Poesie di Renzo Montagnoli


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Renzo Montagnoli
Nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN).
Ha vinto con la poesia Senza tempo il premio Alois Braga edizione 2006, con il racconto I silenzi sospesi il Concorso Les Nouvelles edizione 2006, con le sillogi poetiche Canti celtici  e Il cerchio infinito, rispettivamente, la settima edizione e l’ottava edizione del Premio letterario internazionale L’arcobaleno della vita.
Sue poesie e racconti sono pubblicati sulle riviste Carmina, Isola Nera, Prospektiva, Writers Magazine Italia e IF, oltre a essere presenti in antologie collettive e in e-book.
Collabora inoltre con il trimestrale IF Rivista dell’Insolito e del Fantastico.
Ha pubblicato le sillogi poetiche Canti celtici (Il Foglio, 2007) e Il cerchio infinito (Il Foglio, 2008).
E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme    (www.arteinsieme.net)
Blog: http://larmoniadelleparole.blogspot.com/
Indirizzo e-mail: renzo.montagnoli@gmail.com

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Gli anni perduti
A volte, se mi guardo dentro,
sento come un disagio
che diventa presto un tormento
perché penso a quanto è breve
la vita che il destino ci ha riservato
e magari qualcosa abbiam sprecato
fra sogni e realtà tra gioie e dolori
ci son sempre gli anni perduti
che non possiamo più recuperare.

E il sorriso che mi sorge
che increspa le rughe intorno agli occhi
è solo di pietà perché forse quegli anni
non sono stati perduti, ma diversamente vissuti.
Giorni e giorni di attesa di non so che
mi son sfuggiti dalle mani
sono precipitati nella tomba del passato
sono stati un arco di vita irrealizzato
sono foglie che il vento del tempo
che spira sempre più forte ha spazzato via.

Da La pietà

Fole di streghe e di diavoli
I vecchi la sera narravan
di streghe assise sulle cime
di diavoli che con la luna piena
scendevano a valle
per un grandioso sabba infernale.
Storie tramandate da padre in figlio,
incubi notturni per tener buoni
i bimbi che nel letto con il buio
si tiravan le coperte sugli occhi.
Io ero già più grande e le consideravo
niente più di storie per passar la sera.
Ma quando prima di dormire
gettavo un occhio all'alta cima Tosa
avvertivo un accenno di brivido
immaginavo vecchie befane assise
sugli speroni di roccia e mi pareva
di veder volteggiare diavoli lussuriosi
diretti a valle per la loro pagana festa.
Era un attimo, un volo di fantasia
e nulla più, un desiderio di mistero
che avvolgesse in un abbraccio me
e quelle vette tanto alte da toccare il cielo.

Da Un paese tra i monti

Le isole del Paradiso
La prua volta a occidente
sciolte le vele i capelli al vento
salpati dalla monotonia
di questo torrido agosto
si sognano già le lontane isole
baciate dal sole, accarezzate dal mare.

La mente corre oltre le onde
e già s'intravede l'atollo
un cerchio di sabbia intorno
a un azzurro che rispecchia il cielo.

Una fila di palme, qualche noce di cocco,
un indigeno che mi saluta,
una fanciulla con al collo una ghirlanda
di fiori, un luogo di pace..

Là è il paradiso, il riposo dopo tanti anni
di corse e lavoro, l'oasi che si spalanca
sul grigiore di una vita
che nulla ormai può più dare.

Ma è presto per andare, per lasciare
affetti che non si cancellano,
per giorni di cui desidero ancora
scorgere l'alba e non i tramonti,
per ore in cui ancora voglio
colmare d'amore chi è nel mio cuore.

Da La pietà

Lungo il Sarca di Val Genova
Porta con sé il freddo dei ghiacci
da cui nasce, il biancore
dell'Adamello che su tutti svetta.
Da rigagnolo a ruscello
e là dove incontra
la piana di Bedole
s'ingrossa e spumeggiando
si trasforma in torrente.
Giù per balze scoscese
a frangersi contro massi millenari
s'alimenta con altre acque
che precipitano in rombanti
cascate da quella imboscata
del Lares alla spettacolare del Nardis.
Lungo le sue accidentate rive
da giovane andavo
stupito dall'alternarsi
di acqua mugghiante
e di impreviste lanche.
Mi sembrava di essere
Livingston che nella foresta
con fatica procedeva
ma non c'erano coccodrilli
a insidiare i miei passi
e allora li inventavo.
Un tronco morto, metà in acqua,
metà a riva, poteva anche
sembrare un assonnato caimano.
Innocue volteggianti cornacchie
diventavano affamati avvoltoi
in un mondo in cui il reale
e la mia fantasia erano convolati
a nozze in un viaggio sognato
e solo l'ora che correva
e imponeva il ritorno spiegava
le sue ali per trasportarmi
nella quotidianità.
Restava a lungo nelle orecchie
il rombo di tuono del torrente
che spezzava la sua forza sui massi erratici
e un profumo di polvere d'acqua
di cui rimane ora solo un lontano ricordo.

Da Un paese tra i monti
 

Gente di paese 1
Lontano per anni dal mondo
quasi nascosto al progresso
tre case in croce e pochi abitanti

gente di paese verrebbe da dire
ma non pochi con tare varie
da Ernesto l'idiota che rideva
ai funerali e piangeva ai matrimoni

orecchie a sventola a cornice
di un viso glabro e con un pressochè
eterno sorriso ebete, non un mostro,
ma quasi, eppur da tutti amato

perché buono e servizievole
in quella disgrazia che dalla nascita
gli era fedele e non gradita compagna
assistito con premura dai genitori

che ancor giovane seguì nella tomba
lasciando un vuoto che non si sarebbe
sospettato e con sulla lapide scritto
"Ernesto, con affetto, ci mancherai.".

E poi c'era Giustino, il messo comunale,
gobbo da sembrare Rigoletto
un uomo semplice che con dignità
portava la sua disgrazia, da tutti amato.

Un anno, quando son tornato,
non l'ho più trovato, anche lui sulla rupe
era una notte d'inverno andato
in silenzio come solo e sempre era stato.

E poi c'era Silvio, un ragazzo bello come
un cherubino, ma che trascinava la più
corta gamba destra, sempre disponibile
al sorriso, buono e bravo, un esempio.

Ma un giorno, di ritorno per un sentiero,
la gamba buona aveva ceduto e lui
era ruzzolato a valle, morendo sfracellato.
Tutto il paese era al suo funerale e di certo

lui lieto ne sarebbe stato, a sentire il discorso
del sindaco, le parole commosse del prete,
e forse invece tutto ha udito, affacciato dal cielo
sul suo paese fra i monti, mentre correva

finalmente con le gambe buone da una nube
all'altra, da una cima al gran ghiacciaio,
e infatti sulla lapide c'è scritto un auspicio
"Che tu ora possa correre per le praterie del cielo".

Da Un paese tra i monti

Albe radiose
Si spezza il buio della notte
infiltrato dalla luce del giorno
ed è di un nuovo ciclo
l'annuncio di ogni alba
che radiosa bacia i miei occhi
e lieve come una piuma
accende il cuore di una gioia infinita
per quello che è un altro giorno
che gratuitamente mi dà la vita.

Da Sensazioni ed emozioni

La messa vespertina
Puntuali, all'ora del vespro,
le campane chiamavano alla messa
e allora vecchine in nero infagottate
salivano la scalinata fino al sagrato.

Era quel lasso di tempo
in cui il sole fuggiva dalla valle
giocando a nascondino con le cime
per poi andare al suo riposo.

Qualche ritardataria s'affrettava
e sul portone del tempio Don Zeffirino
la incoraggiava ed ecco che con il petto
ansante finalmente arrivava.

Il portone si chiudeva e il rito aveva inizio.
Fuori, il cielo chiazzato di nuvole viola,
pareva partecipare e solo quando le
ombre lunghe conquistavano la valle

scendeva un silenzio in cui le litanie
non eran che un sussurrato brusio
quasi un coro a bocche chiuse
che però lento risaliva i crinali

si issava con fatica sugli speroni di roccia
scivolava nei valloni ormai del tutto bui
e infine, con un ultimo sforzo,
si fiondava oltre le eterne vette.

Da Un paese tra i monti
 

É l'ultima goccia che cade
É l'ultima goccia che cade
lenta scivola sul vetro
una lacrima di cielo
che conclude il suo tragitto.

S'ode ancora un sordo brontolio
del temporale che altrove si è spostato
a dissetare terra riarsa dal sole d'estate
a sciogliere la polvere in rivoli di fango

É l'ultima goccia che cade
un languido frettoloso saluto
di una tempesta che ci lascia
stupiti a guardare verso il cielo.

Fra nubi ritardatarie e squarci di sereno
splende magnifico l'arcobaleno
come un ponte che congiunge
il bello al cattivo tempo.

E l'ultima goccia che è caduta
è evaporata al primo raggio del sole.
Fra rami spezzati e pigolii di uccelli
torna di nuovo la vita di sempre.

Da Lungo il cammino

Dolci fresche acque
Seduto in riva al torrente
fra il mugghiar dell'onda
che s'infrange sui massi
odo voci lontane un brusio
che a tratti si fa chiaro
e allora ascolto una leggenda
d'acqua di come un rigagnolo
sgorgato da un ghiacciaio
poco a poco scendendo a valle
sia cresciuto diventando
infine adulto nel corso d'una vita
fatta a balze in gorghi spumosi.
Ma là dove più lieve diventa l'erta
per adagiarsi in una verde valle
il suono si fa più chiaro
e nel dolce scorrere delle acque
quasi una carezza avvolge
il viso di chi ascolta.
Parole lievi, d'una nascita
e d'una crescita impetuosa
ma che ora rallenta nel riposo
di chi tanto ha lottato per
diventare adulto.
E nel sole che cala
la superficie dorata riflette
i monti da cui è disceso
i ghiacci da cui è nato
e che lenti scuriscono
nell'incipiente sera.
Dolci fresche acque
che dissetano l'anima
che muovono alla serenità
che solo un tramonto fra
queste vette può dare.

Da Un paese tra i monti

La prima volta
La prima volta che là sono andato
sono rimasto subito sconcertato
con le vacche che stavano nella
piazza alla fontana a contendere
alle donne l'acqua dei panni da lavare.

C'erano nuvole basse, sicché solo
s'indovinavano le montagne
che come camini giganteschi
sembravano insonnolite a fumare.

Già scendeva la sera e avvertii
netta una stretta al cuore per quel posto
così lontano da casa mia, dalla città
di cui già rimpiangevo i rumori.

Ma al mattino, baciato al risveglio
dal sole, il canto di una donna dalla
lingua sconosciuta, il lontano vocio
del torrente e il cigolio delle imposte

che s'aprivano m'è parso un concerto
tanto lontano dai clamori della mia città
non un rumore di auto o di autobus
ma poche note lievi che nel silenzio

erano dolce musica per le orecchie
segnali di un mondo diverso, ancora antico,
un percorso a ritroso nel tempo che da lì poco
avrei iniziato e che nemmeno oggi ho dimenticato.

Da Un paese tra i monti

La dittatura della parola
Son tempi strani
di giorni tutti uguali
di gente che schiamazza
e che è incapace di parlare.
Se assisti poi a un talk show
preparati a non capire niente
perché più di una voce sovrasta un'altra.

Son proprio tempi strani
di tanti che voglion parlare
senza nulla aver da dire
sragionamenti quotidiani
fandonie a non finire.

S'è persa così la libertà
ora che tutti la voce possono alzare
ormai incrollabile s'è affermata
la dittatura della parola, di quella vuota,
e che infatti è per tutti uguale.

Da Lungo il cammino

Si parte
Si andava al paese a villeggiare
usando la corriera che da Mantova
partiva nei mesi dell'estate e che fino
a Madonna di Campiglio arrivava.

Carichi di borse e di valigie iniziava
l'avventura e già il percorso era
una villeggiatura, lungo la sponda
orientale del Garda e poi fino ad Arco

e infine l'inizio della salita lungo
la stretta e tortuosa strada delle Sarche
un percorso pauroso con sotto al ciglio
il precipizio che sembrava senza fondo.

Come dovette apparire il viaggio ai primi
che l'Atlantico varcarono, nel terrore
delle improvvise procelle a cui invano
si cercava di por rimedio con le litanie,

specie dalle passeggere s'alzava una preghiera,
San Cristoforo s'implorava perché accompagnasse
il viaggio e ci portasse in cima sani e salvi.
Poi c'era chi con tutte quelle curve stava male

e allora alla litania s'accompagnavano i gemiti
e ben che andasse degli improvvisi sospiri,
questi unanimi e sentiti passato il pericolo,
lasciate le Sarche dietro a noi per entrare nella valle.

Questa ci sembrava ancor più bella dell'anno precedente,
ci accoglieva nel sole del tramonto come un'ospitale casa
per chi tanto aveva viaggiato e tribolato per lì arrivare,
un rifugio sicuro in cui per diversi giorni poter restare.

Da Un paese tra i monti

Sotto un unico cielo
Le nostre strade, se pur diverse,
hanno tutte un'alba e un tramonto
le percorriamo quasi mai
senza incrociarci, senza conoscerci

ma in questo tragitto, a volte più lungo,
altre più corto, talora più facile,
talaltra più difficile non dobbiamo
dimenticare che calpestiamo

la stessa terra, che respiriamo la
stessa aria, che tutti soffriamo e gioiamo,
e per questo, solo per questo dovremmo
darci la mano, una parola, un aiuto

a chi lungo il percorso non ce la fa più,
un sorriso, un atto d'amore che tocchi il cuore
perché siamo tanti e uno solo,
siamo qui, magari ignoti, ma sotto un unico cielo.

Da La pietà

Il paese tra i monti
Là dove s'avvia l'erta
che su a Campiglio porta
e dove s'incrociano
due turbinosi torrenti
tre case, una piazza
e una chiesa a dar
vita a un paese
quello delle mie
giovanili vacanze.

Carisolo si chiama
e all'epoca il tempo
pareva essersi lì fermato
con tre vacche che la sera
bevevano alla fontana della piazza
su cui quasi svettante
la chiesa incombeva.

Poche allora eran le auto
qualche torpedone
con il quale arrivavo.
Due stanze in affitto
per un mese e chi di
solito le abitava
ad adattarsi in cantina.

Le colazioni con il
latte caldo e il pane fragrante
le passeggiate lungo i torrenti
dentro i boschi in cerca di funghi
l'estasi di fronte ai ghiacci e alle vette.

Altri tempi
in cui poco si aveva
ma in cui tanto si gioiva
e che ora ricordo
come un passato
che così diverso dall'oggi
non mi par ci sia stato.

Scorrono diafane immagini
sogno la brezza di quei monti
ma ritornare là sarebbe inutile
tutto è cambiato
del mio paese di sogno
nulla è restato.
Il progresso anche là
è arrivato
niente più vacche
alla fontana
niente più sere
a raccontare le fole
di tanti anni prima.

Resta solo il ricordo
ma prima che svanisca con l'età
voglio fissarlo sulla carta
pochi versi
che mi facciano rivivere
ciò che è stato
che mi accompagnino
in questo tramonto
verso cui sono incamminato.

Da Un paese tra i monti

Verdi anni
Verdi anni in cui cogliere
i succosi frutti della vita
con in mano il grappolo
delle occasioni da assaporare,

una ad una, da suggere con le labbra,
a volte invero amare, ma il più
dolci, zuccherose, un gusto che
scendeva fino al cuore

e lì scivolava negli anfratti dell'anima,
lì nascosto per sempre rimaneva
e ora che il tempo è passato
che nel mio viaggio sono invecchiato

i frutti riaffiorano come d'incanto
si fanno largo quando il giorno è nero
quando ogni speranza sembra finita
e addolciscono ancora l'albero della vita.

Da Lungo il cammino

Il sole è ritornato
Sui monti imbiancati
si sfaldan le nevi
goccia dopo goccia
si scioglie l'inverno

Nei cieli ora d'azzurro
ebbre si fiondano le rondini
un brusio di mille e mille voci
s'alza dai rinverditi campi

Risuona ancora nello stagno
il gracidio di risvegliate rane
e son canti d'amore quelli
che ora si possono udire.

Il sole è ritornato portando con sé
la primavera e un tenue tepore;
due vecchietti, che passeggiano,
mano nella mano, ritrovano un sorriso
di un tempo ormai lontano,
di giorni verdi e spensierati,
di fremiti d'amore mai dimenticati.

Da Sensazioni ed emozioni

Dalla sorgente
Goccia dopo goccia
stilla la sorgente
minuscole perle
che riverberano
ai raggi del sole.

Cadono in una pozza
sostano un attimo
prima di partire
poi inizia il viaggio.

Poche all'inizio
un esile sentiero
indi nel rincorrersi
giulive si fanno compagnia.

Sempre di più
rotolano lungo il pendio
saltellano sui sassi
si uniscono ad altre

Non più ruscello,
ma poi torrente,
quante emozioni
per infine essere fiume

e nel passo lento
che le porta al mare
c'è tutta la stanchezza
di chi ha fatto tanto

ci sono i ricordi da riesumare
là ove son nate le discese giovanili
dove tutto è cominciato
e infine il tempo che rallenta

ancora un poco
un'ansa pigra
un'isolata lanca
e poi tutto finisce con il mare.

Da La pietà

La danza delle foglie
Comincia piano, una bava d'aria
e la superficie dello stagno s'increspa.
Le foglie del bosco, dapprima indecise,
si fanno cullare
è un ritmo lento a cui è piacevole
lasciarsi andare.

S'ode solo un sottile brusio
una voce sommessa
un coro a bocche chiuse
ma quando la brezza si rinforza
ondeggia l'acqua dello stagno
e le foglie sembran cavalcare
i rami a cui sono ancorate.

In un crescendo che in orchestra
vedrebbe uniti archi e ottoni
l'acqua straborda oltre le rive
e le foglie sferzate fremono
pavide di staccarsi e andar
chissà dove.

Poi di colpo tutto cessa
l'acqua si ritira
le foglie si raccolgono
in un lungo inchino
la danza è finita
si chiude il sipario
su un bosco acquetato.

Da Sensazioni ed emozioni

Sogno d'amore
Una mano sfiorata
una donna sognata
un amore vagheggiato

Di tempo ne è passato
da quando un giorno
l'ho incontrata.

Andava per strada
e veniva incontro a me
un sole dopo una notte tempestosa
una musica lieve forse intuita
un sogno a occhi aperti.

Quando l'ho incrociata
ho sfiorato la sua mano
un brivido caldo ha
attraversato il mio corpo
avrei voluto stringerla a me
ma già lei spedita andava
e presto è diventata
un punto di luce
in un giorno d'autunno.

E' forse stato solo un sogno
ma a ripensare ancora
palpita il mio cuore
ancora avverto quel brivido caldo
e se d'istinto mi volto
mi par d'indovinare nel
lontano orizzonte una luce
sempre più flebile
un punto appena accennato
che invano cerco
di rinchiudere nel cuore.

Da Sensazioni ed emozioni

Un quadro di emozioni
Da qualunque punto lo osservi
mi assale lo stupore
mi parla senza che abbia voce

mi sussurra parole che raccoglie
nelle sue linee che esaltano l'immagine,
sono travolto dall'emozione

non credevo potessero sgorgare
lacrime dai miei occhi spalancati
stupiti da un messaggio che giunge
dritto al cuore.

Non è che un quadro ma sprizza amore
è un sogno su tela
è poesia dell'immagine
è un'arte muta che viaggia nell'aria

come una freccia scoccata trafigge il mio cuore.

Da Sensazioni ed emozioni

C'erano freddi
Faceva freddo,
nulla dicevamo
perchè il vento di ghiaccio
serrava le labbra.

Stretti stretti, abbracciati,
correvamo quasi in giro
nell'entusiasmo giovanile.

E quando dopo i lunghi silenzi
volevamo dir qualcosa
gelava il nostro fiato
e una nuvoletta sbocciava dalle labbra.

Le orecchie non udivano più nulla
ma gli occhi fissi su quella nube di vapore
potevano leggere le parole, semplici,
ma che scaldavano il cuore.

"Ti amo" c'era scritto e poi forse
qualcosa d'altro, ma non contava;
emozionati si rileggeva quel "Ti amo"
e il freddo pareva fuggir via.

Da Lungo la strada

La gioventù
Sogni rosa in una notte quieta
corse a perdifiato nel prato
il tempo che andava veloce
già il domani avresti voluto fosse oggi.

Adesso che il ritmo è calato
che le notti sono insonni
che nelle ore del buio
si rincorrono i ricordi

adesso che vecchio sono diventato
e che guardo solo al passato
pesco nella mente sprazzi di gioia
di un tempo che è stato

mi illudo di rivivere quell'epoca
in un sogno a occhi aperti
ma tutto è inutile e vano
la gioventù non tornerà più.

Da La pietà

Era sera a Mantova
Strisce di buio occupavano
le mura del castello
un'irreale visione
in una luce quasi arcana.

Strano era il silenzio
con la città che pareva addormentata
bella e misteriosa
ero là e sognavo a occhi aperti.

I portici del palazzo Ducale
si popolavano di gente sconosciuta
era un salto all'indietro nel tempo
osservavo i Gonzaga come nessuno
di quelli di oggi avrebbe potuto vedere.

Le campane delle chiese chiamavano
al vespro e le vecchine s'affrettavano
volti sconosciuti si perdevano nella mente

ma non il suo

uscita dal buio una dama in verde
mi fissava con gli occhi dello stesso colore.
Non capivo più niente, dove ero,
cosa facevo, più nulla intorno a me

solo quegli smeraldi che mi scrutavano
mi scavavano dentro mi facevano udire
musica che mai avevo sentito
lei era lì per me ed era quel che contava.

Tremante ho allungato una mano
per accarezzare quel viso
ma tutto è sfumato sotto le dita
e dal sogno mi sono risvegliato.

Era sera a Mantova di un giorno che non so
era forse un sogno solo immaginato
e invano ho cercato sulla mia mano un segno,
solo la pelle rugosa di un vecchio

che nei giorni che passano
nelle stagioni che vengono
si illude di poter ancora sognare
una sera,
quella sera,
a Mantova.

Da La pietà

Pioggia autunnale
Lacrime di cielo scorrono
lungo il vetro nel grigio
di una stagione che mai
dona un po’ di gioia.

Chiuso fra quattro mura
mi lascio addormentare
dalla monotonia delle ore
senza nulla a cui pensare.

Un fradicio airone volteggia
lassù, forse a casa vuol tornare,
ma il grigio uniforme disorienta

non sa dove andare.

Non so dove andare

in queste ore senza domani
non riesco più nemmeno a volare
attendo l’inverno che dovrà arrivare.

Da La pietà

Lacrime e gioie
Corre il vento del tempo
strappa cuori e passioni
e li porta via con sé.

Non restan che ricordi
ora sbiaditi ora più vivi
lacrime e gioie

appesi al filo della vita
e che resistono al vento
orme silenti lungo la strada.

Da La pietà

Se ti sembra poco
Basta un raggio di sole
a illuminare il buio del mondo

basta un sorriso a riportare
la speranza dove questa era scomparsa.

Per quanto sembri brutta la vita
teniamola stretta perché un'altra non c'è

Quando tutto sembra perduto e la speranza svanita
volgi gli occhi al cielo e perditi nel blu della sua luce.

Se questo ti sembra poco ricorda sempre
che altri hanno ancor meno del tuo poco

e lo tengono stretto al petto come un tesoro
perché nessuna ricchezza è più grande

del gioire di ciò che si possiede
per quanto poco possa essere.

Da Lungo il cammino

La poesia
Una melodia che nasce dal cuore
un infinito sentimento di amore
il grigio di ogni giorno spazzato via
questo sa anche essere la poesia.

La leggo dentro me prima ancora
che ricami il candore della pagina
Come nasca non lo so
può essere giorno o notte
l'ora non importa e nemmeno il luogo.

Come quando sboccia l'amore
d'improvviso che non ti chiedi il perché
fiorisce di colpo aprendo i suoi petali
di parole, la sua armonia di colori
come in un sogno a occhi aperti.

Leggo così pagine di nuvole
respiro il profumo di quel che non c'è
si srotolano note in un concerto tutto per me
e non esiste altro all'intorno

solo l'emozione d'essere io stesso poesia.

Da Sensazioni ed emozioni

Giorni di luce, giorni di nebbia
Giorni di luce,
che illuminano le pietre di un lontano passato
che indugiano a mostrare antiche vestigia.

Giorni di luce,
che abbracciano ciò che può sembrare un sogno
che fanno splendere di meraviglia gli occhi.

Giorni di nebbia,
un velo sapientemente calato che sa mostrare
o celare scorci di antichi palazzi.

Giorni di nebbia,
che sospendono fra acqua e cielo questo gioiello
che non finisce mai di stupire.

Giorni di luce,
giorni di nebbia,
giorni di pioggia,
giorni di sole,
notti di luna e di stelle,
lontani echi di madrigali,
le note di un liuto che s’alzano nell’aria,
ma che scendono dritte al cuore,
perché a Mantova, la mia città, non ci sono solo
quattro mura, due palazzi, una torre e qualche chiesa,
ci sono i segni del passato che ancora vivono
in un’atmosfera che avvolge
fa sognare a occhi aperti
porta all’estasi
che solo una sublime bellezza può dare.

Da Sensazioni ed emozioni

I colori dell'autunno
Obliqui i raggi carezzano le foglie
che fremono al sospiro fresco
e umido di un autunno che bacia
la terra riarsa dalla torrida estate.

La natura s'accende di giallo e di rosso
i colori di questa stagione
che soli possono penetrare coltri
di perlacea nebbia.

I boschi lanciano un ultimo canto
prima del lungo sonno dell'inverno
stormiscono le fronde in un acuto
di vita, in una sinfonia di immagini.

Poi, dall'andante per arrivare all'adagio,
come soliste zittiscono e in punta di piedi,
reclinando il capo, si lasciano andare,
tornano alla terra fra lacrime di pioggia.

Da Sensazioni ed emozioni

L'assurdo destino
Si scopre vivendo
l'assurdità di un destino
che vuole che t'affacci
al mondo per calcare
sentieri di polvere
in un'arsura di conoscenza
che un giorno si spegne.

Tutto quello che hai fatto,
tutto ciò che hai detto,
è di colpo cancellato.
Non resta che un'ombra pallida
che veloce affonda nell'oblio.

Al più un nome e due date su una croce
e un passante che per caso butta l'occhio
si chiede chi mai tu sia stato,
ma mentre lesto va oltre
già di quella domanda si è scordato.

Da La pietà

Sabbia
Mi sfugge dalle dita,
polvere dorata
che scandisce il tempo
della clessidra della mia vita.

Sabbia, impalpabile segno
di un percorso iniziato
anni fa in un giorno di maggio
di quella che dissero una vera primavera.

Sabbia, tutto e nulla nella sua
inconsistenza, sabbia quella
su cui ho impresso le orme
di un cammino incerto.

Impronte nella sabbia
che il vento porterà via
e presto anche la memoria
sparirà nelle ombre della sera.

Sabbia, una striscia di ricordi,
di emozioni che ancor mi sembra
di provare, o è solo un'illusione
nel tempo che s'appresta a terminare.

Da La pietà

Un giorno ti dirò
                                  al mio nipotino

Un giorno ti dirò
del sole che ogni giorno nasce
che esplode l'oriente di luci
che ovunque passi ridesta la vita.

Un giorno ti dirò
dell'acqua che nasce lassù
per cadere su terre riarse
per lavare il peggio del mondo.

Un giorno ti dirò
di quel sentimento che sboccia
all'improvviso, che è gioia e dolore,
e che da tutti è conosciuto come amore.

Un giorno ti dirò
che nulla che vive è eterno
che passo dopo passo
giunge implacabile alla fine.

Un giorno ti dirò,
ma tu già sarai cresciuto
e avrai conosciuto il sole, l'acqua
e avrai anche tu trepidato per l'amore.

Non avrà senso dirti ancora
e forse allora io non sarò che un ricordo
che si perde nelle brume del mattino
un'immagine diafana senza colore.

Da Lungo il cammino

Cielo di fuoco
A quando una mano sul cuore
e non sul gonfio portafoglio?
Sotto un cielo di fuoco
si consuma la tragedia dell'umanità
per colpa di alcuni che per tutto avere
per sete di potere per cinica indifferenza
sacrificano al dio denaro il futuro
di un mondo sfruttato fino all'osso.
E' l'effetto serra, si dice,
che provoca estati torride
e improvvisi e violenti sconvolgimenti
di un clima che sembra aver smarrito
ogni logica e che inclemente distrugge
con tempeste furibonde ma uccide anche
uomini e animali, foreste e mari.

Oh Dio, fa che non sia troppo tardi
per rimediare, tocca il cuore insensibile
degli uomini artefici di questo male.
Fa che quel mondo così bello e perfetto
che tu un giorno hai creato
viva ancora per tutto il tempo che vorrai,
ma soprattutto per quanto occorrerà
che tutto ritorni come prima con le dolci primavere
che profumano di vita
le estati calde
ma carezzevoli per le messi
gli autunni multicolori
con le prime nebbie
che preludono a inverni baciati dalla neve.
Altri tempi, certo, in cui ben pochi
conoscevano il superfluo, ma avevano il necessario,
tempi in cui viveva la solidarietà
di chi ha poco, tranne un grande cuore.

Da La pietà
 

Un velo di fulgore
Un filo di luce cade dal buio
un altro ancora s'accosta
e presto è una cascata luminosa
che nelle effimere ore di un giorno
tesse un impalpabile velo di fulgore.
Poi,
con le prime ombre della sera,
si dissolve,
e torna nell'immenso dell'oscurità.

Da La pietà
 

Ore d'estate
Luce accecante,
non un filo d'aria,
stille di sudore lungo la schiena,
è rovente la voce dell'estate.

Dall'alba al tramonto sono
solo ore di grande calore
che impietose stroncano
ogni volontà di fare.

Resto allora sdraiato
immerso in un velo di torpore
senza pensare senza dormire
in queste lunghe ore d'estate.

Da Lungo il cammino
 

Un coro per sognare
Non è che è che un raggio di sole
ma s'insinua fra le foglie
dà al sottobosco un po' di chiarore
scalda un poco un timido fiore.

Vive la calda stagione questo foro verde
da cui s'affacciano uccelli canterini
che formano un coro che s'alza
sempre più, sale oltre le chiome degli alberi,

s'invola verso il cielo, scala le cime
di monti ancora innevati, si scioglie in note
che diventano batuffoli di nuvole
per perdersi ancor leggiadre oltre il tempo

in uno spazio infinito che forse
ha altri mondi come questo, altri boschi,
altri uccelli, un sogno che forse mai
si potrà realizzare, ma che resta speranza

perché, per quanto imperfetti, per quanto
bestiali, spesso in lite fra noi, disposti anche
a uccidere, tremiamo all'idea d'esser soli
in un'immensità che troppo ci sgomenta.

Da La pietà

I sogni
I sogni sono effimeri racconti
parole scritte nel vento
voci mute che per una volta han parlato.

I sogni sono l'anima riflessa nel vuoto
sono esperienze passate in parte irrealizzate
sono il desiderio di vivere per non morire anzitempo.

I sogni sono l'acqua impalpabile che scende dal cielo
che cade dalle mani di un Dio compassionevole
per dirci che siamo perché sogniamo.

Da La pietà

Fantasmi sfrattati
Scendeva la strada,
poi curvava a sinistra
e risaliva la collina.
Lì finiva davanti a una casa
dai muri scrostati,
dalle imposte sconnesse,
dalle erbacce padrone del giardino.

Era da anni senza abitanti
nessuno più ricorda
chi fossero un tempo
Qualcuno dice due vecchi soli,
altri una famiglia d'ebrei
scomparsa nei fumi di Auschwitz.

Ho sentito parlare di grida notturne
di fantasmi che s'aggiravano fra quei muri
favole assai probabilmente
ma sempre conserva una casa qualcosa
di chi a lungo l'ha occupata.

Ed è con sorpresa, che tornato
in quel luogo, non trovo più nulla,
solo una cima nuda, brulla,
nemmeno un albero o un prato.

Si dice che qualcuno abbia comprato
e abbattuto per poi lì costruire
il posto è bello le albe da sogno
e i tramonti d'incanto
ma quel mistero mai svelato
di chi prima vi avesse abitato
quei fantasmi chiacchierati
e ora sfrattati come inquilini morosi
o hanno trovato finalmente la pace
o continueranno a girare su quel cocuzzolo
la notte andranno a bussare alla porta
smuoveranno le tegole
ululeranno alla luna
povere anime senza più dimora
costrette a un esilio senza speranza.

Da La Pietà

Di un giorno di primavera
Di un giorno di primavera ho il ricordo
di un cielo color cobalto intessuto
di voli di rondini gioiose
di insetti bramosi di vita.

Quando è stato? Non lo rammento
e a volte credo d'averlo sognato
ma la beatitudine che s'accompagna
mi dice che veramente c'è stato.

Le tue labbra, il tuo sguardo sereno
si sono impressi nella mente
una fotografia indelebile
che solo con il cuore vedo.

Non era che un giorno di primavera
uno di quelli, rari e quasi impossibili,
in cui il cielo scende sulla terra
e si posson cavalcare le nuvole.

Ne ho memoria viva, quasi fosse oggi,
fu un giorno di primavera
un sogno a occhi aperti,
il premio insuperato di una vita.

Da Lungo il cammino

Il paese del sole
Riconta i suoi passi, il sole,
qualcosa non va
se è da più giorni
che non passa di qua.
Non crede ai suoi occhi,
ma si è proprio sbagliato:
è andato altrove
a illuminare cieli di solito grigi.
Che sia stato il navigatore
o quel torpore
che in aprile gli rende dolce il dormire?
Gli prende l'affanno
a pensare all'Italia
sotto pioggia incessante
ma presto si calma
perché c'è modo di rimediare.
Da domani si piazzerà sullo stivale
a dardeggiare mari, monti e pianure.
Non c'è altro da fare
se non anticipare l'estate
e baciare di luce e calore
il suo paese,
affinché ancora si chiami
il paese del sole.

Da Lungo il cammino

Un giorno d'aprile
Un giorno d'aprile, un susino in fiore,
scende dolce uno zefiro dai monti
ancora un poco imbiancati
e porta il respiro di boschi,
un tocco appena, un profumo di resina,
un sentore di natura che rinasce
ai primi tepori della nuova stagione.
E' tutto silenzio all'intorno,
s'ode solo un battito lieve,
quasi un incerto sospiro,
è solo il cuore che scandisce
il ritmo di un tempo rallentato
nell'estasi di un sogno a occhi aperti,
nella beatitudine di un'anima
che si fionda all'Assoluto.

Da Sensazioni ed emozioni
 

Lo spettacolo
Anche domani il sole sorgerà
lampi di luce infiammeranno l'oriente
fuggiranno le nebbie della notte
silenziosi si eclisseranno i sogni
compagni di tante notti.

Sono memorie in una cornice
di fantasia questi sogni
che mi lasciano in punta di piedi
ai primi chiarori del giorno nuovo.

Tutta una vita rivissuta nel buio
dal primo approccio con il mondo
ai placidi silenzi di una sera di primavera
quando sotto il portico seduto
gioisco del sublime spettacolo
del cielo che si illumina di stelle.

E mi racconto ogni notte,
mi rivedo anche per quel che sono,
con la malinconica commozione
di chi sa che il tempo è ormai passato
che gli affetti che a lungo mi hanno
accompagnato e infine lasciato
sono ormai storia al pari di quella
che un giorno sarà la mia.

Ma per ora continuo a sognare
a rivedere quel che è stato
un irripetibile spettacolo,
il mio,
solo mio.

Da Lungo il cammino

Lo sguardo
Abbassi gli occhi,
quando ti guardo,
vuoi esser timida,
ma invece sei gatta
con il pelo arruffato
che giochi all'amore
che miri dritto al cuore
e io mi lascio andare
in quello sguardo
che sembra invitare,
in quel mare di emozioni
che sai suscitare
mi piace affondare.

Da Sensazioni ed emozioni

La primavera è arrivata
S'apre il cielo su prati
che riscattano il grigio dell'inverno
sulle gemme lucenti dei rami
volti in alto a cercar luce e calore.

Sono i primi giorni di una primavera
è il primo tepore che bacia una terra
ancor fredda, ma non più gelida,
e che scioglie le ultime chiazze di neve.

Lassù, nel limpido azzurro,
si rincorrono uccelli in amore
fra striduli richiami, trilli, cinguettii,
un inno al risveglio della natura.

Ancora infagottati, con il berretto in testa,
hanno cominciato a occupare le panchine
dei giardini di ogni città, con gli occhi chiusi
al primo sole tanto che sembran dormire.

Ma quei volti rugosi, quelle membra stanche
non sono abbandonate a Morfeo
stanno invece i vecchietti
a scaldare le ossa e il cuore alla nuova stagione.

Forse ricordano primavere di tanti anni fa
i primi palpiti d'amore l'emozione della passione
un sogno a occhi aperti una ritrovata gioia
per vivere ancora, per quel che resta.

Da Lungo il cammino

Il vecchio pino
Quante stagioni!
Il risveglio al tepore del sole
che scioglie i ghiacci a primavera
i primi voli fra le fronde.

Le pigne verdeggianti
al calore dell'estate
il monotono frinire delle cicale
le stelle cadenti in agosto.

Di mille colori si veste
il bosco d'autunno
ogni anno gli uccelli che
sciamano a mete lontane.

Il candore d'inverno
il gelo che fa fremere i rami
mille stelle di ghiaccio
a stringere il verde in un abbraccio.

Tanti gli anni passati
quanto vento fra le fronde
il profumo della vita
che lento se ne va.

Un ramo spezzato,
un altro seccato,
il tronco ingobbito
il percorso del pino è finito.

Da Lungo il cammino

Due passi ancora
Nel tramonto silente
un vecchio cammina
con accanto il suo cane
Vanno per strada a
cercare l'ultimo respiro
di un giorno di primavera.

Tutto tace tutto è fermo
solo la luce dirada
e allunga le ombre
quando ormai presto
s'attende il buio
e con esso la sera.

I due camminano
senza una meta
un po' di strada
due passi ancora
uno scampolo di vita
prima che ogni luce si spenga.

Da Lungo il cammino

Nero e altro ancora
C'è chi l'ebano non ama
c'è chi crede d'essere dio
gente strana che non comprendo
gente che odia chi è diverso
eppur se si guardano allo specchio
noteranno volti scolpiti nella pietra
mascelloni tesi e duri
gente che è diversa e non sorride.

C'è da tender loro una mano
per ricordare che un po' di calore umano
rende piacevole ogni vita
e che l'odio non aiuta
se non a morire già di dentro.

Da La pietà

Sotto la neve
Eri bella, un tempo
quando si mormorava
"Sotto la pioggia fame
sotto la neve pane".

Candida, accogliente,
cullavi il chicco di grano
che quieto riposava
e forte cresceva.

Eri l'immagine della purezza
immacolata come un giglio
splendente alla luce del sole.

Ora, invece, sei pattume dell'aria
sbiadita, grigia, a volte sin nera,
rispecchi un mondo che più non è quello.

Lontano è il ricordo di inverni imbiancati,
di gelidi venti e di crepitio di legna
in stufe sempre roventi.
Altra era la vita, magari stentata,
ma sempre amata.
Nessuna corsa dietro all'inutile
tanto piacere per quel poco che c'era.
E intanto il chicco cresceva
e già si sognava la fragranza del pane.
Ora abbiamo tutto e niente
nulla si apprezza
tanto si corre nell'aria malsana
e sotto la neve di svariati colori
non resta che fame
fame di una vita
che non sia naufragio
verso improbabili mete.

Da La pietà

La neve in città
S'attende la neve anche in pianura
ma intanto i cieli son tersi
e l'unico bianco è quello del gelo.
Ricordo che da bambino
a occhi aperti la sognavo
invano scrutando nel cielo
qualche piccolo straccio
ma quando veniva
dopo l'iniziale stupore
non mi piaceva tutto lo sporco
che chiazzava il candore.
Era come un bel sogno
che ben presto svaniva.
Non era la neve che veniva in montagna
bianca e lucente sotto i raggi del sole
era un impasto di acqua ghiacciata
e di smog cittadino
un insulto al sogno di un bambino.

Da Lungo il cammino

Il signore d'inverno
Quando più forte soffia il vento
e le strade diventano lastre di ghiaccio
quando turbina tagliente il nevischio
arriva al galoppo sul bianco destriero
che suda per la corsa rivoli di gelo.

A volte puntuale, altre in ritardo,
più raramente in anticipo timbra il cartellino
mentre stanco e fradicio va l'autunno
lascia veloce il posto a chi impaziente

arriva a chiudere un altro anno
fra sbuffi di neve e coltri di brina
è ancora lui il re dell'ultima stagione

la barba candida i capelli punte di ghiaccio
l'alito che gela all'istante la voce rauca
riprende il suo trono il signore d'inverno.

Da Lungo il cammino

Neve
Quand'ero bambino sognavo la neve
nei giorni d'autunno che andava a finire
guardavo su in cielo quel grigio uniforme
sperando di scorgere bianche farfalle
pronte a cadere sopra ogni cosa.
Mai quel sognare ebbe riscontro
e invece accadeva più avanti nei giorni
magari a Natale o anche più tardi
che al risveglio al mattino udissi
suoni ovattati, forse vicini
ma che parevan lontani.
Era il segnale,
scendevo dal letto
andavo alla finestra per goder
lo stupore del bianco uniforme
dei fiocchi che svolazzavan nell'aria
pronti a posarsi perfino sui fili
e io tornavo a sognare così
che le case e le strade si dissolvevan
nel nulla e prima sfocata e poi sempre
più nitida vedevo una steppa
da renne solcata, abetaie ricamate d'argento,
torrenti ghiacciati in cui riflettere il viso.
Era tutto un mondo diverso una vera magia
che la mente creava a mio piacimento
ma ogni sogno non dura in eterno
e la mamma o il babbo che mi chiamavano
mi strappavano da quel limbo di pace
e il paesaggio cambiava con di nuovo le case
e le strade dove la neve inquinata
aveva il colore del grigio del cielo.
Restava il ricordo di quel bianco
da tanto tempo agognato
e ogni tanto tornava nei giorni del gelo
per sfumare sempre più in una tenue
e fugace sensazione al primo tepore del sole
all'annuncio dell'imminente arrivo
di quella primavera che in tripudio di colori
l'inverno caccia via.

Da Lungo il cammino

Io ricordo
Prima che l'oblio cali
sulla mia stanca mente
ricordo
di un bimbo che felice
correva nei prati
di una voglia di crescer
più in fretta
di un tempo che
non voleva passare mai.

Ricordo di una gioventù
che ora mi pare un sogno
di un'epoca ormai lontana
di cui mi giunge solo l'eco.

Ricordo l'attesa delle vacanze
ma anche il desiderio di imparare
in un continuo turbinio di speranze
la scuola e la casa, la casa e la scuola.

Una carezza di mia madre
che mai più potrò avere
la soddisfazione di mio padre
per quel figlio bravo negli studi.

Nel deserto di una vita
che nulla può più dare
m'aggrappo come un naufrago
a quella mitica età
a quel sogno che nel ricordo
si tinge di mille colori
al verde di quella giovinezza
che mai più potrà tornare.

Da La pietà

Come erano belle le mie valli
C'erano boschi a perdita d'occhio
una macchia di verde più scuro
sul verde più chiaro dei prati

C'erano sentieri nelle foreste
su cui camminare e nutrire l'anima
con le mille voci di insetti e di uccelli
un concerto infinito che scaldava il cuore.

Dopo il disastro ora è solo silenzio,
sgomento in chi guarda e ben sa
che tornare a come prima
non basta una vita, ma anni e poi anni,

e sperando che il tempo inclemente
lasci respirare questa terra martoriata
queste rocce segnate dalla bufera
queste valli che un tempo erano altra cosa

come i figli mai sapranno
perché solo noi che le abbiamo viste
potremo dire, con voce tremante,
con occhi inumiditi, con tono sommesso
"Come erano belle le mie valli".

Da La pietà
Alle zone dell'Alto Veneto, del Friuli e del Trentino devastate dall'inclemenza del tempo.

Come le foglie
Non c'è soffio di vento
che non muoia fra le foglie
le ultime ormai
aggrappate ai rami
Scosse, snervate,
infine si lasciano andare
sconfitte dal tempo
che inesorabile
le ha troncate.

Siamo come foglie
mosse dal vento
tormentate dalla pioggia

attaccati
fino all'ultimo
alla vita
non vogliamo
combattiamo
ma poi ci lasciamo andare.

Da La pietà

Burrasca d'autunno
Burrasca d'autunno
che penetra i cuori
con il vento che soffia
la pioggia che sferza
le foglie che volano.
Al riparo del vecchio
e rugoso melograno
porgo l'orecchio al vento
che sibila, s'inarca, ulula.
Eppure qualcosa esso porta
voci confuse di stagioni passate
di grigiori autunnali.
Sono suoni disarticolati
tristezze evase dall'anima
è fatica comprendere
ciò che voglion dire.
Sono pensieri nascosti
speranze abortite
sogni irrealizzati,
sì che al placar ora del vento
odo come una nenia
un sommesso lamento
d'autunno che piange
sul suo ingrato destino
di amara stagione.

Da La pietà

La vecchia dimora
Mura sbrecciate
vicino alla cavedagna
ciò che resta
corrosa dal tempo
di quella che
in giorni di certo migliori
era una casa colonica.

Là dimorava il contadino
con la famiglia,
là la sera, intorno al fuoco,
si parlava degli anni passati
fiorivan leggende
storie di molesti fantasmi
mentre il lume a olio
gettava giochi di ombre.

Quante parole di sera
a chi di giorno era silente!
Quanti amori sbocciati
con un semplice sguardo!

Altri tempi, altri sogni,
altre speranze, e poi la guerra,
e dopo l'industria
che mangia la terra.

La casa si svuota
in città è il nuovo miraggio.
Restano gatti e serpi
fra quei mattoni sbiaditi.

Pioggia, vento, neve,
il soffitto che crolla
i muri che cadono
le erbacce che avanzano.

Ecco quel che resta
di una vecchia dimora
tre muri sbrecciati
come ossa spolpate.

Da Il mio paese

Sodoma e Gomorra
C'è forse ancora qualche dubbio?
Non bastano gli eccidi di ogni giorno,
le bombe che inceneriscono bambini,
le bambole spezzate dagli stivali
dei soldati che avanzano
come rulli compressori?
E i milioni che muoiono di fame,
i vecchi stanchi e affranti
che sognano solo un mese
di venti giorni?
Gli operai schiacciati da bobine,
liquefatti dall'acciaio fuso,
spiaccicati sui marciapiedi
dopo l'ultimo volo?
Non bastano gli occhi di madri
che implorano pietà,
i raccoglitori di pomodori
che rinsecchiscono proni sul terreno?
E la violenza d'ogni giorno
urlata, minacciata, perpetrata
da belve sanguinarie su miti agnelli?
No, non credo più a Darwin
non vedo che evoluzione
l'uomo abbia avuto.
Dalle origini feroce
sempre uguale nei secoli
una belva senza umanità.

Sodoma e Gomorra
ancor rivivono,
impunite, prospere,
dimenticate
da un Dio distratto.

Da La pietà

Di nuovo l'autunno
Le prime brume del mattino
salutano le albe d'autunno
mentre di carminio e d'oro
si colorano i boschi silenti.
L'aria è pregna del profumo
del mosto che già ribolle nei tini.
Passano squadriglie di aeree ali
striduli versi richiamano i più pigri.

Migrano gli uccelli
volano verso mezzogiorno
lontani dal prossimo gelo
Li seguo con gli occhi
e vorrei esser con loro.

Da Sensazioni ed emozioni

Il fiore della vita

Ne sfoglio i petali
ognuno un anno
ognuno ricordi
che riaffiorano
Tutta una vita
in pochi minuti
una corsa contro il tempo
mentre il cuore
accelera i battiti
non è un m'ama
non m'ama

è piuttosto
un vita
non vita

Ah, poter riattaccare
allo stelo i petali
strappati
poter tornare
indietro nel tempo!
E invece
nulla ci è concesso
se non ricordare
se non aver memoria
di ciò che è stato
il nostro passato.

Da La pietà

Davanti alla Madonna delle Grazie
Quando il sole va a
e cede il passo alla sera
sul sagrato della chiesa
alla luce dei lampioni
inizia l'artistica tenzone.
Son Madonnari d'ogni dove
giungon qui anche da lontano
perfino dalle Americhe e dall'Asia
per contendersi il trofeo.
Stridono i gessetti sull'asfalto
poco a poco prende vita
quello che sarà un quadro
che il sole,
ma soprattutto la pioggia,
porterà via.
Qui una Madonna con bambino
là una Sacra Famiglia
più avanti ancora
un dolente Cristo morto.
E domani avremo il vincitore
che stringerà gioioso
i gessetti d'oro
poi si va
si torna a casa
con il pensiero rivolto
alla prossima tenzone,
e con la speranza
che il cielo non pianga
che l'opera non sia
troppo alla svelta cancellata.

Ogni anno, 15 di agosto, sul sagrato della Chiesa della Madonna delle Grazie a Grazie di Curtatone (MN)
c'è il concorso internazionale dei Madonnari, gli artisti dei gessetti

Cime lontane
Nell'afa che tutto secca
che oscura la mente
in un'estate
di sole dardeggiante
in notti insonni
alla impossibile ricerca
di un po' di refrigerio
mi rifugio nel ricordo
di verdi declivi
di boschi ombrosi
di torrenti spumeggianti
e allora mi illudo
di avvertire il leggero tocco
di una brezza che scende
da lontani ghiacciai
credo di udire i suoni
di un'alpe che l'aria
porta con sé.
Stridio di uccelli
rintocchi di una campana
il gorgoglio di una fontana
un silenzio di mille sussurri
che scendono fino al cuore
e questo fino ai primi
chiarori dell'alba
che annuncia un altro giorno
di perfida arsura
senza che la mente ottenebrata
possa correre a cime lontane
a un'emozione che riesca ad affiorare
dalle pieghe dell'anima.

Da Sensazioni ed emozioni

Un'onda dopo l'altra

Lente s'avvicinano alla riva
un'umida striscia
dove l'onda s'immerge.
A lenti passi vado sul bagnasciuga
una carezza dell'acqua ai piedi
che affondano e lasciano un'impronta
che subito un'altra onda cancella.
La vita è una spiaggia
a cui vengono a morire onde lente
e per lo più marosi il cui fragore
cancella lo stridio delle chiglie
che s'agitano invano.
Come invano ci illudiamo
di lasciare una traccia
che possa ricordare chi eravamo.

Non siamo che un oceano di niente
un pugno di sogni e di speranze
un'anonima onda che arriva alla sua meta.

Da La pietà

Alfredino
Le corse nei campi
i capelli al vento
il sole negli occhi
sempre più avanti

Ricordo, sai,
ora che sono tanti gli anni
ho più memoria del tempo lontano
di quando spensierati giocavamo.

E ricorderesti anche tu
dei piccoli bisticci,
di qualche pugno
subito seguito da un abbraccio.

Rammenteresti pure tu
il nostro periodo più bello
la giovinezza,
passata troppo in fretta.

E invece non sei accanto a me
da tempo ti trovi ove non puoi
sentire il canto degli uccelli
né rimirare albe e poi tramonti

in una casa fredda e senza luce
mura di granito a cui s'aggrappa il muschio
le lettere con il nome ormai sbiadite.

Ma io ricordo, Alfredino,
ricordo come fosse ieri e sento ancora
il rombo dell'auto che ti ha falciato.

Da La pietà

Solstizio all'Alpe
E' fra questi prati verdi
al lontano suono di campanacci
nel sole che illumina le cime
che celebro il solstizio.

Cirri ribelli chiazzano il cielo
l'aria che cala dalle vette
mi porta il profumo dei boschi
fluenti resine ed esili genziane.

In alto getta la sua ombra
un'aquila portata dal vento
mille e mille i brusii di una
natura che si risveglia.

Il richiamo dell'estate
mi coglie sulla panchina
e in dolce abbandono
gli occhi socchiusi

mi trovo a sognare
di un tempo d'eterno
di un mondo dove
cielo e terra si confondono

e cascate d'amore bagnan la terra
dove non c'è più miseria
ma solo e nient'altro
che un' estatica pace.

Da Sensazioni ed emozioni

I sogni, adesso
Ormai che gli anni incalzano
m'accordo di sognare
solo ciò che è stato
ricordi sparsi di un passato
un'epoca che mi illudo
la migliore nel mio vissuto.

Rimembranze, quindi sono,
e non sogni, inconsci riflessi
di un futuro che non c'è
e allora la mente lavora
sulle effimere certezze
di un'esistenza ormai consunta.

E tutto sembra bello
il mio passo che avanza lieve
un giorno di sole in riva al mare
lo sguardo che corre dalle vette al piano
due mani che si toccano
un fremito lieve che attraversa il corpo.

Spezzoni di vita che come una pellicola
di celluloide si bruciano in un attimo
nel fuoco di un tempo che corre troppo in fretta
ma che sembra rallentare nelle notti
per raccontare frammenti di ciò che è stato
gli unici sogni di chi ormai vive il presente
solo con la mente rivolta al suo passato.

Da La pietà

Alba di maggio

Stille di rugiada nel roseto.

Di giallo rosso e bianco
rilucono i colori
e soave è il profumo
mentre nella luce dell'alba
risuona l'eco di una campana

S'apre il mondo a un giorno nuovo
immagini e suoni
scendono fino al cuore
sembrano i sogni
di una notte silente
di cui lento affiora il ricordo

Intensa nasce e cresce
un'emozione
che fa alzar le braccia al cielo
e prima muto e poi sommesso
prorompe un grido
alla bellezza della vita.

Da Sensazioni ed emozioni

Mare, mare, mare
Sempre alfine arriva
l'onda s'infrange sulla riva
seguo il ritmo d'un moto
che si trascina nell'eternità.

Mare, mare, mare
m'è dolce ascoltare
le parole pronunciate
su lidi sconosciuti.

Mare, mare, mare
é bello star a sognare
di storie lontane
di mondi che mai vedrò.

E nella luce che lenta
si spegne in un tramonto
che in te si riflette
mi coglie un brivido

E' una sensazione
di un tempo che nasce e che muore
come un'onda
anch'io arriverò al bagnasciuga.

Mare, mare, mare
tu sei la vita
il cuore che batte
un sogno d'amare.

Da Sensazioni ed emozioni

Lì nel cuore

Gli anni asciugano i sentimenti
passioni e ardori son solo ricordi
ma non tutto è spento nel mio cuore
c'è ancora e ogni tanto traspare
un desiderio d'amore
d'una carezza lieve
d'una mano che prenda la mia
e m'accompagni
come quando
mi portavi a scuola, mamma.

Da La pietà

Grida da Sud Est
Possibile che nessuno le oda?
Lascia un attimo l'inutile corsa
e porgi l'orecchio alle voci del vento.
Sono grida soffocate di bimbi spaventati
sono urla disperate di corpi straziati
Nulla poi sembrerà come prima
e continuerai a sentire anche
quando il vento s'assopirà.

Resta un amaro nel cuore
per il tanto dolore
che nessuna malattia ha provocato.
C'è solo un morbo
che s'aggira da millenni
e che ora sosta sulla Siria
rapisce vite senza rispetto
spezza gli anni migliori
di quella che non sarà
mai una gioventù.
Questa malsana morte
ben conosciamo
è una vergogna
che sempre ci accompagna
è un male che prende
il sopravvento sul bene
e
il suo nome
è
uomo.

Da La Pietà

Il pianino
Passati sono gli anni
ed è ormai da tanto tempo
che quel suono non sento.
Ero infatti ancor bambino
quando andava per le vie del paese
due braccia che spingevano
una mano a girar la manovella
e così il pianino strimpellava
in cambio della carità di chi ascoltava.
Erano trilli gioiosi
raffiche di note
roba da poco, certamente,
ma che ancora avrei voglia
di sentire, una volta sola,
per ritornare brevemente
a una gioventù fatta
di corse spensierate,
di ceci lessi e di castagne arrosto,
del suono d'un pianino
sulle cui note correvo con la mente
verso spazi sconfinati
piccoli passatempi a buon mercato
che tanto negli anni successivi
avrei desiderato
e di cui poi purtroppo
mi son dimenticato.

Da Il mio paese

Segni di primavera
Di sole e di luce
è questo palcoscenico
in un mondo
che lento si risveglia
dal lungo sonno dell'inverno.
E' ancora fresca l'aria
che spira leggiadra
ma il sole scalda
un primo tepore
che scioglie il gelo nel terreno
che scaccia il freddo dal cuore.
Come una lucertola
mi allungo sulla panchina
a crogiolarmi
in questo acerbo sole,
messaggero di una primavera
che fra canti d'uccelli
e sbocciar di fiori
ogni giorno sempre
di più s'avvicina.

Da Sensazioni ed emozioni

Lacerazione
                           alle vittime innocenti di ogni guerra
Vola
spaventata una colomba
...
sotto
solo ulivi spezzati
e un uomo
che piange sulla croce.

Da La pietà

La scoperta
Già comincia appena nato
quel frignare a perdifiato
la poppata che non arriva
e tu che stai in disperata attesa.
Poi si cresce a vista d'occhio
non si è più pupi da svezzare
anzi il cuore inizia a palpitare
con il primo e mai scordato amore.
Arriva infine un momento
in cui la crescita s'arresta
uomini fatti si diventa
ed è da lì che s'invecchia
che giorno dopo giorno
ora dopo ora
comincian le venuzze
a tatuar la pelle
le prime rughe a increspare il viso.
Non ci si accorge di quanto il tempo passa
se non guardandoci un dì allo specchio
e chiedendoci se quel volto così segnato
è proprio il nostro
che con sgomento ci accorgiamo di scoprire,
un altro io cresciuto in noi
che muto e silenzioso ha preso il sopravvento.
E' solo allora che apprendiamo
che tranne nell'infanzia
si muore lentamente
che ogni giorno che passiamo
un poco ci spegniamo.

Da Lungo la strada

Ferite di Carnevale
Orsù,
riveliamoci a noi stessi
gettiamo la maschera
d'ogni giorno
che quando qualcuno
incontriamo
ci fa apparire complimentosi
quando in effetti
nulla dell'altro ci importa.
Spogli dello stereotipato sorriso
riveliamo le ferite di una vita
le offese ricevute
le invidie logoranti
il dolore d'esser vivi
senza sapere cosa fare
che scopo e significato
dare a ore trascorse e a quelle
che andremo ad affrontare.
Sono ferite laceranti,
queste,
del carnevale della vita.

Da La pietà

E il fiume va
Oh fresche dolci acque
che han bagnato i sogni miei
quando giovane credevo
di fondare un nuovo mondo
Venivo qui sulla riva
e guardavo la corrente
e fra un salto di rane
e il richiamo di un cuculo
si rinfrescava la mia mente
sempre pronta a cose nuove
a fissare mete grandi
per risolvere problemi
che da tempo immemore
l'uomo porta sul groppone.

Basta guerre, sol la pace,
via miseria e fame,
per tutti un piatto di minestra
e un letto in cui dormire!

Sogni, vaneggiamenti
di un giovane
che crede di poter tutto cambiare.
Poi, il tempo, la vita stessa,
hanno placato gli entusiasmi
e or che sono vecchio
se vengo a questa riva
e guardo il fiume
assai lontano
a valle
a malapena riesco a scorgere
i sogni che la corrente si è portata via.

Da Lungo il cammino

Io c'ero
C'è un giorno diverso
in ogni vita
in cui il cielo scende
sulla terra
è l'unica irripetibile occasione
per vedere oltre ogni cosa
per avere una risposta
al perché camminiamo
incerti su una strada
lastricata di lacrime
per potere infine dire
"io c'ero"
e poi morire.

Da La pietà

Montefiore
Su un cocuzzolo abbarbicato
sta di Montefiore l'abitato.
Ci vivon tre vecchine,
due cani e una gallina,
ciò che resta di un passato
senz'altro più glorioso
allorché la si ricorda
come terra di briganti.
Del Passator cortese?
Magari, nessuna cortesia
e con la borsa filava via.
Or è terra di piadina
e sangiovese
di gente che,
dalla sera alla mattina,
nel letto sogna
di un tempo andato
di quando di baiocchi
ne giravan pochi
ma che al momento del riposo
dopo ore di lavoro
sapeva in compagnia,
davanti a un calice di albana,
trovare il senso della vita,
fra risa e lazzi e anche
due lacrime per ricordar
chi già se n'era andato
e ricacciare il timore
di fargli compagnia.

Da Sensazioni ed emozioni

Sogni traditori
Spesso e volentieri
seduto in panchina
all'ombra di un bell'albero
a una certa età
sovvengono i ricordi,
magari mentre
ci si assopisce.
E allora sono sogni
che tradiscono il passato
e in cui ci si illude di aver realizzato
tutto quanto si era desiderato.
Nell'impossibilità di progetti futuri
il nostro inconscio non può
ammettere d'aver sbagliato.
Solo che al risveglio
quel poco del sogno
che è rimasto
ci fa sentire in colpa
ci stringe il cuore
fino a un provvidenziale
moto di pietà
per quel che siamo
e non siamo stati.

Da La pietà

Nulla si cancella
In queste mura sbrecciate
in cui alligna l'edera
mute testimoni di un tempo passato,
qui, anni e anni fa,
gente viveva.
Nelle stanze si nasceva
si faceva l'amore
si udivano striduli vagiti
risuonavano flebili rantoli
Tutto un mondo c'era
fatto di uomini e donne
di sogni e speranze
di gioie e dolori
di impetuosi amori
e di tormentate illusioni.
Sembra tutto scontato
ieri come oggi
oggi come domani
ma se ci si ferma un attimo
ci si raccoglie
e si tocca con mani
il muro sbrecciato
s'avverte un lontano tremito
un suono di voci
perse nell'eterno
e ora ritrovate.

Nulla si cancella
nemmeno il ricordo
se si guarda al passato
come fosse il presente
come se noi
non fossimo altro
che la naturale continuazione
di chi ci ha preceduto.

Un giorno altre mani
altre orecchie s'accosteranno
a mura sbrecciate
e così un po' di noi sarà nel futuro.

Da La pietà

Io e il silenzio

Quanto parla questo silenzio!

Rimbomba nelle orecchie
memoria di un tempo passato
che come una brezza lenta
mi avvolge sale del fondo dell'anima
fa galoppare questo stanco cuore
Sì, io sono stato ho camminato
sulle strade di questo mondo
che ancora mi ospita
è stato un incedere a volte veloce
più spesso lento e pesante
fra poche gioie e non pochi dolori
ma è stata la mia vita
un susseguirsi di attimi
irripetibili che non potrò
mai e poi mai rivivere

Quanto urla questo silenzio!

Di ciò che ho fatto
e non avrei dovuto fare
di quello che non feci
e che dovevo fare
Non sono rimpianti
sono compassionevoli rimorsi
stille di coscienza che troppo tardi
scorrono su di me
come le lacrime che
mi imperlano le gote
briciole di sogni infranti
che si perdono nell'oscurità degli anni.

Quanta misericordia ha questo silenzio!

Ogni giorno che passa
mi sfugge la memoria
il ricordo s'appanna
nessun rimpianto
solo un sogno
che piano piano sboccia
un viaggio verso una meta sconosciuta
in un tempo senza passato e futuro
in una valle sempre verdeggiante
fra ruscelli d'acqua limpida
e cascate musicali
a ritrovare chi mi ha preceduto
e ad attendere chi mi seguirà.

Da La pietà

Il Natale ieri e oggi
Profumo di neve,
melodie di zampogne,
presepi in ogni casa
così era il Natale.
Il tempo è passato
e poco a poco
l'abbiamo dimenticato.
Il clima è cambiato,
si son zittite le zampogne,
tanti festoni
la corsa ai doni
Il Natale non è più
una festa cristiana
è ormai una festa pagana.

Da Lungo il cammino

Pastorale padana

Placido e silente
fra file di ombrosi pioppi
scorre senza tregua il grande fiume
disseta terre ricche di colture e di armenti
il suo respiro profondo riporta a tempi antichi
quando l'uomo ancora lo temeva
e come un dio provvidenziale lo venerava.
Erano epoche quelle di vita grama
in cui nulla si aveva se non la gioia
di scoprire ogni giorno un'alba diversa
e di illanguidirsi la sera al calar del sole.
Pareva allora che Pan soffiasse nel suo flauto
una musica lieve e al tempo stesso
intrisa di una atavica malinconia
per quell'eterno destino che tutti
ci accomuna da un'alba a un tramonto.
Mai ci si vorrebbe pensare
ma quando s'imbiancano i capelli
ci si accorge che quell'ora
sta per arrivare
e che la vita mai è infinita.
Al passeggio lungo il grande fiume
in silenzio ognun gli chiede
quando arriverà alla propria foce
a quel mare oscuro senza più
un porto a cui tornare.
Il fiume mormora
la risposta non si capisce
e così si spera che il giorno sia
ancora ben lungi da finire.
Allora ci si immerge in questa terra
s'ascolta l'adagio maestoso
dell'acqua che gorgoglia
fra le ombrose sponde
e il lontano belato d'un gregge al pascolo
così il cuore si rallegra d'esser ancor lì a pompare
e che un altro giorno se n'è andato
Domani,
domani si vedrà,
resta solo una certezza
che ogni giorno l'incanto si ripeta
fino a quando non si sa
e poco importa se quel che resta
è come un sogno
una vita che ogni momento
merita appieno d'essere vissuta.

Da Lungo il cammino

Migrazioni
La bruma
che accompagna i miei
passi mattutini
sa di muschio
di erba stanca e morente.
E' l'emblema di una stagione
in cui stilla umidità ogni cosa
e le mie vecchie giunture
scricchiolano,
quando addirittura non si bloccano.
Eppure, la campagna
immersa in questo sudario
ha il fascino
di un vecchio che ripensa al passato
mentre s'avvia alle brine invernali.
Lontani sembrano i richiami
degli uccelli che si raccolgono
per l'ultimo balzo verso
terre più ospitali
per sorvolare il torrido deserto
e approdare a oasi sognanti.
Là, il loro canto si mischierà
a quello di giovani berbere
un inno alla clemenza di una natura amica.
Ah, se potessi con voi volare
librarmi in alto alleggerito
dal peso di una vita
che mi porto appresso
e di cui tutti gli anni sento!
Mi piacerebbe con voi
planare sulle oasi
rinfrescarmi nell'acqua
che sorge spontanea
unire il mio canto antico
al vostro e a quello degli indigeni
un lampo di luce
nel buio di una vita
che lenta si spegne.

Da La pietà

Leggi i racconti di Renzo

 

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