Poesie di Nino Silenzi
(pseudonimo di Lorenzo De Ninis)


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Dalle colline al mare
 

Vacri
Vacri
falco
artigliata alla fertile collina
con sfida inaudita
proterva minacci
la placida madre
dei tuoi fiumi.
 

Foro
Ora iniziano
una strana danza d’amore
le fuggevoli libellule.
Fiume, fluente
discendi intristito
tra gli alti pioppi
superbi nel loro candore.
Danza d’amore
suoi tuoi gorgoglii
tra i rovi invadenti
il tuo andare perenne.
Lunghe braccia
vive e spinose
irridono le frivole
effimere libellule:
vita fatta di colori.
Tu sdegni i fremiti
d’un attimo solo
e accogli il sole spezzato.


Paesaggio invernale
Tacito un passero vola,
su un ramo spoglio si posa.
Neve ovunque soffusa,
alberi dal freddo
scheletriti.
Silenzio intorno.

Sotterra pulsa la vita.


La valle del desiderio
Scotimento dei sensi innalzati
in opache luci di desiderio:
altissima nebbia irridente
lo stridulo mondo velato
d’amore fugace, patina
dai mille colori accecanti.
Indecifrabile oscura passione,
aggrappati all'informe nebbia
e penetra, acqua grumosa,
nella valle irta di scheletri
rabbrividenti alla sua diafana
presenza di sole.


Notturno
O canto della civetta
felice giungi alle mie orecchie
impazzite: fruscii, vuoto
e poi nulla.
La notte inarca la sua gobba;
o canto della civetta,
veloce lingua di fuoco
tu l’attraversi.
Solo
antivedo nella tenebra
il nullo futuro, la vita:
comprendo il fruscio...
le mie orecchie tacciono.
Non più il sordo battere
del cuore sul timpano,
ma aereo strido
realtà raggiunta
nel silenzio oscuro.
O canto della civetta
felice giungi alle mie orecchie
impazzite di gioia.


Scherzo
(A mia figlia quando aveva due anni e mezzo)

Cattivona, cattivona
dolcemente tu sei buona;
grande piccola padrona,
non far ora la briccona!
Cattivella, cattivella
tu gli occhietti grossi hai
e le guance dilatate!
Le boccacce tu mi fai!
Cattivaccia, cattivaccia
se un sorriso tu non fai
la Befana bella chiamo
con la sua grande bisaccia.
Ed il dito non mi lasci,
è da un'ora che lo stringi.
Dormi, dormi cattivuccia
or non storci la boccuccia.
Sogna, sogna la tua mamma,
sogna pure il tuo papà.
Il respiro tuo ci incanta
ed il nostro cuore canta.
 

La mia bambina
Si chiama Valeria la mia bambina.
È dolce e tiranna con il suo papà.
E’ bella. Nei suoi occhi rapide
guizzano maliziose bugie.
“Carino tu sei, carino"- mi dice -
con vellutati sorrisi d’amore.
Un cattivone son io anche per lei.
Soave diletto ella m’infonde,
fresca spuma leggera marina.


Sera
Alto è il respiro dei monti,
tra gli alberi riposa la valle;
ancora non dorme il pettirosso.
Tra poco scenderanno le ombre
e profondo sarà il silenzio.


Lungo l’argine
L’odore del fieno
lontani ricordi riaccende
in questa placida ora.
Frulli d’ali sull’argine
increspata è la laguna.
Lente vanno le barche
lenta una tartana riposa.
Il sole basso filtra
vermiglio fra nuvole nere.
Una subita folata di vento
le tife riarse e l’erbe scompiglia;
ciarlano le tenere canne.
Ecco, fresca e leggera la pioggia
ristora i pruni tenaci
ed anche il mio viso
e l’animo stanco.


Nuvole
Squarci di luce celeste
balenano tra grandi
montagne
dal vento sfrangiate
nell’aura grigio perla.
Masse informi percorrono
le rosee praterie dei cieli.
Ricordi d’altri tempi,
nembi arroccati,
squassano la mente
e il cuore.
Lontano nel tempo
dei desideri dolci e furiosi
lo scrigno si apre:
s’incrociano nel cielo veloci,
e nessuno mai li ferma.


Tramonto
Rosea luce irradiano l’alte vette,
la fulgente calura ora si placa,
nella valle i cuori e l’ombre titubano.
Cirri leggeri com’onde nel mare
eterei trascorrono il glauco cielo.
Sospiri di vento filtrano lievi
tra fronde, fresco rifugio d’uccelli.
Il sole rosso scompare allo sguardo.

Il canto del merlo annuncia la sera:
i dubbi tramontano e le speranze,
stanco si chiude il giorno della vita.
La notte ci chiama: nel buio sorride,
nell'atro regno di morte ci invita.

Il canto del merlo spegne la sera:
i dubbi svaniscono e le speranze.
Si svuota la vita che tanto amammo,
tememmo la notte che noi fuggimmo:
ed ora ci irride, eterna, ci irride.


In riva
Tace l’immenso mare
sorridono occhieggianti le onde
in un oceano di luce
in quest’ora di calma.
Urano alto sul mondo
con occhio ceruleo
del cielo le plaghe percorre.
Tacciono le brezze e l’onde.
Silenzio profondo
fumiga la sabbia.
Si sommano nell’animo le estati
trascorse in giochi felici, in vani rimpianti.
Vergine il cuore ritorna.


Marzo
Torna Marzo selvaggio:
folate sui pini si gettano,
scompiglio di nuvole basse,
raggi di sole improvvisi.

Linfa di vita freme col cuore.


Ricordi
Arcani forzieri del tempo
serrano ricordi consunti.
Talora inavveduto il cuore
li apre. Venti furiosi allora
impietosi lo squassano,
di dolci rimpianti carichi
di gioiose tristezze intrisi.
L’onda della memoria si frange:
impetuoso mare, monte austero,
alberi suadenti, vagabondo vento,
da voi pace invoco,
quella pace invano
sospirata
nella mia vita assediata
da ignoti nemici
che si nutrono di me
nelle tenebre
dell'inquieta notte.
 

Angoscia
Il palo della luce di cemento
armato
alto si leva
grigio
a sfidare il vento, l’acqua, forse
il tempo dell’uomo.
Inerte
osserva le nuvole,
non accoglie
uccelli,
ascolta solo
inquieto
il ronzio
di se stesso.

Il vento va,
l'acqua scorre,
il tempo fugge
verso il nulla.


Solo
Morir mi piacerebbe in un’isola
solo
dal mare accarezzato e dal vento.


Vita
Più di quanto io stesso pensassi
sono attaccato alla vita.
Impetuosi fuggono i giorni
rare restano le speranze.
I sogni chiudono gli occhi:
rimane aperta una finestra
al tramonto.
Non ancora la nebbia dei sensi
apatica scende a spegnere
il desiderio di vivere:
guizzi di luce talora
illuminano la sera che viene.


Sulla laguna
Scende la sera e la pace mi porta,
pace di sensi sulla laguna:
ineffabile silenzio si rompe
e trascorre sulle erbe,
rauco richiamo di gabbiani
solenni sull’immota acqua.
Lievi farfalle ondeggiano
al vento impaziente.
Lontane le vette respirano
sospirano liete le gemme.
Una vela disegna un arco
bianco.
L’argine è azzurro
di fiori.
I pruni le angosce dipingono
della vita - il vento mai non posa -
groviglio di attese mai vinte.


Inquietudine
Precipitano gli anni nella forra
della vita. Acque fresche ingoia
la marmitta dei giganti che tutto
vorticosa rimescola alla luce
e al buio il passato e il presente.
        La vita è un imbuto
          che troppi amori
              gioie dolori
                  riceve
e via disperde.
Il futuro mi attende immerso
nel bosco ove tutto tace
anche degli alberi le fronde
e del fiume le onde perenni.


Richiamo
Che cos'è che mi turba?
Forse l'angosciosa
morte
dal tenue richiamo
e dal flebile soffio
che il tremulo lume
spegne
della vana vita
immersa nel mutevole fumo
delle diafane illusioni
finite nel Nulla,
culla dei sogni e delle speranze
che non dondola più?       


Toccherà
Toccherà anche a me
stare in una stretta bara
a riposare in pace
lungo disteso
con le mani giunte
con gli occhi chiusi
e vedere la luce
dell’oltretomba
e sentire il profumo
della decomposizione.
Fingerò di essere morto
fin quando la carne
la fragile carne
non più mi stringerà;
riderò delle umane miserie
fin quando le ossa
le bianche ossa
brilleranno nella notte
eterna.


Vento
Vento,
portami lontano
al di là delle montagne:
voglio sognare
sopra nuvole
di seta
dolci colline
vermiglie,
voglio bere
il nettare degli dei
avvolto
da cirri fuggevoli,
voglio con te volare
sulle alte vette
e sui profondi mari.
Vento,
accarezzami
anche quel giorno
quando dirai:
vieni.


Ora
L’ignota inquietudine
a tratti m’assale
sollevando
la polvere di ancestrali paure.
Lenti veleggiano
al mattino
sul mare tenebroso
i vascelli dell’anima.
Lieve la mano del dolore
mi accarezza
in quest’ora di luce
ialina.


8 Agosto
Tanti anni fa
nascevo
in una calda giornata
di sole radioso
urlante e affamato.
Alle tre dell’afoso pomeriggio
bussavo
nella vivida luce
alla vita inquieta,
nella gioia e nel dolore,
armato di pianto e di riso.

Felice nella fresca erba
mi rotolavo
fra i fiori infantili.

Rapido a sera
accendevo
audaci speranze.

La fame nel tempo è svanita;
la tristezza e la gioia nel cuore
giocano
a tratti col Caso.


Desiderio
Vorrei tornare
trent’anni indietro,
assaporare
la vita e avere
l’illusione della giovinezza.
Guardare
con ansia i giorni
che veloci scorrono,
e la sera non avere
pace.
Tremare vorrei
davanti all’ignoto
lontano e del futuro
farmi beffe.
Ma ormai sono qui,
vicino al traguardo
mai sognato,
sempre aborrito.


Val di Foro
Dalle colline al mare
dei ricordi il fiume scende.
Lievi cirri col sole
scherzano,
sui crinali i villaggi
s’aggrappano
tenaci alle argille.
La Maiella osserva
e tace.

Dal mare alle colline
dei sentimenti la brezza sale.
Lento il Foro
respira fra le erbe
da mille farfalle festeggiato
e da libellule danzanti,
accogliendo sulle sue
cangianti acque
il radente volo
delle rondini.

Ma i giorni fuggono
e fuggono le stagioni;
solo il ricordo
fermo resta,
vigile sentinella
del cuore e della mente,
a ringiovanire un tempo
ormai perduto.


E un altro giorno...
Il pensiero della morte
ai risvegli invernali
dipinge pieghe
sottili d’angoscia.
I tetti bianchi di brina
e il gelido vento
che sibila ostinato
via si portano poi
la tela ricamata
degli ignoti richiami.
E un altro giorno
si apre.


Mentre bevo lo spumante
Chi sa se scoprirò
la verità
quando si spalancherà la porta
dell’ignoto.
Conoscerò i misteri
della vita e della morte?
Un fascio di luce
illuminerà
i miei occhi lucidi
o il buio nebbioso
avrà già chiuso
per sempre
il dubbio e il vano
desiderio di sapere?


Campanili
Campanili del Friuli
il cuore mi aprite
Voi che umili
vi innalzate al cielo.
L'odore del fieno e la blave
elevano
lodi a Chi tutto governa
nella luce immobile
del sole rovente.
 

Davanti al mare
Ascolto la voce
dell’anima
nel silenzio attonito
del mare.
Fresca l’onda
intime sensazioni
rinfranca.
La brezza dalla pineta
melodiosa trasporta
gioiosi canti d’uccelli.
Una nuvola grigio perla
sfida il sole oscillante
mutando sembiante.
L’aereo che passa
spezza l’incanto.


Antitesi
Attesa.
L'odiosa morte
mi attende al varco
con un acido sorriso
di scherno.
Cupo
l'accompagna nella notte fredda
con sottile inquietudine
il rimpianto delle cose belle.
Vola via la bella vita
si disperdono i desideri
nel vuoto cielo. Il sole
le stelle non ci sono più.

Invito.
L'amata morte
provvida mi invita alla pace
con un abbraccio senza fine.
Mi libera dal peso
della carne afflosciata
e da un cuore ormai
che ama solo se stesso.
I tremolii, i balbettii
non ci sono più;
i dolori, le angosce
fuggono via;
si spalanca l'eterno:
il dubbio è certezza,
finalmente.


Al Sole
Sole,
della luce grande Padre
e del calore,
riscalda la mia anima
e illumina la mia via.
Tu, che fughi le ombre
e le nebbie tutte;
Tu, che hai assistito
dall'alto del tuo fulgore
ai miei primi vagiti
in un lontano torrido meriggio
nella fresca stanza
dell'amata casa avita;
Tu, che mi hai alleviato
le pene dei giorni uggiosi;
Tu, che hai dato forza
alla mia vita;
Tu, celeste Padre,
riscalda la mia via,
bruciando i freddi sterpi
dell'inganno e della delusione,
illumina la mia anima
diradando il buio verde
dei vani desideri
dove solo vagano
gli idoli del dubbio.


Al vento
Vento,
sussurrami calde parole
di sole.
Rinfresca le chimere
inafferrabili
delle mie estati
tra sbuffi d’onde
e dune fiorite.
Scompiglia
i fatui desideri,
porta via le angosce.
Con te
vorrei volare
fin sulle nuvole grigie,
penetrare fra fresche foglie,
sbarazzarmi dei pensieri
immobili.


E la mente riposa
Inerzia della mente
alla calura
della sabbia che scotta.
Le vele
al vento si aprono
veloci le barche
solcano il mare
da bianche creste screziato.
Voci
dal brusio delle onde
attutite
giungono ipnotiche
da mondi lontani
spinte da soffi flautati
di vento intermittente.
E la mente riposa.
 

Ma la gioia dov’è?
Gli ombrelloni
aperti al vento
sotto un sole di ghiaccio.
Si annida nella mente
la sottile pena
del cuore.
Balenano
palpiti di luce
sulle chiuse palpebre.
Ma la gioia dov’è?


Sono solo col vento
Il vento
frastorna le antiche pene
nell’ignoto regno dell’inconscio;
a raffiche rabbiose
scaglia l’inquieta sabbia
fin sulle dune verdi.
Fuggono le bianche nuvole
verso il sole giallo,
s’inarcano le onde
ruggendo, rilucendo
di speranze mai dome.
Scricchiola la barca
della mia vita,
tenuta ancora
dall'ancora
dei desideri
che, a uno a uno,
rapidi scompaiono
nel vortice delle incognite;
sibila il vento
spazzando il mare,
la vela spezzando
della mia barca.
Una luce bruna
improvvisa
la costa oscura.
Impazzisce stridendo
la sabbia.
Sono solo col vento
e con l'urlo del mare
senza le tue mani.
 

Settembre
Tornano le belle nuvole
finalmente
a rincorrersi nel cielo,
a scherzare col sole,
a dipingere il mattino.
Torna il vento rapido
finalmente
a sferzare i pini,
a danzare con le foglie
il minuetto della vita.
Tornano i tenui crepuscoli
finalmente
a smorzare la luce,
ad accorciare il giorno.
Tornano le lunghe notti
finalmente
a portare sogni,
a spaventare i dubbiosi
dell'altra vita,
a provare l'Aldilà.


Chi sa
Chi sa
cosa ricorderò
prima di morire,
nell'attimo dell'agonia:
ombre o luci
della mia vita sospesa
ad un filo invisibile
ondulante nel vuoto?
Chi sa...


Vertigine
La vertigine
del vento
inabissa le angosce
nei cunicoli
della speranza.
Il vento va e viene
- l’accompagnano bagliori
di luce bianca -
e parla suadente
vagabondo
dei vani desideri,
fragili ghirlande
di nuvole in fuga,
da lui donati,
ghignante,
a larghe mani
ai nostri cuori.


Sogno
Una pianura interminabile,
giallastra la terra, bruciate le erbe,
fumiga.
Scalpitano,
criniere al vento,
sauri indomabili:
desideri bradi
del chiuso orizzonte
della vita.
Nitriti chiamano,
code saettano,
furibondi nella luce d’ocra
corse scatenano
senza fine
verso l’orizzonte,
chiuso.


Alla Sera
Sera,
tutti ti lodano.
Io no.
Spegni
la luce e la gioia
porti via, apri
furtiva la porta
all’odiosa notte
che tremula balbetta
la fine dell’uomo,
avvolgendolo
col suo nero mantello,
per nascondergli
le trepidanti
stelle e le galassie
lontane.
Sera,
tutti ti amano.
Io no.
Sei
l’ancella della morte,
del dolore sorella,
inganno del tempo
che se stesso consuma
nell’oziosa notte.


Il campo della vita
Da sempre paure
o inquietudini
hanno scavato solchi
dolorosi
nel campo della mia vita.
Terra, pietre, radici
sconvolte dal fatale
vomere
hanno ridotto la mia esistenza
un continuo germogliare
di spine acute,
piccole e multiformi,
che hanno bevuto
gocce di sangue
- atrocità degli attimi
incalzanti -
e che hanno scarnificato
la serenità dell’animo
- ci fosse un cielo, un po’ di sole
lo illuminerebbe -
Ma l’implacabile aratro
guidato da ignota Mano
insensibile prepara il terreno
a nuove semine di paure
e di inquietudini tenaci.
Ed il campo della vita
non conosce fresche erbe,
né fiori variopinti,
ma solo pruni senza foglie,
e la sofferenza, fertile concime,
li alimenta sempre.


Meriggio
Sonnolenza
del sole giallo
che la dorata noia
illumina sovrano.
Sbuffi
di vento fragile
disegnano nuvole
ove si tuffano gabbiani.
Passiva pace
acqueta le nervose membra
e gli occhi si chiudono
al mistero della vita
e la mente si apre
alla realtà inesatta
e il cuore batte,
e non si sa perché.
 

Affanno
L'affanno dei giorni
che se ne vanno
in quest'inerte estate
tra le cantate delle cicale
e il mormorio del mare.
Sono rare le ore calme
dell'io profondo dell'inconscio Mondo
sbigottito e dal Tempo incenerito.
Vagano i pensieri
in una spirale d'ombra,
sgombra di certezza,
dell'essenza nulla piena.
Frenetiche formiche
tutte in fila sul sentiero
dell'insulsa vita
noi siamo e corriamo
alla ricerca di che cosa?
Lassù sereno è il cielo,
e nere le rondini saettano
e veleggiano i gabbiani.
Qui s'affannano le formicuzze
a trasportar pagliuzze
per un improbabile Domani.


L’Indifferenza
Granelli di sabbia,
sospiri d’amore
inariditi
dal sole spietato
dell’Indifferenza,
brillano ammiccanti
al vasto mare
percosso da mani
solcato da barche
stanco dell’uomo.
Un mare senza uccelli,
aggredito
da uomini accaldati
da bambini urlanti
da mamme ansiose.
Piatto e liscio
non mormora, non s’agita,
soffre immobile.
Mare, sei forse il frutto
dell’indifferenza
sotto l’azzurra volta
del Cielo?


In vani dubbi
In vani dubbi
con lento soffrire,
uomo,
consumi te stesso
come un tizzone nella calda cenere.
Grigio
diventa il tuo mondo
inquieto,
disfatto in miriadi
di particelle che roteano
la tua vita
nella razionale volontà
del Caos.
Ai dubbi,
tarli della mente,
assommi le angosce
inesplorate e rigogliose
della foresta cinerea
che sovrasta la Terra
abbandonata della gioia,
scacciata anch’essa
dalla Forza invisibile
e grigia che tutto
inghiotte.
 

Umanità
Umanità sofferente
che piangi
che ridi
che vivi
urlando, tacendo
nel dolore, fiore
divino sbocciato
nel buio della vita.

Umanità baluginante
che passi
scappando, gemendo
col tempo impassibile
invano lottando.

Umanità indigente
di pace desiderosa
ansiosa d'amore
che nella rete t'avviluppi
della tristezza
lontano dal Cielo,
ove brilla il sole,
prostrata in terra,
ove cresce quel fiore.

Umanità languente,
conosci un solo
fiore, spento,
che profuma di pianto.


Madre e figlio
- Se nella vita tu tutto vuoi avere,
ricorda che molto devi soffrire -
sussurrava la saggia amata madre
al figlio che lontano se n’andava.
- Molto si pena, ci afferra il dolore,
e poco s’ottiene, senza sudore -
Con gli occhi dolci il vagabondo figlio
accarezzava, il viso con la mano
- quella premurosa leggera mano -
gli sfiorava nascondendo il tremore.
Il sorriso scendeva dritto al cuore,
protetto dal materno vero amore.
- Le strade sono tante, ma una sola
segui nel bagliore dell’acre vita;
non abbandonarti mai allo sconforto,
ma lotta, onesto, con coraggio sempre -
Il figlio impaziente con la valigia
in mano mormorava : - Mamma cara,
si sta facendo tardi, devo andare! -

Piange ora il figlio triste nel ricordo
la trepida soavità della madre
rapita via da nota forza oscura
nel mondo arcano dell’eterna pace.
Vorrebbe la mamma vicino avere,
la sua mamma ora per sempre lontana;
il conforto del suo calmo sorriso,
e la sua carezza accennata appena.
Piange il figlio quell’inutile fretta
e la smaniosa voglia d’esser grandi.
- Vigila su tuo figlio, mamma cara,
aiutami ad affrontare la vita;
non dire a me: si sta facendo tardi,
devo andare! Ma tracciami la via,
che salvi tuo figlio dalla pazzia -
Piange ora il figlio triste nel ricordo,
mentre la sera scende lentamente.


E vanno i giorni...
Il verde prato
sull'alto monte della speranza
gela.
L'aspro dolore
tra quotidiani spinosi pruni
striscia.
La lunga notte
della solitudine compagna
tace.

Non alza la vela
la barca della mia vita,
vino non mi mesce
il Coppiere della vita,
non trovo pace
in questa convulsa vita.
C'è solo il dolore senza speranza
che balla lento questa triste danza:

e vanno i giorni
e gli anni vanno
come muti pellegrini
tutti in fila a testa china
strascicando i gonfi piedi
sulla via che mai finisce.


Eppure vivo
Sto meditando
sullo strazio della vita,
sull'inutile dolore,
sulle promesse eterne,
sulle vane speranze.

Vita dovuta,
non richiesta,
vita sbattuta
tra arcane promesse,
vita perduta
in dubbi solenni.

Tortuosa è la via
dell'uomo che va,
senza ritorno, lontano
lontano, stanco
di vivere e di morire
più e più volte,
di giorno e di notte.

Eppure mi piace
ogni tanto gioire,
portare a spasso
la mia vita di sasso;
sentire la pioggia
che batte sul tetto
e il vento che sferza
gli alberi frondosi;
prendere in mano
un ciuffo d'erba,
vedere il monte
che nasconde il sole.

Eppure vivo...
e vivrei mill'anni.


Nostalgia
Vorrei tanto, per te soltanto,
rievocare la vaghezza
della fatata età lontana,
quando lieve dai caldi colli
l’odore scendeva del fieno
a inebriare l’anima mia.

Vorrei tanto, con te soltanto,
nel ricordo fremere e gioire,
la pace riassaporando
della valle col suo sentiero
dalle alte fresche erbe ammantato.

Vorrei nuotare in mezzo al fieno
per riscoprire la purezza
dell’instancabile pensiero
che agitava i veloci giorni.

Vorrei… Ma la valle dell’anima
mia è senza sole e inaridita
tra la polvere dei ricordi
e le speranze ormai perdute.

Vorrei soltanto con me averti,
respirare rivolto al sole
ed il dolce vento ascoltare,
e come un tempo poi sognare.
 

Tristezza
Tristezza,
gioia negata,
che a me t'avviluppi,
lasciami per una volta.
Fuggi le ansie,
le bianche tenebre,
che dipingono le mie sere.
Non bussare
al martellato mio cuore,
alla convulsa mia mente.
Vattene per una volta!
Non ghignare soddisfatta,
mentre giri il trapano
dei dubbi ricorrenti
sulla vita, sulla morte,
sul tutto, sul nulla.
 

Gioia
Gioia,
tristezza obliata,
danza con me
nel vento furente
della passione.
Librami in alto,
ch'io voli felice
verso le tremule stelle -
sogni desideri speranze -
Ingoiami,
ch'io penetrare possa
nel tuo mondo fluttuante,
dove sempre in agguato
infastidite
vigilano le angosce.
Gioia,
specchio della tristezza
senza affanno,
rifletti questo volto
anestetizzato
da sfuggenti sorrisi
casuali.
 

Minuetto
Che cos'ho?
Non lo so.
Mi pervade
un'ignota pena.
Sono immerso
in grigia rena
sbriciolata
d'ovattati sentimenti,
da parvenza ingannati
di reale inesistenza.

Danza malinconia
nell'aperto spazio,
mentre il sole caldo ascende
indifferente
sui pensieri in balia
del perché così sia.

Il sussurro delle fresche
foglie batte il tempo
suadente, liberando
la mia mente
finalmente
dal grigiore arrugginito
di questa vita sempre
più desiderata, sempre
più amata.

Che cos'ho?
Non lo so.
Mi pervade
un'ignota gioia:
della vita non ho
più noia e di slancio
rido, e amo
della vita il ricamo.
 

Il treno della vita
Veloce corre il treno
nella bruma ovattata
dal sole filtrata.
La pianura è assopita.
Sognano gli alberi cullati
dal ritmo sonnolento
del treno che fugge via.
Cavalli e casolari
ascoltano trasognati
sonnambuli incalzati
dalla nenia persistente.
Il treno va sobbalzando,
sferragliando passa il ponte
della nostra assordante
bella vita estenuante
che mai riposa, mai si ferma,
sempre avanti, sempre sempre,
fino a quando? fino a quando?


A mia madre
Te ne sei andata
così come sei venuta
umile e silenziosa.
Ti sei spenta
piano piano
soffrendo e amando.
Ma le tue mani
stringono il mio cuore,
i tuoi occhi
mi guardano ancora.
Sei vigile madre
come sempre, e il tuo ultimo
sorriso lenisce le pene.
Il tuo corpo
è stato il tempio
del dolore donato
al mondo tutto,
ma la nera signora
che il filo spezza della grande illusione
ottusamente ha atteso
di portarti via
con spietata indifferenza.

Madre, ti ringrazio.
Accetto, madre,
grato il tuo ultimo dono:
mi hai liberato
dalla paura della morte.
 

Neve
Cade la neve.
Fiocchi su fiocchi
su tetti, su pini,
su siepi, su strade.
Li aggroviglia il vento
impaziente li ammassa,
li sparge nervoso.
Non un passero pigola,
non un merlo saltella.
Solo si sente il fischio
del vento; solo si vede
neve che cade.
Scende il buio.
Bagliori vermigli
s’innalzano in cielo,
assistono i lampioni
allucinati all’urlio
dei bianchi cristalli
in cerca di pace.
Tace il vento,
respirano i comignoli.
Cade la neve.
Fiocchi su fiocchi
si posano, si posano
nel lento silenzio
delle vie deserte.
 

Sono stufo
Sono stufo
di compiangere il mondo
e le sue disgrazie,
o alata Speranza,
che nella mente umana
ti insinui ingannevole.

Sono stufo
di assistere ai misfatti
ogni giorno dall’uomo perpetrati,
o solenne Ignavia,
che con il tuo egoismo
i cuori incolli di freddo cinismo.

Sono stufo
di sorridere alle ignobili adulazioni
ed alle piatte imitazioni di grigi signori,
succubi dell’interesse,
o diffuso Conformismo,
che spegni la luce dell’intelligenza.

Sono stufo
di rimpiangere il passato.
Proiettami nel futuro
del nulla enigmatico
o nel presente sistematico,
o Catapulta delle mie illusioni.

Sono stufo
di accendere false gioie
e tristezze vere.
Blocca le mie pene,
o Bastione delle disillusioni,
che ti sbricioli giorno per giorno.

Sono stufo
di deludere la mia coscienza.
Illumina la mia via, che mi hai assegnato,
o sovrano Essere,
reggimi, e non rimproverarmi,
se ogni tanto incespico.


Non voglio più ragionare
Da un po’ di tempo
i sentimenti
mi partono dal cervello
logori e sbiaditi.
Ma dove è andato a finire
il mio cuore?
Quel cuore
che palpitava fremeva
soffriva gioiva.
Bastava un dolce sguardo
e rapido balzava,
un caldo sorriso
e sereno si slanciava
nell’azzurro del cielo.

Il cervello calcolatore,
spia del dolore,
ha preso il sopravvento.
Pensieri dilanianti
polverosi ricordi
viaggiano instancabili
monotoni e ligi,
incalzati dall’implacabile
e avido tempo,
che ingoia le affannate
ore dell’uomo,
tra dubbi inestricabili
sul bene e sul male,
sulla morte e sulla vita.

È la saggia esperienza
- dice il cervello -
È l’arida mancanza d’amore
- dice il cuore -

Non voglio più ragionare,
voglio soltanto amare.


Se tu fossi qui
Madre,
se tu fossi qui,
ascolterei le tue sagge
parole
e le tue limpide
risate
come fresche foglie fruscianti.
Piccola e forte,
grande e generosa
con un cenno della mano
commenteresti
le vicende della vita
dall’alto del tuo luminoso
dolore.
Non asprezza, ma dolcezza
emaneresti
col placido sorriso
di chi conosce la realtà
mutevole
e con la tua calda
voce
scioglieresti
i grumi rappresi
dei miei acri giorni.
Lontana dagli uomini,
ti sento vicina
e il pensiero di te
spegne
i tristi bagliori della mia inquietudine,
mentre il vento
scherza con gli alberi e gli uccelli.


Donna
Chi sa
cosa significa
esser madre.
Partorire
con dolore
e somma gioia.
Vedere il frutto
di se stessa
venire alla luce
urlante d’energia
e di vita affamato.

Donna,
anello della vita,
portatrice della vita,
tenace combatti
e sopporti il dolore,
in silenzio soffri
per amore dei tuoi figli.

Donna!
Dove sarei,
se non ci fossi stata tu?
Dove sarebbero
gli uomini tutti?

Chi sa
cosa significa
esser madre.
Gioia provare
e dolore,
piangere e ridere,
amare e soffrire
e dare conforto,
sicuro rifugio
per l’uomo.
 

Notte estiva
Ridono le stelle
- chi sei? -
scherzando con la luna.

Chiacchiera la notte
- dove sei? -
con un cane solitario.

Riposano gli alberi
- dove vai? -
sognando nidi.

Canta una rana
- perché mai? -
i suoi dubbi al cielo.

Si leva il vento
- quando? -
e furtivo si porta via tutto.


Vivo
Vivo d'amore
vivo di sogni
vivo di luce
vivo di nulla.

La realtà non
m'appartiene,
vola via da me,
uccello del cielo
che s'immerge
in bianche nuvole.
Trepida l'attesa
bussa alla porta
dei desideri,
lieta finzione
della vita.

Vivo di luce
riflessa dal tempo
immobile
dei brevi giorni.

Vivo di nulla
sotto il sorriso
ed il pianto del cielo
con il cuore
in tumulto
invaso da sentimenti
dolci e furiosi.
L'Arcano invisibile
sonnecchia
dopo aver giocato
a dadi.
Regala qualche
vacuo sorriso
dalla penombra
eterna.

Vivo di sogni
frutto amaro
della speranza
che m'accompagna
da sempre.

Vivo d'amore
che mi perseguita
inesorabile
da quando son nato.

Così vivo
e mi piace vivere
fino alla fine.


Tempo
Inesorabile Tempo,
ti porti via insaziabile
la vita mia.
Dispettoso pittore,
ami
colori grigi
e giallastre rughe
da spruzzare impietoso
sui capelli e sul viso.
Impassibile Tempo,
cinico tiranno,
ti diverti
con le mie ansie,
riducendo le mie gioie,
nel vortice dell’infinito.


Giorni
Briciole sparse
di quotidianità
alimentano i giorni
della nostra fugace vita,
neri uccelli di passo
che volano verso
lontani vermigli orizzonti
e non tornano più.
La luce imbrunisce
al loro passaggio.
Spiragli d'oro
tra nuvole rosa
nell'ombra della sera
che viene
accarezzano gli occhi,
non l'anima
che incupisce
nell'attesa della Notte.


Notte serena
Luci dell'anima
palpitano con le stelle
in questa notte serena.
Argentei fruscii di pioppi
s'innalzano alle rade
nuvole, impalpabili compagne
della solitaria luna.
Richiami d'un tempo
remoto, d'un tempo
felice giungono
sussurranti dall'onde
del Foro che scorre
che scorre mormorando
tra sassi, accarezzando
le braccia piangenti
dei salici, dei rovi.
Fremiti nel cuore
risvegliano i gorgheggi
dell'usignolo, sovrano
cantore della notte serena.
Vegliano pallidi i monti lontani
sotto il sorriso della bianca luna;
placido riposa placato il mare.
Notte, sei luce,
luce vibrante
d'un rapido momento
che mai tornerà.


Stamani il sole
Stamani
il sole
col suo vivido fulgore di luce
riempie d'oro la stanza
del mio cuore.

Azzurro senza nuvole
spazia limpido il cielo
dal mare ai monti lontani,
brilla la brina
scintillante su tetti e strade,
succhiano i pini
il dolce tepore,
fremono le siepi
ai frulli d'ali,
schioccano i merli
gioiosi richiami.

Inebriato
sono pronto a vivere
come in quel remoto pomeriggio radioso
della torrida canicola d'agosto.


La prima neve
La prima volta che vidi la neve
- ero in braccio a mia madre -
vestire col suo bianco manto
le case la valle le colline,
appresi la bellezza del Creato.
Era un freddo mattino d'inverno,
la neve scintillava
alla luce diafana del sole,
appena velato da nubi biancastre.
Argentei luccichii
d'infiniti diamanti
prorompevano brillando
agli improvvisi raggi di sole
nell'aria rarefatta.
Crepitò nel focolare
la legna accesa,
fermando lo stupore
del nostro silenzio.
- Figlio mio, mormorò dolce mia madre,
ringraziamo il Signore! -


Ho pianto
Ho pianto lacrime invisibili
per te
nascosto dietro lo specchio
della tua tristezza.

Come si fa ad essere
sempre cupi?
Anche il cielo
non è sempre nuvoloso,
non sempre gli alberi
sono senza foglie.
Un sorriso è come un raggio di sole
che fuga la grigia nebbia del nostro
cuore.

Ho pianto lacrime fredde
per te.
Anche il ghiaccio si scioglie
dopo il rigido inverno.

Ho pianto lacrime amare
come il mare
per te.
Ma anche il mare è dolce d'estate.

Piango lacrime di gioia
ora che il sorriso strappa dai tuoi occhi
la nera caligine dell'angoscia.
 

Pioggia
Questa bruma
intessuta di fili ocra
avvolge col suo velo
di luce acquosa
la molle pianura
e illumina tenue
i nodosi alberi coi nudi rami ruggine
protesi in preghiera al cielo,
le canne color pane chiaro,
le giallastre tife coi pennacchi umidi,
gl'irti cespugli rosso violacei,
i grovigli inestricabili
di tenaci pruni terrigni
lungo i placidi canali
ove giovani anatre
sguazzano presaghe
dell'imminente pioggia.

Si squarcia il velo
pregno d'acqua:
scende la pioggia
fitta e leggera
nella sua trama grigio ocra
a imbevere goccia a goccia
le tenere erbe e gli uccelli sorpresi
che volano a frotte ai nidi.
Solo una garzetta
solenne nella sua bianca livrea
immobile resta
come un maggiordomo
ad accogliere l'ospite gradita:
e impassibile ne contempla
con la testa leggermente inchinata
il fresco vestito inusuale.


Primavera
Il sole splendido
nell'azzurro cielo
frantuma il muro
dei ricordi nebbiosi
liberando luminoso
la mente dalle sue tristi ombre.
Torna a pulsare il cuore
con nuova forza,
rinnova caldo il sangue
la sua gioia vitale,
palpitano le vene
desiderose d'amore.
Domina vittoriosa la luce
dalle bianche vette al mare,
e il giorno sorride,
e anche la notte
non è più notte.
 

Sogno all'alba
Altri cieli, altri mondi.

Sospese
nell'azzurra luce
grandi ninfee verdi
adagiate su laghi cilestrini
ondeggiano lievi.
Cigni bianchi e neri
vi riposano assorti,
e poi spiccano il volo
verso la luce più viva.
Quella luce,
magnete dell'anima,
che folgorante attrae
e allettante invita
all'armonia dei sensi,
alla pace del cuore
in tumulto sempre.


Sfinge
Tu hai il potere di logorare l'anima
e fiaccare lo spirito.
Sei il Tempo distruttore
che ingoia senza posa
ogni essere vivente
come un immenso buco nero?
O sei la Nemesi del fragile uomo
che rosicchi inesorabile
risucchiando nelle fauci
ogni alito della sua vita?
O sei l'Echidna, madre di mostri orripilanti,
che si insinuano nei nostri cuori?
Nascondi la gioia e la pace,
dispensi tristezze e angosce.
Dimmi chi sei.
Forse la colpa, la pena d'esser nati?
Svelati.
Che io possa sfuggire
al tuo disgustoso abbraccio
e sorridere felice al cielo
ai fiori che sbocciano
alle foglie che tremolano
al fiume che lento scorre
agli occhi dolci della mia donna.


All'Acqua
Vergine Acqua,
che scendi copiosa
su tetti roventi
su foglie assetate
su strade polverose,
che gorgogli festosa
tra gorgheggi d'uccelli,
che scivoli pura
tra erbe e radici,
che fresca ristori
anime e cuori
delle città deserte
dei paesi assolati
delle spiagge frementi,
trasporta con te il mio corpo
nelle viscere della madre Terra:
voglio tornare polvere minuta
che il caldo vento fa volare
nelle fulgide ore dell'estate,
quando il Sole impone il silenzio
con il suo radioso scettro di luce.


Al Mare
O arcano Mare,
hai cullato i miei sogni
infantili,
quando ti ammiravo,
sospirante gemma verdazzurra,
lontano all'orizzonte
eppure a me vicino,
dall'alto dell'erta collina
a schiena d'asino,
pallida d'ulivi
e verde di viti,
ove le case timide s'abbracciano.
Poi, la buona sorte ha voluto
che a te m'avvicinassi.
Ho sentito e sento
tutti i giorni
i palpiti, i sussurri,
i richiami, gli urli
del tuo immenso cuore
che m'accompagnano
nella rapida fissità interminabile
dei giorni rimasti, anelli
rosi dalla ruggine del Tempo,
pendenti rossastri
dalla catena della mia vita.


O Sorte, ti maledico
La Sorte mi ha posto sulle spalle
un nefasto fardello
di inquieti dolori
e lacrime irate
che da sempre
mi pesa e mi preme
il cuore,
triste trastullo,
trottola malferma
tra mani impietose
della Vita vessata
nel breve tempo incognito
da Lei concesso.

O Sorte, perché precipiti
la mia vita nel chiuso
gorgo dell'ineluttabilità?
Fermala, se almeno
tu puoi.
Fammi godere questo barlume
di gioia che nel buio brilla
della speranza audace.
Le stelle mi invitano
a salire nella notte
cosmica, tu vuoi
trattenermi in questo
incantevole giardino,
la Terra dell'uomo,
variopinto di sofferenze.
E ti piace scherzare con lui.
Per questo, o Sorte,
ti maledico.


Ottobre
Ottobre pallido e tiepido
siede con la variopinta
sciarpetta sulle spalle
e l'antica pipetta di ghianda
tra le labbra
sul suo tronco secolare,
scranno dei tempi,
reggendo su una gamba
l'eterna tavolozza
dai mille colori.
Spruzza la magica luce
sulle foglie degli alberi
con lievi tocchi
muovendo agile la vecchia mano,
e poi soffia leggero
per farle frusciare,
per vedere se gli occhi
volentieri le guardano.
Sono belle,
ma non contento,
spesso varia le sfumature.
E di nuovo intinge
il millenario pennello
nella tavolozza che ride
di colori vibranti.
E di nuovo nuove tonalità
crea con soffice mano,
e le foglie cambiano,
e gli occhi s'inebriano,
fino a quando l'uggioso
Novembre e il freddo
Dicembre, dispettosi fratelli,
in compagnia dell'irrequieto Vento,
non le faranno volare via
o cadere accartocciate per terra.  


La barriera del Tempo
La grande barriera del Tempo
blocca i mutevoli desideri dell'uomo,
vaganti come uccelli impazziti dalle ali variopinte
alla ricerca di luce e di cieli azzurri.
Impenetrabile avanza nello spazio
della vita respingendo tutti gli attacchi volanti
di amori perduti tra luci ed ombre,
lungo il corso dei fiumi e sotto il sorriso delle stelle;
di gioie troppo brevi inseguite da lunghe tristezze;
di serenità implorata con preghiere e con pianti;
di pace dell'anima, senza dolori;
di pace nel mondo, senza guerre;
di giustizia anche per gli umili;
di ricchezze da offrire a tutti.
E gli innumerevoli desideri rimbalzano all'indietro
e tornano sconfitti nel buio dei cuori.
Alla fine un solo desiderio agita l'uomo,
come un uccello dalle ali stanche
che vola nel crepuscolo della sera imminente:
morire illuminato dall'aurata luce
del sole vermiglio che si nasconde dietro i monti.
Ma anche questo la barriera respinge e rende vano:
non è permesso all'uomo di desiderare senza soffrire,
mai.   


Oggi il cielo
Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.


Torna il sereno
Il sole sbuca sfolgorante
da un ammasso di nuvole nere
e squarcia con la sua spada
d'oro il cinereo velo
del triste cielo.
Fremono gli alberi
al tocco dei caldi raggi,
palpitano le gole
degli uccelli canori,
si rischiara la valle
dai monti innevati
all'antico mare,
che sussulta lieve,
onda su onda,
lanciando lapislazzuli
al suo perenne amico.
Torna il sereno
anche nel mio animo:
una dolce armonia,
lontana lontana,
mi culla,
la pace mi porta.


Serate d'inverno
Quando fuori infuriava
la bufera e cadeva
neve su neve,
nostro padre ci radunava
intorno al focolare.
Schioppettava allegro il fuoco
e scaldava la pignatta.
Mio padre sorridente
sullo scranno troneggiava.
I miei cugini e noi fratelli
aspettavamo impazienti.

Finalmente mio padre
"C'era una volta…" cominciava.
Ed entravamo in un mondo
di eroi, mostri, bestie e belle donne,
in foreste minacciose,
in vallate ridenti e amene,
in borgate scure e fredde,
in paesi dal mar baciati.
Ascoltavamo trascinati
inseguendo le faville
e stringendoci le mani.

Mia madre e mia zia
ci portavano i tarallucci,
dolci e caldi come il fuoco.
Com'era buona la zuppetta
con il mosto e la neve fresca,
com'era buono il torrone
con le mandorle e le noci!
Ho ancora quel sapore
qui, nel cuore; sento
ancora i pizzicotti
che per scherzo ci davamo.
Fuori intanto fischiava il vento
e i fiocchi impazzivano.

E mio padre continuava...

Nella notte burrascosa,
tra coperte rannicchiato,
felice io sognavo
eroi, mostri, bestie e belle donne.
 

Gli alberi
Sono entrato nel bosco.
Solo si sente il respiro
fraterno degli alberi taciti.
Il profumo di verde rinfranca
il cuore battuto da mille tristezze.
Qualche rapido volo d'uccello
rompe il silenzio, qualche
grido improvviso fa trasalire
gli operosi insetti nascosti
sotto il soffice manto di foglie.
Colori soffusi, riposano gli occhi.
S'inebria la mente, il cuore si apre.
Si leva il fruscio, echeggia il mistero.
Si abbracciano gli alberi con i rami
frondosi e le chiome fluenti.

Vorrei essere un albero
come loro: paziente e capace
di soffrire nella brutta stagione,
ospitale e generoso nell'accogliere nidi,
forte e tenace nel fronteggiare le tempeste,
austero, ma affettuoso come un fratello
che ti conforta tra le sue braccia,
utile nell'offrire sicuro rifugio
ad uomini ed animali,
nel donare cibo a tutti.
Vorrei essere un albero
umile per diventare alla fine
tavola per la mensa e legna da ardere,
cenere calda per il povero,
e non putrida polvere
che vana vola via.


Attesa
I gabbiani aspettano.
Sono in fila sul muricciolo della terrazza
del palazzo di fronte.
Ogni tanto muovono la testa,
alzano un'ala,
si lisciano le piume col becco.
Uno, bianco con le ali grigio perla,
spicca un volo di ricognizione.
Perlustra il giardino del mio condominio
volteggiando con giri lenti e silenziosi.
Un altro guarda il compagno vicino, pensieroso,
quasi a volergli porre la domanda: - Ma non è ora? -
Aspettano, pazienti,
che la signora del terzo piano
cominci a buttare loro
pezzetti di pane
sull'erba del giardino.
Allora li vedi scattare in picchiata,
becco proteso e ali strette.
Afferrano rapidi il dono
e volano via ad ali aperte,
maestosi,
verso il mare mormorante,
verso le nuvole adagiate nel cielo,
verso la luce infinita.

E io, uomo, so attendere paziente
il passaggio del tempo?
So accettare grato e gioioso
i doni che la vita mi offre?


Sereno
Non una nuvola
questa mattina
nella coppa cristallina
del cielo.
Il sole vi disegna
fili d'oro e d'argento impastando
sullo sfondo l'azzurro e il turchese,
il violetto e il rosa.
Lo sguardo si spinge lontano
alla cerchia dei monti,
bianca corolla dell'orizzonte,
stagliata in una luce perlacea,
mentre ascolto i fremiti
del vicino mare danzante
spumoso e flessuoso
su infiniti raggi adamantini.
Nella coppa s'immergono
solo gli abitanti del cielo
e dell'aria: gabbiani, su in alto,
verso l'azzurro; gazze chiassose,
tortore e colombi tubanti più in basso.
E tutti bevono il nettare di luce.


Tornano le rondini
Tornano le rondini
nere saette del cielo
a sfiorare terrazze
a baciare erbe e fiori
con rapidi voli radenti.
Torna la gioia del vivere
con i caldi impulsi di Marzo.
Ora i gabbiani volano alto lenti
verso le bianche nuvole vaganti,
e i merli cantano
sulle nuove siepi
melodie d'amore;
brillano i becchi d'oro,
mentre s'accapigliano i passeri
con guizzi festosi.
Ora ha un altro suono il mare.
Sussurra mormorando nenie
ipnotiche con dolci sospiri.
Ora hanno un altro profumo i pini,
hanno un altro fruscio le foglie fresche
degli alberi lungo le rive del fiume.
Sensazioni lontane sopite si svegliano,
mi portano indietro nel tempo,
quando il cuore era più giovane
quando costruivo la mia vita
quando cedetti felice
al sorriso della mia donna.


Gatti innamorati
Miagolano i gatti
amore al vento
sotto gli alberi e sulle terrazze.
Una musica straziante e lamentosa
si diffonde nell'aria
luminosa e fredda di Febbraio.
Non abbaiano i cani
quasi spauriti
dai pianti amorosi
degli ancestrali nemici,
e sono in ascolto
meno nervosi e più mansueti,
anche se passa uno sconosciuto.
Intanto indaffarata prosegue
la vita dell'uomo:
rumori di macchine,
canzoni alla radio,
un bambino che piange,
porte che sbattono.

Ora tacciono i gatti innamorati.
Al crepuscolo si risveglierà
l'istinto primordiale della vita
e i lamenti si faranno più alti.
Sarà la notte pietosa
a chiudere il loro concerto.


La bianca signora
La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l'orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l'accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l'attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d'amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.


Dove siete?
(Alle prime poesie perdute)

Oh, dove sei tu,
vergine Poesia,
Vestale degli affetti
di me imberbe quindicenne?
Di te ricordo qualche verso:
"Sfavillano le faville del focolare
nel freddo della sera crepuscolare".
Non sei più in quel quaderno segreto,
buttato un nero giorno nel fuoco.
E tu, oh, dove sei tu,
timida compagna,
Poesia lontana
nel tempo e nello spazio?
Il tuo inizio era:
"Passa la littorina sul ponte
e la valle rimbomba
al suono metallico e sbuffante".
Non sei più nel cestino
appallottolata.
Dove siete, soavi creature
dell'età mia fatata?
Siete nella sorgente del mio cuore,
da dove all'improvviso scaturite,
fresche polle, a dolcemente lenire
le ferite della vita.


Come una breve gioia
Come una breve gioia
la calda Estate se ne va.
Non ci sarà più il sole
che brucia gli umidi sospiri di tristezza,
e le lunghe notti
scorreranno lente
in compagnia del gelido vento.
Anche gli alberi, come me,
diventeranno tristi
e piangeranno foglie,
tante leggere figlie,
che strappate dalle loro braccia
volteggeranno rapide verso la morte.
E il cielo spesso sarà cupo
di nuvole grigie,
mantello nerastro
dei cuori solitari.
E la nebbia scenderà
ad avvolgermi col suo bianco
velo misterioso.
Chi mi toglierà la pena dal cuore?
Torna, Estate, a riscaldarmi
col tuo luminoso abbraccio;
torna, Estate, a rasserenarmi
con la tua ardente luce.


Mattino d'ottobre
Un gabbiano solitario
dall'alto della briccola
solenne contempla
la placida laguna
e lontana la corona
dei casoni antichi.
Le onde mormoranti
s'infrangono lievi
fra le canne fruscianti
al volo degli uccelli,
e su, nel cielo limpido,
leggere nuvolette
biancovestite
occhieggiano al sole
che si specchia gioioso
sulla palpitante acqua
cinerina
ed apre e scalda
i gialli azzurri bianchi fiori
e la tenace malva violetta
sull'argine scosceso ridenti.
L'audace vento tace;
nascosto tra i pruni,
aspetta la sua ora.


Concerto serale
In Via del Bosco
c'è un pino quarantenne,
alto più di venti metri;
dritto sul robusto tronco svetta
con un'ampia maestosa chioma
sui compagni più giovani
schierati come suoi paggi
ai fianchi della via a spargere
gocce odorose di resina.
È lui che al tramonto
accoglie sotto il suo profumato
e fresco ombrello centinaia d'uccelli.
Ed inizia il concerto.
Gli uccelli prima parlano
a voce alta, fittamente,
della giornata, dei figli, del cibo,
dei pericoli scampati.
Poi cantano melodie indimenticabili
che diffondono nel cielo rosato
la pace della sera imminente.
Al concerto partecipa anche chi è lontano:
le tortore e le colombe, appollaiate
sulle antenne, tubano felici;
i merli solitari, nei momenti di pausa,
si scambiano virtuosi assoli canori,
e le gazze accompagnano le musiche
oscillando con le lunghe code nere.
Infine arriva la sera e il canto
s'affievolisce fra il frullo degli uccelli
volanti verso il proprio nido.
Ed anche noi aneliamo alla pace.


Profumo d'infanzia
Il dolce profumo
pungente dei mandarini
mi riporta nel mondo fatato
della lontana mia infanzia,
scrigno d'affetto e felicità,
custodito con amore
nel fondo del cuore.

Allora
vedevo mia madre
tritare alacre
scorze di acri limoni
per i dolci natalizi;

vedevo mio padre
la sera, con noi attorno,
buttare nel fuoco
bucce d'arancia,
e sfrigolanti faville profumate
si disperdevano brillanti
come stelline rutilanti
su nel buio del camino;

vedevo i miei fratelli
gustare fresche fette
d'arance e mandarini;

sentivo me stesso
felice, protetto
dal caldo dell'amore.

Fuori fischiava il vento
e la luna combatteva
coi nembi minacciosi.
Nessun altro rumore,
se non l'allegro crepitio
della legna che ardeva
nell'ampio focolare.
Vedevo
sentivo
e il cuore era in pace.


Alle foglie
O foglie belle,
care sorelle,
simbolo della vita
che si rinnova,
vestito fresco e aulente
degli alberi tutti,
come mi rattrista
vedervi distaccare
dai nodosi rami
ad una ad una
e finire, con i vostri
caldi colori,
sulla nuda terra
abbandonate, calpestate,
scagliate lontano
da soffi di vento,
un tempo amico.
Ma tornerete,
e questo mi consola,
care sorelle,
più forti, più verdi, più vive
a rivestire con il vostro splendore
i rami ferrigni
degli alberi spogli.
Risorgerete a nuova vita,
e ancor più accoglierete
i vostri amici alati
ed allieterete gli occhi
di bimbi e vecchi.
E invece,
che sarà di me?
Anch'io un giorno
me ne andrò
non so dove,
ma per sempre.


Tramonto autunnale
I pensieri vanno e vengono
come nuvole gonfie e nere
nel cielo pallido e grigiastro
di questo giorno dicembrino.
Raggi di luce rosa
saettano come strali
e vibranti salutano
i monti austeri
e l'amico mare.
Il sole sembra divertirsi:
si nasconde dietro una vermiglia
nube carica di pioggia.

I pensieri vanno e vengono
con il vento di libeccio
che s'aggira virulento
tra le siepi e le piante;
schizza gocce irrequiete
d'acqua tiepida
su terrazze, finestre e strade.

I pensieri vanno e vengono
tra i celesti lontani squarci
che combattono con le nuvole
e si beano di rosea luce.
La sera scende a poco a poco
tra bagliori che si spengono
ed ombre che s'accendono.

I pensieri vanno e vengono
nella solitudine mia serena,
nella pace della mia sera.


Gioco e sogno
Una collina dolce
rotolava il mio corpo
fanciullo sul suo tappeto
d'alte erbe fresche.

Il cuore sorrideva
tra i rossi ciliegi
al tepore carezzevole
del sole annuente.

La mente proiettava
illusioni e sogni
alle maliziose nuvole vaganti
nel cielo di maggio.

Poi tutto è svanito.


Colloquio con mia madre

Dolore segreto
T'ho vista piangere
di nascosto,
mentre il sole di novembre
si posava stanco
sui tuoi capelli bianchi
e gli anni fuggivano tumultuosi
verso il tramonto della vita.

Doni
Tu hai seminato in me
soltanto cose buone,
prime fra tutte
l'allegria e la mitezza.
Quando sei morta,
è fiorita
anche l'accettazione del dolore
e della morte.


La casa in collina
Una piccola casa
sulla collina, in alto,
sotto la neve riposa.
Un filo di fumo
esile s'attorciglia
sul comignolo bianco.
Centenarie custodi,
due querce mormorano
tristi nenie al vento.
Una donna è seduta
davanti al focolare
avvolta nel suo scialle
nero di dolore.
Zampilla la fiamma
ricordi lontani,
un fremito freddo
bussa alla porta.
Ronfa il gatto
al dolce tepore.
La donna ascolta
soltanto se stessa.
Una tremula luce
dipinge di gocce
gli umidi vetri.
L'amato è perduto,
il figlio lontano.
Dorme la donna
avvolta nel suo scialle.
Sogna la donna
sogni di mari
e spighe di grano.
Scende la neve
sulla casa in collina.


Eppure oggi…
Oggi son contento.
Non è il giorno adatto
per scrivere poesie.
Quando son contento,
non scrivo poesie.
Eppure oggi…
Il cielo è chiaro e luminoso
come gli occhi di un bambino,
l'aria è tersa e cristallina
come il riso di una bambina,
il mare mormora ipnotico
la sua nenia cantilenante
come il canto della mamma
per il vispo pargoletto,
carezza il vento dolcemente
fiori e piante, siepi ed erbe
come l'innamorato i capelli
dell'amata sua bella,
gli uccelli non son più soli,
volano insieme ai loro nidi
come i bimbi dopo la scuola
corrono lieti a casa loro,
ed il sole scalda tutti
con il suo sorriso caldo
come un padre che accoglie
tra le braccia i suoi figli.


Visione
Fa freddo. La neve imbianca
indolente colli e valli.
E tu sei lontana

Ti vedo al sole caldo
sorridente sotto l'ombra
d'un fresco pino.
E tu sei lontana

Lento il ticchettio
segna l'ora che lenta
passa nell'attonito silenzio.
E tu sei vicina

Mi porti un po' di sole
che indora la malinconia
di questa ora lenta,
e la neve si fa bella
col suo manto di diamanti.
E tu sei vicina  
 

Notte giovane
Rapito dal silenzio
vagavo tra le stelle
nella notte bruna.
Dormiva il paese
disteso sul colle,
le fioche luci
proiettavano sogni
sullo schermo del cielo.
Sognavo giovane
affacciato alla finestra
al fresco respiro
della brezza notturna
il mio futuro
nel silenzio luminoso
delle stelle lontane
e della confidente luna.  
 

Frammenti di poesie
Frammenti di poesie,
frammenti di me…

[…] La bianca luce dell'alba,
spada luminosa,
trafigge il nero mantello
della notte tenebrosa. […]

[…] Le nuvole,
tenere fanciulle,
abbracciate danzano
ai primi raggi del sole. […]

[…] Il pensiero,
scomodo compagno
dei giorni solitari,
fruga
con le sue dita scabre
nella borsa dei ricordi. […]

Frammenti di poesie,
rami rimasti sospesi
sull'albero della mente
distratta dai fatti quotidiani,
in attesa che il cuore
li maturasse come frutti.
Frammenti d'emozioni
rapide e improvvise
che balenano per un attimo
e si sperdono nell'aria
di ogni monotono giorno.
Frammenti di vita interiore,
foglie ancora fresche e profumate
sparse nel bosco dei sentimenti.

Ogni tanto mi piace
raccogliere nel silenzio
frammenti di poesie,
pezzi di me sparpagliati
nell'angolo segreto
dell'anima mia.  


Mentre si fa sera
Scabro sentiero
scende tortuoso
verso l'abisso.
Spinosi cespugli,
selci taglienti
e serpi striscianti
aridi bevono
il sole d'agosto.
T'insegue la vita,
mentre si fa sera,
e la luce svanisce.


Ritorno
è tornata la rondine
dalle ali falcate.
Sta ricostruendo il nido
sotto il portico
vicino allo sportello
del bancomat.
Non le interessano
i marchingegni elettronici,
né tanto meno il denaro.
Ha scelto bene:
il nido è sempre
in fresca ombra
e i piccoli non soffriranno
la vampa della rovente estate.
Tra non molto
cinque bocche affamate
strilleranno disperate
ai continui voli
dell'operosa madre.
La gente passa,
guarda in alto
e sorride.


Pioggia di fine estate
Leggera
tutta la notte
e tutto il giorno
l'eterna madre
ha versato sulla terra assetata
il nettare della vita.

La pioggia irrora
la mia malinconia
riarsa dalle vampe
della fulgente estate
che ora va via.
Il suo scroscio quieto
allontana
l'urlo della carne e della passione,
il fruscio dolce
delle sue fresche gocce
assopisce
lo strepitio dei desideri
e le sue mani materne
accarezzano
il mio animo inquieto.


Destino
Dove andate,
neri viandanti del cielo,
nell'aria tersa
di fine ottobre
ora che le rondini
non ci sono più?
A frotte sugli alberi
vi riposate tra le foglie
dai mille colori,
e poi ripartite
attratti da un lontano
e perenne richiamo.
Dove andate? Nel paese
della pace
dell'amore
della vita?
Vorrei con voi
venire trasportato
da ali robuste
e da vento amico,
ma non m'è concesso.
L'uomo è nato per soffrire
e qualche volta gioire.
Volate, volate
verso il vostro destino
sotto le nuvole dorate
di fine ottobre.
Io resto qui col mio.


Il divenire
dell'immobilità
scarnifica
i momenti inesausti
della mia disorientata
vigile coscienza.
Intanto mi lascio
cullare
dai vecchi giorni
mormoranti nenie
malinconiche
come lenti flutti
nell'ampio mare.
Dondolo, dondolo
nel tempo che arretra
nel tempo che avanza
mentre danzo
come pietra
rotolante
immobile
nella fissità
dell'eterno divenire.


Si sgretola
sotto il ticchettio selvaggio
della realtà
il friabile monte d'argilla
delle illusioni
delle ipotesi
delle incognite
delle certezze.
Nulla rimane
se non qualche brullo cespuglio
di "se potessi",
di "se avessi potuto",
che vanamente
si abbarbica
all'amara riarsa terra
delle delusioni.


Paesaggio triste
Le tife
rese giallastre
dall'imminente morte
costeggiano
con i ciuffi piegati,
come a chiedere perdono,
il solitario canale
che lento trascina
le sue acque melmose
attraverso i campi
posseduti
da stoppie grigiastre di mais
ove si posano uccelli affamati.
Strisce di nebbia leggera
formano ponti
filtrati
da pallidi raggi di sole.
Il cielo malato
riflette la sua grigia tristezza
nella foschia cinerina
che tutto avvolge.
E la luce straziata infiochisce.


Vento di Novembre
L'irrequieto vento di Novembre
si porta via
rapace
le foglie secche
come l'avido tempo
infido
i miei giorni stanchi.
Gli alberi mostrano
i loro scheletri
irti al sole malato
come la mia vita
piena di aspre rughe
svela le ossa sfarinate
al cielo rarefatto,
cappa immobile
dell'esistenza.


Sono solo questa sera
serena, ma non vedo stelle.
Ascolto la voce del mare
ed il suo fremito dolente.
Ombre m'ammaliano
m'avvolgono
m'annullano
nel velo nero di pace.


Speranza
Quando hai bisogno d'amore,
invoca il suo nome.
I giorni rallenteranno la corsa
sotto lo sguardo immobile
dell'impassibile Tempo
e troverai conforto
nell'infinitesimo pulviscolo cosmico.
 

Prima della notte
Le montagne adagiate
si distendono
nel letto celeste carminio
della sera silente.
Profuma il cielo
di luce cosmica.
Sale dalla terra
il fruscio degli alberi
che cullano i nidi,
sale dalle case stanche
l'effluvio caldo d'amore
insieme col dolce vento.
Dona la sera pace e riposo
agli esseri tutti.
Anche le pietre
chiudono gli occhi,
felici di sognare.


Cicale
Ardente frinire
delle cicale celate
sui rami di pino.
Rovente il vento
trasporta il loro canto
crepitante
secante il tempo
che ora non rotola
sotto lo sguardo
accecante del sole.
Il pino respira
profumo di resina.
Torrida pace
nella mente che tace
ed il cuore riposa.


La serie dei se
Se comincia
la serie dei se,
la vita diventa
un deltaplano senza pilota
con le ali lacerate
dal vento e dalle rocce
dei monti solenni,
immobili certezze,
senza futuro
senza vita
scabri e taglienti.

Se comincia
la serie dei se,
allora è meglio
fermare i ricordi
impietosi del rimpianto
e della nostalgia
d'un tempo felice.

Tutta la vita
è un se,
l'unica certezza
è in fondo al futuro,
possibile, incognito, inevitabile.


Nuvole e pensieri
Bianche montagne avanzano
nel glauco cielo
trafitto da rosee spruzzate
di luce,
si addossano amiche
le une alle altre,
si sormontano a gara
mostrando orgogliose
i crespi cocuzzoli
e i fianchi materni
sotto l'incessante soffio
dell'astuto vento
che le scompiglia
e le fa diventare baie
tra squarci di mare celeste.
I gabbiani vi penetrano
e si perdono
come i miei pensieri
vagabondi
tra le nuvole della mia mente.


Il tuono
Il tuono calpesta
con zoccoli cupi
le grigie praterie del cielo
mosse dal vento.
Con rotto brontolio
s'allontana galoppando
verso l'orizzonte
verso la striscia
di luce rosata
che inghirlanda
il nero vestito
delle nuvole pregne.
Infine s'acqueta,
e scroscia la pioggia
ristoratrice
madre amorosa
degli esseri tutti.


Tutto finisce
Non credo più alle Stelle
né ai richiami del Nulla,
il Giorno m'attira
nel suo regno di luce;
fugge la Notte vestita
d'oblio e di gemiti fiochi
verso l'estremo
rosso orizzonte
del Cosmo infinito.
Non vedo più le Stelle,
gli occhi sono spenti.
Torna la Notte
vestita di Nulla,
brucia il Giorno
nel mattino dorato,
cattura la mente
sbigottita,
dilania il cuore
interdetto.
Finisce
-è certo-
tutto finisce;
nella luce o nel buio?


Chiazze di giallo colza
Chiazze di giallo colza
sorridono nei prati
sotto il terso cielo
azzurro vivo d'ottobre.
Rallegrano i radi alberi
e i neri uccelli di passo
che planano lenti
a trovar ristoro.
E gli occhi miei
riposano
al loro vivido colore
e di calma pace
si colma
l'animo inquieto
di luce assetato.


Ho una pena nascosta
Ho una pena nascosta
del tempo che scorre
come placido fiume
che mai s'arresta.
I giorni hanno eroso
gioie e tristezze
come fiume tenace
le sue sponde vitali.
Ora pare che il tempo
si fermi sospeso
in attesa del nulla,
come fiume melmoso
giunto alla foce.


Distendo le mani
Pioggerellina di marzo,
mi fai tornare lontano
nel tempo amato
quando bambino correvo
a braccia aperte
tra le tue fresche carezze.
Ora non posso,
mi prenderebbero per pazzo.
M'accontento d'ammirarti,
mentre scendi dalle nuvole basse
illuminata dal sole.
S'imperlano i capelli.
Distendo le mani
a ricevere i tuoi baci.


Sto rastrellando
Sto rastrellando le mie speranze,
sterpi secchi,
nel giardino delle illusioni.
Ogni stagione sbocciano fiori
profumati e allettanti,
ma presto avvizziscono
bruciati dal sole della realtà
e calpestati dai piedi indifferenti
del caso.
 

Parla il mare con il sole,
muovendo calmo
il corpo caldo
ed a tratti quasi canta
al suo fulgore.
Ora tace al passaggio
di nuvole screziate
e gioioso le grida ascolta
dei fanciulli che s'immergono
tra le sue fresche onde.
Ecco sembra chieder
pace, lui, di tempeste
artefice tremendo.
Freme placido
alla luce che s'arroventa
dilatando le passioni
dei cuori invisibili.
 

Notte e giorno
La notte
è la culla del dolore
che ti riporta bambino
nel ciclo del nulla,
evanescente come diafano
giorno.
Piangi al pianto
delle ansie ignote,
mentre le tenebre
nere t'avvolgono.
Ti rifugi nel dolore,
scrigno di vita,
barlume d'esistenza.
Sorridi al sorriso
d'amore e d'affetto
e il dolore svanisce
con la sua notte
e il giorno brilla
con il suo sole.


Son tornato a Vacri
paese mio natio,
disteso
tra cielo, mare e monti
sull'erta fertile collina.
Ho rivisto la Maiella
e più in là il Gran Sasso,
madre e padre
della gente d'Abruzzo.
Dall'alto ho ammirato
laggiù l'Adriatico, striscia
tremolante di sogni
e desideri.
E le verdi colline
di vigneti e d'ulivi
e le valli adagiate
del Dendalo e del Foro
mi sorridevano
come un tempo
immutato nella memoria.
In quel paesaggio intriso
d'affetto,
pregno di vita e d'amore,
aprii gli occhi e scoprii il mondo.


Ora che s'è fatto tardi
e la luna se n'infischia di noi
posso dire addio
alle lacrime dolciastre
e alle lagnanze della vita
impossibile e monotona.
Da tempo medito
sulle stanchezze delle vacue
certezze dolose
propinate dalla mente
incauta e inopportuna.
Il pensiero si restringe
e s'incunea tra rovi
e sassi di dubbi pervicaci
come sentiero
che s'inerpica intricato
su se stesso.


Lacrime bianche
Stamani il cielo
triste e imbronciato
piange lacrime bianche
che come tenere
farfalle
si posano ovunque;
vagano lievi
al soffio del vento
che le disperde
tra gli alberi
intirizziti
e sui marciapiedi
grigiverdastri
sciogliendosi poi
in rapida agonia.


6 aprile 2009
Lasciatemi piangere
senza lacrime
la mia gente d'Abruzzo.
Sasso su sasso
pietra su pietra
si edifica la torre
del dolore e del pianto.
Svetterà tra le nuvole
alla ricerca del cielo
fin quando sarà ridotta
a pulviscolo
spazzato via
dal Vento che tutto comanda
nel ricordo del Tempo.
 

Soffice
Soffice la neve
pesa
sull'animo,
fresca
imbianca
gli anni che vanno
via
a ritroso nel tempo,
sigillo d'un tempo.
Soffice protegge
i ricordi lontani,
calma scende
sul futuro
che m'attende.


Nenia
La vita sonnecchia,
s'appressa il momento.
Dimentica il male,
dimentica il bene;
è tutto finito,
o sta per finire;
il sole scompare,
non brontola il mare;
svanito il dolore,
non palpita il cuore;
non c'è più speranza,
si chiudono gli occhi;
riposa, bambino;
riposa, vecchietto;
per sempre starai
nel tuo freddo letto


All'amico mare
O mare,
sei immerso nella nebbia,
e gemi con sussurri di morte
e mormori ricordi
di un passato selvaggio
in preda al grigio velo
che s'addensa
su di te
come per l'uomo
le speranze e le promesse
che poi svaniscono.
Chiedi al vento
di liberarti
dal triste mantello,
che possa il sole tornare
a ridere e scherzare
con le tue onde.


O mare,
libero ondeggi
nel sole
in miriadi di perle spumose
vibranti come infiniti
desideri sereni.
Assaporo la tua voce
salmastra e rauca
e mi perdo
sulle tue mobili amache
cullanti sogni e amore.
Mi specchio in te, mare,
in te vedo la mia vita,
baluginante tra bonacce e burrasche
in sofferta attesa
dell'ultima pace.


Sotto il cielo d'ottobre
Passeri volano veloci
ammaliati
dalle bacche rosse e gialle
sotto il cielo luminoso,
foglie vestite d'ambra e ocra
cadono lievi
danzando dolcemente
il ballo dell'addio,
aghi di pino
d'oro ramato
riposano finalmente
su soffice tappeto.

Frulli di pensiero,
fruscii di ansie,
sospiri di pace
alitano verso la luce
dell'Immenso.


Mattino fulgente
Il vento di tramontana
ha spogliato le tamerici
e con i suoi aghi
ha ricoperto l'argine
con un tappeto ramato.
Ora finalmente
si vedono i pettirossi
saltellare guardinghi
da un ramo all'altro
e gli scriccioli saettare
al profumo salmastro
della placida laguna.
Le onde screziate dal sole
leggere sospirano sommesse
sotto lo sguardo paterno
dei bianchi monti lontani.
Respira la mente serena
e il cuore felice ritorna.


Ritorno a Vacri
Ogni ritorno
mi allontana.
La collina scivola in alto
verso il cielo sereno
baciata dal sole.
Tuffi fra l'erba del tratturo
hanno lasciato orme
di giochi infantili
nell'antro segreto
della memoria.
Vibrano le viti
e gli ulivi distesi
in raccoglimento sui clivi.
La pace mi sfiora,
mi afferra nel silenzio
del meriggio al suono
di api ronzanti.
Ritorno al paese
dove è custodito
l'inizio della mia vita.
 

Lacrime bianche
Stamani il cielo
triste e imbronciato
piange lacrime bianche
che come tenere
farfalle
si posano ovunque;
vagano lievi
al soffio del vento
che le disperde
tra gli alberi
intirizziti
e sui marciapiedi
grigiverdastri
sciogliendosi poi
in rapida agonia.
 

6 aprile 2009
Lasciatemi piangere
senza lacrime
la mia gente d'Abruzzo.
Sasso su sasso
pietra su pietra
si edifica la torre
del dolore e del pianto.
Svetterà tra le nuvole
alla ricerca del cielo
fin quando sarà ridotta
a pulviscolo
spazzato via
dal Vento che tutto comanda
nel ricordo del Tempo.
 




La nostra storia
 

T'amo
Il profumo d'un tempo
e l'aroma della siepe
del lungo viale
ai raggi del sole cadente
mi inebriano
come quando mi dicesti:
- T'amo -


Dolce ricordo
Il profumo del bosco
dipinge di verde
il ricordo
di quel pomeriggio assolato.

E mi parli nel cuore.


Tra i pini
Ti vidi per la prima volta
in un chiaro mattino
camminare tra i pini.
Ci incrociammo sul sentiero
odoroso di resina.
Portavi un libro sotto il braccio.
Mi passasti a fianco seria.
Bastò un rapido sguardo
per colpire il mio cuore.
Il profumo dei pini
mi fa sempre rivivere
quel dolce momento.


La mia donna
La vidi nella luce
del sole:
il sorriso
squarcio nell’anima
aperta alla speranza;
i capelli
ribelli sul volto,
spazi di cielo
aperti all’amore.
Io la vidi
e fu la gioia;
nei sogni
mi apparve
occhi puri nel sole;
anche nella notte
ora
illumina la mia via.
Foglia assetata
la mia forza è in lei,
rugiada.
Desiderio eterno
sempre nuovo,
fuoco vivo
mi spinge nella sua luce.
Con lei vivrò.


Dal giornalaio
Sfogliavi riviste, indifferente,
ma di sottecchi mi guardavi.
Io facevo altrettanto.
Ci parlavamo senza aprire bocca
il linguaggio muto dell'amore.
Uscendo quasi incespicavi.


Prime passeggiate
Lunghe passeggiate
senza parola.
Ci dicevamo tutto,
senza dirci niente.
Le ore volavano.
 

Poi il cielo si tinse d'oro
L'alba mi sorprese
sul treno che correva
verso di te
lungo l'Adriatico.
Mi sembrò di vedere
il tuo sorriso sulle onde
e di udire il tuo nome.
Poi il cielo si tinse d'oro.


Pezzetti di carta
Pezzetti di carta
lanciati al vento
in riva al mare.
Domanda strappata.

Rimango qui con te.

Pezzetti di carta
coperti di sabbia
hanno segnato
il mio destino.
Lo so che sei contenta,
anche se fai l'indifferente.
I tuoi occhi parlano.
 

Tra i pioppi
Tra i pioppi argentei
raccogliesti bianchi fiori di campo
delicati come il tuo viso.
Eri felice.
Anch'io.
Insieme salimmo
sull'argine, abbracciati.
Insieme varchiamo
il mare della vita.
 

Il temporale
Il temporale arrivò
all'improvviso
carico di vento e pioggia.
Ci rifugiammo correndo sotto la tettoia
della fattoria dei cavalli.
Schioccavano i tuoni
e i cavalli nitrivano.
Avevi paura del bagliore dei lampi.
Ci abbracciammo.
Finì ben presto
con gli alberi spogliati
di foglie e rami
sparpagliati ovunque.
Sulla stradina sterrata
misi i piedi in una nera pozzanghera.
Ridemmo.
Poi, tu coi capelli bagnati,
io anche con le scarpe inzaccherate,
tornammo felici a casa.
 

La bicicletta rubata
Pedalavi capelli al vento
sotto il sole di maggio.
Mi venivi a trovare in bicicletta.
Un pomeriggio te la rubarono.
Nemesi! Tu mi avevi
rubato il cuore.


Andata e ritorno
Una volta giunsi tardi all'appuntamento.
Dimentica dei tuoi abituali ritardi,
ricorresti, innervosita, all'arma del silenzio.
Ti volevi vendicare, e di che?
Non sai che la vendetta è rischiosa?
Non m'è mai piaciuto vederti immusonita.
Salii con te in corriera, anche se non previsto.
Non parlammo, seduti rigidi come mummie.
Viaggio muto. Tacque lo scoppiettio dei sorrisi
e del racconto scintillante delle cose fatte.
I viaggiatori, quasi complici, sorridevano di noi.
All'autostazione, scendemmo.
Un sorriso finalmente, un bacio.
Salii su un autobus e me ne tornai pensoso indietro.
Ogni volta che ci ripenso, scuoto la testa.
 

L'accendino
Viaggiavamo
seduti a fianco
sui sedili stretti
del piccolo colorato bus.
Giunti sul ponte di barche
ondeggiante lieve
sulle acque del perenne fiume,
con aria sbarazzina mi dicesti:
- Fumi? - e tirasti fuori
il tuo regalo per il mio compleanno,
l'accendino.
E così mi accendesti per te
per sempre.
Io più non fumo sigarette,
ma il tuo respiro, sì.


Lungo la laguna
Gustavamo l'odore salmastro
della laguna picchiettata
dalla pioggia insistente.
Stretti camminavamo sfidando
le raffiche di vento
che piegavano l'ombrello.
Le canne fischiando plaudivano
al nostro passaggio
e i pioppi dondolando le alte cime
sussurravano frasi d'amore mai dette.


Una notte
Ti riaccompagnavo
nella notte fredda e buia.
Nel lungo viale ombre
s'affacciavano dall'alta siepe
e s'udiva soltanto
lo scricchiolio del ghiaccio
sotto i cauti piedi.
Un sordo brontolio del mare,
un soffio affannato della pineta
e di colpo venne giù la neve fitta.
Arrivammo imbiancati.


Preparativi
In giro per la città
assolata, a piedi,
senza ansia, a visitare
negozi di bomboniere, biglietti, abbigliamento.
Abbiamo ancora un piccolo
elegante azzurro snello calice
che brillando alla luce
ci ricorda quei momenti.
I biglietti da visita mai usati
sono chiusi impacchettati
nel cassetto dei ricordi.
I vestiti, diventati presto
troppo stretti, son ficcati
in un armadio, non so dove.
E i documenti? Molti, tanti.
Una cascata di carte.
(Meno male che ci si sposa
una sola volta!)
Fu divertente scoprire che avevi
un secondo nome: Maria.


16 Settembre
Finalmente sposi.
Cerimonia semplice e veloce
nel raccolto santuario
appoggiato sulla verde collina.
Uscimmo dalla chiesa
sotto braccio lentamente
al nuovo sole.
Fiori, confetti e riso.
Noioso pranzo con parenti
in un sobrio ristorante
su in montagna.
Dolce bacio strappato
alla timida intimità
con tintinnii di bicchieri.
Spiccava il tuo sorriso
fra strette di mano
ed abbracci affettuosi.
Auguri e bomboniere.
Così si aprì la porta
della nostra nuova vita.
 

Alla mia donna
Il tuo acidulo sudore
risveglia
sopite passioni
di sconfinati mari
e tempestose onde,
di placidi monti innevati,
di aulenti boschi freschi.
Il tuo sorriso, biondo sole
tra le nuvole di perla,
placa l’esile
perenne inquietudine
che permea la mente
e il cuore ancora vergine
di chi  eterna vita
vorrebbe
e spazio infinito.
Nei tuoi chiari occhi
scopro
isole verdi tra mare
e cielo,
dolce rifugio
alle tempeste furiose
della mia vita che disillusa
attende
l’ultimo richiamo.
 

Quando sono con te
Quando sono con te, chi sa perché
agli occhi m’appare un campo di spighe
sussurranti come fresche onde amiche.

Quando sono con te, chi sa perché
il cielo diventa sempre più blu,
simile agli occhi sereni che hai tu.

Quando sono con te, chi sa perché
il vento furioso placa la sua ira,
si ferma dolce e la tua chioma mira.

Quando sono con te, chi sa perché
nuvole grigie non coprono il sole,
contento di scaldare il mio bel fiore.

Quando sono con te, chi sa perché
gli uccelli non fuggono impauriti,
la tua voce ascoltano incuriositi.

Quando sono con te, chi sa perché
le stelle non sono tanto lontane
e le mie parole non sono vane.

Quando sono con te, chi sa perché
non ho paura nemmeno del tuono
se in braccio a te perduto m’abbandono.

Quando sono con te, chi sa perché
il tempo vola, non capisco niente,
beato sono come un incosciente.

Quando sono con te, chi sa perché
sento la voce del cuore che dice:
- Ora sono veramente felice -
 

13 Maggio
Diventasti mamma
una sera di maggio,
mentre fuori pioveva a dirotto
e tutto era avvolto dal buio.
Ma una luce radiosa
rischiarava il tuo viso,
e il tuo dolce sorriso
donava pace e gioia.
Era nata il frutto
del nostro amore.


Se ricordo

Se ricordo
distese marine azzurre
selvaggio sole sulle dune
fresche sere profumate
trepide aurore mattutine
è bello riassaporare
quei momenti di serena pace.

Se ricordo
il sorriso tuo splendente
i capelli sbarazzini al vento
è bello ridestare
il calore dell'amore
quando mano nella mano
si sognava l'avvenire.

Se ricordo
il primo vagito
frutto del nostro amore
è più bello rivivere
quei momenti di felicità.

È bello ricordare
senza vivere di ricordi.
È bello ricordare
per dare slancio alla vita.
È bello stare insieme a te.
 

Il fuoco dell'amore
D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato,
o della vita dolce mia compagna,
ma ogni sentimento mio
s'appoggia al tuo sorriso.
Da quando ti sfiorai la mano,
invaso sono stato dal fuoco dell'amore,
fiaccola silenziosa sempre accesa,
che illumina la nostra via,
che riscalda la nostra vita.
è luce del presente,
è speranza del futuro.

D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato,
ma s'accresce la mia riconoscenza:
mi hai dato il soave frutto,
che rinsalda la nostra unione,
che allieta le nostre ore.

D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato,
ma non so cosa avrei fatto
senza di te, dolce amor mio.
L'amore sfavilla nascosto
nel focolare dei nostri cuori,
alimenta il nostro affetto,
scaccia le ombre tristi,
brucia le incomprensioni.

D'amor non ho mai parlato,
d'amor non ho mai cantato…


Ascolto
Ascolto la tua voce
mentre il tempo tace,
ascolto il tuo cuore
che batte d'amore,
ascolto il silenzio
assorto tra noi.
Sguardi di luce
illuminano la sera
che accarezza dolce
le nostre mani.
E le foglie vibrano
di sorrisi
in attesa
della notte placida.


Via delle acacie
Le acacie profumano
la nostra via
come tu la mia vita.
Mi punsi un giorno
cogliendo un rametto
di fiori bianchi per te.
Tra le spine in agguato
c'era l'amore
che mi punge ancora.


Valeria
Non per vantarci,
ma nostra figlia
è cresciuta bene.
L'abbiamo seguita
con amore e affetto.
E tu, anche con ansia:
troppo grande è il tuo amore.
- Non ha lacrime -
mi dicesti una volta
piano piano per non svegliarla
preoccupata che non piangesse.
Stava bene, per questo non piangeva.
Ora le lacrime le ha,
perché la vita le dispensa a tutti,
ma sa nasconderle,
per non darci un dolore.
Vorrei che sparissero dalla sua vita.
Vorrei vedere sempre il suo sorriso
luminoso come il tuo.
Vorrei vedervi sempre contente.
 

La tela
Dopo tanti anni
di alti e bassi,
siamo ancora qui
a tessere insieme
la tela della vita.
L'ordito s'è fatto più fitto,
più denso di colori,
più pregevole.
Ma agire bisogna con mano
delicata e paziente.
I fili possono ingarbugliarsi,
spezzarsi.
Sarebbe un peccato rovinare
una tela costata una vita.


Preghiera
Se un giorno
per un caso strano della vita
che ci riserba sorprese e illusioni,
dovessi incontrare un uomo
interessante più di me
e di me ti stancassi,
ti prego,
leggi prima questo grappolo
di sincere poesie,
e poi fa' quel che vuoi.
Ricordati
che piangerei non per me,
ma per te e nostra figlia

 




Le strade della vita

Il Presente
Il Presente è una lunga ripida scalinata
che scende sospesa verso il fondo della vita.
Ogni attimo, un gradino.
Tu scendi, non ti puoi fermare.
Scendi, scendi
col cuore pieno d'amore di speranze di sogni.
Se guardi indietro,
la scala ti incombe minacciosa
con i suoi gradini sgretolati dei tristi ricordi.
Scendi, scendi
spinto dall'angoscioso dolore.
Se guardi avanti,
non vedi nulla, se non incertezze e dubbi.
Scendi, scendi
accompagnato dal monotono ticchettio della noia.
Ogni tanto, all'improvviso, la scala si spezza,
ogni tanto finisce con un gradino scivoloso
nel buio della notte eterna.


Il Passato
Il Passato è un abito logoro messo da parte
che indossi ogni tanto in casa per star comodo.
Ti senti più libero nei movimenti,
ma ti vergogneresti se dovessi uscire vestito così.
Oppure lo conservi chiuso in un cassetto
profumato con lavanda, tutto intatto, come nuovo.
Non lo adoperi, ti va stretto,
ti rende fastidioso ogni movimento,
e poi ti dispiace rovinare le sue pieghe perfette.
Meglio lasciarlo lì ed ogni tanto prenderlo,
stando molto attento a non spiegazzarlo,
ammirarlo, togliere con colpetti d'unghia
quei pochi caparbi peluzzi invadenti.
Potrebbe renderti triste, ricordarti momenti spiacevoli,
farti rimpiangere quando eri giovane, scattante,
proiettato nel futuro, immemore del presente.
In un modo o in un altro tienitelo stretto,
bello o brutto che sia, buono o da buttare.
Fin quando c'è lui, ci sei tu.
Quando ti sarà portato via,
non esisterai più.


Il Futuro
Chi sa
che cosa mi riserba
il Futuro:
un tormentato Presente
o un deluso Passato?
Affacciato alla finestra
del mio mondo, vedo
un'arida sterminata pianura grigia,
coperta da nuvole nere,
aperta ai gelidi venti,
ai turbinii della rugginosa terra.
Ma, laggiù, all'orizzonte, laggiù,
un raggio di sole
vibra caldo e dorato
e squarcia l'angoscioso velo opaco
che fa lacrimare gli occhi e l'anima.
Ecco il mio Futuro:
incognito, ma presente
che illumina il passato
tra tenebre e luci
tra gioie e tristezze,
ed impaziente attende
il mio arrivo.


Sono io un poeta?
E se la mia poesia
fosse tutta una bugia?
Esprimo sentimenti
preso da euforia
o sono in compagnia
di una brutta signora
che la gioia mi porta via?
Provo vere emozioni
o sono solo illusioni?
E' reale o metafisico
quell'impulso a scavare
nel mio animo segreto?
Sono triste, tutto è buio;
sono allegro, tutto è luce:
vorrei avere delle notti illuminate
e dei giorni crepuscolari;
non essere aggredito
da improvvise sensazioni
che mi fanno male al cuore.
Vorrei essere più tranquillo:
è per questo che mi sfogo
infilando qualche verso
nella catena della poesia
che a lei mi tiene avvinto?
E' un dubbio che mi assale
ed arrovella la mia mente.
Sono io un poeta?
 

In certi momenti
In certi momenti mi sento
come un gabbiano affamato
che lascia la burrascosa distesa
del mare e vola nell'entroterra
alla ricerca di cibo
su zolle fumanti
arate di fresco.
Dura è la lotta
per afferrare un verme
tra centinaia di becchi
che si chiudono a scatto.
Finalmente si libra in alto
con rauchi gridi di vittoria
remigando solenne nel cielo
verso ignote acque.

In altri momenti mi sento
come un gabbiano innamorato,
appollaiato maestoso su un palo
che immobile osserva
il gioco delle placide onde
e respira l'inebriante odore salmastro
del mare, invito all'amore.
Un rauco richiamo.
Ecco due vellutate ali bianche
ed un becco delicato.
Spicca il volo il gabbiano
insieme con la compagna,
su su, in alto, tra le nuvole.


Così è la vita
Seduto in riva al fiume
vedo onde passare veloci,
rapide trasportano
fuscelli foglie rami;
ogni tanto un mulinello
li scaglia lontano;
nell'ansa è fermo un tronco
impigliato tra i rami
dei salici e dei rovi
sotto lo sguardo degli ontani
e degli alti pioppi pallidi.
Così  è la vita:
un fiume che ti trascina
ti sbatte ti inabissa,
misera pagliuzza,
tra angosce e dolori.
Fortunato se riesci
ad aggrapparti ad un cespuglio
di pruni spinosi.
Sanguinerai,
ma almeno non sarai risucchiato
dal gorgo della disperazione.


Il dolore
Sei nato per soffrire.
Non piangere:
così è scritto
nel codice genetico
dell'umana avventura.
Quando la Sorte
disattenta ti concederà
una piccola gioia,
fanne tesoro,
nascondila nello scrigno
segreto delle illusioni,
che aprirai nei momenti
tuoi più neri.
È la gioia
un lasciapassare
a brevissima scadenza,
controllato con minuzia
persecutoria dal dolore,
sbirro odiato,
che ti traccia il percorso
della vita come a lui piace.
Combattilo senza piangere,
apri il tuo scrigno,
libera le tue gioie,
che almeno per un momento
lo facciano tramortire,
perché non muore,
è immortale.
Ma anche tu lo diverrai,
se riuscirai a contrastarlo,
a ribattere colpo su colpo,
anche nell'ultima agonia,
quando crederà di aver vinto.


La mia vita
Ieri sera sono andato a teatro.
Comode poltrone vellutate,
luci soffuse, acustica perfetta,
scenografia reale.
Si rappresentava "La mia vita",
atto unico e irripetibile.
Mi son seduto in prima fila.
Solo.

Gli attori hanno recitato
con scioltezza e disinvoltura,
con passione, senza finzione.
Fatti lontani, noti e dimenticati
si snodavano incalzanti.
Nascite, gioie, tristezze, morti
si alternavano incessanti.
Mi son commosso.
Tra un sospiro e l'altro
ho pianto e riso
a rivedere quei volti cari,
a riprovare quegli affetti.

È toccato recitare anche a me,
e per la prima volta l'ho fatto
senza impaccio, senza suggeritore,
ricordavo tutto con facilità,
perché non c'erano esigenti spettatori
e crudeli indagatori.
Alla fine, mentre Mani ignote
chiudevano il sipario e spegnevano
le luci, mi sono addormentato
nel silenzio della Notte.


Certezze
Momenti d'apatia
frenano la frenesia
dei miei pensieri
cavalieri erranti
nella foresta incantata
delle umane illusioni
alla ricerca di certezze,
tesoro trafugato
dal voracissimo Tempo.
Dietro ogni albero
si nasconde un Attimo,
mostriciattolo sbeffeggiante
della Sua sterminata schiera,
che appare come un lampo,
e scompare per sempre,
lanciando una ragnatela grigia
che vischiosa ti avvolge
e i movimenti diventano
lenti sempre più lenti,
fino a quando giunge l'ora
della certezza irrisolta.


Desideri
Il nostro cuore è colmo di desideri.
È come un immenso mare
che nasconde nei suoi abissi
tesori inestimabili.
Quando è in tempesta
scaglia al vento spruzzi
di perle e gemme. Solo
qualcuna si salva mescolata
alla sabbia sulla riva.
Se sei fortunato e ne trovi una,
devi pulirla dalle incrostazioni
per poterla incastonare
nell'anello della vita.

Il nostro cuore è un mare di desideri,
pietre preziose della vita.
Senza di loro come faremmo a sognare?
Sarebbe la vita bella senza illusioni?


Vorrei scrivere una poesia
Vorrei scrivere una poesia
che fosse originale, diversa
da tutte le altre. Una poesia
che racchiudesse tutto
l'amore dai primordi dell'universo
fino ai giorni nostri. Una poesia
che donasse vera e sincera
gioia al mondo intero.
Vorrei che fosse un canto
di pace e coprisse col manto
della bontà i miserevoli
misfatti dell'uomo. Un canto
di gioia per tutte le mamme,
sacri anelli della vita. Un canto
di pietà per gli uomini sofferenti.
Vorrei che fosse una sfida
all'ingiustizia, una lotta al sopruso,
uno smacco alla ricchezza.

Vorrei… Lo so che sto sognando.
I desideri penetrano rapidi
nel mio cuore, lo cullano,
e poi silenziosi svaniscono
non si sa dove, forse in un altro mondo,
quello vero, la mia patria futura.
 

Desiderio d'immortalità
Se il Fato mi desse la possibilità
di tornare indietro
per rivivere la mia vita,
non accetterei.
Sceglierei caso mai
di trascorrere un'altra vita
cosparsa di illusioni e sogni
per chissà quanto tempo,
(vorrei essere un castagno,
almeno vivrei duemila anni),
piuttosto che ripercorrere una strada
già battuta, disseminata
di sassi e irti spini.
Meglio il sogno
che la dura realtà.
Si dice che vivi la vita
che ti costruisci,
percorri il sentiero
che tu scegli
per giungere alla fine
nel mondo dell'eterna felicità.
Quante false promesse ci propina
il desiderio d'immortalità!
È il Caso che ti impone la via.
Puoi solo sperare
che sia la meno pericolosa e dolorosa.
È come trovarsi al buio,
brancolare in cerca di un appoggio,
vedere di rado una fievole luce,
una stella che presto scompare
dietro una nera nuvola invisibile.
Così è l'uomo in balia dell'Ignoto,
manovrato dalla mutevole Sorte,
un granello di misera polvere
nel fitto pulviscolo dell'infinito Universo.
 

Immortalità
Se la vita e la morte
degli esseri viventi
e delle cose tutte
sono la linfa sempre fresca
della creazione e dell'evoluzione,

se anche la Terra
con i compagni Pianeti
e con il fulgido Sole
un giorno sparirà
risucchiata da un buco nero,

se tutto finirà
nell'immenso gorgo del Cosmo,
perché l'uomo si ostina
a desiderare l'immortalità?

So che questo desiderio
è irrealizzabile,
eppure in me inestinguibile.
Ma, se fossi immortale, novello Titone,
vivrei invecchiando, decrepita ruga,
senza amore e gioia.
Non sarei forse un dio senza vita?
Forse desidererei morire.
Meglio far parte, qui sulla Terra,
del gioco incessante della vita e della morte,
tassello infinitesimale, ma necessario,
del quadro cosmico.
 

La signora Tristezza
Torna all'improvviso la signora Tristezza
dal suo breve viaggio
ad abbracciarmi.
- Credevi che fossi svanita?
Illuso! Non sai che la mia
casa è il tuo cuore?
Se ogni tanto me ne allontano
è per andare a visitare
l'amico Affanno o l'amico Rimpianto
che mi regalano ninnoli ed oggettini
per il tuo tenero cuore. Voglio rendere
la mia casetta più comoda. Voglio viverci
per sempre insieme con le mie
figlie: l'Illusione e l'Angoscia.
Dovunque tu andrai, sarò con te:
si sta così bene al caldo
tra dolorosi affetti e gioie spezzate. -
Così mi dice la grigia signora
che un tempo, per sfortuna, sfiorai.
Poi fu lei, con inganno, a baciarmi,
a scacciare da me la dolce Gioia.
Da quel momento vive nel mio
cuore. Aspetto con ansia che esca
qualche volta. Ma ritorna, ritorna
sempre più grigia, sempre più forte.
 

Post mortem
Cosa diranno di me?
Che dicano quel che vogliono.
Basta che parlino.
Se no, vorrà dire che son vissuto
invano.
Là, dove andrò a finire,
- se ci sarà un Là -
vedrò il cielo, il sole, le nuvole, le stelle?
Ci saranno zone d'ombra e di luce?
Non vorrei che tutto fosse
uniforme, monotono, grigio.
Ma forse non ci sarà nulla,
e allora che senso
dare alla mia vita?

"Affettuoso, onesto, impegnato"
Elogio che vien rivolto a tutti,
quando si arriva al momento finale.
"Disgraziato, farabutto, parassita"
non si usa. Non è adatto alla circostanza,
e poi non è lecito dire la verità.
In quel momento siamo tutti uguali.
Il cuore non batte più
e la pioggia non dà più fastidio
e i soldi, dove sono i soldi?

Mi vien da pensare
che qualcuno si ricorderà di me,
perché non ho rimorsi di coscienza.
 

Noia
Oggi mi sento vuoto,
malinconico e strano.
I pensieri vanno a rilento
dietro le nuvole occhieggianti
al pallido sole, mesto anche lui,
fiacco. Non vibrano saette
di dubbi, domande, ipotesi.
Sono ovattati, chiusi in una nebbia
grigiastra che va e viene.
È il momento della noia.
Giunge fluttuante
e monotona ti avvolge.
Non pensi, non fai: stai
fermo nella palude
della solitudine.
Sguazzi un po' nelle sue acque
limacciose, ti insozzi
di tristezza, e non sai cosa fare.
Basterebbe un raggio di sole
caldo e ridente, che penetrasse
tra le fessure della finestra socchiusa
del tuo cuore. Basterebbe un raggio
d'amore per tornare alla luce
vivida della vita vissuta.

Ecco, ho trovato l'antidoto
alla noia: l'amore per la vita.
D'ora in poi non sarò più annoiato,
perché ho capito d'amare la vita.
 

La gazza
La gazza mia amica
sta costruendo il nido
sul pino di fronte alla terrazza
di casa mia.
Porta fuscelli lunghi
anche mezzo metro,
si infila tra i rami
e col becco tuttofare
li piega, li adatta,
li intreccia sapiente
e veloce. Spicca voli
rapidi e poco dopo
eccola che torna
spavalda con un altro ceppo
tenuto a metà.
Mentre lavora
non ciancia e balla,
intenta all'opera;
solo di tanto in tanto
guarda verso la terrazza,
dove viene a prendere
qualche piccola ghiottoneria.
Perché ha scelto proprio quel pino?
Sa che sulla terrazza
potrà trovare sempre
oggettini luccicanti,
da rubare sveltamente,
pezzetti di pane e leccornie.
I suoi piccoli non avranno fame.


La vita
La vita è come la balena
di Giona.
Ti ingoia e ti porta via.
Il viaggio - non si sa quanto dura -
può essere breve
o lungo, ma finisce
su una proda desolata
dove sarai risputato.
Tu credi d'essere libero,
invece sei nel suo ventre
a patire tra i miasmi
delle sue viscere puzzolenti.
Tuoi compagni inseparabili saranno
il dolore, la solitudine, la tristezza
e qualche gioia occasionale.
Alla fine sarai libero
- si dice - di librarti leggero
puro spirito
verso un altro mondo luminoso
sconosciuto, o forse
solo immaginato.
 

Il viale
Cammino per il viale deserto,
solo cammino nell’ombra.
In fondo una speranza di luce:
un raggio di sole
fa danzare
le foglie plananti
tristi leggere
a riposare
accartocciate
per terra.

Ad uno ad uno si staccano gli anni
dall’albero della mia vita nel viale deserto,
screziato d'ombre e luci,
e, come certezze fluttuanti,
rinsecchiti cadono
su marciapiedi dissestati,
coperti di polvere e foglie,
di gioia e dolore.
 

Viaggi
Son tornati i gabbiani
dai loro lunghi voli,
dai loro misteriosi viaggi.
Ed ora popolano il cielo,
bianchi tra le felici nuvole diradate,
alla ricerca di cibo e d'amore.

Anch'io son tornato
dal faticoso viaggio
della mia breve esistenza,
e volo con le ali stanche
alla ricerca del cibo dell'anima: l'amore.
Quell'amore che mi fa salire
al di là delle tristi nubi sfilacciate,
dove c'è solo pace,
più vicino al sole,
a godere della luce e del calore.


Nel tempo
Passeggio sulla riva
e lo sciabordio dell'onde
- la culla lenta dondola -
mi pervade mente e cuore.
Il sospiro delle onde
è come una carezza
dolce di mia madre.
Si chiudono gli occhi,
si apre un altro mondo
attraversato da arcobaleni
in luminosi cieli cristallini,
profumato da soavi brezze
su estesi prati smeraldini.
Sussurra quieto il mare
le sue parole eterne
or di pace, non di tempesta.
Cammino e sogno.
Il mondo d'oggi
si confonde con quell'antico.
Terre lontane lontane
dondolano lievi;
su sabbie increspate
dal vento amico
solitario
si posa il sole.
Bisbigli sento,
pace, affetto provo
nella culla della vita.
Lo strido d'un gabbiano
al presente mi riporta
- stanca scricchiola la barca della vita -
Urla sento,
angoscia, dolore provo
nella barca della vita.


Passeri
Passeri a frotte
volano
di albero in albero.
Mi riportano
indietro nel tempo
ad altri mesi d'ottobre,
quando i pensieri
frullavano veloci
tra le foglie multicolori
dell'albero della vita.

Passeri
si buttano
sulle siepi
a beccare bacche
rosse e gustose,
come un tempo
i miei desideri
fremevano dall'alba al tramonto.

Le foglie del mio albero
sono appassite,
ma i passeri della mia anima
le cercano ancora.
Nelle siepi le spine
rubano
piume ai passeri
che volano ancora,
ancora.
 

Foglie
L'aria è tersa, frizzante.
Il sole asciuga le lacrime
della nebbia svanita.
Le foglie dai caldi
tenui colori,
belle nella loro sofferenza,
si distaccano dai rami paterni.
Volteggiano lievi
verso l'umida terra
fremendo
come a cercare nuova vita.

Anche noi siamo foglie
frali in balia della vita.
Anche a noi toccherà
staccarci dai nostri cari
e, sofferenti,
desiderosi di pace e d'amore,
trovare eterno affetto
tra le braccia della madre terra.


Gioia e tristezza
Il sole è già alto
con la sua aureola
calda e gioiosa.
Ma nuvole nere
gonfie di lampi
e fulmini sono
all'orizzonte
in agguato.
Aspettano il vento
della gelida tristezza
per oscurarlo.
Tra poco il buio
prevarrà sulla luce.


I tarli
Sentivo di notte
i tarli rodere il legno
della vecchia cassapanca.
Sentivo i battiti
del cuore in ansia
segnare i minuti
interminabili.
Sentivo il desiderio
d'amore permeare
tutto me stesso.

Ero giovane,
ma non sapevo di esserlo.

Sento i tarli del dubbio
scavare cunicoli nella mente
e lasciare tracce di segatura
nei pensieri ondivaghi.
Sento il cuore
battere pacato,
mentre l'anima freme.
Sento il desiderio
di pace serena avvolgere
tutto me stesso.

Non sono più giovane,
e so di non esserlo.
 

Le strade della vita
Ecco, è arrivata
la gelida pioggia
battente, sottile, penetrante.
Non si vedono uccelli.
Il cielo come un torvo
brigante avvolto
nel suo nero mantello
scarica colpi di vento
col suo trombone nerastro
dall'alto delle nuvole fitte
sugli alberi intirizziti
che stringono i rami a difesa.
Non passano uomini,
non le operose massaie,
non giocano i bimbi festosi
dietro le siepi di verde alloro.
Solo il ticchettio
uggioso e monotono
delle gocce pungenti
e dell'orologio che segna
lo scorrere irreparabile del tempo.

In questi momenti ripercorro
le strade della vita che inesorabile
è passata sotto cieli grigi e cupi,
e sotto plaghe azzurre,
agghindate di benefiche nuvole,
fresche ancelle della pioggia ristoratrice.
I raggi luminosi del sole
hanno squarciato le barriere
minacciose della tetra nuvolaglia
come gli affetti e l'amore
hanno dipanato il groviglio
delle ansie e delle inquietudini.

Ho avuto ed ho la fortuna
di provare tristezza e gioia,
di far parte di questo mondo
pieno di vizi e virtù,
d'amore e odio.
Oggi sono qui, sotto il cielo opaco,
domani, forse, mi scalderò al sole radioso.
 

Me solo
I lamenti del vento
per tre giorni e tre notti
accompagnarono
la mia solitudine.

Ero solo.

Finalmente potevo
parlare con me.
E mentre la neve premurosa
spargeva i suoi fiocchi
su tetti e alberi,
parlavo con me stesso
di me stesso.
Mi addentravo nei tortuosi
meandri della mente e del cuore;
risalivo il turbolento fiume dei desideri
fino alla sua fresca sorgente,
percorrevo le sue erte rive
fino all'ampia limacciosa foce,
dove finiva nell'abbraccio del mare.

Ritrovavo la perduta pace.

Ma quel fiume impetuoso
spesso ha cambiato corso.
Credevo di averlo conosciuto a fondo.
Sbagliavo.
Ho capito che non è immutabile,
fino a quando il monte
da cui nasce non si sbriciolerà
e scomparirà.


Davanti allo specchio
Stamani
volutamente
mi sono specchiato
con trepidazione.
Quante rughe incise
a strisce
sulla fronte
solo ieri liscia!
E gli occhi che s'incrociavano
casualmente
dietro dialoghi
caduti a metà,
ora sono fissi
quasi perduti
nel riconoscere un se stesso
che varia sempre
e non è più lo stesso.

Dietro quel sorriso
appena accennato
ti riconosco, infine.
Eh, caro mio,
cosa guardi e sogghigni?
La verità non mi fa più male
da quando mi piace
sentire scricchiolare
i colori delle foglie secche,
accartocciate
in tappeti autunnali;
da quando mi soffermo
ad ammirare le sapienti
architetture dei ragni
maestri sospesi
su biancastri fili
appesi nel vuoto;
da quando il tempo
ha moltiplicato la sua forza centrifuga
e gli anni vengono scagliati in giro
con rapidissimo moto.
Chi sa quando, un'altra volta,
potrò guardarti
e parlare con te.


Un altro giorno
I raggi del sole
come fari nella notte
perforano a raggiera
il molle ventre nero
della montagna di nuvole
incombente sulla città.

Si ridesta la vita.

Il mare accoglie fremendo
il mantello di luce, intessuto
di innumerevoli diamanti
danzanti sulle sue fluttuanti onde.
Qualche gabbiano, ad ali aperte,
penetra tra raggi e nuvole.
Il vento freddo di novembre
carezza le poche foglie rimaste
appese tenaci alle braccia
tese in alto degli alberi oranti.
Bambini, a gruppetti, con gli zainetti
in spalla passano vocianti,
donne in bicicletta pedalano lente,
auto frettolose sfrecciano veloci,
rumori prorompono da vie e case.

Inizia un altro giorno.
Un altro della interminabile
schiera del Tempo imparziale e tiranno
che, sempre immanente con la sua ombra,
non perdona quando giunge la tua ora;
è famelico di vite, implacabile le straccia
all'improvviso come carta velina;
da millenni e millenni offre al sole
la sua trama sempre nuova
di attimi incalzanti l'eternità.

Vi sarà per me un altro giorno?
 

Viaggio notturno
Lo sferragliare del treno
m'accompagna questa notte
nel ricordo d'altri viaggi.
Viaggi per amore, viaggi per lavoro,
viaggi tra montagne e mari,
viaggi tra colline e pianure.
Ho sonno, ma non dormo.
Quest'è un viaggio speciale.
è il treno della mia vita
che corre sempre più forte
nel buio sempre più fitto
con destinazione ignota.
Il macchinista è il Caso.
Non si sa quando il treno
cesserà la sua oscura folle corsa
con stridio e scintille
davanti all'ultima stazione,
o forse, deragliando,
in un precipizio senza fondo.
è l'estremo viaggio,
popolato di ricordi;
barlumi e bagliori alle spalle,
ansie e inquietudini davanti
nella notte cieca senza fine.
C'è una Signora che m'attende
più nera della notte senza stelle,
vestita d'atro mantello,
nascosta dietro ogni istante
della mia vita,
invisibile padrona delle tenebre
e della fine dell'uomo.


All'improvviso
Stamattina il cielo è pallido
come un volto sciupato,
l'aria è greve
in un silenzio di ghiaccio,
gli alberi attendono immobili
il ruvido vento,
le case tristi si stringono
come minacciate
da una forza oscura,
le strade deserte
mostrano indifferenti
il loro sporco grigiore.

All'improvviso,
un fiocco
bianco
volteggiando
come farfalla
scende,
e poi
un altro
un altro
un altro…
e tutto è bianco.


Inverno
L'anima si corrode
di tristezza stantia.
L'inverno appende
i suoi rigidi ghiaccioli
sulla grondaia della vita.

Cos'è che avanza, nera,
tra la gelida neve bianca?
 

Inutilità
I momenti e le cose inutili
sono la linfa della vita.
Se non ci fossero, saremmo
capsule chiuse nel barattolo
dell'ansia ad aspettare
che qualcuno ci ingoi.

Un tempo mi piaceva fare
cose inutili: lanciare
aerei di carta, rincorrere
farfalle, arrampicarmi
su alberi nodosi.
Ora mi piace camminare
a zonzo, ascoltare
la voce degli uccelli,
del mare, del vento;
fantasticare come a dieci anni,
stare a parlare con i miei cari.

La mia casa è piena di cose inutili.
Se dovessi buttarle,
sarebbe quasi vuota
e sicuramente fredda.
Anche i versi che sto scrivendo
sono inutili.
Quando verrà il momento
tanto temuto, ti accorgerai
che tutto è inutile.
Rimarranno solo le carezze
che hai fatto ai tuoi cari.
 

Vorrei scrivere una poesia 2
Vorrei scrivere una poesia
piena d'allegria
che scacciasse la tristezza
e donasse gioia a tutti.
Vorrei che lieta aleggiasse
quando scende la malinconia
col suo viso mesto e liso
col suo manto grigio e scuro,
che per incanto si mostrasse
col sorriso sulle labbra
avvolta da un velo
di seta pura variopinta.
Vorrei che magica fugasse
l'avvilente egoismo
e diffondesse l'altruismo,
che gli animi pervadesse
di nobile sentire.
Vorrei che generosa emanasse
amore travolgente
che intenerisse il ricco ed il potente
e radiosa donasse
luce e calore
al povero e all'indifeso,
a tutti quanti gli uomini
per fare un mondo
più giusto e migliore.
 

Sotto la neve
Scontri d'ombrelli
nelle vie sotto la neve.
S'accorcia la vita,
davanti al camino sonnecchia.
Stride la fiamma,
scricchiola il ghiaccio.
S'addormenta la vita
in un bicchiere di vino.
 

Un altro anno
Un altro anno s'è dissolto
tra le braccia dell'avido Tempo.
Sol rimane la polvere dei ricordi
a danzar lieve al sole
al soffio tenue
della vita che vorticosa
sprofonda
tra lacerazioni esistenziali
e musiche interrotte
nel baratro delle ineluttabilità quotidiane.
Giungerà presto al fondo,
alla porta spalancata
del Cosmo rovesciato.


Ultimo dell'anno
Ho brindato agli anni che mi rimangono.
Ho ballato un lento valzer con gli anni
pesanti sulle spalle. Non è più
tempo di rock and roll. Questo potrebbe essere
l'ultimo anno dalla vita concessomi.
Tra tintinnii di bicchieri ed auguri
generose scoppiano le risate.
Sigillo annuale d'un pezzo di vita
che se ne va per sempre. Meglio bere,
affogare in un calice spezzoni
d'esistenza, aspettare il prossimo anno.
Ho brindato e ballato all'anno nuovo,
mentre le bollicine per un attimo
solleticavano i miei desideri.
Poi è rimasto in bocca il gusto amarognolo
della delusione e della certezza
d'una vita appesa a un esile filo.
 

Un raggio di sole
Sono due giorni
di pioggia fitta
e sottile
che penetra
coi suoi aghi
di ghiaccio
nell'anima.
Se solo un raggio
di sole
volesse squarciare
la tenebra grigia
e svelasse i cristalli
delle vette lontane!
Gli uccelli canterebbero
nuove melodie d'amore
e gli alberi donerebbero
freschi profumi di vita.
E l'anima risorgerebbe
dalla melmosa palude
dell'inquietudine.
 

Desiderio irrealizzabile
Quando giungerà l'ora della pace
e spariranno tutte le incognite,
spero,
e brillerà la desiata certezza,
vorrei raggomitolarmi
come quando ero
nel ventre di mia madre
e così adagiarmi a contatto
della molle terra
come i nostri lontani antenati;
vorrei non essere posto
come una tavola tarlata
steso a guardare
ciò che non c'è
ed essere guardato
da occhi lacrimevoli
e sentire il brusio
d'affettuose parole di conforto
e d'approvazione di circostanza
del mio operato e della mia vita onesta.
Le belle parole che me le dicano prima!
 

Per me
Se pensi d'esser nato
per soffrire, sbagli.
Se pensi d'esser nato
per scelta, sbagli.
Sei nato per una fortunata
e meravigliosa
combinazione del caso.
Sarebbe bastata una piccola
delle innumerevoli possibili varianti
e al tuo posto
ci sarebbe un altro.
Ringrazia i tuoi Genitori
e il Maestro della vita
che si è servito di loro
per farti godere la luce.
È stato un dono.
Del Caso? di Dio? della Natura? dell'Amore?
Non importa.
O pensa quello che vuoi.
Ma non mugugnare,
non piagnucolare.
Vivi la tua vita
coraggiosamente,
liberamente.
Ce n'è una sola ed è soltanto tua
e non la puoi scambiare
con il denaro o le chiacchiere,
con l'intelligenza o la furberia.
 

Idillio giovanile
Brillio d'ali nel cielo terso
Suono di campane lontane
lento di colle in colle vanisce
Brusio di fiori campestri
sulla dolce aprica china
S'inebria il cuore di verde profumo
Sono solo al sole disteso nell'erba
Sono solo al sole lontano da tutti
Mi accende la luce speranze senza fine
Si specchiano in me le diafane illusioni
La vita è mia, io sono la vita
 

Sembra
Sembra che la mia vita
abbia fretta di finire.
Fugge via come un baleno.
Ad una ad una perde le sue dame
di compagnia, le graziose illusioni.
Ora l'accompagnano torme di desideri,
cavalieri senza pace, guidati dal cuore
in tumulto e dalla mente frastornata.
Precipita la mia vita
nel baratro della realtà.
L'uomo è nato per morire.
Muore forse per rinascere?
Intanto è destino che in quel momento
rimanga solo davanti all'ignoto,
nudo come quando nacque.
Lascia la bella vita, gli affetti
e le cose care rattrappendo i suoi nervi.
Questa è legge immobile nel tempo.
Quel momento s'avvicina
rapido come aquila
che punta la sua preda.
Lascerò tutto e tutti mi lasceranno,
ghermito dall'inafferrabile,
presente nelle cose tutte.
 

Un sorriso
Quando il cuore è gonfio di aspra pena
e lacrime non scendono sulle gote stanche
e la mente persa batte aride contrade,
mentre freddi effimeri fiocchi
frenetici danzano nell'aria bigia,
come in questa gelida ora,
allora
ripensa ad un sorriso.
Ti inonderà una calda luce
e la tristezza si scioglierà
come neve al sole.
 

Folla sola
Questo vento violento ci fa compagnia
nelle fredde giornate della vita.
Siamo insieme, tanta gente,
eppure soli, sempre più soli,
sbandati, folla anonima,
mucchio di teste e cuori discordanti.
È l'arido vento che ci separa,
la gelida incomprensione;
coperti da cappucci e avvolti da sciarpe
-interessi, egoismi, affari-
vediamo e sentiamo soltanto noi stessi.
Indaffarati, preoccupati, ansiosi
annaspiamo come ciechi
nella landa della solitudine affollata,
senza il caldo appoggio
degli affetti e dell'amore,
della solidarietà e del rispetto.


La vita mia
Sono attaccato alla vita
come colla che non molla
la presa vischiosa.
Soffro al pensiero
che un giorno
mi sfuggirà dall'abbraccio
e solo rimarrò
ancora per poco
colla arida
ridotta in polvere
senza più presa.
Ma intanto ora
la ricopro e penetro
in ogni suo momento
fino a plasmarmi
in lei
e diventare un tutt'uno
con lei.
 

Origini
Ho appoggiato la testa
su una soffice nuvola
bianca ed ho sognato
di volare tra le stelle
a ritroso nel tempo
senza fine
per ricercare me stesso
e le mie remote origini.
Ho esplorato universi
su universi, galassie
polverose, pianeti
e soli, buchi neri
e voragini profondissime
nel buio trasparente,
ma non ho trovato nulla,
se non la sensazione
d'essere immerso
in un Pensiero rarefatto
immobile insondabile
che invisibile alita
l'eterna vita
dei singoli e del tutto.


Nido
Volano nel sole nascente,
ali spalancate,
nella dorata luce
i gabbiani
in cerca di cibo.
Vola il mio cuore
verso il tuo nido
nascosto tra mare e cielo,
forse dietro una nuvola,
in cerca d'amore.
Là, dove il tepore
del corpo scioglie
le tristezze dell'anima
e le mani diventano
guida nel turbinio
della passione a tracciare
il sentiero della vita.
 

Prece
Va' via, pensiero triste,
incontrastato signore
delle mie inquietudini;
annidato non so dove
nella mia mente
improvviso colpisci
rapido come baleno.
Va' via, non voglio la pena
nel cuore senza sapere perché!
S'odono fuori grida festose
di bimbi nel tepore dorato del sole.
Anch'io un tempo fui felice.
O forse già m'eri compagno?
Va' via, ti prego,
non farmi soffrire
senza sapere perché.


Domande esistenziali
Se non fossi nato,
dove sarei?
Perché son nato?
Chi ha stabilito
che fossi io e non un altro
me stesso a nascere?
C'è chi dice
che è opera di Dio,
chi della natura,
chi della materia…
Non sono risposte
convincenti.
Mi ritrovo qui,
sulla Terra, a vivere
senza sapere perché,
scelto tra innumerevoli
probabili esseri
o per puro caso?
Chi mi ha dato
la vita attraverso
i miei genitori?
C'è chi dice Dio,
chi la natura,
chi la materia…
Tornerò un giorno
senza corpo là
da dove provengo?
Vivrò puro spirito
tra miliardi e miliardi
di esseri nati e non nati?
di probabili improbabili
vite non vissute?
Vorrò proprio vedere,
sempre che sia possibile!
 

Verso la fine
Di colpo il tempo
come un masso pesante
è rotolato sulla china
della vita, abbattendo
i teneri alberelli,
i cespugli intricati,
i giovani fiori
di un futuro immanente.
Tra poco giungerà
irrefrenabile
al fondo della scarpata,
un po' sbriciolato,
avvolto da erbe tenaci,
soffice tappeto dei sogni
che lo hanno contrastato
vanamente.
 

La strada
Quando son nato
mi hanno messo
su questa strada.
-Ecco la tua strada!-
m'hanno detto,
-Seguila sempre!-
All'inizio era in leggera
discesa, cosparsa di fiori,
protetta da ombrose siepi
ove gli uccelli più belli
del mondo cantavano per me.
Poi a mano a mano
è diventata pietrosa,
piena di spine, affiancata
da aspri rovi ove
velenosi serpenti
erano in agguato.
Più avanti s'è inerpicata
tra burroni, rocce scoscese
e massi cadenti nella pietraia.
Perdevo le scarpe,
a piedi nudi salivo
aggrappandomi a secchi
pungenti cespugli.
Quando arrivavo
in qualche raro pianoro,
una pioggia di massi
mi faceva correre a perdifiato
per non essere sfracellato.
Alla fine ho trovato
un bosco fresco.
Protetto dagli alberi
mi sono riposato,
ho asciugato piaghe
e lacrime
e poi mi sono addormentato
per sempre.


La vita continua
Raggomitolato sotto le coperte,
alla fredda luce
dell'alba lattiginosa,
penso.
Gli anni come nuvole sfrangiate
inseguite da un vento violento
si dissolvono nel cielo della vita.
Le cose fatte e non fatte
come fragili fuscelli
mulinano fra le gorgoglianti
acque fluviali dei ricordi.
Penso agli affetti, all'amore,
ai valori, alle cose in cui credo.
Ma c'è qualcosa in cui credo?
Cos'è che mi sospinge irrequieto?
La forza della vita?
Vorrei andare avanti,
proiettato dalla speranza;
vorrei tornare indietro,
frenato dai se e dai ma;
vorrei fermare il tempo,
eterna impronta del non essere.
Intanto il profumo amaro
della vita mi inebria.
Forse è meglio che mi alzi:
s'è fatto tardi.
La vita continua.


Un giorno
La vita che cos'è?
Mangiare
e defecare.
Siamo animali infelici,
uomini dal cervello rovinati.
Scherzo
o sbaglio della Natura
che ci irride
dalla nascita alla morte.
È per questo che ci siamo creati un Dio?
Per dare un valore alla nostra infelicità?
Un giorno,
vorrei essere smentito.
 

La ruota della vita
Un altro amico
ha lasciato il mondo
con i sogni e le speranze.
Siamo denti inseriti
nella ruota della vita
che gira gira impazzita,
perni provvisori e logorati
dall'ingranaggio del Caso.
Ogni tanto
se ne rompe uno,
ma la ruota funziona
sempre, stridendo
nel suo movimento,
voluto -si dice-
da chi ci ama
e ci aspetta impaziente
non si sa dove.
Anch'io cadrò,
sganciato o triturato,
polvere d'osso,
mescolata a polvere di legno.
Ma non mi lamento,
perché questo
è il destino dell'uomo.
 

Sirene
Mi tappo le orecchie
con le mani tremanti.
Non voglio sentirmi,
non voglio sentire
i richiami flautati
delle dolci sirene
tra nebbie profumate
di salse onde.
Il mio cuore mi porta,
barca sgangherata,
nel mare dell'illusione
alla ricerca di qualcosa
-che cosa?-
che forse avevo
ed ora non ho più.
E navigo
nel mare della vita
con le orecchie tappate.
 

Ecco
Ecco! È arrivata la mia ora.

Mi immergo in una nebbia scura.

Odo le onde ruggire,
i dolori sparire;
mi avvicino al porto
che m'invita alla pace
della sua luce ocra,
dove le onde placide
si dondolano nell'arcana
certezza del rifugio
eterno.
 

La pasticca
Io sono per la pasticca.
Quando l'uomo non è più
Uomo,
quando vive soltanto
per soffrire senza cuore,
privo della luce
della ragione,
pezzo di legno contorto
senza vita,
senza scelte
senza amore,
disturbo per sé
e per gli altri,
allora è meglio
morire,
come lui vuole,
in dignitosa pace.
Io sono per la pasticca.
 

Il mio destino
O chiocciola,
umile e saggia,
che lenta trascini
il tuo destino
protetta dalla tua casa,
contenta d'un filo d'erba,
fermati e svelami
il mistero della vita.
Anch'io mi porto sulle spalle
il destino assegnatomi dalle Stelle,
ma sono protetto da sogni irreali
che lastricano il sentiero
della mia vita
di falsi desideri
e di impossibili risposte
alle incessanti mie domande
rivolte alle Stelle lontane,
disinteressate alla mia esistenza.
Spiegami dove tu vai
dopo la morte;
io non lo so,
ma vorrei saperlo.
Forse tu serberai il segreto:
così ti hanno imposto
le Stelle dall'eterno
apparente sorriso.
 

Foglie, addio!
Foglie,
voi che vi fate così belle
prima di morire,
ditemi,
indossate l'abito vostro
più lussuoso e variopinto
per andare incontro
alla signora Morte?
Forse siete stanche di vivere,
forse vi piace morire,
forse sperate di rinascere.
Anch'io, non so quando,
incontrerò quella signora.
Forse mi metteranno un vestito nero,
forse reciteranno per me una preghiera;
mi adageranno tra quattro assi, è certo,
mi seppelliranno sotto l'erba fresca, è certo.
Addio, foglie care!
Chissà se un giorno
potremo stringerci in un abbraccio,
polvere nella polvere,
vicino ai cumuli di terra
delle laboriose formiche,
mentre il cielo sorriderà di luce.
 

L'amore
è una ferita
che non si rimargina
mai.
Chi ama
vive anche nel dolore.
Se la ferita si chiude,
se ne apre un'altra,
senza vita.
E la strada è lunga.


È Natale, ma per poco
Un Natale dietro l'altro,
neve e ghiaccio,
valli e colline,
fredde pianure
hanno disegnato la mia vita.
Ormai sono stanco
di girare,
ma non di vivere.
Rinasce la mia vita
ogni mattino
al fioco bagliore
dell'alba eterna.
Feste e luci,
i soliti auguri
passano come vento.
Sol rimane la certezza
della fine che s'avvicina.
È Natale, ma per poco.


Scende la sera
Scende la sera
col suo manto di nebbia
su lacrime e risa
di bimbi voluti
di bimbi amati
di bimbi perduti.

Scende la sera
col suo manto d'addio
su amori e dolori
di vita voluta
di vita amata
di vita perduta.

Scende la sera
col manto d'Orfeo
sull'eterno mistero
del mondo e dell'uomo.
 

Chi sei? Chi sono?
Chi sei tu che mi guardi
riflesso nel vetro,
sconosciuto?
Chi sono io che non conosco
questo volto?
La sera m'avvolge
col suo velo d'incertezze,
l'alba m'illumina
con l'avida luce ignota.
E questo volto diventa
sempre più sconosciuto.
 

Il mio orto
Con la vanga dell'illusione
ho rivoltato le nere zolle
della mia vita.
Il mio orto è fiorito.
Gli uccelli vi cantano
melodie di dolore e d'addio
tra le rigogliose erbacce;
poi volano via
insieme col vento taciturno,
mentre i fiori si chiudono
tristi.


Tenebre
Il passaggio delle tenebre
allieta l'anima mia,
quando il cielo è tempestato
di sorrisi luminosi
e gli alberi sospirano
alle carezze della brezza.
Placido scorre il fiume silente
mentre il mare fa da culla alla luna
e solo si sente qualche cane lontano.


Civiltà
Sono stato colpito in fronte,
mentre pregavo Nostro Signore
che mi salvasse dalla furia
dell'odio costruito
dall'uomo stesso.
Pregavo…
Non è bastato.
Sono rimasto sepolto nella sabbia
infuocata dell'odio e della vendetta.
Fra tremila anni forse mi troveranno,
mummia,
e parleranno di me, guerriero,
e della nostra grande civiltà.
 

Orologi
Ho tanti orologi in casa,
uno o due o più in ogni stanza,
che mi controllano
che m'inseguono
che mi segnano la vita
con il loro frenetico
ticchettio
o con le loro luci
ammiccanti.
Scherani di Cronos
fagocìta delle mie ore,
ladro di speranze e d'illusioni?
Forse solo amici annoiati
che ripetono sempre
la stessa cosa:
-Il tempo passa!-

Il mio preferito è una vecchia sveglia
rotonda
col bordo rosso e quadrante bianco,
ore in blu chiaro,
sferette nere con punte fosforescenti,
due campanelli rossi sulla sommità.
Ogni tanto si ferma
finalmente!
È a carica manuale.
Il suo affannato battito
mi riporta a quando ero fanciullo,
a quando non guardavo le ore fuggenti.
Cronos dormiva lontano,
il suo ansito non m'incalzava
ansioso, non lo sentivo,
non sentivo la sua ticchettante
cantilena, proteso ad altro.
Ora mi perseguita.


Il fiore giallo
Un fiore giallo è fiorito
tra due lastre di cemento.
Uno schizzo di fango
gli ha dato la vita.
Ora colora il marciapiedi grigiastro
e vacilla sul tenero gambo
come un bambino ai primi passi.
Dono dell'Ignoto,
sorriso della natura,
pausa della tristezza,
accettazione della sofferenza.


Anni
Quanti anni ho sulle spalle!
Uno sull'altro,
una catasta.
Ma non mi pesano,
sono leggeri,
palpiti del tempo;
mi sollevano in alto
e mi fanno tornare piccolo
nel corpo e nell'anima.

Torno bambino.
Il sole è diverso,
è più luminoso;
la pioggia è fresca
come la mano della mamma,
dolce carezza.
E le nuvole
e le stelle
e le ombre
e la notte
mi fanno vivere
una nuova vita.


Visita
Son tornato al mio paese
a far visita ai miei genitori,
in cimitero.
Pace e silenzio.
Mio padre e mia madre
sono ancora vicini
come allora in vita.
Sorridono sereni
sotto i cipressi profumati
tra due mazzi di fiori.
Ho parlato con loro,
essi tra di loro e con me.
Alla fine mia madre
mi ha come al solito
premurosa raccomandato:
-Fa il bravo ragazzo!-
-Sì, mamma.-
E mio padre ironico:
-Che bugiardo!-
Abbiamo riso insieme
al ricordo delle battute
eterne.
Poi li ho salutati
con un bacio e un arrivederci,
e me ne sono andato;
arrivava gente.


Gioiello d'amore
Raccoglier avrei voluto
una lacrima dal tuo viso
per farne una gioia
da incastonare nel mio cuore.
Ma dissolta fu dal tuo
sorriso. E dai tuoi occhi
fuggirono le nuvole.
 

La gazza mia amica
È tornata
la regina del pino.
Ecco che ondeggia sull'albero,
agile saltella
becca le pigne
ciarla spavalda
col becco imperioso.
Sarà lei? O una sua figlia?
Si lustra le piume lucenti
si guarda in giro,
spicca il volo verso la mia terrazza
e rapida ruba
una luccicante molletta gialla.
È lei!
 

Pensi
Pensi al futuro
sicuro mistero,
pensi al passato
svuotato ricordo,
pensi al presente
sfuggente pensiero.
Vanno l'onde nel mare,
desideri increspati,
gocce spruzzando
al vento della vita.
E pensi al futuro
e pensi al passato
e pensi al presente
ora svanito.


Alla Donna
Donna,
madre e sposa,
figlia e sorella,
amica e amante,
dolce certezza,
tenero rifugio,
perché gli uomini
t'hanno creato
una festa?
Con un rametto giallo
di mimosa odorosa
vogliono forse coprire
tutti i soprusi
e passati e presenti?
Tu,
che dai la vita,
che da sempre guidi l'uomo,
che con l'amore lo sorreggi
e gli dai una speranza,
accetti col sorriso
questa festa da te lontana?
Con una data
vogliono dimenticare
millenni d'ingiustizie,
mentre nel mondo
soffri ancora?
Donna,
sposa universale,
credi ancora
alla mimosa?


O mio cuore
Cantami una canzone
che non sia triste,
o mio cuore.
Palpiti ancora d'amore
sulle onde dei desideri
che via si portano
la nave della mia vita.
Perduta è la rotta;
guidami alla ricerca del porto
della pace con il tuo fuoco
che disperde le tenebre.
Canta un'allegra canzone
con me e con le sirene
non più giovani.
Che sia una nenia d'addio
verso il porto della pace.
Che sia un canto d'addio
verso il porto della pace.
Là,
fra le nebbie,
brilla una fioca luce.


Le palpebre della vita
Le palpebre della vita
si chiudono stanche
nell'ora dell'eterno
riposo.
S'apriranno forse
domani alla luce
della speranza
sotto il mantello
delle stelle
silenziose sentinelle
delle anime in pena.
La fede
compagna incredula
non segue il mio destino.
Che la terra m'accolga
minuta materia
dell'infinito Universo.


Estremo ricordo
Madre,
ricordo
quando,
mente lucida,
volevi morire
stanca di medicine
immobile nel letto,
bambina di novantadue anni.
Il tuo spirito vitale
era più forte dei tuoi desideri.
Hai dovuto attendere,
senza rantoli
ma con uno sbadiglio,
di spegnerti piano piano,
umile candela.
E intorno a noi è sceso il buio.
 

Solo un istante
Stanotte ho sognato
un istante solitario
della mia vita
su un sentiero di terra battuta
che finiva in un dolce pendio
tra luci ed ombre…
Fior di loto
Oblio
Profumo di vita
che passa.


Passeggio
Sono andato a spasso
con i miei amati pensieri,
ma non mi sono divertito.
La mente e il cuore combattevano;
la mente parlava di molecole e atomi,
il cuore d'amore e affetto.
Alla fine ero confuso e triste,
mentre il cielo si dilatava
e il viale si restringeva
a imbuto, lontano lontano.
Chissà dove mi avrebbe portato
se avessi seguito il suadente fruscio
delle nuove foglie, carezze dell'anima.
 

Cambiare vita
Oblungo desiderio
sale verso il cielo
come fumo asmatico
da comignolo nero
sotto gli occhi delle nuvole
ghignanti.
È un filamento disfatto
del pensiero in apnea
emerso dal fondo del lago
dell'impossibilità.
 

L'uomo è nato frutto del bene,
ma senza il male non può vivere.
Dalla gioia passa al dolore
in rapido tempo incalzante.
L'innocenza fugge via
portandosi dietro giorni sereni
e seminando vaghi ricordi.
Ed ecco la vita gli prepara gli ami,
gli tende la sua vischiosa rete
in un susseguirsi di ansie.
Si dimena fino alla fine
annaspando inutilmente.
Solo l'amore lo può salvare,
ma deve sconfiggere il male,
che da sempre è in agguato
nella sua mente
ed a volte s'insinua
nel suo cuore.
 

Libero finalmente
Quando le stelle
non brilleranno più,
mi vestirò di luce
e attraverserò le nebbie
dell'incognito, pelago
fluttuante di brame
e desideri disfatti,
gioie tradite,
illusioni suadenti,
insulso dolore.
Libero finalmente
di volare etereo
oltre le bianche
nuvole vaganti
verso l'ignoto monte
sovrastante la foresta
dell'inconoscibile
angoscia del vivere.


... e il fiume va...
... si muovono le cime
ondeggianti dei pioppi
con danza riflessa
d'ottusa inquietudine...
... scorre il fiume
gorgogliante di pene
verso il mare
mormorante
canti d'illusa
malinconia...
... più tristi si fanno le sere
i giorni più brevi
le notti di sogni premonitori
vestite m'invitano
all' eterno banchetto...
... e il fiume va...


Strada che vai
Strada che vai,
dove mi porti?
Strada tortuosa
bucherellata
del mio cuore
t'inerpichi arida
verso la vetta
del sogno umano.
Striscia d'asfalto
della mia mente
che fumighi dubbi
dipingi di nero
i miei pensieri
che non sanno
più nemmeno sognare.

Strada che vai,
dove mi porti?
Non vedo l'inizio,
non vedo la fine.
Dolore e mistero,
dubbio e certezza.
Quale?

Nera d'addii,
strada che vai,
dove mi porti?


Insondabile
Insondabili fatti
la vita ci offre.
Stranezze mostruose,
scherzi del Caso,
varianti imperfette
della perfezione di Dio.
Ingiustizia casuale,
abisso del cielo:
Perché a me? e non a lui?
Variante in agguato.
Unico rimedio
per l'uomo indifeso:
credere
sperare
amare
pregare.
Pregare?
Chi mi ha conciato così?
Chi sa quanti vorrebbero
essere morti
piuttosto che pregare.
Inutile atto dell'uomo
che teme, ora, sempre,
che il filo si spezzi
che vi sia una ragione
dietro il caos
delle probabilità,
venti impazziti,
risucchio ancestrale,
distruzione totale.
Ed ecco la pace,
finalmente ottenuta:
il contatto con la Terra,
culla dell'uomo,
primigenio grembo materno
nido d'affetto e d'amore
dove, però, a volte,
il male s'insinua.
 

Ali
Sulla collina
vissi l'infanzia
col cielo.
Dall'alto
con le ali
fresche di vento
volavo sulle querce
fruscianti
dolcissime nenie
e su ulivi pensosi.
Ora son qui
lontano
nella gialla pianura
di spighe ondulanti
con le ali tarpate,
gli occhi al cielo
e i desideri
che non mi sorreggono più.
 

E il sonno scende
Il silenzio avvolge
il desiderio di te,
il vento ha paura
di far rumore
e freme sospirando
alle foglie stanche
che si chiudono,
e il sonno scende
sui tuoi occhi.


Foce
Ludibrio ascendente
del pensiero
nella luce rarefatta
dei limiti del reale.
Vagolano palpiti di cuore
disillusi
dall'acida illusione
sotto il sole stanco di maggio.
Il mare non smette
di contorcersi agli sbuffi
dileggianti dell'appiccicoso
scirocco
ed il fiume indomito cocciuto
fa fatica a buttarglisi
tra le braccia,
rigurgitante d'onde
come pensieri traditori.
 

Istantanea
Sono le 16 e 10,
dimmi che mi ami.
Sono le 16 e 10,
il cielo s'oscura.
La pentola a pressione
fischia la sua pena,
l'afa opprime
i passeri sulla grondaia.
Rumori di cancelli
e di autobus sferraglianti.
La mente si sfilaccia.
Piombano nuvole
sul campanile.
Trasecola il cuore
gravato da pena.
Sono le 16 e 10,
dimmi che mi ami.
 

Sapevo…
(Allo specchio)

Tu vuoi ch'io
faccia prediche
lanci messaggi
filosofici
teosofici
teologici
logici.
Non ne sono capace.
Sapevo lanciare le canne
-quando giocavo-
come fossero giavellotti,
sapevo lanciare
-anche se perdevo-
i dadi,
sapevo lanciare la sfida
-di notte-
all'ignoto,
ma non sapevo e non so
fare prediche
né lanciare messaggi.
Tutto quello che so fare
è esprimere ciò che penso.
Se bene o male
non m'interessa.
Sono libero
di dire ciò che provo;
se poi non piace,
pazienza!.
 

Il nostro noce
Quando il fulmine colpì
il grosso frondoso noce
piansi.
Smembrato,
coi rami bruciacchiati,
giaceva a terra,
insieme coi nidi delle capinere,
ferito a morte,
il nonno dell'orto.
Lo chiamavamo nonno Peppe,
perché come lui
severo, ma buono
e premuroso.
Protettore dell'orto
e degli uccelli,
amico dei nostri giochi,
ci regalava frutti da gustare,
strumenti creativi
nelle nostre mani.
Le battaglie con le noci
i torroni con le noci
i taralli con le noci
i carri armati con le noci…
Nonno Peppe ci scaldò
per un inverno intero,
fin oltre la morte
generoso.
 

Ora che gli uomini
Ora che gli uomini
muoiono
a grappoli,
le donne
più non partoriscono,
i bambini
più non sorridono,
nemmeno la terra
li riconosce
con le membra
sparpagliate tra i crateri
delle bombe intelligenti
e tra l'orrido sfasciume
delle autobombe.
E da questo Mondo
s'elevano canti
trepidanti
crepitanti
a Dio e ad Allah,
presi a testimoni
del proprio crudele
fanatismo,
dell'odio liberticida,
del rancore accarezzato,
così i misfatti s'ammantano
di giustizia e amore
in un'orgia di sangue
innocente.
Colpa dell'uomo, certo;
ma Dio ed Allah
che tutto hanno creato,
cosa ci fanno lassù?


In attesa
Distesa di rauchi gabbiani
in attesa
che s'alzi il vento,
sole violento
abbacinante
la sabbia inerte
in attesa
che s'alzi il vento,
pace forzata
delle bianche vele
in attesa
che s'alzi il vento,
pensieri sulfurei
ribollenti
in attesa
che s'alzi il vento,
quotidiano arrancare
nella landa della vita
in attesa
che s'alzi il vento,
sincronia dell'inspiegabile
in attesa
dell'ultima illusione.


Ancora
Chissà quante cose ancora
non sappiamo,
quanti misteri ancora
agiteranno l'animo umano,
quanto ancora dovremo soffrire
per finalmente scoprire
che nulla siamo
(ma già lo sappiamo)
che polvere siamo
dell'Universo sconosciuto.
E forse mai sapremo
cos'è l'Universo.
Numeri, idee, ipotesi
ancora ancora ancora
fino alla notte dei secoli.
Godiamoci la luce
ora
ché il buio inerte
ci attende.


Mente inquieta
Vagola la mente
con i suoi compagni,
gli assidui pensieri indaffarati,
dietro i gabbiani
volteggianti
su motonavi generose
che arrancano farfugliando
lente nel basso mare.
Laggiù c'è l'isola
dove la mente
finalmente si ferma.
I pensieri stanchi
s'accompagnano ai desideri
perduti
in silenzio;
soltanto il vento parla
e la sua voce
dice che tutto finisce
mentre tutto si crea.
Il rombo dei motori
dilania il candore
delle vele vibranti
echeggianti
il canto delle onde
che inseguono
la pace della riva
e sempre
i nuovi pensieri
come fragili onde
cantano monotoni
la nenia della vita.
E l'inquietudine permea
sentimenti e muscoli.


Volare
Volare
sul fiume tortuoso
tra anfratti e rocce scoscese
dalla fresca polla
montana gorgogliante
festoso
allo scorrere lento
fluente nella piana
fertile d'alberi e di viti
fino alla vasta
melmosa foce
che disfatta teme
il mare sconosciuto.
Volare
sulla vita ormai stanca
preda del corpo
giunta alla fine
per scoprire
iridescente goccia d'acqua
l'abbraccio misterioso
dell'eterno cosmo infinito.
 

Onde
Danza anapestica
di spruzzi festosi
di onde ridenti
del possente mare
sugli aspri scogli
e sulla renosa riva.
Onde, ondine,
che siete sì leggiadre,
or non è molto
avete spazzato
via le opere dell'uomo
con immane cruda violenza,
avete tra le braccia
impietose risucchiato
uomini e cose
nel vostro gorgo,
vertigine d'abisso.
Onde, vi mostrate sì belle
per meglio colpire noi incauti?
Ingenuo è l'uomo
che non teme inganni.
Anche voi siete infide,
come tutto nel Creato.
 

Compleanno
Eccomi tra voi.
Nell'immensa grotta celeste dov'ero
con milioni d'anime vaganti
nell'infinito spazio
delle essenze invisibili
sono stato casualmente
scelto a farmi carne
per venire tra voi.
M'hanno detto
che vivere non è facile
che dovrò soffrire
che sarà sempre più difficile
man mano che crescerò,
e che un giorno
mi riabbracceranno.

La profezia s'è rivelata esatta,
ma, strano, alla vita
mi ci sono affezionato.
Ho amato me stesso,
la mia donna,
il mio fiore,
i miei cari
e tanti
tanti altri.
Mi dispiace andarmene,
ma quegli spiriti
m'aspettano ansiosi,
vogliono sapere com'è
la vita dell'uomo!
La loro speranza è
scendere sulla Terra.
Provare la vita è il più bel
desiderio del cielo.


Ormai è tardi
Il cielo s'è fatto nero.
Rullano cupi
i tamburi delle grasse nuvole
tra bagliori ferrigni
e fulmini zigzaganti
all'orizzonte che avanza
trascinato
dal vento maligno.
Riparati, cuore,
dalla tempesta incombente
imminente;
fuggi verso est,
dove ancora
un barlume di luce
ti chiama
per donarti pace.
Ma ormai è tardi:
la pioggia sferzante
delle illusioni dilaganti
s'abbatte violenta
su di te, inerme
compagno di vita.
Ormai è tardi:
svanita è la luce,
solo la speranza
può salvarti.


Alle mie sorelle
Sorelle foglie,
come ogni anno,
da tanto tempo
ormai,
parlo con voi
in questa stagione,
mentre partite
per la vostra dimora
nelle viscere della terra.
Parlo con voi
calpestandovi,
mentre accartocciate
vi rattrappite
nelle vostre autunnali vesti.
E voi mi rispondete
con voce scricchiolante,
ora lamentosa
se il vento tace,
ora festosa
se il vento vi accarezza.
Mi salutate
e sembra mi diciate:
-Perché non vieni con noi?
 

Non ho voglia
Non ho voglia di scrivere
poesie
con l'animo sempre in subbuglio.
Non ho voglia di piangere
le mie pene
con il cuore vuoto di desideri.
Non ho voglia di vedere
le stelle
con gli occhi stanchi della sera.
Non ho voglia di starmi
a sentire
con i pensieri in lotta.
Non ho voglia di rinascere
nella speranza
della luminosa vita eterna.
Ho voglia d'essere
uomo
che sfida se stesso
nelle tempeste del vivere
quotidiano.
 

Il pianto del vento
Sento le onde del mare
ruggire, sferzate
dal pazzo scirocco
grigio-vestito.
Vedo le creste
bianche furenti,
Menadi danzanti
urlare strazianti
minacce di morte.
Piange il vento
amare lacrime
di terre lontane
arse da guerre insane
sul mio volto
in questo spento
umido mattino.


Strada chiusa
Non si passa.
Qui ti fermi
sofferente.
Volano nuvole
nel cielo azzurro
della vita
che passa
come vento
primaverile.
Qui ti fermi
stanco
a ripensare al tempo
dell'eterna giovinezza.
Qui ti fermi
con il tempo dell'allegria.
Il vento soffia
sulle foglie secche
del tempo smarrito.
Qui ti fermi:
strada chiusa.


Monotonia
del tempo che scorre
nell'immobilità
degli attimi vissuti.
Corrono i desideri
coda di cometa
dietro il tempo
muto testimone
della tua vita.
Alla nascita
hai firmato un contratto
che lui può strappare
quando vuole.
Anno dopo anno
ti rosicchia un po'
di vita.
Una volta all'anno
ti ricordi della sua presenza.
Sempre uguale,
sempre monotono,
fino a quando sarai libero.
 

Alberi alberi alberi
Fiume che scendi
a braccia aperte
fraterno
tra sole e ombre,
disteso vicino a te
ascolto la tua voce
sole sole sole
e nella quiete della notte
ombre ombre ombre
culli i miei desideri
perduti tra i tuoi gorgoglii.
Portami con te
fino alla foce
a trovare il mare
che mi darà pace.
Fiume che scendi,
abbracciami.
Alberi alberi alberi
 

Foglia sola
È rimasta una foglia
sola
sul ramo rattrappito
a succhiare lenta
linfa.
Ha resistito all'inverno
combattendo per la vita.
Ora freme e soffre.
Basterà un soffio
di vento meno leggero
per farla planare
tra le braccia della madre terra
sull'erba fresca,
compagna delle margherite
e delle viole
che timide spuntano
al sole della vita.
 

Col tempo che va
A volte svegliato
dalla mano dell'alba,
ripercorro il passato
a ricostruire momenti,
lampi di vita,
felici e lontani
col sorriso nell'anima
con la pena nel cuore.

Penso la sera al futuro
ove nulla è sicuro;
qualche luce sfavilla
nel buio delle incognite,
vacilla e si spegne
come fievole stella.

Ed il presente incalza
ostinato e veloce
col tempo che va,
e mai più ritorna.


Galoppa, galoppa
Galoppa, galoppa
nella prateria dei sogni,
cuore sfrenato,
fino a sfinirti.
Le erbe son secche,
la terra giallo ocra.
Polvere sollevi
di desideri infranti
sotto i cupi colpi
degli zoccoli battenti.
Galoppa, galoppa.
Laggiù troverai
fresca sorgente,
criniera fluente,
amore furente,
e infine la morte.
 

Sarò libero
Mi sono avvolto
nelle catene del mio sapere
e mi sono accorto
che sono arrugginite.
L'ossigeno della curiosità
le ha corrose.
Ancora per un po'
mi legheranno, mi annoieranno
con legami stantii.
Un piccolo sforzo, uno strappo
alla risaputa monotonia delle idee,
e sarò libero.
 

Non parlatemi
Pregate, se volete
Non parlatemi di Dio,
quando sento queste cose;
parlatemi di voi.
Non spiegatemi misteri
incomprensibili:
la mia mente è piccola.
Ho bisogno di vivere
qui sulla Terra,
fatto di carne
e forse di spirito.
Ho bisogno di certezze logiche,
non di misteri
non di dogmi
non di prediche.
Devo vivere soffrendo
e qualche volta tribolando,
e voi volete che io preghi.
Pregare è confermare
l'illusione e l'impotenza
dell'uomo inane.
Quante guerre avete evitato
pregando?
Quanti mali avete sconfitto?
Quanti giovani avete liberato
dalla droga?
Quanti bimbi avete salvato
dai pedofili (che forse pregano)?
Pregate, se volete,
ma non fate quelle facce
ipocrite,
atteggiate a falsa contrizione!
 

Coma vegetativo
Oggi ieri domani
nulla è cambiato,
se non la mia precarietà.
Oggi sono così
non sapendo d'essere,
ieri non credevo d'essere,
esistendo,
domani sarò me stesso
forse quando sarò morto.
 

24 novembre
Mi ricordo di te,
Madre,
nel gelido fulgore
della luce rarefatta
di questo giorno
che disegna trame filiformi
tra le foglie degli alberi
pendule appassite
dal vento derise.
Ciò che è vita
diventa morte
in attesa
di promesse disattese
e di speranze mai dome.
Mi ricordo di te;
sei lontana eppur vicina,
dentro di me.
E mi sorridi ancora
da quel cielo diafano
incombente sul dolore
di chi resta.


Era di notte
Era di notte
quando vidi le stelle
ridere di noi
abbracciati sul davanzale
della felicità.
Era di notte
quando sentii le rane
gracidare frasi
d'amore eterno.
Era di notte
quando pensai di possedere
il mondo.
Era di notte
quando mi svegliai
ai dolci vagiti
del frutto d'amore.
Era di notte
quando sognai
d'amarti sempre.
Ora che è giorno
fammi sognare ancora.
 

Certo che
si diverte un mondo
a crearti.
Prima ti fa nascere,
poi ti fa soffrire
-pare che agli eletti
tocchi una maggiore sofferenza
e ai reprobi vivere nella ricchezza-
infine ti fa morire.
Chi sia non si sa
con precisione.
Da remotissimo tempo
gli uomini cercano d'appurarlo
senza risultati apprezzabili.
Lo scopriremo un giorno?
Forse. Speriamo intanto.




Le vie dell'inconscio
 

La nave dei ricordi
Sento gemere il mare
sferzato dal ruvido vento
in questa notte senza stelle.
È il vento delle tempeste
che stride minaccioso
e, mano invisibile e cruda,
sospinge la nave dei ricordi
col suo carico prezioso e inutile
sulle onde infuriate della vita
contro pericoli infidi e temuti.
Come un coltello che sventra
un agnello, lacera lo scoglio
la chiglia e squarta la stiva.
Come viscere calde e frementi,
ricordi lontani - perle gemme
oro seta spezie pozioni velenose -
si sparpagliano sull'acqua che ruggisce.
Qualche lacrima, molti sospiri,
qualche sorriso, poi tutto finisce
nel gorgo dell'oblio.
 

Un'altra vita
A volte mi sorprendo
come possa la mia mente
elaborare questi sogni.
Sono fatti accaduti,
son messaggi subliminali,
sono vie di città,
son paesaggi meravigliosi.
Son ricordi trasformati,
sono scene di un'altra vita?
Creazioni della mente?
In quel luogo non sono stato,
quella donna è sconosciuta.
Chi mi insegue chi mai sarà?
Non rammento questo viso
sorridente e indeciso,
mai provato questo profumo
che m'inebria con dolcezza.
Sarà finzione o realtà?
È reale la finzione,
o è finta la realtà?
So che vivo un'altra vita
in un mondo parallelo,
sono immerso nell'Inconscio
che mi guida in questa vita,
nuova, rapida, umana.
Alla fine nel mondo mio azzurro
tornerò dove sol la pace regna,
dove spirito senza corpo
felice aleggerò.
 

Il ricordo
Il ricordo è come un serpente velenoso,
annidato nella tua mente.
Dorme sulle sue tortuose spire,
nascosto tra sassi e foglie.
Dorme, o sembra che dorma,
o fa finta di dormire.
Basta che lo sfiori
e la sua testa scatta.
Un morso e cadi
in preda del veleno
- quel fatto doloroso che avresti voluto
eliminare dalla tua mente e dal cuore -
Poi, sazio del male,
scivola in un segreto anfratto,
e di nuovo aspetta
che tu, incauto, gli ripassi vicino.
Il pericolo è altissimo,
perché non è solo.
È lì con la sua innumerevole
famiglia, groviglio inestricabile
di lingue e code.
Guai a smuovere una foglia
o a calpestare un rametto.
I ricordi ti assaltano,
fanno scempio della tua mente
e del tuo cuore,
loro cibo preferito.


Segni premonitori
Da qualche tempo
particolari insignificanti
della mia vita riemergono
come lampi dal buio
del passato.
Situazioni disparate, belle e brutte che,
al ricordo,
mi fanno sorridere o immalinconire.

Quei bagliori sono un segno?
Mi avvicino forse alla meta finale?
Quella città, che mi ospiterà,
sospesa tra fede e speranza,
dove c'è tutto e nulla,
buio e luce,
dolore e gioia,
ha un teatro dove si proietterà
il film dei miei innumerevoli perché,
finalmente risolti.
Ci sarà qualcuno che riavvolgerà il film della mia vita?
Nessuno.
L'ultima visione è unica, riservata, definitiva.


Immagine d'amore
Immagine frantumata
dal sasso della vita.
Impossibile ricostruirla.
Anche il ricordo s'è spezzato
in mille frastagliati bagliori
come
specchio
scivolato
dalle
mani
e
caduto
per
terra.
Chiederò al Sogno
di ricompormi quel viso,
di riaprire quel sorriso,
di far brillare quegli occhi.
Soltanto allora per sempre svanirà
l'immagine,
e forse non avrò più voglia
di ricordare,
o forse sì.
 

I sogni
I sogni - si dice - muoiono all'alba.
Per me non è così.
Appena sveglio,
comincio a sognare
mondi sconfinati
cieli profondissimi
colline apriche
verdi vallate amene
placidi lenti fiumi
mari sussurranti.

…Tante cose vorrei fare,
tante cose avrei voluto fare…

È una continua scorribanda
in quel mondo di pace serena
che termina sempre
sul far della sera,
quando i fiori stanchi
chinano le teste,
col vano assalto
al castello dei Desideri.
Amore, Pace, Gioia,
Bellezza, Piacere,
Successo, Ricchezza,
Immortalità
si mostrano avvolti
nelle loro vesti
d'oro e zaffiro;
dall'alto dei merli
dispensano a piene mani
i loro preziosi tesori,
fatti d'aria e vento,
illusioni vaganti,
che danzano lievi volando,
e scoppiano come iridescenti
bolle di sapone.
Svaniscono infine
i sognati Desideri
nella notte bruna
e lasciano il posto
ai Cavalieri di Morfeo
che si avventureranno nelle foreste
inesplorate dell'Inconscio
della mia Mente.
 

I pensieri
I pensieri sono ragnatele sfilacciate
abbandonate al vento dei ricordi.
Oscillano in cerca d'appoggio
di sera sempre, di rado la mattina,
sospesi nel vuoto della mente.
I ragni, tessitori di certezze
precarie, sono fuggiti
sulle loro otto zampe
inseguiti dagli scorpioni
dai velenosi aculei,
i dubbi della quotidiana esistenza.
Ed ora i loro fili d'argento,
frutto serico della loro arte,
pencolano senza vita, grigi,
inutili addobbi
della sapienza dell'uomo.
 

Oblio
Talora
uno strano desiderio
s'impadronisce di me
e mi porta
nel suo regno:
il gorgo dell'oblio
di tutto e di tutti.
Trascinato da lento
alito carezzevole
sprofondo nell'annullamento
delle passioni e dei pensieri
fino a raggiungere
la pace completa,
dimentico d'ogni cosa
e dimenticato.

Dura pochi attimi.

Altri desideri
mi fanno salire
sulle loro groppe
e, cavalli bradi,
galoppano liberi
irrefrenabili
nelle vaste praterie
del cuore ansante.
Ritornano le tensioni della vita,
le pulsioni d'amore,
la coscienza di vivere.
Ritorno uomo,
terrena creatura
fragile e indifesa
in balia di ciò che non è.
 

Così il pensiero
Un grigiore immobile
permea cielo e terra.
Anche il vento s'è fermato
sotto gli alberi intirizziti.
Ascolta il respiro delle cose viventi
e spia guardingo
che dall'alto qualcosa si muova.
Qui sulla nuda terra
che scricchiola rugosa
anche lui ha freddo
e s'avvolge sibilando attorno a se stesso.
Così il pensiero, quando la mente
empie le aride crepe di dubbi
nella grigia attesa dell'inspiegabile.
 

I ricordi
Come onde s'accavallano
le vicende della vita,
rodono le rive dell'anima,
i misteri dell'io rovesciano,
sgretolano rocciose certezze.
Allora, quando giunge
l'ora della calma,
nel momento della riflessione,
sulla sabbia dell'essere
rimangono solo conchiglie
che brillano al sole.
Ne raccolgo qualcuna
per arricchire la lunga
catena della mia
vita interiore.
Al fruscio dell'anima,
al palpito del cuore
inanello ricordi,
bianche conchiglie
sparse sulla fina
rena dell'esistenza.


Piovono i pensieri
Piovono i pensieri
fitti e freddi
nel lago dell'io
tra i monti della coscienza.
S'ingrossa il lago.
Vanno le onde ad infrangersi
contro le sponde rocciose
dei dubbi indubbi,
delle certezze incerte,
del bene, del male.
A sera scende la nebbia
ad oscurare il visibile,
ed allora è rischioso
navigare nell'ignoto
con una barchetta
già lisa dalle acque del passato,
corrosa istante per istante
dalle onde del presente.


Momenti di noia
Momenti di noia
sorvolano i tetti con il volo
asimmetrico dei gabbiani,
si soffermano ondeggianti
sulle cime degli alberi
con il riposo degli uccelli,
scivolano sulle strade bagnate
dalla recente pioggia,
osservano le nuvole grigie
dalle pesanti ali nere
ammassate tra squarci
cinerei di luce,
ascoltano cani abbaiare,
frigo e caldaia ronzare sommessi,
auto sferragliare lontano,
il mare brontolare vicino.
Palude della pace interiore
il mondo svelano dell'atarassia.


Sogno reale
Il sorriso scendeva
con la pioggia leggera
sulle foglie assetate
della mia esistenza.
Il sole non c'era,
ma la luce d'amore
illuminava il mio cuore.
Ora piovono lacrime
sul ricordo
nel sogno
infranto
della disillusione
e stille d'amarezza
placano
la mia sete.


Erma
Imperturbabile volto
disfatto
ti affacci dalla siepe
rifinita d'alloro.
Gli uccelli non ti volano attorno,
il vento non ti scompiglia i capelli,
gatti e cani scappano via;
i bimbi felici non ti vedono,
solo le mamme avvertono la tua presenza,
temono un tuo cenno casuale.
E tu sei lì,
impassibile,
a sancire la profondità
del viale della vita.


Inaccessibile
Inaccessibile anfratto
della mente camaleontica
incide, sfregio di roccia,
la maestosa montagna
del disutile sapere.
Miniera di dubbi
neri ma lucidi
del buio che ingloba
il pensiero e lo dilania.
La verità è laggiù,
nel ventre del monte
impenetrabile alla ragione.
E il cuore ansima.


Strepito
Strepito nell'universo
dilatato:
le stelle
friggono
esplodono
scompaiono
nella nera vita della materia.
Chi lancia il Dado?


L'occhio
L'occhio del silenzio
si aprì all'improvviso
rosso di sangue
nella notte vestita di nero.
Tutto tacque
nel buio più fitto.
Ed il cuore,
eco lontana,
soffrendo lento,
gemeva.


Accadde di notte
Accadde di notte
in un sogno sperduto
durante una bufera di luci blu.
Mi innamorai di te
che ridevi di me
sulle vette nevose
dell'abisso infinito.
Le luci m'inseguono,
ancora e sempre,
quando sorridi
agghindata di nuvole
ed io sento il mio cuore
ansare nel nulla.
 

Accadde di giorno
Accadde di giorno
in pieno sole
dentro il rauco fiume
tra fruscii di canne
e ronzii di libellule.
Ero fuggito dall'anima.
Vidi il mio viso
ondeggiare deforme
nella luce riflessa
dell'acqua fluente.
Nuotando leggero
nel murmure fresco
compresi finalmente
d'essere vivo.
Piangevo e ridevo
ai rovi spinosi
ai pioppi pensosi.


Passeggio
Sono andato a spasso
con i miei amati pensieri,
ma non mi sono divertito.
La mente e il cuore combattevano;
la mente parlava di molecole e atomi,
il cuore d'amore e affetto.
Alla fine ero confuso e triste,
mentre il cielo si dilatava
e il viale si restringeva
a imbuto, lontano lontano.
Chissà dove mi avrebbe portato
se avessi seguito il suadente fruscio
delle nuove foglie carezzevoli


Questa sera
Questa sera non canto
le tremule stelle
né la luna tra nuvole
sorniona.
Questa sera non canto
l'amore che tutto perdona
né il dolore nascosto
nell'ombra.
Questa sera sono solo
con me stesso
e succhio foglie di loto.


Strada che vai
Strada che vai,
dove mi porti?
Strada tortuosa
bucherellata
del mio cuore
t'inerpichi arida
verso la vetta
del sogno umano.
Striscia d'asfalto
della mia mente
che fumighi dubbi
dipingi di nero
i miei pensieri
che non sanno
più nemmeno sognare.

Strada che vai,
dove mi porti?
Non vedo l'inizio,
non vedo la fine.
Dolore e mistero,
dubbio e certezza.
Quale?

Nera d'addii,
strada che vai,
dove mi porti?


Visione ipnotica
Volti sfuggenti tra nuvole d'oro.
Santi danzanti nell'eterea luce.
Pensieri materializzati
in un nugolo di moscerini azzurri
impazziti su pozzanghere blu
che danzano furiosi verso l'occaso
rosso immanente.
Due tramonti di soli incrociati
arrossano i cieli capovolti
trafitti da ali d'avvoltoi
bianchi, attesi da cadaveri
d'animali e d'uomini
nell'abisso della nera luce.
Ed io sono al centro,
cervello pulsante insetti
nel tempo che s'è fermato
attonito e spezzato.
Il Natale è alle porte
pronto come ogni anno
a tessere inganni,
a donare illusioni
d'amore e di pace.


Chimere
Viaggio incauto
tra le pieghe
nascoste dell'anima.
Freddo deserto
piagato s'offre
alla vista
dell'ineffabile
che avvolge e nutre
le chimere,
unici esseri
sopravvissuti
al gelo,
mentre dal cielo
scende ancora
manna ingannatrice
che subito svanisce.


La spiaggia rossa
L'onda dei pensieri
e delle vaghe aspirazioni
s'è fermata su questa spiaggia
d'ossa rosse frantumate,
polverizzate dal quotidiano
rodere sotto il sole della vita.
È la spiaggia delle Sirene,
dolci amanti
le nostre carni pregustanti
dall'alba al tramonto,
dalla nascita alla morte.
Che la lunga notte riscatti
le nostre anime perdute
dal rosso bagliore
delle brame
e dal canto fallace
dei richiami.


Policrome visioni
Policrome visioni
d'acidi occhi
sbarrati nel buio,
teneri singulti
cadenzano lenti
le ore del fruscio
invisibile
di sospiri d'amore
fuggito col vento
nel regno del Tempo
impassibile
impietoso
che t'impietrisce,
Medusa del Cosmo,
senza far nulla.


Ossidiana
Nera lucente ossidiana
lacera
i propositi di chiarezza
del sapere inconosciuto.
Dubbio tagliente
incide le certezze
bubboniche incongrue
della realtà visibile
e l'ombra dell'irrealtà
appare e scompare
tra sole e buio,
notte e giorno,
brevi istanti
d'inutile saggezza
o di saggia follia.
E l'ossidiana riluce
nella mente opaca.


Movimento e inerzia
Riflusso istantaneo
di noia mielosa
nel canto monotono
di lontane cicale.
Sfilacciate nubi,
ragnatele del vento,
a passo di danza
regalano visioni
di noia implodente.
Pigolano i piccoli
della rondine frenetica,
la lucertola ferma
ascolta il suo respiro.
Movimento e inerzia,
altalena dell'anima
intrisa di noia.


E se fosse il cuore a pensare?
Non penso a nulla
e penso a tutto.
Una gazza mi osserva
e due passeri bisticciano
per una mollica di pane.
Non voglio pensare,
ma gli occhi vedono,
tradiscono il mio desiderio.
La gazza mi osserva.
Perché?
I passeri bisticciano.
Perché?
Ecco, al posto della mente
pensano gli occhi;
l'irreale diventa reale,
il reale diventa irreale.
Sono veramente io?
O la mente mi mente
infingarda?…
La gazza vola via,
i passeri fanno pace.
E se fosse il cuore a pensare?
Forse capirebbe quel perché.


Ho litigato con i miei pensieri
Ho litigato
con i miei pensieri
fino a sera.
Non li sopportavo più.
Tornavano con insistenza
su fatti e momenti
del passato. Quel passato
che ho sepolto
nel fondo della mente,
ma che la coscienza
a volte inavvedutamente
con la sua vanga
tenace e casuale
dissotterra e rimescola.
Ed i pensieri pronti
sono lì a germogliare.
Quando finalmente
li scaccio dalla mente,
rimango in pace
per il breve tempo
prima di addormentarmi.
Ma con dolo e sotterfugio
s'insinuano nei sogni
e continuano
come ragni malati
a tessere ragnatele sfilacciate
che m'avvolgono
con le loro grigie braccia.
E la Notte come uno scorpione
vigila…


Palle da biliardo
Numeri incisi
su sfere colorate
dell'assurdo inconscio
come numerate palle
da biliardo in noce massello,
collocate con precisione
su soffice velluto verde,
catapultate in buche
da mano esperta e ignota.
Bilie variopinte noi siamo,
cozzanti per il piacere
del Gran Giocatore;
rotolanti e rumorose
schizziamo verso la nostra buca
con forza o levità,
direttamente
o con traiettorie d'effetto,
e là finiamo.
Non possiamo rifiutare
questo destino, voluto
da un incommensurabile
tiranno che illusi
immaginiamo saggio
e che ci governa
a colpi di stecca.


Un istante di luce
Questa luce abbagliante
m'ingloba nel suo mondo
irreale
abbacinante
e per un lungo istante
m'inebria di sereno
sognante.


Mistero
Ora che tutto tace
è bello sentire la voce
dell'arcano.
Mi sussurra richiami
di pace
con il profumo di fiore
che si chiude
alla sera.
Mi sommerge nei suoi flutti
e lontano
dondolando
mi trasporta forse
nel regno
da dove provengo.


Aspetto
Aspetto che la tristezza
se ne vada
per rimanere un po' da solo.
I ricordi si vestono di se,
fiori smorti sulla tomba
del passato.
Assaporo i momenti
nulli del tempo
che si ferma nell'indifferenza
della mente inerte.
Trilla il telefono
la sua voce inutile
come pianto di picchio
solitario.
S'apre la porta del vuoto
ove aleggia l'immagine di me,
subito dissolta
dal vento dell'inconsistenza
che gelido sibila
verso il lontano fragile orizzonte
della mia vita.


Mente e cuore
La mente mia perversa
escogita
giorni felici
per l'Io
concavo.

La mente mia nascosta
architetta
dolci sogni
per l'Io
convesso.

Il cuore non pensa,
va per conto suo,
balbettando.


Barlumi di speranze
Barlumi di speranze
illuminano questa nuova alba
di questa mia vecchia vita
che scorre come fiume
lento e melmoso
alle porte della foce.
Il mare, immagine riflessa
dell'universo e dei suoi misteri,
con le sue fresche onde
mi aspetta
mi invita
a tuffarmi
nel suo eterno moto.
Ma ora non è il momento,
non dipende da me.
Verrà, verrà,
soltanto lei lo sa.
 

A volte
A volte dimentico
d'esser nato
e viaggio
in un mondo sconosciuto
dove aleggia
lo spirito dell'illusione
e si apre la non certezza
di qualsiasi atto.
Non mi resta
che un'inutile speranza
che faccia da letto
ai miei desideri.
 




Verso l'orizzonte


Arcano
Si è aperto l'arcano del cielo
nella profondità azzurra dell'immenso.
Sospira rigenerata l'utopia
assopita della mia vita.
Filamenti di cirri danzano lenti
nel pulviscolo dorato della mia esistenza.
Tace il vento ardito della passione,
veleggiano veloci velieri
sull'onde
i rinnovati desideri dell'eterna illusione.
 

Bacche rosse
Bacche autunnali rosse
illuminano ricordi
sparpagliati sotto le siepi
del tempo fuggente.
E lontano lontano
ascolto in silenzio
il sospiro fremente
delle onde danzanti
spumose
nel glauco mare.
E soffia il vento pensieri
a ritroso nella memoria:
desideroso correvo
bambino curioso
di ghiande, d'insetti,
di pettirossi nascosti
tra i rami ignudi
degli alberi amici.
E il sorriso di mia madre
e di mio padre,
ormai lassù,
riporta la quiete
in questa vita frenetica.
 

Stagioni
S'avvicina l'estate
fremo
s'avvicina l'inverno
tremo
s'avvicina la morte
fuggo
inseguito dai colori
della primavera fervente
e del languido autunno.
 

Galaverna
di diamanti
sul mio cuore
brilla ai raggi
del gelido sole.
 

Dormiva la notte
chiusa nel buio
della sua infinita stanza.
E sognava le stelle
la luna la luce.
Aveva creduto
che il nulla fosse luce,
il vuoto pienezza,
l'infinito finito.
Ora piangeva
solitaria
le sue illuse certezze.
 

Nenia
La vita sonnecchia,
s'appressa il momento.
Dimentica il male,
dimentica il bene;
è tutto finito,
o sta per finire;
il sole scompare,
non brontola il mare;
svanito il dolore,
non palpita il cuore;
non c'è più speranza,
si chiudono gli occhi;
riposa, bambino;
riposa, vecchietto;
per sempre starai
nel tuo freddo letto
 

All'amico mare
O mare,
sei immerso nella nebbia,
e gemi con sussurri di morte
e mormori ricordi
di un passato selvaggio
in preda al grigio velo
che s'addensa
su di te
come per l'uomo
le speranze e le promesse
che poi svaniscono.
Chiedi al vento
di liberarti
dal triste mantello,
che possa il sole tornare
a ridere e scherzare
con le tue onde.
 

È tutto
Tutto finisce.
Da sempre lo si sa.
La corrosione del tempo
ti segue momento per momento.
E nulla puoi fare,
mentre il sereno si abbuia
e la vita scivola via
verso la fine
compagna senza fine.
Sperare vano in un po' di pace
nei giorni che ti rimangono
è tutto.
 

O mare,
libero ondeggi
nel sole
in miriadi di perle spumose
vibranti come infiniti
desideri sereni.
Assaporo la tua voce
salmastra e rauca
e mi perdo
sulle tue mobili amache
cullanti sogni e amore.
Mi specchio in te, mare,
in te vedo la mia vita,
baluginante tra bonacce e burrasche
in sofferta attesa
dell'ultima pace.
 

L'ottobre della vita
Tornano le nuvole
con la loro irrequieta
e varia ambiguità
ad abitare il cielo.
Ora sorridenti
ora minacciose
ora lievi
ora pesanti
come pensieri,
i lieti o angosciosi
soffi dell'io.
Irridono il sole
che languido bacia
le stanche foglie
in balia del vento,
presaghe e timorose
per l'imminente fine.

L'ottobre della vita
dilania il passato
tormenta il futuro
martella il presente.
 

Sotto il cielo d'ottobre
Passeri volano veloci
ammaliati
dalle bacche rosse e gialle
sotto il cielo luminoso,
foglie vestite d'ambra e ocra
cadono lievi
danzando dolcemente
il ballo dell'addio,
aghi di pino
d'oro ramato
riposano finalmente
su soffice tappeto.

Frulli di pensiero,
fruscii di ansie,
sospiri di pace
alitano verso la luce
dell'Immenso.
 

Marciapiede dissestato
Marciapiede dissestato,
emblema funesto
dei giorni di cemento
incrinati da radici
serpeggianti invisibili virulente
vampiri di sogni e pene
che danno linfa a mostruosi alberi
irti di caligine
che ti fiancheggiano segnando il cammino
attraverso un tenebroso viale
diretto verso il buio
delle cose belle,
dimmi:
-Chi ti ha costruito?
Dove mi porti?-


Illusioni
Ho nuotato
nel fresco mare
delle illusioni.
Onde felici
mi accarezzavano,
spruzzi ridenti
mi solleticavano,
brezze soavi
mi estasiavano.

Poi di repente
un maroso inarcato
su se stesso,
minaccioso,
avido,
mi ha strappato via
con le sue fauci
liquide
sbattendomi contro
le nude rocce taglienti
di questa vita che
passa sempre,
di questa vita che
non passa mai,
col presente che diventa
futuro e col passato
che ride delle mie speranze.
 

La terra trema
Trema ancora la terra.
Si frantumano i desideri
e si inabissano le speranze
con il boato dell'angoscia.
Il sudore della vita si è seccato
ed è solo rimasto
l'odore del dolore
della fatica
nel buio dell'imprevisto.
Ma ora non piove
ed il sole brilla
più che mai umano.
 

Cullato
Cullato dall'onde del mare,
ascolto la voce del vento.
Lontano una vela scompare
e lento s'innalza il concento

d'aromi salmastri e di pini
di resina pregni ed aulenti.
Baciati dal sole i villini
accolgono i raggi fulgenti.

È festa d'azzurro nel cielo
per bianchi gabbiani volanti.
Ondeggia di fresca aura il velo
del mare che accoglie i bagnanti.

La pace assaporo in quest'ora,
lo strido del Nulla è silente.
Soltanto indirizza la prora
la nave attraverso la mente.
 

Ritorno a Vacri
Ogni ritorno
mi allontana.
La collina scivola in alto
verso il cielo sereno
baciata dal sole.
Tuffi fra l'erba del tratturo
hanno lasciato orme
di giochi infantili
nell'antro segreto
della memoria.
Vibrano le viti
e gli ulivi distesi
in raccoglimento sui clivi.
La pace mi sfiora,
mi afferra nel silenzio
del meriggio al suono
di api ronzanti.
Ritorno al paese
dove è custodito
l'inizio della mia vita.


La speranza
La speranza è in fondo al sentiero della mia vita,
come un alberello spoglio.
Un tempo l'avevo afferrata
e stretta al petto.
Poi, all'improvviso,
si è sciolta dall'abbraccio,
svanita nella realtà.
Ora riappare nella radura
degli alberi inariditi
dal gelo inclemente.
 

Mattino fulgente
Il vento di tramontana
ha spogliato le tamerici
e con i suoi aghi
ha ricoperto l'argine
con un tappeto ramato.
Ora finalmente
si vedono i pettirossi
saltellare guardinghi
da un ramo all'altro
e gli scriccioli saettare
al profumo salmastro
della placida laguna.
Le onde screziate dal sole
leggere sospirano sommesse
sotto lo sguardo paterno
dei bianchi monti lontani.
Respira la mente serena
e il cuore felice ritorna.
 

Il tempo srotola
il gomitolo della vita.
Medito all'ombra cerulea
di quest'algido monte
sulle gioie fuggenti
come nuvole impazzite
incalzate da vento ribelle.
Il filo sta per finire
in questo tramonto
dalla rosea luce fioca
che si affida alla sera
pronta ad accogliere
la notte imminente.
E notte sarà,
buio senza fine.
 

Lungo il fiume
Si sente il respiro del fiume.
Gli alberi son gioiosi
e le erbe festanti.
Di ansa in ansa
svanisce l'ansia
e il velo dei ricordi
oscilla alla nitida brezza.
Torna il profumo
delle acque sussurranti
e il volo delle libellule
ronzanti fluttua intorno
ai salici remissivi
ai rovi cocciuti
alle canne loquaci.
Il ricordo si incunea
in una stretta ansa
e il fiume si strozza
come vita che finisce.
Ma poi, miracolo!, riappare
e prosegue il suo viaggio
verso il mare amato
da sempre desiderato.
 

... e la mente vola
Luccichii sull'onde
brillanti occhieggiano,
sospira il mare
sotto la cupola azzurra;
lieve murmure s'alza,
adagio respira il vento
con voce ipnotica
e la mente vola
nell'infinito silenzio
del vuoto perenne.
 

Irrisolta realtà
Le cime degli alberi
escono dal mantello
di nebbia biancastra
avvolgente i casolari
nella diafana luce
dell'irrisolta realtà
del mondo interiore.
La mente vacilla
ai brividi dei dubbi,
alla tempesta della speranza.
La nebbia ti oscura
grigia come i tuoi capelli.
 

Profumo di ricordi
sulle onde di una remota musica.
Adolescenza teneramente ispida.
Sogni e speranze all'orizzonte,
notti velate d'amore e giorni impetuosi.
Scorreva veloce la vita
inseguendo l'amore
e il mistero dell'esistenza.
 

Pace nel sereno
Ecco la montagna
di nuvole ocra
aggredire il pallido
sole
dai raggi spezzati.
Vagano brezze umide
verso l'orizzonte
dove la terra
si congiunge col mare.

Così è il mio sogno,
così la mia vita
protesa nel nulla:
attendo pace
nel sereno.
 

Il futuro ti aspetta
Il futuro è una brutta bestia.
Ti aspetta al varco,
ti avviluppa nelle sue membra,
benevolo ti illude
che i tuoi desideri si avverino.
Ma ti nasconde la verità.
Cambia volto come gli pare:
domani sarà ieri
ed anche oggi.
Ha braccia muscolose
e sa come afferrarti
per condurti alla pace
desiderata.
Questa è l'unica certezza
e non serve rimpiangere il passato
e odiare il presente.
 

Virus
È arrivata la Morte
spinta da infido virus
vorace.
Il sole splende
indifferente
sul malato mondo.
Gli uccelli volano
liberi
e costruiscono nidi d'amore
cantando alla Primavera.
Gli uomini intanto ansimano
nelle loro maschere
e si chiudono nelle case
tristi angosciati nervosi.
Da tempo
hanno ridotto il pianeta
ad un marcio villaggio.
La loro sete
di potere, di soldi, di gloria
è esplosa violenta e letale.
Hanno saccheggiato e spogliato
con avidità e cinismo
la idillica vagheggiata Natura.
Ma la Natura è ancora viva
la Natura non perdona
la Natura si vendica.

E il virus infierisce.
 

Nevica…
…e il ricordo galoppa
come bianco cavallo selvaggio
indietro nel tempo
a cercare quel bimbo
felice proteso
con le mani ad accogliere
le bianche fresche
farfalle volanti
che dalle nuvole scendono.
S'immerge nel bianco brulichio
mentre la voce materna,
dolce richiamo,
lontana risuona.
Altro non sente
che lievi carezze
sul volto sui capelli sulle mani.
 

Desideri all'alba
Miriadi di diamanti
danzano lievi
sulle onde increspate del mare
sotto il dorato sole nascente.

Miriadi di desideri,
attimi di vita, ancora
baluginano e si disperdono
col vento del vivere.

Tento col ricordo di riavvolgere
l'interminabile filo dei desideri
ardenti vaghi ridenti,
ma, liso, si spezza
e tutto precipita
nel buio dell'oblio.
 

Ultimo desiderio
Ogni giorno che passa
s'avvicina l'Eterno.
Verso le stelle
vorrei volare
e là vicino riposare,
bere la luce
e poi morire
per rivivere.
 




Cose così
 

Amore e Poeti


Amore in voga

Sono rotto da quest'amore
cotto ricotto e scotto,
cantato e ricantato,
esasperato e sdolcinato.
È l'amore frenesia?
È l'amore solo passione?
È l'amore solo amplesso?
Aspettate la prima prova
prima di cantare tanto.
Vediamo che succede
quando stufi siamo,
quando malati siamo,
quando ci colpisce
la vita con sventure.

È l'affetto disinteressato
il vero Amore,
non quello affettato,
epidermico, camuffato,
fatto solo per godere un minuto.
Il vero Amore è accettare
i difetti l'un dell'altra,
soffrire insieme,
godere insieme
per correre il sentiero
che il destino ci ha tracciato.

È passato appena un anno
e l'amore è volato via;
al posto della passione
rimane il disinganno.
Dov'è andato il mio amore
così bello, così perfetto?
È fuggito con un'altra donna,
è fuggito con un altro uomo.
E la storia ricomincia.

Non sopporto chi mi canta
le sessuali sue virtù.
È l'Amore un sentimento
che ha bisogno di rispetto,
è prezioso, delicato
come coppa di cristallo
da curare con attenzione.
Non è oggetto da vetrina
dimenticato e impolverato
sotto luci e nastrini
da comprare in saldo annuale.
È una persona con cui vivi
nella buona e cattiva sorte.
È un'anima con due occhi,
un sorriso da spartire
con i figli, con i nostri cari,
con coloro che amiamo
nei momenti brutti e aspri,
nei momenti dolci e belli.


Amore bifronte
L'amore
è una ferita
che non si rimargina
mai.
L'amore
è l'unguento dell'esistenza.
Chi ama
vive.
E le ferite si chiudono,
pronte a riaprirsi.
 

Dialogo con se stesso sull'amore
-Che mi racconti di bello?-
-Non so, non ho voglia
di tristezze e lamenti egoistici.-
-Allora parliamo un po' d'amore;
cantami del tuo primo amore.-
-Non ricordo molto,
avevo dieci anni.-
-Parlami di altri amori.-
-Ma sempre con quest'amore!
Cambia argomento per favore.
Non vedi che a furia
di parlar d'amore, s'è perso
il vero senso dell'amore?
Amore, amore! Come se ci fosse
solo amore in questa vita.-
-Che cosa c'è di più importante?-
-Nulla! Ma io parlo del "vero" amore,
trascurato e maltrattato in favore
delle abusate retoriche lamentele
e degli artefatti sospiri esagerati.
Se uno ama veramente,
non lo sbandiera tanto in giro
per avere ovazioni
e confortanti approvazioni.-
-Ma chi ama non può fare
a meno di cantare!-
-Sì, però non s'accorge
d'essere stonato! e di stancare.
"Amore mio, amore mio,
tu sei tutto per me!"
cantano inebetiti e vuoti.
A chi può interessare
il loro amore sbattuto?-
-Esageri. E Petrarca, allora?-
-Il caro Francesco non aveva nulla
da fare, e si divertiva a raccontarla…
Ma di Petrarca ce n'è uno solo!
Questi cicisbei adolescenziali
se non fanno ridere, irritano
con i loro rigurgiti pseudo passionali.-
-Sei troppo presuntuoso
nel tuo giudizio categorico.
Per farti un dispetto, ti recito
una poesia d'amore di… Scegli tu…
Quanti sono i poeti
che non hanno cantato l'amore?-
-In un momento di follia
si può scrivere d'amore.
Ma ripeterlo all'infinito
diventa una grigia monotonia!-
 

Preludio d'amore
Che pace in questo giardinetto!
Cantano melodie gli uccelli,
freschi spruzzi regala
armoniosa la fontana,
sussurrano frasi d'amore
gli alberi frondosi,
al delicato soffio del venticello
soave profumo agreste
emanano tenere le erbette,
scherzano le farfalle
con i fiori delle curate aiuole,
il sole ti abbraccia
con la sua calda luce sorridendo.
Il cuore si riempie di pace
e di gioiosa attesa.
Preludio d'amore…
-Ma son tre ore almeno,
caro amore mio,
che t'aspetto seduto
su questa stramaledetta
panchina verde!-
 

Amor mio,
ti sei innamorata di me
ed ora ti lamenti.
Amor mio,
mi dici che non ti capisco,
che sei fatta così.
Perché io come son fatto?
Vieni qui,
amor mio,
abbandona le chimere della perfezione,
libera il tuo cuore,
abbracciamoci
ventre contro ventre
mentre rotolano i giorni
lungo la china delle speranze.
 

Amor
"Amor ch'a nullo amato amar perdona" [1]
suona nell'aria e sempre più risuona,
e sospiri e gemiti e piagnistei
ti perseguitano dovunque sei.

All'Amor -dicesi- non si comanda:
è della vita soave vivanda.
Però il troppo stroppia come ognun sa
e l'amor s'ammanta di vacuità.
"Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende"[2]
a farti soffrire giammai s'arrende,
ed illuso dai suoi dolci richiami
ti fa credere che soltanto tu ami,
che per l'eternità tu l'amerai
e che per sempre nel suo cuor sarai.

Infatti tu dici da Amor rapito
tali cose da parer rimbambito:
"Amor, che nel mio cor sempre dimora"[3]
mi fa piangere e gioire ad ogni ora;
"e tanto piango, che tutto m'immollo"[4]
e molte volte perfino barcollo;
"Amor ogni tristeza a l'alma toglie",[5]
mi fa salire del cielo le soglie;
"Dolce parole e dolce lacrimare"[6]
fuori dal mondo voi mi fate stare!

(Ne so qualcosa anch'io che ebbi l'assaggio
del sorriso d'amor sublime raggio.
"Se da colei che tal quasi m'ha fatto" [7]
cioè d'amor matto, ch'è rimasto intatto,
mi sarà d'amarla sempre concesso,
sempre restare vorrò in suo possesso.)

Talora l'amor è brutal passione
che ti fa perdere ogni cognizione.
"Lussuria entrò ne' petti, e quel furore
che la meschina gente chiama Amore." [8]
Quante false illusioni ti propina,
mentre del decoro scendi la china!
T'è piaciuta l'avventura galante,
pensavi che eterno fosse un istante.
"Le pene mie lunghissime son tante" [9],
tu sempre dici in modo estenuante.
Adesso altamente tu te ne lagni
e di lacrime il bel viso ti bagni.

Quell'altro pieno di passione ardente
non ragiona più, offuscata ha la mente.
"Viver non può sanza pensier d'amore" [10]
anche quando si reca dal dottore.
"Ahi! tanto amò la non amante amata" [11]
ed urla minacce contro l'ingrata.
Vorrebbe amarla come tigre fiera,
averla in braccio da mattina a sera.
E se ne va gridando a più non posso
con gli occhi furenti ed il viso rosso:
-"Questo d'ignoto amante inno ricevi", [12]
donna, che te la ridi e su ci bevi.-
E c'è chi preso da dolore atroce
con le sue lagne mette tutti in croce:
"Io vivrò sempre in pene,
io non avrò più bene." [13]

"Chi ama non riconosce, non ricorda," [14]
allora è meglio non tirar la corda.
Se davvero l'ami , non minacciare,
i suoi baci in giro non raccontare!
L'amore non è un'offerta speciale
di merce in svendita su uno scaffale.
È un sentimento molto delicato
come fiorellino appena sbocciato.
Ha bisogno di cure ed attenzioni
non di deliqui, non di paroloni.
"Al cor gentil rempaira sempre Amore" [15]
che più è segreto e più acquista valore.

C'è chi si diletta a cantar gli amori
pecorili; son dei moderni autori
squassanti le educande paolotte
che non sanno cosa son le mignotte.
Son bravi educatori sessuali,
dotti poeti di scienze morali.
Si tengano le loro descrizioni,
tutti sanno a che servano gli ormoni.

E non può mancar l'amor virulento
dal linguaggio forte d'un malcontento
abbandonato, ohimè, dalla sua bella,
colei ch'era del cuore suo la stella.
Si scatena a descrivere in dettaglio
dei baci e carezze tutto il bagaglio.
Che si fermasse sarebbe opportuno,
ché ben gli farebbe un po' di digiuno;
ma imperterrito continua a narrare
suonando dell'amore le fanfare.
Tra i poeti erotici lui si pone
con il rischio d'apparire un guardone.
Ci vorrebbe una dose di bromuro
per placare il suo desio imperituro.

Ed ecco lo svenevole e lezioso
che dalle smancerie è tutto corroso.
"O del mio cor dolcissimo martiro" [16]
il mio amor è puro come zaffiro;
"ahi di misero amante van desiri" [17]
è una pompa il mio cuore di sospiri;
"Luce degli occhi miei chi mi t'asconde?" [18]
mentre annaspo d'Amor tra le irate onde?
"Amatemi, ben mio,
perché sdegna il mio core
ogni altro cibo e vive sol d'amore.
V'amerò, se m'amate,
né men de la mia vita
l'amor fia lungo e fia con lui finita.
Ma s'amarmi negate,
morirò disperato
per non amarvi non essendo amato." [19]
"Oh, piaccia a la mia sorte
che dolce teco impallidisca anch'io,
pallidetto amor mio." [20]

Esagerare in amor non è male,
ma mettiamoci un pizzico di sale,
se no l'amore diventa scipito
ed a cantarlo appari rammollito.
Con l'amore, caro mio, non si scherza,
quando meno te l'aspetti, ti sferza.
Non fare come Petrarca e Catullo
e nemmeno come Tasso e Tibullo,
ché ai grandi poeti tutto è permesso,
ché sono del grande Amore riflesso.
E se proprio non ce la fai a tacere,
il tuo operato prova a rivedere.
Fa pensare l'amor non corrisposto:
forse tu le rotelle non hai a posto.
Amor sovrano non ha colpa alcuna,
se avere tu vuoi nel pozzo la luna.

Ma a tutto, se si vuole, c'è un rimedio,
ché Amor, quello vero, detesta il tedio
delle lagnanze ripetute al vento
con grottesco e ridicolo tormento.
La morte s'arriva a desiderare
(Sarà vero? È tutto da dimostrare!)
"Non posso più, o mia speme fallace!
altro che lei o morte non mi piace." [21]

"L'amor pacifico" del nostro Giusti
propone il primo dei rimedi giusti:
"Tu patisci, io non godo, e mi rincresce:
riformiamoci un po' se ci riesce." [22]
Se l'amor , pacifico non è, guai!
non saremo nella vita mai gai:
"E noi col nostro amore agro e indigesto
invecchieremo, creperemo, e presto!" [23]

E come cantò il grande Ludovico
adesso sincero a voi tutti dico:
"Dunque Amor sempre rio non si ritrova:
se spesso nuoce, anco talvolta giova". [24]
E il cantor di Laura sapeva bene
come fare a porre fine alle pene.
Vi riporto integrale il suo "pensero",
vi saluto e vi auguro un amor vero:
"Canzon, s'uom trovi in suo amor viver queto
dì': Muor mentre se' lieto,
ché Morte, al tempo, è non duol ma refugio
e chi ben po morir non cerchi indugio." [25]

[1] Dante, Inferno, V, 103
[2] Dante, Inferno, V, 100
[3] Lorenzo De' Medici, Rime, I miei vaghi pensieri ad ora ad ora, 5
[4] Cecco Angiolieri, Rime, XLIX, 7
[5] Matteo Maria Boiardo, Amorum libri, Libro I, XXVIII, 12
[6] Matteo Maria Boiardo, Amorum libri, Libro III, CLXVIII, 9
[7] Ludovico Ariosto, Orlando furioso, I, II, 5
[8] Angelo Poliziano, Stanze, I, XXI, 7-8
[9] Vittorio Alfieri, Rime, Sonetti, CVIII, 1
[10] Lorenzo De' Medici, Selve d'Amore, Selva II, CXXIII, 7
[11] Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, II, XXVIII, 8
[12] Giacomo Leopardi, Canti, Alla sua donna, 55
[13] Metastasio, Canzonette, La partenza, 5-6
[14] Leonardo Sinisgalli, Tre poesie d'amore, I, 1
[15] Guido Guinizzelli, Rime, V, 1
[16] Giovan Battista Marino, Adone, VIII, 98
[17] Galeazzo di Tarsia, Canzoniere, Vidi vil pastorel…, 12
[18] Ugo Foscolo, Sonetti, V, 14
[19] Torquato Tasso, Rime, 288
[20] Giovan Battista Marino, Pallore di bella donna, 8-10
[21] Lorenzo De' Medici, Selve d'Amore, Selva II, VIII, 7-8
[22] Giuseppe Giusti, L'amor pacifico, 17-18
[23] Giuseppe Giusti, L'amor pacifico, 155-156
[24] Ludovico Ariosto, Orlando furioso, XXV, II, 7-8
[25] Francesco Petrarca, Canzoniere, CCCXXXI, 61-64
 

Una poesia al giorno
Una poesia al giorno
il medico ti toglie
or di torno.

Fa viver la giornata
dal sorriso allietata
d'una fata.

Dipinge di celeste
il cuore nero e gonfio
di tempeste.

Ti empie di pace arcana
quando la sera squilla
la campana.

Ti calma la tristezza
della vita, colmandoti
di dolcezza.

Ti avvolge col suo manto,
ti protegge affettuosa
dal rimpianto.

Amar ti fa di cuore
la donna dei tuoi sogni:
il tuo amore.
 

Se scrivi una poesia
(A se stesso)

Se scrivi una poesia
non fare prediche,
ragionamenti contorti,
elucubrazioni filosofiche.
Esprimi soltanto
l'emozione
la sensazione
il pensiero istantaneo.
Svela una parte di te.
Usa le parole che vuoi,
ma non quelle
trite del linguaggio
dandy
o pubblicitario
o, peggio, burocratico.
 

Il Poeta
Sono un poeta.
Anzi, il Poeta.
Mi piace scrivere poesie,
dialogare in compagnia,
fare elogi se ne ricevo,
scambiare idee costruttive
(meglio se prevalgono le mie),
essere al centro dell'attenzione.
Son sincero:
quel ch'esprimo proviene
dall'abisso del mio cuore.
Uso immagini frizzanti
ed agli errori non faccio caso.
Sono libero di dire
ciò che mi pare,
sono aperto a qualsiasi critica
per migliorare…
Non dico parolacce,
buone per le cartacce.
Però succede che…

-Ma che vuole questo villanzone,
come si permette ignorantone
fare a me quell'appunto?
M'ha proprio rotto
il viril membro!
(non dico parolacce)-
 

Il rimprovero del Poeta
-Perché canti
nuvole mare fiume
e non guerre ingiustizie
atrocità lutti
che affliggono il mondo tutto?
Sei vuoto
come sacco inerte,
afflosciata è la tua anima,
s'emoziona per sciocchezze
il cuor tuo.-
-Non mettermi in imbarazzo,
non so risponderti, o Poeta.
Sono un piccolo uomo
che sente forse troppo
la natura,
che sempre è sincera,
non t'inganna,
ed ha un cuore per tutti.
Parlo di cose a me vicine,
amo le persone a me care.
Scusami se non canto
le tristezze degli altri,
ma ne ho abbastanza
delle mie,
e se semplicistiche son
le mie poesie,
e se metafore dilanianti non uso
come bombe d'espressione,
rumore e luci, abbaglianti,
o se le immagini fuggo
parnassiane,
vuotaggini insulse
perfettissime.
Dico le cose che vedo
e che sento.
Ammiro la tua
virtuale fantasia
e il tuo cuore
che piange sempre.
Tu fai parte dei Grandi Poeti,
e allora
canta come ti pare,
fallo tutte le volte che vuoi,
liberamente,
il diritto è soltanto tuo,
ma rispetta
il mio misero per te punto di vista!-
 

Il salotto dei poeti
Diceva il poeta filosofo,
guru del circolo
delle anime ardenti
e combattute,
alle donne estasiate:
-Il mio passato
è avvolto dalla nebbia
della vita disillusa,
adesso guardo
speranzoso al futuro.-
-E che vedi, vate?-
-Nulla. Ma con qualcosa
mi trastullo. Penso
soltanto al presente.
Seguo convinto il motto
"Godi l'attimo",
ma non faccio mai
in tempo, perché
mi sfugge sempre!-
 

Poeti falsi - poeti veri
Svolazza la farfalletta
fra la verde e fresca erbetta
mentre il fasullo poeta
la canta nell'ora quieta.

Ma bieco il naturalista
cattura l'escursionista
e l'infilza sul vetrino
con il dotto suo ditino:

non bisogna svolazzare,
ma tristi impalati stare.

Così vietato è cantare
il tramonto ed anche i fiori
ai giulivi creatori
di versi superficiali

che non parlano dei mali
che sconvolgono la Terra
da Canberra all'Inghilterra
portati da infausti strali.

I poeti da strapazzo
non valgono mezzo cazzo:
non parlano delle guerre
che dilaniano le Terre;

non deridono i potenti
-tutti quanti delinquenti-;
pensan solo ai fiorellini,
a sbaciucchiar fratellini.

Proprio son degli incoscienti,
scribacchini evanescenti.

Il poeta vero invece
è nero come la pece:
vede il male dappertutto,
chi è contento è farabutto.

Strilla e piange, piange e strilla,
molto più d'una sibilla;
sente solo una campana
quella della morte arcana.

Meglio il canto su un bel fiore
che il comizio di un catone,
meglio seguire un rondone
che ascoltare un barbassore!

Per l'altrui soffri destino?
Hai nobili sentimenti.
A me piace il fiorellino?
Vile roba da pezzenti.

Il poeta sedicenne
s'esprimerà certamente
in maniera differente
da un maturo novantenne.

Scelga ognuno il proprio tema,
al di fuori d'ogni schema.

Forse che per poetare
devi chiedere il permesso
al supremo luminare
che mira solo al suo lesso?
 

Ironia no, ironia sì del poeta
I difetti vedo altrui
della vita nostra ria
anche quei che son più bui.
Ma mi manca l'ironia.

Ho cercato varie volte
d'accettare delle critiche
tanto ingiuste e tanto stolte
quasi sempre non empiriche.

A me piace l'ironia
se agli altri è ben rivolta,
non a me ché so chi sia
e mai a chi non t'ascolta.

In più non ho bisogno
di sentire sul mio conto
ch'io soltanto laudi agogno
come fossi proprio tonto.

Io non ho la frenesia
di strafar con l'ironia
e dagli altri non accetto
che si manchi di rispetto.

Detto questo, è tutto chiaro,
or potete pur parlare,
ma non sia l'oltraggio amaro
col fine di smerdare.

Criticarmi voi dovete
mescolando qualche pregio,
solo allora voi saprete
che son anche alquanto egregio.
 

Il poeta a secco
Oggi non mi va di scrivere.
S'è inceppata la macchinetta
del brillante mio estro.
Cosa mai sarà successo?
Ecco: a furia di poetare
mi sarò rimbambito.
Ma ho in serbo un trucchetto:
quando manca l'ispirazione
agli altrui penso problemi./fatti
E comincia la mia mano
a correre come un fiume
rapido e impetuoso
che trasporta le sue acque
verso il mare suo amico
per avere il suo abbraccio.
E così la pace ottengo.

Nulla sfugge all'animo
mio sensibile e soave.
Scuote il mondo un terremoto?
Io soffro con la penna.
Scoppia lì una guerra?
Io combatto per la pace.
Due treni si son scontrati?
Io canto la tragedia.
Mezza Italia è bloccata
sotto un manto di neve e gelo?
Io piango i bei giorni,
e condanno l'imprudenza.
Ho visto ieri una bella donna?
Il mio cuore fa pum pum
ed esprimo il mio amore
con fraseggio manierato.
Il mio cane non sta bene?
Vi racconto le sue pene.

Se non scrivo io sto male.
È per me una droghina,
quasi come una tazzina di caffè./un caffè
Preoccupato, sono andato
da un emerito psicologo
che m'ha detto: - Scriva, scriva
che le passa! - E s'è beccato
duecento euro. Maledetto!

Quando vedo certe cose
- arricchirsi, impoverirsi -
scrivo scrivo ancor di più.
Il mondo è pieno d'ingiustizia.
C'è chi disse un lontano giorno:
- È più facile che un cammello
passi per la cruna di un ago
che un ricco entri nel regno di Dio! -
Non mi risulta, mi dispiace.
Questo proprio non si sa. So soltanto
che se la spassano alle tue spalle,
imbrogliandoti sorridenti
quando proprio ti va bene.
Altrimenti devi soffrire,
faticare e morir di fame.

Detto questo, ora chiudo.
Vi prometto che mai più
vi scoccerò con le mie lagne,
anche se cascasse il mondo.
 

Al dio Apollo
Già una volta ebbi a dirlo
preferisco lo zirlo
d'un tordo cantatore
al verso creatore
di malanni e sventure
d'uccisioni e torture.

Piangono sempre più
i poeti quaggiù.
Afflitti e molto tristi
e d'angoscia provvisti
spargono come fiori
piagnistei e gran dolori.

O Apollo, protettore
del verso facitore,
ascoltami, ti prego,
escogita un ripiego.
Ti supplico, dio Febo,
fagli pure una flebo
di sorrisi e risate
di canti e serenate.

Che bevano barbera
dal mattino alla sera.
Vadano in sacrestia
a cantar litania,
se a lor piace esser mesti
pur nei dì non funesti.
Ci lascino godere
il cielo e le riviere,
il mare e la montagna,
il bosco e la campagna.
 

Cra cra cra
Settantunomila cavalli blu
nitrendo volano in cielo su e giù.
Portan messaggi di moralità?
L'asinello celeste non lo sa.
Raglia felice in mezzo ai suoi cugini,
degli uomini non conosce i destini.
Privo di soma non pensa alle guerre,
nefandezze che insozzano le terre,
non strilla di continuo contro il male
e chi sbaglia con odio non assale,
non discetta di morale a parole,
non dà consigli al mondo e manco al sole.
Non per questo i cavalli lo rampognano,
anzi a ragliare libero lo invogliano.
Lassù tutti sono veramente uguali,
perfino i somarelli aprono le ali.
Ognuno s'esprime come gli piace
e sotto la cenere non c'è brace.
Non ci son retorica ed apparenza,
è bandita la verde virulenza.
Quaggiù vige il canto di cose tristi:
sono gli artisti bravi conformisti.
Sul Pianeta del pulpito poetico
se sgarri, sei trattato come eretico.
Il gran capo delle cornacchie nere
strepita astioso il suo trito sapere.
Dice all'usignolo come cantare,
cra cra cra come cra cra cra cantare.
 

Lo scrittore
Quando non ho nulla da fare,
e questo succede spesso,
scrivo, mi siedo, scrivo
tutto quello che mi passa
per la testa. Poi mi metto
sul balcone e guardo in giro.
Ho negli occhi una telecamera
incorporata che registra tutto quanto.
La mia mente è un computer
con un magico disco rigido
contenente i miei scritti.
L'estro non mi manca.
Io esploro i sentimenti,
suscito emozioni,
sprigiono sensazioni.
Sono un frullatore di idee
originali e portentose.
Ho un cassetto pieno zeppo
di poesie e romanzi già finiti.
Ho inviato delle copie ad emeriti editori
senza avere alcun riscontro.
Incoscienti ed ignoranti:
non sanno ciò che si perdono.
Uno solo, con sfacciataggine
mai vista, mi ha consigliato
di correggere i numerosi errori
di ortografia. Mica siamo a scuola, dico io!
Io creo, scrivo d'impeto
e non bado a pedanti sciocchezzuole.
Quando mi leggo, sudo d'emozione;
quando mi recito, davanti allo specchio,
fremo tutto e mi commuovo.
Non leggo molto gli altri:
dicono sempre le stesse cose!
Partecipo a tutti gli incontri
d'autore, due - tre volte alla settimana.
Si discute di cultura: poesia, filosofia,
letteratura, architettura, e così via.
Per gli invidiosi sono chiacchiere
di fannulloni (che a far niente sono buoni).
Che abbiano ragione? Forse per gli altri,
ma non per me. Vi confesso:
ho un piccolo difetto.
Mi piace apparire, partecipare
come giurato ai concorsi letterari
per scroccare qualche pranzetto
o qualche bottiglia di liquore.
A parte questo sono un eclettico
scrittore, per ora snobbato autore,
che hanno reso un po' nervoso.
Mi consolo. Un giorno sarò famoso.
 

Lo scrittore 2
(Dialogo con un cavallo selvaggio)

-Sono il cavallo brado
del sentimento e delle emozioni.
Galoppo sfrenato nella prateria
libero da vincoli e da staccionate.
Con la criniera al vento
nitrisco felice e protervo
alle erbe, ai monti, al sole.
Non ho zoccoli ferrati
come quei poveracci
bellimbusti da sfilata
o quei disgraziati
che tirano carretti
o corrono a perdifiato
frustati sulle piste
per avere uno zuccherino.
Annuso fiori,
bevo acqua fresca,
assaporo sensazioni genuine.
Alla minima ombra, scalcio.
Non ho regole,
sono il re della prateria.

-Ed io sono lo scrittore naïf,
e mi comporto come te,
mio bel cavallo,
simbolo dell'arte mia poetica
e dell'espressione mia estemporanea.
Odio le regole,
buone per chi ha tempo.
Libero m'esprimo
come a me pare,
e guai se qualcuno s'intromette.
Che si faccia i fatti suoi!
Se no mi comporto come te:
m'imbizzarrisco
e sferro calci,
se non apprezzano i miei scritti.-
 

Son fregato
Ciao, bella.
Ho la testa
che mi ronza
e il cuore
non sta zitto.
Sono i guai
che m'attirano,
e non riesco
a sfuggirli.
Forse tu, se volessi,
con un cenno
potresti farli
scomparire.

Ciao, bella.
Non dici niente?
Forse hai capito
ch'è colpa tua.
Mi hai preso
di sorpresa,
e i guai sono giunti.
Solo tu puoi
mandarli via
per incanto e magia.
Lo sai bene,
ma non t'interessa.
Son fregato, bella mia,
non può aiutarmi
nemmeno mamma mia.
 

Satironica

Benedetto fu quell'errore
Parcheggio l'auto
davanti al Regina,
questa mattina.
Oggi fa fresco.
Entro prenoto esco.
Cinque minuti
con i saluti.
Vedo il foglietto giallo
come quello del pappagallo
rifilato con destrezza
sul parabrezza.
Che velocità! È opera
dei figli di Nembo Kid
venuti da Madrid?
No, dei vigili di Multario,
Comune leggendario,
spuntati fuori
bicolori
chissà da quale cirro.
-Cavolo, mi dico,
non sarà mica…-
Apro il foglietto
maledetto
sull'adirato andante.
Scritto pedante:
infrazione al codice
stradale…
È proprio formale!
Mi si commina l'ammenda
(qual reprimenda!)
"per aver sostato sul d'osso"
(d apostrofo osso).

Quando dico al Comandante
dei super vigilantes,
in modo disarmante,
che non potevo
aver parcheggiato sull'osso,
come un molosso,
si mette a ridere
e, meno male,
strappa la multa
demenziale.
E poi parlano male
degli errori d'ortografia.
Pignoli, andate via!
 

Cani e gatti
Stava la bambina con il gattino
a giocare nella via con le amiche,
quando passa la signora Bubino
coi quattro cani e le due Federiche.

Le care giovanili bighellone,
che vivono allegramente alle spalle
dei cari genitori con pensione,
amano svolazzar come farfalle.

Passeggiando vanno con la signora
che per i cani ha passione materna,
che a loro dedica il suo tempo ognora,
credendo così d'esser ultramoderna.

Si slanciano i cani contro il felino,
rapido il gattino subito scatta,
s'inerpica elastico su di un pino,
urla la signora come una matta

a richiamare la truce quadriglia.
Abbaiano i cani in modo feroce.
Piange la bambina, povera figlia,
arriva la madre che ad alta voce

strilla: -Invece di lavorare, a spasso
va coi cani a disturbare i vicini.
Non ha mai portato le figlie a spasso;
i cani, sì, ché sono i suoi amorini.

Almeno li tenesse a freno, guarda
che macello combinano, bastardi!
e poi in giro ti fa santa Ermengarda
e sporca la strada senza riguardi-

Si danno da fare le Federiche
a calmare i quattro cani eccitati,
mentre piangono la bimba e le amiche.
Lanciano le donne urli incontrollati.

-Mi dispiace per quello che è successo,
ma tu pensa ai fatti tuoi e lascia stare
la mia vita privata, ché il processo
non lo puoi fare tu che non sai amare.

Guarda come hai ridotto tuo marito,
che per disperazione se n'è andato!-
-Non con te che più volte ci hai provato
come con tutti quelli che hai svestito.

In giro si sa quale sia la tua arte:
i mariti delle altre portarsi a letto,
ma da un bel pezzo l'hai messa da parte,
perciò hai i cani che ti danno il bacetto.-

Si butta esasperata la Bubino
addosso alla signora Maddalena
con le mani protese ad uncino
dando vita a penosa e turpe scena.

Schiaffi si scambiano ed in viso graffi
davanti alle bambine spaurite,
le mani usando come quattro raffi,
ed alle Federiche sbalordite.

Uno dei cani sfuggito alla presa
scatta all'attacco contro la nemica
che cade all'indietro per terra stesa
stretta all'altra come edera antica.

Numerosi curiosi richiamati
e dai latrati e dagli urli e dai pianti
increduli arrivano, esterrefatti
vedono le donne come Baccanti

aggrovigliate in orgiastica rissa.
I carabinieri arrivano infine,
chiamati dalla vicina Clarissa,
che all'oscena lite mettono fine.

Si rialza la Bubino col naso
rotto, Maddalena con l'occhio destro
tumefatto, e non è stato un omaccio
a combinare tutto quel malestro.

I carabinieri fanno i verbali
raccogliendo intorno testimonianze.
Si guardano in cagnesco le rivali,
ognuna esternando le sue doglianze.

-Io vado subito dal mio avvocato!-
minaccia chi dovrebbe stare zitta.
-Un conto pagherai molto salato!-
replica Maddalè con voce afflitta.

-Ora andate dal dottore- consiglia
un carabiniere, -e state un po' calme-
Maddalena se ne va con la figlia,
la Bubino si massaggia le palme.

Ed il gattino? È rimasto sul pino,
poverino, e miagola disperato.
Torna indietro la bimba sotto il pino
e lo chiama col cuore addolorato.

Il gattino non scende, teme ancora
l'assalto dei primordiali nemici.
Vengano i Vigili del Fuoco, allora,
a ridare la gioia ai nostri amici!

Rapidissimamente sono giunti
e in un battibaleno per magia
come avviene nei fantastici cunti
hanno ridato il gattino alla "zia".

E i cani? Son tornati nel canile.
Non sono liberi né rispettati,
trattati come bambini in cortile.
Ma per fare i bambini non son nati.
 

Requiem aeternam…
Oggi sono stato ad un funerale
- non al mio, né al tuo, ma al suo -
Camminando piano piano
dietro l'auto respiravo
sbuffi e scarichi di nafta.
(Io una carrozza vorrò con cavalli!
Almeno non tossiranno o per forza
piangeranno i cari amici, i parenti
tutti, i conoscenti e curiosi vari)

C'era il prete col microfono in mano
(viva, viva la tecnologia)
che avanzando recitava il rosario:
Ave Maria, piena di grazia…
- Madonna mia, che bel radicchio!
Guarda lì! - esclama la moglie
del fido amico, accennando
a un orto tutto pieno d'insalate.

Si snodava il corteo con la nenia
delle preghiere: Ave, Pater e Gloria
fino al viale dei Cipressi
costeggiante il cimitero.
Il prete che del duomo sul sagrato
gaudiosamente col sagrestano
se la rideva, ora, arrivati lì,
triste e cupo biascicava
officiando: volontà del Signore,
opere buone e paradiso.

Data l'ultima benedizione,
incomincia il ritornello
dei baci a questo e quello,
degli abbracci generosi,
delle strette vigorose.
Scure facce di circostanza:
- Condoglianze! - … anze, … anze.
C'è la folle baciatrice
che se il giro non completa
dei parenti tutti quanti le vien meno
il respiro. Tira fuori il fazzoletto,
soffia, piange, ride, abbraccia.
Devi tu, addolorato, consolarla
stringendo forte forte la sua mano,
profumatissima per l'occasione.
E guai a chi porta gli occhiali!
Quei due si son scontrati
con metallico rumore
di stanghette mezze storte
e di lenti appannate.

- Requiem aeternam dona ei, Domine… -
- Meno male ch'è finita!
Mi stringono le scarpe
e i piedi mi dolgono.
Con questo freddo poi
son tutta irrigidita -
dice l'annoiata all'amica
- et lux perpetua luceat ei
et requiescat in pace - Amen.

Se ne vanno a gruppetti passeggiando,
parlottando tra le tombe, elogiando
il defunto. Si svuota il camposanto.
Torna il silenzio, pregano i lumini.

- Finalmente posso ora stare in pace! -
dice il morto, grattandosi l'orecchio,
stiracchiandosi, e gli occhi spenti aprendo.
 

Guerra e pace
La pace! La pace! La pace!
Urlano inferociti
minacciosi t'assalgono:
t'ammazzerebbero volentieri
pur d'ottenere la pace degli altri.
La pace! La pace! La pace!
Vuota, ornata parola
assordante il mondo intero;
atavico desiderio dell'uomo
che è nato per la guerra.
La pace! La pace! La pace!
Sfilano cortei inneggianti.
La pace vogliono,
ma anche il petrolio;
la pace vogliono,
ma anche il danaro.
La pace sorrida
ai buoni ed ai cattivi;
salviamo i bambini,
affamati, senza genitori,
eliminati dai dittatori.
La pace! La pace! La pace!
Vogliamo la pace!
Vogliamo star comodi:
avere più macchine,
vestire alla moda,
lavorare poco,
guadagnare molto.
La pace! La pace! La pace!
Libertà vogliamo, animali non siamo;
pretendiamo rispetto, siamo tutti uguali.
E intanto odiano il vicino;
vorrebbero vederlo morto
perché non la pensa come loro.
La pace! La pace! La pace!
Si riempiono la bocca di pace
e la tasca di soldi
- A proposito, da dove arrivano? -
Da mamma e papà?
Sono sempre in giro,
lavoro non hanno,
la protesta è il loro mestiere.
La pace! La pace! La pace!
Vendiamo le armi,
pace gridiamo.
Arricchiamoci con la tecnologia
e per mano prendiamoci.
La guerra scateniamo
dell'interesse e del benessere,
e poi insieme balliamo cantando:
La pace! La pace! La pace!
 

L'automobile
Sono la tua regina.
Non del focolare domestico,
ma della strada asfaltata.
Hai tanta cura di me,
mi cospargi di creme,
mi accarezzi con spazzole,
mi profumi i sedili,
mi fai sempre più bella.
Sono la tua padrona.
Mi ami e mi porti
sempre con te,
vessillo della tua grandezza.
Ti piace lanciarmi
a folle velocità.
Vuoi essere sempre primo.
Superi questo, superi quello.
Sono in ansia per te.
Ho paura che farai
una morte stupida.
Ti sfracellerai insieme con me
contro qualche camion.
Non morirai, no, colpito
da una pallottola, da un ictus,
stroncato da un infarto,
abbrancato dal subdolo cancro,
disfatto dal nefasto AIDS,
stritolato da una pressa,
steso sul letto a novant'anni.
No, morirai stupidamente,
senza motivo, mentre acceleri,
di morte violenta, mescolato
a me, nell'urto finale,
apoteosi di plastica e ferraglia.


L'Angelo del Male
Ho occhi azzurri
capelli biondi
labbra rosse
un sorriso devastante.
Sono l'Angelo del Male.

Ho un corpo flessuoso
attraente e seducente
calamita del sesso.
Sono l'Angelo del Male.

Ho ricchezze da donare
desideri da appagare
cuori da spezzare.
Sono l'Angelo del Male.

Ho anime a me avvinte
da perfido contratto.
Immenso è il mio potere.
Chi mi segue sarà perduto.
Sono l'Angelo del Male.

Regina dell'assassinio,
quando siedo sul mio trono,
mi appoggio sulla coda
lunga quanto la tua vita.
Sono l'Angelo del Male.
 

La festa dell'uomo
Io protesto. Sì, protesto.
Anch'io voglio la mia festa.
Hanno tutti la sua festa.
C'è la festa della Mamma,
c'è la festa del Papà,
c'è la festa della Donna,
c'è la festa del Natale,
c'è la festa della Pasqua.
La Madonna ha tante feste,
più del Figlio suo Gesù.
Anche ai Santi si fa festa,
e di loro il cielo abbonda.
Veneriamo con incenso
voi perfino, poco noti,
Santi ed Ungero e Nemesio,
Sante Zita e Cunegonda.
Solo a me non fanno festa!
Sono un uomo, tutto qui.
Anch'io voglio il regalino,
tanti auguri e le mimose.
Io lamento tal mancanza:
non esiste d'uom la festa!
Voi pensate che sia in festa,
fin da quando su nell'Eden
Eva ben gli mise in testa
di sfidare il sommo Dio?
Mamma mia che gran balordo,
la figura far del tordo.
E d'aver d'allor si crede
l'alto scettro del comando,
ma lui proprio non s'accorge
che alle nostre novelle Eve
soggiacere spesso deve.
E da sciocco guastafeste,
per mostrare quant'è fesso
questo in testa lui s'è messo:
fare feste, solo feste.
 

Zac!
Quando morirò
morirò
-chi se ne frega!-
e adesso non farmici pensare.
Te l'ho detto mille volte:
la morte è una cosa naturale.
Per averla non devi fare niente.
Ti basta aspettarla.
Ed ecco che all'improvviso
zac!
manco te ne accorgi
e sei fregato!
Tu che hai accumulato
tutti quei soldi…
Tu che hai imbrogliato
tutti e te stesso…
Tu che hai pregato
tutti i giorni…
Ecco, non ci siete più!
Vermi e terra,
ossa e polvere.
 

Ho provato e riprovato
Ho provato a farmi
un bagno nella vita,
ma l'acqua era gelata.

Ho provato a cambiar vita,
ma i pezzi di ricambio
erano finiti.

Ho provato a pensare,
e da molto penso ancora.

Ho provato, provato, provato.

Mi rimane soltanto una prova.
Ma quella non potrò raccontarla.
 

Luna storta
La luna stasera ha le traveggole
e fa dispetti agli innamorati
scambiandoli per ladri.
Si nasconde dietro le nuvole,
non vuole proprio farsi vedere,
e, quando per un attimo si affaccia,
sogghigna e non strizza l'occhio.
E anche delle stelle se ne infischia.
Un alone grigiastro la fa apparire
dolorante. Ha mal di testa,
e non aspetta altro che finisca
la notte per andare a riposare.
 

Sognavo
Sognavo di sognare che sognavo,
ma tutto era reale, vero.
Mi trovavo nell'ufficio
delle tasse,
scambiato per un evasore.
Credevo di sognare che sognavo,
ma quello insisteva
sui miei lauti guadagni
di pensionato.
Alla fine gli ho detto:
mi lasci sognare
soltanto di notte.
 

Io sono uomo…
-Io sono uomo di mondo,
non faccio il vagabondo.

Io sono uomo di mare,
m'è permesso sbagliare.

Io sono uomo d'onore,
m'affido al posteriore.

Io sono uomo di scienza,
sfioro l'onnipotenza.

Io sono uomo straricco,
zitto! sennò t'impicco.

Io sono uomo di chiesa,
fregare non mi pesa.

Io sono uomo di pace,
carcere a chi non tace.

Io sono uomo di guerra,
vi sbatto sottoterra.

Io sono uomo politico,
le leggi mi modifico.

Io sono uomo vincente,
tu senz'altro perdente.

Sapete chi sono Io?
Sono figlio di Dio.-

-Allora sei fratello
di tutti noi, che bello!-

-Fratello? Ma io scherzavo!
Un po' d'arie mi davo.
State da me lontani
senza pensieri strani.-
 

Esame di Stato
-Mi parli di Marziale-
Così pose la domanda
il professore di latino.
Cominciai dagli Epigrammi,
ma a lui non andava bene.
Voleva sapere della vita del poeta.
Che fregatura! Non ricordavo nulla.
-Passiamo a Catullo-
(Mio poeta preferito)
Partii di slancio
con Odi et amo,
ma a lui non andava bene.
Voleva sapere quanti anni
aveva avuto, quand'era morto...
Farfugliai qualcosa.
-Non ha studiato molto, lei!
E dire che nello scritto
ha fatto bene-
(A mente gli dicevo: vaffanculo stronzo!)
-Le posso parlare dei Canti-
-No, no, mi parli piuttosto
di Pomponio Mela.-
E chi è? Per poco mi scappava.
L'avevo sentito qualche volta.
Ci divertivamo con quel nome
altisonante abbinato al frutto
che mi piace tanto.
Ma non sapevo cosa dire.
-Mi chieda, per favore, che so,
di Persio, Lucano, Giovenale
(sapevo tutto sulla sesta satira),
Pomponio non l'abbiamo studiato-
-Meno male, almeno non dice
che non c'è sul libro!-
(Fetentello, il professore).
Le cose si mettevano male.
Per fortuna s'avvicinò
il presidente di commissione.
Parlottarono… e dopo…
-Ci esponga un argomento a piacere-
San Giovenale era a portata di mano.
Partii a razzo con la sesta satira…
Insomma, me la cavai
per il rotto della cuffia.
In compenso non so ancora molto
della vita di Marziale e di Catullo,
ma leggo volentieri le loro poesie.
Di Pomponio Mela poi posso dire
che forse aveva la faccia
come quella del prof di latino.
 

Più non riderai
Giovincella sbruffoncella,
per non dir puttanella,
che ti credi tanto bella,
hai visto ed irriso hai
i capelli d'argento
e il fisico non più aitante
d'un anziano asciutto e magro,
mentre passeggiava
sovrappensiero per i fatti suoi,
ridacchiando ranocchietta
con le fatue amichette.
Sciocchina, tutta liscia,
abbronzata, bruciacchiata
da lampade coi raggi blu,
con il viso pien di crema
e le labbra di rossetto colme,
il vecchietto ha destato
il tuo scherno di battona.
Pensa un po' a tuo padre,
se ce l'hai, forse forse
più non riderai.
 

A me piace l'asinello e…
A me piace l'asinello
ch'è paziente, non saccente,
e nemmeno è furfantello:
non offende mai la gente.

E per questo l'han cantato
i poeti del passato
tanto cari ai rimatori
acri più d'agri censori.

Anche l'asino ha sbagliato,
come avviene a questo mondo,
ma soltanto se picchiato
da un padrone fremebondo.

S'accontenta della paglia
e lavora tutto il giorno.
Non sfottetelo se raglia
col suo canto disadorno.

Per sfilare non è fatto
come nobile stallone,
ma non molla di soppiatto
calci in culo al suo padrone.

Lui sta quieto e non disturba;
se gli dicono ignorante
non per questo si conturba:
non risponde all'arrogante.

A me piace l'asinello
che non sta con il succhiello
a bucare il tuo cervello
con la vite dell'orpello.

A me piace l'asinello
che sopporta i sapientoni,
ma che scalcia sul più bello
se gli rompono i coglioni.

E mi piaccion le asinelle
affettuose e birichine,
e mansuete e tenerelle
della vita medicine.
 

Piango
Mi preparo il sugo.
Penso alla mia vita,
alle brutture del mondo,
a te lontana.
Sono solo,
ma non mi dispiace.
Affiorano particolari,
belli, brutti;
momenti felici,
momenti tristi.
Ricordo con esattezza
l'ultimo inevitabile litigio,
quando ci siamo mandati
finalmente a quel paese.
E così piango...
mentre taglio la cipolla.


Questo giorno l'è speciale
(8 marzo)

Questo giorno l'è speciale:
della donna ricordiamo
solo il bene e non il male,
che scopristi, padre Adamo,

in quel giorno del misfatto
a tue spese, caro mio,
quando tu compisti l'atto
di sfidare il santo Dio.

Dar volevi alla tua sposa,
passeggiando nel Giardino,
un rametto di mimosa,
ma sbagliasti, gran meschino.

Non vedesti l'alma pianta,
caro mio progenitore!
È la Terra ancora affranta
per il tuo marchiano errore.

Se l'avessi tu trovata,
forse su staresti ancora
a far tu vita beata
con la fida tua signora,

che voleva il fiore giallo;
ma il serpente farabutto
te la fé cadere in fallo
rovinando così tutto.

Quel che poi successe sai,
e per gli uomini viventi
fin d'allora sono guai,
anche quando sono spénti.

Ecco dunque perché voglio
regalare alla mia sposa,
fresca più d'un bel germoglio,
un rametto di mimosa:

non avvenga un'altra volta,
per azione alquanto stolta,
di finire in cattive acque
come a Lui più volte piacque.

La mia donna mi vuol bene,
non le piacciono le mele;
m'incatena con catene
d'amor gonfie come vele.

Come sempre vi sarà
il sigillo dell'amore:
dolce bacio scoccherà
ricevendo il giallo fiore.
 

Venere mancata
Se mi guardi, mi vedi?
Ho sempre un dubbio:
i tuoi occhi a sghimbescio
guardano sempre gli altri.
 

Buona vacanza
A furia di sentirmi dire:
-Buona vacanza!-,
ho chiesto alla banca un prestito
ad un tasso non proprio conveniente.
Adesso anch'io me ne andrò
in vacanza -che bello!-
tanto per dimostrare che non sono
l'ultimo degli ultimi, ma quasi,
tanto per poi dire:
-Chi me lo ha fatto fare!-
Vacanza, vacanza,
che cos'è la vacanza?
Non stavi bene a casa tua
al fresco degli alberi?
Ma sì, però adesso sono abbronzato
e con un debito in più da saldare.
 

Assolutamente sì
Ritorna la moda
cicisbea dei salotti
dei cervelli cotti.
Assolutamente sì,
adesso si dice così.
-Ed attimino è superato?-
-No, è obsoleto!
Non si usa più,
come un vecchio tutù.-
-Ma non vi dà fastidio
ripetere da bravi pappagalli
espressioni d'insulsa smanceria?-
-Assolutamente no!
Siam moderni,
acculturati,
fantasiosi creatori
di speciali neologismi
e fruitori
di isole dei famosi
e... quant'altro.
Noi backuppiamo
con grazia e leggerezza
la bellezza della vita.-
-Backucché? Questa è buona.
È l'ultima dei bacucchi!-
 

2017
Quest'è il mio anno fortunato.
L'hanno previsto Branko e Paolo Fox,
Luis Velasco e il mago Egitto.
Con quei quattro soldi
che mi son rimasti
giocherò al Lotto e all'Enalotto;
alle Lotterie Italia,
ma guarda che sfortuna,
finora è andata male,
al Gratta e Vinci peggio che peggio.

E di che vivrò? Non lo so.
Ho moglie e figli
e son disoccupato.
L'unica speranza è il gioco.
E lo Stato che fa?
Questo Stato biscazziere accetta
che le fabbriche siano spostate
chi sa dove...
E noi rimaniamo poveracci
in un mondo di nastrini e telefonini.
I miei figli hanno fame
non solo di cibo...
La crisi finanziaria…
Ma quando i Governi del mondo ricco
la smetteranno di farci imbrogliare?
Viviamo di sogni che sfumano,
di illusioni che sprizzano via
come bollicine di spumante.

Ho pregato Sant'Antonio,
la Madonna e Gesù Cristo,
ma il lavoro non s'è visto.
Ridatemi il lavoro
che m'è stato tolto
ingiustamente.
Sennò che faccio...
Un furto? Una rapina?
Mi ammazzo? Vi ammazzo?
Quest'è il mio anno fortunato!
 

Tocca a tutti
Ogni tanto sono preso
dallo sconforto:
dovrò morire.
Ma poi subito
mi passa
e me la rido:
tanto tocca a tutti!
 

Mannequin
Manichini ambulanti
robot della moda
anoressiche eleganze
costosissime
e molto fatue
disumane speranze
per chi sogna
una vita dignitosa.
 

Addio
Mi ti ero affezionato,
anzi ti ho quasi amato.
Mi portavi con te,
ti portavo con me.
Insieme siamo stati
nella pioggia e nel vento,
con sole e con tempesta
per paesi fatati
senza aver un tormento
con la tua bella cesta.
Il color verde giada
spiccava per la strada;
e quando tu passavi
t'ammiravano gli avi,
i giovani e i bambini
ed anche gli sposini.
Purtroppo sei invecchiata,
sei stata ritoccata,
fai fatica in salita
e più non fai una gita.
Dobbiamo separarci,
l'addio dobbiamo darci
presso l'autosalone
della ditta Rondone,
oggidì alle diciotto
col cuore tutto rotto.
 

Il conformista
Se sono triste, rido;
se sono allegro, piango.
Sembro un po' matto, vero?
Ma che ci posso fare!
Così la mamma mi creò,
tanto tanto tempo fa.
Ho urlato allora apertamente,
urlo ancora, ma in silenzio,
e nessuno se ne accorge,
perché sono tutto compassato,
conformista senza appello
con in mano il cappello
quando incontro il signor Venali
a cui pulisco gli stivali,
spazzolando alacremente
per avere in cambio niente:
solo un sorrisetto di compassione
ed un puffetto di consolazione.
Ora capite perché
sono allegro
quando piango,
e sono triste
quando rido?
Nell'inchino, poi, sono un portento.
Mi riesce proprio bene.
Esercizi su esercizi curvato hanno
la mia schiena a sufficienza
per essere il primo dei lecchini.
Non vi dico il mio nome,
tanto voi già lo sapete;
mi vedete tutti i giorni
sul lavoro, a passeggio, in TV.
Dappertutto io sono.
 

S'avvicina Natale
S'avvicina Natale
ed io divento buono.
È una festa geniale,
il compendio del dono.

Tutto l'anno cattivo,
mi sciolgo nell'amore
pel prossimo nocivo,
e bandisco il rancore.

Addobbo la mia casa
di luci e varie stelle
di falsa gioia invasa,
e offro alle miserelle

dolci dell'anno scorso,
panettoni scaduti,
e senza alcun rimorso
porgo cari saluti.

Mi pento dei miei mali
alla fine d'ogni anno,
e ricevo regali
perché ch'io sia non sanno.

Vado in chiesa a pregare
il dolce Bambinello
che tanti faccia fare
affari al mio orticello.

Stringo la mano a questo
finora mio nemico,
che da sempre detesto
molto più d'un lombrico.

Basta una Santa Sera
per ripulire bene
la mia coscienza nera
di persona perbene.

Passata la gran Festa,
io ritorno a pensare
di spaccare la testa
a chi mi vuol fregare.
 

Notte Santa
Scende placida la neve
e suonano le campane,
mentre nasce il Bambinello.
Intirizzito e rannicchiato
me ne sto sul marciapiedi
tra i miei stracci e il cartone.
Prego Dio che non m'ha aiutato.
Sono brividi gli auguri,
aghi di ghiaccio nel mio corpo.
Son lontani di mia madre
i caldi baci e gli abbracci.
Uno sbaglio m'è costato caro.
Avidità ed incomprensione
m'hanno buttato sulla strada.
Sono solo, il freddo aumenta,
meno male che ho un po' di vino.
Scende placida la neve
sul mio corpo rattrappito.
 

I commedianti
Ricomincia il teatrino,
sia lontano sia vicino;
si ripetono le scene
dei litigi e delle mene.

Sono illustri personaggi,
recitanti la lor parte,
che l'Italia crede saggi,
degni della sublime arte.

La politica, vi dico,
che li rende molto lieti,
quando su c'è il caro amico
che gli toglie tutti i veti.

Sono tutti consiglieri,
qualcheduno consigliori.
Democratici avantieri,
gran codini a posteriori.

C'è chi dice fai così,
c'è chi dice fai cosà.
E poi lui non fa così
e nemmeno fa cosà.

E t'imbroglia, caro mio,
con il suo forbito verbo,
con il suo contegno pio
mentre in cuore mette in serbo

di carpirti la fiducia
per andare in Parlamento
a veder come s'inciucia
anche chi ti vende il vento.

C'è quell'altro assai sapiente
che rimbrotta a destra, a manca;
per lui sei grand'insipiente,
del saper lui dotta banca.

Di Voltaire tien la posa,
Robespierre non detesta.
E se idea diversa un osa,
rotolar gli fa la testa.

Ora viene il buon paciere:
è contrario ad ogni guerra;
e parlandoti ore intere,
porta pace in ogni terra.

Contraddirlo tu non devi,
se no sei un poco di buono
che nel petto l'odio allevi,
dell'amor aborri il suono.

Ecco l'ateo religioso
che ti fa il Savonarola;
incazzato e permaloso
quasi sempre ha mal di gola.

Non c'è più Papa Alessandro
che ti manda sulla pira;
togli il tuo vecchio scafandro,
frena pure la nera ira.

E ti giunge qui il credente:
è dogmatico e melenso,
sfegatato ed impaziente
sparge in giro il fido incenso.

È filosofo affermato,
sembra serio e non sbruffone;
con il viso suo truccato
andar può in televisione.

Or s'affaccia l'affarista:
strizza l'occhio, ti sorride,
ti presenta la sua lista
di favori, mentre stride

l'onestà con le promesse
di sonanti bei soldoni;
le virtù son idee lesse,
buone solo pei coglioni.

E non manca il comunista
che combatte i rei collusi;
pensa intanto alla provvista,
l'occhio chiude sugli abusi.

Ha lottato giorni e mesi,
finalmente è deputato;
ora vuole gli sian resi
tutti i soldi che ha sganciato.

Il fanatico leghista
gli immigrati vuol cacciare;
s'accompagna a lui il fascista
suonatore di fanfare.

Vanno insieme litigando,
e facendosi dispetti;
hanno un piano miserando:
riempirsi di confetti.

Alla fine un disertore
ci promette mari e monti;
da buon transfuga il signore
vuol mandarci sotto i ponti.

Pare un prete missionario
che promette forti sconti.
È sincero il visionario?
Crede lui che siamo tonti?

È sì bello il teatrino!
Qui c'è il guelfo, il ghibellino
che s'azzuffano ogni giorno
per avere un buon contorno.
 

Messaggio elettorale
Andiamo a votare, fratelli!
Stavolta faremo sfracelli.

Lo dico e ridico da tempo
il voto non date ai magnoni,
io sono con voi da gran tempo
e certo darò dei bei doni

a tutti coloro che sanno
stimare la nostra bravura.
Non siamo persone d'inganno
con mani lordate d'usura

di quelle che mettono tasse
ai ricchi che vivono male,
ché sono bersaglio di basse
manovre d'oscuro sleale

vampiro che succhia il denaro
sudato con duro lavoro.
Ricchezza daremo, non baro;
agli egri daremo ristoro:

per loro c'è sempre il pandoro
donato dal nostro buon cuore;
in banca porremo il nostro oro
per fare agli amici un favore.

Pensate al lavoro, fratelli,
e i prodi barboni temete
che tendono tristi tranelli;
e ricchi senz'altro sarete!

L'Italia, miei cari, s'è desta,
onesta diventa di botto;
cantate le mie grandi gesta,
sennò non mangiate il biscotto.

Venite, venite, fringuelli,
noi siamo e saremo più belli.
 

Vado in Italia
"Vado in Italia, ché posso ballare
Vado in Italia, ché posso mangiare
Vado in Italia, ché posso rubare
Vado in Italia, ché posso stuprare
Vado in Italia, ché posso scappare."

Eccovi la danza dei clandestini
che si riversano nel Bel Paese;
togliamo servizi ai nostri bambini
per foraggiare chi ha solo pretese.

Non sono razzista, badate bene,
e nemmeno leghista, né crociato,
ma mi s'ingrossano irate le vene
a veder come il dono è ricambiato.

Non ammetto che a casa nostra vengano
a far la loro sozza porcheria
e non capisco quelli che s'avventano
contro chi li vuole cacciare via.

"Son qui venuto solo per godere,
per me non esiste nessun dovere;
e mi faccio financo mantenere,
e me dovete, conigli, temere,
ché le vostre leggi non son severe."

Sanno che la Giustizia non funziona
e se la ridono alla nostra faccia,
anche perché chi è seduto in poltrona
pensa solo a riempir la bisaccia.

Se n'infischia dei problemi reali,
s'ingrassa di soldi e belle promesse,
mentre camminar non puoi pei viali
alla faccia del pubblico interesse.

"Vado in Italia ove posso aggredire
e tanti regali farmi elargire.
È facile là le leggi svilire
e la loro religione schernire.
Vado in Italia, il Sol dell'avvenire."

Quest'è la storia d'Italia moderna
che ha figli generosi e creduloni;
non hanno essi protezione materna
governati da grandi chiacchieroni.
 

Il Bel Paese
Chi viene più in Italia!

Stupri
Assassinii
Disonestà
Furbizia
Porcate
Poltrone
Spazzatura.

Ridatemi il Bel Paese!
Quello povero, ma dignitoso,
civile e sicuro,
onesto e fantasioso,
di speranze pieno.
Oggi sembra più ricco,
perché vive con i soldi
degli altri Stati.
Siam capaci soltanto
di dirci ad ogni momento
vicendevolmente:
-Vergogna!-
 

Purtroppo
Purtroppo sono stanco
di sentire, di vedere
fatti e cose che non vorrei
conoscere.
Mi preoccupo?
E di che?
Pensate un po':
c'è chi si lamenta
della crisi finanziaria,
chi piange il caro morto,
chi protesta contro
la riforma della scuola,
chi fa all'amore,
chi maltratta le donne,
chi uccide,
chi muore di fame,
chi ruba,
chi si buca,
chi gioca a nascondino,
chi muore a scuola,
chi è contento,
chi?
chi
chi.
Ed io son qui
che penso, penso
e ripenso.
Sento, vedo
e mi preoccupo!
È possibile?
Vi sembro normale?
 

Il furbo moderno
(il politico italiano?)

A me piace non vedere,
e, se vedo, non sentire.
Se poi sento, so tacere.
Preferisco non morire.

Quando indosso i paraocchi,
finalmente vedo bene,
me la rido con gli gnocchi
che non sanno dir sebbene.

E sebbene io veda bene
dico che non vedo niente,
perché ciò non mi conviene,
sebben tutto sia evidente.

Faccio finta o sono tocco?
Forse l'una e l'altra cosa.
Son sensibile al rintocco
di campana danarosa.

Ma non ditemi mafioso
e nemmeno moralista.
Al partito lussurioso
faccio sempre l'apripista.

Dell'amor porto il vessillo
ed avverso quei contrari
che non seguono il suo trillo,
quegli odiosi velleitari.

Io soltanto dico il vero,
io soltanto dico il falso.
Per me il vero non è vero,
per me il falso non è falso.
 

Il vento d'Africa soffia sull'Italia
E stanno perdendo la trebisonda
e non sanno più che pesci pigliare.
Sfugge il potere come anguilla in onda,
paura hanno di non poter rubare.
La tracotanza però sempre abbonda
come anche il loro lercio malaffare.
E tentano di coprire il mal fatto,
accusando chi li ha colti sul fatto.
 

O lumachina,
adesso con la tua bava
fanno le creme
per la pelle
delle belle donne
rugose e grinzose,
dimmi, non sei più
protetta?

Sei chiamata viscida
anche da quelle che dovrebbero
star zitte.
Proprio quelle che vedendoti
ignuda e vischiosa
gridano schifate:
-Che schifo!-
Proprio quelle che sognano
una pelle liscia e vellutata
come la tua, creatura indifesa.

Forse non sai
che quando ero fanciullo
giocavo con le tue antenate,
adagiandole nell'erba.
Mi piaceva vederle strisciare,
mentre rosicchiavano fili d'erba.

Mia madre,
quando prendevo una scottatura,
me le appoggiava sulla pelle
e il bruciore passava.
Ma poi delicatamente
le rimetteva sull'erba.
Le lasciava vivere.

Ma al giorno d'oggi
non è così.
Quante di voi ammazzano
per un po' di bava?
Nasconditi, ti prego,
che non ti scorgano.
Potresti finire,
anche se tu mai l'avessi voluto,
sul viso di qualche bruttona.
 

Tormentone
-Di Destra o di Sinistra?
-Che domanda è mai questa?
-Serve bene a capire
le vicende d'Italia.
-Ah, sì? Son di Sinistra!
-Orrore! Giammai fia.
-E tu di chi fai parte?
-Son di Destra, normale.
-Squallore! Giammai fia.
-La Sinistra fa danni.
-La Destra trama inganni.
-Il Mondo gira a Destra.
-Il progresso è a Sinistra.
- A Sinistra i coglioni!
(Chi l'ha detto non ricordo)
-Risulta che n'abbiamo
a Sinistra e a Destra uno.

Il cuore sta a sinistra,
qualcuno ce l'ha a destra.
Dove ce l'aveva Hitler?
Dove ce l'ebbe Stalin?
Hitler fu di Sinistra
a Destra camuffato?
Stalin era di Destra
camuffato a Sinistra?

Non sappia la Sinistra
quel che fa la Destra!
Era Gesù di Destra
oppure di Sinistra?

La Sinistra è funesta,
e furbastra è la Destra.

Destra Sinistra
Sinistra Destra,
Sinistra Destra
Destra Sinistra.

E girala a sinistra,
e, se ti pare, a destra:
il risultato è tale
da tempo centennale.
 

 

Imprevisti

Disavventura
Ieri sera navigavo
per la Rete.
In un sito m'imbattevo
ammiccante;
là gustavo le donnine
tutte nude,
più di Sharon conturbanti
e vogliose,
quando il mouse, quel bastardo,
s'è bloccato
e lo schermo è diventato
tutto nero.
-Che disdetta- mi son detto-
proprio adesso
che la cosa si faceva
promettente.
Mi sa tanto che il computer
è vecchiotto-
Così l'ho spento di brutto,
incazzato,
minacciando di spaccarlo
con due calci.
Al riavvio la sorpresa
maledetta.
L'antivirus, ch'era andato
in vacanza,
m'ammoniva che dei file
di sistema
eran mancanti e toccava
provvedere
alla lor sostituzione
all'istante.
Il Pc ho formattato
con dolore
perdendo le poesie,
le mie care
spirituali poesie.
Tutta colpa
di un virus pericoloso
che in quel sito
dimorava tra le gambe
delle belle
maliziose puttanone.
 

Che notte!
È stata una notte
di fuoco e passione.
Mi giravo e rigiravo nel letto,
insopportabili le lenzuola.
Un dolore di stomaco
atroce mi pervadeva bruciante
con le sue fiamme acide.
Ho chiamato il medico di guardia
che, oltre a farmi vomitare
e ad incassare la tariffa,
ha saputo solo dirmi
che i fritti fanno male.
 

Dono di gazza
Dal barbiere sono stato
e tagliato m'ha i capelli.
Sono pure ben rasato.
Or mi metto tra i più belli.

E mi sento più leggero.
Mi dirigo a casa mia
allungando tutto fiero
il percorso della via.

Io cammino spensierato
sotto i pini profumati
con il passo molleggiato
e con gli occhi riposati.

Per la via cacchette vedo
di graziosi cani doni,
della strada bel corredo
col consenso dei padroni.

Mentre il passo ora devio
cala caldo giù un qualcosa
delle gazze tra il vocio
che sul capo mio si posa.

Un regalo l'è d'uccello
che profuma la mia testa.
Degli alati son fratello,
ma stavolta farei festa

se portassi il mio fucile.
E correndo indietro torno,
pieno il fegato di bile,
dal barbiere con lo scorno.

Tutti ridono all'evento
e mi lasciano passare.
D'allietare son contento
le giornate loro amare.

La ragazza schizzinosa
non vorrebbe far lo shampo,
poi la testa mia preziosa
gratta e netta in breve lampo.

Riascoltano il racconto
quattro volte con piacere,
ed infine mi abbona il conto
il cortese mio barbiere.
 

In gommone con Berto
Vogliamo stamani goderci il sole,
il mare c'invita con le fresche onde.
Le nuvole formano bianche aiuole
intorno all'astro che il calore effonde.

Mentre attenti prepariamo il gommone
ecco un tale che si mette a sbraitare
forti urli nella nostra direzione,
perché, dice, lo stiamo a disturbare.

Non so che gusto abbia quest'insolente
dei fatti altrui così presto impicciarsi,
fatto sta che sta svegliando molta gente
che risentita l'invita a calmarsi.

-Adesso vi chiamo la polizia.
Questi due sono certo dei drogati!-
Noi la prendiamo con filosofia,
molti invece lo fischiano scocciati.

E certuni soltanto per burletta
cominciano, facendo il collo torto,
a sfotterci: -Che, vi piace l'erbetta?-
-E sì! volete vedere il nostro orto?-

Però ci muoviamo velocemente,
perché molti adesso mettono in moto,
e subito s'è formato un serpente
di barche che rimane quasi immoto.

Cresce intanto in darsena il movimento:
dietro di noi che andiamo piano piano
segue di barche a vela un corteo lento
sì come accade nel traffico urbano.

E comincia di sirene un concerto
che c'invita tosto ad accelerare.
-Vai più forte- dico all'amico Berto-
se no questi ci fanno rovesciare-

Ma gira il motore in modo strano.
Berto dà gas più volte innervosito
e quello si spegne sfiatando piano.
Lesto indietro mi volto alzando il dito

per dire che il motore è bello rotto,
ma quel tale intende ch'io glielo voglia
ficcare dritto nel grasso culotto.
Allora agitato da atroce doglia

urlando s'avvicina minaccioso,
con la brutta intenzion di speronarci.
E poi dicono che tu sei nervoso!
Guarda cosa mai deve capitarci!

Berto tira e tira la funicella;
dai e ridai, riparte infine il motore.
Viriamo con la gaia ridarella
che ci restituisce il buon umore

verso la bassa e placida laguna
dov'è sempre rischioso avventurarsi
con la barca da pozzo della luna,
perché può colà facile insabbiarsi.

Proseguiamo lenti, con attenzione,
e, navigando tra le due isolette,
al largo fermiamo il rosso gommone,
dove ora non si vedono barchette.

Buttata l'ancora ora ci godiamo
il sole a occhi chiusi per abbronzarci
e del dio Morfeo cedendo al richiamo
finiamo infine per addormentarci.

Siam di botto svegliati da un rumore
tremendo; un agile panfilo vola
inseguito con stridulo fragore
da una lancia che piangendo si sgola.

È questa la lancia della Dogana
che incalza ansiosa il superbo natante:
impari sfida tra gigante e nana.
Si forma un cavallone impressionante

che sui nostri capi scroscia violento
e rovescia in un attimo il gommone;
e finiamo sott'acqua con sgomento.
Risaliamo aiutati dal cordone

dell'ancora ch'è ben salda rimasta.
Era da tanto che non mi facevo
un bagnetto da perfetto ginnasta!
Respiriamo alla fine con sollievo.

Non tardano a giungere i finanzieri
che ci danno una mano a ribaltare
il gommone. Dopo, malvolentieri
dobbiam loro i documenti mostrare,

quasi che esperti siam contrabbandieri
alleati della perfida barca
e non baldi giovani vacanzieri
senza lussuosi vestiti di marca.

Pretendono di portarci in Dogana
per far su noi un controllo approfondito.
Non ci manca che questa nuova grana
per rendere il giorno ancor più sgradito.

Ma per fortuna arriva il tenente Oro
che conosce bene da parecchi anni
delle nostre due famiglie il decoro.
Così finiscono i nostri malanni.

Caro Berto, non saprei se ci sia
stata mai una tanto nera sfortuna.
Un'altra volta una preghiera pia
ai santi reciteremo opportuna,

quando vorremo fare un bel giretto
a pieno sole tra mare e laguna,
lontano dal chiasso stramaledetto
e senza aver scocciatura veruna.
 

In riva al mare
Passeggiando me ne vo lungo il mare.
Sussurrano le onde dolci parole,
scherzano le nuvole sotto il sole
e cielo e terra invitano ad amare.

In pace medito sulle mie cose.
Mentre calpesto la dorata rena,
più non sento d'avere il cuore in pena.
Ore come queste son deliziose.

Per poco tempo da solo cammino.
Ora lontano intravedo un donnone
che lancia al suo cane un corto bastone.
Attento e guardingo ai due m'avvicino.

In acqua felice il cane si butta
raccogliendo pronto il dono scagliato,
festante a riva ritorna inzuppato,
si rotola poi nella sabbia asciutta,

piroetta attorno alla sua padrona
inzaccherato, saltandole addosso.
Ma di botto, come s'io fossi un osso,
si blocca e guarda con aria sorniona

i miei lindi e puliti pantaloni
che solletico gli fanno alle zampe
e, come acceso da infuocate vampe,
mugola socchiudendo i dolci occhioni.

Si getta poi sul mio vestito nuovo,
mentre come una scema la padrona
s'affanna con risolini tardona
a richiamare il suo amore. Ma io provo

ira a vedere le canine impronte,
ed urlo: -Cane cretino, va' via!
Sennò ti cambio la fisionomia
a calci spaccandoti culo e fronte-

Interviene la donna inviperita.
-Maleducato! -strilla- Non rispetta
gli animali? Lasci stare Polpetta,
il compagno fido della mia vita!

-Signora, forse a lei piace scherzare,
a me no! M'ha sporcato, veh, il vestito
l'amato suo compagno scimunito.
Tutt'e due in malora dovete andare!-

-Io la denuncio per maltrattamenti.
Sono della Protezione Animali!-
Mi vorticano a mille i genitali,
a questa romperei di gusto i denti.

-E chi se ne frega! Bella accoppiata.
Ha la faccia uguale a quella del cane.
Non faccia stupide minacce insane.
Piuttosto ripari a questa porcata-

-Io non devo proprio pagare niente,
perché Polpetta non l'ha fatto apposta.
La sua reazione è stata scomposta
ad un atto d'amicizia innocente-

La grassona si stringe al cuore il bene
adorato ed io di buon senso armato
vado via, ché ragionar non è dato
con chi ribollire ti fa le vene.

A casa l'ho sentite da mia moglie.
Avrei dovuto farmi risarcire,
secondo lei, e passivo non subire
l'arroganza di chi ha canine voglie.
 

Una giornata al mare
Quel giorno ce ne andammo al mare,
salendo in quattro sulla Panda.
Quand'arrivammo al lungomare,
era già tutta una sarabanda.
Non trovammo manco un parcheggio,
e gira e rigira, alla fine
non potemmo trovar di meglio
vicino alle aulenti cucine
di un grandissimo ristorante
posto a due chilometri almeno
dalla calda sabbia invitante.

In spiaggia era tutto strapieno.
C'erano rimasti ombrelloni
nella diciottesima fila!
inadatti per degli adoni,
ma se far non volevi l'ila,
rannicchiato sulla battigia,
ne affittammo uno com'era era
per evitare il pigia pigia
e per celare la panciera.

Non vi racconto che casino
di gente si muovesse in acqua!
Ad un certo punto un bambino
infilò il secchiello sottacqua
e poi me lo lanciò, fetente.
Ed io che ero tutto accaldato
quasi non presi un accidente,
rimanendo un po' senza fiato.
C'era chi lanciava palloni,
chi tirava pugni di rena,
chi mollava all'acqua ceffoni,
chi nuotava come una balena.
Di colpo arrivò sibilando
un bel proiettile di sabbia:
l'orecchio mi colpì, esecrando.
Urlai ed urlai colmo di rabbia.
Come ridevano gli amici!
Ma anche a loro non andò liscia,
perché, avveratisi i miei auspici,
un bambino fece la piscia,
mentre sciacquavano la bocca
con sorsate d'acqua salata.
Ed ecco che passò una cocca,
di sinuose curve dotata,
che ci fece esclamare: -Bona!-
Meglio s'avessimo taciuto.
Come un seguace di Bellona
scattò minaccioso un barbuto
energumeno, intenzionato
a fare di noi polpettine.
Avevamo solo ammirato
la più bella delle stelline!
"La fortuna gli audaci aiuta"
dice l'antico e noto motto;
ma una pestata avremmo avuta,
se non passava quel canotto
che fece cadere il focoso.
Ce la squagliammo a gamba lesta
tra pedalò e materassini
per evitar l'ira funesta
del più geloso dei bovini.
Ora uno col bulbo adiposo
scattava foto a più non posso,
un altro attendeva il maroso
e ti spruzzava l'acqua addosso.

E finalmente ci tuffammo.
Provammo a nuotare a farfalla,
a rana, a dorso e ci lanciammo
tra nuotate e tuffi la palla.
È vero, facemmo i gradassi
con la speranza d'attirare
le ragazze, ma i nostri spassi
a nessuna potè fregare.

Dopo tre ore ammollati bene
ci dirigemmo verso un chiosco
affamati come murene,
pur con i denti senza tosco.
Dopo aver gustato un panino
di pantagrueliche forme
ed aver bevuto un quartino
fummo da un sonno presi enorme.
Disposti come quattro giostre
in giro in giro all'ombrellone
distendemmo le membra nostre
sotto il bollente solleone.
Chiusi al sole gli occhi assonnati.
Sognavo sulla sabbia ardente
quando di colpo fui svegliato
da un forte "Vù cumprà?" invadente
d'un marocchino riempito
di tappeti ed asciugamani
che si mostrò pure stizzito
quando gli risposi: -Domani!-
Richiusi gli occhi, ma una radio
accesa da due deficienti
come se fossero allo stadio
emetteva suoni stridenti.
Era impossibile dormire.
Allora ce ne andammo a riva
le nostre membra a inumidire:
questa l'unica alternativa.
Stemmo per un po' in santa pace
con la spiaggia mezzo svuotata
fin le quattro, quando vivace
ridivenne, e ancor più affollata.
Di nuovo strilli, pallonate
e spintoni, pianti e schiamazzi:
la summa delle cafonate
e dei profumi gli svolazzi.
Avevamo la schiena rossa,
i nasi come peperoni;
ci rituffammo in quella fossa
ed avanzammo saltelloni.
Ma ormai eravamo proprio stanchi
e ben presto dall'onde uscimmo.
E come quattro saltimbanchi
sotto l'ombrellone finimmo.

Ci raccontavamo storielle,
quando vedemmo due negretti
correre come due gazzelle
da agenti inseguiti bassetti.
Facemmo il tifo per i neri
che si dileguarono presto.
Tornarono indietro i guerrieri
scornati e con il viso mesto.
Meglio farebbero a incalzare
i nostri cari commercianti.
Perché non vanno ad ordinare
due bicchieri d'acqua frizzante?
Essi scoprirebbero allora
che li abbiamo in casa i ladroni:
quelli che ti fregano ognora
con prezzi da spremilimoni.

Al chiosco tornammo assetati.
Una bibita ci attendeva.
Alla fine ben ristorati
la folla da noi si vedeva
abbandonare ciondoloni
la spiaggia dai mille colori.
Indossammo anche noi i calzoni
e rossi come pomodori
muovendo pian piano il passo
tornammo verso il ristorante.
Avessi avuto un materasso!
Fatto avrei un sonno rilassante.

Ma un imprevisto maledetto
pose termine alla giornata.
Ammaccato notammo il tetto
dell'auto e l'antenna spezzata.
Inculato dalla sfortuna,
me la presi anche con la luna
che sorgeva nel cielo chiaro
mostrando lieta il volto ignaro.
 

In treno
Da molto tempo far volevo un viaggio:
andare ad abbracciare la famiglia,
rivedere le case del villaggio,
gustare i dolci buoni alla vaniglia,

scherzare con gli amici come un tempo,
sentire in faccia il vento di collina,
parlando passeggiare nottetempo,
assaporare la fresca mattina.

Ieri l'altro son salito su un treno
in ritardo tanto per cominciare.
Come quarant'anni fa era strapieno,
nel corridoio m'è toccato stare.

Ma perché mai rilasciano i biglietti
se disponibili non sono i posti?
Siam per loro dei bravi cretinetti
a sopportare tutto predisposti?

Sono in piedi vicino al finestrino.
Si sente il fischio infine, parte il treno.
Accanto a me una mamma col bambino
mi dice: -Fosse gratis perlomeno!-

Presto comincia il via vai per il cesso.
Passo il tempo schiacciato alla parete.
Ora arriva il controllore indefesso.
Sbotta alle rimostranze: -Che volete,

se insieme decidete di partire?-
-Lei dice questo per scherzo o sul serio?-
Un forte scossone ci fa finire
quasi abbracciati come in adulterio.

Stridendo il treno si ferma di botto.
La gente si domanda: -Che succede?-
Pare che il locomotore sia rotto.
Chiede il bambino: -Mamma, che succede?-

Succede che siamo fermi, di notte,
in mezzo alla campagna senza luce
e riscaldamento con le ossa rotte,
mentre qualcuno strilla in modo truce.

Che bel viaggio! Ne farò un altro presto.
Cosa si perdono quelli che vanno
nello Yemen di beduini infesto!
Che rischi noi qui godiamo non sanno.

Siamo rimasti lì per alcune ore
tra preghiere ed urli, bestemmie e pianti.
Poi finalmente con strano rumore
il treno s'è mosso pian piano avanti

fino ad arrivare ad una stazione,
piena d'ambulanze, tassì e corriere.
C'era perfino la televisione!
Ci spiegavano come riavere

indietro i soldi del biglietto spesi.
Ma non ce ne fregava proprio niente,
volevamo solo essere difesi
da tutta quella interessata gente,

volevamo andare dai nostri cari
che ci aspettavano preoccupati.
Adesso ci offrivano cibi vari,
coperte, caffè, mentre incavolati

chiedevamo che presto si partisse.
Ci fecero finalmente salire
sulle corriere e come tanti Ulisse
il temerario viaggio proseguire.

Almeno adesso eravamo seduti.
A destinazione stanchi arriviamo.
Nei pressi della stazione sparuti,
assonnati, silenziosi scendiamo.

Ognuno se ne va per la sua strada.
Telefono a casa di mio fratello.
L'erbetta dell'aiuola ha la rugiada.
Rivedere il proprio paese è bello!

Negli ultimi cinque anni in ogni viaggio
è successo, normale, un imprevisto:
son forse della sfortuna appannaggio?
Meglio raccomandarmi a Gesù Cristo.
 

Che meraviglia!
Disteso sulla poltrona
vedo un computer funzionante,
ascolto musica rilassante
sotto la luce iridescente.
Con voce suadente
vestito di verde oliva
Goffredo mi racconta
storie avvincenti.
Parla e m'invita
insistendo a dargli ascolto.
Racconta certe cose
sensazionali:
-Sa, per un incidente,
accaduto qui davanti,
quel signore imprudente
ha perso sei denti!-
-Apra bene, chiuda forte.
Apra ora, alzi la mano
se per caso sente male -
-Sa, essere sorridente
senza avere sei denti
è proprio deludente-
E continua con la nenia
sussurrata flebilmente;
quasi quasi m'assopisco
al ronzio della sua voce
e dell'autoclave catarrosa.
-È venuto da me. Gli ho fatto
un lavoro eccezionale,
veramente professionale.
Guardi le foto.
Che denti splendenti!-
Accenno con la mano
e col capo condiscendente
a quel sorriso sorprendente.
Ma sento un che di mordente,
accidenti! Alzo la mano intraprendente.
Ora ordini mi dà:
-Apra bene e tenga aperto!-
Quasi sia una bottega.
Quante storie meravigliose!
M'ha fatto rimanere
per un'ora a bocca aperta.
Che bravo il mio dentista!
 

Incontro con sorpresa
Passeggio in riva al mare.
Grande folla, schizzi d'acqua,
palloni e tamburelli.
Chi t'incontro?
Loredana l'impiegata!
Bella ragazza e simpatica.
Parliamo un po' con i soliti
come va, come stai, che fai.
Tutti quelli che passano
guardano,
fanno pochi passi
riguardano.
Specialmente gli uomini.
Che cosa hanno da guardare!
Ma che cosa pensano? Mi chiedo.
Mica pensano ch'io sia
un marpione disonesto?
Sono una persona seria, io!
Terminati gli scambi di routine
con il duplice bacetto,
proseguiamo chi da una parte
e chi dall'altra.
Dopo alcuni passi mi volto.
Ora capisco.
Ha un tanga
vertiginosamente
ridotto!
 

L'amico mio
Mi ci ero affezionato,
per me quasi un fratello,
due amici inseparabili.
Lo accudivo
parlavo con lui
lo portavo con me
gli confidavo
i miei segreti
lo nutrivo
con diete speciali
e lui m'intratteneva
con programmi culturali
giochi mozzafiato
ricerche approfondite,
non mi lasciava
mai solo.
Poi un brutto giorno
sparì…
-Bastardo figlio d'un cane,
bianco nero o giallo tu sia,
ridammi il portatile
che m'hai rubato!-
 

Tamponamento
Procedevo piano con la mia Panda
del Novanta superaccessoriata
lungo il corso Dante dietro la banda,
quando m'apparve super carrozzata

una ragazza da mozzare il fiato,
vestita di succinta minigonna.
Quella visione voluta dal fato
fece ergere costui come colonna.

Distratto dal fuoco della passione,
non m'accorgevo del rallentamento
e, benché frenassi a ripetizione,
non potei evitare il tamponamento.

Un colpetto leggero al paraurti.
Ma quelli scesero incazzati neri
e cominciarono con le urla e gli urti.
-Mi scusino, ero preso dai pensieri.-

-Ma quali scuse, pezzo di cretino!
Chi ti ha dato la patente? Somaro!-
Per fortuna i vigili eran vicino
e corsi da loro come un corsaro.

Nel frattempo il traffico era bloccato
e il concerto dei clacson generale.
I vigili con il naso arricciato
applicarono il codice stradale.

M'appiopparono una multa predone,
mentre i quattro ceffi della Fiat Uno
non vollero far la conciliazione,
credendo di poter fare trentuno

-sai tu come?- con la testimonianza
della bella che m'indusse allo sbaglio
con la sua diffusa protuberanza.
È facile cadere nell'abbaglio

quando ingenuo tu vivi la tua vita
attratto da fantasmi e desideri
come ferraglia dalla calamita,
e pensi ligio soltanto ai doveri.

Arrivò anche il pettegolo cronista,
detto giornalista con ironia,
che pulì bene gli occhiali da vista
e mostrò la sua megalomania

davanti alla vamp facendo il cretino,
guardandole il petto con interesse.
Da navigato esperto scribacchino
cominciò a porre domande sconnesse.

A un certo punto fu mandato a spasso,
che andasse a rompere altrove i coglioni.
Diminuito intanto era il fracasso,
mentre tornavamo alle discussioni.

Ma a poco a poco tutti ci calmammo:
facemmo insieme la conciliazione,
poi spostate le auto, in un bar entrammo,
dove ordinammo gelati al limone.

Ridendo e scherzando davamo occhiate
alla bella, causa dell'incidente,
mentre leccando sparava scemate
sommuovendo il suo seno prorompente.
 

L'amico ritrovato
Me ne vado quest'oggi per diletto
con il mio caro e vecchio macinino
lungo le anse del fiume prediletto,
lontano dal frastuono cittadino.

Raggi di sole accarezzano le onde,
squarci di verde si slanciano in alto,
fiori ridenti coprono le sponde,
vibrano ali nel cielo di cobalto.

Insegue le farfalle il dolce vento
sul filo delle fresche acque fluttuanti;
si sente il respiro del fiume lento
ch'esce dalle sue labbra mormoranti

a donare pace alle creature
senza mai richiedere in cambio nulla.
S'aprono riposanti le radure,
dondola una barca simile a culla.

Mi soffermo in uno slargo, incantato,
per meglio assaporare la bellezza
di questo soave luogo fatato,
libero da ogni insinuante tristezza.

Arriva una macchina blu e parcheggia.
Mi sembra di conoscere l'autista.
Mi colpisce il suo viso come scheggia:
assomiglia all'amico musicista.

-È lui o non è lui?- dubbioso mi chiedo.
Lo riconosco ora, è lui certamente.
Ma sì, è l'amico carissimo Alfredo
che mi fissa con sguardo persistente.

Mi riconosce. -Lorè!- grida forte.
Ci abbracciamo emozionati e felici.
È l'imprevedibile buona sorte
che fa ritrovare dei vecchi amici.

Sono tanti anni che non ci vediamo.
Amici d'infanzia e d'adolescenza,
finalmente insieme ci ritroviamo
a raccontare la nostra esperienza.

Ripercorriamo impazienti il passato;
gli scherzi, la scuola ed i primi amori
scorrono vivi come in un filmato
ricco di luci, d'ombre e di colori.

Riaffiorano vivide le illusioni,
a mano a mano nel tempo perdute;
rivivono emozioni e sensazioni
nel profondo del cuore mantenute.

Ricordi s'accavallano incalzanti,
sempre più pressante si fa il racconto.
Trascorriamo molte ore trepidanti
fin quando giunge l'antico tramonto

a gettare su noi luce dorata
come quella che dipingeva il colle
su cui fuggì la nostra infanzia amata
fra il profumo intenso delle corolle.

Non vogliamo più perdere i contatti;
di vederci spesso siamo d'accordo
e di mantenere i rapporti intatti
per non fermarci soltanto al ricordo.

Vogliamo incontrarci con le famiglie
e rendere più salda l'amicizia,
essere veri amici senza briglie,
gustare della vita la delizia.

Lettore amico, ciò ti posso dire:

non sempre l'imprevisto è pernicioso;
a volte, quando meno te l'aspetti,
un gioiello ti regala prezioso,
da porre nello scrigno degli affetti.
 

Truffa
La patente ho da trent'anni,
sempre in tasca l'ho tenuta
e di sera e di mattina,
sia di giorno sia di notte.

Esco un giorno con Giovanni
per gustare una spremuta.
Sale lui sulla Bianchina
che tutta piena è di botte,
ma procede senza danni
e perciò non l'ho venduta.
Percorriamo la stradina
dove sono le mignotte.
Tra due piante son nascosti
i due della Benemerita:
immancabile paletta.
-Altolà!-, naturalmente.

-Favorisca la patente!-
-Certamente, maresciallo!-
-Io non sono maresciallo!-
-Certamente, brigadiere!-
-E non sono brigadiere!-
dice un po' sull'incazzato.
Tiro fuori il portafogli
spesso vuoto di soldini,
ma con dentro la patente.
Cerco invano la patente.
Frugo e frugo, innervosito.
Dove mai l'avrò ficcata?
-Guardi, dico all'appuntato,
porto sempre la patente.
Può qui lui testimoniarlo
(che ti ridi, sciagurato!),
ma quest'oggi non la trovo.
Se volesse un occhio chiudere…
o sennò la vado a prendere…-
-Forse lei vuol corrompermi?-
dice in puro siciliano.
-Non sia mai, non sia mai, capo.
Abitiamo qui vicino
ed in breve tempo posso
qui portarle la patente-
S'avvicina l'altro milite
e parlottano tra loro.
-Abitiamo qui vicino,
la patente, di sicuro,
ce l'ho in casa, glielo giuro!-
-Il verbale non facciamo,
se lei, è meglio, ora concilia.
Il sequestro non facciamo.
Ritenersi può contento.
Ma stia da oggi ben attento.
Sono lire centomila -
-Centomila? Ma chi le ha!-
-Gliele può prestar l'amico-
E Giovanni a malincuore
centomila lire scuce.
-Ecco qui, la multa è assolta?-
-Certo, sì. Vada tranquillo-

Imprecando alla sfortuna
e al denaro andato in fumo,
arriviamo al bar davanti.
Finalmente parla Gianni:
-Ma la copia l'hai tu presa?
Non te l'hanno mica data!-
-Porco can, m'hanno fregato!-

Non infatti erano veri
carabinieri, ma ladri,
farabutti e delinquenti,
imbroglioni travestiti
che truffavano la gente
poveraccia come me.
Meno male che la macchina
era pien d'ammaccature,
piccolina e vecchia assai!

State attenti alle stradine,
cari amici buontemponi!
 

L'allegato
Il collega Mario Sborno
un grande è lavoratore.
Al computer tutto il giorno
ti smanetta per tante ore.

Dà un'occhiata ai siti porno,
foto scarica allettanti,
poi si tocca l'unicorno
mentre scorrono gli istanti.

Invia le ultime vignette
ai vicini ed ai lontani,
sui test mette le crocette,
i gossip cerca mondani.

Legge attento sei giornali
e politici e sportivi,
e le norme sindacali
per avere gli incentivi.

Tutto sa degli attributi
delle dive e dei gran divi,
sia cornute che cornuti
con gli amori relativi.

Va cercando barzellette
su kapò e carabinieri,
che racconta alle amichette
negli stacchi mattinieri.

Tutto sa d'economia,
di monete e obbligazioni,
segue poi con maestria
dei suoi bond le oscillazioni.

A lui piacciono i viaggi,
specialmente le crociere,
e gli esotici paesaggi
con le belle baiadere.

Ogni tanto dà uno sguardo
al lavoro accumulato,
il collega appella "tardo":
-Ti sei inane trastullato!-

Quando alfine si fa sera
lui comincia a lavorare.
Pare il tavolo una fiera
di cartacce da imboscare.

Così fa straordinario
che gli impingua lo stipendio,
mentre sogna il dromedario,
dei tramonti il rosso incendio.

Sennonché quell'allegato
con il bel fotomontaggio
del capoccia suo allupato,
che uno incula scarafaggio,

arrivato, grosso sbaglio!,
al legale delegato,
con satirico ragguaglio,
reso l'ha disoccupato.
 

Le tasse
"Oh! le tasse, maledette le tasse!
Lo Stato mi ruba i soldi sudati
per darli a fannulloni e puttanasse.

Io mi faccio il mazzo col mio lavoro,
mentre essi se la spassano beati
e vogliono anche che sia come loro.

Sono degli incalliti sfaticati
senza voglia alcuna di lavorare,
appoggiati dai loschi sindacati.

Pago poco o niente i miei dipendenti.
Embè? Lavoro per farmi fregare?
I guadagni sono soddisfacenti;

vanno a finire in un conto segreto,
lontano dagli occhi della Finanza,
dal quale attingo il denaro consueto

da regalare alle persone giuste
che ammorbidiscono la sorveglianza
in base al contenuto delle buste.

Dovrei essere pagato io dallo Stato,
perché distribuisco la ricchezza
a chi lavora e a chi è disoccupato,

ed invece mi sta come un cagnaccio
ai polpacci; ma con fine accortezza
io bene mi difendo, accidentaccio!

Non per nulla una schiera ho d'avvocati
da me pagati profumatamente
per rendere veri i dati truccati

e per contrastare le accuse varie
piovute su di me malignamente
che mi hanno inficiato le coronarie.

Maledizione! Sono sfortunato.
Sono stato accusato d'evasione
fiscale; un piccolo errore è bastato

ed in quindici sono qui venuti
ad ispezionare ogni capannone
ed a spremere gli operai pasciuti.

Mi hanno fatto venire il mal di cuore
quei burocrati senza alcun rispetto
per chi si è mostrato uomo di valore

ed ha lottato per la libertà.
Potrò rifare il solito giochetto?
Tutto questo quanto mi costerà?"

Lui si preoccupa, non i legali
che già pensano a sfruttare il condono
ideato da governi geniali

per venire incontro ai ricchi evasori
bisognosi d'un provvido perdono
per aver fottuto Stato ed esattori.

Forse stavolta salverà la tasca,
non il cuore che è tutto una burrasca.

Così ha deciso il Dio degli Imprevisti
che non si fa impietosire dai tristi.
 

Lo scippo
Vanno teneri a passeggio i vecchietti
stretti stretti lungo il viale alberato.
Avanzano col viso innamorato:
stan parlando dei loro figlioletti.

Da quarantaquattro anni son sposati.
Quanti sacrifici fin da sposini!
Sono quattro i figli già sistemati
ed hanno pure bravi nipotini.

Regge la signora una borsa nera
con mano ancora robusta e sicura.
S'è trattata sempre con molta cura.
Ha saputo degli scippi ieri sera.

Ed allora stanno guardinghi e attenti
temendo che accader possa anche a loro.
Ah! Come si era un tempo più contenti
ed un pezzo di pane pareva oro.

Sorridono ricordando il passato
e come volata la vita sia,
affrontata con tanta gagliardia
per dare un valore al loro operato.

Ragionando con calma e pacatezza
ogni tanto si fermano a guardare
i palazzi che svettano in altezza
e impediscono la vista del mare.

Ecco all'improvviso un forte rumore.
Non fanno in tempo a voltare la testa
che un'ombra nera porta la tempesta:
sente la donna alla mano un bruciore;

reagisce al brusco strappo d'istinto
tenendosi per non cadere a terra
al marito che s'appoggia al recinto
della siepe; forte a lui lei s'afferra.

E con tenacia la borsetta stringe
e non cede, ma anzi tira e ritira.
Sconcertato lo scooterista spinge
il motore al massimo e quindi vira

verso destra contro il palo slittando.
È violento l'urto e va a gambe all'aria
prosegue la corsa il mezzo rombando,
lui ricade dopo un volo a mezz'aria.

Una contrazione e rimane immoto,
non dà segni di vita, arriva gente;
l'anziana trema confusa e dolente,
a parecchi il giovane sembra noto.

Sì, perché molti scippi lui ha compiuto,
ragazzo molte volte denunciato,
cui il lavoro non è giammai piaciuto,
ed altrettante volte rilasciato.

Ma questa volta il destino ha voluto
provvedere in maniera assai impietosa
a porre fine alla vita fallosa
di uno che al crimine s'era venduto.

Adesso ridete a quel che vi dico
oppure piangete che fa lo stesso,
tanto rimarrò sempre vostro amico,
visto che riguarda l'altrui decesso.

Volevano accusare la vecchietta
d'omicidio preterintenzionale,
perché teneva stretta la borsetta
con una forza fuori del normale.
 

Il telefonino
Onore e gloria a Mëucci,
del telefono inventore.
Hai risolto quanti crucci,
usando quel persuasore?

Ma il figlio, il telefonino,
partorito di recente,
è senz'altro birichino
nell'inguaiare la gente.

Ascolta quello che ho letto
sul giornale tempo fa.
Una donna andava a letto
per la sua voracità

con il suo ruspante amante;
non contenta del marito
s'incontrava col galante
suo ragazzo ben fornito.

Il marito, poverino,
tutti i giorni a lavorare,
e lei con il cavallino
tutti i giorni a cavalcare.

Possiede un telefonino,
bel regalo dello sposo;
può dar così un salutino
durante il giorno noioso

per dirgli che l'ama tanto,
che l'aspetta sempre ansiosa;
ma con l'altro lei frattanto
se la spassa lussuriosa.

Ma ecco un giorno l'imprevisto
che le fa uno scherzo tristo.
Lascia acceso il cellulare,
mentre inizia a palpeggiare.

Accaldata sta sul letto
al divo amante avvinghiata;
tra le lenzuola è l'oggetto,
pronto a fare la chiamata.

Al momento dell'orgasmo
schiaccia il tasto del marito
che ascolta tutto lo spasmo
di sua moglie sbalordito.

Molla il lavoro infuriato,
corre a casa difilato,
urla la sua ira nera
alla grande puttaniera.

Dove questo succedeva?
Nella terra di Liguria,
eden mite e dolce d'Eva,
dove è calda la goduria.

Questo strano fatterello
ci fa pensare al Boccaccio,
ma in confronto quel geniaccio
era proprio un verginello!
 

Unico
M'avevi invitato,
m'ero tutto profumato,
m'ero a te presentato
con un bouquet
di scelti fiori.
M'avevi accolto sorridente
spigliata
con occhi dolci
(mi pareva)
-Mettiti comodo sul divano,
scusa per il disordine.
Che pensiero squisito,
che meravigliosi fiori.
Grazie!-
Mi offrivi pasticcini e caffè,
ti sedevi;
accavallavi le gambe
sensualmente,
parlavi sciolta,
riavviando ogni tanto
i lunghi capelli castani.
-Sei unico- a tratti mi dicevi.
Fremevo di gioia
nascosta
e il desiderio
saliva.
Ad un tratto ti alzasti
-Scusami un momento
devo farti vedere una cosa-
e tornasti con la cartellina rosa,
odor di lavanda.
-Guarda qui, ho un dubbio
che m'arrovella:
come si compila questa voce?-
E tirasti fuori
l'Unico,
il modello 740 delle tasse!
 


 

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