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Dissolvenze e sussurri
Bluesky/word
Affonda nel cobalto ogni idea
quasi a plasmare forme dell’ideale
che rimette in asse ogni dubbio.
Ed è pervinca la mano che accarezza
il mistero dei colori già vecchi,
nel finto circuito delle illusioni.
È indaco il segreto che traspare
nel continuo sofisma dei versi
intrecciati al sussurro delle foglie.
Oltremare le pennellate per onde
che avvolgono i silenzi sfilacciati
nei frammenti che attendono prodezze.
In ogni dissolvenza c’è la traccia
di quella gioia che sorvola fantasie.
Ventagli
Scorre veloce la piccola freccia
lungo lo schermo amico,
a precisare figure e fingimenti
protesi nello stralcio di un turbinio.
È il mouse che tallona ogni linea
incisa nella memoria e nella strana
realtà divenuta artificiale.
Anche la foto colpisce l’istante
come brocca assetata dell’eterno,
coinvolgendo i segreti del consenso.
Il disincanto splende tra i riflessi
giocosa ricaduta dell’incanto.
Pennelli
L’artificiale penetra immediato
quando sceglie un’apparente bruma
o diurni raggi roventi, che ardono al chiarore
del pennello bizzarro.
Fondono fotogrammi universali
ridestando segreti dal profondo
librarsi di affinità espressive,
e dilagano estasi dibattute
da medesima forza.
Si accende abbarbicata alle forme
la grafica che osserva il mondo intero
in un amplesso che raccoglie i sussurri.
Il palmo che porta alle labbra
una tenera misura cerca le stelle.
Colori
Fioccano coriandoli in colori
variegati nel tocco dell’amico
non più nascosto al progetto.
Un arlecchino inciso sulla tela
porge stupore danzando in bianchi cerchi
mentre il corpo muta le parvenze
per inseguire fidate superfici.
Rigoroso il disegno in primo piano
spartisce fenditure e scaglia la sirena
attraverso quei corpi raggruppati in coralli.
Hanno inventato purpuree ragnatele
ed è tornato il tremore degli abbozzi,
sicuramente s’aggroviglia l’anima
per l’amore smarrito.
Sogno
Nel sogno riappare la tua carne.
Io con violenza la palpo
per accertarmi che sei di nuovo viva,
nuda tra i cuscini roventi.
Quasi per celia l’invito di un sorriso
offre l’amplesso ed io affondo
senza più il timore, già fatto galeotto.
Aspettavo il momento in cui adornavi
il crepuscolo malandrino e complice,
ed accettavi il lento brusio dell’abbandono.
Il trabocchetto ormai rivela gesti abbaglianti
spartiti con la mia accortezza.
Hardback
Variegate diverse bizzarrie
si rincorrono in cartelle festose,
ricamando tratteggi.
Intense scollature di concerti
sbocciano da irrequieti controluce.
Nel trucco delle tele colano i colori
come fulgidi tocchi, tradotti per dovizie
ansiose di scoprire il tempo degli umani.
Lunghi, delicati, sottili orpelli,
innumerevoli trionfi, come l’acacia succosa,
ripercorrono il passaggio delle perle,
dove le luci hanno occhi acquamarina.
Fantasticare paesaggi e bronzi,
tuffarsi verso fiamme che destano memorie,
trasformare i sussurri in un prodigio
che sconvolge le cose comuni
e fonde in lampeggi cento idee.
Nel vigoroso confronto del vortice
si fende l’alba e irrompe la luce.
Triangoli
Triangoli al capriccio dei colori
scattano l’onda disposta ad un tracciato
che modelli più forme variegate.
Coriandoli gli strappi modulati
che convergono a strisce frenesia,
per scoprire del tempo festoso
il compasso segreto.
Ogni cesello ha un timbro multiforme
perfettamente incentrato nella tela,
quasi capace di spiccare il salto
che trasforma il fruscio nel tocco
della spatola incantata.
L’inganno sparisce nello spettro
d’una sanguigna immagine.
Astratto
Scatta anche il mouse
per fluidi cancelli tinteggiati di sole
nel pegno di sembianze da scoprire.
Ricercando gli spazi,
che tentano sedurre la natura,
recidere stagioni in un impasto
per l’icastica scena del prodigio.
Mitiche figure, nel sentiero
tracciato alla ricerca di motivi,
indugiano alla soglia del tuo mondo
folgorato da scudi
dando sostanza alle attese
e conquistando cromatiche misure.
Spazi geometrici
Umido velo geometrico nel segno
delle figure cromatiche in rivolta,
per un dialogo che accosta ancora
resine e collanti, impalcature e campi.
Nessuna forma del cosmo
esclude l’onda che refluisce
ed imprime lo specchio fragoroso
capace di esplorare spazio e tempo.
La plastica atmosfera si confonde
col palpabile capriccio dei colori
tra la volubile festosità del possesso
e gli elementi astratti di un travaglio.
Un diverso strumento suggerisce
maschere e sublime segnale.
Riflessi
Probabili valenze spazzano la tristezza
e approdano alla speranza delle forme,
confondendo gli indugi
con i ritagli della cesoia alleata,
ritagli di figure e stagioni,
misure del cielo di periferie,
e del tramonto che svicola agli incroci.
Il ricordo è preciso e conserva tinte
fermando le misure di un cipiglio
ormai avvolto nelle trasparenze.
I pensieri hanno stagioni in cornice
divenendo più spesso dei riflessi
confusi a corporei lampeggi.
Il dono
Solcando spazi di prestigiosi anfratti
il rimbalzo dei frammenti
è capoverso che trafigge le promesse
da offrire in dono.
Le valve che tentano nel tempo
schiudono disegni dalla svariate forme,
una fornace che scoppietta lapilli
per consegnare le opere oltre
graditi ormeggi.
È ventaglio prezioso che raccoglie
variopinti tasselli, schemi più estrosi,
che si compongono traducendo luci.
Stridono le pareti balenando
sussulti avvolti in voluttuosi tocchi.
Storia
Forse l’olimpo accoglie ancora dei
che potremmo implorare a tarda sera
per riaccendere i fuochi di rimpianti
e sistemare i grani agganciati al silenzio.
Per non sciupare parole d’antico
abbandonare l’illogico sorriso della malinconia.
Fatta di molliche anche la storia
scioglie illusioni solo in questo mondo
che ha tuttora sguardi già smarriti,
come lirici greci nel gioco di periferie.
È parte del passato un giorno ancora
che subentra affidato all’oblio.
Qualche pozza
Oltre che provvisorio ormai sospeso
il tratto che riunisce i tentativi
delle nuvole sparse tra fiammate.
Lotta di straniamento in qualche pozza
improvvisamente aperta all’arcano
che rassomiglia a fratture della mente,
sempre incantata.
Parole allora di colore rosso
proietteranno gli ultimi sguardi invidiosi
tra i brividi che suggellano il congedo.
Ecco i frammenti ricomporre memorie
per la mano che scava rovistando.
Erosioni
Nuda,
ultimo valzer per un addio
che nostalgia richiede in evasione.
Imprimere scandagli nel cobalto
o perdonare il peccato col mutare
del tempo, ferito ormai nel vuoto.
Qui sono la tua carne come trina
impreziosita nel delirio dell’ignoto,
e negli alveoli mi penetra più scuro
lo scambio tra la pelle e le parole.
Nessuno saprà mai lo stesso senso
del battere le tracce e l’erosione.
Racconto
Non è più tempo di uragani e pelle,
ma di quelle attese trattenute
da ruvide parole in cerca di abbandoni.
Resta scolpito il mio gesto
nelle ferite trasformate in minuti,
esatta probabile armonia
di minacce ancora incomprensibili.
Confrontando gli accenti
modellati dal pensiero inascoltato
incontro ancora quel fuoco
che da nostalgia è diventato folle.
Tutto è precipitato nel racconto
di un alito di vento.
Ricerche
Prima o poi smetterò di ammollare
nella nostalgia.
Forse farò finta di sfogliare il futuro
cercando ancora quella gioia che un tempo
affondava nel ventre e tu eri l’incanto.
Scivolo la braccia tra le cosce
come tra rami spogli del tiglio,
ingozzando idee fuggiasche
o lacrime impegnate a scandagliare.
Lo stupido risveglio gioca con l’innocenza,
paziente sgualcitura dell’amore
che nell’urlo ripete il suo segreto.
Lamento
Strappi le reti per tentare il gioco
che accattivante nelle flessuose volute
ripete tutto ciò che trasparenza
ha curve impervie e taglienti.
Sogni non avverati nella pietra
o in cartilagini miniate dal ricordo.
Ovunque ancora il labbro tuo
è come conca di marmo intarsiata,
finalmente in un piccolo rifugio.
S’incurva con lamento
ora stanchezza in una piaga
che riapre quelle esplorazioni
condivise alle varianti, anche nel dire
che tutti sanno confidare agli ellebori
grottesche scadenze compite inutilmente
dalle stringhe slacciate.
Trasformazione resa più nodosa
l’apparente ossessione del tuo sesso.
Arco
Trascorso in un baleno il patto
non ho fatto in tempo a capirlo!
Già l’alba di un mattino estivo
in parvenza di sogni
e dentro membra dai fiocchi azzurri
ghirlande di ninnoli conficcati come per magia
dentro la vita per scherzare a rimpiattino.
Ferito nella fede e disperso
nei millenni promessi dal credo
sfilaccio ciò che resta del mio corpo
sbavando gli ultimi solchi
del breve arco che mi fu concesso.
Gerusalemme
Il vento sibila tra le antiche mura
di Gerusalemme e le pietre tremano stanche
sotto quel cielo che chiedeva pace
ed ora è squarciato dal fuoco.
Dove pregavano mani intrecciate
ora s’alzano pugni e fucili,
tra passi confusi che grondano sangue.
Chi ha spento le luci dell’alba
e muore tra i vicoli che furono sacri?
Eppure c’è un seme tra polveri e macerie
che è il sogno di un bimbo che ammira le stelle
e chiede smarrito il silenzio.
Ferita e divina ritorni la tua preghiera
fra le carni strappate e i ricordi di amore.
Dies irae
Il cigno è come me: attende Leda
ormai divenuta una chimera
sbarrata dal trapasso colorato
delle mie primavere.
Fluttuando scompongo sensi inversi
per quel famoso Caronte di bragia
dagli occhi fissi alla clessidra, impazzita
nel verderame dell’istante.
Scotomi scintillanti nel rintocco
delle sere in abbandono
quando gli errori smontano visioni.
Nell’imprevisto ancora una coscienza
invoca tradimenti dai profili accennati,
quasi per ingannare il gioco,
ma fissato il giorno della dipartenza
scommetto che anche Cristo mi rifiuta.
Vecchiaia
Vecchiaia
non più l’urgenza della passione ardita
ma dolce come nettare
ormai non brucia, intiepidisce il petto.
Presenza al tocco dei silenzi
senza parole sussurrando appena
è brina al vetro quando fuori è sera
e il focolare ha ceneri pressanti
dei fragili ricordi.
Non grida più ma scalpita
tra spine che non sono acute.
Etereo ma più vero
perché cammina lentamente
con pelli avviluppate ogni mattina.
Le semplici carezze più volte
sanno fondo di bosco.
Materia
Annullato nella tentazione
il filo degli attimi assottiglia
la semplicità dei sogni puri
nel calice, ampi e colorati.
Un cipiglio di rabbia indecisa
abbandona la fiamma
schiacciata dal calore dei baci:
il bacio che satura gli amanti
per l’anima celata nello sguardo.
Tutto comprime poca prodezza
nel gesto che scatena altri gesti,
misteriosi così come l’amore
nella grazia immortale di armonie.
Bizzarra malinconia al di là dell’arcata
dubbio di umide madreperle
al profilo rannicchiato nel cuore
Ha detto
L’amore è più forte della morte
e di ogni peccato. Ha detto!
Dipinte su vetrata rammento
le tue mani oscillanti nella luce
per il falso modello che si aggira
in triplice angolatura di telaio.
Oltre lo scherno della dipartita
rimane la tua effige, fra il timore
di ascendere alle stelle o cadere
nel trepido viale delle statue.
Fugge anche il vespro in singhiozzi
e specchia le sue schegge d’argento
fra le improvvise scarpate.
Germogli
Ogni paesaggio lo scomponi in zolle
che del colore sono spie bizzarre.
Si stempera così anche l’inconscio
che accarezza diuturne sinfonie.
La spatola ti insegue ed il tratto
incide l’illusione quotidiana
che sublima scintille più precise.
I tuoi sentieri hanno varie luci
per quel fermento che germoglia codici
e riconosce il mondo al primo cenno,
in cui si immerge un riflesso fascinoso
per ritrovare espressioni più anelate.
Pulviscolo
Come marea ingannata dalla riva
è fingimento anche il silenzio
che turba gli angoli del vento
e la carne diviene memoria.
Sotto ceneri argento nascondiamo le rughe
mentre il sangue risponde al desiderio,
ribolle piano, poi scoppia,
per fenditure antiche dove corolle
reclamano diritto di smarrire
le incaute mattine della primavera.
Dita tremanti ed occhi accesi,
come la prima volta o forse meglio,
un respiro che sogna incontrastato
è smarrimento delle nostre moine,
quando il fervore del sesso pretendeva
nuove leggende ed ombre e stelle.
Ora l’attesa è vana e fuori tempo,
non chiedendo permessi cerca ancora,
annulla l’invettiva dei pensieri
nell’assedio dei giorni di nuovo come un gioco,
tra la prudenza del senno e dei confini,
dissolvendo le regole in pulviscolo.
Libertà e tragedia
La libertà, come aquila che ignora il peso,
sfida le nubi, ignora l’ombra avversa,
che ad ogni volo cela la sventura.
È sogno acceso nel sussurro dell’alba,
canto di chi, pur chiuso, si fa vento,
e nella mente rompe ogni sospetto.
Fragile chimera, spesso nel pianto,
tra il sangue per bandiera, ed un urlo
sospeso nel sorriso.
Tragedia matrigna d’un risveglio,
compagna oscura della rivoluzione,
si cela dietro il passo del ribelle,
nutre la fiamma, ma cede alla cattura.
Credendo un mondo giusto da rifare,
tra i fuochi e i morti, sotto cieli rossi,
vorrei soltanto rincorrere il futuro.
Nel cuore resta una scintilla,
una parola scritta in ogni muro,
“libertà” – maledetta e benedetta –
che arde nel tempo e gioca nei contesti.
Non è conquista, ma eterna scelta,
tra l’amore e rovine,
fra chi dona e illusione che trascina.
Il mio sangue ghiacciato sino al greto
è capriccio tagliente che fermenta
un lacerto da affrancare lungo la fede.
Sepolcro
Il portico è deserto ed i suoi accenti
si gonfiano nel turno di figure
tra le improvvise luci dei fanali
strapazzati dal vento.
Ricordo i tuoi gioielli rosa e neri
pupille custodite in quel riflesso
che adornava cangianti lontananze.
Alle tue caviglie incessante era la fiamma
tra le minacce azzurre delle mani,
per queste mani da cime tempestose
offerte come mirra del sorriso.
La tua lampada in tempo si inclinava
in forme astratte bollate nei sentieri,
a lungo scossi dal singhiozzo dell’ombra.
Indossa questa sera i tuoi monili
un leggero crespo e gelsomini
per avvolgermi ancora in fondo al corno
di un romantico sepolcro.
Proposte
Impigliato nei sentieri sconosciuti,
lungo nere pareti, lo scenario
del passato diviene fantasia
e per una volta ancora minacciosa.
Spaziando trasognato tra gli sguardi,
tra i rovi incandescenti delle notti,
per decifrare il dono del mio autunno,
e ripetere mille volte ancora
l’intarsio di quei giorni ricomposti,
continuo a penetrare la memoria.
Era l’inganno delle quotidiane
completezze del tempo, riproposte
da le strane custodie dei segreti.
Inganno omaggio della gioventù
disposta a malapena in tentazioni.
Tramonto rosso
L’ultima fiamma è rosso sangue,
come un respiro che si spegne
sull’orlo levigato dei silenzi.
Il sole, ormai stremato, si ritira
dietro le ciglia dell’orizzonte intatto,
e l’ombra allunga le sue dita
sui campi, sulle case, sui volti arroventati.
È il tempo in cui più dolce è il peso
degli anni rubati clandestinamente al cuore,
quando ogni battito ora ricorda
che la fine è sull’orlo del non ritorno.
Le nuvole, le foglie in abiti scarlatti,
sfilano come vecchissimi pensieri,
e il vento porta via con sé
sussurri di giorni perduti tra il nonnulla.
Così la vita china il capo, non vinta,
ma riconciliata all’imprevisto,
abbracciando l’attimo nel quale eterno
tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio.
Nel tramonto ogni sera si riscrive
la poesia dell’ultima ora –
una bellezza che non implora,
ma si spegne, fiera, nel fuoco.
Mare e Monti
(Poesia per una mostra di pittura)
Nel silenzio l’onda respira come una carezza,
sospesa tra riflessi di luce e di salsedine,
per raccontare un tempo più sereno.
Altra cornice si erge rigorosa
per una vetta antica, ma sincera.
Con neve e pietra scrive il canto,
forte, nel profondo e salubre.
Due mondi che danzano in tela tra colori,
due diverse voci e unico l’intreccio.
Il mare chiama, la montagna attende,
il tocco d’arte unisce, oltre il confine.
Ogni pennello sussurra un’emozione,
tra picchi selvaggi e lente piantagioni,
tra onde che cercano di mutare i cieli,
visioni che agli occhi e all’anima disvelano.
“Mare e Monti” non soltanto paesaggio,
ma viaggio dell’inconscio e del linguaggio,
sfumature di vertigini sottili,
nel vortice al respiro che si adagia.
Libertà e tragedia
Tra il fumo d’un incendio ormai antico,
quando l’uomo alzò la fronte contro il cielo
nacque la libertà.
Fragile idea nel nudo silenzio di un’idea
che farebbe tremare al primo grido,
per mani aperte e piedi scalzi
trascinando i suoi passi sulla cenere
di mille nemici.
Ma il destino la segna con cicatrici
di tragedie perverse soffiate in tempo
dalle barricate di più aspri rancori.
Il vento lo sa perché ha devastato
il soffio delle controversie impastate di sangue,
ed ogni passo avanti è la speranza
dell’urlo di bandiere a coprire una fossa.
Bambini impalliditi dal terrore
ridevano sotto i bombardamenti,
donne che sussurravano canzoni
mentre cucivano stracci in galera,
uomini con gli occhi vuoti
ma le mani piene di verità.
Essa è quella sorella silenziosa
che cammina accanto alla libertà,
come l’ombra ad altre luci.
È tragico l’amore che si dà
per un sogno che si spezza.
È tragico il sole che nasce
sulle rovine d’un popolo in fuga.
È tragico il coraggio di chi sa che morirà
eppure sorride.
Ecco, la Libertà insiste.
Come l’edera sulle rovine,
come parola che sfugge alla censura,
come il canto che nasce in mezzo alle catene.
Perché la tragedia la nutre,
le dà radici profonde,
la rende vera.
Libertà non è assenza di dolore.
È scelta, rischio, abisso.
È la voce che rompe ogni silenzio,
la mano che svicola ed il gesto
il gesto che disobbedisce.
È sapere che ogni conquista avrà un prezzo
da pagare comunque ad ogni costo.
Libertà e Tragedia allora sono insieme
tra i fuochi del mondo indispettito,
tra tombe senza nome, libri bruciati
e mura abbandonate per costringere
scale all’infinita melodia dell’amore.
Quattordici anni
La pietra. Un colpo. Sangue fra i capelli
e la mano non trema inebetito
forse dal primo squarcio già rosso.
Una fanciulla dagli occhi di cielo
e col velo di sogni leggeri
trucidata con fremito d’ossa.
Dall’empia follia il tuo sguardo
bloccato in un destino innocente
implora inutili dolcezze, ma
un’esplosione di rabbia,
distorsione degli oscuri impulsi,
diviene nella mente atto necessario,
inevitabile, dettato dall’onnipotenza.
Scegliere il tempo per scoprire
lo stupore che aspetta
per agonia che rimbalza nella vanità.
Acheronte
Io vengo dalle rive di Acheronte,
dove la lontananza mi coinvolge
tra mille labbra congeste,
dove il racconto abbrevia ogni attesa
tra fiamme e soprassalti fuori arco.
Stupide mani giocano a tormenti
d’una furia insincera
perchè raccogli grappoli e profumi
che non hanno memorie dei languori
per ossa ed ombre,
nascoste tra le polveri impreviste.
Nella preghiera cattiva anche il mio corpo
è una tela di ragno giocata nei silenzi
per desideri vermigli, smanie, arpeggi,
per quei giorni delle mietiture
quando anche il gioco arderà nella mia carne-.
Egli tace
Infine morti chiedono vendetta
nella terra di Cristo
ma la tua Trinità tace nel credo
che dal silenzio ha piano di rinuncia.
Solo polvere! Mentre il sangue sporca
Le vesti consuete e non consola
al fuoco che sfilaccia fratricidi.
Cercano quelle scuse indifferenti
fra le rovine, non un grido d’assedio
mentre il guinzaglio del potere
immobilizza la fede.
Eppure mi sta stretto l’universo
così zeppo di refoli defunti,
sparsi dovunque in docili filari
che affollano le stelle.
Ecco un pannello ricco di mitraglie
ricamato nell’ardire di rinunce
come assenza di Dio.
È Babele che incombe in questo mondo
di lingue frantumate
e dove l’odio è capace
d’inchiodare il fratello a nuova Croce.
Mettere a tacere la stanchezza del rifiuto
è il vero prezzo di opposte resistenze
nel logorante segno degli inganni
capaci di corrompere ogni traccia
dell’umana pietà,
tra sguardi brulicanti di burrasca.
Stupore
Polvere e ortiche nel sospiro di un incanto
indizio cortese delle ombre
che vagano in macerie e fameliche ossa
frantumando chiarori inaspettati.
La tua voce per me non è peccato
se c’è amore segreto e ormai svanito
nel vortice della maledetta falce nera.
Passione che ancora mi tormenta
è custodia tra le fiamme e cenere,
lenta sino a toccare il limbo
e stupore sfilacciato di ricordi,
come lo stradivario che nutrimmo
ora nascosto.
Inediti
"Riflessi"
Dolce nell'abbandono del tuo nudo,
sospeso come vortice di danza,
la carezza del tempo ha il rintocco
di una musica lieve , modulata.
Le piume sono malizia di colore
per il tuo cuore appena disvelato,
quasi che il sogno chino a malinconia
illuda il respiro a rompere mestizie.
*
Anche la luna riflette le illusioni
che la notte prepara tra le onde
mentre luccica il ventre tuo nel mare
tra sorrisi e perle luminose.
Sei farfalla nella brezza verde azzurra,
quando distendi le braccia come in croce,
ed il raggio circonda nel cenno studiato delle mani.
Ti sorprende l'attimo che scatta
lentissimo silenzio della notte,
che avvolge ogni sembianza.
Ma tu ormai non sei più con me !
"Tramonto"
Dove le foglie inverno arrugginisce
lì c'è un sospiro che incalza, e nell'attesa
trafiggo ultime arterie tra le labbra.
Hanno riflessi al tramonto le ferite
ed il sussurro trova nel selvaggio
cammino il frammento della nostra storia,
la paura di memorie disciolte nella mente.
Per parabole incerte
l'intaglio sigillato dei ricordi
il vortice degli istanti, del cristallo,
delle crepe,
ha lo sgomento per un'altra menzogna.
"Un mostro"
Questi quattro versi che rincorro ogni giorno
sono soltanto l'urlo del lupo mannaro
che alberga nelle mie circonvoluzioni cerebrali.
E' lo strappo che lacera memorie:
un incidente a quadri variopinti
stretto ai denti, che del sangue hanno parole.
Il pescatore ha giocato le sue reti
perché la vita non ha purificato le ossa,
rimane a guardare il vuoto della mente
per il mostro che agguanta la sua carne.
Gli occhi al cielo distratto, quasi per lontananze
ha il pensiero di ghiaccio e nell'azzurro
compone il sussurro di abbandoni.
Ora il mio urlo lo raggiunge e inganna
l'attesa di un racconto nuovo.
"Intorno al collo"
Dalle labbra il sussurro di una tregua
per le ore che rubo alla stupida fine,
fra le coltri più fredde e la luce dell'alba
che acceca ed avvolge il pensiero
intorno al collo, come la ghigliottina.
Dove il tocco ha bugie in abbandono
e la piccola fiamma non trova risposte
la nostra viola appassisce, quasi la quintessenza
di un pianto ripetuto.
Si sfalda il tempo arrugginito dai silenzi
a spianare le ore e rileggere versi.
Semplicemente una danza rincorrere giorni
sconfitti in questa voglia di dire la rosa che fu
e rivelare il segreto che avvinse l'abbraccio
alle ossa.
Ormai l'attacco è deserto, contorto nella memoria
con il debole appello dei desideri,
protagonista di un verso inconsapevole.
"Silenzi" Dal silenzio le pieghe della mia pelle hanno le ombre scolpite nell'ametista dei tuoi seni. Inatteso il risveglio dei tremori, pause di sussurri e di ciglia nel timbro infisso a carne, ultimo grido di poesia nella vicenda che vorrebbe soffocarmi. Hai lacerato illusioni con il morso della tua vertigine ed io ho infranto gli incanti purché si avveri il sogno che ripete di nuovo il desiderio di pietra più bianca. * Il giorno segnato dalle rughe ha indiscrezioni che mi rendono triste . Ogni fibra del corpo ha dissezioni insinuando il letargo che si adombra nel sogno, o che si avveri la stilla del tuo ciglio come l'ultima piaga, che confonde il tempo dell'ardore e l'angoscia, la voluttà che affolla negli amplessi e lenisce gli umori incandescenti. Gli occhi e le mani incarnano diafane le immagini di un tempo: liquido miraggio del tormento che l'arsura mordeva e non si placa. *
"Ultima pagina" Nei giorni che nascondono vecchiezza declino il calendario per sottrarre pensieri. Il turbinio di novembre ebbe un attimo breve nella tua mascella , sfregiando la pelle, mentre io sfogliavo l'ultima pagina bianca che impediva alle ciglia l'accento di possibili carezze. Il marmo ti rapisce rimpiangendo le ultime scelte tra gli squarci di un lembo intorpidito e gli incanti imprigionati alle mie sere. Pallida sulla veglia hai divorato inganni per dissipare riflessi e lontananze, o reinventare il sangue raggrumito tra la brezza che imporpora la sera. Io ricompongo memorie in un libro che potrebbe tradurre lo spazio angusto della tua dimora. "Sussurro" L'assurdo poema dell'illogico sognare ha raffiche di vento, dal profondo sospetto del nulla, che il ventre apre al sussurro. Smisurata presenza quella sfida violenta che incatena l'ultimo precipizio agli assalti dell'eterno . Ed eterno è il mio urlo, quando disperdo le immagini del tuo volto tra le carte da macero , nel vecchio legno della scrivania, ormai spoglia di ogni ricordo , di ogni dolcezza. Follia le scorie delle righe del tuo sguardo o l'incantesimo perduto e consunto di girandole concluse nell'ultimo colore. Il mio pianto logora l'affanno: inutile fantasia che blandisce le veglie, muta ogni parola come il sogno che smarrisce le nuvole e ormai incide nel suo segreto le incerte illusioni . Nel timore evoca gli spettri di improvvise avvisaglie, e nel tremito ha il battito dell'insopportabile urlo del demente. Spengo negli occhi anche i ricordi, l'unica inquietudine che ha donato un spina alla temeraria fede sull'orlo dell'arpa affidata alle meraviglie. "Lacrime" Reinvento l'arpa della gioventù, sbatto tastiere per il numero ricoperto di polveri indiscrete: peculati di stile, pagine contrapposte , organizzo abulia. Ora presidio il cariotipo per snellire le mie corde ormai assetate: in sostanza non comunico più! Nel rumore che mi rinchiude leggo speranze e umiliazioni, ad afferrare te fra le rughe incallite e i piedi gonfi: meraviglie di lacrime. Ammiro questa cronaca sconnessa: giunge il tempo degli smarrimenti, ed io ho smarrito i ricordi! Non basta consolare l'ultima pazienza, la confusione degli arcobaleni, lo sguardo rattrappito di desideri segreti. Confuso a generare l'ansia del pudore traccio capezzoli incomprensibili , boccheggio alla consegna delle immagini, perché appartengo ad una storia superstite , vicina al furto delle brevi ore che comprendono l'assurdo indurimento. "Vertigini" Sospesa nel fulgore della luce una scala riporta le illusioni del cielo , un cielo argento, che riporta il chiarore dell'alba nelle incoerenze di nuvole impazzite. Il volo dei gabbiani riconduce al perdono di visioni imperfette, quando nel raggio lungo del colore tu ripetevi solitudini per confondere promesse. Il tocco incerto nelle tue braccia raccoglieva il tempo dell'abbaglio e non nascondeva l'arco che piega le tue gemme sciolte, ed è un sospetto il nero del tuo profilo così folle all'attesa , nel gioco attento del richiamo. Contenere l'immenso respiro è la promessa del fulgore. * Il ricordo ha l'incanto del sogno, il profumo del baleno che rincorre, che varca i mari del naufragio, che inghiotte le illusioni, e la memoria inciampa nel miraggio. Vorrei che la penombra diradasse il mio dubbio nel nuovo inganno della seduzione, rabbia e fantasia delle occasioni mancate. Riappaiono le tentazioni smarrite nel laccio di quei gesti ad altri ignoti e ripeto l'intreccio dei silenzi del tuo svanire. * |