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2023

26 Gennaio

Complimenti al Bravissimo Aurelio Zucchi!

Applausi.

Alessio Romanini

 

 

23 Gennaio

23 gennaio 2023

 

III Concorso Internazionale 2022

“PAROLE IN LUCE”

  

Cari amici è per me gran piacere informarvi degli ulteriori brillanti successi letterari del nostro

Aurelio Zucchi

che nel III° Concorso Internazionale “Parole in luce”

ha visto premiare, da una severa e competente giuria, non solo una sua poesia ma anche, a dimostrazione del suo eclettismo artistico, anche un suo racconto breve.

 

La bellissima poesia

“Domani”

ha ottenuto il

Primo Premio del Presidente della Giuria

 

 

mentre il suo significativo e bel racconto

“Il cuore di pietra”

ha ottenuto una lusinghiera, meritatissima

Menzione di Merito

 

 

Per il vostro ed il mio piacere, qui di seguito vi invito a leggere  i due bei testi che hanno ottenuto tali brillanti risultati, complimentandomi col nostro poeta, onore e vanto del nostro sito, ed augurandogli ulteriori soddisfazioni per i sempre più brillanti risultati letterari che, inevitabilmente, saprà ottenere.

Domani

Domani,

appena il giorno mi si concederà,

di buona lena svestirò il futuro

e piano, senza arrecargli danno,

gli sottrarrò ventiquattrore solo.

 

Domani,

quando alla notte mi riconsegnerò,

nella capiente e trasparente coppa

con cura verserò quanto accaduto

e agiterò la soluzione del passato.

 

In controluce,

osserverò effervescenze e posa,

sospiri che tentano la via di fuga,

errori sedimentati in via definitiva

e, dell’amore, molecole impazzite.

 

Mi addormenterò

al ciao di due tre stelle amiche,

ne asseconderò amnesie e scintille

e al sorgere della mia alba muta

mi immetterò sulla scia del tempo.

 

Il cuore di pietra

   Al tramonto mancava poco. Nonostante l’impegnativa ascesa e i marciapiedi troppo stretti, quella strada non era sgradevole. Sì, è vero, in alcuni punti Luca sembrava un improbabile equilibrista, tanto evidente era il suo impaccio nel mantenersi ben messo, ritto, per evitare di invadere l’asfalto. Però, stimolato anche dal luminoso pomeriggio, aveva scelto volentieri di fare a piedi l’ultimo tratto del suo percorso. La provinciale era abbastanza trafficata. In tanti facevano ritorno verso i propri paesini dopo una giornata di lavoro in città o nei campi giù a valle.

Luca aveva parcheggiato l’auto qualche chilometro prima, in uno slargo sicuro. Lì, gustando un buon caffè, aveva ripassato bene a mente le indicazioni ricevute da Chiara, una poetessa sua amica di vecchia data. La stessa titolare del chiosco bar, una tipa pittoresca e sognatrice, gli aveva confermato l’eccellenza e il mistero del luogo dove si stava dirigendo.

   Proseguendo nel cammino, lo sguardo volgeva al paesaggio, agli arbusti sparsi qua e là, alle prime foglie in via di decadimento, a qualche fiore selvatico e alla graduale riduzione della luce del sole. Peccato che trattandosi di una strada interna rispetto alla costa, non potesse ancora scorgere il mare. L’aria, fresca e pulita, era quella di un godibile metà settembre. Le colorazioni del cielo offrivano suggestioni per lui non trascurabili.

   Tra immagini offerte dalla natura e qualche prolungata romanticheria, giunse a una curva dove la carreggiata si restringeva notevolmente. Udì un brusio, poi le note inconfondibili di una banda e cori, preghiere, grida d’invocazione e canti intervallati da momenti di prolungato silenzio. Preceduto da un prete anziano, il quadro della Vergine Maria era incastonato in una cornice molto larga e illuminata da piccole lampade. Da buon cattolico, Luca fece d’istinto il segno della Croce. La Madonna dell’Addolorata sembrava volesse guardare fin dentro i suoi occhi. Totalmente invischiato in quella situazione inaspettata, dopo qualche minuto si ritrovò in mezzo ai fedeli al seguito della sacra effige. La stranezza di quella situazione consisteva nel fatto che centinaia di persone andavano verso una direzione e lui soltanto verso quella opposta.

   Col trascorrere del tempo un fastidioso nervosismo si impadroniva di lui. Pensando alla sua destinazione finale, doveva trovare una rapida soluzione per evitare quel caos ma la strada stretta e nessuna via d’uscita disponibile acuivano le difficoltà di liberarsi dalla morsa. Allungò quindi il passo stando molto attento a non scontrarsi con chierichetti, bambini, donne, uomini e soprattutto vecchiette. Una di queste lo guardò con sospetto e un’altra, a mani rigorosamente giunte, gli rimproverò di non avere alcun rispetto per la cerimonia. Effettivamente Luca rappresentava un intralcio al transito di quella moltitudine di gente di cui non era la lentezza a preoccuparlo ma l’alta densità distribuita in lungo e in largo su quel tratto di provinciale.

   A una ragazza (quanto era bella!) domandò:

«Sai dirmi quanto manca per il Cuore di pietra

«Ah, conosco benissimo il posto! Alla prossima curva troverai un casolare diroccato. Vai a sinistra e continua sul sentiero in terra battuta per duecento metri. Vedrai tre querce. Guardati attorno e troverai ciò che cerchi.»

«Sei gentile oltre che carina, grazie! Mi chiamo Luca.»

«Io sono Greta. Se vuoi, più tardi raggiungimi all’uscita del Santuario e così mi dirai le tue impressioni.»

«Dove si trova questo Santuario?»

«Ancora dieci minuti di processione e svolteremo verso il boschetto.» gli rispose Greta con un incantevole sorriso.

Confuso ed emozionato, Luca fu tentato di mettersi al fianco della ragazza e abbandonare il progetto iniziale. Decise, però, di continuare il suo cammino. Si scambiarono i numeri di cellulare e la salutò:

«Chissà, magari avremo modo di rivederci, ciao e grazie!»

Solo per un attimo riguardò il cielo. Affrettò il passo e, approfittando di una sosta del corteo, sfruttò tutti i varchi liberi per passare. Urtò più volte persone assorte nella preghiera e visibilmente disturbate dalla sua presenza. I minuti intanto scorrevano, ormai erano le 18,30. Soltanto mezzora per essere puntuale. Da svelto il passo diventò di corsa e lo slalom cui fu sottoposto lo fece quasi sorridere perché, a dire il vero, non era mai stato un atleta. Le vecchie Superga che indossava, tuttavia, gli furono d’aiuto e finalmente raggiunse e superò la coda della processione.

Sistemandosi i jeans all’ombra di un muro di sostegno, guardò indietro per valutare meglio la marea di gente dentro la quale si era, suo malgrado, infilato.

   Adesso bisognava soltanto correre. Molto sudato e un po’ inquieto, sollecitò al massimo la forza dei suoi ventiquattro anni in quella lotta contro il tempo. In certi punti la pendenza del percorso era davvero critica ma non ci fece caso. Tirò comunque un gran sospiro di sollievo quando, finalmente, vide il sentiero in terra battuta. Si concedette qualche attimo per prendere fiato. La totale assenza di nuvole favoriva ancora un’ottima visibilità ma l’azzurro del cielo virava già verso i primi toni del tramonto. Riprese a volare scansando rami secchi e pietre taglienti. Le tre querce indicate da Greta ora erano là. Bisognava soltanto oltrepassarle, cosa che gli riuscì agevolmente, per poi trovarsi in mezzo ad un agglomerato di grandi sassi disseminati in prossimità di uno strapiombo sul mare. Si arrampicò per avere una visuale migliore e scorse ciò che andava cercando: il masso si trovava leggermente sotto, proprio sul punto più critico del precipizio. Scese giù prestando attenzione a non scivolare ed evitando di distrarsi alla vista della scogliera. Infine, stanco ma soddisfatto, raggiunse la pietra. Che strana! A parte la forma, un cuore di circa tre metri quadrati, guardandola da vicino, il colore tendeva al rossastro e la sua superficie levigata, lucida, pareva emanasse qualcosa di molto simile a energia.

   Si sentii avvolto in una spirale di magia. Di fronte a lui il mare, il cielo e il sole: c’era di che sentirsi straricchi. Da quella posizione, lo sguardo assorbiva per intero l’essenza della sua profondità più interiore, l’anima. Sì, l’anima da sempre pensata come una derivazione incorporea, e che invece adesso Luca avvertiva come cosa concreta, un’appendice del corpo legata a muscoli e ossa, al battito del cuore e al proprio respiro. La quiete agevolava quella scena dominata da una persistente introspezione. Per rispettarla, qualche gabbiano evitava di battere le ali, le ultime lucertole restavano immobili per non rumoreggiare strisciando, i passeri se ne stavano zitti quasi fossero stati privati del dono del canto. L’unico brusio proveniva da giù, dal mare, per il costante toccare e lasciare la falesia. Lo strapiombo era oggettivamente inquietante eppure a Luca non sfuggì la schiuma delle onde: si disperdeva tutta intorno per poi ricomparire in un gioco d’acqua e riflessi dalle cadenze perfette.

   Come quando stiamo sorbendo un gelato, piano piano per non privarci troppo presto del nostro gusto preferito, allo stesso modo lui sollevava lo sguardo, adagio, quasi col timore di abbracciare troppo presto il mare. L’alternarsi dei colori sulle onde lo incuriosiva a tal punto da chiedersi come cavolo facesse il sole a governare quelle mille sfumature di luce. Si sentiva un privilegiato prigioniero della potenza della natura. Da quella prospettiva la linea dell’orizzonte coincideva con una retta, spezzata qua e là soltanto dalle sagome delle navi di passaggio.

   Perché tanto stupore? Da sempre adorava il mare e chissà in quante altre occasioni lo aveva già ammirato, alba o tramonto che fosse. Adesso, e questa era la novità, palpava con più convinzione il bisogno della poesia. L’accorato invito della poetessa Chiara a non privarsi di quella veduta, lo aveva forse condizionato? Oppure, il cuore di pietra sul quale stava ora seduto, quasi ipnotizzato, nascondeva qualche arcaico mistero?

   Nel frattempo il sole, un cerchio che più perfetto non si può, si stava immergendo in quella retta. A Luca ricordò l’intingere un biscotto nel tè. Il giusto amalgama di aria, luce, venti e correnti sfociava in una nitidezza ottica che non ricordava di aver riscontrato in altri luoghi. Il mare, man mano che l’occhio cercava sempre più il largo, sembrava dirgli: "Vedi quanto sono calmo?"

Suggestioni, magnetismi, d’accordo, ma urgeva fondersi in quell’appagante luogo di serenità. La bellezza così vicina, assaporata a piccole dosi, gli strillava la certezza di essere più vivo che mai. Infelicità, stress e fatica si allontanarono repentinamente e, con essi, gli angusti locali del Call Center dove trascorreva le giornate, legato come vittima sacrificale al totem del profitto altrui.

Allo scopo di riscoprire fascino e di sedare il vortice della quotidianità, era utile fermarsi un po’. Fermarsi, sì, e, prima di affidarsi a quel tramonto, usare il linguaggio dei silenzi del cuore rivolgendo parola alle nuance in ordinato divenire sull’acqua, alle striature che il cielo vi incideva, al sole dai contorni così vicini da poter esser toccato con mano.

   La spiccata sensibilità di Luca, peculiarità tanto necessaria quanto temeraria in una società artefatta, fluiva nel posto giusto al momento giusto. E fu per questo che non si meravigliò di sentire umidi i suoi occhi. Immerso in atmosfere ad alto tasso glicemico, ormai pretendeva che quel sole non morisse più. E che paura lo assalì quando, lo sguardo ormai consegnato al cielo, temette il rischio di intravedere parvenze di luna esordire nel “suo” teatro! Per allontanare questo pensiero, viaggiò dentro l’amaranto e il vermiglio di riflessi impareggiabili. Intanto, l’orizzonte aveva un tenero sussulto. Il sole si offriva a metà: un semicerchio disegnato col compasso, una gigantesca lampara rossa.

L’ora cominciava a chiamarsi sera e, intenso, il profumo di salsedine saliva dalla scogliera. Sull’acqua i tocchi degli ultimi riflessi favorivano il formarsi di un cono di luce surreale all’interno del quale il ballo cadenzato delle onde si apriva e si chiudeva a loro piacimento. Qualche orlo del giorno resisteva ancora ma il crepuscolo incalzava.

   Incendiato dagli impulsi di quelle irresistibili seduzioni, Luca viaggiò a ritmi felpati all’interno della sua giovane vita battendo i sentieri della consapevolezza dei propri errori ma anche quelli dell’autostima e della gratificazione per ciò che di giusto e leale era fino a quel momento riuscito a fare. Svolazzò nel futuro accompagnato dalla fiducia e dalla speranza per una vita migliore. Si soffermò sul presente perché tutto inzuppato nell’incanto del luogo che stava vivendo. Poi, per quanto felice di aver respirato un tramonto speciale e quasi esclusivo, un velo di tristezza lo colse quando, tra le ombre della sera, si sentì solo.

   A Luca mancava l’amore vero di una donna. Qualche breve esperienza e qualche flirt gli avevano lasciato solo tracce gradevoli, non segni inconfondibili. La visione romantica della giovinezza che stava cavalcando e del domani che era dietro l’angolo, presumeva all’esterno una buona ricezione del suo sentire. Un ragazzo per bene, amante della famiglia e dei buoni sentimenti non ha spazio - pensò - nella giungla del tutto subito e del tutto pronto.

“Non devo demordere, chiamo subito Greta e la raggiungo al Santuario. A volte si potrebbe mirare a un lembo di cielo e poi conquistarlo, se solo si alzasse lo sguardo.” - si disse.

   Quel giorno si era recato al Cuore di pietra su invito di una poetessa e fu poesia senza scriverla. Lo aveva fatto con l’entusiasmo di un bambino smanioso di vivere una formidabile caccia al tesoro. In quell’Eldorado forse ritrovò se stesso, la ricchezza migliore per non essere povero del tutto.

Piero Colonna-Romano

 

 

11 Gennaio

11 gennaio 2023

Cari amici, è per me gran piacere informarvi che alla nostra brillante amica

 

Sandra Greggio

 

la giuria del prestigioso concorso letterario

 

 

ha attribuito alla sua bella poesia

 

Temporale d’amore

 

una lusinghiera e meritatissima

 

Segnalazione speciale

 

                       

           

Per il piacere di leggere un ispirato e bel poetare, ve ne ripropongo i versi, augurando a Sandra un nuovo anno ricco di innumerevoli soddisfazioni.

 

Temporale d'amore

Ti penso

stesa sul letto

mentre ogni goccia di pioggia

in un bacio trasformo.

Ed alla pioggia mi concedo,

lasciando che mi inondi

mentre quei baci

affidati al vento

carezza divengono.

 

Unico e desiderato riparo

le tue braccia

spumose nuvole

che sempre mi accolgono.

 

E i tuoi occhi son ora

fulmini che mi saettano

Ed i vestiti inzuppati

intravedere lasciano

un tiepido raggio.

 

Ma forse non basterà a sciogliere

quei due chicchi di tempesta

spalancati

su un temporale

d'amore.

 

Sinceri complimenti, Sandra, e convintamente mi unisco agli applausi che certamente ti sono stati attribuiti dalla giuria del prestigioso concorso letterario “Fiori d’inverno”.

Piero Colonna-Romano

 

7 Gennaio

IMPORTANTE RICONOSCIMENTO.:per ARMANDO BETTOZZI


La Editrice Pagine, di Roma, ha voluto considerare il poeta Armando Bettozzi di nuovo meritevole di essere ospitato (gratuitamente) come in anni precedenti nella sua Agenda "Le pagine del Poeta"  2023
 con brani scelti dall’autorevole redazione della casa editrice (volume in vendita ad Euro 26.90), ancora a fianco di poeti/letterati di rilevanza nazionale.  

 

 

 


 

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