Poesie di Alessandro Lentini


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Uomo da niente

Libertà
M’ha sorpreso la pioggia,
m’ha sorpreso a cercarti;
di notte, di giorno, in pace, in guerra.
Se fossi aria, Vento mi chiamerei
E mi farei il giro senza pensieri.

Perché il vento non ha niente
Non può volere niente
Ne soldi e ne macchine, acqua, sabbia.
Vive solo e nel mondo se ne va
Senza portarsi dietro niente.

Invece l’acqua si butta giù dal blu
E si ferma dove non sa.
Che sia pioggia, una lacrima o rugiada
Resta s’una foglia, si lascia bere
O, al massimo, dal sole svaporare.

M’ha sorpreso la pioggia
M’ha sorpreso a cercarti;
in pace, in guerra, in cielo o in terra.
Se fossi vento, t’apparterrei
e così tu a me, a me solo.

Il punto debole
Dopo il tuo
Quale viso saprà infiammarmi ancora?

Immoto,
guardo, questo sole di fuoco
che scavalca l’orizzonte
ma resta,
su d’una barca, impigliato.

E passa,
ma lascia, una cupa tristezza
immotivata malinconia
d’averti,
pur avendoti ormai già persa.

Dopo le tue
Quali labbra arderanno sulle mie braci?


Il vento,
spazza, questa collina a picco
terrazza panoramica
ma niente
impedisce all’erba di crescere

e il sole,
la luna, andrà avanti tutto
non siamo che di contorno
al mondo,
che lento si concede alla notte.

Pazienza,
vivrò! di foto e belle parole
io che di parole son fatto
disdetta!
Al poema di me c’è un punto debole.

E le labbra
Che schiudi e richiudi il mio cuore
Come fosse paglia incendiano
E cenere
Lenta scende a coprir le mie parole

Al punto
che basta togliere il tuo nome
che tutto il mio parlare
d’improvviso
perde ogni significato.

Dopo i tuoi
Quali occhi…

quali occhi.

La sera rotola giù dalla collina
La sera rotola giù dalla collina
Allaga silenziosa viali e piazze
Confondendoci con un bel tramonto
Ci porta via un altro giorno.

Una coppia s’è fatta cogliere in un bacio
Distratti o innamorati, è lo stesso,
la sera li ha stretti, avvolti,
abbracciati in un respiro o in un battito.

Poi s’è buttata insieme al sole,
lui dietro l’orizzonte, la sera tutt’intorno.
Ha legato le ombre ai lampioni

Acceso candele, intrecciato ginocchi.
È il lenzuolo che la mattina non trovi più
E ti chiedi dov’è, mentre ti scaldi al sole.

 

 


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