Poesie di Francesco Rossi


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 Quante volte mi sono fermato
Quante volte mi sono fermato
su quell’immagine di fianco all’altare
una pace serena e soave
mi accompagna nella solitaria preghiera.
E’ l’icona della mamma del cielo
con il figlio appoggiato al suo cuore
in un tenero abbraccio d’amore
che infonde gioia e tepore
a chi ha tempo per una breve preghiera.
Nel silenzio solenne dell’ora
sale al cielo la segreta preghiera
solo lei che comprende il mistero
può portarla nel libero cielo
dove l’astro lucente e radioso
che da luce ad ogni cuore perduto
e rischiara serena la mente
di chi attende l’esaudirsi della sua mesta preghiera.
Questa mamma del viaggio celeste
ci accompagna nel cammino terreno
affinché lo sguardo rivolto al cielo
esaudisca la segreta preghiera.
 

Lamento.
Dio, se Tu scruti col pensiero sacro
del mio cuore il profondo
se non è una bugia che tu sei giusto
mi domando: perché il mondo con me
è stato ingiusto?
La pietra miracolosa dell’antichità mi ha consumato
le aurore del giorno sono disperse nel mio cuore
so che un nuovo aprile non lo rivedrò tornare,
Un tempo le mie membra erano rami vestiti di fiori
e, assieme al vecchio sole che ora non mi riscalda più
rinnovavo ideali e speranze.
Il mio respiro è sofferente
e tu, sole mio quando sorgi mi molesti.
Non ho nessun desiderio, nulla più aspetto da tè
e dalle rugiade, sul mio tronco non cade più
una goccia di vita e d’amore.
L’invisibile polvere mi ha distrutto Il corpo,
non la mente!
Perché se più non devo essere felice e continuare a soffrire
pietoso Dio, non mi fai morire?
 

La cuoca Rosanna
All’eccellente cuoca e regina dei fornelli
Rosanna Frascarelli questa mia prosa va.
L’illustre cuoca pensa
che la pastasciutta è ancora importante,
così come la gente più saggia e benpensante
crede che la tavola non sia finita
ecco a voi la cuoca Rosanna
che cucina per la vita.
In cucina regna sempre l’abbondanza
tra fornelli e gusti vari
qui si mangia a tutti gli orari.
Lei cucina con passione
come quando fa l’amore,
è un piatto delicato che stuzzica il palato.
Se tutte le donne dedicassero all’arte
della cucina i propri sforzi
ecco evitati scandali e divorzi.
Felice sono io che senza troppo pensare
nel grasso, negli intingoli, nel brodo
affogo sereno ogni sera.
L’arte culinaria a parer mio
è tra le necessità, non fa capricci,
mentre oggi, ahimè,
con tutti i suoi pasticci
c’è mezza Italia che si nutre di capricci.
 

Infinita Pace.
Quieta alla riva del mistico mare
l’immensa spiaggia nella preghiera si stende,
nel cielo stellato improvvisa si accende
a specchio dell’onde la faccia lunare.
Dai cuori socchiusi dalle brezze serali
vaporano le fatiche dei giorni passati
e, come rapiti da un’intima ebbrezza
nel profondo silenzio, una dolce carezza.
Ed ecco i flutti che tormentan la riva,
con lieve sussurro il vento trascina
quei spruzzi salmastri che i volti ravvivan.
Un empito strano di sensi benigni
avvolge i cuori di buoni consigli.
Le membra stanche bagnate dal mare
riposano ora, su spiagge d’orate.
E’ un’intima pace, un fremito sembra
che sale dal cuore e giunge alla testa.
E’ un acre bisogno di pace infinita
che allieta i giorni di tutta una vita.
 

Sensazioni autunnali
Ora se ad ascoltar mi state
voglio poetarvi questa sensazione autunnale
che ho ritrovato nelle mie memorie passate.
Il rumore delle foglie è lo sfrusciare lieve
di parole sussurrate.
Il fruscio del vento
è una parte di me stesso.
Il cinguettio degli uccelli
è un presagio per varcare confini
sempre più belli.
L’acqua del fiume che scorre impetuosa
raggiunge la foce con pace armoniosa.
Il rumore del mio pensiero,
il chiacchierio della mia mente
non mi spaventa, ne mi sorprende.
Come le foglie anche i mie capelli
iniziano a cadere, è il presagio autunnale
che è tutto da vedere.
 

Riva Trigoso
Prima che agli occhi suoi affaticati e stanchi
la dolce luce perennemente manchi
il rivano, per tradizione vuole
passeggiare sulle antiche vie,
gustare il sole e le antiche compagnie.
Sarà per una questione di campanile
ma, nessuna delle tante vie conosciute
sono belle come quelle.
Sarà perché in ere antiche
molti emigrarono per terre lontane,
per vasti mari, a sospirare nelle nuove case
questa terra d’amore, di mare e collina.
Si può fuggire dalla monotonia delle stesse strade,
delle stesse vie per un miraggio che ammalia
ma, come un sublime sogno di questo paese
baciato dal mare, sempre il suo calore rimpiangono.
Chi restandogli vicino con la mente e con il cuore
scoprirà un bel mattino, che il rivano paesano,
mai sarà un cittadino.


Requiem della pace.
Quando l’azzurro del cielo
riflette in terra la sua fiamma viva
la vita, indebolita dalla fatica
turba la quiete del mezzogiorno afoso.
Sull’erba soffice e verde
il frinire delle cicale desta il cuore.
In pace ascolto il battito del cuore
che scende e che sale.
 

A mia madre.
Gli stessi occhi azzurri, lo stesso sorriso,
lo sguardo, fantastico, leggero,
non sei cambiata.
I venti scompigliano
i tuoi cappelli accarezzandoli;
il sole quando splende
le ridona l’antico colore.
L’azzurro dei tuoi occhi
risveglia ricordi
e, indifferente alle stagioni
vivi nuove emozioni.
Fiumi in piena le tue parole,
rimproveri, tormenti, gioie
sono melodie armoniose
che riempiono il vuoto del cuore.
 

A mio padre.
Senza tè,
scevro della tua parola
e, orbato della tua scòrza,
senza il tepore del tuo cuore
gèlida rimane la mia parola.
Questo gèlo mi impedisce di pensare,
riesco solo a ricordare
e, per mia sorte c’è ancora
chi mi parla di tè.
Ricordo malinconico è il tuo volto stanco
pieno di pena e dolore,
di luce e amore.
Supino nel tuo letto, tra le mie braccia
e, le lacrime composte della mamma
hai raggiunto il sonno eterno
proprio come volevi Tu.
Accogli le mie ansie,
lenisci le mie pene
quando mi rivolgo a te.
Padre, sei sempre con me.
Un domani, quando ci riabbracceremo
gusteremo ancora una volta
il riposo e la pace dei nostri migliori giorni.


Legati per sempre.
Da sempre ho desiderato scivolare
rapido o lento dove mi portava il vento.
Solo voi, con il vostro calore
riuscite a rischiarire il mio cuore,
il mio vivere di ora in ora
guardando le stelle e i fiori,
i contorni delicati dei vostri sguardi
e, nei vostri occhi
dell'arcobaleno i colori.
Con voi, correre veloci
a contare quante stelle cadono
nel profondo azzurro
della notte oscura.
Con lei a ricordare l’ultimo inverno
l’ultima neve e, il povero geranio
che di freddo morì sul nostro balcone
Le gioie per noi non finiranno mai
perchè continueremo a sognare
di cadere liberi come le stelle cadenti.
 

Non sono San Francesco
Il cèreo mattino si è fatto chiaro,
svaniti i segreti della notte bruna
saluto la giornata e, buona fortuna.
Francesco è il mio nome
come quello del benedètto santo che parlò al lupo.
La differenza è tanta io, ho la pancia, gli occhiali
e, pieno di vizi capitali.
Però, le idee che ho in mente
sono giovani come i doni delle aurore.
E’ un peccato che non tutti condividano
che le lacrime maturino i sorrisi
e, malinconici pensieri di passati sublimi
bussino ai cuori con fremiti improvvisi.
E’ triste essere così diversi da quel Santo
che parlò al lupo e agli uccellini.
E’ triste vedere chi non è vicino a un dolce cuore
così come la terra è vicina al fiore.
E’ triste vedere il sorriso amaro
di chi non spera e non attende.
E’ triste scrivere versi sognando un mondo migliore
ed il mio cuore dall’angoscia è rotto
se non si coltiva la speranza e un sogno d’amore.
 

Al mio paese
Saluto il mare,
colline,monti e piane,
oh bella terra mia
la tua bellezza mostri
a chi con occhi attenti
non è stanco di guardarti.
Solo a chi vuol ascoltare
sveli il tuo passato
con voce sussurrante
a me lo hai svelato.
Paese di pescatori
e, fini contadini
dal sole sei vestito,
dal mare sei baciato
pensiero ed energia
tu solo sai portare
a chi confida ancora
nel maestoso mare.
 

Tra le punte di Levante e Ponente.
Fra punta Baffe e Punta Manara
dove il mare è più azzurro
un giovane marinaio
l’albero drizza.
Forte, gentile e bello
vola sul mare azzurro
col suo timone in mano
come un uccello.
Nulla gli fa paura,
nemmeno il vento
di Grecale e di Maestrale,
annuncio imminente
di un gran temporale.
Oggi in mare si sta benone
trasportati dalle onde
si odono da lontano echi di gioie,
si vede il baluginio del sole
e il marinaio contento
intona la sua canzone.
 

Ti avevo dimenticato
Ti aveva chiuso in un cassetto
privo del contatto delle mie mani
e della luce dei miei occhi.
La mia vita è volata via.
gioie, dolori, amori,
della mia giovinezza
li ho nascosti nel mio cuore,
compagni della mia pietà gentile.
Teneramente ho amato la lettura!
Con mistica sorpresa ho aperto quel cassetto;
eri li, cereo, impallidito.
Il tempo ha stinto
quel che era scritto,
non il tuo onore.
Ho leggiucchiato le tue pagine,
una bellissima storia,
narrava la vita!
Sembrava che il tempo si fosse fermato
rapito da quel magico mondo
che solo un libro sa dare.
 

Il passero sul terrazzino.
Scosto la tenda dalla finestra
è una giornata di buon mattino
scorgo un passero,
sul mio terrazzino.
Di dolcezza
si colma il mio cuore
vedendo quel passero
scrollare le ali,
all’improvviso
fischia, becca, canta
e poi, vola via.
Il suo cinguettio mi rasserena,
mi allieta il cuore
con il suo canto d’amore.
E’ un inno al sole,
una preghiera a Dio
quel cinguettio.
 

Mare
Eccoti o mare solenne e infinito
del divino potere
sei simbolo e vita.
In faccia a te cade atterrito
chi non conosce mistero
e odia la vita.
Tremendo nell’ira
al tuo ruggito
non regge prora o poppa
nessuno scampa.
Nella calma della tua forza
gioca il bimbo alla tua riva.
Un’aura d’amore scende dal cielo
e, dove prima impazziva l’onda selvaggia
gioca lieto il fanciullo
con la sua palla.
Quel bimbo che sulla tua riva stava
porge la mano aperta
e, il mare, bacia.
 

Dopo aver letto "il farmacista di Auschwitz"
Tristezza racchiusa in un cerchio di ferro e di fuoco.
Nell’aria essenze dolciastre e brandelli di carne.
Esseri umani marchiati d’infamia,
silenzi omertosi, giudei sterminati.
Popoli afflitti da lutti biblici
che nemmeno Dio può comprendere.
Sterminio di anime che vagano nell’universo
alla ricerca dell’agognata pace.
Urla di dolore, rabbia, silenzi,
storie di uomini,
spogliati della loro aura celeste.
Hanno nascosto le loro memorie nella roccia.
Neppure gli elementi della natura
sconvolti da tanto orrore
riescono a scalfirle.
Recondite paure,
custodite nell’intimo del mio cuore
scritte su questo foglio
per non dimenticare.
 

Ode al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi!
All’illustre e venerato Berlusconi
e al suo diletto passatempo a letto
questo segno d’onore pegno d’amore
col cuore Francesco dà.

Silvio diletto, Presidente del Consiglio,
al suo cospetto vinto mi arretro
perché ella è degno di avere un regno.

Poiché la sorte le negò il regno
e giace oppresso dall’orrenda giustizia,
col suo coraggio sfiderà la sorte.

La omaggio di questi versi
a cui io ho fatto da padre
da cui spero Lei ne giovi il nutrimento.

Poiché non tutta l’Italia
le fa onore
viene in suo soccorso la Lega,
che disonore!

Se Ella lasciasse da parte quella accozzaglia
che vuole dividere l’Italia,
non ce ne sarebbe più per nessuno e,
un piccolo regno ognuno avrebbe di sicuro.

Caro Silvio Berlusconi,
tiri fuori i c.......,
che altrimenti ad alta voce
c’è chi le vuole far portare la croce.
 

Battigia
Seduto sulla rena della battigia
tutto mi avvolge, tutto mi strabilia.
Il mare con il suo sciabordio
colma il mio cuore d’amore infinito.
L’azzurro del cielo si riflette nel mare
creando un colore, davvero irreale.
In quell’incanto par di sognare
una barca cavalcare le onde del mare.
Sento mia madre che in un sussurro mi dice:
è stato davvero un momento felice
che io e tuo padre abbiamo provato
cullati dalle onde del mare argentato.
Il brontolio lontano, di un temporale estivo
mi desta all’improvviso!
Un sasso è vicino, lo getto nel mare,
un sordo rumore mi fa innamorare.
di quell’incanto, di quella magia,
che non abbandona più
la vita mia.
 

A Valentina
La rimenbranza di quella giornata d'Agosto,
Che Tu, sbocciasti come un fiore nascosto.
Il tuo pianto soave
Come il nettare di un fiore
Fa palpitare il mio tenero cuore.
Al delizioso risveglio
Del mattino seguente
Il tuo viso rischiara
I miei occhi, il cuore, la mente.
L'ebbrezza che il tuo volto mi ha data
Mai più l'ho dimenticata.
Mi ha donato: gioia, felicità, amore
E la certezza che sarai per sempre,
Il mio piccolo fiore.

Tepore
Giunge al mio cuore
col suo mite calore
s'infiamma il mio viso
di un dolce sorriso.

L'angoscia incessante
per questo mondo malato
sconvolge la stirpe
che Dio ha creato.

Il mio destino
dal fato è segnato,
da un sogno profondo
mi son ridestato.

E' stato il tepore
a destare il mio cuore
da un sogno crudele
oltre la siepe.

Per buona sorte
e per un dono d'amore
si colma di gioia
tutto il mio cuore;
inebriato di te
dolce tepore!

Occhi Azzurri
Lungo il sentiero mi sono fermato,
per un istante l'etere ha guardato.
Mi sono destato da un torpore profondo
Scoprendo lo spettacolo più bello del mondo.
L'azzurro del firmamento tinto lassù
Da quell'istante non mi lascia più.
Sarà per giubilo o pur per amore
A donare al cielo quel meraviglioso colore.
Il Signore ha plasmato
Nel mio occhio fallace
Il color celestiale
Dell'azzurro del mare.
Penetrato con ardore
Nel mio povero cuore
Sono ammaliato
Di questo colore.
Non è un caso,
Tanta meno fortuna
Se i miei occhi azzurri
Contemplano il cielo,
Le stelle, il sole, la luna.

Certezza
Il ràggio0 del sole
Illuminano il mio cammino.
I miei passi calpestano
Questi suoli natii
Alla ricerca di nuove
Primavere!

Stormi di rondini
si agitano leggere
Tra le foglie di alberi,
Pronte a spiccare il volo
Verso terre lontane.
Malinconie!

E' tornata primavera,
Benvenuta!
Odo cinguettàre, musica che
Penetra nel mio cuore!

Ora i miei passi
Eremitàno verso una meta lontana,
Un orrizzonte sconosciuto,
Che solo il battito
Ritmico del mio cuore
lo può trovare.
E' una Certezza!
Come la carrezza di una mamma,
Infonde:
Certezza! Sicurezza! Amore!

La notte
Tutto tace,solo i nostri respiri profondi
Uniti ai battiti dei nostri cuori
Rendono le notti,
Magici rifugi d'amori.
Corpi intrecciati, sospiri leggeri,
Pianti di bimbi
Di oggi e di ieri.
Il pianto di un bimbo
Che sveglia la mamma
Sono le note
Di una dolce ninna nanna.
E' un canto d'amore
Sempre sussurrato
Che della notte
Si è innamorato,
Fa sparire l'oscura paura
Donando alla notte
Una pace sicura.
La luna rischiara
La tenebra notte
E' un auspicio per tutti
Una buona notte!


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