Poesia ironica, satirica, dissacrante
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Dissacrazioni
Giostra della satira     Commenti ironici
 

Questa pagina è dedicata a chi vuole cimentarsi nella poesia ironica e satirica o dissacrante con battute e critiche; in essa sono pubblicati componimenti e commenti in rima, in versi sciolti, in prosa soltanto con il reciproco consenso dei partecipanti.

Modalità di  partecipazione e pubblicazione.

 Invia il materiale, così accetti di partecipare alla giostra satirica


Bibbia
Lieve sfoglio quel libro:
le parole si affollano
come un mare di gente
tra i banchi di un Supermarché.
Cerco il bene ed il male:
una girandola di scatole e di barattoli,
saponi e detersivi
che non riescono a lavare
la coscienza del mondo.
(Salvatore Armando Santoro)

Ma se pensi
Quanta dolcezza ti può dare un fiore!
Quanta tenerezza ti può dare un bimbo!

Ma se pensi al futuro
l'angoscia
t'imprigiona il cuore.

Che sarà di quel fiore?
Che sarà di quel bimbo?
(Reno Bromuro)

La Morte
La Morte
splendida femmina ricoperta di neri stracci
che risaltano il suo corpo avvenente,
è vergine.
Nessun uomo, mai, l'ha amata abbastanza.
(Salvatore Di Bella)

Rime bustrofediche
Questo, Signori, è un esperimento:
tento qualcosa di nuovo in un testo
lesto, composto in un solo momento,
portento vero, mirabile e onesto.
Desto rimani, lettore, e sta' attento.
Mento? No, certo, eppure m'arresto:
chiudo l'ottava col bacio finale,
degno commiato, eccellente e speciale
(Antonio Fabi)

Rime bustrofediche
Questo, Signori, è un esperimento:
tento qualcosa di nuovo in un testo
lesto, composto in un solo momento,
portento vero, mirabile e onesto.
Desto rimani, lettore, e sta' attento.
Mento? No, certo, eppure m'arresto:
chiudo l'ottava col bacio finale,
degno commiato, eccellente e speciale
(Antonio Fabi)

i

ci sono persone che vedono
il mondo con occhi diversi
che quando la luna è nera si sentono persi
che vivono nei loro sogni di pura utopia
che credono che in ognuno ci sia della magia
che non riescono a vivere in questo cimitero
dove tutti sono zombi e la realtà qualcosa di non vero
dove il nulla ha preso il sopravvento
piangono
i loro occhi li asciuga il vento
(extravagante)
 

Indecisione
Lieve sfoglio quell’ album:
l’immagini si affollano
come una sequenza di diapositive
tra i banchi d’un cineforum.
Cerco la migliore e la peggiore:
una girandola di colori e figure,
cornici e didascalie
che non riescono a convincere
la coscienza del mio giudizio.
(Liliana Lorenzi)

Golosità
Quanta dolcezza ti può dare un bignè
Quanta fragranza ti può dare una sfogliatella

Ma se pensi alle calorie
l’ angoscia
ti chiude lo stomaco e rinunciando, pensi:

chi mangerà quel bignè?
chi mangerà quella sfogliatella?
(Liliana Lorenzi)

La vita
La vita
splendido mostro d'oro coperto
che riluce anche su un corpo informe,
è una meretrice.
nessun uomo l'ha mai abbandonata felicemente
(Liliana Lorenzi)

La nuova pizza
Questo, Signori è un saggio:
tento di inventare un nuovo pasto
svelto, impastato in un istante,
prodigio vero, degno per la vista.
Sveglio rimani, cuoco, e sta attento.
Simulo? No, certo, eppur mi fermo:
inforno a otto col buco finale,
la nuova pizza, eccellente e speciale.
(Ida Guarracino)

Rime stonate
Questa, signori, è una confidenza
provo a raccontare qualcosa di nuovo
lesta senza metafore in assoluta decenza
prodigiosa vera, sentite mentre non mi muovo
Non dormite, fate attenzione.
dichiaro d'aver perso la lezione
per restarmene appartata e indispettita
per compagnia di tanta erudizione.
Visto che dell'ottava ho perso il bacio,
mi allontano quatta quatta per evitar figura del cagnaccio.
(Liliana Lorenzi)

Ci sono persone che vedono
il mondo da miopi
non distinguono le forme e si sentono persi,
vivono di sagome immaginate
con l'utopia di nitidezza;
nelle figure sfocate, credono di percepire del mistico.
Trascorrono una vita offuscata da questo velo
dove la realtà visiva gli è sconosciuta
e la nebbia prende il sopravvento;
piangono lacrime di collirio
e i loro occhi li asciuga l'illusione.
(Liliana Lorenzi)


Risposte alle dissacrazioni
Fatiche utili
(In vista di un invito)

O Guarracina, o mia celeste Ida,
fida collega a me tanto vicina,
cucina ed arte unisci nella sfida.
Guida la mente, in mezzo alla farina,
margarina, aglio ed olio oppure grida:
(corrida culinaria sopraffina)
"Regina mozzarella!", onde s´elida
la troppa forza del peperoncino.
L'invito accetto: io porterò il vino.
(
Antonio Fabi)

Scherzo
(Quasi un madrigale)

Cara Liliana, ero più che deciso
a pubblicare un commento conciso,
però chiaro e preciso
sulla tua rigorosa produzione,
cui ho guardato con molta attenzione,
per la sola ragione
che la satira, specie se sottile,
pungente, irriguardosa, ma civile
non può che aver successo,
come a te accade spesso.
Non muta certamente il mio giudizio
per l'irruente e subitaneo sfizio,
per cui il tuo fucile,
d'oro e d'argento inciso,
con gesto e con furor quasi virile,
hai scaricato volendomi ucciso.
Non sento alcun dolor: sarò infantile,
amica mia gentile,
perché scorgo il tuo splendido sorriso,
onde più che buon viso
io presto a questa volontà omicida.
Che ai grandi e ai forti la fortuna arrida
è fatto dimostrato e condiviso:
fortunato son io, che t'ho conquiso.
(Antonio Fabi)   

Sonetto caudato
A Liliana Lorenzi

Desiderio di vita, alto pensiero:
di vita che valga essere vissuta,
pur con tormenti e con qualche caduta,
senza comprenderne tutto il mistero.

Ma, in fondo, buona amica tanto arguta,
non spetta a noi codesto ministero:
cogliamo il giorno, purché non sia nero,
od attendiamo qui la sua venuta.

Thanatos tetro e la sua intenzione
di portarci di corsa tutti via
li affrontiamo con la dissacrazione.

Con gli sberleffi e con tanta allegria,
lo facciamo portare alla stazione,
vigilato dalla gendarmeria.

Questa è la scelta mia,
suggerita dal Giusti nel programma
di un suo gustoso e celebre epigramma.¹
(Antonio Fabi)
* * *

 ¹Per me tanto ho deciso
Di non voler veder la morte in viso:
perciò, se piace a Dio,
quando arriverà lei me ne andrò io.
(Giuseppe Giusti)

 

 

 

 

 

 

a


Controscherzo

Mio buon amico
lesto di penna e di pensiero
non prevedevo che l'ironico
tuo messaggio fosse foriero
di squisite lodi
ai miei toschi modi.
Gaudente per non aver scalfito
un animo sì puro e forte
sento esaudito
desìo di vita e non di morte.
(Liliana Lorenzi)

 

 

 

 

 

 

 

l
Sonetto prolungato
A Antonio Fabi

Desiderio di vita, mi rinfianchi
e ben mi sta così come la vedi
ma non ti pronunci su quel fucile che spara ai fianchi
pur se le cartucce non causaron invalidi.
E’ di questo, il sommo gaudio
impossibil di ripudio,
quando la vita resta sovrana
anche se armata da una sottana.
E lo sberleffo che decanti tanto
(del solenne momento dello schianto)
mette allegria
in vita e poesia;
e forse caccia con fare molesto
quel guaio che a tutti resta indigesto.
La scelta suggerita dal Giusti beffardo
non lo fece andar via come vegliardo.
Ma quel che conta tuttavia,
è pigliarsela con filosofia.
(Liliana Lorenzi)

 

 
... E Fabi non ribatte
Al sonetto prolungato,
la risposta non t'esorto
per timor che sia infangato;
ma il niente non sopporto,
allor decido per rischio
di beccarmi qualche fischio,
e ti lancio un bel guantone
per vedere se il pavone
si risente della sfida
e s'accolla la fatica
d'un'intrepida
lezione di pragmatica.
Dato che sei alquanto avvezzo
a sbandierar dei moniti
che spesso puzzano di lezzo
a quelli che bistratti da impuniti.
(Liliana Lorenzi)                           →  →  →

 

La disfida da Burletta
Mia sempre amabile amica Liliana,
ti leggo sempre con grande attenzione;
ed era mia fermissima intenzione
rispondere entro questa settimana.

Ora, la sfida a singolar tenzone
ti rende ancor più somigliante a Diana
benché la reputi una scelta insana,
come vedrai dalla prima lezione.

Constato infatti che hai scelto uno stile
per il confronto; voglio dire un modo
che impone d'adoprare lo staffile.

Tu scrivi bene, ma non sciogli il nodo:
troppe rime son fatte col badile
e il metro lo riduci un colabrodo.

Io, certo, non ne godo;
e lealmente provo a dar contegno
a quei tuoi versi che paion di legno.
(Antonio Fabi)
 

Al sonetto prolungato                    Al “sonetto prolungato”
la risposta non t'esorto                    la risposta non t’esorto
per timor che sia infangato;             per timor che sia infangato;
ma il niente non sopporto,               ma il tuo niente non sopporto.
allor decido per rischio                   Opto allora per il rischio
di beccarmi qualche fischio,            di beccarmi qualche fischio,
e ti lancio un bel guantone               e ti lancio un bel guantone,
per vedere se il pavone                   per vedere se il pavone
si risente della sfida                         affrontar vorrà la sfida
e s'accolla la fatica                          della penna mia omicida,
d'un'intrepida                                   pronta per una drammatica
lezione di pragmatica.                      lezioncina di pragmatica 1)
Dato che sei alquanto avvezzo         E tutto ciò, in quanto sei avvezzo
a sbandierar dei moniti                     a pronunciare duri ammonimenti

che spesso puzzano di lezzo            che lasciano (è notorio) orrendo lezzo
a quelli che bistratti da impuniti.       a quelli che bistratti e che tormenti.
(Liliana Lorenzi)                              1) Ho mantenuto l’ottonario fin qui, per  passare subito dopo     
                                                                         all’endecasillabo, sembrandomi questa l’intenzione dell’autrice.
                                                                        
(Versione rimaneggiata da Antonio Fabi)
                                                     
Con viva cordialità e simpatia

 
La burletta nella sfida
Ahi ahi gran brutta batosta
rifilata nella costa!
Tu m'hai preso le misure
col tuo metro sguainato
senza rispettar neppure
un passo del mio rimato.
In verità m'aspettavo
il tuo attacco metricida,
ma Diana senza le frecce
rimasta non è davvero!
Essa cerca nuove brecce
nel difficile sentiero
pur se di badili, legno
e di nodi appar foriero.
La mia poesia è smetrata,
del forbir fabiesco indegno
celebra la libertà
da versi sciolti mostrata.
E' di poca utilità
questo è poco ma sicuro…
ma son dura, tengo duro.
Il badile che adopro io
soddisfa il palato mio;
forse qualche burlettone
affrontar vorrà tenzone
ricevendo la lezione
dal gran dotto metraiolo,
il qual gli farà il paiolo;
e ribatterà, lo sento
con arcaiche correzioni
inventate dai collioni
per non perder sopravvento.
Fabi sommo, a te m'inchino,
molto attenta e con giudizio
per timor del palanchino
che brandisci per lo sfizio
d'infilzarmi il sonettino.
(Liliana Lorenzi)
Continuità
Ecco che pure la bella Liliana
vuole giocare, ma presto s'arrabbia:
vuole uscir dalla gabbia
d'una sua accordatura più che strana.
Ci prova sempre, ma sempre s'insabbia:
sempre fatica vana.
Di "lezzo" tu parlasti, damigella;
la tua finezza - vedo - è sempre quella.
(Antonio Fabi)
 


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