Poesie di Jacqueline Miu


Home page  Lettura   Poeti del sito   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche


Leggi altre poesie di Jacqueline

Leggi il "Mastro di sogni" di Jacqueline

Leggi ICE AIM romanzo di Jacqueline
 


radici
io non conosco più le dimensioni di me stessa
non capisco se voglia restare sulla tua bocca
o aspettarti a novembre di notte
sotto la pioggia
col buio quando la goccia diverrà il mistero del battesimo
io non riconosco più la mia fame di donna
la mia parte cacciatrice ma sempre più di quella cacciata
se quando partito ci avrai sposati nei tuoi ricordi
o lascerai soltanto radici
che moriranno senza acqua d’estate
io non so se agonizzerò per raccoglierti nei sogni
mentre tu
evaporata la voce
resterai muto a guardare
come si illumina l’universo nel mio capo con frenesia alimentare d’azzurro
dentro cui faccio il bagno
che mastico per non perdere i denti dell’anima
che mi spalmo sulla pelle neonata da immortale
non so più se t’amo
se quando moriremo tutti
lascerò a te la mia speranza
con un catalogo di cose incompiute
vivere in un faro
capire il Corano e il Talmud
navigare l’oceano con la più cruda tempesta
trovare un solo miracolo che valga tutti i respiri
e adesso noi siamo amici
con strane abitudini di dipendenza da altro
con disordini sentimentali curate su siti d’incontri
mentre mi chiami per dormirti sul cuore
apparecchiato con candele e lenzuola di cotone bianco
davanti a una finestra aperta su un coro di stelle balbettanti un poema
e ci raccogli tutti sotto il tuo tetto di fede
tanti sacerdoti di un Ra perduto
elogiamo all’amaro nel tuo sangue
mentre fissi i nostri occhi
da un sole nero e noi nel sole nero specchianti
senza mai vedere la tua vera forma
quella che divide il vuoto dall’amore
io mi sono scomoda da anni
sanguino una sorta di schiavitù nel silenzio
legata a cavalli selvatici di qualche misteriosa ragione
che mi rende spesso e involontariamente lunatica
non mi somiglio più
sono in perfetta guarigione dall’ordinario
ogni tanto ricordati solo di esserti stato fantasma
ogni tanto ricordati di togliere alle nuvole la pioggia
solitamente a novembre lascio che piova sul mio capo
e in quel momento
ogni cosa succede
anche di abbracciarti
tu inconsapevole del reato

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Il momento
Trema l’albero, danza la chioma, a fiamme l’aria.
Brucia nel petto il sole, a luglio si spoglia il frutto per dare profumo,
si spoglia la vergine davanti all’amore,
i baci si chiudono in una stanza, in un’auto o sotto gli astri.
I cuori che smettono di respirare sono i più veri,
tremano le mani se sfiorate con dolcezza,
s’incendia la mente di alti sogni,
a ogni tenero sussurro segue il silenzio,
poi pause lunghe di dolore piacere eternità e pace.
Vanno al diavolo tutti gli incubi,
coi loro cosmopoliti abiti da sera,
con le loro paturnie oscure,
la tenerezza resta solo tenera senza un fuoco,
in un attimo di calma,
qualsiasi tempesta che arrivi fa sentire immortali.

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Promethee
seta oceano oscure dolci labbra della morte Luna malata
tacciono senza proferire parole al lamento dell’uomo
felicità nel morso di morte del verme agguerrita piaga
dell’anima così vicina agli astri
ma c’è uno spazio del cuore che ti vuole Fuoco
un Patto che hai stretto col Diavolo per non desiderare
il bene così buono fido amico ai passi
pedine sul cammino
a roccia legati spirito a anima
ma le tue mani stringono con forza l’ideale
chissà quanto poco contino i Titani ai tuoi occhi
assassino quel fragile in coppia col coraggio
ciò che non t’uccide ti divora
sarà che il semi Dio in te sovrasti in tutto il calcolo del Fato
sarà che non potrei conoscere lo strapotere con cui ami
mio Prometeo! mio Prometeo! ascolta
ciò che mai detto fu a un mortale
di Icaro il volo deridi l’ignoranza
le Efridi perseguitano il moto di un giusto
Steno Euriale Medusa cui concedere la fede
sebbene tu abbia il credo cucito in ferro a volontà di rotta
nemmeno pietrificando l’aria potresti non mai sentirmi
se paghi tu condanna degli altri per virtute
nessuno capirà il grande prezzo
tu non puoi andare oltre la fortezza di marcio dei mortali
li nutri quasi fossero perfetti per la causa
siamo solo uomini
carcasse risicate al divino
ossa in patria di vermi
noi portiamo avanti solo la speranza
ma credo che ciò ti basti alla natura saggia
tanto da scegliere i più bravi a ministro
io pure vedo capi di alcuni sopra le folle
ma restino pur sempre prede mai predatori
mio Prometeo! Oh mio Prometeo!
breve è la strada verso la porta dell’oggi
nessuno conosce il momento dopo
e di domani non ci spetta enigma
straordinario ma vuoto resta il corpo senza il bruciare da dannato
tu penserai eterno
sempre convinto che il bene si svenda libero da ogni cosa
io ragiono con tutti gli sconfitti
battaglie perse non è perduta guerra chi ha dato tutto sia il vero vincitore

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Fuoco e sangue
Visioni terribili
asprezza del Cavaliere m’insegui
m’insegue il lento incedere del Fato
tenerezza la lama di una spada altrimenti per capi nemici
mai stanca cavalca l'onda sopra il mare
cosi questo fuoco distillato al sangue si espande
cuore fenice da ogni cenere rinasce più puro
l’unico peccato che lui conosce
è il vero amore
di cui io devo tacerne la forza per non limitarne i poteri

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Il sonno
dal più alto uomo nasce senza toccare mai cielo una speranza
sfilate le ossa a un povero pollo arrosto ricostruisce il vivente
è il Creatore
un conto alla rovescia “una stella … due stelle … tre stelle”
al confine non crescono oceani
gli oceani sono il confine di tutto che occhi non possono contenere
nel loro piccolo spazio
ma di notte col buio nel corpo qualcosa s’arrende
dalla chimera più impura nasce una piccola e splendida cosa
il desiderio d’amore
visioni
stendi il bucato spazzi via la polvere nutri una pianta
un anemico pesce nuota ubriaco nell’amnio di una bolla di vetro
così pensi alla luce
in fondo al tunnel
chiusi senza mai stringere
gli occhi
“una donna hawaiana balla felice con fiori d’ibisco al collo”
è un pupazzo di plastica che ignora l’infelicità e il dolore
si arrende alla morte il respiro
piano piano
scivoli via
ti adatti al non ritmo
poi tutto tace


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Fiore rosso
dal mio tormento nascerà una pianta
il suo fiore rosso profumerà oceani
la gente fermerà l’auto
bloccherà il proprio respiro
farà la fila
per ammirarlo
poiché l’unico fiore di quella strana pianta
si alzerà dalle radici sui petali
per inondare di spume salate gli increduli
fermi a fissare il miracolo senza alcun credo
e darà l’amore
ai già predisposti alla gioia


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Lettere d’amore
Cadono le torri con sismi d’alto grado del cuore,
cadono i re e le regine sulle scacchiere del mondo,
case giocattoli per i bambini dei titani
lettera d’amore di Napoleoni per Giuseppine di un’altra Galassia.
“Je t’aime” dice il fantasma al suo sogno..
“per sempre” sussurrano le labbra della innamorata,
in una notte senza stelle di luglio.
Al buio i battiti del cuore sono valchirie sguinzagliate per spadare i mostri.
Al buio il respiro traghetta lo spirito ai primi gradini dell’Eden.
“Oggi ti perderò.”
Marchiato a fuoco in carne,
l’ultimo saluto del Re al suo regno,
all’amore,
a una donna …
“Tu non mi perderai mai.” lei risponde nostalgica
dalle gallerie del tempo.


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Col temporale
Esco col temporale,
nel bel mezzo di una settimana di noia,
code ai cimiteri con fiori strillanti,
sirene delle chiamate di lavoro sul cellulare,
scippo il mio tempo al nulla.
Gli alberi,
grattacieli rosiconi di colore,
il vento nel petto,
i profumi,
vorrei toccare la linea che divide il mondo dall’Eden.
Il cuore col silenziatore spara feroce sul vuoto,
sole in tuta da jogging sul marciapiedi dell’universo in lenta corsa,
dov’è il mare per dargli un saluto,
per dare pace ai miei occhi?
Mi spezzo caviglia tiro un calcio di talento all’orgoglio
seduto alla finestra un uomo capelli bianchi silenzi e rughe
tristezza si ferma a battere contro il vetro con una goccia,
tempesta m’accende e mi calma i sogni.
In me non c’è armonia senza prima
una battaglia,
commetto crimini di costanza contro i piani del destino,
abbatto giganti protetti da patto di eternità tra Titani
Vanità e Gloria
mi spezzo la schiena portando il peso del bene,
sono in esilio nel mio sangue amaro,
scorre il veleno.
A volte mi perdo, sono ultradimensionale,
viaggiatrice del tempo che ha perduto la strada di casa,
schivo ostacoli col radar dei pipistrelli,
mentre sorvolo la Via Lattea dall’immaginario
e mi dispero
per il mio spirito,
se non avesse un corpo,
mi dispero per l’amore in cui si consumerebbe ogni fiamma,
mi tormento per un fiocco di neve
gelida bellezza
se di notte cadendo col silenzio
trovasse il brillare dei miei occhi.
Sono un treno di ossa senza alcuna fermata,
spinto su binari di favola in massima accelerazione,
corro verso i più grandi dolori che più di gioia mi fanno sentire viva
e combatto,
poiché nella battaglia s’innalzano i grandi ideali.
Io non so se aspetto.
Sono diva
testa calda,
orgoglio,
difetti,
mancanze
e disordini nel dna assuefatto da programmi
che nemmeno il futuro comprende,
poiché io sono oltre
sia a parole che a fatti,
viaggiatrice rimasta a camminare nel mondo per salvarlo
non dalle brutture o dalle violenze, bensì dall’ordinario.
Sono una mediocre parolaia immortale,
sento come si rattrista un fiore senz’acqua a grandi distanze,
ascolto campane in festa ma m’inchino al morto
di cui seguo con molte lacrime dentro, il viaggio,
senza tre candele di cera accese,
solo a noi vivi i rimpianti.
Esco col temporale
sotto il peso sulla nuca del blu,
m’accendo e rinasco,
negli anni sono cambiato di poco anzi
sono la peggiore amica di me stessa, quando commetto il difetto di essere uguale
al me stessa di ieri.
Mai da sposa il vestito
le fiamme
del esser mio.
Sarò me libera
per ardire.
Fisso a stella, lo sguardo senza supplicare il mistero,
mai da sposa il vestito,
solo la fede.
Amata sono,
sono stata,
amerò se potrò mai dare,
quello dell’infinito che m’è creatore dentro,
altrimenti sia questo temporale la mia sfida,
nulla di quello che temo è dei terrestri,
nulla di quello che mi teme è degli umani



Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Le tue mani sporche d’inchiostro
le tue mani sporche d’inchiostro sul mio cuore
assorbono aria dall’invisibile musa
che si nasconde per gelosia agli altri
solo tu riesci a trovarla nel mio dentro
il tuo viso tace come una lunga mezzanotte d’agosto
col sangue sporco di sogni aspetti di nascere
vento
marea
temporale
fulmine o tuoni
tu sei ancora in mezzo agli astri
“svegliati!” ti chiamo
non apri gli occhi ma mi sorridi dalle porte dell’anima


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


porta questa essenza di te il 1 di Luglio
taniche di benzina in magazzini dell’anima in attesa di fiamme
treno Italia sempre in ritardo c’è sciopero la gente è delusa
porta questa essenza di te il 1 di Luglio
mi fai fretta
il tuo cuore batte col piede sull’acceleratore di fortuna
quanto mi manchi sembra dire una voce
ma nella testa
musica classica nei corridoi dei negozi
tu messaggi
io ti penso
siamo farfalle senza biglietto d’arrivo all’Eden
passeggiamo per Roma quanti turisti
le foto sono un must come i selfie
il lato più misterioso dei miei sogni è il più bello
tu mi sorridi dall’anima
da sempre

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 



(alle vittime del terremoto)

Come dopo la morte, una stella.
Poi mi rialzerò, ferito forse, mi rialzerò piangendo,
cercando nuovamente il sole,
busserò alla porta di un vecchio amico oppure di mia madre,
come un alito di vento caldo prima dell'autunno
e loro fisseranno fuori dalla porta, il nulla,
con un triste sorriso,
uguale a quello che avevo io dopo la pioggia.
Alle mie spalle un mondo veloce,
canzoni tristi, canzoni allegre, canzoni …
parole col motore - sempre accese eccetto nelle notti di silenzio
quando le uniche a parlare al mio orecchio, saranno le stelle.

r.i.p.

Da “celeste con sbornia da moto perpetuo”

 


I romantici
Ecco la notte,
con le sue mansuete forme,
le strade in attesa di passi, di rumori, di fumi,
di folle che si spingono per amore ovunque,
senza una mappa
e poi tanti profumi,
profumi di pane messo a lievitare,
di odori nei cortili con timido verde,
di tigli con dermatite da frutti schiusi per la Luna.
Quieto vento
che ogni tanto si adagia
e sotto i lampioni, falene innamorate della luce,
schiacciata a terra da maggiori astri.
Terrificante e bello, il sognare,
a braccio d’un idea.
Ogni tanto divento bianca, tu blu,
ogni tanto siamo mare o un’unica onda marea
contro le rive di un distributore di benzina
dove è rimasta in panne la macchina.
Siamo seduti ai piedi di una fontana.
Cellulari torce per fare bruciare vampiri dell’immaginario,
una canzone da una playlist vecchia di anni,
eternamente giovani le nostre mani, i nostri occhi, la nostra fame,
sono bocche dolci quelle che si baciano
nel nostro immaginario tolto al confine della coscienza.
Ecco la notte,
coi suoi bizzarri mostri in panchina,
con le ambulanze in corsa contro la morte,
con le sirene dei pompieri svegliati per il fumo
e noi ancora svegli sotto il gigantesco orologio del cuore
le cui lancette impazzite girano
eliche di un futuro non ancora scritto
che curiosi attendiamo stretti ai sorrisi.



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


l’appuntamento
il fiume mai calmo ha sempre travagliate acque
così il cuore
e appena morso il frutto del desio
non è vero che entrambi sentiremo un gusto diverso
eccomi Amore in volo
c’è molto traffico ma corre
questo respiro
veloce ambulanza in soccorso ai battiti
c’è odore di seppia di benzine di fragole e giornali
non è mai piatta l’anima della città
ci sarà il sole dopo la pioggia e poi al tramonto
verranno gli astri sì
per farci ballare quella musica
che adesso mi canta nella testa



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Mezzanotte, ombre dolci alle porte e astri
mezzanotte in strada con auto vittime legate a un parcheggio
e ombre distribuite dolcemente lungo le case
rumori timidi i passi sul marciapiedi gli astri
origliano alle porte di chi prima di addormentarsi ha chiamato fortuna
qualcuno prega ancora davanti a una icona
qualcun altro fa zapping selvaggio dentro un divano
l’amore non ha bisogno di calde coperte cerca gli abbracci
di tutte le ombre che sospirano un nome al buio
arriva in punta dei piedi senza gridare
l’ora dei diavoli dei mostri dei vampiri degli amanti
ti scrivo lunghe lettere d’amore su una piccola stella
che diverrà tua appena darai al cuore il volo
sciroppo di nuvole
e lunghe carcasse
la spazzatura dipinge la strada
blu l’onda seta sopra il cielo
cammino e per te io prendo la forma di ali



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Fronda in fiamme è quasi Luglio
ho la città tutta per me sotto la pioggia
nuvole sotto braccio arrotolate al posto di un giornale
scivolo portato dal vento
i tuoi occhi hanno sostituito i semafori
a volte i pedoni si inventano zebre per attraversare
le auto si baciano diversamente nude di optional
qualcosa come la carrozzeria di un fulmine si contra con l’azzurro
una fronda in fiamme specchia i miei battiti
ho la città tutta per me è quasi Luglio
sei in una luce dentro il mio capo multicolore
si apre un fiore bianco sotto il diluvio
i petali non sanno di essere belli che sotto il sole
dimmi che esisti
dimmi che nel mio capo potrai sostituire l’eco
che ogni tanto governa un sogno
dove tu sotto braccio prendi il posto delle nuvole



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”



Il domani l’ho nascosto in una stella
Ho sempre perduto qualcuno, qualcosa,
la Primavera.
Adesso che è Estate
è il vento a portare avanti tempesta
e se prima eri tu a indicarmi la via,
io seguo i fulmini nel buio
per non smarrirmi.
Il domani l’ho nascosto in una stella,
continuerà a brillare finché avrò occhi,
se troverò qualche strada sbagliata,
qualche tentazione con caviglie legate al peccato,
ci penserà il cielo
a soccorrere il mio cuore.
Credimi
California è il sogno
ma gli oceani non hanno una riva soltanto,
preferisco non avere ragione ma sogni
piuttosto che dire di avere sempre lottato
pero un vero travestito da bugia
Ho sempre perduto qualcuno,
qualcosa per il grande orgoglio.
Adesso è sera e piove
la birra è calda,
le stelle sono mute di luce, così i tuoi occhi
e mi domando amandoti
che cosa significhi tacere l’amore
all’unica cosa nel vuoto
che rende appetibile persino il buio?



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Mia Patria!
Del vento serve la forza,
oro dell’onda
spinge stendardo!
Siamo i tuoi figli, ricorda!
I morti hanno dato
l’ardore persiste, la mia vita crede
mia Patria resisti!
Non sono i campi stanchi di frutti
le terre insonni in cui il cuore ha nido,
non sono le torri dell’ambizione erte per la Gloria
ma sei tu, l’unico motivo
che ci tiene desti negli ideali.
Combattiamo,
difendiamo,
amiamo.
Mia patria tu insegni a tutti d’essere Fratelli!



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Non ho cuore nel petto, mio mostro.
Il tuo fuoco !Spegnilo!
Non ho cuore nel petto.
Il mio è ghiaccio.
Io non ho battiti,
a volte …
anche l’albero piega la chioma al vento,
non ti darò altro se non tempesta.
Soddisfatti con l’alba!
Io ti ho cercato in qualche parola e tu,
non sei venuto all’appuntamento,
ma il mio cuore non si è spezzato.
Non ti amo o forse,
ti amo troppo,
mio mostro con gli occhi pieni di stelle.
Lascerò la porta di casa aperta stanotte,
così
io pur rifiutando oggi la tua voce
aspetterò
tu possa entrare coi sogni
più tardi nel mio petto.


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale



La calma
ogni tanto il volo
battiti d’ali il vento e pace sotto il sole
leggero riparo all’ombra
il ronzio di api innamorate nei fiori
il vento tra i capelli di una bella donna
e poi
una piccola lacrima dal cielo
la dolcezza in profumi
occhi in attesa di sogni sotto la pioggia
mentre il blu in mezzo ai lampi
sarebbe sempre pronto a rinascere

ogni tanto il riso di un bimbo
la gioia di un bacio tra innamorati
temporali sull’infinito dell’orizzonte
e dalla rabbia delle fiamme nuovamente la calma


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”



Pedalò sullo Stige
occhi di fuoco pioggia di stelle in estate i sogni
ho due vicini monogami davanti a Dio che litigano ogni notte
il gatto li evita come la peste ha il mio cattivo carattere con l’umano
in evidenza la totale mancanza di pudore dell’afa
sono disturbato da qualunque forma d’amore senz’intelletto
ho allergie da shock anafilattico ai mediocri
bevo la mia tazza di latte ogni mattina
per mandare la pillola indigesta delle chimere
il male mi confonde con qualche suo ex e ovunque mi trova
gestisco un pedalò sulle rive d’uno Stige tutto personale
traghetto i mostri dell’anima da cui sono in fugga
tormento desiderio incendi di cui L’inferno gestisce le luci
conservo un credo pastorizzato e a lunga scadenza
il mio è un Dio buono senza altari per fiori
di rado non sempre capita sulla mia pelle un fulmine
cui corrispondo per magica reazione di cuore col tuono
oro in spazzatura poemi su giornali abbandonati in strada
mi hai mai cercato dove non cerca più alcuno
ci sono certe piccole strade che portano
Dio sa dove portano
probabilmente io sarò li ad aspettarti
e se non dovessi vedermi
in mezzo a una folla corrosa dal quotidiano
tu guarda se i miei occhi specchieranno le stelle
perché io li che ti guardo
è li ho lanciato il mio messaggio
e se ancora non leggessi nel futuro
tu cercami
e cercami

ancora
non avere paura di mostrarti
cammina avanti
se non mi trovi tu sarò io a trovarti



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


ho sempre cambiato strade per togliermi di dosso questa maledizione
tutte segnate col dolore di un ubriaco con l’anima di un uccello
e venderei lo spirito venderei il cuore per questa pazzia
non trovo la volontà di resisterti
ecco cosa sono
sogno l’impossibile
ecco cosa sogno
sono un idiota
e più ti cancello più le strade diventano un cammino nelle ferite
ogni stagione cambio d’abito la mia mente divora i colori i profumi
nell’alba mi diverto
i miei occhi ti sognano
ecco cosa sogno
quando gioco a ombre sul soffitto
davanti al cancello delle ombre sento la tua voce
chiamami
ti chiedo
ma tu rimani in questo incubo da cui mi butti fuori
ho la certezza che il tempo mi tolga la paura
ti amo
ho smesso di tremare
ti amo
così che piove quando lasci aperta una finestra
e ti affacci col cuore per zittirne le fiamme
duole di più che tagliarlo
calmare ciò che brucia chiudere in un pugno i fulmini
ecco cosa sono
qualcosa che ha sfiorato la tua pelle almeno una volta
ed è rimasto in te assoluto
a corto di parole un suono
soffia il vento lo senti?



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


infestami e dentro rimani
infestami e dentro rimani
infinito tormento non lasciare mai questo cuore
nutri e divora la mia esistenza
costruisci la nostra memoria
non darmi altro respiro se non dal tuo respiro
voglio che mi odi
che mi ami
con tutte le forze
sfiniscimi il dentro
cancella il mio nome con la tua mano sulla mia mente
non finirà
più dell’eternità dovrà durare il mio lamento
se mi lascerai ai gemiti dei silenzi
pilastri fedeli di cui sei tutto
la tua rabbia - finisca il nostro tempo
è scritta negli occhi
infestami e dentro rimani
esploratore di mondi abitato da poeti senza voce
più di quello che siamo abbiamo creato
e ti darò tutto
tutto il mio essere in cui brucio
ti darò il mio fuoco oversize
per scaldarti le mani ghiacciate
ogni volta ti allontani dai sogni
infestami e dentro rimani
campo sotto la pioggia
acqua sul volto
acqua sul piombo fuso nelle vene
il tuo sorriso
pregami di svegliarmi temporale sul tuo deserto giovane
augurami “buona fortuna” stanotte che ti abbraccio
ho fame del tuo amore
non c’è verso che tu mi sfami
mai abbastanza di te
mai abbastanza quando siamo insieme
e mi manchi quando corro per essere libero
devo essere lontano e cieco per averne misura
di quanto m’infesti e mi rimani
quando dormo vuoto di cuore



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


howl
dilania il petto un lampo il tuono scardina il cuore
picchia forte il vento il nembo nero oscura
tempesta sale ai sogni e prendo il volo
percorso accidentato l’Ade città di fantasmi
quick wrong way to Heaven
seguo il latrato dei cani alla Luna
vorrei oh vorrei un’anima forte
che divori il mondo di calma apparente forgia di mostri
sono in fuga da una prigione da sempre
troppo piccolo il ligneo mondo senza un peccato
distruggi diluvio questo piccolo bunker di certezza
pioggia soffoca il respiro ai voli mediocri
e trovami tempesta trovami un posto in Terra
dove essere certo che dal buio condanna io possa uscire
dare staffetta al filo d’Arianna al prossimo pazzo
prima che l’urlo “spazza universi” risvegli i morti



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Dimmi che esisti
dimmi che esisti come esiste il mio ardore
fiondati nel mio destino
arpionami l’anima
masticami tra i denti dei tuoi respiri
mentimi per amore
sconvolgimi la giornata
allontana dal mio cammino i mostri
dimmi che ti manco da sempre da tempi remoti dal tuo futuro



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


gioviano
sono carpatico - roccia con creste di blu ardua impresa
ho i muscoli allenati al credo più di quanto un uomo non lo abbia ai sogni
sono l’uno che tende ad assorbire dalle stagioni le forze
mentre le menti delle folle restano completamente al buio
non indugerò per molto seduto sulla sedia della fortuna
mi sbarazzerò del facile appena il cielo brillerà a temporale
e se mi volessi vedere tu cerca con gli occhi gli astri
quella è la ragione che spiega il perché io non tema il vuoto
delirante gioviano in attesa di un qualche permesso divino per attraversare la storia
se il mio ego bambino un giorno dicesse il suo vero nome al mondo
ci sarebbe un sorriso mondiale su ogni bocca
dicono che i pazzi credano davvero nelle proprie azioni
quindi cerca il mio nome sull’assoluto
poi vesti il tuo miglior sorriso col capo alle stelle



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


corindone naturale il tuo sorriso col sole specchio
spacca pietre la forza del desiderio nella furia del cuore
ogni cosa del mondo mi è ora lontana
ricordo le parole di mia madre
l’amore non è un peregrinaggio a Lourdes ma una battaglia fra Titani
dimmi ma sii sincero
cosa muove il pianeta quando si ama
le follate di vento nel mentre spingono alla morte le foglie
i violenti nubifragi estivi con lampi contro il buio di nembi
la piccola gioia di un raro momento
ho ancora gli anni dei miei sogni
no so come attraversare il tempo ma sto imparando
non facili pagine di eternità scritte sul nulla
del cui alfabeto lo scrittore ha nascosto la chiave
io ci sarò nel mentre della tempesta
appena i flutti di vento tra i grattacieli si faranno alti
quando il tuo Iphone lancerà un SOS per amore
se seduto davanti alla mia porta di casa sotto il diluvio
e forse non saranno sempre brillanti i nostri giorni
forse ci saranno pause di silenzio o di noia
ma nei brevi spazi di battaglia saremo l’uno all’altra - tutto
imprinting inscindibile del nostro essere



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Blu
Amore m’immergo in te e blu resisto al mare
se il forte vento non battesse le spume vorrei averlo sotto le mie ali
eppure volo sopra questo specchio d’infinito
senza mai baciare riva o voler tirarmi indietro alla tempesta
diaspro il cielo dove lasciarci i sogni
così lo strappo al vuoto e lo chiudo al cuore
finché un altro pazzo sognatore verrà a reclamarlo
ma allora lui sarà già tra i miei battiti



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Il fantasma di periferia
ascolta la febbre nel petto spinge il fuoco a fiamma più alta e sorride
due dollari in tasca le sigarette non bastano per fare giornata
Lei è la fuori guardi avanti tra i mostri stagioni di periferie a fuoco
qui non si spara amico – recupera la pallottola ti servirà più avanti
ogni muro disegna strane mappe di ombre
quanti minuti di felicità in ventiquattr’ore d’incertezza
seguila “ti chiedono gli occhi”
ma Lei è fantasma
si scioglie pioggia tra le mani
ascolta i battiti del tuo cuore qualunque cosa accada
è una marcia tra macerie tende d’insonni voci e speranze
cadi e ti farà male portati dietro i ricordi
recupera garze di gioia dalla memoria accendi un falò di tequila
bacia sulla bocca la sposa non dire ad alcuno d’esserle stato amante
vai in chiesa digiuno prega un santo per la prossima dose d’odio
il male più va dentro più estirpa il nulla
e inizia a ragionare con l’avere qualcosa contro cui combattere
duecento metri giganti il sole in una botola col coperchio di fumi
scarpe corrose da nervi sensibili ai tuoi sogni ma i tuoi sogni non hanno mappa
cani in cerca di oasi di piacere in piccoli Olimpi di verde ai piedi d’un lampione
Niagara scende sui tetti in cielo nemmeno un segnale d’amore dall’arco di Cupido
ti remano le mani di rabbia di tristezza di noia di freddo
qualcuno s’è preso la condanna a vita d’amarti
ma tu non hai mai visto la sua faccia
amami ti soffoca Lei di baci in un sogno
ubriaco svegliati -. grida una donna dal finestrino abbassato
fottiti gesticola un ragazzino che ti sorpassa
corri dannato corri verso l’inferno
donne diamanti non è ciò che cerchi tu vuoi il miele
un pusher quindicenne la strada un pacchetto di erba con volo per il manicomio
l’ultima siga meglio di niente la fame coi crampi
all’angolo col Limbo un Astronauta cerca nel suo ricordo la stessa donna
tu corri
corri perché lui non sia il primo a trovarla
nello specchio di una vetrina sulla corsia opposta obesa di traffico
sommersa nei propri pensieri dolce e fragile
sorriso corredo magnifica in ogni parte tu trovi
i suoi occhi


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Farfalla
Tu vita Farfalla vicino al mare
le mie mani che prima nuotavano anche le mie mani sono diventate farfalle
tra noi e la sabbia crescono rovi
per gabbiani col nido sul becco di roccia
spinti verso marinai coi sogni a tesori scomparsi
su navi prospere di speranze
che noi crediamo fiori
ma si sa
noi farfalle cerchiamo solo un piccolo pugno di profumi
a volte tremiamo se l’alba
quando si mescola volutamente al nostro colore
che si arrende alle fiamme dell’astro
Tu vita farfalla non vedi che il dolore
e salti le dune di sabbia sugli occhi d’alghe
cercando un bene salvezza al crudo artigli
che morte spinge per dare calma
allora meglio la tempesta Farfalla
per le nostre piccole ali senza suffragio di forza
senza altre vite da spendere se questa va male
meglio i flutti al nulla per capire che tu vita cedi
come cedono - quando non possono più tornare indietro
gli arditi



Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Pescatori di perle
a volte il silenzio mi spezza
di me resta solo un fuoco
cellule amazzoni legate all’adrenalina suonano Impromptu al cuore
e tutto se non diventa meraviglia si tramuta in sogni
verso cui corrono i battiti sparvieri certi di meta
altre volte
basta la pioggia per farmi piegare le ginocchia
perdere l’equilibrio davanti alla Luna per assorbirne il pallore
e se non fossi cosi come sono - sarei solo un altro bastardo
che confonde il crack con altri medicinali

cerco in ogni cosa che vivo il forte piacere
come i pescatori le perle in un oceano perverso
di cui se non l’odi per l’asprezza
ti innamori
onda dolce cura dei tuoi mali la calma
a volte sul tardi t’ammali di stelle
pesante col corpo salato implori il cielo
di cadere goccia per potere volare sopra i flutti
per poi sfaldarti amando coi lampi dentro - la loro forza


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Leggi dell’io
la forma del fuoco nel cuore è un pianeta
con asse di rotazione poli equatore la sua gravità le sue leggi
fuori dal suo spazio non abbiamo più un perimetro ma solo un volume
d’incertezze di dubbi di sbagli e passi corrotti da un alquanto improbabile sogno
fuori dal fuoco in ratio siamo assoluti
calcoliamo al millimetro la nostra emozione
ma è proprio quando il tuo piano non quadra
che diventi qualcosa di più temibile del fuoco che hai dentro


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Quaderni 1
6/100

angelo d’oro
io servo la vita in ogni senso
ho muscoli addestrati per oceanici voli
e mentre il tuo cuore abnega l’osare
io scrivo vertici per geometrie d’anima
del cui celeste regna la fede
strappami piume per farmi cadere
se mi vorrai ai tuoi piedi
ma se mi ami
nutrimi col tuo sangue divino
per mai
mai
mai
scoprire che il mio volo debba trovare
la riva


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Quaderni 1
5/100

gli angeli sono morti tutti
torturati dal desiderio
nel più torbido piacere
intimoriti dal sesso
del loro suicidio parla questa era
mentre io
io mi domando
come mai ai diavoli come me
piaccia la vita eterna
se nessuno si azzarda più a voler volare


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Io volo alto
in ondate di fuoco
l’estate
il vento nell’ombra la calma
fiori campane di nuvole corrono a caccia di ali
da qualche parte sulle distanze il cuore batte
ogni tanto un gigante si alza da un sogno
voglio fermarmi
fissare il blu mentre noi gravitiamo in speranze
voglio aspettare lo zero del conto alla rovescia con un sorriso
fermare la ruota del destino con i brividi
per dare un senso ai problemi della vita

un giorno potrò invadere il mondo con una risata
ribaltare le guerre in veri abbracci
dire “fratello” a chi ha un credo diverso
e vorrei tenerti per mano in questo mondo veloce

tenaglie di afa
strade in fiamme
castelli di lava
formicai in laboratori segreti di Dio con condizionatori accesi
qualcuno prova a fuggire
ma resta bloccato davanti al semaforo
dicono che in paradiso torturino col solletico chi non ha stile
col caldo i passi diventano pietre
vorrei farti fermare davanti a una statua nel parco
dirti ti amo solo con gli occhi
estate
oh estate
più dimori nel mio fiato più io volto alto

Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


La Macchina del Tempo
l’aspetti è primavera il cuore bomba il petto nascosto nella camicia
mordi la vita con febbre artigli azzanni il vuoto intorno sguinzagli il senso
strade lunghe ferrovie senza stazioni fosse piene di folle non autorizzate a sfiorarti
dentro hai una macchina del tempo l’amore è l’unica scelta che ti manca
nomi stipati in ricordi nella periferia della memoria
miseria di corse miseria in strada miseria in televisione
sul cellulare messaggi senza blasone vicini allo zero assoluto
città alveare di auto cromosomi d’indipendenza in prigioni di sogni

l’aspetti forte d’odio contro i monosillabi della timidezza
non si contorna il battito di parole dovrebbe bastare la furia dei ritmi
le muse oh solo le muse hanno l’orecchio fine ma dove trovarne
virtuali fidanzate angeliche promesse sesso promiscuo il futuro è pubblicitario
c’è uno stupido Dentro che ti regge il regno
mentre occhi pescatore arpionano sconosciute
una divinità ti custodisce reliquia i difetti
mentre vorresti inciampare contro il parabrezza della fortuna

l’aspetti piove con uova di struzzo con sassi il vento è un ciclone
vorresti essere romantico ma abiti una città di orbi
coinquilini d’un Diavolo perennemente in vacanza
travestito dall’unica cosa che nella vita ti conserva piacere – ovvero il desio
ti fai tutte le scale di questo pianeta per migliorare
reggi Stendardo un principio già scaduto tra la folla
non finirai a mendicare amore da vagabondo
cosi chiudi gli occhi entri nella tua Macchina del Tempo e vai avanti

Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Crackoina
fammi fumare non sporcherò il tuo bel tappeto
hai mai attraversato un fiume legato solo al filo sottile di un sogno
dovresti sapere che ti giro intorno solo per averti
poca miseria le parole quando il cuore batte
cocaina eroina crack sono già negli atomi adrenalina
non c’è droga migliore del desiderio quando brucia la carne
ci sono cose peggiori che possono sporcarti il cervello
essere mediocri o peggio non avere nulla per cui cazzo dannarti
fammi fumare poi aprire se vuoi le finestre
i miei occhi – i miei occhi sono in una ragnatela di febbre
ti faccio la cortesia di tacere i miei battiti
certi roghi sono destinati ad avere un solo spettatore – il tuo ego
intanto sai che dalle tempeste di lampi possono nascere angeli
scoccano frecce ai folli in terra a caccia d’amore
dicono che ogni volta che qualcuno si innamori scatti un tuono
chiudi gli occhi ho paura che nel tuo sguardo ci sia tempesta
fammi fumare andrò al diavolo tra un minuto
vado a cercarmi un fiume in mezzo alle case
ho bisogno di mettere alla prova tutti i miei sogni
per dimostrarti di resistere in follia e tu che mi salvi mentre sono a deriva

Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


È Domenica
è Domenica
tutti ancora in un frullatore di sogni
ombre sifoni sparano da sinistre angolazioni insetti delusi dal volo
fantasmi sul fermo immagine di venti assopiti stanchi di infestare
col cuore martello fisso un occhio soltanto - la sveglia
se le maledizioni fossero fulmini sarebbe già a fuoco la casa
boccoli di polvere astuta pensano con odio all’aspirapolvere
un ragno inganna il tempo danzando col proprio pasto in mezzo ai fili
il silenzio fissa ironico l’eroismo d’un’ape a duello col vetro
ma noi ci amiamo
sta scritto nella musica della sorte
ignorare la morte la domenica appena spunta l’alba
mentre controlli desio e piacere in collisione coi macrociti
siamo eterni
la grande bugia della storia
il tuo respiro infilato in pigiama e sorrido
la stanza diventa un immenso incendio per i miei occhi
è Domenica
mi tuffo nell’oceano profondo e blu del tuo cuore


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Low
cromosomi tarati coi brividi - tempesta di sguardi
davanti all’impero dei branchi stipati nel traffico - io sorrido
ogni tanto mi sfiori dalla tua distanza di meteora in caduta
cerco un cielo senza data di scadenza al supermercato

e m’infilo in una confezione colorata di cereali
fiorisco d’odore ai lamponi e more per la tua bocca
mi slancio contro un muro di diavoli con salvagente d’orgoglio
per rimbalzare dolorante quasi fossi l’unico normale

piaceri con spogliarello di fede su cartelloni pubblicitari
terza in accelerazione tangenziale affollata
donne serpente promettono passioni da un reggiseno perfetto
tetti con bigodini si asciugano dai temporali al sole
cinque litri di sangue misto a magma davanti a un sito d’incontri
pagine di stelle comete con quozienti da bomba atomica
il sentimento è una bugia scritta nel dna d’un perdente
esco sotto la pioggia e t’aspetto
fa male ogni cosa mi dia vero piacere
me lo ripetono tutti ma parlano da infelici
un rovescio d’acqua sul capo mi ricorda che ho un sogno
e torno a sorridere mentre l’acqua entra con i brividi in ogni cellula


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Il sognatore
“lui mi aspetta su una panchina è autunno
osa sfidare il drago città per i suoi sogni
a volte contempla un sorriso ma con la mente
consapevole che io esista da qualche parte su questo pianeta”


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Quaderni 1
2/100

l’unico occhio
sempre pieno di sogni
ho smesso di volare
perché amo troppo il cielo
che deve restarmi incontaminato
perché i sogni sono perfetti
ed il mio cuore
così piccolo e inesperto
potrebbe contaminarlo


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Quaderni 1/100
carpentiere di sogni
dirigo un’orchestra di ombre
tremendo temporale di luglio
vento spezza la calma
sull’animo pesa il tempo
stelle fantasmi negli occhi
marea congenita la bellezza
travolge natura col suo essere
le ali superano l’ego
in volo verso una coda cometa
pettine fulmini per diradare nuvole
nel buio i battiti

Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”



Se diventando nuda
se diventando nuda e ti mostrassi quel che sogno
è vero che taceresti del mio imperfetto la catena
fissando lo straordinario nei miei occhi
presi ad ardere per l’unico principio d’esistenza che è l’amore?

e non è vero che odieresti il tempo boia
in strada per portarmi via al mondo
che terresti morte chiusa fuori dal mio cuore
per stare sempre dentro i miei abbracci?

se diventando nuda io ti mostrassi la promessa
che rende la fede di un uomo Meraviglia
non sarebbe vero che tu mi cercheresti in Ade
pur di non restare solo in Terra a rimpiangermi!


Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Nuvole ombre a forma di pesce
giro come un tossico per la città
alla ricerca della mia dose di stelle
castelli di marzapane e cemento aprono gli occhi al neon
angeli guardiani sui tetti cecchinano cuori con pallottole d’amore

gatti sui rami più alti predano nuvole ombre a forma di pesce
un piccolo uomo seduto davanti al portale della felicità attente il suo turno
una tempesta di fulmini sventra la calma
cerco il mio nido di lontra in oceani con flutti respiri
sono dipendente dai miei sogni più di un nascituro incollato al seno
intrigato dall’arte della magia per la sopravvivenza
bevo dai palmi dell’eterna giovinezza l’alcool immortale
navigo posseduto ogni cosa mi divori

Da “Caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


ergo
senza una virgola
senza un punto
che disappunto
che disappunto
qualche celeste misericordia
insegna alla rima la storia
ma c’è chi la storia la scrive
con metrica fitta a sfida dell’intelletto
d’un buon lettore
quale onore
quale onore
così in memoria
resti il nuovo
resti la sfida
resti lo scritto
senza una virgola
senza un punto
un passo avanti
delle emozioni
oltre gli uomini
oltre gli uomini


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Titano
respiro piuma abbraccia quiete
pace melodia per ala irrequieta
azzurro nel sangue scorre fiume e diventa lama
per farsi strada con prepotenza nei battiti
furore furia venti taglienti oscurità al traguardo
insani amplessi tra incubi vortici sotto i lampi
vorrei ma non posso ti spingi avanti vorrei e posso ecco vittoria
testa a testa col fuoco la sfida avanti sempre avanti per mai mollare


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale



Il Palloncino giallo
ho legato il cuore a un palloncino giallo per farlo volare
dall’alto osservo la gente in fila per comprarsi un sorriso
un bambino martella un chiodo speranza nella vetrina dei giocattoli
ci appenderà gli occhi appena sua madre lo trascinerà via
devo stare attenta a sorvolare le montagne
i musi sommati in tristezza di quelli incollati ogni santo giorno alle autostrade
ho un radar che legge nei perdenti i grandi sogni
questa è la vittoria dell’uomo essere anche senza la Gloria – straordinario
nessuno conosce davvero il peso della propria anima
non serve che tutti sappiano che l’Infinito è un uomo
uno che passa in mezzo a noi ogni giorno tutti i giorni
anche lui con il cuore legato a un palloncino giallo ma il suo è molto molto più grande

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


martelli di luce sentore di fiamma il cuore brucia
io corro assoluto in scia al fuoco del sole
martelli di luce sentore di fiamma il cuore brucia
sono siamo eterni davanti a Dio il cielo è un fiume
questo scorrere rende il mio volo pari ai miei tormenti
sono inscindibile dai miei sogni
qualunque stella nella Via Lattea conosce il mio nome
attendo il sovraccarico d’angeli per entrare nel Eden
appena loro cadranno io diverrò il Solo
vivo di adrenalina puro veleno al posto del sangue
ardo atomi incendio nel mio costato
io sono un attimo il resto di me è eterno
“eccomi amore” lo slancio verso l’infinito delle mie ali


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Immaginario
è dall’oscurità che vedo meglio il chiarore
col buio la neve è ancora più candida
al buio la fiamma è una luce di stella fantasma nei tuoi occhi
del buio amico non potrei mai farne a meno
buio vedono i miei occhi appena accendo la mente
frugo nella scatola immaginario a caccia di magia
ritrovo giocattoli del destino e mappe di un vecchio tesoro
cui darò la caccia appena salito nei sogni


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Il canto dei tuoni
quando fuori piove io brucio
la mia febbre onda è scudo ai venti
sento con i sensi il volo di ogni ala
e con tutto il battito i passi dell’amore

ma davanti a te il mondo torna muto
davanti a te io mi ubriaco di follia
tolgo le tende al cielo per coprirmi gli occhi
in cui tu inconsapevolmente spari luce
quando fuori piove sento una fiamma
ti rubo a una magia per forgiati un nome
m’infilo fede al dito del tuo ego
come un canto di sirena percepibile solo ai flutti

sotto la tempesta io apro il cuore
ti prendo dall’aria per respirarti tutto
in overdose di sogni cerco la salvezza
sfiorando lame lampi tra le nubi
nel mentre del diluvio io vivo in fiamme
le mani di noi fantasmi ancora a letto
s’intrecciano si sciolgono sudata pioggia
nel cantare appena sceso scuro - dei tuoni


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Il tormento del credo
non conosco demoni sovrumani ma solo uomini
solo carni sulla frontiera dell’oblio
vincere morte è Vittoria
ci fosse battaglia io sarei la Legione
io amo troppo
io soffro troppo
io Immortalo seme in fertile storia
rendo astri le ossa
dimentiche delle fattezze belle
per missione congenita
per sublimare Ego
re sul mio pensiero
oh distruggerà il tempo l’osceno Culto
le masse credenti a improprie forme
distruggerà mai il tempo il verme
che predica sulle rovine dei santi
ubriaco di Gloria
ci sarà mai l’uomo
la donna
Il Prescelto a indicare via alle folle
ai pazzi agli ubriachi ai vagabondi ai perfetti e ai relitti
credo che il buono nasca da una grande lotta
il buono sia in missione per ben più creative forze
che nulla o nessuno possa spiegare da vivo
il vero che verrà mostrato solo ai morti

io abito con i pazzi l’Inferno
ho l’ago della siringa dell’ingiustizia nel braccio


prego Amore
ogni giorno amo e ogni giorno abbandono
così non sia mai di noia
il suo peso
il suo tormento
il suo corpo


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


figlio dell’innocenza servo del Diavolo aspirante angelo
ecco perché in aspro vento mi dissolvo
perché tu goda nel vedermi bruciare
spume di mare sopravvento sul sole - bocche infernali nembi
tuoni e fulmini sul nero ecco il mio orizzonte - tempesta
perché il mondo m’è piccolo se non v’è scoperta oramai per me
resta l’universo rude senza moto dove peregrinare
e non sarò mai servo della morte
non darò al Diavolo le mie ultime pene ma al blu
tu mi ami
finisce qui così ossessione materia
davanti alle cose che dire dissoluto ardore
assoluto appello alla storia
del mio futuro che sarà senza la tua sorte
così mio tormento
tormentami ancora
con le mie muse
i miei diavoli
combatto ogni miseria degli uomini
eppure in miserevoli cose s’accende la fiamma
come l’oro nel fango l’amore
di amore non parlo ma sento

verrò traccerò vie sopra gli oceani scapperò dall’esilio
sarò il pazzo che spezzerà la storia perché non ci siano più prigionieri
se non fossimo per male del fato già abituati a nasconderci sotto lo sterno
potrei dire facile ma è un’impresa
non potrò mai darti il mio fuoco o le mie fiamme
questi rumori di valchirie ansimanti tra gli scandali delle guerre
arriveranno per me l’unico a volere fermare questo frastuono
nel mio capo dove tutto bolle fino a dissolversi in astri
per questo nel mio immaginario brillo
stalla indicata agli occhi di un cuore sinceramente portato a lottare
e se un giorno morirai
oh tu non morire
non lasciami a infestare questo calderone di umani per l’eterna cosa
non sarò un buon fantasma come tu non sarai mai un buon morto
e se un giorno morirai
io ti condannerò a chiamarmi in infinita memoria
perché combatterò per ogni oscura via a trionfo di libero uomo
ecco dannarsi per avere il controllo
per sempre resistere alle battaglie coi soli sogni
taccio del bene
il suo corso chiaro mi rende freddo
meglio avere una causa
una tempesta
essere li per cedere ma per poi rialzarsi
io voglio


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


È un fuoco
è un fuoco
ti cerca con l’alba ti fissa negli occhi ancora pieni di sogni
non entra nelle vene non sono vere fiamme le sue
ti assaggia il sudore dal palato della pelle assuefatto al gusto di chimera
al ritmo furioso dei ventricoli che pompano benzina nella memoria
dove ciò che pensi resterà tuo per sempre
l’inerzia si nasconde in te finché bruci
la città è una guerra
la vita è una guerra
e guardi
i tetti che sono diventati fortini per gatti
dove di notte fornicano fantasmi al canto del miagolio
che di giorno fungono da magazzini per ali in disuso di creature celesti in missione
tu sai che
i sogni navigano oceani senza corridoi stanze o carreggiate
che qualche angelo ti sorpassa col credo ma poco importa
ciò che sei
ti rende forte davanti ai forti
hai nelle vene speranza
non la spaccia più alcuno e costa troppo oggigiorno
non tutti sanno stare in piedi senza radici
non sempre sai chi sei cosa sei per cosa sei fatto
ti sei fabbricato vele per velieri andati perduti
prima o poi troverai il mezzo giusto per il tuo sogno
nelle tue vene non scorre il sangue ma cose
castelli illuminati pianeti illusioni un amore infinito
qualcuno ti fa lo sgambetto fuori dalla porta di casa
è la Sorte
il livido fa male
la vita fa male
essere felici mentre altri soffrono fa male
ma tutto è un insieme
l’amore non fa mai pace con il cervello
volare da Eagle Edwards è una grande follia
così apri le tue ali poco prima di uscire in strada
qualunque cosa accada
in bene o in male
sai
che è il tuo momento


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Ribelle
con l’occhio martello il soffitto e apro la casa al cielo
faccio entrare le stelle di notte per farle brillare
sopra il mio capo sopra il mio corpo sui miei sogni
quando il mondo ragiona ancora obeso di gloria
sono condannato a un nuovo millennio di guerra
chi crede in Dio in Allah o in Buddha dimentica d’essere uomo
e cerco un’ancora ai cicloni di fede che avanzano impietosi
sperando che qualcosa la fuori ci guardi davvero nell’anima

curiosità è una madre severa
insegna punisce o premia valore coraggio audacia
con canoni sempre diversi
proporzionali a leggi mai fatte per l’uomo
né per i suoi battiti
il mio cuore
il mio impavido piccolo cuore
non avrebbe valore nel petto di un altro
il mio cuore è un grinch
estate col temporale quando grida un tuono
il mio cuore farfalla immatura per voli sulle nuvole
ha il coraggio di battere le ali soprattutto sotto una tempesta


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


seastorm
nuvole d’acqua in prigione
mare glifo in un sogno
riva silente a marea
onda titanide e lampi
silenzio vittoria
prima del tuono
sirene chimere
conchiglie rosa in frantumi
Calypso di alghe
castelli di sabbia
blu educato al silenzio
amore
volo di vela
stelle nel buio
luce vittoria
un cuore naufrago
messaggi in bottiglia
SOS
oceanici mostri
cuore a fuoco
albatri gioia
marea sull’oltre
in furia le spume
la forza governa
avanti
sempre avanti
cavalca l’onda
qualunque cosa
ti sia rimasta nell’ego
adesso
è fede


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Il fiore
ho sempre creduto i draghi sapessero volare
invece li vedo stipati nei bus nei treni nei tram al mattino
ho sempre creduto l’amore fosse la circonferenza di un bacio
che esplode nell’anima e l’onda d’urto si espandesse all’infinito
mi sono sbagliato troppe volte sugli altri
avvinghiata alle mie convinzioni presumibilmente assurde
e caduta fino a frantumarmi drammaticamente del cuore le ossa
fino a raccoglierle poi granello con granello nell’ego
la certezza che i draghi volino
ti viene quando credi d’essere un drago
ti spingi nelle stagioni stritolando col tuo carattere ogni cosa
finché ti fermi solo davanti a un fiore che ti vince perché fragile
allora non sai più sputare fuoco né volare né distruggere e lo abbracci
abbracci la tenerezza che ti cambia
perché non ha mai volato
né sputato fuoco
né ferito gli altri
e diventi un vero uomo
o una vera donna
io sono altro
non mi sono mai data un nome
sogno ciò che nella realtà mi devasta
cose che vedo dal mio immaginario pianeta con lento senso rotatorio
cose che un giorno saranno i domani
e se mi ascolto
ritrovo la pace del fiore
la sua bellezza
il suo profumo
il suo senso al mondo
e smetto di domandarmi perché io sia nata
ogni tanto un serpente s’avvinghia al tempo e tardo nel cercare
i momenti perfetti cui dare i miei battiti
ma m’illumino appena vedo l’amore che ti stringe a se geloso ed ti rubo


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


neon
salgo sui monti di cemento per strappare una stella alle stelle
sfuggo ai fantasmi di mezzanotte in strada solo il deserto
è tardi e a quest’ora si alzano i mostri
strane creature ultraterrene nei cartelloni bruciati dal neon
tu mi appari nel mio universo vivido senza alieni
uso le spade della certezza per salvarti ma tu resti nella prigione del buio
vorrei piantare un fiore d’amore sul tuo pianeta senza soli
quello che nel mio capo gira sull’asse del dubbio
e dell’imperfezione
io
ti rincorro
da anni da ere da quando è nato l’universo
a braccia aperte verso il tuo grido d’aiuto
col battito soccorrerti sulla distanza

sei nel mio capo
in questo abisso di tremolii di fronde e di temporali
ti spandi costantemente oceano con curve azzurre
non conosco il tuo nome ma non ha importanza
so solo che sento da sempre che mi parli dentro
e non trovarti per un abbraccio mi fa vivere da sempre l’inverno
salgo le creste di ghiaccio del quotidiano senza vederti
file di auto in nuvole di benzina surriscaldano l’aria
pelle bruciata occhi con ustioni da sogni
ti amo dice la mia bocca al muro fatto di niente
ti amo mi rispondi dal petto


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


una bibbia di piccole felicità quotidiane
c’è stato un tempo in cui credevo che la neve sarebbe risorta
allora
l’umanità confusa e trasparente come un fantasma
imparava a costruirsi immensità da una bibbia di piccole felicità quotidiane
ogni tanto l’immensità inginocchiava tutti ma solo dopo la messa
chi chiudeva gli occhi durante la giornata lo faceva solo per volare
si sapeva che l’acqua era fonte di calore
che il sole avrebbe spinto gli oceani a profondità maggiori
dove uomini già dotati di branchie di fede avrebbero abitato
eravamo belli perché incoscienti
l’alba era sempre una sorpresa
i sentimenti entravano in noi come in un Eden per farci brillare
e quando erano accesi i cuori
si danzava
sotto i fulmini
sotto i tuoni
sotto i temporali
come bellissimi uccelli con piume impermeabili al dolore alla fatica alla fame
rosse e blu un po’ fuori moda
allora ci sentivamo curati dal male e dalla morte
c’è stato un tempo in cui credevo che ogni chicco di grandine
se caduto sulla diagonale d’aria protetta da una finestra
avrebbe partorito un piccolo essere umano
già dotato di radar di volo di timone d’emergenza e risposte ai grandi misteri
stipati in una clessidra sotto la cupola chiamata cielo
di cui si venerava il colore e il silenzio
spesso monopolizzato dalle grandi multinazionali
come un bene d’oro
sotto i bombardamenti di qualche guerra lunatica e fratricida
che dissetava interi deserti con le nostre lacrime
c’è stato un tempo in cui credevo che sarei stato capace di pensieri mai avuti dall’uomo
conoscevo tanti metodi di solitudine
interi file di pause e lunghi momenti di nulla
dove mi concentravo per tacere a me stesso i miei battiti
a quei tempi la donna era donna aveva il suo posto nella Via Lattea
nelle sue vene scorreva sangue blu misto alle maree
che facevano un certo suono nelle sue sistole quasi una eco di SOS
lanciato ai suoi futuri figli
lei dava senso al tempo
a nuove generazioni di sognatori
anche se spesso il pianto le lasciava sulla pelle i segni
spettri di dolori indicibili che le sarebbero rimasti nella memoria
come scudo
c’è stato un tempo in cui credevo che la neve risorta avrebbe alzato case bianche
in cui noi non avremmo mai più sentito il freddo
e saremo sopravvissuti senza la dose quotidiana di endorfine
abolite passioni e brividi e emozioni e ogni colore infernale come rosso puro
troppo violento per la carne anche se a godere dicono siano prima gli occhi
adesso sono felice che la neve si sciolga
un giorno dormirò tra le stelle
è vero che le gocce d’acqua non partoriranno mai i bambini
meno male che l’amore è rimasto a farci sentire vivi col suo tormento
dalla piccola bibbia della felicità quotidiana ogni tanto leggiamo imprecazioni
al semaforo soprattutto
quasi i diavoli fossero venuti al mondo col piede sull’acceleratore
e allora io sorrido e mi rispondo da solo
ma l’eternità esiste?
chi lo sa ma se sai essere un po’ felice dentro - resisti


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Componenti mortali
un qualsiasi specchio erige grandi abissi contro la vanità del buio e dell’ombra
ai miei sogni non m’è testimone alcuno
sono solo un triste predatore di cose momenti
che non posso condividere con nessuno
allora mi sveglio per ricordarmi che l’erba di un prato è verde
e l’armadio delle scarpe è sempre in disordine

la puntualità non è il mio dono arrivo troppo presto sempre in ritardo oppure “do buca”
mi piace essere frainteso lasciato snobbato invidiato mostrato come cattivo esempio
la sincronizzazione cronologica con la storia mi da noia
spaccio periodicamente buoni consigli che non ascolterà mai nessuno
dicono sempre che non sia un bene mostrare il proprio lato di sognatore
io cammino nudo di sentimenti e senza alcuna vergogna li uso
professo una fede inscindibile dalle mie componenti mortali
gli optional sono fuori mercato e senza certezze di scorta
vado avanti per consumare qualcosa che in realtà ha perpetua combustione

sebbene sbagliato in ogni attimo con scrittura che nel mio dna ci sia un mostro
resta latente e caparbia la verità
che io non possa mia veramente consumarmi d’amore
per questo fuggo il suo bene che senza ombra di dubbio potrebbe cambiarmi


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Silenzio Sfinge
città alte di ombre l’amore attende in ginocchio
uragani in full hd per imparare a cacciarli
il tuo silenzio è una sfinge che seguo col radar del cuore
le nostre mani ubriache nuotano per cercarsi tra oceani d’aria
non insegnano sui banchi di scuola lo “straordinario”
tra gli ingredienti principali di vita ci sono le polveri d’astri
tu sei la mia dose quotidiana di pianeti - buchi neri e comete
il male stagna improprio sopra l’asfalto ma tu voli

ogni rumore oltre ai miei battiti è un tiranno
l’amore è una chiesa dove pregano gli insonni
odore di menta di rose in rugiada di foglie bruciate
nel fuoco dell’estate tu sei la calma
sapevi che dentro restiamo bambini per mai smettere di sorridere
sapevi che il dolore è fatto per farci sentire quanto sia importante la vita
sapevi che amare significa non dovere mai uccidere le cose che ci rendono unici
che l’asse di rotazione di questo pianeta è un sogno

l’eternità è la colonna vertebrale del silenzio
il suo corpo supporta il peso dei cieli
c’è un filtro nel sangue per le impurità del rumore
solo tu canti alla mia anima


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Promesse
legioni fantasma città in fiamme le notti
guardrail con segni di sfregamento da paraurti il cuore
zucchero liquido ogni sogno mai pace nel petto
vorrei amarti e passi dall’aria sulle labbra

io posso donarti me stessa ogni giorno
tu potrai sciuparmi usarmi deteriorarmi conservarmi
polline sui tuoi occhi che non svaniscono se distanti
mi ucciderai lo so ma lo voglio

prima però
dimmi che cammineremo insieme
se dovessi inciampare mi aiuterai a rialzarmi
dimmi parole sempre di bene oppure il silenzio o meglio nulla
questa vita lontana dalla perfezione anche se io lo divento amando

mi svesto settembre ti vedo sotto la pioggia
spengo la luce ti perdi nei corridoi della mia mente
come fa freddo quando non mi copri col tuo corpo
estranei specchi celati alle verità di due in uno nell’ombra
sarà vero?
non so
minacciami di gelosia così scappo
minacciami che ti toglierai la vita
forse l’apnea mi rende vulnerabile al tuo umore
anche se sono sbagliata tu non smettere mai di parlarmi

i ponti della città non sono soli
apparteniamo al futuro di un amore senza grande storia
ma tu non smettere di stringermi fino al dolore
perché ti possa ricordare anche quando camminerò da sola


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


cerebrali empatici catastroficamente ingenui
I veri eroi non sanno di avere coraggio
bruciano di un fuoco spesso sconosciuto al loro sangue
si mescolano alle folle incapaci d’avere una maschera
i veri eroi spesso lottano persino contro i proprio fantasmi
tremano per un bacio non per il freddo
fumano pacchetti di sigarette sotto la pioggia
sorvegliando il sonno all’amata appena sanno d’amare
friggono sotto la Luna quando lentiggini astri bruciano loro gli occhi

i veri eroi hanno nemico solo il tempo
cerebrali empatici catastroficamente ingenui
con la testa tra le nuvole non vendono non svendono un ideale
perdere o vincere meglio combattere per loro la vita è Sfida


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Ti stringo poi muoio lentamente rivivo
immobile banchi di nebbia il corpo assente davanti ai tuoi occhi
combustione lenta la febbre oceani di fuoco i sussurri
il vento aspro fuori la pioggia battente e l’insonnia
sangue bollente
onde elettriche sottopelle cromosomi sul ring dell’abbraccio
tuoni e lampi
fronde ferite uragano e vetri in combustione
sottosopra le mani
il mondo a rovescio sulle certezze
m’afferri
sarò il tuo messaggio in bottiglia sul mare dell’eterno amore
stanca ti guardo e nei tuoi occhi
mi perdo

disattivami dal caricatore dei lampi
in punta di mani fino al cielo per mescolarmi a tempesta
sommozzatori di profondità avverse al chiaro e con certificato di sogni
in questo oceano di sensazioni
rendiamo normale quello che altrimenti per altri sarebbe impossibile
un morso alla volta ragno preda ancora viva tu tessi la tela
ti stringo poi muoio lentamente rivivo
questa è il punto di fusione dei nostri respiri


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


City reef
tu parti rimane la casa appesa al chiodo della memoria
nessuno svaligerà i nostri ricordi
nessuno saprà cosa ci siamo detti quando facevamo l’amore
restano solo le mura segni di quadri nel corridoio

tutte le nostre promesse ora sono tappezzeria
qualcuno sbiancherà le pareti ma quelle parole sussurreranno di notte
come fantasmi alle orecchie di chi dormendo è in cerca di sogni
un grido del mio cuore spezzato fuso e plasmato col piombo

cammino pesante da giorni da anni da ere
divento sempre più una solitaria onda anomala sopra la folla
del cuore aquilone sono rimaste le sfide
nel silenzio di ciò che hai lasciato per amore raccolgo astri


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


La sfida
nuvole bianche harem al sole disegna orizzonti
mare sotto il confine col sogno azzurro ignoto
acque profonde tesori il vento tormenta la calma
cuore corsaro alza la vele in cerca di grandi tempeste
ed io ti sfido destino
davanti al mistero apro le ali sopra i tuoi flutti
leone in corsa sopra un oceano che bolle
voci sirene morfina cui non do retta
col fuoco nelle vene traccio la mia via in mezzo all’inferno
ogni altezza che sale la chiglia è vicina alla morte
adrenalina fino al limite dell’incoscienza
impossibile è solo un piccolo limite davanti al credo
qualunque cosa succeda sarà un trionfo per i miei battiti


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 


Messaggio in bottiglia
immobile banchi di nebbia il corpo assente davanti ai tuoi occhi
combustione lenta la febbre oceani di fuoco i sussurri
il vento aspro fuori la pioggia il fuoco dentro l’insonnia sangue bollente
si spezzano onde elettriche sottopelle cromosomi sul ring dell’abbraccio
tuoni e lampi fronde ferite uragano vetri in combustione e saldi a schiaffi d’acqua
morituro il bello ma eterno il sentimento ancorati al respiro ci cerchiamo
sottosopra le mani il mondo a rovescio sulle certezze mi prendi
sarò il tuo messaggio in bottiglia sul mare dell’eterno amore

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale



La vita è un oceano, se volete acque chiare allora evitate le profondità.

 


Perdiamoci di vista
campi diamanti ho messo il cuore nel calice del cielo mi assorbi blu con la pioggia
mi lascio cadere rondini a primavera farfalle sul tuo petto colmo di sogni
delfini sulle nuvole emergono per giocare ed io ti cerco
vorrei stringerti stella nella mia galassia di strane creature
eppure respiriamo veleno prima di arrivare alla vetta di un monte
e ci diciamo addio prima di sentire la mancanza
ci gettiamo dai grattacieli d’orgoglio per confermare chi siamo
senza pensare che basterebbe un sorriso che si specchi in un paio d’occhi
abbiamo cuori tatuati con i ricordi
attendiamo l’amore perfetto sul primo gradino dell’Eden
e a volte ma solo quando siamo soli ascoltiamo in silenzio
i battiti veri del cuore

campi diamanti è scesa per tutti la notte vicini nottambuli
film porno sui cellulari avviso di scadenza in bolletta multe in autostrada
ogni cuore spezzato si spezza maggiormente davanti al vero
poi per non soffocare di lacrime impara a volare
siamo più alti dell’universo se innamorati a follia a fottersi l’orgoglio
per cosa combattere ci cerca nelle anime ogni alba
sorridi amore è domenica il sole la spiaggia a cento chilometri
domani ti porterò un mazzo di pioggia caduta col sole
perdiamoci in questo mondo fatto di banali occasioni il mare addosso
salati noi onde contro i grattacieli cuori compressi in stagnola
perdiamoci di vista tese corde dolore per poi riabbracciarci


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


A volte ma solo quando siamo soli
campi diamanti ho messo il cuore nel calice del cielo mi assorbi blu con la pioggia
mi lascio cadere rondini a primavera farfalle sul tuo petto colmo di sogni
delfini sulle nuvole emergono per giocare ed io ti cerco
vorrei stringerti come una stella nella mia galassia di strane creature
eppure respiriamo veleno prima di arrivare alla vetta di un monte
ci diciamo addio prima di sentire la mancanza
ci gettiamo dai grattacieli d’orgoglio per confermare chi siamo
senza pensare che basterebbe un sorriso che si specchi in un paio d’occhi
abbiamo cuori tatuati con i ricordi
attendiamo l’amore perfetto sul primo gradino dell’Eden
e a volte ma solo quando siamo soli ascoltiamo in silenzio
i battiti veri del cuore



Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


acid
spadate sorrisi occhi con scudi ogni giorno le folle
amore nella ventiquattrore un cuore senza pelle al buio il cielo
stelle soldati contro le ombre la città s’accende di neon
eclissi di abbracci una banda di ladri di sogni
sopra il tetto di una casa un vascello parcheggiato alza le vele
abbiamo tessuti resistenti alla pioggia ma sentiamo il freddo
se caduti dalle nuvole rosa sopra un vulcano di gioia
magari ci fosse una stella dentro cui procreare bambini
gli angeli si mescolano alla sabbia ai dispersi ai caduti per la gloria
tartaruga l’amore quando arriva smettiamo di dormire
“oggi costa meno” grida il venditore ai clienti
ma ciò che costa più sacrifici è quello che veramente ci toglie il sonno



Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Il soldato
sono un uccello che vola sott’acqua controcorrente ad ali spiegate
fuggo il peso dell’onda sul cuore aspetto il vento in faccia nell’emersione
sono un cacciatore di uragani che arpiona coi lampi le stelle
sono quello che sono un uomo coi sogni approdo all’immortalità
sono una balena che nuota tra gli astri ogni fine aprile
il soldato scomparso che ha dato la vita per altrui libertà
o l’ultimo fiore rimasto in vita a fine novembre
in attesa che un innamorato lo raccolga
e percorro le ere respirando fede al posto dell’aria
io resisto ai buchi neri danzando sui vulcani dell’amore con la mia pena
sono quello che sono
figlio di gente umile che trova fantastico stare in punta dei piedi
per toccare meraviglia


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


caffè post scriptum
caffè post scriptum con l’anima in una febbre perenne
solitarie solo le campane davanti a Dio tutti sonnambuli con desideri infiniti
si consuma solo la carne per amore l’emozione nel tuo silenzio resta
per quelle immersioni straordinarie appena col buio senti di più il tuo fuoco
non c’è pietà per i perdenti li fanno santi a volte dopo le lacrime
lampadina incandescente la mente siamo diamanti quando amiamo
placebo quotidiano la speranza col peso del blu sul collo andare avanti
in questo preciso momento qualcuno dice per sempre e tu credi ancora nella fortuna



Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


preghiere per la mezzanotte
resti sveglio per vedere la città addormentarsi
vascello d’argento la Luna non chiudi gli occhi per adorarla
ogni volo è un perpetuo cercare il suo profumo
ogni emozione uragano scuote le mura della ragione
resti sveglio davanti a piccolo angelo blu che fischietta e scocca frecce d’oro
i secoli dormono la sveglia s’inceppa su un ricordo tu hai un déjà-vu
un sogno sorride da una sbornia e hai fuoco nel cuore
è una propulsione non si vive mai abbastanza da felici

l’amore non soffre dolore ti sembra sentirlo nel battito
innalzi una preghiera a mezzanotte per toglierti di dosso le ombre
col buio una mano gentile ti fa ruotare sull’asse della dolcezza hai i brividi
sei in uno scafandro pronto per la discesa al centro della Terra

ti senti annegare ma lei ti salva dalle vertigini
l’abbracci tremi la febbre sudore freddo ancorato al suo corpo
respiri con la bellezza
e quando svanisce lasciandoti prigioniero in acque profonde
tu ascolti le parole che si sussurrano le balene dopo mezzanotte
amanti sopra le onde satelliti pronti per il lancio verso il cielo
in oceani che colmano la tua debolezza di averli in ogni sfida
poi
tu cacciatore di acque profonde ti svegli



Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Traffico limitato
il tocco del vento traffico limitato davanti alle onde immenso
ed io divento blu come il cielo perso il peso di tutti i pensieri
e mi alzo verso le vette assolute che danno un senso ad ogni sogno a tutto il dolore al lottare
divento un suono vicino al capo di chi è rimasto ad amarmi nella sua vita
questa canzone ti dirà che sei rimasto nonostante tutto
così è più facile abbracciare le siepi di ombre
tra te e le cose che più danno gioia
in mezzo a battaglie per piccoli passi
il tocco del cielo gli occhi si chiudono la conta di stelle
e tu mi appari meraviglia ogni respiro è leggero
in punta dei piedi a danzare sui soffitti non ancora dipinti dell’Eden
se ti dico ti amo è solo perché le parole non sanno come spiegarsi l’infinito


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Senza nome
prendimi appena precipita notte ed io non avrò radici
ogni giorno tre piani a piedi in un palazzo d’oblio con vicini malati di zapping
ho smesso di fumare da settimane cerco una cura all’amore
prendimi se sai correre contro vento contro intermittenti uragani tra te e il tuo sogno
giugno malato di fiori con allergia alle promesse stellari
si chiudono le corolle col buio e noi apriamo il cuore a qualcosa senza un nome
restiamo sul tetto stanotte a rinominare qualche galassia
se mi bacerai ricordati d’afferrarmi ogni volta che aprirò le ali ancora non abilitate al volo


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Creature
al vento onde maestre di volo fino alle stelle
sogni affondano orme sulla sabbia che scotta
in un punto infinito la luna bacia l’oceano
qualcosa scioglie il cuore dell’uragano le piogge diventano astri
ogni tanto ci abbracciamo conchiglie i nostri sorrisi son baci
abbiamo eternità nei palmi d’acqua
i nostri cuori quando emergono cercano un sogno
poi richiuse le branchie e discesi apnea noi impariamo l’amore


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Altri astri
davanti al vibrante giugno le brucianti rose amoreggiano profumi platea giornaliera
perduti i passi nel traffico al cielo gli occhi aquiloni le stelle nascoste giocano e tu sogni
i grandi uomini combattono per l’amore gli altri lo comprano con le cose per resistere
ogni caffè nutre il coraggio censura mostri travestiti da uomo tu sei un soldato
in mezzo a giugno le strade hanno tutte odori di vita di battaglie e di sconfitta
qualcuno cammina col mare dentro e tu lo riconosci dalla fortuna dalla pace dai fatti oltre le parole
e lo rendi idolo della giornata quasi la temperatura del sole non fosse abbastanza alta per il tuo fuoco
in cerca di altri astri


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Guerriero
nemico toglimi il fiato entra in carne salda ferita alle fiamme
ma non morirò per dare piacere alla morte sebbene sia l’unica fonte sicura
non lotto per destare il sonno dei grandi immortali o per essere ricordato
io lotto per dare valore alla vita e ai sogni che altri come me seguono astri

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Niente corona alla vittoria
alzati bandiera sulle fiamme col fuoco nel cuore davanti a rivolta
fermo lo sguardo il sangue esplode nemico amare sincero
ogni sfida è premio a volontà il resto sia per i grandi perdenti
niente corona al trionfo o alla vittoria solo un respiro consapevole di vivente


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


l’uomo delle maree
sulla punta delle dita il vento sul mare l’addio alla Luna
t’assorbo marea all’alba sfinito di onde calesse di alghe Cenerentole in riva
ti sussurrerò una favola al risveglio sarò il tuo domatore di albatri
guardami in fiamme io cielo tu mare uniti in azzurro
abbiamo tempo un’eternità lunga un giorno per rincorrere i brividi di una tempesta
vorrei salvarti da tutti i mostri nell’ombra della tua anima salda ai pilastri della bellezza
siamo corridori che lottano che vincono che affrontano l’ignoto
con questo amore nel petto ci alziamo onde ferme sulla meta di toccare un giorno gli astri


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Leone
io sono il figlio del vento e attraverso tempesta senza temerne la sfida
io resisto agli uragani chiudendo gli occhi in me ogni forza diventa bagliore di stelle
io non temo sconfitta d’essere un perdente almeno una volta
ho il cuore di mille leoni più ci combattete più Noi diventiamo forti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


mare oh mare
ulula il vento sulla pelle bruciata dal sole il mare in tempesta
blu nel sangue la sabbia rovente onde legioni contro i battiti
marinaio disperso che segue per fede gli astri sul cuore il peso del cielo
alghe sirene incatenate d’amore caviglie in orme profonde e salmastre
mare oh mare che mi porti lontano fino oltre l’immaginario degli occhi
mare oh mare che calmi il mostro che da dentro divora la carne
mare oh mare io brucio di sogni dentro il tuo salato
mare oh mare non voglio una riva ma amare infinito la tua perduta strada

forte di fede brezza carezze un muro d’aria e sale
albatro audace battito d’ala costante e vele ferite dagli uragani
porta via pensiero il cielo stellato la mappa perfetta la Luna legata a un sogno
lettere al mare messaggi in bottiglia qualcuno raccoglierà la mia anima
mare oh mare bacia la chiglia al mai disperare avanti
mare oh mare rendi chiara la via alla volontà senza confine d’un uomo
mare o mare nel mio capo fantasma creato per mai farmi morire
mare oh mare nel tuo abbraccio m’alzo costante a toccar le stelle


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Domani all’alba
immortale col brevetto di volo in fuga dalla periferia
un uomo senza scudo sotto la pioggia di giugno
cuore nelle mani di pochi veri fantasmi col torto di avere i brividi se li sfiori
cuore inceppato su voli più alti di dove possano arrivare gli occhi
un abbraccio davanti alla porta di casa un addio un pugno all’addome
respiri momenti di silenzio e rose in fiore
lei ti cammina nella febbre in punta dei piedi
a volte ti senti perduto davanti al nudo di una memoria
poi t’illumini
quasi il sole scoppiasse di risate davanti al tuo volto di sognatore
domani all’alba l’amore sarà la cura


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


sull’asse del mondo in senso antiorario
la pena è un cuore di tempesta tremore calmato dall’alba
resisti sveglio di notte senza contare le stelle dondoli sull’altalena dell’ordinario
a volte ti perdi
nell’assoluto bisogno di una mare senza vero confine poi fuggi dal deserto di anime
abbandonato per sempre al tuo destino curvo sotto il cielo pesante d’azzurro ritrovi la calma

così corri sei in tempo corri davvero risoluto corri per non trattenere il respiro per ricordare qualcosa
corri superando i passaggi al livello dell’Inferno forzando le serrature dell’Eden
sei tu che spingi ogni cosa a divenire reale in un mondo con corde vocali mute
che ascolta canzoni da satelliti nello spazio mentre ama qualcosa di alieno che ribalta lo stomaco

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Piccolo
l’agonia è un forte vento davanti al mare che assorbi col dentro
ciò che voli che navighi è nell’essere non nei passi
così sperduto t’innalzi sulle onde dolci per toccare le stelle
pur piccolo il cuore così grande il volere quando ama


Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


l’eternità sopra l’infinito
l’eternità è l’unione di due punti sopra l’infinito
getto gli occhi sul tritatutto del cielo che scompone particelle di vento per primavera
case tetti soffitti gente di corsa semafori che non hanno imparato i colori
fragile terapeuta con stampelle d’orgoglio sbornie di sogni sopra le nuvole
cambierò il mondo lo dico a tutti ma nessuno mi crede
spenderò tutto l’orgoglio per spingere il cuore paraurti contro pensieri di ombre
qualcuno mi segue non basta per fare marea m’invento una oceanica vasca per sognatori
sta scritto nelle stelle ciò che saremo nel sangue il fuoco corrisponde a tutto

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Domatore di fuoco
domatore di fuoco nato prematuro destino impreparato già leggenda
antieroe guerriero per esigenza di spazio mentale in mezzo alle folle
ego difficile senza certificato di scadenza determinato a guidare i sogni
e se per fato o volontà superiore ostacolato dalle tempeste sorrido
sono dotato di uno scudo di grandi valori già nel dna dalla nascita

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Tempesta di stelle
sanguino da sotto ferite del cielo al tramonto tempesta di stelle
piove con lune tra le foglie di alberi con atomi protesi all’infinito
mi strappo al tuo universo cocciuto per volare primavera
non dormo non dormi l’aria non dorme soltanto brividi a pugni contro i respiri
falangi in vendetta le ombre sui nostri occhi
al buio sentire percepire sognare il cuore ha paura
di perderti di perdere la sua ragione
tu taci il mondo tace io tremo nel tuo abbraccio

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


notturno
il mio cuore ciclone ama tempesta di sogni
ogni parte umana s’infrange sugli scogli dei sensi pur di piacere
col desio si seda un pochino il battito nella gabbia
sono invisibile a me stesso ma non alle fiamme
imbattibile soltanto se prima messo al tappeto
predatore da sempre predato dalle emozioni
una marina senza abisso di cui qualunque pioniere avrebbe paura
il mio cuore gigante rannicchiato nel petto
soffre ogni anno per allergia sentimentale primaverile
un male tesoro caro soltanto ai poeti
che curo con lunghi impacchi di febbre e insonnia
non c’è soccorso per il misero pioniere rimasto nel delta dell’essere senza remi
ogni tanto tremo ma perché morso dall’abitudine
di resistere restare redimermi dal vuoto
a volte depredo la notte da tutti gli astri
curo una malattia sentimentale e bambina
ma tu sai che certi mali a noi uomini - restano nel sangue
e allora non domandarmi mai “io chi sono”
il mio cuore ciclone ama e questo ti basti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


La casa
postumi nevralgia stordimento leoni nella prateria dell’ego
muscoli stirati da un piacere nemico il dolore avanza gemello a passione
perché nulla di te conosce le giuste risposte alle grandi domande la voce speranza
ti getti giù dal palazzo nella tua mente per salire il mondo che ti sei costruito nei sogni
è faticoso barare con verità il fragile tutti lo cercano nessuno è disposto mostrarlo
per pochi centesimi si vendono parti di carrozzeria umana di proibito e di sballi
nessuno che doni se stesso è troppo immorale davanti a un Dio precoce ridotto a scappare
così attraversiamo la vena del mondo a piccole onde che conoscono solo il viaggio ma non la meta

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Fortezze sul cuore
sottocute innesto profondo silenzio al sole riverso sguardo a più lontani astri
tutto quello che abbiamo è costruito sui dubbi più facili da interpretare
siamo double face davanti alla sconfitta da perdente nessuno ti guarda
bimbo in mezzo ai titani con impianto transponder di gioia non sei l’ultimo

domani è migliore ti guardi in faccia all’alba lo specchio banco degli imputati
il bagno è una camera di decompressione angusta genera mutaforme giuri verità a te stesso
il male ti spia dall’orecchio dove non sempre senti una musica sordo alle sirene fortuna
colpevole di ogni letargia generata dalle piogge in fila al semaforo delle certezze tu sei il migliore

e corri contromano la via della noia sul midollo spinale del mondo
stufo di non arrivare le stelle al buio possono leggerti gli occhi
sottocute generi sogni per una dolcezza che abita la fortezza nel cuore
vorresti essere un supereroe ma resti solo quello che ogni giorno da bimbo saluta l’alba

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


fogli di carta e di ombre
se ti guardo una finestra aperta tende al vento la strada
aria sul fuoco afa contro pelle la gola si strappa parole per non bruciare
ogni rosa ha un profumo diverso se colta col plenilunio
ma sei distante occhi sui tetti la luna cerca sogni nei cuori spezzati
di notte si dice che all’orecchio per fede ci sussurri fortuna
di notte si spogliano le chimere delle gonne pesanti paure e tormento
se ti guardo ogni rumore nel capo smette il battito aumenta i nervi son fuochi
m’accendo in stanze di fogli di carta e di ombre che copiano le tue forme appena spenta la luce

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


La grande bellezza
mi hanno educato ai principi del bene ho scelto tutte le strade sbagliate per dimostrarli
mi hanno detto che affondare ti lede dentro che i brutti sono cattivi perché perdenti
così ho scelto di passare nel fuoco dove non attraversa nessuno con la propria coscienza
adesso Lucifero mi solletica con i dubbi mentre la fede mi canta Alleluia all’alba
sono convinto che le ossessioni mi sbircino dallo spionino dei vicini di casa
navigo in rete senza un paracadute in caso di collasso di ali
se fossi un vero pazzo cercherei di fare una sosta per riposare la mente
ma sono normale cedo a vizio e peccati perché patrimonio umano

sono un cattivo soggetto davanti alla gloria non cedo a morfina di leggi cui sono ribelle nei passi
se fuggo è soltanto per il mio bene di certe risposte non ho nel capo le giuste domande
sono un lottatore per scelta non pratico astinenza da dubbio condiviso sui social
per amore battaglio mento non sono leale ho scelto strade sbagliate per arrivare alla grande bellezza

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


non sapevi che l’amore non ha bisogno di gridare
non sapevi che l’amore non ha bisogno di gridare
la marea sommerge con forza scogli e mondo senza fragore
luna s’affaccia senza essere chiamata a lei corrono muti i sogni
tutto il grande in valore avviene in silenzio

l’abbraccio il bacio la stretta delle mani lo sguardo nell’infinito di occhi
e se volessi alzare in cima all’asta del tuo ego la spinta del tuo “sento”
sarebbe insincero dire che tutti approveranno
il tuo ego partigiano sopra il mondo che ha intimo trionfo

non sapevi che l’amore fa impazzire la ruota dei criceti nel capo
lampeggia tuona bolle nel sangue così potente se ti rapisce
invidia il veleno non muori se ami e soffri
per il banale non capire ciò che è così evidente a tutti ma non alla preda

tu capirai come i ciechi possano fare il giro del mondo
senza seguire le stelle fisse ma soltanto i sensi
tu capirai che amare è dare fino e oltre il profondo
quello che sai o non sai della perseveranza
non sapevi che l’amore non ha bisogno di gridare
la goccia scava il monte mentre gli sussurra un bacio
trema sotto astri alieno ma non perduto cuore che ascolta
il cadere della pioggia il diluvio sulla febbre sugli occhi sugli arti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”



Hauuuuu
sono un filo d’acciaio spezzato dal respiro
ti reggi sugli spigoli d’ogni battito aspettando che ceda
è un morso sul cuore vivo lasciarsi andare
il resto della paura è sconfitta negli abbracci
 


Le vostre azioni sono le vostre migliori parole di sempre.
 


Pensiero per buoni e cattivi tempi:
I SOGNATORI non rinunciano, altrimenti smetterebbero di vivere. Non è da folli stare bene vicino a qualcuno non è realismo cercare nelle parole conforto. I sognatori sono persone che hanno obiettivi chiari. In assenza di equilibrio scegliete di essere folli. I veri abbracci non sono fatti di catene di lettere e telegrammi o Whatsapp, di proclami su FB di cordate per tale e tale causa ma di braccia, di carezze e di mani, di baci e di occhi. Nessuno di noi ha il monopolio sui problemi. Tutti abbiamo la nostra pentola di problemi in cui bollire e sarebbe triste bollire da soli, come la vita sarebbe triste senza fatti . I sognatori hanno pietre ai piedi, montagne sulle ali e nonostante tutto, volano col disperato bisogno di credere in ciò che fanno. Quindi a quelli che mi dicono che devo smettere di essere folle, smettere di sognare io rispondo: io voglio essere felice e tu? Io ho il coraggio di essere, il certificato la patente di sognatore. La follia mi bacia sulla fronte con l'alba e segue di passo i miei dubbi e le mie certezze. Per chi ha problemi ricordo: invece delle parole condividete un sorriso, un abbraccio, una stretta di mano. Fatte un viaggio chilometri per stringere i vostri cari e non mandate telegrammi. Le vostre azioni sono le vostre migliori parole di sempre. Il vostro vero io è la fede che mettere nel darvi al prossimo. Spegnete il telefono e giocate coi vostri figli. Andate nel parco e fissate gli alberi, contate le nuvole nel cielo e appena potete, dite a chi vi sta a cuore, quanto l'amate. L'amore chiede pazienza ma la vita non dura in eterno. Le vie dei sognatori non sono impossibili.

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 


Sognatori
mattino nella Terra Promessa dei sognatori
doppio espresso senza zucchero piedi nudi il sole ha il cuore spezzato
ombre muri promesse nuvole e pioggia
strade rumori fuori dalla tua testa in gola mescolate al caffè le parole

fiori brevi domani chimere e cani che abbaiano ai nessuno
un sorriso in carica sull’equatore del silenzio anime in fuga
temporali in paradiso una fila sotto il cielo il tuo non si perde
il mattino ha l’oro in bocca ma la gravità del pensare supera i limiti
e curi ciò che non vuole essere curato con zucchero di nulla
attraversi l’aria fino ai tropici del desiderio
quasi fosse una promessa arrivare oltre
quasi l’oltre fosse non per uno che ama ma per tutti
 

Fiori
mattino nella Terra Promessa dei sognatori
doppio espresso senza zucchero piedi nudi il sole ha il cuore spezzato
ombre graffiano muri promesse con unghie nuvole e pioggia
strade rumori fuori dalla tua testa in gola mescolate al caffè le parole

fiori brevi domani chimere e cani che abbaiano ai nessuno
un sorriso in carica sull’equatore del silenzio anime in fuga
temporali in paradiso una fila sotto il cielo il tuo non si perde
il mattino ha l’oro in bocca ma la gravità del pensare supera i limiti
e curi ciò che non vuole essere curato con zucchero di nulla
attraversi l’aria fino ai tropici del desiderio
quasi fosse una promessa arrivare oltre
quasi l’oltre fosse non per uno che ama ma per tutti
 

Nuvole e pioggia
mattino nella Terra Promessa dei sognatori
doppio espresso senza zucchero piedi nudi il sole ha il cuore spezzato
ombre graffiano muri promesse con unghie nuvole e pioggia
strade rumori fuori dalla tua testa in gola mescolate al caffè le parole

fiori brevi domani chimere e cani che abbaiano ai nessuno
un sorriso in carica sull’equatore del silenzio anime in fuga
temporali in paradiso una fila sotto il cielo il tuo non si perde
il mattino ha l’oro in bocca ma la gravità del pensare supera i limiti
e curi ciò che non vuole essere curato con zucchero di nulla
attraversi l’aria fino ai tropici del desiderio
quasi fosse una promessa arrivare oltre
quasi l’oltre fosse non per uno che ama ma per tutti
 

Straordinario non è fin dove arrivano i tuoi occhi a vedere ma, dove tu immagini di potere arrivare, quando gli chiudi.
 

Il destino dei buoni non è di cambiare il mondo ma di supportarne le fatiche.
 

Febbre
t’immergi nella mia febbre mi strappi dal petto il cuore
pugnali la mente di desiderio può anche uccidere la dolcezza
tremo pur di non cedere ai brividi i still stand nei tuoi occhi
è un crimine tracciare linee sottili sulla pelle quando questa è già nel fuoco
puoi uccidere all’infinito con la costanza di un predatore
ogni cosa mortale che in me ti resiste
il duro dell’ombra che ti proietta mentre cerchi una strada – nei sogni
e allora resto in silenzio per tirare fuori dal cuore gli artigli

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


Linee bianche
traccio con un dito l’alba e l’azzurro del cielo entra nella pelle
ho gli occhi colmi di nuvole sono un gabbiano
lacrimo contro vento e fabbrico astri
entro nell’orizzonte un muro mi ferma è speranza
ci son onde sopra la testa che collidono dentro
i respiri cercano il ritmo dei pescherecci in mezzo a tempesta
duro è il ritorno alle rive sicure nessuno conosce le mappe
a volte il destino è distratto tu non capisci perché ti perdi
traccio col dito una linea bianca sopra i miei occhi
ho la febbre a quaranta ma dicono sia normale
essere ciò che gli altri non si aspettano mai da un uomo
navigare il mare dello straordinario sfidando follia
e per domani - razione doppia di sogni
non importa se la follia segue di pari il tuo passo
non importa se hai una etichetta di scadenza sopra il tuo cuore
ciò che importa è lottare per quello che amore per gelosia non mette in mostra

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Disordine mentale di donna
sta seduto sul tetto del mondo il mio cuore
come potrei abbracciarti senza separare le nuvole dall’azzurro
così salgo quassù ogni tanto quando mi fanno male gli occhi
che soffrono se restano troppo nella tua fiamma
tu a

pri le braccia alla pioggia
sto precipitando sul tuo corpo tremante
per attenuare il fuoco ci si stringe
nei brividi dentro le carni sotto la tempesta di lampi
ti tengo la mano se soffri
posso contare le lacrime che ti restano in gola
e baciarti per togliere loro il sale
per lasciarti sulle labbra tolto l’amaro un sorriso
sta seduto sul tetto del mondo il tuo cuore
come potresti altrimenti - vedermi nuda dal disordine mentale di donna
e ti sento ridere da innamorato
facendo girare il pianeta sull’asse della mia assenza

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
Tu dimmi come vuoi essere amato
tu dimmi come vuoi essere amato
come devo usare le mani sul tuo corpo le labbra sulla tua bocca
tu dimmi se devo chiudere gli occhi per ascoltarti
o cercare il tremito nelle tue iridi stralunate dalla passione
tu dimmi se devo tacere ciò che ho da dirti
dimmi se vuoi che ti ami senza sfiorarti
dimmi in quanti sogni vorrai smarriti
prima di dare retta
ai secondi che ti spezzano quando mi pensi
alla distanza che ti logora appena ci separiamo
al freddo nel letto appena cerchi gli abbracci
al silenzio nelle stanze senza la mia risata
tu dimmi come vuoi essere amato oggi e domani
dimmi quanta paura hai di noi e di perdermi senza un saluto
dimmi che ti faccio piangere a volte
che ti faccio impazzire dalle risate
e non ti domandare più chi o cosa potrei esserti
non cercare risposte alla domanda eterna
devi solo sapere che l’amore è perfetto
e che non ci è dato comprenderlo fino alla fine

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

I malati d'amore
ho perduto il sonno
ho perduto la ragione la voglia di respirare ho perduto il senso del tempo e la fame
mentre la primavera a gioia canta alle mie orecchie sorde ai sogni malati d’amore
e nei miei occhi stanchi ancora guardo il sole che tira i suoi raggi addosso al mio cuore
così affezionato all’alba una volta prima che tu togliessi al cielo l’azzurro col tuo silenzio
e mi tagli
la strada di ogni pensiero mi tagli lo stomaco da dentro investi ogni attimo di buonsenso
quasi il buonsenso sia stato amarti quasi l’idea di noi sia stata lontana dalla perfezione
eppure da soli eravamo un’armata da soli abbiamo iniziato crociate da soli siamo andati avanti finché
hai scoperto che l’amore è fatto di domani
ho perduto il sonno
da un po’ oramai
ho perduto il dono della magia della follia dell’entusiasmo davanti al nulla
mi sono persa per cercarti in qualche ricordo del passato in qualche cornice senza fotografia
luoghi dove tu non hai lasciato niente dove so che il mio immaginario userà il tuo fantasma
per tirare avanti per ridere ancora per fissare il cielo e sperare che il nuovo giorno sia migliore
io ti amo sai
è un gioco oramai
parole che escono per fare spazio al vuoto in un corpo che prima prendeva fuoco con le tue mani per i tuoi occhi
adesso è morto è livido ghiacciato
e adesso che io sono qua
tu dove sei che cosa fai
sarai allegro forse o meglio sarai triste perché pensando a noi anche tu sarai
un po’ perduto
disorientato
stanco del freddo delle nottate senza follia delle albe senza magia e avrai fame
avrai paura di rispondere alla domanda ma “l’ami”
quella donna che in te ha lasciato soltanto un respiro nulla di straordinario
eppure adesso che ti sei arreso tu hai – tu hai ancora fame
e io ti taglio
la strada di ogni pensiero lo stomaco da dentro e gli attimi di buonsenso
quasi il buonsenso fosse stato evitare di dare all’amore tutto te stesso
e hai perduto il sonno
la ragione
per cui gli uomini si scambiano un saluto
hai perduto entusiasmo e la voglia di respirare nella bolla del tempo
e quando chiudi gli occhi tu ti ritrovi in quella cosa strana che porta avanti il mondo
oltre le barriere e confini
poi fermerai l’auto sul ciglio della strada
la nostra canzone appena ascoltata e guarderai indietro nel tempo
nelle linee del destino sulla tua mano cercando risposte cercando una traccia
e sarai sconvolto nel capire che l’unica traccia parte sempre da te
che l’unico amore è un amore vissuto
che non vale l’ultimo ma il primo saluto
e capirai che la continuità è un passo sopra la paura
capirai che ami anche senza sonno
che mangi senza sentire fame
quindi quel giorno sarà doloroso sapere
che in ogni vita che ci incontreremo ci saremo amati
amati per davvero

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Perduta
quando piove resto a occhi in su per avere il cielo dentro
mi lascio spezzare il fuoco da qualche goccia in cerca d’amore
muovo i passi al suono di una voce che esiste solo nella mia testa
spesso combatto la condanna di aspettarti al confine con i secondi
se arriva tempesta espongo il cuore e chiudo l’ombrello
mi lascio scaldare dai fulmini nel diluvio di ossessive ragioni
quando piove abbasso il livello di guardia della coscienza
e abbraccio ogni follia mi parli del nostro amore
cammino senza avere paura sul filo spinato del destino
ho un appuntamento con la fortuna che non intendo mollare
e tra tutte le donne solo io brucio di una fiamma
che sembra di ghiaccio prima che tu la spogli dei suoi silenzi
quando piove tremo tra le linee nel tuo palmo perduta
giochiamo a chi resiste di più alle distanze
siamo immobili sulla linea difensiva di un giuramento
mentre un drago famelico si spinge nel nostro torace a caccia di battiti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


Ogni tanto del mare ascolto le onde
a mezzogiorno con in cima il sole io cerco il vento
faccio due passi nell’eternità i profumi di primavera
e se smarrito d’amore mi consumo il fuoco tra i fiumi di nuvole
sopra il mulino del cielo che macina per l’azzurro gli astri
ogni tanto dal mare ascolto le onde
m’innamoro perdutamente di una tempesta da cui non farò ritorno
e nel mezzogiorno perfetto di una fiaba dirò c’era una volta
mentre tu scriverai per sempre al mio corpo con gli abbracci
a mezzanotte porterò a spasso qualche chimera
il forte odore d’erba bagnata cercherà il mio passo
piccole falene giocheranno a prendimi sotto i lampioni
che illumineranno il mio ego bambino mentre impara a volare

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Caduta libera
caduta libera con le mani a strappare le fiamme dal cuore
lasciami divorare dalla tua bocca i silenzi che tieni sulle labbra
chiudiamoci in un abbraccio per toglierci dalla carne il freddo
e se avesse troppi denti l’alba tu chiudimi con i palmi caldi gli occhi
stiamo seduti su un vulcano in attesa di pioggia
due draghi a colazione col fuoco che hanno nel petto
stiamo navigando l’oceano senza una rotta
ogni onda che ci passa sopra la testa ci tiene sempre più uniti
caduta libera con le mani a lacerare i muri
non ho intenzione di lasciarti in prigionia al nulla
tutte le stanze hanno fantasmi con il tuo nome
vorrei fuggire ma l’amore è un labirinto perfetto

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Prendimi
vieni a prendermi comincia a piovere il sole è smarrito
ho perduto chiavi di casa sentiero dei sogni mappa d’amore
c’è un cartello di sfratto alle porte dell’Eden ho rotto l’ala
vieni a prendermi prima che io cada e tu non possa salvarmi

ho il meccanismo del tempo inceppato sui secondi
mi dicono che non si possa rapire speranza dalle vetrine del destino
pur di stringerti rinuncio alla grandezza per farmi tana nel cuore
ora siamo in due dentro te ad avere bisogno d’aria
vieni a prendermi sono prigioniera di un muro di parole
ho postato un link sulla pagina dei suoi sogni con le coordinate di un abbraccio
chiamami se ti sentirai solo al buio e in tempesta
perché io ti sto aspettando al confine tra ciò che non dici e ciò che vorresti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


afferrami sto cadendo
afferrami sto cadendo al buio il mio corpo senza timone è pesante
il letto è un freddo lungo inverno la doccia l’alba il caffè nella moka
tu sei io sono noi è un amore senza corde vocali
ogni tanto tremo perché solo tu mi sfiori con la tua mano da un sogno

afferrami sono al confine col nulla e potrei smarrirmi senza il radar di un abbraccio
grida alle nuvole che legano i nostri voli di farmi cadere a goccia sulla tua pelle
ho zoppicato un pochino ma sulle distanze non vince chi corre ma chi ha fede
sfratta i fantasmi dalla stanza da letto curerò col mio fuoco i tuoi brividi

afferrami se sei stanco di cadere da solo
trova un nido su qualche pianeta vicino al sole
dove abbracciarci nel sudore dell’alba
mescolati al miele di un gemito che si libera ogni tanto dai nostri battiti

afferrami anche se ti sei dimenticato il mio nome
incontrami in un luogo banale in un giorno qualunque della settimana
chiedimi di restare a bere un caffè poi a ridere senza motivo
spogliami con l’immaginario dalle circostanze prima che io ritorni ai tuoi sogni
tieni lontani i cani dei vicini con gli avanzi di pranzo
fammi strada di notte accendi il tuo cuore falò alla finestra
difendimi dal pallore lunare e dalle moine degli astri
fiondati sopra il mio corpo che brucia per allenirne la fiamma

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Lei ti resta quando il cuore tace
lei ha tolto spazio e dell’amore lei ti resta quando il cuore tace
pirati invasori i minuti senza lance e senza asce tu sai che l’ami
fissi il silenzio la conta di ore non sai cosa sei ma cosa stai diventando
guidi una macchina che ti porta in cima all’inferno ma i sogni nascono dal nulla

ti senti un pazzo così lanci al tic tac dell’orologio il tuo S.O.S.
il sole diventa buono con chi perde e piangi senza sporcare di lacrime gli occhi
resiliente in te resiste condanna ma lei sta cadendo
e lanci le braccia oltre le distanze per fermarla
oggi sei assente hai lasciato il suo fantasma nudo sotto le coperte
se piove provi a baciarla così ti perdonerà gli sbagli
i suoi occhi restano nei tuoi occhi la strada fa a pugni con l’ego
dentro il suo fuoco lontano senti più freddo di prima
i pianeti sono distanti luci e sei preso dal tarlo del lavoro
ribelle nei sogni staccato
il telefono
la ragione
gli istinti
ciò che non potrai raggiungere col sacrificio non ha valore
perdonami amore il ritardo e spingi al massimo oltre il confine la follia

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Noi due
a un certo punto saremo tornati bambini
tu mi chiederai non più baci ma caramelle
io ti guarderò da sotto gli occhiali spessi con tenerezza
mentre tu dimenticherai semplicemente cosa hai mangiato a pranzo
e non faremo più l’amore saremo come fratelli
dimentichi delle corse dei corpi contro il fuoco
di cui ci si nutriva prima dei sogni mutilati solo dall’alba
e da qualche litigio acceso solo per fare poi la pace
a un certo punto dormiremo nel letto divisi
due creature
due entità
due estranei
nutriti dalla convinzione di aver passato la vita a cercarci
per soddisfare quella follia nascosta nel petto
poi
senza accorgerti un giorno rovescerai la tazza del caffè
non vedrai nemmeno la mosca zampettare allegramente sul tavolo
mentre la tua mano tremante ti guarderà stupita
quasi non ti riconoscesse dopo tutti gli anni
ci incontreremo ogni tanto nel corridoio di casa - fantasmi
con le labbra serrate e parole senza immenso
con le corde vocali innamorate ma solo del silenzio
entrambi smarriti nel vecchio stendardo di non perduti ideali
e poi uno di noi dovrà partire per primo
così all’improvviso
senza una lettera
senza un saluto
senza l’ultimo sorriso
e chi resterà solo a fissare il muro
sarà la nostalgia
a un certo punto non avrà più senso togliere la polvere
sprecare una pentola per un pasto
ci saranno due braccia che apriranno la finestra
non per fare girare l’aria ma per guardare il cielo
da cui non vorrà più separarsi

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Dille che l’ami
stringila finché non avrai sentito la resistenza delle sue ossa
assorbi dal suo calore ogni timore che ha di fare l’amore
invadi ogni sua paura stravolgile i piani
e baciala finché non le avrai tolto il respiro
denudala fiore di ogni petalo perché ti mostri il lato nascosto del suo cuore
ogni fragilità ogni piccola bugia e ogni segreto
toglile i veli del pudore e con l’istinto accarezzala
falla tremare falla piangere poi portala oltre i suoi stessi sogni
mostrale quanto l’amore non sia un percorso facile ma decisivo
dalle un motivo per cui ragionare all’infinito con tutta se stessa
dille che l’ami ma non con le parole – con gli occhi
portala a trionfare sui tuoi domani
e se
se un giorno il tarlo del dubbio verrà a rosicchiare da certezza
se il potere dei tuoi baci smetteranno d’avere il credo dell’inizio
se sarai stanco di vederla semplicemente donna tu ricordati di quei momenti
dove eravate un infinito e nulla delle forze conosciute vi potevano abbattere
torna da lei disilluso e pentito
torna da lei stanco e sincero
torna a dirle che il mondo è solo una palla che gira
e che in mezzo ai pazzi soltanto lei è perfetta

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Se vuoi amare una donna
se vuoi amare una donna conquistala
prendi il mondo per lei e farne una stella
baciale le tempie lasciando una scia di miele per i suoi brividi
e scendi fino alla punta dei piedi facendole credere che il Paradiso sia il cuore
se vuoi amare una donna moltiplica la tua sofferenza per dieci per mille per un milione
falle sentire il dolore che hai dentro quando ti manca
grida il suo nome sulla rampa delle scale e fatti chiamare “Pazzo!” dai vicini di casa
perché in fondo è quello che devi essere quando hai lei nella mente
se vuoi amare una donna tienile le mani con forza
falla sentire protetta mentre ti cede
portala nelle tue allucinazioni nei tuoi sogni con lento indugio
mentile sulla morte finché sa che tu la stringi

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

falena
falena l’occhio innamorato il corpo sudato dell’alba taglia il buio
davanti al fiore il cuore palpita per il profumo è un abbraccio di forza
il tremito sfiorati i baci la tenerezza la fame ci spinge in un tunnel
e corriamo saldi a delle speranze verso una luce che c’è solo nei sogni
un abito bianco l’amore fa l’occhiolino tu sorridi la folla ti crede un pazzo
un cielo rosa stelle ovunque cammini cercando il passo leggero per non scottarti
il fumo causa cancro t’accendi una siga il semaforo tutti vorrebbero l’Eden
un raggio di sole pupille diamanti nulla è per caso così ti sfami di meraviglia
pelle d’avorio principessa col cuore di pesca il vento d’estate
baci salati ricordi di mare finestre unte con voli di gabbiani
un passo avanti sull’orlo del nulla un cieco porta avanti il futuro in tasca
accendi la radio e canti eccitato il bambino ti fissa dal suo sogno e grida: “ti amo”

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Un secondo, un giorno, una vita
Per avere paura di morire bisognerebbe non avere vissuto
per avere paura di amare bisognerebbe non sentire parte di te stesso l’amore
chi ama è immortale
per un secondo
per un giorno
per la sua intera vita
e poi …
resteranno quelli che lui ha contagiato
altre storie d’amore
per un secondo
per un giorno
per l’intera vita

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Qualche uragano d’estate
al buio tacendo mi mordi il cuore
nascosto in un respiro io - t’aspetto
mi lavi le carni in fiamme dell’Ade
mi strappi alle ossa i sensi
ma nei secondi in cui mi pensi
io sola lontano leggo nelle distanze
qualcosa che non ci siamo mai detti
bagagli di una vita lasciati in casa
e vorrei
vorrei fosse una canzone questo posto
dove abito da più di un anno
senza un cane
senza un vaso di rose
solo io e il cielo e qualche uragano d’estate
col vento aspetto che il blu del cielo
diventi colore dei tuoi begli occhi
e m’immergo pesante di fiamme nell’Eden
per aspettarti
ma tu non vieni
perché non vieni
eppure il mio richiamo è una eco sì forte
che spinge le albe ad aprire i negozi
che spinge le folle dentro le metro
che t’aiuta col nodo della cravatta
e vorrei fossero le tue mani
quell’abbraccio vampiro che di notte io sento
al posto delle piume di un cuscino
che gridano solitudine a qualche ubriaca falena
mi hai uccisa più volte
lo sai
lo sapevi quando ci siamo conosciuti
ma adesso io solo vivo in una casa senza le rose
senza pareti bianche ma solo onde
che navigo per non avere una riva
che attraverso per non vedere il faro
perché da dispersa non penso che a una cosa
a quanto sia profondo il cuore quando soffre
e se volessi mai richiamarmi
un giorno coi capelli bianchi raccolti
sappi alla finestra le rose sono già morte
solo un respiro di me ancora t’aspetta

Da "lettere dal silenzio"
 

Lepre
lepre predata un lupo nella nebbia quasi piove
un battito forte il cuore fuori dal petto un urlo
la caccia occhi aperti la corsa
il salto oltre il dolore la fede sfugge ai denti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Favola di primavera
saliamo primavera vertigini l’alba e piove
scale di nuvole sotto il cielo i fiori nascono già grandi i sogni
nel silenzio ogni tanto il volo di una falena il resto poi tace
ma il battito del cuore è forte lo spazio un vortice ti abbraccio
sono tua l’onda all’oceano è appena un sussurro
è marea ogni cellula in te brucia
un volo di rondini ai nidi clausola d’eternità amore
sapessi quanti diamanti nei tuoi occhi vincono dopo la notte i mostri
mi dirai per sempre è un atto di vittoria sul tempo
sorrido nulla di strano accettare l’impossibile da oltre ragione
insieme vedo il futuro tutto passa da un portale è una promessa
appena saprò dell’infinito tu io noi magia sopra l'abisso dei battiti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Destino
apre all’orizzonte la vela in volo contro tempesta davanti al destino
un solo cuore per domare la fame coi battiti dentro non teme scogli
non scende non sale ma plana l’albatro libertà non fissa rive
amore aspetta resiste e il volo diventa la meta

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


Primavera
mezzo all’albero tutto silenzio non ho pace
cresco in radice a fatica raggiungo il cielo col ramo ti penso
salgo per friggere dentro una piccola stella
ma nei tormenti non so che stare in equilibrio coi battiti
e mi dico quanto sia forte il peso di un sogno sugli abbracci
resiliente assetato resisto e ti salgo in memoria
morendo finché non ti avrò - passate tempeste
un morso di folle ore di traffico caffè bollenti
rituali abitudini di primavera gocce d'acqua
toglie fuoco al femore umano ma mi dici perché
nonostante le piogge dentro io ancora ardo ?

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Amore
A volte è necessario abbandonare per dare maggior valore alla meta. A volte piegarsi significa accettare di essere battibili e proprio questo fragile che forgia poi la forza dello spirito che ama senza vantare e combatte per il solo Bene e non per il trionfo. Amore non offende ma persiste, non scappa ma resiste, oltre il tempo, oltre le pareti di casa e oltre una tomba poiché c'è un progetto dietro ogni grande sogno, che ci riporta in altre dimensioni temporali, dove chi amiamo oggi ci amerà allora, per un motivo che non ci è dato di capire ma solo accettare.
 

Velieri
Siamo tempesta col cuore avanti,
velieri innamorati di acque profonde,
non si arresta l’amore di fronte a un uragano,
più forti i venti, più tenace la volontà della meta.

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Aspettando l’alba
Tu mi uccidi senza sapere
e togli alla notte paura e ai mostri del buio le forze.
Tu mi uccidi con gli occhi pieni di stelle
e lasci che il silenzio bombardi il petto,
preso a difendermi il cuore.
Tu mi uccidi e sei ignaro della cosa,
dormi in cerca di sogni e aspetti l’alba
ma io che sono stata uccisa da te tre volte,
io ancora tremo davanti al tuo respiro,
inscindibile questo fluttuare sopra il tuo corpo
stretto nella pergamena fitta dei pensieri
di cui vorrei essere se non la meta almeno il viaggio.

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Se hai paura non tremare
quando la tua bocca avrà ricevuto non saranno solo baci
quando i tuoi occhi avranno visto non sarà solo una faccia
quando il tuo corpo sarà sazio non sarà per sempre
e quando il tuo cuore avrà dato vorrà dare ancora
così se non sei sazio torna a mangiare a bere a baciare a riempirmi il cuore
quando sarai solo uno torna a vivere da due e poi nuovamente uno finché non sarai stanco di sentire il cuore battere forte nel torace
quando i baci ti avranno nauseato torna liberare le labbra dalla loro catena
ma non ti domandare mai - mai cos’è l’amore
l’aria è aria percentuale di qualcosa più qualcos’altro meno qualcosina
ma l’amore
è tutto nel niente e chiunque voglia provarne l’esistenza non può fallire se ci crede
tu
non dirmi che ci sei
resta
se hai paura non tremare ma stringimi
al buio di notte al freddo o distante
ecco le mie mani
ecco le mie labbra
insieme
è una piccola cosa nell’universo
ma è una forza inarrestabile qui sulla Terra tra gli uomini tra le ombre

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Normale
è con continuo fuggire separarsi cercare luce
una corsa dal buio con mani che ti sfiorano la pelle prima del brivido
pensi di essere di ritorno dai brutti sogni
strade d’inverno senza angeli ma soltanto ombra
un albero ha la corteccia tu contro il male non hai nulla
puoi ardere di ideali un caffè senza zucchero traffico di mezzogiorno
non si compra ciò che morde lo stomaco nulla diverte più dell’amore
ogni salita senz’ali è pericolosa al diavolo stare cauti e rischi

la morte non bussa arriva prende e scompare
non ci sono semafori nei cimiteri né folla
mai un’armonia, un suono, delle canzoni
è un continuo sperare di non sentire la sotto altrimenti è Inferno

bendati gli occhi qualcosa che cancelli il sonno
pillole per dimagrire ai morti non c’è consumo
in eterno l’universo è vinto dalla morte
in eterno se lei esiste esiterà l’uomo
alla memoria brindano i vincitori i colpevoli e i sopravvissuti
chi perde resta leale solo al proprio dolore
si vendono sceneggiature ma che parlino del diverso
mi dispiace io sono normale ed oggi è l’unica particolarità che conosco

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


Nuvole
stai seduto su un divano di nuvole con orizzonte leggero
la Terra ha iniziato a girare sull’asse dei sogni
hai gettato via i pesi sulle ali e sei a goderti la muta
le tue ali farfalla hanno il colore dell’amore
sospeso sul cielo ogni cosa ha perduto la forma
i venti si spingono contro in arrivo fulmini e temporali
se fossi una foglia inizieresti a tremare sul ramo
ma il cuore ha sovrumana tempra al male
così col respiro bianco e l’aria incolore
il tuo corpo s’accerta di non avere catena
e ti alzi sulla punta dei piedi sull’orlo di un nuovo mondo
fissi l’abisso un grande uccello le braccia
il lancio i raggi del sole la corrente calda e voli

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Finito il mondo
saranno i nostri scheletri separati dal voto
saranno i nostri baci offesi dai vermi
o ci saranno calessi di fuoco in volo verso lontani pianeti
dove noi due temuto l’artiglio del corvo e l’ancora alla tomba
fuggiremmo alla carne ma non all’amore

cosa sarai per me finito il mondo
spento il sole e nate nuove stelle
ci sarà più un me e una io in questo universo deterso coi silenzi
quale forza di gravità raccoglierà i sogni
con cui abbiamo curato la febbre nell’alma

saranno i nostri occhi capaci di vedere
tra i satelliti meteore e le comete - l’arca perduta
sarà il non più battito capace di sentire il segnale di soccorso
o resteremmo smarriti per sempre urlanti al vuoto “avvicinateci”
dove saremo - crepato il marmo dal peso della pioggia
quando sui nostri nomi si sederà i nervi - la bella neve
chi giocherà a freccette coi vasi sulle tombe - vuoti
chi piangerà questo legame che nulla oggi scioglie
dove saremo amato in un domani
quali saranno gli infiniti dopo
io ti sarò se tu vorrai ancora tanto
predestinata causa che forzerà la morte a darci indietro l’oggi

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Righe bianche cielo blu e satelliti
le mie mani cercano nell’amniotico della notte una stella
per zuccherarti la tazza del caffè al mattino
si stringono intono al corpo della fredda Luna per scaldarla
e farla sorridere per i tuoi occhi prima di dormire
le nostre mani intrecciate formano la gravità di un nuovo pianeta
tengono stretti ai battiti del cuore i nostri sensi
e nel mentre del salire al Paradiso ci ancorano a un sogno
che non rende impossibili alcune imprese
con queste mani ti afferro quando cadi
tengo lontani i mostri delle tue paure
con queste mani edifico una casa
fatta silenzi e sorrisi ma anche di tanto tanto amore

queste mani si strappano il cuore dal proprio petto
perché possa baciare il sole per una volta
aprono le tende nella stanza dentro il torace per illuminare
e spalancano le finestre verso orizzonti più ampi dei respiri
dalle mie mani nasceranno farfalle che verranno a rapirti
ogni timida Primavera con bucaneve a sfidare l’asfalto
e sulle mie mani leggerai l’età del mio spirito
immortale se visto dagli occhi della tua anima

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Poeta maledetto
una tazza di caffè poche parole la disciplina del bene
quinto piano senza ascensore l’Inferno - alieni dietro lo spioncino della porta
Lucifero scocca frecce da un balcone contro sole la fuga nei sogni
chimere meraviglia e maledetto in mezzo agli uomini- sognatore con oceanico scudo
campi minati metropoli con la fretta dell’Eden file davanti al suo ascensore
targhette e omologhe per i perdenti certificati con la scadenza per l’osso
viviparo dormiente lo spirito dei perfetti
a volte smarrito mi ritrovo solo nell’alba

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


alba
occhi freschi il risveglio
torpore onda dolce il respiro all’alba
amore falange nei sogni
qualcosa di te è piacere

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Calde chiome
calde chiome bruciati campi afa
tedio del pomeriggio mielate ombre
sonno abbraccia la palpebra pensieri dolci
verdi crepuscoli estivi sentiero al sogno
bracciate forti nel mare ecco costanza
sentiero al monte innato è il desiderio
tesori i segreti ambiti caro scrigno il cuore
l’immaginario vela e il vento culla i battiti

t’addormenti in timida penombra abbraccio
città confuse lontani alieni
campi bruciati i raggi forti ecco speranza
il sole arde il cielo e tu componi giochi di chimere

belli ondeggiano nei petali i fiori
ogni profumo desta in cellula il piacere
cari ricordi cara memoria l’infanzia diga
in te regna bambino il sorriso

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Lacrima
l’ultimo respiro e cadrò
il piacere di una vita portato fino al dolore
senza addio per il sangue fedele corriere ai battiti
mi allontanerò cancellato il nome del me che avrò perso in altra memoria
senza dire addio alle mie mani, ai passi, alla mente, al cuore che ho servito e mi hanno servito
nell’ultimo momento le nuvole l’aria non vorrà più il mio petto
e sarò a dorso di qualche impossibile sogno che nella vita non ho mai raggiunto
un lacrima sulla guancia nell’atto di puro silenzio con l’abbraccio di me stesso
poi non mi ricorderò più del numero di scarpe che ho portato,
del colore degli occhi usurati fino a miopia per giocare a parole
delle lentiggini sul naso e i capelli in cima alle mie ossessioni di donna
l’ultimo respirò e cadrò
senza chiedere a me stessa di sposarmi
qualcosa dentro dirà “siamo chiusi ai battiti” e l’orchestra smetterà la colonna sonora
la mia vita inizierà altrove in attesa mi raggiungano i miei amori

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

angolodirottura
ascolto la rottura nell’osso fili d’acciaio mani legate al sonno il silenzio
una giostra la seta le labbra sorrisi tu mi danzi occhi spalancati - stelle sotto pelle
acque vischiose salive pioggia fuori dal battito lo schianto contro i muri
miele sotto i piedi del letto ondeggio mentre aspetto la porta è aperta
graffio con l’unghia lettere sulla parete bianco l’infinito sotto la doccia
una cascata sul capo scivolo sempre più giù la galassia ha chiuso il fondale
mani si arrampicano sul nodo dei sogni non emergo più il respiro corto
a mezzanotte sotto la tua finestra a guardia e l’aria mi brucia nei polmoni
ti chiuderò nelle braccia dolce morfina adagio un bacio svela matassa
corri corri la mia voce la nebbia non ti voltare se tremi - inizierò a tremare
adesso riposa

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

mangiauomini
mangiauomini l’artiglio è vampiro assorbe sogni di mezzanotte
cammina con me fantasma pelle di vetro un bacio la notte sanguina
dove possa vederti accendi gli occhi un rogo di nuvole smarrito il tempo
così sottile il silenzio passi cuciti alle tue abitudini sono prigioniero tra due fuochi
ti diranno di alzare fiamme più alte davanti a te però cedo e mi frantumo
frammenti la città tempesta ogni tanto esci dal tuo sangue
salirò la tua montagna fino in cima per poi precipitare nel tuo dentro abisso assoluto
siamo mescolati trasponder di voci dall’aldilà ogni notte t’afferro è la chiamata

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

fireroom
stretti in scatole mostri rumori le mani scavano il volo
l’allenamento col diavolo i sogni un battesimo di sudore
c’è troppo silenzio il cielo inonda di sangue il cuore implode d‘apnea
non mi ascolti quando grido scatole di cartone sui fuochi
sulle tue labbra il ghiaccio fermo immagine le mie mani la tua pelle
siamo distanti pietre siamo distanti pianeti fibre d’acciaio occhi alla finestra
tre tazze di caffe al giorno col cappio del vento contro l’aria calda dentro
immergi un pugnale il tessuto del silenzio diluvia di stelle o solo neve
vado a fuoco chiama i pompieri le mani contro il muro noi due fantasmi
stanze di fuoco torace una tomba il buio la penombra vampiro ospite pioggia
un altro lento danza l’ora il mio corpo trema la voce in gola
il rito sacrificale altari nel capo film senza produttori platea d’abitudini
tenebra bellezza il bacio freddo immaginario il freno cellule in panico
spegnimi sotto la luce ogni dito un ramo in te getto radice – tutto alle fiamme

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

non smetto d’amarti
è febbre è fuoco è lava è una lama di ghiaccio sotto l’unghia
sono malato
chiudimi legami soffoca il diavolo che mi tiene oltre sveglio
cado precipito scivolo
incubi anni le mie apnee i miei deliri le montagne russe di questo buio e luce
lecco il fango
bevo pozzanghere nuoto paludi avanzo tra sabbie mobili
mi vestono
profuma a mare abito scuro camicia bianca scarpe lucide
esco per incontrarti alberi in fiore rose in cespugli cielo azzurro
chi sei
domandi all’uomo che ti sorride da poco
io ti sfioro la mano calda ma tu hai smesso di pensarmi ti amo
un giorno lui ti chiederà di sposarlo
io sono morto due volte

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Blu
cacciatore spietato le mani sulla tua bocca smette di respirare
freccia dolore in sangue taglia quando mi strappi all’aria
resisto senza una cura muore ogni secondo il corpo
legati con filo spinato muscoli tesi allo spasmo drogati
strade anfetamine la noia imperturbabile maschera
su e giù per la spina dorsale corrente i fulmini coprimi gli occhi
col tuo cuore immergimi in un iceberg oceano a due onde
abbraccio d’acque acquario di ombre morire un poco con la pioggia
noi dopo il tramonto
il sogno
sciogli pastiglie in un bicchiere d’acqua nuota raggio di sole
bevi aria dalla bocca il male allo stomaco ha sentimenti per l’ombra
in fila per la porta dell’Inferno chiusi gli occhi il sonno
morire se solo i pensieri non avessero radici ti assorbo ai muri
ritorna
l’interruttore accende spegne reale irreale cose lontane da questo mondo
quello che mi fa male le labbra ridono con gli occhi t’assorbo alla stanza
spengo la sveglia due criceti nel capo sulla ruota panoramica dei ricordi
perché corriamo un attimo finestre aperte il mare due onde è facile precipitare
blu

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

arcadia
ho rovesciato un bicchiere di fuoco ogni cosa del mondo è in fiamme
ho premuto sulle tue ossa col mio corpo per assorbirti il peso
ti ho incollato ali e tolto dalla voce zavorra di parola
aria è soltanto rumore inutile respirare noi bastiamo ai sogni
uhhhuuuuuuuu!!!!! leggero il mio soffio sulla tua nuca
guarda i miei occhi fantasma cerca una luce nel buio strattona il cane
tirami un osso perché si svegli geloso abbaierà all’intruso
stringi le tende fai entrare la Luna complimenta gli astri smorfiosi
prepara il tè un cucchiaino di silenzio sarà più dolce
chiude la porta tre mandate nascondi nel vaso di fiori le chiavi
sciogli i capelli metti il profumo narciso strucca le labbra
spegni la luce lascia sopra il cuscino un bacio sarai mia stanotte

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Mannaro fino alle ossa
tu mi ami tu mi bruci tu mi togli il fiato
moribondo salgo e scendo le scale assaggio il cibo tento di bere l’acqua
c’è un veleno in me che lento scorre eccita il sangue non sono immune
mi sento mannaro fino alle ossa in attesa del primo plenilunio per trasformarmi
tu mi leghi mi divori da dentro mi ardi
sono così cieco che ho smesso di vedere l’alba il tramonto i viali
la mia pelle è intollerante alle nuvole ai giorni di sole e persino alla pioggia
tutto quello che mi sfiora mi distrugge
e mi alimento con sogni occhi alieni che vedono al buio
tu corrodi sciogli tu frantumi
corro sui tetti dei grattacieli io non muoio le ossa accettano doloranti le cadute
l’amore grida dalle fratture del credo
in cui tu passeggi serenamente fantasma

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Nuvole
stai seduto su un divano di nuvole con orizzonte leggero
la Terra ha iniziato a girare sull’asse dei sogni
hai gettato via i pesi sulle ali e sei a goderti la muta
le tue ali farfalla hanno il colore dell’amore
sospeso sul cielo ogni cosa ha perduto la forma
i venti si spingono contro in arrivo fulmini e temporali
se fossi una foglia inizieresti a tremare sul ramo
ma il cuore ha sovrumana tempra al male
così col respiro bianco e l’aria incolore
il tuo corpo s’accerta di non avere catena
e ti alzi sulla punta dei piedi sull’orlo di un nuovo mondo
fissi l’abisso un grande uccello le braccia
il lancio i raggi del sole la corrente calda e voli

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”

Finito il mondo
saranno i nostri scheletri separati dal voto
saranno i nostri baci offesi dai vermi
o ci saranno calessi di fuoco in volo verso lontani pianeti
dove noi due temuto l’artiglio del corvo e l’ancora alla tomba
fuggiremmo alla carne ma non all’amore

cosa sarai per me finito il mondo
spento il sole e nate nuove stelle
ci sarà più un me e una io in questo universo deterso coi silenzi
quale forza di gravità raccoglierà i sogni
con cui abbiamo curato la febbre nell’alma

saranno i nostri occhi capaci di vedere
tra i satelliti meteore e le comete - l’arca perduta
sarà il non più battito capace di sentire il segnale di soccorso
o resteremmo smarriti per sempre urlanti al vuoto “avvicinateci”
dove saremo - crepato il marmo dal peso della pioggia
quando sui nostri nomi si sederà i nervi - la bella neve
chi giocherà a freccette coi vasi sulle tombe - vuoti
chi piangerà questo legame che nulla oggi scioglie
dove saremo amato in un domani
quali saranno gli infiniti dopo
io ti sarò se tu vorrai ancora tanto
predestinata causa che forzerà la morte a darci indietro l’oggi

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

La vera forma dei sogni
pressione nella regione più lontana del pensiero
passi fratturano ombre reticenze e timore
il diavolo resiste nel buio per farti paura
mentre tu alzi trincee da dove potere toccare con mano tempeste
nel flusso del sangue scorre la follia e il suo coraggio
cosa sarebbe la vita senza un ideale
ciò per cui combatti non è di cemento né di carta né ha voce
nessuno sa quale sia la vera forma dei sogni
ci sono promesse che valgono tutta una vita
cammineresti nel fuoco per ciò in cui credi
i fulmini sono meno pressanti di quel grande ego
ultimo pianeta su cui si è veramente liberi

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Domani
fette di pane bruciate nel forno
erba grassa nel piatto con fiori un tavolo zeppo di frutta
clonazione in natura con indicazioni d’uso e da sovradosaggio
piccoli eroi liberati dall’odore di cartone
bambini che hanno trasferito il chiasso nelle cuffie del virtuale
odore di terra bagnata dopo un temporale
industrie di cacao all’angolo dei viali
medici senza frontiera per curare i panda
gli uomini muoiono all’età delle stelle
e da immortali la sfida è grandiosa
ogni galassia ha un folle regnante
che non supera i dieci anni per una legge che protegge
dai mali comuni gli adulti
ogni tanto il morire diventa un’arte
è raro che accada “sarà un artista” si mormora in giro
si è suicidato spingendo tutta l’anima nel suo ultimo libro
i libri non li legge nessuno siamo telepatici – replicano i telegiornali
nel futuro l’amore non avrà più un casa
gli abbracci diventeranno caldi ologrammi
e per un bacio ci sarà di certo una tassa
bisognerà essere ricchi per potersi permettere sentimenti
il regnante firmerà una legge contro i normali
tutti dovranno giocare ai videogiochi
oppure inventare nuove forme di vita aliene
ma l’amore poiché pericoloso
avrà i suoi ribelli nel petto di qualche ancora più folle poeta

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Argento
fino al cielo salire per poi lasciarsi cadere
sentire le fratture delle ossa doloranti fin nel cervello così è l’amore
tentare di ridere tagliando l’aria con il respiro
invece che lasciarsi morire per gli spasimi in ogni cellula
fine silenzio glaciale appiombo
dolore sofferenza brividi e paura
veleni che reggono le ore del giorno senza ascendenti stregati
ogni miracolo lascia un marchio nel sangue prescelto
all’angolo della strada la fortuna è una ragazza pazza
regala fiori orticanti prima del suo bacio più dolce
è il prezzo dice qualcuno
è il prezzo risponde la sorte
nulla che sia abbastanza parla un’ombra
e allora tu smetti di credere in una cura
ti lanci nel più grande tornado nella tua testa
sfidi i fulmini e i temporali
ti getti dagli scogli nella voragine con correnti profonde
per non sopravvivere al tumulto della pazienza
incarnita nell’unghia di quel silenzio
dove resti bloccato per fissare i suoi occhi
che ti uccidono ancora una volta prima di lasciarsi amare

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Scudo abisso e sogni
dentro la gabbia le grate sono umidore e buio lamenta il cuore
un contagio di male fa correre il corvo nella direzione dei sogni
ha smesso di mangiare frammenti di stelle il giovane ego
digiuno il battito è disperso in una grande marea
e quando si alzano i flutti dell’oceano Amore l’aria diventa calda
le ali del corvo tornano a battere cercando la sua fuga dall’inferno
la morte tende le sue mani verso l’audace
ogni più piccola speranza gli fa da scudo
ogni voragine del pianeta è un posto sicuro
ogni abisso ha un cuore più sentimentale delle rive aliene
e col timore di doversi fermare senza trovare salvezza
cerca di precipitare in più grandi sogni

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


Dove le onde diventano braci
respiro in silenzio con gli occhi aperti sul nulla
una voce fantasma attraversa i muri per colpirmi il cuore
due ali scavalcano il muro del cielo per entrare nei miei pensieri
invece di volare precipito in un sogno

pirata su una chiglia perduta a inseguire il mio faro
chimere serpente e astri dragoni si sfidano per avermi
quello che ho non è quello che necessariamente mi serve
col cappio stretto mi spinge avanti speranza

abbraccio soltanto il vuoto il resto è febbre
mostri e divinità si mescolano al mio sangue
amore bandiera sull’albero alto e teschio
quello che abbraccio non è un sogno ma una causa
respiro in silenzio ogni isola è lontana
morirò a digiuno dei tuoi occhi chimera
all’arrembaggio è il mio ultimo grido
poi precipito dove le onde diventano braci

bandiera al vento l’amore penetra ogni cosa
pareti cemento esplodono davanti agli occhi
ogni mostro nell’Inferno del mio silenzio diventa un gigante
ogni cellula che porta al petto l’aria – è l’immenso

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Stiletti
abito un diavolo in un blocco con muscoli di gioia
il sapone è un panno di sangue anestetizzato con morfina di sogni
la mie mani sanno di fango dopo la pioggia sulle tombe
a volte calpesto le ali di un corvo per bagnarmi gli occhi col buio

I miei vicini di casa sono i nemici con ernia sentimentale
succhiano dalle pareti a mollo nel cemento il rumore
mi spiano dalle serrature nel cuore i battiti
quando trema il nudo di un sogno per qualche fantasma

ho smesso di camminare nel sonno perché troppo lento
friggo per allergie astrali ogni volta che esco di casa
qualcuno pensa che l’Inferno si porti dietro i mostri
ma io so che il Diavolo se t’entra in vena ha piani per il tuo dolore
abito un satiro seduto sulla porta di un teatro con puttane
per non morire ubriaco di male – guardo le stelle
ogni febbre germoglia sul mio corpo il piacere
io unico vagabondo in un bozzolo di chimere
abito un diavolo immobilizzato nella mia carne
ha i passi pesanti e bloccati nel miele
entrambi sogniamo una scappatoia dalla gabbia
ma privi di ali niente volo
così io e lui prigionieri
ci litighiamo l’aria per il respiro
e trattengo il fiato da qualche giorno
nella speranza di aprire le porte dell’Ade
e smettere di amarla

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

mi ha detto diventa una scintilla
e ho bruciato
le sue dita fredde sulla pelle
una gara di sogni nella corrente d’adolescenza
appena ho sorriso ha spalancato gli occhi
così è l’amore
mi ha detto
poi sono scomparso

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Sex addiction
curami con l’oppio dei tuoi occhi
il male dell’ora che inietta in me la morte
che si scalda i muscoli con i brividi sulla schiena
mentre cerco di afferrarti per la mia dose
un bacio
dammi qualcosa d’immortale per cui cambiare
oxycodone metadone eroina
disintossicami dal traffico nei tuoi sogni
che vorrei non abitare da estraneo
entra nella mia pressione sanguigna
espelli le cellule senza il tuo nome dal mio corpo
divorami dall’ugola dell’amore le parole
su cui fuma sto stupido cuore preso dai suoi battiti

dammi un tocco d’onnipotenza
scambia la mia pena con un momento di gioia
divorami
divorami tutto il dentro
poi vomitalo sul cielo così che piova
ogni più assurdo metallo
ogni più pesante pietra
qualunque cosa schiacci questi ossi
dove ti nascondo quando non ritorni
dove ti posseggo quando sei sola
dove smetto di essere un verme e divento un Dio
ma solo per poche ore

cerca nelle controindicazioni la sequenza
per il sovradosaggio d’amore
togliti dall’ombra della febbre che mi consuma
in alternativa lasciami un paracadute di sogni

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Colpa dell’Eden
i miracoli abitano una briciola di pane
nessuno raccoglie l’incantesimo dalla strada
tutti dietro alle stelle cadenti
ma io impiego 400 anni per crescere e altri 400 per morire
afferma sottovoce un tiglio
mentre assorto dalla corsa
un piccolo insetto combatte all’angolo di un ring contro un ragno
i miracoli non hanno categorie
nessuno li vede tutti li attendono non c’è un manuale per trovarli
inceppano ogni tanto il motore della vita
per poi svanire dalla clessidra del giorno
ci sono gli apprendisti stregoni sulla strada
si spingono in velocità dentro i nostri sogni
ci frugano dentro coi loro occhi – li chiamano angeli
da qualche tempo recitano nei film
ma non sono attori sono maghi
che respirano la nostra stessa aria ma a volte
a volte sono capaci di farci sentire migliori
ci leggono dentro - afferma qualcuno
ci rovesciano le nostre anime – sussurra un altro
i miracoli restano sul tavolo del mezzogiorno in attesa di sfamare il pazzo
che non crede a nulla se non al proprio immaginario
e per lui qualunque cosa accada è semplicemente colpa dell’Eden

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”


Chi abbaia ai mostri?
si salvano dall’inverno
volano sottopelle poi bruciano
i corpi prima del cielo
un fuoco e una sciarpa rossa nel sangue
un cappio dentro è desio
sopra o sotto
cellule libere dal fondale
qualsiasi grado d’immaginario
il cane non corre dietro ai sogni
capire se angelo o demonio
capire se buio o luce
timone e la chiglia non serve
agli che occhi sfiorano le stelle
chi abbaia ai mostri – ti domandi
due vampiri si sorridono nel giorno del funerale
a messa ultimata tutti morti
e il banchetto diventa mortale
buio o luce
il cane esaltato non insegue i sogni
e la stella che s’alza brucia tutti quanti
la morte ride da dietro una maschera
un dolce fiocco di neve scende
la paresi dell’aria mostra la grandezza degli attori

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

salendo sui fiocchi di neve
se io ti riempissi la bocca di sole non è vero che tu smetteresti di respirare l’aria
l’amore non è umano l’amore è per gli dei
amando si quietano le belve in noi e il cuore sale alle stelle
se io ti abbracciassi non è vero che mi cederesti il cuore per mescolarti ai miei battiti
e non è vero che perduto il sonno
la fame
e la sete
perduto il tuo io
mi verresti a cercare alla fine del mondo per salvarmi dai sogni che ignorano la tua bellezza
se io ti mostrassi le mie ali non è vero che leggendo la mia mente tu toccheresti il cielo
poiché il volo diventa meraviglia se fatto con l’immaginario
e non è vero che tolta l’anima al peso del corpo un giorno
mi raggiungerai salendo sui fiocchi di neve sulle nostre tombe
che graviteranno intorno al freddo l’occhi d’un corvo
che mai prima d’allora aveva vissuto lo straordinario
vedendo due angeli unirsi in una sola luce

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

non t’ho mai detto
non t’ho mai detto che posso tirare indietro le lancette del tempo
io muoio ogni secondo il corvo muore l’inverno muore – un astro muore
non t’ho mai detto d’avere certezze sulle fiamme sull’assurdo e sulla solitudine
ma posso toglierti le pietre dalle scarpe, imbottirti i cuscini con i sogni e asciugarti le lacrime
coi sorrisi
non t’ho mai detto che l’eternità non avrà fine
non t’ho mai detto che lo zucchero è meglio del sale
né ti dirò che l’amore al posto del pane riempia lo stomaco
non t’ho mai detto veramente che la paura m’insegue come un cane
mentre resto alla tua finestra a scacciare i mostri
né ti dirò che se avrò freddo mi coprirò con un ricordo
mentre i tuoi occhi saranno nel loro immaginario poema
non mi hai mai detto che le gabbie sono fatte anche di emozioni
e tu non mi hai mai detto che per fuggire servirebbe un altro fuoco
così di cenere in altra cenere alzarmi per non morire
senza aver tentato di fermare un attimo appena un attimo la tua corsa
perché io non t’ho mai - mai detto di non amarti
ho soltanto lasciato molti spazi tra i respiri e le parole aspettando che tu legga nel vuoto gli abissi in cui cado quando mi manchi

non t’ho mai detto che posso fare inciampare la Morte
che sulle nostre tombe pioverà ma solo di stelle
non t’ho mai detto che bere dalla fontana della giovinezza significhi
portare avanti un sogno
ma se si potesse fare il mio sarà eterno

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Straordinario non è dove arrivano i tuoi occhi
accoppiato all’ombra nell’osso si svuota del buio la mente
il cielo all’alba ha il peso di tutte le cellule il silenzio del sangue odia il corvo
c’è una curandera in qualche remota via neurale che non conosci
pratica il voodoo col tuo dna immortale ma senza semafori sulla strada della fortuna

in questa città nessuno conosce nessuno ma tutti amano amarsi in virtuale
a volte piangi per le cose avvenire per non avere tristezze prima del sonno
e ti dimentichi di essere stato bambino ginocchia sbucciate lacrime in strada
nato per combattere cucito alle stelle ma pur sempre soldato davanti ai mostri
qualunque granello di sabbia teme la clessidra
qualunque acqua teme la semplice fontana
tu non guardi indietro sulle tue orme
imperfetto verso rotte sbagliate ma nulla che possa fermare
quel Diavolo che in te brucia per il domani

a volte tu sei uragano
a volte un temporale
un terremoto che smuove la crosta del mediocre in lotta col tempo nel nido d’apatia
a volte cerchi casa per un ragno
a volte usi un filo sottile di speranza per dondolare gli occhi in cerca di sogni
a volte sei un supereroe alimentato a liquirizia
ma davanti al dolore sei un uomo che anche se smette di volare
potrà combattere con altro
“Straordinario non è dove arrivano i tuoi occhi ma dove tu immagini di potere arrivare quando gli chiudi”

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Il Profeta
ho subito un trapianto di vele non devo più camminare
non sono più una carcassa in corsa per il respiro
ora volo
sono l’ultimo della fila che non sbatterà più il muso contro i giorni
ho un bendaggio di nuvole per ogni dolore che ancora brucia
sto insegnando a fabbricare grucce d’immaginario strappando lancette all’orologio
percorro universi in comode pantofole con flanella di sogni
spinto da un placido vento in terapia per violenza da un dipendente di farmaci a forma di caramelle
e bevo il latte dalla bottiglia
per non lasciare traccia del mio passaggio nel dna della casa
sono un Premio Nobel per l’astinenza dalla paura
credo che tutta la vita si riassuma in delle risate
e ho il privilegio di stringere ogni notte la mano agli astri
in attesa di un Profeta capace di strapparli alla prigionia del cielo

Da Lettere dal silenzio
 

legione avanza
la barbara misura della vita il tempo scoglio offeso soltanto da marea
il mio spalleggiare virtute in tempi senza onore casto poema l’uomo
senza una strada vera nell’esistenza il giorno prigione per ingenue fiamme
che vanno avanti se solo alimentate con i sogni
fragile casa il corpo per pietosi vermi con dignitari e nobili legione avanza
cremate ossa rumore di dadi bianchi macché poemi privo di morte il corvo
se non si è maledetti in questa vita nemmeno la leggenda ti piangerà i versi
non c’è un premio al bene nel niente vivrà da buon straordinario il lascito del cuore

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 

Respirar m’è dolce
la mia ossessione per l’Oltre non è per essere Immortale o dono al mondo
d’Eroi ce ne sono maggiori a sufficienza io solo qui per consumare l’aria
trovare il senso dello spartito dentro con le note
di tutte le canzoni scritte per i mortali
io non vorrei lasciare di me stesso una leggenda
nemmeno dare utile di un talento alla storia
potere andrei dal limite al limite opposto in chiara luce
e dare conforto a questa ricerca spasmodica di tempo
ma mi domando chi rende la cellula o l’osso corona ai primati
un Premio Nobel se sì lasciate a me nobil sarcofago poema
la mia ossessione è uno spazio
senza una virgola
senza un punto
senza le pause
straordinario bretelle che regge dentro il fio
oh respirare m’è ancor più dolce se con l’immaginario avanti

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale
 

pensando siano stelle
se fossi un poco più del mio mortale l’avvertire tempesta
al sesto senso aggiungerei un dono mai limite vi fosse allo straordinario
ma resta di questa arma sopra l’osso la parola - un marchio a fiamma
per un bruciare dentro e fuori con stigmate nei palmi d’una alba baciata dai sogni

se fossi un poco più di quest’acerbo frutto
che il maturare lo porterà alla morte io non sarei poeta
resterei nudo e il vento non conoscerebbe del pensiero il volo
se fossi qualcosa di più di una scintilla giustificherei la mia presenza nell’universo
ma resto quello che sono e non so cosa potrei essere di diverso
forse un allegro giocattolo con il filo tirato dalla mano di Follia
per qualche bambino alieno che mi regalerà dei sorrisi
gli stessi che ci accendono gli occhi dentro un arcobaleno
gli stessi che i marinai inseguono pensando siano stelle

Da “se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale
 

Siamo forse uccelli?
è una voliera senza porte il cerchio dell’abbraccio
dove affondo chiglia audace rimasta naufraga
di un faro mai visto all’orizzonte l’occhio piange
una marea salata con battiti al posto dei flutti
ma io sogno
di quel abbraccio o abbandono ogni forza
io sogno
qualunque stella rimasta al faro per dargli luce
io sogno
l’oceano a volte calmo a volte in tempesta dell’amore
io sogno
precipitare sul fondale se il volo non è capace di esprimere i sensi
siamo forse uccelli
col cielo sotto i piedi se rovesciata la voliera
siamo forse uccelli
col nido sul pianeta più distante
siamo forse uccelli
nutriti con briciole di cenere d’amore immortale
siamo forse uccelli
con piume di fuoco in mezzo a recite d’inverni senza nevi
non siamo forse uccelli
predati dal nostro stesso ego mostro che non ci vuole liberi
se fusi i due corpi ad un solo sogno?

è una voliera senza finestre il sigillo di un bacio
dove smarrita ragione non resta che affidare lo spirito a fortuna
dove resistere significa soltanto non sapere godere
allora l’oblio sia lasciarsi un po’ morire sulle labbra
che cercano di rubarsi con poca astuzia i respiri?

Da “se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale
 

In attesa del fulmine
ghiacciami i muscoli della bocca con un bacio infinito bardane di lingue a fuoco
questi orizzonti di pelle sudata sui corpi prede perfette i cuori in astinenza d’aria
esorcizza il sangue posseduto dal diavolo dell’amore Inferno nel Permafrost dei battiti
ci scioglieremo presto piangono di cera spiriti forzati alle fiamme
perdona l’atto del respiro è barbaro l’umano con ogni cellula combatte
artiglia il fragile nella conchiglia del mio credo spume svanirà l’oceano di certezza
bloccami il passo sul ciglio della strada o investimi con i tuoi occhi
blocchi di tessuti e ossa
blocchi di cemento i dubbi
blocchi d’acciaio i sensi
in attesa del fulmine

Da “se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale
 

Mach 10
siamo sempre sbagliati sempre imperfetti sempre impreparati
usiamo soggetti - incomprensibili - alle parole
distruggiamo per ardere - e lasciamo crollare certezza
nutriti come animali selvatici dal dubbio
corriamo contromano - pur di schiantarci
con il fuoco vicino al serbatoio di benzina
fatti di sogni fino al midollo
senza alcuna possibilità di curare - quello per cui continuiamo a respirare

siamo sulla medesima onda con la follia
lanciati nel vuoto dal ventesimo piano dell’universo
senza un paracadute senza una corda senza una rete
vibrazioni spinte alla velocità di un Mach 10 oltre gli astri
siamo sempre sbagliati sempre impreparati - all’amore

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Fluoxetina
se non ti posso fermare confesso ti ucciderò
non potrei sopportare vederti abbracciare l’aria
senza il mio corpo in tuo soccorso
non potrei vederti immaginare una stella
senza il desiderio che io fossi la sua luce
se non ti posso leggere gli occhi confesso io ti ucciderò
sento già le tue grida nella mia febbre
salta i gradini del dubbio mentre Sali e chiudi pure la porta
sfonderò i muri e ai cardini delle finestre appenderò un sorriso
per dirti che ti amo
e non dovrai più ringraziarmi per la pazienza
di non averti divorato i sogni - dal cuore
ti aspetterò in cima a qualche vertigine - per poi - soccorrerti
per bloccarti nella stretta d’ogni mio respiro
si io ti ucciderò e non avrai scampo
sì ti divorerò dall’aria
sì potrai tentare di fuggire
ma sappi che su questo pianeta
non ci sarà mai un posto dove nasconderti
poiché io solo tengo sull’asse delle parole
la sua forza di resistenza ai mostri
se non ti posso zuccherare il caffè con certezze ogni giorno
confesso che ti ucciderò
per non immaginare il mio cuore fuori dal costato
a tremare di freddo sotto le stelle
così - mio cuore - ti legherò all’aria
non disarcionati i tuoi respiri - saranno nel mio sangue
e tu libera in ogni mia cellula potrai meditare all’infinito
di come sfuggirmi

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Uragano
quando tu non hai più punti dell’universo dove guardare
e una bocca gigante ha inghiottito tutte le stelle del cielo
quando il buio s’è infilato nel tuo cappotto
e le scarpe i sono consumate per nulla
guarda avanti lo stesso e non tremare
non c’è meta più ambita di una piccola gioia
se l’amore non passa no è il suo tempo
ciò che è tuo è già messo da parte

quando pensi alle regole mai capite del mondo
entra in un bar solo per un saluto
avvicina la tua bocca al vetro appannato
e lascia un bacio all’amore
è scritto che la felicità spesso entra nei pazzi senza una ragione
è scritto che bisogna smettere di capire per avere un sogno
per tutti gli sbagli che hai fatto non ti daranno un premio
per ogni conquista idiota riderai in futuro
ma se per caso qualcosa di buono ti potrà capitare
non sarai né il primo né l’ultimo a perdere il treno
così corri dietro al l’ultimo vagone ancora sulle rotaie
corri come se non ci fosse un domani
e se ferito
in fin di vita
agonizzante
tu pazzo ce la possa fare
nessuno
ti dirà "questo è il prezzo dell’essere felici"
rotule rotte
gambe sanguinanti
orgoglio ferito ma sempre un cuore forte che batte

Da “lettere dal silenzio”
 

Cashmere
toglimi il peso del mondo dal cuore
nutri le mie giornate con abitudini meno acide
ferma il traffico nella tua mente
guardami dalla finestra del tuo battito
solo sono un cuore sono solo un cuore
non hai bisogno di combattermi
io non sono l’idiota che accende gli astri
non compro pianeti al supermarket dell’amore
ma posso regalarti un’impronta di sabbia
in riva al lago con onde ferme
non ho idea ancora di cosa sia l’amore
non so coniugare il verbo “straordinario”
non so cucinare frasi perfette all’alba
ma baci
sono solo un suore sono solo un cuore
qualunque cretino compra oggetti in vetrine sofisticate
qualunque bellezza s’aspetta coperte di cashmere sul piedi di notte
ma io non confeziono effimero per dare gioia
ma io non confondo mai l’anima con il comprare
toglimi il peso del mondo dal cuore
sarei felice di stringerti a Natale
spezzami il cuore se credi di avere il coraggio
affonda il mio battito nella tua bocca
e se per caso per sbaglio per strana coincidenza
tu voglia amarmi
allora fissa i miei occhi e scoprirai che tu solo splendi
al posto degli astri

Da “lettere dal silenzio”
 

La casa sulla collina con gabbiani
l’azzurro del cielo è combustibile per sognatori
nella conserva di frutta lo zucchero abita il ricordo d’estivo
le scarpe portano la sabbia di rive lacustri in casa
la fiaba tra il bianco delle pareti e fili d’aracnide è senza fine
più dormi più pensi più corri altrove
vivere lottando non è un lavoro ma una promessa
in cima alla lista sul cellulare i migliori amici
nella fabbrica delle spezie sul frigorifero l’odore è in ostaggio
di lei ti ricorda la lunga catena di briciole di pane integrale
davanti al vetro della finestra i gabbiani sfiorano i tetti
il tuo alto nell’emisfero destro non trova confine
chi ami lo dirai o lo dici solo a te stesso
amore abita la casa sulla collina con gabbiani
in ogni parete c’è il segno del passaggio di qualche fantasma
ma la vista sull’infinito dal primo piano è un respiro
e tu continui a riempirti d’aria i polmoni per nutrire le fiamme

sotto il dolore la pena è dolce
metti nell’occhio la carezza del sole a primavera
sei un poco angelo e un poco gabbiano
libero sopra le acque calme dell’universo di briciole integrali
e di fantasmi

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Antieroi
gli occhi che s'immergono nella tazza del caffè pescano ricordi
meglio un buon intero che una metà sbagliata diceva mio nonno
a volte noi abbiamo opposti incompatibili con le distanze
che se avvicinati diventerebbero davvero l'uno perfetto
si dice che il male serva a renderci più forti
che battagliare per ciò in cui crediamo tempri la speranza
si dice anche che il piccolo resiste perché umile
ma non sempre umiltà e bene vanno sottobraccio
siamo antieroi con un immenso spazio di volo
ossessionati dalle cose in sospeso col Fato
abbiamo un universo mentale senza confini
in attesa che l'amore di una grande cometa ci nutra
siamo diavoli esploratori insegnanti profeti
innamorati di noi stessi fino alle ossa
siamo vinti dal tremore dei sensi nel nostro fragile
inguaribili bruti infiammati da qualunque cosa ecciti il nostro tormento

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Pazzi con volo fino alle stelle
siamo degli affamati
d'amore
circondati da nuovi irraggiungibili punti sulla mappa dei sogni
abbiamo sempre i bagagli del cuore pronti
per lanciarci nello spazio
siamo sempre perfetti se sfiorati dal bene
combattivi per esigenza di una vita normale
ma quando l’asteroide della passione
ci minaccia
diventiamo piccoli come i bambini
siamo delle belve nutrite col sangue della storia
educati nelle scuole della razza umana
possiamo mettere alla prova il credo
senza mai mettere in dubbio la speranza
siamo angeli quando ci stringiamo nel letto di notte
divini se abbracciati ad un unico sogno
e se feriti
ci ritiriamo nei nidi
dove solo chi ci ama sa
dove trovarci

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

La Chiamata
dormo abbracciata a un foglio bianco
dal mio ghiacciaio si sciolgono ogni tanto parole
Ho un unicorno spaventato sotto pelle con l’ala spezzata
che nelle notti d’inverno ascolta all’ululato dei lupi
tutti bloccati per compere natalizie nei centri commerciali
la mente non cede la sua anima al lamento
non credo nella gelosia industriale
e Nemmeno al suicidio per una colpa
credo invece al buono perpetuo
alle risate nei locali pieni di gente
credo al bacio sulla guancia
e Alle frenesie del cuore quando ama
inseguo la mia metà aliena da sempre
l’altra metà di donna trema di freddo
gratto i resti dei pleniluni dalle pareti
nelle lunghe nottate senza una stella
Non sono innocente ma molto imperfetta
ho una lama al posto di un diario di bordo
più di molti atleti uso non parole ma spade
ma sotto la mia pelle splendono gli astri
sono tutto e niente
invincibile se toccata da male
e quando amo mi perdo nella marea
da piccola goccia nel cuore di un monte
 

Il peso dell’acqua sul corpo
noi due non abbiamo mai vissuto insieme
i nostri microcosmi non si sono mai contesi le solitudini
non abbiamo mai parlato con i silenzi

però conosciamo il peso dell’acqua sul corpo quando piove
e sappiamo calcolare l’assenza di uno dal cuore dell’altra con i secondi
noi non ci siamo mai amati
eppure ci apparteniamo
mentre in televisione i pompieri salvano da una palazzina a fuoco
tutti quanti
e i getti d’acqua sembrano immobili
mentre le sirene delle pattuglie di polizia friggono l’aria fredda
lo stacco di una pubblicità
e nuovamente il fuoco
il vuoto è un campo eletricco o una corsa di chimere troppo veloci per essere viste
che importa
i getti d’acqua sedano il fuoco
salvatori e salvati immobili
quasi fossero le nostre mani quando si sfiorano
in tempi
dimensioni astrali
e vite diverse
 

L’incredibile ha dello straordinario
Sei assente intanto hai sviluppato radici
Dai ricordi qualche nuvola ma la giustifichi pensando all’inverno
Il divano non è mai stato attento alle note della chitarra
Quasi - quasi ti spaventi per quelli
che sono ancora sepolti tra gli scaffali del supermercato
e Hanno crisi di nervi
Dopo tutti i voli dell’immaginario ritorni al pianeta terra
Con le sue abulie d’amore
Con le icone plasmate per piacere ai compratori
Ma Qualcosa della spazzatura sembra così romantica
E il criptico dei sogni si misura con la nebbia
Appena ti copre la notte
Nulla di quello per cui combatti si rivela e ti rassegni
Calmando il miocardio
Con un ritmo che serve da sos a qualunque cosa
Voglia tornare per salvarti
 

Fammi un incantesimo
Fammi un incantesimo
Direbbe il fantasma al suo persecutore
La tua mano ancorata a un telefono muto
Il materasso lamenta l’assenza del peso di un’ombra

Profumo di caffè nell’aria e lei ti sorride nella mente
Inchioda alle cerniere d’acciaio amabili sogni
Ghiaccia le porte del mondo per non farla scappare
Getta nel fuoco le istruzioni per la sopravvivenza di eventuali mostri

Aspettala alla stazione del Destino col fiato corto
Divorale dal petto le certezze
E versa un bacio caldo nella sua bocca
Perché lei resti per sempre legata ai tuoi passi

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Coma
col cuore scoperto Alla stazione del treno
Sono finiti i biglietti per l’Eden seconda classe
Il buio è un ritratto di famiglia per le ombre
Ciò che ti divora non abita il pianeta ma i sensi
Nasconditi drago nella campana di vetro
Prima poi sarai libero dai miei battiti
Prima o poi bruceremo insieme
Fino a consumare tutta questa anima che respira aria

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Spezza una stella
Lascia la porta di casa aperta ai miei sogni
Offri un pezzo di pane ai fantasmi chiusi in armadio
Versa un ottimo vino in due bicchieri di aria
Porta il più bel sorriso alla stazione
taglia il tacco alle mie scarpe e fammi inciampare
Reggimi il cuore appena cadrà dal costato
Legami con una battuta ironica alle tue labbra
sbriciola il pane in strada per dare direzione ai miei passi

lancia un osso quando il cane del vicino abbaia
spezza una stella nella pentola con minestra e verdure
doma sul lato destro del letto i battiti
o semplicemente sfoglia il bianco dal muro e libera il cielo
dimenticami in casa con le rose nel vaso
cancella dai tuoi pensieri le rotte senz’astri
portami dai viaggi immaginari qualcosa
un piccolo dono che somigli al tuo cuore

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Il tuo Cuore
L’inverno non ha parole abbraccia con forza
Le dita fredde
con guanti di ghiaccio qualcosa rende il tremito una difesa
Tenace tenaglia speranza nel cuore alieno a fiabe
Ovunque il tuo battito irrompa sveglia di astri i miei occhi a specchio
Sono il tuo bene non dimenticarmi
Sul comodino
un pc ibernato I principi che smuovono il cuore sono rompicapi
nella materia del meccanismo s’inceppa qualcosa
tutto il mondo gira inverso
nelle mie mani
il tuo cuore
il tuo cuore
il tuo cuore

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

Ogni tanto devo riconoscere che essere intelligenti, porti a fare delle scelte molto stupide pur di adattarsi.

Da Lettere dal silenzio
 

Lei è ribelle
Lei è ribelle tanto che paralizza l’aria,
è dolce quanto basta per far tremare il cuore
in te lei ha è un segreto
che spinge alla nascita i sogni.

Da Lettere dal silenzio
 

I pazzi pattugliano il mio sangue
i pazzi pattugliano il mio sangue nell’immaginario tramontan’ le stelle
Al buio le mani cercano muri di soccorso cui appoggiarsi
Fantasma entra il silenzio
la porta di casa è chiusa
Ti senti al sicuro lontano molto più lontano dal tuo corpo
Ogni clic del secondo sfida il tuo ascolto
Un piccolo insetto trasuda sogni nel suo bozzolo d’uova
Il cielo preme sul soffitto per dare un nido alle stelle
Le macerie che crollano erano una volta
certezze
L’amore lascia uno strano sentore di latte
Il respiro è la più primordiale battaglia per la vita
Un morso dai dubbi e la tua ala spezzata cade
Ogni prigione nel petto difende i tuoi battiti
tu puoi fuggire da me chimera
probabilmente io sono solo un fantasma di mezzanotte
eppure sento
la forza dell’onda nel tuo cervello
dove tu sai bene d’amarmi

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Titano Furioso
Questo silenzio
è un titano furioso
imprigionato tra vulcanici scogli
in lui c'è un male
che non solo regge alla fiamma
ma la divora

questo silenzio
è una nave rompighiaccio
che si fa strada ove tutto è estremo
spinta dal calore del cuore
anche se spezzato dagli argani delle parole

questo silenzio
è un coro di lame
che tagliano l’aria calma
appena tu resisti quiete
il tuo battito sa già dell’arrivo
di una grande tempesta

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Sono maledetto
La mia maledizione è convivere con meraviglia
Strapparla ai licheni del vuoto e darle una forma
Tirarla a lucido con le parole strappando a me stesso i battiti
Con la speranza di non lasciarla priva di un cuore
Mi chiedono di essere normale ma non ho speranza
Chi mai potrebbe camminare bene se ha sempre usato le ali
Un cigno pur bello non ha voce
Così la pazzia del pazzo
Tu vedi in me trasparenze cercando di dare loro un nome
Io colmo ogni natura con un destino
Che leggo alla legge di qualche stella
Come i profeti ma di più umile natura e di meno mezzi
Ogni volta che parlo rovino tutto
Sono maledetto a dare forza allo scritto
Poiché il rovescio della mia anima è un buono
Che non si può tradurre per fare capire la gente
Il mio straordinario è destinato ad altri
Non ho unita di misura per un amore
E non conosco vie facili per arrivare in vetta
Qualunque cosa per l’uomo significhi il premio
La mia maledizione è trovare un percorso ai sogni
Condividerli con chi capisce del loro valore
la forza
per ritirarmi poi nel mio guscio di silenzio
dove concepire altra meraviglia per dissennati colpevoli d'amore

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Scatola di sogni
Venti metri la scatola dei sogni
macchie di bozzoli sul soffitto dove le stelle
rinascono uomini
pareti di parole impresse con la mente
e il rumore dell’acqua che scorre dalle tubature del bagno
ogni respiro si blocca mentre il corpo suda ghiacciaio
dal nucleo caldo del cuore
ogni cosa che percepisci è la tessera di un puzzle
venti metri quadrati la scatola con fili di ossessioni legate al tempo
perimetri ovali di universi che ti chiamano per nome
nulla è normale quando il buio affonda i denti nella tua carne
nessuno conosce la vera forma delle emozioni
spari alle giunture dei muri coi piccoli pugni
un bambino sorride e abita da sempre la tua casa
non smette mai di ridere e di fare marachelle o di farsi male

Venti metri quadrati la scatola dei tuoi sogni ma tu non sei normale
Usi i fili di una ragnatela
per modellare lettere d’alfabeto poi parole poi frasi
tessute In una lettera che manderai prima o poi al destino
Perché sappia che ami
quella cosa
che ti fa tremare appena chiudi gli occhi
smettendo di respirare anche l'aria

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Selciate mosse
Selciate mosse
Son dal vento
Vagabondo erro
Incostante
Tra le ombrose rade
Sul filo dell’albeggiare ... Pigro
Mi sei lontana
Come il battito
Sepolto in sto costato
ma sei vicina
Al mio sognato faro
Come il coraggio del veliero insonne in preda alla tempesta
Pettinate si adagiano
Nel grembo caldo
Là dove passa il vento
Le campestri in fiore
Sorge la stella
Che mi rotola dentro
Sebbene nella memoria
... Di lei
Ancor più luminosa
Tu sia ... In assoluto
 

Lettera per te JM
E’ notte. E’ buio. Fa troppo caldo per nevicare ma volendo, basterebbe che alzassimo i nostri occhi al cielo e sostituire i fiocchi di neve con le stelle. E’ Natale. Qualcosa di te, ispira i miei battiti, cose piccole, ben inteso, poiché i miracoli appartengono al Destino.

Tu non credi allo straordinario e ti proietti con frecce di fuoco nell’ignoto futuro,- ma io, io che con lo straordinario parlo ogni giorno, posso dimostrare che le piccole cose smuovono l’universo. Si dice, ma è solo un proverbio che “la goccia d’acqua scavi il monte”. Non c’è infinito senza un grano di sabbia e credo non ci sia gioia, senza l’abbozzo di un sorriso, ogni montagna ha bisogno che la goccia lo scavi, ogni universo nel suo silenzio, ha bisogno di una stella per non morire.

La confusione delle luci ai balconi, fanno impazzire le ombre e nessuno bada al caos dei colori, nessuno usa l’immaginario per assorbire la magia, tutto resta informe agli occhi del triste.

E’ buio ma il buio è spesso meraviglia. Ho cercato un piano astuto per chiamarti, ho smesso appena ho considerato l’idea che oggi dire qualcosa di bello, ci faccia passare tutti per degli stalker. Ritornerò alle lettere e più di prima, questa sarà diversa. Non chiude nel proprio nucleo la forza di una passione, né esprimerà gratitudine al Fato, ma farà il suo dovere con il desio che spinge la mano a creare per te … l’inenarrabile.

Io, tu sai, non sono capace a parlare o scrivere del normale, io non lo so fare, io non l’ho mai fatto. Io vivo il normale ogni giorno e questa routine potrei, dovrei, condividerla ma solo e soltanto per amore. Ma tu saresti pronto a questo sacrificio? Quelli come te che fuggono, appena scoccata la freccia, quelli come te che vivino il nervoso di una fiamma, spesso, non guardano all’intensità del fuoco che li nutre, ma semplicemente a mantenerlo vivo, in qualche modo o a qualunque prezzo. Un giorno qualcosa ti farà capire che c’è un motivo al perché a volte si smette, oppure, si inizia a bruciare. A volte c’imbattiamo in ciò che ci conquista senza dovere fare nulla. A volte sono gli eventi che ci scelgono e persino i sentimenti.

Ogni albero resta a sfidare il gelido vento e qualcosa del suo cuore caldo, della sua forza, del suo resistere, passa a noi che attendiamo il momento perfetto e il luogo perfetto per dire “ti amo”, anche se è sempre il momento perfetto, è sempre il luogo perfetto e qualsiasi mezzo è il mezzo perfetto.

25 Dicembre non un sussurro di pioggia. Il blu s’incolla ossessivamente ai pensieri e i pensieri volano dalle tue parti. Mi mancano le tue mani, mi manca il ridere e quella minima cosa che si chiama speranza. Con urgenza io condivido questa follia del volere credere. La mia fede non è mai stata così alta e se la fede non è che il principio di ciò che smuove dell’infinito, le cose, allora possa la mia fede contagiarti, appena il sonno ti solleticherà gli occhi e appena il tuo cuore cederà al mondo dei segreti, le sue difese.

Non ho un augurio particolare da farti, non ho cose immense da mettere come tesori nel bagaglio dei tuoi piacere, io ti auguro di restare come quell’albero forte e davanti al vento preservare il nobile del carattere, anche negli inverni della vita. Ma se il mio regalo fosse così minimo a confronto di quelli ricevuti da coloro che tu ami, allora ti prego di appoggiare l’orecchio del tuo cuore, vicino alle mie labbra così che io possa sussurrarti tutti i sogni, grandi e piccoli, quelli che mi rendono invulnerabile se al freddo, quelli che mi fanno volare sopra il mondo e quelli che aiutano inspiegabilmente i bisognosi che più di noi aspettano un tenero gesto dalla sorte.

Possa lo spirito delle parole sciogliersi nel tuo bicchiere di vino e addolcire le tue giornate, possa il mio silenzio riempire le stanze della tua casa, lo spazio e possa il sorridere entrare spesso dalla tua porta e queste cose possa io averne il sentire, anche quando, come adesso tu non mi vedi.

E’ buio, ma il buio è un eterno amico per chi sogna. I mostri restano chiusi nei loro armadi, i fantasmi aspettano le strade vuote e qualche cometa passerà sopra i nostri capi; al buio, qualunque macchia di luce illumina il cuore. I timidi si sfidano a suono d’orgoglio ma cederò alla forza di una motrice più pura, e sincera, quella che resta nel cassetto dei sogni un po’ di tutti e che spero, un giorno per caso aprendolo, tu possa ritrovare. E’ la forza dell’amore che rende chiare le più nebbiose visioni. Ogni sogno attende il suo pazzo per essere realizzato, Buon Natale.

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Volare alto
Cerco una foglia che mi racconti del vento calmo
Una riva calda dove fissare l’ondeggio dolce e l’acqua tremula
Cerco uno specchio con barche a forma di piccoli soli
E scintille dove nutrire gli occhi di avventure
Io non cerco nulla di raggiungibile a parole
e quando il piacere mi tocca - capisco di volare alto
dimentico di non avere mai imparato ad atterrare
così concepisco ogni meraviglia in un unico sogno
e prima di precipitare
io lo pianto nel cuore di qualcuno altrettanto straordinario

Da Lettere dal silenzio
 

cattiva
creatura

Ti affili le unghie dell’impazienza con la mia calma
poi mi togli il potere nervoso dai muscoli volontari
Usi il mio cuore come pronto soccorso per le tue pene
E distruggi i miei castelli in aria con un sorriso
Sei l’unica!
tu Dici
Che mi rimane!
Ogni ferita conserva il proprio dolore
Fanculo a tutta quella saggezza che non cura i folli
Ci sono strade della vita che portano dritte al delirio
Mi lasci cieco nello spazio senza motori di riserva
Lontano dalla forza di gravità di una speranza
se vuoi uccidi ogni dannato angelo
Me ne frego se non mi soccorre quando mi serve - il destino
io sarò nei tuoi sogni
Non porta rancore il soffitto - se lo tradisci col cielo
Se pensi di potere fuggire nell’infinito
Io scardinerò le porte d’Inferni ed Eden
E Le stelle credimi non brilleranno abbastanza per i tuoi occhi
Amore milita nei teoremi di pazzia irrisolti
Ha salde fondamenta nei numeri sotto lo zero assoluto
Qualcosa del tuo corpo capisce che al nemico a volte si cede
Tu sola sai la risposta cattiva Creatura

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”


25 m/s
25 m/s la corsa del vento in mezzo alle dita
Una parte di te scalda l’aria con i soliti sogni
Le cuciture della camicia non reggono il fuoco
Che dalla tua pelle passa - bruciando il cotone
Ogni trofeo della tua esistenza è un ricordo
Ma qualcosa di lei ancora ti sfugge
La tua chimera non ha un indirizzo è un fantasma
L’amore non bussa alle porte o alle finestre ma entra dai muri
La vita è un gioco senza regole fisse
Andrai con All-in lanci il dado se perdi non porti rancore al destino
Non sarà mai lei a cercarti e il male sotto il cuscino
trasforma ogni attesa in perpetui vuoti
25 m/s la spinta dell’occhio contro il cielo
Ogni debolezza si ubriaca di mere illusioni
Cambi camicia cambi strategia cambi numero di cellulare
sperando la tua voce Arrivi al cuore della più improbabile creatura
attendi qualcosa che sciolga i ghiacciai dalle parole
oggi è domenica potrai dormire fino a tardi
ciò che cammina sopra il tuo petto non è l’aria
25 m/s le sue mani ti sfiorano il battito

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Mostri di caramelle
Scatole chilometriche sulle gobbe di scaffali senza tempo
Due metri d’amore chiedi al fornaio ma l’amore è finito
Nell’impasto del pane abita un angelo molto goloso di sogni
così ti lasci trafiggere da qualche suo innocente segreto
Qualcosa di spettacolare! grida con i colori un’etichetta
Comprami! Supplica il mostro sulla busta di caramelle
Forse sei all’Inferno e il tuo corpo si sorregge sugli zuccheri
Ma senti un lamento profondo dalle tue ossa
Qualunque male è reale
quasi quanto i sentimenti
E ti leghi a una flebo di silenzi solo per recuperare il respiro
In strada ogni passante è un cliente
Penserebbe il Diavolo dietro la porta del destino
Allora tu ti fermi davanti alla vetrina dove svendono i perdenti
entri prendendo il tuo numero e ti metti con calma in fila
"Tutti possiamo fuggire dall’amore, ma non da noi stessi"
Le parole di una canzone che vibra nell’aria dell’inverno
e mentre sei sempre in attesa di avere la corona di anti eroe guardi le ombre
In mezzo c’è quello che cerchi da sempre e che t’aspetta

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

irraggiungibile
Questo silenzio è violenza
Ti avvolge nell’aria che respiri magico il traffico
Alieni assopiti nei bit del computer
Una forza irreale in viaggio verso l’irraggiungibile
Ogni parte di te è un meccanismo speciale
L’amore inceppa le leve di ogni commando
Lanci un SOS galattico alla generazione futura
Procreando con ogni battito nel sangue miliardi di sbagli
Bugie in rete l’emisfero è surriscaldato
Qualche disperso si allaccia al contatto con l’oltre
La tua condanna è avere già previsto lo schianto dell’ala
Contro il muro che resiste al tuo impeto con i sogni

Da “se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale”
 

Blackberries
Il caffè al mattino lo puoi zuccherare coi sogni
Nulla ammorbidisce la tua scorza di sognatore
Nemmeno il tremendo che pesa in domande nella tua testa
Che continua a pattugliare le lune dell’immaginario

Sei solo la statua che fugge la pietra fissando le stelle
Le mani stringono quasi fosse un corpo la tazza
Ogni alba scrive sulla tua pelle un nuovo volo
L’orologio è una veggente bugiarda di cinque minuti

Le finestra della cucina tiene le labbra sigillate al bacio dell’inverno
Piove con neve le strade sono ancora in pasto ai fantasmi
tu ti trasformi davanti allo specchio in qualcosa che brucia
Qualcosa che pietrifica l’aria se decifrate le fiamme

Tutte le scale hanno un inferno e un Eden
Le devi salire e scendere ogni giorno
Trecentosessanta circumnavigazioni su oceaniche onde
Troppo bene impastate a ciò che rende il silenzio un alfabeto per angeli
Cerchi un punto per ancorare il tuo ego
La cosa più selvaggia del giorno è il bianco delle strisce pedonale
Un valzer col vento di cui nessuno conosce la casa
Ti porta all’idea che ancora ti dà i brividi

Da "se fosse amore sarebbe silenzio"
 

acque con cicatrici
Tu
esplori i segreti di ogni tacita assenza di un sogno
Alzi la mano per afferrare le stelle cercando di stare in punta dei piedi
E t’immergi in un lago ghiacciato a Dicembre
Per affilare la tempra della tua anima

Non sei disposto a cedere al silenzio
Ti invaghisci del proibito lontano che ti sfugge
Ammansisci i Cerberi dell’Inferno sulla tua strada
con gli abbracci sinceri che daresti ai tuoi amici
Tu non pensi ma voli
Mete distanti dall’universo degli occhi
Tu non aspetti ma divori
L’energia del tempo che scorre
tu
Sfiori appena la pelle dell’alba aspettando risposta
Porti il dirigibile del tuo cuore nella direzione di un fuoco
E attendi - mangiando grani di un lento quotidiano dal palmo di sorte
Che l’esplosione di un battito simile al tuo – t’incendi

Atterri - legando ai silenzi le corde del tuo sapere
Incolli al nero asfalto promesse per il futuro
E sorridi alle nuvole basse che ti entrano nei tessuti
Poi ti mescoli alla follia del giorno che riveste la folla
Il mondo è sbagliato ma non t’interessa
Ogni ferita guarita è un mero ricordo
Il punto più lontano della tua vita non è meraviglia ma una meta
Così che ti incammini in mezzo all’ordinario fermo ancora a fissare le stelle

Da "se fosse amore sarebbe silenzio"
 

3 palmi di fuoco
Ungi di sogni le serrature di tutte le porte
E lasci aperta ogni finestra perché entri la stella
Tre palmi di polvere sotto il letto non fermano l’amore
E il tuo stanco non dorme senza il desiderio di fuoco
Ogni ombra è un giocattolo sopra il soffitto
Ti lanci nell’Odissea dei sogni appena immagini l’oltre
E corri libero destinato a trovarla
La cosa per cui il tuo incendio non riesce ad abbattere i muri
E’ notte ma l’orologio non è così muto da non inseguire i tuoi battiti
C’è un insetto confuso che cerca la diagonale perfetta nella corsa
E un fantasma si fa strada nel buio a braccia aperte
Mentre un corridoio di parole lo bloccano davanti al tuo io sognante
Hai ingerito un blocco di marmo o le lacrime non sono mai scese sul volto
Il sussurro spacca la pelle sul cuore e lascia il battito scoperto alla merce del sole
Così senti il vero bruciare degli astri mentre evapora il sangue
Per non morire non resta che trasformarti
e l’alba smette di infliggere dolore al tuo corpo

Non hai destinazione per i richiami nel capo
La stanchezza ubriaca l’anima più del vino
Se ti fermi fa molto più male il silenzio
Meglio che corri e togli le porte dalle cerniere
Il mondo non è mai indietro ma avanti
Ancora una notte e sopravvivi all’amore
Ma domani
Ma domani
Ma domani

Da "se fosse amore sarebbe silenzio"
 

Plastoceanic
Esplode in pianeti, galassia
dove si scontrano, oceano e cielo,
se tu avessi le ali sopra i flutti sarebbero due super stelle,
inutile negare la volontà del cuore che smuove marea persino i fondali,
nulla resiste se determinato e il credo ha sempre
una anima
Quelle conchiglie
si raccolgono alle spume per ricordare i viaggi
Le onde non sanno morire e a volte sono annoiate
Così si lasciano portare avanti dalla marea
Come un amore che lento invade i confini dei battiti.
Non esiste un vero nome per l’infinito né un saluto meno tragico del “ci vediamo più tardi”
Non esistono parole per descrivere il brivido d’ogni nascere
e nemmeno i moti dell’anima se spinta a massimo
in mezzo alle
furiose
tempeste

tu lanci spesso lettere in bottiglia alle onde
nulla dalla oceanica forza verrà a salvarti
così ti spingi col tuo fragile nel guscio caldo di una stella
non chiedendo le ali e nemmeno un volo
ma soltanto per toglierti di dosso i brividi dello straordinario

Da "se fosse amore sarebbe silenzio"
 

Spiriti e tempesta
Onde sopra i fondali lontana è la Luna
Qualcosa smuove marea verso le rive ogni faro ha un dorso di cielo su cui alzarsi
Il resto delle fiamme salate bacia con ardore gli scogli
Quasi fossero uomini che hanno appena imparato ad amare
E dalle sirene si odono i canti stregati
Sopra il vento l’ardire di una chiglia spinta alla Fine del Mondo
Ogni cuore innamorato è curioso della propria meta
Ogni meta troverà un ardito che le dia l’anima.
Le acque smettono di avere un corpo sotto l’orizzonte
Degli albatri si conosce bene il coraggio
Qualche spirito e tempesta iniziano a sfidarsi
Ogni tanto una donna aspetta in riva che ritorni
la calma

Da "se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale"
 

Dimmi che non temi il silenzio
Quando sei solo, il tuo tesoro più grande è il silenzio,
Tu sei una statua di ghiaccio in mezzo alle folle,
tutte invaghite dall’incantesimo di successi luminosi,
Mentre a te basterebbe un fremito di magia che ti nutra la fiamma.

Quando sei lontano dal pianeta e guardi in basso,
Tutto ciò che vorresti è destare le ombre,
Per annullare il maleficio sulla tua anima,
Condannata a varcare le porte dell’universo con la forza di tutti i battiti.
Quando sei solo, tutto quello che vedi è un azzurro senza un nuvola,
Un freddo palmo di marmo, sopra la gravità di un mostro sull’asse inclinato,
E nel tuo volo verso la Luna, sarai costretto a guardarti indietro
Alla mano sopra il tuo cuore
di fredda statua
che riprenderà a battere, squarciando i silenzi.

Da "Lettere dal silenzio"
 

JC Vs David Bowie
non c’è una scrittura privata tra te e la Morte
nessuno ti ruba il trauma di mancata salita
ma potresti trovare l’Eden in una valigia con oggetti smarriti
con tutti gli amori perduti con i ricordi mai ricordati
ed è come sentirsi chiamare al cielo due volte
puoi ballare come un Re senza macchiarti del sangue del corvo
che ucciderai per essere eterno
sulla tua triste tomba nessun segno d’artigli
passeranno per confessare l’infinito soltanto le nuvole
e tu griderai con tutta l’aria nel petto “io non voglio restare al buio”
una automobile senza motore ti accenderà la luce
per guardare la strada meno anonima dei tuoi vicini
quelli che giravano l’angolo piuttosto che salutarti

dal telegiornale annunciano che l’uomo libero non sarà più cacciato
perché è in via d’estinzione
potrai amare anche in catene ma sappi che ti costerà il doppio
quanto vale la tua anima Lazzaro se morirai due volte
è un usato sicuro si domanda il mercato
noi non compriamo soltanto le ossa
abbiamo clienti fuori galassia
che accettano qualunque memoria abbia lottato per i suoi brividi

il ritmo lento una combinazione pericolosa
sogni e piacere
non importa se la scalata è soltanto un gioco
per il dolore basta che ti ricordi bene la posologia e le dosi
i desideri liberano chimere e le chimere posseggono il corpo
ma tu sei un cosmonauta in dirittura d’arrivo
oltre il buco nero
e allora capisci perché il silenzio
prima e dopo
sempre l’andare avanti anche da morto

Da “caste virtù nutrite con legno e tarli per dare leggenda – poesia sperimentale”
 

Macumba d’Amore
Il tuo corpo brucia di voli in mezzo all’inverno il vento sferza duro
Prepotenti lame quelle parole nella botte del petto a macerare desio
Cosi fuggi lontano o fino alle stelle per liberare dai muri delle stanze il sogno
Mentre le tue ali smettono di alimentarsi soltanto di silenzio
Poi scenderai come neve sul capo dell’essere che ami
Lascerai che i suoi occhi ti cerchino dove non c’è altro che vuoto
E forse vorrai mostrarti in forma di cometa
Alla ragione calma di un amore che tutto teme ma non più il freddo

Sotto l’arco del cielo appenderai un bouquet di vischio
Tutti vorranno baciarsi persino i più increduli e forti
E getterai l’amo di un sentimento nel petto di un essere speciale
In attesa che abbocchi e ti strappi via al fantastico
per riportarti volentieri all'alba.

Da "se fosse amore sarebbe silenzio"
 

Divoratori di silenzi
Tu terrorizzi tutto, quando mi accendi.
Imbavagli il mio cuore poi gli spari un sogno
E resti a filmarlo con gli occhi
in attesa di confessarti ogni segreto che lui ti nasconde.
Tu dissolvi la terra sotto i miei passi per farmi precipitare dall’Eden,
Conquisti le terre più lontane di me stessa
Con legioni fantasma di grandi progetti e idee,
o mi fai schiava dell’abitudine di pensarti persino,
quando respiro.

Non fai prigionieri sulla tua strada
Distruggi il casello delle certezze
E mi lasci coi dubbi ad ardere d’infinito
A implorare le ombre tutte di illuminare per entrambi,
le trame del buio.
Siamo creature silenti sull’asse invisibile dell’amore,
Resistiamo ai vortici delle debolezze,
sfidando il mondo con la follia,
E ci nutriamo di spazi,
tra noi,
rimasti vuoti,
Per colmare la distanza sopra il precipizio,
dove nascondiamo come un vero tesoro
l'abbraccio.

Da "se fosse amore sarebbe silenzio"
 

Lunatici banditi
Tu mi tormenti il sonno campeggi il buio e fantasma
Ti inabissi nelle vene con legioni di sogni ho iniziato a zoppicare
Ogni parte di me ha un filo legato al tuo corpo fragile umano
Ogni parte di me non risponde agli stimoli della mente un circo di maschere
Mi tagli il respiro seduto sulla sedia vuota brevi inganni
Fuori nevica ma il delirio arde ogni cosa Dicembre è un solitario pianeta
Sebbene tu sia solo una proiezione dell’immaginario io non mollo
Volere ancora tenere accese le fiamme non solo di notte

Tu mi tormenti l’anima stando in silenzio il vuoto conosce più parole delle labbra
Mi divori l’appetito di vita quando cammino per strada attori in cerca di personaggi
M’infili in tunnel di ossessioni poi gridi con l’anima così che non ti senta il mondo
Tu gridi il mio nome dalla cima del tuo ego esasperato di limiti
E’ un labirinto di misteri e segreti l’attesa in distanze il biglietto del treno
Tu non abiti una città ma i miei sentimenti respingo il vento con pire di sogni
E vorrei trovarti ma cambi sempre indirizzo il tuo bagaglio ha troppe valigie
Mi fermo in mezzo alla strada plotoni di angeli col desiderio di innamorarsi
Diventi il mio pianeta in una galassia senza porte finestre senza un letto né tende solo una scala
Sfido le tue leggi di gravità passionale per salire al tuo dentro
E satellite nella tua memoria smuovo piccole maree sentimentali
Mai dimenticando che il tuo cuore umano abbia bisogno di battere
così avvolto drago E impietosa inizio a soffiare dentro vita e aria

Io ti trasformo in polvere di stelle in martello per titani in materia primordiale
Sfidando ogni legge universale pur d’abbracciarti con tutti i sintomi folli del delirio dei sensi
Diventando bambini che giocano con sabbia e conchiglie in riva all’oceano
Prima di trovarci entrambi con le mani strette in un bozzolo d’acciaio
a rapire ad altri innamorati la speranza tintinnio di diamanti ossei i nostri abbracci

Da "se fosse amore sarebbe silenzio - poesia sperimentale"
 

Fame di sogni
Un caffè rovesciato su un giornale nella tazza sbeccata
L’uomo di ieri abita un vagone di silenzio fermo sulle rotaie da anni
La fame di sogni non è amore e non lascia tracce
Le albe sono termosifoni drogati d'imperfetto
in stanze sedate dal cloroformio del passato
La fede è troppo alta per trovare i tuoi occhi
Così ti incammini
cercando un punto di forza nel tuo regno
Ma bastimenti di chimere nemiche battagliano la tua strada
Così ti abitui a vivere col vento contro
a tutte le ore
Se guardi l’alba
speri ti riporti al sogno
E forse nell’illusione che questo esista che tu resisti
E col sangue in fuoco
ti entusiasmi per un nulla
Quasi
tu fossi certo
di trovare prima o poi
l'attimo perfetto dell’amore

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Paradosso
Non è vero che se io cadessi da quella stella che tu osservi ogni notte e cui tu mandi i tuoi desideri da anni, non è vero che tu mi raccoglieresti prima dello schianto? E non è vero che tu mi abbracceresti con tutti i tuoi sogni, prima che l’alba dissolva il mio corpo, lasciandoti di me soltanto il fuoco?

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Nulla di perfetto - tutto sbagliato
Tu mi consumi cera, all’Idillio di un fuoco
che tieni negli occhi.
Assorbi dal mio sangue l’aria,
lasciando il cuore mio in apnea
e ti travesti da angelo calmo,
sull’orlo del mio più segrete paure,
sapendo che mi vincerai alla Sorte,
per divorarmi dall’immaginario.
Tu mi contagi di alieno
e diffondi in me, ineffabile,
Quasi ogni meraviglia, si fosse sigillata alla tua natura
e per espanderti,
tu usassi il mio corpo,
per tradurre l’impossibile o l’universo
con mezzi meno celesti.
Tu mi sconfiggi nella lotta sul campo dell’amore.
Tu rendi schiava,
ogni parte che io consideravo mio scudo.
Ti ergi in me prepotente colosso forgiato con temporali
e vinci la quiete che le mie braccia iniettano alla tua impazienza,
bruciando di fantasie vietate agli uomini incapaci d’amare.
Tu mi consumi il sonno,
la pace,
ogni certezza,
mi rendi schiava di un oltre
che non conosco,
dove solo tu sei libero di procreare sogni,
di cui mi rendi dipendente,
di cui mi nutri,
nella speranza io smetta di resisterti per restare in ogni tua cellula.

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”


Morfina
Fatti più vicino alla mia bocca, così che io possa prenderti l’aria dalle labbra,
Così da incollare alla tua pelle il mio silenzio e annusarti i battiti, ancora nel petto.
Fatti più vicino ai miei muscoli, tese cortecce di legno bagnate dal sudore a pioggia,
E non ti domandare perché tremo, una volta vinti i tuoi e i miei brividi, con un bacio.
Fatti più vicino alla mia nuca, innocente sentiero per sensazioni ostili alla pace
e non sorprenderti, se le nostre mani intrecciate, non vogliano liberarsi dalla stretta.
Prenditi la mia febbre e il malanno che svirgola nel cieco del sangue,
Lasciami al drago cuore, tuo, in pasto, finché la mia anima non reclamerà una via per l’Eden.
Fatti più vicino all’abbraccio di tutti sogni nella gabbia del torace,
E non ti spaventare, se l’incendio troverà anche il tuo fuoco, non ti spaventare se le mie fiamme troveranno le tue fiamme,
E se bruciando, tu sentirai la mia richiesta d’aiuto in qualche scintilla lontana nello spazio ,
Che s’è sostituita a una stella, pur di amarti.

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

Voodoo di mani
Yoga col nembo il vento corteggia la terra
Nudo fino alle ossa il mio corpo
quando tu mi sfiori
E tremano le foglie rimaste a terra fissando il celeste
E io tremo quando i tuoi occhi sprofondano nel mio universo
tu usi il silenzio a lama sulla mia pelle
è solo inverno
mi dico
per questo io ardo
ma di tutti gli incedi
il fuoco nel mio stomaco è il peggiore
chiamate i pompieri!
Ahimè sul pianeta non c’è abbastanza acqua
per domare il drago

Voodoo di mani intrecciate ed è paradiso
La scorta d’aria finisce nella catena dei baci
L’apnea del fiocco di neve colpisce un solitario albero
La nostra natura estirpa la solitudine dalle parole

E ti vorrei tenere prigioniero fino ai miei domani
Scrivere nel tuo DNA il mio nome
Trovarti nel futuro e sposarti
E questo finché estinta la galassia sopravvivrà l’Universo
io - ti sarò
ma del dolore cancellerò ogni impronta di virgole punti spazi senza parole
voodoo di bianco quando le nostre ossa brilleranno
al posto degli astri
quando le radici dei nostri geni si fisseranno ai cromosomi di un sogno
e tu ti ricorderai di me in una notte perfetta
una notte in cui un uomo qualunque di questo pianeta
digiterà un numero sul cellulare
e dall’altra parte risponderà una donna
la stessa che gli è destinata da sempre

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

uscirò dalle piume del tuo cuscino
Ti dirò che non c’è solitudine
nel silenzio
ma una forza al pari di una marea
l’oceano conosce
Se fossero braccia
sarebbero già chiuse intorno al tuo petto
ma tu non smettere di respirare
Saremmo solo delle colonne di fumo che si disperdono con le nubi
se smettessimo di amare
Ci sono nuove stelle nella mappa della galassia accanto
Coi desideri io le posso sfidare
per poi vincerne il Regno
Ti dirò che non ho tempo per restare a vedere
come cadrà la pioggia sul tuo capo appena Primavera
Ma tu saprai che la vitalità dei miei battiti
non si esaurirà col tramonto
ma troveranno un’alba
Per stringerti le mani
se i tuoi occhi
errando da parete a parete
non vedessero che prigioni
ti dirò che il male è spesso più nelle negazioni che nell’approvazione
e che spesso approvare ci costa
non poco inutile orgoglio

uscirò dalle piume del tuo cuscino se necessario
saremo un respiro soltanto di notte e al buio
camminerò sopra il soffitto con un pennello intinto nel bianco
per dipingere foreste di astri in cui metterò il mio battito per farle brillare
quando non ci sarò più quel giorno tu non odiarmi
non gridare alla volta celeste l’ingiustizia della sorte
ma tu sorridi con ogni cellula che ti rende uomo
e amami
afferrando dalla natura
quello che di me ti rimane

Da “se fosse amore sarebbe silenzio”
 

La casetta di marzapane
Lo spazio tra noi è interstellare
Con barriere e cime e abissi
Ogni profondità riserva un buio ancora più buio
Che rende impossibile il passo al cuore
Di cose mai dette s’impregnano i silenzi appena matura l’ora
Le ore sono corridori provetti in cerca di un traguardo
Con gli occhi misuriamo gli spazi aperti
E sempre con gli occhi piantoniamo perimetri di solitudine
Tra noi parole grondano a pioggia da impalpabili soffitti
Abiteremo una casetta di marzapane se ti farai più vicino
E metterò un tappeto di cioccolata sotto i nostri piedi
Per intrappolarli nel dolce finché l’amaro alla scadenza non ci separi
Pianterò pianeti al posto di alberi nel tuo ego
Chiuderò la porta alle streghe che faranno malocchio ai ragni
Poiché useremo la loro tela per legare il letto
Alle cuspidi di un cielo
dove i nostri occhi si sostituiranno alle stelle
che gli innamorati di altri pianeti fisseranno con grande speranza

Da Lettere dal silenzio
 

vele e carillon e bandiere pirata
Ali partigiane della Domenica gioiscono nubi da nebbia è uggioso
Un muro d’aria è muto cemento in assenza di passi lo sguardo ai lampioni
un sogno esorcizza il buio snoda matasse il battito accelera
albeggia il giorno ma delle nostre mani resta l’invisibile ed è perfezione
ai rami nudi ritorno col capo sfido la pioggia ma tu hai l’ombrello
se non fosse stato inverno mi avresti amato per sempre la sorte decide
qualcosa che perdi la vita restituisce in speranza e ostile non cede il passo
sopra la neve calpesta l’unico crimine che sfalda la fiaba
è il fuoco di qualunque natura ma se dal cuore vince sui sogni
tu serbi il cuore per l’eccezionale con vele e carillon e bandiere pirata
l’oceano di notte tende a cercarsi una stella voodoo anti mostri
ogni aspirante innamorato ha un’idea che gli divora lo stomaco
qualcosa di folle unisce a calamita due destini sbagliati è amore

Da “Se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale”
 

Ho sciolto nel tuo bicchiere di vino le stelle (Yverdon)
Druidi di terra sonnecchianti
solleticano rive i rami nudi
cuori d’inverno il volo dei gabbiani
azzurro volteggio
fiocchi di neve acrobati cadere senza rete
il bacio d’acqua
il cielo non ha un peso ma una memoria
sfidanti gli occhi
l’atleta senza ali
il cuore Dicembre col fiato in festa
Natale ha il cordone ombelicale legato alla gioia
Luci nelle vetrine il sorriso
ha una parte al buio
risponde
L’amore ha una maschera di cristallo
la neve non graffia ciò che arde

nudo il passo l’uomo il cuore il respiro e tutto
nude le emozioni barcollano le ombre al passaggio di un sorriso
abbiamo scudi che mentono per non fare cedere il bastimento del fragile
nel dentro il tesoro non è un pozzo di diamanti ma di sensi
ho comprato un biglietto per Venere senza ritorno si parte
disfa i bagagli pesanti è una corrispondenza di battiti l’infinito
trattieni il fiato ti direbbe qualunque innamorata ma io vado oltre
tu respira mentre ti trasporto coi sogni il belvedere è una resa
le terre lontane sono un letto di fiori per noi che siamo stanchi
il buio non ti farà più paura ho sciolto nel tuo bicchiere di vino le stelle
sorseggia ogni giorno ha smesso di essere solo veleno il silenzio
tu stringimi dalle cellule libere con gli stormi al ritorno di Primavera

Da “Se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale”
 

Souvenir (d’Yverdon-les-Bains)
Foglie platesse inzuppate di nubi adagio marea
Acque dolci il battito aumenta l’onda sorregge il cielo
Ti cerco le mani ma tu le nascondi fa freddo s’incendiano gli occhi
Mi sfuggono le parole e il tuo bacio è silenzio
Colle snervato di nebbia centauro il lago assorbe il sole
Scintille dai piccoli cuori sfondano fiduciosi l’inverno è un muro
Il desiderio sorseggia te caldo e pasticcini Amore corre coi sogni
La distanza tra noi si colma di fantasmi mi nascondo in un poema
Nevicherà legge il display del cellulare un messaggio tra noi avvampa il fuoco

Da “Se fosse amore sarebbe silenzio – poesia sperimentale”
 

Ghiandaie
Dal nostro corpo che tace un ardere lento
Per ogni stella cometa tu sai che nasce un desiderio
Oltre il muro del vento irrequiete ghiandaie
Fantasie di libertà khmer senza un dittatore fantasma
quei Bastimenti di sogni nell’oltre amore ci chiama

Da “Se fosse amore, sarebbe Silenzio.”
 

Terre Sidoni
Curioso s’amalgama al mio respiro lui corre nella sua tana
Più forte l’insetto dell’ombra che ghigna senza buona salute
La luce adora chi resta al buio per tempo
Se qualcuno m’aprisse il soffitto del cuore io potrei finalmente volare
Terre Sidoni l’imperfetto del tempo appena chiusi gli occhi
Ho una stanza di ricevimento affollata di ospiti senza invito
Tutti i mostri che m’amano ballano al ritmo del mio cuore
Tutti i mostri che io non amo tremano di solitudine sulla via
Io stesso non capisco che la metà di quello che possiedo e bene
Se penso al buono m’ammalo di certo e senza una cura
Sono un disperato che la folla applaude più che da vivo da morto
Pertanto l’inchino riservo a chi duella con mente a pari
Certo d’inerzia il lavoro del cosmonauta navigatore
La velocità di un sogno s’apprende appena perse le ali
Non correrò mai per amarti nemmeno alzata la vela
pertanto tu respira tutto ciò che io non so dirti con le labbra

Da “Se fosse amore, sarebbe Silenzio.”
 

Le farfalle impazziscono a Dicembre
La farfalle impazziscono appena Dicembre le accarezza con fiocchi di ghiaccio - sapere come fermali
Così il cuore degli uomini quando sfiorano con l’immaginario l’amore
Senza posologia d'uso
E le loro strade sono inversamente proporzionali ai respiri corti ma l’aria passa
Tanto che l’innamorato non sente la differenza tra sogno e alba così a parte follia non teme altro contagio
Tu mi farai cadere e non sarà l’ultima volta na’ bellezza vedermi soffrire
Tu impressionerai la pellicola della mia mente con i sorrisi e i deliri
D’uno spirito non afflitto da mucca pazza
bensì da simbiosi di feeling.
Gli arcobaleni non restano ubriachi ad aspettare l’inverno - potrebbero?
Solo le nostre menti sragionate
vagabondano tra le stagioni per cercarsi
Dimentiche delle scarpe del cuore rotte e dei calli
o del dolore nei muscoli non abituati a correre per arrivare a una meta.

Da "se fosse amore sarebbe silenzio - poesie sperimentale"
 

Buon Natale
C’è un filo invisibile sotto la porta
Che lega i passi di oggi ai domani
C’è un futuro in ogni sorso di vino
Visibile solo ai veggenti
Ci sono uomini che non accettano lo straordinario
E altri che supplicano per un po’ di divino
E ci sei tu con gli occhi pieni di sogni
E qualcuno come te
che ha sempre volato senza mai usare le ali

Da “se fosse amore sarebbe silenzio
 

25
Tu non potresti sapere che il 25 Dicembre il mondo splende dal suo nucleo
Ma potrai sentire le carezze dell’angelo nella tua mente piena di sogni
Che si moltiplicheranno per l’impossibile pur di avverarsi
Nelle tue lunghe giornate di anno nuovo.
E’ un lungo morire d’amore o d’attesa
Questo risorgere dalle nostre non sempre innocenti lari
Però tu sappi che tutte le vie hanno premio
Qualcosa che tu percepisci senza bisogno di interrogare gli astri.
Tu non potresti sapere che il 25 Dicembre sei figlio di tutte le stelle
E come loro è in tuo potere fare luce al buio pesto
Per quelli che vedono il mondo solo con gli occhi
che se smarriti
attendono scintille
da una migliore fiamma

Da “Lettere dal silenzio
 

Danza di fuoco
Il silenzio tra noi ha le pareti di fuoco e cocaina
Pensarti
è un vortice nero che assorbe galassie
E io ti resisto per non morire di desiderio
io Ti resisto, fissando con gli occhi l’invisibile che lega gli astri
Le parole che dici sono un fiume con in mezzo mortali cascate
Nell’aspettarti, sento il peso di tutti i palazzi di questa città di dannati
D’amore malata e recidiva esibisco i graffiti d’Insonnia
dentro il capo
d'amore malata
io recido dalle arterie alari - il volo
Siamo legati alle nostre abitudini con cavi d’acciaio
Inseguiti dal mostro dell’indifferenza diurna
Con mille chimere dietro le spalle ascoltiamo i fantasmi
Che ci ricordano ogni tanto di non essere soli
Io non crollo ma tu mi guardi da una gabbia di certezza
Che ti rende predatore
e io una preda
L’oscuro mi tiene incollata a un tuo qualcosa
il dubbio è un tirannosauro
nelle distanze
e vado cercando tombini in strada
da cui calarmi dentro un inferno che bruci di più del mio fuoco.
Il silenzio tra noi è un pericoloso detonatore,
e tu sei il mio filo sensibile a contatto con una bomba
il cui display è acceso su un conto alla rovescia
certe volte bisogna restare per dare un senso al tutto.

Da “Se fosse amore sarebbe Silenzio


Stella Lattea
Fango la via in mezzo alle strade Dicembre è grigio
Tutto in profondo ha un nucleo intoccabile dalle parole
Ogni tanto gli occhi captano segnali da Marte terribili suoni
Qualcosa colpisce il tuo dentro senza toccare la folla
Gigantica Lattea Stella amore a dorso di sogni
Lui è calvo davanti allo specchio sorride
Lei segue lezioni di danza nella cantina di una vicina
Ogni sorso da una tazza di caffè aroma amaro
Cerchi metri di lettere da chi ti faccia battere il cuore
Manca il presentimento nell’aria e ancora resisti
Nevica ma ogni idea cerca l’abbraccio dal vivo
Inutile sfuggire al silenzio se ami ciò che ti tiene desto fino all’alba
Tonni in divisa da uomo ogni strada ha i suoi serpenti
Regalami cioccolatini sorridono i tuoi occhi in una vetrina
Vorrei amarti per sempre ma la mia bocca tace
Dimmi che mi ami mia stella e il mio cuore sempre ti farà strada nel buio
Ogni cielo è scuro senza il peso di stelle la nuvola scende
Ghiaccio sotto il piede ma non per il freddo che il mio corpo trema
Buon compleanno amore scritto dalle candele consunte in luci
A balzi del cuore scalerò col timone del senso il tuo perfetto

Da “Se fosse amore sarebbe Silenzio
 

Lady Baskerville
Cani senza una volpe ma nebbia in collina è autunno
Strega ogni albero in abito nudo e arcigno colore
Coi rami vanno d’accordo i corvi che non piangono sui sepolcri
Ogni sentiero ai passi pare irto quando è in salita
Ti amo è l’eco mi sfiora il dentro tumulto da vena
Ogni tanto di notte cammina sull’aria il vibrare parole
Alta marea in silenzio assorbe persino gli scogli
Il bello tace in speranza ciò che vorresti da un sogno
dimmi che non sei irreale al risveglio illogica creatura
La mente modella l’assurdo in ogni perfezione
Chioma di una stella cometa nutre il furore dei cuori
Esco per ritrovarti nel freddo mio unico fuoco

Da “Se fosse amore sarebbe Silenzio
 

Abbracci d’acciaio
Clessidra rovesciata il cuore smarriti i battiti prima di un sogno
Il celeste ha perduto il divino nello scontro con i piaceri dell’uomo
Sarai sulla strada del non ritorno appena mi chiuderai nel tuo abbraccio
Dieci tonnellate di parole non macchiano d’amore le lenzuola
Tu mi faresti venire i brividi se solo mi sfiorassi la mente

Sono un essere spinto avanti da una forza più nera che bianca
Del bianco accetto ogni inverno come un dovuto i fiocchi di neve
Ti chiuderei nell’acciaio di un abbraccio senza mai darti l’aria
Per farti capire che morire per qualcosa di meno di un amore non vale la pena
Tu corri col fuoco dentro un non dove del mio cervello
C’è un mostro che non guarda alle stelle ed è la pazienza
Ti dissi una volta che quello che cerchi è nella tua fede
Ma certe volte anche i mostri scoprono di avere un cuore che batte nel proprio petto
Sono equipaggiato col furore di qualsiasi tempesta
E prima di pensare a noi scelgo l’orlo di un burrone da cui gettarmi
Poiché il precipitare mi da più piacere che male
La morte è un mistero solo per gli idioti privi di un sogno
E non smetto mai di cadere quando chiudo le ali
Così che nel tuo sguardo curioso smettere di volare non sia condanna
Ma un valore aggiunto a chi raccoglie con l’amo delle parole gli astri
non tornare indietro ma rimani nella mia stagione di follie

Posso udire dalla distanza di un’altra galassia i tuoi battiti
Tu potresti raccogliere dalla dolente tenebra la calma
E sulla tomba di un silenzio troppo freddo perché sia un letto d’amore
Spargere fiori
Così che camminando il mio desiderio si senta rinascere al ogni pensarti

La fitta trama di una trappola è un segreto tra invertebrati
Ho una minuscola spina tra la leva degli ossi su cui cammino
E il dolore che mi divora riconosce in te l’artefice della esca
Così ben insinuata tra le carni da non avere bisogno di esplodere per fare male
Tu mi copri la bocca con la mano per non farmi gridare
Ascolti quello che non potrei dirti se respirassi
E se grido non è il tuo nome a fare tremare di lussuria le pareti
Ma è un indecifrabile qualcosa che di tuo contagia fino a uccidere le mie corde vocali

Dell’inverno non avrei la pelle ma un sopportabile freddo
Per il tuo desiderio di tenere dista stante l’affetto dalla ragione
Io non amo ciò che potrei facilmente dire a parole
Pertanto quello che resta un nero confuso baratro è felicemente la mia casa

Da “Se fosse amore sarebbe Silenzio
 

Yverdon
Cellule vive nel marmo dei sogni ogni notte
Ghiacciai senza azzurro i soffitti sopra gli occhi al mattino
Vedove le ore per fili di angeli a otto zampe
E tutto ciò che osservo sono altre tempeste che nutrono il fuoco
E ti direi che le fiamme non bussano mai alle porte
Siamo nuclei impazziti di non regole universalmente originali
Ho freddo fino alle cartilagini bianche e scivolose
Solo la barriera dell’osso mi tiene in piedi

Siamo mescolati al muto tempismo dell’aria
Zoppicanti per l’amore che si dimentica di bruciarci
Appena i nostri pianeti si scontrano dolorosamente nel dentro
Melmosa palude di misteri e segreti
Dammi una droga per sopportare tutto questo
Uccidimi appena vedrai dalle profonde ferite il mio Ego
Non mi lasciare con la pelle esposta al sole
Ho bisogno di smettere di bruciare senza uno scudo

Ultime dalle terre emerse siamo le cime
Nulla abbiamo in contatto se non un fondale
Infiltrato per entrambi da piogge
e nulla collide in distanza se non il percepirci lontani

mani intrecciate nel più bel sogno di mezzanotte
crisantemi sul capo triste del corvo a caccia per fame
la morte s’inabissa nel lago infastidita dal vento
fuori il mondo è cosparso di neve e in silenzio tu ami

Da “Se fosse amore sarebbe Silenzio
 

Buon Natale
Qualcosa in silenzio corre tra i pianeti. La notte è stellata e tutto è coperto di neve. Gli astri gioiscono da lontano ai giganti senza corone che si alzano sulle loro radici, cercando una chioma. Nei nidi al caldo dormono i grandi e i piccini. Alle loro finestre bussa gelido il buio. I fiocchi di neve scendono copiosi per stringersi ai cari fratelli, gli uccellini tengono pulite le piume così che le loro ali possano col volo scaldarsi. Ogni cosa si stringe in un abbraccio mentre il tempo immobilizza il mondo. Qualcosa attraversa l’universo tetro ed è veloce, il suo capo illumina gli occhi ancora svegli dei sognatori. La cometa sfiora con delicatezza le sorelle e va oltre il confine dell’immaginario. E’ la notte dei Buoni, pensa la gente e dalle case verso il cielo salgono i desideri, asceti di un battito di cuore che smuove tutto, anche quando qualcuno pensa di aver perduto forza, fede e pace. E’ la notte perfetta per sentire l’amore. Ogni scintilla dai ghiaccioli sotto il tetto, brilla azzurra e sopra case avvolte in neve volano stormi di angeli così che tutti sentano il Paradiso in Terra poiché la magia non sempre guarda all’alto ma all’animo del piccolo che fissando le stelle s’illumina di speranza. Buon Natale.


Incognite
Se io camminando, cogliessi il tuo brillare in un qualunque momento,
E se restando fermo in strada, guardassi fino alla tua finestra,
Non è vero che aspetteresti ogni alba per vedermi guardiano nella folla
Onde umane spinte avanti da una marea cui io soltanto, sarei immune?
E non è vero che aspetteresti il mio arrivo ogni giorno,
l’uomo con un cappotto blu foderato di sogni,
e sbirceresti a lungo da dietro una tenda
solo per catturare il colore dei miei occhi?
Se io camminando, cogliessi il tuo respiro in un bar qualunque.
Se entrando nel locale chiudessi gli occhi per seguire la scia del tuo profumo,
non è vero che tu saliresti sopra una sedia
per diventare la vetta di quel desio che mi spinge a scalare gli sguardi degli sconosciuti?

Se io fossi un vascello a vele spiegate non è vero che tu ti legheresti alla mia ancora,
Così da circumnavigarti per tutta la vita,
In cerca di ogni tuo mistero,
Qualunque cosa possa decifrare i segreti che ti rendono unica in un mare di copie?

Non è vero che se tu fossi l’algebra della vita,
Io sarei la tua equazione perfetta
E le nostre incognite, unite, spiegherebbero Il senso dell’Universo?

Da Lettere dal silenzio
 

Io sono l’Uno
Sono uomo al cinquanta per cento e cinquanta percento alieno.
Ho un missile al posto del cuore col motore sempre accesso,
Il mio cervello pesa quanto sei dimensioni
E i miei occhi vedono l’universo,
Da ben dieci diversi punti di vista.
Ho duecento miliardi di anni e non sono ancora maturo,
amo tutto ciò che rappresenta una vita,
dirigo da una consolle la sinfonia delle stagioni
ogni volta la Signora Morte mi chiede l’anima.
Io sono l’Uno.
Soffro se mi feriscono e piango, i battiti del mio cuore a volte m’ispirano vere altezze
Quelle che soltanto un alieno può raggiungere da fermo.
Molti mi guardano con disdegno,
altri non si spiegano il perché io abbia il dono
chi mi ama invece percepisce tutto
dalla sola luce dei miei occhi.
Poiché io non tendo a togliere il bene da chi lo possiede
ma lo nutro
Con un sorriso
Con una bella parola
Con il silenzio
Qualcuno m’adita come pazzo
Cosi per lui io lascio un germoglio di gioia nella mia orma
Poiché di buio è pieno l’universo ma di cose belle
Non ne ho certezza.
Io sono metà aliena
Per l’altra metà umana vivo di grandi sogni
E non premo mai sull’aria con la parola
Ma la rendo libera come un saluto
Tra i mondi di esseri diversi
Che si incontrano ogni tanto per condividere le proprie prodezze.

Da Lettere dal silenzio
 

Mi dicono che gli angeli perdano le ali quando amano
Mi dicono che gli angeli perdano le ali quando amano
Mi dicono che il paradiso sia In terra appena innamorati
Ma nessuno dice quanto sia dolorosa una ferita
Appena una pietra ti spacca il cuore
Mi dicono che resistere sia la sola speranza
Mi dicono che la battigia dei sogni tenga lontane le chimere
Ma nessuno mi dice dove sia il mio faro
Non per rientrare al porto ma per vedere in faccia i terribili flutti
Mi dicono di avere sempre coraggio
Poiché sono Uno baciato in fronte dalla fortuna
Ma io sono soltanto l’uomo che cerca di vedere col cuore
L’immenso tesoro nel buio dei sogni
Sono alti ghiacciai gli attimi che mi separano dai voli
Che l’anima pretende se non nelle catene del giorno
Scalerò a mani nude le vette dei mondi
Per cui gli angeli scelgono di precipitare
appena scoprono il proprio cuore

Da Lettere dal silenzio
 

Guarda amore
Guarda amore come nevica
Ogni sogno smette di resistere davanti al perfetto
le stelle luccicano nei tuoi occhi
L’inverno tace per spaccarsi in scintille
E scenderanno per farti felice
le comete
Busseranno alla tua porta le renne
Metri di neve circonderanno la tua casa
Mentre tu accenderai sul tavolo
Le candele
Guarda amore si trema fuori dal freddo
Se vuoi resistergli corri ad abbracciarmi
E’ Natale e ci sentiamo degli eterni bambini
Le tue guance rosse cantano di gioia
Guarda amore come nevica stamattina
Apri la porta al mio cuore
Stringimi più forte che puoi col tuo respiro
Io soffierò sullo stoppino ma soltanto per baciarti

Da Lettere dal silenzio
 

Un puro con la lama dei sogni ben affilata
Ho smesso di tremare al buio
Il vento freddo non cerca più il mio cuore
Sono un assassino di ombre e tutti mi temono
Sono un puro con la lama dei sogni ben affilata
Ho toccato il cielo più di una volta
Più di una volta sono caduto
Più di una volta ho incollato i pezzi del cuore
Ma non ho smesso mai di bruciare
Per lo stesso motivo per cui le stelle continuano a volere un cielo scuro
Dove mostrarsi
A chi nonostante le ferite apre ancora le ali
per volare alto e non in segno di fuga
Ma soltanto per disperato bisogno di amare

Ho smesso di tremare al buio
Il mio giorno fortunato sono tutti i giorno della settimana
Ho una marea al posto delle emozioni
E quando m’innamoro
Invado
così che si emerga dei due cuori uno solo
poiché dal regno del terrore della morte non avanzi forza
più resistente di quella che lega un battito
al suo immenso credo
 

Globi d’oro
Mi dicono che tremando do la vera impressione del buon uomo
Ma io non tremo che per difetto
È una distorsione del mio sognare senza alcuna difesa
Davanti all’’ardere incessante delle stelle
Mi vorrebbero fermo sul ciglio del mondo senza attraversare l’oltre
Poiché le loro paure non sono mai diventare le mie
Cosi io camminando sul filo di un luccicante nulla
Non Sembro che un folle davanti a un impossibile muro
La mia anima vive sospesa ed è solo magia
Qualcuno cerca di marchiare ogni mio passo con la fredda ragione
Ma non ci sono risposte all’incredulo piatto
Soltanto magia ma per occhi capace di farsi contagiare dall’inesprimibile

Da Lettere dal silenzio
 

Tace l’inverno
Tace l’inverno
il cielo esplode di stelle
Cavalca la neve il vento
i tuoi occhi fissano l’aria
Impossibile restare fermi cercando comete
Spandi i tuoi battiti come richiamo d’amore
Qualcosa dal freddo ti sfiora un sogno
Qualcosa sussurra il nome al nulla
E spinto dall’eco avanza il cuore coi passi
Lasciando impronte ardenti sul ghiaccio
Tace l’inverno ma tu sei un fuoco
Implodono nei tuoi respiri gli astri
Sul davanzale mezzo metro di neve con smorfia bianca
Col silenzio tu incendi la notte

Da Lettere dal silenzio
 

Fino alle stelle bruciando
Fino alle stelle contando in apnea i minuti
Il tempo che separa i nostri cuori
Appesi al filo di baratto con morte sull’aria
Dannato sarò nelle non regole
Non ho vincoli con i peccati dell’uomo ma solo con i suoi mali
E mentre io salgo più il mio cuore precipita
Verso le cose ancora in radici che vanno a fuoco
Perché non è il punto d’arrivo ma il tornare
Non è l’apice ma il bruciare
Che mi rende vivo
Appena chiudi le braccia
Che mi rende Libero quando sogno
Che mi possiede quando dormo
Che mi spezza le ali quando amo
Che toglie al corpo il peso
Di ogni ragione indifferente alla gloria

Fino alle stelle bruciando
Senza dimenticare da dove sono partito
Perché al punto d’arrivo io guarderò in basso
a le mie radici di cui ricordo la sete
Di qualche pianeta
Di cui nessuno conosce il nome
Ma che per amore diventa ogni tanto cometa
O fuoco che toglie al cielo d’inverno il suo terrore

Fino alle stelle bruciando
La macchina del caffè è sempre nella presa
C’è uno strato di polvere sull’attesa
Ma sei dietro la porta del destino
Se hai smarrito le chiavi tu scardinala coi battiti
Io tornerò in cucina
A riempirti la tazza di sogni
Che ogni tanto specchiano lo stellato
Che d’inverno dicono sia il massimo
Al posto dello zucchero
Per gli innamorati

Fino alle stelle bruciando
Tu scrivi canzoni in un appartamento di periferia
Sei il re delle ombre della tua casa
Anche se spesso tu cerchi una guerra che dia un senso ai tuoi battiti
Ed io ti aspetto
Nel mio faro sul mare dell’oltre
Col respiro corto colpito da ogni onda anomala della sorte
Aspetto che l’inverno levi il suo scudo della battaglia
Che rende il blu un tesoro solo se toccato in contemporanea dai nostri occhi

Fino alle stelle bruciando
Il profondo ha un piccolo cuore in fiamme
Fino alle stelle bruciando
Tacere inverno
Io cometa per i tuoi sogni

Da Lettere dal silenzio
 

Poeta
ho calzato il femore dell'ultimo oceano
appena ho negoziato coi diavoli per la mia anima
caduta per rubare le sillabe mai dette
in una preistoria con pianeti intorno ad umani ossi
ho salvato l'Eden dalle malattie sociali
per invertire il tempo e tornare indietro
dove l'amore esce da una maceria
per predicare la Pace
ho legato con i lupi in fuga dal cemento
per trovare una nuova patria
dove gli stormi blu insegnano amore
ai bambini che possono volare senz'ali
ho portato un nome
poi un altro
e un altro ancora
e durante le traversate dei sogni
qualche angelo si è ricordato di me
di quello che ha portato l'alba
a chi ha smesso di guardare il cielo

Da Mastro di sogni
 

Sirene spaziali.
tutte le strade del mondo bruciano il passo
ho una scorta di incubi sulle spalle
e mille dannati mostri sinceramente curiosi
che mi spiano dalla memoria
avanzo sotto metri di neve
in un sottomarino di sogni
mentre nebbiose sirene spaziali escono dal cielo
ho un allergia alle gare di nervi
e perdo volentieri contro l'orgoglio
ma quando stringo la mano
tendo in forza
a fare capire quanto vaste siano le mie speranze

Da Mastro di sogni
 

Ritorna a Natale
Tu mi trasformi.
Svanisci.
Bruci l’aria,
poi ritorni nei sogni
che devo essere per te se non un battito?
Se non una donna che fissa il cielo mentre tu la divori,
da dentro?
Tu mi rapisci,
poi taci per ore,
per secoli,
la lenta misura dello spazio
che mi schiaccia il petto,
mentre il cuore assorbe i fiocchi di neve,
gelidi fino alle ossa,
eppure percepiti dal mio sangue sembrano bollenti,
quasi le stelle si siano precipitate a cadere nei miei occhi.
Se è vero che io sono il tuo specchio,
dimmi che ciò che assorbo dal silenzio,
è solo amore?

Da Lettere dal silenzio
 

Natale 2015
Quando brucio qualcosa dal silenzio s’alza nell’aria
Ogni suono è cristallo contro il muro del freddo
Mentre per la terra l’inverno è condanna
E al cuore che brucia ogni fiocco cadendo sembra scintilla di sogni
Tu mi dirai “E’ Natale!”
Io silente ti bacerò la bocca
E abbracciati noi
abbracceremo pure il mondo
Le sue torture
I suoi pianti
Le sue paure
Così che candendo la neve
del sangue guarisca ferite
E noi l’uno nell’altra gli occhi
Si possa desiderare per tutti quelli che tremano al buio
l’amore


Sia questo Natale un segno di fratellanza senza ovazione alcuna per i migliori, per gli eroi per i prodighi di valori poiché la lode vada ai partiti senza colpe, agli uccisi nel delirio della fede, agli innocenti. Buon Natale e la gioia sia il sentimento con cui iniziare a dare tutto il nostro meglio e oltre. Un bene che possa dare più delle parole e il santo Natale ci benedica tutti nelle nostre case. Jacqueline Miu

 

Ragina Daniel
Quando la notte bacia il tetto del mondo e l’aria tace
Il cuore rallenta la corsa per cedere al volo
In un angolo segreto della mente le stelle brillano sempre
Fiori di zafferano raccolti in mazzi di sogni
Per te ogni vittoria è un attimo di silenzio allo specchio
Ogni gioia ha il suo posto nella trama del fato
Ogni lacrima scrive una tenera storia d’amore
E sulle distanze vincono sempre gli spiriti forti
tu non avanzi con forza per avere ragione
non spingi la parola sulla bocca del timido per dirti sei bella
ma quando tu alzi gli occhi e guardi davanti
il mondo intero s’illumina senza mai spegnere il giorno
e ti diranno che non sei nessuno per tutto il pianeta
ti diranno sei soltanto un nome tra i tanti in folle
ma tu lo sai profondamente di esser diversa
poiché la tua fede mantiene vive le stelle dei cari

Ragina Daniel
When the night kisses the top of the world and the air is silent
The heart slows down the run to give in on the fly
In a secret corner of the mind the stars shine forever
Saffron flowers gathered in bunches of dreams
For you every victory is a moment of silence in the mirror
All joy has its place in the plot of fate
Every tear writes a tender love story
And the distances are always win by strong spirits
you do not advance with strength to be right
do not push the word on the lips of shy to tell you you're beautiful
but when you raise your eyes and look ahead
the whole world lights without turning off the day
and they'll tell you that you're nobody for the entire planet
They’ll say you're just a name among many in the crowds
but you know it deeply to be different
because your faith keeps alive the stars of loved ones


Alt JC
Solo il malessere nutre l’amore
La spina spinta dentro fino al dolore
L’assenza che toglie il respiro
Il fuoco per cui ti odi quando ti manipola i pensieri
Cos’ come ti morde il tempo e non sai come fermarlo
Cerchi il male che ti prenda dentro
E ti trasformi pure
Con tutti i fan culo e i pugni contro il muro
Che ti renda un animale bisbetico col mondo
Ma non con i tuoi sogni
Solo il silenzio nutre l’amore
Un respiro intermittente legato alla catena di montaggio della sopravvivenza
Ma se provi a scappare
A evitarlo
Avrai solo rimpianti
nulla per cui piangere e disperarti e litigare
E trascinarti fino al portone dell’Inferno
Il posto dove speri abbiano antidoto per il fuoco
Per il cancro che ti proibisce di mangiare
Per il mostro di cui sogni il volto al buio
Questo è quello in cui crede l’uomo
Quando un giorno qualsiasi con una persona qualsiasi
Resta sconfitto
E non un eroe un forte guerriero
Ma solo un uomo
Col cuore preso a morsi da qualcosa che nemmeno il cielo
Può fermare

Siamo mostri
Col clavicembalo al posto delle corde vocali
In attesa che qualcuno conosca armonie celestiali
In attesa di mani che ci sfiori ci faccia cantare
Ci sollevi in alto e ci mantenga oltre la gravità leggeri

Da Lettere dal silenzio
 

L'eco
Ghiacciai senza confine sull’appendice della fine del mondo
Eppure sopra le terre emerse c’è una stella
Che brilla lontana oltre i confini
Solo per scaldare il cuore di chi ha scelto di volare
E in quel mondo senza dettagli
In quel puro universo di silenzio
C’è una ecco di passi che attraversa il nulla
Per arrivare laddove sa quella stella di potere toccare

Da Lettere dal silenzio
 

Spazio vuoto, ombre al cospetto del buio e un raggio di sole che spacca tutto, è il battito di un cuore.

Da Lettere dal silenzio
 

Parole
sono parole sono immobili
il tormento le smuove
sono parole
muoiono senza il battito in un corpo
sono parole
non respirano
sono parole precipitano
a volte senza toccarti
ma quando ti sfiorano
loro bruciano
ti fanno ammalare
ti nutrono
e uccidono
senza potere tornare indietro
sono parole
distruggono
costruiscono
poi ti spezzano
e t’inabissano
col cappio di illusioni
sono parole
non solo vele
non conoscono orizzonti
ma solo cuori

Da Lettere dal silenzio
 

Un grido di guerra
un grido di guerra
abbandonarti al vuoto
La marcia di un mostro chiamato brivido fino alla schiena
Mentre i tuoi muscoli si contraggono nervosi
In attesa di potere avere vittoria sul piacere
Le voci
respirano
tutto il resto è assenza
L’unico movimento del cuore è una battaglia costante
Graffi in gola tutto quello che tace
Mentre qualcosa che ha lasciato in te il suo nome
Ustiona

Da Lettere dal silenzio
 

La danza di fuoco
C’è un luogo buio e freddo in ognuno di noi
passeggio e i piedi nudi bagnati sentono il peccato ardere nella vena
poiché c’è un grande fuoco che spinge il mio cercare ovunque
la destinazione più imperfetta e improbabile della ma ragione
e divento l’ombra di me stesso
mi seguo sulle strade piene di gente limitata a un volere
e sguinzaglio i miei più famelici sogni
nelle direzioni più sbagliate pur d’incontrarti
e danzo questo mio fuoco lasciando al buio il cuore incontaminato
poiché non sia soltanto della carne il timone
poiché non ci sia mai una fine a questo cercare bellezza
ma una lunga eccitazione
un infinito ardere di desio
finché in qualunque luce sia diretto
io possa ricominciare a cercarti

Da “Lettere dal silenzio”
 

Il fiore bianco
Abbiamo una patria su qualche astro lontano “lo sapevi?”
Mi guardi ma i miei occhi non riescono a spiegarti l’infinito
“Sì cederò alla tua bellezza” ti rispondo
perché vorresti essere amata per sempre
Non sarò ma per te la fine di un giorno
Ma l’inizio di tutto a ogni alba che avremo insieme
E se temendo la morte tu mi mostrassi i fiori morti
io ti preparerei un caffè dolce con i biscotti
facendoti notare il fiore bianco sulla tazza sbeccata
la tua preferita
“ecco la vita!” e tu capiresti
Capiresti che la vita è il sorso di un bene
Non importa il mezzo poiché il cuore
Sorseggia ogni giorno dall’infinito
Anche da anime imperfette ma belle
Come sei tu quando non ti rendi conto
Di come mi fai sentire se assente

Da “Lettere dal silenzio”
 

Il vestito rosa
Passeggio per la città e le mura tristi
Un vago ricordo di alberi in fiore e del loro profumo
Temerario il pensiero tra folle in corsa
Io e io mio corpo cercando il senso al niente
Ma tu rapisci a questa città la noia
E distratta consumi gli occhi nelle vetrine
“Oh” esclami calma a quel vestito rosa
“Ti starebbe bene” rispondo a me stesso mentre scende la pioggia
Ti guardo ancora e tu mi sorridi
La città da allora non è più la stessa
Abbiamo trent’anni di matrimonio e quattro figli
E ogni volta che i miei occhi ti cercano ricordano ancora
Il primo tremare della parola
Il bacio sotto il portone
Il desiderio ardente ogni alba al risveglio
E tu nel vestito rosa quando sorridi

Da “Lettere dal silenzio”
 

L’albero
Nel mio costato la radice d’un albero si nutre di sogni
Ogni giorno lui s’alza in cerca del cielo
E parte del dolore che sento dentro gli fa generare frutto
Come da un grande amore so che nascono i figli
Sono diventato un poco albero da quando amo
E a mia volta ho piantato radice nel cuore di qualcuno
Con sogni come i miei che cercano gli astri
Approdo per il mai sazio gusto della gioia
Nel mio costato la radice di un albero si contorce in cerca di spazio
Ma io mio corpo la imprigiona nel nome di un bene
Che può sembrare piccolo al senso di libertà di un gigante
Ma è immenso per chi conosce il cuore senza limite dell’uomo

Da “Lettere dal silenzio”
 

Se non avessi un corpo
Il mio amore per te mi strappa alla carne
E mi rende infinito sebbene in un immaginario ombra
Ove ti nutro come gli Dei di un nettare strano
Come un sangue alieno che rende gli animi innamorati eterni
Io sono certo che ci sarà un posto
Per quelli che nell’invisibile dell’amore si fanno tana
Un posto con fari accesi su vasti mari
Che non avranno bisogno del conforto dei respiri
Per essere navigati

Da “Lettere dal silenzio”
 

Prati lunari
Se potessi calcando il prato ancora saldo all’umidore lunare
Strappare le spine dal senso che la pelle ha dell’infinito
Sarei già nel futuro che tutto il bene abbraccia
E tu non smetteresti mai d’avermi

Da “Lettere dal silenzio”
 

I miei sogni
ho disteso i miei sogni sotto ai tuoi piedi
ti prego
cammina dolcemente
perché tu cammini sui miei sogni.

Da “Lettere dal silenzio”
 

Se dovessi accendermi,
potrei brillarti in versi,
liquido e blu,
in rima con la stella che
prodiga nei tuoi occhi
l’assoluto.

Da “Lettere dal silenzio”
 

Ricordati di me
ricordati di me
non delle rughe sul mio viso
o delle mie cattive abitudini
ricordati del mio grande appetito di vita
dell'amore per il cielo
per le bevute in nome di quelli partiti
ricordati di me
non della morte che ci separerà un giorno
delle parole mai dette perché vane
ricordati delle sensazioni
che il mio nome ti ha lasciato
come un biglietto con un inno alla felicità
nella tasca del tuo portafogli
che rileggi ogni tanto
e che si è consumato
per quanto è stato piegato e ripiegato
nel tentativo di recuperarmi
ricordati di leggermi le favole
e che non ho mai smesso di credere
nonostante i deliri
della gente incapace a sognare
ricordati che non sei uno solo
ma siamo in tanti
ricordati di me
e sorridi
 

Sorridi e scaldi l’aria
Tu non mi dici chi sei
Sorridi e scaldi l’aria
Ti giri serafica controvento
E spazzi via la noia delle strade
Con battiti di ciglia
Tu muti
Crisalide nel bozzolo di città
Pienamente conscia che le farfalle
Disorientino gli inverni
E quando mi guardi
Ignara del mio battito impazzito
Del mio respiro che muore per un attimo
Mentre il tempo scaglia le lancette contro i vetri dei negozi
Dove i nostri occhi s’incontrano
quattro innamorati sulla ruota panoramica della sorte

Da “Lettere dal silenzio”
 

Risveglio
Non è soltanto il fuoco nel sangue a spingere i miei passi
Ma è la notte e l’alba che incendia nelle vene l’appetito
è la pioggia sul volto ancora assonnato
a rendere potente il nucleo di nido all’alma
io non la maschera di ferro in mezzo ai passanti
ma quello che sfida la lama di cemento
col fragile mai unto dal valore del vano
bambino eterno in mezzo a meno estese teste
Non è soltanto la gioia il premio del lungo andare al punto
Ma la fatica di avere in corda sempre un principio per ogni cosa
Col nervo teso e coraggio contro avversi lumi
Eccomi un uomo di non soltanto fuoco ma molto gran valore
 

Il non poema
Non sono terreno
Sono una epopea di sensi che strega i sogni quando peccano
Mi turba l’insensibilità del vento
Che ferisce chi ha al posto di uno scudo i battiti

Non sono una forma ma un essere
Mi dibatto nelle prigioni di carni come un bruto
Saldo nell’umano istinto all’ugola azzurra
Distante da spezzare le ali persino al coraggio

Ma quando penso
L’impero del putrido svolta in fiori all’alma
E la caducità mi rende un eroe
In mezzo al non poema dei freddi ossi
 

“pupa”
Davanti all’impossibile
sebbene disarmato
eccomi attento
a valicare confine.

Da “Lettere dal silenzio”
 

Resta con me
Resta nei miei sogni
Quadrupedi innocenti e affettuosi
Proteggimi dal male dei muri senza porte
E dalle meduse ombre con aculei edera
In fratture d’immaginario
Resta con me
Sotto il melo pronto per l’Eden
E sotto la cupola di fronda
quando il vento dolce spinge gli occhi
Al sonno
Resta con me
Abbracciata al cuore mio
Così saldo nel suo sentimento
Da tenere testa a tutti i temporali
 

block
noi ci amiamo con la miopia sulla soglia della veggenza
ci percepiamo attraverso il tatto e gli odori
siamo come i sensi che vanno in festa
vestiti da angeli per un ballo che l’Eden
non si è mai preparato di dare
per ospiti qualunque

il sesso settimanale è un movie colorato di sudori
ci siamo scordati le rime dei cuori quando gridavano
di piacere
ogni arto ubriaco ha il diritto di farsi divorare per amore
è amore
griderai nel sonno quando il desiderio cercherà di fumare
ma la tua carne s’incendia per molto meno
e bruci
come un dannato nelle tue scarpe consumate di quotidiano
e le masse crederanno che sei pazzo
poiché resistere legato allo stesso sogno
è un sintomo di beatitudine
e le folle condannano i martiri

noi ci amiamo
saranno le ultime parole
e nella sorte degli angeli
qualche ubriaco attraverserà la strada
e la vita resterà nel dormitorio dei ricordi
o in una canzone
mentre noi sudati in alcove più buie
ci stringeremo
bianchi bianchi bianchi
 

Azzurro
Tu vedi coi miei occhi
E questo mare azzurro diventa un cielo
Un prato infinito senza scogli
Con vele umane a caccia di sirene
E diventiamo più forti
Cercando trepidanti l’infinito
Tra mappe di stelle sempre più lontane
Che facciano da culla alla vita

Tu vedi con me quel bravo faro
Acceso nella notte per gli smarriti
E sebbene l’azzurro al buio non sia un bastione
Tu sappi che l’azzurro nutrirà per sempre la tua vena

Da “Lettere dal silenzio
 

Un bacio ruba tutto alla parola
ogni tua parola punta al centro del mio cuore
muto come è muto il dolore quando ti attraversa dai calcagni
se con un solo tocco potessi rianimare la parte più fredda della ragione
sapessi
entrerei in te come un ladro di tesori caldi che tu chiami battiti
e li porterei a me avido di possedere persino le linee della sorte
che t'attraversano i palmi

in ombra
ti pieghi per strapparmi alla morte del sonno
mentre le nostre dita intrecciate ardono ghiacciate
un bacio ruba tutto alla parola
ed è ovvio che noi restassimo uniti come ladri
al tesoro che avremmo nascosto uno nel petto dell'altra
così per sempre sarebbe durato a lungo
o almeno finché la pietra non avrebbe suonato dei graffi
delle nostre dita intrecciate nell'oltre
 

Quest'anima avrà soltanto un corpo
All'ultima difesa resta solo il cuore
In punta di respiro come di un morto su cui veglia il verme
Sul tuo sudario sognate villeggiano i mostri
Liberi sulla tua natura di acqua impacchetta in carne
Mentre aspetti che tutto cambi e anche l'armatura
Speri non ci siano più piste d'atterraggio sul tuo sonno
Per ombre che patiscono L'Eden come l'Inferno
E ogni paura di morte
Diventa tutte le paure
Così il tuo cervello avrà le radici di un albero
Che spero amerai non solo per l'altezza

Mi amerai
Mi ami

Il sogno entra in te ogni notte
e ti stringe con le sue braccia forti
quel verme si sarà suicidato
solo ascoltando il respiro che tiene salde
le tue braccia alla mia carne

in tutte le vite future
 

Il mostro
un gatto nero mi osserva
ha gli artigli pronti e miagola
dai suoi occhi il Diavolo stesso mi sorride
quasi mi leggesse nell’anima
ed io resto fermo
freddo
sudato
ascoltando i battiti del cuore
che sente che l’Inferno abbia un alito felino
pronto a svegliare le legioni di ombre
in ogni paura che mi abita i sensi
un gatto nero
si ciba dell’alba al risveglio
ed io lo sento nel cervello che gratta
con il suo artiglio di ferro
mentre la mia carne obesa di sogni
aspetta che l’Inferno diventi una finestra
da cui lanciare il mostro
 

Microsenso
La separazione dal filo
Pensa l’ago
È dolorosa
Gli anni verdi avanti diventano autunno
E il sorriso
Pensa agli episodi in cui gli sbagli
Hanno lasciato il loro peso
Dal bicchiere della felicità
Gli uomini bevono
Camuffati da innocenti farfalle
Che cooperano con L’Eden
Durante i giorni della ribellione di angeli corrotti dal desio
Gli uomini ebbri sanno
Quanto sia leggero un sacco d’ossa
E conoscono la guerra per tenere incollati i sogni al ricordo
Saremo tutti condizionati dal talento
E come una tempesta di sole
Ogni passo del cuore che tu farai
Lascerà un segno
Le rose selvatiche lasciano il segno
Come Dio che ti bacia nei sogni
Quando sai di essere stato un buono
Per tutta la vita


Il giocattolaio
Capisco che il dolore del pensare faccia spronare prima l’alba
E gli uomini cerchino nella tua anima un rifugio sicuro
È quello che succede quando ti prometti di arrivare lontano
Senza contare il numero di sigarette fumate
Le donne ancora prigioniere dei tuoi ricordi
o la critica dei tuoi addominali non più selvaggi
Noi non siamo monaci
Sussurreranno i grilli del tuo cervello
Alle orecchie insonni
Siamo uomini
Ti diranno
Siamo tutti attaccati alle perfusioni di una omeopatica credenza
Con i muscoli irrigiditi dall’eccitazione mattutina
In attesa massacrante che venga compiuto il Fato
Sarà quella febbre ad accompagnarti ogni risveglio e ogni sonno
Mentre qualcuno disegnerà sul tuo cuore il suo nome
E tu non capirai perché l’amore
Sia servo di qualcosa che dura meno del battere delle palpebre


Semplicemente per amore
Io sappi
Che non ti sogno
Io ti aspetto
Io non scappo
Ma corro verso di te
in mezzo alla nebbia
e non temo il muro
io sarò quel muro
contro quelli che cercheranno i fermarmi
Io sappi
Che non ti penso
Io ti parlo ogni giorno
Perché resti riflessa nelle cose
Che mi tengono in vita
Io sappi
Che non ti amo
Solo per dare senso a quello in cui credo
Ti amo perché ogni cellula in me grida il tuo nome
E ogni cellula di te mi appartiene
Come la gravità al suo pianeta
Io sappi
Che non ti ascolto
Ma rubo le parole ai tuoi battiti
Prima che le pronunci con le labbra
E se tutto non fosse altro che illusione
Sappi
Che resti il perno dell’uomo
Che non ha mai smesso di credere che l’alba sorga
Semplicemente per amore
 

L’approdo
a volte il buio è un casato senza frontiera
e tu sei la luce in quel tunnel
dove si avventura l’immaginario
quando corre selvaggio
a volte tu nutri i miei sogni più delle stelle
e l’impossibile è la porta di casa di ogni giorno
io ti troverei in mezzo al nulla
se il nulla fosse anche
un abisso con profondo fondale
e tu un letto di sabbia
cui fare approdo
 

Se sorridi
mi porti via il peso del tempo
e questo tuo sorriso
non è che il bacio d'un amore immortale
che sarà un atleta
in corsa contro vento
contro le maree
e contro i temporali
se sorridi
mi porti via la paura
e la malinconia diventa un giardino aperto
dove fioriscono i sogni
con lunghi tentacoli aggrappati alle stelle
le stesse che io accendo per te
ogni sera
 

Un uomo libero
Dissero che i miei deliri erano la fonte dei miei mali
Dissero che volare non fa per gli uomini
E navigare le stelle fosse una cosa da bambini
Poi mi resi conto di quanto fossero limitati
Quelli che mi parlavano incatenati alle loro idee
Così scappai fuori dalla prigione
E corsi nei campi
Era soltanto l’alba
Ma anche il mio primo di giorno da uomo libero
 

L'incendiario
sono un uomo che brucia
che danza in un inferno di sogni
che si consuma sul patibolo delle debolezze
e che desidera
il fuoco nelle vene
come un ubriaco con continua sete
di ciò che più gli fa ardere le carni
sono un diavolo dell'ascensore
che scende e sale dal vano dell'Eden
un pioniere dell'immaginario
frustato dall'ala ghiacciata
intrappolato nei cinema delle folle
con l'arma del semplice respiro
sono l'uomo sotto una maschera
che prima o poi romperò sul cemento
appena l'amore irromperà nei confini
di questo regno di alberi e uomini
assettati di stelle
 

Naufragio
quando le stelle entrano nella mia casa
ogni oggetto s’anima come fosse un cuore
e il soffitto diventa un mare calmo
per l’immenso nei miei occhi in cerca di sogni
per l’immenso nei miei occhi in cerca di sogni
 


Poe all’Ade
Ermione di Lorenor ovvero Poe all'Ade

Poe per necessità economiche trova lavoro presso un notaio, ed è mandato in un villeggio sperduto in cima a una montagna, a valutare le rovine del nobile casato dei Lorenor, deve altresì controllare e recensire lo stato del maniero e degli eventuali suppellettili. Arrivato al villaggio, il sacerdote gli racconta l'orrore che il posto sprigiona e la sventura che accoglie chiunque salga per il sentiero che porta attraverso una vegetazione selvaggia all'antico castello. I Lorenor nonostante sia siano estinti, continuano ad avere una cattiva influenza sulle abitudini quotidiane del villaggio ma questo non ferma Poe che inizia la sua salita speranzoso di avere facile accesso al sito e veloce chiusura della pratica, non sente minimamente la pressione di quella sciocca superstizione. Poe scopre la cripta della Principessa Ermione addormentata ma non morta da secoli. Lei potrebbe ucciderlo ma lo risparmia poiché lui non la teme, lui nella morte sogna il riavvicinamento al perduto amore, Arcadia la quale aveva scelto un ricco come sposo e la sua vita ricca ma infelice era terminata con una terribile malattia. Ermione impietosita dalla devozione amorosa del poeta, richiama Arcadia, la traditrice, dagli Inferi e Poe si vede deluse le aspettative per la seconda volta, Arcadia non lo ama con passione, nonostante questo, si affida alla fortuna di un ripensamento quando, Arcadia si dissolve per ritornare "al posto delle Ombre". Ermione offre al poeta l'immortalità "un morso è quanto" ; lui che capisce che la donna da viva non sia mai stata realmente amata e per ringraziare la pallida creatura del dono di una conversazione con Arcadia, le offre la vita e i sentimenti rimasti.
Ermione troverà una luce calda da cui era sempre fuggita per timore, per odio per pura ignoranza mentre Poe, ultimato il resoconto per il notaio scoprirà che la salita al monte non sia stata che ...
Poe nella dimora dei Lorenor
 

Nulla resiste al tempo se non il tempo stesso.

precordio
amore al buio vigila le stelle
che male conforto reca al cieco
smarrita la via della sua umana meta
che anima speranza nonostante gli anelli

raro che la tenebra protegga la chiara via
dal male in agguato sul polmone vivo
che i mostri inseguono legati alle paure
di chi respira sotto i buoni astri

acuta l’aria minaccia con isteria
i vortici s’avventano sulla salute
crudele lo sballottio sfida i fusti
mentre radici supplicano amnistia per il loro corpo

trascinano le fronde dei giganti i venti pazzi sulle fredde cime
non v’è ostacolo alla loro furia che sferza pugni di acciaio al mondo
si piega innaturale verso Ade la povera creatura
regge a tortura con le inanimate rupi

belve con denti digrignanti i mulinelli tosti
selvatica natura sotto il cielo
s’accoppia al male già presente
che sale dal centro in superficie per far paura

allerta sul costato vigila l’ombra
perenne sulla cresta e nel castello
fardello per il raggio onnipresente
che non trapassa il velo delle Stingi

chiodo il monte cuneo di ferro
sul grosso imbuto sotto la verde valle
gigante a monito di quegli umani
che della fede hanno smarrito vena

esiste un passaggio seppur nascosto
per tutti fumi infernali
esiste una crepa dentro l’Ade
che porta a Osiride l’alba della stella

sepolti in milioni col loro vizio
stipati in pentoloni di ardesia
caro all’edificio in fiamme
il Dio con grande odio per gli angeli

e sulla forma del Nuovo Mondo si abbatte
sempre una tempesta micidiale
è piccolo il luogo sconsacrato
ma verso morte porta vili e audaci

curiosità assassina la negra piaga
che tiene in tramonto e sotto uragano il posto
sempre con piaghe su foglie frutti o gemme
con predilezione forte per malanni

qualcuno durante i secoli aveva sfidato il monte
faccendone fortezza di lustro contro il nemico
e luminosa si proclamò vittoria
prima ancora che la sua famiglia godesse di quei pregi
che illimitati si dispensano ai forti
incauti prestigiatori del fato
poiché sfidare il mondo più aspro di un mortale
significa colpire al cuore il Diavolo in persona

Lorenor il Primo teneva troppo orgoglio
per umiliarsi davanti a miglior fede
e sconsacrate le usanze degli umili principi
combatté imperfetto Inferno e Eden
così lontano dalle schiere dei più forti
fu mal visto persino all’Inferno
e Dio non lo volle in Purgatorio
rimase spettro infelice tra le sue mura

siamo tutti destinati a perire
aveva capito lui in fin di vita
ma senza rispetto per i divini
alcuna regola ti tiene veramente in pregio

morendo aveva dato sentenzia di fine a tutti i suoi eredi
finirono massacrati da ladri e malattie
perirono in guerre non più loro
dove smarrirono senza tesoro le loro ossa

aveva trionfato sul mondo umano il monte
confine neutrale tra due partiti
che spesso si regalavano all’uomo
con ami e lenza oltre sincero dogma
usati come cavie per le battaglie
le creature combattute da sentimento
che morivano sedotte da meraviglia
in quel costante buio presente sempre agli occhi

l’uomo è un flagello per se stesso e per gli altri
con questi attributi il buon celeste recava sfida
al Parlamento d’instabile umore
nelle le carenti rive del costato

chiunque abbia provato a cercare l’ego
usurpando l’infelice tomba
ancora non smette di lucidare le ossa
dal fango

non vede stelle è triste l’alveare
l’acidità dell’aria scende in casa
e tutti gli esseri assorbono le schegge
dei resti in malanno tra i graniti

trascorse ere sul suolo maledetto
castelli alberati avanzano soccorso
la rupe di tremendissima discendenza
non meno malefica di quel che è si mostra agli occhi

venite oh passionali a Parlamento
in tempo per dare ragioni credite ai fiati
che mai ha visto il mondo senza stelle
sul crucio che tocca il cielo con meno buona alma

stendardo il gigantesco messo per il fiero insonne
sulla scalata il passo non da incertezza
ma raffiche di vento ricordano all’uomo
che nulla resta impunito se sfidati i forti

sedotti e rapiti gli argomenti da leggenda
spinge ancora nel più profondo il curioso
mai temendo quale matassa sia gioco ai ragni
né il pericolo che certe verità usano per testo


voi che cercate soccorso nel buon verbo
voi che godete quando ascende l’alba
che ne sapete del buio all’orizzonte
delle falene che bruciano cercando più forti fuochi

io so che c’è un cale
che porta esistenza al dubbio
che tutti i percorsi hanno una scelta
e che le scelte si pagano coi dolori

davanti al certo nulla è suggestivo
cerchiamo incognita che possa dare piacere
a quell’immensità in noi a volte vuota
a volte con troppa parsimonia dispensata dai pensieri

è un azzardo la domanda folle
ma senza alcuna follia nulla è dato
che si sappia per migliorare natura
di noi ponteggi fragili in balia dei venti

sul cielo carico di stelle si vanta l’oltre
mostrando il cherubino trono cui fa fede ogni natura
e nell’infinita luce che si tempra l’occhio
poiché beato è il percorso di certi sogni

s’avvita al tempo la nostra storia
e l’uomo non resta che un timido spettatore
ai giochi del destino fra i grandi dell’Olimpo
attenti al coraggio dei troppo arditi

si narra che prima ancora d’Adamo ci fosse un buono
punito da un più forte a fare penitenza
in regni corrotti da incredibili minacce
che influenzano non poco i sognatori
il sito che nessuno vuole in vita nominare
scende al centro perfetto della Terra
un fuoco unico alimenta il cuore
dell’ultimo discendente dei cari lumi
ecco il terrore
ecco magia oscura
ecco gli spettri creare per lui fortuna
in un posto deciso da casto edito
che fa da confine tra cattivi e buoni

esiste
è esistito
esisterà ovunque

inospitale landa nido brullo
sul versante aspro di livida montagna
culla di qualcosa che non teme il tempo
rimasto persino nell’odore delle stagioni
si plasma come un cancro l’ombra scura
su ogni centimetro di mattone al castello unito
e più ci si avvicina più i tremori
assalgono il cuore nelle ossa degli ancora vivi

grottesco il volto che esce dal granito
saldato al cupo principio del suo costruttore
un campanile sconsacrato con teschi in ronda
e fessure placide per danze di gradini
la sua postura di castello inganna
lascia al sentimento dello sguardo quelle paure
che il maniero fortezza mostra da lontano
a monito di chi voglia ingannare i suoi confini

dal robusto corpo ancora i grossi chiodi
per appoggiare lo scudo sfoggio di discordia
richiamo al monito di quei vampiri
che l’uomo teme da quando è nato
è stata una casa
forse una prigione
un castello per mostri diseredati
qualunque cosa abbia eretto in vita quella dimora
sapeva bene quale male nascondesse
poiché la sua natura allerta i mali
di quell’Inferno atroce che illude il buono
e aggioga alle sue spire l’innocenza

il frontale alto ha oltre sei finestre
blindati occhi al candido del cielo
portali alti in fuga all’alta quercia
ecco il valore di un tesoro nascosto ai vivi e ai morti

il vento solo osa affrontare l’ingresso
il vento e qualche uccellaccio arrogante
di cui conservano i pavimenti in pietra certe ossa
succhiate dalle polveri astute come serpenti
nulla resiste al tempo se non il tempo stesso
par dire la dimora
con poche dozzine di stanze per dare fatica al sole
quando si spinge con forza dentro i muri

freddo ogni suo lato ricorda un po’ l’inverno
tra sud e nord non c’è mai differenza
è un quesito che sfida la natura di quelle cose
che regolano il principio dei giorni e delle notti
destriero di Troia ma in magnesite
cordone di corallo quasi il non vitale cinto
seduce con la sua forza del negarsi
agli avventurieri golosi di qualche storia


si vede è certo in quegli angoli segreti
i resti del buono salito per guardare
mentre il dio insetto gioiva del banchetto
nel nome di un Dio antico di cui la casa è are

la pioggia segna in definitiva il suo trionfo
spettacolare e copiosa quando sferza l’acqua
che frusta aspra ogni buon detrito
mentre la casa gode con sadici silenzi
è umido ogni suo arto
falangi lunghe le grezze mura
lo scheletro odora a putride carcasse
sebbene sia rimasto poco di loro negli anni
sebbene la morte vi abiti con mesto quotidiano
 

alzale
a Lorenor si arriva per dura via
un pezzo di pendio tra le sterpaglie
in mezzo a rovi che sforbiciano ali
e buche trappola per l’incauto passo
c’è stato per anni un blocco sacro in pietra
a ricordare all’uomo dove fermarsi
sparito fu sostituito da un cartello
defunto presto sotto la slavina dopo un temporale

la casa è quieta in lontananza
un guardiano triste in cima al monte
un angelo locato all’arbitraggio dei peccato
rimasto insonne con spoglie innocenti
nessuno sa se abbia mai amato i suoi invitati
nessuno ben ricorda bene da quanto lei esista
pozione dolciastra inganna il buon palato
che poco si accorge dei veleni
è poco dire stregato a un principio oscuro
è un iperbole con valore aggiunto al male
il sito vanta sacrifici umani
da quando il mondo ha scoperto l’alba

c’è un senso di dolore in ogni cosa della sua natura
un lacrimare continuo del mutilato spazio
dove la strenna dei generosi radicati non resta immune
a quella sofferenza che dalle linfe arriva ai capi

sentieri lunghi e stretti a fianchi grossi
arbusti oblunghi con crine fitto in cima
impedisce ai raggi di baciare i fiori
malati di oblio già allo sboccio
la pasta del cammino adira il viandante
s’increspa la salita al calo calvo
e dove la roccia sembra unirsi al verde s’apre una radura
l’Inferno è sulla Terra ferito dai ricordi
nebbiosa e salda l’umida natura
controlla fino all’orizzonte il viandante
e dalla campanile sconsacrato avverte il mondo
lontano il sangue non seda gli appetiti

cavalca l’aria la sua grande ombra
mistero assalta lo sguardo dell’infelice
che poggia il passo sul suo sterno
di mostro anemico con lenti palpiti

si dice in giro che lì i morti tra le pietre non smettano di parlare
ci si racconta nelle lunghe notti invernali di certi spettri
che ti restano nelle carni come un male
mai raggiunto da alcuna cura umana
nessuno s’è mai avventurato trai i legni stanchi
per arrivare al punto del non ritorno
nessuno che non tea la foresta
ha mai osato cercare dei Lorenor le spoglie

baciato
alle rovine dei Lorenor ulula il vento
sull’aspra roccia a guado d’un torrente purulente
oscura dimora di genti sconosciute
che forzano la vita a sospettarli spettri
a matassa il verde in spine allunga gli irritanti becchi
cecchino lo sguardo corvo copre il basso
dove la memoria ha cancellato il suo nome dalla pietra
e solo un tremito resta delle leggende

acuta l’aria minaccia con isteria
i vortici s’avventano sulla salute
crudele lo sballottio sfida i fusti
mentre radici supplicano amnistia per il loro corpo

trascinano le fronde dei giganti i venti pazzi sulle fredde cime
non v’è ostacolo alla loro furia che sferza pugni di acciaio al mondo
si piega innaturale verso Ade la povera creatura
regge a tortura le inanimate rupi

belve con denti digrignanti i mulinelli tosti
selvatica natura sotto il cielo
s’accoppia al male già presente
che sale dal centro in superficie per far paura

allerta sul costato vigila l’ombra
perenne sulla cresta e nel castello
fardello per il raggio onnipresente
che non trapassa il velo delle Stingi

chiodo il monte cuneo di ferro
sul grosso imbuto sotto la verde valle
gigante a monito di quegli umani
che della fede hanno smarrito vena

esiste un passaggio seppur nascosto
per tutti fumi infernali
esiste una crepa dentro l’Ade
che porta a Osiride l’alba della stella

sepolti in milioni col loro vizio
stipati in pentoloni di ardesia
caro all’edificio in fiamme
il Dio con grande odio per gli angeli

e sulla forma del Nuovo Mondo si abbatte
sempre una tempesta micidiale
è piccolo il luogo sconsacrato
ma verso morte porta vili e audaci

curiosità assassina la negra piaga
che tiene in tramonto e sotto uragano il posto
sempre con piaghe su foglie frutti o gemme
con predilezione forte per malanni

qualcuno durante i secoli aveva sfidato il monte
faccendone fortezza di lustro contro il nemico
e luminosa si proclamò vittoria
prima ancora che la sua famiglia godesse di quei pregi
che illimitati si dispensano ai forti
incauti prestigiatori del fato
poiché sfidare il mondo più aspro di un mortale
significa colpire al cuore il Diavolo in persona

corilde
Lorenor teneva troppo orgoglio
per umiliarsi davanti a miglior fede
e sconsacrate le usanze degli umili principi
combatté imperfetto Inferno e Eden
così lontano dalle schiere dei più forti
fu mal visto persino all’Inferno
e Dio non lo volle in Purgatorio
rimase spettro infelice tra le sue mura

siamo tutti destinati a perire
aveva capito lui in fin di vita
ma senza rispetto per i divini
alcuna regola ti tiene veramente in pregio

morendo aveva dato sentenzia di fine a tutti i suoi eredi
finirono massacrati da ladri e malattie
perirono in guerre non più loro
dove smarrirono senza tesoro le loro ossa

aveva trionfato sul mondo umano il monte
confine neutrale tra due partiti
che spesso si regalavano all’uomo
con ami e lenza oltre sincero dogma
usati come cavie per le battaglie
le creature combattute da sentimento
che morivano sedotte da meraviglia
in quel costante buio presente sempre agli occhi


l’uomo è un flagello per se stesso e per gli altri
con questi attributi il buon celeste recava sfida
al Parlamento d’instabile umore
nelle le carenti rive del costato

chiunque abbia provato a cerca l’ego
usurpando l’infelice tomba
triste e incorporeo con tempia alle ginestre
è rimasto bianchi giochi d’ossa ai corvi


salendo irto il passo scopre la rovina
valanga scende il detrito impolverato
qualcosa di oscuro sembra onnipresente
nemmeno il cielo osa lamentarsi
col sole o col grigio dell’inverno
il maniero ascolta mutevole la storia
nessuno osa cercare nelle sue stanze
tesori senza temere di aver per sempre dentro voci

 

ballata di scheletri
quando non saremo che scheletri
ti verrò a svegliare
cornamuse al tuo capo cinto da muffe
e tornerai a vedere con gli occhi del cuore
l’innamorato che non ha voluto lasciarti alla pietra

quando non saremo che scheletri
ti verrò a salvare
dalle legioni d’invertebrati montati da Morte a gloria
e non avrai più l’amaro di pensieri alle tempie
soltanto desio di giorni oltre il buio
ti porterò alle stelle sul mio razzo di sogni
e avremo bambini in ogni sistema solare
dove rincorrerò le tue paure di donna
con i corsieri selvaggi del mio spirito

libererò gli angeli dai confini dell’Eden
per darti ali a ogni piacere
rimasto a consumarsi lontano dall’oblio
dove gli uomini resteranno a frantumare il tempo di solitudine

quando non saremo che scheletri
noi ci sposeremo per sempre
e saremo uniti da grande un amore fantasma
che negli inverni scalderà la pietra del nostro sonno

Da Terre d'Eden
 

abito vicino a te sulla scala del sole
abito vicino a te sulla scala del sole
ballerai nel mio fuoco fino allo spegnersi degli astri
inutile dire quanta tempesta alimenti la parola
quando t’affacci sul mio battito
sono in cima alla galassia più lontana
ho un navigatore impostato sull’indirizzo del mio amore
ogni tanto faccio benzina al distributore su Mercurio
mentre i Pink Floyd buttano giù le pareti
sono l’atleta perfetto in corsa contro il futuro
ho la risposta ai tuoi sogni più grandi
corro verso i tuoi abbracci di primavera
con gli occhi sulla stella che ospita il tuo cuore

Da Terre d'Eden


Il Vampiro Atto 1 scena 3.

(solo la voce amara di Victor)

chiudi gli occhi
creatura
ascolta questo il silenzio
la dimora non parla di male
aspetta solo l'accendersi d'una stella
la miglior aria qui è il tuo sorriso
ci sono amanti che s'amano solo coi brividi
lasciando che il tremar della carne
li nutra per sempre

(le Ombre a Loran)

dacci la tua anima
servire potrai all'Inferno
sfilare vedresti i ricordi migliori
senza temere le muffe
congiungiti a colui che temono tutti
rivalsa la notte non avrebbe
sul coraggio dell'eterno
per la beata casta
 

Acto
siamo invincibili fino alla morte
col sangue in ebollizione per un fantasma
spinti al massimo dai venti più aspri
siamo noi sognatori che portiamo avanti il mondo

Da Lettere dal silenzio
 

Boheme
mercurio scende nel sangue
incandescente davanti al buio
ogni favilla di luce sceglie una foglia
quasi le piante nei vasi possano udire i respiri
permanente abulia d'etere
ogni vertebra spia il resoconto dei passi
molliche di sogni in terra
e passo dai fili del wifi alla cella d'un astro
dove spero con tutto il cuore di trovarti
la mia navicella spaziale è fuori controllo
sono atterrato su questo pianeta da anni
ho lanciato messaggi in bottiglia nelle onde
sperando coi millenni avvenire
tu possa trovarmi a riva

Da Lettere dal silenzio
 

Allevo sogni
allevo sogni
nelle ragnatele sotto le travi del soffitto
condannato a guardare nella mia insonnia
la bellezza del piccolo
tengo nei pugni chiusi mazzi di piuma
dalle ali di rondine per cucirmene delle mie
scrivo sulle pareti i miei voli
brindando ai diamanti
che il sole spara tra le nuvole
Miu Jacqueline
e prego dio in una pena lieve
per tutti quei peccati in cui a volte mi consumo

dirigo un'orchestra d'ombre
i fuochi d'artificio coi giochi di stelle
quando più dolce sembra la notte
ascolto il silenzio espirare i suoi canti dai fiori
e m'immergo nel solitario viaggio
come un pio clandestino tra le nuvole
temendo solo di non arrivare in tempo al brindisi
con chimera

io allevo sogni
dal mio letto di ferite e abbandoni
con queste mani callose
ancora bagnate d'inchiostro
strofino le frasche sui muri inodori
perché il verde mi guarisca
dalle maree di lacrime
dai patti con l'oscuro
dalle donne diavolo
o dalle amanti senza amore

allevo sogni come mio padre
come il padre di mio padre
seguendo il credo antico dei folli
che mettono la propria vita nell'opera
e l'anima la danno ai poveri
di cui si cibano ogni giorno le Larve

io uomo
allevo angeli
prima del loro volo tra le nuvole
dipingo sulla bocca della donna il miele
e metto sotto i cuscini degli amanti incantesimi
perché siano sempre felici

"Lasperapetus Ubiurque"
 

Voli
Godo ogni giorno dei piccoli sogni esiliati nel capo e delle grandi ali che incollo dai sorrisi di chi ha baciato prima di me l’Infinito.

"Terre dell’Eden"
 

A rovescio sul mare
non biasimare il tempo per essersi preso la nostra ombra
a volte gli uomini sbagliano per non aver tentato
a volte ci sono cose da lasciare perdere che noi
rincorriamo come mulini a vento
fammi vedere le tue mani sporche di sogni
e sali
sali ti prego sulla mia nave di cristallo
ti bacerò sotto la pianta del piede per assaggiarti il passato
o guarda avanti
guarda come si diventa fragili in mezzo ai vortici della volontà
il nostro mare ha troppo blu e noi ne siamo drogati
prendi il tuo tappeto volante
ci sono mondi
dove volare non è impossibile
e dove i campi crescono blu a rovescio sul mare
che spesso fa da bottone alle stelle
quando nascono

"Terre dell’Eden"
 

Tartaruga
nel mio capo
girovaga superstite ultima della sua specie
una tartaruga
ha un soprabito color porpora con collo alto
beve dalla mia bocca la pioggia
centellinando il sorso tra il ritmo dei battiti
ogni tanto nuota nel mio piccolo universo
in una lunga piscina azzurra senza marea
per attendere l’onda perfetta da uno scivolo di roccia
emerso dal mio costato morso dagli astri
lei conosce profondamente ogni mio segreto
medica silente le ferite lasciatemi dall’alba
e ascolta con la testa sul mio petto i sussurri
domando del mare dentro il fragore
quando lei parla
usa semplicemente i sogni
mi dice dove vorrebbe arrivare se non fosse prigioniera
del nostro amore che mai consuma il cuore
sebbene sia un altro
il suo mondo perfetto

"Terre dell’Eden"


Brucia, divora consuma.
io non ho sonno per amore
mi sono infilato nel corridoio buio della notte
e attendo
che un lume di passione mi abbracci
non dormo più da giorni
smarrito nell’incantesimo di un fuoco
brucio sottopelle e il dolore
si spande nell’atomo di ogni cellula
così mi vesto di un sorriso folle
esco in strada il cuore armato di battiti fucili
e mentre il refrigerio diventa una pira
tu sola resti intatta nel mio ego
brucia
divora
consuma
ecco il talento
stagione che passa sugli anni
non cancella ma alimenta
quello che prolunga la fame e la sete

"Terre dell’Eden"
 

Ex-dogma
sul volto inanime del vetro illuminato
messaggi in cartelle da rianimare
qualcuno ha perso il saluto sulla carta
qualcuno spera di amare senza fare vedere gli occhi
chi corre sulle strisce bianche
ha una vaga meta della sua salvezza
il credo fa shopping nei centri commerciali
paga in contanti la fede non fa credito
buoni e cattivi l'alveare
abbraccia la lunga scala mobile verso l’alto
gli angeli hanno ali alimentate con benzina
e il Paradiso grattacieli di oltre cento piani
un rapimento grida il telegiornale
piccole tristezze al prezzo d’un affitto
spassose figure coi cani al guinzaglio
a loro volta in briglie del destino
Desdemona ha rotto con Otello
Whatup è pieno di missive
probabilmente cammini nell’Inferno
ti leggono la vita in diretta
e Dio è un veggente negli ingranaggi

"Terre dell’Eden"
 

Vortici
vortici
sabbie in fuoco
tempeste di lucida follia
le stelle negli occhi
il bacio fresco sulle labbra
triste la vita senza un Inferno
e una leggera danza fino alle righe
sopra i soffitti incandescenti
dipinti per dare lustro al cuore
che non vorrebbe mai partire senza un addio

Da Lettere dal Silenzio
 

quieto e tempesta
una voce
un salto nell’infinito
con l’alba
un grido
la vita
campane della Domenica
fisso il cielo
perdenti nel cuore vincitori
ecco l’amore
davanti al buio
sostituto d’astri

Da Lettere dal Silenzio
 

cuore diamante
caduto il male ripara da solo la ferita
e più leggero il passo cerca la strada in salita
vento contro e tempesta con la sua furia
vivere non è mai stato più esaltante
così tra sogni e viaggi s’avvera sorte
per chiunque destinato a dominare il proprio ruggito
ho smesso di essere animale il primo giorno di scuola
per imparare che la confusione fa parte anche dei battiti
caduto è un eroe qualsiasi nella sua giornata
si stimano più perdenti nella storia che vincitori
e poco importa se il fango copre il cuore diamante
quello che davvero importa è quanti ancora ti amano

Da Lettere dal silenzio
 

Il Diavolo abita il secondo piano senza ascensore.
la tazza a fiori verdi col manico sbeccato
caffè bollente e occhi sul paradiso di neve
breve viaggio nell'ego per grandi miraggi
impronte di mani sulla pelle non lucida della finestra
scale che salgono infinite nel tuo capo
c'è un ripiano con ricordi strippati nel cuore
parole a fuoco rimaste in gola
l'aria secca fa male alle corde vocali
rami di legno nudi fino all'osso
vento aspro sul capo delle case
nessun ombrello ripara dagli errori
le corse in pigiama non valgono come meta
il mondo dentro ha superato le distanze tra stelle
nessuno viaggia più di un folle il proprio pianeta
e quando fa male restare lontano dal proprio faro
allora i passi avanzano tra gli scogli di tutti i mari
così mi ritrovo perduto e sognante
vicino a qualsiasi cosa si chiami gioia
e mentre abbraccio l'alba mi lancio
la caduta rende gli ideali più saldi

Da Lettere dal silenzio
 

L’Eden con porte e finestre di sale
viaggio alla velocità della luce diretto a oriente
ho smarrito la mia radice che da lontano mi chiama
c’è un tentacolo di medusa vicino a quel pensiero
che mi blocca ogni qual volta io giri la testa per guardarti
è un lungo inverno ma scivolo sulla pioggia
c’è un’intermittenza nel segnale del cellulare e nemmeno un messaggio
lancio un SOS al programma di una radio con bella voce
sperando che tu e non tutto l’universo accolga i miei battiti
mi fermerò con tramontana sul lato asciutto dell’Eden
il Paradiso ha porte e finestre di sale
ogni tanto l’oceano di anime si alza con grosse onde
nella speranza di perdere le ali in cambio di veri battiti
io viaggio da solo da sempre e in direzioni diverse
cambio punto di vista con l’età che avanza
ma l’amore resta la chiave per i tutti lucchetti
persino per quelli rimasti al ghiaccio della sorte per troppo a lungo
sono vestito con la mia anima e in salute
ho un termos di caffè caldo per le dure notti
quando resto a fissare a bocca aperta qualche piccola stella
con la speranza che scenda sopra il mio corpo
è dura aspettare qualcosa per tutta la vita
è dura lasciarsi travolgere dalle promesse
così salgo sul monte dei mondi
da dove io regno - pur viaggiando
sul tuo sogno

Da Lettere dal silenzio
 

Le farfalle nude tremano al sole.
i mostri viaggiano sull'autostrada
sono l'ultimo autostoppista in mezzo al deserto
certo che i monumenti di pietra siano folle
che hanno perduto la memoria delle emozioni
alza il volume della radio
c'è un centro controllo del cuore dietro l'alba
dicono che l'Eden abbia i tuoi occhi
peccato preferiscano di restare prigionieri di stelle
i mostri concepiscono i sogni da un Parlamento
e alzo il volume della radio sperando ci sia un Inferno
in quelle multinazionali vendute ai Paradisi
così claustrofobici per un mortale
è lunga la strada al dove
paura spingerebbe chiunque ai confini
di tutto ciò in cui ha mai creduto
quasi la fede fosse più che un bisogno una meta
sei il più bel mostro della mia vita
lo so
non te l'ha mai detto alcuno
viaggio con bagaglio leggero per tanti chilometri
in fondo la velocità rende meno appetibili le distanze
al sognatore

Da Lettere dal silenzio
 

Identità
brucio
le mie ferite non sono da medicare
il mio fuoco è meraviglia
così come la luce di una fredda stella
resto immobile nel palato del tempo
quietando i cicloni dei sogni
vestiti con le smorfie delle mie inquiete albe
non fermatemi
ascoltate
come voi canto
tenendo in palmo di mano l’asse del pianeta

Da Lettere dal silenzio
 

Alcuni uomini vedono solo con gli occhi, altri vedono col cuore.

Da Lettere dal silenzio
 

diamante sei nei miei occhi
diamante sei nei miei occhi divenuti a causa tua scintille
e di questo corpo non resta che un fuoco
alleggerito ogni tanto dalla gentile pioggia
e tu immagina il dolore appena la goccia riesce a spezzarmi
il mondo da cui fuggo è sommerso dal desio di un mare
e cavalcando sopra il suo fragore che ti sfioro
bruciando e ardendo della stessa fiamma
che nutre senza parsimonia gli astri

Da Lettere dal silenzio
 

Noi siamo fatti al 90% d'acqua e al 10% di passione. La nostra fine non è la fine del 10% che resta nei cuori e nelle menti di chi ci ha conosciuti, ci ha cresciuti, ci ha combattuti e di chi ci ha amati.

"Mastro di Sogni 2014"


Credo che la scrittura sia una forma d'amore con cui ci identifichiamo nel cuore e nella mente degli altri.

Da Lettere dal silenzio
 

Chi sei? Ti domanderà un giorno, qualcuno. Tu camminerai oltre, con la tua identità, dove si accumulano spesso le piogge, la grandine, il fumo delle sigarette, l'odore del caffè bruciato. Camminerai cercando di non affondare troppo nei sogni, per rimanere fortemente triste davanti ai tristi che gridano ai miracoli senza gustarli una buona volta e ti fermerai davanti all'unico uomo che sorride alla pioggia, al fango, al fumo di sigarette, quello che quando piange non lo fa perché è solo ma solo perché non potrebbe fare tacere il cuore, il posto dove tutti i miracoli esistono e senza fare alcun rumore.

Da Lettere dal silenzio


Credi in quello che fai e fallo in modo che qualcuno ci creda.
Quelli che scrivono libri spesso non si riconoscono in gente come me, esseri smarriti che non hanno maschere, aspirazioni o ragioni di diventare qualunque cosa.

Probabilmente gli scrittori sono soffocati dalla propria immagine che naviga nel concetto entusiastico della fantasia. Non sanno, però nulla di quanto sia imprevedibile, giorno dopo giorno, la ragione che ti manipola fino a farti vivere secondo le sue aspirazioni.

Quelli che scrivono libri, cercano personaggi drammatici da allevare come possibili eroi, nel ciclo drammatico di qualche storia senza le macchie di unto sulla tshirt e senza le puzze nella loro camera d'albergo oppure tutte queste cose che verso il finale si detergono con a gloria di del nerd vittorioso.

L'unica fortuna che uno può avere un eroe poco glorioso, è trovare un mecenate mangia carta che ti reputi all'altezza delle sue fisime e t'innalzi a una vita meno inetta e sudicia della sua. Sono fortune che capitano a pochi o solamente miraggi di uno che si sballa fissando la pioggia molto intensamente.

E' assolutamente vero che i ventenni, i trentenni, i quarantenni e così via, a volte, hanno una massa cerebrale fissa su pochi principali obiettivi: mangiare, dormire, sesso e ancora mangiare, dormire e sesso. Scrittori tutti. Ci piace essere semplici. Creativi. Concreti.

Gli scrittori non configurati in un canale " l'agentecel'hoedètuttomio" non si lanciano eroi dai bastimenti delle convinzioni per debellare i soprusi sociali. Sono pinguini dello schermo che spiano con distacco sensibile la vibranti allegorie di una società frenetica e sull'orlo della follia.

Implementano con caratteristiche intimiste, la loro capacità d'ascolto. Sebbene sembri che siano sordi, loro invece hanno la loro mente posizionata sui punti dolenti di quelle questioni che sfuggono alla maggior parte degli adulti impegnati nella guerra per il denaro. Non che allo scrittore non piaccia il denaro ma la libertà dell'immaginario non ha davvero prezzo e se trovasse fortuna allora, il nerd avrebbe la ricompensa di una vita di abusi alla propria identità:

da "sfaticato", da "trovati un lavoro serio", da "quando inizi a crescere", da "i nessuno non diventano famosi" e da "con tutti gli scrittori che ci sono perché proprio tu?". Lo scrittore ha un cuore bucherellato dalle pallottole delle cattiverie dei propri coetanei, parenti e sconosciuti.

Si può diventare ricco scrivendo? Certo. Credi in quello che fai e fallo in modo che qualcuno ci creda.

Noi siamo i ragazzi della porta accanto, quelli con le loro solitudini ammaestrate e le tasche bucate dalle mani che spesso spingono dentro la stoffa con forza, quasi fossero prigioniere di un muro invalicabile.

Noi siamo quelli che non guardano la polvere sulla mensola, i libri in disordine e l'ammasso di vestiti sotto il letto ma siamo quelli che stipano nel cuore sensazioni che potrebbero perdersi col tempo, cose impareggiabili e profondamente belle.

Da Lettere dal silenzio
 

Mezzanotte e fantasma
Non un rumore, nulla.
Vigila il gufo il vortice freddo,
qualche ramo tremolo sotto le stelle
ride la Luna agli occhi sognati.

Mezzanotte e fantasmi davanti alla porta,
un ticchettio coi brividi del sognatore
un volo oltre lo spazio della paura
qualcosa ti guarda e tu fermi il respiro.

Balla con me, mio dolce fantasma,
balla amore il sogno di ieri,
avvolte le labbra nelle dolcezze
dei baci rimasti sospesi al tempo.

Un valzer antico per questo cuore,
resta aspro il gelo nell’ora più tarda
la neve s’illumina e balliamo sospesi
alle scintille azzurre nel giardino silenzio.

Non un rumore, nulla, solo una danza
coreografie geografiche d’emozioni
tu mi stringi il petto ed io tremo,
avvolto nel vortice delle tue strenne.

Sei solo un’idea per me è speranza,
mai saturo è il sogno di questi momenti
vorrei trattenerti per sempre ma posso?
Ogni notte aspetto la scia delle chimere.

Danzo e il fuoco investe l’inverno,
sono blu, tu sei blu il mondo è in fiamme,
c’è un amore che spinge alla luce la stella
mentre i fiocchi cadono giù dalle mani di angeli.

Non un rumore, nulla, soltanto un sogno.
Apro gli occhi e colgo la pace,
qualcosa si muove dall’oscurità verso i miei occhi
… non un rumore, nulla, è il mio fantasma.

Da Lettere dal silenzio
 

Non cerco di disintossicarmi dai sogni ma resto il folle di sempre con il privilegio di non dover indossare tutti i giorni della mia modesta vita, una maschera.

Da Lettere dal silenzio


Io sono l'ultimo e l'unico uguale a me stesso.

Da Lettere dal silenzio
 

C'è un posto oltre gli argini di follia, dove immaginare diventa lo show della vita e quel posto è illuminato dall'astinenza di morte che recede, quando i cieli della tua mente collidono.

Da Lettere dal silenzio
 

Donna!
Il mio ascendente di fuoco ti vuole, ho spinto troppo lavanti e stagioni, per stare fermo, quando invece dovrei coglierti come un fiore prima che il temporale lo distrugga.

Da Lettere dal silenzio

 

Nuovo Libro. Poe all'Ade - Ermione di Lorenor

Poe per sopravvivere, è mandato a redigere dei documenti in un villaggio sperduto ai piedi di una montagna sulla cui cima resistono le rovine di un castello maledetto. Viene avvertito dal sacerdote di non azzardare il passo alle cime poiché i molti che hanno provato sono scomparsi.

Poe ha il compito di elencare lo stato delle rovine e delle cose al loro interno in modo che il notaio proceda con l’eredità e per importanza di quei documenti, primo e per necessità di denaro, secondo, si sente obbligato a salire sul monte. Salendo, sente l’astio della pietra contro gli esseri umani, è soltanto una piccola percezione ma abbastanza acuta da sembrargli vera. Sul monte ritrova il castello in rovina, alcune parti di esso ancora intatte e arredate ma quello che lo colpisce è il monumento con lo stemma dei Lorenor. entra e si trova a scendere dentro una cripta dove troneggia una tomba con una scultura di una donna di rara bellezza che sembra solo addormentata. Ma la donna all’interno, spostata la pietra, sembra viva e vera.

Tutto intorno, natura, alberi, pietre lo avvertono del pericolo ma lui non vuole tornare indietro, ha molti pensieri per la testa e così in alto si sente vicino alla sorella scomparsa e al suo più grande amore che è morta senza averlo salutato.

Il fantasma di Lorenor Ermione, gli appare meno spaventoso, di quanto un mostro dovrebbe essere.

Lorenor gli regala la possibilità di rincontrare Arcadia, la donna amata da Poe che dopo la morte è finita nel Limbo. Poe scopre che il grande struggimento per Arcadia non è del tutto corrisposto e allora si affida a Ermione come cavaliere e schiavo se questa lo volesse ma Ermione stanca di essere un mostro gli regala la libertà. Poe scopre di essere defunto e di aver combattuto per la sua anima contro l’Inferno. Capito questo sale al Paradiso sempre convinto che il suo amore possa valere per due.

...

d'Anassimandro il ciclo eterno del Principio
ed a Lui ritorno e da lui salgo a superficie
colgo dell'animale il fiuto con metempsicosi
così non cesso mai d'esistere per questa Terra

il mio Maestro è l'indiscusso Capo dell'Oscura Forza
non anima dannata come va pinta al piacere del nego
dona al perduto di celeste appello altra sete
amore che vige con certezza sui vivi cari

amore è terremoto in quei sensi spinti a tutto
e maledetta resta la carne convinta d'un eternità per il piacere
la piaga del vecchio è unta con un patto
che lega il male a ciò che deve resistere ai tempi

si spengono le stelle tutte quando è il momento
di stipulare l'accordo blasfemo con il sangue
poiché di questa linfa nutriti non cesseranno i corpi
di dare allegro pasto ai putridi di terra

spaventoso Gige si dilata ombra sotto le nuvole
mai vide con piacere l'alba la fortezza vicino al cielo
rudi rupestri trattengono ancora il fio nel flagello dei venti
a guardia resta intatta solo una tomba

"adesso dorme"
annuncia lo stendardo "L" triste
sull'ermo di cemento in capo a volta
fuori il mondo manda sulla Luna i razzi
mentre nel Ministero fede di tenebra si erge
Lorenor

"Poe all'Ade - Ermione di Lorenor"


eroe
Perché il Poeta non è un mostro sacro e nemmeno un eroe
ma solo un balbuziente col maneggio di parola,
un buffone per certe platee di fantasmi
che non consumano le ombre per applaudirlo.

Da Lettere dal silenzio
 

Il Ballo dei Morti
Sistema un po’ il tappeto sospeso alla lingua di marmo.
Il clown in divisa accoglie gli invitati,
alla prima campana di mezzanotte
quando si celebra il pasto di Morte con l’alma.

Sorride.
Accompagna.
Il buffone apre le porte
sulla pista esaltata da luci.

Sistema ancora il tappeto rosso
l’ingresso è un coro di voci ma senza suoni,
colori sulle altezze coronano le volte
“Benvenuti al ballo dei morti!”,
invita la guida.

Per sedici file
le candele nere
ardono,
non pensi a me nelle scintille di luce,
i nostri cuori sono sempre sotto una maschera
“Benvenuti al ballo dei morti!”,
cantano i fantasmi.

Porti il profumo di tutte le notti estive
e mi spaventa trovarti in mezzo ai mostri
che volteggiano senza nemmeno sfiorare la terra,
dove discepoli dell’oscurità giocano col buio.

Benvenuti al ballo dei morti!
Pallidi i vampiri in costumi d’epoca,
calici d’oro e diamanti
colmi di sangue
si offrono a ogni livido ospite
mentre la mia bocca cerca affamata
un tuo bacio.

Sarà la lunga notte dei cacciatori a spingerci il passo,
un, due, tre, un, due,
è il ritmo delle ombre,
tutti i presenti diventano fiamma per spazi immensi
ma non potresti domare questo fuoco che mi consuma?

E’ un oceano di perfette figure di porcellana,
quello che attraverso per starti accanto,
vortici diventano i ritmi delle danze,
benvenuti al ballo dei morti, sembra dire il vento alle croci.

La tempesta infuria sul mondo per piegare i legni,
la musica s’insinua in ogni molecola delle creature,
mostri e travestite principesse volteggiano
io ti stringo al petto scordando che sei un fantasma.

Escono dall’umida terra con muffe sugli occhi,
trascinano lentamente i piedi come istruttori di break dance,
sono decine, centinaia gli ospiti in nobile aspetto,
pronti dopo ere a sfoggiare il proprio stemma.

Tutti sanno che è la notte giusta.
Persino i corvi restano svegli a guardare,
i cavalieri in livrea d’oro
che esibiscono dame d’altri tempi.

Ti amo,
ma non ascolti che l’esaltazione chiara dei lampi
che t’affascinano fino a spezzare l’abbraccio
mentre la volta in cenere scioglie le mura
e tutto il castello diventa una sala da ballo di fuoco.

Il ritmo che prende esalta ogni cosa
e maschere volteggiamo come fiamme al buio,
innamorate di una lontana speranza,
Benvenuti al Ballo dei morti!
un sussurro,
allo spegnersi delle luci.

Solo umidi passi ora entrano dall’ingresso,
sono quelli che usa l’autunno a Novembre
e le alte finestre vuote fissano croci
dagli occhi senza vetro o tenda,
niente mobili,
niente soffitto,
solo un gigantesco castello fantasma
che aveva in tempi migliori un nome
capace di grandi feste.

Benvenuti al ballo dei morti!
Tu sei svanita nel nulla portata via dal vento.
Gli altri saranno tornati alle alcove di pietra,
solo io ho sottratto al corvo l’attenzione,
per vedere spuntare l’alba
prima che la pioggia le consegni le miei ceneri.

Benvenuti al ballo dei morti.
Sono qui nell’aria.
Tu riposa,
mia dolce idea.
Tra poche ere sarai ancora la mia dama.
Buonanotte.

Da Lettere dal silenzio
 

un attimo blu prima di una tempesta di sogni
alba stretta tra i denti freddo puro
l'ultimo ospite in poltrona è l'ombra
se ti libero dal costato farfalla danzerai per miei occhi
nube spremuta tra i palmi i fiocchi di neve
notte d'amore al gelo è bianca la Luna
i passi morbidi verso l'azzurro il cuore in scintille
mi scrivi addentandomi dalle parole e taccio
un brivido si stacca dal corpo l'inverno si scalda in respiri

"Esercizi di contrarima"


un brivido lungo la schiena
un vento caldo entra nella mia valigia
vado alle balene bianche
qui non si ferma mai l'inverno
ho lanciato i sassi contro i treni in corsa
non c'è strada per me che porti veloce alla Gloria
un piccolo cielo stellato mi entra in testa
fuori fa freddo e piove con fiocchi di ghiaccio
mi guardo in una vetrina per sorridere ai mostri
nei sogni l'amore si nasconde in una torta di mele
sono un cannibale spettatore della fine del mondo
cammino con braccia aperte a vela verso una riva
i miei occhi pesanti si ubriacano di sogni
sai - non sono mai stato una facile preda per la notte
un vento caldo entra nella mia vaglia
ho strippato dentro l'amore e ogni buon senso
mi trascino con il suo peso verso il confine
di un Pianeta sullo spiedo di pochi dannati
alle branchie asciutte io racconto del mare
nel cuore s'infrangono possenti i suoi flutti
maree sentimentali avanzano con l'inverno
nei miei occhi resta un brivido lungo la schiena

"Mastro di Sogni"
 

quando picchia il vento controluce
quando picchia il vento controluce
ogni foglia smette di respirare ed io pure
sarà che quella spinta tira il cuore in alto
Oh come vorrei essere stella per illuminare la strada
di tutti che col coraggio mirano ai fari
sotto le sferzate dei venti mai forti quanto una marea

Da Terre d’Eden
 

Il Poeta
E se ancora vuoi essere un Poeta impara a torturare la parola,
a togliere dai fogli ogni spazio,
per riempire di fiato denso in sentimenti,
anche la riga ancora vergine e bianca.

Da Lettere dal Silenzio

 

se dal mio tormento nascessero le stelle
quest’aria greve di parole avrebbe un senso
ma tutto è un ramo sulla forca in fiamma
che il mio fuoco spande e getta per illuminare illusi
non v’è da capire altro che la salita
di ciò che ogni buon cuore per amore nasconde
i segreti dello spirito è nel partito
che tiene i saldi al credo vivi e immortali

Da Lettere dal Silenzio


Amore fugge la condanna a morte del Poeta e vi auguro di restare immortali nei vostri scritti, prodi, come quelli che spingono il coraggio ogni giorno, pur di toccare con i sogni, l'Infinito.

Da Lettere dal Silenzio
 

Guerra
siamo partiti alla rivoluzione come i leoni
e vennero le iene a farci scorta
non fummo più noi nelle battaglie
fratelli mascherati da nemico
ringhiare non bastava a Morte voleva il sangue
identico al fango è l’uomo in lotta
tutti al respiro uniti
senza Gloria resta il vincitore poi sul podio
ecco la vita
condanna a battaglie singolari
per pochi momenti di appetito
la violenza non rende alcuno migliore
siamo partiti leoni rimasti ossa

sui campi dove il fumo arriva davvero al cielo
sotto gli occhi freddi di scaltri corvi
i nidi al valore sono solo pietre
e dell’eroe piange la memoria

Da Lettere dal Silenzio
 

Scrivere non è tutto ma fa diventare tutto possibile.

Da Lettere dal Silenzio
 

Le spinte dell’amore ci esagitano come fiamme corrisposte da un fuoco interiore che resiste a tutte le battaglie.

Da Lettere dal silenzio


per amore dell’amata
inquieta bella
che bruci col tuo silenzio i miei respiri
droghi la mente con violento sogno
ove mi perdo bambino in profondità oscure
temute sono le ore senza sonno che l’ansia reclama
ai campi del lungo inverno io ti sarò sorte
non c’è amore più profondo di quello senza tempo
inquieta bella tu splenderai virtuosa in eterni templi
saranno di parole quei castelli
con poveri mattoni di dolce verbo
ma l’infinito d’un uomo ha salde fondamenta
che mai se estinto il mondo - potrebbero crollare
restami vicina in questo mio tormento
abulico parafrasario di un mortale
che regge il destino di liriche sublimi
continuum scritte per l’amore dell’amata

Da Lettere dal silenzio
 

ogni istante che l’inverno farà tremare i tuoi battiti
le deformi forme del buio ispirano emozioni
salendo le scale di un palazzo senza ascensore
si arriva alle stelle sparse per dare impegno all’occhio
emerso dalla carne sondata da lava
chi sei per chiedermi di prendere sopravvento sul tuo destino
io che non ho le armi di una sorte benigna
ma posso
credimi
posso redimere quel che in me c’è di selvaggio
per darti trasporto fino agli astri
porterò il latte a casa ogni mattina
che dici?
preferiresti un caffè al bar vestita di rosso?
io vorrei sedurre le tue paure con i miei sogni
e correggere il nostro difetto naturale di morte
con una poesia
ho un fuoco indomabile dentro questa campana di corpo
ruggisco impotente come tanti alle ombre
ma credimi sarò veloce
a prenderti nella caduta
ogni istante che l’inverno farà tremare i tuoi battiti

"Fiori nel Giardino dell'Ade"
 

Scrivere è un atto di coraggio, leggere è un atto d'amore e divulgare è un atto di fede.

Cosa amiamo più  di noi stessi?L'amore per noi stessi non sia una barriera ma una porta aperta ai sentimenti verso i nostri simili e a quelle conoscenze che salvano dall'estinzione la nostra specie. Davanti all'ignoto, l'insieme è una forza devastante.


Io Ti amo donna.
Io Ti amo donna
Io Ti amo quando la mia costola rotta mi ricorda il dolore,
quando inciampi con furia nel tuo fragile mondo,
io ti amo quando ti desti cercando di ricordare i sogni
e ti amo quando tu mi detesti.
Sei vivace quanto, basta per dare torchio a un motore,
fai rabbrividire la stanza coi tuoi passi
svelti a torturare il silenzio
in sincronia con ogni mia paura.
Tu danzi sui miei fremiti,
sopra le mie ossa adagi il peso
e lasci nel ricordo orma,
per essere sicura tenere in fuoco le mie carni.
Ti amo donna con l’odio per domani
quando saremo separati nella fossa
ma sono certo, sono certissimo che troverò le forze
per riprenderti al buio e riportarti al mondo.

Da Lettere dal silenzio
 

L'amore perde i sensi
Chi non ha mai volato per amore con gli aeroplani di carta?
Chi non ha mai immaginato il proprio futuro da astronauta?
Nessuno è la punta dell'asse planetario
eppure a volte siamo volti all'impossibile,
con forze che eguagliano i più arditi sogni.
Chi non ha mai deluso il proprio cuore?
Chi no ha mai mentito per un bene?
Qualcosa ci ha sempre sfiorato senza attecchire,
ed è la fortuna che spesso hanno gli innocenti.
Chi non ha mai amato fino alle ceneri?
Chi non ha mai pianto sulle orme del passato?
E' scritto che ai dinosauri non serviva la gloria
ed oggi che nulla li riporta dal loro passato,
ci innamoriamo di una fragilità gigante che ha fatto storia,
l'amore perde i sensi per farsi spazio nel battito.

Da Lettere dal silenzio
 

Epitaffio
Come la busta invita il labbro al bacio
così il cuore vorrebbe eterna la stretta d’aria
è un desiderare lento fino alla fine
col rammarico di aver dato corpo e meta a tutti i pensieri.
...
Si deve andare per vie di certo oscure
ma non avrò paura della prigionia Larva
perché il ronzio sull’osso dei magri vermi
non coprirà il canto del tuo passo.

Compiuto io non sarò mai
e mai mi sentirò sazio di ogni volo
che l’incoscienza ha rubato per liberarsi
dalla lunga prigionia di ragione.

Amato ho e amerò per sempre,
questa mi sia condanna nel ventre madido di terra
e quando sulle bianche orbite non ci sarà più alcun brillio
sole per occhi miei restino i poemi.

Da Lettere dal silenzio
 

L'uccello che non ha mai imparato a volare
sono un uccello che non ha mai imparato a volare
rimasto sui tetti del mondo a fissare gli astri
con le piume bagnate soltanto dalla pioggia
in attesa che il vento lo porti lontano
col becco Io scavo trincee in mezzo alle stelle
e tremo per un po’ davanti alle nuvole rosa
sognatore appena la neve diventa cristallo
in un mondo bloccato su freddi sussurri
affronto tempesta ma senza paura
quando provo ad alzarmi fisso il sole
ho le pile cariche al filo di un credo
e qualsiasi caduta mi porta sempre più vicino ai sogni

Da Lettere dal silenzio
 

sirena
Sirena tu togli il brivido al buio,
seduta in un remoto pensiero d’amore,
rapita dall’estro del mio ego infelice
che posa nudo davanti ai tuoi occhi.
Sirena tu corri libera per tutte le stanze
di questa anima condannata a lussuria
e rubi al corpo ogni desio
come il fuoco la pace dei diavoli.
Sirena che lasci l’impronta sul verbo,
prima che baci con dolce parola le labbra,
togli dal cuore l’artiglio di Morte
e lascia che ti innalzi tra gl’immortali.

Da Lettere dal silenzio


tiare in capo ai vespri
tiare in capo ai vespri aspettando il tramonto
soave il vento vicino a rugiadosa riva
chiasso appassionato di fredde spume
che entrano nel cuore col potere di tutti i mari

carnale ha smesso di essere la nereide
l’ondeggio cinge la luce tremula di un faro
poemi le ali libere dei gabbiani
fido lo sguardo a Luna che tutto abbraccia
in forza saetta il sentimento
e blu diventa il cuore innamorato all’onda
s’innalzano gli occhi al braciere
ogni stella cerca un uomo cui ispirare i sogni

Da Lettere dal silenzio
 

Merive
terre lontane
dai suoni l'unica balena emerge in città
la barriera del vento porta in alto gli occhi
oh come vorrei toccare il cielo
prima che il filo dei sogni fosse spezzato
le corse via
dai colpi di canone
dai pianto dei sopravvissuti
dalla morte
c'è una strada magica che si apre al cuore
una lunga catena di stelle cui dare il mio desiderio
e ci sono facce mute in maschera
ammansite dai corvi in politica con fruste suadenti
c'è una lacrima che mi scivola giù dal costato
un raggio di sole la lecca
resto assopito dalle anime dell'inverno statiche e multicolori
Merive anima nella mia anima di carbone ardente

Da Lettere dal silenzio
 

eroi
abbiamo perso il fio contro il vento
ghiacciato il cuore davanti alla paura
ma non abbiamo mai lasciato cadere quegli ideali
che curano con mani dolci le ferite
di questa macchina umana conduciamo fede
al massimo di un confine per buona causa
dare all'ego del sognatore un grande regno
che possa convertire in santi tutti i diavoli
camminiamo avanti per forza di un destino
cercando in ogni antro buio - l'incrinatura
da cui scampare a prigionia vera luce
la stessa che nutrono dei sognatori gli occhi

Da Lettere dal silenzio
 

il nostro corpo fugge l'oscurità
il nostro corpo fugge l'oscurità
la nostra anima cerca senza memoria un gioco
e quando le cose non combaciano ci sembra che il dolore
incontri lo spazio della gioia solo ai compleanni

le bestie s'annidano sotto le rotaie dei sogni
corriamo verso il treno della gloria rischiando la vita
e prima di cadere guardiamo che la bandiera non tocchi il suolo
si sporcherà di sangue solo la morte

siamo gli uccelli in cerca di una meta assoluta
abbiamo le ali leggere e non temiamo il vento
anche se a volte questo alza delle barriere
che impediscono ai nostri occhi d'arrivare agli astri

e quando ci sfioriamo non è soltanto bisogno
cerchiamo di raggiungere qualcosa d'ignoto che ci scorre nel sangue
e fissiamo dal cielo la terra sul suo asse d'illusi
che come noi attendono di bruciare prima dell'alba

"Arrivano come comete ma restano come sogni"
 

Forte il valore
forte il valore del sangue quand’è in motto
volenza marea contro argini di pietra
imperituro il fare del buon cuore
se ama tutto è certo vinti gli abissi

Da Lettere dal silenzio
 

destrieri
il vento sprona pioggia a togliere il fio dall’aria
ombrelli corrono sul dorso delle fronde
rimaste a danzare in terra per occhi innamorati
come sculture di un classico artista chiamato sogno
leggeri anche noi nel traffico insonne
esiliati cuori dall’estate
promesse in cerca di un disperato canto
che allenti le briglia all’urlatore in corsa
t’amo inversamente al malanno triste e autunnale
che mi divora dal petto il fiorire caldo
tu sappi che mai più forte cosa ci sarà in natura
d'un uomo che sprona i suoi destrieri del sentimento
andare avanti

Da Lettere dal silenzio
 

io non tremo che per amore
danzate il vostro fuoco prodi
cercate idillio con la fiamma
destriero fuggirà tristezza fino al confine
per liberare dalla condanna il fiato
io non tremo che per amore
quello che tutto spinge all’oltre
non c’è confine per il coraggio
ma solo passi sopra quel bruciare di sogni

Da Lettere dal silenzio
 

Interstellare
nel cuore l’energia è inversamente proporzionale allo spazio
al sesto piano la felicità si conta in gradini senza ascensore
fumo da quando ho dodici anni ma ho smesso per l’alitosi
l’amore è nel latte in polvere della mamma
ho comprato un pianeta sul vertice interstellare dell’immaginario
la gatta del vicino si strofina contro la gonna della portinaia
ha un lasciapassare per la caccia ai piccoli vertebrati
c’è uno spioncino nel suo costato che le garantisce nove vite
e mi guarda
la gatta mi vede scivolare sopra i tetti della città nei giorni di pioggia
nella mia casa le finestre hanno tende di vortici che ballano d’inverno
e aspetto
aspetto che venga da me la neve
per saltare dai cornicioni della Via Lattea in corrispondenza degli astri
che s’accendono proporzionalmente con i sentimentali che li fissano
dal binocolo di un cellulare con il canone fisso
smarrito dalle mani dell’amore mentre fissa dai finestrini del treno
la parte d’oceano in cui nevicano vele che i guerrieri moderni
mandano sotto forma di stella
alle loro amate

"Educazione ribelle"

Ogni cuore è un temerario sotto il cielo
Ogni cuore è un temerario sotto il cielo
ardisce computo agli ideali,
così noi invincibili guerrieri sull’arco della Sorte
abbracciamo per amore d’infinito la nostra causa.
Siamo spinti avanti dal bisogno
di puntare al cuore delle stelle
e quando la sfortuna ci spezza l’ala,
lasciamo che la lacrima
incolli ai nostri passi più forti sogni.
Siamo dipendenti dallo stesso fuoco,
ci onora tutto ciò che ci porta in alto
e se vibrando il battito,
non rende incandescente chi ci ascolta,
allora l’incendio avanza su ogni cosa abbia un credo.
Perché diventiamo fiamme nel bisogno
sappiamo alzarci sopra ogni putrida condanna
e voliamo con la fede verso un dove
non manchi mai al cuore immensi oceani.

Siate felici e caritatevoli, ovunque il vostro cuore abbia casa. Buone feste.
 

L’io Poeta
travaglio d’amore
la vita dell’io Poeta oppure un guardo ai sogni
capaci di togliere a solitudine la forza
che s’arma anche al buio
e contro tenebra e ombre
resta in calma la Musa
attenta a ispirati i battiti

Da Lettere dal Silenzio
 

Parche
Nate dal travaglio di Tempo e prima d’Era,
veggenti sul mestiere di scrivere destino al prode,
adepto in egual misura a luce e buio,
dove nel primo regna amore e nel secondo i sogni.

Da Lettere dal Silenzio


Ermione
si spezza in oro il cielo - mia Ermione
chiassoso solo in strada il traffico malato
i fuochi che scalderanno non sono gli astri
ma i tuoi occhi appena calata sera
le muse moderne bevono caffè per riscaldarsi
i bar sono il cuore delle città murate
e tu ricordi le foglie a Primavera
quell’aspro dolce che investe il cuore a marzo
tu nel tramonto mi sei alba
così l’azzurro muro per amore cade
e resta pavimento sotto i tuoi passi
leggeri come i voli immensi di un sogno

Da Lettere dal Silenzio
 

romantico disordinato smarrito dall’autunno
se di questo bruciare avessi l’essenza
resterebbe più della cenere cara al vento
e il fuoco rimarrebbe accesso con ogni boccata d’aria
dove hai lasciato anche pezzi dei tuoi respiri
ma di queste fiamme non resta che un’asceta
un romantico disordinato smarrito dall’autunno
in una città con i peccati nei flaconi dei medicinali
svenduti al prezzo roboante di pochi piaceri
ma se di questo bruciare potessi davvero lasciarti un’effige
sarebbe qualcosa che fiammeggia costante nella mia anima
e questo ti preserverebbe dall’arrivo del prossimo inverno
un io ancorato a qualche sistema planetario sull’asse fisso dei tuoi sogni

Da Lettere dal Silenzio
 

tredici sforbiciate alle lunghezze della parola
lascia ancora questo pezzo per me
a cento anni d’astinenza mi costringano
dopo
tredici sforbiciate alle lunghezze della parola
se cercassi di rubare il tempo ai tuoi abbracci

limitati all’ascolto
è la prima volta per questa canzone
nata da qualche delirio all’alba
confusa quanto me sul domani

sai?

io vedo i sogni
cose che mi domandano di noi
ma cara
di noi solo il silenzio
ha risposte
ha prove
ha lettere sui tovaglioli dei bar
i più romantici posti al mondo
ch’io conosca

siamo bianco
e nero

mare
e riva

siamo notte
e giorno
che questa vita separa
per esigenze di sceneggiatura


lascia un posto a tavola libero per me
togli qualche scheletro dal tuo armadio di ricordi
mettiti un abito lungo sulla lingua
perché ho intenzione di spogliarti dal tuo sogno

e rendimi paziente il gioco
friggi di questa materia ogni parte
come un abile chef trionfa in cucina
tu cerca la vittoria assoluta sulle mie carni

Da Lettere dal Silenzio
 

tu m’invadi
tu m’invadi tumultuoso fiume fatto donna
mi sradichi da ogni fragile certezza
poi pirata mi nascondi
tra le tue spire candide di vezzo
ti ubriachi alle mie linfe per danzare i sogni
che ti permettono di liberarti da tutte quelle idee
che prima ti hanno tenuta ancorata a questo mondo
facile ad illudere chi sale con amore in alma
tu mi distruggi gli argini per fare nuovi limiti
mi scardini dall’ego solitario
e quando ti senti forte della tua preda
disarmi il resto delle mie difese con le tue grazie

Da Lettere dal Silenzio
 

sindrome da dissoluzione
è un creare continuo di fibrillazione
gli orologi hanno le lancette spezzate
i corridoi si sono moltiplicati per l’assenza di passi
ogni cellula di me brucia all’immaginare del fuoco
c’è un diretto passaggio per Eden nel cuore dell’Inferno
da uno schermo gigante un nano ti ghigna
qualunque paura tu abbia si può curare
afferma la voce negli altoparlanti dei tuoi battiti
c’è crisi di bene lancia un allarme la Terra
la fede è in convalescenza prolungata
tu stringi bene la maschera di assassino sul volto
siamo tutti dei killer fuori dai nostri pigiami
ho la sindrome da dissoluzione ed è peccato
regolare il termostato per friggere in questi container
i freddi non mi piacciono ma nemmeno l’Ade
sblocco la porta di casa e vengo a salvarti

ogni cellula di me si divide per amore
ogni amore si divide per quelli che trova
e tutti quanti ignoriamo i segnali
così ci sciogliamo uniti in un dannato oceano
le macchine hanno un vissuto calcolato
tutti i libri vissuti hanno pagine piegate
ma noi sebbene rotti andiamo avanti
pompati da qualcosa che rende forte l’aria

Da Lettere dal Silenzio
 

Voodoo alba
i raggi dell'alba sono una motosega
taglia i muri per entrarmi dentro
nel petto germoglia con i battiti altri sogni
molto meno fragili di quelli che svaniscono con la notte
non sono gli uomini a distruggerti ma il rumore
onde di grano le città in fiamme danzano il fuoco
oh sole - oh sole strappami all'ombra
e lasciami danzare libero sopra gli umani scogli

Da Lettere dal Silenzio
 

Inno a Poesia
io tornerò da te diletta sposa del mio immaginario
sarò ancora imperfetto sebbene meno ostile
a quelle cose che regolano in principio le nostre ossa
smarrite le paure in ben più altri sogni
io ti sarò immortale in ogni dimensione
seguito avrò il momento della tua condanna
a vivere da spettro sopra i mortali abissi
e da celeste musa in ogni altro spazio

Da Lettere dal Silenzio
 

Buon compleanno
Tu sei il mio compleanno,
la mia degna ragion di vita e per il tuo
avrei pensato di scrivere di nuovo la storia
di un qualunque innamorato che
rende immortale l’oggetto del suo amore.

Il tuo passare nelle stagioni,
non t’invecchia,
né rende,
l’esser tuo piacente meno caro
al mio sguardo esigente e fiero.
Possa ogni lustro brillarti addosso,
come un mantello d’abile saggezza,
tanto da render il tuo viver astro nella
nostra e limitata esistenza.
Tu possa avere del tuo destino
nobile traguardo ed agli errori fatti
ricevere clemenza.
Buon compleanno lontano amore
caro al giorno come la luce a un fiore!
Sia per sempre sereno sopra il tuo sguardo,
lassù tra forti stelle,
sia tu a illuminarmi il cielo,
un cielo …
a entrambi caro.

Da Lettere dal Silenzio
 

cartucce globali
non puoi sparare sul mondo
non puoi detergerti le mani sperando di cancellare il male
tornare a casa a pregare le mura
uccidere non appaga le ragioni
tu mi condanni
chi sei tu per farlo
chi può comandare e cosa
la vita ha briglie di fede e non umane
uccidimi e morirai due volte con mostri peggiori tra i battiti

esci fuori di casa
e credi di aver smarrito i colori
nero nelle vetrine
nero sul volto degli uomini
tristezza chiede un vaso di fiori
col colore caldo del sole
e l’anima di una donna innamorata

Da Lettere dal Silenzio
 

Il buio è blu e scintilla di stelle
Il buio è blu e scintilla di stelle. Ogni bambino ha nido nel letto. Il bianco si accende sotto la Luna, il mondo respira l’aria più fredda. Quieta è la strada c’è solo silenzio. Un fiocco in dolcezza, scende danzando, si adagia sulla bianca coperta, ogni cosa è velluto persino la casa.
Stretti e vicini chiudiamo gli occhi. Piccole gioie prendono i pensieri. Il sogno è sulla slitta dei piccoli astri e corriamo veloci verso l’ignoto. Nel punto più scuro l’ombra si accende, è un lampione, il gigante che sfida il ghiaccio e gli alberi prosperano di vera fede con i rami protesi sull’infinito.
La neve in posa è quadro per l’occhio, quanta bellezza al cuore di un sognatore, l’amore avanza tra i respiri, il mondo abbraccia felice il Natale.

Da Lettere dal Silenzio


Quieto cuore (a mia madre e ai cari dipartiti)
così mi dici che la solitudine avvampa
ma il tuo cuore resiste ai colpi del suo inverno
a volte la neve ricorda il gelo alle radici
nonostante il mio sorriso desti in te le forze
io non dirigo gli stormi verso il caldo
ma posso cogliere del sole ogni bene
se il cielo ti sembra un distante pianeta
io ti sarò un vicino sostegno
amore si alza col capo nei sogni
una tazza di latte zuccherata con un bel ricordo
saremo insieme oltre l’ultima pagina
basterà credere in un amore senza confine

Da Lettere dal Silenzio


T'amo è Natale
t’amo
è Natale
la pace in dono
ovunque smettano le armi
l’abbraccio desti il cuore

Da Lettere dal Silenzio
 

Quasi nascente Dio
è tardi lontane nascono le stelle
fiorito l’albero in festa sui viali
tristi i cuori dall’alveare guardo
quasi nascente Dio nella vetrata
un po’ di più di quel calore consumo
sorridimi direi con voce calda al passante
Natale sia lo spirito dei buoni
se solo s’accendessero un po’ di più nell’alma
tolta si è la neve ormai dai campi
coi sacchi di sale combattiamo il bianco
disprezzo veglia sebbene ci sia chi crede
che il Natale porti in tutti la favella

lascia il peso e torna a sognare
i gingilli sono solo per l’occhio
nel cuore ci sia per ognuno la vera festa
amore è tutto quello che rende grandi i doni

Da Lettere dal Silenzio


Offerta di Natale
trascinano la storia le scimmie in catena
festoni lubrificano cementi sui viali
stitiche coi sogni avanzano le folle
Natale si grida in sfarzo
nel petto non s’appendono le luminarie
senza la scintilla tutto veramente è nulla
addobbati il sorriso vicino di battaglie
così che il vino possa festeggiare Dio

tripudio di offerte al Natale
nemmeno un ciao all’ombra che mi sfiora
nel cuore siamo tutti soli
se bussi alla mia porta ricorda che non latro
erge divinità il foglio calendario
scendiamo dalla scala celeste contraffatti
sincero il buongiorno alla stella
Natale sia buono con chi sta veramente male

Da Lettere dal Silenzio
 

dolore di morte
mi prende a volte stando fermo
fissando il vuoto smaniosa lama
quel picchiettio dal petto fino alle vene
veloce nel partire in acuti gridi
trattengo il respiro e ascolto
oh mondo com’è veloce la cancrena
quello che ti fa sentire immenso va ai merli
e diventi straccio per i corvi della sorte
di quel dolore io non conosco meta
probabilmente inietta umiltà verso il Signore
eppure di quella sofferenza capisco il senso
quando le mie opere le condivido con gli altri

se brucia forte mia madre diceva - tu stringi i denti
è nella tua natura la sofferenza
che i brividi con i bisbigli di Morte
cementano nella carne lasciando erede solo il tuo sogno

Da Lettere dal Silenzio
 

Il fantasma del faro
c’è nebbia sul sentiero di rocce che porta in alto
e un vento ostile sulla caparbia erba
ancorata alla schiena del mondo che vigila il mare
spesso in guerra con i molti arditi
c’è un faro sopra il freddo della pietra
ha un occhio spento ma il corpo saldo
e vigila virile sulle maree
con onde che toccano il cielo ed alti astri

i muri sono muti come il granito
lingue d’argilla che scalano l’altezza
cercando tra le nuvole i gabbiani
e ancora più su fino alle stelle


c’è un confine umano tra l’edificio e il lume
una dimensione postuma d’origine oscura
che vede il lampo luminoso smarrirsi nell’oceano
sebbene la lampadina non abbia più gli occhi
si narra che il guardiano sia svanito in un inverno
che vide ghiacciare il sentiero fino all’acqua
e che sua moglie rimase in piedi per dei giorni
a congelare le sue lacrime notte dopo notte
Il faro ha un nome sconosciuto
ma della donna tutti ricordano la faccia
poiché di una dea aveva avuto i doni
e un cuore smisurato per dare amore

lei era morta due tempeste dopo
aveva aspettato l’amato restando al freddo in piedi
finché risorta col battito fantasma
negli occhi nemmeno un ricordo di lunghe lacrime


il nero è in agguato già da giorni
la nave salta il muro d’acqua con fiducia
le spume arpionano la prua fino all’uomo
un po’ di rhum e la gola cancella le salate streghe
le macchine sono ferme al centro della Terra
la chiglia sbaraglia pareti ciclopiche del vento
s’inabissa e risorge sul vitreo di onde
mentre le nubi rigettano la rabbia dei Titani
ci schianteremo sugli scogli l’uomo urla
non sa davvero dove trovare pace
a quell’inferno che macina i vivi
con crudele trappola chiamata uragano
poppa e prua immerse per minuti
tritoni generano veglie di crudele festa
qualcuno morirà sopra le rocce
spinta da morte l’avventura nell’inferno

ma lei s’affaccia prepotente in pieno inferno
lanterna irradia forte il proprio cuore
verso il navigante che coglie stella
versatile ai disperati occhi
con coraggio il timone avversa morte
la donna infiamma le lingue di una forza oscura
e superata la barriera tra i morti e vivi
chiama a se la fede e arpiona il legno
la chiglia scivola veloce verso la pace
un tenero lamento arriva a ogni uomo
amore è a servizio di un battito
che lei spera di ritrovare tra i dispersi


di nuovo l’alba toglie al crudele dio il potere
chiara e debole la luce del fantasma si mostra bella
agli spiriti degli audaci sognanti il faro
per poi svanire in una scintilla che ricorda i sogni

la nebbia intorno agli scogli scende leggera
quel giorno dopo il selvaggio uragano
nulla ricordano i marinai della salvezza
se non di una dolcezza triste i lamenti

Da Lettere dal Silenzio
 

tornano a casa le vele
tornano a casa le vele
marinai col volto bruciato e negli occhi i sogni
tornano a casa le sirene
sulle vie del mare geloso del proprio tesoro
è lunga la strada fino alla riva
tempo di una sigaretta in cerca del faro
al mio tesoro porterò le lettere d’amore
care perché sincere - ai miei battiti
scivola lento il tempo
dovrebbe fermarsi da qualche parte anche il sole
scende veloce il brivido lungo la schiena
mentre si alzano a battaglia i venti
il telefono ha perso il segnale
ogni paura umana viaggia con l’onda
ti amo fino alla fine dei miei giorni
sotto il blu ogni eroe è mare
tornano a casa le vele
si erano smarrite da tempo
le aspettavano un faro e una riva
dove a abbracciarle ci sarebbero stati solo i fantasmi

Da Lettere dal Silenzio
 

Il Re è vivo
Dite al mondo che pur ferito
il Re è vivo
spade in carni non tolgono i respiri
ai leoni ricchi di ruggiti
dite ai nemici di tremare
poiché quello caduto oggi
è già in marcia
tutti i flagelli contro
aditi al mio cuore
fiumi in piena
torrenti furiosi
s’apriranno mesti
al passo di questo che ancor forte
nel suo buon principio
battaglia sofferenza
per spazzare diga ai chiari astri

dite ai miei cari
di lasciare fiamma alla finestra
non dare lacrime per funesti bisbigli
di guardare fissi nelle ombre
senza tremare
senza temere
senza dolore
io ritornerò sul caro sentiero
appena messo a tacere i diavoli
e la menzogna
prigioniera nel petto degli egoisti

dite pure al mondo che sono un uomo
con cieca fiducia nella sua fede
che se piegato alle torture della parte tenera sulle ossa
non v’è ragione di inasprirsi
poiché le cose di valore di un grande giacciono all’oscuro
di tutti i belletti resi in grazia dagli occhi
così io m’alzerò sul mondo gridando avanti
a tutta quella forza che mi degna di un valore più grande di fortuna

eccomi Morte! chiudi il tuo mantello
non è giunta l’ora per quest’anima combattuta
mostrami piuttosto varco tra le oscure trame
per giungere al campo dove tirano controvento i forti

date fiato alle trombe prodi atleti
spronate le belve sellate
il Re è ancora vivo
oggi è giornata di vittoria

Da Lettere dal Silenzio
 

Messa in nero
l’erba piange il suo sangue
andrò
dice il sole al tramonto
il povero diavolo ha una pietra
che ricordi i suoi sogni
la notte veste il nero
le lacrime non hanno volto ma solo un cuore
tacceranno i cecchini
ogni polvere tornerà quieta alla sua strada
non c’è uomo che non abbia mai pianto
o dato fuoco ai suoi fucili
ogni tanto qualcuno parte
e la messa serve solo a chi resta

Da Lettere dal Silenzio
 

danze d'amore
la notte in me affonda i denti
il tuo corpo è un soffice petalo di Luna
così si dichiarano le chimere alla mia mente
che spesso per sogni viaggia lontano
tu accendi il mio corpo di carta
davanti all’amore siamo impotenti servi del battito
non c’è danza più pericolosa dell’amore
non c’è incendio che non rendano gli uomini dei pazzi

Da Lettere dal Silenzio
 

Il naufragio della Cecilia
ci siamo smarriti
voce all'oceano
ci siamo smarriti Signore

e nemmeno una stella
nel cuore burrasca
aditi ai venti
il faro dirige occhio all'amore
ma l'onda ci chiama
il blu è profondo
inutile tesoro la perla al mare
così il destino dei coraggiosi
quando rallenta tempesta
salvare fissando nel chiaro
i sogni

navigheremo forse altri mondi
altri cicloni proveranno a temprarci
ma ci sarà una cosa immutata
l'amore incandescente per ciò che sfama il cuore

Da Lettere dal Silenzio
 

Lacere
solerte sorte
ecco l’uomo
disfatta paura
guado al’amore
oltre tutti i limiti

Da Lettere dal Silenzio


Il Cosmonauta
togli la luce ai tuoi occhi
così ti possa guardare il cuore
dall’iride pianeta lontano
cui aspira questo cosmonauta
finisci di incendiarmi la mente
con febbri da male immaginario
dove consumo per te i miei sogni
pregando Dei alieni d’allontanare l’alba
trovami spettro un castello
dove lasciare ai tempi le spoglie
che di umano hanno solo le ossa
per il resto saranno vicino a te immortali

Da Lettere dal Silenzio
 

piccola ode poetica
io mi tormento il sonno di visioni
e mi consumo in quei supplizi fantasiosi che portano a follia
dirigo i miei fantasmi al limite umano
per afferrare quello che appartiene solo ai sogni
non meno fragile di un pianeta mi riconosco
sebbene dai cadaveri di carta rinascano poesie
che senso avrebbe l’impero su queste ossa
se non oltrepassare il limite dei limiti
io vedo l’oltre come una trincea
che dona pace solo all’inesperto
è bello battagliare con tutti i sensi
e rendere care al genio le grandi mete

Da Lettere dal Silenzio


Buon governo
antica spada verbo lustro a Dante
in questo specchio ove il male governa
triste cadenza onore privato dagli sforzi
che il volgo vanta sul dolor cammino
io non sono che dell’oltre
per mano d’una forza fedele batto
l’acerrimo cui dignità è nella banda
al culmine dei più neri dei gironi
sarò per quella fede un faro
con luce fissa per l’occhio nobile tra le burrasche
nulla a insegnare di quello che la vita porta
se non osare come i fidi prodi che vedono gli astri

Da Lettere dal Silenzio


Dimmi stella perché il mio cuore brucia?
Dimmi stella perché il mio cuore brucia?
Perché di questo ardere se spento resta il desiderio
di una fiamma che tenga in allerta il sangue
mai così vicino ad esplodere di sogni?
Parlami buio di tutte quelle ombre nel mio futuro,
dei pali dell’impossibile sulla mia strada.
Parlami della libertà di cui alcun uomo coglie i frutti
e della miseria dell’innocente.
Scendete astri dal vostro illustre trono
negli occhi del mortale che fissano già l’oltre
e non per ambiziose spire spronate da superbia
ma dal volere di un bene che tolga al male i freni!
Gestante è la speranza in ogni punto
di questo che per natura serve il bene,
oh stella cara all’uomo perché pura,
spezza davanti ai miei passi i confini!

Da Lettere dal Silenzio
 

Rubasonno in una nocciolina
ho vissuto per scivolare dal cuore d’un altro
contandomi i giorni nascosto in un prossimo divenire
quasi mi fosse stata sorte e non scelta
fare il poeta
lo sciamano per i tumori delle grandi solitudini

e sono rimasto indifeso davanti ai grandi oracoli
un piccolo usciere con paga settimanale
abituato all’andamento veloce del corpo
che brucia come un fragile fantoccio di paglia

fumo lontano da questo stagno
e invecchiando ascolto il gracchiare di rane moderne
perché il mio appartiene a una civiltà antica
che sceglie l’amore e non i soldi

ho la brutta abitudine di sfidare i duri
aspettando per norma di sorte il verdetto
nascosto rubasonno nella mia nocciolina
che non contempla vendetta per il deforme

sono rimasto orfano di battiti
perduto ho il petto per il mio cuore
caduto per inseguire la primavera
prigioniera in una vetrina di plastica a specchio

ho vissuto per ascoltare e non per dire
un delfino dentro il torrente approdo d’arca
che ha come capitani due piccole scimmie
capaci a resistere per amore ai veri diluvi

Da Lettere dal Silenzio
 

Il fuoco sui monti di Marte
se fossi pietra o parte di monte
ti sceglierei per aver il tuo passo
sulla mia schiena millenaria
che piace solo alle aquile per i nidi

e ti pregherei di restarmi accanto
quando la neve cercherà i nostri corpi
uniti in un battito spirituale
che fa girare l’asse di questa pianeta

non dovrai più paura
dell’assenza
perché io ti porterò in alto a toccare il cielo
per regalare ai tuoi occhi
Marte
l’unico astro
capace di reggere il fuoco
nei tuoi occhi

Da Lettere dal Silenzio
 

poeta maledetto
quando resto solo il buio che mi è caro
s’adagia al mio fianco e bisbiglia
certezze che tolgono il potere ai dubbi
lasciando a pace interna le sue carezze
io non sono un aspro oppositore della storia
credo di essere più un poeta maledetto
ad amare con ogni sensibile atomo i suoi sogni
che spingono in coraggio i passi verso l’ostile
mi dicono di essere fragile ma anche chi teme il vento
inforca il suo timone per dare buona rotta
a una vita spinta verso un troppo veloce dire
e arrivare al punto chiaro solo agli arditi

io sono nera anima per ogni lista di quei mali
che infestano i sentimenti
l’amore bestia è mansueta quand’è calma
a meno che il furore dei dubbi non entri in me lamento
io vedo l’oltre come quel chiaro scopo
non vendo meraviglie agli inesperti
raggiunto l’apice del fuoco dirigo orchestra
che dalla mia fiamma danza le tempeste

Da Lettere dal Silenzio
 

Lettere dal buio
5.
Il mare aspetta!

Illo tu sei perfetta.
Nemmeno la miseria del vuoto rende vana
l’impronta dei tuoi passi
appena spaccano i silenzi
che da troppo a lungo mi sono prigioni.

Ho preso un veliero ora a largo
ha vele alte e insonni per natura
ci porterà mia Illo attraverso l’oltre
quando saremo visitati dagli ultimi respiri.
Non ha un nome la nave maledetta
ma una chiglia d’oro
immune agli infernali artigli dell’Ade
se smarrita via dei buoni mari.
Adesso tu ricordi ancora?
Ricordi il mio nome per intero?
Mia Illo io sono schiavo e non della paura
bensì di questo tempo che m’assorbe tutto
e porta ai pensieri falsi fuochi
come sono false le promesse di uno stregone.

Illo mi sposerai nonostante tutto,
nonostante io sia solo un povero mortale,
ti sarebbe di spregio accettare poesia
tra noi così ben combattuti dalle schermaglie dei sensi?
Ti ho tradita Illo.
Ho pensato più spesso a liberarmi
dal buio nelle crepe di ogni osso
che mal dirigo dalla cella a fuori.

Non sono un mostro.
Non ho bilancia per convertire pensiero in amore
qualsiasi sia il motto che a te porta
tu credimi, rende amabili tutti i tomenti.

Il mare aspetta!
Avremo più fortuna.
Quel giorno Illo che partiremo insieme
Crono avrà alzato la marea
chiamato i tritoni a vigilare sui venti
e calmate le schiere di Nettuno.
Ci sposeranno le stelle, Illo,
nel volo sopra le onde di Poesia.
 

Lettere dal buio
4.
Amore non chiede

I giorni non hanno nome quando torni a casa.
Il tempo è solo un cadere dal sogno per svegliarsi
legato alla scia veloce delle streghe
in cerca di un inverno perfetto.

Io torno Illo.
Lupo torno,
nonostante le paure
in cui mi sono impigliato nel regno di Pestilenza,
senza riuscire a curarmi.
Il vento ha muscoli di credo molto forti
mi spinge dentro carne con costanza
e questo volo sull’arco senza stelle
mi pare la conta di luce e ombre sul tuo costato.
La tua nuda anima è la mia stella.
Possano cadere le altre nello stomaco di Deimo
perché ogni poeta segue ciecamente il suo amore,
se questo è dettato da grandi ideali.


Il corpo del diavolo ha coste umane,
ci sono cuori in mezzo che respirano sospesi,
dai capi di sole il vuoto porta loro l’aria,
tolta alla casa dei morti scolpita in osso.
Da questo tremito t’osservo,
aspettami come amore lo chiede,
con fiamma dolce di cera alla finestra
e lacrime cadute sul divano.

Illo io torno.
Torno da te e non da sconfitto.
Per il tuo cuore ho vinto contro la Morte.

Illo non può invecchiare la nostra promessa,
di stare insieme abbracciati sul tetto del mondo,
dove contare fino alla fine le albe,
nutrite più dal nostro amore che dai battiti.
 

Lettere dal buio
3.
Partono le streghe
M’arrampico con fragili zampe d’ape,
sul filo dell’attimo che ti coglie in strada,
quasi tu fossi il cuore dell’isola chiamata metropoli,
quasi io fossi lo spettro che t’insegue innamorato.
Non ho imparato cosa fosse la felicità
finché non l’ho perduta.
Ancora soffio aria calda dei polmoni nella nebbia,
per uccidere le streghe che fermano il mio destino,
con i dubbi.
T’immagino confusa,
come mille gioielli in una vetrina lucente,
dove non pareggia mai il valore degli ori,
con la bellezza del pezzo unico.
Sinistri s’ergono i lampioni,
sottili corpi a veglia della vita,
quel un formicaio con una sola destinazione,
un rio di nervose acque ne nutrito.
Illo perché vacilli?
Io non ti perdo sebbene non abbia fonte
per mandarti idea
di questa sicurezza.
L’amore incolla
le idee ai corpi,
come la casa nido e il ramo
se non è amore
ed è odio
allora io ti odio
perché è tanto forte questo pensiero
con cui sopravvivo
da vincere il resto delle mie cause.


Nessuno sa quanto costa
perdere la conta dei passi
e godere del peso dell’ora senza conforto,
lo stesso nell’iride di chi non inganna,
la parte che in me tiene a bada le ombre.
Partono le streghe, Illo,
io credo di volere volare con loro
in una magia proibita
che vinca sta medusa nel corpo
presa a mordermi la carne.

Da quanto sono qui?
Un anno?
Un’ora?
Un giorno?
Scappano le streghe con i loro sarcofaghi sulle scope,
raccolgono le piume dei morti per desiderio,
io m’aggrappo per non morire alla loro gonna
perché fuggendo dal buio potrei ritrovare i tuoi occhi.
 

Lettere dal buio
2.
In un bosco con lupi sulla Luna

Ti scrivo Illo per non dimenticarti.
Abito in un bosco con lupi sulla Luna,
quasi un regno di troppa pace
per un marinaio che teme il deserto,
favorito ai fabbri dei diavoli.
Ma è inverno qui
e sempre.
Sotto la neve
la tua bellezza aspetta d’emergere,
sbugiardato il tempo fionda in me,
ma gli non gli permetto di prenderti all’amo
perché il mio credo è un iceberg
che ferma la sua usura
famelica dei miei ricordi.
T’ho stretta nel midollo
per vincere la solitudine del cammino
che infrange l’eco degli altri eremiti
prigionieri in questo oceano di gelo
dove il cuore batte non per sopravvivere
ma per aiutarti a resistere.
Ho le catene lunghe strette alle ginocchia.
I passi son molli sotto la bufera
oh, quante anime siamo a sfidarla,
quanti perdenti,
ma sei lì
mio Illo,
custode di sti passi
scolpiti in neve
per darti potere di vita
al buio.


Ho visto Luna.
Aveva la bocca aperta,
gli occhi sbarrati come se avesse fatto un brutto sogno,
mi guardava come per dirmi
ancora qui?
Sì, io non sono un lupo,
le rispondevo senza parlare.
Sono un uomo rubato alle sue ragioni,
un pasticcio di compromessi senza firma,
qui siamo tutti gatti neri, Illo,
ci mettono in fila come guide per paure
già a contratto con i soldati
le streghe della notte non accendono fuochi
per farci perdere la strada del nostro destino
e mi tocca immaginare come sarebbe il cielo
adesso che è autunno dalle tue parti.
Fobo tira di vento e di spada
urla alle menti vivaci
urla ai capaci di affrontare Marte e Ade
e a quelli che inseguono dalla prigione
un sogno.
Io non parlo di te ai mostri.
Resto qui in silenzio cercando carta
per avvolgermi quando ho freddo
nel cuore
e tempo di essere tornato bambino in questa crepa
casa per i candidi martiri.
Ho poche icone nel capo
la fede è qui l’unica luce
non ho bisogno di ardere palazzi di ceri
ho abbastanza fuoco nel sentimento
da percepire ogni muro,
ogni ombra,
ogni spavento.

La mia volontà non disperde la tenebra,
ma costringe le streghe a starci lontani,
con il loro veleno che ancora scende dal monte Vendetta,
con le loro ammalianti figure rubate alle riviste di gossip.
Non posso vederti ma tu sai che ascolto.
I sensi sono diventati il mio sguardo
e dove l’occhio mente ascolto il cuore,
ferito dai tanti nemici,
ma ancora capace di lotta.
I lupi, Illo,
corrono sul ghiaccio
senza mai cadere
e sai perché?
Perché i Lupi posso volare
quando la Luna gli chiama
dal cielo.
 

Lettere dal buio
1.
Ottanta gradi di separazione
La mia regina è la notte.
Unica sovrana di tutti i pensieri stretti nel capo,
forziere di cose in pace con le stagioni,
mostri per tutta la carne umana.
Io sono qui,
in virtù della musa che spinge coraggio
a difendere da se stesso il poeta,
sull’orlo del suicidio morale.

Non ho re che mi mostrino leggi,
con catene di dogmi per le mie forze,
sorelle di un destino più placido,
onorato dal verso in parola.


La mia casa è il buio.
Un vuoto con sospiri di morti innocenti,
stanze per voci che bisbigliano furiose,
all’unico superstite della faida,
tra buoni e cattivi.
Ma non sono l’arbitro,
né il comandante delle armate di luce
o il re dell’inferno,
sono solo un uomo d’onore (di dolore)
che ha smarrito la via,
del cuore,
della ragione,
dell’intelletto
ed è caduto
nel suo sogno,
privo di qualunque mappa.


Ti scrivo Illo sul foglio senz’augurio
questa funesta fine
dell’ardore.
Mi comprometto per liberare scintilla
all’idolo che fosti.

La legge delle conseguenze inattese,
m’impegna a esitare di fatto
a quel soccorso grato a tutti
che hanno presunzione di ego nella fuga.

Tu fosti, mio sole,
unico punto.
Il vertice per l’occhio,
non più adulato protagonista
dei dettagli
che il cuore sprigiona a raggi
sull’amata.


La mia permanenza nell’Oscurità,
m’ha reso consapevole di quello che ero,
prima di andare
senza rimpianti.
Oggi non meno smarrito,
ti cerco.
In questo luogo d’agonia
nemmeno il fuoco di tanto amore,
potrebbe liberare la scintilla
di quegli abbracci così cari.
Sai che luogo è questo?
Sai quanto dolore patisco?
Sai quante voci m’implorano l’ascolto?
Questo è il posto caro a Pestilenza
e qui che tutti noi paghiamo per le decisioni prese
in tempi senza ragione con passo di vena
dove il palpito ha vinto col suo ruggito
gli altri seggi.
Per ogni abile nemico
delle mie abilità segugio,
pago imposta
a serpi guardie d’una grande Ombra
che si sincera dove debbano restare i miei ossi.
Lei ha sorelle che l’uomo prega per paura
ma io non prego.
E’ una tale frustrazione
resistere
tacere
ma ho un punto di vittoria
questa missiva
concessami
al debito di gioco
della Larva.

Il mio cellulare,
non legge l’onda
e le mie cose in casa
aspettano l’inverno,
ho lasciato l’inutile semaforo
per vie più sicure
dove il pericolo non sono gli uomini
ma le loro paure.

Da qui
la corsa all’alba è una follia,
le spinte del giorno,
le spalle degli amici,
la rabbia …
Voi,
pozzo delle anime perdute,
non sapete il guado
sotto i vostri passi,
non cari a Fortuna.

Quando smarrito
sul viale d’un sogno
che mi vedeva volare tra gli alberi
d’un mondo in pace,
la mano tentatrice di chimera
mi trascinò violenta
verso il punto di non ritorno.
Pestilenza non è malata come uno crede,
indossa i jeans con top senza spallina,
ha la bocca disegnata per il bacio
e serpenti d’oro in mezzi ai seni.
La donna-dio regna con favore,
per ospiti vassalli di un gran peccato,
ma per quelli destinati ad altri fii,
la sua divinità è sorda alla supplica.


Le ruote dell’orologio all’apice dell’Apocalisse.
Come ti muovi si spacca nel dentro un verso,
dal portale del tempo apparirà una civetta,
per annunciare la resurrezione dei corpi.
Ma nell’ego di questa misura,
io sono diverso.
Vigilo in lontananza le battaglie
per non cadere nella tentazione della vendetta,
contro i miei rivali.
Cosa credi che ti resista
nulla.
Tutto è volontà
quando sposti l’asse del pensare,
quanto basta a recidere agli astri,
quel loro buffo strato di lucido,
dove gli occhi si lavano dai peccati.
Qui arrivano i non perfetti.
Qui
ottanta gradi di separazione è pericolo imminente
alla leggerezza del foglio
mia unica via di fuga.
 

Inverno
la solitudine è padrona delle mie ossa
solo la carne ha ricordo dei sogni
fuori l’inverno è una grande bara con seta di ghiaccio
ma solo il silenzio in lei riposa veramente

l’alba è un grosso ghiacciolo senza sapore
dove sboccia testarda un’ultima rosa
solo io riesco a immaginarne il profumo
come un ultimo grido dai suoi ai miei battiti

da Lettere dal Silenzio
 

al pari di chi raggiunge un sogno
come le foglie
noi non impariamo mai a volare
sebbene l’ultima caduta
sembri una danza
facile per chi giunge a morte
percependo l’aria con gli occhi
che rendono nobile la disfatta
al pari di chi raggiunge un sogno

da Lettere dal Silenzio
 

Lei è un sogno ad occhi aperti
Lei non è reale
si sposta nelle nebulose della mia inquietudine
per sussurrarmi le sue forme all’orecchio
ed io non so proprio come possederla
come fare mio il suo corpo
quando mi sfiora

Lei è
un sogno ad occhi aperti
e mi rende triste
mi rende madido di sudore
quando mi attraversa i sogni
davanti allo specchio nero della mente
solleticandomi dentro il sudario di lenzuola
ancora imperfette per il suo corpo

Lei
Lei non è reale
si appoggia soltanto al mio desiderio
ogni tanto mi stringe le spalle
e quando piango si eccita
si strofina alle gambe del letto come una gatta
prima d’imbizzarrire l’aria di profumi
spremuti dalla dolcezza del suo talento

e fugge all’alba con le ombre di casa
di cui è sovrana
per contare i secondi che ci separano
dall’immortalità
nei miraggi
dove la raggiungo sebbene mortale
sebbene io la immagini soltanto
nelle mia follia

da Lettere dal Silenzio
 

ogni tanto il sole
seduta sulle mie ginocchia
viaggi con gli occhi nell’irreale
il tuo bagaglio di colori
spingono il mio ego al volo

io
appeso al cielo rosa
ti tengo ancorata al petto
come due opossum innamorati
apriamo dell’affetto le galassie

ogni tanto il sole
appende il suo cappello all’orizzonte
mentre noi facciamo visita
ad altri astri lontani

da Lettere dal Silenzio
 

Dove vanno le barche?
Ma dove vanno le barche
coi loro carichi di malinconia,
con le stive colme di sogni
e con quel cuore un po’ gabbiano?

In quale muro d’acqua
si nasconde il tesoro
lasciato dai poeti fantasmi
prima di salire le onde?

Ma dove vanno davvero le barche,
con le briglie dello spirito umano,
animato dal troppo volere di gloria,
cucita con le maree nello sguardo dei marinai?

Quanto mare potrà bastare all’uomo
nato per cercare segreti,
meno oscuri di quelli che ha nel cuore,
felice di trovare pace in un’onda?

Le barche vanno oltre il tempo,
a pesca di grossi uccelli senza corpi
che volano innamorati sul bacio d’acqua,
dove gli uomini in superficie
tengono le braccia aperte come vele.

da Lettere dal Silenzio
 

Le farfalle (contro la violenza sulle donne)
le farfalle più belle vivono in un bordello
si bruciano danzando nel fuoco d’un ideale
le farfalle più belle sorridono per non morire
quando l’amore le lascia sui marciapiedi

da Lettere dal Silenzio


se fossi un astro tu mi saresti cielo
se fossi riva t’aspetterei marea per abbracciarti dolce
darei all’etere la mia anima per respirarti tutta
e nell’ultimo momento del mio tempo ti chiederei perdono
per non aver avuto più di una vita in cui immortalarti
se fossi un astro tu mi saresti cielo
e spegnerei le stelle tutte per invidia
che sia solo io a condividere quelle bellezze
in cui si bea l’infinito quando ti mostri
del mio tumulto tacerei le ore
per non importunare la fiamma dei tuoi sogni
che t’alzano da terra più d’un palmo
per spingerti al volo ecco cos’è l’amore

da Lettere dal Silenzio
 

rara e in luce
rara e in luce
quest’alba
t’adorna
solo l’amore nudo
trema
incapace di non desiderarti

da Lettere dal Silenzio
 

io sono tempesta
io sono tempesta
un cuore a fuoco sotto le grandi stelle
io resisto al ghiaccio dell’inverno
vestito da abito leggero con fodera di sogni

io guardo avanti
mai a sfida delle ombre
ma con giustizia punto l’occhio
al luogo dove in luce tutto smette di fare paura

e quando tremo
com’ogni uomo al limite delle sue forze
cerco nella fede una fiamma
che sproni ogni cellula in me stanca a rialzarsi

da Lettere dal Silenzio
 

Sparvieri vanno i pensieri
sparvieri vanno i miei pensieri
ovunque abbia ragione il sogno d’arrivare
e fosse alle catene il mio corpo adesso
libero si sentirebbe
preso il coraggio da una forte fiamma

da Lettere dal Silenzio


La solitudine del Poeta
solitudine
fuoco mesto
nella ragione del cuore
ecco disperata fiamma
battagliare i silenzi

lungo inverno
d’amore s’illude attesa
l’ultimo addio alle foglie morte
quasi le nevi possano allietare gli occhi

eppure sogno
nell’infinito obbligato a finestre
col fio in braccio a morte
e col desio ai più lontani astri

da Lettere dal Silenzio
 

Il Pescatore innamorato
Quel vortice di vento che porta avanti l’uragano
è l’ardire in questo
che ancora sente
il peso dei battiti bruciante per i sogni
che scaldano i loro corpi nella tua fiamma.
Se fossi un annegato implorerei il tesoro
di quell'oceano che ti completa
con spazi immensi aperti ai gabbiani,
così innamorati di grandi terre.
E se perduto il ragionamento della buona stella,
io guardassi
sempre avanti oltre il muro
che poca importanza avrebbe se di cemento, di nuvole o acque?
In quel lontano punto
dove l'uomo ritrova la sua alma
io sono certo d’incontrarti.

da Lettere dal Silenzio
 

non odi il vento che geme alle tue finestre
Non odi il vento che geme alle tue finestre,
corsaro coraggioso sul mare d'aria,
avanza prima calmo poi furioso,
come i miei battiti?
Non vedi il nero delle ostili nubi,
cecchini attenti a cancellare le stelle,
dal candido azzurro,
nido notturno a Luna?
Sì, tu non vedi niente quando arriva pioggia
e ti sono grato di avermi sempre nei tuoi occhi,
di udire sopra ogni rumore il mio passo
che bacia qualsiasi posto in cui batta forte il tuo cuore.

da Lettere dal Silenzio
 

per amore di una donna
il mio rovescio d’anima è un dirupo di stelle
che accenderei sempre se i tuoi occhi non fossero astri
due soli che ardono all’unisono nel mio mondo
che spesso si scontra coi mostri dell’ombra
io sono un pescatore d’idee
un fragile uomo che tempra il fiato
per dare voce al poema dei poemi
mai scritto per amore di una donna

da Lettere dal Silenzio
 

non chiudere gli occhi
non chiudere gli occhi quando caduto
al freddo avrò dato in pasto il mio cuore
tu resta accesa senza temere nulla
poiché in amore si perdono a volte gli occhi
è importane che sopravviva il fuoco
le stelle che hanno sigillato le parole
di noi
quando immortali ci stringevamo le piume
nei giorni senza fine della pioggia
non spegnere il lume alla finestra
nemmeno se il Caduto è dato per disperso
ti prego sorridi al volto della notte incolore
riscalderai le pietre persino e i miei resti
non dirmi addio poiché sono rimasto
in te per sempre a fare primavera
a fare da ponte sul vuoto quando i tuoi passi
eterni valicheranno l'universo
con un poco anche del mio cuore

da Lettere dal Silenzio


io ti vivo da qualche parte nella mente
deserte tutte queste terre di involtini umani
saette false bruciano a lumi sulle strade
e fiori che gridano il profumo di vecchio mondo
a tutti i mendicanti col cuore in cerca di una stretta
io ti vivo da qualche parte nella mente
perennemente in attesa che la tua forma
sorrida a questo semplice nel suo piccolo Olimpo
dove conserva come gli angeli la propria ala - i sogni
ai vespri Ottobre racconta solo nebbia
oscure le vie del traffico portano i pensieri
di quei romantici che bruciano nel battito
per una musa che dona loro amore

da Lettere dal Silenzio
 

se solo questi versi fossero fucili
tempeste furiose questo cuore
quand’anima la sua tenacia contro il lupo
che spesso traveste quell’ombra dignitosa
che maschera gli amici da nemici
un monte l’essere davanti a ogni guerra
mai fragile contro l’arguto mostro
che spesso mitraglia i media con parole
oh se solo questi versi fossero fucili
antico oceano pronto a dare tesoro
la maestria dell’uomo che tace per soffrire
non ci sarà mai guerra che valga il buon sangue
di angeli che fuggono per non dar morte ai tristi

da Lettere dal Silenzio
 

oltre il buio c'è sempre una luce
il male recide roboante il dolce motto
un lampo s’affretta a gridare battaglia
mentre la chiglia affonda l’aspro dire
di un gigante coi denti tosti
il capitano è fisso sulla schiuma
battente sulla fiancata le salmastre lame
gorgoglia il grande mostro al mondo
mentre il Cantore guida il timone oltre i confini
non c’è un faro nel momento duro
pensa l’audace a sfida degli scogli
e va tenendo rotta contro la sua paura
oltre il buio lui sa che c’è una luce

da Lettere dal Silenzio
 

Duole tempesta
duole tempesta
dentro la chiglia le onde
il cuore raggiunto
lontano dal faro
al navigatore speranza
restano gli astri

da Lettere dal Silenzio
 

Dato che il tema è il dolore, ho rivisto alcuni passaggi dell'Imperatoredighiaccio e nel primo atto ho trovato questo, spero sia adatto al tema. IN poche parole il libro narra di un grande Re che ha sconfitto il male ma ha perduto la sua amata sposa e per questo motivo, impietositi gli Dei lo hanno reso immortale. Lui è un essere in letargo ai piedi della statua della sua sposa finché i Neri( il regno del male) non attaccano il suo regno. Cara (la figlia del Principe dei Neri) si innamora di lui ma lui ha il cuore di ghiaccio. Solo morendo, cara riuscirà a strappargli una scintilla di amore dal petto. Koon il Re Immortale sarà costretto a vegliare sulle due amate e mai il suo animo troverà pace.


ATTO I

Le armate nemiche entrano del Regno di Ghiaccio.

Terre desolate, terre che non conoscono l’equilibrio candido delle stagioni, terre dove sopravvivere è una battaglia persa e dove gli uomini sono prede per gli Dei del Ghiaccio che cercano ossa umane come colonne per il loro Olimpo. I monti nascosti da nuvole, s’alternano alle fitte foreste, e le vie di passaggio sono incerte, persino gli alberi per tenere testa ai venti acuti hanno perso dei germogli la speranza; resistono solo nelle linfe come bravi trasformisti che ingannano con giochi di prestigio, il sonno eterno. Dell’alba e del tramonto fatichiamo a seguire il corso, perenne l’arsura gelida di nebbia confonde l’occhio, l’ombra è Musa e Dea ovunque si cerchi dal mostro senza palpito (*), riparo.
(come uno sciame di locuste, agghindate in corazze nere, le armate del nemico entrano del Regno dell’Imperatoredighiaccio)
Un corvo si posò sopra un ramo secco e con l’unico occhio sano seguì i vortici di neve che si spandevano per la collina, senza direzioni precise. Ogni tanto degnava il vuoto di un grido, che completava quel glaciale quadro con una colonna sonora funebre. La sua resistenza sembrava quasi anormale, alcuna creatura sarebbe sopravvissuta facilmente alle impietose condizioni del tempo, ma lui gracchiava spensierato, stirandosi le penne corvine come pece sul puro di neve. Il suo Signore avanzava, spargendo il sangue di quei sfortunati che non magnificavano il suo nome.
Sembrava il Regno di Nessuno, la giungla di ghiacciai aguzzi, nessuno che ci fosse ai confini per gridare all’erta, di grande speranza al nemico sembravano le vie, che per quanto interminabili portavano al cuore di un mondo.

(il corvo ritorna dall’esercito in marcia... si sente il volo d’ali)

(il canto delle invisibili Comari)

ovunque vada l’anima
il corpo la segue
alcun timore hanno i cuori nella battaglia
armati col solo cenno di carne sugli ossi
vincono la disperazione dello scenario

L’urlo del vento si espande fino a diventare l’unica voce della natura.
(le Comari)

in principio fu solo un uomo
un giovane mortale che vinse col dardo il boia
venuto a strappargli il suo bene
che per amore custodiva la sua alma

lui fu mortale ma per poco
per assurdo
per destino
finché un Dio ancora più glorioso del Tempo
decise che il giusto doveva restare
a veglia sulle mortagli vesti
di una Dea
che fu per lui perfetta

nessuno e mai vide
la lacrima rigargli il volto
nessuno mai
lo vide tremare per il male
ma quel silenzio spaventoso era una spada
che gli tagliò la voce
e tutti gli altri sensi

il suo dormire divenne un letargo
perché dai diavoli
allora
il mondo non temea più nulla
sotto la statua della sposa per molti anni
lo sguardo non fu corona
che al dolore

Da Imperatore di ghiaccio-Ice king


"L'amico è un gioiello che non devi necessariamente indossare per sentirti ricco."

Da Lettere dal Silenzio
 

Museo degli Orrori
Vivo in un Museo degli Orrori,
un santuario dove fa bottega la sfortuna,
in mezzo a uomini che pascolano per l’Inferno,
di quegli occhi felici che godono degli storpi.

Siamo i diversi che muovono il mondo,
per tenere lieta l’attenzione e fede,
di chi considera gli imperfetti come dei mostri,
capaci di contagiare ’anima della platea.

Ci vendono come il bestiame al mercato,
insulse creature senza difesa
che meritano di essere calpestate,
per i diritti civili degli altri.

Vivo al Museo degli Orrori e ho due teste,
ma una sola ragione regola il sano principio,
di onorare lo stesso in causa di difetto, la vita
come un paladino in mezzo ai mulini.

Faccio paura solo a chi ha peccato,
a gente che odora di malsano e incesti,
ai finti salvatori della gente
che prima recita l’Ave Maria poi pecca d’invidia.

Temo non quelli come me ma i perfetti,
i diavoli vestiti da città col lusso in bocca
e gli appetiti malsani del loro occhi
che spingono la loro curiosità dove non si dovrebbe.

Faccio vendere come a una corrida, dei bei biglietti,
ogni tanto recito il ringhio di un animale
per una donnetta che sviene in sala
ma non per me di sicuro, ma per un pensiero proibito.

Ho una storia con la Donna Filo,
una piccoletta a cui riesce il triplo salto mortale
sul filo di seta posto sopra il vuoto
a trenta piedi oltre i vostri capi.

Ho un figlio normale,
ha solo una testa e tutta piena di sogni
vuole curare l’umanità, pensa,
mentre va a ultimare il suo ultimo anno al liceo.

Come vedete sono un uomo felice,
un mostro che vende orrori agli impuri
e ho grandi amici nella folla
che spesso si sentono onorati di stringermi la mano.

Vedete il mondo è un posto complesso,
ha due teste,
due braccia,
due gambe
che spesso seguono direzioni diverse
ma ha ragione mio figlio,
meglio seguire la via dei sogni,
dove chi fa paura ha solo una testa.

Da Lettere dal Silenzio
 

Leggera stella
leggera come l’aria avanzi primavera
e disseti la mia anima deserta coi tuoi sogni
oh se tu sapessi di quanto amore muoio
per te che nutri il mio tempo d’ideale

non c’è una comune circostanza in cui trovarti
né una buona strada della ragione in cui aspettare
l’ora perfetta del tuo passaggio
così io abbraccerò ogni inverno
pur di trovarti un giorno nella mia alma

leggera stella che brilli ogni mattina
tra i tuoi raggi attendo il risveglio
e fossero inondate di morte un dì le mie radici
tu sappi che t’aspetterei per rinascere dall’oltre

Da Lettere dal Silenzio
 

 sanguino sogni per amore
la strada è sotto shock nella catena di rumore
e gli alberi ora gridano feriti
fucilate di pioggia puntano al vetro
che difende fermo la sua e la mia anima
sono anch’io un poco di questo autunno
ti spio da ogni ramo che langue per le sue foglie
mentre attraversi la vita sul nero del marciapiedi
pensando a qualche idea folle che porti gioia
mi sento sommerso dal gigante di pioggia
sanguino sogni in questo oceano di genti
e più affioro in superficie più sento freddo
lontano dal mio faro acceso nel tuo cuore

ho un Ipad che rende il cemento multicolore
e un Iphone zeppo di vecchie canzoni di Knopfler
giro come uno spettro di altri tempi in cerca del suo sogno
oh amore, se solo tu sentissi i miei versi

Da Lettere dal Silenzio
 

Joy
sedotta dall’umore gentile del vento
tu corri
ti conto i petali di sole negli occhi neri
quasi il braciere dell’Olimpo bruciasse in Terra
sotto la forma umana del tuo cuore
preziosa si rende la vita ai tuoi colori
gaia e in festa t’affacci ogni alba
oh vorrei esserti immortale per regalarti il tempo
che ti tiene preziosa mia rosa - in questo giardino incolore

Da Lettere dal Silenzio
 

avanzo marea tra i sogni più belli
sordo al chiasso delle lucenti stelle
t’ammiro in silenzio
e avanzo marea tra i tuoi sogni più belli
per sfiorarti con la mia mano d’alba
oh se solo tu sapessi
quanto sia incandescente questa vena
quando s’infiamma per tornirti dolci parole
sorrideresti probabilmente ignara
del vulcano in cui per te io brucio

più del mare che musica l’immensità del mondo
m’invadi le terre dentro dimentiche di pioggia
e dalle tue salmastre scintille io colgo astri
che sposeranno anche altri marinai smarriti per amore

Da Lettere dal Silenzio
 

così l’umano passo va verso il sapere
non c’è paura che fermi il suo cadere
dentro la cavità più dura dei giganti
quei monti o quei grandi snervati dal tormento
di un umile invasore chiamata goccia
così l’umano passo va verso il sapere
un punto dove l’occhio vede solo il vuoto
con l’attitudine di chi non teme cosa affronta
e con la forza di chi si serve del proprio limite
per valicare confini

Da Lettere dal Silenzio
 

lo spirito del forte volge al vento
lo spirito del forte volge al vento
non c’è condanna che lo spinga avanti
ma solo la volontà di arrivare all’oltre
desio che supera in tenacia altra spinta
se vuoi fermarti cerca il tuo confine
io vedi
vado avanti per infinita via
poiché c’è un richiamo dentro la mia mente
un suono dolce che altri per facilitarsi
chiamano sogno

Da Lettere dal Silenzio
 

correre col sole
io non mi conosco e sono certo
di aver lasciato alle parole i limiti di questa vita
che mi spinge a vedere oltre
quasi i confini aspettassero me per essere distrutti
nelle lettere mai scritte dall’alba
io ritrovo il motivo di un bruciare intenso
che mi rende immune alle catene
forgiate per chiudere la libertà nelle prigioni
nessuna luce che io conosca spoglia il cuore
di quelle piccole certezze per cui ha combattuto
e questo è il privilegio dei leoni
correre col sole a tergo ed in faccia la tempesta

Da Lettere dal Silenzio
 

Libertà
come onde
a ruggire sui mari
questi nostri
oggi spiriti smarriti
che battagliano
i venti
per dare il calmo
a ogni chiglia
che sogni
di varcare il futuro

Da Lettere dal Silenzio
 

Sono i sogni
che portano avanti i passi.

tremendo in volontà
l’andare avanti
contro gli spigoli d’acciaio delle cime
a volte mascherate da umano
oh quanti sono lunghi i giorni di fatica ….
e non c’è socio scarso o blasonato
che possa farsi spingere schivando i sacrifici
è solo un tenere alta la tua testa
contro il muso duro delle cose

tremendo in volontà
salire scalzo
e solo col coraggio dentro il cuore
avanti arrivano soltanto i folli
si mormora in giro
ma noi sappiamo
che non solo la pazzia
porta al sogno
ma sono i sogni
che portano avanti i passi

Da Lettere dal Silenzio
 

tu sei in me come una tempesta
il mio amore è uno scrigno di bellezza
che nascondo spesso ai cacciatori
poiché il mio umile dar tutto è un tesoro
che non necessita di esser periziato per esser importante
e tu sei in me come una tempesta
che sradica con violenza ogni ragione
per alimentare il fuoco in quei battiti
capaci di alimentare il più folle sogno

dirò che il tuo amore piomba nel mio buio
più di qualsiasi stella presa a fare da faro alla chiglia
e fissa resta per addomesticare l’Inferno
di tutte quelle tempeste che in amore diventano meraviglie

Da Lettere dal Silenzio
 

Amore
Un cielo stellato può essere blu
solo se attraversato dal tuo occhio cometa
in viaggio verso l'infinito,
verso il punto di luce più lontano,
dove lo attende una stella in fiamme
che vuole potersi spegnere
nel cuore di un amore impossibile.

Da Lettere dal Silenzio
 

Ti amo
Ti amo
due parole rubate alla coscienza
da una lunga prigionia dentro il cuore,
due parole per confermarti l'esistenza
di un Dio che in me per te, detta amore.

Da Lettere dal Silenzio
 

Le distanze trai pianeti si chiamano sogni.
(dedicato a Poesia)

Lei mi attende da qualche parte nella testa,
impaziente e vanitosa come ogni donna,
non fuma sigarette ma mi molesta
vincendomi con abitudini ossessive.
E' vergine la mia perversa Musa,
si fa desiderare nuda di commenti,
m'incendia il corpo e la carne
oh, Poesia,

tu vali tutti i miei lamenti.
 

La caduta dell’Eden
Nel giorno della Regina, la Regina era sparita.
Duellarono le guardie con i tracciati radar
e tutto il mondo era in fermento,
perché si era aperto il libro delle profezie.
Gli uomini guardavano con sospetto al cielo
le bombe era solo finte avvisaglie?
La guerra che tanto fu sponsorizzata dalla stampa,
sembrava non avere né tempo né nemici.


Il traffico nella città era un giullare
e le luci natalizie solo una trappola,
per chi non sentiva amore dentro
e sperava di trovarlo in qualche modo, fuori.
La fine del mondo!
E’ la fine del mondo!
Vendeva il pidocchio al credulone.
La fine del mondo!
Scappate!
Profetizzavano in tv, le marionette.

Gli uomini scappavano in ogni dove.
Si nascondevano i codardi negli antri
come i topi fuggivano verso fogna
in cui cresceva il dolore, come un cattivo fungo.

La fine del mondo tardava arrivare.
Nessuno ascoltava nessuno.
Tutto il mondo ascoltava la bugia
che l’Erede leggeva ai popoli.

“C’è un genere di pace,
amici cari
che ha bisogno dell’arma per essere servita
e c’è una fede ancora più antica della croce
che è di un angelo ucciso senza colpa.
Lui stesso vinse in cielo contro l’orgoglio,
di quegli spiriti chiamati a sorpresa,
a fare da padri alle vostre anime,
così fragili davanti ai celesti problemi.
Ma il padre mio fu solo un artificio
che Dio ebbe per restare immortale
quando le figlie dell’Universo, Morte e Paura,
scelsero un altro angelo per l’Eden.
Io ho scelto di essere onesto con voi.
Siamo uguali.
Io stesso confesso per madre di essere un uomo
e di soffrire per chi ci disprezza.
Qui e stanotte il cielo si è spaccato in guerra
e non sono state le milizie dei diavoli
ma gli angeli a rompere i ranghi del Divino Volere.
Ora io vi dico e voglio essere chiaro.
Dio ha abbandonato questi luoghi da tempo
e vi ha lasciati soli a sfidare l’umore
di angeliche virtù non proprio rilucenti
che hanno portato danno al tesoro dell’alma.
Noi si combatte da millenni per questo fuoco
è il credo è un’energia che tutto spinge
verso il grande centro dell’esistenza
forte sopra tutti gli universi.
Noi siamo i vostri amici
e doniamo benessere a chi crede
che non sia peccato avere tre pasti al giorno
o piacere vicino a una candida donna.
Ci hanno chiamato mostri i loro servitori!
Ci hanno messo in bocca parole maledette
buttandoci sui roghi in mezzo al fuoco
perché noi inventori della medicina
curavamo la carne e la ragione dei vostri figli!
Ci hanno buttati giù coi cani dell’Inferno
e messi a tacere sotto le fornaci
dove quell’altro Dio forgiava la menzogna
mentre i suoi fratelli gridavano tra le fiamme!
Noi non abbiamo cercato la vendetta.
Come vedete siamo qui e in pace.
Sono loro a fare ancora baldoria
per vincere il primo posto.
Voi ditemi è bene?
E’ bene che un padre abbandoni i figli che lo pregano?
E’ bene che un padre porti a sacrificio le anime?
E’ bene che un padre vi usi come sue cose’?
E’ un bene che siate sempre martoriati?
Io dico che l’anima debba liberarsi dalle sofferenze.
Che non abbia catene né in terra né in cielo.
Io dico che l’uomo debba non appartenere ad alcun angelo
e l’anima sua possa scegliere su quale spiaggia riposarsi!
Io sono l’Erede degli uomini e non di un Dio.
Io parlo per la voce di un Dio che non è voluto scappare.
Io parlo per voce di uno giudicato diverso.
Io parlo per quelli mai ascoltati.
Chi sta arrivando ha sentito le vostre voci.
Chi sta arrivando conosce il valore del vostro prego.
Chi sta arrivando ha il dono della perfezione assoluta
e la bellezza che non teme lo sfregio.
Sono un Sommo Immortale ha il dono
di darvi pace sulla sofferenza
e non è più il Dio dipinto nelle chiese
ma quello che ha occhi e volto umani.
Dicevano che Lui era una Bestia
che solo nel putridume potesse fare suo sfoggio
e buttato assieme a lui le anime
che domandavano sui giusti precetti.
Ora gli angeli si combattono tra loro!
Guardate nel cielo,è li l’Apocalisse!
Mentre noi siamo con voi in difesa
cercando di non pagare altro per i loro giochi.
Mirati al cielo!
Nemmeno una luce che parli di purezza.
Le loro ali diamante sono opache
come l’essenza sopra la forma del corpo.
Chiamateli col prego per vedere
se danno importanza al vostro prego,
vi prego cercate nei santuari i vecchi oracoli
che mandino un messaggio di pace all’Eden.
Ma questo sappiamo già che non verrà fatto,
noi siamo invisibili o meglio infimi al quel volere
che ha disciplinato il cherubino alla Porta
dove per entrare bisogna stare zitti.
L’uomo che curioso è per natura,
cerca il giusto a testimone delle sue idee
e se ciò che prima considerava buono
dichiari storto,
allora lui stesso sceglie di cadere
piuttosto che mentire ai suoi principi.
L’uomo ti prega ma vuol vederti in atto
a quella supplica che ti onora il cuore
perché sebbene siano degli immortali,
gli angeli hanno un’essenza
e luminosa in mezzo a tutta la cosmica natura.
Noi non siamo qui a giocarci le vostre vite,
ma a migliorarle e non nell’abbandono,
o nel fuoco di una disputa di fiaba
che mette agli angeli zanne e artigli.
Pregate!
Pregate il nuovo arrivo!
Ma non in cielo ma sulla Terra,
in mezzo a voi,
ai vostri bisogni e sofferenze.
Pregate non l’angelo ma l’uomo.
Chi arriverà non ha mai vantato il suo peso
o la sua forza pari a quella celeste
dove il posto di prima scelta aspetta
un altro divoratore d’umani.”

L’Erede parlava ai popoli.
L’Apocalisse era arrivata.


Ma nemmeno un temporale.
Una morte di massa.
Nemmeno cataclisma.
La notte staccava la testa al giorno
ma l’alba vinceva sempre sul male
e questo circuito chiuso d’energia
generò nell’aria quattro vortici.

Nel giorno della Regina solo l’Erede rimase,
davanti al popolo a sollevare in saluto la mano,
mentre il suo occhio seguiva furtivo
con complici d’oscurità, altri piani.

In una piccola chiesa di un villaggio sperduto,
un prete con il dono dell’oltre fece tre sogni,
dove una belva con maschera d’innocenza,
bruciava di ogni buono il cuore.
Il prete aveva un discepolo, un ragazzino,
Johal non vedeva che dal suo sentore, le cose
che per lui mutavano condizione interna,
giusto come le parole su righe trasparenti.

E leggeva Johal sul televisore del cielo,
senza nemmeno stringere la pupilla
di nuvole che da grigie diventavano nere,
di uomini scelti sui campi di battaglia,
che uccidevano i propri fratelli.

Johal fu istruito dal prete
e portato nella Grande Città del Declino,
a sorreggere la sorte della preghiera,
pur di fermare la fine.

I quattro vortici divennero gorgoni
e mostri che impersonavano la paura,
cominciarono a dare la caccia all’uomo,
oramai spoglio di fede.

Sull’altare più alto del mondo l’Erede fece giustizia,
a quelli che non entrarono manco nel Limbo
e aperte le porte che Dio mise alle ombre,
lasciò che l’Inferno liberasse i suoi figli.

Gli angeli si davano battaglia nei cieli
e ogni divina essenza cercava vittoria,
non tra quelli che si erano meritati l’abisso,
ma sulla propria stirpe.

Dio sembrava assente alla sfera
e ogni pressione del groviglio celeste era un fuoco
che bene nutriva l’oscurità degli altri,
stanchi del dono funesto.

Gli angeli tra loro nemici si diedero alla guerra,
la Regina aveva lasciato all’Erede il regno
Johal sapeva che il male era tornato alle leggi,
di un divino superbo non più a guardia d’anime.

Nessuno più giudicava i morti.
I loro peccati.
Le loro opere.
L’uomo rimase solo e in mezzo alla guerra,
come un prigioniero senza armi,
che aspettava il momento il giudizio
qualunque fosse il vincitore.

Morivano gli angeli mentre il nero sorgeva,
lui che dormiente restò per troppi anni
e quando il sacrificio dei bravi gli sciolse le catene,
divenne sul mondo in guerra, tutto.
Padre e figlio contro lo Spirito Santo,
Serpe e Diavolo a comandare battaglie
sul mondo dove le croci cadevano sugli angeli
e dove i corvi banchettavano con chi non moriva.

I morti si mescolarono ai vivi
e nella follia e nel gaudio del Male,
solo un ragazzo avanzava sul sentiero senza luci
come se gli occhi sulla sua anima conoscessero la meta.

L’Eden era un’esplosione di dolore,
i santi,
i martiri,
i profeti,
si strinsero nell’ultima trincea
che guardava a tutte le porte del cielo.
Spenta si era la gloria del Regno
e tutti i perfetti all’ira uniti
usavano le proprie armi contro il forte
lo scudo di quell’Arcangelo preso a mira.
Uno posto libero sul nobile impero
e come dei lupi si prendevano gli alati
storpiando della propria natura le forme
pur di decidere l’uno sulla sorte dell’altra.
E cadeva la pioggia di sangue come un pianto
sul volto del pianeta che palpitava
per chi saliva dagli inferi alle luci
e per chi le luci le spegneva a favor del Male.
Di tutti gli umili Johal fu il primo
a salire sulla vetta della città condannata
che misurava a proprio favore l’Erede
pronto a elargire trofei per i più bravi.

“Perché sarete voi la nobile discendenza
dei nuovi guardiani su nel Paradiso
e vostro sarebbe l’unico Dio per tutti
incluso l’ultimo Immortale!
Dateci il vostro coraggio e la fiducia,
abbandonate il prego ai malvagi lottatori
che vi usano come carne per brace
e per succhiarvi la forza del dentro!”

E Johal sebbene fosse cieco seguiva la battaglia,
di tutti i rei in forza contro Dio
che pari merito aveva dato in fede
ai suoi fratelli cari ai medesimi principi.
E l’uomo fragile e prigioniero al corpo
che da zavorra non diventa vela,
s’inchinò al Dio della Notte
perché l’unico a promettergli eternità e ali.


L’Erede seguiva come tutti la battaglia.
L’esercito dei diavoli sembrava assopito.
Un piccolo coro di prego al cielo divenne la cenere
sopra i capi bagnati dei Nenerali Neri.
E il Bell’Angelo spiegò le sue ali stanche
di stare piegate nel tenebroso imbuto,
così i popoli videro ancora,
un briciolo di speranza per i propri battiti.

Nemmeno un suono che non fosse violento
usciva dal comando del Fabbrica Dolore
tant’è che l’uomo strisciava in mezzo all’erba
perché troppo inferiore alla guerra dei Grandi.
Salì al cielo Lui stesso senza l’Oscura Armata
anfitrioni erano gli ultimi cherubini in ginocchio
che lasciarono al Diavolo le porte dell’Eden aperte
perché potesse della sua vendetta gustarsi gli attimi.
Nessuno più di lui o forse Dio,
poteva vincere nella guerra dei lampi
che decretarono chi dovesse servire e comandare
gli angeli ancor rimasti in vita.

Il Diavolo copriva ogni luce
il buio lasciato dal suo volo immenso
divenne il Limbo che ogni condanna
non vorrebbe dover abitare a lungo.
C’erano fiamme,
scintille,
rumori violenti nel cielo,
la deflagrazione di mille bombe nucleari
violentò la trama stessa dell’atmosfera
che ancora reggeva al battito del cuore.


Johal attese per lunghe ore,
senza mai concedere al fiato la paura
e senza prendere sonno guidò gli occhi,
a vigilare sul cielo il moto di Lucifero.
C’era in lui una forza maggiore
che teneva a sfida di maggiori ostacoli, il credo
e pur sapendo della fine al riga
lasciò che al maggiore dei superstiti s’inclinassero le voci.


E lo sterminio dell’uomo ebbe inizio.
Chi per un dubbio non ebbe schieramento divenne preda
e padre o figli i diavoli uccidevano soddisfatti
di avere pegno di placide anime per Morte.
Il genere umano capì che fu un gioco,
l’Erede impietoso ringhiò ai suoi soldati
di divorare i cuori freschi di ogni creatura
che appena nata nutriva d’innocenza il Portale.
Dall’Eden le buone anime erano cadute
e molte sarebbero state ostacolate nell’ascesa,
gli occhi del giovane Johal divennero di fuoco
tanto da bruciare nella loro caduta qualche diavolo.

Si combatteva in cielo e in terra contro i buoni.
Ma Dio sembrava assente a tanta forza
che spinta da Lucifero verso il trono
faceva sembrare la vittoria cosa normale.
Si giudicavano i vivi con i morti.
I buoni con i cattivi.
Gli angeli contro i diavoli.
Si giudicava la superbia con l’orgoglio.
La fede con l’indifferenza.
In mezzo alla cruente guerra, solo la mietitrice,
sembrava sentire il piacere del suo giudizio.
Ogni suono era un tuono diverso
tremendo e scelto per crepare le terre
che si aprivano come una soffice torta
da dove uscivano disgustosi insetti.
E la piaga dell’odio fece il suo effetto
e tutto il marcio generato dal il Non Morto trovò la vasca
nei fiume che prima scorrevano limpidi
verso mari dove bollivano con i pesci, le anime.
Cadevano piume, corpi e scintille
dei sacri restavano solo poche impronte
mentre il Divoratore s’accaniva appagato
sulle ultime briciole della retroguardia angelica.

Non c’erano più forze per ostacolarlo né in Cielo né in Terra,
non c’erano immortali a fermargli il cammino,
Lui avrebbe regnato sull’anima al posto di Dio
e L’erede avrebbe fatto scempio in Terra d’ogni fede.

Così che l’Universo aveva decretato all’uomo?
Che la sua fine fosse una facile soluzione di guerra?
Che Dio sia scappato per paura?
L’Apocalisse fu un così semplice terreno di battaglia?


Johal dal suo vedere cieco capì la fine.
E quello fu per lui il momento dell’inizio
tanto che le sue ali divennero due soli
che si accesero per dare al mondo l’alba.
E quando aprì la bocca non si sentì alcun suono
ma fu la cosa di una tale potenza
da aprire un varco ai cieli
dove la Porta sacra mostrava i vinti e i vincitori.
Poi ne seguì un altro e un altro ancora
che mise ordine nel filare ancora buono dei figli
e gli ultimi angeli ancora corrotti bruciarono
lasciando la via aperta al Peccatore.

Johal guardò ancora una volta il mondo
e fisso il suo occhio sull’Erede,
prima di salire fermò Paura,
per consegnare il Reo a posti più abietti.
E mentre il figlio gridava al padre aiuto,
l’Esercito dei Morti la carica cercava
verso Colui che Stava nella Luce,
come un predestinato sta nella fortuna.
Lo videro per pochi istanti e in pochi,
alzarsi per pochi metri ancora,
dove il suo bel occhio ancora umano,
giudicò con giustizia il male.
Mentre le città bruciavano i relitti,
la Buona Creatura saliva alla sua casa
con lento battere di ala toccò il cielo
mentre il nero sui cirri si dibatteva con furore.

L’Oscurità ha cara forza nel rumore
ma Luce gli sfiorò appena e silente, le ali,
tanto che i due Immortali divennero una cosa sola
come se uno fosse penetrato nel cuore dell’altro.

Ma tu non sei partito?
Urlava il Diavolo impazzito.
Perché dovrei, immonda creatura?
Tu già sapevi che non avrei mai abbandonato i miei figli,
ma ho cercato come un buon padre un compromesso
e tale è stato e senza alcuna vittoria,
ma solo pulizie per quelli che hanno fede.
Mi piace dare un senso persino alla tua condanna
e l’Apocalisse non fu mai istruita per l’uomo,
ma per chi sapeva di non volermi più servire,
perché a scarsa cura aveva da sempre le anime dei cari.
Gli angeli diventano dei diavoli per molto meno
e come vedi non temono la battaglia,
anzi mi sfidano con bugiarde rime
che tengo finché non credo sia giunta l’ora di lasciarli.
Così il Regno diventa servo e schiavo
di un male mai maturo al bene
che non avrà la sufficiente forza
per battermi perché in me soltanto c’è l’Essenza.

Il Diavolo si spostò verso la soglia.
Vide di nuovo aprirsi il fondo di terra.
Ma tu come hai fatto a nasconderti?
Dio lo guardò prima di farlo cadere.
Sono sempre stato nella fede,
di uno qualunque dei miei figli
e sebbene lui fosse il più fragile
la mia essenza lo ha reso un sigillo.
Il male è il vero cieco in natura,
la sua forza non domina il cosmo
ma la quiete che genera poi pace
e rende l’anima dell’uomo propensa alle ali.
Tu cadi non per mio volere ma per tua natura,
non per mia mano ma per il tuo orgoglio,
l’amore paga la vendetta con altro amore
e tu aspetterai finché ti sarà cara la lezione dei giusti.

L’Angelo Nero si lasciò cadere senza battere ala
e la terra lo ricevette come una calda amante
l’abbraccio tra i due fu un triste lamento
che diede a Dio lacrime agli occhi.
Ma le sue lacrime divennero scintille
e come dolci stelle s’acceso sul mondo
preso a ricostruirsi in speranza
credo e fede, medicando i feriti.
In cielo fu invece un’altra cosa.
L’ordine riprese tra le sfere
perché i giudicati non ebbero che il fuoco
mentre ai giusti
si aprì di lungo passo la luminosa Porta.
 

Da dietro, le lacrime tornano acqua.
Mi appoggio con il volto
finché la pelle mi cadrà con una neve estiva
e solo i mondi delle idee mi terranno le ali aperte
forse spaccando il cielo con le lacrime
un angelo berrà anche i miei sogni dai ricordi.
Io ti scelgo dalle lettere mai scritte,
come un primo amante dell'ultima donna della Terra,
e forse riuscirà quest'amore a consumarsi,
con un fuoco che da prima di nascere
io tengo già dentro.
 

Nato domani
La stupidità umana è capace di circumnavigare l'universo e approdare nuovamente sulla terra, ricca della medesima cosa che l'ha spinta alla fuga, l'orgoglio.
 

Nei giorni buoni.
Nei giorni buoni sono uno scrittore e nei giorni cattivi sono solo una mente pensante.
 

Ai folli che sognano l'ignoto
Siamo nati pionieri del mondo inesplorato incerti,deboli ,
ma non impauriti dal punto nelle tenebre che segna i fatti per quelli eroi che pur tremando vanno avanti.
 

Contagio.
sei un eroe lontano dalla roccia a cui ti sei legato
per dare pace al cuore quando è in apnea
poiché nell'aria che respiri non c'è il fiore
nemmeno una dolcezza caduta con le piogge
e resti un soldato in mezzo alle ombre
coi resti di pallottole confitte nella schiena
che brillano al posto delle luci
con i ricordi che ne alimentano il fuoco

sei un eroe col dubbio dell'ignoto
un cercatore pallido del proprio sole
sei uno che sente il dolore come pietra
libera a trapassare la leggerezza dei respiri
e non ti tiri mai indietro davanti all'uscio chiuso
di tutti gli Eden rimasti fuori moda
perché nei paradisi virtuali ci sono i rifugi
per tutti i superstiti a carestia d'amore

sei un eroe colpito dai fulmini dell'ego
notturna creatura spinta alle battaglie
per proteggere la casta luce di una stella
di cui potresti se solo ci fosse un ponte - innamorarti


Lasperapetus ubiurque
Amico mio, a volte le chimere sono più forti di tutte le paure,
non dobbiamo piangere sulla tomba d'ogni fallimento,
perché l'amore ha ragioni per farci volare alti
anche se noi del volo ancora - non abbiamo imparato nulla.
 

Seppur
Seppur è onda,
al calmo cerco tregua,
dopo la stanchezza.
Dolce sopir
la vita guado ai sogni.
 

Qui nessuno muore prima di amare
vivi per bruciare davanti a un muro d'acqua
mai al limite del tuo coraggio
e sei un turista del mondo
un re senza corona
un imperatore di un regno salato
che molti temono per il troppo eccesso di fondale
cui tu dedichi i sogni segreti
come se fosse scritto sopra la sabbia
"qui nessuno muore prima di amare"
 

Le distanze tra i pianeti si chiamano sogni
Lei mi attende da qualche parte nella testa,
impaziente e vanitosa come ogni donna,
non fuma sigarette ma mi molesta
vincendomi con abitudini ossessive.
E' vergine la mia perversa Musa,
si fa desiderare nuda di commenti,
m'incendia il corpo e la carne
oh, Poesia,
tu vali tutti i miei lamenti.
 

Non cerco di disintossicarmi dai sogni
ma resto il Folle di sempre col privilegio di non dover indossare tutti i giorni della mia modesta vita una maschera.
 

Possessione
sesto piano senz’ascensore è tenere contro vento la faccia
la guerra è dentro i perdenti in fuga con le corone
è all’ingresso di casa un leone ti sfida col suo sorriso
allora capisci che l’amore sarà nella posta di domani
 

Venus
questa strada deserta porta all'Inferno
solo vento e gialle rive di sabbia
solo fantasmi sopra un Tablet seduti a guardarmi
mentre avanzo sull'asfalto rovente
..
questa strada è un Deserto chiamato Silenzio
ti assorbe da dentro e cancella il tuo nome
si mostra innocente ma traveste chimera
che fotte con illusioni i tuoi occhi
..
qualcosa mi dice che sia sbagliato
credere che ogni città che incontri sia diversa
mentre osservo le mura di ciò che mi attende
ubriaco e stanco di sogni
..
all'ingresso del Centro soltanto un'insegna
consunta di ruggine - lo riconosco
dice a chiunque "qua non si è mai in tanti"
e l'invisibile preme al mio posto sull'acceleratore
..
non vedo né finestre né porte alle case
il sole è ancora un severo gendarme di ronda
ho sete e fa caldo - mi guardo intorno
i bar sono chiusi da pochi millenni
..
gli occhi si stringono ma io guido ancora
nella mia illusione sono già stanco
una donna è seduta al posto del guidatore
è nuda e con perle di sudore sui seni
..
Stai tornando a casa cowboy o sei di passaggio?
c'è troppa foschia in questo vecchio locale
lei si spoglia ma soltanto per i fumatori
mentre sfilo pacchetti di dollari dalla giacca
..
riparto - aspettando che il sole tramonti
dal finestrino inghiotto ancora il deserto
e sputo fiamme sotto le gomme
sebbene il fuoco che respiro non si arresti
..
io sono in rimasto in viaggio da sempre
sulla mappa questa è una strada che porta al nulla
corro con il pieno carburante da giorni
ascoltando un canale alla radio dentro mio capo
..
ora sono lontano da casa milioni di miglia
confuso e nutrito dal vuoto ascolto i timori
ho lanciato un SOS a un satellite spia
a dei soccorritori che dovranno ancora nascere
..
supporto permanente l'idea
che fuori dal confine di casa ci sia l'inferno
con strade infinite verso i tuoi sogni
e con donne che bruciano sulla tua carne
...
il vacuo è un punto preciso d'arrivo
ma il navigatore è un cieco che corre verso condanna
resisti - solitario mi dico - ma qui c'è il confine
dove Caronte traghetta i vivi - ai morti
..
corro ancora sopra un fiume di sabbia e mi guardo indietro
tre pacchi di aspirine finite sopra il sedile
all'incrocio c'è un'auto ribaltata e sangue a terra
freno e capisco dove portino i sogni
..
è troppo lungo il viaggio attraverso il Silenzio
nessuno a cui dire di questo atroce dolore
che lascia benzina sul fiato di strada
dove chi passa si perde in altri mondi
..
la porta di casa è chiusa da anni
all'ottantotto non abita più alcuno
"è scappato" sussurra al decimo piano una voce
"all'inferno" risponde dall'oltre la mia anima
 

Io resisto
Non conosco i mari quanto le tempeste
che ne alzano le onde
e non conosco gli uomini,
quanto la loro sofferenza,
la stessa che mettono per far compiere i loro ideali.
Non combatto ogni giorno.
Io combatto sempre e per quei respiri
cui a volte manca l’aria
troppo pesante per fare volare il cuore.
Non conoscono guerrieri
che non hanno mai guardato avanti
e nemmeno speranze
che non vogliano diventare miracoli.
Io sto in piedi,
davanti al vento,
davanti al mare,
davanti agli uomini
e vedo come un fuoco che mi prende
nella mente e nel corpo
così capisco il senso di ogni cosa
la stessa per cui non cedo
alle tempeste
ai venti
al mare.
Io resisto
e chi come me resiste,
non guarda altre montagne
se non quelle
dei propri ideali.
 

Tagli
si sdraiano le ombre cercando cibo di silenzi
ogni oggetto intorno diventa un fantasma
le troppe vie smarrite sono un segno
forse la meta della ragione non è quella dell’anima
sporco di sogni t’allontani in direzioni sbagliate
speri di trovare una chimera non anoressica
di cui gustare il corpo
le tue mani diventano rami per toccare le nuvole
solo ai piedi la catena di carne stringe troppo
unte di voluttà tentano il corpo le meretrici
bisbigli dei diavoli nella mente accendono fantasie
il proibito scivola come miele dalle labbra
e ti consumo ma solo nell’immaginario di sesso
provando nuovi impossibili confini
ogni gioco porta all’estasi del gusto
mentre l’uomo dentro resta un bambino
ti dicano i mostri della notte le giuste vie
dove portare questa voglia insana di un oltre
mentre la Luna vampira s’insinua bugiarda nei tuoi sogni
non ti concupisce la parvenza
dirigi lo sguardo nei tentacoli di buio
ammicchi un sorriso
poi pisci controvento
chiudi gli occhi allontanando ogni dannato rumore
assenzio sposa laudano in illusioni d’amore
e ti domandi davanti alla croce in punta di cupola
dov’è abita Dio
quando di notte ulula alla falena la debole luce sul lampione
e dopo la terra dove abiterà spento il corpo macchina
la mente
milioni d’arbusti s’avvicinano all’alto per la risposta
e tu resti a bocca aperta
scrutando come s’amano tra tagli d’aria
le fronde 
 

Carne
nutrirò i versi della mia stessa carne

vibrare dovranno le carezze del foglio sul silenzio
ogni intimo frammento d'inchiostro raggiungere il tuo pensiero
perché alcuna stagione può fermare il vento
perché nessuno conosce il motivo di un amore propenso a divenire

folle
perché siamo disperati quando il muro del cielo scoppia di stelle
mentre nei nostri occhi restano le lacrime del cuore
ogni goccia d'acqua penetrare dovrà il velo di vetro
io pioggia a cadere sui tuoi fragili passi nel nulla
destriero la mente sul galoppare del tempo
verso la morte sicura del uomo
ma incerta dell’alma

Il sogno
travolta ragione da un soffio d'immenso
un gioco di mani coi vortici d'aria sul foglio
nuda l'anima di giudizio consegna le leggi del corpo
ai sensi
è questo mondo di nulla a dare piacere al pensiero
perché infinita è nelle sue stanze segrete la mente
mai dire addio ad un amore
mai dare ad un amore la morte
quello che davvero uccide dentro
è il respiro col fuoco
mescolato alla saliva
i dilemmi dell'essere sono un puzzle tremendo
ci legano agli altri i sortilegi di un Dio ignoto
danze vogliono mai sature di goder le chimere
se il nulla avere nel reale ferisce
il tutto rende eterni
nel sogno

dOno Di siLenZIo
è un dono di silenzio
il pensare quando diventa dolce
nel saguinar bianco della timida Luna
l'assenza
gli angeli covano uova nere in nidi su placente di stelle
la mia ombra urta le pareti di carta cercando
d'unirsi all'infinito
gli alberi diventano le mani con cui stringere il cielo
mentre i pensieri corrono sui campi aerei
per baciare chimere
elefantine nubi s'increspano sugli occhi
morsi dal buio fino a farli lacrimare sogni
dal sangue
sono disegni di gesso le mura domestiche in cui inverto le luci
dove il piover di ali e di piume
le fanno divenire cosmi
adorna di rapite emozioni
si chiude sul corpo la notte
i secondi battono forte nelle tempie campane di rame
l'insonnia sorda scivola sulla ruota dell'anima
solo il cuore
su cui nevica nostalgica la solitudine
urla dalle grate d’osso alla Luna
il suo tardo piacere

Gli spiriti della poesia
cerco l’odore nostalgico del romanticismo
nelle estenuanti confessioni a mo di recita dell’attore poeta
come un legno stanco davanti all’inverno il corpo si ripara
congiunto al bisogno della notte di trovare in lui qualche piacere
tutti davanti allo sproloquio solitario con l’anima candeggiamo i pensieri
sperando la Provvidenza assista i passi dell’inconscio confessato
il prego dona pace quando la pace l’uomo va cercando sulle strade della vita
annodate ai falsi Dei del quotidiano
troppa solitudine accarezza le nostre certezze
gli Argoanuti sono partiti da un pezzo con la storia
maghe pagano per noi Fortuna con incantesimi dalle origini oscure
restiamo brandelli rigenerati del Rinascimento in attesa d’essere cuciti
ad orli planetari vicino all’Eden
il freddo dell’esistenza accoppia il corpo alle chimere
i giorni sul calendario sono drogati di bollette frigide con avviso di scadenza
un tic tac in testa urta la musica del respiro
il tempo despota onnipotente t’esilia nella memoria del ricordo
e vivi incendiando il verso per tutti i giorni che riesci a contare come oggi
cercando di non uccidere a tutti i costi il mostro a cui devi Poesia
l’universo zoppica di cadere con stelle vicino a Lune sognanti
allora l’occhio s’appropria del suo cielo
come un marito della dolce sposa
tu resti in disparte cercando dentro di te la risposta
il vuoto langue nella sacca delle parole volate ad un creatore di carta consumato dalla febbre dell’estro
ti resta un bisbiglio soltanto
l’orchestra ubriaca dirige uno spartito per l’immensità avversa ai giochi di logica
cantare è inchiostro come acqua è vita
il Poeta s’adagia nel sonno riconciliatore
rovesciando col bicchiere il Dio Perdono di tutti i peccati
 

Il tuo volto
Il tuo volto ha assorbito il lunare pallore
e par brillare nella stanza muta,
pareti fredde ed alte t'ascoltano il respiro
ma solo io ti guardo nel silenzio, innamorato.
Forse la stella vinta dal timore
vorrà negarti luce intorno all'iride stasera,
forse il coro cosmico di astri non canterà canzone
perché più di loro la tua voce vola.

Eppure nei tuoi occhi son esplosi all'infinito i soli e
nelle dolci saette mi son bruciato il ciglio,
tu che i diamanti li sfili dalle ombre
per metterli nel fiato dell'alba al risveglio.

Il tuo volto pare un dolce nido al sogno
di cui vorrei poterne fare parte a volte,
un bianco velo di rosa tempestato che
sfregiar con l'ombra mai potrebbe il sonno.

E mi ubriaco di lunghe e torturanti attese
alla tua finestra che senza cuore difende
quel corpo che tieni prigioniero al mio sguardo
seppur con il pensiero io accarezzo.

..Sculture d'inchiostro
ho chiesto alla Signora d'Inchiostro nel capo
d'indicarmi la strada che porta a Follia
lei mi ha riso in faccia dispettosa
m'ha fatto inginocchiare per baciarle labbra lasciandomi in bocca il suo veleno
dolce
come una linfa bastarda che ora si fa strada nel sangue fino ad arrivare al foglio
oh si,
la strega m'ha maledetto con la questa febbre d'assoluto
con queste magie compiute tra le righe
m'ha reso un drogato lacerato dal bisogno di scrivere il fuoco
in cui il cuore batte come se dovesse iniettare la sua luce nella poesia
mentre il respiro nero sillaba coi silenzi l'aria
togliendo il tumore dell'impossibile dai sogni
gli unici che riesco a scolpire con queste mani
illuse di poter trattenere se innamorate
le nuvole

Qualcosa dì dolce
la donna si spoglia per me in una stanza segreta del capo
copre coi lunghi capelli la pelle bagnata dall'ombra
qualcosa di lei marchia di piacere il pensiero
sorride
col fuoco si stende vicina
la follia del sogno consuma la fibra di carne
il sonno muore nell'ansimare dell'ora
qualcosa tra le pareti dell'esistenza
chiama
grida
urla
il silenzio strozzato dal male di un immaginarla immensa
ferito si trascina nella tua mente
che cerca la musica dell'amplesso
chimera ride
la stringi come il pazzo stringe a se il nulla

Mille maschere
tacciono le tempeste nel capo preso dall'ozio del desiderare
i sensi vanno con l'infinito a morire appena chiudo gli occhi vinto dall'orgasmo
sono in mezzo alla parola come il vagabondo sulla via verso il proprio Inferno
verso il piacere di esistere nell'abbraccio con la carta
siamo tutti mal considerati dalla storia
io travolgo lo spirito di quella fede che mi deve piegare
come un uragano concepito per rendere libero l'uomo dal prego verso il nulla
mi stringo a te indossando le mille maschere come anime d'inchiostro
eteree le donne del mio divenire Poeta vengono a tentarmi
ardo
m'incendio
poi esplodo di quelle fiamme tenute sigillate al silenzio
per colmare d'assoluto il vuoto nella stanza
in cui il mio corpo lotta col piacere
adesso tacciono pure le ombre sorelle
solitarie moire ladre dell'afrodisiaco canto di quest'altro me nascosto in stanze segrete della mente
cerco d'indossare il tuo amore sulla pelle
fino a sentire morire il tempo
nella mia ferita di gioia
ed è immenso

Esistere
una corona di petali neri m'ha messo sul capo
la notte
volano i pensieri ove le Larve tributano a Morfeo i sogni
nego alle stelle il desiderio inespresso per custodirne ancora il calore nel corpo
il buio porta questa insonnia a imperare sui sensi
cerco il volo
cerco il mio vero io tra le trame di streghe capaci di dolci incantesimi
vorrei vivere la magia liberando l'aquilone del pensiero dalla prigione del capo
stringo al petto le nuvole
tengo i palmi stretti al petto d'aria lasciando scorrere in vena solo azzurro
mi chiedo quanto senso ha cercare nel tormento del tempo che mi sfugge
l'armonia
tutti i perché diventano una febbre per i giochi d'alchimia con l'istinto
sono un buon soldato davanti alla Morte
la scure la vinco con l'inchiostro sul foglio
solo la carne prova i brividi e della sua impotenza ergo segreto castello nel dentro
dove mai Lussuria possa consumarne il buono
dove il diavolo non possa scrivere le sue promesse
fuori quello che mi consuma resta il riflesso nello specchio
mi do pace
forse l'esistere ha un premio ed un prezzo
io
qui
li sconto entrambi

Eroica
ho una dipendenza da dolci, da sesso e da fumo.
sono ancora crisalide in un bozzolo di vetro
una farfalla col bisogno di tenebra

forse perché
l'ombra che mi cammina accanto è allergica alla luce
cerco spiegazioni alle mie dipendenze fisiche

nella droga del silenzio

fluttuando di disperazione con le altre poetiche falene in vortici d'aria

penso
ai martiri già messi in croce per aver creduto nelle debolezze dell’uomo

ho il virus della parola scritta

sono un contaminato dalla musa d’inchiostro

violentato dalla sua follia
ho la malattia mortale del romantico in via d’ estinzione
e nonostante i maledetti difetti son immune
alle circostanze

ai finti buoni

al destino
alle letterature frigide delle insegne pubblicitarie
attendo il Messia del Verso
sui miei tentacoli occasionalmente
resta del succo dolce
di labbra rosse

quando schiumano dagli oceani dei sogni
le maree di piacere
portando gli occhi a contemplare l'assoluto dell'anima
nella quiete dell'esistere senza cercare fino a dannarsi risposte
liberatorie chimere m’invitano alla lussuria in orge platoniche
la carne attende la strega coi baci di fuoco

da mai dimenticare
di solito l'amore mi guarda come uno zoppo
vien visto dai suoi rivali alla partenza dei cento metri

mi soddisfa lasciar rimpiangere che rimpiangere
ho ramificato vicino a uomini trasparenti
immense fronde sospese sui loro crani
senza fiori o germogli dei semi
lisci come le posate d'argento
della nonna
immagino un mondo senza l'Apocalisse

un campo ludico per orfani di piogge nucleari
e dopo il diluvio
piante fresche e nuove vite
angeli unti nella luce del perdono
io

vorrei per esserci allora
per mandare avanti i peccati col prego di mia madre
già avanti nella tempia bianca
pura col segno della croce fisso in carne

ed il nome di Dio sulla bocca ferita dalla lacrima caduta sul viso

per decenni
oggi
prendo medicine da un dizionario pesante

scegliendo la posologia indicati a quelli che come me soffrono di cuore

peno per la malformazione della parola
nel quotidiano
ho un cuore colonna all'infinito
esiliato nel costato d'osso e
cerco un prematuro legame con donna
afflitta da sproporzionato bisogno d'affetto

in cui perdermi
lasciando morte supplicare dentro la costa
il suo avvento
ed io ridere
RIDERE
con le lacrime

Parole del cuore
non appena il sole tramonta la Luna sorge pallida tirando lucide le stelle intorno
inconsapevole cerco bellezza in questa danza d’ombre ubriache di angoli nascosti
l’occhio non è mai stanco quando scrive il diario dell’immaginazione
dove si nutre la mente
il passo diventa leggero in mezzo al monotono ticchettio del tempo di cui pago col dolore
la nascita
vorrei essere un angelo in questo limbo nero dove le croci solamente pregano coi morti il Dio dei Cieli
ed il sonno ripara alle bugie dell’esistenza
qualche astro viene a cadere nel mio cuore ed io ho troppi desideri da esprimere per sceglierne uno a caso
resto a mani nude per raccogliere la polvere luminosa caduta dallo schianto del bene sul mondo
solo le grosse cattedrali in piedi sfidano il buio con le loro tenebrose facciate
come soldati corazzati di fede
come i martiri immolati per divenire idoli di pietra sui sagrati
oggi mi fermo a guardare il cielo come un rapito da una ipnotica chimera
e solo gocce di pioggia mi baciano fredde il viso consumato
dagli anni
dai peccati
dagli amori sbagliati
il ghigno di un demone dall’insonnia m’avverte di tornare
chiudo gli occhi per resistergli
tace la sera nel battito
il petto spande parole del cuore
il mondo sospira sognando
l'immenso mi toglie le catene dell'impossibile
e volo 

Fili d’etere
mi copro coi fili d'etere
salva dalla pioggia l'anima tace
nel dentro il profumo d'inchiostro nutre la strega Io
cosparse stelle nei tuoi occhi esplodono in universi di perle
dormirò sul cuscino morbido dei sensi estasiati
teneramente abbracciato al tuo corpo di nuvole
mentre i mostri delle terre umide evaderanno dall'ignoto della mente
con le loro fauci vuote
per loro solo i fantasmi d'amore saranno le prede da cacciare
mordo l'aria per trovare sulla tua bocca nuove domande
e mi basta
mi basta credere di non essere solo sul pianeta per un momento
mi basta smettere di cercare la risposta che mi farà sentire sempre piccolo davanti all'immenso
le tue gambe lisce scivolano nel mio battito astemio di follia
da troppo tempo attendo un liquore che m'avveleni l'esistenza di piacere
forse un sogno ad un uomo potrebbe bastare per farlo sentire
in mezzo alla magia del tutto
unico
forse tu nuda di veli nel mio capo potresti concepire un nodo di carne
a cui legare d'entrambi respiro e verso
dolgono le giunture all'incastro del pensiero col credo
mani congiunte ascoltano il dio delle preghiere assente nel mondo
perché l'Amore è una valanga che travolge e uccide
appena si riesce sfiorarlo nella pace estatica del senso
quando il cuore martellando sembra voler uscire dal petto

colmo d'Infinito

Infetti d'amore
siamo in un’unica bocca a rubarci il respiro
masticando con le lingue la voce rauca incollata a briciole inferme di respiro
contusi nell’anima dal cader delle stelle ad Agosto
indifesi se
la notte chiude nel suo corpo il sogno
mentre noi con gli occhi cerchiamo d’afferrarci alla sua carne
gli sciamani del prego chiedono ai loro Dei la forza
tra loro ed il miracolo
le nostre mani compongono la vita
aderente all’anima il sudore scorre dai solchi del sospiro
negato alla parola l’occhio tracolla disarmato
piacere
si tendono i nervi dello spirito per cercare vibrazioni
i vortici di luci compresse nella mente implodono in spasmi allucinati
le ombre avvolgono noi, le pareti, il soffitto che gemica cielo
siamo astronauti su una luna chimera
coi pensieri frantumati dal desio di possederci il cuore
nemici nell’arena della passione
amanti delicati appena battaglie è finita
sepolti dall’aria coi fantasmi del peccato nella mente
siamo un bacio incollato alla sofferenza
lungo quanto l’eternità che abbiamo sempre di nascosto
sognato

Blues di mezzanotte
stanotte le stelle precipitano luminose
ho nascosto in un posto sicuro l’amore
vengo davanti alla tua finestra a cadere con la pioggia
lo spazio tra noi è uno scudo rovente
han ucciso il silenzio tutti i miei respiri
se cerco d’abbracciarti piango col sangue del desio
il volo
questo blues di mezzanotte sfonda la mente
vorrei che tu dormissi sul letto del mio cuore
la luce potrebbe sorgere dal battito dentro
voglio lo specchio dei tuoi occhi per i miei sogni
voglio il riflesso dei tuo sorriso al risveglio

**
l’ultimo rimasto della mia specie
il ribelle
quello senza regole
senza matrice
il maledetto di una dinastia di grandi
l’illusionista
il mago
il mistificatore
col rigo della ferita sul viso dal tempo
il mai nato da una parola se non per sentimento
davanti a te stasera
è facile morire
potrei scegliere di restare nascosto in eterno
sacrificare ogni battito al rigo nella poesia
ma
preferisco rapire il tuo viso alla tenebra
tenerlo caro per i freddi giorni d’autunno
in una stanza segreta del capo
lontano dalle creature orribili del mio immaginario
dai demoni lussuriosi della carne
dai vampiri bisognosi di sangue per forgiare immortali
dai licantropi ululanti ad una fragile Luna
lontano dai misteri che separano in me
il bene dal male

**
oggi agonizzo senza parola davanti alla sorte
devo tacere per dirti che t' amo
l’atmosfera scrive un fuoco dolce per le mie pene
oh, se solo tu potessi soffiare per vederne la fiamma
ma madido di rugiade notturne miro al cielo
solo lui potrebbe sfiorarti col sogno
gemico carezze dall’ondeggiare del vento
il ritmo del cuore in versi è l’unico suono
le tue mani si congiungono per pregare
qualcuno
qualcosa
il mio respiro termina
piangendo
e
cado giù goccia dopo goccia
frantumando l’intera esistenza sull’asfalto
due senza uno non è nulla
due senza uno è penitenza che
ora pago alla sorte
muta
sorda
assassina
dolce è il tuo mimare parole al vuoto
e
dove loro terminano
il mio amore inizia

Identità
hai scritto sulla mia pelle coi tuoi colori
ho perso l'identità dell'ombra vestito d'azzurro
ho un nuovo completo d'ali da indossare
il cielo che dipingi con gli occhi sembra immenso
la carne diventa poesia con queste dolci immagini
piango rovesci primaverili in gocce di sogni
persino sui tramonti degli altri innamorati
ma
sulla strada del destino cammino da solo
col forcone infuocato puntato contro
respiro zolfo giorno dopo giorno
ammaliato dal peccato della notte e
non mi trasformo col plenilunio in qualche dannato mostro
non mi faccio fottere facilmente dalla puttana lussuriosa
dalle possedute d'armi inguinali in eruzione
dalle visioni bollenti senza coperchio nella ragione
o impavide cerebrali demoni dell'assoluto
ma quello che erode la montagna di virtùà nel petto è una goccia
la sibilla di veleno ha sputao la sua freccia nel cuore
sono schiavo
una bocca che ha sigillato il suono
un monumento all'ossessione inginochiato davanti a chimera
brulicante di brividi come gli amplessi di parole su un foglio
ho magie solo nel capo represse
vorrei darti i fuochi d'artificio col battito nel petto
il tuo sfiorarmi scrive sull'eternità il mio nome
se ti perdessi
io morirei all'infinito
dentro

Le porte dell’anima
un giorno l’aria si trasformerà in fiocchi di neve
i nostri pensieri diverranno fiori sui campi dell’eternità
gli abbracci consumeranno la luce della Luna
noi fusi alle ombre voleremo i sogni
tra le stanze dello spirito colorate
gli occhi delle chimere gemicheranno frammenti di stelle
come comete in un oceano riverso sul cielo
per i desideri inespressi dal silenzio
le melodie scritte con gli occhi
portate verranno dal vento
per fare danzare le ombre
mentre
l’amore resterà un segreto
chiuso
tra le porte delle nostre anime

piaceri
vivo di giorno con le mie chimere
di notte coi piaceri delle puttane proibite
l’ultimo poeta maledetto col seme di follia nel sangue
col patto del diavolo stretto sui fogli contro la morte
sempre in conflitto con l’altro se stesso allo specchio
nemico di ogni proclamo di bene
adoratore assoluto del silenzio
cantante senza voce agli spettri della memoria
io
l’ultimo dei sognatori suicidi nell’inchiostro
colmo col dolore l’assenza del piacere
rido disperato al minuto che fugge
bevo arsenico dalla coppa del desio
pensando non a quello che ho perso ma a quello che non ho mai avuto
sono un’ombra senza velo nero
dipinta solo dall’ondeggio della foglia nel vento
mi sento a volte verde
a volte blu
a volte rosso
un infinito oceano con quieta onda
porto nel dentro profondo la luce del faro
per i disperati come me senza paura
io brillo sebbene v’è un incendio nel cuore mai spento
e le fiamme che occhi mostrano al mondo quando l’attraverso
non sono furia o disgusto
ma semplice freddo perdono
vivo predicando il bene ma non sono un santo
nemmeno mi travesto da martire per la battaglia al male
i diavoli coi diavoli si prendono per mano
ho cicatrici ovunque di troppa tentazione
degli angeli ricordo solo l’ala
il volo lo sperimento casualmente chiudendo gli occhi
Inferno o Paradiso nel palmo della mano solcano vie
ma io so di non amar gli incroci
ho una fede salda taciuta
mai stata mercanzia il mio umil prego
forse un po’ di fuoco e zolfo mi faranno bene
prima che Dio m’apra le sue porte

Piccola figlia del vento
in questo lungo vagabondare
travestito dal miglior personaggio che avesse mai potuto inventare poesia
troubadour di strada
analfabeta di amori assoluti
Don Chisciotte contro le ombra di una folla da sempre
compagna di vita
in questo smarrir di passi
in mezzo al destino
ho trovato più sogni che
grandi verità e rivelazioni
l’uomo ordinario s’è reso complice
dell’altra parte di se
un talent scout per angeli senza cielo
da sfamare con bulemici amori
scritti su universi vicini al blu..di carta
**
mi han nutrito i chilometri e le distanze
dissetato occhi innocenti emersi dalle fontane
di un Eden senza tramonti
rotto catene a prigioni diurne volute
per imprigionare la mente dell’uomo e
non solo la sua carne
per te
piccola figlia del vento
il mio sogno
i battiti
la fame
la chiave di una porta incollata a ragione
di un bunker ghiacciato scolpito nell’anima
sul punto di esplodere
come se un amore impossibile insegnasse
a mettere le giuste domande
e loro aprissero il Paradiso dei sensi
non le risposte

Il pozzo magico
**
è soffocante l’attesa
la lama di luce colpisce la ferita dell’occhio
le stanze in sonore urlano respiri freddati dal silenzio
la scure del pensiero vicino al collo fragile di desio
scivola puntando al taglio
la memoria non sanguina tesori ma mappe con segreti
io sono smarrito in te
giorno dopo giorno posseduto da ogni umano capriccio
come un reo colpevole di troppo sogno
si confessa al sacro spirito di una croce senza nome
lo sguardo dell’uomo in alto recita domande
mentre
la terra ne consuma i passi senza dargli alcuna risposta
forse dalle sue stigmate la ragione concepisce ali
con cui arrivare da te
trascinando nel cielo troppo immenso
un volo
destinato a divenire caduta
appena amore ha consumato i fili di parole
appesi al delirio della morte

**
eppure sono ancora qui
con la febbre dei trent'anni passati
cucito col filo spinato della logica
senza scudo o corazza
a pelle nuda contro sferzate del vento nell'io
un bambino innamorato del tuo sorriso triste
con la caramella dolce del destino nella mano
oh, non lascirmi solo
non abbandonarmi
non uccidermi piangendo per un altro
chiudi i begli occhi innamorati dell'amore e spogliati dell'incertezza
ora guarda
il palmo che accarezza l’aria dove hai respirato il mio volto
la prima volta
le pareti senza tesori dove è rimasta impressa l'ombra
dei corpi in lotta per il piacere
qualcosa di me e di te
inafferrabile
magico
impercettibile
onde di continuità di una canzone
cara alle ombre come all’alba
per far innamorare quello che non s’è smarrito del tutto
in questo viaggio all’Inferno
tra maschere di finte Muse e Semidei
di orribili gorgoni
lussuriose baldrache
Prometei che mai han conosciuta la fiamma
vampiri di parole ingordi d’orgasmi nascosti
l’harem dei dannati coi loro orgiastici balli
notte dopo notte
in un vortice continuo di grida di piacere
ma solo immaginarie
mentre noi
aperti sul cuore come un pozzo di stelle
ci scambiamo per non morire
con timida innocenza
ogni secondo
minuto
ora
i battiti

Diavoli vampiri & meritrici
Jacqueline Miù
stanotte disfa il letto e coricati su un fianco
apri tutte le finestre al cielo
togli dalla serratura la chiave
indossa un velo di femminile certezza
quella conosciuta solo dal tuo cuore
confidente d’ogni proibita ragione
perché io arriverò portato dall’ombra
in punta dei piedi al tuo profumato capezzale
per soffiarti alle tempie i sogni
per sussurrarti vinto la mia poesia
per baciarti le ciglia abbellite dal sonno
e tenerti abbracciata al mio corpo
fino all’alba
stanotte togli ogni dolore dall’occhio
mira la stella che sarà l’anello di due fidanzati
fingi d’essere la regina del mondo per me soltanto
nascondi al diavolo del peccato ogni grazia
pura al piacere come un astro
scrivi dolci parole sul decalogo delle torture
quelle che imparano da piccole le donne
per darci con il piacere la morte
potranno le puttane del destino
incrociare i miei passi per strada
forse per farmi indecenti proposte amore
ma tu non disperare
vampiri
diavoli
meretrici
saranno il pavimento delle mie forze
pur di arrivare da te ucciderò il male
pur di arrivare da te
nutrirò ragione con speranze
come un semplice uomo di credo
che ha sempre allontanato Provvidenza dal suo corso
innamorato di un agente segreto dell'Eden
vittorioso prima di tutte le forze del male
della mia ALMA

Colpa & redenzione
Colpa e Redenzione
bisogno e negazione
nei pensieri strappati al diletto sognare
ha fame il mio cuore provato dai troppi viaggi
nelle nebulose esistenziali
malate di egocentrismi devoti solo alla parvenza
sono talmente stanco di cercare gli occhi del mio opposto
nella nebbia dell’asfalto
che scendo a patti con l’altro me stesso
ubriacandolo solo di memorie
quanto peccato incontro vagando senza meta
potrei scrivere decine di libri sui solitari bisognosi d’affetto
in questo mondo votato al morire
piuttosto che godere del bene ogni giorno
sono un drogato di sogni appena tramonta la luce
forse quella veste della tenebra la vesto meglio delle ali bianche
ho un nome importante in mezzo al destino
eppure non basta per farmi la gloria

tanti
troppi spettri mi fermano per strada
a chiedermi consigli sulla vita d’oggi
tante anime disperate si congiungono in nome del pane
sono pochi quelli che lo fanno per amore
io sul freddo muro di pietra
mi specchio ogni giorno
sulla roccia che morte ti mette davanti allo sguardo appena diventi più saggio
vuole sentirti tremare l'essere ingordo d'anime
ma io
non ho paura
non temo il risvolto della mediocrità
nemmeno la storpia dea della notte mi toglie l’orgoglio
e proseguo
contando i passi verso una nuova battaglia allo stremo delle forze
verso una guerra contro sconosciuti lottatori
come se avessi un esercito di desideri per ogni respiro che faccio
come se il cuore fosse la casa in spalla
ogni di della mia vita vinco contro i conigli veloci
io lumaca trascino piccole parole
vincendo gli inferni dorati dell’esistenza
non per miglior corsa alla vetta del voglio
ma con il tenace perseverar
di credo
ovunque i pascoli del male chiamano a se
ciechi affamanti
ovunque altari sanguinanti dalle stigmate sacre
piangono angeliche preghiere
in mezzo agli unni ed
agli altri
passo inosservato
l’amore è l’ultima corazza
di quest’uomo

Infinito
lo specchio mi racconta meglio delle parole
ho visto troppi angeli per credere al loro invisibile prego
sono sempre in astinenza di bene
ho un cuore che segue i capricci della sorte
sono il clown nel circo delle illusioni
se dovessi mentire
potrei dire al mondo d’essere l’uomo più felice
ma non è vero
sono vestito di nero
come un velo agonizzante sull’asfalto
una sciarpa indossata dalla dea bendata
nei migliori anni della sua vita
ora raccolta da un imbecille come me
per vantarsi dei buchi nella soffice e preziosa trama
piuttosto che niente
piuttosto
mi diceva un uomo incontrato per caso
non serve ricordare il dolore ma parlarne
è una fede ancora più antica del Cristo
ho amato tanto e troppo a volte
a volte ho elemosinato per un sorriso
mi sono
dato col corpo
con la mente
col cuore
mi hanno sedotto puttane addestrate a bellezza
come un diavolo al male
io ci ho creduto
come un pesce d’acqua dolce alla boccia
apnee verticali di fumo
i sogni scritti al cielo sui papiri della logica
quando non ero ubriaco di sesso
quando non ero posseduto dalla chimera del piacere
come un bambino dal seno caldo della madre
come un vecchio dalla visione di una bottiglia
oh, cosa ha fatto l’amore di me ora si vede
cosa hai fatto di me Afrodite è una storia che si racconta da sola
vibra il ghiaccio dell’anima raccolta intorno alla frattura
come una calotta polare mai contaminata dall’uomo
lo specchio mi guarda
eccomi
mi dico sottovoce
un mostro
un angelo caduto nel letto disfatto del male
un eterno cercatore d’oro
un maledetto che abiura il puro
in un lungo sogno segnato dall’unghia della mia complice
la vita contusa da morte
oggi la musa mi sfugge
sono io a cercarla in ogni sguardo diverso
mi domando cosa vogliono le donne da quest’esistenza
l’amore è una squaldrina
allora perché insistono a travestirsi da angeli
ogni notte che scrivo
senti il fremito caldo dell’ombra
immagino la stella che non vedo vicino al mio fianco
il cielo cade sul foglio
la mano trema d’emozione
questo errare all’infinito tra le convulsioni umane dell’io
mi rende vorace
ho fame del profumo dell’esistenza
in ogni oscura crepa
quel che sono si vede
quello che voglio diventare lo scrivo
ma quella che resta di me
è un volo
come vorrei poterlo rendere
infinito…………

Plenilunio d'amore
il mio amore è come un fortunato plenilunio che rapisce l’occhio prima innamorato della stella
alcuno potrebbe mutarne la bellezza poiché solo nella tua aura essa si completa
il mio amore non potrebbe sentire il peso della ghiaccia a Gennaio
ne la disperazione dell’urlo in una tormenta
l’artiglio della bufera col brivido nella carne
o l’isolato picco carezzo dal fiocco lento
nel suo profondo lo nutre un caldo sole
il ricordo dell’ultimo sorriso che m’ha segnato
la piega della tua bocca appena percepisce gioia
il mio amore è una ferita aperta sull’universo
dalla quale perdo ogni giorno un po’ di paura
senza te
a quell’universo vuoto andrebbe ogni mio sogno
al vento le mie carezze
alla morte la mie paure
tu mi possiedi tutto
la melodia del cuore ed ogni respiro
sono il re del nulla poiché possiedo l’ultimo angelo della terra e lui
s’accontenta solo dell’uomo

Bad play & tough players
giocami se puoi
giocami se vuoi
vincimi
perdimi con la sfida della sorte
non lasciarmi prigioniero del vuoto
devo appartenerti in un modo crudele
un modo totale ed assoluto
uno che tu non possa dimenticare col tempo
come ci si dimentica della pioggia
delle orme sui marciapiedi percorsi al buio
delle occhiate rubate a sconosciuti durate tutta l’esistenza
non darò alcuna chance alla parola
lascerò il giudizio al volere della mietitrice
tacerò
arderò
riempirò le oceaniche vasche del pensiero col tumulto
a mio modo ti amerò
giocami se puoi
bara col Destino
quel che ti neghi
ora è già
tuo

Per te
il tempo implode
ho educato la parola all’obbedienza
in me sei sempre libera
perché ti nascondi
perché
non cerco nulla sui viali di sera
non raggiungo accordi impossibili coi sogni
il tuo appartenermi è un caso
forse non dovresti murarti dietro un freddo pensiero
non è follia amarti
non è follia il gesto
folle è la calma divorata dalle impronte lunari e
questo silente argenteo mondo
barricato dalla fortuna nei blog degli illusi
per te rinasco ogni volta al mattino
per te bagno l’occhio nel riflesso caldo del raggio
per te smetto di camminare e corro
come un pazzo senza meta
sulle strade affollate di sconosciuti
di ubriachi che attendono a qualche angolo grigio
della loro esistenza l’amore
corro
incontro alla mia ora d’amplesso
con la sola capace di estasiarmi mente e corpo


al torneo delle maschere ho fallito
migliori di me son tutti
se non avessi sta luce nel battito del cuore
sarei un altro dannato in fuga che
insegue l’odore della morte
vestito solo dal ricordo
ti conosco
ti vedo
t’ascolto
t’ annuso
ti tocco
ti gusto
questa è la vita che voglio
la mia anima per te potrebbe essere meno di nulla
sei stata segnata dall’impronta iridescente del sentimento
hai bisogno di nutrirti di nuova aria
hai bisogno di
di cosa hai bisogno
per te il tempo s’è sbrindellato in vocaboli
consonanti
vocali
ho smesso di comporre parole
l’uomo che sono ti stringe
tu sai d’amare l’amore

Let me in
diviso da me stesso per te
plasmato dalla gabbia dorata in cui vivo
penso
come molti pensano al nulla oppure
all’assoluto
vorrei che
le mie idee per una volta non convergessero sulla nostra storia
e
farmi trascinare dalla marea vibrante dei sensi
in un mondo sordo
con una profondità incentrante
solo sul mio essere
ma
è una grande bugia il verbo
il buffone ride dietro la tenda del tempo
la sua faccia però
nasconde altro
non è solo rosso colore il sangue uscito di rabbia dalle vene
non è solo del fuoco il fumo e le ceneri in ascesa al cielo
sono i sensi andati al diavolo
le carni smembrate dalle arpie fantasma
diviso da me stesso per sopravvivere
in un altro posto del cuore
in una stanza senza comodini e portafotografie in giro
senza letti disfatti in ore di amore
con odori intensi di noi
noi che eravamo lì
scaraventati in amplessi come animali
ora
senza specchi dove vedersi di nuovo riflessi
la mente capirebbe
che uno solo di me è dentro
mentre
l’altro è la fuori
a cercarti

il tuo nome
può sembrare un’illusione
notte accende solo le piccole fiaccole vicino alla Luna
quell’ombra incantata è nascosta nel tuo capo
giorno dopo giorno
l’oasi diventa deserto nell’anima
ferita dalle pagine di un libro che ancora
aspetta il tuo occhio
il cuore ha una lista preferita nel suo dentro
l’io finge di custodirla dal mondo
nel sogno si liberano tutti i sensi
vorrei tanto baciarti
vorrei tanto perdermi
dannarmi
sfidare i limiti
oltrepassarli
congiungermi all’idea fino a diventare carne
come una stella col suo fuoco
come un’onda col suo mare
uomini mendicano pochi spicci buttati per terra
finte donne mostrano seni scoperti ai curiosi
in mezzo alla città la notte diventa seria
sui marciapiedi i passi corrono verso un dove
le camere dei palazzi piangono il piacere completo
le tende soffocano il stellato universo
le ali si sfiorano sui fili danzati dal vento
siepi oceaniche sfoderano il sempre verde
come il costume della speranza
ti amo
si confessa una voce lontana all’orecchio
la croce sulla chiesa osserva il teatro della vita muta
qualche mattone di troppo toglie il respiro all’estro
vagabondo seguo l’occhio dello spirito
fino al tuo letto
musa dovrebbe darmi la giusta parola per congiungermi ad amore
lei scaltra puttana seduce eros e scappa
resto in silenzio davanto al tuo nudo
il battito sul labbro tacendo
sussurra il tuo nome

a mezzanotte l’ora si spoglia del suo proibito
i fantasmi prendono vita per le strade
donne e forestieri si vendono
si comprano
il sangue degli immortali versato nei calici
della fratellanza
sarà bevuto dai dannati
la congiunzione astrale è favorevole agli incontri d’amore
gli amanti soffocano i propri sospiri
coi baci

è il momento di ballare con la Morte
la tenera ascia diventerà il fallo per la strega
il diavolo ha un corredo caldo di puttane
veleno sulle mani congiunte nel prego sul are
di sola dolcezza dal tuoi sogni
orgarmi nascosti dall'adolescenza
incendiate le linfe denigrano il vuoto
il corpo dell’uomo nella tentazione vibra come un piano
succhiano il collo dall’arteria madre il buono
la schiava del tempo venuta a spiare
la porta dell’inferno ha un sigillo rosso
la punta delle cinque dita di un profetico adepto
non rompere il sigillo
io voglio
grida l’istinto
non rompere il sigillo
grida la ragione
lei mi vuole
no
tu la vuoi
il cuore ha sputato il suo battito innocente e
l’apre

benvenuto tra noi
mielose sirene con teste di sfingi
le nude gravide maiale
cornuti esseri e malefiche teste
senza corpo
al ricevimento reale
il ballo dei perduti
il ballo dei sessi
l’orgia del posseduti
ma l’occhio non si chiude all’inganno
l’ala bianca gronda sangue e nervo
il muscolo non è reciso
la ferita non è mortale
vieni sulla bocca a godere del fiato
vieni a sentirti mangiato le carni
la porta sta per chiudersi
la corsa
il vuoto
la notte
i vampiri
la fame
l’alba sul petto accarezza lo sguardo
il pene eretto
è normale
un sorriso
l’uomo ha il suo piacere
nel reale
davanti allo specchio sorride
più giù verso il collo
due piccole chiazze

.
come la porta aperta
dell’inferno
lei ti vuole
tu l'aspetti da un'eternità
dai fori precipita il sangue

la notte scende senza fare rumore
uomini schivano subdoli colpi del destino semplicemente dormendo
qualcuno vuol fuggire da qualcosa senza valigia
le strade col buio brulicano d’ illusi
si tormenta in una tazza sbeccata il caffè bollente
i piatti assassinati d’unto piangono
i grilli innamorati sciolgono le loro ugole
nel dolce tepore si sorseggiano nelle strette
le mani
il labbro ferito da un morso cola gocce di sangue
ha un gusto amaro il sogno senza riposo
gli angeli abbandonati nelle chiese pregano da soli
ad un dio di stigmate abbandonato in croce
il diavolo felice balla il walzer con le ombre
nella magia del proibito si liberano i freni dei sensi
piccole grida nei letti
amanti incollati a parole sudate
amniotico il silenzio tra i corpi feriti
in mezzo al cielo una stella continua a splendere ignara
del posto dove la sua luce andrà a morire
mani palpano muri per cercare il cancello
occhi balbettano sfidando la paura degli spettri
tutti quanti nati dalla placenta di una madre
cerchiamo i perché ed i dove
si travestono da conigli i leoni
i ratti corrono lungo i corridoi del voglio
la massa divora la carne del buono
l’odore che il vento porta è dolciastro
le primavere alcoliche necessitano lunghe lettere amorose
i feriti ricompongono con suture improvvisate
le righe sul volto
le lacrime cadendo acide hanno marchiato
ti uccidono se non improvvisi una canzone
ti uccidono lo stesso se non la canti
ti senti il guinzaglio al collo ovunque
scappando cerchi di togliere il maledetto collare
fottiti straniero mi dice
un ubriaco lungo la strada e mi fa il segno
vieni a godermi fin in fondo
col seno nudo invitano le ragazze
il gusto in bocca sa di veleno
per soldi andranno molte anime a vendersi stasera
due al prezzo di uno
l’amore e la sorte
preferisco pagare a prezzo pieno la mietitrice
che le due balorde di cui mi son fidato
stasera m’inginocchio davanti ai tuoi occhi
ma
in angolo della strada senza insegne
per osservare come seduci la Luna dal balcone
per torturare la fortuna che ho di averti

Cuori di legno incisi
hanno scritto leggende gli innamorati
sulla corteccia degli alberi centenari
incidendo cuori nella carne di legno
col respiro incatenato ad un incantesimo
oggi la favola è una cicatrice della storia
le piogge dell’esistenza ne gustano i contorni
il veleno del sapere uccide l’amore
perse sono le ombre nei stretti vicoli
incatenate ai mattoni d’aria elettrica
i cieli sono senza pelle quando le stelle esplodono
forse fummo astri in un’altra vita

la leggerezza dell'Amore
la leggerezza delle bolle di sapone
appoggiate alle labbra del vento
come baci per afferrati l’anima nel tuo lontano sopire
mentre gli occhi negati alle trasparenze della notte
languono nel catturare il mistero che celi
al mio inferno
al supplizio
al penato decedere
cullato dal canto di una voce
forse è solo il ricordo di un ubriaco gettato
tra le braccia dell’ombra quieta
forse solo chimera impazzita in preda al suo dolore
guarda mondo come sanguina la ferita del mio sogno
sono le macchie di cielo cadute che scrivono il tuo nome
sul fiore profumato dei tigli
sulla rugiada nel filo delicato d’erba
si sciolgono le rive dei fiumi stellati
sparisce la Luna in una nube grigia
per te ancor attendo vivo l’alba
per te compongo col battito del cuore
la luce

sono posseduto dal tempo
prigioniero del senso che cerca di respirarti
ohh, chiudi gli occhi musa al passaggio del vento
il velo del tuo spirito vola ed abbraccia
tutta l’essenza dell’emozione
divisa in granelli dorati
nei tuoi occhi vicini alla mia anima
come un prego

Il dono dell'alba
la notte uccide con dolcezza il giorno
il tormento sfiora il tuo pensiero
la parola tace
l’estasi è ascoltare la danza del vento tra le fronde
mentre penso di sfiorarti
Apollo chiude il carro di fuoco
la bella ninfa protende al suo collo le braccia
cammino verso il Paradiso
ho abbandonato la strada facile della ragione
le profezie del cuore sono sigilli della speranza
li rompo
per perdermi coi sensi nel dove incerto
le ombre mi accompagnano generose
giocano nelle spirali delle ciglia con le lunghe gonne
ammiro i volteggi dell’oscurità quando vuole vincere l’occhio
la Sorte tempra il suo carattere spigoloso
negli estivi profumi
solo veleno versa chi ha perso
chi ha dato
chi piange il possesso
lo spirito dell’uomo deve essere libero
così il sentimento che lo alimenta diventa assoluto
schivo quel acido rio di dolore
trascino i sogni con le mani in tasca
ribelli
relitti
dimessi gioielli dell’esistenza supplicano danaro
dono loro un sorriso ma
triste
perdonami amore se arrivo in ritardo
la città è un enorme alveare di voglie
sono un fondista d’assalto nonostante il vento contro
salire il monte per coglierti mio fiore
è l’impresa
velo l’anima del tuo ricordo
drogato di desio mi libero anche dal sogno
chiudo gli occhi per vedere col cuore
arriverò da te
in tempo per donarti l’alba

Amelia

Dedicata ad Amelia Earhart

Molte volte ascolti il vento e
non ti stanchi di sentirne la canzone,
l'aria è fragile oltre il muro che
vai a navigare col cuore.
Ti domandano perché vuoi dell'alto la conquista
perché una donna debba combattere col cielo,
ti indagano nel cuore per una febbre strana che
non riesci a spiegare a parole.
Tu ed il blu siete una forza sola,
un battito, un fiato, un unico respiro nel torace,
il fuoco dei polmoni spinge l'ala in alto e
porta la ragione a ballar tra le meteora folla.
Molte volte quel tuo male non ha cura
come un amore che brucia della coscienza l'orlo
e scappi sul tuo aereo nel sogno già sognato
verso il profondo di quel immenso e caldo cosmo.
Loro non hanno dell'azzardo la scelta,
ne sanno moltiplicare le stelle per i pianeti
tu che dividi l'azzurro dal mare all'orizzonte taci
puntando nella vita soltanto alla meta.

 Nella fiamma
Nella fiamma vai a possedere il mondo,
cercando al tuo pensier altra meta,
ma sempre a lei volge il tuo volo
sebbene non sia ne astro ..ne pianeta.
Ed ogni passo che fai sulla tua strada
é una corrida tra te ed il blu del cielo
col battito del cuore spada
vai a spezzare dell'aria calda il corpo.
Attendi ad accendere del pensiero le fiamme
ascoltandola oltre il muro del dubbio
lei incarna le tue morbide ali
peccato tu non possa correrle incontro.

Lei non piange
lei non piange
non versa lacrime azzurre
non vende parole dolci
tra i battiti confusi d'amore
non attende l'alba pensandoti all'infinito in un sogno
non ti brilla dentro
copiando degli astri la luce
sussurra appena
il tuo nome
dimenticando
rifiutando di chiamarti
sposa la tua mente in un altro cielo
senza angeli al volo condannati
non trova la scusa per replicare la storia
di quelle che hai già vissuto per tutta la vita
ti rende prigioniero cosciente della tua sorte
in quello spazio scritto dal mistero
t'incendia
t'infiamma
ti ruba il cuore
che avevi promesso all'Inferno

Follate di vento
Follate di vento sulla faccia
per sentire dell’aria la frusta
quando ti specchi nudo nella Sorte e
le tue ali sono proiettate al cosmo.

E guardi la luce di una fiamma oltre il faro
cara al tuo spirito come la porta
di quel sogno eroico che ti porti dentro
in attesa di una chiave che la apra.

I palmi del vento ti colpiscon la guancia
ghiacciate memorie t’imbrigliano il corpo
aspetti una donna nella tua gabbia
che vinca sul freddo dell’alma col fuoco.

L’avrà inventata il destino per te
una morbida trappola di pensiero e di carne,
per fermare la lame del tempo che
regola tutto ma non l’amore.

Allora chiudi le follate di vento nei palmi
per rubar dalla magia del sogno pozione
ed aprire gli occhi del cuore assonnato
liberandoti col battito da ogni prigione

Ferite le correnti d’aria
vanno sul mondo lamentando la sterile forza
solo tu a testa alta e contro
sfidi dalla vetta del pensiero…il mondo.

Ogni pezzo di te
l'aria incolore profuma di te
persino il mondo indossa il tuo odore
cammino e mi scontro coi ricordi che
mi mordono quel sogno di cui hanno fame

****

persino il cielo ha perso il suo blu
divorato per farci volare il tuo spirito caro
lastre di ghiaccio ha l'alma ferita
congelato nel sussurrare il tuo nome...il mio fiato

****

di lampi e di tuoni si nutre il mio pensiero tempesta
neri quei cirri e gonfi di pianto
chi sei tu che splendi a sole
incurante del male che mi dai esistendo

****

porte si aprono e si chiudono in segreto nella mente
camere stipate di antichi tesori
solo una di cui non possiedo la chiave nascondo
sperando lo spirito innamorato l'ignori

****

ogni angolo ed ogni pezzo di te é una promessa
un vincolo muto tra il mio veleno ed il tuo sangue
scritto ignorando le parole mai dette
mirando a quello per cui lo spirito langue

crystal ship
Sono capricci del destino quei voli oltre l'oceano con te,
sono metamorfosi della parola nel capo
acrobazie sul blu senza confine nell'occhio
regole per un amore senza aria e senza fiato,
sono cumuli di ceneri in un corpo
le cui fiamme alte hanno portato
alla nascita di altri astri nel cosmo
ad un nome trascinato coi passi sull'asfalto.
Sono capricci del destino
le mille ore passate a pensare
a fumare sigarette senza filtro
mai tanto amare quanto il tuo pianto.
Ed ora che ho raggiunto l'altro capo dell'infinito
ci guardiamo ignorando l'amore
combattendo il silenzio e la sorte
bruciando in lentezza e di passione
nel cuore.

L'altro io in me
In un angolo nascosto della
mente,
nel sipario buio unto dai silenzi,
nel più remoto antro dello spirito
s'erge un'altro Io, un altro me potente.
Il mio combatterlo é nullo,
lui é il Signore di tutte le chimere,
care a Tenebra, persefone e Morfeo,
Lui il padrone quando vo cercando stelle,
con sto corpo di pietra in mezzo al blu dei cieli.
Quella parte che detta al cuor il fiato,
scrive parole al Conscio sconosciute ed
io divento del mio essere il Pirata,
per decifrar del voler suo il contenuto.
E da quella prigione vorrebbe aver scampo,
quell'altro mio Io naufrago in stanze con porte senza chiave,
per fare del sogno, corona, trono, scettro,
in mezzo all'alba che vuol solo il reale.
La Ragione inonda con maree tutti gli argini che
notte fan nel petto,
legando le ali del Capitan dei Sogni,
al pugno luminoso dell'astro intelletto.
In un angolo nascosto della mente,
versa il veleno delle sue stigmate chimere,
aspettando un altro versar oscurità la notte,
per raccogliere dell'altro Io il lamento.

i tuoi occhi
Ogni volta che perdo i tuoi occhi,
Ogni volta che il loro fiume
Si riversa altrove e
Non nel mio cuore,
Io muoio un poco.

Ogni volta che la loro trasparenza
Si fonde allo spazio infinito che
Ci divide,
sprigionando raggi ad illuminare
il cammino di un altro e non
a dissolvere le ombre sui miei pensieri
Io muoio un poco.

Ogni volta che ipnotizzato dal campo verde,
Dell'iride luminosa,
Su cui ho scritto infinite poesie,
Contemplo traumatizzato la sua bellezza,
Disarmo ogni ostacolo sul sentiero del cuore,
Per lasciarti cadere lo sguardo fino in fondo ed
Aspettare di morire un poco
Soffocato dai tuoi occhi accesi e
Dal battito del mio cuore abbagliato.

Tutto in un respiro
La giornata volge alla fine,
la macchia sanguinante del cielo scrive in rosso,
sulla tua iride persa al confine
tra la cruda realtà ed il sogno.

Il tuo passo pesante affronta le ombre,
col blu che ti resta acceso in testa,
vorresti volare ma non hai un dove,
il cosmo in alto non pulsa a festa.

Vai sul viale al tramonto segnando,
fila di pensieri torturati da troppi perché,
con l'orma di lacrime colate sull'asfalto,
scrivi le lettere di un amore che c'é.

E ti fermi infinite volte a studiare il cielo,
coperto dall'oscurità amica e da un brivido caldo,
attendi che Lei si accenda in un dove
vorresti arrivare felice volando.

Immagini un ballo rapito dalle stelle,
col cuore avvolto in terribili fiamme e
bruci baciando quel tuo tesoro
tutto in un respiro senza mai saziarti.

all'indirizzo amore
Gesticolan febbrili chimere nella memoria
le unghie della gelosia han smesso d'ungere di pianto il tormento,
all'indirizzo amore non arriva più la posta,
ho l'alma di gesso sul cuore ferito,
non bevo sai nemmeno i caffè
m'ubriaco solo di fumo ,
forse una sigaretta alzerà il suo tam tam per te
come un grido esasperato di odio al cielo.
Tu sai quanto sono bugiardo
pur di scampare ai lunghi interminabili sogni,
al voler stringerti ancora al petto e
vedere soltanto gli spettri sui muri.
Ora dai cieli di limone sbocca beffarda la Primavera
l'aria di metallo vuol trafigger le carni
il miagolio della sera mi mette tristezza,
manchi davvero tu ad amarmi...
Mollo tutto e vengo da te,
attraverserò i monti, i mari e le tempeste,
mi farò crescere ali sul cuore se
quelle sorvoleranno i muri delle distanze, fredde.
Tu, mia stella polare
nel cielo innamorato del blu come di te son io,
guida le speranze perdute alla tua alma,
guida i passi lenti di quest'uomo portato all'oblio,
prospera incantesimi che blocchino il tempo,
mandami segnali profumati ai sensi,

lasciando che ti recapiti mia dea di tutto sto desio almeno

il lembo.

la notte delle notti
Appena tolti vestiti,
sfilata la collana di perle,
pulito il viso dal trucco,
sciogli i lunghi capelli,
volgi il tuo occhio allo specchio,
nel nudo universo del buio e
lasciati leggere il corpo
dal mio accidentale risveglio..

***

Profumi di lande e di gigli
recisi in cosmi lontani
di sogni mai condivisi
da amanti veloci ed estranei,
hai l'aspetto del proibito frutto sul ramo
di un innocente piuma
oh, io serpe nel giardino dell'Eden
vorrei assaggiarti la polpa che bramo.

***

Congiunti nel tremor delle stelle
a brillare,
tolta all'immaginazione la chimera
di una stanza vuota,
noi due petardi al posto degli astri,
a consumarci le carni nella notte delle notti.

Sul pavimento del cielo
I cechi del fumo sporcan l'aria che
vestita leggera ti sfiora e
tra le pieghe del silenzio butti un sogno
a crescere sul pavimento del cielo.

Monelle le stelle attendono l'occhio
giocar con l'assoluto mistero ma
tu nella fiaba conservi il ricordo
di un cosmo ancora più bello.

I contorni del cuore gemican respiri
nel riflesso di un amore perduto e
sei tra le magiche parole del vento
un canto di donna infinito.

Respiri infranti sul muro del silenzio
Conto i respiri infranti sul muro del silenzio,
cercando di prender sonno e curare
l'assenza dolorosa del tuo cosmo
nei cocci blu di stelle appesi al mare.

Son onde violente i gentil profumi che
invadono la riva con l'orma del ricordo e
nelle maree notturne tu mi sfiori,
col canto di sirena a cui son sordo.

La dura pelle del silenzio freme ferita,
odorosa delle mie impronte di sale in schiume,
portate sulla sponda della tua tempia con la chiglia,
del mio lungo navigare diurno.

S'alza un altro orizzonte tra noi, questa notte
dolce è la promessa che vanta all'occhio
non posso restare amore e parto
in cerca del tuo vero corpo e porto.

Un angelo tra noi
Accendo la notte sui tuoi occhi,
per far ballare la Luna nell'iride chiara e
brucio i mostri dell'ombra col giorno,
dal tuo espiro mandato sul mondo.

Hai musica nell'alma e di silenzio parole,
la bocca ti fiorisce sogni audaci, ma
sulle labbra accogli l'amore,
come un eroe l'alloro dei saggi.

Sei un'angelo tra gli umani nascosto che
ha pianto troppo l'acido della terrena linfa,
con l'ala scampata alle ferite del volo,
tra stì diavoli innamorati con mala fibra.

Siam legati da un filo invisibile,
a lui appesi a capo in giù dal cielo,
siam coi fiocchi bianchi il dolce sogno,
nel freddo abbraccio del gelido inverno.

Le nostre nonché son sponde agli amanti
fuggiti dagli insolenti raggi sul loro amore ed
agli sconosciuti apriam fondale,
a cullar tenero le loro care storie.

Da una parte sola del fango avremmo tutti casa,
col pensier teso ad una carezza sull'osso cieco,
qualcuno per pietà un fiore avrà portato sebbene
in vita a te scartato avea il buon del prego..

Con l'orma del vento sulla spalla
Ogni tanto il mare si riversa nella tua testa e
le maree subiscono il flusso dei tuoi sogni,
l'onda t'attraversa i sensi in riva al cuore,
fin a salar le sabbie negli occhi.

Cammini col peso degli oceani appesi all'alma,
il sole esploso raggiunge quei fondali e
nell'orma del vento sulla spalla,
i brividi si sperdono sul fuoco in groppa agl'anni.

In testa l'amore parla sfidando i monsoni,
carcasse di conchiglie adornano memoria e
tra le fila dei pochi amati giorni,

tu ne ritrovi uno in cui sfidar la storia.

Il poggio in riva agli olmi
Il poggio in sponda agli olmi,
nella mia testa ancor fioriti,
freme coi suoi campi nelle stagioni,
inginocchiate al desio del tempo.

L'incoscienza mi rimanda al tuo volto
caro,
seppur le lande sian binche di neve,
di loro più magico è questo ricordo
più dolce delle acque in cristalli cadute.

Non ho più cuore ed

i campi son solitari come il mio sguardo,
il pensiero ha idee tutte sue dell'amore,

ma io

non l'ho mai capito tanto;
ho capito invece che

le stelle cadono sui pianeti e
che il loro schianto si riflette nei nostri occhi,
ciechi di passioni,
che la loro luce si spegne col tramonto come
un qualsiasi ordinario sole e
le parole si perdono nei respiri

di quelli innamorati per davvero,
all'ombra di tutto lo splendore diurno,
di tutti i corpi celesti ipnotizzati dal nostro .

Sul poggio con rive alte,
gli alberi millenari cantano storie più lunghe delle nostre,
solo il vento ha tempo di ascoltarle,
io vado avanti coi miei ricordi ed
i miei anni,
oscillando come un fiore in perenne attesa dell'alba,
rilasciando versi di profumo nell'aria,
sperando che qualcuno benevolmente, lo raccolga .

Non mi basta mai
Non mi basta mai assaggiarti le morbide labbra,
Mescola il gusto di café amaro alla tua saliva,
gustare il sale dei tuoi occhi vivaci
lasciarmi divorare dal tuo sorriso.

E non mi basta mai guardarti, mentre cammini
nuda nella stanza,
sfidando la fredda luce del mattino,
mentre impietosa gridi nel mio orgasmo,
lasciando dietro al tuo corpo i miei sospiri.

Non mi basta mai, quando mi preghi
Di baciarti ancora,
col battito del cuore cieco e pazzo,
quando mi entri sotto pelle sussultante
cercando il tuo piacere all’infinito…
non mi basta il tuo lungo pianto
aspettando che io ti confessi colpe proibite,
inginocchiato con la mente al caos
del tuo delirio dolce di tradita amante.

Miriam s'accende
Miriam s'accende la sigaretta
sfacciatamente vestita col le labbra rosse,
dipinte delle mie vertigini ormonali.
lancia brividi di fumo
in anelli sottili accecanti,
m'intrappola il dolore d'arso
con cui m'infiamma,
la scaglia di tritone abbandonata,
sull'altare dell'amore consumato.

Miriam si diverte a sorridere con gli occhi,
facendomi nero di rabbia,
nell'involontario ardente gioco,
in cui lei è il cacciatore ed
io la cavia.
ai miei sogni sopraposti,
fa il calco con lo sguardo
incendia il cristallino dell'uomo
per accendere l'iride dell'oracolo.

Trasforma i frammenti dei baci in orgasmi,
mi vola contro con il suo fare animale,
m'adagia sui palmi dei seni boschivi,
in cui mi potrei perdere d'amore.
s'accerta d'avere il totale controllo
sui brividi della mia schiena,
mi crolla in tempeste del suo gaio gioco
sulla maschia incertezza della mia spina.

Miriam beve dal cielo
i miei pleniluni da lupo disperato,
danza al sabba di belle giovani e streghe
col mio latrato nella chioma.

La luna satellite al suo potente io,
gemica pallida schiere di stelle,
in forme fratturate di luce che
lei vanta d'accender di sera,
per catturarmi nella rete indiscussa
di donna, di musa e di dea.

implosione d'ombra
Non mi faccio frustare dal tempo
né mi spaventa la notte priva di stelle,
raccolgo conchiglie sulla riva dell'ombra,
solcando le nebbie d'antiche memorie.

Non accolgo fantasmi per cena
le vie oscure vincono i timori,
mi copro con la calda coperta di terra
frantumata in bulbi per teneri fiori.

non piango i silenzi in preghiera ed
i temi dei tempi passati son defunti,
mi curo il vecchio mal di schiena,
raccogliendoti dal cuore inesploso
di luce...

E' solo un piccolo gioco di mani
La notte del tempo mi ha portato soccorso e
le tempie cannute son scampate a Caronte,
ho vita più lunga di quelli già morti,
ho saggie pozioni in testa.

Merlino mi chiamo e
sono modesto,
le magiche arti conosco,ma
se il tuo regno diventa funesto
a me allora soccorri.

L'amore riflesso nei cieli creati
da due piccole sfere di stagno,
le stelle sono lì, nei tuoi bulbi occulari e
il blu nel cuor di chi brami.

E' solo un piccolo gioco di mani,
spostare il corpo del vento dai campi,
soffiare alle onde forza in chiglia e
tener quieti i fondali.
E' solo un piccolo gioco di mani,
dare dolce parole alla bocca e
fare sì che milady ti ami
oltre le barriere del tempo.

Merlino mi chiamo, ma sono solo un vecchio
col sorriso nel battito lento e
tutto in vita ha fatto di me il custode
persino il gran sentimento.

Poeta dell’ombra
Loro t'osservano come se ti fossi portato addosso la tempesta,
come un ubriaco senza linea retta nel passo,
ti studiano i battiti del cuore esauriti
come se quei battiti portassero al cuor veleno e non fiato.
Sei solo un pò ferito dall'amore e dalla vita,
ancor un uomo sebbene senza l'alma che
Lei si è portata spudoratamente via,
col pensier azzurro ed il tuo mondo di ovatta.

Ora resti quel poeta dell'ombra,
un cantante senza piano ne chitarra a bordo di una chimera,
un gangster della rima rianimato in lotta
contro quella Sorte malvagia e non divina.

Loro non vedono l'emozione sul tuo volto
uno specchio di vetro senza cornice dorata,
non vedono che un’icona di pietra che
attende preghiera di quella che t'ha tradito ..beata.

Ora senza cappotto ed il mondo si gusta la pioggia,
la vita ti sembra un vecchio romantico ombrello,
il viaggio nel parco ha un che d'atmosfera
e vai cantando quello che di buono ti resta.....da SOLO.

Ragione & Sentimento
Come te, scrivo d'argento le scie
invisibili alle diurne sfere le orme,
chimere fiammanti le chilometriche code,
brillar negli occhi amati rapiti dal buio.

Comete abbracciate al corpo del cosmo
noi sulle strade dei venti portate coi sogni,
libere chiglie in oceaniche vasche,
degli spazi infiniti sopra galassie mute.

Blu scorticato dal velo orizzonte,
nel grembo dell'iride vorace di meta,
blu quel desio di scendere in gocce
sulla quiete del mondo vestito a sera.

Come te, attendo un segno nell'alma che
desti nel petto il battito lento che
possa incendiar finalmente la calma,
della ragion uccisa dal sentimento.

Fremiti notturni di foglie
Un fremito di foglie implose nella linfa
viaggia notturno sul gobbo vento ed
il sue verde aroma cola muto
tra i dormienti assorbiti dalla mente.
Giocano dolci e spavalde ombre
in testa al cielo baciato dagli occhi vuoti,
nei strati freddi di troppo piante terre,
ferite dal ancor vive ed amate impronte.
Siamo tra le strette sponde i chiodi
ipocondriaci angeli all'assoluto fusi
vampiri con gobbe d'aria lunare, vuote,
per dare sangue ai polmoni di vita asciutti.

Un fremito s'insinua sotto il piede e
la nuda impronta l'assorbe ubriaca
leggeri gli arti si tendono verso il niente
pur di rubare all'ala, la sua corsa.
Gesticolan impazienti i rami
nel mio capo malato di troppa fronda e
negli onirici canti ancor umani
grido col vento sul nome di una tomba.
Son l'altro io a dormirci dentro,
schiavo di lacrime che altri poco danno e
su sta terra di fragile e tormento
rimango un 'orma in cerca del profano.

Passeggiate in Blues
La polpa blu sì lieta
Tra fronde blues dei pini,
Ho in tasca un certificato di speranze e
Per l'allergia, un pacco di fazzolettini.
Le mie assenze astrali,
Son cose di cui ve ne può fregar di meno ma
Sono un sognatore,
Col braccio di desio,
Appeso alla ciccia soft del cielo.
E' un monolocale stretto
La stoffa dei tuoi occhi assenti,
Mi ami, lo ripeti a distanza,
L'Amore è come un cieco che
Guarda in lontananza
Senza trovar difetto.
Ritorno a coniugare i petali stellari,
Sillabando i punti bianchi,
Di magre costellazioni,
Magari appeso alla speranza,
Troverò la via o
Il miraggio con cui
caderti ai piedi.

Morte di un piccolo seme
Voleva volare,
Voleva,

Il seme di terra,
Nell'acerba pelle,
Primavere fa o forse
Ere.

Prese a saltare
Dall'incubatore,
Rifiutando la cura ,
Del concime,
Ogni ora.

Ora giace arso,
Sopra l'orizzonte,
Senza ala in carne,
Ne becco,
Né piuma,
Solo un germoglio appena
Accennato,
Verso un nembo azzurro
lontano,
Troppo lontano che
Almeno gli fosse piovuto addosso ma
Il cirro di rimorso
Se lo tenne
Il suo piccolo seme,
arso,
torturato
morto.
Per piangergli tutto
Il suo coraggio,
Col diluvio ......
.... Addosso al.. mondo.

Frammenti
Frammenti senza orlo coi fili penzolanti che
l'aria trasforma in ali sottili diverse per natura e forma.
Frammenti dei miei pensieri senza struttura,
cuciti col ago della memoria ferita dal ricordo
per il vento che cerca di portarseli via
migliaia di chilometri e da cui non fanno ritorno,
frammenti da storie portate in gobba
mordendo le labbra chiuse in silenzi di fatica,
cappotti un pò retro e fuori moda
a cui si resta affezionati....come ad un caro amico.

Pezzi di un'anima romantica un poco blues
cicatrizzata ad uno spartito d'amore senza tempo,
melodie senza parole portate dai passi

per sciogliere dell'atmosfera
impassibile al dramma umano,
il gelo.

Frammenti che ti dimentichi di scrivere sui fogli,
forse qualcuno un giorno gli incollerà al loro posto,
come cocci di vetro colorato in cui il sole buono
specchia un raggio caldo,
diari di un uomo che vagabonda portandosi nell'alma
tacita onda
di quel oceano amore che per Lei ancora attraversa,
sedimenti nostalgici mai espressi al mondo
il cui il piacere d'esser segreti fa sognare spesso....

Quaderni impressionati da un profumo,
come una primavera esistenziale mai sconfitta dal letargico inverno,
canzoni che ci si dimentica d'aver dentro e
la cui musica ti vergogni a volte di suonare al mondo.


frammenti
turbamenti
son la maschera di un uomo
fragile e sensibile come il nudo fiore
oh...potesse quel vento portarsi via tutto
arrivando a Lei ...a quella per cui la tua vita chiede

amore

Chimera
Ti mordo la gonna fiorata,
Con gli occhi brilli di vino,
E mi sembri una nuvola storta
Con la tua chioma di capelli corvini.

Mastico le nuvole di fumo,
Di una sigaretta che gusti distratta,
Tu caparbia diva di un cinema muto,
Col rossetto di rosa scarlatta.

Ti guardo nella nebbia dei tempi,
Creatura con collant di nylon,
Forzato da brividi sulla schiena,
Indosso un orgasmo nascosto.

Ti ascolto, mentre sorseggi ignara
Il tuo drink scuro e ghiacciato
Chimera nel mio assetato deserto
In cui mi fratturo di desio le labbra.

Sul tuo seno nel corpetto bianco,
Trentacinque bottoni d'impiccio,
Ti scrivo dannata, una strofa,
Magari ti spoglierai delle spine da riccio.

Sfinito abbraccio il corpo di fibra,
La tua gamba liscia mi trafigge una costa,
Ahimé nel perduto equilibrio,
Caddi svegliandomi, col tavolo sopra.

Ali sugli occhi
Ho pietre magiche con nodi sulle schiene che
tendo a gettar nel lago dei tuoi occhi e
due ginocchia azzurre sul filo della speme
per dichirarti in versi il mio terreno amore.

Estranei in tribuna ci guardan divenir canuti,
davanti ad un café estino nell'aroma, ma
forse lor non sanno che noi siamo unti,
d'affetto vero colato in parola.

Ci siam detti un pò di tutto e niente,
gettato i poemi in pasto a tutto il genere umano,
i dubbi, le perplessità, ci han rubato il tempo
sebbene nella calda luce dell'alba siam rimasti.

Ci son cresciute ali sugli occhi in fiore che
mai avranno pianto, se non a Maggio,
avevan sulla pelle il blu del terso velo e
coste d'ossa bianche per il terren assaggio.

I salici piangenti facevan gonne
coi loro rami verdi imbevuti da acque lunghe
tu eri morbida di nevi quasi sciolte,
io immobile sotto le azzurre rughe.

antologia di pathos
Le foglie verdi amoreggiano nude col vento,
le nubi si raccolgon in grembo al cielo,
sfatte,
la pelle delle salate spume sfiorano mute l'oceano,
i tuoi occhi navigano nella mia anima
con le vele aperte verso il sole,
verso quel battito caldo che
raccoglie la tua chiglia umana e soave.

Gesticolano le ombre al buio nei parchi,
le poche luci fan vibrare il mormorio silente della natura,
due come noi ballano sotto una folla di stelle,
come farfalle in un bozzolo astratto,
sono innamorati, feriti e blu
intensamente colorati dalla terapia del bacio.

L'aria è un alito d'angeli profumato,
le nostre braccia si sfiorano delicate
il piacere arde lentamente poi avvampa
in fiamme alte di passione,
e si potrebbe morire d'amore
tra questi pensieri densi d'emozione
castigata la ragione ed il suo tormento
perduti per sempre nei nostri occhi senza fondo,
divenire uno solo toccando nell'alma quel nascosto punto
che ci terrà uniti per sempre
come il ramo tiene appeso geloso il suo frutto.

Il cielo blu
L'assenza nobilita il silenzio,
nelle parole cola il blu dal cielo,
si trasformano in uccelli messaggeri d'amore,
veloci pensieri ancor tra le fiamme e
tu che dai a tutto questo un senso,
vai a specchiare sul volto della Luna,
il tuo angelico pallore.

Mi cade addosso tutto il peso del cosmo,
tutta la volta celeste gremita di fiamme,
ho la spalla dei sogni rotta e dolorante,
le braccia sconfitte dalla torre d'astri,
solo gli occhi restan illesi
protetti dal corpo che brama guardarti.

Mi manca il verbo,
le labbra sbriciolano suoni vaghi,
articolo visioni magiche di noi due insieme,
tra lenzuola madide di acque,
mi manca l'aria al respiro tagliato,
l'iride confessa una lacrima salata che
si rompe sulla guancia del pavimento,
senza le tue impronte care.

L'assenza pietrifica il rumore,
notturna ed alba,
van a braccetto nel mio capo,
non sento il passaggio mortale del tempo,
ma solo il tuo fiato,
al di la dell'orizzonte,
su una riva bagnata solo dal oceano dei miei sogni,
con la mia anima fondale,
che tu potresti attraversare volendo,
separando le sabbie dalle acque,
con un bacio.

Inno al Blu
Se chiudi la palpebra,
soffochi il blu
schiacciando l'occhio che guarda nell'amore.
In silenzio,
aspetterò un altro tuo respiro
per fondermi al riflesso del cielo,
schivando i colpi del tuo folto ciglio che
spreme con la delicata iridi
l'azzurro.

Post Scriptum
Post Scriptum
E non dimenticarti di chiuder appena arriva notte la finestra,
non possano le stelle portare invidia al tuo luminoso sguardo,
così se il cosmo restasse davanti al tuo corpo a bocca aperta
la Luna possa avanzare pallida sberla nella gravità del costellato incanto.
Post Scriptum.
Ti sogno ogni notte,
sembro malato,
ti stringo al mio petto sfidando l'alba che
arriva odiosa ad uccidere la bella chimera...
e sembro ubriaco giorno dopo giorno,
cammino come se avessi perso del passo il peso,
non guardo che il cielo
oh, potessi avere l'ala per l'immenso,
sarei lì,
da te affacciato alla finestra sui corpi di cemento,
mentre la gente corre con le speranze in auto di ferro
fianco a fianco mentre noi
con le chiavi dei nostri sogni in tasca,
coi nostri occhi appesi al tram dell'orizzonte,
andrem a mescolare i nostri passi alle albe,
sognanti fughe d'amore come Primavere dolci
portati da Cupido ai lidi sacri
in un Olimpo dove Ares e Venere s'amano ancor da tempo...

Eppure non è vero..
Eppure non è vero che s'accende l'alba appena il tuo occhio
porta al risveglio il corpo da un lungo sogno e
non è vero che la stanza diventa il prato fiorito
di una landa nel cui eremo vivo sfidando a lungo l'inverno,
no,
non è vero che la tua voce innesta nelle maree,
spume melodiose per ingentilire la riva sassosa ove t'attendo,
ma è vero che
il rumore dei tuoi passi nella casa mi tengono desto,
facendomi innamorare di ogni impronta che lasci dietro scalza,
dell'odore della pelle che l'aria spande
fin a farmi svenire sul collo del silenzio, pesante ed
è vero che
nemmeno la tua natura ammette, quanto sei brava a dar dolore al mio corpo,
mai iniziato alle vere gioie del piacere per amore ed
è vero che
la parola non arriva sulla bocca con la fiamma dell'incendiata ragione,
per scaldare prima del raggio la beltà della solitudine,
tre le cui mura piangi
e le labbra non hanno altro porto dove ancorarsi se non in un bacio,
in cui io possa morire sconfitto da quel sorriso,
luce nella tenebra del mondo.

Le mie mani non ti daran carezze
Puoi ben immaginare che il vuoto in cui respiro non porta del tuo profumo traccia e
l'iride si consuma di disperazione in vano,
lottando per contendere all'ombra dell'alba faccia,
in questo vortice di sogni appassionati che tengono il mio cuor ferito all'amo.
E poi non ho ragioni più forti per cercarti in altri lidi,
se non quelle che spingono il medesimo a sopravvivere all'incertezza,
perforato dal silenzio col suo melanconico debole fuoco,
ferito da un canto in testa e mesto di tristezza.

Dune impoverite dallo splendor di sabbie che
il vento ha reso piatti fondali per il mio passo,
son ora le rive tutte della coscienza di fronte al tuo ricordo mare,
su cui attendo l'onda del tuo essere esplodere sull'alma masso.
E pare una tortura la goccia del tempo che va scavando nella memoria il tuo sorriso,
e pare inverno sempre, la stagione in cui vivo per amarti,
le lontananze son grotte scure di incubi adorne e
l'attesa guarda i nostri corpi come leoni affamati.
Puoi ben immaginare che le parole non si tramuteranno in baci e
le mie mani non ti darann carezze,
ma se il vento spingerà del mio occhio, il pianto,
allora ti darò una pioggia calda che faccia nascere un fiore, d'amore, nella tua dolcezza.

Ma non ci sei ovunque io gridi il tuo nome
La parola non lascia segno sull'aria
ma ha l'ardire di disturbare la calma e
sul silenzio va a scriver le trame
di tutti quei pensieri feriti dalla furia.
E mastica le orme gravitazionali
plasmate in inchiostri blu come le vene,
la fame di donar della ragion la fede
pur di liberar il cuor dalle catene.
Ma non ci sei ovunque io gridi il tuo nome ed
il mio passo abbandonato lasci l'impronta,
ovunque possa trovare un nuovo porto,
dopo tempeste caine nel nulla che ti scorta.
Allora attendo il vento buono
nell'alma vela che indirizzi il corso
verso la riva giusta dove tu mi sia luce
alla tenebra di cui mi porto addosso il morso.

le anime della parola
Le anime della parola son pozzi di luminescenza
scolpiti sulla parete della ragione,
hanno la forza di trascinare i sensi
per i crateri dell'immaginazione ed
escono dalle labbra per cercare la forma
tra i leggeri voli delle farfalle
o l'inconsistente profumo di una viola...

Le anime del verbo volano
dove possono arrivare libere da catene tutte le speranze,
dove il blu del cielo non si macchia di cirri le stanze
dove gli angeli passan da Dio all'uomo il prego..

Ed impari a crescere coi battiti del cuore
tra i doni composti dal fiato,
cantando

al vuoto
alle stelle
al rumore del mare salato.

Le anime della parola son tante
quanto basterebbero i colori per raccontare i sogni,
durano un istante

un lungo istante di vita
percepito attraverso l'amore.

Un amore che diventa leggenda
Non ti porterò rose rosse
né gioielli splendenti d'oro,
ma freschi fiori di campo ed
un ballo in mezzo al parco notturno.

Non ti stringerò a me con passione,
né sfiorerò il tuo decolté assassino,
ma morderò la tua carne coi baci,
togliendoti dalla pelle il profumo.

Non sarai mia per sempre lo so,
ne avrò il tuo nome in agenda,
ma ogni notte nei tuoi sogni sarò
quell'amore che diventa leggenda.

Scripta Manent
Nato dal capriccio della vena
dal fervore istintivo
del posseduto dal sentimentalismo
nano nell'immensità gigantesca della parola,
il poema s'alza onda
fino ad inondare lo spirito
preso da convulsioni romantiche.
E' destino trovarsi nella ruggine delle foglie cotte
per parlarne e
salvarle in vita prima della morte,
nel giorno in cui daresti soldi,
per gustare il caldo
in una prigione grigia senza azzurro.
L'espiazione del peccato,
il rimorso dell'uomo piegato sul divino
"ecco è scritto!"
il verbo parla
sul foglio dei profeti
già sabbie sottoterra.
Allora pensi che il cuore voglia qualcosa
una prova reale della sua esistenza,
un illusorio lido in cui salvarsi
la pelle ferità dal passaggio del tempo e
gli dai spazio in word per chiamare i suoi palpiti
voci della verità,
per dare ai cristiani i loro demoni
da cui non prendere esempio e scappare
se non tentati da una notte d'amore
con la più bella del reame.
Le mani elettriche digitano febbrili rime,
gli occhi respirano al posto del naso
le forme labiali prendono vita
nei passi incerti della mano.
Il dolore spinge,
pistone in fiamme sulle righe
sembrare un posseduto è divertente
"Scripta Manent."
il resto se non muore
vive


Semplicemente dolce

Semplicemente dolce l'aria che calchi leggera
ignara della musica che spandi
tu, odorosa di primavere e germogli
nella mia esistenza invernale
fermi del crudele tempo le lancette affamate
di quel tic tac infernale e
rendi immortale l'attimo
come un lungo bacio appassionato

Semplicemente dolce
l'estasi che porta il cuore ad impazzire
in battiti scortesemente rumorosi
come valanghe marine che in onde
van per infrangersi sugli scogli
dove il pensier mio d'amore respira e tace.

Semplicemente dolce la fuga
sulle strade gremite di gente indaffarata
per cercarti tra milioni di visi sconosciuti
ascoltando le loro voci poco musicali
palpando nei loro occhi i sogni e
sperando di trovare della tua orma la scia
verso cui correre disperatamente sentimentale
dimenticando se necessario il mio nome o
le ragioni per cui continuo ad esistere
senza te a fianco.

Semplicemente dolce,
l'ora serale che incendia ancor più la parola degli innamorati,
sussurrata di nascosto negli atri bui delle vie possedute dalle loro mani che corr