza sciato
annanz'' a na sagliuta,
a quatt'uocchie, po' c'appura?
Appura ca na frònna secca
è addeventato! Nu filo'e vita
appena le rìmmane!
Senza parlà, appucundruto
ma senza làgno o làcreme
s'arritira dint'a n'angulo scuro;
pigliannes'a vita comme vèno,
là, aspetta ca nu colpo'e viento,
senza scrupulo e pietà,
luntano s' 'o porta
dint'a nu fuosse cupo!
Comm'a tutto chesto
'e vvote aggio pensato!
M''o saccio, 'o veco, 'o sento
ca tutt'o rummore d' 'a vita,
mo pe' uno, mo pe' n'ato,
sulo silenzio po' addiventa;
sciuè sciuè, 'a vita s'accucciuleja
comm'a nu cane ca s'arretira
doppo tanta abbajo,
tale e quale a' o' rummore
e' na banda ca scassea
dint'a strada 'e nu paese,
ca quann'a sunat''o gran finale,
moggia moggia, zitto zitto,
s'alluntana e cchiù nun sona!
Più volte
comunque fosse
Più volte comunque fosse
pur gli anni festeggiammo
ai funerali o ad altre cerimonie
regolari prendemmo parte
ciò che ci doveva accadere
accadde.
Al rullio di un tempo edace
abbiamo sofferto pianto o riso
spaccamonti o guasconi saputo
ciò che di verosimile v'era nel
filmico
che raccontava la nostra vita.
Ancora oggi, sdentati, stanchi
e introversi guardiamo
l'intruglio
la mistura di fatti nauseanti o
gustosi
che ci passa davanti in un
imputridimento
di sogni di illusioni e di
speranze.
Nauti che fummo, che diventammo
quando la regata dei desideri
suscitò in noi passioni
volontà e amor nel mar di
essere?
Ricchi di nulla, poveri di tutto
ci sedusse un divenire piccante
dove forse tutto era possibile
senza briglie ci spingemmo
lontano
arditi e impazienti in una
marcia
forsennata senza sbocchi di
eterno.
Sublimati, all’effimero credemmo
nello svolgimento di un racconto
umano
convinti di possedere e detenere
quanto nell'attimo si
distruggeva;
alati e leggeri o corti di vista
spesso perdemmo il contatto con
il reale.
Restò il senso della vita una
sciarada
un enigma un mistero o la
voragine
verso cui ancora camminiamo
ignoranti di noi e del mondo
intontiti dalla visione di un
cielo cavo
che solo nuvole o astri può
mostrare .
Eccola adagio sopraggiungere
Eccola adagio sopraggiungere
oltre le propaggine dell'occaso
la lenta camminante sera:
il suo manto cala sul cadente giorno;
ove non giunge ancor scalpita
qualche morente scaglia di luce.
Tra poco verranno le tremule stelle,
la luna, l'immoto insondabile buio.
Oltre le cimase, troverà un varco
il cuore per una scorreria nel cielo:
lì, solitario, valicherà fiumi immaginari
tra valli immerse in arcani silenzi.
Dal margine di un lembo di infinito
frugherà il cuore nel luccichio turchino
alla ricerca di figurati affetti perduti.
L'armonia silente di celeste sfere
riporterà l'eco di voci tacitate
voci più non udite, voci nientificate.
Eh.. molti sono stati i partenti forzati;
e indietro nessuno è mai tornato!
Anch'io, pure dovrò salutare un giorno
salpare per mete mai esplorate.
L'oltrevita, l'assurdo eterno inganno,
ciascuno se lo inventa come vuole
e a piacimento lo colloca dove crede
popolandolo di accreditati fantasmi.
Ma nessuna allucinazione vissuta
integro riprodurrà miracolosa
i lineamenti le fattezze e i visi
dei vivi da tanto spariti.
Ah quale fatiscente bolla il vivere:
un'insufflazione la esplode e nessuno saprà
mai chi, volubile, quel mortale soffio emise.
Albeggia: è un nuovo giorno.
Albeggia: è un nuovo giorno.
Strisce di luci tenui emerse dall'orizzonte
annunciano e dischiudono boccioli di ore.
Adagio, da pendii, migrano nebbie mattutine
perpetua i suoi giri la ruota degli eventi
senza posa. Su erbe, da brine intirizzite
calano e poi d'improvviso s'involano
gazze e passeracei solinghi;
di tanto in tanto, chissà da dove,
giunge un impeto di vento e si allontana
si tinge l'azzurro di colori prediletti e rari.
Lontano dai ritmi imposti dalla città operosa,
con occhio gaio, in una radura di molli zolle,
già bivacco con i miei pensieri.
Non un blando brusio, non un fruscìo se non del vento
corrompe la solennità del silenzio che dilaga.
spettatore resto di una quiete inusitata.
Ah il ricomporsi della semplicità delle cose
il sollievo dell'orecchio dagli insulti rumorosi
le fragranze dei profumi campestri, la quiete
dell'aria pura che altro respiro al petto dona!
Lieto sono di essere presto fuggito
dall'insolente erompere dell'aspro rullare
di umani strombettii scordati,
dall'invivibilità dei chiusi recinti di case,
dal timore di essere pressato
malamente da calca umana.
Starsene soli ogni tanto,
riscoprire un senso di vita smarrito,
affrancarsi da un sottile e celato affanno
che opprime il cuore,
udire chiaro e secco
il richiamo misterioso dI un'immanenza,
fermarsi anche per poco su una piazzola
del ripido pendio della vita e ammirare
la terra e il cielo prima che un moto
ineluttabile in una tomba mi precipiti
senza avviso, esprimere ancora un sogno!
Codesta immagine tante volte
è baluginata tra le mie brame..
È solo nei brevi edaci momenti
in cui ci riappropriamo di noi stessi
che avvertiamo camminare per il sangue
l'infinito perdurare di un attimo,
che spezziamo i reticolati
dei nostri confinamenti e corriamo,
corriamo tra distese di emozioni
con una dolcezza e un tepore nel petto
dimentichi di essere appena
insignificanti atomi volatili viventi!
Mare
Quando vetrina di cristallo puro
incontaminato mi mostri, Mare
un cosmo di sconosciute creature,
quando lampeggiano riflessi
di vitree scaglie o spume
o in un video immaginato
zampilli i tuoi giganti esplodono,
quando percorro l'offesa piaggia
al morir di un mareggio
e mi imbatto in carcasse
di conchiglie o stracci di fondali
o in uno sparuto osso di seppia
stupito allor mi sovvien
che nella notte dei tempi
da te, principio equoreo,
un giorno emersi uomo.
Ah quante volte rapito
familiare il tuo palpito riascolto
come ai tuoi ritmi
che di improvviso mutano
altezza e tono mi abbandono!
Come seguo il lacerarsi
dello smisurato telo di nubi
che minaccioso ti sovrasta
ad ogni strappo di vento;
come ti sciorina l'insulto dei nembi
al sopravvenire di una bufera.
E il tuo viso che si corruga
all'insorgere di un delirio lontano,
le nivee frange che attaccano
e devastano lidi, i getti
di pulviscoli cristallini che spezzano
lo sguardo all'orizzonte levato,
il risucchio rabbioso di bocche
ebbre al dilatarsi dei tuoi polmoni,
gli scompigli di ectoplasma,
i bollori di salsedine che si scagliano
su venati ciottoli di riviere:
cancellazione di battigie,
rovesciar di scafi, affondar di navigli!
Oh calma divina
quando stremato in bonaccia
ti assopisci in un accadere nullo!
Incessante viver il tuo che ti rinnova
sotto lo sguardo di un sole passante
che si specchia e dilegua al passo dell'ora.
E' in questa immensa tua statura
che un piccolo me accresciuto si ritrova
che più gagliardo un sangue ritorna
e mi ricaccia nel giogo della vita
persuaso da richiami ineludibili
giunti da fraseggi di altri sogni...
Nulla cambia or grido
Nulla cambia or grido
ubriaco che non intende.
Nulla cambia o snatura
in questo giorno che cammina:
il mare è quello di prima
ancor esteso deserto l'anima sola
landa silente il cuore indurito.
Qual scultura immobile
che carezzevole o furioso
un vento passante tange
così statuario vivo
attaccato e colpito
dallo scudiscio dei miei pensieri;
da tanto sconfitta e effimera
scorre la vita disillusa
più non mi sfrego le mani
o una lettera d'amore scrivo.
Attento guardo avvenire
una serratura si apre
una porta si spalanca:
entro nel vano del silenzio
rincupisce il tonfo sordo
di un me fantoccio abbattuto!
Una vacuità definitiva si afferma
nello sgomento, tutto si svela
eloquente chiaro e senza parole;
come paurose oscillano
le consunte corde tese
sul ponte dell'abisso
a passi di pesanti certezze.
E il mare è quello di prima
le rocce sono rocce
i viali deserti son viali deserti
immobile è l'altalena della vita.
Pur nella stasi cammina il giorno
cammina sulla linea indefinita
della terra e del cielo!
Avanza o retrocede l'attimo che muore?
Chi sa dirlo senza assegnare un verso.
Dall'oscurità dalla luce e dal tempo
si entra e si esce senza fine
nulla è mai più come prima
eppure il tutto, resta sempre uguale
anche questa finta immobilità muta:
eccola 'panta rei ' loquace!
Sbaluginio
Me ne sto quì in solitudine
ingabbiato nei miei silenzi
cheto tra pause di pensieri distratto
scruto qualche stella che si mostra.
Mi è tutto lontano, distante;
indeterminato e vago
mi simulo estraneo e mi interrogo
e non so rispondermi.
Chi sono, chi fui, vissi?
Dove posso ritrovarmi,
mi riconoscerei tanto cambiato
dagli anni imbianchito e sdentato?
Ero ritto e non avevo rughe
lesto infilavo se occorreva l'ago sottile
il fiato non mi mancava, se amavo
sempre il cuore forte mi batteva.
Che sarà successo
in questi pochi istanti di vita
e i sogni dove più dimorano
e le donne che amai
e non mi amarono saranno morte?
Come scherza il tempo e deride!
L'effemeride ha pochi fogli ancora.
Se l'effabile senso del vuoto acuisce
che vi annoterò? L'acume si acumina
mi graffia e dissanguo: orrendo
della vita ho perso il filo del discorso.
Le labbra del tempo sordomuto
in uno sbaluginio si son mosse,
nella labiolettura ne apprendo
impassibile il significo profondo.
Un giorno senza di te
Interminabile e vuoto questo giorno
di calura d'agosto infernale
tu sei a Procida, dai tuoi
e io tra quattro mura
solo, a non sapere che fare
a perdermi tra divagazioni e noia
a estimare quanto mi manchi
ad appurare se so vivere senza di te
e scoprire ancora quanto più ti amo.
Ho aspettato, dopo che ti sei imbarcata,
che la motonave aggirasse il faro
prima di lasciare il molo.
Non bastava qualche miglio di mare
a separarci. ci si è aggiunto
anche l'impossibilità inconsueta
di raggiungere il tuo cellulare.
È dunque in questa mancanza
in questa impossibilità comunicativa
che si misura reale il nostro amore?
E con che numero dovrei esprimere
questa mancanza, questo bisogno di te?
Infinitamente grande con miliardi di cifre
ma neppure così esprimerebbe quanto mi manchi.
Oh quante cose apprendiamo
quanto nuovo bisogno di te sorge impensato
quanta potenza d'affetto si cela
nel cuore e a noi stessi ignari!
Nell'immaginario mi son preso una vela
ho atteso che un vento benevole s'alzasse
per raggiungerti dove non t'avrei trovata
che squillasse di colpo il cellulare
e che ancora di più non si allargasse
il fosso che ad ogni minuto
senza di te vissuto più si spalancava.
Sono come un pesce fuor d'acqua
e tu sei il mio mare,
del resto non so più nulla:
se tutto viva o muoia
solo tu puoi dirmelo
e tu ora non ci sei.
Se ti manco accorcia il giorno
e vieni a fermare quanto prima puoi
il frullino che agita
e monta i miei pensieri
si spenga il bruciore di tanta attesa.
Si avvicina il congedo....
Si avvicina il congedo-
mormorano ahimè gli anni!
-Come tante altre, prima o poi,
partirà per l’Ade questa massa
nel vuoto la perderai questa vita!-
Stanno proprio così le cose
ed è inutile che impallidisca.
Il tempo, che parli o meno,
passa estenua e stanca
appesantisce le palpebre un’oscura forza,
ci si addormenta all’improvviso
o tra veglia e sonno a poco a poco:
non è un segreto e può accadere
da un momento all’altro.
-Finirà tutto?- tu chiedi.
Se me lo domandi devo risponderti
non posso farne a meno:
sì finirà ogni cosa che mi riguardi..
E’ una legge eterna e terrena
non vi sono eccezioni
senza riservatezza chi nasce muore
ma non vi sono soprattasse
se accada prima o dopo.
Non importa, non mi lamento
basta che arrivi il momento
e poi non debba più percorrere
avanti e indietro il filo sospeso
tra il buio e la luce.
E la Moira? Non mi seduce
né le butto le braccia al collo
né mi repulsa; fischi tre volte o no
stabilisca pure (se umana crede)
il come, il quando e il luogo.
Calura agostana
Indugia ancora il giorno infernale
agostano arde il tramonto sul mare.
Al largo, in spola tra opposte rive
si incrociano navi e motonavi.
Vicino, ovunque, nulla oscilla
impercettibile è ogni sciacquio
il Libeccio non ha respiro
non un alito si sfiora.
Non soliloquio, dalla mente
nessun pensiero si dipana
tace il desiderio di parole
nessun discorso si inalvea
niente sfarfalla e tutto cade.
In lenta macera mi impregno
di calura soffocante
diserta ogni vigore umano.
Tra le acque, oltre gli scogli
distorce una piccola maretta
riflessi di ultimi bagliori
gommoni sciaborda lieve
flusso e riflusso non borbottano.
Quasi uno stampo di natura
su uno sfondo azzurro
illuminato da una luce rosea.
Un vecchio in pesca assorto
sorveglia una lenza immobile.
Tace ogni conflitto nell'aerea stasi
un vespero tra fumi d'umido scopre
serali equoree fate morgane.
Meriggio
Spopolata e deserta è la strada
in questo meriggio assolato.
battuti da un sole infocato
infuocano muri martellati;
di rado,lembi o strie
di torrida ombra
rari si incontrano
rasentando facciate.
Sopra le finestre chiuse
tra rettangoli
di cielo, arroventano raggi
grondaie e cimase;
in lontananza, tediato,
pigro vagabonda un cane.
Debole e corto
annaspa il respiro:
per l'aria, arsa e ferma,
non refolo, né brezza.
A lauto pasto convenuto,
un nugolo di mosche,
ostinato in un angolo
saccheggia resti di raspo consumato
intrusa e non invitata
una midollare tristezza
nel cuore si infitta e straripa;
una quiete immilla e computa
un durare di svuotato accadere..
E' in questo frammento del giorno
che il vigore affioca e declina,
è in quest'ora che non spunta
frescura sulla soglia del cuore
e che la vita, come stilla resinosa
che grondi e si aggrumi,
immota e rappresa si guarda
inebetiti nel silenzio che dilaga.
Da funerea calma che dirama
mesti rintocchi, traversando
filtri di silenzio, giungono
da campanile distante;
un tremito corre per la pelle
poi che quel suono mesto
mi tocca e intendo.
Una vita, la calura ha stroncato!
Non l'afa , ma un freddo
opprime e mi soffoca
in questo meriggio
che si infiamma e sfianca.
Scialbature in divenire
E' da anni che da più parti,
esortazioni mi giungono
perché in fiori muti le mie spine,
che la mia corteccia disseccata
alimentata venga da altre radici.
A molti preme sapere
perché tristezza mi accompagni
e i colori dei miei giorni
sovente virino all’oscuro.
Oh un cielo biavo sopra le verzure
e le giovani corolle affissate dal sole,
i petali accarezzati dal vento,
la tenerezza di uno sguardo
che ama, l’elefantiaco respiro
del cuore allo scocco
di un gaudio sbocciato!
Io conobbi codesti tratteggi,
ricordo i fragori interiori
per piccoli e grandi tripudi ,
gli effluvi della primavera,
la salsedine del mare,
i dolci rimescolamenti del sangue,
il luccichio di una pupilla
che arde per un figlio,
una madre una compagna,
i palpiti e il crepitio dei baci
ad ogni festa del cuore!
Ma rilento ogni fuoco si ammorta:
il freddo s’infinita e solo
e intirizzito poi l’anima sfibra.
Non invernale è il mio tempo,
non di nero si tinge lo sfondo
dei miei giorni,
ma di impallidito giallo!
E’ nel progressivo svilire
che incartapecorisce la vita
e si sviluppa la pustola aperta
che brucia e, il cuore , eterno
convalescente, dalle fitte non sana!
E’ questo scorrere vano
e assiduo che non tollera soste,
è la scialba successione pianificata
di giorni e di notti sempre uguali,
è l’istante che mutandoci muore
nell’indifferenza del tempo,
è il salto dalla cascata dello svanire,
è l’ombra sdentata delle cose perdute,
è la cicatrice che indelebile resta
dopo aver visto il mondo
e attraversato i reticolati
della recinta sofferenza,
che mi mostrano il volto del nulla,
dopo il finale schiantarsi
di ogni sogno sfiancato
di ogni sfiaccolata speranza!
Tra cespi di ortiche accestisce
il mio male; alla raffica
che spezza il ramo rinsecchito
al perduto raccolto di baci attesi
al passaggio del mutilo uomo
sulla carrozzella relegato,
al vetro rotto
del vano deturpato
nella casa di periferia abbandonata,
all’impossibilità
della vetusta locomotiva
di sbuffare tra i prati,
alla vista della melagrana
dalle intemperie ferita,
che divelta dal ramo
esanime agonizza tra le zolle.
Di granito è forse l’animo degli altri
e d’inconsistente argilla il mio?
Io non so... Io non so..
Io non posso ringhiottire il rivo
di pene che discende dal cuore,
infingermi che nulla accade
o che il frangente della vita
disperati non ci adduca
esamini all’ultima proda!
Ho visto più in là
di quanto avrei voluto!
Lasciatemi rimanere
nella mia fossa di giorni,
accontentarmi
di qualche fiore spontaneo;
lasciate che ignori
e non invidi altrui illusioni
puntualmente sbandierate
come vessilli ad ogni ricorrenza!
Tenetevi pure quanto vi rende felici,
bendati da inganno eterno
che fallace luce simula, restate.
Imparentato con tristezza dal fato,
altro io non ebbi in dote
se non acerbo sentire!
Ho scritto per te una poesia d'amore
Ho scritto per te una poesia d'amore
e l'hanno applaudita tutta la giornata
ho scritto per te una poesia d'amore
e sconosciuti mi hanno inviato fiori
ho scritto per te una poesia d'amore
e mi hanno tributato lusinghe sincere
ho scritto per te una poesia d'amore
e dei poeti l'hanno recitata o
segnalata
ho scritto per te una poesia d'amore
e tanti ne hanno degustato il
romantico sapore
ho scritto per te una poesia d'amore
e cuori hanno esultato emozionati
ho scritto per te una poesia d'amore
e il sole e la luna nel cielo hanno
sorriso
ho scritto per te una poesia d'amore
e ladri di parole ne hanno fatto
bottino
ho scritto per te una poesia d'amore
e ne ignori versi e data di stesura
ho scritto per te una poesia d'amore
e qualcosa nell'universo è accaduto
ho scritto per te una poesia d'amore
e quando sarò morto non sarà immortale
ho scritto per te una poesia d'amore
e il tempo per ascoltarla ti è mancato
ho scritto per te una poesia d'amore
ero al settimo cielo e sto
precipitando
ho scritto per te una poesia d'amore
e ancora non mi hai dato neppure un
bacio!
Dall'alberato
già si staccano foglie
Dall'alberato già si staccano foglie
rivivrà tra poco per le vie
la calca e il frastuono del gregge
umano
lontanissimo men calmo sarà il mare
deserti i lidi offesi e i litorali
più breve volgerà il giorno e meno
sarà la luce.
L'ambra svilendo poco resisterà
su braccia nude e petti scollati.
Con cadenze stagionali tutto si ripete
al teatro per seguire il canovaccio
cambia sceneggiatura la vita.
Siamo i testimoni di un sornione
accadere
che nella sua essenza ultima mai muta
e mai sorpassa ogni congettura
di cambiamento inevitabilmente
illuso breve e fugace.
Son sessant'anni e passa
che vedo fiori nascere e morire
che mangio castagne uva e arance
che le cose volgono al meglio o al
peggio
e non cambiano mai, aspetto mirabilia
immagino sorpasso di vedute
spio venture sventure di destini.
Il giradischi, il mangianastro l'aifai
ma la musica che pur s'annuncia
diversa
è sempre la stessa, è inganno se
sembra altra.
Cenere-rinascita rinascita-cenere
e così si va avanti all'infinito.
Ci imbottiamo di prosopopea
noi sedicenti dotti di nulla
che non sappiamo un'acca
di noi stessi e del mondo
disubbidienti espulsi dal cielo
pregni di fandonie esistenziali:
parliamo di tutto senza comprendere
niente!
Facciamo silenzio e risparmiamo il
fiato
ascoltiamo la voce e le inflessioni
della vita
e rubiamo qualche scaglia di saggezza
per ancora credere al miracolo che
viviamo.
Borbotta e tace
la mente
L'artificiere che è nella mente fa
brillare
le sue mine, una marea di scintille
fluisce:
sono pensieri in agnizione,
occupano circonvoluzioni, fanno calca.
Non si sfollano, mi provocano,
fanno groviglio, perforano;
come una ciurmaglia allo sbaraglio
saccheggiano la stiva della mia
coscienza
all'alba di un suo stanco risveglio.
C'è chi va, chi resta: un traffico mai
visto
con un frastuono mi intontiscono.
Più li appallottolo e li butto nel
cestino
più si riproducono copiosi.
Vorrei svigliarmela depistarli
dissuaderli dai loro intenti
imperscrutabili
ma mi circondano, si accampano
e assediano ogni mia volontà ostile.
Che vorranno mai poi
perché si impicciano della mia vita
e interrogano il cuore all'esame
del suo contenente e contenuto?
Son leggeri più dell'aria, è vero
ma perché allora pesano tanto
e pressano emisferi cerebrali!
Alcuni scherzano e mi frullano
come fa un bizzarro vento con i
fuscelli
altri vogliono inculcarmi assurdità
affascinarmi di nulla
ingannarmi di poter raggiungere il
tutto
convincermi che esista l'eterno
o spaventarmi mostrando spietati
l'effimero tempo che pestifero
tutto svanisce e cancella.
Ecco che si staccano ancora
dalle visceri della mia mente
or balordi or sagaci
pungenti e senza lasciarmi intendere
la trama o il fine o il senso
così come talvolta accade
dopo aver letto un libro intero.
Che filo li lega, luce o buio li
proietta,
perché mi trivellano l'anima,
che riportano in superficie, saggiano
il mio coraggio o il mio terrore
affiorante?
Mi curano, mi guariscono
o mi ammalano e mi aggravano di un
male oscuro
sono allodole o spaventapasseri
tarlano o insufflano amore di essere?
Quanto suggeriscono per predare il
meglio
o il peggio del vivere;
mi abbagliano o mi spengono
ascoltando la cantafavola della vita?
Ecco, la folla smembra, qualcuno
ancora
già assonnato si trattiene, tardivo
svanisce
poi discende e si propaga un silenzio.
All'esplosione succede la stagnazione:
è sempre un capovolgimento,
un repentino alternarsi passando
tra l'alfa e l'omega dell'essere
quasi sempre nulla più poi resta in
piedi;
nel sub-errante vive o muore il
pensiero
ma mai, se vivi, ci dispensa dalla sua
presenza.
Già annotta, impugno pensieri
Il lume del giorno giunto al capolinea
consegnatosi al crepuscolo dispare:
già annotta, impugno pensieri.
Tra non molto sopraggiunto il buio,
inizierà la stesura delle prime bozze
sulla cronaca della giornata perduta.
Accortacciato per scoramenti,
e l’asse portante del mio tronco
torto da vespertini cedimenti
sarò testimone dell’apparire delle prime stelle
del resuscitare puntuale di un pallore lunare.
Qualcosa, di quanto vissuto, scampato al nulla,
purificato consegnerò al cuore,
fagocitato sarà ogni avanzo insapore
dalle fauci affamate delle prime ombre.
Dall’allumata finestra, simile ad astro isolato,
attratta e impazzita di luce, come in un rituale,
una falena verrà a suicidarsi in questa stanza
dove, insonne ostaggio, raccolto in fantasticherie
ascolto gli scricchiolii delle mie incrinature.
Prelevando dal caveaux del cuore
svalutate speranze, più impoverito
pagherò l’ultima rata di debito al giorno;
alla notte, chiederò in prestito altri sogni.
Se all’alba poi ancora sarò, pur squattrinato,
in qualche modo riscatterò
i solitari esosi istanti della mia vita,
un’altra imperscrutabile riga
interpreterò malamente del mio destino.
Se navigai o
naufragai chi lo sa..
Se navigai o naufragai chi lo sa..
Dalle sorgenti della vita ardente
quanti imbarchi per approdi
inesistenti
poi, ricordi di calori d’anima delusi
di incarnazioni mai avvenute
di sogni in nulla mutati !
Un autoironia ne dà un senso oggi
s’alza un’indicibile tristezza
si candida a primeggiare
e parla fervente e mordace.
Oh seduzioni d’orizzonti
fascino di mete rilucenti
procedere oltre linee d’ombre
Istintivi abbandoni fuori bordo
cieca fedeltà a vapori, rotte
verso glauchi mari spumanti!
Si affoltano visioni
di propulsioni interiori
di remoti arcipelaghi mai raggiunti
di bagagli di letizie perdute
di morbosità ideali mai guarite!
Troppo passato nessun avvenire.
Scorre il flusso di un Tutto svanente
che si orienta alla morte
sotto volte scure e immobili;
da cuffie interiori si ascoltano
sfinenti malinconie languenti.
Se qualcosa nel pentolone
ancora potrà bollire chi può dirlo.
Va la vita come va una zattera
senza beccheggi e rollii
ignorando ogni direzione:
a qualche latitudine affonderà;
su un papiro, decifrati geroglifici
racconteranno di come sia finita nel
gorgo
Per non perderti
e tenerti con me
Per non perderti e tenerti con me
-quando nuvolaglie o tenebre si
addensano-
l'anima tua e il tuo amore
nascondo in uno scrigno segreto
che solo il mio cuore può trovare;
per preservare le tue forme, un'imago
sulla pagina dell'infinito la mia mano
con passione amante disegna.
Ti appartengo nel bene e nel male
nell'istante, sempre e ovunque ti amo.
Su scopri come ti ho scelto e bramata
e che a tutti ti ho rubata per averti
solo io!
Interrogato dall'aria, dal mare e dal
cielo
sobrio o ebbro sorridendo ho
confessato il mio amore:
le stelle, il sole e la luna nel
massimo splendore
invidiosi hanno tremato per la luce
sincera
che in pupille si accende se
t'accarezzo o ti penso.
Spargiti su di me, cura la mia vita:
lontana, ascolta come canto il tuo
nome
e da un immenso silenzio
soave una voce ti dirà che t'amo solo
io.
Che fai Eco mentre chiamo Carmela
amore?
Poi che ti sfioro o ti guardo o ti
bacio
batta il tuo petto per la differenza
palese tra un'oscurità e un pieno
chiarore!
Ah come non mi ami quando non ragioni
e dal centro del cielo ti allontani!
Nella bacheca delle nostre vite
avvinte
eccelso sai leggeranno domani
tutto quello che vero solo tu mi hai
ispirato.
Tra sfibrati
rami e fulve chiome
Tra sfibrati rami e fulve chiome
turbina e ruglia il vento
tombano fronde e ramaglie
in alto grigie lanugini sfilano veloci
dà il cambio l'autunno a l'estate.
Di quanto sono più invecchiato
quanta ruggine ancora su giorni
passati
e i sogni e i cerei pazzi voli
da quando non mi hanno più contattato!
Scorre il flutto, borbottando
sotto i ponti dirige a rogge o al
mare;
in me, acquitrinoso, schiume non vi
sono
senza creste, stagno;
il meglio delle mie forze
si è presa nel tempo la vita.
Dove potrò più andare io senza
gorgoglio!
Ogni lampo che abbaglia è pura
anamnesi
nulla o il vuoto figge lo sguardo.
Non chiedo quasi più niente
l'arco che scaglia desideri si è
snervato
e la faretra è vuota;
più non mi affretto, evito gli
ingorghi,
non mi accaldo né mi raffreddo
poco acciuffo di qualche soffio
tutti spirati sono i colpi di scena;
l'età, parlante o muta, tutto dice:
quel che ci è toccato è noto
resta solo l'incognita del domani
che dista appena qualche vispa
frazione
di milionesimo di tempo dalla fine.
Fu forse tutto un imbroglio
orchestrato
tra aureole di mendaci apparenze
emerse per caso e per cause ignote.
Che ancora da evanescenze affiora
che tra sprazzi di sole o di luna
che a pugni o a manate di vento
resiste
a rapprese illusioni abbarbicato?
Non il colpo secco che ci spezza
ci strappa e ci stacca dalla vita
ci impaura ma solo gli scricchiolii
e le agonie della carne ci fanno
orrore!
Usure
Il tachimetro dei lustri
già segna sul quadrante
dodici giri da quando iniziò
l’abrasione per rotolamento
sulle ruvide pietre
della strada della vita.
L’accumulo dei transiti,
le accelerazioni e le frenate
tra notti tramonti ed albe
sconquassato hanno lo châssis
che, pur al peggio,
ancor mi scarrozza per il mondo.
tra brusche sterzate e stridii.
Consumato il battistrada,
il volante quasi paralizzato,
malridotto l’avantreno e perduta
la necessaria convergenza,
faticose manovre da lunga fiata
il cuore irrigidito logorano
e sollecitano senza risparmio!
Quante volte, in avaria
per eccesso di attrito,
la cinghia di trasmissione
di una illusione mi ha parcheggiato
avvilito sul ciglio cupo di una via!
Per polvere di giorni
ridotta la trasparenza
della superficie dei vetri
vana appare l’alta luce dei fari;
solo lo specchietto retrovisore
sempre terso ed efficiente riflette
il cammino serpeggiante dei ricordi!
Trabiccolo, spesso in panne,
tra scarrucolio di pulegge
e scricchiolii, con tremuli assi
traballante ancor mi trascino
rimorchiato da motrici speranze.
Oh l’inclemente usura del tempo
che precoce dissangua la vita!
Un giorno, negatami
la licenza di circolazione,
un atro carro traslocherà
in una non lontana fonderia
un’ arrugginita carcassa di ferraglie
per farne materia per altri stampi!
Come bimba vispa e curiosa
che non sappia a freno tenere
morboso istinto di sapere
tu chiedi della mia vita
e se a una meta il cuore vada.
Ebbene fattati insistente
dissetati pure alla mia fonte
ma se di acre essenza
sarà ripiena la coppa
bada tutta tua verrà la colpa
se le labbra vi hai voluto portare!
Resa scabra dal calpestio degli anni
è la mia vita e spianata non potrà tornare.
Raggiunto da ceneri d’astri
un tempo lustri di ideali
or di tristezza vedo colorarsi
i miei cieli di silenzi;
appena un avanzo di speranza
mi rimane e questo già mi basta.
Sbucherà un mattino senza nubi
scoprirò il fondo soleggiato di un bosco
dalle cui foglie avanzerà
un effuso stormire che al petto darà pace;
per un attimo dimenticherò
il distacco che mi aspetta, il buffo destino
che fardello resta alle mie spalle.
Vivrò attese di tremori umani
martelleranno flutti la marina
e nelle solitudini che ci afferrano
ne udrò il rimbombo grandioso;
fisserò sull’orizzonte il sole
che nasce e muore come l’amore;
mi carezzeranno fiocchi
e petali erranti al respirare del vento.
Un raddolcito indugio,
non so se dalla sorte mi sarà concesso:
gioco forza, impietrito un dì
dovrò poi… mettermi in viaggio.
In sordina, oggi o domani,
me ne andrò senza voltarmi
come chi persuaso dagli accadimenti
sa, da tempo immemorabile,
che indietro giammai si torna;
fronda di ramo secco su cresta d’onda
mi lascerò condurre alla foce.
Verranno tempi di memorie,
in una certezza di luce ch’io
da poco affetto oscurato non ebbi mai
da te sarò ricordato,
per essere stato solo me stesso
e non blabla da altri… inventato.
Perduta e
ripensata amica
Perduta e ripensata amica
un anno di assenza piena
non cancella l’inciso ricordo
che come cicatrice resta .
Il calore di un sogno, sai
di me prese possesso
quando dal nulla emersa
in incognito ti incrociai
nell'attimo che brucia
Se almeno un giorno,
mi adducesse lauto un sorriso
respirando
ancora mi illuderei
che da te fuggito
poi mi abbia raggiunto
con la tenacia e il passo
di colui che, stanco di miserie
in cerca di fortuna salpa
per dove qualcuno l’aspetta.
Ma nulla esplode né vira
tutto trascorre svogliato
da tempo quasi infinito!
Inesorabile e crudo
un divenire affievolisce ogni luce
il cuore ombre sposa
e nell’oggi uguali all’ieri
si perdono sogni e colori.
Verrà domani e nulla accadrà;
come sempre, svanirai di nuovo.
Raccolte negli occhi
disseccheranno al sole
le speranze che hanno
guidato uno sguardo
e illuso una mente
nutritasi di sale greco.
Ah, come rabbrividisce
questa mia vita romita
a cui nessuno parla
e neanche tu ascolti!
Se imprudente affiorassi
dallo spesso fondo che ti serra
riposerebbero gli occhi!
Nel cielo me ne andrei
cavalcando nuvole rosate
addolcito dal solo pensarti
T’avrei creduta
sulla parola
se solo mi avessi detto:
- Non voglio che tu vada via!-
E’ da inenarrabile tempo
che, esiliato dal tuo cuore,
di te più non ho cercato notizie.
Nel vuoto che mi lasciasti
come avrei potuto?
Al di là dello squarcio
raro di un ricordo,
affiorò, di tanto in tanto,
il periscopio della nostalgia
per scrutare sull’orizzonte
delle cose perdute
una labile scia da te lasciata.
Quante volte nel silenzio
l’orecchio tesi all’eco
del frangente della tua vita!
Scancellata, in modo
definitivo dal mio taccuino
ogni antica annotazione
che ti riguardasse,
a chi chiedeva dove tu fossi,
o se per doloroso rammentare
correvo a te remota,
io non seppi dire se oltre la fitta
cortina dietro cui eri scomparsa
probabilmente ancora ti aggiravi.
Per affermare che
tu sia di certo svanita
non ho prove adeguate,
in un impensato angolo
del mondo, tu sarai!
Talvolta avrai pensato
al ragazzo con la motoretta
che tremante arretrò
al suo primo bacio,
ti sarai chiesta
se questo rinsecchito
flabello di canna,
agli assalti delle folate
oggi ancora resista.
Si, sono qui,
risparmiato dal turbine,
a vangare nella memoria
le ignite zolle di un amore
che apparso alato ratto fuggì
privando le mie pupille
di esistenziali guizzi di luce.
Metamorfosi
Fu in una sera di acre tristezze
quando all'animo
in cerca di uno spazio vitale
un vano punto appare il mondo
che straordinaria una cosa avvenne.
Fu come ritrovare il respiro,
imperversò la voglia di svincolarsi
da una sbirra vita che in ceppi
mi conduceva tra giorni vuoti.
Repente sbucò forte, chissà come,
di nuovo la volontà di essere uomo;
dirompente affiorò l'ansia di guarire
dalle zannate ripetute sferrate
dalle fauci di ingorde malinconie.
A battere e scalpitare ritornò il cuore
come non mai, con animo fanciullo
ripresi a conversare con le illusioni
ammutolì tutto il desiderio di morire
più non mi piegai al mio destino.
Mi innamorò e mi trapassò un viso
sulla bocca morta mi baciò amore
da una accaldata voce udii un invito.
Quante volte mentitrice e rea
una speranza mi aveva contattato
subdola illusa con le sue lusinghe!
Oh ritardatario sogno avverato
che geloso stringo al mio cuore!
Se mi guardo allo specchio
or che ancora mi afferro alla vita
più non mi riconosco infelice
con meraviglia mi ascolto sorpreso.
Tutto, se chiedo, mi dai amore:
digiuno, svestito e senza terra ieri
miei, a perdita d'occhio, oggi
prosperano latifondi di grano
sull'orizzonte che tu dispieghi.
Varcata la notte, striato e
nubiloso,
si profila il sorgente giorno
svogliato di luce e di colori
ancora non ingioiella e tinteggia
il volto di un appannato orizzonte.
Circumnavigano di buon mattino
flotte di pensieri l'isola della mia mente
con bradipo incedere s'ammassano,
negletti navigano e colano a picco
veloci nel gran mar del nulla;
per la terra ferma che percorro
se campi e bassi rilievi affisso
la loro fisionomia imbruttita
scolora poi il cuore che già ti cerca.
Andrò senza di te al mio fianco
e mi sarai lontana mille volte amore
porterò in me in segreto
l 'oscura angoscia di sentirmi solo.
Ma prima di soccombere al silenzio
che la lontananza come ragna intesse
prima dell'attimo in cui mi sentirò perso
-di gitto mi raggiungerai- mi ripeto
e tutto il nero scuro che mi attacca
per incanto si dissolverà in un nulla:
sarà allora come disincagliarsi
da un vischioso intrigo, come ritrovare
inalterata nella sua essenza vitale
una fragranza, a torto, pensata svaporata.
Si dispera e pesticcia il bambino
il palloncino appena ricevuto in dono
sfuggitogli dalle dita è volato via
-di che colore era?- ancora si chiede.
Attaccate ad un filo, transienti
quante cose in un niente
la vita con uno strappo ci sottrae.
Pulsa il tempo e complotta sparizioni,
del pensiero dell'attimo prima
nulla ci resta, non una minima traccia
persiste sui sedimenti del ricordo,
molti estinti annovera la memoria
allo scroscio dei giorni e delle ore,
silenzi di sincope s'immillano
al muto distaccarti da ombre.
Si buccina che nessun possesso
sia sicuro, che ogni certezza sia momentanea
che la speranza fugga prima di essere degustata
che l'illusione sia piuma al vento.
Finché si può, tra fiotti si galleggia
un vortice, poi, inesorabile, nient'altro.
Disvela gli umori del tuo cuore
e sulle labbra umettati li sparge
il bacio improvviso che mi dai.
E' in quell'atto, nella frescura
che giunge, che si disincaglia
la mia vita, chiglia in avaria
arenata tra sirti di malinconie.
E' la tua bocca: ampia, sensuale,
ineffabile dolcezza colta
nel protrarsi di un abbandono,
che mi sospinge fuor dalla secca
e per il petto diffonde aromi
e tintinnio di emozioni,
che l'anima insuffla all'esaurirsi
di ansanti frammenti di respiro.
Non più vago sfuggente precario
un amor di essere ritrovo,
al suo braccio forte mi avvinghio
per lasciarmi condurre festoso
nel piazzale della meraviglia
alla sagra di nuovi sapori di vita.
Insaturo di te, non potrò mai dirti:
arresta i tuoi baci. Bagnami di essi!
Rovescia il mare del tuo amore
sulla secchezza delle mie pieghe
allegra conduttrice del mio destino.
Trasvoliamo, cogliamo sogni per noi
allo sfiorare soave di labbra
che anelano albe di focosi baci.
Cuore fermati un attimo
Cuore fermati un attimo
affratellati parliamo io e te
senza falsità diciamoci tutto
con zelo non recitiamo copioni
smettiamo di far la spola
tra mille pensieri contraddittori.
E si, son passati i giorni luminosi
della nostra vita, si assottiglia
l'esile futuro possibile, il propellente
a cui pure credemmo fiduciosi;
or le vene e le arterie sono sfiancate
i reduci sogni agonizzano
e ben poco abbiamo appreso
del nostro vivere e del suo perchè.
Dimmi: che sarà di noi domani
smascherato l'inganno dell'abbaglio?
Vecchi miracolati potremo
atteggiarci a giovani incoscienti
e ancora avere altri exploit di vita?
Quanti altre illusioni strappate
dovremo addolorati buttare nel cestino?
Pochi round restano da disputare
sai, il match col destino
ben presto sarà concluso
e nulla ci anticipa il pronostico
su quanti punti a nostro favore
potremo pur forse accumulare.
Riusciremo a rimanere in piedi
fino alla fine o semitramortiti
supini dovremo udire l'ultimo gong?
Ah quanti strappi e colpi contemporanei
sopportiamo ogni giorno rassegnati!
Si dispiega già il silenzio del vuoto
e più nulla sappiamo di noi
un buio si addensa e si condensa
il nero di pece non si discioglie.
Senza visuale che ci consoli
e sparito un dove guardare
sostanza stagionale dissolverci
sarà il nostro ultimo impegno.
Or che digradano i colori della vita
Or che digradano i colori della vita
e il tempo a un perenne silenzio mi avvicina
fai del resto dei miei giorni quel che vuoi:
col futuro altri impegni non ho amore.
Oh sprizzante fonte di emozioni
acqua chiara tracimi e idrati i miei solchi
impregni le zolle dei giardini arsi
del cuore, vano non mi sia
il sorgere del sole ogni mattina!
Non senti come pulsa il sentimento
che ci accoppia al top di un'illusione
come si scancellino orme di solitudine
quanto soffia il vento dell'amore
e generose boccate d'aria ci giungono?
Compiaciuto delle tue forme
avido del calore dei tuoi baci
appassionato a te mi accosto:
s'infocano le ali dei miei sensi
un sogno si materializza solare
al concludersi di un vivere deluso.
Sottrattomi da un despota destino
sgomitando tra resse di pensieri
verso di te mi incammino sicuro:
al venirti incontro, tutte squillano
le trombe del mio cuore, sbocciano
parole care e tocco il firmamento
qual fedele pregante che affissi il cielo.
Soggiogami col fascino dei tuoi sguardi
allontanami dal disturbo di ogni ombra
la fiaccola dei tuoi occhi mi ridoni
altri bagliori: leggero mi adagerò
sul tuo petto poi che stemperata
avvertirò la fatica di stare al mondo.
Fammi coraggio con insistenza
se la vita mi sembra talvolta
come uno filo spinato di tenebre
che intorno a noi, fragili,
robusto a spire si avvolga.
Se ad anni buttati via, irrecuperabili, penso
tienimi a te in un abbraccio congiunto:
si silenzi la tristezza che forte mi parla
nel buio io non discenda già morto
tramuta i miei smarrimenti in entusiasmi
sii la primavera che sconfessa l'inverno
e rami spogli adorna di nuove foglie.
Asseconda i capricci del vento
Asseconda i capricci del vento
la foglia superstite sul ramo brullo
nessun fiore riceve raggi di sole
da un cielo azzurro e trasparente.
Mite letargo di natura:
un nulla par avvenire in gelido deserto
spoglia la vita nega i suoi sorrisi
e l'animo triste fatto reclina il capo.
S'aprirà un valico alla floridezza
e tornerà il colore delle selve
irromperà a getti una linfa ansia
di verdeggiare siepi e alberi domani!
Oh quante volte si muore e si risorge
secca e straripa amore
tacciono e borbottano le voci dei fiumi!
Aspettiamo senza impazienza un sortilegio
diamo più credito alla speranza
accoriamoci alla persuasiva voce
che ci intima di attendere e scaccia
dal sangue la precognizione della morte!
Cuore strepita! Dubbioso non attendere
per risalire un palpito, abbozza spiragli:
un giorno, nell'euforia di un cambiamento,
sorpresi, risorgeremo senza dolore
tra urli di vita e arricchiti di nuovi ardori.
Stracca di riprodursi fugge
Stracca di riprodursi
fugge l'alcova dell'immaginario
la puttana illusione; ora
più nulla abbiamo da inventarci
e attendibile si annuncia
un futuro in caduta libera
divinato da una sfera di cristallo.
Ne abbiamo abbastanza
di raccogliere inganni
farci adescare da lusinghe
sfogliare cataloghi di sogni
sostenere che valga la pena
di vivere o di morire.
Nessuna elefantiaca dipendenza
dura oltre il necessario:
presto o tardi si scopre
che quanto si estende e vibra
nella mente e nel cuore
non avvantaggia che un istante
l'impresa di un respiro affannoso.
Un batter d'occhio appena
poi, non creduto, si allontana
più fugace dell'ombra
giunta dalle ali di un gabbiano
su un fazzoletto di sabbia
nel tedio di un meriggio assolato.
Non ritratto l'esperienza
non perpetuo l'errore
e posso fare a meno di tutto
anche di quel poco di buono
che ancora mi resta fra le mani
e sospetto di concreto.
Ora vedo chiaro più nulla mi acceca;
ora vedo chiaro pure i colori
sono già tutti uguali
sulla tela intima che imbratto
per fissarvi un effimero durare.
Aveva accorto scandagliata
Aveva accorto scandagliata
tutta la sfera cupa
il tuo cuore impietrito
cercando pertugi e fessure
da cui traspirasse una luce.
Or sguscia e riappare il sereno
dallo squarcio inatteso dietro
fioccose trame di ragnatele.
Disgregati, diffusi nembi
si sfilacciano, già lontani
si disperdono senza tracce:
al chiaro si converte lo scuro
neonate immagini ti ridono.
Camminante, pur solo
ricolmo sei d'infinito!
Alacre ti si spiana l'illusione
fermenti risalgono dal cuore;
ti racconti, fatto diverso.
Vivere vuoi e ti ritempri,
come posseduto ti scagli
sulla vita, ne spii gli atti
per impedirle di rimordere
di sciabordarti ancora!
Ai polsi alacre preme
la volontà primordiale
che accalda e avvampa;
il tuo volto, disteso è or
al par di quello arrossato
di divertito invitato
che goda una festa in atto.
E quando pur l'ombra fluisce
e ritorna allo sgranar
di mesti ricordi
ancor barlumi scoccanti scorgi
dalla radura ove bivacchi
se scruti la sorella notte
che sentinella del cielo
fiduciosa come or tu
fraterno cambio aspetta
dal puntuale giorno.
Madre
Madre, se trascinato
da flutti di ansie
smarrito ho la proda
da cui lontano mi guardi
e zavorra di tristezze
appesantisce l'anima mia,
riportami sulla rotta
che a te conduce
or che speranza fugge
e oscuri nembi minacciano
i miei tremuli orizzonti!
Tu che alla sfilata
di labbra da minio
arrossate e visi imbellettati
mai parte prendesti,
tu che all'avara sorte
e al bisogno che incalza
impavida ti opponesti
e la tortura degli anni
aspri della tarda età
accetti senza protesta,
soccorrimi or che vagante
in malinconie, come caduca
foglia al turbine cedo
e nello spirito snerbato
sostegno non ti offro!
Tempra di altri tempi
la tua ! Madre,
tu mai ceduto hai
alle incursioni del doloroso
essere e solo un blando
lamento talvolta fugge
dal rassegnato silenzio
che mascherato cela
la tua pena immensa!
Sorridi, non piangere
quando a me pensi,
augurami un dolce sonno
perché domani, al risveglio,
venendoti incontro
rinfrancato, abbracciarti possa!
Si dimentica presto
Si dimentica presto
l'idioma d'amor dei vent'anni
dopo che a frotte son fuggiti i sogni
e gli anni ad uno ad uno
passati sono al par di un lampo;
all'inasprirsi degli eventi
semintontiti altro linguaggio
più duro si apprende senza spiragli.
Non v'è alchimia esoterica
o sortilegio che ci ricarichi
che ricrei le voglie e i desideri
di quando ragazzi e davvero vivi
come fiori in divenire
sbocciavano illusioni
e con sorriso si sospirava d'amore.
Indietro, il fiume giammai ritorna
con sé ogni cosa trascina alla foce
replica non vi è di giorni declamati
recupero di speranze alla deriva:
solo sciame di ricordi, collezione
di immagini tarmate restano
a chi più non è attaccato al possesso
e non ha altro appetito di inganni..
Torcersi a che serve?
Non ci si strappa al morso della vita
non si scansano i suoi schiaffi
si portano a lungo i suoi graffi,
bisogna ingoiare e digerire
il vano delle lunghe parole,
subire la ferocìa dei suoi silenzi.
Per abitudine poi si resta
e incompiuti senza protesta
si aspetta che ci portino sotto una zolla
fatti secchi un giorno dal tempo
che con preannunci e in sordina
molto prima ebbe a dirci addio.
Se in un giorno di quelli che ci son dati
di irreparabile qualcosa accadesse
al filo consunto della mia vita
prometti di fare ciò che ora
sereno il mio cuore ti ordina Amore.
Voglio che tu viva mentr'io
addormentato t'attendo,
così come dalla notte dei tempi
fa la proda col mare.
Sull'arenile che, mano nella mano,
calpestammo una sera di luna piena
di tanto in tanto, ritorna :
fiuta l'aroma della maretta
che entrambi amiamo;
lasciami salsedine sul tuo volto
parlami con le tue rassicuranti
parole così come quando per incanto
una sera, il mio destino tramutasti
da scuro a chiaro; con i bagliori
del tuo cuore in tempesta
per la mia assenza, rischiara
la solitudine della mia ombra;
soave sussurra il mio nome
poiché anche nel vuoto più vuoto
un fremito eterno vivrò
ascoltando nell'infinito la tua voce;
il calore delle tue mani passa
sulla pietra da quattro soldi
che serrerà le mie spoglie:
mai senta, poi, il freddo della morte.
Se sola, cavalca l'onda sull'onda alta
del ricordo, fatti carezzevole vento:
sull'animo ti senta passare e ti ascolti
come un canto naturale di vita
che risuoni per un perpetuo silenzio.
Ancora ti vedrò, donna e amante
e ti farò la corte offrendoti un fiore;
in un letto, mi bagnerò del tuo sudore
conterò fra le mie dita i tuoi capelli.
Qual mattutina rugiada su corolla
nell'arsura di giorni di canicola
mi aspetterai e sulle tue labbra
fedele giungerò con un umido bacio.
Ah come li reclami allo svettare
della tua passione raggiante
quando il desiderio solleticato corre
per il corpo all'impazzita e si sfrena!
Mai debba accadere nel mio sonno
senza risveglio di sognarti infelice:
se venisse la tristezza che odio
a insidiare di gitto la tua vita futura
desolato vedrei comparire il dolore
e io non ti voglio lasciarti che
memoria e eredità di felicità e di gioia.
Se mi hai amato, mia diletto ardore
non ho fine né morte: rassicurati!
Sopravvissutami per augurata sorte
per ritrovarmi ti basterà respirare
perché mai da te mi separai amore.
Finiranno le scorte di polvere da sparo
Finiranno le scorte
di polvere da sparo
con cui fabbrico i petardi
e le girandole parlanti
che vedi esplodere di lontano.
Nelle solitudini che afferrano
attristata fisserai la luna
luce che scorre sulle case
poi che la festa del cuore
inghiottito sarà dall'ora imbrunita
e svanita l' eco dell'evento vissuto
ma la memoria non tradisca
il ricordo del brulichio
di bagliori che oggi tu miri.
Sparito di essi ogni traccia
verrà tempo insostenibile
che nessuno altro parlerà
a cuore che vuole ascoltare.
Allora, sola piangerai
come l'incredulo fanciullo,
che inzeppate le monete
entro tasche bucate,
affondandovi avido le mani
disperato più non le ritrova.
Domani o altro giorno che sia
brama ancora ti cercherò
come acqua chiara
con desiderio di annegarmi
ma ad aspettarmi tu non ci sarai
perdizione di un cuore soffocato.
Se è in bianco e nero
e non a colori che ti ho ritratta
sul frontespizio da quattro soldi
della silloge che ti ho dedicato
che importa: acceso e smagliante
il tuo sorriso per me mai muta:
mirando la donna amata,
rapido giunge e riparte
fischiettando e svaporando
sempre un treno
strapieno di emozioni!
Magnificata dal cuore,
solare e bella più che mai
incessante in me amor t'effonde
nessun spessore ci separa:
la tua pelle è la mia. Anime fuse
in uno stesso corpo chi può disunirle!
Lievitate e alate, in volo
su nel cielo azzurro
se abbiano insieme un peso
poi è ancora da vedersi!
Amore, ultima corda della mia cetra
bisogna pure che ti persuada del tutto
che non nel sonniloquio
ma è nel giorno che sei il mio pensiero,
il mio necessario, il fuso su cui avvolgo
la speranza, la mano che allontana
le forbici di Atropo dall'invisibile filo
a cui tremante è sospesa ogni vita
la gattona senza unghie con occhi dolci
che accarezzo e invispita mi fa le fusa. |