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La dimora del tempo perduto
Gracchiano stanchi orologi
trascinano il tempo
con sghembe lancette
senza albe e tramonti
né notti né giorni
Son mura scrostate
mattoni sbrecciati
ragnatele ogni dove
nella dimora del tempo perduto
Lì assopiti,
inermi e sconfitti,
stanno quei sogni
che fulgidi e gioiosi
sono pian piano intristiti
compagni di giorni di luce
sprofondati nel grigio
d'una vita oscura
e senza bagliori
Non son morti
sono ombre fugaci
che stan lì a ricordare
fallimenti e sconfitte
ideali spezzati
tutto quel che resta
d'un sogno più grande
di vincer la morte
lasciando dei segni
negli anni a venire.
Da Lungo il cammino
Il ritorno dalla guerra
C'è forse un ritorno
quando nessuno t'aspetta?
C'è forse la gioia
senza un abbraccio?
Per me che ritorno
alla casa distrutta
ai muri sbrecciati
anneriti dal fuoco
c'è solo un ricordo
un'ombra che vaga
fra le rovine
una treccia bionda
che s'agita al vento.
Non resta che cenere
impastata di pioggia
che invano lava dal mondo
l'orrore che è stato.
Solo mie sono le lacrime
che grondano dal cuore
un muto dolore
una tristezza infinita
per tutta la vita.
Da Canti celtici II
Sogno di primavera
Qual primavera sbocci
e al primo sole
leggiadra ti avvicini.
Ai tuoi passi
spuntano i crochi
germogliano i peschi
e dalla terra
s'alza un afrore di vita
una gioia profonda
per la nuova stagione.
Veloce come sei giunta
rapida te ne vai
un guizzo di bellezza
un lampo d'amore.
Già svanisci lontana
un'ombra imprecisa
che ritorna nel fondo del cuore.
Da Lungo il cammino
La neve era rossa
Crinali fiammeggianti
alla luce del tramonto
sotto un cielo incupito
di un gelido gennaio
le ombre lunghe
degli abeti imbiancati
in distanza pallidi monti
con cime svettanti.
Tutto sembrava pace
ma la neve era rossa
là nell'orrida piana
dove battaglia era stata
lance spezzate
fra vite spezzate.
Solo silenzio
senza più respiri
di poveri corpi
ormai immoti.
La neve era rossa
di tanta vita sfuggita
di tanti sogni ormai morti.
Scese pietosa la notte
uno scuro sudario
a coprire quei corpi.
Ma la neve era rossa
come una luna
attonita e sgomenta
che infine spense
la sua diafana luce
per cedere il posto all'alba.
E il chiarore di un nuovo giorno
scese sulla terra
a risvegliare il mondo.
Ma la neve era rossa
e
rossa restò.
da La pietà
La luce del tramonto
Si stagliano le immagini
sul palcoscenico
dell'eterna rappresentazione
sono lunghe ombre
che poco a poco si spengono
nella sempre più tenue luce
di un giorno come tanti
che lascia il passo ad altre sere.
Visi illuminati da un crepuscolare
chiarore
occhi che cercano ancora residui
riflessi
in un giorno che lentamente va.
Uno sguardo all'indietro
solo quell'ombra
che un giorno ci lascerà.
Da Il cerchio infinito, Il Foglio 2008
Antiche vestigia
Non c'è che nebbia
umido sudario
che tutto ricopre
pietre infrante
a cui l'edera s'avvinghia
unica vita
in un paese di morti
a cui l'eterno sonno
ha donato l'oblio.
Qui furono
nacquero
vissero
e infine morirono
nulla lasciarono
se non un ricordo
che il tempo
inclemente cancella.
Eppure in questo silenzio
par di udire voci di vita
lontani soffusi clamori
- o forse è il vento
che gioca coi rami -.
Ma se ci si ferma
si guarda all'intorno
la nebbia s'anima d'ombre
forme indistinte
visioni di un attimo
- o forse è la mente
che sogna e vagheggia -.
Di questo paese
terra degli avi
un tempo fiorente
non restan che pietre
corpi senz'anima
di quel
che fu la mia gente.
Da Canti celtici II
Disgelo
Son giorni di presagi
con una rondine
che ha solcato il cielo
le notti meno gelide
il sole che sosta più a lungo.
L'inverno grigio
vecchio e malandato
s'appresta a lasciarci
e presto ci sarà il disgelo
torrenti gonfi
che precipitano nelle forre
prati che rinverdiscono
i primi fiori che s'affacciano.
Nel bosco si rimettono le foglie
e un dolce zefiro
intona melodie fra ramo e ramo
qua e là pozze d'acqua fredda
attendono di svaporar nel sole.
Il disgelo ci riapre alla vita
e i cuori non più freddi
si crogiolano d'amore.
Da Lungo il cammino
Miraggi
Sotto questo cielo di fuoco
nulla si scorge
se non sabbia rovente
distese infinite
senza orizzonte.
Si stringe lo stomaco
un crampo di sgomento
e allora la mente vacilla
e vede lontano
ciò che non c'è.
Lunghe carovane
di berberi erranti
un suono di zoccoli
che porta un vento ardente
e ancora più in là
palmeti svettanti
dolce rumore
d'acqua che corre
risa di bimbi
canti di donne
una mano che mi terge la fronte
due dita che mi carezzan le labbra.
Sogni o miraggi
son l'unica fuga
per continuare il cammino.
Da Lungo il cammino
Irrazionalità
Scivola senza sosta
dal pugno la sabbia
credo di tenerla stretta
ma in silenzio cade.
Così sfugge la vita
invano serrata fra le dita
ogni giorno ogni istante
il futuro muta in presente
e altrettanto rapido in passato.
Corro non so dove
bruciamo insieme il tempo
ci affrettiamo inconsci
senza parole fra noi
tutti tesi a raggiungere
ciò che nemmeno sappiamo.
Forse
inseguiamo un sogno confuso
ad ogni passo più lontano.
Da Il deserto e il sogno
Inno al sole
Alla prima luce d'oriente
mi levo dal giaciglio
lei ancora dormiente.
Un altro giorno
di lavoro fino a sera
ma lo spettacolo dell'alba
rincuora e fa sognare.
Fra poco rumori
di zoccoli celesti
luce che s'irradia
e arriverai Dio Sole
sul tuo cocchio
fiammeggiante
a cacciar le ultime
oscurità della notte.
Fa che il mio giorno
e quello di chi
mi sta accanto
sia propizio.
Tu lo puoi
tu sei l'unico
che quando vieni
accendi i cuori
di speranze
di nuovi inizi
di ore baciate
dal tuo alito caldo.
Al tuo cospetto
friniscono le cicale
s'involano gli aironi
la chioccia porta a spasso
i suoi pulcini.
Sole Divino,
che rendi a tutti noi
il mondo che la notte
ci ha strappato,
le mie preghiere
giungano a te
il mio animo
si apra alla gioia
per un altro giorno
di vita.
Da Canti celtici II
L'ultimo viaggio di Ofelia
Ora ha pace il tuo dolore
mentre il fiume lento
ti culla nella corrente
e t'accompagna
al mare dell'eterno sonno.
S'inchinano al tuo passaggio
i verdi salici
e le loro son lacrime
di rugiada lucenti
al primo sole del mattino.
Le ninfee son le corolle
dei tuoi desideri mai realizzati
e lente si schiudono
quando il tuo corpo lieve
le sfiora come una carezza
a un mondo che hai lasciato.
Laggiù c'è il mare
e i delfini t'accoglieranno
i dorsi inarcati ti solleveranno
affinchè i pietosi dei
ti portino su nel cielo.
Là, fra le infinite praterie
troverai l'oblio d'ogni cosa
la pace che tanto ti è mancata.
Un albatro sorvola le onde spumose
e silenzioso piange
una fanciulla che conobbe un po' d'amore
ma anche tanto
tanto dolore
da portarla alla follia.
Da La pietà
Tutto ricordo
Se chiudo gli occhi
tutto ricordo
tutto riaffiora
dalle brume del tempo.
Un villaggio, quattro case,
un ruscello, il bosco sacro,
sotto un cielo d'inverno
che piangeva fiocchi di neve.
La legna che arde nel camino
il sonno quieto di un bimbo
lei che intreccia la lana.
Ma io dove sono?
Mi cerco e non mi trovo
lo sguardo corre in strada
lì non ci sono.
S'affrettano gli occhi
oltre il bosco
corrono sul bianco dei prati
valicano ripide cime
e ansanti arrivano là.
Una radura di neve calpestata
esili fuochi
che tremano al vento del nord
ovunque corpi martoriati
ciò che resta di una battaglia
ormai terminata.
Pochi s'aggirano in quella landa
e io non son fra quelli.
Indugia lo sguardo
sui cadaveri dei vinti e dei vincitori
qui un giovane è colto
con la bocca spalancata
in un ultimo ferale stupore
là un altro, il capo reclinato sul braccio,
dorme nel suo eterno riposo.
E infine, in un groviglio
di uomini ormai senza vita,
mi specchio in un viso barbuto
in due occhi spalancati
che incrociano i miei.
Nessun dolore
solo la tristezza
che accompagna la coscienza
di un ritorno a casa
che non avverrà.
Il bimbo, che non sa d'esser orfano,
dorme tranquillo,
la donna, che ignora d'esser vedova,
intreccia la lana,
io, che so d'esser morto,
li osservo smarrito.
Da Canti celtici II
Una luce nelle tenebre
I fiumi precipitavano dai monti
scavavano strade di fango
in notti senza luna
e in giorni senza sole.
Il vento batteva la terra
in una polvere arida
che stringeva la gola
e l'acqua melmosa
si trasformò in sangue schiumoso
mentre i lampi schiarivano appena
l'oscurità sempre presente.
A nulla valsero i sacrifici
le preci innalzate agli dei
da uomini disperati
da donne scarmigliate
da bimbi emaciati.
Poi
una notte
il cielo fu solcato da una cometa
un vagito risuonò in una grotta
rinacque la speranza
in giorni di luce tersa
in strade battute
da piedi saldi
Ma l'uomo è l'uomo
bestia che lenta si distrugge
e le tenebre di nuovo
avvolsero ogni cosa.
Restarono solo
tremule luci di cuori
a battere sommessi
per non dimenticare.
Da La pietà
I segni del tempo
Di strade tracciate nel tempo che fu
restano immote pietre,
segni di un passato
che l'oblio dell'uomo non degna di sguardo.
Lì sono le radici,
quello che l'oggi non sarebbe senza il lavorio dei secoli,
lo scandire di Crono
in un'unica infinita storia dell'umanità.
Non è più tempo di dei, il tempo non esiste più.
Corre l'uomo senza avvedersi del presente,
dimentico del passato, orfano del futuro.
Ma quelle pietre restano
e sole testimoniano
le lontane civiltà,
avi che nacquero, vissero e morirono
perché nel dopo qualche cosa di loro rimanesse.
E invece ora
sono solo inerti sassi
che un giorno qualcuno getterà.
Da Canti celtici - Il Foglio, 2007
L'attesa
Fioriva la neve.
Leggiadri fiocchi
volteggiavano in aria
scendevano a ricoprire
prati serrati dal gelo
imbiancavano i tepidi tetti
scivolavano silenziosi
sugli alberi spogli.
Il campanaro attendeva
gli occhi all'insù.
Mancava ormai poco
a un altro concerto
uno ogni anno
ma indietro nel tempo
si accorse d'andare
a Natali passati
a occhi di bimbo
spalancati ed estatici
davanti al candore.
Il fuoco nel camino
il tepore della casa
dietro i vetri
ad ammirare
quei petali bianchi
che silenziosi scendevano.
Poi, d'improvviso,
un vento soffiò
e spinse le nubi
lontano lontano
e il cielo si accese
di luci stellari.
Guardava stupito
e nel vortice della memoria
rivedeva altre luci,
prima ombre sfocate,
il viso di mamma,
sorridente e radioso,
quello del babbo,
mite e serioso.
Li scorgeva vicini,
pur se fra le stelle,
mai così chiari
come in quella notte fatata.
Scomparsi da tempo
irradiavano calore
un ricordo vivo
di quel che fu il loro amore.
Due lacrime scesero
a bagnare le gote,
ma divennero ghiaccio
nel freddo del vento.
Sul campanaro calò
una nostalgia malinconica
d'un tempo lontano
d'un'infanzia perduta
ma là fra le stelle
ne scorse una
che lesta solcava
il cielo infinito.
L'attesa era finita
e dalla bocca
uscirono poche parole
quasi un sussurro
- Adesso è Natale! -
Sereno, quasi giulivo,
s'aggrappò alle corde,
tirando con forza.
Il concerto iniziava
con gioiosi rintocchi
che il vento portò
per monti e per valli
a cuori in trepida attesa.
Da Lungo il cammino
All'alba l'ultima battaglia
O noi, o loro.
Domani d'una guerra
lunga e insanguinata
ci sarà l'ultima battaglia.
A chi vincerà
la ragione sarà sua
e sempre del vinto
è appannaggio il torto
quel che decide
é sol la forza.
La piana ancora verdeggiante
sarà un carnaio
di vittime immolate
a un dio che irride la stoltezza
e degli umani
conosce ogni debolezza.
Lunga è stata questa guerra
quanti non son tornati a casa
e quanti ancora
prenderanno la brumosa via dell'Ade.
Ma domani,
al primo levar del sole
di nuovo le spade cozzeranno
ancora urla di dolore
si leveranno da corpi dilaniati
e tutto accetto
anche la sofferenza
purché questa sia l'ultima battaglia
e anche la mia vita dono
affinché la mia gente viva
libera e felice come prima.
Ma tanti lutti han colpito
le famiglie
tanti a tavola si conteran di meno
e quale gioia ci può essere
in una vittoria
che lascia l'amaro fiele del dolore?
Domani vincerò
anche a costo di morire
purché la mia gente viva
e dello strazio di una guerra
conservi nel tempo
un unico ricordo:
la morte in battaglia
non è mai bella
la vita è una sola
e a nessun uomo
è dato di stroncarla.
Non c'è vittoria delle armi
che sia gloria per l'umanità
e la gioia di chi resta
si stempera nella memoria
di chi mai più ritornerà.
Da Canti celtici II
Le pianure del cielo
Là dove la terra incontra il cielo
dove lo sguardo non arriva
e solo il cuore può vedere
là dove i sogni corrono gioiosi
dove notte e giorno non s'alternano
e dove il sole non sorge né tramonta mai.
Là, fra mille fonti d'acqua fresca,
stanno verdi le pianure del cielo
un mare di serica erba
su cui sostare nell'attesa
di un ritorno a dare la vita
nell'eterno giro del cerchio infinito.
Là sono le anime sgravate dai corpi
che danzano al suono della brezza celeste
ballerine eteree nel concerto dell'assoluto.
Da Il cerchio infinito - Il Foglio, 2008
Novembre
Rilucono le zolle
al pallido sole
e dalla terra rivoltata
s'alza un afrore di vita
ormai sepolta
dalla torrida estate.
L'erba tremante
nel freddo del mattino
cerca un calore
di cui ha solo memoria.
Le prime nebbie
s'addensano all'alba
acquei mantelli
che giacciono silenti
sul campo appena arato
e celano agli occhi
il lontano orizzonte
ove s'involano
gli ultimi stormi.
Lente si staccano
le foglie ormai morte
ritornano alla terra
fradicia d'acqua.
Lenta e malinconica
scorre la stagione.
Dietro i vetri della finestra
il vecchio guarda
il declinare d'un tempo
che scandisce i suoi passi
sempre più incerti
in un percorso
che s'avvia a terminare.
Da Lungo il cammino
L'orda selvaggia
Arrivarono da oriente
all'improvviso
al levar del sole.
Un rombo lontano
sempre più forte
che tutto faceva tremare
i mobili di casa
i nostri cuori.
Fuggimmo nel bosco
nascondemmo fra tronchi e radici
donne e bambini
mentre noi ci preparammo
a una battaglia disperata.
Troppi loro,
troppo pochi noi,
e ci travolsero con i cavalli
ci infilzarono con le lance
affondarono le spade
fin dentro ai nostri corpi
e poi ci fu il saccheggio
il furto di povere cose.
Nel fumo degli incendi
disteso sull'erba madida di sangue
attendevo l'ultimo passo
quel buio pietoso
che scendeva a mezzodì.
Addio alle cavalcate
sui bei prati verdi
Addio alle notti d'amore
Addio a questo mondo
imperfetto, anche crudele,
ma che mai si vorrebbe lasciare.
E nell'ultima visione dell'orda selvaggia
che galoppava verso occidente
scorsi nel cielo
fra le nubi incombenti
i volti segnati
di chi m'aveva preceduto.
Poi,
fu solo freddo
nella luce che rapida fuggiva.
Da Canti celtici II
Il respiro dell'universo
Un soffio di vita
un'energia immortale
anima l'inerte materia
accende il cuore
fermo in attesa
e così
finalmente è.
Muscoli che si tendono
mani che si aprono
il respiro che si avvia.
E' la vita corporea
la nuova casa dell'anima
che un giorno fuggirà
per tornare a nuova materia.
L'eterno è il suo regno.
il tempo finito è la sua grazia.
Lei,
che dà la vita,
è il respiro dell'universo.
Da Il cerchio infinito, Il Foglio 2008
L'infinito tempo
Perché mai sorge il sole
e con esso viene il giorno
che le tenebre porta via?
Se c'è una cosa
che è comune a tutti
al ricco che s'ingozza alla sua mensa
al povero che lascia mai sazio il desco
é questo scorrere del tempo
son queste ore che scandiscono
il lavoro ed il riposo.
Crono indifferente
suona sempre il suo diapason
e se anche le ore paion veloci
quando si gradirebbero più lente
resta sempre l'immutabilità
dell'alternarsi di luce e buio.
Siamo solo fiammelle
bagliori di un attimo
in un immenso infinito tempo.
(da Canti celtici II)
Mare di notte
Nel buio di una notte
non rischiarata dalla luna
appena si scorge
il bianco dell'onda
che lenta s'infrange alla riva.
Spruzzi salmastri
subito affogati dalla sabbia
piccole lacrime di un mare
che mai dorme
e sempre va alla ricerca
di un luogo da lambire.
Onda su onda
rincorre invano
il lontano orizzonte
e nell'oscurità
silenzioso
spegne il suo ardore.
Va e ritorna
bagna i miei nudi piedi
che percorrono l'umida rena
cancella le impronte
con il suo ultimo approdo.
Da Il deserto e il sogno
Blatte
Come per i proci in casa d'Ulisse
tutti intenti a mungere le ricchezze
in attesa d'impalmare la regina
hanno occupato ogni scranno libero
hanno insozzato ruoli e istituzioni.
Non attendono un'altra Penelope
perché di fatto è loro il possesso d'ogni cosa
tutti intenti a divorare l'altrui ricchezza
incautamente affidata alle rapaci mani.
Non uomini, né animali - perché mai offendere
costoro, vittime di questi predatori? -
No, mi ricordano ben altro
blatte nere ingorde e putrescenti
che s'affollano al banchetto.
Travestite da agnellini
s'erano al popolo proposte
a noi gli oneri del comando
- così dicevano -
a Voi gli onori e nulla a cui pensare.
Ma poco a poco non bastarono gli avanzi
e al cibo grosso rivolsero l'attenzione
lasciando - che onore e gloria! -
solo gli scarti amari della torta.
Arroccati ad imperare
non li smuovi
non riesci a farli ragionare
che se l'ingordigia è troppa
nulla rimarrà da mangiare.
E mentre noi stringiam la cinghia
loro l'allargano ogni giorno
di quanto predano a tutto andare
di tanto cala il nostro desinare.
Ben pasciuti ed altezzosi
ci han preso tutto
ci han tolto ogni potere
han cancellato perfino la speranza.
E noi padroni imprevidenti
ci siam ridotti a scialbi servitori
fra mugugni e lamentele
ma proni davanti a questi signori.
E non si riesce a mandarli via
perché i nuovi eletti son figli della casta.
E allora viene alla mente
che in tempi antichi
quando le blatte s'affacciavano in cucina
era una corsa a spiaccicarle
a ripulire con buona varechina
e se questo non bastava
c'erano e ci sono polveri miracolose
che dei parassiti fanno scempio
e li ricacciano,
sconfitti,
nel loro mondo di squallore.
Da Lungo il cammino
Il futuro nel passato
Squarci di luce nel buio della notte,
zoccoli di cavalli al galoppo,
mantelli di ragnatele tessute dal tempo,
rivivono leggende sepolte nella nera terra
dell'oblio voluto da uomini senza passato.
S'alza il sipario su brughiere coperte d'erica,
mentre lontano s'ode il canto d'un uomo straziato,
di dolore pervaso per un ricordo smarrito nel tempo.
Mitica terra di cui si rammenta solo l'arcano,
mentre di genti,
ormai polvere,
s'ignora ogni cosa.
Fra il fragore dei tuoni si leva il lamento
di chi chiede un ricordo
per posteri che non hanno nemmeno il futuro.
Chi ignora il passato, chi non s'accorge del presente,
passa senza lasciar traccia.
Ma quelle genti
che già calpestarono il verde di questi prati,
se pur nel sogno, rivivono.
La memoria di chi fu
traccia la strada del futuro.
da Canti celtici - Il Foglio, 2007
Da un lontano passato
Ai primi strali di luce
sale la nebbia
e lontano traspare
un muro di sassi
tappezzato d'edera
le vestigia
di un antico passato
il segno
di una lontana presenza
quel che fu
di un ardito maniero
mai distrutto da guerre
ma diroccato
da lunghi secoli
d'abbandono.
Di questa terra
rosseggiante d'erica
un tempo era il signore
falco arroccato
a dominar la valle
ma anche casa
di uomini forti
che correvano a difendere
i confini
e di donzelle
timorose nell'attesa
pronte a gioire
al loro ritorno
a lenire le ferite
nel corpo e nell'animo.
Poi mille e mille giorni
e si spensero gli echi
di quegli scontri
regnò una pace
che esiliò il maniero,
ormai ricovero
per porci e per mandriani.
Di quel lontano passato
non resta che un muro sbrecciato
e ricordi di storie
tramandate dagli avi
in cui tutto era bello
misterioso e soave
forse solo un sogno
per affondare le radici
in una terra che
indifferente assiste
al nostro breve cammino
in cui ci sforziamo
di lasciare impronte
troppo presto
cancellate dal tempo.
(da Canti Celtici II)
Così mi ha detto il vento
Nulla è meglio del silenzio
per udir parole sconosciute
sussurrate da un vento fresco
che lieve scende dalle montagne.
Fra il luccicare di cristalli
riverbero di neve sotto il sole
solo il mormorio del ruscello
a fare compagnia
e un alito che s'addentra fin nel bosco
la voce che scende da un cielo
che par dipinto con il blu cobalto.
Poche parole,
forse versi di poesia,
a ricordarmi che i miei passi
crepitanti sulla neve
lasceranno una breve traccia
che il sole della primavera scioglierà
in acqua che scenderà al mare
per tornare poi fin su in cielo.
Una vita,
che mai finisce,
in un eterno morire
e poi rinascere.
Da Il cerchio infinito - Il Foglio, 2008
Scroscia la pioggia
Se nei giorni della tormentosa calura
il cielo piatto era immobile
avaro della ristoratrice pioggia
in questi inizi di settembre
si concede a una prodigalità
che stupisce tutti.
Agli scrosci s'imbelletta l'erba
l'aria si terge dai miasmi
d'un'estate così lunga
che resterà in memoria.
Scende la pioggia
a rincuorare la terra rinsecchita
a sciogliere i nodi di ore
rallentate dall'implacabile sole.
Come nella primavera
dopo il lungo inverno
un fremito riscuote
dal torpore.
Tutto è un risveglio
di luci di colori di aromi
di cuori
pronti a cogliere
l'attimo fuggente
prima che l'opaco autunno
cali a ghermire
l'illusione di una nuova giovinezza.
(da Lungo il cammino)
Cocci
Nell'oscurità del passato,
un segno, una traccia,
e si squarcia il velo dell'oblio.
Fionda la luce a fugare le tenebre,
oggetti di una vita altrui,
cocci di vasi, denti di lupo.
E la mente corre all'indietro,
scavalca i millenni del tempo,
a indovinare immagini
di genti ormai dimenticate.
Risa di bimbi, focolari accesi,
amanti distesi nel piacere dell'amore,
lacrime per partenze senza ritorni.
Ieri,
come oggi,
nulla è cambiato sotto lo stesso sole,
a indovinar fra le stelle
il percorso di un futuro
con quell'unica meta
che sfugge a ogni logica.
Si è cercato di lasciare traccia di sé,
un messaggio di povere cose
a un mondo
che solo in cocci slabbrati
coglie il segno del suo essere,
riscopre la continuità,
infinita,
fra passato e futuro.
(Da Canti Celtici - Il Foglio, 2007)
Prima che la notte finisca
Solo nel buio
posso udire
voci che mi parlano
di un tempo che è stato.
Solo con gli occhi chiusi
posso vedere
le immagini di un mondo
che mai più ritornerà.
Erano le mie genti
a popolare queste terre,
ora percorse
da automobili rombanti
ma allora silenti,
in giorni senza affanni
regolati dal cammino del sole,
al più risa di bimbi,
qualche canzone intonata
da un giovane innamorato
sotto un pulviscolo di stelle
al chiarore di una luna
ancora sconosciuta
e perciò immaginata
come scrigno di pensieri e desideri.
Nel tempo
che inesorabile scorre
tutto cambia
senza che ce ne accorgiamo
e solo in una notte
senza ore
può emergere il ricordo
di ciò che è stato
quelle radici
che il giorno ignora
ma che indicano il futuro.
Come sarà, dove andrò,
chi sarò?
Una risposta sola
fra parole che
affluiscono alla mente
e immagini
che escono dalla nebbia dell'oblio
un esito
un segno tracciato nella sabbia
di una clessidra
che sempre più velocemente si svuota,
questo
prima che la notte finisca.
(Da Canti Celtici II)
Senilità
Cammina incerto
lungo il vialetto,
dimesso
gli abiti logori
va senza meta
alla ricerca
di un poi
di un dopo
che non sia questa vita
trascorsa in miserie
mai la speranza
d'un alba radiosa
solo fatica
per diventar vecchio
nell'attesa di un ultimo passo.
Trascina stanco
il corpo imbolsito
si getta su una panchina
gli occhi velati
il sonno incombente
meglio dormire
in una vita di niente.
(da La pietà)
La
cometa
Una luce fugge nel cielo di notte
un arcano mistero solca l'universo
veloce si muove in un cerchio infinito
corre senza posa in un'eterna fatica
le sue strade son lastricate di stelle
la sua meta è rincorrere se stessa
in un corrosivo cosmico affanno.
E quando rapida scompare ai nostri occhi
lascia uno sciame di sogni svaniti.
(da Il cerchio infinito - Il Foglio, 2008)
Lo stagno incantato
Garrule brezze
increspano l'acqua
piegan le canne
che fremono
suoni
d'un'arpa celeste.
In sottofondo
il frinire di assetate cicale
e in contrappunto
il roco gracidio
di rane salterine.
E' un mondo diverso
in questo tramonto
che lame rossastre
protende sull'acqua.
Un tempo immobile
sospeso nel vento
racchiude in uno scrigno
lo stagno incantato.
Non c'è che natura
che umile si esalta
in questo quadretto
nel teatro di un giorno
che volge alla fine
in attesa del buio
che cali il sipario.
(Da Lungo il cammino)
Il giorno finisce
Strali di luce
si spengono
nel buio della sera.
Il giorno finisce
e con lui lenta
la natura s'addorme.
M'è dolce tornare
alla casa
in questo chiarore
che muore.
La casa,
un focolare che rosseggia
e il paiolo che fuma.
Di cena ci saran
di certo le fave
oggi come ieri
il cibo della povera gente.
Ma mangiare non è niente
il vero piacere
è star seduti a guardarsi
a riscoprire negli occhi
quella fiamma
che mai si spegne.
Non servono parole
perché lo sguardo parla
e l'anima ascolta.
fra i battiti del cuore.
(da Canti celtici II)
Nulla sarà più come prima
S'alza un rombo cupo
dal profondo degli inferi
un sinistro lamento
di roccia frantumata
vibra tutto il suolo
ondeggiano i muri
il cuore impazzisce
l'angoscia
d'essere impotente.
Poi torna il silenzio
e s'ode solo
il battito d'un cuore
che lento scandisce
il dolore di case divelte
di sogni spezzati
di vite interrotte.
Nulla sarà più come prima
la vecchia chiesa in macerie
il centro antico abbattuto.
Resteranno solo ricordi
ma nulla sarà più come prima
in balia di una natura
che non ci risparmia
la stoltezza di crederci dei
la sicurezza che l'uomo
é sopra ogni cosa.
Resta solo
l'opaco grigiore
di polvere
a coprire le miserie
di uomini attoniti.
(da La pietà)
Paese mio
Bianche stradine
che si perdono
nei verdi campi
lontani i suoni
della gioventù
si sbrecciano le mura
come i ricordi
visi informi
che mai più torneranno.
Paese mio
non ti rammento più
sei cambiato
in questi anni
non suona più
la fontanella della piazza
quando al vento
era un concerto
di cascatelle
di trilli di piatti
di rintocchi di campanelle.
Vaga un cane
bastonato
per le strade deserte
cerca un mondo
che mai più sarà.
Tutto è finito
e riposa nell'ombroso camposanto
dove ritrovo i compagni
di un tempo andato
in un quadro
color seppia
tanti in posa
nella piazza
immagini confuse
ma il volto è ben chiaro,
tranne di uno,
uno spazio bianco
a me lasciato.
(da Lungo il cammino)
Il dubbio
O dei, che ridete di noi,
di quel non essere eterni,
di arrivare passo dopo passo
a valicar la porta
del regno delle tenebre.
Credere, devi credere,
m'ha detto il druido
L'anima sua dimorerà
nel bosco, in un tronco
che starà a te riconoscere.
E nel bosco sono andato,
nel buio della notte
scansando i folletti
delle tenebre
una ricerca disperata
solo per sentirla in me
ancora una volta.
Fra tanti alberi che là sono
fra tanti tronchi che ho abbracciato
forse il suo alfine ho trovato
ma ho creduto
mi sono illuso
una vibrazione al cuore
un sospiro gelido
nulla di quelle calde carezze
che la sera lenivano la fatica
niente di quel contatto
che bruciava la pelle.
Il druido mi ha detto solo
che devo credere
e crederò
crederò dall'alba al tramonto
nel profondo della notte
m'illuderò di una vita oltre questa.
Non resta che il sogno
per continuare
per credere
che la morte
sia ancora vita.
(da Canti celtici II)
Le cattedrali del cielo
Rocce erose dal vento,
scalfite dal ghiaccio
frantumate dal tempo
resistono ancora
cattedrali del cielo
canne d'organo
suonano ogni giorno
il concerto a una natura
che sempre risorge
e mai muore.
Nell'incerta luce
che s'accompagna
al tramonto di un giorno sereno
riflessi rossi
di eternità
fra bianche strisce
tracciate dai voli della civiltà
effimere scie
che sbiadiscono
nell'azzurro che si incupisce
in un blu profondo
dove luna e stelle
irridono all'umana sapienza
e si mostrano
fra guglie di roccia
assopite in notti silenti.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio, 2008)
Il deserto
Silenzio
solo silenzio
ma io odo
urla strozzate
sono vibrazioni
dentro al cuore
disperate solitudini
che fluiscono incessanti
soffocate alle orecchie
ma amplificate dentro me
Forse anch'io grido
a bocca chiusa
reclamo un ascolto
che non c'è
E' grande questo deserto
d'ombre sfuggenti
granelli di sabbia
a stretto contatto
soli fra tanti
ognuno per sé
senza voce
se non l'urlo di dolore
per una vita racchiusa
nel guscio di un'ostrica
che l'onda del tempo
spinge sempre più a riva.
(da Il Deserto e il sogno)
Scende la sera
Rintocchi di campane
nella quiete di una sera
che accompagna il sole
al suo lento declino.
L'aria ferma
l'ultimo volo di un airone
una diafana luce che si spegne.
C'è una pace all'intorno
di un mondo all'improvviso fermato
di un giorno che si rimbocca le coperte
e s'appresta al riposo.
(da Lungo il cammino)
Minnodunum (*)
Là,
fra due crinali,
dove il bosco s'apre al cielo,
a volger lo sguardo in giù
una perla verde riluce
la valle natia
il ruscello canterino
tre casupole
un filo di fumo
il canto di una donna.
Troppo tempo sono mancato
in guerre lontane impegnato
ferito nel corpo
e nel cuore.
Siam partiti in quattro
e solo mio è il ritorno
a quel piccolo mondo
mai dimenticato
a un sogno che la notte
non mi ha mai abbandonato.
Laggiù, c'è la città più bella
di queste terre
con colonnati di larici svettanti
strade larghe quanto il mio cuore
là ho lasciato tutto
tranne il mio amore.
((*) Ora Moudon, ridente cittadina elvetica.
Da Canti celtici II)
Breve amicizia
Nel canto del mattino
s'aprì al primo sole
fra la perlacea rugiada
e un sinuoso refolo di vento.
Subito fu un accorrere d'amici
bombi ancora assonnati
api alacri e veloci
tutti a far colazione.
Volavano le ore
incontro al tramonto
mentre ancora
si pasteggiava.
Infine il sole
andò a occidente
scese la notte
umida e fredda.
Si ripiegò su se stesso
ma non per dormire
stanco d'un giorno
lungo una vita.
Al sorger dell'alba
api e bombi
accorsero invano
e poi andarono altrove
a far colazione.
In fondo
non era
che un fiore.
(da Il deserto e il sogno)
La luce della Pasqua
C'è aria nuova
in quest'alba
che annuncia
un giorno sereno
e dal sole
che s'alza
all'orizzonte
s'irradia una luce
dai mille riflessi.
E' questa la luce
di una nuova speranza
per un giorno diverso
in un mondo migliore
in una vita più umana.
Non c'è ombra nascosta
che possa sfuggire
non c'è angolo buio
che non la riceva
non c'è un cuore chiuso
che non s'apra
ai suoi raggi.
Attendo con gioia
che scenda in me
che colga quel tanto
o quel poco
di ciò che è rimasto
di un'eterna illusione.
(da La pietà)
Era il tramonto
Era il tramonto
di un giorno d'estate
lenta calura
nell'aria che ardeva
stavo a guardare
il sole che andava
quando mi volsi
come d'istinto
a cercar la mia ombra
ma questa s'allungava
scivolava lontano da me
staccata dal corpo
acceso di rosso.
Se ne fuggiva
per il campo di grano
e invano io la inseguivo
lei più veloce
si disperdeva fra i solchi
io affannato
il viso imperlato
gli occhi atterriti
per quella perdita inattesa.
Poi scese la sera
e la mia ombra
nel buio affondò.
Attesi sgomento
la venuta dell'alba
e al primo sole
la ritrovai alle mie spalle.
Fu gioia improvvisa
tumulto di cuore
un ritorno alla vita
la certezza che questa
non era ancora finita.
(da Lungo il cammino)
Al passo delle allodole
C'era in te
l'ardore spensierato
dei tuoi vent'anni
l'entusiasmo
di chi s'affaccia alla vita
il sogno
che sovrastava il giorno
l'ideale
che si rincorreva
tutto era bello
tutto era novità
nessuna nube all'orizzonte
le corse in bicicletta
i primi amori
tutto era lì
pronto alla mano.
Poi un giorno
un rombo di tuono
un fucile in spalla
un'altra corsa
su terra brulla
col fiato in gola
con il cuore che scoppiava
e come al passo delle allodole,
straziate dalle fucilate,
una sgranata di mitraglia
gli occhi bianchi al cielo
un cencio di carne dilaniato
senza un sepolcro
se non la nuda terra
intrisa del tuo sangue
disperso agli altri
un caduto ignoto
di cui solo il tempo ormai
conosce il nome.
(da La pietà)
La forza del sogno
Scendevan le stelle
a illuminar la notte
piccole lampade
a tracciar la strada
nei sogni dei dormienti.
E io
che insonne
nel letto mi giravo
fui colto
di colpo
dallo sgambetto d'Orfeo
e condotto
per mari e per valli
alla terra degli avi
a lontane dimore
disperse dal vento
in una nuda brughiera
S'alzavano canti
di donne sfiancate
si levavano coppe
di aureo sidro.
Li volli chiamare
volli loro parlare
ma non m'ascoltavano
perché là io non c'ero
perché là era corsa la mente
a cercare radici
ormai disseccate
memorie d'un tempo
che pare lontano.
Novelle ascoltate
con orecchie di bimbo
al focolare d'inverno
forse leggende
di un tempo che è stato
e che ora può esser solo sognato.
(da Canti centici II)
Il percorso
S'affretta l'acqua nella roggia
si carica d'energia
premendo le strette rive
e poi s'abbatte schiuma viva
contro le pale del mulino.
Gira la ruota, quasi s'impenna,
un gemito d'ingranaggio
la macina muove gracchiando
ed ecco che piove farina.
Esausta, lenta, l'acqua riprende la via.
E ancora lungo è il percorso,
altre rogge, altri mulini,
prima di cedere
al dolce sonno
nell'accogliente mare.
(da Il cerchio infinito -
Il Foglio, 2008)
Giorno
d'inverno
Bruma gelida
che tutto avvolge
rende silente
il giorno d'inverno
stilla tristezza
opacizza la vita.
Pendono inerti
bianchi di ghiaccio
ricami intessuti dai ragni.
Invano cerco il sole
anche un sol raggio
una parvenza di luce
a scaldare il mio cuore.
(da Lungo il cammino)
Bergen Belsen 1944
Prima mi tolsero gli abiti
e mi vestii dei panni dei morti.
Poi mi tolsero la carne
e la pelle scivolava sulle ossa.
Quindi mi tolsero la speranza
e il tempo cessò di colpo.
E infine mi tolsero la vita
ma questa era già finita con la speranza.
E ora non togliete il ricordo
vigilate ogni giorno
perché ciò che è stato
non avvenga mai più.
(da La pietà)
In memoria di un bimbo
E a lui un giorno mancò il sole.
Niente più corse nei campi,
né risa gioiose.
Solo silenzio, nel buio assoluto,
nel tempo ormai finito.
Pianti di donne,
guaiti fra lacrime calde
accompagnano al regno dei morti.
I familiari, gli amici,
il clan portano l'ultimo saluto
in un giorno di pioggia
che scandisce i passi lungo il sentiero.
Un piccolo scavo,
un ritorno alla terra,
mani di madre che lasciano cadere
un gioco d'osso,
un ninnolo intagliato,
la compagnia per l'eternità.
(da Canti celtici -
Edizioni Il Foglio, 2007)
Il sogno della libellula
Canneti di rane gracidanti
sospiri di vento
che lento s'adagia sull'acqua.
Splende la luna
in un cielo di stelle
a cui salgono i sogni.
Domani è il giorno
per il volo da sposa
per lasciare la progenie
una vita intera
in una scia di sole
e poi il tramonto
senza più notti.
Ma ora dormi
sogna
libellula dalle seriche ali.
Nulla ti deve turbare
il sogno è la realtà
dell'eterno
il risveglio
è l'irrealtà
di un tempo finito.
(da "Il cerchio infinito" - Il Foglio, 2008)
Sei tu Gesù
C'è forse ancor oggi
una capanna
di pastori del deserto
in cui la notte albeggia
un astro di calda luce.
Ti cerco da tempo, Gesù,
ma non ti scorgo
nelle mille ombre
brulicanti sul pianeta.
Eppure
Se guardo il volto sfatto
di una madre che implora
cibo per il suo bambino
Se cerco fra la folla
l'umile sguardo
di chi procede nel silenzio
Se mi soffermo
davanti al vecchio mendicante
che tende la mano stanca
Se i miei occhi incontrano
quelli di chi
soffocato ormai dall'ingiustizia
lotta ancora per tutti questi vinti
per tutti questi uomini che nulla hanno
perché a loro tutto è stato tolto
Allora ad uno ad uno chiedo:
Sei forse tu, Gesù?
E nel silenzio che segue le mie parole
é il cuore che risponde
e dice
Sei tu Gesù.
Febbre d'amore
Ci son giorni in cui
vecchio che sono
ripenso al passato
a quella giovane età
che or mi sovviene
come un sogno nascosto
celato nell'animo
ma pronto a riemergere
se gli anni ormai tanti
gravano troppo
in attesa di un buio
che per tutti è destino.
Riaffiorano allora
corse nei prati
su un puledro sfrenato
come il suo cavaliere.
Non c'era un domani
in un tempo
che bruciava le ore
portava a nuove scoperte
e fra queste l'amore.
Di tutte la prima
con tenerezza ricordo
di quando la videro insieme
i miei occhi e il mio cuore
forse non bella
ma di certo per me autentica dea
a cui rivolger pensieri
fra palpiti, affanni,
un desiderio e un tormento
una febbre d'amore.
Chissà se c'è ancora
chissà se anche lei
mi vuole sognare.
Il viso il corpo
son ricordi ormai incerti
ma quel che provai
è ancora una febbre d'amore
che in questi giorni
di gelo interiore
riscalda il mio cuore.
(da Canti celtici II)
Manuelito
Un passo, altri due,
corro incontro alla morte.
In un giorno di sole,
di luce che abbaglia,
di colpo è il buio.
Allargo le braccia
a stringere il mondo
scivolo piano
sempre più in fondo.
Prima ero Manuelito
cuore pulsante
ricordi e speranze.
Ora non sono
che un segno di croce
una fotografia ingiallita
di un uomo che muore.
Ispirata dalla celebre fotografia
di Robert Capa.
(da La pietà)
L'ultimo autunno
Stormivano le fronde
al fresco vento
del nostro autunno
e ti guardavo, Padre,
prono a raccoglier
legna per l'inverno.
Ti rialzasti con fatica
e m'accorsi allora
di quanto vecchio eri.
Stavi a capo chino
i capelli ormai canuti
raccolto in te
come una foglia accartocciata.
Gemevi piano
al dolore delle tue ossa
ma notasti la mia apprensione
e mi dicesti
non son questi i malanni della vita
né le ferite riportate dalla guerra
bensì quelle da me inferte
quei corpi che cadevano nel fango
e che mi chiamano ogni notte.
Non c'è di peggio che il rimorso
un dolore che lento scava dentro
che sempre m'accompagna.
Poi volgesti lo sguardo intorno
come a riveder il bosco
e sussurrasti
già è l'autunno
ma per me è l'inverno
lunghi giorni d'attesa
d'un ultimo giorno
con gli occhi all'indietro
a ricordar la vita
a ripensare a queste foglie
che presto si lasceranno andare.
Ti rivedo anche ora
come fossi qui
e invece anche tu
un giorno
ti sei lasciato andare.
(da Canti Celtici II)
Il cerchio dei sogni
Esplode l'oriente.
Bagliori di luce
annunciano l'alba
s'involano i sogni
silenziosi torneranno
all'imbrunire del giorno
caleranno guidati dal buio
inconsce realtà della notte.
(Da Il cerchio infinito)
Il sogno
Una notte d'inverno
con la neve che scende
e infine l'alba livida
che i sogni porta via.
Ma non il mio,
non quello di ore fredde
di una mente che vaga
fra risvegli improvvisi
e assopimenti coscienti.
Là, fuori dalla porta,
verso il bosco,
un rumore di zoccoli
che infrangono il ghiaccio
neri destrieri
montati da rudi guerrieri
che ben conoscevo.
Furono compagni d'arme
in battaglia caduti
ormai puri spiritti
fuggiti dai tronchi.
Più s'avvicinano,
più si staccan da terra
e s'involano verso l'alto
in un cielo grigio cupo.
Mi gridano "a presto!"
E io li vedo scomparire
nel buio di questa notte
senza stelle e senza luna.
Son tanti gli anni
che pesano su quel
che fu un cavaliere impavido
superstite di tante guerre
solo nel timore
di quel passaggio
che ogni giorno si avvicina.
Amici miei,
presto vi seguirò.
Bardato il destriero
nella mia logora armatura
prenderò il volo
seguirò il sentiero
da voi tracciato
nell'arco celeste
per ritrovarvi ancora,
sconfitto come voi
in questa lunga battaglia
che è la vita.
(da Canti celtici II)
La città del silenzio
Ovunque è silenzio
fra i viali orlati dai bossi
tra le croci annerite dal tempo.
Lì regna un'unica voce
immensa eppur flebile
sonante eppur tacita
in strade deserte
in case ormai mute
in questa città
abitata dai morti.
Ma ci sono dei giorni
in un autunno di grigiore
fra foglie rinsecchite
sospinte dal vento
sotto cieli plumbei
che piangono lenti
ci sono pochi giorni diversi
di gran movimento
con gente che omaggia
con cicalecci diffusi
fra dolori recenti
ed altri ormai
inchiodati al cuore.
Son feste per loro
che nemmeno lo sanno
son tributi di comodo
oppure pegni di rimorso.
È tutto un viavai
fra gli alti cipressi
fra marmi sbiaditi
con lumini smorzati dal vento
con preghiere appena biascicate.
Poi
ritorna la calma
s'acqueta la piazza
il vento rincorre le foglie
il silenzio ritorna padrone.
(da La pietà)
Granada
C'è un'aria diversa
in un palazzo che vive
una storia ormai passata.
File di rose davanti
e a guardia marmorei leoni
s'apre agli occhi l'Alhambra
sale cortili chiostri ombrosi
giochi di luce fra colonne ambrate
un'istantanea di un tempo che fu.
Nel sole che cala dietro la Sierra Nevada
nascono chiaroscuri indefiniti
sgorgano da fontane suoni di cetre
danzano eteree giovani odalische
risa gioiose sovrastano un silenzio
che da secoli regna sovrano.
Si stringe il cuore nel pensare
a vite cessate, a glorie finite
a un mondo che c'è stato
e che mai ritornerà.
Ormai il sole tramonta
e non ferisce più il mio sguardo
ma, in alto, fra me e l'astro,
cavalca su un nero destriero
l'ultimo califfo,
il padrone di queste mura
che ormai racchiudono solo sogni
che la notte rapirà.
E' questo il destino dell'uomo
vivere per lasciare traccia di sé.
Ma la mia sarà un'esile impronta
un nulla di polvere cancellato
dal primo turbine del tempo.
Così una lacrima scende
mentre su tutto c'è solo silenzio.
Lontano, su nel cielo
il califfo sorride
e sembra tendermi la mano.
Di lui non c'è memoria
solo queste antiche vestigia
ammirate da ignoti turisti.
Da Viaggi in poesia
I pascoli del cielo
Una brezza leggera
fa fremere i fiori,
un sussurro lieve
che s'ode ovunque
fra eteree figure,
quasi danzanti sull'erba,
spiriti di chi visse un tempo
nel segno di dei ormai spenti.
Là,
non c'è freddo,
né caldo,
e la notte non spegne il giorno.
Scivolano fiumi d'ambrosia,
fra i suoni di mille appassionati citaredi,
non c'è né fame, né sete,
nemmeno il tempo scorre,
in un eterno istante
di serenità,
di una realtà che par sogno.
Pascoli del cielo infiniti,
senza confini e barriere,
furon chiamati
i Campi Elisi.
(Da Canti celtici -
Edizioni Il Foglio, 2007)
Il giardino della poesia
Lo trovi nel mondo
infinitamente ampio
della fantasia
uno spazio senza confini
e senza tempo.
Vialetti lastricati di
poemi
panchine d'ascolto
in cui sostare
e porgere l'orecchio
aprendo il cuore
quando soffia
incostante
il vento della malinconia.
E' allora
che gli alberi
si animano
si muovono le foglie
- che son parole -
si slanciano i rami
- che sono versi -
e dall'alto
d'un cielo
con sole e stelle
scendono melodie
che quietano l'animo
che fan volgere il
pensiero
oltre montagne sconosciute
fra laghi d'armonia
e ritmici torrenti
in un mondo nuovo
che solo con la poesia
puoi scoprire.
(da Il deserto e il
sogno)
Un mondo diverso
Là dove volano gli aironi
planando fra le lanche
al sospiro lento del fiume
sull'onda del vento
che si spegne nel pioppeto.
Là dove la sabbia riluce d'oro
e il tarabusino danza
sull'acqua stanca
fra canneti imputriditi
dal sole dell'estate.
Là c'è un mondo
che vive il suo giorno
dall'alba livida di nebbia
al tramonto pavido di buio
e che freme anche la notte.
La notte, gialli gli occhi
dei gufi appollaiati
gialla la luce delle stelle
fruscii lievi lungo le rive
un salto, e poi la quiete.
La quiete di ciò che un tempo
tutto il mondo era
voci solo di vita quotidiana
immerse nel silenzio dell'universo
un concerto di melodie.
Vicino a noi c'è un mondo diverso
che ancora resiste
un rifugio sicuro
per uno sguardo al passato
per costruire il futuro.
(da Canti celtici II)
Ave Maria
Ci son momenti
di impercettibile silenzio
nel frastuono
di un mondo che corre.
Sono attimi quasi infiniti
per chi è lì in attesa.
Ci sono voci
che lente si spengono
in un concerto
di mille brusii.
E' spesso solo un istante
in cui risuona un'Ave Maria
ora vicina ora lontana.
Noi che restiamo
non ce ne accorgiamo
non la sentiamo.
Sono note che copron dolori
che accompagnano
con mani pietose
chi per sempre se ne va via.
(Da La pietà)
Adagio per archi
Si stinge l'azzurro del cielo
in diafani riflessi di luce
e mentre a occidente
un purpureo velluto
saluta il sole che va
a oriente s'increspa d'ombra
un orizzonte ancor più indefinito.
Scende la sera con il suo
nero mantello
in una quiete che di colpo
coglie un mondo prima frenetico.
S'alza un alito di vento
una carezza che mi sfiora
ma che cala fino al cuore
in una dolce malinconia
a cui tutto m'abbandono
in un ricordo del passato
che scivola lieve
su un animo rasserenato.
Nel buio che lesto arriva
rinasce la speranza
nel domani di un'alba radiosa
alla quale alla fine di ogni giorno
sempre con fede m'affido.
E un lento adagio per archi
mi suona dentro
a rallentare un'ora
che troppo veloce passa
perché è dolce questo stacco
fra luce e buio
un'atmosfera di intensa serenità
in cui chiara e forte
s'avverte la gioia di vivere,
un grido muto
che vibra come le corde di un violino
in un concerto dedicato a me.
Tu sei oceano
Brusio di onde
che lievi
giungono a riva
una carezza
che scivola
sul mio corpo.
Tu sei oceano
in cui immergermi
e riempirmi di te.
Tu sei brezza salata
che scintilla sulla pelle
e poi sei gabbiano
che ad ali distese
copri il mio capo.
Sei a volte un maroso
spumeggiante
che m'investe
e mi lascia tramortito.
Tu sei l'onda
che mi culla nell'infinito
tu sei sabbia
che scorri fra le dita.
Tu sei questo e altro
sei oceano in tempesta
e specchio della luna
sei la forza del vento
e la quiete del tramonto.
Sei la sirena dei miei desideri.
Tu sei tu
così vicina e così lontana
un fuoco che arde in me
un sogno ad occhi aperti
il battito di un cuore
appoggiato sul mio petto.
Creta
L'onda spumosa
che si infrange alla riva
porta suoni antichi
un brusio di voci
osannanti a dei
che ora riposano
l'eterno sonno
di idoli dimenticati.
Un cozzar di lame
ricorda che su questo mare
un giorno Troia sorgeva
travolta da passione e inganno.
Così pure ancor c'è quel che resta
di una reggia perduta nel sogno
di quel re Minosse
della leggenda di Teseo
e del suo Minotauro.
Antiche saghe,
miti che si perdon nell'onda,
ma nelle notti di luna piena
l'animo puro può ancor scorgere
emergere dai flutti
in eterea bellezza
l'Afrodite che sempre è
nel cuore di ogni uomo,
un sogno che si rinnova
un corpo che si desidera toccare
fuggendo prima del contatto,
perché la realtà non sia quel nulla
che ogni giorno ci accompagna.
Da Viaggi in poesia
Lo sguardo altrove
Procedo lungo la strada
un passo dopo l'altro
lo sguardo in avanti
che tutto e niente vede.
Sono un treno sui binari
da tempo ormai partito
diretto verso l'arrivo
una stazione senza pensiline
né passeggeri in attesa
ma solo il fine corsa
per una motrice
ormai imbolsita
che arranca sferragliando
sempre più a fatica.
Ognuno ha il suo binario
in questa corsa della vita
un fischio di tanto in tanto
per far sapere che ci siamo.
A fianco camminiamo
ma nemmeno ci si vede
perché lo sguardo è altrove
sempre oltre dove stiamo,
e intanto corriamo verso quell'arrivo
che non è mai troppo lontano.
Il destino di un poeta
Solo fra tanti
volava oltre il cielo
negli spazi siderali
a raccoglier
incolori fiori di stelle
nei prati di galassie
per mostrarli
a chi non vedeva
per spiegare
che la vita
è un grande
e ricorrente
infinito cerchio
di nascite e morti
ma che nulla comincia
e nulla termina
come in un sogno
che sboccia all'improvviso
e che solo la luce
dell'alba oscura.
Volava sopra i mari
albatro ferito
nella malinconia
di chi porge invano il cuore.
Si librava su cime innevate
riportava agli uomini
il profumo d'un eterno
smarrito nella corsa
verso l'ignoto
ma nessuno odorava
quell'aria di vita
che sola cancellava
un tempo di ansie.
Giorni e giorni
una lenta solitudine
senza ormai speranza.
Il mondo legge
ma poi tutto vola via.
Che conta mai l'eternità
quando il sogno non è pane
le stelle non son altro
che materia da conquistare?
E allora poco a poco
moriva dentro
il suo sogno sbiadiva
nel grigio opaco
di quella realtà.
E anche quando
smise di vagheggiare
e gli occhi
gli si chiusero per sempre
solo il cielo pianse
una pioggia sottile
in un autunno
di foglie disseccate
di ore spente
di terra stanca.
Restarono solo fogli
righe vergate
versi sussurrati
sogni trascritti
che nessuna alba
avrebbe mai cancellato.
Il reduce
C'era forse un motivo
per cui la guerra scoppiò
c'era
ma nessuno lo sapeva
e così
dalla quiete di giorni di sole
si passò al clamore delle armi
niente più passeggiate in riva al fiume
non più notti d'amore
ma un unico tempo senza ore
lontano da ogni umana realtà
un giorno senza fine
solo orrore, ansia, paura
e il rimorso che dentro strideva
come una corda di violino
un unico suono lacerante
che superava ogni fragore
sempre presente
ancor più forte
nel silenzio della battaglia finita.
Tanti sono rimasti su quel prato
ma tutti restano in me
che intraprendo la via del ritorno
alla casa che un giorno ho lasciato
a un mondo che non sarà
mai più come prima.
Quanto dolore per una guerra
il cui motivo nessuno sapeva
anche se c'era.
Tenebre di colpo calate
su un giorno di quiete
solo per dissetarsi alla fonte del potere,
un'arsura che fa uscire di senno
che nulla fa vedere
se non l'acqua miracolosa da conquistare
e che mai spegnerà questa sete.
Troppi fiori recisi
e a quelli che la lama ha solo sfiorato
resta il rimorso di esserci ancora.
di non poter dimenticare
una follia senza onore
sia per il vinto che per il vincitore.
(da Canti celtici II)
Il cerchio infinito II
Guardo la tua alba
nella luce
del mio tramonto.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio, 2008)
Ritorno a casa
Già con l'albe brumose
e lo stillicidio dei giorni
gravidi di pioggia
s'annuncia la fine
di una stagione
dai primi timidi tepori
all'arsura acre
di cieli assolati.
Scendiamo,
io e il mio gregge,
per gli antichi sentieri,
lasciamo i monti
con le cime di fresco
incappucciate,
torniamo al calore
della casa che da lungo
ci attende.
Un vento gelido
sferza gli alberi
dalle foglie accartocciate
mentre altre a terra
giacciono immote
fradice d'acqua
natura morta
in olezzo di putrefazione.
Conto i passi e gli anni
e sempre tanti sono
mentre la gioia del ritorno
non attutisce più la fatica
di un corpo ormai
consunto dall'età.
Laggiù,
in fondo alla valle,
m'attende la casa,
con il fuoco scoppiettante,
il calore del rifugio familiare.
Là forse mi coglierà
la fine di tutti i giorni
ma come vorrei che fosse
a primavera,
all'ombra d'un larice
sotto un cielo terso
con un ultimo sguardo
a un mondo che rinasce.
(da Canti celtici II)
Le strade del cielo
Ci son notti
in cui le stelle
scendono dal cielo
fino a terra
per donare il calore
a chi di solitudine
lentamente muore.
Basta che alzi gli occhi
e con la mente volo
nelle mille strade
che corrono su praterie
di blu cobalto
dove pascolano
candide nubi
dove scorrono
i torrenti della pioggia
fra boschi
di lucenti comete
e sempre quel suono
un gong che sa d'eterno
a cui è dolce
abbandonarsi
chiudendo gli occhi
e aprendo il cuore.
(da Il deserto e il sogno)
Danza di primavera
Nel cielo s'intrecciano voli
danzano rondini ebbre di sole
giù canta il ruscello
libero dai ghiacci d'inverno
e anche noi
reduci da lunghi giorni
soggiogati da gelo e buio
ci inebriamo alla luce
che imperiosa s'affaccia
sui boschi tempestati di gemme.
Umili servi di un dio
che blandisce con il caldo affetto
di ore assolate
e punisce con la fredda
oscurità dell'inverno
anche noi cantiamo e danziamo
al ritorno alla vita
al profumo della terra che rinasce
all'ardore che accende i cuori.
Un'altra primavera
in cui risbocciamo come fiori.
(Da Canti celtici II)
Tanti anni fa, un tramonto
Lento declina il sole
all'orizzonte
una linea rossa
contrapposta
a quella grigia
di buio degradante.
In quest'ora silente
in questo cielo
solcato dagli ultimi voli
guardo il tuo volto
illuminato dalla porpora
del tramonto
e ricordo di giorni passati
di un bacio rubato
di una carezza
che ancor freme sotto le dita.
Ti vedo col cuore
non come sei
ma com'eri
un sogno
che lento riemerge
in questa luce calante.
E ti stringo a me
come la prima volta
con dentro un tumulto
che mi soffoca
un nodo che stringe la gola
il respiro ansante
che il tuo bacio rallentato
acqueta con un sospiro.
Tanti anni fa
un tramonto come questo
l'alba di una vita
che ogni giorno si rinnova
in un lento adagio
che accompagna
passi ormai stanchi.
(da Lungo il cammino)
Quando il poco è
tanto
Una finestra aperta
spalancata alla vita di fuori.
Alle risa dei bimbi
s'uniscono i pigolii
dei pulcini che accorrono
al richiamo della chioccia
un alito lieve di vento
ondeggia sulle tende.
Benché la luce sia quella
tenue e soffusa del tramonto
e in cielo l'azzurro si stinga
nel blu che annuncia la notte
mi prende una gioiosa malinconia
e forte è il desiderio
di abbracciare il mondo.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio, 2008)
La fonte antica
Fresca fonte del bosco,
polla d'eterna acqua,
in cui il vecchio salice
piange foglie ormai vinte
da gelide tramontane.
Nelle notti di plenilunio
s'indovinano volti
riflessi tanti anni fa.
Sono timorosi ovali
di fanciulle nella speranza
di un amore,
candide madonne
a ricercar conferma di bellezza,
occhi rapiti in sogni estatici,
timorosi della realtà del giorno.
Ma anche irsuti visi
di uomini in arme
prima di giorni di sangue,
di acque trasparenti
divenute poi rosseggianti.
E infine,
dianzi che il gallo canti,
e il tremor dell'alba
metta in fuga i sogni,
si scorge sull'acqua,
appena increspata
dalla brezza del mattino,
l'immagine di un femmineo cigno,
la signora di questi incanti,
la magia di un momento,
l'illusione che assopisce la mente
e apre il mondo al cuore.
(da Canti celtici - Il Foglio, 2007)
Il crocefisso
Ricordo bambino
le ginocchia sui lastroni
ruvidi d'anni di passi,
raccolto a mani giunte
a guardare un dolore
che né spine né chiodi
potevano provocare.
C'era tutta la sofferenza
di un mondo di ombre
schiacciate dalla forza del male
e sempre mi chiedevo
perché mai l'avesse fatto
perché parlare di vita nuova
senza poi esser ascoltato.
Lui capiva
vedeva la pena che provavo
e anche questa raccoglieva.
Gli anni son passati
la risposta non è arrivata.
Eppure se vado
a cercar quella croce
se ancora ne provo la pena
se scorgo le lacrime amare
di chi non ha pranzo né cena
se l'ultimo respiro
può essere meglio della vita
m'accorgo che il suo dolore
è la nostra speranza
che la smorfia del suo viso
è il suo messaggio d'amore.
(da La pietà)
La cattedrale di ghiaccio
Andavam per mare
solo all'avventura
a cercare nuove terre
a sognare nuovi lidi.
Lenti i remi
s'immergevano nell'acqua
mai la vela si tendeva
in una bonaccia senza vento.
Un giorno come tanti
di tante domande senza risposte
tesi solo a vagheggiare
in un tempo quasi immobile.
Nulla all'orizzonte
si scorgeva
tranne un bianco assai lontano
che man mano s'ingrandiva
e che parve a tutti noi
una cattedrale di ghiaccio alla deriva.
Fu ad un tratto
che il cielo s'oscurò
e che s'alzò un ostro maledetto
impetuoso e sibilante
con il mare che si sconvolgeva.
Presto la vela fu strappata
i remi tirati a bordo
e in balia di una tempesta
fummo spinti senza freni
verso il ghiaccio galleggiante.
Nel pericolo pregammo
ma di certo l'ulular del vento
il mugghiar del mare
impedirono agli dei d'ascoltare.
E così s'arrivò all'urto
col fasciame sbriciolato
con la nave che affondava.
Era tutto un ribollire
mentre in acqua galleggiavo
stretto intorno all'albero maestro.
Dei compagni nessuna traccia
ma nel buio sempre fitto scorsi
le anime salir in cielo
ectoplasmi deformati
luci tremule evanescenti
divorate dalle nubi.
Un gran sonno allor mi colse
nel freddo di quel luogo
e ripensando alla mia vita
a Morfeo mi lasciai andare.
E in un sogno che tal non era
vidi il mio corpo distaccarsi
scender lesto negli abissi
mentre il cielo s'avvicinava.
Una pace silenziosa
m'avvolgeva come un mantello
e senza saper ormai chi ero
compresi infine
che il lungo viaggio avviato
in una casupola di paglia
era ormai per me terminato.
Giù in fondo
la tempesta era finita
calma d'acque e d'aria
la cattedrale di ghiaccio
riluceva nel sole
e lenta se ne andava
verso mari meno gelidi
incontro al suo ultimo destino.
(da Canti celtici II)
Primavera
Di primo mattino
passeggio nel prato
ancor lucente di rugiada.
Nel cielo terso
si rincorrono le rondini
e paciosi bombi
van di fiore in fiore
a suggere il prezioso nettare.
C'è un'aria nuova oggi
un profumo di vita
che s'alza da terra
una gioia indistinta
che accompagna i miei passi.
Sfioro con le mani
le rosse foglie della fotinia
apro la siepe
ed ebbro di luce
m'immergo nel verde.
(da Lungo il cammino)
Aria d'amore
Verdi colline
con castelli
diroccati
ritti sulle cime.
La sera da là
scende un'aria
che sa d'antichità
di madrigali ballati
in quiete sere d'estate
di canti di bardi
tanto appassionati.
Un mondo
che non c'è più
ma che ritorna
a sciogliere
languidi sguardi
di giovani innamorati.
Oggi come allora
scocca ancora
la freccia di Cupido
trafigge cuori
che si tormentano
fra esaltazione
e timore.
Ancora c'è un mondo
di frasi sussurrate
di voci tremanti
di gioia
in un'aria
che è un invito all'amore.
Sogno di primavera
E' questa una stagione
di tepori solo abbozzati
fra colori che si accendono
in prati rinverditi
tra voli d'uccelli innamorati
sotto gli occhi attenti
di un gatto da poco risvegliato.
Suona il vento una musica
di rinata giovinezza
di nuovi amori
che spuntano fra i fiori
e anche un cuore stanco
dai battiti invernali
appena un po' accennati
riprende a galoppare.
Rinasce così un sogno
di smettere gli abiti consunti
di rivestirsi di seriche corolle
rotolandosi fra l'erba
per poi fermarsi
a contare le nuvole nel cielo
con loro a correre lontano
senza una meta ben precisa
perché in una vita che s'inizia
la gioia sta tutta nel non sapere
nel camminare senza pensare
nel correr dietro ai battiti di un cuore
che nell'aria di primavera
s'accende ancora d'amore.
Il filo dei ricordi
Percorro quel che resta
di strade d'antica memoria
ormai non son che sentieri
celati dalle ragnatele del tempo.
Riaffiorano a sprazzi
brandelli di immagini
cocci di fatti trascorsi
difficili a mettere insieme
scene di vita quotidiana
che forse un senso hanno
ma che sono confusione
in una mente attenta
a vivere il presente
collegandolo idealmente
al passato
un filo di ricordi
che a tratti ormai è spezzato.
(da Il deserto e il sogno)
Festa
Già le nevi muoiono.
Goccia a goccia
l'inverno se ne va
mentre il sole accompagna
la gaia primavera
e la luce caccia le tenebre.
E' una festa di colori
che canta fra rossi e gialli
é la melodia della vita
che torna a sorridere
e contagia tutti
dai primi merli
che s'affacciano nei prati
ai cuori pervasi
da un ardore
che prelude ad amori improvvisi
a fremiti irrefrenabili
a gioie e speranze.
I vecchi si crogiolano al sole
come canute lucertole
alzano lo sguardo al cielo
in una parentesi di primavera
nel loro monotono inverno.
(da Lungo il cammino)
Ora, come allora
Vecchie viuzze
che sghembe procedono
su ciottoli sconnessi
portoni che s'aprono
su piccoli cortili
e in mezzo un pozzo
una carrucola arrugginita
che mai più girerà.
E' un quartiere antico
che ora pare morto
ma se mi soffermo a guardare
bifore dagli opachi vetri
o se noto capitelli
ingrigiti dal tempo
la strada d'improvviso
s'anima di matrone petulanti
di ramaioli sguaiati
e dietro rintoccano
gli zoccoli d'un cavallo.
S'apre un mondo nuovo
in un tempo che fu
tra amori appassionati
odi sviscerati
là il vagito di un bimbo
oltre l'affanno di un morente
e nella vecchia chiesa
qualcuno prega per amore
o per lenire un suo dolore.
Oggi, come allora,
nulla cambia
in un giorno che nasce con l'alba
e finisce con il tramonto
in un uomo che s'affaccia alla vita
piange
ride
ama
e si dispera
paga il suo pegno
per il viaggio nell'ignoto.
(da Canti celtici II)
La carezza della sera
Veloce fugge la luce
mentre lieve silenziosa
s'appressa la sera.
Malinconia dolce
che accompagna ore
di quieti deschi familiari.
Sospiri del cuore
che si strugge
nella carezza soave
di una sera
che rinchiude il giorno
nello scrigno dei ricordi.
Una lampada riluce appena
chiaroscuri che disegnano
volti mai dimenticati
e che mai più ritorneranno,
emozioni di colpo riaccese
che fan brillare occhi
non ancora assopiti.
(da il deserto e il sogno)
Estasi
E' una luce
che vibra nel buio
è un suono
che esalta il silenzio
nulla è più dolce
niente è più lieve
del sussurro dell'anima
sublime melodia
per il cuore che ascolta
mentre l'orizzonte
si spalanca
e il mondo intero
entra in me.
E di quel mondo
sono al contempo
madre e figlio
in un abbraccio
senza più tempo
né confine.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio, 2008)
L'amore
Lenta veniva lungo il sentiero
e i fiori di campo chinavano il capo
al suo passaggio di ninfa terrena.
Più s'appressava meno vedevo
i colori del cielo e dell'erba
solo notavo l'incedere flessuoso
del suo corpo ancora acerbo.
Andava con gli occhi bassi
ma nel passarmi accanto
sollevò lo sguardo
incontrando il mio
e fu come se all'improvviso
la primavera piombasse
sul nostro lungo inverno
a cacciare dal corpo
il freddo di giorni di solitudine
ad avvamparmi dentro
un fuoco che non brucia
ad accelerare i battiti del cuore.
Già era passata e i miei occhi
scintillanti la seguivano
incerti fra l'ondeggiare
armonico delle anche
e il candido collo
che adornava una testa
dai lunghi crini dorati.
La guardai fino alla curva del sentiero,
là dove piega a destra
ed entra nel bosco del villaggio.
Or la vedevo con la mente
immaginavo il suo passaggio
fra le foglie garrule al vento
e poi il guado del torrente
e infine la casa sua che l'attendeva.
Fu solo quasi un momento
pochi istanti di tempo
per aprire uno squarcio dentro di me
per gioire e soffrire
per sperare e patire.
Fu allora che seppi
che cos'era l'amore:
un lampo di luce
imprigionato nel cuore.
(da Canti celtici II)
Le lunghe ombre
Scivolano sull'acqua
le vele quadre al vento
lunghe ombre nere
si stagliano nel rosso
d'un tramonto
di un tempo ormai passato.
I remi si piegano
s'immergono nell'acqua
s'inarcano le schiene
le barche avanzano rapide.
Nel silenzio della sera
che s'avvicina
s'ode solo il canto
degli ignoti vogatori
parla di case lontane
di famiglie lasciate
per correre incontro
a nuove avventure
per sollevare il velo
di quell'ignoto
che affascina
e atterrisce.
Sempre in avanti
con la mente all'indietro
a quel che è certo
e che mai accontenta.
(da Canti celtici II)
Nevicata
C'era nell'aria
fredda intensa
il suo profumo.
Scendeva frizzante
dal cielo bigio
sferzava il volto
seccava le mucose.
Sarà neve,
tutti dicevano.
E neve fu.
Polvere lieve
un pulviscolo candido
in preda alle bizze
di un vento dicembrino.
S'affacciò sul mondo
tutto a ricoprirlo
uomini e cose
un deserto di ghiaccio
una distesa di sale
un biancore uniforme
su cadaveri di foglie
su mura sbrecciate
su sospiri rassegnati.
Chiuse le porte
il fuoco crepitante
s'attende che smetta
che gli ultimi fiocchi
salutino il sole.
(da Lungo il cammino)
Tre croci
Non c'è fragore di battaglia
solo il vento mormora
carezzando tre croci ignote
lì a memoria di ciò che è stato.
Lungo il crinale
dove più dolce è l'ascesa
vigilate da ombrosi pini
osservano mute il viandante
che a volte s'avventura
oltre la pietraia scoscesa.
C'è silenzio
mentre lo sguardo corre
su tre legni seccati dagli anni.
Furono vite colte anzitempo
falcidiate dall'umana follia
e ora nulla resta
se non croci senza nome
un muto monito
che induce ad abbassar gli occhi
a coglier fra l'erba
che intorno cresce
lacrime di rugiada
che ornano di pietà
sepolcri spogli d'ogni retorica.
(da La pietà)
Ispirata dal piccolo cimitero austro-ungarico
sito all'Alpe dei Fiorentini
Solstizio d'inverno
Un altro anno è passato.
Nel freddo di queste nevi
c'è stata la festa
con cui abbiamo salutato
la sua partenza.
Intorno al fuoco
ebbri di birra
abbiamo danzato
in cerchio
tenendoci per mano.
Fra le fiamme
ondeggianti al vento
che d'inverno gela queste terre
ho rivisto i volti
di chi ci ha lasciato.
Erano lì muti
a ricordarci
che il tempo è breve
ma se per ognuno
c'è un'ultima stagione
altri verranno
al disciogliersi delle nevi
ai primi tepori di primavera
farfalle che s'affacceranno
su questo mondo
che già porta impresse
le nostre impronte.
Un volo leggero
che par scendere dal cielo
s'apriranno alla vita
in punta di piedi
e più avanti
sarà il mio volto
che vedranno nelle fiamme
del giorno del solstizio.
(da Canti celtici II)
Il sorriso
Erano dolci le colline
da cui zefiro scendeva
a lenire la calura dell'estate
quando all'imbrunire
ritornavo con le greggi
al focolare che m'attendeva.
Un altro giorno passato
fra poco il buio
il riposo nella famiglia
una ciotola di latte
un pezzo di pane
le risa dei figli
il sorriso della moglie.
Nelle furie del tempo
gli dei vollero chiamarmi
all'ora del tramonto
mentre alla casa ritornavo.
Nelle tenebre
che subito m'avvolsero
rividi in un istante
un focolare,
visi gioiosi
e ancora il suo sorriso.
Di me non restano
che povere ossa
presto polvere su polvere.
Ma in questa vecchia quercia
si trova l'essenza di me
un'anima spoglia
quel che rimane di un uomo
che tornava la sera
dopo il duro lavoro
per gioire solo
di un sorriso.
(da Canti celtici II)
Il ramo spezzato
Impietoso inverno
gelidi aliti
polari procelle
e lui ancor ritto
con il suo moncherino,
vecchio mio albero
che s'affanna
a cercare il sole.
Il ramo più bello
in primavera frondoso
platea di tenzoni del cuore
fra imberbi uccellini
il gatto a terra
estasiato a guardare.
E ora invece
fradicio di grigiore
spezzato
sprofonda
nel fango
di una fine d'inverno.
(da Il cerchio infinto - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2008)
Giorno d'autunno
Fra le brume del mattino
nel silenzio del risveglio
i richiami degli uccelli
che s'apprestano a partire.
Lasciano l'umida stagione
per svernare nel tepore
di terre assai lontane.
Già s'approssima
l'ultima stagione
con il suo gelo
che penetra nel cuore.
Tante lune ormai ho visto
che non so più nemmen contare
bianchi come neve
sono da tempo i miei capelli
tutto curvo su me stesso
guardo i piccoli giocare
là dei fiori ancora in bocciolo
qui un tronco rugoso
e rinsecchito
che nessun fuoco potrà
mai scaldare
né lui calore potrà ancora dare.
Son giorni lunghi
in cui s'attende al nulla
c'è tanto tempo per pensare
ma senza futuro la mente
corre a quel passato
ormai lontano
un sogno che riemerge
a cui m'aggrappo invano.
Vorrei migrare anch'io
verso nuove terre
verso nuova vita
ma il giorno ormai si spegne
in un tramonto senza sole
verso una notte senza domani.
(da La pietà)
Un filo di fumo
Lunga la strada
quella del ritorno
dopo anni di assenza
a combattere
in giorni di fragore
gonfi di sangue
fra grida strozzate
che si spengono
nell'ultimo sussulto.
Poi tutto è finito
urla di gioia
spade alzate al cielo
a celebrare il trionfo.
Ma è l'esser lì
e non nell'Ade
la gran vittoria.
E ora si torna
alla casa lontana
al calore di una donna
a cieli conosciuti.
Giorni e giorni per strada
e finalmente
il verde dei campi
mentre il passo accelera
e il cuore galoppa
il respiro s'affanna
e là in fondo
s'alza un filo di fumo
un focolare che aspetta.
(da Canti celtici II)
Ogni ora
Ogni ora che scorre
alla luce del giorno
o nel buio della notte
è polvere grigia
che scivola
nella clessidra
è fiume
che corre alla foce.
Ogni ora
che il pendolo batte
è un pezzo di me
che se ne va
è solo un diaframma
del tempo
che s'apre e si chiude
è tutto e nulla.
Ogni ora
che si sbriciola
è un passato
che mai più tornerà.
Ogni ora
che silenziosa
mi lascia
è solo un lungo addio.
(da Lungo il cammino)
La signora della notte
Diafana il giorno
il viso celato
alle prime ombre
si mostra
la signora della notte
un volto
che riflette speranze
sogni ispirati
dal misterioso sorriso.
Circondata da lucenti ancelle
fa sospirare innamorati
preghiere desideri
fantasie ideali
raccoglie in sé
turbamenti inconsci
di un mistero non ancora svelato
invano riflesso nell'acqua del mare.
Anch'io chiederò
senza aver risposte
muta ascolterà
l'illusione d'un bardo alla deriva
e poi all'alba
fuggirà con i miei sogni.
(da "Il cerchio infinito" - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2008)
Il ricordo di un bacio
E' un tempo ormai senza ore
di giorni e notti uguali
è lunga questa attesa
senza un'anima vicina
nel silenzio d'una stanza
in un letto che non è suo
fra lenzuola di sudario
nulla a cui pensare
di un passato ormai lontano.
Solo la paura l'accompagna
per quel salto nell'ignoto.
Ma ad un tratto inaspettato
scende il cielo sulla terra
e un ricordo alfine affiora
d'un bacio sconosciuto
un sapore muschiato
a bagnar le labbra secche
a lasciarsi infine andare.
(da La pietà)
Anima persa
Nel buio l'avverto
che gira all'intorno
senza trovare rifugio.
Nel sonno mi parla
con voce affranta.
"Vago nel mondo
senza mai pace
vittima del mondo
che non sa perdonare.
Ero fanciulla
al suo primo amore
ingenua illusa
cedetti alla carne
e in grembo trovai
il frutto di un momento
di folle passione.
Lui non mi volle
gli altri nemmeno
e neppure le lacrime
sciolsero i cuori
così che reietta
da tutti fuggita
un giorno mi tolsi la vita.
Mi affidai alle acque
limacciose del fiume
le uniche che m'accolsero
in un abbraccio ferale.
Da allora vago senza speranza
senza che un tronco mi ospiti
anima persa dannata per sempre."
E se il singhiozzo chiude il racconto
il suo silenzio mi sembra un'accusa
perché di tutti sono il più reo
perché fra tutti fui l'unico
a coglier quel fiore
e a gettarlo alle ortiche
senza più amore e nemmeno pietà.
Resta il rimorso solo con me
e in esso rivive quell'anima persa
sì che anch'io mi trovo smarrito
in un labirinto di incubi
che illuminano la notte
e rabbuiano il giorno.
(da Canti celtici II)
La carezza del vento
Una carezza d'aria
il fruscio del vento
in una calda estate
profumi di prati lontani
voci di verdi pascoli
intrisi di rugiada
oasi della mente
refrigeri dell'anima.
E io ascolto suoni
che mi sgorgano dentro
carillon tenui della natura
ronzii di api assetate
gorgoglii di fresche acque
in un concerto dei sensi
che mi fa volare
oltre l'onda di calore
in un miraggio
che creo e che vivo
in un tempo che si ferma
in un giorno che rallenta
nel sole di un estate
che ora tiepido
mi avvolge.
Fra mare e cielo
Mugghia forte oggi il mare
sospinto dal vento freddo
che scende dal lontano nord.
Le onde corrono impazzite
si urtano si superano
s'infrangono sulla scogliera.
Corre lo sguardo là dove
mare e cielo sono tutt'uno
un'incerta linea grigia
un confine senza sbarre
dove l'uno affonda nell'altro.
Nelle notti di luna
lì s'affollano vele
barche partite e mai tornate
ora sospese fra cielo e mare.
S'affannano invano i vogatori
ma i remi non calano nell'acqua
annaspano senza più
trovare la via di casa.
S'odono allora brusii sommessi
un coro a bocche chiuse
di chi non può più raccontare.
Sulla spiaggia s'alzano i richiami
di donne desolate di spose sconsolate
di madri addolorate.
Gridano i nomi che si perdono
nel fragore del mare.
E' un amore disperato
che lanciato sull'onda
lesto torna alla riva
e s'aggrappa a capelli
mossi dal vento
a piedi intirizziti
affondati nella rena
a cuori sfiniti
che battono solo di speranza.
(da Canti celtici II)
L'obelisco lucente
S'alzava dalla sabbia
un obelisco lucente.
Salii una scala senza gradini
e più andavo
più non scorgevo la cima
nessuna fatica
una levità dell'essere
mentre lasciavo dietro
cirri di pagine incompiute
e il sole rimpiccioliva
alla luce che abbagliante
scendeva da lassù.
Solo il risveglio
fermò la salita
fuori s'annunciava l'alba
ma già sapevo
che la mia aurora
era sorta in sogno
schegge luminose appuntate in me
come spilli di conoscenza
immagini rifratte nella mente
come squarci di luce nel buio.
Lassù mai arriverò
ma nel tempo che verrà
salirò ancora quella scala
senza più ritorno.
(da Il deserto e il sogno)
Eternità
C'è un sentimento senza tempo,
che si ritrova in ogni era,
un fremito uguale che sempre si ripete,
un incontro che non vuol mai terminare.
E voi lo provaste, in epoca antica,
quando ancora non si scriveva di questo,
fra capanne piantate nelle acque del lago,
fiere affamate all'intorno pronte a balzare
e Dei di cui ormai s'è persa la memoria.
Ma l'amore è rimasto, oggi come ieri,
oltre ogni logica, oltre ogni confine.
Giacché il tempo per voi era passato,
ci fu anima pietosa che rese gloria
a un sentimento imperituro nei secoli
e nell'abbraccio dell'ultimo anelito di vita
vi affidò alla morte
perché i posteri un giorno sapessero
che tutto finisce,
tutto cessa,
fuorché la forza dell'amore.
(Dedicata ai due neolitici sconosciuti che gli scavi effettuati nei pressi di
Mantova
ci hanno restituito nell'ultimo abbraccio)
(Da Canti celtici - Edizioni Il Foglio, 2007)
Insonnia
Fra lenzuola sudate
l'inutile ricerca
di ore di sonno
di quel non pensare
che aiuta anche a vivere.
Ma batte la pendola le ore
e ancora gli occhi stanchi
guardano il buio
indovinano forme.
E allora lenta riappari
diafana immagine
ombra e penombra
torni da me
esci dalle tenebre dell'Ade
le braccia aperte
il viso muto
lo sguardo malinconico
venato da un pudico sorriso.
Così eri e così sempre ti vedrò
anche ora che incedi verso me.
Ecco il tuo volto s'avvicina
alzo la mano per una carezza
che scivola nel vuoto.
Stringo il pugno
e allora vedo
il mio indice scorrere sul viso
sento il fremito che ti attraversa
che si trasmette a me
intenso e lieve
immenso e fugace.
Ma ormai scendono lacrime
che mi rigano le gote
e tu veloce ti allontani
lesta svanisci
ritorni al mondo tuo
prima che il gallo canti
e l'alba grigia spezzi
i sogni ad occhi aperti.
(Da Canti celtici II)
La quiete della sera
S'addormenta anche il cielo
nella quiete di questa sera
fatta di penombre appena rischiarate
dalle luci di lontani casolari
permeata da un refolo d'aria
che sfiora l'erba del prato
intrisa del profumo dei campi
di una natura che chiude gli occhi
e apre lieve il cuore.
Tu sei la farfalla
C'è forse un cielo più azzurro
degli occhi tuoi?
Ti osservo nascosto fra l'erba
ti sogno ogni notte
grido nel buio il tuo nome
e subito l'alba s'accende
fra un concerto di allodole
e la voce serena del mare
che giunge dolce alla riva.
Tu sei cielo
in cui poter volare
tu sei oceano
ove lasciarsi cullare
tu sei la luce
la tenue fiamma
che accompagna ogni mia ora
tu sei la farfalla
che si posa sul mio cuore
tu sei una realtà
che per me è sogno.
Tu
sei infinitamente tu
una nuvola che corre nel cielo
e che invano cerco di afferrare.
Tu sei la vita
l'ultima speranza
di un uomo
che lentamente muore
nel desiderio di un amore
che invano rincorre
il miraggio di un sogno.
(da Canti Celtici II)
Un canto d'eternità
Sciolte le vele
spinta dal vento
vola rapida
la parola
una voce
un tocco
di serenità.
Nella notte
più
d'ogni stella
riluce
la poesia
illumina
cuori spenti
sazia
anime esangui.
E' un canto
d'eternità.
(Da Il cerchio infinito - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2008)
La storia siamo noi
Sempre si parla di Alessandro il Grande,
o di Cesare, oppure di Garibaldi,
di gesta antiche ricordate negli anni,
di uomini di carne ascesi all'Olimpo.
Di guerre è la memoria,
di invincibili condottieri è il ricordo.
Questa è la storia che si studia
seduti al banco della scuola.
Nulla è di diverso in millenni d'esistenza,
ma credo che la storia, quella vera,
siamo noi.
Noi che ogni giorno ci svegliamo
volti anonimi nella moltitudine
e che da sempre arranchiamo
nelle stagioni d'un'esistenza ignota
nel lavoro quotidiano
negli affetti familiari
nelle poche piccole gioie
nei dolori che ci scavano.
Silenziosi percorriamo
il sentiero della vita
e al calar dell'ultimo sole
ce ne andiamo nel silenzio
sconosciuti anche dopo
come lo eravamo prima,
ma la storia siamo noi
con le nostre debolezze
con gli affanni di ogni giorno,
a portare avanti il mondo
a lasciare un segno impercettibile
senza il quale Alessandro, Cesare
e Garibaldi ed altri ancora a venire
non avrebbero ragion d'essere.
Sì, la storia siamo noi,
umili tasselli del mosaico della vita.
Le stagioni del cuore
Ti guardo correre nell'erba
senza pensare al domani
senza mai volgerti indietro.
Vola perché è tua l'età
canta perché in te è la gioia
sogna perché a te sta il futuro.
Un giorno verrà,
un giorno qualunque
in cui figlio sciamerai dal nido
per costruire la tua vita.
E io ti lascerò andare
con gli occhi lucidi
come per una partenza
senza più ritorno.
Andrai per impervi sentieri
sotto l'umida pioggia
fra la neve che cade
accecato dal sole rovente.
Quante stagioni vedrai
ma nell'autunno ti prego
di pensare un po' a me
di rivedere quegli occhi lucidi
che ormai non brilleranno più.
Un pezzo di passato
tenuto nel tuo cuore
il ricordo di un amore
affinché il mio
e il tuo inverno
non vengano invano.
(da Canti celtici II)
Di una giornata serena
L'alba s'annuncia
nella pioggia che sfuma.
Un soffuso chiarore
arranca fra le nubi stanche
che lentamente si trascinano,
sfilacciate, insonnolite
nel ricordo della battaglia notturna.
S'arrochisce la voce d'un rospo
nell'umida frescura del prato intriso.
Piano piano il giorno rioccupa il suo trono
lanciando strali di luce
contro le tenebre in fuga.
Lontano è l'inno di un gallo alla luce
mentre vicino plana lento un airone.
Nel silenzio s'ode il timido brusio
di una natura che rinasce;
là una lepre saltella fra il grano
qua una gazza osserva assorta
i lucenti fili dell'erba.
Il cielo sgombro di nubi
il quieto risveglio
di un mondo troppo vicino
per essere scorto nella sua armonica diversità
sono l'inizio di una giornata serena
uno squarcio di vita in cui nulla pensare
né mai volgersi all'indietro
oppure affannarsi a correre in avanti.
Son solo poche ore
che danno un senso all'eternità.
L'interrogazione
Vita ignota nel vecchio stagno,
piccoli esseri nati all'alba
e già scomparsi al tramonto.
Un brusio, quasi un sussurro
che incanta l'orecchio,
che fa prendere il volo alla mente.
Tanti secoli fa la stessa scena,
occhi che scrutano la superficie,
increspata dalla brezza della sera.
Un uomo a fantasticare,
a sognare un futuro che non vedrà.
Come sarà,
si chiede,
fra mille anni?
Una domanda senza risposta,
ma che la fantasia dona di reale irrealtà.
Come sarà,
mi chiedo,
fra mille anni?
Rivedo lo stagno,
occhi come i miei
che scrutano l'acqua
e che si pongono la stessa domanda.
Il tempo passa,
tutto cambia,
ma quell'interrogazione resta,
sempre.
(Da Canti Celtici - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2007)
Il soffio del vento
Ricordo il soffio del vento
che scendeva dai monti
e corrugava i prati della valle
il suo mormorio fra le frasche
degli alberi del bosco sacro
lo stagno che s'increspava
e io che ti guardavo
i tuoi lunghi capelli
appena un po' mossi
quel tuo sorriso solo per me.
Tossivo per l'acre fumo
del focolare
gli occhi mi si riempivamo
di quelle lacrime
che ora verso invano.
Un giorno di vento
un ricordo ormai lontano
le tue risa di fronte
a quel mio pianto.
Immagini che sfocano
nel fumo del tempo
suoni che mi illudo di udire
nulla è rimasto
se non ciò che rammento
quando come oggi
soffia ancora il vento.
(da Canti Celtici II)
Il canto di Alisan
Trecento notti ti ho aspettato
trecento giorni ho chiesto al vento
quasi un anno è ormai passato
ma nel cuore io lo sento
che se dalla guerra non sei tornato
non devo disperare né morir dentro
il tuo corpo non fu mai trovato
a tutti chiesi ed ebbi un'unica risposta.
Disperso sei, senza una strada,
senza una casa in cui sostare
una lunga prateria in cui vagare
senza una meta senza memoria.
Trecento giorni di dolore e di speranza
quattro stagioni per me uguali
senza le tue braccia intorno al mio corpo
senza i tuoi baci sulla mia bocca.
Il freddo dell'inverno mi ha lasciato
chissà dove sei e quanto hai patito
ma ora il sole sosta più a lungo
scroscia la neve giù dalle piante
una rondine ha solcato il cielo
primavera è ormai vicina
già rinverdisce l'erba
e le gemme, rossi rubini, segno di vita
si distendono in quest'annuncio di tepore
pronte ad aprirsi ai cieli miti e azzurri
a ricominciare a vivere come in passato
certezze più che speranze dell'eterno rinnovo.
Guardo sempre l'orizzonte,
verso dove tu sei andato,
attendo di rivederti comparire
un punto che piano s'ingrandisce
un volto che piano riconosco
e poi un grido, un'Alisan mia,
braccia forti che mi stringono
baci lunghi che mi soffocano.
Sei andato e non tornato
resti in me come in un sogno
che nessun alba porta via
un'attesa senza tempo
in chi solo può sperare.
Nulla è certo in questa vita
solo ciò che è stato è reale
e il mio amore disperato
sconta la gioia del passato
Al sergente nella neve
Scendeva fitta la neve
a coprire ogni cosa
uomini laceri
per sempre finiti
con la morte nel cuore
ombre vaganti
nel deserto di ghiaccio
disperati senza una meta
mai fermarsi a sostare
guai a chi cedeva
alla lusinga di un riposo
solo per poco
un poco infinito.
Là li hai lasciati
croste di gelo
in un sonno
senza risveglio.
Ora anche tu dormi
un eterno riposo
mentre cade altra neve
sopisce i rumori
ricopre lapidi
e croci di legno
Li hai ritrovati
a distanza di anni
sei anche tu arrivato
alla pace del dopo.
Acqua
Acqua cheta che sfiori le dita
goccia dopo goccia
racchiudi la vita.
Scendi dai monti lontani
porti frescura
a terre assetate.
Plachi l'arsura
di giorni d'estate
calmi la frenesia
di un animo inquieto
sei uno specchio
che rivela il segreto di noi.
Chi vede solo il volto riflesso
non sa dialogar con se stesso
chi scorge il fondo dell'anima
ritrova il sogno smarrito
riprende il percorso
di una strada che porta
oltre il lontano orizzonte
nell'infinito di un universo
che è in noi.
Intorno al focolare
La sera
raccolti intorno al fuoco
ad ascoltare le vecchie
storie di un nonno
a cui si smorzan le parole
all'approssimar del sonno.
Ma restano
galleggiano sulle brace
queste storie del tempo andato
fra realtà e leggenda
suadenti da far sognare
di dei discesi sulla terra
fattisi carne
per parlar con noi
una volta è un candido airone
un'altra è il salice
che in acqua protende le cime.
Sempre sagge sono le parole
quelle che ogni uomo
vuole udire
la promessa di un raccolto
la guarigione da una malattia
l'amore di una donna
la salvezza in guerra
la serena attesa
nell'ultima stagione.
Le palpebre lente s'abbassano
su parole divenute immagini
su fantasie diventate speranze
e intanto il nonno dorme
il quieto sonno
di chi attende senza disperare.
(da Canti celtici II)
La stella sul braccio
Saliva al cielo
il fumo del forno
mentre scendevano
fiocchi di neve
a coprire il lordume
del campo.
Così sono salito
anch'io fra i tanti
e da lassù
ho scorto i visi
duri della ferocia
i volti smunti
dei sacrificati.
Un mondo lasciato
dopo tempi di stenti
quasi un sollievo
chiudere gli occhi
e andare incontro
a un cielo distratto
l'unico posto
in cui non c'è fame
e nemmeno sete
senza sbarre
e reticolati
nessuna stella
sul braccio
niente lamenti
solo il silenzio
senza poterlo
apprezzare.
Non si ricorda
più il mio nome
sono solo uno dei tanti
che un giorno hanno
ritrovato la libertà
salendo in cielo.
(dedicata, nel giorno della Memoria, a
chi non ha fatto ritorno)
Cento gradini
Cento gradini ho salito
cento albe mi hanno svegliato
in deserti aridi d'amore
cento notti ho avuto
per tetto le stelle
e come lampada la luna
in cento posti ti ho cercato
ovunque invano sono andato.
Il mio sguardo correva lontano
immaginava oltre orizzonte
s'inerpicava su ripidi pendii
s'aggrappava alle nubi del cielo
correva con l'acqua dei fiumi
indugiava in pozzi nascosti
si spegneva nel dubbio del nulla.
Poi il silenzio assoluto
gli occhi miei chiusi
sordo ad ogni rumore
solo il battito del cuore
ho chinato il capo su di me
ho udito la tua voce
un sussurro d'amore
la melodia dei sentimenti
l'emozione che solo tu,
anima mia, sai dare.
(Da Il cerchio Infinito - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2008)
Gavette di sabbia
Di gavette di sabbia
è il rancio del giorno
nulla che conti
se ti guardi all'intorno.
Volti tirati
maschere rudi
il saluto è un dovere
e poche volte piacere.
Siamo uomini soli
che fatichiamo a incontrarci
a restare un po' insieme
a parlare di niente
nulla di quello
che dentro teniamo.
Solitudini uguali
forse solo sogni diversi
ma quelli si tacciono
nessun altro deve sapere
del nostro segreto rifugio
lontano da tutti
lontano da noi
un'illusione
che ben conosciamo
affinché non tutto
sia proprio vano.
(da Il deserto e il sogno)
Il tempietto votivo
Dove la terra scende all'acqua
dove Catullo amava guardare
il lento sorgere del sole
un piccolo giardino
volge gli occhi al cielo
e fra profumi di limoni
e il rosseggiare d'oleandri
due marmoree figure
fanno ombra alle viole
e ai timidi tagete.
Un tempietto votivo
il misticismo di una natura
che l'uomo mai saprà
veramente amare
un'oasi per pregare
un rifugio per ricercare
in noi quel che resta
del soffio del vento divino.
(da Viaggi in poesia)
Il profumo di lei
L'aria oggi profuma
di mirto, di alloro,
di rosmarino.
Annuso, apro i polmoni
alla ricerca del profumo di te.
Ma è tutto vano
perché non ci sei più
e ho solo il ricordo
di una vaga fragranza
d'un gelsomino di carne
dai lunghi capelli
mossi dal vento
di una risata invitante
di un bacio lanciato
che m'affrettavo
con le mani a catturare.
E' solo in riva a quest'acqua
abbracciato al vecchio salice
che sento pulsare in me
la forza della tua presenza
che rivivo giorni lontani
felici nel sole
e nel buio della notte
stretti l'un l'altro
tanto d'essere solo uno.
Il destino ti volle
ti prese al tramonto
in un giorno di pioggia
frammista a lacrime
di cui avverto ancora
l'irrefrenabile scorrere.
Volasti via
lasciando le mie mani
sparisti con l'oscurità
e da allora fu notte
niente più giorni
anche il sole diventò diverso
una luce opaca
tanto da non rischiarare
il buio intorno e dentro a me.
Il vecchio salice è
la tua dimora
dove l'anima tua
resiste al tempo
che non passa mai.
Se stringo questo tronco
avverto un palpito lontano
un bacio lanciato
che non posso più afferrare
un sospiro per me
di cui non posso più gioire
se non nel ricordo
di un tempo che è stato.
(da Canti Celtici II)
Natali
Se scorro il calendario
mi si stringe il cuore
siamo quasi a Natale
e uno altro anno è andato.
Ritorno così alle feste passate
a giorni che ormai sono lontani
di quando guardavo cadere la neve
al caldo dietro un vetro gelato.
Allora erano diversi i Natali
senza gente che correva per strada
a comprare insipidi regali
un dovere in una società
che non conosce più il piacere
di stare un po' insieme
anche solo a parlare.
In quelle feste lontane
c'era di meno
c'era anche freddo
ma il cuore era caldo
e mentre cadeva la neve
era bello fermarsi a sognare.
Prima di Natale
Oggi è l'incanto
di un giorno sereno
di un sole in inverno
di luce senza calore
di passi sulla neve
mentre s'avvicina Natale.
In alto vola un airone
un bianco giglio con le ali
che pigro
si lascia cullare
dall'aria fredda
di un giorno d'inverno
vicino al Natale.
Un'insolita quiete
luccica il gelo
goccia a goccia
gronda la neve dal tetto
tutto è silenzio
nulla si sente
batte solo forte il cuore
in queste ore di pace
in un giorno d'inverno
che annuncia il Natale.
Montagna
Nelle ore di noia
che non passano mai
vola il pensiero
sale veloce gli erti sentieri
ombreggiati da larici austeri.
S'inerpica per pendii scoscesi
attraversa ripidi ghiaioni
scorge fra le nubi
le cime assopite
schizza verso il cielo
per fermarsi su vette innevate,
a guardar giù
l'umanità che s'affanna,
a stringere in pugno
la libertà d'una montagna
in cui poter spaziare
senza più limiti
oltre quel cielo
che vorresti toccar con le dita.
Scende poi a valle
ritorna lieve da me
mi porta l'aria
di alpeggi silenti
del passar d'un tempo
di calde estati
e gelidi inverni,
aroma di fieno
fragranza di neve
profumo d'eterno.
La regina d'inverno
Cristalli di ghiaccio i suoi occhi
fiocchi di neve i capelli
vento di tramontana
la sua voce.
Scende dal cielo
in groppa a una renna
viene al suo regno
di bianco e di brume
la regina d'inverno
dama condannata
al freddo eterno.
Mai un po' di calore
anche nel cuore
Per lei si spezzano rami
raggelano viandanti
s'imbiancano abetaie
ma nemmeno
un cuore si spezza
nemmeno
un principe s'appressa.
Corre i suoi giorni
su terre gelate
su ore di buio
sola e indurita
regina senza monarca
di una stagione
che muore
in pozze di fango
nel sole
che di nuovo ritorna.
Come mare
Qui ci son prati verdi
striati dal trifoglio
e quando il vento s'alza
onde d'erba spumeggiano
verso la scogliera dell'argine.
Sibila fra le frasche degli olmi
s'intreccia con i fili del telefono
e sotto un verde prato in tempesta
rumoreggia sommesso
quasi un fruscio di mille fili
note diverse in un'armonia confusa.
Un soffio che va e viene
ma che scende dentro fino al cuore.
Questa terra che par mare
queste case che sembran isole
questa scogliera dell'uomo
ricordano un golfo antico
verso cui navigo per l'ultimo approdo.
Verrà la bonaccia
quiete di vento
e il mio vascello lento scivolerà a riva
un ritorno all'attracco finale
di altre navi in disarmo.
Il fasciame a pezzi
le vele a brandelli
la polena smussata
avanzerà adagio
ma sicuro verso la meta.
Nulla del passato
solo una scia di ricordi
subito sommersa dall'onda.
L'aria rallenta
il prato si ricompone
torna la quiete
nulla è cambiato.
Resta solo un cuore
dal battito incerto
un rintocco
che appena avverto.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio Letterario, 2008)
Come eravamo
C'erano giorni
ammantati di sogno
sospesi nell'aria.
Correvan veloci
dietro ai nostri passi
nulla a cui pensare
impegnati solo ad amare.
Erano ore felici
e non lo sapevamo
era un tempo arcano
ma lo ignoravamo.
Tutto pareva ormai eterno
nulla ci poteva fermare
in una corsa leggiadra
senza giorno
né notte
senza soste in un tempo
che credevamo fermato.
Se ci ripenso
mi sfugge un singhiozzo
si stringe il cuore
per un amore infinito
durato solo un'estate
un lontano ricordo
che sfuma nei giorni
trascinato negli anni
un come eravamo
che ora
dissangua la vita.
Armonia
Note di vento fra le foglie
un coro a bocche chiuse
dai toni a volte sommessi
altre invece squillanti
come il salto del ruscello
che corre veloce al piano.
Assoli di rondini gioiose
il lontano rullio del tuono
un concerto senza uguali
diretto da mani sconosciute
perfetto in ogni movimento
pura armonia della natura
che mi incanto ad ascoltare.
Immagini che si creano in me
lontani declivi coperti di verde
una costa rocciosa a picco
su un mare che l'abbraccia
nubi che si rincorrono
ad affollare un cielo
in cui si riflette
il desiderio nascente
di poter sempre volare
su questa musica immortale.
Da un tempo lontano
Un suono di pianola
in una strada selciata
dal giallo d'autunno
gira stanca la manovella
vanno e vengono le note
come il bimbo che cammina
tendendo la mano.
Lontano un profumo
di caldarroste
il richiamo dell'ombrellaio
lo strillo dell'arrotino
in un cielo grigio
in cui si staglia
il volto annerito
dello spazzacamino.
Un tempo lontano
che ogni tanto riaffiora
lungo una strada
selciata di giallo,
sotto il grigio del cielo,
senza più voci,
senza più note.
Tu
Nella notte
guardo il cielo
mille e mille luci
brillano lassù
ma nessuna splende
come te.
Fra l'erba
luccica la rugiada
riluce l'anima
di un universo
mai immenso
come il tuo cuore.
Passi leggeri
s'avvicinano
battono ali di farfalle
sbocciano fiori
sussurra il vento
in arrivo sei tu
stella mia
unico sogno
di notti senza ore
di giorni senza albe
di una vita
non vita
senza te.
Musica sull'acqua
Saltella fra i sassi
note ben staccate
poi precipita
lungo l'umido dirupo
un trillo improvviso
e infine un rullo
di tamburo ben teso.
Più s'allarga verso valle
più rallenta la corsa
s'attutisce il suono
quasi un fruscio
che s'accompagna
sommesso
un lungo adagio
fino al mare
dove muore
soffocato
dal fragore dell'onda
che lesta lo assale.
Il sogno del vecchio
Spento il lume, distese le membra,
accolse Morfeo fra la le stanche braccia.
Lesto s'alzò il vento del tempo,
come un destriero lo prese con sé
a galoppare per le strade di una vita.
Risa gioiose di bimbi a giocar con l'acqua,
sponde ombrose del fiume a rinfrescar
l'affanno di lunghe corse sul verde,
prati olezzanti nel vergine fulgor del sole.
L'ebbrezza d'un amore, un bacio strappato,
corpi ignudi che rotolano nella paglia.
I lavori del giorno, l'acqua dell'orcio
che placa l'arsura di una silente fatica.
E poi il fragore improvviso,
un cozzo d'armi,
asce e spade che si scontrano,
uomini che cadono,
nitriti folli di cavalli morenti,
l'urlo liberatorio della vittoria.
Poi, le immagini rallentano.
Tranquilli deschi familiari,
risa gioiose d'altri bimbi,
si alternano albe e tramonti,
volti che emergono, altri che scompaiono,
in tutta una vita,
tesori della memoria,
conservati con la tenerezza di un padre
e con il rispetto di un figlio,
la traccia di un passaggio
su una terra muta testimone di ogni evento.
Sbiadisce la luce nel viaggio,
il destriero avanza a fatica
in quella corsa quasi finita.
E nel buio improvviso che sopravviene,
s'alzan da terra su neri cavalli
le diafane immagini di chi ormai è stato.
Una cavalcata, l'ultima, per un saluto,
un definitivo commiato,
mentre cessa del tutto il vento del tempo.
Ancor domani sorgerà il sole,
per altri riprenderà il cammino
per dove il vecchio é alfine arrivato.
(da Canti Celtici - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2007)
Le parole non dette
Quante parole
dette in una vita
nessuna da ricordare
solo quelle non dette
restano in mente
a chiedere il perché
del loro lungo silenzio.
Ma non c'è risposta
sotto un velo di malinconia
per ciò che dire si doveva
a chi ora udire non può.
Il vecchio castello
Chiassosi turisti
nel silenzio di pietre
sbrecciate dal tempo.
Attende la notte
il vecchio castello
per rivivere
fasti trascorsi.
Allo scoccar della mezza
ringhia il ponte
levato a ritrovar la pace
cigolano porte di legno tarlato
s'animano i camminamenti
di uomini in arme
urlano le segrete
il lamento dei reclusi
nel mastio altre urla
fremiti palpiti
di una madonna
e del suo cavaliere
avvinghiati in uno scontro
d'amore.
Ma al primo baglior del sole
tutto scompare
si fa presto silenzio
dopo l'ultimo sferragliare
del ponte che cala.
Un nuovo giorno l'attende
altri turisti
lingue sconosciute
scatti di macchine fotografiche
trilli di cellulari
e allora il vecchio castello s'addorme
al canto d'un gabbiano solitario.
A un'amica che non c'è più
(dedicata a Bea - Beatrice Zanini, che ci ha lasciato)
La penna si è fermata
sull'ultimo verso
rimasto incompiuto.
Restano le parole
stille di emozioni
sogni partecipati
a chi li può capire.
Nel corso del tempo
un attimo
e le lancette si fermano.
E' scoccata un'ora
senza domani
tutto è finito.
Resta un ricordo
trascinato nei giorni
sbiadito negli anni
il tempo che a te è stato negato.
Lungo il fiume
Or che sono vecchio
seduto sulla sponda
guardo lo scorrere
di un'acqua
che s'affretta alla sua fine.
Son giornate malinconiche
in cui riaffiorano ricordi
di passeggiate lungo il fiume
senza pensieri né problemi
l'andar solo a osservare
il volo breve di aironi
o i riflessi della luce
che s'immergono nell'acqua.
Tempi lieti senza affanni
ore mai da contare
mentre oggi osservo il sole
che non vuol mai tramontare.
Vivo solo di ricordi
le speranze nel futuro
le ho lasciate agli anni andati.
Equinozio d'autunno
Dal cielo lattiginoso
scendono lacrime d'estate
d'una stagione
che se ne va
nella scia dei primi migratori.
Un saluto al pallido sole
che tanto ha illuminato
un mondo assetato
lunghe roventi giornate
che presto nel ricordo sbiadiranno
fra avvolgenti brume
e foglie accartocciate.
L'autunno già bussa alle porte
viandante zuppo di piogge
dal volto rugoso
i bianchi occhi
a spegnere le ultime brace
del fuoco di un'estate
già partita.
Preghiera
Tu lo sai che nulla mai chiedo
perché Tu già tanto mi hai dato
questi occhi che ora volgono
a quel cielo ove tutti Ti pensano
queste orecchie che credono
di udire la Tua voce
queste mani, palmo contro palmo,
per rivolgermi a Te.
Non sei albero dai rami frondosi
né fiume che scorre fluente
e neppure vento di terre lontane
eppure sei anche questo
e cioè pianta che ombreggia il mio capo
acqua spumeggiante che sazia la sete
brezza ristoratrice in un giorno d'arsura.
Una cosa ti chiedo, una sola,
ferma un attimo il giorno
e anche la notte,
ferma un attimo solo
la frenesia di un'umanità smarrita.
Non ci sono più ore
perché non bastano mai
per chi crede che la vita
sia solo una corsa infinita.
Il tempo
Ho visto sciogliersi i ghiacci
blocchi di gelo franare
lungo impervi pendii
lenta la luce affievolirsi
un sole velato in un cielo
di spettrale diffuso grigiore.
Ho visto gli oceani turbinare
ergersi frementi su terre abitate
travolgere metropoli affollate
mentre l'oscurità pietosa
copriva un mondo attonito
senza più speranze né dei.
Ricordo Venezia sommersa
Un'atlantide rinnovata
un monito per il tempo a venire
solo una gondola,
di nero addobbata,
lenta scivolava su torbide acque,
feretro silenzioso di una città morta.
In giorni uguali alle notti
solo il buio a regnare sovrano
su un desolato mondo
rinunciatario alla vita.
Poi, i mari si ritrassero,
lentamente calarono fino a sparire.
E vortici di vento batterono lande desolate
sollevarono polveri fino al cielo
piegarono ciò che resistette
alla furia dell'acqua,
appiattirono un mondo senza più vita.
Nei disegni dell'universo
l'uomo sconvolse l'ordine
in una cieca e superba volontà
d'esser su tutto, anche su sé.
Ma un raggio di sole penetrò la caligine
rifratto in un cielo di nero colore
pietoso esplorò terre disseccate
brulle montagne deserti infiniti.
Lampi s'accesero fra nuvole nere
prese a scrosciare la pioggia
lacrime di uomini polvere da millenni.
Un seme rimasto a lungo in letargo
rapido si scosse alla frescura dell'acqua
e volle vedere quel che accadeva.
Un esile fiore sbocciò così alla vita
volle ridare un'altra possibilità di riuscita
a un uomo che venne assai dopo
ancora una scimmia dal dorso peloso
ignaro di quel che era stato
ignoto a se stesso inconsapevole d'essere.
Quanto è passato?
Possono essere millenni, oppure appena ieri,
istanti di nulla nell'eternità di un tempo
che immutabile scorre fra astri e pianeti
le piccole cose di un caos perfetto.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio Letterario, 2008)
Il mendicante
Tende la mano
sembra che tasti la pioggia
ma invece c'è il sole
su un marciapiedi di pietre
sconnesse.
Un uomo che
tende la mano
male in arnese
in vestiti non suoi.
Passano rapidi
una fuggevole occhiata
e la vita continua.
C'è chi allunga una moneta
spesso una donna
una Maddalena pietosa
con chi porta una croce
tendendo la mano.
Sogno di un mezzogiorno d'estate
Nell'ora del sole più alto
di luce accecante
che sbatte sugli occhi
in un caldo giorno d'estate
la ricerca di un refrigerio
lontano da qui
il ricordo di aspri ghiacciai
gelidi torrenti spumeggianti
che precipitano in mare.
Non si può che sognare.
Corre allora la mente
fugge in avanti
e par di volare
su tundre innevate
percorse da mandrie di renne
dirette sempre più a nord
poi il blu d'un mare quieto
su cui a braccia aperte veleggiare
fra rive scoscese che cadon dal cielo
e un sole basso
che sembra mai sorgere
e nemmeno tramontare
Ma rivoli di sudore
scorrono sulla pelle
tutto è bianco di calore
in un mezzogiorno d'estate
senza sospiri di vento
anzi solo il silenzio
tranne il frinire
di assetate cicale.
La famiglia
Nella magia del tramonto,
lasciati i lavori del giorno,
il ritorno alla casa,
al riposo di un desco,
a chiacchierare con moglie e figli.
Fra le ombre del fuoco
che lento si spegne nel camino
l'ascolto della voce del nonno
che racconta storie e leggende
di un tempo che fu.
Son ricordi di cacce,
di prede braccate,
di pesche miracolose
nell'acque del fiume.
Di amori si parla,
di dei fattisi uomini
per capir la nostra vita.
Nell'ora che passa,
s'affaccia alfin la stanchezza
e Morfeo dolce ci accompagna
al riposo nel giaciglio di paglia,
a sognare fantasie
sulle parole dianzi ascoltate,
a portarci nelle ore del buio
alla luce di un nuovo giorno sereno.
(da Canti celtici - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2007)
San Lorenzo
Fra dolci colline
di raso vestite
sonnecchia il meriggio
d'un giorno d'estate
son ore alla fretta rubate
son sensi assopiti
dalla grande calura
s'attende in silenzio
che venga la sera
che quel sole impettito
vada al riposo
per salir le erte stradine
per vedere dall'alto
le mille scie
che solcano il cielo.
Di San Lorenzo questo
é il giorno tanto atteso
per esprimer desideri repressi
per immaginare un bacio
per sognare ad occhi aperti.
Il viaggio in sogno
Per chi non può andare
non resta che sognare
raccogliere ricordi
di gite trascorse
di vacanze lontane
ricomporre le immagini
riavvertire le emozioni
per creare una nuova meta
un posto da visitare
fatto di un puzzle
di cose già viste
guglie dolomitiche
che si specchian nel mare
un'alba e un tramonto
che nascono insieme
una gotica cattedrale
che s'alza dalle acque
trasparenti di un fiordo
e poi musica gitana
in un'Andalusia lontana
E' un sogno di rimpianti
una consapevole illusione
per un viaggio a ritroso
per non dormire solo
in un monotono presente.
La terra silenziosa
Soffia oggi il maestrale
solleva l'onda
piega il cespuglio di mirto
sferza l'antico nuraghe
non ha voce
come la gente di qui
che sembra amare il silenzio
quel vuoto di suoni
che fa udire il battito di cuori
intrisi di dignitosa fierezza.
Isolani sono
in un mondo che finisce nel mare
in una terra avara di ricchezza
piccoli ma saldi
resistono al vento
sempre ci sono
ma non appaiono.
Una vita condotta
in quel silenzio
che in continente
più non conosciamo.
Da Viaggi in poesia
Una lacrima
Era un giorno d'estate
di caldo opprimente
già la falce luceva al sole
a recidere le spighe mature.
Non un filo d'aria
non un rumore
se non il costante frinir
di assetate cicale.
Il sole sbatteva sugli occhi
nebbia di calore ondeggiava
un orizzonte stanco.
Assopito sotto l'olmo
ho udito la sua voce
era lei che mi parlava,
era lei che mi raccontava
del tempo con me trascorso,
dell'autunno prossimo a venire.
Le ho chiesto dell'inverno
ma non m'ha risposto.
Ho avvertito solo
un brivido di freddo
ho sentito
il silenzio delle cicale
ammutolite.
Certo era solo un sogno.
Il sogno spezzato
Da quando rincorrevo le nuvole
sognando di volare
come solo un albatro sa fare
o assorto sulla sabbia
ascoltavo la voce del mare
immaginando racconti
di paradisi lontani
o di velieri che solcavano l'onda
tanto tempo è passato
sempre a fantasticare nei momenti bui
in cerca di una luce dentro me
un'esile speranza per scorgere
un cielo ancora azzurro.
Ma adesso qualcosa si è spezzato
nulla è ciò che avrei voluto fosse
restano solo sogni
sempre più sfumati
che si perdono nel buio di una notte
che ogni giorno s'avvicina.
Dopo il temporale
Finestre spalancate
sull'aria ancor umida.
Finito è il temporale
che s'incammina
ai lontani monti
esili contorni spezzati
sfumati di tenue blu
un miraggio nella nebbia
che lenta li risale.
Verso pianura
riluce ancor la vita
nel sole che ritorna
ad asciugare nelle strade
la viscida fanghiglia.
Un profumo d'aria tersa
un afrore di terra che rinasce
un cuore,
il mio,
che s'apre al mondo
dopo il temporale.
La voce dentro
S'alzò un'aria leggera
solo un fremito di vento
il sospiro d'un cielo
che si stingeva
al calar della sera.
Avevo gli occhi aperti
ma non vedevano
le ombre sempre più fitte
che scendevano a far dormire
un mondo stanco del lungo giorno.
Guardavo, scrutavo dentro me
raccoglievo brandelli di sogni
per togliermi il greve
per cercar nella solitudine
la compagnia dell'altro
che c'è in me.
Non fu che una voce
già udita nel tempo
forse portata dal vento
ma sono sicuro
veniva da dentro
Socchiudi gli occhi
e lasciati andare
galleggerai sulle dolci
onde di questo mare
fatto da illusioni della mente
che solo tu puoi vedere
da questa musica
che solo tu puoi ascoltare.
E così ho volato
ho ritrovato la quiete
di ore che non passano mai
sono corso dentro me stesso
nelle trasparenti valli dell'anima
ho messo in un sacco i miei sogni
per centellinarli uno alla volta.
Poi sono tornato alla realtà
d'ogni giorno
planando fra gli ultimi bagliori
di una fuga nella fantasia.
In mezzo scorre il fiume
Due file di salici, chinati sull'acqua,
canneti ondeggianti nel vento,
e in mezzo scorre lento il fiume.
Nell'ora che precede la sera,
solo il ronzio dei moscerini
s'accompagna al gracidio dei ranocchi.
Getto la rete, per il cibo della cena,
ma non c'è fretta a ritrarla.
È dolce lasciarsi accarezzare,
son come mani di fanciulla
gli aliti lievi della brezza
che risale dall'acqua
a ristorare i campi riarsi dal sole.
A notte le ninfe si specchieranno
alla luce di una luna prodiga
di enigmatici sorrisi.
Già dormirò, ma nel sogno
scivolerò su quest'acqua silente.
Magico incanto, tutto tace
e forte s'ode allora la voce della natura,
una melodia che solo il cuore
può ascoltare.
Ma è tempo di recuperar la rete,
di indovinare fra le maglie gocciolanti
gli argentei riflessi dei piccoli pesci.
Un ultimo sguardo prima di tornare a casa,
là dove di rosso s'accende il cielo
i voli dei gabbiani disegnano le strade
che gli dei del giorno percorrono
per andare al riposo della notte.
E così, sempre,
finché questi occhi vedranno,
fino a quando saremo figli rispettosi,
di questa madre che ci ospita per il breve tragitto
che ci condurrà alla casa del tempo infinito.
(da Canti celtici - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2007)
Il roseto a maggio
E' di maggio la festa.
Laggiù nel giardino
s'apre alla gioia degli occhi
il vecchio roseto.
Rinasce, rivive
un'altra gioventù
danza perfino
a ogni soffio di vento
piega e innalza i suoi rami
mostra superbo
i boccioli in fiore
chiama a raccolta
bombi ed api
affinché sia festa per tutti,
per il cielo
che dall'alto lo ammira,
per il ruscello
nelle cui acque si specchia,
per i due amanti
accovacciati ai suoi piedi
nell'incanto d'un bacio.
La mia brughiera
La mia brughiera
rinasce a primavera
si spoglia del giallo
del lungo inverno
e diventa un verde mare.
E' la più bella fra le stagioni
ricca di speranze
che si perdono
lungo la strada del sole
già quando questo
più alto splende in cielo
in giorni di frinir di cicale
nell'aria ferma
dilatata dal calore.
E poi sarà l'autunno
dalle grandi piogge
con le nebbie
che copron la brughiera
ormai morente
nel suo grigio opaco.
Già l'anno volge
alla sua fine
fra fiocchi volteggianti
e vento gelido.
In pochi siam rimasti
ad aspettare
il ritorno di un'altra primavera.
Per molti il tempo è andato
riposano ormai quieti
senza nulla più sentire
sotto le coltri eterne
di questa mia brughiera.
Anonimo
Ti guardo e non mi vedi
ti sfioro e non t'accorgi
sono solo un volto anonimo
uno fra tanti che ogni giorno
per strada incontri
senza un saluto
senza un sorriso.
Attendo solo un cenno
ma tu passi oltre
ti sono sconosciuto
io che invece so
che sei la gioia
e il tormento
di un'ombra
che si confonde
con il grigio di una vita
senza te.
D'un volo di stelle
D'un volo di stelle
in una notte
baciata dalla luna
resta la memoria
di silenzi assoluti
di note mute
che scendevano
dal cielo
un concerto
per l'anima
un sospiro d'emozioni
un invito a sognare
e a viaggiar con la mente
fra lontani pianeti
a cavallo di lucenti comete.
A giungere là
dove l'orizzonte scompare
dove tutto finisce
e dove tutto comincia
partenza e arrivo
di ogni vita
che nasce
e che poi muore.
da Il deserto e il sogno
Le notti bianche
Non c'è il blu della notte
ma un soffuso biancore
una luce incerta se andare
al riposo fra le stelle
o correr rapida incontro al giorno.
In queste terre, aspre e pur dolci,
che si protendono all'artico
che impongono allo sguardo
di volgere a settentrione
alla ricerca di quel limite estremo
oltre il quale c'è forse il nulla,
un giorno d'agosto non sembra mai finire.
E se il tramonto appare
come un riflesso sbiadito di luce
l'aurora s'annuncia
con strisce diseguali,
dipinte in diversi colori,
riverberi lievi di anime
che migrano verso le banchise
a racchiudere nel ghiaccio
il sonno di chi non c'è più.
Da Viaggi in poesia
Notte
Mi rimbocco il cielo
per sognar le stelle
m'avvolge la notte
e la stringo a me
lontana è l'eco
dell'universo
un carillon infinito
che accompagna
il calar del sonno
sulla mia serenità.
Le croci dentro
Di polvere e sassi
biancheggianti fra i rovi
non restan che croci
corrose dal tempo.
La terra non trema ormai più
qui resta solo il silenzio
e l'unico tremito
è quello d'un cuore che batte
sempre più piano.
D'un vecchio è il ricordo
di quello che accadde
una notte d'aprile
da cui si risvegliò solo
lasciando quaggiù
tutto il suo mondo.
(Agli anziani d'Abruzzo
che non hanno più il tempo
e la forza per ricominciare)
Di nuovo primavera
Lento s'addorme
l'inverno nevoso
si cela sotterra
al riparo dal sole
di cui teme il calore
Son lontani i giorni
di ricami di brine
d'arabeschi di ghiaccio
E' giunta l'ora del riposo
un lungo sonno
popolato da immagini
di gelido candore
di sibilanti bufere
o di fiocchi volteggianti
nel buio di precoci sere.
Sulla terra è tutto un fiore
un tappeto ricco di colore
voli d'uccelli innamorati
un profumo di vita
sparso nell'aria
da una leggiadra primavera
che scivola in punta di piedi
seminando desideri d'amore.
Anima mia
Amica mia,
in questi giorni opachi
mai ti fai vedere
stai in disparte silenziosa
osservi muta la luce che si spegne
e sai già che presto
questo corpo dovrai lasciare.
Tutta una vita
io e te abbiam condotto insieme.
Ardori giovanili,
fremiti del cuore,
sogni nati all'improvviso
speranze coltivate
in illusioni ben presto smorzate.
Son state gioie e anche dolori
provati insieme nell'arco d'una vita.
Un amore il nostro senza limiti
sempre a correre per mano
o a sonnecchiare su pensieri astrusi.
Ora il tempo s'è rallentato,
come foglie in autunno
le speranze son cadute
i giorni lunghi son di un inverno
senza primavera.
Anima mia,
stammi accanto un poco ancora
accompagnami per mano
fino al buio della notte
fa che ogni minuto
sia stato degno d'essere vissuto.
(da Il cerchio infinito -
Il Foglio Letterario, 2008)
Trinacria
Si scioglie il giorno in un sole
che lento saluta e va al riposo.
Questo mare che ha visto viaggi
di fenici, di normanni, di saraceni
e che ora spinge a riva uomini disperati;
queste onde che a volte portano
canti lontani di berberi
e che si spingono incessanti
verso spiagge di bianca rena;
questo cielo che osserva immobile
una terra scolpita, un fiore di roccia,
dove amore e furore convivono eterni.
Qui il fuoco della terra s'offre spavaldo
fra distese di grano e bianchi fiori di zagara;
qui dove tutto cambia e tutto resta uguale,
terra di gattopardi, di uomini di rispetto,
di madonne in processione,
di sogni che mai si realizzano,
eppure qui vorrei stare,
addormentarmi in questo tramonto
cullato dall'onda.
Lunghe striature rosse s'irradiano
all'occidente dei miei pensieri,
su questo mare
mi sarà dolce il naufragio
con l'approdo sicuro
a una riva
su cui poter ricominciare
sempre restando a me uguale.
Da Viaggi in poesia
Al Dio morente
Hai sempre accarezzato queste rive,
hai dissetato i campi riarsi dal sole,
sei stato un amico fedele,
a volte adirato e minaccioso
hai sciolto le briglie delle tue acque,
hai sommerso un mondo
che non ti aveva portato rispetto.
Venivo la sera a gioire sulle sponde
il flusso ininterrotto del tuo respiro,
calmo, silente, dolcemente carezzevole.
Mi specchiavo e dietro la mia immagine
c'eri tu, rassicurante, padre sereno,
amorevole con questi poveri figli
che da te ricevon la vita.
E le ninfe, tue ancelle fedeli,
levavano il canto alla luna
per la tua gloria e il tuo sonno notturno.
Scivolavi, allora, nel letto d'argilla,
riposavi le ore del buio,
ti assopivi insieme a noi.
Da domani questo non sarà più
e un unico Dio prenderà il posto
di tante divinità che i nuovi sacerdoti
definiscono false e superbe.
Uno solo a cui parlare,
ma non vedere,
lui che ha occhi per tutti,
ma che non conosciamo.
Non come te, Dio del fiume,
che hai cullato i giorni di tutta la mia vita
e che fra poco morirai,
in una siccità dell'animo
senza lacrime e senza dolore,
tranne il ricordo che mi accompagnerà
per il resto dei giorni,
invano soffocato da una nuova divinità
che è tutto e niente,
un'immagine vuota
di cui non udirò il respiro,
né potrò toccare.
Al volger dell'alba
questo fiume non sarà che acqua,
queste rive non saran che fanghiglia.
Nel sogno che svanisce,
l'incerta luce del giorno
mi accompagnerà al nuovo
nel rimpianto del passato.
(da Canti celtici - Edizioni
Il Foglio Letterario, 2007)
A te, luna
Notte di luna
come fanciulla
che sboccia alla vita
s'alza sul mare
Tutti gli occhi son per lei
Tutti i sogni salgono a lei
Riflessa nell'acqua
rimanda un'immagine
che le onde donano
di mille volti
ora corrucciati
altri sornioni
pure sorridenti
ma resta quel viso pacioso
quello sguardo enigmatico
a cui rivolger domande
senza attendere risposte
Compagna di notti d'amore
ispiratrice di musica
incantatrice di poeti
mi hai rischiarato
il buio che ho dentro
mi hai fatto volare senz'ali
sei stata e ancor sei
l'amica silenziosa
di un povero bardo
in cerca di parole
che se potesse
lento salirebbe i tuoi raggi
un'ascesa nel cielo dell'illusione
per raccattare brandelli di poesie
pensieri da te ispirati
giunti fin lassù
in fuga
dall'arida terra della realtà.
Il volo del vento
Sorrise giulivo
spiccando il suo salto
dall'alto del monte
su cui era nato.
Libero di correr nel cielo
di scendere lungo le valli
di addentrarsi nei boschi
a parlar con le foglie
a dissetarsi ai ruscelli
a toglier di testa cappelli.
Spazzava le nubi
le radunava altrove
in un volo leggiadro
fra cime innevate
e forre profonde
sibilando il suo arrivo.
Risaliva pendii scoscesi
in una gioventù senza pensieri
in un tempo che passò
senza rimpianti
in una vecchiaia che arrivò
perdendo poco a poco
ogni forza
fino a quando
ritornato al monte
in ultimo sbuffo
finì di volare.
Sentieri di neve
Passo dopo passo
arrancano i piedi
s'inerpicano
fra dormienti abetaie
lungo impervie salite
cercando a ogni svolta
immagini nuove.
Crepita la crosta di neve
geme al passaggio
di stivali imbottiti
che lasciano impronte
di suole in sintetico
che cancellano
orme di caprioli affamati
di uccelli infreddoliti
alla ricerca di cibo.
Sentieri di neve
effimere arterie
di una natura indifesa
che al primo tepor di primavera
si scioglieranno in rivoli diacci
affogando le impronte
di un passaggio lontano
di un giorno d'inverno.
Un istante d'eternità
D'un giorno di nebbia
in un autunno come tanti
non resta
che un'umida traccia di sogni
fugati dal primo raggio di sole.
Vaganti nella brughiera
corrono via da me
nulla faccio per fermarli
sono l'unica libertà rimasta
oltre il cancello della vita.
Galopperanno fin su nei cieli
confusi fra nubi sfrangiate
andranno sempre più su
là dove nemmeno c'è l'orizzonte.
Ed io con loro volerò
oltre spazi ristretti da mura
oltre ore scandite dal tempo
in un istante d'eternità.
Giardino d'inverno
Sterpaglie contorte
imbellettate di brina
l'albicocco nudo di foglie
potato dei rami
i moncherini protesi al cielo
una preghiera
per un'anticipata primavera.
Tutto dorme
un sonno silente
senza sospiri
in coperte di neve e di gelo.
Sola svetta una rosa
non ancora assopita
un ricordo d'estate
in un giardino d'inverno
un canto alla vita
nel grigiore del giorno
un poco di luce
in assenza di sole.
Solitudini
Una goccia
lenta
scivola
sul filo
del bucato
fino a cadere
sul selciato.
Il silenzio a Gaza
Colonne di ghiaccio
nel tempio della cristianità
imporporano al sorgere
del pallido sole della verità.
Bocche chiuse
urlano mute il loro dolore
mentre s'increspa l'oceano
dei sogni strappati.
C'è un frastuono silenzioso
in questa striscia di sabbia
rossa del sangue di tanti innocenti
che invano attende
il candore di nevi lontane.
Occhi di bimbi smarriti
rimpiangono i sogni
gettati nel mare.
Di ghiaccio è il cuore
di adulti
senza amore
né dolore.
Un tramonto sul mare
Di tre quarti scendeva il sole
a bagnar di rosso il mare
fra le due punte della baia
l'onda lenta si portava.
Era quell'ora malinconica
che stringe un poco il cuore
che ricordi il tuo passato
che rivedi altri tramonti.
Cerchi invano di non pensare
ma ti senti naufrago in quel mare.
Sono ore di passione
son istanti d'emozione.
In quel sole che s'immerge
provi il freddo d'una vita
e nel guizzo d'un gabbiano
che rincorre l'occidente
resta solo il desiderio
d'aver ali
e voglia
ancora di volare.
La partita a carte
Signornò,
alla guerra dico
no.
Quei corpi putrefatti
vi accusano tutti
manichini impomatati
ventri pieni
e cuori vuoti.
Seduti giocate a carte
con la morte che sta a guardare
una briscola d'osteria
e noi tutti siam scartini.
Signornò,
alla guerra dico
no.
Una mano tira l'altra
si va avanti allegramente
tutte carte da gettare
tutti corpi da immolare.
E il tavolo da verde
si tinge sempre più di rosso
ma per voi non cambia
finché carte rimarranno.
Signornò,
alla guerra dico
no.
Nell'attesa che finisca
la partita con le vite
solo lo strazio di chi combatte
di cui nemmeno v'accorgete.
Signorsì,
solo alla pace
dirò sì.
Il messaggero d'amore
Sussurra il vento
storie raccolte per strada
un amore all'improvviso sbocciato
un altro finito fra lacrime amare.
Mormora il vento
parla di sogni affidati al cielo
speranze di uomini qualunque
desideri che mai s'avvereranno.
Sospira il vento
ricordi volati via
da una finestra aperta sul cuore
orfani ormai di una madre distratta.
Geme il vento
pianti di bimbi senza più lacrime
deserti di umanità dolente
anime perse vaganti senza meta.
Accarezza il vento
la mia pelle percorsa da un brivido
di una tenerezza di madonna
e si scioglie il cuore in quest'atto d'amore.
Affido al vento
la mia serenità affinché la porti con sé
e ristori anime inquiete
dia sollievo a chi soffre
faccia nascere scintille di speranza
e mi riporti risa di bimbi
dolci parole di innamorati
un immenso canto alla gioia
perché il mondo sia finalmente migliore.
Buon anno, umanità.
Ascolta il vento
e poi solo il cuore.
Bianco Natale
Nell'aria sospesi
danzavano i fiocchi
a ogni volger di vento
un giro di valzer.
Cadeva la neve
s'adagiava sui rami
dormiva sui tetti
s'inebriava di gioia.
Scendeva bianca
a ricoprir di purezza
un mondo sempre più
avvezzo al dolore.
Un grande lenzuolo
avvolgeva ogni cosa
e nelle ore senza luce
in cui più lancinante
è il silenzio del cuore
solo splendeva la neve
che una mano lassù
lasciava cadere
perché almeno a Natale
regnasse l'amore.
La montagna sacra
Lunga è l'ascesa
giorno dopo giorno
istante dopo istante.
La via è sempre salita
impervia e scoscesa
solo con me stesso
misuro i passi
mai dritti
ostacoli
che intralciano
canti di sirene
tentazioni continue
la terra che m'avvinghia
vento e pioggia
gelo e neve
la cima più lontana
mai arriverò.
Ma gli squarci di luce
che s'aprono in me
sono il premio
della fatica
di conoscer la vita
di sapere chi sono
di vedere la cima
della sacra montagna.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio, 2008)
Alla sorgente
Nelle notti di luna
s'illumina il bosco
d'una lattea luce
risplende allora
la vecchia sorgente
che innalza il suo canto
di acque sgorganti
fra l'umido muschio
di una roccia corrosa
l'antico ricordo
di un mondo fatato.
Saltellano le gocce
rimbalzano sui sassi
si creano note
d'una musica lieve
d'una fresca armonia
che si diffonde nel bosco.
Un ritmo di vita infinita
coinvolge ogni cosa
e gli alberi quieti
scossi dal sonno
si lanciano in danze
di rami e di cime
propiziate dal vento
che irrompe giulivo
a cogliere il sogno
di una notte incantata.
Le piccole cose
Note sparse, portate dal vento.
Suoni lontani.
Il fragore di una cascata
il quieto gorgoglio di una fonte
le mille voci di un bosco
i brevi rintocchi di una chiesetta
incastonata in un verde alpeggio
il sibilo del vento fra le alte cime
e poi il ritmico sciabordio del mare
canti di bimbi all'oratorio
un'ave Maria intonata tempo fa.
Disteso sul letto
gli occhi socchiusi
li sento dentro di me
ricordi di musiche
carillon dell'anima.
E poi prendono a scorrere le immagini
ogni suono
una fotografia
ogni nota
un'emozione.
La vita è fatta solo
di piccole
grandi cose.
Oltre la logica
Corre lo sguardo
a cercar l'infinito
ma sempre ritrova
il lontano orizzonte.
Indugia il pensiero
a immaginar l'eternità
ma sempre ritorna
a quell'ultima data.
Nulla è più certo
di quel che di incerto
presiede a ogni cosa.
Non siamo che atomi
di un sistema
che sfugge a ogni logica
i microscopici tasselli
di un ordine ignoto
umili parti di un disegno
troppo immenso
per esser capito.
(da Il cerchio infinito
- Edizioni Il Foglio, 2008)
La sconosciuta
Ci fu forse un momento di luce
un bagliore del cuore
un fremito impertinente.
Fu quasi un istante
un'ora
un giorno
una vita
un'emozione infinita.
Fu solo quel tuo sguardo
subito perso nel grigio quotidiano.
Nulla dicesti
bastarono gli occhi
e ti vidi lontana
sempre più piccola
un lampo di luce
un'immagine ormai sbiadita
conservata nell'album dell'anima.
Passati sono i giorni
resta solo un ricordo
un sentimento assopito
un sogno subito nato
e mai morto.
La luna sul canneto
Notte di luna riflessa nell'acqua.
Danza il canneto alle melodie
di una brezza che scende dal cielo
e lievemente accarezza un microcosmo
di notturna naturale bellezza.
Tutto sembra dormire
in una quiete apparente
fra luci e ombre
tra fruscii e sciabordii d'acque
contro sponde verdeggianti.
E' tempo di folletti, di eteree ninfe,
di gnomi caracollanti sui sentieri
che la fantasia scopre nel buio.
Tutto è magia
l'argento d'una prodiga luna
sulla superficie appena increspata
il rintocco del tempo
di un cuculo canterino
l'altalenante adagio
di un gruppo di ranocchi.
L'occhio vede ciò che il cuore vuole
e la breve estasi di un muto
accordo con la natura
risveglia ancestrali sensi
calando le palpebre
alla ricerca di un sogno assopito
sotto le spesse coltri della realtà.
Il canto della speranza
Cantava una nenia soave
cullava un sogno fatto d'ali
per farlo volare.
Alla luce fioca della lampada
giocava con il buio all'intorno
vedeva ciò che la luce cela
udiva ciò che il silenzio copre.
Donna dalla diafana immagine
senza perle né gioielli
vestita di niente
avvolta solo nella miseria
stringeva al petto
un fardello di ingiustizie
l'unico frutto
di un mondo senza più pietà.
Eppure
la speranza ancor sognava
vedeva
cieli azzurri
udiva
cori di voci gioiose
mentre lenta
la lampada si spegneva
nel buio di un nulla
che la soffocava.
Nell'autunno
Il cielo lento illividisce.
Un sole stanco e spento
sui campi appena arati
semina chicchi di malinconia
che le fredde nebbie di novembre
faranno germogliare,
distese immense di evanescenti
e spente immagini della primavera
e dell'estate appena trascorse
nutrimento stantio per i giorni a venire.
Per ora ancora la natura riluce
nei rossi e negli ori di alberi
che a breve scrolleranno
le lunghe calde ore dell'agosto,
e dalla terra smossa,
scavata con il vomere,
sale un profumo di vita
che accompagnerà
gli stormi alle partenze
per le accoglienti mete conosciute
non appena gli umidi venti
lambiranno queste dolci pianure.
Solo allora,
fra foglie accartocciate
e alla deriva,
il cuore sì aprirà alla malinconia
nel grigio più grigio
in ore che scorreranno
come i rintocchi
di una vecchia sorda campana.
Onda
Lenta risacca.
L'onda stanca
tanto ha viaggiato
da lidi lontani.
All'ultima meta
infine ha portato
la sua vita di sale.
Smeraldo e zaffiro
Ghiacci s'alzano dalla tundra
gigli immensi senza profumo
se non quello dell'eternità.
Scende la strada al mare
fra acque cristalline
rapide nel cercar la fine.
Torrenti spumeggianti
che precipitano tuonando.
In fondo il verde smeraldo
incassato fra lunghi
e alti bastioni di roccia.
Se nel fiordo guardi all'insù
puoi scorger solo
lo zaffiro del cielo
e nell'aria che scende
gelida dai ghiacciai
forte è il desiderio
di alzar le braccia
e urlare la tua gioia a Odino.
Allora vedrai nella nebbia del tempo
le lunghe navi vichinghe,
l'unica vela quadrata,
gli scudi tondi ai bordi,
volti irsuti tesi a raggiunger l'ignoto.
Altre voci s'innalzano a Odino
ritmico l'affondo dei remi
donne e bimbi a riva che salutano
e dolce è il partire verso un sogno
che è sempre stato in noi.
La linea di confine
Dove finisce la pianura
e inizia il cielo
dove il blu del mare
sbiadisce nell'azzurro
in quella linea di confine
si raccolgono i vecchi sogni
portati sulle ali del tempo
utopie rimaste sempre tali
desideri spenti nel nulla
illusioni di vite trascorse.
Giacciono là alla rinfusa
poveri esuli dalla realtà
vagano alla disperata ricerca
di chi li ospiterà,
gabbiani che senza sosta
inseguono un'occasione ormai persa,
un amore nemmeno sbocciato,
un mondo finalmente diverso
un cielo che volga gli occhi in basso.
Ma non c'è patria
né ormai casa
per ciò che non si è realizzato.
Resta solo la pietà di nubi clementi
che sciolgono col pianto
questi inconsolabili naufraghi.
Quassù
C'è un'aria di vita quassù
in questi boschi ombrosi
in queste piane soleggiate
nessun rumore in quota
solo il lento incedere del vento.
Come le cime silenziose
le mani si protendono al cielo
tanto è vicino
che par di toccarlo
di poter sfiorare con le dita
le poche candide nubi
che sonnecchiano nel meriggio.
Io e questa terra
io e questa amica natura
nessun altro a romper l'idillio
chiudo gli occhi
e ascolto la voce del creato
mille brusii di vita
timide voci di un mondo
che sfugge alla civiltà.
E' un cuore pulsante
un'energia infinita
a cui lasciarsi andare
cullato dai pensieri
che rapidi s'involano
silenziosi e assorti
in un muto dialogo
con l'eternità.
Il cerchio infinito
S'assopisce il giorno
nel canto della natura
che s'appresta al riposo.
Un lontano richiamo,
uccelli che tornano ai nidi,
la melodia del fiume che scorre,
la penombra nel sole che cala,
un filo d'aria che muove le foglie.
I battiti del cuore rallentano
mentre l'ultima luce illumina il volto.
È un giorno che muore
ore che passano nei ricordi
un segno sul calendario
a ricordare che fra poco
sarà già domani.
Un cerchio infinito
di albe e tramonti,
di nascite e di perdite,
in cui tutto mai termina.
È già il buio e poi sarà la luce
fra atomi erranti
in un tempo senza fine,
in una catena di indissolubili destini,
dove resta la polvere di anime spoglie,
soffi di vita ritornati nell'eternità.
(da Il cerchio infinito -
Edizioni Il Foglio, 2008)
Musica
Nel silenzio s'alza una nota
e poi un'altra ancora
e ancora…
Musica,
un suono che incanta
una melodia che scende dentro
fino al cuore
a smuovere ricordi
emozioni andate
che riaffiorano d'incanto
prorompono
si esaltano
cavalcano le note
s'irradiano nel corpo
e fuggono
sull'ultimo tocco.
Ritorna il silenzio
lenta si placa
la tempesta dell'animo
un altro ricordo
fra i ricordi
un'emozione
nascosta fra le pieghe del cuore.
Quando muore un poeta
Oggi il sole sbiadisce i colori
un velo d'ombra cala lento
e per un momento tutto è silenzio.
Non più parole corrono sul foglio
non più emozioni illuminano
il grigio di un'umanità
che ora muta guarda il cielo.
Il tempo per un attimo si ferma
quando muore un poeta
la luna e le stelle piangono
chi più non le canterà
i tramonti invano attenderanno
la mano che li sublimava.
Restano solo parole
ritratti di emozioni
un ricordo
che continuerà a scaldare i cuori
di chi resta e di chi verrà.
Il poeta se n'è andato
in punta di piedi è scivolato via
verso il lontano orizzonte
dove da anime pure
s'alza il canto silente all'umanità.
(Dedicato a Daniela Procida)
La commedia
E se a primavera
rincorrevo il domani,
inquieto,
alla ricerca di giorni
sempre più radiosi,
l'estate è stata
solo riflessione
sospeso fra passato
e presente
con uno sporadico
sguardo al futuro.
In un autunno
che quasi di sorpresa
m'ha colto
passo le ore
con gli alambicchi della memoria
a distillare il tempo trascorso.
Goccia a goccia
di buono resterà al massimo un bicchiere
un liquido annacquato
di aroma un po' appassito
con cui brindare nell'inverno
alla fine dell'ultima stagione,
così che ebbro e ancor inconscio
possa chiudere il sipario
sulla commedia della vita.
La guerra
Già il grano imbiondiva ,
steli piegati pronti ad accogliere la falce,
l'oro del pane dei mesi a venire.
La quiete dei meriggi assolati
fra il frinir delle cicale,
un'aria ferma,
le sere appena un po' ventilate,
con il canto dei cani alla luna.
L'aveva detto il vate,
una mattina che all'alba s'era alzato
per guardare il campo.
Ondeggiavano le messi
all'alito di brezza,
ma d'un tratto il cielo a oriente
s'era fatto sangue,
mentre all'orizzonte
s'avanzava una nera signora,
il mantello consunto,
la falce che roteava
e il biondo dei chicchi maturi
svanito in una torba fumante.
Scendevano la valle,
un'orda selvaggia,
le barbe irsute,
gli occhi iniettati di sangue.
Le messi incendiate,
i villaggi distrutti,
le donne violate,
i loro uomini trucidati.
Non era solo conquista,
ma lo sfogo della bestia che è in noi.
Lutti, rovine, non contano niente
quando prepotente è il bisogno
di unirci all'ombra che ci accompagna.
E se guerra doveva essere, che lo fosse.
Ci apprestammo a dar battaglia,
per noi,
per i figli,
per le donne,
Quel giorno,
combattemmo nel grano.
Frecce che s'alzavano a oscurare il sole,
le lunghe aste appuntite ben tese,
i cavalli schiumanti che mietevan le spighe,
cozzi d'armi, grida selvagge,
ovunque sangue a fiotti.
E quando giunse la sera
urlammo per la vittoria,
fra corpi straziati,
sguazzando nel sangue ribollente.
Fu breve gloria,
fu solo gioia d'esser scampati.
Ritornammo alla pace,
alla quiete dei meriggi,
al frinir delle cicale.
Ci abbandonammo esausti fra le braccia delle donne,
ringraziammo gli dei per averci protetti,
ricominciammo a vivere
nella certezza,
fallace,
di un mondo senza guerre.
(da Canti celtici -
Edizioni Il Foglio, 2007)
Una notte a Venezia
Scivola silenziosa
la nebbia
per calli e canali
nulla si vede
niente si sente.
Ma in questa notte
di luna celata
dall'acqua salgono le ombre.
Colombine arlecchini
dogi impaludati
servi indaffarati
lenta striscia una musica barocca
rivive un fasto antico
Venezia torna ad essere.
Solo maschere sui visi
parrucche imbiancate
vesti di lucido broccato.
Nessuno mi scorge,
solo,
in mezzo alla moltitudine
di vecchi fantasmi.
Già l'alba s'avvicina
e al canto del gallo
tutti si agitano
levano la maschera.
Non volti ridenti o torvi
o melanconici
ma solo il nulla.
La nebbia risale
la visione scompare
restano solo calli e canali
vestigia di una gloria
emblemi di una storia
sepolta nel limo
di acque fangose.
-Da Viaggi in poesia-
L'incanto nel bosco
Danza la luce nel labirinto di rami
rischiara timidi bui di intricate foglie
indugia lungo tronchi rugosi.
E' tutto silenzio nel folto del bosco
corrono senza posa indaffarate formiche
api leggere si nutrono di umili fiori.
Tutto è perfetto in un apparente disordine
ciò che l'uomo non tocca
resta di pura bellezza
in un equilibrio di rara sapienza.
L'incanto è nel bosco
in giochi di luce
in soffi di brezze
in foglie cadute
che nutrono tenui germogli
in un ciclo di vita
che, osservato, stupisce
un uomo che corre veloce
senza sapere il perché.
La vetta
C'è un aspro sentiero
che porta al cielo
lasciate le abetaie.
S'innalza lo sguardo
il fiato che manca
la gamba ormai stanca
ma la vetta è vicina
la scorgo nel cielo
fra nubi rosate
e un raggio di sole
che schiarisce la cima.
Le forze che calano
lo sperone che mai s'avvicina
è un destino beffardo
nella vita continuare a scalare
senza mai poter arrivare.
Chimere
Lenta si spegne la luce
in giorni senza domani
albe scialbe seguono
cupi tramonti
ma il cuore batte,
zoppo insegue un sogno.
Gli occhi chiusi
vedono altri giorni,
un tempo che è stato
nell'illusione
che ritornerà.
Se il cuore sogna
la mente
richiama alla realtà
ma una consapevole chimera
è quanto resta
per vivere l'ultima età.
Terra
Di nulla e di tutto
mi parla la terra,
di storie calpestate
di genti ospitate
nell'ultima dimora,
di amori sgualciti,
di stagioni trascorse.
Queste zolle brunite
han visto
il trascinarsi del tempo
millenni di storia
consumata dall'uomo
racchiusi in un pugno di terra
che sempre resta
anche se tutto passa.
La tempesta
Marosi spumeggianti
a infrangersi rabbiosi
contro irti scogli.
Cielo e mare avvolti
in un unico abbraccio.
Buio cupo come un nero sudario
a tratti squarciato da lampi
seguiti dal fragore dei tuoni.
Oggi è tempesta
sibila il vento
un fischio acuto e lacerante
il lamento di un mostro ferito.
Scroscia violenta la pioggia
ribolle il mare di un'ira lontana
salita dal fondo a urlare impietosa
la sua atavica carica d'odio
verso i naviganti violatori
del suo liquido regno.
Solo all'alba giunge la quiete
tace il vento
ansima il mare.
Sulla rena del tutto sconvolta
giace il fasciame d'una barca.
S'alza in volo un gabbiano
verso un sole ancora lontano.
Oblio
Nascosto nell'ombra
sepolto dalle ore
stremato dal desiderio
d'essere e non essere,
di ricominciare dal nulla.
Riprendere passi perduti
affogare nell'oblio
per avere una nuova
definitiva opportunità
con il timore a vita nuova
d'esser sempre io.
Vorrei infrangere gli specchi
raccattare i pezzi di vetro
della mia immagine riflessa
ricomporre un'esistenza.
Ma restano solo mani trafitte
stille rosse di sangue
brandelli di una vita
dispersa dal tempo.
La felicità del canarino
Nella luce d'un giorno d'inverno
limpido il cielo tepida l'aria
s'alza garrulo un canto.
Il vecchio canarino ingabbiato
che disperava ormai la primavera
incredulo gioisce al nuovo sole
lui che tutta la vita rinchiuso
fra le stecche di legno ammuffito
ha visto a strisce le stagioni.
Non cerca di sicuro una libertà
che non conosce ma il calore è vita
e la sua che già pareva finita
ora ha uno sprazzo di felicità
in un po' sole, un cielo azzurro
e l'esserci ancora malgrado l'età.
Dalla mia gabbia l'osservo,
la luce specchiata negli occhi
e con gioia m'unisco al suo canto.
La ninfa del lago
Sciolti i capelli,
scosso il capo,
in riflessi ondulati di luce
lasciò cadere le vesti
e rimase illuminata dalla luna.
Candida pelle,
baciata dalle stelle
in una notte d'estate forse immaginata,
fra contorni di canne lacustri,
vicini e lontani richiami di civette,
folletti di contorno a un sogno
di un giorno caldo di fuori e freddo dentro.
Con grazia felina
scivolò lesta sull'erba lucente di rugiada,
minuscole lacrime di un cielo
estasiato da tanta bellezza.
Corse all'acqua e lenta vi si immerse,
fino a sparir del tutto alla mia vista.
Il cuore galoppava dietro a lei,
ma il corpo restava,
greve,
un'ancora agganciata alla realtà della vita.
Le ore passavano e la ninfa del lago non tornava.
Già l'alba s'annunciava con frecce di luce
che cacciavano le ombre del buio.
Lontano, un gallo cantò,
mi richiamò dal sogno.
La mente corse invano all'acqua,
increspata dalla brezza del mattino,
e sul fondo non vide che lo spesso strato del limo.
L'ombra di un airone sorvolò i miei pensieri,
trascinando con sé l'illusione di una notte.
(da Canti celtici - Edizioni Il Foglio, 2007)
Gente d'Irlanda
Scende il vento dal mare
piega il manto d'erba
soffia un canto lontano,
di genti che qui stavano.
Un mormorio d'onde
un coro di cornamuse
è la parola di ciò che è stato.
Freme il cuore
rimbalza il suono
gli occhi vedono
fra greggi al pascolo
una marcia solenne.
Uomini e donne affiancati
piangono una libertà
che le genti d'albione han privato.
Inutili le battaglie
e di rosso il verde s'è mischiato.
Oltre l'oceano sarà il futuro
ma il cuore sempre qui resterà.
Gente d'Irlanda
soffia il vento
porta dal mare
il vostro grido di libertà.
Vento di maggio
Mi sferza, mi provoca,
mi toglie il respiro
mi strappa il berretto
è giocoso questo vento
d'un maggio più incerto
fra il bello e l'uggioso del tempo.
Eppure mi lascerei andare
sospinto dal soffio
con gli occhi ben chiusi
a sognare un gran viaggio
un tuffo fra nubi sornione
un volo a braccia distese
passando fra stormi
d'uccelli migranti
tornando in quel cielo
che sempre m'attende
per sciogliere vincoli
da un mondo che stringe
per provare una volta
quella libertà
che è sempre il mio sogno
una dolce chimera
un'eterna illusione
io solo lassù
fra la luna e le stelle
fra la terra e il sole
sospeso a guardare
l'ombra mia che laggiù
prepotente mi chiama
e invoca un ritorno
per farmi sentire
uomo fra gli uomini
costretto fuori
ma sempre libero dentro.
Festa
C'è un'aria nuova
un profumo di vita
che inonda il villaggio.
Il suono delle campane
sembra ora un carillon
con un pagliaccio
che ricordo nei sogni di bimbo,
incollato alla vetrina del negozio.
Lui s'alzava, girava,
e la musica l'accompagnava.
Le campane di tanti anni fa,
rintocchi gioiosi nella domenica
senza la scuola
e il pranzo meno parco,
piccole cose per
una temporanea felicità.
Oggi non è domenica,
ma lo squarcio di sole
dopo giorni di pioggia
il verde rigoglioso del prato
i voli di due merli innamorati
un fiore che sboccia sul balcone
sono festa per il cuore.
I miei ricordi
Ritornano ogni tanto.
Mentre ascolto musica,
in attesa del sonno,
durante un viaggio,
con il sole che splende
o la pioggia che scende,
solo ad occhi chiusi
o nel frastuono della folla.
Appaiono d'improvviso
mentre il cuore scosso
prende a palpitare.
A volte tristi, altre lieti
ma i ricordi riemergono,
sono pagine di vita
stampate sul giornale
di un tempo solo mio.
Aprono squarci nella mente
fan rivivere emozioni
muovono alle lacrime.
Tutto quel che io sono
è stato un susseguirsi d'attimi
di volti sbiaditi dagli anni
di suoni ovattati
di risa improvvise
di pianti stremati.
Sono lì, testimoni muti,
angeli custodi
che lenti m'accompagnano,
passo dopo passo,
verso altri attimi,
di cui non mi sarà concesso
serbare il ricordo.
Sono solo loro
la traccia di una vita,
che lentamente affonda
nel mare dell'eterno oblio.
Sera
S'acqueta l'aria
muto è il giorno
lenta e lieve
scende la sera.
Chiudo gli occhi
e assaporo
l'incanto del silenzio.
L'esercito delle tenebre
Risuonano passi stanchi
scarpe chiodate
stivali di feltro
semplici calighe.
Teste mozzate
corpi squarciati
là un tronco sventrato
lì un volto scarnificato.
E' il giorno del riscatto
è la data
che tanto hanno aspettato.
Muti come solo possono
essere i morti di mille battaglie
sono riemersi dalle tenebre
a reclamare per il torto subito.
E' un fiume di ossa
di sangue rinsecchito
che lento avanza,
un esercito di zombi
la falange macedone
un'intera coorte romana
elmetti tedeschi
piume di bersaglieri al vento
nemici uniti dall'unico destino.
Un solo scopo
un solo desiderio
ricordare al mondo
che son morti invano.
Il continente perduto
Rari ciuffi d'erba
su terra disseccata
occhi senza lacrime
persi nel vuoto
nessuna sofferenza
se non quella di essere
dove muore ogni forza
e domina l'inedia.
Africa depredata
e uccisa
dall'ingordigia
di pochi
e dall'indifferenza
dei tanti.
Polvere ovunque
anche
sugli occhi
di chi non vuol vedere.
Il desiderio di vivere
Un breve battito d'ali
un volo improvviso
un balzo di vita
e subito pensi
che il tempo corre
che poco rimane
che il corpo ormai è greve.
Conti le rughe
affondi il dito nel solco
ti guardi allo specchio
chiudi gli occhi un istante
nemmeno ricordi com'eri
e allora ti accorgi del tempo
che è stato
di giorni veloci, ora pesanti,
di affanni trascorsi,
ora opprimenti,
d'essere un tronco
senza più foglie.
Lo sguardo è incerto
la strada s'accorcia
ti volti ancora un momento
un esile filo in mezzo alla nebbia
un tenue legame
con il mondo dei ricordi
a cui sempre t'affidi
perché un sorriso
illumini il grigio del volto
perché il cuore abbia di nuovo
una ragione per battere
per ritrovare nel passato
il desiderio di vivere ancora.
Una storia d'amore
E nel ricordo
che il tempo sfuma
resta solo l'emozione di un bacio
un rapido inebriante contatto
labbra dischiuse
occhi rovesciati.
Un volto che ogni giorno scolora
una memoria che sfugge alla logica.
Non c'è più,
né mai ritornerà.
Il fuoco,
lento,
si spegne in cenere stanca.
Fame
Soffuso chiarore del lume
che, tremulo, dal soffitto
fuga il buio sul tavolo.
Intorno ombre mute
nell'attesa dell'ora
spettri sbilenchi
dalle occhiaie vuote
stomaci contratti
sordi i respiri.
Il paiolo sul fuoco
riflessi di luce nel rame
il mestolo
che lento gira la polenta.
Non una parola
bocche dischiuse
lingue sulle labbra.
Silenzio,
silenzio da fame.
La primavera
Raggio dopo raggio
s'infradicia il bianco
gocciolano allegre le grondaie
una carezza di sole
dà l'addio all'ultima neve.
Nell'aria ancor fresca
la primavera s'annuncia
fra crochi esitanti
che sporgono il capo
e la gioia di vivere
di rondini tornate
dai caldi deserti d'oltremare.
Un vecchio in panchina
scalda le dolenti giunture
e la bocca sdentata
s'apre in un rapido sorriso.
Un'altra primavera
un'altra stagione
rubata all'eternità.
Il glicine
Quasi contorto nel freddo
s'aggrappa ancora alla vita
tronco rugoso orbo di foglie
avvinghiato all'umida ringhiera
sfida il vento d'inverno
sperando in un'altra primavera.
Nazione indiana
Scendevano possenti
i crini al vento
un rombo di tuono
nel verde fresco di pioggia.
Amici dei giorni di gioventù,
cibo e vestiti più in là,
questi erano i nostri tatanka.
Liberi nella libertà del cielo,
liberi come noi,
soli a calpestare questa terra.
Erano tempi sereni
in cui cantare il levar del sole
correre nel vento della prateria
ascoltare la sera dai vecchi
le saghe di epoche trascorse.
Allora sentivi lo spirito
sempre al tuo fianco
un respiro sommesso
il gorgoglio della fonte
il fruscio dell'erba sotto i piedi.
Questa era la felicità
che ignoravamo
tanto era nei nostri giorni.
Il tempo non esisteva
solo le stagioni
davano la misura
di quanto il mondo cambiasse
ritornando poi sempre uguale.
Ma un giorno vennero uomini
con gli occhi chiari e con pallidi visi
dall'immenso lago che ferma la terra
e tutto non fu più quello.
Nel ricordo di questi occhi stanchi
sono le grida delle donne violate
i pianti degli inermi fanciulli scannati
i prodi guerrieri immoti nell'erba
un solco di sangue vermiglio
fra il nostro mondo e
quello di sconosciuti barbari.
Portarono la civiltà dell'orrore
sterminarono i bisonti
violarono anche la natura.
E a noi pochi rimasti
diedero un fazzoletto di terra
per seppellirci con i nostri morti.
Non più corse nel verde
non più canti all'alba
non più uomini liberi.
Restò solo il sogno
di un paradiso perduto
di una nazione indiana
che da tanto non c'è più.
Ora il tempo non passa mai
stranieri in patria
schiavi in casa propria
e solo all'imbrunire
rivolto all'occidente in fiamme
ritrovo nel respiro della sera
che lentamente si avvicina
lo spirito che ci aveva abbandonato.
Ieri mi è parso di udir la sua voce
nel mormorio del vento,
o forse era questa mia vecchia mente
che lentamente va spegnendosi
in sogni che mascherano l'atroce realtà.
Mi ha detto solo:
è la legge del più forte
e un giorno pure l'uomo bianco
la conoscerà.
Nulla che possa lenire
il dolore per la perdita
della propria identità.
Il tempo corre
Il tempo è passato
lunghe ore
veloci come il vento
attimi brucianti
lenti come giorni.
Ma ora tutto corre
e le notti rapide fuggono
e il sole troppo presto
s'oscura.
Invano freno il calendario
dimentico i mesi
ignoro gli anni.
Annaspo alla ricerca
di ore passate,
alla memoria
di un tempo trascorso.
Non c'è ormai
più un ieri,
nemmeno un oggi,
un battito di ciglia
ed è già domani.
Nebulosa
Pulviscoli di eternità
mondi ancora ignoti
attendono linfe vitali.
Agli occhi paion
cerchi di luminosa bellezza
astratte figure
che solo la fantasia
di un piccolo uomo,
nulla più di un grammo
di inerme materia,
può indovinare.
E così gli sussurrano
parole che solo lui
può udire
gli inviano immagini
che solo lui può vedere
nulla è più bello
di ciò che si ignora
ogni cosa rientra
nel nostro disegno
tutto vediamo
come vogliamo
tutto purché
non sia dove stiamo.
Il resto è solo silenzio
Mute distese di verde sferzate dal vento
percorse da lunghe linee bianche
lontano è il rumore del mare
un rombo aspro, quasi rauco
che si spezza contro l'alta costa.
Sembrano soldati impettiti
fermi in eterno sull'attenti
cippi marmorei, un nome e due date
tutto quel che resta di un uomo.
Scende una pioggia fine
da questo cielo spesso imbronciato
lacrime di madri e spose lontane
mesti ricordi che il tempo smorza
fra echi di nuove battaglie
pianti rinnovati
altre distese crocefisse a sogni
che mai prenderanno il volo.
Soffia forte il vento
brontola il mare
tutto il resto è solo silenzio.
Ai caduti di tutte le guerre
Sette
Sette, erano sette
cuori pulsanti
nervi tesi in carne viva
bocche che ogni giorno
parlavano di lavoro
d'amore di realtà
menti che racchiudevano
come fiori preziosi i sogni.
Sette, come le note
a comporre un requiem
alla morte di ogni speranza
al trapasso di ogni umanità
nell'insulto dei diritti calpestati
nell'indifferenza di avide mani.
Calore, ferri che battono
lamine ardenti che sfrigolano
un lampo di fuoco
ed il tempo è già passato.
Sette pire alla stoltezza
di insensibili padroni
all'indifferenza cupa
di gelidi uomini.
E alla fine solo il silenzio
di un minuto, un freddo
girar di lancette in cui
bocche ormai chiuse
urlano mute il loro dolore.
Domani sarà un altro giorno
ma il bianco di queste morti
ha il colore di cadaverici visi
dei tanti, dei troppi stuprati
da uomini senz'anima.
Fiori di vetro
Esili steli battuti dal vento della realtà
crescono ignari di un destino impietoso.
Iniziano come una scintilla
si sviluppano come un fuoco
si sbriciolano come fiori di vetro lasciati cadere
questi nostri poveri ideali.
Parole scritte
Parole che si rincorrono
lasciano il segno sul foglio bianco.
A volte si fermano davanti a un punto
poi riprendono a scivolare sulla carta
spesso sgusciando fra le virgole
quando addirittura non s'interrogano.
E poi
giunte alla fine della corsa
giacciono immote
una fotografia di un'emozione
che ingiallisce col tempo
si nasconde in un cassetto
pronta a rivivere
quando una mano fortunata le ritrova.
Il menestrello
In un mondo di parole
m'affanno a far udir le mie.
Il senso certo è di non gridar più forte
né di sovrastar la voce altrui.
Il mio bisogno è solo quello
di far sentire ciò che è dentro in me.
Sono sensazioni
che nemmeno mi riesce di spiegare
sono emozioni
che con voi vorrei provare.
E' una gioia lieve
che piano piano cresce
e come un fiore sboccia
e le parole sono petali
profumati d'armonia.
Non so se chiamarla poesia
ma questi versi inanellati
son quanto alberga nel mio cuore,
suoni che anche voi possiate udire,
immagini di un'anima
che come un torrente spumeggia
saltando dall'una all'altra idea.
Riga dopo riga, parola dopo parola,
stupito leggo alfin me stesso,
scopro ciò che non conoscevo.
Se questa è poesia,
benedetta che lo sia,
perché lo scavar dentro di me,
come nel pozzo di una miniera,
porta alla luce tesori nascosti,
memorie celate dal tempo,
una serena tranquillità
che assiste questi miei giorni
d'autunno or fioriti di primavera.
Così l'inverno non fa più paura
in un tempo che dà tutto quello
che è sempre stato in me.
Non son che un menestrello,
un illuso che vola con la mente,
un cantante della strada della vita,
ma questa sarà infinita
se di me qualcosa in voi rimarrà,
un po' di luce tenue
a rischiarare l'oscurità.
Zampogne a Natale
Scende dai monti
s'inoltra nelle valli
è un suono d'altri tempi
una melodia struggente
che parla di Natali passati,
di fredde innevate distese,
di ceppi che ardono sul fuoco,
di passi che crepitano sul ghiaccio.
Pastori del gregge di miseria
scambiano mistica musica
con l'obolo di distratti ascoltatori.
La zampogna guaisce
al movimento di dita intirizzite,
da una finestra poche monete
volano fin sulla strada,
il prezzo per sopire
già addomesticate coscienze.
E anche in questa notte magica
il suono percorre le strade
festose di luci e di inutile civiltà.
Ma poco a poco s'allontana
e si perde nel grigio
di un'impietosa indifferenza,
nel buio di anime spente.
Di un suono straziato
di un muto lamento
non resta che l'eco
nascosto nel cuore
di chi ancora sa
che cosa sia l'amore.
Sinfonia sublime
Non è che una brezza, un sussurro del vento
galoppa sui prati, sfiora le piante
e alla sua carezza fremono le foglie.
A ogni ostacolo rallenta e acquista voce
può essere un sibilo lieve, oppure …
E' musica per le orecchie, note incantate
che ignote mani creano con le corde dell'arpa,
un suono lontano che cresce di tono
una melodia che s'invola, si insinua in anfratti,
risale scoscesi pendii, rallenta in verdi vallate.
Sul pentagramma del cielo le nubi son le note
arie di dolcezze infinite che accompagnano
l'immensa e sublime sinfonia della natura.
L'orecchio attende a questo suono
ma solo il cuore può sentire.
A occhi chiusi allora si vede il lucente riflesso
della fusione dell'anima con il creato
e nulla più esiste,
nemmeno il corpo,
solo spirito che si fionda verso l'infinito.
Senza cielo
Mani lorde di carbone
volti anneriti
striati dal sudore
occhi che un attimo si chiudono
all'accecante luce del sole.
Riemergono dopo il lavoro
in file silenziose lasciano il pozzo
non una parola nella bocca
impastata di polvere nera
che lenta entra nei polmoni
toglie ogni giorno l'aria
marchia indelebilmente una vita.
Si muore così per vivere
per il pane quotidiano
per i figli che non si vuole
che seguano la stessa strada.
Schiavi, sepolti vivi
a trarre dalle viscere della terra
ricchezze per altri uomini
che nemmeno immaginano
l'angosciosa fatica
di chi le ha procurate.
E tutto
nell'attesa rassegnata
dell'ultima discesa.
La traccia
D'un sogno di sabbia
non resta che un granello
conficcato nella mano,
nel solco della vita.
Una presenza
un segno di un ideale fuggito
travolto dal vento della realtà.
Non c'è acqua che possa
farlo scorrere via,
non c'è sapone che lo strappi
dal velo del ricordo,
minuscola
infinitesimale traccia,
labile conferma
della mia vita.
Sulle ali del vento
S'alza il vento,
solleva foglie,
sfiora le deboli barriere della mente
e con lui m'involo.
Contro ogni logica,
al di fuori della realtà,
il pensiero s'innalza,
si fionda nell'azzurro,
corre per le immense praterie del tempo.
Secoli che sembrano attimi,
istanti senza fine,
un lontano suono d'arpa,
un richiamo ancestrale
e il mio mondo,
in un pugno racchiuso,
sboccia come un fiore vermiglio,
dilaga,
si materializza in immagini soffuse.
Canta ora il vento,
gorgheggia sulle ali di un sogno,
rapisce lo sguardo
ad ammirare un'opalescente,
sfolgorante visione di un cuore
che è un mondo,
un palpito continuo di una vita
che è la mia.
Attimi
Stille di pioggia
minuscole perle
d'effimera vita
per un istante
rilucono
e poi si spengono.
Vite chiuse nell'arco d'un momento
come gli anni dell'uomo,
una folgore che si perde nell'eternità
un soffio di vento in una giornata di bora
la breve e tremula luce di un cerino
nel profondo della notte infinita.
Gocce di vita
microbici segni
di un tempo senza ore
di uno spazio senza limiti
in un giorno
che come nasce muore.
Dolce abbandono
In questo tramonto,
lento,
che avvolge la mia strada con tocco delicato,
quasi una carezza,
in questi chiaroscuri
che emergono a ricordarmi un passato
mai lontano.
In questo tempo,
incerto,
che mi trascina all'ultima meta,
non c'è un'ora
che desidero scorra più veloce dell'altra.
Nessun progetto
a distrarmi dalla soddisfazione di gustare
il sapore della vita,
il profumo di un tempo tutto mio.
E in questo passar la mano
alla serena quiete di ore senza fretta,
dolce è abbandonarmi
al ritmico respiro della natura,
vedere finalmente dentro di me.
L'autunno
D'un giorno d'autunno
sferzato dal vento
senza sole né pioggia
di grigiore diffuso
freddo di fuori e di dentro
non restano che foglie
ai piedi dell'albero.
Una sola resiste sui rami
una speranza di primavera
che per lei non verrà.
D'un giorno d'autunno
di un cuore svuotato
di un sogno terminato
non resta che l'ombra del buio
che presto arriverà.
Insieme
Nell'oscurità indovino il suo volto,
segnato come il mio dal passar del tempo.
Anni vissuti insieme, gioie e dolori,
come in ogni vita di questa nostra terra.
L'emozione incontenibile
la prima volta che allacciammo i nostri corpi,
l'attesa del primo figlio, il seme del futuro,
il vagito che ne annunciò la comparsa sul mondo.
Sembra ieri, ma è accaduto lontano nel tempo,
un ricordo che nell'ora del tramonto
ci dà la certezza di aver vissuto.
Già fuori la civetta chiama ad ore finite,
gli dei ogni giorno che passa s'allontanano,
e dolce è attendere l'ora segnata
stringendo la sua mano senza più forza.
Nel buio che ormai ci avvolge
c'incamminiamo verso la luce
che mai cesserà.
Nota: questo canto avrebbe dovuto far parte dei Canti
celtici,
ma per motivi di equilibrio dell'opera ho preferito non inserirlo.
Voli nell'alba
Solo la risacca nella quiete dell'alba
onda che corre alla riva a infrangersi
nel chiarore d'oriente che fuga la notte.
Lontani stridii di gabbiani
aerei lamenti che uniscono cielo e mare.
Migrano i sogni della notte,
corrono nel limbo del giorno che nasce,
artigli di realtà emergono dalle brume
e li strappano via da me.
Nella notte che esala l'ultimo respiro
il cuore palpita, sparge lacrime di malinconia
per ciò che è stato nelle ore della luna,
una realtà tutta mia,
un mondo che s'accende con il buio
e si spegne con la luce.
I miei sogni s'involano rapidi,
seguono i gabbiani
restano solo briciole di felice irrealtà.
Un ultimo sogno
Fioca la luce
non c'è più olio
scivola il buio
lontano è il giorno
prossima la notte
gli occhi si chiudono
un ultimo sogno
chiarori accecanti
sprazzi di vita
tutto scolora
sfuma nel nero
resta solo il buio.
Grigie ceneri
Tutti i sogni bruciati
sono volati lassù
dispersi fra le nubi plumbee
del temporale della vita.
Restano solo miseri ricordi
grigie ceneri alla rinfusa
coltre sottile che ricopre la mente
e cela all'animo la possibilità
di generare altre illusioni.
Nel cielo avvizzito di un autunno
che avanza incipiente
resta solo un sogno di primavera.
Un fremito ancor l'accompagna
e nell'immagine di un giovane
rivolto con fiducia al domani
meno s'avverte il freddo
di un' età senza ritorni.
Pioggia rossa
Soffia oggi lo scirocco
porta nubi gravide di pioggia
fa ribollire l'asfalto rovente
secca lacrime antiche.
Già cupo è il fragore del tuono
saette bluastre disegnano il cielo.
E al fine scroscia la pioggia
intrisa del rosso di tante violenze
di guerre lontane oltre lo sguardo
di urla di bimbi straziati
di sogni annientati.
E' un sangue disperato
che bussa a porte rinchiuse
che urla ad orecchie ormai sorde
che dilaga in cuori già vuoti.
Il lamento del mare
Schiuma irato il mare
nell'onda aspra
che s'infrange alla riva.
Un sordo muggito,
il lamento infuriato
di un Nettuno
non più dio
né mai mortale,
dacché la superbia
dell'umana specie
irride il suo nome.
Ci fu un tempo
che i naviganti
gli rivolgevan preghiere,
a lui s'affidavano nei viaggi,
epoche ormai dimenticate
da poveri dementi
che tutto e niente sanno.
Sopra l'onde corre il canto
di chi nei tempi
è stato accolto nelle braccia
di un dio che nessun più vuole.
E' una melodia di risacca,
di voci che vanno e vengono,
un gorgoglio che sale dal fondo,
una nenia accorata di umidi spiriti
che sciolgono in pianto
la fine del loro mondo.
Nella tempesta cessata
sull'onda che rallenta
prende il volo un gabbiano
verso orizzonte
dove acqua e cielo si mischiano
e un sogno continua lontano.
Incomunicabilità
Parole
solo parole
disperse dal vento
pochi versi
il riflesso di un tormento
urla soffocate
sogni cancellati
solitudini d'ogni giorno
tutto tace
e nemmeno l'eco ritorna.
Parole
perse nell'infinito
non c'è più voce
solo un ultimo
grido strozzato
un rauco lamento
un impercettibile
soffio di vita
subito
disperso dal vento.
Sogni
Il ticchettio della sveglia
ritma i sogni della notte.
Il buio così si colora
riluce di effimere immagini.
Si scoperchia il passato
dissolvenze di volti
memorie di sogni rimasti tali
illusioni ormai perdute
nella realtà di ogni giorno.
Sono candidi gabbiani
che all'alba mi salutano
e ritornano nel segreto
dell'intimo inconscio di me.
Alla poesia
Non c'è silenzio
non c'è rumore
solo il battito del cuore.
Parole nere d'inchiostro
colorano il bianco del foglio,
un concerto di vocali
di consonanti
si materializza
senza che gli occhi vedano,
onde cerebrali oscillando
guidano la mano.
Si aprono le dita
scivola la penna
sull'opera finita.
Parole,
sono parole,
note dell'animo
suonate col cuore.
La corda spezzata
Si spezzò l'ormeggio
e il mare la portò con sé.
Ore di sole, lunghe notti
in balia delle onde
in cerca di un approdo lontano.
Sola e senza di me,
tranne il volo di un gabbiano,
un esile legame nel ricordo
che ogni giorno si spegne
nella certezza che il mare,
cupo e indifferente,
mai la riporterà da me.
Si rinnovano le albe,
muoiono i giorni,
le onde lente giungono a riva,
si spengono sulla sabbia.
Resta solo una corda spezzata,
marcita dall'acqua,
corrosa dal sale.
Il cielo
Guardo il cielo
nuvolette bianche
in un velo azzurro
sogni fuggiti
alla realtà del giorno
desideri evaporati
al sole della delusione.
Il vento dell'oblio
li porterà lontano
altri lidi, altre genti
pronti a farli propri
illusioni che tornano
che muoiono
che rinascono.
Guardo il cielo
e vedo me stesso.
Grigio profondo
Calava la nebbia,
una serpe informe
s'insinuava fra
i vecchi platani,
avvolgeva la vite esangue,
scivolava sulle zolle
che l'aratro aveva appena girate.
Fradice foglie morte
maceravano
al grigiore di un giorno
più grigio degli altri.
Immobile,
umido fin nelle ossa,
guardavo il nulla
e vedevo riflessa
l'immagine di un cane azzoppato,
di un somaro inutilmente bastonato.
Nel greve silenzio
s'alzò l'urlo,
il boato dell'anima.
Si perse,
inutile,
nella nebbia.
Il lascito
Onde magnetiche
immutabili
emozioni da raccogliere
per chi sa aprire il cuore.
Sogni di parole
una traccia nel tempo
una memoria indelebile
un piccolo seme
che germoglia
per gli anni a venire.
Molti diranno che è poco,
ma questo immensamente tanto
è quel che resta di un poeta,
un' umile ombra nel giorno,
un astro lucente nella notte infinita.
Un angolo di cielo
Lunga è questa strada,
scoscese salite,
impervie discese,
affanni,
dentro e fuori.
E il tempo passa,
corre instancabile,
il ticchettio di un orologio,
l'alternarsi del giorno
e della notte,
il mutare delle stagioni,
per arrivare sempre là,
all'ultimo traguardo.
Appenderò le scarpe al chiodo,
non potrò più volgermi all'indietro.
Dove andrò, dove starò?
Non chiedo molto,
solo un angolo di cielo,
un pezzetto di blu,
da cui guardare
chi è rimasto laggiù.
La terra senza sogni
Polvere,
polvere rossa di sabbia e di sangue
volteggia,
copre implacabile ogni cosa
come un sudario si deposita su vittime ignare,
soffoca gli ultimi rantoli di vita
serra gli occhi all'orrore di ogni giorno
strappa gli ultimi sogni di bimbi straziati.
Scivola
come una serpe,
silenziosa,
fra le rovine di una Baghdad morente,
chiude alle orecchie del mondo
i fragori delle esplosioni,
cela allo sguardo di Dio
la tragedia di uomini già morti dentro.
Il canto dell'illusione
C'è stato un tempo lontano,
che nemmeno quasi ricordo,
di grandi speranze,
in cui tutto sembrava a portata di mano.
C'è stato un uomo che ha creduto
che il mondo potesse cambiare,
che all'egoismo subentrasse l'amore,
che il futuro sarebbe stato migliore.
C'è stata la sua gioventù,
un sogno che non rammenta più.
Quell'uomo adesso è cambiato,
nulla è accaduto,
solo è rimasto con la sua illusione.
Nell'ora che volge al tramonto
ogni speranza è cessata,
resta solo il suo amore,
affondato nel cuore.
Giorni
Ci sono giorni,
ogni settimana,
che vorresti non ci fossero.
Ci sono appuntamenti
con pietre silenziose,
un'immagine sul marmo,
un colloquio senza parole.
Ci sono fiori che non vorresti vedere,
steli che inducono alla vita,
una barriera fra la luce e il buio.
Ci sono memorie che vorresti ignorare,
ricordi lontani e sempre vicini,
in un tempo
che lì si è fermato.
Il fiume
Lunghi filari di pioppi,
le foglie frementi
al vento di marzo.
Scorre, lento,
il fiume ignora
la sua età.
Un incessante fluire
di acque mutanti,
dalla limpida giovinezza
che ne anima la fonte
alla pigra lenta vecchiaia
prima della sua morte in mare.
Mute le sponde osservano,
lontano è il canto di un gallo,
la notte sta finendo,
continuo è il flusso,
senza riposo,
infinito scorrere come il tempo.
Camminarono insieme
Oscuri segni del passato
riaffiorano nell'ora del tramonto.
Un volto, quasi dimenticato,
riluce all'improvviso,
una mano stretta tanto tempo fa
riacquista corpo e calore.
Un nonno e un nipotino
a passeggio per un viale,
lungo all'infinito per il piccino,
breve come un istante per l'anziano.
La stretta della mano che si allenta,
il bimbo che fugge in avanti
volgendosi all'indietro,
l'immagine dell'altro che sfuma.
Camminarono insieme,
nel breve arco di una vita,
un ricordo che non muore,
per chi ormai è alla fine di quel viale.
Inganni
Il petto squarciato,
affondo le mani,
dentro di me.
Ti cerco,
so che ci sei,
ma non so dove.
Nascosta,
silente,
domini la mia vita,
mi apri alle gioie,
mi tormenti con l'angoscia.
Senza di te non sarei
che un manichino di carne,
ossa con la polpa intorno
che si consumano in una vita
che solo tu mi concedi.
Anima mia,
fuoco che ardi senza fiamma,
fatti trovare,
fa che anche tu non sia
uno dei tanti inganni
che l'uomo crea
per avere un passaggio
per l'eternità.
La voce del silenzio
In quel verde fradicio di pioggia,
sulla riva su cui batte l'onda
e porta le impronte di acquatici
ardimentosi per necessità di cibo.
In quel cielo venato da strisce bianche,
nubi della tecnica moderna del trasporto,
s'alza lento il respiro della natura,
un mormorio sommesso,
un suono non suono.
E' una nota sola, staccata,
una vibrazione ferma,
come un lontano gong
battuto dal martello del tempo,
un sospiro che sa d'infinito.
Un corpo pulsante d'umori divini,
un boomerang
che ritorna ad ogni lancio,
una voce calda che non sappiamo,
né vogliamo ascoltare.
Mondine al lavoro
Non c'è cielo
che riesca a specchiarsi
nell'acqua fangosa ove affondano i piedi.
Prone, in file parallele,
avanzano sguazzando,
le mani vescicate ad artigliar le erbacce,
un unico esercito in parata,
impeccabilmente misero.
Nel sole che dardeggia,
fra gli sciami di irritanti moscerini,
ogni tanto s'alza un canto di speranza disperata,
di riscatto di una dignità derisa,
lordata dal sudiciume del denaro
che scorre nelle mani del padrone.
E nel torrido riverbero del meriggio assolato,
denso di umida calura,
s'assopiscono le voci nella fatica
di chi meno ha,
ma più dà.
Colline risorgimentali
Qui, colline ridenti dai ricchi vigneti,
campi ordinati di bionde messi,
l’aria del lago a mitigare l’arsura estiva,
a lenire il freddo nebbioso dell’inverno.
In altri tempi clamori d’arme,
cozzi di cavalli nell’impeto dello scontro,
sudore misto a sangue profuso a volontà,
in nome di un’Italia che ora queta riposa.
San Martino, Solferino, Custoza,
nomi che s’imparano a scuola,
ricordi di risorgimentali battaglie,
francesi, austriaci e piemontesi
a scannarsi per l’altrui gloria.
Il rosso dei campi è ora solo quello dei papaveri,
gli unici suoni sono quelli dei trattori,
o le voci di teneri innamorati
che camminano pensando solo al futuro,
senza memoria di un passato lontano,
di un tempo finito.
Maestose steli sui colli ricordano
morti senza nome,
ossa senza nazionalità,
poveri teschi dalle occhiaie vuote,
un monito per chi ancora non sa vedere
l’inutilità e la bestialità di una guerra.
E nelle notti d’estate la brezza del Garda
sembra portare voci sommesse di un coro,
un sussurro,
un anelito di vita,
il rimpianto di chi qui ha lasciato
per sempre la speranza nel futuro.
Al figlio mai nato
Nel tempo che passa,
nella luce che lenta sbiadisce,
invano cerco di immaginare
quel viso che mai potei vedere.
Ti avrei dato il mio nome,
ti avrei lasciato il mio cuore,
e invece lì dentro sei rimasto,
in quel muscolo vecchio
che palpita sempre più piano,
in quell'illusione
che è ormai
solo il ricordo di un sogno.
Animula vagula blandula ¹
(in memoria di Adriano)
Rivestita di un abito consunto,
con le toppe degli anni trascorsi,
fra poco nuda resterai,
solo spirito, essenza incorporea.
Liberata dal peso della terra,
fuggirai dal mondo,
salirai nell'olimpo dell'universo,
ritornerai nel tempo infinito.
Nessun giorno, nessuna notte,
né gioia, né dolore,
né fame, né sete,
solo luce che ritorna nell'eternità.
¹ Omonimo titolo della
poesia che l'imperatore Publio Elio Traiano Adriano
(24 gennaio 76 - 10 luglio 138) scrisse lo stesso giorno della sua morte.
La domanda
S'alza un velo di polvere,
un ragno fugge disperato
fra le tele mosse dal vento,
la mano corre a vecchi libri,
a scrigni di sapere sdruciti dal tempo.
Sillabari, tabelline, un po' d'algebra,
un romanzo di Salgari, un dizionario
e in fondo un quadernetto nero.
Fogli a righe con una bella scrittura,
ingenui temi con sdolcinati finali,
e nell'ultima pagina un enigma,
ancora insoluto,
nonostante il tempo passato.
Due parole,
un quesito in attesa di una risposta
che mai verrà:
"E poi?".
Sempre quelle,
con cui chiuderò il libro di una vita.
Il futuro che muore
Lo sguardo di un bimbo che muore di fame,
quell'altro fanciullo che s'appoggia alle grucce,
le gambe divelte, gli occhi sconvolti,
la morte di dentro e il dolore di fuori.
Lunghe file parallele di bianche steli,
piccoli tumuli di sabbia dispersi dal vento,
nessun fiore
che solo lacrime potrebbero dissetare.
E' il futuro che muore,
è la speranza che fugge,
in questo mondo d'orrore.
Lo sguardo
Un attimo,
un impercettibile battito di ciglia
e subito l'immagine è sparita.
Invano l'ho cercata,
fra le foglie mosse dal vento,
tra le nubi che si rincorrevano nel cielo.
Nulla,
solo la visione di un momento,
un ricordo emerso all'improvviso,
ma quel viso era lì davanti agli occhi,
così vicino da toccarlo con la mano.
Anonima figura di fanciulla,
il cui sorriso,
tanti anni fa,
si è impresso nella mente
con il pudore dell'innocenza
che a lungo l'ha celato.
Non era che uno sguardo,
ma allora fu come uno scintillio di stelle
che adesso,
per un istante,
hanno di nuovo brillato nel buio della mente.
Il silenzio
Immagini che prorompono dallo schermo,
volti disfatti dal dolore,
senza più lacrime,
inermi falciati come messi mature,
e ovunque distruzione,
in un orrore senza fine.
Bimbi dal ventre gonfio,
mosche che ricoprono visi scarniti,
occhi vuoti senza più speranza,
una dimensione umana che rifugge dalla logica,
un mondo ogni giorno morente di nera miseria.
Comparse dell'ennesima recita della civiltà,
numeri senza valore,
atomi dispersi nel vortice cosmico
secondo un copione
che la regia del potere ha così ben disegnato
dall'esser sempre attuale.
E su questo massacro di vivi,
su questo storpiamento di fratelli,
lontani da cuori troppo pingui di indifferenza,
regna sovrano il silenzio,
un'assenza straziante di suoni,
un urlo senza voce,
una disperazione infinita.
Un giorno alla fontana
Ella scendeva alla fontana,
esile figura di giovinetta acerba
ed io la rimiravo,
estasiato da tanta grazia e beltà.
L'acqua gorgogliava un canto antico
che parlava di elfi, di gnomi,
di fanciulle addormentate nel magico sogno
di una gioventù libera da vincoli e da orpelli.
Il sole in cielo splendeva radioso
e conferiva alla scena ottici riflessi
fra il verdeggiar del bosco.
Si chinò,
raccolse l'acqua nell'orcio antico
e così facendo rispecchiò la soave immagine
che impressa rimase nella superficie appena increspata,
poi passò dinnanzi,
senza volgermi uno sguardo
e lesta ritornò alla dimora sua.
Di certo non rientravo nei suoi sogni,
nato servo,
ma con cuore e sentimenti d'ogni uomo.
Raccolsi l'acqua in cui s'era specchiata
per conservarla nell'illusione
di poter ancora rimirare l'immagine della sua bellezza.
E continuò, così,
il mio esser nel sogno d'una vita disperata,
ove la realtà di quell'amore mi sarebbe stata negata,
sempre restando impressa nella mente
quella figura leggiadra di un giorno alla fontana.
Poesia
Ritmate parole che sgorgano dal cuore,
immagini dell'anima che incidono il foglio,
sospiri amorosi, a lungo repressi,
che sgorgano impetuosi,
dilagano sulla carta,
s'allargano sulla scrivania.
Son tormenti, ricordi d'un tempo,
emozioni di un momento,
sentimenti nascosti, sogni accarezzati.
Senza ritegno, senza rispetto,
ti prendono la mano, guidan la penna,
reclamano un momento di gloria
con la loro storia
ed è poesia.
Il ritorno della primavera
Lontano è ormai il sole scialbo dell'inverno
e nell'aria pur fresca e cristallina del marzo
s'accende di luce nuova il cielo non più opaco.
Allunga l'astro le sue braccia calde a sfiorare
la neve imbastardita da un tempo ormai alla sua fine
e il miracolo del ritorno della primavera si rinnova.
Tremuli s'affacciano alla vita dopo il lungo sonno
i gialli crochi a corteggiar le primule ridenti,
mentre il disgelo porta nuova voce al ruscello.
In terra è tutto un fiorire, un tappeto di mille colori
che s'intona con il limpido azzurro del cielo.
Un suono, un altro, un altro ancora.
Cantano le rondini la ritrovata gioia di vivere,
una nuova gioventù che fa brillare gli occhi al vecchio
che scalda le ossa al primo sole.
Grida dal buio
(dedicata alle piccole vittime della scuola di Beslan)
In una notte buia
sogno di madre lacerata dal dolore.
Grida garrule, risi di bimbi in un giorno di festa.
Prorompe un urlo
e dall'ombra emergono piccole mani.
"Ero là"
Mormora un bimbo ignudo.
"Ero là per imparare la vita
e ho conosciuto la morte.
Quanto ho gridato,
quanto ho invocato il tuo nome,
prima che mani crudeli
spezzassero il mio esile fiore appena sbocciato."
" Non ti invidio, mamma.
Nel tuo mondo di odio non c'è posto per me.
Ricordi quando sussurravo il mio affetto?"
Occhi di madre, chiusi dal sonno, spalancati al ricordo.
"Non te ne voglio, mamma,
ma una sola cosa ti dico, ti grido:
perché farmi nascere
se sapevi che il mondo è così?"
Un urlo nella notte, un risveglio affannato,
il sogno finisce nell'amarezza del giorno che viene.
Il palloncino
Nel pianto che accompagna
il palloncino sfuggito di mano
c'è la delusione per un sogno svanito.
Era lì, il pugno serrato,
il sorriso estasiato di bimba
che finalmente l'aveva trovato.
Un sogno innocente, un gioco infinito.
E ancor quando s'invola sempre più su,
qualcosa rimane,
non tutto è cessato,
fino al risveglio del botto nel cielo.
Tutto è finito, un incanto è sparito.
Resta solo,
inerte,
un pezzo di spago nella manina,
il ricordo amaro di un momento di sogno.
Di un nuovo giorno e di uno passato
Ai primi bagliori d'oriente
si scosta il velo della notte,
fra pieghe striate di buio.
E' il canto,
roco, del vecchio gallo
che annuncia la tremula luce del nuovo giorno,
fra stormir di foglie all'aria fresca del mattino
e i variegati suoni del risveglio della natura.
Non c'è più tempo per dormire,
non è ormai il momento di sognare,
si gira il calendario
e già non è più ieri.
Plenilunio
Non un filo d'aria
a muover le foglie
del vecchio acero
illuminato dalla luna.
Una notte di luce riflessa
a inondare di soffuso chiarore
vicoli angusti,
piazzette popolate
solo da gatti in amore.
Su una panchina
due innamorati guardano le stelle
e sognano giorni radiosi,
volano tenui parole,
mormorii impacciati,
si stringono i corpi
in un abbraccio improvviso,
i respiri si fanno affannati.
In un angolo,
un vecchio barbone
alza al cielo un fiasco
e brinda alla luna,
biascica parole
che nemmeno lui sente.
Tutto è quiete,
in questa notte splendente.
La fine di un giorno
Rocce erose dal mare,
sferzate dall'impeto del maestrale.
Mute custodi della natura,
a volte aspra,
più spesso selvaggia.
Volti seccati dal sole, abrasi dal sale.
Reti stese ad asciugare,
lucenti,
in più punti strappate.
La brezza porta profumi di coste lontane.
Nell'incerta luce del tramonto
una vela insegue gli ultimi raggi di sole.
Poi le rocce,
impassibili,
sposano il mare al cielo,
e dolce è abbandonarsi
al silenzioso passo della notte.
Ritorni
Al primo pallido sole,
alla luce che allunga
il suo passo sulle tenebre
della fredda notte,
un lieve battito d'ali,
un'ombra rapida,
una fiondata fra le nubi,
e già par primavera.
Senza tempo
Il silenzio della sera
Risuona solo dei battiti del cuore.
Musica che accompagna
I giorni di una vita.
Un'unica nota, un rintocco
A volte lieve, a volte forte,
Ma tante melodie.
Senza tempo.
Occhi solo per i tuoi,
Mani appena sfiorate,
Sogni che nascono per incanto
E forte prorompe dal cuore
Una melodia d'amore.
Senza tempo.
Albe accecanti di luce,
Soffusi chiarori alla fine di un giorno,
Lo sguardo corre oltre l'immagine,
Un brivido serpeggia nell'animo
Mentre il cuore si scioglie
In una sinfonia di emozioni.
Senza tempo.
Amori disperati, soffocati,
Tenuti dentro,
Rimpianti per quel che non sarà.
La mente corre invano a cercar l'oblio,
Mentre il cuore galoppa e in un lungo gemito
Il dolore stride come una corda di violino.
Senza tempo.
Il buio che avvolge tutta una notte,
Oscurità di fuori, tenebre dentro,
Gli occhi che inseguono invano la luce
Nella lampada che per sempre si spegne.
Un battito rado, sempre più lento,
Stanco, un'ultima nota steccata.
Senza tempo.
Senso
Antiche dimore,
in mura sbrecciate
l'erbaccia attecchisce.
Di lontani fasti non restano che pietre,
muto ricordo di un tempo che è stato.
Erra invano la mente alla ricerca
di un segno, di una traccia,
di presenze ormai cessate,
di ciò che nemmeno il sogno
ormai vagheggia.
E sgomento è il pensiero
che un giorno anche di me
non rimarrà che polvere
dispersa dal tempo.
Vagabondo
E' lungo il cammino,
polvere impalpabile
che cela la vista,
che penetra ovunque,
anche negli anfratti del cuore.
Lunghe notti con compagne
solo le stelle
e il canto del gallo
che ti fa riprendere la strada.
Una pozza d'acqua per rivedere il tuo viso,
un vecchio giornale per ricoprirti
dei fatti del mondo,
il sorriso di un bimbo per ricordare
il tempo che è andato.
Neve, ghiaccio, sole opprimente,
sempre imperterrito avanti,
senza una meta se non
la ricerca vana di te stesso.
Melville
Spumeggia il mare,
s'inarca l'onda,
mentre l'arpione
vola a straziare
il sogno di ogni giorno.
Può essere una balena,
bianca o nera non importa,
può essere il desiderio
di emergere dall'oceano
di un' umanità tutta annaspante,
protesa a un vacuo ed effimero successo.
Il peggior nemico non è il vicino,
non l'onnipresente ingrato fato,
ma solo l'ombra che corrode il giorno,
che infierisce la notte,
e che allo specchio rivela lo sguardo
torbido dell'insoddisfazione.
(dedicata a Herman Melville 1819 - 1891)
La fine e l'inizio
Un altro anno è finito.
Scoppi di petardi,
luci che illuminano la notte,
mentre s'alzano i bicchieri
fra torrenti di spumante
e auguri rituali senza emozioni.
Poi tutto tace nell'anno nuovo,
i gatti riprendono possesso
della strada ormai deserta.
Solo un ubriaco gira a vuoto,
con la bottiglia in mano
a dimenticare un anno già passato
e ad annegare quello già iniziato.
Nell'alba che s'avvicina di soppiatto
cade l'ultima illusione
che un capitolo sia chiuso
e uno nuovo si sia da poco aperto.
La vita è sempre quella,
il mondo non è cambiato,
e il lontano rutto dell'ubriaco
è il degno epilogo di una notte
dalle speranze ormai remote.
Quando sarà primavera…
Quando sarà primavera…
Il primo raggio di sole
scioglierà il freddo dentro di noi.
Mesi di attesa nel buio
disegnato da orride mani
lorde di sangue innocente.
Quando sarà primavera…
Le tenebre dell'ignoranza
saranno squarciate dalla luce
imperiosa dell'amore.
Si capirà di non aver mai vissuto
per la ferocia di pochi e la debolezza di tanti.
Canti silenziosi di anime liberate
riempiranno corpi affrancati,
cacceranno schiavitù primordiali.
Gli occhi vedranno come mai videro,
le orecchie sentiranno come mai udirono.
E in un mondo nuovo di uguali
con ritrovata dignità e coscienza di esistere,
l'unica fame che rimarrà sarà quella
del sapere il perché di tante vite gettate al vento,
di tanti dolori e miserie inutilmente patiti.
Quando sarà primavera,
fortunato chi la vedrà.
Continua, intanto,
l'infinito inverno dell'umanità.
L'alba
Mentre alla notte si chiudono gli occhi,
s'alza insonnolito il vecchio sole.
Le brume, lente,
s'aprono a sipario sul nuovo giorno,
fra il lontano canto di un gallo
e l'ultimo verso della civetta.
C'è un mondo che va a dormire
e un altro che s'affaccia alla luce.
Cessano i sogni della lunga notte
nella realtà del battito del cuore
di chi è a me vicino.
L'assenza
In quella capanna, in quella notte
di Betlemme rischiarata dalla
luce calda e lieve della cometa,
io c'ero.
Su quel monte di dolore, spaccato
dal sole, con solo l'ombra sinistra
di tre croci di legno,
io c'ero.
Sui campi di lance spezzate,
di cavalli morenti, di corpi squarciati
in tante inutili battaglie,
io c'ero.
Fra le doline fangose del Carso,
fra mani scheletriche volte a cercare
una vita ormai finita,
io c'ero.
Fra le rovine di Hiroshima, sotto il fungo
che portava in cielo esseri inermi,
esistenze di colpo fermate,
io c'ero.
E c'ero sempre, ancora ci sono fra
l'umanità derelitta, affamata,
con i deboli che soccombono ai forti,
fra i malati nella carne e nello spirito,
nei cuori che si spengono, nella miseria
di un mondo sempre uguale,
di speranze deluse, di sogni spezzati.
E tu, uomo, dove sei?
Solo le labbra
Di una spiaggia deserta serbo il ricordo,
di dune grigiastre battute dal vento,
di un mare irrequieto che strappava la sabbia.
In un giorno d'autunno, d'un cielo corrucciato,
un incontro c'è stato e il ricordo sbiadito
ogni tanto riemerge dalle onde del tempo.
Due sconosciuti, soli nel mondo,
a calpestar la rena bagnata, senza una meta
e senza uno scopo in un arenile in disarmo.
Bastò una parola, quasi dispersa dal vento,
e in un attimo il cielo s'aprì nell'azzurro,
il mare riprese il suo sonno sornione.
Fu solo un istante, un bacio improvviso,
una fuga dal niente in un sogno dorato,
una vita vissuta in un solo momento.
Mai più la rividi, mai più la cercai,
nemmeno volli sapere chi era colei
dalle umide labbra intrise di sale.
Un nuovo giorno
Si scioglie in una lama di luce
il buio della lunga notte.
Fuggono le tenebre,
si nascondono fra gli anfratti,
s'annidano nell'intricato sottobosco.
Lontano, il canto rauco del vecchio gallo.
S'interrompono i sogni,
lasciano solo tracce che la mente,
intorpidita, invano interroga.
Un'auto che si avvia,
qualcuno che fischietta per strada,
persiane che si aprono,
profumi di caffè
e un nuovo giorno comincia.
Ricordi sparsi
Bolle di sapone svolazzanti
brevi come un battito
d'ala di farfalla,
irrompono all'improvviso
dall'oblio del tempo,
a ricordarmi che la vita
è solo un susseguirsi di momenti.
Armonie
Scivola l'acqua sulla roccia,
saltella fra i piccoli declivi,
rinnova il suono della vita
che ritorna a dissetare
gli esili fili d'erba che
svettano al sole, appena mossi
dal freddo vento delle cime.
Un suono lontano fra una guglia
e un anfratto, un'eco di immenso
che avvolge la valle, s'addentra
nel bosco di pini, canne d'organo
di una sonata che chiama all'eternità.
Brevi rintocchi di campanacci
si perdono nei pascoli,
un contrappunto di serenità,
in un concerto di irripetibili armonie.
Dall'alba al tramonto
Si sbriciola il tempo
in brandelli di vita
che se ne vanno.
E lungo questa corsa
dall'alba al tramonto
risuonano i passi,
che lasciano impronte
cancellate dal vento.
Una cartolina da Capri
Ritrovata fra le vecchie cose,
velata da un filo di polvere,
un mare azzurro nel tramonto,
con i faraglioni a guardia del paradiso.
"Ricordo di Capri" porta scritto
e sul retro l'inchiostro sbiadito
come il ricordo di un amore lontano,
abbandonato nella soffitta della mente.
Quanto tempo è passato nemmeno so.
Lei andò a Capri di certo non sola,
ma il tormento di non esser con me
si sfogò in quella cartolina:
" Un ultimo saluto. Marina".
Un nome e riemerge un'immagine,
un contorno sfocato di donna senza volto,
ma l'emozione ritorna.
Un solo attimo di intensità,
una luce che si accende e subito
si spegne, in un ricordo di nuovo
lasciato alla polvere del tempo.
Silenzio, si gira
Uno strillo, un acuto, un vagito
e il ciak è l'inizio di un nuovo,
e mai uguale, film sulla vita.
Scorrono le immagini,
si susseguono le scene,
il ritmo galoppa come un cavallo
a briglia sciolta in cerca della libertà.
L'attore e gli altri, spesso semplici
comparse, recitano se stessi
in un copione che si scrive
e si legge giorno per giorno.
Incanti d'amore, delusioni profonde,
si srotola tutta una vita impressa
sulla pellicola del tempo.
Giorni troppo corti, scene troppo rapide,
in un crescendo senza intoppi,
fra gioie e dolori, vittorie e sconfitte.
Poi, all'improvviso, tutto sembra
procedere a rallentatore,
come se la pellicola faticasse a scorrere.
Risalta la monotonia, a sprazzi interrotta
da ricordi sempre più evanescenti,
flash back che illuminano per un attimo
l'opacità di stanche scene che si trascinano
obbedendo a una trama già nota.
E l'attore annoiato attende
che compaia l'ultimo fotogramma,
quel "The end" che porrà fine
alla sua ormai insopportabile fatica.
Illusioni e delusioni
Sciacquature di piatti,
parole gettate lì per riempire
il vuoto di un tormento.
Inutili sfoghi di un animo
che non trova conforto
nemmeno in un sogno
degenerato in un incubo.
Sono, perché respiro,
vivo perché esisto.
Il meschino fardello
di voler esser certi
che nel dopo si serberà
di me il ricordo spalanca
le porte del buio
e nello specchio della verità
vedo l'immagine contorta
di un fallimento per non aver
voluto essere me stesso.
Nel tempo che rimane
riprenderò la penna in mano
per riscrivere il futuro,
rimesso il logoro abito
dell'umile che ero.
L'istante
Un battito di ciglia appena accennato,
la goccia che si stacca dal rubinetto,
un cuore che batte l'ultimo rintocco,
ed è già il dopo.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Malinconico autunno
Fra la pioggia uggiosa che scende
nel grigio opaco della giornata autunnale
cala la malinconia per il tempo che è passato,
per quell'unica primavera troppo presto trascorsa,
bruciata dalla frenesia di correre
inconsciamente incontro all'inverno.
Tempeste del deserto
A tratti si scosta il velo
Sull'intimo senso di me.
In un deserto freddo
Di sogni smorzati,
Di illusioni fugaci,
S'alza la tempesta
A spazzare un lontano ideale,
Una fuga dal tempo
Mai utilizzata,
Un desiderio sempre soffocato.
Un turbine improvviso,
Un vortice di rifiuti di parole,
Un'esplosione di rabbia repressa.
Nemmeno il tempo che la luce
Lasci il tempo alle tenebre
E la tempesta è cessata.
Nulla più resta, se non l'impalpabile
Polvere dei sogni gettati.
Il coraggio
Brume fumanti, vorticose di accidia,
urla strazianti che si perdono nel vuoto.
Lontani viali ove la sera vibrano cuori
in speranze d'amore spesso deluse.
Stomaci vuoti che brontolano la fame,
occhi spenti nell'agonia di una vita.
Sul tavolo restano gli avanzi del pasto,
cibo per cani, rifiuti da pattumiera.
Un mondo che vive soffrendo e
che della morte ha sempre il volto ogni giorno.
Uomini ammalati di voracità,
segni decadenti del nulla che li accompagna.
Là si attende il trapasso, ultimo atto
di una commedia con troppe comparse
e pochi registi dietro le quinte.
Folto pubblico che s'indigna, scalpita,
ma poi esce desideroso della solita pizza.
Ci vuole coraggio, e non per morire,
perché dopo tutto è finito.
Per vivere, invece sì, nell'abitudine
della morte d'altri, già morti da quando son nati.
Ma l'ultimo giorno sarà per tutti uguale.
Fra poco il riposo
Già si allungano le ombre
in questo scorcio di pur tiepido autunno.
Le vecchie querce s'apprestano al riposo,
come le siepi di bosso, ancor più raccolte
a proteggersi dall'imminente gelo.
E' tutto un tripudio di tenui colori
che staccano dal verde dei prati
del grande parco, bello come sempre,
ma ora più intimo, più naturale.
Là le canne indiche svettano con gli ultimi fiori,
qua rosseggiano gli aceri indomiti,
più oltre gorgoglia il ruscello, fra un mare
di umili, ma impavidi settembrini.
E' l'ultimo canto dell'anno,
è l'ultima visione di un paradiso,
prima del lungo rigido sonno.
Melodia dell'anima
Zeffiri, carezze d'aria,
profumi di terre lontane,
canti di bimbi al tramonto.
S'affaccia pallida la luna
sulla natura avviata al riposo,
sul mare che sommesso
s'adagia sul letto di rena.
Ultimi voli di gabbiani,
impronte di passi sulla sabbia,
si scioglie il giorno nella quiete
della sera che lambisce il cuore.
Sogni smarriti, ora ritrovati,
prorompono dall'anima
con la melodia di un canto lontano.
Un suono sconosciuto, note vibranti,
immagini impresse nella mente,
ricordi, parole, emozioni passate,
un'armonia struggente a cui
dolce è abbandonarsi.
Il
quarto
stato
(dedicata
a
Giuseppe
Pellizza
da
Volpedo
- 1868
-
1907)
Insieme,
uomini
liberi,
la
fronte
al
vento.
E' una
marcia
ritmata
dai
passi
sicuri
Di chi
più
non
ignora
la
verità.
Uguali
nascemmo
e
uguali
sempre
saremo.
Ovunque
c'è
terra,
ovunque
splende
il
sole,
Mai
più
oppressione,
mai
più
dolore.
Il
mondo
è di
tutti
e non
di
pochi,
La
ricchezza
è il
procedere
uniti,
E'
percorrere
questa
strada
verso
la
vita.
Sogno
Ombre
lunghe
segnano
i
passi
Di un
viaggio
ignoto
incontro
A un
sole
palpitante,
Che si
affaccia
su un
mondo,
Che
all'incedere
sicuro
restituisce
Un
soffuso
suono
di
cornamuse
in
festa.
E' una
moltitudine
che
avanza,
Innalza
le
braccia
a
raccogliere
Il
calore
di un
astro
nuovo,
Nel
sorgere
di una
diversa
umanità.
S'inebria
la
gente
in
questo
cammino;
Fianco
a
fianco,
viandanti
ignoti
E pur
così
vicini,
lungo
la
strada
Che li
porta
all'eternità.
L'umile
Vestito del suo abito spoglio,
sommesso nel parlare,
quasi invisibile nella moltitudine,
l'umile percorre in incognito
l'impervia strada della vita.
Mai un sobbalzo, nessun volo,
sempre e solo se stesso;
nulla chiede, se non di essere obliato.
E quando se ne va, resta solo
l'urlo muto del suo silenzio.
Aeternum
Scivola
lenta
l'onda
Fino a
morire
sulla
spiaggia.
Non è
un
suono
questo
del
mare
Che si
infrange
sul
basso
fondale.
E' un
lamento,
malinconico,
di un
eterno
nascere
e
morire.
Zitta,
la
luna
guarda
sorniona,
si
specchia
nell'anima
di
queste
acque
che
mormorano
l'ultimo
canto
di un
vecchio
gabbiano
dalle
ali
stanche.
Due
innamorati
si
rincorrono
sulla
spiaggia.
La
vita
continua,
come
sempre.
Rapito dai sogni
Buio di una notte
Senza luna e senza stelle,
Il sonno greve mi lascia
Inerme alla mercé dei sogni.
Immagini confuse mi assalgono
Spiano la mia mente assopita
Si rincorrono senza posa
Reclamano l'attenzione
Che il tempo ha soffocato.
Mi trascinano in un vortice
Di date passate, di epoche dimenticate.
Si scaricano i ricordi
Nei neuronici microchips,
Si confonde l'oggi con l'altro ieri,
Memorie contorte, affastellate,
Si liberano, traboccano,
Soffocano il presente.
Rapito dai sogni,
Ritrovo me stesso
Nella certezza del passato.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Cadeva la neve
Abbracciati sotto il lampione,
coperti dai larghi fiocchi,
il respiro breve e affannato,
fummo come un unico fiore
che spuntava il freddo
dell'inverno ad annunciar la primavera.
Andante con brio, adagio
Risacca spumeggiante
a infrangersi sugli scogli.
Gabbiani picchianti
fra le onde.
Stridii dispersi
dal vento.
Nella calma della sera
l'albatro s'invola,
le ampie ali spiegate,
e dalla brezza si lascia cullare
danzando fra le stelle.
Il
suo volto
Era la mezza di una notte luminosa
Come il tuo viso che mi sorrideva.
Avevamo riso quella sera di cose
Che non ricordo perché l'importante eri tu.
Mi proponesti di uscire, di andare a cena
In quel paese oltre il fiume che solo tu
conoscevi.
E già seduti al tavolo, fra un cameriere
Con una torta spiaccicata in volto
E una vecchia signora dalla veletta nera,
Dovetti alzarmi per appartarmi in bagno.
Ritornai ed eri sparita.
Domandai e non mi fu risposto.
Corsi fuori in una notte all'improvviso
buia
Popolata da una moltitudine vociante,
Tra pianti di bimbi e risate di adulti
senza volto,
Fra cui invano cercavo il tuo.
Il paese era diventato una città di palazzi
grigi
E chiese imponenti che più non riconoscevo.
Correvo, correvo e l'immagine del tuo viso
Lentamente sfocava fino a perdersi nel
buio.
Fu allora che la folla sparì, che il
clamore cessò
E che solo un lento rintocco di campana
Mi condusse con le prime luci dell'alba
All'amaro risveglio della realtà.
Dal letto, coperto di sudore, nello
specchio
Non vidi che il mio volto incredulo,
Non sentii altro che il freddo vuoto di un
sogno.
(dedicata ad Antonella che un giorno di
ottobre ci
ha lasciato per sempre)
Noi
Esili trame disegnate dal tempo,
s'intrecciano le nostre esistenze.
Ci sfioriamo, spesso ignoti,
in uno spartito che ci vede
note a volte dissonanti,
ma nell'insieme parti, inconsapevoli,
della grande sinfonia della vita.
Pianto silenzioso
Le voci del bosco, fra le tenebre di giorni
Senza sole, senza un esile filo di speranza.
Parlano le piante, verbi che non sentiamo,
Pensieri profondi che non accettiamo.
Sussurrano meste di tanto tempo fa,
Di un mondo che par fiaba ormai dimenticata.
Di quando l'armonia regnava sovrana
E l'uomo parte era della natura.
Di storie di ordinaria tranquillità
A cui nessuno ormai presta orecchio,
Né può credere che sia stata realtà.
Disarmonia che ormai tanto è radicata
Da passare del tutto inosservata
Fra quotidiane carneficine, scempi di inermi,
Indifferenza dei più, spesso solo fastidio.
Piange il bosco in silenzio la fine di un sogno,
Racchiuso nel palmo di una mano
Che l'ha lasciato cadere, a frantumarsi
Su aguzze rocce di egoismo
Dissetate solo dal sangue dell'empietà.
Senza speranza, senza più dolore,
Dacché l'uomo ha rinunciato all'amore.
(Da "Nuovi percorsi espressivi")
Preghiera di un orfano
libanese
Mamma, perché mi hai lasciato?
Non mi resta che polvere
E il ricordo sono mani fredde
Stese sul mio viso.
Era un giorno come un altro,
Nella quiete assolata del meriggio,
Quando il falco della morte
E' piombato sul villaggio.
Mi hai stretto forte a te,
Mentre il sibilo del terrore
Assordava le orecchie
E nemmeno si riusciva a pregare.
Mamma, perché mi hai lasciato?
Niente più sorrisi di fronte ai miei occhi,
Solo macerie, rovine, sofferenza dilaniata
In una terra senza amore, senza pietà.
Il vento caldo del drago ci ha avvolto,
Un urlo disperato, il tuo,
Un pianto senza lacrime, il mio,
Mani fredde sul mio volto.
Grida all'intorno, braccia che mi avvolgono,
Che mi strappano a te, carezze rudi
Che invano imitano le tue.
Più non ci sei, ora lo so.
Mamma, perché mi hai lasciato?
(dedicata agli orfani di ogni guerra)
Soffio di vita
Lande desolate
Dentro l'animo.
Desiderio d'amore
Soffocato dalla solitudine.
Cieli senza stelle,
Notti senza sogni.
Una morte lenta,
Giorno dopo giorno,
Da che te ne sei andata.
Mai lo saprai,
Ma tu della vita mia
Il soffio sei stata.
Era mio amico
Ora che il clamore si è sopito,
ora che i peana della maldicenza
sono soffocati nell'oblio,
rimane solo il ricordo di un animo puro,
di strade percorse insieme,
di sogni mai realizzati,
di un amore muto e impossibile
che ti ha tolto la vita.
Nella mente resta
il tuo sguardo assorto,
la tua gioia per la mia gioia,
il tuo dolore per il mio dolore.
E a chi mi chiede chi eri,
e non potrebbe capire,
rispondo solo:
era mio amico.
Divina natura
Nuvole d'oro nel cielo del tramonto,
riflessi violacei iridescenti nella penombra
che lenta s'allunga a riprendersi il mondo.
S'alza una musica lieve, un sogno di violino,
un'eco lontana di cornamuse che richiamano
epoche passate, di pastori erranti con greggi
dirette agli ovili sicuri.
Piange il mio cuore, è un singhiozzo muto
Che rintrona solo dentro di me, nella malinconia
Che s'accompagna a ogni finir del giorno,
a quel ritorno alla casa dell'anima.
Stille, lacrime come goccioline di rugiada,
s'asciugano leste alla brezza della sera,
si spengono come ogni giorno che muore.
Strano settembre
Strana stagione con un sole che ritorna
Dopo giorni di riposo dietro le nubi.
E il caldo del mattino è la misura
Per dir che l'estate ancora è qua.
Sconcertati gli alberi, ormai inclini
A lasciarsi andare al lungo sonno.
Una lucertola fa capolino nel muro
E assorbe quel calore che quasi aveva dimenticato.
Hanno spento i motori, rinviato il viaggio
I migratori che sempre danno il tempo.
E un vecchio stanco s'invoglia a una botta di vita
Prima del salto nell'oscurità.
Mater dolorosa
Mosche affamate, parassiti denutriti,
s'aggirano fra ombre di uomini.
S'affacciano vecchi con denti sgangherati,
pianure sconfinate di dolore,
rintocchi di campane spente.
Banchettano altrove con le anime
degli illusi dalla fede.
Parole, solo parole per chi non ha
nemmeno orecchi per ascoltare.
C'è un'umanità dolente
che alimenta l'opulenta società.
I cannibali, mai sazi,
s'ingozzano di vane promesse.
E in una capanna guaisce una madre
stringendo al petto
il frutto troppo presto avvizzito
del suo inutile amore.
Lieve
Una piuma portata dal vento,
una parola sussurrata all'orecchio,
una carezza che sfiora il viso.
Quanto sa esser lieve la vita,
fragile come un calice di vetro,
a volte amaro, un fiele che morde dentro,
altre un'ambrosia divina da suggere,
lentamente, da trattenere il sapore sulle
labbra.
Gioie di oggi che sono il dolore di domani,
minuscoli frammenti di felicità
che fanno guardare avanti volgendosi
all'indietro.
E ricordi che affiorano, emozioni che si
rinnovano,
in un tempo che par lungo, ma non è che un
istante,
un guizzo di luce nell'immenso dell'eternità.
Un giorno, forse
Di fresche e limpide acque.
Di calmi ruscelli che lasciavano
La madre dei ghiacciai per crescere
Tumultuosi come ragazzini vivaci.
Di cieli tersi, di notti stellate
Con il profumo della quiete.
Di cime silenziose svettanti
Nel blu senza mai fine.
Di boschi ombrosi,
Di risa gioiose di bimbi,
Di cicaleccio di donne,
Di gorgheggiare di ignoti cantori.
Di questo, che non fu mai il mio mondo,
Ma che l'alito del tempo
Tramandò ai posteri,
Ho il rimpianto.
E se non fu, perché
Non potrebbe essere?
Risvegliarsi nella dolcezza dell'amore,
Guardare un unico cielo,
Avere un'unica anima,
In un sogno diventato realtà.
Così, un giorno, forse.
(Da "Nuovi percorsi espressivi")
Concerto all'alba
Fugge il buio all'improvviso.
Esplode tutto il cielo a oriente.
Calde braccia di luce si protendono
Sull'erba umida di rugiada,
Accarezzano i fiori ancora addormentati.
S'alza una brezza leggera,
nulla più di un refolo di vento.
Lieve s'insinua fra i rami,
sfiora le foglie
e quasi in punta di dita
suona l'andante maestoso della natura.
Sera
Si stinge l'azzurro del cielo
Nelle ombre che diradano la luce,
Mentre lieve s'alza una brezza
Di profumi muschiati.
Cede il sole il suo passo
A una ancor diafana luna
Ed ecco arrivare la sera.
Il lamento di un pagliaccio stanco
Risate sorde alla vita,
lazzi ubriachi di verità.
E il cuore che invecchia
senza che nulla cambi.
Far ridere gli altri,
piangendo se stessi:
un magico potere
che nulla può
se non restituire
un'immagine beffarda
allo strazio del corpo.
Tu fosti due
e nessuno.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Goccia di mare
Goccia di mare portata dal vento.
Fermata sul dorso della mano.
Trasparente effimera perla
Racchiudi immagini di lidi lontani.
Di lunghi palmeti che ombreggiano
La sabbia dove distesa guardi il mare.
Di bianchi gabbiani a cui affidi
Il tuo messaggio d'amore.
Dei tuoi occhi, malinconici
Per la lontananza,
Per l'insuperabile oceano
Che ci unisce e ci divide.
Una stilla mossa dal cuore riga il tuo viso
E lenta scivola in mare.
Sale su sale, amaro è quest'amore
Fatto di niente, di cieli grigi,
Di mani invano protese
A realizzare un sogno,
Mentre il vento asciuga
L'ormai vinta goccia di mare.
Piccoli delitti
Emozioni soffocate, illusioni abortite.
Giorno dopo giorno speranze tradite.
Tremule fiammelle spente dal vento della
realtà.
Il dolore di volgersi all'indietro
Vedendo solo croci spezzate.
Il terrore di non riuscire più a guardare in
avanti.
Uno stillicidio di piccole morti,
di microuccisioni, ferite che non si
rimarginano
e che ti fanno conoscere la morte, dentro.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Lassù
Torrenti spumeggianti
a precipitar in forre oscure,
boschi ombrosi a risalir
gli impervi pendii.
E lassù torri granitiche,
guglie svettanti nel cielo
a raggiunger le stelle,
a protendersi nell'immenso.
Ovunque il silenzio,
tranne il brusio del vento.
Saper ascoltarlo,
sentiresti il sospiro del creato,
vedresti oltre il tuo animo,
al tempo stesso spaventato
ed estasiato da tanta bellezza.
Ti sembrerà di essere
al centro dell'universo,
una minuscola meteora
che finalmente brilla di luce propria.
E per sempre lassù il tuo cuore lascerai.
Metamorfosi
Solo il sussurro del vento
Nel vecchio bosco ombroso.
Profumo di resina ambrata.
Giochi di luce fra le foglie
E lontano il gorgoglio di una fonte.
Musica della natura, canto del creato.
Note staccate per magia ricomposte.
Concerto di sogni che avvolgono l'animo.
E allora tutto si anima.
Il vecchio larice danza ondeggiando i rami,
Saltellano all'intorno funghi vermigli.
Gorgheggia ora la fonte, in un crescendo di
toni,
Per esplodere nel fragore di una cascata.
E' stato un attimo, una frazione d'istante,
E la mente rapita ha udito e visto
La magia del creato.
Tutto tace, nessun suono.
Resta solo, sempre più lieve,
Il toc di una goccia che cade da un petalo,
Piegato da un ultimo guizzo del vento.
(Da "Nuovi percorsi espressivi")
L'ultimo requiem
S'alza il fetore dei morti
Dai fiumi ribollenti di sangue.
Fiamme, ovunque fiamme,
Sotto un cielo appestato di fumo.
Grida strozzate, rantoli rauchi,
Corpi scossi dagli ultimi tremiti.
Dimenticato è il canto degli uccelli,
L'amichevole buio di una notte quiete.
La chiamano guerra questo massacro
Senza senso, senza scopo e pietà.
Su tutto s'alza il fragore delle esplosioni
Nel rosso di un cielo che piange
Calde lacrime di linfa vitale smarrita,
Che dimentica l'alba, senza più tempo.
Lontana, soffusa come un'eco smorzata,
giunge una nota, poi un'altra ancora,
un pizzico di corde d'arpa, grave e dolente,
un requiem dedicato a tutta l'umanità.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Polle d'acqua
Polle d'acqua fresca,
nel bosco di lecci,
ombre di memorie.
Specchiarvi il viso,
veder riflessi
gli occhi di un bambino
fra le grinze di un adulto.
Ritornare a un'epoca
rimasta solo un sogno nella mente,
a corse spensierate fra verdi prati
e bianche strade impolverate.
Il petto ansante, l'arsura delle labbra,
la voce della mamma che mi chiama,
tutto il mondo davanti a me.
Serenità, fiducia, speranza,
ormai tramontate in questa mente stanca.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Dedicata
In un mondo di vile opulenza,
Di ricchezze intrise di sangue,
Di immoralità diffusa,
Di religioni che tacitano
Le coscienze dei rapaci
E che lasciano alle prede
Inutili parole di speranza.
In questo mondo di empietà,
Di vittime inermi sacrificate
Sull'altare dell'odio prezzolato,
Dimenticate in ghetti di sporcizia,
Soffocate dai morsi della fame,
Sfinite dalla sofferenza di esistere,
Va il pensiero nel giorno che trapassa,
In quel limbo di luce che preannuncia
Le imminenti tenebre di una notte senza fine.
A te, piccolo innocente fanciullo
Che succhi tracce di latte dal
Seno avvizzito della mamma,
Conteso già dalle mosche
Che pregustano il banchetto.
A te inerme vittima di uno
Dei tanti atti di umana follia,
Sparito nel nulla, senza sapere il perché.
Madri che piangono la disperazione
Per ignote fini volute per la stolta
Incapacità di comprendere che
La perdita anche di uno è la
Sconfitta di tutto, è il trionfo
Della barbarie sulla civiltà.
A noi, che siamo ormai usi
Ad accettare il male come necessità dell'uomo,
L'unico pensiero che mi passa per la mente
E' che la vergogna ha il senso
Di un peccato senza nessun piacere.
Al vespro
S'accheta il villaggio
Nel sole che cala
E s'appresta al riposo.
Osterie assonnate
Che s'aprono alla sete
Di uomini stanchi del giorno.
Piazzette che si riempiono
Di bimbi festanti,
Di mormorii di donne,
Di parole sussurrate
Che rapide corrono
Di orecchio in orecchio.
Lontano il suono di una campana.
E' l'ora del vespro
E nere vecchine s'affrettano.
Sul sagrato s'apre la porta della chiesa
Ad accogliere quel che resta del giorno.
Il tempo di una preghiera e già è sera.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Utopia
Nel fitto del bosco una luce abbagliante,
un impeto di vento che sfiora ogni cosa,
un suono d'arpa che calma la tempesta.
S'apre il fogliame a mostrare una radura,
un angolo di pace chiuso agli occhi
impuri degli uomini.
E là, alla fonte che sgorga fresca,
pura e trasparente come il cielo,
una leggiadra fanciulla,
di seriche vesti appena coperta,
innalza un canto alla natura.
Di un mondo parla,
che è stato e mai sarà,
di un'epoca felice in cui
tanto esisteva la pietà,
di quando l'esser uomini
era il dolce vivere
senza rancori e senza poteri.
Son note leggiadre che si
spandono nell'aria,
una brezza di pace,
di sconosciuta serenità,
un sogno che non sarà mai più realtà.
(Da " Nuovi percorsi espressivi")
L'isola felice
Nessuna burrasca, solo brezze leggere.
Lenta l'acqua s'accosta alla riva,
ribagna la sabbia con una carezza.
Non c'è giorno senza sole,
non c'è notte senza stelle.
Lunghi voli di gabbiani,
solo la musica della natura.
E' l'isola felice,
dentro di me.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Senza luce
Penombra di complicità,
occhi che non vedono,
sensi che si accentuano.
Corpi che si sfiorano,
mani che dolci si stringono,
nessun suono, nessuna parola.
Solo i respiri a tratti affannosi.
Sospiri a stento trattenuti,
Dita che scivolano sui corpi.
Intorno il buio, nel fresco della sera.
Ombre che si intrecciano, si uniscono.
Cuori che battono insieme.
Giorni
Giorni che passano,
ore che fuggono,
albe che si rinnovano.
A volte i cieli sono azzurri,
più spesso imbronciati
in un grigio uniforme
e drammaticamente piatto.
Un occhio al passato,
nessun pensiero al futuro,
e il presente è già ieri.
In questo pellegrinaggio
senza una meta,
senza uno scopo,
scorre il tempo.
Più l'alba si allontana,
più vicino diventa il tramonto.
Come sul mare si ravviva
il blu di fiamma,
tanto vorrei che
il consueto grigiore
rilucesse per una volta
dei bagliori del sole.
E la notte sarebbe
meno buia,
non farebbe più paura.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
La sete
Cielo di piombo,
non una nube,
non un filo d'aria.
Senza pietà il sole dardeggia,
ingialliscono i fili d'erba,
s'aprono crepe nella terra riarsa.
Calura opprimente che
s'alza dal suolo,
miasmi d'aria putrefatta,
deserto all'intorno.
Non sabbie roventi,
né alberi contorti,
arsure senza conforto,
cuori inariditi da anni
di colpevole indifferenza.
Altrove deserti di sale,
lande siccitose percorse
da scheletri pezzenti.
Qua acqua a profusione,
automi imbellettati che
girano senza scopo.
Là un pasto è la felicità.
Nel mondo dei fortunati
si disprezza anche il cibo
e l'unica sete è quella
di un amore dimenticato,
gettato troppo presto
fra i rottami della civiltà.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Gocce
Gocce di pioggia,
lungo i vetri,
sulle foglie,
sui fili del bucato,
sul tuo viso,
fra le lacrime,
su parole
che furono d'amore.
Chiarore in un buio
lontano
Il lume, che la tremula luce
invano nasconde pur nel
chiaroscuro della stanza,
apre le porte del ricordo.
Si precipitano infuocate
le immagini in una turbolenza
che invano cerco di frenare.
Volti antichi, visi recenti,
si affollano intorno,
reclamano ascolto,
e io, chiusi gli occhi,
riapro allora il mio cuore.
Erano lì e non lo sapevo,
ora sono qua , voci lontane
di un mondo oltre i confini,
vite di altri che ho fatto mie.
Di colpo s'apre la finestra.
Forse il vento che entra furioso,
s'avvinghia ai ricordi e lesto
se li porta via.
C'è freddo all'intorno,
di ghiaccio è il mio cuore
e la mente, vuota,
s'aggrappa al presente.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Confini
Reticolati contorti.
Spesse mura di cemento.
Un segno sulla carta geografica.
Un invalicabile ostracismo.
Ragioni che prevalgono sul cuore.
Sottili linee d'ombra
Che corrono zigzagando nella mente.
Confini.
Un mondo di confini.
Un'umanità confinata.
Una diversità voluta.
Una barriera che ci ripara
E che ci rinchiude.
Confini anche dentro di noi.
Cuori divisi, emozioni soffocate.
Confini, eutanasia dell'amore.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Canto di terre lontane
Questa sera si scioglie la luna
In mille rivoli di lacrime stellari.
Risuona l'universo di
Un canto di terre lontane.
S'alzano le note da ignote voci,
Da genti sperdute nel cosmo,
Da civiltà lontane anni luce
E forse ormai scomparse.
E' il rimpianto per quello
Che avrebbe potuto essere
e mai è stato.
E' la struggente nostalgia
di un mondo più umano.
E' l'ultimo lamento di una civiltà morente.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
O sole mio
Caruso la cantava,
mentre dalla miseria
la gente fuggiva.
Poche cose nel fagotto,
stretti sottocoperta,
puzze di sudore,
una cosa sola cercavano:
il sogno di un mondo senza
fame, dove la povertà fosse
solo un ricordo lontano.
E i bastimenti partivano,
qualcuno affondava,
ma Caruso sempre cantava.
Sono passati gli anni,
Caruso non c'é più,
son rimaste solo la canzone
e tanta fame.
Altri bastimenti partono
da spiagge africane,
altre genti,
stessa fame.
A terra arrivano in pochi
E l'unico canto è quello del mare,
un lamento sommesso,
un pudore celato,
per chi dalla vita
ha avuto solo dolore.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Viale dei glicini
Rifugio degli innamorati,
passeggiata giornaliera dei cani,
bambini vocianti all'ombra
dei vecchi tronchi nodosi.
Ristoro d'estate dalla calura,
riparo dalla pioggia d'autunno.
Ricordo di un viale che,
come la mia gioventù,
ormai non c'è più.
Corrono le auto,
sfrecciano fra nubi bluastre,
là dove il profumo dei fiori
inebriava il corpo e la mente.
Sgomita il progresso,
seppellisce ogni cosa,
non restano che ricordi
annebbiati dal tempo.
Ci sono
Ci sono voci lontane
Soffocate dal dolore.
Pianti di bimbi annichiliti
Senza più disperazione.
Occhi che nemmeno più
Hanno lacrime.
Giorni senza albe,
Senza tramonti.
Orecchie che più
Non sentono i lamenti
Di un'umanità dolente
Senza ormai speranze.
C'erano uomini, un tempo.
Ora ci sono solo spettri
Che si rotolano
Nel fango della miseria
E spettri che banchettano
Con gli ormai inutili cuori.
(Da "Nuovi percorsi espressivi")
Intimità
Sbiadisce il giorno,
Calano le ombre,
S'accende il lume.
Crepitano i ciocchi
Nel vecchio focolare.
Assise sulle sedie,
Appena rischiarate dalle fiamme,
Mute figure si guardano negli occhi,
Mani che si sfiorano,
Tenui carezze su volti raggrinziti,
Nel calore di vecchi cuori.
Fuori il buio,
Dentro la luce.
(Da "Nuovi percorsi espressivi")
Il silenzio del cuore
Confini, mute pietre
Poste sul cuore.
Intorno il mondo
Degli altri.
Ossa che si seccano al sole,
Pianti di bimbi affamati,
Sangue che inzuppa la terra.
E' il mondo degli altri.
Nessuno è solo,
Nessuno è un altro,
In questo cupo silenzio del cuore,
In questo mondo senza amore.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Ricordati di me
Quando nel buio della notte
Cercherai il sonno ristoratore.
Quando le ore sembreranno
Lunghe e interminabili.
Nelle giornate di guardia
Sotto il sole cocente.
Nelle latrine immonde
Solo con il tuo bisogno.
Davanti a una bottiglia
Di birra ghiacciata.
Mentre sfogli l'ultima
E sempre uguale rivista
Pornografica.
Quando ascolti il sermone
Domenicale in mezzo agli altri.
Quando, se ci riuscirai,
Tornerai al tuo paese per dire
A tutti "Io là c'ero".
Ricordati di me,
Di quel bimbo
Disperato che urlava
Il suo dolore davanti
Alla madre e ai fratelli
Crivellati di colpi.
E tu ridevi, soldato yankee,
Ridevi e guardavi.
Non ho più lacrime,
Non ho più dolore,
Non ho più nulla.
Solo, come te,
Io con la memoria
Di un orrore senza fine,
Tu con il ricordo
Di quel giorno.
(Iraq - 2006)
(da "Nuovi percorsi espressivi")
I migranti
Radici spezzate,
ombre vaganti nell'ignoto,
ricordi soffocati da speranze.
Nel turbinio della schiuma
delle onde che li sospingono a riva,
incontrano altra sabbia,
strade polverose,
nuove schiavitù.
E allora inseguono
nella notte stellata la luna,
i pensieri ritornano
alla casa lontana,
mentre le lacrime
restano la loro ultima libertà.
Schiavi foste e solo sarete,
in un mondo senza umanità,
in un cielo che non ha pietà.
Nel cielo
Fra le nubi che s'aggrovigliavano in cielo
rincorrevo il tuo viso.
E nella luce del tramonto il riflesso rosa
di un nembo ricordava i tuoi capelli.
Una giornata come tante,
prossima a concludersi,
ma con le braccia avrei voluto
stringere a me il cielo,
tuffare il mio viso fra quel nembo,
aspirare il profumo della vita.
Le mie radici
Vecchie case, di mura sbrecciate,
fra la gramigna che avanzava nelle crepe,
pertugi di lucertole e di ragni,
di un paese sconosciuto
che riaffiora nella mente.
E' il mio passato.
Foglie d'albero avvizzite,
rami contorti dagli elementi.
E le mie radici che cercano invano
un po' di quella terra che ora non c'è più.
2 Agosto 1980
Si frantumano i secondi,
il tempo rotola lungo
la china di un anfratto
senza fondo,
da cui il male è schizzato
a ricoprire il mondo.
Urla un bimbo
grondante di sangue.
Protende invano le braccia
la mamma mentre crolla a terra
con le gambe spezzate.
Nella polvere che tutto annebbia
s'alzano lamenti senza speranza,
mentre anche il sole fugge inorridito.
Sirene d'ambulanze, visi inebetiti,
rotaie divelte, occhi sbarrati.
Da un passeggino s'alza
lo strillo lancinante
dell'innocenza violata.
(Dedicata alle vittime dell'attentato
alla stazione di Bologna)
Il vento del sud
S'alza improvviso un alito caldo,
soffia fra i rami, solleva la polvere.
Lo scirocco è al fin giunto
dopo tanta strada e seco porta
lontani profumi di agrumi,
aromi salmastri d'acque spumeggianti,
canti di donne alle fontane.
Si sporge l'orecchio ad ascoltare
mormorii di voci che parlano
di sole alto all'orizzonte,
di piane infuocate percorse da greggi
anelanti,
di amori finiti o appena iniziati.
E nei vortici di polvere par di vedere
campi riarsi dormir sotto la luna,
mentre un giovane innamorato
s'abbandona alla melodia della sua serenata.
Dea
Ninfe di fiume
Canneti vocianti
Musica errante
Del vento di
Terre lontane.
Sullo sfondo
D'azzurro
L'arcobaleno
Contorna
La nascita di Venere.
Dea delle acque
Dea della vita
Protendi la mano
Lo sguardo radioso
Un invito pagano.
E in questa visione
M'immergo
Ritorno al liquido
Amniotico.
Dea, nulla è
Più reale del sogno.
(Da "Nuovi percorsi espressivi")
L'illusione
Mi specchio l'anima
in una pozzanghera
d'acqua fangosa,
a nascondere la verità
che da tanto tempo conosco:
la purezza è sfiorita
al primo contatto
con la realtà della vita.
(da "Nuovi percorsi espressivi")
Sorrisi
Sorrisi, magici battiti di ciglia,
sguardi radiosi che trafiggono
il cuore ed esaltano la mente.
Valgono più di mille parole,
assai meglio di dolci poesie d'amore,
aprono visioni di fulgida bellezza.
Sorrisi, incanti di un momento,
sogni ad occhi aperti,
uno sprazzo di luce viva
nell'opacità del giorno.
La carezza
Un brivido mi sovviene,
una lontana carezza,
la mano destra sfiorata
appena dalle sue labbra.
Un momento fugace,
un istante impresso nella mente.
Apro il palmo e fra i solchi
indovino il suo viso,
mentre il fremito
invade anche il mio cuore.
A tempo di valzer
Delicate scarpine di velluto
galleggiano sul pavimento
di marmo rosso di Verona.
Ritmano i tuoi seni con il respiro,
mentre ti abbandoni alle note
di questo valzer d'amore.
Ad occhi chiusi volteggio con te,
ti attiro, ti allontano,
m'involo nel desiderio
di stringerti, di farti
entrare nel mio sogno.
Non c'è più nulla all'intorno,
ci siamo solo noi due
e note lievi come candidi
fiocchi di neve.
Frammento di vita
Il vecchio pesco sbocciò un solo piccolo fiore,
si rattrappì, la chioma sfogliata ,
le braccia secche ormai cadenti,
e al fin morì dopo questo ultimo atto d'amore.
Il giorno del giudizio
Era un giorno come tanti,
di una primavera che sbocciava
con i fiori, fra zefiri miti
che soffiavano da un cielo terso
di un azzurro profondo che
tanto ricordava quello di mari lontani,
di epoche passate in cui ancora
l'uomo dialogava con la natura.
D'improvviso, mille saette coprirono
il sole , mentre la terra, tutta tremante,
si squarciava, s'apriva a mostrar le
viscere oscure, meandri contorti
da cui presero a sbucare esseri informi,
viscidi e squamosi, assetati di sangue.
E fu lo scempio.
Uomini che fuggivano con gli occhi
sbarrati e le braccia troncate, teste
che ruzzolavano fra i solchi rossastri,
petti squarciati da cui l'aria fuggiva,
corpi a brandelli, urla strozzate.
Mani scheletriche uscivano dal terreno,
afferravano le caviglie, bocche sdentate
s'apprestavano al festino, mentre il
cielo si tingeva di fuoco in un buio incipiente
che tutto avvolgeva, soffocando la vita.
Un sudario pietoso scese dall'alto
a ricoprire il mondo e in esso mi avvolsi,
le palpebre pesanti, stremato, senza più volontà,
se non di chiudere l'ultimo capitolo
della storia degli orrori dell'umanità.
Infinito
Bagliori di mondi lontani
nel cielo terso della notte
attraggono il mio sguardo
di piccolo uomo attonito,
uno schizzo di vita
nell'eternità del tempo.
No alla guerra
Membra divelte, crani scoperchiati,
cuori trafitti in petti squarciati,
corpi ustionati, vite spezzate,
riposano il sonno eterno
del non ritorno alla realtà.
Speranze, amori troncati,
sogni soffocati da quell'unica tragedia
che da sempre si chiama guerra.
Finalmente uguali, finalmente soli,
non li vediamo, non li sentiamo,
ma il loro grido muto risuona nel cuore
di chi ancora crede all'umanità.
Mai più guerre, mai più infamie,
mai più il sordido interesse di pochi,
e non è retorica a dir che siam tutti fratelli,
perché le roboanti parole sono solo di chi
non ha pietà, di chi esalta i vuoti significati
di patria e onore, comodi simulacri
per rinnegare la verità.
Non c'è che un popolo,
non c'è che una terra,
non c'è che una comune identità:
la libertà d'essere tutti fratelli e uguali,
e solo questa è l'umanità.
Ieri (acrostico)
I-l tempo vola
e-passa tutto in fretta:
r-estano solo ricordi,
i-mmagini della nostra vita.
Non c'è pace senza amore
Sotto questo cielo,
su questa terra,
sogni che nascono,
illusioni che si spengono.
In questo mare,
in queste acque,
donde venne la vita,
si sciolgono le lacrime
di uomini senza più speranza.
In questo fragore di guerre,
in queste capanne di fango
intrise di miseria,
muore tutta l'umanità.
Buona notte (acrostico)
B-elle le ore che preludono
U-n'uscita di scena di
O-gnuno di noi per quest'oggi.
N-essuno sarà del tutto contento di questa
A-ttesa,
N-essuno sarà però scontento che le
O-re passino in fretta sperando in un dì
T-utto diverso.
T-utti bramiamo il futuro perché
E-sso rappresenta ciò che non conosciamo.
Colline
Agghindate a primavera,
come onde di mare,
si perdono all'orizzonte.
Lo sguardo spazia fra chiaroscuri
degradanti, fra rotonde sommità,
indovina il rosso antico
di mura sbrecciate,
coglie il lontano riflesso
del sole contro un vetro di finestra,
s'assopisce estasiato
a sognare le curve sinuose
dei seni della terra.
Il violino
Suonava il violino
un valzer lento;
abbracciati,
la musica segnava
il nostro respiro,
scioglieva i nostri cuori.
Poi lo strumento s'è zittito
e l'incanto s'è involato.
Tanto tempo è passato,
il tuo volto s'è quasi smarrito,
ma del valzer lento è rimasto
il ricordo in un sogno ormai finito.
L'amore del soldato
Di fatti d'arme, di fragore di battaglie,
di notti gelide nell'aria e nel cuore,
di lunghi giorni d'odio esasperato,
al fin è questo il ricordo che serbo della vita.
L'amore, un rapido amplesso con ancora
indosso il sangue rappreso, nulla più
di uno sfogo del corpo.
Solo ora mi trovo
e nella luce che cala
sull'ultimo percorso della vita questo
è il ricordo che mai avrei voluto avere.
E dell'amore non resta che un sogno
vagheggiato, con il rimorso cocente
di non averlo mai realizzato.
La mia libertà
Non c'è denaro, non c'è ricchezza
più grande della mia libertà.
Non c'è gloria, non c'è fama
che mi possa privare della libertà.
Non c'è despota, non c'è carceriere
che imprigioni la mia libertà,
perchè questa è in me.
Era d'aprile
Era d'aprile e fra il rigoglio del giardino
annaspava lo sguardo ad ammirare tanta bellezza.
Fiori che s'aprivano al primo tepor del sole,
farfalle svolazzanti e indecise da un calice all'altro,
una pigra lucertola lungo il muro sbrecciato,
un viavai di formiche fra i sottili fili d'erba,
e nell'aria i primi bisticci di due uccelli innamorati.
La primavera scendeva solenne sulla terra
a riprendersi il suo trono e nell'idillio
di una natura ritrovata splendeva il tuo sorriso.
A me volgevi lo sguardo, per me eran le tue parole,
su di me scivolavan lente le tue mani.
Primavera era per tutti, risveglio di sensi,
di sentimenti, di gioia di vivere,
una stagione magica rivissuta insieme
nell'autunno della nostra vita.
All'amico di un tempo
Ovunque sei ora, a te va il mio pensiero;
il tempo è passato, ma ogni tanto riaffiora il ricordo
di giorni di gioventù trascorsi insieme,
di innocenti segreti reciprocamente svelati,
di ideali comuni e mai affrontati.
E' tanto che manchi, che quel filo
steso fra noi si è spezzato senza
sapere nemmeno il perché,
ma per quanto mi volga intorno
dell'amicizia ho solo il ricordo di te.
Risveglio
Di tante inutili ore non resta che il ricordo.
Di giorni trascorsi con il freddo dentro e fuori,
immersi nel bozzolo di solitudine che mi avvolgeva.
Di inutili commiserazioni di me stesso,
di notti insonni, di pianti senza ormai lacrime,
di torpori in una vita senza scopi.
Poi sei arrivata tu e il sole ha inondato la mia mente,
ha scosso un corpo ormai esanime
e mi ha risvegliato da un mondo senza tempo.
Era un giorno qualunque
Era un giorno qualunque,
d'estate ardente e soffocante,
fra una lontana eco di festa campestre
e il monotono silenzio del meriggio assolato;
era uno dei tanti, tutti uguali,
ore incessanti di torpore sbiadito,
di sogni appena abbozzati
e subito rinchiusi nella mente inaridita;
era la quotidiana follia di una solitudine
senza speranza, senza più dolore,
di una rassegnazione stanca,
di un uomo che aveva dimenticato se stesso.
I giorni dell'ozio
Fra vecchi libri e mobili tarlati
scende la malinconia del ricordo.
Cala lenta l'immagine di un amore
appena sbocciato, di un giorno d'estate
che il tempo non mi ha mai scordato.
Un sorriso lontano che riaffiora nella mente,
un bacio di cui mi sembra ancora di sentire il sapore.
Giorni troppo velocemente passati,
così distanti da questi di ozio inerte,
di polvere,
da cui poco a poco mi lascio sommergere.
(da "Percorsi espressivi")
Notturno
L'ultimo volo dei gabbiani al primo accendersi di stelle,
mentre lenta l'onda s'affanna a raggiungere la riva
e il vecchio faro lancia il suo raggio di luce
a illuminare stanche strisce di mare.
Scende la notte a rasserenare l'animo,
inebriato dalla malinconia per un altro giorno che è passato.
Ovunque
Una porta che si spalanca sulla mente,
un pensiero che guizza all'improvviso
in una plumbea giornata autunnale.
Come antiche saghe che colorano
di immaginario la realtà,
come un luccicante raggio di sole
nel mezzo di un temporale.
Nel fiore che s'apre all'alba
che fuga le tenebre,
nell'acqua pura di fonte
che rispecchia il mio viso.
Tale sei per me.
Ali
Ali che battono ritmicamente l'aria,
folti stormi che s'involano verso
il tepore di lontane mete,
a segnare il passaggio di stagione.
Già l'aria fresca del mattino
annuncia il nebbioso autunno,
le piogge incessanti e il declino della vita.
L'animo si intristisce, il cuore s'acquieta,
la mente invano segue il sogno di migrare.
Non ci sono più ali, le mete s'allontanano,
non c'è più voglia di volare.
Per chi non c'è più
Passeggiate lungo il fiume, vicino ai canneti gracidanti,
alle ninfee bianche assediate
da ingorde libellule,
un passo dopo l'altro
a parlar di noi,
una sosta al vecchio salice
a stringere i nostri corpi
in improvvisi abbracci.
Ricordi di un tempo passato,
di giornate che mai avevano fine,
di sogni ad occhi aperti,
in una stagione senza tempo
che solo l'improvviso gelo
di una mano ossuta poté troncare.
Ogni anno fioriscono le ninfee,
svolazzano le libellule,
ma il vecchio salice
piange un ramo
troppo presto spezzato.
Paesaggio nella nebbia
Scialbe nebbie scalano le colline
rosseggianti di trifoglio in fiore,
s'aprono allo sguardo piccoli borghi,
chiazze di pietra vetusta nel verde
umido delle valli, vecchie signore
che il tempo ha segnato senza intaccare
il tratto solenne e gentile.
Sul sagrato del tempio,
che intorno a sé tutto raccoglie,
risa gioiose di bimbi s'accompagnano al rintocco
della campana della prima messa.
Nulla è cambiato: l'orologio dell'antica
torre segna sempre la stessa ora,
muto custode della sacralità di questo incanto.
Dolce è la notte
Un respiro accanto che mi culla,
una mano che mi accarezza,
un piede che sotto le coperte
sfiora le mie gambe;
nel buio m'accorgo che i pensieri
fuggono, che le inconsce paure si
zittiscono, che in un mondo anonimo
c'è qualcuno accanto a me, per me.
Dolce è la notte.
Odissea
Lenzuola di bianco cotone,
che cullano il mio riposo
di uomo che la burrasca
ha disperso in mari lontani.
Come onde mi sospingono
a riva le tue mani,
a quell'approdo che invano
ho cercato nei giorni in cui
più forte soffiava il vento
delle memorie antiche.
E ora una brezza,
sussurrata con le tue parole,
ha sospinto le bianche vele
verso le chete acque
del presente ritrovato.
Scende la notte,
non più buia,
non più angosciosa:
hai calato finalmente
il sipario sul mio passato.
Parole
Parole, suoni articolati,
toni concitati, persuasivi,
strappi nel silenzio di ogni giorno,
si rincorrono l’una dietro l’altra,
si congiungono, s’acquietano
fino a morire d’oblio,
ma ci sono quelle che rimangono,
che si scolpiscono nella mente,
busti marmorei che ricordano
angosce e dolori, gioie e felicità.
Restano e ogni tanto par di nuovo
d’udirle, come un’eco soffusa,
ma talmente intensa che ricrea
quelle emozioni d’un tempo lontano,
ora così mai vicino.
Il dono
Rivedo il tuo silenzio, così espressivo,
quel dolore tanto intenso che solo
dagli occhi trapelava.
Mi sembra ancor di udire quel
lancinante urlo muto della diversità
che ti opprimeva.
Solo ora che ci hai lasciato ho capito
quanto grande sia stato il dono che ci
hai fatto:
un’amicizia sincera senza l’ invidia
per chi poteva vivere.
Dal passato
Come onde mute che si infrangono sulla riva
affluiscono le immagini dal passato,
fotografie che la mente sviluppa,
ripropone in un disordine cosmico,
sequenze ora vivide, ora artefatte.
E quando la commozione stringe la gola,
bruciano deformandosi come celluloide,
si rifugiano negli anfratti ignoti del cervello,
cenere su cenere della memoria inconscia.
Silenzio
Nulla, se non il battito dei cuori;
ha una sua melodia questo silenzio,
fatta di sguardi ammiccanti,
di labbra che si dischiudono,
si incontrano, si avvolgono.
I sensi avvertono una musica
che risuona solo dentro di noi.
E intorno sempre questo magico silenzio.
Sogno di una notte di fine estate
Sogno di una notte di fine estate,
le finestre appena accostate
sbattono nel temporale
che vince del tutto la calura.
Il rumore del tuono
s'accompagna alle visioni
di mani lunghe e affusolate
che m'attorniano ad accarezzare
i capelli mossi dal vento.
Mani ignote, unghie di rosso laccate,
profumi di donna, sospiri del cuore,
tutto che lasci pensare a una notte d'amore.
Ma le dita diventano artigli, le unghie rostri che
d'improvviso sulla pelle lasciano segni vermigli.
Donne del passato, amori troncati,
illusioni e delusioni si riaffacciano
a darmi quei tormenti del cuore da tempo sopiti.
Dalle vette silenti
Dalle vette silenti scende
freddo il vento dei ghiacciai,
s'addentra nelle valli,
penetra nei cuori,
a portar purezze sconosciute.
S'apre la vista su malghe fumanti,
su prati cosparsi di ranuncoli,
su cieli tersi animati da lunghi voli
di aquile all'intorno volteggianti.
Suona lontana una campana
e l'eco diffonde il richiamo
a una vita più umana.
Stelle
Gocce di luce nel buio della notte,
effimeri sogni di tutti gli amori,
tormenti dell’anima di un poeta,
già alla luce del giorno svaniscono
nella cruda realtà del vivere.
Suoni
Lontane carovane del deserto,
zoccoli che incedono su sabbie ardenti,
campane di chiese fra pascoli alpestri,
il vento che soffia fra gli alberi;
vive la terra, esisto anch'io
con il capo poggiato sul tuo petto,
cullato dal ritmico battito del tuo cuore.
Nel cuore
Un attimo, un ricordo
e s'alza la polvere del tempo:
immagini sbiadite che la mente
invano cerca di focalizzare,
in un turbinio di sensazioni,
di battiti accelerati.
Un giorno di tanti anni fa,
un sorriso che ti ha rapito,
un volto che appena rammenti,
ma l'emozione si ripete,
uguale, nitida e senza incertezze,
perché quella è rimasta nel cuore.
Dimmi, non dirmi
Dimmi che m'ami,
fammi sognare
una realtà che non sia
solo fantasia della mia mente.
Non dirmi nulla,
non svegliarmi
da questo sogno,
fa che si prolunghi
con il tuo silenzio
accanto a me,
solo per me.
Un sorriso
Uno sguardo, un sorriso, una carezza,
e dall'animo fugge ogni tristezza.
Invoco il tuo nome
Scende la sera e invoco il tuo nome,
fra lapislazzuli di cielo della tempesta
appena passata, pozzanghere fangose,
panni stesi grondanti d'acqua.
Un altro giorno che finisce,
oscurità che cala lenta sul letto
a illudere la presenza che non c'è,
a far sognare improbabili amplessi,
carezze d'un tempo ormai trascorso.
Scende la malinconia, fredda, inerte,
rimbalza fra il cuore e il cervello
e io invoco il tuo nome, un suono
che si perde nel deserto del mio cuore.
L'angelo dormiente
Nella notte oscura per un attimo ti ho visto,
raccolto su te stesso, sul pavimento,
accanto a me dormivi senza respiro,
proseguivi il mio sogno che solo
la pioggia di un temporale estivo
aveva troncato.
Fra bianche falesie, corrose dal mare,
s'alzava il canto delle onde fino
a raggiungere il cielo, imperlato di stelle.
E come una lama di luce rischiaravi a me
il cammino, i tuoi biondi boccoli splendenti,
le ali aperte a protegger la mia via,
fratello mio che da tanto mi accompagni.
Incredulo ti guardavo mentre mi facevi
cenno di seguirti lungo una galattica strada
di astri lucenti. Ma lo scroscio di pioggia
mi ha svegliato e mai potrò sapere la meta
di quel viaggio iniziato un giorno di maggio
di cinquantotto anni fa.
Al risveglio ho pensato che fosse solo un sogno,
ma nella penombra, accanto a me, una bianca
piuma mi guardava.
Febbre
Febbre che ardi in me, bruci senza fiamma,
corrodi l’animo mio, scavi solchi profondi
nella mente che corre sempre là.
Un solo sguardo chiedo, un battito di ciglia,
il segno che non ti sono sconosciuto.
Ti ho vista un giorno, ti rivedo sempre
come allora, dolce, leggiadra, incanto
dei miei sogni, presenza muta, immagine
tanto vagheggiata da non distinguer
più il giorno dalla notte.
In questo turbinio di passione
trascino la vita, fra torpore
e realtà, tra desiderio e tormento.
E la febbre cresce, divora, spezza
l’esile filo di un’esistenza inutile
senza te.
Quando parli
Quando parli, spazia la mia mente
fra valli verdeggianti e cime innevate,
tra laghi cristallini e marine solatie.
Ai miei orecchi le tue non son parole,
ma note per incanto composte;
fluiscono morbide in una continuità
di armonie che dolci si propagano
dall’aria fino al cuore, in un crescendo
di tempi, per culminare in una fuga
che mi trascina all’entusiasmo
di saperti mia.
Ricordi?
Ricordi i primi giorni del nostro amore?
Quegli sguardi infiniti, quei silenzi pieni di parole;
gli abbracci quasi violenti, il tocco leggero
delle mani che si incontravano,
la felicità che ci estraniava,
la vita ogni giorno sorridente.
Ecco, adesso che tutto è passato,
che ogni giorno è sempre più uguale,
restano solo sbiadite reminiscenze
di un amore che non sembra mai esistito.
Ricordi? No? Neppure io,
che vedo quel tempo come
la storia di due sconosciuti.
Il viaggio
Crepita appena il sottobosco
sotto i piedi che vagano
nei meandri intricati di felci e di arbusti.
E’ un viaggio che ci sembra lungo,
un continuo vagare nella semioscurità,
ma non è nulla rispetto al tempo immutabile,
una frazione d’istante, un piccolo soffio di vita
dal ricordo ancor più breve.
Giardino segreto
Il cupo infrangersi dei marosi sugli scogli
tormenta l’animo inquieto,
rimbomba fra gli anfratti della mente intorpidita,
spezza il filo esile della dubbiosa esistenza.
Rifugiarsi è d’obbligo allora in un giardino segreto,
rivedere le dolci immagini di una natura amica,
farsi cullare dal lento ritmo della risacca.
Fauni danzanti emergono dall’oscurità,
sorrisi antichi si aprono a squarciare il velo del silenzio,
gli occhi vedono oltre le immagini,
suona una musica senza strumenti
in questo mondo che è in noi.
Toscana
S’ode il respiro del mondo
in questa terra che accompagna
la mente oltre lo sguardo.
Il maestrale sferza i pini salmastri,
piega i cipressi, custodi viventi del passato;
arroccato su una collina un borgo
sovrasta l’immagine e par d’udire
il canto di una madonna innamorata,
fra echi di lazzi, risa di scherno e
clamori lontani di scontri d’arme.
Toscana, un quadro dipinto da mani sapienti,
uno scrigno di tesori immutati nel tempo,
una realtà che accompagna al sogno
senza che il risveglio inaridisca l’animo.
Mano nella mano
Di grazia vestita m'apparisti un giorno
di primavera; lieve scendesti lungo
la strada dell'amore a mostrarmi
per intero il cuore, senza nulla chiedere
se non d'esser colta come un fiore.
Estasiato ti ammirai, presi la tua mano
ed insieme camminammo, ed ancora
percorriamo, fra peschi in fiore e
torrenti d'acque cristalline, il sereno
sentiero del nostro amore.
Un amore
Come una rosa ti colsi
un giorno di tanti anni fa;
ma i tuoi aculei mi squarciarono,
tanto che ti lasciai cadere.
Il tempo è trascorso, le ferite
si sono richiuse, ma una spina
di una rosa ormai appassita
punge laggiù in fondo al cuore.
Lacrime
Si sciolgono in lacrime le nubi
a lavare le lordure del mondo;
lente, quasi pavide, scendono
dai miei occhi nel ricordo
di un’epoca felice.
Piccole gocce, di malinconia intrise,
emozioni di un cuore
che non sa rinunciare all’amore.
Il vento che è in me
L'eco di mille battaglie, il lugubre nitrito
di cavalli morenti, l'assordante silenzio
di corpi immoti nell'erba intrisa di sangue:
questo mi porta il vento che s'alza al
tramonto solo per me nel cupo bagliore
del sole, fra stormir di fronde nell'aria
che si rinfresca, pronta a rinnovare il domani.
Ed il sonno che lento mi prende riporta
ad epoche passate, a guerre combattute
nello sterile deserto della gloria, ad affanni
strazianti di vedove in gramaglie, a lacrime
inutilmente versate, ad amori troncati,
a sogni, come il mio, appena abbozzati.
L'ultimo soffio
Esplosione di immagini nelle tenebre
al ritmo lento che smorza poco a poco
il giorno che se ne va, ultimo soffio
di vitalità a racchiudere in se stessi
il breve tempo in quello lungo dell'eternità.
Aria di primavera
Ed ecco, che tra le brume mattutine,
il sole abbozza un timido sorriso,
s’alza lento dal lungo sonno
del gelido inverno, si scuote di dosso
la neve luccicante, e sbadigliando
allarga le braccia sulla terra ancor dormiente.
Lunghi rivoli d’acqua fredda scorrono
fra l’erba avvizzita, accarezzano gli esili
fili giallastri, rigenerano il vecchio
spirito della natura.
Soffia un’aria di primavera che addolcisce
il cuore, incanta come ogni anno gli occhi,
fa vibrare il corpo di una rinata voluttà
di vita, di gioia, d’amore.
Strade d’amore
Lungo le strade che prima percorrevo
senza meta le donne che incontravo
mi sorridevano, ma erano senza volto.
Passavano oltre e neppure mi volgevo;
ombre sconosciute dal caso lì portate.
Ma da quando ti ho conosciuta, nel
ripercorrere le stesse strade, tutte
le donne che incrocio sono uguali,
perché hanno il tuo volto.
L’amore Cinque lettere, una parola, una magia che nasce all’improvviso dal cuore, una luce accecante che toglie le tenebre, divampa, prorompe, esplode: è questo l’amore.
Un raggio di sole Le tenebre si squarciano all’improvviso e quello che prima gli occhi non vedevano appare chiaro ed immensamente bello. E’ un raggio di sole l’amore, un sentimento più forte di ogni emozione, più nobile di ogni pensiero, è l’apoteosi dell’esistenza. Patria Sei sempre nel mio cuore, ovunque un uomo soffra, nei deserti polverosi di animi inariditi, nelle baraccopoli olezzanti di morte, nelle discariche brulicanti di affamati, laddove la dignità è calpestata, l’umanità derisa, i sogni di un bambino spezzati all’alba; là ci sei tu ed io con te. Patria, un eterno territorio senza confini, perché tale è questo mondo, dove le uniche barriere sono feticci apposti dalla sete di potere. Notte di Natale Scende la notte e nel suo manto trapuntato di stelle tutto avvolge, scivola silenziosa su pianure di neve imbiancate, si insinua in boschi silenti di ghiaccio punteggiati, attende muta davanti alle finestre illuminate e poi, quando anche queste ultime luci si spengono, si squarcia a mezzanotte nel caldo amore di una lontana cometa. Il tuo ritorno Ore che non passano mai, assordanti di silenzio assoluto; le lancette sembrano girare all’indietro in questa attesa che dura da un’eternità. Se pur così vicino, tanto ancor lontano appare il giorno del tuo ritorno; batte forte il cuore, sovrasta la mente nel richiamo dell’amore. Una carezza Una carezza lieve, le dita che sfiorano la pelle, indugiano sul dorso della mano, trasmettono il fremito che le anima, un invisibile tremore che sale lungo il braccio e va dritto al cuore. Ah, che maestosa dolcezza è quest’atto d’amore. Il vento dell’est S’alza il vento dell’est, freddo, pungente, ma mi lascio avvolgere, aspiro a pieni polmoni l’aria gelida che mi parla di te. Lunghe attese, ricordi che riaffiorano, tutta una vita passata, gioie, dolori, nella speranza di ricominciare, di rivivere con me un tempo migliore. Soffia forte, mi scompagina i capelli, ma riesco ad udire le tue parole che porta con sé. Poche lettere, sussurrate, che provengono dal cuore e parlano d’amore. I giorni del silenzio La casa vuota risuona dell’assordante cupo rumore del silenzio. E’ un suono che non si sente, ma che si avverte con il cuore, un immobile, imperturbabile assolo di note mancanti. La mente corre a chi è lontana, mentre una fitta incruenta lacera l’anima, fa brillare gli occhi nel ricordo di chi si ama. Anche se non ci sei Mi è dolce chiudere gli occhi e ripensare al tuo sorriso, alla bocca che si apre in una tenue parentesi, a quei rossi capelli che attizzano in me il fuoco dell’amore. La mia mente spazia, va a ricordi recenti e passati, a tutto quanto mi rammenti di te. Ovunque ti vedo, sempre ti sento, la casa vuota risuona delle tue garrule risatine, emozioni, sentimenti che riverberano nel cuore, rasserenano lo spirito, addolciscono la struggente malinconia della lontananza. Serenata diurna Ecco, la pioggia è cessata e nel cielo terso si riaffaccia il sole ad asciugare il bucato della terra. S’alza intenso il profumo dell’erba bagnata, il ruscello ingrossato gorgoglia d’acqua striata da petali di fiori caduti, la lucertola si riavventura lungo il muro sbrecciato e fra due rami paziente il ragno rattoppa la tela imperlata da gocce tremolanti. Le formiche riprendono il loro frenetico cammino, il mio cuore rallenta il suo battito estasiato dal profondo mistero della natura, ove tutto si rinnova restando sempre uguale. Zampogne S’alza profondo un suono di zampogna nel freddo pomeriggio d’inverno; è una melodia antica, scritta nel cuore e non sul pentagramma; parla di case lontane, di boschi innevati, di una vita semplice e di stenti. Il messaggio viene portato all’orecchio pietoso, ma soprattutto all’animo languente del suonatore. Lunghi viaggi, transumanze della speranza, strade biancheggianti, notti passate all’addiaccio, uomini come noi, disposti ad offrire il loro cuore per scaldare il nostro, impenetrabile alla pietà. E tutto in cambio di qualche centesimo, obolo di una solidarietà ormai remota. Sensazioni Cerco i tuoi occhi, attendo il tuo sorriso, indovino i tuoi pensieri, voglio urlarti il mio amore, ma la voce mi si strozza in gola; è la gioia di saperti mia, l’emozione di appartenerti, sensazioni che traboccano dal cuore, dilagano nel mio corpo, inebriano la mia mente, zittiscono la mia voce, inumidiscono gli occhi, rischiarano il giorno di una nuova luce.
Armonie Scivola lenta sull’acqua la barca ed il tenue sciabordio accompagna il silenzio all’intorno, interrotto solo dal gracidar di rane e dal richiamo del cuculo innamorato, nascosto dai canneti appena mossi dal vento. S’ode lontana la campana della Pieve che chiama i fedeli all’incontro col Supremo, lievi rintocchi che esaltano le infinite perfette armonie della natura. Quel che resta dell’anno Cadono le foglie, un vento sottile e freddo dirada le prime brume del mattino, un sole pallido vivacchia in cielo, ombreggiato da lunghi stormi di migratori. Un altro anno sta per andarsene e lento s’assopisce nelle umide ore autunnali. I colori sbiadiscono, il verde dei prati ingiallisce, l’azzurro del cielo si fa diafano. Il ritmo rallenta in un anno che non vuol sentir ragioni per finire, ma le ombre si allungano, le ore di luce si accorciano, come sempre è stato. Ineluttabile, immutabile la vita scorre regolata dal tempo, ed anche per noi è l’autunno, una serena e tranquilla stagione da vivere con il medesimo amore, la stessa volontà, l’eguale appassionata partecipazione di sempre, in quel che resta dell’anno. Serenità M’è dolce la sera ritrovarmi nel tepore della casa, nel sorriso di chi con occhi amorevoli mi guarda, nell’abbraccio fremente di una donna innamorata. Serenità, semplice parola così lieve e gradevole solo a pronunciarla; così desiderata, raramente raggiunta, ancor più difficilmente conservata. E’ la consapevolezza di essere in pace con se stesso, di non dover più sognare, di amare ed essere egualmente riamato, è l’improvvisa leggerezza del vivere quotidiano, è la certezza di essere estremamente importante per te. Scritte sulla sabbia Due parole per te scritte sulla sabbia, semplici confessioni di un ragazzo che tanto tempo fa giocò all’amore. Ridesti, ma due lacrime spuntarono dagli occhi d’improvviso gioiosi. Passarono gli anni e mai più ti rividi, ma ieri la passeggiata in spiaggia, lungo il bagnasciuga, le ha ritrovate, scritte da chissà quale mano: “Ti amo” ed un cuore trafitto. Ho sorriso e due lacrime malinconiche hanno fatto capolino fra gli occhi, quando un’onda più lunga, come un colpo di spugna, le ha cancellate. Sole nero Angosce d’ogni giorno; ovunque guerre e violenze. Un attentato qua, un eccidio là: che senso ha vivere per fare la comparsa di un massacro. Pochi ordiscono le trame, molti le realizzano, tanti ne sono le vittime designate, ignoti, uomini come noi, di carne e di sangue, all’infausto destino soccombenti. E’ un’insensata corsa alla morte, un’esaltazione della stessa, e della vita non resta che il ricordo di un tempo brevemente tranquillo in cui non la si è mai apprezzata abbastanza. Cara amica Il ricordo è una nebbia che mi avvolge, da cui emergono immagini andate, sfocate o nitide, ma parte di me. E la tua, cara amica, riluce sempre, è una lampada tenue che diffonde il suo chiarore su di me, scioglie il mio cuore, mi rammenta solo giorni sereni, perché il dolore non era in te, che troppo presto sei andata. Dal profondo del cuore Piano piano, dolce e lieve, ha attecchito; coltivato dal tuo sorriso, alimentato dalle tue carezze è cresciuto forte e certo; ed ora è finalmente sbocciato questo amore che viene dal profondo del cuore. Come un fiore spalanca i suoi petali, ti ho aperto il mio animo e tu l’hai racchiuso nel palmo della mano. Immenso Come l’onda che si infrange sulla scogliera, come il vento che spazza via le nubi, come la luce del giorno che scaccia il buio della notte, così dal cuore prorompe il mio amore, tanto grande, tanto immenso che solo se tu volessi vedere, volessi capire, ne saresti stupita ed al tempo stesso l’accoglieresti in te. Tu sei Tu sei il sole che sorge il mattino, tu sei la luna che rischiara la notte, tu sei un fiore che continua a sbocciare, tu sei la brezza leggera che muove le foglie, tu sei il vento impetuoso che piega le messi, tu sei…, tu sei il mio grande, incommensurabile amore. Il trillo Guardo l’ora; il tempo non passa mai; attendo con ansia il trillo del campanello, una nota sola, ma che per me è una sinfonia, un concerto, una toccata e fuga, perché quel suono viene da lei, viene dalla donna che amo. Ecco; rimbomba nelle mie orecchie, scende veloce al mio cuore; dietro la porta c’è l’amore. Che cos’è la vita? Che cos’è la vita? Uno squarcio di luce nel buio, poi di nuovo oscurità e silenzi siderali. A te A te, apparsa come alba radiosa nella mia oscura notte, a te, sogno meraviglioso dopo tanti incubi, a te, così dolce, così tenera, così femmina, dono l’unica, incommensurabile e vera ricchezza: l’amore. Nulla più resterà Come una lama mi hai squarciato il cuore; giorni di felicità che mai più ritorneranno; aneliti di vita, emozioni intense, palpitazioni improvvise che mai potrò ancora provare; è finito un amore, poche lettere che significano la fine di una vita, di un sogno; anche il ricordo a poco a poco si spegnerà e di quello che fu un grande amore nulla più resterà. Il buio della notte Nel buio della notte ti cerco nel letto e non ti trovo, e allora rammento e dico: non è possibile. Il sonno invano ricerco; troppo forte è il mio amore per te. Che farò nella mia vita senza la tua presenza, senza il tuo sguardo sereno e radioso; quante parole non ti ho detto e quante cose avremmo potuto fare insieme. Che egoista che sono, talmente egoista da non pensare che ora finalmente non soffri più. Buona notte, amore mio, riposa e, se puoi, veglia su di me. Se un giorno la brezza mattutina mi dovesse accarezzare, questa non potrai essere che tu, lieve,dolce e appassionata. Buona notte, amore mio; dal 4 ottobre 2002 soffro io. Come la brezza Come la brezza della sera mi avvolge la tua voce, come il sole che sorge al mattino mi illumina il tuo sorriso; mi chiedo se sei vera, se può esistere a questo mondo qualcuno in cui sperare, di cui avere fiducia, qualcuno che mai tradirà. O forse sei solo un sogno, un sogno bellissimo, dal quale non mi voglio risvegliare. Chiunque tu sia, comunque tu sia, continua così e se mi tenderai la mano troverai subito la mia. Siamo a metà del giorno della vita ed il tramonto si avvicina; sarebbe meraviglioso vederlo insieme, sereni, consci di essere un’unica entità. E se Dio lo vorrà, il giorno in cui ci richiamerà saremo orgogliosi dell’ultima parte della nostra vita. Mi manchi Nel letto mi giro, stendo un braccio a cercarti, ma non ci sei; mi manchi, mi manchi tanto; ho bisogno del tuo sorriso, di quello sguardo che mi infonde tanta serenità. Se non ci fossi mai stata, sarebbe stato diverso; da quando ti ho conosciuta la mia vita è stata solo per te. Vedo le tue labbra, un’esile e tenera parentesi; ne ricordo il sapore, lo sento ancora; quanto vorrei appoggiare le mie sulle tue, stringerti a me, sentire i battiti del tuo cuore contro il mio. Non c’è ora, minuto o secondo che non pensi a te; amore mio, tesoro mio, senza di te non è vivere, senza di te non sono nulla, senza di te mi sento inutile. Conto i giorni che mi separano da te: troppi. Ti amo, sempre di più, ti desidero accanto a me. La sera, quando mi corico, vedo l’altra metà del letto vuota ed allora mi assale la malinconia e mi dico: forse, un giorno, lei verrà e sarà per me la felicità. Profondi come l’oceano Guardo i tuoi occhi e mi perdo; quanto sono profondi, profondi come l’oceano. Quello che tu non vuoi dirmi, quello che tu non riesci a dirmi lo leggo nei tuoi occhi. Vedo fiumi azzurri, cieli stellati, universi sconosciuti, speranze, sogni, sogni di una donna che ha tanto osato e che ora cerca la serenità dell’amore. E, poi, quasi nascosto, celato al mio sguardo, vedo me stesso ed allora una commozione senza fine mi pervade, ti stringo a me, appoggio le mie labbra sulle tue, e nei tuoi occhi non vedo più nulla, se non le lacrime che si uniscono alle mie. Sonno Ho sonno, ma non riesco a dormire; accade sempre più spesso che quando spengo la luce il buio sia sempre più popolato di ricordi, di immagini, di eventi vissuti nel tempo. Volti di gente che ora non c’è più, parenti, amici, mia moglie; mi guardano muti, con gli occhi fissi, come se il mio torto fosse quello di esserci ancora. Lentamente scivolo nel passato, rivedendo la mia vita, i momenti felici, quelli tristi, le occasioni perdute, gli errori commessi. Quei volti di gesso non hanno espressione, mi fissano vuoti: sono solo la proiezione del loro ricordo che porto nel cuore. Vorrei stringerli a me, ma si allontanano, svaniscono oltre le pareti della camera. Ho cinquantasei anni ed è come se fossi vissuto per niente; sono un vecchio solo che spera di tornare a vivere ora che ti ho conosciuto, donna da tanto tempo desiderata. Il passato è passato; il futuro sarà la mia vita con te. Ecco, si appesantiscono le palpebre, chiudo gli occhi, prendo sonno ed appari subito nei miei sogni. Ti guardo Da lontano sei venuta in una terra che non conoscevi, hai lasciato alle spalle la tua vita, il tuo passato, per entrare di colpo nella mia vita, io che mai avrei pensato che tu esistessi; Magadan, Ucraina, San Marino: quanto è stata lunga la tua strada, quanti ricordi, quante tristezze. Ed io, che mai mi sono mosso dal paese, non posso che inchinarmi di fronte a chi ha saputo scegliere il futuro. Ti guardo seduta con in grembo l’icona da te ricamata e mi auguro che tu possa ricamare anche la mia vita. Splende il sole E’ l’autunno, ma in cielo splende il sole; illumina le foglie avvizzite che coprono il suolo, riscalda il mio cuore che scoppia d’amore, mi mostra un mondo diverso nel quale non sono più solo perché ora ci sei tu; ed i suoi raggi provocano riflessi dorati sui tuoi capelli, rischiarano il tuo volto, accarezzano le tue labbra, baciano le tue spalle, scendono lunghi i fianchi, scivolano sul tuo seno. Come vorrei essere questo sole! Ti accarezzerei con il mio sguardo, indugerei sulle tue labbra, scioglierei il tuo cuore. Al prossimo appuntamento sarò il tuo sole, sbucherò fra le nubi, fugherò il buio, ti donerò tutto il mio calore, fermerò il tempo, ti mostrerò la bellezza di una vita in due. Ancora poco e per noi sempre splenderà il sole. E’ ritornata la primavera Ho riscoperto la gioventù, è ritornata la primavera; il mio cuore palpita, i miei sensi fremono; sogno, vagheggio, sono diventato anche un po’ geloso; penso proprio di essere innamorato di te; è una sensazione che ormai neppure ricordavo; ti penso continuamente, il tuo volto sorridente è sempre davanti ai miei occhi, la tua voce cristallina risuona nelle mie orecchie; il ricordo delle ore d’amore mi procura una gioia indicibile. Che bello a cinquant’anni ritornare ragazzino, dimenticare il passato spesso doloroso, pensare solo all’avvenire, sentire il mondo in pugno! Mi inebrio, volo con la mente e con il corpo, il tempo non esiste più. E’ come se fosse il primo amore. Le tue mani Sono delicate, lievi quando mi accarezzano, mi ricordano dei candidi fiocchi di neve. Mi piace baciarle, indugiare con le labbra sulle nocche appena pronunciate; desidero stringerle, sentire la flessione delle tue dita; amo osservarle a lungo; sono parte della mia donna, sono le tue mani. Scendono le stelle E’ notte ed alzo gli occhi al cielo; la luna mi guarda sorniona, quasi incredula della mia felicità; voglio urlare il tuo nome, desidero che anche lassù sappiano che il mio sogno meraviglioso si è realizzato. Ed ecco, in crescendo prorompe dal profondo del cuore il nome del mio amore; alzo le braccia al cielo e le stelle scendono ad accarezzarmi le dita. Il tempo non esiste più Quando sei con me mi sembra di essere in Paradiso; il tempo non esiste più, è come se le lancette dell’orologio si fossero fermate, come se il sole sempre splendesse alto in un cielo terso; la tua voce mi giunge alle orecchie ovattata e mi fa pensare a candide spiagge di mari tropicali, a vette innevate, a fiori che sbocciano in successione. Ti guardo e mi perdo nei tuoi occhi e, solo se accenni un sorriso, un brivido mi attraversa tutto il corpo. Mi dico “questa è la tua donna” e per la prima volta provo l’orgoglio di essere il tuo uomo. A volte neppure ascolto quello che dici: è troppa la gioia di stare con te, di amarti e di essere riamato. Mi sembra di toccare il cielo con le dita, ho la netta sensazione che vivere con te non sarà solo vivere, sarà un sogno stupendo calato nella realtà quotidiana. Lontani profumi di spezie In piedi sulla spiaggia guardo il mare spumeggiante ed il vento teso e secco avvolge il mio corpo. Il mio naso avverte lontani profumi di spezie, le mie orecchie odono il ritmico battito di tamburi, i miei occhi vedono isole lontane, scogliere scoscese, arenili di fine sabbia bianca, atolli corallini, un paradiso al quale forse mai potrò approdare. Due braccia, da dietro, si stringono a me; mi volto e vedo il tuo volto sorridente; è vano cercare altrove, è inutile sognare quei mondi lontani, perché il mio paradiso è qua. Si spengono le luci Si spengono le luci, la notte è ormai finita e già il chiarore dell’alba illumina le strade. Inizia un nuovo giorno; mi alzo e nella penombra ti vedo raggomitolata ed ancora addormentata. In silenzio ti guardo, attendo il tuo risveglio, quando aprendo gli occhi mi vedrai e mi sussurrerai “Buon Giorno, amore mio”. Solo allora avrò la certezza che anche questo giorno sarà meravigliosamente diverso dagli altri. Incantesimo S’alza la bruma mattutina ed appaiono i contorni sfocati di un mondo nuovo; s’odono i cinguettii degli uccelli che volano incontro ad uomini felici. Ovunque solo quiete e serenità; niente più odio, egoismo e sete di potere; tutto scorre fluido come se il tempo non esistesse. La parola pace non ha ormai più senso e l’unica forza rimasta agli umani è quella sublime dell’amore. La voce del mare La sabbia umida affonda sotto i nostri passi; il vento sibila, solleva le onde, mentre il cielo viene squarciato da saette serpeggianti. Un rumore fondo, intenso e rimbombante tutto avvolge: è la voce del mare in tempesta. Ma già all’orizzonte trapela fra le nubi la luce del sole, già si annuncia l’arcobaleno. Ci volgiamo all’indietro a cercare invano le nostre impronte che il mare ha cancellato. Ti stringo la mano ed insieme ci avviamo verso la vita. Musica Oh dolce musica che ti diffondi nell’aria, penetri nelle mie orecchie e giungi dritta al cuore. Mi evochi lontane scogliere, sferzate dal vento e dai marosi, verdi praterie punteggiate di pecore al pascolo. Immagino bianche strade serpeggianti in valli ascose, larici ombrosi che si protendono ad accogliermi. Mi vedo già ansante salire per sentieri costeggianti dirupi senza fondo e dissetarmi a ruscelli gorgoglianti. Tu entri nella stanza, mi prendi la mano, ti siedi accanto a me e nel profondo dei tuoi occhi scorgo noi due insieme cavalcare la fantasia di queste note. L’albero Ti ho visto nascere, uscire con tenacia dalla terra e protenderti verso il cielo. Quante primavere, quante nuove foglie, nidi accolti fra i tuoi rami, svolazzi di uccellini cinguettanti intorno a te. Hai visto nascere il sole, hai sospirato al suo tramonto, ti sei piegato al vento freddo dell’inverno, mi hai offerto la tua ombra nella calura dell’estate, sei stato il compagno silenzioso di una vita. Ed ora vederti rinsecchito, quasi spoglio, mi ricorda che anche per me il tempo è passato e che ormai si avvicina per entrambi il ritorno alla terra. Cari cipressi Allineati lungo la bianca strada, spruzzati di polvere, osservate l’ultimo viaggio degli umani, siete il simbolo della vita che continua; anni dopo anni indicate a noi poveri mortali il luogo dell’estremo riposo. Il vento vi piega, il sole vi accalora, piegate le vostre chiome, ma siete sempre lì, cari cipressi, estremo saluto della vita. Il trionfo dell’odio Giace abbandonato nel campo l’aratro, mentre ratti impazziti si affannano a cercare il riparo fra le zolle. Le madri volgono sgomente gli occhi al cielo, stringendo al seno i pargoli piangenti. Un vento secco e caldo percuote la pianura, sconvolge il cielo oscurato da plumbei nembi. Una colomba trafitta si avvita, mentre all’orizzonte riverbera il rosso fungo dell’apocalisse. L’alito del tempo Soffia su di noi l’alito del tempo, gli anni sono anni, ma noi, mio dolce amore, ci teniamo per mano, incamminandoci con passo sicuro e leggero verso la radiosa luce dell’eternità. Qualche cosa è cambiata Il mondo che ci circonda non è così come appare, ma come noi lo vediamo; un lungo periodo di dolore mi ha mostrato l’aspetto angosciante della vita, una realtà non dissimile all’incubo di tante notti. Ma ora che qualcuno ha voluto associare la mia vita alla sua, ora che il sorriso è riapparso nei miei occhi per tanto tempo malinconici, tutto mi sembra diverso ed il mondo che tanto ho rifiutato voglio raccogliere nel mio cuore. Eh sì, qualche cosa è cambiata: in me è ritornato l’amore. Dov’eri Dov’eri quando più avevo bisogno di te? Perché sei rimasta nascosta alla mia vista e non hai sentito la mia disperazione? Certo, tu non sapevi della mia esistenza, come io ignoravo la tua. Si vede che nel libro del tempo era scritto che solo provando un immenso dolore avrei potuto apprezzare la felicità che tu ora mi dai. Vorrei Vorrei essere un pittore per ritrarre il tuo volto, vorrei essere un musicista per dedicarti una canzone, vorrei essere la brezza per scivolare fra i tuoi capelli, vorrei essere il tempo per non farti mai invecchiare. Vorrei tante cose per te, ma sono un comune mortale che più del suo amore non può darti. Non lo so Vivo in un mondo di fantasia, ove la realtà assume i contorni che desidera il mio cuore; oppure sono nella realtà, una realtà talmente bella che mi sembra di sognare. Qual è la verità? Non lo so, e non m’importa, perché da quando sei con me non potrei desiderare una vita migliore. Che senso ha? Un verme si contorce nella polvere, poco più in là la mano fremente di un ragazzo indugia fra i seni di una giovinetta. In un letto un vecchio disfatto esala il suo ultimo respiro, mentre rompe il silenzio il primo vagito di una nuova vita. I prati si ricoprono di fiori che si piegano al vento; un frutto cade dalla pianta a marcire sulla terra. Qua sorge il sole, là tramonta; alla luce del giorno subentra il buio della notte. Serenata notturna Nel buio della stanza, ad occhi aperti, cullato dal tuo respiro, ti vedo alla luce del mio cuore. E’ uno scrigno che si apre, sono verità, desideri nascosti che prorompono e si librano nell’aria. Quello che sono stati sogni ora sono realtà, una realtà che posso toccare con mano sfiorando il tuo viso sereno, stringendoti a me, indugiando con le dita fra i tuoi rossi capelli. Ed il tuo respiro, ritmico e pacato, è musica per le mie orecchie, è la serenata notturna che solo io posso ascoltare. No No, non è possibile accettare un mondo ove la violenza impera sovrana, ove l’odio è il sentimento che prevale.
No, non è ammissibile che si muoia per droga, che i più non abbiano ideali, ma solo il desiderio sfrenato di avere tutto senza dare nulla.
No, non riesco a comprendere perché i buoni sentimenti, la coscienza debbano essere celati, quasi fossero motivo di vergogna.
No, non dico di no a questo mondo, perché ne faccio parte e perché è possibile modificarlo, purché lo si voglia e l’amore sia in noi. Migrazioni Con i primi tepori arrivano dalle lontane terre del sud; stormi sempre più folti si stagliano nell’azzurro del cielo; li avevo salutati nelle prime brume dell’autunno, mentre s’affrettavano verso le mete da sempre conosciute. E’ tempo di migrare, mi ero detto, mentre il cuore si raffreddava al pensiero dell’imminente inverno. E’ tempo di tornare, ora sussurro, nell’aria cristallina dell’avanzante primavera, con l’entusiasmo della vita che ricomincia, non più solo, insieme a chi mi ama. Aspettando l’alba Già sono sveglio ed è ancora notte; pensieri si affardellano nella mia mente: ricordi di un tempo passato che riaffiorano come d’incanto accompagnati da brividi di freddo. E’ tutta la mia vita che scorre davanti a me, immagini sfocate che reclamano di uscire dall’oblio in cui inconsciamente le ho cacciate. E’ un senso di paura che mi assale, il timore di scoprire errori e lacune ormai sepolte. Ed allora più forte emerge il ricordo delle ultime ore trascorse, degli abbracci e delle carezze scambiate. Le mie dita che si insinuano nei tuoi rossi capelli, il mio corpo stretto al tuo, la felicità di appartenerti scivolano sulle curve del tempo, riempiono la stanza, soffocano le paure. E nel momento in cui l’estasi mi pervade s’ode lontano il canto del gallo: è ormai l’alba, ma ora posso dormire, perché ho ritrovato il mio tempo. Mani Mani che si sfiorano, che si uniscono, che danzano vorticosamente; mani che premono sul petto, a ricacciare il cuore che impazzisce; mani che scivolano sui capelli, che indugiano sul collo; mani che accarezzano il viso, che si soffermano sulle labbra; mani che si chinano a raccogliere un fiore…per te. La nostra vita E’ l’unica, autentica ricchezza di cui disponiamo; non gettiamola alle ortiche, difendiamola, coltiviamola; un dono così prezioso e ineguagliabile merita di essere utilizzato, di essere speso fino in fondo, perché poi non avremo la possibilità di averne un altro. Non si potrà mai apprezzarlo veramente come quando si sta per perderlo, perché si tratta della nostra vita. Ieri, una vita E’ trascorso il tempo dei giochi, delle gioiose serate all’aria aperta, dei sogni da sveglio, del cuore che palpita, delle emozioni ripetute, delle delusioni sopite. Inutile voltarsi, è un tempo che non tornerà; lo sguardo è per il presente e al futuro è meglio non pensare.Dove comincia il giorno Là voglio andare, dove comincia il giorno, e correre veloce indietro nel tempo, riessere all’alba della mia vita. Ripercorrerei i solchi del tempo, libero da laccioli, non condizionato da questo mondo che nell’illusione di una libertà effimera ti soffoca, ti fa credere di essere felice di non esserlo. Ma è il mio mondo, di cui son parte, piccolo ingranaggio che stritola e si stritola, senza un fine, lasciata ogni speranza, nessun sentimento, nessuna pietà; mi resta solo il sogno, che al levar del sole svanisce.Nostalgia Il primo giorno di scuola a sei anni: l’emozione di entrare nella vita. Il giorno della laurea: la certezza della fine della giovinezza. Il primo bacio: un incerto ricordo soffocato da un’emozione mai provata. L’ultimo giorno di lavoro: tanti abbracci a lenire la melanconia di chi sa che non ha più nulla da dare. Il giorno che ti ho vista per la prima volta: il ricordo dell’emozione del primo bacio da giovane, la certezza che ho ancora tanto da dare.Che cos’è? Che cos’è un cuore senza un altro cuore? E’ un povero cane randagio che si trascina senza meta e senza padrone. Che cos’è un uomo senza amore? E’ un albero che invecchia più del tempo, che lascia cadere le foglie, che si contorce al caldo dell’estate ed al freddo dell’inverno, che muore prima dentro che fuori. Che cosa sarei senza di te? Un’anima persa, un relitto alla deriva, un cane randagio, un albero rinsecchito.Questo sei per me Fresche acque che scorrono intorno a me, il silenzio solenne di una verde vallata, il sole che s’affaccia sul mondo, una notte quieta piena di stelle, la felicità di vivere, la serenità di ogni giorno: questo sei per me.Una stagione morta? In quest’autunno che m’accompagna verso la notte colgo, ogni giorno che passa, le bellezze della vita. Ciò che prima mi appariva scontato e solito si colora di una luce nuova, di un’atmosfera ovattata; giungono attutiti i rumori del mondo, lenti si fanno i passi, il piacere di essere assaporo a lunghe sorsate. Una stagione morta? No, una stagione viva, dolce e solenne, dove l’amore è sensazioni lievi, dolci abbandoni, e fatti di ogni giorno, occhi che si illuminano per un istante, mani che si sfiorano, infinita pace dell’animaInfanzia rubata E’ venuto da lontano per stendere la mano agli incroci cittadini, per lavare i parabrezza delle auto, per cedere il suo corpo, per rubare nelle case, schiavo in un mondo di liberi che ignorano il valore che lui ha perso. L’innocenza con cui è nato gli è stata sottratta, è l’ultimo anello di una catena che lega tutti gli uomini. Non sarà più sé stesso, perché ha subito il furto peggiore: gli hanno rubato l’infanzia e con essa tutte le speranze di una vita. Anima persa Ci sono stati i giorni dell’angoscia; ore ed ore di rabbia, di cieco furore, e poi, e poi le calde lacrime che mi rigavano il volto, lo scoramento che mi avvolgeva dall’alba al tramonto, la solitudine in mezzo a tanta gente che viveva ed io invece mi sentivo morto dentro. Dov’eri andata, ti eri perduta anima mia in questo turbinio di emozioni? Ti ho cercata, volevo il tuo conforto, desideravo che tu trasmettessi al mio cuore inaridito quella linfa di sentimenti che hai sempre in te. Mi hai lasciato, invece, a soffrire il dolore di vedermi così, senza più amore, un albero travolto dalla bufera, piegato e dalle foglie ingiallite. Poi, un giorno ho incontrato lei e d’incanto sei riapparsa, mi hai fatto vibrare il cuore, mi hai fatto capire che in me era di nuovo sbocciato l’amore. Il brusio della natura Nella quiete del meriggio assolato s’alza il rauco gracidio delle rane che sguazzano nell’acqua melmosa dello stagno; un fenicottero, impassibile, marmoreo, sonnecchia fra i fior di loto. Non un filo d’aria, non una voce che stride, ma solo il meraviglioso brusio delle mille voci della natura. E’ un concerto dalle risonanze perfette, un adagio che invoglia ad assopirsi, a sognare volti di umani sorridenti, cieli splendenti a cornice di vette bianche di ghiaccio eterno, girotondi festosi di bambini, immagini calde di un mondo come vorremmo sempre che fosse. - Da “L’uomo e la natura” - Perché la guerra Nefasto fu il giorno in cui Caino uccise Abele; secoli di storia che non insegnano nulla all’uomo; la guerra non è una necessità, è un malessere sempre presente in noi, è la violenza che giunge dalla coscienza di non essere immortali, dal desiderio di decidere per altri il corso della vita. E questo rafforza in noi la convinzione che non ci può essere pace senza guerra, che dalla violenza è possibile sentire appagato il nostro eterno sconforto del sapere che a tutto c’è un termine. L’ultimo volo Correva sull’acqua, dispiegando le ali, poi lentamente prese quota, seguendo le onde del vento. Maestoso sorvolò il canneto, ma uno sparo all’improvviso lo fece scivolare d’ala, quell’ala spezzata che invano tentò di raddrizzare. S’avvitò, poi precipitò verso l’acqua appena increspata. Un tonfo, schizzi di gocce all’intorno, poi tutto di nuovo fu quiete. Così accadde, così senza un perché, senza una ragione, si concluse l’ultimo volo di un leggiadro airone. (da “L’uomo e la natura”) Che cosa credevi L’amore non è solo gioia, felicità, frenesia di vivere: è passione, spesso irragionevole, ed ecco che allora oscuro appare il timore di perderlo. Ti fidi di lei, è tutto per te, ma basta uno sguardo non ricambiato, una parola detta a caso che ti si contorce l’animo. E ti sale dal cuore l’angoscia, ti interroghi invano, ti aggrappi disperato al ricordo dei giorni di serenità. Che cosa credevi, che cosa pensavi; l’amore è felicità e sofferenza insieme, e fino a che queste durano mai finirà. Canzone per un amore sbocciato Nell’aria cristallina s’apre una rosa al primo sole, si schiude la tua bocca al mio bacio; la brezza leggera accarezza l’erba fresca di rugiada, la mia mano indugia sulla tua serica pelle; le prime ombre si rincorrono, si fondono; ecco, anche le nostre sono diventate una sola, mentre ti stringo forte a me e ti sussurro: la mia vita, sei la mia vita, e nulla più. C’erano giorni C’erano giorni in cui il tempo non passava mai, lunghe ore uguali, disperate, angosce a stento celate, il letto vuoto, la casa muta, la mente errante, odori di cucina indefinibili, cene frettolose senza fame, albe assonnate dopo estenuanti notti inquiete, polvere nebbiosa che tutto avvolgeva ed in cui vagavo senza uno scopo, senza una meta. Ora ci sono giorni in cui non mi accorgo del trascorrere del tempo, se non quando il mattino attendo trepidante il tuo risveglio.La lacrima Spunta nell’occhio destro, scivola lenta lungo i bordi del naso, prende forza, velocità, aggira la parentesi della bocca, si ferma un attimo sul mento, indecisa, poi si stacca, ma non giunge a terra; la raccolgo nel palmo della mano, la guardo mentre si distende, vorrei che rimanesse sempre una perla del tuo cuore, perché quella lacrima è solo per me.Sussurri e grida Spira una brezza lieve nel cielo sereno dell’anima, ma quando s’alza il vento del ricordo scroscia la pioggia di lacrime nel tumulto del cuore.Sempre tu Riflessi del sole nei tuoi capelli, le stelle che brillano nel cielo blu, fiori appena sbocciati nel silente prato dell’alpe, lontani suoni di carovane, pioggia che fugge la calura, che riporta la vita in una terra inaridita, e sempre tu dinanzi agli occhi miei. Vecchio cuore Nel tempo che passa scandisci i momenti, battiti ritmici, a volte forsennati, più spesso a rilento; scrigno di emozioni, di dolori, di gioie profonde e di strazi soffocati, testimone e protagonista di tutta una vita; e pure adesso che gli anni ti pesano hai ancora la forza di cantare di gioia quando avverti il calore della sua mano, che la notte indugia, lieve, silenziosa sul petto mio che ti racchiude. Riflessi negli occhi di un vecchio Quasi dormiente sul divano attende il lento finire del giorno, nel sole che ravviva i colori del buio che avvolge la stanza. Squilla il telefono “Papà, come stai”, e s’aprono gli occhi di fronte a scenari nascosti, a ricordi lontani ed a lungo sopiti. Tutta una vita in pochi secondi, poi il telefono tace e le palpebre stanche richiudono gli occhi nel sole che muore. Ho fatto tanta strada Eccomi, sono arrivato; ho fatto tanta strada, ma per te andrei in capo al mondo, per te fuggirei, lascerei quella che è stata la mia vita. Ora che sono davanti a te non riesco più a dire nulla; sono assetato, assetato d’amore. Calma, ti prego, questa sete; basta poco: il tuo sorriso ed un bacio, un bacio lieve sulle mie labbra ed avrò la certezza che il mio lungo viaggio è terminato. Chiuso per ferie C’è una piazza ove ciascuno può apparire e dir la sua, aprire il cuore, confessare i suoi sentimenti, raccontar le sue più intime emozioni. Ogni giorno ci si trova, ci si legge, si impara di più da questi incontri che da tutte le esperienze d’una vita. Un solo movente: la fantasia; un solo scopo: la poesia. Si attende la sera la nuova riunione per provare ogni volta la stessa emozione. Ma siamo in estate, l’agosto è ormai vicino, ed anche sulla piazza c’è appeso un cartello: chiuso per ferie. Si scuote la testa, dall’evasione brusco è il ritorno alla realtà di ogni giorno. E’ giusto il riposo di chi è padrone della piazza ed è anche giusto che il cuore ritorni dentro il corpo, anche se solo per poco, affinché compresso, in tumulto, alla riapertura senta più forte l’emozione nel leggere le dolci parole che lo riempiono d’amore. Scende la pioggia Scende lenta la pioggia ed una goccia sperduta si posa sulla mano. Riflessa in essa la mia immagine vacillante, racchiusa in un mondo ove tutto è ciò che appare. La goccia, tremula, si muove, scivola sul palmo, precipita al suolo; cerco lo specchio, guardo, ma non vedo che sogni lontani, da tempo cancellati dal mio mondo. Canto d’estate S’alza il sole sulla pianura accaldata e nel silenzio s’ode lontano il canto del gallo. S’accende un nuovo giorno sotto un cielo lindo, fra gatti tesi a spiare fra le foglie opache della siepe lucertole infreddolite ed assetate di calore. Inizia il canto delle cicale, lungo, interminabile, a rendere più acuto il silenzio. Ronzii di mosche fastidiose, frusciare di serpi fra l’erba giallastra, ragnatele semi invisibili, in cui si dibattono i primi insetti della giornata. Non un alito di vento; solo, sommesso, lieve, il tuo respiro accanto a me; una sola nota, un accordo melodioso, che spinge il mio animo a librarsi nell’aria, a sorvolare valli verdeggianti, cascate spumose, cime solo sognate; poco a poco arrivo a toccare il cielo e da là ti guardo: dormi ed il tuo volto sereno , dolce, composto riflette il mio; ecco, sono finalmente in pace con me stesso. Gloria Nella quiete della sera ritrovo il tempo andato, immagini della mia lontana gioventù e fra queste nitida emerge la tua. Ti rivedo con le treccine fermate dai fiocchetti rosa, le lentiggini intorno al nasino all’insù, gli occhialini che non amavi portare perché velavano i tuoi grandi occhi blu, la bocca sempre aperta nel sorriso innocente della prima pubertà. Gloria, dove sei? Tanto tempo è passato, non sarai più come allora, gli anni avranno sovrastato anche te, primo timido amore di un bambino che in pantaloncini corti sognava di fare l’adulto, non sapendo che l’età più bella era quella; nessuna passione, nessuna illusione, ma solo l’inconsapevole piacere di giocare all’amore dei grandi con la dolce spensieratezza ed ingenuità di chi sta per affacciarsi alla vita. Nebbia Nebbia silente che tutto avvolgi, che l’umana realtà celi allo sguardo melanconico di chi attende, apriti poco a poco e fammi scorgere l’immagine dolente del mio animo, scivola via dal cuore, fa ritornare in me la speranza e l’amore.
D'azzurro
D'azzurro è il cielo che ci guarda
in questo pomeriggio di sensi risvegliati,
di antichi ardori come per incanto riapparsi.
D'azzurro è il mare che ci lambisce i piedi
affondati nella sabbia bagnata,
mentre abbracciati ci lasciamo accarezzare dal vento.
D'azzurro sono i tuoi occhi che incantati
s'incontrano con i miei, mai così vividi
come in questo magico momento d'amore.
D'azzurro sono i ricordi di tempo fa,
di un sentimento all'improvviso nato
e che continua a farci sognare.
Il poeta
Il poeta vede a occhi chiusi,
attira su di sé tutta la polvere del mondo
e la trasforma in parole scintillanti d'amore,
in visioni che anche gli altri possano ammirare.
Concretizza sogni che solo gli animi puri
riescono a ideare,
e quando ha risvegliato il cuore della gente,
silenzioso ritorna nell'ombra del suo tempo.
Minuetto
Scoccano le ore,
girano le lancette,
la luce segue all'oscurità.
Il tempo sembra passare in fretta,
ogni istante diverso dall'altro,
ma nulla cambia.
Niente trascorre
nell'infinito dell'immenso.
Foglie
Con le prime nebbie avvizziscono,
si stempera il verde delle speranze dell'anno
nel giallo che la pioggia opacizza.
Si contorcono gli ideali di una primavera
vissuta ormai solo come ricordo
lontano di una stagione per sempre finita.
E come le foglie inerti, che si staccano
e ritornano alla terra, inutili e spezzati
i sogni di gioventù lasciano l'animo
e muoiono nella solitudine
di un giorno che troppo veloce si spegne.
Della perduta mente
Anabasi dentro quel che resta di una mente
che il dolore della perdita ha sconvolto.
Ricordi che si affacciano improvvisi
e che rivivono reali nella loro irrealtà.
Ci sono giorni che muta mi guardi
mentre ti parlo, sei lì con me,
ma le mie braccia stringono l'aria crudele
di una verità che mai vorrò ammettere.
Ti sciogli i capelli, ti volti e sorridi,
uno sguardo che mi ha incantato,
un sogno anche ora che invano
mi protendo a cercare l'illusione
di un amore ormai tramontato.
Adagio
Spunta dal cuore,
si libra leggero nell'aria,
s'unisce a note lontane,
ad acque spumeggianti,
ad albe incandescenti.
Questo è il mio desiderio d'amore,
un senso di pace infinita,
una musica lenta e soave
che s'accompagna al battito del cuore.
In cielo
Nuvolette punteggianti il cielo,
si rincorrono, si urtano,
si uniscono in un ultimo amplesso,
per sciogliersi poi in lacrime d'amore.
Rapsodia
Nella notte stellata un suono lontano
risveglia il dormiente, musica lieve
di antichi canti popolari,
semplici note che accompagnano
danze in una balera di periferia.
S'accendono gli occhi ai ricordi
di tempi passati, ad amori appena abbozzati,
si scuote la testa, mentre cala nuovamente
il sonno a interrompere la rapsodia di una vita.
Il poeta cieco
Non c'è che buio intorno a lui,
tenebre fitte senza speranza,
ma vede più degli altri:
immagini sconosciute,
vibranti d'amore,
pensieri nascosti,
sentimenti intensi,
emozioni traboccanti;
perché lui vede col cuore.
L'ultimo bacio
Serra la mia mano, tieniti stretta a me,
non fuggire da un sogno che non è;
vedo il tuo volto distrutto e
ricordo quel viso che tanto mi incantò,
anni di vita insieme trascorsa,
una felicità solo dentro di noi,
il tempo che passa implacabile.
Serra la mia mano, tieniti stretta a me,
ma già vedo le tue lacrime, il tuo dolore,
mentre ti lascio con l'ultimo desiderio di un bacio.
Nel vento
Ascoltai un tempo il vento che sussurrava
lontane parole di un mondo passato,
canti gioiosi di bimbi nel suono
di mille zampogne, di una terra
dove fiorivano le speranze e dove
anche i sogni diventavano realtà.
Nell’aria ora immobile risuonano
solo le peane della menzogna,
trombe squillanti che intorpidiscono
la mente, cancellano il ricordo,
annichiliscono il presente.
Non c’è più tempo, non c’è più vita,
e la speranza è una parola dal significato
ormai dimenticato in questo mondo inaridito.
Vele d’inverno
Sull’albero, spoglio, sonnecchia un gabbiano,
mentre lenta s’adagia la neve sulla tolda.
Soffia freddo il vento dell’inverno
fra le funi penzolanti, disarmate
dalle candide vele, a riposo sottocoperta.
Già passato è il ricordo della bella estate,
del caldo scirocco a cui aperte
si sono, ben tese ad assaporare
il profumo di lidi assolati ormai lontani.
Fiore di pesco
Fluenti, di seta i capelli,
occhi innocenti senza fondo,
il nasino impertinente all’insù,
ma la bocca del fiore di pesco
aveva il colore, labbra
morbide desiderose d’amore.
E nell’autunno, che anche per te
è al fin venuto, non resta
che il ricordo d’un bacio lontano,
di un momento di sogno
affondato nel cuore.
Note d'amore
S'alzano soavi, escono dal cuore,
sovrastano la mente,
abbattono le convenzioni,
ignorano la realtà,
cancellano il tempo.
Sempre più alte,
intrepidi e ansanti,
si rincorrono
queste note d'amore.
Il tempo
Il ricordo come un vento impetuoso
solleva la povere del tempo,
fa emergere immagini sbiadite,
scava nel profondo del cervello,
riducendo il presente a
un effimero istante della vita.
Che sono?
Sogno un mondo sereno,
ricco di risa di bimbi,
di mani intrecciate,
di stomaci ben sazi,
di giorni di pace.
Che forse sono un visionario?
Sogno parole che si rincorrono
come note musicali,
sentimenti che si stampano su un foglio,
emozioni che si propagano all'infinito.
Che forse sono un poeta?
Sogno lo sguardo dolce
di una donna che riscalda il mio cuore,
parole dolci che pronuncia solo per me,
mani che si appoggiano leggere sul mio petto.
Che forse sono innamorato?
Sogno e non sogno;
e se apro gli occhi che vedrò?
Il tuo sorriso, che è tutto per me.
Ricordo
Sogno di un’immagine riflessa
nello specchio della mente;
il tempo ha smussato i tuoi contorni,
il ricordo diventa sempre più incerto,
ma nitido resta quel sorriso
che ancor oggi mi apre il cuore.
Sera
Come falene attratte dalla luce
svolazzano i pensieri della giornata,
per poi disperdersi nell’opprimente buio,
soffocati dall’alito del tempo andato.
Al calar della sera
La mano trema nell’accarezzare
il pensiero di un lontano amore,
rifugiato nei ricordi del vecchio cuore.
Il tempo attenua,
smussa il dolore di una perdita,
ma la tua immagine chiara riaffiora
quando al calar della sera
s’avvicina il buio dell’ultima lunga notte.
Maremma
Profumi di ginestre avvolgono l'animo
come la brezza che s'alza al tramonto;
un cavallo scalcia sulla spiaggia fra
legni salmastri portati dal mare,
mentre un buttero appoggiato
al tronco di un pino si assopisce
nell'estasi di un mondo incantato.
Pomeriggi assolati
Sole implacabile, terra riarsa,
un lontano frinir di cicale;
nel buio della camera,
fra il torpore del pomeriggio
e l'ansia di liberarsi dalla calura,
insegue lo sguardo lontane chimere,
sogni del passato che riaffiorano
nell'ozio indolente dell'estate
e che subito si spengono soffocati
dall'arsura dell'animo
da tempo avvizzito.
Melodia
Soave, limpida sale dal cuore,
è dolce questa tua melodia d'amore.
Non una nota si ode nell'aria,
ma la luce che brilla nei tuoi occhi
è un crescendo di emozioni che
mi avviluppano, sensazioni intense
che si propagano nell'aria, rimbalzano
fra gli oscuri meandri della mente,
illuminano di calda luce il pensiero
che lento sorge per prorompere
in un unico grido muto che rimbomba
nel mio cuore: questo è amore!
La Sirena
Squame appena orlate di bianca spuma
rilucono sullo scoglio bordato
dall'azzurro del mare,
mentre stridii di gabbiani
coprono il suono melodioso della risacca.
Irraggiungibile, se pur così vicina,
sorride la sirena dei miei sogni,
immagine eterea che al protender
della mia mano scivola fra i flutti
e ritorna negli abissi.
Affondo con rabbia le dita nella sabbia bagnata
e subito le ritraggo:
sull'indice risplende una squama,
ma forse è solo una piccola,
amara lacrima dei miei occhi.
Innamoramento
Batte forte il cuore a quel sorriso
che illumina il tuo volto
e rischiara la mia vita.
E’ una gioia intensa che
dagli occhi traspare;
due sguardi che si incontrano
e muti parlano d’amore,
onde cerebrali che si propagano,
si accavallano, si uniscono,
si fondono in un unico pensiero.
E i battiti rallentano,
sembrano assopirsi
nell’incanto di un momento
più lungo dell’eternità.
Il primo bacio
Nel caldo d’estate, un pomeriggio assolato,
all’ombra delle vecchie querce,
stesi sull’erba anelante di pioggia,
soffocante d’arsura,
le nostre labbra s’incontrarono.
E una brezza leggera s’impadronì di noi,
ci avvolse profumante di cime lontane,
di ghiacciai silenti, di cieli tersi e d’azzurri,
di sogni dolci,
in un mondo sereno quale mai poi fu.
Estasi
Lo sguardo assorto, un fremito intenso
fermato nell’istante del palpito più accentuato;
raggi di luce a sprazzi guizzanti disegnano
il contorno della tua immagine fissa
negli occhi miei estatici;
la tua mano scivola lieve sui miei radi capelli
ed un brivido fugace scardina le porte del mio cuore.
Parole smarrite
Sono scomparse, rapite dal vento,
le parole che un tempo sono sgorgate
per un amore ormai finito.
Disseminate nell’ignoto terreno dell’oblio,
sono tante piccole croci senza nome,
senza più fiori, né lacrime.
La musica del mare
Scivola lenta l'onda sulla superficie
venata dalla polvere di luna;
nella calma della notte è roca la
voce di questo mare che muore
e rinasce contro ogni sponda,
un sommesso brusio, un rantolo sordo,
cui segue il sospiro della vita.
Il cielo sta a guardare e s'illumina
di stelle a far sognare anche il mare.
Inno all’amore
Accendere le stelle a una a una,
mentre si afferra una cometa per la coda
e calde lacrime di gioia fecondano la
terra riarsa da ignobili speculazioni dell’anima.
Galoppare con il cuore nelle infinite pianure del cielo,
sorvolare il quotidiano malessere dell’esistenza,
lontano da ogni tempo, vicino al senso che
regola ogni cosa e presiede alla vita.
Sciogliere il secco ghiaccio dell’ipocrisia,
lasciando da parte se stessi ed essendo tutti
insieme parte di noi,
sorridere all’immensa bellezza del vivere finalmente in pace.
Soli
Sofferenze mute, angeli con le ali strappate,
soli in mezzo alla moltitudine vociante,
si contorcono come i fuscelli divorati dal fuoco,
cercano disperatamente una mano amica,
un cuore generoso, una speranza di vita.
E più il tempo passa, maggiore è la macerazione
per un sogno che non diventerà mai realtà.
Sabbia
Vortici si accaniscono nella mente,
vana ricerca della mia identità
attraverso immagini del passato.
E’ tutta polvere, impalpabile,
che cela l’angoscia di una verità
e, placata la tempesta, non resta che sabbia.
Ricordo di un amore
Un segno hai lasciato nel mio cuore;
il tuo sorriso dolce, le tue parole
che mi pare ancor di udire, la mano
lieve sulla mia, l’intensa emozione
di ognuno dei pochi giorni passati insieme.
Soave ricordo di tanto tempo fa,
sempre presente quando il trascorrer
vuoto del tempo mi intristisce.
Apro allora il mio cuore e
riscopro il significato dell’amore.
Immagini
Nell’incendio del cielo nasce il tramonto,
con il sole che lento scompare all’orizzonte,
mentre leggera spira la brezza che annuncia
la sera ed un ultimo volo di gabbiani
s’innalza maestoso a cercare le imminenti stelle.
Il mare indolente riluce quieto in questi ultimi
bagliori di un giorno che finisce, strisce
rosseggianti s’allungano sulle acque increspate,
ed intanto profondo scende il silenzio ad accompagnar
la commozione per questo stupendo, eterno spettacolo.
Dopo la tempesta
E s’alzò forte il vento,
caricando di nubi il cielo,
fino a quando scrosci d’acqua,
accompagnati da lampi guizzanti
e al rombo cupo di tuoni,
percossero la terra riarsa,
sollevando schizzi di polvere
rappresa, in un umido profumo
di elettricità condensata.
Durò pochi minuti, poi lesto
riapparve il sole, a fugare
le tenebre del temporale.
Nell’arcobaleno che annunciava
il ritorno alla quiete solo io
scorgevo il tuo volto a me sorridente.
Era finita la tempesta ed il cuore
poteva riaprirsi ad assaporare
le gioie della vita.
Effimera fuga
E quando la realtà ti soffoca con la sua disarmante
quotidianità, chiudere gli occhi è sempre possibile,
fuggire lontano, volare in groppa ad un bianco cavallo,
fra nuvole di desideri che bruciano dentro,
correre incontro al sole, lasciarsi alle spalle ore
desolate di monotonia pervase.
E’ un mondo tutto tuo quello della fantasia, ove orridi
ranocchi baciati da splendide principesse si trasformano
in ardenti e baldi nobili che portano solo il tuo volto.
Tutto è bello in questa irrealtà che si autoalimenta
nel latente timore che presto finisca il sogno che è in te.
E quando le immagini si dissolvono e rimetti i piedi in terra,
anche il solito mondo ti appare brevemente diverso:
è l’illusione che si assopisce per lasciare il posto alla realtà.
Nebbia sul mare Grigio è il giorno, offuscato dalla nebbia; ovattato giunge il rumore del mare che neppure s’intravvede nella densa caligine. La morsa del gelo ha stretto ogni ramo, ha spezzato ogni stelo: ovunque perfido freddo che s’insinua in ogni corpo. Solo la mia stanza d’albergo è calda, di un tepore intenso ed interno, perché tu siedi accanto a me.
Requiem Tutto ormai tace: mani febbrili scavano disperate a cercare coloro che ormai sono solo ricordi. Anche il dolore è silenzioso, è un grido soffocato che sommerge più di mille tsunami. Volti senza più lacrime fissano il vuoto, vedono senza vedere; è finita l’onda selvaggia, è terminata la speranza, resta solo la miseria di chi ha perduto il bene più grande: l’amore di chi se n’è andato. Gocce di rugiada Si stinge l’alba nel sole che sale e luccicano ovunque nell’erba come diamanti effimeri le tremule gocce di rugiada. Non fanno in tempo ad accorgersi del giorno che già scompaiono nell’incipiente calura come anime fuggevoli nel preordinato disegno di ogni cosa. Un mondo d’amore Una farfalla lenta sugge il nettare di un fiore, una mamma sorridente porge il seno al suo bimbo, nel tramonto infuocato due gabbiani s’involano, scocca improvviso un bacio fra due giovani, due caprioli bevono al fresco ruscello montano, due vecchi danzano nel ricordo di una lontana gioventù. Come sa essere bello questo mondo d’amore. Parole d’amore Volano soffici come i fiocchi di neve che cadono le parole che cantano il nostro amore. Leggiadre, tenui, dolci escono dal cuore e si rincorrono nell’aria, una dietro l’altra, a formare una frase che solo i nostri occhi possono leggere. Transumanze di cuori Scendono i pastori a valle, lunghe file di greggi belanti, sotto un tetto di stelle nella neve rischiarata dalla luna. L’aria tersa e pungente della notte fa accelerare i passi verso gli ovili del fondovalle, dove mogli e figli attendono trepidanti di rivedere coloro che amano. Non ci sono più sentieri, tanto è spessa la coltre bianca, ma li guida verso l’amore una rifulgente cometa. La meta è ancor lontana, ma il cuore sprona, gli animi s’accendono, scaldati dal più nobile dei sentimenti, che solo la gente semplice può interamente provare. Un sospiro d’amore E’ un attimo che dura un’eternità, tanto non lo potrai mai scordare. Si blocca il respiro, ti senti quasi mancare, ti assale una vertigine dei sensi, gli occhi spalancati non vedono più nulla ed ecco che prorompe, sale lungo tutto il corpo in un fremito che ti sovrasta, ti avvolge, ti scioglie. E’ un refolo d’aria questo sospiro d’amore, nulla che faccia pensare alla tempesta che l’ha generato. Un altro giorno è passato Il pallido sole già s’appresta a dormire, s’accendono i primi lampioni, un altro giorno è passato. Anche questa sera mi saranno mute compagne le stelle; le guarderò come sempre con la speranza che anche tu volga gli occhi al cielo, sì da essermi vicina se pur così lontana. Uno squarcio di luce Nel grigio della nebbia di una vita improvviso è spuntato il sole, uno squarcio di luce che mi ha riscaldato il cuore. Lentamente mi hai accompagnato verso la strada dell’amore; un passo dopo l’altro, giorno per giorno mi hai fatto conoscere una ricchezza infinita, la serenità di un animo finalmente in pace con se stesso. Dolce e salato Le tue mani che sfiorano le mie, un contatto che mi fa vibrare come una corda di violino. Il tuo volto che si illumina nel sorriso; il mio cuore che si scioglie come l’ultima neve di primavera. Lunghi istanti in cui i nostri occhi si incontrano, si parlano, mentre le nostre labbra combaciano. La tristezza che mi prende quando non sei con me, la profonda solitudine di un animo dimezzato. I giorni della lontananza, lo struggente desiderio di riaverti, il silenzio nella casa troppo vuota. L’approssimarsi del ritorno, lo sperare che l’oggi sia già il domani; dolce e salato è questo nostro amore. Festa campestre Un violino, una fisarmonica, un mandolino, s’alzano le note di una mazurca e accompagnano la danza sull’aia di giovani coppiette. Ai bordi, in attesa, stanno i vecchi ad osservare; fra i pampini qualcuno si rincorre, grida gioiose, baci abbozzati, schioccar di labbra di fronte ad un bicchier di vino, sogni che nascono, cuori che palpitano in questa festa campestre. Così era tanti anni fa, quando ancora il progresso era il pane tutti i giorni e l’amore era quel sentimento così immenso che rappresentava la sola ricchezza di una vita. Tanto tempo fa…. S’alza lento dal camino un filo di fumo nella giornata uggiosa di pioggia. Crepita il fuoco sotto il paiolo, mentre la donna paziente rimesta la polenta. Sapori di cose passate, aromi di legna umida, profumo di mosto di uva selvatica. Tanto tempo fa, ed i ricordi riverberano nella mente, di quando poco si aveva, ma l’amore sempre presente era nei nostri cuori, sentimenti che non si possono scordare, anche se così lontani che sembrano mai esser esistiti. Poesia Come una musica dolce, nota dopo nota, parola dopo parola, sgorghi dal cuore, ti espandi dentro di me, accompagni le mie dita sulla tastiera, poco a poco ti componi sullo schermo, e mentre l’animo freme d’emozione, sei già tutta lì che mi guardi ed aspetti d’esser letta. Poesia, poche parole assemblate dall’estro, il frutto dei miei reconditi pensieri, il sogno dolce di un momento, l’estasi dei miei sentimenti. In una notte d’estate Nella quiete silente di una notte d’estate s’alzò una brezza leggera; nulla di più di un sommesso fruscio che appena mosse le foglie dell’albicocco. Lesta tutto m’avvolse ed alle orecchie arrivò il lontano mormorio di un ruscello alpestre, gorgoglio d’acqua pura e limpida che poco a poco intesi come parole di un canto lontano, levato alle stelle. Di una donna parlava che sola come me scandiva il tempo lento dell’esistenza ed invocava l’affetto che tanto le mancava. Malinconica canzone che mi scese fino al cuore, mi riempì di calore, di nuova speranza. In questo mondo c’era qualcuna che mi aspettava ed allora corsi nei prati, valicai montagne, boschi intricati, fino al mare lucente; illuminata dalla luna emergesti dalle acque e mi tendesti la mano. La brezza d’incanto cessò, il ruscello divenne un torrente impetuoso, un inno alla gioia. Se solo Se solo tu sapessi, se solo tu capissi che questo cuore vive e palpita per te. Non c’è giorno, non c’è ora che io non sia con te che pur sei così lontana. Se solo tu vedessi, se solo tu potessi ascoltare, sentiresti un’onda di luce avvolgere e stringere il tuo corpo, penetrare dentro a te fino al fondo del tuo animo. Ecco, questo volevo dirti, di quest’amore che cresce ogni giorno, prepotente ed impetuoso come il mare in burrasca che si infrange sugli scogli e che invoca disperatamente il tuo ritorno. Tramonto Nel sole che rosso tramonta scorgo l’immagine evanescente di me stesso, di un uomo che arranca su questo mondo che si ripete nei secoli, con sogni spezzati, vacue illusioni, memorie di gioventù che fan sorridere amaramente. Sentimenti, sensazioni, amori passati e presenti sono quanto mi resta e non è poco: sì, perché ho amato ed amo ancora, ed è questo che rende vera e irripetibile la mia vita. Il resto non conta, rimane solo un ricordo che giorno dopo giorno si cancella. L’attesa L’orecchio al cellulare, la mente là dove sei tu; sono pochi giorni che sei partita, ma mi sembra un eternità. La sera mi giro nel letto vuoto, indugio con le mani sulla tua parte e mi addormento stringendo l’aria. La lontananza è la condanna di chi l’amore prova ogni istante; lancette che girano troppo lente, il sole che impigrisce in cielo, le stelle che indugiano oltre la notte. Con le prime nebbie tornerai alla tua casa, a chi si strugge in questa attesa. Così è la vita Il sole che sorge nella brezza mattutina, il vagito di un neonato, il riso di un bambino, un battito d’ali, il planare di un airone, un ghiacciaio luccicante nell’azzurro del cielo, il gracidio di una rana, lo sfiorarsi di due mani, l’angoscia e la gioia di un amore, due labbra che si incontrano, il riverbero del sole d’estate a mezzodì, il rincorrersi delle note di una canzone, un abito bianco in chiesa, lo stormire delle fronde in un bosco, un litigio, poi un lungo abbraccio, la felicità per un dono inaspettato, uno sguardo dolce e sereno nella luce del tramonto, il luccichio delle stelle nella sera, lo sbocciare di un anemone vicino ad una croce, una breve e tremula luce nel buio della notte, così è la vita…. Il sole di notte Bastano un sorriso, uno sguardo dolce, una parola gentile, un sussurro lieve, l’incrociarsi di due mani e di due cuori, un abbraccio forte e fremente, l’incontro di due labbra, l’infinita sensazione di esistere non casualmente, ed è come se il sole splendesse anche di notte. La fontana nel bosco Prima una goccia, poi una polla, infine un ruscello, per crescere a torrente, fiume, mare, oceano. Con l’ultimo sole del giorno la piccola goccia, insieme alle altre, sale fino in cielo a formare le nubi. Indi, altre gocce cadranno, nasceranno altre fontane nel bosco e la storia si ripeterà all’infinito. Di ognuna non rimarrà che il ricordo, la flebile immagine di una vita come tante altre. Insieme Un unico cuore, un’unica anima, è questo stare insieme; confrontarsi, solo per migliorare, camminare uniti nel lungo viale della vita, attraverso le stagioni dell’anima, attendere sereni ed abbracciati l’ultimo tramonto, è anche questo stare insieme. Nulla Nulla, più del nulla vorrei essere; esistere senza amore non è vivere; passare i giorni senza una carezza, senza un sorriso, senza uno sguardo, non è vivere; non avere accanto chi mi ascolta, chi mi risponde, chi mi ama, non è vivere; la notte, girarmi e non trovare nessuno accanto a me, non è vivere; ma se esisti, ovunque ti trovi, dammi una voce ed il nulla non sarà più che un ricordo, un incubo che tu “sogno meraviglioso” hai fugato. Corri nel bosco Corri nel bosco, fra le brume del mattino, fra i rami grondanti di rugiada, fra il cinguettio degli uccelli. Corri per me, corri incontro a me, corri verso l’amore. Sul sentiero per il Paradiso Tanta strada ho percorso, infiniti paesi ho visitato, invano ho cercato quello che più mi sta a cuore: un animo semplice, un volto umano, un sorriso dolce e sereno, il calore di una donna. Eppure era vicino a me, nella casa sulla collina; ho terminato il mio viaggio, ma ho ancora un percorso da fare; è l’ultimo e poi avrò trovato la pace e la serenità. Non sento più la fatica, i miei piedi non si trascinano, ma volano. E’ così che mi incammino sul sentiero per il Paradiso. Adagio Nell’oscurità ti avvicini, ti infili nel letto accanto a me, ti giri e sento il tuo corpo contro il mio; è una sensazione strana per chi da tanto è abituato a giacere solo. Sì, sei tornata da me da quel buio ove fino ad ora sei stata; mi tocchi, mi accarezzi, sento le tue mani sulle mie, poi mi sussurri:”ritornerò”. E’ ormai l’alba ed adagio ti allontani da me, volgi lo sguardo e sul palmo della mano fai scivolare un bacio. Ormai non sei che un’immagine sfocata che invano i miei occhi cercano di seguire. Il sole illumina la stanza e guardo il calendario: oggi è il 4 ottobre, giusto un anno che mi hai lasciato. Il primo amore E’ un attimo, uno sguardo, un sorriso, ed ecco che ti batte forte il cuore. Ti sembra di impazzire, angoscia e felicità insieme, il mondo è in una mano, ora lo sai: non sei più solo. Tanto tempo fa E’ stato tanto tempo fa, ma sembra ieri; sei nato una sera di maggio, sei nato da un atto d’amore, dalla volontà di due essere umani di coronare il loro profondo affetto. Sei cresciuto nell’amore e quello hai sempre cercato; una volta l’hai trovato, ma poi il destino ha voluto togliertelo. Ora, dopo una lunga ricerca, dopo illusioni e delusioni, è apparsa davanti ai tuoi occhi, bella, dolce, sensibile. I giorni che ti separano da lei sono assai più angosciosi di quando eri solo; hai un solo desiderio: vederla. E più l’angoscia cresce, più prorompe l’amore, quell’amore tenuto in serbo nascosto, quasi timido. E’ il momento, è l’attimo fuggente: non esitare, ma gridale con quanta forza hai in corpo quanto l’ami. E’ l’urlo del tuo cuore che veloce si propaga nell’aria, supera strade, montagne, travalica il normale sentimento, è un impeto, è l’immensa gioia di dare il proprio amore. Alla ricerca Ho tanto camminato, la mia vita è stato un lungo viaggio alla ricerca della pace, della serenità. In un mondo dove la violenza, la guerra, la sopraffazione imperano sovrane non ho mai trovato da sostare. Ho sbagliato tutto perché la pace e la serenità non si cercano al di fuori, ma dentro di noi, e ci vuol poco per trovarli. E’ l’incontro con una persona che si ama, con una donna che ti sorride dolce e gentile mentre ricama una bellissima icona. Quella fitta al cuore che allora provi, quell’anelito di vita che avverti, quella confusione nella mente che ti avvolge sono la prova tangibile che le hai trovate. Non rifiutare l’amore, farlo sarebbe rifiutare se stessi. Ora che il tempo è passato Quello che non hai voluto provare, ti mancherà; quello che non hai voluto essere, ti rammaricherà; la vita che non hai voluto fare, sarà un rimorso per te; l’amore che non hai voluto dare, non tornerà mai più. Ora che il tempo è passato senza che tu te ne sia accorto, quello che ti rimane sembra sempre troppo poco. Nasce la fretta di riparare, di rifare, ma ogni cosa ha il suo tempo e questo è il tempo dei bilanci. Non troverai mai nessuno completamente soddisfatto della sua vita e solo chi ha amato veramente potrà guardare al breve futuro con serenità e dire “ Ho vissuto”. La felicità Che cos’è la felicità? E’ una carezza, uno sguardo intenso ed appassionato, è la voce rotta dall’emozione di una donna dall’altra parte del filo del telefono quando le sussurro che l’amo. Solo tu Non volgerti intorno, non cercare altrove, non pensare ai se, non lasciarti sopraffare dai ma, lasciati guidare dal tuo istinto, ascolta il tuo cuore, accetta il mio amore. Vedi con gli occhi e non con la mente, respira profondamente il profumo di questa primavera, ritorna a vivere, perché solo tu sei nel mio cuore. La mia donna Starei delle ore a guardarti, ad ascoltare la tua voce, le tue parole, musica per le mie orecchie, nettare per la mia mente. Mi sorprendo a pensare di averti sempre amato, quando ancora non ti conoscevo; quel tuo carattere fermo, ma dolce, quella tua femminilità sommessa, ma sempre presente, sono sempre state nei miei sogni. Ed ora sei davanti a me e stento ancora a crederlo; allungo la mano ed accarezzo i tuoi capelli rossi; un fremito percorre tutto il mio corpo, poi le labbra che si avvicinano e leggermente si dischiudono per incontrare le mie mi confermano che sei reale, che tu sei la mia donna. Non siamo più soli Nel silenzio s’ode solo il tuo respiro; dormi, amore mio, accanto a me; forse sogni e nella tua mente spero di esserci io, e forse è così, perché allunghi una mano, quasi a volerti sincerare che ci sono ancora. Non sai, né puoi sapere la gioia che provo, l’emozione che mi pervade ad aver preso coscienza che sei mia; è come ritrovare la luce dopo tanto buio, è come inebriarsi all’aria della primavera, è come tornare a vivere. Sì, non sono più solo, non siamo più soli, siamo due cuori che battono con lo stesso tempo. Fino a ieri c’era il ricordo del passato e la tristezza del presente; da oggi c’è la speranza del futuro. Senza te Senza te, il giorno non ha più sole e la notte non termina mai. Mi aggiro per l’appartamento, sono assalito dall’angoscia, ti cerco, ti vedo nel letto accanto a me, ma se allungo la mano l’immagine sparisce. Senza te non sono più io, sono un naufrago alla ricerca disperata di un relitto a cui aggrapparsi. So che sono nel tuo cuore ed avverto i tuoi pensieri che parlano di me, ma quello che non c’è è la tua presenza, il tuo sorriso dolce e rasserenante. Senza te non vivo, non esisto, con te mi sento di affrontare anche l’ignoto. Rintocchi di campane Si alza la nebbia e si odono lontani rintocchi di campane; si intravede a poco a poco il paesaggio; è tardi, ma non ho voglia di alzarmi, ho voglia di giacere sul letto accanto a te, che ancora dormi. Ti guardo, ti rimiro: quanto è bella la mia donna anche adesso che, coricata su un fianco, è assopita. Mi sembra di sognare, ma sono sveglio e, soprattutto, sono immensamente felice. E’ come se avessi tutto il mondo in questa stanza, perché adesso ho te. Fuori piove Fuori piove in quest’autunno grigio e ventoso che intristisce tutti i cuori, tranne il mio che invece è colmo di felicità. A breve la mia donna, il mio sogno meraviglioso sarà con me e non esisteranno più stagioni opache, ma solo una serena, splendente primavera. Dovunque sarai Ti guardo e vedo alte cime inviolate, cascate spumeggianti, praterie sconfinate, lunghe spiagge di sabbia bianca, tramonti fiammeggianti, notti stellate, mondi sconosciuti. Ti ascolto e sento la melodia della brezza che sfiora gli alberi del bosco, le note divine di un organo che risuonano in una cattedrale, il canto della natura che a primavera si risveglia. Dovunque sarai, anche lontano da me, questo vedranno sempre i miei occhi e sentiranno le mie orecchie, questo sarà quanto il mio cuore sempre conserverà, perché tu sei il mio grande, infinito amore. Il nuovo anno Come sarà il nuovo anno? Tutti ne parlano, qualcuno profetizza, oroscopi a profusione; in verità nessuno lo sa, perché è l’ignoranza del futuro che ci permette di vivere. Di una cosa sono certo: il tempo continuerà a scorrere indifferente, insensibile alle nostre gioie, ai nostri dolori, alle nostre speranze, alle nostre delusioni. Sarebbe invece opportuno che facessimo tesoro delle esperienze degli anni passati, troppo presto dimenticati nelle ansanti aspettative di un futuro che invece non conosciamo. Aria Mi libro nell’aria, stendo le braccia e sfioro con le mani le nubi che, bianche, chiazzano il cielo azzurro. La terra è laggiù, verdi praterie, montagne aguzze, fiumi placidi, boschi fitti, città in fermento. Il vento mi accarezza il viso, stormi di uccelli mi sfiorano, sono leggero come una piuma, ovunque intorno l’infinito. L’aria mi culla, mi fa sognare nel sogno, mentre dormo abbracciato a te. Sinfonia Scendono i raggi del sole a lambire la mia pelle, l’aria fresca del mattino scompiglia i tuoi capelli, l’azzurro del cielo si riflette nello stagno, gli uccellini si rincorrono amorosi; ti guardo e tu mi sorridi, mi tendi la mano ed insieme corriamo sul prato verde della nostra primavera. Tu sei il mio sole Anche oggi sorgerà, risvegliando il mondo assopito. La sua luce evidenzierà le ombre, come il tuo sguardo ha messo a nudo la mia anima, ha rischiarato i lati oscuri, mi ha fatto uscire dalle tenebre. Tu sei il mio sole che ha fugato il freddo che c’era in me, che mi ha fatto meno avvertire l’approssimarsi della notte. Guardati allo specchio Guardati allo specchio, cerca di riconoscere te stesso in quell’immagine riflessa, vai oltre, scruta dentro di te, ripercorri con la mente la tua vita, rivedi il tuo passato con spirito critico, cerca di sentire quello che avresti voluto udire, sforzati di vedere quello che tanto avresti desiderato avvenisse. Se alla fine di questa prova ti sentirai esausto è perché nulla hai realizzato dei tuoi sogni di gioventù e se invece ti sentirai completamente soddisfatto l’unico motivo sarà dato dal fatto che non hai mai avuto ideali. Ed in quest’ultimo caso non preoccuparti: tu vivi bene, poiché non conosci l’atroce sofferenza del rimpianto. Visioni Nel buio della notte scorgo sprazzi guizzanti di luce, immagini immateriali che popolano la mia mente, mentre ad occhi chiusi dormo. Prima evanescenti, gradualmente prendono forma e sono ricordi del passato che prepotentemente salgono alla ribalta, come spezzoni di una proiezione cinematografica. Scene liete, quadri tristi, ecco i miei ricordi, il mio patrimonio che non mi potrà mai lasciare. Più vivide le immagini recenti, più sfumate quelle lontane nel tempo, ma su tutte emerge, sovrasta, quella di un uomo che tanto sognava ed a cui la realtà ha poi negato anche il sogno, tranne uno, quello più importante: la ricerca dell’amore, quell’amore ora finalmente trovato e che pertanto non popola più le sue notti, perché ora riposa accanto a lui. La valle della pace Esiste, non è un miraggio,non è una favola; è un luogo ove trova rifugio chi si sente tormentato dalla quotidianità: è la valle della pace. Non prati verdeggianti, non cime maestose, non ruscelli cristallini, né placidi eremi; non cercarla sull’atlante, non chiedere dove essa sia, perché la troverai solo in te. Scruta il tuo animo, dimentica il mondo che ti circonda, lasciati cullare dalle note di una canzone, pensa a chi ami di più, per una volta sogna in positivo ed eccola apparirti piano piano, avvolgerti fino ad entrare in te. Là troverai una tranquillità serena, potrai riposare il tuo spirito, vedrai un mondo come non l’hai mai neppure immaginato e quasi all’improvviso prenderanno corpo, si materializzeranno i versi della poesia che era dentro in te, ma che neppure pensavi di avere. Commozione e gioia ti prenderanno mentre scriverai quello che la tua mente vede, perché quelle parole sono lo specchio di te stesso di cui vuoi far partecipe gli altri, affinché possano conoscerti come sei veramente, quell’identità che anche tu ignoravi e che ora ti sorprende, ti fa sentire più lieve e ti fa sembrare più bella la vita. Memento Ogni giorno che passa, ogni ora, ogni minuto, sono una traccia indelebile della mia vita; eventi, lieti e tristi, costituiscono la mia storia e mi danno la certezza di esistere. Ed ogni fatto ha una sua ragione, uno scopo forse recondito, ma la cui spiegazione si trova nel seguito degli avvenimenti. Proprio per questo non intendo dimenticare il dolore passato ora che ho incontrato la felicità; senza gli anni bui, apparentemente senza speranza, non avrei mai potuto apprezzare la gioia di una vita finalmente serena accanto a colei che mi ama. Sei un sogno, o sei vera? Ti guardo aperta ai miei occhi, mentre allarghi le braccia per cingerle al mio corpo.
Aspiro il tuo dolce profumo di donna, mentre il tuo volto s’appoggia morbido al mio.
Le mie dita scivolano fra i tuoi capelli, mentre sussurri al mio orecchio tenere parole d’amore.
E mi chiedo: sei un sogno, o sei vera? San Valentino E’ appena passato e già mi sembra anche oggi, e senz’altro lo sarà domani, e dopodomani; e così per tutti i giorni a venire. E’ una fiamma inestinguibile, è una muta consapevolezza dell’indissolubilità dei nostri destini questo amore che ci unisce, questo sentimento sempre presente che fa sì che ogni giorno sia per noi San Valentino. Bella venivi incontro a me Bella venivi incontro a me, i capelli mossi dal vento, gli occhi illuminati dal sorriso, le braccia aperte, il petto ansante. Correvi nel prato, l’erba si apriva dinanzi a te, una farfalla si posava su una spalla, il sole illuminava il tuo volto. Così eri nel sogno e così ora sei. Ora che sei con me Ora che sei con me il buio non mi fa più paura, le notti insonni sono diventate un lontano ricordo, questa casa a lungo vuota sembra perfino diversa. Dove prima tutto mi appariva scialbo, adesso assume una luce nuova, un chiarore che scalda il mio cuore, abbraccia il mio corpo, si diffonde nel mio animo. Ora che sei con me è arrivato l’amore, è ritornata la vita. Un raggio di sole Hai placato la tempesta nel mio animo, hai spento le fiamme che mi divoravano, come un raggio di sole hai fugato il buio in me, dolce sei scesa fino al mio cuore nonostante il tuo dolore. E tutto questo unicamente per amore. Il flauto S’alza un suono lontano fra le brume del mattino; è di un flauto che chiama il mondo al nuovo giorno. Le note corrono, valicano montagne, scendono nei profondi abissi, invadono il mio animo, mi librano nello spazio della camera. E’ dolce il mio risveglio, accanto a te, e quel flauto altri non è che la tua voce, melodica e lieve, che mi sussurra il buon giorno. Solo per amore Nella nebbia del giorno che volge al termine sei apparsa dal sogno che portavo in me. Immagine senza volto che sempre rischiaravi le mie lunghe notti ti sei di colpo materializzata, tendendomi la mano. Ed in un attimo ti ho aperto il mio cuore, solo per amore. Civiltà Un battito d’ali nella rugiada del mattino nascosto dai fumi delle ciminiere; lontano risuona lo zufolo del pastore che avvia al pascolo le sue greggi. Rincorro quel suono fra il fragore del traffico, ma è sempre più lieve, e presto non ne resterà che il ricordo, il rimpianto di un mondo sereno. Gente di paese Sono lì ogni giorno, emblemi di una vita che scorre lenta, nel chiacchierio al bar o all’angolo della piazza. Nulla sfugge loro di ciò che accade, notizie di poco conto che passano di labbra in labbra, giornali delle piccole cose, radio di quartiere, megafoni di un paese che sonnecchia. Tutti li conoscono, molti li ascoltano, qualcuno li teme. Quando ci lasciano, è il silenzio che rimane; nessun ricordo, neppure di quella voce che sommessamente sbalordiva; parole, parole al vento, ed anche questa è gente di paese. La luce del giorno Si spengono le luci nella strada, qualcuno avvia il motore di un’automobile, mentre la luna si fa diafana e scompare dal cielo. Suoni di un mondo che si risveglia, che comincia a correre nell’affanno quotidiano con il pensiero rivolto alle liberatorie ombre della sera. E’ tempo di alzarsi, di lasciare i sogni di una notte, di una vita: è tornata la luce del giorno, e con essa la realtà, avara e senza pietà. E se… E se un giorno mi lascerai, che ne sarà di me? Come una pecora lontana dal gregge piangerò le mie paure, invocherò il tuo nome, ti cercherò negli anfratti del mio cuore. E se il mio grido di disperazione non ti farà tornare, mi rifugerò nel ricordo dei giorni felici con te.Mondo senza pace Nubi rosse si addensano nel cielo, un vento impetuoso sferza la terra, sradica alberi, strappa il cuore agli uomini, spezza tre croci su un colle. Il sole è oscurato e nel buio brancolano uomini disperati, in ginocchio implorano pietà, invocano Dio, ma tutto ormai tace in un mondo senza pace.Questo mi basta Coricato sull’erba guardo il cielo: nuvolette bianche si rincorrono, si riuniscono, si separano, scompaiono all’orizzonte. Intorno a me corre convulsa una varia umanità, si urta, si congiunge, si divide, si spegne. Sarà una legge di natura per cui si nasce e poi si muore, ma non m’importa: allungo una mano e trovo la tua; questo mi basta.Quando Quando il tempo che inesorabile passa ti peserà; quando, guardandoti allo specchio, vedrai solo l’immagine sfocata di quella che aveva creduto di essere un’eterna fanciulla; quando la solitudine regnerà nel tuo cuore; quando capirai l’inutilità della tua vita; quando i sogni non esisteranno più, ricordati di me. Ma non cercarmi, io non ci sarò e la mia sofferenza sarà già da molto terminata, quella sofferenza che proverai anche tu, disperatamente senza possibilità di essere lenita, perché per te il tempo di cambiare sarà passato. Nella vita bisogna saper cogliere quello che ci viene offerto, e la serenità di un affetto sincero è il dono più bello, ma che tu hai rifiutato.L’angelo del male Gambe lunghe e sinuose, a slanciare un corpo minuto, ma aggraziato; sotto la maglietta, appena abbozzati, i seni; un visino regolare, con incastonati due intriganti occhi nocciola in sintonia con i sottili capelli castani, ravvivati da una ciocca bionda. La bocca: un’esile fessura, pronta ad aprirsi rivelando i bianchi denti nel corso di una risata argentina. Il corpo di una femmina come tante, con il segno degli anni che cominciano ad avanzare; la sensualità di una gitana, il cervello di una donna con esperienze inutili di una vita altrettanto inutile; l’animo corroso da un malessere contagioso ed inquieto. Era un angelo precipitato dal cielo, risalito dagli inferi a corrompere il mondo; sotto le sembianze di essere inerme ed indifeso celava l’infamia dell’amoralità. Così la ricordo in una memoria nitida, senza più rimpianti, senza più dolore, perché altri non era che l’angelo del male.Il tempo delle fragole Ricordo le corse nei prati rosseggianti di papaveri, il sereno riposo all’ombra delle vecchie querce, l’ansia felice per uno sguardo dolce della ragazza della porta accanto, i mille progetti che affollavano la mente, l’infinita gioia di vivere e di partecipare alla vita. Tempi passati che riaffiorano a sprazzi nella mente, immagini di un’età che è stata e mai più ritornerà. L’incanto del lago Una dolce brezza scende dai monti, scivola nelle valli, increspa appena le acque del lago; una barca si dondola sotto la luna nel silenzio rotto solo dallo sciabordio delle onde contro il molo. S’alza lontano un suono di violini, note che dolcemente si rincorrono, s’innalzano, tutto permeano. Riflessa nell’acqua un’immagine che protende le sue braccia verso di me, appoggia le mani sul mio capo. Ed io lentamente mi lascio andare, fondendo la mia figura con la tua. Danziamo sull’acqua, così, in punta di piedi, sommessi, ma felici, il valzer della nostra vita. I due mondi L’airone cinerino plana sull’acqua, mentre dal canneto s’alza in volo, minuto, fragile il tarabusino. La penombra si colora di riflessi rossastri al calar del sole; spira la brezza dell’imminente sera e volgo la prua della barca alla via del ritorno nel mondo di ogni giorno. Mi volto e mi sfugge un sospiro: è proprio vero che la natura è per gli uomini, ma non è vero il contrario. Il molo s’avvicina e la barca scivola su bottigliette di plastica, in un liquido sempre più scuro e maleodorante. Ecco, sono di nuovo nel mondo degli uomini. (Da “L’uomo e la natura”) In bicicletta In bicicletta andiamo per strade di campagna, fra prati di trifoglio dai fiori bianchi e rosa, lungo fossati di acqua ferma, appena mossa da bianche anitre e dai tuffi delle rane. Il grano, ormai biondo, attende la sua mietitura; ogni tanto un casolare, un cane che abbaia, due galline che s’affacciano. Più in là, imponente il grande argine, verso il quale arranchiamo; in cima, oltre i filari di pioppi, s’intravede maestoso il fiume. Due gazze ci sorvolano, s’odono lontani muggiti di mucche al pascolo. Ci guardiamo negli occhi: non una parola, non un gesto, perché leggiamo in noi la grande felicità di essere insieme in questo mondo. - Da “L’uomo e la natura” - Nel miracolo dell’amore Stalattiti di ghiaccio che ti trafiggono il cuore, tramontana impetuosa che ti gela l’animo, mentre l’attesa si fa disperata. Ricordi, sensazioni, incubi di un periodo della vita che lentamente sto dimenticando. Sono stati giorni senza amore, senza speranza, con il buio nella mente, l’angoscia di sentirsi solo. Poi ti sei affacciata sul mio angolo di mondo, mi hai fatto il dono più grande che potessi mai desiderare, mi hai porto il tuo cuore con tutta te stessa. E benché fosse autunno gli alberi sono tornati a fiorire, il sole ha fugato la nebbia, il mio animo ha ripreso a vibrare nel miracolo dell’amore. Nel sole Come un raggio di sole il tuo sguardo è penetrato nel mio cuore e subito ha acceso l’amore; ha steso intorno a me verdi prati punteggiati da rossi papaveri, lidi sabbiosi lambiti da acque cristalline, cieli tersi percorsi da stormi di gabbiani, torrenti saltellanti fra sponde ornate da pini svettanti. E quando arrivi da me sembri emergere dal disco infuocato, immagine in controluce che poco a poco si avvicina ad illuminare la mia vita. Il canto della terra Le bionde messi si piegano sotto la pioggia; rumoreggia il temporale mentre in cielo si rincorrono le nubi spinte dal vento che sferza gli alberi, strappa le foglie, sibila su per i camini, sconvolge la vita di ogni giorno. Ma già lontano appare l’arcobaleno, ritorna la quiete, s’alza di nuovo il canto delle rane, mentre sale dagli alberi il frinire delle cicale. Nel fosso, gonfio d’acqua, galleggia un fiore spezzato, raggiunge la sponda, s’aggroviglia ad una felce, si radica nel suolo umido: ricomincia la vita. Il sogno di un poeta Ecco: si squarcia il cielo, le nubi si ritraggono ed appare il cielo d’un blu profondo. S’alza soave il suono di un organo lontano, le note si rincorrono, saltellano nell’aria tersa, percuotono il cuore, concertano la mente; lo spirito poco a poco lascia il corpo e si libra nell’etere, rincorre la fantasia che galoppa, trascina nell’estasi infinita della visione poetica di ogni cosa, così diversa, sebbene uguale, così irreale, se pur concreta. Sogno E’ notte; tutto tace, le vie sono deserte, solo la luna ed i lampioni rischiarano la città. Mi sveglio affannato, il respiro corto, la sensazione di freddo dentro. Nella penombra ti scorgo dormiente accanto a me; è stato solo un incubo: nel sogno tu ti allontanavi ed io ti rincorrevo invano, mentre poco a poco la tua immagine si confondeva con l’oscurità di una notte senza luci, lasciandomi disperatamente solo, inutile, anima persa senza speranze. Ancora un’occhiata, ti giri nel tuo sonno e sembri guardarmi, ma gli occhi restano chiusi. Mi sfugge un sorriso, il cuore si riscalda, la vista si appanna e di nuovo sereno ritorno a dormire.Tempo fa Rami spezzati, fiori piegati, l’albero che più non cresce e s’avvizzisce. Il ricordo di giorni che furono felici, le notti insonni, poi una sera la lacerazione dell’anima, la solitudine glaciale del mio cuore.La luna Di luce riflessa schiarisce la notte; con l’eterno sogghigno d’inesplicabile senso inonda il mondo ed i cuori di sensazioni astrali, ispira gli innamorati, scandisce i sospiri, le ore più lunghe, si cala nei sogni, sussurra i nostri più reconditi pensieri. Poi, all’alba si sfoca nel cielo, lasciando agli umani la realtà del giorno. È ritornato il sereno Lunghi giorni di pioggia, stille del mio sangue, crepe nel mio cuore, del sole neppure il ricordo; solo in mezzo a tanta gente, sorrisi forzati, la voglia di urlare il mio dolore, sguardi di commiserazione, l’assordante rumore del silenzio; poi, un giorno ti ho incontrata; era ottobre e sul mare soffiava già il vento dell’inverno, ma il grigio del cielo si è colorato dell’arcobaleno, mentre la pioggia si è fatta rada e poco a poco è ritornato il sereno. L’ultimo abbraccio Sentivo il suo cuore palpitante premuto contro il mio, il respiro soffocato che invano chiedeva la vita. Il cervello mi impazziva, mille ricordi che affioravano, immagini scarlatte che prorompevano inerti. Poi un muto silenzio nella vita che fuggiva, un solo battito, il mio, l’angoscia nella mente e nel cuore, l’attonita disperazione di chi sa, ma non vuol credere. Due vite Nell’aria fresca del mattino osservo i pochi fiori del giardino; s’aprono timidi al primo sole, per loro e per me un altro giorno. Conduciamo due vite, parallele, quasi ignorandoci, ma per entrambi c’è un inizio e purtroppo una fine. Appassiranno nel giro di un giorno, sfiorirò nel volgere di qualche anno, ma di una cosa entrambi siam certi: la vita è semplicemente meravigliosa. Solitudine Solitudine, che così a lungo mi sei stata compagna, hai sopito i rumori del mondo, hai nascosto la mia immagine perfino a me stesso, mi hai fatto ascoltare il respiro dell’anima, mi hai forzato l’incontro con la fantasia, hai fatto conoscere i miei limiti, hai scoperto le mie latenti volontà di vivere. Ora che sei un lontano ricordo ti ringrazio, perché senza averti conosciuta non potrei apprezzare gli occhi dolci che mi sorridono, le mani lievi che mi accarezzano, il suono di parole pronunciate solo per me. L’isola che non c’è Nascono perché ne sentiamo il bisogno, crescono in noi per come li alleviamo, danno una luce nel buio della notte di ogni giorno; ci accompagnano sempre, si rinnovano i nostri sogni, avanzano incerti nel tempo che passa e quando il tramonto ci annuncia la sera vanno ad infrangersi contro la scogliera infinita dell’isola che non c’è. Le ore della notte Ore che non passano mai, tormento della mente che invoca gli eventi remoti a cui invano rimediare; rimpianti, timori per il futuro, ombre che si agitano e che solo gli occhi chiusi riescono a vedere. Insonnia nella notte, la pendola implacabile scandisce il tempo; non sono ore, ma il nostro passato che interminabile riaffiora , ci travolge, ci soffoca ed è con ansia che si attende la luce purificatrice del giorno. Mezzo agosto Riposti i gessetti si alza dal suolo: l’opera è completa. La madonna con il bimbo guarda il cielo appena velato; la gente s’accalca all’intorno, mentre le campane del santuario chiamano alla prima funzione. Il sole impietoso dardeggia questi effimeri quadretti, la pioggia che verrà , il gelo dell’inverno poco a poco cancelleranno le immagini, sempre più sbiadite e sfocate, fino al prossimo appuntamento, sempre a metà di agosto, fra chioschi vocianti, abbuffate di carni stracotte, olezzi maleodoranti di fritti tignosi, in questa sagra del sacro e del profano. Maternità Apriva gli occhi alla vita, sentiva il cuore palpitare al primo sguardo d’amore, nascondeva il rossore del sentimento che prorompeva nonostante il timido riserbo. Giorni di felicità, emozioni intense mai provate, la fanciulla sbocciava come un fiore. Poi il mondo crollò e quel che credeva un amore altri non era che menzogna e viltà. Ora, di quel periodo porta in grembo il frutto dell’inganno, ma nel ricordo di quel che credeva attende come madre amorosa. Non avrà quel pargolo il papà, ma una mamma ancor bambina, troppo presto divenuta donna.Sempre ti penso Sempre ti penso, cerco di cogliere con la mente il ricordo di giorni passati insieme, le gioie di intensi momenti, quegli abbandoni così silenti che solo si udiva il nostro respiro, il battito dei cuori. Fuori il freddo dell’inverno, dentro il calore del nostro amore. Suona lontana la musica della nostalgia, fremo e ti penso, e mi accorgo, ora che non ci sei, di quanto sia grande il mio sentimento. Tu sorridi dalla fotografia sul comodino ed io ricambio, ma s’inumidiscono gli occhi, scende una lacrima, si perde sul lenzuolo, mentre stringo il cuscino. Sempre ti penso…. La ballata di un vecchio stanco Quando i miei occhi stanchi più non sorrideranno e le membra saranno orpelli inutili; quando la mia mente vacillerà fra passato e presente senza scorgere i segni del futuro; quando di quello che ero non resterà che una carcassa inanimata, il logoro vestito dell’uomo che tu hai tanto amato; quando non avvertirò più la tua presenza, né l’angoscia che proverai per me; quando non sarò più io ed i rintocchi del tempo scandiranno la fine del giorno, stringimi forte la mano, dammi un ultimo bacio ed allontanati senza rimpianti, a che il ricordo che avrai di me sia quello dell’uomo felice di averti avuto accanto. |