Poesie di Salvatore Armando Santoro


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Salvatore   Armando Santoro

Santoro Salvatore Armando è nato a Reggio Calabria il 16 Marzo 1938, da madre reggina e padre salentino (terra alla quale si sente particolarmente legato) ed è laureato in Scienze politico-sociali presso l'Università di Torino.
Dedicatosi giovanissimo all'impegno nel sindacato fu tra i primi dirigenti della Cisl di Reggio Calabria prima e, all'inizio degli anni '60, dopo aver frequentato la scuola sindacale della Cisl di Firenze, si trasferisce in Valle d'Aosta dove ha curato in prevalenza il settore della formazione e dell'informazione. In tale veste è stato per diversi anni anche corrispondente per la Valle d'Aosta di "Conquiste del Lavoro", organo nazionale della Cisl.
A Reggio fu uno dei primi promotori del Movimento Federalista Europeo, e tale ruolo ha continuato a svolgerlo anche in Valle d'Aosta, partecipando a tutte le attività organizzative di quegli anni che gli permisero di venire in contatto con i grandi ideatori del progetto europeo, Alterio Spinelli, Giuseppe Petrilli, Mauro Ferri, Angelo Lotti, ecc...
Nel suo ruolo di sindacalista, a lui si devono due importanti convegni organizzati all'inizio degli anni '80 in Valle d'Aosta: nel primo furono tracciate le linee per un potenziamento del settore termale, dove  è  stato prospettato il recupero delle Terme di Pre' St. Didier e lo sfruttamento industriale di alcune sorgenti per l'imbottigliamento di acqua minerale del Monte Bianco (idee che poi si sono realizzate) e, in un altro convengo, invece, sostenne il progetto del collegamento ferroviario tra Aosta e Martigny che è  in fase di discussione in sede politica.
Dal 1986 è stato Segretario Regionale e componente dell'Esecutivo Nazionale del Sindacato Elettrici della CISL, compiti che svolse anche in Abruzzo, tra il 1989 al 1992, dove era stato inviato in missione per motivi di lavoro.
Dal 1997 è in pensione ed impegna il suo tempo libero scrivendo poesie e racconti, una passione che sviluppò fin da adolescente e non più abbandonata, ed alternando la sua presenza tra la Valle d'Aosta ed alcune località della Toscana (Pistoia prima e Grosseto adesso).
Vasta la sua produzione poetica e numerosi i premi letterari ottenuti. Le sue poesie sono state pubblicate su diversi periodici locali (a Messina, Reggio Calabria, Pistoia, ma prevalentemente ad Aosta su giornali, quali Le Soleil Valdotaine, La Region e La Vallè e Notizie, un giornale molto diffuso in Valle d'Aosta). Recentemente una sua impegnativa poesia sociale "La Razza" è stata inserita anche nella rivista trimestrale di Cultura e Turismo "Calabria Sconosciuta".
Le sue poesie sono presenti in molte antologie letterarie, soprattutto della Keltia editrice di Aosta, e nel 2007, anche la Regione Toscana ha patrocinato una antologia letteraria, "Pater" (Morgana Edizioni-FI) dove, insieme alla sua lirica "Edera amara", sono inserite liriche di personaggi di spicco della cultura italiana ed internazionale, quali Maria Luisa Spaziani, Andrea Zanzotto, Franco Loy, Smitran Stevka, Hinostroza Rodolfo, ecc...
Gran parte dei suoi lavori (poesie e racconti), però, sono on-line sul sito www.poetare.it/santoro/santoro.html,  ma anche su altri portali nazionali ed internazionali che lo ospitano.
Nel Novembre 2006 ha stampato il suo primo libro di poesie, "La sabbia negli occhi", edito dalla casa editrice Pubblidea di Massa Marittima, che ha poi presentato in un recital di poesie che gli è  stato organizzato a Reggio Calabria il 3 dicembre 2006. Sempre in questo mese è  stato ospite di una trasmissione della emittente grossetana Teletirreno, nel corso della quale ha presentato il suo volume di poesie ed ha declamato diverse sue liriche sulla miniera. Di questo volume è uscita una seconda edizione per i tipi della Casa Editrice Libellula - Minuto d'Arco - di Tricase (Lecce).
Nel 2007, infine, è stato coinvolto nel "Progetto Legalità" organizzato dall'Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri di Castrovillari (CS) in collaborazione con Amnesty International, ed ha partecipato alla conclusione del progetto stesso declamando agli studenti ed al corpo insegnante presente alcune sue poesie contro la violenza e la guerra.
Nel 2005 ha costituito a Boccheggiano (GR) il Circolo Culturale "Mario Luzi" ed è il Webmaster del portale
www.circoloculturaleluzi.net, sito specializzato in letteratura italiana e straniera. Contemporaneamente ha promosso il Premio Letterario Europeo di Poesia e Narrativa Città di Montieri che nel 2006-2008 e 2009 è stato patrocinato anche dal Presidente della Repubblica e nel 2009 dalla Rappresentanza in Italia della Comunità Europea
Nel 2008 è stato ospite a Casarano Lecce di una importante kermesse artistica inserita nel cartellone della festa dei Pugliesi nel Mondo ed ha declamato diverse sue poesie sul Salento, terra dei suoi avi alla quale è particolarmente legato.
Nell'agosto del 2010 ha pubblicato il suo secondo libro di poesie. Si tratta di 134 liriche inserite nel volume "Ad occhi chiusi - Poesie d'amore". Questo libro è stato presentato l'8 Agosto scorso, ad una manifestazione culturale organizzata dallo scrittore Pietro Zerella a San Leucio del Sannio (BN) nel corso della quale ha declamato alcune delle poesie contenute nella raccolta.

Nel 2013 ha collaborato con la Pro Loco di Patù (Lecce) per l'organizzazione del 1° Incontro dei Poeti Salentini, manifestazione che si ripeterà anche in futuro e con questa istituzione collabora per lo svolgimento del Bando Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Veretum.
E' componente di Giuria in diversi bandi letterari ed è spesso ospite in incontri letterari e poetici.
(Email:
santoro3000@alice.it ) - Tel. 3391844334 – 366.4748941

Leggi le altre poesie: Santoro - Santoro2 -  Santoro3 - Santoro4 - Santoro5|| 
 Leggi i racconti

 

Mai dire mai

Mai dire mai e indietro più non torno
e non pensare mai che tutto è perso
io nell’amor ci guazzo e sono immerso
domani è proprio vero è un altro giorno.

D’amor io vivo e tanto ve n’è intorno
a un cielo bigio segue un cielo terso
l’amor mi ispira sempre un nuovo verso
ed ad amar testardamente torno.

E su nel cielo vedo più colori,
l’azzurro a dire il vero è il prevalente,
lucente si riflette nei suoi occhi.

Non c’è bisogno che il pennello tocchi
per rendere quel quadro più lucente
basta il tramonto a regalar bagliori.

E cessano i clamori
dei gabbiani sul mare volteggianti
amor cercando ancor come viandanti.

- Sonetto caudato
(Boccheggiano 21.07.2021 – 1:26)
 

Paranoia


L’immagine è tratta dal portale:
https://ilpensierononlineare.files.wordpress.com/2019/08/paranoia-2.png

Quelle tue fantasie irrazionali
quegli sguardi persi sui cuscini
quel godere selvaggio nella notte
quelle fughe insensate tra gli ulivi.

E il sole che bruciava la tua pelle
un canto assordante di cicale
distesi tra i muretti e vecchie chiese
a fornicare e non pensare a niente.

E urlare sulle mie impotenze
su quel tardivo pasto regalato
e contro dio allor bestemmiavo
tardi e gustoso me l’aveva dato.

Quel rincorrersi come le farfalle
saltando sopra i fiori dei giardini
quei voli poi confusi nella notte
quadri silenti del color di morte.

Morte che poi riempiva il cuore
e confondeva sentimenti e sensi
ed io annaspavo nelle mie incertezze
guardandoti assopita nuda a letto.

Domande mi ponevo e dubitavo
della sanità della tua mente
e affogavo allora la mia gioia
nell’incertezza della paranoia.

(Boccheggiano 24.07.2021 – 11:35)


Quando soffia lo scirocco
Quando lo scirocco soffia
e il sudore non deterge
penso a volte alla tua pelle
che dal sogno sempre emerge.

E rileggo una scartoffia
che la brina non asperge
me ne sto a contar le stelle
o la luna che riemerge.

Bianche o azzurre campanelle
vedo al Lido San Giovanni
e ricordo anche il tuo amore

e il piacere del calore
della pelle senza panni
delle prospere mammelle.

E ora penso ai giorni andati
agli affetti che ho bruciati

e mi sento tanto imbelle
tra noiose vedovelle

che han dissolto il paradiso
e la gioia del tuo viso.

- Sonetto ritornellato di ottonari
(Boccheggiano 21.07.2021- 16:05)
 

Torelli selvaggi


La foto è tratta dal portale:
https://frasisocial.com/frasi-aforismi-giovani-gioventu/

Quanta felicità dei giorni andati
a raccontar di fiori tra i capelli
si scorrazzava come dei torelli
e s’era matti e tanto scanzonati.

Quei giorni li ho nel tempo ricercati
tra le nebbie e il gelo dei bruscelli
ma piena era la mente di fardelli
quei giorni belli non li ho più trovati.

Ma a te ho pensato, allora ragazzina,
chissà se tu nel cuore mi hai portato
io ti ricordo matta e sbarazzina

ed anche se il tempo è ormai passato
in me sei ancora viva come prima
con la felicità che m’hai donato.

Forse la nebbia a te ha oscurato il cuore
fresco rimane in me quel matto amore.

Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 27.7.2021 – 13:09)
 

Un merlo canterino
Quanto tu fossi tenera e gentile
nessuno può saperlo se non io,
penso neppure tu lo hai mai saputo
l'ho so sol io che un dì t'ho conosciuto.

Di tanto amore il cuore m'hai riempito
erano giorni amari e li hai addolciti,
del tuo sorriso m'ero innamorato,
i tuoi capelli spesso ho accarezzato.

Ed avevi colmato le cisterne
l'affetto fino al bordo tracimava
e nella notte mi tenevi sveglio
forse a dormir sarebbe stato meglio.

No, nel cuore della notte mi chiamavi
anzi urlavi spesso a squarciagola
e gorgheggiava un merlo alla sua bella
sveglio sul tetto come sentinella.

Poi tacque il merlo un giorno disperato
la merla ora taceva sopra il tetto
di un altro merlo s'era innamorato,
ma il cuore di chi amava non ha retto.

La testa declinò sopra l'antenna
sul tetto ci lasciò solo una penna.

(Valpiana 1.7.2021 - 19:03)
 

Un ciuffo di capelli

Ho messo i tuoi capelli sul mio petto,
lo so che sono solamente un ciuffo
ancora li conservo e non li getto
a volte li accarezzo e un po' li arruffo.

Ad arruffarli ancora mi diverto
mi illudo che stai sempre a me vicino
in fondo ho ancora questo cuore aperto
ti seguo come fossi un cagnolino.

A volte abbaio come un disperato
ma a te poco interessa ed hai ragione
dovrei capirlo che m'hai abbandonato
non serve più invocar la religione.

Hai avuto in fondo quello che volevi,
cosa volevi tutti l'han capito
ed hai bevuto, mannaggia se bevevi,
era un bicchiere intero e non un dito.

E m'hai ubriacato col contagio,
gli amici l'hanno detto che ero pazzo
invece non son stato un uomo saggio,
son stato solo stupido pupazzo.

(Valpiana 15.6.2021 - 16:39)
 

Un certo non so che
Bella non era
ma aveva un certo non so che
un sorriso argentino possedeva
voglia di vita e vivere voleva
a me si è data
tante volte si dava
nel buio della notte mi cercava.

Ed era felice
e la felicità brillava in volto,
e trasmetteva,
non so se poi qualcosa dentro ho tolto
scappava e ritornava
non mi sono mai chiesto se m’ha amato
giuro che non lo so se poi m’amava.

Lei giurava di si,
con me rischiava
troppo giovane e pazza
donna di razza
piena di voglie insoddisfatte
di trasgressioni
di cui son ricche le persone matte.

Poi scomparve alla vista
ed io nel buio a sperare che tornasse,
a fare e rifar sempre la pista
che portava sul colle.

Da lì spaziava il mio sguardo
su quelle bianche case mi perdevo
come rondine spesso volteggiavo
la sua finestra al buio corteggiavo
ed aspettavo
un suono al cellulare
una voce giuliva ancor come un tempo chiamare.

No, bella non era,
ma possedeva ancor la gioventù
un certo non so che,
e vita ha trasmesso
nuovo vigore al vecchio arbusto ha dato
ed ora dico di odiarla,
ma d’amarla, lo so, non ho mai smesso.

(Boccheggiano 9.6.2021 – 00:29)
 

Sogno
Mi sveglio all’improvviso
e poi m’accorgo
d’essere solo agitato nel mio letto,
del sogno appena fatto,
ch’ero in balia della tempesta,
rimane solo la paura in cuore
ma poi mi tranquillizzo e faccio festa
perché sento cessare il batticuore.

È un brutto sogno
che m’ha creato un poco d’apprensione
ora piegato sui cuscini
sistemo le lenzuola un po’ disfatte
del venti irosi,
del mare mosso e dei suoi marosi,
rimane solo un po’ di agitazione.

Sono al sicuro in porto,
e il fiato corto
ritrova la sua giusta dimensione,
il cuore ritorna a battere cordiale
pace ritrovo in me
anche la mente mia torna normale.

(Boccheggiano 22.6.2021 – 10:54)
 

Scale erbose


La foto è tratta dalla pagina dell'amica Annamaria Vezio di Firenze.

Per tante scale spesso mi son perso
salito e sceso come un disperato
e sempre ci ho costruito qualche verso
le scale erbose ognor m’hanno ispirato!

E sulle scale il cielo è azzurro e terso
perché al ciel ti sei più avvicinato
ed hai vicino anche l’universo
gode la vista, pur se affaticato.

Le scale hanno ispirato anche i poeti,
Dante nella Commedia ne ha citati
ma i proverbi son del mondo il sale.

“Duro è salire, scrisse, le altrui scale”
“anche a scenderle poi si è sfiancati”
ma solo in cima si diventa esteti.

(Bocheggiano 20.6.2021 – 13:58)
 

Dio del Cielo quanto eri vacca


La foto è tratta dal portale:
https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2020/09/07/Varie/Foto%20Varie%20-%20Trattate/tirare%20per%20la%20giacca-
k20G-U3210375953347UsH-593x443@Corriere-Web.jpg?v=20200906234115

Mi ricordo quanto eri vacca
e ti bagnavi nella risacca
a San Gregorio giacevi stracca
oh, Dio del cielo quanto eri vacca!

E tutto quanto mettevi in sacca
ed eri attiva e poco fiacca
e mi tiravi forte la giacca
oh, Dio del cielo, quanto eri vacca.

Eri fasulla ed anche vigliacca
e nel sedere mi davi una pacca
ed io son stato davvero patacca
a non capire che eri una vacca.

(Boccheggiano 21.6.2021 – 10:07)


Profumo di terra

Profumano di terra le tue mani
suono armonioso che dal campo sale
e fa di brulla terra un bel rosaio
toglie le erbacce e poi nasce un vivaio.

Spuntano fiori ed alberi da frutto
dov'era terra secca nasce l'erba,
fioriscono viole e nuovi odori
dov'era opaco e vuoto di colori.

E tu raccogli adesso rami e fiori
profumano di prato le tue mani
e quella vanga adesso brilla al sole,
accarezzar la terra ancora vuole.

(Follonica 30.6.2021 - 19,14)
 

Parole sparse


La foto è tratta dal portale:
https://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2009/11/11/parole-in-ordine-sparso/

Cerco ancora parole usurate
frasi ardite e pensieri d’amore
mi ricordo il tempo passato,
e l’amore che in mare hai buttato.

Riascolto un sussurro di notte
la tua voce smorzata e lontana
e rinnovi la vecchia promessa
quando a Pasqua seguivi la messa.

Mi cercavi, mi hai anche plagiato,
ed hai messo in gioco il Signore
poi hai mischiato, confuso le carte,
hai scambiato la luna con Marte.

Non importa, io ancor sopravvivo
e non scordo promesse e parole,
tante donne dal cuore ho scacciato
una sola nel cuore ho lasciato.

Il cancello ora è chiuso, serrato,
ma il sole vi filtra al mattino
filtra anche una tenera brezza
che il mio volto pian piano accarezza.

(Boccheggiano 17.6.2021 – 8:55)


Nel segno della Croce


Nella foto: Mattino, di Edward Munch

T’accarezzo i pensieri
e già son sveglio
e fuori il primo sole anche t’abbraccia
ma non t’importa se la notte veglio
se di te nella mente ancor c’è traccia.

Ma sono intorno a te
ancor ti seguo
riascolto il cigolare della porta
e lo scrosciar dell’acqua dentro il bagno
a ricordare poi che ci guadagno
con te che tutto scordi
perché la tua memoria è stanca e corta.

Poi non lo so se ancor ci pensi,
forse è l’orgoglio che ancora t’incatena
al tuo ondeggiare che non ho capito
forse è la tua vita strana
che spesso insegue malsani pensieri
ma io ricordo quella che tu eri
quello che mi dicevi
ai discorsi infantili ed al sorriso
che un tempo ti splendeva in viso.

Ora le tue parole son taglienti
colpisci e affondi nel petto il tuo coltello
ed hai scordato il bello
d’un rapporto futuro che volevi
di quanto sterilmente promettevi.

Ed io mi sono illuso
il Golgota ho scalato
la mia croce pesante ho trasportato
ed ora il sole mattutino l’accarezza
ma del divino
ora è rimasto solo un fantoccio in croce
che crescere non vuole
perché gode
i privilegi di restar bambino.

(Boccheggiano 13.06.2021 – 8:33)
 

Vecchi amori


La foto è tratta dal portale:
https://www.vincentgalleria.it/Upload/ImmaginiLotti/Thumb4/25ASTA201_1.jpg

Ho lasciato tracce del mio affetto
sparse per vecchi borghi e antichi ghetti,
come rondine a volte ci ritorno
orme dei nidi cerco sotto i tetti.

Ne trovo impronte sotto gli embricini,
ricordo quei volti allora sorridenti
e di dolcezza mi si riempie il cuore,
li penso oggi con rughe e decadenti.

Ma conservano di certo nella mente
il piacer di frettolosi amplessi
rivedono il mio volto spensierato
ma i nostri volti non son più gli stessi.

Ricorderanno forse il sentimento
che allora ho con passione regalato
ricorderanno che siam stati bene
che si tradiva non abbiam pensato.

S’affaccia il tempo, regala i suoi ricordi,
li allinei nella mente e li vezzeggi
rivedi i volti allegri che non scordi
le lacrime negli occhi allor non reggi.

(Boccheggiano 11.6.2021 – 8:57)
 

Lasciatemi volare

Esisti nel mio cuore e nella mente
esisti e non scompari malamente

esisti e insisti, spina inesistente,
al dito non fai male ma alla mente.

In fondo scrivo, fatemi sfogare,
solo parole riesco a seminare

parole che scivolano sul mare
io scrivo solo, fatemi sfogare.

Ma che v’importa se qui sto a parlare
di una donnetta da dimenticare

ma che vi importa se sto a ricordare?
Scrivo parole, solo per parlare.

(Boccheggiano 12.6.2021 – 9:30)
 

La voce dell'infinito


Nella mia foto: Casa di Elisa Bonaparte a Piombino

È inutile che sali e scendi scale
se fai fatica dopo a risalirle
ed anche l’altro giorno al Belvedere
sei sceso ma hai sudato poi a salire.

Ma in quel silenzio che amava tanto
la principessa Elisa Bonaparte
mi ci portò un’amica affezionata
e dopo sfogo diedi alla mia arte

di costruire con le mie emozioni
vecchi palazzi ridenti sopra il mare,
legate con del forte sentimento
che innalzo con parole di mattoni.

In quel silenzio anch’io pensai all’eterno
a quel mare sui cui l’Elba galleggia
all’infinito che l’orizzonte occlude
che nel cuor dei poeti sempre aleggia.

E pensavo seduto alla panchina
a questo affetto che nel cuore geme
al bisogno di dare sempre amore
che in questo cuor ancor fermenta e preme.

Pensavo ai miei tormenti, già passati,
a quelli esistenti che mi fan vegliare
a un vecchio amore che ho nel cuor presente
che non riesco mai a dimenticare.

Il silenzio la mente accarezzava
quel silenzio che regala pace
che rasserena gli animi confusi
che dura eterno e che ai poeti piace.

(Piombino 27.6.2021 – 18:24)
 

La voce del silenzio


Nella mia foto: Casa di Elisa Bonaparte a Piombino

E inutile che sali e scendi scale
se fai fatica dopo a risalirle
ed anche l’altro giorno al Belvedere
sei sceso ma hai sudato poi a salire.

Ma in quel silenzio che amava tanto
la principessa Elisa Bonaparte
mi ci portò un’amica affezionata
e dopo sfogo diedi alla mia arte

di costruire con le mie emozioni
vecchi palazzi ridenti sopra il mare,
legate con del forte sentimento
che innalzo con parole di mattoni.

In quel silenzio anch’io pensai all’eterno
a quel mare sui cui l’Elba galleggia
all’infinito che l’orizzonte occlude
che nel cuor dei poeti sempre aleggia.

E pensavo seduto alla panchina
a questo affetto che nel cuore geme
al bisogno di dare sempre amore
che in questo cuor ancor fermenta e preme.

Pensavo ai miei tormenti, già passati,
a quelli esistenti che mi fan vegliare
a un vecchio amore che ho nel cuor presente
che non riesco mai a dimenticare.

Il silenzio la mente accarezzava
quel silenzio che regala pace
che rasserena gli animi confusi
che dura eterno e che ai poeti piace.

(Piombino 27.6.2021 – 18:24)
 

Verrà giorno, verrà


La foto è tratta dal portale:
https://lefreccedicupido.it/quanto-tempo-per-dimenticare-un-amore/

Verrà giorno che allo specchio guarderai
vedrai una vecchia immagine riflessa
spero che in casa da sola tu non sia
che la tua mente sia sempre la stessa
che un compagno paziente a fianco avrai.

Verrà giorno, lo spero e lo vorrei,
di me tu leggerai solo parole
sparse su qualche libro e sui portali
neppure un fior di campo
sulla mia tomba tu portar potrai
le mie rampogne sol ricorderai.

Chissà il mio corpo dove sarà sepolto
forse avrai di già vuota la mente,
ch’io sia esistito più non penserai,
fortuna che io cerco inutilmente,
allor neppure sfogo al tuo dolor darai.

Che vivere è questo il mio
tra odio e amore?
Svegliarmi e maledire un corpo amato
ricordare un sorriso
i papaveri rossi sopra il prato,
un colle afoso con alberi di ulivi,
una chiesetta con le grate chiuse
un mare cristallino all’orizzonte
e il sole sulla fronte
la gioia dentro il cuore
ed il dolore,
un cellulare che rimane muto
privo di tanto amore ricevuto.

Sì, verrà anche per te il dì della vergogna
il giorno della gogna
proverai allora identico dolore
d’aver scordato tutte le parole
d’aver scordato chi t’ha dato amore.

(Boccheggiano 12.6.2021 – 8:59)
 

Illusioni


- Nella mia foto: Tramonto a Punta Ristola a Leuca

Mi avevi creato un mondo di illusioni
e diventar m’hai fatto giovinetto
forse per questo poi ti ho amato tanto
forse per questo ho amato te soltanto.

Ma gli altri amori non ho mai scordato
a tutti un po’ di cuore ho riservato
ma tu invocando il nome del Signore
ti eri rubata più metà del cuore.

E tante vanità hai risvegliato
non ero vecchio ma solo maturo
che ero dolce t’eri anche inventato
e dalle donne l’uomo più cercato.

Ed io credetti a tante fantasie
con te trascorsi illuso tante notti
bambini abbiamo corso al sole e al vento
per le strade e le spiagge del Salento.

Si sa che l’alba, dopo, spegne i sogni
e con le mani vuote mi svegliai
ed il rancore tutto mi sommerse
ed anche l’amor mio tutto si perse.

Ora scrivo parole pien di rabbia
poi ti ricordo dolce e appassionata
col tuo sorriso in cuor t’ho conservata
ma l’amor tuo s’è sciolto tra la sabbia.

(Boccheggiano 21.6.2021 – 14:33)
 

Il profumo del tempo
Tornare indietro nel tempo
per riprovare ancor la trasgressione
le sue parole audaci,
tutta la sua passione.

Fugge il tempo: invano lo rincorri
il conto degli amori che hai perso ti presenta
poi a risvegliar nel cuore il sentimento
spesso in silenzio tenta.

Ti ricorda il rosato della pelle
il vibrare delle emozioni tutte elenca
ti fa suonare ancor la campanella
riprovar le sue carezze ardenti
la lingua che ti scivola tra i denti.

Per anni l’hai sepolta nell’oblio,
sì, l’hai pensata, ma solo di sfuggita,
sabbia che s’è dispersa dalle dita
ma dopo all’improvviso è ritornata
ancora la tua mente ha stuzzicato.

Ti chiedi com’è adesso,
ti domandi se a volte t’ha pensato
come il tempo nel cuore l’ha cambiata
come negli anni è stata..

In fondo un po’ d’amore m’ha donato,
non so cosa lei prova adesso,
cosa in tutti questi anni ha mai pensato.
So quello che provo io a lei pensando
ed oggi mi sembra d’essere un dannato.

(Boccheggiano 9.6.2021 – 00:16)
 

Dimmi che mi ami


Foto tratta dal dipinto "Sirena" di John William Waterhouse

Dimmi di nuovo parole non vere,
le voglio ancora sentire
illudermi che il tuo amore resiste
che mi porti sempre nel cuore.

Ingannami con promesse che non manterrai
che mi hanno fatto sognare
che mi hanno fatto di nuovo anche amare,
soffrire in silenzio,
desiderare.

Oh, dio, che sirena infingarda sei stata!
E ti sei data a un uomo d’annata,
hai “succhiato il suo amore fino all’ultima goccia”
come ripetevi bugiarda,
nuda, come sul mare la roccia.

L’odor dell’umore ancora si sente
suscita amor, trasgressione,
libido e passione,
volteggia silente.

L’amore, l’amore…..
Senza la passione amorosa si è morti,
elementi passivi di una natura che marcisce
ma che genera vita,
comunque fiorisce.

Sì, voglio essere ancora ingannato,
infila la tua benda ed oscurati il mondo.
L’età non si vede ora più,
non si vedono più neanche le rughe
che il tempo regala sul corpo.

Aleggia l’amore su un letto disfatto
e il desiderio che al tempo resiste.

(Boccheggiano 7.6.2021 – 13:02)
 

Cupa sul cuore preme


La foto è tratta dal portale:
https://www.facebook.com/retebibliotecariabg/photos/a.1409572112673965/1981252495505921/

Cupa la sera sul mio cuore preme
e questa anche è una notte senza luna
dopo di te non ho più amato alcuna
cupa la sera sul mio cuore geme.

Non m’interessa con chi vivi insieme,
con me adesso non c’è più nessuna
ma spero che tu abbia più fortuna
che frutto nasca dove hai sparso il seme.

Ed io non ho neppure più speranza
il tempo passa e mi regala guai
a dare amore poco tempo avanza

ed altre donne non ne ho amate mai
con te è stata forte l’assonanza
l’amore che hai perduto tu lo sai.

- Sonetto
(Boccheggiano 16.6.2021 – 9:09)
 

Camilla


La foto è tratta dalla rete

E cadeva la neve e m’abbracciavi
sfrecciava il treno con un gran fragore
al freddo sotto il ponte mi baciavi,
oh dio, nel cuore provo un gran tremore.

Per l’occasione ti eri improfumata
ricordo ancor gli effluvi dell’odore
lo so che ti eri anche innamorata
ma io nel cuore avevo un altro amore.

E mi chiedevi un figlio disperata,
ricordo al freddo ancora quell’ amplesso,
eri dolce, tra rudi monti nata,
a quella notte ci ho pensato spesso.

E mi son chiesto dove sei finita,
diverse volte poi ti ho ricercata,
ancora ti ricordo un po’ svestita
in Svizzera forse poi ci sei restata.

Gelida notte, era quasi Natale
cadeva la neve e m’abbracciavi
e quella notte oggi sa di sale
un figlio da me allor cercavi.

Chissà se qualche volta m’hai pensato
quando la neve fiocca all’orizzonte
chissà se come me hai ricordato
quella notte d’amore sotto un ponte.

(Boccheggiano 29.6.2021 – 12:43)
 

Cadaveri ambulanti


Nella mia foto del 14.4.2008: Papaveri alla periferia di Lecce

In mezzo a questo rosso c’è il mio sangue
tu non lo vedi ma sgorga e scintilla
e mi ricorda gioie e cieli tersi,
le mie felicità che dopo persi.

Ma a te che importa poi del mio soffrire?
Che importa se il mio sangue ancora scorre?
La gente non capisce e parla a vuoto
ed io nel sentimento guazzo e nuoto.

Intorno vedo tanta indifferenza
e gente tanto facile al giudizio
l’aridità ormai ha invaso il cuore
ma che ne sanno i morti dell’amore?

Io non m’accorgo di chi mi circonda,
morti vaganti in vuoti cimiteri
solo risate sciocche sanno fare
mentre io la vita amo e chi sa amare.

(Boccheggiano 19.6.2021 – 13:27)
 

Amor che non muore
Non dimentico i miei amori
forse il tempo li ha offuscati
poi d'un tratto spunta il sole
anche lor si sono svegliati.

E ritornano felici
risvegliando i miei ricordi
chi amore m'ha donato
è difficile che scordi.

E rammento anche quando
dal lavoro ti assentavi
o col bimbo in carrozzina
poi ai giardini mi portavi.

Eri dolce e sbarazzina
e giocavi con l'età
eri calda e trasgressiva
ricca di vivacità.

Poi dall'ombra sei sortita
ed il cuor m'hai riscaldato
qualche ruga ti accarezza
ma davvero un dì t'ho amato.

E ricordo ancor quel giorno
c'era neve in abbondanza
ma ancor ti sei donata
hai guidato ancor la danza.

Non t'ho mai da allor più visto
ma nel cuore ti ho portata
e d'un tratto dal silenzio
nella mente sei tornata.

E m'allieta il tuo ritorno,
pur se il tempo è ormai passato,
anche adesso ancor ti amo
come quando un dì t'ho amato.

(Boccheggiano 5.6.2019 - 1:13)
 

All’improvviso un tuffo


La foto è tratta dal portale:
https://www.unicaradio.it/blog/2020/11/22/le-strategie-agricole-delle-formiche-tagliafoglie/

All’improvviso un tuffo e un colpo al cuore
e la mia vita tutta l’hai cambiata
giovane e bella mi sei ritornata
la trasgressione ancora ritrovata.

E ti vedo accaldata in quel giardino
non t’importava d’essere osservata
quando la voglia prende e l’uomo rende
bello è vederti con la gonna alzata.

E l’aria era finanche frizzantina
coi glutei al vento il desiderio sale
umida e scivolosa la vagina
provare una emozione sempre vale.

Oh, dove sei e che fai ora bambina
chissà se leggi questi scarni versi
oh, quanti amplessi infine abbiamo persi
e tu, sei ancora viva e birichina?

Io vivo sono, no, forse mi illudo:
in questi giorni tanto t’ho pensata
e tu che fai? Ed ora dove sei?
Non era amor ma tanto t’ho sognata.

Sognato ho quel tuo agire sbarazzino
quel raccontare ad altri l’accaduto
finanche un fiore in testa ci hai infilato,
per farti dire: "dove l’hai trovato”?

Maledetti ricordi e il mio cervello,
che rinfresca sovente storie antiche
le avevo sotterrate sotto terra
ma all’aria le han portate le formiche.

(Boccheggiano 14.06.2021 – 15:18)
 

Scrivimi parole d’amore
Scrivimi ancora parole d’amore
come in quei primi giorni d’autunno
quando le foglie cadevano
e tu le hai fatte rinverdire,
le hai dato vigore.

Ricordo il tuo sorriso,
triste a volte,
pieno di desiderio altre,
mi incitavi all’amore,
mi riempivi d’amore,
eri sorgente d’acqua fresca
che hai colmato il mio cuore privo di gioia.

Poi la sorgente seccò,
le ultime gocce d’acqua sgorgarono gorgogliando,
un odore malefico inondò la sorgente,
sangue rossastro colorò le sponde
che all’inizio avevi colorato di erba e di fiori.

La sabbia prese il posto della verzura,
il tuo sorriso si spense,
lasciò il posto ad un ghigno diabolico,
alla tua natura perversa:
non era amore quello che mi davi
quello che dicevi di darmi.

Ma ogni tanto rivedo il tuo sorriso
quello semplice dei primi giorni
quando la notte s’accendeva alle tre
e illuminava il tuo cuscino
regalando lussuria
ed oggi rimpianto.

(Boccheggiano 6.5.2021 – 5:38)
 

Ricordi



L'immagine è tratta dal portale:
https://ilquotidianoinclasse.quotidiano.net/wp-content/uploads/2021/03/fe-1.jpg

Li ho sempre presenti nel cuore
gocce cadute e raccolte
in grosse cisterne ammucchiati,
gocce incostanti
che spesso borbottan da sole
ricordano gioie passate
ansie archiviate
lacrime invano versate.

Gioie legate a sorrisi
che mi han regalato,
donato
allegrezza di visi
d’un tratto oscurati
fiumi ridenti,
fluenti,
d’un colpo asciugati
che oggi mostrano sassi
frammisti a sabbia cocente,
che ormai contano niente.

(Boccheggiano 31.05.2021 – 8:58)

 

Quando l’amore

Quando l’amor la fronte ci accarezza
in tutt’altre faccende affaccendate
spesso siamo distratti, forse assenti,
ad inseguir passioni limitate.

Così l’amor ci sfugge dalle mani,
stupidamente in mare l’ho buttiamo
e quel calor nell’animo si spegne
invano dopo allor lo riattizziamo.

Ma la candela ch’era stata accesa
adesso più non da luce splendente
invano bussi ed urli e amor rinnovi
il cuore alfin è stanco e più non sente.

È la fiducia adesso che vacilla,
anche le stelle in cielo sono spente
forse nel petto arde la passione
ma s’è seccata l’acqua alla sorgente.

Brullo intorno è il terreno un tempo verde
piena di sabbia e pietre la fiumara
e la frescura un tempo rigogliosa
arida l’abbiam resa, triste e amara.

(Boccheggiano 27.5.2021 – 14:20)
 

Parole


L'immagine è tratta dal portale:
https://www.dagospia.com/.../aylan-i-sogni-muoiono-all...

Più la scaccio, più nei pensieri mi appare
ma come un tempo non posso più amarla
e non fa nulla per farsi capire
a vuoto spesso adesso lei parla.

Com'è cambiata da quando era dolce
le sue parole non erano amare
e mi svegliava nel cuor della notte
ero una dolce persona d'amare.

E ripeteva che ero maturo
mi lusingava con tanto suo affetto
sempre parole affettuose trovava
poi si spogliava e mostrava il suo petto.

Si fornicava e il tempo passava
poi la lasciavo con grande rimpianto
avrei passato la notte vegliando
con Celentano in sordina cantando.

Ma tutti i sogni svaniscono all'alba
svegliarsi per terra è duro a capire,
ed accettare adesso fan male
parole vuote senza senso sentire.

(Valpiana 25.5.2021 - 19,19)


Mariangela
Bevendo un sorso d'acqua
di fonte minerale
lo sai che t'ho pensata
e il dì che t'ho baciata?

Avevi un pargoletto
ancora in carrozzina
e m'hai portato a letto
oh brutta birichina.

No, brutta non lo eri,
anzi eri ben piazzata
capelli sciolti al vento
di certo non ti ho amata.

Ma ancor ricordo il giorno
con tanta neve in strada
ma eri un caldo forno
già acceso e ben scaldata.

Poi non ti ho più rivista
ma adesso t'ho pensato
e ho scritto due versetti
che a te ho dedicato.

(Boccheggiano 26.5.2021 - 2:00)
 

Verba volant facta manent
Dove si son nascoste le parole
che oltre due lustri fa dicevi a me
come sirena ferma in mezzo al mare
sopra uno scoglio si son perse, ohimè!

Ti sei affannata a correre incostante
quegli alti e bassi quanti danni han fatto?
Ma eri matta e tardi mi so accorto
e infine anch’io son diventato matto.

E mi persi anch’io sopra uno scoglio
l’Adriatico e lo Jonio a se mi prese
e ti inseguì nel sogno tuo fallace
anche fallace il mio pensiero rese.

Era d’autunno, cadevano le foglie
ma ancor faceva caldo nel Salento
brillava il sole e risplendeva il mare
le onde lievi accarezzava il vento.

Quante parole inutili hai sprecato,
come uno sciocco anche t’ho creduto,
quel figlio che cercavi non t’ho dato,
quel figlio che da te avrei voluto.

E un infelice al mondo non è nato
non t’ho seguita nella tua follia
a vuoto adesso parli e non t’ascolto,
solo dei versi semino per via

per ricordarmi di un amore cieco
che ancora ronza appassionato in testa
ma ora son son sveglio e osservo dal Vereto
tracce consunte dei miei dì di festa.

(Boccheggiano 9.5.2021 – 2:29)


Il letto


L'immagine "Bomba sexi" è di Andrea Delogu

Ogni tanto penso a quel letto,
a quel cuscino disfatto
a quel lenzuolo arruffato
ripenso al tuo fiato
risento il respiro
l'orgasmo finito
ripenso parole affettuose
che mai più non ho udito.

Quel letto è rimasto disfatto,
nei sogni lo penso, lo cerco,
ma ora tace silente,
parole non dice,
più non sussurra frasi d'amore,
quel letto conosce adesso il rancore,
ricorda solo il rimpianto
dei tempo di gioia.
Adesso non ama la vita,
la vita gli dà sofferenza,
regala momenti di rabbia
regala momenti di noia.

Quel letto m'ha fatto sognare
a volte nuda ancora mi appari
coi seni ai cuscini abbracciati
i glutei di fianco piegati.
Ti guardo, ti sogno, ancor ti vorrei,
ma tu adesso più la stessa non sei.

(Boccheggiano 18.5.2021 - 2:34)
 

Rondini a Valpiana

E vedo le rondini volare
volano i miei pensieri lungo il mare
tra la falesia mi vado a sdraiare
tra le onde azzurre l'animo annegare.

Avrei voluto aver dimenticato
a che serve ancora a chi ho pensato?
tra questo verde triste sono stato
come rondini tra gli alberi ho volato.

Ho riempito la bocca mia di arsura
ancora nei messaggi è stata dura
eppure fino a ieri era immatura
in mente è diventata ancor più scura.

Una lacrima negli occhi m'è brillata
ma lei più non avverte e s'è scordata
con la lingua m'accorgo ch'è salata
nel cuore un'altra pena è maturata.

Nel cuor sensi di colpa ha sollevato,
ma con l'amor nessuno ho assassinato?
A me solo dolore mi ha creato
ed una pena in cuore ha conservato.

Pena d'amor che affligge ancor la mente
che m'ha debilitato scioccamente
ed anche se farfuglia e spesso mente
l'amore non cancella e lei lo sente.

Mi parlano le rondini volando
saettano tra i rami pigolando
mentre al Cristo che tace e sta guardando
chiedo perché dolor sta seminando.

(Valpiana- Massa marittima 14.5.2021 - 16,37)
 

In riva al mare



Nella foto: Lungomare Follonica oggi in una giornata di pioggia

In riva al mare tra i gabbiani in volo
a raccoglierne anche gli escrementi
e meno male che oggi piove e lava
devo avere pazienza ed aspettare.

E infatti dopo un poco sbava
il ricamo al centro del cruscotto
che già è tutto in bianco colorato
e di lavarlo, giuro, mi son rotto.

Resta nell'aria un lieve frullar d'ali
un verso stridulo che si perde in mare
mentre scende la pioggia e già scompare
quel raggio di sole che ora muore.

Ascolto il ticchettio che batte al vetro
sembra il borbottare d'un tegame
con i legumi lenti a cucinare,
ma questa è una giornata proprio infame.

Una apatia indolente anche mi assale
socchiudo gli occhi e fingo di dormire
e adesso è lei che ancor noiosa appare
ma è tardi e non riesco più ad amare.

(Follonica 1.5.2021 – 17:12)
 

Haiku – Maggio piovoso
Maggio piovoso -
a voglia di sperare
autunno in porto.

(Boccheggiano 26.5.2021 – 8:08)


Ho raccolto


La foto è tratta dal portale:
http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2013/02/neveghiacciocaserelarice.jpg

Ho colto i tuoi calori
quei baci audaci e ardenti
ho colto i tuoi bollori
gli abbracci tuoi frementi.

Sfiorato ho la tua pelle
ancor giovane e liscia
sul petto i tuoi capelli,
la lingua tua da biscia.

Ho colto gli anni verdi
che adesso sono volati
quello che oggi perdi
un dì l’hai guadagnati.

Amore puro ho dato
ci ho aggiunto la passione,
tu cosa m’hai donato?
Solo disperazione.

Vorrei sentire ancora
le dolci tue parole
ma che mai dici ora?
Neve che scioglie il sole.

(Boccheggiano 26.5.20121 – 1:12)
 

Giusto un giro


Nella mia foto: giardini a Follonica

Giusto un giro,
tanto per cambiare,
ma poi dire ognor le stesse cose,
è maggio, non fioriscono le rose
solo ginestre brillano sui poggi.

Ed io son solo,
sto ripassando ancora la lezione
non mi convince più la spiegazione
ascolto con pazienza
ma poi m'accorgo del discorso strano
che arriva da lontano.

Non ci trovo mai nulla di cambiato
solo io sono lo stesso,
e penso sempre al sesso,
penso alle sue parole
a quel che abbiamo fatto,
no, non sputo nel piatto
dove con lei ho mangiato.

È lei che dice adesso ch’è cambiata
per me è sempre uguale,
anzi direi ch'è peggiorata.
Non dico nulla spero si convinca
che è ormai finito il tempo delle more
non servono per me parole nuove
quello che lei racconta l'ho sentito
quello che dice poco lo capisco
forse perché adesso
son debole d'udito.

(Follonica 7.5.2021 - 19:35)
 

Fatti viriri nuda e fitenti


- Il dipinto è di Gino Piccioni

Fatti viriri, fatti viriri,
apri i lenzola e fammi muriri,
'i minni 'i fora fammi viriri
fammi viriri 'i cosci janchi,
'u culu ardenti vogghiu viriri,
fatti viriri nuda ‘ndo lettu,
fatti viriri ancora brucenti.
 
Parlami sempri
'a lingua striscia ancora su 'i denti,
striscia 'i mani sutta la panza,
apri li cosci senza decoru,
‘u paradisu fammi viriri
e dimmi ancora paroli ardenti
paroli ri focu vogghiu sintiri.
 
E non m’importa si tu m’imbrogghi
e ssi mi dici paroli strani,
sì, ti vogghiu porca e puru sboccata
vogghiu che tu sii fitenti e volgari.
 
Vogghiu sentiri frasi brucenti
‘mpastati a frasi duci d’amuri
fatti viriri senza mutandi
ti vogghiu vidiri d’arreto e davanti
vogghiu sintiri paroli indecenti
sugnu cuntentu sulu a guardarti
anche si ora cchiù non mi pensi
anche si ora non bboi cchiù parrari.
 
(Boccheggiano 28.5.2021 – 13,25)

Fatti vedere nuda e fetente
Fatti vedere, fatti vedere,
apri le lenzuola e fammi morire,
le mammelle fammi vedere
fammi vedere le cosce bianche
il culo ardente voglio vedere,
fatti guardare nuda nel letto,
fatti vedere ancora brucente.
 
Parlami sempre,
striscia la lingua ancora sui denti,
accarezzati sotto la pancia,
apri le cosce senza decoro,
il paradiso fammi vedere
e dimmi ancora parole ardenti
parole di fuoco voglio sentire.
 
E non mi importa se tu mi imbrogli
e se mi dici parole strane,
sì, ti voglio porca ed anche sboccata
voglio che tu sia fetente e volgare.
 
Voglio sentire frasi brucenti
impastate a frasi dolce d’amore,
fatti vedere senza mutande
voglio vederti di dietro e davanti,
voglio sentire parole indecenti
sono contento solo a guardarti
anche se adesso più non mi pensi
a che se adesso non vuoi più parlare.
 
(Traduzione dal vernacolo reggino)
 

E poi il silenzio


Nella mia foto: Boccheggiano del 2007

E poi il silenzio diventerà assordante
e non udrò mai più alcun rumore
ed ombra non avrò certo davanti,
dietro non penserò più di voltarmi.

Solo starò con tutto il mio silenzio,
voce più non udrò né ascolterò
solo me ne starò fuor dal fragore
e ignorerò sia vita e sia morte.

(Boccheggiano 2.5.2021-5:36 )
 

Dialogando
Ora è giunta l’ora del silenzio,
davvero spero che tu taccia
è inutile parlare con la pazza
ci rimetti di nuovo cuore e mente
e ti consumi dentro inutilmente.

Sei un masochista, un uomo che non ha coraggio
di sbattere il telefono nel muso
a chi finge di non capire e un dì t’ha illuso
e ancora oggi, su dei discorsi strani insiste,
insiste e ancora scioccamente t’ha deluso.

Ed hai lasciato volare un bel gabbiano
che nel momento del dolore t’ha sorriso
lei t’ha parlato in viso onestamente
non s’è nascosta dietro il perbenismo.
Quel che voleva t’ha detto chiaramente.

E t’ha regalato un po’ d’affetto
nel momento che un’altra lo negava
mancava forse qualcosa nel rapporto
nulla si sa che in terra è mai perfetto
forse son io che ho il cervello corto.

Ed ho sciupato gli ultimi dieci anni
mi ostino a non cambiare
ma il vecchio amore non potrò trovare
nel mio cuore staziona ancor l’inverno
nella sua mente il freddo dell’inferno.

(Boccheggiano 8.5.2021 – 4:22)
 

Cancello chiuso

Dietro, un amore un giorno vi ho lasciato
invano poi d'aprirlo ho riprovato
ma la chiave nel mare un dì ho buttato.

Ma ieri quell'amore è ritornato
a me però regala sofferenza
le ho detto di non disturbare
adesso è tardi e posso stare senza!

Ma l'amo ancora e ho detto una bugia
sempre la penso ma a lei più non importa
tutto l'affetto ha già buttato via
ed io adesso ho chiuso cuore e porta!

A chi lo do più questo amore, chi lo vuole?
vorrei poterlo ancora rigustare
come gelato ormai s'è sciolto al sole
come un sasso è sprofondato in mare!

Boccheggiano 17.5.2021 – 1:34


WOW!


La foto è tratta dalla pagina:
https://pixers.it/poster/wow-pop-art-55642836#configurator

Mi hai scritto: “Wow!”
in calce alla mia poesia.
Più volte ho letto e riletto
il mio scritto.
Che sciocche parole che ho scritto
di dolce ed amaro infarcite
che non avete capite.

Quel “Wow!” è fuori di luogo
l’ho scritto ma non ero in quel luogo
ad altro pensavo
forse al brigante di Lugo
che dicono fosse cortese
che amato fu nel paese
che diede dopo che prese.

Quel “Wow!” non l’ho proprio capito
non so a cosa possa servire
è un’espressione servile
in rete lasciata
da una mente malata
che in una casa di cura
a lungo tempo è restata.

Quel “Wow!” mi riempie di orgoglio
l’ho colto in un campo di loglio
quel “Wow!” non ho chiesto e non voglio
l’han scritto per caso nel foglio.

Della serie "Strullate e dintorni"!
(Boccheggiano 19.04.2021 – 4:39)
 

Sui clivi maremmani

Sui clivi maremmani dove il guazzo
ormai non resta quello della brina
vaga il pensiero mio ogni mattina
appena giù dal mio lettone sbalzo.

In questo mare poi mi tuffo e spazio
anche se affoga in qualche nebbiolina
e il Giglio par lontana barchettina
che vive aprile e già abbandona marzo.

E sto pensando a te ed al tuo mare
vedo il tuo faro che si spegne e accende
e non la smette mai di lampeggiare.

Ma questo cuor paziente ancora attende
e non si vuole ancora rassegnare
per te l’anima sua aliena e vende.

Non crede che poi valga più di tanto
in carne putrida macera sul campo.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 10.04.2021 – 13:20)


S’io diventassi cieco

S’io diventassi cieco
e un giorno chissà dove ti incontrassi
senza parlare e tu m’accarezzassi
le tue mani tremanti riconoscerei,
la tua carezza ancor ricorderei.

Mani che hanno fatto carezze ad altre mani,
a volti innocenti ormai cresciuti e adulti,
mani che sono rimaste sulla pelle,
anche se oggi usurate e decadenti,
mani un giorno splendenti
d’un rosato di giuggiola appassita
che se n’è andata un dì dalla mia vita.

Mani affusolate e dita in corsa
a inseguire sui tasti lo spartito
suoni soffusi che in città ho lasciato
il giorno che da Reggio son partito.

S’io diventassi cieco,
e un giorno chissà quando t’incontrassi,
la voce tua argentina ancor ricorderei
l’ultimo addio ancor riascolterei,
una preghiera che s’è spenta
come la cera che s’è sciolta lenta
come quel tuo sorriso stanco
che risplendeva sul tuo viso bianco
arrossato a volte di vergogna
per una mia carezza forse ardita
per quel sfiorarti pudico di dita.

S’io diventassi cieco e t’incontrassi
taci e non dire nulla.
Forse vicino a me ti sentirei
forse dal tuo fiatar,
che tu fossi vicina, forse m’accorgerei.

(Boccheggiano 12.4.2021 – 16:55)
 

Riderai

Riderai anche tu allo scampato pericolo
rivedrai dall’alto la Torre del Mangia
San Domenico,
Santa Caterina,
ti chiederai quale sia la torre più alta
che brilla nella notte senese,
del perché i proprietari l’hanno voluta più alta.

No, non ricorderai l’ansia della prima notte
guardando dal vuoto la città che dorme
pensando al tuo domani:
latte e caffè e due fette di pane
la pressione da misurare
le analisi da fare.

Ti sentirai ridicolo sulla sedia a rotelle
trasportato per i piani dell’ospedale,
un ascensore che si apre ed un altro che si chiude,
un dottore in camice bianco che ti aspetta
ed un altro che ti visita.

Strumentazioni ed il freddo del gel sul corpo,
il bagnato che cerchi di togliere e che ti si attacca ai fianchi,
ai glutei che ancora sogni sodi e bianchi
sotto i pantaloni appena abbassati.

Poi l’illusione dell’uscita:
pensi sia finita.
Ma la dottoressa in camice bianco
ti fa rimettere il pigiama
ed il vicino ti restituisce la bottiglietta d’olio silano
che gli avevi regalato convinto di stare spiccando il volo
dalla torre più alta del settimo piano.

Allora ridi all’incertezza del domani,
sì, penserai anche a lei,
guardi l’orologio sul telefonino,
cerchi un messaggio
e ti preparai a correre nella notte
inseguendo i fantasmi.

(Boccheggiano 28.3.2021 – 4:11)
 

Piove tra gli ulivi

Piove argentea pioggia tra gli ulivi
foglie traslucide cangianti
lacrime perse tra le pietre
ammucchiate ai bordi dei poderi
fatiche immani
serpenti di sassi che accompagnano
il mio pianto sprecato
i miei versi inutili
che ormai parlano solo al silenzio

(Boccheggiano 28.4.2021 – 12:50)
 

Pasqua senza resurrezione

Versai lacrime amare sulla Croce,
sotto la Croce tutte le raccolsi
nessuno mano mosse,
nessuna spina dalla testa tolsi.

Lasciai che la candela accesa
lentamente la cera poi sciogliesse,
cera su cera sul moccolo poi crebbe
s’accese anche il supporto che la resse.

E illuminò quel volto flagellato
da anni di ignoranza e intolleranza
la fede non bastò a rimodellare
quel Cristo tante volte bestemmiato.

Su quel barcone provò più d’una volta
a chiedere accoglienza
ma chiusero i cancelli e dopo i porti
invano si cercò bambini e morti.

Ed aspettò un suono di campane,
ma a sciogliere quei nodi
non bastò taglio con la lama ardente,
non bastò dire: “Per oggi son credente”!

Sbarcò a terra, ma che terra amara
sentì cantare da un nero pescatore
quel barcone appena galleggiava
nel sangue del Cristo sprofondava.

E già s’alzava l’urlo nelle tende
pesava lavorare con le spine
ma la corona in testa era pesante
e l’opulenta sponda più distante.

Ed aspettò che il suono di campana
il silenzio sciogliesse. S’illuse.
Per il suo soffrire non c’è liberazione
e non c’è Pasqua che dia Resurrezione.

(Boccheggiano 04.04.2021 : 9:40)
 

Ormoni
Gli ormoni il libertà
che ormai più non controlli
e a destra e a manca bolli
tutti di iniquità.

Il guaio che non si sa
che cosa in rete incolli
se le patate sbolli
son dure da mangià.

Chi usa la forchetta
da gente un po’ matura
senza mai tanta fretta

s’accorge se ancor dura
è la patata e aspetta
la giusta sua cottura.

Per fare sempre centro
van cotte pure dentro.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 21.4.2021 – 14:57)


Non conosco il perdono

Non conosco il perdono, l’hai distrutto
mi chiedo del perché tu m’hai plagiato
eppure tanto amore t’ho donato
m’hai ricambiato con dei giorni a lutto.

Forse ho perso tempo dietro un frutto
immaturo il dì che l’ho staccato
d’acerbo mi riempì bocca e palato
e il cuore mi lasciò arido e asciutto.

Ma dalla mente non t’ho ancora spento
leggo ogni tanto qualche tuo messaggio
delle fughe notturne nel Salento.

La luna regalava ancora un raggio
la pelle nuda accarezzava il vento
a viver senza te ci vuol coraggio.

(Boccheggiano 12.4.2021 – 3:16)


La prima rondine


La foto è di Enrico Forti di Pavia (g.c.)

La prima rondine d'aprile è già arrivata
presto ne arriveranno anche delle altre
adesso soffre sola e disperata
un forte garrito lancia al cielo
forse da Dio vuole essere ascoltata.

E sembra silenziosa la Maremma
senza rondini in cielo a volteggiare
ma a breve arriverà il tempo giusto
e lei non resterà sola a garrire
il cielo solcherà da mane a sera
e sotto i coppi delle vecchie case
riporterà ancor la primavera.

E un nuovo nido costruirà sul tetto
dei nuovi richiami ascolterò giulivi
voli chiassosi riempiranno il cielo
battiti d’ali tra castagni e ulivi.

E la natura riprenderà il suo corso
anche gli umani torneranno tali
senza più mascherina e pandemia
si fermeranno ancora a chiacchierare
la paura dal cuor presto archiviare.

E fioriranno anche le ginestre
le rose rideranno nei giardini
e riderà il mio cuore liberato
dalle paure e adesso immunizzato
finiranno anche le liti tra vicini
visto che tutto il mondo è vaccinato.

Si sa che il tutto durerà ben poco
perché presto s’accenderà un nuovo fuoco.

(Boccheggiano 10.4.2021 – 16,43)
 

Come una umile ape


La foto è tratta dal portale:
https://emiliaromagna.cia.it/wp-content/themes/yootheme/cache/apesufiori-4c1a75aa.jpeg

Come umile ape svolazzerò paziente
sulla corolla del tuo fiore.
Socchiuderai un boccio ed ascolterai il mio ronzio
la mia preghiera tesa a risvegliare il tuo amore.

Mi concederai qualche briciola di polline,
indugerò gustando il miele nel tuo calice
ricordandoti l'amore che t'ho dato,
che tu hai un tempo apprezzato,
cercato,
e poi sprecato al vento
privando di tanto nettare il mio cuore malato.

Correrò all'alveare a portare qualcosa,
forse sarò rimproverato dall'ape regina,
riceverò il disprezzo dalle api operaie
per la mia raccolta scadente,
ma il mio cuore si sazierà ripensando all'amore ricevuto,
alla dolcezza dei tuoi baci,
alla delicatezza delle tue carezze,
ricorderà le mie lacrime che hai asciugato
ed il tuo sorriso tenero per alleviare il mio disagio,
la mia disperazione,
convinto della precarietà di quell'amore
che ha riempito la mia vita
ma piagato la mia anima.

(Boccheggiano 16.04.2021 – 19:03)
 

Non hai capito
Mi ripeteva: “Tu non hai capito”.
Io mi chiedevo cosa non capissi,
più non capivo e più lei si spogliava
quanto m’amasse al cellulare urlava.

Frasi argute e pepate
frasi a volte urlate
senza alcun sottinteso
in giro pei reparti ripetute
che mi avevano tutto inebriato,
era bello sentirsi allora amato.

E tu non nascondevi nulla
in chat come Eva ti spogliavi
la mela, anzi le mele lucidavi,
nulla celavi, tutta ti mostravi.

Mi davi soprattutto il tuo sorriso
quel modo inverecondo di donare
oltre al tuo amore che m’accompagnava
anche quel desiderio che mancava.

E t’ho amato alla grande
come amato non avessi mai
stavo nuotando in un mare di guai
e in mezzo a dei voraci pescecani
in un immenso fiume australe
pieno di piraña e di caimani.

Tardi m’accorsi della tua pazzia
di quella strana voglia di apparire
i cocci poi lasciai tutti per via
resta il rimpianto e tutto il mio soffrire.

Prima hai raccolto il mio amor,
che non aveva prezzo,
ora di te conservo il mio disgusto,
la delusione e tutto il mio disprezzo.

(Boccheggiano 28.4.2021 – 2:42)
 

Come una ladra


La foto è tratta dalla pagina: https://www.nonsolo.tv/2020/08/06/teresa-la-ladra-trama-cast-e-curiosita-sulla-commedia-del-1973/

Come ladra rubasti un dì i miei baci,
a quest’ora sempre mi chiamavi
fuori correvi in mezzo alla tempesta
il tuono non temevi, era gran festa.

E t’aspettavo in fondo alla salita
sulla Suzuki in fretta poi salivi
e si correva ad abbracciar la notte
tenera eri come le ricotte.

E tenerezza anch’io ti regalavo
e mi dicevi ch’ero un uomo dolce
una dolcezza ricca di tristezza
sul volto mi passavi una carezza.

Ricordo sempre quei giorni felici
ricordo le mie lacrime sincere
tu non capivi ma io prevedevo
che quell’amor dal cuore tuo spegnevo.

Ma tu mi ripetevi:” A cosa pensi?
Goditi questo amore ch’è sincero,
non pensare al domani, alla sua fine,
cogli la rosa ed evita le spine”.

T’amavo d’un amore irrazionale
che non vedeva la diversa età
ma tu sei stata come un’animale
tutto hai travolto con spontaneità.

Ed alla fine mi ero un poco illuso
convinto col tuo strano ragionare
io l’ignoravo e mi concessi in uso
e ti inseguì nel tuo fantasticare.

Il risveglio però sempre avvilisce
chi nei sogni spesso s’abbandona
anche un bel sogno prima o poi svanisce
se incroci una donnetta sbrodolona.

(Boccheggiano 28.4.2021 – 2:11)
 

La placida Dora
La placida Dora, che il Lys raccoglie,
trasporta ogni ora, un fiume di foglie,
sono quelle che coglie
son foglie di mora.

Son foglie d’alloro, che agli alberi toglie,
di passeri un coro tra rovi e agrifoglie
tra sponde ora spoglie
in bici ancor sfioro.

La placida Dora, m’aspetta in silenzio
tra rive scolora di cardi e d’assenzio
la cosa evidenzio,
in mente mi sfiora.

Non sento qui il coro, dei merli fischiare,
che a volte assaporo dai tetti arrivare,
se sento cantare
in cuor mi rincuoro.

La placida Dora, che al Po lieta corre
di notte si esplora se urla e discorre
campana sonora
che ad ansie sa esporre.

La placida Dora, di certo non stanca,
i pioppi già infiora, lanugine bianca
le sponde colora,
quel canto mi manca.

(Boccheggiano 6.4.2021 – 10:54)
 

Come un falchetto


La foto è tratta dal portale:
https://altamura.gocity.it/library/media/falco_grillaio_lipu.jpg

Stanotte non ho sonno e sto pensando
col mio pensiero volo sul Salento
col mare mi confondo, il sole e il vento,
sulle sue tante pietre sto imprecando.

Come un falchetto in ciel sto roteando
il suo stridere acuto e forte sento
ed alimenta in cuore il mio tormento
perché ti penso a volte e vo’ cercando.

Ma a dire il vero adesso mi vergogno
d’averti fatto spazio nel mio cuore
quando ci penso spesso mi rampogno.

Io fui leale e ti donai il mio amore
forse all’inizio fu per me un bel sogno
tardi m’accorsi del mio grande errore.

Altro cercavi, tardi l’ho capito
cieco son stato e debole d’udito.

E un prezzo ho poi pagato amaramente
giusto compenso per chi mai non sente.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 25.4.2021 – 4:43)
 

Colori

Tra il verde e il giallo
il rosso intenso appare
non vedo una bandiera
né il color del mare.

Non vedo altri colori
ma il pennello
intinge i cromatismi
dal ruscello.

Color di cielo
che adorna la montagna
con il suo verde
inonda la campagna.

E in mezzo, rosso sangue,
un papavero svetta
non serve altro colore
che sulla tela metta.

(Boccheggiano 17.04.2021 – 6:01)


Che notte quella notte
Che notte quella notte e lei correva
tra il lampeggiar dei fulmini in salita
dov’è finita al fine la mia vita
la pioggia dalle nuvole scendeva.

Voltandosi ogni tanto mi rideva
ma nascondeva d’essere impaurita
forte mi urlava:”Mai sarà finita”
ma questo cuor la fine già vedeva.

Amore incerto raccoglieva il vento
lo sperdeva tra mandorle ed ulivi
e il cuor fingeva d’essere contento

coglieva il meglio di quei dì giulivi.
Che notte quella notte nel Salento
quando d’amor m’empivi e s’era vivi.

- Sonetto
(Boccheggiano 20.04.2021 – 9:49)


Alla ricerca dell’erba perduta


La foto è tratta dalla pagina FB:
https://www.facebook.com/Trekking-Delle-Basse-Vie-Della-Valle-Daosta-2236927913206401/

Alla ricerca dell’erba perduta
sugli alti pascoli di un’alba scordata
quando la brina era ancora evitata
e il guazzo tonfo di zampa goduta.

Col primo sole che già s’affacciava
tra le foschie delle valli assopite
sordo rumore di pancia sgonfiata
di corsa lieve dalla stalla lasciata.

Muggiti acuti tra i fieni tagliati
il verde intenso delle nostre vallate
tra il gorgoglio delle acque gelate
gocciolio lento dell’ultima brina.

E ricercare tra i fieni ammucchiati
gli urli perduti del tempo che passa
cogliere un fiore al riparo cresciuto
e conservarlo tra l’erba perduta.

Alla ricerca dell’erba cresciuta
sotto la siepe che il gelo allontana
dove ancora strisciare vedi una serpe
dove il verde ti sembra sempre più verde.

Alla ricerca di giorni ormai andati
con la fontina ed un pezzo di pane
duro, raffermo, alla fonte ammollato,
berci un bicchiere, sentirti un signore.

E ringraziare quel Dio che non vedi
ma che si esprime attraverso il creato
che sparge luce dove il buio ha regnato
quel tempo cerchi, ormai tempo perduto.

(Boccheggiano 1.04.2021 – 12:05)


Pippi

O Pippi, Pippi, coi tuoi occhi buoni
sotto il mantello nero un cuore ti ricopre,
e batte il cuore tuo,
batte come il mio cuore,
negli occhi leggo identiche emozioni.

Cosa separa la tua dimensione
dalla realtà che oggi vivo?

Muovi la testa,
cerchi di intuire le mie parole,
con gli occhi mi sfavilli una risposta,
forse anche tu ti stai interrogando
cercando di capire i miei pensieri.

E vedo nel tuo sguardo
tutta la gran potenza del creato
e la natura che il mondo ci ha donato
perché fosse da tutti condiviso,
e invece c’è chi ingordo si è appropriato
d’un bene che non gli era stato dato.

Ma tu non chiedi tanto:
ti basta una scodella,
scodinzoli felice e indifferente
e non guardi il ceto sociale o l’agiatezza,
se ha vestiti firmati o è un pezzente,
a te basta una parola dolce e una carezza.

(Boccheggiano 13.03.2021 – 14,46)
 

Gli orti di marzo
Gli orti di marzo dal settimo piano,
coi corvi che a frotte volteggiano ed urlano,
schizzati di bianco
già sono
ciliegi ed acacie fiorite
colombi che sbattono le ali,
mie libertà bloccate e impedite.
E mi ritrovo nei voli
tra bianche lenzuola e apparecchi son chiuso
mi sento avvilito, recluso,
vorrei anche io nell'aria planare
sugli orti di marzo che il tempo colora
vorrei volteggiare ed urlare.
E vedo davanti dei camici bianchi,
cartelle sfogliate, referti,
parole che volano pigre
che ascolto ma io da qui sono assente.
E inseguo onde sul mare
con l'Elba che mi empie di azzurro
con Ristola sempre nel cuore
lo Stretto là in fondo che appare.
No, questa sosta forzata
non empie di sbarre il mio cuore
io sono fuori insieme ai gabbiani
saetto in questo cielo senese
con corvi e colombi anch'io un urlo disperdo
con loro mi libro e mi sperdo
in questo cielo offuscato
con l'Amiata là in fondo velata
con qualche nuvola nera,
nera
come i pensieri che a tratti affogano
questa mia vana ricerca di aria
che da questa finestra m'inonda
ma che non riesco a rubare.
E in fondo il Santuario mi appare
che gioca incurante tra i mari,
e pesa questo sudario
una Croce col Cristo grondante di sangue,
coperto di spine,
che strappo, che estirpo,
per togliere il male alla fine.

(Siena – Le Scotte - 6.3.2021 – 10,02)


Eppur ti volli bene
Eppur ti volli bene e ti cercai
altro in quei giorni io non vedevo
ne cercai
eppur di donne sai ne avevo tante
ma io aspettavo sol la tua chiamata
altra donna non mi serviva
nessun altra io ne avrei cercata.

Coi tuoi difetti
che tutti mi elencavi,
coi denti storti e con il naso grosso
tu non ci crederai
ma neppur oggi posso
altre donne amare con tanta intensità,
la mia vita
la mia stessa salute
lasciai dove tu stai.

Ma a te nulla importava
oltre quel naso grosso non vedevi
frivola e lasciva
con le tue fantasie insoddisfatte
con le tue voglie matte
a te interessava sol tradire
la linfa dei tuoi umori alimentare

E sai dalla tua fonte
gli umori sgorgavano abbondanti
di maschi resistenti
hai dimostrato di trovarne tanti

Ma tutti ti hanno poi abbandonata
non credo che gli resti un bel ricordo
delle tue nudità scomposte
delle tue fantasie poco nascoste.

Nel campo ora è rimasto un vecchio giglio
secco e avvizzito
volteggia quel desiderio,
tuo insoddisfatto,
e mio d’avere insieme un figlio.

(Boccheggiano 17.3.2021 – 13:20)


Riderai
Riderai anche tu allo scampato pericolo
rivedrai dall’alto la Torre del Mangia
San Domenico,
Santa Caterina,
ti chiederai quale sia la torre più alta
che brilla nella notte senese,
del perché i proprietari l’hanno voluta più alta.

No, non ricorderai l’ansia della prima notte
guardando dal vuoto la città che dorme
pensando al tuo domani:
latte e caffè e due fette di pane
la pressione da misurare
le analisi da fare.

Ti sentirai ridicolo sulla sedia a rotelle
trasportato per i piani dell’ospedale,
un ascensore che si apre ed un altro che si chiude,
un dottore in camice bianco che ti aspetta
ed un altro che ti visita.

Strumentazioni ed il freddo del gel sul corpo,
il bagnato che cerchi togliere e che ti si attacca ai fianchi,
ai glutei che ancora sogni sodi e bianchi
sotto i pantaloni appena abbassati.

Poi l’illusione dell’uscita:
pensi sia finita.
Ma la dottoressa in camice bianco
ti fa rimettere il pigiama
ed il vicino ti restituisce la bottiglietta d’olio silano
che gli avevi regalato convinto di stare spiccando il volo
dalla torre più alta del settimo piano.

Allora ridi all’incertezza del domani,
sì, penserai anche a lei,
guardi l’orologio sul telefonino,
cerchi un messaggio
e ti preparai a correre nella notte
inseguendo i fantasmi.

(Boccheggiano 28.3.2021 – 4:11)


Tramonto a Ristola


La foto è di Manuela Trianni di Leuca condivisa da FB

Quel sangue che io persi a una panchina
tutto nel mar s’è sparso e ancor colora
adesso lei non è più a me vicina
da solo attenderò al buio l’aurora.

Non toglierò dal cuore alcuna spina
ma nulla sarà più come fu allora
l’amore lei affogò come assassina
e ad altro lido poi girò la prora.

Forse ora osserva assente da una altura
da lì vede il tramonto e più non pensa
a chi or sta soffrendo sete e arsura,

l’acqua al corpo benessere dispensa
ma viver senza amore è cosa dura
ché al cuor regala sofferenza intensa.

Indifferente il sol sprofonda in mare
ma un’alba nuova fa desiderare.

Qualcun dirà:“Domani è un altro giorno”,
altri che invece è un dì senza ritorno.

-Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 20.01.2021 – 9:15)
 

Turbamenti


La foto è tratta dal portale:
https://psicotime.it/ruolo-padre-crescita-assenza/

Mi chiedo a volte se un dì m’hai odiato
io con mio padre un dì certo l’ho fatto
e poi da adulto la casa sua ho lasciato
lasciai mia madre e questo fu un misfatto.

Mio padre? L’amor non l’ha mai dato
lo tenne dentro, mai non ebbe tatto
eppure tante cose m’ha insegnato
l’affetto non l’ho visto o l’ha disfatto.

E sono andato come foglia al vento
confuso ho rotolato per il mondo
ed anche nel mio cuor l’amor fu spento

non te lo seppi dar non lo nascondo.
Così ti persi ed oggi mi tormento
e questo cuore di rimpianti inondo.

(Boccheggiano 10.01.2021 – 1:15)
 

Smarrimenti


Nella mia foto il Vereto di Patù (Lecce) il 2 Luglio 2010

In quel tuo bel giardino mi son perso
per quanto tempo dopo lo sognai?
Verde il Vereto sotto un cielo terso
da te ad amar quel luogo anche imparai.

A toglierlo dal cuore non c’è verso
ogni tanto riappar, ma non lo sai
insieme a te per me fu l’universo
ma per la strada adesso sola vai.

E tutti inganni, inganni anche te stessa
quando riappari con un nuovo amore
sei triste e in volto ancora più depressa,

più non borbotti come un bollitore,
sembri vecchia ed anche più diversa
da quando ero di luce portatore.

Nel tuo giardino adesso regna il gelo
e qualche pianta triste di asfodelo.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 01.02.2020 – 14:09)
 

Su una barchetta


La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Su una barchetta un dì m’addormentai
e dondolavo solo in mezzo al mare
per uno strillo a un tratto mi svegliai
vidi un gabbiano in alto volteggiare.

Sembrava sussurrarmi:”Cosa fai
non ti puoi in mezzo al mare addormentare
ma forse certe cose non le sai
con quella barca è facile annegare”.

“E tu, ragazzo mio, sei quasi morto,
dietro una donna ti sei logorato,
ti sei fregato e adesso hai il fiato corto

e paga un prezzo alto anche chi ha amato.
Ricorda il Cristo che per amore è morto
che lei per possederti ha un dì invocato”.

Ora svolazza come gabianella
e a Ristola vuol far la verginella.

Non le importa neppure di sapere
il danno fatto per il suo piacere.

Ma tanto è il male in mare seminato
che del mio sangue è tutto colorato.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 21.01.2021 – 22:22)
 

Tenerezze
E m’asciugò una lacrima sul volto
e quell’affetto mi lasciò stordito
un gesto che in mente ho seppellito
e che dai miei ricordi non ho tolto.

E m’incantai allor come uno stolto,
ma quel gesto dopo l’ha smentito
infatti, dal suo cuore mi ha abolito
resta il rancore in quelle cure avvolto.

E l’apatia adesso ha preso il posto
di tanto amore che imbottiva il cuore,
sparito è quell’affetto, s’è scomposto,

precario fu in quei giorni quell’ardore
che a tanta indifferenza oggi raccosto,
gorgoglio d’acqua dentro un bollitore.

- Sonetto
(Boccheggiano 10.01.2021 – 9:03)
 

Verrà la primavera


La foto delle betulle è di Sandra Carresi.

Verrà la primavera e poi l’estate
e la betulla rinverdirà i suoi rami
dei rosignoli s’alzeranno i canti
s’arricchirà di voli il suo colore.

E un gracidar di gazze molti udranno,
tra le sue fronde e un gran frullare d’ali,
di passerotti un lieto saltellare,
nel ciel torme di rondini squittire.

E il sole scalderà la pelle fredda
l’ultima neve scioglierà sui colli
si sveglierà la vita e nuova vita
risorgerà tra foglie ed erbe morte.

Solo la chioma mia non rinverdisce
anzi s’imbianca come fosse inverno
e, mentre splende il sol, la primavera
le ombre mi regala della sera.

(Boccheggiano 12.01.2021 – 15:28)


Ricongiungimenti


La foto è tratta dal portale:
https://www.blitzquotidiano.it/scienza/fisico-vita-dopo-morte-2785794/

Quando si muore ci si ricongiunge
in quell’anello lungo da girare
un anello con un lato aperto
che senza preavviso si richiude.

Il cerchio della vita si conclude,
il giorno di chiusura non è certo
solo il destino lo può dichiarare
quando al traguardo il nostro passo giunge.

Perché affannarsi a correre in avanti?
Meglio tardar l’arrivo alla frontiera
a quella tappa che la mente opprime
al vago di un ignoto che ci attende.

Ed anche se la morte un po’ ci offende
ed ai poeti toglie carta e rime
si sa che prima o poi verrà la sera
meglio aspettarla dentro il cuor raggianti.

(Boccheggiano 22.01.2021 – 12:41)
 

Quel figlio mai nato

Quel figlio mai nato da un seme sprecato
l’avrei coccolato, l’avrei tanto amato.

Lei nulla sapeva, nel cuor non vedeva
neppure leggeva, un corpo vendeva.

Ma io non capivo, tremore avvertivo
di notte giulivo, la voce sentivo.

Sommessa parlava, l’amor la cullava
e poi si spogliava e il corpo mostrava.

Mi aveva stordito, gradivo l’invito
muoveva quel dito sul corpo spedito.

Nel buio osservavo, ma tanto l’amavo
con lei fornicavo, ma ad altro pensavo.

A un bimbo gioioso, un frutto goloso
dolciastro e gustoso, ridente e brioso

a cui dare affetto, cullare nel letto,
guardar con diletto ciucciare al suo petto.

Un bimbo voluto non certo perduto
ad altri svenduto da altri cresciuto.

Cervello malato accorto e traviato
allor meglio è stato il seme sprecato.

(Boccheggiano 6.2.2021 – 10:02)
 

Quegli occhi
Quegli occhi mi fanno pensare
a una spianata quieta di mare
ad una vecchia lontana panchina
a Punta Ristola e lei vicina.

Quegli occhi mi scavano dentro
in mezzo all’acqua lo sguardo concentro
e guizzano viscidi sopra la tela
come dal vento sospinta una vela.

Quelli occhi sembran parlare
m’accusan ché ho smesso d’amare
“a cosa mai serve” - appena sussurro
ma la pupilla si riempie d’azzurro.

Ed una pena nel cuore mi prende
penso a colei che l’amore ora svende,
un giorno d’amor nella notte parlava
metteva la sveglia alle quattro e chattava.

Adesso lei ha chiuso la porta del cuore
più non avverte ansia e tremore
più non aspetta di udire i rintocchi
così non vede il pianto negli occhi.

(Boccheggiano 5.2.2021 – 23:02)
 

Quando morto sarò
(Dedicata al politico oggi più attuale)


Nel dipinto del Goya: Funerale della sardina

Quando morto sarò quante parole
e lodi e glorie al cielo s’alzeranno
risplenderanno come luce al sole
la mia figura tutti esalteranno.

E dietro ci sarà al mio funerale
(e penso che sia stato il più sincero)
qualcuno che di me parlò anche male
ed ha espresso in chiaro il suo pensiero.

Ma dopo qualche giorno pei rioni
ne sentirete verità volare,
che stavo bene insieme ai mascalzoni
di certo sarà facile ascoltare.

Ch’ero stato volgare e boccalente*,
avvinazzato ed anche un crapulone,
che quello che facevo era indecente
falso su tutto ed anche un imbroglione.

Ma intanto di me han scritto sul giornale,
affinché la memoria non si perda,
ch’ero stato un politico cordiale
ma solo io saprò ch’ero una merda.

*Termine toscano che sta per bullo e chiacchierone.
(Boccheggiano 15.01.2021 – 12:01)


Primavera 2021

Tra l’erba secca che all’inverno ha retto
brilla già un primo fiore colorato
lo inquadro in uno scatto e poi lo metto
tra i primi doni grati del creato.

L’osservo e dentro il cuore mi diletto
per questa gioia che il buon Dio m’ha dato,
forse l’ignoro, Lui mi dona affetto
un anno nuovo ancor m’ha regalato.

Già vedo volteggiare una farfalla,
le bianche ali sbatte appena nate
saltella tra gli stecchi, a tratti balla

ancora incerta nelle sue volate,
plana su un fior con la corolla gialla
che brilla tra pagliuzze aggrovigliate.

- Sonetto
(Valpiana 23.02.2021 – 13:15)
(Boccheggiano 25.02.2021 – 12:17)
 

Perdermi tra i tuoi monti
(A Carmelina)

Perdermi tra i tuoi monti ancor vorrei
e ritornare sotto il castagneto
nel cuor nascondo un tenero segreto
che custodisco tra gli affetti miei.

Ti ho persa e più non so dove tu sei
ma nel mio cuore ti conservo lieto
e se ti penso l’animo mi acquieto
e come allora ancor ti abbraccerei

al buio tra quelle case diroccate,
dove s’alzava spesso una zaffata,
dove le mani tue ho accarezzate.

Al lavoro dei campi eri addestrata
le tue tra le mie mani delicate
erano come terra rassodata.

E ancor ricordo anche la tua voce
rauca come il Cristo in Croce

forse con me speravi d’andar via
ti persi e più non so dove tu sia.

Ma ancor ti insegue tenero il ricordo
dei giorni giovanili che non scordo.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 24.01.2021- 15:07)


Passioni


Il dipinto è tratto dal portale:
https://www.cacciamagazine.it/wp-content/uploads/2020/12/3.jpg

Che darti ormai, non so,
un forte abbraccio,
un bacio semplice e sincero,
una carezza,
un ricordare i giorni di allegrezza,
le nostre trasgressioni,
con l’occhio vigile e guardingo
per chetar la paura e le tensioni.

E la tua pelle bianca
accarezzata in silenzio tante volte
nei nostri incontri clandestini,
io li ricordo,
ricordo i tuoi tremori
i desideri
che ardenti trasmettevi
quando fremente a me ti concedevi.

Ora rimane il corpo mio avvizzito,
il tuo sfiorito che cerchi di coprire
ma vedo ancor la pelle bianca del passato
il suo candore,
la tua tensione avverto a me trasmessa
e la passione che mi hai risvegliato
nulla per me è cambiato,
ti vedo come allor, sempre la stessa.

(Boccheggiano 02.01.2021 – 15:03)


Non so perchè ti amo
Non so perché ti amo ancora,
perché il nome tuo mi fa soffrire
ti umilio, ti distruggo e poi ti cerco
la notte non riesco mai a dormire.

Sei una merdella che non vale niente
il fisico un imbuto troppo stretto
ed i tuoi vizi, tutti li ho elencati
quando t’ho conosciuto ho maledetto.

Ho maledetto e ringraziato Dio,
anche quel giorno tutta nuda a letto
ma allora la tua pelle era ancor liscia
e sodo e bianco il prospero tuo petto.

Ma poi ho scoperto che non era amore
quello che urlavi nel supermercato
il volume abbassavo poi in gran fretta
di tanto amor mi avevi ubriacato.

Ed eri altalenante come giostra
di quelle coi sedili in ferro e in corsa
presenti nelle feste patronali,
per te non ero amor ma una risorsa.

E vedo che altri cristi impoverisci
leggo le loro suppliche e preghiere
le loro delusioni i loro pianti,
sei marcia dentro come marce pere.

E cambi, cambi sempre e non ti fermi
sempre ripeti lo stesso ritornello
ed alimenti poi odio e rancore
sei immorale e donna di bordello.

E nel bordello tu vivrai in eterno
è inutile che dici sei cambiata
te l’ho ripeto cambi sempre in peggio
perché tu sei nell’anima ammalata.

(Boccheggiano 16.2.2021 – 13:29)


Mi intorbi l’aria


Nella mia foto: acqua torbida in una vasca del Salento

Mi intorbi l’aria intorno,
sei proprio tu a intorbarla
con i tuoi scritti che tutti ho archiviato
ed ogni tanto mi si apre a lato
un file che ho memorizzato.

Leggo in silenzio.

A volte con passione,
altre con gran disgusto,
come il seminatore in mezzo al campo
hai sparso al vento semi di emozione
abbeverati li hai con trasgressione,
poi con l’insulto….
seme che non da riproduzione,
che disperazione!

E spesso soffro.

Mi chiedo cosa maturi in mente
a una persona che prima sparge al vento
dolci parole
dettate da passione e sentimento,
come possa poi in testa fermentare
pensieri oscuri e spesso senza senso,
come i grilli saltare,
passare dall’amorevole consenso
a un turpiloquio ricco di dissenso.

Scorrono nell’archivio le parole,
all’inizio armoniose,
piacevoli, eufoniche,
poi sgradevoli e contorte,
acqua di fiume tra gore rumorose,
tra sassi viscidi e spumosi,
acque stagnanti, infine,
putride e silenti,
acque che esalano fetore,
colorate di muffe,
di squallore.

(Boccheggiano 29.01.2021 – 12:15)


Panchina solitaria


- La foto è stata condivisa dalla pagina dell'amico Enrico Forti

Panchina solitaria te ne stai
al vento che ruggisce e alla tempesta
quello che provo in cuore già lo sai
senza di lei non ci sarà più festa.

Coi miei pensieri al vento te ne vai
e solo qualche sogno frulla in testa
ma insieme a dei rimpianti e a tanti guai
anche un ricordo tiepido mi resta.

Ed è il ricordo del suo corpo fresco
che s’agitava nudo sopra il letto
ed il silenzio che aleggiava intorno

quando fiorì nel campo roseo un pesco.
Il vento poi strappò petali e affetto
e fu per me un addio senza ritorno.

- Sonetto
(Boccheggiano 7.2.2021 – 15:17)
 

Meglio non ricordare


La foto è tratta dalla pagina: https://www.frasipercaso.it

Meglio non ricordar meglio scordare
per chi davvero ama che soffrire
e spesso si vorrebbe anche morire
ha un prezzo molto caro a volte amare.

E si vorrebbe un poco sorvolare
su certi affetti, e cosa c’è da dire?
Se si potesse il cuor farei zittire
e dalla mente tutto cancellare.

Ma mettere d’accordo asino e bue
non sempre è cosa facile da fare
e ognuno si terrà le colpe sue.

Non serve poi alla fine conteggiare
forse a donare siamo stati in due
non torna il conto dell’avere o dare

non è un conteggio di ragioneria
forse è l’amor che s’è buttato via.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 17.01.2021 – 14.45)


L’ultima volta

L’ultima volta che ti vidi
eri al mio fianco
pranzavi e nel piatto mi mettevi
i ciuffi d’un calamaro cotto
lo facevi con senso di disgusto
lo so, di me t’eri già rotto.

L’avevo messo in conto:
quell’amore mi giunse inaspettato
alla mia età sapevo che era un gioco
una passione nata già appassita
uno scherzo strano della natura umana
che a volte a tua insaputa
t’avvolge e poi sconvolge la tua vita.

E sorridevo
nel viso risplendeva ancora gioia
ma dentro al cuore c’era la tempesta
sapevo che dopo non t’avrei più vista,
il dito mi stringevi,
ma falsamente ancora sorridevi
mentre già lampeggiava l’autoscatto.
Il flash ci accecava
finita era la festa.

(Boccheggiano 02.02.2021 – 7:04)


Le notti bianche


La foto è tratta dal portale:
http://www.mirrorfilm.org/2010/06/10/le-notti-bianche-white-nights/

Oh che nottata dura questa notte
avrei voluto un poco riposare
invece Orfeo a spasso se n’è andato
nel cuore della notte m’ha svegliato.

Ho aperto allor l’archivio delle foto
con i filmati che avevi un dì girato
non so perché hai voluto immortalare
la giovinezza tua e a me donare.

Ho ascoltato la voce tua suadente,
le tue promesse tante volte espresse,
e quella voglia di mostrarmi il petto,
quel desiderio di portarmi a letto.

E poi quel tuo insistere a filmare
per rinnovarmi sempre la memoria
ed hai filmato dialoghi ed ambienti,
i nudi e le mie rese inefficienti.

E ci leggevo amore in ogni gesto,
e amore ripetevi nei tuoi orgasmi
quell’affetto che eterno promettevi
nel giro poi di un giorno distruggevi.

Ed io soffrivo: pietosa tu ridevi
con un sorriso dolce e consolante
che notti che ho passato a te pensando
ed il mio cuor si stava già guastando.

Ma non importa: a volte ti riguardo
con la tua pelle bianca e levigata
indietro torno a posta per soffrire
l’amor resiste e mai potrà finire.

(Boccheggiano 05.02.2021 – 13:08)
 

L’amore viene e va

Un dì chi mi chiamava “dolce stella”
mi disse che l’amore viene e va
ma io tenevo accesa la fiammella
perché nel cuore mio ardente sta.

Fu lei prima a suonar la campanella
urlandomi al mattino sono quà
m’aveva frastornato le cervella
e m’invitava al ballo del qua qua.

Ed io alla fine feci come Cecco*
l’invito presi al volo e ci ballai
sapevo e glielo dissi: “Così pecco”.

Ma fu un peccato bello che accettai
e il suo ragazzo fu più volte becco,
ma dopo io raccolsi solo guai.

Appena si calmarono gli ormoni
le sollevò le prime discussioni

e solo disse allor con gran clamore
che il tempo erode sentimento e amore.

“Per me l’amore, disse, viene e va”.
Io gli risposi: “Va, per chi non l’ha”!

Adesso non so più che cosa faccia
di lei nel cuore mio non resta traccia.


* Cecco Angiolieri che diceva:
“Se sono Cecco come sono e fui
terrei per me le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lascerei ad altrui”.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 17.01.2020 – 17:34)
 

Il befano


La foto è presa dal portale: http://eziogiacalone.blogspot.com/2011/12/blog-post.html

Il befano ch’era sceso
lentamente dal camino
s’è svegliato il 6 gennaio
ed ha detto: “Cosimino,

sveglia sveglia ch’è tardino
non ricordi più il da fare
che t’aspetta il 6 mattino?
Le donnette lascia stare”!

S’è guardato nello specchio,
non è poi che fosse bello,
pur essendo incipriato
lei l’aveva lusingato.

Come fa con tutti i merli
poi ha alzato la gonnella
ormai floscia la mammella
ha mostrato la rosella.

La rosella e il deretano,
che a lei piace in modo strano,
e lo scrive nei commenti
a quei quattro deficienti

che non sanno un po’ pensare
che la vista hanno modesta
ma lei alza ognor la vesta
le piace fornicare.

E s’inventa storie astruse
ma soltanto vecchi incanta
che i ragazzi non sono scemi
di rosella ne hanno tanta.

E più fresca e profumata
mica quella un po’ usurata
che ai vecchi viene data
con la gamba un po’ allargata.

Il befano s’è svegliato
s’è sbarbato tutto gaio
ha poi preso la sua gerla
ch’era oggi il 6 gennaio.

Ed ha detto:“me l’ha data
sì, lo so che c’è di meglio,
ma sol quella io ho trovata
ma adesso son più sveglio

mi si è acceso un faro adesso
ho imparato la lezione
e passando la passione
ho capito ch’era un cesso.

(Boccheggiano 6 gennaio 2021 – 10,46)


Amor mi son cagata addosso
Amore amor mi son cagata addosso
sentivo un odor strano un po' noioso
e l’ho capito che non era il Bosso
ed io non sono un uomo permaloso.

Ma amore tu così mi hai alquanto scosso
ed oggi è anche un giorno un poco afoso
questo tuo agir senz’altro è un po’ ortodosso
e starti a fianco ci va un coraggioso.

Ti avevo ricercata in largo e lungo
e infine t’ho trovata con passione
ma tu ti caghi addosso e nulla aggiungo

ma al primo incontro mi fai un gran cagone
resto in silenzio e più non mi dilungo
ma salir mi fai alle stelle la pressione.

Ed io già assumo gli antidepressivi
spero che presto trovi i correttivi.

(Boccheggiano 24.01.2021 – 19:26)


Figlio


La foto è tratta dal portale:
https://www.laleggepertutti.it/334408_disinteresse-padre...

Quanto m’hai amato tu, io non t’ho amato
fui certamente un padre disgraziato
non è che non t’avessi nella mente
mi persi in altri affari scioccamente.

E confidavo in te, stupidamente,
ma ai tuoi bisogni non fui mai presente
e m’affidai al fatto che in passato
solo nuotai nessuno m’ha insegnato.

E tu allora ti lasciasti andare
che tu soffrivi manco ci pensai
amor volevi e non sapevo amare
anche se dentro il petto ti portai,

amor non ebbi e non potevo dare
così le nostre vite un dì sciupai.
Ch’eri da me diverso non ho visto
ti condannai in croce come il Cristo.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 14.9.2020 – 00:27)


Fabiolo


La foto è presa dal portale: https://mabastainsoma.blogspot.com/2020/07/cechov-e-le-donne-nei-cechov-si-propone.html

Tanto di te in rete hai seminato
anche a Fabiolo cosa hai raccontato?
Le tue schifezze con la scorza e polpa
“Se t’ecciti - scrivevi - è tua la colpa”.

E intanto stuzzicavi col linguaggio
era il sistema tuo per l’abbordaggio
salvo poi dire ch’eri verginella
ma a volte senza buco è la ciambella.

Ti sei aperta senza alcun pudore
nelle solite storie di squallore
che ti piaceva usare tutti i buchi
e guardar copular anche gli eunuchi.

Che spasso a pubblicare certi scritti
che tu nell’olio hai fritto e rifritti?
Ed ogni tanto rimesto nel secchiello
e trovo tutta roba da bordello.

Che uomo sciocco che un dì son stato
e come un burattino tu m’hai usato
Ed ho creduto a quando con vigore
dell’amor mi parlavi e del Signore.

Ma quando un giorno poi ti sei stancata
hai ripetuto la tua sceneggiata
al meccanico ed anche al carrettiere
al vecchio decadente e al cameriere.

L’elenco è lungo, ma la gente parla
e ci si stanca infine d’ascoltarla.
Spesso ripeton cose che già sai
ma tutti sanno quel che sei e che fai.

Infine trovi un povero imbecille
ed anche a lui accarezzi le tonsille
e gli racconti certe tue avventure
ma sempre son le solite fritture

che poi in portali immondi hai pubblicato
col maschio resistente ben dotato
che accompagnava certe esibizioni
che offrivi senza tante esitazioni.

Ora di tanto affetto cosa resta?
Sudici stracci e un po’ di cartapesta.
Di tutto quello che chiamavi amore
una schifosa montagna di squallore.

(Boccheggiano 11.1.2021 – 06:24)


Cosa mai resterà
Ma di te cosa mai resterà nel cuore mio?
Hai eretto un muro
e dietro ci hai murato le passioni
hai sollevato solo un polverone
che ha nascosto la parte più bella di te stessa,
quel tuo sorriso dolce che m’hai dato
e l’emozione che m’hai un dì trasmessa.

Tutto è concesso quando l’amor ci prende,
anche la trasgressione
che alimenta il rapporto e lo sviluppa,
naufrago mi sono attaccato un giorno
alla scialuppa
che già imbarcava acqua
era una barca mezza disconnessa
ed a guidarla c’eri tu,
no, non eri la “dolce stella” ch’io descrissi,
ma eri scurrile e immonda diavolessa.

Per te la giusta strada abbandonai
ma non sono pentito
ancora quella strada imboccherei
anche se un dì sbagliai.

Il meglio di te stessa m’hai donato
ma alla sorgente non sgorgava amore,
tale non era,
simulavi un affetto mai provato;
eran pulsioni quelle che hai mostrato
già fin d’allora la mente era malata
il copione hai male interpretato
la parte peggiore allora hai recitato.

(Boccheggiano 21.2.2021 – 12:58)


Aspettando la sera
Al fine m’addormenterò sereno
cavalcherò cavalli mentre sogno
leggero andrò nel cielo tra le nubi
e il vento m’accarezzerà i pensieri.
E spero che i miei sogni siano veri
che il ladro stia lontano e non mi rubi
la pace che da tempo cerco e agogno
così d’amore poter fare il pieno.

L’amor non scambierei con i quattrini,
tu ripetevi prendilo è un mio dono
e l’hai arricchito con la trasgressione,
con le parole ardite l’hai confuso.
Io ti credetti: forse m’ero illuso
quel rapporto colmai con la passione
a ripensarci ancora mi emoziono
poi andarono in frantumi gli altarini.

La neve il sole sciolse sopra i monti
precipitò a valle la valanga
io già stavo pagando un alto prezzo
l’ira non controllai, salì la rabbia.
All’ira non si fanno poi più sconti
e se non guardi ben pesti la vanga
che ti colpisce al viso proprio in mezzo,
ti sveglia e poi l’amore chiudi in gabbia.

(Boccheggiano 23.01.2021 – 23:23)
 

Amici


Il dipinto “Mucca al pascolo” è di Lorenzo Delleani - 1904

Ai tanti amici sparsi per il mondo
spesso ci penso e li vorrei abbracciare
i loro volti ho sempre in cuore impressi,
quando li penso un po’ di affanno provo,

un’uggiolina come di un malore
che spesso prova chi soffre d’amore
che sa che tanti amici sono andati
ma lui li vede vivi a se abbracciati.

E li ritrova a volte nei pensieri
mentre attraversa un ponte decadente,
quando sente un muggito sopra un prato,
un merlo nella notte cinguettare.

Vo’ col pensiero e come in un filmato
rivedo tra le nubi un volto amato,
la pellicola scorre un po’ all’indietro
m’assale un vuoto e di dolore impetro.

Ma vedo ancora tanti amici in giro,
oggi li sento anche se virtuali
a volte ci parliamo sorridenti
ancora siamo in vita, ancor speriamo

in un incontro, forse occasionale,
dove s’è ritrovato anche un parente
e parli tanto ma poi non dici niente,
lampo improvviso in mezzo a un temporale.

(Boccheggiano 12.01.2020 – 10:31)


Uomini grulli


La foto è tratta dal portale:
https://redbavon.files.wordpress.com/2011/07/lucy-blockhead.jpg?w=425

Noi maschi siamo dei grulli
di certo in amore citrulli

che i tempi sian belli o sian brulli
restiamo sempre tirulli.

Ed anche si resta fanciulli
confusi e spesso un po’ strulli.

A volte confondi e ti annulli
ma intorno hai sempre fasulli,

altre il tuo cuore maciulli
con pessimi amori trastulli

che sanno che siamo tarulli
che invano scaliamo dei trulli

ma infine schiacciati dai rulli
ché i maschi son sempre citrulli.

(Boccheggiano 26.12.2020 – 11:25)


Una bestia feroce


La foto è tratta dal portale:
https://ilgiardinodeltempo.altervista.org/wp-content/uploads/2014/09/fiore-di-mirto-2-300x277.jpg

Sei una bestia feroce
adesso,
hai perso la rugiada
che la notte ti aveva regalato
e che rendeva lucente la tua vita.

Ora solo polvere,
e qualche foglia insecchita
regali
a quel sole che splende,
che aveva reso piacevole il cammino.

Hai mosso con delicatezza
le corde
della mia arpa nascosta,
note piacevoli assorbivo
tra gli ulivi
ed il mirto profumato.

Ora solo l’aridità del tuo terreno
ricordo
e le tue parole volgari
che hanno cancellato l’armonia
che arricchiva il tuo animo.

Come ape smarrita
m’hai attirato,
mendicante in cerca d’affetto,
in cerca di un fiore su cui posarsi
e tu splendevi traboccante di odori.

(Boccheggiano 26.12.2020 – 9:00)
 

Un cane in attesa


Guardavo Nella mia foto: La mia cagnolina Ketty che dorme serena in un campo soleggiato a Castrovillari.

i movimenti suoi degli occhi,
la lingua nella bocca dondolante
quel suo agitare e muoversi incostante
quel flettere impaziente dei ginocchi.

Quel rialzarsi e quel guardar lontano
lo sguardo perso ad incrociar la voce
poi un battere di coda assai veloce
a una carezza in dono con la mano.

Molti diranno ch’era solo un cane
ma guardando quella bestia in volto
adesso maledico chi gli ha tolto
la vita in quelle tristi settimane.

Si sa che un cane abbaia e che non parla
ma lei comunicava anche con gli occhi
la testa poi appoggiava sui ginocchi
fissava e s’aspettava di toccarla.

E c’era in questo suo comunicare
tutto l’amore e tanto sentimento
che in chi mi sta vicino neppur sento
ma che soltanto un cane sa donare.

(Boccheggiano 22.12.2020 – 14:51)


Ti odio e ti disprezzo
Hai rubato il mio amore
ne hai fatto semente geneticamente modificata
che non produce più affetto
ma solo farina senza sapore.

Hai rubato a Valentina l’amore
diffuso concime arido sul mio cammino,
spargendo la tua volgarità,
prostituta scadente e raccogliticcia,
incapace anche di vendere l’amore.

Certo che non capivo,
organizzatrice di orge lesbiche,
di incontri a tre nel tuo talamo puzzolente
ricco solo di ormoni e di sperma.

Ricordo le tue preghiere
le tue esternazioni mistiche
il tuo invocare il Cristo sofferente
e ricordo anche la tua mente malata,
la convinzione che l’amore passi solo dal letto
che si riproduca tra le lenzuola
madide di sudore e di abbandoni
prive di amore.

Oh, squallida servetta di piaceri,
povera donna priva di spirito
venditrice di fantasie irrazionali,
squallida nei tuoi orgasmi,
fetida nei tuoi liquami,
che fine hanno fatto i tuoi cani?

Mi pongo a volte domande,
povere bestie alla catena,
ululanti sotto la pioggia,
oggetti di sperimentazioni d’una mente malata.

Mi scodinzolano nella notte
mentre ricordo “Nonno e nipotina”,
le tue storie preferite
i tuoi racconti per prendere sonno
e sollecitare sensi assopiti
risvegliare ormoni stanchi
e fantasie seppellite.

Ecco adesso forse ho capito
uomo indolente e sciocco
in cerca sempre di amore!

(Boccheggiano 25.12.2020 – 9,47)


Tenerezze


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Quello che provo in cuor mi fa gioire,
a quel che sento resti indifferente,
e forse tu non puoi o vuoi capire

ma adesso io ti tengo nella mente
il mio pensiero non ti fa soffrire,
affetto io provo come un innocente

ma le mie pene non potrai lenire.

(Boccheggiano 2.12.2020 – 10:33)


Resuerezione


La foto è tratta dal portale:
http://ritrovodelfiore.it/ruben-dario-la-vecchia/rosa-secca/

Or giace piegato e pare a riposo
un poco sconfitto, alquanto umiliato
ma alza ogni tanto la testa avvilita
e strano gli sembra, ma questa è la vita.

Pur l’albero perde colore e la foglia
e dorme sereno ma dopo si sveglia,
su rami spinosi fiorisce una rosa
a volte brillante, a volte odorosa.

Ma sempre fiorisce non vuole morire
rimette le foglie e un boccio poi spunta.
Invece il mio ramo è secco e pendente
un po’ addormentato, ma a volte ancor sente.

Allora rammenta le grandi battaglie,
i fuochi passati con legna e con paglie
e infine prevede che a un fiore che muore
un farmaco doni un nuovo vigore.

(Boccheggiano 24.12.2020 – 10:20)


Quegli occhi


La foto è tratta dal portale: https://www.profumeriaweb.com

Quegli occhi proiettati dentro un sogno
e quelle labbra rosse da sfiorare
quel tuo sorriso dolce ed ammaliante
illumina lo schermo ad ogni istante.

E leggo tuttavia le tue parole
così distanti dal mio verseggiare
vorrei che tu capissi questo mondo
e l’ignoranza che ci porta a fondo.

Ed è il potere che ci affoga tutti
cattura e plasma il modo di pensare
e ci presenta un mondo che detesto
ma il mio cervello sempre resta desto.

Platone scrisse e disse tante cose
Pitagora parlò dell’ignoranza
e ci avvertì: “spesso il potere mesta
per governar sull’ignoranza pesta”.

E lascia tutto il popolo allo sbando
crea rancori e contrapposizioni
fomenta l’odio, e un mondo ci presenta
ma a cambiarlo neppure prova o tenta.

E’ l’ignoranza che va combattuta
i popoli van tutti preparati
il fuoco del saper non va mai spento
va alimentato con la legna e il vento.

(Boccheggiano 4.12.2020 – 10:10)


La saggezza
Ch’io debba dire oggi non son saggio
perché un giorno tanto amor t’ho dato
anche se poi capii d’aver sbagliato
ma a rifiutare allor ero a disagio.

E poi sinceramente ero in svantaggio,
ricordi quali foto m’hai mandato?
Gli ormoni addormentati hai risvegliato
e del cervello m’hai fatto il lavaggio.

Ora mi vieni a dire: “Eri maturo,
dovevi reagire a quel mio assalto”
ma tu sei stata simile al cianuro

le nudità mettesti in gran risalto.
Tutto m’hai insaporito col cloruro
e m’hai incitato di darti l’assalto.

Per anni dopo m’hai fatto impazzire
difficile per me fu poi d’uscire.

Prevalse con ritardo la ragione
evasi dalla scomoda prigione.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 27.12.2020 – 23:43)


Incertezze


  - La foto è tratta dal portale: https://www.valeriamilan.it/gestire-le-incertezze/

Tra tante donne opache e poco accorte
persi il mio tempo amore ricercando
mi illusero ma ancora mi domando
quale sarà davvero la mia sorte.

Ché ormai le mie giornate sono corte
non so perché mi stia tanto affannando
in questo incerto a vuoto sto remando
tra donne afflitte e a volte un po’ contorte.

Corsi nel tempo e amore anche raccolsi
mai mi bastava e nuovo ne cercavo
nel mare del Salento lo disciolsi

ma i vecchi amori non dimenticavo
quello più caro mai dal cuore sciolsi
in mente lo tenevo e conservavo.

Dei tanti amori adesso resta niente
solo il rancore offusca la mia mente.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 09.12.2020 – 16:34)


Il volto dei poeti
Mai guardare il volto dei poeti,
meglio leggere il loro animo
analizzare i loro pensieri disegnati nei versi
scavare nei loro cuori
rivoltare con un vomere le loro emozioni
ubriacarsi con il dolce liquore della frutta matura
della spremitura ricavata dagli acini dell’uva prodotta.

Leopardi, Foscolo, Pascoli, Pasternak, Montale,
Ungaretti, Garcia Lorca, Luzi,
immagini meglio da pensare che da vedere
che non emanano nulla di poetico dai loro volti anonimi
che non emozionano.

Ma emoziona l’ascolto,
la declamazione altrettanto anonima d’una voce vibrante,
intensa, emozionante,
che scaturisce da un box metallico
ricco di suoni,
di tensione,
di malinconia,
di gioia,
di espressioni che addolciscono il cuore.

Non guardate il mio volto,
oggi appassito dagli anni,
non osservate i miei capelli bianchi,
ma analizzate i miei versi
le parole che echeggiano in rete
che diffondono emozioni per nulla represse
che svolazzano libere nel cielo come aquiloni
che urlano rabbia per l’indifferenza del mondo
per i drammi che lo attraversano
per le guerre che mai finiscono
per le prepotenze che si ripetono
per l’amore che urlano
e che nessuno raccoglie.

(Boccheggiano 27.12.2020 – 10:24)


Il mio cane assassinato

Il mio cane è stato ucciso,
sembra sia morto per amore,
glielo hanno negato l’ignoranza e la stupidità popolare.

È morto scioccamente una mattina
inseguendo una cagna in amore
che non ha potuto soddisfare.
La sua bava, scambiata per rabbia,
lo condannò alla fucilazione come un partigiano
che stava lottando per conquistare la libertà.

È triste soffrire per amore,
doloroso morire per amore,
penoso pensare sempre a quell’amore assassinato.

Ne so qualcosa io che ho gustato le pene dell’amore,
io che ho tanto amato,
che ho anche tanto sofferto per amore.

Eppure ho ricordi belli dei miei amori,
non li ho mai dimenticati,
anche le lacrime ricordo,
tante e sincere,
disperato per amori giovani e vecchi,
disperato per il mio cane
che ha pagato per non aver potuto dare l’amore.

Tra le mani, a volte,
penso di avere un guinzaglio di pelle intrecciata,
il collare gli era rimasto sul collo
e giace con le sue ossa consunte,
rimaste sotto il cemento del convento delle suore.

Ogni tanto avverto il suo lieto abbaiare
quando tornavo da scuola:
per un attimo lascio la cartella
e corro fuori su una strada polverosa,
battuta dal sole,
solo,
con un guinzaglio di pelle intrecciata tra le mani.

(Boccheggiano 16.12.2020 – 9:36)
 

Lupus et agnus
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.
Fedro (Fabulae, 1. 1)

Traduzione in italiano

Il lupo e l’agnello
Un lupo ed un agnello, spinti dalla sete,
giunsero ad uno stesso ruscello.
Più in alto vi era il lupo,
molto più in basso, l'agnello.
Il prepotente, allora, mosso dall'insaziabile fame,
cercò un pretesto per attaccare lite.
- "Perché" – intimò - mi intorbidisci
l'acqua mentre bevo?" - Il lanuto di rimando, timoroso:
- "Come posso , di grazia, far ciò che dici, oh lupo?
L'acqua scorre da te verso me che bevo"-
Infastidito dalla forza della verità, il lupo replicò:
- "Sei mesi fa hai detto male di me."-
Rispose l'agnello:- "Per la verità allora non ero ancora nato."-
- "Tuo padre, per Ercole, - rispose il lupo - ha parlato male di me". -
E così, saltatogli addosso, lo sbranò ingiustamente.

Questa favola è stata scritta per quelle persone
che opprimono la povera gente con motivazioni banali.

(Traduzione ed adattamento linguistico di Salvatore Armando Santoro)

(Boccheggiano 11.12.2020)

 

Le chat
Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux;
Retiens les griffes de ta patte,
Et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux,
Mêlés de métal et d’agate.
Lorsque mes doigts caressent à loisir
Ta tête et ton dos élastique,
Et que ma main s’enivre du plaisir
De palper ton corps électrique,
Je vois ma femme en esprit. Son regard,
Comme le tien, aimable bête
Profond et froid, coupe et fend comme un dard,
Et, des pieds jusques à la tête,
Un air subtil, un dangereux parfum
Nagent autour de son corps brun.
Charles Baudelaire, da “Spleen ed Idéal”

Il gatto
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore amorevole;
Trattieni gli artigli nelle zampe,
E lasciami naufragare nel tuoi dolci occhi
Che lampeggiano acciaio ed agata.
Quando le mie dita carezzano teneramente
La tua testa ed il tuo dorso flessuoso,
E la mia mano pregusta il piacere
Di palpeggiare il tuo corpo che elettrizza,
Io rivedo lo spirito della mia donna. Il suo Sguardo,
Simile al tuo, adorabile animale
Profondo e freddo, tagliente e appuntito come un dardo,
E, dai piedi fino alla testa,
Un’espressione sottile, un profumo contagioso
si diffonde intorno al suo corpo color marrone.

Traduzione di Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 14.12.2020 – 18,10)


Il bianco e il nero


L’immagine è tratta dal portale:
https://2.bp.blogspot.com/-ZgTo96oGfug/VTOsHLxjzMI/AAAAAAAADEE/AOaostzRG-8/s1600/887.png

Il bianco non esiste più
penso non sia mai esistito.
Il bianco l’hanno creato dopo,
è arrivato dopo.

Ci hanno provato anche i chimici
ma le macchie di nero resistono.

È inutile aggiungere sbiancanti al bucato.

Siamo tutti figli dell'Africa.
Quindi il primo colore del pittore è il nero,
che colora di scuro soprattutto il nostro DNA.

Sì, il nero.

La razza pura,
quella bianchissima che il nazismo voleva creare,
non è mai esistita,
inutilmente si è provato a crearla con la candeggina.

Le macchie di nero sono rimaste:
retaggio della stupidità umana e del razzismo.

Rassegnatevi: il nero l’ha creato Dio,
più bianco di lui non esisterà nulla
neppure il migliore detersivo lo potrà generare.

(Boccheggiano 15.12.2020 – 17:11)


Historia


La foto è tratta dal portale (nulla di quello che posto insieme alle mie poesie è causale):
https://notiziescientifiche.it/rilevanti-livelli-di-un-ormone-della-fertilita-scoperto-nei-capelli-delle-donne/

Quanto m’hai raccontato di te stessa
forse più non ricordi ma l’ho in mente
si dice a Lecce: “Quantu tu si fessa”
a raccontare i fatti tuoi alla gente.

Che appena ch’esci fuori dalla messa,
dopo che hai detto pace cordialmente,
dalla servetta fino alla contessa
ti stendono per terra crudelmente.

Ma non è colpa tua, ma degli ormoni,
ora si son calmati e stan dormendo
forse perché non trovi più coglioni

perché le doti tue stanno scadendo
ma ancor potrai trovare dei vecchioni
a cui le stesse storie andrai dicendo.

- Sonetto
(Boccheggiano 8.12.2020 – 15:39)


Funghi cattivi


La foto è di Dragana Savic

Sono funghi cattivi i miei,
cresciuti sul terreno dell’odio,
non conoscono amore
né vedono speranza.

Angoli di mondo pieni di curve,
massi che impediscono il passaggio.
Ed io che tolgo i sassi
troppo grandi
troppo pesanti per poterlo fare da solo.

Vuoi unirti a me?
Darmi una mano?

Forse in due ce la faremo…

In tre già lo sforzo sarebbe minore,
il successo possibile!

(Boccheggiano 5.12.2020 – 8:16)


Dai, dai, dai

Dai, dai, dai
che tu sola non starai
fino a quando la darai
sempre folla troverai.

Tanto tutti li hai provati
soprattutto gli invecchiati
lo si sa che i prosciutti
vanno ben se stagionati.

Qui in Toscana va la spalla
che si sa è più saporita
col pan sciocco mai non sballa
la si gusta anche svestita.

E più all’osso t’avvicini
più diventi ancor più vacca
te non gusti gli ossicini
quelli grossi metti in sacca.

Non c’è più il carrozziere
e neppure il brigadiere
or ti serve il netturbino
ma va bene l’arrotino.

Hai provato l’ingegnere,
anche lui è poi sparito,
poi è arrivato il musichiere,
anche il ginnico è svanito.

Con il ginnico che spasso
con gli annunci su Badoo
pur se duro come un sasso
resistente non durò.

Ed, infatti, se n’è andato
ma tu ancor lo vai a cercare
a me dici: “L’ho lasciato”
io ti dico: “vai a...nuotare”!

Mille volte m’hai ridetto:
“proprio ancor non vuoi capire”
e mettevi in mostra il petto
che ora è meglio far sparire.

Troppo grosso e maltrattato
te l’han troppo palpeggiato
tutti quanti l’han toccato
alla fine s’è ammosciato.

Ed a me non sfugge niente
non ti servono i piagnoni
lo si sa che una fetente
ben gradisce i crapuloni.

Dai, dai, dai
che tu sola non starai
fino a quando la darai
sempre folla troverai.

Saran pure crapuloni
meglio quelli che i coglioni.

(Boccheggiano 20.12.2020 -15:03)
 

Corso Garibaldi


La foto è tratta dal portale:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Reggio_calabria_corso_garibaldi_1_cartolina_antica.jpg

Son nato in riva a un mare colorato
d’azzurro, e spesso intriso di viola,
poi un giorno quel mare l’ho lasciato
ma spesso il mio pensiero lo sorvola.

Non ci si scorda mai dei propri lidi
sale, invecchiando, la malinconia
anche le rondini ricercano quei nidi
che han lasciato prima di andar via.

Inutilmente scruto tra la folla
a passeggio sul corso Garibaldi
profondo scavo a rivoltar la zolla
cercando un viso che la mente scaldi.

Ma adesso si han davanti le montagne
e un fiume scorre dove c’era il mare
ed ora è autunno, tempo di castagne,
chi è disattento le potrà bruciare.

E allor s’annega in un bicchier di vino
quel languore che ancora brucia in petto
e tra la folla cerchi un tuo cugino
o un volto che un dì t’ha dato affetto.

(Boccheggiano 11.12.2020 – 11:26)
 

Come un colombo


La foto e di Ramona Neagu di Follonica (g.c. 8.11.2020)

Come un colombo tubo e t'accarezzo
lo sai che ormai solo con te amoreggio
le tue carezze adesso voglio e apprezzo
altre colombe ormai più non corteggio.

Lontano sto da chi ora disprezzo
ho preso le distanze, anzi largheggio
da chi ho già pagato un alto prezzo,
libero adesso in ciel salgo e volteggio.

Dell’amor mio darò quello che resta
ma quest’amore è simile a un tramonto
colora l’onda e lascia il cuore in festa;

forse il cuor tuo ancora non è pronto
naviga penso in mezzo alla tempesta
ma anche questo l’ho già messo in conto.

Ma non ho fretta e attenderò paziente
che si risvegli quel tuo amor dormiente.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 01.12.2020 - 2043)


Come un agnellino


- La foto è tratta dal portale:
https://pascolovagante.wordpress.com/2011/04/page/2/

Sempre sognai d’aver con me un donna
che mi vedesse come un fanciullino
incerto come un giorno settembrino
mi proteggesse sotto la sua gonna.

Sentire il caldo di una gentildonna
a lei attaccarmi come un moscerino
o belar dietro come un agnellino
pregarla come fosse una madonna

di darmi un po’ d’affetto che ho bisogno,
supplice innalzerei una preghiera
convinto d’esser sveglio e non in sogno;

dietro la seguirei per la costiera
tra gli alberi di pero e di cotogno
col dolce canto d’una capinera.

- Sonetto
(Boccheggiano 1.12.2020 – 18,37)


Visioni fiabesche


La foto è tratta dalla pagina FB:
https://www.facebook.com/Romancutza/posts/703289280324318

“Sfrigolava la neve sotto i piedi
la mano si attaccava alla maniglia”
gelata era la porta
ma la natura aveva regalato
la sua bellezza espressa in un dipinto.

L’occhio spaziava su tanto candore
che il bianco aveva ovunque disegnato
quiete e silenzio poi mi regalava
rotto dall’abbaiar di qualche cane.

E dal pollaio mi giungeva il canto
d’un gallo che scandiva il tempo
e la gallina un coccodè urlava
dopo che l’uovo fresco deponeva.

L’asino nella stalla sbiascicava
trinciando fieno secco e dolce avena
oziando se ne stava indifferente
a tanta gioia ch’empiva la mia mente.

I primi due versi sono stati suggeriti da una visitatrice della pagina.
(Traduzione con Google translate)

(Boccheggiano 22.11.2029 – 8,30)


Viale solitario


La foto è di Pasquale Arena di Postiglione

Viale solitario dei miei sogni
dove il mio cuore un dì lontano ho perso
sempre ti cerco e ti rivedo in foto
ai tuoi colori aggiungo qualche verso.

Di azzurro in cielo se ne vede tanto,
l’ocra colora tronchi, rami e foglie
il verde ancora è intenso tra il viale
il bianco in cielo il suo candore scioglie.

A volte mi fermavo nella notte
ad ascoltar cantare la fontana
risento ancor lo scroscio brontolare
con una voce limpida e lontana.

Viale solitario ti ho nel cuore
ricordo quei tuoi monti con affetto
a ripensarti adesso sto un po’ male
ma ancor ti tengo vivo nel mio petto.

(Boccheggiano 1.11 2020 – 23:13)
 

Turbamenti


La foto è tratta dal portale:
http://www.klpteatro.it/wp-content/uploads/2011/05/turandot_corsetti_atto3_1.jpg

“Perché piangi?” mi chiese la coscienza.
“Non so”, io le risposi francamente,
quel volto m’è già entrato nella mente
e scava e non riesco a stare senza”.

“Vai sempre in fretta senza aver prudenza”,
rispose la coscienza mia paziente,
“sempre impulsivo come uno studente
vedo che a te mai serve l’esperienza”.

“Coscienza mia lo sai che mi commuovo”
(ma era il cuore che parlava adesso)
“se una persona sofferente trovo

e lo sai bene: sempre io son lo stesso
dentro il mio petto una passione provo
perché d’amore vivo e in cuor l’ho impresso”.

- Sonetto
(Boccheggiano 26/11.2020 – 14,57)


Sognatori


Nella foto: Torino Piazza San Carlo

Io veglio
a te sto ancor pensando
e alla tua treccia nera,
anche se l’hai tagliata
ricordo allor com’era.

E ti sognai
con i tuoi seni al vento
nuda sdraiata a letto
ed i capelli sciolti
che davano diletto.

Ora ti penso
ancor nel letto sogno
mentre a dormire stento
quei seni prosperosi
tra le mie mani sento.

Già lo sapevi
certo te n’eri accorta
quel giorno nella piazza
forse pensavi allora
di fare un po’ la pazza.

Te n’eri accorta
che i seni ti guardavo
fissavo i tuoi capelli
inseguo spesso in cielo
il volo degli uccelli.

(Boccheggiano 4.11.2020 – 5:42)


Risvegliare l’amore


- La foto è tratta dalla pagina "Farfalle" di FB

Vorrei svegliar l’amore tuo sopito
ravvivare la brace nel mio cuore
vorrei sentire ancora un po’ il calore
che aridamente avevo seppellito.

Vorrei afferrare quello ch’è sfuggito
che se n’è andato senza far rumore
e rinnovare il tempo che ho gioito,
come farfalla ancor cercare il fiore.

Cospargere di polline il tuo volto
per fecondar l’amore che c’è stato,
la cattiveria tua dal cuore ho tolto

ché per avermi tanto hai faticato.
Per questo t’amerò anche da morto
anche se dal tuo cuore m’hai levato.

A tutti il tempo infin presenta il conto
ma per l’infamia non avrai mai sconto.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 22.11.2020 – 21,39)


Porte aperte
Vorrei poter aprire questa porta
che ha chiuso l'ingresso del mio cuore
vorrei si liberasse dal dolore
dal falso amore che l'aveva illuso.
Nella prigione dove s'è rinchiuso
s'alza il suo grido come un disperato,
in quell'amore aveva lui creduto,
amor che più di un cuore aveva illuso.
Diceva sempre "tu vecchio non sei,
devi credermi, sei solo maturo
sei ricco di esperienza stai sicuro
dentro ti splende il sol non v'è mai scuro".
Lui ci credette, alfin le diede amore,
lei ricambiò decisa e con fervore
ma dopo lui capì che ogni mattina
a colazione amava una sveltina.
Era di ormoni colma in cuore e testa
come mosto in botte a fermentare
dentro bolliva e si doveva dare
la sua fame di sesso soddisfare.
Al fine lui capì su quale bestia
avesse messo il piede: troppo tardi
le mani poi si punse e alfin comprese
i guanti usar quando si coglie i cardi.

(Boccheggiano 19.11.2020 - 9,07)


Ormai è tardi


Nella mia vecchia foto: Podere di famiglia ai Piani di Galatina

Ormai è tardi per rifar la strada
che un dì percorsi coi calzoni corti
tardi sarà per ritrovar la luna
che risplendeva sopra i nostri passi

e un calcio davo qualche volta ai sassi
che si incrociava nella notte bruna
ma in altre fantasie noi s’era assorti
mentre umida calava la rugiada.

Nel buio s’alzava un frinir di grilli
ed un profumo d’erba ci stordiva
urlavan le civette e i loro strilli

la mente di paura ci riempiva
ed oggi che si vive tra gli assilli
si sogna il dì che il cuore ci addolciva.

-Sonetto
(Boccheggiano 7.11.2020 – 15:40)


Nella notte
Ti vedo per la strada sola andare
con la cagnetta che ti da un leccotto
la sento un po’ grintosa anche abbaiare
per farla stare zitta dai un biscotto.

L’impronta di un amor non sai scordare
perché dentro il tuo cuor non s’è interrotto
e ti tormenti ma più non può tornare
vivere a questo mondo è un terno al lotto.

Ti svegli una mattina e sei felice
ma poi ci mette un asse il reo destino
quel che decide fa e nulla dice

e si comporta come un aguzzino
ch’ogni letizia estirpa alla radice
e buio regala all’alba del mattino.

(Boccheggiano 26.11.2020 – 16:11)
 

Fuori pista

Non so che cosa mai ci possa fare
ma più ti penso e più mi sei vicina
mi sembri tuttavia una ragazzina
che questo affetto non potrà accettare.

Ma sei riuscita a farmi innamorare
in cuor ti sei piantata come spina
che abbonda in mezzo ai rovi e alla saggina
ed anche il cuore hai fatto sanguinare.

Che posso farci? È la mia natura
di dare amore spesso a prima vista
la chiave infilo nella serratura

neppure noto che va fuori pista,
che son bloccato con la clausura
e me la suono come un chitarrista.

- Sonetto
(Boccheggiano 28.11.2020 -15,08)


Curiosità


Nella foto: La nipotina di un mio caro amico valdostano Danilo Jayer.

Ti osservo e ti traguardo,
traguardo il tempo andato
curioso ti ho guardato
come lo fa un vegliardo.

Nel tempo mi proietto
tornato anch’io bambino
davanti a quel panchetto
d’un vecchio ciabattino.

Pagine sfoglio antiche
rinfresco i miei ricordi
buttate ormai alle ortiche

nel cuor creano accordi
un mondo di formiche
in fila che non scordi.

- Sonetto classico composto da settenari
(Boccheggiano 18.11.2020 – 9:13)


Amor tardivo

Alla mia età ti chiedo un po’ d’affetto
neppur potrei gli ormoni risvegliare
l’amor sensuale lascialo nel petto
con te vorrei potermi addormentare

in un abbraccio che da tanto aspetto,
sincero, vivo, che mi puoi ancor dare
non cerco amor da consumare a letto
ma amore vero che ci fa esultare.

Vorrei svegliarmi ancor con te al mattino
mentre risplende nella stanza il sole
vedere il tuo sorriso birichino

gli occhi splendenti come un girasole
ed ascoltare un merlo canterino
ché a dare amor non servono parole.

(Boccheggiano 30.11.2020 – 9:04)


Vereto silente

Su quel Vereto un giorno mi son perso
nuvole bianche e, sopra, un cielo terso,
dietro, un mare azzurro dove si disse
che un dì approdò la zattera di Ulisse!

Quel colle gl’ispirò poi più d’un verso
ed anche adesso lui ci torna spesso
perché tra quegli ulivi un amor visse
che lo ispirò e tante storie scrisse.

Lui si sedeva spesso su un muretto
dove un ulivo e un fico lo guardava
e spesso il cuore gli batteva in petto

quando una gazza in volo schiamazzava.
Sognava a volte e ancor provava affetto
per chi né affetto e amore meritava.

Silente è il colle privo dei suoi passi
e tacciono anche i grilli in mezzo ai sassi.

(Boccheggiano 25.10.2020 – 02:11)


Vecchia locomotiva

Penso che stia soffrendo questo treno
nei campi tra la neve abbandonato
di strada forse tanta ne ha percorso
anche se sui binari imprigionato.

Ed ha ascoltato il riso della gente
e forse ha attraversato monti e mari
di certo si è sentito in compagnia
insieme a tanti stanchi pendolari.

E si credeva utile, essenziale,
gratificato certo dentro il petto
e sussultava ad ogni vecchio incrocio,
penso per tanta gente avesse affetto.

Ora malconcia è ferma in mezzo a un campo
di certo soffre ma non ha pretese
forse ripete i versi pascoliani
sola e soletta “in mezzo alla maggese”.

(Boccheggiano 24.10.2020 – 12:15)
 

Reminiscenze


Nella mia foto la ex colonia di Scarlino (GR)

Mi sembra di sentir grida di bimbi
tra gli alti squilli d'italiche fanfare
mi sembra dai megafoni ascoltare
canzoni d'altri tempi
al Duce omaggiare ed elevare.

E mi ritrovo su una spiaggia vuota
dove i castelli sono demoliti
mi chiedo dubitoso
dove i vecchi gerarchi son finiti.

Chi mi comprende in questo meditare?

Sì, qualcuno forse ancora mi comprende.
Son quella gente furba del '43
che la camicia nera han data a te.

Ma io la vedo, sotto il rosso appare
e sento un motivetto che si espande
tra queste mura oggi abbandonate
ma che hanno visto sfilare i testimoni
d'un dittatore c'hanno rinnegato
che la camicia nera hanno bruciato.

(Scarlino 1.10.2020 – 15,15)


Parafrasi

Un tempo mi chiamavi “dolce stella”:
cos’è cambiato dopo nel tuo cuore?
Non era amore quello che provavi
né sentimento quello che mi davi.

Ma insieme all’odio che nel petto cova
resta, comunque, sempre la passione
dopo che un solco traccia il contadino
il seme sparso frutto dà un mattino.

E un fiore nasce sempre dal germoglio
che il sole scalda e dà nuovo vigore
poi l’ape su quel fiore vola e posa
dal fiore nascerà sempre qualcosa.

Così nel cuore umano ognor fermenta
quella passione un tempo generata
la fiamma smorza ma resta in attesa
di legna secca per restare accesa.

Ma è tardi ormai e manca anche la forza
per raccogliere legna là nel bosco;
poi c’è la noia, eppur bastava poco
per riavviare ancora nuovo fuoco.

(Boccheggiano 18.10.2020 – 8:57)
 

Haiku – Biàvo


Nella mia foto - Mar Tirreno (spiaggia di Scarlino)

D’intenso biàvo
è questo mar Tirreno
onda di sera.

Biàvo - https://www.dizionario-italiano.it/dizionario-italiano.php?parola=biavo

(Boccheggiano 24.10.2020 – 12:36)


Fugaci parole

Fugaci parole d’amore
a questa ora tarda di notte
ti penso
come in pensiero tornavi
assai spesso
a quest’ora tarda di notte.

Ricordi?
Io ricordo l’attesa opprimente
l’ansia di giorni di assenza
poi un suono rompeva il silenzio
un trillo
che ormai più non sento.

Fugaci parole d’amore
a volte nel sonno risento
ci penso
ti ho dato il mio amore e mi pento
amor senza senso
dal cuore sparito ormai spento.

(Boccheggiano 7.10.2020 – 1:46)


Follie


Nella foto: Giulietta Masini sul set del film "La strada"!

E sto pensando a te e alla pazzia
che m’ha offuscato un dì cuore e cervello
lo so, tutto in quel tempo è stato bello
ma poi si paga il conto alla Follia.

Lei pigra veglia a un angolo di via
poltrisce a volte sotto un alberello
avvolta nel suo morbido mantello
coltiva in cuor distacco ed apatia.

Ci si addormenta spesso a Lei vicino
perché nel sogno vivono gli umani,
ci risvegliamo quando un lumicino

le prime rughe mostra tra le mani.
Allor coscienti e con il capo chino
s’oscilla come attori felliniani.

(Boccheggiano 4.10.2020 – 12:51)


Cosa mi resta

La foto è tratta dal portale:
https://www.teleischia.com/wp-content/uploads/2019/09/autunno.jpg

Cosa mi resta ormai di quella pianta
che con amore avevo un di accudito
foglie d’autunno sui prati accartocciati
pensieri come tronchi inariditi
foglie dal vento ovunque accatastate
rametti spogli di beltà sguarniti.

Cosa più resta delle tue parole
delle lusinghe e delle tue preghiere
per irretire chi volevi avere,
cosa mai resta di tanto tuo implorare
addirittura un figlio procreare
chissà per quali fini utilizzare.

Cosa rimane di quel grande amore
che simulando dicevi di nutrire
posticci erano i pensieri per tradire
fasulli quegli amplessi tuoi volgari,
un pessimo ricordo hai tu lasciato
di giorni prima belli e dopo amari.

Nulla ora resta di quei dì passati
nudi tra bianche sabbie del tuo mare,
nulla più resta sul mio cellulare
anche il ricordo adesso m’irretisce
e dalla mente ho cancellato il volto
di chi un giorno amai come uno stolto.

(Boccheggiano 25.10.2020 – 13:49)


Consuntivi
Di quale amor mi ornai nel mio passato,
con lancia in resta sopra un bel cavallo,
all’assalto andai sotto al castello
a circuir la dolce castellana.

E colsi affetti, almeno così penso,
che legger nella donna è affar complesso
ma che l’amor non si sa dare spesso
cosa reale e vera a volte appare.

Ma lei mi fu fedele tutto il tempo
almeno così lessi alle apparenze
certo infedele un poco io lo fui
ed anche col pensier spesso mi persi.

Ora è arrivato il di dei consuntivi
invano sfogli i tempi tuoi giulivi
ora ti affanni ed anche un poco gridi
sui tuoi difetti a volte piangi e ridi.

(Boccheggiano 28.10.2020 15:12)


Ci sono notti


Nella mia foto: Punta Ristola a cavallo del mare Adriatico e Jonio.

Ci sono notti che sento suonare
mi sveglio d’un colpo
non è il cellulare.
Ci sono notti che sento parlare
ascolto in silenzio
ma solo un cane sento abbaiare.

Ma dopo il sonno più non riprendo
il tuo volto rivedo
a volte triste a volte ridendo.
Riapro allora l’archivio e m’arrendo
riguardo le foto,
spesso ti insulto ed altre t’offendo.

Ci sono notti che appari e scompari
il cuore mi spezzi
allora ripenso ancora ai due mari.
A Ristola sosto, tu nuda riappari
allora risogno
i giorni miei tristi ed amari.

(Boccheggiano 16.10.2020 – 22:05)
 

Volai nel tuo giardino


La foto è tratta dal portale:
https://www.nicepng.com/png/full/753-7534959_the-spirit-of-aikido.png

Volai nel tuo giardino, sopra un fosso
che un dì raccolse forse pesci in acqua,
a dirti che pensai oggi non posso
il tuo ricordo il tempo ora m’annacqua.

Mi parve di vedere un pesce rosso
nuotar tra i sassi viscidi sott’acqua
e sulla siepe vispo un pettirosso
le penne tra la brina bagna e sciacqua.

Anche lui guardò la tua chitarra
che tu suonavi priva di una corda
forse anche lui ti vide un po’ bizzarra,

dell’amore mio capì fossi tu ingorda.
Ma adesso posi con la scimitarra
fusa tu appari ed anche un po’ balorda.

- Sonetto
(Boccheggiano 8.9.2020 – 1:17)
 

Una foglia


Nella mia foto: foglia di platano a Valpiana 14.9.2020

Una foglia giace nuda
Sul prato ormai spoglia di emozioni
Ricorda il dì che l'acqua e il vento
L'hanno colpita e scossa inutilmente.

Lei restava attaccata al ramo verde
E s'agitava come una bandiera
Nulla poteva il vento e la bufera
Lei sorrideva a tutto e resisteva.

Ora sta immobile per terra
E l'accarezza l'erba e la vezzeggia
Ha perso il suo potere ed il suo scranno
È una regina senza più la reggia.

(Boccheggiano 16.9.2020 – 1:27)


Sgualdrine
E non son stato al gioco e l’hai capito
allor per altro amore m’hai lasciato.
Altro amor?
Ma quando mai l’hai tu provato?
Un ovulo volevi fecondare
non t’importava mai chi fosse nato.
L’avresti bassamente barattato
come amor frutto d’amore
ad altri presentato.

Turpe mercato,
in mente di sgualdrina maturato,
infida e volgare donna da trivio,
priva di morale,
che d’amor parli,
come a me parlavi,
figlio di un vero amore barattavi,
amor che non provavi.

Ma non son stato al gioco,
nuova vita non ho poi generato,
l’istinto con il cuor ho soppesato
non ero il maschio idoneo alla sgualdrina
che con la paglia frigge l’uovo in padella e lo cucina,
e allora hai spento il fuoco,
a capire chi sei ci vuole poco.

(Boccheggiano 13.9.2020 – 5:29)


Tra le gore della Sila


La foto è tratta dalla pagina : Discovering Presila

Scroscia tra gore verdi l’acqua pura
la fronte m’accarezza
agita l’erba in mezzo alla natura
un venticello con tiepida brezza

Ed una pace avverto, celestiale
dentro il mio cuore dura
e un canto di fringuelli sale
dal bosco traboccante di frescura.

Scivola l’acqua limpida, si perde
tra un canto di cicale
svolazza una farfalla in mezzo al verde
un fiore sfiora, al cielo poi risale.

(Boccheggiano 27.9.2020 – 21:28)


Scale


- Nella foto mio figlio Marcello nell'ottobre 1968, suo primo giorno di scuola.

Scendo le scale, un passo dietro l’altro
ché non v’è più l’agilità di un tempo
adesso perdo colpi e son men scaltro,
a ricordare le cose a volte stento.

E ci si sveglia spesso anche anzitempo
cerchi di ricordare di ierlaltro
ma sol ricordi l’ultimo tormento
che al cuore affanno ti donò peraltro.

Sì, la vita davvero è assai banale
e il tempo si diverte a fare torti
fiaccando il desiderio ed il morale.

E mentre penso a questi dì contorti
sogno, scendendo lento queste scale,
un bimbo sveglio coi calzoni corti.

- Sonetto
(Boccheggiano 9.9.2020 – 9:46)


Rosa fresca aulentissima


Nella foto, dipinto di Federico II°

"Rosa fresca aulentissima"
fosti te a dichiararmi amore
di notte in chat nuda ti mostravi
m'hai dato il tuo candore
i panni hai tolto dal tuo corpo
l'hai fatto con il sole e con le stelle
il primo giorno hai esposto
fresche, aulenti, le grosse tue mammelle.

Il giorno dopo hai passeggiato,
con me ignaro lungo la marina,
sì m'hai amato ma non ho capito
perché l'hai fatto, cosa progettavi,
forse pensavi che t'avrei costretta
ma tutto hai fatto senza costrizione
con me sei andata, come le mignotte,
in mini gonna e senza le culotte.

Sentivi il vento frusciare tra le cosce,
"rosa fresca aulentissima" tu eri,
e mi strusciavi a Santa Caterina
m'hai sussurrato che libera tu eri
da costrizioni, che ti ribellavi,
sapevi invece che mi stuzzicavi,
che nessuna penale avrei pagato
sapevi che soltanto tu hai peccato.

"Rosa fresca aulentissima",
l'amore è poi passato e passan l'ore
fiera tu andavi per la trasgressione
mi proteggeva allor l'Imperatore
che tra i suoi menestrelli mi teneva
capiva lui l'affetto e la passione,
ma fresco vento intorno ti girava
tra le tue cosce e un po' mi stuzzicava.

"Rosa fresca aulentissima"
su rocce nude poi tu ti sei data,
non ho capito ancora quegli ardori
le foto ti scattai sulla scogliera,
l'inferno tutto quanto mi mostravi
sullo Jonio splendevano gli umori,
gabella avrei pagato per amore
mi proteggeva allor l'Imperatore.

(Boccheggiano 4.9.2020 - 4:10)
 

Sapore di sale
Quando l’ardore cala e il senno sale
un consuntivo stilo del passato
per te ho salito e ridisceso scale
mi chiedo oggi cosa ho guadagnato.

La bocca mia sa solo di sale
per anni in abbondanza ne ho gustato
e adesso dimmi te più cosa vale
d’avere il cuor riempito di salato.

Rimangono i filmati e la tua pelle
nuda, indecente, che ho fotografato,
rimangono le notti e tante stelle

che sul Vereto m’hanno accompagnato
insieme al gracidar di raganelle
ed al mio pianto triste ed angosciato.

- Sonetto
(Boccheggiano 17.09.2020 – 14:25)


Quei geni maledetti


La foto è tratta dal portale: http://www.in-verso.it/i-poeti-maledetti/

Quei geni maledetti mi tormentano,
son sempre in movimento, mai sereni,
quei geni viaggiano instancabili
nelle mie vene, e vanno dritti al cuore
ristagnano a momenti,
fluttuano e si ribellano incostanti.

Non son viandanti senza compagnia
lo so, lo so chi ancor li alleva in corpo,
non sono solo ma viaggiamo in coppia,
son nati nelle vene d’un parente
che avevo visto già in fotografia
lei m’ha sorriso e me li ha messi in mente.

Quei geni immuni sono anche al vaccino,
perché più volte mi son vaccinato
ma già erano ribelli appena nato
e m’han seguito su è giù per lo stivale
sempre attaccati al corpo come zecche
m’han sempre diabolicamente stuzzicato.

No, solo non sono, è come una infezione
che nel sangue della razza si è infilata
ed io non penso la mente sia ammalata,
anzi risveglia spesso le passioni
passa da un lucido pensare
ad una voglia intensa di trescare.

E non serve invecchiare,
anzi la mente sembra non sanare,
l’istinto resta sveglio e mai non muore
forte gli impulsi invia a mente e cuore,
ed il ricordo galleggia stancamente,
ragione non ascolta, età non sente.

(Boccheggiano 3.9.2010 – 00:12)


Pupazzetti


- La foto del pupazzetto è presa dalla rete, ma il pupazzetto è identico a quello che trovai nel vano della benzina..

Siam tutti pupazzetti senza cuore:
L’amore? Lo scambiamo per affetto
non so se un giorno l’hai provato in petto,
in me è rimasto ancora il gran tremore

che un dì provai in quel distributore.
Nel tappo ci trovai un pupazzetto
con un “Ti amo” sopra il pagliaccetto,
giovane eri e ricca di calore.

Una bambina molto smaliziata
che passeggiavi senza mutandine
e sulle rocce nude ti sei data

urlando “amore” tutte le mattine
ma la passione non l’hai mai provata
erano solo voglie adulterine.

Mi resta adesso in mente un pupazzetto
ed una donna che più non rispetto.

(Boccheggiano 4.9.2020 – 12:23)


Passioni
L'odore intenso dei tuoi freschi umori
ancora avverto sotto il fico antico
a te io spesso penso e maledico
il dì che colsi spine insieme ai fiori.

Ed avvertivo tutti i tuoi tremori
in quella notte con la luna piena
ed oggi provo in cuore una gran pena
finito è il tempo dolce degli amori.

Rimane in mano il caldo della pelle
il forte desiderio e la passione
ed il vibrare delle tue mammelle.

Resta il disagio per l’inibizione
complice l’ombra della luna e stelle
che favorì la nostra trasgressione.

- Sonetto
(Valpiana(10.9.2020 - 12:43)


Nuda


La foto è tratta dal portale: http://www.darkveins.com/184069-vestito-niente-recensione-film/

Ero con te,
nuda agli occhi altrui,
sentivo il vento frusciar sotto la gonna,
nuda ero sotto ma per te vestita,
fin quando non ti dissi:"Allunga e tocca".

E la mano allungasti,
il vibrare delle dita nude avvertii nella vagina,
ed ero tra la gente,
fine erotismo intenso,
travolgente.

(Boccheggiano 11.9.2020 – 18:53)

 

La mort des amants

Nous aurons des lits pleins d’odeurs légerès,
Des divans profonds comme des tombeaux,
Et d’étranges fleurs sur des étagères.
Ecloses pour nous sous des cieux plus beaux.

Usant à l’envi leurs chaleurs dernières
Nos deux coeurs seront deux vastes flambeaux,
Qui réfléchiront leurs doubles lumières
Dans nos deux esprits, ces miroirs jumeaux.

Un soir fait de rose et de bleu mystique,
Nous échangerons un éclair unique,
Comme un long sanglot, tout chargé d’adieux;

Et plus tard un Ange entr’ouvrant les portes
Viendra ranimer, fidèle et joyeux,
Les miroirs ternis et les flammes mortes.
Charles Baudelaire

La morte degli amanti
Avremo alcove olezzanti di effluvi delicati,
Dei canapé sfondati come sepolture,
E curiosi fiori sulle mensole.
Germogliati per noi sotto cieli più sereni.

Esaurendo a gara gli ultimi ardori
I nostri cuori saranno come due ardenti torce,
Che rifletteranno il loro duplice fulgore
Di anime identiche come specchi gemelli.

In questa serata floreale e sotto un cielo turchino,
Noi scambieremo una unica energia,
Come un lungo pianto convulso, ricco di addii;

Poi, più tardi, un Angelo ci aprirà le porte
Verrà a rianimare, fedele e gioioso,
Gli specchi appannati e le fiamme morte.

Da “La morte” di Charles Baudelaire
(traduzione ed adattamento poetico di Salvatore Armando Santoro)
Boccheggiano 16.9.2020 – 22:40


La fontana di Postiglione


La foto è di Massimo Pisa di Postiglione (g.c.)

Ti ricordi fontana, ti ricordi?
Quanti sorsi di notte t'ho rubato?
Ti ricordi che m'hai anche dissetato
e del mio bacio penso non ti scordi.

Schizzava l’acqua fresca nella notte
e nella gola liscia scivolava
ricordo ancor le capre e le ricotte
che il buon latte un tempo regalava.

E si andava tutti alla fontana
uomini e bestie senza distinzione
con vecchie brocche o con la mezzana
l’acqua era allora una benedizione.

E allor non c’era poi tanta abbondanza
e si viveva tutti alla giornata
e l’acqua regalava la speranza
e non chiedeva mai d’esser pagata.

Ricordo oggi quando vo’ al mercato,
e vedo secche e asciutte le fontane,
del bene negli Alburni abbandonato
e sento un gorgoglio d’acque lontane.

(Boccheggiano 6.9.2020 – 17:32)


Il sorriso della morte

Il mio è stato un incontro con la morte
sorrideva sotto il mantello nero
solo denti bianchissimi mostrava
ed occhi profondi
tanto profondi da non vedere i bulbi
ma sapevo che erano lucenti,
sapevo che insieme ai denti bianchissimi
anche gli occhi sorridono.

Ricordo quando apriva il mantello
anche i suoi seni erano bianchi
di un candore verginale
con i capezzoli color rosa
che reagivano indurendosi
ai miei baci lascivi e inverecondi
ricchi di lussuria e libido.

Ma allora teneva il mantello chiuso
lei sapeva che i seni non hanno ossa
non hanno struttura muscolare
sono carne flaccida destinata all’usura
svettano imponenti alla sua età,
lussuriosa le espone ora che la giovinezza la visita,
aspetta una carezza
orgogliosa dello sguardo felice del moribondo
del maschio sensibile al piacere fugace.

Ora Lei sorride sotto il mantello,
sapeva da tempo della sua decadenza
sapeva da tempo che l’indifferenza
avrebbe preso il posto dell’amore,
la nausea il posto del gradimento
l’angoscia il posto della felicità.

Cosa resta di tanto fervore?

Sotto un mantello nero il sorriso dei suoi denti,
degli occhi opachi in un incavo scheletrico,
un mucchio incomposto di ossa
che i vermi non hanno potuto consumare.

Questo rimane della tragica sceneggiata dei suoi squallori
insieme alla delusione ed all’impotenza,
insieme al dolore del ricordo.

(Boccheggiano 30.9.2020 – 10:53)


Croci valdostane


Nella mia foto: la tomba di Costanza Challancin di Arnad (AO)

In ogni valle vedo un cimitero
e dentro in una fossa un caro amico
ogni tanto ci passo e lo saluto
ma la sua voce tace e più non sento.

E non m’illudo ancora di incontrarlo,
nell’altra vita proprio non ci credo,
resta però in mente il suo ricordo
a volte passo e sempre mi sorride.

A breve anch’io starò da qualche parte,
che la mia vita fu un peregrinare
so dove un dì piangendo sono nato
ma ancor non so dove potrò arrivare.

Sicuramente finché potrò pensare
vedrò una croce su un tumulo infiorato
poi qualche amico si fermerà a pregare
ma ancor non so dove sarò interrato.

(Boccheggiano 5.9.2020 – 13:44)
 

Haiku – Insonnia


La foto è tratta dal portale:
https://www.istitutobeck.com/insonnia-disturbi-ansia

Morfeo m’ignora -
scrivere in piena notte
già l’alba spunta

(Boccheggiano 4.9.2020 – 5:04)


Figlio
Quanto m’hai amato tu, io non t’ho amato
fui certamente un padre disgraziato
non è che non t’avessi nella mente
mi persi in altri affari scioccamente.

E confidavo in te, stupidamente,
ma ai tuoi bisogni non fu mai presente
e m’affidai al fatto che in passato
solo nuotai nessuno m’ha insegnato.

E tu allora ti lasciasti andare
che tu soffrivi manco ci pensai
amor volevi e non sapevo amare

anche se dentro il petto ti portai,
amor non ebbi e non potevo dare
così le nostre vite un dì sciupai.

Ch’eri da me diverso non ho visto
ti condannai in croce come il Cristo.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 14.9.2020 – 00:27)
 

Consuntivi
Odor di carne aulente
frammisto a intensi umori
tra le lenzuola bianche
e aggeggi di piacere.

L’olfatto or non più sente
del tuo sudor gli odori
neppur le voci stanche
neppur le tue preghiere.

Ora ti seguo a volte
discreto nei portali
e leggo i tuoi pensieri
che scrivi senza amare,

nelle tue giravolte
nei tuoi battiti d’ali,
ma sai che non son veri
sai solo d’ingannare.

E adeschi un poveretto,
raggiri i suoi parenti
e contrabbandi amore,
ma quanto sei fetente!

Con lui ti giri a letto
con gli occhi chiusi e spenti
e simuli un languore
ma sai che il cuore mente.

Ed anche a lui richiedi
quel figlio che non ami
che serve da tagliola
ma che non scatta mai.

Nel dormiveglia vedi
quello che amore chiami
che tra gli umori vola
che mai conoscerai.

E arriverà poi il giorno,
duro sarà il risveglio,
ti guarderai d’intorno
io non sarò più sveglio.

Il colle guarderai
vedrai un amore antico
la voce sentirai
e un pianto sotto il fico.

(Boccheggiano 14.9.2020 – 14:35)


Bisogni


La foto è tratta dal portale: https://confagriasti.it

Ho bisogno di dare il mio affetto a qualcuno
fermenta d'autunno l'amore
ché l'uva nei tini decanta
ed anche il mio cuor oggi canta
profuma di mosto ed emana
un odore pungente che prende alla gola.

Oggi l'uva fa un poco soffrire
domani poi sparge il suo aroma di vino
in un calice brilla vermiglio
risveglia l'olfatto
solletica il gusto la gola
poi tacito le palpebre abbassa
il cuore rilassa.

(Boccheggiano 25.9.2020 – 8:46)


Autunni


La foto è tratta dal portale di Monte di Malo:
https://lh3.googleusercontent.com/proxy/60WuV58jju8DiIVV6HfBINvkTPzU2IKSk1yG7DoReL-3RpvjlmwH2IDjeDP1xOW_dUfbUeJsu6pqvBtDMz68ny6zaycUYiFsYVuOz5N4W17lmaiTh4NUrRoo2Q

Or che il tuo corpo florido sfiorisce
e te io sto pensando moglie e amante
ricordo il tempo quando ancor sognante
tanto t’ho amato ed il pensier gioisce.

Ora, anche la mia carne deperisce
come in autunno avviene per le piante
di foglie a terra or ne vedo tante
anche la pelle mia sbianca e ingiallisce.

Analizzo la vita mia infedele
la lista elenco delle mie emozioni
che son consunte come le candele.

Dolce è la lista delle mie passioni
ma han lasciato in petto solo fiele
e queste mie tardive confessioni.

- Sonetto
(Boccheggiano 5.9.2020 – 13:02)


Undici Agosto
Non torna più la rondine al suo tetto
partita è per dei lidi assai lontani
m’ha utilizzato come un pagliaccetto
dal dieci agosto siamo già lontani

Come cicala canto su un rametto
e non m’importa più del mio domani
di Celentano ascolto un motivetto
a Ristola volteggio coi gabbiani.

Oh, rondinella che attraversi il mare,
dopo che colli è monti hai superato,
dalla pioggia ti hai fatto accarezzare

e il vento iroso hai vinto ed hai domato,
dille che amor si dona a chi sa amare
che lei di vero amor poco ne ha dato.

Fugge il tempo sui colli maremmani
come rena che sfugge dalle mani

e lascia appena il segno di un ricordo
ma spesso anche di un rancore sordo.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 11.08.2020 – 12:43)


Un cane in attesa


Nella mia foto: La mia cagnolina Ketty che dorme serena in un campo soleggiato a Castrovillari.

Guardavo i movimenti suoi degli occhi,
la lingua nella bocca dondolante
quel suo agitare e muoversi incostante
quel flettere impaziente dei ginocchi.

Quel rialzarsi e quel guardar lontano
lo sguardo perso ad incrociar la voce
poi un battere di coda assai veloce
e una carezza in dono con la mano.

Molti diranno ch’era solo un cane
ma guardando quella bestia in volto
adesso maledico chi gli ha tolto
la vita in quelle tristi settimane.

Si sa che un cane abbaia e che non parla
ma lei comunicava anche con gli occhi
la testa poi appoggiava sui ginocchi
fissava e s’aspettava di toccarla.

E c’era in questo suo comunicare
tutto l’amore e tanto sentimento
che in chi mi sta vicino neppur sento
ma che soltanto un cane sa donare.

(Boccheggiano 22.12.2020 – 14:51)


Spavaldo ed incosciente
Spavaldo e spensierato in par misura,
illuso, disilluso ed incosciente
conoscevo già favola e fattura
la storia finì poi miseramente.

Penso che lei non fosse ancor matura
(era fuori di testa o adolescente?)
mi illuse, poi prevalse la paura
che nell’animo umano è ognor presente.

La mia spavalderia finì in dolore
le sue certezze sol fuoco di paglia
il dubbio rese incerto anche l’amore.

Per giorni poi vagai tra la boscaglia
tracce cercavo di quel tanto ardore
ma sol due facce aveva la medaglia.

- Sonetto
(Boccheggiano 01.08 2020 – 14:30)


Souvenir


Nella mia foto: Campagna di Patù.

Nelle mie foto ci sono i miei ricordi
ci sei tu nuda calda e appassionata
i luoghi dove allegra mi hai portato
dove ricca di ormoni ti sei data.

Ci sono vecchie case ed i tratturi,
anche un muretto che ci riparava
ci si sdraiava all’ombra degli ulivi,
sull’erba secca che ci tormentava.

Conservo scioccamente anche i filmati
dove poi ritornavo a immortalare
e ascolto le parole, anche i miei pianti
incisi che mi fanno tormentare.

Che stupida persona che son stato,
eppur l’avevi detto tante volte
ma a quell’affetto m’ero ubriacato
e m’hai stordito con parole stolte.

Ora, tardi, ho capito, Dio che artista!
Stavi tentando di vendere il tuo corpo
sui vetri ancor ti stavi arrampicando
e ti donavi a un vecchio beccamorto.

(Boccheggiano 30.8.2020 – 22:46)


Solo
Vo’ solitario per lidi lontani,
una voce mi sembra di udire,
sì, non mi posso sbagliare,
sei tu che ancora mi chiami.

"Che vuole che cerca?" - a volte mi chiedo,
m'assale forte un atroce pensiero
"Sta male, forse ancor sta soffrendo?"
Vorrei potere di nuovo pregare
ma in Cristo non prego, neppure più credo.

Non credo più in niente
non credo in nessuno
lei è sempre bugiarda,
lei è una che mente.

Sulla scogliera ruggisce ancor l'onda
s'abbatte e la roccia, graffia e aggredisce,
anche il mio cuore quell'onda risucchia
nei gorghi di Ristola affoga e sprofonda.

(Boccheggiano 5.8.2020 - 9:30)


La signora Cosa, cos’è

L'immagine è tratta dal portale: https://www.amicidelfumetto.it/wp-content/uploads/2018/04/Sor-Pampurio-dicembre-1930-1.jpg

Non son tipo per te, per le tue brame
tratti i tuoi amori come le puttane
e tanti ne vorresti intorno a te
molto somigli al “Signor Cosa, cos’è”*!

Ormai conosco a fondo la tua fame,
lo so che a te piace farlo in tre
non ti credevo fossi tanto infame
e un altro ne vorresti insieme a me.

Anche il nuovo ti parla di famiglia
ti scrive frasi di profondo amore
ma tu appartieni al tipo prendi e piglia

le tue sono passioni e solo ardore,
come il fuoco ti accendi per la griglia
e poi ti spegni e non dai più calore.

* "Signor Cosa, cos'è" una delle storielle del Sor Pampurio tipico personaggio curioso del Corriere dei Piccoli degli anni 1930-40.
- Sonetto
(Boccheggiano 12.08.2020 – 10:56)


Serenità
“Cerca d’esser sereno, caro Armando
lo vedo, non ti vuoi mai rassegnare,
forse tu non lo sai mai stai stancando
questa storia non riesci ad archiviare”.

Questo Daniela mi va replicando,
non vuole più vedermi tormentare
mi ripete: “il tempo stai sprecando
dietro una storia da dimenticare”.

La mente col suo dire va d’accordo
ma il cuore sembra ancor che sia sfasato
anche l’udito a volte è cupo e sordo

l’affetto avuto non l’ha cancellato
ma l’ha fissato forte nel ricordo
e l’ha sinceramente ricambiato.

- Sonetto
(Boccheggiano 16.8.2020 – 2:04)
 

Ricordo di luna

Ricordo la luna che accarezzava la tua pelle
ed il rumore lontano dei trattori
con le luci che scivolavano sulle dune.
E risento il prurito sulla pelle arrossata
dalle punture delle zanzare
che sibilavano al buio,
ubriache di sangue.

Accarezzo ancora il tuo corpo nudo
eccitato,
disteso sulla sabbia,
al buio,
che desiderava un amplesso
che faticavo a donarti.

Come ti capisco
giovane e mossa dagli ormoni,
dalla libido salente
che fermentava come marea che sfiorava la sabbia,
che lambiva i miei piedi
e mi suscitava un senso di apprensione.
Ancora scintillio di luci,
sulla sabbia distesi,
e il suono della tua voce,
ancora,
confusa al rumore dei trattori,
le tue parole ardite
ed il calore della tua pelle.

Ricordo il viscido tra le dita
dei tuoi umori abbondanti,
la rena che accarezzava i tuoi glutei
ed i tuoi abbracci frementi.

Ricordo, ancora,
quella notte di luna,
lontana,
silente,
nudi e ansanti sulla sabbia
in cerca d’un orgasmo incompiuto,
a Torre Pali.

(Boccheggiano 27.8.2020 – 22:26)


Raggio di sole


Nella mia foto: Angoli di Boccheggiano

Raggio di sole
che colori il borgo
e il tuo calore la mia fronte sfiori
rumore non ne fai
risplendi e taci
ma sento la mia pelle
accarezzata dai tuoi caldi baci.

(Boccheggiano 28.8.2020 – 11:41)
 

Plusvalenze


L'immagine è tratta dal portale:
https://previews.123rf.com/images/jpegwiz/jpegwiz1010/jpegwiz101000030/8020980-segno-pi%C3%B9-verde-con-segno-giallo-e-cuori-.jpg

Sarà per me difficile scordare
guardo la parte bella d’un rapporto
dei baci e del momento del trasporto
per questo io non ti potrò mai odiare

Prevale in me la parte passionale
la revisione vecchia del filmato
di quello che s’è avuto e che si è dato
sì, è sempre quella parte che prevale.

E come accade per le plusvalenze
facendo i conti del rapporto infine
qualcosa si guadagna in monetine
e benedici certe coincidenze.

Rimane tuttavia l’amaro in bocca
di qualcosa di bello che s’è perso
si da la colpa poi al destino avverso
ma in fondo è tutto sciocca filastrocca.

(Boccheggiano 29.8.2020 – 16:19)


Passa una donna

Passa una donna su una motoretta
col casco in testa viaggia indifferente
la chiamo da lontano ma non sente
ondeggia e sulla moto un poco svetta.

Alla voce del cuor più non da retta
neppure più saluta con la mano
anche lei sta invecchiando piano piano
d'amarla è giunta l'ora che io smetta.

A cosa serve ancora ricordarla?
Qual frutto coglierò nel suo giardino?
Svolazza adesso come una farfalla

felice abbaia come un cagnolino
che più di me di certo saprà amarla
che con dei versi sciocchi la sviolino.

- Sonetto
(Valpiana 7.8.2020 – 19:02)


Panchina muta


- La foto è di Luigi Sasdelli di Aosta (g.c.)

Su una panchina muto se ne stava
da qualche foglia gialla accompagnato
l’estate da lontano lo guardava
sol dal silenzio adesso confortato.

Quel suo tacere un po’ lo tormentava
ma dopo un po’ di lui s’è ricordato
e intanto un’altra foglia si staccava
dal ramo che si era addormentato.

Ed era anch’esso già foglia avvizzita
il tempo se ne andava tristemente
l’autunno ora avvolgeva la sua vita

ed anche le emozioni aveva spente.
Foglie morte cadevan sulle dita
e intorno a una panchina senza gente.

- Sonetto
(Boccheggiano 2020 – 22:15)
 

Mi sveglio e ti penso


La foto è tratta dal portale: https://ilsalvagente.it/

Mi sveglio di notte
ti penso e non dormo
e nuda ti vedo
distesa sul letto.

Le puppe abbondanti
i glutei cadenti
con gli occhi socchiusi
gli umori perdenti.

E vedo i tuoi fianchi
tra orgasmi e strumenti
sia neri che bianchi
ancora vibranti.

E ancor mi domando
qual mente malata
un giorno d’autunno
io avessi trovata.

Eppure ho nuotato
anch’io in quel mare
le onde frementi
non posso scordare.

Mi sveglio la notte
mi giro nel letto
e ancora rivedo
le nere culotte.

(Boccheggiano 22.8.2020 – 6:44)


Maturità


https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/38/Durston_gigantomastia_1670.png

Ora che sei adulta e più matura
di certo troverai un ragazzetto
ti parlerà d’amore, anche di Cristo,
e poi ti strapperà il tuo reggipetto.

Flaccide e appesantite dall’età
fuori ti salteranno le mammelle
ma adesso non son sode ma cadenti,
saranno come tremule fiammelle.

Ti illuderai di poter donare
ancora amor ma poco durerà
è giovane e sospinto dagli ormoni
come lo eri tu tant’anni fa.

E dopo che avrà spento la fiammella
lo sai di certo ti abbandonerà
inutilmente la terrai accesa
su un fresco fiore altrove volerà.

(Boccheggiano 30-8-2020 – 00:29)


Le mie sensazioni


- La foto è tratta dal portale: http://www.strettoweb.com

Le mie sensazioni
vulcani in piena eruzione,
fumo, magma, odori di zolfo,
respiro vitale che manca,
di cui si avverte il bisogno
come svegliarsi da un sogno.

E dopo ventate improvvise
che spazzano fumi ed odori
e spazi infiniti, azzurri di mare,
voli di bianchi gabbiani,
spruzzi di onde su rocce
labbra seccate e salate
linde giornate pensate e cercate.

Le mie sensazioni
figlie di mente e di cuore
d’un sorriso di donna
d’una frase per caso lasciata
su una pagina in rete silente
che parla di vita vissuta,
sussurra disagi e armonia,
che nuovo calore riaccende dal niente
e nuvole bianche in ciel sparge ed invia.

(Boccheggiano 5.8.2020 – 15:45)


Luna crescente

Nella mia foto: Luna sulla Maremma.

Questa sera guardavo la luna
con la gobba rivolta a ponente
ripetevo il vecchio proverbio
e dicevo che è luna crescente.

E la notte era lucida e tersa
e nel cielo brillava splendente
e vagava il mio mesto pensiero
il tuo volto riempiva la mente.

Ma tu forse ad altro pensavi
oramai sono un vecchio ricordo
le lenzuola hai più volte cambiato
ma il tuo corpo ancora non scordo..

Ho le foto ed anche i filmati
ogni tanto ne guardo qualcuno
tutti i baci e gli abbracci sprecati
in un sogno lontano raduno.

(Boccheggiano 24.08.2020 – 1:08)


Lacrime di stelle


La foto è tratta da:
https://gazzettadelsud.it/articoli/archivio/2018/08/05/stelle-cadenti-arrivano-le-lacrime-di-san-lorenzo--ecd07e56-2d7b-4c91-843c-49cd4f9fe3ae/

Stanotte lacrime di stelle
e non capivo tanta mia tristezza
poi mi sei apparsa in sogno sorridente
ma ormai non posso più donarti niente.

Sorridi sempre, in tutte le tue foto,
ma il tuo sorriso non mi dona gioia
il cuore m'empie di mestizia e noia.

Il cielo scruto, cerco la speranza
tutto è in salita ed il mio passo sfianca
nel cielo striscia una cometa stanca.

(Boccheggiano 9.8.2020 – 9:04)


I segreti del cuore
I segreti del cuore
se ne stanno nascosti,
in disparte,
in un angolo quieto di mente;
non son cancellati
ma giaccion silenti,
hanno quasi vergogna di essere stati
rumor di fiumara fremente,
ruggito rabbioso di vento,
che ancora si sente.

(Boccheggiano 21.08.2020 – 12:11)


Attrazioni
Lo so che sei attratta per il nuovo
e a volte basta solo un venticello
cambi opinione, sei come un uccello
che spesso smette di covare l'uovo.

Ed abbandoni il Cristo in mezzo al rovo
lo lasci come fosse un poverello
ma questo atteggiamento ormai lo trovo
come un comportamento poco bello.

Infatti, illudi sempre un disgraziato,
creder gli fai che in te fermenta amore
ma quel calor si spegne appena nato

perché non è maturo nel tuo cuore
e intanto più persone hai disgustato
sul tuo passaggio semini squallore.

- Sonetto
(Boccheggiano 14.8.2020 - 14:33)

Amore perso
Avevi un amore e l’hai perso
adesso lo cerchi ma invano
per te lui non scrive più un verso
non serve distender la mano.

Rimane nel cuore tuo impresso
la voce di un lieve richiamo
lo cerchi ma è tardi, e adesso
non dice e ne scrive :”Ti amo”!

Ti sembra che dorma vicino
lo senti finanche russare
ai suoi baci pensi perfino

e al dì che hai smesso d’amare.
Di lui resterà un lumicino
e una foto in rete a guardare.

- Sonetto
(Boccheggiano 21.8.2020 – 2:26)
 

Mondi separati
Frazioni di istanti abbiamo vissuto,
le mie sensazioni appassite,
le tue esuberanze,
la forza d'aver espugnato il mio cuore,
senza pensare al domani,
senza pensare al dolore,
alla nave che stava affondando,
che dopo a picco è colata.
Hai colto gli ultimi umori,
la grande fatica di darti quel poco,
che ancora restava,
quel poco che hai colto
smuovendo la brace
soffiando sul fuoco
per far ripartire la fiamma
che dopo s'è spenta
perché non hai messo la legna,
ma solo paglia hai usato
che vivida fiamma t'ha dato,
ma il fuoco poco è durato.

(Boccheggiano 3.7.2020 - 10:09)


Il mio silenzio

Il mio silenzio ancora ti colpisce
come un ramo che sbatte sopra il viso
di te mi resta ancora il tuo sorriso
che dalla mente mia giammai sparisce.

Ed io ti spio, l’amore non finisce,
ancora del tuo sangue il mio è intriso
m’hai trasportato un dì nel paradiso
dove l’amor germoglia e poi fiorisce.

E ancor sorridi da una foto antica
che quando tu m’amavi t’ho scattata,
pungente adesso sei come l’urtica

e in rete per dispetto l’hai postata.
Se t’ho archiviata in mente da nemica,
nel cuore resti la mia donna amata.

- Sonetto
(Boccheggiano 01.07.2020 – 19:11)


Lavandaie

C’è gente che ha nulla da fare tutto il giorno,
insudicia il bianco di un quaderno
col nero inferno d’una penna.

Pensieri strizzati sul torrente che scorre,
acqua gelida che le mani tormenta
e schizza negli occhi, nella mente,
e dice: “Che freddo che fa, quant’è opprimente”.

C’è gente immersa in onirici pensieri
gode per frasi dette e fatte
vuole stupire e si stupisce
sciacqua pensieri,
impazzisce.

Poi il pirla di turno che insegue la sua preda
ragno nascosto tra molli cortecce
di platani che cambiano la pelle
che saltella, traballa,
legge e costruisce critiche indecenti
cerca lo scoop innaturale
ed io mi chiedo: “Alfine, cosa vale?”

(Boccheggiano 22.07.2020 – 23:58)


Haiku – Relax
Ozio d'estate -
Il mio pensiero vola
Brezza di vento.

(9 Luglio 2020 - h.18:00)


Haiku – Pace
Giorno di luglio -
la pace tra i castagni
di verde vivo.

(8 Luglio 2020 – h.20:43)


Fantasmi

Fantasmi son sortiti dai quei vetri,
ombre fugaci di bambini e vecchi
e li rivedo, tra i tabacchi secchi,
allineati sul campo in pochi metri.

Non parlano, ma hanno il volto triste,
la loro terra ad altri abbiamo ceduto,
la terra dove un dì hanno vissuto
che in due vasetti ancor per me resiste.

A volte provo a farla respirare,
la giro con le dita e m’infarino.
Indietro penso allora di tornare

ma non si può: così volle il destino
che nessuno potrà giammai mutare
neppure se a provar sarà il divino.

(Boccheggiano 13.7.2020 – 00:41)
 

Come onda di mare
Sto sorridendo mentre penso al mare,
alla risacca che colpisce i massi
al frigolar dell’onda sulla sabbia
che sotto i piedi il suo risucchio scava.

E la mia mente dai pensieri lava
con se inghiotte anche la mia rabbia
il cuor vorrebbe che il livore passi
poterti come un tempo ancora amare.

Ma c’è l’inferno adesso nella mente,
la delusione è stata grande e tanta
non trova più l’accordo con il cuore

ed il ricordo lentamente muore
come l’onda che sulla roccia schianta
e in mare defluisce lentamente.

Lo strillo ascolto in volo d’un gabbiano
sembra la voce afflitta di un umano.

(Boccheggiano 5.7.2020 – 9:52)


Una casetta dal colle

Per me l’amore tuo un dì hai scordato,
eri impazzita più non ragionavi
e in fondo io sol poco avevo dato
ma a letto volentieri con me stavi.

Ma quel che avevo tutto ho regalato
affetto e amore e non ti lamentavi
quand’ero triste tu m’hai consolato
e a volte lui lasciavi e me cercavi.

Mi ero illuso, ma sempre cosciente,
era forse l’età che alimentava
tutto quel fuoco che avvampava in mente

ma anche il cuore mio ti ricambiava
l’amor che davi e fu riconoscente
ma già intuiva il prezzo che pagava.

Ora il mare è tacito e tranquillo
ma a volte ancor di te sono un po’ brillo

perché vado a guardar dal colle antico
una casetta che oggi maledico.

(Boccheggiano 4.06.2020 – 15:13)


Versi persi


L'immagine è presa dal portale:
http://3.bp.blogspot.com/-Slrzyds1THI/T7EZlu9B43I/AAAAAAAABd0/Covq1sGgwDw/s1600/sassolino+in+mano+effetto+invecchiato+ok.jpg

Non scrivo più per te, scrivo per me,
finita è da un pezzo la passione
non farti, dolce stella, più illusione
dei versi miei non chiederti il perché.

A verseggiare non so più cos’è,
penso che lo farò per punizione
per ricordare sempre la lezione
ed evitar le donne come te.

Che mi fai schifo ormai l’avrai capito
la giovinezza passa e il corpo muore
non credo tu sia debole d’udito

la crema non ripara i danni al cuore
io adesso a camminar non vo’ spedito
ed anche a te pian piano passan l’ore.

E arriverai in cime alla salita
la sabbia sfuggirà dalle tue dita

ti resterà in mano un sassolino
quello assegnato un dì dal tuo destino.

(Boccheggiano 16.06.2020 – 15:12)


Vicoli di Cinquefrondi


La foto è tratta dalla pagina:
https://www.comune.cinquefrondi.rc.it/images/news/2017/case-1-euro/centro-storico.jpg

Tra i vecchi vicoli di Cinquefrondi
le mimose colorano i muri ora cadenti
gli usci senza porte e finestre inesistenti
dove la notte tutte le luci ha spente
dove il vocio dei bimbi è adesso assente.

E volo con gli occhi di bambino
a quelle scorrazzate a piedi scalzi
alle more nutrienti su siepi e rialzi
lungo le strade bianche ed assolate
sotto il sole d’agosto in piena estate.

Ricordo anche d’autunno le castagne
raccolte sulla strada provinciale
oh Dio, se allor si stava tutti male,
mio padre in guerra e in casa tanta fame
colpa addossata a un dittatore infame.

E rivedendo adesso le mimose
quasi assaporo ancora il loro odore
ma adesso vedo solo un gran squallore
ed una idea che illumina la mente
di chi amministra penso saggiamente.

(Boccheggiano 15.06.2020 – 16:19)


Stella morente


La foto è tratta dal portale:
https://lunanuvola.files.wordpress.com/2018/10/fading-rose.jpg?w=584

Come rosa al tramonto
petali appassiti
colori sbiaditi
tu, sfiorita sera,
tra stelle morenti
graffiando un cielo
che implora perdono
che non conosce pietà.

(Boccheggiano 15.06.2020 – 1:34)


Senza bussare


La foto è tratta dal portale:
https://www.latinacittaaperta.info/wp-content/uploads/2019/06/abbracciarsi.jpg

L’amore arriva senza bussare
non guarda il tuo corpo e l’età
non si ferma neppure a pensare
a quel che da tempo non si ha.

Non riguarda una ruga scavare
nel volto la persa beltà
nell’anima discende a cercare
il bello che mai morirà.

E basta un sorriso
un lampo di gioia negli occhi
un vezzo che illumini il viso

e allor scarabocchi
ancora un verso impreciso
che nuovo affetto trabocchi.

- Sonetto a schema libero
(Boccheggiano 03-06.2020 – 2:35)


Riflessioni


Nella foto: Dipinto di Egon Schiele, donna nuda seduta con gambe aperte, 1912

Al giorno del rimpianto non pensare
scopri la carne laida nel letto
larghe le gambe tieni e metti in mostra
il sesso che a molti da diletto.

Eccita pure ancora la mia mente
nella notte fai squillare il cellulare
sussurrami le frasi trasgressive
che tanto mi facevano eccitare.

Non importa che fossero bugie,
tu le sapevi bene raccontare,
quel povero ragazzo t’ha creduta
per bene lo sapevi cucinare.

Ma dalle sbornie poi ci si risveglia
per un poco si prova mal di testa
se prendi un’aspirina tutto passa
“gabbi lo santo” e passa anche la festa.

E festa è stata ma con tante spine
come colui che a Pasqua utilizzava
per penitenza, e il corpo si copriva,
se un palo urtava poi bestemmiava.

E sono state proprio quelle spine
che alla fine mi hanno risvegliato
col tappo ho chiuso bene la bottiglia
e sobrio e ben cosciente son tornato.

(Boccheggiano 15.06.2020 – 23:03)


Haiku - Ègro


La foto è tratta da storia della cultura ligure

Ègro e dolente -
sotto un cielo stellato
speranza vana



(Boccheggiano 16.06.2020 – 10:58)


Come una ladra
Come una ladra sempre ti nascondi,
dietro un profilo altrui poi a volte appari
pubblichi le tue foto
ripeti le tue solite stronzate.
Ora con un bambolotto ti trastulli,
doni il corpo che ad altri hai già donato,
l'hai dato anche a me già stagionato
ma il sesso ormai per te non è un tabù
e lo puoi dare a chi ti va di più.
Lui ignaro non saprà della sua fine
ma la so io ed anche tu lo sai
che il letto tuo mai non avrà confini.

(Valpiana 25.06.2020 - 18:53)


Bussa il silenzio
Bussa alla finestra il silenzio
ma il suo tocco non fa rumore
nessuno lo sente
la porta resta chiusa.

Insiste, il silenzio!
Fuori soffia la tramontana
il suo cuore è freddo
cerca calore
cerca un riparo
cerca l’amore.

Ma lei ha bloccato il chiavaccio
il cilindro ha girato più volte
la chiave non trova più l’ingresso della toppa
ossidata dall’incuria e dall’abbandono.

Bussa il silenzio
sommerso dal soffiare del vento
che annega la voce del cuore:
nessuno più ascolta
e lei asserisce assonnata
che forse è un ramo
che il giardiniere ha dimenticato di potare
e che urta contro i vetri della finestra.

(Boccheggiano 9.06.2020 – 00:39).


Celeste
Celeste non lo sei e non ti vedi
il nome non vuol dire proprio niente
te l’han messo, s’accetta per com’è
qualcuna avrebbe scelto Giosuè.

Questa sera viaggio tra i ricordi
e vago su e giù per lo stivale
mi fermo in cerca dei miei vecchi amori
del seme sparso colgo sol dolori.

Un sol splendente acceca la tua casa
che sempre guardo quando vò al Vereto
tu poverina sei del tutto ignara
ma a sol guardare fò la vita amara.

Io amore ho seminato tra le zolle
anche loro son rosse come il sangue
rossi papaveri poi il terreno ha dato
con il mio sangue tutto l’ho bagnato.

Volano i petali, farfalle rosseggianti,
con le rondini volteggiano sul colle
passano gli anni, imbiancano i capelli,
e tocca a te portar gli altrui fardelli.

E manco sai che a te io sto pensando
sapessi quante cose che ho archiviato
ma i segreti con me poi moriranno
e orecchie estranee mai nulla sapranno

di quello che nel tempo mi ha narrato
la strana figlia che tu hai generato
perché a me non interessa ormai
di seminare quello che non sai.

(Boccheggiano 20.05.2020 – 23:07)


Ad una gabbianella


Nella mia foto: Gabbianella a Follonica

Oh, gabbianella che volando vai
e scivoli serena sopra il mare
se in fondo allo stivale arriverai
sulla sua casa vatti a riposare.

Fermati sul terrazzo tra gli ulivi
forse due note ancora sentirai
quello che resta dei miei dì giulivi
quando il suo grande affetto assaporai
.
Dille che son sereno e più non penso
al male che in giro ha seminato
il mio fu sciocco amore forte e intenso
ma nel mio cuore ormai s'è prosciugato!

Dille di non provare alcun rimpianto
perché non serve a riportare in vita
chi tra i lumini dorme in camposanto
con le dita intrecciate tra le dita.

(Boccheggiano 8.6.20 – 3:59)


E canto i morti miei
E canto i morti miei,
li conto,
voci lontane, mai dimenticate,
urlo dalle pajare
in mezzo al campo verde sol di tabacco.
E giù, la terra rossa,
polvere che un filo d’acqua aspetta
rugiada nella notte
madida l’erba ricca della brina
ed umidi i capelli.

“Non fosse per questo sereno che giù cade
tutto secco sarebbe”,
risento le parole di mio nonno
che accartoccia una cartina in mano
seduto sopra un tufo

(Boccheggiano 2020)


Specchietto


L'immagine è tratta dal portale:
http://www.ilpopulista.it/resizer/750/-1/true/1477126620754.jpg--.jpg

In quel letto hai perduto ogni decoro
il mio è stato un debole passaggio
con altri ho visto è stato un solo assaggio
ormai per te non vedo altro lavoro.

Adesso ben lo sai sto fuor dal coro
vivere senza te ci vuol coraggio
a nulla serve più il mio messaggio
più i tempi dell’amor non assaporo.

Come allodola un giorno son cascato
con lo specchietto un poco mi hai confuso
ragione e mente insieme hai tu abbagliato.

A volte anche nei versi c’è un refuso
la passione dal cuore hai cancellato,
colpa del tuo cervello marcio e fuso.

- Sonetto
(Boccheggiano 30.01.2020 – 15:08)
 

Turbamenti


Nel dipinto di Edouard Manet, Bionda con seno nudo.

Vorrei poter dormire nel tuo letto
penso che tu lo sai ma un dì t’ho amata
ma una volta forse te l’ho detto
la pelle bianca lieve avrei sfiorata.

Un dì a nudo ho riportato il petto
una tuo foto avevo ritoccata
ancor oggi mi illudo e ancor non smetto
di sognar quella pelle mai lisciata.

E cogliere i tuoi baci oggi innocenti
ricchi di una passione ormai silente
ché il tempo dei fervori s’è chetato

ma dirti “amore” avrei desiderato
vederti come sempre sorridente
libera da pensieri e turbamenti.

- Sonetto
(Boccheggiano 19.05.2020 – 01:10)


Speranza


La foto di Leuca è di Anna Rosa Potenza (g.c.)

Qui mi persi e pace ritrovai
Oasi e nido alle tristezze mie
sangue che pulsa e che colora il volto
sera che arriva e anticipa l'aurora.

Da Ristola quel faro un dì osservai
che sopra l’onde traccia lunghe scie
tante le pene che dal cuore ha tolto
e mare, cielo e mente ancor colora.

Mi perdo sempre solo a una panchina
penso a un amor che tale non è stato
soltanto la mia mente l’ha donato
a una donnetta squallida e meschina.

E ancora albeggia a volte nei mie sogni
ma non mi pento un dì d’averla amata
e a dare amor nessuno si vergogni.

(Boccheggiano 12.05.2020 – 11:49)


Vita
C’è la vita in mezzo a tanto verde
cinghiali, volpi, daini nei boschi
sugli alberi cuculi e fringuelli
nel cielo terso il volo degli uccelli.

E poi una miriade di insetti
api, formiche, farfalle e calabroni
dall’alto sembra non esista niente
ma pulsa la vita incessantemente.

Basta entrare nel bosco e allora avverti
l’urlo allarmato delle gazze ladre,
senti un volo confuso e un batter d’ali
mentre dai poggi ridiscendi o sali.

E guardi in cielo le rondini volare
daini nella macchia scivolare
anche il vento fa i rami tremolare
sui ciocchi le viole germogliare.

(Boccheggiano 14.03.2020 – 10,25)
 

Pandemia

Quando fuori il tempo è brutto
ed al Bar ci vado poco
non accendo manco il fuoco
e neppur mangio prosciutto.

Vino in gola più non butto
solo il pesce v’è sul fuoco
mangio dopo qualche frutto
con dei versi poi mi sfoco.

Questa brutta pandemia
m’ha prostrato enormemente
e non vuole andar più via

mi ferisce gambe e mente
e alimenta la fobia
che davvero è deprimente.

Sospettoso giro il borgo
e m’arrabbio ed anche insorgo

se ti incrocio la vicina
senza guanti e mascherina.

Redarguisco gli stranieri
siano bianchi oppure neri

che mi guardano arrabbiati
perché io li ho maltrattati

e la cosa mi rattrista
perché sembrerò razzista.

Ma purtroppo di ignoranti
tra i locali ve n’è tanti.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 16.5.2010 – 20:00)


Naufrago


L’immagine è tratta dal portale: https://hangoskonyv.eu/robinson-crusoe-hangoskonyv-letoltes/

Un po’ d’amore cerco, a te ne ho dato,
tu l’hai raccolto un dì, ma l’hai sciupato
non so se amore il tuo fosse od è stato
a Venere un agnello anch’io ho immolato.

Di rosso sangue s’imbrattò l’altare,
t’ho amato come allor sapevo amare
dal colle si vedeva il piano e il mare
nel piano sono andato a naufragare.

Non so cosa mi è preso in quel momento
forse era notte e forse il faro spento
forse quel dì soffiava forte il vento
che insieme al sole splende sul Salento.

Penso che fu proprio il troppo sole
che scavò in testa come le tignole
e pur fui sempre accorto alle parole
sugli occhi avevo messo due braciole.

Scambiai il feriale per un dì di festa
mutò il sereno lei con la tempesta
giurava ch’era limpida ed onesta
vuota era invece in cuore e nella testa.

Sul colle seminai amore e versi
ma inchiostro e carta inutilmente persi.

Fu lei che un dì mi regalò la penna
io scrivo ancora versi e lei li spenna.

(Boccheggiano 07.05.2020 – 00:05)
 

Messaggi
L’amore a volte timido s’affaccia
provi emozione per una cara amica
che in rete ti saluta giorno e sera,
un lieve segno del suo affetto traccia.

Ci scavi dentro e cerchi di capire
se quel saluto nasconde un interesse
un cenno a una passione che matura
che a svelare non si ha forza e ardire.

A dichiarare amor ci va coraggio
molto si indugia su quel sentimento
e si nasconde spesso per vergogna
di quell’affetto poi si resta ostaggio.

Però confonde, poi, chi cerca affetto,
chi indugia a far fiorire il sentimento,
che forse un altro cuor fa emozionare,
che poi anche lui nasconde in un cassetto.

Appassisce così come una rosa
la passione che stava maturando
e l’ape più quel fiore non corteggia
né la farfalla in volo più si posa.

(Boccheggiano 02.05.2020 – 12:08)


La mia gabbianellla

Nella mia foto: la passeggiata sul lungomare di Torre San Giovanni (Ugento)

La gabbianella ormai ha spiccato il volo
la inseguo col pensiero e non la vedo
lei già lo sa che m’ha lasciato solo
ma io la sogno e l’amor suo ancor chiedo.

Ma è tardi ormai e son passati gli anni
vorrei che lei pensasse a ciò che ha perso
il cuore mio è a Torre San Giovanni
e la ricordo e scrivo qualche verso.

Se or leggesse io ne sarei contento
una carezza affido lieve al vento.

(Boccheggiano 24.5.2020 – 13,43)
 

Moto armonico
I giorni mi passano in fretta
vorrei come un tempo volare
e inseguo le rondini in volo
ch’io voli mi fanno sognare.

Lasciate ch’io viva di sogni
se ancora mi fanno sperare
in fondo sognando e sperando
i guai potrò sopportare.

Son proprio le rondini in volo
che tante lezioni san dare
si svegliano presto al mattino
e volano senza sostare.

Li senti squittire nel cielo
in corsa gli insetti afferrare
poi tornano al nido più volte
i piccoli a volo imbeccare.

E sembra sia tutta armonia
che sol la natura sa dare
in cielo v’è un mondo perfetto
in terra c’è l’uomo a penare.

(Boccheggiano 10.05.2020 – 00:13)


Istante

Ride il fiore
sbocciando
alla vita
che già muore.

(Boccheggiano 22.5.2020 - 8:50)


Vivai


La foto è tratta da:
https://www.ibs.it/mangiatrice-di-uomini-libri-vintage-giuseppe-pederiali/e/2560732122190

In questo cuore mio c’è un bel vivaio
dove di donne ne han bussato tante
a volte sembra a me un gran formicaio
con molte diavolesse e poche sante.

Con paglia e argilla ho eretto un bel pagliaio
e intorno ci ho interrato delle piante
però senza pensarlo ho fatto un guaio
cercavo amore come un mendicante.

“Amore?” - disse una un po’ allupata -.
“Penso tu hai bisogno di una mamma”.
Da tempo era rodata e navigata

e per far fuoco aveva già la fiamma.
Bastava fosse un poco alimentata
con cerro e faggio senza farci un dramma.

- Sonetto
(Boccheggiano 31.5.2020 – 10:15)


Iconografie


Nella foto: Veronica Franco, famosa cortigiana veneziana, in un ritratto di Tintoretto

Soffre il pensiero a volte a te pensando,
a te che amore un giorno m’hai giurato
mi chiedo con chi sei, dove stai andando,

mi chiedo adesso a chi prometti amore
amor che poi non dai e mai tu dato.
Hai scelto tu la via dello squallore

lanci in rete messaggi sublimali
sui tronchi urini per lasciar gli odori
e ti comporti come gli animali.

Con me l’hai fatto ed ancor lo fai
in cerca sempre vai di nuovi ardori
tradisci perché sempre tradirai.

E non mi dire:”Adesso son cambiata,
cresci perché sei sempre un ragazzino”
mai cambierà chi è cortigiana nata.

Anche se poi diffonderai in rete
la foto insieme a un povero cretino
mai scoprirà le tue “virtù” segrete.

(Boccheggiano 15.05.2020 – 15:38)


Haiku – Brucio ricordi


La foto è di Ornella Vallino è tratta dal portale:
https://almanhaiku.blog/2020/03/18/haiga-di-ornella-vallino-4/?fbclid=IwAR0le-i3fVQOE8X2GXyaEuoNOA8_YmuXQCK8SNNdlTwtlR9jJ0J6vNoKib8

Brucio ricordi
del verde sol rimane
fumo sul tetto

(Boccheggiano 10.05.2010 – 13:06)


Autoscatto


La foto della scultura di Raffaello "La fornarina" è tratta dal portale:
https://galleriaroma.wordpress.com/2007/11/03/il-nudo-nellarte-4/

Stanco e assonnato scendo per le scale
ti penso tutta nuda dentro il letto
la pelle tua saprà sempre di sale
ed il salato sparso l’hai sul petto.

Sempre pigra sei stata nel lavarti,
sopra il tuo corpo ci lasciai gli umori
la pelle non volevi mai sciuparti
e ti eccitava il miele dei tuoi amori.

Eppur da nuda non eri eccitante
piatta di glutei, puppe prorompenti,
di fantasie però ne avevi tante
ma i tuoi giochini spesso deludenti.

E ti dicevo che mi soddisfavi
invece ero nel cuore soddisfatto
perché d’amarmi sempre mi giuravi
ma convincente non lo eri affatto.

Ora assonnato me ne torno a letto
mentre salgo le scale ancor ricordo
a quando mi mostravi in foto il petto
ed i tuoi nudi che guardavo ingordo.

(Boccheggiano 16.05.2020 9:21)


Distacco
Fra un po’ nessuno leggerà i mie versi
né la mia voce ascolteranno in rete
che d’amor parla in tutti i capoversi
e fame non avrò, neppure sete.

Non penserò a Ristola sul mare
neppure Leuca ed al Santuario
il sole non vedrò più tramontare
immobile sarò nel mio sudario.

Qualcuno allor dirà dov’è mai andato?
Ma io sarò da un pezzo addormentato.

(Boccheggiano 16.5.2020 – 12:23)


Primavera 2020
L’albero sciolse lentamente il ghiaccio
spogliò quel suo candore,
a nudo mise l’animo e l’essenza.

Poi quando il vento gli asciugò la fronte
il tronco spinse al sole i suoi virgulti
il verde coniugò col cielo terso.

Ma fu il pittore che inzuppò il pennello
quando s’accorse che l’arcobaleno
gli regalava tutti i suoi colori.

Sulla tela tracciò prima lo schizzo
poi la riempì d’erba e di fiori
e sullo sfondo ci tracciò un bel mare.

Ed arrivò il poeta e su un foglietto
incise con la penna qualche verso
ma fu il pittore a farlo emozionare.

(Boccheggiano 14.05.2020 – 00:40)


Buffoni

L’Italia s’è riempita di buffoni
ominicchi rimasti coi calzoni

corti, che arrivano ai ginocchi,
a ben guardarli sembrano papocchi

che s’atteggiano a leader e statisti
ma quando son caduti, chi li ha visti?

Eppur di danni ne hanno fatti tanti
e fan la corte a ladri ed a birbanti.

Basta guardar la scia che han lasciato
dopo che per un poco han governato.

Proclamavano sempre di mollare
ma la poltrona non si può lasciare

perché quando la provi sotto il culo
a chi la toglie scalci come un mulo.

Ma la colpa non è mai del buffone
ma di chi ne ha promosso l’elezione.

Colpevoli son quindi i mascalzoni
che a governare han scelto dei buffoni.

(Boccheggiano 1.05.2020 – 10:10)
 

Quando nel mio silenzio


- Nella mia foto: Ulivi a Patù (Lecce)

Quando nel mio silenzio sto silente
lo so, lo so che ella ancor mi sente
ma non potrà far finta di ignorare
il frusciare dell’onda in riva al mare.

L’orgoglio spesso offusca cuore e mente
si finge di ignorar, spesso si mente,
ma è l’onda che sa lenta ricamare
e nella roccia dura sa scavare.

Giorno verrà, se ancora sarò vivo,
che io risentirò una voce stanca,
presenterà il tempo il consuntivo

quando la treccia nera sarà bianca;
ritornerai allor sotto l’ulivo,
là, cercherai l’amore che ti manca.

Riascolterai le mie parole spente
ricorderai le mie lacrime lente.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 31.07.2020 – 15:41)


Nuovi approcci


Nella mia foto tramonto a Valpiana 23.6.2020

“Non posso farci nulla, non ti amo”,
tu me l’hai ripetuto: “Non importa,
dammi per ora un poco del tuo tempo,
non chiudere anzitempo cuore e porta”.

“Conosco la tua storia e ti capisco,
la mia la sai e te l’ho già spiegata
ho dato affetto, ma il mio tempo ho perso
perso dietro una donna esagitata”.

“Ed ora è tardi. Ricordi la cantante
che un di cantava che non ha l’età?
Ora non ho l’età neppure io
è tardi e indietro non si tornerà”.

“Vicino ti starò, te l’ho promesso,
di molte cose sì, discuteremo,
non mi parlar di storie complicate
si parlerà se vuoi di più e del meno”.

“Vedremo che deciderà il destino
lasciamo l’acqua scorrere alla fonte
gustiamoci sereni il bel miraggio
del sole che tramonta all’orizzonte”.

(Boccheggiano 7.7.2020 – 23:58)
 

Quarantena a Populonia


Nella foto: Caterina Trombetti (in ombra) a Populonia

Nell’ombra della sera il giorno muore
e il sole già accarezza la collina
nel buio brilla il viso a Caterina
e nel mio cuor fermenta ancora amore.

Chissà perché un tenero tremore
avverto mentre osservo alla marina
il sole rosseggiante che declina
mentre l’azzurro mar cambia colore.

Alle mie spalle vivido è il castello
filtra tra i rami un ciel rosso di sangue
mentre la notte stende il suo mantello.

Ma ormai l’amor come la notte langue,
svolazza e stride in volo un pipistrello
s’impenna e scalcia come un purosangue.

Vorrebbe ancora risvegliar l’affetto
ma ormai via andò la rondine dal tetto.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 26.07.2020 – 15:36)
 

Risvegli
In fondo tu sarai più fortunata
Amor non proverai, neppure pena,
A non pensare forse tu sei nata
E corri come un'onda sulla rena.
Amore, sì, si fa solo per dire
Che tu l'amor non so se proverai
Un altro disgraziato a fianco avrai
Che soffrirà e che farai patire.
Sono già sveglio ed ho nel cuor la bile
Nel buio nero mi sto rivoltando
E più neppure so che stia cercando
Ed a morire sono un uomo vile.
Ma accarezzo la morte, la blandisco,
La vedo come sola soluzione,
Ad una vita che più non capisco
Che vivo in ansia e senza più passione.
E so che il fuoco nel tuo cuore è spento
A starti dietro è stata una follia
Una folata gelida di vento,
Che ogni passione si è portata via.
Ancora inseguo certi sogni antichi
Una follia di certo demenziale
Persa tra ulivi ed alberi di fichi
Che a ricordar non so cosa più vale.

(Boccheggiano 11.7.2020 - 7:57)


Nonno
M'hanno messo il tuo nome e ti ricordo
Ricordo le tue mani e la fatica
Quelle notti sudate tra la brina
Che bagnava silente la campagna
Che addosso ci cadeva e ci inzuppava.
E tu seduto su quella cuccetta,
Che avevi messo fuori dalla porta
Come fosse una comoda poltrona,
E accartocciavi a volte una cartina
Con foglie di tabacco triturate
Anch'io con te a volte le ho fumate.

Poi rientravi in casa
Che a breve arriverebbe un nuovo giorno
Per me tutto sembrava come un gioco
Ma solo il lavoro avrebbe acceso il fuoco.

Ora ti penso in giro nel podere
A coltivar tabacco e tanti ortaggi
Dei tempi andati vedi siamo ostaggi
Io ancor respiro,
Vivo ti vedo ancora a me vicino,
Con la tua sigaretta accesa tra le labbra,
Muto tu sei adesso,
Lontano splende un flebile lumino.

(Boccheggiano 11.7.2020 - 8:31)


Mondi separati
Frazioni di istanti abbiamo vissuto,
le mie sensazioni appassite,
le tue esuberanze,
la forza d'aver espugnato il mio cuore,
senza pensare al domani,
senza pensare al dolore,
alla nave che stava affondando,
che dopo a picco è colata.
Hai colto gli ultimi umori,
la grande fatica di darti quel poco,
che ancora restava,
quel poco che hai colto
smuovendo la brace
soffiando sul fuoco
per far ripartire la fiamma
che dopo s'è spenta
perché non hai messo la legna,
ma solo paglia hai usato
che vivida fiamma t'ha dato,
ma il fuoco poco è durato.

(Boccheggiano 3.7.2020 - 10:09)


Lavandaie

C’è gente che ha nulla da fare tutto il giorno,
insudicia il bianco di un quaderno
col nero inferno d’una penna.

Pensieri strizzati sul torrente che scorre,
acqua gelida che le mani tormenta
e schizza negli occhi, nella mente,
e dice: “Che freddo che fa, quant’è opprimente”.

C’è gente immersa in onirici pensieri
gode per frasi dette e fatte
vuole stupire e si stupisce
sciacqua pensieri,
impazzisce.

Poi il pirla di turno che insegue la sua preda
ragno nascosto tra molli cortecce
di platani che cambiano la pelle
che saltella, traballa,
legge e costruisce critiche indecenti
cerca lo scoop innaturale
ed io mi chiedo: “Alfine, cosa vale?”

(Boccheggiano 22.07.2020 – 23:58)


L'INGORDIGIA CREA
LE DIFFERENZE
ED ANCHE
LE RIVOLUZIONI.

(Citazione di Salvatore Armando Santoro del 7.7.2020)


Incontri
Non ti ho cercata e ci siamo visti
la mano tu mi hai data,
anche il tuo corpo ho avuto
ed io non l'ho cercato.
Amor volevo darti,
lo chiedevo,
ma tu solo volevi fornicare.
Ti dissi: "Allora un maschio vai a cercare,
io poco rendo a letto senza amare".
Ti disillusi, lo so ma non t'amavo,
avevo in mente i tuoi racconti astrusi,
in petto ancor bruciava un altro amore,
che amor mi diede, d'amore mi parlava,
per te questo mio cuore non vibrava.
Ora ti vengo a giorni a salutare,
tu non mi vedi ma ti son vicino,
ti abbraccio e mi rigiro sul cuscino,
penso ai tuoi seni,
al tuo filosofare trascendente,
ma un po' d'affetto ancor per te conservo,
un po' di bene ancora ti riservo.

(Boccheggiano 4.7.2020 - 9:09)


Sintesi

Ricordo tutto di te
frasi e pensieri,
filmati e foto indecenti,
la tua voce,
i tuoi sospiri nuda sul letto,
il tuo piacere che hai filmato,
tutto ho archiviato.

Ricordo tutto di te,
le tue pazzie sotto la pioggia,
sotto il sole cocente,
in mezzo ai grilli della tua campagna,
l’ultima foto e un dito
che più non ho toccato
ma per sempre è scolpito.

Se vuoi tutto ti faccio riascoltare,
solo per ricordare,
per non dire bugie ai nuovi amici occasionali.

Anche al nuovo cretino ora racconti
dell’ultima tua distrazione,
e ripeti quello che a me ripetevi:
“Non so cosa m’è preso,
non l’amo, mai l’amerò, sempre lo tradirò”.
Acquieti la coscienza,
ma le stesse cose tu hai fatto,
sempre farai,
dici che cambi ma non cambierai.

Io a volte mi confesso
discuto con l’ultimo tuo amante che hai tradito,
con me lui si confida, mi confido.
Dopo io rido, insieme noi ridiamo
d’una donna infedele discorriamo
che tutti tradisce e si tradisce,
e non si stanca mai delle bugie
che senza alcun pudor sempre costruisce.

(Boccheggiano 23.07.2020 – 00:57)


Il mio silenzio

Il mio silenzio ancora ti colpisce
come un ramo che sbatte sopra il viso
di te mi resta ancora il tuo sorriso
che dalla mente mia giammai sparisce.

Ed io ti spio, l’amore non finisce,
ancora del tuo sangue il mio è intriso
m’hai trasportato un dì nel paradiso
dove l’amor germoglia e poi fiorisce.

E ancor sorridi da una foto antica
che quando tu m’amavi t’ho scattata,
pungente adesso sei come l’urtica

e in rete per dispetto l’hai postata.
Se t’ho archiviata in mente da nemica,
nel cuore resti la mia donna amata.

- Sonetto
(Boccheggiano 01.07.2020 – 19:11)


Sorgente inaridita


La foto è stata condivisa dalla pagina FB "Il curiosone".

Abbeverarsi a una sorgente antica,
alghe verdastre, odor d’acque appassite,
acque che gola e cuore han dissetato,
oh Dio, tu non lo sai quanto t’ho amato.

E quante volte l’album ho sfogliato
foto anche ardite, d’abiti spogliata,
è vero non ti ho soltanto amata,
nelle mie notti t’ho desiderata.

Ma poi t’ho avuta nuda a me vicino
con i tuoi seni bianchi e prosperosi
quei capezzoli in bocca carezzare
goloso come un bambino da allattare.

Ho gustato i tuoi umori ed ascoltato
le tue parole ardite sui cuscini
quanta passione hai sparso su un amore
che oggi illanguidisce e lento muore.

Muore ma forse già era nato morto,
già allora stavo anch’io agonizzando
non ero morto, appena respiravo
Dio lo era già, mai più è risorto.

(Boccheggiano 4.7.2010 – 18:00)


Haiku – Relax
Ozio d'estate -
Il mio pensiero vola
Brezza di vento.

(9 Luglio 2020 - h.18:00)

 

 


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