Poesie di Alessio Romanini


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L'incanto
Lo zefiro all'albeggiare
nel tenero respirare
dei tuoi occhi di bambino,
con sorriso piccolino.

L'incanto fatato del mattino,
lusinga il fragile visino
di fanciullo, ad imparare
questa vita ed amare:

L'albeggiare vermiglio
nel battito crepuscolare
del ciglio.

Il fruscio del vento.
Del mare il mugghiare,
del fiume lo scorrere lento.


Kronos
Tempo abbandoni il
rimpianto nel passato.
Pianto dimenticato.

Nei solstizi non sosti
ed ogni sera
nell'orizzonte vermiglio, il
sole muore.

Speranze ed illusioni,
regali, ma teme il
petto
lo sfuggente sguardo.

O Tempo
ferma il
passare tuo.
Regalaci
la chimera
di non morire.
 

Dove si mescola l'azzurro
Domenica tredici settembre,
vuote le strade come le
spiagge silenti; nello
stridente lamento del gabbiano.

Echeggia il vuoto forestiero,
di finite vacanze consumate.
Ritorno a sognare il mare
ondoso echeggiante d'amore

di quella quiete salmastrosa
che solo l'anima riesce
ad inspirare. La lunga
spiaggia granulosa grigia

lo sciabordare della schiuma
sulla battigia non affollata.
Ritrovo lo spirito sopito
destato da frammenti

di ricordi simili a le
conchiglie, e, respirando
il silenzio, una fragile
lacrima bagna le

ferite screpolate della
cute abbronzata.
Le onde battono nel
orizzonte, nel

confine fra il mare e il
cielo, dove l'azzurro
si mescola come
questa domenica

nella pace del forestiero
passo, nel suono di metallo
della prima campanella delle
scuole, nel migrare di rondini.
 

Come Caduca Fragile Foglia
Nero e bianco garrisce,
della rondine stanca,
nei dì ultimi freschi.

Per migrare è pronta.
Migrare nel lontano
azzurro mare. Sogna

anfratti e cornicioni.
Il trasparente cielo
garrisce. Nel mio cuor

o Rondine, svanisce
il delicato migrar.

Fra le fragili fronde,
e, le caduche foglie:
a stormire rimango.
 

Sognando
Sogna ancora il fatato
pianto, delle cangianti
foglie in autunno.
Cadenti stelle
sulla brulla
umida terra.
Respira l'odore di muffa, effluvio
di antico, che evapora
nelle rimembranze del cuore tuo.
Dimenticati
del vivere: l'affanno.
Ridi al frammento
di sole
che fa capolino fra spoglie chiome.
 

Il Segreto Della Lacrima
Madida rugiada sopra petali
di ciglia tumide; cuor
diafano, segreto con ali
dal pesante leggiadro amor.

Come lieve pioggia
primaverile; fragile
sopra corolle di un vile
vivere, dentro una loggia

di chimere. Amara
solitudine, inettitudine
di frali paure: inquietudine
della Lacrima amara.

L'universale sentimento,
senza pentimento,
veste la pelle del costato;
di passione coronato.

Il segreto della Lacrima:
è il puro amore dell'anima.
 

La Prima Rugiada
Inspiro il tenero sorriso
Intriso d'amore
dei miei figli.
Semplici germogli
teneri,fragili; come
la prima rugiada
di settembre;
nel timido
riflesso
convesso, del sole.
 

Domenica
Blasfema Domenica,
nella quiete
respiri l'aura
di settembre,la
quale strappa brandelli
di pelle
dai pensieri
dell'umana
gente.

Fragili paure,
congetture
dall'insolente morbo paventate.
Irriverente Domenica, silente
nel timore...ma la gente muore.

Domenica distratta, la
gente muore
a causa di un sogno migliore.

Domenica illusa, la
gente sta male
perché manca un pezzo di pane.

Domenica di sollazzi, le
bandiere spezzate, insanguinate
non sventolano pace.
 

La Vita
Timida e solitaria,
nell'aria di settembre il
tuo penare geme.

Non senti del mare le
onde?
L'odore salato del salmastro?

Non piangere Fanciulla
imbarazzata, il
tuo dolere

si smarrisce
nelle ere corrugate
di rughe abbandonate...

Dimenticate nei singulti
di dolore,
negli insulti.

Fanciulla
bella sei come
il frammento del raggio
del sole.

Ama
questo arido deserto:
il petto...
Il desertificato
costato.

Amalo ancora.
Fanciulla.
 

Avendo Respirato
Aura del tepente sole,
di gaudio e
speme, nella corolla del girasole.
Come gerundio:
respirando
linfa diafana,
respirando
ninfa cerulea,
respirando
giallo del petalo
del girasole.
Esso, è
simile al cuor mio.
 

Aura di Settembre
Questa aria fresca,
l'anima rinfresca:
Aura di settembre,
che mi parli di novembre
e del primaverile
autunno bisestile;
anno funesto?
E desto
lo spirito
sopito,
in questo mesto
gaudio, e, resto
catturato
dal settembre amato!


Schegge di Conchiglie
Raccolgo tracce nel vespro, del sole;
della settembrina aura nubilosa.
Raccolgo scaglie soffici: parole.

Cerco nel crepuscolo, le vermiglie
carnose labbra del tempo: la sposa
del costato. Frantumate conchiglie

nel vetusto penare; nel maroso
arricciato, increspato dal ventaccio.

La brezza dell'esistere anfrattuoso,
soffia nel caldo cuore dell'abbraccio.
 

Austro
Spira l'Ostro, in questo nemboso
Agosto, caldo e umido
di pioggia; ove cerca la loggia il
piccione, a riparo della pioggia.

Vorticano di pino gli aghi,
presaghi
di temporale, sul finir
d'Agosto.

Spira l'Ostro, rovente rorido
a fine Agosto
a fine Ferragosto...

Nella rimembranza lieve,
della breve estate.

Stilla da nembi, il
grigio pianto, il
rimpianto...

Spira l'Ostro, nel fermo
battito d'ali di candidi
gabbiani
lontani.

Il ciglio scuro marrone,
si oppone
al malinconico spirare.

Nell'anima il silenzioso vociare.
 

Antico Fuoco del Passato
Il fuoco di un antico passato
arde il bruciato sorriso, intriso
di pioggia evaporata dal costato
frastagliato come la costa
dal mare corrosa.
Languisce una rimembranza.
Languisce un vetusto dolore.
Discosta speranza, discosto odore
di gaudio...
Una lontana melodia virente,
assente nelle pupille.
Assente nelle labbra
porpora, porpora nel penare
delle mille parole del silenzio.
Assenzio
che scorre nelle vene mute,
come impetuose
onde del Lete;
avere sete
di passione vermiglio
addormentata, nell'amaro sbadiglio
di un distratto pensiero dimenticato,
abbandonato,
estirpato
bruciato
dall'antico fuoco del passato.
 

La Rugiada Del Poeta
Nell'animo del poeta rorida rugiada
di malinconia inumidisce pensieri,
stilla da costole fragili di ieri;
stilla dal passato come spada

la quale trafigge il costato
dal tempo corroso, reso
inanimato;sconfitto e reso
inerte al dolore, accecato

dal penare, ucciso dall'oblio.
Nelle gelide arse acque del Lete,
affogare il ciglio; nelle inquiete
onde dimenticate dal lungo addio.

Nell'animo del poeta rorida rugiada:
a volte come la bruma, dirada...
 

Melodia Di Fine Agosto
L'elettrico suono melodioso adulatore:
don don di finte campane,
e l'abbaiare del cane;
nella brezza di fine agosto; accompagnatore

della finita stagione, dell'ultima
melodia che echeggia silente
nella caduca foglia; terzultima
stagione accartocciata, fuggente.

Si sente questa discosta melodia;
il migrare di nuvole nell'azzurra via.

Si sente il vento portare,
dal mare, il singulto solare.

L'effluvio del suono sinuoso,
di fine estate, di fine etade:
del tempo che frettoloso

risuona nella fine d'Agosto, e, scade
nel rintocco del don don di campane,
e non risuona nelle lontane rade.

Mugghia il mare maroso,
in onde di estivi turisti
e i garriti di mesti gabbiani.

Vortica il pensiero afoso,
fra sorrisi anziani
fra sorrisi tristi...

Nella melopea tiepida
di fine Agosto;
intrepida amarezza
a rimembrare come
il tempo non può tornare,
indietro,e, ruba la certezza.

Certezza di qualcosa concluso;
al batter del ciglio
precluso, socchiuso nel ricordo.

Piano piano si spegne l'armonia,
nel vetusto edificio, nell'abazia.
 

Autunno Nel Cuor d'Agosto
Respiro il sepolcrale autunno,
nelle caduche foglie del castagno,
nel respiro del temporale sul
finire d'agosto; ghermito da uno
spasmo indefinito: la presenza della
Morte.

Guardo l'obliato silenzio ramingo,
di questo costato amareggiato,
deturpato dal vuoto, il quale ha
corrugato lo spirito dolente
assente.

Sento il gelido ardente sorriso
tagliente della Morte,
tenera fanciullina
compagna dell'ultimo siffatto viaggio.

Viaggio disperso nel tempo assente,
smarrito nel ricordo indifferente?

La Vita, forse, mi ha castigato,
nella mestizia mi ha accorato!

L'estate, sembra non morire
nel tramonto vermiglio;
e nella sera sento il bisbiglio
del dolere frinire

come frali cicale nel calore
invernale, dal nebuloso cuore.
 

Ferragosto
Saltellano piccole cavallette verdi, e
perdi fra fili d'erba il tempo.
Perditempo nel bruire
di foglie di castagno.
Compagno vento, compagno
del caldo silenzio in agosto.
Ferragosto allegro mesto,
deliziato fanciullo, nel cuor funesto.
Saltellano piccole cavallette marroni, e
imbroglioni pensieri di ieri, ingannano
chimere passeggere; prigioniere
di dolenti profumi; e giacere
sdraiato nel virente sogno passeggero...
O inganno del petto, austero e
insincero e menzognero e lusinghiero.
O inganno del viver!
Lo stormire di lussureggianti
castagni, nell'ammutolire
di silenzi ridondanti, come
campane dell'antico
paese.
O inganno del viver!
Sinuoso ti aggiri per vicoli e
pensieri mesti.
Descriver il venticello vorrebbe il
tuo imbroglio, nel frusciare di foglie.
Ferragosto, il tuo estivo sorriso distoglie
dall'imminente fine d'estate,
da festeggiate
ferie e sollazzi
e schiamazzi
di ingenui ragazzi.
Ferragosto, nel tuo singulto
sento il fruscio del virgulto,
del cuor occulto
adulto
nel rinnovato dolor!
O inganno del viver
silente
assente, nella festa di Ferragosto.
 

Sole e Luna
O Sole, aspetti la scura nottata,
e sussurri alle nuvole il penare
nel rosso silenzio crepuscolare;
e per poter abbracciare l'amata.

O Luna, la tua pupilla accecata
dallo scalpitio del cuor; nel mare
rifletti il lieve riso dell'amare...
All'ardor della sorte abbandonata.

Si allungano le tediose obliate ore,
nell'attesa dell'incontro amoroso
celato al cinereo ciel cantore.

Vermiglio vespro melato affettuoso,
nella quiete il segreto del cuore
dall'ardore impetuoso, sospiroso.

O desio maroso
che, tu, ondeggi nell'accorato petto,
e con man ferma, hai composto il sonetto.
 

La Notte di San Lorenzo
Lacrime di San Lorenzo, stillano
dal ciglio della notte, luminose
fatue faville. Spemi favolose.

Una pioggia di stelle che brillano:
dolci amare chimere dell'amore
che scintillano nel giovane fiore

di ingenui fanciulli petti d'amore.
Ma nel brizzolato afflitto costato,
è rimasto il ricordo accartocciato.
 

Anima di Donna
Piove il dolore nell'inerte corpo,
violentato e sottomesso dal mostro;
dalla brutalità nel tuo corpo.

Lacrime meste amare stillano ostro
sangue, dal seno strappato trafitto
dall'uomo che ti amava, che di inchiostro

scriveva d'amore parole. Afflitto
il tuo cuore, lo spirto sconfitto.
 

Meriggi Sul Finire D'Agosto
Evapora l'odore secco di aghi
di pino.
Si erge nella città
Matilde
la vetusta torre, archivio del cuore
di Viareggio.
Rimpiangere un momento,
una solinga stilla
del petto.
Un frammento fatuo felice nelle
pieghe d'agosto!
Calda afosa torrida silenziosa
domenica, nell'estate silente.
Ultima strofa.
Pioggia di aghi ingialliti.
L'effluvio verdeggiante
della corteccia,
rimembra il malinconico arrivare
dell'autunno; i meriggi ad abbuiare.
 

Il Fiore Del Dolore
Respirare la folata degli anni
nel pallido costato incanutito
dal tempo, come l'oramai appassito
sorriso mesto, increspato da affanni.

Respirare il silenzio degli inganni,
chimere passeggere; intimorito
cuore dall'amore sei infreddolito.
Prigioniero degli istanti tiranni.

O Dolore, che parli con ardore,
raccontami di questo boccheggiare,
tu, che di questa commedia sei autore.

Soffoca questo infecondo penare
del mio malore, tu, esecutore
del mio tormentato tribolare.

O Dolore, dell'etade fanciulla
l'amor era il fiore; ora il mal è culla.
 

Evapora Una Lagrima
Scende una lacrima silente assente,
dal gemmeo empireo, nell'azzurro
d'agosto...nell'argilla decadente.

Terra asciutta distrutta; nel sussurro
secco del raggio che ferisce il cuore,
dal dolore riarso nel verdazzurro.

Franto odore, frammento dell'amore:
bagni del mare le onde, con ardore.
 

Azzurro Dispiacere
Dal discosto ciglio,
diafano impalpabile azzurro,
osservi la
zolla di terra.
Nelle onde ti specchi o
nelle ferme acque.
Nei fiumi e nei ruscelli
silenti scorri
lontano, vetusto Urano:
lieve essenza dell'esistenza.
Aleggi senza favellare
nell'interminato silenzio
di questo ceruleo naufragare
di secoli. Da sempre
presente, tu, sei il passato, il
futuro di chi altro?
O Empireo, perdona
l'arroganza la presunzione.
Nelle plaghe delle pieghe
della tua canuta pelle:
o Cielo, fumiga questo
penare; l'ansimare
del desio, il cilestrino rammarico!
 

Vespero Vermiglio
Scrivo con inchiostro salato
di lacrime,che ho rubato
al ciglio vermiglio del cuore.
Intingo queste parole nell'amaro dolore.

Si è aperto un varco,
una voragine nel parco
lussureggiante del petto.
Il penare, piove battente come pioggia sul tetto.

Zampilla vetusta afflizione;
da quando si nasce: è una prigione.
Echeggia il singulto di lontano,
il quale trafigge il costato, piano piano.

È l'odore di muffa! Di Vecchio!
Che credevi aver riposto dietro lo specchio
dell'anima; nel languente ciglio,
il quale osserva silente: il vespero vermiglio...
 

Fronde Virenti
Allunghi le virenti
braccia, per carezzare il
rivolo verdeggiante
nel fulgido riflesso.

L'effluvio verde ondeggia
lento lento, all'alito
del vento, nelle fronde.
Mugghia il ruscello, canta

quieto il fringuello
a rimembrare la torrida estate.
Il folto fogliame come cascate
languente di malinconia; Salice

Piangente, che nell'essere solingo
al mio costato tu sei compagno.
 

E' di Tutti L'Affanno
E' di tutto il creato
questo sordo penare:
quando dall'innocente
etade fanciulla ci
trastulla di allegrezza.

E' nel di foglie
lo stormire e
delle onde il
mugghiare.
Nel garrito del gabbiano e nel rivo
evaporato dall'estiva arsura.

E' nella montagna franata, nella
rugiada ghiacciata, nelle secchezze
delle foglie; è nelle doglie della
vita.

E' di tutto il creato,
la solitudine che ha addolorato.


Agosto Ingannato
Nella silente notte, batteva
forte sulle finestre: cadeva
il temporale sulle tapparelle
come morte; diafane le stelle.

Fulgida mattina calda rinfrescata,
albeggia il nuovo giorno
albeggia la mattina alluvionata.
Tubano i tetti stiracchiati dintorno.

Agosto ormai è giunto,
ma il petto è mesto e smunto
per il tempo che ha ingannato
il presente ed il passato!

La mattina soleggiata, di mare
profumata, e, il rumore cittadino
che delle vacanze è il richiamo:
Ma non sufficiente ad armonizzare
quel dolore persistente e meschino.
 

Passerotto!
Passero che sul balcone saltelli
nella quiete mattutina, volgi
la testina e sul grigio scuro muro
il silenzioso poetare osservi.

Paziente e con educazione, aspetti
qualche briciola secca dalla muta
mano dolente donate, al beccare.
Invano osservo il piluccare tuo

il penare trafigge questo cuore.
Oltre; il ciglio guarda questo lontano
cinguettare del subdolo malore.

Sapessi come te volare, sopra
il penare di questo enorme mare
di lacrime amare; e appagare il morso

dell'esistere...Come te aleggiare
fra candidi nugoli;
inspirare il presente

del domani, non aver
l'inganno del presente!
Del domani non aver

la certezza del vento
la carezza; sempre più
in alto volitare.

Cinguetta, amico passerotto.
Nel silenzio dei pensieri, sbriciolo il biscotto.
 

Sognare
Ho sognato la vita,
con cuor di fanciullo:
è dell'estate il trastullo
il verde profumo, la gioia infinita.

Nel marrone odore di foglie
accartocciate, che esala dal terreno in autunno,
dove ho visto il giovane alunno
seduto, sul marmo delle soglie.

È nella gelida fragranza
dell'inverno, nei refoli di tramontana,
nel respiro affannoso della befana.
Il fiocco bianco di neve che danza.

Nell'effluvio cangiante colore,
della primavera di margherite boccioli,
nell'aroma rosa del fiore
di pesco, e i gialli girasoli.

Ho sognato la vita:
nel suo timido passare, addolcita.
 

Ai Miei Figli
Quando gocciola mestizia nel cuore,
mi bagno del sorriso,
sorriso vostro di allegrezza e amore.

Quando il silenzio sibila con forza,
vacuo sentire, intriso
dolore: il vostro calore rafforza.

Quando il solitario silente guardo
di amaro cela il viso,
vedo il vostro amore e di allegrezza ardo.
 

Amare non Amando
Nel tuo lieve sussurro
mi domandi: perché mi ami?

Amo il leggero mantello azzurro
che da sempre hai nel respiro e brami.

Amo il fragile stormire
di verdeggianti foglie...il bruire
delicato che lascia senza fiato.

Amo il rivo silente, stagnante
o veemente, che nello scorrere
rimane come fanciullo sognante.

Amo le alte montagne
così distanti:
antiche e sagge e compagne
della zolla terrestre; giganti.

Amo il frangersi del mare,
con le schiumose onde e il sale...

Amo il tubare di lontano,
ed il garrito lamentoso del gabbiano.

Ma quando resto solo con la sorte,
il cuore sente il brusio della morte.

“Ti amo!” Ma amare non so.
 

Le Mie Mani
Con le mani, provo a prendere
la vita
come acqua trasparente
senza odore
scivola fra le dita...
Con le mani, provo a prendere
chimere
come il vento leggero
con delicatezza
carezza e sfiora chiome...
Con le mani, provo a prendere
il sorriso
come il vespro vermiglio
con dolcezza
socchiude il ciglio: tenera tristezza.
 

Bianco e Nero
Obliare, all'interno del cassetto
fra polve bianco e nero
il sorriso svanito
antico.

Allungata dal tempo:
l'ombra
da tua madre riposta,
di tuo padre: vecchia
foto, dentro il polveroso cassetto!

Occhi giovani e grandi
rifulgono
entusiasmo fanciullo:
di gigantesche speranze spezzate...

Occhi: troppo presto si sono spenti.
Occhi: dal morbo svuotati e smarriti.

Morbo, che ha lasciato nel tuo cuore
il frale sottile enorme dolore.
 

Vecchiezza
O Vecchiezza, che ingannato hai
con nefasti dì la giovinezza.
La speme hai ingannato.

Smunti sorrisi mesti, corrugati
nelle brizzolate palpebre
di antiche mani rugose.

Tu! Che calpestato hai
la polvere di ricordi,
ricordi vetusti, svaniti.

Illudici ancora, Vecchiezza,
con le tue labbra secche,
dal tempo screpolate...

Bacia l'ultimo gaudio
dell'esistenza; donaci la saggezza
accompagnandoci con dolcezza.
 

Antico Amico
Nell'ombra serale
della Luna, ti ho incontrato
antico amico; solerte
del tempo brizzolato
mi hai rimembrato:
vetusti amori finiti
e vari lavori cambiati
e amici perduti.
La melanconica mestizia
mi hai lasciato, antico amico,
nel petto, dal dolore maculato.
 

Lontana Stella
Solinga Stella
romita nel firmamento scarlatto
gelido sole
nel vespro abbandonata
azzurro vermiglio, ciglio abbassato
sull'orizzonte addormentato.
Languisce l'amareggiato gabbiano
dalla stridula pena accomunato.
Languisce piano piano
per non addolorare ancor di più:
la stella di lontano.
 

Albeggia il Mattino
Del mattino presto, amo
gli odori:
si mescolano nel guardare
la vita ancora sopita
all'alba
e lo smog non sporca
l'aria.
Inspiro il virente
della natura.
Camminando lentamente socchiudo
le palpebre
ancora stanche
ed un brivido vivo scorre
dolce nelle vene.
Questa vita so amare:
anche se illude con chimere.
Questa vita so amare:
anche se afflitto è il mio cuore.
 

Bella Estate
Come eri bella Estate
fanciulla: di colorati ghiaccioli,
gavettoni bagnati e di sollazzi
abbronzati. Nell'odore marrone

di zolle rivoltate;
giocare a nascondino
e, fra verdi steli di granoturco
far capolino.

Sopra la sopita spiaggia
nella quiete ondosa,
i granchi catturare
con il piccolo retino da mare.

Alla sera, nel vermiglio dorato
crepuscolare, a calcio
giocare, ridendo e non farsi male.

Come eri bella Estate
fanciulla: ora sento freddo in estate.
 

Estate
O Estate, tu giunta sei
con, della rondine, il nero garrito
nel verdeggiante prato, il
giallo tarassaco e la margherita.

Nei madidi lamenti
di bianchi gabbiani: i quali planano
nel silenzio, negli spruzzi salati
nella quiete diafana del mare.

O Estate, sei stagione
fuggevole ingannevole: di amori
illusi o ricordi fanciulli; e calme
onde dei sogni di immigrati morti.

Ti accartocci nelle arse
foglie di settembre, nel tremolante
gelido refolo di Tramontana
e nelle veementi pioggerelle.

O Estate di dolci attese e chimere,
effimere nugole passeggere.
 

Sorseggiare e Bruire
O Ponente, i refoli rinfrescanti
nel torrido luglio soffi...
asciugando goffi occhi; roride rughe del ciglio.

Frastagliato costato languisce
nel cordoglio, o Ponente, silente
amico di questa estate.

Mi hai visto nascere, Ponente,
fanciullo sensibile, adolescente
introverso, fragile passerotto.

Nel preterito il dolore ho lasciato,
come strascico del presente
nel petto dolente.

Ha sottratto la morte:
un altro frammento accorato
del mio vetusto passato...

pupille abbandonare
nell'imperituro oblio.
Rimango a sorseggiare

il penare...Ponente, come
foglia bruire
nel muto dolere.
 

Soffio d'Amore
Nascondo nella carezza soave
della natura, il delicato cuore
corolla di paura, frale fiore.

Il costato come germoglio grave
bocciolo in primavera, timoroso
tremulo nel lieve zefiro ondoso.

Nelle dimenticate acque riposo.
Sorseggiare il Lete, per il dolore
obliare nel soffio dell'amore.
 

Tarantola Muraiola
Lentamente lentamente nel vermiglio
crepuscolare, la cicala smette di frinire.
Il fresco Traversone comincia a stormire:
una grigia ombra, scorge il ciglio.

Minuscoli occhietti pavidi neri,
osservano immobili il lento
annaffiare, sul rovente pavimento.
O geco solingo, gli occhi sinceri

tuoi osservano il mio strano
comportamento futile,
tu che nell'ombra utile
nel freddo urbano

di luce artificiale, sazi
il bisogno di mangiare:
piccole falene o zanzare.
Corpo schiacciato fra spazi

piccoli riesci a scappare.
L'umana gente, distratta da chimere,
non riesce gli affanni dell'esistere compiacere.
Simile al tuo freddo corpo, il poetare

del mio cuore, timido e timoroso.
Frali fuggevoli frangibili versi,
nel vento del tempo spersi...
O tarantola come te nell'anfratto, ascoso.
 

Rondine
Dalle campagne voli in città,
con il petto di fango bagno
e con grande abilità,
con l'aiuto del compagno

sotto il sicuro cornicione
hai costruito il nido.
Sfiorito l'amore: padrone
il compagno tuo infido.

Di lontano cinguettava
il nido abbandonato;
l'amor ha ingannato
il sogno agognato, che essa amava!

Sulla terra arsa dal sole
la rondine giaceva silente.
Petto rivolto al cielo commovente:
l'amore ha ucciso il corpo tra le viole.
 

Nontiscordardimé
Lieve nel prato cammino.
Piccolo fiore celestino, infiorescenza
acquerello, pennello del giardino.

Non calpesto le piccole
corolle, non dimentico
il delicato afflato cilestrino.

Nontiscordardimé
del poeta sei fiore,
fiore della rimembranza.

Nontiscordardimé
dell'amore sei fiore,
fiore della fedeltà.

Nontiscordardimé
della vita sei fiore,
fiore della speme.
 

Epistola
Carissimo,
scrivere è vivere:
quindi vorrei parlare
delle onde del mare
le quali ondeggiano, per frangere

i flutti nel vermiglio
tramonto. Mirare
il riso spettacolare
del mare, dal sorpreso ciglio.

Verdi chiome disegnare
e colorare delle foglie lo stormire.
Sotto l'ombra del tiglio dormire
e l'esistenza di chimere sognare.

Della fragile margherita raccontare,
piccolo bocciolo,
e del merlo in volo.
Sdraiato continuare a sognare.

L'arsura si fa sentire,
caro amico, e, il rimembrare
diventa più vivace,e, parlare
vorrei del fanciullo ingrigire

della nostra cute sfiorita.
Scriverti del silenzio della vita
di quanta speme passata
e la nostra amicizia allontanata.

Mi è caro il tuo poetare,
il sobrio rimare
figure retoriche e il sillabare:
poeta amico, ti vorrei parlare.

Ti scrivo con la quiete della penna.
Nero inchiostro svanito.
Ma dal core caro amico,
ti invio un frale sorriso.
 

Disegnare
Disegno il
sorriso
pallido
sopra il viso.
Come Pierrot
una sola lacrima
disegnare
teatrica
sulla pallida gota
con nera
matita, nero
il pianto infranto, vanto
volto mascherare.
Gaudio è la vita...
ma nel cuor rimane rimpianto.
 

Friniscono Campagne
Foglie di granoturco granulose
rigogliose, nel sussurrio verde
di campagne friniscono amorose

come cicale. Il tiglio grigioverde
antico e taciturno nell'azzurro
si erge; la gialla fragranza disperde.

All'ombra inerte a mirare il sussurro;
mentre il cuor stormisce nel verdazzurro.
 

Immaginando un Sorriso nel Respiro del Mare
Cercherò dentro granelli di sabbia
in volo, nel respiro trasportati
dal venticello, il sorriso smarrito
dal viso, fra folate lungo il lido.

Nel frangersi di flutti trasparenti
azzurri, dove minuscoli pesci
ingenui nuotano; il volto impaurito
rifletterò nel crespare pensieri.

Respirando il garrito del gabbiano
come del cuor doloroso lamento,
proverò silente a confondere una
lacrima o poco più, nel chiaro mare.

Frammenti frastagliati acuminati
di conchiglie, lacerano del petto
ferite; dello spirto. Nel silenzio
ricorderò il profumo passato.
 

Profumo D'Estate
Respirare l'effluvio dell'estate,
sentire sulla pelle lacrimare
ricordanze dell'etade: bagnate
dal mare di candore e volteggiare.

Sorridere nel cruccio di passate
estati, nei granelli grigi mare.
Flutti si frangono irruenti; agitate
onde sopra scogli e granchi acciuffare.

Una rapaiola bianca guardare
aleggiare, nelle odorose aiuole
di giardini e inspiro il dolce fiorire.

Al tepore dell'estate gioire
nell'amore di boccioli; ammirare
il colore, nuova esistenza al sole.
 

Cuor di Cipresso
O virente Cipresso
le lacrime singhiozzi
nello specchio del Lete
dove fragili forti
radici di dolore
nutri nella quiete.

La bianca ballerina
danza soavemente
sopra le cespugliose
fronde nel verdeggiante
odore...le tue acre
lacrime nel silenzio
continui a lacrimare.

Volto sottile scarno
in cipresso mutato
nel parco abbandonato
per obliare l'amore rubato.
 

Crepuscolare
Una sottile Luna, arancione
tramonto, compone nel serale
crepuscolo un corale
garrito di gabbiani.

Fioca luce sottile
i colori del giorno
fa ingrigire...

Nell'imbrunire il guardo volgo
all'immobile montagne, e accolgo
la serale fascinazione dell'interminato,
abbandonato allo stupore accorato.

L'anima mia crepuscolare
in questo mare
la quiete interiore riesce ad amare.

Nero chioccolare
del merlo.
Chiaro marrone gorgheggiare
dell'usignolo.
Rosso chiccola
il pettirosso.

In questo fioco
quadro affondare...
Il dolere dolcemente abbandonare.
 

Passeggio nel Vociare
Passeggio nel crepuscolo soffuso,
odo un arancio flebile vociare
di aperte finestre canicolari.

Tenere vocine di bambini ilari
a sollazzarsi e urlare al lampeggiare
di lucciole. L'aulente tiglio annuso

girovagando nel mio quartiere.
Riscopro di vita dolci chimere.
 

Strage di Viareggio
Era il ventinove giugno. Con grande
sospiro l'orologio si era spento
nella quiete
poco prima della mezzanotte...
Nell'afosa nottata
della morte, il bagliore
la città illuminava.
Della cute arso l'odore.
Dolciastro morto odore,
nelle fiamme gridava e dimenava
e bruciava la vita!
Trentadue deceduti a ricordare
l'ingiusta morte uccisa nel dolore.
Nella sera rovente
di un estate...


Copertina Naufragata
Sentire la fragranza, la quiete
del mare
nelle prime ore
all'aggiornare.

La funesta ira del pelago calma
fra sopite onde diafane serene.
Si increspa nel vermiglio
mattutino
una rosa piccola copertina.

Il marrone musetto dell'orsetto
cucito sul dorso
di essa.

Nascosta notizia a bordo giornale,
notizia letale.

A sei miglia dalla costa
di Zawiya
sopra la spiaggia tepente
di Sorman.

Pochi mesi di vita
nel dolor naufragati.

Sussurra la ninna nanna
la morte materna
ultima compagna.

Piccola sirena...lapide il mare.
Urlatemi il piccolo nome!
 

Perduto Amore
Petto di giugno, nemboso rugiadoso
intriso di pioggia amarognola,
l'amor hai smarrito...Vola
sulle grige ali del tempo ascoso,

rimembra tumide labbra sottili,
le delicate braccia che cingevano
il tuo corpo e ti chiedevano
il nettare tenero di carezze gentili.

Il dorato profumo della ricordanza
arde in te sordo Petto; raccogliere
il fragile fiore dell'amore e accogliere
in te la gioia della fragranza.

La chiara pelle nella notte
dalla pallida luna illuminata
di gaudio amata e spaventata,
nel tenero sussurro di mezzanotte.

Le delicate lacrime, pioggia
nel seno di lei; di te si ricorda.
L'effluvio della passione non scorda,
le tue profonde parole, e si appoggia

al dolore sulla pelle sola,
al ramingo cuor che ti ama!
La dolce palpebra reclama,
Petto romito, l'amore che non più consola!

Nell'empireo di giugno nuvoloso,
Petto, rimpiangi il suo amore,
piangi per il suo calore;
e rimani nell'abisso bisognoso.
 

Ti Ho Bramato
Ti ho cercato
desolato nelle azzurre
palpebre del cielo.
Nel refolo di salmastro,
nell'anfratto biancastro di scogli
e fra onde impetuose.

Ti ho cercato
nel riflesso aggrottato
della luna,
nella quiete del profumo la
notte
e nel roggio mattutino
quando il sole sbarazzino, albeggia.

Ti ho cercato
agitato nella pioggia,
nel sussurro del vento,
negli arati campi sgomento,
nei gialli stagni di iris.

Ti ho cercato
fra i mortali,
nell'odio e nell'amore.
Nel gaudio e nella mestizia.
Nella gioia e nel dolore.

Sorte
del creato sei destino.
Sempre ti ho cercato
e ti ho bramato:
per domandarti cosa?
 

Frammenti passeggeri
O mesto dolore che al tramontare
mi lasci pensare, e quanto cordoglio
nella vita dovrò abbandonare:

Il frangersi dell'onda nello scoglio,
il tenero riso d'amor dei figli,
il fragile bocciolo del germoglio.

Ahimè! Questi patimenti vermigli,
nel cuor sensibile, dolci consigli..
 

Stagnante Rivo
Piccolo rivo, nella quiete
le acque spente bagnano sponde
del mattino, scorrono immobili inquiete
nelle abbandonate terre feconde.

Si riflettono nel gracidare
di cipressi, ombre lungo la riva
fra iris gialli e la melma verdemare.
Nascosto nella fratta schiva

il cinguettare del passerotto
e del pettirosso il chioccolare.
Fermo il tuo passare, vecchiotto
canale stagnante a biancheggiare

gli anni trascorsi con fanciulli
e girini. Rivo silente
riportami bambino. Culli
i sogni...affluente

del mio cuore...
Libellule e il persico sole
e lo ristagnante fragore.
Aiutami a ricordare: il girasole

e il candore della garzetta al sole.
Questa dolcezza nel petto mi duole.


Ode Silenzio
Silenzio, vorrei sentirti parlare.
Il verbo tuo per ore ascoltare
perché nel tacere, adagio, si muore.

Grida se non riesci a farti sentire.
Frantumalo quel silente schermire.
Volare senza ali, è seppellire

parole dell'anima e abbandonare
nell'oblio, il solingo muto ascoltare.
I capelli canuti condannare

e la cute corrugare, aggrinzire
e non sapere che lo scomparire
nel silenzio, silenti, fa morire.
 

Refolo Brizzolato
Verdicante zefiro di montagne
sbuffava lieve brezza rinfrescante;
corrugava la cute verdeggiante
della stagnante acqua nelle campagne.

Nel sussurro oziavano piume magne,
piume di cinerea ardea errante.
Nel giugno tiepido amore anelante,
nella libertà trovare cuccagne.

Assaporare il gradevole affresco
e dal silente sentire, mi desto
mirando il trascorso tempo fiabesco.

Il refolo brizzolato funesto,
nel sorriso candido fanciullesco
dello spirito poetico onesto.
 

Respiro Afflitto
Del sussurrare lo zefiro guardo,
nelle verdicanti foglie del tiglio
il fragile carezzare beffardo.

Respiro da ponente, bisbiglio
mite di primavera a decantare
l'amore nell'amaro cuor vermiglio.

La passione sentivo fibrillare
ma il cuore nel dolore tramontare.
 

Smarrirsi nel Tempo
Perdiamoci nel tempo!
Nascondiamo il ricordo
nella pioggia
pioggia di lacrime. Grigia
afflizione.
Roboante frastuono,
temporale
l'amaro singulto del cuor confonde.
Il cristallino dell'iride
appanniamolo con fiato appassito
fradicio
obliato.
Non fingiamo felicità!
Sarebbe sfoggiare grigio cordoglio.
Perdiamoci nel tempo...
nelle grinze di mille
affanni.
Non possiamo rincorrere chimere:
all'albeggiare del tedioso dì,
vaniscono
al ricordo del tempo.


Mistero Forestiero
Domenica di giugno nembosa
infradici l'iride cristallina
di ascosa vista; pelle rosa
dietro la finestra che mira la collina.

Colui di lontano, Empireo ermo,
ti osserva e sfiorare il cilestrino
fra candide grige nugole fermo
nell'ombra dell'infisso come bambino

tremolante, dal distante temporale
spaventato. Non è il tuo brontolare
che lo fa tremare, ma il torrenziale
fiume della vita che lo fa profondare

nell'onda dell'indeterminatezza.
Tu ridi dell'umana incertezza
dalla discosta distanza
nell'azzurra noncuranza.

Solingo Empireo, egocentrico
giullare distratto eccentrico,
nel mutare di stagioni
nel mutare di acquazzoni.

Nascosto restare
e nel silenzio rimirare
la grandezza del mistero,
come fragile figlio forestiero.
 

Filemone e Bauci
Corrugata corteccia secolare
nell'odoroso giallognolo fiore,
un'estate fresca fai ritornare:
verdeggianti foglie a forma di cuore.

Tiglio, musa del mio poetare:
narra la greca favola d'amore
di Bauci e Filemone; decantare
odo stormire di foglie canore.

Risparmiato accoramento nel ciglio,
dall'impartita sovrumana pena
da Zeus ed Ermes; nel petto vermiglio

amor muta Filemone serena
nel maestoso verzicante tiglio,
mentre Bauci nella quercia terrena.
 

Piano Sonata No 14 (Beethoven)
Mesto pianoforte
dove il maestro suona
più forte
per soffocare la morte del silenzio.
Il battere delle palpebre
con strazio e dolore
leggono un nuovo orrore.
L'amore uccide la vita
o la vita uccide l'amore?
Teatro vuoto.
Il maestro continua a suonare.
La melodia raggiunge il cuore.
Ma il forte rumore
non permette di ascoltare la
malinconica Sonata.
Bambini continuano a perire.
Lontane guerre strappano
l'alito dell'esistenza.
Povertà, sofferenza...
Seminate come
germoglio di trapasso,
nella Natura Morta
di questa tela che è la Vita.
 

Calme Ondate
Immobili le mani odono l'Austro
sventolare lembi di stesi panni
ad asciugare nel mese di Giugno.

Nebuloso ciglio rivolto al cielo
cercando il gracidare della rana,
guardando il profumo della ginestra.

Odo una voce gioiosa, fanciulla,
briosa trastulla nel parco vicino.
Soffiare posso sentire sul pappo.

Respiro profondamente il silenzio,
la quiete del mattino, il silenzio.
No amarezza, ma tenera tristezza.

Fulgide ricordanze, gravi sogni;
ornamenti dell'iride ridente.
Chimere. Quiete di ondate calme.


Ventinove Maggio
E' il ventinove Maggio, la
pioggia piove e bagna
dell'usignolo il
gorgheggio.

Sottile e delicata e fragile
pioggerella, come
rorida melodia dell'usignolo.

Gentile Pioviggine, ti ascolto
come fuliggine sul petto suonare
la sinfonia del sorriso nel pianto.

Delicato il tuo inumidire il viso,
e guardando nel grigio intriso
del tuo riso

anche il mio ciglio di quiete si
bagna. L'usignolo sereno
canta sotto la tua pioggia:

e non bagna il
gorgheggio
e non bagna la
speme.

Gentile Pioviggine, amo
il bagnare rugiadoso,
il cantare nel cuore.
 

Chioccolare Nero Arancio
Chioccola l'antenna tutto il dì!
Chioccola chioccola la nera arancio
melopea.
Nero merlo
dalla finestra del verseggiatore
miro il suono
del tuo chioccolare.
Delicata, morbida, lieve
melodia
consola nostalgia
del mesto poetare.
O merlo solitario
il tuo cantare
la poesia consola che sto
per comporre.
Di gaudio lacrimoso
è questo sillabare
ma il tuo chioccolare
allevia
questo male!
 

Tacito Parlare
Tacito parlare
di lontani ricordi d'amore,
dipinti dal verdeggiante
gracidare e il
frinire di cicale.

Respiro rorido ricordo
di introverso bambino,
nell' Eden il giardino.

I cipressi anelare.
Il saporito odore
di abbandonati cimiteri.

Trastulli e risate a cercare
con amici
chi lasciò l'alveare.

Ristà il tacito parlottare
nel singulto del mare.
Negli anfratti scogli, inspirare.
 

Rivolo
Guardo i gorgoglii diafani lenti
del fiume, nel bruire di verdeggianti
quiete ombre di tigli cinguettanti,
nei becchi di passerotti contenti.

Luce tepente trafigge lo specchio;
verdi canne mulinano nel vento.
Respiro lo scorrere del momento,
con il guardo rivolto al rivo vecchio.

Esso, impetuoso lentamente inonda
lo spirito silente; frale friabile
franto argine. Fiumana furibonda,

vita raminga; rondine che migra
nell'infinito sconcerto impalpabile
del mio rivolo; nel cuore migra.


Natura Morta
Il profumo di fiori recisi
non profuma la vuota stanza.
L'odore colorato, assonanza
con assenza, di vita uccisi.

Cesto di succulenta frutta
raccolta, dalla buccia avvizzita
e dall'insetto farcita.
Lo scuro ombrare, la rende brutta.

Un immobile penna senza inchiostro,
riposta sul bianco foglio
che di parlar è rimasto spoglio.
Spoglio di quella poesia ostro.

Una candela spenta
dall'assenza del vento,
caduco lamento
del tempo, che spaventa.


Amicizia Come Primavera
Dopo la virale clausura
ti ho incontrato nella viuzza,
la palpebra stanca e insicura.

Lo smunto sorriso
malinconico e
di gaudio intriso.

La crepuscolare luce di Maggio,
illuminava quello stanco
sorriso. Mi dicesti di aver perso coraggio.

Lo zefiro amichevole carezza
sofferenti parole
dell'esistenza tua matrigna amarezza.

Ci siamo salutati a malincuore
sapendo che il
tempo è uno spietato illusore.

Ma l'amicizia quando è sincera
distrugge il dolore
ed è speme in primavera.
 

Gelsomino
Albi lievi petali a profumare,
fine maggio fragranza
di montagne e del mare.
Nel tramonto stellato
osservo questo profumo dorato;
rimembro età fanciulla
e l'ingenuità frale.
Il candido effluvio dei delicati
boccioli. Ricordare nel costato
la fine delle scuole
e il giallo rovente della stagione.
Frammenti d'amore lungo la piaggia,
il sollazzo con amici e svaniti
progetti oramai miti.
Candidi petali di gelsomino,
odoroso di notte
nelle ciglia commosse.
Rugiada di lietezza
morbida la carezza,
di andate rimembranze.
Il pianto diventa singulto,pioggia,
un sussulto. Rorido
da pupille nettare di corolle.
Mi desto dal ricordo.
Melato il sapore del ricordare.


Girasole dei Prati (Tarassaco Comune)
Il biondo colorare i prati di dolcezza.
Umile
Girasole dei prati il
cuore mi hai fatto innamorare.
Infiorescenze nel verde firmamento
abbellimento
a primavera e nel petto.

Anelano i sorrisi tuoi
questo frastagliato
petto.
Respiro il giallo colore
e con ardore
amo carezzare il tenero candore.

Non ti scordare di me
modesto fiore
nella mia vita
sei l'imago dell'amore.


Quieta Fanciullezza
Percorro questa vetusta
strada di fanciullezza
fra mille parole del
silenzio.

Viride via
e d'azzurro dipinta
da sagge mani materne.

Allatto tumide mute
labbra
di lievi sospiri di giubilo.

Vanisce il guardo.
Si scioglie. Strugge
nella quiete interminata.


Artificiere
Ricordo: era una primavera fanciulla.
Luce fioca trafiggeva la tapparella.
Il timido sorriso nella penombra
della stanza.

Il delirio senile della febbre a quaranta.
Nel giaciglio della casa contadina, il
reale sogno dell'artificiere raccontasti.

Parlavi della lontana America, e
della militare prigione.
Fanciullo e imbarazzato, il
racconto nell'ombra della camera

rimasi ad ascoltare; incantato
emozionato. La sognata
allucinazione del passato, ricordo

aveva reso vero l'incredibile sogno
dell'artificiere perso nel mondo:
nella Seconda Guerra Mondiale.

Con tenerezza rammento il
frammento del dolce racconto.

Ricordo: il tuo sorriso febbricitante
nelle ore di febbre; eccitante
scheggia della tua gioventù

nell'ormai canuta e rugosa pelle.
Ti aveva segnato
la guerra, e tu la sognasti come
tornata.

Riposa in pace, contadino
artificiere; ha ingannato
anche te la vita!
 

Disegno un Rumore
Disegno del tosaerba il rumore,
nella cinguettante fragranza viride.
Nell'aria aleggia coccolando l'iride
mesta, per una scaglia d'amore.

Rorida rugiada sul frale fiore,
il bocciolo mira l'ombra del viride
core, di passione sei gocciola e iride
del dolore; del cuor tormentatore.

Il rumore nel silenzio ascoltare,
come rammarico di quel momento
in cui dolci labbra hanno baciato

l'afflato dell'anima e imbarazzato
come l'ingenuo fanciullo, sento
nel brusio la paura d'amare.
 

Come Papavero
Nel virente campo d'orzo
al fruscio delle spighe, timido
Papavero sei nata.

Di rossore le gote di bambina
e l'asprezza della ribelle età.

Nello specchio ti nascondi
in gran segreto
per il fanciullo viso truccare
e per non farti scoprire
di corsa a ripulire.

O rosso Papavero, le
innocenti palpebre ho visto
crescere.

Quando ti abbraccio,
della corolla i petali socchiudi
nell'arrossire.
O rosso Papavero
petalo del mio cuore.


Domani
Dalle vicine mura, echeggiano
urla oltremisura; della vita
il compagno, insulta, sgrida...
Volteggia violento verbo nella pena.

Domestiche le faccende,
di corsa a lavorare
poi ai figli ti devi dedicare.

Fioca luce.
La quiete aggredisce
la notte.
Lui, la callosa mano
fra la cute candida e tenue
delle cosce, con violenza la mano mette.

Vulnerabile. Lasci accadere.
Per la paura o per il dolere?

Volita libero leggero,
il prigioniero spirto, nei delicati
sogni.

Il cuore, un frale fiore
dai gualciti petali.

Consumato il desiderio
feroce
dolente
la rimembranza lavi.
Spegni la luce,
volti le spalle.

Domani, è ancora domani.


Notte
Notte, giungi con il nero mantello.
Nascondi l'afflizione con il sogno.
Cela questo dolere
dell'anima e del cuore.
Accendi le stelle e la luna
con calore.
Notte, giungi con la quiete.
Asciuga le dolenti
lacrime
e all'albeggiare dell'indomani
donami luce d'amore.
 

Anemofila Impollinazione
Un tepente vento di delicati
afflati
da schive infiorescenze,
ma poco appariscenti
come piccoli bianchi
fiocchi setosi, del soffione giallo:
il dente di leone;
raccoglie
il polline dal fiore.
Petali di corolle non stillano
nettare.
Il minuscolo insetto,
non può essere attratto
dalle bianche introverse infiorescenze.
Cipresso, olivo, ontano, il
platano solitario:
impetuosa e vetusta
corteccia
al venticello la vita hai donato.
Falde di evanescente
pallido polline, e nello stupore
rattengo
l'incanto del cotonato nevare.
 

Sorridi nel Silenzio
Nel silente poetare mi osservi,
candida morbida amica.
Accoccoli il guardo. Ti benedica
questa tua piccola vita. Mi osservi.

Sul freddo del pavimento, sdrai
il pensiero assorto.
Forse sai cosa scrivo; accorto
è il tuo olfatto. Ti sdrai.

Quando sono presente,
tu sei la mia piccola ombra.
Non abbai, e nella penombra
ristai. Piccola amica presente.

Quando comincio a verseggiare,
ti avvicini per una carezza.
Mi guardi, e vedi l'amarezza
delle mie parole; comincio a verseggiare.

Sorridi con i denti; il silenzio
che parli e una melodia
nel cuore, è una melodia
d'amore. Sorridi nel silenzio.


Del Poeta il Cuor
L'ingannator mesto
cuor del Poeta
rallentato
il battito dal dolore,
accelerato
il battito dall'amore.

Scheggiato petto
da frammenti addolorato.

Gelido petto
marmorea lapide
a rimembrare ricordanze.

Dell'esistere, ha lasciato
la fiumana detriti nel cuore.

Tumido costato
dai rimpianti disseccato.
Farneticanti
sorrisi, nell'oblio accantonati.
 

Aleggia il Piumaggio
Il piumaggio candido miro,
voliti
al guardingo passaggio
del ciglio.

Maestoso il signorile volare.
Nell'azzurro
destino
sembri nuotare.
Ignaro, ingenuo...

Garzetta, aleggi
lieve nel guardo del cuore.

Come il biancore delle piume,
seguire dovrei il
destino.

Non dal malevolo
fato, esser perseguitato.
 

Avarizia
Scivola una risata sulla cute,
lagrima di dolore.
Lacrime dimenticate perdute.
Dimentico il mormorio cantore

delle foglie a settembre,
e quando incominciano a raffreddarsi.
Rugiada di Dicembre,
ciglio gelato, e sparsi

ricordi mulinano nella brina.
Si scioglie ardente sorriso in Agosto,
anfratti di mattina
nelle spumose onde di ferragosto.

L'acre odore del mare
le ferite ferisce con carezze;
nel costato un singulto. Accomiatare
lietezza ed ospitare le amarezze.

Incanutisce di rughe la cute:
e dolore e nostalgia e mestizia.
Inaridiscono i gemiti e mute
parole. Nel petto resta avarizia.
 

Iris delle Paludi
Carezzo il giallo
nato nell'asciutto canaletto.
Tocco la gialla
infiorescenza del selvatico
iris.

Iris, di pioggia ti vesti.
Non gemi di cordoglio
ma di gaudio ti inebri.

Nella modesta eleganza, sei
del rivo spento il delicato ornamento.

Iris, ti appellano con selvatico:
di nascere sei libero,
di morire sei libero.

Il giallo
fiore,
della vita ha il colore.
 

Parlottano Virenti Foglie
Guardo sussurrare le verdi
foglie, nei silenziosi meriggi
cinguettanti, tediosi distanti.

Irreale primavera discosta
nel petto nascosta nostalgia.

Rorido riso di gaudio intriso,
simile a guazza di pianto
che un refolo di vento, come
tenero lamento, porta

un fragile bacio sopra tumide
labbra di tristizia.
Labbra solitarie, troppo lontane
dalla speme del cuore.

Guardo parlottare virenti
petali di ramoscelli, nel sordo
sguardo peritoso.
Un altro tenero vanito sogno.

Raccolgo un luccicone cadente,
nettare di corolle cadente
nel calice del fiore.


Ginestra
Stonato il tacito sciabordio
del rivolo, immobile scorre
frivolo lungo il verdicante
poggio di ginestre.

Frale fiore giallo dorato, piccolo
spicchio da insetti abitato, obliato
fra forasacchi ondeggianti; ondeggiano
come onde impetuose.

Sboccia solitudine nel germoglio
del tiglio. Per l'estate di verde
si veste. Il ciglio giallognolo
del fiore, di inebriante caldo l'odore.

Estate solinga, di tediosa
malinconia raminga; arida
solitudine di rapiti
sentimenti dal virale male.

O Ginestra, quanto ricordano
le tue foglie l'esistere:
semplici e caduche.
O Ginestra, corda, fibra del mondo.
 

Morbo di Alzheimer
Guardi l'azzurro infinito negli occhi
di tua madre, dove ti sei smarrita.
Non più il profondo diafano tocchi
del pelago, ma la spenta pepita.

Labbra farneticanti, bianchi fiocchi
sui capelli, rughe anziane fiorite.
Il fastidioso odore giallo tocchi
di urine, in un'anima di ferite.

Smarrita mente. Ghermita dal male,
sottratta dal caduco corpo come
estirpata la rugiada vitale.

Vedi il seno d'amore cavernoso.
Vedi tua madre: è svanito il nome.
Vedi l'anima mortale irreale.
 

Maggio
Tediosa e sopita
primavera. Inspirare
nettare da bianchi fiori nutrita.

Con fuggevole guardo, catturare
dell'upupa il volo
e nell'umana quiete, mirare

la natura madre al canto dell'usignolo.
Appare alle palpebre aver preso
possesso del verde suolo.

Ascoltare Maggio, ed appreso
il lento passare...rimembrare
l'ingenua esistenza alla vita vecchia proteso.
 

La Vecchia Signora
La vecchia signora di nero
vestita, porta il lutto per questa vita.
I suoi cari ha visto morire e
nel baratro silente, si ferma a sentire.

Sente stormire la vita, nelle bianche
fanciulle voci e nel roboante rumore.
Si nasconde nell'ombra di mura e
solinga romita aspetta la morte.

Sulla soglia dell'uscio
porge lo smunto viso, la
spesa a ritirare. Nella penombra si
ritira, fino al crepuscolo della sera.

Forse anche l'umana gente
quando sa che deve perire,
come l'elefante si nasconde alla
morte; per defungere e abbandonare
l'inganno dell'età fanciulla.
 

Detriti
Mirare dal cemento del balcone,
il mare: assaggiare le sue onde di afflizione.

Inspirare dallo zincato parapetto,
le montagne: carezzare il virente bozzetto.

Passeggiare lungo il terrazzo,
con meste pupille: ascoltare lo schiamazzo.

Sospirare istanti rapiti
dal petto, dove sono rimasti come detriti.

Udire l'effluvio rorido di Maggio,
dove il solitario pensiero è in eremitaggio.

Sfiorare soffi di Etesia dal terrazzino,
brezza tepente al canto del cardellino.

Surgere nel mese nascituro,
tramontare nel destino perituro.

Suggere il respiro della vita,
dalle piccole cose addolcita.


Un Prato di Margherite
Nella scheggia del fusto,
nel frammento del petalo
o nella corolla dal giallo
profumo, sei cantore dell'amore.

Sei fragile vigorosa infiorescenza.
Nel verde del prato sei nata
timida, umile ornamento dell'esistenza.

Passeggiare con ignudi
piedi per non ferire la frale
bellezza dei boccioli.

Correre, rincorrere trasparenti
chimere e sogni mai sognati.
Dipingere il manto del prato
con pioggerella salata, come

lacrime evaporate strappate
da petali ingialliti
dal dolore; e come
te, piccolo fiore fiorire

nella nuova primavera.
Bianco bocciolo, involucro di
vita...splendida
inflorescenza di capolino.
 

Al Vento
Del vento vorrei il segreto carpire.
Il respiro e l'eterno eremitaggio. Suggere
della primavera e del quando sono nato
poeta.

L' etade fanciulla sospirare vorrei
dello zefiro.
Di sollazzo aleggia nei virenti
respiri di rigogliose chiome.

Dal vento, ho appreso
a non penare; come
lui di calma ho momenti,
a volte refoli impetuosi.

Dal vento, ho appreso
a nascondere il cordoglio.
Nel freddo dell'inverno.
Nel caldo dell'estate.

Del volto, al vento, abbandono il sorriso.
 

Sonata numero 14
Nell'abisso del petto nubiloso
suona una malinconica sonata.
Stonata nel frammento silenzioso
dell'anima appassita e non amata.

Il morbido motivo melodioso,
non cura la ferita lacerata.
Il pianoforte continua affettuoso.
Il piano asciuga la stilla salata.

Il respiro dell'anima aleggia
fra Do Re Mi...debole melodia
che nella sofferenza volteggia.

Mani astratte sfiorano la tastiera.
Affliggono, martelletti, l'aritmia
del guado; di solitudine scheggia.
 

Il Volto della Solitudine
Raccogliere detriti del pensiero
nella stanca solitudine. Affrante
palpebre, silente solitudine.

Il timore nasce nella paura
di labbra, paura non di decedere,
di vivere. Incapacità a ridere

al destino beffardo, che giuoca
con l'inettitudine del rossore
volto pallido della solitudine.

Timore di amare la trasparenza
dell'onda, la quale richiama il guardo
come sirena dal sensuale canto.

Frangere l'iride limpida con
lucciconi afflitti da nude maschere;
maschere ignude, obliate di passioni.
 

Sfumature di Pensieri
Non ricordare quando si dimentica
l'iride della giocondità,
o il lento mormorio della verità.
Ascoltare la tenera autentica

sfumatura grigio azzurra dell'etra.
Un pensiero puro che vibra
nello spirto antico, fibra
distratta dalla melopea della cetra.

Incantata melodia nel sibilo d'ala,
ala del gabbiano solitario
romito, dimentico, solitario.
Da questo mesto volitare, esala

un refolo smarrito, un pensiero.
Mirare l'orizzonte e scorgere
brandelli di un sorriso e scorgere
un granello del ciglio lusinghiero.

Tremare per paura di obliare
la cute pallida, voluttuosa.
Tremare per timore di scordare l'affettuosa
parola delle labbra, goccia d'amare.
 

Forasacchi
Il verzicante fruscio stormisce
fra rigogliosi forasacchi.
Ondeggiano le sottili
chiome, lungo l'erboso

ciglio del rugiadoso rivo.
Dal petto stilla
il fanciullo ricordo
dal meravigliato
guardo:

lanciare per gioco le verdeggianti
spighe, sopra l'estiva maglia di Maggio.

Afflitta ricordanza, è
del verseggiatore il respiro.

Discosto, non lontano il rincorrere
sogni, sorrisi. Franta
speme...
 

L'Urlo Serrato
Ingoiato dall'infuocato
Urlo di Munch
evapora un frammento di angoscia,
serrato da tremolanti
gengive.

Confini infiniti sfiorati
da pupille, ingannate da nauseanti
falsità.

Ritrovarsi a volitare dentro nere
paure.

Fuggire fuggendo
dall'inevitabile avvenire.


Alla Deriva
Vagheggiando nei distratti
pensieri raminghi,
ti accorgi di avere
smarrito le labbra.

Ruvide pupille appassite come
rosse rose.

Ti affanni per non annegare
nell'oceano salato delle lacrime.
Ti ormeggiano
rimpianti alla deriva del cuor tuo.

Non hai smarrito la strada, hai
smarrito l'esistenza.

Distratto da milioni di affanni:
ti hanno ingannato.
Chimere diafane...

Immobile o refrattario,
stillano
le pupille
piccoli vacui tormenti.
 

Una Lacrima
Sentire il sottile rumore fragile,
di una lacrima che sfiora
la pelle, grinzosa e screpolata.
Sentire il gemito impercettibile
echeggiare sulla corolla di seta;
effluvio porpora vellutato del cuore.
Sentire il suono della lacrima.
Scivola senza rumore, rumore
ammutolito dal dolore.
Sentire la melanconica melodia,
penetrare nel sorriso della lacrima;
scivolare nel sussurro dell'oblio.
Sentire il rimpianto: pioggia
della lacrima che si confonde
con il sangue che stilla dalla ferita.
Sentire la calda solitudine
della lacrima, che arde nell'introversa
quiete; silenzio dell'anima.
Sentire il sordo suono svanire.
Scivola lentamente, lentamente.
Impalpabile diafana lacrima.
 

Espressionismo
Pennellate di colori.
Soffio dell'anima, soffio di vita.
Dipingere una verde lacrima eremita.
Pingere gialli dolori Fra i fiori.

Pitturi lievi acquerelli, sfiori
tele candide. La ferita
rossa come il sangue, colpita
dai pennelli favoleggiatori.

Verniciare l'azzurra solitudine,
nelle lingue di fuoco del tramonto
di terrore e tremare al nefasto racconto.
Urlare la grigia pioggia di inettitudine.

Dipingi come il pittore: irrequietudine.
Irrequieto spirto immerso nel tramonto.
Poeta distratto, rime come un racconto.
Il tuo rimare, un quadro di gratitudine.
 

Vanire il Singulto
Lacrime tante piangeranno il ciglio
al lamentoso suono di campane,
al sordo singulto smarrito al giglio
dell'amore, lasciato alle villane

sofferenze del costato vermiglio.
Vanito il sorriso nelle profane
ricordanze vetuste, nascondiglio
dolente, delle pene quotidiane.

Un rivo di sofferenza abbracciato
al maestoso cipresso virente,
immerso nel introverso silenzio.

Il tuo nero mantello strappato
dalla quiete di marmo; assenzio
amaro del sempiterno morente.


XVI Settembre
Era il sedici settembre, un sabato
millenovecentoquarantaquattro.

I Partigiani, il nucleo della V armata
americana, entrarono nelle polverose

rovine e macerie bombardate dagli
stranieri invasori. Città evacuata

martoriata, fortificata a causa
dell'imminente sbarco sulla dorata

spiaggia viareggina, viale Margherita regina.
Racconti da voci sopravvissute che

hanno riportato l'accaduto. Vita morta
partigiana, forza narratrice forza

conquistatrice di sogni e libertà!
Nel cuore dolore di macerie.

Ricordi bombardati; defunti sotto le
rovine di morti e di polvere case.

Cumuli di sofferenza, senza sentenza.
Cumuli di afflizione, all'ombra del sole.
 

MMXX
Sibila sussurra sottile un rorido
Levante, in mezzo alla gente.
Mascherati i volti, volti di gente
da i sorrisi strappati.

Lunghe file davanti supermercati:
interminabili infinite code perse
nei pensieri di persone disperse.

Sibila virale veemente l'infestante
morbo, nell'anno MMXX.

Rassegnati al male, impotenti al fatale
destino, rassegnati all'abissale malattia.

Il maledetto morbo surrettizio allontana
una carezza o un abbraccio o un tenero bacio.
Il morbo maledetto rende più romiti
uomini e i sorrisi!
 

Mietitore
Pioggia che non bagna
questo dolore; sapore di pianto.
Singulto di un rimpianto passato.

Vetusto presente, morbo silente
che non si pente del mal inferto.

Un deserto nell'anima di gente
assente per strade, di gente
dal sorriso smarrito.

Guerra insidiosa,che non bombarda
edifici o case o scuole.

Guerra insidiosa, che non conquista
l'altrui nazioni.

Come la guerra, distrugge
vita, libertate, speme...

Ingannatore virale vile.
Cupo Mietitore.
 

Speme
Solitari all'ombra del concavo
empireo
pupille roride romite.

In cerca di stille di lietezza,
nella fragile
rugiada

nella dorata
fragranza del dardo,
stella di speranza.
 

Delicato Tessuto
Porpora lacrimare;
rivoli, anziane rughe.
La cute vellutata,
pelle intessuta, seta.

Non rimembri, hai scordato
di sognare, sperare
volare sopra lievi
petali, margherite.

Il Preterito, bianco
vecchierello barbuto;
con diafane chimere
ti ha ingannato, beffato.

Non gemi, ma sorridi
te, vestita di gioia
vestita di gaiezza
fanciullezza; tessuto.

Delicata allegrezza.
L'afflato verdeggiante
platano, inspiri, suggi.
Ascoltano pupille

il cinguettio frale.
Passeri, l'eco bruno
che accompagna te Vita:
dal surgere all'occaso.
 

Chioccola il Nero Mantello
Nascondo il nero
suono e miro
all'ombra del balcone il
melodioso fischio in coro.

Tciuc-tciuc-tciuc

Vola volteggiando questo piccola
melodia...

Tciuc-tciuc-tciuc

Arriva in alto, raggiunge il
davanzale, è la melodia
che cura il male; del viver la sofferenza.

Nera melodia, suoni allegramente felice.
Ti odo stormire fra virenti
frasche fresche dell'olivo.

Chioccola il nero mantello
pennuto...chioccola leggero leggero.

Lo zefiro tepente accogliente
nell'irreale ambiente: chioccola.

Un brivido gaudio chioccola.

O merlo, nero mantello,
il sibilo emesso dal cuor tuo
e dall'arancione becco

è una rugiadosa melopea della vita mea.

Tciuc-tciuc-tciuc.
 

Piove
Piove sopra la quiete della notte.
Rivi di polvere e malinconiche note
come sinfonia numero
cinque di Beethoven.

Piove pioviggina muta pioggia.
Nelle lacrime soffocate.
Nelle ciglia prosciugate.
Nelle notturne foglie rugiadose...

Piove nei seni bagnati
nei cuori spaventati
nei pensieri addormentati.

Piove nel silenzio di chi è morto.
Nel tramontato albeggiare.
Nel silenzio che parla all'eco ammutolito.
 

Gemito della Sera
Come questa sera
uggiosa soleggiata
fresca
deserta
spenta
defunta.

Come questa sera
è il gemito della terra
dal patogeno virale
arsa.

Rimpianto
pianto
nel venturo
lamento.


Ridete Fanciulli
Ridenti fanciulli di ermetici
trastulli, sorridete di gioia
di vita la sete,e ridete ridete.

Invidio l'ilare gioia dell'etade
fanciulla, che ingoia le adulte paure
con giochi e risate.

Ingenua serenità dettata
dall'età migliore, l'età del fiore.
Risate tintinnano fra pareti

sopra colorati tappeti,
di giochi ricoperti, e briciole
di biscotti.

Non ricordo questa ingenua
età fanciulla; vedo il vostro volo,
in alto, come il tenero usignolo.
 

Rosaliccio
Della primavera sei il colore
rosaliccio
nel campo di granoturco
dall'inverno abbandonato.

Il lontano ricordo corre,
al fanciullo incosciente
nel rosso
campo insanguinato

a giocare con i rossi
papaveri.

Assai discosto
è quel tempo
rubato o negato, non ricordo.

Un'adulta lacrima
lemme lemme
per la gota è scivolata

lontana ed ormai dimenticata.


A Pochi Guardi
Petto frastagliato come la costa,
a pochi guardi dalle diafane onde,
discosti quanto un sorriso dal paradiso.

Provi a sporgerti dal parapetto
del balcone
petto malinconico, solitario.

Il mare vicino così lontano
dalle narici mute
le quali non riescono ad assaggiare
l'agrodolce dei guizzi.

Petto solitario come l'orizzonte,
a pochi guardi dalle palazzine vicine,
dove il sole nel vespro dorato

si assopisce, forse addolorato.
Le ombre si assottigliano
nel crepuscolo allungato

dalla primavera ingannatrice,
di zefiri e brezze raffreddate.
Costole piangenti, come fronde
del virente salice.

Le lacrime sono salate.
Come vapori
del pelago in estate.
 

Finestra
Un cereo volto piangente
di lacrime assente
ombroso ombreggiante.

Celato dietro l'alito di fiato
ombrato
sul vetro ghiacciato.

Morbo virale
che aleggi a spirale
sottraendo sorriso vitale.

Di piombo velo di seta
pallido come il volto del pianeta
nella quieta notte cheta.

Piange ancora silente
quel pallido volto distante.
Dietro il diafano cristallo morente.
 

Pareti Silenti
Piange questo petto
come un fanciullo
come un monello
sopra tetti verdi,

solenni cipressi
dalle ombre allungate
spiate. Furtivi mesti
occhi, nascosti nel

oblio scordato
di giorni funesti
di giorni sconnessi.
Pareti silenti.


L'Interminata Sorgente
Guardare verso l'infinito
l'interminato esistere fra
sorrisi scolpiti nel tempo
e lacrime vaporate da

rocce calcaree, scolpite
dal brizzolato preterito
scultore di una esistenza
enigmatica e immateriale

vetusta. Suggere la
vita dalla sorgente
non esaurita; stille
di sale marino che:

arde ardente ardito nel
petto lacero, e dolor
consunto e solitario:
da sventura straziato.
 

Giunchiglia
Piccola Giunchiglia fiorisci
nel prato, gialla corolla simile al sole.
L'intenso giallo profumo percepisci

dal balcone e dal giardino e dalle aiuole.
Giunchiglia innamorata, dalla primavera
sei baciata. Allegri campi colori, insieme alle viole,

incolti prati e rocciosi terreni; fiera
giardiniera. L'imbarazzo del cuore
per la vita è l'amore: chimera

ed illusione tua grande passione,o fiore!
Sei triste gioiosa, di passione vestita.
Petali lievemente gualciti dall'ammiratore.

Ti ho raccolto con il bulbo, giunchiglia fiorita.
Nel mio minuscolo pensile giardinetto
ti ho piantato e cullato, e, sei sbocciato nella vita.
 

Silenzio Canuto
Una finestra, milioni finestre illuminate.
Gelida gelata luce.
La primavera è giunta.

Le strade sono mute.
Canute di silenzio, soleggiate dalla luna.

Spettrale assenza
oblio
come pioggia notturna.

Si sente l'eco lontano
di passeggiate di chiacchierate.

Svolazzano indisturbati gli augelli
nuvole leggere
le quali nell'infinito aleggiano.

Rimbomba nel rotto silenzio
l'abbaiare di un cane e
l'infinito virente prato di incolte
margherite.

Solo una finestra resta
per poter apprezzare la vita
discosta, nascosta dal morbo
virale.

Una finestra dove poter amare:
un fiore
un albero
un merlo
un tramonto troppo lontano.

Una finestra ancora ghiacciata
che non lascia allungare la mano
e carezzare quel meraviglioso
cielo lontano...
 

Il Poeta
Mi domandi: “chi è il Poeta ?”.

Un fanciullo che non ha età! Un asceta
dal petto dolente, con mani di seta
il quale tesse trama di lemma irrequieta.

Un bambino che si sorprende
all'accartocciarsi di una foglia e attende
la brina al mattino nel vicino giardino e tende
la mano per carezzare quel gelo che viene da lontano.

Un bimbo sorridente nel pianto; artigiano
del tempo nei versi scolpiti, e anziano

nella solitudine che incanutisce rime
e ossimori e versi e una strofa sublime.

Geme nella quiete dei sorrisi
di dolore intrisi, fra il frusciare di improvvisi
pensieri ascosi ma precisi.

Questo è il Poeta: sensibile tremore
impaginatore di parole e dolce cantore.
 

Refolo Nostalgico
Un refolo, forse cento refoli mugghiano
come candido gabbiano che plana
sulle onde non agitate. Onde quiete volano
inebriando con l'effluvio traslucido. Emana

un giallo viride sensuale, come una ventata
di piacere, un caldo abbraccio al cuore.
Una folata di sorrisi annegata nell'amata
passione porpora, dai petali gualciti; fiore

malinconico come recisa rosa in primavera.
Primavera lontana, forse dimenticata
forse svanita nel gemito, forse prigioniera
della sofferenza, forse ingannata.

Un refolo ruba il diafano profumo.
Di luce colorato. Di giallo aggraziato.
Giunge la buona fragranza; tenero fumo
nel ciglio malinconico, ciglio abbassato.


Una Durata
Tiranne lancette in cerchio ruotate,
attimo istante nel pianto franto
come lame gelide di ferro affilate
ruotate ruotate: nel muto rimpianto.

Calendario colorato, di carta o plastificato,
stilli giorni mesi anni, lasciando ricordi e rimpianti.
Se ti dimentichi di girare o rimani accartocciato
come in teatro, il dì è già passato in malinconici commedianti.

Ruota la terra intorno all'asse
regalando giorno e notte.
Ruota la terra intorno al sole, aspettasse
il girasole, delle quattro stagioni a mezzanotte:

Al mattino ha quattro zampe.
A mezzodì ne ha solo due.
Alla sera, tre son troppe le zampe!

Il passato resta un malinconico ricordo.
Il presente una reale percezione.
Il futuro una congettura:un sordo venturo al ricordo.

Tiranno è il tempo passato:
I rintocchi delle lancette ci hanno abbandonato.
Le pagine di carta ammuffita ci hanno accorato.
I colorati capelli di bianco brizzolato, per il tempo che è passato.
 

Una Foto Bianco e Nero
Vedi quella piccola istantanea
bianco e nero. Affissa estranea
solitaria all'astratto sentimento? Il colore
è scivolato dentro milioni di ricordi con candore.

Non importa quante volte
il petto può morire...

Giganti gocce di passione
hanno scolorito l'immagine carbone
riflessa nel baluardo del tempo.

Sorridi al cielo lontano e urliamo:
esso si burla di ciò che proviamo!

Non ha importanza quanto
il cordoglio può spezzare l'affranto
costato infartuato, infranto.

Non ha importanza quanti
milioni di lacrime doloranti,
il bulbo oculare ha esondato sanguinanti...

Rimane il sospiro della fotografia,
vernice bianca nera rubata come sinfonia
al violino del tempo, al ricordo in regia!

Inspiri il non colore, il bianco e nero
della foto digitale indeterminata; leggero
il respiro, il quale diventa grave gravoso greve ponderoso
piombo lieve, come una piuma che lentamente
lentamente nel silenzio del battito del ciglio; discendente

si posa come la delicata farfalla sul fiore
delle tue rimembranze, con amore.


Stille Di Fragile Pensiero
Vorrei suggere il midollo
della vita dalle labbra del tempo,
dalla guancia arrossita dell'empireo.

Vorrei inspirare l'afflato
dell'esistenza dalle narici dell'aura,
dall'assenza del colore del pelago.

Vorrei mangiare il sorriso
della terra, nutrimento dello stormire
di gracili pensieri, monumento del non perire.

Vorrei dissetare il desio
di erudire stolti, illusi
occhi smarriti sciolti nel dolore del vivere.

Vorrei sfiorare il fragile
peso dell'armonia di un esistere,
frale gioia sottile e resistere alle stille della vita.
 

Il Pianto
Sprofondare in un abisso
senza tempo...astratta
immagine nel riverbero dello specchio riflette il
niente. Il vacuo sentire echeggia
nell'oblio, voragine dello scolorito
spirito all'interno di caduchi
giorni, effimeri, ineluttabili.
La distanza infinita a pochi centimetri
dal sorriso, il quale si tuffa nel silente
singulto sinistro
di un costato controverso.
Si chiudono gli occhi al risveglio,
risveglio di cosa?
Una pioggia di sole bagna il
parco; correre fra margherite
di pensieri...ancora un illusione
di poterti toccare,sentire un
sorriso, sfiorare il pensiero pendulo
fra la dimenticanza nell'infinito
finito dentro una parete di solitudine
la quale si frange fra le
costole,negli anfratti. Ferite del cuore
come impetuose enormi gigantesche
onde del mare,che si scagliano
nel dolore...ed il sale arde
lesioni. Nell'orizzonte della ricordanza:
rimane un minuscolo impercettibile
pianto...


Dormite Miei Bambini
Nel sonno ridete
miei dolci bambini,
sognate fate e burattini...

Nel sonno ridete
cuccioli cresciuti,
la vita vi sembra ricca di trastulli sconosciuti...

Nel sonno ridete
figli amorosi,
i visucci d' amore pennellati, affettuosi...

Nel sonno ridete
fratelli dolcissimi,
il legame che avete, di sentimenti bellissimi...

Nel sonno ridete
donna e uomo diverrete,
siate forti, onesti come comete...

Nel sonno ridete
figli miei, sorridete.
Fanciulli siete, adulti diverrete!
 

Ponticello
Antico Ponticello fanciullo
nel tuo cuore di
cemento
il tempo
si è fermato.

Non piangi
Ponticello nel
ruscello
sottostante.
Silente
sciaborda e va...

Immerso nel virente
silenzio,
anziano
Ponticello
canuto il
cemento.
Bianco il rosso
mattone.

Non hai tristezza
romito
Ponticello.

La quiete tua
muta,
rimbomba
nel riso del
passeggero,
ramingo solitario.

Ponticello
consoli la solitudine
del passante passeggero
il quale passa passando.
 

Rorida Crosta
Rorida crosta di terra ed erba
piangi te stessa e la tua sventura.
Rugiadosa intrisa palpebra insicura,
come di fanciullo la testa acerba.

Il male che hai inflitto al costato,
è l'amaro frutto dell'egoismo.
Non ridi, ma te stesso piangi di bigottismo.
Solo solitario nel gemito abbandonato.

Del dolore il pianto, rimpianto
nello stormire di foglie virenti.
Clausura virale. Il balcone sorride affranto.

Arcobaleni e tricolore, apparenti
festeggiamenti di una solitudine
interiore, moralizzatore dei rugiadosi agenti.


Epistola Messaggera
Udire il profumo discosto di un sorriso,
nel lagrimare accosto leggendo una lettera
di cordoglio intriso.

Una lettera lieve, sigillata con un chiudilettera
diafano che può raggiungere l'infinito.
Nel respiro del vento aleggi; volteggi lettera

sopra i sospiri appassiti,sopra il guardo sfuggito.
Sorridi ai raggi spenti; voli sopra il gravoso
giorno che offusca il ciglio smarrito.

Raggiungi l'orizzonte dal bacio affettuoso,
il sospiro del mare dall'azzurro amare,
il tramonto dorato dall'occhio armonioso.

Scrivere con vigore, virtude, e virgole;consolare
una stilla di pena, che scivola leggera
nell'anfratto del cuore; morire per amare

un sorriso di pianto, stilla messaggera,
afflitta da un brandello di solitudine
dispersa nel singulto strozzato della primavera.

Epistola in alto aleggia, nell'altitudine
azzurra, nell'oceano di candide parole
nuvole libere di librarsi nella beatitudine.

Missiva di speme spedisci all'ombra del sole,
ascosa dal dolore, motti gaudi motti armoniosi.
Parole libere dal tempo, libere da catene di parole.
 

Riverbero nel Rivolo
Immergere il guardo
nel rivolo
nel riverbero della vita.

Parlare:
alla quiete.
Al battere d'ali
delle rapaiole liete.
Al vetusto ponticello.

Tetti spensierati
abbandonati
dalla fanciulla età
lontani.
Discosti trastulli
di festevole giovanezza.

Scoloriti gli
amici
della puerile età.
Senile vacuo
è rimasto
Dimenticare, abbandonare
dell'adolescenza la libertà.

Fugace lucertola
nell'anfratto si nasconde.

Il latrare di un cane
come le campane
desta realtà.

Il tiepido fresco
scorre da sopite
pupille.

Rimane il disincanto affranto nel rimpianto.
 

Sentire il Trillo
Udire il silenzio del sussurro.
Urlare nel dimenticatoio
l'oblio della pazzia, come avvoltoio
che divora rimembranze e sentimenti nell'azzurro.

Il grido è straziato, dilaniato, sfracellato.
Dimenticato nel vuoto echeggiante,
all'ombra gigante del cipresso verdeggiante.
L'odore marcescente, putrescente, evaporato

dalla sponda del petto, petto di primavera morta.
Si dimentica un sorriso, intriso di pianto.
Si dimentica un abbraccio, caloroso incanto.
Si ode una flebile voce, sottile, delicata, risorta:

La vita non è morta! Percepire il dorato
tintinnio di voci fanciulle. Il bianconero
garrito della rondine, il leggero
rosso chioccolare del pettirosso e l'accorato

gorgheggio dell'usignolo.
Asciugare il gemito del dolore,
e trovare un rosa frammento d'amore.
Udire il trillo, lo strillo festaiolo.
 

Sordo Canale
Canale nella quiete immerso,
mi parli di ciò che è passato,
di ciò che disperso...
Lungo le sponde, il tempo
il tempo si è fermato.

Lungi ricordi malinconici felici:
di seminate porche e il rosso odore
di pomodori nelle serre.

Un avvolgibile serrato a tramonto,
un ripostiglio, un tempo cameretta,
trastullo del fanciullo.

Pitosforo, stormiscono le verdi
foglie,mi racconti del malinconico
sorridere, simile alle foglie sempreverdi.

Come la gelida lucertola sul verde
muretto al sole per scaldare il cuore.

Restare nel tranquillo tepore
e riscaldare la dolce solitudine.

Sciaborda il sordo canale,
sordo al tempo, tempo che scorre
e fa male...
 

Cinguetta!
Scrivo tristi parole cinguettate
dal mesto becco del passero triste
ridente di apatica nostalgia.

Cinguetta più forte, amico solitario,
augel, menestrello di questo petto
ferito dal cordoglio e il silenzio.

Il tuo melodioso suono arriva
in questo isolamento, nella mia
solitudine, solitaria nazione.

Il tuo cinguettio alato aleggia
nelle lacrime del tempo, vetusto
secondo; attimo rubato alla vita:

un momento morto nel passato che
tornare non può. L'istante del riso
derubato dal frammento tagliente.

Morbo che alita indisturbato dentro
costati frastagliati dalla paura,
tremoli cuori pallidi. Piangono.

Cinguetta con fragore e raggiungi il
ciglio spaventato intriso di terrore.
Cinguetta ugel il canto della speme.


Senza Parlare
Respirare ancora il gelido fiato
della primavera, nelle brinate
margherite, nel ghiacciato zefiro.

Respirare la quiete cavernosa
di strade e negozi e parchi.
La gioia si spegne nella fredda

primavera. Danza la ballerina bianca.
Plana la tortora. Maestosi
volitano bianchi gabbiani. Cinguetta il passero.

Platani e tigli si vestono.
Ciliegi e peschi si colorano.
Virenti prati di ghirlande adornati.

Ritorna la rondine.
Il nido di fango pigola.
Germogliano gemme.

Scorre senza parlare
il rio del tempo.
Mira e cheto fluisce...
 

O Vivere
O vicino discosto Vivere,
che gemi rallegrandoti a scrivere
racconti di gioia; a descrivere

sorriso di pianto, il profumo caldo
dell'esistere. Spavaldo
fanciullo, anziano baldo.

Non hai tempo, il tempo sei tu!
L' inganno è divertimento,e come in gioventù
il diletto è l'imbroglio. Tabù

come sortilegi, malefatte
di un bigotto credere. Distratte
credenze, svanite lettere scarlatte.

O Vivere, in realtà sei incanto!
Nel gli occhi ridenti e nel pianto
del bambino. Nel tenero rimpianto

di un amore perduto.
Nel rugoso sorriso canuto.
O del caro amico il saluto.

O Vivere, sei gioia nel soffrire.
Sei meraviglia nel vagire.
O Vivere nel cuore sei ardire.
 

Ugello Libero
Ugello leggiadro leggero voliti
nell'impalpabile aura diafana;
libero di librarti in volo.

O ugello, invidio la libertà
delle piume, che carezzano l'infinito
azzurro,trasparenza del respiro, divinità.

Volteggi e voli nel cielo,
afflato di vita.
Appare infinito il battere d'ali, stelo

di soffione vaporoso. O ugello
riesci a liberarti dal greve
cordoglio dell'esistere; libero uccello.
 

Narciso Ramingo
Giallo sguardo nel solitario
prato abbandonato. Narciso dal bulbo
sei nato. Ogni bella stagione
risplendi bellezza.

Il rumore d'acciaio dei
binari, le verdi foglie fa vibrare.
Polveroso l'odore del catrame
che ricopre gialle corolle.

Non lontano, vicino al tuo stelo
l'olivo cinguetta. Sempreverde il nido
per passeri passeggeri.

Simile a te, o Narciso giallo
l'animo mio. Vittima ineluttabile
di un esistere ramingo, pellegrino.
 

Fatalismo Rassegnato
Ineluttabile fragilità friabile frana
nei gonfi
occhi di paura
negli occhi fragili umani.

Certezze, sicurezze
scivolano
nei pallidi volti
nei pallidi volti di gente.

Afflitti gemiti
tremolano.
Spaventate labbra
serrate labbra.
Sorriso frale, foglia in autunno.

Paura, gracile paura.
Inettitudine.
Ignoto infinito finito.

Oblio, dimenticanza.

Orrore dipinto negli svaniti
visi.
Patologia letale...
infettivo morbo.
 

Cantore di Mestizia
Notte di note nascoste, fra luminose
stelle e la pallida luna.
L'usignolo e il pettirosso, di armoniose
melodie inebriano la solitaria nottata bruna.

Una brezza scura,stormisce fra corolle
addormentate di margherite; da gelidi
lampioni illuminate. Zolle
in ombra dal guardo assente, simili a efelidi.

Albeggia la mattina, mattino sopito.
La luna fa capolino, dietro una coltre di bruma.
Un soffio di brina ha fiorito
l'erba, come candida schiuma.

Un immobile aura silente, sfiora
antenne di tetti illuminati.
Il profumo arancio dell'aurora
sbronza i cuori innamorati.

Immobile pomeriggio di fresco
tepore nel cinguettio di passeri.
Solitario passante passeggia, pittoresco
come spaventapasseri.

Vermiglio vespro, fra i malinconici
versi del verseggiatore,
echeggia nella quiete con fonici
verbi: della mestizia è cantore!
 

Via del Boccella
Rivo nel tempo immobile.
Acqua morta stagnante. Verdi
cipressi si ergono impetuosi, sempreverdi;
lungo l'argine immutabile.

Un bianco cane, sguardo
smarrito, tutto osserva. Arati campi.
Plana la poiana nel frutteto, leggera
nel empireo di primavera.

Sterrata, brulla la strada.

Antica viuzza, prisco ricordo.
Fanciullo tempo smarrito sordo.

Il ciglio del cuore
lacrima emozioni discoste,
lacrime di infanzia nascoste.

Lo spirito è fiume di emozioni.

Infanzia abbandonata e dimenticata e offuscata.
O via del Boccella, rimembri
le chimere di bambino?

Trasparenti ricordanze, sepolte nelle corolle
di margherite, in campagna di zolle.

Sopra il rosso ponticello
di mattoni, volgo il guardo.
La puerizia fanciulla vetusta, miro.


Frali Paure
Non c'è gioia, ma dolore.
Dolore di paura, paura dell'incognito.
Si spezzano sorrisi dal fetore del fato.

Morbo invisibile, spettro virale.
La maschera della morte rossa,
malasorte, indisturbata si aggira.

Penetra nelle fessure dell'ignoranza
infettando con il timore. Untore!
Della morte hai il volto.

Sortilegi di spezzate ali.
Frali paure.
Oscure debolezze. Inettitudine umana.


Gemi Fanciullo
Perché gemi e singhiozzi
piccolo fanciullo triste? Dell'età
sei il fiore, pallore sulle giovani gote.

L'amore abbraccia il cuore.
La spensieratezza lo spirto corona:
leggiadro, leggero.

Semplici dì gioiosi, conquistando
lembi coraggiosi di un indifferente mondo.
Un mondo che veloce trapassa.

Tiepide primavere
che sbocciano e tacciono in caldi
estati di mare. Il primo dolore per amore.

Perché gemi e singhiozzi?
Fanciullo non sei più!
Spirito mio, tenero fruscio: sei solo un frale uomo.


Vorrei sussurrarti
Vorrei parlare del mare.
Vorrei raccontare del fiore.
Vorrei sussurrare cos'è amare.

Il costato ferito. Nelle lagrime perito.
Vuoto petto. Evaporato, estirpato.
Reciso sorriso sopra il labbro appassito.

Momenti di solitudine
le ciglia bagnano. L'odore salato
irrita il pensiero, irrita la beatitudine.

Vorrei della paura parlarti.
Paura di perderti. Quando recisero
il cordone ombelicale. Vorrei abbracciarti!

Vorrei dell'amore raccontarti.
Negli occhi germogliato, alla vista
del minuscolo corpicino. Vorrei accarezzarti!

Vorrei la tenera dolcezza sussurrarti.
Una piccola grande lacrima che tremando,
il tuo cuore con l'amore bacia. Vorrei solo amarti!
 

L'Ignoto Fruscio della Vita
Inspirare l'azzurro fruscio
dell'aria, bisbiglio di primavera.

Candido bianco profumo del susino.
Rosa roseo effluvio del pesco.
Gialla giallognola fragranza della mimosa.

Correre con flebili pesanti
pensieri fragili, leggeri, sopra morbide
nuvole, alla neve simile. Alte vette abbraccia.

Grigie tortore e bianchi gabbiani;
lontani indisturbati aleggiano.

L'iride di bambino meravigliato
osserva. Piccolo visino sorridente, abbagliato
dal sole, sorride alla vita estasiato.

Nel ciglio non c'è pianto:
ma una spensierata gioia. Canto
di gioia infinita: l'incanto.

L'ignoto, l'ignorato, diventa conosciuto.


Mugghia
Mugghia il Libeccio nelle fessure
del costato. Nell'intreccio del petto, lento
soffia. Ululato di smarrimento.

Smarrimento di sensuale dolcezza
in primavera. Inspirare il carnale sorriso,
il morbido abbraccio

di tigli, non ancora germogliati.
Ignudi di nuova veste. Grovigli di
passione virente.

Percorre un tenero brivido, la
secolare corteccia. Una
breccia sensuale.
 

Un Vuoto Rumore
All'ombra del petto, mesti
occhi di cordoglio intrisi, funesti.
Nascondi per nascondere la sofferenza.
Dolente anima, fratturato cuore nell'indifferenza.

Allunghi le braccia dal silenzio
della cute. Come assenzio
cerchi l'effluvio dell'amore
di dolcezza, di candore.

Sopito nella mestizia, desolato.
Nell'eco del fanciullo, ti sdrai abbandonato.
Gli occhi asciutti asciughi.

Rimani all'ombra del petto.
Commiseri te stesso: inetto.
Piangi. Il rumore emesso dal pianto è vacuo.
 

Come Grigie Cornacchie
Gracchiano grigie nuvole
sopra rossi tetti di pioggia.
Mute gocce, lemme lemme, fievole

bagnano pensieri uggiosi,
pensieri solitari, fra costole
frastagliate, frammentate. Dolorosi

gracchiano antenne di metallo
di piume bagnate.
Grigia cornacchia affamata; di sentimenti sciacallo.

In questo fradicio marzo,
qualcuno...bagnato dal rumore della
pioggia arso,

fra il gracchiare di grigie cornacchie,
cerca un piccolo calore
calore umano; piccole macchie.
 

Febbraio e L'Inganno
Respirare il tiepido fosco
febbraio soleggiato.
Un venticello timido nei pensieri aleggia.

Qualche gemma timorosa, di
verde accarezza fronde tenere.
Gialli fiocchi, stormiscono incerti

sopra maestose mimose.
Rosse rose, di passione pitturate.
Dell'amore sei il fiore, febbraio.

Inganna il tuo tepore,
la mattutina brina gelata
sopra fragili margherite e zolle di terra.

L'inganno è pioggerella
di questa vita, di chimere gocce.
Febbraio, anche tu sei beffardo.
 

Isola di Lesbo
Dove è rivolto il
guardo dell'umana gente? Il
caritatevole guardo d'amore?

Un grido deceduto echeggia...
dall'isola di Lesbo, l'isola morta.
Bambini e donne e anziani e uomini.

Si strappano la vita! Si spogliano di
un esistere inumano.
Rifiuti di un cieco globo.

Eco flebile, impercettibile, obliato.
Nell'assordante silenzio indifferente?
Indifferente per cosa?

Gelide lame recidono
l'imperituro respiro.
La speme è negli occhi fraterni della Morte.
 

Gualcito dal Maestrale
Nello spettro del vento, Maestrale
di rimpianto, inquietudine del
muto silenzio in questo cuore abbandonato.

Collassato il petto nel dolore,
fiore reciso nel costato infelice.

Trema la fronda di fragile paura
annegando gli occhi nel forte vento.

Vola lontano quell'antico sorriso, carezza di
una vita morta alle spalle di un nascere infelice.
Il freddo asciutto sulla pelle, di lacrime,
di dolente vomito di anni passati.

Quante margherite strappate dal Maestrale, e
gettate nel rivo putrido di cordoglio.

Spettrale sguardo di greve mestizia.
Spettrale carezza deceduta nel respiro tenue.

Desio di un sogno svanito, rapito dal vento.
Desio di un bacio agognato; forse, solo una
dolce parola di conforto, verbo di dolcezza, tenera carezza.

Gualcito dal forte zefiro.
Gualcito dalla sofferenza.
Gualcito dall'oblio dello spirto.
 

Amata Malinconia
Respirare nell'affanno del petto
smarrito
una dolce melodia roggio, un
singhiozzo tenue, un singulto, un pianto.

Stelo senza corolla. Afflitta anima nella
svanita rimembranza del
dolore morto.

Scialbo ricordo da dimenticare
non dimenticando.

Madre che ti ha abbandonato nella
solitudine della vita;
inerte fragile petto.

Secco stelo. Aride radici nel
brullo esistere.

Sensuale abbraccio. Caldo bacio
sopra morbide labbra di cordoglio.

Amata malinconia!
Amante sofferente dei passati giorni.
Rifugio della solitudine, della pena la salvezza.
 

Nostalgia Malata
Ermi campi abbandonati,
arati, a maggese lasciati.
Zolle di erbacce, zampette
dove piccole cavallette

saltellano nel soleggiato meriggio.
Un fruscio lento, lento nel pomeriggio
risuona di nostalgia.
Solitaria anima, anima di malattia.

Come il campo arato,
gente sola
con il costato addolorato.

La solitudine dolente,
nel ciglio insoddisfatto. Crepitio
nell'oblio, assente.
 

Nel Mio Mare
Ascoltare mute parole del
mare. Negli anfratti di scogli.
Nelle schiumose onde; sciabordare
che si frange in silenzio sulla spiaggia.

Lacrimare nella trasparenza del
sale. Nel dorato
riflesso del sole. Nel singulto del
gabbiano; nell'orizzonte dove

mare e cielo in segreto si baciano.
Naufragare il dolore, nel mio mare.
La tristezza abbandonare. L'afflizione asciugare.

Nascere morendo, nel mio mare.
Ogni giorno. Ogni notte.
Bagliore dell'albeggiare. Silente tramontare.


Oceano di Lento Movimento
Avvertire l'azzurro riflesso nell'imbrunire.
Immergere il ciglio nella salata carezza del mare. Sommergere
una dolce tristezza, nelle arancioni
onde tramontate. Onde amate

rubate al notturno firmamento spento,
spento nel movimento quiete del petto.

Piangere ridendo, nel mantello della notte
giorno di malinconica felicità.

Stridono sentimenti teneri nel volo del gabbiano.

Si spengono luci fredde, dai
lampioni della città; chissà se l'amaro amare
è la mestizia che il vacuo riempie.

Si spengono luci fredde, nel
molo della città; azzurrità ondosa del petto.

Si colma la profondità del
cuore, rossore d'amore...

Che non sia questo spirare di gioia,
la malasorte, la morte che
il silenzio riempie.

O mare, o pelago notturno, scuro
oceano di lento movimento. Muovi la tua
passione nei fluttui zampillanti,
nello sballottare, nello sbattere il fertile seno.

Sensuale schiuma avvolge la battima.
Mugghia l'odore voluttuoso; pallide conchiglie
illuminate dalla gelida luna. Conchiglie all'ombra della duna.

Maroso di lussuria, ardente ardore arde
nelle salate acque...

Laguna immersa nella passione, laguna di balneazione.
 

Sarta Rammendata
Vestito rammendato con le tue
giovani mani di sarta.
A piedi lungo la mulattiera. Era il quarantadue.

Partigiana nel cuore. Quarta
dei fratelli, nella primavera di bombardamenti;
il fiore non raccogliesti; Sarta.

Portavi provviste per soldati partigiani, adolescenti.
Cucisti per ricchi e operai.
Per la fede, rinunciasti ad amori seducenti.

L' amore mai,
come il vespro ruba il meriggio.
Una clausura di passione, oramai.

La tua mente è sfiorita. Pomeriggio
vuoto. Grinze hanno corrugato
il senno; mente osteriggio.

Imperitura la morte. Guardo accorato.
Eterna la fede.
Sarta, rammenda l'ultimo frammento del tuo seno malato.
 

Verdeggiante respiro
Un maestrale spira dal mare.
Carezza il verde fluttuare, di
giovane erba nel campo, a riposare.

Deliziosa temperatura fresca tepente,
del dolore assente.
Forse un saluto, un sorriso, una parola.

Verdeggianti pupille, nelle stille del
venticello. Bello assaggiare la
natura. Lei si muove intorno le mura.

Non immutabili cose, ma mutabili stagioni.
Inanimati muri nel tempo. Erba
che muore, erba che nasce nella stagione.

Cosmo piccolo verdeggiante,
nell'eterno vive,il
respiro nascente.
 

Scrivere è Amare
Non riesco a scrivere.
Le mani sono astratte. Essere
dissolto nell'inchiostro e perdere
l'ispirazione; svanire lo scrivere.

Non avere tristizza. Meriggiare
nel silente oziare.
Piangere senza dolere. Camminare
nell'immobile dì. Ascoltare

la pioggia scivolare
nella quiete, nel lontano pensare.
Umido vapore aleggia nel ridere
irato; alitando nel solingo scrivere.

Nel riflesso dello spirito, disegnare
un bianco amare,
amare l'effluvio ruvido,assaporare
il tenero verseggiare.


Desio
O desio di primavere fiorite.
O desio di sogni, chimere svanite.

O desio hai gualcito petali del cuore.
O desio hai sradicato il petto del fiore.

O desio di fanciulli innamorati.
O desio di amara gaiezza incantati.

O desio frammenti di odio hai dipinto.
O desio rubate vite spezzate, hai stinto.

O desio rarefatto pensiero, astratto sorriso.
O desio fuliggine di cordoglio, ingannevole fiordaliso.
 

Tortora dal Collare
Nella quiete mattutina, caffellatte tuba
la domenica mattina. Vai cercando
cibo e amore, ammirando le prime ore.
Tubi sopra il tetto, o all'antenna dirimpetto.

Pago della vita, svolazzi eremita,
sei in cerca della mosca smarrita.
Poi ritorni appollaiato, su quel
tetto affollato.

Tortora dal collare, vociare nel
parco al tardo tramontare.
Soddisfi la tua vita, dall'umana gente ambita.
O tortora di questa domenica amica,
ecumenica di pace?

La progenie non riesce a soddisfare,
della vita l'altare!
O tortora, non possiamo volare.
Dobbiamo consolare il nostro lacrimare.

Tuba, tuba tortora amica!
Ruba la malinconia da questo petto!
Benedetto è il tubare; nel costato è un tesoretto
per alleviare il nostro male!
 

Margini di un Esistere
Divorati. Gettati ai
margini della solitudine.
Inquietudine del domani.

Erba secca nelle fessure di
vuoti marciapiedi. Emarginati da
sogni, gioia, amore...

Corolle appassite, senza petali.
Frastagliate vite vacue, vuote.
Senza anima. Senza eterno respiro.

Parassiti, insetti umiliati.
Schiacciati ai margini della vita!
Ghettizzati! Privati della dignità.

Uomini, donne, bambini, anziani.
Persone. Esseri umani. Gettati ai
margini della società.
 

Giovedì Grasso
Ascolto il profumo delle frittelle
sfrigolare nell'antico tempo
scorso, nei rivoli di rughe.

Assaggio la bontà delle chiacchiere,
saggiamente impastate da
mani anziane, mani decedute.

Vivo è il fanciullo sapore della
spensierata età.
Non muore, ma vive nel ricordo

vetusto amore
nel fiore svanito delle
zie che ho amato!
 

Spogli Argini
Lungo l'argine del rivo silente,
friabili radici gialle gorgogliano.
Iris nascente nel tepente febbraio.

Assente sciabordio nel
cinguettio di verdi foglie carnose.
Viride respiro. Germoglio di vita.

Di stella raggi, come
rugiada mattutina. Brina tiepida,
piangente sorriso.

Invidiare il nascere tuo,
il morire sul divino argine di
quiete sciabordante.

Nel costato, l'argine ha esondato.
Naufrago di un esistere, ramingo di
pace, come spogli platani lungo il mio fiume.
 

Inchiostro e Poesia
Una penna, nero il colore
nel dolore sopita. Sulla carta
canuta sbiadita, giace.

Di lacrime intrisa, risma
ammuffita. Il dolore
di nero colore, non sembra cessare.

O penna mortale, da sempre amica.
Dimmi come alleviare
questo dispiacere!

O penna mortale, da quando sono fanciullo
sei il mio trastullo, trastullo di poesia.
Di bianco, adesso, mi ha tinto la saviezza.

Pennellate di pena
mi trovo a verseggiare.
Vorrei solo dire:

si decede, si perisce, si muore.
Vano vivere d'affanno
vivere mediocre.

Il verseggiare
è di conforto.
Spero prima di essere

morto, l'avere raccontato!
Penna, il vivere non
dovrebbe essere dolore.
 

Dolersi nella Nebbia
All'ombra della fitta nebbia,
non secco ma verdeggiante pino.
Nell'umido freddo inverno, annebbia
come solitaria pioggia, solingo, osserva il cardellino.

Tintinnio delicato. Chiuso odore
di malinconia. Solitudine nel
pianto silenzioso di dolore.
Aghi viridi, feriscono l'aria di inettitudine

nebbiosa, nella quiete mattutina.
Geme l'alba, dalla
bruma scialba nascosta. Mattina

desta, funesta sorpresa di bianco
candore nelle verdi ore del
pino. Simile alla gente,stanco

pino nella chioma stormisce la
perfida nostalgia.
Solitario, triste, afflitto, nell'agonia.
 

La Panchina
Uno zefiro lussureggiante, nel
parchetto verdeggiante, stormisce fra
spogli ramoscelli di tiglio.

Un gelido torpore, splende nel
dì, sopra la solinga panchina.

La vecchiezza a mirare in
silenzio sta, gli echi giulivi di fanciulli.

Gualcite mani, appassiti capelli.
Rugosi occhi, solitaria pelle.

Esanime panchina, dove giace la vecchiettina.

L'orecchio il ricordo ascolta.
Dietro le chiuse palpebre, nascosta,
a casa nessuno l'aspetta.


Rumore Dolce
Suona una quieta melodia.
Un dolce rumore, una
gialla fragranza di mimosa
lo spirto inebria.

Non vento di tramontana
l'aria muove, ma un
sole caldo tiepido stemperato in
febbraio; gli occhi scalda.

Il candido bianco della
ballerina trilla: tissic.
Torna a danzare.

No fosco grigiore, ma limpida aria.
No amara malinconia, ma
nostalgia dolce.

Per uno svanito amico.
Un tradito amore.
Un rimpianto!
 

Dormi Lentamente Piano
Nella penombra del petto piccolino,
sonnecchia il tuo visino
sereno nei sogni fanciulli, come un cagnolino.

Le tue manine chiuse a pugnetto,
piano piano scaldano il letto, un castelletto.
Lentamente lentamente il sogno diventa un angioletto.

Bianche palpebre, morbide, liliale
chiuse sul guanciale
e sognano spiderman; mentre le cicale

suonano il loro violino
tessendo trame di lino.
Dormi dormi piccino.


Due Anime
Un effluvio tenue, aleggia silente
nell'ombra distante dal fragore
della gente. Adolescente
anima fanciulla nel candore

rossore delle gote imbarazzata,
una promessa imperitura
dall'amore accecata.
Nel seno di bambina, duratura

la promessa di passione
e tenerezza.
Lacrima intestardita di afflizione,
da questo amore che provoca amarezza.

Arde porpora passione
nel bacio, sopra labbra rovente.
Bacio ombrato, sussurrato; commozione
nel seno ardente.

Abbraccia il sentimento infuocato,
un guardo bisbigliato. Una dolce
parola gustata leggera. Abbracciato
all'ardente ardore, un brivido agrodolce.

Timide mani, nel buio abbracciate.
Lucide fronti riflettono amore,
come specchio dell'anima. Emozionate
parole aleggiano nel cuore.

Cute rugosa solcata da dolore.
Mani sfiorite, nell'autunno appassite.
Il tempo ruba il momento, cantore
di stagioni. Passione, come infinite margherite.
 

Vecchio
Capigliatura dal tempo svanita.
Grinze profonde
negli intorpiditi occhi. Incallita
mano,spezzate unghie rotonde.

Vetusto riso spento, labbra ferita.
Vista appannata da stanchezza, confonde
come l'inverno il vetro della romita
tegola; un singulto diffonde.

Malinconico vestito
consumato e antico;
lembo scucito. Curvata
schiena dalla vecchiezza.

Anziano nome da ricordare.
Sei la vita, sei la morte.
Sei l'odio, sei l'amore.
Sei sconosciuto Vecchio, come il tuo nome.


Una Notte Apparente
Nella notte apparente
un singhiozzo si sente, nelle
lacrime soffocato, strozzato
nella fragile oscurità.

Raccogliere lo sciabordare,
mare di silenzio
con occhi sordi di gesso.

Frale statua scheggiata
da ali di fata.

Impercettibile tintinnio delle
palpebre, impalpabile
echeggia la pena.

La fanciulla esistenza languisce.

L'anima ferisce, si spezza
al fruscio di un dolore.

Sboccerà nuovamente un sorriso
sulle gote traboccanti,
nell'aridità della giovanezza.


Sillabe nel Cuor
Nei vostri occhi, d'alba imbevuto,
l'amore respiro.
Fiore nel mio cuore nato, brullo
arido, desertificato dall'esistere.

Il mesto singhiozzo soffoco.

La tenerezza assaggio dei sorrisi,
sulle gote dipinte di bambini.
Figli miei! Saggezza d'amore.

Gli sbagli , il fardello vostro.
Io, menestrello di interrotti versi.

Nel muto rimorso, piango.

Dal petto vostro, scandite sillabe.
Come il passerotto
che cinguetta.

Con dolore vi parlo:
dovrò decedere, perire obliare
questa vita!

L'amore non muore!

Nell'infinito smarriti
il suono dell'amore
ritroveremo.

Bambini
adulti diverrete. Nel
fardello degli anni
dove potrò
cercherò
e vi proteggerò.

Quando avrò
smarrito il respiro
degli occhi
nell'azzurro del cielo,
nell'interminato
cercatemi.
 

Pennellate di Colore
Divampa di fuoco, arde levante
all'albeggiare, rosse pennellate di colore.

Fugge il guardo. Volita
sguardo nell'infinito finito.

Giorno morente,nel mattino nascente.
Singulto assente da mute labbra.

Spogli rami, dita intrecciate callose,
affusolate, riparano il ciglio dal fragore del sole.

Camuffata malinconia da solitudine,
nell'inquietudine dello spirto, sorge.
 

Pellegrino Ignudo
Cosa vai cercando ramingo
forestiero. Solitario cammino
silente solingo, nella brulla esistenza?

Cosa vai sperando errabondo
straniero. Canuto imbiancato
dalla pioggia di solitudine nel tuo costato?

Pellegrino ignudo, vestito
di malinconia
sordo al tenero fruscio di stagioni.

Ermo sorriso, guardo ascoso.
Ciglio riluttante, nel piangente sbadiglio
desto nel rimpianto.

Rimatore romito, sognatore
svanito, nell'effluvio dolente
di aggrinzita pelle.
 

Maggese Esistere
Odore di zolle arate
profumate di marrone invernale,
sul finire di gennaio.
Il divenire di febbraio

cartapesta e l'ubriacone,
per un mese divertito.
A maggese il sentire
del quotidiano dolore.

Le nascoste lacrime, fra coriandoli
e frittelle e bomboloni.
Anima ribelle da maschera coperta
all'ombra di infreddolite stelle.

Sopra lunghi cornicioni, tubano
mascheroni. Nel frastuono
divertito, il silente contadino
ara le sue zolle; divertente è lavorare.

In realtà è la sua vita.
Stanca nelle dita, consumate
solitarie nel freddo a lavorare.
O contadino, hai dimenticato il presente, il passato.
 

Cinguetta un Dolore
Cinguetta l'albeggiare,
ilare fra le scheletriche ombre
di ignudi platani. Il mare

evapora un bianco respiro
di salmastro stanco. Stridenti
gabbiani l'aere sopita tagliano.

Del verno il sospiro
infreddolito. Miro il mattino
nel rosso oro si scalda. Cinguetta

l'umido prato di gelata guazza.
Cinguetta l'amata malinconia,
nell'amareggiato costato.

Duole ogni dì assente
presente nel dolor
provato, dal ciglio ferito frammentato.
 

Cardellino
Un eco mortal silente virente,
da serrate labbra, serrate
nel dolor ansante di cipressi.
Mani giunte nel pregar un Dio discosto.

Nascosto nell'aroma morta, un
luccicone rubato all'empireo
azzurro nel grigio di giorni.
Evapora la nebbia marmorea

deceduta nell'afflizione di parole,
condensate nel verdeggiante profumo
di cipressi nel vespro vermiglio.

Canta cardellino, fra rami verdi
intrecciati. Canta la viride melodia,
allieta la tristizia del cor.
 

Un Venticel
Vedo l'umidità del campo
ed ascolto il marron profumo
di sopita terra. Nel' inverno
ramingo ramoscello.

Un venticel tepente raffreddato,
il sospiro mi ha portato.
Un semino imperituro
simile al dente di leone.

Nell'aere aleggia tenue fragile.
Delicato resistente all'anelito
assente. Grave voliti nella stagione.
Non sei della primavera,

ogni dì è la tua era: la Vita
sei. Gioiosa e bella. Grazioso
dono non so di chi, o di che cosa.
Resa vana dall'umana brama.
 

Un Freddo Profumo
Campi canuti di capelli anziani.
Gelata erba morta, come di ghiaccio lacrime.

Stille di vita, profumo freddo
nello sterno; sterno scheggiato.

Raggi irradiano piccoli cristalli
di vapore; evaporato odore di pianto.

Ristà un campo deceduto, arso dal gelo.
Rimane uno stelo. Ultimo ricordo di ciò che sono.


Rime Invertite dal Petto
Nell'ombra della luce, proiettata
dalla corrente, scrivo silente del dolore
che accomuna il vivente creato.

Solingo scrivente, abbandonata
gioventù, brizzolato
il ciglio cantore.

Un tempo distratto. Illuso
fanciullo
dove i resti mortali sono raminghi.

Rima invertita dal petto schiuso.
Pensieri guardinghi
del poeta il trastullo.

La solitudine del cuore
acre malore, di rimpianto,
di pallore. Delle ore il silenzio.

Cerco una rima nello stelo del fiore;
l'aroma della sofferenza, aroma dell'assenzio.
Nell'ombra della notte, il costato resta affranto.


Profumo di Sofferenza
Strappo dalla carne
rivoli di dolore,
si sciolgono sui capelli.

Lacrime rosse
di sangue, profumo di sofferenza.
Gli occhi abbandonano la speme.

La tua essenza
è rimasta nell'eco del domani,
nell'eco di ciò che saremo.


Porpora Tiglio
Germogliano nudi tigli
di indifferenza spogli.
Sopra tenere fronde
pettirossi stormiscono, come onde.

Foglie virenti
in primavera, in autunno cadenti.
Chiccola un nido di rametti
infreddolito, dal fischio dei treni diretti.

Un timido petto porpora,
piccole briciole becca.
Sopra il cornicione.

Simile al suo imbarazzo
è il mio cuor. Paonazzo
al dolce profumo di carezza, carezza di vita.


Notte di Viuzze stanche
Illumina la notte un nascosto sorriso,
nelle ombre silenti di viuzze
stanche.

Fanciullo anziano sentimento
aleggia come falene sotto lampioni,
lampioni svaniti nella nottata.

Poche parole timide e confuse,
sopra porpora guance
di guardi fuggevoli.

Non promesse nascono dal costato,
ma grave realtà
notturni pipistrelli che stridono .

Ingannatrice è la vita,
ideatrice di inganni e malinconia.
Livido satellite gelido, irradia la notte.

Il sussurro di un assordante
rumore
lentamente si avvicina allontanandosi da viuzze affaticate.
 

Guardo di Solitudine
Empireo argenteo di brina cristallina.
Tetti addormentati da feste religiose.
Piccioni e tortore
tubano assenti sopra antenne d'acciaio.

Pochi passanti marciano
lungo marciapiedi gelati,
abbaiano guinzagli
frenetici.

Un guardo solingo, ruba
una zolla di montagna,
zolla di nostalgia.

È sempre il solitar guardo,
che non vede il mondo,
che non trova quiete!
 

Gemito Imbroglione
Si spezza il singulto silente
afflato trafitto dolente.
Immobili dì girovagando

sospirando
dolor scheggiato.

Di rosse stelle foglie
nel firmamento tramontato.

Accartocciato
ricordo sordo e muto, o futuro cordoglio.

Mareggiata di scoglio,
vespro di porpora come Stella di Natale.
Povero amor nato dalla virente pianta. Corale
sentimento immiserito, dal rosso scolorito.

Piangi malinconico singhiozzo,
strozzo
il sorriso nel funesto luccicone!

Sghignazza, singhiozzo singulto, gemito imbroglione.
 

Stormire Piangente
Salice frondoso virente
nel tedio stanco sei piangente.
Frale il ramo spiovente
lungo il rivo morente.

Le piccole foglie, lentamente
bagni nel dì, di rimembranza silente.
O salice, scarno petto dolente
dall'amor afflitto, amareggiante;

il quale illude il cuor di gente.
Io, ascoso pettirosso nel frondoso piangente,
della delicata corteccia, ascolto pigramente

lo stormir del dolor assente.
Non più lagrimar nel fiume verdeggiante.
Tu, che morto sei nel cuor, salice piangente.
 


Pensiero
Funesto pensiero che la vista tormenti,
parla al petto smarrito
del vuoto silenzio.
Racconta dei sogni assenti
dell'esistenza dolce assenzio.
Il tuo muto parlare appassito

corolla di cordoglio, di commoventi
momenti. Sfiorito
ricordo fuggito
di pensieri dolenti.

Il profumo trasparente del mare,
onda del passato
pensiero accartocciato
nel giaciglio del cuore, desiderio d'amare.

Pensiero passato, nel silenzio annegato.
Rimpiangi il vissuto
che da solo hai negato.
 

Mare Aggrottato
Non scalda quella luce azzurra
il verno ghiacciato.
Nella quiete delle onde, sussurra
un lamento di schiuma, aggrottato

ciglio al morente vermiglio.
Guardo lontano orizzonte
nel crepuscolo dorato, assomiglio
all'ombrato gabbiano. Corrugata fronte

dal cordoglio ardente. Brucia la cute
nella fredda tramontana.
Svanite nel bianco salmastro, parole mute

che urlano il roggio sentire.
L'inverno mugghia sulla riva
del petto; in questo mare ascolto l'umano patire.
 

Chimera Diafana
Tedioso Gennaio. Inganno,
affanno dell'anno
passato. Chimera diafana.

Grigie nuvole di speranza
aleggiano nella grave ansia,
dell'ascoso venturo.

O Gennaio di gelo,
di campi infreddoliti,
di passeri impauriti.

O Gennaio dalle finite feste,
dalle lunghe gelate;
al carneval ci accompagni, di traboccanti risate?

Instabile il cuor di gente
nella solitudine assente;
come emigrata rondine.
 

Corteccia
Protendi le scarni mani.
Ignude fronde al lontano cielo.

Ingenua illusione illumina
e trafigge l'anima.

L'odore grigio freddo
tiepido nel costato di corteccia.

Deboli radici nella friabile
terra, affondi.

Gli occhi canuti
volgi all'empireo. Ti accorgi esser lontano.
 

Rugiada sulle Ciglia
Frale ciglio di castano sorriso,
nel guardo intriso
d'amore improvviso.
Stanco occhio ingannato, dall'ingannevole paradiso.

Stanche le rughe del tempo
sulle mani affaticate dal maltempo;

di un esistenza che ha rubato
la fanciullezza, e, amareggiato
la carezza di bambina.

Lo sterno tarpato dall'ingannevole passato.
Pellegrina
tenerezza
abbandonato
oramai il tempo antiquato.

La rugiada sulle ciglia
di passione vermiglia.

Tenero è il tuo riso
di dolce profumo intriso,
sulla pelle di narciso.
 

Befana
La vecchietta curva all'orizzonte.
Vermiglia l'ombra del ponte. Una fascina
sulla gobba per scaldare, il bianco freddo polare.

Fra le fratte a faticare, la vecchietta
solitaria. Lunghe rughe il volto a solcare
una vita a lavorare, rinunce, e, amare.

Scampoli il vestito rattoppato.
Calze lunghe e consunte.
Scarpe rovinate.

Il nodoso bastone tarlato
brandelli di vita ha sostenuto. Lungo
il tortuoso sentiero, che al crepuscolo odora di nero.

La vecchietta non si stanca
a camminare, per il sentiero
continua ad avanzare.

La sera affaticata, davanti il camino
sopita, sogna la giovinezza
svanita. Befana

la chiamano in paese:
ma sei l'anno passato,
abbandonato per il venturo, sperando nel futuro.
 

Lacrime di un Sorriso
Si spezzano lacrime evaporate
da stille assenti di emozioni,
nella risonanza silente.
Abbandonato nell'ombra del costato

sorriso lacrimabile di ciò che è passato,
di ciò che è presente.
Non si ode il fruscio assente
di un pensiero, forse una carezza...

Non bagna la luce del mattino
la quiete del movimento del ciglio,
vacuo guardo rivolto al preterito?
O ad oggi?

Respirare il silenzio rumore
di rapiti sentimenti; inganno
della Vita della Morte.
Come aguzzi

cocci di polvere grave,
alitano nell'aere immobile
di zefiro azzurro; diafano alle orecchie
sopite da cordoglio malinconico.

Allungare un osso scarno,
come ramo secco nell'inverno di ghiaccio,
nella speranza che una calda lagrima,
possa scaldare lo sterno fratturato.
 

Sradicato e Tarpato Abete
Viride abete decorato guastato,
nel tramonto di fugaci feste fuggenti.
Abbandonato spoglio nel gelo del caminetto,
dopo l'Epifania tutte le feste porta via!

Abete tarpato, le radici ti hanno estirpato.
Lunge il ricordo del bosco odoroso
di rocce e montagne e grazioso
augel: la ghiandaia.

L'acuto ree...ree
soffocato dalla terra smossa
commossa, dalle radici sradicate.

Dimenticato abete, simile al tuo costato
abbandonato è il cuor semplice di gente,
assente all'occhio affaccendato.
 

Brinata
Brina neve gelida candida, sapore invernale
rendi bianco il prato verde, parco
davanti la finestra serrata.
Nel cuor di cristallo crespo di ghiaccio

porti il retaggio di posti discosti,
porti l'antico tempo preterito.

Pervaso dalla mestizia il petto,
Brina amica della mia nostalgia.

Lungi l'epoca spensierata, condannata
a perire nell'adulto spirto
anelante di nostalgia.

Temperatura di rugiada, che appanni il vetro
al respiro lento, intento ad osservare il mutamento
di stagioni, cangiamento dell'esistenza.

O Brina, il freddo scalda l'anima
di rimembranze fanciulle.

O Brina, il gelo riporta ecchimosi
di rimembranze fanciulle.

Ermetica la finestra. Il ciglio
volge il guardo a te Brina.
Il costato come te è brinato.
 

Cerqua
Sempre lussureggiante l'aroma,
anche nel gelido inverno.
Maestosa chioma
rifugio per piccione e passero: core materno.

L'autunno pittore, alle foglie cambia colore.
Gialle e rosse e arancioni
dell'albeggiare è il candore
di nuvole lontane e di aironi.

Il tuo frutto è la ghianda.
Della vita il seme.
Alle tue radici sopite, ghirlanda

di pietanza, per piccoli animali è la speme.
Quercia, dalla robusta corteccia grigio marrone,
nell'ombra nel petto ascolto la vibrazione.
 

Cosa resterà! Forse resterà...
Cosa resterà dei frammenti.
Ricordi di vita
sparsi nel vento
come semi di soffione...

Dolore gioia, miseria ricchezza.
Sorrisi lacrime, salute malattia.
Schegge appuntite di vita nel vento volate.
Nel cosmo brullo sparse.

Foto svanita
nello scorrere dell'esistere.
Una stilla di sole.

Forse resterà un coccio.
Una scheggia. Un lembo
di quello che eravamo e di ciò che saremo!


Foglia dal Leggero Peso
La solitudine, simile alla foglia
secca, rimane appesa
con forza, allo spoglio ramo invernale.

Il maestrale,impetuoso soffia
la nudità della corteccia;
l'ostinata Solitudine resta.

O Solitudine, dall'infanzia
sei amica:
ed il petto hai colmato

di isolamento. Per difenderlo
dalla paura di penare;
lo hai reso debole e indifeso e nubiloso.

Cuor friabile. Leggero nel peso
dell'afflizione;
solitario, come te Solitudine.

Foglia secca solinga. Sola
sulla fragile fronda
a perire. O Solitudine.
 

Una Goccia di Rugiada
Come una goccia di rugiada,
fragile, delicata, impaurita; fanciulla
figlia mia. Per quanto il mio amore
è cosmo nel mio cuore

la caduca pelle, è frale
nella vita, come petalo di margherita.

Il ciglio perituro
veglia
sul tuo sorriso.
Ma, così debole è l'anziana palpebra,
dell'uomo che non sono.

È cresciuto il sorriso tuo,
come la debolezza
dell'esister mio.

Ancor di più ti amo!
Figlia, fanciulla, farfalla
nel delicato batter d'ali.

Vorrei gridare il silenzio!

Una lacrima
lentamente
nella quiete, piange...
 

Promesso!
“ Babbo, vero che ritorni sempre? “

Il tintinnio del sorriso
negli occhi tuoi, bambino,
figlio del mio petto, amore del mio cuore.

Amor del mio amore.
Il seno mio è il tuo cuore!

Come un piccolo
dente di leone, il tuo amore
hai seminato nel costato;
sei un piccolo fiore.

Della promessa di tornare,
piccolo amore,
sempre tornerò, nel tuo cuore.


O Inverno
O inverno, fra scheletri di corteccia
e rugiada di ghiaccio. Una grigia cornacchia
vola sopra lo sciabordare del rivo;
gelida acqua.

O inverno, dai plumbei occhi.
Grigio cielo, simile a brizzolati capelli.
Morti campi, a maggese abbandonati.
Strade solitarie, dalla pioggia illuminate.

Nidi infreddoliti, intrecciati fra le fronde.
Nidi ignudi, petti solitari abbandonati.
Uno zefiro di indifferenza, gela i cuori.

Comignoli spargono fumo candido.
Nebbia ghiacciata, dal profumo di verno.
O inverno, il costato di gente hai gelato!
 

E' Natale!
E' Natale! Nel cuor muto.
Ancor restano fronde finte,
lucine colorate
palline di vetro, decorate.

E' Natale! Il cuor accorato.
Un argentea malinconia
aleggia nello spirto.
Niente è cambiato.

E' Natale! Risate vedo
di fanciulli. Ricevuti doni.
Ma la morte,
ancor non vuol riposare.

E' Natale! Ancor c'è chi sta
male: nelle corsie d'ospedale,
sui campi di battaglia,
chi non ha di che mangiare.

E' Natale! Ma si continua
a soffrire...qualcuno la speranza
ha perso, qualcun altro l'amor ha smarrito.
O semplicemente la solitudine ha ascoltato.

E' Natale! Di promesse
prima fatte, poi perse.
Nevica nostalgia nei presepi
all'ombra di caminetti.

E' Natale! Di ricordi vaniti.
Di pensieri intristiti.
Di sorrisi invecchiati. E' Natale
nel cuore di chi sa veramente amare!
 

Vecchierella
Sotto la fredda ombra
dell'autostrada, la vecchierella
gobba, dagli anni curvata;
nella vermiglia brina della mattina.

Le rugose mani affaccendate
dallo stanco lavorare. Vetusti
abiti anziani, consunti, bucati.
Occhi curvi, erba da estirpare.

Secco l'abete decorato a festa
festa d'attesa, attesa di cosa?
Vecchierella canuta, antica vedova
della vita contadina.

Uno zefiro di sole,sussurra
sul grembiule. Corrugata fronte.
Gelato sudore. Rivoli di stanchezza.
Curva esistenza, sopra l'odore marrone di zolle ghiacciate.

Vecchierella stanca.
Sacrificio e rinunce e solitudine
di una vita di miseria.
Nell'effluvio roggio del tramonto, imperitura gioia.
 

Il Battere d'Ali
Un sottile fruscio tiepido gelato,
soffia nell'anima.
Un rivo silente, amareggiato
dalla pioggia irruente; un pensiero gorgheggia.

Platani dal verno sopiti,
lungo l'argine friabile
del verde manto ignudi.
Diafano profumo umido, sale.

Evapora una pioggerella,
un singulto, uno sciabordare
nella quiete caduca.

Di ali echeggia il battere.
Battere d'ali che nel cuore,
Rivo, è simile al mio palpitare.
 

Rimatore sognatore
Poeta scrivi versi. Premi
sull'inchiostro nero,
inspiri il bianco profumo della carta.

Verseggiatore inventa
poesie, colma il vuoto
rumore con sonetti.

Rimatore, ramingo cuore
scrittore mesto, verseggia; parla
di questo esistere.

Raccogli pavide foglie:
cadono in autunno.
Le mani rugose, bagnale di guazza.

Dall'inverno, prendi neve candida;
lasciati carezzare
dalla tramontana gelida.

Poetante fra nascoste rime
verseggia il cordoglio.
Assapora l'odore dell'inchiostro.

Sfiora il delicato rosa pesco,
inspira il fragile melo:
quando germoglia vita a primavera.

Ondeggia l'estate
nel riflesso pelago,
nell'azzurro orizzonte
dove cielo e mare si amano.

Poeta scrivi sottili emozioni.
 

Emozioni Tenere
Nel caldo dì del verno,
dove alti tigli anziani
dalle fronde nude; ascoltano un tiepido
singulto. Sulle gote, rivoli...

Tenere emozioni di gioia.
Guardare gli occhi adulti
del figlio, amato amore cresciuto.
Non solo fanciullo, un uomo!

Della madre gli occhi si inondano
di lagrime. Nasconde
nel silenzio il pianto.

Grembo di rimpianto
per non aver vissuto ogni momento.
Fugace tempo, tiranno il tuo cuor.


Rivoli di Insania
Rivoli di solitudine scorrono
sulla pelle nubilosa, consumata
dalla malattia che divora l'esistenza
fuggevole, mente caduca, insania!

Piangi il vacuo del tuo dolore,
nella lucida follia
dell'effluvio acre,
dal cuor solitario. Evanescente

il sorriso di pianto, dispiacere, rimpianto
della giovane età; età rubata, età non vissuta!
Di tuo figlio,sei il figlio

nella sofferenza del seno.
Non più sereno,
lo squilibrio, è il veleno.
 

Cuor Fragile Ferito
Trafitto costato, dalla vetusta
afflizione, cuor mesto
di palpitar hai smesso.

Ferito petto, fragile
forte nel dolore.
Nel silenzio si muore.

Deceduto cuore
nel porpora malessere;
cullarti vorrei.

Ferito seno,
nel fanciullo sei gioia.
Nell'adulto sei noia.

Cuor mio, che di cordoglio
ti imporpori il viso, e
non saltelli nel costato.

Questa vita ti ha ingannato!
Ma è solo questa!
Ama ciò che resta!
 

Gelido Abbraccio
Tramontana, nel torace respira il gelo,
polmoni vuoti di silenzio.
Soffia irruente nei grigi pensieri. Solo,
in questo malinconico vivere. Vento

errante, tu che ascolti il viver mesto
nello sbattere di ali, nelle foglie che stormiscono,
nelle onde del mare, nell'albeggiare e nel tramonto;
insegnami ad amare il tedio!

Da mezzanotte spiri, freddo il petto,
malinconia ali nel cuor mio.
O Tramontana, abbracciami!Ghiaccio
il tuo abbraccio nello spirto.

Ma l'oblio che echeggia dentro
è niente al confronto!
O tramontana abbracciami! Il rigido
abbraccio riscalda il costato.


Sussurro un Fruscio
Respiro il vapore del silenzio,
nelle increspature del pensiero. Carezzo
con il sorriso il ciglio di gioia.

Svanisce l'imbarazzo, si imporporano
le gote silenti.
Sussurrano parole non dette...

Aroma gaia, volita nel fruscio
del petto, petto d'ardore.
Il tempo ruba un frammento di lietezza.

Tessere un sonetto, nella quiete dell'infinito.
Infinito bisbiglio
dell'irrequieto spirto leggiadro.

Un brusio ingannevole,
sfiora un dubbio...questo esister
è un fumo di insania.

Vorrei rubare uno scampolo
di vita, vita viva;
nel seno imprigionarla, come frammento di sogno.

Un mormorio melato, essenza diafana
del sospiro anelante
sulla cute di seta.

Si dissolve il candido capello. Grigio
pallore assente di esistenza. Nel silenzio
respiro il fruscio del vapore.


Ama Piccolo Amico
Di ostro le mura. Materna
la struttura; dove piccoli
cuccioli la vita
imparano.

Azzurro il grembiule a quadretti,
al bianco
alternati. Rosa la bambina.
Sull'uscio a mirar il tanto atteso amico.

Amicizia amor, l'incontro di sorrisi
dei bambini.
Tenera gioia di giocare.
Saper vivere

con libertà
della puerile età
spensierata allegra felice.

Nel crescer del petto,
l'arroganza prende il posto.

Simile al cuculo, nido proprio
non ha!

Volgo il guardo all'azzurro bambino,
che il ciglio d'amor, ha!

Ama piccolo amico,
non solo in tenera età!
Il petto tuo è grande, di sincera passione;
un gigante!

Ti dico, giovane uomo, l'inganno
è nel nido dell'esistenza, parassita
di illusioni: cu-cu,cucù! Questo è il suo verso.

Dal nido,io, son caduto
assai presto!
 

Note di Notte
Desta notte, dal notturno canto
franto
fra ingiallite foglie del parco
di tiglio.

Note di notte
nel cittadino silente.
L'usignolo o il pettirosso:
hanno destato il sonno.

Il seno intimorito,
dalla pioggia di novembre
che i tetti bagna, irruente.

Un freddo brivido
sussurra.
Uno scampolo di solitudine, nel sonno scivola.


Il Vuoto
Sento un dolore assordante,
trafigge il petto morente
dentro questa lagrima salata,
che brucia la pelle rugosa
solcata da infelicità e solitudine.

Sto annegando nel pianto morto
del vacuo; il quale echeggia nel ciglio
sopito: da intolleranza ed afflizione.

Gli occhi fuggono nell'orizzonte
a morire, dove muore l'astro dolente
nel tramonto indefinito.

Non sono mai nato, vivo dentro
un pensiero, dentro l'oblio
di me stesso.

Non ricordo, non ho ricordi,
non voglio ricordare!

Pena, uccidimi! Fammi soffrire!
Non merito questa vita da poeta!

Io non sono poeta! Rubo parole
all'aura che sfiora la mia pelle.

Io sono il vuoto che scrive.


2 Novembre
Pioggia di fine ottobre,
bagni crisantemi
nel virente respiro di cipressi
nel campo santo
in silenzio religioso.
Nelle gelide lastre di marmo,
istantanee di vita passata,
lapidi dimenticate
di anime decedute.
Di morta vita, si animano
tombe
nel novembre dei morti
abbandonati.
Dimenticate rimembranze,
svaniti momenti
simili a sbiadite foto
ingiallite.
Eterna è la morte,
caduca la vita
e la speme di gioia.
Fronde secche in inverno.
Parlami vuota lapide,
dell'imperitura morte,
così che possa capire l'esistere!
 

 Chiccola Augel
Ascoso sorriso, nasce nell'ombra
dell'albore, nel pallore arancione.
L' ermo ramoscello languisce,
triste augello!

Perché di cordoglio
bagni il piumaggio?

Chiccoli malore, dalla frasca ferita.
Trafitto il seno. Porpora
la sofferenza che stilla dalle palpebre.

O Esistenza dolorosa,
che il creato tutto affliggi.

Inganni i figli,
nel travaglio li abbandoni.

O Pettirosso, chiccola più forte!
Chiccola. Il dolore
possa raggiungere
l'azzurro lontano...

La mestizia tua, augel
sofferente; è la pena dell'esistere.

Somiglia la tua pena
al mal del vivere,
al mal di questo granello di terra.
 

Rivo Strozzato
Rivo di Camaiore, che sciabordi lussureggiante
fra le fronde dei platani,
ondeggi lentamente
nel riflesso trasparente
di piccole nuvole galleggianti.

Rivo, che spaventi
quando il tuo letto diventa inondazione,
e le lacrime diventano tacito terrore!

Nel meriggio tiepido d'autunno,
di foglie ricco, piccole imbarcazioni che
veleggi verso il mare a Viareggio.

Rivo sfuggente, nascondi le tue parole
nelle fronde di alghe verdeggianti,
le quali stormiscono al tuo passaggio...

L'airone cenerino e la garzetta
si nutrono del tuo ventre,

si appagano di vita, fra freschi zampilli
cristallini, trafitti dal tiepido sole.

Sfingeo rivo, attraversi Camaiore, per
sfociare a Viareggio, dove son nato poeta:

tu mi hai visto nascere, forse mi vedrai morire.

Hai ascoltato le mie strofe
di malinconia intrise, ma non hai mai proferito verbo!
Un frammento di Camaiore
hai conficcato nel costato, costato che duole...

Rivo, tu che scorri nel tempo,
perché indifferente ondeggi
e non ti curi dell'umana gente?
 

Pallido Rossore di una Lacrima
Una lagrima stillata dalla sofferenza
lentamente
scivola nel firmamento, lungo il naso
a rimembrare

una passione ascosa
negli occhi di pianto, spezzati da un debole
dolore.
Pallido rossore

nel guardo della tacita luna, distante
dal cordoglio buio,
distante dall'umana
pena.

Brilla nella frescura tiepida,
una lacrima sincera,
una lacrima di tenerezza,
una lacrima che soffre!

Dell'esistere è questo il patimento.
Un pianeta che muore
una stella che cade.
Scivola un treno nella notte

di ruggine il rumore,
l'incanto spezza nella veloce partenza
il sogno si porta via, dove l'oblio
non dimentica di dimenticare.
 

Notte Assopita
Si bagna questo arido
pensiero
nella notte di lampioni
fradici.

Stelle disarmate
nel firmamento buio.
Parole
di mestizia intrise

si assopiscono, si assopiscono
sopra brandelli
di carta ingiallita.

Prima di assopire il ponderoso
ciglio
il guardo getto nella notte.
 

Un Viaggio Infinito
Scrivo di un viaggio,
carta semplice
penna umile. Un viaggio
del vento, che la piccola zolla terrestre
ha girato!

Uno zefiro solitario,
il quale ha carezzato pelle
di colore, di parole
diverse, da anfratti lontani.
Nei racconti della gente

ho ascoltato
ho appreso
di viaggi anche non lontani,
li ho visitati con la mente.
Profumi saporiti

nel ciglio del narratore,
in silenzio ho ascoltato.
Un altro viaggio, penso, ho vissuto.
Tutto il mondo ho visitato
ed ho scritto poesie.

Non duole
il petto, per i viaggi
che non ho fatto.
Il viaggio più importante
è quello: per sempre!

Spero di non lasciare
rimpianto e dolore.
Ho scritto e fantasticato, ed ascoltato,
ma dell'eterno viaggio
non c'è nessuno che ha mai raccontato!

Quando prenderò commiato
per l'ultimo viaggio,
spero sia un: “ arrivederci!”
e no un:
“addio!”


L'Odore dei Camini
L'estate è appena morta,
nell'aria di notte
si respira l'odore freddo dei camini
che inebria i cuori.

Le caldarroste scaldano
sorrisi antichi,
con il rosso vino novello.
L'estate è appena morta,

nei pensieri volita
l'aroma di lucine colorate,
palline di vetro e doni e giorni di feste.

Quando l'estate muore
nel cuore
già si sente il suono del Natale.


Spazio bianco
Sono rimasti bianchi spazzi
vuoti
non è facile
trovare il coraggio di scriverli


Scrivere silenzi
Scrivere vuoti


Pagine bianche sfogliate dal vento

Spazi canuti, candidi, bianche parole


Chi scriverà dell'infinito, se è finito?

Chi riempirà vuote pagine?


Sono fibra vacua
nell'interminato universo.


Una scura macchia
nello spazio bianco!
 

Solstizio d'estate
Si allungano le ombre
nella calura serale.
Cri-cri di cicale
scaldano la notte.

Il sibilo dello scirocco,
curva verdi chiome
rigogliose.
Si spezzano ramoscelli.

Vorticano granelli di sabbia
all'albeggiare
di un grigio sole.

Simile al cuor
delle persone; incerto e tedioso.
Le cicale, nel silenzio, friniscono.
 

Canizie
Quando il crepuscolo
negli occhi rugosi tramonta,

ed il silenzio scalda le solinghe
lenzuola; mentre i sogni:

sono, sono ricordanze
evaporate all'ombra della luna,

una piccola lacrima canuta,
nell'anziano giaciglio di solitudine,

è l'ultima compagna
prima dell'imperituro commiato!

Nel vuoto silente della notte,
vecchio organismo,

l'afflizione nascondi...
La solitudine bacia i ricordi

i quali penzolano
come stanche foglie annose.
 

Brulla Terra
Pioggia gialla di foglie, nell'agosto
d'autunno, doni il battito di un cuore
morto; una foglia solinga muore.
Muore per seguire il desiderio...

Vola veloce, dal ramo staccata.
Volteggia in volo, cuor alato,
cuor malato di solitudine.
Rimpiangere di non aver vissuto.

La terra brulla, sepolcro
della libertà!

Non bagna, l'azzurro ricordo
le gèsta ardite, gemito germogliato
nell'età fanciulla vecchia, di bianca pelle rugosa.

Tuono tacito,
nell'estate soleggiata
d'arsura seghettata, del tiglio la foglia.

Cuor simile al mio, che ala non ha!
Gialla ala, tarpato sorriso,
funesta esistenza, riso non ha!

Terra brulla,
sepolcro di libertà!
 

Ottobre e il Merlo
Ottobre, di umida quiete
di corta erba ingiallita.
Steli spezzati di granoturco
mietuto, come tante croci nella terra incolta.

Una melodia serena
dall'anziano tiglio,
dietro foglie a cuore
di madre.

Di bambini i singulti
nelle braccia di maestre.
Questa è la vita che cresce!

Il merlo è volato.
Chioccola sopra maestosi pini:
il suo canto ha portato.

Il silente Ottobre, mira
bianche nuvole passare.

Chioccola, rosso verde giallo,
il dolce malinconico canto del merlo.

Tiepida luce rinfresca foglie, quieto zefiro taciturno.

Ottobre sussurra al merlo: “chioccola in silenzio!”
 

Sospiro
Sospiro aeree afflitta
tediosa
dell'albicocco, che si erge
frondoso nel campo riarso

Sospiro lo sgocciolare assiduo
delle foglie grigie,ed il canto
sommesso
del canarino, un canto mesto

Sospiro il rosso tramonto
delle piccole foglie terse,fragili
tremanti...

Sospiro il calore denso
di radici profonde; si allattano
di acqua...fuggita dalle labbra
 

Airone cenerino
Airone cenerino, nuoti
in questo mare di nuvole,
sopra chiome verdeggianti
di platani.

Riposi lo stanco volo
lungo il bordo
del fiume, ed immergi il becco
per placare la fame.

La tua fame, è il sopravvivere;
libero
nella natura madre.

Noi comune gente mortale,
non riusciamo
a saziare questo tedio: l'infelicità!


Passero triste
Passero malinconico
ascolto il doloroso tuo
ansimare, mentre la vita
fugge...dal piccolo corpo tuo

Ascolto il dolore buio
della dolente
sofferenza, ti affligge
la consapevolezza della morte

Ho spezzato le illusioni
i sogni tuoi...
Perdonami!

Questo querelarti
non è diverso dal mio...
La certezza della fine...
 

Scampolo nel Venticello
Dimentichi la penna
sopra uno scampolo di carta,
foglia gualcita, odore sfiorito,
ruvido sentimento.

L'ala del merlo,
chioccola nel vento.
Sospiri
pensieri, pensieri dimenticati.

Scrive la penna
la pena del vivere.
Racconta il tacito sentire.

Chioccola il venticello,
l'assillo che ascolta
l'augèllo.
 

Cadono lacrime
Cadono lacrime
dal nebuloso cielo.
Con azzurre onde
si confondono.

Acre mattine d'autunno
nascondono malinconici occhi,
con la cilestrina rugiada.

Nel firmamento lontano,
stelle si spengono...
nell'orizzonte, malinconica
la pallida luna fuggevole.

Evapora il sogno!
Cadono lacrime.

Cadono lacrime;
infreddolite foglie
dal dolore inebriate...

Candidi aironi;
l'aurora rincorrono
dei lontani paesi...

Nella fanciullezza, il ricordo
dell'estate permane.

Ricordi. Come
di sabbia, granelli
sul marino fondale; sparsi.

Dei cipressi il silenzio.

Mesto, il tedio ascolto
del pavido domani.

Dell'inverno, il freddo
ascolto.
Cadono le lacrime

Gennaio, l'essenza tua
grigia i pensieri
duole...

Le stanche ore notturne
rintocca il campanile;
cadono lacrime...
 

Anfratto di rocce
Il tuo freddo sangue
scaldi
al tepore estivo.

Rovente calcestruzzo
di virente muschio coperto.
Sorridono i denti

al ciglio fuggevole.
Il gelido scorre dentro;
è il ricordo delle adolescenti estati:

nascondersi nella timida tristezza
di cuor delicato,
tra sospiri, tra cordogli, tra paure.

Mi parli.
Nell'immobilità
del torrido muretto.

Lucertola muraiola,
amica nella pena
sorella solinga, perire nell'immobilità.
 

Fronde intrecciate
Un platano, un tiglio,
le loro fronde
si abbracciano d'amore assoluto.

Nel cambiamento delle stagioni,
nello scorrere di foglie,
nel migrar di rondini,
nel fruscio dell'aura.

In autunno, le foglie,
di imbarazzo profumano,
secche, cadono ingiallite.

Al respiro del verno,
spogli rami
si intrecciano, si riparano.

La primavera, chiome colora
e l'augelli
nascondono il nido.

Giunge l'estate,
l'essenza viride
aleggia nell'aere,
di solitari campi non coltivati.

Longevo
l'amore imperituro
puro
assoluto
nell'eterno abbraccio di fronde intrecciate.
 

Ballerina Bianca
Ballerina bianca, danzi
nell'immobilità dell'atmosfera
lungo le stagioni
che si presentano consecutivamente...

Ondeggi da un ramo
ad un verde prato in cerca di cibo
soddisfi l'istinto
placando il morso dell'esistenza

Anch'io, come te danzo
senza placare il senso
della ricerca...dell'ignoto scuro

Ballerina bianca tarpata
all'interno di questo oceano nero
come me, anche tu, ascolti il dolore
 

Questo è un Addio!
Arrivederci, l'ingenuo petto
hai tradito.

Sospirando amore,
hai ingannato il cuore.

Arrivederci, il ciglio
socchiuso, il disprezzo sul viso.

Con carezze di malinconia,
la cute hai abbracciato.

Arrivederci, neanche amica
sei, dalla mia afflizione sei fuggita.

Non hai saputo perdonare,
ti sei nutrita di rancore.

Arrivederci, neanche ho capito,
ed è l'ultimo addio!

Addio, addio a questo amore;
nasce e poi muore...

Addio, a te, che la vita sei!
Ti ho amata, ma non capita.

Vita, sei tu che hai tradito!
L'addio nell'oblio, senza vere capito.
 

Cielo, lontano Pittore
Plumbeo ciel
dalle palpebre lontano,
ramingo pittor
dal distante cuor.

Racconta di tele
imporporate!
Tu, che lontani passati
vedi,

e vicini presenti.
Dipingi solitudine.
La speme
non ha color
nell'arcobaleno della tavolòzza.

Ciel,
di nero è l'odio
in candide cirri.

Quanta silente pioggia
dipingi,
con pennello di cordoglio.

Meravigliosi quadri
dipingi,
ma dal tarlato cavalletto,

il guardo non vede!
Dipingi di grigio l'oblio
nel crepuscolo.

Lontano ciel,
distratto pittore.

Librarsi nel Tramonto...
Aleggia libero di librarsi.
Virente, il pensiero
sopra chiome oscillanti.

Fruscio di libertà
schiavo
della caducità

dell'effimero corpo.
In alto vola!
Leggero vola

sopra il dolore.
La terra non ha catene!
Libero sei, spira
solitario...

Non pensare al malessere mio,
io
sono della morte!
Nel lontano tramonto: plana...

Quando muoiono le Stagioni
Frinisce fugace l'estate, vetusta vibra zio-
ne di cicale il canto!
Sul finir del dì, frinisce il vespro rosato
di grilli il canto dorato!

Veniano alla mente, aspri dolor,
del cuor
solitario mesto; aspro il ricordo:
l'odore giallo, di mietuto granturco,
l'aroma viola, di vendemmiato vitigno!

Muoiono le stagioni! Adesso muore l'estate!
L'estate arsa, dal salmastro
e feste paesane e gite lontane...


Il ciel si imporpora; cri-cri
di stanchi grilli, friniscono...
Il ciel vermiglio, timido si nasconde.

Tante le rimembranze; della sera il canto
silente, solingo di nostalgia si veste!

Enfio vacuo, il petto afflitto trafitto!

Bagnare di lagrime sorrisi,
accarezzare lievemente, pesanti parole.

Cosa rimane della rugiada,
la qual stillava da petali irrigiditi,
nelle tiepide mattine autunnali?

Un respiro violento sibila: Tramontana!

Libertà Annegata
Scorre nella quiete
il Rio Grande.
Deposita sulla sponda,nel canneto,
un padre e la figlia e la libertà.

Nata libera
la piccola donna.
Mentre le acque fangose
uccidevano la sua età;

nel silenzio
dello sciabordio infinito,
un grido di dolore:

Libertà! Libertà! Libertà!
Fu il tuo ultimo
balocco, prima di morire.

Roggio Ritorno
Lo sciacquio immenso, dell'azzurro infinito
lungo la battigia
rovente, di ghiaccio silente
nel rumore assordante; gente di girasole
semi, abbandonati al caldo mare.

Un oceano di solitudine
sporco
nello sciabordio silente.

Piangi, piangi stella ardente
dai tempi antichi, irradi la crosta insoddisfatta!

Onde schiumose di ricordi
si frangono sopra scogli
di solitudine, a ricordare ciò che non c'è, ciò che non è.

Raggi trafiggono
la stanca malinconia, immersa
nella trasparenza dell'acqua.

Roggio crepuscolo,
che scacci il forestiere e il paesano e il poeta;
di roggio nel costato solingo
il ritorno...

L'Ultima Strofa in Agosto
Nel ferito cuor
della mia città, alle spalle
si erge la torre:
Matilde il suo nome.
Nella via Guidiccioni
una strofa di dolore, ho scritto!

Cosa può celare un aspro sorriso,
dagli aghi di pino trafitto!

Il bianco salmastro
ferite brucia: un cuor
affranto, franto nel petto
morente.

Potrebbe succedere a noi?

Di morire nel petto
introverso
e non avere parole!

Aridi sono gli occhi
dal malessere.

Singulti freddi
non bagnano orecchie
intorpidite.

L'estate muore!

Ultima strofa d'Agosto.
 



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