Poesie di Alessio Romanini


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Un Freddo Profumo
Campi canuti di capelli anziani.
Gelata erba morta, come di ghiaccio lacrime.

Stille di vita, profumo freddo
nello sterno; sterno scheggiato.

Raggi irradiano piccoli cristalli
di vapore; evaporato odore di pianto.

Ristà un campo deceduto, arso dal gelo.
Rimane uno stelo. Ultimo ricordo di ciò che sono.


Rime Invertite dal Petto
Nell'ombra della luce, proiettata
dalla corrente, scrivo silente del dolore
che accomuna il vivente creato.

Solingo scrivente, abbandonata
gioventù, brizzolato
il ciglio cantore.

Un tempo distratto. Illuso
fanciullo
dove i resti mortali sono raminghi.

Rima invertita dal petto schiuso.
Pensieri guardinghi
del poeta il trastullo.

La solitudine del cuore
acre malore, di rimpianto,
di pallore. Delle ore il silenzio.

Cerco una rima nello stelo del fiore;
l'aroma della sofferenza, aroma dell'assenzio.
Nell'ombra della notte, il costato resta affranto.


Profumo di Sofferenza
Strappo dalla carne
rivoli di dolore,
si sciolgono sui capelli.

Lacrime rosse
di sangue, profumo di sofferenza.
Gli occhi abbandonano la speme.

La tua essenza
è rimasta nell'eco del domani,
nell'eco di ciò che saremo.


Porpora Tiglio
Germogliano nudi tigli
di indifferenza spogli.
Sopra tenere fronde
pettirossi stormiscono, come onde.

Foglie virenti
in primavera, in autunno cadenti.
Chiccola un nido di rametti
infreddolito, dal fischio dei treni diretti.

Un timido petto porpora,
piccole briciole becca.
Sopra il cornicione.

Simile al suo imbarazzo
è il mio cuor. Paonazzo
al dolce profumo di carezza, carezza di vita.


Notte di Viuzze stanche
Illumina la notte un nascosto sorriso,
nelle ombre silenti di viuzze
stanche.

Fanciullo anziano sentimento
aleggia come falene sotto lampioni,
lampioni svaniti nella nottata.

Poche parole timide e confuse,
sopra porpora guance
di guardi fuggevoli.

Non promesse nascono dal costato,
ma grave realtà
notturni pipistrelli che stridono .

Ingannatrice è la vita,
ideatrice di inganni e malinconia.
Livido satellite gelido, irradia la notte.

Il sussurro di un assordante
rumore
lentamente si avvicina allontanandosi da viuzze affaticate.
 

Guardo di Solitudine
Empireo argenteo di brina cristallina.
Tetti addormentati da feste religiose.
Piccioni e tortore
tubano assenti sopra antenne d'acciaio.

Pochi passanti marciano
lungo marciapiedi gelati,
abbaiano guinzagli
frenetici.

Un guardo solingo, ruba
una zolla di montagna,
zolla di nostalgia.

È sempre il solitar guardo,
che non vede il mondo,
che non trova quiete!
 

Gemito Imbroglione
Si spezza il singulto silente
afflato trafitto dolente.
Immobili dì girovagando

sospirando
dolor scheggiato.

Di rosse stelle foglie
nel firmamento tramontato.

Accartocciato
ricordo sordo e muto, o futuro cordoglio.

Mareggiata di scoglio,
vespro di porpora come Stella di Natale.
Povero amor nato dalla virente pianta. Corale
sentimento immiserito, dal rosso scolorito.

Piangi malinconico singhiozzo,
strozzo
il sorriso nel funesto luccicone!

Sghignazza, singhiozzo singulto, gemito imbroglione.
 

Stormire Piangente
Salice frondoso virente
nel tedio stanco sei piangente.
Frale il ramo spiovente
lungo il rivo morente.

Le piccole foglie, lentamente
bagni nel dì, di rimembranza silente.
O salice, scarno petto dolente
dall'amor afflitto, amareggiante;

il quale illude il cuor di gente.
Io, ascoso pettirosso nel frondoso piangente,
della delicata corteccia, ascolto pigramente

lo stormir del dolor assente.
Non più lagrimar nel fiume verdeggiante.
Tu, che morto sei nel cuor, salice piangente.
 


Pensiero
Funesto pensiero che la vista tormenti,
parla al petto smarrito
del vuoto silenzio.
Racconta dei sogni assenti
dell'esistenza dolce assenzio.
Il tuo muto parlare appassito

corolla di cordoglio, di commoventi
momenti. Sfiorito
ricordo fuggito
di pensieri dolenti.

Il profumo trasparente del mare,
onda del passato
pensiero accartocciato
nel giaciglio del cuore, desiderio d'amare.

Pensiero passato, nel silenzio annegato.
Rimpiangi il vissuto
che da solo hai negato.
 

Mare Aggrottato
Non scalda quella luce azzurra
il verno ghiacciato.
Nella quiete delle onde, sussurra
un lamento di schiuma, aggrottato

ciglio al morente vermiglio.
Guardo lontano orizzonte
nel crepuscolo dorato, assomiglio
all'ombrato gabbiano. Corrugata fronte

dal cordoglio ardente. Brucia la cute
nella fredda tramontana.
Svanite nel bianco salmastro, parole mute

che urlano il roggio sentire.
L'inverno mugghia sulla riva
del petto; in questo mare ascolto l'umano patire.
 

Chimera Diafana
Tedioso Gennaio. Inganno,
affanno dell'anno
passato. Chimera diafana.

Grigie nuvole di speranza
aleggiano nella grave ansia,
dell'ascoso venturo.

O Gennaio di gelo,
di campi infreddoliti,
di passeri impauriti.

O Gennaio dalle finite feste,
dalle lunghe gelate;
al carneval ci accompagni, di traboccanti risate?

Instabile il cuor di gente
nella solitudine assente;
come emigrata rondine.
 

Corteccia
Protendi le scarni mani.
Ignude fronde al lontano cielo.

Ingenua illusione illumina
e trafigge l'anima.

L'odore grigio freddo
tiepido nel costato di corteccia.

Deboli radici nella friabile
terra, affondi.

Gli occhi canuti
volgi all'empireo. Ti accorgi esser lontano.
 

Rugiada sulle Ciglia
Frale ciglio di castano sorriso,
nel guardo intriso
d'amore improvviso.
Stanco occhio ingannato, dall'ingannevole paradiso.

Stanche le rughe del tempo
sulle mani affaticate dal maltempo;

di un esistenza che ha rubato
la fanciullezza, e, amareggiato
la carezza di bambina.

Lo sterno tarpato dall'ingannevole passato.
Pellegrina
tenerezza
abbandonato
oramai il tempo antiquato.

La rugiada sulle ciglia
di passione vermiglia.

Tenero è il tuo riso
di dolce profumo intriso,
sulla pelle di narciso.
 

Befana
La vecchietta curva all'orizzonte.
Vermiglia l'ombra del ponte. Una fascina
sulla gobba per scaldare, il bianco freddo polare.

Fra le fratte a faticare, la vecchietta
solitaria. Lunghe rughe il volto a solcare
una vita a lavorare, rinunce, e, amare.

Scampoli il vestito rattoppato.
Calze lunghe e consunte.
Scarpe rovinate.

Il nodoso bastone tarlato
brandelli di vita ha sostenuto. Lungo
il tortuoso sentiero, che al crepuscolo odora di nero.

La vecchietta non si stanca
a camminare, per il sentiero
continua ad avanzare.

La sera affaticata, davanti il camino
sopita, sogna la giovinezza
svanita. Befana

la chiamano in paese:
ma sei l'anno passato,
abbandonato per il venturo, sperando nel futuro.
 

Lacrime di un Sorriso
Si spezzano lacrime evaporate
da stille assenti di emozioni,
nella risonanza silente.
Abbandonato nell'ombra del costato

sorriso lacrimabile di ciò che è passato,
di ciò che è presente.
Non si ode il fruscio assente
di un pensiero, forse una carezza...

Non bagna la luce del mattino
la quiete del movimento del ciglio,
vacuo guardo rivolto al preterito?
O ad oggi?

Respirare il silenzio rumore
di rapiti sentimenti; inganno
della Vita della Morte.
Come aguzzi

cocci di polvere grave,
alitano nell'aere immobile
di zefiro azzurro; diafano alle orecchie
sopite da cordoglio malinconico.

Allungare un osso scarno,
come ramo secco nell'inverno di ghiaccio,
nella speranza che una calda lagrima,
possa scaldare lo sterno fratturato.
 

Sradicato e Tarpato Abete
Viride abete decorato guastato,
nel tramonto di fugaci feste fuggenti.
Abbandonato spoglio nel gelo del caminetto,
dopo l'Epifania tutte le feste porta via!

Abete tarpato, le radici ti hanno estirpato.
Lunge il ricordo del bosco odoroso
di rocce e montagne e grazioso
augel: la ghiandaia.

L'acuto ree...ree
soffocato dalla terra smossa
commossa, dalle radici sradicate.

Dimenticato abete, simile al tuo costato
abbandonato è il cuor semplice di gente,
assente all'occhio affaccendato.
 

Brinata
Brina neve gelida candida, sapore invernale
rendi bianco il prato verde, parco
davanti la finestra serrata.
Nel cuor di cristallo crespo di ghiaccio

porti il retaggio di posti discosti,
porti l'antico tempo preterito.

Pervaso dalla mestizia il petto,
Brina amica della mia nostalgia.

Lungi l'epoca spensierata, condannata
a perire nell'adulto spirto
anelante di nostalgia.

Temperatura di rugiada, che appanni il vetro
al respiro lento, intento ad osservare il mutamento
di stagioni, cangiamento dell'esistenza.

O Brina, il freddo scalda l'anima
di rimembranze fanciulle.

O Brina, il gelo riporta ecchimosi
di rimembranze fanciulle.

Ermetica la finestra. Il ciglio
volge il guardo a te Brina.
Il costato come te è brinato.
 

Cerqua
Sempre lussureggiante l'aroma,
anche nel gelido inverno.
Maestosa chioma
rifugio per piccione e passero: core materno.

L'autunno pittore, alle foglie cambia colore.
Gialle e rosse e arancioni
dell'albeggiare è il candore
di nuvole lontane e di aironi.

Il tuo frutto è la ghianda.
Della vita il seme.
Alle tue radici sopite, ghirlanda

di pietanza, per piccoli animali è la speme.
Quercia, dalla robusta corteccia grigio marrone,
nell'ombra nel petto ascolto la vibrazione.
 

Cosa resterà! Forse resterà...
Cosa resterà dei frammenti.
Ricordi di vita
sparsi nel vento
come semi di soffione...

Dolore gioia, miseria ricchezza.
Sorrisi lacrime, salute malattia.
Schegge appuntite di vita nel vento volate.
Nel cosmo brullo sparse.

Foto svanita
nello scorrere dell'esistere.
Una stilla di sole.

Forse resterà un coccio.
Una scheggia. Un lembo
di quello che eravamo e di ciò che saremo!


Foglia dal Leggero Peso
La solitudine, simile alla foglia
secca, rimane appesa
con forza, allo spoglio ramo invernale.

Il maestrale,impetuoso soffia
la nudità della corteccia;
l'ostinata Solitudine resta.

O Solitudine, dall'infanzia
sei amica:
ed il petto hai colmato

di isolamento. Per difenderlo
dalla paura di penare;
lo hai reso debole e indifeso e nubiloso.

Cuor friabile. Leggero nel peso
dell'afflizione;
solitario, come te Solitudine.

Foglia secca solinga. Sola
sulla fragile fronda
a perire. O Solitudine.
 

Una Goccia di Rugiada
Come una goccia di rugiada,
fragile, delicata, impaurita; fanciulla
figlia mia. Per quanto il mio amore
è cosmo nel mio cuore

la caduca pelle, è frale
nella vita, come petalo di margherita.

Il ciglio perituro
veglia
sul tuo sorriso.
Ma, così debole è l'anziana palpebra,
dell'uomo che non sono.

È cresciuto il sorriso tuo,
come la debolezza
dell'esister mio.

Ancor di più ti amo!
Figlia, fanciulla, farfalla
nel delicato batter d'ali.

Vorrei gridare il silenzio!

Una lacrima
lentamente
nella quiete, piange...
 

Promesso!
“ Babbo, vero che ritorni sempre? “

Il tintinnio del sorriso
negli occhi tuoi, bambino,
figlio del mio petto, amore del mio cuore.

Amor del mio amore.
Il seno mio è il tuo cuore!

Come un piccolo
dente di leone, il tuo amore
hai seminato nel costato;
sei un piccolo fiore.

Della promessa di tornare,
piccolo amore,
sempre tornerò, nel tuo cuore.


O Inverno
O inverno, fra scheletri di corteccia
e rugiada di ghiaccio. Una grigia cornacchia
vola sopra lo sciabordare del rivo;
gelida acqua.

O inverno, dai plumbei occhi.
Grigio cielo, simile a brizzolati capelli.
Morti campi, a maggese abbandonati.
Strade solitarie, dalla pioggia illuminate.

Nidi infreddoliti, intrecciati fra le fronde.
Nidi ignudi, petti solitari abbandonati.
Uno zefiro di indifferenza, gela i cuori.

Comignoli spargono fumo candido.
Nebbia ghiacciata, dal profumo di verno.
O inverno, il costato di gente hai gelato!
 

E' Natale!
E' Natale! Nel cuor muto.
Ancor restano fronde finte,
lucine colorate
palline di vetro, decorate.

E' Natale! Il cuor accorato.
Un argentea malinconia
aleggia nello spirto.
Niente è cambiato.

E' Natale! Risate vedo
di fanciulli. Ricevuti doni.
Ma la morte,
ancor non vuol riposare.

E' Natale! Ancor c'è chi sta
male: nelle corsie d'ospedale,
sui campi di battaglia,
chi non ha di che mangiare.

E' Natale! Ma si continua
a soffrire...qualcuno la speranza
ha perso, qualcun altro l'amor ha smarrito.
O semplicemente la solitudine ha ascoltato.

E' Natale! Di promesse
prima fatte, poi perse.
Nevica nostalgia nei presepi
all'ombra di caminetti.

E' Natale! Di ricordi vaniti.
Di pensieri intristiti.
Di sorrisi invecchiati. E' Natale
nel cuore di chi sa veramente amare!
 

Vecchierella
Sotto la fredda ombra
dell'autostrada, la vecchierella
gobba, dagli anni curvata;
nella vermiglia brina della mattina.

Le rugose mani affaccendate
dallo stanco lavorare. Vetusti
abiti anziani, consunti, bucati.
Occhi curvi, erba da estirpare.

Secco l'abete decorato a festa
festa d'attesa, attesa di cosa?
Vecchierella canuta, antica vedova
della vita contadina.

Uno zefiro di sole,sussurra
sul grembiule. Corrugata fronte.
Gelato sudore. Rivoli di stanchezza.
Curva esistenza, sopra l'odore marrone di zolle ghiacciate.

Vecchierella stanca.
Sacrificio e rinunce e solitudine
di una vita di miseria.
Nell'effluvio roggio del tramonto, imperitura gioia.
 

Il Battere d'Ali
Un sottile fruscio tiepido gelato,
soffia nell'anima.
Un rivo silente, amareggiato
dalla pioggia irruente; un pensiero gorgheggia.

Platani dal verno sopiti,
lungo l'argine friabile
del verde manto ignudi.
Diafano profumo umido, sale.

Evapora una pioggerella,
un singulto, uno sciabordare
nella quiete caduca.

Di ali echeggia il battere.
Battere d'ali che nel cuore,
Rivo, è simile al mio palpitare.
 

Rimatore sognatore
Poeta scrivi versi. Premi
sull'inchiostro nero,
inspiri il bianco profumo della carta.

Verseggiatore inventa
poesie, colma il vuoto
rumore con sonetti.

Rimatore, ramingo cuore
scrittore mesto, verseggia; parla
di questo esistere.

Raccogli pavide foglie:
cadono in autunno.
Le mani rugose, bagnale di guazza.

Dall'inverno, prendi neve candida;
lasciati carezzare
dalla tramontana gelida.

Poetante fra nascoste rime
verseggia il cordoglio.
Assapora l'odore dell'inchiostro.

Sfiora il delicato rosa pesco,
inspira il fragile melo:
quando germoglia vita a primavera.

Ondeggia l'estate
nel riflesso pelago,
nell'azzurro orizzonte
dove cielo e mare si amano.

Poeta scrivi sottili emozioni.
 

Emozioni Tenere
Nel caldo dì del verno,
dove alti tigli anziani
dalle fronde nude; ascoltano un tiepido
singulto. Sulle gote, rivoli...

Tenere emozioni di gioia.
Guardare gli occhi adulti
del figlio, amato amore cresciuto.
Non solo fanciullo, un uomo!

Della madre gli occhi si inondano
di lagrime. Nasconde
nel silenzio il pianto.

Grembo di rimpianto
per non aver vissuto ogni momento.
Fugace tempo, tiranno il tuo cuor.


Rivoli di Insania
Rivoli di solitudine scorrono
sulla pelle nubilosa, consumata
dalla malattia che divora l'esistenza
fuggevole, mente caduca, insania!

Piangi il vacuo del tuo dolore,
nella lucida follia
dell'effluvio acre,
dal cuor solitario. Evanescente

il sorriso di pianto, dispiacere, rimpianto
della giovane età; età rubata, età non vissuta!
Di tuo figlio,sei il figlio

nella sofferenza del seno.
Non più sereno,
lo squilibrio, è il veleno.
 

Cuor Fragile Ferito
Trafitto costato, dalla vetusta
afflizione, cuor mesto
di palpitar hai smesso.

Ferito petto, fragile
forte nel dolore.
Nel silenzio si muore.

Deceduto cuore
nel porpora malessere;
cullarti vorrei.

Ferito seno,
nel fanciullo sei gioia.
Nell'adulto sei noia.

Cuor mio, che di cordoglio
ti imporpori il viso, e
non saltelli nel costato.

Questa vita ti ha ingannato!
Ma è solo questa!
Ama ciò che resta!
 

Gelido Abbraccio
Tramontana, nel torace respira il gelo,
polmoni vuoti di silenzio.
Soffia irruente nei grigi pensieri. Solo,
in questo malinconico vivere. Vento

errante, tu che ascolti il viver mesto
nello sbattere di ali, nelle foglie che stormiscono,
nelle onde del mare, nell'albeggiare e nel tramonto;
insegnami ad amare il tedio!

Da mezzanotte spiri, freddo il petto,
malinconia ali nel cuor mio.
O Tramontana, abbracciami!Ghiaccio
il tuo abbraccio nello spirto.

Ma l'oblio che echeggia dentro
è niente al confronto!
O tramontana abbracciami! Il rigido
abbraccio riscalda il costato.


Sussurro un Fruscio
Respiro il vapore del silenzio,
nelle increspature del pensiero. Carezzo
con il sorriso il ciglio di gioia.

Svanisce l'imbarazzo, si imporporano
le gote silenti.
Sussurrano parole non dette...

Aroma gaia, volita nel fruscio
del petto, petto d'ardore.
Il tempo ruba un frammento di lietezza.

Tessere un sonetto, nella quiete dell'infinito.
Infinito bisbiglio
dell'irrequieto spirto leggiadro.

Un brusio ingannevole,
sfiora un dubbio...questo esister
è un fumo di insania.

Vorrei rubare uno scampolo
di vita, vita viva;
nel seno imprigionarla, come frammento di sogno.

Un mormorio melato, essenza diafana
del sospiro anelante
sulla cute di seta.

Si dissolve il candido capello. Grigio
pallore assente di esistenza. Nel silenzio
respiro il fruscio del vapore.


Ama Piccolo Amico
Di ostro le mura. Materna
la struttura; dove piccoli
cuccioli la vita
imparano.

Azzurro il grembiule a quadretti,
al bianco
alternati. Rosa la bambina.
Sull'uscio a mirar il tanto atteso amico.

Amicizia amor, l'incontro di sorrisi
dei bambini.
Tenera gioia di giocare.
Saper vivere

con libertà
della puerile età
spensierata allegra felice.

Nel crescer del petto,
l'arroganza prende il posto.

Simile al cuculo, nido proprio
non ha!

Volgo il guardo all'azzurro bambino,
che il ciglio d'amor, ha!

Ama piccolo amico,
non solo in tenera età!
Il petto tuo è grande, di sincera passione;
un gigante!

Ti dico, giovane uomo, l'inganno
è nel nido dell'esistenza, parassita
di illusioni: cu-cu,cucù! Questo è il suo verso.

Dal nido,io, son caduto
assai presto!
 

Note di Notte
Desta notte, dal notturno canto
franto
fra ingiallite foglie del parco
di tiglio.

Note di notte
nel cittadino silente.
L'usignolo o il pettirosso:
hanno destato il sonno.

Il seno intimorito,
dalla pioggia di novembre
che i tetti bagna, irruente.

Un freddo brivido
sussurra.
Uno scampolo di solitudine, nel sonno scivola.


Il Vuoto
Sento un dolore assordante,
trafigge il petto morente
dentro questa lagrima salata,
che brucia la pelle rugosa
solcata da infelicità e solitudine.

Sto annegando nel pianto morto
del vacuo; il quale echeggia nel ciglio
sopito: da intolleranza ed afflizione.

Gli occhi fuggono nell'orizzonte
a morire, dove muore l'astro dolente
nel tramonto indefinito.

Non sono mai nato, vivo dentro
un pensiero, dentro l'oblio
di me stesso.

Non ricordo, non ho ricordi,
non voglio ricordare!

Pena, uccidimi! Fammi soffrire!
Non merito questa vita da poeta!

Io non sono poeta! Rubo parole
all'aura che sfiora la mia pelle.

Io sono il vuoto che scrive.


2 Novembre
Pioggia di fine ottobre,
bagni crisantemi
nel virente respiro di cipressi
nel campo santo
in silenzio religioso.
Nelle gelide lastre di marmo,
istantanee di vita passata,
lapidi dimenticate
di anime decedute.
Di morta vita, si animano
tombe
nel novembre dei morti
abbandonati.
Dimenticate rimembranze,
svaniti momenti
simili a sbiadite foto
ingiallite.
Eterna è la morte,
caduca la vita
e la speme di gioia.
Fronde secche in inverno.
Parlami vuota lapide,
dell'imperitura morte,
così che possa capire l'esistere!
 

 Chiccola Augel
Ascoso sorriso, nasce nell'ombra
dell'albore, nel pallore arancione.
L' ermo ramoscello languisce,
triste augello!

Perché di cordoglio
bagni il piumaggio?

Chiccoli malore, dalla frasca ferita.
Trafitto il seno. Porpora
la sofferenza che stilla dalle palpebre.

O Esistenza dolorosa,
che il creato tutto affliggi.

Inganni i figli,
nel travaglio li abbandoni.

O Pettirosso, chiccola più forte!
Chiccola. Il dolore
possa raggiungere
l'azzurro lontano...

La mestizia tua, augel
sofferente; è la pena dell'esistere.

Somiglia la tua pena
al mal del vivere,
al mal di questo granello di terra.
 

Rivo Strozzato
Rivo di Camaiore, che sciabordi lussureggiante
fra le fronde dei platani,
ondeggi lentamente
nel riflesso trasparente
di piccole nuvole galleggianti.

Rivo, che spaventi
quando il tuo letto diventa inondazione,
e le lacrime diventano tacito terrore!

Nel meriggio tiepido d'autunno,
di foglie ricco, piccole imbarcazioni che
veleggi verso il mare a Viareggio.

Rivo sfuggente, nascondi le tue parole
nelle fronde di alghe verdeggianti,
le quali stormiscono al tuo passaggio...

L'airone cenerino e la garzetta
si nutrono del tuo ventre,

si appagano di vita, fra freschi zampilli
cristallini, trafitti dal tiepido sole.

Sfingeo rivo, attraversi Camaiore, per
sfociare a Viareggio, dove son nato poeta:

tu mi hai visto nascere, forse mi vedrai morire.

Hai ascoltato le mie strofe
di malinconia intrise, ma non hai mai proferito verbo!
Un frammento di Camaiore
hai conficcato nel costato, costato che duole...

Rivo, tu che scorri nel tempo,
perché indifferente ondeggi
e non ti curi dell'umana gente?
 

Pallido Rossore di una Lacrima
Una lagrima stillata dalla sofferenza
lentamente
scivola nel firmamento, lungo il naso
a rimembrare

una passione ascosa
negli occhi di pianto, spezzati da un debole
dolore.
Pallido rossore

nel guardo della tacita luna, distante
dal cordoglio buio,
distante dall'umana
pena.

Brilla nella frescura tiepida,
una lacrima sincera,
una lacrima di tenerezza,
una lacrima che soffre!

Dell'esistere è questo il patimento.
Un pianeta che muore
una stella che cade.
Scivola un treno nella notte

di ruggine il rumore,
l'incanto spezza nella veloce partenza
il sogno si porta via, dove l'oblio
non dimentica di dimenticare.
 

Notte Assopita
Si bagna questo arido
pensiero
nella notte di lampioni
fradici.

Stelle disarmate
nel firmamento buio.
Parole
di mestizia intrise

si assopiscono, si assopiscono
sopra brandelli
di carta ingiallita.

Prima di assopire il ponderoso
ciglio
il guardo getto nella notte.
 

Un Viaggio Infinito
Scrivo di un viaggio,
carta semplice
penna umile. Un viaggio
del vento, che la piccola zolla terrestre
ha girato!

Uno zefiro solitario,
il quale ha carezzato pelle
di colore, di parole
diverse, da anfratti lontani.
Nei racconti della gente

ho ascoltato
ho appreso
di viaggi anche non lontani,
li ho visitati con la mente.
Profumi saporiti

nel ciglio del narratore,
in silenzio ho ascoltato.
Un altro viaggio, penso, ho vissuto.
Tutto il mondo ho visitato
ed ho scritto poesie.

Non duole
il petto, per i viaggi
che non ho fatto.
Il viaggio più importante
è quello: per sempre!

Spero di non lasciare
rimpianto e dolore.
Ho scritto e fantasticato, ed ascoltato,
ma dell'eterno viaggio
non c'è nessuno che ha mai raccontato!

Quando prenderò commiato
per l'ultimo viaggio,
spero sia un: “ arrivederci!”
e no un:
“addio!”


L'Odore dei Camini
L'estate è appena morta,
nell'aria di notte
si respira l'odore freddo dei camini
che inebria i cuori.

Le caldarroste scaldano
sorrisi antichi,
con il rosso vino novello.
L'estate è appena morta,

nei pensieri volita
l'aroma di lucine colorate,
palline di vetro e doni e giorni di feste.

Quando l'estate muore
nel cuore
già si sente il suono del Natale.


Spazio bianco
Sono rimasti bianchi spazzi
vuoti
non è facile
trovare il coraggio di scriverli


Scrivere silenzi
Scrivere vuoti


Pagine bianche sfogliate dal vento

Spazi canuti, candidi, bianche parole


Chi scriverà dell'infinito, se è finito?

Chi riempirà vuote pagine?


Sono fibra vacua
nell'interminato universo.


Una scura macchia
nello spazio bianco!
 

Solstizio d'estate
Si allungano le ombre
nella calura serale.
Cri-cri di cicale
scaldano la notte.

Il sibilo dello scirocco,
curva verdi chiome
rigogliose.
Si spezzano ramoscelli.

Vorticano granelli di sabbia
all'albeggiare
di un grigio sole.

Simile al cuor
delle persone; incerto e tedioso.
Le cicale, nel silenzio, friniscono.
 

Canizie
Quando il crepuscolo
negli occhi rugosi tramonta,

ed il silenzio scalda le solinghe
lenzuola; mentre i sogni:

sono, sono ricordanze
evaporate all'ombra della luna,

una piccola lacrima canuta,
nell'anziano giaciglio di solitudine,

è l'ultima compagna
prima dell'imperituro commiato!

Nel vuoto silente della notte,
vecchio organismo,

l'afflizione nascondi...
La solitudine bacia i ricordi

i quali penzolano
come stanche foglie annose.
 

Brulla Terra
Pioggia gialla di foglie, nell'agosto
d'autunno, doni il battito di un cuore
morto; una foglia solinga muore.
Muore per seguire il desiderio...

Vola veloce, dal ramo staccata.
Volteggia in volo, cuor alato,
cuor malato di solitudine.
Rimpiangere di non aver vissuto.

La terra brulla, sepolcro
della libertà!

Non bagna, l'azzurro ricordo
le gèsta ardite, gemito germogliato
nell'età fanciulla vecchia, di bianca pelle rugosa.

Tuono tacito,
nell'estate soleggiata
d'arsura seghettata, del tiglio la foglia.

Cuor simile al mio, che ala non ha!
Gialla ala, tarpato sorriso,
funesta esistenza, riso non ha!

Terra brulla,
sepolcro di libertà!
 

Ottobre e il Merlo
Ottobre, di umida quiete
di corta erba ingiallita.
Steli spezzati di granoturco
mietuto, come tante croci nella terra incolta.

Una melodia serena
dall'anziano tiglio,
dietro foglie a cuore
di madre.

Di bambini i singulti
nelle braccia di maestre.
Questa è la vita che cresce!

Il merlo è volato.
Chioccola sopra maestosi pini:
il suo canto ha portato.

Il silente Ottobre, mira
bianche nuvole passare.

Chioccola, rosso verde giallo,
il dolce malinconico canto del merlo.

Tiepida luce rinfresca foglie, quieto zefiro taciturno.

Ottobre sussurra al merlo: “chioccola in silenzio!”
 

Sospiro
Sospiro aeree afflitta
tediosa
dell'albicocco, che si erge
frondoso nel campo riarso

Sospiro lo sgocciolare assiduo
delle foglie grigie,ed il canto
sommesso
del canarino, un canto mesto

Sospiro il rosso tramonto
delle piccole foglie terse,fragili
tremanti...

Sospiro il calore denso
di radici profonde; si allattano
di acqua...fuggita dalle labbra
 

Airone cenerino
Airone cenerino, nuoti
in questo mare di nuvole,
sopra chiome verdeggianti
di platani.

Riposi lo stanco volo
lungo il bordo
del fiume, ed immergi il becco
per placare la fame.

La tua fame, è il sopravvivere;
libero
nella natura madre.

Noi comune gente mortale,
non riusciamo
a saziare questo tedio: l'infelicità!


Passero triste
Passero malinconico
ascolto il doloroso tuo
ansimare, mentre la vita
fugge...dal piccolo corpo tuo

Ascolto il dolore buio
della dolente
sofferenza, ti affligge
la consapevolezza della morte

Ho spezzato le illusioni
i sogni tuoi...
Perdonami!

Questo querelarti
non è diverso dal mio...
La certezza della fine...
 

Scampolo nel Venticello
Dimentichi la penna
sopra uno scampolo di carta,
foglia gualcita, odore sfiorito,
ruvido sentimento.

L'ala del merlo,
chioccola nel vento.
Sospiri
pensieri, pensieri dimenticati.

Scrive la penna
la pena del vivere.
Racconta il tacito sentire.

Chioccola il venticello,
l'assillo che ascolta
l'augèllo.
 

Cadono lacrime
Cadono lacrime
dal nebuloso cielo.
Con azzurre onde
si confondono.

Acre mattine d'autunno
nascondono malinconici occhi,
con la cilestrina rugiada.

Nel firmamento lontano,
stelle si spengono...
nell'orizzonte, malinconica
la pallida luna fuggevole.

Evapora il sogno!
Cadono lacrime.

Cadono lacrime;
infreddolite foglie
dal dolore inebriate...

Candidi aironi;
l'aurora rincorrono
dei lontani paesi...

Nella fanciullezza, il ricordo
dell'estate permane.

Ricordi. Come
di sabbia, granelli
sul marino fondale; sparsi.

Dei cipressi il silenzio.

Mesto, il tedio ascolto
del pavido domani.

Dell'inverno, il freddo
ascolto.
Cadono le lacrime

Gennaio, l'essenza tua
grigia i pensieri
duole...

Le stanche ore notturne
rintocca il campanile;
cadono lacrime...
 

Anfratto di rocce
Il tuo freddo sangue
scaldi
al tepore estivo.

Rovente calcestruzzo
di virente muschio coperto.
Sorridono i denti

al ciglio fuggevole.
Il gelido scorre dentro;
è il ricordo delle adolescenti estati:

nascondersi nella timida tristezza
di cuor delicato,
tra sospiri, tra cordogli, tra paure.

Mi parli.
Nell'immobilità
del torrido muretto.

Lucertola muraiola,
amica nella pena
sorella solinga, perire nell'immobilità.
 

Fronde intrecciate
Un platano, un tiglio,
le loro fronde
si abbracciano d'amore assoluto.

Nel cambiamento delle stagioni,
nello scorrere di foglie,
nel migrar di rondini,
nel fruscio dell'aura.

In autunno, le foglie,
di imbarazzo profumano,
secche, cadono ingiallite.

Al respiro del verno,
spogli rami
si intrecciano, si riparano.

La primavera, chiome colora
e l'augelli
nascondono il nido.

Giunge l'estate,
l'essenza viride
aleggia nell'aere,
di solitari campi non coltivati.

Longevo
l'amore imperituro
puro
assoluto
nell'eterno abbraccio di fronde intrecciate.
 

Ballerina Bianca
Ballerina bianca, danzi
nell'immobilità dell'atmosfera
lungo le stagioni
che si presentano consecutivamente...

Ondeggi da un ramo
ad un verde prato in cerca di cibo
soddisfi l'istinto
placando il morso dell'esistenza

Anch'io, come te danzo
senza placare il senso
della ricerca...dell'ignoto scuro

Ballerina bianca tarpata
all'interno di questo oceano nero
come me, anche tu, ascolti il dolore
 

Questo è un Addio!
Arrivederci, l'ingenuo petto
hai tradito.

Sospirando amore,
hai ingannato il cuore.

Arrivederci, il ciglio
socchiuso, il disprezzo sul viso.

Con carezze di malinconia,
la cute hai abbracciato.

Arrivederci, neanche amica
sei, dalla mia afflizione sei fuggita.

Non hai saputo perdonare,
ti sei nutrita di rancore.

Arrivederci, neanche ho capito,
ed è l'ultimo addio!

Addio, addio a questo amore;
nasce e poi muore...

Addio, a te, che la vita sei!
Ti ho amata, ma non capita.

Vita, sei tu che hai tradito!
L'addio nell'oblio, senza vere capito.
 

Cielo, lontano Pittore
Plumbeo ciel
dalle palpebre lontano,
ramingo pittor
dal distante cuor.

Racconta di tele
imporporate!
Tu, che lontani passati
vedi,

e vicini presenti.
Dipingi solitudine.
La speme
non ha color
nell'arcobaleno della tavolòzza.

Ciel,
di nero è l'odio
in candide cirri.

Quanta silente pioggia
dipingi,
con pennello di cordoglio.

Meravigliosi quadri
dipingi,
ma dal tarlato cavalletto,

il guardo non vede!
Dipingi di grigio l'oblio
nel crepuscolo.

Lontano ciel,
distratto pittore.

Librarsi nel Tramonto...
Aleggia libero di librarsi.
Virente, il pensiero
sopra chiome oscillanti.

Fruscio di libertà
schiavo
della caducità

dell'effimero corpo.
In alto vola!
Leggero vola

sopra il dolore.
La terra non ha catene!
Libero sei, spira
solitario...

Non pensare al malessere mio,
io
sono della morte!
Nel lontano tramonto: plana...

Quando muoiono le Stagioni
Frinisce fugace l'estate, vetusta vibra zio-
ne di cicale il canto!
Sul finir del dì, frinisce il vespro rosato
di grilli il canto dorato!

Veniano alla mente, aspri dolor,
del cuor
solitario mesto; aspro il ricordo:
l'odore giallo, di mietuto granturco,
l'aroma viola, di vendemmiato vitigno!

Muoiono le stagioni! Adesso muore l'estate!
L'estate arsa, dal salmastro
e feste paesane e gite lontane...


Il ciel si imporpora; cri-cri
di stanchi grilli, friniscono...
Il ciel vermiglio, timido si nasconde.

Tante le rimembranze; della sera il canto
silente, solingo di nostalgia si veste!

Enfio vacuo, il petto afflitto trafitto!

Bagnare di lagrime sorrisi,
accarezzare lievemente, pesanti parole.

Cosa rimane della rugiada,
la qual stillava da petali irrigiditi,
nelle tiepide mattine autunnali?

Un respiro violento sibila: Tramontana!

Libertà Annegata
Scorre nella quiete
il Rio Grande.
Deposita sulla sponda,nel canneto,
un padre e la figlia e la libertà.

Nata libera
la piccola donna.
Mentre le acque fangose
uccidevano la sua età;

nel silenzio
dello sciabordio infinito,
un grido di dolore:

Libertà! Libertà! Libertà!
Fu il tuo ultimo
balocco, prima di morire.

Roggio Ritorno
Lo sciacquio immenso, dell'azzurro infinito
lungo la battigia
rovente, di ghiaccio silente
nel rumore assordante; gente di girasole
semi, abbandonati al caldo mare.

Un oceano di solitudine
sporco
nello sciabordio silente.

Piangi, piangi stella ardente
dai tempi antichi, irradi la crosta insoddisfatta!

Onde schiumose di ricordi
si frangono sopra scogli
di solitudine, a ricordare ciò che non c'è, ciò che non è.

Raggi trafiggono
la stanca malinconia, immersa
nella trasparenza dell'acqua.

Roggio crepuscolo,
che scacci il forestiere e il paesano e il poeta;
di roggio nel costato solingo
il ritorno...

L'Ultima Strofa in Agosto
Nel ferito cuor
della mia città, alle spalle
si erge la torre:
Matilde il suo nome.
Nella via Guidiccioni
una strofa di dolore, ho scritto!

Cosa può celare un aspro sorriso,
dagli aghi di pino trafitto!

Il bianco salmastro
ferite brucia: un cuor
affranto, franto nel petto
morente.

Potrebbe succedere a noi?

Di morire nel petto
introverso
e non avere parole!

Aridi sono gli occhi
dal malessere.

Singulti freddi
non bagnano orecchie
intorpidite.

L'estate muore!

Ultima strofa d'Agosto.
 



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