Romanzo
LEMON
di Jacqueline Miu


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Leggere questo libro non costa nulla; se ti è piaciuto porta un tuo dono, un piccolo modesto ma ineguagliabile gesto d’amore “un peluche – un sorriso – narra a tua volta una fiaba – ricambia il bene” all’Istituto Tumori di Milano reparto pediatria www.istitutotumori.mi.it.

 

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Jacqueline Miu

 

Lemon Hope

 

romanzo

 

L’amore non fa  miracoli ma ci aiuta a pensarli.

 

Quando il Diavolo mi chiese: dimmi, cosa vorresti portare con te se ti lasciassi tornare indietro per un giorno?

Io gli risposi: la musica.

Solo la musica?

La voce perplessa del Capo degli Inferi risuonava nella mia testa.

Sì, gli risposi, solo la musica sa darti tanto senza chiederti nulla in cambio.

Il Diavolo mi guardò e sorrise: null’altro?

Lo guardai seriamente e gli risposi: se non ami non puoi fare musica, lei sa esprimere meglio di qualunque altra cosa, la condizione perfetta di un amore.

Il Diavolo decise di regalarmi un altro giorno di vita.

Allora? Mi chiese lui prima di andare via, cosa farai in quest’ultimo giorno di vita?

Ed io gli risposi: scriverò una canzone, quell’ultima lettera d’amore che nemmeno la morte potrà cancellare.

Per chi? Mi chiese il Diavolo.

Per quella donna che non ha mai varcato la porta del mio cuore perché per amarla con tutto me stesso e fino alla fine, ho dovuto abbandonarla.

Questo sì che è un vero Inferno, mi disse il Diavolo prima che aprissi gli occhi per vedere l’alba.

 

 Il vero genio non si abbandona a fortuna
ma resta ben nascosto dall’ombra
e brilla più di un tesoro
che mai alcuno potrebbe comprare.
 

 

 La musa dentro il Poeta non teme il buio

Aveva smesso di nevicare da più di mezza giornata ma l’aria fredda era ancora pungente, segno che l’inverno non aveva ancora perso le sue zanne ghiacciate. L’ululato del vento arrivava come un morso in pieno viso e i brividi di freddo erano l’unica difesa di chi si avventurava fuori, sfidandolo.

Le nuvole cambiavano spesso colore che da grigio azzurro diventavano viola poi di nuovo scure come una maschera senza un volto da nascondere. L’inverno vestiva la natura come il ritornello di una dolce canzone ripetuto all’orecchio di una bella donna e nonostante la sua parvenza di rigido amante e severo compagno, sposava la timidezza del corpo nudo di terra che riposava fiducioso tra le sue braccia.

Il velo di neve regalava spesso qualche sorriso, un piccolo regalo per il cuore che cercava nell’immaginazione, altri giorni pieni di sole.

Cespugli di pungitopo mettevano in mostra le loro perle rosse mentre gli alberi aspettavano che lassù, dove i rami cercavano di ancorarsi, le ali ritornassero a volare.

Le strade di campagna vigilavano la quiete come solitarie vedove digiune d’allegri suoni. Sui rami intirizziti piccoli ghiaccioli decoravano il nudo legnoso mentre il vento toglieva forze anche ai fiacchi raggi del sole che faticava a uscire dalle nubi. Solo sottoterra il bulbo germogliava un apice verde che avrebbe creato un fiore, appena l’aria calda avrebbe vinto gli ultimi spasmi di freddo.

Didi Gale, anzi Didina Galanti all’anagrafe, contemplava l’infinito davanti alla finestra di un appartamento che stava andando in rovina come il suo corpo, orami troppo vecchio con cui fare qualcosa d’interessante, o di proibito.

        La zona di Germinella, settanta chilometri e più da Firenze, d’inverno non aveva da offrire alcun umore frizzante, alcuna collina sorridente e alcun locale esclusivo dove rimettersi in sesto, o meglio dove calibrare un’emotività che si consumava via, via, con il tempo uggioso. Germinella, seicento abitanti o meglio vittime di una regione più agricola, che turistica, un paesino di gente sparsa sulle colline che diventava semplicemente un’area incolta come una qualsiasi altra del paese, presa a sopportare i capricci del vento e dell’inverno, sembrava un cono rovesciato a quattrocento metri sopra il livello del mare.

La sua bellezza forse si poteva capire nel primo autunno, quando le terrazze ricche di vigna urlavano di odori e frutti zuccherini. Ogni casa del paese aveva il suo terrazzo e sicuramente una cantina con bottiglie senza etichette altisonanti ma strippate come un tesoro di qualche annata fortunata.

            La moka stava bruciando sul fornello ma l’odore di bruciato sembrava confortare la donna, a tal punto da farla sorridere.

Sei solo una vecchia stupida che trova romantico persino l’odore di caffè bruciato, parlava piano, mentre si allacciava sul petto una vestaglia azzurra, la sua preferita.

Si allontanò dalla finestra per spegnere il gas e mentre versava, il caffè rimasto, nelle tazzine sbeccate, cantava:

Metti una sciarpa rossa amore, mettila sui seni perché io possa raccoglierti il profumo, profumo d’amore in cui morirei, morirei senza paure, senza ricordi o dolori, come un naufrago sull’Isola che non c’è.

“Ancora sta vecchia canzone, ma quando la smetterai di fare la bambina?”

L’uomo con i boxer lunghi e con stampe di tigrotti, uscì a piedi nudi dal corridoio e coi capelli arruffati; il modo di camminare era quello di uno ancora mezzo assonnato e preso dalla sua dose maggiorata di post sbornia.

“Ti ho preparato il caffè.”

Lei gli porse il piattino con la mano tremolante.

“Meglio una birra.”

“Alle sette del mattino?”

“Vabbé, aggiungici due dita di gin così è più leggera.”

La tazzina di caffè finì per terra in meno di una frazione di secondo; qualcosa come un corpo molle fece il suo tonfo sordo egli occhi ubriachi dell’ospite cercarono di capire l’entità di quella caduta. Una massa di capelli copriva la faccia ancora appiccicata al pavimento.

“Didi ci sei?”

Un risolino arrivò dalla massa di capelli tinti sulle punte ma con la crescita bianca alla radice, una sorta di humour autoironico che accompagnava dei piccoli lamenti di dolore.

“Sono una vecchia ciabatta che non riesce nemmeno a stare in posizione eretta. Fai una cosa, prepara una birra anche per me, a quest’età l’alcool è meglio del sesso, meglio dimenticare chi sei quando non hai più la capacità, di esprimesti, nest pas?”

“Ti alzi da sola col tuo orgoglio, o vengo a darti una compassionevole mano?”

La faccia poco divertita dell’uomo la fissava dall’alto e le sue mani, erano ancora incerte se sorreggerla o tirarsi indietro; ignorare completamente la cosa fu l’atteggiamento vincente. Con certezza, la sua mente decise per quell’ipotesi in meno di un minuto, mentre la donna ancora seduta a terra che cercava di guardarsi le mani. Jerry si perdonò in fretta per non averla aiutata, e con eccessiva cura per i dettagli, bicchieri puliti di fresco, panno bagnato, strizzato e un vassoio senza le solite impronte di unto; arrivarono due bicchieri pieni fino all’orlo di un liquido frizzante e color oro con una spuma bianca nervosa appena retta dall’orlo di vetro.

“La merenda, mia tenera madonna!”

Didi si raccolse dal pavimento, soddisfatta di se stessa, in fondo era contenta, per non aveva ceduto al bieco ricatto del suo corpo.

“Credo di dovermi sdraiare sul letto, forse si è lussata la caviglia. Senti poeta, accetto quell’aiuto se mi tendi il braccio, me lo tiri o no? Non vorrei, e fece una pausa per sospirare, vederti godere, di questa mia mancanza o per il fatto di averti chiesto aiuto. Non vedo il braccio, ci sei? Smettila di fissarmi come una scimmia dietro le sbarre, io non sono un’anziana decrepita, semplicemente una donna sbadata.”

Jerry la fissava, era diventata una vera abitudine guardarla sbrigare le faccende  di casa, lei che come donna di casa, era un fallimento storico. Il vero spasso era capire quando non voleva riconoscersi superata, sbadata, pericolosa anche per se stessa. Il suo stato di salute era stato messo alla prova dalla morte del suo unico grande amore, Joe the Blues Boy, quello che badava a tutta la baracca, che sapeva cucinare, riordinare, e persino stirare i panni di tutta la casa; Joe il temerario, Joe l’alcolizzato, Joe il puttaniere ma quelle cose di Joe si erano frantumate sotto il peso di un amore grande che aveva saputo trasmettere a tutti loro e a tutto il mondo.

Jerry continuava da solo il suo discorso.

“E’ il secondo svenimento questo mese, forse dovremmo andare da un dottore, o ti aspetti che … ”, ma la mente di Didi era lontana, forse in un posto, dove l’immaginazione la faceva sentire meno fragile.

“Mi dici a cosa serve stare qui a dirti le cose sempre nella vana speranza che qualcuno in questa stanza le ascolti?”

Lei dondolò semplicemente la testa per negare l’assurdità di quell’affermazione.

Il braccio su cui appoggiarsi, arrivò con un giusto ritardo. Jerry si stava divertendo un mondo e lei lo sentiva talmente tanto che si liberò con uno scossone, per andare da sola e zoppicante verso il letto.

Jerry la seguiva con la coda dell’occhio cercando di contenere il suo solito risolino impertinente, una smorfia d’ironia sotto l’ombra della barba cui non dava più peso.

“Allora lo faremo a bordo letto, il nostro brindisi. Oggi sento di avere ispirazione. Non so, credo che sarà quest’aria di Primavera a smuovermi. Il mio tumulto solitario ed eroico, finalmente potranno ingegnare nuove metafore musicali che sconfiggeranno mia cara, ogni decadenza corporea. Ti renderò unica o meglio, ti renderò eterna.”

“Eterna? Interessante. Mancano ancora due mesi alla Primavera eppure tu dici di sentire il suo richiamo, probabilmente il fuoco del gin ha scaldato l’atmosfera e questo lieve delirio ti porta a sognare nuovi orizzonti. Alleluia!”

“Si prendimi in giro, ma sappi che il peggio di questa dannata stagione sta passando; io odo lo stormo di rondini che ha preso il volo da Sud e quando avrò ultimato la mia ultima canzone, sarà qui. Un ben meritato premio alla mia Musa, tu, e a questa dannata prigionia dove sono costretto a inventarmi qualcosa di decente.”

“Una canzone e mezzo non mi sembra una cosa decente, dodici canzoni decenti e in meno di un mese sembrano le elucubrazioni di uno che si è bevuto anche il cervello.”

Lei guardava il fondo del bicchiere vuoto, cercando il proprio riflesso dentro, per compiacersi dondolava la testa come se stesse canticchiando qualcosa, ma la sua bocca era chiusa e solo gli occhi sembravano avere qualcosa da dire …

“Se la smetti di cancellarmi tutte le idee, ho usato Coleridge per il finale e mi hai stroncato pure i suoi versi.”

“Perché secondo te, per le proibite all’uomo, profonde forre fino a dell’acque scure, sempre nere, rispecchiano il tuo talento?”

Le sue mani si alzarono in una tacita supplica al cielo.

“Il mio bicchiere è vuoto.”

“Alzati e vai a riempirtelo, il dottore ha detto che devi camminare, sei troppo sedentaria, ecco cosa ha detto il dottore, devi deambulare e possibilmente fare del moto lento e all’aria aperta.”

“Aprirò la finestra mentre sorseggerò il mio gin e birra, ti va bene?”

“La smetti di fare la bambina, la tua salute è importante.”

Lei si alzò e aprì la finestra della stanza da letto, dove dormiva da sola con una chitarra a capo del letto. La sua voce iniziò a recitare calma: Le vele, le vele, le vele, Che schioccano e frustano al vento, Che gonfia di vane sequele … Le vele le vele le vele! Che tesson e tesson: lamento volubil che l'onda che ammorza, Né l'onda volubile smorza...Ne l'ultimo schianto crudele... Le vele le vele le vele.

“Dino Campana! Eravamo andati insieme a quel seminario organizzato da Gourdowki, ti ricordi, poi lui provò a portarti a letto ed io persi ogni chance di diventare il suo allievo preferito? Mi sembra che all’esame presi solo trenta. Accidenti sarei potuto diventare un borioso e intellettuale, professore universitario. Vieni? La birra è pronta, ti trascini con dignità o resti qui a fare la muffa.”

“Bei tempi! Quell’anno avevo scritto due canzoni per, per, come si chiamava quell’ubriacone con la voce da baritono?”

“Per Lars Gunter.”

“Già, Lars Gunter, scabroso personaggio ma dalla cultura eccellente. Lui aprì un dibattito su Wittgenstein, prima di un suo concerto, credo che avevamo entrambi ragione.”

“No Did, tu avevi ragione, lui a un certo punto menzionò come citazione di Wittgenstein una frase che era di Russell se ben ricordo faceva così: Il fatto che un'opinione sia ampiamente condivisa, non è per niente una prova che non sia completamente assurda.

Si mi ricordo, potevamo essere amanti ma quella deliziosa caduta me l’aveva mostrato per quello che era, un grande e grosso sbruffone con la testa piena di cognizioni ahimè, disordinate e pertanto inutili. Tu invece, avevi gli occhi di un falco che captava tutto e impressionava la platea con verità irraggiungibili, eri perfetto! Il Genio! Tu hai ereditato la creatività dei poeti illustri e la piaga del contorsionismo spirituale dei musicisti.”

“Al momento invece, sono un ubriacone che vive con una vecchia ed ex brillante filosofa, a sua volta corrosa dal senso dell’ingiustizia e del rimpianto che ha finito con l’affogare nei bicchieri di vino. Che ci fanno due geni come noi in questa pattumiera?”

 “Immaginano, amico mio; ascoltano, s’ispirano, s’innalzano, per poi creare.”

La donna indicò con la mano destra, un punto oltre la finestra, dove il cielo azzurro si mescolava alle terre brune e agli alberi.

Lui dondolava la testa in senso di negazione.

“La creatività delle molecole di gin, sciolte nelle cellule umane, saranno capaci di creare ciò che la mente per ora ignora. Con questo cielo, con questa terra, con questi alberi mi sono fatto dozzine di seghe mentali da cui non sono spuntate nemmeno due note ed un verso. ”

“Ecco perché è fragile il cogito umano perché trova impossibile affrontare ad armi pari la morte. Siamo le sue cavie, cher ami, cavie con impronte digitali a volte geniali che s’imprimono sulla nostra tabula rasa. Trarre una canzone dal pensiero della morte sarebbe meglio che immaginarla seguendo l’alcolemia nel sangue.”

“Concetto molto orfico. Ti stai ubriacando, oppure hai bisogno di un altro bicchiere per schiarirti la mente.”

“Io dico che ci vestiamo e andiamo fuori a ossigenarci il corpo.”

La donna si levò la vestaglia per dirigersi nuda in bagno. Magari un paio di bistecche ... furono le sue parole prima di entrare sotto la doccia.

“Il macellaio non ci fa più credito!”, urlò Jerry dalla porta del bagno spalancata.

La tendina della doccia si spostò abbastanza per mostrare il mezzo busto di una donna che era diventata vecchia precocemente,.

“Posso sempre vendere l’orologio da tasca di tuo padre.”

“Ma hai detto che l’avresti voluto conservare fino alla fine.”

“Avevo detto che avrei voluto conservarlo fino alla morte ma ci sono ragioni più urgenti che ci spingono a doverlo dare, come dire, in prestito.”

Tu non presti nulla. Non hai mai prestato nemmeno un libro.”

“Ti riferisci alla volta in cui ho negato i sonetti di Shakespeare?”

“Mi riferisco alla volta in cui hai negato i sonetti di Shakespeare al retore Lumini, con la scusa che il libro ti era stato regalato dal curatore del museo shakespeariano in persona.”

La faccia della donna si espose tutta insaponata.

“Devo fare la doccia.”

Jerry sorrise seccato, devi sempre fare qualcosa quando non puoi replicare.

“Hai detto qualcosa?”

“Io? Chi? No! Lavati in fretta perché devo radermi.”

La sua voce divenne chiara quando per l’ennesima volta la sua faccia si espose fuori dal getto dell’acqua.

“Sono due mesi che non ti radi, esattamente dal funerale di Joe.”

“Forse questa faccia ha portato per troppo tempo il lutto. Joe non era il tipo da farse tragiche, preferiva il lato ironico delle cose, cosa con cui concordo pienamente.”.

“Joe aveva un profondo senso di giustizia.”, si sentì il grido di Didi dallo spiffero del bagno.

“Concordo con te!”, la voce di Jerry divenne quasi un grido, Joe era un grande domatore di bestie irritabili e trascinate dal successo sulla più squallida piattaforma dell’umanità,  quella degli indifferenti.”

Didi arrivò avvolta in un piccolo asciugamano.

“Joe ci ha sempre protetti tutti, c’era una sorta di aura angelica nella sua voce e nella sua musica, qualcosa che ti coinvolgeva totalmente. La sua scarsa drammaticità gli aveva portato molti amici. A volte lo invidiavo sai, io ero sola e lui sempre a fare bisboccia con qualcuno o da qualche parte.”

Jerry si sedette sulla sedia per contemplare l’ultimo sorso di birra che gli era rimasto nel bicchiere.” Un dio in collera colpiva un uomo; Egli l'ha schiaffeggiato fortemente con colpi tonanti che hanno suonato e hanno rovesciato la terra. Tutte le persone sono diventate correnti. L'uomo ha gridato e ha lottato e ha morso come un pazzo ai piedi.”

 “Ah ma questo è Crane e credo sia anche una parte di quella canzone che Joe ci aveva dedicato tempo addietro. “E andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia, com'è tutta la vita e il suo travaglio, in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. “

“Fammi pensare … “

“ La sua vita ci prese due volte … “

“Io t’amavo diceva la bella donna al signore dell’ombra, è di Montale!”

“Le anime pure, quelle che traggono ispirazione da una forza divina eccelsa e irraggiungibile, trovano un sodalizio che sembra un matrimonio d’idee e questo matrimonio, li lega come un filo di nylon tiene la bocca del pesce tra vita e morte.”

“Io ti servo mia cara, devo darti l’immortalità, quella che Joe non ha potuto ultimare.”

“Ragazzino presuntuoso, io ti servo per renderti il miglior musicista vivente. Nonostante sta pelle decadente e ste ossa cigolanti, io nutro col fuoco la tua passione per la perfezione. Ci sono pensieri inespressi che cercano un padre e ci sono note che attendono di essere scoperte.”

 “Per adesso mi nutro solo dei tuoi rimpianti. Se tu avessi imparato a prostituirti, avresti goduto di più.”

“Prostituirmi, come potevo prostituire la mia intelligenza e giacere con dei vandali ignoranti col pene lucido; la mia è stata la più grande provocazione al maschilismo, frenare la mia passione non ha significato condannarla; gli uccelli volano sempre dal loro nido ed io non ho mai avuto la necessità di un uccello. Mi è bastato domare un orso, un uomo testardo e incline alla solitudine; questa sì, è stata la mia più grande vittoria.”

           Uscirono nonostante il freddo intenso. Didi, osava  portare un capellino rosa con  frange di perline come in un film del cinema muto; essere guardata la faceva sentire viva come se il suo interpretare quel ruolo romantico avesse un effetto straordinario sul palcoscenico del mondo.

Jerry si mise il berretto degli Atlanta Falcons abbastanza usurato da sembrare un cimelio; ne andava orgoglioso, in fondo c’erano ancora le impronte di Hope e tutto sembrava  immutato come se Joe da dietro la finestra li salutasse col cenno della mano destra.

Il tempo non era clemente perché in fondo i loro animi, seguivano il ritmo lento di un funerale non ancora consumato.

Le canzoni di Joe si consumavano per ore dentro un lettore Cd mentre Jerry, cercava di immaginare una melodia in cui tenere legati gli animi delle persone che aveva amato di più.

Cercava di spremersi le meningi per indovinare come catturare una Musa ribelle come quella della musica, cosa donare al suo essere divino per essere poi ripagato col geniale lampo di un pezzo unico da diventare leggendario.

Questo suo volere ad ogni costo la perfezione, lo aveva reso antipatico a molte persone, la sua giovane età spesso si confondeva con una vecchiaia di pensiero molto rara e forse troppo misogina.

Non aveva cercato nulla se non di captare la formula segreta per pezzi musicali d’inaudito piacere. Aveva studiato teoria, solfeggio e ogni strumento compatibile col suo carattere, fino a lacerarsi le pupille.

Gli spartiti erano diventati amanti più calde che qualsiasi corpo nato per soddisfare un uomo. Si era rimbecillito totalmente da quando Joe lo aveva portato con sé, come discepolo e come allievo.

Lui lo aveva considerato come un padre, come quell’essere cui indirizzare il suo prego musicale ma Joe non era eterno e se ne andò prima che loro scrivessero insieme le prime  pagine della rivoluzione del blues, se mai fossero riusciti a mettere insieme le loro divergenze musicali.

“La tua storia Joe, dovrà essere la vicenda di un immortale.”

Le loro uscite in paese si limitavano a un caffè ristretto presso il baretto di Orzi, lo stesso che gestiva il negozietto di paste e salumi dentro la piazzetta. Uscivano forse un paio di volte la settimana, solo per le provviste e per cercare di trovare un’affinità tra il loro spirito artistico e qual posto così indifferente alle loro vocazioni musicali.

Joe si era stabilito in quel posto per ritemprare lo spirito, diceva, ma tutti sapevano che c’era arrivato di fortuna, dopo aver ingravidato una ragazzina di poco più di vent’anni, che poi si era fatta sposare da uno che di soldi ne aveva per lei e per il figlio.

Allontanarsi di casa in quei giorni ancora freddi, serviva a rinfrescare la memoria e la desolazione di quella periferia senza cemento e senza fila di auto borbottanti, serviva ad alimentare la determinazione; una volontà che parlava loro di cambiamenti di vere sicurezze, quelle certezze che loro quattro bevitori incalliti e musicisti squattrinati, non avevano mai cercato.

Joe non volle essere sepolto, le sue strambe volontà parlavano di ceneri che Jerry avrebbe dovuto riportare in Louisiana.

I due persero il sorriso giorno in cui la salma fu condotta all’inceneritore. Fu una sorta di reazione telepatica a quella mancanza insostituibile. In pochi assistettero alla funzione religiosa nella chiesa di San Sebastiano martire.

Dopo la funzione Didina e Jerry diedero una festa, dove la musica di Joe governava sull’umore degli amici e la birra cercava impronte di mani, dove stare abbracciata.

Joe Hope riposava in una scatola di metallo celeste che Didina aveva appoggiato momentaneamente sopra il camino.

I giorni passavano e loro fingevano di non avere un morto in casa. Quando uscivano o quando rientravano, fissavano a lungo quel contenitore senza lasciar trapassare alcuna emozione. Didina fece mettere una piccola lapide al cimitero, un posto, dove i pellegrini potevano cercare lo spirito dell’artista, anche se le sue ossa riposavano altrove.

Joe era morto d’inverno. E quello stesso inverno che se l’era portato via, ora allungava i suoi artigli fin dentro la loro anima come se avesse potuto avanzare pretese anche sui loro sentimenti e non solo sull’umore.

La sua assenza aveva creato un vuoto, una bocca nera sull’abisso chiamato futuro che i suoi amici non riuscivano più a immaginare sereno.

Anche se la Primavera fosse arrivata in anticipo, giusto per svegliare la piccola testa dei bucaneve, gli occhi di Didina e di Jerry avrebbero continuato a vedere una lastra di ghiaccio sul mondo, una placca fredda spessa chilometri che loro avevano sopra il cuore.

           Ogni attimo della giornata aveva un ricordo ben preciso di Joe. Ogni ora era segnata dalle sue abitudini o dalle sue pazze, allegre e spensierate gite fuori dal mondo.

Le gite fuori dal mondo erano dei banalissimi pic nic vicini allo stagno, dove si stava a piedi nudi o sdraiati sull’erba, dove si mangiava panini e si faceva del blues fissando le nuvole. L’amore per il creato superava in Joe quello per la materia ed era proprio il creato ad avergli conferito la missione di portare la musica nel cuore dei suoi simili.

 

Per trovare la felicità
basta cercare di trattenere il fiato
per assaggiare meglio la prossima boccata d’aria

 

Strategie

         L’avvocato camminava con passo svelto, tenendo stretta una cartelletta sul petto.  La strada in salita lo affaticava e il suo respiro divenne rumoroso e insolito. Affannato, fece l’ultima ventina di passi, cercando di reggersi alla rampa della scalinata in pietra.

Accidenti sembra una penitenza del purgatorio arrivare quassù, imprecava come se fosse una colpa e non un dovere, quella sua visita.

In casa, l’illuminazione non si sprecava e i pensieri di cui si feriva lui stesso, lo mandavano a immaginare fantasmi pronti a uscire da dietro i tronchi degli alberi, urlanti e ingordi di uomini impauriti; per fortuna la meta era dinanzi ai suoi occhi e ogni velo di terrore scomparve dalla sua mente, lasciando limpida la volontà di proseguire nella propria missione.

La porta era aperta appena un soffio, tanto da lasciare intravedere scarpe lasciate in mezzo al corridoio e piene di fango in mostra.

“Avvocato Nicolini, che piacere vederla, un gingerino, una birra?”

Didina con lo scialle di piume di struzzo viola che le dondolava sul petto, avanzò felice verso il suo ospite.

“Ninì, cara signora Gale, mi chiami Ninì per favore.”

Il baciamano fu di rigore, anche se il corpo intirizzito di Nicolini scricchiolava come una vecchia portiera d’auto a ogni strano movimento della schiena.

Il risolino di Didina provocò un conato di nausea a Jerry che preferì fingere di ritirarsi piuttosto che sorbirsi quella scena di tardivo risveglio ormonale.

“Ma no, Sig. Jerry, resti con noi, parlava l’avvocato cercando di togliersi dall’imbarazzo, vede ci sono delle novità e penso che lei vorrà conoscerle.”

Nicolini fece appena in tempo a estrarre dalla borsa una marea di carte che Didina svenne nuovamente.

“Signora? Sta bene? Signora?? Cara si sente bene, io posso ritornare un’altra volta.”

La donna non rispose. Jerry dopo averla afferrata sotto le braccia, la trasportò fino alla prima sedia, litigando con lo scialle di struzzo che lei si trascinava come se fosse vivo e come una bestia infangata su tutto il pavimento della casa.

“Su ragazza, dimmi ti sveglio con la vodka o con una birra ghiacciata.”

La bocca di Didina fece una smorfia evidenziando la macchia di rossetto che si estendeva fino al primo molare.

“Una birra, grazie.”, il suo visino captò un poco di rossore grazie al primo sorso bevuto.

Nicolini esterrefatto, cercava di contenere le parole in un sobrio silenzio, ogni tanto dava uno sbuffo di tosse secca che serviva a fare ricordare agli ospiti, la sua presenza.

“Mi scusi Nicolini, ah, questi svenimenti sono presagio di una vicina fine. Ecco, vede la mia esistenza ha avuto un senso vicino a Joe ma adesso mi trovo a litigare con questo ragazzino che mi fa da balia asciutta e mi ridicolizza.”

“Mi scuso, mia diva, se non sono l’illuminato che lei necessita per le sue personali cure.”, Jerry sorrideva con evidente preoccupazione.

“Ma voi vi pizzicate in questo modo tutto il tempo?”, osò l’avvocato Nicolini che si era affezionato alla bevanda che gli era stata messa davanti.

“Che vuole avvocato, certe bambine non smettono di essere capricciose, solo perché sono cresciute.”

“Ti riferisci a me ragazzino?”, fu la volta buona per vedere Didina che apriva gli occhi bollenti come le fiamme dell’Inferno.

“Ecco le fessurine dell’Inferno che cantano per il mio cuore.”, Jerry rideva mescolando la risata alla schiuma della birra.

“Detestabile babbeo confuso e stonato!”

“Ma se la mia voce è profonda e la mia indole è dolcissima, sei solo invidiosa del ascendente che ho avuto su Joe. Gelosona! Gelosona!”

“Sto male e smettila di fare il ragazzino davanti a Nicolini.”

“Io sono il tuo avvocato, mi scusi avvocato disse Jerry a Nicolini, sono il tuo dottore e persino la tua balia, quindi per favore trattami bene altrimenti devi trovarti uno schiavo che ti prepari un cocktail migliore del mio.”

“Già, sei un essere che cerca di starmi sottopelle per necessità.”

“Solo perché ho fatto una promessa a Joe.”

“Da quando in qua Joe decideva della mia sorte, alle mie spalle?”

“Da quando aveva capito che non avresti mai potuto farcela da sola e senza uno schiavo della musica come me.”

Didina guardava Jerry come si fissa una bambola rotta che attende la colla per essere riparata. Le venne spontaneo un sorrisetto cattivo e malizioso.

“Tu e la musica ancora non avete fatto contratto.”, e terminò la birra tutto d’un fiato lasciando ancora più sbalordito Nicolini che si alzò perché disturbato dall’essere il terzo incomodo in quella storia.

“Se non vi conoscessi, direi che state litigando come due fidanzatini.”

“Ma sta scherzando?”

Didina cercò di recuperare la sua stola di struzzo fingendo di non vedere la scia di fango che seguiva il suo veloce scivolare ma Nicolini e Jerry non si negavano questa situazione divertente.

Sul tavolo una cartelletta con dentro molti fogli. Sulla cartelletta emergevano stampati a caratteri cubitali: Joe Hope, The Blues Boy.  Sotto invece, scritto a matita rossa, Testamento.

“Sentite, mi duole disturbarvi in un periodo ancora fresco alla dipartita del caro Joe ma sono chiamato a rispondere per certi accordi che Joe ha fatto con alcune case discografiche prima della sua morte.” Nicolini fece una pausa, dove si scolò il bicchiere di vodka come se fosse stato sciroppo.

“Ci sono certe, forti discrepanze, nella sua situazione finanziaria e come sapete, qui in Italia ci vogliono dei tempi abbastanza lunghi per una giusta verifica …”

“Avvocato cosa sta cercando di dirci?”

“Credo che ci voglia buttare fuori di casa.”

Jerry cercava di leggere da dietro le spalle di Nicolini.

“No, non avete capito.”

“Questa casa non era neppure di Joe, lui aveva fatto certe firme a un prestasoldi che si è trovato costretto a rivolgersi alla giustizia. Forse ci sono altri beneficiari e mi riferisco al piccolo lascito e alle licenze ma è presto per parlarne.”

“Quindi ci sta dicendo che dobbiamo sloggiare?”

“E le cose di Joe? I suoi dischi? La sua chitarra? La sua musica?”

Didina era capace di fingere moltissime cose ma non il pianto e pianse perché stava perdendo l’ultima impronta di Joe. Jerry sentiva il vero peso di quelle parole e prese un libretto bancario, le sue ultime risorse.

“Mi dispiace Jerry, ma non bastano. Ci vorrebbe il triplo.”

“Ah, disse Jerry lasciandosi cadere sulla sedia.”

“Meglio così! Dobbiamo liberarci e liberarlo dal nostro peso. Dobbiamo cercarci una casa e lasciare libero questo posto che non ci appartiene.”

Jerry sembrava confuso mentre l’Avvocato era già vicino alla porta con il capello in mano.

“Io vi lascio tutti i fogli che dichiarano quello che è libero dai vincoli di legge. Come sa quel piccolo conticino intestato a lei e a Joe, resterà bloccato, ma mi sono assunto la responsabilità morale di farlo sbloccare quanto prima. Credo di aver trovato un modo per nascondere a certi falchi questa sua unica risorsa presumo? I miei omaggi, carissima Didi e spero di tornare presto, almeno per riassaggiare i vostri cocktail Jerry, sono fenomenali.”

“Avvocato ma io non potrei mai corrispondere il suo onorario.”, il filo di voce della donna sembrava essere stato inghiottito dall’aria circostante.

“No signora, lei non mi deve assolutamente nulla. Vede, Joe ed io eravamo buoni amici, è stato persino l’insegnante di chitarra di mio figlio Leo e mi creda senza i suoi insegnamenti, credo che il mio ragazzo avrebbe preso una cattiva piega.”

Nicolini abbozzò un sorriso poi chiuse la porta dietro di se liberando la scena e lasciandosi dietro altri infiniti silenzi.

Didina si strinse lo scialle infangato intorno al petto. Jerry stava contando i secondi dalle lancette del suo orologio. Ogni tanto uno dei due si trascinava in cucina per portare una birra per se e per l’altro.

       Rimasero in silenzio e al buio per parecchio, ore forse e senza nemmeno sentire il disagio del buio che masticava con la calma di un assassino gli angoli della casa. Ovunque, sui muri, sopra i mobili, nei libri sparsi sui tavoli, c’erano i ricordi di Joe e della sua musica. Nemmeno un rumore a ventilare quella claustrofobia dell’assenza che dava la mancanza dell’uomo dal sorriso facile e dal cuore pieno di romanticismo.

Il vento continuava a gemere dietro la finestra e nei loro cuori, Jerry e Didina sentivano il gelido inverno che aveva posato la sua zampa nella carne calda dei loro pensieri.

Nemmeno l’arrivo degli alieni o la caduta di un asteroide avrebbe scosso la mente dei due che rimpiangevano la partita di Joe.

“Adesso siamo davvero soli.”, le parole di Didina attraversarono lo spazio siderale prima di arrivare alle orecchie di Jerry.

“No. Joe Hope ci ha lasciato qualcosa.”

“Sì, il pianto e la povertà.”

“No, ascolta il vento e pensa a Joe.”

“Forse sono solo una pazza romantica, una che cerca di nascondersi al crudele domani. Penso che siamo rimasti soli. Solissimi, poveri e senza una guida spirituale. Forse domani morirò di nostalgia o semplicemente di fame, questo a Joe avrebbe importato ma da domani io non sarò più il problema di nessuno. Il vento è complice della morte, te lo dico io. Lui, ecco, lui era capace di gettarci fumo negli occhi per farci vedere le sue stesse visioni o per farci camminare sicuri nei suoi miraggi. Adesso che ci ha mollati in mezzo a una strada buia mi dici che conforto io dovrei provare? Ho già iniziato la mia lite con la morte tempo fa ma lei astuto demonio invece di alleggerirmi l’attesa mi punisce toglierndomi le cose più care. Joe non era un uomo comune, e anche se lui si credeva immortale, sono certa che dentro, temeva la bestia nera capace di fargli chiudere con la forza gli occhi. Odio il vento, odio tutto quello che fa girare l’aria stantia della camera dove il suo passo è ancora fresco. Odio il fuoco che l’ha reso una polvere talmente sottile, da non avere un peso quando stretta nel pugno si pensa di abbracciare il poeta. Lui sta litigando nell’oltre con la Morte ed io sono la sua migliore difesa qui tra i mortali che credono oggi di non averlo mai conosciuto ma che capiscono di aver perduto qualcosa, sai, qualcosa di immensamente grande.

 “Lui diceva che l’unico a dover essere indagato perché l’unico a essere libero, era certamente il vento.”

“Sarà ma Joe ora è libero anche più del vento. Si è liberato di tutti noi come un albero dalle foglie morte, e solo il vento è il secondo colpevole dopo la morte.”

“Amen Jerry. Se ci fosse un paradiso dei bluesman sicuramente Joe ne sarebbe il direttore e Dio un semplice percussionista della band.”

“Perché sei così cattiva con Dio?”

“Perché ci ha tolto la miglior cosa che rendeva questa vita meno miserabile e meno ordinaria.”

“Joe non aveva tutti questi poteri.”

“La sua musica invece sì, caro Jerry.”

 

A volte la partenza di un amico lascia una traccia profonda in tutto il vicinato e non solo negli intimi con cui egli era vissuto.

 La partenza di Joe aveva fatto calare un velo sull’esistenza di tutti quelli che avevano creduto nel suo miracolo, nella sua canzone e nella sua musica.

Joe aveva combattuto le battaglie della vita con le sue armi e non usando le idee e gli ideali altrui.

Questi sentimenti gli avevano consentito di edificare un credo nei cuori di chi lo conosceva, un credo basato sulla forza di volontà e sull’abnegazione sulla dedizione totale e sull’insofferenza.

La logica conviene che l’eroe per quanto sia coraggioso o di maggior talento di altri, è pur sempre un mortale, solo le sue gesta diventano parte della piccola eternità degli uomini, quando questi capiscono che lui seguiva una causa che avrebbe fatto il bene comune.

Anche da morto Joe pesava sulle vite di chi aveva amato, con tutte la sua mania di uscire dai limiti fino a verticalizzare i sogni facendoli diventare realtà.

Jerry stava combattendo contro gli stessi demoni di Joe, anche se non capiva a quale delle muse dedicarsi se quella della musica o quella della letteratura.

A volte il tempo è un buon medico che lenisce ferite, straordinariamente profonde, altre volte, è solo una vipera che sputa il suo veleno sulle piaghe, ancora vive.

          Joe Hope non aveva avuto il tempo materiale per salutare e mettere pace negli animi dei suoi amici. Il problema più grande, non era tanto la velocità con la quale Joe se n’era andato, ma la lentezza con cui Jerry e Didina riprendevano il controllo delle proprie vite. Non sarebbe bastato il tempo di un anno per piangerlo e non sarebbero baste le lacrime che avevano smesso di scendere come se i loro volti non volessero altra acqua salata per cui bruciare.

Se fosse esistito uno specchio per l’anima di sicuro, le immagini riflesse sarebbero state molto più inquietanti del reale volto della morte. La morte non sempre prende senza dare nulla in cambio, a volte libera un cuore dalle angosce quotidiane e dai mali che l’esistenza inietta impietosa.

L’uomo che era riuscito a liberarsi dall’angoscia della vita con la sua musica non poteva che trovare pace ovunque la mano di Caronte avesse indirizzato il remo.

Quello che riusciva a essere poco comprensibile era, cosa scegliere di quel vissuto con un genio del blues e come viverlo?

 Né Jerry né Didina avevano trovato una risposta a questa domanda.

Cosa terribile sarebbe stata il vivere l’infelicità quotidiana semplicemente fuggendo verso un dove senza nome e forse introvabile persino nell’immaginazione.

Il futuro era diventato una meta irraggiungibile e lontana da qualsiasi momento di sincera contentezza come quella gioia intensa che solo la musica di un amico non corrotto dal sociale e dalle miserie mondane, sapeva dare.

Vivere da soli non era la stessa cosa come trovarsi all’improvviso nel mastice della solitudine. Joe e solo Joe, aveva la capacità di liberare le loro menti dagli affanni e dalle utopie, il dono di farli sorridere come se la vita fosse un ottimo scherzo fatto da un bravo prestigiatore.

       La casa in cui tutte e tre vivevano era una sorta di grande libreria piena di dischi e di strumenti musicali, un piccolo palcoscenico con una grande cucina dove chi arrivava si accomodava per ascoltare il blues e per mangiare la miglior pasta con i ceci della zona. Un angolo di Paradiso, lo apostrofavano loro quando la gente domandava come si viveva con un artista.

Loro tre vivevano in un angolo di Paradiso, dove la porta non era mai chiusa e le persiane restavano sempre aperte come se il loro cuore aspettasse sempre il sole. Chi li conosceva si autoinvitava ripetutamente e portava con sé nuovi amici da presentare, cui dedicare quella bella musica che Joe non mancava di suonare.

 

Se qualcuno mi domandasse
con che cosa penserei di curare i mali della società,
io risponderei,


Un mondo di blues per Joe

Non era facile pensare a Joe Hope perché Joe per tutti loro, non aveva lo stesso carattere ogni giorno e perché Joe, era stato da sempre, l’uomo che aveva lottato per superare se stesso, cosa che nessuno era in grado di limare quando il suo umore diventava suscettibile allo stress del perfezionamento.

Non tutti potrebbero essere capaci di vedere i propri limiti e non tutti disposti ad accettarli ebbene Joe aveva un detto: molti, lottano sfidando l'impossibile, io inizio a lottare solo dopo averlo superato.

Cercarlo nella normalità della giornata sarebbe stato come cercare l’ago in un pagliaio.

Joe aveva regalato una marea di ricordi proprio perché era stato pieno di sentimenti, il tipico soldato sceso nella trincea della musica per combattere contro qualsiasi cosa gli avesse impedito di seguire le sue visioni perfezioniste.  Joe e tutti lo sapevano, era l’uomo con l’umore ballerino e il senso dell’humour molto sottile. Dipendeva dalla marca di birra che aveva bevuto, dal fatto se gli era rimasta un’ultima sigaretta in tasca oppure da quanti cazzi aveva lanciato contro la gomma dell’auto che lesinava a cambiare.

Joe era fatto così. Era il tipo d’uomo da prendere alla giornata e senza mai farsi false idee sul fatto che alla fine sarebbe cambiato.

Un bluesman non cambiava esisteva nella sua musica e basta. Se qualcuno si domandava perché Joe non era diverso dalla sua musica, avrebbe trovato presto la risposta; Joe stesso era la musica e l’umore della Musa era lo stesso del musicista. 

                Il giorno in cui Joe prese in mano la chitarra, non sapeva ancora parlare. La madre faceva le pulizie nelle case dei ricchi e uno di questi decise di gettare via la chitarra del figlio morto in incidente d’auto. Lei la raccolse dalla spazzatura, la portò al suo bambino che a quel tempo chiedeva giochi che la madre non poteva permettersi.  Il padre camionista, era morto in un incidente stradale e il suo unico amico, era stato un vecchio televisore in bianco e nero fisso sui programmi musicali.

A sette anni, la precocità e il talento innato del ragazzo erano già ben sviluppati.

Furono apprezzate e qualificate come sorprendenti dai vicini e dagli amici; Joe non solo sapeva suonare a occhi chiusi quasi tutte le canzoni che sentiva alla radio, ma le assimilava come un registratore con dentro una cassetta inesauribile.

Quella ricca banca dati, divenne un dizionario capace di insegnargli un personalissimo modo di fare musica, magari senza metodo, ma sicuramente dall’accento e dalle impronte, personali e indelebili.

Questo modo di cucirsi addosso, le note musicali, gli sarebbe rimasto impresso per l’intera esistenza. Così col tempo, il ragazzo prodigio si fece un nome, J.  The Blues Boy, e iniziò a suonare nei locali per pochi dollari a notte finché col tempo non gli arrivò anche il successo.

Nei locali, si stava in piedi pur di sentirlo e certe sere questi erano così affollati che la birra terminava prima dell’alba e le bottiglie di gin se ne potevano contare vuote a centinaia sopra i tavoli.

Joe aveva amici, amici veri che erano stati poveri come lui e come lui, avevano sposato la causa della musica.

A molti di loro non interessava quanto denaro s’intascavano le sere in cui dovevano suonare, ma erano felici di avere l’opportunità di divertirsi facendo la cosa loro più congeniale cioé  suonare con il genio del blues Joe Kerry, The blues boy.

I sei della contea di Monroe che suonavano da anni in una vecchia roulotte fissa sulle rive del fiume Ouachita, erano diventati l’emblema di una città ancora più grande New Orleans e il camper con tutti i vecchi album che Joe, Steven, Billy T., Fred detto rain man e Kline la miglior chitarra soul del paese, avevano ascoltato per anni. Muddy Waters, JL Hooker, Willie Dixon, Sonny Boy Williamson, tutti i padri fondatori del blues che tappezzavano con le loro foto le pareti consumate del relitto automobilistico come delle vecchie icone in un inaccessibile santuario della musica. 

Il camper fu battezzato Casa del Blues ed era usato come palco itinerante per le piccole esibizioni cittadine, dove i ragazzi della band si divertivano molto di più di quando suonavano nei teatri delle grandi città.

Ma la Casa del Blues come tutti i pezzi di storia, aveva un senso che era insito nello stretto legame di amicizia che univa i sei musicisti.

      Joe amava il loro modo di suonare, senza esporsi come prodotti lanciati sul mercato da improbabile impresario.

Questo volere essere rozzi e casalinghi a tutti i costi, contornava la loro musica di un’aura dannata e romantica, aura che nutrivano con orgoglio.  

Joe che non era bravo nelle relazioni umane e nemmeno con le parole gestiva abbastanza bene le relazioni con il mercato.

I SixKilledtheNight preferivano fare le cose personalmente senza mai affidarsi a qualche bell’imbusto e degenere falco dell’industria discografica.

Il loro volere fare della buona musica non doveva scontrarsi con l’esigenza di un prodotto mediocre ma che battesse facilmente cassa.

Questa regola era il punto fisso di tutti e sei.

La ricchezza veniva sempre dopo la buona musica e la band riuscì a resistere per parecchio tempo.

Joe aveva come obiettivo coltivare il blues come un buon contadino, il seme che poi rivela la piata e da cui in seguito nutre se stesso e la famiglia.

Come uomo era di poche parole e forse sembrava schivo o timido, ma lui, sapeva essere un buon ascoltatore e i suoi consigli non avevano voce ma solo note, note di melodie che avevano da dire qualcosa, qualcosa che avrebbe guarito l’anima e la mente.

Le cose andavano bene e la loro Casa del Blues, e i numerosi concerti fuori e dentro lo stato, li facevano figurare come dei veri idoli vecchio stampo. Dormivano la dentro delle volte in sette, altre volte in sedici o venti, tutti giovani pazzi che componevano, si amavano, giocavano e bisticciavano in nome della musica. La loro musa era solo il cielo e quel blando fiume chiamato Missisipi che li faceva correre con la fantasia oltre gli argini di terra e oltre l’orizzonte dove sembrava perdersi.

I ragazzi della band avevano le mani unte d’olio del motore perché Billy T, durante la giornata, lavorava come meccanico nell’officina dello zio, mentre Steven era un apprendista panettiere. Kline invece, gestiva una piccola tavola calda con la madre vedova e con due dei fratelli maggiori mentre Fred faceva le corse clandestine lungo la statale ottantanove, corse mortali dove si puntava tutto o niente. Ma Fred morì in un incidente e quando questo successe, Joe sciolse la band.

Non c’era più alcun motivo per stare insieme, insieme per lui voleva dire tutti gli amici, nessuno escluso. Era un pensiero difficile da digerire da parte degli altri quattro ma Joe era stato irremovibile, senza Fred la band dei Six KilledtheNight non aveva più ragione di esistere.

Joe era partito per l’Italia con una ragazza che aveva conosciuto nel locale dove suonavano, Kline era tornato a Monroe e aveva aperto un piccolo bar sul The River Boulevard, dove i ragazzini suonavano fino all’alba cose che non assomigliavano nemmeno lontanamente al blues mentre Steven e Billy T. avevano proseguito la loro carriera che senza Joe si limitava a poche serate al mese in giro per la sconfinata America.

  Joe e Didina Galanti dopo un anno di amore folle si lasciarono restando semplicemente amici perché Joe non riusciva a non tradire, lui poteva essere fedele solo al blues e a null’altro.

Con gli anni si era abituato a stringere poche amicizie con i ristoratori toscani dove aveva un posto fisso per lavorare e per fare musica. In certe occasioni la gente ascoltava i suoi pezzi, pur non capendo la lingua e applaudiva il cuore di era capace a esprimere certe passioni nelle melodie.

Joe era sempre il vincente, il conquistatore del pubblico, il prestigiatore.

Le donne, lo seguivano come le api rincorrono il miele, e lui non sapeva dire di no.

Didina invece era la sua consolatrice, quella da cui arrivare nel cuore della notte arrabbiato e sbronzo, quella su cui riversare l’amaro di un amore finito o la gioia di uno appena iniziato; in un certo senso il loro amore superava tutte le occasioni offerte e mancate della vita.

La donna era il suo rifugio e il pianeta, dove immaginare di riprendere il volo perché Joe sapeva volare semplicemente sfiorando le sei corde di una chitarra.

           Aveva lasciato i suoi ricordi con il camper sulla riva dell’Ouachita come si lascia un museo dove riposa il meglio della memoria.

Kline gli aveva fatto visita con la famiglia, un paio di volte e durante questo periodo suonarono il meglio del vecchio repertorio.

In una sola occasione capitò che Billy T e Steven si riunissero agli altri due amici ma anche questo fu un evento talmente unico che rimase un tassello importante della loro storia di ex band e di amici.

Joe scrisse tantissime canzoni e ne compose più di un centinaio negli anni in cui aveva abbandonato gli Stati Uniti.

Quando conobbe Jerry, un giovane ragazzo che suonava per strada i suoi pezzi e poi usava le stesse musiche per recitare i poemi di Coleridge, s’innamorò platonicamente di lui, a quel tempo Jerry era alto e magro, col volto scavato e gli occhi blu accesi dalle fiamme della giovinezza un vero e proprio talento, un uomo letteralmente rapito dal blues e non solo; uno che ne conosceva la storia meglio di qualunque altro musicista. Anche Jerry era un nomade che cercava di capire cosa la vita gli poteva offrire e a quali condizioni.

Due spiriti liberi non possono che legare indelebilmente e il duo Didina Joe, divenne presto un trio. Jerry era il pupillo prediletto del maestro che avrebbe scritto la nuova storia del blues e le canzoni che avrebbero reso Joe un immortale.

Tutti loro avevano in comune un’insoddisfazione perenne di ciò che erano, una voglia di perfezionarsi e di ritrovarsi in qualcosa di unico, d’irrepetibile.

Il loro vivere insieme era l’alleanza perfetta fra tre mediocri bugiardi e insuperabili sognatori.

La loro vita oscillava tra il travestimento che esigeva la maschera davanti al mondo reale e la burla nel mondo della musica che sfidava i limiti della condizione umana. La musica, era la liberazione e le ali, la musica, una birra e la pioggia la condizione sine qua non, la musa dell’immaginario non si sarebbe rivelata.

Sia Jerry sia Didina, dipendevano dall’estro, dall’umore e dalle tasche di Joe. Come puttane compiacenti gli assecondavano i capricci perché Joe viveva con le sue lune e nessuna di queste era mai simile alle altre.

Vivere con il dio della musica significava sopportare la sua insonnia irrazionale e la sua distratta creatività. Joe scriveva la musica, sul tavolo o sulle etichette delle bottiglie di vino, ci fu un periodo in cui scriveva i suoi versi sulle pareti del camper.

Joe, era l’antieroe per eccellenza, cantava e suonava ma non per gli applausi, o per la gente o per i soldi, lui e la musica avevano una sorta di tacito accordo; loro si completavano come un fondale che accoglie le acque di un mare e il mare di Joe aveva una forza impressionante e troppo profondo per trovarne il fondale.

Ma Joe nonostante il genio e le sue imperfezioni, era contagioso e chiunque lo conosceva restava innamorato della sua musica perché Joe invecchiava fisicamente ma la sua musica era rimasta bambina, una bambina allegra e curiosa di guardare il mondo oltre le barricate della quotidianità.

 

Il Diavolo non ha un’anima
ma nemmeno il peccato.

 

Come si possono salvare i poeti con una canzone.

Il rapporto tra Jerry e Joe era una sorta di battaglia tra caratteri che trovava fertile qualunque argomento e qualunque terreno. Joe era uno di quei tipi che leggeva tutto quello che gli capitava sottomano. Aveva la mania di rubare il mestiere, d’imparare come se fosse un eterno giovane apprendista. Gli si poteva dire che era ostinato ma non che era ottuso. Il suo ottimismo contagiava qualsiasi animale o essere umano che gli stava vicino. Temeva di non avere il tempo che avrebbe voluto per imparare tutto e per migliorare se stesso.

La cura maniacale per i suoi strumenti la riversava anche sui suoi amici. Jerry conobbe Joe a un concerto, uno degli ultimi che Joe Hope tenne a New Orleans. Fecero amicizia subito, Jerry gli recitò un poema di Poe e Joe suonò un pezzo di Hooker sottofondo, quel matrimonio d’idee divenne un sodalizio che Joe elevava a perfezione. Jerry era ancora un giovane neo laureando in letteratura contemporanea e storia della musica ma quando Joe gli offrì, una specializzazione in Italia che riguardava il blues, Jerry non se lo fece chiedere due volte.

Quella convivenza anche se poteva sembrare disorientante non era compromettente, Didina era l’amata di sempre che gli concedeva ogni capriccio e taceva sulle avventure amorose del suo amante e Jerry per alleggerire quella convivenza trovò appetitosi gli inviti di Laureen, una giovane e calda infermiera che sognava il matrimonio d’amore con la scritta sul cuore, per sempre.

Quando erano costretti a stare in casa in periodi di scarso lavoro o di freddo selvaggio, quel tipo di freddo polare che t’iniettava l’inerzia sottopelle, c’era sempre il litigio per la poltrona vicino alla finestra, per l’ultima birra o per il cd da ascoltare.

Jerry preferiva la musa ubriaca di romanticismo di Duke Ellington mentre Joe ascoltava la chitarra di Hooker fino al consumarsi della giornata. I momenti più belli erano quelli in cui ognuno parlava dei propri amori, quelli più innocenti, quelli che avevano spezzato il loro cuore, che avevano lasciato una traccia.

Didina era super partes, preferiva osservare quei due orsi divorarsi la preda dallo stesso piatto perché sia Jerry sia Joe, amavano le medesime donne, la medesima marca di birra e lo stesso posto a tavola.

La tendenza di esagerare apparteneva a entrambi e i loro limiti erano devastanti, dolorosi, sensibili.

Bere, fumare e fare sesso comunque non superavano la voglia di fare musica.

La musica era l’unica amante cui ascoltare le esigenze, tramite la musica loro interpretavano il mondo e la loro effimera esistenza. Jerry il più delle volte elargiva con poetiche di Ogden Nash, di Kunitz o della Riding.

La spettacolarità della cosa consisteva nel fatto che tutto prendeva forma sotto una melodia, un’armonia rubata alle corde o semplicemente tamburellata sul piano rigido del tavolo.

Ogni battaglia del loro vivere quotidiano era considerato uno spartito vuoto da riempirsi con emozioni e musica.

Dormire, svegliarsi, mangiare, sognare, fare l’amore, tutte queste cose erano le armi con cui combattere il vero nemico dell’esistenza: il tempo.

Joe non si era mai tanto curato del tempo quanto negli ultimi anni della vita. Il tempo era il suo Diavolo, l’interlocutore invisibile cui chiedere il permesso per finire un’opera incompiuta o per iniziare un amore ancora acerbo.

Se Joe temeva il tempo più della morte, Didina era il suo esatto opposto. Lei coltivava il tempo come un buon giardiniere le rose, lo coccolava e lo stimava come le piccole rughe che si erano fatte spazio tra le linee calde dell’occhio, solo Jerry restava come un inviato della Croce Rossa tra i due fronti, lui e un albero indifferente ai lampi, guardiani erti a trionfare sulle paure inique di Joe e Didina.

La fiamma della musica abitava ogni stanza dei loro cuori e prendeva energie da ogni desiderio e sogno che scaturiva dalle spinte emotive della giornata.

Joe aveva il coraggio di credere che il blues più della chiesa fosse messaggero di Dio e questa fede non aveva bisogno di candele e d’icone ma solo di volontà perché l’uomo che seguiva le leggi del blues non poteva essere contaminato dai mali di un grande peccato.

 

Quando avrai  bisogno di soldi,
quello che potrai raccogliere dagli altri,
saranno solo
 

 L’eredità

L’avvocato Nicolini si ripresentò a casa loro l’indomani e sotto una pioggia che sembrava voler rovesciare gli oceani dal cielo. Il gelo non si era dimenticato di sottrare ogni forza alla debole luce che il sole nonostante la stagione spingeva verso Terra. La giornata scivolava lenta come il passo della stagione inquinando l’umore di malinconia e nessuna cura sembrava vincerla, nemmeno l’ozio in una vecchia poltrona.

La predisposizione all’ascolto di Jerry era scemata con l’ultimo svenimento di Didi la quale negava qualsiasi soluzione medica alla cosa. L’uomo, la immaginava molto malata e il timore di perderla non vinceva la paura di non poter fare fronte a quella crudele soluzione. Didina si sarebbe lasciata morire piuttosto che vedersi ammuffire in un asettico letto d’ospedale senza le sue decine di scialli colorati, di boa lunghissimi e di vestagliette in seta molto trasparenti.

Jerry aveva deciso di ritornare a New Orleans a recuperare il lavoro precario d’insegnate di musica, sperando di guadagnare qualcosa in più dei soliti ti chiamerò di amici oramai fantasmi. la scelta di abbandonare il campo di battaglia era una illuminante difesa contro le responsabilità che non era capace di prendersi. Era Joe quello coraggioso, lui si prendeva cura di tutto e di tutti mentre Jerry godeva del beneficio di vivere per immaginare e creare assieme al suo mentore i pezzi dell’album che avrebbe dovuto rivoluzionare il blues.

Pioveva con gocce come dadi che rotolavano sui vetri delle finestre cercando la caduta leggera e meno rovinosa. Il vento colpiva di lato il volto difeso dalla sciarpa annodata sul petto ma che copriva orecchie e mento. Nicolini camminava cercando di pensare al profumo dell’estate e all’aria calda che lo metteva di buon umore.

Nicolini avrebbe voluto evitare l’ennesimo viaggio a casa di Joe ma era imperativo recuperare la fiducia che i due occupanti avevano perso nell’amico scomparso.

Era già stato fatto accomodare da Didina quando Jerry gli strinse la mano reggendo una piccola e logora borsa da viaggio nell’altra.

“Avvocato la saluto ci rivedremo dalle mie parti.”

“Perché parte, già?”

“Sì. Torno a casa. Meglio fare la fame nella propria nazione che in quella che ti ospita.”

Didina lo guardava furibonda e lo osservava mentre Jerry cercava delle risposte dalla scatola posta sulla mensola.

“Beh, sicuramente ci vuole del coraggio per restare con questa vecchia.”, rispose Didina che fingeva l’indifferenza ma lei aveva già capito dove il ragazzo stava par andrebbe o, aveva capito che lui voleva portarle via Joe e lei questo, non lo avrebbe mai accettato.

“Non fare la ranocchia, ti ho avvertito o ti curavi o ti lasciavo!”

L’avvocato si divertiva tra quei personaggi che svisceravano il proprio rapporto davanti alla gente con la stessa ingenuità dei bambini.

“Signori? Possiamo discutere un momento e poi vi lascio alle vostre cose?”

“Io non ho cose da condividere con nessuno. Non più. Per qualsiasi vittoriosa vincita testamentaria avete di fronte a voi la regina del divertimento in persona!”

Didina pensava a uno scherzo, un ennesimo scherzo che Jerry voleva giocarle. Lei era la donna che non avrebbe ceduto ad alcun ricatto e non si sarebbe curata solo perché un ragazzotto pieno di fiducia nelle proprie idee l’avrebbe obbligata.

Jerry se n’era andato mentre l’avvocato continuava con la lettura di una decina di carte dal carattere fitto e perentorio.

Sarebbe dovuta partire anche lei ma era troppo vecchia e fragile, per affrontare il mondo e i suoi sogni troppo giovani per stare in piedi da soli. Sarebbe rimasta lì ad aspettare che Jerry ritornasse o che Joe le avesse mostrato quanto fosse bello anche da fantasma.

Nicolini si scusò per troppe volte e si offrì non solo di aiutarla ma anche di ospitarla se ce ne fosse stato bisogno.

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre "Andiamo", e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.

La voce di Didina sembrava uscire da una tomba che aveva ripudiato il sole troppo a lungo.

“Mi scusi?”, chiese Nicolini che tentava di capire le sue parole.

“E’ Baudelaire, amico mio, il famoso poeta!”

Nicolini si tolse il cappello in segno di cortesia e si diresse verso la porta senza commentare la poetica della donna.

“Lo so che mi prenderà per svitata ma certi amici hanno fatto lo sbaglio di farmi sentire una persona importante e oggi non riesco più a togliermi di dosso questa certezza.”

“Io credo che Joe Hope sapesse il fatto suo e credo che lei sia la donna più simpatica e in gamba che abbia mai incontrato.”

Allora Didina dimenticò del dolore per la partenza di Jerry e fece un sorriso come una balconata di gerani rossi in un giorno soleggiato di maggio. La vita stava diventando una lunga separazione dalle persone che aveva amato di più e si domandava cosa le sarebbe rimasto ancora da vivere del futuro perché tutte le cose belle sembravano avere un biglietto di partenza e mai uno di ritorno.

Un giorno partirò anch’io, parlava con la porta chiusa, dove era rimasta osservare Nicolini dallo spioncino, e di me nemmeno la polvere sulla fotografia si ricorderà.

Didina non aveva un vero e proprio lato pessimistico ma un’impronta, romantico decadente che la chiudeva in una sorta di nuvola scura da cui ne usciva come le vedove dopo una lunga astinenza da sorrisi, debilitata e predisposta alla commiserazione.

Furono davvero lunghi quei giorni intensi di pioggia che le ricordavano com’era difficile riempire la solitudine con un ricordo.

Certe volte, presa da un’agonia da separazione, girava per la casa nuda e spettinata con un vecchio calzino di Joe e chiama Jerry come se la birra sul tavolo si scaldasse o peggio, come se tutti fingessero che lei non esisteva più.

Il suo corpo era un ramo di grano secco che aveva smesso d’imbiondire al solo tocco del sole.

Le sue palpebre sopportavano le generose rughe soltanto se ci buttava sopra uno strato generoso di ombretto, colore malva, tanto per addomesticare la vecchiaia, diceva lei leggiadra come una bambina che scopriva il trucco di nascondere la bruttezza, per la prima volta.

Non aveva chiamato Jerry, né aveva provato con i soliti messaggini sul cellulare come una fidanzata isterica e gelosa.

Aspettava che lui ritornasse per farla ridere, per comporre la musica di Joe, per farla guarire dai fantasmi della morte, per farla vivere quello splendore chiamato amicizia e che intuiva, non sarebbe più tornato.

Non si sarebbe mai data per vinta, non avrebbe ceduto al pensiero che Jerry l’avrebbe abbandonata come Joe. Chiusa nel suo talismano di piume di struzzo, Didina ascoltava il proprio cuore come un astrologo, il palpitare delle stelle. Non poteva più competere con gli anni e la carne cadente ma sapeva che nessuno le avrebbe impedito di barare per qualche tempo usando piccoli e innocenti trucchi.

Nella sua testa il tavolo aveva le sembianze umane e le sedie erano gli amici scomparsi da quella casa cercata solo dagli avvocati e dai fantasmi.

Jerry aveva camminato fino alla stazione ferroviaria e da lì prese il primo treno per Milano. La pioggia lo accompagnò ovunque e non smise nemmeno quando salito sull’aereo, trovò la forza di mettere in forse la sua frettolosa fuga.

Non gli venivano in mente poeti o rime capaci di risollevarlo, nemmeno testi di canzoni che gli sorreggessero il morale. Gli venne in mente un pensiero di Peter MacWilliams: Amare è un rischio. E se non funzionasse? Oh, ma cosa accade se invece … funziona?

        Quella sua partenza fu dolorosa come l’amputazione di un arto; privarsi della compagnia di Didina era come camminare su un sentiero buio senza nemmeno la compagnia del vento. La solitudine interiore non era più una perla nascosta nel muscolo della musica ma una spina confitta da qualche parte nella mente che a intermittenza faceva sentire le sue fitte. Mille mili oni di domande e dubbi affiggevano l’animo dell’uomo. Didina non era mai rimasta da sola. Lei aveva sempre cercato la compagnia degli esseri umani e molte volte solo per la loro approvazione.

Jerry tornava negli Stati Uniti come un superstite e non come un vincitore. Non sentiva sventolare nessuna bandiera in se stesso, e i suoi ultimi o unici principi di vita erano una valigia troppo leggera con cui affrontare tempi, sicuramente oscuri.

Jerry ritornava a casa, anche se era come un estraneo che tornava in un posto dove non possedeva nemmeno una casa, un amico, uno stile di vita. Per fortuna Joe gli aveva lasciato le chiavi della CASA DEL BLUES, almeno avrebbe trovato un piccolo tetto sopra la testa.

Jerry aveva rinunciato a se stesso per troppi anni. Per troppi anni aveva aspettato che l’inno della musa gli entrasse nel sangue e nel capo ma non successe mai.

I suoi studi si erano fermati e la sua musica zoppicava come un animale ferito che aspettava il colpo di grazia da un cacciatore più in coma di lui. I suoi anni erano stati gli anni di Joe e la sua vita era appartenuta a Joe perché Joe era un tiranno, un sovrano assolutista che voleva per se tutto l’amore possibile e concepibile, ma era questa dedizione assoluta che gli offrivano le persone che lo rendevano altruista e generoso fino al midollo. Joe Hope non aveva vie di mezzo e questo era l’unico insegnamento che non veniva da una bocca traboccante di gin.

Tutti i suoi pensieri erano una lunga scia di fumo che si perdeva stordito verso l’orizzonte. Ignorava qualunque cosa della realtà e in quel momento la realtà divenne una genitrice crudele, un essere asfissiante e indagatore.

Tenne

 

Era a casa da un mese. Monroe non era per nulla cambiata e nemmeno il fiume. La cittadina sonnecchiava con un virtuosismo metafisico mentre la gente che si conosceva da generazioni si sfiorava con un saluto di sguardi, mentre andava al lavoro. I bar aprivano alle sette e la birra era già sul tavolo alle sette e mezzo quando i soliti e i vecchi si presentavano per il primo giro. Si parlava della pioggia e del raccolto, dei posti in fabbrica che calavano come la borsa e dei rimedi della nonna per gli acciacchi della stagione.

Le loro facce non erano i manifesti della speranza ma solo di combattenti che tenevano testa alle avversità sfogando i propri pensieri con un amico.

Monroe parlava senza parole e lasciava tutte le espressioni al fiume che specchiava le nuvole d’inverno e il sole d’estate. L’umore delle stagioni era contagioso e questa contaminazione sentimentale la gente se la portava addosso come una pelle la cui muta contava sei mesi.

Essere uno del posto, aveva la sua valenza almeno nelle piccole cose della vita di ogni giorno perché la vera guerra era il sopravvivere al giorno che ogni tanto portava la fame o il licenziamento o peggio  ancora la morte.

Essere una comunità

 Aveva girato tutti i bar per rimediare qualche serata e d’insegnamento non se ne parlava. Abitava nella vecchia roulotte di Joe e l’unica cosa positiva era la vista impagabile del fiume. Jerry aveva perso la cognizione del tempo e dei vecchi amici aveva ritrovato solo Bell Cop, il vecchio poliziotto che suonava la tromba meglio di un divino della musica. Si faceva del buon blues in riva  al fiume e le serate rendevano qualche spiccio con cui comprarsi una birra o la benzina.

La prima lettera di Didina arrivò quasi inaspettata e già s’immaginavo le sue parole, solo guardando la busta; qualcosa del tipo, Caro Jerry, ti prego perdonarmi per averti lasciato andare via ecc, ecc.

Tre secondi dopo la busta era stata strappata e la lettera aperta.

Ciao scemo,

Come faccio a dirti che ti sei perso la parte migliore della cosa, giacché sei fuggito come una femmina con la gonna sporca di mestruo. Che dirti se non imbecille? Ma forse denigrarti sarebbe un grande complimento perché in fondo l’odio è a sua volta un sentimento, un grande sentimento. Adesso t’informo che l’eredità c’è stata e questa me la sono beccata tutta io. Non ho voglia di dirti a quanto consisteva perché non lo meriti. In nome della nostra vecchia amicizia però, ti porto a conoscenza che abbiamo una figliastra, una ragazzina di sedici anni che Joe ci ha tenuto nascosta nel borgo si Santa Caterina, ti ricordi la bella corista che poi non era una corista ma una cameriera, insomma la ragazza a cui entrambi davate la caccia? Sì, quella che ha urlato tra le tue braccia un paio di volte e tu ne rimanesti sconvolto? Ebbene è nata una creaturina qualche, annetto fa e uno di voi dovrebbe essere il padre. La madre della bambina era malata da qualche tempo ma ha considerato che era una buona cosa rivelare al mondo chi fosse il padre. Joe da buon gentiluomo si è assunto le sue responsabilità ma non ti ho mai immaginato uno sciacallo, quindi vedi di darti una smossa e richiamami, accetterò le tue scuse volentieri. Ti mando la ragazza, a quanto pare vuole diventare una scrittrice e quale mentore migliore di te?

Con amore e una buona dose di vino rosso nel sangue,

tua sempre amica

Didina.

P.S. Quando sarò un pochino più ubriaca, prenderò un dannato biglietto e sposterò il mio culo negli States … fino ad allora prenditi cura della ragazza e di te stesso.

Questa eredità improvvisa e l’atteggiamento di Didi avevano trovato Jerry completamente impreparato. Nonostante gli sforzi per disintossicarsi dalla vita disgregata che aveva avuto in quelli anni con Joe, Jerry si sentiva come un tossico che aspettava la dose. Forse non sarebbe dovuto scappare in quel modo, forse avrebbe dovuto combattere per recuperare ogni ricordo di loro tre che festeggiavano il Natale o qualche finto compleanno pur di aprire una buona bottiglia.

Gli dispiaceva per Didina che doveva improvvisarsi madre a sessant’anni o forse settanta, poco importava, ma la sua vita era come sempre il principio di un fallimento.

Recuperare gli anni passati a fissare le ventole del lampadario che giravano lentamente in quel momento, restava l’impresa ancora più impossibili che raggiungere Luna a piedi.

Jerry sognava qualcosa che nemmeno lui sapeva, qualcosa che lo avrebbe elevato spiritualmente, qualcosa che lo avrebbe reso unico nell’Olimpo dei grandi e non erano i soldi perché i soldi sporcavano e basta il talento delle persone ma il lavoro, l’opera sarebbero state il gioiello inimitabile. Sicuramente sepolto a Monroe e in una baracca dove la luce era ancora a batterie, l’opera non sarebbe mai nata.

Ventiquattro ore in una giornata diventano interminabili quando il cesso era parcheggiato a sessanta piedi e portava il nome della taverna di Ross.

La cosa impagabile era il rifornimento di birre e il panorama.

Potevi restare per ore seduto sulla riva verde del fiume, a pescare guardando l’orizzonte e fissando tutte le smorfie del cielo.

La pesca snelliva l’obesità dei pensieri corrotti dal pessimismo, gli stessi che Joe aveva da sempre combattuto.

Per guarire dall’assenza di un amico non c’erano medicine migliori della natura che era capace ad accogliere anche l’umore più nero. Le nuvole che si rincorrevano sul velo azzurro e un buon libro medicavano lo spirito di Jerry come la mano calde di una madre premurosa.

L’Italia era molto lontana e la sua memoria plasmava con le mani della mente l’argilla di ogni ricordo; il frutto di quel logorio interiore doveva in qualche maniera spronare la mano a comporre, a dettare le prime note dell’immortalità.

Il ritorno in patria non fu la scelta più felice sebbene fosse stata la migliore, date le condizioni economiche gravose in cui sarebbero dovuti sopravvivere lui e Didina. Didina se la sarebbe cavata, con la piccola pensioncina e con i pochi soldi che Joe le aveva lasciato prima di morire.

Le nottate nei bar e le lezioni di musica erano occasioni rare che non bastavano, per risollevare l’umore dell’uomo.

Per qualche periodo evitò di proposito il locale di Kline, dove Joe sapeva di avere per sempre un amico ma lui non era Joe e Kline non era suo amico.

Quando la fame si spinse fin dentro i suoi incubi allora, quella fu la giornata giusta per affrontare i propri fantasmi.

Dopo aver chiuso la Casa del Blues e messo nella tracolla il computer e presa la chitarra, Jerry uscì sotto la pioggia puntando verso il centro di Monroe, voleva arrivare al locale di Kline per trovarsi qualunque occupazione purché onesta. Il suo cellulare aveva la ricarica solo di un paio di dollari e non erano nemmeno abbastanza da mandare un messaggio a Didi.

Si era promesso di chiamarla con la prima paga, magari rinunciando a un pranzo o alla cena, poco importava quale dei pasti tanto non ne faceva uno decente oramai da settimane.

“Ragazzo, sono davvero contento che tu e Joe siate stati ottimi amici ma vedi, i miei affari non girano a sei cifre e resto solo un modesto barista che ha avuto la fortuna di allenarsi col migliore. Ma le mie dita e la mia voce oggi servono solo a servire birra e qualche consiglio gratuito, non ho il posto per un musicista e nemmeno i soldi per assumerne uno fisso.

“Qualunque lavoro Kline.”

Gli occhi di Jerry erano talmente sinceri che convinsero l’uomo.

“Sguattero. Ti assumo come sguattero, i cessi devono essere sempre lucidi e il vomito dietro le porte deve sparire. Qualche sera, verrai qua ad aiutare me e Messi a servire ai tavoli. Quella chitarra, dovrai lasciarla per un po’ nella custodia. L’unica musica è dello Jukebox ma potrai strimpellare qualcosa la Domenica sera, dopo le undici la gente si dissolve, non è più come una volta quando facevamo mattina bevendo e cantando, adesso ci sono sempre meno soldi e sempre meno voglia di spenderli. Forse dopo le dieci verrà loro la voglia di restare. Ma se ti pesa fare il lavoro dei disperati potrei capirti.”

“Sempre meglio di niente. E la paga?”

“Avrai birra e pasti gratis e duecento dollari a settimana, escluse le mance.”

Jerry annuì e senza farsi dire altro, lasciò computer e chitarra sul tavolo e si diresse verso i bagni.

“Ehi? Dove stai andando?”

“A guadagnarmi il pranzo!”

  

L’Italia di Didina e del defunto Joe, era lontana. Erano tutti e due un pianeta nascosto dentro una profonda e inafferrabile galassia. Solo una musica nella sua testa lo rendeva immune allo squallore da cui doveva ricominciare. La musica e la speranza di rivedere Didina quando ce l’avrebbe fatta.

 

Se impari a sognare
sicuramente impari a vedere

 

Il bluesman e la scrittrice

“Allora cosa vorresti fare da grande?”

Lemmon stava lì per terra, a guardare la pioggia consumarsi sul vetro della finestra e tutto, dal lato opposto della stanza. Ogni tanto fissava le dita dei piedi e quello smalto rosso scuro che non le piaceva più, forse perché aveva il colore del sangue e il suo tono le ricordava la morte. La gonna larga la faceva sembrare un fagotto, solo le caviglie ossute e la pelle rosea, gridavano la sua giovinezza. Lei pensava ma i suoi pensieri erano informi e la sigaretta si era consumata tra le dita, segno che era la mente era volata altrove, in un oltre dove la felicità non era la solita balla che la mamma ti raccontava prima di addormentarti. A volte sentiva di guardare fuori come da dietro una griglia o una rete come quella dei prigionieri nei campi di concentramento. I suoi occhi si spostarono dallo smalto dei piedi alla piccola ragnatela sotto l’angolo destro della finestra. Come un ragno … pensava, la gente ragiona come il ragno, ognuno tesse la propria trappola, dove ci si aspetta cada la preda o qualcosa che rafforzi la nostra convinzione di essere una specie degna di sopravvivenza.

“Allora?”

“Cosa?”

“Cosa vorresti fare da grande?”, chiedeva lui cercando di nascondere l’impreparazione, non si vedeva come un bravo genitore e a dirla tutta non aveva mai pensato di avere figli forse perché era troppo giovane o perché non era uno capace di insegnare qualcosa a un altro essere che lui stesso aveva generato.

Sul tavolo dove lavorava Jerry aveva davanti a se tutti i vecchi dischi di Joe in vinile e qualche cd senza copertina.

Lemmon era troppo scazzata per i discorsi impegnativi e tanto meno per quelli che riguardavano suo padre.

“Penso che farò la scrittrice.”

Sulla parete dove teneva appoggiata la schiena, riposava anche la sua chitarra un po’ scheggiata, apparentemente vissuta ma che avevo l’impressione vibrasse vicino al corpo di quella ragazza completamente sconosciuta.

A guardarla bene sembrava più un uccellino caduto dal nido che credeva di imparare a volare da sola.

“Non hai la stoffa della scrittrice e questo viene dal fatto che non hai finito la scuola e al massimo conoscerai due parole senza i sinonimi.”

“Ah, ti da fastidio la competizione o che un altro venga a segnare il territorio sotto il tuo naso?”

“Semplicemente ti ascolto quando suoni la chitarra e il talento che esprimi con questo strumento non lo vedo sui fogli.”

“Che ne sai tu dei miei lavori? Beh, nemmeno tu sei un grande musicista, anche se ti ostini a comporre cose che nemmeno un principiante prenderebbe in considerazione. Forse dovresti provare la strada dello scrittore, le cazzate che ti escono dalla testa incluse di sinonimi non s’imparano sui banchi di scuola.”

Jerry si accese una sigaretta cercando di trovare gli occhi di Lemmon nascosti dietro i capelli scompigliati.

“Pettinati!”, le disse.

“Vai a farti fottere!”, gli rispose, sempre guardandosi la punta delle dita dei piedi.

Odio sto smalto chissà perché l’ho messo, si disse sottovoce lasciando poi posto a una grossa imprecazione.

“Sono etero.”, le disse.

“Sei solo un disperato che nemmeno una scopa si scoperebbe.”

“Sei una vipera.”

“Non ti dico porco perché manchi di fantasia in tutti i campi.”

“Guarda carina che io piaccio alle donne e quando avrai fatto asciugare i due brufoli sul mento, mi dirai con quale ragazzo penserestii di uscire uno di questi giorni perché io non vedo la fila  davanti alla porta?”

“Me, me, glio te, te,nerla chiusa tra le gambe che pro,porla a uno che lo, lontanamente ti,ti somiglia.”

“Allora forse non sei nemmeno vergine? Bene. Brava.”

“La … la … la mia vita sono cazzi miei, fa … faresti meglio a guardare a … alla tua che sta scivolando rapidamente nel baratro del fallimento. I, i miei brufoli sono meglio delle tue canzoni.”

“E’ tutto uno studio il mio, non mi lancio mica sulle cose come fai tu.”

“Sì? E come fai a sapere tu come faccio io le cose non sai manco chi sono e credo che tu non sappia molto nemmeno di te stesso. Io sono giovane e se fallisco, posso permettermi di dire che è colpa dell’età, tu no! Guardati cazzo, puoi solo rovinarti la vita come Joe, nella speranza di scrivere un unico disco, il suo poi, che se non sfonda nel mondo musicale beh, sai bene com’è nel mondo discografico, se arrivano a pensare che porti sfiga nessuno ti bussa più alla porta nemmeno per un saluto.”

“Guardati allo specchio ragazzina, il tuo futuro è una sottile matassa cui nessuno baderà quando sarà piena di nodi. Un uomo vuole una ragazza speciale e non una che nella cui bocca beccano i corvi.”

“Se, sei uno stronzo.”

“E tu un corvo balbuziente.”

“Come lo sai?”

“Didina mi aveva scritto di non farti arrabbiare perché avresti finito col balbettare e col arrabbiarti ancora di più.”

“I,  in, s,somma, s, s , ono cresciuta in mezzo a, agli s, st, stronzi.”

“Più o meno. Vuoi un caffè?”

“No. Una bi, birra grazie.”

“Ma non hai ancora diciotto anni.”

“Li compio settimana prossima, vuoi aspettare l’evento?”

“Hai tutto il carattere di merda di Joe.”

“Ma io almeno ho un carattere. Tu di chi sei figlio?”

Jerry tornò con le due birre e porse una bottiglia a Lemmon, il suo volto era scuro come se fosse stato dipinto col carbone.

“Io sono come dire un figlio adottivo.”

“Il povero Joe ti ha insegnato la vita? Ecco il perché del tuo insuccesso, due sfigati e una capanna.”

“Non parlare così di tuo padre. Era il miglior bluesman del pianeta.”

“L’unica cosa in cui era il migliore era nella fretta di scolarsi un bicchiere di gin e nel farsi le cameriere. La sua musica era una puttanata come tutta quella finta aura da musicista.”

“Era l’uomo più romantico e innamorato della musica che avessi mai conosciuto.”

“Tu sei solo il risultato di quella cosa che si chiama illusione collettiva. Didina, tu, due malati e dipendenti dalla droga chiamata Joe Hope. Voi, due impotenti che vi trascinavate sulle sue orme nella speranza che fosse diventato qualcuno, un qualcuno che vi sollevasse dalla miseria in cambio del fatto che gli siete sempre stati vicini. Che cosa hai fatto in questi ultimi diciotto anni, scopato con la forchetta sul tavolo nella speranza ti venisse l’idea per un pezzo che Joe avrebbe potuto suonare? Sei ridicolo, un ubriacone pezzente che non ha ereditato da Joe nemmeno una lacrima e adesso se la prende con la figlia per recuperare l’autostima persa. Sai Jerry, ho sempre creduto che quelli come te fossero solo degli innocenti bastardi che si appiccicano alle sottane di qualcuno per tirarsi un pochino su ma mi sbagliavo, voi siete come gli sciacalli dietro una grassa preda. Mi,mi fa schifo vivere in tua p, pr,esenza ma co,come vedi ho i,i,im,parato a essere,f,fo,for,te.”

“Ehi! Guardate, guardate, la piccola balbuziente ha tirato fuori la verità! Grazie per aver bevuto con lo sciacallo, adesso vado al lavoro ci si vede o meglio, spero di vederti solo nelle pause tra le albe i tramonti o mai. A proposito, se hai intenzione di darla, ti consiglio di contare prima i soldi nel portafogli dello sfortunato, chissà mai ne trovi uno giusto che ti porti via e in un posto migliore.”

“Contaci!”

“Va bene.”

“Bastardo!”

“Grazie.”

“Fan culo.”

“Importante non stare con te, non sei il mio tipo.”

Una bottiglietta volò contro il tavolo e si ruppe in mille cocci, Lemmon era uscita a piedi nudi sul patio ancora bagnato dalla pioggia che cadeva di traverso e a Jerry parve strano sentire quel dolore nel petto, un dolore che gli offuscava la mente. Vivere con una donna che non era Didina e con cui non avrebbe fatto del sesso aveva ancora meno senso che cercare di capire il carattere della figlia di Joe. Già sarebbe stato a suo tempo, impossibile comprendere le azioni o i pensieri di Joe Hope ma tentare di comprendere la figlia sarebbe stato da pazzi furiosi.

       Passarono tre giorni di assoluto silenzio tra i due. Lemmon aveva trovato un lavoretto nel panificio di Horn ma fare la commessa la disgustava ancora più che abitare nella stessa casa con Jerry.

I soldi guadagnati non erano tanti ma supplivano alle esigenze primarie, dentifricio, scarpe, un paio di jeans, spazzola, assorbenti e qualche scatola di biscotti.

Le birre non essendo in cima alla lista sarebbero arrivate col secondo stipendio. Per sfogare la sua rabbia su Jerry, Lemmon aveva trovato una vecchia band dietro i bar lungo il fiume che suonava un paio di volte la settimana, soprattutto nei weekend, dove suonava con la sua chitarra.

Nelle prime serate non ebbe il permesso di cantare ma una notte, Billy il batterista e capo band le chiese di cantare qualcosa perché lui aveva la voce rauca e lei scelse di cantare l’Illusionista, l’ultimo pezzo che suo padre cantò prima di morire.

La sala sembrava ipnotizzata da quella ragazza con i capelli arruffati e con la voce grossa da mettere i brividi. La canzone diceva tutto della sua vita e la gente seguiva le parole, chiudendo ogni tanto gli occhi come se quelle parole parlassero della loro anima. Rio, Rio, corri lungo il deserto e la mia anima t’aspetta assetata, malata, stanca. Posso darti se vuoi altre colpe ma non quella di non avermi ascoltato. Rio, sono solo un prestigiatore, vendo l’anima ai diavoli per pochi spicci e voglio solo quel dono d’amore che non mi spezzi il cuore un’altra volta. Rio non si piange la propria sfortuna, magia è magia ovunque e in questo deserto di città senza ombre tu sola ed io a ingannare la morte.

“Tu sei la figlia di Joe!”, esclamò uno nella sala che se ne intendeva di blues.

“Riconosco il pezzo, ragazza, e credo che tu lo canti meglio di lui, pace all’anima sua.”

Chi aveva conosciuto Joe sapeva che la dote della giovane era più unica che rara e la voce in meno di un’ora si sparse e tutti gli amici di Joe vennero a sentirla, tanto che lei dovette cantare lo stesso pezzo per una dozzina di volte. Alle tre del mattino solo gli ubriachi col capo appoggiato sul tavolo, ascoltavano le note della chitarra di Lemmon; gli ubriachi e Jerry che aveva finito l’ultima sigaretta cercando di capire quanto Joe ci fosse in tutta Lemmon.

      Parecchie persone quella sera, supplicarono Billy di farla cantare nuovamente la sera successiva e Billy quell’occasione non voleva farsela scappare, la ragazza aveva la musica nel sangue e quella sua voce calda quasi mascolina faceva venire i brividi. Baby Blues pensò di chiamare la nuova piccola star, certo che questo sarebbe stato un vero richiamo per la gente del posto.

Lemmon viveva il suo attimo di gioia come se non avesse una vera forma il pensiero di contentezza e cercava di concepire la soddisfazione come un frutto del sacrificio e non di un talento naturale ma appena entrò in casa e si sedette sulla sedia della cucina, al buio, lei si rese conto che la sua felicità non era completa. La guerra con Jerry non aveva senso ma Jerry l’aveva umiliata come nessuno mai nella sua vita. Non fu facile fare in modo di non incontrarlo, così chiese una sottopaga al signor Milles, il fornaio, per avere un lavoro sicuro mentre il pomeriggio andava a comporre al fiume con la chitarra in spalla e due mele nello zaino.

La cosa pare funzionare, Jerry era quasi sparito dalla sua vita sebbene ogni tanto di notte sentiva che lui le apriva la porta per vedere se stata dormendo.

Una mattina stava uscendo in punta dei piedi per andare al lavoro quando Jerry sbucò dalla cucina con una tazza di caffè in mano.

“Aspetta, c’è del caffè.”

“No, grazie. Rischio di fare tardi.”

Ma Jerry le prese la mano e la baciò.

“Che fai ci provi?”

“Era solo un baciamano non una palpata di sedere.”

“Era soltanto un baciamano.”, lo canzonò lei disgustata.

“Va bene, sono il più grande e ti perdono per tutte le cattiverie che mi hai detto. Facciamo pace Lemmon è una convivenza impossibile continuare così.”

Lemmon lo guadò e capì che stava soffrendo davvero.

“Va bene ma voglio che mi prometti una cosa.”

“Se posso.”

“Appena ti metti in sesto te ne vai.”

L’uomo strinse la mascella e appoggiò con delicatezza la tazza ancora piena e fumante, sul tavolo.

“Se io vado via, vorrà dire che tu sarai in grado di badare a te stessa.”

“Tra poco sarò maggiorenne e non avrò più bisogno della tua tutela.”

“Già. Un bell’affare, no?”

Lui si mise le mani nelle tasche dei jeans per cercare di assumere una postura più sicura ma dentro tremava come un ragazzino che stava per beccarsi la sua sgridata.

Lemmon gli sorrise come se qualcuno stesse scannando per lei, il nemico.

“Sai Jerry, Didina mi aveva detto che eri un osso duro ma non che eri anche vigliacco. Scappa se vuoi, vai dalla tua infermierina o da chi ti tiene al calduccio, io sinceramente ne ho abbastanza di uomini che si fingono bambini per non avere la scusa di crescere.”

“Sei la solita. Dove hai il cervello Adelaide?”, e come un fulmine lui afferrò la giacca per uscire.

“Cresci Jerry, cresci.”

Lemmon assaggiava per l’ennesima volta il gusto salato delle lacrime e ricordò come odiava piangere e il salato.

Oramai era in ritardo spaventoso e prima di correre voleva guardare i fogli che Jerry fingeva di riempire da anni.

Sulla sua scrivania c’era stata l’invasione delle briciole e ovunque primeggiava il segno lasciato dal fondo bagnato del bicchiere di birra.

Odiava persino quando la chiamava per nome perché lo faceva solo quando era arrabbiato o ubriaco. Adelaide? Che nome assurdo, si era sempre staccata da quell’ossessione ereditata da una nonna che non aveva mai conosciuto.

Ma sua nonna non poteva avere un nome meno da vecchia?  Comunque era stanca di lui, stanca di Jerry e stanca di lottare, come se suo padre le avesse lasciato oltre che la miseria in eredità anche quell’uomo sfortunato, ma a cui lui aveva voluto bene come a un figlio.

Tra le pagine sparpagliate c’era un blocco di fogli legato con un elastico. Sul primo foglio, un titolo sparava agli occhi, la Casa del Blues. Lesse qualcosa come le prime pagine e notai la descrizione dei migliori anni di Joe, la sua musica e tutti quei amici che non l’avevano abbandonato.

Jerry nascondeva molto bene i suoi ideali e forse non era l’idiota che lei aveva sempre considerato che fosse.

Scriveva maledettamente bene, sicuramente meglio della musica, sicuramente meglio di come lei sarebbe mai riuscita a scrivere.

Jerry aveva ragione di una cosa, la scrittura di Lemmon non superava il talento per la musica perché la musica, era l’unica cosa che si era sempre mescolata per bene al sangue.

Forse era la musica, il vero problema tra loro due. Forse lui avrebbe voluto essere di più e forse per questo motivo Joe lo teneva con sé, per insegnarli a sentire la musica con l’anima ma certi doni arrivano dal cielo e nessuno può regalarteli.

             La vita quotidiana era diventata una sorta di guerra silenziosa, fredda. Jerry fingeva di non vederla e lei di non interessarsi a quello che gli accadeva. 

Di tanto in tanto, Lemmon gli lasciava un messaggio scritto sulla scrivania del tipo, sono andata al bar non aspettarmi sveglio e soprattutto organizzati per andar via.

Stesso messaggio e stesso mutismo per circa una decina di giorni, periodo in cui Jerry la seguiva come un’ombra, temendo lei non sapesse come difendersi da tutti gli ubriaconi che si stringevano intorno alla band dopo una certa ora.

Jerry aveva perso le serate e gli restava solo il lavoro da Kline che aveva capito la sua non facile storia e per di più la convivenza con la figlia di Joe.

Laureen era una buona amica, anche se lo disturbava questa sua fretta nel farlo venire a vivere con lei. Le serate d’amore divennero dei rari e brevi incontri, dove si parlava solo di Lemmon e della sua musica, di quanto fosse capace a ispirare nonostante le lacune culturali profonde; Lemmon monopolizzava tutti i loro discorsi, cosa che ingelosiva la giovane infermiera che lui tentava di tranquillizzare facendole capire che se parlava spesso di quella ragazza, parlava solo una bambina orfana di genitori e non una fidanzata.

Per un po’ queste bugie funzionarono, solo per un po’ perché nessuna donna si sarebbe sentita in competizione quando l’avversaria aveva appena diciassette anni e poi perché Jerry era il tipo di uomo che prima di esternare la sua passione avrebbe chiesto il permesso. Sì, Laureen si fidava ciecamente di lui, o almeno era quello che si ripeteva quando lui ritornava a casa, sempre come il solo a combattere la guerra di Joe. La mente di Jerry non era mai stata così piena di domande e d’incertezze. Nemmeno l’affetto di una bella donna riusciva a riportarlo in vita, o a spingerlo a creare qualcosa che aveva iniziato in Italia e che poi aveva abbandonato per mancanza di un’ispirazione divina.

Laureen capiva che non poteva possederlo del tutto ma non mollava e sperava di poter vincere definitivamente le sue difese. Sperava di vederlo insegnare in qualche scuola secondaria, curato dal male del blues che si trascinava nello stomaco come un macigno che nessun’altro aveva voluto ereditare.

 

Non si possono recitare le note di una canzone
ma si può descrivere l’emozione di questa
stando con gli occhi chiusi
e ascoltando il battito del proprio cuore.
Regala al mondo il silenzio e la musica saprà riempirlo.

 

 Per amore, solo per amore.

Furono giorni davvero difficili. Lemmon aveva una grave infezione alle mani, verruche grandi e dolorose le proibivamo di toccare la chitarra. Si era rovinata mettendo a lucido la baracca e ridipingendo i vecchi mobili che ancora riuscivano a stare in piedi senza l’aiuto dei tarli. Molte erano per lo più scottature che si era procurata coi solventi altre invece semplici vesciche spuntate dopo otto ore di lavoro nel campo dove aveva cercato di eliminare l’erbaccia alta quanto lei.

Le poche volte che si guardava nello specchio faceva un cenno con la testa come si accettasse con i suoi capelli arruffati e con le sue occhiaie profonde. Dormiva poco o affatto. Di notte apriva il quaderno e lo fissava aspettando che il demone della scrittura la possedesse così come aveva posseduto altre grandi scrittrici.

Durante le esibizioni si presentava con i palmi fasciati fino ai polsi, raccontando la bugia di essersi scottata con una pentola d’acqua bollente.

Il suo repertorio stava diventando ripetitivo e le poche canzoni che ancora ricordava di suo padre, non bastavano per riempire la serata e fare di lei una vera cantante. Billy le aveva suggerito di studiare qualche pezzo dei vecchi bluesman e le scrisse su un pezzo di carta un elenco che a lei sembrò un pezzo di fantascienza di cui decifrare i codici. Lesse l’elenco dei nomi a voce alta come fanno i bambini piccoli quando cercano di memorizzare qualcosa dopo aver faticato a comprendere; Muddy Water, Janis Joplin, BB King, Willie Dixon,John Lee Hooker, Sonny Boy Williamson, Robert Johnson, Muddy Waters, Albert Collins, Little Walter, Buddy Guy e molti altri. Mentre leggeva, si guardava le ferite sulle mani e pensava a tutte quelle ore che si era allenata da sola, nella sua camera, con una chitarra vecchia e scordata.

L’uomo di cui conosceva solo poche canzoni, quello che in definitiva doveva essere suo padre, non le aveva insegnato nulla nemmeno ad amare la musica, la stessa musica che gli aveva divorato la vita e tutti i sogni di libertà che credeva si contaminassero se si fosse legato alla famiglia o ai figli.

Lei voleva scrivere, diventare una grande scrittrice e non lasciarsi marchiare dalle sfumature erotiche delle note calde di una chitarra piangente.

A lei non piaceva piangere, commiserarsi, rifiutava la malinconia e non la capiva nemmeno quando entrava nella vena degli artisti cercando poi di spingerli al suicidio.

La vita di un artista, per Lemmon meritava di più, un amore assoluto e durevole, un sentiero luminoso e ottimistico ma capì che il sentiero, dove stava camminando aveva già le impronte di suo padre Joe Hope e inevitabilmente se voleva sopravvivere, doveva ripercorrerle magari usando meno emozioni e più testa.

Lemmon non era preparata ad affrontare la vita e nemmeno sua madre fu capace a insegnarle come sognare senza farsi del male. Le mancava la madre che non doveva morire in quel modo banale, lasciandola come una piccola foglia sopra un marciapiedi battuto dalle piogge.

          Jerry era sparito forse per farle capire che il suo destino non era stato scritto e la casa era diventata una scatola di cartone senza ricordi, fredda come un caffè dimenticato sopra il tavolo da un paio di giorni, dove le mosche si bagnavano le zampe cercandone il succo zuccherato.

Nel giorno del suo diciottesimo compleanno il temporale stava fiondando in casa dalle finestre aperte mentre la ragazza stava sulla sedia a guardare i chicchi di grandine ammassarsi sul pavimento di legno dove i suoi piedi battevano il ritmo di una canzone che lei stava cantando ma solo in testa.

Poteva chiamarlo, non aveva nessun altro otre a Nicolini e forse dei parenti sconosciuti per la campagna italiana, parenti che non l’avevano accettata e che ora lei non avrebbe nemmeno voluto sentir nominare.

Gli auguri di Nicolini arrivarono con un telegramma, il giorno prima, mentre la cosa sorprendente fu la visita di due amici della vecchia band, desiderosi di conoscerla.

“Sai Adelaide, lui viveva nella Casa del Blues, in mezzo alle canzoni dei grandi che aveva tatuato sulle pareti e che suonava quando portavamo la carrozza lungo il fiume. Noi andavamo tutti a pescare ma la gente si riuniva come se ci fosse stato un vero e proprio concerto. Quell’uomo amava la vita e la vita amava lui.”

“E cosa c’entro io con tutto questo? Forse non sapete che lui non mi ha voluta? Io sono solo la figlia naturale ma bastarda di un vagabondo, Dio, quanto detesto il blues ma se questo mi consentirà di scrivere, di fare quello che mi piace, allora canterò o suonerò la dannata chitarra. Devo dire che qualcosa di buono, quel vecchio bastardo me l’ha regalata, una cosa che non devo imparare da nessuno e cioè giocare con sei stupide corde. Sì, io suono ma non come lui, quindi non venitemi a dire che mi volete bene perché io non so nemmeno chi era Joe Hope.”

 

Siamo sempre disposti a cedere il passo all’ira
ma titubanti a stringere la mano del perdono.

 

La Casa del Blues

Aveva smesso di piovere e Jerry, presa la canna da pesca dal camper, corse lungo il sentiero fino alla sponda del fiume. Era così nervoso che avrebbe ribaltato un albero pur di sfogarsi. Il volto febbricitante cercava il vento per lenire il fuoco in cui bruciava per autocombustione emotiva.

Il fresco del pomeriggio cancellava ogni lima di fuoco che si era agitata prima nell’aria e l’erba mandava alle narici odori e profumi dolci. Monroe sonnecchiava raccolta nel caldo delle coperte e la poca gente in giro cercava un qualsiasi bar per buttare giù un altro caffè, giusto per cominciare bene la giornata prima di andare a lavorare.

Non aveva molti ricordi dei suoi genitori, Jerry aveva sempre cercato di accontentare il padre che lo obbligava, a essere competitivo mentre la madre lo soffocava di continue paure.

Ogni volta che si beccava l’influenza, fuggiva in camera sua per nascondersi dalle dozzine di vitamine e medicinale che avrebbero tramortito anche un cavallo.

Jerry detestava quell’eccessiva premura forse perché non aveva il carattere debole che i suoi ostentavano a credere che avesse. Lui era un uomo in mezzo ai suoi simili che cercava di capire perché doveva stare al mondo e cosa gli sarebbe piaciuto fare di più.

Tu farai il medico o se non dovesse piacerti questo mestiere, devi sapere che lo zio Ford ha un posto libero nel suo studio di architettura. Ha detto che se t’impegni dopo la laurea ti farà diventare un grande ingegnere.

Paul Silver era stato un uomo severo, uno che la coscienza la teneva piegata tra i documenti ancora nuovi nel portafogli consunto. Era uno di quegli uomini, che considerava la legalità tra i principi di famiglia, una regola dell’educazione che se trascurata portava al castigo. Bere, fare sesso, fumare o drogarsi non erano attività bandite ma blasfeme. Lui usava spesso dire, che Dio e la legge erano per l’uomo la strada da seguire e non la meta; questa ristretta veduta gli impediva di considerare il perdono come un atto misericordioso e lo sbaglio come un’esperienza propensa a molti insegnamenti.

A dodici anni il padre gli gettò nella spazzatura tutti i libri di Coleridge, Wordsworth, Yeats, Byron, persino i Sonetti di Shakespeare gli sembrarono sovversivi tanto che gli intimò di smettere di cercare la verità nelle parole altrui perché la verità stava solo nel buon vivere di ciascun individuo.

Aveva anche iniziato a scrivere qualcosa di suo, delle canzoni, delle idee buttate giù sugli angoli dei quaderni e sui tovaglioli della mensa.

Jerry sentiva il bisogno di scrivere, di esprimersi e di divinizzare il lato immaginario dell’uomo perché secondo lui era capace di aprire le porte dell’universo e dare tutte le risposte alle domande ancora aperte della civiltà. Vivevano a New Orleans, la patria del blues e dei poeti maledetti, il posto migliore, dove nutrire l’anima di atmosfere impregnate di storia e di natura.

I suoi si erano trasferiti dal Kentucky, da una piccola fattoria che era stata ritirata dalle banche e col nuovo lavoro che il capo famiglia aveva trovato tramite un suo lontano cugino di cui non conosceva nemmeno la faccia, speravano di risollevarsi.

Ma il lavoro bastava appena a pagare l’affitto della casa, un rudere sopra un magazzino di fusti di birra, molto rumoroso e pieno di topi che correvano per tutto il perimetro.

Helen Silver puliva le stanze di uno squallido motel vicino alla Truck River, un bar dove i camionisti si fermavano per assaporare la grigliata di maiale che il vecchio Tucky macellava personalmente perché rendeva la carne più saporita e non il vecchiume sparato a novanta centesimi sotto i dieci verdoni nei supermercati. Usava litri di cloro per lavare i cessi e le sue mani erano diventate carne viva. Per non spaventare suo figlio, usava dei guanti di cotone verde che la facevano sembrare un troll.

“Mamma perché ti metti quei guanti?”

“Sai Jerry, la tua mamma aiuta gli gnomi di Babbo Natale a fabbricare giocattoli e devo stare attenta a non lasciare impronte di grasso o peggio rischiare di sporcarli.”

Ma suo figlio sapeva che le bugie della madre erano i giocattoli che non potevano permettersi o i sogni diventati ancora più irraggiungibili di prima.

I maiali di Tucky, nella buona stagione, si sentivano guizzare a due chilometri dal macello improvvisato nel cortile di Samuel Hurrer, il vicesceriffo. Per Jerry quella città era come una grossa nave dove la musica le faceva da vela.

Aveva capito che il suo cuore era blues appena sentì i sixkilledthenight in un jukebox vecchio come il cucù e con i tasti unti. Ma quell’aspirazione a divenire musicista la teneva nascosta per paura dei suoi genitori che non tolleravano la musica dei negri perché intrisa di vodoo o altre pratiche demoniache che non erano gradite al Signore.

Paul Silver non credeva nei precetti della letteratura che lui considerava un’adescatrice delle giovani menti.

Una mente usata solo per immaginare e per scrivere non era una mente costruttiva, Paul Silver come becchino sapeva fare il suo lavoro ma come buon pastore non riusciva a catturare nemmeno l’attenzione del proprio figlio che sarebbe voluto diventare un poeta o un musicista o meglio ancora uno scrittore.

Jerry riuscì a fuggire solo cercando nel college quella strada meno nera e meno pessimistica che i Silver, nonostante il talento che dimostrava, avevano dipinto per lui.

Morirono giovani in un banalissimo incidente stradale, il carro funebre andò a schiantarsi contro un’autoambulanza, un gatto attraversò la strada ai Silver e Paul fu costretto a spingere l’auto sul senso opposto di marcia.

Morirono troppo giovani perché Jerry riuscisse a comprenderli, a capire il perché dei loro pochi sogni e della forzata tristezza che li animava.

Il suo timore caratteriale era un lato nascosto che lui stesso non ammetteva di avere ma che la madre aveva con forza edificato per renderlo dipendente dalle loro cure.

        In alcun modo Jerry era riuscito a fare la felicità dei suoi. Si era laureato in materie umanistiche seguendo la disciplina della musica e la ricerca del costume letterario in quest’ambito.

Viveva di notte come un fantomatico essere che si nutriva di ballate e ritmi capaci di coinvolgere il cuore e per pagarsi l’affitto, strimpellava con la chitarra sulle strade come uno che non possedeva casa né aveva qualcuno per cui tornare.

 

Mi serve tutta la solitudine
per capire la vita.


Cantando con i fantasmi dell’anima

Il fiume era un degno specchio per l’anima. Jerry lo fissava come se cercasse di leggere la propria vita tra le onde calme che battevano le rive. Avrebbe voluto buttare via tutti i pensieri pesanti e contraddittori, quella incosciente paura di avvicinarsi troppo a un adolescente che sognava ancora il principe azzurro, avrebbe voluto capire cosa lo spingeva verso quel corpo crudo che lo combatteva come se fosse un nemico. La tensione degli ultimi tempi lo aveva logorato.

In quel caso sarebbe bastata qualche piccola parola di Didina, l’unica persona che conosceva in grado di rendere il problema più grande un’innezia. La vita va presa per quello che è e non per l’importanza che vogliamo a tutti i costi darle, gli avrebbe detto lei se solo fosse stata lì con loro a sorvegliargli.

Stava ascoltando il rumore dell’acqua quando gli venne spontanea quella lettera che non si sarebbe mai sognato di mandare ad alcuna donna anche se Lemmon non era una donna qualsiasi.

Sentì il bisogno di comporre una confessione o meglio una dichiarazione che solo il fiume e il cielo avrebbero sentito.

La sua voce ebbe una liberazione sapendosi davanti ad un palcoscenico senza spettatori dove non ci sarebbero stati né plausi né critiche.

Lui se la immaginò quella ragazzina dal carattere selvaggio, se la immaginò quieta come la sponda del fiume blu che lo osservava mentre accettava dei pensieri che non avrebbe mai voluto svelare.

Lasciami parlare ti prego. Forse stando così in silenzio tu non turberesti la quiete dentro la parola già intimorita dall’attimo. Io dovrei farmi perdonare l’intero mio essere e dovrei buttarmi in ginocchio per ogni secondo, ogni minuto e per ogni dannata ora in cui ti ho fatta soffrite. Il mio essere colpevole dovrebbe strisciare nella bugia anche se oggi più che mai sta affermando la verità. Non sono stato più lo stesso da quando mi hai messo di fronte il nostro vivere insieme, a volte forzato a volte agognato a volte un inferno. Ma tutto il nero inferno non era un incubo doloroso quanto l’averti creduto persa perché io mi merito di perderti e mi merito di soffrire per te, tormentarmi con pensieri dubbiosi e con l’idea che mai più saresti potuta essere mia.  Tu hai rubato l’essenza di quello per cui credevo di vivere. Hai appannato la mia meta e l’hai sostituita con la tua figura, quando, non lo so ma in un momento in cui le mie difese erano state distrutte, chissà, da un tuo sorriso.

Io sono un uomo nuovo, un soldato ferito dalla battaglia contro l’amore, un essere che ti ha rinchiuso nel suo cuore come un avaro stipa le candide perle in una scatola di velluto. Ho dato alla ragione tutto il potere sulle mie emozioni ma quello che avevi davanti non ero io ma la controfigura. Se tu potessi aprire gli occhi, quelli dell’anima intendo, vedresti le lacrime che sto versando nel mio capo e vedresti il lago salato ai piedi della montagna di sentimento che è stata lì incrollabile, nonostante le bufere dei giorni in cui ci siamo rincorsi.

Mi sei mancata da sempre. Da sempre ti ho cercata. Io sono stato più volte sbagliato perché non ho lascito che la mia anima ti parlasse, ti confidasse i suoi timori. La donna che sei che sei diventata è così sicura di se e così fragile da confondere qualsiasi uomo e da mettergli in pericolo le idee. Tu sei la mia più grande disperazione e senza l’angoscia giornaliera di perderti credo che morirei.

Non ti prometto che diventerò migliore perché lo sono già, non ti prometto che ti amerò perché non penso che ti amerò mai meno di quanto io sia adesso innamorato, non ti prometto che sarà per sempre perché in qualunque vita tu ti rincarnerai di sicuro, lotterò per averti.

Toglimi il cuore se pensi di lasciarmi; toglimi il cuore e dallo in pasto ai cani, pugnala questo respiro col tuo abbandono ma non farmi sopravvivere al vuoto perché lui più di tutti uccide pur lasciandoti vivo. Gli angeli non temono un povero diavolo innamorato e il tuo Paradiso è troppo buono perché mi rifiuti una seconda occasione.

Sono il vagabondo che non cerca il suo destino e nemmeno una meta dove consumarsi di ricordi ma un posto dove vivere ogni secondo consapevole di appartenergli.

Sono un uomo malato d’immaginazione e tu una silfide che gli ha catturato il cuore. Chiudimi nel porto della tua anima così che la mia vela abbia riparo dalle tempeste e dal vento.

Questa è la lettera che ti avrei scritto, sciocca ragazzina., sussurrò togliendo lo sguardo dal fiume e piantandolo nell’orizzonte.

Poi gli vennero in mente le canzoni di Joe che aveva dedicato alle sue amanti durante i felici tempi passati assieme in Toscana.

Tutti i suoi pensieri erano bloccati davanti a un muro che lui non era capace di buttare giù. Non poteva pretendere l’amicizia di Lemmon, né tanto meno il suo amore. Non era logico innamorarsi di una bambina che non sapeva dove stava andando e per quale motivo. Lui era un uomo solo e senza il becco di un quatrino. E la lenza si mosse. Negli occhi di Jerry una nuvola segnò il suo passaggio. Lui la fissò poi fissò il cielo, la vita non sarebbe stata per sempre piena di nuvole.

 

Sfuggire alla Morte è come vincere al lotto
e quando capisci questo,
vivi ogni altro giorno della tua vita come una festa.

 

Vivo per miracolo

Le rampe di cespugli portavano il sentiero fino alla riva. Il vento accarezzava le creste dei verdi rami mentre il passo di Jerry avanzava pigro. Lo stavano aspettando in tre. I due sulla quarantina erano ciccioni e con le braccia tatuate mentre il terzo un uomo sulla sessantina e senza una mano era vestito in giacca e cravatta come se fosse uscito dagli uffici di Wall Street. I due bisonti piegati sulle ginocchia fingevano di giocare con le mazze da baseball, tirando sassi nell’acqua e contando i salti che facevano durante la loro corsa.

“Ciao ragazzo, so che sei un amico di Joe?”

L’uomo elegante prese dalla tasca interna del suo cappotto scuro un paio di occhialini da vista con le lenti molto spesse e lesse un bigliettino che uno dei due energumeni tirò fuori da una cartelletta di pelle nera appoggiata a terra.

“Settantamila in totale, esclusi gli interessi e le tasse ovviamente. Sai ragazzo, io sono un uomo molto onesto e non mi piace fare credere che un tipo come me, fotte la giustizia solo perché sa come guadagnare i suoi soldi. Comunque Joe mi lasciò questo buco prima di filarsela in Italia, e certi debiti non bisogna dimenticarli.”

Jerry continuava a guardare quella gente come se stesse ascoltando un attore sopra un palcoscenico. La sua canna da pesca era ancora lì nella mano destra mentre uno dei giganti gli si avvicinò per sfilargliela.

“Stavo dicendo te sei un amico di Hope?”

Tra i quattro regnava un silenzio assoluto. In meno di sei secondi un grido di dolore uscì dalla bocca di Jerry che era caduto a terra con la faccia sull’erba che sapeva di salmastro e di piscia di cani. A quel colpo ne seguì un altro, stavolta la mazza da baseball aveva colpito il braccio sinistro e l’uomo a terra urlò di dolore piegandosi le ginocchia contro il petto.

“Sei amico o non sei amico di Joe?”

La mazza del secondo ciccione stava per colpire quando Jerry si decise di rispondere.

“Sì. Joe Hope era amico mio.”

“Bravo, vedi come ce la intendiamo bene tu ed io. Bene, adesso mi dici come hai intenzione di pagarmi il suo debito?”

Jerry sputò dei grumi di sangue poi gli rispose.

“Io non ho soldi, credimi, Joe è morto senza lasciare nulla.”

La mazza colpì le dita della mano sinistra e sicuramente sfracellandole perché la bocca di Jerry era contorta in una smorfia di pena e sul suo viso, le lacrime scendevano copiose. La mano sembrava una poltiglia di ossa che spuntavano dalla pelle e sangue che schizzava sui fili d’erba. Sto per morire, pensava guardando l’azzurro del cielo aperto sopra i suoi occhi come una gigantesca bocca di cui baciare le labbra nuvole. In quegli attimi che durarono meno di una frazione di secondo, attimi in cui i suoi occhi ancora aperti vedevano le ombre dei suoi nemici osservarlo, studiarlo come un pezzo di carne appena macellato, lui pensò a quello che aveva fatto nella sua breve vita e a quello che era rimasto solo un sogno oppure all’amore o alla famiglia che non era stato in grado di crearsi. Che follia aver creduto che la vita sarebbe durata più dell’eternità e la sua scalata al successo sarebbe stata come un volo d’aquila sopra le teste di tutti quelli che gli avevano scommesso contro. Ma ogni piano stava sfumando con la vista, il buio occupò il posto della luce e il silenzio, quello delle voci contrastate solo dal vento.

Era rimasto da solo nel suo capo che obbediva alle leggi della morte, prigioniero nel suo stesso corpo rimasto solo dopo la fuga dei tre.

Un piccolo ragno si arrampicò sopra la mano squarciata e invece di fermarsi davanti a quella meraviglia di ossa scomposte imbrattate di sangue, proseguì il suo cammino lungo il mento poi oltre l’orecchio per ridiscendere nell’erba dove sicuramente avrebbe messo su casa.

Non c’era che il vuoto nella sua testa come se qualcuno avesse tolto lo spinotto e avesse reclamato il suo corpo, ogni tanto, ma era una cosa che andava e veniva velocemente un nome, Lemmon che solo ricordarlo doveva significare qualcosa, qualcosa che non riusciva a ricordare in quel momento.

Jerry non era più l’indistruttibile, non era nemmeno cosciente del ragazzino che lo fissava come una trota morta sulla riva e non era cosciente quando l’ambulanza arrivò a sirene spiegate e due volontari provavano a rianimarlo mentre un terzo gli legava il braccio con un laccio emostatico.

Corri non so se ce la farà, forse gli parve di sentire queste parole ma nuovamente tutto si spense nella sua mente e il tubo catodico dell’anima rifiutava qualsiasi colore che non fosse il nero, una tenebra fredda e piatta come lo specchio dell’Inferno.

Qualcuno lo fissava, si sentiva addosso lo sguardo di questo qualcuno anche se gli occhi erano troppo pesanti per poterne mettere a fuoco la figura.

“Chi, chi sei?”, riuscì a dire prima di addormentarsi profondamente. Nonostante il nulla intorno a se l’unica costante che lo perseguitava era il dolore. Altre voci, entravano e uscivano dalla sua mente, voci di sconosciuti di cui non vedeva nemmeno l’ombra.

“Infermiera Downie, da quanto dorme?”

“Sono già dodici ore. Ce la farà?”

“Dipende da quanta voglia ha di vivere.”

“Si è lamentato parecchio?”

“Se prova dolore, vuol dire che è vivo e che sta lottando, forse ce la farà. Scommetto una birra da Cherie che questo ragazzo sarà in piedi in meno di un mese.”

“Ha così tate ferite sul corpo? E se avesse un’altra emorragia dottor Mitchell?”

“Una cosa alla volta Downie, la morte non è mai stata una mia compagna di viaggio e non ho intenzione di farmela amica, proprio adesso. Questo ragazzo ce la farà!”

Dal suo cellulare recuperarono il numero di telefono di Laureen.

 

Se potessi guardare il mare come un uccello,
non vorrei desiderare altro che un paio d’ali.

 

La prova del dolore

Quando conobbi Jerry, avevo terminato i migliori anni della mia vita e avevo iniziato progressivamente la scivolata verso il nulla. Non m’interessavo più di nulla e nulla in particolare riusciva più a colpirmi. Ganita, la mia adorata e dolce metà, era morta già da un decennio e mi meravigliavo come avevo fatto a sopravviverle per così a lungo e in tutta quella solitudine di cui gustavo un pezzo ogni mattina.

Mi ero educato a non provare più rimorsi, in fondo la vita di ogni individuo deve proseguire indistintamente dall’altro, ma io sapevo che non era così, quando uno di noi muore, si spegne anche un pezzo nell’altro che non solo si scopre spaesato e sconsolato, ma si trova un buco nello stomaco che nessuno potrà mai colmarlo. Avevo abbandonato anche la professione, ero stanco di scervellarmi per pazienti menomati da una quotidianità che si rifiutavano di affrontare. In un certo senso ero diventato grande e questa maturità mi dava la forza di poter dire no a molte cose che prima solo la mia felice convivenza matrimoniale me le faceva sembrare care. Estinta la mia consorte, si era estinto in me il senso del possesso e dell’abitudine. Il caffè che prima prendevo dolce ora lo bevevo amaro e immaginavo la mano di Ganita che mi versava lo zucchero con un sorriso sincero dal quale non potevo più dissetarmi.

Ecco cosa mi mancava di più, i suoi sorrisi, quella malattia chiamata positività che nemmeno uno psichiatra come me riusciva a infondere nei suoi pazienti. Lei era stata la mia medicina in un certo modo, sicuramente se l’avessi portata nello studio, sarebbe stata capace a curare l’intero mondo perché le donne a volte, hanno la capacità sovrannaturale e intuitiva della guarigione emotiva. Ero diventato un orco sulla settantina che assimilava l’umore del tempo senza dare alcuna soddisfazione alle giornate di sole, o di neve o di pioggia.

Avevo calibrato bene la mia muscolatura maxillofacciale che sembrava di pietra e l’obesità dei sentimenti con la quale tutta’umanità girava, era solo una bandiera cui non facevo più giuramento da anni. Noi sfortunatamente non avevamo avuto figli quindi non mi commiseravo per un istinto paterno che mi era sempre mancato. Vivere da sopravvissuti mi aveva in qualche modo disgustato; so che aspettavo la morte ogni sera prima di chiudere gli occhi e quando mi risvegliavo anche a costo di sembrare matto, la chiamavo al buio o camminando scalzo nel corridoio. Perché mi ero ridotto a un vecchio gentiluomo che temeva di rincoglionirsi o peggio diventare un peso per se stesso se non per la società. Prima di diventare un rincoglionito, vecchio, mio, potresti almeno fare qualcosa di costruttivo, questa frase me la ripetevo continuamente come se aspettassi l’idea capace di salvarmi da quell’inerzia a senso unico.

Un giorno, poco tempo fa, mi svegliai e per la prima volta in dieci anni l’angolo del labbro superiore destro abbozzò un sorriso. Passavo certe ore in pronto soccorso a offrire ai pazienti un supporto morale; il direttore sanitario mi appoggiò dopo i suoi troppi inutili inviti a tornare a esercitare. Non ero più una macchina da guerra ma solo uno che sapeva come vincere la paura della gente verso l’avverso mondo ospedaliero. Ganita se fosse stata ancora viva, son certo mi avrebbe sussurrato nell’orecchio che nonostante l’essere burbero ero rimasto ancora un romantico.

Jerry o la maschera di sangue arrivata all’ospedale che lo impersonava aveva una fibra forte, molto forte. Era ancora cosciente mentre lo tastavano, gli infilavano tubi ovunque e gli ispezionavano la parti di carne dove le ossa sporgevano come scogli secchi in attesa di marea.

Lo guardavo tenere duro e lo sentivo un poco me, con quella sua caparbietà che teneva testa alla morte. Molti pezzi di lui erano esposti, traumi e ferite aperte, zone gonfie e emorragiche che esprimevano limitatamente i danni subiti dalla povera anima.

Gli strinsi la mano destra, l’unico pezzo del suo corpo ancora intatto. Forse reagì o forse era solo la mia immaginazione ma sentivo che nonostante l’inferno di dolore che stava attraversando, lui ce l’avrebbe fatta. Tutti noi dobbiamo attraversare un inferno per poter dire, una volta in piedi: Ce l’ho fatta! Uno dei suoi occhi era chiuso e velato da pelle gonfia a dismisura che copriva il margine sopraccigliare fino sotto i seni del naso, ma l’altro mi fissava con un’intensità esasperata e allora capì che io dovevo aiutarlo a uscire dal tunnel.

Era la prima volta che un altro essere umano mi chiedeva come mi chiamavo, a nessuno importava più chi fossi o perché facevo ombra ai fantasmi che si susseguivano in quell’ospedale.

Il ragazzo rimase in rianimazione per quasi tre mesi, coma farmacologico c’era scritto sulla sua cartella appesa ai piedi di un letto che sembrava un nido di grovigli di tubi e macchine con spie lampeggianti. 

Ogni tanto passavo a guardarlo e mi ero reso conto che due donne seguivano il suo percorso, una delle due era molto giovane e passava le notti a cantargli nell’orecchio vecchie storie blues della Louisiana e il timbro caldo e un falso accento del posto la rendeva irresistibile. Non era bella quanto il canone americano elargiva a dogma quel falso presupposto di bellezza femminile, bionda, magra, alta, occhi blu, nulla di tutto questo ma la dolcezza del suo volto e la sua voce rendevano divini gli atteggiamenti femminili di quella piccoletta con gli occhi scuri come la pece e le labbra carnose come la polpa di una mela.

L’altra, una biondina asciutta come un’acciuga, piangeva in continuazione e gli baciava la bocca con una frequenza avrei detto, quasi maniacale.

Dolcezza ma tu sei più appiccicosa di un mastice per automobile, pensavo dentro cercando di fare sembrare soddisfacenti le mie considerazioni sulla cosa.

Le due donne quando s’incontravano non si parlavano mai, mai nemmeno per un saluto.

Solo la bionda che a mio avviso aveva superato la trentina, gli portava indumenti, libri e altri oggetti che un uomo poteva lasciare solo nel caso di convivenza. Già non mi ero domandato se fosse sposato, ma capì che non lo era dal solo atteggiamento della biondina. Faceva di tutto per sembrarlo, un troppo che storpiava qualsiasi buon rapporto di civile convivenza. Mi piaceva molto di più la piccolina che forse non arrivava a vent’anni. Doveva essere innamorata di lui e parecchio ma il suo sentimento lo nascondeva dietro uno scudo di timidezza che nemmeno lei sapeva controllare e la sua premura non era un’invasione ma una vera e propria battaglia silente che ahimè conduceva da sola. Quello che disorientava era la paziente cadenza di voce con cui gli leggeva una montagna di fogli che in seguito seppi, era il libro che stava scrivendo su un bluesman a me sconosciuto, un certo Joe Hope che caso strano era anche il padre della ragazza. Forse avevo fiutato il talento nascosto di questa coppia così strana e così lontana dalla verità, quell’obiettività che gridava a tutti i cieli, guardaci quanto siamo innamorati.

Probabilmente lui era molto più grande di lei e l’altra, la biondina con le tette strette in una camicetta due taglie più piccola, riusciva a convincerlo con armi biologiche inconfutabili eppure ero quasi sicuro che in lui, la piccola avesse sbaragliato col suo modo di fare e con la sua voce roca da vera blues woman. Grazie a lei mi ero avvicinato al blues e certi pezzi li canticchiavo anch’io quando camminavo per i corridoi dell’ospedale. Mi avevano persino dato un sopranome che mi piaceva Dad Orleans, dalla canzone New Orlean’s walz di Grayson Capps che fischiettavo come un diciassettenne quasi cancellando la mia fama d’intramontabile musone. Non solo, nei periodi in cui la ragazza canticchiava per il suo amico, così lo aveva definito agli infermieri, tutti noi diventavamo spettatori consci di assistere all’emergere di una nuova stella.   Era molto buffa in quel suo fare deciso, non faceva mai nulla di troppo, non piangeva e quando gli si avvicinava, era semplicemente per cantare qualcosa. Adorabile creatura, se fossi stato al posto di quel ragazzo, non me la sarei fatta scappare una tipetta così coraggiosa e col broncio negli occhi.

Quel tipo di donna era fatto per superare le cose più terribili come un Inferno, faceva parte di quella categoria di donne che ti coccolano semplicemente facendoti sentire indispensabile e senza moine o pianti o atteggiamenti compassionevoli. La ragazza aveva la stoffa del vincente, quel tipo di personalità che i miei pazienti speravano di ritrovare dopo centocinquanta dollari di terapia. Ma certe cose fanno parte integranti di noi e non si possono acquisire come gli optional di un’auto o dopo sei mesi di terapia. Il medico cura il corpo ma per la mente non c’è via proprietaria se non intrapresa direttamente dal paziente.

Uno che avevo in terapia, un ragazzone di quarant’anni suonati, era ossessionato dallo sguardo della gente.

Ma il ragazzo si svegliò, esausto e spossato, qualche ora dopo, chiese dell’acqua. Ci fu una piccola festa sul piano e tutto turno passò per salutarlo. Era vivo. Era tornato dal limbo per riprendersi la rivincita sulla situazione dolorosa che aveva dovuto affrontare. La polizia si era presentata per le solite indagini rimaste bloccate a causa della mancanza di testimoni. Cercavano ancora i colpevoli, e la pressione che esercitavano sul personale medico, non era una mancanza di stima ma una battaglia che dovevano affrontare prima della caccia ai delinquenti.

Quel suo risveglio aveva ridotto le mie ore di pausa casalinghe, oramai dormivo pochissimo e dopo le visite in pronto soccorso, dove ascoltavo la perplessità delle persone sull’operato medico e sulla scarsità d’informazioni che offrivano ai parenti, tornavo al terzo piano a guardare da dietro il vetro il respiro finalmente autonomo del ragazzo.

A quel punto avrei dovuto sentirmi soddisfatto, ma non era così, non avevo alcuna fretta perché non c’era nessuno da cui tornare.

 

“Chi sei ?”

“Mi chiamo Jerry Rimboa e sono un contorto psichiatra in pensione.”

Il corpo di Jerry faticava a riprendersi dai vari dolori. Ogni piccolo movimento sembrava una conquista e Jerry non aveva più le forze per combattere. Condividere con qualcuno il male fisico era una medicina che non poteva che fargli bene.

“Uno che ti ha visto resuscitare.”

Lui abbozzò un sorriso, si capiva che faticava, il dolore e la realtà a volte sono cose da doversi affrontare una alla volta.

“Lemmon?!”

“Intendi dire la ragazza?”

L’occhio faticava a fissarmi ma capivo che era importante per lui questa persona e allora tirai a indovinare, anzi ero sicuro della mia mira e scelsi col cuore la donna di cui parlargli.

“Ti riferisci alla piccoletta sempre imbronciata e con la voce della Franklin?”

Annuì scuotendo la testa e vidi quanto si sforzava di ridere. Gli doveva piacere molto ma c’era qualcosa tra i due che non aveva ancora fatto scoccare la scintilla.

      Capì che potevo dopo tanti anni d’interventi sui malati immaginari e non, dovevo indossare una nuova armatura, quella del Cupido.

Un vecchio rimbambito solitamente genera una certa compassione nelle persone e quest’ascendente era una freccia che meritava di centrare il bersaglio.

“Sì, una grande rompiscatole. Ti avrà cantato nell’orecchio per ore e per altrettanto tempo penso che ti abbia letto tonnellate di fogli che si portava dietro. Una storia sul blues credo …”

Non so da cosa intuivo la sua meraviglia, una nota di piacevole sorpresa nel suo sguardo perso nel vuoto oltre la finestra, una sorta d’intima soddisfazione che avrebbe tenuto solo per se; il ragazzo non si aspettava quel trattamento e anche questo era un punto a mio favore.

 

Ci tenemmo reciproca compagnia per un paio di mesi, mesi in cui conobbi la fidanzata bionda Laureen che lo elogiava come se fosse stato un cantante pronto per il podio di X Factor. Ogni mattina prima dell’alba arrivava Lemmon che seppi si chiamava Adelaide e già questo era uno spunto per un’analisi comportamentale, la ragazza non accettava il proprio nome e non capivo perché. Io restavo sempre nel corridoio a fingere di leggere un noiosissimo libro di un giovane psicanalista che lacerava il tessuto sociale per strapparne punti di impersonale saggezza, mi raggelava la freddezza che certi colleghi improntavano sul comportamento di esseri umani che non riuscivano a trovare una soddisfacente collocazione nella società come se la loro identità potesse essere manipolata da terzi. Non volevo fare il terzo incomodo, anche se spiavo quelle conversazioni corte e tremendamente cariche di tensioni sessuali. Ebbi modo di capire che il padre della ragazza era stato grande amico del ferito e che dei creditori furibondi fecero pagare al ragazzo i debiti che il musicista si era fatto prima di partire per l’Italia. Mi resi conto anche che la piccoletta non cantava più e che i suoi modi erano cambiati, meno caldi, meno affettuosi di prima mentre la bionda aveva portato all’esasperazione la terminologia, sei mio.

Assistevo a un certo tipo di pellicola, dove gli innamorati giocavano tristemente parti, tremendamente, innadate a loro. Jerry, il ragazzo per buona sorte scampato alla morte aveva doti oratorie notevoli che considerava semplicemente dei mezzi e non una meta, Lemmon invece, si travestiva da soggetto gotico e dannato come se stesse pagando per delle colpe che non ricordava di aver commesso, mentre Laureen, beh Laureen era la miglior atrice sulla scena cui erano destinati i falsi applausi.

Tutto quel vortice di passioni era un vulcano capace non solo di disorientarmi ma anche di riportarmi alla vita, al volere commettere il peccato di compiacermi per le piccole gioie che avevo dimenticato come si provavano. Con Jerry parlavo di musica ma capivo che lui e la poesia come la letteratura, erano legati indissolubilmente. Conosceva la maggioranza degli scrittori italiani, inglesi, e recitava i poemi di Eliott e di Prevert con una precisione straordinaria. Parlava con me, inserendo passaggi di qualche brano storico e poi mi chiedeva se mi ricordavo quale esso fosse? Quell’uomo geniale aveva puntato tutte le sue forze sulla carta sbagliata e speravo che passato il temporale Joe Hope, si sarebbe reso conto di quante cose si potevano fare nella vita con la sua conoscenza. Forse non capiva che non avrebbe mai più potuto suonare la chitarra ne fare della musica a modo proprio.

Lo ascoltavo per lunghe ore che esaltava le doti di un bluesman chiamato Joe Hope, di quanto avrebbe voluto esaltarne le orme e l’opera.

Capivo la sua dedizione perché a mia volta prima di finire psichiatria giocavo a basket e sarei potuto diventare un professionista se non avessi spaccato rovinosamente il ginocchio sinistro. Accettare anche la più piccola menomazione permanente è davvero duro ma lo è ancora di più quando questa fa svanire molti dei tuoi sogni. In certi momenti, nonostante la costante presenza di quelli che ci amano, ci sentiamo soli più che mai.

Io capivo Jerry e comprendevo la sua volontà di non voler affrontare il problema, tanto alla fine avrebbe dovuto affrontare il peggiore degli incubi e non v’è tormento che possa ferirci peggio della realtà.

 

Passavo quasi tutta la giornata in sua compagnia. Ascoltavo i suoi racconti che m’illuminavano come si accende una stanza buia quando la luce calda di una candela, la penetra.

Oramai tornavo a casa solo per un cambio veloce e per radermi. La storia di quel ragazzo mi appassionava talmente tanto che avevo intenzione di capire cosa avrebbe scelto sia per il proprio futuro sia in amore.

Volevo credere che ci sarebbe stato al mondo un altro me devoto ad un unico grande amore che gli avrebbe illuminato la vita fino alla fine del cammino.

Dopo tutti gli anni passati nella mia prigionia interiore avevo una nuova causa per cui lottare e a volte le persone hanno bisogno di un angelo custode, uno come me. La fortuna è quell’elemento che colloca persone ed eventi in un tempo preciso e questa combinazione perfetta garantisce risultati strepitosi. In questo caso io mi ero preso il merito di considerarmi una sorta di Musa bendata che elargiva prosperi e saggi consigli.

 

Nonostante fossi rimasto il vecchio bizzarro di sempre, mi promisi di togliere il piede dall’acceleratore e attendere che i tempi fossero diventati maturi per mettere un poco di scompiglio tra quei tre che erano inconsapevoli personaggi di un triangolo amoroso.

Per diventare degli angeli ci sono dei corsi speciali, io che avevo sempre disdegnato il buonismo esagerato, mi ritrovavo sull’altalena di una coscienza ipercritica, riluttante a cambiare la mia maschera. Non mi ero mai posto la domanda se nel corso della carriera ero piaciuto ai miei pazienti. I lunghi discorsi che facevo con quel ragazzo erano di gran lunga la migliore cosa che mi fosse capitata. Non c’era ipocrisia nel suo animo e guardandogli le ferite capivo che la sua speranza di tornare a fare musica non necessitava di un supporto esterno, ero certo che comunque fossero andate le cose lui ce l’avrebbe fatta.

Nel frattempo le cose si complicavano, le dita della mano destra o ciò che ne restava erano irrecuperabili, come impossibile sarebbe diventato il suo sogno di fare musica.

 

La mia memoria è una lunga radice che si stringe
intorno ai volti dei fantasmi che ho amato.

 

Jerry ed io

Quando arrivai negli Stati Uniti, mi parve di trovarmi in un’enorme gabbia dove gli uomini sembravano delle formiche impazzite. Non c’era aria casa e l’odore di quel paese mi faceva sembrare di essere atterrata su un pianeta diverso. Parlavo l’inglese come la corsa di un bradipo verso l’albero ma a dispetto di quest’insufficienza non avevo più paura.

Non avevo più paura di andare avanti e la mia solitudine si era trasformata in una curiosa fame di novità. Una nuova casa, una nuova vita in mezzo ad altra gente.

Mio padre non ebbe modo di lasciarmi qualcosa, forse la sua fretta di vivere tutto e al massimo gli avevano tolto la visione del piccolo, della gioia di crescersi un figlio e quanto altro rende piacevole la vita domestica. Grazie al cielo fu Didina a confezionarmi un coraggioso stato emotivo che apriva la mia mente depressa a nuovi spazi, dove il rancore e la rabbia si dissolvevano come nev al sole. I miei sogni nel cassetto erano tanti e la mia età era ancora un frutto acerbo in attesa di qualcosa che lo rendesse più dolce. Sei troppo acida figliola, mi sgridava Didi quando ostentavo a credere di aver avuto un buon padre e di aver ereditato il suo talento. Sei peggio di un limone spremuto, ah, io adoravo i limoni, mia madre veniva dalla terra dei limoni perciò quelle parole non mi offendevano affatto. Lemmon divenne il mio sopranome e come vanto lo usavo al posto di Adelaide, se mi avessero tirato una mazza da golf in testa non avrei provato il dolore che provavo quando mi sentivo chiamare Adelaide. Restare orfani, è un’eredità psicologica pesante da vivere e da condividere ma con Didina, che faceva del suo meglio per farmelo dimenticare. In qualche modo, avevo occupato il posto dei suoi amici. Joe che l’aveva lasciata con troppe domande senza risposta e Jerry che era fuggito per non consumarsi il fegato in attesa di una vita migliore.

Pasavo le giornate ascoltando i suoi racconti sulla musica che Joe scriveva ovunque e per chiunque che facesse battere il cuore, sulle conversazioni poetiche con Jerry che richiamava le voci di tutti gli scrittori conosciuti.

Mi parlava dei loro progetti di fare un album con i pezzi inediti che mio padre non era riuscito a incidere e di creare una sorta di fondazione alla memoria di Joe the blues Boy.

Quando Nicolini divenne uno degli ospiti più frequenti della casa, capì che l’eredità di Joe era solo una nuvola di fumo cui non avrei dovuto aggrapparmi.

La frequenza con cui Didina mi parlava di Jerry, della sua amicizia con mio padre, mi fece capire che era un personaggio da conoscere. Sinceramente non fu questo il motivo che mi spinse ad andare negli Stati Uniti ma la voglia di stravolgere la mia vita, diventata un inutile trascinarsi d’illusioni che non mi avrebbero guarito dalla malinconia e dal malessere che mi sembravano amiche migliori di certe finte gioie che la gente insegue come cavalli con gli occhi bendati.

Io non sapevo quello che volevo ma capivo che qualunque cosa fosse non si trovava nella terra, dove erano morti i miei genitori.

Come minorenne non avevo alcun potere decisionale, ma seppi infondere fiducia in Didina che mi promise di fare qualcosa per me e lo fece. Scrisse a Jerry poi chiese un prestito in banca per aiutarmi almeno per i primi periodi. Quella donna, per quanto si mascherasse, aveva un cuore morbido come la panna e le promisi un giorno di portarla in un posto che l’avrebbe fatta soffrire meno.

 

New Orleans, il paese dei sogni e delle chimere, della musica fino a tarda notte e della magia nera, la vidi come una sposa che tarda per togliersi il velo e quando lo fa t’incendia il cuore. Dopo due giorni di viaggio col bus la prima cosa che desiderai solo un caffè e quando mi sedetti al tavolino del bar, col mio quaderno aperto e la penna blu senza cappuccio capivo che quell’atmosfera stanca e sognante mi avrebbe resa felice.

L’uomo nel camper era un burbero trentenne con la barba incolta che usciva con un computer a tracolla per andare via con un passo lento e insicuro. Dal suo aspetto sarebbe potuto sembrare uno spazzino piegato dai doveri di responsabilità, ma io sapevo che era solo un uomo che non aveva nessun’altro sul pianeta a cui badare.

Il camper era un reperto storico, anzi un rudere di certe dimensioni che per qualche strano motivo, mio padre non aveva mai voluto demolire o scartare come ferro vecchio.

La Casa del Blues, la Casa del Blues …  mi ripeteva Didina, con ossessiva sequenza di sorrisi. Eppure lei non aveva mai visto la Casa del Blues ma sicuramente Joe le aveva parlato così tanto del suo vecchio camper, da farla innamorare.

Era pur sempre un’eredità, per quanto vecchio fosse quel macinino, per quanto il mio desiderio di casa non concepisse un’auto come nido, per quanto la mia visione europea di pulizia superasse la sufficienza della mia visione.

La prima volta che mi presentai a Jerry, ricordo che rimase ammutolito per più di cinque minuti. Ero stanca del viaggio e di tutti gli sconosciuti che mi sfioravano con indolenza le spalle. Dentro me stessa avrei voluto ricevere un sorriso e un caloroso abbraccio da chiunque avesse l’animo di raccogliere una giovane orfana. Sicuramente il mio viso imbronciato era un muro duro da scavalcare ma speravo con tutta me stessa di incontrare persone che non si fermassero solo all’apparenza.

Avevo una piccola valigia stippata più che di vestiti, di ricordi, la sacca della chitarra e una vecchia  borsetta rossa, regalatami da Didina, portala con te, diceva lei sorridendo, ti porterà fortuna. I miei pensieri volavano alla nuova vita che avrei fatto negli Stati Uniti. Gente nuova. Nuovi sogni e chissà magari un grande amore cui ancorarmi. Il ragazzone che avevo davanti sembrava un uomo articolato solo sui propri principi. Nonostante mi avessero raccontato quanto fosse intelligente, osservndolo bene sembrava più una nave alla balia della tempesta con un disperato bisogno di porto sicuro. Lui più di me, guardandolo necessitava massicci abbracci che lo rincuorassero.

Ricordo che il suo volto era scuro come un cielo dimentico di sole. Mi fissava cmuto come si fissano gli animali in gabbia negli zoo e a me faceva tanta rabbia. Era quello l’uomo matura che si sarebbe dovuto occupare di me? Era lui il padre, delgi insegnamenti che mi erano sempre mancati?

Quella sua aria di eroe strafottente mi dava sui nervi e sinceramente più che una stretta di mano, gli avrei mollato un paio di bei cazzoti dritti sui denti. Certa gente con la puzza sotto il naso tirava fuori l’attrice che era in me. Cosa credeva quello, che non ero capace a fingermi della sua stessa pasta?

Tirai un forte respiro nel petto e mi avvicinai a lui cercando di trovare il coraggio necessario per impormi ma lui mi battè sui tempi. Prima ancora che io gli dicessi quale vento mi portava nella terra di mio padre, quali sogni, e quali speranze mi spingevano a uscire dal nido sicuro della terra di mia madre.

“Io non posso essere il genitore di nessuno.”

Questo era il primo candido saluto che avevo ricevuto dall’America.

“Senti stronzo, questa è anche casa mia!”

Questo fu il delizioso ciao che io gli espressi nella mia lingua madre e che lui conosceva benissimo.

“E meno male che sei stato amico di Joe. E così che si comportano i veri amici?”a

Lui mi girò le spalle sicuramente per evitare di rispondermi. Eppure era uno che aveva il dono della parola nelle cose che aveva lasciato scritte in Italia. Uno che le lingue le aveva addomesticate a proprio piacere e usa.Il fatto di non rispondermi era il primo princio della difesa. Sicuramente non gli andavo a genio e non gli andavano a genio la marea di ricordi che mi portavo dietro.

Non so per quale motivo ma capì che gli avevo rovinato la festa. Solo più tardi mi resi conto che lui più di me, era uno straniero a casa propria. Non aveva trovato un buon lavoro e la musica che credeva di aver sposato lo aveva abbandonato.

Ero la piccola di casa con tutti i diritti su quel coso a otto ruote parcheggiato sulle rive del Missisipi.

Jerry non era il mio tipo. Sinceramente con quel carattere che si ritrovava non poteva essere il tipo di alcuno. Pensavo alle raccomandazioni di Didina che lo dipingeva come un eroe della mitologia greca che soffriva di un’illimitata solitudine interiore. A me non importava un cazzo di quanto lui soffrisse, a me importava solo di capire perché ero stata chiamata verso quella terra che brulicava di gente ossessionata dal proprio avvenire, più che dal proprio credo.

 

Quando entrai nel camper i miei occhi s’illuminarono. Le sue pareti a parte pochi antichi oggetti d’arredamento, erano tappezzate dalle copertine di vecchi album blues, da testi di canzoni, da autografi e fotografie di grandi miti che sicuramente Joe aveva conosciuto.

Su molte di quelle immagini c’era anche mio padre, un uomo non molto altro e col broncio che teneva in mano una chitarra, dal lato destro del labbro gli pendeva una sigaretta.

Un vecchio registratore mangia cassette si esibiva in un angolo come rispettabile un dinosauro cui nessuno avrebbe mai osato dare la caccia.  Presi in mano i nastri che giaceveno in ordine sparso e senza custodie. Neil Young, BB King, Bobby Blue Bland,Charlie Parker,il mitico e geniale Charles Mingus aveva una parete tutta sua con biglietti dei suoi concerti e ritagli di giornali. Poi vidi una pigna impressionante di cassette legate con un nastro verde, forse di raso, lessi lì intestazione sulla placchetta di palstica della cassetta “Howlin’ Wolf”, il re della dinastia dei miglior bluesman mai esistiti.

“Chester Arthur Burnett.”

“Cosa?”

Sonny Boy Williamson II gli insegnò a usare l’armonica.”

“ A me piaceva Spoonful, non saprei perché, mia madre aveva un vecchio disco, sicuramente ricordo di mio padre ed io ho ascoltato questa canzone all’infinito, conosco ogni tono, ogni battuta. A tredici anni sapevo già suonarla.”

“Io preferivo la versione di Etta James.”

“Di Etta mi piace solamente My dearest Darling.”

“ E hai imparato tutto da sola. Cioè questi mi sembrano più gli insegnamenti di Joe che il fortunato apprendimento di una ragazza.”

“Cosa vuoi farmi intendere? Che a una ragazza va spiegato il blues che non può impararlo da sola?”

“Credevo che le ragazze amassero più curare la propria persona, il proprio guardaroba che logorarsi la mente con vecchi pezzi blues.”

“Senti Mister Sotuttoio, io suonavo la chitarra che non sapevo ancora correre e non credo che tu sapessi fare altrettanto con la tua letteratura a oggi non abbiamo ancora consacrato nessun tuo libro nel firmamento della letteratura.”

“E chi ti ha detto che io voglia diventare uno scrittore?”

“Nessuno. Certi tuoi pensieri scritti fanno pensare alla mano di uno scrittore che freme per diventare famoso.”

“Io non fremo. Io sono un musicista e basta.”

“Sai suonare adesso e a memoria Mississippi delta blues?

“No.”

“Sai, io non sono una musicista ma conosco a memoria tutti i pezzi dei dinosauri e non perché mio padre ha pensato di insegnarmelo semplicemente mi è stato facile farlo.”

“Io sono un poco cresciuto per vantarmi di saper fare musica.”

“Tu sei un poco troppo cresciuto per restare in attesa di un miracolo che ti consacri. Certe cose vengono da se.”

“Chi saresti tu per giudicarmi?”

“Nessuno e se nessuno riesce a giudicarti, credo che gli altri siano persino più feroci.”

“A me non importa nulla degli altri.”

“Credo che a te non importi nemmeno di te stesso.”

“Senti oracolo della parola, forse io non sarò geniale come Joe Hope, e forse non riuscirò mai nella mia impresa ma è categorico il fatto che tu non sia in condizione di giudicarmi. Torna a casa e rendi omaggio della tua musica alle folle.”

“Questa è anche casa mia. E poi io devo diventare una scrittrice. La musica la lascio a te e ai geni che pretendono di fare il blues senza sentirselo nel sangue.”

“Non credevo che fosse condizione necessaria avere il blues nel sangue … eppure le mie mani riescono ad accarezzare le corde creando bei suoni.”

“La mediocrità è una malattia ignorata dal vanto.”

“Prego?”

“Lascia stare.”

“Cosa mi hai detto?”

“Che la medio ..”

“Dove l’hai letto?”

“Nei tuoi scritti a Didina. Come ben vedi, ti veste a pennello.”

Per qualche attimo il silenzio riuscì a fare lì rallentare i battiti dei nostri cuori ma fu solo questione di secondi perché lui sbuffò come una locomotiva che stava uscendo dal mio raggio sbattendo dietro le spalle la porta.

 

Le strane abitudini del mio amico nemico, completavano il resto dei pensieri che stavano naufragando in progetti fallaci. Non mi disturbavo di capirlo, nemmeno lui capiva me, semplicemente convivevo con un’entità lontana dal essermi indispensabile, l’unica cosa concretamente capace a unirci era il blues. La chitarra di Buddy Guy copriva le nostre lunghe serate e quando non accendevamo lo stereo io lo sentivo fuori dal camper, suonare la chitarra che mio padre gli aveva lasciato e l’urgenza di risposte traspariva da ogni sua melodia.

Dai ricordi di Jerry Silver

Avevo smesso di sperare. Ogni progetto che mi ero fatto per una nuova vita, ogni miraggio verso cui sarei corso non aveva più senso. La realtà era, che io appartenevo alla musica o a qualcosa che Joe si era portato con sé, nella tomba. Non sarei potuto diventare che la copia di un progetto fallito e non ero in grado di addossare a quelli che mi avevano reso uno storpio. Mi odiavo per essere diventato un perdente, per non aver fatto in tempo a creare il blues perfetto o quantomeno per imparare da Joe i segreti intimi della musica.

Nel periodo in cui fui ricoverato, si può dire che la mia personalità aveva percepito il dolore di una frattura sentimentale più grande di quella delle mani. La vera rivelazione era Lemmon! La ragazzina che aveva usurpato gli spazi del camper e della mia anima. L’incosciente che aveva attraversato l’oceano alla speranza di ritrovare una radice che le alimentasse l’ego o almeno le regalasse quella sicurezza che senza i genitori a fianco non avrebbe mai avuto. La gente vive nel bozzolo famigliare per quasi un quarto della propria vita, cercando alla fine d’emergere e di realizzarsi.  Ma i pochi di noi che non hanno nessuno cui raccontare la fine giornata, che non sentono parole d’incoraggiamento al suo inizio o un abbraccio a ogni fallimento quelli come noi che camminano sfidando il vento come se fosse un nemico e che imparano a chiudere le porte del cuore per non prendere altri dolorosi colpi, devono solo inghiottire il veleno del giorno con la speranza di vedere almeno una cosa andare a buon termine.

Ero un disilluso che aveva concluso male le poche cose di cui aveva conoscenza nella vita. Lemmon poteva essere una trincea da dove iniziare a guardare il mondo senza fucile in mano.

Persino una città grande e insonne come New Orleans, non riusciva a nascondere la personalità di quella giovane donna e nemmeno a Monroe quella ragazzina, passava inosservata. Ero talmente preso dalla responsabilità di averla intorno che mi ero dimenticato di me e dei miei sentimenti. Forse era tardi per aprire le porte del cuore e forse non avrei che infranto i suoi se avessi osato pensarla come una donna, una compagna da amare e da stringere tra le braccia. Le anime con cui avevo condiviso qualche emozione erano destinate in un modo o in un altro a lasciarmi e temevo di perdere per l’ennesima volta, quel qualcuno cui mi ero involontariamente legato.

Conoscere Jerry Rimboa era stato come ritrovarsi sotto l’ombra di un padre e mi domandavo se io ero il figlio mancato o semplicemente una causa persa da potere recuperare in tempo. Quel vecchietto mi stimolava e le lunghe conversazioni sui poeti, di cui sapeva quanto e più di me, accendevano in me un fuoco per la letteratura che credevo assopito. Mi piaceva quell’uomo perché nonostante la sua posizione e il suo scetticismo sul genere umano, aveva considerazione di me. Non era come Joe, Joe se né strafregava di quello che pensavano gli altri e andava avanti per la sua strada qualunque fosse stato l’ostacolo tra lui e la meta. No, Jerry era uno come me che stuzzicava la scia del destino per avere un cambiamento o qualcosa che non ci facesse morire dentro. Noi non potevamo essere in alcun modo dei bari o dei prestigiatori che come Joe avremmo potuto ingannare la morte con del talento. Jerry ed io eravamo solo dei semplici sognatori scettici al dialogo usato come l’acqua in bottiglie di plastica.

L’arrivo di Adelaide in città, mi aveva fatto aprire gli occhi non su quello che ero diventato ma su quello che non ero diventato. Tra il me quello vero che contava mentre si radeva i peli bianchi che spuntavano sotto le basette e l’idea di me, c’erano dei gradini che lo spirito saltava, infastidito forse dalle pretese di uno e dall’evidenza dell’altro. La mia musica non poteva sfondare, nemmeno copiando il grande Joe the Blues Boy. Il mio appetito di celebrità era diventato fame di qualcosa che nemmeno la musica era in grado di darmi. Comporre non mi era così facile come quando ero in Italia. Le ore passate in riva al fiume servivano solo a distendermi i nervi e a guarire dal rimpianto della perdita del grande Joe. Non avevo un amico per sostituirlo, anche se Hope era un tipo di uomo già di per se, insostituibile. Mi ero ammalato di una malattia infida capace di paralizzare non solo il corpo ma anche la mente. Ero un depresso, un nodo di due fili spezzati che sentiva dolore ma solo alle giunture del cuore.

I miei ricordi non bastavano per riportarmi la scia luminosa dove fare volare lo spirito. Didina mi preoccupava come mi preoccupava la ragazzina che aveva saltato il mondo, come di solito fanno i ragazzi quando saltano al gioco della corda, per cambiare la sua vita o per cercare la sua Eldorado, o per milioni di altri motivi che spingono qualsiasi ragazzo della sua età a cercare una strada nuova, un nuovo ideale.  Per molto tempo, per un’infinità di tempo avevo scordato completamente le parole e gli insegnamenti di Joe. Diventare una barca alla deriva mi faceva sentire davanti a una porta aperta su una zona morta, una sorta di Purgatorio del poeta, dove attendere una musa ubriaca e capricciosa.

Trovare un’occupazione doveva essere la mia priorità invece che perdere tempo a suonare nei locali di notte, sperando di riuscire durante il giorno a comporre l’ultimo album per Joe. Probabilmente il non avere pregato Dio, il non essermi inginocchiato sotto il suo cielo quando mi ero sentito un estraneo al mondo intero, era il prezzo di una prova difficile da superare. Forse il credo e tutta la sua aurea corona, si era dileguata davanti al volto esanime del mio amico. Anche la musica aveva smesso di suonare le sue dolci note nella mia testa e persino il sesso, il godere profondamente di un atto così intenso e perfetto, sembrava l’acrobazia di un clown recidivo al silenzio. Le mie risate vollero farsi bruciare e molto del mio animo già cenere, era custodito nella scatola con le polveri di Joe. Come potere fare una rivoluzione senza le fiamme dentro? Come distruggere le tenebre se gli occhi non percepivano più alcuna luce? La ragazza era la soluzione o il problema. Quella ragazza che derideva l’essere umano con la stessa smorfia di spavalderia del padre, quella farfalla coi denti di drago era stata capace di vincere tutta la mia attenzione.

Ero stato un debole per troppo tempo? Mi aveva trovato senza difese? Forse il Karma di Socrate e di Shakespeare non bollivano a dovere nella vena e questo espianto d’immaginario aveva fatto sì che io mi rivolgessi a un vero talento. A lei. Certi uomini muoiono custodendo grandi segreti ma non per questo loro resteranno alla storia come grandi ma certi uomini che non hanno nulla da nascondere, nemmeno un povero particolare della propria vita finiscono col segnare il percorso dell’umanità e intuivo, dicendo questo, intuivo che Lemmon rivoleva il suo credito dall’umanità.

Quando mi svegliai nel letto di un ospedale, aspettavo di vedere il viso preoccupato o ironico, di Didina. E’ brutto ammette di non essere degli invincibili.

 

Giovedì prima di cena, e la cena in una struttura ospedaliera è servita tra le cinque e le sei pomeridiane, due poliziotti vennero credo per arrestarmi ma dormivo. L’ospedale di Monroe era una sentinella sveglia e rigidamente composta. Sentivo le loro voci concitate nel dormiveglia. Mi svegliai per ascoltare come litigavano con le infermiere, a quanto pare un tizio, uno di quei sciagurati che mi avevano scacciato le mani era stato ucciso ed il mio portafogli era stato trovato sul luogo del crimine. Istantaneamente pensai che Dio esisteva e la mia vendetta era in mani giustamente più capaci. Sorrisi ma solo nella mia mente.

Lemmon anche lei fuori dalla stanza stava spiegando loro qualcosa, parlava con tono calmo e sottovoce. I poliziotti sembravano ascoltarla attentamente e andarono via con i loro volti corrucciati e le loro schiene larghe e appesantite dai troppi hot dogs. Allora le barzellette su di loro erano vere, persino una ragazzina riusciva ad allontanarli e con la calma, arma tremendamente efficace.

Mi doleva ogni sforzo persino quello dell’osservazione ma certe cose della vita erano davvero imperdibili …

Adelaide rientrò e vidi i suoi occhi fissarmi con una luce d’indescrivibile bellezza. C’era del dolore e della speranza nei suoi occhi, quei sentimenti che il padre era stato capace di mettere nella musica.

Rimasi in silenzio e lei parve volermi parlare con lo sguardo, peccato non ci fossero le parole, quelle che a volte alzano i corpi degli esseri umani come degli aquiloni, oppure li scaraventano a terra come pezzi di vetro. Nonostante le ferite e il mio inutile desiderio di andare avanti, capivo che avevo pochissimo da offrirle. Lei era solo una giovane donne che avrebbe potuto sperimentare il suo talento musicale con rischio di diventare una star ancora più brillante del padre.

Lemmon mi viziava col semplice fatto della sua presenza e della caparbia resistenza a una Laureen pronta per la fede al dito.

Tentai di chiederle il perché la polizia mi stesse cercando. Mi rispose vagamente circa un tizio ucciso dentro casa sua, uno della banda che mi aveva spezzato le ossa. Cerci di pensare ma la mia testa pesava come se ci fosse stato dentro un masso d’acciaio che premeva sul cervello. Dovevo guarire ma poi mi ricordai delle mie mani, guarire sì ma sarei divento un uomo inutile.

Non ero mai stato così combattuto in vita mia. Non avevo mai desiderato fuggire come in quel momento e non fuggire lontano per nascondermi ma per non cedere al desiderio di amare ciò che non sarebbe mai potuto essere mio. I nostri occhi si sposarono per qualche attimo e mi lasciai vinto da quell’emozione che forse non avevo mai provato in maniera così forte per una ragazza. Qualcosa di quell’eccitazione si spostò verso zone per mia fortuna, erano ben coperte da un vecchio plaid ospedaliero. Ero completamente disarmato e speravo che lei non intuisse quanto si stava portando via dal mio cuore.

Mi sorrise. Per la prima volta dopo tutti i nostri guai e battibecchi, lasciò che la luce entrasse nei suoi pensieri. Speravo che fossero belli con me come protagonista. Questa euforia riuscì ad abbattere i muri della mia rabbia e del mondo in cui mi ero chiuso. Forse Jerry aveva curato inconsciamente una parte di noi due che pensavamo inesistente.

Vidi le labbra di Lemmon schiudersi quando Laureen comparve sulla porta.

“ Ciao.”, mi disse correndo verso il lettino per baciarmi. Lemmon dopo un sorriso amaro prese il suo zaino e ci lasciò soli. Non avrei mai voluto che se ne andasse e uscì senza nemmeno guardarmi.

Mi sentivo un verme. Le parole sussurrate da Laureen che continuava a reggermi forte la mano nelle sue sembravano grafi di unghie sulla lavagna. Il mio appetito verbale era finito appena la vidi varcare la porta. Finsi di stare male e restai in silenzio a guardare la pioggia che picchiava sul vetro come se stesse bastonando anche la anima. Avevo perso ogni battaglia contro la ragione e avevo la sensazione di navigare un mare in burrasca senza una vela e senza nemmeno un remo. Perché non affondavo? Perché resistevo ancora alla paura? Che cosa mi dava la sicurezza di potermi alzare da quel letto per continuare la mia vita? Ah, già senza mani che vita avrebbe mai, potuto essere?

Didina mi avrebbe risposto: beviti una birra, anzi bevine sette oppure otto, ubriacati poi alza il culo e torna in trincea. Perché certe donne sanno di quello che hai bisogno e non perdono il loro contegno nemmeno davanti ai macchinosi piani della morte.

Certi esseri nascono con una scopa nel culo e certi altri nascono per deriderli; la morale è che fuori lo sporco lo porta via sempre il vento.

 

Laureen era fuori dalla sala per parlare con Jerry che ogni tanto mi lanciava delle occhiate non di facile comprensione. Non era un tipo invadente ma sapevo che era un uomo solo e che avere qualcuno cui pensare anche per pochi minuti il giorno era un lusso che nemmeno un eclettico eremita si poteva permettere. Lui ci teneva ad aiutarmi ma avrei voluto che non si fosse attaccato troppo all’idea di Laureen e di me insieme.

Il mio morale non migliorava, Jerry mi aveva regalato un vecchio volume di Poe, sicuramente gli era costato una fortuna ma era una pregiata ristampa d’inizio secolo e sicuramente valeva più di tutte le cose che possedevo.

La cura migliore dello spirito è per primo una buona birra e per secondo un’anima accondiscendente a sostenere per un breve periodo le tue pene. 

Rimasi solo. Laureen mi promise di tornare il giorno dopo durante la pausa pranzo, avrei voluto non lo facesse, ma Jerry dopo una delicata conversazione su Walt Whitman aveva capito che l’insistenza di Laureen mi metteva a disagio. Di Joe evitavo ogni discorso come lui non mi volle parlare della visita dei poliziotti. Capivo che volevano proteggermi ma ero stanco della protezione degli altri, volevo nuovamente tornare vivere senza la paura di essere ucciso.

Il mio paziente, tessere, aveva un fine sebbene non degno di essere considerato per la gloria. Jerry si addormentò credendomi già partito per mondo onirico, a inneggiare poemi a belle donzelle sul prato celeste.

Vestirmi fu per me la cosa più difficile da fare dopo l’ammissione della perdita di Joe. Uscì dall’ospedale che la pioggia aveva appena iniziato a sfogarsi. Cento dollari in tasca, erano per il regalo di Lemmon, anche se lei non fece nemmeno cenno al suo compleanno passato in solitudine.

 

Era molto buio. La Casa del Blues sembrava un relitto che ascoltava i fremiti indecifrabili del fiume che scorreva verso un dove oscuro alla mia immaginazione. C’era qualcosa che non andava. La porta era scardinata anzi sfondata. Con le mani fasciate, non potevo fare molto. Vidi la chitarra di Buddy Guy ridotta a un ammasso di legni spezzati e corde strappate. Mi balenò l’idea che qualcuno dei vecchi amici, fosse venuto a trovarmi e invece di trovare me aveva … Lemmon! Dio Santo!  Mi ero dimenticato di dire a Lemmon di non tornare al camper! Vomitai.

Se fossi andato dalla polizia, avrei incontrato solo un mare di domande senza risposta. La figlia non doveva pagare per il padre.  Tornai all’ospedale per cercare Rimboa ma anche Jerry sembrava scomparso nel nulla.

L’alba restava nascosta dietro le nubi. Non realizzavo l’ora ma il traffico riaffiorò come un formicaio intorno ad una zolletta di zucchero.

Correvo sui marciapiedi cercando di realizzare in quale posto sarei dovuto andare per primo. Il mio cellulare era scarico così tornai al camper. Con la luce del giorno, la devastazione era più contenuta di quanto avessi previsto. Avevano fatto un lavoretto veloce. Entrai con un bastone sottobraccio e  cercando di guardare sul pavimento come se sperassi di trovare una sua traccia. Una traccia di Lemmon. Degli schizzi di sangue sul suo cuscino a fiori mi fecero venire i brividi. Mi ero giurato che se le avessero fatto del male, gli avrei trovati e torturati, finché esalato l’ultimo respiro, me ne sarei andato via, lontano. Invece, se Lemmon fosse stata viva, valeva la pena combattere per lei. Sicuramente se mi avessero attaccato non avrei comunque fatto in tempo a difendermi.

Mi tolsi una delle bende della mano sinistra. Sembravo un mostro che aveva recuperato delle ossa umane per incollarsele a caso. A fatico composi il numero di Laureen che mi rispose con la sua vocina sottile e sempre tinta di rosa. 

“Tesoro? Ti sei svegliato?”

“Ciao Laureen, lo so che non fa parte delle probabilità ma ti ha chiamata per caso Lemmon?”

La sua voce sembrò svanita tra le distanze dei nostri cellulari. Una raffica di vento riuscì a entrare nel camper e i miei occhi tornarono sulle chiazze di sangue.

“No. State litigando di nuovo?”

“No.”

“Di solito a quest’ora era già all’ospedale con te, ci teneva così tanto.”

“E tu come fai a saperlo?”

“Sciocco ma si vede no? Quella ragazzina ti è appiccicata come una falena a un lampione. Voglio vedere come sarà dopo che ci saremo sposati?”

“Ah …”

“Vengo a trovarti in pausa. Mi raccomando pensami. Bacio. Sai?”

“Cosa?”

“Che ti amo.”

“Ciao Laureen.”

Lei chiuse la comunicazione ed io rimasi come una statua e con il cellulare appiccicato alla guancia cercando di sforzarmi cos’era successo in quel posto, anche se il sangue non lasciava dubbi alla violenza con cui trafficarono la dentro. Mi sentivo in colpa con Joe. Ero stato un verme. Didina mi aveva mandato la figlia di Joe per difenderla e non per abbandonarla in mani di quattro delinquenti che volevano ramazzare i pochi quattrini con cui si era indebitato Joe.

Cercai il numero di Jerry nella rubrica con l’indice della mano sinistra, l’unico dito intero e senza fratture. 

“Sì?”

“Sono Silver.”

“Perché sei scappato? Adesso la polizia pensa che tu sia colpevole di quello sciocco omicidio.”

“Hanno sfondato la Casa del Blues e ci sono stati dei feriti presumo, non saprei ma credo che abbiano Lemmon e non so, che cosa possono, averle fatto.”

“Andiamo alla polizia. Tu dove sei?”

“Sei solo un estraneo e mi scoccia abusare del tuo tempo.”

“L’abuso è una presa di potere che fa parte di un carattere vigliacco e purtroppo per te, caro ragazzo, tu non ce l’hai.

“Io non ho molte cose ma adesso ho Lemmon cui pensare. Ci sono degli abissi che devono restare tali.”

“Dove devo venire?”

“Sono alla tavola calda, dietro la Pennsylvania. Ci vado adesso anch’io.”

“Arrivo tra mezz’ora.”

“Prima no?”

Rimboa sembrava scocciato da una situazione più gravosa della mia.

“Ho una cosa urgente da fare ma vedrò di sbrigarmi prima.”

“Lascia stare.”, e buttai il telefono sul cuscino a fiorellini e con chiazze di sangue. Io non avevo mai pensato a lei come a un’amante né mi ero mai avvicinato tanto da respirarle il profumo ma non accettavo che qualcuno la toccasse. Io dovevo essere lì con lei per proteggerla invece quando ci sono stato, lo ero solo per litigare. Dovevo essere un completo deficiente. Due delle finestre del camper erano rotte da fuori perché tutti i cocci erano sul pavimento e sotto le mie scarpe. Fuori sembrava una giornata triste come quella dentro la mia anima.

Pioveva tanto da farmi pensare che quelle fossero le lacrime di Adelaide. Odiavo l’impotenza, l’ignoranza ed essere soprafatto dalle situazioni. Non ero proprietario di nulla e persino il mio corpo aveva smesso di ascoltarmi. Ritornai dentro per raccogliere il cellulare. Composi il numero di Lemmon. Era spento. Le mandai un messaggio sperando, pregando lo ascoltasse. Dopo due minuti le mandai altri tre messaggi. Leggili, per favore, supplicavo fissando quella scatoletta inanimata.

Avevo un’idea. Un’idea è sempre meglio di nulla ma l’oscurità stava vincendo sui deboli raggi del sole ed io temevo di non farcela. Dovevo salvare Lemmon!

La mia idea era di andare a bussare a tutti i vecchi amici di Joe e a tutti gli ex elementi della vecchia band, nella speranza loro ricordassero dei farabutti cui Joe doveva dei soldi.

 

Ero nel locale da dieci minuti e Laureen non aveva mai smesso di correre intorno ai tavoli. Quando mi vide, rovesciò metà del vassoio pieno di piatti sporchi e bicchieri. Jesse, il titolare del locale imprecò a voce talmente alta che generò non poca apprensione ai clienti.

“Perché sei uscito?”

La sorpresa di Laureen era degenerata in un malsano mammismo che divenne sindrome della chioccia.

“Hai visto Lemmon?”

Lei negò con un cenno della testa poi appoggio il vassoio e si sedette.

“Che c’è? Oddio, le tue mani non sono guarite perché non hai tenuto le fasciature?”

“Laureen ti devo chiedere un piacere.”

Lei mi guardò come se l’avessi resa felice o le avessi regalato chissà che cosa. Il suo volto esprimeva gioia in maniera esagerata ed ero troppo triste per commentare il suo assurdo stato d’animo.

“Laureen devi contattare una mia amica. Didina, ricordi?”

“Ma certo, la vecchietta intendi?”

“Se lei ti avesse sentito, sicuramente, ti avrebbe mandato al Diavolo. Le  piacciono i complimenti e di un certo spessore, chiamandola vecchietta denigreresti la sua intelligenza.”

“Ma qui ci sei solo tu tesoro.”

“Già. Io voglio bene a Didina e per favore evita di offenderla ancora.”

“Credi che io sia un’insensibile?”

“Sei solo una donna troppo premurosa quindi vedi di avvederti.”

“Dobbiamo cercare negli ospedali.”

“Cosa?”

“Se è stata ferita, oppure sai …”

“All’obitorio dici?”

“Devi andare alla polizia Jerry e poi hai provato a chiamarla o a mandarle un messaggio sul cellulare.”

Jerry arrivò zoppicando e solo in quel momento mi resi conto di quanto fosse vecchio.

"Ciao ragazzi, novità?”

Laureeen andò al banco per chiedere dei caffè.

“Allora sei sicuro che sia scomparsa?”

“Ho visto del sangue nel camper, non so se è suo o di chi ma la chitarra e la sua borsa vuota, sono lì.”

“Forse te la stai prendendo troppo ed è in giro da qualche amico, forse non ti sei accorto ma è una donna, una giovane donna e saresti un cieco a non renderti conto di quant’è carina.”

“Lemmon non dorme ancora con nessuno.”

“E tu come fai a saperlo?”

“Diciamo che non ha mai tempo, di notte suona al bar e di giorno scrive come se fosse stata posseduta dal demone di Shakespeare.”

“Sai sbaciucchiarsi è normale alla vostra età.”

“Ma che né so io se si bacia o no con qualcuno, sicuramente io sono l’ultimo cui verrebbe a dirlo.”

“Sicuramente.”

“Mi prendi in giro?”

“Sai, un vecchio pazzo come me che ha passato la vita illudendosi di curare i mali delle persone e non partendo dai loro cuori ma dalle loro menti, può capire che quando due si fanno la guerra così accanitamente vuol dire o che si consumano d’odio o d’amore.”

“Cosa vorresti insinuare? Io non ho mai toccato la ragazza.”

“Sei un artista, dovresti capirle certe cose.”

“Cosa? Cosa?”

“Jerry perché impazzisci all’idea che lei non ci sia più?”

“Che stai facendo dottore, stai cercando forse di psicanalizzarmi?”

“Non si risponde a una domanda con un’altra domanda.”

“Io non impazzisco, è la figlia di Joe e Joe non me l’avrebbe mai perdonato questo disinteresse. Non posso lasciare, che le capiti questo.”

“Ma Joe è morto. E poi, tu non sai cosa è capitato a Lemmon. Forse non è nulla di così grave, forse è andata via per qualche giorno con un suo ammiratore.”

“Smettila!”

“Jerry, Lemmon è una donna che può piacere a qualunque uomo e che potrebbe anche aver stretto amicizia in questi giorni. E’ sempre in quel dannato camper, da sola oppure dentro una stanza di ospedale ad accudire uno che conosceva suo padre ma che non le è nemmeno amico.”

”Va bene tutto ma se avesse avuto qualcuno, me l’avrebbe detto ne sono sicuro. Non è il tipo che va a letto con uno solo per ripicca o per solitudine. E’ tosta e combatte per i suoi ideali, molto più di me. Certe verità ti assicuro me le avrebbe sputate in faccia, solo per il gusto di vedere la mia reazione.”

“Ma lei sa di questo?”

“Di che cosa?”

“Dei tuoi sentimenti?”

Laureen arrivò con i tre caffè e si sedette vicino a me. Jerry iniziò a parlare delle mie mani, pezzi di osso e un solo dito intero alla mano sinistra, che impiegavano più tempo del previsto a guarire.

“Sarà dura per te tornare a suonare.”, mi disse serio.

Girai su i palmi e li guardai.

“C’è di peggio.”

“Credi che siano gli stessi tipi?”

“Cercavano dei soldi da Joe. Se sapevano che Lemmon era la figlia …”

“Se avessero scoperto che non era la figlia l’avrebbero già uccisa. Invece io credo sia con loro e che potrebbe essere ancora viva.”

“Cosa te lo fa credere?”

“I cacciatori c’impiegano un po’ a realizzare cosa vogliono dalla loro vittima. Se cercano soldi allora proporranno a te o alla polizia uno scambio, se invece cercano vendetta …”

“Se cercano vendetta?”

“Vorranno documentare la tortura.”

“E se fossero degli assassini.”

“Avresti già trovato il corpo.”

“Ho ipotizzato che i vecchi amici di Joe potrebbero conoscere sta gente.”

“Ma potrebbe esserci la possibilità che siano solo dei poveri delinquenti.”

“I delinquenti torturano?”

“Sono più facili e più fragili, sempre vinti da una violenta emozionalità. Violentano la preda solo per un eccesso di testosterone più che per gratifica morale. Il delinquente ignora la morale perché ha sempre dovuto combatterla per sopravvivere.”

“E se fosse ferita?”

“Sicuramente dovranno medicarla. A nessuno serve una preda morta.”

“Laureen che ne pensi?”

“Vengo con voi.”

Jerry mi guardò contrariato, ma non volli dargli peso più di tanto, avrei sicuramente rafforzato l’idea di un grande amore tra me e la scomparsa.”

Iniziai a fischiettare una canzone. Ero sovrappensiero ma Jerry mi fissava come se avssi avuto qualcosa da nascondere.

“Che canzone è, mi sembra molto bella?

“E’ una canzone di Joe.”

Laureen guidava imprecando contro il traffico. Anche lei dondolava la testa in segno che le piacva la melodia.

“Allora?”

“Allora cosa?”

“Non mi hai risposto, che canzone è?”

Mi resi conto di quant’ero imbecille.

“E’ “Che cosa faresti per amore”, di Joe Hope.”

Laureen smise di sorridere e Jerry chiuse gli occhi fingendo di poter trattenere il riso.

“Andrà tutto bene amore, disse lei cercando di stringermi la coscia con la mano destra.”

“Una volta io cercato di curare un ragazzo molto depresso. Amava una donna per lui impossibile e sapeva che non c’era altro rimedio al loro amore che la morte.”

“Ma anche la donna lo amava?”, domandò Laureen.

“Certo.”

“Allora nulla di più facile, poteva scappare insieme.”

“Dici?”, il volto del dottore divenne scuro.

“Era sua madre e lui si sparò un colpo in bocca con la pistola del padre.”

Il silenzio ci aveva separati tutti, nel piccolo abitacolo. Le grandi distanze raggiunte dalla mente sono spesso irraggiungibili perché proiettate più verso desideri che verso mete. Mi mancava Lemmon tanto, da sentirmi dentro il cuore spezzato e mi mancava il coraggio di dire a Laureen che quello che lei pensava di me era tutto sbagliato. Rimboa aveva abbandonato il discorso dei sentimenti.  La città correva in senso opposto così i volti della gente piegata sotto il peso dei propri problemi. Monroe sarebbe stata o la conquista della fede o la mia rovina.

Ma la persona più allarmata era Didina che aveva smesso di denigrarmi solo per potermi dire in tutta franchezza quanto fossi stupido. Le parlai o cercai di farlo e capì con meno di una frase quello che io avevo capito solo dopo molti mesi.

“Basta che mi dici che la ami altrimenti salgo sul primo aereo per ucciderti e sai che ne sarei in grado.”

Laureen ascoltava la nostra conversazione speranzosa di essere presa in considerazione.

“Sì.”

Conoscendo Didina avrebbe di tutto pur di risparmiarmi una terribile sofferenza ma io non volevo che mi trovasse così povero e così onestamente incapace di offrire un tetto alla figlia di Joe. Speravo solo che la sua paura di volare fosse onestamente più forte della fretta che aveva di arrivare qui.

Didina mi fece promettere che non avrei fatto morire l’ultima parte di Joe, che avrei salvato sua figlia e la mia vita dal fallimento totale. Quella donna sapeva prendermi per il verso giusto e mi conosceva così bene che dubito qualcun altro fino allora avesse avuto quella capacità.

Non mi era mai stato più facile fare un giuramento.

Lasciammo tutti, la tavola calda, come dei soldati stanchi di combattere una guerra contro i fantasmi.  La meta oltre i finestrini era la più gettonata. Usammo il camioncino di Laureen, non ci sembrava il caso pensare di girare inosservati con la Maserati GT, una specie di auto da sogno che il dottor Rimboa chiamava col vezzeggiativo, la mia carriola. Una ventina di chilometri e saremo arrivati alla Casa del Bluese da lì avremmo poi cercato gli altri.

 

Monroe con l’afa, sembrava un ubriaco in cerca di un angolino ombroso, dove riposarsi. Sotto il ramo basso di un olmo, solo un uomo nero sulla cinquantina che accarezzava l’aria col suo sassofono. Lui era la persona più felice del pianeta in quel momento ed io lo invidiavo. Mi guardai le mani e cercavo di immaginarle nuovamente sulle corde di una chitarra la torsione innaturale del metacarpo mi fece capire che dovevo solo immaginarmi come un handicappato capace solo di ricordare il sogno che inseguiva.

Superato il Ponte delle Promesse, un posto terribilmente romantico dove c’era l’usanza scambiarsi la promessa di matrimonio la notte prima della celebrazione, anche i sogni divennero qualcosa di più vicino a una certezza. Quel ponte aveva visto parecchie generazioni promettersi l’eterno amore e forse io avrei fatto parte di quella sua leggenda. Di notte molti vecchietti lo attraversavano romanticamente come segno di un’unione rafforzata da quella promessa. Mi venne in mente mio padre col suo vestito scuro da becchino e la perenne sobrietà dipinta sul viso. E poi ritornò la paura e il rischio di perdere Lemmon.

Una carica di auto della polizia fulminò le strade paralizzando l’incrocio con la Main. Noi e altre due auto eravamo fermi davanti a un semaforo in fiamme. Sul tronco solito del semaforo due automobili una sopra l’altra con dei tizi che puntavano i loro fucili in tutte le direzioni.

“Laureen abbassati!”

Jerry ed io restammo a guardare la scena, impietriti. Tutto sarebbe potuto succedere ma non il vedere il viso di Lemmon schiacciato contro il finestrino. Se la polizia avesse sparato avrebbe colpito anche lei.

Saltai giù dall’auto ma nello stesso momento una decina di colpi partirono nella mia direzione.

Un tizio con la pistola stava urlando alle auto della polizia mentre un paio di poliziotti mi facevano segno di stare fermo sul posto mentre io gridavo loro che c’era una ragazza dentro l’ auto che aveva bisogno d’aiuto. Una grossa autopompa dei vigili del fuoco arrivò e dei ragazzoni grandi e grossi iniziarono a stendere un tubo lungo dal quale fuoruscì un getto impressionante d’acqua che spararono nell’abitacolo sui due delinquenti. Ma nulla placava la calura che respiravamo con fatica. Tutto si svolgeva a rallentatore. Gli uomini sudaticci con le loro pistole impugnate con entrambe le mani sembravano dei poveretti buttati giù dal letto che faticavano a mantenersi in equilibrio ma quella scena era solo un vortice di energia non ancora ben incanalato e verso cui noi tutti dirigevamo gli sguardi come se contribuissimo a dare spessore alla cosa. L’uomo con il sassofono restava incollato alla vetrina della drogheria di Merl “Merl e la buona politica dei prezzi”, diceva l’insegna, e i suoi occhi sembravano aver vissuto quasi tutti di questa vita.

Jerry era al cellulare e continuava a discutere in maniera concitata con qualcuno. Laureen piangeva abbracciando il volante ma io non riuscì a starle vicino perché corsi verso l’incrocio per liberare Adelaide dall’auto. Appena arrivato in prossimità del semaforo un poliziotto, si mise davanti chiedendomi bruscamente di tornare alla mia auto. Gli risposi che mia sorella era sull’auto incastrata nel palo. Guardai Lemmon ma lei sembrava non vedermi, aveva la vista persa nel vuoto. Due ambulanze arrivarono sul posto e tra la folla di curiosi usciti dalle case e dai negozi, le auto bloccate su tre corsie con gente o che imprecava o che aspettava nervosamente la conclusione degli eventi. Io parlavo a ruota libera a tutti i poliziotti che mi avevano chiesto di non avvicinarmi troppo alla scena giacché i criminali potevano essere ancora pericolosi. Non mi sembrava di riconoscere alcuno dei due. Le mie mani non erano ridotte così a causa loro. Guardai Lemmon con la mano penzolante fuori dal finestrino e la faccia piegata verso l’abitacolo. I capelli erano legati e dall’orecchio destro un regolo di sangue asciutto mostrava il suo colore. Sembrava svenuta, drogata o chissà cos’altro.

I due tizi ancora un poco storditi ma non privi si risorse, gridavano ai poliziotti di non avvicinarsi e cercavano come i topi in trappola di capire come uscirne vivi. Li fissavo e capivo che non era un bel modo per andarsene da questa vita. Qualunque cosa gli avesse convinti o spinti a fare quello che facevano era sempre controfirmato dalla morte. Quel caldo non avrebbe che peggiorato le cose. Siamo sempre delle fragili bambole che la natura sballotta in base ai suoi capricci ed umore.

Il sole aveva i suoi emissari che ci buttavano la loro luce negli occhi e noi, cotti come i polli sullo spiedo, cercavamo di connettere i neuroni alla volontà di difesa. La violenza di quella giornata era alimentata in modo quasi innaturale dalla mancanza di nubi e gli alberi ci sfidavano a loro volta a sopravvivere. Lemmon sembrava non soffrisse come noi. Speravo non fosse ferita. Non volevo perderla senza averla mai avuta veramente. Triste pensiero l’impotenza e la negazione del proprio desiderio che mi spingeva a mutilare le giornate con i ricordi o con dichiarazioni che non sarei mai stato in grado di farle fino allora. Ero pronto a tutto ma non a perderla.

“Lemmon!”

La mia voce era un boato in mezzo a mille atri rumori e quando la estrassero dall’auto, vidi il suo corpo cadere tra le braccia di un pompiere come una gelatina.

“E’ ferita presto! Qui! Qui!”, gridava lui in direzione dei poliziotti che spinsero fuori le loro auto per rendere agevole l’entrata dell’ambulanza. Se le parole avessero avuto la forza di eseguire le azioni umane e non solo di manipolarle, avrei portato Lemmon lontano da li e subito. Ma lei soffriva. Il suo corpo era con noi ma la sua mente era così distante che solo se fossi stato un aquilone, forse avrei potuto raggiungerla.

“Cos’ha? Ditemi che cos’ha?”

“Lei è un parente?”

Feci cenno di sì con la testa.

“Allora venga sull’ambulanza. Questa donna perde un mucchio di sangue ma non sappiamo da dove.”

Il sangue di Lemmon era ovunque sopra i suoi vestiti tranne il volto che era molto pallido ed esangue.

Laureen era scesa dall’auto e probabilmente si aspettava che io le parlassi o la confortassi, ma non lo feci.

Saltai sull’ambulanza ignorando sia Jerry che era sparito sia la donna che mi voleva.

“Le parli, per favore. Come si chiama? Signore mi sente? Come si chiama la ragazza?”

“Lemmon, si chiama Lemmon.”

“Lemmon resta con noi, ti stiamo portando all’ospedale.”

“Lei continuava a restare assente ma la sua mano, la sua piccola mano bianca afferrò la mia ed io la strinsi, con passione, me la misi sul petto. Poi la incoraggiai.

“Sai, io so che la tua voce potrebbe bucare le mura di una casa più di un lampo, perché hai ereditato la parte migliore di tuo padre ed io ne sono invidioso. Sei un contrasto vivente tra ciò che vuoi e ciò che potresti fare. Hai un dono che madre natura che elargito con generosità e quel dono rende la gente schiava. Solo Joe aveva questa capacità e a quanto pare tu glie’hai portato via. Sei entrata nella mia vita come un temporale con la grandine mentre il sole continuava a splendere sulle vite degli uomini e ho provato a nascondermi al tuo fatale impatto cercando di fare quello che mi viene meglio negli ultimi tempi, fuggendo. Sei cocciuta, ambiziosa, distante, permalosa ed egoista e tutta questa eccentricità concentrata in una sola persona può solo renderla unica nella storia. Tu sei unica ed io lo capisco solo ora.” Ma la mano di Lemmon era scivolata e il viso era contratto dal dolore.

“La stiamo perdendo! La prego si faccia da parte, dobbiamo aiutarla!”

Quella era la prima volta che capivo quanto mi spaventava il buio. Se il prego fosse stato una torcia allora sarebbe stato utile pregare, forse a lei sarebbe giunta la luce e sarebbe tornata indietro, verso il mondo, verso noi idioti che l’aspettavamo come degli incapaci a decifrare le emozioni e le regole del destino. Davanti alla morte siamo nudi. Senza armi. Senza supposizioni o furberie. Solo rimpianti. Un mucchio di cose rimaste in sospeso e incompiute. Lemmon doveva ancora iniziare a vivere. Io  avevo avuto la mia occasione ma lei non aveva avuto il modo di scegliere la sua.

“Come la stiamo perdendo? Cos’ha?”

“Adesso scenda, siamo arrivati, se vuole assisterla vada al pronto soccorso, la potranno aiutare.”

La lettiga fu spedita nel corridoio del pronto soccorso mentre due infermieri si occupavano si prenderle pulsazioni e coprirla.

Jerry apparve all’ingresso dell’ospedale con uno strano sacchetto in mano e Laureen arrivò nel parcheggio poco dopo.

“Caro ragazzo se vuoi starle vicino devi seguirmi ma promettendo che non dirai nulla di compromettente.”

Feci un cenno di affermazione.

“Vieni con me, corriamo, dobbiamo scoprire cos’ha la tua amata.”

Lo guardai per negare ma lui si rifiutò di ascoltare la mia ennesima bugia.

“Non c’è tempo, Jerry ci sarà la polizia e se si trattasse delle stesse persone tu dovrai rispondere.”

“Non c’è problema.” e gli mostrai le mani, “questo è il mio alibi.”

“Già è inconfutabile.”

Lemmon era ancora nella sala operatoria. Jerry era piuttosto conosciuto in quel posto e riuscì a intrufolarsi nel reparto operatorio vestito di camice e mascherina e capì a cos’era servito quel sacchetto. Due ore dopo uscì con una maschera indecifrabile sul viso.

“Allora?”

“Ha avuto una grande emorragia.”

“Ok ma due ore per rimediare a un’emorragia.”

“Siediti per favore.”

“E’ morta? Mi stai dicendo che non ce l’ha fatta.”

“Siediti e ascoltami.”

Mi spinse con leggerezza e lasciò ancora un momento la sua mano sulla mia spalla in segno di conforto.

“E’ ancora lì, c’è stata un’infezione.”

“La pallottola dove l’ha ferita?”

“Non c’è stata alcuna pallottola.”

“E l’emorragia? L’hanno forse picchiata?

”No.”

“Cazzo, la smetti di fare il misterioso. Cos’ha Lemmon?”

Stavolta il grido l’avevano sentito tutti tant’è vero che due infermiere si avvicinarono con sguardi neri per farmi zittire.

“Jerry calmati. Dovrai essere forte per entrambi.”

Decisi di non ascoltarlo più.

“Quando l’avevano portata via lei, aveva il mestruo.”

“Ah, meno male è solo questo.”

“Jerry le hanno asportato l’utero e l’hanno fatto con strumentazione infetta. E poi ci sarebbe un’alterazione proteica nel sangue. Una droga forse.”

“E?”

“Non sanno, è difficile isolarla, è molto abile a mimetizzarsi.”

“Cosa? Come mimetizzarsi? Cosa vuol dire?”

Ricaddi sulla sedia perché sentivo nuovamente quel senso di nausea che mi aveva colpito quando entrai nella Casa del Blues.

“Il suo corpo ha sopportato per un po’ quest’infezione ma lei era così stanca che è stata obbligata a cederle. Jerry, io devo dirtelo. Si sono comportati come dei macellai. Non sappiamo nemmeno se le hanno praticato l’anestesia, la sua sofferenza l’ha indebolita. Troppo. E poi la droga che aveva nel corpo si è quasi volatilizzata, le hanno asportato l’utero perché lei trasportava droga, forse l’hanno usata come messaggero … Nessuno ne capisce nulla, è un tipo diverso dagli altri.”

“Io sono certo che non morirà. Lei è forte e poi noi le staremo vicini. Guardami. Sono un uomo distrutto, senza mani non troverò alcun lavoro decente eppure non sto pensando alla morte più di quanto non pensi alla vita. Io sarò qui con lei come lei è stata con me, poi uscirò a cercarli.”

“Speriamo ragazzo che riescano a farla sopravvivere, io torno dentro ma tu cerca di farti forza.”

 

Lemmon e Rimboa rimasero in quella dannata sala operatoria per più di quattro ore. Gli infermieri che entravano lì non uscivano più. Come se non fossi già abbastanza scosso, arrivò anche la polizia.

“Lei è un parente della ragazza?”

Gli guardai negli occhi, sinceramente non avevano un briciolo di pietà per quello che “la ragazza” aveva attraversato.

“No.”

“Ma sa chi è?”

“Sì.”

Raccontai la nostra breve vita insieme dal suo arrivo.

“Allora potrebbe anche essere un corriere? Sa che trasportava droga?”

“Ma che cazzo state insinuando, le hanno asportato l’utero per questo, Lemmon era scomparsa da due giorni e questi tizi l’avevano rapita, hanno anche distrutto la Casa del Blues.”

“Casa del Blues?”

“Il nostro camper, viviamo in un camper.”

“Comunque trasportava droga il che la rende un’indiziata, gli altri due sono morti, qualcuno ha sparato loro alla schiena mentre li stavamo portando via.”

“Ma se la ragazza era prigioniera in quella dannata auto. I pompieri non vi hanno dato comunicato qualcosa in merito?”

“Sì ma lei perché non né ha denunciato la scomparsa?”

“Pensavo fosse solo andata via per un po’.”

“Lei aveva mai visto qualcuno di quei tizi?”

Avrebbe voluto continuare con le domande poi vide le mie mani e si spaventò. Capivo il suo crocio di continuare ma digerita la repulsione verso i miei moncherini, continuò.

“Perché pensa che la ragazza fosse una prigioniera e non una complice, nemmeno lei la conosce molto bene.”

“Conoscevo il padre, era un musicista e certe persone non mettono al mondo dei delinquenti. E’ solo una bambina.”

“Solitamente i musicisti sono dei drogati, degli esseri egocentrici che si riempiono di anfetamine per reggere gli spettacoli e i bagni di folla. Noi abbiamo visto ragazzine di quindici anni incinte che trasportavano droga e non le dico come.”

“Lemmon non è così.”

Il poliziotto mi fissò per un paio di secondi poi riprese il suo colloquio.

“Lei come se è procurato le ferite alle mani.”

“Una vecchia storia. Un incidente.”

“Che tipo d’incidente?”

“Una mazza ci è caduta sopra.”

 

Gli uomini che avevano preso Lemmon erano gli stessi che mi avevano fatto visita al fiume. Lo sceriffo Hilligs non era un uomo così stretto di meningi come avrei creduto. Leggeva Poe e non si vergognava di lasciare il libro sotto l’ammasso di carte che penso lo nauseassero, ma quello era il suo lavoro. Era un vecchio dinosauro che credeva nell’uomo quanto una gallina, si poteva fidare della volpe. Non era cattivo forse voleva sembrarlo, altrimenti i brutti musi non avrebbero cantato.

Mi fece un mucchio di domande ed io provai a illuminarlo.

Credo di non essere stato del tutto creduto. Quando uscì dal dipartimento per tornare all’ospedale, ebbi la sensazione di essere seguito. Sicuramente mi avevano preso un trafficante o comunque per uno che li ospitava. Avevano messo di guardia uno di loro, per sicurezza, davanti alla camera di Lemmon. “Precauzione più che fondata.”, disse Hilligs “Sempre nel caso uno di loro si presentasse a cancellare tutte le prove.”

Lemmon era ancora più pallida attaccata alle macchine e in coma farmacologico. La sua infezione era come dire “aliena” e qualcuno, né ero, certo sapeva più di me. Rimboa sparì per un paio di giorni senza nemmeno rispondere ai miei messaggi o alle chiamate. I medici non mi lasciavano entrare e non credevo più a nessuno. Avrei voluto rapirla per portarla a Slimrock, una piccola contea a soli cento chilometri di case in mezzo al nulla, che aveva un ospedale antiquato ma efficiente. Speravo di usare Rimboa per la mia idea ma lui si faceva attendere, come un miracolo.

Divenni una loro pedina e mi sentivo un morto perseguitato dalla morte, era come combinare la dinamite con il plutonio e dentro il mio cuore, una sola lacrima restava sospesa tra i battiti.

I poliziotti mi stavano usando ma io non mi sarei facilmente arreso nemmeno da storpio. La verità era che l’estate pungeva col suo gomito nelle nostre camere d’aria e tutti noi agonizzanti cercavamo refrigerio in pensieri a volte inimmaginabili. Il tempo volava. Laureen mi perseguitava come una malata che necessitava comprensione. Per lei non riuscivo ad averne. Ero andato via dall’ospedale in cerca dei vecchi amici di Joe. Trovai solo Steve, invecchiato e con la pancia. Fumava davanti al suo negozio e ogni tanto fischiettava un ritornello che mi parve di avere già sentito. Doveva sembrare facile conoscerlo ma non fu così. Mi ricordai di un pensiero di Emerson: La conversazione è un'arte in cui tutta l'umanità è nostra rivale. Quell’uomo mi guardava come se non portassi la nobiltà della mia specie nella scatola cranica. Ero esausto di continuare a digerire forme di presentazione quasi, accettabili, in fondo non era come andare dalla polizia. Gli augurai il buongiorno poi gli dissi chi ero. Joe anche da morto riusciva a invertire l’asse del pianeta. L’uomo non disse nulla ma mi afferrò per la spalla e mi portò dentro il negozio.

“Finalmente.”, gridò prima di abbracciarmi.

Piangeva il pancione. Mi chiese di come furono gli ultimi anni del suo amico e della sua musica.

“Quando sposi il blues non c’è verso di abbandonarlo.”, mi disse, mostrando con tutta la sua fierezza una bacheca con i ritagli di giornale.

“Gran bei tempi! Devi portarla via!”

“Chi?”

“Non sei il primo che viene a farmi domande sulla figlia di Joe.”

Rimasi bloccato.

“Chi?”

“E’ una lunga storia e se restiamo in vita, te la racconterò. Devi portarla via da qui e subito.”

“Ma è in ospedale e credo sia grave. Non la possiamo trasportare per ora.”

“Non lo è. Sembra ma non lo è.”

“Come diavolo fai a sapere …”

“Ascoltami, mentre noi due stiamo parlando, quattro tizi dietro l’angolo, stanno aspettando che tu esca. Prendi questo. La salverà.”, e mi consegnò una siringa piena.

“Chi mi dice che?”

“E’ la figlia di Joe ed io sto rischiando la mia vita per voi due. Portala via, e nascondetevi per un po’.” Da quanto era nervoso, si capiva che quell’uomo aveva tanta paura e non per se stesso.

“Cosa sta succedendo?”

“E’ complicato dirlo in poco tempo ma stai lontano dallo sceriffo e soprattutto dagli affari di Joe.”

“Ma Joe era solo un musicista.”

“Ti ha mentito. Vi ha mentiti tutti.”

“Adesso prendi questo e vai via. C’è un piccolo furgone giallo sul retro, le chiavi nel cruscotto. Soldi ne hai?”

Feci cenno di no con la testa. Tirò fuori un pacco di banconote e non volle tenersi nemmeno una.

“Sono mille dollari. Non ci fai molto ma riuscirai a fuggire da qui. Niente cellulari. Se vuoi lasciarmi un messaggio nel caso non mi abbiano fatto fuori, scrivimi un messaggio sugli annunci mortuari, firmati col nome Joe. Se avrai bisogno di altro aiuto, verrò io da te. Adesso fingi di andare in farmacia. Loro ti seguiranno ma tu chiedi al farmacista che vorresti controllare la pressione, la sua stanzina è sul retro e avrai il modo di uscire. Se mi domanderanno qualcosa, dirò loro la verità, che sei venuto a conoscere uno degli amici di Joe.”

         Dovevo chiamare Laureen così pensai di comprare un altro cellulare. Entrai nella farmacia guardandomi dietro le spalle. Riflessa nella vetrina un’auto scura con quattro tizi dentro. Tutti e quattro mi fissavano da dietro gli occhiali da sole. Per fortuna il farmacista era un uomo molto anziano. Sul bancone un cellulare che poteva servirmi. Chiesi al vecchio di misurarmi la pressione e mentre si dirigeva nella stanzina sul retro, afferrai con l’indice della mano sinistra il telefono e lo misi in tasca. “Bravo Silver, hai una carriera davanti!”, pensai a voce bassa.

Arrivai nella stanzetta, dove stato pensando a come fuggire che sentì gente entrare nel negozio. Il farmacista mi chiese di aspettarlo e capì di non avere tempo da perdere.

Il furgone non era veloce ma aveva il pieno di benzina. Tornai al parcheggio dell’ospedale, dove pregavo di vedere l’auto di Laureen. Mandai un messaggio con il cellulare del vecchio. Mezz’ora dopo, lei arrivò dalla porta dell’ospedale come una santa che aveva compiuto la sua missione e gli ero grato di questo. Non avevo altri di cui fidarmi e affidai la verità al suo cuore e al buonsenso. 

Presi metà dei soldi e le chiesi di fare spese. Vestiti da donna. Io non ci capivo molto di quel ramo della femminilità ma lei se fosse potuto, sarebbe stata la regina dello shopping. Per farle credere nella mia causa la baciai sulla bocca cercando di stringerle i seni fino a farla sentire male. La stavo usando e mi sentivo un verme ma Lemmon aveva la priorità in ogni caso. Lei schiuse gli occhi e con soddisfazione si raschiò tra le mie braccia. Non doveva sapere fino a che punto erano arrivate le cose ma doveva bastarle che Adelaide rischiava la vita sia fuori dall’ospedale sia nell’ospedale stesso. Dovevamo portarla al sicuro e per l’aspetto fiscale dalla cosa avrebbe provveduto lei, io avrei pensato a sviare le tracce. Mentre ci spostavamo ognuno per proprio conto e con la propria missione, ripensai a Steve e alle sue parole su Joe. Chi era in fondo Joe? Un delinquente? Uno che la mafia aveva usato per i propri scopi?

Il grande Bukowski scrisse, "Che differenza c'è tra un galeotto e l'uomo della strada?" "Il galeotto è un perdente che ci ha provato" e mai come allora mi sentivo di doverle interpretare. Ma Wilde impersonava il mio stile molto più di Bukowski, “perdoniamo un criminale ma non un sognatore”, quale dei due aspetti apparteneva a Joe?

Ma conoscevo Lemmon e capivo che Joe avrebbe fatto qualunque cosa per proteggerla se non fosse stato che l’aveva abbandonata proprio per non trascinarla in quel mondo che lui sapeva sbagliato.

Laureen era riuscita a rintracciare Rimboa che avrebbe fatto tutto il possibile per sistemare le cose all’Ospedale di Slimrock. Credo che dove non fosse possibile fare arrivare la gente, i soldi erano capace di fare di più. Rubai un’ambulanza che avemmo usato solo per uscire dalla città. Monroe era una città occupata dai fantasmi appostati e a caccia di criminali o d’innocenti, poco importava cosa avrebbero pareo nella loro rete. Ho sempre creduto che le forze dell’ordine operassero per il bene del cittadino ma quando di mezzo c’è, la politica qualunque cosa legale diventa utopia.

Ero arrivato a pensare che Joe avesse lasciato il paese per una precisa causa che poco c’entrava con la musica e forse non era grazie alla musica che avevamo tutti vissuto così bene.

Nella tasca dei pantaloni avevo la siringa che mi aveva consegnato Steve. E se fosse stata piena di veleno o una dose micidiale di qualche droga? Se lui non fosse stato uno dei nostri?  Il fatto era che non avevo il tempo necessario per analizzarne il contenuto e dovevo prendere una decisione e subito. Non potevo dubitare di un amico di Joe. Joe non era stato uno sprovveduto e mi ricordo che non parlava molto dei membri della band come se fossero dei santi da onorare. Sperai che quel sconosciuto, avesse resistito alle pressioni esterne tanto da non volere sacrificare una ragazza innocente.  In tutto quel travaglio di eventi mi ero dimenticato di tutti i dolori e le torture, patiti da Lemmon e mi sentivo in colpa per non averla difesa e per averla piantata in mezzo al destino con le sue acerbe difese. Noi uomini sappiamo essere dei mostri.

Escogitai un piano per Lemmon e Jerry buon manipolatore della mente umana sarebbe stato l’artefice del nostro successo. Travestito da medico, avrebbe portato via Lemmon per una risonanza, questo perché una delle infermiere del secondo piano era una sua vecchia conoscente e si sa, certe cose non portate a termine restano come sospese nel tempo. Usando il suo carisma si sarebbe fatto aiutare dall’inconsapevole “Rossana” che pur di vincere le difese di un puro “Cyrano”, si sarebbe distratta dal suo meticoloso lavoro. Se invece, le cose fossero andate storte, allora avrei somministrato il siero a Lemmon, continuando a sperare che alcuno sarebbe venuto di notte e a mia insaputa, per ucciderla.

Tornai a pensare a Joe. “Ti ha mentito! Vi ha mentiti tutti!”, quel grido liberatorio di Steve mi aveva marchiato.

 

Dai ricordi del dott. Rimboa            

Jerry non era guarito e gli sarebbe stato difficile farlo nella situazione in cui si trovava Lemmon. Le sue mani erano solo un groviglio di ossa contorte e fuse che rendeva gli arti, una sorta di peduncoli alieni.  Il dolore lo aveva assoggettato come un crudele re fa con i suoi schiavi. Persino il suo umore era cambiato. Da ragazzo mite e riflettessimo era diventato un irruente, una sorta di toro che stava per prendere a cornate la situazione ma in fondo lo giustificavo.

Nessun male è peggiore di quello che accade a uno dei nostri cari ed io ero il primo a capire la verità di quelle parole.

Dopo il suo incidente e il nostro incontro siamo diventati qualcosa di più di uniti, entrambi avevamo perso le cose più case ed entrambi non ci aspettavamo più nulla dalla vita. Nei giorni di degenza ospedaliera di Jerry mi ero ricreduto un po’ sul genere umano e questo dopo aver ascoltato la voce di Lemmon. Ogni volta che mi capitava di pensare alla musica avevo in mente lei e ricordarla cantare mi metteva sempre i brividi addosso. Se avessi avuto cinquant’anni in meno, sarei diventato il sicuro antagonista di Jerry e lo invidiavo, perché tra loro c’era una forza centripeta capace di fare brillare o esplodere l’ambiente intorno, qualunque sentimento loro stessero provando.

Noi tutti intorno a loro due, eravamo degli ignari spettatori alla commedia dell’amore.

Lemmon era quel tipo di ragazza capace di combattere usando il cervello e non solo la parola. Avevo visto il genere di miracolo che aveva accesso in Jerry la voglia di vivere nonostante l’imperfetta guarigione delle sue mani. Quale uomo non vorrebbe l’imperfezione se fosse stata il prezzo di una meta più grande?

Jerry aveva vinto qualcosa più della musica stessa e lo aveva intuito quando Lemmon era scomparsa. L’averla ritrovata morente non gli facilitava di certo il compito di andare avanti ma se questo compito significava combattere per lei, per tenerla in vita allora tutti i pesi e tutte le paure avevano trovato in lui, il loro nemico.

Da quando era finito l’intervento, qualcosa era cambiato persino nel reparto e noi tutti avevamo una gran paura per lei. Piccole cose, ordinarie ma sfasate. Il frequente passaggio dei medici che prima seguivano l’iter preciso dei turni. La continua presenza della polizia e la crescente attenzione al suo caso che portava all’arrivo di non pochi estranei. Lemmon non aveva nessuno oltre a Jerry a Laureen e a me. Sapere che una cugina lontana fosse venuta a trovarla mi sembrava assai improbabile come inverosimile poteva essere la visita di uno zio arrivato da chissà quale altro improbabile posto. Mi sono sempre piaciuti i giochi di parole perché liberano gli spettatori arguti dal peso della comprensione mentre obbligano gli altri a pensare.

Tutta la mia amarezza era diventata una battaglia contro i cattivi e quei cattivi abbracciavano la fede di sostanze di cui non si riusciva nemmeno a rintracciare la proteina. Odiavo l’impotenza e la prepotenza e detestavo il confronto con individui che usavano le donne come contenitori per rifiuti e sapevo che per vincerli non serviva la forza ma le maniere forti. Per combattere una guerra serve solo l’incoscienza ma per vincerla servono solo due cose, gente che ci creda e soldi. Noi avevamo entrambe le cose ed io ero giunto a quella soglia della vita, dove sapevo che valore dare alle mie ricchezze. Stabilita la difesa, ora serviva solo un buon piano d’attacco. Eravamo fortunati perché era in arrivo l’uragano ICE, uno dei peggiori, stimarono, degli ultimi sessant’anni, forse classificato forza cinque, con venti oltre i centosettanta chilometri orari. In certi casi, notizie simili erano per me spunto di vera riflessione su Dio e sulla sua potenza, ma quello non era uno di quei casi.

Due giorni prima che Jerry fuggisse dalla clinica, feci un certo movimento bancario, giustificandolo alla banca come la realizzazione di un tipico sogno americano, una magnifica villa a Eleuthera, nelle Bahamas. In fondo era solo una parte di tutti i soldi che avevo messo da parte in previsione di qualcosa oppure per semplice spirito da attribuire a un buon risparmiatore. Duecentomila dollari in contanti possono fare la fortuna di un uomo oppure essere la sua completa rovina. Metà dei soldi li regalai a un certo autista d’ambulanza dell’ospedale di Monroe che ci favorì la fuga almeno fino al Ponte delle Promesse, lì avevo lasciato un furgoncino nero con gli attrezzi necessari per la rianimazione. Certo che i soldi e gli amici fanno certi miracoli …

Al vecchio detto che “si diventa ciechi per amore” molto tempo fa, avrei risposto che sono frottole ma Jerry quei giorni, era diventato una macchina da guerra cieca e convinta della propria missione.

I nostri tre nuovi cellulari li avevo avuti in prestito da un bravo ragazzone nero che ha sempre avuto una grande passione per le cose usate. Tra noi le comunicazioni erano chiuse ma in caso di emergenza i messaggi in codice avrebbero funzionato altrettanto bene.

Laureen si stava occupando del guardaroba ma con certezza Lemmon non poteva essere toccata e per prima cosa, durante il suo trasferimento dovevamo pensare come trasportarla con la sicurezza che non le sarebbe accaduto nulla di male.

In meno di due ore, l’umore del tempo era cambiato drasticamente. Un’onda scura e minacciosa aveva coperto il cielo e il sole. La bassa pressione e l’afa divennero pesanti e quasi insopportabili. La gente uccide in momenti del genere. Il caldo dà alla testa che risponde con violenza al disagio. Capita tutto così. In un attimo. Imbracci un fucile poi … boom! Tutto finito. La rabbia. L’incontinente rovescio di pensieri. Il disagio. La fatica di stare al mondo. Non importa chi ti sta davanti. E’ solo un altro. Un probabile nemico. Un altro come te che cerca di sopravvivere. Ma è uno che non si lamenta e tu, lo odi per questo. Ecco a cosa serve il fucile. A ricordare al mondo che esisti e che non lo temi. Il caldo manda dei maledetti messaggi subliminali che spinge la gente a fare strane cose, cose di cui uno potrebbe anche pentirsi, dopo.

L’ammasso di nuvole prediceva l’arrivo di un acquazzone ed io speravo che le previsioni azzeccassero non solo la sua intensità ma anche le tempistiche. Mi serviva un temporale e subito!

Finalmente Dio era tornato a guardare giù tra gli uomini che soffocavano sotto la sua gloriosa occhiata. Un vento timido correva liberamente mescolando i colori del cielo. Una goccia mi arrivò sul mento e capì che il mio piano aveva avuto anche l’approvazione dall’alto.

Laureen uscì dall’ospedale convinta di avere finito il suo operato. Le spiegai che invece, c’era ancora molto da fare. Le chiesi di ritornare nel reparto di rianimazione dove la buona infermiera Stevenson, una donnetta sulla sessantina, dai capelli rossi e lo sguardo come il fuoco che mi corteggiò per parecchi anni senza successo, ci avrebbe dato una mano. Non mi sentivo come se tradissi mia moglie, anzi la sua memoria, semplicemente accettavo l’aiuto di una vecchia amica su cui sapevo di avere molta presa.

 

Dai ricordi di Lemmon

Era molto buio e faceva molto freddo. Lui non c’era ed io non sapevo come chiamarlo perché c’era qualcosa che impediva alle mie parole di uscire. Avevo dei dolori forti, sul fianco, all’addome e soprattutto alla schiena e la testa mi girava in una sorta di vortice che avrei voluto fermare ma che non potevo. Non potevo fare niente. Ero bloccata. Ero prigioniera in me e impotente. Quando riuscì a rivedere per la prima volta uno spiraglio di luce, un uomo gridava forte: la stiamo perdendo! La stiamo perdendo!

Mi era parso si sentire l’odore di Jerry o di vederne l’ombra ma forse il mio desiderio di lui era così grande che me lo ero semplicemente immaginato.  Qualcosa come una mano premeva sulla mia e la sua pressione era così forte che pensai volesse stritolarmi. Tutte quelle ombre intorno a me urlavano, movimentavano apparecchi ma io mi sentivo leggera e non capivo perché si davano tanto da fare, io ero lì con loro e con metà della sofferenza che avevo provato prima e di cui mi ero dimenticata; come se ci fosse stato un cancellino magico che qualcuno aveva passato sulla mia memoria. Ero io ma non ero più io. Non mi sentivano e non immaginavano nemmeno che io li vedessi tutti da sopra anche se in un quadro un poco sfuocato.

La sirena di un’ambulanza era sempre presente in questo mio sogno. Chissà se dentro questo cinematografo buio avrei incontrato Jerry.

Mi domandavo quanto ci volesse all’alba per arrivare e perché i miei occhi presi da quel sogno, non volevano più aprirsi. Non temevo per me. Non avevo paura di morire ma sarei rimasta arrabbiata anche nell’oltretomba se non avessi avuto l’occasione di parlare, di dire a Jerry quelle cose che non ero capace di dire a un uomo.

La tenebra è un’amica squisita che tratta bene i suoi ospiti. Si resta come sospesi in aria e tutte le cose che prima erano prioritarie nella tua vita all’improvviso non lo sono più. Non ci sono bisogni che ti mettano fretta o ti spingano emotivamente verso l’esterno. E’ come stare dentro un bozzolo. Un aspettare qualcosa ma sempre nell’incertezza che questo qualcosa esista.

 

Monroe

L’uragano sembrava un cannibale affamato che voleva sventrare con la sua rabbia l’intera città. Gli alberi strappati dalle loro radici lasciavano le loro anime partire per il paradiso delle piante. Il vento digrignava i denti ai muri degli edifici che gli opponevano resistenza mentre la pioggia come il sangue puro d’angeli cadeva per lavare dia suoi peccati ogni anima. Le auto sembravano barche di carta che rotolavano sull’asfalto assieme a rami, carte e cose mescolate assieme come una pentola di brodo freddo rovesciata da una mano gigante. I tetti tremavano e la polizia pattugliava pregando la cittadinanza di trovarsi un rifugio. L’inerzia dell’asfalto sopportava le raffiche, la pioggia e il nero di quelle nubi che sembravano le vedove di tutti i soldati sepolti da una guerra. Monroe soffriva e in fondo vederla capitolare non lasciava alcun significato dentro chi lottava per restare in vita.

Un omicidio veniva commesso mentre chicchi di grandine grossi come mele acerbe si lanciavano come missili pronti a devastare. Steve vide in meno di un secondo tutta la vita scorrergli davanti agli occhi, i bei tempi col grande Joe the blues boy, volle sorridere poi, la mano che prima premeva la ferita sul petto, gli scivolò lungo il corpo cadendo a palmo su, insanguinata e rimase solo il ritmo della pioggia ad accompagnargli l’anima fuori dall’inferno. Il confine tra il bene e il male era solo una linea immaginaria dentro la testa di chi restava a guardare impotente lo sfogo della natura eppure la città aveva nuovi nemici. Gente che abbracciando i fucili correva verso l’ospedale a caccia di una ragazza.

Laureen aveva svolto molto bene il proprio compito. L’ambulanza aveva caricato la paziente ancora addormentata e senza Jerry e senza il dottor Rimboa partì a sirene spiegate verso il confine della città. Nel momento in cui usciva dai cancelli ospedalieri due auto scure entravano a grande velocità rischiando d’investirla. Il conducente dell’ambulanza imprecò contro l’uomo che provò a investirlo e gli fece un segnaccio ma quell’altro prima di accelerare gli mostrò sorridendo la pistola e poi senza curarsi d’altro portò l’auto proprio davanti all’ingresso, dove scesero tre uomini travestiti da poliziotti. Una seconda auto si fermò dietro il reparto d’emergenza che vide entrare quattro persone armate fino ai denti e poco inclini all’ascolto. Tutti e sei ascensori furono bloccati e il montacarichi esplose facendo tremare tutti i sei piani dell’edificio. Era una guerra dove la difesa non sapeva d’essere attaccata. In meno di dieci minuti sei infermieri, due guardie e tre medici del reparto di rianimazione, furono freddati. La ragazza era sparita e loro dovevano ritrovarla.

Un uomo biondo sulla cinquantina, benvestito e con una lunga cicatrice sulla guancia destra camminava a passo svelto verso l’ufficio di prima accoglienza. La donna, una cinquantenne over size con i capelli strippati dentro una cuffietta azzurra e abbastanza scioccata, balbettò poche parole incomprensibili e tra le lacrime. Il biondo le sorrise strizzandole l’occhio poi maneggiando come un giocattolo, una Stoner 63,  uscì dall’edificio come un bambino che si era messo in testa di combinare una marachella. Una delle portiere delle due auto era aperta e aspettava che lui ci salisse prima di richiudersi. L’uomo guardò il cielo, ammirò il proprio fucile e pensando che nessun uragano fosse abbastanza forte da fermarlo saltò i gradini della scalinata a due a due prima di sparire nell’abitacolo dell’auto scura.

 

Le auto correvano sulla Main in direzione di New Orleans; ritornavano al punto di partenza, in un posto, dove gli occupanti delle auto erano sicuri di poter trovare qualcuno.

Monroe era in guerra con tutti i suoi abitanti. L’uragano sembrava volere alzarla dalle fondamenta e per farlo, urlavi come un ciclope posseduto dal demonio. Mentre il vento devastava e la pioggia picchiava duro come un pugile che lottava con tutte le sue forze per non andare al tappeto, gli uomini si erano rintanati nei bunker e nelle palestre, ovunque si potesse considerare un posto sicuro.

Steve era già morto quando il cellulare iniziò a squillare. Sul display uscì una faccina scura e sorridente con un nome: Mister Miracolo.

Sull’ambulanza Laureen teneva stretta la barella di Lemmon sperando che lei non si svegliasse perché troppo intimorita da tutte le apparecchiature per la rianimazione che comunque non avrebbe saputo come usare. Lei l’aveva fatto soprattutto per Jerry, per il loro amore che meritava quel sacrificio, anche se non capiva perché tutto quello sforzo per una donna che Jerry non conosceva nemmeno. Probabilmente il suo legame col passato e con tutto quello che aveva significato Joe era più forte di quello che lei immaginava. A volte pensava di odiare la musica e tutto quello che rendeva Jerry così propenso al sacrificio. Lei lo voleva tutto per se senza le interferenze di gente che non avrebbe fatto altro che renderlo infelice. Quando si conobbero, Laureen stava scherzando con dei clienti e per sbaglio rovecisciò una tazza di caffè bollente sulla camicia di quello che era diventato due sere dopo, il suo uomo. Non era un’amante della cultura né capiva la metà dei discorsi poetici di Jerry ma le piaceva come la guardava e come la faceva sentire quando, dopo aver fatto l’amore, suonava la chitarra sull’orlo del letto e fissandola negli occhi le faceva capire quant’era importante. Con l’arrivo di Lemmon, le loro serate divennero solo incontri di sfogo. Sentiva quanto lui fosse lontano ma non voleva fargli pressioni.

Sperava che alla fine, lui si sarebbe deciso a vivere con lei che aveva un piccolo appartamento appena fuori New Orleans, non granché, ma era tutto suo ed era certa che lì sarebbero stati felici, insieme. L’incidente alle mani non fece che confermare la sua teoria, la nuova arrivata era solo un problema che Jerry non doveva smazzarselo, da solo.

Quando un temporale così violento colpisce una città, le anime che la popolano, possono trovare un po’ di sollievo solo nel prego. Ammassi di detriti e macerie scivolavano lungo i torrenti d’acqua che si mescolavano al fiume e il fiume cresceva come una madre obbligata a mostrare il suo prominente ventre, al mondo. Alla fine la vasca sarebbe stata troppo piccola per quel bestione che avrebbe rovesciato le sue acque furiose mescolate al fango e sarebbe diventato una trappola mortale cui sarebbe stato difficile sfuggire. Il tramonto rendeva ancora più mostruosa quella creatura invisibile che strangolava l’intera regione.

Le auto scure non si fermarono davanti al camper ma lo superarono cercando il furgone giallo, quello che Steve aveva dato a Jerry. La caccia all’uomo era diventata per il gruppo di criminali una sorta di safari da godersi anche col tempo estremo.

Dai finestrini delle loro costose vetture sporgevano le lunghe canne dei fucili. Anche un topo avrebbe rischiato di diventare un buon bersaglio. La violenza della tempesta culminava nella furia dello spirito che a quel punto aveva bisogno della sua valvola di sfogo, l’omicidio.

Solo un piccolo gatto fradicio e raggomitolato nel mattone mancante di una ciminiera abbandonata era l’unico lato romantico e pieno di speranza.

Il vento aveva superato abbondantemente i centosessanta chilometri orari. Il cielo era solo uno specchio che rifletteva quello che sarebbe potuto essere l’inferno. La pioggia alimentava altra pioggia e le case l’assorbivano come spugne per poi sgretolarsi come se fossero state incollate con la saliva e non col cemento.


Dai ricordi di Rimboa

L’ambulanza, girato Main Street, si fermò davanti ai resti di un’edicola schiacciata da mezzo tronco di un vecchio olmo, col motore ancora acceso mi caricò che ero bagnato fradicio e tremavo come una foglia. Appena salito, il caldo dell’abitacolo che sparava dal cruscotto mi sembrò uno schiaffo forte quasi quanto quello esterno, Laureen mi passò una coperta che non vidi perché il mio unico interesse era per la paziente.

“Non curarti di me. Curati di lei. Se dovesse svegliarsi, avrà dei forti dolori e tu dovrai calmarla. Dobbiamo correre, andare via da quest’inferno.”

 “E Jerry?”

“Ci aspetta.”

Dovevamo fare solo otto chilometri fino al Ponte e lì caricare Jerry col prezioso contenuto della sua siringa che avrei pagato a peso d’oro per sapere cosa fosse. Dovevamo affidarci alla fortuna e sperare che l’amico di Joe avesse delle spiegazioni plausibili. L’ambulanza guidata da un impavido autista che sognava come avrebbe speso l’altra metà dei centomila dollari promessi, ballava, spinta di fianco dal vento che non voleva mollare la sua distruzione. Eravamo solo noi sulle strade vuote e mezzo metro d’acqua che cresceva invece di nascondersi nelle fognature. Se il fiume si fosse liberato dal suo fardello in eccesso, ce lo saremo trovati in città in meno di qualche ora. Il pericolo non era solo l’acqua ma la gente che si nascondeva dietro una maschera e che era pronta a spararci addosso. L’America è sempre stata la patria dei cacciatori ed io non ho mai voluto accettare la caccia come uno sport benefico per l’uomo. Con l’abuso che facevamo di armi, potevamo solo essere un paese di sottosviluppati incapaci di difendersi con altri mezzi. In questa detestabile faccenda c’era una cosa chiara ed era che senza armi davanti a dei delinquenti saremo stati come delle trote che saltavano direttamente nella padella. Senza armi eravamo spacciati. Speravo in un colpo di fortuna tale da permetterci di arrivare all’ospedale di Slimrock ancora interi.

Urtammo un sasso o meglio un pezzo di tetto portato dal vento. Per poco non ci si ribaltava tutti. Lo spasmo della macchina spostò la lettiga che scivolando andò a sbattere contro una parete piena di garze e attrezzature varie. Qualcosa cadde proprio sul viso della nostra paziente. Laureen era così scioccata che si teneva la mano sulla bocca temendo il peggio. Ma la giovane avvolta in una brutta coperta d’ospedale aprì gli occhi prima sbattendo le palpebre poi una seconda volta cercando di mettere a fuoco le immagini che le giungevano. Ero contento ma spaventato allo stesso tempo.  Non avevamo morfina per il dolore e non potevo conoscere le sue reazioni poiché non si sapeva con quale droga o malattia avevamo a che fare, oltre l’infezione post intervento e il trauma subito prima.

Lei aveva da poco aperto gli occhi. La vedevo dallo specchietto retrovisore dell’ambulanza. Era molto pallida e le occhiaie le avevano scavato il viso smagrito come delle trincee. Nonostante tutto, era rimasta bella o forse lo era diventata di più perché la luce nell’iride aveva perso la sua violenza e ora, il bagliore emanava solo un’immensa solitudine piena di speranza. Eravamo arrivati al ponte e Jerry ci aspettava lì con una pistola nella cintura dei pantaloni e un cappuccio fatto da un sacchetto di plastica. Laureen lo fece salire e poi ripartimmo oltre il fiume che già stava sommergendo il ponte e oltre New Orleans e Monroe dove avevano covo tutti i nemici di Lemmon oramai diventati anche i nostri. Laureen cercò di baciarlo ma lui non la vide. Sorrise appena alla donna che l’aveva aiutato in un’impresa così pericolosa. Sorrise e non mi sorprese nel sentire un sommerso ma sentito perdonami.

 

Si affrettò nonostante fosse zuppo e infreddolito ad andare da Lemmon. Era per la prima volta che stavano di nuovo insieme. Le mani di Jerry erano gonfie e in molte zone le ferite si erano cicatrizzate male. Lui le teneva entrambi i piccoli polsi della ragazza, con l’indice della mano sinistra … l’unico a essergli rimasto intero. A guardare quel ragazzo, vedevo un po’ me, molti anni prima della laurea, quando mi ero invaghito perdutamente di una ragazza che in seguito era diventata mia moglie. Le sue ferite erano ancora serie ma sembrava che lui fosse riuscito a scacciare il dolore solo con l’idea di aver salvato la donna che amava. Per due come loro che amavano con tutto il cuore, la musica, quella era la più bella canzone che mai come allora avrebbero potuto cantare insieme. La sintonia era perfetta. In quella situazione, persino il sacrificio … era dovuto.

L’arrivare lì, attraverso le peripezie, attraverso il dolore e la perdita era una conquista degna di essere chiamato miracolo della vita. Perché l’amore tra quei due, era un miracolo.

Jerry estrasse la siringa dai pantaloni e poi premendo la sua bocca sulle labbra di Lemmon, infilò l’ago nella sua coscia senza darle il tempo di reagire perché il bacio divenne la dichiarazione d’amore più lunga della storia.

Laureen rimase nell’angolo come una statua obbligata a sopportare gli eventi. Ogni tanto un occhio alimentava il fiume di lacrime più dell’altro e il suo volto non aveva altra espressione che d’impotenza. I sentimenti non sono cavalli da addomesticare e nemmeno attori che recitano seguendo un copione. I sentimenti sono nuvole aquiloni che non cercano meta ma loro di esprimersi liberamente in mezzo al nulla che altro non segue che la regola del volo.

Avevamo lasciato Monroe da circa mezz’ora ma il demone uragano era ancora padrone dell’intera contea e le strade non erano tutte agibili. Martin, il nostro infermiere autista ce la metteva tutta.

“Dobbiamo fare rifornimento. C’è una stazione di serv …”.

 Un tonfo secco come un rumore di un sasso che colpisce un vetro e l’ambulanza sbandò verso un dirupo, dove fila d’alberi faceva da griglia naturale. Un rivolo di sangue cominciò a scendere dall’orecchio destro di Martin che andò a sbattere con la faccia contro il volante come un pupazzo di pezza senza fili né ancore. Una parte del suo cervello mi era schizzata sulla guancia e persino sulla bocca. O  meno di dieci secondi avevo fermato la macchina sul ciglio della strada ma non avevo fatto una scelta positiva. Jerry estrasse la pistola e spinse Laureen sotto la lettiga di Lemmon che aveva coperto rovesciando il mobile appeso alla carrozzeria.

Io ero non solo impotente ma incastrato tra la portiera e il corpo esanime di Martin che continuava a sanguinare sul cambio e sui miei pantaloni. Eravamo lontani da tutto e in mezzo al buio. L’uragano si era portato via la rete elettrica esterna alla città.

“Sono qui!”

Urlò Jerry cercando di farmi dei segni.

“Sposta sta dannata macchina. Vai!! Salvale! I poeti uccidono per speranza.”

“Non fare follie! Ti prego.” Gridava Laureen.

Forse Jerry le disse grazie ma non sono certo di averlo sentito perché il rumore del vento copriva ogni cosa.

Buttai giù il corpo di Martin. Non c’era molto da fare per lui ma avevo l’obbligo di salvare le altre due vite che c’erano assieme a me, sull’ambulanza.

“Ti aspetto dissi tirando fuori la testa dal finestrino.” ma vidi un uomo biondo in piedi e in mazzo alla strada che cercava di non indietreggiare davanti al vento.

Jerry si girò per dirmi di andare via e il biondo gli sparò dritto al cuore.

Accelerai senza pensare che stessi abbandonando un amico ferito. Dallo specchietto esterno vidi il suo corpo rovesciato sull’asfalto e illuminato dai due abbaglianti di una delle auto nere. L’uomo biondo lo guardò e senza perdere altro tempo con lo sventurato salì sull’auto che assieme alla sorella iniziò il nostro inseguimento.

Non mi ero mai sentito così combattuto e così vigliacco in vita mia. Sapere che quel ragazzo era morto due volte senza l’aiuto di alcuno, mi angosciava. Non si meritava questo e non si meritava di essere abbandonata da quelli che credeva d’amare. Avevo perduto diverse cose nella mia vita, molte battaglie e la guerra contro la morte, ma non volevo accettare o subire la violenza degli eventi senza nemmeno avere lottato.

Girai il volante per tornare indietro, anche se fosse morto, Jerry non sarebbe dovuto restare solo sotto la pioggia ma dalle auto iniziarono le raffiche di mitra e tutte miravano alle gomme. Ero un vecchio e la mia vista era notevolmente peggiorata, dovevo trovare una strada, qualcosa che mi liberasse da quella pressione omicida. Feci la cosa più logica in quel momento, trovai una curva della strada che girava a sinistra, io spensi le luci ed entrai nel campo spegnendo il motore prima che le auto arrivassero.

Il mio cuore batteva molto forte, non ero più quello di una volta. Lasciai il porto di guida per rassicurare le ragazze. Laureen era sottoshock e piangeva sommessamente mentre Lemmon sembrava non dare segni di vita. Le auto si allontanarono e per qualche momento credei di essere al sicuro. Aiutai Laureen a spostarsi e cercai di togliere il mobiletto ancorato sopra la lettiga.

 

Dai ricordi di Lemmon

Il bacio di un uomo è come un sasso lanciato in un lago. L’impatto non è permanente ma ci sono ondate di emozioni diverse che ti arrivano dopo. E’ uno tsunami che ti lascia in vita, ma ti travolge col suo ricordo fino a renderti drogata delle immagini come in un rewind lento. I baci ti spingono contro il muro della ragione che cede senza darti il tempo di realizzare il dolore provato con la caduta. Perché è un cadere nel vuoto mentre qualcun altro prende il possesso del tuo corpo e ti senti spiato da dentro perché l’intruso è un cacciatore di emozioni, delle pure e involontarie reazioni cui tu non sai attribuire un nome. Quello strano dolore e desiderio si erano impastati con l’oramai lontana percezione di me ferita. Anche da feriti si può volare peccato non sia una cosa, che il pensiero o la volontà possa controllare. Com’è strano il destino.

Certi giochi finiscono con l’essere, crudeli, solo perché nessuno ne conosce credo, le regole. 

Forse l’essere sopra una lettiga e impotenti è una di queste regole. Forse il dolore che scaccia un altro dolore è una regola di una regola più grande, se ami sopravvivi perché lotti. Io ignoro cosa sia l’amore e non mi sono mai nascosta in quelle grandi parole che sbucano fuori dai libri come farfalle pronte per il loro primo e ultimo giorno di vita. Ho sempre subito quello che il destino mi aveva portato, sia fossero state emozioni cattive sia fossero state delle buone emozioni. Ma quelle buone sono durate così poco che avevo capito che provarle bisognava sorreggersi sopra di quelle che ti rendevano l’esistenza più difficile.

Il bacio di un uomo è caldo. Ti passa attraverso le vene e t’incendia il sangue. Ti senti una specie di pentola che bolle e lì, nel tuo guscio e in questo impotente cuocere, ti fai esplodere l’anima di piacere. Perché puoi cercare di contrastare quello che provi, puoi ostacolare l’invasore screditandolo sul piano morale o delle sue azioni passate ma non puoi arginare il fuoco e il desiderio che hai di bruciare. Jerry è una montagna. Una montagna che non sarei mai riuscita a scalare e mi domandavo perché quella montagna mi avesse baciato, quando aveva fatto di tutto per farmi credere di essere indesiderata. Nessuno poteva cambiare il carattere di Jerry nemmeno Jerry. Allora perché Jerry mi aveva baciato? Forse sono i miei ultimi momenti in vita e all’addio dall’esistenza, bisogna brindare con i baci. Jerry mi ha baciato. Jerry mi ha baciato ed io non so come reagire. Come si reagisce a un bacio? Si resta in silenzio? Si dice qualcosa? Si racconta della febbre che ti rende prigioniera di spogliarelli mentali e corpi che si divorano a vicenda in sogni senza confini? Qual è il limite di un bacio? La conoscenza? Forse un bacio è un atto di cortesia e basta. Forse per un uomo non ci sono implicazioni sentimentali, né fuochi, né bollori, né angoscia dello spirito. Ho sempre in mente i versi della canzone di Jonny Lang: Lie to me and tell me everything is all right,  Lie to me and tell me that you'll stay here tonight, Tell me that you'll never leave, and I'll just try to make believe, that everything you tell me is true, Lie to me, go ahead and lie to me, Lie to me, it doesn't matter anymore, It could never be what it was before, If I can't hold on to you, leave me with somethin' I can hold on to, for just a little while won't you let me be.

Non sono mai stata bella e lo specchio è un cattivo bugiardo. Gli vedevo come una coppia perfetta Laureen e Jerry, due belli che si erano sostenuti reciprocamente e allora perché lui mi aveva baciato? Ecco come si sentono le sardine quando le buttano nella pentola piena di olio bollente. Si sentono spaventate! Inerti! Traumatizzate, no! Traumatizzate non è il pensiero giusto, ma scombussolate, ecco il concetto giusto.

Dopo essere stata prelevata all’ospedale, il mio divenne un lungo viaggio affollato d’immagini terribili e indecifrabili. Il frastuono del vento faceva pensare al temporale e poi c’erano le voci di uomini che litigavano sulla destinazione di un viaggio. C’era Laureen che cercava d’alzarmi per infilarmi una maglia di un colore assurdo e poi il bacio. Forse era tutto un sogno come gli spari, ed ero morta magari sul tavolo di un obitorio o forse già nella tomba. Ero morta, ecco perché Jerry mi aveva baciato perché mi ero immaginata una cosa che faceva parte dei miei desideri più intimi, da viva. Tutte le mie battaglie e le mie frustrazioni erano frutto di qualcosa che poi sfumava in un sogno più intenso e più grande. Se fossi morta, allora il bacio di Jerry si poteva considerare il più bell’addio dalla vita.

 

Dai ricordi di Jerry

Il volto dell’uomo che mi aveva sparato era la maschera della soddisfazione personificata. Un paio di tizi dietro di lui mi sembrò di conoscerli ma tra il buio e le raffiche di vento così forti da renderci impossibile stare fermi sul posto, tutto anche la somiglianza con i miei aguzzini poteva sembrare una cosa fondata.

Avevo la pistola ancora in mano ma le raffiche che arrivarono contro il mio petto mi fecero piegare dal dolore. Nemmeno un suono dalla mia bocca solo una fitta acuta che tagliava la voce. Caddi così come viene giù una torre di carte da gioco e mi ricordo il gusto del fango che mi entrò in bocca senza fatica.

Ricordo bene le sue ultime parole. “Addio monco. Pulisci per me la strada che va all’Inferno.”

E poi la sua risata, per Dio come avrei voluto essere forte tanto da sfondargli la mascella col suo ghigno da animale.

Pregavo Dio che Rimboa avesse fatto in tempo a portarle in salvo altrimenti … nessuno di loro si sarebbe salvato. Se ero contento di morire? Non saprei. Non ci si rende conto che è veramente arrivato il tuo momento finché non giunge davvero e poi hai solo un attimo per riassumere il tuo vissuto. Chissà perché da morente per la seconda volta ogni mio pensiero andava a Lemmon? Perché non a Joe o a Didina con cui avevo vissuto tante esperienze e avevo imparato parecchie cose? Perché una ragazzina appena maggiorenne aveva vinto sul mio spirito e perché io ero crollato davanti al suo senza opporre alcuna resistenza? Non avrei avuto il tempo di capire cosa ci fosse di diverso da ogni altra donna di questo pianeta. Chi mi aveva vinto non mi conosceva neppure e forse non mi voleva neppure. Baciarla però era stata la cosa migliore della mia vita.

Gli uomini e il biondo partirono in tutta fretta dietro l’ambulanza e mi lasciarono a terra credendomi morto. Riuscì a muovere una mano e sperai di raggiungere il cellulare per una telefona. Grazie al cielo i cellulari hanno il display illuminato e feci la mia telefonata a Steve. Non rispose lui ma un altro uomo che mi disse che Steve era morto. Mi chiese chi fossi? Avevo paura ma era tardi anche per la paura così gli spiegai che Lemmon non c’entrava nulla con la gente che cercava di ucciderla.

L’uomo dall’altra parte mi rispose che lo sapeva.

“Chi sei?”, gli domandai con l’ultimo filo di voce.

“Sono Rain Man ovvero Mister Miracolo, un amico di Joe.”

Ma l’amico di Joe era morto, era stato per quel motivo che aveva sciolto la band.

Ricordo solo la pioggia ghiacciata sul mio corpo e il vento che torturava il poco di me rimasto ancora in vita. Svenni.

Quando riaprì gli occhi, il dolore alla spalla era cruento e l’ago della siringa che avevo nel petto spingeva il suo siero senza cortesia.

“Sei sveglio? Bene perché dobbiamo raggiungerli.”

“Tu?”

“Sì, sono Fred, e credo che Joe si sia dimenticato di raccontarvi una piccola parte della sua vita.”

“Sorrisi ma dovetti smettere perché mi faceva male esternare qualsiasi emozione.”

“Noi siamo i buoni e loro i cattivi. Joe era un agente. Fu reclutato dalla CIA quando io e un paio di cattivi ragazzi avemmo delle divergenze. Durante uno dei nostri tour, io feci delle scommesse, clandestine ovviamente. La corsa doveva sistemare un poco il fondo cassa che piangeva come sempre. Joe aveva bisogno di una nuova chitarra e la ragazza di Steve di un intervento, sai, quelli d’emergenza per genitori che non sono pronti a fare i genitori. Gli uomini in questione erano dei grandi trafficanti di tutto, droga, uomini, armi. Cercarono di farmi esplodere con la macchina ma mi andò bene, cambiai nome e iniziai una nuova vita in un’altra città. Joe trovò la scusa per sciogliere la band e fu mandato dalla CIA in Italia, dove avrebbe tenuto informato il nostro governo sulle movimentazioni e sulle nuove reclute di questa mafia. Joe aveva scoperto la registrazione di una nuova droga che avrebbe sovvertito il mercato ed eliminato più della metà della concorrenza dell’est. Il nuovo prodotto si chiama Lemmon ed è un’anfetamina capace di toccare e mimetizzarsi con le proteine del corpo, è una bomba che resta assopita per le prime ventiquattro ore poi deflagra una valanga di percezioni erronee tra cui uno stato comatoso e di morte apparente. Il suo antidoto è la semplice caffeina ma in dosi discrete e con alcuni stabilizzanti che non alterano il processo digestivo già compromesso da Lemmon.”

 

Dai ricordi di Rimboa.

Non eravamo al sicuro. Come potevamo esserlo? Quella era gente preparata a quelli come me, incapaci di recitare la parte della volpe con un branco di lupi.

Quant’è vero il detto che nella vita non si smette mai d’imparare. Se avessi avuto almeno un’arma avrei tentato una difesa per quanto essa improbabile. Ero così sfiduciato, così preso dal considerare la vita, un’esperienza che non ti regalava nulla e capace di portarsi via le migliori cose. Avevo promesso a Jerry che le avrei salvate e non lasciai il tempo ai due energumeni di sparare al parabrezza che piegato il capo sotto il volante, pigiai sull’acceleratore investendo la carne umana che ci si era messa contro.

Il vento dietro mi aiutava a spingere quel carro altrimenti funebre verso la strada e i miei inseguitori con gli abbaglianti ubriachi di tenebra s’incollarono alle nostre orme.

Tornai indietro verso il Ponte delle Promesse, splendido posto per farci una bella fine. Avevo un piccolo piano e questo è meglio del non averlo, affatto.

Volevo dispiacermi per Jerry, ma il tempo stringeva e la benzina era quella che era. Il sangue di Martin che era ovunque sul volante e sul cambio divenne la mia migliore sfida al cattivo. Lui ci avrebbe vendicato da quei demoni che continuavano a seguirci sparando ogni sorta di munizione e persino dei piccoli misi sibili come se fossero una base militare e non un branco di farabutti quali erano.

L’ambulanza prese a volare, era la nostra ultima chance. Noi sempre con le luci spente, e loro sempre con gli abbaglianti, accesi. Poi arrivò la magica curva dove rallentare per nascondersi.

Mi fermai poco prima del ponte. Erano troppo concentrati sul sparare che non consideravano altre possibili vie di fuga della preda. Troppo stupidi. La corsa pazza in mezzo all’uragano e all’oscurità ci rendeva tutti degli eroi da film che nessuno avrebbe onorato al cinema.

La rabbia rende cieca l’obiettività e spesse volte un briciolo di obiettività ti salva la vita. Le due auto rallentarono poco prima del ponte. Avevo avuto il tempo di legare le ragazze con quello le cinture di sicurezza tagliate e fissate alle portiere.

Non li lasciai comprendere che non avevamo nemmeno attraversato il ponte così spinsi il motore che agonizzava come un atleta nella sua ultima decina di metri e buttai il carro con tutto il suo bestiame contro i mostri e tutti i loro armamentari. L’azione fu decisiva e inaspettata. La prima auto cadde giù nel fiume che gorgogliava furioso, ed ero certo che nessuno sarebbe riuscito a uscire vivo dall’abitacolo. Per la seconda cambiai tattica. Chiesi a Laureen di abbracciare Lemmon e di lanciarsi sul verde. Poco importava una frattura o due, se restavano vive. Laureen obbedì anche se aveva smesso di piangere solo perché non aveva altro liquido nel corpo da dare alle lacrime e aperto lo sportello posteriore scese al mio commando con Lemmon tra le braccia.

Io feci del mio meglio per onorare una stimata vita medica e coniugale. Mi lanciai sotto gli spari dell’ultima macchina che mi veniva incontro in retromarcia. Senza pensare lasciai che mi affiancasse poi spinsi il volante a sinistra finché io e loro sentimmo il vuoto sotto le ruote.

L’acqua è una madre fredda. Certe volte, si è certi di sognare ma se da quel sogno non ti svegli più, allora vuol dire che sei morto.

 

Dai ricordi di Jerry

Il male si manifesta all’uomo come la più genuina delle scelte. Molte volte desiderare qualcosa che ci migliori la vita, ci lascia percorre intraprendere brutte strade. Joe mi aveva inconsapevolmente insegnato che le strade migliori sono quelle che passano attraverso il sacrificio. Monroe aveva sposato nuovamente il sole. I raggi beccavano leggiadramente contro il vetro della finestra della mia stanza. Un’infermiera silenziosa la aprì sollevandola per metà e l’aria densa di mille profumi invase le mie narici.  Ero sveglio e in un letto d’ospedale. Un uomo con la barba folta e sfumata di bianco con indosso un paio di jeans scuri, mi sorrideva dal corridoio mentre parlava con un medico che spiegava qualcosa in modo dettagliato.

“Ciao ragazzo, tutto bene?”

“Se prima ero solo uno che non aveva più mani, adesso sono solo un sopravvisuto ricucito. Si sa qualcosa dell’ambulanza?”

“La polizia si sta domandando cosa ci facesse un’ambulanza nel fiume sopra un’altra auto?”

“Lei come sta?”

“Lei chi? C’era solo un uomo. Un vecchio piuttosto malridotto.”

“No!”

Mi alzai dal letto deciso di andare a trovarla ma Mister Miracolo mi spinse giù contro il cuscino.

“Fermo qui!”

“Fermo un corno. Devo andare.”

“Intendi la donna?”

“Sì, Adelaide la figlia di Hope.”

“Noi abbiamo trovato una donna senza nome e senza documenti. Le avevano sparato alla schiena. Era molto bella.”

“Laureen. Era?”

“C’era una donna morta forse per l’impatto o Dio sa cos’altro. Le è passato un interno uragano sul corpo e persino i vestiti erano laceri. Lemmon non c’era. Solo una donna bionda morta vicino al Ponte delle Promesse e delle auto cadute in picchiata.”

“Devo andare a vederla.”

 

La morte ha il medesimo vestito per tutti. Una sorta di ruggine violacea che ci rende inappetibili all’occhio come se fossimo del cibo vecchio conservato nel frigorifero per troppo tempo. Non cerca nemmeno di abbellirsi con odori dolciastri o un kit di trucco permanente, ci maschera semplicemente da cadaveri togliendo il senso presuntuoso che noi diamo all’anima. Pensai a una frase di John Wooden, non potete vivere un giorno perfetto senza fare qualcosa per qualcuno che non sarà mai in grado di ripagarvi.

Lei era bella ma assente. Lontana da ma e da tutti noi. Era come una statua che la vita aveva adagiato in attesa che lo scultore la alzasse sotto il sole dove poi, noi miseri mortali, ammirarla. E’ così allora che partiamo. Senza bagagli. Senza lunghe conversazioni e senza futili addii. Solo noi stessi con la nostra anima; noi con tutti i dolori provati e butti sacrifici affrontati. Nemmeno un applauso. Nemmeno un grido. Solo il vuoto e l’aria che circondano l’intero essere come un velo di un’invisibile presenza. La morte non è né tanto graziosa né oscenamente macabra, ma solo se stessa. Una fissa chiave di volta per tutto il castello dell’esistenza. Niente ornamenti, nemmeno un opulento corteo. Lei è la più povera delle povere e col più grande dei poteri nelle sue mani.

Perché avevo trascinato Laureen in quell’impresa? Perché non tenerla fuori da quella storia?

Perché nemmeno un idiota come me avrebbe creduto che la gente uccidesse altra gente per denaro.

Lei riposava. Fredda musa sul tavolo dell’obitorio mi toglieva il respiro. L’avevo tradita. Mentita. Usata. L’avevo allontanata per lasciare spazio a Lemmon e lei aveva sofferto, in silenzio, come solo un vero amore avrebbe fatto.

La piccola cicatrice sul seno destro era quasi scomparsa. Se l’era fatta sbucciando un’albicocca per colpa mia, che la prendevo in giro e la lama del coltello era svicolata per qualche centimetro sul seno. Pianse ma rimase seduta tra le mie braccia, con un pacchetto di piselli surgelati sulla ferita.

Ora Laureen era morta. Morta. Andata via. Per sempre. Io non la meritavo. Io non meritavo nessuno. Non riuscivo a piangere ma l’uomo dietro le mie spalle aveva intuito quanto quella donna fosse stata importante per me. La vita è un soggiorno alle Bahamas dove se non sai nuotare non ti puoi godere tutto il pacchetto. Perché nella vita saper godere, di tutto il pacchetto, è fondamentale.

Come facevo a godere, della sua morte e immaginare di potere continuare felicemente la mia vita? Avrebbe voluto dei figli. Tanti figli con i suoi occhi e quella strana tendenza che lei aveva, quand’era nervosa, di toccarsi ciocche di capelli con l’indice.

Non aveva genitori e viveva da sola. Fred comprese tutto e mi diede una mano a scegliere che tipo di sepoltura darle, perché noi non avevamo mai parlato della nostra morte né di come saremmo voluto essere tumulati.

Se avessero sparato anche a Lemmon, il suo corpo non poteva essere lontano e immaginando anche lei morta pensai di aver perso proprio tutto.

 

La cerimonia fu breve. Qualche collega del lavoro e poche amiche. Il pianto e tante rose rosse. Fred mi portò la sua chitarra e scelsi una canzone di Joe, “Insieme ovunque splenda o non splenda il sole” che le cantai masticando lacrime salate.

La sua tomba mi fece capire di quanta solitudine doveva essere capace di contenere lo spirito umano. Non c’era più. Era rimasto il sole. Gli uccelli col loro volo. Persino un vecchio albero con le radici gonfie sopra il terreno. Era rimasta la comunità di formiche e l’insegna vecchia più di un secolo del sig. Harper “Il miglior gelato di Monroe” ma non era rimasto nulla di lei; nemmeno un quadro dipinto o una risata dentro una fotografia, solo un vago ricordo di una voce squillante e di tante ore, passate a parlarci.

Il cimitero di Monroe sembrava un parco, dove nessuno avrebbe mai pensato che sotto ci riposavano i morti.

 

Fred era un detective molto scrupoloso e riuscì a rintracciare Rimboa che era tenuto sotto stretta osservazione sia dalla polizia che dalle infermiere. Fu portato all’Ospedale di New Orleans perché il suo trauma cranico sembrava fosse disperato o peggio, irreversibile. Dopo l’intervento rimase in rianimazione perché alla sua prima di uscire dal coma né sarebbe passato di tempo.

La ma casa tornò a essere il camper che dopo una veloce sistematica tornò quello di sempre, o quasi. Cercai Lemmon in tutti gli ospedali della regione e in tutti gli obitori. Sembrava essere stata inghiottita dall’uragano. La morte di Laureen e la scomparsa di Adelaide avevano alimentato una brutta insonnia e le mie notti divennero un monologo in riva al fiume. Usavo l’auto di Laureen per andare a trovare Rimboa che giaceva nel suo letto, privo di conoscenza e attaccato a un respiratore come una bambola di plastica. Così sdraiato, sembrava molto più vecchio della sua età, un vecchio che aveva lottato come aveva potuto per salvarle.

  

Dai ricordi di Lemmon

L’uomo che mi prese in braccio doveva essere molto robusto. Sentivo il suo odore, un buon profumo di talco e qualcosa di ambrato oppure orientale. Quando mi raccolse dal fango e sentì un boato simile a uno sparo, ma forse era la mia immaginazione perché tutti i ricordi di quella notte divennero vaghi.

Ripresi una vita normale solo sei mesi dopo. Avevo un’amnesia e i pochi ricordi di me stessa erano in una lingua che non ricordavo di conoscere, l’italiano. Vivevo con un uomo, Justin Dugger, una persona dal carattere mite e molto dolce che mi aveva soccorso sotto il pezzo di una tettoia che mi era caduta in testa. Vivevamo insieme perché non avevo un altro posto dove andare e perché in fondo lui era molto ricco. Eravamo ricchi. La villa era un castello in Covington.

La famiglia Dugger era molto conosciuta perché il padre di Justin era un senatore. I suoi sembrarono molto felici d’accogliermi nella loro famiglia. La sorella era una famosa modella che veniva a trovarci molto di rado perché girava il mondo e chi non l’avrebbe fatto con quella quantità di soldi che mamma e papà passavano per divertirsi. Tra me e lei c’era una certa somiglianza e pure Sandra, la sorella di Justin due anni meno di me, si era accorta della cosa.

“Brutto farabutto è bella! scherzava lei “Sembra che tu non volessi allontanarti dalla famiglia tanto mi assomiglia.”

Justin le baciava la mano e poi la spediva a casa perché preferiva passare molto del suo tempo con me. Passeggiavamo nell’immenso parco, dove aveva una piscina a forma di conchiglia con intorno una decina di statue in marmo, passeggiavamo a cavallo o andavamo a cena nei migliori ristoranti del paese solo per mostrarmi com’era bravo a pilotare il suo aereo.

Justin era un perfetto cavaliere. Anche quando facevamo l’amore, mi chiedeva imbarazzato se ci fosse qualcosa che poteva darmi fastidio o se mi sembrava che fosse troppo affrettato. Era tutto perfetto tra noi.  Ma quando chiudevo gli occhi non pensavo più a lui. Ma pensavo. Pensavo a un posto e a un’altra me molto lontana. Poi c’era un sogno. Un sogno ricorrente dove ero baciata da qualcuno ed io avevo i brividi e in quel sogno l’uomo sembrava volere stare nell’ombra ma mi recitava delle poesie bellissime mentre facevamo l’amore poi il mio sogno, svaniva, portato via da un uragano che faceva volare me per aria e uccideva l’uomo che mi amava. E c’era una figura pressante nei miei rifugi onirici, un gigante che m’afferrava per la gola e da cui scappavo.

Non ricordando più il mio nome Justin preferì che lo scegliessi io. Non so per quale motivo ma scelsi Silver. Forse perché la notte era la mia parte preferita della giornata e perché le stelle le preferivo al sole.

Un anno passò rapidamente e Justin cominciava ad assentarsi per parecchi giorni a causa del suo lavoro. Non sapevo cosa realmente facesse ma il suo ufficio era un intero edificio a trenta piani proprio nel cuore della città e la cosa mi rendeva orgogliosa.

Per superare la noia mi feci comprare una chitarra che avevo visto in una vetrina del centro e le mie mani scelsero dei vecchi blues che suonai proprio dentro il negozio sotto l’occhio stupefatto del proprietario e dei compratori. Justin fu sorpreso quanto me di questo talento che riemergeva dalla mia vita passata.

Scelse un locale molto elegante, dove farmi suonare per qualche sera la settimana, quando non stavamo insieme e lui ovviamente era preso dal troppo lavoro. Piacqui sia al pubblico sia alla titolare del locale, una donna sulla trentina che sembrava conoscere bene il mio uomo. La mia voce veniva da una profondità che molte volte era inaccessibile alla ragione. Mi facevo chiamare Silver Kat da Catherine, un nome che mi ricordava quello delle principesse d’una volta, e piano, piano, divenni una cantante molto apprezzata nella zona.

Come dicevo, non avevo del tutto capito che genere di lavoro facesse Dugger e non erano molte, le volte in cui ero invitata nel suo ufficio. Un giorno dopo lo shopping decisi di fargli visita e senza farmi annunciare dal portinaio che non mi vide salire nel suo ufficio. Stavo per entrare quando sentì un uomo inveire aspramente.

La sua voce alterata stava dicendo cose inverosimili. Era Dugger che minacciava di morte, qualcuno, e una voce femminile che gli chiedeva di calmarsi. Lui la chiamò “dolce puttana” e lei invece gli disse “bambino cattivo”, dopo di che seguirono dei silenzi e degli ansimi che mi diedero il volta stomaco. Stavo per andarmene ma la sua segretaria sbucata dal nulla mi chiese cosa volessi. Naturalmente le dissi di annunciarmi a Justin ma lui mi fece aspettare una mezzoretta buona e quando uscì dalla stanza, sembrava fresco di doccia e appena profumato. Mi lasciò a intendere che aveva avuto un ospite molto difficile e che non poteva lasciarlo solo per troppo tempo. Mi accompagnò a casa dopo di che ritornò al suo teatrino di bugie. Per sfuggirgli chiesi a Patricia, la sua mantenuta nel locale “Dreams” di darmi un lavoro fisso e possibilmente retribuito. Forse lei aveva capito a cosa alludevo, uno stipendio nel caso Justin mi lasciasse per strada, o forse no ma il fatto sta che avevo un lavoro e con un lavoro potevo iniziare la mia vita e per conto mio. Nel caso Patricia avesse fatto la spia a Dugger, mi ero preparata un bel discorso del tipo: per un tipo come te è onorevole avere una fidanzata famosa e capace di un talento che non sia solo quello del letto. Quel discorso capitò la sera seguente e Dugger ammise che non era una cattiva idea, anche se lo stipendio che era intenzionato a darmi, oltre alle sue carte di credito, era una miseria. Con i primi due stipendi lasciai un anticipo per un appartamento vicino a New Orleans. Un bilocale che ero andata a vedere durante una finta seduta dall’estetista e in un giorno dove sapevo che Justin sarebbe rimasto in compagnia di un’altra dama. Io non mi sentivo come quelle donne che lui controllava, pagava e frequentava. Non mi piaceva come usava il suo denaro e forse nemmeno lui era più quello che mi era sembrato di credere.

Nei primi due mesi di lavoro intenso, il locale divenne il miglior posto, dove si poteva sentire della buona musica. I giornali, previa autorizzazione di Justin, facevano il mio nome, mettendo in risalto la particolarità della voce che per una bianca era una vera rarità. In molti passaggi scrissero che ricordavo il timbro di un uomo, un musicista di nome Joe Hope che era deceduto in Italia e che aveva portato il blues ai massimi livelli. Ma i giornali davano molto risalto alla mia voce che vinceva un numero sempre più numeroso di ammiratori. Dugger non dimostrava la felicità che avrebbe dovuto provare un uomo innamorato. Mi faceva sentire come la pecora che stava fuggendo dal suo gregge. Anche l’atteggiamento dei suoi divenne freddo e scostante ma io avevo vinto. Ogni paga, ogni soldo che ricevevo finiva nella mia casa. Un ammiratore un giorno, mi mandò un assegno che avrei dovuto restituire o consegnare a Dugger ma non lo feci. Divenne anche quello il contributo alla mia libertà perché null’altro al mondo avrei voluto, se non andarmene dalla prigione.

Avevo smesso di fare la pagliaccia e durante le mie affollatissime serate mi presentavo solo con un paio di jeans, scarpe da tennis e una tshirt bianca. La caduta dell’impero della moda era diventata un must e nel locale approdarono non solo vecchi con auto di lusso ma molti giovane che avevano il buon gusto di scegliere la vera musica alle discoteche rumorose o alle serate da sbandati.

Dopo un tormentone di buon vecchio blues, dopo Muddy e Hope e BB King, iniziai a comporre e cantare dei testi miei. Dei ragazzi si offrirono di farmi da band e trovammo anche un nome, i Silver Kats, iniziativa che non piacque a Dugger ma quando sentì l’incremento degli incassi nel locale autorizzò formalmente la band a suonare. Anzi fu lui a ideare una sorta di palco da dove era più facile intrattenere l’intera sala. Patricia aveva un modo tutto suo di gestire gli affari e la sua antipatia per me era una sorta di aiuto, almeno potevo conoscere la faccia del nemico. Io ero la sua gallina d’oro e forse un modo per guadagnare dei soldi che Dugger non le avrebbe mai dato. Ero certa che rubasse dagli incassi ma poco m’importava finché avevo un posto dove suonare e dove sfogarmi. La stampa era fissa all’ingresso perché ogni sera i posti si esaurivano in fretta o erano anticipatamente prenotati e pagati profumatamente. Ero diventata un buon business e Justin, mi teneva d’occhio come se temesse qualcosa; mi aveva persino proibito di parlare della mia amnesia, per il mio bene naturalmente.

Avevo scritto una canzone sui miei sogni che s’intitolava semplicemente “Sogni”:

Ho un vortice dentro quando attraverso l’oltre, e temo di non rivederti, di non sentire che ci sei, a volte la vera me cerca un volo, dove il cielo non c’é. Contro l’uragano solo un po’ d’amore, oltre l’uragano troverò la strada, è solo un bruciare per tutti i fantasmi, che mi amano, che mi amano, voglio solo sognare. E tu dove sei? Dove credi d’andare? E’ un canto che libera il cuore , tu ombra ne sai qualcosa, noi ci amiamo molto e sarà così anche dopo la morte. Io salgo su quella scala, certi angeli non devono temere il buio, non sento più il dolore ma solo la tua voce che mi chiama.

Dugger ed io litigammo un’ora prima dello spettacolo. La sua mano si scontrò col mio naso e il sangue mi finì in bocca e su tutti i vestiti. Era la prima volta che mi metteva le mani addosso ma sarebbe stata anche l’ultima. Il drago cattivo aveva iniziato a sputare il suo fuoco.

Una televisione locale chiese e ottenne sempre dietro un compenso di spot pubblicitari gratuiti di poter filmare l’intero programma della serata dei Silver Kats.

Con la chitarra in mano e dentro quella sala affollata ogni parte di me diventò solo musica. Nella mia testa le canzoni divennero battiti e i battiti vita, io e la musica, unico principio di vita, unica via di fuga. E iniziai a correre su quella strada immaginaria, dove nessun Dugger mi poteva comandare e dove la memoria ritornava a ricordarmi chi veramente ero e se c’era qualcuno a casa che mi aspettava e che mi voleva bene. Tutta la sofferenza e la paura svanirono. La magia delle note aveva vinto ancora sul male e i cattivi sembravano solo dei mostri lontani.

Una telecamera mi stava appiccicata abbastanza da vedere colare il sudore dalla fronte sulle corde della chitarra. Un presentatore eccitato incitava un pubblico già in delirio. Il repertorio di Joe Hope era una bomba e alle mie canzoni vidi delle donne piangere e degli uomini applaudire come se fossero convinti di aver sentito la parte migliore dell’artista. Ma la parte migliore di me era lì, nascosta sotto un masso chiamato memoria.

“Dottore quando mi ritorneranno i miei ricordi, insomma quando tornerò a essere quella che ero prima dell’uragano.”

Il dott. Kemper, un luminare della chirurgia che aveva in cura l’intera famiglia Dugger mi disse semplicemente di aspettare. La mia non era una malattia vera e propria ma solo un difetto momentaneo. La rimozione di certi ricordi forse dovuti all’autodifesa. Ma autodifesa da cosa e da chi? Mi prescrisse dei ricostituenti che smisi di prendere poco dopo il senso di spossatezza che mi facevano venire. Ma non lo dissi a Justin. Avevo la sensazione che stesse confabulando qualcosa contro di me, con la mia cameriera, con Patricia e tutta la sorveglianza.

Un giorno presi il fuoristrada per andare in città e uno dei ragazzi al cancello d’ingresso dovette fare una telefonata per permettermi d’uscire. Ordini di Dugger, figlio. Ero sorvegliata come la prigioniera di un uomo che aveva qualcosa da temere, e mi domandavo, cosa? Chi era veramente Justin Dugger?

 

Dai ricordi di Didina

Atterrai a Lakefront che il sole era ben alto nel cielo. L’afa della Louisiana mi si appiccicò addosso al vestito rosso che mi faceva sembrare una vecchia pesca dimenticata su un aereo. Il viaggio dall’Italia fu lungo e tormentato dagli incubi che non mi mollavano da mesi.

Dopo la notizia della scomparsa di Adelaide e l’incidente a Jerry, non potevo fare altro che caricare la mia vita e i miei ricordi in una valigia e spostarli laddove Joe mi aveva raccontato di aver lasciato un pezzo del suo cuore.

Joe era con me, in una bella bottiglietta di profumo che ero riuscita a fare passare alle dogane.

“Sei finalmente a casa, amore mio.” e respirai a pieni polmoni l’aria di fine primavera che bruciava dentro. Era passato un anno da quando la telefonata di un certo dott. Rimboa mi avvertiva che Jerry era stato ferito e che viveva ancora da solo, con il morale a terra, nella Casa del Blues.

“Se Maometto non va dalla montagna, la montagna andrà da Maometto.” fu la mia risposta che piacque molto al mio sconosciuto interlocutore.

Un uomo molto piacente mi aspettava. Disse di essere un vecchio amico di Jerry e di essere stato un medico prima di andare in pensione. Mi fece accomodare in una splendida Maserati e caricò tutto il mio bagaglio dicendomi che si sarebbe offeso se non avessi accettato i suoi gesti di galanteria, era un vecchio stampo lui e un uomo completamente diverso da Joe.

 “Lui come sta?!”

“Vive da solo in quel camper, l’unica cosa promettente è che ha ripreso gli studi di letteratura, vuole guadagnarsi da vivere con quello che gli è rimasto, ha detto.”

“Mi dica delle sue mani?”

“Dammi del tu per favore, sono un dinosauro lo so, ma mi chiamo Jerry e io ti considero già una buona amica. Jerry davvero bisogno del nostro sostegno.”

“Allora dimmi delle sue mani e di Adelaide, si sa qualcosa della piccola?”

Rimboa fissava la strada evitando di dare risposte troppo affrettate. Quella storia sembrava più complicata a raccontarla che a viverla.

“Avevamo provato a salvarla! Tutti noi. Laureen, la ragazza di Jerry è morta per questo ed io, un inutile vecchio in pensione sono ancora qui, vivo e vegeto. Si era innamorato di quel talento naturale ma sfortunatamente Lemmon non l’aveva capito. Lui fece di tutto, mise in gioco la sua vita per lei ma durante la fuga, io le feci scendere dall’ambulanza; Laureen la stava abbracciando ed ero sicuro che non potessero procurarsi che qualche frattura con la caduta ma nulla di più. Invece questo povero scemo ce l’ha fatta, la ragazza di Jerry si era presa una pallottola nella schiena e Lemmon scomparve come se non fosse mai esistita su questo pianeta. La cercammo in tutti gli ospedali e obitori della regione, un nostro conoscente e vecchio amico di Joe ha usato le forze della CIA per cercare di rintracciarla ma chi l’ha ritrovata è uno di quelli che l’aveva tenuta prigioniera. Un nemico di Joe.”

“Joe era un cantante.”

Lui si girò verso di me per sorridermi. Era la prima volta che questa vecchia vedeva il sorriso di un uomo indirizzato alla sua persona.

“Joe era un agente segreto.”

“Ma dai? Era un donnaiolo, geniale e scapestrato. Era uno che passava il tempo a suonare e a raccontarci barzellette?!”

“Joe era uno che teneva d’occhio un’organizzazione e, il suo amico Fred, che tu conoscerai presto, il suo amico sapeva che Lemmon stava rischiando la vita ma come il solito, quando le cose vengono dette troppo tardi …”

Arrivai a Monroe non ancora convinta del coraggio che avrei dovuto avere per affrontare tutta la situazione. Il camper era una bomboniera azzurra che mal si mimetizzava col verde in riva al Mississippi. Jerry era lì che ci fissava serio e diverso dal ragazzo che aveva lasciato l’Italia. Notai che gli rimase un solo dito intero, l’indice della mano sinistra; il resto dei suoi arti era una montagna di ossi che spuntavano come denti storti. Per lui suonare era tutto. Il mio cuore divenne piccolo, piccolo e cercai di immaginare il dolore e la sofferenza che quell’uomo viveva ogni giorno. Niente camicie da abbottonare, o utensili complicati da maneggiare, niente corde di chitarra da stringere, persino avvitare una lampadina sarebbe stata un’impresa.

Non gli dissi nulla ma andai semplicemente ad abbracciarlo. Parlava poco e di quel poco metà delle parole erano per se. La sua poesia e il suo sarcasmo erano svaniti forse con Lemmon.

Era difficile strappargli qualche pensiero o qualcosa su Lemmon. Di sicuro ci teneva a lei al punto di ordinare i vestiti lavati e stirati in un mobile rosso, fresco di pittura.

“Sono diventato un falegname anche senza mani si può creare sempre qualcosa.”

Lo guardai cercando di trattenere le lacrime, ma noi, vecchi soldati, abbiamo imparato a commuoverci davanti a certi sacrifici.

“Te l’ha detto il buon dott. Rimboa che non mi è possibile suonare la chitarra e il sogno mio e di Joe è svanito.”

“Sì Jerry, lo sa. Sa anche che non vuoi trasferirti né a casa mia né …”

“Già l’appartamento di Laureen. Quella casa resterà com’è finché non sarà Laureen a dirmi cosa farne. Io ho già una casa. Io e Lemmon abitiamo qui.”

Era la prima volta che la nominava e sembrava un uomo che sopportava il dolore della ferita aperta cercando di salvare un ricordo.

“La troveremo!” mi disse convinto.

Io gli credevo. Conoscendo Jerry sapevo che non avrebbe mollato finché non avrebbe ritrovato la figlia di Joe.

Rimboa disse qualcosa a Jerry poi si rivolse a me.

“Preferisce alloggiare in un albergo o una casa molto spaziosa e con troppe camere vuote?”

“Lei è una persona squisita ma se non sono di disturbo, vorrei fermarmi qui.”

“Alla Casa del Blues?”

Rimboa era un uomo che cercava di capire il perché certa gente compie certe azioni, forse era una deformazione professionale o semplicemente saggezza ma il suo comportamento denotava una grande preoccupazione e lasciarci in qual posto non lo rendeva sicuro.

“Joe ci ha abituati a tutto e ora che è a casa, non mi perdonerebbe se non lo lasciassi a godere del suo primo amore.” tirai fuori dalla borsa la bottiglietta con le ceneri e andai verso il fiume dove l’acqua d’argento giocava coi raggi di luce.

“Come spiegavo a Jerry, questo posto continua a essere pericoloso.”

“Morire qui o altrove che differenza fa?”

Le parole uscivano dalla bocca di Jerry crude, senza alcuna enfasi emotiva o animate da qualche pensiero nostalgico. Jerry era malato e di una malattia che io conoscevo molto bene.

“Carissimo, vorrei restare qui a tenere compagnia al mio amico. Noi ne abbiamo passate molte insieme e questo non è che l’ennesimo interrogativo del destino su cui bere limitandosi a guardare il fumo di una sigaretta che dura molto meno delle nostre pene.”

“Vi posto delle birra e qualcosa da mangiare.”

“Cara Did, il dott. Rimboa mi mantiene e questo non mi fa onore.”

“Smettila. E’ solo un prestito. Finito l’esame, mi restituirai tutto e con gli interessi te l’assicuro.”

“Già. Meglio un insegnate mediocre che un chitarrista fallito.”

“Meglio un uomo vivo che un eroe morto.”

“Nemmeno mille bugie valgono una verità.”

“Il placebo nutre la convinzione di potercela fare e tu devi guardare avanti e salvare il salvabile.”

“Cosa c’è da salvare?”

“Sono sicuro che non è morta. Devi solo capire cosa vuoi fare, commiserarti o lottare?”

“Sto già lottando non vedi?” e gli mostrò le sue mani.

“Carine. Ho visto mostri più deformi di te.”

“Me nessuno abile a verniciarsi la casa.”

Il sorriso di Jerry sembrava un raggio di luce dentro una fitta tenebra.

“Passo dopo allora, se avete bisogno.”

“Dopo si va a pesca.”

Guardai quei due sembravano due bambini e mi venne in mente Joe.

“Va bene porto la canna.”

 

Era una di quelle sere calde e con un cielo pieno di stelle. Tutti e quattro, Fred, io, Rimboa e Jerry stavamo lì, davanti a un fuoco e con una birra ghiacciata in mano. Joe era sul sedile del guidatore nel caravan e vicino alla sua bara di vetro con etichetta Chanel, gli avevo lasciato una dozzina di lattine fredde.

Rimboa si era portato il sacco a pelo, quella notte disse, avrebbe dormito sotto le stelle e c’era un vecchio televisore ancora in bianco e nero, superstite dei primi anni di Joe che Fred non riusciva a sintonizzare su alcun canale decente.

“Ah, disse lui, non mettono più la musica di una volta, solo rumore.”

Ma il caso volle che il canale K76 che trasmetteva da Covington mandasse delle belle immagini di una giovane cantante, blues, dalla voce che faceva arricciare la pelle.

A Jerry impallidì al punto di lasciare cadere la bottiglia di birra dalle mani che rovesciatasi a terra spuntò la sua spuma ovunque. Rimboa sembrava una statua di pietra e con la bocca aperta mentre Fred, Fred deglutiva a vuoto come se fosse posseduto dal tubo catodico.

Quella voce non poteva che essere quella di Adelaide. Era unica al mondo e con quel timbro baritonale difficile da trovarsi in una donna bianca. La sua potenza era pari alla sua dolcezza. Avevamo trovato la figlia di Joe.

Jerry sembrava essersi scottato con un ricordo. Fissava l’immagine come se volesse renderla sua e cercava di capire se quella donna, era la ragazza per cui aveva rischiato la vita. Lemmon si era tagliata i capelli e sembrava parecchio dimagrita. Era diventata una bellezza d’incredibile fascino ma nonostante tutto, era rimasta la passionaria di sempre e questo si capiva dal modo come cantava e come teneva sua chitarra.

Restammo in silenzio per quasi tutto il suo repertorio. Lei aveva preso il meglio da Joe e più di Joe riusciva a trasmettere certi sentimenti. Quando la trasmissione finì Fred, si alzò e fu facile capire dove stesse andando. Jerry non volle muoversi. Si sentiva tradito. Non capiva perché lei non volle tornare a casa, alle sue cose.

 

Dai ricordi di Jerry

Pensavo a lei più che a me stesso da più di un anno. Scoprire che era corsa via solo perché non le piacevo, mi fece sentire una nullità. Aveva cambiato nome e iniziato una nuova vita, non come me che restavo l’idiota di sempre ancorato a un sogno.

Volevo vederla per dirle in faccia quello che pensavo. Volevo capire fino a che punto era arrivata quella sua voglia di cambiare. Mi aveva estromesso dalla sua vita come se fossi stato solo un giocattolo rotto da buttare via.  Non si meritava la vita di Laureen e le mie notti insonni. Pensai a lei per ore. Era bella come sempre o forse ancora più bella. La sua voce aveva qualcosa di nuovo, di magico, una tristezza interna che la spingeva fuori con maggiore forza e chiarezza. Fuggendo da me, dai suoi ricordi era cresciuta. Non le davo torto. Doveva avere passato un inferno ed io non c’ero a tirarla fuori.

Fred in meno di ventiquattro ore raccolse le sue informazioni e la verità mi sconvolse più della bugia.

“Catherine Silver, Kat per gli amici e sul palcoscenico, vive da un anno con un tizio, un certo Justin Dugger. Nessuno conosce molto del suo passato ma una certa cartella clinica parla di amnesia temporanea. I Dugger sono una famiglia di politici ma la cosa strana è com’è arrivata Lemmon a vivere un uomo così sofisticato. Una delle cameriere ci ha riferito che prima di diventare una cantante era semplicemente la ragazza del padrone e nessuno aveva mai sentito parlare di lei fino al giorno in cui la portò a casa che sembrava malata. Justin Dugger sembra essere un uomo d’affari senza scrupoli e ci sono molte ombre sulla sua reputazione ma tutte dicerie senza l’ombra di una prova. La cosa strana però è che la vostra Adelaide è sorvegliata continuamente e non esce mai da sola. E’ seguita passo per passo, come se fosse una regina o una prigioniera. Nella sua cartella clinica ho trovato una cura sperimentale autorizzata da un certo dott. Kemper, ma non sono indicati i nomi dei farmaci e la posologia. Ho l’impressione che loro la usino come cavia.”

“Cavia per cosa?” rispose amareggiata Didina.

“Pensiamo siano gli stessi che la notte dell’uragano cercarono di rapirla e gli stessi che Jerry aveva avuto la sfortuna di conoscere. Lemmon non è una nuova droga ma un farmaco.”

“Per cosa?”

“Crediamo che induca l’amnesia.”

Poi Fred continuò a raccontarci di lei e delle sue abitudini mostrando a tutti delle foto scattate con un obiettivo che riusciva anche a cogliere le lentiggini sul naso di Adelaide e le sue profonde occhiaie.

“Jerry, lei vive a meno di ottanta chilometri da qui e non è tutto. Si sta comprando una casa. Un appartamento a New Orleans. Lo paga in contanti, una sorta di rata mensile. Credo che cerchi di fuggire e che abbia il suo piano.”

Allora lei era viva e senza memoria. Di male in peggio. Non si sarebbe ricordata di me nemmeno con bombardamento atomico. Certe cose o vengono da se o amen. La fortuna era proprio una gran puttana che andava con quelli come Dugger o gente simile, persone che non avevano bisogno di niente e cui piovevano in testa soldi e belle donne.

Volevo andare a portarla via da li ma Rimboa mi disse di aspettare. Sarebbe stato inutile se la banda non fosse stata sgominata e di mezzo c’erano nomi illustri, gente che stringeva la mano del Presidente degli Stati Uniti con una certa frequenza. Nessuno avrebbe creduto a tre poveri mortali e nessuno ci avrebbe mai aiutati a uscirne fuori. L’idea era di seguire gli spostamenti di Dugger e la cosa non era difficile dato che gli piacevano molto le belle donne e non badava a spese quando si trattava di qualche nuova conquista. Con Dugger fuori dai piedi sarebbe stato più facile seguire Lemmon.

Stavo sfogliando il pacco di fotografie che raffiguravano Lemmon durante alcuni momenti della sua giornata, mentre faceva shopping, durante le prove con la sua band, mentre prendeva dei ricostituenti e mentre parlava con uno che la teneva stretta per la vita. Lui era molto alto ma la foto lo aveva ripreso di schiena. Lei sembrava distante da lui ma il tizio aveva le mani ficcate nella sua carne come se volesse farle del male o indicare a qualcuno il possesso. Ma nella foto seguente il tizio aveva una faccia e fu per la seconda volta che rimasi a bocca aperta.

“Questo mi ha sparato quella notte. Questo tizio ha torturato e poi si è ripreso Lemmon. Non sono morti tutti. Lui è scampato, dannazione.”

Fred riuscì a connettere le idee molto in fretta.
 

Dai ricordi di Rimboa

Ci vollero più di otto giorni per scoprire la finalità degli affari di Dugger e i suoi continui spostamenti. Jerry combatteva l’attesa studiando come un condannato a morte che raddoppiava la sua sofferenza espiando il peccato dell’amore silente. Didina era la miglior amica che un uomo possa trovare nei momenti di debolezza, lei lo assecondava, gli parlava e gestiva il suo tempo musicale con vecchi cd di Joe Hope che penso non esistano più in commercio. Quella donna aveva il talento di sollevare le gonne della morte per ridere d’un intimo mal portato. Forse era l’unica persona che Jerry riusciva a sopportare avere intorno a se. Il ricordo di Joe tra loro serviva a unirli come un mastice capace di incollare due montagne una all’altra.

Pensavo ai criminali che tenevano in ostaggio Lemmon. Ucciderne uno, fosse stato esso, il capo, non significava debellare l’intera organizzazione.

A volte la CIA non assume dei motivati coglioni, a volte ci azzecca e si porta a casa uno che nel cervello quei due neuroni li fa galoppare come dei puro sangue e Fred mi sembrava uno di questi. Aveva un debito in sospeso con Joe e salvargli la figlia credo fosse il minimo.

Un giorno Fred arrivò alla Casa del Blues e ci illustrò la sua idea. Naturalmente noi eravamo liberi di opporci ma nessuno di noi era un soldato e contro dei criminali serviva un altro criminale oppure uno addestrato a tenere loro testa.

Il piano si articolava in tre fasi. Fred ci spiegò che i suoi colleghi stavano monitorando tutte le strategie imprenditoriali adottate dalla famiglia Dugger e dall’Intel Future Farmaceutics. Le due aziende erano comproprietarie di azioni per un valore di oltre cinquanta per cento e valeva dire che i Dugger erano nel consiglio di amministrazione dell’IFF. Il senatore Caron Dugger era stato indagato in gioventù per omicidio, una sua ex fidanzata era stata trovata morta nella sua auto e le cause emerse dall’autopsia furono di overdose ma non di una sostanza che non riuscirono a isolare perché già digerita dal corpo. L’accusa fu prosciolta e Caron, figlio dell’allora governatore della Louisiana, divenne il più giovane politico repubblicano a candidarsi alle elezioni.

Il piano prevedeva tre obiettivi. Il primo: semplice ricognizione e serata al “Dreams”. Il secondo: reperire delle dosi di farmaco. Il terzo: l’arresto.

Nonostante il piano fosse buono, c’era qualcosa, una sorta d’input premonitorio che mi diceva che le cose non avrebbero filato proprio liscio come l’olio. Ma ero contento perché dopo tanti anni di solitudine avevo ritrovato una carica vitale e questa derivava dalla vicinanza di quei nuovi amici che il destino mi aveva spinto a conoscere.

Jerry fu di parola e resistette alla tentazione di andare a trovare per conto suo Adelaide. C’era sempre il rischio che il suo aguzzino lo riconoscesse e per precauzione portasse via, chissà dove, la ragazza.

Accedere al “Dream” era come chiedere un posto in prima fila al superbowl.       

Fred grazie a un suo infiltrato che faceva il cameriere riuscì a ottenere un tavolino dietro il palco dove si esibiva la Band.

Per non dare nell’occhio ci vestimmo adeguatamente e la vera sorpresa fu Jerry che si era comprato un paio di guanti neri, giusto per passare inosservato in caso di uno scontro, incontro col nemico.

Quella sera Lemmon salì sul palco con una cicatrice al labbro. Il taglio non era casuale e noi tre, Didina, Fred ed io osservammo la reazione di Jerry. Piangeva. Jerry aveva gli occhi lucidi e tentava di contenere le lacrime e la rabbia in un finto amaro sorriso.

Quella sera nel repertorio dei Silver Kats c’era una canzone che la star della serata aveva dedicato ai suoi pochi ricordi. La canzone s’intitolava “Noi”. Noi non ci siamo mai raggiunti, né tenuti per mano ma ricordo lo spazio infinto dei nostri silenzi e i voli con gli occhi fissi dentro l’altro. Non c’è appetito né sonno che possa dare al volo la pace ma ho un ricordo, è fuoco, quel fuoco in cui oggi io brucio.

La sala era piena di gente e quella notte Dugger non si fece vedere. Noi stavamo per uscire ma Jerry si avvicinò per un momento a Lemmon. Si guardarono anzi si fissarono. Poi lui abbozzò un sorriso e le toccò la ferita sul labbro. Lei rimase sconvolta.

“Basta il ghiaccio Lemmon. Guarirà presto.”

“Ci conosciamo?”

Ma Jerry non rispose e afferrò il braccio di Didina spingendola verso l’uscita.

 

Dai ricordi di Lemmon

L’uomo che mi aveva fissato per tutta la serata sembrava si fermò dopo lo spettacolo. Era alto più di Justin e aveva gli occhi lucidi come se avesse pianto. Mi guardava come se mi conoscesse, ma io non ricordavo nulla di lui, anche se era davvero un bell’uomo. Teneva sempre le mani in tasca e indossava i guanti d’estate. Prima della chiusura mentre la folla s’alzava dai tavoli,lui venne verso di me e con l’indice della mano sinistra mi sfiorò la cicatrice che Justin mi aveva procurato con uno schiaffò. “Passerà, basta un po’ di ghiaccio Lemmon.” Mi aveva chiamato Lemmon come se mi conoscesse. Poi era sparito assieme ai suoi amici.

Patricia che non perdeva un colpo e mi sorvegliava come un mastino mi chiese:

“Cosa voleva da te quel tizio.”

“Era un medico, risposi, mi ha detto che basta del ghiaccio per guarire.”

“Hai preso le tue pastiglie?”

“Certo.”

Ma no che non le prendevo più le dannate pastiglie, poi la padrona di un locale doveva sapere che io stavo prendendo dei ricostituenti, che fenomeno era purché non fossero dei semplici ricostituenti ed era per questo motivo che mi ero fatta preparare delle pastiglie di zucchero d’identica forma e colore che sostituivo appena Justin mi consegnava la nuova boccetta.

Domandai un giorno al farmacista.

“Va bene prendere ricostituenti per più di un anno.”

“Non va bene no, cara, nemmeno i malati terminali o gli atleti sotto sforzo s’imbottiscono di quelle schifezze per un anno. Basta un poco di frutta e una buona alimentazione. Lasci perdere quelle porcherie, mi disse.”

Lei fece un sorrisetto cretino e tornò a contare i suoi soldi o a fare i suoi sogni da baldracca. Per me c’era fuori l’auto e i due aguzzini di Justin che dovevano riportarmi al dormitorio.

Lemmon … Lemmon … Lemmon … Lemmon, quel nome lo portai con me nei miei sogni.

L’uragano divenne il mostro che non stava inseguendo solo me. Il vento spazzava via case e uomini ma io ero in salvo sopra una lettiga, e qualcuno mi portava lontano. Dentro un camper, la voce di un uomo mi chiamava scocciato: Lemmon! E’ sempre la solita storia, non le voglio le tue cose ovunque. Mettitele nell’armadietto, nella valigia o buttale via. Poi suonava la chitarra, era sempre arrabbiato con me e aveva degli occhi che ti catturavano come delle ragnatele. Le mie labbra bruciavano e la sua bocca si spingeva in me con una sicurezza che le parole non saprebbero mai dare né descrivere. Il bacio di un uomo è come un sasso lanciato in un lago. Dio! Jerry!

La mia memoria era tornata. La testa mi bombardava di ricordi e di parole. Vidi la morte di Laureen. Justin le aveva sparato, alla schiena! Jerry mi aveva baciato e lui era tornato per me. Perché non mi aveva portato via?

Quella notte Justin rientrò da una delle sue scappatelle e speravo di non rivederlo ma lui si presentò da me e come se niente fosse, mi chiese di sposarlo.

Sapeva che non potevo ferirlo, nessuno si azzardava a ferire Justin Dugger. Gli dissi di sì solo per essere lasciata in pace almeno per alte ventiquattro ore, giusto il tempo per fuggire a Monroe.

 

Dai ricordi di Rimboa

Come avevo pensato i presagi erano scuri. Il perfetto piano della CIA aveva una falla perché il signor Dugger si presentò a casa mia senza le sue guardie del corpo o altro. Sapeva chi fossi e se avesse avuto l’intenzione di uccidermi l’avrebbe già fatto. Mi chiese di smettere la commedia altrimenti sarebbe stato costretto a prendere dei provvedimenti. Era molto serio e molto generoso nel non avermi puntato una pistola contro. Gli balbettai qualcosa su Lemmon.

Lui m’intimò di dimenticarmi della sua donna perché l’avrebbe uccisa piuttosto che liberarla. Il suo atteggiamento era sicuro e completava molto bene il quadro di chi usa il potere e l’ambizione per i propri fini.

Poi andò via chiedendo scusa per il disturbo e salì sul suo bolide, dove una ragazza con molti anni meno di quanti né mostrava lo aspettava sorridente.

 

Dai ricordi di Jerry

Lei arrivò all’alba e molto prima di vedere il sole strappare le nuvole. Se ne stava lì sugli scalini del camper a suonare con la sua chitarra. Aveva i capelli umidi, una magliettina bianca e un vecchio paio di jeans. Non si era portata né borse né bagaglio solo la chitarra e un centinaio di banconote da mille dollari che aveva gettato sull’erba.

Suonava la canzone Turn the Page di Bob Serger con un tono più bassa, e molto, più lenta. Quella donna era capace di strappare il cuore a un uomo semplicemente vivendo ed io la amavo come non avrei mai potuto innamorarmi di un’altra. Il tempo tra noi era passato eccome, ma sembrava che le cose non fossero cambiate. I suoi occhi anche se avevano sofferto erano più miti ma non privi di luce e la tua testa, era un cavallo di battaglia per ciocche ribelli. La volevo e chi non l’avrebbe desiderata così indifesa e così bella? 

Lei girò la testa, alzò gli occhi e mi sorrise. Era pallida e smagrita ma era lei.  La guardavo perché in realtà non sapevo cosa dirle. Probabilmente non c’era nulla da dirsi, probabilmente doveva bastarmi che era tornata a casa. Avevo la barba lunga e l’aspetto di uno che aveva dormito poco. Ero ubriaco di lei da più di un anno e vederla non mi bastava per ritornare dal mondo dei sogni.

Quando smise di suonare, si allontanò per un attimo, credevo che volesse andarsene poi vidi che si tolse la maglietta per mostrarmi forse i suoi seni nudi. Rimasi interdetto. Ma non erano i suoi seni che dovevo vedere ma una cicatrice estesa sul fianco appena sotto il torace. Raccolse la maglia da terra e se la rimise.

“Questo è il colpo che ha ucciso Laureen. Lui le ha sparato attraverso me quando aveva tentato di proteggermi. La sua pallottola è finita in me. Mi dispiace.”

Volevo scendere per abbracciarla ma Didina mi aveva anticipato.

“Bambina mia! Bambina cara. Come stai? Adesso non sei più sola. Sono qui bambina. Adesso tu, sei con noi e sei al sicuro.”

Lasciai le due donne abbracciarsi e coccolarsi ma era Lemmon a incoraggiare Didina e non viceversa.  La presenza di Lemmon nel Camper doveva riportare la primavera ma sentivo che le nuvole nere dovevano ancora arrivare.

 Perché non l’ho baciata, non so spiegarmelo. Forse perché lo desideravo troppo e da troppo tempo e volevo che fosse un momento speciale e non un teatrino per gente che applaude. L’intimità del momento era svanita e svanito l’attimo, feci la cosa più saggia. Chiamai Fred.

La riunione di famiglia prevedeva un piano d’azione meno battagliero ma più scaltro. Una fuga. Ma la cosa mi sembrava inutile.

Un uomo così ricco l’avrebbe seguita fino in capo al mondo, solo per il torto di avergli tolto il suo giocattolo. Lemmon era una questione di principio e la prova vivente dei loro sporchi giochi.

Rimboa provò a suggerire l’Europa ma Fred era convinto che la mafia dei Dugger fosse mondiale. Fred era sempre per un intervento armato e in tutto quel discorso si alzò Didina che propose l’unica cosa a cui nessuno di noi avrebbe mai pensato, il matrimonio.

“Cosa?” dissi senza rendermi conto che stavo gridando.

“Voi vi sposate poi sistemiamo la faccenda. In fondo, vi amate, giusto?”

Lemmon arrossì. Io la guardavo.

“Noi ci amiamo?” le domandai.

Volevo che la sua risposta fosse un sì, quell’affermazione valeva la consapevolezza che esisteva un noi mai dichiarato prima ma solo nascosto tra le ceneri e i fuochi dei nostri caratteri.

Lemmon non rispose in fondo la capivo. Era una ragazza che aveva subito di tutto e lei più di me aveva bisogno di conferme. Caddi in ginocchio, non si usa più? Beh, io dovevo farlo, era pur sempre la figlia del mio miglior amico e la donna che sarebbe dovuta stare al mio fianco per tutta una vita e sottomettersi a un grande amore è una vittoria non una perdita. M’inginocchiai e le presi la mano destra nei miei palmi.

“Lemmon Adelaide Hope, mi vorresti sposare?”

Lei sorrise. Lei sorrise e il sole uscì dal buio lasciando che l’azzurro scivolasse sopra tutti noi. La donna perfetta, pensai, nella giornata perfetta.

“Sì, Jerry Silver ma a una condizione.”

“Quale?”

“Prima di sposarci chiederemo a Laureen cosa ne pensa.”

La baciai. In fondo è un rito che si esige nelle pratiche di fidanzamento e dopo averle lasciato le labbra, capì il significato del giramento di testa quando sei innamorato. Non so se sentissi campanelle di vento oppure canzoni d’angeli, ma un vortice mi consumava dentro come se lei fosse un’arnia e io l’orso che la desiderava.

Didina piangeva come se assistesse al più bel film d’amore che avesse mai visto. Con i lacrimoni agli occhi venne da me per consegnarmi un oggetto. Una piccola cosa, indispensabile disse lei, in certi legami. Era l’anello che Joe le aveva regalato come pegno d’amore e lei trovava giusto che lo avesse Lemmon perché quell’uomo l’avrebbe amata con tutta la sua anima, se fosse stato ancora vivo.

Io non lo accettai. Volevo che Adelaide avesse qualcosa di mio, qualcosa che fosse soltanto per lei e non di altri.

“Va bene, io sarò il padrino della vostra unione ed io porto le fedi.” si offrì Rimboa che non era mai stato così contento.

Mi avevano lasciato da solo. Lemmon e Didina erano sparite per parlare con il prete e per lo shopping della sposa di cui sinceramente potevano fare a meno, avevo insistito sulla biancheria intima che non doveva essere eccessiva, cosa alla quale ricevetti solo delle brutte occhiate e la risposta “Gli uomini, sempre i soliti.” Ero felice.

L’avevo ritrovata quando non ci speravo più. Ero al settimo cielo perché dopo mille peripezie, lei mi aveva ridato la voglia di vivere. Più di lei non contava la musica, la letteratura e tutti quei sogni che riempivano il vuoto delle giornate.

Lei era riuscita a diventare il mio pensiero fisso anche quando era mancata per quasi un anno. Si può amare così, tanto, una persona? Si può essere fedeli a un’idea, come se quella e null’altro fosse in grado a farti tirare avanti?

Rimboa era scappato a comprare le fedi e provvedere al nostro regale di nozze. Fred era andato via con un’aria indecifrabile come se la felicità fosse una cosa che non lo aveva mai toccato.

Ero in riva al fiume. Se avessi potuto suonare, avrei composto una canzona, tanto il mio animo si sentiva in armonia col pianeta intero. Ero felice ed ero ubriaco di quel sentimento che ti tiene ancorato al cuore dell’altra.

La mia faccia godeva, del sole come se la sua energia potesse rigenerare le mie parti spezzate e anche se non fosse stato così, mi bastava, mi bastava sorseggiare la luce chiara sperando che in essa ci fossero le benedizioni di Joe e Laureen.

 

Dai ricordi di Rimboa

Un giorno prima del matrimonio di Jerry con Lemmon, Fred si presentò a casa mia con delle foto. Non voleva spiegazioni, mi disse semplicemente che il caso Dugger era stato risolto.

“Come?” gli domandai scettico di una possibile soluzione pacifica con un uomo a capo di un’organizzazione capace d’influenzare l’intero mercato economico americano.

“Guarda bene.” e m’indicò il punto preciso, dove osservare.

“In questo fotogramma lui è assieme a una giovane donna. Guarda bene, non ti sembra Lemmon da lontano?”

“Vagamente ma solo dal taglio di capelli.”

“Allora è solo una coincidenza.”

“Questa foto è stata scattata davanti al “Dreams” la notte che Lemmon era tornata da voi. Come ben vedi, ci sono tre dei miei sul tetto dell’edificio vicino e altri due piazzati in modo da coprire ogni angolo della visuale.”

“Va bene e allora?”

“Guarda la foto successiva.”

“Dio mio! L’auto è in fiamme e i suoi due occupanti carbonizzati.”

“Le guardie del “Dreams” non avevano fatto in tempo nemmeno ad allontanarsi, sei di loro dopo aver consegnato qualcosa a Dugger si stavano allontanando e lo scoppio è stato fatale per due di loro gli altri sono in fin di vita, troppe ustioni.”

“ Quindi il nemico è morto? Avete deciso di intervenire.”

“No, Jerry. Non siamo stati noi. Ti dico guarda meglio la foto che ti dissi di osservare.”

“Sarò vecchio ma non sono cieco. Qui dentro non c’è nulla. Si vede giù un’auto, a destra la canna di un lancia missili sembra o qualcosa di simile e le costole di una persona magra. Faceva caldo e l’assassino ha deciso di togliersi la maglietta. Non mi sembra una fobia né una cosa da prendersi in considerazione.”

“Guarda bene quelle mani.”

“Un poco, piccine, ma il difetto di fabbrica non pregiudica la resa, da come si è potuto vedere. Sarà stato un vietcong.”

“E’ Lemmon.”

“Cosa?”

“Lemmon.”

“Lemmon?”

“Già.”

“Siete certi?”

“Ci ha fatto un favore ma adesso è difficile capire come dobbiamo comportarci con lei.”

“Volete arrestarla?”

“No, impossibile. Lei è morta in quell’auto. La famiglia Dugger non la cercherà perché pensa che sia morta con lui. La donna del locale, Patricia, è stata ricoverata per una strana overdose e non ricorda nemmeno come si chiama, strano vero?”

“Niente testimoni e la polizia penserà sia stata una vendetta politica e i Dugger terranno la bocca chiusa per non avere interferenze nei loro traffici.”

“Allora quella bambina ha fatto tutto questo? Sembra ben addestrata.”

“La tua bambina è addestrata come e meglio di un agente segreto.”

“Credi che lei sia …?”

  

Dai ricordi di Lemon

La mia carriera di cantante era una cosa secondaria rispetto al mio felice matrimonio. Jerry era aveva ottenuto dopo un duro lavoro, la cattedra di lettere alla Tulane University, dopo aver pubblicato il suo primo romanzo La Casa del Blues.

Rimboa ci chiese di stare in affitto nella Casa del Blues, e Didina, decise che era meglio non lasciare il vecchio dottore, vivere da solo.

Fred sapeva chi fossi ma taceva e fingeva di essere il miglio zio del pianeta per nostro figlio Joe. Joe Silver, il futuro miglior bluesman.

I Dugger finirono sotto corte federale e l’IFF andò in bancarotta. Certe cose finiscono come finiscono gli incubi, i cattivi ricordi e la solitudine. Jerry non sa nulla e non credo che debba saperlo. Lo amo. Mi ama. E questo ci basta perché la nostra famiglia merita tutte le battaglie di questo mondo.

Fine

 

Vecchie e nuove canzoni Blues

 

 

Baby Please Don't Go

Muddy Waters

Baby, please don't go
Baby, please don't go
Baby, please don't go, down to New Orleans
You know I love you so

Before I be your dog
Before I be your dog
Before I be your dog
I get you way'd out here, and let you walk alone

Turn your lamp down low
Turn your lamp down low
Turn your lamp down low
I beg you all night long, baby, please don't go

You brought me way down here
You brought me way down here
You brought me way down here
'bout to Rolling Forks, you treat me like a dog

Baby, please don't go
Baby, please don't go
Baby, please don't go, back the New Orleans
I beg you all night long

Before I be your dog
Before I be your dog
Before I be your dog
I get you way'd out here, and let you walk alone

You know your man down gone
You know your man down gone
You know your man down gone
To the country farm, with all the shackles on

by McKinley Morganfield a.k.a. Muddy Waters

 

Back Door Man

written by Willie Dixon,
recorded by Howlin' Wolf

I am...
A backdoor man
I am, a backdoor man
The men don't know it
But the little girls, they understand

When everybody's sound asleep,
I'm somewhere making my midnight creep.
Yes in the morning, when the rooster crows.
Something tells me, I got to go.
I am...
A backdoor man
I am, a backdoor man
The men don't know it
But the little girls, they understand

They took me to the doctor. Shot full o' holes.
Nurse she cried, please save his soul.
'Charged him with murder, in the first degree.
Judge's wife cried. Let the man go free!

Cop's wife cried. Don't take him down.
I'd rather be dead. Six feet in the ground.
When you come home you can eat pork and beans.
I eats mo' chicken than any man ever seen

I am...
A backdoor man
I am, a backdoor man
The men don't know it
But the little girls, they understand

  

Bang Bang Bang!

John Lee Hooker


I love the way you talk
I likes the way you walk
When ya walk that walk
An talk that talk

You knocks me out
Right off-a my feet
Bang-bang-bang-bang
Bang-bang-bang-bang
You shot me right down

Bang-bang-bang-bang
Ho-ho-ho-ho
Oh-ho-ho, ho
Ho-ho-ho
I like it like that
Bang-bang-bang-bang
Whoa, yeah

(Instrumental)

Bang-bang
Bang-bang-bang
Bang-bang-bang
Bang-bang

Hit the ground
I hit the ground
Bang-bang

I shook the ground
Hit the ground
Bang-bang-bang-bang-bang-bang

(Instrumental)

I love, to see my baby walk
I love, to see my baby walk
She walk that walk
Talk that talk
Tell me, do you love me?
Yeah-yeah-yeah

Yeah-yeah.

Walk that walk
Your walk
Talk, your talk
Whoooa-ooooh-ooh-ooh

I like, to see my baby walk
I love, to see my baby walk
Walk her walk
Talk her talk

She wiggle when she walk
You wiggle!
She wiggle, when she walk
Yeah!

(Instrumental)

Look-a-here, now

Boom-boom
I hit the ground
I hit the ground

Bang-bang, bang-bang
Bang-bang, bang-bang
Bang-bang, bang-bang

I hit the ground
I hit the ground
I shook, I shook, the ground
I shook, the ground
I hit the ground
I hit the ground
A bang, bang

 

 

Blow Wind Blow

Muddy Waters, Paul Butterfield

When the sun rose this morning,
I didn't have my baby by my side.
When the sun rose this morning,
I didn't have my baby by my side.
I don't know where she was,
I know she's out with some another guy.

Don't the sun look lonesome
Shading down behind the trees?
Don't the sun look lonesome
Shading down behind the trees?
But don't your house look lonesome
When your baby's packed to leave.

Blow wind, blow wind, blow my baby back to me.
Blow wind, blow wind, blow my baby back to me.
Well you know if I don't soon find them,
I will be in misery.

Goodbye baby, that is all I have left to say.
Goodbye baby, that is all I have left to say.
But you have lost your good thing,
Go ahead and have your own way.

 

 

Blues With A Feeling

Little Walter, Paul Butterfield

Blues with a feelin',
that's what I have today
Blues with a feelin',
that's what I have today
I'm gonna find my baby,
if it takes all night and day

What a lonesome feelin',
when your by yourself
What a lonesome feelin',
when your by yourself
When the one that you're lovin',
have gone away livin'

Girl you know I love you baby,
I wanted the reason why
You only left me baby,
then you left me here to cry
Blues with a feelin',
that's what I have today
I'm gonna find my baby,
if it takes all night and day

 

 

Boogie Chillen

John Lee Hooker

Well, hey hey
When I first came to town, people
I was walking down Hastings Street
I heard everybody talking about
Henry's Swing Club
I dropped in there that night
I did the boogie
I did the boogie, boogie
I did the boogie
Yeah, hey hey
One night I was laying down
Well I heard,
My mama and papa talking
About the boogie.
Do you wanna boogie
Do you wanna boogie
Do the boogie now
Hey hey hey hey
I'm gonna tell you something
One night when I was laying down
I heard, I heard, I heard..
Do the boogie...
Feel good, feel good, feel good, feel good...
Feel.. feel.. feel.. feel.. feel..
Thank you...

 

 

Born In Chicago

Paul Butterfield Blues Band

By Nick Gravenites

I was born in Chicago in nineteen and forty-one
I was born in Chicago in nineteen and forty-one
Well, my father told me, "Son, you had better get a gun"

Well, my first friend went down when I was seventeen years old
Well, my first friend went down when I was seventeen years old
Well, there's one thing I could say about that boy, "You gotta go"

Well, my second friend went down when I was twenty one years, baby
Well, my second friend went down when I was twenty one years, baby
Well, there's one thing I could say about that boy, "You got it babe"

Well, my blues are alright if there's someone left to play the game
Well, my blues are alright if there's someone left to play the game
Well my rules are alright if there's someone left to play the game.
Oh, they just don't seem the same, baby

 

 

Born Under A Bad Sign

by Booker T. Jones / William Bell

Born under a bad sign
I been down since I begin to crawl
If it wasn't for bad luck,
I wouldn't have no luck at all

Hard luck and trouble is my only friend
I been on my own ever since I was ten
Born under a bad sign
I been down since I begin to crawl
If it wasn't for bad luck,
I wouldn't have no luck at all

I can't read, haven't learned how to write
My whole life has been one big fight
Born under a bad sign
I been down since I begin to crawl
If it wasn't for bad luck,
I wouldn't have no luck at all

I ain't lyin'
If it wasn't for bad luck
I wouldn't have no kind-a luck
If it wasn't for real bad luck,
I wouldn't have no luck at all

Wine and women is all I crave
A big legged woman is
gonna carry me to my grave
Born under a bad sign
I been down since I begin to crawl
If it wasn't for bad luck,
I wouldn't have no luck at all

Yeah, my bad luck boy
Been havin' bad luck all of my days, yes

 

 

Bring It On Home

Sonny Boy Williamson

Baby, baby,
I'm gonna bring it on home to you

I done bought my ticket, I got my load
Conductor done hollered, "All, aboard"
Take my seat and ride way back,
and watch this train move down the track

Baby, baby,
I'm gonna bring it on home to you

I think about the good times I once have had
Soul got happy now, my heart got glad
I think about the way you love me too
You can bet your life, I'm comin home to you

I'm goin home,
I'm gonna bring it on home, now
I'm gonna bring it on home, now
I'm gonna bring it on home, now
Gonna bring it on home,
bring it on home to you

by Willie Dixon

 

 

Built For Comfort

Howlin Wolf, Willie Dixon

Some folk built like this, some folk built like that
But the way I'm built, you shouldn't call me fat
Because I'm built for comfort, I ain't built for speed
But I got everything all the good girls need

I don't have no diamond, and I don't have no gold
But I've got a lot of lovin' and I want you to know
That I'm built for comfort, I ain't built for speed
But I got everything all the good girls need

Some folk built like this, some folk built like that
But the way I'm built, you shouldn't call me fat
Because I'm built for comfort, I ain't built for speed
But I got everything all the good girls need

Some folk rip and roar, some folk b'lieve in signs
But if you want me, you got to take your time
Because I'm built for comfort, I ain't built for speed
But I got everything all the good girls need

But I got everything all the good girls need
I, I love you baby
I, I love you baby
But I got everything all of the good girls need

And I don't got no diamonds, don't have no gold
Got a lot of lovin' to satisfy your soul
I'm built for comfort, I ain't built for speed
But I got everything all the good girls need

by Willie Dixon

 

 

But I Was Cool

Albert Collins

I always live by the, golden rule
Whatever happens, ha, don't blow your cool!
You gotta have nerves of steel
And never show folks how you, honestly feel

I lived all my life this way, ha
For example, take yesterday:

I breeze home happy bringin' her my pay
Her note read ...so long savvy, I haven't gone away!
An' I threw myself down across our empty bed
An' this is what I said:

Ooo shhhhiiiii ooow ooow ooow
What? Oh what are you gonna do with me?
Ooo wow uh
But I was cool!

So I "one for the roaded" at a all night bar
I wound up so loaded, I tore up my car
The judge threw the book at me,
An' when I read, the sentence there, I said:

"Oow! Please oooow ooow, please I got to know, I got to know
What? what went wrong?
I don't underst... I oh a,
But I was cool!

So I said she's the only one, that I have to pay
And I found her an' pulled my gun, an' fired point blank
The shot whistled right past that woman's head
An' I killed my hound dog, dead!

Oooooow, ruff ruff, rrr, rrr, rrr, rur, rur, rur
As they carried me away
I was overheard to say,
"Be cool, be cool, stay cool, be cool!"

by Oscar Brown Jr.

Cold Shot

Stevie Ray Vaughn

Once was a sweet thang baby....Held out her lovin' in our hands
Now I reach to kiss your lips....The touch don't mean a thing
And that's a cold shot baby....Yeah that's a drag
A cold shot baby....I let our love go bad

Remember the way that you loved me....Do anything I said
Now I see you out somewhere....You won't give me the time of day
And that's a cold shot darlin'....Yeah that's a drag
And that's a cold shot baby....We let our love go bad

I really meant I was sorry....For ever causin' you pain
You showed your appreciation....By walkin' out anyway
And that's a cold shot baby....Yeah that's a drag
And that's a cold shot baby...We let our love go bad

So sad....Too bad....So sad
Don't let our true love run cold baby

 

Confessin' the Blues

Walter Brown, B.B. King, Little Walter

Baby here I stand before you
With my heart in my hand
I put it to you mama
Hoping that you'll understand

Oh, baby
Mama, please don't dog me 'round
Yeah I, I would rather love you, baby
Than anyone else I know in town

This is my confession, Mama
And it's sung by all your song
It proves that I'm in heaven, Mama
When you hold me in your arms

Well, baby
Can I have you for myself
Yeah, if I can't have you, baby
I don't want nobody else

Well, baby
Don't you want a man like me
Well, baby
Don't you want a man like me
Yeah, think about your future, baby
Forget about your used to be

 

Crawlin' Kingsnake

John Lee Hooker

You know I'm a crawlin' kingsnake baby, and I rules my den
You know I'm a crawlin' kingsnake baby, and I rules my den
I don't want you hangin' around my mate,
Wanna use her for myself

You know you caught me crawlin' baby
When the, when the grass was very high
I'm just gonna keep on crawlin' now baby until the day I die,
because I'm a crawlin' kingsnake baby, and I rules my den
Don't you hangin' around my mate, wanna use her for myself

You know I'm gon' crawl up to your window baby,
wanna crawl up to your door, you got anything I want baby,
wanna crawl up on your floor
Because I'm a crawlin' king snake baby, and I rules my den

You know you caught me crawlin' baby when the,
When the grass was very high
I'm just gonna keep on crawlin' now baby until the day I die,
because I'm a crawlin' kingsnake baby, and I rules my den
I don't want you hangin' around my mate, wanna use her for myself

 

Dead Presidents

Willie Dixon

Them dead presidents
Them dead presidents
Well I ain't broke but I'm bad bent
Everybody loves them dead presidents

A little bit of Lincoln can't park the car
Washington he can't go too far
Jefferson is good, played the track
If you think you're gonna bring some big bitch back

Them dead presidents
Them dead presidents
Well I ain't broke but I'm bad bent
Everybody loves them dead presidents

Hamilton on a ten can get you straight
But Jackson on a twenty is really great
And if you're talkin' about a poor man's friend
Grant will get you out of whatever you're in

Them dead presidents
Them dead presidents
Them dead presidents
Well I ain't broke but I'm badly bent
Everybody loves them dead presidents

A hundred dollar Franklin is really sweet
A five hundred McKinley is the one for me
If I get a Cleveland, I'm really set
A thousand dollar Cleveland is hard to get

Them dead presidents
Them dead presidents
Well I ain't broke but I'm badly bent
Everybody loves them dead presidents

 

Done Somebody Wrong

Allman Brothers Band

The bell has tolled, my baby caught that train and gone.
The bell has tolled, my baby caught that train and gone.
It was all my fault, I musta did somebody wrong.

Everything that happens, you know I am to blame.
Everything that happens, you know I am to blame.
Gonna find myself a doctor, perhaps my luck will change.
Oh, yeah.

Ah, my mama she told me, these days would surely come,
But, I wouldn't listen to her, had to have my fun.
The bell has tolled, my baby caught that train and gone.
It was all my fault, I musta done somebody wrong.
Oh, yeah.

The bell has tolled, my baby done caught that train and gone.
The bell has tolled, my baby caught that train and gone.
It was all my fault, I musta did somebody wrong.
Oh, I'll play the blues.

Elmore James

Don't Answer The Door

B.B. King

Baby, I don't wanna a soul,
Hangin around my house when I'm not home.
Oh, I don't want a soul, baby,
Hangin' around my house when I'm not home.
I don't want you to open the door for nobody, woman,
Oh, when you're home and you know you're all alone.

Your sister might wanna visit us,
But the little girl she talk too much.
If she just come by to visit us,
Tell her to meet us Sunday, Sunday, down at the church.
'Cause I don't want a soul, baby,
Hangin' around my house when I'm not at home.
Yes, I don't want you to open the door for nobody, baby,
Oh, when you're home and you know you're all alone.

Your mother might wanna visit us,
But you tell you mamma I get home bout the break a day.
And that's too late to visit anybody, baby,
So, tell you mamma to please, please, please stay away.
'Cause I don't want a soul, baby,
Hangin' around my house when I'm not at home.
Yes, I don't want you to open the door for anybody, woman,
Oh, when you're home and you know you're all alone.

You might feel a little sick, baby,
And you know you're home all alone,
I don't want the doctor at my house, baby,
You just suffer, suffer, suffer till I get home.
'Cause I don't want a soul, baby,
Hangin' around my house when I'm not at home.
Yes, I don't want you to open the door for nobody, woman,
Baby, when you're home and all alone.
Yeah!

 

Don't Start Me Talking

Sonny Boy Williamson


I'm going down the road, stop at Fannie Mae's
Gonna tell Fannie what I've heard her boyfriend say

Don't start me that talking
I'll tell everything I know
Gonna break up this signifying
Everybody's got to go

Jack gave his wife two dollars,
to go down town, get some margarine
Gets out on the street, old George stopped her
He knocked her down and blackened her eye
Get back home and tell her husband a lie

Don't start me that talking
I'll tell everything I know
I'm gonna break up this signified
Cause somebody's got to go

She borrowed some money, go to the beauty shop
He honked his horn and she began to stop
Said: take me baby around the block
I'm going to the beauty shop
where I can get my hair "sot"

Don't start me talking
I'll tell everything I know
I'm gonna break up this signified
Somebody's got to go

 

Dust My Broom

Robert Johnson, Elmore James

I'm gonna get up in the mornin',
I believe I'll dust my broom (2x)
Girlfriend, the black man you been lovin',
girlfriend, can get my room

I'm gon' write a letter,
Telephone every town I know (2x)
If I can't find her in West Helena,
She must be in East Monroe, I know

I don't want no woman,
Wants every downtown man she meet (2x)
She's a no good doney,
They shouldn't 'low her on the street

I believe, I believe I'll go back home (2x)
You can mistreat me here, babe,
But you can't when I go home

And I'm gettin' up in the morning,
I believe I'll dust my broom (2x)
Girlfriend, the black man that you been lovin',
Girlfriend, can get my room

I'm gon' call up Chiney,
She is my good girl over there (2x)
If I can't find her on Philippine's Island,
She must be in Ethiopia somewhere

Robert Johnson

 

Easy Rider

Bill Broonzy, Josh White

Easy rider, see what you done done
Easy rider, see what you done done
You made me love you
And now your man done come
Ain't it hey, hey, hey, hey, hey

You catch me stealin', please don't tell on me
Catch me stealin', please don't tell on me
'Tealin' from my other woman back to my used to be
Singin' hey, hey, hey, hey, hey

Easy rider, easy rider
Easy rider, easy rider
Easy rider, yes, easy rider
Easy baby, easy woman
Easy rider, easy rider
Easy rider, easy rider

If I was a catfish, swimmin' in the deep blue sea
If I was a catfish, oh, swimmin' in the deep blue sea
Have all the pretty women out there fishin' for me
Singin' hey, hey, hey, hey, hey

Easy rider, honey, what did this on your mind
Easy rider, what did this on your mind
You got me worried and wringin' my ol' hand in crime
Ain't it hey, hey, hey, hey, hey

Traditional

 

Empty Bed Blues

Bessi Smith, Bette Midler

Woke up this mornin'
with an awful achin' head.
Woke up this mornin'
with an awful achin' head.
My new man left me.
I'm just a bloom in an empty bed.

Now, when my bed gets empty
I get to feelin' kind of mean and blue.
When my bed gets empty,
get to feelin' awful mean and blue.
The springs are gettin' rusty
sleepin' single like I do.

I bought me a coffee grinder,
the best one I could find.
You know that I bought me
a brand new coffee grinder,
the best one I could find,
so he could grind my coffee.
Babe, I got a brand new grind.
You gotta try, girl, you gotta try.

He was a deep sea diver
with a stroke that could not go wrong.
Deep, deep sea, deep sea diver
with a stroke that just could not go wrong.
He could touch the bottom,
and his wind held out so long.

Oh, he boiled my cabbage,
and he made it awful hot,
tsch, tsch, tsch, tsch, tsch, tsch, tsch, mmmm.
He boiled it, I got to tell you
that he made it, made it awful hot.
But when he slipped the bacon in,
he overflowed the pot!

Yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah.
What a sweet man he was.
I went and told my girlfriend Lou.
Remember that old rag of a girl named Lou?
Real sweet man.
I went and told my girlfriend Lou.
That way that girl is, baby,
she must have had a piece of it, too.

And now when you get good lovin',
don't you, don't you spread the news.
Don't you spread the news.
When you get it and it's good, good, good,
you really ought not to,
you ought not to spread the news.
Because those gals will doublecross you and leave you,
those gals will doublecross you, and they do,
those gals will doublecross you
and leave you, leave you, leave you,
leave you with the empty bed blues!

 

Everyday I Have The Blues

B.B. King

Everyday, everyday I have the blues
Ooh everyday, everyday I have the blues
When you see me worryin' baby, yeah it's you I hate to lose

Whoa nobody loves me, nobody seems to care
Whoa nobody loves me, nobody seems to care
Well worries and trouble darling, babe you know I've had my share

Everyday, everyday, everyday, everyday
Everyday, everyday I have the blues
When you see me worryin' baby, yeah it's you I hate to lose

Whoa nobody loves me, nobody seems to care
Whoa nobody loves me, nobody seems to care
Well worries and trouble darling, babe you know I've had my share

 

EVIL

Howlin Wolf, Willie Dixon

It's a long way from home,
Can't sleep at night.
Call on your telephone;
Something just ain't right.
That's evil, evil is going on wrong.
I want to warn you brother,
You better watch your happy home.

You make it to your house,
Knock on the front door,
Run 'round to the back;
You'll catch him just before he goes.
That's evil, evil is going on.
I have warned you brother,
You better watch your happy home.

If you call on the telephone
And she answers long and slow,
Grab the first thing smoking
And you have to haul her home. (*)
That's evil, evil is going on wrong.
I have warned you brother,
You better watch your happy home.

by Willie Dixon

 

Eyesight To The Blind

Sonny Boy Williamson

You're talking about your woman,
I wish to God, man, that you could see mine
You're talking about your woman,
I wish to God that you could see mine
Every time the little girl start to loving,
She bring eyesight to the blind

Lord, her daddy must been a millionaire,
'Cause I can tell by the way she walk
Her daddy must been a millionaire,
Because I can tell by the way she walk
Every time she start to loving,
The deaf and dumb begin to talk

I remember one Friday morning,
We was lying down across the bed
Man in the next room a-dying, stopped dying
And lift up his head, and said,
"Lord, ain't she pretty,
And the whole state know she fine!"

Every time she start to loving,
She bring eyesight to the blind
(Spoken: All right and all right, now.
Lay it on me, lay it on me, lay it on me
Oh lordy, what a woman, what a woman!)

Yes, I declare she's pretty
And the whole state knows she's fine
Man, I declare she's pretty,
God knows I declare she's fine
Every time she starts to loving,
Whoo, she brings eyesight to the blind
(I've got to get out of here, now,
Let's go, let's go, let's go now)

 

 

 

 

Five Long Years

Muddy Waters, Eric Clapton

Have you ever been mistreated?
You know just what I'm talking about.
Have you ever been mistreated?
You know just what I'm talking about.
I worked five long years for one woman,
She had the nerve to put me out.

I got a job in a steel mill, shucking steel like a slave.
Five long years, every Friday
I come straight back home with all my pay.
Have you ever been mistreated?
You know just what I'm talking about.
I worked five long years for one woman,
She had the nerve to put me out.

I finally learned my lesson,
Should a long time ago.
The next woman that I marry,
She gonna work and bring me the dough.
Have you ever been mistreated?
You know just what I'm talking about.
I worked five long years for one woman,
She had the nerve,
She had the nerve,
She had the nerve,
She had the nerve to put me out.

 

Forty Days & Forty Nights

Muddy Waters

Forty days and forty nights
Since my baby left this town
Sunshinin' all day long
But the rain keep comin' down
She's my life I need her so
Why she left I just don't know
Forty days and forty nights
Since I set right down and cried
Keep rainin' all the time
But the river is runnin' dry
Lord help me it just ain't right
I love that girl with all-a my might
Forty days and forty nights
Since my baby broke my heart
Searchin' for her in a while
Like a blind man in the dark
Love can make a poor man rich
Or break his heart I don't know which
Forty days and forty nights
Like a ship out on the sea
Prayin' for her each night
That she would come back-a home to me
Life is love and love is right
I hope she come back home tonight

 

Gambler's Blues

B.B. King

I don't know what love is
But I think I must have it bad
Yeah, you I don't know what love is people
Whoah, but I think I must have it bad
Yeah, you know some people say
Love is just a gamble
But whatever it is, it's enough to drive old me mad

They say love is just a proposition people
It's strickly a game of give and take
Yeah, they tell me love, love,
Love is a proposition people
They say it's strickly a game of give and take
Whoah, but my woman took all I gave her
And I'm here to tell to you
That love proposition stuff 's a fake

Oh, I don't claim to be no gambler people
Oh, I dont' know much about the dice
Yes, I don't claim to be no gambler people
I tell you I don't know much about the dice
Oh, but I wait and my baby knows
She knows I'm not the kind
Who's gonna crap out twice

Yes, she left me early this mornin'
I don't know the reason why
She just got up early this mornin'
Didn't even say good-bye

But I love you, I love you,
You know I love you baby
Although you made me cry
Yes, there are a lot of women who love me
Oh, but how you satisfy

 

 

I Got A Mind To Give Up Living

Paul Butterfield Blues Band

I've got a mind to give up living,
And go shopping instead
I've got a mind to give up living,
And go shopping instead
Pick me up a tombstone,
And be pronounced dead

Well, I read your letter this morning,
That was on your place in bed
Oh, when I read your letter this morning,
That was on your place in bed
That's when I decided that I'd be better off dead
Oh, yeah!

When I read your letter this morning,
That was on your place in bed
Yes, when I read your letter this morning,
That was on your place in bed
That's when I decided that I'd be better off dead

It read, "There is no use looking or ever hoping,
Or ever hoping to get me back"
"Oh, no use looking, baby
or ever hoping to get me back
Because it's all over now
and, baby, you can bet on that"
Oh, yeah!

 

 

Hard Times

Ray Charles, Eric Clapton

My mother told me
'Fore she passed away
Said son when I'm gone
Don't forget to pray

'Cause there'll be hard times
Lord those hard times
Who knows better than I?

Well I soon found out
Just what she meant
When I had to pawn my clothes
Just to pay the rent

Talkin' 'bout hard times
Lord those hard times
Who knows better than I?

I had a woman
Who was always around
But when I lost my money
She put me down

Talkin' 'bout hard times
Hard times
Yeah, yeah, who knows better than I?

Lord, one of these days
There'll be no more sorrow
When I pass away

And no more hard times
No more hard times
Yeah, yeah, who knows better than I?

 

 

 

Hellhound On My Trail

by Robert Johnson

I got to keep moving, I got to keep moving
Blues falling down like hail, blues falling down like hail
Mmm, blues falling down like hail, blues falling down like hail
And the day keeps on remindin' me, there's a hellhound on my trail
Hellhound on my trail, hellhound on my trail

If today was Christmas eve, if today was Christmas eve
And tomorrow was Christmas day
If today was Christmas eve and tomorrow was Christmas day
All I would need is my little sweet rider
Just to pass the time away, to pass the time away

You sprinkled hot foot powder, mmm, around my door
All around my door
You sprinkled hot foot powder, all around your daddy's door
It keeps me with ramblin' mind rider
Every old place I go, every old place I go

I can tell the wind is risin', the leaves tremblin' on the tree
Tremblin' on the tree
I can tell the wind is risin', leaves tremblin' on the tree
All I need is my little sweet woman
And to keep my company, hey, hey, hey, hey, my company

 

 

 

Help Me

Sonny Boy Williamson

You got to help me
I can't do it all by myself
You got to help me, baby
I can't do it all by myself
You know if you don't help me darling
I'll have to find myself somebody else

I may have to wash
I may have to sew
I may have to cook
I might mop the floor
But you help me babe
You know if you don't help me darling
I'll find myself somebody else

When I walk, walk with me
When I talk, you talk to me
Oh baby, I can't do it all by myself
You know if you don't help me darling
I'll have to find myself somebody else
Help me, help me darlin'

Bring my nightshirt
Put on your morning gown
Bring my nightshirt
Put on your morning gown
Darlin I know we stripped bare
But I don't feel like lying down

 

 

 

 

Honest, I Do

Jimmy Reed, Fabulous Thundebirds

Don't you know that I love you
Honest I do
I'll never place
No one above you

Please tell me you love me
Stop driving me mad
You the sweetest little woman
That I ever had

Please tell me you love me
Stop driving me mad
When I woke up this morning
Never felt so bad

(Jimmy Reed)

  

Hoochie Coochie Man

Muddy Waters / Willie Dixon

Gypsy woman told my momma, before I was born
You got a boy-child comin', gonna be a son-of-a-gun
Gonna make these pretty women, jump and shout
And the world will only know, a-what it's all about

Y'know I'm here
Everybody knows I'm here
And I'm the hoochie-coochie man
Everybody knows I'm here

On the seventh hour, of the seventh day,
on the seventh month, the seventh doctor said:
"He's born for good luck, and I know you see;
Got seven hundred dollars, and don't you mess with me

Y'know I'm here
Everybody knows I'm here
And I'm the hoochie-coochie man
Everybody knows I'm here

Gypsy woman told my momma
Said "Ooh, what a boy,
he gonna make so many women,
jump and shout for joy"

Y'know I'm here
Everybody knows I'm here
And I'm the hoochie-coochie man
Everybody knows I'm here

Gypsy woman told my momma, before I was born
You got a boy-child comin', gonna be a son-of-a-gun
Gonna make these pretty women, jump and shout
And the world will only know, a-what it's all about

Y'know I'm here
Everybody knows I'm here
And I'm the hoochie-coochie man
Everybody knows I'm here

Additional 2nd verse from original 1954 Muddy Waters take:

I got a black cat bone, I got a mojo too
I got John the Conqueror, I'm gonna mess with you
I'm gonna make you, pretty girl, lead me by the hand
Then the world will know, the Hoochie-Coochie Man

 

 

 

How Long Blues

Big Bill Broonzy, Sonny Terry & Brownie McGhee

How long, baby how long,
Has that evening train been gone?
How long, how how long, baby how long?

Went to the station, didn't see no train.
Down in my heart, I have an aching pain.
How long, how how long, baby how long?

I feel disgusted, I feel so bad
Thinking 'bout the good time that I once have had.
How long, how how long, baby how long?

I could see the green grass growing on the hill;
I ain't seen no greenback on a dollar bill.
How long, how how long, baby how long?

You're gonna be sorry, you'll feel so blue.
When you want me, baby, I declare I won't want you.
How long, how how long, baby how long?

Don't have no money for to ride the train.
I would ride the rods, baby, to be with you again.
How long, how how long, baby how long?

How long, baby how long
Must I keep my, my watch in pawn?
How long, how how long, baby how long?

Leroy Carr

 

I Don't Know

Sonny Boy Williamson

At eleven forty five the phone begain the ring
I heard someone say Sonny Boy
Ad I know that was my name
Who call you ?
I don`t know, I don`t know
But i`m trying to get in touch my baby
To find out why she disapoint me so

You know I met the grey hound bus
And I met the train, She wasn`t on either one
And I wanna know who was there to blame
I don`t know, I don`t know
But I`m still tryint to get in touch whit my baby to find out
Why she disapoint me so

I received a special deliver` I received a telegram
Then she called me long distance, she wanna know
Just where I am For what?
I don`t know, Man, I just don`t know
But I`m still tryin` to get in touch with my baby
To find out why she disapoint me so.

That`s right, that`s right...

 

 

I Got My Mojo Working

Muddy Waters

Got my mojo working, but it just won't work on you
Got my mojo working, but it just won't work on you
I wanna love you so bad till I don't know what to do

I'm going down to Louisiana to get me a mojo hand
I'm going down to Louisiana to get me a mojo hand
I'm gonna have all you women right here at my command

Got my mojo working, but it just won't work on you
Got my mojo working, but it just won't work on you
I wanna love you so bad till I don't know what to do

I got a gypsy woman givin' me advice
I got a gypsy woman givin' me advice
I got some red hot tips I got to keep on ice

Got my mojo working
Got my mojo working
Got my mojo working
.....

But it - uh uh - just won't work on you

 

I've Got Some Outside
Help I Don't Need

B.B. King

All of your affection is gone baby
And your love is growing cold
I've said all of your affection is gone baby
and your love is growing cold
Hey, I've got a new story to tell you this evening, baby
One that ain't never been told

I went to work the other day
But I thought that I would double back
And that car I saw sitting in front of my door
Looked like a brand new, a brand new Cadillac, yeah!

I ain't got none now baby
I think you've been cheating on me
I believe to my soul baby,
that you've given me some outside help
That I don't think I really need

The iceman came by this morning
And you know he didn't leave no ice
The postman came by later baby
And he didn't even ring twice

I think you've been cheating on me
I think you're running out on me
I believe to my soul baby,
that you've given me some outside help
That I don't think I really need

Now, I want you to tell the iceman
The next time he'd better leave some ice
And I want you to tell the postman
He'd better ring more than twice

And when I come home from work in the morning
Better still be some groceries on the shelf.
I want to tell that slick insurance man
That he'd better write some insurance on his self.

Yes, I think you've been cheating on me
I think you're running out on me
I believe to my soul baby,
that you've given me some help, some help
Some help, I don't really need

 

 

 

 

I Just Want A Little Bit

Magic Sam

I don't want it babe, I just want a little bit
No, I don't want it babe, I just want a little bit
Just the eenie-winie bit, just the eenie-winie bit of your love

Turn your lamp down low and found your sleep in your kiss
Turn your lamp down low, you know I can't resist
Just the eenie-winie bit, just the eenie-winie bit of your love

I want you by ever, I'm just a peace of mind
Please say you'll never leave me, until the end of time
Just the eenie-winie bit, just the eenie-winie bit of your love

 

 

 

 

 

I Just Want To Make Love To You

Muddy Waters, Willie Dixon

I don't want you to be no slave
I don't want you to work all day
I don't want you to be true
I just want to make love to you

I don't want you to wash my clothes
I don't want you to keep my home
I don't want your money too
I just want to make love to you

Well I can see by the way that you switch and walk
And I can tell by the way that you baby talk
And I know by the way that you treat your man
I wanna love you baby, it's a cryin' shame

I don't want you to bake my bread
I don't want you to make my bed
I don't want you cause I'm sad and blue
I just want to make love to you

by Willie Dixon

 

 

I'd Rather Go Blind

Etta James

 

Something told me it was over
When I saw you and her talkin'
Something deep down in my soul said, 'Cry, girl'
When I saw you and that girl walkin' around

Whoo, I would rather, I would rather go blind, boy
Then to see you walk away from me, child, no

Whoo, so you see, I love you so much
That I don't wanna watch you leave me, baby
Most of all, I just don't, I just don't wanna be free, no

Whoo, whoo, I was just, I was just, I was just
Sittin here thinkin', of your kiss and your warm embrace, yeah
When the reflection in the glass that I held to my lips now, baby
Revealed the tears that was on my face, yeah

Whoo and baby, baby, I'd rather, I'd rather be blind, boy
Then to see you walk away, see you walk away from me, yeah
Whoo, baby, baby, baby, I'd rather be blind...

 

If You Love Me (Like You Say)

Albert Collins

 

If you love me like you say
Why do you treat me like you do
If you love me like you say baby
Why you treat me like you do
Well I ain't no fool
I'm cool, I know the rules

Said you'd never run around
Said you'd never stay out late
Said you'd never run around baby
Said you'd never stay out late
Let me tell you pretty baby
Oh I meant to set you straight

If you love me like you say, yeah, yeah
Why  you treat me like you d
If you love me like you say, baby
Why  you treat me like you do
Well I ain't no fool
I'm cool, I know the rules

Said you'd never run around
Said you'd never stay out late
Said you'd never run around baby
Said you'd never stay out late
Let me tell you pretty baby
Oh I got to set you straight

Oh yeah yeah yeah
I'm cool I know the rules
Oh yeah yeah yeah
I'm cool I know the rules

 

I'm Ready

Muddy Waters, Willie Dixon

I'm ready, ready as anybody can be
I'm ready, ready as anybody can be
Now I'm ready for you, I hope you're ready for me

I got an axe handle pistol on a graveyard frame
That shoot tombstone bullets, wearin' balls and chain
I'm drinkin' TNT, I'm smokin' dynamite
I hope some screwball start a fight
'Cause I'm ready, ready as anybody can be
I'm ready for you, I hope you're ready for me

All you pretty little chicks with your pretty little hair
I know you feels like I ain't nowhere
But stop what your doin' baby come overhere
I'll prove to you baby, that I ain't no square
Because I'm ready, ready as anybody can be
Now I'm ready for you, I hope you're ready for me

I been drinkin' gin like never before
I feel so good, I want you to know
One more drink, I wish you would
I takes a whole lotta lovin' to make me feel good
'Cause I'm ready, ready as anybody can be
Now I'm ready for you, I hope you're ready for me

 

 

 

 

 

It Don't Make Sense,
You Can't Make Peace

by Willie Dixon

You have made great planes to span the sky
You gave sight to the blind with another man's eyes
You even made submarines, they submerge for weeks
But it don't make sense you can't make peace

You take one man's heart and make another one live
u even go to the moon and come back thrilled
Why you can crush any country in a matter of weeks
But it don't make sense you can't make peace
You know it don't make sense- you can't make peace (3x)

When you can't make peace....
You can make a transfusion that will save a life
You can change the darkness into broad daylight
You make the deaf man hear and the dumb man speak
But it don't make sense you can't make peace

 

It hurts me too

Junior Wells, Elmore James

That man don't love you, he told me too
He's only doin' that, baby, to break up your home

When things go wrong, so wrong with you,
it hurts me so, it hurts me too

That man don't love you, no he don't
He's only jivin' you little girl, lovin' the girl next door

When things go wrong, so wrong with you,
it hurts me so, it hurts me too Yeah!.

You know you don't love him, you know you don't
Go ahead and leave me baby, don't make me cry

When things go wrong, so wrong with you,
it hurts me so, it hurts me too

That man don't love you, he told me so
Only jivin' you, baby, breaking up your home

When things go wrong, so wrong with you,
it hurts me so, it hurts me too

When things go wrong, so wrong with you,
it hurts me so, it hurts me too

So long, baby, I've got to go
Because you don't love me now,
Darlin', I know you don't

When things go wrong, so wrong with you,
it hurts me so, it hurts me too

 

It's Cheaper to Keep Her

Jim Liban, Junior Brantley

It's cheaper to keep her
It is cheaper to keep her

When your little girl makes you mad
You get an attitude and pack your bag
Five little children that you're leaving behind
You're gonna pay some alimony or do some time

It's cheaper to keep her (Cheaper to keep her)
It's cheaper to keep her (Cheaper to keep her)
See when you get to staring that judge in the face
You're gonna wanna cuss the whole human race
It's cheaper to keep her (Cheaper to keep her)
Too much to leave that little girl (Cheaper to keep her)
It's cheaper, it's cheaper, cheaper, it's cheaper
It's cheaper, it's cheaper
It's cheaper cheaper cheaper cheaper, yeah

You didn't pay for two dollars to bring the girl home
Now you're about to pay two thousand to leave alone
See another woman out there, you wanna make a change
She ain't gonna watch you
'Cause you won't have a damn thing

It's cheaper to keep her (Cheaper to keep her)
Cheaper to keep her (Cheaper to keep her)
The time you get to looking at the judge in the face
You're gonna wanna cuss the whole human race
It's cheaper to keep her (Cheaper to keep her)
Cost too much to leave (It's cheaper to keep her)
It's cheaper, cheaper, it's cheaper, it's cheaper
It's cheaper, cheaper
Cheaper cheaper cheaper cheaper, yeah

If you decide to roam
and leave your happy home
You gotta pay the house note
The child support, your insurance
Alimony, morgage 1, morgage 2

It's cheaper to keep her
It's cheaper to keep her...

It's cheaper, to keep her!

 

 

It's Too Late

Freddy King, James Cotton

It's too late, she's gone.
It's too late, my baby's gone.
Wish I had told her she was my only one.
It's too late, she's gone.

It's a woman that cries,
So I guess I've gotta hide my eyes.
Yes, I will miss her more than anyone.
It's too late, she's gone.

  She's gone, yes she's gone.
  She's gone, my baby's gone.
  She's gone, yes she's gone.
  Where can my baby be?

And I wonder does she know
When she left me, it hurt me so.
I need your love babe, please don't make me wait.
Tell me it's not too late. 

 

JELLY, JELLY

Allman Brothers Band, Josh White

 Stormy stormy rain
I'm as lonesome as a man can be
Oh, it's stormin', stormin' rain and
I'm as lonesome as a man can be.
Whoa, the way you've been treatin' me,
I realize it's not the same.
 
It's a down-right rotten,
Low down dirty shame
Lord it's a down right rotten
low down dirty shame
The way that you treated me
Lord I know I'm not to blame
 
Jelly jelly jelly
Jelly stays on my mind
Jelly jelly jelly
Jelly stays on my mind
Jelly roll killed my pappy,
And drove my mama stone blind.

By Gregg Allman

 

Just A Feeling

Little Walter

Just a feelin',
feelin' I had on my mind
Just a feeling,
feelin' I had in my mind
Lay down dreamin',
I woke up this morning screamin' and cryin'

Just a dream,
dream I dreamed last night
Just a dream,
dream I dreamed last night
I do everything to try to please you,
still I ain't doin' it right

Just another pain,
really it hurts so bad
Just another pain,
really it hurts so bad
Got the funniest feelin',
a man most ever had

Black night is fallin',
my pains is comin' down again
Deep black night is fallin',
the pains is comin' down again
I feel so sorry,
people, I ain't got no friend

by Walter Jacobs

 

 

 

Just Your Fool

by Little Walter Jacobs

I'm just your fool can't help myself
I love you baby and no one else
I ain't crazy you are my baby
I'm just your fool

I'm just your fool I must confess
To still love you baby and take your mess
I ain't lying no use in jivin'
I'm just your fool

You must be tryin' to drive me crazy
Treat me the way you do
I asked you please have mercy baby
Let me be happy too

If you're gonna leave me for someone new
Gonna buy me a shotgun and shoot it at you
I ain't lyin'... no use in jivin'
I'm just your fool

I'm just your fool can't help myself
I love you baby and no one else
I ain't crazy you are my baby
I'm just your fool

by Little Walter Jacobs

 

 

 

Key to the Highway

Eric Clapton, Little Walter

I got the key to the highway,
and I'm billed out and bound to go
I'm gonna leave here runnin',
cause walkin' is most too slow

I'm goin' down on the border,
now where I'm better known
Cause woman you don't do nothin',
but drive a good man 'way from home

Now when the moon creeps over the mountain,
I'll be on my way
Now I'm gonna walk this old highway,
until the break of day

Give me one more kiss mama,
just before I go
Give me one more kiss mama,
just before I go
I'm gonna leave this town,
ain't comin' back no more"

So long baby, now I must say goodbye,
So long baby, now I must say goodbye,
I'm gonna walk this highway, 'till the day I die"

By Big Bill Broonzy

 

Killing Floor

Howlin Wolf, Eric Clapton, Mike Bloomfield

I should'a quit you, long time ago
I should'a quit you, baby, long time ago
I should'a quit you, and went on to Mexico

If I ha'da followed, my first mind
If I ha'da followed, my first mind
I'd'a been gone, since my second time

I should'a went on, when my friend come from Mexico at me
I should'a went on, when my friend come from Mexico at me
I was foolin' with ya baby, I let ya put me on the killin' floor

Lord knows, I should'a been gone
Lord knows, I should'a been gone
And I wouldn't've been here, down on the killin' floor

by Chester Burnett a.k.a. Howlin' Wolf

 

Kind Hearted Woman

Robert Johnson, Allman Brothers

I've got a kind hearted woman,
she studies evil all the time.
I've got a kind hearted woman,
she studies evil all the time.
You would do to quit me
just to have it on your mind.

I've got a kind hearted woman,
do anything in this world for me.
I've got a kind hearted woman,
do anything in this world for me.
But these evil hearted women,
Lord, and they will not let me be.

Now it ain't but one thing
makes Mr. Johnson drink.
I swear about how you treat me baby,
I begin to think.
Oh baby, my life don't feel the same.
It breaks my heart when you call
Mr. So-and-So's name.

She's a kind hearted woman,
she studies evil all the time.
She's a kind hearted woman,
she studies evil all the time.
You're best to quit me baby
as just to have it on your mind.

by Robert Johnson

 

I'm A King Bee

Muddy Waters, Rolling Stones

Well I'm a king bee
Buzzing around your hive
Well I'm a king bee, baby
Buzzing around your hive
Yeah I can make honey baby
Let me come inside

Well I'm a king bee
Want you to be my queen
Well I'm a king bee, baby
Want you to be my queen
Together we can make honey
The world has never seen

Well, buzz a while...
Sting you bad...

Well I'm a king bee
Can buzz all night long
Well I'm a king bee, baby
Can buzz all night long
Yeah I can buzz better baby
When your man is gone

 

 

 

Last Night

Little Walter, Paul Butterfield

Last night I lost the best friend I ever had
Last night I lost the best friend I ever had
Well, she gone off and left me, oh,
make me feel so bad

Well, it's early in the morning
when my love come falling down for you
Well, it's early in the morning, baby,
when my love come falling down for you
I want you to tell me, baby, tell me
what are we gonna do

Well, I'll wait till tomorrow,
they tell me every day brings some bottle of change
Well, I'll wait till tomorrow,
they tell me every day brings some bottle of change
Well, I love you, love you baby,
honey, ain't it a crying shame

Last night I lost the best friend I ever had
Last night I lost the best friend I ever had
Well, she gone off and left me,
oh, make me feel so bad

by Walter Jacobs

 

Leave My Little Girl Alone

Buddy Guy, Stevie Ray Vaughn, Albert Collins

 

You better leave, you better leave my little girl alone
You better leave, you better leave my little girl alone
Lord, before I get evil, man, and go and do something wrong You called my house just yesterday
I picked up the extension, and I heard every word you said
Why don't you just go on, man, and leave my little girl alone
Lord, before I get evil, man, and go and do something wrong You call my house all hours of the night
Let me tell you mister, that's a sure way to start a fight
Why don't you just go on, man, and leave my little girl alone
Lord, before I get evil, man, and go and do something wrong

 

 

Let Me Love You Baby

Stevie Ray Vaughn, Buddy Guy

Oh wee, baby I declare you sure look fine
Oho wee, baby I declare you sure look fine
A girl like you has made many a man change his mind

Baby when you walk you know you shake like a willow tree
Baby when you walk you know you shake like a willow tree
A girl like you would just love to make a fool of me

Let me love you baby, let me love you baby
Let me love you little darlin', let me love you baby
Let me love you darlin' 'till your good love drives me crazy

Let me love you baby, let me love you baby
Let me love you little darlin', let me love you baby
Let me love you darlin' 'till your good love drives me crazy

by Willie Dixon

 

Let The Good Times Roll

B.B. King, Bobby Bland

 

Hey everybody, let's have some fun
You only live for once
And when you're dead you're done
So let the good times roll, let the good times roll
And live a long long
I don't care if you are young or old no no,
\get together and let the good times roll

Don't stand there moaning, talking trash
If you wanna have some fun,
You'd better go out and spend some cash
And let the good time roll
Let the good time roll
I don't care if you young or old,
Get together and let the good times roll

Don't stand there moaning, talking trash
If you wanna have some fun,
You'd better go out and spend some cash
And let the good time roll
Let the good time roll
I don't care if you young or old,
Get together and let the good times roll

Hey mister landlord, lock up all the doors
When the police comes around,
Tell them Johnny's coming down
Let the good times roll
Let the good times roll
And Lord I don't care if you young or old,
That's good enough to let the good times roll

Hey everybody!
Tell everybody !
That B.B. and Bobby's in town
I got a dollar and a quarter
And I'm just raring to clown
Don't let nobody play me cheap
I got fifty cents to know that I'm gonna keep
Let the good times roll
I don't care if you young or old
Let's get together and let the good times roll 

 

 

Little By Little

B.B. King, Lowell Fulsom

Baby, out all night
Until the break of day
Snap me up in everything I say
Little by little
Only you know that I can see
Bit by bit
Your love is slipping away from me

What you're doing, baby
You know it ain't right
I wonder what you're doing
That takes all night
Little by little
Only you know that I can see
Bit by bit
Your love is slipping away from me

Get so disgusted
When I try to kiss you
I just don't feel
Like I used to do
Little by little
Only you know that I can see
Bit by bit
Your love is slipping away from me

Tried to trail you last night
Baby, in my car
But I'm scared I might see
What I'm looking for
Little by little
Only you know that I can see
Bit by bit
Your love is slipping away from me

by Blakemore

 

 

The Red Rooster

Howling Wolf

I have a little red rooster, too lazy to crow for day
I have a little red rooster, too lazy to crow for day
Keep everything in the barnyard, upset in every way

Oh the dogs begin to bark,
and the hound begin to howl
Oh the dogs begin to bark, hound begin to howl
Ooh watch out strange kind people,
Cause little red rooster is on the prowl

If you see my little red rooster, please drag him home
If you see my little red rooster, please drag him home
There ain't no peace in the barnyard,
Since the little red rooster been gone

Willie Dixon

 

LITTLE WHEEL

John Lee Hooker

Let me be your little wheel babe,
'til your big wheel come
Let me be your little wheel babe,
'til your big wheel come
Lord, I'd do more rollin'
then your, big wheel ever done

I wanna roll you baby, roll you all over town
Wanna roll with you baby, roll you all over town
Well I'll roll you so easy, baby, that you never know

Let me roll with you baby, roll you all over town
Let me roll with you baby, roll you all over town
Well I'll roll you so easy, that you never know

Let me be your little wheel babe,
'til your big wheel come
Let me be your little wheel babe,
'til your big wheel come
Well I'd do more rollin' then your,
big wheel ever done
Let me roll with you baby
Let me roll with you baby
Let me roll with you baby

by John Lee Hooker

 

 

 

Love In Vain

Robert Johnson, Rolling Stones

Well, I followed her to the station with a suitcase in my hand
Yeah, I followed her to the station with a suitcase in my hand
Well, it's hard to tell, it's hard to tell, but all true love's in vain
When the train come in the station I looked her in the eye
Well, the train come in the station I looked her in the eye
Well, I felt so sad and lonesome that I could not help but cry
When the train left the station, it had two lights on behind
Yeah, the train left the station, it had two lights on behind
Yeah, the train left the station, it had two lights on behind
Well, the blue light was my baby and the red light was my mind
All my love's in vain
All, all my love's in vain

Love In Vain (Robert Johnson [adaption and new words by Jagger/Richards])

 

Mary Had A Little Lamb

Buddy Guy, Stevie Ray Vaughn

Mary had a little lamb,
his fur was white as snow, yeah
Everywhere the child went,
the lamb was sure to go yeah

He followed her to school one day,
and broke the teacher's rule
And what a time did they have,
that day at school

Tisket, a tasket, a green and yellow basket,
Sent a letter to my baby, on my way I passed it.

 

May I Have a Talk With You

Stevie Ray Vaughan, B.B. King

Now now, my darling
Can I have a little talk with you
Oh now now now now, darling
Can I have a little talk with you
You know I don't think it will be long
Before our love is through

Yes, tell me, darling
Am I right or am I wrong
Oh tell me, tell me, tell me
Am I right or am I wrong
I just wanna know, baby
When are you coming home

Hey, listen to me, baby
While I hold your hand
Hey, listen to me, baby
While I hold your hand
Don't want nothing
I just wanna be your man

When darkness falls
I'm so all alone
Yes, yes, my darling
I'm so all alone
And you know I wouldn't be, baby
If I knew when you were coming home

Hey, listen to me, baby
Honey, while I hold your hand
Hey, I want you to listen to me, baby
Honey, while I hold your hand
I don't want nothing
I just wanna be your man

Your smiles are my happiness
Your sorrow are my tears
Oh your smiles are my happiness
And your sorrow are my tears
If you just whisper love to me, baby
You know it'll live on through the years
Yes, it will

 

 

Mean Old Frisco

Muddy Waters, Eric Clapton

Well, that mean old, mean old Frisco
and that low down Santa Fe1
Well, that mean old Frisco,
and that low down Santa Fe
Well it carried my baby away,
and it's blown right back on me

I was standing, I was listening,
for that Southern whistle blow
I was standing and listening
for that Southern whistle to blow
Lord, she did not catch the Southern,
and now where do you suppose that woman might have gone?

Well, then I ain't, I ain't got no,
got no special rider here, Lord
I ain't got no special rider here
Well, I think I leave,
'cause I don't feel welcome

Well, my mama she done told me,
and my papa told me, too
Well, my mama she done told me,
and my papa told me, too
Everybody grins in your face son,
well, they ain't no friends of yours

by Arthur "Big Boy" Crudup

 

 

Mean Old World

Little Walter, Eric Clapton

This is a mean old world, try and live it by yourself.
This is a mean old world, try and live it by yourself.
Can't get the one you love, have to use somebody else.

I've got the blues, gonna pack my things and go.
I've got the blues, gonna pack my things and go.
Guess you don't love me, babe, loving mister so-and-so.

Sometimes I wonder why can your love be so cold?
Sometimes I wonder why can your love be so cold?
I guess you don't love me, gonna pack my things and go.

by Walter Jacobs

 

 

Mellow Down Easy

Little Walter, Paul Butterfield

You jump, jump here, jump, jump there
Jump, jump baby, everywhere
You gotta mellow down easy, baby
You gotta mellow down easy, baby
You outta mellow down easy, baby,
'fore you you go in time
You outta mellow down easy, baby,
please don't stop

You gotta move, move here, move, move there
Move, move baby, move, move baby
Move, move baby everywhere
You gotta mellow down easy, baby
You gotta mellow down easy, baby
You gotta mellow down easy, baby,
'fore you you go in time
You gotta mellow down easy, baby,
'fore you you go in time

Move, move here, move, move there
Move, move baby, move, move baby
Move, move baby everywhere
You gotta mellow down easy, baby
You gotta mellow down easy, baby
You outta mellow down easy, baby
You outta mellow down easy, baby

by Willie Dixon

 

 

Messin' With The Kid

Stevie Ray Vaughn, Rory Gallagher, Junior Wells

What's this a-here goin' all around town
The people they say
they're gonna put the kid down
Oh no, oh look at what you did
You can call it what you want to,
I call it messin' with the kid

You know the kid's no child, and I don't play
I says what I mean and I mean what I say
Oh yeah yeah yeah yeah yeah,
oh look at what you did
You can call it what you want to,
I call it messin' with the kid

You know the kid's no child, and I don't play
I says what I mean and I mean what I say
Oh yeah yeah yeah yeah yeah,
oh look at what you did
You can call it what you want to,
I call it messin' with the kid

We're gonna take the kid's car
and drive around town
Tell everybody you're not puttin' him down
Oh yeah yeah yeah yeah,
oh look at what you did
You can call it what you want to,
I call it messin' with the...

by Mel London, performed by Junior Wells and Buddy Guy

 

Midnight Rider

Allman Brothers Band

Well, I’ve got to run to keep from hiding,
And I’m bound to keep on riding.
And I’ve got one more silver dollar,
But I’m not gonna let them catch me, no,
Not gonna let ’em catch the midnight rider.

And I don’t own the clothes I’m wearing,
And the road goes on forever,
And I’ve got one more silver dollar,
But I’m not gonna let them catch me, no
Not gonna let ’em catch the midnight rider.

And I’ve gone by the point of caring,
Some old bed I’ll soon be sharing,
And I’ve got one more silver dollar,

Repeat three times and fade
But I’m not gonna let ’em catch me, no
Not gonna let them catch the midnight rider.

 

 

 

Mississippi Bo Weavil Blues

by Charley Patton

Sees a little boll weevil keeps movin' in the, Lordie!
You can plant your cotton and you won't get a half a bale, Lordie
Bo weevil, bo weevil, where's your native home? Lordie
"A-Louisiana raised in Texas,
Least is where I was bred and born", Lordie

Well, I saw the bo weevil, Lord, a-circle, Lord, in the air, Lordie
The next time I seed him, Lord, he had his family there, Lordie
Bo weevil left Texas, Lord, he bid me "fare ye well", Lordie

(spoken: Where you goin' now?)
I'm goin' down the Mississippi, gonna give Louisiana hell, Lordie
(spoken: How is that, boy?)
Suck all the blossoms and he leave your hedges square, Lordie

The next time I seed you, you know you had your family there, Lordie
Bo weevil meet his wife, "We can sit down on the hill", Lordie
Bo weevil told his wife, "Let's trade this forty3 in", Lordie
Bo weevil told his wife, says, "I believe I may go North", Lordie

(spoken: Hold on, I'm gonna tell all about that)
"Let's leave Louisiana, we can go to Arkansas", Lordie
Well, I saw the bo weevil, Lord a-circle, Lord, in the air, Lordie
Next time I seed him, Lord, he had his family there, Lordie

Bo weevil told the farmer that "I 'tain't got ticket fare", Lordie
Sucks all the blossom and leave your hedges square, Lordie
Bo weevil, bo weevil, where your native home? Lordie
"Most anywhere they raise cotton and corn", Lordie
Bo weevil, bo weevil, "Outta treat me fair", Lordie
The next time I did you had your family there, Lordie

 

Mustang Sally

Buddy Guy, Albert Collins

Mustang Sally, guess you better
slow your mustang down
Mustang Sally, now baby,
guess you better slow your mustang down
Ridin' all over town, woo, guess
I'm gonna have to put your flat feet on the ground

Mustang Sally, you better slow that mustang down
Mustang Sally, now baby,
ya better slow you Mustang down
Runnin' all over town, woo,
guess I'm gonna have to put your
flat feet on the ground

All ya wanna do is ride around, Sally
All ya wanna do is ride around, Sally
All ya wanna do is ride around, Sally
Ooh, all ya wanna do is ride around, Sally
(One of these days)
Gonna have to wipe your weepin' eyes

All ya wanna do is ride around, Sally
All ya wanna do is ride around, Sally
All ya wanna do is ride around, Sally
All ya wanna do is ride around, Sally
(One of these days)
Gonna be wipin' your weepin' eyes

by Bill Rice

 

 

 

My Babe

Little Walter Jacobs

My baby don't stand no cheatin', my babe
Oh yeah she don't stand no cheatin', my babe
Oh yeah she don't stand no cheatin', 
She don't stand none of that midnight creepin'
My babe, true little baby, my babe

My babe, I know she love me, my babe
Oh yes, I know she love me, my babe
Oh yes, I know she love me,
She don't do nothin' but kiss and hug me
My babe, true little baby, my babe

My baby don't stand no cheatin', my babe
Oh no, she don't stand no cheatin', my babe
Oh no, she don't stand no cheatin',
Ev'rything she do she do so pleasin'
My babe, true little baby, my babe

My baby don't stand no foolin', my babe
Oh yeah, she don't stand no foolin', my babe
Oh yeah, she don't stand no foolin',
When she's hot there ain't no coolin'
My babe, true little baby, my babe
She's my baby (true little baby) ...

Composed by Willie Dixon

 

 

 

Mystery Train

Paul Butterfield, Elvis Presley

Train I ride is sixteen coaches long
Train I ride is sixteen coaches long
Well, that long black train take my baby and gone

Mystery train rolling down the track
Mystery train rolling down the track
Well, it took my baby, feel they won't be coming back

Train, train, rolling round the bend
Train, train, rolling round the bend
Well, it took my baby, feel they won't be back again

Train I ride is sixteen coaches long
Train I ride is sixteen coaches long
Well, that long black train take my baby and gone

 

 

 

Never Make A Move Too Soon

B.B. King, Ernestine Anderson

Three days of snow in Birmingham
Thought you would wonder where I am
Rang our number all night long
It's no comfort on the telephone
Ran out and caught a midnight flight
Thought a little love would make everything all right
The landlord said you moved away
And left me all your bills to pay
Look out baby, you might have made your move too soon

Left me with a Keno card
This life in Vegas sure ain't hard
I ran it up to about fifty grand
Cashed it in and held it in my hand
That kind of word can get around
And make a lost love come up found
I hear you knocking baby at my door
But you know you ain't living here no more
It's too bad
I think you made your move too soon

I've been from Spain to Tokyo
From Africa to Ohio
I never tried to make the news
I'm just a man who plays the blues
I take my lovin' everywhere
I come back, and they still care you know
One love ahead
One love behind
One in my arms and one on my mind
It's one thing baby
I never make my move too soon

I've been from Spain to Tokyo
From Africa to Ohio
I never tried to make the news
I'm just a man who plays the blues
I take my lovin' everywhere
I come back, you know they still all care
One love ahead and one behind
One in my arms you know, one on my mind
And it's one thing people
I never make my move too soon

by Nesbert "Stix" Hooper / Will Jennings

 

 

 

Never Say No

Paul Butterfield Blues Band

Never Say No
Baby, please, don't walk out on me
I will never hurt you
Someone else will really hurt you
Baby, please, don't walk out on me
And, honey, please, stop being so mean to me
You know that I love you
I done proved that I love you
Please, stop being so mean to me

I've given you my money, baby
And the loving too
I've done everything that a fool can do
To try and to keep you happy
And to satisfy I want you by my side
Baby, please, don't say no to me
Till you heard my story
'Cause you just might like my story
Baby, please, don't say no to me
Don't say no, baby
Baby, please, don't say no to me

 

Night Life

B.B. King * Willie Nelson


When that evenin' sun goes down
Yeah you'll find me hangin' around
Because the night life, it ain't no good life
But it's my life

Oh, all the people just like you and me
Oh, they all dreamin' about what they all used to be
I wanna tell you the night life, it ain't no good life people
Yeah, but it's my life

Yeah, yeah, yeah, listen to the blues
Listen to what they're sayin'
Oh please listen to the blues
Listen to the blues they playin'

Hey, they tell me in life
Life is just an empty scene
Oh, oh, an avenue people
An old avenue of broken dreams
But I tell you the night life, yes it ain't no good life
Hey, but it's my life

Yes, oh-ho-ho, yeah, can't stop singin' it
The night life, yes it ain't no good life
People but it's my life
Hey, oh-ho-ho yeah
Yeah yeah yeah yeah
The night life ain't no good life
Oh but it's my life

Yeah, help me sing it again
One more time
Oh-ho-ho-ho,
You nkow the night life ain't no good life
Oh, but it's my life

 

 

 

Nobody Knows You When
You're Down And Out

Eric Clapton

Well, once I lived the life of a millionaire,
Spent all my money, didn't have any cares.
Took my friends out for a a mighty fine time
Boot leg whiskey, champagne and wine

Then I began to fall so low,
Lost all my good friends had no place to go
If I get my hands on a dollar again
I'm gonna hold on to it until the old eagle grins

Nobody knows you when you're down and out
In your pocket not one penny
And as for friends, you ain't got any.

Soon as you get on your feet again,
Everybody wants to be your long-lost friend
I think it's strange, without any doubt
Nobody knows you when you're down and out

 

 

 

Oh Pretty Woman

Albert King, Gary Moore

Oh pretty woman she's the rising sun
Says all your cheap paint and powder ain't gonna help you none
She's a pretty woman right down to the bone
So you just might as well still leave your skin alone
Pretty woman
What's the matter with you
Can't make you love me, no matter what I do

Oh pretty woman what you trying to do
You kept on foolin' around till I got stuck on you
So you just drop that mess and come down off your throne
Stop using my poor heart as a stepping stone
Pretty woman
What's the matter with you
Can't make you love me, no matter what I do

Oh pretty woman that's all right for you
Now you just go on doing what you want to do
But someday when you thing you've got it made
You get in water deep enough so you can't wade
Pretty woman
What's the matter with you
Can't make you love me, no matter what I do

 

 

One Bourbon, One Scotch, One Beer

John Lee Hooker

One bourbon, one scotch, and one beer
One bourbon, one scotch, and one beer
Hey mister bartender come here
I want another drink and I want it now

My baby she gone, she been gone two night
I ain't seen my baby since night before last
One bourbon, one scotch, and one beer

(Spoken)
And then I sit there, gettin' high, mellow
Knocked out, feeling good and by the time
I looked on the wall at the old clock on the wall
By that time, it was ten thirty daddy

I looked down the bar, at the bartender
He said, "Now what do you want Johnny?"

One bourbon, one scotch, and one beer

Well my baby she gone, she been gone two night
I ain't seen my baby since night before last
I wanna get drunk till I'm off of my mind
One bourbon, one scotch, and one beer

(Spoken)
And I sat there, gettin' high, stoned
Knocked out, and by the time
I looked on the wall, at the old clock again
And by that time, it was a quarter to two

Last call for alcohol, I said,
Hey mister bartender, what do you want?"

One bourbon, one scotch, and one beer
One bourbon, one scotch, and one beer
One bourbon, one scotch, and one beer

 

 

 

One Way Out

Allman Brothers / Sonny Boy Williamson

Ain't but one way out,
Lord, I ain't goin' out that door
Ain't but one way out,
Lord, I ain't goin' out that door
There's a man down there,
May be your man, I won't know

Lord you got me trapped woman,
Up on the second floor;
If I get by this time,
I won't be trapped no more.
So raise our window baby,
I can ease out soft and slow
And lord, your neighbors,
Won't be talking stuff they don't know.

Lord, I'm foolish to be here in the first place,
I know some man gonna walk in and take my place.
Ain't no way in the world,
I'm going out that front door
Cause there's a man down there,
Might be your man I don't know.
Cause there's a man down there,
Might be your man I don't know.

by James Elmore / Marshall Sehorn / Sonny Boy Williamson II (Rice Miller)

 

 

 

The Outskirts Of Town

B.B. King, Luther Allison

I'm gonna move, way out on the outskirts of town
I'm gonna move, way out on the outskirts of town
Now that's why I don't want nobody, ooh Lord,
baby always hangin' around

I'm gonna tell you baby,
we gonna move away from here
I don't want no ice man,
I'm gon' buy me a frigidaire,
when I move way out on the outskirts of town
Now that's why I don't want nobody, ooh Lord,
baby always hangin' around

I'm gon' bring my own groceries,
bring them every day
That's gonna stop that grocery boy,
I mean it keep him away,
when I move way out on the outskirts of town
Now that's why I don't want nobody, ooh Lord,
baby always hangin' around

It may seem funny, funny as it can be
But if my wife havin' a baby,
I want 'em all to look just like me,
when I move way out on the outskirts of town
Now that's why I don't want nobody, ooh Lord,
baby always hangin' around

by Casey Bill Weldon

 

 

 

hone Booth

Robert Cray

I'm in a phone booth, baby
Number scratched on the wall
I'm in a phone booth, baby
Number scratched on the wall
I'm new in Chicago
Got no one else to call

Been walkin' all day
For old friends I can't find
Hearts so cold
Had to buy me some wine
Calling you, baby
Took my very last dime

I'm in a phone booth, baby
Number scratched up on the wall
I'm in a phone booth, baby
Number scratched on the wall
I'm new in Chicago
Got no one else to call

Said call me Larita
Anytime day or night
You know I'm broke and I'm cold, baby
And I hope you'll treat me right
I'm in a phone booth, baby
With the cold wind right outside

by D. Walker/ Robert Cray/ Richard Cousins

 

 

 

Playing With My Friends

Robert Cray / B.B. King

I'm gonna call up some of my buddies,
And a few of the ladies I know
I'm gonna rent a hall and get them all and,
put on a heck of a show

Make sure we got a kitchen,
with a oven and a stove
We'll all get in there cookin',
then we'll throw open all the doors

Playin' with my friends,
playin' with my friends,
playin' with my friends
We'll have a good time,
playin' with my friends

I'm gonna buy a 100 pounds of catfish,
cook it all up on the grill
Fix some beans and corn bread,
everybody's gonna get their fill

Then we'll grab all the guitars,
greasy hands and all
Someone'll count off a shuffle,
and man we'll have a ball

Playin' with my friends,
playin' with my friends,
playin' with my friends
We'll have a good time,
playin' with my friends

Yes, we gonna buy some of that red, red wine,
the best that money can buy
You gotta drink it all from a paper cup,
that this here Saturday life is right

Everybody's gonna stand up,
play their favorite tune
You can pick any tune you want to,
as long as it's the blues

Playin' with my friends (3x's)
We'll have a good time playin' with my friends

 

Please Love Me

B.B. King

I've been in love with you baby
Honey before I learned to call your name
Yes, was in love with you baby
Honey before I learned to call your name
Yeah, the way you treatin' me baby
Honey you gonna drive old me insane

Yeah, you know I love you
I'll do anything you tell me to
Yeah, you know I love you baby
And I'll do anything you tell me to
Well there's nothing in this world baby
Honey that I wouldn't do for you

Well if you love me baby
Honey do everything I say
Yeah, if you love me baby
Honey do everything I say
Yes, if you don't do what I tell you
You better get on your knees and pray

Well, I want you to be my girlfriend
Baby I'm gonna be your boy
Yes, be my girlfriend baby
Honey and I'm gonna be your boy
Yeah, I'm gonna buy me a Cadillac car
Just to drive me where ever you are...

 

 

Pride and Joy

Stevie Ray Vaughn

Well, you've heard about love givin' sight to the blind
My baby's lovin' causes the sun to shine
She's my sweet little thing
She's my pride and joy
She's my sweet little baby, I'm her little lover boy Yeah, I love my baby, heart and soul
Love like ours won't never grow old
She's my sweet little thing
She's my pride and joy
She's my sweet little baby, I'm her little lover boy Yeah, I love my Lenny, she's long and lean
You mess with her, you'll see a man get mean
She's my sweet little thing
She's my pride and joy
She's my sweet little baby, I'm her little lover boy Well, I love my baby like the finest wine
Stick with her until the end of time
And she's my sweet little thing
She's my pride and joy
She's my sweet little baby, I'm her little lover boy Yeah, I love my baby, heart and soul
Love like ours won't never grow old
She's my sweet little thing
She's my pride and joy
She's my sweet little baby, I'm her little lover boy

 

 

 

Ramblin' On My Mind

Robert Johnson

I got ramblin', I got ramblin' on my mind
I got ramblin', I got ramblin' all on my mind
Hate to leave my baby, but you treats me so unkind

I got mean things, I got mean things all on my mind
Little girl, little girl, I got mean things all on my mind
Hate to leave you here, babe, but you treats me so unkind

Runnin' down to the station, catch the first mail train I see
(spoken: I think I hear her comin' now)
Runnin' down to the station, catch the old first mail train I see
I got the blues about Miss So-and-So and the child got the blues about me

And I'm leavin' this mornin', with my arm' fold' up and cryin'
And I'm leavin' this mornin', with my arm' fold' up and cryin'
Hate to leave my baby, but she treats me so unkind

I got mean things, I've got mean things on my mind
I got mean things, I got mean things all on my mind
I got to leave my baby, well, she treats me so unkind

 

 

 

 

Red House

Jimi Hendrix

Well there's a red house over yonder
That's where my baby stays
Lord there's a red house over yonder
Oh that's where my baby stays
I ain't been home to see my baby
In ninety-nine and one half days

Wait a minute, something wrong here
My key won't unlock this door
Wait a minute, something wrong here
Lord have mercy this
key won't unlock this door
(something wrong here)
I gotta bad, bad feeling
My baby don't live here no more
(That's ok, I still got my guitar...look out!)

Well I might as well look back over yonder
Way back up over the hill
Lord I might as well go back over yonder
Way back yonder across the hill
Even though my baby don't love me no more
I know her sister will

 

 

 

Roadhouse Blues

Doors, Jeff Healey

Yeah, keep your eyes on the road,
Your hands upon the wheel
Keep your eyes on the road,
Your hands upon the wheel
We're goin' to the Roadhouse
We're gonna have a real
Good time

Back at the Roadhouse they got some bungalows
Said At the Back of the Roadhouse
They got some bungalows
And that's for the people
Who like to go down slow

Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, all night long

Back at the Roadhouse they got some bungalows
Said At the Back of the Roadhouse
They got some bungalows
And that's for the people
Who like to go down slow
They like to get it down slow
Like to get it way down

Ashen lady, Ashen lady
Give up your vows, give up your vows
Save our city, save our city
Right now

Take it up
Take it up
Take it up
Way up!
Take it up

Well, I woke up this morning, I got myself a beer
Well, I woke up this morning, and I got myself a beer
The future's uncertain, and the end is always near

Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, baby, roll
Let it roll, all night long
 
by John Densmore / Roby Krieger

 

 

 

 

Rocket 88

by James Cotton

(spoken blues)

You heard of those dirty jalopies,
you heard of the noise they make,
let me reintroduce my new Rocket 88,
yeah she's straight, just won't
wait, everbody likes my Rocket 88,
Ride with me all round town in joy.

She's got a V-8 motor, baby black in design,
black convertible top and the girls don't mind,
Ride around the corner gonna get a fifth-everybody in my car's gonna take a little nip...........

 

Rolling & Tumbling

Muddy Waters, Eric Clapton


I roll and i tumble, cried the whole night long
Yes i roll and i tumble, i cried the whole night long
I got up this morning, feeling that something going on wrong

Well now want you to love me baby, or please let me be
Yes love me baby, or please let me be
If you don't like my peaches please don't shake my tree

Well i want you to love me baby,
and come on and say you'll be mine
I want you to love me baby,
come and say you'll be mine
If you don't like my potatoes, please don't dig up my vine

 

 

Route 66

Lambert, Hendricks & Ross

If you ever plan to motor west,
travel my way, take the highway that is best.
Get your kicks on Route sixty-six.

It winds from Chicago to LA,
more than two thousand miles all the way.
Get your kicks on Route sixty-six.

Now you go through Saint Louis, Joplin, Missouri
And Oklahoma City is mighty pretty.
You see Amarillo,Gallup, New Mexico, Flagstaff Arizona.
Don't forget Winona, Kingman, Barstow, San Bernandino.

Won't you get hip to this timely tip,
When you make that California trip
Get your kicks on Route sixty-six.

Won't you get hip to this timely tip:
when you make that California trip
Get your kicks on Route sixty-six.
Get your kicks on Route sixty-six.
Get your kicks on Route sixty-six.

by Bobby Troup

 

 

 

St. James Infirmary

Janis Joplin, Joe Turner, Josh White

I went down to old Joe's bar room,
on the corner by the square
Well, the drinks were bein' served as usual,
and this motley crowd was there

Well, on my left stood Joe McKennedy,
and his eyes were bloodshot red
When he told me that sad story,
these were the words he said:

I went down to the St. James infirmary,
I saw my baby there
She was stretched out on a long white table,
so cold, and fine, and fair
Go ahead!

Let her go, let her go,
God bless her, wherever she may be
She can search this world over,
never find another man like me

Yes, sixteen coal black horses,
to pull that rubber tied hack
Well, it's seventeen miles to the graveyard,
but my baby's never comin' back

Well, now you've heard my story,
well, have another round of booze
And if anyone should ever, ever ask you,

 

 

 

The Same Thing

Muddy Waters, James Cotton

What makes a man go crazy when a woman
wears her dress so tight
What makes a man go crazy when a woman
wears that ol' dress so tight
Must be the same ol' thing
that make a tom cat fight all night

Now, why do all the big men
try to run a big-legged woman down
Now, why do all the big men
try to run a big ol' woman down
Must be the same ol' thing that
makes a bulldog a huggling 'round

It's that ol' same thing,
now tell me who's to blame
The whole world is fighting
about that ol' same thing

What make you feel so good
when your baby's in her evening gown
What make you feel so good
when your baby's in her evening gown
Must be that same ol' thing
that makes a preacher lay his bible down

It's that ol' same thing,
now tell me who's to blame
The whole world is fighting
about that ol' same thing

  

 

 

San Francisco Bay Blues

Eric Clapton / Jesse Fuller

I got the blues from my baby left me
by the San Francisco Bay,
The ocean liner's gone so far away.
Didn't mean to treat her so bad,
She was the best girl I ever have had,
She said goodbye, I can take a cry,
I want to lay down and die.

I ain't got a nickel
and I ain't got a lousy dime.
She don't come back,
think I'm going to lose my mind.
If she ever gets back to stay,
it's going to be another brand new day,
Walking with my baby
down by the San Francisco Bay.

Sitting down looking from my back door,
Wondering which way to go,
The woman I'm so crazy about,
she don't love me no more.
Think I'll catch me a freight train,
'cause I'm feeling blue,
And ride all the way to the end of the line,
thinking only of you.

Meanwhile, in another city,
Just about to go insane,
Thought I heard my baby, Lord,
the way she used to call my name.
If I ever get her back to stay,
it's going to be another brand new day,
Walking with my baby
down by the San Francisco Bay,
Walking with my baby
down by the San Francisco Bay,
Walking with my baby
down by the San Francisco Bay.

by Jesse Fuller

 

 

 

Shake Your Moneymaker

Elmore James, James Cotton

Shake your moneymaker
Shake your moneymaker
Shake your moneymaker
Shake your moneymaker
Shake your moneymaker
And then...
I got a girl who lives up on the hill
I got a girl who lives up on the hill
Talk she gonna love me,
but I don't believe she will

You gotta shake your moneymaker
Shake your moneymaker, baby
Shake your moneymaker
Shake your moneymaker
You gotta shake your moneymaker
And then...

I got a girl and she just won't be true
I got a girl and she just won't be true
She's locked to the bridge,
she won't do a thing I tell her to do

She won't shake her moneymaker
Won't shake her moneymaker
She wanna roll her activator
She won't shake her moneymaker
She won't shake her moneymaker
She won't...

I love you mama, 'tell you the reason why
I love you mama, 'tell you the reason why
Can't stand to leave you, feel like I'm gonna die."

Go on baby, go on back to school
Go on baby, go on back to school
'Cause your mama told me you ain't nothin' but a fool"

Elmore James

 

 

 

Sharp Dressed Man

ZZ Top

Clean shirt, new shoes
And I don’t know where I am goin’ to.
Silk suit, black tie,
I don’t need a reason why.
They come runnin’ just as fast as they can
Coz every girl crazy ’bout a sharp dressed man.

Gold watch, diamond ring,
I ain’t missin’ a single thing.
And cufflinks, stick pin,
When I step out I’m gonna do you in.
They come runnin’ just as fast as they can
Coz every girl crazy ’bout a sharp dressed man.

Top coat, top hat,
I don’t worry coz my wallet’s fat.
Black shades, white gloves,
Lookin’ sharp and lookin’ for love.
They come runnin’ just as fast as they can
Coz every girl grazy ’bout a sharp dressed man.

- billy gibbons, dusty hill & frank beard

 

She Caught the Katy

By Yank Rachell

Performed by Taj Mahal & Blues Brothers

She caught the Katy, and left me a mule to ride
She caught the Katy, and left me a mule to ride
My baby caught the Katy, left me a mule to ride
The train polled out, and I swung on behind
I'm crazy 'bout her, that hardheaded woman of mine

Man my baby's long, great god she's mighty she's tall
you know my baby's long, great god she's mighty my baby she's tall
Well my baby she's long, my baby she's tall
she sleeps wiht her head in the kitchen and her big feet out in the hall
And I'm still crazy 'bout her, that hardheaded woman of mine

Well I love my baby, she's so fine
I wish she'd come and see me some time
If you don´t believe I love her,
Look what a hole I'm in
If you don't believe I'm sinking,
Look what a shape I'm in

She caught the Katy, and left me a mule to ride
She caught the Katy, and left me a mule to ride
Well my baby caught the Katy, left me a mule to ride
The train polled out, and I swung on behind
I'm crazy 'bout her, that hardheaded woman-
hardheaded woman of mine

Performed by Jon Belushi and Dan Akroyd in the Blues Brothers movie.

 

She's All Right

Muddy Waters Blues Band

Well, I was gone
Gone to the army
I was gone, ver' long time
Well, when I come back home, my baby
Still says she's mine
She still says she's mine
She still says she's mine

She's all right, she's all right
She's all right, she's all right
She's all right, she's all right

Well, I give 'er
Give her all a-my money
Tell me what more, can I do-ooo?
Well now, I really don't
Wanna b'lieve she gon'
She's gon' give it to you
She gon give it to you

She's all right, she's all right
She's all right, she's all right
She's all right, she's all right

(short instrumental break)

Well, I went
Went to the church-house
And I kneeled on my knees to pray
I got to thinkin' about that girl
She drove my
She drove my spirit away
She drove my spirit away
She drove my spirit away

She's all right, she's all right
She's all right, she's all right

(short instrumental break)

Well, I could-a
Could-a had religion
Well, this bad old same day
Tell now, whiskey an' women, won't now
Let the ol' poorboy pray
Let the poorboy pray
Let the poorboy pray

She's all right, she's all right
She's all right, she's all right
She's all right, she's all right.

By Muddy Waters

 

Sky is Crying

Albert King, Stevie Ray Vaughn

The sky is cryin',
look at the tears roll down the street
The sky is cryin',
look at the tears roll down the street
I been lookin' for my baby,
yeah, an' I wonder where can she be

I saw my baby early one mornin',
an' she was walkin' on down the street
I saw my baby early one mornin',
an' she was walkin' on down the street
You know it hurt me so bad, yeah,
it made my poor heart skip a beat

I got a bad feelin',
my baby don't love me no more
I got a real bad, bad feelin',
my baby don't love me no more
You know the sky is cryin',
yeah, the tears rollin' down my nose

by Elmore James / James Robinson

  

Sloppy Drunk

Jimmy Rogers

I'll rather be sloppy drunk,
than anything I know
I'll rather be sloppy drunk,
than anything I know
Give me another half of pint, boy,
then you will see me go

And I love that moonshine whiskey
and I'll tell you what I do
And I love that moonshine whiskey
and I'll tell you what I do
The reason is why I drink,
I'm just trying to get along with you

I say, "Ah, bring me another half of pint"
I say, "Hmm, bring me another half of pint"
Well, I believe I'll get drunk,
boy, and then we gonna rock this joint

Na, I love that moonshine whiskey
and I'll tell you what I do
Yes, I love that moonshine whiskey
and I'll tell you what I do
The reason is why I drink,
I'm just trying to get along with you

I say, "Oh, oh, bring me another half of pint"
I say, "Hmm, hm, bring me another half of pint"
Well, I believe I'll get drunk, boy,
then we gonna rock this joint

 

Smokestack Lightning

Howling Wolf, Rolling Stones

Ah-oh, smokestacklightning
Shinin', just like gold
Why don't ya hear me cryin'?
A-whoo-hooo, oooo
Whooo

Whoa-oh, tell me, baby,
What's the, matter with you?
Why don't ya hear me cryin'?
Whoo-hooo, whoo-hooo
Whooo

Whoa-oh, tell me, baby,
Where did ya, stay last night?
A-why don't ya hear me cryin'?
Whoo-hooo, whoo-hooo
Whooo

Whoa-oh, stop your train,
Let her, go for a ride
Why don't ya hear me cryin'?
Whoo-hooo, whoo-hooo
Whooo

Whoa-oh, fare ya well
Never see, a you no more
A-why don't ya hear me cryin'?
Oooo, whoo-hooo, whoo-hooo
Whooo

Whoa-oh, who been here baby since,
I-I been gone, a little, bitty boy?
Girl, be on
A-whoo-hooo, whoo-hooo

by Chester Burnett

 

So Sad To Be Lonesome

Sonny Boy Williamson, Chicago Blues

So sad to be lonesome

too much un-con-vin-yon to be alone

so sad to be lonesome

too un-con-vin-yon to be alone

but it makes a man feel so good

when his baby come back home

when you come home at night

you walk the floor from door to door

bangin’ (or hangin’) your hands and cryin’

that you won’t see her no more

so sad to be lonesome

it’s to un-con-vin-yon to be alone

it makes you feel so good

when your baby come back home

i received a letter from my baby

i receive a telegram

then she called me long distance, she wanna know

where was I am

so sad to be lonesome

why it’s too un-con-vin-yon to be alone

make a man feel so good

when his baby come back home

 

Someday After A While

Freddy King, Eric Clapton

I've got to ride that lonesome train.
My heart is heavy with aches and pain.
I said but someday, someday baby,
After a while, you will be sorry.

Every day my clouds are grey;
It takes you to roll all those clouds away.
I said but someday, someday baby,
After a while, you will be sorry.

Trouble, trouble, trouble on my mind.
Trouble, trouble, way down the line.
I don't need, I don't need no sympathy,
So babe, babe, don't you, don't you pity me.

I may be blue, but I don't mind,
Because I know way down the line,
I said someday, someday baby,
After a while, you will be sorry.

by Freddy King and Sonny Thompson

 

Someday Baby

B.B. King

Don't care when you go
How long you stay
But good kind treatments
Will bring you back someday
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

Aw, but one thing
Really give me the blues
When I wore a hole
In my last pair of shoes
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

Just keep on a-bettin'
About the...
You're gonna leave here runnin'
Almost too fast
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

Don't like everybody
In my neighborhood
I got a no-good woman
She don't mean me no good
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

Sporting Life Blues

Sonny Terry , Brownie McGhee

I'm tired of runnin' around,
think I will marry and settle down
This ole sportin' life,
it is a mean life, and it's killin' me

I got a letter from my home,
all of my schoolmates, they're dead an'gone
It'll make you worry,
it'll make you wonder 'bout days to come

My mother used to talk to me,
I was young and foolish, Brownie could not see
Now, I have no mother, my sisters
and my brothers, they don't care for me

Mama used to fall on her knees an' pray,
these are the words, mother,she used to say
She would say: "Brownie, wha-oh,
my son, please change your way"

Now, I'm goin' to change my way,
I'm growin' older each and every day
When I was young and foolish,
I was so easy, easy to let ...

I was a gambler and a cheater, too, now,
it's come my turn to lose
This ole sportin' life,
got the best hand, what can I do?

There ain't but one thing Brownie done wrong,
I liv'd that ole sportin' life too long
Friends, it's no good, please believe me,
please leave it alone

 

Sonny Terry

Standing Round Crying

Muddy Waters, Eric Clapton

Oh baby, look how you got me standin' 'round crying.
Oh baby, look how you got me standin' 'round crying.
Lord I love you little girl, you're always resting on my mind.

Oh baby, I ain't gonna be riding you 'round in my automobile.
Oh baby, I ain't gonna be riding you 'round in my automobile.
You got so many men, I'm afraid you may get me killed.

Oh baby, you ain't nothing like you used to be. 
(No, don't get me killed, honey!)
Oh baby, you ain't nothing like you used to be. 
(Oh man, leave that woman alone!)
When I was deep in love with you, little girl,
you were just sweet as an apple on a tree.

by McKinley Morganfield

Stop Breaking Down

Robert Johnson, Jeff Healey

Every time I'm walking all down the street,
some pretty mama start breaking down on me
Stop breaking down, baby, please, stop breaking down
Stuff is gonna bust you brains out, baby,
gonna make you lose your mind

You Saturday night women, now, you just ape and clown,
you don't do nothing but tear my reputation down
Stop breaking down, mama, please, stop breaking down
Stuff is gonna bust you brains out, baby,
yeah, it's gonna make you lose your mind

I love my baby ninety nine degrees,
but that mama got a pistol, laid it down on me
Stop breaking down, baby, please, stop breaking down
Stuff is gonna bust you brains out, baby,
yeah, gonna make you lose your mind

Ev'ry time I'm walking all down the street,
some pretty woman start breaking down on me
Stop breaking down, mama, please, stop breaking down
Stuff is gonna bust your brains out, baby,
gonna make you lose your mind

by Robert Johnson

 

Stormy Monday

T Bone Walker / Allman Brothers

They call it stormy Monday,
but Tuesday's just as bad
They call it stormy Monday,
but Tuesday's just as bad
Lord and Wednesday's worse,
Thursday's oh so sad

The eagle flies on Friday,
Saturday I go out to play
The eagle flies on Friday,
Saturday I go out to play
Sunday I go to church,
I get down to pray

Lord have mercy, lord have mercy on me
Lord have mercy, lord have mercy on me
You know I tryin', tryin' to find my baby
Please send her on home to me

 

Southbound Train

Big Bill Broonzy, Allman Brothers

I wonder why that southbound train don't run
I wonder why that southbound train don't run
Lord, you don't need no tellin', little girl,
you know what you've done

You made me love you, now, your man done come
You made me love you, baby, now, your man done come
Gal, I know you happy, but poor Bill's just a lonely boy

I'm a hard workin' man, I catch the devil everywhere I go
I'm a hard workin' man, I catch the devil everywhere I go
Lord, if I can make it to the lowland,
I won't have to worry no more

Standin' at the station, Lord, waitin' for a train
Standin' at the station, Lord, I was just waitin' for a train
Lord, deep down in my poor heart,
baby, that a lie don't ache in pain

I've got my ticket, Mr. conductor man, can I ride
I've got my ticket, please Mr. conductor man, let me ride
Lord, if I make it to the lowland, I'll be satisfied

 

Big Bill Broonzy

Study War No More

by Willie Dixon

Won't that be one mighty day
When we hear world leaders say
"We don't have to cry no more"
"We're givin' it up, we gonna let it all go"

Chorus:
Ain't gonna study, study war no more
Ain't gonna think, think war no more
Ain't gonna fight, fight war no more
We're givin' it up, we gonna let it go
We're givin' it up, we gonna let it go

We will take gun powder to have fun
Then get rid of the atom bomb
Something else that we can do
Get rid of all those rockets too

[chorus]

The money spent on bombs alone
Can build poor people a happy home
Something good we can do
You treat me like I treat you

No more starving in the nation
Everybody gets an education
Everytime a baby is born
We know he'll have him a happy home

[chorus]

No more sleeping in the street
We all happy whoever we meet
Then we all will shake their hand
And make this world a promised land.

 

Sugar Sweet

Muddy Waters, Freddy King

I'm gonna tell you about my baby
I speak of her with pride
She go all the way to make me satisfied
Oh she's my baby, she's my baby, don't you see
I can't call her sugar 'cause sugar never was so sweet

It ain't no suprise, she serve me in the bed
She manicure my nails, scratch dandruff from my head
She's my baby, she's my baby, don't you see
I can't call her sugar 'cause sugar never was so sweet

When I say what I want, that's the way it's gonna be
She fall over backwards to go right on pleasin' me
Oh she's my baby, she's my baby, can't you see
I can't call her sugar 'cause sugar never was so sweet

by Mel London

 

Sweet Home Chicago

Muddy Waters - Blues Brothers

Come on, baby don't you want to go
Come on, baby don't you want to go
To the same old place, sweet home Chicago

Now, one and one is two, two and two is four
I'm heavy loaded baby, I'm booked, I gotta go
Cryin' baby, honey, don't you want to go
Back to the same old place, my sweet home Chicago

Come on, baby don't you want to go
Com on, baby don't you want to go
To the same old place, sweet home Chicago

Now two and two is four, six and two is eight
Come on baby, don't you make me late
I'm cryin' hey, baby, don't you want to go
To the same old place, sweet home Chicago

Come on, baby don't you want to go
Com on, baby don't you want to go
To the same old place, sweet home Chicago

Two and two is four, four and two is six,
keep stayin out late at night you gonna get your business fixed.

Six and two is eight, eight and two is ten
She double crossed you one time
and she gonna do it again.

I'm goin to Chicago, two thousand miles away,
Boy won't you tell me that you'll be my friend someday.

Sweet Home Chicago was composed by Robert Johnson.

 

Sweet Little Angel

B. B. King, Live at the Regal

I got a sweet little angel,
I love the way she spread her wings
Yes, I got a sweet little angel,
I love the way she spread her wings
Yes, when she spread her wings around me,
I get joy in most everything

You know I asked my baby for a nickel,
And she gave me a twenty dollar bill
Oh, yes, I asked my baby for a nickel,
and she gave me a twenty dollar bill
You know I asked her for a little drink of liquor,
and she gave me a whiskey still!

Ah yes, asked my baby to quit me,
well, I do believe I will die
Yes, I asked my baby to quit me,
well, I do believe I will die
'Cause, if you don't love me little angel,
please, tell me the reason why.

by B.B. King / Jules Taub

 

Sweet Sixteen

BB King

When I first met you baby
baby you were just sweet sixteen
When I first met you baby
baby you was just sweet sixteen
Just left your home then baby
the sweetest thing I'd ever seen

But you wouldn't do nothing for me baby
You wouldn't do anything I asked you to
You wouldn't do nothing for me baby
You wouldn't do anything I asked you to
You know you ran away from your home baby
And now you wanna run away from old me too

You know I love you baby
I love you before I could call your name
You know, you know I loved you baby
Baby I loved you, I love you before I could call your name
It seems like everything I do now baby
Everything I do is in vain

Treat me mean baby
But I'll keep on loving you just the same
Treat me mean baby
I'll keep on loving you just the same
But one of these days baby
You're gonna pay alot of money
Just to hear someone call my name

Yes sweet sixteen baby... sweet sixteen... oh yes
The sweetest thing baby
Oh yese, the sweetest thing I ever seen
You know I'm having so much troublebaby
Baby I wonder
Yes I wonder
Baby I wonder
Oh, I wonder what in the world's gonna happen to me

 

"Texas Flood"

Stevie Ray Vaughn

Well there's floodin' down in Texas
All of the telephone lines are down
Well there's floodin' down in Texas
All of the telephone lines are down
And I've been tryin' to call my baby
Lord and I can't get a single sound

Well dark clouds are rollin' in
Man I'm standin' out in the rain
Well dark clouds are rollin' in
Man I'm standin' out in the rain
Yeah flood water keep a rollin'
Man it's about to drive poor me insane

Well I'm leavin' you baby
Lord and I'm goin' back home to stay
Well I'm leavin' you baby
Lord and I'm goin' back home to stay
Well back home are no floods or tornados
Baby and the sun shines every day

 

That's Allright

Jimmy Rogers, James Cotton

You told me baby, once upon a time
You said if I would be yours, you would sure be mine
That's alright
I know you don't love me no more baby, but that's alright
Every night and day I wonder who is loving you tonight

You told me baby, your love for me was strong
When I woke up little girl, half of this big world was gone
That's alright
I guess I'll never be the same but that's alright
Every night and day I wonder who is loving you tonight

(spoken: Play the blues for me Freddie King!)

Please tell me baby, what's getting wrong with you?
You don't treat me halfway right baby, look a like you used to do
But that's alright
I guess I'll never be the same but that's alright
Every night and day I wonder who is loving you tonight

by Jimmy Rogers

 

The Thrill Is Gone

BB King

The thrill is gone
The thrill is gone away
The thrill is gone baby
The thrill is gone away
You know you done me wrong baby
And you'll be sorry someday

The thrill is gone
It's gone away from me
The thrill is gone baby
The thrill is gone away from me
Although I'll still live on
But so lonely I'll be

The thrill is gone
It's gone away for good
Oh, the thrill is gone baby
Baby its gone away for good
Someday I know I'll be over it all baby
Just like I know a man should

You know I'm free, free now baby
I'm free from your spell
I'm free, free now
I'm free from your spell
And now that it's over
All I can do is wish you well

Written by Rick Darnell & Roy Hawkins

 

There's Something On Your Mind

B.B. King, Etta James

There's something on your mind
By the way you look at me
There's something on your mind, baby
By the way you look at me
And what you're thinking brings happiness
Oh and it brings misery

Please, please, don't try to tell me
I think, I, I understand
No, no, don't try to tell me, baby
'Cause I think, I, I understand
You want me to try and forget you
Well, I'll do
Baby, I'll do the best I can

You know it hurts you when you're in love with someone and you know that someone don't love you. It carries a heavy burden on your heart to know that the someone that you're in love with is in love with your best friend. And I'll tell you, when someone else is rocking you, rocking your cradle, you know, better than you can rock your cradle yourself, then there's only one thing for you to do. You just pack your clothes, turn around, and slowly walk out of the door. Look over your left shoulder as you go out, then you hang your head and you say:

Oh please don't try to tell me
Uh huh, I think, I understand
No, no, no, no
Please don't try to tell me
Because you think, you think I understand
Oh you want me to try
To try to forget you, baby
And I'll tell you, I'll do the best I can

You know after you have done all you could do and you can't take no more, then you go downtown, you get your big baseball bat and you come back on the scene where they both are still together, and then you just go and kick down the door. Now as you kick down the door you just start beating the hell of everybody that you can see, everybody that comes through the door, and just as you make up your mind that you're gonna try to forgive her, then out comes another one of your friends, and that really blows your mind. So you go and think about, you say to yourself, baby, I realize I've done wrong but please forgive me. And with a smirky smile on her face then she look up at you and she say.

If you ever think about me
(Oh I think about you, baby)
If you ever charge your mind
(Oh you're staying on my mind, baby)
If you ever think about me
(Oh I think, I think about you all the time)
And if I ever cross your mind
(You stay on my mind)
Well, you know, you know
You know I'm yours
And I know, I know you got to be mine
(Yeah)

There's something on your mind, B.
I can tell by the way you look at me
(Oh there's something, on my mind, Miss James)
There's something on your mind
(Oh can you tell, there's something on my mind)
By the way you look at me
(Oh the way I look at you, you look good to me)
And what you're thinking brings happiness
(Yes, baby)
Oh and it can bring misery
(Yes, all right)
 

by Cecil James McNeely

 

Three O'Clock Blues

B. B. King, Lowell Fulsom

Well now, it's three o'clock in the morning
And I can't even close my eyes.
Three o'clock in the morning
And I can't even close my eyes.
Can't find my baby
And I can't be satisfied.

I've looked all around me
And my baby, she can't be found.
I've looked all around me, people,
And my baby, she can't be found.
You know if I don't find my baby,
People, I'm going down to the golden ground.

Goodbye everybody,
I believe this is the end.
Oh, goodbye everybody,
I believe this is the end.
I want you to tell my baby,
Tell her please, please forgive me,
Forgive me for my sins.

by Riley B. King and Jules Bihari

 

Trouble In Mind

Bill Broonzy, Jimmy Whitherspoon

Trouble in mind, babe, I'm blue,
but I won't be blue always
Yes, the sun gonna shine,
in my back door someday

I'm goin' down, down to the river,
I'm gonna take my rockin' chair
Lord, if the blues overtake me,
I'm gonna rock on away from here

'Cause I'm trouble in mind, you know that I'm blue,
but I won't be blue always
Yes, the sun gonna shine,
in my back door someday

I'm gonna lay, lay my head,
on some sad, old railroad iron
I'm gonna let that 2:19,
pacify my mind

I'm trouble in mind, baby you know that I'm blue,
but I won't be blue always
Yes, the sun gonna shine,
in my back door someday

 

Up the Line

Little Walter, Roomful of Blues

You used to love me,
you said I was your desire
You're actin' strange lately tryin' to,
drive my love away
I'm cuttin' out baby,
girl I'm goin' back up the line
If I stay another day, you're goin' to,
drive me out of my mind

Took me from my home,
I was nothin' but a child
Made all kinds a promises to me,
I know it was lyin' and jive
I'm cuttin' out baby,
girl I'm goin' back up the line
If I stay another day, you're goin' to,
drive me out of my mind

Train is at the station,
and I'm all packed to go
It ain't no use to worry,
'cause I won't be back no more
I'm cuttin' out baby,
girl I'm goin' back up the line
If I stay another day, you're goin' to,
drive me out of my mind

by Little Walter Jacobs

 

vietcong Blues

Junior Wells

I woke up early this mornin'
I was feelin' kind of blue
My landlady said you got a letter here
And I began to sing the blues

It was from my brother
Don't you know the boy's laying down in Vietnam
Lord they say, you don't have no reason to fight baby but
Lord knows you think you're right
(But you got to be wrong, don't you hear me, you got to be wrong, now pick up...)

You wake up early in the mornin' baby
And you don't have nothin' to eat
You can't buy yourself no clothes baby
Lord knows who can you meet

My brother's in Vietnam
People don't you know just why I'm singin' these blues
You might have no respect for your country darlin'
But that's why, that's why I'm singin' these blues
(You better pick up baby and get with it, you hear me? Looka here...)

The mothers, all the wives,
all the fathers, that have sons,
in Vietnam, you hear me?
This is to you
Always

Oh I'm gonna wake up early in the mornin'
People I'm 'bout to go out of my god-darn' mind
Lord I'm gonna wake up early in the mornin'
People I'm 'bout to go out of my god-darn' mind
It's so sad, it's so sad to think about your people
Lord when the other man thinks they're wrong
(You're not right baby. Hear this just before I go)

Lord I woke up in the mornin'...
You're gonna look up,
You're gonna look up and find yourself gone
Lord I woke up this mornin'
You're gonna look up and find yourself gone
(How would you feel if it was your brother over there, eh? How would you feel?)
Lord then you're gonna ask the good Lord to forgive you
Please forgive me for my sins.

 

Walking Blues

Robert Johnson, Paul Butterfield

Woke up this morning I looked 'round for my shoes
You know I had those mean old walking blues
Yeah, I woke up this morning I looked 'round for my shoes
Girl, I had those, ooh, mean old walking blues

Some people tell me that worried blues ain't bad
It's the worst old feeling I ever had
People tell me that worried blues ain't bad
It's the worst old feeling, ooh child, I ever had

Looks run to the ocean and the ocean runs to the sea
If I don't find my baby, don't bury me
Look to the ocean and the ocean went to the sea
Yeah, if I don't find my baby, ooh yeah, don't bury me

Minutes seem like hours and hours seem like days
Since my baby started her low down ways, yeah
Minutes seem like hours and hours seem like days
Since my baby, ooh, started her low down ways

I woke up this morning, people, I looked 'round for my shoes
You know I had those mean old walking blues
Yeah, I woke up this morning I looked 'round for my shoes
Yeah, you know I had those, ooh, mean old walking blues

 

Walking By Myself

Jimmy Rogers, Big Walter Horton

Yeah, walking by myself I hope you'll understand
Yeah, I just want to be your loving man
Yeah, love you, hey, I love you with all my heart and soul
Wouldn't mistreat you for my weight in gold

Yeah, baby, you know I love you, yeah and you know it's true
I'll give you all my loving, baby, tell me what more can I do
Walking by myself I hope you'll understand
Yeah, I just walk to be your loving man, yeah

Yeah, you know I love you, baby, and you know it's true
I'll give you every little bit of my loving, tell me more what can I do
Walking by myself I hope you'll understand
Yeah, I just walk to be your loving man, yeah

Yeah, love you, oh, I love you with all my heart and soul
Oh, wouldn't mistreat you, babe, for my weight in gold
Yeah, walking by myself I hope you'll understand
Yeah, I just walk to be your loving man
Now keep on walking now

by Jimmy Lane

 

Wang Dang Doodle

Howlin' Wolf, Koko Taylor

 Tell Automatic Slim , tell Razor Totin' Jim
Tell Butcher Knife Totin' Annie, tell Fast Talking Fanny
A we gonna pitch a ball, a down to that union hall
We gonna romp and tromp till midnight
We gonna fuss and fight till daylight
We gonna pitch a wang dang doodle all night long
All night long, All night long, All night long

Tell Kudu-Crawlin' Red, tell Abyssinian Ned
Tell ol' Pistol Pete, everybody gonna meet
Tonight we need no rest, we really gonna throw a mess
We gonna to break out all of the windows,
we gonna kick down all the doors
We gonna pitch a wang dang doodle all night long
All night long, All night long, All night long

Tell Fats and Washboard Sam, that everybody gonna to jam
Tell Shaky and Boxcar Joe, we got sawdust on the floor
Tell Peg and Caroline Dye, we gonna have a time
When the fish scent fill the air, there'll be snuff juice everywhere
We gonna pitch a wang dang doodle all night long
All night long, All night long etc.

by Willie Dixon

 

Watch Yourself

Buddy Guy, Little Walter

You better watch yourself (3x's)
I got my eye on you.

You steal my love and go away.
Don't tell me you'll see me another day.

Chorus

You've gone and left me, left me here to cry.
You know I love you, know you're my desire.

Chorus

I give you all my love, everything too,
Fine Cadillac, tell me what you gonna do.

Chorus

People are talking all over town.
You say you don't love me, you're gonna put me down.

Chorus

Tell me what's the matter, what you gonna do?
You say you're going to quit me then you say we're through.

Chorus

The Welfare

Albert Collins / Freddy King

Now what you gonna do,
when the welfare turn it's back on you?
Now what you gonna do-hoo-hoo-hoo,
when the welfare turn it's back on you
Now, you be standin' there stranded,
There's ain't a thing that you can do

Now you look all through your house,
yes, you can't, find a piece of bread
Now you look all through your house, yeah,
you can't find a piece of bread
Sometime you begin to wonder,
if you be better off, better off,dead

You go down to the welfare
Every week to report
Something they tellin' you
Will surely get your goat

If you tell 'em you sick
You better have a bad cough
'Cause if you don't
They be ready to throw you off

What you gonna do,
when the welfare turns it's back on you?
You be standin' there stranded,
There ain't a thing, there ain't a thing you
There ain't a thing-hing-hing-hing-hing,
that you can do

Whipping Post

Allman Brothers

I been run down, I been lied to,
I don’t know why I let that mean woman make me a fool.
She took all my money, wrecked my new car.
Now she’s with one of my goodtime buddies,
They’re drinkin’ in some crosstown bar.

Sometimes I feel, sometimes I feel,
Like I been tied to the whipping post,
Tied to the whipping post,
Tied to the whipping post,
Good lord, I feel like I’m dyin’.

My friends tell me, that I’ve been such a fool,
And I have to stand by and take it baby, all for lovin’ you.
Drown myself in sorrow, and I look at what you’ve down.
But nothin’ seems to change, the bad times stay the same,
And I can’t run.

Sometimes I feel, sometimes I feel,
Like I been tied to the whipping post
Tied to the whipping post,
Tied to the whipping post,
Good lord, I feel like I’m dyin’.

Sometimes I feel, sometimes I feel,
Like I been tied to the whipping post
Tied to the whipping post,
Tied to the whipping post,
Good lord, I feel like I’m dyin’.

Who Do You Love?

Bo Diddley

I walked 47 miles of barbed wire,
Used a cobra snake for a neck tie.
Got a brand new house on the roadside,
Made out of rattlesnake hide.
I got a brand new chimney made on top,
Made out of human skulls.
Now come on darling let's take a little walk, tell me,
Who do you love,
Who do you love, Who do you love, Who do you love.

Arlene took me by the hand,
And said oooh eeeh daddy I understand.
Who do you love,
Who do you love, Who do you love, Who do you love.
The night was black and the night was blue,
And around the corner an ice wagon flew.
A bump was a hittin' lord and somebody screemed,
You should have heard just what I seen.
Who do you love, Who do you love, Who do you love, Who do you love.

Arleen took me by my hand, she said Ooo-ee Bo you know I understand
I got a tombstone hand and a graveyard mind,
I lived long enough and I ain't scared of dying.

Who do you love (4x's)

by Bo Diddley

 

Who's Been Talking?

Howlin' Wolf

My baby caught the train, left me all alone
My baby caught the train, left me all alone
She knows I love her, she doin' me wrong

My baby bought the ticket, long as her right arm
My baby bought the ticket, long as my right arm
She says she's gonna ride, long as I been from home

Well who been talking, everything that I do
Well who been talking, everything that I do
Well you is my baby, I hate to lose

Well good bye baby, hate to see you go
Well good bye baby, hate to see you go
You know I love you, I'm the causin of it all
I'm the causin' of it all
I'm the causin' of it all
I'm the causin' of it all
I'm the causin' of it all

by Chester Burnett a.k.a. Howlin' Wolf

 

Woman Across the River

Freddie King

Across the river, a good woman cried,
All because a foolish man had lied.
She gave up all she had, to show how much she cared,
But the man told so many lies, now another man is over there.

That woman across the river,
Sweet woman across the river, she was mine.

Word got around, that he had jilted her
And men came running, came running from near and far
How could i be such a fool, i'll never never never know
That the man, he's got to know, he's a lucky so and so,

That woman across the river...
I met her one day, about a week ago
She said "i don't even want to talk to you,
Cause i don't love you any more",

that woman across the river...

 

Worried Life Blues

Eric Clapton, B.B. king

Oh lordie lord
Oh lordie lord
It hurts me so bad for us to part
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

So many nights since you've been gone
I've had to worry and grieve my life alone
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

So many days since you went away
I've had to worry night and day
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

Yoo're on my mind every place I go
How much I love you nobody knows
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

So that's my story
This is all I got to say to you
Goodbye baby I don't care what you do
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

Oh lordie lord
Oh lordie lord
It hurts me so bad for us to part
But someday baby
I ain't gonna worry my life anymore

by Maceo Merriweather

Worry Worry

B.B. King

Worry worry worry
Worry is all I can do
Oh worry worry worry baby
Worry is all I can do
Oh my life is so miserable baby
Baby, and its all on account of you

You hurt me so bad baby
When you said we were through
Oh you hurt me
You know you hurt me so bad baby
When you said we were through
Oh but I would rather be dead baby
Then to be here so alone and blue

Someday baby
Oh...someday baby
Oh! Someday baby
Oh! Oh! Oh oh yes
Oh! Someday baby

"Ladies. I said ladies...Ladies if you got a man and the man don't do like you think he should...ladies you don't hurt 'im. I SAID DON'T YOU HURT HIM! Man happens to be God's gift to women! So ladies you must know that the man is already grown so you can't raise him over again.

So the thing to do is THROW YOUR ARMS AROUND HIM! HOLD HIM CLOSE TO YOU! LOOK HIM STRAIGHT IN THE EYES! And then you tell him... You tell him, you say "now baby you been messing up, but I know you gonna do me better." And when he look at you as if he wanna know when, then you tell him..."Someday baby."

And if it seem like he's hard of hearing or not paying you much attention or something do like you ladies are known to do....Put your hands on your hips and then you say it again...OW! He have to be a mighty hard hearted person not to listen to you.

But I don't think it's fair to just talk to the ladies, I think I should say a few words to the men too. So fellas...I SAID FELLAS! Fellas if you got a woman and the lady don't do like you think she should, Don't you be goin' upside of her head now. You know what I'm talkin' about, don't you be beatin' on her. The judgement's much cheaper if you don't beat her.

And you see if you hurt her you only do one thing...I said if you hurt her you only do one thing! You make her a little smarter and she won't let you catch her the next time. So the thing to do is THROW YOUR ARMS around the pretty little thing! Now listen to me, listen to me...I don't care if she weigh thirty-two and a half pounds wet or five hundred and fifty pounds on her feet. If she's your lady and you dig her, than she's your pretty little thing...AND THEN YOU TELL HER! You say "Baby! Baby I don't care what they say about you on the next block, your my little lady and I dig you. Let em talk, let 'em say what they want to say"

And fellas, you must know too that the ladies, God bless their sweet little souls, ladies happen to be God's gift to man too fellas. You all agreed? You better say it cause your wife is listening. But there's just one more thing I must say to you fellas, just one more thing. Don't be too proud to beg. I SAID DON'T BE TOO PROUD TO BEG! If you have to fall down on your knees to let your woman know that you love her, go on down there!

...I can see some of you cats got dirty minds in the place this evening...WHAT I'M TRYIN'TO SAY, LADIES LOVE TO HEAR THEIR MEN SAY "BABY I LOVE YOU!" Don't you ladies? I SAID LADIES LOVE TO HEAR THEIR MEN SAY "BABY I LOVE YOU!"Don't you ladies? SO FELLAS TELL YOUR LADY THAT YOU LOVE HER! ...She might think you're lying though. TELL YOUR LADY THAT YOU LOVE HER even if you are lying.

But seriously speaking, when I goof, when I goof I usually slide up to my woman and I look straight at her...I have to get my look first...I usually say I look like a little puppy begging for that last bone you been holding out on. I look straight at her and I say "BABY! ...Please forgive me honey!" And then I wait a few minutes to see how she take it. AND THEN I SAY "BABY! Please forgive me honey!" And then I stand back far enough so that when she swings I can duck...AND THEN I SAY "BABY! You know when I goofed last week I was high..."If she let me get away with that then I look at her real pitifull like this....Say "baby, honey you know when you're high it don't count. " AND THEN I TELL HER, I say "if you forgive me honey I'm gonna do better."And if she look at me as if she wanna know when then I tell her "SOMEDAY BABY..."

Yes someday, baby
When the blood runs cold in my veins
Someday, baby
When the blood runs cold in my veins
You know you won't be able to hurt me no more baby
'Cause my heart won't feel no pain

(Look Over) Yonder's Wall

Freddy King, Arthur 'Big Boy' Crudup

Darling, look on yonder's wall
Hand me down my walking cane
Yes, look on yonder's wall
Hand me down my walking cane
I got to find me another woman
Baby, yonder comes your man

Darling, I know your man he went to war
I believe he fared mighty tough
Don't know how many men he killed
But I believe he killed enough

Ah do I love you, baby
And I love you for myself
Fooling around now with you, babe
I can't get nobody else

Yes, now that's all right
All right for you
That's all right, baby
Any way you do

 

You Can't Lose What You Never Had

Muddy Waters, Allman Brothers

Had a sweet little girl, I lose my baby, boy ain't that bad
Had a sweet little girl, I lose my baby, boy ain't that bad
You can't spend what you ain't got,
you can't lose some little girl you ain't never had

Had money in the bank, I got busted, people ain't that bad
Had money in the bank, I got busted, people ain't that bad
You can't spend what you ain't got,
you can't lose some little girl you ain't never had

Ain't that the truth boys

Had a sweet little home, it got burned down, people ain't that bad
My own fault, people ain't that bad
Well you know you can't spend what you ain't got,
you can't lose some blues you ain't never had

Have mercy!

Sweet little home, got burned down, people ain't that bad
Yeah you know I had a sweet little home, it got burned down, people ain't that bad
Whoa you know you can't spend what you ain't got,
you can't lose some little girl you ain't never had

by McKinley Morganfield

 

You Don't Have To Go

by Jimmy Reed

Babe, you don't have to go
Babe, babe, baby, you don't have to go
I'm gonna pack my suitcase, down the road I go

Baby, try me one more time
Baby, try me one more time
You know I just can't make it
Without that sweet women of mine

Well I ain't never loved three women in my life
I ain't never loved three women in my life
That's my mother, my sister and the
Woman that ruined my life

So babe, you don't have to go
Babe, babe, baby, you don't have to go
Oh, I gonna pack my suitcase
And down the road I go...

 

You Don't Love Me

Allman Brothers

Baby, You don't love me
You don't love me yes I know
Baby, You don't love me
You don't love me yes I know
But you keep me mistreated
Now I've got no place to go

I'm gonna tell your mother
I'm gonna tell your pappa too
I'm gonna tell your mother
I'm gonna tell your pappa too
I'm gonna tell everbody
What those young girls will do to you

Goodbye now, pretty baby,
If I don't see you no more.
Goodbye now, pretty baby,
If I don't see you no more.
Well if you think I'll be your fool
Lord,you better be on your merry way.

by Willie Cobbs

 

You Shook Me

B.B. King, John Lee Hooker

You know you shook me,
you shook me all night long
You know you shook me, pretty mama,
you shook me all night long
Oh, you kept on shakin' me darlin',
oh you messed up my happy home

You know you move me baby,
just like a hurricane
You know you move me baby,
just like a hurricane
Oh, you know you move me darling,
just like an earthquake moves the land

Oh, sometimes I wonder what's gonna happen
To my poor wife and child
She made me love her
Now I can't be satisfied

You know you shook me,
you shook me all night long
You know you shook me, pretty mama,
you shook me all night long
Oh, you kept on shakin' me darlin',
oh, you messed up my happy home

by Willie Dixon / J.B. Lenoir

 

ou Upset Me

B.B. King, Luther Allison

Yes, she's 36 in the bust, 28 in the waist,
44 in the hip, she got a real crazy leg
You upsets me baby, yes, you upsets me baby
Yes, I'm telling you people she's something fine,
that you really outta see

Well, she's not too tall, complexion is fair,
man she knocked me out the way she wears her hair
You upsets me baby, Yes, you upsets me baby
Like being hit by a fallen tree,
woman, woman what you do to me

Well I, tried to describe her, it's hard to start
I better stop now because I got a weak heart
You upsets me, well, you upsets me baby
Well like being hit by a fallen tree,
woman, what you do to me

Well I, tried to describe her, it's hard to start
I better stop now because I got a very weak heart
You upsets me baby, yes, you upsets me baby
Well I've been hit by a fallen tree,
woman, what you do to me

 by B.B. King / Joe Josea

 

By Howling Wolf

Perfromed by Rolling Stones, Stevie Ray Vaughn

You so sweet, you so fine
How I wish, you were mine
Honey I'll, be your love
You'll be mine, you'll be mine

You so nice, you so true
I'm so glad, I love you
Honey I'll, be your love
You'll be mine, you'll be mine

Tell me, pretty baby
If you, gonna try
If you'll, stay baby
Hang on baby 'till the, day I die
It's true, I love you
I don't care, what you do
Honey I'll, be your love
You'll be mine, you'll be mine
You'll be mine, you'll be mine

 

You're So Fine

by Little Walter Jacobs

You're so fine
Want to love you all the time
You're so fine pretty baby
Let me love you all the time

Well I got a girl she's fine and brown
What I like about her, she's mine all mine
She's so fine
Yes she's so fine
You're so fine pretty baby
Let me love you all the time

Well I wanna give you all my money
Buy you diamond, everything
Tell you be mine baby
Then we will make amends

You're so fine, yes you're so fine
You are a fine healthy thing,
Want to love ya all the time

Now you fill me with conversation baby
You make me talk myself to death
I'm in love with you baby and I don't want nobody else
You're so fine, yeah you're so fine
You are a fine healthy thing
I wanna love you all the time

Yeah you're so fine baby, let me love you all the time

Now you know I love you baby
And I just can't help myself
Goin' crazy cause you're lovin' someone else
You're so fine
Yeah you're so fine
You are a fine healthy thing
Let me love you all the time

 

Albert King

Roadhouse Blues

by
Albert King
recording of July 1 1973, Jazz Festival Montreux, Switzerland
from
Live at Montreux Blues at Sunrise (Stax or Fantasy 8546)
Two, three
(Lord!)
The moon is risin', an' it done got lonesome here
I said, the moon is risin', baby, an' it done got lonesome, here
Although you're a long ways from me
But baby, I wish you were near
If I ever get lucky yeah, an' win my train fare home
Well, if I ever get lucky buddy, an' win my train fare home
Oh, the moment that I do, darlin'
You can say your man is comin' home, yeah
It's so hard, tryin' to make it all by yourself, yeah
I say, it's so hard, yeah yeah, tryin' to make it all by yourself, yeah
Oh an' the woman that you're really lovin'
She done gone off with someone else, um!
There's no use ta cryin', oh
'Cause your cryin' won't help you none, woo!
Hey, I said it's no use ta cryin', buddy
Because your cryin' won't help you none
You'll fall in love again
An' she'll keep you always on the run, yeah
I say, if I ever get lucky (yeah, that's my son!)
An' win my train fare home, ooo Lordy
Have you ever felt like that?
Oh, if I ever get lucky, buddy yeah
An' win my train fare home, yeah yeah
Oh, the day that I do, angel
You can bet your life, old Albert is gone, yeah
Oh when ya see me comin', baby yeah
I want ya to raise your window high, woo!
Hey, when ya see me comin' home, babe
I want ya to raise your window high, yeah yeah
But when I turn an' leave little girl
I want you to hang your head an' cry
Woo, Lord have mercy!
Lord have mercy!
Woo!
Thank you!
Thank you, for comin'

 

Albert King

The Hunter

by
Steve Cropper

Donald "Duck" Dunn
recording of 19
from
Laundromat Blues (Edsel 130)
&
The Ultimate Collection (Rhino 71268)
&
Born Under a Bad Sign (Mobile Fidelity UDCD01-00577)
&
King of the Blues Guitar (Atlantic 8213)
They call me the hunter, that's my name
A pretty woman like you, is my only game
I bought me a love gun, just the other day
And I aim to aim it your way
Ain't no use to hide, ain't no use to run
'Cause I've got you in the sights of my love gun
The first time I saw you, standing on the street
I says to myself, "Woo, ain't she sweet"
I've got my love gun loaded, with hugs and kisses
And when I pull the trigger, there will be no misses
Ain't no need to hide, ain't no use to run
'Cause I've got you in the sights of my love gun
Ain't no use to hide, ain't no use to run
'Cause I've got you in the sights of my love gun
I'm the big bad hunter baby
How can I miss when I've got dead aim

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Bluesman Harry
Page last updated on:
June 12 2000

Bessie Smith

Boweavil Blues

by
Lovie Austin
Ma Rainey
recording of
from
The Complete Recordings, Vol. 1 (Columbia/Legacy C2K-47091)
Hey boweavil
don't bring them blues no more
Hey boweavil don't bring them blues no more
Boweavil's here, boweavil's everywhere you go
I'm a lone boweavil, been out a great long time
I'm a lone boweavil, been out a great long time
For to sing this song, to ease boweavil's troublin' mind
I don't want no sugar put into my tea
I don't want no sugar put into my tea
The mens are so evil, I'm scared they might poison me
I went downtown
I bought myself a hat
I brought it back home
I laid it on the shelf
I looked in my bedroom
Tired sleepin' by myself
I'm tired sleepin' by myself

 

Bessie Smith

Cemetery Blues

by S. Loney /
Spencer Williams
recording of September 26, 1923
from
The Complete Recordings, Vol. 1 (Columbia/Legacy C2K-47091)
Folks, I know a gal named Cemetery Lize, down in Tennessee
She has got a pair of mean old graveyard eyes, full of misery
Every night and day, you can hear her sing a blues away
I'm going down to the cemetery 'cause the world is all wrong
I'm going down to the cemetery 'cause the world is all wrong
Down there with the spooks, to hear 'em sing my sorrow song
Got a date to see a ghost by the name of Jones
Got a date to see a ghost by the name of Jones
Makes me feel happy to hear him rattle his bones
He's one man I always know just where to find
He's one man I always know just where to find
When you want true lovin' go and get the cemetery kind
He ain't no fine dresser, he don't wear nothing but a sack
Yeah, he ain't no fine dresser, he don't wear nothing but a sack
Everytime he kisses me that funny feeling creeps up my back

 

 

Bessie Smith

Haunted House Blues

by
J.C. Johnson
recording of January 8 1923
from
The Complete Recordings, Vol. 1 (Columbia/Legacy C2K-47091)
Don't bring no ghosts in the front, hurry 'em round to the backdoor!
This house is so haunted with dead men I can't lose
This house is so haunted with dead men I can't lose
And a sneaky old feeling gives me those haunted house blues
I can't sleep no more, I done lost my appetite
I can't sleep no more, done lost my appetite
'Cause my mistreating daddy hangs around me day and night
He moans when I'm sleeping, he wakes me at 2 a.m.
He moans when I'm sleeping, he wakes me at 2 a.m.
And he makes me swear I'll have no other man but him
Now I'm so worried and I'm blue all the time
Now I'm so worried and I'm blue all the time
Go tell the undertaker to fix that old coffin of mine
Lord, help us to get right!
I'm scared to stay here, I'm scared to leave this town
I'm scared to stay here, I'm scared to leave this town
But a feeling just tells me to burn this house on down
Tear this house on down

 

 

Big Joe Turner

Chains Of Love

by
Ahmet Ertegun
Harry Van Walls
recording of 1947-1952
from
Atlantic Rhythm & Blues: Vol 1, 1947-1952 (Atlantic 81293-2)
Chains of love, has tied my heart to you
Chains of love, have made me feel so blue
Well, now I'm your prisoner, tell me what you're gonna do
Are you gonna leave me, are you gonna make me cry
Are you gonna love me, are you gonna make me cry
These chains of blues gonna haunt me, until the day I die
Well, if you're gonna leave me, please won't you set me free
Well, if you're gonna leave me, please won't you set me free
I can't stay here with these chains, less'n you stay on here with me
Well, three 'o clock in the morning, baby the moon is shining bright
Yeah, three 'o clock in the morning, the moon is shining bright
I'm just sitting here wondering where can you be tonight

 

Bo Diddley

Diddley Daddy

by
Ellas McDaniel a.k.a. Bo Diddley
/ Harvey Fuqua
recording of 1956
from
Bo Diddley's 16 All-Time Greatest Hits (Checker LP 2989)
Diddley Diddley daddy
Diddley Diddley daddy
I got a baby that's oh so pretty,
I found her right here in the Windy City
Somebody kissed my baby last night,
my pretty baby cried, you know it wasn't right
Diddley Diddley daddy
Diddley Diddley daddy
My baby started to cry in vain,
say, "Bo Diddley, you know you're a natural born man"
I say I love you baby with all my heart,
please don't never say we'll part.
Diddley Diddley daddy
Diddley Diddley daddy
Bo Diddley, Bo Diddley here's our scene,
I want to know if you do love me
Diddley Diddley daddy
Diddley Diddley daddy

 

 

 

Bo Diddley

Road Runner

by
Ellas McDaniel a.k.a. Bo Diddley
recording of 1960
from
Bo Diddley's 16 All-Time Greatest Hits (Checker LP 2989)
I'm a road runner honey beep beep!
I'm a road runner honey, and you can't keep up with me
I'm a road runner honey, and you can't keep up with me
Come on, let's race, baby baby, you will see
Here I come, beep beep!
Move over honey, let me by
Move over baby, let this man by
I'm gonna show you baby, look out your head
Gonna put some dirt in your eye
Here I go!
Oh yeah, how am I doin'?
Beep beep!
Take my hand baby,
I'm gonna prove to you that I'm a road running man
I wanna show you something,
that I'm the fastest in the land
Now let me by
Beep! Beep!
Oh yeah, you said you's fast,
but it don't look like you gonna last
Goodbye! I've got to put you down
I'll see you some day,
baby, somewhere hangin' around

 

Otis Rush

So Many Roads

by Paul
recording of 19
song appears on
Door to Door (With Albert King) (MCA/Chess 9322)
&
Classic Recordings (Charly 217)

So Many Roads: Live (Delmark 643)
So many roads, so many trains to ride
So many roads, so many trains to ride
I've got to find my baby, 'fore I'll be satisfied
I was standin' by my window, when I heard that whistle blow
I was standin' by my window, when I heard that whistle blow
You know I thought it was a Streamline... but it was a B & O
It was a mean ol' fireman and a cruel ol' engineer
It was a mean ol' fireman and a cruel ol' engineer
That took away my baby and left me standin' here
Note: also known under thge title So many Roads, So many Trains.

Memphis Minnie

Black Cat Blues

by
Memphis Minnie
recording of 19
from
Hot Stuff (1930-1941) (Collector's Edition 1)
&
Complete Recorded Works, Vol. 2 (1935-1941) (Document BDCD-6009)
I got a big black cat
who sits in my back door
He catches every rat run across my floor
Now everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
I wouldn't sell that cat to save your soul
If it wasn't for that cat, I wouldn't know what I would do
Rats cutting up all of my clothes and shoes
Now everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
I wouldn't sell that cat to save your soul
I been had this old cat, now, for three, four years
Didn't nobody want him till I brought him here
Now everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
I wouldn't sell that cat to save your soul
(spoken: Catch a rat!)
Before I got that cat, rats had holes all in my walls
Since I brought her home you can't find no holes at all
Now everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
I wouldn't sell that cat to save your soul
You have seen a-lots of cats and you going to see a-lots more
I got one I carries everywhere I go
Now everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
Everybody wants to buy my kitty
I wouldn't sell that cat to save your soul
(spoken: Aw, play it now
Catch a rat!)

 

 

Memphis Minnie

Down In New Orleans

by
Memphis Minnie
recording of 19
from
Complete Recorded Works, Vol. 1 (1935-1941) (Document BDCD-6008)
I'm going back down in New Orleans
I'm going back down in New Orleans
Well, I'm going where I can get my rice and beans
We are the cooking'est Creoles
in the world you ever seen
We are the cooking'est Creoles in the world you ever seen
And if you don't believe me, follow me back down to New Orleans
Well, my man is a doctor and he lives off of rice and beans
Well, my man is a doctor and he lives off of rice and beans
That's why he done gone and left me back down in New Orleans
I've got the cooking'est sister in the world you ever seen
I've got the cooking'est sister in the world you ever seen
But she can't cook nothing but them rice and beans
And you can't tell me nothing, baby, that I never seen
And you can't tell me nothing, baby, that I never seen
And if you don't believe me, follow me back to New Orleans

 

 

 

Memphis Minnie

Dirty Mother For You

by
Memphis Minnie
recording of 19
from
Complete Recorded Works, Vol. 1 (1935-1941) (Document BDCD-6008)
&
Me & My Chauffeur 1935-1946 (EPM Musique 158822)
&
Bumble Bee (Indigo 2005)
I ain't no doctor, but I'm the doctor's wife
You better come to me if you want to save your life
He's a dirty mother fuyer
, he don't mean no good
He got drunk this morning, tore up the neighborhood
I want you to come here, baby, come here quick
He done give me something 'bout to make me sick
Awwww, dirty mother fuyer, he don't mean no good
He got drunk this morning, tore up the neighborhood
(spoken: Play it, Dennis)
I went down to the station, talked to the judge
He said, "Don't bring me none of that doggoned stuff you heard"
Awwww, dirty mother fuyer, he don't mean no good
He got drunk this morning, tore up the neighborhood
I went down to the office(r), fell out on the floor
He done something to me, now, he won't do no more
Awwww, dirty mother fuyer, he don't mean no good
He got drunk this morning, tore up the neighborhood
(spoken: Play it, Dennis, play it, boy)
Won't you look here, baby, what you done done
You done
squeezed my Lemmon
, now you done broke and run
Awwww, dirty mother fuyer, he don't mean no good
He got drunk this morning, tore up the neighborhood

 

 

Easy Baby

by
Magic Sam

recording of 1968
from
Black Magic (Delmark 620)
&
2 Easy Baby (Charly 218)
&
Magic Sam 1937-1969 (Blue Horizon 63223)
Easy baby, hmm, easy baby
Easy baby, won't you love me night and day?
You don't have to work all day, just to make love to me and say
Easy baby, hmm, easy baby
Easy baby, will daddy love you night and day?
You don't have to treat me right, just kiss me baby and hold me tight
Easy baby, hmm, easy baby
Easy baby, will daddy love you night and day?

 

 

 

Mississippi John Hurt

Salty Dog

by
Mississippi John Hurt
recording of 19
from
The Mississippi John Hurt (Vanguard 19/20)
(spoken: "
Salty Dog
")
Hey-hey, you salty dog
Hey-hey-hey, you salty dog
Said, the little fish, big fish swimmin' in the water
Come back, man, and gimme my quarter
Hey-hey-hey, you salty dog
Said, the scaredest I ever was in my life
Uncle Bud like to caught me kissin' his wife
Hey-hey, you salty dog
Says, God made woman, made 'em mighty funny
The lips 'round her mouth, just as sweet as any honey
Hey-hey, you salty dog
Hey-hey, you salty dog
Hey-hey-hey, you salty dog
(spoken: Well!)
Well, little fish, big fish swimmin' in the water
Come back here, man, gimme my quarter
Hey-hey-hey, you salty dog

 

Jimmy Reed

Crying Blind

by
Al Smith

recording of 19
from
Cry Before I Go (Drive Archive 41072)
Don't know why ya look so good ta me
I don't know why ya look so good ta me
You, I want an' you won't even look at me
I see ya ev'ryday and you just pass me by
I see ya ev'ryday and you just pass me by
It's you I want, I wanna hang my head an' cry
Cryin' so bad, has got me goin' blind
Cryin' so bad, has got me goin' blind
You know I love you, baby, so come on an' change your mind
(I hear ya' boy)

 

 

 

Jimmy Reed

Big Legged Woman

by
Al Smith
recording of 19
from
Cry Before I Go (Drive Archive 41072)
Big leg woman, what you tryin' to do to me?
Big leg woman, what you tryin' to do to me?
Takin' all my money, honey, leave me nothin' but misery
Breakin' hearts you should be rulin', makin' a play thing out of love
Breakin' hearts you should be rulin', makin' a play thing out of love
I wonder who'll be your next ticket, baby? Thought you the one I'm thinkin' of
I'll swim a river for ya baby, if you take me back again
I'll swim a river for ya baby, if you take me back again
I pay the price or suffer twice, baby, 'cause your heart is just like ice
(Spoken:
Really sounds good, man
Playin' that sounds good together!
AH-HA-HA-HA!!!
You know, it's got to sound good, when I pay the price and suffer twice!
If this woman just takes me back again, you know!)

 

 

 

Jimmy Reed

Down In Mississippi

by
Jimmy Reed
recording of 1962, Chicago, Illinois
from Jimmy Reed (Archive Of Folk And Jazz 234),
Down in Mississippi where cotton grow tall,
get arrested for trouble you got to call the hound dog
Oh uh, down in Mississippi, whoa yeah, where the cotton grow tall
Yes, and on the other hand, baby, boll weevil wearing overalls
Go to work in the morning, you know, 'bout 4 o'clock
Uh, if the mule don't holler, yeah, I don't know when to stop
Down in Mississippi, baby, uh whoa yeah, where the cotton grow tall
Well, and on the other hand, baby, boll weevil wearing overalls
I go to church in the morning, baby, you know, down the railroad track
Late over in the evening
they bring, bring the preacher back
He eat up all the chicken now but uh right to the neck
Look over at my baby and he eat up all the rest 'cause he was uh down in Mississippi
Uh oh yeah, where the cotton grow tall
Well now, and on the other hand, baby, boll weevil wearing overalls
__________
Note: originally issued as Vee-Jay 616
Note 1: boll weevil wearing overalls, personification of the cotton pest. The bo or boll weevil or weavil is a grayish weevil, super-family of beetles, that infests the cotton plant and feeds on the squares and bolls.
drawing

 

 

 

Jimmy Reed

High And Lonesome

by
Jimmy Reed
James Bracken
recording of 19
from
The Best of Jimmy Reed (GNP GNPD-2-10006)
High and lonesome, be on your merry way
High and lonesome, be on your merry way
Well now, you're back a-wanting me and I'm not gonna let you stay
Well now, ya went 'round the corner, now
Come back soon
Still gonna meet me you just, waitin' 'til noon
I'm high and lonesome
Be on your merry way
Well now, you packed up, want to leave me
And I'm not gonna let you stay
Well now, tell me, tell me baby, now now
What's wrong with you?
Don't treat me darlin', like you, like you used to do
I'm high and lonesome
Be on your merry way
Well now, you're packed up want to leave me
And I'm not gonna let you stay

 

 

John Mayall S Bluesbreakers

Possessive Emotions

by
John Mayall
recording of 1970
from
U.S.A. Union (Polygram 527458)
Possessive emotions creeping up on me
I wish my emotions had less jealousy
Don’t want you to be with nobody else but me
Wherever you are that’s where I want to be
Is it wrong to feel this way?
Jealousy go away
When you are out shopping and I’m home alone
Possessive emotions make me wish I’d gone
I look for your car lights coming up the hill
Want to tell you I miss you ... just can’t get my fill
Possessive emotions make me feel so low
Don’t want to be lonesome ‘cause it hurts me so
I’ve got to be with you everywhere you go
If you talk to somebody I just got to know
Is it wrong to feel this way?
Jealousy go away
If I didn’t feel this way about my girl
That she was the only one in all the world
I wouldn’t be caring for her quite so strong
Maybe it’s why my love has been going so long

 

 

 

Johnny Winter

Bad Luck And Trouble

by
Johnny Winter
recording 1969
from
The Progressive Blues Experiment (One Way 57340)
I believe that bad luck and trouble, man is all that joins us
I mean that bad luck and trouble, people that's all that joins us
When my bad luck quit me, Lord my trouble just began
I'm travelin' the highway, since I was a child
Nobody see no woman man, nobody seems to care
Bad luck and trouble, man is all that joins us
When my bad luck quit me, man my trouble just began
Lord I'm sittin' down and thinkin', man I'm a long, long way from home
Just sittin' down and thinkin, man I'm a long, long way from home
Think about all my good times lord and my friends all want to know
They never hurt nobody, they never done nobody wrong
Other people won't accept me they say man leave me alone
Sittin' down and thinkin', Lord I'm a long long way from home
Thinkin' about my good times, man and my friends all want to know
Yeah
Man ain't nobody has this trouble, I gonna tell nobody else
Nobody else has this trouble, man ain't gonna tell nobody else
My whole life I'm livin' baby, gonna make it by myself

 

 

Johnny Winter

Evil On My Mind

by
recording 1986
from
Third Degree (Alligator ALCD-4748)
When I think about my baby, I got evil on my mind
When I think about that woman, I got evil on my mind
It brings teardrops to my eyes and sends chills out down my spine
It sends chills out down my spine, when I watch this woman walk
Sends chills out down my spine, when I watch that woman walk
And she smiles right in your face and lies ev'ry times she talks
Look out!
They say your enemies can't hurt you, if you keep track on your friends
They say your enemies can't hurt you, if you keep track on your friend
I say you know what your woman, that's the one who threw you in

 

 

 

Lightnin Hopkins

The Foot Race Is On

by
Sam "Lightnin' " Hopkins
recording of 19
from
Golden Classics Pt. 3: Mama & Papa Hopkins (Collectables
COL-5145)
What you look at me for? Look out man
What's the matter with you, I fixin' to, whoa
That man gonna jump on me,
and I just got to move on out of his way
That's all there is to it,
but, I'm goin'
Tell me, baby, what you tryin to do?
Tryin' to mistreat me and I ain't done nothin' to you
Mama told me now understand,
just keep-a truckin' like a man.
I'm gone, sure gone
I ain't jokin', no time waitin' on
Just keep on goin'
Look it here, baby, what you tryin' to do?
Tryin' to love me and my brother too
Mama told me now understand,
sit and listen with a plate in her hand
I know, gotta go
Gotta go, pretty baby,
God knows I ain't lyin'
See, that's when it's gettin' soft,
see, I was gettin tired,
and I just slowed down a little bit
Foot race is on though
Look-a yonder what I do see,
whole lotta somethin' comin' after me
But, I'm gone,
they'll have a hard time catchin' ol' Lightnin'
Now that I got a little air,
feel a little better now
Keep on runnin'
You know they run me, edge of town,
they got tired and they turned around
I sure felt good, I didn't have to run no more
I ain't jokin', I ain't
jivin'
God knows I ain't carryin' on

 

Lil Johnson

Get Em From The Peanut Man (Hot Nuts) (Version 1)

by probably Georgia White
recording of July 16 1935
from ,
Sellin' nuts, hot nuts, anybody here want to buy my nuts?
Sellin' nuts, hot nuts, I've got nuts for sale
One for five, two for ten,
If you buy 'em once, you'll buy 'em again
Sellin' nuts, hot nuts, you buy 'em from the peanut man
Nuts, hot nuts, anybody here want to buy my nuts?
Sellin' nuts, hot nuts, I've got nuts for sale
You tell me your nuts is mighty fine,
But I bet your nuts isn't hot as mine
Sellin' nuts, hot nuts, you buy 'em from the peanut man
Sellin' nuts, hot nuts, anybody here want to buy my nuts?
Sellin' nuts, hot nuts, I've got nuts for sale
You tell me that man's nuts is mighty small,
Best to have small nuts than have no nuts at all;
Sellin' nuts, hot nuts, you buy 'em from the peanut man
(spoken: Hot nuts? Peanuts! Nutsies? Nuts!)
Sellin' nuts, hot nuts, anybody here want to buy some nuts?
Sellin' nuts, hot nuts, I've got nuts for sale
You see that man all dressed in brown,
He's got the hottest nuts in town
Sellin' nuts, hot nuts, you buy 'em from the peanut man
Nuts, hot nuts, anybody here want to buy my nuts?
Sellin' nuts, hot nuts, I've got nuts for sale
When a hog gets hungry, he begins to grunt,
When a man gets hungry, he begins to hunt,
For nuts, hot nuts, you buy 'em from the peanut man

 

 

 

John Mooney

One Step Forward

by
John Mooney
recording of 1996
from
Against the Wall (House Of Blues 87006, Ruf 51416 1389 2)
I seen you cryin' in the night
I seen you cryin'
Things wasn't right
I'd a been there
Holdin' you tight
Might a known wrong from right
I heard you talkin' on the phone
Tellin' your friends
Tired a being alone
I'd a been there
Keepin' you warm
You might a known wrong from right
One step forward
Two steps back
Now we're goin' down the wrong track
Got us to turned around
That we can't get back
I seen you walkin'
Out the door
I remember it well
You ain't done that before
Asked you to stay
Begged you not to go
Your eyes said yes
But your heart said no no no
(refrain twice)

 

 

 

George Thorogood

Louie To Frisco

by
Chuck Berry
recording of 1992
from
The Baddest Of George Thorogood And The Destroyers (EMI E2-97718 or Capitol 97718)
Well I'm as free as a bird now,
as flight-free as a bumble bee
I'm here and then gone tomorrow,
footloose child and fancy free
I'm absolutely independent,
and nothing at all is gonna worry me
Yeah, I've only got one cradle to rock now,
I'm gonna rock it everywhere I go
From St. Louie to San Francisco,
from Canada to Mexico
I'm gonna let my cradle rock now,
till it just won't rock no more
Well I believe I was born to rumble,
the open road is gonna bring me close
I've come to know some way out people,
to say the least they give the most
Who live and love across both borders,
trip east from west from coast to coast
Yeah I've only got one cradle to rock now,
I'm gonna rock it everywhere I go
From New York to California,
from Texas to Toronto
Yeah I'm gonna let my cradle rock now,
till it just won't rock no more

 

 

 

Ida Cox

Four Day Creep

by
Ida Cox
recording of 19
from
Complete Recorded Works, Vol. 4 (1927-1938) (Document 5325)
When you lose your money don't lose your mind
When you lose your money don't lose your mind
When you lose your good man please don't mess with mine
And I'm gonna buy me a bulldog to watch my man while he sleeps
I'm gonna buy me a bulldog to watch my man while he sleeps
Men are so doggone crooked, afraid he might make a four day creep
Girls I'm gonna tell you this, ain't gonna tell you nothin' else
Girls I'm gonna tell you this, ain't gonna tell you nothin' else
Any woman's a fool who thinks she's got a whole man by herself
But if you got a good man and don't want him taken away from you
Girls if you got a good man and don't want him taken away from you
Don't ever tell your friend woman what your man can do
Lord Lord I'm getting up in years
Lordy Lordy Lordy I'm getting up in years
But mama ain't too old to shift her gears
And I'm a big fat mama, got the meat shakin' on my bones
I'm a big fat mama, got the meat shakin' on my bones
And every time I shake, some skinny gal loses her home

 

 

 

Junior Parker

Sitting And Thinking

by
Don Robey
Joseph Scott
recording of 1957-'58
from
Junior's Blues/The Duke Recordings, Vol. 1 (MCA MCAD-10669)
I am sitting here thinking and your thoughts make me feel so sad
I am sitting here thinking and your thoughts make me feel so sad
I've searched eleven long years for love, yeah, searchin' for something I already had
When I think of what the old folks say, I can't help but cry
When I think of what the old folks say, umm, I can't help but cry
They have told me so often, you never miss your water, 'til the well goes dry
From now on, I'll try and do the things I should
From now on, I'll try and do the things I should
Let's take a chance on that old sayin', it's never too late to be good

 

 

 

 

Lonnie Johnson

Go Back To Your No Good Man

by
Lonnie Johnson
recording of 19
from
Blues in My Fingers (Indigo 2009)
It's true you
bake good jelly roll
, the best I've ever found
It's true you bake good jelly roll, the best I've ever found
But, it's one thing you gotta stop mama, that's serving it all over town
Don't you think because I love you, you can play me for a chump
to my face
Don't you think because I love you, you can play me for a chump to my face
But I'm not as dumb as you think, there's another woman to fill your place
Give me them clothes I bought you, take my diamonds off your hand
Give me them clothes I bought you, take my diamonds off your hand
Now, you just like I found you, go back to your handy man
Now, I put shoes on your feet when your bare feet was pattin' the ground
Now, I put shoes on your feet when your bare feet was pattin' the ground
While I was out slaving for you, you was chasin' every rat in town
Now, woman I stuck with you when you didn't have a friend at all
Now, woman I stuck with you when you didn't have a friend at all
So give them shoes I bought you, and that wig, and let your head go bald

 

 

 

Louisiana Red

Sweetblood Call

by
Louisiana Red
Kent Cooper
recording of 19
from
Midnight Rambler [Rhino] (Rhino 70664)
I have a hard time missing you baby, with my pistol in your mouth
Mmm have a hard time missing you baby, with my pistol in your mouth
You may be thinking 'bout going north, but your brains are staying south
Just roll your pretty eyes, if you intend to stay
Just roll your pretty eyes, if you intend to stay
Close 'em up again, and I blow your world away
I see your eyes are rollin', must mean your love for me has come back
Must mean you're satisfied again, with our little wooden country shack
I have a hard time missing you baby, with my pistol in your mouth
You may be thinking about going north woman, but your brains are staying south
Even if you sneak away, I'll find you before nightfall
You're tied to me girl, I can feel your sweetblood call
Even if you sneak away, I'll find you before nightfall
'Cause you are tied to me girl, I can feel your sweetblood call

 

 

Louis Jordan

Early In The Morning

by
Dallas Bartley
/ Hickman /
Louis Jordan
recording of 19
from
The Best of Louis Jordan [MCA] (MCA MCAD-4079)

Jivin' with Jordan (Charly 7)
Early in the morning, and I can't get it right
Had a little fight with my baby last night
Early in the morning, early in the morning,
early in the morning and I ain't got nothing but the blues
I went to the places where we used to go
I went to her house and she don't live there no more
Early in the morning, early in the morning,
early in the morning and I ain't got nothing but the blues
I went to her girlfriend's house but she was not about
I went to her father's house and he began to shout
Early in the morning, early in the morning,
early in the morning and I ain't got nothing but the blues
I went to the diner to get me something to eat
The waiter looked at me and said, "Buddy, you sure look beat!"
Early in the morning, early in the morning,
early in the morning and I ain't got nothing but the blues
I had a lot of money when I started out
I lost my baby and the money ran out
Early in the morning, early in the morning,
early in the morning and I ain't got nothing but the blues

 

 

Little Walter

Tonight With A Fool

by
"Little" Walter Jacobs
recording of 1952-1963
from
The Chess Years 1952-1963 (Charly CD Red Box 5)
Wished I had someone,
just to love me all the time
I wished I had somebody to,
love me all the time
I wouldn't be so worried baby,
I would have a piece of mind
Well you say you didn't love me,
oh that hurts me so
Said you gonna leave me,
and you, won't be back no more
I wished I had somebody to,
love me all the time
I wouldn't be so worried baby,
I would have a piece of mind
Well you know we been in love,
baby, since we both were kids
Say you gonna leave me,
I just can't keep you here
I wished I had somebody to,
love me all the time
I wished I had somebody to,
love me all the time


Little Walter

Blue And Lonesome

by
"Little" Walter Jacobs
recording of 1952-1963
from
The Chess Years 1952-1963 (Charly CD Red Box 5)
I'm blue and lonesome,
as a man can be
I'm blue and lonesome ooh,
as a man can be
I don't have headaches over myself,
my love has gone away from me
Baby, please,
come on back home to me
Baby, please yeah,
come on back home to me
Yes, my heart is full of misery,
baby, you won't be sweet to me
I'm gonna cast
myself off
*,
down in the deep blue see
I'm gonna cast
myself off
*, yeah,
down in the deep blue see
Where the whales and the fishes
*,
have a fuss over me
_________
* I'm not sure about the underlined part in the last verse
Hear the
, please mail me if you think you know the word(s)

 

Janis Joplin

What Good Can Drinkin Do

by
Janis Joplin
recording of 19
from
From the Soundtrack of the Motion Picture "Janis" (Columbia 467 4D6-2)
What good can drinkin' do, what good can drinkin' do?
Lord, I drink all night but the next day I still feel blue
There's a glass on the table, they say it's gonna ease all my pain,
And there's a glass on the table, they say it's gonna ease all my pain
But I drink it down, an' the next day I feel the same
Gimme whiskey, gimme bourbon, give me gin
Oh, gimme whiskey, give me bourbon, gimme gin
'Cause it don't matter what I'm drinkin', Lord, as long as it drown this sorrow I'm in
I start drinking Friday, I start drinking Friday night
Lord, I start drinking Friday, start drinking Friday night
But then I wake up on Sunday, child, there ain't nothin' that's right
My man he left me, child, he left me here
Yeah, my good man left me, went away and left me here
Lord, I'm feelin' lowdown, just give me another glass of beer
What good can drinkin' do, what good can drinkin' do?
Well, I drink all night but the next day I still feel blue!

 

 

Hans Theessink

Crazy Moon

by
Hans Theessink
recording of 1995
from
Crazy Moon (RFR 1016)
Crazy moon, look what you've done
Crazy moon, look what you've done
Crazy moon, look what you've done
Took away my woman, left me all alone
Crazy moon, drive me out of my mind
Crazy moon, drive me out of my mind
Crazy moon, drive me out of my mind
Took away my woman, took away my life
Crazy moon, hiding in the sky above
Crazy moon, hiding in the sky above
Crazy moon, hiding in the sky above
Took away my woman, took away my love

 

Jimmy Dawkins

I Got Wise

by
Jimmy Dawkins
recording of 1976
from
Come Back Baby (Storyville 8035)
You know you don't love me, I wanna know why you're trying to keep telling me lies
I know you don't love me, I don't understand why you keep telling me these lies
Oh, but I'm gonna get wise, baby, you know I'm gonna wake up to all your lies
I've been a fool one day, but I ain't gonna be a fool all the time
I've been your fool, baby, but I ain't gonna be your fool all the time
I know you've been running around, oh, you've been drinking whiskey, beer and wine,
you've been staying out at night with your men
But someday, baby, oh, I ain't gonna put up with your low-down dirty way
Oh, someday, baby, you know I ain't gonna put up with your low-down dirty way
I'm gonna walk here leaving, I'm gonna find me some other place
I know you thank your smile, you think, I fall on all your evil lies
Oh, I know you thank your smile, you think, I fall on all your low-down stories
When I told you I'm gonna get hip, baby, I ain't gonna let nobody up check my play
It's bye, bye baby, it's bye, bye, if you wanna call me at home
While if you wanna hear to me, you might well find you another home

 

 

Kenny Wayne Shepherd

One Foot On The Path

by
Kenny Wayne Shepherd
Mark Selby
recording of 1995
from
Ledbetter Heights (Giant 24621)
You say, "Come over baby, come talk to me"
Then you drive me so crazy,
I can't hardly see
If this keeps goin' on,
I might just leave and not come back
I got one foot in your doorway,
I got one foot on the path
Well you beg me to stay,
then you order me to go
All this up and down,
is wear and tear on my soul
I'm wonderin' if our future,
is gonna look just like our past
I got one foot in your doorway,
I got one foot on the path
Now I love you, baby,
don't get me wrong
But this heart of mine,
may not be that strong
You got me on your line,
reel me in or throw me back
I got one foot in your doorway,
I got on foot on the path
You'd best thing about it, baby,
but don't take too long
If we can't get it right,
I'll just be movin' on
I can't wait forever,
for us to get this thing on track
I got one foot in your doorway, baby,
I got on foot on the path

 

 

King Solomon Hill

Tell Me Baby

by
King Solomom Hill
recording of ca. January 1932, Crafton, Wisconsin
from
Backwoods Blues (Document DOCD 5036)
Oh tell me baby, what fault you find of me?
I'm gonna pack my suitcase, beat it back to Tennessee
On my hands and crying, I've been treated so blind Lord
Oh, tell me baby, what fault you find of me?
I'm gonna pack my suitcase...
Nickel is a nickel, dime is a dime
Wish I had a love in my life, love me all the time
Call her baby...
I'm gonna pack my suitcase...
Nickel is a nickel, dime is a dime
Got a house full of children, ain't
no
ne'er one mine
Oh, tell me baby...
Babe, I can't see, honey to save my life
Why we can't get along just like man and wife
Oh tell me baby, what fault you find of me?
I'm gonna pack my suitcase...
said
think mama told me, papa told me too
Don't need whiskey and women, gonna beat around on you
I'll call my baby, what fault you find...?
__________
Note: this song is a lyrical variation of the 1930
Memphis Minnie
and Kansas Joe duet "
What Fault You Find of Me
?" Hill used his slide to play the melody of some parts of the choruses instead of singing all of the lyrics;
Note 1: this line is incorporated directly from "
What Fault You Find of Me?(#1)”

 

 

Michael Hill

Why We Play The Blues

by
Michael Hill
recording of 1994, New York
from
Bloodlines (Alligator ALCD 4821)
Times are really tough, there's trouble all around,
the cost of keeping up is steady wearing people down
Folks need something for their spirit to help them make it through
Well, this music is a healer and that s why we play the blues, why we play the blues
Millionaires will tell you: the economy's fine
That doesn't help the people on the unemployment line
You got too many families who need housing, jobs, and food
So we try to tell the story and that's why we play the blues, why we play the blues
(spoken: Huh! Kick it now!)
We know that life is sweeter when you got a fine romance,
but so much stuff is out here, folks are scared to take a chance
So many hearts are lonely, so many hearts confused
Well this music s good for loving, now, and that s why we play the blues,
why we play the blues
(spoken: One more)
Young people face the dangers and pressures of the street
and even in the classrooms children packing heat
We've got to show the wisdom and the strength that s in our roots, yes we do
Well, this music is a bloodline and that s why we play the blues, why we play the blues
(spoken: ... the keyboards, say it now)
Hey, now, we played a lot of places from the East out to the West,
we take it to the stage and put this music to the test
No matter where they come from, people understand the truth
Everybody knows the feeling and that s why we play the blues
Why we play the blues, y'all, why we play the blues
I got to, got to, got to, we got to, got to play the blues, play the blues now

 

 

 

 

Junior Wells

Hoodoo Man

by
Sonny Boy Williamson I (John Lee)
recording of 19
from
Blues Hit Big Town (Delmark 640)
&
Live at Buddy Guy's Legends (Telarc 83412)
Lord, I wonder what's the matter, I'm crying all the time
The minutes seem like hours, everything's the same
But I'm holding my hand, Lord I'm trying to make my baby understand
Somebody done tell me, Junior, somebody done
hoodoo
the hoodoo man
I buzzed your bell this morning, elevator running slow
I buzzed your bell this morning, take me up to your third floor.
But I'm holding my hand, Lord I'm trying to make my baby understand
I'm gonna tell you one time, ain't gonna tell you no more
If I have to tell you again, I'm gonna let you go
But I'm holding my hand, Lord I'm trying to make my baby understand

 

 

Blind Lemmon Jefferson

Long Distance Moan

by
Blind Lemmon Jefferson
recording of September 1929, Richmond, Indiana
from
Blind Lemmon Jefferson (Milestone 47022)
I'm flyin' to South Carolina, I've got to go there this time
I'm flyin' to South Carolina, I've got to go there this time
Woman and tell me, Texas, about to make me lose my mind
Long distance, long distance, would you please give me a credit call
Long distance, long distance, would you give me please your credit call
Walk up to my girl in South Carolina, who looks like her hands done squalled
Just wanna ask my baby, what in the world is she been doin'
Wanna ask my baby, what in the world is she been doin'
Give your lovin' to another joker and its sure gonna be my ruin
Eh, long distance, I can't help but moan
Mmm mmm, I can't help but moan
My baby's voice sounds so sweet, almost wrecked the telephone
You don't know your love, you're wrapped deep so far from you
You don't know your love, your letter, I said she's so far from you
You can get a long distance moan, and you don't care what you do
I think I hear the tele buzzin', get my darlin' off my mind
Oh you tele-parties, get my baby off my mind
This long distance moan about to worry me to death this time

 

 

 

Blind Willie McTell

Death Room Blues

by probably
Blind Willie McTell
recording of 1933
from
The Definitive Blind Willie McTell (Columbia C2K-53234)
&
Complete Recorded Works, Vol. 1 (1927-1931) (Document 5006, 5007, 5008)
&
Atlanta Blues, 1933 (John Edwards Memorial Found 106)
Tombstones is my pillow, cold grounds is my bed
Tombstones is my pillow, cold grounds is my bed
The blue skies is my blanket, and the moonlight is my spread
Early one morning, death walked into my room
Early one morning, death walked into my room
Oh well it took my dear mother, early one morning soon
She left me moanin' and cryin', moanin' like a turtledove
She left me moanin' and cryin', moanin' like a turtledove
Death walked in and got my dear mother, and the only friend I loved
Mmm, eehh, cryin', Lord have mercy, and she was the only friend I loved
Ever since my mother died and left me all alone
Ever since my mother died and left me all alone
All my friends have forsaken me, people I haven't even got no home
Mmm, feel like moanin' and cryin'
Mmm, feel like moanin' and cryin'
Death walked in a got my mother, and that was the only dear friend of mine

 

 

Blind Boy Fuller

Walking My Troubles Away

by
Blind Boy Fuller
recording of 19
from
Truckin' My Blues Away (Yazoo 1060)
&
East Coast Piedmont Style (Columbia/Legacy CK-46777)
&
Complete Recorded Works, Vol. 1 (1935-1936) (Document DOCD5091)
Paper boy hollerin', "Extra, have you read the news