Poesie di Andrea Dalla Libera


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Amore eterno
per distrarmi invento giocattoli
pianto alberi nel mio noioso deserto
sperando in un periodo di pioggia
già pronto a lamentarmi dell’umidità

godo per pochi istanti di essere
la circonvallazione della profondità
sono spedito e deciso, sempre di passaggio
temo la sazietà, mi è già molto un solo assaggio

e quando capita di passar davanti al tuo portone
sussurro una bestemmia, mi stropiccio un occhio,
penso a quante stelle abbiamo intorno a noi
e procedo a passi lenti, sfiorandomi il batacchio

Pausa
Tutto s’impasta, tutto s’impesta
che della vita è la gran festa

il rintocco mistico della campana
annuncia la fine di settimana

e l’orwelliano orribil rischio
or solo suscita applauso e fischio

la gonna lunga o la gonna corta
basta che non la gamba sia storta

cristo è risorto ma s’è allontanato
sarà andato al pub o al supermercato

l’anima guarda miope il futuro
niente più voglia e nemmen mi viene duro

De aeternitate (?)
sono digital aforismatico
dono a’ disperati un pio viatico
che porta diritti a calmi lidi
e pace a chiunque se ne fidi

risparmia di taggar codesto sito
nel signor della rete cosmica confida
lui ti guiderà nel complicato dedalo
conoscerai te stesso e vincerai la sfida

mai fu per disappetenti il mondo
vige dura lex che chi non cresce
destinato è a perir nel breve torno
niente prova d’appello se non riesce

dunque mordi, scardina e offendi
insinua, introbida e puranco inganna
che i traguardi di civiltà cui tu protendi
restano le punte di selce e la capanna

Com_mozioni
Ogni affezione mi dura un sol istante
unicamente con la pantofola son perseverante
pure, in soggettiva, mi sento un errabondo
e l’occhio criticon osserva tutto il mondo

ho capito poco nel corso dei miei anni
vittorie nessuna, già molto è stato limitar i danni
evitando l’aldilà, chè già nell’aldiqua qualcosa sfugge,
fido solo in Murphy e nella sua disarmante legge

dalla disfida tra etica ed estetica per viltà recedo
e ardisco appena preferir ragione a suggestione,
brontolando su noi umani d’alta elezione
vo anche ridacchiando per quel che vedo:

sublimi le ufficiali occasioni in cui noialtri
appaiam scimmiette, riuscendo a risultar anche più scemi,
nel giorno ed ora stabiliti, obbligatorio pianger come rubinetti
ma diventi malato se al punto giusto poi non smetti

che dir sarebbe come se alla fiera del borlotto
tutti dovessimo far del culo una trombetta
e chi non riesce sottoposto fosse di botto
a colonscopia anche in assenza di ricetta ...

al contrario, possibil mai poter sperare
in un nostro pentimento e dedicare
almeno un giorno all’anno a chi ci riempie
in tutti gli altri generosamente il piatto?

cioè ai pelosi nostri compagni d’avventura
che uccidiamo e torturiam senza misura
e, nel qual caso, chi se la sentirebbe
di sostenere la concion escusativa?

infine, sterile per sterile, espugnato avendo
col maglio lgbt il sessual bastion generativo,
evolvere potremmo un po’ di più e istituire
un Onanpride e l’amor solitario celebrare?

Serenità
Adescar sfacciatamente è il mio unico refrain
tentazione irresistibile, come il lesso con il cren

il desio che in te dormiva ora è l’unico a parlare
la tua resa ti stupisce e anzi lo vuoi assecondare

ricordi adesioni viscerali all’inviolabile innocenza
il presente invece preme rotolandoti nell’indecenza

la tela del quadro nasce bianca e immacolata
ma per assumere identità e valore dal pittor va fecondata

… e visto che ci siamo, per non fare del tempo un ladro
metaforicamente la vita è la cornice oppure il quadro?

La carciofoll
vo maturando una vecchiaia scapestrata,
eletto mi son nostromo della ciurma ammutinata
della goletta più sconsigliabile che ci sia:
dalla murata abbian gettato capitan Filantropia

e a far volare siam riusciti anche tutti gli ufficiali
per quanto fossero pesanti, indignati e senza ali,
cambusier Sarcasmo ha offerto un goccio per far festa
e poi tosto ad incrociar spietati i sette mari

Falco, il marinaio di vedetta, non è Babbo Natale
giacchè in caccia siam della flotta sentimentale:
per i grati e gli entusiasti, angherie luciferine
per amicali ed empatici, mitraglia e colubrine

per amanti fedeli ed infedeli, è già deciso,
di tutti il cuor con un lucchetto verrà inciso
ai figliol prodighi resipiscenti
via le unghie ed anche tutti i denti

accordo c’è co’ mozzi Eresia, Perfidia ed Ironia:
l’amor paterno e materno verran spazzati via
insieme a DJ, influencer e guru di più varia genia,
come religion di stato toccherà d’obbligar all’egolatria

3 noi stessi
A tutti color che soffron tanto
assordati dal silenzio di lor stessi,
salvi dalla perfidia di esistere
solo se da altri parlati ed ascoltati,

oso propor un piccolo esperimento
chè a volte, cambiando di collina,
anche la chiesa del paese par più bella
e il lampion di casa una luminosa stella:

come dunque sarebbe se invece di sol uno
fossimo ben in tre, tre per ciascuno?
il primo dei me stessi preferirebbe il blu
il secondo il rosso e verde il terzo, probabilmente

e a tavola, a letto e a passeggio,
sarebbe più facile accontentare tutti o forse peggio?
al blu piace la bionda, al rosso la mora
e al verde quel signore con la barba riccia e scura

lazzarone è il blu, il verde bacchettone,
il rosso vorrebbe tanto fare la rivoluzione
astemio il secondo, di papilla fina il primo
il terzo solo vodka e ploton d’esecuzione

il rivoluzionario legge solo versi in latino
il bacchettone ama il greco e il lazzarone il bizantino ...
ad ogni minima ipotesi insomma mille e mille code
e, in conclusione, tra i due litiganti il terzo gode?

La vita è un fiume
Al melenso senza senso
raramente son propenso
mi vien ben più naturale
dir profondo e non banale

ma quando canto la marchesa
ogni rima mi vien lesa
e pur s’ella è fedel sposa
forse meglio direi ‘n prosa:

mai lei cadde da cavallo
e non vanta amici illustri
ogni estate va a Rapallo
da ben circa quattro lustri

ogni tanto vien rapita
sguardo fisso, aria stupita
d’una calda sera rimembrando
i sussurri dell’audace Lando:

“sulle rive dell’Eufrate
mai son nate le patate,
quando navigo sul Nilo
del discorso perdo il filo”

Quel fugace rapimento
non va oltre quel momento
poi riprende fiduciosa
quel suo far di rara sposa

i marmocchi in fila mette
e li porta giù alla spiaggia
lei senz’altro è la più saggia
tra le dame e le servette

poi arriva ciabattando
anche il marchese Lando
ai marchesini da un bacetto
e intona dolce un motivetto

“sulle rive dell’Eufrate
mai son nate le patate,
quando navigo sul Nilo
del discorso perdo il filo”

poi la vita ‘mprovvisamente
direzione cambia di repente
e la marchesa di Rapallo
scopre il marchese in fallo

viene fuori un gran casino
e le mura del castello
strapiomban come nulla,
quasi noci in un pestello

avvocati assai rapaci
trasformaron tutto in braci
e di moglie la sua grazia
in dente che carne strazia

ai cronisti gossippari
invadenti e sanguinari
con angelica espressione
lei fornì la sua versione:

“sulle rive dell’Eufrate
mai son nate le patate,
quando navigo sul Nilo
del discorso perdo il filo”

Stelloni d’Italia
Or che il popolo ha parlato,
qual Ottaviano e Antonio,
per l’entrante quinquennio il conio
Giggi e Matteo han nominato

arduo pensar per qualunque umano
che l’acquasanta e il diabolo si daran la mano
anche se il sacro suol bisogno ha urgente
di opporre usbergo alla migrante gente

sicuramente due intelligenze sì superiori
non avran difficoltà coprendosi d’onori
a difendere uniti la sacra patria dai marosi ...
altrimenti diventeremo la penisola dei famosi

itinerari interiori
La mia personale guida michelin
è punteggiata di mete particolari:
cuore, cervello, gambe e uccello
dispiacere, illusione, martirio ed ebbrezza
pentimento e rimorso, niente mela solo torso

il percorso più breve, quello più veloce e il più costoso
coincidono sempre
giacché tutto vogliamo, tranne arrivare a destinazione

il linguaggio dei fiori
i segni della primavera rinforzano
e le foglioline cominciano timide a dispiegarsi
seguo con lo sguardo un gregge
che si muove lentamente e compatto
e penso che anche i lupi, fra di loro, sono pecore
e a nostra volta anche noi, fra di noi, siamo come pecore e come lupi …..

ma perché suona così imperdonabile accorgersene, riconoscersi gregge
se tutte le alternative si sono rilevate sempre ben peggiori?

Il mio prato è già pieno di fiorellini colorati
e là vicino all’albero, tra le margherite, c’è anche un giallo narciso

Questioni ereditarie
Non son cecco, non son sordo
sono appena un po’ balordo
fritta l’alma, franto il cuore
da un mio intimo dolore:

rimpiango i leopardi che brucavano nei pascoli,
gli ungaretti inerpicantisi pe l’aspro montale,
e all’annunzio … tutti in tavola pe delibar l’ariosto co’ carducci

annegata in formalina la poesia monumentale
zitti, attenti e ricettivi attendiam l’istruzione,
l’apotropaico protocollo per realizzar la perfezione
che l’influencer onnisciente senza fallo fornirà

la poesia digitale va servita in polvere
sciolta all’istante e accompagnata da un ruttino …

siamo distratti, polverosi e invidiosi
infastiditi dalle comodità, miraggi un tempo
ora livelli minimi esistenziali,
delusi anche dalle nostre delusioni, ubriachi di errori,
viaggiando fra un po’ su auto che guidano meglio di noi …

sorseggiando gli antichi pietrificati versi
il palato s’inebria come di amaro assenzio ….
poveri quelli per cui i monumenti saremo noi

Quadro clinico
ogni mattina inizio a lavorare alle 8
faccio il poeta
alle 10,30 mi prendo un caffè (15 minuti)
pausa pranzo dalle 13 alle 15
e poi dritto fino alle 18,30, ogni giorno
ma non tutti i giorni della settimana
sabato e domenica liberi (e faccio anche un sacrosanto mese di ferie all’anno!)
 
qualcuno mi critica ma io lascio perdere, quelli mica s’intendono di poesia



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