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Dolore

 
Antologia poetica
L'amore - La donna - Morte dei propri cari - Affetto per i propri cari - Tristezza e solitudine - Il dolore - La nostalgia - Racconto di un episodio - La natura - Gli animali - Gli oggetti - I desideri - I ricordi - Il poeta e se stesso - Il poeta e i luoghi - Il poeta si diverte - La poesia per i poeti -

TRISTEZZA E SOLITUDINE



Un dì si venne a me Malinconia
Un dì si venne a me Malinconia
e disse: <<Io voglio un poco stare teco>>;
e parve a me ch'ella menasse seco
Dolore e Ira per sua compagnia.

E io le dissi: <<Partiti, va via>>;
ed ella mi rispose come un greco:
e ragionando a grande agio meco,
guardai e vidi Amore, che venia

vestito di novo d'un drappo nero,
e nel suo capo portava un cappello;
e certo lacrimava pur di vero.

Ed eo li dissi: <<Che hai, cattivello?>>.
Ed el rispose: <<Eo ho guai e pensero,
ché nostra donna mor, dolce fratello>>.
(Dante Alighieri)
Un giorno venne da me Malinconia
Un giorno venne da me Malinconia
e disse: <<Io voglio stare un po' con te>>;
e mi parve ch'essa portasse con sé
come compagni Dolore e Cordoglio.

E io le dissi: <<Allontanati, va via>>;
ed essa mi rispose superbamente:
e mentre discorreva con me molto comodamente,
guardai e vidi Amore, che veniva

stranamente vestito d'un drappo nero,
e portava sul capo un cappello; (segni di lutto)
e di sicuro piangeva davvero.

Ed io gli dissi: <<Che hai, infelice?>>.
Ed egli rispose: <<Io ho sventura e dolore,
perché la nostra donna (Beatrice) muore, dolce fratello>>.
(Traduzione: Lorenzo De Ninis)

Tedio invernale
Ma ci fu dunque un giorno
Su questa terra il sole?
Ci fûr rose e viole,
Luce, sorriso, ardor?

Ma ci fu dunque un giorno
La dolce giovinezza,
La gloria e la bellezza,
Fede, virtude, amor?

Ciò forse avvenne a i tempi
D'Omero e di Valmichi,
Ma quei son tempi antichi,
Il sole or non è piú.

E questa ov'io m'avvolgo
Nebbia di verno immondo
è il cenere d'un mondo
Che forse un giorno fu.
(Giosuè Carducci)
 

Orfano
Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.
(Giovanni Pascoli)
 
 
 Fides
Quando brillava il vespero vermiglio,
e il cipresso pareva oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
così fatto è lassù tutto un giardino.
Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,
gli alberi d’oro, le foreste d’oro;
mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera.
(Giovanni Pascoli)

Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
 
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
 
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
 
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
 
Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare
(Giuseppe Ungaretti)
 

 

C’era una volta
Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
 
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna

(Giuseppe Ungaretti)


Solitudine
Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.
(Emily Dickinson)
 

 Solitudine
Io sono solo
Il fiume è grande e canta
Chi c'è di là?
Pesto gramigne bruciacchiate.

Tutte le ore sono uguali
Per chi cammina
Senza perché
Presso l'acqua che canta.

Non una barca
Solca i flutti grigi
Che come giganti placati
Passano davanti ai miei occhi
Cantando.

Nessuno.
(Attilio Bertolucci)

Il volto nuovo
Che un giorno io avessi
un riso
di primavera -è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch'io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.

Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morì.

Mi trovò l'alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.

Mi vollero donare
un volto nuovo.

Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia più vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta -

così oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.
(Antonia Pozzi)
 

 Forse un mattino andando in un'aria di vetro
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
(Eugenio Montale)

Minacce
Campani
frane lente di suoni
giù dai pascoli
dentro valli di nebbia.

Oh, le montagne,
ombre di giganti,
come opprimono
il mio piccolo cuore.

Paura. E la vita che fugge
come un torrente torbido
per cento rivi.
E le corolle dei dolci fiori
insabbiate.

Forse nella notte
qualche ponte verrà
sommerso.

Solitudine e pianto -
solitudine e pianto
dei làrici.
(Antonia Pozzi)
 

 Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
(Pier Paolo Pasolini)

Notte d'estate
Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l'aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.

Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.
(Umberto Saba)
 

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