Racconti di Gianna Faraon


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Un viaggio
Sono stata molte volte a visitare l Alto Adige, e sempre ho scoperto un luogo nuovo, un angolo che non avevo scorto,un oasi a me sconosciuta.
I paesi di questa regione hanno per me un fascino particolare,un atmosfera d altri tempi.
Percorrendo le strada di quei paesi sparsi tra i monti, si ha la sensazione che il tempo scorra in maniera diversa: pi lentamente.
Un pomeriggio; durante la stagione estiva ,mi trovavo a S Candido,la giornata era particolarmente bella,il cielo limpido e il tepore stimolava il piacere di percorrere quei luoghi in bicicletta.
Mario ed io, pensammo che sarebbe stato bello inoltrarsi nel percorso ciclabile che da S. Candido porta a Lienz,la zona molto conosciuta dagli amanti della montagna, perch non un percorso faticoso ,inoltre il paesaggio molto suggestivo.
Scaricammo le bici dal camper e ci avviammo lungo il tragitto indicato dalla segnaletica. La strada non era faticosa e a tratti anche in discesa,questa passava trasversalmente la parte pianeggiante con prati di fieno appena falciato ,sparsi lungo tutto il perimetro si trovavano i cavalletti dove mettevano il fieno ad essiccare,una lieve brezza spargeva sulla valle il odore del fieno appena tagliato.
L Alto Adige una regione molto produttiva, anche per la raccolta delle patate e crauti, settembre il mese della raccolta,si notavano tra i campi i contadini che svolgevano questa funzione :soprattutto le donne.
Avevamo percorso qualche chilometro dal centro quando,in lontananza scorgemmo una chiesetta in cima ad una collina,questa era molto suggestiva con le sue forme tondeggianti: ci incurios .
Al primo bivio imboccammo la strada che ci potava a questa borgata,notammo che c erano diverse casa,tutte nuove o restaurate,costruite in costa alla montagna,erano quasi tutte uguali:in legno chiaro, con all interno un piccolo giardino molto curato,a fianco della casa si trovava la stalla anch essa con le tendine alle finestre e i vasi di fiori colorati. Da un po eravamo in salita e incominciava a farsi faticosa,la chiesetta sembrava ancora lontana,cos decidemmo di fare un tratto di strada a piedi,non fu una cattiva idea.
Quel tratto poi passava attraverso un boschetto di pini ad alto fusto,uno scoiattolo saltava da ramo in ramo,ci fermammo silenziosi ad osservare quel piccolo animale tanto laborioso,continuava a muovere le sue zampette alla presa con del cibo,la sua coda sembrava un piumino tanto era vaporosa.
Purtroppo con il nostro passo tra le foglie lo spaventammo,sal sul tronco di un pino e spar tra i rami.
Arrivammo in cima al promontorio e la chiesetta ci apparve pi grande di come la immaginavamo,da lass si poteva vedere la vallata sottostante,le auto sembravano tante formiche operaie.
Ci sedemmo in una panca per riprendere fiato,il cielo era limpido e osservandolo scorgemmo un aquila che volava alto,il suo volo circolare ci fece pensare che cercasse la preda.
Seduti ,immersi in un silenzio quasi mistico,guardavamo attentamente una grotta seminascosta da un edera secolare ,l ingresso si notava appena,tra le foglie spuntava il bagliore delle candele accese.
Entrai e mi trovai davanti ad un minuscolo altare con l immagine della madonna,una piccola statuetta di legno intagliato vestita di seta e pizzi, tutta circondata da ex voto,ai suoi piedi vasi di fiori raccolti nei prati ornavano l altare,alla sua destra una scultura che rappresentava l aquila dell impero austro ungarico ,alla sua sinistra un quadro ricamato a punto croce che risaliva al la diciannovesimo secolo: il ricordo di una grazia ricevuta,ai piedi dell altare un paio di stampelle di legno logorate dal tempo,ricoperte da uno strato spessori polvere nessuno aveva mai osato spostare .
Tutto risalente all impero austroungarico,un piccolo angolo di memoria,ricordo di un pezzo di storia della nostra terra.
Le campane della chiesa iniziarono a suonare ,erano le cinque pomeridiane,richiamavano i fedeli alla messa serale,come per incanto dalle case iniziarono a spuntare le donne e i vecchi che con il loro cappello piumato lentamente si incamminavano verso la chiesa.
Entrai anch io volevo ascoltare la messa, questa era recitata in tedesco e mi sentii a disagio, quasi un intrusa, cos la ascoltai all esterno visto che era trasmessa attraverso altoparlanti e tutti nella borgata la potevano ascoltare.Seduta in quella panchina pregai come non mai e anch io chiesi una grazia quella piccola madonnina sperduta tra le montagne, molta gente aveva creduto in lei, e anch io aprii il mio cuore assieme a qualche lacrima davanti a quella grotta nascosta tra l edera.
Il sole si avviava al tramonto e il cielo si stava ricoprendo di bianche nubi,
riprendemmo le nostre bici e ci incamminammo per il ritorno,verso il nostro camper felici per la giornata trascorsa.
Per molte persone che viaggiano in terre lontane questa e una esperienza da poco, ma per me invece stata una cosa bellissima che mi porto nel cuore,non so se potr ritornare a percorrere quella salita con la bici,ma questo non molto rilevante almeno per una volta ci sono stata e ho arricchito il mio cuore con una nuova esperienza.
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tra pensieri e parole

Oggi al risveglio
Mi stiracchio sotto il sacco a pelo rosso fuoco, il calore che emana un tepore piacevole che induce a non alzarsi,a rimanere ad ascoltare i primi rumori del giorno.
Un silenzio ovattato mi circonda,tutto ancora immerso nel sonno di un autunno, ormai inoltrato,all improvviso si odono le campane della chiesa che segnano l ora,nove rintocchi scanditi nell aria un po umida del lago.
La mia mente percepisce che giunta l ora di alzarsi e preparare il caff ,il suo profumo da calore a questa piccola casa ambulante che amo e alla quale non rinuncerei.
Apro gli oscuranti, controllo il paesaggio,alcune cornacchie sono intente a cercare cibo sul prato che circonda il lago.
Ora sono completamente sveglia,mi siedo al piccolo tavolo,silenziosa con i miei amici, carta e penna,cerco di imprimere su loro le mie sensazioni di una giornata d autunno in riva al lago.
Cerco in questa atmosfera silenziosa, emozioni vecchie e nuove ,piccoli particolari in un angolo di mondo non affollato,soprattutto in questa stagione.
Qui l autunno ha un fascino particolare,si pu percepire il volgere della natura verso il letargo,il passaggio degli uccelli migratori,il cadere silenzioso delle foglie,come se gli alberi fossero stanchi del loro peso,e si liberassero di esse per riposare.
Esco ad osservare il cielo,anche oggi coperto di nubi grigie e compatte,il lago circondato da una fitta vegetazione dai colori caldi che solo l autunno sa donare.
Pini assemblati con faggi e betulle, alternati da siepi di bacche rosse e gialle,fanno da corona alle alte cime rocciose spruzzate da neve fresca caduta nella notte.
La temperatura mite, munita di una giacca pesante mi incammino lungo la sponda del lago,uno stormo di cardellini cinguettano quasi valessero fare un concerto per me sola,mi siedo in una panca ad ascoltarli,sono appollaiati sopra i rami pi alti di una betulla ormai spoglia,i suoi rami sembrano la mappa del sistema venoso del corpo umano.
Osservo il lago e mi perdo nei pensieri di nonna, sento un po di nostalgia per quel piccolo batuffolo che mi aspetta a casa fra qualche giorno,lei ha saputo regalarmi ancora un soffio di giovinezza,sa farmi dimenticare tutti i mali,soprattutto quelli del cuore,a volte sogno di averla con me in queste passeggiate,insegnarle ad amare la natura come la amo io, farle sentire la serenit che riesco a percepire,ma ancora troppo piccina,per il momento mi devo accontentare delle sue tenere carezze,mentre si addormenta,con una favola raccontata in sordina.
Vivere qualche giorno in questa angolo di mondo mi ricarica, per un periodo mi aiuta a non pensare e a dedicarmi solo a me stessa, spesso mettere ordine ai pensieri e riflettere su questa mia vita sempre carica di avvenimenti non sempre piacevoli.
L autunno ha segnato la mia vita in maniera molto profonda,tutti gli avvenimenti pi importanti sono accaduti in autunno sia quelli belli,come la nascita di un figlio,sia i brutti come la morte di mio padre.
Per me per questa resta la stagione dell amore,dei primi baci dati in sordina con la complicit della nebbia,in qualche angolo di strada.
Il ricordo delle feste paesane,le bancarelle delle caldarroste davanti ai cinema,la cioccolata con panna,presa al bar centrale,luogo di incontro dei ragazzi del paese.
Oltre a tutto questo l autunno la festa della madonna della salute:festa che si perde nei secoli.
a Venezia ci fu la peste, morirono una gran numero di abitanti,e i veneziani fecero voto di costruire una chiesa per la madonna se questa li avesse salvati dalla pandemia,questa passo, cos i cittadini innalzarono una chiesa meravigliosa che ancora adesso viene visitata il 21 novembre in ricordo dell accaduto,ora le pandemie si combattono con farmaci, a favore di industrie farmaceutiche.
Forse, qualche preghiera in pi non farebbe male, sicuramente non provocherebbe nessun tipo di allergia,e farebbe bene allo spirito.

Ora per , seduta in riva al lago, mi godo la dolce atmosfera di questa giornata,non sono sola a passeggiare, in lontananza un vecchio signore con il cane avanza con passo lento, e la mente altrove
il suo sguardo va lontano,anche lui con i suoi pensieri.
Mi soffermo sul ponte ad osservare tre cigni che maestosi che scivolano sull acqua sono animali abituati a prendere cibo dai passanti,perci quando qualcuno si avvicina alla riva, loro si precipitano in cerca di cibo,sono un maschio e due femmine,si nota la differenza per la grandezza dell animale e la protuberanza sopra il naso,hanno un piumaggio bianco come la neve fresca,e si comportano come fossero coscienti della loro bellezza,che ondeggiando nell acqua lasciano una scia che si infrange sulla riva

In lontananza si vedono gruppi di anatre selvatiche che procedono con la prole,in questo luogo abbonda la fauna,e sono molte le specie di uccelli che lo popolano, soprattutto d estate,ora si possono scorgere qualche cornacchia e i cardellini che affollano le chiome degli alberi spogli.
Passeggiando lungo la strada che separa il lago dal bosco si pu scorgere il sottobosco, fatto di alberi spezzati sotto il peso delle piogge, ricoperti da uno strato di muschio e licheni di un verde molto intenso, segno che il sole fatica raggiungere questo angolo di mondo, anche d estate, figuriamoci ora che il cielo coperto da nubi cos spesse che le cime delle montagne si fatica a vedere.
Il lago di Barcis un lago artificiale costruito per alimentare una centrale elettrica,non per questo per ha meno fascino,con il passare del tempo tutto attorno ad esso, si modificato,
anche la vegetazione ha preso il sopravvento sulle piccole abitazioni della montagna,ora il verde ha incorporato le mura rese un ammasso di sassi insignificanti.

Passeggiando non mi sono resa conto che ho raggiunto la sponda opposta del lago, percorro una strada asfaltata e alquanto stretta,qui transitano solo gli abitanti del luogo,e chi vuole fare qualche escursione nelle malghe,percorso rigorosamente da fare a piedi e bene attrezzati.

Oltrepasso la diga dove l acqua va a formare una cascata,ora non raggiunge il livello e qua l acqua sporca una schiuma bianca si deposita sulla riva dove galleggiano rami spezzati e spazzatura, anche qua si nota l autunno,anche il lago in letargo.
Mi avvio verso l area sosta e ritorno al camper,contenta di aver trascorso queste due ore immersa nel silenzio della natura,ora posso ricominciare la vita di sempre,mi sono data la carica per affrontare il mondo.

Casetta nel bosco
In un paesaggio, dove in parte ,le cime montuose in alta quota, sono ricoperte da neve perenne,mentre pi a valle boschi d alto fusto vengono interrotti da tratti di roccia grigia, che i rigagnoli e piccole cascate la fanno luccicare al sole.Se si segue quei fiumiciattoli d acqua trasparente ,si scoprono prati ricoperti di bucaneve colorati,macchie rosse di azalee selvatiche,in un cielo limpido si possono scorgere voli di uccelli in cerca della preda.Percorrendo un sentiero, usato dagli abitanti per trasportare i tronchi a valle,si arriva in una piccola zona pianeggiante,dove circondata da uno steccato si pu scorgere una casetta tutta di legno inscurita dal tempo.Una casetta non molto grande circondata in tre lati da una terrazza in parte ricoperta d edera,e in parte da vasi di fiori colorati.Questa si affaccia in un laghetto poco pi di una pozzanghera dove vanno ad abbeverarsi gli animali.E una tipica casa tirolese dove il tempo sembra essersi fermato,sul tetto fatto di legno e lamiera per far scivolare la neve d inverno spunta un camino dal quale esce un fili di fumo,sopra,un gallo di latta dai multicolori,segna da che parte soffia il vento,tutto ci crea un atmosfera da favola d altri tempi.Dopo aver percorso l ultimo tratto di quel sentiero, quasi tutto in salita, le mie gambe hanno bisogno di riposare.Mi siedo sopra un tronco appena tagliato,ammiro quel paesaggio estasiata da tanta bellezza,penso che,se non avessi deciso di fare questa passeggiata mi sarei persa questa visione ,non sento pi la fatica ma per la prima volta dopo un mese mi sento serena.Mi avvicino a quella casetta solitaria,noto una donna che si avvia nel sul retro:ha un secchio sotto braccio, la sento chiamare i polli i quali la circondano per ricevere il cibo che molto amorevolmente la donna le sporge;in lontananza si vede arrivare una capretta nera con un gran pancione ,anche lei in cerca del cibo.Vista in lontananza sembrava una donna anziana,ma avvicinandomi sempre pi noto che non dovrebbe superare i cinquant anni,i suoi capelli sono biondi come l oro, porta una treccia che le fa da corona attorno alla nuca,la pelle chiara che la rende ancora pi giovanile.Assorta da quella visione non mi accorgo che mi sta chiamando,la sua voce scandisce un italiano corretto ma con accento tedesco.
Mi avvicino a quella donna tanto gentile per capire cosa dice: sta chiedendomi se mi sono smarrita:visto che in quel luogo non passa mai i nessuno, inoltre c e un temporale in arrivo. Quando sono partita dall albergo era una cos bella giornata che non ho pensato che il tempo potesse cambiare cos in fretta,alzando la testa al cielo noto dei grossi nuvolosi neri che avanzano spinti dal vento,mentre le cime dei pini ondeggiano spaventando gli uccellini che avevano trovato riparo tra le loro fronde.Mi presento, Francesca, lei contraccambia, mi dice il suo nome,Iolanda,intanto il cielo si ricoperto di nubi scure;quel grigiore,non promette nulla di buono. Iolanda mi invita ad entrare in casa sua:tanto se tornassi indietro non riuscirei sfuggire a quel temporale ,cos almeno sono al riparo. Iolanda va a sistemare gli animali e chiama il cane,un grosso san Bernardo che sta accovacciato davanti all ingresso. Le montagne non si vedono pi ,tutto avvolto dalle nubi cariche di pioggia,sembra che anche la natura si sia messa a riparo dal temporale.Incominciano a cadere delle grosse gocce d acqua,dobbiamo correre in fretta al riparo per non bagnarci.Entro in quella minuscola casetta, scopro con mio grande stupore quante cose pu contenere in cos poco spazio: calda e accogliente,formata da un'unica stanza.Al centro una stufa di maiolica che: con i suoi colori lucenti danno un tono caldo e suggestivo,alla sinistra una scala che arriva ad un soppalco,dove: sistemate con grande maestria,fanno bella vista due camere da letto con bagno.La cucina semi nascosta dalla scala in stile tirolese ,molto funzionale,appesi alla parete si notano cestini ricolmi di erbe e fiori che emanano un profumo intenso. Iolanda si scusa per la confusione, come per giustificarsi mi parla della sua passione per la raccolta delle erbe dalle quali ricava delle tisane per uso personale.Il cane accovacciato vicino alla stufa si mette a dormire come noi non esistessimo,Iolanda lo guarda e sospira mi parla di lui come di un a persona molto cara ,al rumore della sua voce apre gli occhi ,sembra che percepisca il suo stato d animo in quel momento,le rivolge uno sguardo triste.Mi chiede come mai sono finita fin lass visto che non un sentiero molto frequentato dai villeggianti, Questa mattina quando sono uscita non avevo una meta,
il sole era limpido,non c erano nubi nel cielo e mai mi sarei aspettata un cambiamento cos tempestivo del tempo,volevo entrare in contatto con la natura,immergermi nel verde dei boschi.erano giorni che rimanevo chiusa in albergo, un po per il tempo un po per il mio umore, mi sono nascosta in quella stanza e non riuscivo ad uscire.
Iolanda comprende il mio disagio e per cambiare argomento mi chiede se prendo un t , io accetto ben felice della sua iniziativa,sulla mia voce calato un velo di tristezza e lei se ne accorta,il t stata una bella idea oltre a scaldare il mio corpo infreddolito mi ha tolto dall imbarazzo,non mi sento ancora pronta per raccontare la mia storia. Iolanda inizia a raccontarmi della sua passione per la raccolta delle erbe officinali,una passione ereditata da sua madre tramandata da generazioni,mi mostra i suoi libri di raccolta dove cura disegna le sue erbe, con descrizione meticolosa,mi viene spontaneo chiederle come mai vive cos appartata,in un luogo poco accessibile e isolato dal paese,sei ancora giovane e non ti viene mai la voglia di stare in compagnia con le amiche?
Questa una scelta che ho fatto due anni fa,dopo la disgrazia che ha messo fine alla mia voglia di vita.Ormai ho superato la fase in cui non riuscivo a parlarne,adesso: anche se farlo mi provoca una sofferenza,ho accettato la realt ,merito di questo luogo tanto isolato.Devi sapere che ho perso il mio unico figlio due anni or sono,caduto in un crepaccio per salvare un turista imprudente durante una escursione nella montagna di rimpetto a noi:mi indica il luogo spostando la tenda della cucina,guarda lontano e il suo sguardo si perde tra quelle rocce,scruta gli anfratti ,le lacrime le scivolano lungo le gote pallide,non parla pi .
Rimango in silenzio per rispettare il suo dolore, stiamo cos una davanti all altra non so per quanto tempo,un tuono la riporta alla realt ,continua con il suo racconto quasi io non esistessi.
lui aveva venticinque anni quando caduto in quel crepaccio,il suo corpo non stato trovato,ancora adesso mio marito si ostina nelle ricerche,il turista stato trovato in fin di vita dopo due giorni;lui no, di lui si sono perse tutte le tracce come se la montagna lo avesse inghiottito nelle sue viscere,non mi resta che questo paesaggio,di lui nemmeno la tomba.
Per questo motivo ho chiuso la mia casa in paese, mi sono rifugiata in baita,qua mi sento vicina a lui questo era il suo rifugio,qui lui veniva a trascorrere le sue giornate con gli amici,veniva quando voleva stare solo prima di qualche esame,questo luogo parla di lui.Iolanda si alza dalla sedia e si avvia verso il mobile del salotto,il suo passo cambiato adesso, sembra invecchiata come se il mondo le fosse caduto sulle spalle,prende una foto ,me la porge: questo Tomas un mese prima della disgrazia,la foto raffigura un bel ragazzo biondo con un paio di sci sopra un podio,porta una medaglia al collo,vedi Francesca,quello che mi rimane di lui un paio di sci e una medaglia.Non ho parole per alleviare il tuo dolore,posso solo dirti che sei una donna forte,non facile superare una prova cos grande.Non mi sono resa conto quanto tempo fosse trascorso, tanto ero assorta ad ascoltare Iolanda,la pioggia ha cassato di battere sui vetri e le nubi si sono diradate in cielo sta tingendosi dei colori del tramonto.Fermati Francesca non scendere in paese,puoi dormire nella camera degli ospiti,tanto qui non viene mai nessuno,mio marito in malga e per qualche giorno non scender di certo,mi farebbe tanto piacere stare in tua compagnia,dai per piacere telefona in albergo che non rientri non staranno certo in pensiero se dici dove ti trovi,mi conoscono gi in paese sanno che sei al sicuro.Accetto volentieri,il tuo invito ma ti devi lasciar aiutare altrimenti mi sentirei di peso Iolanda si allontana per riempire la stufa di legna,il fuoco ha bisogno di essere alimentato,non fa molto caldo e quel tepore ti fa sentire protetta.Sposto le tendine che coprono i vetri delle finestre,il panorama cerco di imprimerlo nella mente come tanti fotogrammi cos da portarlo sempre con me, sento il cane che si avvicina;quasi volesse farmi capire che anche a lui fa piacere la mia presenza,lo accarezzo ,le passo la mano su quel pelo morbido,appoggia la testa sulle mie ginocchia,scodinzola in segno di saluto.Oggi mi sento fortunata ,ho la sensazione di aver trovato
,l amica che avevo perduto ,diciamo che non avevo mai avuto:visto cosa era stata capace di fare la mia pi cara amica .Mentre Iolanda prepara la cena ,io apparecchio la tavola,la casa invasa dal buon profumo della zuppa con i canederli e lo strudel,ci sediamo davanti al piatto fumante e consumiamo la nostra cena.
Ci siamo conosciute solo da qualche ora e siamo qua sedute come due vecchie amiche,non ti sembra un po strano?Iolanda sfodera un sorriso ,no sai io penso che contro il destino non si possa andare,erano giorni che non vedevo anima viva, quando Giovanni va in malga rimane lass anche una settimana, fino a che mio cognato non va a darle il cambio. Lass devono badare a tutto anche al formaggio che viene fatto in malga e stagionato nella grotta,se ti va domani saliamo con il fuoristrada cos conosci Giovanni ,lui un uomo meraviglioso ,anche se dopo la disgrazia non si e pi voluto occupare di escursioni ,ma il miglior scalatore della zona.Sorseggiamo il caff sedute sul divano nell altro angolo della stanza ,la televisione sta trasmettendo il telegiornale,le solite cose la politica in crisi l opposizione che si lamenta ,i morti per le strada,niente di tutto ci mette allegria cos si decide di spegnerla.Adesso Francesca voglio sentire dalla tua voce cosa ne pensi di questo luogo :tu vivresti quass senza contatti con il paese?Devi sapere che fino ad oggi non mi ero nemmeno patinate di qualche rivista ,ti piace guardarlo la non ti immagini come immaginata un posto cos ,questo un luogo che vedi nelle pagine possa essere nella realt .Il mio lavoro si svolge in una citt molto particolare,lavoro a Venezia, sono direttrice in un negozio di alta moda in piazza S Marco, un lavoro molto bello conosci tanta gente anche importante,specialmente durante la mostra del cinema ,o durante il carnevale siamo subissate di lavoro,tanto che esco alla mattina per recarmi al lavoro e a volte rientro alla sera .
Sei sposata?Lo ero fino ad un mese fa poi ci siamo separati dopo cinque anni di matrimonio,lui ha preferito andare a letto con la mia migliore amica,per me stato un colpo basso che non riesco a superare,per questo motivo mi trovo qua adesso.
Ho dovuto prendermi un periodo di ferie non ce la facevo pi a stare a casa,io amo molto Roberto e mai avrei pensato che tutto fosse finito cos
.Lui mi accusa di lavorare troppo ,e non dedicare a lui il tempo libero,ma io non so mai quando sia il suo tempo libero visto che all ospedale sempre e quando rincasa la sera talmente stanco che a volte nemmeno cena.Quando ci siamo sposati avevamo tanti progetti,volevamo dei bambini,ma questi non sono venuti ,mi sono sottoposta a molte cure senza esito,
poi abbiamo scoperto che Roberto sterile,cos con il passare del tempo non ci siamo resi conto che ognuno stava seguendo strade diverse,tutti e due occupati da troppo lavoro.Una sera sono rincasata prima del solito ,stavo male e avevo la febbre,nell aprire la porta mi sono resa conto subito che qualcosa non andava ,c era il cappotto di Alice nel guardaroba, non mi ricordavo di averla invitata,mi spogliai e andai in camera da letto per coricarmi,sapevo che mio marito sarebbe rincasato dopo le nove,erano solo le sei perci potevo riposare un po prima di preparare la cena.La porta della camera era chiusa ,io non facevo rumore ero scalza nell entrare vidi i loro corpi avvinghiati che stavano facendo l amore nel mio letto ,non dissi nulla caddi sgomenta nella sedia della toilette,non ti dico il loro imbarazzo,li avevo colti nel fatto,non c erano parole per giustificarsi.Fu cos che fin il mio matrimonio,ancora adesso quando chiudo gli occhi per addormentarmi li rivedo sul letto .Ho chiuso la casa e sono andata ad abitare in un piccolo appartamento preso in affitto lungo il canal grande,per mi sento molto sola,non cucino pi e sono dimagrita sei chili in un mese,per questo motivo ho dovuto interrompere il lavoro e prendermi questo periodo di ferie forzate.Iolanda, seduta accanto a me ha ascoltato il mio sfogo in silenzio,quasi parlassi da sola:sai mi rendo conto che con il mio lavoro non ero sempre presente a casa ma avevamo preso delle decisioni in due e la vita che facevamo non era certo portata al risparmio,lui andava a giocare a golf almeno una volta alla settimana e poi ha voluto comperare il motoscafo d alto mare e mantenere tutto ci con il suo stipendio di medico anestesista non era possibile.Dopo
aver raccontato la mia storia,mi sento stanca ,e chiedo a Iolanda di potermi coricare,mi accompagna nella camera degli ospiti ,un luogo molto suggestivo con le pareti ricoperte in legno,il letto laccato con disegni floreali ,in un angolo una poltrona e uno scaffale pieno di libri.Metto una mano sopra il letto lo sento soffice e invitante, spero di riposare e non avere gli incubi come mi succede spesso in questo ultimo periodo.Mentre mi spoglio mi rendo conto che non ho nulla per la notte, nemmeno lo spazzolino da denti,e il necessario per lavarmi,mi assale il panico ,ecco ci risiamo mi ritorna la paura ,l insicurezza che provo da quando ho lasciato la mia casa,non ho nemmeno le mie medicine.Sono ferma in piedi,in quella stanza sconosciuta un'altra stanza non mia ,sola con ci che resta di me.Ripenso ai miei problemi ,non meritavo questo da Alice: io la consideravo la mia pi cara amica,pi di una sorella,avevo bisogno del suo aiuto morale quando ,ero stressata per il troppo lavoro,mai mi sarei immaginata che la storia con mio marito ormai si prolungava da un anno.Per la prima volta mi rendo conto che ho pensato solo a me stessa, che non mi sono mai soffermata a guardarmi alle spalle ci che lasciavo,non mi sono mai chiesta se anche Alice avesse qualche cosa da dirmi ,io non ascoltavo mai le sue confidenze,tutto passava in second ordine,come se il mondo fosse solo mio che i problemi li avessi solo io Mi sento ancora una volta colpevole,meglio infilarci nella doccia e lavare i brutti pensieri, forse riesco ad addormentarmi anche senza le medicine.Lascio che l acqua mi scivoli lungo il corpo quasi avesse il potere di portare via tutti i brutti pensieri,non so quanto tempo sia passato, mi infilo in quel lettone invitante,stanca per la giornata ,stranamente mi addormento subito.Con gli occhi ancora chiusi ascolto i rumori in lontananza,non sento lo strombettio delle auto, le frenate brusche nei pressi dei passaggi pedonali della strada sotto casa,sono dei campanacci al collo delle mucche,metto a fuoco la mia mente,ho veramente dormito senza le mie medicine che da un anno ormai non smettevo di prendere la sera?Sento Iolanda gi in cucina che rumoreggia con le pentole,ho la sensazione di aver chiuso un capitolo della mia vita ,e con oggi qualcosa di nuovo inizi.Scendendo le scale vado a scontrarmi con quella montagna pelosa che e il cane,mi rendo conto che non conosco il suo nome,Nero vieni ,Iolanda lo chiama e lui smette di farmi le feste e accorre alla ciotola che lei le sporge.Spero che tu abbia dormito,il temporale si fatto sentire tutta la notte,per fortuna questa mattina fieno e non sono poche sai!.ha smesso! Altrimenti su in malga Giovanni avrebbe un bel da fare con le mucche, quando le tiene in stalla deve anche portare dentro il
Sai Francesca ho pensato che se vai in albergo a prendere le tue cose potresti passare il resto delle ferie con me se ti fa piacere restare in solitudine questa sarebbe una bella soluzione,che ne pensi?
La proposta mi prende alla sprovvista ,non avevo pensato a questa soluzione,ma s Iolanda ha ragione accetto la sua proposta. Scendiamo in paese ,trovo una scusa e saldo il conto in albergo.Convinco Iolanda a fare un giro per i negozi del centro,volevo comperare qualche cosa da portare a casa ai miei genitori,in un piccolo negozietto nascosto da una siepe di pini c un bazar dove vendono tutti articoli per turisti;statuette in legno,gnomi e folletti. Iolanda mi convince ad entrare , un negozio gestito da una persona che lei conosce bene: sicuramente trovi qualcosa che ti piace,non farti ingannare dalle vetrine,gli oggetti pi belli sono all interno,non li espone altrimenti con la luce del sole potrebbero rovinarsi Entriamo,scopro un negozio che mai mi sarei immaginata di trovare,all interno posti in bella vista ci sono articoli per la casa di rinomata fattura pezzi di antiquariato ,statuette di squisita fattura,c proprio l imbarazzo della scelta.Compero per i miei genitori una statuetta che rappresenta un vecchio pescatore seduto in uno sgabello con un pesciolino attaccato alla lenza. per fare un presente a Iolanda in riconoscenza alla sua gentilezza, ho trovato dei piatti che raffigurano fiori selvatici.
Dopo qualche ora trascorsa a passeggiare per i negozi torniamo alla macchina,sai erano mesi che non scendevo in paese mi rifiutavo di farlo, nonostante le suppliche di Giovanni mi sono sempre rifiutata ci che mi serve me lo faccio portare su da un negoziante del paese.Mi fa piacere sentire che la mia presenza ha servito a stanarti,ma non pensi che arrivato il momento di pensare un po anche a tuo marito,lui ha sofferto come te e forse anche di pi visto che oltre al dolore di aver perso un figlio aveva la sofferenza di vedere te che ti rifiutavi di vivere?A tutto ci io non ho mai pensato ,lo so che sono stata egoista,spero con il tempo poter rimediare al tempo perduto,sicuramente non avr altri figli visto la mia et ma
almeno potr stare vicino a GiovannI rispettando anche il suo dolore,cercando di mettere in piedi il nostro matrimonio .E passata ormai una settimana da quel pomeriggio piovoso che ho conosciuto Iolanda e mi accingo a partire,le ferie sono finite e luned devo riprendere il lavoro.Sono cambiate molte cose in cos poco tempo che non me ne rendo ancora conto ,certamente sono stati i pi bei giorni trascorsi in questo anno tanto doloroso ,conoscere Iolanda mi ha fatto riflettere su molte cose ,soprattutto sul dolore dell anima.Ci siamo gi accordate per un mio ritorno,per un suo viaggio a Venezia dove spero possa restare qualche giorno per visitare la citt in compagnia di Giovanni. .

Venezia
Salire in quell autobus che ti porta a Venezia come compiere un viaggio a ritroso nel tempo.
Percorri quel ponte che la unisce alla terraferma,tra la gincana di macchine e autobus,poi; quando arrivi al capolinea, come per incanto entri in un'altra dimensione.
Basta inoltrarsi in una calle per avere la sensazione di essere salita nella macchina del tempo,averlo percorso a ritroso,essere in un'altra epoca.
Percepisci l odore del mare,il silenzio rotto dalle onde che vanno a sbattere sulle rive,tutto questo ti d un senso di pace.
La gente frettolosa passa nei campielli, circondati da abitazioni segnate dal tempo,nessuno ti nota tutti hanno la loro meta,il pescivendolo con la sua bancarella in sosta grida squarciagola, reclamizza la sua merce.
L imbrunire fa scendere le ombre che si allungano tra i palazzi.
Alla sera i balconi si illuminano e mostrano grandi lampadari di cristallo che riflettono luci multicolori.
Un gatto sbuca all improvviso va per la sua strada,la citt di notte tutta sua,
pu rovistare tra i bidoni per trovare qualche lisca di pesce.
Percorrendo i molti ponti che trovi lungo le strette calli, ti puoi soffermare per veder passare qualche gondola,ascoltare i gondolieri, che con voce possente cantano serenate .
Di notte Venezia si d totalmente a chi la sa possedere si lascia ammirare tra luci ed ombre lungo le calli scure.
Seduta lungo la riva vedi passare grandi transatlantici che entrano ed escono dal porto ,come nei secoli scorsi quando: regina dei mari,i mercantili affollavano il porto.
I suoi palazzi antichi uno a fianco all altro, quasi volessero reggersi a vicenda si specchiano sul canal grande: via fluviale che divide in due la citt ,mostrano le ricchezze e le glorie dei secoli trascorsi, quando le sue flotte affrontavano i mari.
Arditi condottieri e abili mercanti hanno fatto di lei una delle pi ricche e temute repubbliche italiane.

Molte cose si sono perse col passare del tempo ma altre si sono aggiunte,come la folla di turisti che invadono le sue strette calli.Per vedere la sua anima antica bisogna addentrarsi nel suo cuore nascosto,dove si respira ancora i profumi di un tempo passato,dove i panni stesi al sole attraversano le calli appesi a fili scorrevoli nei piani alti dei palazzi.
Quei campielli protetti dalla massa dei turisti, puoi scorgere i tipici negozietti Di robivecchi dentro ai quali si possono trovare molte cose,dalla bambola ceramica con il visino scolorito dal tempo, ai pacchettini di perle di Murano,ai cannocchiali che usavano le dame a teatro.
Non manca mai un quei angoli nascosti un osteria dove oltre al buon vino puoi assaggiare i tipici cicchetti cos definiti;sono minuscole porzioni di pesce servite con uno stecchino e vengono consumate a met mattina, con il bicchiere di vino dai veneziani,questa usanza risale dalla notte dei tempi, solo a Venezia la puoi trovare con i sapori invariati nel tempo.
Venezia pu darti molte emozioni basta scorgere la bellezza di Piazza S Marco con la sua chiesa e il palazzo ducale,con i negozi della galleria dove, fanno bella mostra gioielli da sogno,
Tutto si pu trovare a Venezia purch si sappia cogliere ci che offre,sicuramente chi visita questa citt porta con s la nostalgia del ritorno.

Ritornare a Venezia a volte pu essere anche delusione perch questa una citt che cambia.
Non cambiano certo i monumenti o le strette calli,dove per passare quando piove bisogna chiudere l ombrello,o le facciate dei monumenti corrosi dalla salsedine,queste cose non cambiano nella loro struttura cambia per il loro aspetto esteriore.
Il cambiamento di Venezia e basato sul degrado che avanza,dall acqua che nasconde sempre pi le sue rive,inghiottite dalle maree,la cambiano i topi che con le loro tane creano passaggi e cunicoli nelle fondamenta dei palazzi.
Da decenni e pi tutti i migliori architetti si gareggiano per restaurare qualche angolo della vecchia signora del mare,ma come una bella donna il trucco dura l arco di un giorno,cos Venezia i suoi restauri durano poco,la salsedine inesorabilmente corrode le belle facciate,l acqua sporca dei canali imbratta i pontili,chi la ama per non vede tutto questo .
Amare Venezia accettare anche il segno del tempo che passa,non importa se l effetto del restauro dura poco,l importante e farlo,anche solo tenere pulite le calli e i campielli,qualche panchina tinteggiata da poco pu essere un cambiamento positivo.un modo per non lasciarla morire.
Anche un nuovo ponte in una vecchia citt ,pu essere una vampata di ossigeno,a quelle calli intasate di turisti curiosi che estasiati dalla sua bellezza non fanno altro che calpestare i soliti luoghi,lungo i soliti percorsi segnati sui muri per non perdersi tra calli e campielli.

Memorie di una scarpa
Eravamo io e la mia sorella gemella, un paio di sandali molto eleganti noi non ci dividevamo mai,non si poteva pensare che una potesse stare lontana dall altra,nel bene e nel male eravamo unite, e per questo eravamo state realizzate,per essere sempre insieme fino alla morte.
Eravamo il pi bel paio di scarpe che aveva costruito il cavalier Antonio,un calzolaio molto bravo e stimato,le sue scarpe avevano girato il mondo,nessuno si era mai lamentato del suo lavoro,mai un paio di scarpe erano state contestate,perch erano troppo strette, o troppo larghe,i tacchi erano sempre di misura giusta, per il servizio che dovevano svolgere.
Noi eravamo la sua ultima creazione;aveva deciso di ritirarsi,aveva ormai superato i settant anni e non aveva eredi,era un uomo semplice e le ricchezze accumulate costruendo scarpe su misura erano tali che poteva vivere di rendita fino alla morte .
Svuotando il laboratorio aveva trovato della pelle dimenticata nel fondo di un cassetto,cos pens che sarebbe stato bello costruire un paio di sandali da far indossare a qualche bella signora in serate di gala.
Fu cos che cre noi: una suola di cuoio leggero ma molto resistente e delle striscioline di pelle colorata rossa e nera,legate da una fibbia di diamanti al centro,eravamo proprio belle e calzavamo giusto un piedino del n 37.
Il cavalir Antonio non voleva separarsi da noi ,eravamo le sue creature, cos ci chiamava ci portava sempre con lui all'interno ad una valigetta.Spesso ci faceva sfilare ai piedi di qualche modella,ma poi ci riportava sempre a casa,dove ci poneva nello scaffale dei ricordi.
Con il passare del tempo,Antonio si sentiva triste e stanco,non aveva parenti a cui lasciare la sua collezione di scarpe pregiate, temeva per la nostra sorte,cos una mattina ci consegn ad un negoziante della citt .
La vetrina del negozio era tappezzata di scarpe di ogni forma e genere, tutte rigorosamente firmate da famosi calzolai, le persone che andavano a servirsi in quel negozio erano molto esigenti,cercavano scarpe particolarmente belle.
Fu cos che ci trovammo in bella vista su quella vetrina tutta illuminata,noi per non davamo confidenza a tutte quelle scarpe che ci circondavano,la nostra tomaia portava la sigla del cavalier Antonio e non era da poco .
Pass del tempo e ogni settimana il nostro creatore veniva a controllare se fossimo ancora dove ci aveva lasciate,ci salutava con un sorriso e se ne andava contento,in cuor suo non desiderava che fossimo vendute,a lui piaceva che la gente ammirasse la sua ultima creazione.
L estate era alle porte e il sole che illuminava la vetrina era troppo forte per i nostri colori delicati ,cos la commessa ci sposto nella vetrina interna ,dove si trovavano vecchie scarpe considerate pezzi da museo ,non erano state vendute perch troppo belle e troppo pregiate per essere indossate.
Si eravamo appena sistemate sulla nuova vetrina, quando entro un signore un po attempato con una bella ragazza, bionda con due occhi azzurri come il mare.
Si aggir un po per i scaffali ma quando si accorse di noi ,non ci fu dubbio si innamor ,il signore che era al suo fianco non aveva l aria di un poveraccio ma bens di un emiro,vestito con una lunga tunica bianca e accompagnato dal suo segretario che svolgeva per lui tutte le trattative per la compera.
Il piede di quella deliziosa fanciulla andava a pennello per la nostra forma,non era ne piccolo ne grande,sembravamo fatte proprio per essere indossate da lei.
Che emozione provammo quando ci misero in una scatola e poi dentro ad una busta.Ormai la nostra avventura era iniziata,ci preparavamo per girare il mondo.
La mia gemella sinistra io sono la destra , sempre pi insicura e paurosa teme tutto ci che nuovo la fa sentire in pericolo,per fortuna ci sono io che la precedo sempre a darle sicurezza .
Il nostro sogno era di essere indossate da una ballerina che ci avesse portato a visitare ville e castelli.
Nel buio della scatola non vedevamo dove ci stavano conducendo,la nostra ecittazione tuttavia era grande, non vedevamo l ora di essere indossate.
Fummo tolte dalla scatola e appoggiate a fianco di una toilette,sopra il letto c era in bella vista un abito di seta rosso con del pizzo nero.
La ragazza, che scoprimmo poi che si chiamava Anna, ed era la moglie dell emiro,
si vest con molta cura e raffinatezza,per ultimo ci indoss ,prese la piccola borsetta da sera, ricoperta di pietre preziose, e sal le scale che portavano al piano superiore.Le scale erano ricoperte da una moquette soffice che ci solleticava ,tutto era splendente i lampadari che pendevano dai soffitti emanavano luci multicolori, c erano molte persone e tutte in rigorosi abiti da sera ,le donne indossavano lunghi abiti e bellissimi gioielli,gli uomini smoking neri ,ai piedi scarpe tanto lucide che catturavano i riflessi di luce delle lampade.
Le musiche suonate da un orchestra situata in un angolo del salone,invitavano a ballare e Anna ballo divinamente con noi ai suoi piedi.
A notte inoltrata lei usc dal salone,le musiche continuavano a suonare un valzer lento,e il rumore del vento sembrava unirsi alla melodia.
Sentimmo subito che sotto di noi non si trovava pi un soffice pavimento ma del freddo metallo bagnato, fu allora che scoprimmo di essere a bordo di un transatlantico,e lei si trovava sulla terrazza della nave,il vento scompigliava i capelli e sollevava le onde tanto che alcune gocce d acqua ci raggiunsero bagnandoci la pelle
Per fortuna Anna non indossava che un leggero vestito con le spalle scoperte cos rientr quasi subito e noi fummo salve.
All orizzonte i primi raggi di sole facevano capolino e Anna era molto stanca decise cos che era ora di coricarsi.
Come prima serata a noi girava la testa e qualche piede, non troppo piccolo e leggero, si era posato sopra di noi.
Eravamo proprio molto stanche, una volta deposte in un angolo della stanza ci appisolammo,non ci accorgemmo nemmeno che al nostro fianco c erano un paio di scarpe di vernice, tanto lucide che rispecchiavano il riflesso della luna.
Erano scarpe da uomo, di buona fattura, avevano anche loro la suola firmata ma con un altro nome non meno prestigioso del nostro, era Valentino.
Noi ne avevamo sentito parlare ma non avevamo mai incontrato delle scarpe cos lucide e nere come la pece.
Il sole era ormai alto quando un signore con una livrea ci raccolse e assieme alle scarpe nere ci porto a fare la pulizia della pelle.
Con nostra grande indignazione ci accorgemmo che quel cameriere da strapazzo non usava prodotti adatti alla nostra pelle delicata,se ci avesse pulito a lungo con quei prodotti scadenti la nostra pelle si sarebbe subito rovinata.
Dovevamo trovare il modo da non farsi pi scoprire quando lui faceva il giro per raccogliere le scarpe da pulire.

Sinistra era molto agitata, lei era una romantica , al pensiero di incontrare quel paio di scarpe da uomo firmate Valentino la eccitava molto,pensava alla serata che avremmo trascorso una volta indossate da Anna,quale abbigliamento avrebbe scelto per la serata forse il vestito di seta bianco che stava in bella vista sopra il letto o quello nero appeso nel appendiabiti?

Il sole tramontava all orizzonte, dall obl della cabina entravano gli ultimi raggi di sole, la porta della cabina si spalanc ed entr Anna tutta accaldata,era stata al sole sul ponte della nave,la sua pelle aveva preso un bel colore dorato,i suoi occhi rispecchiavano la felicit .
Dopo una lunga doccia inizi a vestirsi ,il nostro cuore palpitava un po pi forte del solito se la nostra padrona ci indossava avremmo camminato fianco a fianco con i mocassini neri lucidi che si trovavano nell altra stanza
Saremmo andate a ballare e a passeggiare sul ponte di notte,chi sa se anche loro pensavano la stessa cosa,forse non le siamo piaciute ,troppo scollate ed esili per ballare al loro fianco?No questo pensiero svan subito ,eravamo state create per essere scarpe da ballo e non avremmo certo fatto brutta figura.
Noi tutte eccitate dal pavimento guardavamo Anna che si preparava con molta cura truccava il suo bel viso mettendo in evidenza l azzurro degl occhi,indosso il vestito nero e ci calzo con grazia quasi volesse accarezzarci.
Per tutta la serata ci sfiorammo con quei mocassini neri durante interminabili tanghi,ballati con passione e maestria.

Stavamo trascorrendo delle serate meravigliose a bordo di quella nave da crociera, peccato per che questa sarebbe stata l ultima, non avevamo fatto ancora amicizia con i mocassini neri,nonostante ci avessero avuto vicino per tanti balli,non si erano accorti di noi.
Chi li indossava era un farfallone, andava a ballare anche con altre donne, e anche i mocassini facevano nuove conoscenze.
Il mattino seguente una gentile signora ci mise sulle nostre scatole da viaggio, ci depose sul fondo di un grande baule assieme ad altre scatole e cappelliere, non c erano per i mocassini neri,loro saranno in un altro baule chi lo sa quando avremo ancora l occasione di incontrarli,nel frattempo sinistra si prese una bella cotta per il mocassino destro , si era avvinghiata in un tango aveva sentito il profumo della sua pelle, e adesso sinistra non si dava pace ,era innamorata pazza.
Ci sentimmo caricare in carrelli e poi in montacarichi e ancora in camion,passarono alcuni giorni prima che potessimo vedere la luce,e non conoscevamo certo il luogo dove ci trovavamo.
Passarono alcuni giorni prima che ci dessero il posto nello scaffale adatto a noi,eravamo molto tristi le nostre compagne di fila erano presuntuose e molto altezzose si vantavano di essere in quell armadio da molti anni e di aver servito la loro padrona in modo eccellente ,noi non saremmo servite a nulla in quel luogo non eravamo scarpe adatte da portare nel deserto.Non poteva certo indossarci quando andava a cavallo ,o a passeggiare ,non erano tragitti adatti a noi ,poi con la puzza che si sentiva lungo quelle strade,sai che tragedia ,la nostra pelle annusava di profumi pregiati e non di puzza di cammello.
Fu cos che cademmo in una profonda depressione, cercavamo di non farsi trovare quando la padrona veniva scegliere le scarpe da indossare per la sera.
Noi non conoscevamo i luoghi che essa frequentava abitualmente ,avevamo paura di essere sgualcite,se le strade non fossero state asfaltate la nostra suola delicata si sarebbe rovinata ,non sarebbe stata pi adatta ad una sala da ballo.
La nostra paura era per un'altra temevamo di non incontrare pi quei mocassini neri e lucidi con i quali avevamo ballato sulla nave.
La si che era bello ballare, il pavimento tirato a lucido non creava graffi alle nostre suole e inoltre c era una bella presa sul pavimento ,non lo rendeva scivoloso.

Non so quanto tempo abbiamo passato chiuse dentro in quel armadio,un po scomodo,eravamo strette e con poca aria,spesso le nostre compagne arrivavano da lunghe passeggiate e puzzavano,per loro era tutto normale,ma per noi piccole scarpine da ballo tutto ci sembrava molto sconveniente.
Non si aveva pi la nozione del giorno e della notte,un pomeriggio per venne a prenderci la nostra padroncina in persona ,di fretta e furia ci infil dentro al suo piedino ,fece qualche passo e decise di portarci con lei ,eravamo tutte eccitate ritornavamo a viaggiare ,a vedere cose nuove .
All improvviso ci venne il dubbio non sapevamo se quella citt era situata in montagna o al mare se si doveva uscire o se rimaneva nel palazzo,sicuramente con un paio di scarpe come noi ai piedi, se la strada fosse stata dissestata non sarebbe andata molto lontano.
La nostra padroncina non era coperta da un vestito elegante ,non sentivamo il fruscio della gonna cos deducemmo che quello appoggiato su di noi non potevano essere che un paio di pantaloni,ci prendemmo la briga di guardare se il colore de tessuto poteva intonare con il nostro colore,scoprimmo che non era cos .
Non ci indossava per un ballo ma per andare altrove.
Anna era sola e camminava con un passo veloce ,quasi volesse fuggire,
noi cercavamo di fare del nostro meglio ma ogni tanto lei inciampava e i tacchi si infilavano nei fori dell asfalto cocente .
Per fortuna dopo un po si sedette ,erano passate alcune ore e con il suo peso da trasportare eravamo proprio stanche, non conoscevamo la meta,non sapevamo cosa ci aspettava in futuro.

Stavamo riposando ad occhi chiusi quando all improvviso sentimmo dei rumori che provenivano dal terreno sembrava che tutto tremasse,molte scarpe alte allacciate alla gamba avanzavano a passo di marcia ,al nostro fianco si fermo un paio di scarponi tutti impolverati e il suo padrone si sedette accanto alla nostra padroncina .
Si misero a chiacchierare ad alta voce ,non litigavano ma non erano nemmeno parole d amore,noi non conoscevamo molto il linguaggio della parola,a noi era stata insegnata la scala musicale e le note le conoscevamo molto bene,altrimenti come si poteva guidare la ballerina sulla pista ,non eravamo scarpe da passeggio noi.
Sinistra inizio a fantasticare e a lamentarsi :mi disse ,vedrai che il nostro compito non quello di far ballare la ragazza ma quello di farla camminare bene e a lungo,questo incontro non mi convince sar che andremo ancora a ballare!
Dopo un po si alzarono ,pagarono il conto e si avviarono lungo una stradina di sassi costeggiata da tigli che emanavano un gradevole profumo.
Lui la sorreggeva per i fianchi quasi temesse che potesse cadere,
nell aria si sentivano dei strani rumori e nel cielo c erano dei bagliori di luce poco rassicuranti.Sinistra continuava a parlare dei mocassini neri e lucidi mentre io guardavo quei pesanti anfibi che stavano al nostro fianco.
La suola era ridotta male, e anche la pelle era impolverata,povere noi se quando torniamo non ci lavano per bene e ci spalmano con la crema non dureremo tanto a lungo.
Il cielo si era ingrigito non prometteva nulla di buono,ci apparve all improvviso una piccola costruzione di legno nascosta tra il verde degli alberi, entrata in quella stanza dal pavimento di legno come le pareti,e seduta su un divano di finta pelle la nostra padroncina si liber di noi con sollievo,ci depose a fianco di una stufa accesa.
Volevamo avvisarla che il calore ci avrebbe rovinato la pelle, ma non sapevamo come fare,d altra parte anche quel grosso paio di anfibi che ci hanno seguito toccata la stessa fine,loro per erano pi resistenti e non temevano i cambi di temperatura.
Sinistra stava proprio male, durante il percorso aveva incontrato un cane che incurante della sua presenza aveva fatto la pip ,adesso lei si sentiva addosso quella puzza e le sue lacrime non bastavano per lavarla.
Ormai il buio era sceso sulla stanza, e la nostra padrona non dava cenno di voler tornare a infilarci ai suoi piedi per rincasare,ormai rassegnate accovacciate ai piedi della stufa ci abbracciavamo a vicenda,avevamo paura di essere separate,inoltre avevamo scorto un grosso gatto che gironzolava per la casa,se lui ci avesse scorto sicuramente sarebbe stata la fine.
Con grande stupore sentimmo un lamento che proveniva dagli anfibi che si trovavano al nostro fianco,incuriosite gli rivolgemmo alcune note, cos noi sapevamo comunicare,non ci fu risposta,loro non conoscevano il nostro suono sentimmo per all improvviso dei passi di marcia che nel pavimento di legno
ci fecero sobbalzare, avevamo capito, quello era il loro linguaggio con cui comunicavano gli anfibi al nostro fianco,loro sapevano solo marciare.
Attraverso il loro linguaggio cercavano di dirci cosa era successo e perch ci trovavamo in quel luogo tra i boschi.
Anna la nostra padrona si era innamorata del generale Ortis comandante delle forze armate americane ed era fuggita con lui.Per non dare nell occhio aveva indossato noi ,scarpine leggere da passeggio cos poteva uscire dal palazzo senza destare sospetti, tanto non poteva allontanarsi aveva noi ai piedi,scarpine leggere da mettere per passeggiare in centro e niente pi .
Rimanemmo in quella casa per alcuni giorni ,non c era anima viva ,solo il gatto che ogni tanto ci veniva ad annusare e poi si allontanava indifferente.Anche i pantaloni erano sopra il letto con la camicetta,e gli anfibi rimasero sempre al nostro fianco come volessero proteggerci .
Era una bella giornata di sole la mattina che ci sentimmo sollevare per le striscioline di pelle, di cui eravamo formate,non ci indosso i suoi piedi rimasero nudi e noi finimmo in una borsa da viaggio ,questa volta anche senza scatola,e con noi anche gli anfibi subirono la stessa sorte.
Mi piacevano quelle scarpe alte e forti mi davano un senso di protezione con loro mi sentivamo al sicuro.
Ripartimmo ancora ,questa volta sentivamo il rumore del mare e i remi che battevano nell acqua a intervalli regolari,era una piccola barca a remi,sicuramente era un mezzo per scappare ,si poteva percorrere la costa senza essere notati,in caso di avvistamento c erano sempre le grotte lungo la scogliera.
L amicizia con gli anfibi diventava ogni giorno sempre pi forte ,e anche quella di Anna e Ortis si consolidava ogni giorno che passava .Loro trascorrevano la maggior parte della giornata a nuoto e a pesca,eravamo ancorati in una piccola baie dove nessuno poteva scorgerci. Noi appoggiate sul fondo della barca avevamo trovato il nostro angolino,al nostro fianco c erano sempre gli anfibi,nemmeno loro sapevano dove stavamo andando.
Il sole era ancora alto quando ci vennero a prelevare,ci trasportavano a mano tenute nella spalla,sentivamo il profumo di Anna misto alla salsedine del mare,lo stridere dei gabbiani era l unico suono che si udiva oltre le onde che sbattevano sui scogli.
Eravamo ormai certe che la nostra padroncina era fuggita dal castello per amore,
quello che non conoscevamo era la meta,eravamo ormai stanche e impolverate eravamo state infilate ai piedi ma la strada non era asfaltata e non mancavano certo le pozzanghere ,e nemmeno qualche escremento di cane che Anna schivava sempre con abilit .
Si giunse alle porte di una citt nel deserto ,aveva i palazzi costruiti con terra rossa e le donne erano tutte coperte con lunghi vestiti.
Anna doveva camminare svelta e con noi ai piedi non era certo facile,sinistra si lamentava che si era rotta la suola e non ce la faceva pi .
Cos la nostra padroncina ci scambio con un paio di scarpe da tennis,il nostro valore era molto superiore ma a lei non importava doveva camminare svelta e con un paio di scarpe comode,avrebbe certamente camminato meglio e pi velocemente,non si cur nemmeno per un attimo di noi e della fine che avremmo fatto,le serate trascorse in crociera ,il tango con cui si avvinghiava al suo compagno era ormai un ricordo lontano,soprattutto da dimenticare.
Ci abbandon in un bazar,dove vendevano di tutto e noi la eravamo una rarit ,ci consolava il fatto che qualsiasi cosa succedesse non ci saremmo mai separate,a cosa poteva servire una scarpa destra se mancava la sinistra e viceversa.
Sinistra era molto gi e ferita alla suola un profondo graffio l aveva quasi spezzata in due,aveva bisogno urgente di un calzolaio per rimetterla in sesto,purtroppo per la non c era il cavalier Antonio per riparare il danno.
Da tempo ormai stavamo nel fondo di un baule sporche dalla sabbia del deserto con la suola spezzata ,e la pelle ormai tutta screpolata,non avevamo pi nulla dell aspetto elegante da gran sera ,non volevamo nemmeno farci notare tanto ci vergognavamo.

Eravamo state gettate in quello scatolone assieme ad un sacco di cianfrusaglie insignificanti,noi non avevamo nulla da spartire con quella merce da pochi soldi,eravamo scarpe di lusso con la suola firmata.
Era una mattina come tante altre,l padrone del bazar aveva aperto il negozio da pochi minuti: quando si present quel signore che ci aveva comperate la prima volta in quel negozio con le insegne luminose,
lo riconoscemmo subito, era davvero un bel uomo e portava ai piedi scarpe firmate dal cavalier Antonio,incominci a osservare il contenuto dello scatolone dove ci avevano deposte.
All improvviso si accorse di noi,anche se conciate in quel modo eravamo rimaste scarpe di lusso,e spesso ci notavano,ci fece uscire e incominci a trattare per qualche minuto e poi il padrone ci venne a raccogliere ci mise in una busta e non avemmo appreso pi nulla fino al nostro arrivo.
Chiuse in quella busta di carta non avevamo la nozione del tempo e dello spazio,
e quando ci tir fuori con nostro grande stupore ci ritrovammo nel negozio che aveva le insegne luminose,ritrovammo il cavalier Antonio che ci aspettava,che emozione rivederlo adesso eravamo proprio salve.Dopo averci ripulito per bene dato le creme giuste riprendemmo in parte il nostro splendore.
Solo le ferite del cuore il cavalier Antonio non poteva curare,pensavamo sempre a quei mocassini di pelle tanto lucida che si specchiavano le stelle di loro conoscevamo solo il nome del loro creatore Valentino ma quanti erano i mocassini che portavano quel nome.
All improvviso per da una borsa il nostro compratore fece uscire anche quei mocassini tanto sognati,li consegn al cavaliere perch li facesse tornare al loro antico splendore per poi poterli indossare.
Dopo lunghe cure amorose nelle mani del nostro creatore, anche noi potemmo
essere indossate, per ritornare nei grandi saloni delle navi da crociera a ballare il tango avvinghiate ai mocassini lucenti.

Caorle
Sopra una lunga striscia di terra tra barena e mare sei sorta tu,piccola citt ,nata nella notte dei tempi.
I casoni di canne, sono ancora l , sparsi tra le rive dei canali
A testimoniare il tuo passato. Sei cresciuta attraverso i secoli,sei un dono del mare .
I pescatori con la pelle resa rugosa dalla salsedine hanno costruito le loro dimore .Quanti amori nati sotto la luce fioca delle lampare,amori eterni amori brevi,quante lacrime per le persone care che il mare tratteneva con se. Alla fine di quella striscia di terra c una chiesetta tutta bianca dove le donne ancor oggi vanno a pregare la Madonna che protegga i loro uomini dalle insidie del mare. Questa piccola costruzione bianca sospesa tra terra e cielo faceva: in tempi antichi,la funzione del faro, guidava i pescatori verso casa. Adesso sei cresciuta ,piccola citt antica,sei coronata da palazzi,vie piazze.
Non c pi quella spiaggia, dove la domenica ,le famiglie andavano a prendere il sole,non si vedono pi le reti stese al sole sopra le barche trainate a riva.
Quella minuscola spiaggia ormai ricoperta da grandi massi di granito ,adesso puoi passeggiare nel lungomare tra fiori e panchine messe in bellavista per i turisti.
I massi di granito si sono fatti modellare da mani abili di artisti sconosciuti ,che,con la loro fantasia li hanno scolpiti ,levigati,dato forme delle cose pi strane. Anche in questo sei unica,le opere d arte scolpite nel granito resteranno per sempre a testimoniare un momento di gloria a quagli artisti che sono rimasti all ombra della notoriet .
Il tuo porto affilato non pi di piccole barche di legno un po logore ma bens di pescherecci d alto mare,i quali all alba di ogni giorno scaricano la loro merce per poi rivenderla al mercato ittico della citt ,merce pregiata,i fondali del mare adriatico in quella zona che va da Carole a Trieste sono generosi
Ora non sei solo la piccola cittadina di pescatori,ma un grosso centro balneare dove turisti da tutta Europa si recano a trascorrere le loro ferie estive.
Per me rimani sempre la piccola cittadina di pescatori ,il resto lo lascio alle generazioni future.

Parole in corsa
Lungo il viadotto sfrecciano le macchine,sorpassano corrono veloci,l asfalto emana calore, luccica sotto il sole d agosto.
Inizia il periodo feriale pi importante dell estate,bollino rosso per il traffico.
Un camper viaggia in autostrada con andatura regolare una casetta in viaggio .Alla guida un signore di mezza et ,ascolta la radio onda verde notizie non rassicuranti,code di auto lungo le strade che portano verso i luoghi di villeggiatura.
Non si preoccupa l anziano signore: lui non ha fretta,al suo fianco ha la moglie che gli tiene compagnia,
la donna illustra ci che osserva, ma non lo distrae dalla guida,lo aiuta a superare la noia della coda, chilometri di auto ferme.
Il paesaggio toscano bellissimo,con le sue alture verdi alternate da campi di girasoli, crea un paesaggio colorato di varie sfumature che cambiano secondo la coltivazione dei campi.
Sul cocuzzolo delle colline si notano gli antichi feudi,diventati con il passare dei secoli bellissime citt , queste mantengono il loro fascino medioevale.
Le torri merlate riportano alla mente le battaglie per la conquista di poderi, spesso anche del cuore delle dame, contese a suon di spada nei tornei delle citt .
Mentre guida l anziano signore non pu notare tante bellezze,deve seguire i segnali stradali ,lui ascolta il vocio della donna al suo fianco,lei descrive il paesaggio e le bellezze miste tra realt e fantasia.
Passano attraverso una galleria ,all uscita il paesaggio cambiato totalmente,adesso si vede il mare,un mare limpido e trasparente,affollato di bagnanti.
La strada che scorre lungo la scogliera non molto larga,inoltre una lunga fila di motorini parcheggiati ai margini la rende quasi impraticabile,tutto ci rende l autista molto impegnato.
Arriva al semaforo ma non passa ,scatta il rosso e i pedoni incuranti del traffico si avviano al lato opposto della strada,il loro abbigliamento in sintonia con il paesaggio, sono minuscoli costumi portati con disinvoltura da belle ragazze,quell anziano signore,sorride e all apparire del verde parte con indifferenza,riprende ad ascoltare il vocio della donna che con amore continua a descrivere il paesaggio.
Sono passate alcune ore ormai,non manca molto all arrivo ,un altro scenario meraviglioso si presenta ai loro occhi, un tramonto sul mare di toscana,il sole rosso fuoco all orizzonte divide il mare dal cielo,la donna estasiata da tanta bellezza non sa come descriverlo le sussurra parcheggia se puoi ,non era possibile,vanno oltre verso la loro meta,il porto di Piombino,l indomani mattina si l imbarcano per la Sardegna,meta del loro viaggio .
Aumenteranno le parole i sogni,quella donna continuer a raccontare le meraviglie della natura incontrate lungo il viaggio.
Arrivati al porto affrontano l imbarco ,tra grossi camion e molti camper sono stivati nella nave che li porter in Sardegna,
In quell isola visiteranno coste deserte e spiagge accarezzate dal vento si stenderanno all ombra dei platani in compagnia del canto delle cicale.
Sar un viaggio alla scoperta di antichi luoghi,dove il tempo sembra essersi fermato .
Lungo i margini delle strade si vedono siepi di fichi d india in fiore ,l unica nota di colore tra l erba gialla bruciata dal sole,mentre i boschi di sughero hanno forme strane modellati dal vento, che costantemente si fa sentire,increspando il mare che va a sbattere negli scogli,al loro contatto si formano le onde bianche,che poi si dileguano e cambiano colore secondo la profondit del mare.
Incuriositi dal paesaggio si inoltrano in un paesino nascosto tra la montagna,scoprono un antica piazza con vie molto strette che conducono alla chiesa.
La terrazza che si affaccia al paesaggio sottostante,attorno alle aiuole fiorite ci sono delle panchine occupate da vecchi signori sorretti dal bastone,in silenzio guardano i passanti,la campana suona dodici rintocchi ,quei vecchi si avviano verso le loro case senza pronunciare una parola,gesti abituali che si perdono nella notte dei tempi.
Dopo aver assaporato le bellezze di questa isola ,aver visto le origini di un popolo fiero si imbarcano per il ritorno con un po di tristezza,promettendosi di ritornare il prossimo anno.
Poco o nulla rester di quel vocio, cose banali dette per tenere compagnia,ma nel cuore porteranno il ricordo di un viaggio meraviglioso.

Lungo l autostrada sfrecciano le macchine, sorpassano, corrono veloci, l asfalto emana calore, luccica sotto il sole d agosto.
Inizia il periodo feriale pi importante dell estate, bollino rosso per il traffico.
Un camper viaggia con andatura regolare: una casetta in viaggio . Alla guida un signore di mezza et , ascolta la radio onda verde notizie non rassicuranti, code verso il mare, verso le montagne. Non si preoccupa l anziano signore: tanto c tempo, non solo, al suo fianco ha la moglie che gli tiene compagnia,
Parla la donna ma non lo distrae dalla guida, lo aiuta a superare la monotonia della coda, chilometri di auto ferme.
Il paesaggio toscano bellissimo,molto suggestivi sono i suoi colori,
con le sue alture verdi alternate a campi di girasoli,vigneti,distese di grano,
creano sfumature di colori che solo la terra Toscana sa offrire.
Sul cocuzzolo delle colline si notano gli antichi feudi, diventati con il passare dei secoli bellissime citt , le quali mantengono il loro fascino medioevale.
Le torri merlate riportano alla mente le battaglie per la conquista di poderi, e spesso anche del cuore delle dame; contese a suon di spada nei tornei.Mentre guida l anziano signore non pu notare tante bellezze, deve seguire i segnali stradali, lui ascolta un po distratto quei monologhi: lei descrive il paesaggio e le sue bellezze miste tra realt e fantasia.
Passano attraverso una galleria, all uscita il paesaggio cambiato totalmente: adesso si vede il mare, un mare limpido e trasparente,affollato di bagnanti.
La strada che scorre lungo la scogliera non molto larga, inoltre una lunga fila di motorini parcheggiati ai lati rende la strada quasi impraticabile, tutto questo rende l autista teso e pi attento alla guida.
Arriva al semaforo ma non passa, scatta il rosso e i pedoni incuranti del traffico si avviano al lato opposto della strada, il loro abbigliamento in sintonia con il paesaggio: sono minuscoli costumi portati con disinvoltura da belle ragazze. Lui sorride e all apparire del verde parte con indifferenza, riprende ad ascoltare la sua compagna che con amore continua a descrivere il paesaggio.
Sono passate alcune ore ormai, non manca molto all arrivo, un altro paesaggio meraviglioso si presenta ai loro occhi, un tramonto sul mar Tirreno : il sole rosso fuoco all orizzonte divide il mare dal cielo. Lei: estasiata da tanta bellezza, non sa come descriverlo, le sussurra parcheggia se puoi non possibile, vanno oltre verso la loro meta, il porto di Piombino:All indomani mattina presto ci sar l imbarco per la Sardegna, meta del loro viaggio .
Continueranno le parole, i sogni, lei continuer a raccontare con parole sue le meraviglie della natura incontrate lungo il viaggio.
Poco o nulla rester di quei racconti un po banali,frasi dette per tenere compagnia, ma nel cuore porter il ricordo di un viaggio meraviglioso.

Sorpasso
Hai fretta,dall alto del viadotto,noti un serpentone di camion, una giungla di ferro,un area protetta dove la ferocit abbonda , tutti vogliono sopraffarti , se potessero ,eliminarti. La fretta e il nemico per eccellenza,in questa foresta , senza alberi e verde,dove sfiori la morte ogni momento l adrenalina va alle stelle,senti l odore acre di ferro e smog.Vedi quei fari che incrociano i tuoi,sono troppo alti ti abbagliano
Per un attimo non riesci a vedere,la luce forte ,tu rispondi,non vuoi essere inferiore a nessuno.Un strombettare di clacson invade i tuoi pensieri, sei costretto andare avanti, moderando la velocit , hai fretta,sei in ritardo solo questo vale,premi il piede sull acceleratore,sfrecci via incurante di chi ti segue, altri come te segnalano ,lampeggiando segnalano di volerti superare,davanti a te appare un bestione di ferro, sputa fumo nero ,abbonda di luciti abbaglia ,fatichi a vedere oltre. E? andata pensi,sono bravo! Per un po sono libero di correre. dura poco questa illusione, altri camion sono davanti e impediscono la tua fuga dalla giungla Hai la sensazione che tutta la citt si sia riversata in quella giungla di cemento e smog.Spunta in lontananza una piccola vettura gialla,era nascosta tra camion e auto veloci,si fa avanti tutta intimorita con andatura incerta,i suoi fari sono spenti,quasi non volesse consumare elettricit ,va piano non vuole inquinare,chi la guida assente, vola con la mente in momenti lontani. Accendi lo stereo per non annoiarti, alzi il volume per coprire i rumori, non senti le trombe dei clacson che suonano,non senti gli avvisi di pericolo, la tua mente si riempie di quel suono metallico che esce dalle casse.Gli occhi, annebbiati dal fumo della sigaretta accesa, diminuiscono ulteriormente la loro visione.Cosa sta pensando quell uomo dentro a quella scatolina gialla, dove lo porta la sua mente carica di ricordi.Rivede un passato lontano,le strade alberate,quando ancora seppure in auto si poteva udire il canto degli uccelli,scorgere il cielo limpido e ammirare un tramonto. Pensa che senza auto la sua vita cambierebbe ,non sarebbe pi autosufficiente Si convince che non superando la velocit non un pericolo.Assorto nei pensieri non ti vede arrivare,non nota la tua fretta,la tua determinatezza .Hai la precedenza la vuoi la imponi,la prendi,la tua fretta prende il sopravvento. La scatolina gialla non ti vede,in un attimo siete un groviglio una sopra l altra,tutto finito la tua fretta,i suoi pensieri,nulla pi importante.Il telefono tenuto stretto con una mano all orecchio non trasmette pi parole d amore non fissa pi incontri frettolosi nei bar,adesso tace non risponde crea solo panico. Nella tua mente annebbiata cerca di riaffiorare i pensieri,ti poni tanti perch ,solo una la risposta,la fretta.Ti vedi disteso sopra un bianco lenzuolo,non hai pi marce e cambi,sei coperto di bende,riprendi coscienza ringrazi il Signore che ci sei ,il prezzo non lo conosci, non sai ancora quanto costa la fretta.Giri lo sguardo un vecchio nel letto al tuo fianco,ancora non lo conosci, domani ti diranno che lui era nella scatolina gialla.

Coraggio
Con passi lenti e insicuri camminavi lungo quel corridoio,le luci soffuse davano ai tuoi occhi la possibilit di aprirsi.Lungo quel corridoio di ospedale ,
in silenzio passeggiavi con indifferenza,vedevi solo poca luce,ti filtrava dal lato esterno del tuo occhio sinistro.Il destro bendato ti era di poca utilit .
Aspettavi una cornea compatibile al tuo occhio;devastato dalle bruciature ,
un male che la vita ti poteva risparmiare,l attaccamento al lavoro ti ha portato a subire.
Dov erano gli indumenti per ripararti, quel calore emanato dal forno per colare i metalli era insopportabile,dovevi far presto ,il turno finiva e tu ritrovavi il tiepido sole d autunno,ritrovavi l aria fresca ,ritornavi a casa.
In un attimo la tua vita e cambiata ,una bolla d aria e metallo fuso ti ha investito il volto.
Non ti dai pace tanti anni di lavoro non ti sono serviti a nulla ,avevi molta esperienza,non doveva succedere.
Non hai visto il tiepido sole d autunno, quel giorno ti sei trovato in un letto di ospedale,al buio con dolori atroci per le bruciature subite.
Il tempo che passa ti ha guarito dalle ferite del volto ,ma non le scottature subite alle cornee,queste ti tormentano ,ti hanno mutato anche nei sentimenti,non parli se non per chiedere se potrai ancora vedere il volto di chi ti sta accanto.
La risposta sempre uguale incerta, solo un filo di luce quando ci sar una cornea per il tuo occhio destro, solo il sinistro per il momento ti aiuta a non essere nel buio pi totale.
Giunse quel giorno tanto atteso e disteso sulla barella operatoria ci salutasti con la mano,anche se non vedevi ,ormai conoscevi le nostre voci ci sapevi distinguere con esse.
Questa volta la vita non ti ha voltato le spalle ,tutto andato come il previsto ,bene, tu per rimanevi triste.
Giunto il momento di togliere le bende avevi paura, paura di un risultato negativo, paura di guardarti allo specchio e non vederti,paura che nulla fosse cambiato,paura di non vedere il cielo la stanza che ti ha ospitato per mesi,soprattutto avevi paura di non poter vedere il volto dei tuoi figli.
Quel momento emozionante lo abbiamo vissuto assieme a te,anche a noi scesa una lacrima ,il tuo grazie a quel professore burbero che: poco parlava ,
ma le sue mani facevano miracoli , quel grazie ha fatto si che ti abbracciasse
dalla gioia per il risultato ottenuto.
Era ancora lunga la strada,ma tu vedevi la luce ,le persone anche se continuavi a non distinguere ancora bene il tuo volto rovinato dal fuoco.


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