Racconti di Enrico Tartagni


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L'Italia Moderna
Con i nostri marinai ci scherzano tutti, oh!
da Ansa: "Barche turche accerchiano e lanciano pietre contro un peschereccio di Mazara" prima gli indiani dell'India poi i tunisini poi i libici mo i turchi...i turchiii! Questi non scherzano mica fanno sul serio! Ma poverini che siamo noi italianini! E su un briciolo di orgoglio nazionalista e sovranista! Abbiamo qualcosa alle nostre storiche spalle da esserne degni rispettosi fieri, orsù! Non dobbiamo aver paura d'essere poi tutti quanti dei beniti...coraggio, pensiamo a Romolo e a Remo (da tutte le parti a babordo a tribordo basta che si remasse) a quando aravano le colline laziali per trasformarle in romane, a Giulio che andava e veniva su e giù tra Italia e Francia fermandosi al Rubicone ove faceva il brodo con i dadi, e si fermava a Bellaria a respirare con il centurione perchè lì c'era una gran bell'aria...oh siii, un Impero...ma noi oggi mica rivogliamo l'Impero, manco Elisabetta ce l'ha più! noi vogliamo solo vivere in pace senza essere il bersaglio delle voglie e delle cattiverie dei vicini...anche voi vicini mediterranè, ovvia, un po' di educazione civica, se volete visitar l'Italia dei Bembi e dei Pirandelli prendete su un documento d'identità, un certificato sanitario della mutua, una mascherina colorata dei colori della Pace, un coroncina araba, un rosario francescano, un fiore di Budda, un frase aforisma di Confucio, di Osho, di Bòdlèr, una gentilezza di Maometto, una foto di famiglia...e che cos'è? siamo ancora così tribali da viver in grotte e nei tucul...negli igloou? Dai, Italia del mio cuor in pace coi partigiani senza tante faccette nere, orsù mia bella Italia ciao! mica dobbiamo far la guerra al Mondo come il Dr.No che dopo viene 007 James Bond Sean Connery...magari...no no dobbiamo avere, noi italiani di pelle bianca di pelle nera di pelle rossa di pelle gialla di pelle a pois con la psoriasi, solo un filino di carattere misto a orgoglio della nostra Storia d'Indipendenze, essa Storia merita rispetto se non altro per lo studio che ci fanno fare a scuola dalle elementari alle superiori... quindi, morale, W l'Italia rispettosa ma che si sa fare capire.
 

La pace del Villaggio
La vita deve avere uno scopo anche quello di essere inutile. Artù sgambettò veloce e curioso nel campo dirigendosi verso il bosco, gli tenni dietro col massimo della mia felicità quasi quanto la sua. Entrammo dalla soglia cespugliosa di rovi e more del bosco ma lì c'era il sentiero che Artù conosceva a menazampa, era appena appena sera, s'intrufolò e dovetti subito difendermi dalle spine pungenti dei rovi d'uccelli da bassa quota...tirai di qualche centimetro il guinzaglio di Artù che si trattenne...il bosco ora già iniziava a dipanarsi e a mostrarsi a noi due nella sua intensità misteriosa...noi due intendemmo quella oscurità come un mondo sconosciuto da esplorare per poterlo capire ma..non era la prima volta che Artù mi conduceva in quel cosmo di piante sottobosco alberi lecci abeti pini e betulle però ogni volta il bosco si presentava mutato, e mutevole, aveva dentro sè un'origine diversa, straniera, impressionante lo sguardo e lo spirito, ma Artù era un westi coraggioso e avventuroso. Sbuffò, annuso fili d'erba e piste, starnutì e mi guardò fisso ed improvviso con due occhietti neri al pungitopo che mi interrogavano come per chiedermi: "andiamo? avanti!" "Ok Artù andiamo a vedere cosa c'è" Nel bosco sgattaiolavano su per i rami degli alberoni animaletti modello scoiattoli sul terreno erboso altri in formato topini ghiri e ricci con gli aculei a getto rapido poi svolazzavano attenti guffi al barbagianni civette in cerca di rifugi sul comò. Il sentiero impervio si era fatto ahimè quando nella shame oscurità della foresta nera Artù annusò e percepì una presenza oscura. Artù rimase fermo come stecco sta e trivellava l'aria con lo sguardo poi ringhiò debolmente quindi scodinzolò allegro la coda perennemente in asta alzabandiera, Artù è un Westie di pura razza e dominante, mi guardò come per dirmi guarda chi c'è. Un ombra si presentò a noi in dirimpetto il sentiero e disse: "chi sìv vuiètàr?" Dissi: "à sàn nuietàr dù chi vùt chi seia?" Ora l'ombra era in luce ed aveva: un nasone a becco ingrugnito e squadernato una palandrana a manto rosso un copricapo fritto all'alloro sulle spalle curve di fatica letteraria e tre libretti per le mani. Dissi: "Mò c'ì tè! Mo dil sobìt". Egli ci disse: "ma che ci fate nel bel mezzo di sta selva?" Dissi: "mi sa che ci siam smarriti" Disse: "Ah!" Sorrisi e guardai Artù e dissi ad Artù: "Te lo sapevi eh birichino ecco perchè vuoi sempre entrare nel bosco mica per far pipì anche per stare con lui!" Egli sorrise e disse: "se se aiò capì, ma... dove andate càn l'ò incòra capì" Dissi:"ecco vogliamo andare al nostro villaggio..." "Da sta parte? Ascolta il villaggio è di la dall'altra parte oscura e ormai per arrivarci dovrete tirar dritto fino alla ferrovia clà va insèna a Bulogna! Hai capito e mi sardò?" Dissi: "si si ho capito ho capito ti ringrazio amico mio...ma..." gli chiesi guardando che aveva anche una grossa chiave da serratura armata in mano destra: "la chiave a te a cosa ti serve nella selva oscura?" Mi disse: "Scolta, ad aprire la mia Pivaròla! la notte torno a casa a dormire mo quando parto la mattina presto per venir nel bosco a farmi i fatti miei chiudo la porta perchè i qua a Ravènna non si sa mai, l'è pìna ad deliquènt e ledàr un sa mai" Gli dissi "Ah, hai ragione bè at salùt e mi bèl amig" "Ciao" mi fece "ma state attenti a dei brutti incontri che mica tutti son forbiti come me e te Artù bèda a e tù padrò". Artù ed io riprendemmo il cammin di nostra vita verso la meta dell'amato villaggio. Lasciatp il bell'amico ecco che d'un tratto si palesò un uomo ben tutto elegante e in tiro che mi disse: "ehi ma dove vai?" "Ah" feci io "ci risiamo...ma...Artù non ti sei accorto di costui?" Artù mi guardo con occhietti ed aria interrogativa come per dirmi "mah! mica l'ho visto ne annusato. come mai?" Io dissi:"bè mo alora chi saràl quèst chi què?" L'ombra prese contorni carnacei e lo riconobbi e dissi: "Raul ma c'ì propri tè! Come mai in questo bosco?" Mi disse: "mi ci ha messo da in alto loco un gran coglione di Milano quel paesone la di Lombardia, sai..." "Ho capito amico mio lascia stare va la che è meglio che non facciamo nomi ne cognomi!" Lui mi disse" Ah ok e te dove vai col tuo compagno?" "Stiamo andando al nostro villaggio ma ci siamo persi e non capisco perchè" "Bè fatti guidare da Artù ma sappi che il Villaggio è di la della ferrovia" Dissi"Ah ecco, bè grazie at salut". "Artù forza andiamo! Artù si rimise in pista, fiutò subito tante tanette sotto terra, è il suo mestiere, un coniglietto da paese delle meraviglie fuggì veloce uscendo dal suo buco e si rinchiuse tra il sottobosco, Artù andò avanti sul sentierino dei nostri giorni e arrivammo contenti alla ferrovia dove sferragliava una littorina modello 2020 che puntava su Bologna... "Artù ci siamo" Il Bosco incantato si fermava sul bordo della ferrovia e dietro di noi rimase a tenersi chiusi i suoi segreti, noi due attraversammo quella linea e da un cancello di recinzione entrammo nel Villaggio, in via Terracini, non era più sera, guardai l'orologio Jcky, non era nemmeno più notte, era mattina presto, le 7 e 30 del dicembre 2020 di un certo giorno, un lunedì credo...Artù mi confermò...faceva freddo sopportabile una leggera foschia che avvolgeva calma e tenera con i suoi melliflui segreti d'aria, la via pulita i marciapiedi un poco invasi dalle erbe che non erano erbacce, via Terracini non è una via è un piccolo viale con i nespoli selvatici, ha le case condominiali da un lato e dall'altro le villette carine carine e le via era silenziosa senza traffico d'auto, era un bellissimo deserto urbano di periferia nel suo silenzio riposante con l'aria avvolgente di fredde carezze, Artù n'era estasiato. Usci un vicino. Dalla sua villetta mi salutò con una mano alzata, lo salutai immediatamente anch'io, lo facciamo sempre e subito un senso sentimento di confortante amicizia senza pretese mi prese dentro l'anima. Il vicino, come tutte le mattine, distribuì agli uccelli dei tetti e degli alberi del parco dei condomini il pane sbriciolato del giorno prima gettandolo sul marciapiede, Artù ed io fermi lì guardavamo l'operazione ristoro naturalistico, che a me parve una vera e propria orazione francescana, e così uno stormo di tortore dai tetti e dai rami degli alberi si gettò frullando a beccarsi il pane quotidiano accompagnate da una corte di passerotti impazziti e saltellanti. Poi uscì dalla porta del condominio e non dai tetti Mustafà che andava per i fatti suoi e mi salutò caloroso come sempre: "ciao, come stai?" mi dice, ed io: "bene! ciao buona giornata! Lui si avviò in bici lungo il percorso del lavoro. Ero sempre più in pace con me stesso e con il luogo dove stavo e dove vivevo. Uscì da un'altra villetta, la sua, Massimo: da lungi mi salutò con la mano ed io lo salutai al colmo della gioia, io e Massimo abbiamo fatto tante partite di pallone insieme e siamo stati compagni di sport e di lavoro, io stò di qua, lui sta di la, e ci vediamo tutti i giorni. Da sempre più lontano ci riconobbe una signora delle villette che stravede per Artù e ci salutò con un gesto di saluto. Lequilibrio umano di quella immensa straziante di leggerezza e di felicità mattinata s'espandeva nell'aria della via solitaria...giunse da via Rotta in via Terracini il farmacista con la sua brillante Opel Corsa rossa che passò difronte a me e ad Artù che stavamo sul marciapiede, ci salutò garbatamente come tutte le mattine col gesto della mano sinistra e si fermò parcheggiando 20 metri più avanti. Il dottore come ogni mattina portava la pappa a Ciccio, il meraviglioso gatto rosso che viveva nel parco condominiale, un gatto simpatico e dall'anima del cacciatore ma che se c'era della pappa pronta ne era strafelice. Ecco, fu l'unica ultima auto a motore che passò...niente ridusse più la pace e il respiro del nostro villaggio e della via Terracini per quel giorno. Io e Artù stemmo fermi sul marciapiede, lui accucciato meraviglioso e attento, a guardare Ciccio mangiare la pappa del Dottore e poco più in là sullo stesso marciapiede di Ciccio, le tortore e i passerotti che becchettavano frenetici il pane. La Pace del Villaggio era la nostra pace e in quella irreale metafisica pace non avevamo ne io ne Artù alcuno scopo...e così aspettammo che si facesse nuovamente sera.


A proposito di Bersani Piligi e dei suoi cimiteri dove seppellisce i morti:
Bersani hai sentito che ti hanno detto che sei un cretino? Bè, io, che ti conosco personalmente, che ti ho conosciuto sotto Tangentopoli 1993, quella Tangentopoli schifosa e vigliacca dove voi dalemiani/cucciani avete eliminato fisicamente il Signor Raul Gardini e l' On.Bettino Craxi, ebbene io posso dire a tutti, per l'esperienza tragica e vile che ho dovuto affrontare che non volevo assolutamente vivere, che mi fai pena. Sei solo un misero complessato e per me dovresti semplicemente sparire.
un commento di un'amica: No no no, pena poi no!
infatti, amica mia, volevo scrivere schifo… ma una volta dopo la chiusura della Calcestruzzi ride-nominata edilcal dal povero parrello giuseppino in cuccia/mediobanca, incontrai per strada Casadei Gianpaolo che era ancora vivo ma poi morì e il Casadei era stato (fu) il mio sindacalista cgil fillea dentro la Calcestruzzi che poi Casadei parlava a Roma con il Righi della cgil di Roma che il Righi ci diceva continuamente "non ce la famo, non ce la famo!" che il Righi faceva poi parlare il Casadei col Cofferati melomane che ascoltava opere liriche invece di aiutare i Lavoratori...ah no! ascoltava anche Cuccia e poi faceva quello che gli diceva Cuccia...e allora dissi al Casadei che mi salutava con un cordiale "ciaooo" dopo che il giorno prima mi aveva abbandonato alla mercè del Cuccia giustiziere di me della mia Famiglia e del Signor Raul Gardini, il mio Padrone datore di lavoro...mi salutava il Casadei dopo avermi "sbattuto la porta in faccia" e "dato un calcio in culo" con la Concertazione (che non è concertazione, è solo fare come dicono i padroni) del Cofferati sottomesso Cuccia e dopo avermi escluso dal mondo del lavoro mettendomi in cassa integrazione e nella disperata condizione di chiedere pregando in giro dei lavori d'ufficio onde coprire i due anni senza cassa integrazione, così, per non morir di fame… e allora dissi al Casadei Gian Paolo: "senti, tu mi hai salutato e ti ringrazio ti dico ciao anch'io ma adesso rivolgendoti a me mi hai dato il permesso e la possibilità di dirti finalmente che col tuo comportamento di sindacalista sottomesso al parrello giuseppe e al cuccia enrico con la Calcestruzzi nel 1993 mi hai fatto pena allora e mi fai pena ora" E mi girai il culo e lui mi diceva disperato dietro con tono piangente (e questo mi ricorda che anche Baldini Bruno già segretario provinciale cgil nel 1993 ma in quel dì vicepresidente della Provincia di Ra… mo tò? come mai?  mi si rivolse piangendo in via Corrado Ricci: mentre il Baldini, già colpito da ictus, se ne stava entrando da Gamberini dove si comprava le camice da sindacalista chic da salotto mediobanchesco...improvvisamente Bruno già inpetto a me faza a faza mi disse piagnucoloso: "non ti voglio vedere più " ero il suo incubo di vita sbagliata al servizio del vero padrone potente, ed essendo che lui dalla Provincia andava sempre tutti i giorni da Gamberini finiva per incontrarmi che io andavo tutti i giorni all'Emeroteca a leggere i giornali e l'incontravo che entrava da Gamberini a infilarsi le camice nuove...non mi voleva vedere mai più, non dissi niente e tirai dritto all'emeroteca pensando che mi faceva una gran pena ma la colpa era solo sua se stava così male: un sindacalista sta coi suoi Lavoratori non con chi vessa e ammazza i Lavoratori )… il Casadei dunque mi disse: "no no non ti faccio pena…" Ma io ero già lontano sia da lui sia da Tangentopoli ...dopo 3 mesi seppi che Gian Paolo era morto, e questo mi è dispiaciuto moltissimo, davvero. Ora ricordo che ci incontrammo all'ospwdale di Lugo ove io accompagnai mia moglie per una visita specialistica e lui suo padre per una visita specialistica.

N:B: Il Bersani, il Baldini, il Casadei erano la stessa cosa (da La Cosa) la stessa persona, la stessa anima, la stessa ideologia. Erano fusi.
Amen

 

L'auto 600 Fiat de lux del 1966 fuori controllo
bello si, questa tua metafora, o parabola, amico mio carrista, mi ricorda un avvenimento che mi capitò nel 1966 nei soldati a Lecce che ho anche delle bellissime foto! Andammo, una domenica, noi del Plotone, una 30a, andammo a far baldoria in una trattoria di mare sull'Adriatico nell'otrantino e noleggiammo delle macchine: io Martignon Timelli e Paternicò avevamo una 600; all'andata pilotavo io l'M600, io! In trattoria, gran mangiata gran bevuta, molti si ubriacarono, tra questi Martignon de Pad...òva ostrèga! Mì son de Padova oh! che disse: "guido io per la mad... ect ect" " Io gli dissi: "no, tu no! cì imbarièg!" Martignon era grande alto muscoloso ma buono come un merluzzo alla veneziana e s'impuntò! Aveva imparato da me un po' di romagnolo e capì che era sbronzo, ma non c'era bisogno del romagnolo per capire che era ormai alcolizzato di Salice salentino, e ci disse: "ostrega mì non son brillo, son normale, guido io!" Lo lasciammo pilotare la 600 fiàt-one che nel mentre che pilotava un M47 se la cavava, ma con la 600 ubriaco com'era no: noi altri tre soldati carristi di ferrea mole e saldo cuore eravamo ormai nel panico prossimi alla morte per sbandamento perchè Martignon andava con la 600 Fiat c'era una volta in qua e in la sulla statale salentina per Lecce cantando a squarciagola "Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio..." ... bei tempi quando si girava per i tratturi pugliesi coi carretti a somari... Sull'orlo della catastrofe mi accorsi che io ero a fianco del pilota coatto quindi in seconda mentre Martignon andava in 4a a centoallora e Paternicò e Timelli dietro sul divansofà d'agnelli che urlavano a Martignon: "deficiente fermati! frenaaa!" Niente, sodo e sordo d'alcol Negramaro, il veneto dall'ombrina facile ora cantava "Quel mazzolin di vioooleee che vien dalla...da la la la la montagnaaaa" e ci stava conducendo, col vin bianco post pranzo mescolato ai Primitivi al posto del sangue, ai beati ulivetii dell'oltre otranto...immediatamente capìì cosa dovevo fare (ci metto del tempo ma sono un eroe) presi con ferreo cuore il volante della Fiat, che pareva una Giàguàr impazzita, in mano alla James Bond 007 con tutte e due le mani tirando in contro sterzo dall'altra parte del fosso statale di redipuglia e ordinai a Timelli e a Paternicò (mica per niente oggi sono un sergente): "Tirate via questo scimmione da zoooo prestooo!" I miei camerati presero il Martignon per il collo e se lo trascinarono, disperatamente come un tappeto sdivincolante e strangolato, la di dietro e il Martignon che grande e alto come un pallavolista d'oggidì, si rovesciò su loro due che si ammassarono un sull'altro alla ridolini...mi buttai sul sedile del pilota e il pilota diventai io...dritti sulla rotta di Kirk ritornammo sani e salvi all'auto noleggio e poi in caserma cantando a squarciagola tutti e quattro abbracciati e soddisfatti della vita ancora integra "Romagna miaaa". Martignon padovano era ancora ubriaco come una ciòzza!
allora, Martignon è, in alto da destra il 3° , io...ehm...sono quello che si scola la bòcia de vè poi c'è Paternicò e Timelli ha gli occhiali perché c'era troppa luce


Il Virus
Per le strade del globo cammineranno i cadaveri ambulanti, nelle piazze gli zòmbi si faranno sbargogge sanguinolente e poi andranno contenti come pasque a natale a far la spesa nei supermercati coi carrelli virulenti di sputacchi senza metterci manco l'€, in masse sbrindellate e ciòsse si accalcheranno alla Coop, al Conad, all'Eurospar, al Sigma, al Crai, al Lidl, all'Eurospìn, alla Mensa della Caritas con espropri proletari anno '68 e le cassiere con le mascherine chiederanno serenamente: " ha la tessera? come paga? contanti? bancomat? carta di credito?" E i cadaveri respiranti: "No ciò i buoni pasto".


La Dignità
è dignità anche, in silenzio sotto gli sguardi fuggitivi dei turisti dei mosaici di Ravenna, passanti indifferenti, aiutare un mendicante ubriaco senza dignità perché crede di non averne e invece... addormentato sotto il sole delle 10 del mattino di ieri, 5 giugno 2019 mercoledì, addormentato sulla panchina di pietra del giardino arcivescovile di Ravenna e lui che d'un tratto si rovescia sulla terra e resta intontito stanco e sudaticcio sul terreno...con cuore ouvert andar lì da lui, sentire il suo cattivo odore corporale e vedere le sue vesti scure e sporche, guardarlo con rispetto nel suo viso ammalato di vino pesante da 50 centesimi il cartone forse regalato forse rubato, il viso con la barba incolta bianca sporca d'erbette vili, guardare i suoi occhi semichiusi sbalorditi e impauriti: dove sono? dirgli: aspetta che ti aiuto: e lui che è straniero e stanco e sbronzo dice. "ss..iii.." Tirarlo su con fatica e poi farlo sedere tenendolo a terra e dritto spinto con gentilezza contro alla panchina di pietra e prendere quel suo zaino nero sporco lacero vuoto caduto anch'esso a terra e fargliene cuscino d'appoggio...e lui che sbava un poco e dice incomprensibile "grrr...zzzie" e poi tu ti guardi intorno per vedere cosa è meglio fare per il povero cristiano e capire che lì c'è l'albero dell'arcivescovo che quella pianta d'ornamento fa ombra ai viandanti: "aspetta andiamo lì all'ombra sotto l'albero" e lui, il barbone che dice: "ssss...iii" ma non ce la fa, cade giù e allora tu lo tiri su dall'ascelle che puzzano ma te ne freghi è pesante, inerme non ha forza è vuoto come un sacco ma pesa pesa...e gli dici: dai punta i piedi e lui con tremore lo fa ma cade in ginocchio...io prego! lui, non lo so...dai tu gli dici, punta su e tira su il ginocchio e lo tiri su in piedi con tanta forza, quella che hai, e prendi lo zaino lacero e lo butti appoggiato al quel bel tronco grosso di cent'anni piantato forse da Gesù viandante e il tuo lancio del borsone è perfetto da soddisfazione dopo tanti anni di sport, poi torni dal mendicante che mai hai abbandonato nella presa e che mai chiede la carità ma vive in solitario sporco e candido come un lupo, e mentre tu a lui tanto incerto stanco tremante disorientato lo aiuti a sdraiarsi senza farlo cadere sulla schiena sull'erba profumata d'incenso oro e mirra con le margheritine e gli appoggi con delicatezza e garbo la testa e i capelli unti al borsone...che ora è un cuscino lui ti dice..."grrr...aaziee " e piange, con gli occhi, con l'anima e dice: "che ccc...ossa cc'è? dove sss...o...n" zitto stai lì all'ombra! e pensi che abbia sete che potrebbe avere sete, non ha acqua non ha vino non ha miracoli... ha sete! è sudato, sporco, solo e allora gli dici: "aspettami qui, stai fermo..." e sorridi con te stesso perchè, dove vuoi che vada mai? non certo dall'arcivescovo! da Gesù forse si, ci andrebbe..."vado in macchina a prenderti dell'acqua" e allora tu corri alla macchina che è lì al parcheggio della piazzetta dell'arcivescovo di Ravenna, che quegli prete graduato in eccellenza se ne sta là nelle sue stanze d'appartamento fatto di cristiani cattolici, e così te prendi dalla macchina che ha l'aria condizionata la bottiglietta coop gassata fresca chiusa e gliela porti al tuo nuovo amico lacero che cominci a sperare di incontrare nell'aldilà in Paradiso, e intanto che torni dal poverino ti dici: ho delle caramelle, gliele porto avrà fame...e torni indietro all'auto ferma all'ombra dei muri della celeste previdenza sociale e prendi le ricola alle erbe profumate "dai bevi un po' , hai sete?" "sss...iii" gli dai la bottiglia plastificata biodegradabile e gliela apri e lui con mani sofferenti tenta di aprirla ma l'hai già aperta e lui tenta di mettersela sulle labbra sporche di terriccio e di nero di vinacce da taverne e tu l'aiuti "ecco fatto, vedi? sei contento?" gli dici lui beve un sorso e tu gli dici: ti metto l'acqua qui accanto a te e guarda ho delle caramelle dolci...tutte le caramelle dovrebbero essere dolci, anche quelle degli sconosciuti...e gliene scarti una perchè lui non sa fare trema e gliela metti in mano e lui se la mette in bocca, ce l'ha fatta! e ti dice ggg..rr..azie! sa dire solo così...ed è bellissimo. e adesso dormi e...non bere mai più il vino! l'accarezzi sulla spalla con il conforto tuo di uomo inerme quanto lui e lui ti dice: grrrra...zzz..ie" e tu te ne vai un po' più in là con il tuo Artù...si, perchè con te c'è Artù il tuo cagnolino che ti è stato accanto in tutta la tua opera un'opera del cuore e della coscienza che ti ha fatto bene all'anima e lui, Artù, ti stava vicino in apprensione e ha dato una slappottata al povero cristiano...Artù è buono l'uomo spesso no...e allora te ne ritorni con Artù all'ombra e ad Artù accovacciato sull'erba santa e benedetta in speranza nella tua presenza accanto a lui, gli raccogli i suoi solidi bisogni e li getti nel cestino dell'arcivescovo ove mai l'arcivescovo avrà buttato nemmeno un'invisibile spigolo d'una sua ostia non ancora benedetta dimenticata in una modestissima 24ore personalizzata curia... e guardi l'uomo ancor giovane ma già morente steso sull'erba del terreno all'ombra del tiglio che lo protegge dal calore per capire cosa fa e vedi che è la steso beato ormai immobile all'ombra contro il tronco dell'albero, un tiglio profumato all'acqua di battesimo di Cristo e di Giovanni, e il viandante stanco e ubriaco che beve ancora quel po' d'acqua santa industriale coop post destino mortale dell'uomo...e allora pensi: ho un'altra bottiglietta gliela porto finchè son qui in questo luogo amato da Gesù ma non dall'uomo così vivrà qualche tempo in più...poi te vai, perchè...perchè te ne devi andare...perchè la vita è fatta così te ne devi sempre andare e almeno così forse non vedrai più il male e la sofferenza...forse dio c'è ma la sofferenza della sua assenza si.

 


Esercitazione a fuoco a Torre Veneri
ovvero notte da tregenda.
“Sveglia sergente! Giù dalla branda! E’ tardi!”
Ehi che succede? Apro appena appena un occhio, il destro credo, e mi dico: “Ma...sono in branda...e il mio lettino da sergente...” mi sento vagamente perduto.
“Tartagni, vieni fuori dai!”
E ma, fuori, ma che diavolo, sono le tre della notte, mi ridico osservando l’orologio Casio Militàr Retroilluminato omologato EI, fuori a far che?
Apro gli occhi, e vedo, è il sottotenente Bronzini, mi scuote con la dolcezza di un padre col figlio in fasce: e il camerata mi fa: “Dai deficiente andiamo!”
“Va bè, andiamo, ma dove?”
“Al poligono, prestoo” e mi tira fori dalla branda, già, la branda! Sono nella mia camerata da recluta, è vuota, silente, quasi oscura, siamo io e Bronzini, aria tetra, quasi pesante nella camerata. Che sta succedendo? Non sono più una recluta, sono un sergente...e che sergente, sergente pilota istruttore di un M47 Patton che ... non dorme più in branda ma sul materasso della ...lasciamo stare va.
“Al poligono alle tre a far che...” intanto mi metto su qualcosa, “che mi metto?” chiedo al Sottotenente Bronzini da Firenze.
“Fatti bello con gli anfibi e senza cravatta” Ah bè, se è così. Forse si balla come la vecchia.
Usciamo fatte due scale nel cortile della Trizio...ma non eravamo alla Nacci? Un che di diabolico stava entrando
nell’atmosfera di questa notte straniera in Salento. Brividi di paura, quasi, un carrista non trema mai di paura...credo, io si.
"Bronzini come facciamo con la Guardia?"
"Ho già fatto tutto io" Ok! Ora sono tranquillo, che mi sparasse il guardiano della garitta della Pico...ma che satanasso di notte sarebbe questa, che giorno è? Controllo il Casio retrò a fusi orari confusi, domenica, 28 agosto, 1966, domenica, alle tre della domenica mattina devo andare a lavorare a Torre Veneri. Ma non eravamo alla Trizio? Sono in un ritorno al futuro?
La guardia scatta baionetta al naso e saluta al presentàt-arm! il Tenente baionetta sotto al naso.
"Ciao" faccio al collega notturno.
"Tenente dove hai la Topolino?"
"Eccola lì" Orc! La brillante Topolino Targa immatricolata FI 47047 di Bronzini era lucida come un M47 appena uscito di fabbrica otomelara.
"Guido io..." gli faccio.
"A tornare" Uh! Speriamo. La Strada del Mare è davvero oscura con nebbia grigiafumogeno aleggiante fantasmi tra i fichi d'india e gli ulivi primordiali come in Palestina. Notte che se non sarà meravigliosa tra le pinete e le dune di Torre Veneri sarà invece spaventosamente horror.
Prima dritti, poi curva e controcurva..."Bronz vai pianin non si vede nulla, ho paura...". Curve? Controcurve? La Strada del Mare è tutta dritta sino a San Cataldo, boh! sarà il nuovo PR.
"Zitto sergente, ci siamo" Le sagome degli M47 parcheggiate nei capannoni hangar comiciano a delinearsi con i loro cingoli e cannoni nella bruma marina dell'Adriatico. Le onde smareggiano lì vicine contro la riva della spiaggia.
"Tenente, la guardia...ci spara!"
"Alto là chi va là! Parola d'ordine o sparo!" Ecco, lo sapevo, qui finisce la mia carriera di carrista emerito.
"Guardia, in guardia!" fa il tenente.
"Ah è Lei Tenente, come va? Entri pure". Fantastico1 E poi? Che altro? George Clooney?
"Tartagni, al volo sull'emme!"
"Che facciamo, la guerra di notte?"
"Sta arrivando un'invasione nemica dal mare..."
"Normandia?"
"No no, peggio..."
"Uh! San Marco?"
"Lagunari!"
"Uh! son cazzi!"
Ci arrampichiamo ciascuno sul suo carro, il mio adorato M47 per me è come casa mia, anzi, no, meglio. Più sicuro e accogliente.
"Motore!". L'M47 va che è un violino Stradivarius, anche Guarneri va bene. Accensione elettronica immediata, leva singola multiservice, infrarossi, cannone a punteria su giù di qua e di la. Niente frizione ne shampoo. L'M36 al confronto si squaglia. Una meraviglia. Telemetro e Radio FM.
"Tartagni, togliamoci da 'sta barraggia e via, seguimi verso il mare, attraversiamo le pinetine, saltiamo dune e fossi". Per fortuna è estate se fosse inverno farebbe freddo e ci sarebbero pozzanghere tipo Mar Nero.
"Sgombero poligono!" Ordine perentorio da gran sottotenente, non c'è che dire.
"Ok tenente!" Son baldanzoso carrista pilota.
Partiamo in quinta con rombi e tutto quanto, cingoli, bombe a bordo...e chi spara? Mah!
"Contatto radio interveneri sergente, e, occhio all'orizzonte" Orizzonte? Dov'è? Sono le quattro del mattino ed è ancora buio e la foschia d'argento è fitta che non si vede una pecora bianca nemmeno se ci fosse il diavolo in persona invece del solito pastore di Torre Veneri...che c'entra! Tremo a fil di pelle ed anche di palle: ma che sto facendo? Ecco la spiaggia fatta di nebbie ed ecco che sento il franger delle onde adriatiche e scruto l'orizzonte, un vago frastuono di motori trasporto truppe via rotta Venezia-Lecce s'espande nella funebre atmosfera.
"Sergente, continuiamo il giro" Notte scura terrificante.
"'Spetta va la Bronz! Guarda là in riva al mare" Video o' mare quanto è bello!
"Sergente, in canna, stanno sbarcando!"
Un esercito di mezzi da sbarco s'era dal nulla profilato dall'oscurità delle maree e del loro contiguo orizzonte: mi parevan quei bei M113 truppe da sbarco, i quali aprirono gli sportelloni e li abbassarono a livello di battigia sbarcando tanti soldati marine's lagunari i quali attaccarono a sparare con dei mitragliatori Garand e a lanciare bombe a mano scrc...srcm con fumo, fiamme, scoppi, ma in silenzio. Non una parola, un urlo. Vennero avanti in Torre Veneri per conquistare il Poligono sparando contro di noi due e i colpi rimbalzavano sulla corazza dei nostri splendori di M47, ci fanno un baffo i Lagunari a noi Carristi. La notte da ribalda stava prendendo una piega di guerra improvvisa e senza senso d'altri tempi. D'un tratto una luce spiazzante ed accecante pervase i plotoni dei Lagunari e dai loro Serenissimi giallorossi s'infuocò una fiammata bianca che li avvolse tutti e trasmutò i soldati della Venezia Serenissima in dei Cavalieri templari in armatura del 1200barra1300. Un turbinio di spade durlindane drappi bianchi e croci rosse e splendori di scudi crociati era un cosmo che circondò e impacchettò gli M47. E noi due carrozzieri. Ma che diavoleria sarà mai questa vicenda spaventosa!
Uno schieramento primordiale di Truppe Corazzate Semoventi a cavallo. Spettacolo demenziale.
Stavamo avanzando nella nube infuocata e lucente di fiamme come dentro un vortice a tubo modello velocità a curvatura ma in realtà eravamo inghiottiti dal tunnel spazio-temporale intercapedine di due ere storiche...un corridoio a distorsione quantica, insomma.
"Sergente! Fuocooo!" Ehm, fuoco? Ah, sparo col cannone, si, ma chi carica lassù in torretta il bomber?
"Tartagni fuoco! Urla: fuoco!"
"Ah ho capito, vabbè Bronz: fuocooo!" Urlo. I due m47 spararono insieme un colpo di cannone 90 che illuminò la notte di bagliori incendiari e, improvvisamente, la scena assassina dell'esercito crociato e la nuvola che ci imprigionava a velocità infinita si dissolsero...madonna mia! Pensai, finalmente. Non avevamo portato le maschere antigas.
"Tenente, abbiamo vinto!" Perla miseria, no!
"Zitto sergente" Un cavaliere con in mano una lancia da duello medievale a cavallo e con una spadona luccicante al filo d'acciaio nell'altra e con uno scudo nero in un altra mano...in quale mano? Quante ne ha? ... si parava imponente davanti ai nostri carri in atteggiamento di sfida. Il cavaliere vestiva in nero in armatura nera e cavalcava un cavallo nero e fiero coperto d'un mantello nero. Ridicolo, avrebbe detto James Bond. Ed anche Indiana Jones l'avrebbe detto.
"Zorro!" Esclamo.
"L'Ultimo dei Templari" mi corregge Bronzini.
"Tenente, lo diciamo fuoco?" Bronzini, sbarrato, guardava il cavaliere ed anch'io, agli infrarossi. Tutto sommato, da dove arrivava? Dal Morosini? Con un M113 con annesso boks per ippica? Quegli, il misterioso, spronò il metafisico destriero pegasiano...voleva volare sulla Luna Nera? ... verso l'interno di Torre Veneri immischiandosi nelle folte pinetine e rovi di more già colte da me e da Bronzini in luglio, faceva caldo. Lo inseguiamo, lui come volasse, noi a tutta velocità consumando gli ultimi litri di supererg mentre il cavallo era come se fosse al Gran Derby di Ascott. I giritondo per salvare il mondo nel poligono non si contavano più, poi ultimato lo sgombero che Torre Veneri diventò silente ed estraniata dal Salento tutto, il Cavaliere entra in mare. Eh già, notte pesante! Mo sta a vedere che fa fare il bagno a Nerofumo.
"Sergente, che facciamo?" Perbacco, il Tenente chiede a me la strategia di guerra? Ne sono lusingato.
"Bronz, ce ne torniamo a casa e parcheggiamo le macchine riprendiamo il topo e torniamo a dormire in branda." In fondo, sono un tattico.
"Sergente, ottimo e abbondante, quì abbiamo compiuto il nostro dovere di carristi ero...ici". Una apparizione, un'altra, saremo mica visionari?
"Bronz, cosa mi hai messo da bere nell'acqua minerale ieri sera a cena?". Noi carristi non beviamo vino di caserma, ci mettono il bromuro.
Dal portello ci guardiamo a bocca aperta, gli occhi li avremmo chiusi volentieri, la tentazione era di barricarci dentro la corazza d'acciaio e di vederci in interfono ma la forza di scappare dentro in ritirata ci mancò non per la paura di quello che stavamo guardando ma per l'estasi della visione. Un Carro Armato volante modello l'Olandese sta sospeso sull'Adriatico leccese, macchina da guerra di filosofia metapsichica, è nero e luccica d'acciaio, e sulla torretta ornata di un possente cannone...mai vista roba così! nemmeno in Star Trek Enterprise e neppure in 007... svetta il Cavaliere Nero! Ma quello è il papà di tutti noi! O no?
"Ehm, Tenenteee, che si faaa?"
"Sergente, niente, non facciamo niente fa tutto lui".
Il Cavaliere, con una eleganza ispirata dalla missione Salvezza del Santo Sepolcro, per pochi istanti risalì sul suo cavallo che si rimaterializzò dallo scafo del carro... quello era di sicuro un carro di rottura...poi ordinò all'animale di volare sui nostri carri.
"Sergente, fuoco!"
"Fuoco!"
Nella folgore dello sparo del 90mm il carro nero, invece di rovesciarsi cingoli all'aria, inglobò i nostri due M47 in fusione.
Col telemetro osservavo le metamorfosi del Cavaliere Nero e del suo destriero, in interfono comunicavo col mio tenente...oh mio Tenente!. E si, notte pesante da digerire senza un alkaseltzer.
Si completa la nemesi dei due temerari carristi e dei loro M47: in una esplosione cosmica che distorce coscienza e percezione umane percorrendone le dimensioni di partenza e di arrivo: il Cavaliere Nero è ora il Pilota di un M47 imbattibile ed eterno nel viaggiare del Tempo e dello Spazio.
"Fuoco!" Sparammo gli ultimi proiettili contro i Serenissimi Invasori Alieni che dileguarono in ritirata nell'alba d'oriente dell'Adriatico. Sugli M113 sparirono tra le onde all'orizzonte in direzione Morosini Lagune veneziane d'Oltre Po.
"Tenente Bronzini, ma che cosa abbiamo fatto?"
"Sergente, abbiamo assistito al sorgere del Carrista!"
"Oh! Bé, bello. Ehi, Bronz, qua è tutto a posto, campo libero, poligono pulito. Andiamo a casa?"
"Missione compiuta Sergente, ricingoliamo ai recinti i nostri M47!" L'avevo detto che era una nottataccia!
Retromarcia velocissima. Giriamo i carri M47 su se stessi. Superiamo agilmente depressioni, dune e fossati percorsi di guerra puntiamo agli hangar, frenata eccentrica stop motori. Ricovero mezzi corazzati. Domani, manutenzione e pieno superesso.
Allegri e gioiosi il Tenente ed io salutiamo la guardia che non aveva capito niente e andiamo alla gloriosa Topolino metalizzata grigia&perla targa FI 47047 del mio Tenente. Metto in moto la Topolino di Bronzini che gli si sfila la leva del cambio che non è il joystick dell'M47 girando la chiave e bisogna premere la frizione e va come un violino Fiat. Bronzini mi aveva promesso che al ritorno alla Nacci/Trizio/Pico sarei stato io il Pilota.
"Tenente, che rotta?"
"Sergente, per di là! A curvatura 10"
Tutto il resto, di qui in avanti, è Storia dei Carristi.


Omicidio a luci rosse ovvero: Confessione di un omicida da sacrestia.
Ciao Pino, ciao Antonio, sonorientratoincasaadesso!ore14.40tuttoattaccato, dalla mia parrocchia (SanBiagio.ndr) dove mi sono recato perchè avevo un appuntamento con una giovane deliziosa marabana...volevo fare sesso violento con lei, ohi, ma lei si è ribellata (mi ha detto che gli facevo schifo! ma come si permette!) così l'ho ammazzata strangolandola e infilzandola nel suo morbido pancino col suo coltelli...no da scouttessina, ho perso un po' di tempo a cancellare le tracce (sangue specialmente) del mio atto di giustizia (mi ha offeso rigettandomi) e a metterne delle false a depistaggio e compostaggio della scena del crimine, e ho chiuso il cadavere, però senza il cuore che prima l'ho mangiato, il cuore fa bene contro il colesterolo, nell'armadio del parroco in sagrestia! in mezzo ai camicioni bianchi da eucarestia, voglio vedere cosa dice adesso il mio parroco! che le albe son bianche a righe rosse e, in specie, da chi va dirglielo: ciao Pino ciao Antonio...ah! p.s. non mi farei difendere dalla nostra amabile Chicca mò neanche se lei fosse una piccola taormina...mo pàr caritè! preferisco andare in prigione...anche al patibolo. 2°ah! e 2° p.s. e dire che neanche un anno fa sono stato da uno eminente psichiatra maschio (se fosse stata femmina?) a fare una seduta di controllo del mio stato mentale, ero steso tipo alla freud (sarebbe stato meglio una femmina), bè non mi aveva detto che ero normale in tutto e per tutto! mah! sti scienziati, non capiscono proprio un cacchio! ho finito, davvero! ve lo giuro! Ravenna, ore d'invio: 14.49


Carovane nel Sahara
Sai, non possiamo stare qui nel deserto ad aspettare le carovane smarrite dal tempo o che il mare entri tra le dune ad asciugare rughe e rimpianti. E non possiamo più ripararci dal calore nelle oasi asciugate dai soli infiniti transitati sul Sahara. Dobbiamo muoverci, spostarci, cercare, i fari delle automobili sfrecciano nelle notti eterne delle Città sui paralleli e non sanno che le sabbie del deserto hanno onde come i mari e gli oceani. Noi due neppure lo sappiamo ma lo capiamo guardando la Luna e le Stelle che hanno il senso dell'andare eterno di qualsiasi cosa possa apparire sulla terra e lasciarvi un segno. Ma tutto ha un termine, una fine, anche se tu ed io non lo sappiamo, ma lo capiamo, siamo qui, e dovremmo andarcene prima che l'onda del Sahara completi la sua immagine. Per questo le Carovane non attraversano più le onde, non infieriscono più di tracce sulla sabbia rovente, ma tu ed io dobbiamo muoverci. Attireremo a noi altri desideri e, forse, un altro Mondo, perchè questo non può più tenerci dentro di sè, le sue curve s'assottigliano e i suoi tempi scanditi in ere e poi anni adesso sono soltanto minuti, piccoli spompati d'affanno minuti...l'aria soffoca se stessa, e le stelle si spengono, deridono un sole che non sa se esplodere o sparire nel soffio delle orbite universali. Sai, non possiamo restare qui nel deserto della nostra ruvida città, che non lo era, è stata gentile, ma il sentore della morte l'ha sdolcinata e scatramata, buttata la, contro le sue stesse mura deformate dai terremoti delle anime.
Dobbiamo andare...


Un Uomo
Tradito da Andreotti e dalla DC, tradito dai politici, tradito dagli amici. Il tradimento dei politici è schifoso ma lo si capisce e alla fine lo sopporti perchè l'hai messo in previsione tra le possibilità probabili, il tradimento degli amici è ... e non dimentico che Raul Gardini fu già tradito dagli amici americani a Chicago, già, ma gli americani odiano tutti quelli che non fanno le cose come dicono loro, vedi Enrico Mattei e Bettino Craxi...ma il tradimento degli amici è insopportabile! e, non dico tanto del tradimento degli amici tipo Agnelli Gianni che amava barcheggiare con il suo amicone Raul, o Pesenti Giampiero il quale sedeva nel CdA della Calcestruzzi Spa di Panzavolta-Gardini al fianco di Panzavolta e dell'Alessandra Ferruzzi e di Carlo Sama, non dico cioè di quegli amici "borghesi medio-alti" dell'industria e della finanza italiana, perchè anche questi sono amici per modo di dire che alla fine se ci devono rimettere soldi ti mandano tranquillamente al diavolo, e l'hanno fatto, dico di quelli che dovrebbero essere i veri amici normali, da discorsi intimi popolani, donne, calcio, televisione, risate, racconti, dico dell'amicizia solida sincera pura, dico delle persone normali come Balestrazzi Vanni giornalista del RdC, intimo, e di Muti Riccardo, il Maestro ( e qui mi vien da dire: di che?), ma anche di Barilla e della Cristina Mazzavillani...della Cristina Mazzavillani, ecco, la Cri! lo ha tradito, non una parola in aiuto di Raul, non un gesto, non la negazione di una futura squallida amicizia che rimpiazzerà Raul...ahi! Giordano, quale squallore inchinarsi, volevo scrivere abbassarsi, inginocchiarsi, al carnefice di Raul! Raul, rimasto solo... soltanto con me al suo fianco, e non lo sapeva neppure...della sua Famiglia non so nulla, non so della Signora Idina Ferruzzi che cosa Ella abbia detto o fatto per aiutare il suo Raul dalla Tangentopoli scatenata contro di lui dal CucciainMediobanca, so che al funerale di Raul era sorretta da Prodi Romano, uno dei traditori politici D.C. di Raul...che avrebbe potuto fare, Raul, se non parlare al Processo Enimont di Di Pietro? Nemmeno questo ha potuto fare, lo hanno ammazzato mezzora prima.


Il mio gatto siamese
Bene, provo a raccontare questo: sono nato il sei sei millenovecentoquarantasei in via Maggiore numero 1 a Ravenna, Borgo San Biagio, che esiste ancora ma cambiato troppo però, e allora il mio babbo e la mia mamma avevano la casa lì e il mio babbo, sempre lì, aveva la sua bottega da falegname perchè lui faceva il falegname. e Il mio babbo aveva un socio, Vincenzo Zavatta, La bottega aveva il pavimento fatto di lunghe assi di legno posate a mo' di pavimento dal mio babbo e da Vincenzo ma che si erano un po' sollevate dai chiodi lasciando delle fessure e sotto le assi, tra terra e legno, ci stavano tanti topi, si, i roditori topi che ce n'erano di grossi. Io, dopo, da bimbo piccolo, ne ho visti anch'io che ho fatto in tempo e mi ricordo. Allora, la mia mamma prima che io nascessi era in cinta di me da circa 4 mesi e disse al babbo e a Vincenzo che lei voleva eliminare tutti i topi della bottega prima che saltasse fuori dalla sua pancia un qualcuno ... allora non c'erano le risonanze e le eco ... e non voleva che quel poverino che aveva nella pancia dovesse proprio cadere su quelle assi di legno con tutti quei topolini in giro in giro e, infatti, sono nato in casa al n.1 ma di sopra in camera da letto, che c'è ancora adesso. Allora la mamma il babbo Vincenzo mio fratello e mia sorella presero in casa un gattino siamese appena nato da una gatta siamese di via Sabbionara, una stupenda strada lì all'angolo di via Maggiore. Il gatto aveva il compito di Sterminatore dei topolini e cominciò non appena in età. Così il gatto ed io siamo cresciuti insieme. Io prendevo il latte dalla mamma, lui prendeva i topi. Quando sono nato di topi ce n'erano molti di meno, io ero cicciottello, anche il mio gatto siamese era cicciottello, la mia mamma era felice ed anche il mio babbo e Vincenzo erano contenti e lavoravano tantissimo, fischiettando e cantando, per restaurare i danni che la guerra aveva fatto ai legni della città di Ravenna e per fare tanti nuovi mobili. Il mio gatto non aveva un nome, non l'ha mai avuto, ma non m'importava niente di questo, perchè lui stava sempre con me ed io con lui e una volta, che ero un bambino di circa 5 anni, davanti alla bottega sulla piazzetta-marciapiede di via Maggiore dietro all'edicola a a fianco del bar di Gardella, mi difese dal tentativo di aggressione di un cane lupo che il mio gatto con gli artigli fuori e soffiando come un drago gli saltò agli occhi che mi pareva un razzo scattante e il cane lupo girò e andò in via Cavour. Il mio siamese ed io abbiamo avuto altre avventure, finchè io non compiì i sedici anni ed anche lui compì i sedici anni e morì nascosto dietro le assi della bottega da falegname del mio babbo e di Vincenzo. Io amo il mio gatto siamese, ma così tanto così tanto che non saprei come descrivervelo. Piangemmo tutti, mia sorella più di tutti noi. Pianse il babbo, pianse Vincenzo, mio fratello no, e lo seppellimmo nella terra del cortile della casa la dietro tra i fiori della mamma. Ecco, questa è proprio una gran bella storia che mi sono ricordata ed il bello... bello?... mah... è che è vera, però non ho foto del mio gatto siamese, peccato, tuttavia questa mattina, mentre Artù ed io zonzolavamo per il paese, abbiamo visto questo micio siamese, che gli ho fatto due foto, ed è così che oggi mi sono ricordato del mio siamese.


Prima Terra
Il cadavere del Tempo aveva freddo. L'astronave Prima Terra viaggiava al di fuori di ogni carta e di qualsiasi rotta disegnata su antichissime mappe astrali e portava con sé dentro di sé accanto al suo Motore d'inerzie bosoniche l'ultimo istante della vecchia vita.
Liddi Cosmo nella velocità della notte valicò il traffico delle stelle e nella libertà del vuoto illuminato di nerocosmo tirò un respiro di sollievo. Finalmente. Raggiungere l'Estremità dell'Indefinito è più pesante che circumnavigarne l'Infinito. Il mistero del recondito di quel Mondo viveva di sobrietà e la piccola anima vagabonda di Liddi non ne temeva i pericoli e le avventure. Dello Spazio era esploratrice e dell'altra Faccia dell'Universo Liddi contava sulle scoperte dell'Immenso. Tuttavia anche a Liddi l'immersione e nella propria relatività personale e nella relatività del Trascorrere deformato agli angoli ed agli estremi provava lo spirito, anche il più elastico e guerriero che avesse. La navigazione, come la mezzanotte dell'Umanità, aveva una linea, un prima, un dopo e se ormai nessuno ne sapeva più niente del prima, per il dopo bastava a Cosmo d' aspettarlo. Ma la rabbia degli angeli non la si può contenere, bisogna imparare a sconfiggerla. E quelli non sanno aspettare. E sono invincibili. Liddi Cosmo, sempre, restava padrona di se stessa, e del gioco. Liddi quando si guardava allo specchio non scrutava una straniera, il suo volto nudo non la disturbava, e se dovesse venire un domani, che verrà, non trasmuterebbe nulla del suo volto: se un domani verrà! Le sabbie che il tempo deposita alle spalle del viaggio, dell'unico viaggio, non fanno più vedere il sentiero percorso, ora tutto coperto dalla sabbia del tempo, e se i ricordi ci sono, se i ricordi fossero rimasti in superficie o stampati in qualche copertina o frontespizio della memoria, adesso sono sepolti sotto la sabbia del tempo, quindi...prima dell'Apocalisse. Immagine incisa a luce di stelle nel fondo del cosmo inesploso. Liddi deve radunare i suoi testimoni e tutti insieme in piedi al limite del Campo delle Gravitazioni e dei Cambiamenti osservare dalla Prima Terra la scena primordiale. E capire se quei lampi dell'angelo della morte ai confini del cerchio sono gli influssi del Maligni dell'Apocalisse. O sono soltanto l'oro della morte. Nel folto dei pensieri in dissolvenza Liddi Cosmo si voltò nel momento che Falco ed Artù entravano nella camera di visione dell'astronave. I due amici e compagni captarono l'enorme dispendio di forze di Liddi nella concentrazione di trasmissione del pensiero, da una linea cosmica alla curvatura del Cosmo in esplosione. Cosmo si sospese. Li salutò. Il tempo dentro Prima Terra non era contemplato nel suo passare, una stanza che non aveva pareti non aveva bisogno di passaggi. Si sedettero e parlarono tra di loro. Parole che volavano leggere e il senso ricadeva limpido di trasparenze dalle loro menti nelle loro menti. "Cosmo, prepara lo spazio per il volo" disse Falco. Occhi penetranti come la saetta il cielo disegnarono la rotta sui terminali video molati zero zero cristalli di Prima Terra. Artù, modificata la curva del pensiero, impresse nel tessuto delle onde dello spazio un passaggio precursore della fine. La divergenza portò alla contorsione della linea temporale dove un altro mondo non era più possibile; solo la perfezione dell'immobilità particellare. Si guardarono. Cosa stava per succedere nel Tempo? Artù, che era piccolino e perfetto e spandeva intorno a se a beneficio degli altri il sapore della sua gentilezza disse: " Un mistero, una distorsione relativa, come si fosse staccato un continuum dal suo contenuto temporale e lì dentro ora ci siamo noi!" "Falco disse: "Last Deneb 14001 è una missione al di là della Grande Curva, Liddi ..." "Lo sappiamo" rispose dolcemente Liddi Cosmo. I suoi occhi mutarono colore dell'iride, dal rosa intenso ad un azzurro cinerino. Osservava profondo. Catturava le opalescenze delle stelle e se ne impressionava e carpiva lo Spazio. E il divenire. Falco disse: " Il viaggio tunnel cosmico ha piani d'interferenza a contatto per percorsi anni luce..." Liddi sorrise, voleva sospirare, e disse: "Cerchiamo...siamo alla ricerca di una vita diversa e su una presa radar-telepatica, un messaggio chiaro, si, ma non possiamo identificarlo, è in sofferenza...ascolta Falco, noi siamo su un viaggio...è probabile, è possibile...senza ritorno" Artù disse: "Si, i corridoi tunnel di trasmissioni astrali possono sparire, saltare, deformarsi... se entrassimo spariremmo con la nostra nave, per sempre". Artù, candido, continuò: "Strano posto Last Deneb, la dimensione pare quella della Terra, di Venere, senza aria respirabile, un deserto, senza acqua...o ghiaccio, non ha vegetazione apparente...fa paura...con quei due...o tre? Soli, uno instabile sull'orbita, appare, scompare, in un giorno continuo...mostruoso mondo...e un segnale radar è giunto fino a Prima Terra, andiamocene Liddi!" Liddi Cosmo aveva assunto una espressione imprecisata per gli allineamenti di quel viso deciso e dolcissimo. Un flusso quantico snodo temporale di linee alternative scoordinato con le uscire stava per lanciarli, naufraghi esuli dello spazio, in un campo magnetico sub-quasar traformandoli in particelle subatomiche. Liddi disse: "Last Deneb è lì...guardate" Alla vista il pianeta era una oscura massa tonda della grandezza della Terra. Buio e nero. Il passaggio alternato delle Porte pro temporali aumentava il rischio di una fuga di salvezza. Non avevano un intervallo da misurare, la barriera molecolare instabile s'espandeva e si ritraeva, non entravano non uscivano, la morte era un istante, non potevano che guardare lo Spazio intorno. Il respiro del Vuoto profondo ritmava il loro tempo e spostava la luce alle stelle lontane e impoverite. Nuovi svolgimenti della materia polverosa creavano nuove angosciose prospettive nei tre astronauti. Ora sapevano di essere inermi davanti al manifestarsi del Tempo e non si curavano più di controllare ne di redarguire le loro paure. L'Universo mutava e costruiva uno scenario dietro l'altro. Liddi, Falco e Artù credevano di non essere più di questo mondo e giravano a spirale chiusi nelle espressioni relative dello Spazio-Tempo. Continuavano a girare...per quanto tempo? Anni? Secoli? Millenni? Ere? Falco ad un tratto guardò gli schermi limpidi nel buio di Prima Terra quasi fosse la prima volta che li controllava e disse: "La trasmissione segnale di Last Deneb 14001 scompare...non c'è più...che giorno è Liddi?" Liddi Cosmo era bellissima, perfetta, morbida e leggera, azzurra come l'aria primordiale della Terra intorno al primo Sole di 5 miliardi di anni fa e Liddi Cosmo era una stella della Galassia: disse a falco: "E' l'ultimo" Artù aveva raggiunto il senso tranquillo del divenire. L'aria inscurita dura di polvere pulsante in vortici avvolse Last Deneb con ammassi neri informi di nuvole incombenti in una atmosfera opprimente. E ancora nelle coscienze la paura e lo smarrimento in una impossibile difesa dal Tempo che finiva. Liddi Cosmo era lì, sul crinale, guardava la Nemesi e ne aveva temperanza per la sua crudele distanza disumana. Cosmo disse: "Abbiamo ecceduto la misura?" Artù disse: "Forse, se abbiamo turbato il suo Ordine." Falco disse: "Forse non è una punizione ma una ineluttabile fatalità dove tutto finisce per confondersi". Liddi aveva sorriso ascoltando ed ora accarezzava Falco sul viso attento e sempre disteso nella sua pace e benevolenza. Artù aveva un ormai esagerato bisogno di amicizia e comprensione. Liddi e Cosmo glielo dissero: - Noi siamo uno solo - Il Pensiero li avvolse, rigeneratore e delicato per i loro corpi astrali come un bagno in un balsamo di fiori della Terra. La precisione del dettaglio rendeva più facile l'individuazione del corridoio pre-temporale. Falco fissò Liddi Cosmo e le disse: "La balistica planetaria scaglia l'astronave oltre l'orbita fin dentro lo Spazio, ma qui?" Liddi Cosmo disse: "Falco, lo sappiamo?" "Non lo sappiamo" rispose Falco e continuò: " Stesso parallelo, stesso meridiano, da parete a parete, dal sole al sole, non ci incontreremo mai se non ci teniamo per mano" Si strinsero in un abbraccio e i tre corpi diventarono uno nella luce che derivava dall'ultima stella. Il riflesso di loro stessi sconvolse l'asse del Tempo e in un'altra vita si portarono in una nuova stanza...


La mia preghiera
ho letto dei post di FB, alcuni, sui musulmani di Maometto e di Allah, di quelli che tagliano le teste e che quindi hanno finito di far arrabbiare completamente il mondo russo-sovietico e quello yankee coi suoi paraggi e dintorni...il mondo cattolico no, non si è ancora incazzato di brutto anche se, ne sono certo e sicuro, nostro Signore Gesù Cristo a quest'ora de la revoluciòn pòr la libertàd dei Popoli e delle Religioni si Lui si che si sarebbe incazzato, ed anche Gandhi (n'dò sta la "h" ? ) che avrebbe già tirato su il cellulare ultima generazione samsughiana e avrebbe telefonato dalle sacre sponde del Gange a tutto il mondo, compreso all'Abbronzato a all'Angela custode dei nostri cuor...ecco...ho letto quindi, diciamo così, di Cultura, di deriva nell'Universo di certe Culture, in confusione, di cambiamenti mentali con tutti quei procedimenti riflessivi inconsapevoli e perciò incontrollabili prodotti della paura e della cagona, di destrutturizzazioni delle Culture, specialmente di quelle personali e sentimentali, dei modi e delle maniere di sentire la vicinanza di un prossimo, che a me mi bisogna liberarmi dalla prigionia della mia propria Cultura per aprirmi a quelle degli altri (perchè io? e non l'altro?) per contemperarmi nei bisogni psichici e materiali dell'altro...chi lo dice all'Isis ? ...ecco...dunque ci chiedono, questi post, quasi pregandoci, di assoggettarci ad una Cultura araba, e fin qui che c'è di male, gli arabi sono più lussuriosi di noi amerigani! ...ma anche alla Cultura di Maometto e di Allah e quindi aderire, per lo meno aderire onde salvare la pelle la testa ed i genitali, alla Religione di Maometto e di Allah leggendoci attentamente e profondamente, per capirlo nelle sue evangelizzazioni, il Corano, cosa che non fa nemmeno l'islamico, perchè, digiamogelo col cuore in mano, è impossibile... ma...ma io ho una Cultura laica-cattolica-mazziniana-carbonara-risorgimentale ormai profondissima nei miei 70 anni di vita, ivi compresa l'era di quella parrelliana, una Cultura attentamente e metodicamente contraddittoria che mi costringe a sbandamenti incontrollabili e dopo devo tornare dritto o addirittura tirarmi su da un fosso marcio di porcherie lasciate lì dalla sozza umanità...no, cioè, si! io ho la mia Cultura scolastica di bambino di 5 o sei anni che è andato a scuola iniziando dal 1952 ho la mia Cultura cattolica catechistica col catechismo di parrocchia di San Biagio a Ravenna con Don Foschini, con i maritozzi e il caffèlatte della parrocchia, io ho la mia Cultura Umanistica-Risorgimentale-Patriottica con ora di Religione gratis regalatami dallo Stato Repubblicano con quali Prof. Don Stefano, Don Fuschini, con Don Della Vedova, con Don Sandro, ore e ore di Religione in tutte le mie età scolastiche...io, quando prego sotto la pressione incontrollabile del mio Es, costretto da un bisogno interiore inconscio del mio sub impossibile da guidare consciamente perchè indotto o da ansia, o da paura, o da angoscia, o da ricordi inalienabili se non dalla Morte, io prego così:
< Angelo di Dio che sei il mio custode illumina custodisci reggia governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste, amen.
- L'eterno riposo dona loro o Signore splenda ad essi la Luce Perpetua riposino in Pace amen
-Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in Principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen.
-Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.Amen.
- Ave, o Maria, piena di grazia,il Signore è con te.Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.Santa Maria, Madre di Dio,prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte Amen.>
pregare così è un peccato, è diventato un peccato

 

Tangentopoli Ravenna, quella vera del Di Pietro-Pool Mani Pulite (poco poco) - DalemaGreganti-Processo Enimont ect ect le altre sono volgari imitazioni.
Una volta, un giorno, nel 1993, Anno Tangentopoli di Cuccia-Parrello-Bondi-Rossi-Mediobanca contro Raul Gardini-Enrico Tartagni-Lorenzo Panzavolta-Calcestruzzi Spa di Ravenna-Cementi Ravenna-Gruppo Ferruzzi di Ravenna, andammo a Roma convocati dal Parrello Dottor Giuseppe in Mediobanca-Cuccia-Bondi-Rossi. Infatti quel Parrello là, che oggi è ancora quì, ahimè, ci doveva comunicare delle cose. Me lo disse a me io con interfaccia-persona facendomi arrivare nel mio ufficio della Calcestruzzi l'Anna Orioli (rip), sua secrètàry, la quale una volta era la Segretaria di Panzavolta...ma si dovrà pur portare a casa due soldi di stipendio noo? e che ti paghi un buon Padrone o che ti paghi un padrone che è meglio non farci la rima, non ha importanza...l'Anna, avendo già "dimenticato", messo da parte, ogni amicizia e confidenza, mi disse: "Ti vuole il Dottor Parrello, subito!". Putàna! dissi io. Andai su nell'ufficio di Panzavolta che il Parrello aveva sequestrato come sua temporanea postazione di potere. Subito entrai e subito ello mi disse, con la sua morbida voluttuosa maleducata violenza inaudita
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: "Domani lei e il sindacato strisciante dovete venire a Roma nel mio ufficio nella sede della Montedison che vi devo comunicare notizie importanti". Punto. Io pensai: due punti: perchè non me lo dice adesso e lo dissi a voce alta a quegli, che mi disse: "Senta Tartagni, non mi rompa i maroni, okkey!" Io gli dissi " Va bene, veniamo". L'immenso che non morirà mai per mia fortuna eh eh non emanò altro editto da dietro la scrivania del Panzavolta, che mentre il Panzavolta l'aveva piena ricoperta di cartelle. evidenze, contratti, telefoni e schedari, quell'individuo l'aveva invece scoperta vuota intonsa illibata con solo un telefono collegato con Dio a Milano e un foglio bianco con la stilo d'oro Aurora al fianco...e un solo foglio lista di proscritti ..."che cosa se ne fa di quel foglietto? "... gli chiesi una volta, e lui mi disse: "Ci segno il nome degli stronzi che mi rompono i coglioni da eliminare immediatamente!" e mi guardava sorridendo come un teschio morto...pensai, da eliminare gli stronzi o i coglioni?... ma stavolta non dissi nulla e dissi "Ah okkey" e me ne andai... Era l'inizio dell'estate 1993, un giugno, quell'anno ce n'erano tanti, faceva caldo, a giugno spesso fa caldo. Eh già, faceva caldo. Prendemmo il treno al mattino presto, a Ravenna, binario solitario, direzione Roma, cambio a Bùlàgna, paesone della lasàgna, per Roma Kapùt Mundi della ciustè mafiosa. Eravamo 5 amici in treno; 1) io, in qualità di rappresentante consulente interno della Calcestruzzi Spa, delegato più slegato che legato sindacale Cgil-Cisl-Uil di tutti i miei colleghi compagni tovàrisc; 2) il Casadio Giampaolo (pace all'anima sua), sindacalista comunista con tanto di tì-sèrt rossa, con falce e martello gialli stampati sul rosso urss, nascosta sotto la camicia bianca 1a comunione perchè non si può mai sapere cosa succeda nella storia in divenire, il Casadio Giampi della Fillea-Cgil provinciale di Ravenna del fufù segretario Baldini Bruno globalizzatore làssa fè a lò che infatti diventò vicepresidente della provincia di Ravenna
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capittòòò?; 3) il Ricci Costantino, sindacalista comunista, suo collaboratore, sia del Casadio GìPì sia del Baldini Bì, della Fillea ma che oggi, il Ricci Costantino, a fòrza ad dèi, ha fatto le scale e la scalata agli uffici della Cigielle di Ravenna e ne è diventato il segretario provinciale del sindacato rossonero ravennate, òòò vedi mò come si fa!; 4) il Linari, sindacalista repubblicano della Uil di Proli Francesco , un repubblicano di casa sua il Prode Proli, uno con due maroni così, uno che chiamava il Parrello il Pirello ... adesso l'hanno mandato a Roma da La Malfa (c'è ancora?) 5) e, anf anf, infine, lo Schirripa sindacalista della Cisl del segretario provinciale Fabiani Aldo, un sano e pravo...parvo? parvo parvo... democristiano della Libertàs con Scudo Crociato alle Crociate di una volta, che oggi invece è di Casini e si vede, un Fabiani che non sapeva mica di essere il segretario provinciale della Cisl di Ravenna e che quando gli dicevo del Parrello, egli mi diceva: "Chiiii?" così me ne andavo... ma che, quando il Fabiani diventò, dovutamente e devotamente, consigliere comunale della Margherita alleato col comunista sindaco Dattorre (amen in excelsis coelis communist with Marx, Lenin, Stalin & Tovarish ), il quale sindaco, da perfetto sindaco comunista odiava tutti noi e tutti i Lavoratori di Raul Gardini e della Calcestruzzi e della Ferruzzi, quel Fabiani lassù oltre la sfera della falsa ingenuità ma non dell'incompetenza, finalmente si accorse di avere uno stipendio da ... di avere uno stipendio. Ecco. Arrivammo a Roma dopo Fìrrènze che un tale magari ci doveva ancora nascere...o era già nato ahinoi? ... e scalammo giù dal treno rapido a sedile di legno sul terminal n° ... non identificato... di una Stazione Termini già ingombra di straniere presenze e di orine di varie origini anche ultrastellari, indi, rallegrati per non aver subito deragliamenti, andammo agli uffici di Montedisòn in Piazza Venezia with un taxi di un tassista che ci faceva fare dei giri trasteverini per delle mezzore papali che non finivano mai, ma che ce frega ma che c'importa! tanto paga il sindacato con note spese a piè di lista...Piazza Venezia! Amai quel terrazzino rettangolino... A noi! ... Diamoci un taglio. All'improvviso siamo 5 somari scemi seduti impalati impauriti da cotanta grandezza e potenza! nell'Ufficio tangenziale del Parrello: dalla finestra vedo l' Altare della mia Patria...quasi mi metto a piangere...entra il Parrello, quasi mi metto a ridere. Si siede! e noi, per fortuna non ci eravamo alzati...uno di noi, non io, ma uno, incosciente, starebbe per dire: <perchè ci ha fatto fare 350 km in treno?> che il Parrello apre bocca e lo zittisce dicendoci scandagliandosi tra i denti:...ah, con noi c'è anche il Righi, ma quegli era soltanto il sindacalista romano de Roma Fillea Cigielle del Cofferati Sergio in concertazione ed in concerto col Padrone, quindi il Righi non fa testo nella finissima trama del mio racconto verità, non fa testo proprio...non ce la fà non ce la pò fà er Righi... Il Parrello è dietro un tavolo di legnone romano augusteo sopravvissuto alle invasioni ai sacchi e alle dominazioni barbariche, ben pulito spolverato come sempre tutti i tavoli del potere mediobanchesco, e non ha niente di carta sopra, solo un pìcì, ma è spento...non sa fare non sa fare... Parla a braccio il Nume emesso dall'Olimpo milanese. Attacca il discorso che sarebbe dovuto andare al balconcino a prender aria: " VI ho convocato per comunicarvi che entro il mese tutte le Azioni in essere ed in commercio sui mercati nazionali e mondiali, anche quelle in proprietà della Mafia Siciliana, verranno ritirate, acquistate, soppresse e trasmutate in azioni denominate Compart. Vi avverto quindi: chiunque di voi osi fare dell'insider trading verrà immediatamente querelato e sotto posto a processo penale! Capito bene?" . Messaggio ricevuto...ma perla miseria, non ce lo poteva dire a Ravenna sta cazzata, che io e l'Immenso lavoriamo a Ravenna nello stesso Palazzo? vabbè, io al 1° piano lui al 2°, ma se gli scoccia venire giù lui da me vado io su da lui, e che cè vò! Glielo dissi, più o meno: " Scusi sa ma ci ha fatto venire fin quà per questo? E poi, sa, ma chi se ne frega del suo insaider trèding!". Diventò tricolore patriottico, quel Parrello montedisi-àno parve Mussolini incazzato. Mi attaccò il fuoco alla pelle con lo sguardo che sarei dovuto andare col 118 ai grandi ustionati del Gemelli, mi giudicò uno stupido incapace, glielo lessi nella mente e mentre leggevo ci vidi contemporaneamente dei suoi mali oscuri infantili, e poi, furente, mi disse: "Tartagni, un'altra parola da deficiente e chiudo la Calcestruzzi domani stesso! Se non fosse per degli accordi col sindaco..." Eh eh e perchè io non lo sapevo? povero pataca. E va bè, avevo sperato gli venisse un colpo, invece è immortale. Guardavo l'Altare e pensavo: "Sono pronto a morire per la mia Patria!" Capito adesso i miei giuggioloni perchè l'Italia, questa Italia, mi fa pena! Perchè l'Italia, questa Italia, è invasa dalla sporcizia morale? Uscimmo a riveder le stelle. Ce ne andammo a mangiare alla Trattoria della Sòra Lella, dopo la Stazione Termini, nei pressi, la dietro, un locale romano eh no cosa vi credevate! Mangiammo tutti insieme noi 5 somari 5 briganti fettuccine alla romana, uno spettacolo! abbacchio e patate arrosto, tenero l'agnello sacrificale, patate al forno che erano la fèn de' mònd...
bevemmo vino rosso de lì Castelli che a noi ce piaceva de magnà e bève, acqua minerale di Diocleziano, e caffè de Roma. Bella gita! As'vèssòm d'anghèss ma às divartèssòm!

Enrico Tartagni e Raul Gardini.
Ravenna, maggio 2014, fotografie da Il Resto del Carlino, dal Circolo dei Forestieri
E intanto costoro nel 1993 tradirono me, la mia Calcestruzzi Spa di Ravenna quotata in Borsa, ed i miei Padroni, Raul Gardini e Lorenzo Panzavolta!
Questi nelle foto tradirono Raul Gardini e Lorenzo Panzavolta e tradendo loro, abbandonandoli al loro destino morituro, tradirono me abbandonandomi alla mercè di uno sconosciuto Parrello e di uno altrettanto sconosciuto Cuccia; tradirono la Calcestruzzi e tutte le nostre Famiglie.
Intanto questi, nel 1993, con la sudicia vigliacca e vile Tangentopoli inscenata per odio ed invidia di chi aveva successo ed indipendenza culturale, ideologica, di pensiero, di finanza, di giudizio e di espressione, hanno tradito i Lavoratori della Calcestruzzi e della Ferruzzi, e tradendo noi Lavoratori di Raul, hanno tradito la Città di Ravenna con la sua Storia e la sua Cultura, una Città calpestata, e poi privata, nella propria dignità da uno sconosciuto parrello qualsiasi.
Tradirono tutti i Lavoratori d'Italia!
Poveri.
Insopportabile!
Fecero questo per paura del Cuccia Enrico in Mediobanca, uno che urlava come un ossesso: "Rivoglio i miei soldi! Rivoglio i miei soldi!"
Poverino, colmo di odio, risentimento, invidia...
E questi in foto, infingardi come furono, inetti come si dimostrarono scappando vigliaccamente e vilmente dalla Domus di Raul Gardini e di Lorenzo Panzavolta e mia, ove fino al 23 luglio del 1993 avevano passato meravigliose giornate col loro amico, si rifugiarono tremanti sotto le sfarzose coltri delle stanze da ricovero di Mediobanca...salvaci tu o nostro nuovo duce!
E così nel 1993 costoro gettarono l'Italia nelle barbarie.
Con la paura che devastava i loro parvi e spauriti spiriti.
Hanno gettato, lasciato buttare, l'Italia nelle barbarie dell'odio, delle vendette, dell'invidia, della gelosia, del servilismo, della schiavitù. Consegnata l'Italia alla Paura del Futuro.
Tradendo l'amico di sempre, che amavano, che adoravano, al quale osavano inchinarsi al passaggio chiedendo favori e porgendo lui preci, tradendo il loro illuminato Amico hanno così tradito i Compagni del loro Amico, quei Compagni che sono rimasti con Lui sino alla morte!
Poveri.
Vile e servili chiesero un rapido compenso per non aver opposto resistenza ed anzi osannarono il nuovo Padrone Straniero.
Scampati nei salotti mediobancheschi, impauriti da quella prepotenza esplosa con odio ed invidia del successo e della ricchezza e materiale e morale del nostro indimenticabile Padrone, il Signor Raul Gardini.
E adesso, costoro, esattamente questi qui che individuiamo in fotografia ed identifichiamo grazie alle didascalie del magno direttore di giornale, costoro, che sono oggi proprio quelli di ieri, poveri come erano poveri oggi, mi vengono a parlare...a blaterare?...di come si fa a far riprendere l'Italia!
Dibattono nei loro circoli, capito? nei loro Circoli! della ripresa dell'Italia!
Odio eterno.
Meschinità.
Plateali esibizionisti grafomani?
Detto da costoro è il necrologio della mia Patria.
Il mio disprezzo per questi personaggi, che in questa immagine rappresentano l'infinita schiera di personaggi a loro affini che non ho potuto non conoscere, mi è sublimato dall'odio per la loro indifferenza alla Storia.
Gonfi d'arie pericolose quando mi tocchi, senza potermi allontanare e difendere da loro, respirare nei loro pressi, sono costretto a fuggire su altre sponde.
Profani del dolore degli Uomini di Ravenna, forestieri alla loro Storia ed alla loro Cultura, continuano a calpestarne la Dignità ed il Dolore.

 

 

I Buchi. Di Ravenna eh eh.
Vedo un po' va là di dire qualcosa su questa lettera in fotoscanner qvà allegata, una lettera di Alvaro Ancisi al prode RdC, lettera che logicamente condivido.
Vado col commento..
Allora; un solo responsabile? Uno solo che ha rubato ai Cittadini di Ravenna Contribuenti circa 10.000.000 di Euro! (dieci milioni di €) nascondendosi i soldi nei cassetti e nelle ante degli armadi del Comune di Ravenna e poi trasferirli nei paradisi fiscali della banche di Ravenna!
E secondo voi c'è stato solo uno che ha fatto questo? Che ha rubato alla Cittadinanza 10 milioni di Euro di tasse ed ha fatto questo in circa 10 anni senza che un altro responsabile del Comune se ne accorgesse? Se è così allora vuol dire che in Comune abbiamo dei somari in contabilità che un cretino sarebbe più bravo a fare i conti. ma se non è così vuol dire che sono tutti ladri e sono d'accordo nell'essere ladri.
E chi firmava ed ha firmato i Bilanci del Comune non è responsabile? E, per esempio, il Ragioniere Capo del Comune che cavolo ci sta a fare in via Mentana? Marginalità!
Ma chi firma è il Capo e il Capo ha la responsabilità finale e totale di ciò che certifica e vidima come Verità!
Mafiosi? mah!
E dunque, chi firmava i Bilanci del Comune Sezione Servizi Sociali? Il Sindaco. I Sindaci. A partire da...da, diciamo 10 anni fa...potremmo dire a partire da Dattorre per passare da Mercatali a finire da Matteucci? Possiamo dirlo? Ditelo voi.
Per esempio: a Tangentopoli quella di Raul Gardini e di Lorenzo Panzavolta...e mia!... per il Cuccia/Parrello/Di Pietro/Mediobanca, quindi secondo il loro giudizio non criticabile ne commentabile, o alla Ferruzzi o alla Enimont o alla Calcestruzzi c'era un unico responsabile ed era esattamente quello che firmava i Bilanci: uno era Carlo Sama alla Ferruzzi (uno che ha calato subito tutto quello che aveva da calare di abbigliamento ma troppo tardi perchè aveva già tutto sporco da rilavare e riciclare tanto puzzava) un Sama ancora vivo e beato nella sua villa florente, l'altro era Raul Gardini beatamente assassinato in Milano per essere sicuri che espiasse la pena che meritava, salvo poi ritrovarsi con una Città di Ravenna imbelle e piena di sensi di colpa tanto da pentirsi di averlo offeso fino alla morte il povero Raul Gardini e così dedicargli post merdem una bella stradina della Città di Ravenna già ormai piena di buchi...e che volete, Ravenna è la mia Città, è fatta così, ha tanti buchi...poi, un attimo! dove andate massa ad bròt lazarò c'àn sì etàr!...non ho finito: poi c'è la Calcestruzzi Spa quotata in Borsa a Milano, la Calcestruzzi! con dei Bilanci con Utili Netti d' Esercizio favolosi che voi non ve li sognate nemmeno nelle MIlle e una Notte! e chi firmava i Bilanci della Calcestruzzi Spa ? Il Signor Lorenzo Panzavolta! Bene, per Parrello/Cuccia/Di Pietro/Mediobanca il Signor Panzavolta era l'unico reponsabile dei furti perpetrati a mezzo evasione fiscale e corruzione al Popolo Italiano! Avere capito o no ? I mì zucò!
p.s.Fiore...non so che risata mettere par tòt stì invurnì!


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