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Poesie pubblicate il 7-8-9 Dicembre 2022

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Antologia poetica

L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari- Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte - La poesia per i poeti -


 
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Poesie d'esordio
2002-2016
 


 

Turacciolo perduto
tra le onde sconosciute
di un oceano tormentoso,
pane azzimo fermentato
-nel cassetto della cucina-,
dimenticato e cancellato
dal tic tac del pendolo.
Addii a squarciagola,
abiti sgualciti dagli ematomi
dei ricordi affettati,
domande storte
cavalcando incubi sereni,
crampi acerbi
nel cervello del mio cuore.
Sempre lo stesso chiodo
in cerca di un martello.
Cattedrale arsa dalla nostalgia:
datti pace vecchio emigrato!

Marino Spadavecchia
dicembre 2022

- traduzione in spagnolo-

Corcho perdido
entre las olas desconocidas
de un océano atormentado,
pan ácimo fermentado
-en el cajón de la cocina-,
olvidado y borrado
por el tic tac del péndulo.
Adiós a voz en cuello,
ropa arrugada por las magulladuras
de los recuerdos rebanados,
preguntas torcidas
montando pesadillas serenas,
calambres inmaduros
en el cerebro de mi corazón.
Siempre el mismo clavo
en busca de un martillo.
Catedral abrasada por la nostalgia:
¡déjalo ya, viejo emigrante!

Marino Spadavecchia
-Diciembre 2022-
 

Una cartolina via etere
Dormo detere spento
Donde sospinto ad aria sospeso
Scrivimi post et inprimis lento
Radium solis nave dasimov sceso
Agli Stinger di Sting dirò di spostarsi
Astri l'oltre sopra orbite lunari
Etere dastronomie e catarsi
Se mi vedi mi ami e mi spari
So solo parole che sono damore
Senza senso non hanno dolore
Diverso credere dal solo pensare
Visioni da scontro stellare
Lancio il razzo oltremondo
Sposta esseri e non esseri ed eterei veli
Scappo ma non mi nascondo
Scalo in terra e della luna i rilievi
Etereatù ricordati quando sei nel cielo di Cina
Mandami una cartolina
Sai l'indirizzo mondo in rovina
enrico tartagni


mosaisches triptychon
einer lässt sich pejes wachsen

einer wäre gern prophet

einer kippt benzin über menschen

einer übt sich im händewaschen

einer sagt: hättest du uns hinausgeführt
und nicht hinein
es wäre uns genug gewesen

einer geht am schabbat heimlich tanzen

einer pfeift sein gebet

freunde, den talit brauche ich nicht
meine familie hat gelernt
nackt zu sterben
Max Czollek


trittico mosaico
uno si fa crescere i cernecchi

uno vorrebbe essere profeta

uno butta benzina sugli uomini

uno si esercita nel lavaggio delle mani

uno dice: tu ci avessi guidato fuori
e non dentro
ci sarebbe bastato

uno va di nascosto al sabbat a ballare

uno fischia la sua preghiera

amici, non mi serve il talit
la mia famiglia ha imparato
a morire nuda
Max Czollek     traduzione di Nino Muzzi
 

238
Dammi cuore (preghiera)

dammi ancora tempo
tempo per sognare
altre vite
tempo per
arcobaleni e luce e voli

e che io fedele sia
alla verità

alla fine
dei giorni che non debba
vergognarmi di me

dammi altro tempo - dammi
dolore
per gli ultimi
dammi cuore per gli ultimi

Da Trasparenze
2019- '20
Felice Serino
 

La Gioia
Quando il sole d’Inverno
distende la tiepida mano
quando uno sbuffo una lena
dall’ombra evapora piano.

Cascano gocce in un rivolo
da un candelotto di gelo
come in un pianto in un pigolo
scricchiola al freddo uno stelo

Quando distendi lo sguardo
al cielo di luce trapunto
quando infuoca devolve
di rosso il sole al tramonto.

La gioia che ora m’appare
che cerco altrove lontano
un giorno d’Inverno m’accenna
il sole con tiepida mano.
Marco Cabassi
 

San Martino, un tempo (*)
Tre sedie sgangherate,
una tavola tarlata e traballante,
la rete del letto allentata,
il materasso di foglie di pannocchie,
un paiolo di rame per la polenta,
un vaso da notte smaltato e sbrecciato,
tutto su un carretto
spesso spinto a mano.

A San Martino questo era il trasloco
per tanti contadini con figli, mogli
e nonni al seguito.

Gli abiti quelli addosso, le scarpe,
se c'erano, più volte risuolate,
meglio gli zoccoli di legno consumato.
Da una miseria a un'altra miseria
a volte sotto un pallido sole
più spesso bagnati dalla pioggia.

Quando? Tanti anni fa che non c'è
più nessuno a ricordarlo.
Altri tempi, altre povertà,
ma allora, come oggi,
una condanna pesa dalla nascita
sulle spalle di chi ha lanciato
il primo vagito nel buio di una stalla
o fra le quattro mura di una casa proletaria.

(*) A San Martino, l'11 di novembre, avveniva l'esodo dei contadini, in quanto era il giorno di inizio e di fine del contratto annuale di lavoro.

Da La pietà
Renzo Montagnoli
 

Incomprensioni
Non puoi capire, no, i miei dissensi
neppure le mie attese concepire
nessuno mai il mio cuore può capire
ma soffro perché so che ad altri pensi.

Avverte il mio cervello i tuoi nonsensi
e reagisce ma tu non vuoi capire
che la mia stizza è figlia del soffrire
che tu con una faccina poi compensi.

E sdrammatizzi, almeno così credi,
ci ridi sopra e a volte mi precisi:
“faccio un lavoro duro, tu lo vedi,

nascondo la fatica nei sorrisi
tu pretendi l’amor ma non ti chiedi
se ad altri amor sincero un dì promisi”.

Mi turba alquanto, sì, la tua risposta
valuto e penso che hai la faccia tosta

ad altri hai tu promesso fede e amore
io servo come antidoto al dolore.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 08.03.2022 – 23:24)
Salvatore Armando Santoro
 

Foglie, addio!
Foglie,
voi che vi fate così belle
prima di morire,
ditemi,
indossate l'abito vostro
più lussuoso e variopinto
per andare incontro
alla signora Morte?
Forse siete stanche di vivere,
forse vi piace morire,
forse sperate di rinascere.
Anch'io, non so quando,
incontrerò quella signora.
Forse mi metteranno un vestito nero,
forse reciteranno per me una preghiera;
mi adageranno tra quattro assi, è certo,
mi seppelliranno sotto l'erba fresca, è certo.
Addio, foglie care!
Chissà se un giorno
potremo stringerci in un abbraccio,
polvere nella polvere,
vicino ai cumuli di terra
delle laboriose formiche,
mentre il cielo sorriderà di luce.

-Da Le strade della vita-
Nino Silenzi
 

 

Memento, homo, quia pulvis es et in pulvere reverteris
Continueró a girare intorno al sole
sia sopra, sia sotto questa terra:
non riempiró più l’aria di parole:
non faró più la pace né la guerra…

Finiró tra i cattivi o tra i buoni?
Io questo, a dire il vero, non lo so:
non mi son fatto mai troppe illusioni:
polvere ero, polvere saró …
Carlo Chionne
 

                                    mutataque servat amore
                                     (Ovidio  -Metamorfosi-)

Della pianta d'incenso il mito e il girasole
(libera interpretazione da Metamorfosi)

Venere visse quale ingiuria oscena
quel che il marito Efésto le approntò:
dopo il sesso con Marte fu gran scena
la rete che frementi li mostrò.
L'Olimpo esplose di risata amena,
Apollo il tradimento a lui narrò,
quindi la bella dea, per vendicarsi,
lo volle di mortale innamorarsi.

Clizia, la dolce, era quella che amava
ma quando Dea lo volse in incanto
sol per Leucòtoe smania provava,
lasciando Clizia sola col suo pianto.
Allora per sedurla s'approntava
(dalla sua stanza le amiche cacciando)
a travestirsi di madre di quella
…per insegnar l'amore a verginella.

Il luminoso aspetto poi riprese
e con baldanza presentò se stesso
"Io son colui che ha molte pretese,
ma deliri d'amor dona col sesso.
Sarai felice per un lungo mese,
nel tuo ricordo permarrà 'sto amplesso."
Poi come sempre agì molto infoiato:
…lo stupro era per lui neppur peccato.

Di gelosia furente Clizia allora,
a re Orcamo mente e va a narrare
che solo il sesso Leucotoe divora
e indietro no, non vuole più tornare.
La rabbia prende il re, la legge onora,
condanna figlia a morte ad affogare.
In fondo a buca, viva, viene messa,
con terra, dappertutto, vien soppressa.

Dall'alto del suo carro Apollo vede
e cerca d'aiutar l'ultima amante:
di quella terra coi suoi raggi crede
che per spostarla fosse già bastante.
Quando capì ch'è quel che non succede,
di nettare e di nardo fu abbondante.
Così la donna in pianta si mutò;
per quei profumi, incenso diventò.

Intanto Clizia, disperata e triste
per giorni e giorni sol rugiada beve,
solo l'andar del carro per lei esiste.
Dall'alba a occaso ha cuor sempre più greve,
e il suo sentir ancor di più persiste.
Ma al vecchio amare il dio qualcosa deve
così, per un sentir riconoscenza,
bel fiore la farà di gran presenza.

Quindi le gambe divengon radici,
il corpo vien stelo e spunta da terra,
le braccia son foglie e fan da cornici
e il volto divien bel fiore di serra.
Poi schizzi gialli, che fanno artifici,
lo cingon, donando incanto alla terra.
Così la ninfa si muta in quel fiore
che il sol seguirà sempre per amore.
Piero Colonna-Romano
 

94. Il laghetto di Muzzano
Prati fioriti
ed è festa nell'umido
quanti insetti
e i pesci felici
con le rane in pace
cantano come gli uccelli
del laghetto che piace
all'anima degli uomini,
la natura sempre semina
nel miracolo dell'ecosistema
dove il guadagno è il regno
d'accrescere la vita.

Da Quattro passi in versi
Francesco Soldini
 

Ginger nights
ginger night with caramel stars and a big orange moon
where ghosts of ink escape from books still on library shelves
while small frangipani birds cling to sleep in all sweetness
and you like flocks on cosmic routes towards a voodoo propitious to immortal wings

you are just a servant of dreams that have nothing else to say about themselves
a star fisher on the great blue bottomless ocean
the rowing boat smacks of verses read on paper pages
the world is a gigantic flower whose scent only the humble can appreciate

Dead Poets Society


Les Fleur de Mûrier
notte di zenzero con stelle caramellate e luna arancio
dove fantasmi d’inchiostro fuggono dai libri ancora sugli scaffali di biblioteche
mentre piccoli uccellini di frangipane si stringono al sonno in tutta dolcezza
e tu come gli stormi su rotte cosmiche verso un voodoo propizio ad ali da immortali

sei solo un servo dei sogni che altro non hanno per dire di sé
un pescatore di stelle sul grande oceano blu senza fondale
la barca che remi sa di versi letti su pagine di carta
il mondo è un gigantesco fiore di cui solo l’umile ne apprezza il profumo

Dead Poets Society
Jacqueline Miu
 

Arsura
Non sono riuscita a scrivere nulla oggi
Non parlo solo di poesia
Ma nemmeno un racconto
Una pagina di diario
Un articolo di giornale

Aridi cuore e mente
Come la piaga della siccità
Oppresso da angoscia il petto
Supplice la mia anima
A chiedere in ginocchio
Qualche parola o frase

È notte fonda e tutto è silenzio
Una donna sola cerca una parola
Che possa acquietare il suo animo
Attende impaziente il sonno
Ma anch'esso è fuggito
Insieme alla sagoma della poesia.

19 luglio 2022
Sandra Greggio
 

L’emozione non ha voce
Ci vogliono emozioni forti per non spegnersi dentro:
I tramonti incandescenti di Luglio.
Il cielo stellato d’Agosto.
Le stelle cadenti di San Lorenzo.
Una festicciola con gli amici.
Le camminate nella natura.
Le pedalate senza pensare.
Dissetarsi presso la fontanella.
Ristorarsi sotto un Leccio centenario.
Canticchiare una canzone.
Ascoltare il frinire delle cicale.
Farsi accarezzare dal vento.
Osservare rapaci nel cielo.
Abbracci impensati.
Carezze improvvise.
Baci mai dati.
Svegliarsi al suono delle campane.
Gli schiamazzi dei ragazzi.
Versi da ricordare.
Frasi da elaborare.
Quando l’emozione non ha voce
infiamma la vita e
la vita si trasforma in poesia.

20/7/2022
Carmine De Masi
 

Il vento
"odo stormir tra queste fronde “

Nel suo vortice tutto trascina
sbuffa dal monte e dalla collina
sembra impazzito
di forza munito
gioca con le onde
spingendole sulle sponde
con le nuvole si diverte
in pioggia le converte
diventa violento
in un momento

Frulla come un monello
ti porta via il cappello
è il simbolo della libertà
senza regole e rigorosità
cala sul letto della sera
si calma nella notte nera
se c’è il sole diventa brezza
e ci fa una carezza
allontana la polvere secca
e di nuovo il passero il fiore becca

Un giorno il sole e il vento
uno caldo e l’altro violento
si sfidarono chi fosse più forte
a strappar il mantello da donne coperte
Morale della filastrocca
a chi il premio tocca ?
Al sole ! le donne accaldate
dal mantello furono spogliate
mentre per il vento mattarello
si avvolsero di più nel mantello

(da filastrocche )
Antonia Scaligine
 

Temere l'ignoto
Oh Destino, semplice margherita
tu mi hai visto nascere in primavera;
nel prato rorido a maggio; ferita

da sensibilità. Portò straniera
la vita, e, gote fanciulle, rossore.
Introverso giovinetto e l'austera

esistenza; del ciglio adoratore
di poesia, hanno fatto la mano.
Scrissi parole e parole; amatore

di emozioni. Non ho vissuto invano!
Con la tua eterna mano, hai disegnato
i miei dì! Dalle illusioni lontano

mi hai portato. Con chimere hai abbagliato.
Destino, in te ho creduto e ti ho temuto.
L'amor ha deluso, mi ha addolorato

ha trafitto il costato. Combattuto
dalla vita, mi ha inferto la ferita.
L'animo, solo è rimasto; muto.

All'incanutire, si è cucita
la ferita; obliata la vanità
interminata del tutto! Arricchita

l'anima: in cor rimasta verità!
Oh Destino, tu conosci la sorte
dell'umana gente, la lor beltà.

Tu conosci il dì della nostra morte.
Tu sai delle nostre mortali gesta.
Tu sei al corrente della malasorte!

Oh Destino, il tuo nome funesta
tremore. Temo l'ignota grandezza,
il mistero il quale sei. In cuor ridesta

l'ardor per la vita! Umile bellezza.
Alessio Romanini  
 


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