Poesie di Salvatore Armando Santoro


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Salvatore   Armando Santoro

Santoro Salvatore Armando è nato a Reggio Calabria il 16 Marzo 1938, da madre reggina e padre salentino (terra alla quale si sente particolarmente legato) ed è laureato in Scienze politico-sociali presso l'Università di Torino.
Dedicatosi giovanissimo all'impegno nel sindacato fu tra i primi dirigenti della Cisl di Reggio Calabria prima e, all'inizio degli anni '60, dopo aver frequentato la scuola sindacale della Cisl di Firenze, si trasferisce in Valle d'Aosta dove ha curato in prevalenza il settore della formazione e dell'informazione. In tale veste è stato per diversi anni anche corrispondente per la Valle d'Aosta di "Conquiste del Lavoro", organo nazionale della Cisl.
A Reggio fu uno dei primi promotori del Movimento Federalista Europeo, e tale ruolo ha continuato a svolgerlo anche in Valle d'Aosta, partecipando a tutte le attività organizzative di quegli anni che gli permisero di venire in contatto con i grandi ideatori del progetto europeo, Alterio Spinelli, Giuseppe Petrilli, Mauro Ferri, Angelo Lotti, ecc...
Nel suo ruolo di sindacalista, a lui si devono due importanti convegni organizzati all'inizio degli anni '80 in Valle d'Aosta: nel primo furono tracciate le linee per un potenziamento del settore termale, dove  è  stato prospettato il recupero delle Terme di Pre' St. Didier e lo sfruttamento industriale di alcune sorgenti per l'imbottigliamento di acqua minerale del Monte Bianco (idee che poi si sono realizzate) e, in un altro convengo, invece, sostenne il progetto del collegamento ferroviario tra Aosta e Martigny che è  in fase di discussione in sede politica.
Dal 1986 è stato Segretario Regionale e componente dell'Esecutivo Nazionale del Sindacato Elettrici della CISL, compiti che svolse anche in Abruzzo, tra il 1989 al 1992, dove era stato inviato in missione per motivi di lavoro.
Dal 1997 è in pensione ed impegna il suo tempo libero scrivendo poesie e racconti, una passione che sviluppò fin da adolescente e non più abbandonata, ed alternando la sua presenza tra la Valle d'Aosta ed alcune località della Toscana (Pistoia prima e Grosseto adesso).
Vasta la sua produzione poetica e numerosi i premi letterari ottenuti. Le sue poesie sono state pubblicate su diversi periodici locali (a Messina, Reggio Calabria, Pistoia, ma prevalentemente ad Aosta su giornali, quali Le Soleil Valdotaine, La Region e La Vallè e Notizie, un giornale molto diffuso in Valle d'Aosta). Recentemente una sua impegnativa poesia sociale "La Razza" è stata inserita anche nella rivista trimestrale di Cultura e Turismo "Calabria Sconosciuta".
Le sue poesie sono presenti in molte antologie letterarie, soprattutto della Keltia editrice di Aosta, e nel 2007, anche la Regione Toscana ha patrocinato una antologia letteraria, "Pater" (Morgana Edizioni-FI) dove, insieme alla sua lirica "Edera amara", sono inserite liriche di personaggi di spicco della cultura italiana ed internazionale, quali Maria Luisa Spaziani, Andrea Zanzotto, Franco Loy, Smitran Stevka, Hinostroza Rodolfo, ecc...
Gran parte dei suoi lavori (poesie e racconti), però, sono on-line sul sito www.poetare.it/santoro/santoro.html,  ma anche su altri portali nazionali ed internazionali che lo ospitano.
Nel Novembre 2006 ha stampato il suo primo libro di poesie, "La sabbia negli occhi", edito dalla casa editrice Pubblidea di Massa Marittima, che ha poi presentato in un recital di poesie che gli è  stato organizzato a Reggio Calabria il 3 dicembre 2006. Sempre in questo mese è  stato ospite di una trasmissione della emittente grossetana Teletirreno, nel corso della quale ha presentato il suo volume di poesie ed ha declamato diverse sue liriche sulla miniera. Di questo volume è uscita una seconda edizione per i tipi della Casa Editrice Libellula - Minuto d'Arco - di Tricase (Lecce).
Nel 2007, infine, è stato coinvolto nel "Progetto Legalità" organizzato dall'Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri di Castrovillari (CS) in collaborazione con Amnesty International, ed ha partecipato alla conclusione del progetto stesso declamando agli studenti ed al corpo insegnante presente alcune sue poesie contro la violenza e la guerra.
Nel 2005 ha costituito a Boccheggiano (GR) il Circolo Culturale "Mario Luzi" ed è il Webmaster del portale
www.circoloculturaleluzi.net, sito specializzato in letteratura italiana e straniera. Contemporaneamente ha promosso il Premio Letterario Europeo di Poesia e Narrativa Città di Montieri che nel 2006-2008 e 2009 è stato patrocinato anche dal Presidente della Repubblica e nel 2009 dalla Rappresentanza in Italia della Comunità Europea
Nel 2008 è stato ospite a Casarano Lecce di una importante kermesse artistica inserita nel cartellone della festa dei Pugliesi nel Mondo ed ha declamato diverse sue poesie sul Salento, terra dei suoi avi alla quale è particolarmente legato.
Nell'agosto del 2010 ha pubblicato il suo secondo libro di poesie. Si tratta di 134 liriche inserite nel volume "Ad occhi chiusi - Poesie d'amore". Questo libro è stato presentato l'8 Agosto scorso, ad una manifestazione culturale organizzata dallo scrittore Pietro Zerella a San Leucio del Sannio (BN) nel corso della quale ha declamato alcune delle poesie contenute nella raccolta.

Nel 2013 ha collaborato con la Pro Loco di Patù (Lecce) per l'organizzazione del 1° Incontro dei Poeti Salentini, manifestazione che si ripeterà anche in futuro e con questa istituzione collabora per lo svolgimento del Bando Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Veretum.
E' componente di Giuria in diversi bandi letterari ed è spesso ospite in incontri letterari e poetici.
(Email:
santoro3000@alice.it ) - Tel. 3391844334 – 366.4748941

Leggi le altre poesie: Santoro - Santoro2 -  Santoro3 - Santoro4||  Leggi i racconti
 

Coincidenze


La foto è presa dal portale: http://www.acsss.it/tag/madre/

Cerco nei volti che incrocio
il tuo sorriso
la tua ingenuità che ormai hai perso
cerco le tue parole
quel tuo discorrere incoerente
quel costruire un nuovo mondo
perché il tuo allor ti stava stretto
verso di me nutrivi desideri
forse dettati da un morboso affetto.

Leggevo nei tuoi occhi
un grande amore
un qualcosa che l'animo riempiva
e mi guardavi piena di speranza
un sogno che ancor non m'ha svegliato
resto a pensare in una buia stanza
e mi vedo come un contadino
che annaffia le sue piante con l'amore
che non ha sparso bene nel giardino.

E stamattina
guardavo una mammina
che accarezzava un bimbo addormentato
a te ho pensato,
ho pensato a quel figlio che volevi
al figlio che allora non ti ho dato
a quell'amore che adesso ormai s'è spento
alle parole inutili e incoerenti
che via sono volate insieme al vento.

E mi osservava,
a tratti mi guardava quella mamma
quasi leggesse a fondo i miei pensieri
a quello che m'hai scritto ieri
lei non sapeva che a te stavo pensando
alle parole incise su quel nastro
a quel tuo amore instabile e precoce
a te pensavo e al giorno che l'hai inciso
e in testa risuonava la tua voce.

(Donnas 6.5.2019 – 15,38)


Colori di Calabria


La foto è di Mariella Amodeo (g.c.)

Colori di Calabria sopra il mare
mai la natura fu così benigna
ci regalò del mar l’intenso odore
pennellate d’amore.

Ci regalò il caldo del suo sole
un mare azzurro mischiato col viola
del vento sempre tenera carezza
ed anche la sua brezza.

Ci regalò i suoi monti
i boschi verdeggianti d’Aspromonte
i laghi della Sila, i monti del Pollino,
il rosso del suo vino.

Ci regalò il sorriso che ci onora
e l’accoglienza che sempre fu leale
ci regalò finanche la pazienza
mai resteremo senza.

(Donnas 28.5.2019 – 10,29)


Finita la festa gabbato lo santo


Nella mia foto: Cristo in croce di Pino Bettoni a Chemp (Perloz)

Mi stanca questa vita di sbandati
col mondo che degrada lentamente
non so più cosa mai voglia la gente
son spente anche le lucciole sui prati.

Il mio pensiero corre agli affamati
a chi racconta favole e poi mente
di chi sta male non gli frega niente
non fanno più notizia gli annegati.

È un mondo che s’è chiuso su se stesso
che guarda solo il piccolo suo orto
a due patate in forno e al pollo lesso

più non ricorda il Cristo ch’è risorto,
che la speranza ormai da parte ha messo
e in croce se ne resta a fare il morto.

- Sonetto
(Donnas 8.5.2019 – 10,14)


Haiku – A Liana

Passano gli anni-
i fiori nel giardino
nuovi profumi

(Donnas 7.5.2019 – 11,09)


Haiku-Croce

Cielo che piange -
tre chiodi insanguinati
ultimo grido

(Donnas 8.5.2019 – 11,06)


Haiku – Primavera 2019

ape impollina -
finisce primavera
petalo muore

(Donnas 8.5.2019 – 12,13)


Ho visto giovani a Carema


La foto è tratta dal portale: https://i1.wp.com/amaiorca.com/wp-content/uploads/2016/05/mamma-bimbo.jpg?w=500&ssl=1

Ho visto giovani a Carema
affollare le strade, sostare sui muretti,
ho visto bambine che son diventate donne
che hanno bimbi in braccio
sembran dipinti antichi di madonne.

Qualcuna ancor l’incontro e mi fa festa
provo a volte anche commozione
quelle bimbe adesso sono madri
son loro adesso a dare la lezione.

Vorrei vederli questi giovinetti
impegnarsi di più per il paese
fornire idee, imporre delle scelte:
se le cose van bene
i loro figli dazi non pagheranno
e manco spese.

Ho visto giovani a Carema
giocare, rincorrersi ed urlare,
come api ora rincorrono la vita
svolazzano, vanno a impollinare
i fiori bianchi dell’albero del melo.

Ho visto giovani a Carema
che più tra noi non sono,
ma io li vedo ancora sorridenti
vagare tra le nuvole del cielo.

(Donnas 23.5.2019 – 12,37)


La voce del vento
Ascolto sul Vereto mesto il vento
laggiù a Patù, in fondo allo stivale,
ed or più non importa se sto male
a chi telefonava ogni momento.

Da tempo ormai non v’è più sentimento
ed a cercarla, oh Dio, non so che vale
quella collina adesso è inospitale
l’amor che ha generato s’è già spento.

Ma il vento parla ancora nel silenzio
trasporta le parole tra gli ulivi
oggi sono più amare dell’assenzio

ha cancellato tutti i dì giulivi,
da lei, però, ancor mi differenzio
tutti i ricordi in cuor li ho sempre vivi.

(Donnas 8.5.2019 – 20,42)


L’indifferenza


La foto è tratta dal portale:
https://angolopsicologia.com/indifferenza-ragioni/

Ti scavavo negli occhi tuoi di festa
scrutavo e ti guardavo fissa in volto
ancora non mi avevi fatto un torto
ma ti pensavo già fuori di testa.

Infatti oggi mi chiedo cosa resta
del tanto ardore che allora ho colto
e nei tuoi occhi avevo bene scorto
l’indifferenza dopo la tempesta.

Mi chiedevi: “Perché così mi guardi?”
gli occhi erano già umidi di pianto
io prevedevo già che prima o tardi

quel mio bel sogno si sarebbe infranto.
Quanto su “Silvia” scrisse un dì Leopardi
in mente oggi ritorna e ancora canto.

- Sonetto
(Donnas 15.5.2019 – 9,30)


Maria Luz
A te io sto pensando bella niña ,
compagna dei miei anni spensierati
quanti pensier allor ci siam scambiati
or erba secca nel mio cuore alligna.

E insieme al grano cresce la gramigna
e vedo anche papaveri arrossati
purtroppo gli anni miei sono accorciati,
come lucerna il tempo passa e frigna.

Ma ogni tanto torni nella mente
ti vedo su quel carro festeggiare
in quel lontano tempo ormai fuggente

con me tu non potrai più dialogare
le tue parole ormai si sono spente
onde morenti vedo spumeggiare.

Alla Orotava qualche volta volo
e ancora so qualcosa di spagnolo.

(Donnas 27.5.2019 – 10,59)
- Sonetto ritornellato


Maria Luz
Estoy pensando a ti, hermosa niña,
compañera de mis años de estudiante
¿cuántos ideas somos intercambiados?
Ahora germina malezas en mi corazón.

Junto al trigo crecen las malas hierbas.
y tambien veo amapolas rojas
pero mis años se son acortados,
como lámpara el tiempo pasa y cruja.

Pero a vez vuelves en mi mente
Te veo en ese carro celebrando
en ese tiempo lejano ahora fugaz

conmigo ya no puedes conversar
tus palabras se han extinguidos
sólo ondas fugaz veo blanchear.

Alla Orotava a veces vuelo
Y sigo yo sé algo de español.

- Soneto devuelto
(Donnas 27.5.2019 - 10.59)


Pensieri all’alba


Nella mia foto del 2014 - Mare Jonio ripreso da Punta Ristola

Scriverò sulla falesia il tuo nome,
lascerò che l’onda l’accarezzi,
che scrosciando ti sussurri ancora le parole d’un tempo
quando i pensieri erano forzieri
che custodivano il tuo amore.

Passerò per il tuo sentiero
guarderò nel buio la tua casa,
il silenzio che l’accompagna
la tua finestra illuminata,
gli ulivi che la circondano.

Sentirò ancora la tua voce infantile,
chiamarmi nella notte,
avvertirò lo squillo del vecchio cellulare
leggerò i tuoi messaggi impudichi
le tue esternazioni notturne
i tuoi inviti stuzzicanti.

T’aspetterò lungo la salita tra i muretti bianchi
ti vedrò arrivare sorridente
un po’ assonnata
e voleremo di nuovo nella notte
su quel nido che ormai è tutto disfatto.

(Donnas 14.5.2019 – 5,44)


Pianta appassita


La foto è tratta dal portale:
http://www.lescienze.it/news/2013/07/26/news/principio_angolo_crescita_rami_piante-1756784/

T’ho dato tutto quel che in cuore avevo
e pure t’avrei dato la mia vita
ma tutto ti è sfuggito dalle dita
io più che darti amore non potevo.

Or solo sabbia dal tuo campo levo
la pianta rigogliosa si è appassita
resta il veleno amaro di una amita
che ogni giorno indifferente bevo.

Ed analizzo al buio la tua mente
anche le delusioni che hai vissuto
e questa vita tua inconcludente

in cerca d’un amore ormai perduto.
Del mio ormai non è rimasto niente
hai preso tutto quello che hai voluto.

Il campanile sta battendo un tocco
anch’io aspetto l’ultimo rintocco.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 17.5.2019 – 8,30)
 

Pramotton

Questo silenzio l’amo e mi stordisce
e Pramotton tra il verde oggi scintilla
in cielo un falco vola e a tratti strilla
solo il vento tra gli alberi stormisce.

E le mie pene in cuor tutte lenisce,
svolazza un’ape ed una rosa brilla
in mezzo ad altre rose pigra oscilla
i ruderi ravviva e li abbellisce.

Queste visioni di un passato alacre
riportano fatiche d’altri tempi
di fieni al sole e di vendemmie magre,

di piene della Dora e di maltempi
di processioni con sculture sacre,
di rare feste e pochi passatempi.

Sorrido mentre vado e sto pensando
che anche il silenzio sto fotografando.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 12.5.2019 – 14,21)


Quando rinascerò


La foto è tratta dal portale:
https://www.caveri.it/blog/2015/05/04/il-canto-degli-uccelli

Il dì che smetterò di verseggiare
allora vorrà dir che sono morto
forse m’incarnerò e sarò risorto
come uccello sull’albero a trillare.

Nel tuo giardino mi vedrai volare,
forse sorriderai col dente storto
e mi dirai: “Lo so, ti ho fatto un torto
ora, però, per me potrai cantare”.

Intonerò un gorgheggio delicato
che certamente non potrai capire
ma sentirai il tuo cuore accarezzato

dal canto mio che ti farà addolcire
ricorderai allor quanto ti ho amato,
ricorderai di certo il mio soffrire.

- Sonetto
(Donnas 16.5.2019 – 9,53)


Riflessioni


La foto è tratta dal portale: https://www.saradiani.com

Ci sono nell’archivio delle foto,
figlio mio, che mi fan soffrire
vedo il tuo volto corrucciato e vinto
mi sento in colpa e vorrei morire.

Mi sono perso per le vie del mondo
dietro a vuote passioni e ideologie
volevo costruire un mondo nuovo
e ho trascurato le faccende mie.

Ondeggio sempre e ancor non trovo pace
rincorro sogni e inutili bandiere
il tempo passa e ormai non fa più sconti,
e sempre son più corte le mie sere.

Il sol tramonta pigro dietro i monti
mi chiedo poi se rivedrò un’altr’alba
e sto perdendo gli ultimi miei affetti
smarrito dietro questa vita scialba.

Difficile è spiegare i miei conflitti
camuffo l’ansia dietro ad un sorriso
ma nello specchio guardo e allora vedo
l’aspetto vero che nasconde il viso.

(Donnas 14.5.2019 – 13,27)


Una rosa rossa


Nella mia foto: Rose a Brugnato

E gocciolò dell’acqua giù dal tetto
l’ultima goccia, lacrima di sangue,
vibrò la foglia al salice piangente
ma il suo dolor nessuno ascolta e sente.

Sopra il laghetto s’adagiò negletto
la morte attese, lei sempre l’irrise,
la lacrima bagnò lieve lo stagno
ma sulla rete restò fermo il ragno.

E lo guardava fisso dentro il letto,
poi indifferente sistemò la rete
forse era scritto in cielo il suo destino
oh, sì, la vita è proprio un teatrino.

E quell’amor gli consumava il petto,
qualche amica provava a confortarlo,
ma ogni dì, che l’alba lo svegliava,
di nuovo amor la mente colorava.

Nuovi pensier scriveva allor di getto,
ed era nello scritto il suo conforto
una rosa sbocciava ancor nell’orto
e si specchiava rossa nel laghetto.

Era rossa d’amore nell’aspetto,
e il sole ancor di più la colorava,
rossa come il suo sangue nelle vene
di rosso fuoco come le sue pene.

(Donnas 16.5.2019 – 9,19)
 

Sul cielo di Leuca


La foto di Leuca è di Antonio Fino (g.c.)

Sul cielo porporino passa un lampo
ed il pittore impasta e non demorde
assorbono i color le nubi ingorde
per altre pennellate non c’è scampo.

S’accendono le luci a tutto campo
mentre il sole l’orizzonte morde
tutte le mie parole ormai son sorde
nel cuore suo più non incido e stampo.

Corre il pensier sul ciel di Leucasia
giorni sereni e tante sofferenze
del mio patir lei ride e passa via

E come il pescator che con le lenze
il pesce pesca e poi non sa che sia
il dolor che regala e le inclemenze.

(Donnas 24.5.2019 – 14,24)
 


Sull’ermo colle


La foto è tratta dal portale:
https://fai-platform.imgix.net/media/marche/mc/colle-dell-infinito_50207.jpg 

Sull’ermo colle ove solingo indugio
le mie passioni ad una ad una sfoglio
ormai non so più cosa cerchi o voglio
in tanta pace anch’io cerco rifugio.

L’orme tue calco, sembro un buon segugio,
del mio soffrire come te mi spoglio
a quel tuo colle tendo e ancor germoglio
e canto come un grillo nel pertugio.

L’immensità di spazi vo’ cercando
annego il mio torpor oltre quel muro
nel mondo del silenzio sto volando.

In questo mare navigo sicuro
io m’addolcisco sempre a te pensando
e tutti i nuovi amor per te trascuro.

- Sonetto
(Donnas 30.5.2019 – 6,35)


Aspettando la morte
Aspetto pensoso, aspetto la morte
che zitta attraversa i vicoli muti,
lei scivola mesta e segna le porte
dei vecchi depressi, vinti, abbattuti.

L'aspetto smarrito e il cuor batte forte
per tutti gli affari rimasti incompiuti
in fretta cancello le cose contorte
le tracce di foto o gli scritti temuti.

Senza aspettare spalanca la porta
non dice prepara valigia o fardello
indugi o ritardi appena sopporta;

dei già designati compila il modello
il corpo lo lascia, null'altro trasporta,
sol l'anima coglie all'ultimo appello.

(Boccheggiano 27.1.2013 - 0,58)


Tra trulli e sepolcreti

Per la marina non tornerò mai più
ad incantarmi al primo soleggiare
né vedrò l'onda rosa mareggiare
e la Chiesetta con il buon Gesù.
Neppure all'alba aspetterò che tu
ti sveglierai ancora a messaggiare
più non potrò per te ancor verseggiare
e né vederti in moto andar su è giù.
Me ne starò seduto su un muretto
tra margherite nuove ed i tageti
e guarderò dall'alto del Vereto
la tua casetta in mezzo all'uliveto
mi sperderò tra trulli e sepolcreti
nuda ti sognerò mentre ti aspetto
e ancora ti vedrò con un sorriso
col dente storto che ti splende in viso
e mi dirai “ho anche il naso grosso”
e aggiungerai che il torto l'hai rimosso.
Poi ti vedrò a Ristola sul mare
su una panchina triste a meditare
e ancor ripeterai stanca e delusa
d'essere senza amor sola e confusa
ed ero l'uomo che dovevi amare
ma è tardi e indietro non si può tornare.

- Sonetto ritornellato
(San Marcello Pistoiese 11.2.2019 – 7,44)
 

Rintocchi
Quel campanile che segnava l’ore
dopo tanti anni ancora lo ricordo
a volte mi svegliava nella notte
degli anni miei a Carema non mi scordo.

Neppure delle nebbie del mattino
degli amici dondolanti sul trattore
di quelli che più adesso non ci sono
difficile scordarli li ho nel cuore.

E tante volte a loro ci ho pensato
spesso con nella mente del rimpianto
per quelli che anzitempo ci han lasciato
che adesso stan dormendo in camposanto.

Sempre ricordo tanti ragazzini,
allora diavoletti tra le fiamme,
ma mi ricordo delle ragazzine
che oggi sono diventate mamme.

E il campanile segna sempre il tempo
per il paese sparge i suoi rintocchi
la vigna nuovamente rinverdisce
cantano i merli sopra gli alti pioppi.

(Donnas 18.4.2019 – 14,48)


Postiglione


La foto è di Massimo Pisa di Postiglione (g.c.)

Tra i tuoi monti selvaggi
il cuor si perde a volte
e mi ritorni in mente
mia gioventù giuliva
trascorsa tra i castagni,
nei tuoi vicoli a notte senza luce
guidati dalla luna e dalle stelle
brillanti su nel firmamento,
passi incerti e lontani
mi perdo ancor seduti alla fontana
cantando a squarciagola,
battito di mani,
voci stanche e lontane
al suono d’acqua fresca,
canterina,
oh il tempo come vola!
Ma Postiglione torna a volte in mente
mi scava nei pensieri,
mi da gioia e tormento,
mi riporta felicità perdute
giorni giulivi trascorsi con ardore,
penso a quei monti che non ho scalato
al verde dei castagni
a quelle case vecchie tra gli Alburni
ai vicoli bui privi di rumore
agli amici di cui più non so nulla
ma che conservo in cuore.

(Donnas 25.4.2019 – 6,40)


Pensieri


L'immagine è presa sul portale:
https://spiritoemente.blogspot.com/2011/02/benvenuti.html#comment-form


Oh, Dio se t’amo ancora brutta strega,
sempre ti penso e non mi vuoi lasciare
a notte veglio e non mi fai dormire
sono agitato a volte e mi rigiro
tra due cuscini e stento a prender sonno
ma dal mio cuore tu non vuoi più uscire
m’hai dato affetto e al mio ancor ti lega.

Ancor ti osservo, ti vedo pigra andare
con la tua mamma a fare qualche acquisto
e penso al giorno che invocavi il Cristo
per farmi in qualche modo innamorare.
Tu non mi vedi, ma ti sto da presso,
ma il tempo passa e guardo nello specchio
un viso che ogni giorno deperisce
d’amarti così tanto sembra sciocco,
a volte mi vergogno di me stesso.

Mi illudo come fossi addormentato
e un sonno lungo abbia fermato il tempo
le cose che dan pena ho cancellato
solo quelle più belle ancor conservo
e penso che tra noi nulla è cambiato
perché il mio cuore mai non si rassegna
e ancora qualche verso per te vergo.

(Donnas 10.04.2019 – 21,45)


Il silenzio

Cerco un tuo verso, cerco una parola,
a volte dico: “In fondo che m’importa”,
ma poi mi perdo dietro a dei pensieri
ho chiuso i sentimenti non la porta.

Stupidamente penso e m’arrovello:
“Ma starà bene? Ancor lieta sorride?
Forse sarà un poco giù di corda
quando lei tace allor qualcosa stride”.

Ormai io la conosco molto bene
più non verseggia e per me non scrive
quello che un dì m’ha detto lo ricordo
nella mia mente è fresco e sempre vive.

Ed anche se a qualcuno va dicendo:
“Più non capisco cosa un dì m’ha preso”,
quel che m’ha dato in petto lo trattengo
e mi conforta e ancor non gliel’ho reso.

No, non m’importa quel che ha fatto in rete
nè lo squallor che ha sempre seminato,
io la ricordo dolce e appassionata
e non mi pento un dì d’averla amata.

(Donnas 18.4.2019 – 23,48)
 

Haiku – Persi l’amore
persi l’amore
passione un dì donai
lunga l’attesa

(Donnas 4.4.2019 – 9,27)


Tra i muretti di San Gregorio

Buon giorno amore ancor ti sto pensando,
e mi domando cosa stai facendo
forse stai su un muretto e guardi il mare
forse stai in casa mentre sta piovendo.
Guardi la pioggia che ti scava in mente
e smuove forse tutti i tuoi ricordi
forse in mare osservi una barchetta
non sai che dentro un cuore soffre e aspetta.
Io ti ricordo con la pena in cuore,
ti vedo coi capelli un po’ arruffati
con la tua schiena nuda sopra il letto
ricordo le carezze che m’hai date.
E il broncio, che ogni tanto accarezzava
quelle tue labbra avvezze a dare amore,
mi insegue sempre, non lo so scordare,
mi manchi e solo non riesco a stare.
Ma so che allora fu pura follia
aver ceduto a quell’amore insano
che mi sconvolse mente e sentimento
e vive ancora e non se ne va via.
Ora solo ti penso, un po’ mi fai ribrezzo,
ma come allora ormai più non ti amo
s’aggira nel mio cuor sol sentimento
ma quell’amor che hai dato non ha prezzo.

(Donnas 15.4.2019 – 11,27)
 


Quando muore un passerotto

Nella mia foto: Passerotti sui tetti di Donnas

Quando muore un passerotto
l’avverto giorni prima
cessa il suo fischiettare
non lo vedo sul tetto saltellare.

Non so se muore solo o in compagnia
forse muore in un prato in mezzo all’erba
forse sui binari della ferrovia
lungo la Dora che scivola e va via.

Mi manca il pigolio
sembra manchi qualcosa alla mia vista
il suo volo con le pagliuzze in bocca
a preparare un nido e nuove vite.

Avverto il suo soffrire
la pena che gli affligge il cuore
forse la passerotta gli è vicina
e condivide con lui anche il dolore.

Ci penso al passerotto sopra il tetto
lo vedevo alzando all’alba la serranda
adesso quel suo pigolare tace
neppure il suo saluto più mi manda.

(Donnas 7.4.2019 – 11,17)


Pietre fredde

Quanto io t’amo tu neppur lo sai
or ti nascondi tra le fredde pietre
a me non pensi mai
eppur mi rincorresti con affanno
oggi rinneghi tutto
ma quelle fredde pietre tutto sanno.

Lo so,
le pruderie che sempre insegui
non t’hanno ancor del tutto abbandonato
a me racconti storie,
e non convinci,
storie racconti ad altri
che al tuo gioco stanno,
tu pensi d’aver vinto,
ma dopo sempre perdi e poco vinci
sempre perde colui che fa l’inganno.

Or ti ritrovi sola tra le pietre
e scrivi: “Adesso ricomincio ancora,
un uomo cerco con la schiena dritta”
che possa amarti com’io t’amavo allora.

Ma intorno a te sol pietre fredde stanno,
di nuovo ti ritrovi vinta e sola,
e i mesi lentamente se ne vanno
anche per te il tempo passa e vola.
E un figlio non hai manco d’amare
frutto del grande amore in cui credevi
che solamente allor da me volevi
che per amore allora non t’ho dato.

Ma forse questo tu non l’hai capito
non so se hai fatto bene a dire basta
ma oggi anch’io le stesse pietre guardo,
no, non ero l’uomo dalla schiena dritta
che tu cercavi e stai cercando ancora
io ero troppo debole e codardo
non ero il maschio che credevi allora.

(Donnas 21.4.2019 – 2,19)


Pasqua 2019


Nella mia foto: Occaso a Punta Ristola di Leuca

Ascolterò un suono di campane
che annunceranno che Gesù è risorto
le tue parole ormai saranno vane
visto che nel tuo cuore ormai son morto.

Ma resterò a guardar mare e tramonti
a Ristola sognando su uno scoglio
ma so che in me l’amor non fai più sconti
ora è dormiente e in te vince l’orgoglio.

Vince anche in me disprezzo e indifferenza
di quel che ho avuto posso stare senza.

(Donnas 19.4.2019 – 8,59)


Ho un peso nel cuore

E furono parole
incise su un nastro e a me inviate
voce struggente
voce sofferente
voce che ancora oggi mi colpisce:
“Rimango sola” - allora mi dicesti,
e poi chiudesti con voce appassionata:
“Ti voglio bene, di te mi sono innamorata”.

Ma amor non era:
la storia è poi finita
gli ormoni t’avevano ingannata!

(Donnas 24.4.2019)


Haiku - Germogli
vecchio sarmento -
a nuova vita chiama
foglia che nasce

(Donnas 26.4.2019 – 01,00)


Una mattina

Un giorno non mi sveglierò
(soluzione auspicabile da molti)
oppure gli occhi chiuderò
dopo lenta agonia
o qualche sofferenza non cercata
meglio morir per via
su un sentiero fiorito a primavera
con un’ape che ronza
o tra farfalle in volo,
meglio morir da solo
chiuso sui miei pensieri
a ricordar le cose belle,
tutto quello che avuto,
amore e delusioni
felicità ed inganni
meglio inseguire gli anni
in cui vinceva sul volto il mio sorriso
con nelle orecchie il sibilo del vento
con l’urlo in mare della tramontana
con lo scrosciar lontano di fontana
con le mie mani strette alle tue mani
sulla tua pelle liscia da bambina
meglio sarebbe gli occhi chiudere sui sogni
una mattina.

(Donnas 23.4.2019 – 14,00)


T’aspetterò a Ristola sul mare


Nella mia foto la panchina di Punta Ristola a Leuca

Sarò sulla panchina ad aspettarti,
fretta non ho mi basta rivederti,
non dir però parole inopportune
che via trasporta il vento come piume.
Mi basta rivedere il tuo sorriso,
il dente storto ed il tuo naso grosso
no, non parlar, non devi dire niente
la mano mia accarezza dolcemente
come hai già fatto quella prima volta
quando ti vidi fuori di Nardò
e accendesti in me mille fiammelle
mettendo in mostra le bianche mammelle.
Non penso che a parlar convincerai,
la delusione scotta e dopo impari
anche se ancor mi parlerai del Cristo
non cederò a lusinghe e vi resisto.
E poi conosco quel tuo grande orgoglio
che oscura la tua mente anche col sole
hai seminato un dì solo sciocchezze
ed or raccogli il nulla e le sconcezze.

(Donnas 16.4.2019 – 2,58)
 


Primavera

Ho il vizio di amare
fermento amore che nessuno coglie
in me non ci sarà mai autunno
sempre verdi saranno le mie foglie!

(Donnas 30.4.2019 – 12,07)


Persi l’amore

Persi l’amore
ma forse persi niente,
io lo donai con tutta la passione
lei lo raccolse
ma era sol pulsione
di tanto amor non è rimasto niente.

Ma io ci penso a volte,
a me ritorna in mente,
ritornano le notti dell’attesa
d’un suo messaggio
di quel suo darsi con indifferenza
di quelle lunghe attese,
della mia pazienza.

E ricordo una parola dolce,
una carezza,
una promessa tra i sassi a San Gregorio,
la luna in cielo
il caldo del suo corpo
e poi la dura attesa in purgatorio.

(Donnas 4.4.2019 – 8,59)


Oh, madre terra


La foto è stata scattata sui muri della scuola di Donnas dove i bambini avevano pubblicato i loro disegni a difesa dell’ambiente.

Oh, madre terra,
che spesso disprezziamo,
che con la nostra incuria devastiamo,
tu al dileggio resisti
ma un messaggio a volte tu ci invii,
ci ammonisci con qualche temporale,
ammorbi l’aria per farci stare male
così tu interagisce con gli umani
lo fai con l’eleganza d’un segnale.

Ed io mi sforzo a cogliere dei tappi
a ripulire da solo un’area verde
faccio la conta a sera del mio impegno
dei tappi raccolti in mezzo al verde
sopra l’agenda segno.

E dico: “venti tappi oggi ho raccolto,
dieci bottiglie di plastica
nascoste in mezzo ai massi ho tolto,
se cento persone altri tappi dai prati avran levato,
se neppure una bottiglia di plastica gettato
la vita non sarebbe meno amara
e la natura con l’uomo meno avara?”

E non mi importa se passerò per matto,
se quel che faccio non sarà capito
da chi si finge sordo o non ha udito,
quello che da solo oggi ho raccolto
l’ho fatto perché a me sembrava cosa giusta,
perché mi sentivo con me stesso soddisfatto.

(Donnas 1° Aprile 2019 – 22,44)


Haiku – Prato fiorito

prato fiorito -
intorno un’ape ronza
soffio di vento

(Donnas 23.4.2019 – 15,16)


A un albero tagliato


Sento il tuo grido di dolore
lo so,
ma a te che leggi in fondo cosa importa?
Non sai neppure perch’io mai ancor soffra
neppur puoi misurare la mia pena
percepire non puoi le mie emozioni
che ad una storia tenera mi lega.
Ma quel tronco spezzato l’intuisce
quel che provai quel giorno lo capisce
e pur tagliato ancora mi saluta
quello che sopra incisi ormai è sparito
erano solo semplici parole
che come saluto un dì ho lasciato.
ad un amore lontano ch’è finito.

(Donnas 3.5.2019 – 13,23)
 

Primavera brilla nell’aria

Sui campi già fioria l’acetosella
e il primo sole Ristola baciava
ancora il cuore mio al tuo bussava
volava in ciel la prima rondinella.

E ancor vegliavo come sentinella
ma luce la finestra non filtrava
anche il mio cuore al buio ormai restava
al vento del Vereto e alla procella.

Ma tu dormivi con chi non t’amava,
volgare accarezzava la tua pelle
forse emozioni il cuore tuo provava

mentr’io contavo in ciel vivide stelle.
Alla marina il mare trascinava
gusci di cozze nere e grige arselle.

Pigra una lacrima scivola sul volto
piange un amore ormai morto e sepolto.

Ed anche se ancor veglio e sto a pensare
quel grande amore non potrà tornare.

Sonetto ritornellato
(Donnas 28.3.2019 – 5:00)


Haiku – Leuca


La foto di Leuca è di Antonio Fino (g.c.)

Leuca a sera
riflessi sopra il mare
sole morente

(Donnas 10.3.2019 – 14,18)


Haiku – 8 di Marzo


la foto è tratta da portale:
https://www.globalist.it/news/2018/03/07/albero-di-mimosa-devastato-per-l-8-marzo-la-rabbia-degli-ambientalisti-2020633.html

Festa di donna
albero ormai sfrondato
piange mimosa

(Donnas 10.3.2019 – 13,51)


Haiku - Ozio


- La foto è di Cristina Agostinelli (g. c.)

Chiara mattina
in ozio in riva al mare
raggi riflessi

(Donnas 12.3.2019 - 23,34)


Haiku – Glicine

Glicine sboccia -
vola l’ape e si posa
color viola

(Donnas 28.3.2019 – 22,12)


Sogno Leuca


Nella mia foto: Tramonto a Leuca

Sogno Leuca, lontano,
la tua mano
quei tuoi baci frementi
i tuoi lamenti
sogno Leuca e il suo mare
il sole, il vento,
d’un gabbiani il volo,
il suo lamento.

Sogno ancor la tua casa tra gli ulivi
i nostri giorni andati
quei momenti giulivi,
sogno le tue parole
il canto degli uccelli
il rauco grido delle ciole.

Sogno il colle a me caro,
quello che un dì tu m’hai indicato,
quello che come te sempre ho sognato,
quello che sogno a volte
che ancora nella mente ho disegnato,
quello che tra le tante cose belle
solo con te ho colte.

(Donnas 31.3.2019 – 12,26)


Haiku – Nuvole a Leuca
Nuvole dense -
un bel domani annuncia
rosso di sera

(Donnas 28.3.2019 – 10,56)


Haiku – Alba
Alba crescente
il tempo passa in fretta
rinasce il fiore.

(Scritta dal barbiere Gabriele Niego)
(Borgofranco d’Ivrea 9.2.2019 – 19,40)


Angela
La mia amica adesso sta dormendo
io invece sto vegliando
a lei io sto anche pensando
ai versi che lei scrive e che declama.

E sento la sua voce,
spesso chiama,
dall’alto del mio tempo a volte ascolto
la voce al vento qualche volta ho tolto
così meglio la sento
meglio intendo.

E lei sorride,
felice scorre in bocca qualche verso
neppure io da lei sono diverso
e a volte scrivo e canto qualche verso.

(San Marcello Pistoiese 1.3.2019 – 4,52)
 

Ulisse


Nella foto: Dipinto di Ulisse e le Sirene di F.H.Draper

Volerò nei miei pensieri
forse i tuoi incontrerò
si parleranno
parole antiche ancor ripeteranno
sussurrate di notte tra i cuscini
nel buio la pelle ti accarezzerai
la pelle anch’io nel buio carezzerò.

Sentirò i tuoi sospiri come un tempo
ecciteranno la mia mente
tormento mi daranno
un po’ di gioia ancor riporteranno.

E sentirò le tue parole appassionate
come sirena canterai sulla scogliera
ascolterò al pennone incatenato
soffrire non vorrò come quel tempo
andrà la nave mia spinta dal vento
sentirai il mio pianto addolorato
ma non potrò fermarmi
rigida è la catena di chi mi ha legato.

M’adageranno sopra una gomena
arrotolata in un angolo di ponte
sorriderò nel sonno a te pensando
e più non proverò pena e dolore,
oltre lo Stretto la nave è andata via
ma resterà il ricordo del tuo amore
ed anche quello della tua pazzia.

(Donnas 13.4.2019 – 15,44)

Il braciere

Ed eran tempi duri con la guerra
l’ombra di quel lumino ancor ricordo
nel centro della stanza un bel braciere
che sfavillava in mezzo alle preghiere.
Mia madre sempre mistica e devota
pregava per mio padre in Albania
leggendo con mestizia una preghiera
su un libro dalla copertina nera.

A volte c’era poco da mangiare
un pugno di lupini e due castagne
e ci leggeva in quell’ambiente fosco
vita e storia di San Giovanni Bosco.

Perché rammento queste mie tristezze?
Spesso me lo domando, ma il ricordo
serve per non scordare i tempi duri,
per non dimenticare i giorni oscuri.

Storie che ai nostri dì vivono in tanti,
la povertà s’affaccia in occidente,
non si spreca, s’inizia a risparmiare,
dovrà chi non risparmia digiunare.

E allora quel braciere è un bel ricordo
dovrebbe servire a tanti da lezione
ma la lezione sembra non servire
ma quanta gente in mare va a morire?

Niente: non serve a nulla ricordare
nei giovani v’è solo indifferenza
non guardano che sale l’indigenza
stanno a fissare solo il cellulare.

(San Marcello Pistoiese 7.2.2019 – 21,58

Veleggiando a Punta Ristola


- La foto di Punta Ristola e di Fabrizio Passaseo (g.c.)

Volo ogni dì a Ristola silente
come gabbiano l’ali spiego al vento
da un pezzo la tua voce ormai non sento
ma son sereno e l’ore passan lente.

E sì, il tempo passa e scava fossi
ma liberi svolazzano i pensieri
quelli che allor son stati affetti veri
dalla mia mente ormai li ho rimossi.

S’affaccia ogni tanto un paesaggio
che sulla rete qualche amico posta
non penso che però lo faccia apposta,
a far soffrire un cuor ci vuol coraggio.

Son foto che però fan bene al cuore
ti riportano ai giorni tuoi felici
quello che pensi tu e a volte dici
ormai sono cose prive di valore.

Quello che importa è questo sentimento,
questa dolcezza che Ristola riporta
ed anche se del cuor chiusa è la porta
un po’ d’affetto in petto ancora sento.

(San Marcello Pistoiese 12.02.2019 – 10,13)

Tra trulli e sepolcreti


Per la marina non tornerò mai più
ad incantarmi al primo soleggiare
né vedrò l'onda rosa mareggiare
e la Chiesetta con il buon Gesù.

Neppure all'alba aspetterò che tu
ti sveglierai ancora a messaggiare
più non potrò per te ancor verseggiare
e né vederti in moto andar su è giù.

Me ne starò seduto su un muretto
tra margherite nuove ed i tageti
e guarderò dall'alto del Vereto

la tua casetta in mezzo all'uliveto
mi sperderò tra trulli e sepolcreti
nuda ti sognerò mentre ti aspetto

e ancora ti vedrò con un sorriso
col dente storto che ti splende in viso

e mi dirai “ho anche il naso grosso”
e aggiungerai che il torto l'hai rimosso.

Poi ti vedrò a Ristola sul mare
su una panchina triste a meditare

e ancor ripeterai stanca e delusa
d'essere senza amor sola e confusa

ed ero l'uomo che dovevi amare
ma è tardi e indietro non si può tornare.

- Sonetto ritornellato
(San Marcello Pistoiese 11.2.2019 – 7,44)
 

Sono e sarò


La foto dell'ulivo bruciato è di Enzo Suma

Sono e non fui
sempre sarò
vivo e vivrò
giammai io morirò.
Con l’alba mi risveglierò
con il tramonto m’addormenterò
sono e mai sarò
giammai io morirò.

(San Marcello Pistoiese 10.2.2019 – 22,27)


Confluenze
(In memoria di Gabriele La Porta)

Il tuo volto stanco
immagine d’un vinto,
vinto che non s’arrende
che non dirà “tu uccidi un uomo morto”
che ancora l’arco tende
l’ali al vento distende.

Quei tuoi occhi profondi
nebbia che oggi occulta la tua vista
che confonde chi ti sta vicino
chi t’era amico con cui non ti raffronti,
che ti cercava e che si domandava
dei tuoi silenzi
e si è stupito dei tuoi occhi spenti.

Mente che vivi ancor pur nell’oblio
che produci emozioni
confluenze
mente ancora fervida e presente
che non ascolta ma umanità trasmette
fuoco vivido che avviluppò Giordano
tanto vicino a te
da molti anche lontano e assente.

Ed ora so, ora capisco e intendo,
capisco di questa umanità senza valori
di quei tuoi stracci tra più contendenti
di quel tuo corpo stanco
che pace trova adesso e anche ristoro
che nulla puoi ai futili conflitti,
alle parole vuote,
alle apparenze,
che forse ascolti ma dire non puoi niente,
che fuori sei dal coro
ineluttabilmente.

(San Marcello Pistoiese 26.2.2019 – 11,55)
 

Trasparenze


La foto (g.c.) è di Stefano Arnodo di Pont St. Martin, autore della potente scultura, e la poesia è a lui dedicata che me l'ha ispirata con la sua opera!

Non sono andato, son solo passato
da una condizione di normalità
ad una condizione oggi sublimale
ma via non sono, ancora son di qua.

Mi son confuso con l’albero del cuore
quello con cui parlavo ogni mattina
avevo già sentito una vocina
e un volto allegro spesso mi appariva.

Lo notavo ricco di rimpianto,
che risplendeva languido sul viso,
quel tronco morto l’ho scavato e inciso
ora quel tronco regala un bel sorriso.

Regala una presenza celestiale
unita a una sofferta tenerezza,
ma quando soffia il vento di scirocco
leggiadro il volto sfiora una sua brezza.

San Marcello 3.1.2018 – 8,00

Tra l’attimo e l’istante


La foto è di Maria Pacoda di Lecce

Tra l’attimo e l’istante esiste il mare,
esiste un volo leggiadro di gabbiani,
insiste un suono lontano di campane
un rosseggiar nei vasi di gerani.

Tra l’attimo e l’istante esiste il pianto
anche la gioia però spesso vi aleggia,
il suono delicato poi si espande
e sopra il mare dolcemente arpeggia.

Tra l’attimo e l’istante esiste il cielo
il rosso d’un tramonto in mezzo al mare
una vela che all’orizzonte muore
che d’emozione il cuore fa vibrare.

Tra l’attimo e l’istante va il pensiero
e in un mondo diverso credo e spero.

(San Marcello Pistoiese 11.1.2019 – 23,29)

Tiepide sensazioni
(Quando ami anche il pianto della civetta sembra melodioso)


La foto è di Vitomaria Fino (g.c.)

Violino la tua pelle,
l’ho sfiorato con l’archetto della passione
musica soave
deliziose sensazioni
quel tuo sorriso e volermi vicino
a trasmettermi emozioni sopite
ma sempre vive nella mia memoria.

Poi il vento ha fatto cigolare i rami del bosco!

Mi sono svegliato….
ho cercato il tuo corpo ….
la tua pelle delicata
che un tempo mi faceva turbare.

Ero solo
compagna m’era l’ombra gravida della sera
e la notte che bussava già alla finestra.

(San Marcello Pistoiese 4.1.2019 . 22,57)
 

Sul Golgota


La foto è tratta dal portale: https://www.cinematographe.it/news/la-passione-cristo-2-james-caviezel-sequel/

Si inerpicò sul Golgota il Signore
il peso della Croce trasportando
lui non capì il dove, il come e il quando,
perché l’abbandonò il suo Creatore.

Cercava di capire in quale errore
fosse inciampato e stava ricordando
che solo pace andava predicando
e aveva seminato solo amore.

Ma il Padre suo l’aveva abbandonato
perché vedeva in Cristo un presuntuoso
e poi i peccati aveva perdonato

a Maddalena, con lei fu generoso,
pensò il Padre si fosse innamorato
e giudicò il suo gesto indecoroso.

Per questo non rispose alla chiamata
la sua voce rimase inascoltata.

Prevalse poi il suo spirito paterno
è ora in cielo insieme al Padreterno.

- Sonetto ritornellato
(San Marcello Pistoiese 29.01.2019 – 17,05

Squallide emozioni


La foto è tratta dal portale: https://www.ilgazzettino.it

Mi ha rifatto provare l’amore
amore al quale ho creduto
amore che lei m’ha venduto
ma era soltanto un tremore.

E infatti diceva sovente:
”Lo vedi che tremo?
È per amore che fremo”
mi ripeteva stancante.

Ma era soltanto lussuria,
era soltanto passione
a tremare era solo un ormone
d’amore non c’era un bel niente.

È poi s’è assopita la foga
ma il prurito è rimasto insistente
col meccanico è stata fetente
con me, gli ha detto, che s’era impazzita.

Ed, infatti, a questi spiegava:
“Non so cosa mi avesse mai preso”
ma le stesse cose gli ha reso
regalava dal web squallore.

Ora ozia e la rete distende
io dal sonno ormai sono sveglio
ma quel giorno forse era meglio
fossi andato al mare ad oziare.

(San Marcello Pistoiese 20.1.2019 – 12,14)

Sogni all’alba


La foto è tratta dal portale:
http://www.ombreeluci.it/1985/ombre-luci-n-11-1985-sfogliabile/

E fu il sogno mio pieno di ombre
vagai nel buio cercando quel mattino
quando un sorriso accese le passioni
che dalla vita mia erano sgombre.

Nel sogno t’ho rivista nel giardino
il tempo non t’aveva ancor scalfita
e ti ho rivista come eri allora
e andavi svelta col tuo cagnolino.

E risvegliasti tutte le emozioni
che provai quel dì che t’incontrai
ma a me che stavo dietro non guardavi
ed io vivevo ancora di illusioni.

M’agitavo nel sogno e t’ho seguita
su quelle strade bianche ed assolate,
su quei tratturi dove mi portavi
ma allor non eri ancora inaridita.

Poi sei sparita e invano ti cercai
era un sogno e dai sogni ci si sveglia
ora mi resta in cuore il tuo passaggio,
inizio e fine di diletto e guai.

(San Marcello Pistoiese 14.1.2019 – 7,45)

Piccole cose

Ho qualcosa di te, ho i tuoi capelli,
che ogni tanto tiro fuori ed accarezzo,
ho i tuoi filmati e vedo la tua pelle
ma allor non mi facevi ancor ribrezzo.

Ancora ho un pupazzetto e un paio di penne,
che m’hai spedito perché io scrivessi
delle poesie per te, ricche d’affetto
e che nel tempo poi tu rileggessi.

Ho finanche di te piccole cose,
ed anche una semplice lattina,
delle foto di un vecchio compleanno
ed anche una nera mutandina.

Possiedo dei filmati giovanili,
quelli son cari e non hanno prezzo,
lì eri ricca d’affetto e di passione
e allor donavo amore oggi disprezzo.

(San Marcello Pistoiese 17.1.2019 – 12,42)

Olocausto Nord Americano


La foto è tratta dal portale:
https://www.dolcevitaonline.it/la-vera-storia-del-genocidio-dei-nativi-americani/

Assolvo Hitler
vorrei contare i morti in terra americana
non se ne parla più
nessuno più ricorda
la pelle rossa di quell’indiana,
di quei bambini a mucchi massacrati,
dei vecchi crudelmente assassinati.

Toro Seduto ormai non si lamenta
ma si lamenta dei giusti la coscienza
è facile il giudizio, la sentenza,
i massacri non van dimenticati
ogni giorno dell’anno tutti ricordati.

(San Marcello Pistoiese 31.01.2019 – 19,09)

Ode all’amplesso


La foto (“Il bacio a letto” di H.Toulouse Lautrec) è tratta dal portale:
https://www.liberopensiero.eu/06/07/2016/cultura/arte/il-bacio-nell-arte/

L’amplesso sempre nasce da un abbraccio
da un’effusione carica di affetto
da mille baci dati con passione
che poi spinge due cuori sopra il letto.

Com’è sublime quell’atto d’amore
insieme unisce due cuori innamorati
e quegli incontri rende celestiali
anche se dagli ormoni generati.

Ed anche se alle volte non completo
ricco è di baci e semplici carezze
ti da comunque il senso d’un orgasmo
d’un gioire tra dolci tenerezze.

Finisce lì, ci si addormenta uniti,
nudi sul letto su candide lenzuola
e non ti importa d’altre donne al mondo
a quella aspiri , a quella donna sola.

(San Marcello Pistoiese 16.1.2019 – 14,02)

Notturno tra la brina


L’immagine è tratta dal portale:
https://c.wallhere.com/photos/4f/7b/nature_forest_frost_winter_mist_trees-1520743.jpg!d

Un filo di luce alla fine
tra i rovi e la secca boscaglia
carezzò i muschi sui tronchi
e la brina che lenta si squaglia.

Non ci volle perizia, né ingegno,
non servirono profonde lezioni
a scoprire alla fine l’inganno
di un amore senza emozioni.

Alle volte un amor ti sconvolge
quando arriva nel tempo inadatto
nella notte ti aiuta a sognare
ma alla fine ti lascia disfatto.

Ho donato il poco che avevo,
e ci ho messo affetto e passione
hai riacceso le voglie sopite
ma ho raccolto dolore e afflizione.

Ora dormi, incurante e beata,
con i seni cadenti e abbondanti
è passato di nuovo un altr’anno
tanti affetti son morti e distanti.

Non ti importa se ancora ci penso
non ti importa se ancor oggi soffro
stranamente non posso mai odiarti
e un amore consunto anch’io offro!

(San Marcello Pistoiese 8.1.2019 – 5,39)

Tramonti


La foto di Punta Ristola è di Fabrizio Passaseo (g.c.)

Non si svegliò, neppure mai lo seppe
immobile rimase sul cuscino
gli occhi sbarrati dietro un sogno antico,
un vecchio ulivo e un albero di fico.

Nel volto gli restò anche un sorriso
chissà mai quale sogno avrà vissuto
chi lo conosce ormai di lui sa tutto
ed anche d’un amor che l’ha distrutto.

Ed un’amica spesso commentava
che quell’amor covava nella mente
lui s’era perso dietro una passione
soffriva e mai imparava la lezione.

Chissà mai la sua mente che pensasse
di certo a un’onda pazza e ad un gabbiano
forse pensava a Ristola sul mare
e ai suoi tramonti che fanno sognare.

Di lui restò un foglietto ed una penna
vecchia e consunta, e mai non la buttava,
con un appunto di pensieri persi
restarono di lui solo dei versi.

Per lui finì così sogno e passione
ma forse il suo pensiero è sempre vivo
forse ancora insegue un colle antico
una chiesetta e un albero di fico.

(San Marcello Pistoiese 22.1.2019 – 7,30)

Neve sui muretti

La foto è di Paolo Pallara di Cavaliino (Lecce)

Cadde la neve cadde sul mio cuore
cadde sul tuo e segnò l’indifferenza
quante parole volarono col vento
mi persi, su quel colle, sul Vereto
il mio decoro persi
lo persi scioccamente nel Salento.

E non taceva il vento, anzi mi urlava,
su quel colle correva, correva senza fretta
con gli ulivi giocava,
coi salici del viale, e accarezzava
la vecchia croce in cima alla chiesetta.

Mi vezzeggiava:
lei vezzeggiò il mio cuore,
non si resiste a volte alle lusinghe,
mi trasportò nel mondo del suo tempo
i sensi mi stordì
e vissi un’altra vita e fui contento.

Ora tace il vento
e su quel colle cade bianca neve
copre le orme di tanta indifferenza
copre le scritte che lasciai sui tronchi
promesse di un amor che eterno dura
ma che s’è sciolto e posso stare senza.

La sua mano è ora fredda,
ghiacciata anche la mia,
cade la neve candida e non muore
s’ammassa indifferente sui muretti
s’ammucchia anche nell’animo
gelido rende ed insensibile il suo cuore.

(San Marcello Pistoiese 10.1.2019 – 3,06)

Narcisista

Volendo scriverei a luce spenta
e stordirei chi dopo mi commenta
mi fermo a volte solo per pudore
i narcisismo spesso anche si muore.

T’affacci per guardarti nel laghetto
l piede metti male e piombi in acqua
col gelo non fa certo un bell’effetto

E’ inutile allor che mi compiaccia
anche se io verseggio per diletto
meglio è che smetta allora e un poco taccia.

- Madrigale
(San Marcello Pistoiese 10.1.2019 – 17,18)

Muretti antichi


foto di San Gregorio di Patù 1.1.2015

Ritornerò tra quei tuoi muri antichi
ritornerò da solo tra gli ulivi
in mezzo ai mirti e agli alberi dei fichi
ritornerò ai tempi miei giulivi.

Tu come allora ad ascoltar fatichi
e allora parlerò soltanto ai vivi
discorrerò finanche coi lombrichi
a te non parlerò che non capivi.

Ma sempre resterai nei miei pensieri
in fondo m’hai donato un po’ d’amore
confuso i sensi con la giovinezza;

e m’hai portato un vento d’allegrezza
m’hai fatto uscire da quel mio torpore
ma forse adesso sola ti disperi

E’ tardi ormai e indietro non si torna
ingrato è il tempo e sol dolore sforna

ma poi capisci ch’era una illusione
a cui è seguita solo delusione.

-Sonetto ritornellato
(San Marcello Pistoiese 2.1.2019 – 7,40)

Meriggio natalizio


La foto è tratta dal portale:
http://www.amicidilazzaro.it/index.php/la-befana-e-i-re-magi-lepifania-da-riscoprire/

Mi colse il sonno questo pomeriggio
mentre indolente oziavo sul divano
nel dormiveglia fatto d’ombre e grigio
spaziai col mio pensier e andai lontano.

E tra i ricordi che nel cuore pigio
un presepe m’apparve piano piano
e una cometa in ciel, vecchio prodigio,
coi Magi in marcia su per l’altopiano.

Da un pezzo il tempo m’imbiancò le ciglia
la mente chiuse ai bei ricordi antichi,
a quelle feste povere in famiglia.

E ho ritrovato tra i tratturi aprichi
quel fremito che l’animo scompiglia
ed un profumo di tabacco e fichi.

- Sonetto
(San Marcello Pistoiese 8-1-2019 – 16.01)

Madrigale siciliano
Osservo la dolcezza del tuo viso
l’intensa gioia che anima il tuo scritto
non mi negare, no, un tuo sorriso
il volto voglio allegro e non afflitto.

E mi confondo coi monti e col tuo mare
con la dolcezza del tuo paesaggio
sul bianco della neve un volto appare

e il sole lo risplende con un raggio
forse un giorno mi vedrai arrivare
e sceglierò per farlo un dì di maggio.

(San Marcello Pistoiese 6.1.2019 – 9,45)

Madrigale montalcinese

Sui gradini d’una casa di campagna
una visione dolce a volte splende
ed un sorriso spesso l’accompagna
e il sole un raggio tiepido poi stende.

Solo un neo un po’ guasta la visione
che già in una nota le ho annotato
e sì, quello strappo là nel pantalone

occorre che sia in fretta riparato
gli spifferi a secondo la stagione
rendono il corpo a volte influenzato.

(San Marcello Pistoiese 12.1.2019 – 00,24)

La vispa Teresa


La foto è tratta dal portale: https://www.amazon.it/vispa-Teresa-Trilussa/dp/B00N1XJ9KA

Se al mio amore sei oggi indifferente
credimi non importa, non fa niente
non importa se regali sofferenza
anch’io dell’amor tuo so stare senza.

Vedo che anche a te poco interessa
ma allora avevi vinto la scommessa
m’hai come Cristo in croce accarezzato
d’amor parlavi e a letto m’hai portato.

Ora svolazzi come una farfalla
amante cambi e dice ch’è il tuo amore
e trotterelli come una cavalla

piena di ormoni, carica di ardore
ma poi tu cambi anche paglia e stalla
ma un dì più non sarai un gladiatore.

Conoscerai allor la sofferenza
e capirai anche tu che stare senza

un amore sincero ma devoto
lascia nel cuore un desolante vuoto

invano cercherai sedar la sete
ma secca è la sorgente tra le crete.

- Sonetto ritornellato
(San Marcello Pistoiese 15.1.2019- 23,54)

Lampare a Leuca
Nel porto a tratti scuro a tratti chiaro
ondeggiano un po’ pigre le lampare
ed un vela in mezzo al mare pare
bianco fantasma che rischiara il faro.

In questo dormiveglia greve e amaro
vedo a Ristola spumeggiare il mare
ed ogni tanto in mente ricompare
un volto sorridente un tempo caro.

E son partito un dì con una promessa
di non dimenticare quel che è stato
ma ora lei ripete ch’è diversa

dell’amor dato sì è dimenticato
per me lei non sarà mai più la stessa
chi amor distrugge non va perdonato.

Si accende a tratti e spegne la lampara
e rassomiglia proprio a una fiumara

che passa dopo un forte temporale
dal razionale all’irrazionale

- Sonetto ritornellato
(San Marcello Pistoiese 3.1.2019 – 15,32)
Salvatore Armando Santoro

Lampara en Leuca
(traduzione e adattamento di S. A. Santoro)

En el puerto a veces oscuro, a veces claro.
Con pereza flotan las làmparas
Y parece una vela en medio al mar.
Blanco fantasma que ilumina el faro.

En este sueño codicioso y amargo.
Observo a Ristola la espuma del mar
Y reaparece de vez en cuando
Una cara sonriente una vez amada.

Y me fui un día con una promesa.
Nunca olvidar el amor dato
Mas ahora ella repite que es diferente.

Del amor dado, sí, se olvida.
Para mí ella nunca volverá a ser la misma
Quien destruya no debe ser perdonado.

Enciende y apaga la lampara.
y realmente se parece a un río

que pasa después de la tormenta
Dal mundo racional al irreal.

- Sonetto regresó.
(San Marcello Pistoiese 3.1.2019 - 15.32)
 

Ho scelto di fare la puttana


La foto è tratta dal portale https://www.sostenitori.info/susanna-in-bici/302322 

“Ho scelto di fare la puttana
e non mi pento
a me non va di chiudermi in convento
avere la corona in mano
a me sembra davvero molto strano”.

“Meglio avere un violino tra le dita
con la pelle liscia e delicata
con l’archetto volano armonie
con la lingua è come scrivere poesie”.

“Ognuno ha il suo strumento preferito:
c’è chi ha la penna
che impugna tra uno e l’altro dito
scrive dei versi e gode a declamare,
c’è chi con un organo del corpo
le piace tante volte anche giocare”.

“E vedo che funziona la partita,
l’organo vibra a volte in alto drizza
è bello sentirlo inturgidire
non parla ma sa mille cose dire.
E a me piace, mi da del godimento
lo suono anche se a volte a pagamento”.

“In fondo regalo un po’ di bene,
qualche illusione serve per campare
vedere un amico soddisfatto
vi sembra proprio sia un gran misfatto?
Sono in fondo anch’io una missionaria
a volte a pagamento, a volte passionaria”.

(San Marcello Pistoiese 3.1.2018 – 7,02)

Haiku – Ungaretti

Sul Carso brullo -
mi illumino d’immenso
fiorisce l’alba

(Boccheggiano 29,01.2019 – 10,25)
 

Haiku -Spiaggia


La foto della spiaggia di Santa Foca è di Lucia C. Antonazzo (g.c.)

Spiaggia deserta -
un sasso sotto i piedi
sabbia d’inverno

(San Marcello Pistoiese 29.1.2019 - 14,35)
 

Haiku - Anno Nuovo

Il tempo passa
duemiladiciannove
fiori alla frasca

(San Marcello Pistoiese 1.1.2019 – 8,27)

Foglie autunnali

Ti ricordo nuda sul letto
soddisfatta dopo l’orgasmo
la tua mente in alto spaziava
dei bei versi mi declamava.

A cazut o frunza-n calea ta
con gli occhi socchiusi cantavi
era dolce quel tuo verseggiare
la mia pelle faceva vibrare.

Un poeta apprezza i bei versi
ama fare all’amore e ascoltare
si commuove, emoziona con poco,
basta nulla ad accendere il fuoco.

Quel fuoco si spense d’un colpo
era assente in te il sentimento
eri infatti una donna volgare
io l’amor non volevo pagare.

A quel giorno ogni tanto ritorno
e ricordo cantare quei versi
ti rivedo discinta sul letto
ma eri vuota in amore e in affetto.

"A cazut o frunza-n calea ta" (una foglia caduta sul sentiero),
è una composizione della poetessa rumena Ioana Craciunescu


(San Marcello Pistoiese 13.1.2019 – 7,43)

Fiore d’acacia

Fiore d’acacia che fiorisci a maggio
lungo la Dora e mi sorridi a volte
quando i petali scuoti al mio passaggio
li spargi via tra mille giravolte.

Planano in acqua pronte pel viaggio
dai gorghi le corolle son travolte
ormai del fiume sono tutte ostaggio
ad altri lidi poi saran coinvolte.

Si nasce e tutti sanno dove e quando
ma del morire non si sa mai dove
si va nel buio e spesso brancolando

perché nel mondo tante son le prove
quanto a capir dove staremo andando
solo Ade lo sa ed anche Giove.

- Sonetto
(San Marcello Pistoiese 9.1.2019 . 12,58)

Dorme nel bosco

Dorme nel bosco l’albero e non sente
è nudo e forse il gelo lo disturba
il peso della neve un po’ l’opprime
ma nel suo grembo già la linfa geme
e qualche ramo sta pensando al seme.

Dormi, natura, e già la primavera
respiro dal pensiero degli amici
qualcuno già m’anticipa una foto
altri mi mostra un prato già fiorito
con dei narcisi ed io resto stupito.

Vien giù la neve e imbianca la collina
bianca è la strada che il gelo ghiaccia
penso alla quercia antica ormai invecchiata
che mi cullò sognando da bambino
penso al contorto pero ed a suoi frutti
davvero da scordar quegli anni brutti

quando aleggiava intorno a noi la guerra
della fame conoscevamo i morsi
ma si coglievan sulle siepe more
e arance nei trappeti profumati
e mangiavamo anche frutta acerba
e bacche che spuntavano tra l’erba.

Ora c’è un gran silenzio qui nel bosco
la neve lo biancheggia e lo ricama
s’adagia sopra i rami e sull’alloro
che impavido verdeggia tra il seccume
mentre adesso io penso alla Maremma
dove qualche mimosa già s’ingemma.

(San Marcello Pistoiese 23.1.209 – 22,04)

Dentro il limo


L'immagine è tratta dal portale:
http://3.bp.blogspot.com/-rYwkLa4Pgf8/UhN6Cn2AvQI/AAAAAAAAAMc/UtyR-drZjHk/s400/IMG_0642.JPG

Del tocco di passi dentro il limo
sordo s’ascolta un flop
schizzano braci spente
cenere sparse sulle gambe bianche
ombre silenti
tracce d’antichi amori
e di tormenti.

(San Marcello Pistoiese 18.1.2019 – 21,21)

C’è sempre un ritorno


La foto è tratta dal portale:http://floranelsalento.blogspot.com/2012/05/lolium-perenne-l-poaceae-loglio-comune.html

C’è sempre un ritorno al sereno:
un filo d’erba rispunta là dove c’è stata tempesta
sul muro ricresce un spina
tra i rovi rinascono i fiori.

C’è sempre un ritorno al passato,
alle mature esperienze d’un tempo
ai sorrisi che abbiamo scordato
a riscoprire le pene degli altri
ai morsi di fame provati.

Non puoi seminare nei cuori rancori,
non puoi vedere negli altri sempre nemici
chiudere gli occhi sul pianto di bimbi innocenti,
anche se con colore di pelle diversa,
su chi fugge la guerra,
la fame,
le ingiuste oppressioni
che fanno degli uomini sadici oggetti
di un piano di turpi razzismi,
di indegne violenze.

C’è sempre un ritorno al giudizio,
agli antichi valori d’un tempo
a quando anche noi si cercava la pace
un pezzo di pane che alleviasse la fame,
i morsi son sempre gli stessi
identiche ovunque paure e tensioni,
uguali le disperazioni.

C’è sempre un ritorno al sereno:
chi semina l’odio nei cuori
raccoglie il frutto che ha un dì seminato,
raccoglie soltanto del loglio
se erbacce nel campo ha allevato.

(San Marcello Pistoiese 26.1.2019 – 6,15)

Cade la neve

Cade la neve, a nudo il cuore scopre,
mentre lontano il mio pensiero vola
ma il gelo ormai tutti i ricordi copre.

Scava in mente stancante una tignola
il legno rode e s’ode come un pianto
e un urlo a volte sgorga dalla gola.

Ma solo il vento ormai mi resta accanto
la sua voce talvolta mi riporta
come un’eco dolente e pien di pianto.

Ma sempre spunta il sole e mi conforta
si scioglierà sia il gelo che la neve
e infatti la speranza mai è morta

perché chi in cuor conserva amore deve
sperare sempre che gioia e sereno
come la bianca neve arrivi lieve.

Purtroppo il tempo è avaro e gli anni assomma
e gli anni non cancelli con la gomma.

(San Marcello Pistoiese 20.1.2018 – 10,57)

Bianchi fantasmi


La foto è di Paolo Pallara di Cavallino (Lecce)

Quell’ulivo col suo mantello bianco
forse si sente un poco spaesato
nel Salento di nuovo ha nevicato
a tanta neve ormai non c’è più scampo.

Bianchi fantasmi aleggiano nel campo
il verde paesaggio s’è cambiato
non vedo fiori, e son davvero stanco,
la neve anche i tratturi ha cancellato.

Spesso ci penso a certi cambiamenti
sui campi manca l’erba cipollina
sui rami il cinguettare più non senti.

Ormai il Salento è come zona alpina
la neve imbianca tutti i monumenti
la volpe mette in crisi e la faina.

(San Marcello Pistoiese 9.1.2019 – 05,00)

Amici


Nella foto: statua di Dante di Enrico Pazzi

Sempre sul volto suo splende un sorriso
ma il suo cuore sanguina silente
chi lo incrocia il suo dolor non sente
perché felicità brilla sul viso.

Ha sempre la battuta arguta e pronta
al bar non si sottrae, offre all’amico
del suo passaggio ovunque resta impronta

d’averlo tra gli amici benedico
ed è il sorriso che alla fine conta
mentre chi è tetro in volto maledico.

- Madrigale
(San Marcello Pistoiese 23.1.2019 – 10,47)

Riflessioni

Ombrosa nube la mia valle oscura
rigida l’aria, gelida la fronte,
il primo sole tiepido non scalda
il cuor che affoga in questa aurora scialba.

Ed anche il bosco adesso muto tace
lo tiene sveglio solo il gelo intenso
e qualche volo rapido di corvo
con quel suo gracidar funereo e torvo.

T’ho mandato allora un messaggino
per rompere il monotono silenzio
mi sono poi pentito e mi vergogno
d’ammetter che di te ho ancor bisogno.

Ma ormai mi devo rassegnare al Fato
che vince anche il volere degli Dei
ed ha già scritto di tutti noi la sorte
sul libro della vita e della morte.

Ma senza amor la vita a cosa serve
se più non provi la passion vitale?
Soli si va per dei sentier contorti
in compagnia di aridi e di morti.

San Macello Pistoiese 15,12,2018 – 19,10)

Ricordi tra i tratturi


L’immagine è presa dal portale:https://1.bp.blogspot.com/-9eDMgRLoCnE/Tmn2X9WGtcI/AAAAAAAAWl8/5RpSojFzAg8/s400/TratturoGorgo_Parco.jpg 

Ti penso come un giorno eri
ti giuro, non m’importa come sei,
se hai le rughe sul corpo e sul tuo viso
se sei più magra o un poco appesantita
ti penso come un tempo eri
giovane e bella baciata dalla luna
con la tua mano stretta alle mie dita
per quei tratturi bianchi nella notte
segnati dal chiarore dei muretti.

Ti penso tal com’eri e mi torturo,
quelle emozioni non le ho dimenticate
non ho scordato ancor le trasgressioni
e il ben che ti volevo è sempre vivo
come presente e chiaro il tuo sorriso
che dipingeva allora il cuore e il viso.

Ti penso, non ti scordo,
con te ritorno al chiaro della luna
sotto quel fico dove ti toccavo
all’ombra mentre il corpo accarezzavo
e sento ancor gli odori degli umori
sento la tua passione
rivedo i tuoi rossori.

Oh tempo, tempo che passi e non perdoni
inutilmente lotti contro la ragione
arido passi e neppur ti curi
delle passioni che affliggono gli umani
passi ma a vincere è il ricordo,
passi ma ancor resiste il sentimento
vivida è come allora la passione,
passi ma dalla mente giammai scordo
quelle notti felici pe’ i tratturi,
quelle emozioni che cullava il cuore
quell’andare al buio in mezzo ai muri
con la tua mano stretta alle mie dita
quella mano che cerco e che ho smarrita.

(San Marcello Pistoese 9.12.2018 – 8,15)

Natale ieri

Dove saran finiti i miei pastori
e quelle greggi rumorose all’alba
forse sugli Appennini si son persi
triste senza di loro il mio Natale.

E più non sento per la via i clamori
di pecore belanti e degli armenti
e dei garzoni non avverto i versi,
dei cani più non s’alza l’abbaiare.

L’odore intenso delle transumanze
più non s’avverte manco nel presepe
né resta traccia del passo degli agnelli
la strada lastricata di escrementi.

Risuona altro rumore per le stanze
di mezzi in corsa e il rombo dei motori
il chiasso dei belati e campanelli
aleggia nel Presepe coi pastori.

(San Marcello Pistoiese 5.12.2018 – 10,29)

Insonnia
A te io sto pensando “Dolce Stella”
rigiro tra le mani il cellulare
un tuo messaggio vecchio sto leggendo
vorrei poterti ancora riascoltare.

Vorrei sentire un poco la tua voce
mi chiedo con chi adesso stai chattando
non son geloso, ormai non m’interessa,
ma a te con pena adesso sto pensando.

E sono stato io che ti ho pregato
di non chiamare più, sento il bisogno
di stare in pace e più non ascoltarti
ma come vedi ancor spesso ti sogno.

E provo delusione, una gran pena,
a volte elenco tutte le mie colpe
per tanto amore ho spento una passione
gallina fui non certamente volpe.

Ascolto nel silenzio il cellulare
provo i motivi di quando mi chiamavi
e quel messaggio mi distrugge il cuore
perché allora scrivevi che mi mi amavi.

(San Marcello Pistoiese 11.12.2018 – 7,33)

Indecisioni

Questa notte è lunga da passare
gelo e silenzio a farmi compagnia
anche il bosco ora tace senza foglie
anche le siepi sono vizze e spoglie.

Più non s’ascolta il canto degli uccelli
ieri ho visto volare un cardellino
poi s’è nascosto dentro l’agrifoglio
l’unico arbusto che non è mai spoglio.

Ma ad altri lidi il mio pensier volava
quando hai nel cuore una persona cara
anche se non la senti ancor la pensi
in fondo certi amori sono intensi.

E finì tutto per l’incomprensione
per i rancori spesso non voluti
ma quando sai che c’è qualche problema
anche se taci il cuore in petto trema.

Ti senti in colpa ma non sai che fare
vorresti allor deporre un po’ l’orgoglio
evitare le discussioni oziose
sentire almeno come van le cose.

Giri e rigiri in mano il cellulare
leggi qualche messaggio del passato
ti indigni ancor per tante incomprensioni
t’arrendi e chiudi nuove discussioni.

(San Marcello Pistoiese 12.12.2018 – 7,58)

Il biancospino

Oh, biancospino che dormiente stai,
ai margini del bosco tra le acacie
l’ultima foglia hai visto già morire
sono sol io a capire il tuo soffrire.
Mi guardi cupo, in mezzo a tanto gelo,
e anch’io ti guardo dalla mia finestra
la sofferenza un poco ci è compagna
anche la brina sopra te ristagna.
E nel mio cuor galleggia qualche pena,
ma è bene non pensarci ed osservare
che la natura tante cose insegna,
anche il silenzio parla che qui regna.
E sono rari i voli di uccellini,
questo è un posto davvero abbandonato,
pur prigioniero spazio col pensiero
la libertà è dentro, è proprio vero.
E se ci fai un po’ caso la speranza
emerge a volte in mezzo allo squallore
e v’è un arbusto ancor vivido e verde,
resiste al gelo e il suo color non perde.
Questa visione ravviva la mia mente
il gelo nulla può sulla speranza
anche se il corpo invade di tremore
è la speranza che riscalda il cuore.

(San Marcello Pistoiese 16.12.2018 - 22,39)

Haiku – Età

Rifletto all’alba -
un altro giorno corre
nebbia crescente

(San Marcello Pistoiese 15.12.2018 – 14,49)

Vorrei

Vorrei, questa sera, abbracciare te
tenero mio amore
che mi hai regalato i tuoi anni ed il tuo affetto.

Vorrei, questa sera, ascoltare la tua voce,
nel silenzio della notte,
come un tempo,
sentirti sussurrare dolci parole
che mi commuovevano ed eccitavano.

Vorrei, amore mio,
che t'aggiri nel mio cuore e mi tormenti,
vorrei ancora te,
tenera e ingrata,
infingarda e passionale,
coinvolgente e bugiarda.

Vorrei, versare ancor lacrime amare,
soffrire per te
nel silenzio di questa notte
che mi intenerisce l'anima
al ricordo.

Ma fuori l'acqua cade:
lava i miei pensieri
e mi tiene in bilico sull'abisso.

(San Marcello Pistoiese 5.11.2018 – 22,45)

Volge al tramonto
Volge al tramonto
questa mia vita dissennata
non scanso più neppure i sassi
che il sole ha ricamato di rosso ieri sera.

Raggi irrituali
dopo una settimana di pioggie e nebbie
che hanno accarezzato la Montagna Pistoiese.

Ed io qui,
recluso dietro le sbarre ad osservare il bosco,
ombre notturne e foglie gialle
morenti
che s'ammucchiano stanche.

Non s'ode pianto di volpe
né bramito di cervo,
non s'ode il pianto notturno del cuculo
né il grugnito del cinghiale.

Solo uno stanco stormire di foglie
uno svolazzare distratto di colori
che disegnano favole
con principi e regine senza più castello.

(San Marcello Pistoiese 9.11.2018 – 2,52)

Triste una foglia

Triste una foglia ai margini del bosco
prona pregare sulla nuda terra
prima svettava al vento alla bufera
del sol coglieva i raggi fino a sera.

E dondolava in cima ai verdi rami,
con le sorelle cinguettava allegra
col forte vento a volte gareggiava
vispa e giuliva quasi ci giocava.

Vederla, lì ai margini del bosco,
piegata su se stessa, agonizzante,
mi fa per certi versi tenerezza
baciata a terra da una fredda brezza.

Identica è la sorte degli umani
e il potente di questo non si cura,
ma con la foglia la vita sua confronto
il tempo a tutti alfin presenta il conto.

(San Marcello Pistoiese 17.11.2018 – 10,23)

Tre gioielli
Tre gioielli
ho trovato in questo mese
tre gioielli che vendere non posso
li terrò cari, con me li porterò un giorno
quando mi deporrete in fondo a un fosso.

Allora il loro scintillio
darà luce al mio immoto stare
a lungo quel chiarore in vita mi farà con voi restare
non soffrirò sotto la fredda terra
perché al caldo starò come le piante in serra.

Ma ora penso alla vita
penso di lucidare bene i miei gioielli
rinnovare il chiarore e lo splendore
che l'abbandono aveva deturpato
e godere il bene che da tant'anni avevo abbandonato.

(San Marcello Pistoiese 21.11.2018 – 10,49)

Tracce d'autunno


Voli di uccelli stanchi
Nel ciel solcare a branchi

Foglie leggere in volo
Tronco più nudo e solo

Or giorni meno lunghi
Nel bosco i primi funghi

Odor di intensi vini
A ribollir nei tini

Nuvole dense a sera
Rintocchi e una preghiera

(San Marcello Pistoiese 5.11.2018 – 8,58)

Tracce

           
Foto Luglio 2010 – Collina di San Gregorio di Patù e vista spiaggia.

Tracce d'un passaggio,
attimi di vita,
momenti di trasgressione,
di interrotte emozioni.

Tracce di felicità condivise,
follia di giorni d'estate
gioie rubate,
ad altri negate,
cancellate.

Tracce di sogni vissuti,
mare azzurro,
ulivi verdi,
pietre ammucchiate,
una stuoia rossa
tra terra brulla distesa,
tracce su una foto fermate,
nel cuore scolpite
nella mente archiviate.

Tracce come ferite
che scavano
incidono
tagliano
sanguinano
che restano aperte
non voglion guarire.

(San Marcello Pistoiese 24.11.2018 – 4,27)

Sfiorì la rosa


Il dipinto “rosa nella neve” è di Antonella Nicoletto

Sfiorì la rosa
morì nel pieno inverno,
si spense tra Natale e Capodanno,
i petali dispersi sulla neve,
chiazze rosse su un mantello bianco
ai piedi d'un roseto spoglio e stanco.

Rimase sulla pianta un boccio
scarno, piegato e tutto infreddolito
il vento a volte e a tratti lo sfiorava
lui ormai neppure più reagiva.
Guardava sulla neve il sangue vivo
si ricordava ancor rosso e giulivo.

Sfiorì pure la Rosa,
identico il suo nome,
le fu imposto insieme con Maria,
per lei fu sofferenza questo nome
aggiunto allor per devozione e fede
imposto anche a colei che più non crede.

E maledisse sempre la sua vita
maledisse chi promise e non mantenne
amor le diede e prese sofferenza,
amor poi ricercò poco convinta
in un amore che poco lei convinse
che scoraggiò ed a scappare spinse.

Ora ci parla a sera,
ma lui è sfiduciato,
gli anni sono oramai davvero tanti
lei ancor ci prova e l'incoraggia,
ma lui s'è da un bel pezzo rassegnato,
il tronco è troppo verde per essere bruciato.

(San Marcello Pistoiese 20.11.2018 – 1,45)

Sapore di autunno

Sapor d'autunno
nei tini a fermentare
chicchi vermigli che il sole ha accarezzato
tra foglie gialle di nuovo accartocciate.

Ed aspro l'odore di fermenti
dalle botti d'acero s'espande,
oh Dio, che dir mi fate,
o dai cassoni d'acciaio temperato.

E le narici impaccia
quell'odor che asprigno sale,
che l'aria impregna e soffoca il respiro
tra moscerini che a fatica aggiro.

Ma quando sarà duro l'inverno
dal vermiglio liquore il sol s'espande,
brilla nel calice mentre al caminetto
la nuova stagion con gioia aspetto.

(San Marcello Pistoiese 9.11.2018 – 22,58)

Pian del Giuliano

Opaco il monte, opaco il cielo e il Piano
e questa opacità in cuor riflette
l'incertezza di questa buia mattina
con la neve che incacia la collina.

E mi ritrovo in questo Piano antico,
dove parlavo un dì con pini e lecci,
oggi coperto da un asfalto fosco
senza canto di merli dentro il bosco.

V'era una pace ed un silenzio d'oro
dall'alto intravedevo lo stradone
con le auto in corsa transitare
e il fiume Reno lentamente andare.

Ogni tanto un porcino s'affacciava
sui prati oggi invasi da automezzi
dolce era l'andare e il passeggiare
ed anche era sereno il meditare.

E cosa penso oggi coi conflitti
che caricano la mente più del corpo?
Or qui combatto con un vecchio amore
che più mi spinge ad un recente ardore.

Questo rende difficile il ritorno,
penso alla fuga verso un bene perso,
ma alto è il muro che oggi mi separa
che anche questa età rende più amara.

Mi perdo allor nel bosco sopra il Piano
inseguo ancor l'ardor del tempo antico
non sto a guardare ai miei capelli bianchi
ma sol rincorro dei ricordi stanchi.

(San Marcello Pistoiese 21.11.2018 – 9,31)

Novembre 2018


Novembre m'attanaglia il cuore
a te, madre, poco ho pensato
che mi guardi irata
da quella vecchia foto a te non grata.

Altro pensavo, madre,
ai vivi,
al mio tormento che tu conosci
ed alleviar non puoi,
ne da viva potresti.

Tardivi i tuoi consigli,
caparbia la mia testa
che ancora insegue un'ombra
che il cuor m'opprime
e mi tormenta,
madre.

(San Marcello Pistoiese 9.11.2018 – 2,30)

Nel silenzio del mattino


La foto è di Sara Martinelli di San Marcello P.se

Nel silenzio del mattino
la natura è a me vicina
sto seduto alla panchina
sotto un faggio d'appennino.

Lo stormire delle foglie
mi fan sempre compagnia
ogni affanno butto via
che la vita spesso coglie.

Nel silenzio del mattino
s'alza un volo di colombe
ed un canto in cuore incombe
di un gioioso cardellino.

Basta poco a viver bene
osservando la natura
tanta pace in cuor matura
e cancella affanni e pene.

Cerco ancora la panchina
sotto un albero di leccio
resta solo il cicaleccio
d'una foglia pellegrina.

(San Marcello Pistoiese 16.11.2018 – 10,26)

Nebbie d'autunno


Nella mia foto: il bosco dietro casa mia stamattina

Nebbie d'autunno ai margini del bosco
dove il mistero regna ed il silenzio,
nebbie d'autunno dentro questo cuore
che batte poco e con il tempo muore.

Opacità di un uomo ormai sconfitto
che più non cerca la resurrezione
nebbie insistenti invadono la mente
non resta traccia più del sol lucente.

E non m'importa più del mio domani
accetterò ormai quel che il destino
mi donerà andando a passi stanchi
su prati erbosi o ripidi calanchi.

Da un pezzo ormai mi sono rassegnato
l'unico amore vero che ho mai avuto
tra opache nebbie dense s'è dissolto
non so che resterà di quel che ho colto.

Mi giunge un suono stanco di campana
ultimi tocchi d'una giornata strana
e sto pensando a lei sotto l'ulivo
che ormai non sa se sono morto o vivo.

(San Marcello Pistoiese 11.11.2018 – 12,12)

Cercava l'amore


Nella mia foto: Gatti a Boccheggiano (GR).

Cercava l'amore nei cani e nei gatti
aveva bisogno del loro calore
più non credeva nell'uomo
nei gatti cercava l'amore.

Sentirseli intorno per strada,
godere le loro attenzioni
lei aveva bisogno di loro
di queste gratificazioni.

“Non posso lasciarli – diceva -,
“mi sembra tradirli, un pasto negargli,
mi serve l'amore sincero
che loro mi danno
che ho sempre cercato,
che al pari nessuno m'ha dato”.

Cercava l'amore nei cani randagi,
perché si sentiva randagia
dal mondo scansata,
dai gatti cercata.

E lui le urlava la sera:
“Scegli, Rosa, non posso aspettare,
anch'io ho bisogno d'amore,
che anch'io non so più a chi dare”.

Ormai, Rosa, viveva in un mondo
fatto di cani e di gatti,
che le davano affetto sincero,
l'amore che tanti dicevano vero
che falso era invece nei fatti,
viveva in un mondo
che tanti dicevan di matti.

(San Marcello Pistoiese 14.11.2018 – 9,19)

Bussa l'inverno

Bussa l'inverno, bussa con fragore,
ulula il vento ai margini del bosco
con rabbia intensa fischia ormai da ore
gelido il freddo filtra dalle porte.

Lo sento ansar rabbioso su per l'erta
opprime quel suo gelido lamento
ora son solo sotto una coperta
mi tiene compagnia solo il ricordo.

Sì, perché il pensiero mai abbandona,
ma non ricordo te come sei adesso
ricordo tutto quello che m'hai dato
solo le cattiverie ho ormai scordato.

E quando in casa scemano i rapporti
quando ti senti solo e abbandonato
sempre ritorno a quando ben son stato
a quell'affetto che non ho più avuto.

La colpa non è tua, è tutta mia,
non sono stato maschio a sufficienza
ma amor m'hai dato, forse esagerato,
ora mi manca e non so stare senza.

Perché intorno a me amor non sento,
è natural che il bene un dì gustato
ti fa tornare l'acquolina in bocca
t'addolcisca al pensier sempre il palato.

Ma non fa nulla, vivo nel precario,
l'inverno busserà alla mia porta
ma tornerà finanche sul calvario
la primavera, e i fiori ancor riporta.

(San Marcello Pistoiese 19.11.2018 – 12,48)

Amore giovanile


Nella mia foto: Alba a Campo

Amore giovanil, neve d'autunno,
neve che cade, si scioglie e poco dura
appena il bianco muore
sul prato ancor riappare la verzura.

Semina fiocchi candidi di neve
l'amore che il petto scalda appena,
solo entusiasmo,
solo calor leggero
infatuazioni semplici e infantili
ma sotto la bugia riappare il vero.
E il vero son frustate per l'anziano,
imprudente vegliardo che all'amor risponde,
rinverdisce anche nel pensiero
ma lui cammina lungo opposte sponde.
Nel sogno poi sprofonda
ringiovanisce e torna ai giorni andati
ride, corre, sgambetta a piedi scalzi,
ma dopo inciampa e cade sopra i prati.
Su qualche sasso sbatte
il male lo risveglia dal torpore
solo allora capisce l'illusione
erano ormoni, no, non era amore.

(San Marcello Pistoiese 15.11.2018 – 8,29)

Amor juvenil
Amor juventud, nieve de otoño,
nieve que cae, se derrite y apenas
tan pronto como el blanco muera
en el césped todavía reaparece el verdor.
Siembra copos blancos de nieve
el amor que el cofre acaba de calentar,
solo entusiasmo
solo calor ligero
infativaciones simples e infantiles.
pero la verdad reaparece bajo la mentira.
Y lo real son las pestañas para los ancianos,
anciano imprudente que responde al amor,
también revive en el pensamiento
pero él camina a lo largo de las orillas opuestas.
En el sueño entonces se hunde,
rejuvenecer y volver a los días pasados
se ríe, corre, camina descalzo,
pero luego tropieza y cae sobre los prados.
En un peeling de piedra critica
el mal lo despierta de letargo
sólo entonces entiende la ilusión.
eran hormonas, no, no era amor.

(San Marcello Pistoiese 15.11.2018 – 8.29)

Adorno le parole


La foto è di Mauro Bianchini di San Marcello Pistoiese (condivisa da FB)

Adorno le parole in versi
ricamo sulla carta i miei pensieri
cerco la rima giusta,
la cadenza,
il ritmo,
un'armonia di concetti.

Disegno,
sillabo i colori,
li dipingo con l'afflato del sentimento,
una montagna,
è un'armonia di verde
un ruscello,
uno scintillar d'azzurro
un lago,
un cielo in terra.

Sulla tastiera sillabo i miei versi
che questo cuore stanco a volte detta,
guardo sul cielo
voli armoniosi di falchetti,
traccio le improvvise virate
descrivo la morte
che dal cielo arriva improvvisa
sull'ignaro passero solitario
e la vezzeggio.

(San Marcello Pistoiese 9.11.2018 – 9,21)

Un viso assente


La foto è tratta dal portale:https://clessidr4.wordpress.com/2008/06/17/donna-senza-volto-ne-nome/ 

Un viso assente
forse a tratti evanescente
un viso colpito da un sole tragico
avvilente
che a Follonica accarezza
i contorni d'una pineta verdeggiante
dove ancor senti una brezza
e il clamore di gabbiani gracidanti.

Un viso d'un candido opprimente
come la steppa lontana di Siberia,
quegli occhi gelidi e pungenti
che scavano dentro
taglienti
peggio d'un diamante risplendente.

Poche parole,
rituale identico ed usuale,
copula lenta
in un letto e una stanza inospitale,
spoglie pareti
d'un colore paglierino
come la steppa
pallida e glaciale,
il solito rapporto senza affetto
freddo e assai bestiale.

(Boccheggiano 4.10.2010 . 22,30)

Un semplice saluto
A volte basta un semplice saluto,
ricordarsi di chi sempre ci pensa
si vive ormai una vita troppo intensa
a svolazzare in ciel come un pennuto.

E non si bada più a chi cerca aiuto
a chi a volte un po' d'amor dispensa
non si fa nulla senza ricompensa
l'amor solo col soldo è benvenuto.

I vecchi ormai son mobili ingombranti
si affidano a chi appena li capisce
nell'assistenza sono dilettanti

meglio lasciarli in cura alle badanti.

(Boccheggiano 04.10.2018 – 20,16)

Una finestra


La foto è tratta dalla pagina FB di Lori De

Quella finestra sposto intorno al mondo
ma quando vedo qualcosa che mi turba
la muovo in modo da occultare
le cose brutte che mi fan star male.

Adesso guardo un bosco ancora verde
fra qualche giorno poi sarà ingiallito
altri colori riempiranno gli occhi
tante bellezze non son per gli sciocchi.

Se dal mio poggio ancora l'ante sposto
vedo l'Elba, laggiù cinta dal mare,
e un mare azzurro che mi fa gioire,
basta una nube e il bello fa finire.

Una nube? Al mondo ce n'è tante
che dan colore e vita al cielo terso
alcune sono bianche, naturali,
altre van scure in cielo, irrazionali.

Se a causarle son le guerre infami,
(all'uomo giammai servono lezioni),
in cuore mi rattristo e cambio rotta
le ante chiudo allor con una botta.

(Boccheggiano 11.10.2918 – 14,55)

Tramonti salentini


Nella mia foto del 2015, tramonto a Leuca.

A te io sto pensando dolce strega,
a te che mi hai un giorno idolatrato
ed io illuso dietro chi son stato
un dì pregava ed oggi più non prega.

Ed ora un uomo in questo mare annega
e insegue chi l'ha un dì tanto pregato
lui forse ancora non s'è rassegnato
ma a lei di tanto amor non gliene frega.

E vedo il volto tuo nel rosso fuoco
che avvampa questo dì che va al tramonto
non finsi allor quando accettai il tuo gioco

ma il tuo uccellare avevo messo in conto.
Or tanta delusione in mare affogo
ed anche col rancore mi confronto.

Affonda il sole in mare a Leucasia
non affoga agli umani la follia.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 25.10.2018 – 21,26)

Sui clivi inargentati

Sui clivi inargentati dalla luna
brilla una stella,
per chi sta brillando?
Forse lei brilla per una donna bruna?
Forse per me che ancora sto sperando?
Brilla per rischiarar la strada scura?
Ma per questo, però, basta la luna.

Forse lei brilla e scava nei ricordi,
nei pensieri di tanti innamorati
con lei si sono sempre confidati,
a lei per secoli chissà quanti han guardato
in lei molti han creduto
molti hanno anche pregato.

“Stella, dolce stella, amica del mio cuore,
tu che brilli da sempre e tanto sai,
tu ben lo sai che un dì con lei parlai,
la notte ci faceva compagnia
e tu brillavi su, alta, nel cielo
anche se a volte ti copriva un velo
di bianche nuvole, a volte passeggere,
poi ti scoprivano e tu ricomparivi
bella e lucente a illuminar le sere.
Stella, ricordi ancora le inutili parole
le frasi fatte, le tante promesse disattese?
I ragni le loro tele ancor han stese
splendono i fili nella notte bruna
ma ormai di prede non ve n'è più una”.

“Forse quelle parole – mi risponderai -
sono ancora in viaggio lungo il cielo
sembro vicina ma sono distante,
la luce inganna spesso tutti quanti.
La luce che ha acceso il Creatore
spesso da tempo non da più chiarore
forse hai parlato con Chi quel lume ha spento
solo il chiaror viaggia in firmamento.
Viaggerà ancor per tanto tempo
e nello spazio brillerà silente,
con loro parleranno ancor gli amanti
ma tante stelle da tempo ormai son spente”.

(Boccheggiano 5.10.2018 – 13,31)

Sotto la scorza

Sotto la scorza di falso perbenismo
fermentano gli umori come il vino,
miasma letali per la società
dei perbenisti senza voluttà.

Abito nero, velo sempre in testa
e la preghiera per il vespro a sera
la maldicenza, la critica spietata,
quella donnaccia in vita è condannata.

E simulare, finger d'esser casti,
mentre il vizio l'anima divora,
la trasgressione, il desiderio folle
sotto la pelle spesso poi ribolle.

Provarle tutte e non dover morire,
stupri notturni lungo i tratturi bui
ed i racconti erotici ascoltare
dentro il letto per farti addormentare.

Dentro quel mondo anch'io un dì son stato
le repressioni tutte cancellate
ormai non conoscevo il male e il bene
dentro quel mondo anch'io ci stavo bene.

Mi diceva: “bestie selvagge siamo
chiusi dentro un gabbia a guerreggiare,
con te ci sono entrata, con me resta
fuori da questo mondo, che ci appesta”.

Fingere, simular d'esser diversi
da quella pelle che è attaccata addosso
sotto la scorza del falso perbenismo
solo squallore, nessun moralismo.

(Boccheggiano 11.10.2018 – 9,57)


Si firmava Tzunami


Nella mia foto: Mareggiata a Leuca 2014

Lei sui portali si firmò Tzunami
pensava di passare inosservata
si espose, invece, e subito notata
perché baldracca e figlia di tegami.

Lo denigrò e usò parole infami
non disdegnò di essere sboccata
ma alla fine da se si è denigrata
del suo sparlar restarono rottami.

Non capì cosa lui avesse seminato
che oppose all'odio sordo e alla follia
il sentimento in cuore accumulato

che genera nell'uomo l'armonia
e chi davvero ha fortemente amato
dall'amore la mente mai fuorvia.

- Sonetto
(Boccheggiano 1.10.2018 – 1,50)

Semina

I miei pensieri sparsi al vento,
chicchi di grano su terra inospitale
vento crudele e passero vorace
nulla germoglia quando il loglio infesta.

E guardo il mondo e mi chiedo il senso
dei miei risvegli e dei pensieri cupi
del mio futuro che rimane incerto
della mia vita che nulla produce.

Versi,
ancora versi di primo mattino,
stancanti versi su un terreno brullo
dove il concime non produce frutto
sfogo interiore di anima morta
che la sua vita vede ognor più corta.

(Boccheggiano 14.10.2018 – 9,56)

Rose senza profumo

Decise di raccogliere una rosa,
svettava in cielo
il vento la colpiva
avvampava di rosso
ma soffriva
splendente era ma non odorosa.

La rosa era sincera, s'era accorta
che lei fingeva, d'amare simulava,
il rosso l'ha rubato ad un pastello,
il verde lo raccolse in un cespuglio
l'odore s'era perso nel ruscello.

Lei la guardava e un tale poi l'ha colta
l'ha messa tra i suoi petali e i pistilli
ma aveva il cuore duro,
il rosso e il verde in breve poi è sparito
quel suo profumo un fiore l'ha rubato
rimase un acre odore poco puro.

Lui quel rosaio se lo racchiuse in cuore
invano hanno cercato di tagliarlo
restò un tronco spoglio e senza spine
provò con l'amor suo a rianimarlo.

Spuntò un rametto verde a primavera
dal colle lui guardava nel giardino
lei il roseto di lacrime ha annaffiato
provò a curarlo ma s'era ammalato.

Ora la sera lei cerca l'amore
in quel giardino dove picchia il sole
sussurra il nome suo tra tante spine
non urla per non far troppo clamore
prova con un po' d'affetto a rianimarlo
ma freddo ormai è del poeta il cuore.

(Boccheggiano 1.10.2018 – 20,03) 24.5.2015 – 3.12

Risvegli


La foto è tratta dal portale:
http://tuttosu.virgilio.it/detail/specchi-di-cartone,IMBL_13408750_210431.html

Mi sono svegliato questa mattina
ero agitato un poco scontroso
l'ho avuta a fianco durante il riposo
e come sempre ho trovato una spina.

Tutti sappiamo che spesso si sogna
è il tuo inconscio che opera e brilla
tu lo cancelli, ma sempre scintilla
ma tante volte sognare bisogna.

Sognare fa bene alla mente alla vita
ma spesso il sogno produce un affanno
ti porta indietro nel tempo ad un anno,
ad una storia dal cuore bandita.

Sempre i ricordi risvegliano affetto,
passioni e gioie riportano a galla
rimbalzano in cuore come una palla
a rinnovarle paziente anche aspetto.

Ma alla toilette mi guardo allo specchio
il pelo bianco ora in testa più brilla
e qualche ruga sul viso scintilla
le mie passioni allor butto nel secchio.

(Boccheggiano 6.10.2018 – 13,14)

Riflessi


La foto è di Orazio Coclite di Gagliano del Capo (g.c.)

Il cielo in terra tutto si riflette
si specchia in una pozza e la dipinge
quello che ingombra l'uomo lui corteggia
e quella pozza muta in una reggia.

Ma è una vanità che dura poco
la terra al ciel si sa che fa i dispetti
cambiando le bellezze e nel Salento
le scioglie il sole e le prosciuga il vento.

Ma l'estro d'un artista ha immortalato
la vanità del cielo e la esibisce
come potenza dell'umana gente

perché quella bellezza non finisca
duri nel tempo e ne conservi traccia
nel cuor di quell'artista eternamente.

Sarà quel godimento condiviso
da un poeta, in un verso e in un sorriso.

(Boccheggiano 8.10.2018 – 10,50)

Polvere tra le zolle


La foto è tratta dal portale:
http://www.ilsabato.com/dispersione-delle-ceneri-un-imbarazzante-precedente/

Un giorno spargeranno tra le zolle
le polvere del mio corpo bruciato
il sangue sarà asciutto e più non bolle
nel petto il cuor che ormai s'è rassegnato.

Confuso guarderò dal cielo il colle
dove da vivo vagai da disperato
dove sostai fissando come un folle
una casetta dal color rosato.

Quella casetta ancor resta nel sogno
con una parete vivida di fiori
provo a bussar ma un poco mi vergogno

ormai lei dona ad altri i suoi favori
non sa che del suo amor ne ho ancor bisogno
sempre mi illudo che il suo affetto affiori.

(Boccheggiano 26.10.2018 – 1,04)

Nel parco delle favole

Nel parco delle favole son stato
streghe e fate e principi regnanti
fanciulle fantasiose
occhi sognanti
ai balconi di case luccicanti.

E l'orco gira ancor per la foresta,
nel bosco le fate stanno a vigilare
mille stelline ancor sanno lanciare
dalle bacchette magiche di alloro.

Profuma l'aria di sapori antichi,
profuma di odori ormai morenti
nei vecchi borghi di rumor silenti
pace e silenzio eternamente aleggia.

Mentre t'aggiri tra le vecchie case
t'abbraccia quella serenità che ormai è sparita
com'è complessa ai nostri dì la vita
quanti pensieri che affollano la mente.
E pensi ai tanti vecchi ormai partiti
pensi al loro lavoro malpagato
al sudore delle loro fronti,
la mano tendi al ciel teneramente.

E una carezza disegni tra le nubi
come un segno di un profondo affetto
ed anche io ormai tacito il silenzio
con speme lieta dentro il cuore, aspetto!

(Boccheggiano 15.10.2018 - 10,14)

La risacca

Mi turba e mi tormenta la risacca
su questa linda spiaggia salentina
col sole che risplende e mi abbacìna
che ancor le zolle rosse asciuga e spacca.

E l'onda tra le rocce affonda e insacca
col suo gorgheggio è sempre canterina
all'ombra me ne sto d'una cabina
a lei pensando, infida e vigliacca.

E si ancor la penso a tratti, a volte,
quando il mio mare batte la scogliera
le sue affettuosità non ha dissolte

ed il mio cuor stupidamente spera
che lei non l'abbia in terra già sepolte,
anche se ondeggia come una bandiera.

Mi chiederò dov'era
mentre mi sfiora l'onda cristallina
che suona sulla rena canterina.

- Sonetto caudato
(Boccheggiano 23.10.2018 – 15,50)

La fuga


Nella foto: Dipinto di Enrico Santoro di Cutrofiano (LE)

La mia ninfetta non sa cosa fare
un tempo m'invitava nel Salento
mi diceva che tutti andavan via
ma lei nella sua terra vuol restare.

Ma è un dramma che da tempo ci interessa
prima il Veneto, poi anche il Piemonte
seguiti da Toscana e Lombardia,
ma anche al Sud la storia fu la stessa.

Ora mi dice che vuole abbandonare
ma lo fa lei in modo sregolato
si infila dentro il letto di chi dice
che il desiderio suo può soddisfare.

Ma è il desiderio di chi sol promette
che lei dovrà di certo poi appagare,
infatti ha dimostrato d'esser brava
a esporre facilmente le sue tette.

Solo che il tempo va e in fretta vola
a esporsi le rimane ormai più poco
ora ha la fila in camera d'aspetto
poi attenderà ma resterà da sola.

E il tempo dell'amore se n'è andato
al macero ha buttato chi l'amava
dieci anni lentamente son passati
quell'affetto si è in fretta logorato.

(Boccheggiano 12.10.2018 – 10,43)

Ho amato una troia


Nella foto: Esterno del ristorante Costa di Ponente a Leuca

Ho amato una troia
ma non sapevo che tale lei fosse
mi ha sconvolto, mi dava le scosse,
a letto andavo non la pagavo
per lei era lo stesso
capiva però che tanto l'amavo.

Mi diceva qualcosa, alludeva,
io fingevo, non volevo capire,
l'amavo e pensavo con lei di morire
non volevo per nulla le carte scoprire.

E si illuse, anche io tanto mi illusi,
troppa era la differenza di età
lei mi diceva:“che importa, che fa
anche Gesù a tutti l'amor sempre dà”!

L'adrenalina fu tanta ed intensa
le cellule un forno acceso e accecante
le mie passioni si accesero anche
ormai da anni si erano spente,
ma la cosa non era seccante
il cuore spesso non vede e non sente.

Tutto finisce e un giorno d'agosto
dopo un pranzetto al Sud... al “Ponente”
davanti a un piatto di pesce in arrosto,
disse che forse era finita
ma già da un pezzo io già lo sapevo
che dopo nati finisce la vita.

(Boccheggiano 04.10.2018 – 21,43)

Indifferenza


La foto è presa dal portale:
http://www.ilritorno.it/fare%20e%20pensare/Pensare/137_indifferenza.htm

Ieri ho risentito la sua voce,
quella voce che un dì mi dava gioia,
ieri ho provato solo una gran noia,
ieri ho capito che posso stare senza,
ieri ho provato nausea e indifferenza.

E ho chiuso la chiamata dopo un poco,
soffrivo adesso solo ad ascoltarla
lei straparlava, a me matta è sembrata,
una persona ormai fuori di testa
di tanto amore cosa adesso resta?

Resta il ricordo, che a volte fa soffrire,
d'una giovane che m'ha dato amore
ma le sue sono state inutili parole
che il vento ha poi disperso alla marina.

Quella marina dove il vento e il sole
accarezzavano un giorno i miei pensieri,
quel vento ha diradato la foschia
ma il sole non m'ha scaldato il cuore,
nulla rimane se non l'apatia
del tanto amore che le ho dato ieri.

Per me di certo non è stato un gioco,
ma lei coi sentimenti ha un po' scherzato
ieri davvero ho infine capito
che da un pezzo in me s'era già spento il fuoco.

E' lei che aveva fatto tutto,
ma la terra era fertile ed arata
per bene l'avevo da tempo concimata,
ora rimane sol terreno asciutto
non mi sembrava mai d'averla amata.

Nel cuore mio da sola un giorno è entrata
da sola, con molta indifferenza, se n'è andata.

(Boccheggiano 10.10.2018 – 9,50)

Impronte


-Nella mia foto: La montagna pistoiese nei pressi di Cireglio.

Calcai i miei passi ancor sull'Appennino
a ricordar le annate mie passate
le scarpe sono uguali, un po invecchiate,
con dentro qualche nuovo sassolino.

Il bosco è tra il sanguigno e il paglierino
le foglie a terra son tutte adagiate
come le mie ferite ancor piagate
il tempo è opaco non è più turchino.

S'è aperto l'albo con i miei ricordi
ma allora il bosco era ancora verde
tra i rami v'era un'armonia di accordi.

La nebbia sale e i sentimenti sperde
anche agli affetti si diventa sordi
l'amor non dato il tempo lo disperde.

-Sonetto
(San Marcello Pistoiese 28.10.2018 – 22,48)

Ho il vizio

Ho il vizio sulla pelle,
sotto pelle
e forse sono un finto perbenista
con lei
io mi sentivo in pista
con lei l'unica stravaganza
era la devianza.
E tutte le provai
lei spesso programmava le finte esibizioni
io la seguivo, ne ero ormai condizionato,
appassionanti sono state le lezioni.

Ho il vizio sulla pelle,
lo sapevo e lei pur lo sapeva,
la notte mi chiamava
con la bufera e il tuono che importava
bagnato il suo bel viso
disfatti i suoi capelli
profondo il suo sorriso.

E lei mi travolgeva
nessuna gabbia mai ci imprigionava
e poi nel cuore della notte
sulla sabbia nuda si sdraiava,
ronzava una zanzara
ma lei mi accarezzava
violenti amplessi ognor mi regalava.

Diceva che un amore si coltiva,
si stuzzica la notte al punto giusto
un rapporto non dura
senza l'adrenalina pura,
ci vuole un po' di gusto
bisogna per durare
ogni giorno cambiare
trovare il punto giusto.

Non si curava della gelosia,
la mia la infastidiva,
alla sua neppure ci badava,
ormai io l'accettavo,
accettavo quel modo suo di esporsi,
col suo seno prosperoso i maschi stuzzicava
vedevo libidine nei volti
e dentro me soffrivo.
Ma lei poi mi spogliava
gli istinti suoi perversi
tutti su me poi scaricava.

Avevo il vizio sulla pelle
poi la nebbia calò ed anche il buio
arrivò anche nel cuore suo l'inverno
la neve scese e sotterrò ogni cosa,
dal ramo spinoso si staccò la rosa,
morì sul muro il glicine,
seccò nel vaso pure il gelsomino,
il freddo mi gelò la mente,
si aprì anche nel cuore mio l'inferno.

(Boccheggiano 13.10.2018 – 22,41)

Odor di morte


La foto del dipinto di Truppe Karl "Partita a scacchi con la morte" è tratta
dal portale: http://www.manifestosardo.org/la-vita-il-dolore-la-morte/

Ho un desiderio di morte
questa notte
sento il suo odor cattivo che m'avvolge
penso al mattino
come sarò sereno e senza pena
senza sveglia che suona
senza il cane che abbaia
senza voci e rumori.

Sento un odor di morte
e s'avvicina
un biglietto preparo questa notte
qualcuno le mie pene
leggerà sgomento domattina.

(Boccheggiano 13.10.2018 – 23,52)

Carmelina

Oh, Carmelina persa tra gli Alburni
in mente a volte ancora mi ritorni

e ancor ti vedo semplice e bambina
anche se allora eri birichina.

Nei vicoli deserti m'incontravi
timidi baci allora mi donavi

non era amore, questo sarà vero,
ma era affetto semplice e sincero.

Eppure tante volte ti incontrai
forse anche un po' di bene ti donai

ma tu lo ricambiavi intensamente
lo dimostrasti e sei nella mia mente.

Sei qui e manco più so dove stai
per più di cinquant'anni ti cercai

poi mi filtrò qualche notizia amica
altro non so che vuoi mai che ti dica?

Seppi che stavi bene e sistemata
non so chi la notizia me l'ha data.

Oggi ancora a te io sto pensando
mentre per altro amore sto tremando,

ma tu sei chiusa ancor nella mia mente
ti tengo in cuore ancor teneramente

e mi ricordo la tua mano dura,
adatta ai campi a raccattar verdura,

mentre stringevi forte la mia mano
e ci ho pensato mille volte invano.

Ma dentro resti ancor sincera e vera
come in quella lontana primavera.

(Boccheggiano 13.10.2018 – 10,36)

Attimi d'autunno 2018


La foto è tratta dal portale:
https://www.terranuova.it/Chiedi-all-esperto/Uva-ursina-proprieta-e-controindicazioni

Dal fascio dell'erba sotto il muro
un grillo canterino m'ammaliava,
un asino ruzzava tra il trifoglio
e un merlo sopra un ramo modulava.

Qualche foglia sui rami già moriva,
gialla frullava in aria e poi finiva
sotto il castagno ad umiliarsi in terra
insieme ai ricci rossi s'adagiava.

A monte la campagna raccoglieva
la prima brina che imbiancava i prati
l'avrebbe sciolta il sole del mattino
che s'alzava sul cielo cinerino.

E l'asino ragliava (per amore?)
volava un po' pesante quel clamore
il contadino a volte lo zittiva
ma lui ragliava a chi non ascoltava.

Già cambiava sugli alberi il colore
il vento profumava un po' d'inverno,
brillava sulla siepe, là in collina,
l'ultimo grappo rosso d'uva ursina.

(Boccheggiano 12.10.2018 – 15,47)

Al mattino

Al mattino
penso quanto sia difficile vivere senza amore,
dopo un pomeriggio di carezze finte
e di tentati amplessi mal riusciti.

Al mattino
la mente è lucida e serena
il pensiero scivola nel tempo
corre dietro una illusione artificiale
luci intermittenti in una sala da ballo
dove il rumore della batteria
oscura i battiti del cuore
ed amplifica le visioni
di glutei ondeggianti
come reti di ragni scosse dal vento
che lasciano indifferenti le sue prede.

(Boccheggiano 2.10.2018 – 10,45)

Ad una nuvola appesi


Foto tratta dalla locandina di Celentano

Il dì che tra le nubi sarò appeso
come diceva quella tua canzone
con me tu non sarai a dondolare
inutilmente il tuo ritorno ho atteso.

Ma quell'affetto che t'ho io donato
lo so che dopo tu ricorderai
tardi sarà per darmene ragione
e il cielo non sarà più annuvolato.

Ritornerai su quel tratturo antico
e invano cercherai forse un appiglio
sul colle ormai son spenti i miei livori
secco sarà può darsi anche quel fico

che i suoi frutti maturi m'allungava
mentre guardavo quella casa rosa,
morto e tagliato sarà anche l'ulivo
che dal sole cocente mi salvava.

Può darsi che avrai trovato pace
ed un bambino allieterà i tuoi giorni
quel bimbo che un giorno ti negai
che con me vive su quel colle e tace.

Ritornerai ai giorni delle fughe
a quando carezzavo braccia e mani
ricorderai i baci e i miei lamenti
ma sul tuo corpo conterai le rughe.

(Bocchecchiano 13.10.2018 – 17,31)

Cinque orizzontale (Cruciverba)


La mia casa è un covo di vespe,
ma non sento il ronzio,
ascolto solo un frusciar di fogli,
non vedo ali volare
ma leggo parole a volte in semplici versi,
altre scorrono libere come uccelli sui rami.

La mia casa spesso vibra emozioni,
le parole volano folli come farfalle,
compongono disegni e mosaici
si fanno osservare e leggere,
anche quando sembra non dicano nulla
fanno pensar, meditare.
La mia casa respira l'amore sincero
a volte regala un sorriso, altre una pena,
fioriscono metafore e citazioni
spesso le rime scorrono mute
s'accompagnano ai versi
e parlano un linguaggio un po' strano.
La mia casa la incroci per via
cinque orizzontali o verticali
ed è solo pura poesia.

(Donnas 5.10.2016 – 22.43)

Tratturi montani (Ad A.M.)

Io ti ho amato e tu lo sai
ma non voglio dire amore
ci siam dati un po' d'affetto
sono state trasgressioni
sguardi intensi ed omissioni
ed a volte indifferenza
mentre in testa sapevamo
quel che al buio facevamo.

Ma io e te, noi si viveva,
quei momenti si rubava
per restare un poco insieme
trasgredire e stare bene.

Era il fuoco che infiammava
che scaldava mente e vene
tu eri giovane e irruenta
io il clima alimentavo
col mio amore stagionato
quanti ormoni ho allor bruciato.

Ed i tuoi erano ardenti
forse il freddo li attirava
la lussuria alimentava
che nel petto mio bruciava
tra quei monti pien di neve
tra quei prati verdeggianti
tra le mura decadenti.

Ora restano i ricordi
che io vivo sofferente
ma ogni tanto mi rispondi
non sei quindi indifferente
anche tu pensi e ritorni
su tratturi verdeggianti
e ricordi, mi ricordi,
trasgressioni e esuberanze,
mi ricordi i tradimenti
che addolciscono la mente.

(Boccheggiano 25.9.2018 – 10,59)

Settembre

Odor di foglie morte
e aurore settembrine
giornate ancor più corte
sui prati prime brine
nel bosco le castagne
e ricci sorridenti
dal piano alle montagne
il frutto in mezzo ai denti.

(Boccheggiano 30.9.2018 – 10,08)

Nostalgia canaglia
Tanto è stato l'amor che tu m'hai dato
tanto è stato che più non ho capito
la ragione in parte mi ha oscurato
senza volerlo, dopo, t'ho colpito.

Adesso dal mio cuore s'è involato
tutto l'affetto che per te è finito
io non capisco più se t'abbia amato
visto l'odio che l'animo ha farcito.

Ma non ti scordo e spesso mi ritorni
nei sogni e nei momenti d'euforia
nel tuo paese volo e nei dintorni

percorro silenzioso la tua via
e nella notte in mente sempre torni
ma mi riempi allor di nostalgia.

(Boccheggiano 21.9.2018 -15,02)

Non era amore, no, non era amore
Non era amore, no, non era il suo
non era amore, no, neppure il mio
abbiam raccolto il fiore a primavera
quando bocciolo acerbo ancora era.

Io ho raccolto affetto ed entusiasmo
tu hai raccolto un poco dei miei avanzi
con me fu forse ingenua e un po' confusa
con te lei s'era solo forse illusa.

Ero cecato io da tanto affetto
tu lusingato t'hai tappato gli occhi,
non l'ho capito io manco una volta
non l'hai capito tu ch'era stravolta.

Ora io sono solo e più non lego
neppure vo' a cercare i vecchi amori
e resto a maneggiare la tastiera
scrivo e descrivo un'afflizione vera

che mi consuma senza via d'uscita
perché più non ritorna il tempo andato
e mi tormento senza una ragione
ché finito è l'amore e la passione.

(Boccheggiano 24.9.2018 – 22,56)

Musica divina
Musica, musica che l'animo accarezzi
note sublimi volano nel cielo
sulle nuvole rimbalzano
il cuore colpiscono e la mente.

Musica, musica
che mi emozioni interiormente
che volare mi fai
in un mondo fantastico e silente
dove regna la pace
l'amore tra le genti.

Solo tu mi completi,
mi distendi,
solo tu mi coinvolgi dolcemente.

(Boccheggiano 23.9.2018 – 10,45)

Mangiavamo lupini


La foto è tratta dal portale: https://it.wikipedia.org/wiki/Sbarco_in_Sicilia

Mangiavamo lupini salati
e carrube stoppose a merenda
mangiavamo quello che nei campi cresceva
e quel che sovente avanzava.

Ricordo sempre le greggi belanti
ed il latte di capra e ricotte
ed il siero salato a bicchieri
si beveva davanti alle porte.

Quell'odore pungente di capre
che appestava i nostri rioni
vaga ancora nel tempo
sopravvive all'olfatto
è archiviato nei nostri polmoni.

Quante arance nel tempo invernale
mandarini ancor verdi ed acerbi
e legumi di tutti i colori
le cicerchie stancanti a lessare
disperata era spesso mia madre
non sapeva che cosa mangiare.

Il ricordo sopravvive nel tempo
e rivedo gli eserciti in fuga
ed i visi un po' scuri dei mori
il rumore dei mezzi di guerra
le bandiere dei liberatori.

Caramelle, gallette, sorrisi
scatolette di cibo un po' strano
ch'è rimasto attaccato al palato
che arrivava da un mondo lontano.

Poi pian piano il ritorno al normale
si sperava che il conto salato
qualcheduno l'avesse saldato
ma son sempre i poveri, infine,
che le guerre hanno anche pagato.

Ricordare non so a cosa serva
ma la storia ritorna e si vede
interessa forse popoli nuovi
ma la fame è sempre più acerba
la miseria ha i soliti panni
la paura è sempre la stessa
ed uguali sono anche gli affanni.

Mangiavamo lupini salati
ma i pasti in quei tempi di guerra
molte volte li abbiamo saltati.

(Boccheggiano 26.9.2018 – 10,11)

Zucchero


La foto è presa dal portale:
http://www.perlapace.it/mondo-diviso-muri/

Questo caffè stamani è proprio amaro,
lo zucchero, ma non ne vuol sapere
a me l'amaro proprio non piace
se non è dolce non riesco a bere.

Da qualche tempo guardo la TV
è l'entusiasmo che m'ha spinto a farlo
pensavo: “questa volta è proprio vero,
c'è qualcuno che il mondo vuol cambiarlo”.

Ma io son preda facile e mi illudo
che aria nuova dal mare può spirare
poi ascolto solo tante parolone
tanto entusiasmo che mi fa tremare.

E sento e vedo alzare nuovi muri
osservo ancora volti disperati
in quello specchio spesso mi rifletto
è doloroso essere scacciati.

E allora è inutile quel caffè addolcire
a volte di fiele l'animo ne ho pieno
guardo nel mondo tanta sofferenza
difficile è addolcirla col veleno.

(Donnas 7.6.2018 – 11,12 )

Voluttà


La foto è tratta dal portale:
http://comelacquasuisassi.altervista.org/bianche-lenzuola/

Vorrei poter morir tra le tue braccia
assaggiar un poco del tuo latte
gustare al tatto il suon della tua pelle
lenir tutte le voglie insoddisfatte.

E rotolar sulle lenzuola bianche
come se fosse spuma in mezzo al mare
detergere il sudor con mille baci
gustar tutto l'amor che ancor puoi dare.

Con te volar in ciel, poter sognare,
sentirmi amato ed io amor donare
col vento fuggirei a te abbracciato
la lingua con la lingua accarezzare.

Ancora risvegliare le mie passioni
le tue alimentar con nuovo ardore
stuzzicare le voglie tue e gli ormoni
come negli anni del tuo primo amore.

E risentir l'odor di primavera
con il tagete giallo su quel colle
dove mi persi tra le paparine
dove ancor vago tra le dure zolle.

E poi avvertir la voce tua lontana
che senza amore inutilmente chiama.

(Donnas 22.6.2018 – 19,36)

Visioni mattutine


Nella mia foto: il fico sul Vereto

Stanotte mi son perso sul Vereto
e all'alba m'ha baciato un sole vivo
brillava in mezzo al bianco il mandorleto
ed il destino ancora maledivo.

Destino che impastò l'animo inquieto
ed il futuro ormai più non predico
vivo ogni giorno, cerco d'esser lieto,
che quanto ancor vivrò non so e non dico.

Paziente a questi giorni sopravvivo,
me li voglio gustar serenamente
e li vivrò con spirito giulivo

senza aspettarmi dal futuro niente,
m'abbraccerò sul colle al vecchio ulivo
che pace ognor regala alla mia mente.

E il cuore più non sente,
amor non prova, e più non maledico,
pace ora trovo al fresco del mio fico.

- Sonetto caudato
(Donnas 10.6.2018 – 10,52)

Vecchi villaggi


La foto è di Ornella Carpino (g.c.)

Ne abbiamo vista vita grama
giorni passati a lavorare
raccolti a volte andati a male
nubi e pioggia muta
e grandine caduta.

Ne abbiamo viste notti senza luna
cieli coperti e poveri di stelle
abbiamo visto tenere fiammelle
lucciole a notte volare tremarelle.

Abbiamo anche sentito all'alba
muggir d'armenti ed abbaiar di cani
porte sbattere e lieve cigolare
secchi per terra a volte rotolare
abbiam sentito lamentar di volpi
e gracidar di corvi in ciel volare.

Ne abbiam sentite strilla di neonati
risate prorompenti di bambini
abbiam visto pestar vino nei tini
sbattere il grano cantando sulle aie.

E abbiamo visto la gente poi lasciarci
soli siamo rimasti tra la brina
a guardare il fiume giù dalla collina
a sentire a volte i sassi rotolare
le stalle lentamente rovinare
le nostre mura antiche sbriciolare.

(Donnas 7.6.2018 – 17,41)

Una storia d'amore

Io l'abbracciai,
e lei mi disse:-“Dai,
quella mano allunga sul mio corpo
le tue carezze no, non fanno male,
altre più laide un giorno le provai”.

“E la violenza la ricordo ancora
sempre m'opprime e brucia la mia pelle
per questo a pagamento mi donai
l'uomo snobbavo e sempre lo odiai”-.

Ma io cercavo solo un po' d'affetto
poco potevo dare ancora d'altro
le mie carezze erano sincere
l'astuzia non usai, non ero scaltro.

E lei s'accorse di quel sentimento
disse: “Son donna libera, lo sai
ma quel che hai regalato non ha prezzo
fino all'ultima goccia lo gustai”.

Fino all'ultima goccia glielo diedi
ma il decoro e la passione persi
adesso penso ancora a quell'amore
ch'oggi coloro con dei dolci versi.

(Donnas 8.6.2018 – 15,37)

Un merlo canterino


L'immagine è tratta dal portale:
https://www.gutefrage.net/frage/erste-hilfe-bei-voegeln-oder-wann-greife-ich-einem-gefiederten-freund-unter-die-fluegel

Un merlo sta cantando sopra un tetto
chissà per quale amore sta soffrendo
insieme a me di certo sta morendo
le note intense vibrano nel petto.

Alla passione un giorno non ho retto
forse per questo il suo cantare intendo
le sue emozioni ancora sto vivendo
l'amor lui vive ed io d'amar non smetto.

Eppure adesso è l'ora del silenzio,
della calma che segue all'entusiasmo,
ma il cuore batte ed io l'amor potenzio

e non m'importa dell'altrui sarcasmo
da chi ancor ama non mi differenzio
e amore in mente come un bimbo plasmo.

- Sonetto
(Donnas 3.6.2018 – 10,39)

Tra le crete materane


Nella mia foto del 2010: tramonto sulla superstrada Basentana nei pressi di Matera

Sapessi quante albe un tempo ho visto
quando al lavoro andavo ogni mattino
le vigne poi iniziavo a defogliare
e ottobre regalava un dolce vino.

Nel materano tra le crete antiche,
poi Primo Levi bene le descrisse,
terreni aridi a volte inospitali
che Dio abbandonò lui anche scrisse.

Erano giorni che la giovinezza
ci accompagnava, ci dava speranza,
il ricordare tante pene sfuma
ma dentro il cuor riporta l'esultanza.

Ora traguardo il tutto dai miei monti
guardo le vette candide di neve
ricordo il sole che splendeva forte
e una dolcezza in cuore sale lieve.

A Giovanna de Padova di Aosta
(Donnas 12.6.2018 – 10,40)

Sognando il Vereto


Nella mia foto del 4.9.2015: Patù visto dal Vereto

Questa notte sognai ancora il fico
perso, laggiù, sul colle del Vereto,
a ricordare nel mio cuor m'allieto
e provo un'emozione che non dico.

E vidi la pajara e disse:”Amico,
vedo che sei nel cuore sempre inquieto”.
Risposi sotto il verde mandorleto:
“d'averla conosciuta maledico”.

Il sole era limpido e cocente
scaldava sopra i tronchi le cicale
con quel ciarlar monotono e insistente.

Poi scorsi tra gli ulivi un cascinale
che di sogni un dì m'empì la mente
ma quel sognar rimase in un guanciale

che l'alba poi inzuppò d'umida brina
che ancora nel rancore mi trascina.

-Sonetto ritornellato
(Donnas 4.56.2018 – 10,31)

Rondine stanca


Nella mia foto: Vela nel mare di Leuca

Oh, rondinella che volteggi stanca
su questo cielo libero da nubi
il tuo squittio tu lo sai mi manca
quando ti sento i miei pensier disturbi.

Ti cerco ma la chioma ormai s'imbianca
quando m'appari un po' di vita rubi
e se ti penso il cuore si rinfranca
ma a nuovi amor come colomba tubi.

E nella notte non mi fai dormire
mi svegli, mi tormenti, rubi il sonno
come vento leggero ancora spiri.

Vedo le foglie placide ingiallire
e mi tormenta questa età da nonno
mentre con la tua vela in mare viri.

- Sonetto
(Donnas 14.6.2018 – 10,20)

Onde sulla falesia


Nella mia foto: Mareggiata a Punta Ristola 12.11.2014

Spazzava l'onda furiosa la scogliera
il vento disfaceva i miei capelli
il salino volava come brina
e il sole già arrossava la mia pelle.

Invano ti cercavo fra gli anfratti
più non giacevi col tuo primo amore
già maturavi nel petto tuo un addio
io lo sapevo, da tempo lo intuivo.

Ti è chiara adesso tanta mia tristezza?
Non piangevo per te, tu stanne certa,
mentre nel letto laida godevi
inseguivo un sogno mio interrotto.

Piangevo quell'amor onesto e puro
che un dì lasciai vicino alla marina
lei mi donò soltanto amor sincero
con te smorzai libido e desiderio.

Volano le parole, onde di mare,
le affoga la risacca, e il suo frusciare
le polverizza il vento e le trascina,
sulla falesia sembrano farina.

(Donnas 6.6.2018 – 12,27)

Non ho più tempo


La foto è tratta dal portale:
https://mastereventiculturali.com/2017/12/23/essere-capitale-un-viaggio-in-italia/

Non ho più tempo ad inseguir ricordi
tutti, tutti li vorrei abbracciare
dai monti della Valle fino al mare
vividi sono ancora nella mente.

E ritrovar vorrei i volti antichi,
la terra scura della mia Calabria,
quella rossa dei Piani salentini,
dove il sudore dei miei vecchi esonda.

Vorrei volare in terra di Cilento,
a Forcelle ad acquistar qualcosa
ed in Abruzzo dove qualche tempo
ci son rimasto poi in età matura.

Ma questa vita ormai poco mi dura
e allora volo con la fantasia,
anche riaffiora qualche amor sbocciato
in queste terre che non ho scordato.

(Donnas 8.6.2018 – 12,26)

L'inganno del tempo


La foto è presa dal portale:
http://www.noisiamofuturo.it/2018/02/05/linganno-del-tempo/

Se potessi cancellare l'inganno del tempo
lo farei solo per te.

Non vorrei che i tuoi anni diventino un peso,
non lo sono, non lo saranno mai.

Gli anni sono fonte di saggezza:
non ascoltare chi ti dice che sei vecchio.
Nessuno è vecchio
ma è maturo sotto tutti gli aspetti.

Non sprecare i tuoi anni,
inseguendo chi non vuole un po' averti.

Dai il tuo cuore a chi lo merita veramente:
il mio te lo sei meritato.

Continuerò a scriverti dolci frasi
fino all'ultimo dei miei giorni.
Anonima Salentina

- Adattamento poetico di S.A. Santoro
(31.10.2007 – 4:18:51)

Lacrime


La foto è presa dal portale:
https://cinema.fanpage.it/non-possiamo-che-parlare-con-i-nostri-dipinti-la-magia-di-loving-vincent-torna-al-cinema/

Oh, sì, le tue dolci parole
seminate su un messaggio lontano
di un autunno ormai sepolto dal rancore,
gelido inverno dopo sopraggiunto
a cancellare in te passione e amore.

Dolce tristezza che nel cuore avvampa,
che rinnova sofferenze condivise,
frasi e volti nel buio della notte,
ardori di passioni travolgenti
all'alba di chiarori mattutini
col sonno che abbondava sui cuscini.

“Vorrei un figlio da te - mi ripetevi -
certo a pensarci m'assale la paura
so che forse sarebbe una sciocchezza,
ma se io non t'amassi, no, non lo direi,
forse è follia, forse folle io sono,
ma già domani sai ti sposerei”.

E mi dicevi d'esserne convinta
perché l'amore in te era reale,
ma era grandine che seminavi lesta
che ancor oggi genera tempesta,
eran parole che hai sparso al vento
parole che oggi creano tormento,
che a un cuor che ama ancora fanno male.

(Donnas 22.6.2018 – 10,51)

Insonnia


Son albe chiare quelle dei mattini
rigirarsi nel letto sudaticci
affacciarsi di notte alla finestra
sentir cantare i merli sui ciliegi.

E farsi accarezzare dalla brina
da un venticello fresco sulla pelle
veder la Dora lenta a valle andare
col suo rumore secco brontolare.

V'è su nel cielo un brulicar di stelle
un luccichio passare intermittente
forse la gente nell'aereo sogna
io poco sogno e resto qui a vegliare.

E mi gusto il silenzio di quest'ora
turbato a tratti da un auto che passa
e poi mi giunge il melodiar del merlo
anche lui con me resta a sognare.

Il tempo va, con se porta gli affanni,
te ne presenta ogni dì di nuovi
ma nel tuo cuor silente ancor rinnovi
di un amore fuggito sempre i danni.

(Donnas 21.6.2018 – 10,32)

Incoscienza


La foto è tratta dal film: "La bellezza del somaro"
con Sergio Castellitto, Enzo Jannacci e Barbora Babul'ovà

Vorrei tornare ai dì dell'incoscienza
fregarmene del mondo e delle usanze
dei perbenismi ipocriti e indecenti
darti l'amore dei tuoi anni venti.

Non pensare alle critiche e alla gente
con te viaggiar di giorno sotto il sole
invece come ladri siamo andati
e i nostri cuori abbiamo rovinati.

In fondo noi si dava solo amore
d'altro ti davo quello che potevo
ma tu mi ripetevi per me basta
ed alludevi che non eri casta.

Ero egoista, per me io ti volevo,
e tu d'affetto me ne hai dato tanto,
a volte ripensavi e scomparivi
non ti capì, con me forse soffrivi.

Ed ora leggo gli ultimi messaggi,
indugi come sempre e chiudi il cuore
e intanto il tempo ingrato sta passando
ma senza amore dove stiamo andando?

(Donnas 16.6.2018 – 10,21)

Il baratto


La foto è di Anna Rosa Potenza (g.c.)

Sole splendente tra nuvole sparse
occhi lucenti come le marine
che un dì ho lasciato tra spiagge riarse
all'alba nuova di umide mattine.

E farsi riscaldare ancor la pelle
dal primo sole che accarezza l'onde
che spegne in ciel le stelle tremarelle
col suo splendor che tutte le nasconde.

Oh, giorni di felicità precarie
dove siete fuggiti, deh, tornate
ora io vivo albe solitarie
tra montagne di verde colorate.

Sembrano alghe profumate in mare
che coglievo distratto ogni mattina
quel profumo si fonde all'acque chiare
della Dora che corre alla marina.

Anch'io sull'acqua scivolo sognante,
mi illudo allor di ritrovar le spiagge
che barattai da stupido mercante
con rocce inaccessibili e selvagge.

(Donnas 23.6.2018 – 11,03)

Haiku - Rana


La foto è tratta dal portale:
http://arte-terapia.it/L%27arte_nella_letteratura.htm

Cra cra di rana
il gran silenzio spezza
fremito d'acqua

(Donnas 11.6.2018 – 13,48)

Papaveri e tageti


Più non ritornerò sul mio Vereto
a lacrimar tra pietre e tra i tageti
più non mi piegherò tra gli uliveti
a riguardar la tua casetta lieto.

Non sentirò mai più le gazze urlare
né in cielo volteggiar vedrò i falchetti
né ascolterò seduto sui muretti
le civette la notte pigolare.

Solo m'arriverà smorzato l'eco
di parole disperse pei sentieri
e scorderai gli affetti miei sinceri,
più non dirai che solo danni arreco.

Di te mi resteranno film e foto,
il ruggire del mar sulla scogliera
il tuo lieto ondeggiare sulla moto
e i mandorli fioriti a primavera.

(Donnas 11.6.2018 – 13,48)

Gaby


Nella mia foto: Le sculture di Gaby e l'Albergo dove alloggiò il Carducci nel 1895

E venni a Gaby a respirare l'albe,
bagnare i piedi nella tua frescura
Lys irruento, che trascini a valle
la montagna, che sbriciolando muore.

Nel tuo letto sto contando i massi
che l'acqua poi corrode lentamente
mentre un'aquila in cielo si trastulla
ed un falchetto un passerotto burla.

L'ostessa anch'io cercai all'osteria,
un calice di rosso mi ha servito
col Vate che cantò un dì i cipressi
con rosignoli costruì i suoi versi.

Son qui seduto e guardo nel passato
nessuno sa cosa mi frulli in mente
penso al poeta con foglio e matita
che tesse poesie con le sue dita.

E sto pensando qui nella piazzetta
tra le sculture immobili di legno
di pini e vette in cuore faccio incetta
e a scrivere dei versi un po' m'ingegno.

(Donnas 19.6.2018 – 0,30)

Emozione


Nella mia foto del 2009: Il colle del Vereto visto da Patù

Emozione un volo di farfalla
il cinguettar d'un passerotto sopra il tetto
un ragno appeso ad un rosaio che fila
un merlo nel giardino a rivoltare foglie
dei ragnetti rossi sulla tua finestra.

Emozione il mio pensiero
che cerca d'incrociare il tuo
perso dietro follie e nuovi amori,
onda di mare che stancante vai
soffio di vento che non sosta mai.

Emozione è ricordar carezze
fremiti di pelle sotto le lenzuola
desideri che non potrai realizzare
amplessi che non potrai più rinnovare.

Emozione è quell'uggia che ti assale
solo pensando ad un finito amore,
a una collina che ti fa sognare
ad un sentiero che ti torna in mente
che dentro rode ancor teneramente.

(Donnas 15.6.2018 – 20,16)

 


19/06/2018
 

Dammi un'ora

Dammi solo un'ora,
un'ora sol della tua vita,
oh Dio se soffrirò,
guardando la lancetta che si sposta
quel ticchettio m'assordirà il cervello
mentre la pelle tua accarezzerò
gustando il poco tempo del piacere.

E capirai dall'affettuoso tocco
che spazzola i tuoi seni e la tua pelle,
tu capirai la tanta mia passione
quel mio volare nella fantasia
come nel ciel le svelte rondinelle.

Quei baci, è ver, sapranno di tramonto
ma la passione non potrai vagliare
è sempre fresca e non potrà morire,
perché ruggisce come la tempesta
quando sopra gli scogli spinge il mare.

Con me ritornerai come bambina
ricorderai allora il primo amore
forse rimpiangerai quel bene avuto
forse tu apprezzerai il mio sentimento
ch'è una carezza che sa ancor di vento.

(Donnas 5.6.2018 – 16,20)

Cattiverie


La figura è presa dal portale:
https://www.cartolinagratis.com/tumb/cattiveria_come_boomerang_1.jpg

Ogni parola, lo sai, è una coltellata
nella ferita poi spingi il coltello
con cattiveria a fondo lo rigiri,
più lo giri e più ti fai del male
e ti comporti come un criminale.

Non c'è bisogno di spiegare nulla
non servono gli inutili sermoni
non serve far neppur filosofia
usiamo le parole per colpire,
di parole si può anche morire.

Ma dopo che le afferra il vento
le cose dette non puoi richiamare
ti penti delle nuove cattiverie,
delle parole tue tagliente usate
ormai il vento in alto le ha portate.

Volano tra le nubi, sopra il mare,
vorresti risucchiarle nella gola
e maledici poi di averle dette
ma hai ripetuto ormai la vecchia storia
non basta l'esperienza e la memoria.

(Donnas 18.6.2018 – 20,40)

Ardesia


La foto è di Sandra Moschella di Aosta (g.c.)

Sui tetti bigi
dove l'ardesia brilla,
dove lo sguardo si distende pigro
oggi nel cielo il sole non scintilla
la pioggia batte ed i colori offusca
nelle grondaie borbotta
e quasi strilla.

La Becca è accarezzata dalla bruma
in alto svetta solo il campanile
indica il cielo e pare mormorare
una preghiera mentre batte l'ore.

Traguardo il mio pensiero
volo sui monti
questo giorno sfuggente un po' m'opprime,
felicità esaurite mi regala.

La mia baldanza adesso s'è attenuata
questa visione riporta al tempo antico
e questi tetti cupi,
il campanile,
i comignoli pigri e poveri di fiato,
l'uggia di questa buia giornata
un poco dentro il cuore han mitigata.

(Donnas 12.6.2018 – 12,51)

A Goethe


La foto è tratta dal portale: http://www.caffeeuropa.it/immagini/117immagini-Grcic.html    

Sei nato quasi morto, io certo vivo,
comune di sicuro è stato il pianto
e quel ciucciotto con lo zuccherino
succhiai vorace ma non mi calmai.

“Sturm und Drang”? Io lo praticai
misto alle folle, tra suoni di tamburi,
urla assordanti, piazze rimbombanti,
ed esplosioni di risa dirompenti.

Forse il mio poetare fu spartano,
non vissi come te nell'abbondanza,
Roma, la vidi sempre dai cortei
non da finestre d'attici sontuosi.

Versi produssi ed anche diedi vita,
valorizzando la persona umana,
all'impeto sociale accesi il fuoco
grattai la sabbia al palco del potere.

Se poi il riflusso macinò il sociale
io “eredità d'affetti” sol lasciai,
tu opere immortali regalasti
l'Italia nei tuoi scritti immortalasti.

Mi unisce a te l'amore per i versi
oltre all'abbraccio triste con la morte
non disdegnasti, no, certo la vita
ma hai scelto l'ora di farla finita.

Poi luce richiedesti, inutilmente,
avevi spento già l'interruttore
a Giacobbe scegliesti il Creatore
fuori era il mondo ormai dalla tua mente.

(Donnas 5.6.2018 – 15,16)

Un giorno mi dirai


La foto è tratta dal portale: http://www.radioelhatillo.com/?p=25254

Un giorno mi dirai: T'ho fatto un torto”,
mi spiacerà ma non potrò sentire,
anche se urlerai non potrò udire
l'udito ha spento chi da tempo è morto.

Per me lo sai non ci sarà conforto
a nuova vita non potrò sortire
potrai odiarmi ancora e ancor mentire
il bene mio l'hai solamente estorto,

il tuo era apparente, occasionale.
E l'hai diviso tra i tuoi tanti amori
era per te il mio inutile e banale

tu l'hai diffuso su dei secchi fiori
come un'ape distratta e irrazionale
che non controlla i propri recettori.

Vedrai che il tempo mi darà ragione
ape non eri, penso un calabrone.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 27.4.2016 – 23:43)

Antonietta


Antonietta Calabrò (penultima a destra in alto a fianco a mia madre in una foto di fine anni '50)

Si sfoglia l'albero in autunno
perde la forza e perde qualche ramo
perde la vita mia un vecchio affetto
che ritrovo in una foto antica
quando la giovinezza sorrideva
quando la vita nostra ancor fioriva.

Opache ombre il sol proietta mesto
foglia strappa la foglia, gli affetti se ne vanno
restano in cuor le pene, restano gli affanni,
ma un sorriso infantile ancora ci accompagna
rende il nostro peregrinar meno gravoso.

Chi hai trovato, tu, nella città dolente?
Hai ritrovato il sorriso che s'è perso
nel rantolo pesante d'una notte,
in quel dolore che ha colpito il cuore?

Hai trovato la pace che invocavi,
quella serenità che poi segui all'affanno,
quel tenue sole dopo la tempesta?

Anche per me il tempo passa e non aspetta
ti troverò, cugina, stanne certa!

(Donnas 7.5.2018 – 21,01)

Binari morti

Ora c'è una strada cieca
che non conduce da nessuna parte
come i binari morti
che aspettano il passaggio d'un ciclista.
Il treno ha chiesto scusa
senza lo sferragliare d'una vaporiera
anche il futuro è morto.

Non il pensiero
che sui binari sosta
e lancia un fischio,
urlo d'una anima smarrita
in triste attesa:
inutilmente aspetta
che il vecchio treno
sferragliando torni
spruzzando al cielo nubi di veleno.

(Donnas 7.5.2018 – 14,10)

Utopie


La litografia è di Marco Cito di Lecce (da non utilizzare pubblicamente)

Quella penna
ruba i pensieri sull'asfalto
ombre disegna
e segni
intrecci e congetture
tutte le mie utopie
le fantasie nascoste
sottili stramberie.

Quella penna
volar mi fa fuori dai sogni
ad un risveglio
improvviso mi trascina
a vuoto striscia
quando l'ultima goccia
del nero dell'inchiostro
evapora ed essicca.

(Donnas 5.5.2018 – 13,52)


http://www.aqualunateatro.com/gBObRMgz/
 

Precarietà

alma nella notte
che agito le braccia al buio
equilibrio precario
d'un pensiero che scava nello spirito
d'una anima inquieta!

(Donnas 5.5.2018 – 5,44)

Pigrizia


La foto è tratta dal portale:
http://www.diariodeloriente.es/wp-content/uploads/2017/05/Tamarisco.png

Questa pigrizia che m'affoga il cuore
è una catena che mi lega e affligge
questa pigrizia ha un alito di morte
è come un olio che in padella frigge.

Questa pigrizia mi trasporta al mare
e una spiaggia pietrosa mi disegna
le calde estati steso sotto il sole
la mente mia a scordar non si rassegna.

A volte vedo limpida Messina
sul mare liscio come saponetta
ed una nave nera solca l'onda
scivola in acqua lenta senza fretta.

E' sempre l'onda della mia pigrizia
che sale e scende come la marea
che accompagnò sul legno l'agonia
dell'Uomo crocifisso in Galilea.

E tutto sembra inutile e banale
il senso della vita non capisco
si nasce, cresce e poi si deperisce
pur se si è forti come un tamarisco.

(Donnas 5.5.2017 – 4,27)

Pensando a Ruffano



Il 4 Agosto del 2010
davanti al suo negozio transitavo,
lei addobbava un'auto Balilla
scesi e qualche foto poi scattavo.

Vendeva fiori e ne volli un mazzetto,
lei poi mi chiese a chi dovrei donarlo
poco le dissi, avevo un groppo in gola
e dentro il cuore mi rodeva un tarlo.

Il prezzo chiesi, lei fece un sorriso:
“un omaggio per chi sta nel tuo cuore”
e ricambiai l'omaggio con un dono
….un libro mio di poesie d'amore.

Lei non lo sa ma io sempre la penso,
quel giorno era un dì particolare
la rondine non è tornata al tetto
ed io ho smesso anche di sognare.

Quei fiori son finiti in un filmato
ogni tanto la voce mia riascolto
ricorda un giorno di crocefissione
e un chiodo che dal cuor nessuno ha tolto.

(Donnas 3.5.2018 – 14,59)

Che devo fare
(Canzone)


La foto è pubblicata sul portale:
http://www.varesenews.it/2015/09/trovatelli-cosa-fare-per-stare-senza-pensieri/404268/

Che devo fare, che devo fare,
più ti penso e più ho voglia di morire,
folle t'ho amato come un rimbambito
quel tuo sorriso non ho mai scordato.

Che devo fare, che devo fare,
se ogni mattina mi torni nella mente
dico di odiarti e poi teneramente
entri nei miei pensieri e lì vi resti.

Che devo fare, che devo fare,
vivere senza di te meglio morire
inutilmente cerco di scordarti
in fondo al cuore resti e mai non parti.

E maledico il tempo il mio destino
maledico chi a te ora è vicino
tu lo sapevi che ti amavo tanto
e ci ridevi quando un giorno ho pianto.
Inutilmente io ti maledico
d'averti amato Iddio io benedico
m'hai risvegliato in cuor la giovinezza
or nel mio cuore c'è neve e tristezza.

Che devo fare, che devo fare,
vivere senza te è da morire
inutilmente cerco di scordarti
in fondo al cuore resti e mai non parti.

Che devo fare, che devo fare,
sei nel mio cuore e lì devi restare.

(Donnas 2.5.2018 – 9,52)

Il rimorso


La foto è presa dal portale:
http://www.inchiestasicilia.com/2018/02/19/l-era-del-rimpianto/#comment-30518

Il rimorso è come una frustata
d'improvviso ti prende e il cuore assale
e, più pesante d'una tonnellata
d'angoscia preme la mente e ti fa male.

Riflette sulla vita già passata
e non tentenna mai, sempre è puntuale,
annota sia in uscita che in entrata
quanto sei stato un dì superficiale.

Ti riporta gli affetti che hai perduto
l'aver donato poco allor t'affanna
ancor di più il distacco che hai tenuto

verso l'ansia assillante d'una mamma
a cui più volte sei rimasto muto
pur sapendo che lei giammai ti inganna.

- Sonetto
(Donnas 14.5.2018 – 20,14)

Una casa perduta nel tempo


La foto è condivisa dalla pagina FB di Giusy Agrosì

Perderci nel silenzio in mezzo al grano
colorato da rossi papaveri sgargianti
buttar lo sguardo a un tempo ormai lontano
agli anni nostri teneri e frizzanti.

Rileggere un canto leopardiano
o riascoltar di favole e briganti
poi recitare un canto gregoriano
intorno al fuoco con occhi sognanti.

E quella casa, là sulla collina
rappresentava il punto d'un approdo
che illuminava il cuore ogni mattina.

Quella visione è spenta e più non godo
l'odor non sento d'erba cipollina
né un dolce canto d'usignolo odo.

-Sonetto
(Donnas 13.5.2018 – 23,06)

Il mio cane

Il mio cane con me guardava il colle
correva ed abbaiava allegramente
sull'erba si sdraiava, rotolava,
ogni albero annusava e lo segnava.

Anch'io annusavo nei ciocchi le viole
anch'io correvo libero sull'erba
accaldato con lui scalavo il colle
con le mani impastavo argilla molle.

Il mio cane guardava, anch'io guardavo,
nella mente il presente si archiviava,
io le rondini inseguivo su nel cielo
mentre l'accarezzavo contropelo.

E lui era felice del mio tocco
disteso se ne stava a gambe in aria
la schiena dall'erba accarezzata
chi mai pensava a questa vita ingrata?

Io sopravvivo ancora, sfido il tempo,
quello che lui ha archiviato più non vede,
ma nella mente mia viva è la storia
che lui ancor vede con la mia memoria.

(Donnas 13.5.2018 – 00,51)

Momenti onirici


Nella foto: particolare della scultura fontana dei medici nei giardini del Lussemburgo a Parigi.

Stanotte sono stato a lei vicino,
nel sonno m'ha tenuto compagnia
sempre una bella donna m'accompagna
mai sono stato solo in vita mia.

E m'ha stretto al suo corpo
ho sentito il caldo dei suoi seni
un bacio appassionato m'ha donato
dolce l'accarezzavo lungo i reni.

Lei non mi lascia solo, maledetta,
mi fa sentire sempre la sua voce
nel modo migliore, però, è assai gentile
anche se il suo ondeggiar spesso è feroce.

Per lei ho perso il sonno questa notte
era una donna bella e passionale
invano per Pistoia l'ho cercata
lungo la vecchia strada poderale.

Ma più non ricordavo dove fossi
con un passante mi fermai a parlare
feci i nomi di vecchi residenti,
disse: “Son morti, è inutile cercare”.

Eppure quel bacio appassionato
era caldo, erotico, eccitante
di nuovo lei la pelle m'ha sfiorato
dopo scompare e se ne sta distante.

(Donnas 11.5.2018 – 3,22)

Mio padre
(Anniversario 2018)


Foto di famiglia: mio padre a 29 anni nel 1942

Mio padre è stato ruvido e cattivo,
forse assomigliava alla sua terra
secca e indurita
quando d'estate il sole la forgiava.

E la sua pelle a volte traspirava
sudore vero, forse un'emozione,
a volte sembrava arido e crudele:
la guerra è una compagna occasionale
con la quale bisogna fare i conti
la lista dei rancori ci presenta
trasforma in un lupo affamato
chi era un tempo come agnello nato.

Mio padre aveva il senso del lavoro,
fermo non stava ed era presuntuoso
quello che lui faceva lo esaltava
con arroganza anche si vantava.

Quello che lui m'ha dato l'ho raccolto:
la presunzione a volte mi accompagna
l'amore che io provo non so dare
la solitudine spesso mi è compagna.

Mio padre aveva forse i suoi rimorsi
quando una lacrima negli occhi gli spuntava,
era orgoglioso e ruvido a momenti
come la terra dura un dì scavata
a me di certo assai rassomigliava.

(Donnas 10.5.2018 – 10,09)

Illusione

  
Nella foto: con Daniela Lazzeri

E' una illusione questa nostra vita
sempre guardiamo indietro e non avanti
gli anni stanno passando e tutti quanti
pensiamo sia all'inizio la partita.

C'è sulla torta solo una candela
(metterne tante un po' ci si impaura)
ma il tempo passa, anche l'età matura,
ci scherzo e faccio ridere Daniela.

E sulla farcitura v'è una scritta
che irride e vuole un po' sdrammatizzare
perché al futuro non si vuol pensare
nascondi gli anni tra i mobili in soffitta.

Ma dopo solo ti rigiri a letto
pensi ai tuoi cari presto ritrovare
è un'illusione, non si può avverare,
ma rasserena il cuore dentro il petto.

(Donnas 17.4.2017 – 10,20)

Vegani


La foto è tratta dal portale:
http://bragwebdesign.com/ricette-di-cucina/antipasti/cozze-in-padella/comment-page-1/#comment-30369

Osservo con in bocca l'acquolina
quei molluschi nel piatto colorati
a fuoco vivo son stati rosolati
che bella sofferenza stamattina.

Sono indeciso, rigiro la terrina,
i mitili oramai son cucinati
l'istinto vuole siano mangiati
ma in testa ognor protesta una vocina.

E' tutto un girotondo, lo sappiamo,
da quando è nato il mondo c'è violenza
il più indifeso sempre ci mangiamo

e lo facciamo con indifferenza,
ma infin con i baccelli ci nutriamo
per evitare morte e sofferenza.

- Sonetto
(Donnas 18.4.2018 – 11,54)

Turbamenti


Il Dipinto "Notte stellata" è di Vincent Van Gogh

Non piango per te, mamma,
piango per me
per tutto il mio soffrire
pensando a te quando soffrivi,
piango per questa vita che mi sfugge,
il passato è una gomena
la nave ci è ancorata e non si stacca,
è il giogo che sul collo sempre pesa
e opprime il lento andare di una vacca.

Piango per questo tempo che va via,
per questa vita che scivola indolente
come piuma sull'acqua d'un ruscello
che dondola e si muove lentamente.

E guardo e ascolto il canto d'un uccello
osservo il sole che all'orizzonte muore
e penso a te, o madre agonizzante,
che il mio pianto hai raccolto
quando ancora ero gracile ed infante.

(Donnas 15.4.2018 – 21,55)

Cicli


L'immagine è presa dal portale: https://www.giardinaggio.net

Cade la foglia
qual gialla
qual scarlatta
nella mota s'imbratta.

Sotto la neve dorme
ma al primo sol rinasce
tra le viole,
col suo limo li pasce.

E nuova erba spunta
tra radici contorte
la vita si rinnova
vince anche la morte.

(Donnas 17.4.2018 – 20,30)

Anna Rita
(Acrostico)


La foto è ritagliata dal portale: http://www.meteoweb.eu

Ancor risuona in mente il tuo godere
Neppure scorderò le tue parole
Non ti cancellerò da questo cuore
Affetto mi donasti e un po' d'amore.

Rimane impressa sempre la tua foga
Il tuo goder sanguigno
Tradivi e t'avvolgevi con diletto
Ai tanti umori sparsi sopra il letto.

(Donnas 22.4.2018 – 13,39)

Flavia Ida


Nella foto: Ida Flavia

Oltre la finestra guardo
l'occhio scivola randagio
coglie il cangiar delle stagioni
coglie le mie passioni.

Oltre ogni presunzione
vola lo spirto e rugge
quest'animo mi turba
il futuro mi ruba.

Come un veliero a sera
scivolano i miei pensieri
sul mare dei ricordi
son mille vele al vento
vividi e non li scordi
son gioia e son tormento.

(Donnas 15.4.2018 – 23,00)

Meriggi


La foto dei Monti di Albania è tratta dalla pagina di FB dell'amico Oreste Garoppo

Meriggi estivi
ad osservar marine da quel balcone
perso sopra l'abisso d'un pensiero
che m'illudeva a conservare
le tracce evanescenti di un impero.

E la ricordo ancora la moneta
impressa con un tipo neo-romano
“Re d'Italia e d'Albania”
dal mio esilio volontario di Gagliano.

Di fronte si stagliavano quei monti
dove mio padre s'era anche perduto,
a lui pensavo
mentre con il pensiero traguardavo
un amore che ormai già si scioglieva
come un gelato variegato panna
che ancora oggi la mia mente inganna.

E vedo anche la neve sopra i monti
che già si scioglie e passano i miei anni
ma quell'amor sincero ancor ricordo
e quell'affetto che ho sorbito ingordo.

(Donnas 18.4.2018 – 10,50)

Haiku – Primavera 2018

Candide nevi
ma già l'inverno muore
Fiori di melo

(Donnas 23.4.2018 – 10,18)

Haiku – Arpa


Nella foto: Antonella Natangelo alla Fondazione il Fiore 21.4.2018

lieve solfeggio
com'ali di farfalla
vibrar di foglie

(Donnas 23.4.2018 – 9,20)

Ciliegi in fiore

In questa notte buia col batticuore,
con il rumor del fiume a pochi metri
che vedo scivolar lento dai vetri,
a te io sto pensando dolce amore.

Lo so che ci ha diviso il dissapore
ma non mi stanco a scriver versi in metri
anche se i miei pensieri saran tetri
l'affetto sopravvive e da calore.

In te è già morto ed anche s'è ghiacciato,
e certamente è giusto sia così,
ma è primavera e si è svegliato il prato

era dormiente ma non insecchì,
ora anche il ramo è già rigermoglito
come l'amore mio che mai morì.

- Sonetto
(Donnas 24.4.2018 – 2,23)

Passioni
(A C.)

Vorrei poter scavare nei tuoi occhi
per ritrovare le passioni antiche
tenerti come bimba sui ginocchi

giocar vederti con amici e amiche
mentre dal cuor felicità trabocchi
correre in giro come le formiche.

E rivederti ingenua a primavera
ad inseguir le rondini sui tetti
mentre ascoltavi per la mulattiera

il cantico dei grilli e dei galletti
traguardando laggiù per la costiera
l'azzurro mar seduta sui muretti.

Vorrei che rinascessi nel mio cuore
con le pulsioni dell'età novella
quando sbocciava in te il primo amore

come sui prati il fior d'acetosella
e dentro il petto s'accendea il calore
della passione di calabresella.

(Donnas 27.4.2018 – 10,42)

Binari morti
(Ad Anna)

Tra i sassi ormai anneriti dei binari
s'alza un frinire flebile di grilli
mentre la notte tace e in mar la luna
traccia una scia cangiante che m'incanta
e un usignuolo solo piange e canta.

Tra agave fioriti e fichi d'India
una finestra ancora ha il lume acceso
il treno più non passa come un tempo
s'avverte a tratti un refolo di vento
e un suono di campana mesto e lento.

Quel treno più non passa nella notte
non sento più quel fischio tutto il giorno
un fiore sboccia in mezzo alle rotaie
più non s'affaccia lei a quel finestrino
più non la vedo passare ogni mattino.

Dove sarà finito il vecchio treno
che assordava sfrecciando a tutte l'ore?
L'avranno demolito o convertito?
Forse è pieno di ruggine e sospira
i suoi capelli al vento più non spira.

Anima mia, dove sei finita?
Ti scrivo questi versi mentre penso
ai cuccioli che avrei voluto darti
e che impietosa mi negò la sorte.
Forse tu suoni ancora il pianoforte

e tra le note stai cercando mesta
un accordo, un metro che non torna,
ormai di me non resta alcun ricordo
ma quel suono la mente mi frastorna
pensando a quell'età che più non torna.

(Donnas 27.4.2018 – 20,26)

Quei capelli ramati


La foto (g.c.) è della mia amica Emanuela Rizzo che mi ha ispirato il sonetto.

Quei capelli ramati sono un sogno
che il sole ha colorato dentro il mare
quando da me li hai fatti accarezzare
a ripensarci un poco mi vergogno.

Ma del tuo amore ancor sento bisogno
vivere a volte è come vegetare
ondeggio come un'alga in fondo al mare
nel mio rimpianto ognor sempre m'infogno.

E ti rivedo fresca nei tuoi anni
quando m'empivi di dolci parole
ora tu m'hai riempito sol d'inganni

ma dentro rodi come le tignole
che lentamente bucano i miei panni
difficile che ormai scaldi più il sole.

- Sonetto
(Donnas 29.4.2018 – 8,46)

Bugie


La foto è presa dal portale:
https://sindacatounaltracosa.org/2015/12/03/cgil-campania-lora-dei-conti/

Le tue parole via le porta il vento
anche le tue malvagità lui mi riporta
le ammucchia tutte sotto la finestra
di tante tue bugie ne fa una scorta.

Come foglie le ammassa in un cantuccio
sono bugie che ormai non puoi cambiare
ne hai dette tante, ormai nessun ti crede
dal mondo non le puoi più cancellare.

Come una dea per anni t'ho pregato
quanto per te ho sofferto non lo sai
tu ci ridevi e spesso non capivi
non penso che lo capirai più mai.

Per averti ero disposto a tutto
anche al dileggio m'ero preparato
gli affetti miei avrei anche distrutto
ridicolo per te son diventato.

Ma la ragione scava dentro il cuore
si sincronizza poi con l'intelletto
estirpa il male e toglie via il tumore
ma a te interessa solamente il letto.

E allora godi, giusta è la stagione,
anche per te arriverà l'inverno
e proverai la mia tribolazione
e quel dolor che schiaccerà lo sterno.

(Donnas 30.4.2018 – 9,41)

Pesci, pesci!


La foto è presa dal portale: http://www.amore-tarocchi.com/I/il-segno-dei-pesci--tutti-i-segreti-605

L'oroscopo mio Dio che gran pazzia,
elenca i nostri umori con le stelle
così ci crea a volte passionali
altri estemporanei e assai banali.

Leggevo stamattina su un giornale
che avrò un amore giovane e scattante
ma chi ha scrutato a fondo il firmamento
ben non ha visto che passa il convento.

Lui m'ha annotato che non sembro vecchio
meglio tacere e coglier qualche frutto
ma lui è un gran bugiardo, anche millanta,
da un pezzo ho superato anche gli ottanta.

Son io che dentro mi sento ammollito,
faccio fatica anche a passeggiare
scrivi pure di questi giovani e scattanti
li guarderò veloci andare avanti.

Di spalle osserverò un bel fondo schiena
sicuramente scatterà un ormone
ma adesso son sereno e indifferente
le tante mie passioni sono spente.

(Donnas 30.4.2018 – 11,51)

Inquietitudine


Il dipinto "Notte stellata" e di Vincent Van Gogh

Non piango per te, mamma,
piango per me
per tutto il mio soffrire
pensando a te quando soffrivi,
piango per questa vita che mi sfugge,
il passato è una gomena
la nave vi è ancorata e non si stacca,
è il giogo che sul collo sempre pesa
e opprime il lento andare di una vacca.

Piango per questo tempo che va via,
per questa vita che scivola indolente
come piuma sull'acqua d'un ruscello
che dondola e si muove lentamente.

E guardo e ascolto il canto d'un uccello
osservo il sole che all'orizzonte muore
e penso a te, o madre agonizzante,
che il mio pianto hai raccolto
quando era ancora gracile ed infante.

(Donnas 15.4.2018 – 21,55)

Matrioske


La foto è tratta dal portale:
http://professionemammaperugia.blogspot.it/2016/03/avete-presente-la-matrioska.html

Figliai una figlia femmina
figliai,
e lo sapevo che femmina sarebbe
anche la figlia
che la figlia mia figliata avrebbe.

E sette, sette furono le femmine figliate,
tubo da tubo uscite
tutte bionde, rosee e pettinate.
Perché il condotto ha un suo tragitto breve
ma poi l'allunga un nuovo terminale,
a cui s'aggiunge poi nuovo condotto
da donna a donna
nel tempo cresce e poi si fa canale.

Come matrioske sono inscatolate
una ne apri e dopo un'altra appare
una con l'altra sono apparentate.

E se non smetti di farle generare
è inutile tu le abbia segregate
solo altre matrioske san figliare.

(Donnas 11.4.2018 – 21,22)

Racale

Racale ho dirimpetto questa sera
e lei una volta c'era nel mio letto
tanta passione aveva e tanto ardore
non dava amore, non lo conosceva.

E Racale ritorna anche stanotte
a se mi stringe forte, mi frastorna
di desiderio è colma e ancor m'inonda
le sue pulsioni sfronda e mi ricolma.

Non so perché ci penso e m'appassiono
fuori rimbomba un tuono, il suono è intenso,
sul letto son disteso e ancor ricordo
quel suo piacer non scordo e sono acceso.

Quei seni turgidi stringo e li accarezzo
a volte la disprezzo, ma anche mi lusingo
d'averla accarezzata, sfregato la sua pelle
leccato le mammelle, nell'inguine eccitata.

Scende la pioggia fuori, ed a quel giorno
con il pensier ritorno e ai tanti ardori,
dell'orologio antico ancor risento i tocchi
gli slip ricordo sotto i suoi ginocchi e l'ombelico.

(Donnas 12.4.2018 – 23,02)

Primavera 2018

Ti ricordi?
Ti ricordi quando il rosso
avvampava nelle nostre vene?
Ti ricordi, quando l'età novella
suonava in cuore come campanella?

Sui prati il verde tenero brillava,
il rosso dei papaveri allagava
tra margherite dondolanti e gialle,
tra il candido color di bianche galle.

E noi giulivi tra l'odor di fave,
sdraiati sotto mandorli fioriti
coi fili d'erba in bocca e sognatori
già pensavamo ai nostri primi amori.

E con in cuore già le prime pene
la penna in mano lieti a verseggiare
versi infuocati in forma di poesia
di passione ricchi e nostalgia.

Vorrei essere erba a primavera
papavero che indossa sempre il rosso
e rinnovare ogni anno il mio cappotto
che invece è pien di toppe e mezzo rotto.

(Donnas 12.4.2018 – 10,13)

Tra le nubi ecco il sereno
(A Caterina)


- La foto è di Caterina Trombetti (g.c.)

Le Alpi Apuane imbiancano il paesaggio
mentre l'azzurro mare il cuore invade
ed a te pensando, inferma in ospedale
la mente di mestizia mi pervade.

E' il tempo che infierisce e lascia i segni
del suo passaggio e acciacchi ci regala
mentre il tramonto già declina i raggi
ombre cadenti invadono la sala.

Ombre che affliggono la mente,
immortali non siamo ma umani
ma intorno a noi più albe non vediamo
ma donne andate e un dondolio di mani.

E quelle sale, che pur conforto danno
ad un corpo che a volte ci abbandona,
sembrano gabbie dove un cardellino
un mesto gorgheggiare a tratti intona.

Anche per lui il sole sorge e muore
saltella a volte triste e becca pigro
anch'io son prigioniero come lui
ma ad altri lidi libero trasmigro.

Mi basta aprire un poco quella gabbia
provar le sbarre anguste ad allargare
spiccare il volo con la fantasia
e sulle onde del mare volteggiare.

…."Tra le nubi ecco il sereno"...Carducci... "Nostalgia"!
(Donnas 12.4.2018 – 11,07)

Passione


La foto del Cireneo che aiuta Gesù è presa dal portale:
http://tvzap.kataweb.it/news/199043/la-passione-di-cristo-nella-versione-di-mel-gibson/

E' Pasqua ed io non so più dove sei
ed oggi è il primo aprile, giorno buffo,
suona campana e dentro il cuore ho un tuffo
perché mi manchi ed ora ti vorrei.

Ed è passato il dì dei cirenei
pesa quel legno sulle spalle e sbuffo
neppur la pace più nel cuor riacciuffo
in croce non mi misero gli ebrei.

Ad inchiodarmi non so più chi fu
forse fu la Sua identica Passione
ma io son Salvatore e non Gesù.

E a me vicino non c'è il buon ladrone
non possiedo neppur le Sue virtù
per me non ci sarà Resurrezione.

- Sonetto
(Donnas 1.4.2018 – 17,35)

L'urlo del silenzio


Nella mia foto del 2.11.2014: Punta Ristola

Ci sono giorni che il silenzio urla
a Ristola l'ascolto e forte chiama
spesso nel cuor sprofonda come lama
tacito e disumano ancor mi burla.

Tra i vicoli la cerco, vorrei indurla
a balbettare ancora che mi ama
ma sempre maldicenze poi ricama
a ragionar difficile è condurla.

Questo cuor che tra lo sterno invecchia
a primavera più non rinverdisce
l'amore ardente ormai solo sonnecchia

ed il silenzio un poco lo lenisce
nel dolce mar però più non lo specchia,
l'onda nera con se lo seppellisce.

Fibrilla la sua immagine lontana
ipocrita, laida, tenera puttana.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 4.4.2018 – 18,06)

Un pianoforte nella notte


La foto è presa dal portale:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Reggio_Calabria-Veduta_notturna_del_lungomare.jpg

Un pianoforte suona nella notte
dita sottili che un dì ho accarezzato,
Dio mio, quanto di tempo ne è passato,
quante le donne dolci e galeotte

che han voluto da me esser sedotte
che finto amore m'hanno regalato.
Giovani le rivedo in un filmato,
e non so più come saran ridotte.

Ma nel mio cuore ne è rimasta una
e non la posso ormai più cancellare
suonava il piano al sorger della luna

che rilucente si specchiava in mare
non so se le abbia arriso la fortuna
che a me fu avversa e mi negò d'amare.

Quando è notte sul Corso Garibaldi
mi par di udir le note di Vivaldi.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 7.4.2018 – 15,59)

Il tocco

Nulla cancellerai di quel che scrivi:
basterebbe una riga ad annullare
le cose orrende che in cuore hai tu allevato?

Tracce tu lascerai lungo il passaggio,
che a te ricorderanno il male fatto,
a me rinnoverà rimpianto e oltraggio,

l'onda morbosa della tua perfidia.
Invano tenterai poi d'oscurare
nella tua mente le tue azioni infami

in fondo al cuore cercherai riparo
convinta di celare il mal che hai fatto
ma sempre in bocca salirà l'amaro.

Poi quando il campanile segna il tocco
ricorderai anche tu quell'ora andata,
riguarderai il tempo che hai vissuto.

E allora chiederai conto a te stesso
tardivo sarà dopo il pentimento
con la coscienza non v'è compromesso.

(Donnas 8.4.2018 – 00,01)

Rimembranze

Dolce sarà un giorno a me pensare,
farà giustizia il tempo sull'orgoglio
e quando il bene avuto se n'è andato
non servirà attaccarsi più a uno scoglio.
Quello che è stato ormai è già cambiato
solo il ricordo addolcirà le pene,
a te riporterà sempre il mio bene
e l'ansia dal tuo cuor potrà alleviare.

Oggi dirai che tanto a te non frega
ch'era soltanto eccentrica passione
ma è presto, ascolta me, devi aspettare
quando s'assopirà l'ultimo ormone.
Con occhio nuovo allor potrai guardare
alle tue spalle e tirerai le somme
e valutar l'usura delle gomme.
Io più non ci sarò, tu attendi e prega.

- Strambotto
(Donnas 8.4.2018 – 10,08)

La bambina dal cappottino rosso



La bambina dal cappottino rosso
è tinta sul mio cuore, è sangue vivo,
quel dramma non sarà mai più rimosso
la mia coscienza opprime mentre scrivo.

Come un vestito l'ho cucito addosso
la mente di follia anch'io nutrivo
non serve oggi dire:“son commosso”,
a tal pazzia anch'io son stato attivo.

E ancor ci si ubriaca di quel dramma,
ma il passato non aiuta a rinsavire,
a cosa serve poi quel fotogramma?

Altri bimbi vedi piangere e soffrire
sulla violenza il cuor vive e s'infiamma
perché tant'odio non dovrà finire?

(Donnas 9.4.2018 – 10,25)

Castità

Ci sono giorni in cui parlo coi morti
nel sonno anche una vergine compare
(situazione oggi rara da incrociare)
ché la virtù sembra a nessuno importi.

La castità d'un tempo nei rapporti
ai giorni nostri è quasi un malaffare
un vaccino che presto devi fare
per sopportare poi divorzi e aborti.

Ed anche ad affrontar certi argomenti
ai giorni nostri devi stare attento
onde evitare attacchi ed incidenti.

Se, infatti, vai per caso controvento
t'arrivano poi critiche cocenti
da chi ti vuol cornuto e anche contento.

In alto allor l'insegna dell'amore,
sia libero come ape sopra un fiore.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 10.4.2018 – 10,11)

Anno 1942


La foto è tratta dal portale: http://www.autogallery.org.ru/forg917t.htm

Te li ricordi più, tu, quei soldati?
Te lo ricordi il rullo del motore?
Dell'alemanno dal parlar confuso
cosa oggi nel tuo cuor rimane?

Tre anime che più io non conosco
due tedeschi già mummificati
le nostre vite ormai dimenticate
una sbiadita visione che lampeggia.

Non era poi diverso da mio padre,
perso sui monti di Grecia o d'Albania,
anche lui sognava il proprio nido
illuso che anche il nostro fosse suo.

Ora mi resta quel bacio raccontato
quell'espressione che ti brucia in mente
anche lui aveva due bambini
anche lui perso in una guerra infame.

Anche lui incerto sul proprio destino
sperduto laggiù, in fondo allo stivale,
in quel paese che ricordo appena
in un nido disfatto e ormai distrutto.

Cosa rimane di quel tempo andato?

Solo un tratturo bianco e polveroso
tra ulivi e siepi con le prime more
la guerra e la paura nel mio cuore
quel bacio d'un soldato premuroso
ed il lontano rullare di un motore.

(Donnas 10.4.2018 – 11,27)

Haiku – Alba


Nella mia foto: Tramonto a Leuca 2015

Sole che sorge
cromatismi cangianti
tramonto atteso

(Donnas 11.4.2018 – 14,28)

Haiku – Fumatore

Nuvola bianca
asmatico tossire
tomba vicina

(Donnas 11.4.2018 – 15,48)

Haiku – Vongole&Cozze


La foto è presa dal portale: http://www.ideapesce.it

Vongole e cozze
il cuoco è indifferente
natura morta

(Donnas 11.4.2018 – 14,56)

La rondinella


La foto è tratta da: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=42569
https://www.youtube.com/watch?v=-T7c-D7jz0Q

E sto ascoltando ancor “La rondinella”
mentre Ristola annega tra i tramonti
e quando il sol s'abbuia in mezzo ai monti
ricordo mi chiamavi “dolce stella”.

E allor fioriva già l'acetosella
frusciava al Ciolo il mare sotto i ponti
l'onda batteva e non faceva sconti
accompagnava il suon di tarantella.

E t'ho perduta e non ho fatto nulla
per trattenerti mentre andavi via
or la passione dentro il cuor maciulla

e la condisce con la nostalgia
l'amor finisce poi per un nonnulla
se in cuor muore passione e fantasia.

(Donnas 31.3.2018 – 17,17)

Onde


La foto di Antonio Biondi è presa dal portale:
https://static.panoramio.com.storage.googleapis.com/photos/large/6558699.jpg

Onde furiose
coste pietrose e fiere
Ulisse e le Sirene
la lava ed i tramonti.

Io legato al trinchetto
ascolto
il mio destino aspetto
e l'occhio gira,
spazia,
vede,
si sazia.

Onde nei miei pensieri
nuvole bianche e nere
Peloritani spenti
nottate mie silenti.

Affetti ormai finiti
album che sfoglio lento
oh, giorni miei appassiti
pigiati in vecchi tini
a distillare vini
raccolti ed invecchiati
nel cuor mio archiviati
calici ormai svuotati.

(Donnas 24.3.2018 – 10,44)

Siria

         
Le foto sono tratte dai portali:
http://www.famigliacristiana.it/articolo/siria-la-guerra-sulla-pelle-dei-bambini.aspx
http://www.quasimezzogiorno.org/news/i-bambini-e-la-guerra-il-caso-della-siria-nel-rapporto-di-save-the-children/

Siria (o Congo o Venezuela)
petrolio, coltan, droga,
multinazionali del crimine
in doppio petto e cravatta
mitra in parlamento
potere al popolo.

Un fiume di monete,
carta comune,
straccia,
buona ad attizzare il fuoco,
eserciti in marcia verso il confine altrui,
gente che vuol vivere in pace
costretti di sparare al vicino,
al parente del confine appena tracciato.

Bambini in guerra,
ta-ta-ta-ta-ta
risate tra cadaveri in putrefazione
sangue ed odio che cresce come piantina
ignara del concime che l'alimenta.

S'aggira una bambina tra le rovine
capelli scapigliati e vestitino rotto
un pezzo di pane in mano
indifferente al sole che sorge
che da luce al bene ed al male,
ai vivi ed ai morti.

(Boccheggiano 1.3.2018 – 9,27)

Asfodeli

Ne era pieno il campo del mio cuore
e con pazienza alcuni li sfrondai
le zolle dure al sole rivoltai
tutto di te
dal cuore mio volevo sradicare
tu lo sapevi
che senza amore non sapevo amare.

Sul letto m'hai buttato con passione
al gioco stetti, stravolto dai tuoi sensi,
ma amor non c'era in quel tuo dolce amplesso
solo sentivo te,
madidi umori e solo odor di sesso.

La tua violenza un urlo accompagnava
quel dì piovigginoso di gennaio
ricordo quel momento di piacere,
quel nostro incontro non l'ho cancellato.

Per tutto il giorno il letto lo lasciai disfatto
con le lenzuola tutte arrotolate
con il pensiero andavo a te distratto,
alle mani tue sanguigne a me avvinghiate
il corpo mezzo nudo e senza veli
sanguigno fu quel tuo aspro donarti
rosso di sangue quel tuo sublimarti
aspro e selvaggio come gli asfodeli.

(Donnas 12.3.2018 – 16,01)

Aveva gli occhi buoni



Aveva gli occhi buoni
figlio tardi arrivato
a noi era legato
a noi quattro terroni.

Ed era handicappato
col viso sorridente
ed inciampava sempre
ma si sentiva amato.

Era per noi un sollazzo
ma niente cattiveria
era una storia seria
in questo mondo pazzo.

E lui era felice
d'essere beffeggiato
anche se canzonato
lui ride e benedice.

Ed era un modo strano
quel nostro affratellare
non spingevamo in mare
l'amico downiano.

Erano altri tempi
ora ci sono i bulli
son poveri citrulli
vuoti di mente ed empi.

(Donnas 21.3.2018 – 00,59)

Falsità


La foto di Mariano Cacciola ritrae il dipinto di Annunziato Nicodemo "La bagnarota" ed è tratta dal portale:
 https://www.bagnaracalabra.biz/cultura/omaggio-alle-donne-di-bagnara/

Falsa fino all'ultimo giorno
adesso non credo alla follia, no non ci credo,
tutte parole al vento,
oh, le tue sono davvero onde ventose
che biancheggiano in corsa sopra il mare
ma poi l'azzurro appare
nulla rimane di quel biancheggiare.

Falsa nei tuoi commenti,
ed anche nelle conclusioni,
non so cosa ti frulli in testa,
un dì le donne mie portavano una cesta:
c'era dell'uva dentro ed anche fichi,
nella tua non so cosa ci sia
forse un poco di terra e due lombrichi.

Falsa anche nei complimenti
quando si prova davvero dell'affetto
quello s'agita sempre dentro il petto.
Non guarda a malignità e brutture
l'oltraggio cancella e annebbia la calunnia,
l'amore sempre dentro il cuore dura
e vede chiare anche le acque scure.

(Donnas 10.3.2018 – 14,20)

Mio zio andò sul Carso


La foto è tratta dal portale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_italiano_(1915-1918)

Mio zio andò sul Carso
non fu per una gita
non so cosa ne è valso
l'Italia fu tradita.

Per poco non fu arso
ma non aveva uscita
poi perse il metatarso
e si salvò la vita.

Ma piena di terroni
fu quella sacra terra
ambita dai ladroni

che vollero la guerra
poi fatta dai cafoni
e dagli zappaterra.

- Sonetto
(Boccheggiano 2.3.2018 – 8,32)

Primavera 2018


Nella foto: Giuseppe Ungaretti

Passano gli anni, volano,
si muore
e la pelle ricama pigra ogni stagione,
la cartapesta invade ciò che
è terso
sul roseo delle mani il
nero appare.

Macchie sanguigne, poi tendenti
a scuro sangue che s'apprende ai polsi
il viso ricamato,
colorato dai segni che regala il tempo.

Ma dentro al petto
palpiti sussultano irrequieti,
vitalità mai spente e le passioni,
amori che danzano festosi
nello specchio di un'anima infantile.

Amore,
oh dolce fremito che assale
che risveglia gli ormoni ormai assopiti
e le potenze spente,
rimpianti degli amplessi ormai finiti.

Amore,
che potente invade il petto
non muore e alle pulsioni sopravvive
dura in eterno, al tempo non perisce,
lotta e si ribella,
Venere invoca a Zante, ove si specchia,
e la sua pelle è sempre liscia e tersa
vive un passato che non si cancella.

(Donnas 21.3.2017 – 11,07)

W L'Italia


La foto è tratta dal portale: http://mondiali.net/34154-nazionale-italia-romania-2-2-non-bastano-marchisio-e-gabbiadini/

Non sono i partiti,
no, non tocca a loro,
stendere un programma elettorale,
con le promesse che nessun mantiene,
per unir quello che a malapena tiene.

Non sono le campagne elettorali
a unir l'Italia che disunita ognor rimane,
maltratto l'avversario
pesto il povero attacchino senza fede
che si guadagna onestamente il pane
e attacca un manifesto a cui non crede.

Terroni e polentoni,
mantenuti e magnaccia
figli della stessa faccia
piaccia o non piaccia
sempre è farina della stessa staccia.

Ma poi c'è chi minaccia:
secessione o rivoluzione,
ci si divide anche sui barconi.
Anche lì altri poveri straccioni
anche loro non sono poi diversi,
anche loro terroni.

Ma al bar poi si dimentica l'affronto,
c'è la partita Italia-Romania,
anche il nordafricano,
coniugato con la tedesca di Merano,
in un nordico un po' sgrammaticato
s'unisce all'entusiasmo generale
al patriottismo per la nazionale
che ha unito col pallone lo stivale.

(Boccheggiano 1.3.2018 – 17,20)

Tempus fugit



Non uscirai giammai dalla mia mente
e resterai nel tempo sbarazzina
con quel tuo viso dolce di bambina
sempre sarai con me eternamente.

Tu scapperai e vorrai dimenticare
ma tanti versi e tante accuse ingrate
saranno sempre lì a rinnovare
le cose che saran mai cancellate.

E quando tu sarai vecchia e abbuiata
ed io sarò da un pezzo in camposanto
ritornerai allegra e appassionata
ma con il cuor stracolmo di rimpianto.

Ricorderai l'amore che mi hai dato
tutte le acrobazie per conquistarmi
forse dirai che invano non è stato
ma non potrai l'amore più donarmi.

Forse nel cuore proverai pietà
ma il tempo è andato e più non tornerà.

(Boccheggiano 2.3.2018 – 11,26)

Dune


Nella foto: Moyave Aster – Pianta dissetante del deserto

Il silenzio della sabbia
che scivola sulle mie braccia,
sul mio viso e brucia gli occhi,
sibili sottili,
impercettibili,
uniti a quello delle mosche
degli insetti che convivono le mie dune.

Il Sahel che smuove chicchi di sabbia
li fa rotolare tra le dita dei miei piedi scalzi
tra coleotteri e formiche raccoglitrici,
scarabei e farfalle sfinge.
Un silenzio ossessivo
accompagnato da una quiete che opprime.

Un mondo di vite parallele,
che vivono in simbiosi con la mia apparente immobilità
gigli, incenso, cactus, fichi d'india,
insetti stancanti da un fiore all'altro.

Oh, il verde dell'Europa,
il freddo secco e la neve
e l'indifferenza del clima,
qui,
dove la vita è equilibrio precario,
sopravvive.

Ma amo questo mondo
che Dio non ama,
con le sue ricchezze nascoste,
le sue ingiustizie.

Qui, la vita non muore
tra le dune si adatta,
scivola sulla mia pelle
e non vuole smettere di pulsare.

(Donnas 23.3.2018 – 15,10)

Fantasmi


Nella mia foto: Punta Ristola di Leuca (il promontorio più a Sud d'Italia)

Fantasmi nei pensieri
come lenzuolo bianco su quell'acqua
che unisce l'Adriatico allo Jonio,
linea sottile che alle volte appare
quando a Ristola il ciel splende sereno
e d'azzurrino tenero è il suo mare.

Fantasmi i miei sospiri
persi in un sogno antico che rivive
in mezzo al volo bianco dei gabbiani
al rauco grido che risuona in cielo
s'espande come un pianto che m'implora
ad un perdono che lei non vuol capire,
come preghiera palma a palma unisco
ma adesso instabili tremano le mani.

Fantasma è questo amore
che sussulta,
a tratti s'infiamma del vermiglio dei tramonti
a tratti candido riappare
come la neve stanca dei miei monti.
Candido fu e candido lo vissi
anche se misto a insana ipocrisia
libido e trasgressione ricamò
le notti di vera passione
con lei bendata a letto
ripiena di lussuria e perversione.

Perse la sua gioventù su madide lenzuola,
ma il profumo dei sensi ancor rivivo
vezzeggio ed accarezzo la sua pelle
il suo sudor detergo con le dita
ed il salato assaggio con la lingua
che scivola a carezzar le sue mammelle.

Tremori che riportano un passato
che cerco invano di dimenticare
come drogata, a volte,
sconvolta la sua immagine riappare.
Provo nel petto tanta tenerezza
…... m'ha regalato la sua giovinezza.
Sosto a Ristola, medito sul passato,
mentre sulla falesia antica
cerca ristoro il cuore mio malato.
Scivola l'onda,
e corre il mare a riabbracciare,
- “ritrova pace in cuor” - pare che dica.

(Donnas 27.3.2018 – 9,40)

Nudo


La foto è presa dal portale:
http://vitorgermano.blogspot.it/2017/05/a-flor-que-nasceu-no-deserto-salmo-11988.html

Questa mia anima nuda
Con le sue contraddizioni malcelate
In conflitto con l'essenza del suo io
Pericolosamente in bilico sull'abisso della perdizione
Che non vuole invecchiare
Che balbetta sempre parole inconcludenti
Amore pace affetto
Questa nuda anima mia
Mi tormenta

Non trova pace
Invoca la morte e la rincorre
Se l'accarezza però la schiva
Allontana il dolore
Feldene, Bentelan, Dicloreum,
L'artiglio del diavolo che integra
Vuole vivere

Questa nuda mia anima
Soccombe all'istinto
Ancestrale inconscio umano
Che sopravvive anche all'orrore
di un campo di concentramento

(Donnas 24.3.2018 – 9,52)

Riflettendo


Nella mia foto: panchina e fontana a Pollein

Foglie secche
nel giardino di fronte
erba verde che spunta tra le foglie
tappeto consunto che sparisce e nuova vita che sorge.

E un sole opaco brilla,
ha cancellato la neve che ha infarinato gli alberi stanotte
ma il bigio ondeggia
rende apatica una giornata che costringe a pensare.

Pensare a quello che non abbiamo più,
che ci ha dato gioia e dolore,
a desiderare un ritorno in una dimensione irreale
che oggi misuri con le situazioni reali del tuo tempo.

Quella foto di una panchina e di una fontana
rappresentano il desiderio di pace
la ritrovata serenità di un tempo
in cui le mucche muggivano sui prati
secondo il loro dialetto chiamavano i vitelli
ed il latte si mungeva a mano.

(Donnas 18.3.2017 – 12,47)

Autunno 2017

Ingiallisce la foglia e la pietosa mano
l'albero tende,
al vento tenero l'affida
che con se la trasporta in lungo e in largo
l'accumula e la sparge pe' i viali,
ai margini del parco.

Cromatici colori
dal giallo, al marroncino ed al rossastro,
vividi splendono al tenero raggio
d'un sole pigro che spunta
e ricolora e scalda i rami spogli
che al nuovo inverno stendono le braccia.

Di verde ormai non v'è più traccia
sol rami nudi tra le nebbie sparse,
a breve anche la neve
li coprirà col suo mantello lieve.

(Donnas 31.3.2018 – 11,03)

Amina


La foto è presa dal portale:
https://www.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20180320-496593

Amina è una piuma,
è un pesci come son io
il suo cuore è una barbula al vento
pronta a staccarsi,
pronta a volare.

E' di volo si tratta,
volo della speranza
solidarietà che commuovono
umanità che vive
in un mondo che pace non trova.

E vedo le bombe cadere
ovunque il conflitto dilaga
in Africa si nasce e si muore
nel mondo chi spreca e chi chiede
e tante, tante parole,
un gesto di pace non serve
se parlano sempre i cannoni.

Amina è una piuma
ritorna in un mondo di guerra
una barbula al vento
pronta di nuovo a volare.

(Donnas 20.3.2018 – 13,28)

Falesie


Nella mia foto: Punta Ristola (Leuca) - Panchina e l'Indifferente

Oggi
sono qui a pensare a te
spiaggia deserta
panchina mia silente
rorida di rugiade trasparenti
mare che rumoreggi tra falesie
nere di sudicio catrame

Neri
sono gli anfratti del mio cuore
dove pacifica riposi
dolce lo sguardo
sereno il tuo sorriso
che si perde
su un mar che rumoreggia
tra falesie

(Donnas 11.3.2018 – 10,25)

Ipocriti e infedeli


La foto e di Rosa Maria Armentano (g.c.)

Si sente sperso un cane abbandonato,
indugia, mesto osserva,
non sa mai cosa fare e dove andare.

Resta immobile e fissa un punto morto
spera di rivedere il suo padrone
lui l'ha abbandonato senza cuore
ma il cane aspetta, un poco spaesato,
fiuta le auto in corsa
osserva quelle di identico colore,
cerca il vecchio rumore del motore,
l'odore della casa che ha lasciato.

L'occhio si perde disorientato,
tra gente indifferente e a volte ostile,
confuso s'incammina,
indugia ancora, non capisce
quando qualcuno gli urla e lo impaurisce.

Questo è un paese strano,
forse è la regione tutta senza cuore,
eppure è Pasqua, la Chiesa è sempre piena
di gente che borbotta una preghiera
che in Dio confida
che si segna nel tempio giorno e sera.

Quello che fai avrai, popolo infame,
quello che dai un giorno prenderai,
per chi abbandona un povero animale
in cambio avrà un dì sol sete e fame
per chi maltratterà un innocente
non servirà mostrarsi pio e riverente.

(Donnas 31.3.2018 – 9,50)

La storia


Il dipinto è tratto dal portale: 
https://ilblogdelbrigantelobonero.files.wordpress.com/2016/03/image4.jpg?w=620

La storia è sempre piena di massacri,
massacrati son umili e innocenti
costretti ad ubbidir sempre ai potenti
che mondan poi le mani nei lavacri.

E come Giulio Cesare son sacri
e il popolo s'infiamma sui vincenti,
son poco puri e son anche gaudenti
aridi son di cuore e molto acri.

E dopo impari quel che apprendi a scuola,
si sa che il vincitor scrive la storia
e lui che i docenti dopo arruola

così di lui si esalti sol la gloria,
li adula, li liscia o li cazzuola
dei danni fatti annebbia la memoria.

Il tempo oscura poi anche la mente
fan diventar brigante il resistente.

- Sonetto ritornellato

(Boccheggiano 17.2.2018 – 11,10)

Rimembranze


Nella mia foto: La maremma a Valpiana Febbraio 2018

Ormai tu resterai nella mia mente
col tuo sorriso dolce di bambina
ed anche se sarò tra tanta gente
anche tu mi sarai sempre vicina.

Quando nel letto indugerò indolente
solo ricorderò quella stradina
chiusa nel cuore e non potrò far niente,
il tempo l'ha affogata tra la brina.

Quando viaggio solo tra gli ulivi
in questa mia Maremma verdeggiante
mi perdo a te pensando e ai dì giulivi

quand'eri sol per me docile amante.
No, non sei morta e in me ancor tu vivi,
sempre vivrai nel giovanil sembiante.

- Sonetto
(Boccheggiano 23.2.2018 – 8,32)

Sfogliando



Sfogliando non riporto certo il tempo,
già l'ho fissato tale e qual com'era
quel muro non c'è più e quei binari
può darsi che da un pezzo li han cambiati.

Anche quei visi non son più gli stessi
forse una ruga da un po' li ha accarezzati
e quei vestiti non son più alla moda
chi li indossava adesso li ha cambiati.

Ma a riguardarli provo nostalgia
un po' del nostro tempo torna a tratti
anche se è viva in noi la percezione
che sia il sorriso assente nei ritratti.

(Boccheggiano 24.2.2017 – 23,29)

Una penna esaurita



Ma dove, dove, dove, dove sei
tenero giunco che piegava il vento
anche quel lumicino adesso è spento
buia è la tua finestra nella notte.

Mi illudo ancora di vedere un lume
che a tratti splende all'ondeggiar dei rami
e tra gli ulivi ascolto i tuoi richiami
quando sommessa parlavi al cellulare.

Ed io riguardo ancora una lattina,
un ciocco di capelli anche accarezzo
e questa penna che non ha più prezzo
l'inchiostro ha secco come un vecchio pozzo.

E non cerco il ricambio, più non serve,
quello che ho scritto tutto l'hai distrutto
il mandorlo è fiorito e non da frutto
i petali disperde tra i muretti.

Quello che avevo in cuore te l'ho dato
non so cosa di più potevo darti
forse non ho saputo a fondo amarti
spesso l'amore è avaro nel mostrarsi.

Vorrei fermare il tempo, ma impietoso
batte nel campanile l'orologio,
il cuor risponde con un tocco mogio
sfinito affronto l'ultima salita.

(Boccheggiano 18.2.2018 – 19,46)

Solo la curiosità
apre le porte
alla conoscenza

(Citazione di Salvatore Armando Santoro – Boccheggiano 21.2.2018)

Gli indifferenti


- Nella mia foto: Patù visto da Vereto

Il mio pensiero vola e si disperde
lungo le spiagge della tua marina,
indugia tra gli ulivi e si confonde
tra il mormorar del mare e l'alga verde.

Ti cerca ancora su quel colle aprico
tra la calura estiva e le pajare
andar t'osserva lieta in motoretta
salir verso una casa in rosa antico.

E su un muretto siedo e ancora fingo
che l'ombra d'un ulivo mi conforti
mentre d'azzurro questo cielo tingo

e i miei pensieri provo a colorire
col rosso dei papaveri splendenti
mentre i grilli continuano a frinire

a tanto mio clamore indifferenti.

(Boccheggiano 6.2.2018 – 10,22)

Patroclo è morto

Patroclo è morto, coglione,
che stai a scrivere fantasie
illudendo gli eroi che sia ancora in vita?

Apollo non scherza quando lo spoglia
sa che senza l'armatura di Achille è indifeso,
ma hai letto l'Iliade, stupido?

E allora che scrivi se sai che gli dei
il destino degli umani scrivono anzitempo?
E' impotente chi si eleva agli altari.

L'ara di Apollo è spoglia adesso
ed i troiani hanno sacrificato l'ultimo agnello
in onore del Nume, figlio di Latona e Zeus.

E le piaghe nessuno cura se il Nume l'ignora,
lui è maestro nella medicina
che l'affanno umano gestisce e cura.

Ora siediti sotto la grande quercia
leggi il libro mentre spira lo zeffiro
...Cantami, o Diva, del Pelide Achille....

L'oracolo ha parlato e Pizia non sbaglia mai!

(Boccheggiano 28.2.2018 – 2,21)

Se vi dicessi



Se vi dicessi che sono già morto
che domani non scriverò più un verso
che quel che ho scritto è stato tempo perso
e dove andrò non serve il passaporto?

Se vi dicessi di non farmi un torto,
di ricordarmi pur se io fui diverso
o nel mio verseggiare controverso,
e se ho sbagliato non mi sono accorto?

Son certo che qualcuno penserebbe:
- “Ecco l'estrosità del vecchio artista” -
al mio trapasso no, non crederebbe.

Ma qualcun altro da vecchio marxista
con la bandiera rossa arriverebbe
e intonerebbe un cantico gappista.

(Boccheggiano 25.2.2018 – 00,07)

Solidarietà


La foto è tratta dal portale:
http://www.culturaeculture.it/opinioni/solidarieta-significato-72701/

Scrivo parole per chi il cuore ha chiuso
per chi s'è già scordato un dì cos'era
sta ritornando già la primavera
ma il cuore suo ormai certo è in disuso.

Non so neppur se il cuore in petto l'abbia
eppure forte un dì sempre batteva
dolci parole in video mi diceva
ora mi sembra viva sol di rabbia.

Di rabbia e di forte delusione,
soffro per lei, lo so non è serena
oggi ritrova in mano solo rena
ha perso la speranza e la passione.

La passione: mio dio quanta ne aveva
di secchi pieni la vita mi riempiva
ed era in me presente, sempre viva,
dagli affanni ridendo mi toglieva.

Ma ognuno a questo mondo ha un suo destino
se intorno poi guardiamo attentamente
vediamo più di noi soffrir la gente,
solo a parole gli si sta vicino.

(Boccheggiano 9.2.2018 – 10,17)

Corda spezzata


La foto è presa dal portale:https://mutazionidelsilenzio.wordpress.com/2015/12/18/corde-spezzate/  

In questo letto
chiuso fra quattro mura
serrate le finestre
volo,
plano in silenzio senza far rumore,
gli ulivi vedo e gli alberi da frutto
con i germogli e qualche primo fiore.

Vedo quel verde finto,
in quel giardino muta è la chitarra,
una corda è spezzata
e le tue mani
scorrono su cinque corde solamente
ascolto solo un suono scordato
che non dà tono alle tue note spente

Nel letto mi rigiro
neppure prendo sonno
filtra debole la luce dalle scale
sale
tenue l'odor di legna ardente
dalla stufa che tu non alimenti
ci sono solo io ma tu rimani assente.

Ti vedo dappertutto
sul muro la tua immagine riflette
sorridi con il viso tuo infantile
son vile,
le tue pulsioni più non assecondo
la maschera l'hai già buttata via
ed io il viso mio più non nascondo.

(Boccheggiano 24.2.2018 – 20,58)

Ho pestato la neve

Ho pestato la neve a Boccheggiano,
neve caduta come coltre bianca
che ha irritato la mia vita stanca
neve sparita, comunque, stamattina.

E il bianco mi ha colpito a Niccioleta
fiocchi abbondanti han ricoperto il bosco
finanche il tasso s'era già nascosto
ma solo acqua è rimasta e niente brina.

Ed io pensavo a te, amore assente,
mi domandavo dei tuoi tanti guai
e il cuor pativa, ma neppur lo sai
io ti inseguivo giù per la marina.

Non sai quale pensiero avevo in mente
ma a te pensavo e alla tua vita dura
ma non t'importa e insegui l'avventura,
ami la rosa e non badi alla spina.

E tutto il bene che un dì m'hai dato
dal cuore mio non l'ho mai cancellato,
ma le parole tue poco sincere
giacciono a terra come marce pere.

(Boccheggiano 23.2.2018 – 23,12)

Prossimo, vicino!

          
Le foto sono tratte dai portali: http://www.cavarzereinfiera.it/2015/VillaggioBusoneraInsediamentoDonFrancesco/index4.html  (Pace)
https://laviadeifrati.wordpress.com/category/i-frati-per-la-via/  (Cristo)

Gustosa la domenica la messa
ognuno prega e guarda a modo suo
un gloria vola con voce sommessa
tutto ti dai ma nulla dai del tuo.

E il Pater sembra il pezzo più sentito
parla del nostro pane quotidiano
che richiediamo con pressante invito
quello che agli altri noi giammai doniamo.

Se per caso ci toccano il messale
valli a sentire i tanti postulanti
s'indignano e ti trattano assai male
ma a dire “pace” sempre sono in tanti.

Si voltano e cercan la tua mano
s'allungano, bisbigliano convinti
ma se chiedi poi guardano lontano
tutti sepolcri di un bel bianco tinti.

Sorride Dio lassù inchiodato in croce
su un legno scuro e lucido di noce.

(Boccheggiano 20.2.2018 – 9,45)

Sementi


Il dipinto ”Il seminatore” è di Jean-François Millet

Sono come sementi le mie parole,
volteggiano, s'arruffano,
poi cadono sul campo.
Alcune s'aggrappano alla terra,
scavano tra i solchi rivoltati dal vomere
nascondono i piedi nel terreno
la testa rivolta verso il sole.
Altre rimangono sui sassi,
sulle foglie ancor non macerate
prima di sera gli uccelli le han mangiate.

Sono sementi le mie parole
trasmettono un messaggio;
non tutti ne intuiscono la forza,
sordi siamo alla conoscenza,
all'ascolto non abbiam pazienza.

Tanti le fan sgusciare via
e le disperde il vento.
“Cosa hai detto - sento poi dire - ero distratto”.
Da quel seme nulla potrà fiorire.
Altri si fermano, mi guardano, sorridono,
sono persone attente a quel che dico
solo i sordi e gli stolti maledico.

(Boccheggiano 26.2.2018 – 19,32)

Turtle House
(A Tiziano Terzani)


La foto è tratta dal portale:
https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/le-gru-contro-turtle-house-la-casa-magica-di-terzani/

Di te ci resterà solo il ricordo,
insieme col sorriso del “Veggente”
forse un alone di lanterne accese
la voce sua smarrita tra il cemento
confusa tra il clamore della gente.

Di te sol resterà il Buddha assente
con la regalità del corpo grasso
ed il sorriso a volte sfiduciato
d'un Testimone spesso inascoltato,
d'altro non resterà neppure un sasso.

Forse la sera apparirà Kamsing*,
sui marciapiedi accenderà un lumino
ripeterà “Nam-myoho-renge-kyo”
tra la gente che passa e non capisce
asciutto il lago, sparito anche il giardino.

D'un Testimone con la barba bianca,
con il suo saio candido e negletto
coi piedi scalzi e le lanterne accese
ci resterà sol la sua voce stanca
e un postulante che si batte il petto.

*Kamsing il custode di Turtle Hause la casa di Terzani a Bangkok
che verrà demolita per costruirci un complesso residenziale.

(Boccheggiano 15.2.2017 00:40)

L'esperienza cambia
la percezione umana
e fa diventare spesso anche diffidenti!

(Citazione di Salvatore Armando Santoro – 21.2.2018)

Dammi un sorriso


Il dipinto Estreia è di Francisco Goya

Dammi un sorriso se ancor ce l'hai,
disegna il tuo bel volto come un tempo,
quando la tua dolcezza mi inebriava
la tenerezza tutto mi scioglieva.

Di te resta un ricordo e un viso scuro
come di un giovedì col temporale
nuvole in testa e ai piedi gli stivali
quello sparire voltandomi la schiena.

Quella schiena che un dì tutta m'offrivi
nuda sul letto tra madide lenzuola,
i glutei un po' disfatti e la tua vulva
umida dagli umori degli amplessi.

Così io ti ho veduta lenta andare
come cerbiatta che feriva il lupo
vinto da un grande amor non percepito
preda immolata a innocuo predatore.

Vinto io fui, ma vinta oggi m'appari
negli ultimi tuoi scritti che ho riletto
non ho più nulla, i nuovi amor disprezzo,
sempre ti penso languida sul letto.

(Boccheggiano 28.2.2018 – 19,23)

Monte Bianco


La foto è di Argia Marinetti

Nel silenzio delle mie vette
naviga il mio spirito ribelle,
sulle cime innevate indugia.

Medita il mio pensiero...

Poi scivola sconfitto
nei gorghi fragorosi
d'una Dora irruenta!

(Boccheggiano 9.1.2018 – 11,20)

Tramonto tra le scrasce


Nella mia foto: tramonto a Santa Maria di Leuca

Tra le scrasce* filtra morente il sole
e gli colpisce l'anima e la mente
lui se ne sta in un angolo silente
ad ascoltare un gracidar di ciole**.

Radente d'un gabbiano osserva il volo
sulla lastra lucente l'ala slitta
poi cambia rotta da sinistra a dritta
plana nel porto e sosta sopra un molo.

Cala l'astro fulgente e prova pena
di quel cuore che non si rassegna
una campana suona e lui si segna
lo lega a questo amore una catena.

Ci prova inutilmente di spezzarla
ma lei resiste a ruggine e salino
lui si consuma ormai come un cerino
ma non ha smesso ancora di cercarla.

E il sol tramonta, tra quei cardi punge,
su quel suo cuore spento lancia i raggi
e mentre sta in silenzio in mezzo ai faggi
un suono di risacca in mente giunge.

* "Scrasce" (rovi)
** Ciole (gazze ladre)
(Boccheggiano 8.1.2018 – 10,02)

Tu ce l'hai un nonno?



Quelle ruvide carezze che mi hai dato
ancora nonno mio non le ho scordate
quelle mani pesanti che han zappato
sulla mia pelle si sono appiccicate.

E valgono un tesoro e le ricordo
nel cuore anche scolpita ho la tua voce
pane raffermo questa sera mordo,
come facevi tu, con qualche noce.

Odora questa stanza di campagna,
solo a pensare a te penso al tabacco,
anche un umor di brina m'accompagna
e vedo te quand'eri stanco e fiacco.

E ti sedevi fuori dalla porta
come in poltrona su un consunto tufo
e ripetevi: ”In fondo non m'importa
ma a far questo lavoro sono stufo”.

“Anche se qui son re ce l'ho un padrone
pensi di poter tutti comandare,
ma lo stato ti tassa, è un gran ladrone,
e col maltempo i conti devi fare”.

“Spesso non piove e l'acqua è necessaria
se Dio non ce la manda ho secco in gola,
le galline si ammalano di aviaria
e i conti tocca far con la tignola”.

Nel suo gilè prendeva una cartina
le foglie di tabacco accartocciava
e sospirava: “benedetta brina”!
Poi un “pòspuro” nel muro strofinava.

- Pòspuro (da fosforo) vecchi fiammiferi di legno.
(Boccheggiano 6.1.2018 – 23,14)

Nevicata



Rosse bacche tra bambagia lieve
sangue vermiglio ed il candore brilla
il gracidar di neri corvi in cielo
scuote i roseti un merlo tra la neve.

Un fragore di mezzi e di catene
lo scuotere incostante dei motori
un raschiare di pale, un urlo forte
misto a bestemmie e imprecazioni oscene.

Superba s'erge in un mantello bianco
e domina la scena la montagna
cercano tra gli abeti del lichene
cervi affamati e di camosci un branco.

Fuori dal centro fumano i villaggi
sommersi dalla grande nevicata
e il paesaggio è ricco di fantasmi
tra bianchi pini e candeggianti faggi.

Ed il silenzio in questi borghi regna
del grande movimento del paese
senti ogni tanto uno scrollar di porte
e colpi d'ascia a rifilar la legna.

(Boccheggiano 6.1.2018 – 9,58)

Emozioni


La foto è tratta dal portale: http://www.cixate.it/swf/gallery/42.jpg

Emozioni le tue mani
a scivolar sul corpo nudo,
lasciva la tua lingua
s'attarda
indugia
scava
delicati piaceri mi regala.

Sogno
le tue carezze lontane,
intorno la campagna,
l'abbaiar d'un cane,
un frinire ossessivo di cicala.

Nardò riempie i miei pensieri,
ansie nel petto ancora mi rinnova:
lieve alla finestra indugia un raggio,
tremori mi trasmette ancor l'alcova
mentre volteggia una farfalla bianca
leggiadra su una rosa cala.

(Boccheggiano 4.1.2018 – 20,23)

Ripensando a Torre Vado

Dalla mia mente, vedi, non ti scaccio
giro e rigiro ma, dopo, ogni mattina
in quel tuo mare ancor sempre m'affaccio
pur col pensier ci fo' una giratina.
In fondo poi del male non ne faccio
forse ti metto un poco alla berlina
del tuo sparlare un poco ti rinfaccio
verso sul fuoco ancor della benzina.

Sicché dal tuo polpaccio non mi stacco
come un cane ti tengo sempre avvinta
e so che mi dirai ancor: “vigliacco”.
Quel giorno a Torre Vado t'ho respinta
e a posta t'ho voluto dare scacco
perché dal cuore mio eri già estinta.
Ma pur se provo ancor sordo rancore
gira e rigira resti nel mio cuore.

- Rispetto o Strambotto (con ottave miste alla siciliana ed alla toscana)
(Boccheggiano 4.1.2018 – 9,58)

Digiuni


La foto è tratta dal portale: http://www.corriere.it/salute

Questa notte penso a qualcuno che non ha mangiato
che strano pensiero m'arrotola la mente
e pur lo so
il cuore mio lo sente
non è sol uno
a non mangiare ormai v'è tanta gente.

Il lavoro scarseggia,
abbondano però i lavoratori,
la cassa integrazione è a zero ore
ormai non si sa più cosa fare
tutto sta diventando assai precario
abbonda anche l'extra-comunitario.

E si sta a litigare col pezzente
che ci sorride e non capisce niente
l'unico che fa affari è lo scafista
che tanti disperati in giro smista.

Solo dopo che son sbarcati hanno capito
che qui non ci son palme e manca il cocco
abbonda la miseria che ormai cresce
che con queste risorse non decresce.

Molti stanno in silenzio per decoro
non sanno come fare più a campare
fanno un giro per i supermercati
scartocciano qualcosa da mangiare.

E se va bene il giro gli è fruttato,
lasciano poi il carrello con la spesa
ma dentro c'è soltanto un po' di pasta,
qualche bottiglia di pelati e basta.

(Boccheggiano 29.1.2018 – 2,24)

O natura, o natura


La foto è presa dal portale: http://www.chiamamicitta.it del 18.4.2017

C'è chi natura te fustiga, matto,
e t'addossa le colpe dell'umano,
quante parole vuote,
altere imprecazioni
e al ciel gesticolar forti di mano.

Ma tu natura resti indifferente
ai malvagi, a chi attizza il fuoco
e colpa alcuna non ti può addossare delle sue guerre,
sulle tue spalle assommi
la sciocca vanità dei prepotenti
lacrime asciughi e sangue agli innocenti.

Non v'è saggio, filosofo che tenga,
che del dileggio possa schivar l'inganno
anche le etere e Pericle lo sanno
che la virtù la mente non pulisce
anzi la deperisce
se nel vizio è attecchita,
l'immunità al forte garantisce
che sovverte lo stato e ad altri lidi
svia il sospetto di frode e perversione.

E se la guerra poi pareggia i conti,
perché non sopravvive
al perdente neppure il vincitore,
inutile risulta il sacrificio
sull'altare di Atena
dell'agnello sgozzato
perché con noncuranza ha scelto il fato.

Tu natura sfuggi agli eventi umani
non partecipi, assisti,
sovente l'uomo ammonisci
con le tue esternazioni naturali,
irrazionale lui spesso ti irride,
ti disprezza
quando l'avverso influsso giustamente subisce
equo compenso al torto, alla sua incuria,
ché la tua sedizione trascura
ma poi lo scotto paga in par misura.

(Boccheggiano 19.1.2018 – 21,12)

Profumi

Nessuno può stuzzicarti l'olfatto
più del formaggio di grotta
messo a maturare a Carrara.

(Boccheggiano 21.1.2018 – 2,50)

Indifferente

Indifferente, resto indifferente,
il tuo scritto più non mi emoziona
le tue parole volteggiano incostanti
io sono un cieco ormai, non vedo niente,
ondeggio un poco con le mani avanti.

Di tanto amore cosa mai è rimasto?
Or me lo chiedo mentre guardo il colle
quella chiesetta lugubre mi appare
il sol risplende ancora ed il sentiero
tra i sassi bianchi fa vedere il mare.

Guardo incantato ancora la pianura,
le case bianche, in piazza il campanile,
le Centopietre ed anche il cimitero
vedo alla destra ancor la casa rosa,
e dal mio cuore ho tolto il velo nero.

E' strano che tutto all'improvviso
sia sorta l'alba e veda più il sereno
e il cuore si è svuotato finalmente
anche il sentiero non è triste e vuoto
sono sereno adesso e indifferente.

(Boccheggiano 16.1.2018 – 13,09)

Canzone d'amore e di rimpianto



Come un tempo nella notte io ti aspetterò
sul tuo sentiero ti vedrò apparire
tra i lampi e tra il fragor dei tuoni
le tue parole ancor riascolterò.

Parole cariche d'amore, di lussuria,
emozioni che il cuore ha percepito
ricorderò i baci che mi hai dato
soffrendo ancora tutti li risveglierò.

                Torna amore nella tua semplicità
                ridammi quel calor che in petto avevi,
                vieni, dolcezza mia, non mi lasciare
                con te ancor l'amore sognerò.

Mentre fredda l'acqua giù dal cielo cade
ti bagna il viso e ti colpisce gli occhi
e salti ancora sopra i miei ginocchi
un dolce bacio ti regalerò.

Tra gli ulivi cercherò le tue parole
il vento ancora non le ha cancellate
e mi dirai: “Per sempre ti amerò”,
il tempo indietro io richiamerò.

               Torna amore nella tua semplicità
               ridammi quel calor che in petto avevi,
               vieni, dolcezza mia, non mi lasciare
               con te ancor l'amore sognerò.

E rivedrò il campo dei papaveri fioriti
il profumo acre delle sue piantine
il rosso dei petali e il nero dei pistilli
le gialle margherite ammirerò.

Al volo dei gabbiani mi accompagnerò
con loro volerò lieve sull'onda
e ti vedrò a Ristola aspettare
corrermi incontro e forte riabbracciare.

              Torna amore nella tua semplicità
              ridammi quel calor che in petto avevi,
              vieni, dolcezza mia, non mi lasciare
              con te ancor l'amore sognerò.

L'onda del mare sentirò sulla scogliera
ma ormai è passata la mia primavera
vedo che l'ombra nera s'avvicina
la morte accanto avrò come vicina.

Dopo ricorderai sempre il mio pianto
disperato per non poterti avere,
ma disperata un giorno tu sarai
perché un amore uguale non avrai.

(Boccheggiano 10.1.2018 – 12,59)

Spine


La foto delle spine e di Alessandra Menocci

Solo la spina è rigida e non muore
secca è la foglia e priva d'ogni odore
lei ci ricorda un uomo e il suo dolore.

Lei ci rinnova in cuore sofferenza,
ma l'uomo sembra non può starci senza
ed a donarla ad altri sempre pensa.

Fosse la spina come un tronco spoglio
che a primavera sboccia in un germoglio
che fiori gialli dà come il trifoglio.

Forse allor non ci sarebbe al mondo
né il misero e neppure il vagabondo
ma un genere vivente più fecondo.

(Boccheggiano 3.1.2018 – 21,45)

Frustrazioni


La foto è presa dal portale:
https://www.terresacree.org/actualites/fichiers/images/2014-12/1417660036-Y7W.jpg 
 
Tanto è stato l'amor che tu mi hai dato
tanto è stato che più non ho capito
la ragione in parte mi hai oscurato
perdonami se a morte ti ho colpito.

Anche tu me ne hai fatte e, cosa strana,
ancor mi stai vicina e attorno ronzi
solo per poco mi sai star lontana
come ubriachi siamo o mezzi sbronzi.

Odio e rancore galleggiano incostanti
ma i nostri cuori, no, non sanno odiare,
vogliamo poi apparir duri e sprezzanti
ma poi ci si continua a confidare.

Mi scrivi delle tante delusioni
io ti rammento sempre nei miei versi,
ti penti e taci più non ti sbottoni
anche nel nostro orgoglio siam perversi.

Scappo e ritorno ma non mi sbilancio
perché non sei mai chiara e mi frastorni
io mi rincuoro ma poi perdo slancio
ti scaccio ma da me sempre tu torni.

Ed io non ho il coraggio più di aprirmi
tu non m'aiuti un poco per capirti,
quello che tieni in cuore suggerirmi
l'amor ricordi solo per ferirti.

(Boccheggiano 9.1.2018 – 10,09)

Non ti ho detto mai



Se mi vuoi far del male fallo pure
tanto in croce ci sono e resto appeso
ormai al tuo infierir mi sono arreso
son vaccinato dalle tue torture.

Ma tu lo sai quello che arde in petto
ed anche ben lo sai quanto t'amai
ma forse ancor non te l'ho detto mai
senza di te il mondo mi sta stretto.

E non m'importa più se su quel colle
con te io non potrò mai più esternare
neppure in quella chiesa fornicare
fra un po' riposerò tra quelle zolle

dove ogni tanto tu ritornerai
sui salici andrai a investigare
le scritte mie d'amore ricercare
e allor quanto t'ho amato capirai.

(Boccheggiano 8.1.2017 – 1,05)

Brina

Quest'alba sa di brina,
per la collina sale,
per il borgo si sparge stamattina.

E mesto tace il mare alla marina
anche questo mio cuore tace,
attento più non veglia,
quel sentimento antico dorme in pace
per altro suona al mattino ora la sveglia.

E qualche pastiglietta scarto
che troppi danni ha fatto un dì l'amore
ma non m'importa
di lei questo è rimasto
per lei, però, ancora ho un batticuore.

Il vento s'è chetato,
tutta la notte alle finestre rotte
dei vicoli ha bussato.

Ristagna ora opaca e grigiolina
sotto l'arco del castello antico
questa traccia di nebbia stamattina
ed un sorriso antico mi riporta:
m'illude questo pensiero infingardo
del suo ritorno, che ormai più non cerco,
del suo battere forte alla mia porta.

(Boccheggiano 5.1.2018 – 8,43)

Ad Alfonsina Storni



Sul fondo del mare
i miei pensieri....

Poi glo, glo, glo...
Bolle d'aria galleggiano...

Splack, Splack, Splack...
Tornano alla vita bolle d'aria....

Ricircolo vizioso...

Nulla muore quaggiù
sempre il pensiero vive!

(Boccheggiano 9.1.2018 – 10,57)

Anime


L'incisione "Il Limbo" è di Gustave Dorè

Una gran folla d'anime è nel cielo
lo supponevo ma non ci credevo
si spingono per farsi un po' di spazio
qui vagan tutte e non si paga il dazio.

Oh dio che confusione, che casino
si sente ovunque un grande chiacchierare
anche qui s'ascolta ancor “io”, “io”,
il “noi” neppure in ciel vedo approdare.

Ma, infatti, siamo ancor fermi nel limbo
non sono ancora nato sono un bimbo
m'attacco al mio giocattolo infantile
stretto lo tengo e non lo so spartire.

E siamo in ciel, figurati all'inferno
lì ci sarà un eterno duellare
il mio piatto non sa stare fermo
lo vuol sempre il politico arraffare.

(Boccheggiano 2.1.2018 – 9,01)

Come fanno le puttane
Come fa la puttana a dire “amore”
al compagno precario di una sera
ma è un termine ormai anche abusato
forse è normal che sia desiderato.

Forse perché cosciente che la merce
che l'uomo cerca e che lei gli vende
non sia merce di mente ma di corpo
e pensi “ma sì, tanto questo è un porco”.

Qualcuna, infatti, poi si guarda intorno
vede i giochi dei ricchi e poi l'ammette:
“il corpo mio? Per il po' che vale
lo do a chi paga, tanto è un animale”.

Ma per un po' s'illude e si concede
sogna anche lei un suo perduto amore
come fosse davvero innamorata,
solo che chiede poi d'esser pagata.

Ma c'è qualcuna che l'amore prova,
e che amore ha dato un po' per sbaglio
si crea qualche piccola illusione
per affogar nel cuor la delusione.

Lei non era convinta fosse amore
forse stava inseguendo un vecchio sogno
inconsciamente lei l'ha regalato
ma intanto quell'amore è germogliato.

(Boccheggiano 31.1.2018 – 10,03)

Un rametto di oleandro


Nella foto: particolare della chiesetta dei Piani di Galatina del mese di agosto del 1959

Un oleandro accanto a un vecchio muro
d'una chiesa che ancor raccoglie i canti,
le preghiere conserva di mia madre
la sua voce che ancor non è distante
la sento ancor vociare nel silenzio
d'una campagna che ho ancora dentro.

Raccolgo un po' di odori ed i colori
di primavere andate, oh Dio che sto a pensare?
D'argento colora il sole ancor gli ulivi
vedo mia madre lenta in chiesa andare
allor ridevo perché io a pregare
avevo smesso ed anche di sperare.

Ma quel rametto verde d'oleandro
me la ricorda, e ci passava accanto
ma l'animo lei sempre liberava
credeva in Dio e alla sua madre amata
al cielo una preghiera brontolava
leggera e lieta a casa ritornava.

Povera madre mia, quanto ha sofferto
lei non amava i Piani e la campagna
lei soffocava, a Reggio sempre andava
con il pensiero e alla sua vecchia casa
che sullo Stretto ancora si affacciava
mentre l'Etna di rosso brontolava.

Ne colgo questa sera io i rimpianti,
anch'io ho abbandonato la mia terra,
una fuga cercata, non capita,
a rimpiangere oggi il bene che ho perduto
anche un amore antico che ogni tanto
in mente torna e mi sta un poco a fianco.

Io invece quella terra oggi rimpiango
rimpiango le sue zolle un po' indurite
le pietre accatastate ai suoi confini
i mandorli che per me non danno fiori
e quel rametto verde dì oleandro
e mia madre che ci passava a fianco.

(Boccheggiano 15.1.2018 – 22.50)

Tereza



Tereza è Angela
vola armoniosa su un colle inventato
nessuno lo conosce
io e il sole lo amiamo,
lei adesso forse lo odia.

Mi ci ha portato per mano,
mi ha mostrato le case bianche e il mare azzurro,
il verde degli ulivi,
mi ha insegnato ad amare.

Come in un triangolo amoroso
ha rubato un pezzo del suo amore
me l'ha donato:
il cateto più corto dell'ipotenusa
ma Pitagora non c'entrava.
Io volevo di più
ma il triangolo ha solo due cateti ed un'ipotenusa.
L'ipotenusa non mi apparteneva
dovevo accontentarmi del cateto più corto.

Ma Celentano cantava il suo motivo:
“Tu due cuori non ce l'hai
e a me non basta la metà”.

Insensato ed egoista sono stato:
dovevo accontentarmi della buccia
ed accettare solo l'odore del mare.

Ora solo la sabbia scivola tra le mani.

(Boccheggiano 21.1.2018 – 2,25)

Sorgenti



Dimmi come posso io amarti
ho bisogno d'amor, d'ispirazione,
ogni verso che dentro il cuor matura
è figlio di un profondo sentimento
come lava rovente dalla mente sgorga
in pietra si trasforma, il cuore ingorga.

Oh, l'amore, l'amore,
non è soltanto laido e carnale
è anche pressante arsura
che acqua fresca esige,
è bocciolo di rosa:
a volte il sole lo bagna
quando è risplendente
profuma altre, nella notte poi sboccia
in mezzo a un prato o sulla dura roccia.

Son fresche e chiare l'acque,
gelida è la fonte
e l'aria è profumata intorno ai fiori
un verso nasce sempre dal dolore
da una passion che brucia,
dopo s'infiamma e non si spegne mai
se alimenti col giusto liquido la lampa
sempre risplende, eternamente avvampa

Lei m'ha dato l'amore un dì lontano,
l'accettai perché sembrò sincera
quante volte baciai quelle sue mani
strinsi quel corpo così fremente e caldo?
Per lei poi diventai anche spavaldo
credendo nell'eterna primavera
ma poi m'accorsi d'un capello bianco,
l'acqua più non sgorgò dalla sorgente
anche il mio cuor divenne triste e stanco
triste come il canto di una capinera
che attende calma e placida la sera.

(Boccheggiano 17.1.2018 – 21,49)

Il seminatore


- Nella mia foto: La mia pachina di Punta Ristola a Santa Maria di Leuca.

Aro la terra e semino parole
dove son'io passato sorge un verso
tutte le zolle d'armonie ho già intriso
un cardellino canta ed ha un sorriso.

E intorno ai tronchi spuntano viole
le vecchie foglie il vento ha già disperso
l'anno nuovo è arrivato e un po' indeciso
rifiorirà nei fossi anche il narciso.

E aspetterò la primavera e il sole
a Ristola sognando alla panchina
la voce di donnette civettuole.

Ma niente più sarà mai come prima
tranne il rollar di barche festaiole
tra la vecchia scogliera salentina.

- Sonetto (con impianto metrico un po' stano: ABCC - ABCC - DED - EDE
con assonanza nel primo verso della seconda terzina)
(Boccheggiano 3.1.2018 – 21,03)

Viandanti della rete


Gustavo Dorè – Ruffiani e seduttori, Inferno Canto XVIII° Divina Commedia

Nel brulichio di vermi mi scompongo
cieco vo' brancolando in mezzo al buio
cerco un verso che accordi col dittongo
se la rima non quadra mi rabbuio.

Quante cagate scrivo, che imbecille,
penso tutti gli amici di stupire
vergo dei versi, sembrano scintille
mi sento un merlo, so solo frinire.

Di te parlo, coglione, che ogni giorno
rilasci a tutti quanti i tuoi commenti
lo so, lo so, tu cerchi il tuo ritorno
e quindi spalmi a tutti olio ed unguenti.

Ogni giorno anche tu dovrai mangiare
la gente spesso è stupida e ci crede
la rete hai steso, provi ad afferrare
la gallinella da poter spennare.

Fosse il successo semplice ottenere
assemblando dei versi da stampare
e tu lo sai e dai mangime e il bere
al pollo ingenuo che dovrai ingrassare.

Da tutti bussi, ci provi solamente,
s'affaccia l'illuso poi alla finestra
gli dici: “bravo” e corri follemente
a vendere ad altri l'identica minestra.

(Boccheggiano 17.1.2018 – 14,23)

Agonizza la parola


Il dipinto è di Pablo Picasso

Muoiono le mie parole,
agonizzano i miei versi,
ché i cantori agli angoli son messi,
la loro voce geme inascoltata
e l'Arno è in secca
più non esonda,
gli escrementi trattiene.

Oh, quanti falsi profeti s'appressano al Natale,
squallide processioni di ipocriti fedeli,
acqua santa sprecata e ceri spenti,
austerità per parsimonia ogni dì contrabbandata,
langue il forziere di Cesare
che il misero alimenta
con sudore e fatica.

Col mio silenzio si spegne anche la voce,
ed anche la ragione tace,
inascoltato vate che il Divino alimenta
di versi che nessuno più legge.
Satana i paramenti regge
d'un potere distorto che il compromesso alimenta.

Ogni differenza è morta,
il lecito e l'illecito firmano l'armistizio.
L'immorale trionfa.
E sul quadrato giace sconfitto ai punti
il cantore stordito
che il gancio non parò,
neppure giudizio produsse l'ultimo verso
che traballando scrisse.

(Boccheggiano 23.12.2017 – 13,04)

Dal Vereto riguardando il mare
Mi perdevo lassù in alto mentre il vento soffiava
scompigliava i capelli e i pensieri
ed io guardavo giù in basso tra il verde e gli ulivi
le tue tracce cercavo ma tu più non c'eri.
Ma dove sei, dove mai sei,
tempesta arrivata in un giorno di sole,
rumori di tuoni a cielo sereno,
acqua scrosciante tra rive sabbiose
carezze perse in nottate oggi uggiose.

Tutto è finito, oh sì tutto è finito,
che posso ormai più fare?
L'anima sto solo a tormentare
con questa mia malinconia
che la notte m'assale
mi tiene sveglio,
non mi fa addormentare.

E sono qui, sono qui,
su questo colle da cui si vede il mare,
giro lo sguardo e vedo il tuo paese
e in fondo anche i monti d'Albania.
Mi distrugge questa tristezza mia
da solo urlo, da solo mi tormento,
ragioni non ne cerco e non ne sento
maledetta, maledetta che tu sia
maledetto quel dì che t'abbracciai
quell'anno che in inferno mi buttai.

(Boccheggiano 20.12.2017 – 2,48)

Maria Luz


La foto di La Orotava è presa dal portale: http://www.exploracanarias.com/cosa-vedere-a-tenerife/tenerife/cosa-vedere-a-tenerife/la-orotava-tenerife.php

Quanti anni son passati, Maria Luz,
le foto del carnevale a La Orotava
quelle tue cartoline colorate,
chissà dove alla fine le ho archiviate.

Eppure a te un poco ci ho pensato,
eri una cara amica da studente
con te scambiavo qualche letterina
e a volte ti inviai una cartolina.

Erano tempi andati, senza soldi,
non ne avevo per fare quel viaggio
forse un poco di me t'eri invaghito
perdonami ma io tardi l'ho capito.

E mai pensai a scriverti dei versi,
allora m'ero da poco innamorato
versi scrivevo ad una ragazzina
che vedevo di corsa ogni mattina.

La nebbia ancor la mente non offusca,
come vedi con te io sto parlando,
tardi sarà ma a te ora ho pensato
e chiacchiero da bimbo innamorato.

Dicono che ad amar non è mai tardi,
ho ancora l'indirizzo tuo di casa,
ma cosa posso scriverti a quest'ora?
Di far quello che non ho fatto allora?

Alla mia età? La tua sarà la stessa,
cosa potrei mai dir dopo tanti anni?
Che a non amarti un dì forse ho sbagliato?
Ma forse da un bel po' tu m'hai scordato!

Triste sarebbe legger queste rime
(farei ridere quelli del villaggio
ed a ragione rideresti e tanto)
se ad ascoltar tu fossi in camposanto.

(Boccheggiano 25.10.2017 – 22,59)

L'affetto mai non muore

L'amore non c'è più resta l'affetto
hai simulato bene e lo ricordo
ma inutilmente un nuovo amore aspetto
perché quel che m'hai dato non lo scordo.

Forse mi son nutrito, oggi l'ammetto,
di quel falso tuo amore folle e ingordo
e m'hai fatto volar come un bimbetto
in quel tuo mondo arido e balordo.

Era soltanto un sogno e lo capivo
e generava sempre sofferenza
poi da solo restavo ed ammattivo

con te ce n'è voluta di pazienza
l'amor sempre vinceva che nutrivo
ma poi hai spezzato in me ogni resistenza

il cuore a tante pene non ha retto
i sogni hai tu distrutto e ogni diletto.

Ma io di sogni vivo e non demordo
perché di quell'amor son sempre ingordo.

- sonetto ritornellato
(Boccheggiano 4.12.2017 – 9,43)

Da ogni seme nasce sempre qualcosa.
Ed anche il loglio ha diritto di vivere ed avrà una sua funzione!
Infatti, il male può servire per generare il bene!

(Citazione sul Natale di Salvatore Armando Santoro - 24.12.2017)

Stelle splendenti


Il dipinto “Notte stellata” è di Vincent Van Gogh

Quando per dir, balbetterai da sciocca
e penserai da vecchia rimbambita,
un ripasso farai della tua vita
mentre salmodierai una filastrocca.

Nell'orto sboccerà una violacciocca
ma avrai la schiena rigida e contrita
la pelle secca e tutta raggrinzita
e i denti finti balleranno in bocca.

Raccogliere quel fiore non potrai
che ancor rifiorirà nel tuo giardino
tra cento rose rosse sui rosai.

Forse ricorderai di un burattino
che a te lui raccontò tutti i suoi guai
e tu stringevi lieta a te vicino.

Raccogliesti le lacrime sue amare
ma non capivi il tanto suo penare.

Tu gli dicevi:- “Goditi il mio amore
ora c'è gioia scaccia via il dolore”-.

Lui ripeteva:- “Un dì ricorderai
anche se presto mi abbandonerai”.

Il tempo andò: ma oggi è alla tua porta
ma penso adesso hai la memoria corta.

Meglio non ricordare quell'affetto
che forse Dio ha più volte maledetto.

Anche se al buio andai tra tanta gente
fosti per me una stella risplendente.

- Sonetto ritornellato
(Boccheggiano 13.12.2017 – 1,41)

Gocce di rugiada



Ho inciso il nome tuo su questi monti
m'insegue il tuo ricordo da tanti anni
ne è passata di acqua sotto i ponti
son rimasti i pensieri e tanti affanni.

E spero che tu veda le mie foto
che ti ricordi ancor dei giorni andati
dei baci che ho raccolto un dì remoto
quand'eravamo ancora innamorati.

Tu lo sapevi che la nostra storia
si sarebbe sgonfiata certamente
ma tu mi resti ognor nella memoria
e penso a te ancor teneramente.

Ed i tanti ricordi ancora vivi
che seminai sulla tua vecchia strada
restano ancor in cuor freschi e giulivi
insieme a poche gocce di rugiada.

(Boccheggiano 28.12.2017 - 3,51)

Il mondo che fu
Si resiste al tempo anche all'usura
ma lo specchio ce lo ricorda sempre
dalle rughe e dai capelli bianchi
da qualche vecchia e nuova sofferenza
gli anni van via, la gioventù è un ricordo
e degli acciacchi non si resta senza.

Ma ci ridiamo sopra,
questo finché possiamo,
che quando fai fatica a camminare,
quando hai l'affanno e non puoi respirare
allora imprechi e guardi con sconforto
alle giovani vite che hai d'intorno,
che affollano le strade a mezzogiorno!

Li vedi con cartelle e con zainetti
inciampano, si scontrano, si scusano,
davanti non stanno più a guardare
restano attaccati al loro cellulare
sghignazzano da soli in compagnia
sembra non vedano gli amici più per via.

E i tempi antichi non ci sono più,
adesso si scartoccian merendine
si beve un succo nella bottiglietta
il posto han preso di di pane e mortadella,
di fette unte con cacio pecorino,
dell'acqua fresca bevuta alla cannella.

Non so, non voglio, non posso giudicare,
non si gode tutti della stessa esistenza,
ognuno porta dietro la sua esperienza
ognuno resta figlio del suo tempo.

(Boccheggiano 4.12.2017 – 13,07)

Quel che resta di noi


Il dipinto Fragonar The Love Vow è preso dalla rete

Quel che resta di noi tu già lo sai
cerchi di cancellarlo ma non puoi
fai finta di ignorarlo ma rimane
nella memoria e più non muore ormai.

Quel che resta di te, di me, lo sai
sei stata tu che un giorno m'hai cercato
l'affetto tuo io non l'ho scordo mai
nel cuore mio un dì l'hai seminato.

Era un arbusto è un tronco è diventato
di noi resta quel bacio appassionato
cancellar dalla mente non potrai
perché nel cuore mio tu l'hai scolpito!

(Boccheggiano 28.12.2017 – 9,56)

Temporale

Sale dalla marina un'ombra nera
che avvolge il nostro borgo lentamente
il meteo a volte azzecca a volte mente
oggi la previsione è stata vera.
Insomma, l'ha azzeccata la megera,
ma io le luci in casa lascio spente
tra le coperte torno allegramente
e sogno da lontano la scogliera.
Oh, il mare, mi manca sempre il mare
con lui mi lego ognora nel pensiero
sognando chi non so dimenticare.
Ma so che il mio pensare mattiniero
il mio destino non potrà cambiare
di auspici buoni non è messaggero.
Ma vero è che dopo la tempesta
un giorno lieto sempre in cuore resta.

- sonetto ritornellato
(Boccheggiano 7.12.2017 – 9,18)

Come Ugolino


Nella foto: Ricostruzione Torre della fame a Pisa di G.P. Lasinio

A volte sento un alito di voce
quando il vento pe' i vicoli discorre
ma resto solo a sanguinare in croce
perché nessuno ascolta o mi soccorre.

E mi rassegno a questa sorte atroce
(al destino nessuno si può opporre)
più di Ruggeri a volte Dio è feroce
senza cibo m'ha chiuso in una torre.

Ma quale in fondo è stato il mio misfatto?
Perché donarmi poi tanto orrore?
Neppur mi pento per quello che ho fatto

ad altri ho dato un pezzo del mio cuore
il sentimento poi m'ha sopraffatto
fu quell'amore a generar dolore.

(Boccheggiano 3.12.2017 – 9,37)

Il passerotto del Vereto


La foto è presa dal portale:
https://www.crediemanifesta.com/blog/passerotto/

Oh, passerotto che cantando vai
dimmi, dimmi perché tu ti disperi?
Tu dal Vereto osservi i cavalieri
sangue ancor vedi e pensi ai loro guai.

Ma dal Vereto non volasti mai
hai visto battagliar tanti guerrieri
e massacrare anche i messaggeri
pigolavi infelice tra i pagliai.

Torna l'inverno e poi la primavera
le prime nebbie celeranno il borgo
cadrà la neve candida e leggera

a nuova vita come il Cristo sorgo
ma lieta non sarà come essa era
solo tramonti all'orizzonti scorgo.

Io contro Cristo insorgo
e anche se passa il tempo e spunta un fiore
mai come prima più sarà l'amore.

- Sonetto caudato
(Boccheggiano 5.12.2017 – 9,29)

Passionale



Nella foto: Rita Marra di Galatina

Grande astro lucente che pel cielo vai
che di rosso la sera accendi il mare
quando nell'onda pigramente affondi
ci illudi che ti vuoi addormentare.

E dai colore a volte a visi cari
ci prova col pennello anche il pittore
ma tremola la mano e sulla tela
dipinge un viso privo di colore.

Quel volto una foto ha immortalato,
gli hai dato tu il colore sufficiente
ha impressionato un viso passionale
una bocca che invita sorridente.

Ondeggia come fiore in mezzo ai fiori
richiama le farfalle svolazzanti
volteggiano ma solo su quel fiore
si posano e lo succhiano raggianti.

La passione s'accende dentro il petto
come un tempo ci fa ancora innamorare
risveglia il desiderio che mai muore
incita al trasgredire ed al peccare.

(Boccheggiano 20.12.2017 – 14,25)

L'ulivo del Vereto

Quell'ulivo non fu mai benedetto
sempre a me diede grande sofferenza
da lì io ti cercavo sopra il tetto
perché della mia vita eri l'essenza.

Anche quando il buio oscurò la vista
da quel colle sempre t'ho cercata
quella tua casa il cuore mi rattrista
non ha più la finestra illuminata.

Quell'ulivo ha raccolto i miei sospiri,
le mie parole tutte ha conservate
anche adesso archivia i miei deliri,
le lacrime che tra i rami un dì ho versate.

Resiste al tempo quell'ulivo amato
su me riversa tanta comprensione
frutti oleosi per decenni ha dato

ancor risveglia in cuore la passione
m'è caro e non l'ho mai dimenticato
compagno della mia disperazione.

(Boccheggiano 4.12.2017 – 11,14)

Riti

La mia bocca affamata
dà una spinta ai denti
balbetta la mascella
nell'inutile rito ormai compiuto
d'una Natività senza frontiere.

Stelle splendenti
luccichio di sfere colorate
scintillio intermittente di vetrine
sorrisi a volte anche irrazionali.

Frugale pasto il mio
pensando a tanta gente in fuga!

Che Natale è mai questo?

Dondolio di barconi
inutili preghiere a un Dio che tace
nel logico abbandono
del suo primo sonno innocente.

(Boccheggiano 25.12.2017 – 16,50)

Nel nome di Dio

Terra promessa e sangue
Dio e violenza
amore ed odio
preghiera e pianto.

E tu Dio che fai?
Ti fai adulare da una folla di ipocriti
il tuo potere fa sorridere i miscredenti:
tu alimenti la morte
la violenza tra le genti.

E tu popolo che fai?
Preghi dopo aver sparso il terrore,
accetti un'ostia nella tua mano
che ancora gronda sangue innocente.

Scrivo una parola di pace
su un muro che divide una terra contesa.
Ma nessuno legge:
nel nome di Dio
imbratto le coscienze col sangue,
le sacre scritture oscurano la fede e l'amore.

Una farfalla vola sui vasi fioriti
dei balconi di Israele e della Palestina
indifferente al sangue che bagna quel mondo,
che lei confonde per un fiore.

(Boccheggiano 11.11.2017 – 8,51)

Presenze


Nella foto, particolare della chiesa del Vereto a Patù (Lecce)

Non amo più te,
il tuo corpo,
amo quel lontano ricordo
che ancora mi avvince,
quell'anima vagante dentro il mio spirito
che ancora mi sconvolge i sentimenti.

Sei morta e viva,
visita giornaliera ad una tomba senza fiori
dove solo una croce consunta
mi ricorda che ancora esisti.

(Boccheggiano 28.11.2017 – 9,10)

Sonetto – Libertà


L'immagine è tratta dal portale:
http://www.publicdomainpictures.net/view-image.php?image=40426

Ci sono uomini che nascono liberi,
la loro mente non puoi imprigionare
pur se rinchiusa continuerà a volare
ti illudi di poterla controllare.
Restan liberi anche incatenati
perché la libertà ce l'hanno in cuore
e sono come uccelli sopra i rami
cantano sempre e non li puoi chetare.
Svolazzano anche nel buio d'una cella
sei convinto d'averli imprigionati
ma loro sono fuori dalle sbarre
nei prati in volo vanno a primavera
li vedi fermi e pensi sian piegati
son pensatori e mai saran legati.

(Boccheggiano 27.11.2017 – 11,09)

Liberazione


Il dipinto è tratto al portale: https://www.eventiyoga.it/wp-content/uploads/copertine-eventi/510/Meditazione-Blu1.jpg

Mi son liberato di te
più non ti vedo e cerco,
non ti voglio.

Ma tu ci sei, difficile scappare,
sapessi quanto giovan le lezioni,
nessun prezzo da pagare
né spari di fucile,
né uccisioni.

Ci sei quando incontro un nuovo affetto,
quando ritento di fare un nuovo approccio,
la tua ombra m'appare
ma ancor raccolgo per terra qualche coccio
e allor diventi una benedizione
a pensare mi induci
mi spingi a fare qualche riflessione.

E mi blocco,
ripenso alle tue parole
che hai scritto nei commenti tante volte
quando dicevi: “Tu devi restar solo,
devi andar solitario
come un gabbiano in volo”.

E solo vo' e sto bene,
ma grazie a te ragiono;
in alto tra le nubi
non temo il lampo o il tuono,
davvero m'è servita la lezione
d'errar non cerco ancora
solo mi godo questo dì di festa:
anche per me è giorno di liberazione.

(Boccheggiano 25.11.2017 – 19,15)

Un libro


Il dipinto è preso dal portale: https://lamenteemeravigliosa.it/libri-sullintelligenza-emotiva/

Un libro mi fa compagnia nella notte
assaporo ogni riga e degusto le pagine,
sì,
com'io fossi seduto

ad un tavolino del bar
sorbendo un vino frizzante astigiano.
Intingo il dito
lento
rivolto la pagina e indugio
sull'ultima riga ancora non letta
che prima era confusa, adesso perfetta.
La pagina giro un po' lento
quasi a non disturbare
le lettere incise che restano ferme
a concordare i pensieri
i nuovi concetti che nascono
che abbuiano le vecchie certezze
col nuovo sapere.
Ora so,
qualcosa di nuovo fermenta la mente,
sublima il pensiero
m'aiuta a guardare dal colle
quell'infinito che annega.
Ora è bianco quello che prima era nero.

(Boccheggiano 25.11.2017 – 00,20)

Autunno 2017

Gialla la vigna giace or poco rende
sopra il poggio lucente si trastulla
l'ultimo grappo un po' consunto pende
e un cardellino frulla.

Sussulta il nudo tronco, si contorce
al soffio freddo della tramontana,
l'ultima foglia sopra un ramo storce,
si stacca e s'allontana.

Ancora il sole brilla e la ricama
ma già l'inverno chiama!

(Cura di Massa M. 24.11.2017 – 12,57)

A Lucia


Nella foto: particolare della falesia di Castro

Lucea Lucia
sul carsico arenile,
luceva Castro in tutto il suo splendore
batteva lento il campanile l'ore
nel cuore suo ormai sazio di bile
morta la poesia.

No, non l'amava
ma lei non s'accorgeva
la sua finestra s'era chiusa al sole
s'era bloccato il flusso suo delle parole
nel cuor mancava amore e si chiedeva
perché non la cercava.

Solo io l'ho amata!
Non se n'è accorta ma m'inteneriva,
(io mi innamoro delle stravaganti
di donne in testa mezze claudicanti)
e l'aspettavo a Castro sulla riva
dalla luna baciata.

Morì la luna e all'alba il sole è sorto
lui aspetta ancora là sulla scogliera
non crede in Dio, ma nel suo arrivo spera
perché l'amore in lui non è mai morto.

(Boccheggiano 23.11.2017 – 20,22)

Il movimento

L'afflato mai un dì non m'abbandona,
come potrei guardando al mio passato?
Sol'io conosco ancora il mio vissuto
sol'io ricordo sempre quel ch'è stato.

La carne più non stava nella pelle,
tremor non fu, ma fu un rivoltamento
la massa era in fermento, comandava
in molte piazze solo il movimento.

Le idee erano tante, un po' confuse,
fu facile giocare poi al massacro
di sangue s'allagarono le piazze
ed il raccolto fu davvero magro.

Pian piano si sgombrarono le strade
si chiuse anche la porta alla ragione
vinse la fuga, prevalse poi il riflusso
senza più idee e senza religione.

Dei tanto urlare e suono di gran cassa
la piazza è muta senza più la massa.

(Boccheggiano 21.11.2017 – 8,03)

La cattiveria


L'immagine è presa dal portale: http://www.newsfan.it

Tu ci hai messo nel cuor la cattiveria
ecco perché la giusta via hai lasciato
per me sei stata allora poco seria
e lo sei adesso che m'hai già scordato.

Mi sono chiesto poi perché lo fai
(infatti di recente l'hai ancor fatto)
io cattiverie non ne ho fatte mai
fu qualche errore che tutto ha disfatto.

Ma forse non è l'animo tuo nero
forse v'è solo il buio nel tuo intelletto
trasformi ogni lucido pensiero
in cattiveria quando lasci il letto.

Prima sei forse carica di ormoni
ma appena hai le tue voglie soddisfatto
si consumano in fretta le passioni
e ti comporti come un cane matto.

Abbai e cerchi anche di azzannare
agisci in modo assurdo e irrazionale
la cattiveria in cuor sai coltivare
ma infine solo a te farai del male.

(Boccheggiano 15.11.2017 – 12,35)

Una lacrima

Una lacrima,
una semplice emozione
che sale su dal cuore
mentre leggo un' ultima poesia
che alimenta più forte la tensione
e mi sprofonda nella delusione.

Eppur piango per te!
Per te che mi chiedevi: ”Perché piangi?”
quando la notte poi andavi via.
Mi rivestivo con grande tristezza,
e poi s'andava via in tutta fretta
accarezzati da una lieve brezza.

E ripetevo sempre la scenetta,
che m'alzava il martirio dentro il petto
ma era un dramma che, invece, m'investiva
mentre io ti guardavo sorridente,
e mi abbracciavi e mi tenevi stretto.
Io ti dicevo: “Non ci fare caso,
sola è emozione, non è proprio niente”.

Ora che gli anni mi pesano davvero,
ma è la vita che m'opprime il cuore,
mi chiedo a cosa serve,
a chi è servito,
d'avere allora accettato quel tuo invito.

Goditi queste ore ripetevi,
l'avevi capito quanto io t'amassi
tanto amore faceva a te paura
perché nel cuore tuo l'amor s'accende
ma poi si spegne perché poco dura.

(Boccheggiano 14.11.2017 – 22,17)

La vita

La vita è una,
la scoprirai non al primo vagito
ché nulla ricorderai dell'acqua in cui nuotavi
né della risa della gente intorno
ne del sorriso mesto di tua madre.

La scoprirai il dì che il primo pianto
allagherà la gola
la mente riempirà di duolo e pena.

La gioia?
Oh sì, il ridere gioioso dell'infanzia
quel curioso osservar gli oggetti intorno
cercare di capire l'amaro e il dolce
gli occhi spaziare sui passanti in corsa,
sul volo d'una semplice farfalla,
sul fiore che anche lui nasce e poi muore.

La vita,
una frazione di tempo senza senso
un muro che ti isola dal mondo,
una stella ricamata su un cappotto,
la fame da saziare
e poi lo spreco,
il bianco, il nero, il giallo
e poi il diverso.

La vita che tormento!

La vita ch'è un tramonto
e poi la notte.

(Boccheggiano 30.11.2017 – 9,15)

A Marta De Luca


- Da FB gruppo Salentini Sparpagghiati

Occhi pensosi
lo sai a cosa penso?
No, non lo sai
qualcosa mi ricordi,
qualcosa che m'ha portato il vento
che gioia conserva
ma il cuor non è contento.
Ed è un'età la tua che mi rinnova
una follia che m'è passata in mente
che mi ricorda ancora dolcemente
che il tempo passa e non lo puoi fermare
e quel che porta non si può pensare.
Pertanto, godi,
godi questa tua età ancor felice
godi questo tuo tempo e quel che hai avuto
e al dopo non pensar,
ogni giorno al meglio va goduto.

(Boccheggiano 30.11.2017 – 9,54)

A Giacomo


Il dipinto di Giacomo Leopardi, tratto dalla maschera mortuaria del poeta, è del pittore Domenico Morelli
ed è quello più vicino all'aspetto reale del poeta negli ultimi anni della sua vita.

Ti odiai per “L'infinito”,
quei versi che piegarono l'estate
e il dubbio d'una bocciatura.
Odioso quel maestro,
odiosi i versi
ch'oggi apprezzo e che declamo sovente,
con te or mi confondo su quel colle
a te m'unisce questa randagia sorte
ed il peregrinare solitario.

Dove, dov'è, la vita?
Come radice d'una ginestra morta
che dal fuoco risorge e i butti getta
di fiori gialli colora la collina
dove la brace ancora fumo esala.
Vita noi siamo, esuli e romiti,
vita noi produciamo nel silenzio
versi sublimi che come vino
nel tino fermentano silenti
gioia ci danno poi attraverso il tempo,
che in noi non muore,
e se il sole scioglie la brina
una rosa rossa dalla patina opaca poi compare.

Oppressi fummo,
la nostra vita compressa al conformismo
piegata come arbusto lungo il colle
poi che la lava incandescente spiana,
la nostra vita di nuova vita esulta
e il tempo, e il fato, nulla potrà usurare.
Come radice, al fuoco preservata,
rinascerà sulle nudi pendici,
il verde cancellerà le ceneri nerastre
e nuove fioriture, ed api e insetti
ancora voleranno tra quei fiori,
feconderanno quel che credi estinto
nuova vita germoglierà dov'era morte,
anche se dura e amara ancor sarà la sorte.

Oh, pellegrino, che all'avello indugi,
non leggere il mio nome ma il pensiero
scava dentro quell'ossa frantumate,
in quel teschio senza volto e senza vista,
quell'anima ricerca ch'è fuggita
che solitaria vaga e al sol distende
versi che volteggiano agli alisei costanti
come bianche farfalle,
solo parole disperdono che nessuno coglie
parole che chi vuol senso raccoglie.

(Boccheggiano 29.11.2017 – 18,09)

Pupazzi di neve


La foto è tratta da Wikipedia, l'Enciclopedia libera.

E già la prima neve fredda cade
quel che ti frulla in mente sono i fiocchi
son le risate allegri dei bambini
la corsa sulla neve farinosa
lo scivolare giù con lo slittino
le palle di neve da lanciare
e un pupazzetto che sembra un burattino.

Ed il pensiero corre al mondo attuale
di burattini ce ne sono tanti,
ci rido e penso: “Fossero di neve
si squaglierebbero con il primo sole”.

Ed invece stanno lì, fermi per anni,
seduti sulle morbide poltrone
pontificano, discutono assai scaltri,
di quello che mai fanno è colpa d'altri.

(Boccheggiano 29.11.2017 – 12,55)

Orizzonti

O sole che tramonti in mezzo al mare
questa sera il mio animo accarezzi
ed oggi è stato un giorno poco chiaro
quelli felici sembra poco apprezzi.

Perché gli umani sono poco accorti
alla felicità son spesso assenti
non san guardare a chi ha poco o niente
che anche con poche gioie son contenti.

E basterebbe poco, sol pensare:
un sacco pieno dove mai lo porti?
Sol gli eremiti e l'uomo di pensiero
son loro molto ricchi e tanto accorti.

Hanno capito che il tempo passa,
impietoso ti scava e ti modella
non t'arricchisce il conquistar terreni
né chiuder l'oro dentro le castella.

T'arricchisce se sai guardarti intorno
coglier l'umanità di questa terra
guardare il mondo con i suoi colori
mettere al bando sia l'odio e la guerra.

(Boccheggiano 9.11.2017 – 18,40)

Per Elisa

Ti do quello che ho,
quello che resta ormai di razionale
chiamalo come vuoi, non so,
ma ormai chiamarlo amore più non vale.

Ho consumato tutte le parole
quelle che scrivo sono segni stanchi
come quelli che sui quaderni un tempo
tracciavo sui quei duri e vecchi banchi.

Parole spesso che venivan storte
la mano tremolava di tensione
or tremola la mente,
traccia il segno d'un ultima emozione.

Cosa vorresti io più non ho,
ho questo sentimento che balbetta
sa scrivere oramai solo parole,
semplici versi che il cuore gli detta.

E poi il tempo stringe,
questo lo vedo e so
cogli il poco che resta in questo cuore
non è molto, ma ormai altro non ho.

(Boccheggiano 12.11.2017 – 8,44)

Profeta

Caddero parole
come olive mature
sapienza della terra
condimento della vita.

E lui non disse nulla
o disse poco
mise acqua sul fuoco
sciolse quel liquido oleoso
il senso della vita
allargò nel piatto
lui meditò e poi lesse.

Le mani al cielo volse
tra gli ulivi filtrarono miraggi
il sole lo colpì,
mosse i suoi raggi
e il cuore lesse
quello che lingua e mente
profetizza.

(Boccheggiano 11.11.2017 – 16,16)

Alburni


La foto di Postiglione è di Massimo Pisa

Il Panormo mi guarda un po' accigliato
mentre disteso sto nella mia tenda
sotto i castagni godo la frescura
la vita passa sempre e poco dura.

Ma restano i ricordi e le sue vette,
non ebbi mai il coraggio di scalarle
in agosto la neve e ancor presente
nelle sue gole, e il gelido si sente.

Dolomiti campane sono dette
rocce carsiche con duemila tane,
convivono tra grotte in roccia erosa
piccole alcune, ma v'è anche Pertosa.

Ad ammirarle si resta incantati
ché la natura è figlia di un'artista
gioca col tempo, i monti poi modella
impasta e scava nelle sue budella.

E gli Alburni mi son rimasti in cuore
e m'è rimasto in mente il suo paese
un luogo sacro, per me una devozione
e quel paese si chiama Postiglione.

(Boccheggiano 5.11.2017 – 17,00)

Banane

Immagine elaborata da:
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/84/Banana_plantation.jpg

Il giorno
che avrai sparso una lacrima
per un nero che ha perso la libertà,
il giorno
che la compassione il tuo petto scuoterà,
il giorno
che penserai a due occhi dietro le sbarre
che chiedono perché,
quel giorno
capirai cosa sia la libertà,
quel giorno
combatterai per restare un uomo libero.

(Boccheggiano 7.11.2017 – 13,09)

Croci

Marciscono le croci
nei vecchi cimiteri fuori porta
tra l'erba secca e qualche vecchio fiore.

Lieve in cuor mi tracciano un tremore
che la memoria è spesso corta
si spengono le voci.

E il pianto che ascoltai
s'è già consunto insieme al morto
ed il pensiero anch'esso già è svanito.

Non serve il silenzio a chi non ha l'udito
sotto la croce sta disteso il corpo
di chi non scordi mai.

(Boccheggiano 7.11.2017 – 17,36)

Dipinti
Raccolgo tracce di intelletto
le spalmo su una tela
dipingo l'amore,
do colore ai sentimenti.

Il mio quadro è fatto di parole,
tratti indecifrabili,
chiaro-scuri indefinibili
che trasmettono emozioni.

(Boccheggiano 10.11.2017 – 9,59)

Fior di marrubio

Oh, cuore,
cuore mio che batti ancora,
come campana suoni nella notte
corri a lei col pensier, lei che ti sfotte,
lei che per te neppur più sogna e trema
mentre in me la passione ancor non scema.

T'amai,
non so se un po' m'amasti mai,
forse m'hai amato, mi sono anche ammalato,
dicesti che nel cuor lasciavi il dubbio
mi son curato col fiore di marrubio
sol dalla tosse mi sono liberato.

Tutta in me
la passione è rimasta, anche se cala,
ed ogni tanto bussa a questo cuore,
il vento scuote i vetri e il suo tremore
lo scambio come un tuo lieve bussare
ti scaccio, ma poi ancor ti sto a cercare.

Da pazzo giro,
vo' sui siti infami, dove tu vendi il corpo,
lo so, tu me l'hai detto tante volte
quella carne che freme a nulla vale
la puoi lavar con l'acqua del pluviale
che ognor raccogli chiara alla cisterna.

E sento cigolar,
sento il cigolar del secchio infame
che lava il corpo tuo non la coscienza
tu ti sei persa, e Dio non ha clemenza,
il peccato ora adeschi e a lui non credi
e a chiedere penitenza più non cedi.

Sollecitar non voglio il tuo ritorno
ma ancor mi manchi e soffro a restar senza.

(Boccheggiano 14.11.2017 – 18,31)

Foglia

Fragile foglia sono
mutata nei colori e nell'anima,
appassita
ma pur sempre desiderosa di vivere.
La mia vitalità troncata dal vento
in un giorno d'autunno
affidata a un viandante
che non si è accorto
che sono finita nel suo sacco.

(Boccheggiano 5.11.2017 – 19,00)

Ho visto i seni ondeggiare

Ho visto i tuoi seni ondeggiare
questa notte.
Come quel giorno a Matera
le mani ho allungato
tastato
sembrava t'avessi anche un poco eccitato,
gratificato.
La maglia in su hai tirato
le puppe al vento svelato.
Godevi a sentirti toccare,
impastare,
e come un impasto tu lievitavi
lasciva con gli occhi socchiusi sognavi.
Quei tuoi capezzoli sodi
sembravano sorbe autunnali
ancora da maturare.
Ed eri avanti negli anni cinquanta.
Splendeva sul volto un dolce sorriso,
come un germoglio d'estate di riso,
un vago piacere tra i denti,
e gli occhi splendenti.
Concorrevi con l'altra,
che era soltanto sui venti.
Ti persi,
vi persi.
Mancava l'amore.
Nell'altra si spense.

(Boccheggiano 1.11.2017 – 10,36)

La felicità


La foto è tratta dal portale:
http://www.istitutohoffman.it/index.php/news/88-felici-si-puo-studio-sulla-felicita

La felicità,
quella di ieri,
quella che si spera poi sarà domani
quella felicità ch'oggi raccogli,
che assapori e accarezzi a piene mani.

Gioia che si consuma,
e passa via,
che gusti, pasteggi dentro un letto,
pensi che duri eterno
ma ti tormenta dopo l'intelletto.

Comincia,
poi finisce,
lei guarda e non capisce il dramma
che è tutto tuo, esistenziale,
che soffri a veder spegnere la fiamma.

Sul filo vai,
viaggi in equilibrio
il passo muovi incerto sul burrone
godi l'adrenalina d'un momento
sai che finirà poi la passione.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 14.11.2017 – 9,07)

La felicidad
Felicidad,
el de ayer,
lo que esperamos sea mañana
la felicidad que ahora recoge,
que gustas y acaricias manos llenas.

Alegría que consume,
y termina
qué sabe, pasteles en una cama,
piensa que duras para siempre
pero te lastima en la cabeza.

Comienza,
entonces termina,
ella mira y no entiende el drama
que es todo tuyo, existencial,
que sufren para ver extinga la llama.

Camina sobre una cuerda estirada,
viaje de equilibrio
el movimiento incierto hasta el barranco
disfruta la adrenalina de un momento
sabe que la pasión terminarà.

(Boccheggiano 14.11.2017 - 9.07)
(Traduzione e adattamento poetico di Salvatore Armando Santoro)

Nebbia nel borgo

Nebbia nel cuore sale
e su nel borgo vola
l'anima mi confonde

e giù dal tetto scola.
Gocce sul fior ricama
sul fior che lento muore

sento, una voce chiama
ma è un urlo di dolore.

Questo mattino ingrato
di torbido è vestito
nel letto mi rigiro

mentre si muove il dito
ed il pensier completa.
Un verso sullo schermo

scolpisco da poeta
ma noia in cuor confermo.

(Boccheggiano 13.11.2017 – 8,59

Le mie ceneri

Le mie ceneri a chi potrei donarle?
Un custode vorrei che le guardasse
che una parola tenera donasse
con affetto sincero anche curarle.

Ma forse è meglio in terra conservarle,
che la terra ogni giorno le frullasse,
che il sole coi suoi raggi le scaldasse
nel ciclo della vita reintegrarle.

Forse tu, che un dì mi hai avuto accanto
potresti fare ancora da custode
tu che hai raccolto tante volte il pianto

che m'hai cullato tra lusinghe, e lode
ancora spargi sui miei versi e vanto,
anche se a volte l'ira ti corrode.

Ma amor m'hai dato un giorno e lo ricordo
quel bene regalato, no, non scordo.

“Fu vero amor?” A volte me lo chiedo,
ma io che fosse tale ancora credo.

Nel proprio istinto occorre avere fede
in fondo l'uomo crede a ciò che vede.

(Boccheggiano 26.9.2017 – 16,05)

Naufrago


Nella foto del 2010 il Vereto di Patù

Non so quando raggiungerò lo Stige,
anch'io son certo che un dì ci arriverò,
dopo mi toccherà tutto accettare
anche se ho detto che né croce o tomba
vorrei d'intorno ma soltanto mare,
e che vorrei restare al sole e al vento
nella terra paterna del Salento.

Ho detto che vorrei esser cremato
le mie ceneri sparse dove vissi
un pugno nel paese della Piana
dove la guerra ci regalò miseria,
un pugno nello specchio dello stretto
proprio là in punta allo stivale,
dove osò Ulisse sfidare le Sirene,
un altro pugno là dove il Sì suona,
un altro nella Valle della Dora,
una manciata dove Enea sbarcò
da spargere tra Leuca ed i Piani
così che il pasto ai vermi toglierò.

Tutto chiaro sarà quando dal cielo
il sole il giorno mi cancellerà
la verità neppure chi s'è spento
giammai conoscerà. Solo illusione
ai vivi porterà la morte e il vento
e non saprò se un dì sarò tornato
tra i Calabri o tra i Greci del Salento.

(Donnas 17.7.2017 – 14,13)

Trasparenze

Sono qui crocefisso
la mia cultura è strana
un misto tra potenza e maschilismo
debole invece sono
pago il prezzo d'esser nato in luoghi osceni
dove il sesso è conquista
dove la donna finge d'essere santa
invece anche lei è figlia di puttana.

Simula quel decoro che l'usanza richiede,
dentro è diversa
vuole dare sfogo alle celate inibizioni,
come il maschio comunque,
anche lui simula un decoro ch'è solo tiepida apparenza.
Appena può,
appena trova un complice assenziente,
lei si trasforma in mostro,
lui traspare qual è: un lurido fetente.

Che ci vuoi fare?
Il mondo è tutto ipocrisia.
Basta saper simulare,
basta pudici saper fuori sembrare,
anche se io non ci tengo alle apparenze
dico quello che penso
e non nascondo le mie trasparenze.

Ma il mondo mi vuole con giacca e cravatta,
con il vestito nero e la cintura
adeguata al colore dell'abito che porto
con la piega del pantalone non disfatta.

(Boccheggiano 15.9.2017 – 12,53)

Una bella giornata


Il dipinto “Rolla” del 1878 è di Henri Gervex ed è esposto al Museo d'Orsay in Francia.

E fu una bella giornata
quella che lei mi illuse e confuse
una partita di calcio,
intorno ad un campo sportivo giocata.

Era d'autunno
il sol si stancava di meno,
che il giorno era più corto,
e Cristo era risorto,
ancora era vivo e non morto.

Aveva il sorriso ancor pieno,
e piena era lei
di ormoni, di tanta euforia,
io persi il mio tempo per via,
persi decoro e ragione,
lei mi parlava di Dio,
di fede, di religione.

Ma si spogliava,
le tette esibiva,
quelle tette ancor sode e imponenti,
la parola anche volava,
sortiva dai denti
un sorriso e vaghe promesse
di campi arati e di messi.

Coglievo la brina,
la produceva la notte,
ristorava i lunghi silenzi
fatti di brevi messaggi
di voci, perse tra nudi guanciali,
la voce che prima fa bene,
che origine dà a rancori venali.

Poi scese il silenzio,
il disprezzo e qualche parola di troppo
mi chiuse in una fredda prigione
il peso degli anni più vecchio mi fece,
nell'animo zoppo
sconforto, un nero di pece.

Ora ogni tanto riguardo la scena d'un tempo:
la vedo tra cuscini e sgualciti guanciali,
oscena tra coppie indecenti,
smarrito ha decoro e coscienza
l'amore anche ha perso,
non scrive più un verso.

In me prevale adesso il buon senso,
la sana ragione,
ma ogni tanto ancora la penso.

(Boccheggiano 3.10.2017 – 10,45)

Sulla strada di Niccioleta

Piovono stelle questa notte
al buio
fermo su una piazzola
sto guardando
un porcospino ondeggia
e sta scappando
ma il cielo questa notte
sto guardando.

Piovono stelle,
ce ne sono tante,
il gran carro m'ammalia
e un po' distante
l'Orsa Minore
sembra m'avvolga
dentro il suo splendore.

La testa spingo tutta dietro il collo
(Dio benedetto questa cervicale)
mi gira il mondo intorno
e sto cadendo
allo sportello dell'auto m'attacco
questo cielo stellato mi dà smacco.

Ho un po' paura:
con loro sto girando
nell'universo da ottant'anni volo.
Dove penso d'andare?
Io sto tornando solo a Boccheggiano,
taglio per Niccioleta e poi mi fermo
(lo faccio spesso) ai limiti del bosco
resto a guardare il cielo e le sue stelle.
Penso ai potenti,
commisero me stesso e i prepotenti,
domande non mi pongo,
più risposte non voglio, neppur cerco.

Aspetto in trepidante attesa
per tutti arriva l'ora della resa.

(Boccheggiano 26.10.2017 – 0,14)

Questa notte ti penso


Nella foto: Mareggiata a Punta Ristola di Leuca

Questa notte ti penso
ti sogno distesa sul tuo letto
con i tuoi seni nudi
e il viso bianco
i capelli sparsi sul cuscino
il tuo sorriso stanco.

Questa notte sei con me,
ancora mi sussurri le parole
dolci
del primo incontro in cui t'ho visto.

Ti scopri,
ridi soddisfatta d'avermi conquistato.
Quanta strada ho percorso
quanta per te ne ho fatta?

Questa notte sarà lunga da passare
ti penso
riesci sempre a farti ricordare
ed io son solo e in mezzo a tanti guai.

Diverse donne ho avuto
il loro corpo più volte ho posseduto,
ma io cercavo te,
difficile è spiegare
quel che non capiresti mai.

Io te cercavo,
altre donne non vedo e più non voglio,
in bilico rimango sul tuo mare
barcollo in cima ad uno scoglio
Ristola mi sta sempre a tormentare
soffro in silenzio,
nulla sarà più uguale,
neppure io sono più lo stesso,
ormai anche a sperare ho smesso
e nuoto in mezzo ai guai.

(Boccheggiano 22.10.2017 – 1,06)

Quella lacrima


La foto è tratta dal portale:
http://www.donnalucata.it/fotografando_donnalucata/foto/minimali/tronchetto.jpg

Quella lacrima che su dal cuore sale
tu non saprai per chi davvero è sparsa,
è un tremore lieve, un vibrare d'ali
su un tronco vecchio in una spiaggia salsa.

Tu penserai: “E' per me”. Io dico: “forse”!
Ma tante Muse m'hanno preso il cuore,
tutte le ho amate, ed è forse per questo
che sempre le ricordo con tremore.

E con passione penso anche a quei giorni
che con mille carezze m'hai inondato,
le fughe nella notte lungo il mare
ed all'ultimo bacio che m'hai dato.

E' quello ch'è rimasto nella mente,
quello che dentro vive e che rammento
adesso lo stai dando a un nuovo amore
ma il mio l'hai inciso su nel firmamento.

(Boccheggiano 20.10.2017 – 17,47)

Autunno 2017


Il dipinto è di Claude Monet

Volano in ciel le foglie,
rotolano per i fossi,
di brina un po' imbevute,
come pecore belano sparute
ma un tal belare
a me un singhiozzo pare
un lamentio confuso
in un vociar rinchiuso.

(Boccheggiano 20.10.2017 – 11,33)

8 Agosto 2010

Senza l'amore mio
dimmi tu adesso come stai
ma all'ultimo tuo orgasmo penserai.

Non son la dolce stella
dei giorni belli che lasciai
forse nel cuore tuo ho lasciato guai.

Che stupido che sono,
immaginar che ancor mi pensi
già son finiti i nostri giorni intensi.

Giorni che ognor ricordo
che anche di dolor son densi
forse son io che quei bei giorni spensi.

Ogni tanto ricordo il tuo sorriso,
quel dolce riso della tua accoglienza
ricordo anche una lacrima sul viso
che non vedesti il dì della partenza.

(Boccheggiano 16.10.2017 – 22,09)

Le rughe

Quella ruga chi l'aveva vista,
scorreva timida tra due mammelle sode,
ma lo specchio impietoso l'ha scoperta
in fretta, e un po' scocciata, l'ha coperta.

Un vestito più modesto, ma attraente,
non nascondeva quel suo seno sodo
anzi i capezzoli di più evidenziava
qualche giovane ancora emozionava.

Ma poi si allontanava dallo specchio
l'aveva spostato finanche dalla vista
quella ruga segnava anche il suo tempo
triste era in mente, il cuore era scontento.

E qualche tempo dopo era la fronte
che l'avvisava del passar degli anni
con crema e con un po' di sottofondo
cercava d'ingannar se stessa e il mondo.

In testa mise allora un cappellino
che la copriva quasi fino agli occhi
il suo sorriso ancora era splendente
ed ingannava ancora anche la gente.

Poi una ruga corse sulle mani,
“Oh, Dio – esclamò – il tempo come passa”.
Allor le mani riparò coi guanti
felice d'ingannare tutti quanti.

Inesorabilmente il tempo passa
solo il pianto ci resta da bambini
crudele per la vita è il calendario
che ci ricorda che tutto è precario.

(Boccheggiano 11.10.2017 – 15,11)

Una bella giornata


Il dipinto “Rolla” del 1878 è di Henri Gervex ed è esposto al Museo d'Orsay in Francia.

E fu una bella giornata
quella che lei mi illuse e confuse
una partita di calcio,
intorno ad un campo sportivo giocata.

Era d'autunno
il sol si stancava di meno,
che il giorno era più corto,
e Cristo era risorto,
ancora era vivo e non morto.

Aveva il sorriso ancor pieno,
e piena era lei
di ormoni, di tanta euforia,
io persi il mio tempo per via,
persi decoro e ragione,
lei mi parlava di Dio,
di fede, di religione.

Ma si spogliava,
le tette esibiva,
quelle tette ancor sode e imponenti,
la parola anche volava,
sortiva dai denti
un sorriso e vaghe promesse
di campi arati e di messi.

Coglievo la brina,
la produceva la notte,
ristorava i lunghi silenzi
fatti di brevi messaggi
di voci, perse tra nudi guanciali,
la voce che prima fa bene,
che origine dà a rancori venali.

Poi scese il silenzio,
il disprezzo e qualche parola di troppo
mi chiuse in una fredda prigione
il peso degli anni più vecchio mi fece,
nell'animo zoppo
sconforto, un nero di pece.

Ora ogni tanto riguardo la scena d'un tempo:
la vedo tra cuscini e sgualciti guanciali,
oscena tra coppie indecenti,
smarrito ha decoro e coscienza
l'amore anche ha perso,
non scrive più un verso.

In me prevale adesso il buon senso,
la sana ragione,
ma ogni tanto ancora la penso.

(Boccheggiano 3.10.2017 – 10,45)

Ciclo

Tutto muore e rinasce
anche la passione
di nuda terra spesso si pasce
trova semenze
anche tra i duri sassi,
cerca le essenze
e minerali scioglie l'acqua del cielo
sicché nasce prima un filo d'erba
che poi diventa stelo.

Nuovi rami e foglie stende
ombra regala
al sol che offende,
dai suoi raggi difende
il contadino
che posa zappa e pala
ed il corpo ristora
ora
che già volge l'autunno
e qualche foglia cala,
lentamente al suolo regala.

Si chiude il ciclo
e la radice scava
nel buio della terra
e già prepara la nuova aurora
che forza e luce ha dato
all'esile piantina,
ora tronco indurito
che il vento contrasta e la tempesta
e già la terra gode il riposo
del sole che cala
e lascia alla brina
quell'umido che serve a sera
a rinfrescare il campo
che ha resistito al lampo,
allo scrosciar dell'acqua e alla bufera.

(Boccheggiano 28.9.2017 – 13,38)

Addio al Vereto


-Nella mia foto: Patù visto dal Vereto

Mi mancherà la terra del Vereto
mi mancherà lassù vedere il mare
un occhio al piano ancora regalare
la casa tua guardar col cuore lieto.

E rivedere in fiore il mandorleto
che in foto mi mandasti per guardare
le foto tue mi fanno disperare
le tengo in cuore come un gran segreto.

Volge il tempo impietoso già al tramonto
adesso vedo chiaro il mio futuro
neppure Dio potrà farmi uno sconto

non ti vedrò più lieta lungo il muro,
del tuo sentiero in cuor le pietre conto
sulla mia tomba v'è l'inferno scuro.

Sulla tua strada spero un po' di sole
voglio che ascolti Dio le mie parole

che ti compensi per aver donato
quell'amore che poi tormento ha dato.

-Sonetto ritornellato

(Boccheggiano 23.9.2017 – 16,12)

Concordanze


Nella foto: Le Centopietre di Patù (Lecce) e particolare della Chiesa di San Giovanni Battista.

Tu non sai questa sera quel che provo,
né che mi frulla in testa,
né i pensieri,
starai forse ridendo o stai cenando
ma a quel che penso no, non stai pensando.

Ma che m'importa in fondo
il tempo passa
cancella tutto il bello che c'è stato
cancella il bene
quello che hai mestato
neppure più l'amore ormai è restato.

Ma questa è una sera stravagante
due vecchie foto in rete oggi ho trovato
quanti ricordi tra tante vecchie pietre
la chiesa del Battista e quelle strade
percorse tante volte a notte fonda
la mente in un baratro sprofonda.

Ma adesso il cuore infine ha ragionato
le carte sul tavolo ha giocato
l'asso di spade la donna s'è mangiato
il cuore col cervello s'è accordato.

(Boccheggiano 11.9.2017 – 21,58)

A piedi nudi in un giorno d'estate


La foto è tratta dal portale: http://www.bravibimbi.it

I miei piedi nudi accarezzati
dall'erba tenera dei prati verdeggianti,
erba fresca, dal vento spazzolata,
le bretelle dei mie calzoni corti
prese dai rovi
tra more mature e rosseggianti.

Tornare indietro al tempo mio smarrito,
ritrovare tra i campi di frumento
rossi papaveri al sole dondolanti,
restar tra i rami
di quel pero antico,
abbandonato,
con i frutti maturi,
rossi in viso,
come le mie bugie mal raccontate.

Avvertire il viso deliziato
dalla frescura
che la terra emana dopo una pioggia estiva,
in pieno agosto,
aprir la bocca a cogliere le gocce
fare a gara per annaffiar la pelle,
chiudere gli occhi
mentre la pioggia irrora
il viso
ed il sudore spegne.

Ascoltare l'urlo degli spaccalegne,
e poi vedere i contadini a sera
con le fascine d'erba sotto un braccio,
con l'asino con i basti colmo di cicorie,
di freschi ortaggi e rossi pomidori.

E ritornare tra mandorli e tra fichi
dispersi su tratturi di memoria
rileggere ancora stancamente
le pagine di giorni ormai passati
cercar per i sentieri e i vichi
per ritrovare tra i solchi della mente
il senso dell'autentica mia storia.

(Boccheggiano 17.9.2017 – 18,09)

Ma ti figuri

Ma ti figuri se quello stava zitto,
ci doveva mettere un po d'aglio e di pepe
non basta che m'han dato martellate
ci si mette anche lui con le cazzate.

Ma oramai mi sono rassegnato,
come Totò però spero alla fine
arrivi quel giudizio universale
davvero non sarebbe cosa male.

Così con un fava afferro due piccioni
togliamo dalle palle dei coglioni
non splenderà in cielo più una stella
ma ringraziar dovremo la livella.

(Donnas 19.8.2017 – 14,24)

Tema di Lara

Il tuo nome riporta un grande amore
la neve e il gelo delle grandi steppe
l'urlo dei lupi che scava nella mente
e un delicato tema ricorrente.
Susciti in cuore teneri pensieri
incisi son su vetri pien di brina
mentre la slitta scivola lontana
in mezzo al gelo della tramontana.
Oh Lara, Lara delle nenie antiche
armonie di balalaike struggenti
il tempo dell'amore non tramonta
anche tra il gelo il sentimento conta.
E pur se vivi a volte tempi duri
e credi che ormai tutto sia perduto
resta nel cuore accesa la speranza,
che al tempo sopravvive e alla distanza.

A Lara Carrozzo Poetessa ...ricordando il dottor Zivago!
(Donnas 19.8.2017 – 21,07)


Boris Pasternak

Cerco pace e non guerra


L'immagine è tratta dal portale:
http://www.ancientcoinage.org/the-great-sphinx.html

E' triste questo giorno la mia vita
nel cielo v'è una coltre cinerina
la siepe ch'era verde, stamattina,
del bel mantello tutta s'è sguarnita.

Ed appare solo un cespuglio nero,
un'ombra opaca sembra rannicchiata
l'anima mia in essa s'è occultata,
cane randagio dentro un monastero.

Ulula il vento, è notte e fa paura,
cerco un Dio, un giorno mi promise
che le sue gioie avrebbe condivise,
ha condiviso i fiori di datura.

Bianchi fiori, con un batacchio rosa,
che brillan tra le tombe al cimitero
ormai io nulla aspetto e nulla spero
l'uomo la guerra e la violenza sposa.

Più non cerca la pace, la respinge,
il sole ancora scambierà col fuoco
l'esperienza per l'uomo conta poco
di nuova sabbia coprirà la sfinge.

(Donnas 21.8.2017 – 13,54)

Gocce di nebbia

La foto è tratta dal portale:
https://bioenergytoday.net/2012/07/16/fog_of_biofuels_in_us/

Una goccia di nebbia nella notte
accarezza il mio volto e mi confonde
lucida pelle
umidi i miei capelli
pallor di notte fonda.

Impietosa m'avvolge
frastorna la mia mente
sbando in bianca fuliggine
nel mio cuor presente.

(Donnas 21.8.2017 – 14,46)

Illusioni


Il dipinto "Notte Stellata" è di Van Gogh

Non hai voluto più questo mio amore
tu l'hai cercato maturo come un frutto
forte l'hai chiesto ed io te l'ho donato
tardi è arrivato non l'avrei cercato.

Non avevo capito l'abbordaggio
sono stato un uomo imbelle ora l'ammetto
ma t'amai, t'amai, tanto t'amai
tu tanto amore non l'hai avuto mai.

Era tutta illusion, tale è rimasta
ma s'è assommata in più la delusione
da questa storia ne sei uscita male
più leale di te è un animale.

Vero, anche il cane sa scodinzolare
ma lui è sincero ed ama il suo padrone
e al par di lui io t'ho voluta bene
falsa sei stata, m'hai dato solo pene.

“Pene”? Si solo quello forse tu cercavi
ma un compenso volevi e un po' l'hai avuto,
ed alla fine poi l'hai dimostrato
quel che cercavi su Badoo hai trovato.

(Donnas 22.8.2017 – 10,13)

Haiku – Ragno di stagno


La foto è tratta dal portale:
http://giardinonaiadi.blogspot.it/2014/11/gerris-lacustris-il-pattinatore-dello.html

ragno di stagno -
lucida acrobazia
danza serale

(Donnas 14.8.2017 – 3,35)

Haiku – Nuvola nera

Nuvola nera
cra cra di raganella
goccia s'allarga

(Donnas 14.8.2017 – 3,35)

Tema d'amore


La foto è di Fabrizio Passaseo (g.c.)

S'alza dal mare
il pianto d'un gabbiano
cerca un amore che immenso un giorno fu.
Un forte strillo
al vento ondeggia e va
lui si dispera ma lei non sentirà.

Vola,
un nuovo sogno cerca,
chiama
ma voce ormai non ha.

La cerca ancora
tra la falesia e il mare
la gabbianella mai più ritornerà.
Senza le ali
volare non potrà
ma il forte strillo lui ancora sentirà.

Piange,
lacrime amare in mare
sale
al salso del mare ancora aggiungerà.

Scende ora il sole
dentro l'azzurro mare
lo culla ancor ma non galleggerà.
Scivolerà
con Ristola nel mare
affogherà, e amor più non darà.

(Donnas 16.8.2017 – 22,14)

Maddalena impunita



Nell'orto degli ulivi di Getsemani,
Maddalena viziosa mi hai tentato,
nella notte prima del martirio
l'ultima gioventù mi hai tu rubato.

Hai riso dopo, e mentre io soffrivo,
mentre sui tradimenti meditavo,
tu rivolgevi ad altri le attenzioni
ed io verso il Calvario mi avviavo.

Non ti importava affatto il mio dolore,
il bene dato, amor per te non era,
era lussuria che tutta t'avvolgeva
per me fu sofferenza viva e vera.

Quanto avevo sofferto per amore?
Ma sul mio pianto arida ridevi,
ma ora le mie stesse pene provi,
assaggi il freddo delle prime nevi.

Dell'amor dato non mi pento mai
con i ladroni m'hanno crocefisso
sul Golgota il mio sangue v'ho lasciato
con me stai sprofondando nell'abisso.

Ora il veleno sulla spugna assaggi
ma non ripaga tanti torti e oltraggi.

(Donnas 6.8.2017 – 11,17)

Malinconia


La foto di Francesco Turano è tratta dal portale:
http://www.colapisci.it/Cola-AltriAmici/francescot/fotostretto/tramonto227.htm

Antico suono di campana
e gorgoglio di mare,
voce confusa di vicina,
di mamma a rammendare,
rondini vocianti svolazzare.

Nuvole nere in cielo
l'Etna spennacchiare
un vecchio libro consunto
stanze spoglie, vuote,
senza orpelli,
rumore di carretti e di carrozze
voce cantilenante d'un vecchio accattone
rossi garofani in un vaso sul balcone.

Sole rosso, tra le nuvole filtrante
pigro che affoga tra i Peloritani
una carezza, affetti ormai lontani.

(Donnas 15.8.2017 – 10,27)

Mezzogiorno a Punta Ristola


Nella foto: Punta Ristola di Leuca

Mi culla il tuo silenzio
la pelle m'accarezza
del vento di scirocco
tiepida la sua brezza.

Solo un ronzio d'insetti
un disturbar di mosche
sull'umida mia pelle
tra queste rocce fosche.

Lo sciacquettio dell'onda
a tratti mi addolcisce
un volo di colombi
l'udito mi colpisce.

Ma poi il silenzio è rotto
da un parlottar lontano
di un pescatore in barca
strilla anche un gabbiano.

E un cigolar di barche
un sub in immersione
che soffia nel boccaglio
v'è un po' di confusione.

Allora non son solo
questo silenzio è finto
il campanile suona
un din don dan distinto.

Forse son io che penso
che il mondo che è lì fuori
cerca pace e silenzio
né guerra e né furori.

Ma allora non son solo
con altri mi confondo
che cercano pel mondo
un canto di usignuolo.

(Punta Ristola 1.11.2014 – 12,11)

Vivi Salento


Tu vivi in me Salento
globuli rossi tra le arterie spingi
figli del dolce vino,
uva sui tralci
che danno poi sarmenti
fuoco nel mio camino
fiamma vivida
che i ciocchi accendi ed alimenti.

V'amo vecchie pajare
ripari di strafiche e cuccuasce
richiami oscuri nel buio della notte
brina sui campi
umido sulla pelle,
sui capelli
sulle siepe di more
sui piselli
sul tabacco su terreni arsi
su meloni dormenti in terra sparsi.

T'amo terra di sangue
che t'attacchi ai miei piedi e non vai via
sulla fronte ti sento infarinare
le mani, gli occhi infuocati
mi fai stropicciare
t'amo terra dei miei antenati
tu m'allaghi nel cuor la nostalgia.

(Donnas 7.8.2017 – 2,51)

Senryū – Media


La foto è tratta dal portale:
http://2night.it/2014/07/26/dove-mangiare-il-pollo-allo-spiedo-napoli.html
Io non ne mangio
c'è chi ne mangia due
media di un pollo

Senryu - Mediji
Ne jedem
Postoje oni koji jedu dva
Mediji pileca

(Donnas 18.8.2017 – 17,07)

Simulando indifferenza


Se tu m'amassi,
oh, se tu m'amassi come un tempo
quando arrivavi con il tuo sorriso
e l'allegrezza ti splendeva in viso
per me tu eri pesca deliziosa.

Nel vino ti gustavo, là a Gagliano,
su quel balcone che guardava il Ciolo,
tanti gabbiani volteggianti in cielo
pensavo a te e ne seguivo il volo.

E mi illudevo di quel nuovo amore
non capivo che tu mi raggiravi
l'anziano che t'amava corteggiavi
a quell'amor, m'hai detto soddisfatta,
non tanto facilmente rinunciavi.

Ed ho bevuto il calice del fiele
quelle contrade raccolto han la mia voce
il sacrificio umano Cristo ha chiesto
il sangue già inzuppato la mia croce.

Ora mi resta il viso tuo abbuiato
leggo tristi parole, tanta delusione,
scappare vuoi da quella terra amata
leggo nel cuore la disperazione.

Anche tu il Golgota da lontano miri
gli anni stanno passando, un altro oggi,
il pianto più non cogli e i miei sospiri,
oggi festeggi, non so se con un altro,
simuli indifferenza e sicurezza sfoggi
ma debole sei ed io anche poco scaltro.

(Donnas 8.8.2017 – 11,50)

Zingari



Rivedersi bambini sotto un pesco
e risentire quei profumi antichi,
sotto il mantello delle foglie al fresco
il dolce aroma ancor gustar dei fichi.
Ritrovare quel clima fanciullesco
scorrazzando su dei campi aprichi
vivere un mondo libero e fiabesco,
i cumuli calpestare dei lombrichi.
E correre pei campi tra l'arsura
bevendo l'acqua fresca alla cisterna
il secchio far calar dall'apertura
vedere il sole giù dalla lucerna
che ondeggia ed ancheggiando si sfigura
ed ignorar la predica materna.
Ed oggi ritornando al tempo antico
so che più non potrò gustare un fico,
anche alle pesche dovrò stare attento
che alla pelle mi danno mancamento,
neppur le more potrò più gustare,
le fragole potrò solo guardare.
E questa gioventù cosa si perde
a non restare sotto un noce al verde?
Sta sui gradini della cattedrale
dove di più il tablet prende il segnale
ed il gusto ha perso dei sapori antichi
compreso quello di susine e fichi.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 4.8.2017 – 14,10)

Haiku – Rana



caldo rovente -
nuvola nera in cielo
Gracida rana

(Donnas 4.8.2017 – 20,38)

Haiku – Tempo


Il dipinto è stato realizzato da Enrico Santoro di Cutrofiano
(che è mio cugino)

alba e tramonto -
risplendono colori
vespro che muore

Haiku - Time

Sliku je napravio Enrico Santoro Cutrofiano
(Što je moj rodak)

izlazak i zalazak sunca -
boje shine
Vespers umire

(Donnas 3.8.2017 - 19,50)

Haiku - Treno
Treno che passa
a meditar rinvio
diciottoedieci

– 18.8.2017 – 18,10

Haiku - Stella splendente
Stella splendente
in ciel profumo sale
ora d'oblio

– 18.8.2017 – 17,56

Haiku - Libellula
Ali diafane
tra il verde mi confondo
canne al tramonto

18.8.2017 – 17,47

Haiku – Libertà


La foto è tratta dal portale:
http://www.qualazampa.news/2016/01/12

Alla catena
libertà non ha prezzo
rondine vola

(Donnas 15.8.2017 – 11,37)

Haiku – Raccoglitrici



Un gelsomino
mare che rumoreggia
profumo all'alba

(Donnas 18.8.2017 – 18,32)

A volte ti ricordo



A volte ti ricordo,
quando sul letto stravaccata
tutta nuda con i tuoi seni al vento
le mie carezze tutte assaporavi
io, lieto, il volto tuo fissavo,
di umori intensi tutto mi allagavi.

E guardavo il tuo volto,
preso da una goduria celestiale,
e sì, allor non mi volevi male,
anche il mio ventre grasso accarezzavi
ero per te dolce Salvo, perfetto,
allora non avevo alcun difetto.

Neppure l'età t'impressionava,
tutto era logico e normale,
alfine mi convinsi ed accettai
quella che inizialmente fu pazzia,
ma a me bastava averti, era reale
che a me ti davi ed eri tutta mia.

Io non ti stavo imbrogliando,
ma ancor neppur capivo
che il tuo era soltanto un vizio,
un semplice capriccio,
che potevi facilmente assecondare
per dar sfogo agli ormoni
ed alle tue poco celate perversioni.

Non lo capivo, ma spesso ripetevi:
“Tu capito non hai,
da questo amor io nulla guadagnai”.
Ed io ti ripetevo senza sosta
che l'amore non l'ho mai pagato
perché a pagare mi sarei schifato.
Adesso tutto è chiaro:
hai recitato bene la tua parte.
Volevi passar da donna innamorata e onesta
ma eri invece una donnetta disonesta.

(Donnas 17.8.2017 – 14,37)

Haiku - Rosso di sera
Pigro gabbiano -
dondola barca in mare
color che spera.


Haiku - Red noćno nebo
Lazy Gull -
brodu koji se ljulja na moru
boja se nada.

(Donnas 8.8.2017 - 00,31)

Andando per vicoli di Montalcinello



Sento battere il ciottolato sotto le tue scarpe
mentre a passi svelti a casa ti avvii.
C'è silenzio in questi vicoli di Montalcinello,
anche l'ape tace ed il nettare riposa nel calice:
inutilmente la sua trappola giace.

Lei vestita di panni leggeri
scivola nel silenzio, schiva ai passanti che saluta.
Qualcuno le chiede dei nipoti
e lei s'illumina in un sorriso
ma forse soffre d'essere nonna.

Il tempo passa e i voli nuovi d'agosto
tormentano le mani
che accarezzano le rughe che impietose
opprimono il corpo.

Una macchia a volte,
una leggera escrescenza della pelle
ci invitano a guardare anche i tramonti:
sfiorano le case di Montalcinello, a sera,
prima che le stelle appiano in cielo.

Poi solo il concerto dei grilli l'accompagna.
Lei, a volte insoddisfatta, guarda la notte che arriva:
un altro giorno è passato,
un vagito nuovo ed una vocina nel giardino
(richiamo tiepido del tempo andato)
dove il fico è morto,
al di là del muretto dove un giorno sedetti,
ci danno ancora speranza e gioia di vivere.

(Donnas 8.8.2017 – 13,29)

Haiku – Sirena


soffio di mare -
sirena nella mente
canto d'agosto


Bosniaco
Mora dah -
Sirena u umu
Pjevanje u avgustu

(Donnas 3.8.2017 - 15,34)

Baratti



Dovevo starti ad ascoltare
quando m'hai avvicinato
a Follonica quel dì sul lungomare.

“Sei sparito” - m'hai detto -
“non t'ho mai più sentito”,
ma allora un altro amore avevo in petto.

Lei mi aveva avvertito,
“stai andando sull'orlo dell'abisso,
stammi a sentire, a me presta l'udito”.

Stamattina le ho telefonato,
volevi dirle che son quasi pronto
che presto sarei in Toscana ritornato.

Lo so, le cose adesso son cambiate
non ho colto il fiore nel momento,
ad altri le sue grazie hai già donate.

Ma più non m'interessano gli amori
già il mio cuore è tanto tormentato
sono appassiti ormai sui prati i fiori.

Ma ora a me basta una carezza
cerco soltanto un po' d'affetto
basta sentir del vento la sua brezza.

M'aveva detto senza alcun timore,
ed era stata una puttana onesta,
“Vengo con te per far sol all'amore”.

No, lei non mi ha mai ingannato
neppure fatto inutile promesse
ma un po' d'affetto poi m'ha dimostrato.

L'ho letto nei suoi occhi!
La barattai per una giovane sgualdrina
lasciai le rose belle pei pidocchi.

(Donnas 11.8.2017 – 14,57)

Historia


Il particolare della scultura “Il bacio” e di Auguste Rodin

La historia de tus besos
es susurro evocado
entonces lo advierto
no reparo en desastres
ni promesas de mendigo.

Despertar las voces del corazón
bajo un toque melancólico
ilumina el vientre de la esperanza
sin temor a derrotas anunciadas

Dejemos para después
las arenas y las agujas
hoy es tu vientre
un rumor de sonrisa
donde el crepúsculo es blanco
y mis besos
son los soles que más amas
Solarte Carlos Santiago Vetancourt

Storia
La storia dei tuoi baci
è un sussurro ossessivo
a volte lo avverto
non mi ripara dalle sventure
né m'assicura sulle profezie di un mendicante.

Aprirsi alla voce del cuore
dietro una carezza di malinconia
illumina il cammino della speranza
senza paura di disastri annunciati

Lasciamo al domani
i deserti ed i mari
oggi è il tuo sesso
l'oggetto della felicità
che rende chiaro il crepuscolo
ed i miei baci
sono soltanto quelli che più desìderi.

-Donnas 11.8.2017)  
Traduzione di Salvatore Armando Santoro

Burattini


La foto è di Aldo Augeri (g.c.)

Siam solo e sempre dei Pinocchi
burattini inerti senz'anima e né corpo,
senza fili non siamo più noi stessi
cervelli informi e quattro stracci smessi.

Pensiamo d'esser tutti dei cervelli
ma se guardiamo bene che vediamo?
Di cervello v'è nulla, un corpo vinto,
e d'esser nulla io ne son convinto.

Dietro tante apparenze (oh, l'apparire!)
ci crediamo d'esser tutti buoni e grandi
al dotto disquisir che resta in fondo?
Tanta superbia e un breve girotondo.

E non serve d'umiltà andar vestiti
(spesso questo concetto ripetiamo)
se poi s'ostenta d'essere una casta
d'altre diversa ma sempre stessa pasta.

(Donnas 10.8.2017 – 18,42)

Il silenzio


La foto è tratta dal blog: http://lepoesiediemilio.blogspot.it/2016/11/atomi-di-solitudine.html

E facile per me
scrivere parole in libertà,
è facile.

Mura e cancelli
non fermano le parole,
il silenzio sì.

Per questo
hanno fatto il vuoto attorno a me.
C'è solo acqua di mare,
intorno,
e la risacca copre la mia voce.
Il mio vicino non capisce
quello che dico.

(Donnas 14.8.2017 – 14,18)

Con rabbia e con furore

Tutta la rabbia mia la tengo dentro
l'ho imprigionata e non la mando via
tengo quest'ira che mi spezza il cuore
sì, ho tanta rabbia ed anche un po' furore.

Ho amato inutilmente, ho amato tanto,
può darsi che ancor ami, non saprei,
spaccare la testa sua un dì vorrei
leggere dentro quello che gli frulla.

Ma tanto già lo so ch'è tutta grulla
l'animo ha nero come un focolare
nessuno ama, ma si lascia amare
ma io con lei, lo sa, non tornerei.

Mi fa adesso anche tanto schifo,
a piene mani grano ha seminato
ma a me solo susina ha sempre dato
non so se ancora fa la missionaria.

Di vecchi laidi è sempre circondata,
manco con loro riesce a ragionare
dopo due giorni litiga con tutti
è buongustaia nel leccar prosciutti.

Ma dopo aver fermato un po' l'arsura
si lamenta ché la fava è poco dura.

(Donnas 1.8.2017 – 9,05)

Impotenza


La scultura rappresenta l' “Eterna primavera” di Rodin

Ora che i sensi in umiltà silenti
stan zitti come un giorno di scirocco,
ora che che solo l'istinto in cuor comanda
gli ultimi impulsi che s'agitano incostanti
tu lo sai cosa io possa ancora darti,
tutto il superfluo può solo infiammarti.

Non mi chieder le cose, ricche un giorno,
per le quali mi persi nelle mie follie,
quelle si sono calmate e la ragione
m'invita a non scavar nel tempo adesso,
oggi certi bollori e un certo ardire
dormir li lascio spesso
nei campi incolti degli ultimi desiri.

Raccogli gli acini di questo amor maturo,
fanne uva passa per il tuo offertorio
quel calice per me è troppo amaro
ora m'attende lento il passo
del mio penare lungo il purgatorio.

Muore nell'uomo adulto il desiderio
pur se nel petto sempre è vivo e bussa,
invano l'occhio guarda verso il cielo
le nuvole l'offuscano ribelli,
stendono sopra i monti lieve un velo
che spegne la lussuria e la libido
l'ira dal petto sale, e lo sconforto
piega quel forte sentimento antico
che s'agita nel petto e mi confonde
e gli anni andati allora maledico.

(Donnas 5.8.2017 – 16,33)

Gatte in calore


La foto è tratta dal portale: https://www.gcomegatto.it

Non amo le gatte in calore
le sento a notte inoltrata
quel miagolare confuso
sa di soffuso squallore.

Le vedo sui tetti chiamare,
quando la luna risplende
e un raggio illumina l'embrice,
miagola e dice, la coda agitare.

In cerca di un maschio potente
che pena mi fanno, che schifo,
in cerca di sperma e di piscio,
d'un gatto di striscio, indolente.

Povere gatte che fanno le fusa,
strusciano il muso alle gambe
la coda in alto drizzata,
lurida gatta accaldata che annusa.

Non guarda l'età e cerca l'amplesso
al maschio lei lancia il segnale
sui muri cosparge anche l'odore
gatta in calore, gatta di cesso.

(Donnas 11.8.2017 – 9,16)

Haiku – Pagode

Rosa traspare
il nero in mezzo muore
petali in fiore

(Donnas 6.8.2017 – 12,45)

Haiku – Pendolo

tic tac tic tac tic -
il mio pensiero assorda
tempo che passa

(Donnas 8.8.2017 – 18,30)


Haiku - Pendulum
Tic tac tic tac tic -
Moje misli spavaju
Prolazak vremena

(Donnas 8.8.2017 - 18.30)

L'amore sopravvive al tempo


La foto è tratta dal portale: http://leggoerifletto.blogspot.it/2013/01/

Quel che il corpo ormai più non può dare
la mente è succedanea e lo sorregge
e lei che in fondo il corpo aiuta e regge
lo esalta e nel Demiurgo lo proietta.

Col divino artigiano si confronta
le sue sconfitte nel suo mondo fonde
e lui che lo conforta e non confonde
vivo lo plasma, lo rende agile e forte.

Dentro di me sei ancor viva e presente
prima Musa che hai colto i miei pensieri
allora piena d'entusiasmo eri
i versi mi ispiravi e tu vivevi.

E il verseggiare ancora oggi dura
e sempre rime nuove il cuor mi detta
e questo amor che cova sempre aspetta
il tempo passa e in me tu resti pura.

Cosa mai cerco ormai? Suona campana
e lentamente batte, e passan l'ore,
ora non vive in me passione insana
ma nei miei versi ancor vive l'amore.

(Donnas 1.8.2017 – 12,05)

La casa dei Salmi


http://ambranna.blogspot.it/2012_10_28_archive.html

Ecco....
ritrovato l'antico
casa dalle vecchie porte sconnesse
dagli spifferi d'aria
dagli stracci arrotolati dietro le porte
ombre di antiche cose
di odori di rinchiuso
di carbone
polveri mai levate sugli armadi
immagini di libri abbandonati
di salmi e di messali.

Ecco....
un ondeggiare fuor dal tempo
contro ogni moda ricorrente
senza oggettistica varia sui tavoli
esposta nelle cristalliere
pochi bicchieri ed una brocca vuota
dei vecchi piatti di ceramica smaltata.

E poi ….
il silenzio all'ombra della sera
tutti incollati intorno ad un braciere
frusciare di rosari
vecchie preghiere sussurrate
antichi gesti
segni di croce ormai scordati.

(Donnas 29.7.2017 – 10,16)

Sul balcone nella notte


La foto è stata presa dal portale: http://www.thesocialpost.it

Li sento nella notte
vecchi asmatici
asfissiati dal fumo
sul balcone,
schifosi scaragli,
al vento
vecchie marmitte
asfittiche
miasmi di veleno nell'aria
filtrano fumi
dalla tapparella
che l'aria offendono
e il respiro.
Agonizzano già
ma non importa....

Il costo della vita
in una sigaretta.

(Donnas 29.7.2017 – 9,35)

Haiku – Nuovi voli

pagliuzze morte -
frullar di nuovi voli
muore l'estate

(Donnas 31.7.2017 – 15,07)

Non ho nulla da dare


La foto è tratta dal portale:
http://www.ecodibergamo.it/stories/Editoriale/leuropa-smemoratasullorlo-dellabisso_1204847_11/

Non ho nulla da dare
né indecenze da offrire,
anche volendo
il medico me l'ha sconsigliato.

Offro dei versi,
parole di pace a caso scritte
dalla mente dettate
a due indici impazienti
sospesi sopra i tasti,
estremità d'un meccanismo
in attesa di impulsi
che sentimento ed emozioni alimenta
nel cuore degli umani.

Oggi è giornata di parole,
ma nessuno le legge
parlo ad uomini sordi
protesi sul precario,
l'umanità l'hanno venduta.

Se ne stanno arroganti davanti ad un PC,
ostentano potenza.
Da un dito in attesa
(estremità protesa d'un meccanismo
in attesa di impulsi)
il destino del mondo.

(Donnas 29.7.2017 – 11,00)

Affinità affettive


Il dipinto è preso dal portale:
http://lacomunarda.blogspot.it/2013_10_26_archive.html

l'amor che m'hai dato
ho io raccolto,
come miele tutto l'ho gustato.
Ero illuso:
non solo a me l'hai dato
briciole ho raccolto
e m'hai ingannato.

Stai zitta, per favore,
più non dire,
tanto hai parlato a vuoto,
nelle tue bugie
da un pezzo nuoto
tanto tu m'hai girato
e ancora ruoto.

Se t'amo?
Cosa c'entra con il vero?
Il vero tu lo sai,
mai me lo hai detto,
di cervello sei tarda
questo già lo sapevo
ma anche sei falsa e bugiarda.

Perché ti sto ancor dietro?
No, togliti da mente le illusioni.
La volpe e l'uva?
Non sei solo puttana
sei anche altro e ancor non l'hai capito
ma legger non potrai mai nel mio cuore
perché il tuo è colmo di squallore.

(Donnas 17.6.2017 – 15,35)

La polverina


Il disegno è preso dal portale:
http://www.cartoni-animati.com/disney/peter-pan/

S'era pompata e nulla più capiva,
non era la prima volta che provava
sul blog l'ho letto un dì e lo sapeva,
con uno aveva scritto si faceva.

Un'altra verità venuta è a galla
che spiegava i momenti d'euforia
quando la polverina gli mancava
con quattro ruote a terra si trovava.

Ed allora volavano gli insulti
cercava mille scuse per sparire
come uno scemo restavo ad aspettare
scriveva poi che si buttava in mare.

Ma lo diceva e non ci ha mai provato
che se davver l'avesse messo in atto
saremmo più felici a questo mondo
una demente in meno e nulla in fondo.

(Donnas 01.06.2017 – 3,58)

Orgasmi senza amore

Vai, vai,
postribolo ambulante,
mercante di emozioni squallide,
vai!

Altro io cerco:
Oh, sì la trasgressione,
fuggevole piacere che m'inonda,
attimo d'irrazionale che m'invade,
il buio dopo,
il vuoto d'un momento senza ormoni
flaccido l'organo
dei tuoi, dei miei fluidi sparso,
schizzi di piacere,
attimi di lussuria di un orgasmo
vuoto di sentimento
dove la carezza è solo un grazie,
ad una copula priva d'ogni amore.

Ed io amo,
amo quel corpo senza più ragione,
lo inseguo lungo gli anni,
a volte un desiderio sale e mi frastorna,
ma è amore quello che in me torna.
Penso alla sua liscia pelle,
al delicato fruscio dei suoi capelli,
all'ondeggiar dei seni
e ancor m'illudo
in una giovinezza senza tempo,
e qualche ruga muore
all'angolo del collo e sopra il viso
ma in me pervade e vince ancora amore.

(Donnas 2.6.2017- 11,40)

Cosa cerchi?


Nella mia foto: Vicoli di Barge (CN)

Cosa cerchi, Salvo, dove vai?
Non sai neppure più il nome che hai,
me lo vuoi dire, allora cosa fai?
A caso giri come un vagabondo
e quel che cerchi manco tu lo sai.

Come rondine tarda a primavera
volteggi sopra i tetti,
sfiori muri cadenti,
voli tra i vecchi vicoli d'un tempo,
un volto giovanile ancora cerchi,
t'attardi tra necrologi,
vecchie foto sbiadite scruti,
su volti sfioriti indaghi,
pensi forse sia lei.

Strizza il tuo cuore,
batte in questo petto senza più speranza,
nel nulla gli occhi affondi
quel volto sembra un poco gli assomigli,
neppure il nome suo più non ricordi;
t'asciughi gli occhi e pensi sia la pioggia,
in alto volgi il naso al campanile,
come allora ancor batte le ore,
brontola il Ghiandone che torrentizio scorre
sfiora il vecchio castello, oggi abbrunito.

Allora ti chiamava Salvatore,
esile donna in cerca di speranza,
una passione dopo non sbocciata
una vita nuova non fiorita.
Ma quell'affetto ancor oggi ricerco
in questi vecchi volti ormai defunti,
tra vecchie strade e muri decadenti,
smarrito tra la pioggia ed i passanti,
ai miei ricordi e al mio patire assenti.

(Barge 5.6.2017 – 10,32)

Dopo la bufera



Il pianto del grano non conosce pietà!
Passata la bufera,
che ha genuflesso le spighe,
chiede perdono.
Ma quale peccato ha commesso?

Strisciano in ginocchio,
all'ultima nuvola girano lo sguardo
le spighe sconfitte,
con la spina dorsale piegata.
Domani il sole risplenderà:
si reggeranno a vicenda
scrolleranno l'acqua e la terra
che gli steli appesantisce ed umilia,
svetteranno ancora tremanti.

Sì, domani il sole asciugherà la brina
fredda del nord che umilia le spighe,
della notte passata col volto nella terra
scorderanno l'umiliazione.
Il sorriso ritornerà sul campo
che un refolo di vento accarezza,
il sanguigno volto del papavero
ondeggerà tra le spighe risorte
e nuove farfalle bianche
volteggeranno alla vita.

(Donnas 8.6.2017 – 00,14)

Puzzano di soffritto

Puzzano di soffritto
le strade della mia giovinezza,
e di stantio
i locali umidi dove feci all'amore.

Non m'accorgevo allora dei cattivi odori
tutto sembrava primavera
come le margherite e i fiori
che crescevano all'angolo di strade imbrecciate
prive di marciapiedi e catrame.

Non puzzavano di petrolio
le strade bianche del mio tempo,
ma di soffritto,
quello lo ricordo,
vedevo il fumo fuor d'ogni negozio,
si faceva la fila il giovedì dal bottegaio
che vendeva il vino annacquato.

Don Vincenzo, sedeva la sera sotto il muretto,
e mio padre glielo diceva che il vino era annacquato:
“Se voglio acqua vado alla fontana,
e non pago per vino”.
Si risentiva Don Vincenzo
ma lui sapeva che imbrogliava,
doveva costruire un appartamento alla figlia,
ma la prigione l'ha evitata.

Puzzava di soffritto
la strada della mia giovinezza
ma io ricordo solo il profumo di un fior d'angelo
in un vaso di legno
che inghirlandava la vecchia scala
della casa che non è più mia.

(Donnas 8.6.2017 – 3,19)

La campagna elettorale



Quanto entusiasmo, quanta adrenalina,
le tue ragioni devi far trionfare
occorre gente capace d'ascoltare
non basta una semplice manfrina.

Prometton tutti rose senza spina
ma siam stanchi di farci raggirare
per la città dovremo lavorare
gli impegni ricordar sera e mattina.

Noi davvero crediamo al cambiamento
la gente la vogliamo al nostro fianco
e non andremo dove tira il vento

il popolo di imbonitori è stanco.
Se il fuoco dell'impegno s'è un po' spento
lo riaccendiamo tutti quanti in branco.

(Donnas 6.6.2017 – 21,12)

Limbo



Incisione di Gustave Doré - Limbo Divina Commedia

Ombre pesanti
invadono la palude della lussuria
sommersi i sensi
urla a dio la folla
corpi piegati e lenti
flaccida la tua carne
i tuoi seni cadenti.

Di quel sole splendente
nulla rimane,
del tuo sorriso?
Di quella trasgressione ardente?
L'ira inconsulta
che matura in mente
ed io, Dante perverso,
che guardo indifferente.

(Donnas 8.6.2017 – 9,45)

Ricami


Il dipinto “La ricamatrice” è di Franz Xaver Simm

Rughe ricaman le tue mani
fili distendono pazienti,
punto a croce o mezzo punto,
punto Assisi o Antico,
io m'innamoro ancora
anche se “amore” più non te lo dico.

Vedo quelle tue mani andare,
mani leggiadre, lisce,
mani leste avvezze al lavoro,
mani d'altri tempi,
mani che oggi le vedo tanto stanche,
mani che sembran come fuochi spenti.

Ti guardo e nulla dico,
di peccati ne ho tanti da scontare,
lo so che t'ho tradito
ma sempre vicino ti son stato,
strano modo d'amare,
ma sola non ti ho mai lasciato.

Guardo adesso le rughe,
m'hai dato anche tu la giovinezza,
quelle mani ricamano il mio tempo,
anche il tuo insieme al mio passato,
forse non m'hai capito,
e manco io, però con te son stato.

(Donnas 9.6.2017 – 17,58)

Sulla mia pelle

Segni di pietre sulla mia pelle,
pietre sottratte alla terra,
ammucchiate sui poderi a dar forma alle pajare,
recinzione ai giardini,
perché nel Salento non si butta via nulla.

Pietre pesanti sul mio cuore,
nei ricordi,
scaldate dal sole,
battute dal grecale,
pietre della terra mia,
compagne delle mie esternazioni,
dei miei dolori.

E ne raccolsi una piccolina
lei l'aveva toccata e poi gettata,
lei non m'ha visto quando l'ho raccolta
dentro il borsello mio l'ho conservata
tra le mie mani molte volte accolta,
era una pietra con una valva antica,
un mollusco ci aveva un dì alloggiato
lei non lo sa che spesso l'accarezzo
di questo amor ne pago ancora il prezzo
ma lei di me s'è ormai dimenticato.

(Donnas 8.6.2017 – 14,27)

Dimmi Mario
A Mario Luzi


- Il carboncino di Luzi è di Anna Cecchetti

Dimmi Mario, ovvia or tu confessa,
“Presso il Bisenzio” non sei andato a caso
non era un dì olezzante il fior nel vaso
né quella nebbia di quel giorno spessa.

Perché proprio il Bisenzio e non sull'Arno
dove c'è stato anche un gran cialtrone?
Tutti ha confuso da grande imbroglione,
il tuo parlare s'è sprecato indarno.

Quel tuo ragionare approfondito
come hai notato t'ha causato guai
i tre più anziani t'hanno detto: “vai”
solo il giovane al fine l'ha capito.

Si sa, è nella logica dei fatti
finito è il tempo del materialismo
impera adesso sol massimalismo
anche i diritti li han tutti disfatti.

E l' han disfatti dove l'Arno scorre,
quel fiume di Fabiani e di La Pira
quel misticismo antico più non spira
Luzi presso il Bisenzio sol discorre.

(Donnas 10-6-2017 – 12.10)

Neve



Piove neve salata sul mio cuore
oggi che il sole splende;
raggi silenti
sfiorano la mia pelle senza emozioni,
più non avverto i tuoi rimbrotti,
le tue lunatiche intrusioni
mentre dormo sereno.

Scivola la Dora tra rive verdeggianti
ma la neve resiste in questo cuore
senza più emozioni
che le tue più non avverte.

(Donnas 11.6.2017 – 11,35)

Purgatorio


L'incisione è di Gustave Dorè -
Dante accompagnato da Catone si trova nell'anti purgatorio ed incontra le anime degli scomunicati e, tra questi, anche Corradino di Svezia,
decapitato a 16 anni dopo la sconfitta nella battaglia di Benevento contro Carlo I° D'Angiò il 26.2.1266

Se Dante scriverà la sua Commedia
son certo che starò nel Purgatorio,
nella “Spiaggia” insieme al bel Manfredi
con altri re cercando refrigerio

alle mie colpe e a tutti i miei peccati,
con te starò seduta lì di fronte
che mi rinfacci sempre qualche cosa
ma che discuti adesso calma e in pace.

Son io che t'ho salvata, per amore,
altrimenti all'inferno tu finivi,
m'hai detto un dì: “Questo legame
fatto è di sangue non potrai tagliarlo”.

E, infatti, siamo qui che discutiamo
e finalmente hai messo il cuore in pace
or vedo la lezione l'hai capita
ma a cosa serve ormai nell'altra vita?

(Donnas 11.6.2017 – 23.25)

Padrona della notte


La foto è tratta dal portale:
http://www.lastampa.it/2017/06/13/italia/cronache/il-paese-con-una-sola-abitante-il-silenzio-mi-fa-compagnia-6eNam0Z6CBIJqvEU19wCbK/pagina.html

Nella notte il silenzio ha la sua voce,
anche un topo che scava m'è compagno
m'allieta un merlo che canta sopra un noce
l'ulular delle volpi intorno all'aia
il frusciare del vento tra le foglie.

Ed apro la finestra e guardo il cielo,
c'è il buio intorno a volte riposante
ma in alto c'è tutto un luccichio
d'astri splendenti, di stelle luccicanti.

E non mi sento sola nel paese
dove gli urli d'un tempo son cessati,
non c'è più la risata dei bambini
manca quel loro saltellar gioioso,
è assente il chiacchierio di tanta gente.

Ora anche se sola io non soffro,
godo questa serenità che il ciel mi dona
del mio paese sono sol padrona
nulla pretendo e l'opera mia offro.

(Donnas 15.6.2017 – 5,33)

Valentina


La foto: Siena-Piazza del Campo 3 Giugno 2011

T'ho rivista in una vecchia foto
col pellicciotto bianco
e sorridevi al vuoto.

L'ho sapevo che non dovevo amarti,
tu me l'avevi chiesto,
nulla dovevi ed io potevo darti.

Ma alla fine ti eri innamorata,
stupida donna dell'est
al quale ancor eri legata.

Ed io pensavo ad altro.
E ti lasciai andar via
amante poco scaltro.

Ed oggi ti riguardavo
con quel sorriso perso
e forse un po' t'amavo.

(Donnas 14.6.2017 – 19,48)

Noi


L'immagine è tratta dal portale:
http://cedocsv.blogspot.it/2016/09/parigi-e-lamore-le-illusioni-perdute.html

Noi banderuole senza colore
che giochiamo con le parole
che sbandiamo con il vento
che ci pieghiamo alla sua forza.

Noi pagliuzze tremolanti
che abbiamo rinunciato all'amore
che lo cerchiamo al mercato
stracci vecchi da recuperare.

Noi, legati dal rimpianto
ad un amore infelice,
anneghiamo nell'orgoglio
nella nostra indifferenza.

Noi, che amiamo e fingiamo
ti amo, ma non te lo dico,
mi lanci l'amo senza esca
indecisa indugi sullo scoglio.

Noi, anime senza amore,
stiamo giocando col tempo
che passa, che ci separa,
che cancella la speranza.

(Donnas 15.6.2017 – 22,16)

L'ultimo giorno


La foto è tratta dal portale:
http://naselasky.blogspot.it/2015/06/leto-me-nadherne-ja-te-vitamobili-i.html

Come sarà l'ultimo mio giorno di vita?
Me lo chiedo a volte e m'addoloro,
vorrei esser cosciente
cogliere un raggio fuggevole di sole
il volo un po' scomposto di farfalla
un'onda che in spiaggia si distende
il canto d'un uccello
l'urlo di un ultimo passante.

No, non fatemi soffrire
ch'io debba andare via piangendo,
ci son venuto già col pianto in gola,
come allora ridatemi un ciuccio zuccherato
ch'io non debba andar via ancor disperato.

Vorrei un sorriso allegro sul mio volto
ricordare il tempo mio vissuto
vedermi ancor coi pantaloni corti
ritornar negli anni che ho perduto,
gli affetti ritrovare che son morti.

(Donnas 15.6.2017 – 14,37)

Fiato sprecato

Fiato sprecato le mie parole
emozioni del cuore perse sulla sabbia,
bruciate dal sole
nell'indifferenza d'una lucertola pigra
in attesa d'un moscerino,
d'un insetto da deglutire.

Nel deserto le parole affogano tra le dune,
il phön che soffia
alza una polvere che acceca l'anima,
tu sei persa nell'arsura
alla ricerca di un'acqua limpida e fresca
che non puoi trovare nell'oasi africane.

Non puoi capire, tu, questo mio animo
non lo hai mai capito:
arrivavi, ti spogliavi e volevi fare all'amore.
Quando ero assente,
quando me ne stavo seduto su una sedia,
mi chiedevi perché stavo lontano,
tu, non hai mai capito il mio amore.
Ho bisogno di affetto prima ancor che del sesso.
Caffè e latte?
Sì, caffè e latte addolcito con miele.

Lecco un cucchiaino abbandonato sul vassoio:
raccolgo le briciole rimaste
e mi illudo di saziarmi.

(Donnas 17.6.2017 – 10,48)

L'ultima neve


Nella foto: Il Bec Renon a Donnas

Non è finita ancor la primavera
si scioglie l'ultima neve a fianco al Bec Renon
diaccia l'estate che arriva
freddo il mio cuore
e pure ti ricordo.

Ti penso, Valentina, oh, dio se ancor ti penso,
ricordo i tuoi seni, coppa di champagne,
inebrianti quelle bollicine,
il tuo corpo a me stretto caldo nell'orgasmo,
la tua bocca sensuale
il desiderio che avvinceva i sensi.

Non eri trasgressiva, Valentina,
eri dolce e quasi pudica
corde e bende tu non le cercavi
neppure eri volgare,
la tua sessualità tradizionale.

Certi giochetti li evitavi, Valentina,
passare per puttana non volevi,
non lo eri,
neppur l'amore tuo vendevi,
ti donavi per un poco d'affetto
che cercavi,
che con passione ognor mi davi.

Sciocco imbecille a non aver capito
quello che Dio ancor mi regalava.
La vita tanto mi ha donato
quello che ho avuto mai io l'ho pagato.
E il tempo mio volava
ma Dio ancora d'amore mi colmava.

Donnas 16.6.2017 – 19,50)

Vibrazioni leucane


La foto è di Fabrizio Passaseo (g.c.)

Lo sciabordar dell'onda mi commuove
a sogni antichi il mio pensier s'invola
t'ho amato ed ho raccolto i tuoi sospiri
anche se adesso a nuovi lidi viri.

E dentro il mare il mio pensier s'affoga
la musica accattona questo cuore
pur se sono lontano il suon raccoglie
lascia nel petto deste ancor le voglie.

I sensi sollecita, l'estro mio risveglia,
con quel tuo chiacchiericcio mi confondo
con te discorro a notte e m'addormento
e mi m'accarezza un refolo di vento.

Donnas 17.6.2017 – 20,46)

Esibizionisti

Su Facebook ci son cose stravaganti
di burattini è pieno e sono tanti.

C'è gente molto abile a plagiare
e in quel che ruba, scrive: “non copiare”.

C'è altra gente che perde le giornate,
poi che le sue cazzate ha pubblicate

ad invitare amici e conoscenti
a mettere “mi piace”, e son insistenti.

Ma in questo modo poi possono dire
che le lor cose hanno un bel sentire.

Il bello sta in chi stampa le poesie
che dopo prega pronipoti e zie

ad acquistare il libro pubblicato
per poter dire che un successo è stato.

La cosa è grave quando spesse volte
le associazione vengono coinvolte,

sovente c'è anche il politico di turno
che quasi sempre presenzia taciturno.

Ha capito del perché l'hanno chiamato
ma lui spera di non essere trombato

lui si presta a far la statuetta
e racconta poi qualche barzelletta.

Il peggio è quando arriva il missionario
che per capir ci va il chirografario

che l'unica cosa che capisce
che se si vende il vescovo percepisce.

Se poi si guarda in sala, mamma mia,
ti chiedi: davvero è tutta qui la poesia?

Infatti, vedi anche quelle che la danno
e dicon che l'han presa con l'inganno.

Ma ci sono anch'io un poco sorridente
che so che quell'autor non vale niente.

Se son scoperti da Facebook van via
una sgalla in meno, e così sia.

(Donnas 18.6.2017 – 15,03)

Dissoluti


Il dipinto “The Dissolute Household (detail)” è opera di Jean Steen

Non m'importa del mondo
odio la sua ipocrisia velata da perbenismo laido
da un'etica fasulla
mascherata tra libidine morbosa
segni di croce e candele accese
odio le donne pie
che lo sguardo dissimulano
sdegnoso dall'immagine oscena
mentre la mente e l'occhio al peccato
rivolgono vogliose.

Oh se ho amato te, impudica e volgare,
il tuo ostensorio è ricco di particole impastate
tra lussuria e cupidigia ingorda
me ne hai donate tante
sconsacrate
vogliosamente condite di libido e vizio
tutte le ho gustate
anche le briciole cadute ho conservate.

Cosa più cerco e voglio?
Ora solo un ricordo tiepido
impastato con l'impotente tempo che livella
desideri e passioni,
poco ormai posso dare.

Ma questo cuore ancor batte,
batte pur se incostante e sostenuto
da qualche prescrizione medica appropriata,
ed è vivo e viver vuole
non si rassegna alla maledizione del tempo
che neppure i ricordi cancella
li proietta sempre sul muro sgretolato della vita
sfaldato nelle immagini ma pur sempre
ritratto d'un vissuto in cuore vivo
d'un attimo passato,
che in mente è ancora energico e giulivo.

(Donnas 19.6.2017 – 12,23)

Con il giornale in mano
(A Nanni Loy)

Con il giornale in mano pensando a Nanni Loy
pensando agli anni miei, pensando anche a te,
al comico Giannini, al grande Volontè.

E sono qui, seduto sopra il letto
a leggere commosso,
ci lega un filo rosso,
un modo di pensare
la vita interpretare.

La tazza di caffè
e la zuppetta al bar
mi sento di morire,
perché mi son svegliato?
Potevo ancor dormire.

Son col giornale in mano
e strappo dalle righe
l'essenza d'una vita
di un'era ch'è finita.

Scolpisco una figura
unica, irripetibile,
in fondo gli assomiglio
dagli altri resto a un miglio.

Ma nulla posso fare
scorro le esternazioni
raccolgo un'emozione
e infin mi vien da dire
che: “Mi manda Picone”.

(Donnas 20.6.2017 – 9,37)

Passerotti a Leuca


Sostavo con i passeri loquaci
ero abbastanza triste ed abbattuto
erano giorni strani ma sereni
li ho condivisi con qualche pennuto.

C'era una passerotta un po' mal messa
aveva perso un occhio ma viveva
intorno saltellava e mi sfotteva
i lacci delle scarpe mi scioglieva.

Purtroppo non viviamo in armonia
siamo infelici, a tutti facciam guerra,
ma un passerotto ci saltella intorno
con lui condividiamo anche la terra.

Ed ha un mondo suo a noi parallelo,
costruisce un nido sotto un embricino
se gli porti due briciole di pane
ti aspetta e poi ti sta sempre vicino.

Cinguetta quando sente l'auto arrivare
avverti un frullar d'ali e non ha paura,
se la giornata è nera e senza sole
lui te l'accende e non la vedi scura.

Son passerotti in fondo, un po' di piume,
due ali e due piedini ballerini
un cinguettio, un canzonar giulivo
con gli occhi un po' curiosi di bambini.

(Donnas 20.6.2017 – 16,38)

Riccio o volpe?


Il disegno è preso dal portale:
http://universi-mi.it/la-volpe-e-il-riccio/

Pur se la guerra appiccio
dimmi cosa devo fare per te,
mio dolce amore,
dimmelo via che lo farò,
lo so quello che dopo avverrà,
lo so, un gran pasticcio.

Ma non posso più fare solo il riccio
come Eraclito anche la volpe devo fare
l'equivoco non posso alimentare
casca la bomba ed alza un gran terriccio.

Per troppo son stato un po' molliccio
ora devo aprir la porta ed arieggiare
il prezzo dell'amor devo pagare
tu me l'hai dato e non te l'ho pagato
il germoglio è cresciuto, oggi è viticcio.

Sono le foglie di color verdiccio
i chicchi ancora acerbi appesi al graspo
ma presto il sole gli darà calore
matureranno ma io con loro annaspo
la vita è breve e arriverà l'autunno
il verde poi oscurato dal rossiccio.

(Donnas 21.6.2017 – 14,33)

Grilly e Santosky



Un giorno insieme calcheremo ancora
la scena d'un teatro naturale
e vincerà di nuovo la parola
reciteremo un verso amatoriale.

Un verso, forse due, sarà poesia,
la voce seguirà il giusto metro
il ritmo incrocerà la prosodia
e vibrerà sonante come il vetro.

Lucente e trasparente è la parola
se ben forbita non è mai banale
difficile è postar la museruola
lei segue il suo viaggio celestiale.

Sol chi possiede in cuor nobili sensi
riesce ad afferrar le gioie del mondo
a volte a suscitar nel volgo assensi
bastano i versi d'un vate vagabondo.

(Donnas 17.7.2017 – 16,30)

Renato Grilli, pescarese di origini, è un fantasista teatrale e fine dicitore di Cocumola (Minervino di Lecce) con il quale ci siamo divertiti nella notte bianca di Castiglione di Andrano del 2016 a declamare versi e fare sermoni in uno spettacolo pubblico organizzato da amici poeti della zona.

Sugli alti pascoli


Nella mia foto la Bec Renon ed i pascoli vicini

Sugli alti pascoli del cielo
dove per anni giovane ho volato
là dove s'ode il suono dei pendagli,
dei campanacci al collo delle vacche,
volo ancor oggi che il tempo mio è passato
qualche traccia di neve resiste e nuove bacche.

Primi fiori sui rosai selvaggi
rossi frutti in autunno
smaglianti tra la neve che già cade
muggiti al cielo, intensa nostalgia,
dei verdi pascoli, dell'argentina acqua di fonte
che gorgoglia tra pietre vecchie e nuove
tra fresche erbe e primi fior di roccia
e sulla fronte schizza qualche goccia
l'arsura in gola toglie
fiorisce il bucaneve e l'agrifoglie.

E mi ritrovo ancor con gli scarponi,
lo zaino con la corda e la picozza
le marmotte sui prati ad osservare
la fuga dei camosci
le aquile in cielo volteggiare coi falchi
i galli di montagna e il gracidare
dei corvi in cielo neri roteare,
trascinare il mio tempo, i miei ricordi,
la giovinezza che martella in mente
e i sogni, i sogni miei tutti ormai spenti,
il ritrovarmi sui pascoli dormiente.

(Donnas 18.7.2017 – 07,00)

Indifferenza


La foto è tratta dal portale:
http://tuttopuolamore.blogspot.it/2014/10/la-bicicletta-di-dio.html

Vorrei poterti dare un po' d'amore
anche se so che a me vien sofferenza
rileggo i tuoi pensieri in tutte l'ore
mi manchi e non riesco a stare senza.

E non m'importerebbe dell'età
neppur del criticare della gente
che sta a tacciarmi d'immoralità
a me non fregherebbe proprio niente.

E me ne andrei felice ogni mattina
abbracciato con te lungo la strada
il vecchio amante con la ragazzina
che si rotola in mezzo alla rugiada.

Far scoppiare d'invidia tutto il mondo
dimostrar che ad amar non v'è un'età
come bambini fare il girotondo
riconquistar la nostra libertà.

E trasgredire senza aver paura
d'infrangere ogni regola morale
aprir la porta abbattere le mura
lasciar entrare fresco il maestrale.

(Donnas 18.7.2017 – 9,09)

Citazione
Le cose belle
sono come
i pesci: scivolano via facilmente dalle mani!

(Citazione di Salvatore Armando Santoro del 19.7.2017)

Perché non dormi?



Io mi chiedo perché non stò a dormire
tutta la notte a scrivere fregnacce
che poi al mattino neppure io rileggo
solo cazzate scrivo altro non veggo.
 
Poi all’alba ecco la solita cazzata
fresca di stampa sul portale appare
ormai non m’interessa e la trascuro
anche le palle ho dure come un muro.
 
La gente è strana, che ci posso fare?
pensa di essere sale della terra
invece la pietanza è senza sale
meglio è dormire che non fa mai male.
 
Ma io sonno non ho, che male faccio?
Lasciatemi scrivere le solite cazzate
se proprio v’ho stufato e v’annoiate
più non leggete, come io faccio, fate.

(Donnas 20.7.2017 – 11,14)

L'amore perduto



Oh, l'amore,
l'amore che tormento
perchè tu cambi, perché sei come il vento?
T'amo così, come tu sei ti voglio,
ma butta quei tuoi stracci, sì, butta l'orgoglio.

Ritorna quella ch'eri, sogna un poco,
fai rattizzar nel cuore nuovo fuoco,
prova a sentire questo sentimento.

Oh, dio quanta dolcezza ogni momento,
che trasforma la donna che tu ami
in qualcosa davvero eccezionale.


Lei sa d'esser diversa, ma tu neppur lo vedi,
d'essere una madonna sempre credi.
Invece è trasgressiva ed infedele,
ma tu l'ami così, così la vuoi,
un'altra donna no, amar non puoi.

Lei è sempre ben cullata nel tuo cuore
odio non hai, hai sempre in petto amore.
La vedi sempre come il primo giorno
ma lei è ormai cambiata
è una mondana ancor non l'hai capito,
lei te l'ha detto, duro sei d'udito.
Ma l'ami anche così, tu sei perduto,
neppure Dio può esserti d'aiuto.

Donnas 20.7.2017 - 12,36

Terroni


L'immagine è presa dal portale:
http://www.terraterraonline.org/blog/ufficiale-il-glifosato-e-cancerogeno-anche-se-monsanto-nega/

Veniamo dalla terra in essa rotoliamo
la polvere è come un borotalco
le nostre rughe copre e le ricama
la terra, maltratta a volte chiama.

Ci dice che oramai non c'è rispetto,
tutto riceve, tutto copre e prende,
ormai i nostri campi sono pieni
la terra condivide sol veleni.

Noi l'abbiamo bruciata, lei è avvilita,
l'abbiamo empita di luridi concimi
cerca di sopportare le invasioni
e sopravvive alle devastazioni.

Fertili campi sono ora paesi,
la meglio terra sfoggia una piscina
l'abbiamo invasa con le costruzioni
ma lei resiste a tutte le intrusioni.

Ci ammonisce, ci dice: “state attenti,
tanto progresso ha un costo e pagherete
quando gli ultimi orti saran spenti
ditemi allora cosa mangerete?”

(Donnas 21.7.2027 – 10,56)

Ballata di Punta Ristola


Nella mia foto: Punta Ristola, il promontorio più a sud d'Italia

Indolente nel letto mi rigiro
il mio pensiero nel Salento vola
secca è la lingua, arsura nella gola,

e l'amaro, che l'animo avvelena,
il dolce che hai lasciato non cancella
mentre il frullare d'una colombella

ridesta la vision del promontorio
che Ristola tien sveglia nella mente
insieme a te che ormai rimani assente.

Tu questo amaro più non addolcisci
anzi con un coltello il cuor ferisci.

(Donnas 21.7.2017 – 19,56)

La zibellina


Nella foto: una zibellina.

Verrà giorno verrà,
credimi oh donna,
che tu maledirai la tua natura
or no lo sai
ancor tu sei immatura
o forse sei anche tu di testa dura.

Ma ti conosco ormai, sei zibellina,
un animale strano e stravagante
la notte per te è stata congeniale
ora racconti che ci stavi male.

Ma continui sul web a navigare
incontri gente squallida e indecente
esporti a te davvero costa niente
ti ecciti per gli orgasmi tuoi indecenti.

Ma cosa cerchi, cosa insomma vuoi?
Cosa mi stai adesso a raccontare?
T'ho dato amore
e tu cosa m'hai dato?
Per sesso squallido mi hai contrabbandato.

Ed ora ti lamenti e sai che fai,
tutti i vizi in me hai sollecitato,
è certo mi piaceva e ci son stato,
quello che tu non sai
t'ho anche amato.

Non starmi a raccontare fiabe e storie
in rete so benissimo che fai,
gli incontri che solleciti, che hai,
tutti oramai sanno quel che dai.

Dai quello che a me hai un dì donato
poi forse ti schifi di te stessa
fuggi perché tu devi rinnovare
sempre con uno non ci puoi mai stare,
ti serve tanta gente per campare.

Adesso forse hai capito che so tutto,
che non mi puoi più stare ad ingannare,
perché sto dietro a te? Non puoi capire!
Sono un demente e non un farabutto.

Un demente che ha perso la ragione
dietro una donna che non vale niente
ma da sola dal cuore mio sei uscita
grazie a te ripreso ho la mia vita.

(Donnas 22.7.2017 – 10,46)

Cuore e ragione

Vedo solo l'amore altro non vedo,
tu dici di guardar anche ai miei anni?
Perché devo guardare il corpo morto
se adesso sono in vita e senza affanni?

Ad amare non c'è mai età che tenga
l'amore è un sentimento che mai muore
anche quando sei morto batte il cuore
non c'è mai interruttore che lo spenga.

L'amore confuso con lascivia
esternazione dagli uomini inventata
in natura esiste sol l'istinto
ai cicli della vita sol legata.

Ma l'uomo è un po' particolare
sfrutta le cose belle che dona la natura
le trasforma in feticci, in gioie d'amare,
il vizio attizza, spinge alla perdizione
la donna invita verso il lupanare.

Ma io l'amore cerco dappertutto
lo confondo col vizio
con la merce esposta sui banchi del mercato
cerco la mela rossa e seducente
quella che attira e che m'ha raggirato
quella che un dì ha sconvolto la mia mente.

Oh, si, cuore e cervello, inutile pensarci,
sono due organi nati e fatti male
viaggiano su binari paralleli
l'incontro è sempre e solo accidentale.

E' l'accidente che sveglia la ragione,
allora il cuore al fine si rassegna
tira una corda, ed il confine segna,
sceglie la libertà non la prigione.

(Donnas 22.7.2017 – 11,35)

Pendagli e tagli



Gli uomini hanno un pendaglio
le donne invece un taglio
puoi la frittata a lungo rigirare
ma solo a questo devi ognor pensare.

Anche se vai a cercar altro dettaglio
tanto per centrar meglio il bersaglio
dicendo che lei pure tien le bocce
annoto che il maschio ha ben due gocce

ben sode quando vien la primavera
ma mosce quando vien l'autunno a sera.
Dimmi allora dove sta la novità
e smettila tante balle di contà.

(Donnas 10.7.2017 – 3,36)

Haiku – Fase lunare


La foto è di Carmelo Salvaggio (g.c.)

sogno la notte -
in ciel la luna splende
fase crescente

(Donnas 10.7.2017 – 14,15)

Primi voli



Oh, quanti sbandamenti e ruzzoloni
quei primi voli giù dal tetto antico
saltando sopra un mandorlo od un fico
con la passera piena di attenzioni.

E quanta cura ad insegnare i voli
spronare ad agitare bene l'ali
a ben saltare sopra i rami e i pali
bisognerà mangiare poi da soli.

Tutto avviene sul tetto dirimpetto
quanta euforia fiorisce per la vita
a viver bene ai passerotti invita
mentre io vivo male e per dispetto.

Tanto ci può insegnare la natura
ma la pigrizia solo noia carbura.

(Donnas 11.7.2017 – 11,14)

Il socero della cognata



“Prendi una sieda e siediti mi disse
che star seduto o in piedi non si paga
statti sotto quel fico ventilato
un buon bicchiere t'ho già miscelato”.

“E dentro c'è del ghiaccio che fa caldo
andiedi già due volte dentro casa
or che mi son seduto sotto il fico
chi m'ha venduto il vino benedico”.

“Lui è Tamaro, il padre era Francesco,
e vino ed olio sempre hanno venduto
col treno lo spediva da Quarrata
bon vin del Chianti ed anche olio d'annata”.

“Oh via, mi disse, datti una calmata
sempre agitato sei, che fretta c'hai?
Anche se è tardi mica perdi il treno
l'auto c'hai che scarica veleno”.

“E mica ci hai un bruscolo nell'occhio
ci vedi bene a sera come il gatto,
lo senti come cantano gli uccelli?
Poi la mi' moglie coce du' tortelli”.

“Lo vedi come è tutta affaccendata
a far l'impasto con farina e ova
gli spinaci son boni, son dell'orto,
e la ricotta è fresca, beccamorto”.

“Noi la si piglia dove abita Tiziano
e là c'è l'aria fresca di montagna
la viene dall'Orsigna e tu lo sai
lassù ci sono tanti pecorai”.

“Il sugo è quello fatto col cignale
li sentirai come son saporiti
quelli scivolano giù dentro la gola
non muri a secco ed il bon vino vola”.

Giulio da un pezzo adesso se n'è andato
e la Norma dopo un poco l'ha seguito
ora riposa sotto i ramoscelli
ma io ricordo sempre i suoi tortelli.

(Donnas 24.7.2017 – 07,47)

Una vecchia lambretta


La foto: La chiesetta della Madonna delle Grazie ai Piani di Galatina (1959)

Una vecchia lambretta
un sorriso, un po' di sole, una chiesetta
una stradina bianca dentro il cuore
e di cicale intorno un gran fragore.

Qualche ciola che urla disperata
le penne colorate in bianco e nero
il silenzio intorno e la campagna secca
l'odor di paglia ed il soffiar del vento
a mitigare intorno la calura,
oh come passa il tempo!

I Piani, sì, i Piani rinomati
quante persone un tempo a passeggiare
l'aria era buona il posto ricercato
soprattutto da chi era ammalato.

Io ero ammalato sol di nostalgia
lì c'era la terra de miei nonni
lì c'era la fatica
lì c'era un altro mondo un'altra vita,
c'eran le mie radici
dei vecchi miei il respiro,
oh, sì ancor quell'aria aspiro!

E la ricerco ancora quella terra
ne gusto l'odore ed il colore
ne assimilo i rumori,
scarni rumori solo di natura
oh, Dio, a ricordare quanto è dura!

E la rivedo quella motoretta
col suo rumore ritmico che batte,
batte anche il cuore
a volte intermittente
era in fondo una semplice lambretta,
la osservo adesso silenziosa
insieme alla morte all'angolo che aspetta.

(Donnas 12.7.2017 – 12,08)

Trasparenti

Da anonimi diventiamo trasparenti
con questo Facebook siamo perduti
tutti spingono, han voglia di apparire
tutti han qualcosa da mostrare e dire.

Ed anche le persone sconosciute
si sentono importanti sulla rete
si sprecano i “mi piace” e i commenti
trovi di tutto dai film ai documenti.

E tutti disquisiscono, son sapienti,
google è un buon motore di ricerca
mi parli d'arte, di un grande musichiere?
Con google non esistono barriere

in un attimo chi sta dall'altra parte
dello schermo, che legge i tuoi commenti,
s'intimidisce, pensa: “è un gran sapiente”,
invece, dall'altra parte c'è un demente.

Uno che usa un motore di ricerca
e ti incanta con il suo sapere
disquisisce su tutto notte e dia
ma lui legge su una enciclopedia.

Tanto lui vive a Patti e l'altro a Rho,
chi cavolo lo vedrà mai di persona?
E un altro vive a Cusco tra le Ande
mentre io son qui e sto anche in mutande.

Ecco apparire è la nuova moda
che Facebook a tutti ha regalato
tutti così siam grandi ed importanti
a mezzo busto con cravatta e guanti.

(Donnas 24.7.2017 – 10,15)

Stimoli


A volte senza mai farmi sentire
alla sua porta busso da mendico
ma dopo che l'ho fatto maledico
nell'animo mi sento incattivire.

Ascolto le cicale ancor frinire
quando ripenso a quel Vereto antico
dal colle guardo mentre colgo un fico
l'amaro in bocca cerco d'addolcire.

Dov'è finito tutto il grande amore
che colmato ci aveva di dolcezza?
Dov'è finito tutto quel fervore?

Scende nel cuore immensa la tristezza
mentre allungo la mano con tremore
le sfioro il viso con una carezza.

Sol del disprezzo or resto debitore
su questo colle secco e senza un fiore.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 15.7.2017 – 00,08)

Scie chimiche

Scie fumose, rumorose,
ombre, tracce in movimento,
rotolano, sfrecciano,
in strada,
su nel cielo.

Ognuno un po' di betonaggio
abbandona al passaggio,
lascia un assaggio
di tossico viaggio
e il saggio
resta ostaggio
di simile stallaggio
compostaggio
selvaggio
neppure scarafaggio.

Un ciclista col casco,
con gli occhiali,
i guanti mozzi,
in sella ondeggia,
tra il traffico destreggia,
sbanda, sterza, saetta
il caos dileggia,
felice si diletta,
beato aspira il miasma
ossigena i polmoni,
inutile fantasma.

(Donnas 25.7.2017 – 9,59)

Presenze


La foto è tratta dal portale: http://www.ilritorno.it

Aleggi intorno a me,
vedo il tuo volto con un sorriso amaro
ti confronti con la dura realtà della vita
chiedi conto a te stessa,
ti analizzi.

I tuoi entusiasmi,
le tue sbandate istintive,
forse le tue pulsioni
che si agitano dentro di te,
copia delle mie pulsioni
che non muoiono
sopravvivono ai giorni
non vogliono aver ragione del tempo.

Ascolto i battiti del tuo cuore,
non riesci ad amare nessuno,
ma sei riuscita a farti amare
e vivi in me,
non vai via neppure quando ti scaccio,
perché sei nei miei pensieri
ogni giorno,
soffro con te del tuo patire.

Vorrei pagare il conto per quello che mi hai dato,
oh sì, mi hai dato tanto senza volerlo,
volevi prendere e hai dato senza saperlo,
ho raccolto goloso il frutto della tua giovinezza
che era per me ormai un sogno lontano
ma che tu hai fatto rivivere
nel tuo folle mondo
dove mi hai trascinato e abbandonato,
dove adesso agonizzo.

(Donnas 15.7.2017 – 19,44)

Haiku – Santità


La foto (particolare) è tratta dal sito: http://www.lalucedimaria.it 

madonne e Santi
già volo in paradiso
fiamme d'inferno

(Domnas 25.7.2017 – 10,18)

Voli


Foto da Wikipedia, di Jiyang Chen

Ali di gabbiano
a planar sul mare cristallino
che il sol dipinge ed inargenta
mentre una goccia d'acqua spenta
si confonde col cielo diamantino.

Ristola guardo,
dal mio cantuccio antico
l'occhio spazia, lontano si protende
mentre il pensiero ancora si distende
rincorre un sogno aprico.

E il tempo passa
nel vortice degli anni mi trascina
ormai poco rimane e vedo il colle
mentre color del sangue son le zolle
e quella terra sempre è più vicina.

Io dolcemente ancora l'accarezzo
a riposarvi sotto non v'è prezzo.

(Donnas 16.7.2017 – 10,58)

Haiku – Depressione

nuvola nera -
nel cuor porta tempesta
pianto di sera

(Donnas 27.7.2017 – 17,29)

Dolce stella

Mi diceva: “sei una dolce stella”,
la più lucente che Dio abbia creato,
l'uomo che ogni donna fortunata
avrebbero voluto avere sempre a lato.

Poi disse:“Forse ho sbagliato la lettura,
male ho guardato un dì in fondo agli occhi”,
divenni quindi per lei una iattura,
mi emarginò e all'indice mi pose.

Ma io son sempre tal senza vergogna,
non mi sento cambiato dentro il cuore
anche se lei mi condannò alla gogna
per lei conservo un po' di batticuore.

Ma forse ero sadico davvero
a simulare avevo finto bene,
che abbia trovato un buon amore spero
e dal suo cuore tolto spine e pene.

(Donnas 17.07.2017 – 07,47)

La pastora


- Il dipinto La Pastora è di Van Gogh

Lassù dove le vette il sole indora
lassù fiorisce ancora la cicoria
e di ginepri l'aria intorno odora
una campana a Pasqua suona il gloria.

Lassù sugli alti pascoli l'aurora
riporta la fatica alla memoria,
il primo sole i fieni ricolora
solo il lavoro porta alla vittoria.

Sugli alti pascoli urla la Pastora
il suo gregge a ruminar conduce
su questi monti l'erba è fresca ancora

e pascolar convien finché c'è luce,
poi le sue bestie quando il sol scolora
nella stalla a mungere conduce.

La giornata però non è finita
ma la Pastora ha scelto questa vita.

Sonetto ritornellato
(Donnas 26.7.2017 – 11,42)

Haiku-Ombra

Davanti al mare
a respirar mattino
ombra di sera

Haiku-Shadow
beach Front
udisati ujutro
vecer shadow

(Donnas 17.07.2017 – 8,16)

Ermetismo


La foto è tratta dal portale:http://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-contesto-storico/ermetismo.html 

Non m'importa che tu non capisca,
e cosa vuoi capire?
Cosa hai capito, dimmelo lo sai?
Chi chiami a governar manco saprai
se a votare a volte manco vai.
Ed io non perdo più il mio tempo
a parlar con sordi e mezzi ciechi
a voi, come insegnò Platone un giorno,
toccano governanti ladri e biechi.

Allora è meglio scrivere dei versi
perdere il tempo mio dietro a dei sogni
più non vi seguo, più non sto a impazzire
con discorsi sprecati e contro vento
meglio che pensi solo ai miei bisogni.

Lo so, versi non sono da ermetismo,
ma con chi parlo in rete?
Ditemi voi: “Ma il mio parlar forbito
da quanta gente in fondo è percepito?”

Io parlo al vento,
con lui, sì, mi confondo
anche lui non sa mai dove andare
a destra, a manca, al centro
in cima, in fondo?
Ma è la sua natura e segue il corso
deciso a monte dall'anticiclone.
Sì anche con lui non mi confondo
scarico con lo scritto la tensione
e in rete qualche verso ancor diffondo.

(Donnas 27.7.2017 – 11,54)

Riti



La mia bocca affamata
dà una spinta ai denti
balbetta la mascella
nell'inutile rito ormai compiuto
d'una Natività senza frontiere.

Stelle splendenti
luccichio di sfere colorate
scintillio intermittente di vetrine
sorrisi a volte anche irrazionali.

Frugale pasto il mio
pensando a tanta gente in fuga!

Che Natale è mai questo?

Dondolio di barconi
inutili preghiere a un Dio che tace
nel logico abbandono
del suo primo sonno innocente.

(Boccheggiano 25.12.2017 – 16,50)

Rinnovando Aspasìa
(Discutendo con Leopardi)


Nel dipinto Aspasìa e Pericle.

Ora Aspasìa rimossa ho dalla mente
Pericle scudo ed arco ha già deposto
le tracce del dolor sono ora spente
nei nostri cuori ormai non c'è più posto

per nuovi amori, per nuovi sbandamenti,
passa il tempo e via porta gli ardori,
le euforie e i tanti incantamenti
ad altre mete miro, altri valori.

Ma quella gioventù che senti in petto
è come brace, e spesso si riaccende,
sotto cenere calda cova affetto,
dietro una nube sempre stella splende.

E come te, inganno la natura,
sui nostri errori lei sempre fiorisce
matrigna fu per noi, ingrata e dura,
perisce chi di lama altrui colpisce.

Ma Aspasìa raccoglie un otre rotto
piange sul suo destino che ha cercato
fragili amanti in nuovi errori ha indotto
il sole ha spento e il buio ha seminato.

Ma sul tratturo restano gli stracci
d'un amor che comunque è stato dato
che dalla mente inutilmente scacci
e che affetto che dura ha generato.

(Donnas 9.7.2017 – 11,27)

Haiku – The



Voglia di the
il tempo più non conta
dieci alle cinque

(Donnas 8.7.2017 - 9,49)

Haiku - Il tempo


La foto è tratta dal portale:
http://www.c4dzone.com/it/gallery/verocuoio-2809/il-tempo-passa-2399

Tempo che passa-
e già l'aurora muore
ali di vento

(Donnas 8.7.2017 – 8,26)

Pedala di testa



Pedala di testa Guillaume Martin
Platone ti sostiene
ti suggerisce il giusto pedalare
lascia la rabbia agli altri
tu il cervello fai ben funzionare.

Non è la forza bruta a trionfare,
si, la vittoria arride al prepotente,
è soddisfatto d'aver dato un pugno
d'aver fatto saltare quattro denti,
ma è una vittoria a volte assai scadente
a trionfare è sempre la ragione
nel tempo lei richiama l'attenzione.

E quando il gioco poi diventa duro
allor non serve le energie sprecare
è in testa il cambio giusto da operare
mai sbatterai la testa contro il muro.

A Guillame Martin filosofo e sportivo

(Donnas 7 Luglio 2017 – 14,39)

Natività
A mezzanotte in punto
è nato un bel bambino
da grande poi lui disse:
“Ma quanto fui cretino”.

Son nato per amare,
amor non ricambiato,
mio padre da ogni ostello
lo hanno allor cacciato.

Mia madre sofferente
in terra sconosciuta
pregava suo marito
da doglie combattuta.

Astronomi e Re Magi,
cercavan la cometa,
brillò sopra una stalla
dove nacque il Profeta.

Ed anche Erode allora
cercava il buon fanciullo,
ma lui dormiva al freddo
in un tugurio brullo.

Poteva stare in cielo
tra gli angeli e tra i santi
ma scelse proprio loro,
ladruncoli e intriganti.

Tra loro crebbe e visse
ma non fu mai gradito
Giuda se lo vendette
e Pietro l'ha tradito.

Voleva cambiar tutto
ma non cambiò mai niente
dopo due mila anni
il mondo è deludente.

E l'hanno messo in croce
ferito ed inchiodato
gli apostoli umiliati,
Paolo decapitato.

Di tanto suo soffrire
resta soltanto il dramma
che tutto è come prima
e il pianto d'una mamma.

(Donnas 20.12.2015 – 22,44)

Dialogo intimistico



Il dipinto è di Isabella Casaluce Zupa di Conversano (Bari)

Avremmo dovuto parlare, Rosa,
aprirci,
scoprire i nostri cuori,
diffidente sei stata
sospettoso io ero
tu certo ad esser tale mi hai portato,
tante segrete cose mi hai celato.

Ma io le ho lette nel tuo cuore,
ho letto la tua vita
i tuoi segreti
in un autunno di cui ho scordato il giorno
ma sulle tracce tue ancor ci sono
ai giorni andati, come vedi, torno.

Ma è tardi ormai,
la ruggine sul chiodo s'è incrostata
il solvente non serve
quella forza d'allora adesso manca
ruggine a ruggine s'è ancora accumulata
anche la mente è stanca.

Ma a te io penso,
mentre rincorro chi è fuor di mente,
che m'ha dato anche lei della passione
unita a trasgressione.
Parifico e raffronto l'esperienza
di lei adesso posso stare senza,
ma tu sempre ci sei e ancor resisti,
come un vecchia vela dondolante in porto
resisti al vento, la mente mia ancor ti pensa
ma quell'affetto ch'è fiorito un tempo
dentro questo mio petto ha il fiato corto,
anche quella passion d'allora è meno intensa.

(Donnas 6.7.2017 – 17,46)

Fragilità


Il dipinto “Uomo fragile” è di Armida Levoni

Fragile è la mia vita
ed io mortale sono,
arranco col pensier che va lontano
pesa anche il pensar
affanno e duolo sovra il petto m'opprime,
schiaccia i ricordi, indietro mi riporta.

Seduto in riva al mare
a scacciar qualche zanzara preserale
anche se soffia il maestrale
intorba l'aria un sibilo
toglie la pace
e l'attenzione corre ad inseguir
l'insetto noioso ed opprimente.

Ma lei ormai non sente,
né legge nel pensiero come un tempo,
folle il richiamo più non arriva
il suo urlar più non sento
e la morte la mente mi carezza
come un colpo di vento.

Che il vivere un affanno è diventato
noia e abulia m'assillano,
nel letto mi rigiro a lei pensando
quel pensiero m'insegue
a cancellare invano sto provando,
con antiche presenze lo coloro,
ma l'agenda poi scorro
con le date segnate e con gli incontri
anche gli ultimi avuti
che allontano dalla mia mente
che più non corteggio
anzi irrido e dileggio.

A Dio più nulla chiedo,
godo questo frusciar di mare
questo sole che scende alla marina,
questo giorno che muore
ed il domani non sarà migliore
non ci sarà parola che novità mi dica
ma ancor più fragile sarà certo la vita.

(Donnas 5.7.2017 – 21,16)

Passioni antiche



Ti amo, Rosa mia, ti amo assai
più leggo in rete certe esternazioni
più salgono nel petto le passioni,
di te tranquilla non mi scordo mai.

E tu lo sai un dì quanto t'amai
quando iniziò a fiorir l'acetosella
ti ripetevo: “No, tu non sei bella,
nell'animo tu brutta mai sarai”.

Certo non eri capace ad esternare
provavi affetto ed eri affezionata
per far l'amante non eri certo nata
dicevi:” forse mai ho saputo amare”.

Ma t'ho donato un poco del mio affetto
tu m'ha donato quello che potevi
a far l'amore neppure un po' sapevi,
eri donna di casa e non di letto.

Poi arrivò l'estate e fu bufera
l'amor cessò così com'era giunto
salì nel cuore l'ansia e il disappunto
morì il giorno ed arrivò la sera.

Ora nel buio mi rigiro a letto
a prender sonno spesso stento a notte
ho ancor dell'altro amore l'ossa rotte
più non ci penso ed altro non m'aspetto.

(Donnas 4.7.2017 – 16,02)

Oppressione

Mi sveglio con un senso d'oppressione
no, non penso che sia una malattia,
qualcuno parla di lieve depressione:
“Scappa da quel PC, vattene via”.

Anche per strada è sempre un gran pensare
guardi la gente quant'è indisciplinata
ognuno vuole far come gli pare,
la moto? Sul passo dei pedoni l'han lasciata.

E poi se quella foto in rete poni
ti dicon che la privacy hai violato
chi ha fatto l'infrazione poi indisponi
e si incazza con chi l'ha denunciato.

Così alla fine chi va contro la legge
minaccia chi la legge la rispetta,
purtroppo anche su questo il mondo regge
il mascalzone al saggio non da retta.

E allora te ne resti alla finestra
ad osservar le rondini e gli uccelli
veloci vanno da sinistra a destra
e nella notte cantano stornelli.

E osservi l'armonia della natura,
la guerra? Solo al tempo degli amori,
ma per l'umano, credete, è proprio dura
in guerra vive sempre e tra gli orrori.

(Donnas 4.7.2017 – 8,25)

L'angolo dei sogni

Ti aspetterò un dì, ti aspetterò,
io ci sarò, non so se ci sarai,
può darsi che ancor mi penserai
forse sussurrerai come quel giorno
parole tenere d'amore e di passione
ma io lo so, sarà solo illusione.

Forse mi cercherai, guardando intorno,
ricorderai le tenere parole
forse le hai fatte mangiare alle tignole
sei stata te che le hai buttate via
e pur m'hai ripetuto tante volte
che ero dolce, ma tutte le hai stravolte.

Io ti cercherò, questo lo so,
mi aggirerò sperduto tra le nubi,
forse starò bruciando nell'inferno,
chi se ne frega senza il tuo respiro
maledirò per sempre il padreterno.

Certo dovrò aspettare per tanti anni,
ma al fine arriverai un po' imbronciata
così io ti conservo nella mente
ma tutte le cattiverie avrai sepolto
e il riso ancor disegnerà il tuo volto.

E ti vedrò bambina
con il cuore pieno dei tuoi sogni
con tutti i tuoi animali e la gallina
che fa coccodè e depone l'uovo,
e mi sorriderai ancor di nuovo
con in mano un peluche che non ho più
che ha smesso ormai di dire: I Love You.

(Donnas 3.7.2017 – 00,26)

Una spina nel cuore

E si bucò la mano per un fiore,
ma lui lo odorò, non lo raccolse,
dalla pianta per onestà non tolse
perché un roseto senza rosa muore.

E guardava le rose rosse e bianche
ridevano al passaggio della gente
ed io non sono certo un delinquente
mi buco un dito con la spina anche.

Ma la rosa si sfoglia poi comunque
ma non l'ho mica io assassinata
forse l'ucciderà l'uomo qualunque

a crogiolarsi al sole io l'ho lasciata
perché una rosa vive fresca ovunque
quando un raggio di sole l'ha baciata.

- Sonetto
(Donnas 3.7.2027 – 2,07)

Si chiamava Rosa

Aveva un dì un'amica generosa
per una vita lei inseguì l'amore
era gentile, simile ad un fiore,
anche di nome si chiamava Rosa.

E si era affezionata e ci sperava
per anni andava in cerca d'un compagno
la tela lei tesseva come un ragno
ma a catturare un uomo non bastava.

E nella rete poi cascò un poeta,
lo riempiva di tenere attenzioni
ma eran troppe le sue indecisioni
quell'amor stava in piedi sulla creta.

Era debole lui, lei poco attenta,
e un altro ragno ch'era lì vicino
una rete tirò sul biancospino
l'amore perse perché disattenta.

Venne l'autunno e poi anche l'inverno,
tornò la primavera e sopra i monti
sciolse la neve che alimentò le fonti
ma si sa che l'amor non è mai eterno

e va sempre con linfa alimentato
ma bloccare con sassi la sorgente
non è azione logica e prudente,
quell'amore finisce soffocato.

Ma lei è sempre lì, Rosa appassita,
ancor lo chiama quando vien la sera
quell'amore gli manca e ancora spera
che dia nuovo vigore alla sua vita.

Lei le vuole ancor bene e lui è convinto
che sentimento tenero può dargli
d'altro lui non può, ne sa parlargli,
sol tanto amor ha ancor nel cuor dipinto.

(Donnas 01.07.2017 - 22,14)

Caldarroste

Sul fuoco borbottando
va la castagna quando
nel tardo autunno il gelo
sul prato un bianco velo
lieve al mattino stende
e il sol ancor non splende.

Gira con il cucchiaio
il contadino gaio
scoppietta appena il fuoco
scintilla a poco a poco
se schizzi spande ardente
vola anche un accidente.

Ma poi dopo la lagna
già cotta è la castagna
sul tavolo la stende
vederle son stupende
col vino l'accompagna
è l'oro di montagna.

(Donnas 28..6.2017 – 11,09)

Haiku – Pioggia estiva


Il dipinto è del pittore russo Galakhov Nikolai

Schizzi di pioggia -
ad alitar sospiri
alba d'estate.

(Donnas 30.6.2017 – 16,14)

Non mi interessa

Non mi interessa più niente di niente
non mi interessa se cadesse il mondo
ne dello sproloquiare della gente
che prende per il culo in largo e in tondo.

Non m'interessa più di chi sta intorno
anche se sta affondando in mezzo ai guai,
è solo andata più non c'è ritorno
neppure amore posso dare ormai.

Di nausea mi sono già riempito
il mondo annega nella falsità
per i tuoi guai nessuno muove un dito
e amore vero nessuno più ti da.

E poi dovrei starmene tranquillo
guardare in faccia quel che mi circonda
anche se sono astemio sembro brillo
volo come una farfalla vagabonda.

E non m'accorgo più che il tempo passa
non so neppure cosa cerco o voglia
si fa più ingarbugliata la matassa
troppa è la gente che ti mente e imbroglia

(Donnas 29.6.2017 – 10,04)

Si cantava ai miei tempi


L'immagine è presa dal portale: http://www.traterraecielo.it

Si cantava ai tempi miei,
si era in mezzo ai guai e si cantava,
erano belle le canzoni a quell'età,
ricche di nostalgia, di melodia,
a riascoltarle oggi è un gran tormento
ma quelle musiche ancora in mente sento.

E l'animo s'empie di malinconia
a ripensar le strade sconquassate
senza auto, e una fila di carrozze
e di carretti da spingere in salita,
com'è cambiata oggi la mia vita.

C'era musica ovunque ai tempi miei.
La radio cinguettava notte e giorno
nei vicoli, nelle case, dal barbiere,
c'era musica, allegria senza barriere
c'era il pianino coi bimbi un po' affamati
e con le mamme tutte scapigliate.

Ma c'era musica, e tanta allegria
ed il sorriso il volto illuminava
ho rimpianto per quello che s'è perso
come acqua sporca l'abbiam buttata via.

Quella gioia dove l'abbiam lasciata?
La contentezza ci inondava il cuore,
adesso d'altro genere è il rumore
il viso è scuro e l'anima abbuiata.

E non si torna indietro si va avanti
si sta forse un po' meglio, c'è il progresso,
manca però il sorriso a tutti quanti
e indietro riguardiamo sempre spesso.

(Donnas 30.6.2017 – 9,43)

Canzone per l'amore sordo
(Discordo franco-provenzale)


Il dipinto “Musa” è di Gianna Cuneo

Amor non ti capisco
scappi e poi ritorni
stai sotto un lentisco
saltelli come storni
le pene mie lenisco
ma soffro tutti i giorni
ti scaccio, t'aborrisco
ma resti nei dintorni.

A volte tu mi offendi
poi dici di scherzare
ma usi insulti orrendi
precisi di barare
ma appicci nuovi incendi
non vuoi più farti amare
con altri amor ti stendi
sei sempre ad uccellare.

Vorrei provare ancora
ricominciar daccapo
ma penso come allora
mi romperesti il capo.

(Donnas 24.6.2017 – 1:48)

Tenacia


La foto del Monte Ventoso è di Giacomo Musso

Infila la mano nel tuo cuore
e afferra le parole,
dai capelli tirali sul foglio
questo tu devi fare
questo io voglio
l'animo rasserena
scaccia via la tua pena.

Non dire che la vita tua è finita
perché osservi tutto in negativo?
Hai la tua gioventù,
è vero l'animo tuo non è sereno,
ma guarda il mondo
anche le pene mie non ti nascondo,
ma io son quasi all'approdo
anch'io vissuto “senza infamia”
ed anche “senza lodo”.

Che vuoi che sia?
Godere o essere infelici
sono l'imago dello stesso specchio.
Scende la notte
arriva il sonno lieve
ti svegli poi al mattino più sereno.
Cominci poi l'affanno giornaliero
il ricco s'annoia,
il povero soffre la fame, è vero.

Ma poi si muore,
non so se si rinasce.
Ma il mondo gira
il povero può diventare ricco
i ruoli sono poi gli stessi.
Nello specchio l'immagine non cambia:
c'è sempre uno che soffre,
uno scontento eppure vive e mangia.

Ascolta me, non essere infelice,
non pensare la vita in negativo.
Quanta felicità fermenta in cuore
quando la vetta sfiori e la conquisti?
Sei tu con le tue forze,
con il tuo patire,
che arrivi in cima al monte,
quella gioia
solo tu puoi e sai capire.

(Donnas 27.6.2017 – 11,02)

Due patrie, un cuore


La foto “Santa Caterina” è di Antonio Nicola Pezzuto (g.c.)

Oh, patrie mie
che in cuor mi state fisse,
che sinfonie intonate nel silenzio
delle mie notti, quando ancor vi penso,
voi l'avvertite il mio languore intenso
l'amor sempre ci lega
e dura al tempo.

Oh, patrie mie,
che questo cuore empite,
che nel mio petto gioventù portate,
passano gli anni e pur se sto lontano
a voi, come facevo da bambino,
mie genitrici ancor stendo la mano.

E avverto questo gene antico
che lega Calabri e Messapi insieme,
lo sento nella mente ammorbidire,
l'assimilo e nel circolo proietto
per conservare i doni che Minerva
un dì mi diede e che non ha più perso.

Nulla io vi ho dato,
ho solo ricevuto e preso,
ma voglio regalarvi oggi un verso
perché mi sento figlio di Leucasia,
e nulla, nulla dico, è il mio pensier che vola
lui pensa e parla con la poesia.

(Donnas 23.6.2017 – 11,47)

Indecisione


Il dipinto “Indecisione” è di Silema.

Stai lì,
sospesa stai
dondoli sui tuoi guai
e poi rifletti
scappi e ritorni
mi dici dove vai?

A volte dolcemente canti
altre sguaiatamente abbai
ari la terra e pianti,
ma più non sei la donna che un dì amai
quello che vuoi neppure tu lo sai.

“Apri il tuo cuore”, mi dicesti un giorno,
“abbatti quel muro che offusca la ragione”,
ma non ho più padrone,
non sono un cane ingordo
neppure cerco un nuovo amore intorno,
mi struggo nel ricordo.

Quando ne ho voglia vecchie foto guardo
per me sei sempre uguale,
fuori sarai cambiata,
ti mostri anche arida e arrabbiata,
dentro sei sempre uguale
una bambina tenera
che forse allor non conosceva il male.

(Donnas 24.6.2017 – 19,35)

Siccità

E' inutile forzar questo tuo cuore,
farti capire che il mio bene vive
nell'animo tu covi sol livore
il fiume è asciutto ed aride le rive.

Secca è da tempo l'ultima sorgente
che alimentava un giorno tanto amore
ora quel gorgoglio più non si sente
muto è il torrente non vi è più rumore.

Ed anche intorno gli alberi son secchi,
ed io son stanco, è inutile più amare,
di quell'amor manco una goccia lecchi
asciutto è il pozzo e sabbia puoi trovare.

Non v'è più eccitazione sul Vereto
né voli di farfalle in libertà
il vento tace, silente anche il canneto,
il cuore è invaso ormai da siccità.

(Donnas 27.6.3017 – 10,21)

Conchiglie


La foto è presa dal portale:
https://www.caveri.it/blog/2012/08/27/la-mensolina-delle-conchiglie

Troverò conchiglie
sparse sulle spiagge della mia giovinezza
le adunerò una ad una
ci leggerò la storia,
la vita che si è spenta.

Leggerò tra i solchi del guscio
il tempo che è passato
mi illuderò di essere ancora vivo
strisciante sulla sabbia del mio mare
che mi rugge sempre nell'anima
mentre fermo i miei anni.

(Donnas 24.6.2017 – 10,31)

Squallidamente


L'immagine è tratta dal portale:
http://www.ambulatoriodipsicologia.it

Vorrei poter tornare indietro
fermare il tempo
riprovare l'amore che mi hai dato
veder quasi da un vetro
le trasparenze che mi sono scordato,
quella che eri e sei
or ti camuffi e un'altra non vorrei.

Così ti voglio erotica e viziosa
condita di quella trasgressione salutare
che m'hai donato e che m'hai fatto amare
un'altra non vorrei
no, io voglio lei.

Sì, sempre come eri, licenziosa,
ricca di esuberanza,
quando abbondavano gli ormoni,
me li hai trasmessi intensi
ho colto allora tanti feromoni,
alta era l'intensità e li gustavo
con te dentro l'inferno sprofondavo.

E niente, niente era peccato,
coglievo tutta la tua vitalità,
quell'esporti indecente,
quei liquidi che sgorgavano abbondanti
quel tuo amore che allor mi regalavi:
- oh, come posso io scordarlo? -
Con un coltello in corpo me l'hai inciso
circola ancor nel sangue
anche se adesso il cuore mio
batte con ritmo indeciso
la mente mia nel nulla langue.

Mi sei dentro oramai,
t'ho chiusa dentro la mente e più non esci,
s'affaccia un nuovo amore,
e il vecchio spinge,
ma sempre tu martelli più indecente,
tu, squallor dello squallore,
impudica e immorale,
resistente,
tu, che m'hai preso il cuor squallidamente.

(Donnas 25.6.2017 – 10,00)

Inquisizione


Il dipinto “Babilonia la Grande” è preso in rete

Mi inchino per paura
ma dentro al cuore mio v'è ribellione,
lo sa la Meretrice e non si scopre
dissimula ed inganna il volgo ignaro
che alle apparenze al fin resta obbligato.

Quello che vede il volgo a lei interessa
la pietra nello stagno i cerchi estende
meglio che il lago non riceva il sasso
la quiete fa cantare gli usignuoli.

Nel gran silenzio della torre muore
ogni protesta senza far rumore
la maldicenza toglie dai pensieri
il maldicente condanna negli inféri.

Così l'inganno dura e non si estende
l'occhio è oscurato ed il cuor non fende.

(Donnas 23.6.2017 – 11,00)

14 Maggio 1984 – A mia madre
(Anniversario 2017)


Nella foto: La Dora a Donnas (Valle d'Aosta)

Un alito di vento
un torpore che scioglie
rimembranze.

Festeggiano oggi.......

Il tuo nome dura nel tempo
manca l'afflato
nulla più percepisco.

Il vuoto intorno a me,
rose sui rosai
e fiori bianchi sui rovi,
sulle siepi ormai verdeggianti.

Mi giunge la tua voce
confusa al fiume che scivola tra i sassi
raccogli il mio sconforto
m'accompagni in questa giornata di sole.

“Riguardati figliolo”!

E l'acqua scorre.

(Donnas 14.5.2017 – 19,21)

Eri il mio sangue

Tu eri il mio sangue,
nelle vene scorrevi
adrenalina bevevi
la testa pulsava
il cuore rullava
un tamburello invasava
“Salentu, Salentu,
lu suli, lu jentu”.

Tu eri il mio sangue
che il cuore allagavi
le arterie pompavi
la vita mi empivi
di rosso schizzavi
progetti eversivi
di fuoco bruciavi
sol fiamme appicciavi.

Eri un bene prezioso
la mente hai dipinto
di allegri disegni
nel cielo poi spinto
tra il sole e la luna
che il cielo raduna
brillavan le stelle
lontane fiammelle.

Per me eri tutto
mi avevi colpito
acerbo mio frutto
ora tutto è finito
in mente hai distrutto
il bello creato
col segno del lutto
il cuore hai listato.

(Donnas 27.5.2017 – 00,13

Prigionieri

L'ho vista oggi
                                la rosa
prigioniera di una rete
mi ha chiesto
                              ”perdono”

E non capivo
la sua disperata invocazione
                               il suo urlo

Son perso anch'io
prigioniero del mio passato
la grata è sul mio cuore
                             l'imprigiona

E vedo nuvole lontane
tra i monti ancora spruzzati di neve
nuvole bianche e nere
gioia e sconforto insieme
freddo e calore che non muore
                             resiste

Il costato è ancora aperto
sangue sgorga dal cuore
bagna i rossi petali
                              agonizza

(Donnas 14.5.2017 – 20,12)

La terra dei fuochi

Nella terra dei fuochi
vaga il mio spirito disilluso.
Inutilmente l'occhio cerca l'abbaglio
il momento fugace che crea un verso
lo ricama di orpelli
lo fa unico o indecente.

Sei tu, vecchia baldracca,
(intendo vecchia di mestiere visto che giovane ancor sei)
che ispiri i miei versi.
Il tuo corpo lussurioso
sguaiatamente osceno e nudo
brilla al sole tra le bianche pietre del Salento,
i tuoi umori scivolano
da una vulva diabolicamente esposta
tesa a suscitare e ricercare ebrezze.

Immutabile quel tuo sorriso sfida il tempo,
indifferente ai cambiamenti di umori,
rimani sempre te stessa, invereconda,
poco casta e infedele,
anche se giuri d'essere un'altra.

Nella terra dei fuochi
gli ulivi sussurrano frasi oscene.
Diecine di colorati fichidindia
al sole ancora incerto di settembre
mi canzonano allineati su delle pale spinose
certi di non poter essere colti.
Impudica lei sogghigna,
anzi diabolicamente sghignazza,
incurante della mia sofferenza
che il suo volgare edonismo oggi rifiuta.

(Donnas 15.05.2017 – 14,25)

Conformismi



No, quello non lo scrivere,
non ti si addice,
lo legge il prete, il fanciulletto,
la donna incinta con la pancia
il vecchio che in salita arranca.
l'infelice.

Non è da te,
la gente ti leverà il saluto,
a me quella parola poco piace
la trovo un poco disgustosa.
E quel pensiero osceno
da dove l'hai sgravato?
Forse dovresti cambiare qualche frase,
togliere le parole più pesanti,
quelle ingombranti.

Hai usato il turpiloquio,
forse non te ne sei neppure accorto
che quella frase è un po' immorale,
per me lì ci sta male
dal senso comune tu sei fuori
quella non è poesia
ritmo e verso è bello e andato via.

Ho visto che hai scarabocchiato
mi sei stato a sentire?
le parole più pesanti hai già levato?
Allora, cosa hai scritto?

Ho cancellato le frasi più pesanti
quelle che hai detto fossero ingombranti
ma adesso il foglio è quasi bianco
scomparsa è ogni traccia di poesia
non è rimasto nulla
anche l'inchiostro se ne è andato via!

(Donnas 16.5.2017 – 2,27)

Onirico pensiero


L'immagine è presa dal portale:
http://www.sognipedia.it/sogni-lucidi/

Amo quella puttana
che un dì l'abito ha sfilato.
Omaggio alla giovinezza rubata
da ingordo vegliardo
confuso tra edonismo e affetto.

Ancora oggi
svolazzano nel mio letto
amplessi e orgasmi.
Sono solo a pensare un corpo senza anima
che emozioni ha rubato
all'età verde dell'incoscienza.

Ora la pioggia non è più rinfrescante
ma acida
i raggi del sole non più caldi
ma roventi
l'attesa non desiderata e cercata
ma evitata e rifiutata,
non più sofferta.

Bizzarria d'un animo in pena,
alla ricerca d'un piacere demiurgico,
estrapolazione di un mondo onirico
che ripete sempre se stesso
senza regalare le diversità promesse
e che si risveglia deluso ad ogni nuova alba.

(Donnas 17.5.2017 – 11,31)

Poeta


Il dipinto è tratto dal portale:
http://imblog.aufeminin.com/blog/
D20080612/280358_113410591_200204246-001_H222054_L.jpg

Mi sono steso su un prato fiorito
mi sono abbandonato al fruscio del vento
ho chiuso gli occhi
ho letto nel mio animo sereno
ho strappato uno stelo d'erba
l'ho intinto nell'azzurro del mare
ed ho scritto nell'immensità del cielo:
ti amo!

(Donnas 17.5.2017 – 18,16)

Haiku – La morte


Il disegno è tratto da: http://blog.libero.it/Sonjssa/6931869.html
The design is from: http://blog.libero.it/Sonjssa/6931869.html

Falce e martello -
manca bandiera rossa
Renzi fa sera

Haiku - Death
Sickle and hammer -
There is no red flag
Renzi is in the evening

(Donnas 11.5.2017 - 23,37)

Amuri a pezzi



Amuri, amuri meu
a undi jisti
cchiù no' mi voi tu bbeni
mi pirdisti
quantu ieu ti chiamai
tu no' sintisti
ora si puri orba
e non viristi.

Ma ieu ti chiamu ancora
a undi isti?
Lu cori meu è a pezzi
e lu vindisti.

Amore a pezzi
Amore, amore mio
dove sei andato
più non mi vuoi tu bene
mi hai perduto
Quanto io ti ho chiamato
tu non hai sentito
adesso sei anche cieca
e non hai veduto.

Ma io ti chiamo ancora
dove sei andata?
Il mio cuore è a pezzi
e tu l'hai venduto.

Traduzione dal reggino del 1950
(Donnas 20.5.2017 – 11,59)

Dedica


Nella foto - Terracotta "Le baccanti" di Clodion (Claude Michel) 1738-1814

Prima che io me ne vada via
sento il bisogno di salutar gli amici
lo so, lo so, non me lo state a dire,
anch'io spero che il più tardi sia.

Ma la signora col mantello nero
voi lo sapete che non bussa avanti,
s'affaccia e sembra prenderti pel culo
non ha rispetto per cattivi o santi.

E poi ha la risposta sempre pronta:
se porta via un giovane innocente
gli dice che gli ha fatto un gran favore
perché le delusioni dell'amor gli sconta.

Se porta via un vecchio sofferente
gli dice che gli è tanto debitore
perché in questo modo è sollevato
da altri mali o da un nuovo dolore.

Insomma, lei dice sempre che ha ragione,
e visto che da lei nulla m'aspetto
ringrazio chi amore m'ha dato senza affetto
ma di più chi affetto m'ha dato senza amore.

(Donnas 12.5.2017 – 15,24)

Muore la parola


Quando dentro il tuo cuor l'amore scema,
e cruda l'età avanza e ti sconsola,
l'estro e la fantasia allor scolora
e il verseggiar come fiammella trema.

Non vola più, Amico, la parola,
il tuo fervore a un tratto perde slancio
non trovi più la fonte che disseti
l'arsura che ti secca ormai la gola.

Il verso adatto, oh dio, dove l'ho messo?
Dov'è quell'entusiasmo giovanile?
Dove si son nascosti i tanti ardori?
Neppure il verso ormai è più lo stesso!

Anch'io lungo il Bisenzio a meditare
cerco l'afflato che l'animo ridesti
parlo a me stesso, non v'è più la classe,
non c'è più il movimento per creare.

Siam soli, Mario, siamo solo in due,
abbiamo ritrovato la ragione.
Il disimpegno? E' un erba officinale,
a pascolar v'è l'asino col bue.

… Se vi commuoverete anche voi a leggere questa poesia allora benvenuti nell'angolo dei pazzi!
(Donnas 22.5.2017 – 9,11)

OK

Quante notti hai vegliato
la sveglia caricato
nel buio poi suonato
di notte m'hai chiamato?

Quante volte nuda comparsa
la bocca amara ed arsa
di umor tutta cosparsa
era soltanto farsa?

Quanta libido ardente
la voglia prepotente
l'amore sedicente
ormoni solamente?

Quante fughe notturne
e notti taciturne
visite a morti ed urne
che cosa puoi dedurne?

Quante parole al vento
un pianto ed un lamento
e mai il cuor contento
quanto sciocco tormento?

Quante le inutili promesse
parole a vuoto emesse
di furbe studentesse?
Amor non era e neppur calesse.

(Donnas 13.5.2017 – 21,16)

 

Insonnia



Sonnu, sonnu,
picchì no' bboi viniri?
La sentu cca vicinu la campana,
tutta la notte sona e segna l'uri,
e batti, batti e no' mi fa' durmiri.

E allura penzu,
e sai chi cosa penzu?
Penzu alla Via Marina ri me' tempi,
o Cippu penzu e o suli di ll'estati,
mamma mia comi la pelli mi bruciava,
nira comi 'u carbuni diventava;
sutta 'na barca 'u cani si sdraiava
a lingua 'e fora e mali respirava.

Povera bestia mia chi fini orrenda,
ma cosa mai ora staiu a pinsari?
Ma 'u sonnu no' mi veni,
mi passu 'u tempo cu lu poetari.

Puru di tia ora mi rricordu,
amuri di la prima figghiulanza,
a gesti mi parlavi di luntanu,
l'occhi lucenti e a vucca sorridenti,
di tia chi ora cchiù non sacciu nenti.

(Donnas 22.5..2017 – 23,31)

Insonnia      Traduzione dal reggino anni '50
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sonno, sonno,
perché non vuoi venire?
La sento qui vicino la campana
tutta la notte suona e segna l'ore
e batte, batte e non mi fa dormire.

E allora penso,
e sai che cosa penso?
Penso alla Via Marina dei miei tempi
al Cippo penso e al sole dell'estate,
mamma mia come la pelle mi bruciava
nera come il carbone diventava;
sotto una barca il cane si sdraiava
la lingua di fuori e male respirava.

Povera bestia mia che fine orrenda
ma cosa mai ora sto a pensare?
Ma il sonno non arriva
mi passo il tempo con il poetare.

Pure di te adesso mi ricordo,
amore della prima fanciullezza,
a gesti mi parlava da lontano
gli occhi lucenti, la bocca sorridente,
di te che adesso io non so più niente.

(Donnas 22.5.2017 – 23,31)

A volte


La foto è tratta dal portale:
http://www.illibraio.it/friuli-terra-legge-nonno-regala-libri-238471/

A volte mi vergogno di me stesso
guardo dentro di me e nulla trovo
vorrei recuperare quel che ho perso
ma il cielo a farlo chiaro non c'è verso.

Sfoglio le tante foto che ho archiviato
vedo dei visi teneri di bimbi
mi sento in colpa, in fondo nulla ho fatto
dall'affetto da me mi son sottratto.

Ed ora quei visini sorridenti
son trasformati in visi dolci e adulti
sento il cuor che si spezza dentro il petto
verso di me non proveranno affetto.

A volte mi domando se davvero
è stata mia la colpa o se il destino
un tiro m'ha giocato amaro e basso
male ho investito un dì e nulla incasso.

(Donnas 13.05.2017 – 23,43)

Cosa sai tu



Cosa sai tu di quel che in cuor ribolle?
Apri la bocca, sei facile al giudizio,
perdio, nessuno ancora ha perso il vizio
semini ma non disseti poi le zolle.

E pretendi che il grano poi germogli
ma se quel seme tu l'hai sparso al vento
anche il germoglio poi rimane spento
su prati arsi e di colori spogli.

Scavar nel cuore altrui quanta fatica,
zappi e la terra sbricioli e frantumi
se ti va bene poi cogli legumi
che porti a casa come una formica.

Ma quel che sfiora poi nell'altrui mente
tu non potrai capir se non ti fermi
per tante cose devo anch'io dolermi
che ho seminato come un imprudente.

(Donnas 23.5.2017 – 21,27)

Sambuco



Quella bianca corolla
proietta
il candore che ho perso.

Io uomo perduto
cammino tra rotte bottiglie
schegge di vetro
luci improvvise
raggi splendenti

…....richiami
di opachi miraggi del tempo.

E mi specchio!

La bianca corolla m'inonda
…............purezza ritrovo.

(Donnas 14.5.2017 – 18,54)

Proporzionalmente


La foto è tratta dalla pagina:
http://m.inven.co.kr/webzine/wznews.php?site=wow&c=78293

Quel microscopico insetto
che ho schiacciato sul vetro della finestra
rappresenta il DNA del mondo.

Quell'insetto era la vita,
respirava, pulsava, volava, si riproduceva,
quell'insetto era un piccolo mondo.

Ed io l'ho schiacciato sul vetro.

Proporzionalmente
quell'insetto era il nostro pianeta
che un cataclisma distrugge.

Come quell'insetto schiacciato nel vetro,
disciolto in un attimo,
sparito nel nulla,
senza più memoria,
senza più presente e futuro
anche questo mondo
all'improvviso si scioglie,
scompare, svanisce.

Non resta neppure la memoria
perché anche il suo archivio
è sparito nel nulla!

(Donnas 25.5.2017 – 14,47)

Nebbia tra gli ulivi



La pioggia oggi accarezza i monti
un bigio opaco tenero li abbraccia
bagna gli ulivi sopra la collina
tacciono anche i merli stamattina.

Ma il mio pensiero vola nel Salento
mi chiedo se anche lì oggi è piovoso
penso agli ulivi sempre maltrattati
li espiantano e non son manco ammalati.

Ci voglion far passar il gasodotto,
tra qualche anno finisce anche il metano
intanto han devastato il territorio
resteran dopo impianti ed il martorio.

Di quegli ulivi cangianti sotto il sole
resterà nella mente un bel ricordo
sotto le foglie un di feci all'amore
anche l'amore è fuori dal mio cuore.

(Donnas 11.05.2017 – 16,53)

Parlo con te

Parlo con te, amica cara,
lo vedi? Non mi fai mica paura,
anzi sono abbastanza sorridente;
io sono ancor pasciuto
tu invece sembri alquanto deperita,
sei molto magra, sei tutta ossa e denti.

E quel mantello nero, oh via,
e quella falce che ti offende un poco?
Ma cosa vuoi tagliare?
Stammi a sentire
quel tuo mantello nero e quella falce
buttala nel fuoco.

Indossa un abito più allegro,
un casual per esempio,
comprati dei blue jans un po' sdruciti,
sono di moda oggi non lo sai?
Un tempo gli abiti strappati
facevano miseria, oggi fanno moda,
chi li indossava allora
problemi seri aveva e tanti guai.

Se ti presenti vestita un po' alla moda
allora paura più non fai.
Io paura non ho, che vuoi che sia?
Ho paura di morir male
soffrir per una lenta malattia,
esser di peso a tanti
veder altri soffrire e dare affanno
per questo mi batto per l'eutanasia.

Ecco amica, adesso mi piaci,
un giorno arriverai
io penserò che tu sarai un'amica,
lo sai che io ne ho avute tante.
Ti siederai con me, discuterai delle cose dell'oggi,
scanserai i problemi del domani,
le cose brutte metterai da parte.
Intanto stendo un tappetino verde
e ci facciamo una partita a carte.

(Donnas 11.5.2017 – 22,28)

Rosa, rosae....


Nella foto: Le aule interrate della scuola Raffaele Piria a Reggio Calabria da me frequentate.
Ma io frequentavo quelle dell'ala superiore che erano ancora più interrate perché la scuola era in salita.

L'amor, molti lo sanno, non riposa
scava nel cuore, è goccia di fonte,
le cose belle nell'animo rivolta
quelle cattive le martella in fronte.
Rosa, rosae, quest'oggi mi tormenta
e col pensiero volo agli anni andati
in quella scuola con la luce accesa
trenta ragazzi giù nei cantinati
a ripetere le declinazioni
rinchiusi ai piani bassi, sotto terra,
nella media del “Raffaele Piria”
dopo la fine dell'ultima guerra.
Rosae, rosarum...mi ricordo ancora
e questo nome gira sempre in mente
figlio di un nuovo amor tardi arrivato
ad agitar la vita mia recente.
Oh, Rosa, Rosa, nome disperato,
confusa e con la mente un po' smarrita,
anche tu hai turbato la mia vita
ed una spina in cuore mi hai lasciato.

(Donnas 10.5.2017- 9,41)

A Punta Ristola


- Nella mia foto: Mareggiata a Punta Ristola di Leuca il 12.1.2013

A Punta Ristola, ci stava un dì un poeta,
lui sognava pensando a un vecchio amore,
l'amore gli aveva detto di aspettare
si sedette e non smise di sognare.

Sognò una donna che amava la poesia
scriveva versi ed anche i suoi leggeva
Youtube usava e poi li declamava
sul cellulare poi lui li visionava.

A Punta Ristola è impetuoso il mare
il vento soffia e sembra di imprecare
l'onda s'aggrappa e scala la scogliera
ruggisce nelle grotte quando è sera.

Ma quel poeta sogna e sempre aspetta
spera che il vecchio amore un dì ritorni
adesso gli anni cominciano a pesare
per tanto ancora non potrà aspettare.

Se ne sta lì seduto alla panchina
se passa un'auto scura si rigira
lui pensa che sia lei e ancora spera
non crede, ma a Dio volge una preghiera.

Un giorno poi la vide ritornare
fu lei a cercarlo voleva parlare
ma lui dal cuore l'aveva ormai tolto
l'amore nel mare aveva sepolto.

A Punta Ristola sosta un poeta
aspetta una donna che non c'è più
lui sogna che sia sempre la stessa
un'altra donna non gli interessa.

(Donnas 9.5.2017 – 21,16)

7 marzo1991: l'esodo


La foto è di Damiano Tasco-05

Ho ancora cinque lire
con la scritta in dorico-romano
Regno d'Italia e d'Albania.

Le giro tra le mani e un ghigno pio
appare sul mio viso e mi rattrista
anche da li ci hanno scacciati via.

E sono loro poi che ci hanno invasi
con i barconi e senza le armi in mano
pensavano di trovare qui le Americhe.

Parlavano un poco l'italiano
ballavano plagiando la Carrà
cantavano nelle vecchie forme meliche.

Delusi son tornati ai vecchi lidi
indebitati per la traversata
qualcuno c'è rimasto e s'è integrato.

Ed ora si ripete lo scenario
son neri tutti i nuovi disperati
ma ora è l'italiano l'emigrato.

Quella carta moneta giro in mano
la scritta cerco un poco di capire
ed il mio sguardo scivola lontano
mi chiedo dove noi si andrà a finire

penso triste al nuovo capitano
e a questo sciocco popolo italiano.

(Donnas 9.5.2017 – 9,37)

Anniversario 2017
(A mio padre)



Padre mio anche quest'oggi se n'è andato
ed anche gli anni stan fuggendo via
tu già da un pezzo riposi senza affanni
io vedo passare in fretta gli anni.

Sedici anni veloci son passati
e tu riposi in alto e il primo sole
rubi al mattino e l'ultimo ora scalda
il viso in quella foto tua spavalda.

Un grande giorno questo “5 Maggio”,
che m'è costato un dì qualche fatica
tu nascevi in questo dì fatale
ma per l'Imperatore fu ferale.

Ed ora gli anni stanno andando via
i miei capelli imbiancano costanti
guardo ogni tanto all'uscio e un po' ti penso
ma alle cose da fare ognor ripenso.

(Donnas 5.5.2017 – 23,35)

Primavera appassita



Oh, primavera hai già appassito i fiori
cosa mi lasci poi del tuo passaggio?
M'hai dato dell'amor solo un assaggio
a galleggiar rimangono i rancori.

E delle albe rosate e dei chiarori
di cui restavo alla finestra ostaggio
nulla più resta, ma io pagai il pedaggio
di tutti quegli inutili tremori.

“Oh, vedi come tremo?”, mi dicevi.
Tremavi è vero ed tuo amor donavi
ed i ricordi in me non son longevi.

Che nulla ricavavi m'annotavi,
ma dentro al cuore tuo che cosa allevi
se dell'amor pensavi ai tuoi ricavi?

Ho dato solo quello che ho potuto
ed io in cambio cosa ho ricevuto?

Di certo ci ho perduto in dignità
ed ho raccolto odio e infamità.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 7.5.2017 – 2,08)

La carezza della morte


L'immagine è tratta dal portale della Sinagoga Museo ebraico Pinkas di Praga

Morte ti cerco ma non mi corteggi
ad altre sponde il guardo assente volgi
giovani vite sempre tu travolgi
e del dolore altrui sempre ti spregi.

Felicità precarie mi lampeggi
ma il sereno del cuore poi sconvolgi
al malvagio lo sguardo mai rivolgi
dov'è serenità l'assenzio aspergi.

Illudi che ci sia un mondo migliore
ma una vita per me basta ed avanza
di certo non sarebbe un gran favore

trovarci ancora intorno in abbondanza
dei ladri oppure un altro malfattore
in nome del principio d'uguaglianza.

E visto che in cielo ogni odio cessa
anche al cattivo grazia vien concessa

così la fanno franca i prepotenti
ed anche lì trovare altri fetenti

che in nome d'una eterna fratellanza
insieme ai buoni stanno in maggioranza.

-Sonetto ritornellato
(Donnas 5.5.2017 – 11,30)

Il pianto d'una mamma


Il dipinto “Madre con bambino morto” è di Kathe Kollwitz (1903)

Questa notte,
com'è lunga questa notte,
son qui a te vicino, non ti lascio,
anche se tu già ci hai lasciati.
Ma m'illudo che dormi,
ti guardo ma non sento respirare,
trattengo il fiato per non far rumore,
penso sia un brutto sogno
a stare qui a guardarti mi vergogno.

Ma non m'ascolti più,
lo so tu non m'ascolti più,
e ci hai lasciati nel verde dei tuoi anni,
oh non è giusto Dio, non è giusto,
cogli i fiori teneri
e lasci in vita tanti farabutti,
quei bocci non daranno mai più frutti.

Oh, questa notte,
questa notte mi resterà nel cuore,
il viso tuo è già freddo,
i tuoi occhi più non vedranno il sole
io non vedrò il mio amore,
per te non ci sarà domani
non serve che accarezzi le tue mani.

(Donnas 4.5.2017 – 00,21)

Ode alla metrica



Non è vero che siamo tutti uguali,
il mondo, è vero, è bello perché vario
c'è chi passeggia a vuoto tutto il giorno
chi stoltamente legge il sillabario.

C'è poi chi legge qualche barzelletta,
logicamente ride, e ridere fa bene,
c'è chi legge un romanzo d'appendice,
nessuno impegno, e scioglie le sue pene.

A me piace legger libri strani
“analisi del testo” o “scrivo in versi”
a volte sfoglio “il parlar figurato”,
per chi passeggia son momenti persi.

Davvero questo nostro mondo è strano
per un'idea non serve mai l'ostetrica
per una poesia, sembra a voi insano,
a me serve emozione ed anche metrica.

(Donnas 2.5.2017 – 1,36)

Vivere
(A Cesare Pavese)



Pencolo, dondolo, mi tormento
questo giorno mi pesa
come uno straccio vecchio più non vale
neppure più utile la polvere a spazzare.

Eppure fuori splende il sole
la neve imbianca ancora le montagne,
neve fresca caduta
ché le stagioni ormai sono impazzite,
anche loro non san più cosa fare
si tingono di verde
poi cade la neve
e tutto fa imbiancare.

Ed io sono qui, stanco,
dopo aver fatto un sonno riposante,
a volte è dura tanto andare avanti
accarezzi un lungo sonno amico
che spesso si rifiuta d'arrivare.

La sera t'addormenti,
ti svegli poi nel cuore della notte,
t'affacci un poco alla finestra,
l'aria fresca assapori.

E ti giunge un suono melodioso
di merli canterini
sotto un cielo stellato, che brilla
indifferente al mio fantasticare.

E penso alla natura,
non si pone domande,
è incurante agli affanni degli umani,
il sole splende e si spegne
s'accende poi la luna
l'alba rispunta
questo moto si ripete, stancante,
mi chiedo a cosa serve e quanto dura.

Domande a cui non so dare risposta
ma a vivere, talvolta, quanto costa!

(Donnas 3.5.2017 – 10,18)

Dispetti


La foto è tratta dal blog:
http://guerriere.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2012/08/bb35.jpg

Dio m'ha dato l'amor
ma non m'ha fatto un favor
sol per dispetto lui me l'ha donato
m'ha voluto punir perché infedele
donandomi un piacer
che tale non lo è stato.

Infingarda e bugiarda,
forse fuor di cervello,
a lungo Dio ci avrò pensato;
Lui è sopraffino nell'arte del punire,
Satana batte ai punti,
è raffinato,
lui regala l'amore e ben lo sa
che l'amore sempre poi genera dolore.

M'ha regalato solo sofferenza,
altro non m'aspettavo e lo intuivo.
Troppo grande il piacere
immeritato dono ad una trasgressione,
adultero gioir con donna altrui,
propensa al vizio
alla mercificazione del rapporto,
dare e godere e poi negar,
sparire.

Ecco il punire,
un'arte sopraffina che il Divino conosce,
t'accarezza ed adula,
raffinata potenza in Ciel nascosta,
poi, sempre sorridente ti punisce
sul tuo cuore inveisce
il dolore regala
compensa il bene avuto
l'edonismo sfrenato in cui t'ha sprofondato.

Ben congegnata e fine la tagliola,
no, non era un dono che non meritavo,
era la trappola che infine poi scattava
la mia gamba bloccava
e a Satana dopo mi affidava.

(Donnas 1.5.2017 – 3,14)

Lavorare stanca
Tutta la notte ha lavorato sodo
poi puntuale alle sei della mattina
appare con la solita manfrina
e appende il quadro al muro con un chiodo.

Povero amico mio adesso implodo
e immagino colei che t'è vicina
che gradirebbe meglio una sveltina,
si deve accontentar d'un po' di brodo.

E ci inzuppa il pane o le friselle.
Preferiva purea con le patate,
è stufa di mangiar sempre frittelle

e polpette nel sugo cucinate.
Poi ride, e non sta più nella sua pelle
mentre legge le solite cagate.

sonetto
(Donnas 19.4.2019 – 13,33)

Cavallo irruento



Non sei arrivata nel momento giusto
io non son stato affatto diplomatico
eri irruenta ed io molto flemmatico
di tanto ardore non ci ho preso gusto.

Forse con te io sono stato ingiusto
con un cavallo come te selvatico
son stato anche troppo problematico
e tu cercavi un uomo più robusto.

Sì, lo capisco un poco t'ho delusa,
di certo colpa alcuna non ne hai avuta
son stato io a renderti confusa

tu eri sveglia ed anche molto astuta
dalla mia vita da stupido t'ho esclusa,
t'ho perso dopo averti posseduta.

Il tuo sorriso ancor splende ad Ugento
sulle ferite spalmo un po' di unguento.

Sonetto ritornellato
(Donnas 20.4.2017 – 23,29)

Carlo Delle Piane


Nella foto Carlo delle Piane nel film “Regalo di Natale” con la regia di Pupi Avati (1986)

Hai accompagnato i dì dell'allegria
quando felicità sprizzava agli occhi
quando bambini spersi per la via
ci si perdeva dietro giochi sciocchi.

Erano i tempi dei piatti vuoti
e si mangiava quel che si trovava
oggi tra l'abbondanza spesso nuoti
allor mia madre poco cucinava.

Per quel poco dio si ringraziava,
oggi si sprecan tante cose, e spesso,
allora la massaia attenta stava
a non sciupare nulla come adesso.

E si aspettava, poi, il sabato sera
il cinema era allor sempre affollato
fosse d'estate o inizio primavera
la maschera di Carlo ci ha allietato.

E sì, perché il nostro buon Carletto,
nei film preso in giro e dileggiato,
poi rispondeva con qualche dispetto
e dai bambini immensamente amato.

Ed il suo viso allora dispettoso
in fondo a noi infondeva tanto affetto
e ci appariva candido e gioioso
e ilarità donava col suo aspetto.

Oggi Carlo è un attore nuovo
con la sua maschera stracolma di bontà
tanta dolcezza a rivederlo provo
perché trasmette ancora umanità.

(Donnas 21.4.2017 – 12,03)

Memoria corta



Quando è corta la memoria
piano e senza far baldoria

salta fuori qualche foto
che il tempo mette in moto.

Ecco, infatti, dimostrato
anche all'uomo più sbadato

che sui versi “Ad Occhi Chiusi”
una notte li hai diffusi.

Era tardi ed eri stanca
la memoria indi ti manca

ma la foto poverina
ritrovato ho stamattina,

e si nota chiaramente
che il Salvo mai non mente.

(Donnas 22.4.2017 – 17,41)

Evolution


La foto è tratta dal portale: https://www.malwaretech.com/2014/05/rovnix-new-evolution.html

Tolgo la polvere dai miei pensieri
scopro le orme del tempo
i resti di quello che ieri,
ero,
son stato.
Scavo
riporto alla luce me stesso
ritrovo
l'artiglio che ho avuto
peluria nel sasso archiviata
un dente canino affilato
un cranio mal modellato.

Poi penso che quello è mio zio,
o forse un lontano parente,
io rido e dico qualcosa,
una voce si sente
mi sembra che giunga da un mondo lontano
appena in piedi si regge,
non parla ma ringhia,
capisco tutto quello che dice
finanche ha paura
un fuoco già accende.

La carne cucina
adesso è frollata e men dura
non tira le frecce ma spara
non ha più le vele
e romba il motore
la nave va lesta sul mare.

Vorrebbe volare
e poi vola.
Dall'alto riguarda il passato
le orme sue scalze
che sui sassi ha trovato.

E sgancia le bombe
sol nuvole e sangue si vede
dietro le orme
sulla roccia scavate,
finanche le tracce
lasciate su strade e campagne
da un mezzo blindato.

(Donnas 22.4.2017 – 21,15)

Protesa sull'abisso



Avrei voluto trarti in salvo,
toglierti dalla soglia dell'abisso,
ma le tue voglie son così potenti
a te servono i laidi e i fetenti.

Ricerchi sempre situazioni estreme
ti fai dei complici e non hai pietà
riduci l'uomo a fare il burattino
e poi l'accusi d'essere un bambino.

E t'ho ben vista nuda e col vestito
mostri più età di quella che tu hai
nel giro di pochi anni eri più vecchia
basta guardar lo specchio che ti specchia.

Ma ti leggevo in cuor (com'eri dolce!),
come hai fatto a cambiare in un momento?
Sei stata attrice e avevi simulato
eri perversa prima e mai cambiato.

M'hai saputo ingannar furbescamente,
per cosa poi, cosa te n'è venuto?
Infin son stato io l'unico vinto,
t'ho creduta, m'avevi un dì convinto.

Ancor non ci ho capito proprio niente
perché per tanto tempo m'hai inseguito,
non so che cosa in fondo hai guadagnato
solo libido estrema m'hai donato.

Neppur per l'amor dato t'ho pagata,
per questo l'ho scambiato per amore
anche se tu più volte hai ripetuto:
“A darti amore in fondo cosa ho avuto”?

Ora protesa sull'abisso stai,
so quello che cerchi, trovi e fai
la gente parla, non sa tacere mai,
di quel che fai un dì ti pentirai.

(Donnas 28.4.2017 – 17,10)

Bambini in guerra


La foto è di Alessio Genovese tratta dal portale:
http://fortresseurope.blogspot.it/2012/10/speciale-siria-restate-allinferno.html

Tra i miei ricordi tristi di bambino,
accarezzati da una guerra infame,
a volte ci mancava a cena il pane
ed anche un ciocco acceso nel camino.

Che ne sapete voi di un uccellino
che cerca un po' di cibo nel tegame?
Si stava ancora peggio del bestiame
neppure orzo tritava il macinino.

Mia madre ci leggeva dei racconti
a volte declamava una poesia
sperava che arrivasse un sonno amico.

Con la fame doveva fare i conti
poi l'indomani si vestiva e via
in cerca di castagne e qualche fico.

Nei campi andava a raccattar di tutto
cicoria, cavolicchi e qualche frutto

a volte trovava finanche dei lupini
toglier così la fame ai suoi bambini.

E sento adesso ancora odor di guerra
e penso ai bimbi sparsi sulla terra

della fame io ancor ricordo i morsi
ma chi governa non ha mai rimorsi?

Sonetto ritornellato
(Donnas 23.4.2017 – 21,25)

Una voce



C'è una voce dentro me
un voce che spesso parla al cuore
io non l'ascolto più ma a volte chiama
la sento nel silenzio e dopo muore
…..amore!

Oh, questa voce quanto mi consuma
ognun la dice, a volte anche la suona,
la usa come fosse calce bianca
che tutto copre e sbianca
….amore!

Spesso diventa falso conformismo
una illusione che dopo non fermenta
l'animo empie di frivolezze usate
ritmicamente ripetute
forse troppo abusate
….amore!

Non si capisce più dove cominci
e dove poi finisce il vero affetto
a volte pigro aspetto
la primavera tarda ad arrivare
anche la rondinella sotto il tetto
il nido non riesce a preparare
a vuoto ancor ripete il vecchio detto
….amore

Neve ghiacciata ricade sopra i monti
come farfalla stanca
appena un po' la cima imbianca
ma tra il verde ch'era da pochi dì spuntato
sotto i lecci e sui castagni in fiore
s'ode quel brontolio mesto e abusato
che oggi ormai nessuno sa donare
….amore!

(Donnas 29.4.2017 – 2,54)

Come il giovane Werther



Erano i giorni in cui l'amor sentivi
si risvegliavan già le prime gemme
qualche fiore sui prati anche spuntava
l'amavo ed anche lei tanto mi amava.

Ed avvertivo gli stimoli nel sangue,
com'era dolce e semplice il sognare!
Contagioso era tanto quel suo amore
io no, ma lei credeva al Creatore.

Pudica si segnava sul Vereto
davanti a quella chiesa sconsacrata
ero tornato indietro nei miei anni,
allor nuotavo tra passione e affanni.

E mi sentivo in colpa verso tanti
m'accorgevo ancor di star sbagliando
ma forte in cuor bruciavano gli ardori
provavo come Werther i dolori.

Il cuore non vuol mai saper ragione
e la ragione non comanda al cuore
or senza amor mi sembra di morire
più invecchio e più mi sento infervorire.

Ma l'acqua ormai è passata sotto i ponti,
di danni le alluvioni ne fan tanti,
gli argini sono nuovi e rinforzati
solo i dolori non son riparati.

(Donnas 26.4.2017 – 18,25)

Discrasie


La foto è di Cara Louwman

Di voli neri il bel cielo s'è tinto,
pensieri che s'affollano incostanti
in pochi istanti rattristano la mente
oleograficamente.

E strusciano sul cielo celestino
frusciano, l'ali disegnano partenze
sono indecenze nell'occhio dell'artista
insopportabilmente.

Poi ti sollevi in volo, ti confondi
l'ali tu fondi con battiti costanti
se voli avanti segui un tuo percorso
incomprensibilmente.

Non sai cos'è che al volo poi ti spinga
uno t'arringa ed un frullar ne segue
il primo esegue e gli altri stanno dietro
inconsapevolmente.

Di tanto agitar d'ali poi poco rimane
foghe malsane dettate da paura
ma la natura poi si ricompone
schizofrenicamente.

(Donnas 30.4.2017 – 11,14)

Disarmonie



E' l'alba e l'usignuolo canta ancora,
il merlo nella notte l'accompagna
qui intorno c'è una gara di armonie
tacciono in cuore sol le pene mie.

Comparo i loro amori e anch'io vorrei
aver le ali ed esser canterino
dal sole all'alba farmi accarezzare
al nido mio sempre fedel restare.

Quando in strada trovo un merlo morto,
e vedo la compagna sopra i tetti,
la sento a lungo triste modulare
un sibilo, per farlo risvegliare,

provo nel cuore allora una gran pena
perchè per gli animali non c'è scampo,
ma dopo si rassegna alla sua morte
da un altro merlo accetta alfin la corte.

No, lei non si concede ad altri in vita
fin quando sente a fianco il suo compagno,
è strano l'uomo con i suoi pruriti,
altri costumi osceni ed altri riti.

Oh natura, che crei tante armonie
sembra tanto perfetto il mondo intorno
spunta un'erba e dentro c'è un insetto
sboccia un fiore e un'ape è nel suo letto.

Ed anche il melo ha messo qualche foglia
e dopo bianchi vedo i primi fiori
svolazzano tra i rami insetti alieni
il clima cambia e abbondano i veleni.

L'uomo s'arrabbia poi con la natura,
impreca sui governi inefficienti
compra i veleni dalle imprese immonde
sulla terra impotente li diffonde.

(Donnas 27.4.2017 - 12,24)

Tunnel (A Dino Campana)



Vorrei uscire dal tunnel della cieca indifferenza
poter guardare il sole e mai arrossire
vedere galleggiare l'umanità che mi circonda
che come àncora in fondo al mare affonda.

Vorrei che s'accendesse un faro sopra i monti
che ogni nave andasse dritta al proprio porto
che nessuno più guardasse all'altrui rotta
né il nome della nave se si è ròtta.

Vorrei che almeno per una volta sola
si potesse riparare il torto ad altri fatto
vorrei che dall'abisso immenso di mestizia
all'artista si potesse al fine fare giustizia.

E sto pensando al povero Campana
e all'Alda Merini, poeti che ritengo del mio tempo,
persone che tanti davvero han maltrattato
ma sulle ossa sparse hanno dopo solo guadagnato.

Ma che tristezza questo nostro mondo
che oscura la coscienza con l'orrore
per questo forse apprezzo un vagabondo
che guarda il mondo come un sognatore.

(Donnas 29.4.2017 – 11,58)

Quello che non ti ho mai detto


L'immagine è tratta dal portale: https://www.coppadicitazioni.it

Non t'ho mai detto il ben che ti volevo
tu lo suggevi come un uccellino
e t'eri accorta che ne avevo tanto
ti intenerivi e m'asciugavi il pianto.

Non hai capito mai perché soffrivo,
tardi avevi bussato alla mia porta
oltre al bene sincero che donavo
null'altro avevo, eppure lo cercavo.

Volevo soddisfare i tuoi bisogni
giovane eri e piena di risorse
ormai per me il tempo era passato
oltre al mio bene poco t'avrei dato.

Ma tu mi ripetevi con affetto,
nulla io voglio e proprio nulla cerco
ma poi cedevi di colpo alla lussuria
nel letto t'agitavi come furia.

Ora il tempo è passato e tu ripeti
tutte le volte d'essere cambiata
io ti ripeto:"Sei cambiata in peggio,
usi anche l'insulto ed il dileggio".

Ma pur se rozza ed anche un po' volgare
mai più altre donne riuscirò ad amare.

(Donnas 27.4.2017 – 23,55)

Sorgente asciutta


La foto è tratta dalla rete dal portale dei carabinieri.

Ho pensato questa sera alle fatiche di mio padre,
alle sue marce in guerra
dalle sabbie del deserto d'Etiopia alle falesie di Grecia,
ai monti di Albania e Montenegro.

Ho pensato alle sue scarpe rotte,
legate con lo spago e il fil di ferro,
alla sua coperta consunta,
alla sua divisa rattoppata e lisa.

Una medaglia in bronzo e un grazie asciutto,
paga del soldato diligente
a massacrar chi non gli aveva fatto niente.

Una famiglia priva di calore,
un casolare senza pane e fuoco
piatti d'alluminio e pentole annerite.

Ho pensato alla sua vita senza amore,
amor non conosciuto e poco dato,
eredità d'affetti non trasmessi.

Muto scavo in questi cuori vuoti
cerco l'amor che non abbiamo avuto,
amor non conosciuto e manco dato.

(Donnas 12.4.2017 – 21,24)

Altri tempi
(Paparine e cicoria)


La foto è pubblicata sulla pagina: http://www.salentonline.it/natura_itinerari/flora.php

Paparine e cicoria con le ulive,
soffritte in tre cucchiai d'olio fumante
il profumo e più intenso e più piccante
anche se è peperoncino e non amante.

E che ci importa se dopo la fatica
non si mangia il cibo dei potenti,
un paio di fette di buon pecorino
siamo signori meglio dei fetenti.

Il nostro sudore non si vede
lo spargiamo sui campi di tabacco
se non ci fosse quello, con l'arsura,
la sera mi sentirei molto più fiacco.

Ma appena che avverto quel profumo
d'una pietanza buona e saporita
affetto un pane e poi ringrazio Dio
ch'oggi m'ha ancora mantenuto in vita.

Un bicchiere di vino fatto in casa
non è di marca, niente di speciale,
ma è vino d'uva che costa fatica,
ha un buon sapore, è tutto naturale.

Dopo mi siedo fuori e faccio un rutto,
sarò anche un rozzo agricoltore
con pochi soldi e coi calzoni rotti,
ma mi sento più ricco d'un signore.

(Donnas 12.4.2017 – 22,28)

Pasqua di Resurrezione



E' primavera e ancor non sei tornata,
oh rondinella, dove sei finita?
La rotta hai perso, o dietro sei rimasta?
Forse a volar di notte ti han confuso
le luci a giorno delle mia città,
non hai trovato il posto
o forse hai scelto un piccolo paese
dove esiste un po' di umanità.

Qui anche il nido t'hanno rotto,
il popolo per Pasqua fa le veglie
ormai parla, parla sol di carità,
fratellanza è parola facile da dirsi,
la bocca d'inutile bontà riempirsi,
è facile d'amore sol parlare.

Sfila compunto il popolo all'altare,
un'ostia ingoia e a Dio chiede pietà,
una preghiera vola per la pace.

Cristo in silenzio guarda e mesto tace!

Per tutto l'anno sulla croce è fisso,
per un'ora a Gloria suona la campana,
felice il peccator lo segue in volo!
Ma Lui è infelice mentre in cielo sale,
osserva la gente pregar e ascolta afflitto
la stessa gente che l'ha già trafitto.

Volan preghiere su pel cielo, invano!
Lui lo sa già: dopo ritorna in croce,
dove ancor resterà un anno infisso
coi chiodi in mezzo a tanto sangue e fiele.
Avvilito osserva i suoi assassini in terra,
guarda il Suo mondo proteso sull'abisso.

(Donnas 14.4.2017 – 11,55)

Profeti


La foto è presa dalla rete sul portale:
https://it.thomasmonson.com/361/le-caratteristiche-di-un-vero-profeta

Si narra d'un Pellegrino in Palestina,
come arma aveva solo la parola,
calma ed incisiva,
a volte anche limpida e suadente,
ma spesso terribile e tagliente.

Anche Lui la guerra fomentava,
uno scontro fatto solo di parole
qualche ferito a terra poi restava
però non c'era sangue ma viole.

Quel Pellegrino predicava un regno
dove imperava solamente amore
non fu capito
perché nell'uomo l'odio vive in cuore
di pace mai è stato portatore.

Dormiva tra gli ulivi, in mezzo ai campi,
la pace in questo mondo predicava
ma fu tempesta e tanti tuoni e lampi
la pace all'uomo non interessava.

Restò violenza e ancora oggi dura
inutilmente la mia voce s'alza
Pasqua ritorna
ma solo ascolto il rombo dei cannoni
che tra gli ulivi tenebroso sbalza.

(Donnas 13.4.2017 – 10,40)

Un gatto bianco con la macchia nera


La foto è stata condivisa dalla pagina FB di Sara Timpano

Vorrei essere un gatto
con la pelliccia bianca e nero in testa
sdraiato su un tavolo a guardare
le gambe aperte
ad altro non pensare.

Vorrei che fossi te,
tu fossi me,
il giorno intero in giro andare,
lasciarmi accarezzare.

Vorrei un poco miagolare
piantarla di poetare
e scriver sempre versi d'occasione
farmi assalire dopo dal magone.

Vorrei inseguire un topo
anche se dopo lo farei scappare.
Io sono un gatto strano
adesso sono stanco
voglio oziare
tutti guardare pigro da lontano.

(Donnas 14.4.2017 - 00,51)

Che devo dire?



Che devo dirti, povera infelice,
l'amore hai perso
o forse in te neppur c'è stato
e se c'è stato, tutto l'hai sciupato,
or dimmi se c'è stato ch'è restato?

Oh, Dio che confusione di parole,
per raccontar a chi mi legge
e pensa: "Ma questo non la smette,
e in tutte l'ore
con rabbia sempre parla del suo amore".

Beh, in fondo, lo dovreste consentire,
parlo d'amore.
Embé che c'è di male?
Mica sgancio le bombe,
neppur guido le navi in mezzo al mare
con carri armati, missili e cannoni.

Parlo d'amore
perché mi vive in petto,
e soffro perché poco ne so dare,
vorrei donarne tanto a tutto il mondo
ma senza amore
poi non so campare.

(Donnas 15.4.2017 - 15,43)

Il non ricordo


Nella foto il terreno di mio nonno ai Piani di Galatina nel 1958

Alla ricerca d'un ricordo antico
fatto di sogni e tanta nostalgia
una stradina bianca, un noce, un fico
un raggio tenue che la luna invia.

Il tempo andato sempre maledico
tracce sbiadite che la mente spia
ormai io poco parlo e poco dico
oggi sul fare vince l'apatia.

Invano, disperatamente cerco
qualcosa a cui un dì ho detto addio,
una casina, un orto, un po' di sterco,

un cigolio di pozzo, un mormorio,
cerco il vociare d'un chiassoso alterco,
la traccia di un passato calpestio.

Sonetto
(Donnas 17.4.2017 – 9,26)

Haiku – Panchina



Panchina sola -
traguardo l'infinito
sole morente

(Donnas 18.4.2017 – 10,38)

Haiku – Versi


Nella foto: Nicoletta Fazio

Vola parola -
emozionarsi giova
è primavera

(Donnas 18.4.2017 – 12,35)

Poeti per caso


-La foto è presa dal portale: http://belpaeseweb.it

Rassegnatevi illusi del pensiero,
voi lascerete un solco salottiero,
quante parole avete sparse al vento?
In un sonetto son meno di cento.
Ma voi pensate d’annaffiar di vero
gran parte dell’italico emisfero?
Resterà traccia di un verseggiamento
che al mondo non darà mai nutrimento.
Volete apparir candidi angioletti
ma le vostre verità sono ammollate
e già usate da astuti chierichetti,
ripetete le stesse coglionate
parlando sui doveri e dei difetti,
parole vecchie mille volte usate.
Voi pensate di dire cose nuove:
credetemi, ma già le ho lette altrove.

-Sonetto ritornellato (di termini ce ne sono 91)
(Donnas 9.4.2017 – 16,07)

Haiku – Visioni



Visioni antiche -
un tempo che emoziona
alba colora

(Donnas 10.4.2017 – 8,17)

Il trionfo della morte


Il dipinto "Il trionfo della morte" è di Pieter Brughel (1562)

Andiamo,
che già l'ora volge a sera
suona mesta, stanca, una campana
nel tocco affondo
e s'alza una preghiera
quanto dolore al mondo,
il cuor dispera.

Ascolto,
solo la voce irosa dei potenti,
il ghigno nella sala dei bottoni,
colonne d'esuli affannati,
pianto d'un bimbo,
vecchi disperati,
mondo nel limbo.

Osservo,
impotente annaspo nell'abisso,
la pace rassegnata s'allontana,
si fa la conta solo dei cannoni
s'alza la voce insana,
follia delle ambizioni,
tace campana.

(Donnas 10.4.2017 – 8,54)

Lo specchio



Osservo muto il mondo attorno a me,
non so se sia l'età, non so cos'è,
adesso guardo con un gran distacco
ma sono diventato un po' più matto
perché ho collezionato qualche scacco.

Ed ero anche un bravo giocatore
che difendevo il re con la regina,
pronta la torre, veloce il cavaliere,
lo difendeva bene anche l'alfiere.

Che devo dir? Certo sono invecchiato,
ma del degrado ancora non m'accorgo
per questo sono forse fortunato
mi illudo di una eterna giovinezza
ma nello specchio quel che sono scorgo.

Ecco lo specchio, questo mostro umano!
Vorrei saper perché fu mai inventato
forse se non vedesse viso e corpo
l'uomo ci avrebbe molto guadagnato.

In illusione, questo intendo dire,
perché per strada poi uno specchio esiste
lo vedi nell'amico dell'infanzia,
nel compagno che imbianca e deperisce
nell'andare tuo lento che ferisce.

(Donnas 11.4.2017 – 10,34)

Haiku – Lo specchio



Pozza lucente -
col cielo si confonde
goccia di brina

(Donnas 11.4.2017 – 12,06)

La pietà


Nella foto: Venere che porta in dono la Poetry Box di Alberto Casiraghy, Osnago 2015

Pietà che attrista
mentre l'occhio flette
qualche pensiero corre nella mente
lo scalpello incide
la lima liscia e freme
linee armoniose poi disegna in volto.

Freme anche l'estro,
nel mio cuore cova
mentre ricerco termini e parole
sul foglio scrivo, rettifico, cancello
la penna indugia
veloce scorre ed armonie colora.

Artisti della mano e della mente
materia informe che si unisce al cuore
sale l'ispirazione e si disperde
dal bianco marmo la pietà sprigiona
sulla pagina un solo verso infiamma.

(Donnas 11.4.2017 – 13,26)

Aperitivo in versi



Avverto un po' di fame!
Ma oggi il verso cede agli spaghetti
anche se privo di spezie e condimento
lo rigiro in mano tra le dita
i tasti spingo,
proiettano emozioni
sulla pagina bianca incidono passioni.

Stamani avevo detto: “Oggi sto fermo,
devo svagarmi, non voglio verseggiare
ho bisogno un po' di camminare,
il corpo lo richiede”,
invece è tardi è resto a poetare.

L'ispirazione a tratti forte sale,
basta un dipinto,
una foto un po' particolare,
la scultura di un vecchio o nuovo artista,
allor sulla tastiera indugio un poco
le emozioni del cuor comincio a riversare.

E non mi importa se provo un languorino,
se la pastiglia ancor devo ingoiare,
lascio la pentola sul fuoco borbottare
qualche verso scrivo ancor giulivo
poetare è il migliore aperitivo.

(Donnas 11.4.2017 – 14,11)

Haiku – Danza


La foto è presa dal portale: www.dicaaaaaaa.forumfree.it

Tenera danza -
impasto di colori
luci d'aprile

(Donnas 11.4.2017 – 23,11)

Luna violata


La foto è di Fabio Protopapa (g.c.)

Luna,
pallida luna dei miei giorni andati
quando sognante risplendevi in cielo
ed incantavi giù gli innamorati.

Luna,
vergine luna di quando ero ragazzo
nessuno t'aveva ancora calpestato
ancora non avevi visto un razzo.

Luna,
delle bandiere e dei messaggi strani
ora anche tu sei stata deflorata
e non riscaldi più i cuori amanti
né i sognatori con l'innamorata.

Oggi un po' triste in cielo te ne stai,
baciata ancor dal sol come ai miei tempi,
ti lasci come sempre pitturare
anche fotografare.

Ma tu lo sai, candida luna,
sì che lo sai,
l'uomo ti vuole un poco rovinare
e come pattumiera utilizzare.

(Donnas 12.4.2017 – 16,03)

La sega



Il primo uomo nel deserto trovò una pianta di noce di cocco.
Smosse il tronco,
Le noci caddero sulla sabbia.
Ne ruppe una ed assaggio il latte.
Era buono e lo bevve.
Assaggiò la polpa:
era buona e la mangiò chetando anche la fame.
Si accorse che con il guscio ne poteva fare una ciotola per bere.
Raccolse un altra noce di cocco
cominciò ad inciderla con il primo guscio spezzato.
Senza saperlo aveva inventato la sega!

(Donnas 2.4.2017 – 12,46)

Libertà


La foto è tratta dal portale: http://osservatorioliberta.it/

Libertà quanto mi costi
difficile è apparire quel che sei
il camuffarsi serve ogni momento
adeguarsi all'ambiente
al cambiamento
Come un camaleonte al sole stare
guardarsi intorno
non farsi notare
occorre sapersi sempre camuffare
quello che siamo non si può mostrare.
L'indifferenza,
la cruda trasparenza,
la resistenza,
la trasgressione limpida che occheggia
le proprie inibizioni mai mostrare
far vedere quello che il mucchio chiede
scansare poi la merda con un piede

(Donnas 6.4.2017 - 11,02)

Eutanasia


L'immagine è tratta dal portale:
http://www.laleggepertutti.it/30608_eutanasia-e-testamento-biologico-una-legge-di-iniziativa-popolare

Fuggirò da questo mondo,
sarò io a decidere di me stesso
della mia vita futura
dei miei dolori.

Non morirò fra gli escrementi,
tra odor d'urina immonda,
crocefissi e benedizioni,
filosofie e pietosi sguardi
commerci sordidi di larve,
cavi e respiratori artificiali
cieli che brillano a cui tendi,
non patirò l'indifferenza,
la sopportazione e l'impazienza.

Lasciate a me il timone
condurrò la nave tra gli scogli
dove Ulisse non ha mai provato
dove le Sirene aspettano,
arpa sublime s'alza
a carezzar l'onda che muore.

(Donnas 31.3.2017 – 9,42)

Sulla panchina di Ristola


Nella mia foto una visione di un magnifico tramonto a Punta Ristola nell'ottobre 2013.

Son solo sulla panca
mentre la brina annaffia i miei pensieri
son già passati gli anni e sembra ieri
il tuo respir mi manca.

E l'onda è sempre bianca
adesso sono assenti i forestieri
anche la barca è senza timonieri
dondola in porto stanca.

Ma questa Punta l'anima m'inonda
di Ristola son sempre innamorato
l'astro sul mare rosseggiando affonda

al suo splendore ancor resto incantato.
Quest'anima in tempesta e vagabonda
del ruggire del mar non si è scordato.

E mentre il gorgogliar dell'acqua ascolto
penso al mio affetto ormai morto e sepolto.

(Donnas 6.4.2017 – 23,21)

Vola alta la tua voce
(A Don Tonino Bello di Alessano)


La tua voce ancora mi sconvolge,
urlo rabbioso che dal cuore sale
un buon pastore sa quello che dice
che impreca a volte ed anche maledice.

Ecco io sto con te, da miscredente,
mi ci ritrovo e mite sto a sentire
quella tua voce, quell'antico accento,
che mi risveglia in cuore il mio Salento.

Or c'è l'affanno per dirti San Tonino
tu avresti in aria buttati i paramenti
a te nulla fregava d'esser santo
la mia rabbia è saperti in camposanto.

No, Dio, non è un padre giusto
a volte anche lui è disattento
tra i sassi butta il seme suo migliore
la bocca ha chiuso al vero suo pastore.

Ma voce chiama voce e si diffonde
anche se sta dormendo tra i cipressi
alta e sublime echeggia la parola,
parla di pace e tanto in alto vola.

(Boccheggiano 6.9.2017 – 15,13)

Pennellate primaverili


La foto è del primo dipinto ad olio di mia nipote Verusca Santoro


Quel casolare all'opre antiche invita,
col grano in mezzo al campo da falciare
fatiche d'altri tempi
covoni sulle aie da ammonticchiare.

Di lucenti colori l'anima addolcisce
il sol risplende su rossi papaveri fioriti,
colora spighe d'oro,
che in futuro non saranno mai appassiti.

Oggi a colmare il cuore di gaiezza
è il pennello fresco della giovinezza

che sulla tela infonde l'allegria
che un nonno poi decora di poesia.

(Donnas 29.3.2017 – 22,07)

La voce dei poeti


- Foto dell'attentato odierno a Stoccolma

Questo povero mondo tra i conflitti,
l'uomo non trova pace e si dispera
invano scrivo, le mie parole il vento
via le disperde, solo odio è nei cuori
non v'è speranza,
che un nuovo Cristo sorga all'orizzonte
che tra le genti il sol risplenda in fronte.

La voce dei poeti più non serve
anche la mia denuncia è insufficiente
coperta dal fragor della risacca,
urlo ma il mondo resta indifferente
alla barbarie
alla marea pesante degli orrori
l'umanità galleggia tra i rancori.

Vedo le piazze con la gente ignara
un bimbo sta giocando in mezzo al prato
ride e balbetta appena una parola
poi il sangue dal suo corpo vola
il verde arrossa
uno schizzo colpisce anche il mio volto
suona una squilla ma Cristo resta morto.

No, non ci sarà mai più Resurrezione
la speranza ormai è parola vana
solo la guerra alimenta il cuore
la pace tra le genti s'allontana;
campana a morto
risuona, e l'eco si spegne piano piano
la Pasqua è un sogno in questo mondo strano.

(Donnas 8.4.2017 – 12,25)

Sbadooo...oh, ooh.....



Tutto diventa ormai cosa normale,
far la mondana oggi è un gran sollazzo
non solo giochi in bocca col pupazzo
ma alla susina di certo non fa male.

Ormai non ha più senso la morale
ci son dei maschi, bulli da strapazzo,
la propria donna spingono nel guazzo
la retta via è sol quella... rettale.

In rete ci si fanno tanti affari,
soddisfare gli appetiti più esigenti,
restar sott'acqua più dei palombari

e a letto si può fare anche i fetenti.
Questo riesce meglio ai missionari
e a quanti sono forti e resistenti.

- Sonetto
(Donnas 5.4.2017 - 18,40)

Pulsioni primaverili


Nel dipinto la Maya vestida di Goya.

Questa sera son venuto a cercarti,
volevo respirare la tua aria,
in fondo l'acqua è la stessa, l'Ayasse sfocia in Dora,
poi scorre davanti a casa mia.

Ascolto il gorgoglio tra i sassi,
sempre lo stesso rumore,
meno violento, forse più sommesso,
quasi la voce tua straniera che racconta bugie.
Oh, la tua libertà quanto ti costa,
in dignità ti costa perché tu vendi amore,
riesci anche a farmi apprezzare il tuo prodotto:
lo contrabbandi per buono,
dici che sia di qualità eccellente,
ma invece tu lo sai quanto è scadente.

Vendi bene quel poco che hai in bottega,
a me sembra ancora sia attraente.
Tu lo sai bene che il tutto si consuma in un istante.
Dopo si resta freddi, indifferenti,
provi disgusto per quella liscia pelle
che brividi t'ha dato ed ha provato.

Hai colto quell'attimo d'affetto
che inconsciamente tu gli hai regalato,
sapevi che poi lei, alle emozioni vere resta indifferente,
lei per te vale quell'attimo di sfogo,
quell'attimo fuggente.
Poi ti rivesti
sai che la merce non è, come lei dice, assai eccellente,
è un prodotto qualunque, e questo lei lo sa,
anche tu hai simulato e sai non vale niente.

(Donnas 30.3.2017 – 21,19)

Poetare lassativo


La statua rappresenta "Il pensatore" di Augusto Rodin

Allora sei davvero tanto duro,
mi dispiace, quanto mi fai pena,
le tue fregnacce incidi sopra un muro
ti impegni e scrivi con passione e lena.

Consolati c'è ancora della gente
a cui piace quello che tu scrivi,
a me tu scopri chi non vale niente,
anche da morto come vedi vivi.

Ma se alla gente piaccion le cagate
mi dici a cosa serve a me poetare?
Lo so che scrivo anch'io le coglionate,
in fondo non sappiamo cosa fare.

Ma dai ragazzo, prova a ragionare,
tutti i giorni ti inventi una storiella
sei sempre lì, per dio, non vuoi mancare
ma guarda fai venir la cacarella.

Eppure con la penna ci sai fare,
e incroci le parole assai giulivo,
col farmacista potresti preparare
un nuovo poetare lassativo.

(Donnas 4.4.2017 - 11,48)

Fantasia


La foto è tratta dal portale: https://it.images.search.yahoo.com

Nell'ora in cui di stelle il cielo avvampa,
e l'universo in mezzo al buio risplende,
la luna ancor non mostra la sua lampa
la notte il suo colore ancor difende.

L'occhio nel firmamento allor s'incanta
e come un bimbo la sua mano stende
coglie i fili lucenti d'una pampa
per colorar fantastiche leggende.

Sogna di visitare nuovi mondi
che di reale umanità son pregni
dove felicità e pace abbondi.

La luna spunta e, tu, i tuoi sogni spegni
guardi il reale dove vivi e affondi
insieme a una marea d'esseri indegni.

- Sonetto
(Donnas 29.3.2017 - 11,26)

Il silenzio


Nella foto le montagne imbiancate intorno a Donnas

Cerco il silenzio là tra le montagne
dove ancora la neve brilla al sole
vecchi sentieri dove il vento corre
tra l'erbe secche e arbusti senza foglie.

Lo sento tante volte brontolare,
bussa con insistenza alla finestra
e mi ricorda del mio tempo andato
in questa Valle penso al mio passato.

Oh, come il tempo passa e quel silenzio
che accompagnava i giorni tra la neve
lo cerco ma oggi sento un gran fragore
quella pace è come un sonno lieve

che le palpebre a volte un po' t'abbassa
reclini il capo e cerchi di dormire
poi ti riprendi con un gran scossone
il sonno fugge resta il tuo patire.

Quest'ansia che non sai da dove arriva
la mente ti riempie di pensieri
eppure hai fatto tanta strada dura
sotto i ghiacciai là dove l'acqua è pura.

E ascolti il vento che accarezza i pini
il suo rumore è dolce e invita al sonno
ti spingi col pensiero e voli al mare
tra l'acque salse vorresti sprofondare.

(Donnas 7.4.2017 - 10,29)

Una giornata di sole


Nella mia foto: montagne intorno a Donnas.

Oggi il tempo è bello e splende il sole,
fa un po' di freddo, è vero, non importa
ti copri ed esci e chiudi poi la porta
ai menogrami non ci fai più caso.

Quelli vedono nero sempre e ovunque
fan presagir che arriva la tempesta
invece il tempo dopo è tutto in festa
gli alberi in fiori e verde la campagna.

Anche il mio cuore oggi è assai leggero
ai guai da un pezzo ormai più non ci pensa
neppure del suo amor soffre l'assenza
scruta nel ciel ma rondine non vola.

E sì, la primavera è tanto strana
i cicli naturali non rispetta
inutilmente un volo il nido aspetta
solo l'airone nidifica sul Lys.

E aspetto anch'io la dolce primavera
quella d'un tempo che mi dava gioia
ora sa regalar soltanto noia
parole che si sciolgon come cera.

(Donnas 3.4.2017 - 14,36)

Haiku – Primavera 2017
Gemma che sboccia -
un'ape ronza e sosta
Fiore che muore

(Donnas 27.3.2017 - 23,01)

È primavera.......


Nella foto: Panorama primaverile di Pont St. Martin ripreso dalla passerella sul fiume Lys

“E' primavera, svegliatevi bambine...”
questo canto gioioso a fine inverno,
mentre mamma all'acquaio governava,
dalla finestra aperta allor volava.

Così le primavere lei annunciava
con la sua bella voce vellutata,
mia madre aveva in cuore la poesia
nell'ugola anche una dolce melodia.

Allor con poco s'era assai felici,
il sorriso brillava sempre in viso
ad ogni affanno si sdrammatizzava
come gli uccelli tutti si cantava.

Dov'è quel canto antico, dove è andato?
E c'era poco anche da mangiare
bastava del formaggio nel panino
e al nonno anche un bicchier di vino.

Mi mancano quei giorni a volte soffro
nulla si aveva eppure si sperava
ora si ha tanto, nessun sembra felice
a sproposito si brontola e si dice.

Oggi ci mancano gli affetti, quelli veri,
quelli che abbiamo sempre trascurato
non basta più la rabbia ed il rimpianto
quegli affetti son spenti in camposanto.

(Donnas 21.3.2017 - 16,06)

La preferita


La foto “La favorita” di Matthias Lehman è tratta dal portale:
http://www.chueca.com/galeria/las-historias-diversas-dan-brillo-al-dia-del-libro/

E ancor ti amo e non ti scordo mai
tu stai invecchiando ma giovane ancor sei
io sto invecchiando e nulla posso farci
ogni giorno fo' i conti coi miei guai.

E il guaio più grande è dentro questo cuore
che non ti vuole mai dimenticare,
che stupido che è questo elemento
lui batte sempre e lo vorrei fermare.

Lei non ci crede, io colpa non ne ho,
vorrei morire ma sono anche un po' vile
non ho il coraggio di chiudere la porta
neppure morir senza soffrire io so.

E penso di campar fino a cent'anni
ma ogni giorno che passa è sofferenza
a qualche acciacco aggiungo poi il ricordo
ed io son bigio come un barbagianni.

E mi lamento, non so goder la vita
eppure ancor son sveglio e sempre scrivo
a volte sono triste ma ancor vivo
lei resta sempre in cuor la preferita.

(Donnas 23.3.2017 - 8,32)

Buone feste


La foto è tratta dal portale: https://it.images.search.yahoo.com
(Più di ottanta morti domenica a Gaza - www.ilpost.it)

Buone Feste a chi festeggia
a chi se ne sta al calduccio
e consuma le sue ferie
tra il divano ed il piumone.

Buone feste a chi pasteggia
ed ingrassa al focolare
buone feste a chi sta male
ma sorride e non rimpiange.

Buone feste a chi passeggia
e smaltisce lungo il mare
il superfluo che ha mangiato
non pensando a chi digiuna.

Buone feste a chi volteggia
tra le nuvole del cielo
in aereo guarda il mondo
che gli scorre lento sotto.

Buone feste a chi palpeggia
sotto un candido lenzuolo
tette e glutei dell'amante
ma poi pensa a chi sta solo.

Buone feste a chi guerreggia
che dal dubbio poi è colpito
le sue bombe lancia in mare
solo spuma bianca sale.

(Donnas 23.12.2016 - 13,10)

Haiku – Primavera 2017
Gemma che sboccia -
un'ape ronza e sosta
Fiore che muore

(Donnas 27.3.2017 - 23,01)

Haiku - Nevicata


La foto è tratta dal portale:
http://www.repubblica.it/ambiente/2016/12/21/foto/neve_sul_deserto_del_sahara_non_succedeva_da_37_anni-154588341/#1

Flemma d'inverno -
la sabbia nel deserto
candore all'alba

(Donnas 25.3.2017 - 9,59)

Non basta



Non basta per me scrivere dei versi,
non basta il mio silenzio,
questa noia davanti a una tastiera
che mi ruba i pensieri,
li incide sullo schermo.

Nero su bianco non basta.

Non basta mai l'affanno del mio cuore,
la delusione per un mondo avaro
che in un pugno detiene il mio decoro,
che sassi rotola davanti al mio cammino,
soffoca i miei passi,
la dignità mi toglie.

Non basta la preghiera,
l'accorrere alla squilla della sera,
il rosario tra banchi di noce
a guardare un dio che è crocefisso,
non basta il mormorio
il ripetere stanco d'una litania,
d'un rosario sempre identico e alienante.

Il fare serve,
l'agire con decoro
verso i bisogni reali della gente,
vedere l'altro non dal suo colore
ma dalla ricchezza che si porta in mente.

(Donnas 26.3.2017 - 21,12)

Haiku – Primavera 2017
Gemma che sboccia -
un'ape ronza e sosta
Fiore che muore

(Donnas 27.3.2017 - 23,01)

Il sentiero di Chemp


La foto è tratta dal portale: http://www.lovevda.it/…/architett…/perloz/chemp-e-varfey/665 - 
 La scultura è di Angelo Pino Bettoni di Perloz. La poesia un mio regalo a lui che me l'ha ispirata.

Quel ripido sentiero porta in cielo,
nessuno vede più chi va e chi viene,
ne ha vista di fatica e di penare
ne ha visti giorni col sole risplendente
e notti con la luna in ciel silente,
il buio l'ha più volte accarezzato
neve ed acqua l'hanno anche lavato.

Quel sentiero ne ha visti montanari
avanti e indietro lentamente andare
col fieno tra le tele ben legato,
in spalla con fatica trasportato,
ha visto dei bambini lesti andare
e gatti e cani rincorrersi e giocare,
ne ha viste tante di mucche pascolare
e sentite di pecore belare
e di grugniti di maiali disperati
appesi ai rami a farsi dissanguare,
ne ha sentiti canti e nonne brontolare
con tanta vita grama da affrontare.

Quanta frenesia dopo finita
con l'ultimo abitante che ha mollato:
ora è il silenzio che fa compagnia,
al gracidar dei corvi,
al sibilo d'un falco su nel cielo,
al lamento delle volpi nella notte,
al mugolio o l'abbaiar dei tassi,
al rumore dell'acqua in mezzo ai sassi.

Ed anche il bosco vuol riprendersi la terra
che un dì gli fu strappata
per costruire quel campo
che segale e cereali vide in marzo germogliare.
Ma Chemp è un paradiso
e c'è chi vuol ridar vita e sorriso,
quel sentiero pulisce dall'erbaccia
e a quel villaggio regala il sole in faccia.

(Donnas 12.3.2017 - 21,10)

Canzone disperata


La foto è tratta dal portale: https://it.images.search.yahoo.com

Dolce amore
io mi perdo a volte a pensare
quelle fughe notturne sul mare
le carezze ed i baci sognare
le parole che come le onde
sulla rena san tracce lasciare.

E riguardo la notte le foto
nei silenzi pesanti a passare
quello foto archiviate sfogliare
le parole ancor ricordare.

Ti rivedo ancor sorridente
ripetevi: “no, non son bella”,
ma per me tu eri una stella
nel mio cuore brillavi serena.

E di giorni sereni ne hai dati
le parole le hai anche sprecate
ma nel cuor tu le hai seminate
nel mio cuore non sono seccate.

E ributtan radici al mattino
cercan linfa e un poco di affetto
il tuo amor non è stato perfetto
ma lo cerco ancora lo stesso.

Lo ricerco guardando le foto
sorridente nei primi vent'anni
or sei cupa e piena d'affanni
ma io vedo il tuo volto d'allora.

Sono piaghe che scavo in silenzio
e mi chiedo come faccia l'amore
a finire da sera a mattino
non lasciare neppure l'odore.

Dolce amore
io mi perdo a volte a pensare
quelle fughe notturne sul mare
le carezze ed i baci sognare
le parole che come le onde
sulla rena san tracce lasciare.

(Donnas 23.3.2017 - 7,42)

Haiku – Vita da cani



Vita da cani -
il camminar fa bene
verde nel bosco

(Donnas 25.3.2017 - 10,34)

Impotenza


L'immagine è tratta dal portale: https://it.images.search.yahoo.com

Un giorno un tanga lei m'ha regalato
tante cose di lei ancor conservo
anche un ciuffo di capelli m'ha donato
quel giorno che nel letto s'era stati.

Di lei tutto io ho, nulla ho buttato
anche le penne che mi ha un dì spedito,
finanche una lattina che non scordo,
con giorno e data mi son conservato.

Da parte ho messo scritti, film e foto,
una pennetta e un paio di CD,
i cassetti ho pieni e non li svuoto
anche nel cuor qualcosa ho conservato.

Ho ripiegato ben quel tanga nero,
ma poi m'ha detto ch'ero feticista,
forse son anche quello, un uomo vero
che ai suoi difetti affianca l'impotenza.

Che son difetti, via, si fa per dire,
che ci regala il tempo che va lesto
anche per i potenti va a finire
quando poi non si sa, basta aspettare.

Per cui anche le cattiverie mai non mollo,
le ho annotate e ben catalogate,
le leggo, un po' ci rido e poi le ingollo,
dalla mia mente, no, non le cancello.

Ma ricordo tutt'ora le parole
appassionate e dolci che diceva
quando all'amore vero ancor credeva
a quelle ancor ci penso, a quelle sole.

(Donnas 23.3.2017 -15,28)

L'amour c'est finì


Nella foto: Bozzetto di donna nuda di Antonio Canova

Dove è andato a finir tutto l'amore
che le ho donato un dì, dov'è finito
dove sono finite le promesse?
Anche le sue carezze si son perse.

E il mio gioire no, io non l'ho scordo,
anche il soffrire in cuor stanco ristagna
ho dato tanto affetto a una spergiura
patti di sangue e poi l'amor non dura.

Beffarda ha detto dopo ch'era un gioco,
che non pensava fosse cosa seria,
l'ha ripetuto con la voce strana
adesso si può dir, come mondana!

E non poteva dirlo chiaramente?
Intorno ci ha girato per degli anni
tutte le volte che giù ritornavo
lei mi bleffava, io non l'ingannavo.

E lo sapeva quello che passavo
quante rinunce per un po' d'amore,
puttane ne trovavo più vicine
anche frizzanti e con le bollicine.

Di certo ci avrei anche guadagnato
con una donna più professionale
senza fasciarmi tanto l'intelletto:
si trova anche vicino un posto a letto.

Perché solo di letto si trattava,
ormoni misti a tanta fantasia
contrabbandati con la religione
da chi ha creduto come un gran coglione.

(Donnas 24.2.2017 - 23,25)

La pace nella notte


Il dipinto "Canto notturno" è di Antonio Berté

Un usignolo al buio sta cantando
io non ho sonno e ad altre sponde volo
i tempi antichi miei sto risognando.

Anche lui sembra tanto triste e solo
ogni tanto si sposta, sta pensando?
L'ascolto e lui cinguetta civettuolo.

Un fil di fumo al ciel si sta avvitando
fuma la stalla ed un lumino muore
mentre la notte ormai ci sta lasciando.

Sfrecciano i mezzi, quanto gran rumore,
oddio, la pace, dove si è nascosta?
Ma lui cinguetta il grande adulatore

sembra che voglia farci una proposta
e della pace sventola il vessillo
ma a questo invito più non c'è risposta

il mondo vive ormai di affanno e assillo
la pace in guerra s'è riconvertita
ma lui continua col suo dolce trillo

perché la pace chiude ogni ferita.

(Donnas 22.3.2017 - 7,05)

Perfida passione


- Mosaico della perfida Albione (perfida sta per persona che non rispetta la parola data).

Sei nel mio cuore perfida e infedele
invano cerco di dimenticare
ma tu ritorni come in un filmato
visto e rivisto e ancor non l'ho archiviato.

Io ti rivedo ma non sei la stessa
quel viso tuo felice e giovanile,
quel viso m'è rimasto sempre dentro
con quel sorriso che m'hai regalato,
con la passione ricca di libido
che sul mio corpo nudo hai ricamato.

E sì, quella passione in petto un giorno hai inciso
con un coltello da pota l'anima hai scavato
le pene dell'inferno ci hai lasciato
di quella donna non ricordo il viso.

Quello che vedo adesso fa paura,
un rancore che torbido s'espande
come olio sparso da una fattucchiera
in un contenitore pieno d'acqua,
lugubri segni d'una passione morta,
disegni osceni su una tela oscura.

Quella donna lo sai l'ho tanto amata
ma giace ora sepolta nel mio cuore,
quella donna non sarà resuscitata,
è morta e adesso parlo ad un fantasma
lei dal mio cuor per sempre è cancellata.

(Donnas 17.3.2017 - 22,09)

Perdinci



Tu vinci
Anche convinci
Lo so che avvinci
Evinci
Quinci
Ancor cominci
E poi tu linci
Ma ricominci
Mi strinci
Perdinci

(Donnas 19.3.2017 - 20,35)

La corte d'America


La foto di Marco Rebuffi è tratta dal portale http://www.millebattute.com/storie/europa/item/41-la-corte-d-america.html

Emigrante che hai girato il mondo
la tua donna con te ora non dorme
lei tanto ti ha aspettato al focolare
ha sognato per anni le tue orme.

Ai tuoi figli lo sai che raccontava,
di quando per il pane li hai lasciati
dal sud al nord, e poi ti sei imbarcato,
col tuo sudore tutti hai dissetati.

Ora tu sei tornato al tuo paese
le rughe han ricoperto mani e volto
lei non c'è più, ma il bianco suo cuscino
dal letto grande non l'hai ancora tolto.

E c'è una bimba che come lei si chiama
coi boccoli dorati sulle spalle
ti dice: "Nonno, io ti voglio bene"
ma suona a morto il campanile a valle.

Il prezzo del riscatto costa caro
talvolta pensi a quell'accampamento,
la chiamavate Corte dell'America
nei tuoi pensieri ancor ondeggia al vento.

(Donnas 20.3.2017 - 17,41)

Come eran fresche le more



Come eran fresche le more nel paniere,
le più mature con pazienza ho colto
al sole, in alto rosse e risplendenti,
di rosso coloravano il suo volto.

Ingordo, di quel ben mi son saziato
ma una spina nel dito anche mi è entrata,
degli anni che già avevo ero cosciente,
- “ non badarci”, diceva innamorata,

Cristo per noi è morto sulla croce
e come lui stiamo donando amore
cogli l'affetto che col cuor ti dono
non avere vergogna e né timore” -.

Scambiai l'autunno con la primavera
mi ritrovai nel fiore dei miei anni
m'illusi come un bimbo sprovveduto
felice di indossare i vecchi panni.

Ma il gelo dell'inverno m'ha svegliato
non era poi quel candido angioletto
che da devota in chiesa Dio pregava,
non solo entrava e usciva dal mio letto

ma sulla rete camuffata e spinta
immonda le sue grazie regalava
e come una mondana navigata
alle sue voglie il maschio ognor piegava.

Ogni tanto ancora oggi la penso
ma qualche amico già s'è confessato
dice d'esser fedel ma poi tradisce
e tutti quanti ha sempre incorniciato.

Adesso ho ritrovato quel che ho perso:
il senno, era rimasto appeso al rovo,
ci rido, a volte, ma è un riso amaro
perché un po' d'affanno ancora provo.

(Donnas 15.3.2017 - 21,09)

Come una puttana


- Il dipinto, "L'abbraccio", è del pittore-incisore austriaco Egon Schiele (1890-1918)

Del vizio tu hai fatto il tuo piacere,
in fondo a cosa serve l'onestà?
Con la nuova stagione nel paniere
metti la frutta che il tempo ti dà.

Ma come fai a non provare schifo
di tanti sporchi e squallidi inquilini?
Se manca amor per te certo non tifo,
senza l'amor son tutti burattini.

Coi fili tu li fai ben sgambettare
nel ventre tuo, come una pattumiera,
liquidi di piacere san versare

a volte godi ma dentro non sei vera
e se non godi sai ben simulare,
le carte incarti come una megera.

Con una benda gli occhi chiudi spesso
fingi che sia un fiore invece è un cesso.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 18.3.2018 - 8,22)

Muore l'inverno



Muore l'inverno ancora senza neve
il bianco più non copre prati e monti
il verde in mezzo ai campi ancor si vede
già l'erba nuova spunta e qualche fiore.
Dove mai siete dee della tormenta?
Dove avete lasciato il gran candore?
L'abito bianco neppur la sposa ostenta,
il rosso e il bianco colora la finestra.
Neppure il freddo della tramontana
non ha ghiacciato al Grande le montagne
il lago ha preservato anche la rana
il gracidar si ascolta e l'acqua è molle.
Perché dalle montagne il bianco è assente
e il turbine non vuol più volteggiare?
Ed anche il phon sospira debolmente
del cervo non avverto il suo bramito.
Rotola a valle qualche sasso smosso
rimbomba sopra tronchi come un tuono
il vecchio ovile dal rumore è scosso,
la pastorella fuor non vuole uscire.
Guarda dal cascinale il fondo valle
i vetri son lucenti e trasparenti
sale un muggito intenso dalle stalle
guarda la vacca gravida che stenta.
Sfogliano i petali dal ciliegio in fiore,
sfiora anche il cuore mio nel gran silenzio
cerca lontano inutilmente amore
lei ad altro pensa e lui di pena muore.

(Donnas 20.3.2017 - 7,52)

Chemp: dove le nuvole accarezzano la montagna


La scultura a Chemp (Perloz) è di Pino Bettoni. La foto di Giulio Crivellari

Cristo si è costruito un suo rifugio
là, nella Valle, dove il Lys
ad abbracciar la Dora corre
tra pietre antiche e boschi abbandonati
tra lecci e vecchi tronchi di castagni
tra il sereno frusciar di vecchie foglie,
Lui, tra i sentieri il primo sole coglie.

Ed i capelli gli accarezza il vento
e le nuvole bianche del mattino,
lo sveglia un nuovo canto d'usignuoli,
il mormorio del bosco,
un frusciare d'acque fresche,
il gocciolio lento e riposante
nelle vasche che il tempo un dì ha scavato
che pecore bianche e mucche han dissetato.

Sorride, il Cristo, ed il Creato guarda:
Lui sa quanta fatica quel pianoro assolato ha procurato,
quanto sudore,
quante pietre ammucchiate,
quanti sentieri lastricati,
e terra nuova a ricolmar le conche
dove una vite il suo liquore ha dato,
dove un muggito un tempo ha regalato
una preghiera fatta d'acqua fresca,
di tazze colme di latte con castagne,
d'erba falciata e poi seccata al sole,
al vento con pazienza rivoltata,
per secoli a spalla trasportata.

E' il suo paradiso:
Lui l'ha chiamato Chemp!
Da lassù guarda il suo mondo,
tanto vicino eppur tanto lontano e sempre in guerra,
un mondo dove ancor sopravvive un po' di pace
e un bosco di castagni,
un ruscello che ancor sprizza acqua pura.
Un paradiso, dov'è tornato il canto degli uccelli
ad allietar le notti con la luna,
che scivola su un cielo pieno di stelle brillarelle
a ricamare il giorno nuovo che sorge
tra gli alberi che danno ancora le castagne,
con le nuvole bianche
che accarezzano all'alba le montagne.

(Al mio amico Angelo Bettoni che mi ha fatto scoprire il paradiso)
(Donnas 11.3.2017 - 8,34)

Vagabondo


La scultura è opera di Angelo Pino Bettoni di Perloz (AO)

Io non ho nulla che si può rubare,
come gli uccelli dormo sotto stracci
svolazzo poi alla fonte ogni mattina
acqua pulita e fresca, diamantina.

E il cielo che mi fa da copertura
il sole il suo tepore mi regala
la luna la notte sul mio sonno veglia
ed al mattino un merlo mi risveglia.

Sono felice eppur nulla possiedo
un sorriso sul mio volto si accompagna
alla felicità che dentro splende
che di pace la mia giornata rende.

Nulla ho da conservare e via portare
se un giorno dal sonno non mi sveglio
se proprio mi volete sotterrare
sotto le pietre a riposare è meglio.

(Donnas 11.3.2017 - 11,01)

Lakonico



Dire e non dire per non far capire
dall'altra parte v'è un sussurro o un urlo
dall'essenziale rimane fuor qualcosa
se non capisci qualcun però intuisce.

Cambia il parlare, modifichi l'approccio,
la vecchia lingua cerca assestamenti
ma se la raspa il legno gratta a fondo
filtra uno spiffero dall'anta troppo erosa.

Parvo di accenti, avaro nei commenti,
un aggettivo è troppo e lo cancello
rimane un sostantivo troppo lungo
ne cerco uno più breve da capire.

Anche se salti un rigo e poi chi legge
capisce il senso di quello che vuoi dire
nulla tu rischi ma poi insorge il dubbio
che abbrevi troppo e passi per conciso.

Ecco il termine giusto: esser concisi
ma cerca d'esser chiaro a sufficienza
passare per laconici si rischia
ed altro far capir e indurre a errore.

(Donnas 9.3.2017 - 17,37)

La mia tenera Rosa



Dal mio cuore tu non potrai più uscire
ci sei entrata e adesso ancor ci stai
ne ho avute altre ed anche tu lo sai
ma quel che hai avuto a tutti lo puoi dire.

Quel che m'hai dato non potrà appassire
e so che a me per sempre penserai
t'ho dato amore vero e pochi guai
per questo durerà senza finire.

Non penso di inseguire nuovi affetti
gli ultimi infatti furono infedeli
altri anche lussuriosi e maledetti

ed imponenti più dei grattacieli.
Tu sei rosa cresciuta tra i mughetti
insieme alle viole e agli asfodeli

e ti confondi spesso tra i colori
ti fai ingannare anche dagli odori

resti indifesa e a scegliere fatichi
cerchi una pera e trovi solo fichi.

Per questa eterna tua indecisione
tutti tu stanchi e crei sol confusione.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 11.3.2017 - 20,53)

Recondite armonie


La bambina con bambola è opera dello scultore Angelo Pino Bettoni di Perloz (AO).

Un albero nasconde un volto umano,
lui parla nel silenzio, tra le foglie,
quando poi morto giace in mezzo all'erba,
l'anima sua sussurra nel silenzio.

E dal tronco il volto suo ci appare,
mille forme nasconde,
solo un artista, tuttavia, le vede
con mano agile e col suo scalpello
le porta in luce
al meglio ce le fa apparire,
vita ridà a quel che sembra inerte,
come Lazzaro le fa resuscitare,
così quel tronco non può più morire.

(Donnas 11.3.2017 - 13,21)

Leuca sognando

    
 - Nelle mie foto: Vista di Leuca e delle montagne di Donnas in Valle d'Aosta.

Penso al sole di Ristola splendente,
a Leuca, distesa pigramente lungo il mare,
dormiente ai piedi del suo Santuario,
penso al porto coi velieri dondolanti,
alle case,
adagiate come vestali stanche
oranti lungo le sue coste bianche.

E in mente scorre un mare terso,
d'un azzurro che confonde il cielo,
che a Ristola s'abbraccia con lo Jonio,
vedo l'onda che corre e rincorre
che la falesia allaga.
Scie salmastre il sole disegna
tra le conche della sua costa frastagliata
dall'onda rabbiosa spesso flagellata.

Ma oggi sono dai monti abbracciato
appena spruzzati dalla neve,
il sole filtra tra i larici e gli abeti
ancor sfioriti
mentre nei campi osservo qualche fiore,
un narciso che già saluta marzo
che il tepore raccoglie
e che fiorisce tra le prime foglie.

E la Dora che scorre pigra e magra,
sono passati i giorni del diluvio,
il mostro s'è chetato
del sacrificio umano dissetato.

Ma Leuca nel mio pensiero è disegnata,
Ristola soprattutto e le sue grotte,
e quell' “Indifferente”,
che le spalle al mare rivolge e guarda il colle,
ove il faro è ora spento,
che ignora il mio antico tormento,
lo sfolgorio di sogni,
come il rinverdir che a primavera svela
la prima erbetta tra la neve che sgela.

Il sole invade la pianura;
la Dora illumina, scintillano le pozze
dove guazzano germani e planano gli aironi,
attenua la gelida carezza di un vento leggiadro
che ancor gela,
mentre lontano avverto il flebile lamento
di un agnello che bela.

(Donnas 5.3.2017 - 9,52) 

Cuore di pietra


La foto è di Rosellina Carone

Oh, cuore,
cuore mio che ti commuovi
a vedere l'onda che spumeggia
che doni amore a chi non ti comprende
che il cuore ha come pietra
e nulla intende!

(Donnas 6.3.2017 - 14,07)

Cambi di stagione


- La foto, primo premio ad una mostra fotografica a Leuca, è di Fabrizio Passaseo (g.c)

Freschi fiori a primavera
dalla neve accarezzati
spunta l'alba e sembra sera
oh, che giorni dissennati.

Vedo il sole sopra i monti
e le nuvole leggere
l'acqua lieve sotto i ponti
poi arrivano bufere.

Il narciso s'è bagnato
la viòla triste tace
tace il merlo sopra il prato
anche il passero loquace.

Strano è stato quest'inverno
e la neve chi l'ha vista?
Sulle Alpi adesso sverno
perché verde è qui la pista

mentre giù nel mezzogiorno
han sciato tra gli ulivi
quasi, quasi me ne torno
nei paesi miei nativi.

Sulla neve artificiale
ha sciato lo sciatore
e la cosa è assai banale
e non suscita stupore.

Or rimane poca neve
sopra i monti desolati
sta spuntando il bucaneve:
ma l'inverno ci ha lasciati?

(Donnas 6.3.2017 - 13,22)

Un merlo canterino


La foto è tratta dal portale: http://www.ilpalio.org/vedetta/sf_tempi_passati3.htm

Ho ascoltato nel buio il primo merlo
mamma mia, stanotte stavo male,
la finestra ho aperto lentamente
quel canto gorgheggiava dolcemente.

E' la stagione nuova già in arrivo
la forsizia ingiallisce sugli steli
i merli tra le foglie cercan vermi,
i passeri di giorno non stan fermi.

Sotto i tetti stan costruendo i nidi
mentre di notte l'upupa svolazza
s'avverte anche un lamento di civetta
brilla la neve e ancor bianca è la vetta.

Tutto sembra immutabile nel tempo
muore la vita ma dopo si rinnova
in questa gara alla riproduzione
passano gli anni arriva altra stagione.

Anche lo specchio la mia storia narra,
fa vedere sconforto e qualche ruga,
riflette il mio passato, ed i ricordi
svegliano bimbi coi calzoni corti.

(Donnas 23.2.2017 - 3.00)

Come formiche


L'immagine è presa dal portale: http://cinquepassi.org

Come formiche
raccoglievamo i beni della terra
la credenza riempivamo
di marmellate e miche.

Nulla, nulla allora sprecavamo,
tutto dentro l'ovile con pazienza
giorno per giorno portavamo.

Anche le prime fragole selvagge,
il primo frutto della primavera,
le more sulle siepi,
tutto quello che la terra produceva
pazienti noi si raccoglieva,
le vongole finanche sulle spiagge.

Come formiche
avanti e indietro noi si andava,
a volte ancora alcuni vanno,
il sole ci scaldava,
splendente ancor'oggi ci accompagna,
la cicoria qualcuno ancor raccoglie
che a marzo già regala la campagna.

Si sentiva echeggiare un coccodè,
sorrideva felice il gallinaio,
bianche tra le pagliuzze chiare, tra le croste,
si raccattavano le prime uova deposte.

Ci svegliava a volte un bel chicchirichì,
il gallo faceva le fusa alla gallina,
la piegava d'istinto ai suoi voleri,
l'uovo era pronto ad essere covato:
pazienti s'aspetta che il guscio si rompesse
una peluche gialla poi veder spuntare,
a volte nera e bianca,
un frullar tenero di ali,
la chioccia con il becco incoraggiare
ai primi passi incerti
poi il correre affannoso,
per ripararsi al caldo sotto l'ali.

Ora il gallo non c'è
le uova e le galline
li puoi trovar se vuoi al supermarché
le uova dentro scatole assemblate,
le galline nella plastica incartate.

Donnas 12.3.2017 - 11,25)

Haiku – Faraglione


La foto del Faraglione di Sant'Andrea (Melendugno) è di Alessandro Errico (g.c.)

Sul faraglione -
un ciuffo d'erba vive
sole che muore

(Donnas 13.2.2017 - 14,11)

Nomi di Facebook



Solo io ti conosco,
anonimo viso di Facebook,
solo io so cosa si nasconde dietro il tuo sorriso,
dietro le tue parole estemporanee,
dietro quel lampeggiare di virgole e punti
che ingannano il lettore inconsapevole.

Ma io ti conosco, oh, se ti ho conosciuto!
So quello che vali e sei,
so quello che tu fai.

Mi hai ingannato una volta,
stai ingannando adesso altri ignari profili,
ma poi l'amo darà fastidio alla gola,
la preda scapperà dalla trappola tesa
ed il suo odio si stenderà
come bitume fumante che durerà nel tempo.

Tu riderai,
la tua follia è pari alla tua aridità,
ma ti salva.
Ti salva quel nulla che riempie la tua scatola cranica,
molliccia composizione di materia cremosa,
grasso steso ad oliare il cigolio d'una porta arrugginita:
tu nulla capisci del male che fai
e ridi,
ridi inconsapevole del treno che deraglia,
che esce dai binari
e si addormenta tra il tufo color crema
che la notte ghermisce.

(Donnas 5.2.2017 - 18,57)

Escursione


La foto Grotte del Ciolo è di Pasquale Gennaro (g.c.)

Solo il rumore secco dei marosi
ed il fruscio del vento tra le rocce
quell'agitar di secche erbe assopite
il sole che bagliori mi regala.

E di gabbiani mi colpisce un'ala
stridule voci tra pietre inaridite
ed il sudore che mi scola a gocce
scivola giù su questi massi erosi.

Cerco rifugio in queste antiche grotte
voglio la pace che l'uomo mi toglie
scrivo in versi parole malridotte
destinate a seccare come foglie.

Ma questa pace che io vo' cercando,
questo silenzio mi sta regalando.

(Donnas 13.2.2016 v- 22,43)

Nausea


La foto è tratta da: http://contreducazione.blogspot.it/2015/03/la-nausea.html
 
Quando il disgusto sale, e un po' ti introna,
allor ribolle lo stomaco ed erutta
il tuo cervello è in panne e poco sfrutta
le qualità per cui gira e funziona.

Ma la nausea è un sintomo allarmante
ti va veder che il bianco non è giallo
il canto all'alba senti allor del gallo,
ti sveglia quel chicchirichì assordante.

E ti accorgi d'esser caduto in basso
inseguendo squallidi personaggi
non danno luce affatto i loro raggi
ma dentro al cuore portano sconquasso.

Allor ti chiedi se ancor vale la spesa
di perdere il tuo tempo inutilmente
eppure il tuo cervello vede e sente
ma torturi ancor più la parte lesa.

Ma infine anche tu ammetti: “L'uva è acerba”
lasci alla volpe saltellar sull'erba.

(Donnas 15.2.2017 - 11,25)

Cosa fanno di sera i passerotti



Cosa fanno la sera i passerotti
stanno sotto le tegole del tetto
della casa che sorge dirimpetto
zitti tra gli embricini rossi e rotti.

All'alba sento solo cinguettare,
s'affannano con le pagliuzze in bocca
quest'anno anche alla nuova coppia tocca
un nuovo nido vanno a preparare.

Durante il giorno sembra che fan guerra,
il litigio s'accende e mai non tace,
anche per loro vedo non c'è pace
ma san gestire i beni della terra.

E non vedo dei morti sul terreno
neppure dei feriti insanguinati
non vedo vecchi e bimbi assassinati
il mondo umano di violenza è pieno.

(Donnas 7.2.2017 - 20,16)

Nel mio orto



Nel mio orto è caduta anche la neve
ha imbiancato la siepe ed i muretti
è caduto lo sconforto qualche volta
una donna è caduta ed è risorta.

Ha svolazzato un poco intorno a me,
come fanno tra i lumi le falene,
le ali s'è bruciata e m'ha implorato
io l'ho guardata ma non l'ho aiutato.

Altro voleva che io non le ho mai dato
il mio amore era morto ma esisteva,
un'altra donna in cuor tenevo viva,
altro voleva lei, non mi capiva.

Ora la vedo in rete che cinguetta
ma anche lei ormai vede il tramonto,
si ostina e pensa sempre ai sui vent'anni
ma anche a lei ormai volano gli anni.

E ancor coltivo qualche fiore amaro
mi illudo che sia sempre primavera
ma c'è l'inverno col freddo e la neve
ed anche nel mio cuor il gelo preme.

E ho curato un fior tra i biancospini
tra le zolle ho cresciuto un equiseto
nel mio orto ho coltivato roselline
nel mio cuore ci stanno or tante spine.

(Donnas 14.2.2017 - 11,24)

Haiku – Escursione


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Spirito vola -
nel silenzio rinasco
ombra di sera

(Donnas 15.2.2017 - 13,47)

La castagna nera



Com'era bella la castagna nera
del fine aprile del 2008
abbrustolita più del vino cotto
che s'abbinava bene con la pera.

E ci giocava con le gambe in aria
mi stuzzicava con le mele al vento
non era uscita certo dal convento
davvero era per me straordinaria.

Tra quelle mura da un bel sol baciate
coi fiorellini tra le rocce sparse
su quelle pietre bianche al sol riarse
le mutande giacevano appoggiate.

Mi godevo le sue esibizioni
eccitanti davvero e stuzzicanti
il sole la scaldava dietro e avanti
lei aveva appreso bene le lezioni.

La fantasia di certo non mancava
in più sapeva che l'amavo tanto
oh, no, io non usavo certo il guanto
carne con carne ed il calor gustavo.

Purtroppo poi si spense la sorgente
gli ormoni a questo mondo sono strani
s'alzano in fretta e vanno assai lontani
anche l'amore uscì poi dalla mente.

Ora riguardo le foto nell'archivio,
lei mi sorride e il viso è giovanile,
son mezzo rotto io e ho un po' di bile
lei ancor sgambetta, io son quasi al bivio.

(Donnas 8.2.2017 - 22,17)

In compagnia della morte



Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)

Haiku – Tramonto



Astro morente -
cromatici colori
sera sul mare

(Donnas 9.2.2017 - 16,00)

Più non sgambetto


La foto è tratta dal portale: http://www.micciacorta.it

Il mio giovane amor più non sgambetta
me l'ha detto questa sera in una chat
ormai io più non l'amo ed altro cerco
perché a morire adesso ho tanta fretta.

Leggete con prudenza quel che dico
sulla ragione comanda ancor l'istinto
un passo indietro muovo se decido
ma ogni giorno il cielo maledico.

E mi dispero se un giovinetto muore
penso quanto sia ingiusto il padre eterno
c'è chi cerca la morte e lei lo snobba,
si crogiola a vederlo nel dolore.

Di giorni felici quanti ne godiamo?
Io ne ho avuto qualcuno, non lo scordo,
tanta infelicità poi ne è seguita,
che forse anche ad altri regaliamo.

E mi fa senso sentir le confessioni
di questo amor che il cuore m'ha distrutto,
ma quanto affanno anch'io le ho regalato?
Certo rimpianti e tante delusioni.

Ma abbiam vissuto, sfidando anche l'età,
forse lei ha simulato un po' d'amarmi
m'ha illuso ed io, però, anche ho creduto
or ci è compagna l'infelicità.

(Donnas 10.2.2017 - 00,33)

Haiku – Tricolore a Punta Ristola



Il tricolore
il vento si diverte
stride la fune

L'uomo forte


Il dipinto Ercole e l'Idra e di Antonio del Pollaiolo

Al mio amico Bettozzi che gli frega
se arriva uno con martello e sega?

Se poi da colpi in testa o suoi coglioni
lui a Ostia è steso sotto gli ombrelloni.

Tanto lo so che lui vuol l'uomo forte
vuole urlare d'accapo: “O Roma o morte”.

Ma anche lui ormai non ha vent'anni
e come me sarà pieno d'affanni.

A marciare non ci potrà più andare
e gli manca anche il fiato per urlare

e chi verrà, se vuole comandare,
coi soldi i conti dovrà poi sempre fare

perché non basta solo il manganello
senza lire manco più canta l'uccello.

E quello che tanti hanno tra i calzoni
da un pezzo sta dicendo le orazioni

e sperano sol che, volendo dio,
gli canti ancor per qualche rondinio

ma anche su questo è poca la speranza
perché ormai si gonfia sol la panza

che riempiamo di riso o maccheroni
perché dormienti sono ormai gli ormoni.

Per cui stammi a sentir, ormai di “Armando”
abbiamo il nome, il resto è “disarmando”.

(Donnas 12.2.2017 - 12,18)

L'uomo nero


La foto è tratta dal blog:
https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2010/10/08/chi-ha-paura-delluomo-nero/

Ne abbiamo noi visti invasori,
è lungo il nostro stivale,
al Sud li noti nel color della pelle
nel contrasto di visi e capelli.

Anche il Nord è largo e si presta
a passaggi nel tempo inusuali
orde barbare e vil mercenari,
ed i veneti son detti orientali.

Di invasioni ne abbiamo subite
tracce in corpo per sempre portiamo
chi negli occhi, chi in forma e in altezza,
peggio quelle che sono nel cuore.

Ma il color della pelle era uguale,
sempre bianco, confuso nel mucchio,
ora, invece, il colore si nota
ed il nero è un colore inusuale.

Il diverso ha sempre uno sguardo,
furtivo per non farti vedere,
c'è un rigetto che sale, impulsivo,
e che turba il tuo viver sereno.

Sì, il nero è davvero diverso
ed il buio fa paura ai bambini
di uomini neri han riempito l'inconscio,
le stanze del lor viver sereno.

(Donnas 13.2.2017 - 10,52)

Ancor ti voglio


Foto: Nudo (particolare Filippo Tomasi)

Ansante ti vorrei mentre ti spoglio
quel tuo goder selvaggio di puttana
che devo dirti ancor? Che vuoi ch'io dica?
Che mi sei ancora dentro e che ti voglio?

Ed a pensare a te sempre m'imbroglio
mi batti ai punti, in libertà tu eccelli
quel tuo piacer mi invoglia, mi sublima
goder con te avvinto su uno scoglio.

Laida ti vorrei e ancor rivoglio
sentire quei tuoi seni passionali
in mente scorro le tue gambe aperte
e appunto i miei piacer su questo foglio.

D'averti avuta fu per me un orgoglio
se ti denudi ancora, ancor ti voglio.

(Donnas 19.5.2016 - 01,07)

Missioni


La foto è tratta dal portale: http://www.metropolinotizie.it/

Dovevi fare il prete figlio mio
ogni giorno ci fai filosofia
se ti metti la stuoia e i paramenti
tanti ne fai entrare in abbazia.

Scrivi come un buon padre d famiglia
ma poi leggo in qualche tuo commento
(ma a te nessuno giusto ti consiglia?)
che non tieni un buon comportamento.

Parli di moglie e di gran fedeltà,
e questo anche per me sarebbe un vanto,
poi dici che 'nzuppetti qua e là
da quel che leggo non mi sembri un santo.

Sei tanto ricco di contraddizioni,
scrivi del rispetto per le donne
ma dopo leggo che ne hai sbattute tante
straniere e non, spogliate o senza gonne.

Ma imperterrito continui a predicare
a leggerti sei pieno di virtù
nei fatti ti descrivi in mondo orrendo
e non ti batte neppure belzebù.

A veder la tua foto, santo cielo,
chiunque si mettesse nei tuoi panni
dovrebbe camuffarsi con un velo
non dirmi che somigli a un Don Giovanni,

perché, e scusami se sarò sincero,
se appari per la strada in piena notte
mi fai scappare il gatto bianco e nero,
e impaurire finanche le mignotte.

Perciò cerca d'esser più modesto
deponi in un armadio i paramenti
ma non pensarci fallo in fretta e lesto,
confessati e poi prendi i sacramenti.

(Donnas 1.5.2016 - 22,32)

Come un viandante



Come un viandante vorrei rivisitare
le spiagge della vita mia passata
tornare ragazzino e rinverdire
tutti i pensieri in foto trasformare.

Rivedermi vorrei in un filmato
coi pantaloni corti e la maglietta
le mie risate ancora riascoltare
guardarmi come un tempo sono stato.

E rinfrescarmi all'acqua d'una fonte
dove accaldato avevo un dì bevuto
il viso d'acqua chiara accarezzare
il sudor cancellare dalla fronte.

Su un prato incontrar vorrei un alieno
che mi dicesse posso accontentarti
guardati in questo film che ho registrato
dal mio pianeta quando eri sereno.

E rivedere un mondo immacolato
l'ingenuità, il viso mio pulito,
l'animo lindo, sempre credulone,
il mare azzurro e il borgo colorato

di fiori e panni appesi tra i balconi,
le strade bianche senza confusione
con bimbi urlanti scalzi ed affamati,
un mondo senza neri sui barconi.

Quell'innocenza che ci completava,
quella voglia soltanto di giocare
da mane a sera, senza la malizia
che il confessore ci sollecitava,

che spronava le prime trasgressioni,
al mondo del peccato poi ci apriva
sollecitando il male sconosciuto:
sono state istruttive le lezioni!

Ed era quello il semplice passaggio
per entrare in un mondo tutto nuovo,
la gioia ed il soffrire per amore
e fu davvero fertile il messaggio.

Scorre il filmato con dei visi amici
quelli più cari e quelli dei parenti
il mondo che si evolve ed i rumori
le prime moto, le sgangherate bici.

E poi gli addii, i baci e la partenza,
la nostra vita ch'è cambiata in meglio
ma stranamente il mondo del filmato
triste risveglia tanta sofferenza.

(Donnas 19.5.2016 - 11,05)

La torre di Babele



La tua arroganza un giorno ho maledetto
ho mischiato le lingue e gli idiomi
ho creato i suoni gutturali
l'ho accompagnato infine col dialetto.
Così il creatore un dì confuse
la presunzione di tutto dominare
tu non capisci ed io nulla capisco
le porte del parlare certo chiuse.
Ma l'uomo è sciocco, infatti ha la ragione,
perché non l'usa anche contro dio?
Farlo non può perché per sua pigrizia
ha rinunciato all'utile istruzione.
Così l'uomo, (ma in quanti poi lo sanno?)
si nutre per tenere attivi e in vita
una massa parassita di neuroni
che a riposo tutto il giorno se ne stanno.
E rinuncia ad accettar la sfida
con chi pensa sia il suo solo creatore
che lui ha inventato e nei secoli nutrito,
che della sua pigrizia ride e grida.

(Donnas 15.5.2016 - 12,54)

Neve


La foto di Andrea Pellegrini è tratta dal portale:
http://andreaintrip.blogspot.it/2014_02_01_archive.html

In quel candore spesso mi son perso
quei chiaro scuri tesi all'azzurrino
quelle lucenti stelle contro il sole
gli occhi accecati da tanto bagliore.

Intorno ai ciuffi d'erba in alta quota
colpiti da quei raggi diamantini
orme d'ungule e tracce di escrementi
segni di vita ed i ruscelli lenti

corrono a valle diluendo i ghiacci
quel borbottio monotono che attrista
quel silenzio che il vento a tratti scuote
empion di quiete le giornate vuote.

Ed io rinasco in mezzo a tanta pace
l'ombra di una nuvola m'avvolge,
un'altra offusca un poco la montagna
sotto la neve dorme la campagna.

Vorrei dormire infine un poco anch'io
poter sciogliere in un bicchiere d'acqua
questa insoddisfazione e questa pena
che senza alcun motivo mi avvelena.

(Donnas 12.5.2016 - 15,34)

Il passero solitario



Ti vedo ogni mattina su quel tetto,
che mesto osservi le auto passare
un trillo a volte dal tuo petto sfugge
la tua amica non vedi ritornare.

E te ne stai lì fermo, solitario,
e mi ricordi la lezione antica,
mi guardo e tu mi guardi silenzioso
anch'io ho perso una persona amica.

E non m'importa più del mondo intero
non mi interessa quel che avviene intorno
penso soltanto a quell'amor che ho perso
la strada fatta è ormai senza ritorno.

E saltelli, ti sposti, sopra il tetto,
ma l'occhio è sempre perso sulla strada,
dietro un cupo pensiero anch'io mi perdo
manco per me il conto più non quadra.

E che ci importa in fondo della vita,
ingrata fu e lo sarà per tutti
poca felicità e tanti affanni
di quel che resta raccogliamo i frutti.

(Donnas 12.5.2016 - 8,38)

Perversioni



Siamo convinti di donare amore
che spesso con passione regaliamo
crediamo di trasmettere l'ardore
e invece solo noi dentro bruciamo.

Spesso colei a cui offriamo affetto
non nutre la nostra identica passione
e c'è chi poi sviluppa dentro il petto
logiche infami prive di ragione.

Di siffatti campioni il mondo è ricco,
come abbonda di false e di bugiarde,
sulla croce però non li configgo
saranno sempre laide o bastarde

del male produrranno a chi han vicino
diranno ch'eran alticce e pien di vino.

(Boccheggiano 13.5.2016 - 19,25)

Polline


La foto è tratta da: https://it.wikipedia.org/

Ondeggio
nel sussulto del vento
svolazzo
m'inquieto
granello invisibile
in controluce m'inebrio
mi poso
riposo
la vita poi sposo.

(Boccheggiano 23.5.2015 - 21,11)

Quelle mani, quella voce



Quelle mani
prive di orpelli,
decorate da un semplice monile,
use al giornaliero impegno,
ricamano lo spazio
impreziosiscono la scena,
quelle mani
corteggiano le note
accarezzano il mio cuore.

Quella voce,
armonie recondite e sublimi,
nella notte addolciscono i miei sensi,
nel silenzio leniscono le pene.

(A Latitha Bellino)
(Donnas 10.5.2016 - 15,06)

Perdidi oleum



Il mio tempo perso
dietro puttane prezzolate,
viscide donnette viziose
ricche sol di lascivia e lussuria,
di libidine sfrenata,
appena nate.

Donnette senza decoro alcuno
nel vizio sprofondate
già dall'età novella
questuanti d'un sesso estremo,
striscianti in portali di viscido profilo
dove si vendono emozioni a basso costo
stuzzicando appetiti irrazionali.

Oh, le favole d'un tempo,
adolescenti pure
perse dietro “La bella addormentata”
e “Cappuccetto rosso”.

Oh, l'amore d'un tempo,
figlio di qualche bacio rubato
e pudore ormai svenduto
su banchi di mercati rionali
da venditori urlanti,
sguaiati,
prezzolati.

Ora la nipotina fa la chat oscena
vende emozioni a vecchi pervertiti,
stuzzica il nonno e lo corrompe,
altro “cappuccetto utilizza”
per le sue orge sfrenate.
E' lei a suggerire le letture adeguate
la favola del “nonno e nipotina”
affinché il sonno sia sereno
dopo la libidine violenta,
vortice infinito sulla soglia della perdizione.

Fingi di non capire,
ti illudi solo di apparenze ingannevoli,
copri con un bianco lenzuolo
il nero postribolo d'una devianza
che ormai è diventata costume.

(Donnas 30.5.2017 - 10,11)

Nel mio giardino



Nel mio giardino, rosa bianca allevata,
petali delicati,
dal sole del Pollino ancor baciata.

Nel mio giardino rosa bianca sfiorita,
rosa che anela amore,
rosa oramai quasi appassita.

Nel mio giardino, rosa rossa selvaggia,
petali salentini,
che a trasgressioni incita e incoraggia.

Nel mio giardino, rosa rossa avvizzita,
senza splendore
che simula amore a tutti, inaridita.

Nel mio giardino, rosa gialla ingiallita
rosa dell'appennino,
rosa che ancor coltivo e che dà vita.

Nel mio giardino troppe rose nate
il tempo manca e stringe
con tanto amore tutte le ho seccate.

Povere rose di questo mio giardino
con me stanno appassendo e mi consumo
disperso al vento han l'ultimo profumo
come la nota stanca d'un violino.

Le ho annaffiate un dì fresche e odorose
piene di vita e ricche di passione
amor gli ho chiesto come un accattone
ma solo spine ho colto e niente rose.

(Donnas 28.5.2017 - 14,40)

Come una farfalla


La foto di Gaia è tratta dal portale:
www.naturamediterraneo.com

Come una farfalla, l'ali sbatti,
dai colori ti lasci anche insidiare
voli sopra i ruscelli e l'acque chiare,
lieve ti posi e dopo in alto scatti.

I sensi miei risvegli e mi ricatti
i tuoi pensieri son spuma di mare,
lucenti come la stella polare,
ai tuoi modi gentili sono adatti.

Ed io mi incanto spesso ad ascoltarti
quando racconti e spesso ti commuovi
forse ancora potrei un poco amarti

nei miei pensieri spesso ti ritrovi,
ma io non so cos'altro potrei darti
e cosa tu per me davvero provi.

(Donnas 23.4.2016 - 11,36)

Muse e passionarie


Nella foto: Dipinto di Erato di Edward John Poynter

Tanti poeti e artisti ho tra gli amici
scrivono versi, compongono armonie,
molti fanno dei quadri e scattan foto
e abbiamo anche le stesse sincrasie.

Ma chi m'attira in modo cerebrale
sono le Muse e le Passionarie,
le prime me le tengo sempre in cuore
le seconde son spesso leggendarie.

Le Muse mi ispirano i miei versi
le seconde mi fanno assai pensare
ma son le prime, spesso fiorentine,
che son le sole che sappia più amare.

La Musa che di versi m'alimenta
la fiamma dell'amor non ha mai spenta,
la Passionaria che si chiama Ada
sempre la seguirò dovunque vada.

(Donnas 24.4.2016 - 16,52)

Sfide



Quando mi cerchi colgo i tuoi sospiri
tu mi racconti delle tue emozioni
provo una pace che non puoi capire
mi sciogli in petto ansie e delusioni.

Mi parli del volo di farfalle
di passeri e di piogge mattutine
del rosso dei terreni e degli ulivi
delle nebbie e delle prime brine.

Ed ogni dì attendo la chiamata
cerco di contenere i miei entusiasmi
albe non vedo ormai ma sol tramonti
risuscitar non voglio più fantasmi.

Son le esperienze dure da scordare
e le lezioni aiutano a capire
l'inverno senza neve se n'è andato
la primavera i prati rifiorire.

Ritornerò a breve nel Salento
e ci accarezzerà sul mare il vento.

Insieme fiuteremo l'aria nuova
sarà una sfida metterci alla prova!

(Donnas 24.4.2016 - 00,27)

Haiku . Nuvole



Nuvole bianche -
adagiate per terra
the alle cinque

(Donnas 23.4.2016 - 00,50)

Verusca



Quella fotografia oggi ha sorriso
mostra un aspetto che ora s'è sbiadito
tu sei cresciuta il nonno s'è invecchiato
come un pulcino quel dì t'ho coccolato.

Col tuo vestito a fiori sopra un prato
il verde che trionfa sui colori
le rondini nel cielo a svolazzare
immagini di bimbe a saltellare.

Con quei disegni impressi sulle braccia
quelle tue genuine esternazioni
provai quel giorno un senso di dolcezza
oggi m'infondi tanta tenerezza.

E i giorni sono andati e sei già donna
a volte penso: “Un giorno sarà sposa”,
avere i tuoi bambini da guardare
sentirmi ancora nonno sussurrare.

Sognai davvero d'essere una chioccia
tante dolcezze mi furono negate
ma sotto un'ala quel giorno t'ho protetta
tiranno è il tempo adesso e non aspetta.

(Donnas 19.4.2016 - 17,21)

Una rosa rossa


Nella mia foto:SentieroPatù4.8.2008

Pianterò una rosa rossa
in quel solitario sentiero baciato dal sole.
Ti vedrò ancora sorridente indietreggiare
mentre mi invii un bacio in un refolo di vento
in quell'agosto infuocato
che il cuore m'aveva prosciugato.

Triste giornata d'addio...
il tempo passa...
restano i ricordi a logorarti....
bussano ad un cuore che s'impetra...
che schiacciano la pietà e l'amore...
oscurano carezze e sentimenti...
i dolci affetti...
pagati con il prezzo del dolore.

Se la felicità ha un valore
l'ho già saldata insieme agli interessi.
Oh sì, gli affetti cari li ho pagati
(e forse non li ho neppure ricevuti)
oggi non sono più gli stessi
li cerco, ma non so dove li hai messi.

(Donnas 18.04.2016 - 13,05)

Quelle pietre


Nella mia foto: La baia di S. Gregorio di Patù

Quelle pietre non so chi le ha raccolte
tante come le pene sono state
ai bordi dei poderi poi ammucchiate
ed ora sul mio cuor tutte schiacciate.

Quelle pietre un dì t'hanno nascosto
era una notte di tanti anni indietro
l'animo mio ancor non era tetro
l'animo tuo più chiaro ancor del vetro.

Quelle pietre son lì a ricordare
quando con tanto affetto ancor mi amavi
quando parole dolci sussurravi
quando eri dolce e non volgarizzavi.

Quelle pietre ora pesano sul cuore
sul mio di certo e ne son convinto
di veleno e rancore adesso è tinto
ed ora sono anche un uomo vinto.

(Donnas 19.04.2016 . 10,35)

Parole tra la brina


- Nella mia foto del 16.4.2008: La Chiesa del Vereto a Patù (Lecce)

Il dì che sul Vereto tornerai
a scorrazzare come una bambina
forse calpesterai un po' la brina
forse la voce mia riascolterai.

Quel cancello serrato scuoterai
dove provasti tanta adrenalina
quand'eri la mia stella salentina
che fulva risplendevi tra i rosai.

In mente ti rinverdiranno allora
le mie parole a vuoto ripetute
comprenderai e sarà forse l'ora.

In quella chiesa s'erano perdute
ma sopra il colle stan vagando ancora
come le vite nostre ormai sperdute.

(Donnas 18.04.2016 - 00,14)

Senari al finestrino


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Quel treno che corre,
binari lontani, quel fumo spennacchia
di nero mi macchia.

Quel treno che fischia
giù al Sud che ho scordato, quel suono assordisce
il tempo scandisce.

Quegli occhi sperduti
su campi e su fiumi, scirocco ristagna,
la fronte mi bagna.

Quel treno racconta
mi scava anche dentro, l'archivio rilegge
nel cuore le schegge.

Quel ferreo rumore
traballa su ruote, su vecchi binari,
…. e scrivo senari.

(Donnas 4.3.2017 - 17,00)

Riflessioni


- Nella foto mia madre Adele Condello, ancor prima da sposare.

Quel giorno triste che starò morendo
il nome tuo di certo invocherò
quel filo, che s'è rotto con un vagito,
a te, o mamma, ancor riannoderò.

Forse ricorderò il tuo dente d'oro
che in bocca si accendeva risplendente
quando tu sorridente mi fasciavi
e ti vedrò, fors'anche, sofferente

nel tempo della prima giovinezza
col vento della guerra che soffiava,
col rombo dei motori e le esplosioni,
con il pane che spesso ci mancava.

Forse di nuovo riderai felice
e mi racconterai ancor la storia
dei vecchi tuoi e dei tuoi tempi antichi
che freschi ancor conservo anch'io in memoria.

Quel dì che il ciel mi negherà la luce
ricorderò del mio peregrinare
forse m'illuderò che tu m'aspetti
felice tra i miei monti e nel mio mare.

(Donnas 1.3.2017 - 12,02)

Primavera
(A Caterina)


- Nella foto: Passerotto tra la forsizia che fiorisce.

Quello che hai
Tu sei
Quello che dai
Io colgo
La siepe si colora
Un giallo fior dipinge
E quel color ti sfizia
Il monte anche si spoglia
Il bianco cede al verde
Volteggia un passerotto
Su un ramo di forsizia
Un merlo già fischietta
Un nido ricostruisce
Il falco sulla vetta

(Donnas 2.3.2017 - 9,42)

Pecore senza ovili



Pecore siamo
usciti di corsa dagli ovili
la corda che un giorno ci legava
oggi l'abbiam tagliata.
Oh, dove siamo?
Di tanto amore più che ricordiamo?
Quel tanto affetto, oh dio, dov'è finito?

Beliamo un po' confusi,
da lontano udiamo altri belati disperati,
l'amore nostro al vento abbiam gettato
seme sterile, però, è diventato.

E non germoglia più verde frumento,
né parla al cuore il passero vorace,
dove, dove è finito tanto amore?
Ci siamo chiusi nell'indifferenza,
nel buio,
nel vuoto d'un contenitore.

D'un contenitore che vino fermentava,
piedi nudi, d'uva arrossati,
e col sudore in fronte,
dolci effluvi di mosto,
e canti, e spinte,
e sulla brace un agnellino arrosto.

Or le montagne si sono spianate,
vediamo anche lontana la pianura,
scorgiamo l'erba antica profumata,
anche il mare notiamo all'orizzonte,
quell'azzurro adesso splende in fronte,
sentiamo il cuor spezzar di nostalgia
ma tutti abbiam smarrito cuore e via.

La cerchiamo, belando inutilmente,
la strada che porta al vecchio ovile,
confusi ricerchiamo quel recinto
che garantiva affetto e sicurezza
ma il nostro cuore è ormai vuoto e indurito
l'amore dalla mente è ormai fuggito.

(Donnas 1.3.2017 - 13,05)

Haiku – Aquila


La foto è tratta dal portale:
http://www.visionealchemica.com/la-storia-dellaquila/

Urlo selvaggio -
imbianca la montagna
piuma di marzo

(Donnas 2.3.2017 - 9,12)

Disorientamento



Piove stamani e fosca è la pianura
sulle montagne scende anche la neve
nel cuore passa un ripensare lieve
davvero anche la vita è alquanto dura.

E s'accompagna, a nuova fioritura,
un tempo opaco e rende il cuore greve
sui prati però sbuca il bucaneve
il mondo ondeggia con disinvoltura.

Più non mi chiedo del mio tempo andato,
neppur delle abbondanti nevicate
il mondo d'oggi sembra assai cambiato.

Ma anche tante altre cose son mutate,
con la natura già mi son scusato
non sono io a darle coltellate.

Non solo questo io prendo e ricevo
ma è anche avvelenato quel che bevo

bevo anche l'acqua pura alla sorgente
ma è già inquinata e dal sapor si sente

finanche la verdura di montagna
se l'analizzi trovi una magagna

e chi coltiva in modo naturale
pensa ben di mangiare e poi sta male.

Questa terra lasciamo ai nostri figli
perché il mondo oggi è pieno di conigli.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 4.3.2017 - 13,02)

Citazione sulla poesia


(Citazione di Salvatore Armando Santoro del 2.3.2017)

La poesia è impastar parole con le emozioni
e cementificarle con il sentimento.

Cicli


- Nella mia foto: fiori nella Villa di Lecce

Quando brillava in ciel solo la luna
accompagnata da stelle brillarelle
nella savana non c'erano lampioni
c'eran bestie feroci e le gazzelle.

E l'uomo era diverso, con la clava,
solo dopo scoprì l'arco e le frecce,
la donna nuda senza inibizioni
il culo non apriva in cuore brecce.

In quel tempo vagavano gli ormoni
l'uomo penso ogni giorno ci provava,
ma lei faceva solo le moine
nel tempo suo che il ciclo gli dettava.

Come adesso. In fondo che è cambiato?
Vedo fuori svegliarsi la natura
di notte canta il merlo,
il falco dalla caccia si distrae,
il passerotto con l'erbetta in bocca,
il cane che annusa l'aria intorno,
le mucche che muggiscono,
l'ape che vola con un gran frastorno.

E poi il risveglio anche degli insetti
che s'agitano tra l'erba che verdeggia
e i primi fiori, oh, dio quanti colori,
anche il più brutto l'ape già corteggia

e la inganna gonfiando i suoi colori
petali inventa e forme anche armoniose
gareggia per la sua riproduzione
l'attira diffondendo scie odorose.

Oh, la natura,
lei no, non ci inganna,
siamo noi che l'abbiamo violentata
lei ci ama e risponde alle violenze
la comanda l'istinto naturale
se l'aria noi intorbiamo coi veleni
lei reagisce con un temporale.

Ed io sto nella notte alla finestra
ascolto il risvegliar della natura,
penso al mondo che ad altri noi lasciamo,
penso ai nipoti nostri ed ho paura.

(Donnas 3.3.2017 - 13,40)

Un poeta e due bambine


- Foto Seila&Verusca nel 2001

Un poeta è due bambine
fan insieme un bel terzetto
già son grandi e van dicendo
dove è andato mai il nonnetto.

Il nonnetto è andato via
non ha colto risa e pianto
ora è vecchio e un poco triste
guarda spesso il camposanto.

Ed invoca già la morte
ma per via di quei bambini
alla vita un po' s'attacca
e allontana i suoi becchini.

Lui non sa più cosa fare
troppi errori ha già anche fatto
e da solo soffre ancora
come cera s'è disfatto.

E si sfoga con dei versi
li abbellisce con la rima
poi rilegge e un poco pensa
il suo spirito sublima.

Ma quei versi sono lame
che producono dolore
pur se scritte con la penna
lo feriscono nel cuore.

(Donnas 21.1.2017 - 1,26)

Quella pennetta



Quella pennetta mezza mordicchiata
quest'oggi è scivolata nella stanza
non sapevo da dove fosse uscita
poi ho visto una scatola piegata.

E dentro ci tenevo tante cose
un paio di mutandine e dei ricordi,
dei capelli ramati un dì recisi
quando a maggio sbocciavano le rose.

Un vecchio cd con tanti brani incisi
che un giorno lei mi aveva regalato
delle penne, un diario giovanile
e due pelouche polverosi e lisi.

La pennetta a me lei l'aveva data
quando fiorì l'amor nel tardo autunno
d'un anno che a volte a posta scordo
perché d'allora ho l'anima ammalata.

Ma quelle sue incisioni sulla penna
causati dai pensieri e dai suoi denti
ancor oggi tormentano la mente,
li sento incisi sulla mia cotenna.

Donnas 27.2.2017 - 19,42)

Senza radice


Mosaico con i gladiatori rinvenuto a Leptis Magna in Libia

All'ombra d'un cipresso ardito e solo
sperso in un campo senza più radice
parole più non sento e lei non dice
ed a chiamarla invano ormai mi sgolo.

Ad altri tempi a volte triste volo
tutto macìna nella trebbiatrice
l'età di dolci sogni è truffatrice
più non conforta il canto dell'assiolo.

Il tempo d'esperienza è portatore
che vuoi sapere tu del duolo altrui?
La zappa affondi come un aratore

ma oggi i tempi sono tristi e bui.
Tu pensi d'esser sempre un gladiatore
ma chi ti guarda dice: chi è costui?

Sonetto
(Donnas 28.2.2017 - 16,58)

Un pensiero


La foto è di Rita Lambruni pubblicata su FB.

Curioso guarda intorno
azzurro il mare vede,
osserva le onde spumeggiare
il vento sibilare sente.
Il verde se n'è andato,
si nasconde,
un muro lo ripara
e l'acqua è assente
ma tra due pietre,
quel fiore solo,
brilla risplendente.

(Donnas 28.2.2017 - 11,52)

Le mie pinne


-Il dipinto “Offerta di Ringraziamento di Noè” (c.1803) è di Joseph Anton Koch.

Le mie pinne
nessuno le nota
ma si muovono costanti
dentro l'acqua si vede solo schiuma,
ma mi fanno cosciente galleggiare.

Le mie pinne
son sempre sorprendenti
guidano,
non mi fanno disorientare,
dritto vado alla fonte
d'acqua pura riempio la mia vita,
colgo un fiore,
spuntato in mezzo al fango,
piango
per un'anima in pena e un viso nero.

Le mie pinne
crescono nell'anima
mi proiettano nel mondo del sereno
dove lo sfruttamento non esiste,
dove si guarda al bene generale,
a questo mondo che degrada e muore,
e mi proietto in un mondo surreale
dove ancora una carezza si può dare,
dove l'uomo non è nero
ma è di mille colori,
arcobaleno.

(Donnas 28.2.2017 - 11,05)

Questo silenzio


- Il dipinto ”Mandorli in fiore” è di Vincent Van Gogh

E' strano,
quando a qualcuno ci si lega
ci manca qualche cosa a non sentirlo,
si aspetta tutto il dì udire un trillo,
troppo silenzio a volte non si spiega.

Che fa?
Cosa sarà successo, perché tace?
Tu ti domandi, e sei un po' impaziente.
Non sono forse più nella sua mente?
Cosa oggi ha turbato la sua pace?

Lei non lo sa,
(e penso che sia ben che non lo sappia)
un poco s'è infilata nel mio cuore
quando la sento provo un gran tremore
e non vorrei finire ancora in gabbia.

Qui non legge,
almeno io questo sto sperando,
ma se leggesse allor scopro le tombe
perché da solo do fiato alle trombe
le scopro che il suo affetto sto cercando.

Ma lei lo sa,
forse ha capito già. E allor perché sta zitta?
Penso vorrà stimar se il sentimento
sia forte o flebile come d'aprile il vento
ed io vorrei evitar l'ennesima sconfitta.

(Donnas 23.2.2017 - 23,03)

T'amo brutta mignotta


- Vecchia statua alla mignotta di epoca romana a Chianciano

Io sempre t'amo e t'amerò mignotta
lo so che l'armonia tra noi s'è rotta
anche se tu hai la memoria corta
uno spiraglio ancor c'è nella porta.

Per quella via, oh, donna poco accorta,
ancora la speranza Dio riporta,
smetti di sostener che t'ho sedotta
perché lo sai m'hai preso con la potta.

Qualcuno pensa ch'io sia poliglotta
ma l'Odissea non l'ho ancor tradotta
l'avessi fatto sarebbe assai contorta
la traduzione mia molto distorta.

Ma a verseggiar non ho bisogno scorta
traduco dal latin ch'è lingua morta
ma che ancor serve a gente colta e dotta
per pagarsi ogni giorno la pagnotta.

Ad altra storia, quindi, t'ho condotta
non dar risposta e non darò più botta.

(Donnas 29.1.2017 - 23,05)

Cani a Castrovillari



Mi dicono che sono un cane triste,
ma nessuno si chiede mai i motivi
son nata in un paese inospitale
gente cattiva che fa solo male.

Ma che colpa ne ho se sono nata
in un paese che odia gli animali?
In fondo che fastidio do alla gente?
Scodinzolo e a nessuno chiedo niente.

Sono felice per una carezza
che un infelice a volte mi regala
lui legge in cuor, conosce la sua vita
pensa che come lui io sia fallita.

Eppure nel mio cuor c'è tanto amore
lo regalo anche a colui che mi respinge
cerco un padrone a cui donare affetto
quello d'un cane è sempre il più perfetto.

Fa festa anche al padrone più brutale
e gli parla con i suoi occhi buoni
anche se tanta gente non lo sa
un cane dona sempre fedeltà.

(Donnas 25.2.2017 - 22,05)

Tradir piacendo



T'accarezzavo quei tuoi seni nudi
capezzoli induriti
lussuriosi
liscia la pelle
quei due tuoi denti storti
ramati i tuoi capelli
discinti e ricciarelli.

Poi quel tuo viso ricco di piacere
quel desiderio forte e contagioso
quel giocare sul letto,
quella mano morbosa tra le gambe
a stuzzicare l'umido del sesso
mi travolgevi nelle trasgressioni
vibravano gli ormoni.

Volava nella stanza quell'odore
che accende il sesso quando è stuzzicato
io ti guardavo
oh dio quanto soffrivo
altro avrei voluto darti
ma solo quello avevo
di più donarti allora non potevo.

Ti colmavo d'amore
un amore tenero
adeguato all'età che allora avevi
amore che strana parola è questa
ai giorni nostri ormai è poco usuale
quello che conta son soltanto i sensi
all'amor non siamo più propensi.

Sono soltanto i sensi
che occorre a tutti i costi soddisfare
l'amore dura poco
c'era, adesso il fuoco è spento,
l'amore è come il vento
quello che è stato fu
con se le foglie porta in su e in giù.

(Donnas 21.2.2017 - 21,52)

In mezzo alle canne



Insisto sciocco in mezzo a tante canne,
che ondeggiano,
non smettono un istante di frusciare,
mio caro cuore ti devi rassegnare
altrimenti lontano devi stare.

Ma come si fa tanto a farfugliare,
solo cazzate ascolto,
possibile che ancor non l'ha capito?
Due volte al giorno questa tiritera
avanti e indietro con la caffettiera.

Lo so, mi sono rassegnato,
il caffè non lo bevo,
presenzio per questa cara amica,
in fondo è sempre il solito ondeggiare
le canne, il vento, lo sanno sopportare.

Ed ormai non l'avvertono davvero,
si piegano incuranti,
ondeggiano e mutan posizione,
è interessante solo la presenza
ma sopravvivo anche a restar senza.

Infatti, quando guardo il panorama,
e osservo l'orizzonte,
in fondo, dico, che vedo di diverso?
Anche se a destra o manca tu li sposti
son sempre canne comunque li riposti.

(Donnas 23.2.2017 - 16,17)

Amore d'altri tempi


- La foto è di Paolo Simone (g.c.)

Sui campi inamidati dalla luna
un lume brilla in una casa persa.
Riverberi di stelle brillarelle

ricordano d'un agitar di cruna
d'una mamma a rammendar immersa
a un focolar di tremule fiammelle.

Esala torbo il fumo al letamaio
un gracillare a tratti di galline
un ungular d'un zoccolo ribelle.

Un mondo andato di fine febbraio
in un podere ancor con le bovine
sul fuoco un rimestar di caccavelle

ed una mamma, ancor, sempre lei sola
con in testa la casa e la carriola.

(Donnas 26.2.2017 - 8,15)

Un amore di mente


Il dipinto Amore&Psiche è di Antonio Canova

Lo sai che mi sei cara,
dolcezza mia che spesso ti confidi,
le pene tue mi sveli,
con me tu ti conforti e ti consoli.

Lo so,
non posso dire ad altri quel che provo
c'è dell'affetto in fondo a questo cuore
lo tengo sol per me,
non ti confondo,
non apro nel tuo cuore nuove pene.

So quello che provi
le tue parole ascolto e a volte tremo
non voglio turbar la vita tua già sofferente
e questo cuor non mente
so quello che prova e tu non sai
già altre pene anch'io un dì provai
non voglio aprir crateri sul vulcano
né veder lava nuova incandescente
né lacrime sul viso e piaghe in mente.

Ma sei dentro di me,
questo a me basta,
solo amore di mente voglio dare
penso non sia peccato amare
io che l'ho dato ne ho pagato il prezzo
chi me l'ha tolto ancor oggi disprezzo.

(Donnas 23.2.2017 - 01,17)

I Quacquaracquà


- Nella mia foto: anatre selvatiche a Viverone.

Fare del male senza mai saperlo
nel cuore pesa quando vien svelato
nell'angoscia il mio cuore è sprofondato,
mi chiedo come ho fatto a non vederlo.

Se guardi un vecchio tetto senza smerlo
non ti accorgi di un nido abbandonato;
il tuo livor nel cuor hai tu celato
come hai fatto silente a trattenerlo?

E l'hai svelato dopo aver raccolto
baci e carezze e dopo tanti amplessi,
poi d'un tratto, con fare disinvolto,

schizzato hai l'odio dopo i tuoi insuccessi
più al cuor non hai voluto dare ascolto
l'amore hai seppellito tra i cipressi.

- Sonetto
(Donnas 20.2.2017 - 22,55)

Primavera senza le Grazie


- Il dipinto "La Primavera" è di Botticelli.

Non ha la primavera i veli corti,
ne le volute in basso trasparenti
che i fianchi fa veder, con gesti lenti,
leggiadri corpi tra giardini ed orti.

Ora quei tempi andati sono morti,
cade la neve e spirano anche i venti
spunta anche il sol, dipende dai momenti,
oggi agli dei che vuoi che gliene importi?

In altri affanni sono affaccendati
più i monti dell'Olimpo non son sacri
gli umani li hanno ormai dimenticati.

E a Vesta più non usano i lavacri,
i sacerdoti se ne sono andati,
le are sono ormai dei simulacri.

Senza speranza e senza devozione
non c'è più Dio, neppure religione.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 21.2.2017 - 14,22)

Sole nella notte


La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Oggi è giorno d'amore e ti ripenso
ieri ho letto qualcosa di tremendo
parlavi di vendetta, anche di morte,
giuravi sui defunti un odio intenso.

Ma io non ne capisco le ragioni
forse adesso è più chiara la tua vita
vedi il futuro un po' confuso e bigio
il prezzo paghi a certe esternazioni.

Io son qui a pensarti e ti accarezzo
ignoro l'odio livido che hai sparso
quel tuo sorriso limpido ricerco
ricomprarlo vorrei a qualunque prezzo.

Ed oscuro le tue malvagità
le cattiverie che in rete hai seminato
rimane un sol splendente sul mio cielo
che a questo amore forza ancora dà.

Le vedo anch'io le nubi all'orizzonte
so che la freccia il cuore ha già ferito
abbiamo sbagliato, le colpe mie le annoto,
ma il sole ancora mi risplende in fronte.

(Donnas 3.2.2017 - 13,50)

Mare incantato


La foto è di Grazia Longo condivisa dalla rete.

Mare incantato
che mi rubi il cuore,
nella memoria del tempo mi trasporti
mi culli nell'arpeggio di sirene
che Ulisse vinse ed ascoltò soave,
e all'amplesso mortale si sottrasse.

Mare, mare,
che m'hai rubato il sonno
quando la sera restavo alla finestra,
nella notte guardavo i tuoi bagliori,
l'Etna brontolava e i suoi lapilli
tremante al ciel, dalla fucina bollente,
con violenza scagliava, mentre la montagna
i fianchi di braci ardenti rosseggiava.

Ma quell'arpeggio di luna nella notte,
che il mare inargentava e le mie spiagge,
quello, quello ricordo,
mentre sopra un foglio
annotavo due versi a una compagna,
che ho archiviato nella stanca memoria
che del mio tempo
passione e sentimento mi rinnova
affinché eterna in me resti la storia.

(Donnas 1.2.2017 - 15,17)

Croci


La foto è tratta dal portale:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_di_guerra#/media/File:British_WWII_cemetery_in_Milan.jpg

Lasciamo solo croci
dietro di noi
a ricamare prati verdi
che non sembrano cimiteri.

(Donnas 3.2.2017 - 10,57)

Nel nome di Dio


Il Dipinto La notte di San Bartolomeo (24.8.1527) è del pittore François Dubois (1529-1584)

Sgozzato
nel nome di Dio
perché
il mio Dio è vendicativo
ed il Tuo è misericordioso.

Per questo
Lui non ti negherà
un posto in paradiso.

(Donnas 1.2.2017 - 22,21)

La mia ombra


La foto è presa dal portale:
http://web.rifondazione.it/home/images/images/ombra19.jpg

Io e la mia ombra
l'unica amica che non m'inganna mai,
riposa, se riposo,
risponde al mio gesticolare,
io a volte urlo,
lei apre la bocca
ma non parla mai.
Muove appena le labbra
ma suono alcun non emette
si ferma insieme a me,
riflette.

Ancor meglio d'un cane,
non abbaia,
non mi disturba,
non mangia croccantini
e non ha sete,
non ha bisogno d'uscir di sera,
neppure di mattino,
mi sta sempre vicino.

Non mi costa poi nulla
ed è fedele,
sempre attaccata a me
fissa ai miei piedi,
ubbidiente risponde ai miei comandi
senza mai brontolare.

Non la vedo arrabbiare
solo le braccia agitare
quando un problema serio mi colpisce
sono io ad inveire
lei mai inveisce.
Quando le dico che sono un po' stanco,
che non ho voglia alcuna di esternare,
aspetta che una nuvola pigra copra il sole
e per un po' scompare.

(Donnas 2.1.2017 - 16,25)

Haiku – Crepuscolare


Tramonto dal Santuario di Leuca

Crepuscolare -
il giorno già scolora
campana suona

(Donnas 6.4.2017 - 00,20)

Haiku – Crepuscolo


Tramonto dal Santuario di Leuca

Lieve foschia -
tra l'iride scintilla
astro morente

(Donnas 6.4.2017 - 00,20)

Accarezzando la guerra


La foto è tratta dal portale:
http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/foto/IL0001005427/13/Un-soldato-greco-si-abbassa-e-accarezza-un-cane.html?start=12

A volte rimango solo con me stesso
in questi ultimi anni l'ho fatto molte volte
analizzo la vita mia malsana
questa insoddisfazione che mi affligge
questa ricerca d'una pace in guerra
una guerra che genero e alimento.

Sono cosciente che a me stesso mento
mai pace vi sarà su questa terra
ogni giorno olio in padella frigge
nel cuor l'amore sempre s'allontana
odio e rancore ha le coscienze avvolte
pace vorrei ma di cercarla ho smesso.

E' più forte di me l'indifferenza
fuori son come mi vorresti
dentro io sono un altro e non si vede
l'ipocrisia corrode la coscienza
all'egoismo ormai l'animo presti
ed alla pace ormai nessun più crede.

(Donnas 3.2.2017 - 9,27)

Mare lucente


La foto del porto di Castro Marina è di Gina Lodetti (g.c.)

Mare lucente, mare trasparente
mare che sciogli tutti i miei dolori
vivido resti sempre nella mente
in questo cuore sfrigoli e non muori.

Nelle tue lucentezze mi trasporti
ricordo i giorni in cui sulla falesia
tra i ricami delle alghe mi perdevo
ed ammiravo le tue trasparenze
i giochi delle luci tra le rocce
il frusciare dell'acqua tra le grotte.

Mare che vita e pane hai dato alla tua gente,
che oggi insieme a te lotta e s'ostina,
che non s'arrende tanto facilmente
per difendere l'acqua e le tue coste,
per dar lustro e lucentezza alle tue spiagge
che Enea toccò nel suo peregrinare,
che nessun figlio vorrebbe abbandonare.

(Donnas 1.2.2017 - 16,53)

Dimenticati


La foto del vecchio cimitero è di Luca Monego ed è pubblicata sul portale:
https://img2.juzaphoto.com/001/shared_files/uploads/1682424_l.jpg

Le abbiamo dimenticate quelle ossa,
erano nascoste sotto carne frollata
che i vermi hanno ripulito.

Restano adesso rovi
e croci sparse
e lapide bianche
alcune spezzate.

Quelle croci
sono figlie dei nostri cuori aridi
che inseguono sempre la morte
parlando inutilmente di amore.

(Donnas 3.2.2017 - 11,18)

La voce dei poeti


- Foto dell'attentato odierno a Stoccolma

Questo povero mondo tra i conflitti,
l'uomo non trova pace e si dispera
invano scrivo, le mie parole il vento
via le disperde, solo odio è nei cuori
non v'è speranza,
che un nuovo Cristo sorga all'orizzonte
che tra le genti il sol risplenda in fronte.

La voce dei poeti più non serve
anche la mia denuncia è insufficiente
coperta dal fragor della risacca,
urlo ma il mondo resta indifferente
alla barbarie
alla marea pesante degli orrori
l'umanità galleggia tra i rancori.

Vedo le piazze con la gente ignara
un bimbo sta giocando in mezzo al prato
ride e balbetta appena una parola
poi il sangue dal suo corpo vola
il verde arrossa
uno schizzo colpisce anche il mio volto
suona una squilla ma Cristo resta morto.

No, non ci sarà mai più Resurrezione
la speranza ormai è parola vana
solo la guerra alimenta il cuore
la pace tra le genti s'allontana;
campana a morto
risuona, e l'eco si spegne piano piano
la Pasqua è un sogno in questo mondo strano.

(Donnas 8.4.2017 - 12,25)

Dove sei?



Dove sei amore che sbocciasti un giorno
tra quei mandorli fioriti tra i muretti?
Dove sarà volato quell'affetto
finito tra il ronzar d'api e di insetti?

Quelle tue foto ancor riguardo a volte
mi disegnavi muta il paesaggio
dove vivevi e già s'apriva il cuore
al sentimento di un semplice messaggio.

Ed era la mia mente ancora al gelo,
urlava per il borgo il maestrale
ma ritrovavo in te pace e sereno
promettevi un amor vero e leale.

Poi l'entusiasmo dell'età novella
mi trasmettesti, e un salto nel passato,
il vero nello specchio rifletteva
da sciocco ed incosciente l'ho ignorato.

Come un bimbo ero ritornato
il tuo fantasticare m'ha colpito
m'indicasti un prato tra le spine
la mano poi ti presi insieme al dito.

Furono giorni d'amore, di follia,
poi il sole sparì, rivenne il temporale,
il gelo seccò i mandorli fioriti,
anche il bene finì, rimase il male.

(Donnas 28.1.2017 . 13,33)

Ipocrisie



Le tue sono ipocrite parole sparse al vento
dici e non dici
soffi incostante e foglie secche sposti
per poi affermare che son sempre ferme
per dimostrare che d'altro tu parli
ad altri rivolgi le attenzioni.
Arido è il cuore
vuota la tua mente
nata tu fosti, maestra nell'inganno.

Ormai è tardi e più io non ti credo
non raccolgo più il tuo dire,
non m'affanno,
lontano me ne sto,
vedo e non vedo,
diffidente or sono alle lusinghe
al farfugliare di parole mute,
all'ipocrisia di pensieri fuor di mente,
di logiche malsane e poco astute.

(Donnas 25.1.2017 - 9,27)

La morte dell'amore



Il tuo amor se n'è andato,
adesso è morto
invano t'ha cercato e l'hai ignorato
quanto t'ha amato,
quanto di sé t'ha dato
sol lui lo sa
da solo l'hai lasciato.

Ora riposa
con le mani in croce
nel buio non vede
luce più non brilla
nel cielo passa mesta una scintilla
un desiderio
ed un dolore atroce.

L'aria ti manca
tu più non disprezzi,
ora capisci quanto quell'amore
ripetuto più volte,
non raccolto,
a seminare
non è stato accorto.

E tu non hai bagnato
a sufficienza
liscivia hai setacciato
sopra il campo
arido è il cuore
per la sofferenza
adesso quell'amore s'è seccato.

(Donnas 31.1.2017 - 23,45)

Quel tuo sorriso stanco
(Ad Anna)



Quel tuo sorriso stanco, cara amica,
m'ha intenerito nel profondo il cuore
e quei capelli ormai senza colore
solo a pensar la mente m'affatica.

Ora a guardarti faccio un po' fatica
è già passato il tempo del furore
anche i rintocchi sbiancano il dolore
e adesso un po' d'affetto si mendica.

Forse ora capisci i miei discorsi
quando ti suggerivo cosa fare,
quei tempi son per noi ormai trascorsi.

Allor dovevi l'amor tuo donare,
io mi son perso ed altri amor rincorsi,
ed ora è tardi per recuperare.

Ora chiedi che fare?
Quel tuo sorriso amaramente brilla
negli occhi una tua lacrima scintilla.

- Sonetto caudato
(Donnas 29.1.2017 - 16,02)

Desconcierto


Il dipinto “La ladra a testa vuota” è tratto dal portale:
http://www.ioarte.org/artisti/Salvatore-Torretti-Sator/opere/Antichita/

Quando m'assale un po' di nostalgia
tu non lo sai che faccio
d'affanno non mi straccio
sfoglio l'archivio delle foto
ogni pensiero nero scaccio via.

Volo indietro negli anni
ti rivedo in un filmato sorridente
mi dici: “Vedi ho storto un dente,
anche il naso penso d'aver grosso”,
sul letto poi ti stendi senza panni.

Ti sento parlare dolcemente
le parole cattive ancor non le hai coniate
usi quelle gentili e ricercate
ad umiliare ancor non era tempo
mi stuzzicavi indecorosamente.

Venne l'inverno, poi, anche la sera,
ma forse oggi ho capito il tuo livore
io volevo per me tutto il tuo amore
e ripetevo come Celentano:
“Non mi basta metà, ti voglio intera”.

Troppo volevo, tardi l'ho capito,
ma dopo ho scoperto l'animo tuo vile
lo riempisti di calunnie e bile
l'amor che tu giuravi senza fine
prima di cominciar era finito.

(Donnas 27.1.2017 - 23,24)

Case cadenti


La foto è di Romolo Piscioneri (Segretario Provinciale Fai-Cisl Reggio Calabria) ed è tratta dal suo volume “Per la terra, con la terra”
Editore Pangallo-Locri (2015)

Queste case cadenti
rifugio di sudori d'altri tempi,
sanno ancor di scirocco e di fatica,
profumano di polvere,
di terra inaridita.

Queste case cadenti,
sperse su campi vuoti e abbandonati,
sfiorate da strade bianche e polverose,
senza più fresie e rose,
le ho tutte nel cuore conservate
nessuna ancora oggi è cancellata;
ogni tanto le sfioro,
reliquia sacra che aiuta e ti protegge
come croce sul petto accarezzata.

Quante volte passando le incrociai,
sotto il sole cocente dell'estate,
ai bordi di fiumare desolate,
case vuote e silenti
spesso abbandonate dalla gente
emigrata in altri continenti.

E quelle aie deserte,
senza più contadini,
senza più galli canterini,
senza chiocce e galline,
senza il maiale che grugniva assorto,
prive dell'asino che ragliava al vento,
del cane alla catena triste e spento,
mi danno ancora un senso di sconforto
un abbandono che fa ancor soffrire,
che riporta alla mente una condizione misera che opprime
che suscita nel petto tanta malinconia senza ragione,
miseria e privazioni
dalle quali un giorno si è scappati
per guadagnare un poco di decoro
ma che ci lascia soli e disperati.

Muri lisi,
pietre lisce e tonde dei torrenti,
dove un sorriso ancora non s'è spento,
dove un canto di donna ancora sento,
case vecchie e cadenti
rifugio solitario di perdenti.

(Donnas 23.1.2016 - 20,34)

Orme sulla sabbia


La foto di Porto Miggiano (Le) è di Gina Lodetti (g.c.)

Orme sulla sabbia, in paradiso
nessun custode, la porta è sempre aperta
chi entra il cuore si empie di allegrezza
vede anche degli angeli il sorriso.

E a me che scrivo versi, l'onda scava
nel petto, la rena ci trasporta
solo cristalli lucidi e splendenti,
che ogni pena dal mio cuore lava.

E m'accarezza il tempo, mi ricorda
quei giorni andati, e solo a te mi porta
che adesso a un altro amore sei abbracciata
le tue promesse inutili non scorda.

Mormora l'acqua, quante parole strane
che ho già sentite, ma adesso tu le dici
a chi mi sembra sia solo un gorilla,
le mie le hai già scordate e son lontane.

(Donnas 31.1.2017 - 8,17)

Haiku – Falco (Falque)


Nella foto: Lago Falque Silva
(Giocatore che oggi ha segnato di testa contro l'Atalanta il 1° gol del Torino)

Falco di testa -
la palla schizza in rete
sole che brilla

(Donnas 29.1.2017 - 13,30)

Rimembranze


La foto di Punta Ristola di Leuca è di Andrea ZioNikkia Petracca (g.c.)

Sul mio volto
graffi di tempo
gocce che cadono sparse,
pensieri fugaci,
attimi di vento
asciugano i ricordi.

Le tue mani...
carezze lontane!

(Donnas 24.1.2017 - 8,53)

Insonnia


Nella foto: Il Ciolo a Gagliano del Capo ed il Bar Incanto

Quando la notte tristemente balla
e luci il buio ostenta a non finire
il sonno perdi e te ne stai a pensare
dal letto scendi e inizi a poetare.

Scrivi per ingannare un po' te stesso
a raccontare quello a cui non credi
il tuo pensiero vola sempre al mare
a quella casa che non puoi scordare.

Nel tuo cuore s'agitano gli affetti
inutilmente anneghi nel rancore
lo sai, le stelle non son tutte spente
e a lei tu pensi ancor teneramente.

Ci pensi, ma ora vince la ragione
hai capito che tutto era finzione,
adesso tu sei vivo e sei cosciente
e v'è il sereno ormai nella tua mente.

(Donnas 25.1.2017 - 6,47)

Essere, non essere


La foto è presa dal portale:
http://www.tiraccontounafiaba.it/wp-content/uploads/2015/05/la-solitudine-585x235.jpg

Vivere, esistere, a cosa può servire?
Ogni giorno che passa ci ragiono,
mi chiedo se ha senso ancor l'istinto
o questo desiderio di morire.

E mi guardo d'intorno sconfortato
cerco una soluzione ai miei problemi
e intanto osservo con disperazione
dietro di me le orme che ho lasciato.

Riguardo il mio passato e le passioni
la mia vita analizzo, anche gli errori,
giudico con incerta presunzione
le mie certezze o le altrui ragioni.

Ma il passato col nuovo si confronta,
come si fa il vecchio a giudicare?
Ogni esperienza è figlia del suo tempo
alle domande nuove non è pronta.

E dire che il passato sia peggiore
davvero non lo posso garantire
questa infelicità che m'attanaglia
di un passato felice è debitore.

Questo misuro oggi, e la natura
che si diverte a beffeggiar gli umani
proprio non ce la vedo e né l'accuso
perché dal cuor non spegnerà l'arsura

della insoddisfazione esistenziale
che opprimeva l'uomo dai suoi albori
quando vagava al buio nella savana
e ragionava al par di un animale.

(Donnas 30.1.2017 - 13,25)

Haiku – Temporale



Luce abbagliante -
la notte si fa giorno
squarcio di cielo

(Donnas 12.1.2017 - 6,42)

Salerno


La foto è tratta dal portale:
http://www.cilentonotizie.it/dettaglio/?ID=11700

Le tue luci più volte ho ricercato,
quel desiderio di veder dall'alto
il tuo porto di notte illuminato
al sol pensiero ancor oggi m'esalto.

La sveglia in quella tratta risuonava
poco fuori la stazione di Nocera
il treno dalle gallerie mi regalava
lo scintillio di luci e la costiera.

Era un attimo fugace nella notte
il porto poi appariva risplendente
quelle luci son sempre riprodotte
ce l'ho scolpite ancora nella mente.

Ed ogni tanto col pensier rivolo
a quelle notti passate al finestrino
mentre vegliava un losco borsaiolo
per rubare a un distratto contadino.

Ci sorridevo, ero abbastanza accorto,
ma nel pensiero anche è rimasto questo
alla città non voglio fare un torto
tutto ho archiviato in questo cuore mesto.

(Donnas 16.1.2017 - 15,50)

Camaleonti



Tutto cambia su questa terra strana,
la vita si sviluppa e si trasforma
cambiano gli usi ed anche le opinioni
anche i giudizi si evolvono incostanti.

E i modi di pensare sono tanti
galleggiano purtroppo gli imbroglioni
ed anche l'uomo giusto si deforma
dal vero lentamente s'allontana.

Ed il bene comune è solo un motto
la bocca spesso si riempie di bugie
quello che ho detto ieri l'ho scordato
il potere corrompe il buono e il pio.

All'inizio c'è solo il bene e Dio
ma presto quel che è detto s'è sfumato
è facile soffrir di amnesie
degli altri forse adesso me ne fotto.

Così anche chi siede in parlamento
d'ogni furore in breve s'è ammansito
prima pensavi di cambiare la fronda
t'adegui, alla poltrona poi t'arrendi.

E come gli altri il tuo poter difendi
ti guardi intorno e allor cavalchi l'onda
è meno faticoso alzare un dito
s'inganna tutti anche a me stesso mento.

(Donnas 18.1.2017 - 8,53)

Il nonno



“Nonno ci leggi una tua poesia?
Ci sei mancato, nonno, e non lo sai,
t'abbiam cercato ma eri sempre via,
ora siam grandi, ma con noi non stai”.

“Oh, via nonno, perché non ce la leggi?
Vorremmo un po' provar le tue passioni
vorremmo sentir vibrare la tua voce
quando declami e un poco t'emozioni”.

Parole che un dì ho desiderato
nelle mie lunghe notti senza sonno!
“Dove ho peccato, mi son domandato,
e mai nessuno mi ha chiamato nonno”.

Nemmeno una lacrima ho asciugato
né una carezza in volto ho ricevuto,
neppure un pannolino ho mai cambiato
niente, niente nella mia vita ho avuto.

E ho sempre dato senza mai cercare
volevo solo essere capito
forse l'amore bene non so dare
per questo poco amore ho percepito.

Ora è tardi, lo sento è troppo tardi
indietro non si torna e il mondo cambia
vivono bene sol falsi e bugiardi
l'amore con l'orgoglio non si scambia.

(Donnas 19.1.2017 - 19,36)

Haiku – Autunno


La foto è di Elena Salvai Photography (g.c.)


Giorno d'autunno -
cromatici colori
pioggia di foglie

(Donnas 12.1.2017 - 6,28)

Egocentrismo



Smettila di scrivere cazzate,
tu lo sai,
sei un angolo di mondo,
troppo minuscolo,
appena impercettibile,
tu sei appiattita sul mondo
quindi non occupi un bel nulla.

Il goniometro non serve
il piattume non si misura
è una linea retta che va all'infinito
nel finito del mondo,
che ritorna quindi su se stessa,
non ha angoli da determinare
né cateti da misurare
né altezze da trovare
e la circonferenza del mondo si conosce.

Sei piatta su te stessa,
con le tue illusioni,
con i tuoi giochetti squallidi,
con le tue fantasie oscene,
con i tuoi sentimenti fasulli
che confondi col mondo,
che non ti appartiene,
che non ti vede:
sei stella cadente
anche se tu pensi sempre di brillare.

(Donnas 14.1.2017 - 15,08)

Quanti ricordi


La foto è presa dal blog:
https://edisonschool.wordpress.com/2012/11/18/tutorial-foto-ricordi-passati/

Quanti ricordi in questo cuor bugiardo
s'affacciano di notte, alla mattina,
quante promesse poi svanite al vento
dopo la solita squallida sveltina.

E me lo chiedo spesso, nel silenzio,
se fosse amore vero o sol pulsione
or che la calma mi risplende in petto
ripasso nel sereno la lezione.

Vedo donne e sorrisi maliziosi,
visi che son lontani e che non scordo
poi qualcuna l'incrocio per la strada
lei mi racconta ed io me lo ricordo.

E mi svela i segreti del suo cuore
mi rinnova i piaceri condivisi
provo una tenerezza allor profonda
ma amari sono adesso anche i sorrisi.

Ed ognuna racconta i suoi dolori,
delle tante passate delusioni
del tempo che trascorre e che trasforma
ma lascia in cuore intatte le passioni.

Ma i conti poi si fan con il reale,
con lo specchio che rughe ci regala
volti cambiati, fine dei sorrisi,
e la passion che come un filo esala.

Un filo sottilissimo, diafano,
ma in quei visi scavati c'è di tutto
il rimpianto per quel che non ritorna,
per l'amore che ancor non s'è distrutto.

(Donnas 17.1.2017 - 9,46)

Con una sola gamba


La foto di Gianni Sasso (che è solo indicativa) è tratta dal blog: http://www.ischiablog.it.  Gianni Sasso, pur essendo con una gamba, non si è arreso. Nella foto sta partecipando alla maratona 2008 organizzata dalla Città di New York

Pensavo di morire,
provavo un senso di disgusto della vita,
d'impotenza,
non mi sentivo più me stesso,
soffrivo a dover dipendere dagli altri,
volevo già morire,
pensavo al come e al quando
in quel lettino disteso.

Eppure il mio cervello era convinto
d'aver la gamba,
la sentiva muovere ed agire.
Il comando partiva,
ma non so poi dove finiva.

La gamba più non c'era,
toccavo il moncherino,
la ferita era ancora fresca e dolorosa,
non mi sembrava vero.

Mi sono abituato alle stampelle,
inizialmente ero disperato,
poi ha vinto la vita
e nuovamente nel cielo ho navigato,
sui pullman e sui treni son salito,
la macchina ho guidato,
anche per fare dello sport mi sono organizzato.

La mia mente era leggera
quando al bar sedevo con gli amici
al mio infortunio manco più pensavo,
finanche ci ridevo
d'aver perso del peso all'improvviso
senza aver fatto dieta,
senza alcun sacrificio.

Ogni tanto un dolore acuto m'assaliva,
una smorfia il mio volto illuminava,
ai dolori degli altri allor pensavo
che han dormito nel lettino accanto
dell'ospedale dove anch'io ho giaciuto.
Ed un lieve sorriso sul volto è rifiorito
in fondo ero ancor vivo
non volevo esser neppure compatito.

(Donnas 18.1.2017 - 18,34)

Il vecchio e il nuovo


La foto è di Gina Lodetti (g.c.)

Il vecchio e il nuovo spesso in ciel si staglia
questi due mondi si osservano in cagnesco
il vecchio tace, il nuovo in alto scaglia
il suo possente ardire banditesco.

Il vecchio resiste ha già sfidato il tempo
anche nel mare la sua forza insiste
ha sofferto l'arsura ed il maltempo
ad ogni assalto nuovo ancor resiste.

Il vecchio vive anche d'esperienza
sa che il nuovo non ce la può fare
lui non ha fretta, ha tanta pazienza,
il nuovo, il vecchio non potrà scalzare.

Basta soltanto un semplice ritocco,
rifare le finestre e qualche porta,
ha resistito al vento e allo scirocco
la sua imponenza vive e non è morta.

E' lì, sereno, ride del moderno
anche se fu abitato da un rapace,
il tempo, dei tiranni si fa scherno
ad ogni tirannia segue la pace.

(Donnas 20.1.2017 - 9,24)

Tracce


La foto è tratta dal portale: https://ilcinefiloinsonne.wordpress.com

Cosa troviamo in questo nostro mondo
dove convive tanta gente strana?
La strada è lunga ma si ricongiunge
ritorni sempre nella stessa tana.

Prendi l'aereo e fai un lungo volo
in circolo tu giri inutilmente
è vero, trovi a volte terre nuove
cambia anche il colore della gente.

Vedi sorrisi e pianti e drammi antichi,
in fondo cambia la pentola che bolle
ma il riso poi alla fine si coltiva
in mezzo all'acqua e tra le stesse zolle.

Pensi d'esser diverso, ti stupisci
del modo altrui nel fare e nel pensare,
ma in fondo se le usanze sono tante
con loro ti devi sempre confrontare.

Con te non porti né libro o mattone
il vero è custodito nel tuo cuore
solo l'amore si può conservare
e non puoi dire d'essere il migliore.

(Donnas 12.1.2017 - 6,10)

Chemp: dove le nuvole accarezzano la montagna


La scultura a Chemp (Perloz) è di Pino Bettoni. La foto di Giulio Crivellari

Cristo si è costruito un suo rifugio
là, nella Valle, dove il Lys
ad abbracciar la Dora corre
tra pietre antiche e boschi abbandonati
tra lecci e vecchi tronchi di castagni
tra il sereno frusciar di morte foglie,
Lui, tra i sentieri il primo sole coglie.

Ed i capelli gli accarezza il vento
e le nuvole bianche del mattino,
lo sveglia un nuovo canto d'usignuoli,
il mormorio del bosco,
un frusciare d'acque fresche,
il gocciolio lento e riposante
nelle vasche che il tempo un dì ha scavato
che pecore bianche e mucche han dissetato.

Sorride, il Cristo, ed il Creato guarda:
Lui sa quanta fatica quel pianoro assolato ha procurato,
quanto sudore,
quante pietre ammucchiate,
quanti sentieri lastricati,
e terra nuova a ricolmar le conche
dove una vite il suo liquore ha dato,
dove un muggito un tempo ha regalato
una preghiera fatta d'acqua fresca,
di tazze colme di latte con castagne,
d'erba falciata e poi seccata al sole,
al vento con pazienza rivoltata,
per secoli a spalla trasportata.

E' il suo paradiso:
Lui l'ha chiamato Chemp!
Da lassù guarda il suo mondo,
tanto vicino eppur tanto lontano e sempre in guerra,
un paradiso dove ancor sopravvive un po' di pace
e un bosco di castagni,
un ruscello che ancor sprizza acqua pura.
Un'oasi serena, dov'è tornato il canto degli uccelli
ad allietar le notti con la luna,
che scivola su un cielo pieno di stelle brillarelle
a ricamare il giorno nuovo che sorge
tra gli alberi che danno ancora le castagne,
con le nuvole bianche
che accarezzano all'alba le montagne.

(Al mio amico Angelo Bettoni che mi ha fatto scoprire il paradiso)

(Donnas 11.3.2017 - 8,34)

In Toscana le chiamano budelli



Sembra che dentro me ci sia un magnete
che attiri le donnette più leggiadre
mi dicono che io abbia gli occhi buoni
ma non mi fregan certo gli imbroglioni.

Infatti, fino ad oggi il mio pescato
è stato scarso ed anche un po' scadente
nessuna ancor però m'ha dato scacco
neppure m'ha infilato dentro un sacco.

M'abbordano parlando di passione
ci infilano la santa trinità
condiscono con finto sentimento
ma io so bene come soffia il vento.

Sto in guardia e sono sempre diffidente
se s'accorgono poi che il limone
qualcun altro l'ha spremuto avanti,
allora dio insieme coi suoi santi

dal cielo li trasportan sulla terra
s'arrabbiano senza dirmi la ragione
ripetono che io tardo a capire
ma sordo non lo sono e so sentire.

Inventano allor tante storielle,
non sanno come fare per sganciarsi
mi dicono: “Sei poco diplomatico”,
ma vengo dal liceo e son matematico.

Che posso farci? Mica è colpa mia!
Donne vi son che san scalare i vetri,
in Toscana le chiamano budelli,
donnette che stan bene nei bordelli.

(Donnas 8.3.2017 - 23,43)

Due palle


La foto è tratta dal blog:
https://leorugens.wordpress.com/2015/02/04/uffa-che-palle-uffa-che-palle-uffa-che-palle/

Amico mio a legger ciò che scrivi
davvero mi si son gonfiate tanto
perché non parli un poco di natura?
A starti dietro, sai è davvero dura.

Da un pezzo è ormai salita l'inflazione
un grande affanno su parità e rispetto
e poi questa stancante tiritera
solo a starne a parlare si fa sera.

Io ho le palle ormai come un pallone
penso che le dirette interessate
si son stancate a legger le fregnacce
le rappresenti come poveracce.

Anche Renzi ha provato a regolare
con una legge tutta la materia,
poi gli sono arrivati tanti guai
e questa legge non faranno mai.

Meno male, se no che cosa scrivi?
Di crociati ce ne son stati tanti
li ho visti andar per mare, monti e valle
e poi ci sei anche tu: oh, dio che palle.

Dedicata ad uno che che si è fissato di essere paladino delle donne e di difenderle con cappa e spada!
E sai nel giorno della festa della donna di fregnacce se ne ascoltano tante. Una in più ed una in meno cosa cambia?


(Donnas 8.3.2017 - 15,01)

Il giorno dei dolori



E lo sentivi che fermo non stavo
in questi giorni fiorivano i dolori
e lo sapevi che non eran fiori
uscir volevo e tanto mi agitavo.
Era di marzo e come tutti i pesci
guizzavo in quei liquidi nuotando
a te sembrava stessi camminando
e forse mi dicevi:”In fretta esci”.
Da quello che m'hai detto, poi son nato
nel pomeriggio dell'11 di Marzo,
non c'era lusso e neppure sfarzo,
era di venerdì, non l'ho scordato.
“Infatti, se riguardi il calendario,
il sedici era di mercoledì
ma io ricordo che era un venerdì,
un giorno che per me è straordinario”.
“E il venerdì è il giorno del Signore,
un giorno sacro per chi è credente,
ed io quel giorno ce l'avevo in mente
per questo t'ho chiamato Salvatore”.
Questa storia nel tempo hai ripetuto,
che all'anagrafe allora succedeva
di registrare quando si poteva
e, tu lo sai, a questo ci ho creduto.
Ma oggi un poco a te io sto pensando
ti sogno a letto con quel tuo pancione
con me che do un ultimo calcione
mentre per colpa mia tu stai penando.
Domani allor sarà giornata lieta
ti penserò dormiente nel Salento
il tuo sorriso l'accarezza il vento
e tu vivrai nei versi d'un poeta.

1937.05.08 Matrimonio di mia madre (accompagnata da mio nonno). Io sono nato alle ore 16 dell'11 Marzo 1938, che era un venerdì (e non 16, come scritto sull'atto di nascita e sulla carta d'identità, che risulta essere un mercoledì).

(Donnas 10 marzo 2017 - 16,00)

La potenza del perdono


La foto è tratta dal portale:
http://www.attipoetici.eu/2012/02/il-perdono-autore-giovanni/#comment-344030

E' bello sempre amare,
donare agli altri puro il sentimento
fortunato è colui che lo sa fare
che come canna ognor resiste al vento,
il vento piega ma non può spezzare.

E ha nel cuor la pace
che lo spirito acquieta, da sereno,
scalda come sotto la cenere la brace,
con la dolcezza smorza anche il veleno
ogni pensier maligno spegne e tace.

Lo so, il mondo è ingrato
sempre il veleno è pronto a regalare
ma il Cristo non ha poi salvato,
(perché lui ci ha insegnato a perdonare),
anche coloro che l'han condannato?

(Donnas 14.1.2017 - 22,25)

Tanga color nero



Ho trovato un tanga color nero
me l'hanno dato quando le pulsioni
erano tante ed anche condivise
in alto allor volavano gli ormoni.

Ero colmato di frasi armoniose,
allora le calunnie eran dormienti
si sono svegliate tutte all'improvviso
insieme a cattiverie anche taglienti.

Ma quelle mutandine striminzite
come un trofeo un dì me l'han donate
se ne stavano tristi nel borsone
forse ad altri le hanno regalate.

Da un po' che ho messo la parola fine
ad una storia senza capo e coda
troppo tardi ma al fine l'ho capito
l'amore tante volte è solo moda

da indossare secondo l'occasione,
poi spesse volte viene rinfacciato
ripetendo di non aver capito
forse perché non ho manco pagato.

Infatti, a star dietro ai se, ai si dice,
si scoprono alla fine gli altarini
e meno male che son stato accorto
al meglio ho poi investito i miei quattrini

con donne forse più professionali,
senza raggiri o falsi giuramenti
che hanno anche parlato schiettamente
dicendo d'esser libere e indecenti.

(Donnas 17.1.2017 - 18,42)

L'uva acerba


La foto è tratta dal blog:
https://eticaeverita.wordpress.com/2013/05/16/la-volpe-e-luva/

La volpe s'arrabbiò poi quella volta
perché spiccava salti da primato
e dato ch'era furba e affatto stolta
abbandonò senza essersi sfamato.

Erano alti i grappoli e stravolta
dopo di aver provato e riprovato,
disse: “Ma è uva acerba e non va colta
fin quando il frutto non è maturato”.

La storia a volte non è proprio questa,
essere buono non vuol dir cretino
e la volpe sul collo ha ancor la testa.

E non s'inganna più manco un bambino
se vive un'esperienza che è funesta
e un bimbo beve il latte e non il vino

che diventa bevanda assai indigesta
se assunta in abbondanza quando è festa

perché si sa che quando un po' si beve
nel cervello s'accumula la neve

e diventa penoso il camminare
e alle buche non si sta a guardare.

E quindi penso sia davvero meglio
d'augurare a noi stessi un buon risveglio.

(Donnas 19.1.2017 - 16,33)

Mare d'inverno


- La foto è di Antonio Fino (g.c.)

Mare d'inverno,
amico della mia solitudine
mi accompagni a Ristola in silenzio
appena sfiori la falesia e ti distendi
sfrigoli negli anfratti,
mentre schiamazzi striduli i gabbiani
nel ciel diffondono incostanti.

Mi sei vicino
quando la tristezza forte m'assale
vorrei spesso morire,
lasciare questo mondo che sa regalare
solo dolori e sofferenze immani
alla famiglia strana degli umani.

T'ascolto mentre parli
quel tuo sussurro mi colpisce il cuore:
è nel silenzio che t'ascolto meglio,
sai dire le parole che si vuole,
e tu sai sussurrarmi quelle giuste,
mi dici di non smettere d'amare
perché l'amore
solo altro amore al mondo può rigenerare.

Capisci e leggi nel mio cuore
conosci la tenerezza che m'assale
quando ti vedo e ascolto il tuo clamore,
quando più assorto assorbo il tuo rumore,
dolce la sera, quando il sol t'accarezza
di luci morenti ti colora,
come arpa nell'aurora del mattino
quando le prime luci
dal cielo cancellano la notte.

Oh, morte, morte, perché non mi carpisci?
Perché i miei dolori non lenisci?
Tu visiti le soglie inaspettate
di adolescenti che inneggiano alla vita,
lasci tante malvagità sparse nel mondo
e a chi t'invoca nulla doni e dici?

Mare, mare d'inverno,
che a Ristola corteggi il mio soffrire,
su un'alta roccia io ti sto a guardare
quanto, quanto mi fai triste aspettare?
Tu non m'aiuti, né mi vuoi capire.

(Donnas 21.1.2017 - 10,37)

Il gusto saporito del formaggio



La mia nuova passion sa di formaggio,
ieri stava servendo un suo cliente,
ma poi un poco a chiacchierare s'è fermata
d'un provolone m'ha dato un assaggio.

“Che dice lei?”
m'ha chiesto divertita,
parafrasando una mia lirica recente.
Risposi che per me era salato,
ma sempre a consumar formaggio sciapo
a dire il vero m'ero un po' stufato.

Così un paio di etti ne ha incartato,
gli auguri un'altra volta mi ha rifatto,
un abbraccio amichevole m'ha dato
con tenerezza l'ho forte riabbracciata,
quel suo affetto m'aveva intenerito
ma il mio calore lei non l'ha avvertito.

Così insieme al pane nero
mi sono portato via del provolone,
due uova fritte, dopo, a colazione,
una banana tanto per cambiare,
ricca di magnesio e di potassio,
mezzo bicchier di vino per corroborare,
una tisana di finocchio al fin per non gonfiare.

Mentre tranquillo a casa pasteggiavo
pensavo a questa donna dietro a un banco,
gioviale coi clienti ed affettuosa;
in fondo entrare in un supermercato
trovandoci anche un clima familiare
t'invoglia poi di nuovo a ritornare.
Si è stanchi ormai dei centri commerciali,
senza commesse in giro nei reparti,
difficile i prodotti anche trovare,
non saper dove sono,
a nessuno potere domandare.

In certi discount più piccoli e accoglienti
si crea finanche un clima familiare
trovi sempre chi è pronto e ti consiglia
chi ti chiama e ti saluta col tuo nome
e la cosa certo non ti meraviglia
se trovi anche chi un abbraccio ti vuol dare,
che un Buon Anno ti sa anche regalare.

(Donnas 1-1-2017 - 15,40)

Carmelina



Per quei vicoli a notte senza luce
tra quelle case vecchie e decadenti
con tua sorella a far da sentinella
tu m'abbracciavi complice una stella.

Quella morale antica ancor ricerco
quel pudor di non non essere osservati
quel sussurrare, da nessun uditi,
quei primi tremori allora percepiti.

Quelle promesse fatte tra gli Alburni
sapendo di non poterle mantenere
un tradimento già premeditato
eppure nel mio cuore t'ho portato.

Ci siam cercati ancora per tanti anni,
ci siam rivisti al cinema a Caserta
di nuovo sei venuta ad incontrarmi
una promessa ancora a ricordarmi.

Un bacio al buio, come ai vecchi tempi,
non c'era tua sorella a far da spia,
questa volta con forte la certezza
d'un domani legato all'incertezza.

E t'ho cercata dopo, non lo sai,
e ti riservo ancora un po' di cuore,
con te io parlo e più non so che fai
vive l'affetto in me e ancor non muore.

(Donnas 30.12.2016 - 8,58)

Naufraghi



Naufraghi, siamo dei naufraghi avviliti
la nostra nave al largo sta affondando
da una morte certa siam sfuggiti
sulla sabbia di un'isola annaspando.

Intorno ci guardiamo un po' intontiti,
su una spiaggia incerti ora vagando
sulle rocce si avvertono i ruggiti
che la ragione ci sta frastornando.

Fresca è in mente ancora la memoria
dei momenti che a bordo si gioiva
poi all'improvviso subentra la baldoria,

il vuoto che all'incerto il cuore apriva.
Puoi raccontar come tu vuoi la storia
l'onda, comunque, si distende a riva.

- Sonetto
(Donnas 30.12.2016 - 10,35)

Come onda di mare


La foto (particolare) è di Antonio Fino (g.c.)

Abbiam bisogno sempre un po' d'amore,
un pensiero tenero da dare
come l'onda del mare in fondo siamo
la scogliera vogliamo accarezzare.

E se troviamo rocce ispide e sporgenti,
proprio non ce ne importa
sopra di lor spingiam l'onda ruggente
la grotta è sempre aperta e senza porta.

Accarezziamo quello che troviamo,
l'acqua si adatta a tutto,
l'onda a volte s'allarga sulla spiaggia
altre sulla scogliera espande il flutto.

Ma sempre mollemente dondoliamo
come campana, al tocco,
anche se spesso questo mar riposa
quando all'alba rende liscio lo scirocco.

Poi quando l'astro sale, si rispecchia,
sull'onda si distende,
gioca con le emozioni e il sentimento
come un ultimo amor forte risplende.

(Donnas 2.1.2017 - 20.50)

Ballata cilentina



Alburni, Alburni mai dimenticati
voi mi tornate spesso nella mente
vi cerco a volte disperatamente
altre vorrei che fossero scordati.

Sotto i castagni
in mente accesi
verdi e grifagni
anni ormai spesi.

Anni protesi
all'avvenire
ma per finire
un po' abbuiati.

Alburni, Alburni ora ritrovati
il vento sta soffiando impertinente
sfoglia memorie non del tutto spente
con altri ricordi in cuore conservati.

Tra quelle case
sperse e perdute
gioie inevase
giornate mute.

Case dirute
nel buio perse
nel cuor sommerse
ma non abrase.

Alburni, Alburni ancora ricordati!

Schema: A B B A (Ritornello o ripresa) - C D C D (Piede o mutazione) D E E A (volta) - A B B A (ritornello)
(Donnas 31.12.2016 - 10,27)

Postiglione


- Postiglione e gli Alburni in una mia foto del 1961

Che avventura ad arrivarci non vi dico.
L'autostrada? Non l'avevano inventata,
tante curve che ancora maledico
guidando tutta quanta la giornata.

Di certo l'acqua fresca non mancava
si beveva nelle fonti alla cannella
pane caldo nei forni si trovava
da farcir con formaggio e mortadella.

E l'età ci spingeva all'avventura,
la Sila, Altomonte e poi Morano,
guidar per quelle strade è stata dura,
s'attraversò Lauria e Montesano
il Vallo si scambiò con la pianura,
Postiglione non era ormai lontano.
Ed ecco alfine Sala Consilina,
con Polla e poi il paese di Petina.

Sullo sfondo brillavano gli Alburni
noi s'era stanchi e i monti taciturni.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 29.12.2016 - 19,51)

Haiku – L'indifferente



L'indifferente -
al bel tramonto assente
raggio morente

A Punta Ristola di Leuca c'é questa strana scultura, che io ho soprannominata “L'indifferente”, che stranamente volge le spalle al mare. Io penso che l'autore abbia voluto significare che quel personaggio guardi verso il Santuario di Leuca, che sorge, proprio in direzione del suo sguardo.

(Donnas 18.2.2017 - 09,18)

Falsi predicatori
Cosa stai a conservar, per chi, per cosa,
il domani è vicino
tu lo vedrai con l'occhio del passato,
andato,
delle mani coglierai lieve il pallore,
e il giorno muore.

E l'ultimo raggio coglierai,
forse,
neppure te ne accorgerai, del sol che muore,
di quel tramonto che hai fotografato
lì a Ristola,
di cui ti eri incantato,
innamorato.

Le tue lacrime le hai colto solo tu alla panchina,
con quell'”Indifferente” che neppur ti guardava.
Le spalle al mare fiammeggiante lui voltava,
indifferente tra gli indifferenti stava.

Ora sei steso in un lettino,
esangue,
guardi ma forse più nessuno vedi
ma ti ricordi la predica d'un tempo,
a chi ha bisogno pensa, dona tutto agli altri,
nulla ti porti dietro, pensa al mondo,
senza guardar colori, il nero o il biondo.

Sorriderai, forse, al ricordo,
mentre il respiro l'avverti, già ti manca,
lui predicava povertà e miseria
ma cattedrali al cielo costruiva,
ceri e santini al culto consigliava,
inferno e paradiso prometteva:
ti stai chiedendo di quel predicatore
ora che in petto pulsa appena il cuore.

(Donnas 18.2.2017 . 8,38)

Haiku – La voce dei poeti


Nella foto: Oscar Wilde

Urlo strozzato -
la voce dei poeti
pace cercando

(Donnas 18.12.2016 - 21,19)

Donne libere



Che stupido, ti eri innamorato?
Ma te l'ho ripetuto molte volte
tu dai troppo spazio alle passioni
ti perdi dietro a sciocchi sentimenti
non distingui l'amor dagli interessi
sei sempre onesto dentro e mai non menti.

Possibile che ancora stai a cercare
l'amor sincero che dentro te ribolle?
Te l'ha detto e ridetto mille volte,
lei non vuol legami ed è una brava artista,
ci mette passione in tutto quel che fa,
si fida di quello che sul comodino troverà,
lascia la somma lì, lasciala in vista,
altrimenti mai più ritornerà.

Lei non ti chiede nulla,
si fida del tuo cuore generoso,
amor simula darti e tu le credi,
sembra ci metta anche la passione,
tu abbocchi ma te l'ha detto e ridetto
donna libera è, e tale vuol restare,
lo fa per professione, in modo assai perfetto,
per lei è tutto molto naturale e indifferente
entra nel tuo, esce e rientra poi in un altro letto.
Ma come fa a farsi toccare,
nelle parti intime più volte violentare?
Ma come fai tu a baciare
quel corpo che un altro appena prima ha schizzettato?
Forse tuo figlio prima ci è passato, tuo padre dopo,
o forse un tuo parente.
E lei non percepisce alcuna repulsione?
Disgusto non ne prova e neppur sente?

Ma intanto gode ed anche ci guadagna;
in questo modo sopravvive e magna
esercita una doppia professione,
quella ufficiale serve sol da copertura
fin quando la gioventù perdura.
Assiste qualche vecchio claudicante
e visto che sta lì arrotonda anche le entrate,
all'anziano rende anche un servizio,
gli rende la vita un po' meno pesante
e lei che ha scelto questo suo destino.
Poi beve un bel bicchier di vino
fuma una sigaretta
e attende serena la prossima marchetta.

(Donnas 18.12.2016 - 22,20)

L'alito della morte


La foto è tratta dal portale:
http://copertinefb.blogspot.it/2012/03/la-morte-gothic.html

Con lei ci parlo, a volte anche discuto,
s'arrabbia e la sua falce in alto scuote
paura a me non fa, neppure puote,
e contro lei non sono prevenuto.

La snobbo, e se lei urla resto muto,
con me sa di restare a mani vuote
anche se le sue attese son remote
pazienta fino all'ultimo minuto.

A volte, però vuol farmi un torto
raccoglie fiori appena son sbocciati,
insensibile resta al mio sconforto

estirpa anche gli arbusti sopra i prati,
sa che certe ingiustizie non sopporto,
lei ride e i danni non li ha mai pagati.

Lei è fatta così, non vuol capire
dannata si diverte a far morire

chi la vita la cerca e vuole averla
così la gente impara un po' a temerla.

La sofferenza ignora, anche il rimpianto
semina in cuore il buio negli occhi il pianto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 19.2.2017 - 15,46)

In compagnia della morte



Certe volte la morte ti è compagna,
bussa forte alla porta del tuo cuore
preme il batacchio e fa tanto rumore
e quel fragore dentro te ristagna.

La cerchi, in giro annusi come cagna,
speri che l'aldilà sia poi migliore
col gesso ti trasformi in professore
e il testamento fai sulla lavagna.

Andar vorresti via dalla gentaccia,
ma restando anche in pace con te stesso,
che il tuo sparir non sia ad altrui minaccia

rifuggendo il ricatto e il compromesso,
del male fatto cancellare traccia
dormir sereno all'ombra d'un cipresso.

Si sa la vita non è come il giorno
si nasce e poi si va senza ritorno.

Si rassomiglia solamente in parte
in fondo è come il gioco delle carte

spesso si perde a volte anche si vince
vi sono pecore ma vi è anche la lince

ci son sirene con l'arpa e le cetre
ma ci son tante strade con le pietre

ci sono giorni di sole e di tempesta,
ci son mesi di lutto e anche di festa.

Qualcuno prova a seminar la pace
ma c'è chi pianta guerra ed è mendace.

E allora pensi che via da tanta erbaccia
capra e cavoli salvi e pur la faccia.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 16.2.2017 - 16,16)

Foschia a Viverone



Fuman le zolle e verso il cielo sale
una foschia che alzando si dirada
scolora il borgo, sfuma dalla strada,
riappare dentro il prato il cascinale.

E il campanile della cattedrale
di nuovo svetta in mezzo alla contrada
ondeggiano le vele nella rada,
di questo lago d'epoca glaciale.

Starnazzano germani e gallinelle
anche i gabbiani strillano ondeggianti
sento il sibilo delle cinciarelle

tra le siepi di bacche rosseggianti
frammiste ad azzurrine campanelle
che il gelo ha reso stinte e agonizzanti.

- Sonetto
(Donnas 26.12.2016 - 23,30)

Ruderi


La foto è di Rudy Miggiano

Erbose soglie rinfresca la memoria
antichi ardori, ricordi pascoliani,
un tempio senza affreschi, rovinato,
il tetto il cielo ormai se l'è mangiato.

Ed ora il sacro unito sta al profano
divinità ne hai tu veduta una?
Laggiù un altare, un sacrificio umano
agnelli e capre han pascolato invano.

Si mescolano i muggiti coi belati,
degli escrementi in alto van gli odori
l'aria risente a volte di stallatico
qualcuno dice che non è simpatico.

Ma dura poco, il vento spazza tutto
quello che forse offende un po' l'olfatto
e l'acqua lava e tutto porta via
odori ed escrementi e così sia.

Ma cosa c'entrano in fondo questi versi
con un rudere finanche sconsacrato?
E chi l'ha detto poi che c'è un altare?
Se sali sopra forse vedi il mare.

(Donnas 15.12.2016 - 18,41)

Risvegli


- La Dora Baltea a Donnas

Un dì mi sono ancor svegliato
lenta ho tirato su la tapparella
il sole la mia stanza ha illuminato
sentivo solo un cinguettio sui tetti,
lo sbatter d'ali d'una palombella.

Guardai lenta la Dora che scorreva,
ascoltai lo sciabordar d'acqua tranquilla
il mio pensiero ancora rincorreva
un sogno che ormai è chiuso nei cassetti
ma che nel cuore mio stanco fibrilla.

Quel sole e il fiume che da presso scorre
con la mia vita analogia permette
pensavo d'esser forte come torre,
debole ero e oggetto sono stato
di scherno di mendaci giovinette.

Mai l'esperienza basta, mai matura
la nostra vita, nell'error sempre si vaga,
per chi ha sentimento è proprio dura
ma il conto poi ad ognun sarà portato,
ad ogni azione avversa c'è una paga.

(Donnas 18.12.2016 - 18,24)

La voce dei poeti



La voce dei poeti,
urlo strozzato che dal petto sale,
che si perde nell'indifferenza generale,
voce accorata che d'amore parla,
che nel cuore scava delle genti,
che l'evidenza pone,
i difetti addita della natura umana,
suggerisce il buon senso
e concretizza azioni
affinché il bene comune sia realizzato.

Fiato sprecato, quello dei poeti,
rinchiusi in una stanza con una penna in mano
o davanti ad un PC con schermo piatto,
lasciano scorrere i pensieri,
soluzioni adeguate propongono e perseguono
il buon senso suggeriscono ai governi
a chi comanda, che spesso impoverisce,
che tutto ha rovinato, che ha fatto e disfatto.

Tempo sprecato quello dei poeti
a scriver versi che pochi leggeranno
ad affannarsi, sciuparsi e logorarsi,
che si fanno affogar dalle passioni,
nel sentimento restano ingolfati.
La guerra li sconvolge e li ossessiona,
invocano la pace ed urlano anche forte,
parlan d'amore ma nessun li ascolta,
tutti travolge lugubre la morte.

(Donnas 18.12.2016 - 20,47)

Fuggire dall'amore



Giornata opaca sotto un cielo bigio
l'ultima foglia per terra ormai marcisce
la bianca neve giù dal cielo cade
i prati appena imbianca, non le strade.

E sono qui, vicino alla finestra,
la Dora osservo, scorre silenziosa
altri rumori la mia mente scuote
dei dolci affetti ha ormai le stanze vuote.

E penso a quell'autunno a Monteroni
a quelle estati solo e abbandonato
in quel B&B silente e fuori mano
che il mar guardava in basso da Gagliano.

Penso anche a quell'ultima nottata
passata ad osservar dei fior di campo
lo so soltanto io cosa ho provato
per non scordare tutto ho registrato.

Ed è un tormento oggi riascoltare
quelle parole mie buttate al vento
non so davver per chi mi disperavo
per una donna che da solo amavo.

Ora il castello tutto è demolito,
lei l'ha distrutto con il suo squallore,
c'è nebbia intorno ai monti e cade neve
raffredda questo cuor che fiele beve.

(Donnas 19.12.2016 - 15,51)

Bisogno di amore



Abbiamo bisogno di amore,
l'età non conta mai se forte è il sentimento
e nel mio cuor fermento
quello strano calore
che ad emozione nuove spinge
e di colori intensi ognor la mente tinge.

Abbiam bisogno di parole dolci
perché l'animo non vuole sofferenza
cerca una voce amica ancor
che risvegli con passione intensa
quelle emozioni che son chiuse in cuor.

Abbiam bisogno di carezze
quella sua mano che sfiorava il corpo
quelle sue labbra morbide e carnose
quella sua voglia di farneticare
tra le lenzuola umide nuotare
le sensazioni impudiche svegliare.

Abbiam bisogno ognor di ricordare,
foto e filmati da revisionare
su una parete bianca proiettare
nel buio della notte riguardare
farsi eccitare da figure oscene
sciogliere dentro il petto i miei dolori
espellere dall'animo le pene.

Abbiamo bisogno di soffrire
per capire cosa sia il piacere
per riprovare le gioie tutte perdute
abbian bisogno di silenzio
per ritrovar noi stessi e ancor sperare
capir gli errori, sapere perdonare,
quell'amore sciupato ritrovare.

(Donnas 20.12.2016 - 23,42)

Come un cane



Come un cane ci sei sempre
ti scaccio e t'allontani un poco
ma dopo da lontano guardi,
ti accucci e aspetti triste
non vuoi sentir ragioni
resti vicino e andare via non puoi
senza di me sembra restar non vuoi.

Ogni tanto abbai
i tuoi sono latrati rabbiosi a volte
altre abbastanza tristi,
implorano perdono in modo strano,
sei orgoglioso ed anche mi fai pena.

Ti guardo da lontano,
apprezzo questa tua fedele attesa,
mi fai finanche tenerezza,
non voglio più cani nel recinto;
ma il tuo sguardo mi osserva da lontano
non credi che io ti possa abbandonare
di questo mio rancore sembra chiedi il perché,
fai finta d'andar via ma stai con me.

Ancora sei fedele, sai aspettare,
pensi che di te possa fidarmi, sei un amico,
e tu senza un padrone non riesci a stare,
sempre scodinzolavi e festa mi facevi.

Ti guardo da lontano e dentro soffro
in fondo sei il mio cane,
mi intenerisco un poco
e poi ti butto un pane.

(Donnas 21.12.2016 - 00,30)

Pittole
(A Solange)



Anche se l'ora è tarda
e il fritto non tanto consigliato,
mannaggia a te, mi stuzzichi la gola
di quelle pittole mi sarei abbuffato
tutte le avrei mangiate, no una sola.

Tu sai quello che mangio,
non sono tutto ancor vegetariano,
la carne no, quella proprio la scanzo,
da macelli e macellai sto lontano,
il pesce preferisco e scarto il manzo.

Ma te sai far di tutto
ed anche il locale per me era carino,
poi quel piatto che bene decoravi
con pasta frolla e soia in canestrino,
un sorriso e con poco tu m'accontentavi.

Ma la distanza è tanta,
dalla Valle d'Aosta a Galatina
le pittole mi costerebbero salate
farle da me convien con lievito e farina
o comprarle al negozio surgelate.

(Donnas 21.12.2016 - 3,54)

Un giorno di scirocco senza vento


Il dipinto dal Titolo “Giorno di Scirocco” e di Llewelyn Lloyd

Si l'amo, l'amo,
l'amo quella figlia di puttana
che mi fa ancor soffrire,
per vendetta l'ho tradita molte volte
il mio letto era come un confessionale.
Le donne poi scappavano confuse
senza l'assoluzione,
ero io a confonderle, a ingannarle,
loro pensavano d'essere a teatro
occupavano il centro della scena.
Io, invece, le snobbavo
a letto d'un altro amore a lor parlavo.
Mi guardavano un poco imbambolate
si sentivano alla fine anche un po' usate,
qualcuna s'è arrabbiata,
un'altra ha reagito,
come se io le avessi fatto un po' il solletico
m'ha detto che non ero diplomatico.
Lei non voleva me, cercava il letto,
l'aveva detto prima ancor d'entrare in casa
che lo faceva per semplice diletto.
Di che stupirsi allora? Di che meravigliarsi?
Io un'altra amavo
e glielo avevo detto,
anch'io cercavo solo una evasione,
d'esser diplomatico proprio non ci stava,
non ne vedevo affatto la ragione.
Ora son solo, compagne non ne cerco,
non m'interessa aver soltanto sesso,
con o da solo posso far lo stesso;
senza passione io non voglio niente
sarebbe deprimente
e senza un po' di sentimento
che fatica il rapporto
come un giorno di scirocco senza vento.
Ora lo sai, gran figlia di puttana,
lo sai ma a te non frega proprio niente,
neppure a me più frega un accidente:
ora tu sei diversa, così come sei ora non ti voglio
e te lo dico, sì, sinceramente,
resta pure vestita,
di certo come un tempo non ti spoglio.

(Donnas 21.12.2016 - 20,11)

Fedeltà



Pensavo d'esser guarito
invece basta guardar quel cane,
veder come mi punta da lontano,
parlare non può
ma dice tante cose con lo sguardo.

Io soffro per lui,
pensavo d'aver smesso di soffrire
di poter da quell'amor fuggire
come dall'arco il dardo.

Lui aspetta perché senza di me non vuol tagliare
quei pochi metri che mancano al traguardo.

(Donnas 21.12.2016 - 22,51)

Fragilità



Il mio cuore
è come una foglia spazzata da vento,
l'acqua ed il gelo
ne ha frantumato le arterie,
se ne sta attaccata al terreno
coperta di sabbia
appena respira;
osserva il cielo ormai senza forza,
spezzata in più posti,
la linfa ormai più non scorre
tra quelle sue vene consunte,
ha perso il colore,
l'opaco prevale sul giallo
che muore.

(Donnas 22.12.2016 - 11,11)

Haiku – Bianco Natale


La foto è tratta dalla pagina di FB Haiku Tradizionali

Bianco Natale -
sulle pietre scintilla
stella cometa

(Donnas 18.12.2016 - 21,31)

Vivere



Voglio continuare a vivere,
anche con qualche dolore che affiora,
come una muffa antica,
tra le mie stanche membra.
Voglio vivere per sconfiggere l'abbandono,
per allontanare le prefiche,
le seminatrici di pianto e di sofferenza.

Voglio continuare a vivere
per sconfiggere la morte,
quell'evento posto ai confini della vita
con le sue croci e gli inutili fiori
con le orazioni ed i lumini
con i compianti inutili
dopo le recriminazioni fatte in vita.

Voglio continuare a vivere
nei tuoi pensieri, se più non mi vedi,
rileggendo i miei versi
queste inutili parole che ho disperso al vento,
seminato tra zolle aride e pietrose,
tra le siepi spinose che straziano il cuore.

Voglio continuare a vivere
attraverso quello che ho detto e non hai capito,
quello che hai distorto e distrutto
attraverso quelle parole che a me hanno dato sofferenza,
a te indifferenza.

(Donnas 23.12.2016 - 11,51)

Il terzetto



E il terzetto dove lo metto?
Dove lo metto io già lo so
nella mia mente ci siete da un pezzo
e nel mio cuore conserverò.

Eran bambini quando arrivai
tanti anni indietro nel loro paese
correvano allegri per il rione
ora son vecchio, e pago le spese.

Ma vi ricordo con tanto affetto
anche se sono adesso lontano
a ritornare tra voi ora aspetto
perché io sto bene a Boccheggiano.

Dedicata ad Emanuele, Antonio e Chiara
(Donnas 26.12.2016 - 12,48)

Suoni antichi di Natale


- La foto è tratta dal portale: http://it.artesanum.com/artigianato-carretto_con_vari_accessori-38116.html

Per una volta ancora riascoltare
tutti i rumori all'alba del rione
i carri trainati dai cavalli,
quelli a mano dei primi venditori

con gli ortaggi degli agricoltori
la gente contrattava dal balcone,
le greggi in strada, col canto dei galli,
e i passeri sui tetti a cinguettare.

Rumori ancora sparsi nella mente
che si univano spesso nel Natale
al chiacchierar confuso della gente

alle campane della cattedrale
e già i bimbi in strada allegramente
urlanti come a luglio le cicale.

Oggi assordanti sono i tanti mezzi,
che ci affogano tra i cattivi olezzi

il treno che attraversa all'improvviso
e fischia senza dare il preavviso,

non lontano il fragor dell'autostrada
com'era dolce il ruminar di biada

e quei rumori in fondo più graditi
chissà dove son oggi seppelliti.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 26.12.2016 - 12,10)

Natale 2016


La foto è tratta dal portale:
http://www.napolitan.it/2015/06/16/24436/antichi-mestieri-di-napoli-il-suonatore-di-pianino-2

Alle volte vorrei dimenticare
oscurare per sempre la memoria
ma le feste mi fanno ricordare
quegli anni pien di gioia e di baldoria

buttati sulla strada a ruzzolare
sperando fosse eterna la vittoria
e non s'aveva allora il cellulare
difficile spiegar oggi è la storia.

Quei ragazzini dietro a dei pianini
che assordavano le nostre mattinate
e i montanari con pifferi e acciarini

sulla porta a far le serenate
seguiti da accattoni e da indovini
tutte nella memoria le ho archiviate.

Di tanti pranzi a base di arancini
di vecchi e rumorosi macinini

rimane in cuore il fumo del camino
e il suon d'un giradischi canterino.

(Donnas 25.12.2016 - 11,20)

La chioccia


La foto è presa da: http://oryctesblog.blogspot.it/2015/01/le-abilita-del-buon-fattore-05-gestire.html

L'avete vista chiocciare la gallina?
Quanta cura ripone alla sua prole?
L'avete vista mai con quanto amore
rivolta zolle e raspa con fervore?

L'avete vista come insegna e guida?
Come tutti i pulcini le stan dietro?
Mamma diventa per la prima volta
ed il pulcino apprende, ad essa ascolta.

Nel mondo degli umani l'ascoltare
è diventato un hobby e dura poco
si vuole in fretta grandi diventare;

ormai si sa come attizzare il fuoco
basta uno zippo, che si può acquistare
dal cartolaio insieme a un videogioco.

Ma poi succede che a pagare il conto
dei propri errori qualcun altro è pronto

che apre e svuota il proprio portafoglio
ma l'error si contesta per orgoglio.

Ma quando son finite le risorse
a voglia che tu cerchi nelle borse

non c'è manco più nulla da mangiare
ma è troppo tardi per recriminare.

- Sonetto ritornellato misto in versi liberi e rimati
(Donnas 28.11.2016 - 20,31)

Spasmi



Il mio amore
è simile a questo dolore che mi dilania il ventre.
Piegato su me stesso cerco conforto
accarezzando la mia pancia gonfia
con moto circolare
mentre un lamento soffocato sgorga dal petto
quasi implorante un aiuto
che tarda ad arrivare.

Vedo che non fa effetto il bicarbonato sciolto nell'acqua,
neppure l'omeprazolo aiuta,
il dolore serve solo a misurare l'affanno,
questo senso di impotenza
verso un male occulto infingardo ed oscuro
che ti colpisce a tradimento,
mentre tacito riposi avvolto nel tuo piumone nuovo.

Sempre gioie spezzate:
quando la felicità sembra accarezzarti,
l'imprevisto bussa alla porta,
scuote la tua vita,
rompe il magico della pace raggiunta
riportandoti nel cerchio infame dell'affanno.

Anche ieri ero felice
tu eri nel mio letto distesa,
nuda,
con i capezzoli ancora eretti per l'orgasmo raggiunto.
Ti osservavo respirare serena.
Ma emanavi una certa ansia pesante,
si rifletteva sul tuo volto
sconvolgeva la mia anima,
comunicava un senso di insoddisfazione contagioso
che mi avviliva.

Ecco all'improvviso il dolore si concretizza,
apre la porta ed appare senza preavviso,
ospite inaspettato,
spezza il magico di momenti unici
che insegui, ricordi, fai riemergere
dal tuo inconscio teso adesso sull'ansia
di questo male che non vuole passare
che rappresenta solo l'estrema tensione di un momento
che crea sofferenza ed angoscia.

Mi manca quel tuo amore lontano,
più non senti il mio soffrire
ed io intuisco il tuo in qualche verso
che galleggia in rete come zavorra di una nave affondata.

E mentre un lamento sale a cercare un inutile conforto
ti penso, su quel letto distesa,
il viso abbuiato per un affanno che non riesci a sedare
ed attraverso il mio dolore
voglio farti capire quanto sia grande il mio amore.

(Donnas 30.11.2016 - 6,11)

Non è un problema mio



A volte ci penso e poi ci resto male,
vorrei non dar fastidio mai a nessuno
non vorrei disturbare,
gradirei le cose a posto ognor lasciare
nessuno per me, ormai freddo e composto,
dover far mai recriminare.

Fare la lista delle cose da fare:
un elenco compiuto di come operare,
la bara già in pronta consegna,
di materiale scadente,
di canapa anche l'interno ornato
visto che dopo va tutto cremato.

Il loculo al camposanto?

Davvero a me non serve
la cenere vorrei fosse dispersa,
nessun commento davanti alla mia foto
nessun ricordo alla mondanità,
basta quello del cuore;
ostentare non serve dopo morto
poi il tempo della memoria è corto:
non servono lumini,
né fiori, né corone e né accendini.

Lasciate i fiori freschi sui roseti,
i gladioli colorati sopra i prati,
non serve ricordare quando si è nati
(tanto il mio è un giorno anche presunto),
neppure il giorno esatto del decesso,
tanto son io, sempre lo stesso:
un nulla che è nato
e un nulla che dal mondo se n'è andato.

Ma poi sorrido e dico:
“Ma a cosa sto a pensare?
Alle cose che altri dovran fare?
Ma di cosa mi sto a preoccupare?
Tanto io più non vedo e più non spio
il da fare lascia stare ai vivi
questo non sarà più un problema mio”.

Nota: la data di nascita presunta? Si, sono nato l'11 marzo ma mi hanno registrato il 16.
 Anche l'anagrafe ho beffato!
(Donnas 3.12. 2016 - 23,35)

Riflessi ghiacciati


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

Riflessi ghiacciati sul laghetto blu
sull'acqua chiara e fiori di finocchi
la mia pupilla brilla dentro gli occhi
vola una lacrima ed ora non c'è più.

Nel cuore mio ti affacci adesso tu
amor che sol passione nuova sblocchi
scambio torre con re, faccio gli arrocchi,
Dammi una spinta al cuor, or fallo su.

Oggi per me non fu giorno di festa,
a ricordar si prova sofferenza
l'ansia parte dal cuor si ferma in testa

non so se lei a questo più ci pensa
oggi ha parlato chiaro, ma poi lesta
chiuso ha la porta con indifferenza.

(Donnas 8.12.2016 - 19,08)

A Leuca


La foto è di proprietà della pagina “Sei di Leuca se...” (g.c.)

Beve la luna il mar
e il sol sospira
Leuca chiama ed una Musa invita
scrivi del versi stanchi
e la tua vita
corre in silenzio
e già la notte attira.

E tu ti chiedi ancora quanto dura
nel mezzo della notte
l'occhio gira
sulle pareti schizza alla deriva
balbetta e par che il sole ignori e schiva
splende la luna ancora
ma prigioniera dentro quattro mura.

In questo cuor
l'ultimo affetto muore
fu sentimento ma riposto male
affetto dato
stanco e mutilato
strale scagliato perso nell'ignoto.

Era diretto a chi l'ha poi schivato
chi lo lanciò neppure lo raccolse
danni non fece e ne ferita aperse
sabbia sfuggita dalle dita stanche
nulla più resta di inutili promesse
quattro conchiglie tra la sabbia perse.

Tarde parole tra le grotte brulle
un brontolio confuso ed incessante
l'onda che scorre silenziosa sfianca
ed anche l'alba adesso sembra bianca
neppure il roseo più colora il ponto
manco l'amor che do è più lo stesso
delle parole dette ho perso il conto
ma scrivo ancora qualche stanco verso.

(Donnas 11.12.2016 - 10,38)

L'urlo di Tritone



A Punta Ristola brontola Tritone,
Poseidone oramai lo lascia fare,
soffia rabbioso nella sua conchiglia
le onde con forza e con furore striglia.

Non può quel padre il figlio maltrattare
conosce la bontà che lo pervade
a giorni soffia lieve e calma i mari
e dà un aiuto spesso ai marinari.

Oggi però ha deciso di sfogarsi
le acque solleva, le agita furioso,
Eolo l'aiuta e i venti ha liberato
anche lontan si sente l'ululato.

L'onda selvaggia no, neppure riesce
a cancellar l'azzurro che là imperla
cavalca possente e domina i marosi
le rocce e la falesia tutti ha erosi.

L'urlo poi si disperde per le grotte
vedo i colombi intorno volteggiare
quando è furiosa e forte la risacca
il vento via ti strappa la casacca.

(Donnas 26.11.2016 - 0,26)

Seduzione – Seducție



Quando tu dormirai serena a notte
con i capelli sciolti sui cuscini
svolazzerò come falena stanca
silente girerò nella tua stanza
la tua pelle carezzerò senza svegliarti
come una piuma le labbra sfiorerò
la mano passerai sul tuo bel viso
lieta sarai col dolce tuo sorriso.
Ti ruberò dei sogni,
ci leggerò la vita tua serena,
mi chiederò chi fu l’arcano fato
che sul sentiero tuo mi ci ha portato,
ti seguirò senza che tu mi veda
per non turbarti e non impensierirti.
Tranquillamente andrai per la tua strada
ma un angelo custode sta volando,
insieme a te nel buio sta camminando,
tu non lo sai, e neppur t’accorgi,
e il tuo sorriso a un altro amore porgi.

(Donnas 14.12.2016 - 00,17)

Quello che sei lo sai



È stato bello amarti e tu lo sai
e ben lo so che amato non mi hai mai,
anzi mi hai poi lasciato in mezzo ai guai
ma ancora oggi stoltamente abbai.

M'hai detto che sai tu quello che fai
che sei cresciuta e ancora crescerai
io so però quello che fai e farai,
mondana sei e tale resterai.

Questa tua vita da sola scelto hai
ti dai da fare insieme a quel che stai
solo susine in fondo vendi e dai
a me fa' schifo, ma un dì l'assaggiai.

Cosa mai posso dir, dimmi tu, dai!
Potresti anche sputarmi e non lo fai,
son io che un giorno anche ti cercai
ma nel mio letto più non c'entrerai.

Pertanto, dove vuoi andare, vai,
anche se scappi in Spagna o in Uruguay
a me cosa ne viene? Tu lo sai,
mondana sei e tale resterai.

(Donnas 29.11.2016 - 23,02)

A volte leggo


La foto “La grotta del Turco” di Otranto è di Ada Cancelli (g.c.)

A volte leggo storie sui giornali,
sofferenze a lungo sottaciute,
delusioni e gioie non provate,
storie di vita e lacrime versate.

Leggo e ripenso a tutti i miei conflitti,
li analizzo e ad altri li comparo
cerco gli affanni altrui di approfondire
resto confuso e non so cosa dire.

Sembra ch'io guardi e invece ho gli occhi chiusi,
osservo galleggiare qualche ciocco
in fondo all'animo non si può guardare
perché a noi stessi stiamo poi a pensare.

Si guarda solo, ma siamo distratti,
e non basta soltanto l'osservare,
la gente zappa e abbevera il suo orto
sui propri guai ognuno resta assorto

Ma qualche volta si schiude la finestra
ci si stropiccia gli occhi per vedere
non s'intende però la sofferenza
sui drammi altrui, resta indifferenza.

E in fondo grazie a chi ce lo ricorda
dai pulpiti, tra orazioni e incenso,
per un giorno si finge d'esser buoni
così che il il Padreterno ci perdoni.

Sono ovvietà le mie ma riflessive
su tutte le contraddizioni umane,
compreso quel pietismo irrazionale
che emerge solo a Pasqua ed a Natale.

(Donnas 3.12.2016 - 17,14)

Una vecchia fotografia



Quei volti ci hanno emozionati
vivi e lucenti in quella vecchia foto,
piena di bimbi lindi e spensierati,
nel mare dei ricordi annaspo e nuoto.

Tutti bambini a un tratto ritornati
guardo quei visi e nuovamente noto
sembrano tutti allegri e non crucciati,
un salto all'improvviso nel remoto.

Il tempo come passa, oh, che follia!
Un rotolar sui prati già innevati
con gli scarponi ed una vecchia slitta

a spingerci e sciare in allegria,
in estate tra fiori profumati
scorrazzare sereni a manca e a dritta.

Perché il tempo deve andare via
e il sol non splende e tra le nubi spia?

Oggi piegati su mille doveri
anneghiamo nel mare dei pensieri

ma a un tratto basta poi una vecchia foto
che ci ricolma un cuore triste e vuoto.

Sonetto ritornellato
(Donnas 5.12.2016 - 16,01)

Etna


La foto è tratta dalla pagina FB di "Sei di Catania se..."

Nera pendice di cinerea vetta
m'hai minacciato nel buio della notte
tuonato con la voce prepotente,
scosso hai le tue catene,
eri impotente e lo sapevi bene.

Chi t'ha legato dentro la montagna
t'ha condannato il mantice a soffiare
a volte sei rabbioso e il passo affretti
la lava bolle è giù dal monte getti.

Io nella notte, guardavo timoroso
ti fissavo affacciato alla finestra
vedevo la tua lava rosseggiare
sembrava il fuoco scivolasse in mare.

T'agitavi e non tacevi mai,
quando mi rilassavo tu tuonavi
scuotevi le catene con gran rabbia
sembravi un un animale chiuso in gabbia.

E tremava la casa ed il terreno
vibravano i vetri alle finestre
mi pervadeva una paura arcana
dentro mi rinchiudevo nella tana.

Anni passati a rimirare il mare
a volte rosseggiante pel tuo sangue
lucido altre come un lindo specchio
oggi sono lontano e quel tuo monte,
oggi, l'ho qui davanti e batte in fronte.

(Donnas 11.12.2016 . 14,05)

Le canne


- La foto è di Claudio Serio (g.c.)

Sol che tramonti e che nel mar ti specchi,
mentre traguardo il rosso che m'avvolge
tra quei canneti fitti in riva al mare
più non ricordo quante ne ho tagliate
quante le volte che m'hanno celato
l'infiorescenza sempre m'ha ammaliato.

Fitte e boscose lungo i rivi e i fossi
ondeggianti ai soffi gelidi del vento
per la pesca si sceglievan le più lunghe,
per lo zufolo i gambi più nodosi,
s'agitavano, fino a terra si piegavano,
ma poi sempre più agili svettavano.

Ero invidioso per tanta agilità
provavo rispetto per la loro forza
un sentimento tenero nutrivo
le accarezzavo e mi immedesimavo:
son stato canna alle intemperie avvezzo
mi son piegato ma ancora non mi spezzo.

(Donnas 10.1.2017 - 1,32)

Libertà


- Il dipinto è di Alessandra Planicucci

Dove sei libertà, dove sei andata?
Dove siete colline e campi arati,
dove quel grano appena germogliato
le prime foglie e l'erba sopra i prati?

E le prime farfalle tra la neve
dove mai sono andate o son volate?
E i primi insetti agli alberi attaccati
migranti tra le erbe macerate?

E s'aspettava quella prima neve
che s'attaccava a zoccoli di legno
foderati con la stoffa di zainetto,
con la gomma ed i chiodi per sostegno.

E quella casa sopravvive al tempo
con i nidi di passeri loquaci
spersa in un paese tra la mente
piena di bimbi laceri e vivaci.

E s'era in guerra ma noi ragazzini
non si vedeva la malvagità
adesso si ha di tutto ma si vive
dietro le sbarre e senza libertà.

(Donnas 10.1.2017 - 00,26)

Haiku – Fiordineve


- La foto è di Giuseppe Puce (g.c.)

Fiore di neve -
al sol poco resiste
giorno d'inverno

(Donnas 10.1.2017 - 1,51)

Il sapone di Aleppo


Aleppo, Aleppo quanto mi tormenti
la mattina quando m'insapono
penso alle tue case demolite
vedo le strade piene di brecciame
avverto in cuore il rombo dei cannoni
gli urli dei bimbi,
di mamme disperate,
le imprecazione degli uomini arrabbiati,
penso all'odio che riempie i cuori.

Penso, ed intanto me ne sto al sicuro
al caldo dietro un bianco lavandino,
l'acqua l'ho miscelata al punto giusto,
ma vedo innanzi a me bimbi affamati.

E mi ricordo anch'io degli anni verdi
della guerra che gravava intorno,
degli italiani in fuga,
degli alleati e i visi di colore,
della fame che attanagliava il corpo,
mi rammento il volto addolorato della gente,
degli incoscienti svaghi dei bambini
che alla guerra giocavano innocenti
tra le rovine di case e della mente.

L'acqua scorre e nulla posso farci,
ma questo dramma ad altri mi trasporta
a quei paesi che la guerra avvolge
che l'odio irrazional di più travolge.
E Dio non so pregar, neppur ci credo,
ma osservo le rovine,
le case demolite dalle bombe,
il cuore mi si spezza pel magone
mentre in mano accarezzo il mio sapone.

(Donnas 8.1.2017 - 14,16)

Essere ape


La foto è di Angelo Zonna (g.c.)

Vorrei essere un'ape
per volare sui fiori colorati
poter scartar le spine
che avvelenano la storia degli umani.

Vorrei essere un'ape
per succhiare il nettare che abbonda dentro i fiori,
impolverarmi di polline al mattino
il borotalco non dover comprare
e il bianco alla mia pelle regalare.

Vorrei essere un'ape
per poter volare nel cielo limpido
sui laghi e sopra il mare
tra il verde dei pascoli vagare
e non dover vedere
le guerre che gli umani san creare.

Vorrei essere un'ape
ed operosa per la famiglia degli umani lavorare
pensare in pace a me e al mio alveare.

(Donnas 24.12.2016 - 11,30)

La mia panchina


- La foto e di Giuseppe Russo (g.c.)

La mia panchina oggi s'è imbiancata
questa sorpresa arriva all'improvviso
il gelo e il freddo mi colpisce il viso
sotto la neve se ne sta imbronciata.

E non vedrà la nonna accomodata
di certo oggi le mancherà un sorriso
ed anche il sole sembra un po' indeciso
penso che arrivi un'altra nevicata.

Il mondo ormai è tutto capovolto
nella mia Valle la neve non si vede
ma il gelo un po' colpisce mani e volto

e se gennaio un po' non si ricrede
nella sciarpa me ne starò ravvolto
fin quando questo freddo un po' non cede.

- Sonetto
(Donnas 8.1.2016 - 13,42)

Briganti


- La foto è di Maria Luisa Viva (g.c.)

Sangue rosso
sul lenzuolo bianco
anche un ciuffo di verde l'accompagna,
la bandiera italiana?
E sì, si bagna
del sangue dei briganti un dì sgozzati.

Anche loro si son battuti invano
poi la storia li ha emarginati
oggi neppure sono ricordati,
agli invasori le piazze hanno intestate.

Ed eroi gli assassini sono diventati,
complici amici nostri che osanniamo,
tutti ci hanno tradito,
al Sud han regalato giorni amari
i Don Liborio, i Pisanelli e simili compari.

Ma quel sangue versato,
oggi è raccolto in un tricolore
e ricordiamo incessante a chi non scorda
che l'idea di rivolta mai non muore.

Ed a distanza di secoli rimane
il segno di violenza e di oppressione
e in cuor matura la ribellione;
c'è l'oggi è vero,
ed oggi abbiamo sabbia tra le mani,
ma ricordate che anche ci sarà un domani.

(Donnas 8.1.2017 - 15,41)

Eccitazione


- La foto è presa sulla pagina FB del mio amico Enrico Zublena di Viverone.

Il campanaro si è eccitato tutto
in alto ha spinto croce e campanile
forte ha fatto squillare le campane
“voi mi turbate – ha detto – porco cane”!

“Oh, non si fanno mica queste cose
proprio davanti a me che sono pio
voi lo sapete che nostra Eccellenza
a certe cose non mi da licenza”.

“E potrei essere anche sconsacrato
ma senza sacro non sarei più io
il sacro non va bene col profano
ed io so' alto e vedo anche lontano”.

“Fate all'aperto gli esibizionisti
un poco di privato conservate
fare all'amor lo so davvero è bello
ma sotto un campanile è un gran bordello”!

“Pertanto, suggerisco la brughiera
lì vi sono siepi e tanti arbusti verdi
c'è anche una quercia che vi fa dell'ombra,
perciò, ragazzo dai, adesso sgombra”!

(Donnas 9.12.2016 - 22,59)

Estasi



Oh dio, che bei ricami,
questo cielo d'un azzurro intenso
queste acque porporine
questi confusi rami
questi riflessi di color sanguigno
questi chiarori che pace ti danno
che all'anima che langue
nuova energia ridanno,
in una esaltazione della mente
che ti avvince
che ti calma
all'ozio ti conduce
ad una riflessione t'introduce
che sublima e, infine, ti convince
che la serenità interiore
ogni tormento vince.

(Donnas 11.12.2016 - 01,06)

Haiku – Sfoglia la rosa



Sfoglia la rosa -
petali sul sentiero
neve che imbianca

(Donnas 29.11.2016 - 13,55)

Il respiro del mare


La foto è di Luigi Gi Salento Messapico (g.c.)

A passi stanchi e lenti affondo nella rena
e m'accarezza i piedi quest'onda pellegrina
o sì, se mi fai pena, ma più tu non mi senti,
sei stata un'assassina, e il sangue più non vedi.

Ma questo calmo mare e un refolo di vento
risveglia in me i ricordi, che sono vivi in petto,
lo so, l'amore è spento, ma in me che ancor so amare
indifferente aspetto, spero tu non lo scordi.

Intanto questo mare, cadenza una canzone
frusciando tra la sabbia, battendo sugli scogli,
riporta la passione, aiuta a non scordare
se i sassolini togli, cancelli anche la rabbia

ogni furore annulla quest'onda che paziente
va avanti e indietro pigra come un respiro lento
che da lontan si sente su questa spiaggia brulla
come un patire spento con l'anima trasmigra

mi porta ai vecchi lidi al sole dei tramonti
seduto a una panchina al mare raccontare
ed anche tra i miei monti col tuo rumor mi uccidi
l'aria fai respirare, salsedine di brina.

Poesia in versi alessandrini con rima interna-esterna alternata

(Donnas 3.12.2016 - 22,11)

Gli odori degli anni passati



Gli anni miei con l'inchiostro fatto in casa
facendo macerare bacche nere
di una pianta ornamentale d'un paese
dove per qualche tempo ci ho vissuto.

Il nome della pianta non conosco...
ricordo, però, sempre l'odore
delle foglie per gioco maltrattate,
quell'odor che dal mucchio si levava
quando su quel potato noi si rotolava
nell'olfatto le ho dopo archiviate.

Rivedo a volte quelle antiche piante
lungo i viali, nei parchi dei giardini,
con tenerezza qualche foglia colgo,
tra le mani la macero e l'annuso
cerco di ricordarne un po' l'odore,
il pensiero al tempo andato volgo.

Rivivo anche così quei bei momenti
di gioiose e semplici esultanze,
anche l'olfatto fa parte dei ricordi,
anche un odore ti riporta il tempo
vissuto tra la guerra e i patimenti,
dolori e gioie un dì ammucchiati insieme
che nel cuore conservi e che non scordi.

(Donnas 6.12.2016 - 19,03)

A Paolo Bizzotto, parrucchiere per vocazione



Così anche per te, mio caro amico,
è arrivato il dì della pensione
a tagliar peli so t'eri annoiato,
a tagliar teste non t'è stato dato.

E mi dicevi che l'avresti fatto
ne hai viste e nei hai sentite di magagne
e, poi, si sa da sempre, dal barbiere
stazionano persone un po' ciarliere.

Lui le ascoltava tutte e ci rideva
con quel sorriso candido e sornione
l'accento dialettale conservava
anche se a Ivrea da sessant'anni stava.

Si sa che veneti e napoletani,
difficilmente perdon la cadenza,
per lor si tratta d'affezione e vanto
ridono spesso, ma parlano anche tanto.

E Paolino era eccezionale
quel suo candore io ancora lo ricordo
e gli dicevo sempre a fine taglio:
“mancan capelli in testa e non mi sbaglio”.

Mi metteva alla fin lo specchio dietro,
mi chiedeva se tutto andava bene
ma io gli ripetevo alla follia:
“non rimetti i capelli che van via”.

Lui rideva, sembrava un bambinone
con quella smorfia ironica sul volto,
io non lo so, ma non ne sono certo,
se a Ivrea un altro parrucchiere cerco.

Ed andrò a trovarlo a casa sua
perché conosce bene la mia testa
lo so che poi sarà un affare serio
ma lui non ha mai lavorato in nero.

(Donnas 10.12.2016 - 00,02)

Vecchia pajara


La foto è di Ada Cancelli (g.c.)

L'ultima pietra sul colmo è stata posta
incassata nell'angolo più alto
il contadino guarda soddisfatto
quanta fatica l'opera è costata;
la vita forse al fine è meno amara
ora nel campo biancheggia la pajara.

Fra qualche giorno ci sarà una porta,
due tavole fissate a quattro assi,
potrà servire per depor gli attrezzi
o ritirarsi quando un temporale
abbuia il cielo e occorre ripararsi
stare all'asciutto e tutti non bagnarsi.

Quanta fatica per togliere dal campo
pietra su pietra e guadagnare terra
poi al tempo giusto ancora utilizzarle
per non sciupare manco quelle pietre
accumulate ai bordi dei poderi
per far muretti o dei ripari veri.

Anno su anno pietre ad ammucchiare
e poi l'idea di non sprecare nulla
un monumento erigere al lavoro
che il tempo sfidi ed un ricordo lasci
di antiche impronte stese con fervore,
veder la mano togliere il sudore.

E il tempo passa, ricorda una pajara
che oggi lentamente va in rovina
arbusti e rovi la stanno accarezzando
ma lei resiste al tempo, ci commuove,
e ci ricorda un faticare antico
accanto a un noce e a un albero di fico.

(Donnas 14.12.2016 - 20,07)

L'aglio di Jaen


Nella foto: la cattedrale di Jaen in Spagna

Basta anche un aglio a volte a suscitare
un sentimento che nel cuor ristagna
che ci fa scioccamente emozionare
e il dolor rinnova e gli occhi bagna.

Ride lo sciocco che non sa provare
quella dolce emozione che accompagna
l'uomo che affetto e amor sa ancor donare
e solo scherno e insulti ci guadagna.

Così è bastato un aglio stamattina
in vendita in un centro commerciale
a ricordarmi d'una salentina.

E in me è prevalso il lato passionale,
che nel mio cuor con la pazzia confina,
verso una donna acerba e dozzinale

che sa adescare come una sgualdrina
ma poi sa dir che è lei la selvaggina.

- Sonetto ritornellato
(Donnas 27.12.2016 - 13,55)

Genny dove sei?


La foto è di Nsurace (g.c.)

Un dì un po' d'amore t'ho donato,
troppo poco per farlo germogliare
infatti dentro me poco è durato
dentro di te non non so quanto c'è stato.

Eri giovane, ma anch'io lo ero,
e mi ricordo quell'abbraccio al buio
quel tuo tremore che quel dì hai trasmesso
in mente torna e lo ricordo spesso.

Diciamo che rammento molte cose,
qualche bacio sulle labbra m'è rimasto
non ho saputo allor perseverare
forse anche tu sapevi poco amare.

Ripenso a quelle sere appassionate
quando sul mare lucevano i tramonti
dietro i Peloritani il sol moriva
del tuo candor lo Stretto inteneriva.

E non t'ho scritto mai neppure un verso
forse vivevo ancora un vecchio amore
ma ancor conservo tutte le tue foto
e nel mio cuore c'è rimasto il vuoto.

Ed oggi dove sei io mi domando,
se madre sei, e se con figli e nuore,
che fai mi chiedo e a te or sto pensando
mentre il mio tempo lentamente muore.

(Donnas 26.11.2016 - 21,01)

 


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