Poesie di Alessio Romanini


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Finestra
Un cereo volto piangente
di lacrime assente
ombroso ombreggiante.

Celato dietro l'alito di fiato
ombrato
sul vetro ghiacciato.

Morbo virale
che aleggi a spirale
sottraendo sorriso vitale.

Di piombo velo di seta
pallido come il volto del pianeta
nella quieta notte cheta.

Piange ancora silente
quel pallido volto distante.
Dietro il diafano cristallo morente.
 

Pareti Silenti
Piange questo petto
come un fanciullo
come un monello
sopra tetti verdi,

solenni cipressi
dalle ombre allungate
spiate. Furtivi mesti
occhi, nascosti nel

oblio scordato
di giorni funesti
di giorni sconnessi.
Pareti silenti.


L'Interminata Sorgente
Guardare verso l'infinito
l'interminato esistere fra
sorrisi scolpiti nel tempo
e lacrime vaporate da

rocce calcaree, scolpite
dal brizzolato preterito
scultore di una esistenza
enigmatica e immateriale

vetusta. Suggere la
vita dalla sorgente
non esaurita; stille
di sale marino che:

arde ardente ardito nel
petto lacero, e dolor
consunto e solitario:
da sventura straziato.
 

Giunchiglia
Piccola Giunchiglia fiorisci
nel prato, gialla corolla simile al sole.
L'intenso giallo profumo percepisci

dal balcone e dal giardino e dalle aiuole.
Giunchiglia innamorata, dalla primavera
sei baciata. Allegri campi colori, insieme alle viole,

incolti prati e rocciosi terreni; fiera
giardiniera. L'imbarazzo del cuore
per la vita è l'amore: chimera

ed illusione tua grande passione,o fiore!
Sei triste gioiosa, di passione vestita.
Petali lievemente gualciti dall'ammiratore.

Ti ho raccolto con il bulbo, giunchiglia fiorita.
Nel mio minuscolo pensile giardinetto
ti ho piantato e cullato, e, sei sbocciato nella vita.
 

Silenzio Canuto
Una finestra, milioni finestre illuminate.
Gelida gelata luce.
La primavera è giunta.

Le strade sono mute.
Canute di silenzio, soleggiate dalla luna.

Spettrale assenza
oblio
come pioggia notturna.

Si sente l'eco lontano
di passeggiate di chiacchierate.

Svolazzano indisturbati gli augelli
nuvole leggere
le quali nell'infinito aleggiano.

Rimbomba nel rotto silenzio
l'abbaiare di un cane e
l'infinito virente prato di incolte
margherite.

Solo una finestra resta
per poter apprezzare la vita
discosta, nascosta dal morbo
virale.

Una finestra dove poter amare:
un fiore
un albero
un merlo
un tramonto troppo lontano.

Una finestra ancora ghiacciata
che non lascia allungare la mano
e carezzare quel meraviglioso
cielo lontano...
 

Il Poeta
Mi domandi: “chi è il Poeta ?”.

Un fanciullo che non ha età! Un asceta
dal petto dolente, con mani di seta
il quale tesse trama di lemma irrequieta.

Un bambino che si sorprende
all'accartocciarsi di una foglia e attende
la brina al mattino nel vicino giardino e tende
la mano per carezzare quel gelo che viene da lontano.

Un bimbo sorridente nel pianto; artigiano
del tempo nei versi scolpiti, e anziano

nella solitudine che incanutisce rime
e ossimori e versi e una strofa sublime.

Geme nella quiete dei sorrisi
di dolore intrisi, fra il frusciare di improvvisi
pensieri ascosi ma precisi.

Questo è il Poeta: sensibile tremore
impaginatore di parole e dolce cantore.
 

Refolo Nostalgico
Un refolo, forse cento refoli mugghiano
come candido gabbiano che plana
sulle onde non agitate. Onde quiete volano
inebriando con l'effluvio traslucido. Emana

un giallo viride sensuale, come una ventata
di piacere, un caldo abbraccio al cuore.
Una folata di sorrisi annegata nell'amata
passione porpora, dai petali gualciti; fiore

malinconico come recisa rosa in primavera.
Primavera lontana, forse dimenticata
forse svanita nel gemito, forse prigioniera
della sofferenza, forse ingannata.

Un refolo ruba il diafano profumo.
Di luce colorato. Di giallo aggraziato.
Giunge la buona fragranza; tenero fumo
nel ciglio malinconico, ciglio abbassato.


Una Durata
Tiranne lancette in cerchio ruotate,
attimo istante nel pianto franto
come lame gelide di ferro affilate
ruotate ruotate: nel muto rimpianto.

Calendario colorato, di carta o plastificato,
stilli giorni mesi anni, lasciando ricordi e rimpianti.
Se ti dimentichi di girare o rimani accartocciato
come in teatro, il dì è già passato in malinconici commedianti.

Ruota la terra intorno all'asse
regalando giorno e notte.
Ruota la terra intorno al sole, aspettasse
il girasole, delle quattro stagioni a mezzanotte:

Al mattino ha quattro zampe.
A mezzodì ne ha solo due.
Alla sera, tre son troppe le zampe!

Il passato resta un malinconico ricordo.
Il presente una reale percezione.
Il futuro una congettura:un sordo venturo al ricordo.

Tiranno è il tempo passato:
I rintocchi delle lancette ci hanno abbandonato.
Le pagine di carta ammuffita ci hanno accorato.
I colorati capelli di bianco brizzolato, per il tempo che è passato.
 

Una Foto Bianco e Nero
Vedi quella piccola istantanea
bianco e nero. Affissa estranea
solitaria all'astratto sentimento? Il colore
è scivolato dentro milioni di ricordi con candore.

Non importa quante volte
il petto può morire...

Giganti gocce di passione
hanno scolorito l'immagine carbone
riflessa nel baluardo del tempo.

Sorridi al cielo lontano e urliamo:
esso si burla di ciò che proviamo!

Non ha importanza quanto
il cordoglio può spezzare l'affranto
costato infartuato, infranto.

Non ha importanza quanti
milioni di lacrime doloranti,
il bulbo oculare ha esondato sanguinanti...

Rimane il sospiro della fotografia,
vernice bianca nera rubata come sinfonia
al violino del tempo, al ricordo in regia!

Inspiri il non colore, il bianco e nero
della foto digitale indeterminata; leggero
il respiro, il quale diventa grave gravoso greve ponderoso
piombo lieve, come una piuma che lentamente
lentamente nel silenzio del battito del ciglio; discendente

si posa come la delicata farfalla sul fiore
delle tue rimembranze, con amore.


Stille Di Fragile Pensiero
Vorrei suggere il midollo
della vita dalle labbra del tempo,
dalla guancia arrossita dell'empireo.

Vorrei inspirare l'afflato
dell'esistenza dalle narici dell'aura,
dall'assenza del colore del pelago.

Vorrei mangiare il sorriso
della terra, nutrimento dello stormire
di gracili pensieri, monumento del non perire.

Vorrei dissetare il desio
di erudire stolti, illusi
occhi smarriti sciolti nel dolore del vivere.

Vorrei sfiorare il fragile
peso dell'armonia di un esistere,
frale gioia sottile e resistere alle stille della vita.
 

Il Pianto
Sprofondare in un abisso
senza tempo...astratta
immagine nel riverbero dello specchio riflette il
niente. Il vacuo sentire echeggia
nell'oblio, voragine dello scolorito
spirito all'interno di caduchi
giorni, effimeri, ineluttabili.
La distanza infinita a pochi centimetri
dal sorriso, il quale si tuffa nel silente
singulto sinistro
di un costato controverso.
Si chiudono gli occhi al risveglio,
risveglio di cosa?
Una pioggia di sole bagna il
parco; correre fra margherite
di pensieri...ancora un illusione
di poterti toccare,sentire un
sorriso, sfiorare il pensiero pendulo
fra la dimenticanza nell'infinito
finito dentro una parete di solitudine
la quale si frange fra le
costole,negli anfratti. Ferite del cuore
come impetuose enormi gigantesche
onde del mare,che si scagliano
nel dolore...ed il sale arde
lesioni. Nell'orizzonte della ricordanza:
rimane un minuscolo impercettibile
pianto...


Dormite Miei Bambini
Nel sonno ridete
miei dolci bambini,
sognate fate e burattini...

Nel sonno ridete
cuccioli cresciuti,
la vita vi sembra ricca di trastulli sconosciuti...

Nel sonno ridete
figli amorosi,
i visucci d' amore pennellati, affettuosi...

Nel sonno ridete
fratelli dolcissimi,
il legame che avete, di sentimenti bellissimi...

Nel sonno ridete
donna e uomo diverrete,
siate forti, onesti come comete...

Nel sonno ridete
figli miei, sorridete.
Fanciulli siete, adulti diverrete!
 

Ponticello
Antico Ponticello fanciullo
nel tuo cuore di
cemento
il tempo
si è fermato.

Non piangi
Ponticello nel
ruscello
sottostante.
Silente
sciaborda e va...

Immerso nel virente
silenzio,
anziano
Ponticello
canuto il
cemento.
Bianco il rosso
mattone.

Non hai tristezza
romito
Ponticello.

La quiete tua
muta,
rimbomba
nel riso del
passeggero,
ramingo solitario.

Ponticello
consoli la solitudine
del passante passeggero
il quale passa passando.
 

Rorida Crosta
Rorida crosta di terra ed erba
piangi te stessa e la tua sventura.
Rugiadosa intrisa palpebra insicura,
come di fanciullo la testa acerba.

Il male che hai inflitto al costato,
è l'amaro frutto dell'egoismo.
Non ridi, ma te stesso piangi di bigottismo.
Solo solitario nel gemito abbandonato.

Del dolore il pianto, rimpianto
nello stormire di foglie virenti.
Clausura virale. Il balcone sorride affranto.

Arcobaleni e tricolore, apparenti
festeggiamenti di una solitudine
interiore, moralizzatore dei rugiadosi agenti.


Epistola Messaggera
Udire il profumo discosto di un sorriso,
nel lagrimare accosto leggendo una lettera
di cordoglio intriso.

Una lettera lieve, sigillata con un chiudilettera
diafano che può raggiungere l'infinito.
Nel respiro del vento aleggi; volteggi lettera

sopra i sospiri appassiti,sopra il guardo sfuggito.
Sorridi ai raggi spenti; voli sopra il gravoso
giorno che offusca il ciglio smarrito.

Raggiungi l'orizzonte dal bacio affettuoso,
il sospiro del mare dall'azzurro amare,
il tramonto dorato dall'occhio armonioso.

Scrivere con vigore, virtude, e virgole;consolare
una stilla di pena, che scivola leggera
nell'anfratto del cuore; morire per amare

un sorriso di pianto, stilla messaggera,
afflitta da un brandello di solitudine
dispersa nel singulto strozzato della primavera.

Epistola in alto aleggia, nell'altitudine
azzurra, nell'oceano di candide parole
nuvole libere di librarsi nella beatitudine.

Missiva di speme spedisci all'ombra del sole,
ascosa dal dolore, motti gaudi motti armoniosi.
Parole libere dal tempo, libere da catene di parole.
 

Riverbero nel Rivolo
Immergere il guardo
nel rivolo
nel riverbero della vita.

Parlare:
alla quiete.
Al battere d'ali
delle rapaiole liete.
Al vetusto ponticello.

Tetti spensierati
abbandonati
dalla fanciulla età
lontani.
Discosti trastulli
di festevole giovanezza.

Scoloriti gli
amici
della puerile età.
Senile vacuo
è rimasto
Dimenticare, abbandonare
dell'adolescenza la libertà.

Fugace lucertola
nell'anfratto si nasconde.

Il latrare di un cane
come le campane
desta realtà.

Il tiepido fresco
scorre da sopite
pupille.

Rimane il disincanto affranto nel rimpianto.
 

Sentire il Trillo
Udire il silenzio del sussurro.
Urlare nel dimenticatoio
l'oblio della pazzia, come avvoltoio
che divora rimembranze e sentimenti nell'azzurro.

Il grido è straziato, dilaniato, sfracellato.
Dimenticato nel vuoto echeggiante,
all'ombra gigante del cipresso verdeggiante.
L'odore marcescente, putrescente, evaporato

dalla sponda del petto, petto di primavera morta.
Si dimentica un sorriso, intriso di pianto.
Si dimentica un abbraccio, caloroso incanto.
Si ode una flebile voce, sottile, delicata, risorta:

La vita non è morta! Percepire il dorato
tintinnio di voci fanciulle. Il bianconero
garrito della rondine, il leggero
rosso chioccolare del pettirosso e l'accorato

gorgheggio dell'usignolo.
Asciugare il gemito del dolore,
e trovare un rosa frammento d'amore.
Udire il trillo, lo strillo festaiolo.
 

Sordo Canale
Canale nella quiete immerso,
mi parli di ciò che è passato,
di ciò che disperso...
Lungo le sponde, il tempo
il tempo si è fermato.

Lungi ricordi malinconici felici:
di seminate porche e il rosso odore
di pomodori nelle serre.

Un avvolgibile serrato a tramonto,
un ripostiglio, un tempo cameretta,
trastullo del fanciullo.

Pitosforo, stormiscono le verdi
foglie,mi racconti del malinconico
sorridere, simile alle foglie sempreverdi.

Come la gelida lucertola sul verde
muretto al sole per scaldare il cuore.

Restare nel tranquillo tepore
e riscaldare la dolce solitudine.

Sciaborda il sordo canale,
sordo al tempo, tempo che scorre
e fa male...
 

Cinguetta!
Scrivo tristi parole cinguettate
dal mesto becco del passero triste
ridente di apatica nostalgia.

Cinguetta più forte, amico solitario,
augel, menestrello di questo petto
ferito dal cordoglio e il silenzio.

Il tuo melodioso suono arriva
in questo isolamento, nella mia
solitudine, solitaria nazione.

Il tuo cinguettio alato aleggia
nelle lacrime del tempo, vetusto
secondo; attimo rubato alla vita:

un momento morto nel passato che
tornare non può. L'istante del riso
derubato dal frammento tagliente.

Morbo che alita indisturbato dentro
costati frastagliati dalla paura,
tremoli cuori pallidi. Piangono.

Cinguetta con fragore e raggiungi il
ciglio spaventato intriso di terrore.
Cinguetta ugel il canto della speme.


Senza Parlare
Respirare ancora il gelido fiato
della primavera, nelle brinate
margherite, nel ghiacciato zefiro.

Respirare la quiete cavernosa
di strade e negozi e parchi.
La gioia si spegne nella fredda

primavera. Danza la ballerina bianca.
Plana la tortora. Maestosi
volitano bianchi gabbiani. Cinguetta il passero.

Platani e tigli si vestono.
Ciliegi e peschi si colorano.
Virenti prati di ghirlande adornati.

Ritorna la rondine.
Il nido di fango pigola.
Germogliano gemme.

Scorre senza parlare
il rio del tempo.
Mira e cheto fluisce...
 

O Vivere
O vicino discosto Vivere,
che gemi rallegrandoti a scrivere
racconti di gioia; a descrivere

sorriso di pianto, il profumo caldo
dell'esistere. Spavaldo
fanciullo, anziano baldo.

Non hai tempo, il tempo sei tu!
L' inganno è divertimento,e come in gioventù
il diletto è l'imbroglio. Tabù

come sortilegi, malefatte
di un bigotto credere. Distratte
credenze, svanite lettere scarlatte.

O Vivere, in realtà sei incanto!
Nel gli occhi ridenti e nel pianto
del bambino. Nel tenero rimpianto

di un amore perduto.
Nel rugoso sorriso canuto.
O del caro amico il saluto.

O Vivere, sei gioia nel soffrire.
Sei meraviglia nel vagire.
O Vivere nel cuore sei ardire.
 

Ugello Libero
Ugello leggiadro leggero voliti
nell'impalpabile aura diafana;
libero di librarti in volo.

O ugello, invidio la libertà
delle piume, che carezzano l'infinito
azzurro,trasparenza del respiro, divinità.

Volteggi e voli nel cielo,
afflato di vita.
Appare infinito il battere d'ali, stelo

di soffione vaporoso. O ugello
riesci a liberarti dal greve
cordoglio dell'esistere; libero uccello.
 

Narciso Ramingo
Giallo sguardo nel solitario
prato abbandonato. Narciso dal bulbo
sei nato. Ogni bella stagione
risplendi bellezza.

Il rumore d'acciaio dei
binari, le verdi foglie fa vibrare.
Polveroso l'odore del catrame
che ricopre gialle corolle.

Non lontano, vicino al tuo stelo
l'olivo cinguetta. Sempreverde il nido
per passeri passeggeri.

Simile a te, o Narciso giallo
l'animo mio. Vittima ineluttabile
di un esistere ramingo, pellegrino.
 

Fatalismo Rassegnato
Ineluttabile fragilità friabile frana
nei gonfi
occhi di paura
negli occhi fragili umani.

Certezze, sicurezze
scivolano
nei pallidi volti
nei pallidi volti di gente.

Afflitti gemiti
tremolano.
Spaventate labbra
serrate labbra.
Sorriso frale, foglia in autunno.

Paura, gracile paura.
Inettitudine.
Ignoto infinito finito.

Oblio, dimenticanza.

Orrore dipinto negli svaniti
visi.
Patologia letale...
infettivo morbo.
 

Cantore di Mestizia
Notte di note nascoste, fra luminose
stelle e la pallida luna.
L'usignolo e il pettirosso, di armoniose
melodie inebriano la solitaria nottata bruna.

Una brezza scura,stormisce fra corolle
addormentate di margherite; da gelidi
lampioni illuminate. Zolle
in ombra dal guardo assente, simili a efelidi.

Albeggia la mattina, mattino sopito.
La luna fa capolino, dietro una coltre di bruma.
Un soffio di brina ha fiorito
l'erba, come candida schiuma.

Un immobile aura silente, sfiora
antenne di tetti illuminati.
Il profumo arancio dell'aurora
sbronza i cuori innamorati.

Immobile pomeriggio di fresco
tepore nel cinguettio di passeri.
Solitario passante passeggia, pittoresco
come spaventapasseri.

Vermiglio vespro, fra i malinconici
versi del verseggiatore,
echeggia nella quiete con fonici
verbi: della mestizia è cantore!
 

Via del Boccella
Rivo nel tempo immobile.
Acqua morta stagnante. Verdi
cipressi si ergono impetuosi, sempreverdi;
lungo l'argine immutabile.

Un bianco cane, sguardo
smarrito, tutto osserva. Arati campi.
Plana la poiana nel frutteto, leggera
nel empireo di primavera.

Sterrata, brulla la strada.

Antica viuzza, prisco ricordo.
Fanciullo tempo smarrito sordo.

Il ciglio del cuore
lacrima emozioni discoste,
lacrime di infanzia nascoste.

Lo spirito è fiume di emozioni.

Infanzia abbandonata e dimenticata e offuscata.
O via del Boccella, rimembri
le chimere di bambino?

Trasparenti ricordanze, sepolte nelle corolle
di margherite, in campagna di zolle.

Sopra il rosso ponticello
di mattoni, volgo il guardo.
La puerizia fanciulla vetusta, miro.


Frali Paure
Non c'è gioia, ma dolore.
Dolore di paura, paura dell'incognito.
Si spezzano sorrisi dal fetore del fato.

Morbo invisibile, spettro virale.
La maschera della morte rossa,
malasorte, indisturbata si aggira.

Penetra nelle fessure dell'ignoranza
infettando con il timore. Untore!
Della morte hai il volto.

Sortilegi di spezzate ali.
Frali paure.
Oscure debolezze. Inettitudine umana.


Gemi Fanciullo
Perché gemi e singhiozzi
piccolo fanciullo triste? Dell'età
sei il fiore, pallore sulle giovani gote.

L'amore abbraccia il cuore.
La spensieratezza lo spirto corona:
leggiadro, leggero.

Semplici dì gioiosi, conquistando
lembi coraggiosi di un indifferente mondo.
Un mondo che veloce trapassa.

Tiepide primavere
che sbocciano e tacciono in caldi
estati di mare. Il primo dolore per amore.

Perché gemi e singhiozzi?
Fanciullo non sei più!
Spirito mio, tenero fruscio: sei solo un frale uomo.


Vorrei sussurrarti
Vorrei parlare del mare.
Vorrei raccontare del fiore.
Vorrei sussurrare cos'è amare.

Il costato ferito. Nelle lagrime perito.
Vuoto petto. Evaporato, estirpato.
Reciso sorriso sopra il labbro appassito.

Momenti di solitudine
le ciglia bagnano. L'odore salato
irrita il pensiero, irrita la beatitudine.

Vorrei della paura parlarti.
Paura di perderti. Quando recisero
il cordone ombelicale. Vorrei abbracciarti!

Vorrei dell'amore raccontarti.
Negli occhi germogliato, alla vista
del minuscolo corpicino. Vorrei accarezzarti!

Vorrei la tenera dolcezza sussurrarti.
Una piccola grande lacrima che tremando,
il tuo cuore con l'amore bacia. Vorrei solo amarti!
 

L'Ignoto Fruscio della Vita
Inspirare l'azzurro fruscio
dell'aria, bisbiglio di primavera.

Candido bianco profumo del susino.
Rosa roseo effluvio del pesco.
Gialla giallognola fragranza della mimosa.

Correre con flebili pesanti
pensieri fragili, leggeri, sopra morbide
nuvole, alla neve simile. Alte vette abbraccia.

Grigie tortore e bianchi gabbiani;
lontani indisturbati aleggiano.

L'iride di bambino meravigliato
osserva. Piccolo visino sorridente, abbagliato
dal sole, sorride alla vita estasiato.

Nel ciglio non c'è pianto:
ma una spensierata gioia. Canto
di gioia infinita: l'incanto.

L'ignoto, l'ignorato, diventa conosciuto.


Mugghia
Mugghia il Libeccio nelle fessure
del costato. Nell'intreccio del petto, lento
soffia. Ululato di smarrimento.

Smarrimento di sensuale dolcezza
in primavera. Inspirare il carnale sorriso,
il morbido abbraccio

di tigli, non ancora germogliati.
Ignudi di nuova veste. Grovigli di
passione virente.

Percorre un tenero brivido, la
secolare corteccia. Una
breccia sensuale.
 

Un Vuoto Rumore
All'ombra del petto, mesti
occhi di cordoglio intrisi, funesti.
Nascondi per nascondere la sofferenza.
Dolente anima, fratturato cuore nell'indifferenza.

Allunghi le braccia dal silenzio
della cute. Come assenzio
cerchi l'effluvio dell'amore
di dolcezza, di candore.

Sopito nella mestizia, desolato.
Nell'eco del fanciullo, ti sdrai abbandonato.
Gli occhi asciutti asciughi.

Rimani all'ombra del petto.
Commiseri te stesso: inetto.
Piangi. Il rumore emesso dal pianto è vacuo.
 

Come Grigie Cornacchie
Gracchiano grigie nuvole
sopra rossi tetti di pioggia.
Mute gocce, lemme lemme, fievole

bagnano pensieri uggiosi,
pensieri solitari, fra costole
frastagliate, frammentate. Dolorosi

gracchiano antenne di metallo
di piume bagnate.
Grigia cornacchia affamata; di sentimenti sciacallo.

In questo fradicio marzo,
qualcuno...bagnato dal rumore della
pioggia arso,

fra il gracchiare di grigie cornacchie,
cerca un piccolo calore
calore umano; piccole macchie.
 

Febbraio e L'Inganno
Respirare il tiepido fosco
febbraio soleggiato.
Un venticello timido nei pensieri aleggia.

Qualche gemma timorosa, di
verde accarezza fronde tenere.
Gialli fiocchi, stormiscono incerti

sopra maestose mimose.
Rosse rose, di passione pitturate.
Dell'amore sei il fiore, febbraio.

Inganna il tuo tepore,
la mattutina brina gelata
sopra fragili margherite e zolle di terra.

L'inganno è pioggerella
di questa vita, di chimere gocce.
Febbraio, anche tu sei beffardo.
 

Isola di Lesbo
Dove è rivolto il
guardo dell'umana gente? Il
caritatevole guardo d'amore?

Un grido deceduto echeggia...
dall'isola di Lesbo, l'isola morta.
Bambini e donne e anziani e uomini.

Si strappano la vita! Si spogliano di
un esistere inumano.
Rifiuti di un cieco globo.

Eco flebile, impercettibile, obliato.
Nell'assordante silenzio indifferente?
Indifferente per cosa?

Gelide lame recidono
l'imperituro respiro.
La speme è negli occhi fraterni della Morte.
 

Gualcito dal Maestrale
Nello spettro del vento, Maestrale
di rimpianto, inquietudine del
muto silenzio in questo cuore abbandonato.

Collassato il petto nel dolore,
fiore reciso nel costato infelice.

Trema la fronda di fragile paura
annegando gli occhi nel forte vento.

Vola lontano quell'antico sorriso, carezza di
una vita morta alle spalle di un nascere infelice.
Il freddo asciutto sulla pelle, di lacrime,
di dolente vomito di anni passati.

Quante margherite strappate dal Maestrale, e
gettate nel rivo putrido di cordoglio.

Spettrale sguardo di greve mestizia.
Spettrale carezza deceduta nel respiro tenue.

Desio di un sogno svanito, rapito dal vento.
Desio di un bacio agognato; forse, solo una
dolce parola di conforto, verbo di dolcezza, tenera carezza.

Gualcito dal forte zefiro.
Gualcito dalla sofferenza.
Gualcito dall'oblio dello spirto.
 

Amata Malinconia
Respirare nell'affanno del petto
smarrito
una dolce melodia roggio, un
singhiozzo tenue, un singulto, un pianto.

Stelo senza corolla. Afflitta anima nella
svanita rimembranza del
dolore morto.

Scialbo ricordo da dimenticare
non dimenticando.

Madre che ti ha abbandonato nella
solitudine della vita;
inerte fragile petto.

Secco stelo. Aride radici nel
brullo esistere.

Sensuale abbraccio. Caldo bacio
sopra morbide labbra di cordoglio.

Amata malinconia!
Amante sofferente dei passati giorni.
Rifugio della solitudine, della pena la salvezza.
 

Nostalgia Malata
Ermi campi abbandonati,
arati, a maggese lasciati.
Zolle di erbacce, zampette
dove piccole cavallette

saltellano nel soleggiato meriggio.
Un fruscio lento, lento nel pomeriggio
risuona di nostalgia.
Solitaria anima, anima di malattia.

Come il campo arato,
gente sola
con il costato addolorato.

La solitudine dolente,
nel ciglio insoddisfatto. Crepitio
nell'oblio, assente.
 

Nel Mio Mare
Ascoltare mute parole del
mare. Negli anfratti di scogli.
Nelle schiumose onde; sciabordare
che si frange in silenzio sulla spiaggia.

Lacrimare nella trasparenza del
sale. Nel dorato
riflesso del sole. Nel singulto del
gabbiano; nell'orizzonte dove

mare e cielo in segreto si baciano.
Naufragare il dolore, nel mio mare.
La tristezza abbandonare. L'afflizione asciugare.

Nascere morendo, nel mio mare.
Ogni giorno. Ogni notte.
Bagliore dell'albeggiare. Silente tramontare.


Oceano di Lento Movimento
Avvertire l'azzurro riflesso nell'imbrunire.
Immergere il ciglio nella salata carezza del mare. Sommergere
una dolce tristezza, nelle arancioni
onde tramontate. Onde amate

rubate al notturno firmamento spento,
spento nel movimento quiete del petto.

Piangere ridendo, nel mantello della notte
giorno di malinconica felicità.

Stridono sentimenti teneri nel volo del gabbiano.

Si spengono luci fredde, dai
lampioni della città; chissà se l'amaro amare
è la mestizia che il vacuo riempie.

Si spengono luci fredde, nel
molo della città; azzurrità ondosa del petto.

Si colma la profondità del
cuore, rossore d'amore...

Che non sia questo spirare di gioia,
la malasorte, la morte che
il silenzio riempie.

O mare, o pelago notturno, scuro
oceano di lento movimento. Muovi la tua
passione nei fluttui zampillanti,
nello sballottare, nello sbattere il fertile seno.

Sensuale schiuma avvolge la battima.
Mugghia l'odore voluttuoso; pallide conchiglie
illuminate dalla gelida luna. Conchiglie all'ombra della duna.

Maroso di lussuria, ardente ardore arde
nelle salate acque...

Laguna immersa nella passione, laguna di balneazione.
 

Sarta Rammendata
Vestito rammendato con le tue
giovani mani di sarta.
A piedi lungo la mulattiera. Era il quarantadue.

Partigiana nel cuore. Quarta
dei fratelli, nella primavera di bombardamenti;
il fiore non raccogliesti; Sarta.

Portavi provviste per soldati partigiani, adolescenti.
Cucisti per ricchi e operai.
Per la fede, rinunciasti ad amori seducenti.

L' amore mai,
come il vespro ruba il meriggio.
Una clausura di passione, oramai.

La tua mente è sfiorita. Pomeriggio
vuoto. Grinze hanno corrugato
il senno; mente osteriggio.

Imperitura la morte. Guardo accorato.
Eterna la fede.
Sarta, rammenda l'ultimo frammento del tuo seno malato.
 

Verdeggiante respiro
Un maestrale spira dal mare.
Carezza il verde fluttuare, di
giovane erba nel campo, a riposare.

Deliziosa temperatura fresca tepente,
del dolore assente.
Forse un saluto, un sorriso, una parola.

Verdeggianti pupille, nelle stille del
venticello. Bello assaggiare la
natura. Lei si muove intorno le mura.

Non immutabili cose, ma mutabili stagioni.
Inanimati muri nel tempo. Erba
che muore, erba che nasce nella stagione.

Cosmo piccolo verdeggiante,
nell'eterno vive,il
respiro nascente.
 

Scrivere è Amare
Non riesco a scrivere.
Le mani sono astratte. Essere
dissolto nell'inchiostro e perdere
l'ispirazione; svanire lo scrivere.

Non avere tristizza. Meriggiare
nel silente oziare.
Piangere senza dolere. Camminare
nell'immobile dì. Ascoltare

la pioggia scivolare
nella quiete, nel lontano pensare.
Umido vapore aleggia nel ridere
irato; alitando nel solingo scrivere.

Nel riflesso dello spirito, disegnare
un bianco amare,
amare l'effluvio ruvido,assaporare
il tenero verseggiare.


Desio
O desio di primavere fiorite.
O desio di sogni, chimere svanite.

O desio hai gualcito petali del cuore.
O desio hai sradicato il petto del fiore.

O desio di fanciulli innamorati.
O desio di amara gaiezza incantati.

O desio frammenti di odio hai dipinto.
O desio rubate vite spezzate, hai stinto.

O desio rarefatto pensiero, astratto sorriso.
O desio fuliggine di cordoglio, ingannevole fiordaliso.
 

Tortora dal Collare
Nella quiete mattutina, caffellatte tuba
la domenica mattina. Vai cercando
cibo e amore, ammirando le prime ore.
Tubi sopra il tetto, o all'antenna dirimpetto.

Pago della vita, svolazzi eremita,
sei in cerca della mosca smarrita.
Poi ritorni appollaiato, su quel
tetto affollato.

Tortora dal collare, vociare nel
parco al tardo tramontare.
Soddisfi la tua vita, dall'umana gente ambita.
O tortora di questa domenica amica,
ecumenica di pace?

La progenie non riesce a soddisfare,
della vita l'altare!
O tortora, non possiamo volare.
Dobbiamo consolare il nostro lacrimare.

Tuba, tuba tortora amica!
Ruba la malinconia da questo petto!
Benedetto è il tubare; nel costato è un tesoretto
per alleviare il nostro male!
 

Margini di un Esistere
Divorati. Gettati ai
margini della solitudine.
Inquietudine del domani.

Erba secca nelle fessure di
vuoti marciapiedi. Emarginati da
sogni, gioia, amore...

Corolle appassite, senza petali.
Frastagliate vite vacue, vuote.
Senza anima. Senza eterno respiro.

Parassiti, insetti umiliati.
Schiacciati ai margini della vita!
Ghettizzati! Privati della dignità.

Uomini, donne, bambini, anziani.
Persone. Esseri umani. Gettati ai
margini della società.
 

Giovedì Grasso
Ascolto il profumo delle frittelle
sfrigolare nell'antico tempo
scorso, nei rivoli di rughe.

Assaggio la bontà delle chiacchiere,
saggiamente impastate da
mani anziane, mani decedute.

Vivo è il fanciullo sapore della
spensierata età.
Non muore, ma vive nel ricordo

vetusto amore
nel fiore svanito delle
zie che ho amato!
 

Spogli Argini
Lungo l'argine del rivo silente,
friabili radici gialle gorgogliano.
Iris nascente nel tepente febbraio.

Assente sciabordio nel
cinguettio di verdi foglie carnose.
Viride respiro. Germoglio di vita.

Di stella raggi, come
rugiada mattutina. Brina tiepida,
piangente sorriso.

Invidiare il nascere tuo,
il morire sul divino argine di
quiete sciabordante.

Nel costato, l'argine ha esondato.
Naufrago di un esistere, ramingo di
pace, come spogli platani lungo il mio fiume.
 

Inchiostro e Poesia
Una penna, nero il colore
nel dolore sopita. Sulla carta
canuta sbiadita, giace.

Di lacrime intrisa, risma
ammuffita. Il dolore
di nero colore, non sembra cessare.

O penna mortale, da sempre amica.
Dimmi come alleviare
questo dispiacere!

O penna mortale, da quando sono fanciullo
sei il mio trastullo, trastullo di poesia.
Di bianco, adesso, mi ha tinto la saviezza.

Pennellate di pena
mi trovo a verseggiare.
Vorrei solo dire:

si decede, si perisce, si muore.
Vano vivere d'affanno
vivere mediocre.

Il verseggiare
è di conforto.
Spero prima di essere

morto, l'avere raccontato!
Penna, il vivere non
dovrebbe essere dolore.
 

Dolersi nella Nebbia
All'ombra della fitta nebbia,
non secco ma verdeggiante pino.
Nell'umido freddo inverno, annebbia
come solitaria pioggia, solingo, osserva il cardellino.

Tintinnio delicato. Chiuso odore
di malinconia. Solitudine nel
pianto silenzioso di dolore.
Aghi viridi, feriscono l'aria di inettitudine

nebbiosa, nella quiete mattutina.
Geme l'alba, dalla
bruma scialba nascosta. Mattina

desta, funesta sorpresa di bianco
candore nelle verdi ore del
pino. Simile alla gente,stanco

pino nella chioma stormisce la
perfida nostalgia.
Solitario, triste, afflitto, nell'agonia.
 

La Panchina
Uno zefiro lussureggiante, nel
parchetto verdeggiante, stormisce fra
spogli ramoscelli di tiglio.

Un gelido torpore, splende nel
dì, sopra la solinga panchina.

La vecchiezza a mirare in
silenzio sta, gli echi giulivi di fanciulli.

Gualcite mani, appassiti capelli.
Rugosi occhi, solitaria pelle.

Esanime panchina, dove giace la vecchiettina.

L'orecchio il ricordo ascolta.
Dietro le chiuse palpebre, nascosta,
a casa nessuno l'aspetta.


Rumore Dolce
Suona una quieta melodia.
Un dolce rumore, una
gialla fragranza di mimosa
lo spirto inebria.

Non vento di tramontana
l'aria muove, ma un
sole caldo tiepido stemperato in
febbraio; gli occhi scalda.

Il candido bianco della
ballerina trilla: tissic.
Torna a danzare.

No fosco grigiore, ma limpida aria.
No amara malinconia, ma
nostalgia dolce.

Per uno svanito amico.
Un tradito amore.
Un rimpianto!
 

Dormi Lentamente Piano
Nella penombra del petto piccolino,
sonnecchia il tuo visino
sereno nei sogni fanciulli, come un cagnolino.

Le tue manine chiuse a pugnetto,
piano piano scaldano il letto, un castelletto.
Lentamente lentamente il sogno diventa un angioletto.

Bianche palpebre, morbide, liliale
chiuse sul guanciale
e sognano spiderman; mentre le cicale

suonano il loro violino
tessendo trame di lino.
Dormi dormi piccino.


Due Anime
Un effluvio tenue, aleggia silente
nell'ombra distante dal fragore
della gente. Adolescente
anima fanciulla nel candore

rossore delle gote imbarazzata,
una promessa imperitura
dall'amore accecata.
Nel seno di bambina, duratura

la promessa di passione
e tenerezza.
Lacrima intestardita di afflizione,
da questo amore che provoca amarezza.

Arde porpora passione
nel bacio, sopra labbra rovente.
Bacio ombrato, sussurrato; commozione
nel seno ardente.

Abbraccia il sentimento infuocato,
un guardo bisbigliato. Una dolce
parola gustata leggera. Abbracciato
all'ardente ardore, un brivido agrodolce.

Timide mani, nel buio abbracciate.
Lucide fronti riflettono amore,
come specchio dell'anima. Emozionate
parole aleggiano nel cuore.

Cute rugosa solcata da dolore.
Mani sfiorite, nell'autunno appassite.
Il tempo ruba il momento, cantore
di stagioni. Passione, come infinite margherite.
 

Vecchio
Capigliatura dal tempo svanita.
Grinze profonde
negli intorpiditi occhi. Incallita
mano,spezzate unghie rotonde.

Vetusto riso spento, labbra ferita.
Vista appannata da stanchezza, confonde
come l'inverno il vetro della romita
tegola; un singulto diffonde.

Malinconico vestito
consumato e antico;
lembo scucito. Curvata
schiena dalla vecchiezza.

Anziano nome da ricordare.
Sei la vita, sei la morte.
Sei l'odio, sei l'amore.
Sei sconosciuto Vecchio, come il tuo nome.


Una Notte Apparente
Nella notte apparente
un singhiozzo si sente, nelle
lacrime soffocato, strozzato
nella fragile oscurità.

Raccogliere lo sciabordare,
mare di silenzio
con occhi sordi di gesso.

Frale statua scheggiata
da ali di fata.

Impercettibile tintinnio delle
palpebre, impalpabile
echeggia la pena.

La fanciulla esistenza languisce.

L'anima ferisce, si spezza
al fruscio di un dolore.

Sboccerà nuovamente un sorriso
sulle gote traboccanti,
nell'aridità della giovanezza.


Sillabe nel Cuor
Nei vostri occhi, d'alba imbevuto,
l'amore respiro.
Fiore nel mio cuore nato, brullo
arido, desertificato dall'esistere.

Il mesto singhiozzo soffoco.

La tenerezza assaggio dei sorrisi,
sulle gote dipinte di bambini.
Figli miei! Saggezza d'amore.

Gli sbagli , il fardello vostro.
Io, menestrello di interrotti versi.

Nel muto rimorso, piango.

Dal petto vostro, scandite sillabe.
Come il passerotto
che cinguetta.

Con dolore vi parlo:
dovrò decedere, perire obliare
questa vita!

L'amore non muore!

Nell'infinito smarriti
il suono dell'amore
ritroveremo.

Bambini
adulti diverrete. Nel
fardello degli anni
dove potrò
cercherò
e vi proteggerò.

Quando avrò
smarrito il respiro
degli occhi
nell'azzurro del cielo,
nell'interminato
cercatemi.
 

Pennellate di Colore
Divampa di fuoco, arde levante
all'albeggiare, rosse pennellate di colore.

Fugge il guardo. Volita
sguardo nell'infinito finito.

Giorno morente,nel mattino nascente.
Singulto assente da mute labbra.

Spogli rami, dita intrecciate callose,
affusolate, riparano il ciglio dal fragore del sole.

Camuffata malinconia da solitudine,
nell'inquietudine dello spirto, sorge.
 

Pellegrino Ignudo
Cosa vai cercando ramingo
forestiero. Solitario cammino
silente solingo, nella brulla esistenza?

Cosa vai sperando errabondo
straniero. Canuto imbiancato
dalla pioggia di solitudine nel tuo costato?

Pellegrino ignudo, vestito
di malinconia
sordo al tenero fruscio di stagioni.

Ermo sorriso, guardo ascoso.
Ciglio riluttante, nel piangente sbadiglio
desto nel rimpianto.

Rimatore romito, sognatore
svanito, nell'effluvio dolente
di aggrinzita pelle.
 

Maggese Esistere
Odore di zolle arate
profumate di marrone invernale,
sul finire di gennaio.
Il divenire di febbraio

cartapesta e l'ubriacone,
per un mese divertito.
A maggese il sentire
del quotidiano dolore.

Le nascoste lacrime, fra coriandoli
e frittelle e bomboloni.
Anima ribelle da maschera coperta
all'ombra di infreddolite stelle.

Sopra lunghi cornicioni, tubano
mascheroni. Nel frastuono
divertito, il silente contadino
ara le sue zolle; divertente è lavorare.

In realtà è la sua vita.
Stanca nelle dita, consumate
solitarie nel freddo a lavorare.
O contadino, hai dimenticato il presente, il passato.
 

Cinguetta un Dolore
Cinguetta l'albeggiare,
ilare fra le scheletriche ombre
di ignudi platani. Il mare

evapora un bianco respiro
di salmastro stanco. Stridenti
gabbiani l'aere sopita tagliano.

Del verno il sospiro
infreddolito. Miro il mattino
nel rosso oro si scalda. Cinguetta

l'umido prato di gelata guazza.
Cinguetta l'amata malinconia,
nell'amareggiato costato.

Duole ogni dì assente
presente nel dolor
provato, dal ciglio ferito frammentato.
 

Cardellino
Un eco mortal silente virente,
da serrate labbra, serrate
nel dolor ansante di cipressi.
Mani giunte nel pregar un Dio discosto.

Nascosto nell'aroma morta, un
luccicone rubato all'empireo
azzurro nel grigio di giorni.
Evapora la nebbia marmorea

deceduta nell'afflizione di parole,
condensate nel verdeggiante profumo
di cipressi nel vespro vermiglio.

Canta cardellino, fra rami verdi
intrecciati. Canta la viride melodia,
allieta la tristizia del cor.
 

Un Venticel
Vedo l'umidità del campo
ed ascolto il marron profumo
di sopita terra. Nel' inverno
ramingo ramoscello.

Un venticel tepente raffreddato,
il sospiro mi ha portato.
Un semino imperituro
simile al dente di leone.

Nell'aere aleggia tenue fragile.
Delicato resistente all'anelito
assente. Grave voliti nella stagione.
Non sei della primavera,

ogni dì è la tua era: la Vita
sei. Gioiosa e bella. Grazioso
dono non so di chi, o di che cosa.
Resa vana dall'umana brama.
 

Un Freddo Profumo
Campi canuti di capelli anziani.
Gelata erba morta, come di ghiaccio lacrime.

Stille di vita, profumo freddo
nello sterno; sterno scheggiato.

Raggi irradiano piccoli cristalli
di vapore; evaporato odore di pianto.

Ristà un campo deceduto, arso dal gelo.
Rimane uno stelo. Ultimo ricordo di ciò che sono.


Rime Invertite dal Petto
Nell'ombra della luce, proiettata
dalla corrente, scrivo silente del dolore
che accomuna il vivente creato.

Solingo scrivente, abbandonata
gioventù, brizzolato
il ciglio cantore.

Un tempo distratto. Illuso
fanciullo
dove i resti mortali sono raminghi.

Rima invertita dal petto schiuso.
Pensieri guardinghi
del poeta il trastullo.

La solitudine del cuore
acre malore, di rimpianto,
di pallore. Delle ore il silenzio.

Cerco una rima nello stelo del fiore;
l'aroma della sofferenza, aroma dell'assenzio.
Nell'ombra della notte, il costato resta affranto.


Profumo di Sofferenza
Strappo dalla carne
rivoli di dolore,
si sciolgono sui capelli.

Lacrime rosse
di sangue, profumo di sofferenza.
Gli occhi abbandonano la speme.

La tua essenza
è rimasta nell'eco del domani,
nell'eco di ciò che saremo.


Porpora Tiglio
Germogliano nudi tigli
di indifferenza spogli.
Sopra tenere fronde
pettirossi stormiscono, come onde.

Foglie virenti
in primavera, in autunno cadenti.
Chiccola un nido di rametti
infreddolito, dal fischio dei treni diretti.

Un timido petto porpora,
piccole briciole becca.
Sopra il cornicione.

Simile al suo imbarazzo
è il mio cuor. Paonazzo
al dolce profumo di carezza, carezza di vita.


Notte di Viuzze stanche
Illumina la notte un nascosto sorriso,
nelle ombre silenti di viuzze
stanche.

Fanciullo anziano sentimento
aleggia come falene sotto lampioni,
lampioni svaniti nella nottata.

Poche parole timide e confuse,
sopra porpora guance
di guardi fuggevoli.

Non promesse nascono dal costato,
ma grave realtà
notturni pipistrelli che stridono .

Ingannatrice è la vita,
ideatrice di inganni e malinconia.
Livido satellite gelido, irradia la notte.

Il sussurro di un assordante
rumore
lentamente si avvicina allontanandosi da viuzze affaticate.
 

Guardo di Solitudine
Empireo argenteo di brina cristallina.
Tetti addormentati da feste religiose.
Piccioni e tortore
tubano assenti sopra antenne d'acciaio.

Pochi passanti marciano
lungo marciapiedi gelati,
abbaiano guinzagli
frenetici.

Un guardo solingo, ruba
una zolla di montagna,
zolla di nostalgia.

È sempre il solitar guardo,
che non vede il mondo,
che non trova quiete!
 

Gemito Imbroglione
Si spezza il singulto silente
afflato trafitto dolente.
Immobili dì girovagando

sospirando
dolor scheggiato.

Di rosse stelle foglie
nel firmamento tramontato.

Accartocciato
ricordo sordo e muto, o futuro cordoglio.

Mareggiata di scoglio,
vespro di porpora come Stella di Natale.
Povero amor nato dalla virente pianta. Corale
sentimento immiserito, dal rosso scolorito.

Piangi malinconico singhiozzo,
strozzo
il sorriso nel funesto luccicone!

Sghignazza, singhiozzo singulto, gemito imbroglione.
 

Stormire Piangente
Salice frondoso virente
nel tedio stanco sei piangente.
Frale il ramo spiovente
lungo il rivo morente.

Le piccole foglie, lentamente
bagni nel dì, di rimembranza silente.
O salice, scarno petto dolente
dall'amor afflitto, amareggiante;

il quale illude il cuor di gente.
Io, ascoso pettirosso nel frondoso piangente,
della delicata corteccia, ascolto pigramente

lo stormir del dolor assente.
Non più lagrimar nel fiume verdeggiante.
Tu, che morto sei nel cuor, salice piangente.
 


Pensiero
Funesto pensiero che la vista tormenti,
parla al petto smarrito
del vuoto silenzio.
Racconta dei sogni assenti
dell'esistenza dolce assenzio.
Il tuo muto parlare appassito

corolla di cordoglio, di commoventi
momenti. Sfiorito
ricordo fuggito
di pensieri dolenti.

Il profumo trasparente del mare,
onda del passato
pensiero accartocciato
nel giaciglio del cuore, desiderio d'amare.

Pensiero passato, nel silenzio annegato.
Rimpiangi il vissuto
che da solo hai negato.
 

Mare Aggrottato
Non scalda quella luce azzurra
il verno ghiacciato.
Nella quiete delle onde, sussurra
un lamento di schiuma, aggrottato

ciglio al morente vermiglio.
Guardo lontano orizzonte
nel crepuscolo dorato, assomiglio
all'ombrato gabbiano. Corrugata fronte

dal cordoglio ardente. Brucia la cute
nella fredda tramontana.
Svanite nel bianco salmastro, parole mute

che urlano il roggio sentire.
L'inverno mugghia sulla riva
del petto; in questo mare ascolto l'umano patire.
 

Chimera Diafana
Tedioso Gennaio. Inganno,
affanno dell'anno
passato. Chimera diafana.

Grigie nuvole di speranza
aleggiano nella grave ansia,
dell'ascoso venturo.

O Gennaio di gelo,
di campi infreddoliti,
di passeri impauriti.

O Gennaio dalle finite feste,
dalle lunghe gelate;
al carneval ci accompagni, di traboccanti risate?

Instabile il cuor di gente
nella solitudine assente;
come emigrata rondine.
 

Corteccia
Protendi le scarni mani.
Ignude fronde al lontano cielo.

Ingenua illusione illumina
e trafigge l'anima.

L'odore grigio freddo
tiepido nel costato di corteccia.

Deboli radici nella friabile
terra, affondi.

Gli occhi canuti
volgi all'empireo. Ti accorgi esser lontano.
 

Rugiada sulle Ciglia
Frale ciglio di castano sorriso,
nel guardo intriso
d'amore improvviso.
Stanco occhio ingannato, dall'ingannevole paradiso.

Stanche le rughe del tempo
sulle mani affaticate dal maltempo;

di un esistenza che ha rubato
la fanciullezza, e, amareggiato
la carezza di bambina.

Lo sterno tarpato dall'ingannevole passato.
Pellegrina
tenerezza
abbandonato
oramai il tempo antiquato.

La rugiada sulle ciglia
di passione vermiglia.

Tenero è il tuo riso
di dolce profumo intriso,
sulla pelle di narciso.
 

Befana
La vecchietta curva all'orizzonte.
Vermiglia l'ombra del ponte. Una fascina
sulla gobba per scaldare, il bianco freddo polare.

Fra le fratte a faticare, la vecchietta
solitaria. Lunghe rughe il volto a solcare
una vita a lavorare, rinunce, e, amare.

Scampoli il vestito rattoppato.
Calze lunghe e consunte.
Scarpe rovinate.

Il nodoso bastone tarlato
brandelli di vita ha sostenuto. Lungo
il tortuoso sentiero, che al crepuscolo odora di nero.

La vecchietta non si stanca
a camminare, per il sentiero
continua ad avanzare.

La sera affaticata, davanti il camino
sopita, sogna la giovinezza
svanita. Befana

la chiamano in paese:
ma sei l'anno passato,
abbandonato per il venturo, sperando nel futuro.
 

Lacrime di un Sorriso
Si spezzano lacrime evaporate
da stille assenti di emozioni,
nella risonanza silente.
Abbandonato nell'ombra del costato

sorriso lacrimabile di ciò che è passato,
di ciò che è presente.
Non si ode il fruscio assente
di un pensiero, forse una carezza...

Non bagna la luce del mattino
la quiete del movimento del ciglio,
vacuo guardo rivolto al preterito?
O ad oggi?

Respirare il silenzio rumore
di rapiti sentimenti; inganno
della Vita della Morte.
Come aguzzi

cocci di polvere grave,
alitano nell'aere immobile
di zefiro azzurro; diafano alle orecchie
sopite da cordoglio malinconico.

Allungare un osso scarno,
come ramo secco nell'inverno di ghiaccio,
nella speranza che una calda lagrima,
possa scaldare lo sterno fratturato.
 

Sradicato e Tarpato Abete
Viride abete decorato guastato,
nel tramonto di fugaci feste fuggenti.
Abbandonato spoglio nel gelo del caminetto,
dopo l'Epifania tutte le feste porta via!

Abete tarpato, le radici ti hanno estirpato.
Lunge il ricordo del bosco odoroso
di rocce e montagne e grazioso
augel: la ghiandaia.

L'acuto ree...ree
soffocato dalla terra smossa
commossa, dalle radici sradicate.

Dimenticato abete, simile al tuo costato
abbandonato è il cuor semplice di gente,
assente all'occhio affaccendato.
 

Brinata
Brina neve gelida candida, sapore invernale
rendi bianco il prato verde, parco
davanti la finestra serrata.
Nel cuor di cristallo crespo di ghiaccio

porti il retaggio di posti discosti,
porti l'antico tempo preterito.

Pervaso dalla mestizia il petto,
Brina amica della mia nostalgia.

Lungi l'epoca spensierata, condannata
a perire nell'adulto spirto
anelante di nostalgia.

Temperatura di rugiada, che appanni il vetro
al respiro lento, intento ad osservare il mutamento
di stagioni, cangiamento dell'esistenza.

O Brina, il freddo scalda l'anima
di rimembranze fanciulle.

O Brina, il gelo riporta ecchimosi
di rimembranze fanciulle.

Ermetica la finestra. Il ciglio
volge il guardo a te Brina.
Il costato come te è brinato.
 

Cerqua
Sempre lussureggiante l'aroma,
anche nel gelido inverno.
Maestosa chioma
rifugio per piccione e passero: core materno.

L'autunno pittore, alle foglie cambia colore.
Gialle e rosse e arancioni
dell'albeggiare è il candore
di nuvole lontane e di aironi.

Il tuo frutto è la ghianda.
Della vita il seme.
Alle tue radici sopite, ghirlanda

di pietanza, per piccoli animali è la speme.
Quercia, dalla robusta corteccia grigio marrone,
nell'ombra nel petto ascolto la vibrazione.
 

Cosa resterà! Forse resterà...
Cosa resterà dei frammenti.
Ricordi di vita
sparsi nel vento
come semi di soffione...

Dolore gioia, miseria ricchezza.
Sorrisi lacrime, salute malattia.
Schegge appuntite di vita nel vento volate.
Nel cosmo brullo sparse.

Foto svanita
nello scorrere dell'esistere.
Una stilla di sole.

Forse resterà un coccio.
Una scheggia. Un lembo
di quello che eravamo e di ciò che saremo!


Foglia dal Leggero Peso
La solitudine, simile alla foglia
secca, rimane appesa
con forza, allo spoglio ramo invernale.

Il maestrale,impetuoso soffia
la nudità della corteccia;
l'ostinata Solitudine resta.

O Solitudine, dall'infanzia
sei amica:
ed il petto hai colmato

di isolamento. Per difenderlo
dalla paura di penare;
lo hai reso debole e indifeso e nubiloso.

Cuor friabile. Leggero nel peso
dell'afflizione;
solitario, come te Solitudine.

Foglia secca solinga. Sola
sulla fragile fronda
a perire. O Solitudine.
 

Una Goccia di Rugiada
Come una goccia di rugiada,
fragile, delicata, impaurita; fanciulla
figlia mia. Per quanto il mio amore
è cosmo nel mio cuore

la caduca pelle, è frale
nella vita, come petalo di margherita.

Il ciglio perituro
veglia
sul tuo sorriso.
Ma, così debole è l'anziana palpebra,
dell'uomo che non sono.

È cresciuto il sorriso tuo,
come la debolezza
dell'esister mio.

Ancor di più ti amo!
Figlia, fanciulla, farfalla
nel delicato batter d'ali.

Vorrei gridare il silenzio!

Una lacrima
lentamente
nella quiete, piange...
 

Promesso!
“ Babbo, vero che ritorni sempre? “

Il tintinnio del sorriso
negli occhi tuoi, bambino,
figlio del mio petto, amore del mio cuore.

Amor del mio amore.
Il seno mio è il tuo cuore!

Come un piccolo
dente di leone, il tuo amore
hai seminato nel costato;
sei un piccolo fiore.

Della promessa di tornare,
piccolo amore,
sempre tornerò, nel tuo cuore.


O Inverno
O inverno, fra scheletri di corteccia
e rugiada di ghiaccio. Una grigia cornacchia
vola sopra lo sciabordare del rivo;
gelida acqua.

O inverno, dai plumbei occhi.
Grigio cielo, simile a brizzolati capelli.
Morti campi, a maggese abbandonati.
Strade solitarie, dalla pioggia illuminate.

Nidi infreddoliti, intrecciati fra le fronde.
Nidi ignudi, petti solitari abbandonati.
Uno zefiro di indifferenza, gela i cuori.

Comignoli spargono fumo candido.
Nebbia ghiacciata, dal profumo di verno.
O inverno, il costato di gente hai gelato!
 

E' Natale!
E' Natale! Nel cuor muto.
Ancor restano fronde finte,
lucine colorate
palline di vetro, decorate.

E' Natale! Il cuor accorato.
Un argentea malinconia
aleggia nello spirto.
Niente è cambiato.

E' Natale! Risate vedo
di fanciulli. Ricevuti doni.
Ma la morte,
ancor non vuol riposare.

E' Natale! Ancor c'è chi sta
male: nelle corsie d'ospedale,
sui campi di battaglia,
chi non ha di che mangiare.

E' Natale! Ma si continua
a soffrire...qualcuno la speranza
ha perso, qualcun altro l'amor ha smarrito.
O semplicemente la solitudine ha ascoltato.

E' Natale! Di promesse
prima fatte, poi perse.
Nevica nostalgia nei presepi
all'ombra di caminetti.

E' Natale! Di ricordi vaniti.
Di pensieri intristiti.
Di sorrisi invecchiati. E' Natale
nel cuore di chi sa veramente amare!
 

Vecchierella
Sotto la fredda ombra
dell'autostrada, la vecchierella
gobba, dagli anni curvata;
nella vermiglia brina della mattina.

Le rugose mani affaccendate
dallo stanco lavorare. Vetusti
abiti anziani, consunti, bucati.
Occhi curvi, erba da estirpare.

Secco l'abete decorato a festa
festa d'attesa, attesa di cosa?
Vecchierella canuta, antica vedova
della vita contadina.

Uno zefiro di sole,sussurra
sul grembiule. Corrugata fronte.
Gelato sudore. Rivoli di stanchezza.
Curva esistenza, sopra l'odore marrone di zolle ghiacciate.

Vecchierella stanca.
Sacrificio e rinunce e solitudine
di una vita di miseria.
Nell'effluvio roggio del tramonto, imperitura gioia.
 

Il Battere d'Ali
Un sottile fruscio tiepido gelato,
soffia nell'anima.
Un rivo silente, amareggiato
dalla pioggia irruente; un pensiero gorgheggia.

Platani dal verno sopiti,
lungo l'argine friabile
del verde manto ignudi.
Diafano profumo umido, sale.

Evapora una pioggerella,
un singulto, uno sciabordare
nella quiete caduca.

Di ali echeggia il battere.
Battere d'ali che nel cuore,
Rivo, è simile al mio palpitare.
 

Rimatore sognatore
Poeta scrivi versi. Premi
sull'inchiostro nero,
inspiri il bianco profumo della carta.

Verseggiatore inventa
poesie, colma il vuoto
rumore con sonetti.

Rimatore, ramingo cuore
scrittore mesto, verseggia; parla
di questo esistere.

Raccogli pavide foglie:
cadono in autunno.
Le mani rugose, bagnale di guazza.

Dall'inverno, prendi neve candida;
lasciati carezzare
dalla tramontana gelida.

Poetante fra nascoste rime
verseggia il cordoglio.
Assapora l'odore dell'inchiostro.

Sfiora il delicato rosa pesco,
inspira il fragile melo:
quando germoglia vita a primavera.

Ondeggia l'estate
nel riflesso pelago,
nell'azzurro orizzonte
dove cielo e mare si amano.

Poeta scrivi sottili emozioni.
 

Emozioni Tenere
Nel caldo dì del verno,
dove alti tigli anziani
dalle fronde nude; ascoltano un tiepido
singulto. Sulle gote, rivoli...

Tenere emozioni di gioia.
Guardare gli occhi adulti
del figlio, amato amore cresciuto.
Non solo fanciullo, un uomo!

Della madre gli occhi si inondano
di lagrime. Nasconde
nel silenzio il pianto.

Grembo di rimpianto
per non aver vissuto ogni momento.
Fugace tempo, tiranno il tuo cuor.


Rivoli di Insania
Rivoli di solitudine scorrono
sulla pelle nubilosa, consumata
dalla malattia che divora l'esistenza
fuggevole, mente caduca, insania!

Piangi il vacuo del tuo dolore,
nella lucida follia
dell'effluvio acre,
dal cuor solitario. Evanescente

il sorriso di pianto, dispiacere, rimpianto
della giovane età; età rubata, età non vissuta!
Di tuo figlio,sei il figlio

nella sofferenza del seno.
Non più sereno,
lo squilibrio, è il veleno.
 

Cuor Fragile Ferito
Trafitto costato, dalla vetusta
afflizione, cuor mesto
di palpitar hai smesso.

Ferito petto, fragile
forte nel dolore.
Nel silenzio si muore.

Deceduto cuore
nel porpora malessere;
cullarti vorrei.

Ferito seno,
nel fanciullo sei gioia.
Nell'adulto sei noia.

Cuor mio, che di cordoglio
ti imporpori il viso, e
non saltelli nel costato.

Questa vita ti ha ingannato!
Ma è solo questa!
Ama ciò che resta!
 

Gelido Abbraccio
Tramontana, nel torace respira il gelo,
polmoni vuoti di silenzio.
Soffia irruente nei grigi pensieri. Solo,
in questo malinconico vivere. Vento

errante, tu che ascolti il viver mesto
nello sbattere di ali, nelle foglie che stormiscono,
nelle onde del mare, nell'albeggiare e nel tramonto;
insegnami ad amare il tedio!

Da mezzanotte spiri, freddo il petto,
malinconia ali nel cuor mio.
O Tramontana, abbracciami!Ghiaccio
il tuo abbraccio nello spirto.

Ma l'oblio che echeggia dentro
è niente al confronto!
O tramontana abbracciami! Il rigido
abbraccio riscalda il costato.


Sussurro un Fruscio
Respiro il vapore del silenzio,
nelle increspature del pensiero. Carezzo
con il sorriso il ciglio di gioia.

Svanisce l'imbarazzo, si imporporano
le gote silenti.
Sussurrano parole non dette...

Aroma gaia, volita nel fruscio
del petto, petto d'ardore.
Il tempo ruba un frammento di lietezza.

Tessere un sonetto, nella quiete dell'infinito.
Infinito bisbiglio
dell'irrequieto spirto leggiadro.

Un brusio ingannevole,
sfiora un dubbio...questo esister
è un fumo di insania.

Vorrei rubare uno scampolo
di vita, vita viva;
nel seno imprigionarla, come frammento di sogno.

Un mormorio melato, essenza diafana
del sospiro anelante
sulla cute di seta.

Si dissolve il candido capello. Grigio
pallore assente di esistenza. Nel silenzio
respiro il fruscio del vapore.


Ama Piccolo Amico
Di ostro le mura. Materna
la struttura; dove piccoli
cuccioli la vita
imparano.

Azzurro il grembiule a quadretti,
al bianco
alternati. Rosa la bambina.
Sull'uscio a mirar il tanto atteso amico.

Amicizia amor, l'incontro di sorrisi
dei bambini.
Tenera gioia di giocare.
Saper vivere

con libertà
della puerile età
spensierata allegra felice.

Nel crescer del petto,
l'arroganza prende il posto.

Simile al cuculo, nido proprio
non ha!

Volgo il guardo all'azzurro bambino,
che il ciglio d'amor, ha!

Ama piccolo amico,
non solo in tenera età!
Il petto tuo è grande, di sincera passione;
un gigante!

Ti dico, giovane uomo, l'inganno
è nel nido dell'esistenza, parassita
di illusioni: cu-cu,cucù! Questo è il suo verso.

Dal nido,io, son caduto
assai presto!
 

Note di Notte
Desta notte, dal notturno canto
franto
fra ingiallite foglie del parco
di tiglio.

Note di notte
nel cittadino silente.
L'usignolo o il pettirosso:
hanno destato il sonno.

Il seno intimorito,
dalla pioggia di novembre
che i tetti bagna, irruente.

Un freddo brivido
sussurra.
Uno scampolo di solitudine, nel sonno scivola.


Il Vuoto
Sento un dolore assordante,
trafigge il petto morente
dentro questa lagrima salata,
che brucia la pelle rugosa
solcata da infelicità e solitudine.

Sto annegando nel pianto morto
del vacuo; il quale echeggia nel ciglio
sopito: da intolleranza ed afflizione.

Gli occhi fuggono nell'orizzonte
a morire, dove muore l'astro dolente
nel tramonto indefinito.

Non sono mai nato, vivo dentro
un pensiero, dentro l'oblio
di me stesso.

Non ricordo, non ho ricordi,
non voglio ricordare!

Pena, uccidimi! Fammi soffrire!
Non merito questa vita da poeta!

Io non sono poeta! Rubo parole
all'aura che sfiora la mia pelle.

Io sono il vuoto che scrive.


2 Novembre
Pioggia di fine ottobre,
bagni crisantemi
nel virente respiro di cipressi
nel campo santo
in silenzio religioso.
Nelle gelide lastre di marmo,
istantanee di vita passata,
lapidi dimenticate
di anime decedute.
Di morta vita, si animano
tombe
nel novembre dei morti
abbandonati.
Dimenticate rimembranze,
svaniti momenti
simili a sbiadite foto
ingiallite.
Eterna è la morte,
caduca la vita
e la speme di gioia.
Fronde secche in inverno.
Parlami vuota lapide,
dell'imperitura morte,
così che possa capire l'esistere!
 

 Chiccola Augel
Ascoso sorriso, nasce nell'ombra
dell'albore, nel pallore arancione.
L' ermo ramoscello languisce,
triste augello!

Perché di cordoglio
bagni il piumaggio?

Chiccoli malore, dalla frasca ferita.
Trafitto il seno. Porpora
la sofferenza che stilla dalle palpebre.

O Esistenza dolorosa,
che il creato tutto affliggi.

Inganni i figli,
nel travaglio li abbandoni.

O Pettirosso, chiccola più forte!
Chiccola. Il dolore
possa raggiungere
l'azzurro lontano...

La mestizia tua, augel
sofferente; è la pena dell'esistere.

Somiglia la tua pena
al mal del vivere,
al mal di questo granello di terra.
 

Rivo Strozzato
Rivo di Camaiore, che sciabordi lussureggiante
fra le fronde dei platani,
ondeggi lentamente
nel riflesso trasparente
di piccole nuvole galleggianti.

Rivo, che spaventi
quando il tuo letto diventa inondazione,
e le lacrime diventano tacito terrore!

Nel meriggio tiepido d'autunno,
di foglie ricco, piccole imbarcazioni che
veleggi verso il mare a Viareggio.

Rivo sfuggente, nascondi le tue parole
nelle fronde di alghe verdeggianti,
le quali stormiscono al tuo passaggio...

L'airone cenerino e la garzetta
si nutrono del tuo ventre,

si appagano di vita, fra freschi zampilli
cristallini, trafitti dal tiepido sole.

Sfingeo rivo, attraversi Camaiore, per
sfociare a Viareggio, dove son nato poeta:

tu mi hai visto nascere, forse mi vedrai morire.

Hai ascoltato le mie strofe
di malinconia intrise, ma non hai mai proferito verbo!
Un frammento di Camaiore
hai conficcato nel costato, costato che duole...

Rivo, tu che scorri nel tempo,
perché indifferente ondeggi
e non ti curi dell'umana gente?
 

Pallido Rossore di una Lacrima
Una lagrima stillata dalla sofferenza
lentamente
scivola nel firmamento, lungo il naso
a rimembrare

una passione ascosa
negli occhi di pianto, spezzati da un debole
dolore.
Pallido rossore

nel guardo della tacita luna, distante
dal cordoglio buio,
distante dall'umana
pena.

Brilla nella frescura tiepida,
una lacrima sincera,
una lacrima di tenerezza,
una lacrima che soffre!

Dell'esistere è questo il patimento.
Un pianeta che muore
una stella che cade.
Scivola un treno nella notte

di ruggine il rumore,
l'incanto spezza nella veloce partenza
il sogno si porta via, dove l'oblio
non dimentica di dimenticare.
 

Notte Assopita
Si bagna questo arido
pensiero
nella notte di lampioni
fradici.

Stelle disarmate
nel firmamento buio.
Parole
di mestizia intrise

si assopiscono, si assopiscono
sopra brandelli
di carta ingiallita.

Prima di assopire il ponderoso
ciglio
il guardo getto nella notte.
 

Un Viaggio Infinito
Scrivo di un viaggio,
carta semplice
penna umile. Un viaggio
del vento, che la piccola zolla terrestre
ha girato!

Uno zefiro solitario,
il quale ha carezzato pelle
di colore, di parole
diverse, da anfratti lontani.
Nei racconti della gente

ho ascoltato
ho appreso
di viaggi anche non lontani,
li ho visitati con la mente.
Profumi saporiti

nel ciglio del narratore,
in silenzio ho ascoltato.
Un altro viaggio, penso, ho vissuto.
Tutto il mondo ho visitato
ed ho scritto poesie.

Non duole
il petto, per i viaggi
che non ho fatto.
Il viaggio più importante
è quello: per sempre!

Spero di non lasciare
rimpianto e dolore.
Ho scritto e fantasticato, ed ascoltato,
ma dell'eterno viaggio
non c'è nessuno che ha mai raccontato!

Quando prenderò commiato
per l'ultimo viaggio,
spero sia un: “ arrivederci!”
e no un:
“addio!”


L'Odore dei Camini
L'estate è appena morta,
nell'aria di notte
si respira l'odore freddo dei camini
che inebria i cuori.

Le caldarroste scaldano
sorrisi antichi,
con il rosso vino novello.
L'estate è appena morta,

nei pensieri volita
l'aroma di lucine colorate,
palline di vetro e doni e giorni di feste.

Quando l'estate muore
nel cuore
già si sente il suono del Natale.


Spazio bianco
Sono rimasti bianchi spazzi
vuoti
non è facile
trovare il coraggio di scriverli


Scrivere silenzi
Scrivere vuoti


Pagine bianche sfogliate dal vento

Spazi canuti, candidi, bianche parole


Chi scriverà dell'infinito, se è finito?

Chi riempirà vuote pagine?


Sono fibra vacua
nell'interminato universo.


Una scura macchia
nello spazio bianco!
 

Solstizio d'estate
Si allungano le ombre
nella calura serale.
Cri-cri di cicale
scaldano la notte.

Il sibilo dello scirocco,
curva verdi chiome
rigogliose.
Si spezzano ramoscelli.

Vorticano granelli di sabbia
all'albeggiare
di un grigio sole.

Simile al cuor
delle persone; incerto e tedioso.
Le cicale, nel silenzio, friniscono.
 

Canizie
Quando il crepuscolo
negli occhi rugosi tramonta,

ed il silenzio scalda le solinghe
lenzuola; mentre i sogni:

sono, sono ricordanze
evaporate all'ombra della luna,

una piccola lacrima canuta,
nell'anziano giaciglio di solitudine,

è l'ultima compagna
prima dell'imperituro commiato!

Nel vuoto silente della notte,
vecchio organismo,

l'afflizione nascondi...
La solitudine bacia i ricordi

i quali penzolano
come stanche foglie annose.
 

Brulla Terra
Pioggia gialla di foglie, nell'agosto
d'autunno, doni il battito di un cuore
morto; una foglia solinga muore.
Muore per seguire il desiderio...

Vola veloce, dal ramo staccata.
Volteggia in volo, cuor alato,
cuor malato di solitudine.
Rimpiangere di non aver vissuto.

La terra brulla, sepolcro
della libertà!

Non bagna, l'azzurro ricordo
le gèsta ardite, gemito germogliato
nell'età fanciulla vecchia, di bianca pelle rugosa.

Tuono tacito,
nell'estate soleggiata
d'arsura seghettata, del tiglio la foglia.

Cuor simile al mio, che ala non ha!
Gialla ala, tarpato sorriso,
funesta esistenza, riso non ha!

Terra brulla,
sepolcro di libertà!
 

Ottobre e il Merlo
Ottobre, di umida quiete
di corta erba ingiallita.
Steli spezzati di granoturco
mietuto, come tante croci nella terra incolta.

Una melodia serena
dall'anziano tiglio,
dietro foglie a cuore
di madre.

Di bambini i singulti
nelle braccia di maestre.
Questa è la vita che cresce!

Il merlo è volato.
Chioccola sopra maestosi pini:
il suo canto ha portato.

Il silente Ottobre, mira
bianche nuvole passare.

Chioccola, rosso verde giallo,
il dolce malinconico canto del merlo.

Tiepida luce rinfresca foglie, quieto zefiro taciturno.

Ottobre sussurra al merlo: “chioccola in silenzio!”
 

Sospiro
Sospiro aeree afflitta
tediosa
dell'albicocco, che si erge
frondoso nel campo riarso

Sospiro lo sgocciolare assiduo
delle foglie grigie,ed il canto
sommesso
del canarino, un canto mesto

Sospiro il rosso tramonto
delle piccole foglie terse,fragili
tremanti...

Sospiro il calore denso
di radici profonde; si allattano
di acqua...fuggita dalle labbra
 

Airone cenerino
Airone cenerino, nuoti
in questo mare di nuvole,
sopra chiome verdeggianti
di platani.

Riposi lo stanco volo
lungo il bordo
del fiume, ed immergi il becco
per placare la fame.

La tua fame, è il sopravvivere;
libero
nella natura madre.

Noi comune gente mortale,
non riusciamo
a saziare questo tedio: l'infelicità!


Passero triste
Passero malinconico
ascolto il doloroso tuo
ansimare, mentre la vita
fugge...dal piccolo corpo tuo

Ascolto il dolore buio
della dolente
sofferenza, ti affligge
la consapevolezza della morte

Ho spezzato le illusioni
i sogni tuoi...
Perdonami!

Questo querelarti
non è diverso dal mio...
La certezza della fine...
 

Scampolo nel Venticello
Dimentichi la penna
sopra uno scampolo di carta,
foglia gualcita, odore sfiorito,
ruvido sentimento.

L'ala del merlo,
chioccola nel vento.
Sospiri
pensieri, pensieri dimenticati.

Scrive la penna
la pena del vivere.
Racconta il tacito sentire.

Chioccola il venticello,
l'assillo che ascolta
l'augèllo.
 

Cadono lacrime
Cadono lacrime
dal nebuloso cielo.
Con azzurre onde
si confondono.

Acre mattine d'autunno
nascondono malinconici occhi,
con la cilestrina rugiada.

Nel firmamento lontano,
stelle si spengono...
nell'orizzonte, malinconica
la pallida luna fuggevole.

Evapora il sogno!
Cadono lacrime.

Cadono lacrime;
infreddolite foglie
dal dolore inebriate...

Candidi aironi;
l'aurora rincorrono
dei lontani paesi...

Nella fanciullezza, il ricordo
dell'estate permane.

Ricordi. Come
di sabbia, granelli
sul marino fondale; sparsi.

Dei cipressi il silenzio.

Mesto, il tedio ascolto
del pavido domani.

Dell'inverno, il freddo
ascolto.
Cadono le lacrime

Gennaio, l'essenza tua
grigia i pensieri
duole...

Le stanche ore notturne
rintocca il campanile;
cadono lacrime...
 

Anfratto di rocce
Il tuo freddo sangue
scaldi
al tepore estivo.

Rovente calcestruzzo
di virente muschio coperto.
Sorridono i denti

al ciglio fuggevole.
Il gelido scorre dentro;
è il ricordo delle adolescenti estati:

nascondersi nella timida tristezza
di cuor delicato,
tra sospiri, tra cordogli, tra paure.

Mi parli.
Nell'immobilità
del torrido muretto.

Lucertola muraiola,
amica nella pena
sorella solinga, perire nell'immobilità.
 

Fronde intrecciate
Un platano, un tiglio,
le loro fronde
si abbracciano d'amore assoluto.

Nel cambiamento delle stagioni,
nello scorrere di foglie,
nel migrar di rondini,
nel fruscio dell'aura.

In autunno, le foglie,
di imbarazzo profumano,
secche, cadono ingiallite.

Al respiro del verno,
spogli rami
si intrecciano, si riparano.

La primavera, chiome colora
e l'augelli
nascondono il nido.

Giunge l'estate,
l'essenza viride
aleggia nell'aere,
di solitari campi non coltivati.

Longevo
l'amore imperituro
puro
assoluto
nell'eterno abbraccio di fronde intrecciate.
 

Ballerina Bianca
Ballerina bianca, danzi
nell'immobilità dell'atmosfera
lungo le stagioni
che si presentano consecutivamente...

Ondeggi da un ramo
ad un verde prato in cerca di cibo
soddisfi l'istinto
placando il morso dell'esistenza

Anch'io, come te danzo
senza placare il senso
della ricerca...dell'ignoto scuro

Ballerina bianca tarpata
all'interno di questo oceano nero
come me, anche tu, ascolti il dolore
 

Questo è un Addio!
Arrivederci, l'ingenuo petto
hai tradito.

Sospirando amore,
hai ingannato il cuore.

Arrivederci, il ciglio
socchiuso, il disprezzo sul viso.

Con carezze di malinconia,
la cute hai abbracciato.

Arrivederci, neanche amica
sei, dalla mia afflizione sei fuggita.

Non hai saputo perdonare,
ti sei nutrita di rancore.

Arrivederci, neanche ho capito,
ed è l'ultimo addio!

Addio, addio a questo amore;
nasce e poi muore...

Addio, a te, che la vita sei!
Ti ho amata, ma non capita.

Vita, sei tu che hai tradito!
L'addio nell'oblio, senza vere capito.
 

Cielo, lontano Pittore
Plumbeo ciel
dalle palpebre lontano,
ramingo pittor
dal distante cuor.

Racconta di tele
imporporate!
Tu, che lontani passati
vedi,

e vicini presenti.
Dipingi solitudine.
La speme
non ha color
nell'arcobaleno della tavolòzza.

Ciel,
di nero è l'odio
in candide cirri.

Quanta silente pioggia
dipingi,
con pennello di cordoglio.

Meravigliosi quadri
dipingi,
ma dal tarlato cavalletto,

il guardo non vede!
Dipingi di grigio l'oblio
nel crepuscolo.

Lontano ciel,
distratto pittore.

Librarsi nel Tramonto...
Aleggia libero di librarsi.
Virente, il pensiero
sopra chiome oscillanti.

Fruscio di libertà
schiavo
della caducità

dell'effimero corpo.
In alto vola!
Leggero vola

sopra il dolore.
La terra non ha catene!
Libero sei, spira
solitario...

Non pensare al malessere mio,
io
sono della morte!
Nel lontano tramonto: plana...

Quando muoiono le Stagioni
Frinisce fugace l'estate, vetusta vibra zio-
ne di cicale il canto!
Sul finir del dì, frinisce il vespro rosato
di grilli il canto dorato!

Veniano alla mente, aspri dolor,
del cuor
solitario mesto; aspro il ricordo:
l'odore giallo, di mietuto granturco,
l'aroma viola, di vendemmiato vitigno!

Muoiono le stagioni! Adesso muore l'estate!
L'estate arsa, dal salmastro
e feste paesane e gite lontane...


Il ciel si imporpora; cri-cri
di stanchi grilli, friniscono...
Il ciel vermiglio, timido si nasconde.

Tante le rimembranze; della sera il canto
silente, solingo di nostalgia si veste!

Enfio vacuo, il petto afflitto trafitto!

Bagnare di lagrime sorrisi,
accarezzare lievemente, pesanti parole.

Cosa rimane della rugiada,
la qual stillava da petali irrigiditi,
nelle tiepide mattine autunnali?

Un respiro violento sibila: Tramontana!

Libertà Annegata
Scorre nella quiete
il Rio Grande.
Deposita sulla sponda,nel canneto,
un padre e la figlia e la libertà.

Nata libera
la piccola donna.
Mentre le acque fangose
uccidevano la sua età;

nel silenzio
dello sciabordio infinito,
un grido di dolore:

Libertà! Libertà! Libertà!
Fu il tuo ultimo
balocco, prima di morire.

Roggio Ritorno
Lo sciacquio immenso, dell'azzurro infinito
lungo la battigia
rovente, di ghiaccio silente
nel rumore assordante; gente di girasole
semi, abbandonati al caldo mare.

Un oceano di solitudine
sporco
nello sciabordio silente.

Piangi, piangi stella ardente
dai tempi antichi, irradi la crosta insoddisfatta!

Onde schiumose di ricordi
si frangono sopra scogli
di solitudine, a ricordare ciò che non c'è, ciò che non è.

Raggi trafiggono
la stanca malinconia, immersa
nella trasparenza dell'acqua.

Roggio crepuscolo,
che scacci il forestiere e il paesano e il poeta;
di roggio nel costato solingo
il ritorno...

L'Ultima Strofa in Agosto
Nel ferito cuor
della mia città, alle spalle
si erge la torre:
Matilde il suo nome.
Nella via Guidiccioni
una strofa di dolore, ho scritto!

Cosa può celare un aspro sorriso,
dagli aghi di pino trafitto!

Il bianco salmastro
ferite brucia: un cuor
affranto, franto nel petto
morente.

Potrebbe succedere a noi?

Di morire nel petto
introverso
e non avere parole!

Aridi sono gli occhi
dal malessere.

Singulti freddi
non bagnano orecchie
intorpidite.

L'estate muore!

Ultima strofa d'Agosto.
 



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