Poesie di Roberto Bottiroli


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Sono nato a Corvino San Quirico, paese situato sulle colline dell'Oltrepò Pavese il 4 dicembre del 1949, dove volentieri ritorno nel periodo estivo. Risiedo a Pavia da 25 anni; abito in via Cavagna Sangiuliani, 5. Sono coniugato (mia moglie insegna lettere presso le Medie inferiori e non scrive poesie!) Ho 2 figlie; la prima laureanda in Economia Aziendale ( possiede una spiccata predisposizione per la poesia in metrica) e la seconda iscritta al 2° anno di Farmacia (più pragmatica, lungi da lei la metrica).
Le mie grandi passioni, oltre a quella primaria del comporre poesie, sono: - le letture di vario genere ed in particolare mi appassiona la storia antica (greca e romana); - l'ascolto della musica classica e lirica; essendo dotato di voce basso/baritonale mi diletto a cantare Arie tratte dal repertorio verdiano/donizettiano/belliniano; - pianoforte: pianista amatoriale ho composto piccole sonate, alcune delle quali, sono state riscritte per Trio classico (chitarra classica, flauto, pianoforte) da un pianista compositore; - teatro: in gioventù ho recitato, per alcuni anni, con una Compagnia teatrale della città di Broni (PV).

                                             Piccole rime
 

I miei Super Ministri
Caro Monti che disdetta
quando un giorno t'ho sentito,
forse detto in tutta fretta,
credo poi ti sia pentito.

E mio caro senza gusto
fresco sulla tua poltrona
dritto come fossi un fusto.....
già la gente ti canzona.

I miei gran Super Ministri
orsù dunque hai pur narrato,
ch'eran forse un poco tristi
perchè avevan rinunciato

a brillanti lor carriere,
si l'ho visto e pur l'ho letto...
non son già nell'alte sfere?
non son certo "senza tetto"!

Se si chiedon sacrifici
dico no agli emolumenti
tu sei il primo, tu lo dici
non crear giusti fermenti.

Pur già l'italo bardotto
che si mangia piedi e mani
dice addio al buon risotto....
ben ricordo "i sette nani".

Che di favole siam stanchi
caro Premier state attenti
se parlate avanti ai banchi.....
non siam mica poi dementi.

Or concludo la canzone
siamo pecore ribelli
(ti sia valsa la lezione)
senza gioie, senza orpelli.

 

La nuova primavera (omaggio a Metastasio)
Fra nubi variopinte
rinasce il primo sole
vedo sbocciar le viole
è primavera allor.
E' il primo sole provvido,
fra i riccioli s'insinua
sulla fanciulla che
s'empie di nuovo ardor.

Zefiro dolcemente
si perde tra le fronde
e ancor novello infonde
gioia nei nostri cuor.
I prati ancor s'adornano
passò l'inverno rigido
e tu ritorni a me
o mio superbo amor.

E dolcemente Febo
di nuovo i raggi spande
sulle perdute lande
su l'erba e sui sentier.
E tu fanciullo intrepido
frena l'impulso e l'impeto
e pur rivolgo a te
il cauto mio pensier.

Volano ancor gioiose
libellule e farfalle
sulle novelle calle
e sugli amati fior.
Ritornano le immagini
di piante che fioriscono
i prati brillan già
di splendidi color.

Tornan le rondinelle
da ben lontani lidi
varcando luoghi infidi
han valicato il mar.
Un soffio dolce, un alito
di vento nella nebbia
un raggio sol per te
che mi fa sospirar.
 

Il lido

Il cormorano vola fra nubi dardeggianti

fra nubi color cenere par guidi i naviganti

li guida verso terre d'assai lontani lidi

mentre talor si piegano le vele ai venti infidi.

 

Sul ponte un uomo scruta per riveder la terra

muove le chiome Zefiro, le forze allor rinserra

su prodi all'opra, all'opra va tosto richiamando

con voce perentoria la ciurma al suo comando.

 

E dopo giorni e giorni guardando l'orizzonte

si van scorgendo l'alberi già tutti son sul ponte;

inesplorato lido gl'indigeni alla pesca

mentre le donne attendono spira la brezza fresca.

 

In alto brilla il sole, già l'ancora  gettata

nel mare calmo e placido su landa ormai svelata.

Lo stuolo di fanciulle con le ghirlande in mano

accolgono festevoli chi giunge di lontano.

 

Sull'isola incantata passaron mesi ed anni

un grande amore nacque con gioie e senza affanni

fra variopinti uccelli, fra sempiterni fiori

fra rivi e fiumiciattoli s'unirono due cuori.

 

Sovente allor pensando nella sua casa andava

quando talor fra i refoli la mente sua vagava

e un giorno si risolse: patria ritornerò

alfine levò l'ancora che in riva un dì gettò.

 

E il pianto di fanciulla bagnò la bianca rena

ed una voce flebile nel cuor lasciò gran pena;

disse al calar del sole: per sempre t'amerò

addio mia dolce silfide giammai ti scorderò.


Un giorno di festa

Una finestra aperta sul cortile

un volo di farfalle variopinte

un gatto accovacciato sul fienile

due vecchie camiciole tutte stinte.

 

Son flebili ricordi del passato

ed il pensiero penetra la mente

s'ode lontano un canto spensierato

che l'animo pervade dolcemente.

 

Il sole spicca in alto là nel cielo

una giornata splendida, radiosa

un fiore rosso dal superbo stelo

 

una bambina col nastrino rosa

e s'intravvede sotto il bianco velo

felice il volto di novella sposa.

 

Il Condominio
Quante liti, che caciarra
sembra d'essere alla sbarra
ma necessita attenzione
quando parla il gran ciarlone.

Ma c'è il libero pensiero
e di questo ne son fiero
dico ciò che più m'aggrada
son poeta di contrada.

Se un costrutto non va bene
suscitando giuste pene
io ritengo allor di dire
ciò che il verso fa sfiorire.

E pertanto caro mio
stai tranquillo, non se Dio
ma soltanto Belzebù
parlo io e parli tu.

Lo ripeto all'infinito
e talvolta punto il dito
soprattutto contro i rei
e pur anco i filistei.

Qui finisce la lezione
si rinnova la tenzone
buonanotte sognatori....
se mi toccan son dolori.

L'alligatore
Un feroce alligatore
mentre andava a fare il bagno
vede di lontano un fiore
sulla riva d'uno stagno.

Era il fiore una fanciulla
luminosa come stella
mentre guarda si trastulla
era veramente bella.

S'avvicina lentamente
già con fare circospetto
il bestione immantinente
sì feroce gonfia il petto.

Ma la bestia senza cuore
non s'accorse che vicino
c'era un grande cacciatore
poveretto fu il tapino.

Venne preso a pallettoni
ma non venne poi scuoiato
giusto premio al brontolone
fu alla fine imbalsamato.

Il raglio dell'asino (Genus irritabile vatum) (cadenza ritmica 4-6-10)
Sento lontano un raglio che insolente
vs seguitando e penetra la mente
l'orecchie ne risenton di tal suono
e come sempre cerco d'esser buono.

Non sempre ce la faccio, a muso duro
di randellare cerco il verso impuro
del difensore civico s'intende
ma su quel capo dico il cappio pende.

Purtroppo il raglio al vento ancora s'ode
e l'aria è rozza per cotanto suono
c'è pur chi ti difende senza lode

su non ragliare ma riduci il tono
ti vo' dicendo alfin: ma che te rode
non chiedo venia no, neppur perdono.

Il bardotto rigenerato
Ricordate buon bardotto
buono sol per lo stracotto
ora s'è rigenerato
in un dotto letterato.

Mena calci a destra, a manca
pensa ancor di farla franca
pensa ancora il trottolone
ma gli serve un punturone

di calmanti assai potenti
per lenire il mal di denti
denti aguzzi da serpente
scritti duri ed insolenti.

Ma purtroppo al buon bardotto
pur consiglio un buon risotto
e non brodo di zanzare
tantomeno di fanfare.

Spero sol che si ravveda
non diventi nuova preda
di dottori letterati
pur scontenti ed adirati.

Dico allor, orsù bardotto
che mi sono proprio rotto
c'è ancor molto da imparare
pur per qualche bel compare.

Decasillabo ascendente per pochi intimi
Le vanesie saccenti rimette
han bisogno d'alcune ricette
che un buon medico alfin vi prescriva
per nuotare sereni alla riva.

Giusto un farmaco a loro rimetto
che riduca quel poco rispetto
per l'Antonio ch'è gran letterato
si l'ammetto l'ho sempre ammirato.

Ma saccenza ed il poco rispetto
van purtroppo su spine, a braccetto
dondolando tra fiori recisi
si vi dico che alfin van derisi.

Ma perchè non leggete e imparate
anzichè propinar le frittate
d'uova vecchie che non han più rosso
altro dirvi, credete, non posso.

Caro Antonio sei grande maestro
per taluni ci vuole il capestro
o dal gran Bellarmino un bel rogo....
si passatemi alfin questo sfogo.

Bisillabi imperfetti
Pur seguiti Arcangelo
a porci immondizia
la stolta nequizia
val bene per te.

Distorte le immagini
son versi spregevoli
pur sempre malevoli
van bene per te.

Son scritti bisillabi
invero la biscia
che subdola striscia
è tutta per te.

Impara l'italico
idioma e rassegnati
pur studia ed impegnati
lo dico per te.

I dotti comprendono
codesto messaggio
il giusto linguaggio
che non fa per te.

Non sono le sdrucciole
il doppio senario
il doppio quinario
la merce per te.

Alfine ti lascio
o caro clavicolo
stai pur sul trabicolo
che cade con te.

Il giudizio
Non so dire quanta pena
faccia pur con buona lena
si, purtroppo a seguitare,
a proporci il suo rimare.

Or comincia a sproloquiare
e sporcizia a sciorinare
il giudizio è sì sferzante,
le accomuna tutte quante.

Quando s'alza è ancora "fuori"
e per tutti son dolori
vuol proporci il suo liquame
nella fossa del letame.

E l'Arcangelo insensato
frasi sconce ha propinato
frasi scritte senza senso
si miei cari è quel che penso.

Ci vuol sempre il buon rispetto
non spropositi ad effetto
ei non sa che cosa sia
gentilezza e cortesia.

Su non scriver frasi stolte
ripetute mille volte
fra i tombini è merce immonda
e di guano alfin c'inonda.

Mangia pure lo stracotto
ma rimani un cipollotto
pronto solo a brontolare,
ti consiglio non rimare.

Che fai ridere anche i polli
che di scorie son satolli
ridon le rossastre volpi
e nel mare pure i polpi.

Il sorcio
Guarda un po' che bel sorcetto
elegante in doppiopetto
mangia mosche a colazione
e pur qualche calabrone.

Fra i cespugli lui s'acquatta
e talora in qualche fratta
pur si sente un gran bel lezzo
di marciume per un pezzo.

Di sicuro è un gran saccente
dal parlare impertinente,
scrive in modo assai forbito
e io resto un po' impetrito.

Si forbito al par di strutto
e io resto poi distrutto
mal mi sento quando leggo
non sto in piedi e allor mi seggo.

Crede d'essere onniscente
il sorcetto ed insolente
non sa ben che cosa sia
già creanza e cortesia.

Studia, studia bel sorcetto
togli pure il doppiopetto
chè tu devi ancor studiare
pure hai molto da imparare.

Nel marciume torna pure
pronta caro è già la scure
sul tuo capo allor s'affondi
come pei diavoli immondi.

Al pianoforte
Il cuore langue fra mille sospiri
donna fugace che i miei versi ispiri
il viso s'infiamma al calar del sole
mentre ti porgo un bel bouquet di viole.

Sogno stupendo e se ne va l'estate
fra foglie rosse e gialle frastagliate,
la prima bruma appare nel mattino
mentre il sole pian pian fa capolino.

Solitario vagando fra i sentieri
sogno la donna che mi prende il cuore
son versi audaci e di passion forieri

per te raccolgo il più splendente fiore
vedo volar fra i rami i miei pensieri
mentre ti giuro sempiterno amore.

Michelina e Valentina (poesia burlesca per due fanciulle)

Michelina e Valentina
formaggella e robiolina
son formaggi delicati
sì gustosi e prelibati.

Son simpatiche e carine
pur talvolta biricchine
fanno scherzi a profusione
son due vere mattacchione.

Le ho incontrate una mattina
mentre andavo su in collina
pure scendono in pianura
mamma mia che gran tortura.

L'asserisco è un gran tormento
quest'ennesimo cimento
or le devo sopportare
giusto il dazio da pagare.

Giusto quel che non sapete
e voi non ci crederete
stan giocando pure a bocce
e son toste come rocce.

Brave e buone, meno male
han carattere gioviale
ma purtroppo ve lo dico
meglio un lupo per amico.

Sol battute, su mie care
ho voluto un pò celiare
pur sappiate che v'adoro
come il sugo con l'alloro

Un battito d'ali
Quando Zefiro muove le fronde
sui muri del vecchio castello
odi il canto d'un dolce usignolo
il canto d'un tempo che fù.

Un sospiro ed un battito d'ali
dolenti e sommessi ricordi
la compagna di tante avventure
passato che non torna più.

L'acqua pura che sgorga dal monte
discende nel caldo mattino
quando il sole che sorge a levante
la verde vallata a coprir.

Già rintocca la vecchia campana
richiama i fedeli alla messa
nella chiesa sul colle lontano
uniti in preghiera al Signor.

Corron lieti i fanciulli al sagrato
felici nel giorno di festa
s'ode il canto di donne vegliarde
la prece ch'innalzano al ciel.

Mentre i calici s'alzano al cielo
nel brindisi tutti accomuna
fra la gente ti scorgo fanciulla
il cuore già s'empie d'ardor.

Io ti guardo e sul viso il rossore
il viso coprendo d'un tratto
e tu dolce sirena mi prendi
fra i lacci stringendomi il cuor

Mi ridesto dal sogno fanciulla
ancora di Zefiro l'ali
si disperdon leggere fra i rami
 l'amore d'un giorno svanì

Lo strutto
Purtroppo ancora seguiti
o copiatrice stolta
il rogo non ti brucia?
Lo dico un'altra volta:
non freni la tua boria
insana al par di te?

Molte persone scrivono
talor senza costrutto
e tu continui impavida
a propinar lo strutto
della peggiore specie
mi chiedo ma perchè.

Ti senti un po' ridicola?
non ti crucciar che fai
perchè sempre farnetichi
talor fra pianti e lai
mentri i tuoi versi impazzano
su non pensare a me.

Cara piccina arrenditi
non scrivi poesie
e l'aria tosto infestano
d'orride litanie
ma tu cocciuta seguiti
il guano a propinar.

I versi sì ridicoli
non han costrutto alcuno
non è il caso di smetterla...
t'ascolta pur qualcuno
e si solo gli stolidi
che scrivon come te.

Il rogo
Orsù cara bisbetica
non sei proprio mai doma
come chi del dileggio
s'empie la folta chioma
e seguiti imperterrita
la coda a dimenar.

Non sono, cara, impavido
rispondo al bel latrato
con animo incolpevole
poichè son provocato,
perchè pur supplichevole
non ti rivolgi a me?

Alfine i dardi aleggiano
scoccati dal bell'arco
e tosto ancor colpiscono
pur te, Giovanna d'Arco,
è pronto il gran patibolo
lascio la scelta a te.

Se vuoi che t'inquisiscano
il Bellarmino e il Chigi
fammi sapere.....dimmelo
fra nembi rossi e grigi
non ti curar dell'empio
che scrive innanzi a te.

Orsù, cara, rammentati
al fato non pensare
come quei rozzi e stolidi
che non san cosa fare
e osservano le tremule
stelle silenti in ciel.

E infine già s'innalzano
i legli e le fascine,
al rogo tosto brucino
fra ceneri e rovine
le streghe e tutti vedano
la grande Auto da fé.

Il somarello (beato)
Al giorno d'oggi non si sa che fare,
si va girovagando per la strada
quando si sente di lontan ragliare,
è un suono che trafigge come spada.

Signori, è proprio lui il somarello
con tono un po' serioso e pur saccente
fendenti mena ancor lo sfrontatello,
raglio possente e un poco irriverente.

Il cuore dal gran raglio vien trafitto
e si cari signori è quel che sento,
il mio cimier però rimane invitto

continuo per la strada a passo lento
la strada che mi vede andar diritto
del dire quel che penso non mi pento.

Ambrosia
O mia cara Nicolina
che ti svegli la mattina
pronta a dare gran fendenti
assoluti e irriverenti.

Il mio nome vuoi sapere?
Cerca pure se vuoi bere
quell'ambrosia prelibata,
non mangiar sempre frittata.

Io mi firmo con il nome
l'accompagno col cognome,
uso spesso gli ottonari
che non sono certo rari.

Poetar non è da tutti
versi belli e versi brutti
se ne leggon proprio a iosa
ma talvolta sono in prosa.

Son Pasquino nel pavese
ho compiuto mille imprese
nel menar certi fendenti
ai testardi e agli insolenti.

Or concludo questi versi
che non vadano dispersi
fra i cespugli, è merce rara
leggi bene e tosto impara.

Cupido
Talor fra i refoli
d'un vento caldo
vola l'indomito
Divo spavaldo
e un dolce fremito
ti dona amor.

Donzelle attendono
gaie e ridenti
e l'ali spandono
gioie e tormenti
i dardi volano
fra nubi in ciel.

Giovani ammirano
l'astro suadente
e s'innamorano
immantinente
e mille palpiti
corrono al cuor.

Quando le fragili
dolci pupille
sublime spandono
rugiada a stille
il volto languido
s'empie d'ardor.

Cupido ascoltami...
dona l'incanto
ancor fra i refoli
a un cuore affranto
ridona i teneri
baci d'amor.

Il Muro
Similitudini irrompono
tra le frange intonacate
di muri maestri.
Acque maleodoranti
si frangono,
sfumano.
E se un rintocco
ti prende,
avvicinati.
E' l'ora dell'oblio
profondo come il sole
dell'universo.
Immagini confuse
come le parole
d'un addio.

Vento
Col vento in in poppa
vola il nocchiero,
lo sguardo fiero
su l'onda va.

Bianca la spuma,
talor si frange
su l'irti scogli
del mare blu.

Sole che brilli
sulla distesa,
la nuova impresa
s'inizierà.

Zefiro dolce
ancor ti prende
e il vagabondo
pel mondo va.

Sogni perduti,
pallido amore,
gioia, dolore
non finiran.

E al sol che cala
nell'orizzonte
già si rinnova
l'amor per te.

Dolce fanciulla,
riccioli d'oro
dolce ristoro
della mia età.

Sogno o son desto,
fra bianche nubi
vola col vento
la tua beltà.

Case chiuse
Questa è bella, si mi piace,
Case chiuse, non più brace,
via lo scempio dalle strade,
liberiamo le contrade!

Coi condomini d'accordo
spazio a donne d'Alto Bordo,
pure meno raffinate
ma carine ed educate.

Donne belle e seducenti,
donne brutte e senza denti,
pur la donna che respiri,
pure quella che sospiri.

Che ne dite cari maschi
che lo Stato pure intaschi
il dovuto e giusto fio
visto che lo pago anch'io.

La Merlin un dì le chiuse
senza porci tante scuse,
l'hanno pure assecondata
ed han fatto la frittata.

Da quel giorno lucciolette,
variopinte farfallette,
già le vedi in ogni dove
se c'è il sole oppure piove.

Su coraggio mie pulzelle,
filiformi e grassottelle
che un bel sito è riservato,
dall'incuria preservato.

Vi consiglio il mio palazzo,
è pur vero non è lazzo,
i colori sono in tono,
è pur sempre un gran bel dono.

Sulle scale Rosa spesso
e vi dico che in ingresso
un bel Rosso porporato
ve l'abbiamo preparato.

Su venite mie donzelle
che n'abbiamo pur di belle
stanzettine colorate....
dico ben non esitate.

Il novello bardotto
Guarda, guarda il bel bardotto
buono sol per lo stracotto
finalmente è ritornato
fessacchiotto e rintronato.

Ha un po' l'aria del saccente
con lo scritto impertinente
ma non sa che cosa sia
già creanza e cortesia.

Raglia pure a perdifiato
che il tuo raglio è sì stonato
che l'orecchio se ne duole
nel sentirlo e più non vuole.

Mamma mia che gran tormento
quest'ennesimo cimento,
pur se tu vuoi seguitare
ti consiglio: non ragliare!

Ah le donne!
Io la donna ognor la pongo
sul dorato piedistallo,
ve lo dico senza fallo,
già mi spinge antico ardor.

Bruna, rossa oppure bionda,
sì formosa oppure snella,
pur magnifica pulzella,
io non voglio criticar.

Quando passa io m'inchino,
vo' mirar la sua bellezza,
pur mi sfiora ognor la brezza
ed il cuor s'empie d'ardor.

Si signor, quest'è il mio credo,
l'asserisco all'infinito,
corre il sen giammai sopito
giù dai monti sino al mar.

Notte di plenilunio
La luna bianca sale dal monte
illuminando la verde valle,
dolci sospiri, ricordi e sogni,
teneri baci d'amanti in volo
verso le stelle, silenti abbracci,
magiche notti, sibila il vento.
E tu svanisci, strana fanciulla,
riccioli neri, folti e ribelli;
mentre la luna cala sul monte
risorge il sole sulla natura,
il triste addio d'un cuore infranto,
un bacio ancora, dolce sirena.

1949 ai Coscritti di Corvino S. Quirico (PV)
Ecco arrivano i Coscritti,
ve lo dico n'ho le prove,
sono personaggi invitti,
sono del quarantanove.

Ci son linci e pur leoni,
leopardi e le gazzelle,
ma che gran simpaticoni
e che dir delle donzelle.

Donne belle e seducenti
senza un fil di cellulite,
occhi vispi e sì splendenti...
su Coscritti che ne dite?

Orsù dunque le bugie
hanno, pare, gambe corte
cantiam pure le omelie
tutt'insieme a questa Corte.

Forse un anno benedetto,
mamma mia che bel gruppone
e pur sento già l'effetto
d'un po' d'anni sul groppone.

Anche se passano gli anni
sia con noi la buona stella
con gran gioia e senza affanni
che la vita è sempre bella.

Il fiocco di neve
Un fiocco vola nell'aria,
cade e si scioglie
sul selciato della via
buia e deserta.
Nella notte gelida
qualche passante
percorre infreddolito
il Ponte Coperto.
Guardo alla luce
di pallidi lampioni
il fiume che scorre
con incedere lento,
senza sussulti.
Ritorno sui miei passi
e scorgo fra le nuvole,
che s'aprono pian piano,
il tondo della luna
che illumina la città.
E di nuovo il cuore
s'apre alle immagini
eterne del Creato
che prosegue perpetuo
nel suo lento divenire.

Ah.. la politica!
Ecco arriva il Presidente,
mortadella dirompente,
non va l'animo in fermento,
quando parla, m'addormento.

Il gran saggio Berlusconi
vuole andare all'elezioni,
dicon pur che a molti garba,
io vi dico: ma che barba!

Vedo il mitico Andreotti
a parlar con Bertinotti
e c'è pure il sommo Dini,
ma che cari trottolini.

Rosy Bindi ed il buon Letta,
il Giordano che zampetta,
col giacchin, tessuto Armani,
ancor cerca l'Epifani.

Ecco, giunge il mezzo-busto,
alto, bello, proprio un fusto....
preferisco al buon Rutelli
dico ben: la Palombelli.

E il Di Pietro magistrato
col Mastella ha litigato,
tante botte lor si danno,
pure insieme se ne vanno.

Ecco arrivano a braccetto,
si, lo dico con rispetto,
il D'Alema col Fassino....
spilungone e magrolino.

Ed il buon Pier Ferdinando
con l'Azzurra sta volando,
tutti sanno che son sposi...
ma che un poco si riposi.

Oh, che caro il Diliberto,
mano ferma e cuore aperto
ma purtroppo il biricchino
ha il vestito di Moschino.

Passa pur Gianfranco Fini
con la bella Mussolini,
col Gasparri e l'Alemanno...
che non faccian qualche danno.

E che dire dell'Umberto,
di Padania un vero esperto,
con Maroni e Calderoli...
i lombardi non son soli.

Caro buon Napolitano
che fai sempre il baciamano,
metti in riga tutti quanti,
guastafeste e litiganti.

E quant'altri ce ne sono,
chiedo venia e pur perdono,
è un sì grande baraccone....
ve lo dice un mascalzone!

Sconsolata visione
Guardo sconsolato
un mondo che langue
senza poter dire
basta!
Non so,
forse vagheggio
speranze effimere
che consolano
anime afflitte.
Nebbie spietate
come il cuore
di potenti disumani,
perversi demoni,
striscianti sulle rovine
di terre bruciate
dall'immane arsura.
Nulla e il dopo...
ancora nulla!
E all'udire
il suono di una campana
si rinnova lo spirito!
L'ultima speranza
d'un nuovo pianeta.

Sdrucciole
Come le rondini
che in ciel si librano
volan le sdrucciole
in libertà.

Versi che spaziano
con rime ataviche,
con rime languide,
rime d'amor.

E se i tentacoli
di certi stolidi
cercan di prenderti
che ci vuoi far.

Talor si celano,
sorci ridicoli,
credon che il nettare
doni beltà.

Rozzi manipoli
di losche guardie,
talora passano
dinanzi a te.

Ma non si piegano,
giù le clavicole,
il cacio mangiano
invero ahimè.

E gli anni passano
e ancor si perdono
i cavernicoli
di vecchia età.

Quando s'impegnano,
s'intestardiscono,
per sempre perdono
la dignità.

Talora cantano,
talora ridono,
talora piangono,
che strazio ohibò.

E qui finiscono
tutte le sdrucciole,
diman ritornano
a sazietà.

Passa il tempo
Amici chiedo venia
è già da un po' che manco,
lo dico sarò franco
stavo disteso al mar.

Disteso sullo scoglio
fronte all'azzurro manto
mentre il mio cuore affranto
si disperava ahimè.

Pensavo ai dì che furono
nel bianco mio castello
quando il faccin rubello
era ridente ancor.

Ma un giorno il maleficio
sul mio maniero venne
e non mi lasciò indenne
di tanta crudeltà.

Nella gran sala danzano
ch'è la solenne festa
mentre dalla foresta
s'avanza piano pian.

L strega ed il pericolo
incombe sulla testa
del bimbo e la gran festa
di colpo allor finì.

Lo strano sortilegio
mi fece un bimbo gramo
da grande ancor io bramo
alfin felicità.

I maghi mi predisssero,
per la bontà violata:
sol l'amistà di Fata
un dì ti salverà.

Fu che d'allor rimugino
solo nel mio maniero
solo col mio pensiero,
io cerco la pietà.

mentre nel ciel s'illumina
novello il sole e brilla
solo una tromba squilla
mi dona ancor la fè.

O dolce Fata ascoltami,
parlo col cuore in mano,
fa che non perda invano
l'amor che porto in me.

Poesia
Insieme di fiori recisi
ammassati fra le secche sterpaglie
d'un bosco di betulle.
Il ricordo d'un vecchio
canuto e stanco
che cammina verso il suo destino.
Viottoli scoscesi
sui dirupi alpestri
s'intrecciano scolpiti
dalla fiammante freccia del sole
che s'immerge all'orizzonte.
Un attimo, un sospiro
e il giorno svanisce
tra i rossi petali d'un fiore.

Rimembranze
Volo su la superba vetta bianca
mentre m'avvolge l'impeto del vento,
quanti ricordi che talor rammento
e il tenero sembiante il cuor rinfranca.

Là, nella lontana perduta lanca,
come voce che sospirare sento,
ti sussurra con cadenzare lento
e tutt'all'improvviso il sen mi manca.

Che spasimi, che sensazioni strane,
son rimembranze,  rimembranze vane
solo allora il mio spirito si perde,

guardo in alto e mirando ancor le stelle,
con il bambino che fù un dì ribelle
ritorno sulla mia collina verde.

Corallina
O Corallina dal guardo vivace
che solchi l'onde del mare blu
vaghi solinga cercando la pace
cerchi l'amore che non c'è più.

Solo il ricordo d'amore di madre
che in un lontano giorno morì,
non v'era certo ad assisterti il padre
che solitario un giorno fuggì.

Pur Zefiretto che dolce trascina
la vecchia barca bianca laggiù,
muove i tuoi riccioli, bella bambina
mentre la luna sale lassù.

Nel firmamento coperto di stelle
quando la notte si stende allor,
con le tue gote profonde e rubelle
dormi e sul viso scorgi il dolor.

E mentre il sole che sale novello
l'anima avvolge e sale lassù,
resta il ricordo del volto rubello
d'una bambina che non c'è più.

Armonia
Salgo sul monte brullo,
stupenda armonia di sensi,
osservo rapito il mondo
e scorgo l'universo.

Dolce all'amor t'invita
l'amore d'una fanciulla
e nel cielo allor si perde
d'un usignolo il canto.

Sole che nell'occaso
infiammi la calda sera
mentre la luna alle stelle
si volge dolce e fioca.

Ed una serenata
come un sospiro nel vento
sfiora il tuo volto leggiadro,
tu corolla d'un fiore!

Palpiti (dedicata a Silvia)
Senti nel cuor la supplice
prece per un amore
che ognor speranza e palpiti
dona al fremente cuore.

Donna dall'alma impavida
il volto tuo moresco
lontan si staglia e rapido
ti sfiora il vento fresco.

La bianca luna sale
fra le stelle d'argento
e spira il maestrale;

e nel vagar rammento
quell'impeto ancestrale
d'un cuor che non è spento.

Tornado (ricordo d'un bambino)
Passan le nuvole
nel cielo plumbeo
nero a caligine,
s'oscura il sol.

Si scorge un vortice,
vira nell'aria,
s'alza la polvere
furente al ciel.

Penetra i vicoli
mentre si staccano
travi e le tegole,
s'impenna ancor.

Persone fuggono,
chè lo ricordano,
vedi le bestie
a scalpitar.

I verdi salici
pian piano scendono,
duttili fremono,
van fino al suol.

Volan nell'aria
rami e s'intrecciano,
a terra cadono
con gran fragor.

Allor si prostrano
canute vecchie,
preghiere innalzano
a Dio lassù.

Alfin si scioglie
passono gli attimi,
appare l'iride
coi suoi color.

Ritorna limpido
l'azzurro spazio,
volan le rondini
di nuovo in ciel.

Ricordo atavico
corre nell'etere,
si perde al pallido
raggio del sol.

Filastrocca (pubblicitaria)
Fila e fondi,
sottilette,
piatti fondi,
pane a fette.

La Nutella,
la mattina,
fa più bella
la bambina.

Caffè d'oro,
che piacere,
dicon loro
ch'è da bere.

La scarpetta,
calciatore
se le mette
tutte l'ore.

Vitasnella,
dimagrire,
com'è bella!
poi svenire!

Meglio un grande
cioccolato
che si spande
nel palato.

Fra i prosciutti,
buon prodotto
mangian tutti
Gran Biscotto.

Reggicalze,
reggipetto,
gonne a balze
fanno effetto.

Quattro mega
navigando,
mentre prega
va pagando.

La bolletta
cara e tosta,
già l'aspetta
con la posta.

Silicati
per bicchieri,
li ho lavati
proprio ieri.

Chi bevendo
l'acqua Lete,
va togliendo
la gran sete.

E tant'altre
ve ne sono,
ditte scaltre
con il dono.

Cercan solo
d'irretire,
nel lor volo
non finire.

Or repente
qui finisce
e la mente
s'assopisce

Filastrocca
Volan farfalle
sopra le calle,
sul bel roseto
che mi fa lieto.

Il sole brilla,
rugiada a stilla
sulle ginestre
d'un prato alpestre.

Acqua di fonte
dall'alto monte
a valle scende
e si distende.

Bimbi gioiosi
giocan festosi
e le campane
suonan lontane.

Suonano a festa,
dalla foresta
escon folletti,
gnomi perfetti.

Bello e ridente
sole a ponente,
scende la sera,
la notte impera.

Luna e le stelle
come son belle!
Scorrono i versi
giammai dispersi.

Come le foglie
Come foglie che il vento scompone
tra le fronde segnate dal tempo
il mio spirito vaga anelando
il suo amore che un giorno svanì.

Tra i marosi che l'onda trascina
s'intravvede una dolce sirena,
ha il color della spuma del mare
bianca come la luna nel ciel.

Una nave pian piano s'appressa,
rilucente di mille colori,
feste e danze, signore eleganti
ed un bacio furtivo d'amor.

Un sussurro che il refolo avvolge,
zefiretto ti scioglie la chioma
mentre l'onda ti culla nel lento
avanzare nel gelido mar.

Oh sei tu che mi parli, sirena
con quegl'occhi d'azzurro splendenti,
mi rammenti del tempo passato,
mi rammenti la mia gioventù.

Come foglia che il vento trascina
si dilegua la dolce sirena
e il ricordo d'amore perduto
pur svanisce e non torna mai più.

Pensieri che sfumano
Cammino solo
fra gli alti pioppi
nel mattino d'oro
d'un finire d'agosto
quando le foglie vibrando
sussurrano la melodia
che si perde lontano col vento.
Mentre penso m'appare una rosa,
radiosa come il mattino
ed il mio spirito vola
fra i teneri ricordi
del languido amore
che più non torna
e il sogno svanisce.

Absit iniuria.... (ovvero....)
Sono un tarlo ben paffuto
mangio a sbaffo e son contento
vado pur nel Settecento,
non mi pento proprio no!

Ma se alcun vigile e pronto
non sapendo cosa fare
passa il tempo a brontolare
pur continui a criticar.

Io mi faccio i fatti miei
ma se vengo provocato
dall'ennesimo latrato
mi dispiace, non ci sto.

Studia, studia cavaliere
forse un giorno imparerai
tante cose che non sai,
un saluto e me ne vo'.

Margaritas ante porcos (ovvero Il somaro parte quarta)
La mia fortuna inver non cessa mai
son già passati mesi e ancor non vedo
il bel somaro come tu ben sai,
alfin lo trovo e ancora non ci credo.

Ei s'avvicina e con un grande inchino,
lo zoccolo mi porge ed un saluto,
-sono cresciuto ancor d'uno scalino,
m'han fatto cavaliere a tua insaputa.

Rimango esterefatto ed allibito,
un personaggio pur particolare,
dai modi austeri e dal parlar forbito;

gli dico amico mio non t'adirare
con fare sussiegoso e un pò compito,
il tuo meglio lo poni nel ragliare.

Frammenti
Come le rondini
che in ciel si librano
vola il mio spirito
ebbro d'amor.

Copron le nuvole
d'un vel di porpora
raggi che infiammano
e cala il sol.

Luna che pallida
sali all'empireo
fra stelle tremule
palpita ancor.

Frasi sussurrano
gli amanti e mirano
i chiusi petali
d'un bianco fior.

Là nel villaggio
i bimbi dormono
e dolci sognano
il dì che vien.

Di nuovo illumina
la terra atavica
il sole calido
che brilla in ciel.

Son verdi salici
che al sol si specchiano
muovendo Zefiro
piangenti ognor.

Preci s'innalzano,
le donne cantano
la dolce nenia
che t'apre il cuor.

E al solitario
volo di tortora
si volge l'aquila
che al monte va.

Ricordi e immagini
che ancora tornano
mentre si placano
l'ansie d'amor.

Poesia
Valzer di sdrucciole,
piane s'intrecciano
fra tronche stridule
che vanno al ciel.

Ottave languide,
sestine flebili
che al cuor sussurrano
l'ansie d'amor.

Doppio quinario
senario doppio,
strofe che impazzano
con gran furor.

Qualche sineresi,
rime si baciano
quando rammentano
un bianco fior.

Un breve distico
con poche dieresi,
terzine infiammano
l'arido cuor.

Fra il settenario
e l'ottonario
passano gli epici
versi d'un dì.

I decasillabi
pian piano ascendono,
vanno con Zefiro
che spira ancor.

Un canto ritmico
di dolci sillabe,
mentre si perdono
gioie e dolor.

Il Natale
Qual dono che dall'apice
del ciel venne su noi,
qual fede che perpetua
accoglie i figli suoi,
venne per tutti i popoli,
venne a portarci il ver.

Fu che quel dì l'immobile
stella sul Pio si pose,
è il Redentor che nacque
fra le campagne ascose
ed un immenso giubilo
tutti quei cuori apri.

Silenzi impercettibili
nell'umida capanna,
il fato ineluttabile
sul cuor che non s'inganna,
ai venti che disperdono
i petali d'amor.

O giovinetta fragile
che al mondo un figlio desti,
nel misero giaciglio,
nell'umili tue vesti,
le genti ancor si prostrano
tutte dinnanzi a te.

Giuseppe forte ed umile
dolce la donna amasti,
in se portava un pargolo
che senza lussi e fasti,
visse sua vita e ai popoli
il sommo amor donò.

Stella che in cielo il pallido
raggio su Lui risplende,
guida il viandante erratico
a chi la man ti tende,
perenne ognor nei secoli
ci diede eterna fè.

Al tuo cospetto vennero,
colpiti dai presagi,
d'oriente provenivano
i tre potenti Magi
e i doni lor ti posero
ai piedi o sommo Re.

Pastori erranti accorsero,
in spalla un bianco vello,
nella spelonca gelida,
fra il bue e l'asinello
un bambinetto videro
un bambinetto d'or.

E da quel dì che nacque,
per mille e mille anni
nei nostri affetti un fremito,
fra grandi gioie e affanni,
scorre e cancella il gelido
verno dai nostri cuor.

Foglie
Come le foglie
che il vento trascina,
la vita scorre
fra ondulati
e pallidi ricordi.
Un leggero crepitio
di fuoco che si spegne
nella vecchia stufa
d'un piccolo casolare
di campagna.
Fragile fluttuare del tempo,
e tu solitario,
ramingo viandante
percorri la strada
senza fine.
Perenne incedere,
profondo oblio,
attimi sospesi
nell'immane mistero
del nuovo universo.

La Primavera
Una violetta al tiepido
giorno di primavera
sboccia e pian pian s'inerpica
sul colle e vien la sera,
quando si scorge il pallido
raggio di luna in ciel.

Notte silente il palpito
dona agli amanti ancora
mentre si perde il tenero
bacio e l'amor riaffiora,
gialle farfalle volano
sui petali dei fior.

Ritornano le rondini
da luoghi assai remoti,
a frotte in ciel volteggiano
come quei gran piloti
che han sorvolato il limpido
manto d'azzurro mar.

Soffia sinuoso Zefiro
muove le antiche fronde,
le margherite sbocciano
del fiume sulle sponde
e tu mia dolce silfide
canti di nuovo al ciel.

Canti mirando attonita
il rinnovato bosco
mentre nel cielo limpido
schiarisce il sole fosco
e sulla gota pallida
ritorna il bel rossor.

Son nati ancor gli anemoni,
i candidi giacinti,
sui prati i bei ranuncoli
sembrano gran dipinti
di quel pittor che prodigo
spande novel color.

Bambini che sorridono
al rifiorir d'un pesco
profumi che si perdono
dolci nel vento fresco,
scordano alfine il gelido
inverno che passò.

E nel mio spirto indomito
rinasce il nuovo ardore,
le braccia allor s'intrecciano
allo sbocciar d'un fiore,
mentre la dolce silfide
è ritornata a me.

Gran Poeta
Ho incontrato un Gran Poeta,
alto, bello, intelligente,
dallo sguardo impertinente,
un suo pari no non c'è.

Quando passa ognun s'inchina,
io mi prostro al suo cospetto,
ha davvero un bell'aspetto
dalla testa sino ai piè.

Gran signore, uomo austero,
Ei di metrica sa tutto
ma non sa quanto sia brutto
l'ignoranza in dialogar.

Consultare qualche testo?
La sineresi già esiste
ma purtroppo ancora insiste,
legga pure il "Poetar".

Antichi ricordi
Rossastre immagini
d'un sol cadente
quando s'imporpora
e il cuor repente
vola sull'agili
nuvole in ciel.

Luna che pallida
t'alzi pian piano,
spargi quel flebile
raggio lontano
fra stelle limpide
di bianco vel.

Vento che sibili
al mio richiamo,
tra foglie d'edera,
ancor io bramo
l'amore languido
che se ne andò.

Talora un refolo
mi sfiora il viso,
il cuor s'inebria
del tuo sorriso
ma la mia rondine
tornar non può.

Mentre si spargono
profumi intensi,
pregano i miseri,
ardon gl'incensi,
voci s'intrecciano
là nel sentier.

E al nuovo incedere
del sol nascente
ancor s'illumina
il suol fiorente,
tra verdi viottoli
vola il pensier.

Arso meriggio
nel sol cocente,
scevro di nuvole
il ciel lucente,
ancora s'empie
di gioia il cuor.

Torna l'immagine
d'un tal momento,
ridona al cantico
l'almo concento,
passan le fragili
ansie d'amor.

Castigat ridendo mores
(ovvero "Il Somaro" parte terza)

Son proprio fortunato, un gran momento,
continuo ad incontrare il bel somaro,
il cuore mio ritorna in gran fermento,
io penso; se l'ascolto un giorno imparo.

Chi è quel bel compare a te vicino,
gli chiedo con rispetto e buon decoro,
mi risponde cortese il bel carino:
è gran poeta e canta pure in coro.

Volli proprio sentire quel cantore,
sedendomi già pronto ad ascoltare,
sul viso mio pingeasi lo stupore,

un bell'artista certo d'ammirare
ma fu lo strazio! un vero colpo al cuore
quando il compare cominciò a ragliare.

Poeta
Poeta è colui
che parla d'amore,
di gioia e dolore,
di strazi e pietà.

Sui candidi sassi
d'un mare furente
si perde dolente
lo spirito allor.

E se nel ricordo
la speme è ancor vana
la splendida piana
ritorna nel cuor.

Ruscelli correnti,
fontane di monte,
rivedo quel ponte
che amore mi diè.

Profondo l'oblio,
memorie lontane,
si perdon le insane
passioni d'amor.

Antichi destrieri,
tiranni perversi,
momenti dispersi
nell'arido suol.

E il fiume che scorre,
fra rive, silente
irriga fiorente
la valle nel sol.

La gioia profonda,
le immagini usate,
le preci accorate
fra rose nel fior.

Si scorge fra i rami
la chiesa nel bosco
e il sole già fosco
ritorna a brillar.

E' un gran risuonare,
campane festanti
e i giovani amanti
si giuran la fè.

S'imporpora il sole
lontan nell'azzurro
e s'ode il sussurro
d'un languido fior.

Giammai si cancella
l'antico sentiero,
il dolce pensiero
ch'è sempre con te.

Poeta si nasce,
talor si diventa
o uomo rammenta
l'eterna virtù.

Profumo di campagna
Vin che superbo al calice
doni il rubel colore
vin che novello al pallido
viso ridai rossore
spargi il profumo al tiepido
raggio di sole in ciel.

Sulle colline provvide
d'antichi bei filari
fra i verdi prati aleggiano
ricordi dei tuoi car,
fra gli scoscesi viottoli
si perde il mio pensier.

Quando le verdi foglie,
al clima dolce e mite,
di nuovo ancor ricoprono
i tralci della vite,
volan nel ciel le rondini
che han sorvolato il mar.

Dona il gran sol gli zuccheri
nei caldi mesi estivi,
i raggi suoi s'insinuano
sul colle e i suoi declivi,
bianche farfalle volano
sui petali dei fior.

E' giunta la vendemmia,
settembre e un po' d'agosto,
i tini già s'impregnano
al ribollir del mosto
ed una dolce musica
dona la gioia al cuor.

Dicon che Bacco e Venere,
ritengo non sia vero,
in cenere ci rendano,
ma chi lo dice invero
non provò mai l'amabile
gusto del bel piacer.

Giovani che s'allegrano,
innamorati amanti,
quando il bicchier nel brindisi
s'alza fra suoni e canti
ed il tuo cuor che spasima
s'empie di nuovo ardor.

Vi rivedrò nell'estasi
o mie colline amate,
alfin si colmi il calice
d'essenze profumate,
al vento allor si perdano
le gioie dell'amor.  

Sera
Quando la sera imbruna
sale la bianca luna,
volan le rondinelle
rapide fra le stelle,
si perdono d'amanti
languidi baci erranti.

E tu nocchier che al vento
spieghi le vele bianche,
tempra le membra stanche,
corri di nuovo al mar.   

Sol calante
Pria che il bel sol tramonti
tra nubi rosseggianti
pian piano dietro i monti
sale la luna ancor.

Donna silente e sola
talor si terge il pianto
mentre si perde il canto
del tenero suo amor.

Ricordo del mare
La spuma del mare
ti bagna le membra
e il cuor mio rimembra
l'amore d'un dì.

Fra bianche scogliere
si frangono l'onde
e il cuor mio risponde
l'amore finì.

Maddalena
Se di notte s'ode il pianto
d'una donna disperata
non stupir se l'accorata
prece a Dio rivolge allor.

Non v'è donna che già ria
del passato fra gli inganni
pur fra spasimi ed affanni
non si volga al redentor.

Maggio
Nel bel maggio tra le rose
volan rapide farfalle
quando caldo s'alza il sole
volan gaie sulle calle
mentre margherite e viole
sui bei prati spuntan già.

Il nocchier che il cielo terso
va mirando all'orizzonte
il comando da sul ponte,
leva l'ancora e poi va.


                     Nuove favole
  
Il somaro
Un giorno che solingo andavo in giro
un gran somaro mi trovai di fronte
era bello, ridente e tutto in tiro
avea l'aspetto nobile d'un conte.

M'accosto e pur m'inchino al suo cospetto
con lui proseguo intanto il mio cammino
sempre vicino e ognor con gran rispetto
gli chiedo: cosa fai mio bel carino.

Scrivo poesie e critico pur anco
menando gran fendenti a destra e a manca,
di criticar non sono proprio stanco

disse il somaro dalla faccia stanca,
io gli risposi in modo molto franco:
resti somaro e non puoi farla franca.

Il raglio (ovvero Il somaro parte seconda)
Un giorno che solingo passeggiavo
mi ritrovai con l'animale raro
ancora tutt'in tiro ed io anelavo
di dialogare con il bel somaro.

Era attorniato d'altri gran signori
orecchie a punta, sguardo intelligente,
si trastullavan e facean gran cori,
il loro raglio divenia furente.

Mi venne incontro pur con piglio austero,
mi disse ch'eran critici anche loro,
che fortuna, non mi sembrava vero,

sprizzavano intelletto da ogni poro;
li stetti ad ascoltare un giorno intero
ma solo il raglio uscia da quel gran coro.


Sospiri

Donna bruna
Vago anelante al tremulo
chiarore della luna,
guardo e sospiro al pallido
viso di donna bruna,
notte silente e immobile
dona il sublime amor.

Fanciulla, tu che languida
ti perdi ai caldi abbracci
di quel calor che insolito
ti prende fra i suoi lacci
quando nel ciel lo spirito
s'empie d'antico ardor.

Se nella notte canta
il rusignolo al vento
volando allor rammento
l'antico grande amor.

Il caldo tuo respiro
si perde tra le fronde
e il cuore mio risponde:
sei tu l'amato fior.  

Carovaniere
Dubbi, fra inutili fraseggi
di gente petulante,
mare che ti frangi furente
su bianche scogliere,
nubi grigie schiarite in cielo
dall'iride lontano.
Vita che continui scorrendo
fremente fra i singulti,
impenetrabili foreste
di sassi e di ruscelli,
parole di pietra scagliate
sulle fragili teste.
Mondo perchè vivi nel sogno?
Vaga Carovaniere!

Immagini d'amore
Allor che i supplichevoli
lamenti il sen sprigiona,
il cor più non ragiona
distorce la realtà;
talora le ingannevoli
sembianze o dolce Fille
ti pungon come spille
vagheggian la beltà.

Si spengono le flebili
speranze dell'amore
e il giovanile ardore
già non è più con te;
rimangono indelebili
gl'innumeri ricordi,
l'amore che non scordi
nel cor ti freme ahimè!

Il rusignol che amabile
vola di ramo in ramo,
al canto suo io bramo
di donna la vision;
solo pensier che labile
ritorna nella mente
e il cuore mio repente
già s'empie di passion.

Ai piedi tuoi si prostrano
ancor le stanche membra,
invero non mi sembra
di rivederti ancor;
mentre ver me si mostrano
le nere tue pupille
come rugiada a stille
rinasce in me l'amor.

Il ripensar m'invoglia
al ritornar coi passi
ove su antichi sassi
solevo camminar;
vita che già si spoglia
senza l'antico ardore
quando giurammo amore
distesi in riva al mar.

Nell'aria ancora aleggiano
profumi delle viole
aprendosi al bel sole
dal raggio lusinghier;
e gli occhi che vagheggiano
l'amato tuo sembiante
spronano il cuore errante,
lo spirito e il pensier.

Cupido allor conducimi
di nuovo al bianco monte,
all'acqua di quel fonte
che discendeva al pian;
e tu mio spirto inducimi
a ripensarti ancora
mentre l'april s'infiora,
mentre ti cerco invan.   

Mondo
Coro di bambini
senza patria,
senza amore,
senza cibo.
Chi vede
non vuol vedere,
chi può agire
non agisce.
Perchè mondo subdolo
vaneggi grandiosità
e ricopri con un panno
imbevuto di noncuranza
manifeste barbarità.
Speranza
ultima dea.

Speranza
Speranza
ultima riserva
d'amore.
Pupille tremule
su visi impenetrabili
d'immancabili attimi.
Gioie,ansie,dolori,
fragili intercapedini
del vivere intenso.
Pensieri, selvaggi
come la foresta tropicale
imbevuta di misteri.
Giorni e notti,
incedere lento
nell'eternità.

Dicembre
Se cade la neve
il colle s'imbianca
la faccia un po' stanca
ritorna a fiorir.
E il giorno che breve
più lungo ti sembra,
le stanche tue membra
non vansi a sopir.

Dicembre imbiancato,
Natale alle porte,
non v'è buona sorte
se non v'è pietà.
Il Cristo ch'è nato
portando l'amore,
s'inebria ogni cuore
di tutte le età.

Futuro
Corri cavallo va,
baio selvaggio
vola col mio spirito
ai confini
d'un mondo stanco!
Stille di rugiada
si sciolgono
al sole di fuoco
fra nubi cineree
che sottili si disperdono
e svaniscono
oltre l'universo.
Si perde con l'eco
la mia voce,
sussulta l'anima;
o nuove speranze
foriere d'un sogno.

Aprile
Se torna l'aprile
s'infiora il bel prato
ed io ne son grato
di tanto piacer.

La rondine torna
volando radente
e il cuor mio repente
rinasce ancor fier.

Penso e ripenso
Saggio che lo sguardo al cielo
rivolgi ed alla luna chiedi
una risposta a conforto
del pensiero assillante,
ritorna all'animo umano
e aspettando il ritorno
una preghiera, a colui che la vita
crea con slancio profondo,
invio raggiante e desioso.
Al principiar della radura
vedo qualcuno che cammina disteso,
mi avvicino e rivedo quel saggio
che pensavo m'avesse lasciato.
O essere umano rammenta:
non scordare chi è sempre con te.

Il fiore
Furtivi abbracci fra le selve aulenti
languidi baci di due cuori ardenti
vagan le stelle su nel cielo e intanto
s'ode fra i rami d'usignolo il canto.

Dolci parole fra gli sguardi intensi
si van perdendo liberando i sensi
o notte copri col tuo vel gli amanti,
bocche dischiuse fra sospiri erranti.

E quando sale in ciel luna d'argento
di gioia s'empie il cuor, di tenerezza
e mentre i bei ricordi ancor rammento
ti sfiora dolcemente allor la brezza,
lo spirto ancor rifugge dal tormento
al rivederti, amor, il cuor si spezza.
- Da Le ali del vento -    

Luci
Evanescenti arcobaleni di ghiaccio,
spiriti che si perdono su fredde lagune,
volo di farfalle su pallidi roseti,
intensi brontolii di anime perse,
vani squilibri d'inutili aspirazioni;
fluiscono i giorni e le notti
nel movimento sinuoso dell'universo.     

Inquietudine
Su l'irte scogliere di candidi sassi
si sciolgono al vento le salse del mare
ed il navigante spiegando le vele
s'appresta a salpare per lidi lontani.

Presagi funesti sull'arse rovine
di templi abbattuti nel nome d'un sogno,
silenzi notturni fra gelide stelle
nel cielo coperto da nubi radenti.

Di tuoni e di lampi si copre la terra
fra rami divelti di piante vetuste,
la furia del vento devasta ed attera
tra fiumi grondanti di fetida melma.

Tetri paesaggi, nei lugubri sogni
fra i segni del tempo, la gloria d'umani,
fra pianti dirotti di donne angosciate
di vecchi e bambini che cercan la pace.

Pallore sul viso di uomini duri,
demòni imperanti su popoli inermi,
profondi silenzi di spiriti puri
speranze negate dal ferro e dal fuoco.

Un dì risorgete cadenti sembianze
spronate le schiere valenti d'umani,
sorgete vessilli dagli antri nascosti
portate ristoro per l'umili genti.

Discendi dal monte su vasti sentieri
o principe antico, ritorna alla valle,
raduna le schiere di popoli oppressi
da cupi e malvagi tiranni perversi.

Perchè dolce luna t'ascondi al Creato,
ritorna splendente nel cielo stellato,
ridona silente quel tenero bacio
d'amanti sereni fra dolci parole.

Scompaiono alfine le immagini crude,
rinascono al vento le foglie dei rami,
si scorge volando la rondine in cielo
nel segno d'eterna valenza d'amore.

Ancora si frange su l'irte scogliere
la spuma del mare, fra sogni e speranze
ed il navigante ritorna al suo lido
cantando la dolce canzone d'amore.


Impossibile
Immagini distorte
dalla bruma mattutina,
vaghi sembianti svaniti
nell'incalzante grigiore
del fosco e freddo sole.
Al ricordo tornando
fragili e cupi momenti
si disperdono fra rocce
irte, scoscese e lontane,
fra valli sempreverdi.
Scorrono quasi insonni
le notti al fischio del vento,
speranze di giorni nuovi
su vette incontaminate,
bianca neve che scende.
Sogni, soltanto sogni,
frasi spente e scolorite
in rapido movimento,
l'eterna desolazione
cala e costerna il mondo.

A Bice (l'addio)
Sei tu la mia ossessione
più non sospiro Bice
son proprio un infelice
non voglio più soffrir.
S'è spenta la passione
sparisci dal mio sogno
di te non ho bisogno
son stanco di subir.

Pur l'incubo m'assale
di rivederti ancora
di notte come allora
quando rapisti il cuor.
E se il patir non vale
io ti saluto o Bice
tu stolta ingannatrice
da me non cogli amor.

E forse t'ho sognato
per ritrovare ancora
l'amore come allora
di quei perduti dì.
Amor che sì agognato
ricordo dei verd'anni
fra spasimi ed affanni
d'un fiore che svanì.

Allor sui prati in fiore
spuntavano le calle
e un volo di farfalle
saliva al cielo ancor.
Quel giorno, con ardore
tenendoci per mano
ci giuravamo invano
un grande, eterno amor.

Distesa sul bel prato
delle colline verdi
ancora tu disperdi
i fiori come allor.
Ricordo del passato
o Bice più non t'amo
amor che più non bramo
non ritornare ancor.

E se sconvolto i sensi
tu m'hai, bella figura
m'hai reso ancor più dura
la cruda realtà.
O forse ancor tu pensi
d'avermi alfin legato
da quando ho rimirato
la strana tua beltà.

E il cuor che s'assopisce
vagando più non freme,
rimane sol la speme
d'un volto al ritornar.
Il sogno alfin svanisce
d'amore un dì profondo
e il sole a tutto tondo
radioso in cielo appar.

Violetta
Sparse le trine morbide
nel letto in cui si giace
Violetta, il volto attonito
per l'avvenir fallace
rivolge il guardo agli ultimi
raggi d'un freddo sol.

Penetra il cuore un gelido
soffio di vita estrema
quando la gota pallida
langue, sussulta e trema
ed il camino un tiepido
effonde suo calor.

Alfredo, Alfredo saziami
di mille e mille baci
e ancor del fato ascondimi
d'artigli suoi rapaci,
dal viso il pianto tergimi
o mio perduto amor.

Quest'ultimo mio palpito
rimanga nel pensiero,
buon Dio del cielo ascendimi
sul bianco tuo sentiero,
ti prego ancora ascoltami:
non ti scordar di me.

E tu padre rammentati
d'un appassito fiore
che pur fra l'ansie e i triboli
abbandonò l'amore
pensando a quella vergine,
salvandole l'onor.

Luna suadente e nobile
illumina la stanza
ove ancor s'ode il gemito
di chi con gran costanza
amò suo Alfredo indomito
e alfine se ne va.

Addio città che il tenero
amor vedi svanire,
addio città che l'umile
donna vedi sfiorire
fra le camelie splendide
ch'eran gli amati fior.

Ancor le usate immagini
d'un tempo ormai passato
pian piano allor svaniscono
come d'amor l'afflato,
le dolci vie recondite
che ascendono lassù,

fra le radenti nuvole
che coprono la luna,
al ciel che ancor s'imporpora
mentre la sera imbruna,
si perde alfine il flebile
ultimo suo respir.

Fra sogno e realtà
Rime strane, un po' ribelli
fra cespugli e minareti
uso versi un po' desueti
già con fronzoli ed orpelli.

Pur mi piace sillabare
ed in metrica comporre
quando il verso dolce scorre
posso alfin dunque rimare.

Se nel verso trovo il canto
di Calliope ch'apre il cuore,
di chi scrive con ardore....
solo allor trovo l'incanto

d'un bel sogno che rinasce
come i petali d'un fiore
che dipinge un gran pittore
ed il cuore alfin si pasce.

Ritorno
Quando dal cielo un fulmine
trafigge il cuore affranto
un nuovo amor d'incanto
possente nasce allor.

Un suono dolce e flebile
si perde là sul colle
e dall'umide zolle
si scorge un bianco fior.

E l'acque che purissime
discendono dal monte
ti bagnano la fronte
rivolta al sole in ciel.

Il viso suo bellissimo
di grazia ancor riluce
e al grande amor t'induce
mirando il suo candor.

Allor ti sfiora un palpito
si perde con il vento,
il cuor che non è spento
ancor s'empia d'ardor.

Non ti mostrare impavido
o giovine sognante
e il guardo sia costante
rivolto al grande amor.

Cormorani
Quando tra cielo e mare
volavan cormorani
s'udivan dall'Olimpo
venir canti lontani.

Bella d'eburneo viso
scendea dall'Ida al piano
splendidamente Venere
a ricercar l'umano.

Nascea da quell'amore
un giovin di valor
e fu grande e possente
di Roma stirpe allor.

E mentre tutto fugge
svaniscono i pensieri
guardando l'orizzonte
sognar bianchi velieri.

Sguardi
Rivolto il guardo al rapido
fuggir del rio che scorre
nei pressi d'una torre
un vecchio ancor ristà.

Ripensa ai dì che furono
agli anni suoi felici
all'arse tamerici
ai verdi prati in fior.

Rinasce il giorno al tiepido
salir del sol novello
e il volto suo rubello
appare nel candor.

Talor le mani eburnee
ti sfioran dolcemente
ancor corre la mente
con spensierato ardor.

Sublime amor che al palpito
d'un cuor che vola e freme
rimane sol la speme
di rivederti ancor.

Ricordo vago e flebile
si perde all'orizzonte
e il sole dietro il monte
pian piano cala e va.

E allor nel cielo limpido
svanisce il bel sembiante
il cuore va anelante
al suo perduto amor.

Amor perduto
Odi su l'acque il gemito
d'un cuore che sospira
quando la brezza spira
e il guardo s'alza al ciel.

Solo un sussurro, un palpito
nell'animo dolente,
ancor scorre silente
il fiume e se ne va.

Talor ti sfiora un fremito
che perdesi col vento
e dolce ancor rammento
il viso suo e il candor.

Innanzi allor mi passano
le gote sue rubelle
la tenera sua pelle
il volto al par d'un fior.

E al bel ricordo spazia
l'anima all'orizzonte
la strada e il vecchio ponte
ove nasceva amor.

E mentre il sole tiepido
ancor cala a ponente
al cuor torna possente
il rinnovato ardor.

Il bel sembiante fulgido
svanisce piano piano
si perde e va lontano
varcando monti e mar:

Addio mia dolce silfide
un dì ci rivedremo
e allor ritroveremo
l'amor che non ha età.

Amo
Amo il giorno
che pian piano se ne va
mentre il sole modella
sagome rossastre all'orizzonte.
Amo la sera
che lenta s'avvicina
allo spirare d'una brezza leggera
che muove le fronde d'alberi immensi.
Amo la notte
che apre un varco
alla luna d'argento
ed alle stelle immobili nel cielo.
Amo il nuovo giorno
che baldanzoso s'appressa
mentre il sole caldo e suadente
illumina la vecchia terra.
Amo questo mondo perduto
che perenne rinasce
dalle ceneri che il vento
disperde coi sospiri della gente.

Amo!

Canto d'amore
Dolcemente cullata dall'onde
una ninfa vagava su l'acque
io la vidi ed alfine mi piacque
veleggiando sul tiepido mar.

Della diva il sorriso sul viso
m'abbagliava ed il cuore fremeva
mentre il sole suoi raggi stendeva
ed un dardo scagliavami Amor.

Quando i flutti frangevansi a riva
sulle antiche e tortuose scogliere
tramutandomi in gran cavaliere
m'appressavo iniziando a sognar.

Mi guardava celata la ninfa
ma il richiamo del mar le giungeva
mentre ancora il mio cuore fremeva
se ne andava con grande dolor.

Percorrendo quei lidi lontani
il ricordo mi torna alla mente
e talora con l'alma dolente
il pensiero mi fa sospirar.

Vo' pensando all'amore perduto
ed un canto si perde nel vento
passan gli anni ed ancora rammento
la bellezza d'un candido fior.

Anelito
Quando nel ciel s'imporpora
il sole ad occidente
da lungi allor si sente
un corno a risuonar.

Un corso d'acque rapido
si perde fra le valli
nitriscono i cavalli
del bosco al limitar.

Scorgi dolenti e miseri
di gleba ancora i servi
per i tratturi impervi
dolenti a camminar.

Scende la sera al tremulo
chiaror d'un ciel stellato
va il popolo accorato
le stelle a rimirar.

S'ode talor su l'aride
sponde del gran Ticino
il pianto cittadino
su l'acque ad ascoltar.

Assiso il re sul gelido
trono che un dì usurpò,
tremendo seguitò
le genti a torturar.

Nel suo castello il perfido
re se ne sta gaudente
continua il sofferente
popolo ad affamar.

S'avanza, cuore impavido
il cavalier guerriero
veloce sul sentiero
com'aquila a volar.

Il cavalier indomito
la man ha forte e franca
s'odon a destra e a manca
le trombe ad echeggiar.

Fuggono in preda al panico
del re le truppe vinte
dai vincitor son spinte
sino al lontano mar.

Vaga silente e attonito
torvo il re scellerato
nel regno liberato
si torna a festeggiar.

Salendo l'erta il vindice
guerriero là sul monte
varcato ha già quel ponte
ritorna al casolar.

Novello il sol si staglia
lontano all'orizzonte
le pecore sul monte
or stanno a pascolar.

Di pace il cor s'inebria
alfin che l'ira tacque
ritornano su l'acque
le barche a veleggiar.

La valle splende limpida
di luce e di bellezza
spirando ancor la brezza
il volto va a sfiorar.

Attimi
Sospiri, sogni perduti
fra le fronde quando spira
la brezza che scioglie i pensieri
al rinverdir degli anni.
Un turbinio di sensi,
un cuore ruggente
nell'attimo che fugge
dalle celate speranze.
Sguardi dispersi dal vento
che soffia e scompiglia
mentre lenta s'avvicina la notte
ricoperta di stelle.
Brilla ancora o luna!
A illuminar la via d'un cuore
che non è spento e vola
sino all'ultimo orizzonte

Dedicato a Pavia
Vicoli angusti di Pavia perduta
antiche nebbie ed i sospir d'allora
passano gli anni e l'amor mio non muta
bella e ridente nell'april s'infiora.

Aneliti, sussurri, una preghiera,
solingo sul selciato d'una via
or vago spensierato e il cuore spera
sognando vedo ancor la vita mia.

Illumina coi raggi il vecchio ponte
sospeso il sol che il cielo ognor ristà,
mi bacia ancor la brezza sulla fronte
e il canto di fanciulla un dì s'udrà,
lontano il guardo spazia all'orizzonte
silente il fiume scorre e se ne va.

Risveglio
O solitudine d'una valle desolata
tetra all'apparir di cane randagio
vagolante fra secche cespugli radi
mentre il sole fosco dirada le nubi
che svolazzano selvagge nel cielo.
Scorre un ruscello murmure al vento
serpeggiando fra pioppi secolari
e tristemente s'insinua nella valle
mentre s'ode fra le tetre fronde
d'un usignolo la canzone antica.
E se cammini solingo in quelle terre
più non ti pervade ahimè il profumo
di fiori, appassiti da quel tempo
in cui un dio terribile e superbo
coprì la valle con sua coltre scura.
Una fanciulla curva sotto il peso
d'un fardello carico di tristezza
s'avanza alla ricerca d'un rifugio
nella notte cupa che più non brilla
di stelle gaie lassù nel firmamento.
Sospeso in aria fra terra e cielo
vola un falco con l'ali spiegate
e la luna coperta di luce esangue
più non guida il viandante solitario
alla ricerca d'un luogo incantato.
Pian piano s'appressa il nuovo giorno
forse fu sogno terribile e bugiardo
l'aurora ammanta ancor la verde valle
risplende l'universo e s'ode il canto
di bimbi gioiosi al sol di maggio.

Giovinezza perduta
O dolci ricordi d'un tempo passato
soffiava nel petto d'amore l'afflato,
fra i prati coperti di fiori vermigli
s'udian tra le fronde sussurri e bisbigli.

Su verdi colline lo spirto vagava
fra boschi e dirupi un falco volava,
scendea serpeggiando dall'arido monte
purissima l'acqua di limpida fonte.

Il sole brillava laggiù nella valle
su prati ricolmi di splendide calle,
su campi coperti di spighe dorate,
su vecchie cascine, su case isolate.

Fanciulle gioiose con cuore fremente
guardavan ragazzi dal piglio insolente,
con ampie volute volava leggera
un'aquila grigia sul far della sera.

E ancora i villani finito il lavoro
tornavan dai campi, cantavano in coro,
la luna sorgeva d'argento vestita
e il cuore s'empiva di gioia infinita.

Immagini care che sfuman pian piano
il cuore ritorna sul colle lontano
la bianca casetta felice rammento
il dolce ricordo svanisce col vento.

Corvino
Sul castello di Corvino
cala il sole nella sera
sta volando un cardellino
mentre sboccia primavera.

Soffia lieve ancor la brezza
vo il paese a rimirar
mentre torna giovinezza
e lo spirito a sognar.

Una chiesa là si scorge
solitaria alla collina
un ragazzo fiori porge
alla dolce ragazzina.

Prati in fiore nell'aprile
spuntan già le margherite
stan le donne al fontanile
pur le viole son fiorite.

Sera che la valle ammanti
stan tornando i contadini
s'ode di lontano il canto
d'uno stuolo di bambini.

Va spirando il vento fresco
luna in ciel fa capolino
stan seduti intorno al desco
padre, madre ed un bambino.

Gente allegra nella valle
della sera nel tepor
i cavalli nelle stalle
scalpitando fan fragor.

Or la luna sta calando
e la notte se ne va
rondinella sta volando
dì novello è giunto già.

Nasce il sole là sul colle
col suo carro se ne va
spuntan fiori e le corolle
nella valle s'apron già.

E di nuovo un gran fermento
vanno tutti a festeggiar
nella piazza e ancor rammento
le campane a risuonar.

Dolci valli un sol ricordo
il pensiero che s'en va
al paese che non scordo
pace in cor ognor ristà

I girasoli
se tu nella penombra
di un luglio infuocato
chiedi ai girasoli:
perché guardate il cielo?
Non ti risponderanno.
Sono intenti a bearsi
di quel giallo colore
che ora scintilla
nell'aria impregnata
di pressante calura.
T'assopisci distratto
sotto le fronde
d'un albero immenso
ancor rimirando
quei fiori superbi.
Nella notte serena,
mentre brilla la luna,
ripassi dal campo
che un giorno vedesti
sotto il sole cocente.
Odi flebili voci,
un sussurro sgomento,
qualcuno ti prega,
non conosci le voci
che invocano aiuto.
Intorno lo sguardo
si posa sui fiori
appassiti e tremanti
al chiarore stellato,
velato e suadente.
Ti avvicini e ricordi
le corolle sprezzanti
che un giorno superbe
guardavan gaudenti
il cielo infuocato.
Il tempo della vita
ormai è trascorso;
miei poveri steli
chiedete perdono,
questo solo
a profonda,
che tanto orgogliose
avete scacciato,
la natura sovrana
le reca con sé.

Giugno
Campi di grano nel sole di giugno
spighe dorate che s'alzano al cielo
rondini in volo radenti su l'acque
d'un fiume che va scorrendo silente.

Viso raggiante di dolce fanciulla
sparsa la chioma ora mossa dal vento
se ne va il giorno ed il sole calante
lancia i sui tiepidi dardi a ponente.

Sera che avanzi allo spiro di brezza
strilla di bimbi nel vecchio cortile
desco fumante di calde vivande
soffio di pace t'avvolge e ristà.

Ancor la luna vestita d'argento
erra solinga nel cielo stellato
giunge la notte e ricopre la valle
mentre le luci si spengon lontano.

Giorno novello nell'alba radiosa
e la mattina si desta d'incanto
s'ode una dolce canzone d'amore
che dona al cuore la felicità.

Colle antico
Là sul colle a primavera
passan stormi di fringuelli
mentre sul far della sera
guardo gli occhi tuoi sì belli.

Canta la canzone al vento
una bimba spensierata
e da lungi ancora sento
il fragor d'una risata.

S'intravede all'orizzonte
triste il sole ormai calante
allo scorger della fonte
l'acqua pura zampillante.

Or la luna a tutto tondo
par ch'illumini il sentiero
al viandante giramondo,
vola ognora il mio pensiero.

Rimirando il col fiorito
il mio cor attende e spera
il bel sogno ch'è svanito
al tornar di primavera.

Verdi fronde
Orsù nella magione
da cui partisti un dì
ritorni e una canzone
che un giorno ti rapì
ancor l'odi tra i rami
d'un bel ciliegio in fior.

Ricordi della mente
la luce e la bellezza
un cuor che ancora sente
tornar la giovinezza
là nella valle antica
sbocciava un grande amor.

E tra le verdi fronde
si perdono i tormenti
due vecchi sulle sponde
d'un fiume stan silenti
rammentano il passato
che più non tornerà.

E ancora il vento fresco
ti sfiora e sale al cielo
all'ombra d'un bel pesco
tra i fior di bianco stelo
ti volgi al sol calante
e il sogno svanirà.

Palpiti d'amore
Tenero amor che al palpito
d'un cuore che sospira
mentre la brezza spira
silente freme e sta.

Dolce l'abbraccio al rapido
fuggire ognor degli anni
fra spasimi ed affanni
fra i sogni a rammentar.

Dolente un canto perdesi
allo stormir di fronde,
del fiume sulle sponde
sta un vecchio casolar.

Suadente il sole tiepido
su l'acque ancor si specchia
lo sguardo d'una vecchia
si volge e s'alza al ciel.

Solo vagando al limite
dell'ultimo sentiero
lo spirto audace e fiero
un dì ritornerà.

Vola la mente al fremito
d'un rinnovato ardore
rinasce ancor l'amore
d'un cor che va a sognar.

Perché
Parti di un mondo in lotta
la noia, la vita, la gioia,
tristezza, tetra fuliggine,
farragine in contrapposto,
delicata somiglianza d'ignoto,
tetro squilibrio di somme aspirazioni,
sicurezza d'infinito, malcelato gaudio,
solitudine che dolcemente rifugge.

Cuori erranti
Amor che il cor repente infiamma
ed un sospiro al vento serotino
odi nella campagna tra le fronde
d'un alto pioppo verde e secolare.
Sfuma la brezza che il volto sfiora
gaio e raggiante di rara bellezza
ed il sole all'orizzonte calando
lancia gli ultimi dardi a ponente.
Dolce l'incanto dal ciel purpureo
all'apparir d'una vision fatata
corri cavallo nell'ampia distesa
libera sia la tua corsa selvaggia.
Luna che brilli fra immobili stelle
sorridi gioiosa ai giovani amanti
mentre zampilla l'acqua di fonte
s'ode squillante una voce lontana.
Notte silente che presto t'adagi
quasi a coprire l'immenso creato
Veglia la Luna imbiancando la via
al rapido passo d'un uomo errante.
Da Morfeo rapiti i giovani amanti
vagan sognando per luoghi incantati;
l'aurora s'appressa, di rosa vestita,
il sole risorge e illumina il mondo.

Sogno in un giorno di maggio
Odi dal cor che palpita
l'afflato d'un amore
mentre il cavallo scalpita
e tu raccogli un fiore.

Dono alla fata bruna
del lago inargentato
brilla nel ciel la luna
credi d'aver sognato.

Vola cavallo al monte
col cavalier in sella
per ritrovar la fonte
su cui brilla una stella.

Vestita eri d'argento
dal monte discendevi
e con la chioma al vento
di fiori tu splendevi.

All'orizzonte il guardo
volgi e Cupido intanto
repente scaglia un dardo
e s'ode solo un canto.

E' lei la fata bruna
dal lago al monte sale
non brilla più la luna
or spira il Maestrale.

Svanito ormai l'incanto
ritorni al tuo villaggio
e s'ode solo il canto
di ninfa al sol di maggio.

Canto nel vento
Solo uno sguardo a lei volgo
quando la chioma moresca
si staglia all'orizzonte
e s'imporpora il sole lontano.
Giunge pian piano la sera
e una voce si perde nel vento,
veglia la luna argentata
e tu risplendi alle stelle.
Notte silente che tutto ammanti
con la coltre oscura e le case
ricopri di valle e risplendon
di luce soffusa e suadente.
E' solo un sogno che fugge
ritorni d'incanto al presente,
addio o dolce rimpianto
d'un cuor che spento non è.

Infiniti perché
Perché canti usignolo
alla luna alta nel cielo
che argentea sorride
all'errante vagabondo?
Perché natura rifiorisci
nella nuova primavera
ed un profumo soave
ti prende e t'inebria?
Oh verdi fronde mosse
dalla brezza che repentina
t'avvolge, perché v'alzate
sino al limite d'ogni sguardo?
Acque correnti nel letto
d'un fiume che s'adagia
nella piana infinita,
perché fuggite lontano?
Perché o uomo continui
la tua fatica nella speranza
che il sogno diventi reale
e lo sforzo non sia vano?
Forse rimarrà un sogno,
forse sarà solo un miraggio
e tu seguiti a sognare
nell'attesa d'un mondo nuovo!

In ricordo del Cinque Maggio
Ricordo il cinque maggio
che un giorno si studiava
e ti prendeva l'impeto
d'imprese e allor volava
la mente volta all'anima
del grande condottier.

Solingo l'uom nell'eremo
vicino a quella fonte
guardava sino al limite
dell'ultimo orizzonte,
mirava il sol di porpora
al terminar del dì.

Fu vera gloria leggesi,
a noi l'ardua sentenza
e tramandata ai posteri
la forza e la sapienza
che allor nel cuore indomito
il Creator gli diè.

Ah quante volte al pallido
salir di luna inerte
all'apparir di tremule
stelle d'un vel coperte,
volse lo sguardo agli ultimi
rai del calante sol.

Quando possente e indocile
varcava i monti e i mari
mai gli toccò la polvere
fu sempre sugli altari,
passava come il fulmine
fra l'alte nubi in ciel.

Pur sento già rinascere
commosso un grande affetto
ed il profondo anelito
che soffia ancor nel petto
e allor di mille palpiti
s'empie novello il cor.

Ricordi vaghi e flebili
svaniscono pian piano
e il sol che ancor s'imporpora
calando di lontano
dona alla spoglia immemore
alfin l'estremo onor.

Ricordo d'estate
Oh foglie gialle e rossastre
foriere di prima bruma,
mosse dal vento frizzante,
annunciate l'autunno che incalza.
La vite ormai spoglia
del frutto superbo
par quasi penetrata
da ciò che verrà.
Fresche e scintillanti acque
che correte sul letto non fondo
in cui si specchiano le foglie
che in breve cadranno tremanti.
Il sole si spegna pian piano,
non v'è più la calura pressante
che spesso angosciava il mio corpo
e che ora è solo un ricordo.
Il viandante sulle rive del ruscello
si è assopito e sognando
i bei giorni passati,
non s'avvede del tempo che passa.
Un cavallo nitrisce e s'impenna,
sente il fresco penetrare le ossa,
prosegue la corsa sfrenata
cercando il sicuro rifugio.
Ho carpito un caldo raggio al sole
perché brilli nel cuore angosciato
e mi segua splendente e solitario
nelle fredde giornate d'inverno.
Addio dolci paesaggi
ci rivedremo l'anno che viene
mentre il cuore pensa al futuro
ed al tempo ch'è dietro di noi.
Oh carezze perdute o ricordi,
un canto si perde nel vento
che gelido penetra in corpo
fermando il tempo presente.

Oh qual musica dolce, soave!

Rugiada
Oh lacrimose stille
di rugiada mattutina
al levarsi d'un sole
tiepido e suadente.
Rammentare il flebile
cinguettio d'usignolo
fra le fronde accarezzate
dalla silente brezza.
Canto d'amore perduto
nel giovanile ardore,
strane sensazioni
di speranze sopite.
Resta solo il sogno
che vaga nella mente
e dolce s'adagia
fra i perenni ricordi.

Fanciulla addio!

A ser Burlacco
Son rimasto esterrefatto
per l'ignobile misfatto
di quel tal che copia il verso
già con l'animo perverso.

E pur io che son padano
parlo ognor col cuore in mano.
no, non sono come lui
non ghermisco i versi altrui.

Or però vedo sul sito
che il misfatto s'è chiarito
riportando all'estensore
giusto alfine il suo valore.

Dico no, non ti crucciare,
possa il verso prosperare,
su prosegui caro Ghino
di poeta il tuo cammino.

Sentimento hanno i tuoi versi,
non andranno mai dispersi,
e al tuo pari sbatto il tacco,
ti saluto Ser Burlacco.

Penso e ripenso
Saggio che lo sguardo al cielo
rivolgi e alla luna chiedi
una risposta a conforto
del pensiero assillante,
ritorna all'animo umano;
e aspettando il ritorno
una preghiera, a colui che la vita
crea, con slancio profondo,
invio raggiante e desioso.
Al principiar della radura
vedo alcuno che cammina disteso,
mi avvicino e rivedo quel saggio
che pensavo m'avesse lasciato.
O essere umano rammenta:
non scordare chi è sempre con te.

Ricordi della giovinezza
In un meriggio caldo d'estate
cantano al sole cicale oziose
mentre disteso sotto una pianta
fiori stupendi vo' rimirando.

E la cascina vecchia d'innanzi
mi porta ai tempi quando piccino
correvo ancora con l'aquilone
sui prati verdi della collina.

Brezza che spiri dolce e leggera
tra folti rami d'un bel ciliegio
mentre la sera piano s'appressa
e ancor rammento la giovinezza.

Là nel cortile stan chiacchierando
donne vegliarde quando pian piano
sale nel cielo la bianca luna
ed argentate brillan le stelle.

Notte che copri l'antica valle
d'un velo scuro, dona ristoro
al bel paese ch'ora s'addorme
sulla collina dolce e pacata.

E ancor rinasce lucente il sole,
volan a frotte le rondinelle
nel cielo azzurro splendente e terso
d'un dì d'agosto caldo e suadente.

E sempre il tempo corre lontano,
il bel ricordo torna alla mente
e rammentando lidi perduti
l'anima ognora fugge col vento.

Uno squarcio di cielo
Scorgo sognando
nel verde bosco
nubi volando
nel cielo fosco.

Solcano i campi
bigi cavalli
guizzano i lampi
là nelle valli.

Un canto breve,
spira la brezza,
un soffio lieve
che t'accarezza.

Or cala il sole,
giunge la sera,
nascon le viole
a primavera.

La luna ascende
color d'argento,
chiara risplende
nel firmamento.

E nella notte
splendon le stelle
volano a frotte
le rondinelle.

Vicino al mare
brilla una luce,
nel casolare
la nonna cuce.

E dolcemente
l'alma rifugge
dal cor fremente
che più non rugge.

Il sol ritorna
e al par di rosa
ancor s'adorna
l'alba radiosa

Dedicata a Bice (ovvero parodia di Nice)
Dal dì che t'incontrai
ancor sospiro o Bice
un guardo all'infelice
ti prego, volgi amor.
Il sol dai caldi rai
si posa sul tuo viso
e il dolce tuo sorriso
di luce splende ognor.

Fra petali di rose,
fra viole e margherite
le gote colorite
si perdon nel rossor.
Sul cuore mio si pose
il dardo di Cupido
ed il destino infido
mi trasse nel torpor.

Tu Venere discesa
dall'Ida sino al piano
ti supplicavo invano:
abbi pietà di me!
Or dunque l'ardua impresa
vorrei compire alfine
di coccole e di trine
vorrei coprirti ahimè!

Correvo sul bel prato
fra mille e mille fiori
e i giovanili ardori
spronavano all'amor;
d'amore il grande afflato
nell'impeto ti prende
e sotto il giogo rende
l'alma, lo spirto, il cuor.

E l'acque che tranquille
discendono dal monte
ove bevemmo al fonte
in quei perduti dì,
si mescolan con stille
della rugiada a valle
coperta già di calle....
e tutto poi finì.

Non è furore il mio,
ti prego amata Bice
ridona all'infelice
alfin la libertà.
Fa che il mio cuore pio
ritorni come prima
e che l'usata rima
non susciti pietà.

Or che il mattino è giunto
vi dico che ho sognato,
non ho mai dunque amato
codesto amabil fior.
Ho preso sol lo spunto...
non ti crucciare Piera,
non è una storia vera,
sei tu il mio grande amor.

Nostalgia
Volan pensieri nella notte
mentre la luna beffarda s'adagia
sulle nubi scure mosse dal vento
portate al limitar dell'orizzonte.
Una luce fioca illumina l'antro
d'una grotta sperduta fra le rocce
d'alto monte coperto di cespugli
radi di colore verde pallido.
In quell'antro un ragazzo sta sognando
mentre al di fuori infuria il temporale,
possente il vento sibila fra i rami
antichi e dolenti d'alberi immensi.
Ricordo, nostalgia d'un tempo andato,
pensiero che s'inerpica sul monte,
passata è la tempesta e ancor la valle
alla luna si volge nella notte.
E nel giorno novello che ritorna
tutt'intorno è un rifiorir di prati,
addio sogno fuggente nel mattino
che dolcemente se ne va lontano.

Ritorno
Il cuore mio si strugge
tu sei partita un giorno
lo spirto più non rugge
attendo il tuo ritorno.

Veloce va il pensiero
al colle verdeggiante,
cammino sul sentiero
con l'animo anelante.

Lo spirto vaga e freme,
col vento va silente
rimane ognor la speme
per l'animo dolente.

Si perde al cielo un canto
e il viso tuo rammento,
ancor si desta affranto
il cuor che non è spento.  

Nuvole
Guarda le nuvole che volano
come i pensieri nella mente!
Guarda la luna che si specchia
nel lago argentato dei ricordi!
Solo, in una notte chiara,
cammino con passo disteso
sino al limitare d'una radura
e un dolce profumo mi avvolge.
Mi passano innanzi e mi sfiorano
immagini d'un tempo perduto,
sbiadite nell'ansa dei ricordi
e il vento le disperde sospirando.
Ancora s'ode il diuturno canto
d'un grigio passerotto
che si volge alle stelle
immobili nel cielo.
E allora, nel notturno silenzio,
con l'incedere degli anni
vaga lo spirito sereno
sino all'ultima stella lucente.   

Oblio
Notte, lunga notte
che t'ammanti di sospiri
apri un varco
alla luna d'argento!
Perché continui
a scorrere lenta
e premi il mio cuore
angustiato e stanco?
Lo spirito vola su vette
incontaminate e triste s'adagia
sul cupo incedere
degli anni fuggenti.
E fra le tenebre
solitario un viso
m'appare in uno squarcio
di cielo senza stelle.
L'immagine svanisce,
rimane solo un pendolo
che scandisce nel silenzio
interminabili attimi.
La mente vacilla
e si perde nell'infinito
oblio dei sogni;
Resurrezione, ultima meta!

Desolazione
Camini spenti
nella città deserta,
lande desolate,
sogni infranti,
vuoti sospiri
si perdono
negli anfratti
della montagna.
Arcobaleni svaniti
fra nubi grigiastre
e sulla vecchia terra
scorre il lezzo
fra sogni divelti
dall'anima esangue.
Volti perduti,
speranze sopite,
rinascerai,
mondo perverso!

Estasi
L'onda placata
dolce mi sommerge,
sensazioni ignote
mi sfiorano la pelle
come le calde dita
della brezza che spira
nella sera.
Attimi sospesi
nell'abbraccio estatico
fra cirri vaganti
che sfiorano la luna
immersa nel lago
dei ricordi.
Silenziosa notte
copri d'un velo
i teneri amanti
nell'onirica visione
d'orizzonti lontani!
E tra l'antiche fronde
d'alberi immensi
che s'alzano al cielo
si perde un sospiro.
Delicate sembianze
d'eterea fanciulla
mi passano innanzi.
Immobili stelle
perché non brillate?
Addio dolce rimpianto!

Sogno d'un momento
Amor che il sogno dolce d'un momento
mi trasse dall'incedere degli anni
toccando il cuore mio triste e solingo
mi colse nel diuturno rammentar.

Un fiore bianco, pallido, fuggente
sereno nel mattino quando il sole
si desta e ancor risplende nella valle,
novello allor si schiude e s'alza al ciel.

Seduta sulla riva d'un ruscello
guardando l'acqua scorrere silente
rifulge al sole tiepido il bel viso
e il cuor s'inebria di felicità.

Leggiadra vola come una farfalla
sfiorando i prati in fiore nell'aprile
e mentre un suono d'arpa ti sorprende
il canto d'una ninfa allor s'udrà.

E come rondinella che migrando
passando il piano e il monte verso il mare
si perde quel sembiante all'orizzonte
con la brezza leggera se ne va.

Paesaggio
Vedo nubi all'orizzonte
che s'intrecciano pian piano
odo i tuoni di lontano,
un rintocco di campana.

L'acqua pura della fonte
zampillando se ne va
nella valle in fondo sta
la superba diva Diana.

Dalla casa là sul monte
esce fumo dal camino
s'ode un canto di bambino
echeggiante nella piana.

Or raggela il vento in fronte
si scompigliano i capelli
miro gli occhi, son sì belli
quella chioma un poco strana.

Cavalier, non Duca o Conte
divenir prode guerriero
e sognando sul sentiero
d'incontrar fata Morgana.

Mi risveglio là sul monte
vedo scorrere un ruscello
odo il cinguettar d'uccello
la tempesta è già lontana.

Buonanotte sognatore
M'assopisco distratto sotto un ciliegio
al cinguettio d'un usignolo
mentre un leggero soffio di vento
disperde il canto oltre la collina.
Immagini fosche, nel notturno silenzio
di popoli che lottano per una terra,
per una landa desolata e sperduta
fra le rovine segnate dal tempo.
M'adagio al limitare
d'una chiazza lacustre quando
le forme d'una foresta incantata
mi avvolgono pian piano.
Circondato da fate, elfi e folletti
che felici emanano la serenità
le tristi immagini si dileguano
tra le fronde sfiorate dalla brezza.
E mentre seguito a sognare
una voce soave che giunge
dall'orizzonte lontano
mi sussurra dolcemente:

buonanotte sognatore!

Immagini dal mondo
Vita che scorri con passo lento
al ritmato tic-tac d'un orologio
mentre tetre immagini di un mondo
perennemente in lotta
mi passano innanzi
come in un film già visto.
E tu continui per la tua strada
dimentico delle nefandezze che ti sfiorano
e sembrano non toccarti mai.
Ascolta i sospiri della sofferenza
che il vento gelido disperde lontano!
Sogno, speranza, dolce rifugio.

Il ritorno del crociato
Ricordate il prode Anselmo
che in oriente se ne andò
un bel buco avea nell'elmo
ed a casa non tornò.

Or leggendo la poesia
tutti sanno che perì
solitario per la via
ma la storia non finì.

Un guerriero del sultano
ch'era un gran buon uomo in ver
prese la fiaschetta in mano
e gli diede alfin da ber.

Quasi fosse suo fratello,
quando si riebbe un po'
lo depose sul cammello
ed a casa lo portò.

Più di prima ancor fremente
prode Anselmo volle andar
perché nel lontano oriente
non voleva proprio star.

Il guerriero disse allora
te ne prego resta qui
ma tornar voleva ancora
al paese e alfin partì.

E trascorse più di un mese
mari e monti egli passò
giunto alfine al suo paese
verso casa se ne andò.

Dolci frasi ed una prece
ma la donna non uscì
si fe' avanti un uomo invece
che gli disse via di qui.

Sconsolato, esterrefatto
da quel posto se ne andò
e correndo come un matto
in oriente ritornò.

Quando giunse il suo veliero
là nel porto ad aspettar
v'era ancora il gran guerriero
che lo venne a salutar.

All'Anselmo disse tosto
la magion pronta è per te
lo vedrai, è un gran bel posto
e starai vicino a me.

Passa un giorno ed il tapino
vede una fanciulla ahimè
camminando nel giardino
s'innamora su due piè.

Era dolce e spensierata
della bella s'invaghì
era anch'ella innamorata
alla fine disse sì.

Passan gli anni e ognor felici
pranze e cene al desinar
tanti figli, tanti amici
nella casa in riva al mar.

Qui finisce un'altra storia
che ho voluto ancor narrar
dell'Anselmo senza boria
che sereno ora può star.

E se alcuno fra cent'anni
dell'Anselmo vuol parlar
senza dubbi, senza affanni
certamente lo può far.

Un bimbo
La neve dal cielo
discende pian piano
e copre d'un velo
il colle lontano.

Un vecchio camino,
la bianca casetta,
un bimbo piccino
ancora che aspetta.

Dal giorno che il padre
lontan se ne andò
coi nonni e la madre
alfine restò.

E tutti d'accanto
al bianco lettino
tergevano il pianto
del dolce bambino.

E un dì che correva
solingo col vento
da lungi scorgeva
un gran bastimento.

E l'onde solcava
del mar dolcemente
la brezza sfiorava
quel volto dolente.

La nave giungeva
nel porto vicino
e ancora correva
veloce il bambino.

Festeggiano alfine
il padre che torna
di fiori e di trine
la casa s'adorna.

Ognor splende il sole
là sui prati in fiore
rispuntan le viole
ritorna l'amore.

Rinasce più bella
il cor me lo dice
la vita novella
pel bimbo felice.

Cancello chiuso
Un cancello chiuso
un'edera senza cure
che s'inerpica
sulla casa diroccata
e il pensiero corre
al tempo in cui
nell'ampio cortile
era tutto un rigoglio di fiori.
E s'udiva........
il vocio continuo di donne e
di contadini al ritorno dai campi,
il ruminare di buoi nelle stalle,
lo starnazzare d'oche bianche,
il canto isolato del gallo,
l'abbaiare dei cani,
il miagolio di gatti d'ogni colore.
Solo una casa è rimasta
e distrutta dal tempo;
dolce ricordo
che fugge col vento.

Crepuscolo
E la sera avanza
spegnendo
l'ultimo bagliore
d'un crepuscolo
di fine estate.
Scorgi fra i rami
rossastre foglie
che annunciano
il rapido incedere
d'autunno incalzante.
Uno strano tepore
suadente pervade
le tue membra
adagiate sulla riva
dell'antico torrente.
Acque silenziose
scorrono sino al limite
dell'umano sguardo
fra i dolci pendii
di colli digradanti.
E tu fanciulla
svanisci col sogno
mentre il soffio
d'un battito d'ali
si perde nel vento.

Dolce rimpianto
Tristemente cullata dai flutti
va pian piano la nave solinga
e da lungi nel cielo si scorge
il bel raggio del sole che sorge.

Va spirando lo zefiro amico
nell'incanto del dì che s'avanza
s'ode allor nell'azzurro silente
il sospiro d'un canto dolente.

Mentre il cielo s'oscura pian piano
e le nubi s'appressan coi lampi
sta sul ponte sferzato dal vento
solo un uomo dal guardo sgomento.

Par vedersi una strana figura
che s'avanza dal mare in tempesta
or pervaso da grande tormento
un ricordo, l'amor non è spento.

Vaga ognora la nave sul mare
ricercando fanciulla perduta
e al brillar della luna un lamento
s'ode triste e svanisce nel vento.

Nobili amanti
Scorgo il volo d'un augello
mentre il sole sta calando
di lontano sul castello,
sta l'aratro ancor solcando.

Vola Prence sul destriero,
un caval di pece nera
dallo sguardo fiero fiero
per veder l'amata vera.

Nel castello là sul monte
v'è la donna che non ama,
ha varcato già quel ponte,
al di là c'è la sua dama.

Un rintocco dalla piana,
a campana del villaggio,
s'ode gracidar la rana,
sulla riva il grande saggio.

Di lassù la ripudiata
si trasforma in maga nera
per raggiungere celata
traditor prima di sera.

Il gran saggio pur'è mago
d'abilissimi poteri,
ei s'apposta in riva al lago
va scrutandone i sentieri.

Ella giunge a passo lento
fiera a macchia di color
ed il mago chioma al vento
si tramuta in cacciator.

Improvviso scaglia un dardo
le trapassa il nero cuore
e cadendo il bel leopardo
ansimando tosto muore.

Dalla casa sul balcone
ecco il Prence che mirando
ciò che avvenne di tenzone
con la bella sta volando.

Volan Volan sul destriero
van solcando mari e monti
e poi cercan col pensiero
di raggiunger quelle fonti.

Là l'eterna giovinezza
agli amanti acqua darà
dalle fonti avran l'ebbrezza
della gran felicità.

Pensiero solitario
Addio terra negletta
al rimembrar d'un sogno
che fugge nel vento gelido
sferzante fra le fronde
ingiallite dal tempo
che avanza e fra sue spire
tutto avviluppa lento
nel suo continuo divenire.
Ricordi d'un tempo felice
fra boschi di betulle
spaziando in riva al ruscello
che s'adagiava nella chiazza
lacustre al mormorio notturno
mentre s'udia lontano soave
la voce di ninfa spensierata
distesa al rimirar di fiori.
Il sorriso d'una fanciulla
empiva gli anni fuggenti
d'un vecchio incanutito
disteso all'ombra d'un ontano
e di fiori vermigli sparsi
era coperto il sentiero
che serpeggiante giungeva
al limitar del bosco.
D'incanto ora svanisce
nell'aurora il sogno,
s'appressa il mattino radioso
ed il sole coi raggi furtivi
dolce s'adagia nel bosco,
risplende la valle perduta
mentre il cuore vaga ognor
perdutamente all'infinito.

Il mare
Sull'arenile, in un giorno di maggio,
guardo lontano, tra il cielo ed il mare,
lo spazio d'un orizzonte infinito.
Serpeggian, nel sole calante, scintille
al par di dardi infuocati e ribelli,
scagliati lassù dal sommo dio Giove
sulla nave che percorre solinga
l'ampia distesa d'un mare rossastro.
Non flutti bianchi si frangono a riva,
Nettuno riposa e l'acqua non freme;
la nave è scomparsa mentre lo sguardo
si posa sulla barca che s'appressa
fra dolci note che toccano il cuore.
(E quale epigono strappa al poeta
un poco i versi superbi e immortali)
le Nereidi ch'ora guizzan dall'acqua
fan liete col canto l'ampia distesa
e di lontano una soave armonia
sovrasta allor le nefandezze umane.

Sognando
Azzurri come i corsi d'acqua
che si perdono tra le valli
i tuoi occhi si perdono al sole
nel meriggio caldo d'estate.
Un profumo inebriante si spande
sui prati dorati dal grano
mentre i biondi capelli ondeggiano
allo spirar d'una brezza leggera.
Calando il sole oltre la collina
ricama dolci immagini sul viso
rivolto a ponente; la sera
s'appressa e s'odono canti lontani.
Astri d'argento sparsi nell'empireo
brillano e fan da paggi alla luna
che pian piano è salita sino
al punto più alto del cielo.
E tu brilli fra queste stelle
mentre il pensiero vola
verso ignoti lidi lontani,
un sogno che si perde all'infinito.

Dolce ricordo
O sogno fugge

d'un gelido giorno all'apparir
d'ombra vaga e solitaria
di vagabondo che solca la piana
al tiepido sole d'inverno.
Un passero vola di ramo in ramo
mentre gaudente la fanciulla
ognora si trastulla fino a sera
come cicala al sole d'estate
e non s'accorge del tempo che passa.
Il soffice manto di neve
ha ormai ricoperto la campagna
e il contadino con la pala s'apre
il cammino per giungere alla stalla
ove annoiati riposano i cavalli.
Un bimbo s'affaccia alla porta
e con fatica esce nel cortile,
ha per sostegno due stampelle
e guardando altri bimbi felici
una lacrima scorre sulla guancia.
Una bimba s'avvicina e sorridendo
lo invita a raggiungere gli amici
nella casa al fuoco scoppiettante
d'un antico camino mentre fuori
continua soffice a cader la neve.
Sol chi non prova il dolore
non può capir la gioia
e in una altalena continua
di sentimenti contrastanti
erra il vagabondo all'infinito.

Alla ricerca di se stesso
Tu che nella notte oscura risplendi
o Luna che fra le stelle t'adagi
ed allo spazio infinito sorridi,
illumina il passo al viandante solitario!
Squarcia le tenebre oscure incalzanti,
veglia sui casolari di bella campagna
il cui verde ha mutato il colore
già fosco ed ora rinato brillante.
Avanza l'uomo con passo lento lento
cercando la meta che non s'intravede,
ha camminato ormai per lungo tratto
scorge un rifugio, un vecchio casolare.
S'assopisce sul morbido letto di paglia,
ode in sogno il canto d'uccello notturno
e l'alba lo risveglia pronto al cammino
che riprende lentamente col solito passo.
Il cammino è ormai divenuto perenne,
d'un uomo alla ricerca del punto lontano
che girovagando va per il mondo felice
e fantasticando si volge alla meta agognata.

E se un ricordo
Sento nel cor rinascere
il giovanile spirito
e soffia ancor l'anelito
d'un sogno, d'un amor.

Ah quante volte al tacito
salir di luna esangue
or che il mio cuore langue
io vo pensando a te.

Quando salimmo il ripido
sentier del tuo villaggio
in quei giorni di maggio
tra i verdi prati in fior.

Distesi sulla tenera
terra donde salivano
profumi e ancor empivano
l'aria, la terra e il ciel.

Come il cavallo indocile
che va scorrendo e scalpita
così il mio cuore palpita
per un perduto fior.

Talora nell'onirica
vision che al ciel si libera
si perde ancor l'effimera
speranza dell'amor.

Come passion che flebile
sfiorisce al triste raggio
del sol d'un dì di maggio
il sogno svanirà.

Si perdono le immagini
alfin d'amata silfide
brillan nel ciel le limpide
stelle d'un grande amor.

Visione
T'immergi a rimirar la vetta
imbiancata d'un monte lontano
mentre il sole dai rai splendenti
effonde un tepore suadente.
Lo sguardo repente si posa
dolcemente sul volto cullato
dalla brezza che fresca s'avanza
fra le valli color di smeraldo.
Ella al par d'una vision di fata
splendidamente per l'ampia distesa
il passo affretta ed il sole
t'invade d'un chiaro fulgore.
Seguitando a rimirar quel fiore
m'assopisco sotto un albero immenso
e al par di cavaliere errante
sogno l'onor di superbe imprese.

Passione
E la sera ormai s'appressa
già risplende nel rossor
di quel sol che va calando
e ricopre i prati in fior.

Quando la campana il vespro
serotino va a suonar
stanno tutti intorno al desco
là nel vecchio casolar.

Dolce un canto d'usignolo
che si perde nel chiaror
va librandosi nel cielo
con la luna vaga ognor.

Un ragazzo ch'esce lesto
d'un gran bosco al limitar
s'avvicina alla casetta,
sta sull'uscio ad ascoltar.

Ei già spera che la bella
alla fin ritorni ancor,
pensa sempre sconsolato
al lontano grande amor.

Mentre il cielo che s'imbruna
sta il ragazzo a rimirar
s'ode allora il vento fresco
tra le fronde a sibilar.

Vento che sul far di sera
la speranza infonde al cor
mentre al cielo dolcemente
i suoi dardi scaglia Amor.

Ritornare
Se nel vento ritrovi l'incanto
d'un amor che perduto rinasce
come un fior che nel sole si pasce
si ridesta l'antica virtù.

Dolce luna vestita d'argento
nella notte che avanza silente
veglia allora sull'alma dolente
fra le stelle che brillan nel ciel.

Ridestarsi su l'aridi campi
impregnati di vecchi ricordi,
la fanciulla che ancora non scordi
fra i sentieri che portan lassù.

Fra le vette ammantate di neve
al suadente bisbiglio del vento
quando ancora ti sfiora il tormento
d'un amor che passione ti diè.

Come l'uom che in tumulto ritorna
fra le valli color di smeraldo
va con l'animo ancora spavaldo
ripensando all'amor che sfiorì.

Nel tepore d'un giorno novello
mentre il sole si desta e risplende
sulla terra e suoi raggi distende
s'odon teneri allora i sospir.

Come il fiume che docile scorre
fra le sponde cullate dal sole
ricoperte di calle e di viole
il mio cuore sereno ristà


Dolcemente si perde nel vento
quel sembiante che alfine svanisce
e lo spirito ancor s'assopisce
all'aprirsi dei petali in fior.

Fragilità
Scorgo gabbiani in volo
nel cielo di velluto
che si specchia sugli scogli
spruzzati di salsedine.
Fragili sembianze di donna
adagiata sull'altura
che sovrasta la bianca rena
e il mare si placa dolcemente.
Strani silenzi al sussurrar
d'una leggera brezza
che disperde il flebile canto
d'eterea, solitaria sirena.
Vaghi ricordi e antichi,
delicati sospiri che aleggiano
e si disperdono negli anfratti
d'un mondo inutile.

Risveglio
Ritornar fra dirupi e sentieri
d'un paese disperso sui monti
ritornar alle limpide fonti
all'amore che un giorno svanì.

Solitario su l'aspro tratturo
camminando il mendico silente
con lo sguardo rivolto a ponente
scorge i raggi calanti del sol.

Bianca luna che brilli nel cielo
fra le stelle che brillan d'argento
ed un battito d'ali nel vento
si disperde al ricordo d'allor.

Quando l'acqua che rapida scorre
d'un torrente che nasce dal monte
dolcemente ti bagna la fronte
e nell'estasi in sogno m'appar.

Su quei prati che ancor rigogliosi
quando il sole risplende a levante
io ritempro lo spirto sognante
che si perde sereno nel ciel.

Mentre il fior che si schiuse tremante
su le verdi vallate rammento
tra le fronde il mio canto col vento
come un soffio repente se n' va.

Mi ridesto nel fresco mattino
ed il sole che splende novello
dolce sfiora il tuo viso rubello
e d'incanto rinasce l'amor.

Dolce rimpianto
Tristemente cullata dai flutti
va pian piano la nave solinga
e da lungi nel cielo si scorge
il bel raggio del sole che sorge.

Va spirando lo zefiro amico
nell'incanto del dì che s'avanza
s'ode allor nell'azzurro silente
il sospiro d'un canto dolente.

Mentre il cielo s'oscura pian piano
e le nubi s'appressan coi lampi
sta sul ponte sferzato dal vento
solo un uomo dal guardo sgomento.

Par vedersi una strana figura
che s'avanza dal mare in tempesta
or pervaso da grande tormento...
un ricordo, l'amor non è spento.

Vaga ognora la nave sul mare
ricercando fanciulla perduta
e al brillar della luna un lamento
s'ode triste e svanisce nel vento.

Dedicato alla Madonna della Neve
Santa del ciel perdonaci,
ascolta il nostro cuore
e l'altro grido supplice
con rinnovato ardore.

Santa del ciel proteggici
da oscure tentazioni,
nell'alma nostra alberghino
ancor le buone azioni.

Santa del ciel rimettici
il Figlio benedetto
ed il profondo anelito
che soffia ancor nel petto.

Santa del ciel ti pregano
ognor perdute genti
ridona pace ai miseri,
all'anime dolenti.

Santa riprendi il viaggio,
Madonna della Neve
per in ver noi discendere
ancor con passo lieve.

Santa suprema al limite
dell'ultima frontiera
posa lo sguardo e ascoltaci
nell'umile preghiera.

Santa dal viso eburneo
ritempra il triste cuore
forte dal ciel ridonaci
l'afflato dell'amore.

Santa dal regio soglio
ristora le alme afflitte
che ancor quaggiù t'implorano
piangenti e derelitte.

Santa che guidi i popoli
dai monti sino al mare
alla magion d'un principe,
al vecchio casolare.

Santa del cielo i giovani
nel grembo tuo conduci
fa che novelle splendano
di stelle ancor le luci.

Paesaggio di campagna
Un verde pioppo va verso il cielo,
un fiore bianco dal lungo stelo,
nascono al sole le margherite
e pur le calle son già fiorite.

Fresca la terra, s'arano i campi,
lontano i tuoni, lontano i lampi,
nel cielo azzurro sorgendo splende
il sol novello, dolce ti prende.

I prati verdi s'empion di fiori,
bella e ridente, di bei colori
ancor si veste l'antica piana
e s'ode il tocco d'una campana.

Che suona a festa, chiama la gente
nella chiesetta, nel dì sorgente
e la fanciulla bella s'agghinda
di veste nuova porpora e linda.

La vecchierella stanca e dolente
cammina lenta sino al torrente
ed al ricordo d'un grande amore
con voce roca prega il Signore.

Soffia la brezza sul far di sera
or che rinasce la primavera,
tornano ai nidi le rondinelle,
stan negli stazzi le pecorelle.

Sale la luna nel firmamento,
or fra le fronde sibila il vento
e nella notte, nel bel chiarore
brillan le stelle d'Orsa Maggiore.

In fra le rocce dell'alto monte
fresca zampilla l'acqua di fonte,
s'appressa il baio, bevendo un sorso,
discende a valle tirando il morso.

Il cuore freme, s'empie d'ebbrezza
al rammentare di giovinezza
e mentre l'alma vaga silente
rinasce il sole caldo e splendente.

Chissà
Chissà se forse un dì, forse cent'anni
a scuola studieranno il Bottiroli
col Fabi, col Burlacco e non siam soli
senza lavare in Arno i propri panni.

Vale sempre la pena ricordare:
chi compone lo fa per suo diletto
scrivendo a volte rime con l'effetto
a volte solo per poter sognare.

Silenzi, gli abbandoni,il grande amore
e lo stormire delle fronde al vento,
quando correvi un dì sui prati in fiore;

i bei momenti che talor rammento
allo spirto ruggente dan calore
e nuova forza al cuor che non è spento.

I Crociati
(dodecasillabo a senario doppio)

Sul mare fra l'onde si scorgon lontani
radenti su l'acque veloci i gabbiani,
annuncian l'arrivo di bianchi velieri
recando sul ponte possenti guerrieri,
partirono un giorno, lasciando gli armenti,
i bimbi piccini, le donne piangenti.

Salpavano verso quei lidi d'oriente
ed il sole rosso calava a ponente,
allor salutando persone lor care
al triste ricordo d'un bel casolare
lasciavan dolenti la fertile terra,
s'udivan sul ponte canzoni di guerra.

Solcavano il mare talora in tempesta
ancor rammentando la folta foresta,
cacciavan veloci con lance le belve
fra rocce e dirupi, fra le verdi selve,
ed allo splendore di stelle lucenti
tornavano a casa felici e gaudenti.

E furon battaglie col gran Solimano,
le truppe agguerrite, le sciabole in mano,
brandivan le spade su l'aridi campi
con nuvole attorno, con tuoni e con lampi,
cozzavano l'armi con grande furore
ancora mostrando lor grande valore.

Passavano gli anni, lo spirto tornava
ai cari ricordi, dolente vagava;
la lotte infuriava nel vasto deserto
e per la vittoria dall'esito incerto
a colpi di brando pugnavan potenti
le truppe rivali sui corpi morenti.

Or giungono a casa, la guerra è finita,
rivedono alfine la terra fiorita
ritornano ai campi con bruni cavalli
tirando l'aratro laggiù nelle valli
e mentre il mattino s'avanza nel sole
là nella vallata rinascon le viole.

A Bice (il ritorno)
Di notte quando sogno
ancor m'appare Bice
e il cuor dell'infelice
ritorna a sussultar.
M'assale il gran bisogno
di rimirarti o fiore
ed il novello ardore
il sen fa palpitar.

Lo spirto vaga e freme
e nel prostrarmi ancora
ti vedo come allora,
io vivo sol per te.
Vorrei sostare insieme
a te, mia donna, al sole
tra rose, tra le viole,
non ti scordar di me.

Perchè m'appari solo
in sogno mia adorata
e la prece accorata
io ti rivolgo ognor.
Com'Icaro nel volo
mi libro in su le vette
e il cuore mio non smette
d'amarti con ardor.

Io vago su quell'onde
d'un mare tempestoso
eil guardo mio desioso
sol va cercando te.
Suvvia ve n'ho ben donde
mio caro, unico bene,
ognor scordo le pene
se solo sei con me.

Spargi sui prati in fiore
il tuo profumo aulente
e d'un vigor possente
già s'empie ancora il cuor.
Non mi sfuggire amore
fra viottoli scoscesi
e gli occhi al ciel sospesi
lacriman di dolor.

Io cerco invano altrove
amore senza pena
e con la nuova lena
ristoro pel tapin.
Tributi al sommo Giove
infin mia Bice porgo
e dall'Olimpo scorgo
un cenno del Divin.

E l'alma ancora intorno
su la collina verde
repente allor si perde
ma un dì ritornerà.
E ancor nel nuovo giorno
si leva il sol novello
e il volto tuo rubello
pian piano se ne va.


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