Testi di Jacqueline Miu


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Spesso il silenzio dice tutto e la gente che parla non ha inventato nulla.

Dal precipizio italico nemmeno una voce che canti contro al Legio. Fantasmi ovunque. Nessuno lotta per alcuno e nemmeno per se stesso. Forme di egoismo e di ciarlatani che diffondono una cattiva intellettualità. Dove sono finiti gli ideali e i sogni^? Quel volere per tutti una vita migliore.

Viviamo di promesse da maschere col vizio di far credere che così debba essere la politica e così deve vivere l’uomo moderno. La cultura è in fin di vita e gli insegnanti spesso sono pessimi e a loro volta di poco spessore. Come può il talento trovare una strada se è già sbarrata da regole, religioni, confusione e ingiustizie?

Viviamo guidati dai vermi che si ingozzano dimentichi di essere Loro i servi del popolo e spesso non ammettono di dovere dare spiegazioni o trasparenza.

Chi ferma questa macchina di cretini che non sanno nemmeno gli articoli della costituzione? Chi fermerà i giovani dallo scappare da una patria che non investe nella ricerca e nello studio?

Chi toglierà il velo a una religione che tiene buone le masse mentre usa a segreti scopi le sue ricchezze incontrollabili?

Chi scriverà sui muri delle case, aprite gli occhi! Vivete e amate e battetevi per ideali giusti ! Un solo sangue e una sola razza umana.

Abbiamo così poco tempo da vivere e lo spendiamo in rancori, dolori e tormenti. Le gioie sono poche. Perché rendiamo magnifici i monarchi, i potenti senza dare una parità di storia a qualunque professione?

Bisogna evolvere. Bisogna guardare bene il marcio in casa propria e con umiltà pulire e pulire bene.

L’ingiustizia è oramai la filosofia di questo paese, lo leggiamo sui giornali, lo vediamo intorno a noi, mancano i medici di base – ma non li assumono perché? E’ difficile? Dove vanno i soldi delle tasse se non a questi eroi? Vanno ai politici, ai parlamentari, ai senatori e onorevoli in pensione…. miliardi e miliardi e per cosa? Non è lo stadio, la pornografia gratuita, la preghierina in chiesa a migliorare il mondo, ma sei tu, tu che operi un bene e tu che pretendi che chi ti governa sia capace a comunicare quel bene alle istituzioni, farne un valore e finalizzarlo per i giovani. Un mondo marcio che cresce bambini obbligati a sentirsi inferiori perché non italiani. V’è un solo mondo e un solo pianeta che appartiene a tutti. Dove è la nostra vergogna umana e intellettuale?

La preoccupazione della politica italiana non è abbassare il salario alle stalagmiti ma aumentare le tasse. Se questo è ciò per cui avete votato, allora io sono un alieno qui per caso che non vede l’ora di ritornare a casa o almeno in un cosmo avverso in maniera onesta a tutto e a tutti.

Lascio questa riflessione: in cosa siamo migliorati?


L’Italia finché nel controllo del fascio e della religione – non potrà mai essere libera. Ci vuole un Mondo Nuovo che ci governi ma stipendiato come se la loro fosse una professione qualunque e allora sì che qualcosa cambierebbe. Le pulci senza un cane dovranno cambiare dieta o forse per la prima volta – lavorare per mangiare. Fare politica non è un lavoro, bla bla blaaaa blaa, quanti senza grammatica italiana abbiamo al governo, ma usare la politica per fare vivere bene il tuo popolo diventa una missione che merita essere stipendiata. Ad oggi li lascerei tutti in mutande a cercarsi lavoro e fare stare pigiati in treni sporchi alle sei del mattino. Perché non ci sono i soldi per lavare i treni, perché l’Italia ha preso il brutto vizio di appaltare i lavori così nessuno è più responsabile di nulla. Lo Stato è assente o meglio è presente quando incassa, ma quando la cosa è rotta, quando la giustizia non funziona, beh … ti conviene essere alieno.

Mi dispiace avere avuto il tempo di vedere ogni male venire scelto e votato dalla gente. Mi dispiace di fare parte di questo mondo che non insegna l’affetto nelle scuole, che punta il dito contro che assorbe e assorbe senza misura. E voi donne dove siete? Quando mi battevo perché andaste in pensione a 50 anni perché la menopausa ha effetti sul corpo, perché dopo una vita di casa, lavoro e figli è giusto fermarsi e godersi la vita, dove era il vostro volere meglio???

Le mie non sono offese ma dettagli dal quadro quotidiano. Possiamo pregare quanti Dei vogliamo ma alla fine noi siamo soli e ancora non abbiamo imparato cosa sia la fratellanza e il bene comune.
 

Fragile
articolo d’inizio millennio di autocritica e fame in risposta a alle critiche mosse da un lettore
La letteratura del nuovo millennio vive il suo medioevo. In questa confusionaria massa di “tutti che scrivono” il talento deve resistere coi sogni alle critiche, alla mancanza di istruzione e curiosità. Quello che vorrei ammettere non è la mia totale assenza di autocritica in una società egocentrica e priva di responsabilità, ma un volontario recupero di forze interne tali a sostenere ciò per cui credo di vivere: l’arte. Ho continuamente e sempre fame di dare vita alle ombre dei personaggi che mmi parlano. Di creare opere che siano istruttive affettivamente, culturalmente e siano ideali, siano bandiere e mai omofobe, mai utopiche sino al delirio … cose per me troppo facili.
Muoversi in un mondo di uomini significa anticiparli con l’immaginario e non necessariamente nutrirli con quel che vogliono, ovvero pasture di depravazioni e peccati mortali spinti all’inverosimile perché il male fa audience – ma di straordinari input che superano confini al punto di indurre in loro domande che a loro volta li portano a superare se stessi pur di alimentare viaggi e sconfiggere paure oramai obese.
Sono figlia di un fine millennio e l’inizio di un nuovo millennio come tale mi appartiene il termine “cosmico”. Qualcuno un giorno mi scrisse: non vali nulla poiché scrivi fantasticherie e i tuoi romanzi sono di serie B.
Io rispondo oggi: posso valere quanto un respiro e nulla più ma i miei sogni vogliono alimentare e contagiare e infettare a dispetto della grandezza delle mie opere.
Come tutti gli scrittori ho la pessima fama di avere una aura mia ma questa è una aura “bisbetica, ideale, testarda” che circonda tutta la categoria.
Scrivere teatro, romanzi, poemi, saggi, comporre musica e liriche per chi? Per sentirsi dire che non sei ne sarai nessuno?
A me basta. Ogni critica in sé è un successo poiché solo chi investe oltre le proprie forze, tutta la sua vita nell’opera è colui ce vince i tempi.
Ho come molti miei colleghi, fame di storia, fame di bene, fame di pace tra miei simili e questa volontà è superiore alla ma coscienza. Spesso mi domando, perché Jacqueline non molli tutto? – trovo le risposte nelle voci nel mio capo che mi dicono che loro vogli0ono nascere, vogliono combattere seppur per una vita in un romanzo.
E quando scrivo la vita di queste f4ragili creature io piango e rido con loro, non solo – quando scrivo la parola fine mi è difficile e trovo lacerante la separazione dalla loro storia ma so ce il mio e il loro viaggio continua, in altre dimensioni, nelle teste e nei cuori di altri.
Io voglio scrivere. Io voglio creare. Voglio dire la mia e farlo con ogni forza che mi arma il battere del cuore. Voglio combattere e stare sul fronte in trincea a prendermi le pallottole, a soffrire, a piangere o a temere la morte ma anche a ridere se a trionfare sono ragioni superiori all’uno. Noi siamo gli altri. Noi serviamo gli altri e se gli altri non ci capiscono oggi, sarà la storia, sarà il futuro a tradurci per essere capiti o forse usati per il loro bene di allora. A questo servono le nostre opere e serviamo noi - a scrivere di viaggi onirici _ di attimi di dolcezza_ dando tutto l’amore
che abbiamo per le creature che facciamo venire al mondo. La bellezza delle nostre creature sta in fondo nella loro fragilità.


Pensiero mandato a radio 102.5 per una campagna di sensibilizzazione poetica.

Salve sono una scrittrice e giornalista e so di chiedere qualcosa che non è commerciale. Vorrei avviare a titolo anonimo una campagna di sensibilizzazione poetica. Noi poeti valiamo nulla. Non ci è permesso mangiare e campare della nostra arte ma senza questa non esisterebbero le più belle creazioni del mondo. Vorrei suggerirvi qualche piccola strofa (10 secondi) al giorno da una poesia che sia incitamento e meraviglia per gli altri e per voi artisti un momento in cui riconoscervi.

Vi sarei grata di una minuscola possibilità e resto a disposizione per informazioni in alternativa mi scuso per il disturbo augurandovi il meglio

A cosa servono i Poeti? A niente. Non servono a combattere le guerre della fame, non servono a curare le malattie, non servono a costruire case. I poeti non hanno la certezza di esistere se non nel propri sogni cono cui pensano di dare forza al mondo spesso a corto di immaginario. Essere poeta è essere nulla per molti ma per alcuni, per i piccoli e grandi sognatori sono la bandiera del futuro, sono i fabbrica leggende, sono i pionieri di tutto. Sebbene ci screditino al punto di non darci merito del bene con cui operiamo, al punto di non riconoscerci una professione con cui mangiare, noi lavoriamo per meritarci l’esistenza fino a consumarci nella carne e nelle ossa. Siamo profondamente, dannatamente consapevoli di possedere forze con cui la natura non ha dotato tutti gli uomini.

Se ci fosse un male più aspro in natura di tutti i mali sarebbe quello poetico che non da certezze, e che mette in dubbio quanto sia vana, a volte, l’esistenza.

I poeti sarebbero egoisti? Probabile. Possibile. Fattibile ma capita che il loro sensibile sia al limite della morte e questo è davvero pericoloso. La morte non è un male ma la cura. La morte non è un traguardo ma un oltre e l’Ade è qui in mezzo agli uomini che portano con l’io un Inferno di leggi spesso muri invalicabili per chi usa le ali per spostarsi.

Eppure tutta, l’intera Umanità è dotata di sogni. Pochi combattono con passione, compassione, umiltà. I poeti hanno il tempo che nessuno ha sul pianeta ed è loro il futuro perché il futuro della creazione non è capito dall’oggi ma da chi domani imparerà dai propri sogni a essere non solo uomo ma poeta. Sulla strada dell’immaginario e grazio a Dio non unico vagabondo.

Da “Articolo ai muri”

Ladri di Poesie
Nel giallo chiamato “esistenza” tutti noi poeti siamo vittime e carnefici della nostra storia. Tutti quelli che conosco mi dicono che parlo e penso in maniera difficile. Persino i miei figli faticano a comprendermi. Nel mondo della creatività l’espressione non è spesso pari al risultato che noi immaginiamo di ottenere. Una linea per me può essere confine per altri solo una linea per altri ancora può essere una superficie e cosi via. Parlare per similitudini o una semplice conversazione con qualcuno diventa un evento di gravità importante. Le persone riescono a intendere la mia idea? E se no e parlo soprattutto della poetica, merita cambiare lo stesso poema che esprimi con enfasi affinché chi non ha pathos lo capisca, lo percepisca, si emozioni? Che la poetica sia in questa rivoluzione ed evoluzione tecnologica, solo una vecchia col bastone che cammina dignitosamente per strada ma che nessuno nota perché troppo vecchia, troppo poco interessante o semplicemente “inutile”? La poetica non avrà mai una audience come i mondiali di calcio, come il lancio di uno strepitoso videogame, come la fiera del sesso o come un lancio su Marte e perché?

Siamo noi artisti della penna così scontati? Così “sfigati” e così poco appetibili per la storia? Davvero leggere poemi non nutre la mente? Perché noi poeti moderni non siamo considerati al pari di un Dan Brown di un Umberto Eco o di un Stephen King? Chi è poeta spesso è molto più di un prosatore di rime, è romanziere, è abile nei drammi teatrali, abile nello stendere, inventare letteratura classica e moderna eppure … I media applaudono i poeti, mandano rose con bigliettini rubati ad anime passionali che hanno scritto per il loro amore epoche prima ma … non alzano i poeti viventi sul piedistallo della storia affinché abbiano dignità, affiche mangino e vivano del proprio lavoro. Il poeta non vende la propria anima ma la condivide e profondamente e con una drammaticità esteriore che provoca sensazioni nonostante non provengano da un film ma da poche strofe.



Tutti quelli che mi conoscono e che tengo ben alla larga dal mio spazio vitale, ritornano e mi domando ritornano perché incuriositi, ritornano perché sono capace di ispirare loro dei sentimenti , delle emozioni tali da avere loro ancora e ancora bisogno di ricevere o ritornano perché nel cerchio delle conoscenze, ogni tanto e soprattutto per noia, vogliamo rivedere ciò che ci sembra “strano_strambo”?

Nel mondo della scienza spesso la creatività ovvero l’eccesso di grandi sogni, viene percepita come pericolo. L’Umanità può comprendere _ assimilare un traguardo alla volta e non accetta che l’inventore voglia rischiare il lume delle proprie conquiste con azzardi ancora più straordinari e naturalmente inconcepibili dagli altri o destinati a fallire perché il fallimento per l’azzardo è la possibilità più logica.

La stessa cosa ma con una lentezza considerevole accade nel mondo della letteratura. I poeti, i romanzieri e i letterati possono apportare cambiamenti alla lingua viva ma con notevole moderazione e lentezza. I cambiamenti si rivolgono a nuove terminologie (di gergo di mode ecc.) ma non alla grammatica poiché se ciò succedesse il mondo dovrebbe ribaltare le proprie certezze. Ecco perché i poeti sono considerati dei falliti! Uno perché vendono numero minore di libri dei romanzieri che possono anche sperare di vedere il proprio lavoro tradotto in un film e due perché chi oggi legge poesie? Quanti dei vostri amici e parenti e ragazzini e giornalisti e media_ leggono poemi? Pochi. Quanti di loro comprano libri di poeti moderni? Ancora meno.

Perché sarebbe davvero fantastico, sarebbe davvero straordinario noi poeti fossimo, diventassimo così appetitosi, così importanti per la gente … per la cultura da fare esistere i “ladri di poesia”. Poiché quando una cosa è preziosa e pochi se la possono permettere nasce quel sintomo chiamato “lo vorrei” e l’impulso di “prendi”. Certo che non è un incitamento al crimine ma il crimine di questo genere può solo essere la valutazione del effettivo valore del nostro lavoro.

In questo mondo i “qualcuno” fanno cose serie, salvano le persone, inventano macchine e riparano macchine ma noi che facciamo? Parliamo del sole che già esiste. Parliamo dell’amore che è colorato o è disperato. Diciamo cose che esistono già ma nessuno ancora ha capito che non è come lo diciamo, come lo scriviamo ma come noi portiamo voi a sentirlo. Senza poesia qualunque scienza o arte sarebbe pietra. Sarebbe incolore, inodore, insapore. Il pathos, la melodia, l’armonia nascono da una poesia e poi si traducono in romanzi, in scene pittoriche o semplici rime.

La sola poesia non paga le bollette. Ciò è vergognoso. E’ triste e disumano. Salviamo le specie in via di estinzione allora perché non salvare i poeti e la poesia?

Da “Articolo ai muri”


nato il 1 Dicembre 2017

MOVIMENTO POETICO E LETTERARIO DI INIZIO Nuovo MILLENNIO

La Sorgente – più che un movimento letterario vorrei diventasse un ritmo d’avanguardia di inizio nuovo Millennio.
Una cultura armonica della poetica forte struggente multidimensionale passionale e passionaria, incendiaria per vocazione di ideali e per visualizzazione scenica. La corrente dei sogni che si possono non solo raggiungere ma superare. I sogni sono l’apice dell’immaginario umano libero dalle briglie della coerenza e della ragione. I sogni sono appetiti per confini che spesso sono difficili da percepire. I sogni sono alimento necessario a perseguire rotte, lumi nel buio esistenziale che deve porsi sempre costantemente domande- Abituati a dare un metro ad avere risposte, La Sorgente deve solo ispirare. Una corrente d’aria calda e bonaria per le ali fresche di uccellini pronti a lanciarsi nel vuoto. Lontana dalla battaglia politica ma nata proprio per esprimere il vacuo delle regole poste a specchi di prepotenze spesso lontane da un bene popolare, la Sorgente ammette la regola che v’è una necessità di stare vicini e condividere per crescere e che l’armonia è amore, amore per la propria vita, per la gioia, per la creazione anche se frutto di dure battaglie.

In attimi storici cosi bui, momenti che trascurano la stessa salute del pianeta e dei futuri germogli umani che saranno obbligati a ereditare solitudini, alienazioni sempre più forti e spazzatura ecco la poesia a lanciare quel segnale di resistenza, di volontà di libertà di pensiero, di assoluta coscienza e grido al bene comune , all’unità di razza, all0unità umana, a una fede in qualsiasi cosa possa resistere alle violenze di qualsiasi natura, sempre e ovunque – poesia che considero i poemi portatori di luce di serenità e sono una sorgente di verità di attimi di emozioni di sensazioni che sfociano in sentimenti pertanto chiamerò questa corrente la Sorgente.

Ogni fiume ha una sorgente e poiché la letteratura il mondo non ci appartiene noi abbiamo il compito di proferire una purezza sentimentale e invasiva, un canto forte e costante . Il fiume in base alla forza delle sue acque troverà il suo corso e sfocerà in qualcosa di più straordinario del punto di

Nuova grammatica e nuove terminologie – ovvero la nascita meglio dire la creazione di nuove parole composte o semplici – la lingua del popolo è una lingua in evoluzione e i poeti possono permettersi di usarla di adusarla di pulirla o di reinventarla - perché lo scopo della Poesia è rinascita costante in periodi storici marcati da tensioni sociali - se possono aiutare a mettere accenti più acuti alle sensazioni da trasmettere. Se è un grido di ribellione, se è un richiamo d’amore, se è un inno di battaglia, la parola poetica parte con la sua inondazione potente, travolgente, inarrestabile.

Perché la Sorgente? Perché è arrivato il momento di mostrare al mondo che la letteratura la Poetica nel 2000 esiste, è viva, è in forma ed è ispirativa, irastica (ecco un nuovo termine). La Sorgente è una giungla. Ogni verbo è un animale selvatico e l’habitat delle parole non è colonizzato anzi, è forte di regole proprie, di battaglie per la sopravvivenza e di regole di difesa contro mali più forti che sono i mali di natura come la morte, come le catastrofi, come l’inappetenza alla conoscenza. Cancella obsoleto, le mode letterarie barocche, il naturalismo realistico inappetente, il piattismo borioso e questo volersi adattare alle masse per vendere ciò che alle masse piace e premia il talento e la predisposizioni di artisti completamente straordinaria così umile da non definirsi poeti eppure … Le masse vanno educate. La bellezza della poetica non ha bisogno di costruzioni, la bellezza della lotta poetica è selvaggia, è pericolosa, è mortale. I movimenti non nascono dalle tasche accademiche, dai nomi col pedigree di un mercato dettato da case inflazionate e da finti intenditori di bellezza poetica ma di chi sta nelle trincee, da chi è rivoluzionario a prescindere gli articoli di giornale, da chi cura con le parole, da chi sale sugli spalti e inneggiare principi sogni e ideali. Ebbene io rappresento uno di questi folli. Sempre contro qualsiasi forma di corruzione della libertà spirituale – sono dico penso e creo un percorso che spesso non so dove mi porterà ma è un ponte per molti che non sanno attraversare, non sanno volare, non sanno nemmeno nuotare nelle acque della vita.

L’acme dell’esistenza umana deve necessariamente essere l’amore. Tutto il resto è trainante e indispensabile in maniera proporzionale e equilibrata dove possibile. Spesso la poetica è fatta di squilibri, di tormenti di paure di dubbi di ossessioni di passioni folli e di tempeste ma se tutto ciò è il cammino sul monte della vita che porta all’amore allora paure, dubbi, sacrifici, ferite, ossessioni, battaglie sono necessarie a rendere ancora più luminosi i sogni e ancora più straordinari gli uomini che li percorrono.

Il male delle nazioni è un male culturale che si insinua negli esseri viventi preoccupati per la sopravvivenza materia in maniera esasperata dimenticando il lato ludico affettivo e emozionale che è così limitato nella loro realtà. E se qualcuno criticasse questo mio volere dare un nome a un essere armonico quale la Poetica del primo nuovo millennio gli risponderò che il romanticismo non è mai decadente e ogni forma di lotta per i propri ideali diventa la bandiera di una terra libera dove tutti posso provare a prezzo di molti sogni che realizzare uno sbaglio è frutto di una evoluzione imperante e salutare e fortificante non ché sintomo di un amore verso cause di cui spesso non conosciamo il nome ma solo le forze.

Per parte mia posso dire che la Sorgente è in me una costante spinta curiosare oltre l’ambizione mortale ed è una forma d’amore indiscusso per ogni atomo che si chiami vita.

La Sorgente non pecca di superbia surrealista o di iperboli simboliste, la Sorgente è un genere letterario e poetico unico, lo vogliamo innovativo e penetrante e per alterarlo per modellarlo, servono capacità pari a ciò che lo alimenta. Uomini straordinari. Uomini nati ovunque chiamati a esprimersi con arte di parola e sentimento, unici. Esseri che inconsciamente sono portatori di cambiamenti e di magia.

Non essendo la Sorgente un diktat resa aperto il confronto sulla sua utilità, sulla missione e sulla accettazione delle nuove etimologie necessarie a qualificarla innovativa ristrutturante e curativa nell’ambito letterario …
                                              


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