Poesie di Roberto Luzi


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Roberto Luzi nato a Recanati il 15 marzo 1976 scrive poesie da quando aveva 9 anni da sempre appassionato di arte e di poesia ha partecipato a diverse rassegne di poesie in ambito locale ed è’ stato amico di diversi poeti tra cui Acruto Vitali e Giampiero neri, vive a Porto San Giorgio nelle Marche.


Immerso nella nebbia apro le braccia
e procedo a tentoni, brancolando.
Dove sei, amore? Io non trovo
la strada che conduce alla tua casa
e non odo la tua voce che mi chiama.
Perché non hai appeso una lanterna alla tua porta?

Vago da solo in questa notte fredda, incespicando
nei binari del tram, e mi accompagna
il latrato di un cane.
Ormai è tardi ed io non so sperare
che tu mi stia aspettando ancora,
come facevi una volta.

Disorientato vado percorrendo
strade dissestate che non conosco,
per venire da te; ma forse giro
sempre attorno allo stesso isolato di case.
Non so se mi avvicino o mi allontano.

E soltanto questo freddo pungente,
che penetra nelle ossa e mi raggela
le mani e i piedi, mi ricorda
che sono vivo.

Forse sarà così la morte
che ha da venire,
come un mantello di nebbia che ci avvolge;
e spariranno i contorni delle cose
e non udremo più le voci amate.

Ma non avrò l'angoscia di cercarti.

E adesso? E adesso?
Adesso che il tuo sole è scomparso
che fai?
Adesso che le tue luci si sono spente,
adesso che il vento e'cessato,
adesso che tutto e'deserto,
che il buio ti opprime
che il freddo ti copre
che fai?
Adesso che hai chiuso il tuo cuore
in un'urna d'acciaio
che hai scacciato i fantasmi
che ingannevoli ti addolcivano il cammino
che fai?
Che fai adesso?
... non so... ma sono ancora in piedi!
(ad Alberto Teodori)


Squarciasti una sera qualunque con favole di remote elegie,la terra ti sia lieve nel fremito di questa notte, così fredda e impassibile.
(ad Alberto Teodori)
 

Inquietudine silenziosa,
desolante attesa
in un assente presenza,
di mille ricordi
di un uomo infelice
indurito dal tempo;
risorge dal buio
di dolori sepolti
tra finti sorrisi
tra giovani rughe,
l'innocente sorriso
mi ha ridato la vita,
il gioioso vagito
ha spazzato le nebbie.
 

Spengo l'assoluto universale
senso di estraneità alla vita
per lasciarti ancora un po' di calore
sulle tue piccole labbra trasparenti
tumefatte dal silenzio
ti respiro nel tuo cuore assente
scavando nella metastasi assassina
neppure una lacrima del mio latte
s'incaglia nella disperazione
e sopra le tue palpebre innocenti
odio un Dio fabbricato dagli uomini.


Io verrò a cercarti
anche quando nessuno si ricorderà di te.
Io ti sognerò
anche quando la gente avrà smesso di sognare.
Io getterò
di là dal muro la mia maschera ipocrita
che mi fa scrivere versi,
quando tutto sarà già stato scritto.
Io calpesterò le vie battute
dai poeti e dai sognatori
quando gli uomini avranno lasciato
le loro impronte di carne
sui marciapiedi.
E quando sarai lontana
e la notte calerà sui miei giorni,
e tu solo una goccia d'acqua
nell'oceano
io verrò a cercarti.


Le vie della città mutilate da un'aria gelida
le gocce di un cielo rosso bagnano la strada
spiriti purificati da lacrime di rugiada
cumuli di cenere appartenenti ad una vita bruciata
frammenti di stoffa riciclati per un'anima ricucita
brezze fresche ricordano un'aurora ormai svanita
frantumi di psiche riflessi in schegge di vetro
esistenze in macerie coperte da un lenzuolo tetro
figure adagiate delicatamente in cofani di larice
corpi frivili tumulati dalla terra ai piedi di un salice
vedove suonano ballate celtiche durante i sacri riti
animi abbandonano terre natie nuotando verso lidi ignoti.


Ti sento.
Seppure silente,
nel mio infinito abbraccio all'universo
ti tocco.

Il mio angelo è volato
e il mio calore si è placato,
seppure per un istante,
per abbracciarlo un'ultima volta
lassù nel cielo terso.

La tua delicatezza è un dono.
Per questo
ti sento.
R.I.P. Caro amico.
 

Mentre saltellavo, innamorato
in te moriva
la rosa rossa, sciupata e scalfita
ebbra di incertezze,
stropicciata.
Proprio in quel momento
le onde in sintonia con le vele
si scagliavano sugli scogli
in una tempesta incessante,
alternata alla pazza calma delle sirene.
Proprio in quel momento
l'irrefrenabile tempesta
si abbatteva su spiagge
dai sassi incerti.
Proprio in quel momento
la violenta tempesta
partoriva la tristezza
di un amore non condiviso.
Ciao Alberto 


Ciao Alberto caro amico, poeta di chiare sillabe di gioia, oggi sei già’ oltre la vita che ti ha chiuso gli occhi per sempre,nel dolore di un triste sipario di nebbia.
 

Cavalcherò oceani di stelle impazzite, aggrappandomi alla vita..
 

La felicità riveste il tempo, come una stagione morta.
 

Lo sguardo impercettibile del buio è una lacrima appesa a un ramo, la vita una fitta ragnatela di pensieri che rincorrono la fantasia di un bacio rubato, oltre lo sfiorire del tempo.
 

Mi sono fatto una coperta d’oblio vestendomi da assassino per uccidere il mio passato, ballando su bianche spiagge di coralli e mangiando pipistrelli urlando alla luna tutto il mio disprezzo, col vestito della festa danzerò’ ,insieme ai serpenti d’ amore che rivestono le mie lacrime di pura bellezza.


Mi nutrirà la carezza del vento che scompiglia la sera, dietro miraggi di fumo.
 

Chiesi al vento di spiarti, al sole di scaldarti e alla luna di illuminarti,
al mare di possedere la scansione dei tuoi giorni, per delimitarne i contorni.
 

Le tue mani su di me come armi taglienti che non feriscono più’, posso sanare un dolore già’ scolpito nel cuore mentre muore la sera abbracciata alla luna.
 

Saziami di sguaiate carezze nei pleniluni infuocati dai miei folli tormenti, fantasmi ricorrenti sono gli incubi che affollano la mente, quando tutto tace e muore un altro giorno.
 

Abito un buio che straccia le vesti ad un pensiero, che non sa accendersi più.
 

Sono nato in un giorno di nebbia, barattando i giorni con la fantasia di un sogno,plasmando un sorriso in un arcobaleno di stelle sfiorite, versando lacrime di felicità’senza scalfire l’anima, potro’ mai capire l’amore se prima non lo tocchero’ con mano,se non morirò’ piano piano ogni giorno anche io, per poter inseguire finalmente la vita?


La morte non ci appartiene mai del tutto, la coperta fredda della luna è’ una campana di neve vestita a lutto, come una vita che si spegne da sola.
 

Ho conosciuto il volto dell’ infelicità, incontrando la vita.
 

Saprò mai dare un colore diverso ad un anima inquieta nel suo rossore di sangue, il raggio celeste della notte imbianca e riscalda il sepolcro argentato della mia fantasia.


Questo svegliarsi da una lenta morte scuote la vita di tutti i giorni, l’amore è solo un risveglio in più.
 

Mi legano i polsi coi fili bianchi di questo amore così esile e stanco, una bianca pupilla di ghiaccio è’ una lama affilata che penetra il tempo come un rasoio di bianca ferita,il buio è’ un dolore che non sanguina più, la coscienza grida la sua cieca sottomissione alla vita.


Proverò a rubarti un sogno per salire più su dove ci si arriva facilmente , oltre ogni piccolo spasmo proverò a riscrivere parole con lacrime di cielo, ma oggi no,ho le mie nuvole, vorrei rimanere solo, in disparte in questa parte di universo nascosto dalle tenebre.


Il silenzio è il limite estremo, la linea sottile di un dispiacere, di una sofferenza, di un dubbio che ci modifica il pensiero.


Con la fantasia nutrirò la bandiera della mia follia.
 

Tace questo silenzio di meraviglia e stupore, è una luce che non brilla più ,si specchia nel riflesso di un altro tramonto, capita poi che la vita si fermi lì ad aspettare un battito, un emozione,una carezza , un canto di cicale in amore, la dolce poesia di un sogno è’ come il mare,ci fa restare svegli nell’ attesa di un altra onda pronta a bagnare le nostre ferite,addormentate dalla vita.


La fantasia ricama i pensieri nel vento, consumando il pianto di un solo uomo.
 

La morte spia l’ultimo canto di una preghiera , ci perdonera’ il caldo tepore di un alba.
 

Viene e va, è la voce di un bimbo che colora l’infinito, è una ninna nanna antica che accende questo tempo, messaggero di nuove parole, il tocco della vita fa chiudere gli occhi a questo mare coprendo tutto il blu,nell’ infinito vuoto di un foglio bianco si apre un sipario di vecchie emozioni, mentre muore una favola nel disordine di un pensiero.


Morire di false aspettative in una città è facile, ogni giorno camminiamo su marciapiedi di orizzonti falsati,ma la vita e’ un sogno da spendere o un falso idioma di lento declino?


Crepuscolo di questa notte,la bianca spina di un giglio.
 

Staccai la spina al dolce richiamo dell’amore,un alba carica di emozioni che ho gia’ scordato, nella tentazione di un sogno imperfetto.


Natale specchio magico di illusioni e desideri, un dolce veleno il suo pianto nell’accarezzare una stella.


Quanto coraggio mi hai dato in quei giorni, eri una stella posata su un sipario di nebbia, nelle tue carezze sentivo la voce di Dio.
 

Saro’ io il silenzioso complice del buio, una scia silenziosa che morirà’ nel risveglio di un ora.
 

Mi muoverò nell’ oscurità del buio che circonda il silenzio, dal cielo vedrò una lacrima scendere da una nuvola, prima di ricomporsi nella poesia di un ultimo viaggio.


Nel fragore di un oceano che mi stravolge, un miraggio nel deserto e’ questo infinito che non vedo.


Non senti nascere un canto dietro al buio di un tramonto, una notte così povera di eroi sarà l’ultimo brivido di ogni tuo gesto.
 

Ho disegnato il tuo viso con ali di farfalla, stella che bacia l’ultimo sogno della notte.
 

Solcherò questo mare nell’ incerto silenzio dei miei passi.
 

Arriverò scalzo alla meta,il traguardo finale sarà’ questo seme di incantata bellezza.
 

Le dolci note dei tuoi occhi ricamano la linea del tempo, nel silenzio di una preghiera risiede la pace che cercavo.
 

C’è sempre una lacrima in più che si perde, nel sorriso beffardo della luna.


Il profumo del tuo risveglio mi inebria lo sguardo,la sera muore lentamente nel magico accordo di una chitarra stonata,avrei voluto regalarti un sorriso migliore,una poesia non detta,una fragilità nascosta in una foglia d’autunno.


Non ho mai svenduto la fantasia di un sogno,ho cercato sempre nuove realtà a questa mia esistenza piena e sognante,possiedo l’anima di un bimbo messo a dormire in un oceano di spasmi e carezze,rinascerò con abiti nuovi nella follia di un dubbio ,coltiverò l’eresia di questo amore,saprò’ guardare con occhi diversi questa vita che ubriaca i suoi eccessi di falsa speranza.


Ho visto un canto d’amore diventare follia, maree impazzite di stelle e di guai sgretolarsi come temporali nel buio ,antiche parabole danzavano già nella loro triste menzogna, la castità di un incesto fa germogliare questo seme di eterna pazzia.
 

Ubriachi di certezze e di candidi baci, nel passo incerto di una dolce carezza rincorro la scia del vento, impalpabile stelo di fragili vite.
 

Ti sei addormentato nel respiro dell’ ultima luna,rubasti un respiro alla notte, col tuo ghigno beffardo di eterno splendore.
 

Questo corpo è questo volto che non ti ho mai offerto, un dono che non ti ho mai regalato, un corpo che non hai mai posseduto, un'idea che non hai mai capito un ideale che non hai colto, un vuoto che riveste la profonda inquietudine del mio essere altro....da te.


Sorridi e godi nell’ attimo infinito di un dolore che divora questo corpo affamato di vita,prolunga questa agonia danzante di cenere e luce,accecato da un amore nascosto, figlio di un grido spezzato, un mistero fatto realtà’ e a tratti morente,nel suo riflesso offuscato,il suo calore di pallida stella.
 

Mischierò con parole e sangue questo mio cercarti,mentre stringo forte a me un rosario di candide ali.
 

Abito il mondo prigioniero di una vita che scandisce i suoi passi incerti di felicità.
 

Quanta vita mi scorre addosso come una calda coperta di sole mi protegge e mi nutre,l’amore è’ un paesaggio da offrire a una stella malata che non ha carezze da offrire ne baci da chiedere ,nella neve ghiacciata di uno sguardo qualcosa rimane, la linea sottile di un tenero sogno che muore vivendo.


Che mistero la tua bocca nel suo fragore di tuono, mi salverà da questo folle incesto che fa fatica a riconoscermi.
 

Sconterò questo peccato alla fonte di un oscuro miraggio che non vedrò, un bagliore accecante sarà la vita che rinasce dal nulla.
 

Nel tepore dei tuoi occhi ho scoperto la dolce attesa di una carezza, data soltanto per non far sfiorire la bellezza di quest’anima che non ha più sorrisi da offrire.
 

Abito il mondo prigioniero di una vita che scandisce i suoi passi incerti di felicita’.


Sono nato dal germe della pazzia e del caos, grazie a questo delirio che mi assale tutti i giorni, proverò ad essere un uomo felice.
 

Nei monti ho visto la neve, isole di sogno mi si aprivano davanti,col sale della terra ho ripopolato gli oceani dalle fantasie che non ho mai consumato, lasciatemi solo, saprò ammaestrare questo respiro nell’ incertezza di uno sguardo d’amore.


Avanza la notte col suo spirito vigile di vecchia puttana, aveva il petto smembrato da ferite mai spente davanti a due occhi macchiati di tenebra,in mezzo a queste dolci lune velate di morte annegava un pensiero di dolci speranze,nell’ultimo sogno di sangue, nell’ anarchia di una pura illusione muore il bisogno di speranza e perdono che ho.
 

È un sole che asciuga i suoi raggi questo disordine avaro di stelle e di idee, nel caos che mi porto dentro ho partorito questa felicità.
 

Sarò io lo scudo della mia ombra, la dolce inquietudine di una carezza.
 

Mancheranno i tuoi baci alla bocca del tempo, questa carne avrà ancora occhi per guardare le paure e gli inganni, queste mani saranno fiori e ferite danzanti alla foce di un ultima luna.


Il fiore della tua bellezza sfiora questo corpo, nella dolce morte di un pensiero.
 

I tuoi occhi nascondono un amore che non sa tradire, ricordo ancora quel bacio rubato alle stelle , una luna innamorata che in silenzio spiava i nostri sguardi furtivi,nel buio ovattato di una notte diversa,resta un dolce ricordo che non dimentico,il solo specchio che vedo è’ questo mio volto ferito.
 

Mi nasconderò dentro al ricordo del nostro amore come una stella inebriata da dolci carezze.
 

Sarò io il guardiano della mia morte, mi chiuderanno gli occhi per vedere ciò che non vedrò, e soltanto allora diventerò polvere nello sfavillante mistero di un alba che non ho mai conosciuto.
 

C’è sempre una pace interiore che turba le mie notti oltre le stelle di questa ricomposta magia chiamata vita.
 

La libertà inizia nel tempo indefinito di un attimo, nel suo malessere gitano, chiuso dal buio di una notte sola.
 

Abbiamo bisogno di certezze, di non stare soli,di vedere la nostra vita migliorarsi nel volto di un figlio,abbiamo bisogno di una vera società’ dove elevarci ,abbiamo bisogno di gratificazioni e anche di qualche piccola frustrazione ,abbiamo bisogno di gioia più che di libertà’ ,abbiamo bisogno di felicità’ più che di un amore che può finire da un momento a un altro ,abbiamo bisogno di sentirci utili e importanti per qualcuno,abbiamo bisogno di pregare ma non per forza un Dio qualsiasi, togliere dai nostri corpi i coni d’ombra che ci assillano,abbiamo bisogno di uguaglianza ma soprattutto abbiamo bisogno di giocare, di rincontrare il bambino che è dentro di noi,abbiamo bisogno di bontà,uccidendo la rabbia nascosta tra le pieghe dell’anima.


Nel buio ho ritrovato me stesso,schiavo dei miei passi.
 

Io ricerco la felicità, in questo attimo di poesia.
 

Questa pelle come una calda brezza si lascia desiderare, come fossimo un solo corpo dentro un involucro senza scadenza.
 

Fuggi l’attesa di questo tempo impazzito, questi occhi gitani sono spicchi di luna che aspettano dolci carezze.
 

Batte sempre forte la speranza di un ultima carezza, nella nostalgia inquieta di un anima.
 

Il tuo occhio vede ciò che sogno da sempre l’immortalità di uno sguardo.
 

Siamo frammenti di stelle,siamo la polvere degli angeli, siamo voci di nuove coscienze,siamo un
popolo affamato di sogni e pensieri,siamo un utopia che cammina, una fantasia nuova da riabbracciare, siamo un rosario da decifrare, siamo preghiere che non finiscono, siamo vita di eterno splendore.La morte non appartiene al nostro buio.
 

Ti aspetterò qui, seduto ai piedi dell’ alba, nel canto assonnato di un ultima luna.
 

Fermerò questa ruga, che solca la linea sottile del mio viso, che non so riconoscere.
 

Nella falsa meschinità di una menzogna batte la tua lingua biforcuta, le tue parole sono gocce di veleno fatte a pezzi dalla vita nel suo morso brutale.
 

Sono evaporato in una nuvola di saggezza.
 

Indosserò nel vestito migliore il tuo miele di zucchero e sangue, nell’inebriante profumo di un polsino slacciato.
 

Ho abbandonato me stesso in una triste battaglia di inquietudini non pervenute.
 

Questa notte possiede l’incognita assurda di una bugia, mi sento come una larva sul precipizio più profondo di una cieca obbedienza, sottomesso da un falso inganno. Ho la percezione del mio nulla interiore, un peso senza zavorra è questo sonno che trascina l’ indolenza appena avvertita, i miei passi sono frammenti di sabbia che non lasciano impronte, ho bruciato per un attimo i sogni che avevo desiderato, per ricadere nella frammentazione stagnante di una verità che appiattisce la mia esile scia di bianca farfalla.
 

Prestatemi un amore, reinventiamo un sentimento nuovo, rifondiamo l’amore con dolci suoni di carezze e baci, per poi finalmente perdonarci.
 

Il tempo è una frontiera dell’ astratto invalicabile, un limite sconosciuto che tutti noi cerchiamo.
 

Vorrei possedere un attimo di tenebra!!
 

Donne, vergini di mistero e di futuro, seguono rotte di incantata memoria,di eterni attimi,nei passi rubati alle notti più lunghe nascondono la tenerezza incontaminata di una lacrima.
 

Mi aggrapperò’ a questo ricordo, nel mio privilegio di essere ombra.
 

Questa presenza così invadente nella sua tragica attesa mi distoglie la mente e il cuore, a volte vorrei essere invisibile, spettro del mio vivere,nella brutalita’ semplice dei vostri giudizi ci sto stretto, giudici di facili parole nei vostri abissi di mediocrita’.


Mi saziera’ il tuo corpo di sale nel crepuscolo tempestoso di un ultimo bacio,amplessi rubati alle stelle.


Tornerò’ a cantare canzoni di speranza, quando scavalchero’ maree e montagne inviolabili su abissi di candide vette, su barche sfondate dalla menzogna di un perfido sguardo,rubero’ ancora una lacrima al mare nel sorriso spezzato del giorno, e a sera risorgero’ nel fiato caldo di un mattino che nasce.


Al calar della sera tutto va scomparendo, nel limite assurdo di un estrema follia.
 

Avrei voluto essere con te in questa partenza dal finale ancora da scrivere, nel silenzio del mio sguardo rivolto alla sera.
 

Ama la vita per come la vivi, per come la identifichi nel sogno mistico della tua ingenuità’ di angelo senza una meta, la libertà’ e’ uno spirito libero e ribelle che ti batte dentro come una coperta, che scalda questo freddo tuo animo sognante.


La morte non sarà’ la fine di tutto, la terra ricoprirà’ questo corpo adagiato sul fiato celeste della luna, non distruggera’ l’amore eterno che ho rincorso invano,disvelerà’ finalmente la sua felicità’, sotto l’occhio innamorato di questo cielo che abbraccia le sue stelle, come una madre che riempie il suo dolore nel vuoto di una vita che sfugge.


Nel tuo scrigno magico ho riposto un anima di cera.(a mia figlia).
 

Dalla polvere di un bacio ho creato un canto di libertà, in uno schiocco di dita ho visto nascere un bimbo che muove le stelle.


Questa voglia d'amare è l'eternità, che si trasforma.
 

Cercherò’ nuove espressioni per questo volo, mi nutrira’ l’aria calda del vento che avvolge il mattino,ho posato le mie ali di cartone sulla ferita più grande, quella che fa sanguinare la mia disperata solitudine.


Credo nell’amore che vive, respira e si muove, credo nello stordimento di un bacio, credo al dissolversi di una passione,credo a una folle eresia,credo all’ utopia di una nuova speranza da cui poter ripartire, per navigare ancora un sogno che profumi di libertà’.


Ho colto la fragranza di una rosa,nella passione di un bacio rubato a sera, ricordo ancora la tua pelle bruciare di forte emozione,come il battito d’ali di una farfalla nella sua inquietudine di stella.
 

Ho visto scorrere il sangue dei martiri nel putrido acquitrino di una falsa menzogna.


Ho pensato molto a questo addio come a una fuga disperata per non perdermi nelle geometrie scomposte del tempo.Questo battito cancella un dolore che non esiste.


Lasciatemi vivere un sogno, che sia lieve e solare,datemi la possibilità’ di possedere un pensiero, un ideale da spendere, che sia di felicità’ o dolore non importa, lasciatemi un fiore da cogliere,un respiro da strappare ancora a questa vita così magica e sognante,in questo rovaio di eterno dubbio,un antico viaggio, nel suo profumo di calda attesa.


Posatemi così con dolcezza al traguardo finale dell’ ultima luna , sara’ il coro degli angeli a portare questo corpo addormentato all’incrocio dei venti ,la dove tutto ebbe inizio,nel putrido occhio di una falsa coscienza posero’ ancora lo sguardo verso altri lidi. E allora sarà’ dolce la morte,lenta e spietata nella sua agonia di stella nascente, e verrà’ di nuovo il tempo in cui sarò io il re dei miei sogni, dei miei pensieri, di questi attimi danzanti.Nuvole bianche saranno le ombre con cui rivestiro’ le notti più lunghe, e quando sarò’ finalmente dinanzi a Dio avro’ favole nuove da raccontare, questa morte non conosce attesa.


Questa danza sconvolge i miei sensi e penetra il buio, non so decifrare l’enigma del tempo oltre la soglia di un bacio nascosto.
 

La luna è l’ultima carezza prima di un bacio.
 

Lasciami così, disteso e abbandonato nel tuo squarcio di spada ferita, bianca lama di schiuma e sangue rivedo in te quella pallida ombra azzannare un ultima notte ancora da vivere.
 

Sono io l’ eterno dubbio che addormenta la notte, nel suo sguardo di infinita dolcezza.
 

Nel Martirio di un falso pensiero ci promettono utopie di favole nuove.
 

Un' anima possiede molti demoni, nel suo universo di bugie.
 

Mi manchi davvero vita mia, dietro i nascondigli più bui cerco ancora la tua mano che dissolve l’ombra della luna, nel cerchio di questo buio che mi invade gli occhi.


Oceani di perduti silenzi invadono il mio cuore in questa notte così diversa, nel dolce respiro del mondo che gioca le sue ultime carte,ho sentito il profumo forte dell’amore.


La vita non conosce l’angoscia del ricordo, la mia clandestinità è la mia morte che non viaggia mai in direzione inversa alla mia fantasia.
 

Rapito da un tuo sguardo, come un dolce canto di sirene,al di là’ delle ninfee,con le nostre eterne solitudini stracceremo le ultime vesti a questo amore così perfetto,nei tuoi occhi mamma ho visto l’estasi della bellezza disvelarsi attraverso la sua lucente purezza.(dedicata a mia madre).


Com’è grande questa vita, com’è folle il tuo pensiero, com’è sublime la ricerca disperata di un vizio inutile, un' oasi di disgusto, un viaggio di false chimere, una ferita che non lascia segno è l’ultima stazione dell’amore.
 

Prestami un ricordo sbiadito, un momento incancellabile, un pianto che bagna un solo attimo, come una nuvola di sabbia.
 

Ho baciato la lama affilata dell’angelo della morte, il silenzio non fa più paura,  nel mare dei tuoi occhi affogano le ultime bugie che mi restano.
 

Questo amore non ha più frecce da scagliare, come pesano le tue parole, non farci caso se vedrai una lacrima scendere nell’orizzonte di una falsa nebbia, noi resteremo sempre angeli fatti di polvere,nel labirinto fantastico di questo vuoto, che soffoca il pianto strozzato di una incerta speranza.


Come un ramo che dorme su un letto di rose così anche io sento il peso addosso della mia giovinezza, sempre ubriaca di felicità e di amarezza, la vita mi scorre addosso come una lama affilata, nel suo glaciale silenzio.


Ho guardato in faccia la vita, nel suono più forte di un suo gemito ho nascosto la mia fragilità.
 

L’infelicità mi ruba le idee migliori, come una puttana che ci sta e se ne frega del mio mondo, di quello che sono,degli angeli e dei fantasmi che mi porto dentro,le mie colpe le sconterò solo vivendo, questa città avara di sogni sarà un dolce sogno da inseguire, in attesa di un nuovo orizzonte da possedere .
 

Si aprono le ferite del mio pianto, come un amante che non sa tradire.
 

Sono io la metamorfosi del mio vivere.
 

Non sono io questa maschera di eterno dubbio.
 

Se sapessi parlare l’alfabeto delle nuvole riscriverei il tuo nome nella scia di una cometa,e con la polvere dei sogni intreccierei i tuoi capelli di corallo, nel naufragio silenzioso di un onda, per rivestirla a sera,quando la notte seduce i suoi amanti, nell’attesa di un alba vestita a festa.


Le mie fantasie nascono nei pleniluni di questo mare, nel suo lento e dolce respiro salato.
 

Questa tua ultima carezza sarà soltanto un altra favola di cui non sveleremo mai il finale.
 

L’amore non conosce l’attesa di uno sguardo,nel suo silenzio di foglia che muore.
 

Me ne andrò’ nella scia luminosa di una stella, a passo lento cadro’ nel precipizio delle promesse disattese e del falso inganno e mi nutrirò’ di questo sole ,che mi esplode dentro,nel sorriso di una dolce eresia.
 

Ho capito la vita quando mi ero illuso di possederla.
 

Sono innamorato della bellezza di uno sguardo, volto all’ annullamento di un pensiero, che non rincorre la sua incapacità.
 

La vita è solo tua amala, la vita è il viaggio più bello che puoi fare, è l’eternita’ che non ti aspetta,ne ti porge la mano, la
vita batte forte il suo rintocco di campana ferita, stringe i pugni nel suo vagare senza tempo,è’ una vita già’ vissuta quella che non vedremo, ci giudicheranno forse un giorno per i nostri peccati gli avvocati dalla facile penna e
i giudici del niente, i falsi moralisti , ma noi andremo oltre la vita e scavalcheremo
la morte coi nostri passi di candida attesa ,questa vita merita una libertà’ nuova, ancora da imparare, e questo Dio che tutto perdona e tutto vede ci assolvera’ col suo perdono di eterna speranza.
 

Sono nato nella polvere bianca di una stella, ho bevuto il nettare della vita eterna nel canto misterioso di una sirena, nella speranza di un altra resurrezione, oltre l’abisso.
 

Io contemplo lo spettro delle tenebre, nella vanità effimera di una vita.
 

C’è’ sempre una sottile linea di distruzione e fallimento dietro una risata,provo gioia anche nella tristezza a volte,questa tristezza che poi non è’ così distante dalla pazzia, ne dalla follia di noi esseri umani, anime erranti e girovaghe, carovanieri di inaspettate solitudini.


Ho visto l’eternita’ disvelare i suoi angeli, nei falsi demoni della nostra impotenza ho riscoperto il volto di Dio.
 

Ho amato un amore senza conoscere il peso delle sue lacrime.
 

Questa morte sempre nuova ma che non cambia mai il suo volto , questa morte malata e denutrita, fatta a pezzi dalle nostre parole vuote e fredde, questa morte che non abita più i suoi ricordi,ne’ chiama a raccolta i suoi schiavi, è una morte bambina quella che accende i nostri pensieri,il tempo passa e diventiamo sempre più soli e stanchi al suo cospetto, nell’ora più triste, è un dolore sempre uguale ma così diverso,una morte sudicia e maleodorante, con le sue rose di stelle e di spine, , è una morte sempre uguale ma cosi diversa quella che non ci appartiene, una morte che non fa sconti e non ci assolve, è una morte senza ritorno,come un treno fermo alla stazione che non riesce più a partire, anche la mia morte verrà un giorno, ma non avrò occhi per vederla.
 

L’ultima preghiera della sera assolve questo disperato bisogno di felicità, nella calda speranza di una notte d’amore.
 

Nella magia di una di parola nascosta ho ritrovato un incantata gioia, la scia di una nuvola bassa è uno sguardo eterno verso la vita.


Questi occhi hanno crocifisso un incubo diverso, bagnando nel perdono più bello queste lacrime di eterna amarezza.
 

Madre perdona questo grido che non da più voce alle mie notti, bacia quest’ attimo indefinito di eterna solitudine, come fosse un pensiero diverso, nello splendore incantato della tua bellezza.
 

La mia ombra riflette l’estasi tormentata di una lacrima, nel suo sorriso più tragico.
 

La pazzia di un amore è la sua eterna mancanza, ho rivestito il tramonto con quest’ ultimo bacio, perso per sempre in questa morte scontata che non ti so regalare.


Vorrei cantare le mie notti e profumarle col tuo odore, nel ripostiglio della mia follia.
 

Ho cantato i miei versi all’umanità come fossero sussurri e lacrime di giorni andati, la mia anima è un altare vuoto nella dolce follia di un risveglio.
 

Maledici il mio corpo e avrai trovato la chiave del tuo risveglio.
 

La più bella poesia è quella che non ti ho mai scritto, è quella scritta di fretta senza pensare, una cattedrale di fumo che spegne lontani miraggi, parvenze fatate di cieli azzurri e cavalieri di falsi misteri, che eternamente spingono il nostro sguardo oltre gli abissi.


Ho amato il tuo corpo senza baciarne l’anima, ho nutrito il mio sangue di falsi pensieri, nell’improbabile memoria di un solo attimo.


Lunghi passi abbracciati in un addio, che rivedo nei tuoi occhi da ricordare.
 

La mia poesia è un mare che mi scorre addosso, è una coperta di dolci carezze, un mantello rubato alla luna nei giorni più lunghi,una preghiera che non conosce il silenzio, come questa attesa che profuma di paradiso.
 

Siamo cacciatori di orizzonti, profeti di falsi tramonti, prigionieri della vita, nel riflesso oscuro di un' ombra.


Tu così felice nel sorriso più radioso sorridi alle dolci carezze di un bimbo che non sa cos’è l’amore, guarda più in alto e vedrai la follia disvelarsi oltre i petali di un ultimo bacio nascosto.


Ho attraversato oceani di parole, ho rubato l’amore per una gioia effimera, ho visto la pazzia dei poeti fare a pezzi un universo sbagliato.


Sono caduto nel silenzio glaciale di questa noia mentre scoprivo il tenero sorriso dell’infanzia.


Lo specchio della vita non fa paura, il cuore non perdona il vuoto che hai lasciato,un sogno abbandonato in questa nebbia che non ha pietà di me. Il mio occhio semina amore e odio in questa terra arida e scura, un' idea rinascerà nel chiarore dei tuoi occhi come un sole di candida letizia che trafigge i suoi raggi al lume di una candela, la mente si riposa in questa dolce notte, povera di inganno e dolore in un sorriso che forse domani tornerà.


Il mare cancella il tuo nome dalla sabbia bagnata, una schiuma di bianchi sorrisi è questa tristezza improvvisa, nel suo bagliore di pallida luna nascosta nell’ombra.


Siamo stelle senza luce, attaccati alle nostre parole vuote e senza senso,miele amaro da mandare giù, come la noia che ci stringe le mani in un battito diverso e ricalca i passi dell’immortalità.
 

Dal tramonto misterioso di una stella sta sanguinando la mia anima, nel buio di un vuoto che mi divora.
 


La poesia non possiede la grazia del tuo sorriso, non ha silenzi da prestare,ne sorrisi nascosti, le sue mani muovono stelle di spensierata bellezza.
 


Questo amore è un alfabeto sconosciuto, come il sorriso che ho per te.
 


Mi aggrapperò alla candida purezza di un sogno a cui non appartengo.
 


Che bello il tuo sorriso e questa pace, che invade il mio respiro.


Sono un angelo fatto di nulla, un angelo senza ali, un pensiero libero, un universo che si muove tra sogno e mistero,
un' eterna favola da ricomporre.


In questa notte di risurrezione ho trovato l’ immortalità di un pensiero.
 

Ti osservo con la grazia di un esile fiore posato su bianche maree di cristallo
spettacoli di fuochi e luci nel loro silenzio più triste.


Nel giorno più lieto vedrò spettacoli di fuochi al tramonto, e come un fiore sboccerò in questo mistero di incantata bellezza.
 


Anche nella morte sconterò questa pena di angoscia e stupore, un sonno d’attesa e di veglia per una dolce preghiera.


Abbandona lo sguardo al suono celestiale di un verso, tu poeta dell’eterna armonia,dell’incanto e della bellezza, schiavo del sogno che stritola e divora,con la tua eleganza di tenebra hai colto la stella più bella nel fragore soffuso di un alba.
(dedicata al poeta mio amico vladimiro rinaldi).


Nel fragore assordante di un abbandono, si spengono gli ultimi fuochi della sera.


Amore come allegoria del tempo andato, che non si scompone.
 

Forse un giorno parleremo lingue diverse, avremo amori diversi e stelle diverse, e andremo su pianeti diversi e ci saranno parole diverse,avremo corpi diversi, diremo bugie diverse, e forse avremo pensieri diversi per costruire ideali diversi, con sguardi diversi e con occhi diversi impareremo finalmente ad amarci come fratelli,in questa notte così diversa.


Il fiore della mia stagione sta sbocciando lentamente, sto rivestendo l’amore di un solo colore, come un diamante nascosto nel mare.


Lasciati amare e poi dimentica quella rosa rossa di sangue, nel ribollire frenetico di una passione,arcobaleni di luci e stelle in uno scrigno di baci rubati dal vento. Donna come dolce è’ la sera nel tuo miele di caldo letargo, addormenti la luna oltre ll cortile del tuo animo, dietro alla porta sento un solo respiro, il fiato sommesso della sera che muore.


Sono fiamma che brucia in un cielo agonizzante di stelle, nel risveglio tranquillo di un' Alba.


Chi sono io se non lo scudiero del mio nulla?


Vladimiro eterno sognatore della parola e del verso, tu che sbocciasti sull’ultima luna che guardava ad oriente,su questo altopiano che circonda la tua giovinezza, quanti mari e corone di spine hai sconfitto,quante battaglie la vita ti ha messo davanti ma in un bagliore accecante ti sei regalato il tramonto più bello,e con gesti timidi, di fiori appena sbocciati,raccoglievi in una poesia il profumo della tua Finlandia,che non si perde oltre la nostalgia di un tenue ricordo incancellabile.


Con l’inchiostro dei poeti ho scritto lettere piene d’amore e di rabbia, nel fuoco di una pazzia che mi divora.


Ci salveremo nel canto disperato di un grido,fino alla curva sublime del mare,che più non ci sorprende nel suo orizzonte,strozzato dal buio di una notte diversa.


Non so con quali occhi di tenebra mi guarderai stasera,se l’amore che avevo copre i tuoi occhi con getti di lava, come potrò’ amarti ancora nel fuoco danzante di un arcobaleno che ha perso i suoi raggi?E questa cenere nera di incantata memoria brucia ancora sotto il tuo occhio furtivo, rubandomi una lacrima di eterno splendore che non ho mai perso.


C’è sempre una lacrima in più che si perde, nel sorriso beffardo della luna.


Non so se la luna ha sentimenti, ma so che la vita è tutta un sentimento, fervori di sentimenti che fanno palpiti di luci
assonnate nel viaggio oscuro della morte.



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