Poesie di Aurelio Zucchi


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Aurelio Zucchi è nato a Reggio Calabria il 7/2/1951. Conseguito il diploma di Geometra presso l’Istituto Tecnico “Augusto Righi”, nell’agosto del 1970 si è trasferito a Roma, città dove vive e lavora come Agente di Commercio. E’ sposato ed ha due figli. Ha sempre avuto predisposizione ai rapporti umani e vivo interesse per la letteratura.
Come scrittore, ha esordito con il romanzo “Viaggio in V classe” (Edizioni Il Filo - Prefazione di Pietro Zullino). Questo libro, pubblicato nell’ottobre del 2006, rappresenta per l’autore un valore assoluto. La determinazione, l’energia e l’impegno profusi nella concezione, nella stesura e nella cura del romanzo, sono strettamente legati alla ricerca di linguaggi capaci di liberare l’io narrante seguendo il dettato del cuore e della verità. Raccontare una storia “normale”, che fosse in grado di privilegiare l’ordinario senso della vita,è stato per lui precetto fondamentale.
Sulla scia emozionale e gratificante del suo primo romanzo, l’attività letteraria di Aurelio si sviluppa più attivamente a partire dall’ottobre del 2006. L’intensificazione della scrittura, esigenza primaria per l’espressione della sua personalità, induce l’autore (scrivente, come lui ama definirsi) a manifestare all’esterno le emozioni e le suggestioni del tempo narrato. La poesia, arte da non disperdere nei propri egoismi, lo affascina e lo cattura. Inizia così il suo amato percorso in versi, incoraggiato in questo dai riconoscimenti via via ottenuti ma soprattutto dall’innata voglia di darsi, anche con la scrittura, agli altri.
Nel giugno del 2010 viene quindi pubblicato il libro “Appena finirà di piovere”, sua prima raccolta di poesie (Edizioni Global Press Italia - Prefazione di Angela Ambrosoli). Diversi suoi testi sono pubblicati su Antologie e Mensili dell’ambito poetico e narrativo nazionale. E’ presente anche in Web all’interno di siti dedicati esclusivamente alla letteratura.

Indirizzo e-mail: zucchi2001@tiscali.it

Leggi i racconti di Aurelio

Vittima
La mente vuole svicolare indenne
da questa realtà che a volte opprime
e più non basta un rinnovato sogno
che tenero la porti in altri lidi.

Credeva, il cuore, fosse sufficiente
andare a spacchettare dei miraggi
per non subire il maledetto intralcio
di giorni spesi a secondare il mondo.

Così accade che allorquando vuole,
quando pretende d'indossare un lembo
d'una felicità che lo rivesta,
si scopra vittima d'infido tran tran.

Scontato che continuerà la lotta,
nel mentre prova a risfidar se stesso,
lui vuol veder la vita riposare
all'ombra rinfrescante di un ciliegio.

*
2010


Come al calar dello stremato sole
Come al calar dello stremato sole,
l'ultima scena neutra si mostra
sul palco di quel solito teatrino
dov'è che prima ho dato e ricalcato
l'andirivieni della mia esistenza;

come al calar dello stremato sole
- se proprio stelle stentan l'accensione -
smanioso attendo i segni dalla Luna
ma a Venere nel cielo io non credo
che pur di luce di pianeta splende,

così, all'imbrunire d'entusiasmi,
malinconia d'un vespro già nascente,
divento quasi mago, mago ardito
ed alte al cielo agito le mani.

Ricerca d'energia forte mi assale
e mi dispongo all'immaturo conto
che va pagato per sentirmi meglio.

(2009)
 

Nei silenzi di un pensiero fragile
Ancora non so
se qualcosa mi manca,
quel tenero fremito
donato da quella voce,
quei piccolissimi spazi
nei quali fluiva
il nostro narrarci la vita.
Ancora non so
se rincorro le attese
per un giardino non del tutto esplorato.
Domani, mi dico,
sarà di nuovo buio
ma, puntuale, l'eco rifiata
nei silenzi di un pensiero fragile
capace però di destarmi.
Chissà dove sei, cosa fai…

*
Stesura 2019

Vita
Di notte s'apre ogni profumo
di te, assidua e labile presenza,
di te che fino al giunger della sera
a nascondino giochi col perdente.

Vorrei vederti attorno a un tavolino,
caffè corretto degli ingenui sbagli,
acqua di mare che la si possa bere,
un muto e sordo e cieco cameriere.

Vorrei parlarti in giro per la via
quando ricerco l'esser mio perfetto
con la fatica - sempre in agguato, lei! -
e il puntual rinvio al giorno dopo.

Vorrei ascoltarti in uno dei concerti
mentre esibisci il tuo migliore slow
per poi passare disinvolta a un rock
e, infin, di sinfonia fare un bel pezzo.

Eh,si! Or mi corteggi, ora mi respingi
come mi pare facean certe dee
che menti, sì, plasmavano a piacere
ma i cuori, no, non riuscivano a violare.

Se poi m'accorgo del respir che batte,
di notte annuso il tuo più giusto odore
quando il registro al controllo porto
e allora il saldo negativo pago
oppure il positivo non incasso.

*
(2009)

Quel perdersi
Si confonde col mare
- quel perdersi -
tra mani curiose e irrequiete…

Come onda
che vuol ora mostrarsi
ad un cielo che ci è dato aranciato,
questo corpo l'anima comanda,
annienta rossori ed eros promuove.

Indefinito è il confine dell'oblio
mentre l'acqua è la sola testimone.

Io e il paguro
Di vento si veste il tramonto
e l'ultima matassa di nuvole
si dipana a favore del sole.

Mentre il sipario s'apre sul mare
dalla riva tutta mi appare la scena
e sento il rumore della quiete,
tanta quiete, troppa quiete…

Persino l'onda smorza il suo fragore,
la risacca ora non respira.

È, la mia, solitudine inopportuna
che, perfida, sghignazza e poi mi assale.
Ma son talmente ricco di bellezza,
talmente straripante d'emozione
che chiedo ad un pagur condivisione.

Un'enne alba
Un'enne alba arriverà sontuosa,
fanatica nei suoi toni usuali.
Arriverà sul mare, dimenticato
da questo inverno tenebroso,
e sul grassetto dell'orizzonte amico
a cancellare gli avanzi delle nubi,
a schiarire i dubbi delle attese
e delle attese illuminare i frutti.
Se e quando la noia del male
Dio trasferirà ai neri angeli in agguato,
quando i Suoi figli lo divertiranno,
al primo bagliore Lui darà l'avvio.
*
(2009)

Il cassetto terzo a destra
Se volete che smetta di piangere
costruite per me un aquilone azzurro.
Portatemi sulla spiaggia dei segreti
in una giornata d'agosto inoltrato,
nell'ora del meriggio o, meglio, all'imbrunire
quando il vento di mare si sente senza farti male.

Già sento mugugni, c'è chi mi sgrida:
"Ecco, ci risiamo, i soliti capricci…"

Allora, posso chiedervi qualcosa
che vi impegni senza neanche uscir di casa.
Trovatemi la chiave che ho smarrito
nel mio girovagar per queste stanze,
la chiave del cassetto terzo a destra
della dispensa che marcisce giù in cantina.

Stesura 28/11/2018

Persistenza ad Est
Il giorno in cui ti rivedrò, amore,
le nuvole di già avran raccolto
il fermo invito a mettersi da parte
per fare largo a disegnare un cielo
ch' avrà come costante un volto, il tuo.

Tremeremo all'arrivo d'un sospiro,
compendio esatto della storia nostra
che stiamo raccontando a notti chete
eppure avide di passeggiarci dentro.

Quel dì ascolteremo le canzoni
composte dall'ottava nota in poi
durante quei silenzi, impreparati
all'assordante eco dei sussurri.

D'albe e tramonti perderemo tracce
giacché inventata sarà la fase nova
che chiameremo persistenza ad Est
nel punto in cui il sole sorge, sempre.
 

Devi solo specchiarti
Sei tu che cerchi le note migliori,
ti riconosco dallo sguardo chino.
La tua fata, come vedi, è qui
pronta a svuotar questo vaso azzurro
colmo di semi e fragranze di serenità
Ma non approfittarne troppo,
anch'io son su con gli anni!

I respiri migliori di un tempo
li troverai nel color dei tuoi occhi.
Devi solo specchiarti senza paura,
senza guardare le rughe di fronte,
senza curarti del grigior dei capelli
ma fissando l'anima oltre le pupille.

Le piccole cose che ora rimpiangi
valle a scovar nell'anta dei ricordi.
Sfoglia con gusto i tuoi verdi versi,
stampa nel cuore quel viso di madre,
rispondi al sorriso del bambino che fosti.
 

Della poesia, anima e corpo
Disagio mi procura la parola
che non plana così come vorrei
sull'alveo della mia poesia.

E' come vedere un ruscello secco
assetato di quell'acqua equa
per dar verso al giusto scorrimento.

Oppure il corpo d'una campana
tanto armonioso nella sua fattura
quanto privo d'anima, del suono.

Poeta sofferente allor mi appaio
e metto in discussione il tentativo
di replicarmi emozioni e farne dono.

Squaw
Usciva dal tepee, fiera,
e guardava negli occhi il tramonto.
Quando il sole le regalò l'ultimo spicchio,
Raggio di luna accennò un sorriso.

Nel tempo scandito tra il giorno e la notte,
pose sull'erba una peonia smorta.
Vidi luce sul suo volto addolcito
e mi accorsi che si inchinò alla luna.

Il quarto tempo
Del passato che nel presente immergo,
le voci e i suoni ascolto tutti.
Varcheranno sfingi di futuro
per dare alla mia vita il quarto tempo.

Àdagiati sulla riva del fiume
Dimentica i giorni di chimera,
àdagiati sulla riva del fiume
e segui il lento volo d'una foglia
che l'acqua dolcemente accoglierà.
La scorterà intatta tra le braccia
di un mare che saprà veleggiarla
per illuderla di vivere ancora.
L'inverno non trascura i colori
e suo malgrado è ingenuo, reo
d'ingoiare nel suo magico oblio
pecche e discolpe private del tempo
per non tradursi in conquistato sogno.

*
Roma, 11 gennaio 2014

Veleno
Nel giardino che esplode
dei colori da cogliere,
..............piano……………
con mano corretta dal'eco
di come vorremmo noi essere
ed invece non siamo,
il cuore si muove incontrollato.

Bastasse soltanto esser gentili,
avremmo di che mai lagnarci
e forse scopriremmo il futuro.

All'inverso,
sotto lo stesso sole
che scalda e protegge quei fiori,
siamo sempre di nuovo allertati,
ancora insicuri di quanto ci accade
e veleno diventa l'impaziente attesa
dell'arrivo dei migliori giorni.
*
Data di stesura 23 Giugno 2009

La notte non sarà capace
Distese senza tempo e senza inganno
(mi piace immaginarle prati d'erba azzurra)
che sequestrano questi occhi a lungo
per intimare lor di non curarsi
del buio che presto spegnerà il tramonto.

Fissando l'orizzonte mi confondo,
irritato ché la sua retta va sbiadendo.
Ma respiro, con energia respiro,
al pensiero che la notte non sarà capace
di smorzare i colori consegnatimi dal mare.
 

Stasera, per fare un esempio…
Se per voler sequestrare ricordi,
bisogna in ogni modo vivere,
chiedo stasera se vale l'inverso
e cioè se per liberare vita
- per fare un esempio, la mia -
necessita ricordare, comunque.

Davvero è importante, il passato?
Mah!
Forse sarà perché già è passato
questo presente che corre e trascorre
- per fare un esempio, il mio -
che assorbe futuro e scivola via
come onda sovrastata dall'onda.

Fosse così, da tremar ci sarebbe
al pensiero di vedersi negati
tutti i volteggi proposti dai sogni,
- per fare un esempio, i miei sogni -
malinconici clown senza circo,
increduli erranti nel non essere.

*
2010
 

Nette tracce
Fluisce senza affanni il tempo andato,
mantiene odori che sentivo allora.
Il sole a inondar la lunga spiaggia
par si sia bloccato a un mezzodì.

Il tuffo nell'acqua d'un mare infinito
è come sospeso nell'aria d'agosto
e gli occhi vispi di un giovane amore
stanno sempre su di me, cedevoli.

Quella luna planata sul luna park
ancor la vedo amica mia.
L'abbraccio di mia madre, al rientro,
…soffice tatto su nuca sudata.

*
13/12/2016

Solo?
Solo, in una notte orfana del tempo,
solo il fruscio dei più bei ricordi,
saprei pur sempre dedicar me stesso
e quanto ancor di me rimane, al mare.
Quante stelle chiamerei a raccolta…
per prime, quelle in cui spesso m'imbatto
al primo mio voltarmi in alto
quando quaggiù stanco è lo sguardo.
.
Solo, invischiato nelle lunghe ombre
delle colline inginocchiate a riva,
nulla avrei di che dividere con altri
se non, poi, il raccontar l'evento.
Solo, anche se a farmi compagnia
di onde e onde ci fosse il bacio,
di linea d'orizzonte la presenza
e di sirene ridestate il suono.
.
Quante cose potrei dire, solo…
a un lombrico in lotta con la sabbia,
a una barca che a salpar m'invita,
a un amore celato chissà dove.
Solo, in una notte orfana del tempo,
solo il fruscio di certi nuovi sogni,
saprei pur sempre dedicar me stesso,
e quanto ancor di me rimane, al mare.
.
Solo?

*
Anno di stesura 2009

Lascia cantare la mia speranza
I fiori che ti porgo
con premura sciocca,
non sono per omaggio alla bellezza
né per mostrarti sintomi d'amore.

Lo sguardo che ti porgo
con qualche ansia in più,
trascini ai tuoi piedi le antiche pene
e al tuo perché le mie nuove paure.

Se ora ascolti queste grida,
non aprire il tuo sorriso amaro
in un'amorfa smorfia nera
e lascia cantare la mia speranza.

Accogli le rose che ho sottratto
alle narici d'una donna ignara.
Annusa il retrogusto della vita
e, per un istante, scopriti inutile.

Poi, rimani ancora più lontana
e non seguire presto le mie orme.
Assaporo tardi le gioie della vita
ed oggi io ti rifiuto, o morte…

*
Anno di stesura 1981

A te che piangi nella tua ora stramba
Vorrei svelare il segreto della felicità
a te che piangi nella tua ora stramba
ma io non son capace di inventarmi
minimo appiglio dal quale cominciare.

Potrei provare a escogitare inganni
portando fiori che profumano perenni,
oppure Pulcinella all'istante diventare
per porgerti a mille sorrisi e capriole.

Potrei interpretare una canzone folle,
far levitare il corpo all'improvviso,
sommare all'assoluto zero l'infinito,
giocare al gioco che non so giocare.

Ma é meglio che mi metta nel cantuccio,
che scorti al confine il tuo dolore
e ti costringa ad alzare gli occhi
che rideranno alla nuova luna.

*
Anno di stesura 2008
Tratta da "Appena finirà di piovere" (Global Press Italia - 06/2010)

Malinconie
*
La luce consistente della sera
rinvia la dolce mia malinconia
che come preda in vista della fiera
non vede l'ora di guadagnar la tana.

Quando quest'altra lunga notte
ore sottrarrà all'imperfetta vita
e l'ultimo respiro del liso giorno
rimbomberà nei silenzi della terra,

io mi ritroverò di nuovo detenuto
dentro un tempio resistente al tempo,
il cui sagrato dei venerabili ricordi
mi ostenterà quadranti 'sì pregiati

da non dover mai esser calpestati
ma sol guardati dal limitar dei bordi,
ispezionati in ogni singolare punto
per essere ammirati ad uno ad uno.

Sarà l'ora di nostalgie inamovibili
che del sonno non si cureranno,
che in sacro corteo avanzeranno
per reclamare un tuffo mio all'indietro.

Allora, poeta dovrò esser io
al solo scopo di sapermi raccontare
l'andata all'oggi e il ritorno a ieri.
Sì, poeta dovrò essere io…

A giocare con gli azzurri del cielo
E onda dopo onda,
quando leggerai questo messaggio
forse sarò ancora in preda ai sogni
e ti vedrò sdraiata su una nuvola
a giocare con gli azzurri del cielo.

Mi basterà questo per cogliere a volo
almeno la coda di quella serenità
che inseguivamo tra la casa e il mare
per fare un giro attorno alla vita,
madre mia!

L'amore lo nascosi
Aveva il profumo delle rose
e lo colsi soltanto per un'ora.
L'amore lo nascosi nei meandri
d'un egoismo che facile mi vinse.
Ed anche quel sorriso spalancato
lo vidi solo come correità.

Il mare racconta
Se non sei me, non puoi immaginare
l'assenza di paure in piena notte,
sia essa ghiaccio figlio dell'inverno
o soffocante in opprimente agosto.

Ho visto stelle correre al riparo
al sopraggiunger di maligne nubi
ed altre, a mo' d'affascinanti donne,
spogliarsi d'ogni ultimo brillante.

Per tre giorni ed anche per tre notti
a Santiago ho fatto compagnia
mentre adescando il fiero nostro marlin
pescava invero l'estremo suo coraggio.

Bonacce è vero che ne ho mandate
ma il mio vecchio mai ha più saputo
di quanto ancora sono amareggiato
per le tempeste che non gli ho evitato.

Se mai qualcuno ti dovesse dire
che solo d'acqua sarei fatto io,
non annuire e sii anzi tentato
di venire a vedere la mia anima.

*
Anno di stesura 2011

Alba antica
Sul mare del passato di un poeta
tuttor si pavoneggia l'alba antica
che lui non vede eppur morta non crede.

Il bel ricordo avanza verso l'oggi
e la sostanza appena ne scalfisce
com'onda bassa ch'a baciar lo scoglio

residui d'erba bruca al suo passaggio
lasciando eretta la falesia, esposta
al sole, al vento e del cielo all'acqua.

Mirabil vista viene offerta agli occhi
nel mentre monta ingenua onnipotenza
per quel serbar, del catenaccio in atto,

la chiave ch'apra la sala dei miraggi
rivolta a Sud con la finestra al sole
e giù, al mar, salsedine impazzita.

L'ancor dormiente e provocante specchio
al Nostro va, protetto dalla sorte
nella porzion di tempo ad intervallo

tra il cobalto e la nascente aurora
e calmo il miracolo s'avvera
al primo raggio sopra l'orizzonte.

E nastri e nastri incidono la luce
sul blu ch'adesso vuol chiamarsi azzurro,
azzurro pria che il cielo se n'avveda.

Schiarito appar metà dell'universo
a mo' di quando dopo il lungo inverno
i primi verdi muovono la zolla

prendendo posto ov'era solo brina
con il silenzio a fare da interregno
nel freddo assolo regalato al vento.

Fantasma destinato negli abissi,
solitudo, che scoglio or abbandona,
sfibrata defluisce verso il largo

e lascia spazio a piedi di fanciullo
dacché le orme su quel ner lui vuole
calcare ancora come pria ha fatto.

*
Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 12/2017
 

Ed io rinacqui
Ho visto, in un'alba su misura,
un mare dai colori inusuali
proteggermi dal crescere dei dubbi
nel mentre, fiero, il sole s'accendeva.
Il ner di quella notte si scansò
ed io, non più sua preda, rinacqui.

12/01/2017

 

Ecco perché
Così distante è quel chiaro giardino
dove la forma scioglie il suo colore
e solo il cuore resta inalterato
agli occhi di chi ne ha l'accesso?

Lungo i sentieri impervi della vita,
suole più volte ho consumato a iosa
per colpa di una voce ripetuta
che alla sostanza sempre m'invitava.

Non sarai degno di guardare altro
se prima, dentro, non avrai visto te.
O… viceversa?
Ecco perché devo crescere ancora!

*
2010

Un bacio dopo l'altro ed altro ancora.
Com'era bello attendere la notte
raccolti nell'abbraccio della sera
col mar che manteneva la promessa
di non distrarci quando andava in scena
un bacio dopo l'altro ed altro ancora.

Com'era mite l'aria della baia
cromata dai riflessi della luna
col vento corso dietro la collina
a starsene lontano dall'alcova
per non alzare sabbia sulla duna.

Per noi fu alba prima che sorgesse.

*
Anno di stesura 2015

 

Leggiadre fantasie
Par non aver confini, quell'amore.

il mare lo ricolma di colori
Il cielo lo protegge dagli insulti,
la terra lo accoglie in ogni dove,
il fuoco non lo brucia, sol lo scalda.

Leggiadre fantasie… mentre l'onda
schiaffeggia da par suo questo scoglio.
 

Il coraggio di sperare
*
Sdraiati oggi sul fondale del riparo,
io sono certo e so di non sbagliare
che da qualche parte, forse in noi stessi,
troveremo il coraggio di sperare.

A quanti negli anni ci hanno ripetuto
che il futuro è figlio unico del fato,
a tutti quelli che erano convinti
di affidare ogni responso al tempo,

a muso duro noi replicheremo
che il futuro è un figlio in gestazione:
- di padre : la vita che la vita plasma.
- di madre : i sogni che non hanno fine.
*
(2009)


 

Equilibri
Si avviano lungo un sentiero fiorito
questi giorni di cessata solitudine.

S'accosta un'allettante ombra
che, pur ombra, come sole brilla.
Il passo mio solerte lei accompagna
e mi precede a volte nel cammino.

Altre volte, carezzevole, alla mia si fonde
così che una, una sola, diventino le due,
saldate da speranze verso quel destino
che pare voglia scrivere pagine di rose.

Alle spalle, questa stessa vita
in cui di me tutto ho donato.

Da qui ha inizio la fase d'equilibrio,
ora che do ed in egual misura ho
quel certo amore che del respiro fa
prova provata del vivere in ardore.

Rimani al mio fianco
Sei qui finalmente, sei proprio vera.
Il viso ti tocco, gli occhi e le mani.
Il velo sollevo dai tuoi colori
immaginati tra mille sospiri.

Adesso non devi aver fretta.
Che cielo quaggiù sta per arrivare!
Le tenebre presto divengono ombre
ed ombre i perimetri cedono al sole.

Dammi aiuto a raccogliere gioia,
tutta la gioia negli anni inseguita.
Fammi un sorriso scolpito nel cuore
e giravolte affinché mi diverta.

E se anche di te io fossi stracolmo,
non provar mai a girarmi le spalle.
Non devi aprire le maglie del tempo
e rimani al mio fianco, felicità!

Anno di stesura - 2010

Preludio d'alba
Nel pieno d'una notte senza tempo
dov'anche il vento, prono, par temerla
aspetto l'aurora, la migliore.

Paura d'esser troppo sol m'invade
e non v'è sonno in vena d'aiutare
questi miei occhi rintanati e stanchi.

La voglia di trovar sicuro approdo
mi spinge nel perimetro del cuore
ma non mi basta, punto dritto al fulcro.

Per isolar ricordi da afferrare,
dolori e gioie sono in bella vista
storditi dal passar lesto del tempo.

Incantevole, una luce appare
e del buio la coerenza infrange
fermando accanto a me la bella corsa.

Rimbocca la coperta, mia madre.
Carezza ch'ogni mio timor annulla
lampeggia per diradare il nero.

Preludio d'alba ancora mi sorride.

Son felice d'esser come sono
Son felice d'esser come sono,
niente sforzi per apparire meglio.

A volte, se mi ascolto bene bene,
in un istante fermo questo tempo.

Osservo quindi la mia effige
stampata a mo' di bella figurina
e non essendo stato un calciatore
la includo in ben altra collezione.

E' quella, antica, degli aspiranti re
che non avendo regni ai piedi
indossano lo stesso la corona
proclamandosi degni della vita.

(2008)
 

Percezione
Al primo piovere,
olierò snodi di presenza.

Al primo raggio di sole,
su percepito asse
li stenderò!
 

L'ampolla
Non devi aver paura, amore mio,
se alla tua bellezza sottrarrò
un respiro, solamente un respiro,
un colore che a caso sceglierò,
un odore, il primo che emanerai.

Con attenzione poi li verserò
in un' ampolla di pregiato vetro
che io chiamerò meraviglia.

No, non resterà ad ammuffire
nello scaffale dei ricordi belli
giacché la porterò per sempre
in ogni luogo e in ogni istante.

Vorrò vederla destreggiarsi
sopra le onde calme del mare
oppure nelle fortunate aurore
mentre rugiada scorre alle pareti.

La userò come nuova clessidra
nelle ore in cui tu mi mancherai
e aspetterò il volgere del tempo
con tracce d'amor che non muore.

2008

Di luna e stelle
Resisterà la luce di questi giorni,
anche di quelli che non sento miei,
dei mezzodì che versano il nettare
di un sole giallo, giallo come il sole
che da bimbo m'agitavo a disegnare,
raggi ed occhi a risaltar sui fogli.

Resisterà il via vai di questa vita
che ogni volta è un po' diversa
tra casa, auto, ufficio e strada,
in mezzo due tre caffè ristretti,
un tramezzino quando mi va male
o due spaghetti nel miglior dei casi.

Poi viene sera ed io mi riconosco,
doccia d'affetto e qualche fischio,
due chiacchiere con chi mi ama
la cena spicciola con chi amo,
telegiornale su questo o quel canale,
sguardi e parole con loro a me vicini.

Poi viene notte e un po' mi sveglio.
Specie d'estate e con la buona sorte,
di luna e stelle non so fare a meno
e non per becero abbandono
ma sol perché con quelle lì
il dì mi dura. E anche la vita.

(2009)

Le nostre anime
Calde nell'amore che le nutre,
pronte alla fusione dei cuori,
leste a percepir benessere,
immacolate in ingenuo offrirsi,
le nostre anime!

Quando incontran di bellezza
l'effige che l'amor consacra,
diventano corpo incandescente
ancor prima che si aneli il tatto,
le nostre anime!

Poesia pubblicata sul mensile "Il Saggio" 03/2011

 

Cercava occhi inclini al sogno
E temo la vendetta della luna
che prima o poi d'incuria sarà stanca.

Apparire da umile vedetta
non era certo veste immaginata.
Cercava occhi inclini al sogno
e voci pronte da ascoltare.

Per altre vie transita distratto
dell'anima il celere conforto.
Svolazzano malinconie sopite

10/04/2016
 

Il tagliando
Secerne un succo di prigionia
- acido -
questo silenzio dentro me.

Immerso in schiume di vita,
una volta mi parlavo più spesso
senza guardar dalla finestra il fuori.
Non ascoltavo i sospiri dei vecchi
o gli schiamazzi di chi pensava
che i vecchi non esistevano.

Dovrei rivisitarmi con cura,
spazzolare i persistenti dubbi,
ripianare zolle mai coltivate,
accendere luci nascoste.
E guardar dalla finestra il fuori,
ascoltare i sospiri dei vecchi
o gli schiamazzi di chi pensa
che i vecchi non esistono.
 

Oggi mi dimentica
Mi sfugge,
silenzioso e discreto,
nell'ora di massima gioia
alle prese con il distillare
grumi di stella che ho tra le mani.

Mi invidia,
é quasi estasiato
da 'sì tanto eccellente colore
che invade il mio viso e la vita
allorquando ho un battito d'ali.

E tuttavia
lui s'allontana dubbioso
al pensiero di presto tornare
per riprendermi tra le sue braccia
e vedere di me cosa fare.

Oggi mi dimentica, il futuro.

2010
 

I versi più belli
Uscito indenne dall'oscuro lago
nel quale quella volta entrai,
quell'unica volta
che alla vita io non ho creduto,

su lastra di cielo
inciderei all'istante
un po' di mio sereno ritrovato.

Ma i versi più belli, i migliori,
i soli di cui mi sento capace,
sono sempre quelli scolpiti nel cuore.

27/05/2011

D'amore e sogno
D'amore e sogno immaginai la vita
immerso nel crepuscolo che fossi
o consenziente prigioniero d'albe
nell'ora sola che il tempo non si conta.

Fu colpa dei leggiadri batter d'ali
che rasentavano lo specchio d'acqua
dove furtivo piano m'immergevo
per il timore d'inopportun rumore.

Plasmai i miei anni nell'idea del bello
convinto di trovarlo anche addosso
a chi affidavo quel prezioso scrigno
lasciando bene aperto il chiavistello.

Come ho già scritto in altra poesia,
davvero non si cresce mai
se fosse vera quella vecchia tesi
che il sentire pone sempre al centro.

2011

Quasi stato di grazia
Soltanto una tra nuvole erranti,
di seta s'abbigliava il tramonto,
di silenzi, e merletti a firma di rondini.

Prima di entrar lei sulla scena,
impaziente, la luna aspettava
il dolce virar dal giorno alla sera.

Ed era tutto mio, solo mio, il mare.

Ottobre 2015

L'ultima rosa
Lo spazio attorno si riduce in fretta.
La minaccia del destino adesso è
di divenire presto algido cielo
che pianta le frontiere sulle ossa.

I giorni intanto corrono veloci…
non c'è tempo per fermare il tempo,
per sghiacciarlo nell'attimo finale
che stabilisce la resa dei conti.

Non più movenze blu nei letti sfatti
da gremire con carezze audaci
che pensavamo fossero capaci
d'annullare i dubbi sul futuro.

Quest'ultima rosa è sempre rossa,
protetta dalle mie mani stanche,
ed io non voglio ch'essa ti giunga
a profumare gli orli dell'altare.

Quando, timorosa, lei sarà con te
non appassisca tra le tue dita scarne.
Parlale, con i linguaggi che vorrai
ma…parlale!

(1979)

Mi basta il sereno
I cieli si scoloran come gote
d'un bimbo preda della febbre alta.
La luce del mattino non s'accende,
la notte avrà inibito l'alba.
Non sento il respiro delle onde,
il mare non sbadiglia né si sveglia.

Che strana primavera sto vivendo?

È colpa dei silenzi, qui dentro me,
di quel non far rumor per non distrarsi
nell'arduo ricercare il varco
di là dal qual planare sul sicuro
o, almen, sul meno incerto.

D'una Medusa della felicità,
se fosse, non guarderei il volto
per non restar da lei pietrificato.

Mi basta il sereno ma...
riproverò a ispezionare l'antro.

13/01/2016

I ricordi non più emergenti
Di notte, quando il sonno non mi vince,
mi immergo nel tempo agognato,
mi ritrovo su strade che conosco.

Cammino verso angoli di mare
su sassi però molto deformati.
Ai bordi i cespugli sono macchie,
le vecchie case ruderi sgraziati
e gli alberi imperfetti, imprecisi.

Arrivo nella baia preferita
ed ingannevole m'appar la vista.
Non azzurra è l'acqua, insensata.
M'inerpico su per la scogliera
e scivolo negli abissi dei silenzi.

Trenini rotti, rami denudati,
malinconiche giostre senza luci,
risacche dissonanti, lune spente
sono i ricordi non più emergenti.

22/01/2016

Emerge
Intanto che il sole va a dormire,
d'amaranto il cielo lui colora
togliendo al mar la prima scena.

Vibrazione è il silenzio dentro
or che fissa l'acqua, il pescatore.
E le parla, oggi, al fine di distrarla.

Nessun fragore, ferma la reclama,
muta come la voce della sera
mentre il volto dell'amore emerge.

28/06/2011

Uno diventa il respiro d'ognuno
Tra le mie braccia sorride, l'amore.
I mali castiga di questo andare
verso l'indecifrabile futuro
lungo le strade senza più aiuole.

Uno diventa il respiro d'ognuno.
Salda è la voglia di stringere tutto,
anche i colori che non incantano
per poi indurli a virare in un blu.

La vita si denuda di zavorre
pur di adagiarsi sull'ala del volo.
E s'apre del tutto, il sipario,
sulla scena della non commedia.
 

Anzi
Cercherò quel tracciato di futuro
narrato nelle fiabe della sera
da una deliziosa voce amica,
anzi di madre.
Ricordo del sentier fiori di pesco
il lento rosseggiar di melograni,
roseti uno dopo l'altro accesi
e le luci, chissà di quale sole,
trapassare i cuor di verdi foglie.
Poi è stato un po' tutto diverso.
A modo suo generoso,
il fato, anzi il caso,
ha spinto a farmi dire
sono vivo, anzi respiro,
nel vicolo che l'alba non conosce
tra incolori sassi e fiori finti.
Cercherò, anzi
troverò quel tracciato di futuro.

12/01/2016

 

Il vento che non ho amato mai
Spogliò la notte, l'aria molto tersa
ed il vento mi fu amico caro.

Spazzò via ben oltre la collina
pensieri e ricordi non graditi
cedendo al cuor antalgica frescura
e alla mente nuova fantasia.

Raggiunsi il mare come fossi nuovo,
argento vidi sparso sullo specchio,
sonata di risacca ascoltai
per poi dispormi al fianco di una barca.

Il vento che non ho amato mai
in quella notte fu amico caro.

*
11/01/2016

Quella Cometa
Ed ecco che ritorna il Natale,
sembianze d'antico pastore,
ingenuo saggio in cammino
sul tragitto segnato dal Cielo
tra boschi sempre meno verdi,
foreste sempre meno folte,
praterie senza l'eco dei galoppi,
paesi e città indifferenti.
Il cuore e la ragione sono in lotta,
titani in cerca di supremazia
mentre sul desco opulento
si riflette una luce senza senso.
Sarà forse d'un albero allestito
per arredare una parete ignuda
o d'un presepe usa e getta
con la carta stagnola per il lago.
L'amore però prende forma
tra briciole gialle già di scarto,
tra sguardi d'anime smarrite
nel vasto dedalo dei finti specchi.
Per colui che ancora guarda in alto
qualcuno disegna un nastro di luce:
stella tra stelle, coincidenze astrali
o "quella" Cometa che insiste?

24/12/2015

Quando nel cielo non v'è una stella

Seppur da sempre amo la vita
con tutto quanto ne consegue,
vorrei poter morir le volte che
le spalle gira a un mio richiamo.

Accade solo in quei momenti,
quando nel cielo non v'è una stella,
quando nel mare l'azzurro si dilegua
e dentro, dentro, dentro me
si smorza, la voglia, e poi…
affonda!

2010

Sul confine tra sogno e realtà
In precario equilibrio da sempre
sul confine tra sogno e realtà,
mi ostino a non staccarmi del tutto
dall'arida terra da coltivare.

Di sicuro è per questa ragione
che vado cercando speranza migliore
quella che qui impossibil si crede
solo perché non ne siamo capaci .

01/05/2014

Per una volta
Per una volta, o notte lunga e mia,
non ti dirò di vita andata a schegge.
Un po' come fai tu prima dell'alba,
ti parlerò dei giorni che verranno.

Al muto tuo cospetto condurrò
drappelli d'ore d'una forza nuova
che mi vedranno spero sorridente
dentro i misteri del dedalo affidato.

In anse di futuro sempre atteso,
mi sposterò come l'eterno ago fa
dentro l'antica bussola del tempo
e poi mi bloccherò, indicazione Est.

Porta, o notte mia,
miraggi alla tua chiara luna
e ordina che vengan conservati
per esser controllati al mio bisogno.
Miraggi? O sassi, a scorticare i pugni?

(27 Maggio 2009) 

Oltre confine
Quando la nebbia indugerà a lungo
con la pretesa di coprirmi gli occhi
e farmi diventare quercia persa,
- no -
non perderò il mio orizzonte!

Innalzerò la chioma oltre confine,
in quell'approdo che il cuore cerca,
- là -
dove ogni sereno si compiace
di riveder qualcuno che lo guardi.

2010

Nebbie
Fragile come amore incompreso,
guardai in alto per scovare
le tracce d'un sole inviperito.

Il cielo vomitava nebbia
e tutto era niente
e niente era tutto, senza contorni.

Rallentai il passo per farmi colpire
dalle incoraggianti luci di una vetrina
ma vidi manichini anch'essi disorientati.

Allungai il passo nella direzione del cuore
e lungo il sentiero staccai rami di solitudine
da bruciare nel primo falò che speravo d'incontrare.

Doveva esser meriggio inoltrato
quando a malapena scorsi casa mia.
Fino a notte fonda rilessi il meglio di Proust.

In quella recherche mi addormentai sereno
sicuro di condividere col primo sole dell'alba
il mio e suo disagio d'un giorno no.

29/11/2015

A volte
A volte
non ho parole adatte per cantare
bellezze assaporate lungo gli anni
o pene ingoiate lungo gli anni
e sono privo d'ogni giusta nota
per replicare suoni già sentiti.

Poesie, canzoni e racconti
latenti se ne stanno in disparte
nel pudore di non manifestare
emozioni che andrebbero invece
incise per marcare il mio tempo.

Anno di stesura 2014

L'attesa di un soffio
S'appena appena fossi meno triste,
scorgerei le stelle più lontane,
le stesse che guardavo da bambino
per credere nel bel dell'universo.

Silenzio d'altro tono adesso regna.
S'annida tra le pieghe d'ali vecchie,
le snerva fino quasi a frantumarle
per evitar che il volo io riprenda.

Basterebbe la brezza d'altri tempi
ma non l'avverto sulla pelle dura.
Le guance offerte ad aria meno sporca,
aspetterò un soffio che mi scuota.

10/11/2015 

In attesa dell'onda
Solitario
spera
nella bassa marea
per sopravvivere al destino
ancora un po'.

Luna
disponga
suoi flussi benigni
perché acqua si cheti
ancora a lungo.
 

Metti che…
Metti che Luna, al forte mio bisogno,
rispondere non possa come sempre,
magari accampando ogni scusa
legata alla comparsa delle nubi;

metti che Stelle siano distratte,
indaffarate con chi mi precede,
e bianca luce in questa direzione
più non arrivi in usual bagliore;

metti che la fretta di trovare pace
pressante sia proprio in quell'istante,
ingenuo tempo a cui affidare
un dolce resto di malinconia,

tu pensi che mi basterebbe il Mare,
che pur da me è assai distante,
intendo quello che marea muove
al primo accenno ai teneri ricordi?

2008

Intenzioni
Protetto dai colori di quest'alba
e dai silenzi suoi da ascoltare,
esplorerò il cuore alla ricerca
d'un angolo scavato nel sereno
per alloggiarvi pene e delusioni
e darmi tutto al sole del mattino.

24/10/2015

Tesoriere e testimone

Del bene conquistato nel passato
son fiero ed accorto tesoriere,
dei fuochi d'artifici e dei volteggi
che occhi lucidi hanno guardato
nei cambi scena dentro quel teatro
eletto a vita da chi mi ha amato.

Dell'oggi e anche del domani, invece,
son testimone chiave ed un po' fesso,
armato fino ai denti della voglia
di rivedere e mescolar gli eventi
per poi infine farne una miscela
e chiedermi s'avrò davver vissuto.

14/07/2011 

Fili recisi
Il cuore non ascolta la ragione
e, come un bambino, s'allontana
da chi taglia un filo d'aquilone.

05/05/2014


Universo blu
Chissà
come faranno,
le scie di alcune stelle,
a disegnare forme d'eterno!

Le vedo,
quando son felice,
e allora quello è il momento
in cui tutto mi affido al Cielo.

(Selezionata al Concorso Letterario "I pensieri della buonanotte".
- Antologia Associazione Culturale Pragmata.- Pubblicazione 12/2009
)
(2008)
 

Il proprio nome incise
Sull'azzurro che mai più egli rivide,
tra'l batter d'ali di un gabbiano brillo
e di una barca il verdastro legno,
affascinato, il proprio nome incise.

Follia estrema d'un amore certo
o forse l'illusione di sentirsi
amalgamato come l'acqua al sale.

Spiegare adesso non ha senso alcuno.
Ha senso quell'eterna convinzione
d'amarlo incessantemente, il mare.

30/09/2015

Albe (Hayku)
albe non viste
il silenzio dà voce
magie perse

Tra queste prime stille di settembre
Non ho paura.
Il sole esiste ancora
esattamente come la mia vita
che sembra eclissarsi per un po'.

Malinconiche nenie d'autunno
qui, a tentare di sequestrare sorrisi
a danno di chi si crede immune.

Tra queste prime stille di settembre,
di qua dall'umettato davanzale,
rivedo mescolate nostalgie.

21/09/2012  

Autunno
È come se perdesse vigore
- il sole -
che insiste a voler entrare
tra rami spogli e chiome ingiallite.
Rimane però nell'aria il tepore,
quel tenue tocco di verde eccedente
che mi accompagna,
- quando ne ho voglia -
ad essere suddito di primavere.
È solo autunno la foglia che cade,
malinconia del tempo e del cuore.
Di astri o sorrisi, nessuna eclissi!
*
Anno di stesura 2010

 

Il profilo del tempo
Dall'angolo del mio esistere
guardai il profilo del tempo.

Linea di gota frastagliata
come disagevole scogliera,
nessun accenno d'un sorriso
e nera palpebra increspata.

Ebbi paura e chinando gli occhi
scansai d'intorno ruvidi cuscini
per andar di corsa, ad aprire
il cassetto della mera salvezza.

Giocai con la locomotiva di legno
e passai i trentasei colori
sulla vergine tela ammuffita.
Alzando lo sguardo vidi tracce di sole.

Quale poesia?

Che forza quando l'anima disloco
lungo i reconditi sentieri immensi
di cielo, terra, mare e anche di me!
Oppure è lei a far, del corpo, piuma?

Cielo

Trapasso il prisma del segreto cielo,
di qua e di là le stelle col moschetto
a preservare me, viaggiatore
alla ricerca dei pianeti nuovi.

Parto dal sole che mi dà in regalo
un largo nastro dei potenti raggi
e sembro proprio quel gabbiano
la prima volta visto da bambino.

Terra

Guadagno il ventre dell'antico bosco
ed il percorso mi è facilitato
dal rasoterra di viole nane
che petali spalancano al passaggio.

Nel verde è l'eco di languide voci,
di musiche dai prìncipi donate
a more e bionde da innamorare
prima e di più di magici castelli.

Mare

Son capitano del vascello azzurro
che scansa i neri scogli sotto prua
per arrivare all'isola deserta
sui giochi d'acqua e i coralli rossi.

A riva pianterò sicura tenda
da cui uscire di mattina presto
per controllare l'ancora e lo scafo
e, poi, andare a caccia del tesoro.

Me

Io entro col più garbato intento
nel corridoio che mi porta al cuore
per far la prova delle cento chiavi
fino a trovar la stanza degli specchi.

Tra quei riflessi, i più argentini,
solo l'amore intendo io scovare
per misurarmi dopo con la Terra
nel riproporlo, se si può, ad arte

***

Siano benedette di Erato le labbra
mentre mi lagno della scarsa vena
di belli inchiostri sulla scrivania
assai incapaci di registrar parola.

La mia poesia, la migliore,
è solo quella che non scrivo mai,
trattenuta nel cavo della gola
per esser bisbigliata e non stesa.

*
Anno di stesura 2009
Mensile Il Saggio 02/2011

Mentre l'afa della notte scemava
Nel cielo d'un agosto infuocato
ho visto, molto netta, una stella
incastonata in un nastro di luce
predato al respiro della luna.
Distanza che abissale non era
mentre l'afa della notte scemava.

2013

Di lunga luce l'estate si colora
Di lunga luce l'estate si colora
quando gli azzurri fanno a gara
per dispiegare senza alcun compenso
la vera mappa che ci fa felici.

Non v'è bisogno di intestardirsi
nella ricerca degli amori nuovi.
Basta sdraiarsi sulla pietra a riva
ed aspettar dal cielo un cenno
che impartito gli verrà dal sole.

Si correrà ad abbracciare il mare
per farci raccontare antiche fiabe.
Lui ci dirà del come innamorarsi.

07/07/2011

Io come te
Amando lambire spiagge annoiate,
bagnando le pietre nere più dure
o ténere sabbie beige e aderenti,
io come te mi rivelo nel mondo.

Son calmi gl'inquieti mille tremori
dentro i mattini dei freschi respiri
per poi provocare tutti i fondali
di modo che infiammino onde assassine.

D'aria, di cielo, di pioggia pulita,
io come te mi fodero d'acqua,
di vetri e cristalli buoni a specchiare
mutar della luna addosso alla pelle.

Mi va di farmi ascoltare non solo
da chi accompagna questo mio andare,
da chi fa da scorta al mio divenire;
non solo da chi parimenti ti ama,

ma anche dal sordo che sordido sbircia
fragori di onde e rumori di cuori
e sordo alla fine rimane, lo stolto,
assorto e poi morto in mille congiure.

Io come te, mai mare indecente,
intendo schiarire omuncoli oscuri,
coloro che gridano l'odio e la fine.
Ma solo una cosa vedo mi manca:
l'azzurro che io non ti so rubare.

Anno di stesura 2009

Disinganno
Miravo a stelle per rubarne luce
con cui inondar l'anima e il cuore
ma si spegnean al mio primo sguardo.

Chiedevo al sonno mare e solo mare
per ripartire dai miglior fondali
e l'alba mi svegliava tra le antenne.

Cadean versi su foglio immacolato,
frantumi al tocco della bianca carta,
racconti persi in un intenso affanno.

Il sogno che s'avvera non esiste
se non per chi, poeta fino in fondo,
s'aggrega lesto al volo del miraggio.

14/07/2015

Sognare così
Raggiungere il cielo e non fermarsi,
toccarlo per carpirne il mistero
e poi trapassare il suo azzurro
sdraiandosi ai pie' dell'infinito.

Sognare così mi farebbe grande
con l'anima del bimbo che son stato.
Mi darebbe la forza di lottare
in questo cerchio di mere certezze.

Intanto che, monotona, la terra
rigira come trottola impazzita
lassù tutto si espande senza sosta
e nuovo si propone il salotto

dal quale puntare l'enne stella aggiunta.

19 Marzo 2015

La pioggia mi parlò
In quel meriggio e fino a tarda sera,
la pioggia mi parlò continuamente.
Abbandonato sul divano ocra,
guardai nei vetri la danza delle gocce
e mi sorpresi d'esserne allietato.

Da lì a poco divenne tutto un busso
quasi che l'acqua volesse entrare in casa.
Doveva forse sussurrarmi altro,
qualcosa che destasse l'indolenza,

Pensai che in fondo non s'è mai soli,
che basta un tuono a stuzzicare il cielo
per assieparsi nelle alcove antiche
pronti ad offrire voli al nuovo sole.

La notte poi fermò l'introspezione
distribuendo stelle a più non posso,
e, sulla scena la luna ingannatrice,
ricaddi sul sofà dei miei silenzi
prigioniero di malinconie nemiche.

Anno di stesura 2015

Sera d'aprile
La mia sera d'aprile indulgente
ha destato un prezioso ricordo.
Mi terrà compagnia nell'attesa
di girare la chiave di un sogno.
E poi val bene il dormire, avvolto
nel canto della notte galeotta
non prima d' aver visto una stella.

21 Aprile 2015

Un angolo di mare
Ben conosco un angolo di mare,
non distante dal mio sentire,
salvaguardato tra le strette maglie
di quei ricordi a me più cari.

Non vi regna silenzio né frastuono.

L'onda scandisce ogni tempo,
tratteggia il baricentro del cuore,
rompe d'anima il letargo
e, tutta, alla bellezza si consegna.

18 Gennaio 2014 

È da tempo
In mano le ore,
attendo il ritorno dell'eco lontana,
contro lo scoglio il fragore dell'onda
nel cuore perfetto di una canzone.
È da tempo
che il tempo issa le vele.
Sfiorano… toccano… il cielo
col vento a favore,
prostituito
perché di bonaccia lo show non ci sia.
Persiste l'attesa,
mentre il mare fa di tutto
perché io, almeno, non pianga.

- 2011
 

La bolla
Il cuore raccontava altre storie,
squillante era la sua voce d'allora.

Ascoltavo le fiabe del futuro
scartando gli orchi dalle fitte trame
così che ogni cielo fosse azzurro,
così che ogni mare fosse calmo.

Quei sogni trattenuti in una bolla
rendevano migliore anche la terra
e ora, dopo aver sempre preteso
un sole perennemente a picco,
la bolla scoppia e con essa i sogni.

Avrei dovuto a lungo soffermarmi
sui tramonti detestabili, quando
il ventre di burrasca dà le carte.

Roma , 29 Dicembre 2013

Solitudini
Quand'é che tornerà la bella estate?
Il blu sta ormai precipitando
sul giallo ocra dell'autunno intorno.

Appena giù, l'eremo lo inghiottirà
e lo confonderà tra le speranze
che su di lui avevo mal riposto.

Intanto mi circondano i fantasmi,
bautte nere che s'aggrapperanno
per essere trainate fino al limbo.

Mi chiedo dov'è finita la gente,
quali parole è ora ad ascoltare
così diverse da codesto canto.

Mi faccio un po' di buona compagnia
guardando una locomotiva vecchia,
portando al naso una rosa finta.

Bramerei sorridere alla vita,
donarle il gusto che le ho sottratto
ma... vedo marciare solitudini.

Anno di stesura 2006

Mi salvi il bello
Mi salvi il bello
dal pantano ove già s'affonda,
dal non rispondere al sorriso
di bimbo d'Africa dimenticato.

Venga un tramonto
un po' diverso, così speciale
da catturare occhi a miliardi
e rieducarli al gusto dei colori.

E giunga un'alba
per una volta schiamazzante,
capace di svegliar gli indifferenti
e dare avvio al primo vero giorno.

Mi salvi il bello
dai disarmonici disegni fatti,
dai miasmi del fumo delle bombe
e dell'altro, ancor più denso,
del non uomo.

Anno di stesura 2011

Ho con me il silenzio
Barcollo in un cielo troppo grande,
mi abbasso dietro nuvole amorfe
private di contorni rosseggianti.
Questo mio tramonto mi opprime.
Ho con me il silenzio ma non basta.

La notte nasconderà sofferenze
magari vincendomi nel sonno.

Tra poche ore uscirò dal suo ventre
per poi sfidare quel cielo troppo grande
e non saperlo come navigare.
Questa mia alba non si colora.
Ho con me il silenzio ma non basta.

03/05/2014

Io che amo l'alba così tanto
Io che amo l'alba così tanto
e come fata sempre attendo,
davvero questa volta non la cerco.

È notte da salvare tutta
con ombre che non fanno alcun rumore
e calma per l'introspezione.

L'ingenuità il cuor presto sgroviglia.
È tempo di guardarmi dentro
per cogliere frammenti di bellezza.

È notte di ricordi vivi
con mille gote da toccar con mano,
sorrisi per fermare l'ora.

Stesura del 16/04/2013

Mi torna dentro
Di rosso questo cielo si colora,
immenso manto di stelle d'argento
piegato nell'abbraccio alla terra.

Imperfetto, il cerchio è dischiuso.
Fa freddo, è inverno che resiste
e spalti vuoti cuciono la notte.

In scena va la vita ed è la mia
e vanno i miei passi misurati.
Ad ogni mossa c'è di che pensare.

Ma…vedo un bambino curioso,
mi contempla col cuore quasi in gola,
s'attende certo qualche acrobazia.

Mi accosto, lo conosco molto bene.
Regala al tempo angoli di mare
e quei due occhi che parlano di me.

Innocente bellezza ora m'invade,
anticipo d'intensa primavera
nei giorni dei durevoli silenzi.

Stesura Marzo 2014

Poi, un bel giorno, scopriamo l'amore
Poi, un bel giorno, scopriamo l'amore.
Respiro affannato e gambe un po' stanche,
la sosta ci invita a guardarci dentro.

Mani, di pelle vestite e senz'oro,
si librano in cielo essenza cercando.

Che fa quel bambino dietro il suo cane?
Chissà come mai su quella vetrina
sfinito s'infrange un raggio di sole
ed ivi esso indugia e quasi maltratta
il volto imbiancato di un manichino!

Anno di stesura 2010

Terrore stolto
Il gelo avea la bocca pronta al morso.
In quel primo mattino di novembre
splendean mille gocce di rugiada.

Parean stelle date per disperse
planate nella notte dei misteri
in un girovagare non prudente.

Il faggio dei segreti ricevuti
dai tanti innamorati dell'estate
batteva i rami per il freddo intenso.

Convinto fossi in un sinistro loco,
di sasso, trasecolai sì tanto
da guadagnar di corsa via di fuga.

Stremato arrivai alla locanda
e a Silvana tutto raccontai.
Lei mi placò con voce sua di fata.

Ciò che tu hai visto pria nel bosco
risponde, giuro, soltanto a verità.
Scrollarti devi il terrore stolto

di credere che il bello non esiste.
Ti prego, adesso torna lì nel bosco
e guarda se quel faggio trema ancora.

Ma non toccar le gocce di rugiada,
potrebbero ospitare ancora stelle.
Il sol le scioglierà quando lui crede.

Anno di stesura 2013

É così
É così,
dopo averti raccontato il mare,
che finalmente ti vorrei vedere,
danzare libera su diafana acqua,
nella bellezza specchiare bellezza
mentre ne colgo il fresco respiro.
Fosse in tal modo, non mi curerei
di cieli avversi che in lontananza
tentassero ad arte di adescarmi
in un vortice di arcani contrasti.

Roma, 01/03/2011

Non so quando tornerà la brezza
Di vento improvviso l'aria si confonde
e danza inviperita è il moto delle foglie
ancora con occhi che guardano rami.

Fa male questo vivere in quel mezzo
specie quando sono in cerca di serenità,
di calma regolata tra le pieghe del normale.

Non so quando tornerà la brezza,
quella che dolce viaggia sulle mie gote,
la stessa che del sole è capace di fare le veci.

Nella stanza degli abusi dei pensieri
sminuzzo l'attesa tra un Tex, un caffè e una sbirciata
là, fuori, dove intanto vola la vita che non amo.

12/09/2014

La penna trema
Canterò primavere compiacenti,
fioriture di pesco senza pecche
e mari ben disposti a darmi quiete.

Cos'altro può venire in soccorso
se non quei primi sogni di bambino?

Scriverò di colori verdazzurro,
di scogliere sbaciucchiate dal sole,
di dolci sguardi a lume di candela.

La penna trema, dura è l'impresa.
Il cuor però resiste, detta lemmi.

Scriverò di sorrisi deliziosi,
d'amore che giammai va disperso,
di Dio quando la bellezza cerchi.

La penna trema, dura è l'impresa.
il cuor però resiste, detta lemmi.

6 Settembre 2014

Renoir in sogno
Il vento per fortuna s'è placato,
il prato or si pettina di nuovo,
il salice è piangente per sua scelta,
il mare fa le prove di bonaccia.

Detesto il mutar della bellezza
da quando in sogno vidi un Renoir
schiodato, scorniciato, scorticato,
ambita preda di un pennello pazzo.

Data di stesura 02/09/2014

E chiamo poesia una smania
Paura di perdermi nel non detto
col rischio di sentirmi vuoto.
Sarà per questo che mi illudo
e chiamo poesia una smania,
la voglia di catturare parole
che son da salvare all'istante
e all'istante dar limpida voce
al canto o al pianto del cuore.

19/05/2014

Verso l'inverno
Verso l'inverno
la via è lastricata di gobbe
e, guarda, il fango già si fa largo.

L'aria ancora non è fredda
ma copro le spalle per cercare
quel tepore che mi fa sentire meglio.

Verso l'inverno
ordino e raccolgo i miei anni
per mantenerli più al sicuro.

Forse sarà la paura del buio
che prima davvero non conoscevo
ingenuo come sono sempre stato.

Verso l'inverno
proteggo il cuore dalle tempeste
e intanto bevo questi ultimi raggi di sole.

25/08/2014

Ed ansie colorai d'intense ingenuità
Il tempo si fermò, non so per quanto,
e vidi stelle dai contorni netti
venirmi incontro e poi disporsi
in riva al mare, a semicerchio.

Non alba, non tramonto, solo luce
versata tutt'intorno a rischiarare
il microcosmo dove m'affannavo
ormai convinto di non respirare.

Guardai dentro di me mentre l'onda
andava a mescolarsi in mezzo agli astri,
materia, acqua e miraggio in simbiosi
a ricordarmi il sogno e la realtà.

Tirai un gran sospiro di sollievo
ed ansie colorai d'intense ingenuità
inabissando i demoni accaniti
in quell'azzurro offerto agli occhi.

*
16/07/2014

Un fascio di luce
Ho visto un fascio di luce
cercato in un dedalo nuovo.
Intanto che la musica andava,
vi danzava una speranza sopra.

Passi d'armonia benedetta
fino a quando rincasò il buio.
Fu di nuovo silenzio già provato
ma gli occhi si ridisposero alla mira.

27 Giugno 2014

Quell'ultima onda
Con il mare nel cuore torno a casa
e vedo ancora quell'ultima onda
alzar la cresta quasi pretendesse
l'ombra di chi l'aveva vezzeggiata.

Sarà, l'azzurro, buona terapia?
Di già son preda del futuro incerto
e dalle ossa del tempo divelgo bonaccia
come conchiglia attecchita allo scoglio.

*
07/07/2014 

Sottosopra
Del vento ormai il tocco non sento,
il sole non riesce a scaldarmi,
la pioggia non mi bagna come prima.
Sottosopra, disordine perfetto.
La notte e solo la notte comanda.

Ed è allora che vivo mi sento
nell'attesa di quell'alba capace
di consegnarmi come essa mi vede
al lungo giorno che tutto contempla,
affanni inclusi che oggi rifiuto.

*
02/06/2014
 

Il fiato di maggio
Gradevole, il tocco del tramonto
sul fianco spettinato di collina.
Pur assillante, il fiato di maggio
non ha scalfito l’attesa del rosso.

Ed è solo vento, intrepida brezza,
questo fruscio che spagina l’aria,
dimena le gote e l’ora confonde
senza riuscire a minare il cuore.


 Il tuo essere madre
Io ti regalo l’incessante pensiero
che, libero, nasce nel prato del tempo
e, forte, non muore nel prato del tempo.
Coltivo la smania di esserti figlio
sperando sempre nei miei non errori.

Ti guardo di giorno e ti guardo di notte
scovando ogni volta i nuovi colori
di quei sorrisi che non ho colto
e li conservo nella madia del cuore.

Tu mi regali il tuo essere madre
nella stagione dell’aria mia verde,
nel labirinto dei miei ardui anni,
nella frenata verso il declino.
Tu mi regali di più!

07/05/2014


E poi chissà se qualche cosa accade
Avanzi di felicità sorbita
al tavolo d'un bar qui sotto casa
tra sguardi, voci, e visi spaventati.

Ricordi belli a farmi compagnia
in un meriggio d'ansie governato
ed ho bisogno di toccar con mano
momenti d'una società più quieta.

Spaventa questa mia necessità
di dissetarmi con i colori antichi
ma intanto va questo losco tempo
e poi chissà se qualche cosa accade.

*
23 Maggio 2014.
 

Escluso il sogno
Ascolto una musica lontana
e gli schiamazzi di bambini in festa
percorrere la strada della vita
facendo sosta alla fontana antica.

Il sole a picco brucia ogni cosa
escluso il sogno.

Le prime sabbie sono violate
da orme di futuro da svelare.
Salsedine racconta storie vere
ancor prima dì espandersi nei pori.

E poi… tutto quanto si dilegua
escluso il sogno.

Chissà com'è, il mare, nel frattempo.

*
20 Maggio 2014
 

Quelle stelle torneranno
Le stelle che ricordo più splendenti,
le stesse che ammiravo fino all'alba,
si son perse, ormai ingoiate
da un cielo vorace e non mio.

Mondate d'ogni grumo d'affanni,
nella notte dell'intimo riscatto
torneranno a spezzare quest'attesa
di modo ch'io possa rivederle

dal mare per sigillarne i riflessi
o da questa finestra per godere
del viraggio dal nero alla luce
ed incidere sogni sul cobalto.

*
18 Maggio 2014

La chiamavo futuro
La chiamavo futuro
quella luce percepita più volte
riguardando confini inaccessibili,
tracciati all'unisono da mani sapienti,
misteri offerti dal mare e dal cielo.
Ed era come se quell'infinito,
garbato frutto di malinconie,
non fosse mai del tutto esistito.

26/04/2014

Poesia impossibile
Ho visto in un sogno dei tramonti
fluire quieti giorno dopo giorno
negli ultimi ripari della terra
laddove d'albe non c'è impellenza.

E - pure - ho visto albe avvicendarsi,
vezzeggiarsi fin quasi al fanatismo
negli ultimi ripari della terra
laddove tarda il nero delle notti.

Poesia impossibile, forse.
Ma quanto costa questo non crederci?

06/05/2014

Nel paese di Oramai
Le farfalle non volano più.
Dure, se ne stanno da un bel po'
sugli ultimi fiori ancora resistenti
aspettando l'arrivo di fanciulli.

Assente è la brezza, c'è poca luce
ed il sole che s'intravede appena
è stella di cui si sa soltanto l'esistenza.

I vicoli sanno di rabbie non espresse del tutto,
di silenzi prolungati e di qualche residua preghiera.
Odorano di pane raffermo e patate script language=cicciate.

Il rumore di un trattore sfasciato
scandisce il ripetersi di albe tremule.
Il respiro affannato di un ribelle
si perde tra le maglie di tramonti veri.

02/05/2014

D’ una canzone immagino l’onda
Nei giorni assassini in cui tu mi manchi,
d’una canzone immagino l’onda
invadere il cuore e, stretta ai miei fianchi,
andare a lambire le prime zone
di questa imperfetta anima in pena,
lontana anni luce dal godimento
di quella stasi voluta serena,
esente legittima d’accanimenti.

Tienimi con te, amore indifeso,
dentro le albe che precedi al risveglio,
in quei mattini di cielo sconnesso,
dentro i tramonti sperati nel meglio.
Paura mi assale al solo pensiero
di perdere il tutto che mi riempie,
di escludere il sogno da un sentiero,
accesso alla vita che aspetto si compia.

2001

Con occhi attenti
Cammino nelle strade del presente
con occhi attenti a non incespicare.
La gente non incontra più la gente
e non si accorge che il sole splende.

Inspiro aria quasi trascurata
da chi vivo si sente parchè guarda
colori finti sparsi sui banconi
delle precarie nuove perfezioni.

09/04/2014

Il cielo capirà
Di vento da nord il mare s'abbiglia
e questo nuovo azzurro mi confonde.
Ancora qualche barca tergiversa,
saranno pescatori d'altri tempi.
Le sberle d'acqua non fanno del male.
Ingobbito, l'orizzonte resiste.
Non guardo su, il cielo capirà.

*
Stesura del 4 Aprile 2014

Il futuro ugualmente ti attende
Di polvere la strada è intrisa
e non bastano i raggi del sole
ad aprire lo sfondo del percorso.
Incerto è l'equilibrio attorno.

Ci sono zone d'edemi d'opaco,
bivacchi, orme di piedi cattivi.
Persiste l'eco degli umani vizi.
Sarà stato un ambiguo teatro.

Il futuro ugualmente ti attende.
D'altro sole brucerà il diniego
e devi nel frattempo andare avanti
schivando odio e stelle morte.

04/02/2014

Se amor non muore
Per tutte le stagioni della vita
si ripercorre sempre ugual sentiero.
Di qua, roseti a dire è primavera,
di là, azzurri a replicar l'estate.

Alla strettoia, a fine valle e corsa,
l'aria si snoda alle prime piogge
e dopo un po' si accuccia essa stessa
per darti avviso dell'intenso freddo.

Se amor non muore, così come si spera,
avrai la voglia di inventarti un nome
che definisca il tuo mutar del tempo
nella stagione in cui nulla trapassa.

Non resti che tu tra queste mie mani.
Non resti che tu tra queste mie mani.
Così, amore, dicevo alla miglior conchiglia
dopo avere esplorato un po’ del mio mare,
al primo brivido della nascente sera.

Ti guardo, ti vedo ora bellezza eletta,
con cura ti avvolgo in carta d’amore,
ti porto con me fino al centro del cuore
e ti custodisco per le ore a venire.

Ormai è finita la mia antica ricerca,
l’oceano è grande, non fa più per me.
Al pari di poche beatitudini mie
con chiodi di rose a me ti ho fissata.

2011

Sul mio viso carezze d’infinito
E presa la rincorsa, spiccai il volo.
Squarciate, sotto me, chiome di querce,
terrazzi grigi, lenzuola stese
e mani, mani aperte verso il Cielo.

Intanto che il mare salutavo,
sul mio viso carezze d’infinito
e mille giochi di sole a salvarmi
da quella paura di cadere giù.

Ricordo che avevo un’ala ferita.
Non stramazzai perché era un sogno.

Mi tocco le spalle, nessuna traccia…
Avrei dovuto dormire più a lungo.

Roma, 3 Gennaio 2014

Poesia
D’eternità vorrebbero nutrirsi.
Emozioni che sgorgano improvvise
confondono di vita quell’istante.
Impazienti, pretendono parole
e vanno in cerca di seguaci onesti,
scriventi pronti a divorare lemmi
per far di benvenute vibrazioni
figure a guisa d’immortal respiro.
Poesia, così da noi chiamata,
in soccorso d’anime in disuso.

26 Gennaio 2012

Vorrei ma non posso
Oh, luna, che continui a guardarmi
in questa notte di stelle scolpita,
vorrei ma non posso raccontarti
dei miei sogni prodigiosi volteggi.

Depredato è l’infinito spazio,
teatro di scorribande del cuore
per credere in un mondo migliore
e viverlo poi in dolce simbiosi.

09/02/2014

Pulviscolo
Ai margini del cuore or s’addensa
pulviscolo d’onirico nutrito,
impronte a suscitare rabbia
di certi sogni non andati in porto.

Rassegnazione al momento vige
eppur la luna volto non cambia,
le stelle sono inchiodate al cielo,
il mare perpetua il suo respiro.

Se fosse solo uno scompenso
altro non resta che perseverare,
donar lo sguardo al prossimo tramonto,
entrar nel nucleo d’una nuova alba.

E poi bruciarsi al sole sulla sabbia,
di corsa spaginar l’arte del dubbio,
ricominciare ad afferrare il bello
ammesso che ancora esista, intorno.

05/02/2014

I platani non se ne accorsero
Mano d'alba talentuosa
dipinse nuovissime luci
su larghe chiome assonnate
di platani assai infreddoliti.

Avevano il respiro quieto
di chi si aspetta l'abbraccio del sole.

Ed era già mattino quando
silenzio e fruscio di brezza
colmarono da subito i vuoti
tra un tronco e l'altro ancora brinosi.

Fu, quella, tenera solitudine
fino al primo grido d'arrotino.

Poi si sentì un gran vocìo
di bimbi o forse loro madri,
il netto profumo di brioche,
il fragore di una saracinesca.

I platani non se ne accorsero,
calde ormai erano le foglie.

08/06/2013 


Sfida
E vado incontro al giorno.
La notte è stata lunga,
più buia d'immeritata cella.

Gli occhi mi deplorano, stanchi,
ed ora devono guardare avanti.

Lo chiede la vita,
quella ancora inesplorata,
quella stessa vita che ieri intimava
oggi intima, domani intimerà
di sognare qualcosa, qualunque cosa.

Il sole verrà a distrarre inquietudini,
brucerà ogni residuo d'amarezza.
Ore su ore coleranno l'incerto oblio.

Ed ancora andrò incontro alla notte,
ennesima sfida dell'esserci.

Roma, 26 Gennaio 2014

 

Dove sbocciava l'aria dell'attesa
In fondo ad un viale, giuro, esiste
la casa di un amante dell'amore
che sempre è fuori, in giro per il mondo
a catturar bellezze e farne allori.

Un giorno che pioveva a più non posso,
il cielo a fare smorfie di disgusto,
il vento a primeggiar col freddo,
emozionato, andai a trovarlo.

Un tetto rosso e quattro muri bianchi,
una finestra a levante esposta
ed un roseto tutt'attorno, fitto,
dove sbocciava l'aria dell'attesa.

"Aspetto primavera in riva al mare"
così sulla sua porta era scritto.
Girai le spalle ed imboccai il sentiero
per quell'azzurro ch'addolcisce tutto.

24/01/2014

La sberla
Scalando il sentiero del futuro
incespico sui sassi acuminati
scagliati dal terribile dirupo,
reame di misteri e insicurezze.

Per quanto mai abbia creduto al fato
quand’anche fosse stato più che santo,
adesso lo spavento m’infagotta
e tremo come un bimbo tutto nudo.

Ma c’è un’eco, l’animo è in subbuglio.
La sberla della vecchia amica vita
sconquassa il viso assai incupito.
Non resta che riprendere l’ascesa.

Roma, 14 Gennaio 2014

Poeta è
Non c’è da vergognarsi per dei versi
offerti in buona fede da chiunque,
sgorgati come acqua dalla fonte,
ostili al dettato della mente.

Poeta è (anche) colui che volando
non teme di stramazzare al suolo
giacché le ali certo non controlla
ed ostinato punta verso il sole.

Non importa se poi si brucerà,
nel cielo ha tracciato una scia.

Roma, 8 Gennaio 2014

Un invito speciale
T’invito alla festa dei colori
in via d’arcobaleno ventisei,
di fronte al vecchio salice ridente
appena dopo il giocattolaio.

Con te devi portar solo te stesso
possibilmente d’ansie disseccato
giacché saranno ore di rinnovo
di quell’ingenuità quasi sfibrata.

Sarà un ritorno pur se breve
a quattro calci dati ad un pallone,
al volo in giostra sull’aereo rosso
ad un trenino in perenne giro.

Rimischieremo acqua e sapone
per fare bolle da spedire in cielo.
Faremo nuove corse sulla spiaggia
stringendo fili d’aquiloni in mano.

Ci tufferemo nell’azzurro mare
per setacciare ogni suo fondale
sperando di scovare qualche stella
con la paura d’una murena nera.

Il prezzo da pagare per l’evento
sarà la fine dell’evento stesso,
rientrare in questo duro tempo
ed accettare ogni suo responso.

Decidi tu se la sorpresa vale,
se di ricordi l’eco può bastare
per dare senso a quanto ormai rimane
nel grigio andare in qualche direzione.

Roma, 5 Gennaio 2014

Versi ribelli
Parole in disordine, vaganti
sul bianco prima d’essere graffi
nei punti più adatti in sincronia
con quanto vuole la rabbia dettarle.

Mare e luna si mettano da parte!

Poesia ribelle, questa,
ch’inasprisce e decolora i sogni
con versi piegati a condanna
d’inopportuno tempo avverso.

Roma 02/01/2014

Altra cosa è la felicità
Al tempo che rimane affido
il senso d’una vita vaga,
il sogno mio da scartocciare
tra stille pregne di sudore.

Toccare un cielo sereno,
comprimerlo tra queste mani
e sentirne l’odore che fa.
Soltanto ciò, non oso di più…

Con l'augurio per tutti voi di quella serenità che spero arrivi a braccetto del nuovo anno!
Roma, 31 Dicembre 2013

Il mare di dicembre
Il mare di dicembre chiede aiuto.
Sghignazzanti, la pioggia ed il vento
aspettano l’arrivo della nebbia
che dell’acqua stravolga i colori.
Confuso, intasco l’ultimo azzurro.

Roma. 27 Dicembre 2013

Nel cielo dimesso di questo Natale.
Creare uno spazio tutto per me
nel cielo dimesso di questo Natale.

è ciò che farò di là dall’abete,
lungi un bel po’ dalle carte argentate,
fuori dall’eco delle luci impazzite
e delle grida d’osanna al mostrarsi.

Tra paglia e silenzi mi confonderò
‘sì da sentire ancor più da vicino
il fiato di un bue e di un asinello
e scalderò questo cuore perplesso

per trovar meglio la forza e il coraggio
di chiedere a Lui di darmi una mano
per rincontrarmi e guardarmi dentro.
Cerco da un po’ l’antico specchio.

Se adesso sei nei miei paraggi
M'occorre una fata d'altri tempi,
vestita color seta della luna
bagnata dalla luce dell'amore.

Se adesso sei nei miei paraggi,
dovrei lo so mutarmi in un bambino,
inganno al quale vendermi non voglio.

Ti chiedo quindi di guardarmi gli anni,
di ricordar gli incontri già vissuti
tra i sospiri dei pressanti sogni.

Ti parlo, come allor, di desideri
che benedetti aiutano a vedere
la vita oltre il gelo delle siepi.

Ricorderai, guardavo il mare
frenando l'assillante tempo
e ciglia non battevo per paura

di perdermi un istante dell'azzurro.
E gli parlavo, principe esordiente,
d'altri colori che quasi pretendevo.

Se adesso sei nei miei paraggi,
accogli il grido ingenuo che ti lancio
e fammi riveder quel paradiso.

Soltanto riveder, non chiedo altro.

Data di stesura 23/11/2013

Esercizio di disegno
Contorni non chiari,
la mano è incerta,
colori non a fuoco,
scarseggia l’energia.

Questo sole è banale,
non nasce né muore.
Questo mare deprime,
non quieta né devasta

Perché?

Così mi accade quando
la mia grande voglia di sognare
viene pietrificata
dall’impossibilità a riuscirci.

Un suono non odo
Consegnando il cielo all'aurora,
l'ultima stella controvoglia se ne va.

Un suono non odo
(non dico un'armonica orchestra)
un piccolo clamore, una nota,
un respiro a scandire il virare
tra resti di tenebre
e primi sbadigli del giorno.

L'immenso non m'illumina
e cerco voci che fendano silenzi.

05/12/2013

Nel cielo, di cielo, al cielo
NEL CIELO libero ricordi,
riverberi di luci incandescenti,
passi discreti nelle ore della notte
per chiuder bene le imposte ai figli,
quattro fratelli tutti quanti intorno,
pesci e salsedine attaccati all'amo,
scogliere nude alla mercé del sole,
vagoni dietro una locomotiva
di legno nero, giallo, rosso e azzurro
col muso degno del miglior Pierrot.

DI CIELO vesto le speranze,
le manne scese nell'età del verde,
gli aneliti del divenir migliore
mentre correggo i tanti miei errori,
le rincorse a sentir di Dio la voce
quando altre voci non so ascoltare,
i sorrisi persistenti dentro i giorni
immaginati eterni per i figli,
la speranza di rileggere nel sempre
il sunto di una vita spesa bene.

AL CIELO do in custodia i sogni,
preziosi ossigeni da ingurgitare
al palesarsi d'anima che cede,
reami d'acqua e terra da salvare
in una donna fiera del suo amore,
gli abbracci intensi pieni di stupore
con la paura che l'istante voli,
le simmetrie dei valori veri,
pugni e carezze a vita che m'invita
a crederle - di più - per non morire.

In quei giorni farciti con il crudo,
dentro spirali senza via d'uscita,
quando il quadrante l'ora mi rallenta
e un Arlecchino perde i suoi colori,
in un dolce stand-by lassù affido
i sogni, le ambizioni e i ricordi,
lungi dall'esser poi contaminati
dai freddi numeri dell'equazione
che linfa somma e tanta ne sottrae
a chi vorrebbe solo equa razione.

2010

La mia poesia
Dai viali zafferani dell’autunno
alle barche che restano in attesa,
dispiego umili versi a sostegno
del racconto di solo emozioni.
Negli uni e nelle altre scioglierò la neve
quando il freddo l’anima m’ assale
e poi - mordicchiando primavera -
in quel vecchio prato che coltivo
rispunterà nuovo l’antico sorriso
a rammentarmi che la vita va.

Roma, 28 Luglio 2011

In quest'ora
Pareti imbiancate ad illudermi un po'
che al prossimo giro il grigio s'attenui
mentre enfasi ancora non trovo
per metter da parte tinte e pennelli.

In quest'ora di respiri implodenti,
d'echi sconnessi dal tocco del tempo,
quando anche ritardo portano gli astri,
persino la luna mi appare insolente.

Perfetta, la mia solitudine va
a fondersi stretta al nero di notte
ed ombra tra ombre diventa all'istante,
perfida icona del tutto e del niente.

*
Anno di stesura 1980
Antologia Versi diversi (XI Edizione - Centro Culturale Studi Storici Il Saggio - Anno2010)
Menzione d'onore alla XIX Ed. del Premio Letterario Internazionale A.L.I.A.S. (Accademia Letteraria Italo - Australiana Scrittori), Melbourne

Il falco pellegrino
Di pari passo va la dea bendata
con l’ultima trovata del mio giorno.
Mi avvento come un falco pellegrino
su preda che all’arrivo s’è dissolta.

Riprendo quindi il volo a più non posso,
sorvolo il mare che mi fa un saluto,
ascendo vette degne del più’ bianco
e a strapiombo provo un altro assalto.

2008

Macchie nerastre
Passeranno, le ore della notte.
Somigliano a macchie nerastre,
tartarughe confuse, appena nate,
per buona sorte dirette verso il mare.
Il mare mio, questa volta,è l’alba.

03/07/2013

L’ombra della felicità
Sfuggente, dispettosa felicità.
Ombra proietta sul tappeto di luce
che pensavo perfetto, quasi magico
annodando fili e nebulizzando colori
di tutte le mie inestinguibili speranze.
Ora lo so, lei è come il vento.
Prima o poi arriva e non puoi afferrarlo.
Ancora non lo so, ma lei sarà come la morte.
Prima o poi arriverà e non potrai schiaffeggiarla.

12 luglio 2013

Canzone di novembre
Il suono si fa sempre più intenso,
il cuore scandisce quel ritornello,
la danza della notte lo asseconda,
la luna migliore assiste, discreta.

Novembre si colora di ricordi
e la nebbia, la pioggia e il vento,
innocui messaggeri di gelo,
rimandano a dopo ogni minaccia.

La mia canzone sforacchia il tempo.
Protetto dal coro dei sempre vivi,
immagino primavere già viste.
Detergo gli occhi dalla resa.

03/11/2013

Ascoltami, madre!
Ascoltami, madre, come tu sai fare
ed apri quei sorrisi d’una volta.
Io voglio raccontarti del mio me
nei giorni in cui troppo mi manchi.

Avrei da dirti di pene confermate
che allora forse avevi immaginato
e non svelasti solo per paura
di darne crisma delle mie tristezze.

Avrei da darti quel qualcosa in più
che tu chiedesti a me e ai miei fratelli,
una carezza ed un bacio prolungato
che non scalfisse il liscio delle gote.

Avrei da regalarti finalmente
quella notizia che tuttora aspetti,
la stessa che propizi dolce e sempre
venendomi a trovare nelle notti.

Quando pensava d’essere in ritardo,
l’amore questo figlio l’ha raggiunto
ed oggi e anche domani lui lo vive
nella speranza d’esser già futuro.

L’autentico respiro del tempo
Recluso nel mescolio dell’oggi
m’é di conforto l’azzurro aspetto
del mare mio ultimo migliore
quando, nei meriggi d’agosto,
dell’acqua non vedevo i rimbalzi
e, lamine perfette, le onde
stillavano frescura alla battigia.

Era - quello - l’autentico respiro
del tempo che intanto scorreva
quieto, generoso seppur lesto,
a scandire ogni brivido nuovo
in un cuore in balia delle emozioni.
Volumi, curve e colori nella norma.
Toni regolari, aritmie assenti.

Pioggia di foglie
Manichini ricoperti di lana
e solito blu di pigiami in mostra.
Di qua dal vetro schizza il ricordo
dell'ultimo agosto, onde accecanti
di un'estate fuggevole amica.

Il passo si fa sempre più spedito
e l'eco del freddo l'aria riempie.

Il cielo si diverte ad osservare
la lenta pioggia di foglie a dispetto
che tracciano voli di morbide morti
quasi a spezzare il conveniente appiglio
di chi solo nel mare vede il meglio.

Di giallo caduco si fa la strada dell'oggi,
dimenata dai capricci, anche del vento.

Data di stesura 09/11/2012

Sotto gli occhi di sempre
Angusta tra i nuovi sentieri,
la via della luce si confonde.

Sarà colpa del costante subire
l’assenza di brezza incantatrice
invocata più volte e a gran voce
per salvare le rovine del cerchio.

Accade sotto gli occhi di sempre
- puri come rondini allo sbando -
impreparati al dominio sulla scena
della vita smascherata ambigua.

Intanto il garrìo si chiama urlo
e monta l’ancestrale eco della paura.

2013
Antologia “Poesia sotto le stelle” III Ed. 2013

Il bergamotto sul treno
Dal finestrino d’odiato treno
rividi a lungo il mio pacato mare
e assieme a lui le molte tante cose
che mi portavo intanto nel futuro.

Bei ricordi sarebbero poi stati
il gran ventaglio dei colori vivi,
i forti azzurri del frizzante Stretto,
il verde di quegli anni benedetti,

i primi rossi delle labbra al bacio,
il bianco delle mille schiume a riva,
il viola d’una costa benedetta,
il cielo che non m’avrebbe visto uomo.

Naso sul vetro, guardai le colline
che ancor da Reggio non ero io uscito.
Scrutai i limoneti che rimpiango
e di tramonto d’aranceti mi bagnai.

Quante emozioni conteneva il cuore?
Maggior fortuna volle accarezzarmi
quando in valigia vidi il bergamotto,
perfetto per color, forma ed essenza.

Quel giallo intenso ricordò un’alba,
forse la stessa che m’aspetto sempre.
Dentro il rovente e triste Espresso del 70
pensai al primo mio romano inverno.

Le foglie lucide del bergamotto
non si staccarono per mesi e mesi
così come per anni, anni ed anni
non son cadute le mie nostalgie…

Anno di stesura 2009
Poesia vincitrice della VI Ed. del Premio Letterario Internazionale
“Trofeo del bergamotto”

Sezione A - Tema bergamotto (Città di Reggio Calabria 08/11/2009)

Se…
Se la tristezza vince l’abbandono,
é segno che vuol metterti alla prova,
che incide il disco e ne storpia il suono
sperando lei di deprezzarne il dono.

Se la tristezza guardi da lontano
ungendo il cuore dell’amor che verso,
allor ti s’aprirà verde quaderno
dove scorrendo gli infiniti fogli
tu leggerai la parola t’amo
ed un sorriso poi lo chiuderà.
- 2003

Mi chiedo se ne avevo il diritto
Quante volte ho giocato col cielo
divagando dalla rena infuocata
sulle forme di nuvole avvincenti,
bolle d’ovatta al vento resistenti.

Quante altre ho giocato con le stelle
parlando loro dall’umida ringhiera
dei tanti miei sogni ad occhi aperti,
bolle di speranza soffiate dal cuore.

E quante altre la luna ho sbirciato
dal davanzale delle solitudini
segnando sul vetro la sua ascesa,
bolla di mistero vagante e mai chiuso.

Intruso in quella tela mai finita
mi chiedo se ne avevo il diritto
e pur inquieto mi rispondo di sì
non foss’altro per tentar felicità

o per amore dell’ultima bellezza
nell’ora vuota di nuvole avvincenti,
di stelle disponibili all’ascolto,
di lune, sempre più velate d’antracite.

11/06/2013

Mentre Erato spero sia distratta
Nel cuore dei versi da dedicarti
vorrei ci finisse solo l’amore,
la voglia, la sfera, l’essenziale...

Non rose, né maghi, né principi e fate,
per una volta bandisco il mio mare,
la luna, le stelle, le smanie del cuore,
le albe, i tramonti, le notti, le aurore
e le languide nomenclature.

Con attenzione l’inchiostro ammaestro
e gli do l’ordine chiaro e deciso,
di trasferire sul foglio irrequieto
soltanto me e la mia nudità,
mentre Erato spero sia distratta.
- 2010

E preme intanto la notte maligna
Il cerchio troppo chiaro della luna
disordine m’arreca questa sera.
Vorrei proprio non essere distratto.

Raccolgo in un logoro canestro
avanzi di sogni per me troppo grandi.
Sarei placato se ci riuscissi.

Scompongo azzurri da disintegrare,
colori surclassati dal tempo ferrigno.
Darei la vita per nascere di nuovo.

Si stava bene nella vecchia barca,
sull’altalena dell’incredulità.
Avrei dovuto crederci di più.

E preme intanto la notte maligna.
Si vanta, la folle, d’avermi recluso.
Ma guardo su, per mia gran fortuna,

e rivaluto cocciuti bagliori.

Mentre sarà rumore
Ti aspetterò nei rifugi del cuore
dove un salotto pieno di frescura
é prospiciente alla via del mare.

Mi aspetterai mentre sarà rumore
e - tutto - emergerà il silenzio
per ascoltare il tuo e il mio respiro.

Nei giorni dei riconquistati azzurri
avrò un colore da escogitare
per decorare la non assenza.
- 2005
 

La dolce brezza
Quando sulla fiera pelle
sentiremo la dolce brezza
e non più la si confonderà
con una sberla del vento,
e se anche poi ci accadrà
che brividi percorrano
secche o precoci rughe
senza che pensar si voglia
a stille di sudore, esclusive,
quasi che solo noi si soffra,
allora sì che saluteremo
il nuovo e antico suono,
frutto di rinnovate arpe
a pizzicar corde di pace.
 

Ali sicure
Chissà, forse migravano insieme,
destinazione le terre del sole,
ali sicure a tal punto vicine
da far pensare si facessero male.

Ed erano semplici, diversi quei due,
l’uno antracite e bianco quell’altro
in un sincronismo da replicare
anche quaggiù tra vizi ed orrori.

Provai stupore misto ad invidia.
Scomparsi del tutto alla mia vista,
mi domandai dove fosse finito
d’amore il senso, e di libertà.

Stesura del 2 Marzo 2013
 

Smagliante
Smagliante ti ricorderò per sempre,
deputata dal cielo a rincuorarmi
nell’ampio ventre degli amari giorni.

L’aurora ed io ti chiamavamo
ed alba eri, quella corteggiata
nel giardino coltivato dai sogni.

Data di stesura 16 Aprile 2013
 

Inconfutabile
Inconfutabile bellezza invade
i sentieri dell’oggi e del domani,
manti adattati all’occorrenza mia.

Mi incontra, si ferma, mi parla…

E guardano me i suoi occhi di festa.
Accendono luci, beffano l'ombra,
sublimano pace in chi pace cerca.

Io mi conosco...

se fosse amore, dovrei vibrare,
cantar d'ottava nota a squarciagola
la vita ed ogni sua scintilla nuova
per poi afferrarla in estasi rara.

E... vibro, canto, afferro.
 

Per te, mamma
Per te, mamma,
il pensiero costante
capace di venire a toccarti
là dove sei
forse sdraiata
sul prossimo arcobaleno
o su quel raggio di sole
che ancora devo rubare
per far luce nell’oasi attesa.

Dialogo tra una luna ubriaca e un negligente
Per essere migliore basta poco!
Ti prego sposta questa nube nera,
accendi poi qualche indolente stella,
prova a sfogliar la notte come fiaba,
respira l’aria del migliore agosto,
cuci un tappeto per salirci sopra
e vola, sul mare tuo di sempre, vola.

Da lì prova a guardarmi fino all’alba,
ti accorgerai di quanto sono bella.
E non addormentarti, non lo fare
se non soltanto e solo per sognare.

E tutto questo tu lo chiami poco?
Dai l’impressione d’essere ubriaca.

Tu hai la luce della fantasia
edè qualcosa che a me manca.
Son solitudine di sabbia e roccia,
perennemente al sol subordinata
perché mi illuda di brillare un po’.
Non lo scordare, tu hai la fantasia
ma è da tempo ch’è opacizzata.

02/04/2013

Non è l’età
Non solcherò mai più le nostalgie
di un passato che grande mi faceva,
soltanto quando intorno vibreranno
le note alte dei sorrisi veri.
Non è l’età a farmi rannicchiare
come scampato alle follie del mare.
è l’aria di questi giorni nuovi,
l’abdicar dell’essere, a favore
di un apparir che priva il cuore
della felicità di battere emozioni.

- 2008

Per noi poeti
Parole volano, come gabbiani
alla ricerca di una lunga sosta.
Hanno trafitto il ciel di certi sordi
intestardendosi nei suoni abnormi.

Di poesia abbiamo raccontato
sperando nel riscatto dei delusi,
escogitando formule d’accesso
per l’equazione amore uguale vita.

Ma solo tracce, tracce inefficaci,
son poi cadute sulle loro strade
ammaestrate a luccicare sempre
mentre la mano s’allungava ancora.

Per noi poeti, anime in disuso,
il tempo delle giade è terminato.
Un verso oggi e uno anche domani
da legger, sì, ma sol se resta tempo.
2009
 

Ti invoco ancora, bella primavera.
Ti invoco ancora, bella primavera,
e questa volta io ti assicuro che
non è per depredar le tue frescure
o i colori del ciliegio in fiore.

Ti cercherò nella rugiada nuova
per prelevare tracce dell’amore,
nei baci che darai al mare all’alba
per azzurrare dell’inverno l’acqua.

Sarai maestosa nei profumi,
della natura accenderai il meglio,
farai felice l’innamorato merlo
e verdi e azzurri a te obbediranno.

Ma d’altre cose io ti so capace…

Se là, da dove adesso ti prepari,
tu riuscissi ad ascoltarmi bene,
aperto il cielo al tuo interregno
è anche in me che tu devi arrivare.
 

Aspetto il silenzio della notte
Aspetto il silenzio della notte
per meglio dare ascolto al mio respiro.
Se, come voglio, esisterò ancora,
tarerò il pensiero sulla quiete
e, sogni in spalla, mi riproporrò
all’attenzione del signor domani.

07/03/2013
 

Quasi primavera
Scivola, il gelo.
Andrà presto a perdersi
tra le fibre snervate di rami
scioccati sugli avanzi di foglie
graziate dall’ultimo fiato dell’inverno.
Gli occhi e il cuore il primo verde cattura.
 

Per aprire spazi
Avevo la ricchezza degli affetti,
un cielo e soprattutto un mare
preziosi ostaggi dentro i pugni chiusi
in cambio della mia serenità.

Nonostante ciò, ingenuo volavo
con ali di fortuna accarezzata
dai mille venti che sentivo amici
e dagli anni d’un eterno luna park.

Pedinavo le più estreme nubi,
le più subdole allora io credevo,
predisposte ad alterare azzurri.
Raschiavo grigi per aprire spazi.

Dall’alto riguardavo l’orizzonte
e l’onde nel risucchio di correnti,
capricci d’acqua e sale benedetti.
Raschiavo aria per aprire spazi.

18 Febbraio 2013
 

Un respiro della notte
Contorni netti a districare ombre
in aria tersa di caparbio inverno,
pensavo fosse quasi impossibile
sentire un respiro della notte.

Eludono ansie, i tocchi di luce.
Tramutano nastri in ali del tempo
e prendono a bordo un sognatore
accarezzando l’alveo d’un fiume.

Pian piano vedo il nero schiarire
su bizze d’acqua e scogli dormienti
e verso la foce tra pioppi e canneti
il volo prosegue in odore di sale.
11/02/2013
 

Ed azzurro a noi diventa il gelo
Ed azzurro a noi diventa il gelo,
figlio antico dei lunghi inverni muti
quando i rami ci sembrano più lunghi
mentre son soli e cercano parole.
Non è di primavera alcun sentore,
non abbaiare al ritardar del tempo.
è illusione di aver fermato l’ora
bisogno nostro di lubrificare
dentro di noi il solito congegno
che dà l’avvio al creder nel futuro.
- 2011
 

Freddo inverno
Nel caldo spazio che m’accoglie,
vele sul muro in paziente attesa,
non conosco quasi più un agosto.

Ora che il sole sembra stanco
e le primule giocano a nascondersi,
vorrei sentire il rumore della neve.

Qui nella mia città ghiacciata
tutti a guardare il bianco del cielo
per trovare un azzurro squarcio,

una risposta che arrivi da lontano,
un sorriso sulla bocca del futuro,
il rumore della neve come segno.

Roma, 2 Febbraio 2012
 

Selezionare
Una gallina disse a un elefante:

D’accordo amico,
rispetto a me sei grande e grosso
ma… non mi vedi quando passo
così che a calpestarmi non riesci
perché, serena, di sotto io ti passo
e alla Maradona un tunnel ti faccio.

Invece, io, piccola e “fina”,
ti vedo, eccome, quando passi
e allor, come si fa con l’erba cattiva,
..…………………………ti scanso!
 

Eppur non mi dispiace
Sorriderò al vento dei ricordi,
proficua brezza adatta ad una sosta
quand’è preponderante l’ordinare
il nastro liso della vita ad oggi .

Se servirà lasciarsi trasportare
in tempi e luoghi dove son stato re,
del primo soffio accoglierò il via
e non mi prenderò cura del rischio

di fermentare spugnose nostalgie
al punto tale da dimenticare
pressanti ore di questa realtà.
Sarò penoso eppur non mi dispiace.

Data di stesura 28/01/2013
 

Unica traccia un ricciolo verde
Sonnecchi, alba, prima che ti accendi
ed io con te nel cosciente dormiveglia.
In certe notti, del tutto spogliate
dal poderoso respiro del tempo,
dormire è un po’ quasi morire.
Pur timido, il sogno che aspettavo
parcheggia sulle brine dell’inverno
tra nebbie ed asfalti in controluce.
Svanirà al primo sparo del sole,
unica traccia un ricciolo verde
da riconoscere, impadronirsene,
tenere stretto nella tasca del cuore
per tutto il giorno che da lì sarà.
Precoce verrà la fretta del dormire.

Data di stesura 21/01/2013


Tramonto
Nel silenzio che il transito governa,
quando in sera cambia nome il giorno,
ti consegni ai colori del tramonto
e - suo prigioniero - sei libero.
2011
 

Dove nasce l'alba
Andrò ancora sul sentiero di sempre,
a destra il mare pronto ad ascoltarmi,
a manca il resto, la vita mia compresa.

Del sale odorerò il profumo antico
e, gli occhi chini, chiederò perdono
se mai non riuscissi a confessarmi.

Là dove nasce l’ennesima mia alba.
- 2011
 

Cieli di gennaio
Intanto che mi saturo di pioggia
e l’acqua a terra si trasformi in gelo,
nei cieli di gennaio cerco luce.

Il burbero, così chiamo il tempo,
avanza a passo lento, sembra zoppo
e schiude l’ora della resistenza.

Precoce l’adescare primavere,
d’amaranto m’infagotto il collo.
Ancora nudo il nido sul faggio.

16 Gennaio 2013
 

Interludio
Gradevole s’adagia il tramonto
laggiù dove la retta d’orizzonte
sembra avere un tenero sussulto
nel viraggio tra l’orlo del giorno
e la prima veste che la sera cinge.

Non mi sorprende sentirmi piccolo
se solo la mente consegno al tempo,
all’aria che sollecita la notte
per spostare l’apogeo dei misteri
verso l’incerta mia introspezione.

Data di stesura 14 Gennaio 2013


Parliamo di futuro
Ci s’incontra raramente, ormai.
Sarà per questo che quando accade
prepotenti affiorano i ricordi.

Non sempre la nostalgia fa bene.
Ti mette, sì, il paradiso in mano
ma non ti lascia quasi mai le chiavi.

Parliamo di futuro, questa volta
e cerca di vedermi in altra guisa,
per l’esattezza quella di bambino.

Venivo giorno e notte a salutarti
col rischio di sentirmi inopportuno
intento tu ad occuparti d’altro.

Invece mi sei stato sempre amico
le braccia aprendo ai miei umori,
poesia tu ed io sognatore.

Parliamo di futuro, questa volta,
dei nuovi sogni dai colori strani
intanto che l’azzurro mi trattieni.
 

Sapevo della loro esistenza
Sapevo della loro esistenza
ma nel disegno non comparivano.

Troppo preso dal marcare azzurri
o dall'abbindolare sua maestà il sole
umanizzato al tratto di un sorriso
che l'orizzonte facesse avvicinare,

le nuvole no, non erano previste
perché mancante era forse il grigio,
pastello che proprio non adoperavo
se non per sbuffi di locomotiva.

Il mio cielo di allora respirava
calmo, alla stessa maniera del mare
quando la bonaccia quieta me e il tempo.
Le nuvole no, non erano previste…

Roma, 06/01/2013
 

Favole bruciate
Ci venne incontro, il mondo delle fiabe.
Poi, d'ingenuità fummo tacciati
quando con altri si faceva a gara
nella smodata caccia ai mille sogni.

Nel mezzo delle notti insonni,
bianchi cavalli stavano in attesa
di romper la paura dei silenzi
con zoccoli al galoppo nel futuro.

Favole bruciate, ci vien detto oggi,
però verso la meta quelle tracce resistono...
- 2011
 

Natale – Vorrei essere un pastore
In questa notte di comete finte, di stelle fatte di cartone, di
freddo e lunga attesa, di palle colorate e argentei nastri, di
succulenti cibi da smaltire e dolci ancora da sbranare, di noccioline e
frutti secchi, di numero che aspetti già dall’ambo, di nuova era che
ci inghiotte, di conti da far quadrare sempre, di disoccupati, precari,
cassaintegrati e delinquenti, di affetti che siedono ai miei fianchi,
di vivi che non devono morire, di morti che non sono mai morti, io
vorrei essere un pastore.
Vorrei seguir la lenta processione che poi finisce ai piedi di una
culla. Solo un minuto lì vorrei sostare, farmi accecare dalla Luce,
cambiare i miei occhi in potenti fari e seguitare a camminare dopo
avere visto Tutto.
 

Al mio mare
Riconquistandoti,
le orme di oggi il sole non illumina.

Ingenuo è il vagar sul tuo campo circoscritto
eppur così sento, su ogni parte di me,
lo scotto dei mezzodì marchiati sulla sabbia.

Rimane da toccare l’onda primitiva
ma solo dopo l’oblio di quest’ora guastatrice.

Data di stesura 12/11/2012
 

Ti diranno che non devi più sognare.
Con voce impostata, beffarda,
i guardiani del tempo ti diranno
che non puoi, non devi più sognare.
Ti mostreranno gli eden eccitanti,
i folti boschi d’alberi finti
laddove bivaccare con spumante,
e le pianure di smeraldo laccate,
per fare due passi in compagnia
di chi non sta mai solo con se stesso
e mari calmi, anch’essi fittizi,
per invogliarti a mollare gli ormeggi
navigando senz’albe né tramonti.

Non ascoltarli, quei guardiani!

Stesura del 08/09/2012
 

La furba
La furba ancora conta su di me,
su qualche Pater Noster di sfuggita,
su qualche ingresso in una chiesa.
Signore, quando sarò davanti a Te
non spenderò parola che sia una
per sostenere un po’ l’anima nuda.
Poveretta! Dovrà difendersi da sola
sapendo già di non poter mentire
ché più le scuse non le serviranno.
Signore, quando la luce virerà,
nel retro, no, non farmi accomodare.
Dammi la forza della non vergogna.

Anno di stesura 2009


Il profumo della notte
Tra i nudi fantasmi d’alberi,
le tinte residue di fiori spossati
e l’umido respiro di una siepe,
si sente il profumo della notte.

Il passo d’autunno fa rumore,
sollecita a discernere i colori
e non a caso svolazzano foglie
a lambire di giallo queste gote.

Su di me è così pallido il sole,
così vaghe sono l’ombre da infilzare
d’aver voglia di luna un po’ guascona
che spilli ai suoi spigoli il cielo;

d’aver voglia di scuotere il buio,
sminuzzare le ore del silenzio
e premere il succo del trambusto.
E di sognare, prima di addormentarmi.

Data di stesura 29/11/2012
 

In gabbia o fuori
In gabbia o fuori,
implora tu la vita, ovunque sia,
di regalarti ad ogni giro inanellato
una carezza da cucirti addosso.

Di qua un silenzio,
una preghiera a far felice
di ieri l’uomo che si specchia
in un abbraccio fatto del domani.

Di là un fragore,
un urlo all’amore di sempre
che fa sorrider l’uomo d’oggi
in un abbraccio fatto d’eternità.
- 2010
 

La superbia coccodè
Abbassata la cresta,
fu riconosciuto
da uno stuolo di galline
che tutte in circolo
gli fecero la festa….

(Giovedì 16/07/09)
 

Un angolo inquinato
Nel buio della notte maliziosa
invano cerco i ricordi eletti,
carezze replicate da mia madre,
quaderni lisi e di colore zeppi.

Non basta questo cielo sforacchiato
da stelle che vorrebbero parlarmi,
o di cicale il diligente canto
che a sviarmi proprio non riesce.

Non basta l’aderenza a un mare
laddove verso grumi di rimpianto,
o coccola d’estate che non sento,
lontan da qui profumi e tinte bruzi.

Di nostalgia è la colpa, e d‘altro.
Esiste in me un angolo inquinato,
residuo grasso della repulsione
al nuovo tempo d’arco troppo stretto.

Anno di stesura 2012
 

Profumo di ricordi
Per vincer questo tempo avaro,
dolce amore ti vedo primavera,
tuoi i colori di cristalli agli occhi
mio il rosso di petali a cornice
per un viso che mi rassicura.

Profumi di ricordi da costruire,
delle tue mani godono, i fiori,
in quell'attesa d'essere irrorati
da un bacio che darà il mare,
depurato di burrasca e sale.

Anno di stesura 2011
 

Hai visto troppo
Hai visto
sbocciare fiori dati per appassiti,
rose morte appena appena nate,
il banchettar di nubi nell’azzurro
e il sole affacciarsi in mezzo al grigio.

Hai visto
mari acquietarsi in centro d’uragano,
onde devastanti a ciel sereno,
madri sorridere ad ingrati figli
e figli felici abbandonare madri.

Hai visto
amici voltar spalle agli amici
e sconosciuti intenti ad abbracciarti,
e amori per sempre persi in un secondo
e in un secondo di nuovo innamorarti.

Hai visto troppo
perché tu non creda
di esser preparato al tutto e al niente,
di prendere per mano la tua vita
e far di lei un bel pacco regalo
da consegnare a chi di te si fida
e soprattutto a chi non t’ha creduto.

(2 Maggio 2009)
 

Vorrei vedere il vento
Vorrei vedere
in faccia il vento,
chiedergli
da quale culmine si lancia
quando
- criminale -
maltratta il mare
che come me
desidera la calma.
La raderò al suolo,
quella vetta!
 

Il futuro di ieri
E passano i giorni del mio futuro,
a volte stanchi, a volte spenti
da un sole incapace di scaldarli.

è un dardo vagante questo tempo
allora tratteggiato a colori
nelle ore del tutto è possibile.

Vorrei sentire il cielo più vicino
coprire ogni poro irrequieto,
modulare traiettorie strambe.

Stesura del 30/10/2012


Di quando si fa notte
Ti parlerò di quando si fa notte
al sorgere di un’alba spazientita.

Dal confine delle ombre resistenti
fatica il mio sguardo a muoversi
per andare a posarsi sulla luce.

D’autunno vorrebbero viziarmi
dell’ottobre i colori di sempre.

Riverberi insistono cianciando
con occhi nella trappola del sonno.
Lo spazio del sospiro si riduce.

Stesura del 24/10/2012
 

Fragilità
Di brezza mai promossa a vento
nel silenzio abbonda l’aria
di questo mio angolo acuto.

Intanto che il cielo piega
al punto da coprire i sogni,
deflagra solamente rabbia.

Invito ad illudersi ancora,
drappeggi d’abulico sole
arredano pareti ignude.
 

Conto i resti
Solo alla fine mi racconterò
di certe mie vittorie entusiasmanti
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e mi volevo un bene da morire.

In forma dolce, pure mi ricorderò
di certe mie sconfitte clamorose
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e m’odiavo, m’odiavo da morire.

Tra le une e le altre feci un compromesso,
quel mio amar la vita in ogni senso,
in ogni senso vuole mi conduca,
in ogni dove la si può amare,
in ogni come la si può afferrare.

Intanto, conto i susseguenti resti.
Normale volli io rendermi agli altri,
in dotazione un sensibile sentire,
una pazienza che non si misura,
fino a soffrir delle mie stesse scelte.
- 2010
 

Preda d’alba
Giganti son le ombre resistenti,
errori, dati per vinti o per dispersi
nel sovrapporsi d’anni sui miei anni.

Il tempo, allora, proprio non cancella
né cicatrizza le ferite inferte
dal credo dell’ingenuità perfetta.

Non riesco proprio a liberarmi,
a divenir padron del microcosmo
per essere protagonista, non comparsa.

Trafelo rasentando l’alto muro
e la paura mi scopre le spalle.
Sarò preda d’alba all’ultima pietra?
2 Ottobre 2012
 

Ed è silenzio intorno a me
Edè silenzio intorno a me
nell’ora derubata al tempo.

Si affollano i ricordi intensi,
i mai dimenticati volti
e le voci nel soave canto.

Tra mille colori, d’azzurro
il cuore agghinda la mente
ma il cielo non è dominante.

Son gocce di mare lontano
fin qui inviolate, schizzate
dall’onda migliore di allora.

Edè silenzio intorno a me
per meglio ascoltarne l’eco.
- 07/09/2012
 

Solo questo vorrei
Mi ostino a non chiamarla tristezza,
ma questa malinconia ha la stessa valenza.
Ho ancora paura, per fortuna!
Mi dico sarà colpa dell’autunno
- io che l’estate ho sempre difeso -
e so che mi sto prendendo in giro.
Penso adesso che per chi ama la vita
e proprio per questo a piacimento la colora,
ci sia dunque la stagione delle verifiche.
Vorrei trovarmi preparato, solo questo vorrei,
all’arrivo di certe piogge acide
e al duro gioco del sole che si astiene.

Stesura del 25 Settembre 2012
 

Dai, vieni con me…
Dai, vieni con me…
Ti porterò al vecchio castello,
ai piedi della torre delle fate,
tra i roseti impazziti di colori.

Là, dicono, esiste la felicità
o, ad essere del tutto pessimisti,
quel lembo di frammento azzurro
ribattezzato dai sapienti vati
“piccola aiuola”, che di certo la precede.

Tu non mi credi?
Allora devi darmi
il dolce segno che ci vuoi sperare,
fosse anche un minimo sorriso
imposto da questa ingenua mia preghiera.
(2009)

Quei gialli
Lungo la strada che conduce al mare
i ricordi mi fanno compagnia,
certi profumi d’un meridione doc
dove credevo fosse la fortuna.

Ai bordi del sentiero inalterato
i limoneti mi offrono quei gialli
che nei meriggi in cui faceva caldo
mi conducevano all’acqua e al sale.
- 2010

Di verseggiare proprio non ho voglia
Stasera, al suo apparir, la luna
mi trova impreparato, disattento,
e pur le stelle, per ora in dormiveglia,
brilleranno su anima indolente.

Fantasie in via di estinzione,
di verseggiare proprio non ho voglia,
recluso nella galera di un tempo
ammaestrato da ragione impura.

Se dentro me ancora c'è il fanciullo,
lo chiamerò più volte ad alta voce
perché mi spieghi in un solo abbraccio
com'è che a lui bastasse poco

- fosse nell'alba o in pieno giorno,
col sole a picco, sotto la pioggia,
del vento preda o del freddo intenso,
o nella notte, luna o non luna -

... com'è che a lui bastasse poco
per fare d'ogni cosa un sogno,
per far del sogno l'incisiva arma
a difendere la "sua" poesia.
30/08/2012

Mi chiedo
Nel ventre di un sorriso spalancato
vado a confondermi, inebetito.
Nascondo lì le ultime paure
e assecondo gli occhi in un momento.

Mi chiedo allora se può bastare poco
per resettare l’animo dormiente
che nella noia d’una sola nota
non trova palco ove poter danzare.
- 2008

Soltanto sensazioni
Sensazioni, soltanto sensazioni,
paure partorite premature
dal grembo d’un futuro non perfetto.

Benedetti, gli specchi dentro casa
colorano ogni mia perplessità
allorquando in essi mi rifletto.

Se fossi almeno bravo ad evitare
di fissare questi occhi così insulsi,
non mi sentirei del tutto solo.

Andando a scovar l’amica luna
frantumo il respiro della notte
ma è fatica l’approccio al cielo

Ancor di più detesto le nuvole,
macigni informi infilati ad arte
tra me e la bellezza da stanare.

Irrequieto, me ne sto in cucina,
i gomiti sul tavolo antracite
provando a scarabocchiare un po’.

E cielo è il cielo che volevo
e stelle d’agosto la penna regala!
Sì, erano soltanto sensazioni.

03/08/2012

Piano regolatore
Se non certezza, resta il sospetto
d’aver sbagliato a scegliere la strada,
la strada dove cammino ancora
alla ricerca di una via d’uscita.

Ehi gente, forza, datemi una mano!
A un metro da me, stop alla fretta
e non per risucchiarmi dentro il gruppo
ma solo per conoscerci e parlarci!

Mi trovo qui per mio difetto grave
per via di quella certa buona fede
che ha la mania di darmi agli altri
con netto anticipo sui loro tempi.

Però - tant’è - il patatracè fatto.

Tra i ghepardi il bradipo son’io
almeno fino a quando non mi attrezzo
a ideare un piano per fuggire,
un bel piano, regolatore e nuovo. 

Opportunista, io
Quando mi vedrete felice,
in equilibrio tra natura e vita,
immerso tutto nei fatti del creato
e denti bianchi a cancellare angosce,
parlatemi di Dio.

Viceversa,
aiuto non vi chiederò.
Provvederò come sempre io
nel vile slancio del non dover morire
con la paura addosso.
- 2010

Un’emozione in più
Luna e sole finalmente insieme,
saldati ai nuovi colori del cielo,
ed io che muovo il mio universo
al solo accenno di un alto respiro.

È l’enne sogno da me ordinato
in questo arpeggio delle lunghe attese,
l’acrobatica follia che saggio
guardando e immaginando altro.

Paziente, in questo tempo attenderò
l’arrivo della buffa pioggia a pois
che, blu d’acqua in alto profumata,
al suolo spiegherà il suo foulard.

Nel frattempo, al resistente amore
chiederò di farmi ancora bere
e, dovesse andarmi alquanto male,
il mare mi darà un’emozione in più.
- 2007

Tic Tac - Tac Tic
Scandiva il tempo, l’alba,
lo scampanio nella vicina chiesa
la voce energica delle comari
e l’aroma del caffè sul fuoco.

Scandiva il tempo, il mezzodì,
il brusìo all’angolo del marciapiede,
il primo accorgersi del sole alto
e il profumo della pasta al forno.

Scandiva il tempo, il meriggio,
il pisolino sul divano azzurro,
la merenda da consumare lenta
e l’arrivo dell’ascensore al piano.

Scandiva il tempo, il tramonto,
il primo fresco della lunga sera,
l’oliva verde con l’aperitivo
e il jeans giusto da poter comprare.

Scandiva il tempo, quella cena,
quell’esser tutti a tutti i costi,
l’allegro ticchettio delle forchette,
e il tintinnio dei calici di rosso.

Scandiva il tempo, quella notte,
quel ritrovarsi insieme e soli
per prepararsi ad ospitar Morfeo
e sui sogni intanto arrampicarsi.

*

Scandisce il tempo, l’oggi,
l’affanno ch’altro affanno scalcia,
l’immagine al ripasso offerta
di un uomo da definir perfetto.

Scandisce il tempo, la sfiducia,
della bellezza il senso non compiuto,
dell’apparenza il rito universale
e l’ora, una dietro l’altra, vuota.
- 2012

Un tuffo nell’alba
Fa niente se la notte è stata lunga,
se l’afa ha seccato la linfa vitale
di quei sogni ch’avrei voluto fare.
Nessun bosco teatro di magie,
assenti le mie fate cantafiabe,
o lampi di mare a strozzare il buio.
Non una madre da saldare al petto,
né fratelli da poter rivedere
o il viso mai smarrito dell’amore.
Poi, finalmente il nero s’è stancato
di dominare me e i miei capricci
Lei infatti puntuale è arrivata…
Mi tuffo nell’alba che mi è fedele.
Di là, oltre l’antenna,è gioco di luci.
Mi immergo nel fondale dei sorrisi
per andare risoluto a stanare
quella serenità che si rinnova
agli occhi spalancati sulla vita
Roma, 04/07/2012

Spalle al mare
Spalle al mare, osservo il cielo
e del sole aspetto eccitato
il lento sorpasso sulla collina
per il bacio al mio nuovo mattino.

Intanto che le ossa si scaldano,
rivedo amore fuori e dentro me.
Piove luce
sulle sabbie umide di nero.

Tra le onde che mi reclamano,
il respiro della risacca si fa grido,
rimprovero stavolta inopportuno:
è già azzurrato il mio sentire.
- Giugno 2012

Sia quel che sia
Sia quel che sia,
mi chiedo se riconoscerò il sole
domani, appena il gelo della notte
sarà stanco di prendere di petto
il cuore reso a sua maestà il cerchio.

Sia quel che sia!
Nemmeno vengono in soccorso
carezze armate del migliore intento,
ricordi, che ne so, immagini volanti
che possano distrarre i reso conti.

Sia quel che sia,
chissà se riuscirò a distinguere
toccata e fuga del piccione bianco
sull’umida ringhiera del balcone
mentre il caffè bevo bollente.

Sia quel che sia,
io non vorrò privarmi affatto
d'un grido mattutino d’arrotino,
del sali e scendi di distratta gente
nel su e giù di un tram ripetitivo.

Sia quel che sia,
io non rinuncerò al buongiorno amore,
al mio bignè da divorare piano,
al solito fruscio del quotidiano,
ad un sorriso di un bebè qualunque.

Sia quel che sia,
mi addestrerò a memorizzare
tappeti sparsi per i marciapiedi
per poi, quando riapre il cerchio,
salire su quello a me congeniale.

Della notte
Vera è la notte quando concede
spazio alla luna tra occhi di stelle
- stelle fidate - lassù conficcate,
sol nella sfida fiaccate
per essere in corsa a primeggiare
almeno su quelle che ci è dato vedere.
Non mente se dice a un lasso di tempo
di farsi quiete e prostrarsi ai tuoi piedi
e neanche se parla di ore lontane
- ore fidate - nel cuor bene incise,
sol nello sforzo fiaccate
per ingoiare giorni imperfetti,
almeno quelli a resa più dura.
Edè sincera - la notte -
quando la scopri vestita di nero,
complice ingenua del lungo gelo,
scorta di vento che imbroglia il cielo,
teste paziente d’acqua che cade
- giù -
come fai tu nell’ora no
fino alla nuova salvifica alba.

Metro dopo metro
Metro dopo metro
- mano nella mano -
insieme noi cammineremo.
Gli occhi guarderanno il nuovo sole.
Lui seccherà
gli arbusti più alti
che ci intralceranno.
Lui scalderà
le gole più fredde
lungo le quali proveremo le nostre resistenze.
Al pari dei Magi la Cometa,
noi seguiremo la sua luce
per giungere alla fine di tutto
nel nostro spiazzo libero.
- 2010

Torneranno le ore della quiete
Torneranno le ore della quiete
racchiuse negli scrigni delle fate
venute per vedere da vicino
capriole fatte da un bambino.

- Allora,è vero! In noi tu credi! -
- Perché mai io non dovrei? -
- Ma siamo sogni, soltanto sogni! -
- Vedo il cappello e la bacchetta tocco! -


Avevano il sorriso delle madri,
la leggiadria di limpide fanciulle,
i colori della festa quando è festa
e, del c’era una volta, la bellezza.

Voleranno le aquile di nuovo
sulle vette ormai dimenticate
e con loro gli esultanti gabbiani
sul mare della non solitudine.

Canterà il coro dei nostri angeli
or tramutati in icone incorniciate
quando invece vorrebbero uscire
per mostrare quanto sono veri.

è tempo coniugato al futuro,
questo tempo di speranze non evase,
frantumate nell’oggi che corrode
l’accenno d’una dolce nostalgia.

C’era una volta, diremo anche noi
e non per raccontarci altre fiabe
ma per datare il culmine dei grigi
nei quali rischiammo di annegare.
- 2012

I primi segni (dedicata a un amico)
Se poi la vita mi gira le spalle
non posso far altro che inseguirla.

Mi condurrà su spighe snervate,
lungo sentieri sprovvisti di more,
per arenili imbronciati col mare,
su per galassie d’acidi ignoti.

Mi troverò in epicentri di notti
sulle distese dal nord ghermite,
dentro i giardini di fiori mai nati,
verso le mete da me screditate.

Non posso far altro che inseguirla…
ma con pazienza saprò aspettare
i primi segni della sua stanchezza
fino a quando dovrà pur voltarsi
......................................e riconoscermi!
- Anno 2012

Meglio qui…
M’aggrappai a una paziente stella
che indugiava a divenire fredda
‘sì da convincermi che l’universo
conforme fosse a quanto immaginato.

Vidi la luna proprio da vicino.
Mi rammentò il mio pallon di cuoio
che presi a calci in un cortile al Sud
mentre la bella gioventù scalciava.

Io e la stella fummo oltrepassati
da tanti astri in vena di pazzie,
dentro galassie gelide ed amorfe
senza i colori visti sugli atlanti.

Fu buio tutto da dimenticare
e, non chiedetemi perché e per come,
mi venne in mente quella stessa notte
in cui una madre morì senza avvisare.

Poi da lassù tutto lo sguardo volsi
al verde-azzurro della Terra mia
e misi fine a un sogno inopportuno
posando il viso sul caldo del cuscino.

Poesia pubblicata sul Mensile Il Saggio 01/2011

Eh sì, parto!
Eh sì, dalla stazione nuova parto!
Saluti svelti all’aria che sta attorno,
pausa oblunga per affetti e figli
e via ad afferrare un certo tempo.

Metto in valigia certe mie essenze,
tre quattro almeno delle più preziose,
e giunto a destinazione le aprirò
sul magico tappeto del passato.

Quando mi sdraierò ancora
sul letto sopra il quale veleggiavo,
apposta m’addormenterò scoperto
per fare in modo che la madre mia

nell’ora di accontentare il sonno,
facendo il giro degli amati figli,
chiudendo imposte lasciate sempre aperte,
arrivi a me per rimboccarmi la coperta.

Se avrò fortuna di vedere il lido,
le sabbie,i riverberi e i visi d’allora,
rotolerò le natiche, le gote e il petto
su quel beige dai miei falò macchiato

e violerò del mezzogiorno l’onda
alzando al cielo i miei occhi scuri
e identica cosa io ripeterò
fin quando il mare tutto non assorbo.
.
Se di domenica vivrò la casa,
me ne starò nel cortile allegro
a saziarmi d’odori di ragù
ancor prima d'esser settimo al desco.

Eh sì, dalla stazione nuova parto!
O... scappo?
(2009)

L’ago
Cerco l’ago in un pagliaio
e strappo filo, filo e filo
da porre in braccio al vento.

Non sono affatto sufficienti
ore, giorni, mesi ed anni
scuciti al paltò del tempo.

Lo stesso vale per la vita
in un continuo divenire
per non trovarne poi il senso.
- 08/05/2012

Prime luci
Anche il cielo vuole giocare
là dentro l’alba, l’ora preferita.
Le nuvole, leggere come piume,
aprono le danze delle buffe forme.
Le guardo ed io non so se assisto
a repliche di quanto in cuor mio accade
quando il gelo sbrina, fino a sciogliersi del tutto,
per poi caldo diventare nel fermento
dei primi indizi d’inamovibili speranze
che ora più che mai non chiedono la resa.
17/05/2012

La mutazione dei colori
Sarà colpa di questo nostro tempo
o di certe non previste suggestioni,
a volte mi accorgo di vette sfumate
ed un ricordo quel bianco diventa.
Accade in chi ha sempre voluto,
cercato l’azzurro, spesso trovato
nel cielo al governo d’estati perenni
e nel mare, venuto a suo sostegno.

Il viraggio dei colori, giù dal picco,
trascina la linea ai piedi dell’opaco,
cattura i nuovi affanni per scagliarli
nel guadagno delle gioie, trofei dormienti.
Non guardo il cielo, per fortuna,
e da un bel po’ non vedo il mare.
Il non rischiare è forse meglio
se – neutri – ora fossero i colori…
- 2012

Di quale amore, di quanto amore
Di quale amore dunque parleremo
ai nostri cuori a rendimento lento
nei tanti versi che si scriveranno
per dare senso al tempo che divora?
Ci proveremo con nuove margherite
che mostreranno petali squadrati.
Verniceremo rose tutte in nero
per esaltarne il gusto trasgressivo.
Adatteremo i cantici perfetti
così da ottenerne canzonette.
I cieli e i mari, le albe e i tramonti
saranno sfondi in tecnici teloni.
Di quanto amore saremo noi capaci
coi nostri cuori inviperiti e persi
lungo le vie del centro, strapiene
eppure vuote d’assillanti raggi?
Rivoglio primitive margherite,
roseti dove pungono, le spine,
triti e ritriti suoni universali,
cieli, mari, albe e tramonti veri.
Rivoglio strade ancorché deserte,
vetrine che rispecchino di sole
e camminare a passo molto lento
per prima o poi stringere una mano.
- 2010

L’oasi perfetta
Rimosso, nel deserto dei silenzi
in piena notte odo almeno l’eco
di un vento percepito amico.

Un’alba tornerà a dar manforte
a questa voglia dell’inceder lesto
alla ricerca d’oasi perfetta.

Ed ascoltar dell’acqua gli schiamazzi
alla sorgente pura in cui specchiare
ogni perdono ed ogni rabbia mia.
- 06/05/2012

L’armonia dei ricordi
Colorano questo tempo sbiadito
venendo in soccorso d'anime fragili.
I ricordi si armano di punte di piume
e lasciano ai venti il loro cammino.
E tu li rivedi, arlecchini festosi,
riempire di te i vuoti del cuore,
colmarli di quiete e speranze migliori
per poi alla fine tramutarsi in musica.
Armonia ora regna in queste non ore.
- 2012

Auralbe d’Orione
Manca l’ultimo nuovo colore
al duro e ostinato vagare
nella trincea del mio micro campo.

Più non basta l’azzurro del cielo,
monotono pretesto a salvaguardia
d’ingenui abbagli oramai datati.

So dell’uomo senza più confini,
del suo esplorare pance d’infinito,
e mi acquietano i frutti del futuro.

Non ancora del tutto ripiegato,
unghierò una fiancata del fosso
‘sì da potermi accostare al bordo.

Questi occhi punterò su in alto
- auralbe d’Orione vicino -
Tramonti no, ché gemmano notti!

Roma, 20 Aprile 2012 - Dedicata a un Amico

Inquietudine
Non basta uno squarcio d’azzurro
tra nuvole poste sul piede di guerra,
sorde al richiamo di spostarsi un po’,
determinate a completare l’opera.
É l’inquietudine di questi tempi,
la paura di aver paura della paura,
del declino dei nostri valori umani
che pure è palese,è sotto gli occhi.
Nei giorni in cui combatteremo in pochi
per una guerra che offende il mondo,
le terre e i cuori non subiranno sismi.
Ci apriremo nel grande girotondo
e in mezzo metteremo gli sciacalli
e li derideremo e li consumeremo
tra i fumi densi dei loro gravi errori.
Poi, forse, questo stesso squarcio
si tramuterà in cielo, mai così atteso.
(2009)

Non finiscono mai
I sogni sono come le stelle
- non finiscono mai -

Quando le nubi sequestrano cielo
e tutto appare più nero del nero,
so di sicuro che loro ci sono.

Si tratta di avere pazienza,
sostare nella stanza del dubbio,
tirare dei calci al dolore,
intanto che terso infinito rincasi.

Ed eccole ancora, spavalde son là.
Voglion esser guardate di nuovo
prima di lampeggiarmi un sorriso.
Roma, 21/04/2012

Non è, la mia, folle presunzione.
Inevitabile arrendersi alla morte?
Sarà come voi dite…
ma concedetemi,
se non proprio il rifiuto,
almeno il piglio di sfidar certezza
armandomi del solo mezzo ammesso
che mi permetta di coccolar la vita
così come nel cuor si custodisce
sempre il ricordo d’una persona amata.
Non è, la mia, folle presunzione
il mescolar le carte già assegnate.
È il forte anelito dei belli
che se allo specchio capita guardarsi
si vedono i capelli ancora folti
e gli occhi esprimer l’impazienza
d’esser portati in giro per il mondo
e di cader nel nuovo che li acceca.
Non è, la mia, folle presunzione
da essere confusa con la paura tetra.
È solo il volo di un gabbiano triste
che cerca in cielo aperto il suo riscatto.

Non dirmi che va comunque bene
Non dirmi che va comunque bene,
la vita è questa e la devi accettare!
Costruivo perfetti aquiloni,
fili robusti per legare i miei polsi,
piccoli sogni, premesse e promesse
che cambiavano nome in miraggi.
Non pretendevo, questo è l’errore,
voli impossibili su nastri di sole,
cambi di rotta direzione la luna,
sguardi dall’alto al giardino migliore,
soste appaganti nell’abbraccio del mare,
le compagnie dei sorrisi migliori.
Cercavo del cielo solo uno scarto
laddove oziare traboccante d’azzurro
per poi planare sul più duro asfalto
forte del dono della serenità.
Dimmi che va comunque male,
la vita è questa e devi lottare!
- 2012

1970, di quel settembre
Di quel settembre, solo pochi giorni.
Nei viola la costa si ostinava,
prove d’inizio a soddisfare il sonno
dopo che l’afa sembrava ormai cessata.

Lasciavo l’unico mare possibile.
Mai più l’avrei visto dal molo lungo,
dal balcone della mia casa al porto
o dal bel corso, l’Etna sbirciando.

Portavo via i giovani ricordi,
quasi vent’anni, troppo scintillanti
per esser troppo presto archiviati.
Portavo via scene non compiute.

Lasciavo orme sopra alcuni scogli
scelti con cura per guardar riflessi
durante l’ora fortunata della vita
quando il sole dà il primo bacio al mare.

Portavo via quelle incertezze
d’aver vissuto il meglio per il cuore,
amori in via di lenta costruzione,
affetti da voler perpetuare.

Di quel settembre, solo pochi giorni.
Portavo via scene non compiute…
(Anno 2012) 

In bilico
La notte non arriverà, stasera.
Trasudano colori
di un tramonto assai strano
in bilico com’è
tra l’antenna e questo cielo fermo.
Penserò a ben altro che non sia
inquietudine.
- 2007
 

Dimenticando
Dimenticando me, acquisto forza.

Ho più coraggio di guardare il mondo,
quello d’adesso, nel quale ritrovarmi.
Lo immaginavo ancora immenso
distante troppo da questo microcosmo.

Ho fatto il giro del quartiere tutto,
percorse strade ormai dimenticate,
viali che ricordavo essere alberati
e piazze sempre più rimpicciolite.

Ho visto Ajsha assai invecchiata
protendere la mano a delle frecce
di carne e ossa in corsa verso il nulla
e lei in cambio di qualche monetina

offriva a destra e offriva a manca
improvvisati acconti di futuro
per poi sfinita dover quindi passare
alle inquietanti sue maledizioni.

Ho incontrato un sordomuto slavo
in prolungata sosta a una vetrina
che serio si guardava i manichini
per poi non scegliere la sciarpa.

Ho chiacchierato con il pizzaiolo
sugli alti costi della mozzarella,
sui bassi incassi del fine giornata,
sulla necessità d’abbandonar l’impresa.

Mi sono divertito alla presenza
di un giocoliere al centro di una via
che il suo numero doveva fare
prima che verde rosso diventasse.

Ho ascoltato le imprecazioni
di un vecchietto troppo incavolato
non tanto per l’ipertensione
quanto per un calo di pensione.

In un giardino adibito a parco,
bambini in bilico sulle altalene,
i genitori intenti a controllare
le facce oscure di certi pellegrini.

Sorrisi sparsi in aria preoccupante
non son mancati, ad essere sincero.
Ricordo quelli di un ragazzo nero
che si gustava un bignè strapieno.

Al rientro nella mia calda casa,
serrande quasi tutte da abbassare,
betabloccante un quarto di compressa,
lorazepam per riuscire a dormire.

Dimenticando gli altri, perdo forza.
- Anno 2012

Cammino
Di là dove morire pare l’onda,
orizzonte che vedo ma non tocco
mi chiama, mi richiama, mi reclama.

Vorrà forse raccontarmi il tempo
di quando lo inseguivo a piedi nudi
scagliando sogni a ripetizione.

Ed or che mi vorrebbe tra le mani,
incredulo coltiva antica speme
nel mentre non son stanco, non mi fermo

Roma 30 Marzo 2012

Ed é notte!
Il confluire è bello
tra le ansie e i sospiri
ch’a volte son dolenti
nel cono della stasi.
Lo aiuta l’aria fresca
or che la pioggia cessa.

Respira una lanterna,
l’accerchiano le stille.
Il gran silenzio regna
mentre più non tremo.

Edè notte!

Gli occhi all’insù io viro
ove ogni stella chiama.
Riprendo a numerarle.
Due son le più splendenti
e guardo ora nel mezzo.

Nel nero spazio - in quelle -
punto finito io cerco.
- Anno 2009

Qual étoile
Potessi veder nascere una stella
e starle a fianco mentre la quiete
le dà il privilegio di brillare
qual étoile al centro della scena!

E poi seguirla in quel girovagare
negli ampi spazi ove orbitando va
a primeggiare su altri mille astri,
guardiano io della sua libertà.
Roma, 8 Marzo 2012
 

Dai!
Portami negli anni dei tuoi anni,
nel parco ombroso dove rivedevi
filtrare la luce d’occhio del sole
e in essa nel domani ti tuffavi.

Dai!

Mettimi in quei giorni che racconti,
nei sogni da spulciare uno ad uno,
nel quando addensavi in un baleno
le emozioni ch’adesso custodisci.

L’età dei mille ingenui sensi
vorrei oggi t’abbracciasse tutta
per regalarti quel volto mio di allora
e le speranze che man mano ascolti.
 2010
 

Vita per la la quale vivo
Freddo intenso è nelle vene,
da misurare ad ogni istante,
da mitigare in tutta fretta
prima che il cuore invada.
Sono emozioni, ahimè, morenti
in resa miserabile al destino
che andrebbe invece rivoltato
prima che lui lo scopo agguanti.

Vita per la quale vivo
non dar di sterzo all’impazzata.
Portami tu nella famosa alcova
che io da sempre t’ho indicata!
Quando la pur minima gioia,
quando l’ultima azzurra curva
vedrò sbiadir nel grigio secco,
allora ti concederò il rischio.

Mi ti consegnerò da pacco
per far di me qualunque cosa
tranne annullar l’amore immenso
che ad occhi chiusi t’ho regalato
cantando gli inni improvvisati,
cercando in te i nuovi colori,
andando a far lezione ai tristi
o a chi di te non è importato.
 (Anno 1993)

Clandestino
Stanotte niente luna sotto il ponte.
Il battito del cuor però si sente,
precario tac, al buio resistente,
che mai satollo é della libertà.

Andrò nell’angolo del muschio alto
donde l’insegna verde e blu si vede,
quella del bar ventiquattrore aperto.
La gente, lì, si prende il caffè lungo…

Se non dovessi prender sonno,
mi bagnerò in quel cono di luce,
compagno della notte lo promuovo
mentre all’età aggiungerò un giorno.

Sol per la luna non sono clandestino
giacché ad essa scopro il volto mio.
Ma sbaglio… dovrei aver coraggio
di presentarmi a chi non mi presento.

Domani dunque mi deciderò
a non temere d’essere sgradito
solo perché in terra nuova cerco
ciò che la mia in anni non m’ha dato.
(Giovedì 24/09/09)

Respiro (Per la serie: Cosa non si fa per illudersi un po’!)
Credevo fosse l’ultima luna
ed invece s’è mossa spedita
rotolando nei vicoli del cielo
per fare d’un malessere la spia.

Una stella ben disposta l’ha sentita
e, di sogno travestita, m’ha raggiunto
scagliando con la luce del prosieguo
l’ossigeno prestato ai quasi eterni.
………………………………………………Respiro.
 - 2011

Vi chiedo di non spegnere le stelle!
Deformi menti, schiave del potere,
predicatori di società allo stremo,
macchinisti di politiche indecenti,
vi chiedo di non spegnere le stelle.

Lasciatemi la libertà nel cielo,
quello scrutar le luci confortanti
che solo nuvole e non certo voi
potrebbero decider d’annullare

……………………e mai per sempre.
 - 2012

Fortuna che c’è il mare ad aspettarmi
Intanto che un giorno copre l’altro,
che sguardo altro sguardo estingue
quasi che tutto sia poco speciale,
fortuna che c’è il mare ad aspettarmi!

Qui, il centro cosiddetto urbano
nei grigi asfalti le anime confonde,
le gira qual minestra nel paiolo,
le brucia poi per la disattenzione.

Ah!
Appena giunto nella postazione
da cui vedere e rivedere l’acqua,
quando mi accosterò all’onda,
riferirò di un inverno guastatore.

Il mare!
Almeno lui non si nasconde.
Fa l’adirato solo se è adirato
e chiama, dà, sorride o canta
le volte che manco glielo chiedo.
- 2008

Del virare
D’ametista il sogno si colora.
Pria che luce il viraggio inneschi,
ti prego, buio, resta ancora a lungo!
– Anno 2012

Distinguo gli eterni tuoi profumi
Mi adagerò sull’eco d'una voce amica
dei tanti giorni senza mai tramonti
quando l’oblio zittito fuori se ne stava
e fruitrici, accomodate in prima fila,
eran le invidie dei nostri emulatori.

Eppur non basta, ahimè, ascoltare
le note di mille romantiche parole.
Assediano questo presente inerme,
rimbombano nel cuore e nella gola,
lasciano segni, sì, ma gravano la pena.

Pensavo allora ch’avrei potuto amarti
pur se tra noi ci fosse stato un cosmo
ed oggi invece mi sento un fortunato
giacché distinguo gli eterni tuoi profumi
sparsi nell’aria dove vorrei tu arrivi.
(2009)

Non c’è tempo
Puntuale come una marea
arriva il pensiero del futuro.
Disegni a mano libera dei sogni
si fanno strada tra le nebbie d’oggi.
Mi dico quanto sono fortunato
a spinger l’occhio oltre le nuvole
mirando bene ad un bersaglio blu.
Edè peccato che la pioggia insista
ad intromettersi tra me e un lassù.
Vorrei poterla schiaffeggiare a lungo,
sentire l’acqua sangue tra le mani
ma non c’è tempo, sta in agguato
e preda sono già dell’ora fiera.
 - 2011

Nuovo infinito
Sdraiato se ne sta - il grande cielo -
ma non è stanco come voi pensate.

Lo fa per me, lo so, per i miei occhi
che sempre su s’ostinano a guardare
alla ricerca d’una via di fuga
dentro spirale d’una migliore vita.

Sdraiato se ne sta - sul grande mare -
ma non lo schiaccia come voi pensate.

Si fondono perfetti i due giganti,
iniettano colore nel colore
per ottenere solo il nuovo azzurro
che linea di confine fa sparire.

Diserterà la scena - donna luna -
così da non confondere le acque…
(Agosto 2009)

All’Amore di sempre
All’Amore di sempre ho raccontato,
prima ancora d’averlo conosciuto,
le speranze covate dentro il cuore
e frenesie del diventare grande.

All’Amore mi sono spalancato
dando il fagotto dei sospiri acerbi,
nel fondo il primo ruvido mento
in attesa d’ingoiare i suoi sospiri.

All’Amore ho concesso in sicurezza
le esplosioni di necessarie albe,
certi riflessi d’ubriache lune
e le canzoni lì per lì inventate.

In quel cuore poi ho travasato
l’acqua e il sale ch’ho rubato al mare
e, di lacrime, le esordienti gocce
di quando ho imparato a piangere.

All’Amore di sempre ho risparmiato
quei miei trucchi per apparir più bello.
L’ho spogliato delle eccedenti vesti
e - nulla addosso - a lui mi sono offerto.
 - 2009

Per una volta ancora
Per una volta ancora mi dispongo
a riempir di me la lunga notte
tra quattro mura ove è da guardare
il niente, al posto delle belle tele.

Per una volta ancora riproduco
la chiave più adatta all’apertura
di strano scrigno dentro cui si cela
felicità rincorsa col sostegno

d’occhi miei stanchi eppure ostinati
in una persistente messa a fuoco
del far sorriso il nascere d’un sogno
ed esser pronto ad ogni suo responso.

Per una volta ancora mi difendo
nell’incessante e complicata guerra,
lo scudo in guardia a schivar bordate
di un nemico che ho già studiato.
-2010

Rivincita
A passi stanchi, irregolari e rotti
si muovono in lenta processione
quei sogni che fino ad oggi ho fatto,
fantasmi in cerca della loro pace.

Silenziosi, occupano gli spalti,
assente l’alito di misericordia,
uno solo, che li colori tutti
come bagliore che nel grigio cade.

Al centro del tappeto verde, io
che la partita voglio rigiocare,
che srotolo in folli evoluzioni
per gremire di speranze il campo.

Le guardo allora una dopo l’altra,
prono alla forza che mi hanno dato,
e sciocco piango e le mie mani batto
per ringraziarle d’avermi dato accesso.

Su questi fili d’erba non ho avversari,
solo sassi e sassi non rimossi ancora
dal buon custode delle pie ambizioni
che esibirò di nuovo alle tribune mute.

Tratta da "Appena finirà di piovere" (Global Press Italia 06/2010)
– Anno 2008

Giocai col sole
Quasi piena,
l’estate romana
inondava di luce la mia cucina.
Perfetti raggi,
dalle fessure della serranda a metà
s’andavano a sdraiare sul grigio del tavolo.

Per un po’
mi piacque mettere le mani
sotto quella pioggerella di sole.

Mi incuriosiva
la repentina variazione di tono
dei nastrini di luce sulle dita
che muovevo
senza un preciso ordine
e al solo scopo di farne loro preda.

Che stupido!

A quei bagliori di vita
era da porgere il cuore.
Chissà! Forse avrebbe avuto un sussulto.
-2011

Nel tempo in cui…
Sempre lungo è stato il cammino
di ciò che sempre felicità chiamiamo.

Ci donammo, ci affannammo, ci dolemmo
senza chiedere i resti dei nostri tributi
e dentro collane incastonammo ferite.

Ci chiedemmo quanto valessero queste vite,
a chi interessasse prenderne possesso…

Non ci pervade, oggi e però,
quell’aria che abbiamo voluto sfidare,
quel senso inverso di pura malinconia
che abbiamo reso virtù con la dolcezza.

Nel tempo in cui i vuoti colmiamo,
denudiamo le nostre anime fragili
guardando la terra prostrarsi incredula
ad una magica invenzione dell’ amore.

Roma, 20 Febbraio 2010

Vi chiedo di non spegnere le stelle!
Deformi menti, schiave del potere,
predicatori di società allo stremo,
macchinisti di politiche indecenti,
vi chiedo di non spegnere le stelle.

Lasciatemi la libertà nel cielo,
quello scrutar le luci confortanti
che solo nuvole e non certo voi
potrebbero decider d’annullare

……………………e mai per sempre.
 - 2012

Un sogno
Mi vidi riverso sul grande letto,
un mesto lenzuolo a coprirmi mezzo,
bianche pareti a fare da contorno,
garze e siringhe sopra il comodino.

Di fronte a me una finestra chiusa
a conservare l’eccessivo caldo
nell’attesa d’esser tutta spalancata
per dare cambio d’aria all’aria morta.

Una donna con una croce addosso
ebbe l’idea di assecondar la mia
e fu così che in quell’atroce stanza
entrò qualcosa, la luce ed altro ancora.

Prestatomi da un cielo sempre a posto,
macchiai d’azzurro ogni forma attorno.
Protetto poi dal via vai di passerotti,
io canticchiai nel mezzo del silenzio.

Un angelo vestito da bella signora,
perfette le sue gote a sfiorar bellezza,
con il sorriso a ricordar mia madre
si avvicinò per farmi le carezze.

E disse:
"La vita é meravigliosa, non credi?"

Confuso ed eccitato come una volta,
la volta del primo mio giorno di scuola,
non ebbi il tempo neanche di parlarle.
Era già oltre i muri, divenuti archi.

Avrei voluto solamente dirle:
"Anche a quest’ora é meravigliosa!"

05/12/2008 h. 7,58

Equidistante
Equidistante, per meglio vedere
tutto il vissuto al transitar dell’oggi,
i desideri all’avvio dei domani,
- là -
sulla soglia dell’incurante tempo
che ora per ora brucia le attese.

Semmai da quel seggio ideale,
da questa parte scorger potessi
i ritardi, le frette e gli errori
ormai cagliati nella fase del fu

e, da quell’altra, l’esatto eseguire
preteso dai sogni che io ho creduto
ed ancora infallibili credo,

semmai, da quel seggio ideale
darei più senso al precario equilibrio
in cui edera di vita mi muovo.
 - 2011

Osserverò
Mi scorderò del tempo ch’attanaglia
spostando le lancette nel futuro
dov’è universo a misura d’uomo
e, piccola, la Terra che m’accoglie.

L’ultima scienza disporrà le cose
salvando il mare tutto per intero.
E le pianure, le colline, i monti,
i laghi, i fiumi e le città di adesso
saranno in miniatura replicate.

Osserverò allora tutte le mie genti
con occhi colmi della comprensione
che fino ad oggi colpevolmente tace.

In ore dedicate al giusto andare,
tra nuovi passi in echi di sospiri,
osserverò dentro me stesso e fuori.

Quale amore che ora non conosco
si mostrerà per come non l’ho visto?
E’ proprio colpa del millennio nuovo
o sono solo recidive distrazioni?
 - 2009

Negli anni del Dio che ho cercato
Negli anni del Dio che ho cercato
una parte di me si è messa in salvo.

Intense preghiere ho spedito
ma solo nell’atto del chiedere aiuto
quando davvero la paura ti assale
e pensi che Lui possa essere mago.

Ho messo i pensieri il tempo a riempire
mentre ero alle prese con lama e pennello
in certe mattine del tutto sbagliate
quand’io non ridevo, non fischiettavo.

Negli anni del Dio che ho cercato
una parte di me si è messa in salvo.

La fede, che vince ogni morte,
rimane attaccata a questa mia vita
e spinge, reclama ricerca leale
perché guardi l’inizio, non solo la fine.

Solitudini
Quand’é che tornerà la bella estate?
Il blu sta ormai precipitando
sul giallo ocra dell’autunno intorno.
Appena giù, l’eremo l’inghiottirà
e lo confonderà tra le speranze
che su di lui avevo mal riposto.

Intanto mi circondano i fantasmi,
bautte nere che s’aggrapperanno
per essere trainate fino al limbo.

Mi chiedo dov’è finita la gente,
quali parole è ora ad ascoltare
così diverse da codesto canto.
Mi faccio un po’ di buona compagnia
guardando una locomotiva vecchia,
portando al naso una rosa finta.

Bramerei sorridere alla vita,
donarle il gusto che le ho sottratto
ma... vedo marciare solitudini.
2006 

Primavera
C’è oggi un’aria diversa,
un battito d’ali che invita il cuore
a bloccare il quadrante
nell’ora di genesi nuova.
-2007

Sempre rosso
Rinascono le rose, pur private
di sole ed acqua nel frangente duro.
Hanno bevuto affanni di respiro
e ricevuto caldo dall’amore.

Sempre rosso dei petali il colore,
si pavoneggiano in prove d’estate
e contro brezza vibrano gli steli
per far precipitar l’ultime spine.
 - 2010

Con le vene al cielo
Le foglie
di questo autunno
sono come me,
ribelli alla caduta.

Vorrebbero
sposare i freddi rami
e rimanere ancora un po’
con le vene al cielo…
- 1981

Non credo più all'Apocalisse
Domani il sole sorgerà di nuovo,
darà conferma del sentirmi vivo,
diffonderà la luce tra le pieghe
di un'anima ancora da esplorare.

Ecco perché di me non ho paura,
di certe debolezze ingannatrici,
delle sconfitte che pure io vivo
se in malo modo tutto si oscura.

No, non credo più all'Apocalisse,
al suo incedere così spettrale
che poi così spettrale non mi appare
rispetto a quando e come già la vidi.

Basterebbe, e proprio non ho voglia,
rispegnere i tramonti non vissuti
per via di vespri che si son venduti
a sere dal pronostico suadente;

per via di quelle stesse insolenti sere,
prostrate a notti cariche di vuoti
per caldeggiare anticipi di ombre
che, toniche, farcivano all'istante

l'ultimo arco manifesto in cielo,
l'azzurro eroico dell’offeso mare
dove la vela tutta mi spariva
e stolto lì ormai l'occhio insisteva.

Sentivo, dentro, uno sgretolio
e per la prima volta m'accorgevo
di come l'anima si può toccare,
delle sue schegge nella pazza via.

No, non credo più all'Apocalisse...
al suo incedere così spettrale
che poi così spettrale non mi appare
rispetto a quando e come già la vidi.
 -Anno 2010

La pioggia…
Di quale pioggia sentirò il bisogno
se, imbrattato dai guai del mondo,
vorrò lavarmi per ritornare lindo
facendo finta che nulla accade intorno?

Acqua non basterà, premio del cielo
negli autunni che invitano a pensare
ai rendez-vous di nuove tenerezze
da custodire quando arriverà l’inverno.

Acqua non basterà, che i prati bagni,
che un filo d’erba a danzare invogli
per poi illuderlo di far parte del tutto
così che, quello, arie si dia nel giusto.

Urge la pioggia d’un diluvio aggiunto,
schiuma capace di trapassar la pelle,
di fare sosta in fondo in fondo ai cuori
e uscirne… densa degli errori umani.
 – 11/10/2010 (dopo un TG)

Credermi
Quando il sempre odiato vento
per una volta vorrei al mio fianco,
pronto a spazzare con una folata
l’inquietudine che insulto m’arreca,

se l’aria non é l’aria voluta
edè solo odor d’agonizzanti rose
chiuse nel metro imposto dal tempo
col cuore recluso ch’evadere tenta,

mentre più non distinguo il mio sole
e il tramonto io confondo con l’alba
intanto che il blu del mare non guardo
facendo svanire il sogno di sempre,

ho bisogno di credermi. Ancora!
- 1983

Il nastro… (dedicata a Salvatore Armando Santoro)

Percorsi accidentati dove spesso
il piede piega e il dolore monta,
andrebbero nettati degli intoppi
per ritrovare il passo regolare.

A volte accade di chiamare spasmo
quel che ci accade forse per disegno
o solamente per attrarre addosso
oscuri segni d’abbandon protratto.

Come al tramonto segue sempre l’alba
e l’alba lascia il suo posto al giorno
e poi la luce fodera il meriggio
fino al predare delle stelle i lampi,

così vorremmo - anzi dovremmo -
rismerigliare della vita il nastro
riassegnando il ruolo esatto esatto
a quel respiro che, se pur ci illude,

almeno ci consente d’esplorare
percorsi nuovi dove sgambettare,
giardini arsi da ripristinare
con vanga e linfa che procureremo

in quelle ore quand’anche per errore
si riesce - sì - ad esser giocolieri,
maghi speciali in vena di pazzie
od umile artigian d’un salva vita.
 – 03/01/2012

É sempre così
É sempre così, chissà perché…
Quando davvero servono due ali
‘sì da invidiare un passeraccio
che d’usignolo a darsi arie s’azzarda,

quando vorresti spalancar lo schermo
a qualsivoglia fantasia comparsa
che pur balocco un senso inventa
e poi a protagonista essa s’atteggia,

accade allora che ti senti piombo,
quercia depressa nella bruma
e non hai rami, non hai tronco,
e uniformi son le tinte attorno.

Passeranno, sì che passeranno,
le ore senza i margini del tempo
dentro le quali non riconosci il sole,
non più raddrizzi una luna storta.

Fortuna che verranno presto
i giorni dello snodo a tutto tondo,
lo scartocciar fragori e caramelle
per rieducarti al vivo e ai colori.
-2011

Al tocco della mezzanotte
Non chiederò al nuovo anno
nulla di più e nulla di diverso
di quanto giorno dopo giorno
già non chieda a quel futuro
che da canguro vuole travestirsi
per fare un salto proprio lungo
mentre all’indietro scalcia di sé
per diluirsi in questo mio presente.
Se al tocco della mezzanotte
lassù nel cielo ci sarà la luna,
io la vedrò uguale a sempre,
amata complice e discreta spia
di un notturno culla ed abbandono.
Eventuali stelle in bella mostra
saranno ancora assai distanti,
teste di spilli in una controluce.
Se scenderà fittissima la pioggia,
di certo pioggia d’oro non sarà.
Solo la neve qui potrebbe dare
la bianca quiete alla baldoria.
Il mare sempre e comunque c’è
e, pur lontano,è a me vicino
come l’amor che sento dentro
appena lei mi pensa un po’.
Di là, sul freddo marciapiede,
randagio troverà i randagi,
bastardi a fargli compagnia
tra vecchie luci e nuove ombre
dove non trova padrone amico.
Al tocco della mezzanotte
berrò un quarto d’abituale rosso
che sottobraccio poi mi prenderà
fino ad aprir del sonno il sipario
nell’attesa d’un nuovo dì clemente.

Cabina fototessere all’Acqua Bullicante - Roma
Paura non ho della notte.
Per un po’ guarderò la luna
e poi, giù, dietro la tenda
a sfidar tempo ed insonnia.

Domattina di buon’ora
frugherò nei cassonetti
per cercar tra le cartacce
la mia carta dei diritti.

Nel cappello da cowboy
ci sarà spazio soltanto
per la pioggia benedetta
di monete color rame.
- 2011

Tagliuzzavo bucce di mandarini
Queste notti si cibano di sospiri.
Assecondano le bizze di una luna
che ci appare piuttosto indolente,
solo però quando siamo un po’ tristi.

Si fregiano di stelle superstiti,
di angosce che seccano la terra,
di smanie immutate, negli infelici,
di sogni, ostaggi di innamorati,
di tutto, si fregiano, per calcare il palco
con vite su vite nel loro replicarsi.

Ed anche questa Notte speciale,
tanto inattesa quanto accelerata,
così spoglia d’antiche suggestioni,
così sovra vestita di altre suggestioni,
questa Notte non cambierà le cose.

E’ ciò che penso lungo la strada
dove luminarie tutte troppo uguali
insistono su patine di freddo asfalto
e su gente che non dice “Buon Natale”
soltanto perché deve prima conoscerti.

Ecco allora farsi vecchia, la strada,
che muta mi conduce subito al mio mare

ma…

alberi, case e colline adiacenti
sono oggi scolpite nel nuovo nero.
Non più si riflettono sul Tirreno
come ieri facevano per me.

Anch’esse sono un po’ distratte
dall’aria confusa della festa forzata
ed algide si offrono al mio sguardo,
troppo essenziali di solo materia,
non plagiate dai romantici appigli.

A quest’ora, nella famiglia tutta,
tagliuzzavo bucce di mandarini
per disporle mucchio dietro mucchio
sulla coperta di un tavolo allungato.
Dovevano servire per coprire bene
numerini che non uscivano mai.

Certo, Aurè, che oggi è diverso...

Seppure il Messia è inalterato,
prima è fuori e poi è nel cuore
quel Natale che credevo eterno,
quando ogni cosa era… l’attesa.
 – 2010

Con i migliori auguri di un Sereno Natale
per tutti voi, responsabili, poetesse, scrittrici, poeti, scrittori, lettrici e lettori del “nostro” www.poetare.it


Francesco
In Assisi
il cielo si inchina all’Uomo.
Di corporea pace l’ulivo s’invaghisce.
Su, per l’aere toccato da Dio,
s’intensificano battiti d’ali.
Pane, amore e frenesia di Fede
rilasciano echi in opulenta casa
ove preziose stoffe scolorano.
E trema anche un padre
al cospetto d’umano miracolo.

In assise
chiederanno più lumi a quella candela
capace di non spegnersi mai…
Roma 4 Ottobre 2009

Le nuove emozioni
Dense e all’istante le vorrò ospitare
in questo cuore impaziente all’abbraccio!

Chissà se vibranti per me nasceranno
dal tocco di uno strepitoso amore
o da un colore ancor non carpito
in frenesie di oceano mio,
in onde regalo a questi miei occhi
che l’anima loro si danneranno
purché mi tuffi nel futuro migliore!
Forse daranno vibrazioni perenni,
schizzate da strane forme di luna,
esplose magari nei sortilegi
di stelle da cogliere come le more
tanto vicino potrò poi guardarle,
corpi celesti ch’avranno l’ardire
d’accarezzarmi guance e capelli,
di convertirmi a magie d’universo.
Ed altre emozioni pure verranno…
in strambe notti non più carosello
che mutano scena al passar delle ore
per colpa di lacrime impertinenti
che devono e vogliono stramazzare
in groppa a un dolore ancora fresco,
dentro il teatro ch’adesso paventa
tenero inganno ahimè smascherato
da quest’età che la gola mi stringe
per ricordarmi che la vita è già qua,
che fantasie che sto or disegnando
lasciano il posto al cosa è da fare
per ingegnarsi non più sognatori.

E ciò nonostante, che vengano
le nuove emozioni!
 –  2010

Del rosso di questo Natale
Del rosso di questo Natale
aspetto il bagliore vincente,
quel fascio di luce che prende

e caldo, denso, avvolgente
negli occhi e nei cuori s’espande
per poi rinnovarsi all’istante.
 – Natale 2011

Tocco cristalli
Tocco cristalli,
cristalli di felicità,
quando i tuoi occhi,
messaggeri d’amore,
sorrisi aprono al cielo
dove l’antica mia vela
brezza su brezza guadagna
per giungere nuova,
immacolata e bianca
come vita che nasce,
nel punto di un blu
che al mare ha rubato
e pantone non ha.
 - 1992

É la solita storia…
Quasi estremo saluto a una vita,
ci diamo all’ultimo raggio di sole.
Miele eccelso, ne ingoiamo il colore
e - re dei tramonti - la morte scordiamo.

Sono prove schiaccianti di noi pellegrini
lungo i sentieri che portano ai sogni
e, molto prima che brucino gli occhi,
i lampi del cuore facciam prigionieri.

Accade così che ci chiaman romantici,
i manzi residui nei difficili tempi,
guardie - fesse - dei più fragili mondi
e - vecchie - nel caos degli anni davanti.

Accade così che restiamo romantici,
i nuovi giaguari nelle sanabili giungle,
guardie - indefesse - delle anime fragili
e - nuove - nel caos degli anni davanti.
- 2009

Duelli
Silenzi che circondano la vita,
a volte grevi a volte necessari,
arrivano puntuali come albe
perché si senta d’un riscatto l’urlo
che dentro negli abissi si propaghi
là dove ogni felicità esplorata,
eterna fata dispettosa e vispa,
vada a trovar sicuro nascondiglio.

Poi tutto è quiete al rassegnarsi.
Riprende forma il nostro microcosmo
nella certezza d’aver ancor provato
ad inseguire tracce promettenti.
E passa, un’altra notte passa indenne
da improponibili duelli insonni
quando con l’arma della fantasia
battaglia vinci e tu la chiami guerra.
 - 2009

Troppo decantata luna
Pensavo fossi una regina rara,
una di quelle elette dall’amore,
che girano di notte sopra i cuori
per farli innamorare uno alla volta.

Invece, cara decantata luna,
tu sei capace di frustrar le attese
‘sì che in odore d’una fresca amata,
a me non dai il segno della svolta.

Eppure vibra dentro me l’idea
di dare lungo sfogo all’impazienza,
di correr per il cielo e per la terra
con la più rossa rosa rossa in mano.

Coraggio dai agli accaniti amanti,
racconti a loro i miti degli eroi,
le metamorfosi regali a iosa
e palla o falce, allora sì, diventi.

E invece, troppo decantata luna,
sempr’io ti vedo pallida e stanca,
una comare pronta al voltafaccia
che ad arte sceglie a chi offrir la ciancia.

Se tu mi dessi finalmente ascolto,
di un nuovo oceano ti parlerei
su cui la nave “Mille e una volta”
ricalca scie per lei che non le vede.

Dovrò cavarmela da solo, insomma,
magari chiedere assistenza al mare
ma non è il mago della situazione.
E’ come me, vestito d’acqua e sale...

Se poi anche il cielo si spezza
Se poi anche il cielo si spezza
- vedo frammenti cadere giù -
diremo non nostra è la colpa.
Di più ci preoccupa l’ego,
la terra su cui non volare.

Pensiamo da sempre a noi stessi,
a come dar fianco alle frecce
scagliate da eccentrico fato,
diafano quando è alleato,
enigma negli altri casi.

Di fango la prima pioggia
insidia le umane certezze
ed acida, fitta, assillante
insiste sui tetti dorati.
S’allarga la falla d’abbaglio.
 - 2011

Spero proprio sia distratta
Spero proprio sia distratta, l’anima mia.
Se lei sapesse cosa sto combinando
mi chiuderebbe per sempre l’uscio
e invece ancora io vorrò entrarci.
Non so se di questi tempi è la colpa,
o forse sono già vittima degli ‘anta,
ma mi succede spesso e da un bel po’
di farmi trascinar da venti sconosciuti.
Vabbé, siamo d’accordo quasi tutti,
sorrisi e sguardi degni di tal nome
non è che se ne vedano poi tanti.
La gente sembra sempre più un pallone,
è bello, si, ma solo se ci sai giocare
perché altrimenti devi accontentarti
di apprezzarne la forma ed il colore.
Mi dirai che basta un po’ di fantasia,
vedersi belli dentro una divisa linda,
sull'erba correr come fanno i matti
e giù calci su calci, vada come vada.

Già, la fantasia…

Ho l’impressione che sia stata abolita.
L’avranno soppiantata in fretta con la fretta,
con la sacra immagine di sé, quale che sia,
purché circoli bene nel fiume di tendenza.
Davvero non riesco, io che mi lamento,
a sciogliermi il nodo attorno al collo,
occhio per occhio dente per dente
sta diventando l’inno dei miei anni.
Vorrei amare come ho sempre fatto,
scambiare quattro chiacchiere quattro
mentre mi gusto l’ormai caffè perfetto
oppure fare una pausa dinanzi al mare
piuttosto che dentro confuse mense.
La pelle ormai sta diventando dura,
non sento più richiami di sirene,
neanche l’urlo di quando il dolore monta
o quel che nasce da una qualunque gioia.
Spero di non arrivare a vendermi mai
ai nuovi eserciti in marcia verso il tutto,
a queste schiere di ladroni incravattati
o agli abili manovratori delle mille luci.
.
Spero proprio sia distratta, l’anima mia.
Aurelio Zucchi – 2009

In sella ad un cavallo bianco
In sella ad un cavallo bianco
mi avviai dall’alba verso il giorno
per poi, oltrepassate le colline,
con un inchino salutar quegli anni,
gli stessi che ora chiamo giovinezza
e che allora non avean nome.

Scendendo di gran fretta a valle
a lungo mi fermai nei verdi angoli,
poi cercai il mare e sazio di emozioni
mi abbandonai al suo perenne abbraccio.

In seguito, odorai di uomo
e mi tuffai nei fiumi dell’amore.
Conobbi pure i duri labirinti
a prima vista di città qualunque
solo che quelli eran del Meridione
così che mi inventai nuovo Teseo.

Intanto che la vita andava avanti,
che i chilometri me li bevevo tutti
tra gli insistenti sguardi al mio futuro
e le carezze del passato prepotente,
ahimè ho smarrito il filo portentoso
e quel cavallo non l’ho più trovato.

Tratta da "Appena finirà di piovere" (Global Press Italia 06/2010)
– 2008

La voce del tempo
Nell’attesa della gradita curva
che apre il cuore a quella dimensione
dov’è che sobrio amo rispecchiarmi,
fecondo è il silenzio che circonda.

Ascolto la voce del tempo che va
cercando di registrar quegli accenti
che lungo tutta l’asta graduata
marchiano a fuoco le ore importanti.

E netto è il timbro, imperioso
senza per questo infondermi paura
nel transito di prime e ultime tappe
rivisitate in assoluta quiete.

Solo, però, di tutto ciò che avverrà,
del tempo che poi vorrà confondermi,
spingo il desìo di sentire con forza
tenera voce, confidente spia…
- 2010

Dell'amore, secondo me
Per caso, avete visto l’amore?
Oh Signore, devo chiedergli un favore!
Cosa dite? E’ birichino?
Sì, lo so.

Se lo prendo lo strapazzo.

Non può esser che da sempre
giochi sempre a nascondino.
Ieri là, oggi qua, domani boh...
si traveste ma... é sempre bello.

Cerchiamolo, diamoci da fare!

Tu vai in quella direzione
dai bambini con il lecca lecca in mano,
dalle madri colte al volo in un sorriso,
da quei figli che lo hanno propiziato.

Voi, invece, stazionate sotto il cielo.

E aspettate, aspettate buoni buoni
nostra luna con la scorta delle stelle
verso cui lucidi occhi, quattro almeno,
lanceranno tenerissimi sospiri.

Dai, non perdiamo altro tempo!

Qualche altro, dall’olfatto buono,
si immetta nel sentiero di collina
e controlli la freschezza tra i roseti
o i profumi delle primule odorose.
Forza, non restiamo imbambolati!

Quattro o cinque, coraggiosi,
per favore si dirigano pazienti
all’inizio dell’amplissima radura
dove udranno gridi di guerra.

Non si arrendano alla prima eco!

Specie là, la ricerca insista
tra una bomba e un’altra ancora,
tra le polveri delle vite ignare
o tra sagome d’innocenti in fuga.

Io dico che ce la faremo.

Quanto a me, sto per recarmi
nelle zone colorate, giù al mare,
e aspettando che m’arrivi l’alba
guarderò tra le pieghe delle onde.

Chi lo trova, avvisi gli altri.

Se lo prendi, quello è tipo che t’ascolta,
che si scioglie in mille pezzi e te ne regala uno.
Non prendiamoci la briga di rimproverarlo,
dicono che lui ha sempre ragione.

(Tratta da "Appena finirà di piovere" - Global Press Italia 06/2010)
 – Anno 2008

Se questa volta il mare non m’ascolta
Se questa volta il mare non m’ascolta
é segno che non gli so più parlare,
io, nuovo muto ad ammirare l’onda,
imperdonabile nel non sapermi dare.
Mio Dio! Da raccontargli ho l’amore,
l’amore che ho trovato in un sorriso,
che in un sorriso ho tutto travasato
e adesso colgo i petali migliori.
All’acqua mia dirò che son distratto,
io, nuovo re a lucidare il trono,
imperturbabile nel saccheggiare
arcobaleni e delle danze luccichio.
Se questa volta il mare non m’ascolta…
deturperò i valori che gli ho dato,
lo ridurrò a pozzanghera incolore
e nuoterò nella corrente nuova.
- 2010

Mio caro vento
Chissà da dove vieni e dove vai,
le acque e le montagne sorvolate,
le valli nelle quali hai rallentato,
gli amori che avrai tu suggerito.

Quando, come nuvola diafana,
fresco e leggero plani intorno a me,
non farti raggirare dalla fretta.
Indugia un po’ e fammi compagnia.

Come da lei, vorrei da te intascare
mille carezze resistenti all’urto,
farne sigilli sulle mie gote stanche,
segni inviolabili di fortunati incontri.

Giacché ci sei, cattura il mio respiro.
Come si deve, miscelalo col tuo
e versalo sul dorso di un gabbiano
al quale indicherai la giusta rotta.
- 2008

Con te
Con te sconfinerò nell’universo,
beato chi potrà guardar noi due
librarci nei colori d’oltre azzurro
e mano nella man - senza paura -

Ci prenderemo cura di quegli astri
nascosti fino ad oggi ai nostri occhi.
Non più la luna stanca d’ogni notte
né stelle immaginate clamorose,

affileremo l’arma dell’amore
chiedendo a privilegio un nuovo sole
che lanci raggi incandescenti e tanti
sui nostri cuori da scaldare tutti.

Eviteremo cosmiche tempeste
cercando l’ultima costellazione
e - nuovo - un blu, capace quanto basta
di colorar le nostre lunghe attese.

Con te.
- Anno 2000

Nuovi aquiloni
Inutile è la scala verso il cielo:
non ho equilibrio per salirci su.

Eppur vorrei raggiungere una quota,
un punto appena appena sufficiente
per colorare questa stanca pelle
di una tinta che mi ricordi il blu.

Nel tempo in cui tanto filo davo
agli aquiloni figli dei miei sogni,
non si poteva immaginare un oggi
dov’è fatica già guardare in alto.

Mi dico sempre che non morirò
e forse ciò dovrebbe ormai bastarmi
ma la paura anche i più forti avvolge
in quel momento di sola verità.

Mi costruirò un rombo d’altri tempi,
fatto coi fogli del mio quotidiano
e proverò andando in mezzo al prato
a chiedere l’aiuto a un qualche vento.
- 2009

Nel cielo che annulla ogni età
(A mio figlio Simone e al suo amico Matteo per il loro 18° compleanno)

La pelle del viso cambia  colori.
Tu non li vedi, sono solo riflessi,
i riflessi migliori dei migliori tramonti
sotto i quali da sempre insistiamo
        per assistere ai riti dell'esser felici
che pensiamo un diritto acquisito
epperò… non lo siamo…lo siamo…
non lo siamo…lo siamo…
        Ti verrà d'aumentar la frequenza
dei battiti tuoi delle ciglia stupite.
Sentirai un inizio d'umido agli occhi:
stilla di miele, la miglior testimone.
        E intanto benvenuta è la pioggia,
la più amata che sia mai esistita,
teneri scrosci dei brividi d'Eden
che cadono muti sul cuore e le gote.
        Avrai come freddo, anche d'agosto,
ma febbre non è, è tua suggestione.
Avrai come caldo, anche d'inverno,
ma caldo non è, è sudore alle mani.
        Disteso nel mezzo di mezza noce,
barca sicura in un mare impensato,
é così che in fuga tu metti la morte,
che vita tu plachi e poi ridisegni.
        Spogliato di scudi, di te solo armato,
alato nel cielo che annulla ogni età,
è così che infine il respiro rimandi,
che pane tu mangi e bevi emozioni.
        Non tenertele strette, non sii avaro!
Non celarle nel sacco creduto proibito.
Raccontale!
- 28-12-2009  

Nell’ottobre che pigro si dilegua
Nell’ottobre che pigro si dilegua,
assente è il preludio dell’inverno
e sono sereno, a guardia d’un sole
inflessibile sull’incerto autunno.

Svilendo un po’ il freddo Generale,
distratta è la mia inquietudine
come vista dentro il campo di grano,
incurante delle spighe claudicanti.
- 05/10/2011

Solo lembi d’ovatta
Superba quest’alba s’erge allo sguardo.
Son già dei traccianti, i suoi primi raggi.
Disegnano icone su fogli di cielo
ed io le traduco al sentire dell’oggi.

Che voglia che ho di mettermi nudo…
coi piedi alla riva e il capo all’insù,
nel vento non vento ormai diventato,
in brezza che al petto saldi le braccia.

Nessuna nuvola a far la smorfiosa,
solo lembi d’ovatta in processione
verso i vuoti di color grigio scuro
che – oggi – non mi appartengono!
- 2007

Se
Se riuscissi ad afferrare la luna
o almeno a sfiorare il suo volto
così da sentire più da vicino
il mite respiro che slaccia la notte,
l'antico segreto che arma i poeti,
la vibrazione d'eterno e infinito,
quel freddo da mille stelle falsato
prima che viri al caldo del cuore;

se fossi per una volta capace
di farmi vago in abisso incolore,
fluttuare tra il plancton di un mare
poco azzurrato dai miei sorrisi,
rifugio caro nell'ora a declino
com'è la pretesa dell'uomo perso
che nell'amore il porto non trova
ed acqua e sale in zucchero muta;

se credibile ciò fosse appena,
darei inizio al ripristino nuovo,
all'essere in corsa per un riscatto
d'eroe illuso nel tempo che vola.
Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
e forse ridono di me, del sogno
che come nuvola al sole si sfila
o come onda sullo scoglio s'infrange.
- Anno 2011

Dovrei
Dovrei di più parlare con me stesso
in certe sere che mi sento freddo
mentre il silenzio fodera il mondo
e soltanto la luna fa baccano.
- 2011

Che faccia ciò che vuole, il vento!
Che spazzi nubi inopportune, il vento!
Che infili pure quel sentiero antico
tra i fichi d'india saturi d’inverno
e che finisce dove inizia il mare.

S'accosti minaccioso al blu più nero.
Un vortice alimenti, devastante,
capace di ghiacciare il navigante
o del poeta l'anima sfidare .

Che si diletti a modificare vette
laddove neve gli sequestri i soffi
perché le nuove forme presto assuma
e la si veda ciò che il cuore sente

come succede di nuvole col sole
quando, sdraiati sull'estate piena,
gli occhi volgiamo all'apice del cielo
con l'illusione d'esserne una parte.

Miri ai capelli d'una fata, il vento,
ne mescoli i riflessi e poi li smuova
con la cadenza d'improvvisato slow
così che un romantico si desti.

Che faccia ciò che vuole, il vento!

Ma non gli venga in mente, per favore,
di entrar nell'aria che sto respirando,
un'aria, già pulita, che circonda
il volto che amo e che mi è accanto.

In questa ultima mia dolce fase
accetto solo d'essere battuto
da una brezza assai più naturale
di cui anima e corpo sono il nome.

Poesia prima classificata al concorso poetico "goccedinoi" svoltosi a Chianciano il 28/05/2011 e promosso dal sito www.goccedipoesia.it

Nella bruma
Non fai in tempo
a tirare un sospiro di sollievo
che la vita ti propone un nuovo inferno.

Mi chiedo
quanto ancora devo amarla
per sdraiarmi sull’amaca duratura.

E mi sfida
lungo i solchi più depressi
tra pareti dove appigli sono assenti.

E la sfido
penetrando nella bruma
mentre già mostro gli artigli.
- 2011
 

Adesso che ritardo chiedi all’alba
Disturbo arreca quel vocìo di notte
quando tu credi d’essere del sonno.

È l’ultima città ch’ancor non dorme,
meteore di carne parcheggiate
solo ad un metro dal Casino Royal,
sul marciapiede che si fa teatro.
T’affacci sul terrazzo della luna
e questa volta gli occhi vanno giù,
canotte bianche a scoprir tatuaggi,
vuoti di birra in bilico sui bordi.

Ritorni a letto quasi barcollando
sperando ancora nell’accesso ai sogni
ma sogno nel frattempo é l’incontro
con i vent’anni che non van dispersi,
con l’afa d’oltre mezzanotte al Sud,
fette d’anguria enormi tra le mani,
il blu del mar ch’aspetti di vedere
assieme a labbra a colorar mattini.

E quindi del dormir poco t’importa
adesso che ritardo chiedi all’alba.
- 2011

Sabbia tra le dita
E’ sabbia tra le dita
tutto ciò che ormai è andato,
microsfere, coriandoli di vita
tenuti in una mano sola.

Come rena si dileguano
al primo respirar del vento
e al minimo pulsar di vena
si disperdono nell’aria terra.

Come granelli, i più tenaci,
alcuni me li sento appiccicati
e nell’ingenua pelle mia
vorrei restassero per sempre.

Sono i rimorsi mai cancellati,
i disarmati plinti dei ricordi,
dense lacrime che non asciugherò
malgrado il sole le riscaldi.
- 2008

Nel chiuder quella porta d’alabastro
Nel chiuder quella porta d’alabastro
m’innamorai di quanto avevo visto
e a tal punto me ne innamorai
che, sì, d’un sogno mi sentivo preda.
In una stanza dai color pastello
con le finestre tutte fronte mare,
la mano strinsi a gente che m’amava
e diedi un bacio ad una donna vera.
Sul pavimento fresco satinato,
mi rotolai con dei bambini immensi
e su di un letto diventato un forte
feci con loro la guerra dei cuscini.
Si addormentarono così felici
da non escludermi dai loro miti.
Io li guardai con meraviglia uguale
a meraviglia quando tutta esplode.
Mi affacciai a controllar ben bene
che fosse retta la linea d’orizzonte
e vele vidi… vele e vele colorate
l’un dietro l’altra a consumare sole.
Ne scelsi una, scelsi la più verde
e col mio tifo la portai davanti
fino a sospingerla col vento amico
ad un traguardo posto non so dove.
Indi il silenzio scese nella stanza:
tutti zittiti, quasi per comando
di un lungo assolo fatto da un’onda
nel suo morire contro la scogliera.
Di sale l’aria intanto diveniva.
Non più pareti a fare da confini,
mi ritrovai nel mezzo dell’evento
di una vita per una volta al centro.
Mi tramutai in un buffo paguro,
poi scavalcai la cocente roccia
andando a guadagnar la via del mare
dove m’immersi in cerca d’un abisso.
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Nel chiuder quella porta d’alabastro
pensai a ritrovar d’oggi la strada
ed a tal punto poi la ritrovai
che, sì, di un bel sogno ero stato preda.
- 2009

Tra le magie della prima fiaba
Davvero, non m'importa di sapere
dov’é che inizia o finisce il mare.
Lo voglio immaginare senz'età
nell'unico colore che può avere,
nato per caso o per un'alchimia
tra le magie della prima fiaba.
Con quel respiro che mi sembra il mio
quando le ansie rimuovono le onde
o un sorriso le ripiega al sole,
come il più giusto degli amori giusti
lui m’accompagna ad ogni nuovo passo.
La pelle bagna se la vede secca
e, poi, a scoglio tiepido la presta.

Lunedi 3/01/2011

Matite
Nel mio meriggio a riguardare l’acqua,
del non confin la lunga retta é falsa.
Di sopra, un cielo sfaccendato e stanco.
Di sotto, un mare che vuol provocare
in questi istanti che lei mi manca un po’.

E’ un mio orizzonte da circuire.
La linea sua vorrei ora rubare
per farla di matita diventare,
da scorrere e poi riscorrere sul blu
e disegnare il viso che mi aspetta.
- 2007

Mi ascolto
E’ a notte della non deriva
quando friggono - i silenzi -
quando mutano - le stelle -
che io mi ascolto...

Voce, allora, arriva chiara.
Contro muro si fa palla,
fino ai bordi l’aria colma,
del respiro m’assicura.

E mi ascolto dentro l’ora
di felicità aggiustata
e non fiato, non rispondo
se non per dirmi ciao.
- 2008

Le chiavi dei sogni
Non ascolto i silenzi del mare
mentre di giugno è agile la sera.
Forse mi sono consegnato troppo
nella mano sgarbata della vita.

Col sollecito incedere del vespro,
respiro, sì, il profumo del sale
ma è come se fossi un ostaggio
del durevole senso del dubbio.

Chissà se verranno i giorni preposti
a disincrostare le chiavi dei sogni,
ad estrarre queste nuove radici
per gettarle nel fosso dell’oblio.

Vola, pensiero, da chi mi colora!
Versale gli intensi azzurri, sottratti
alle creste più scintillanti d’acqua,
nella sintesi dell’amore vero.
- 2011

Attender deve, il Paradiso
Al confine con l’altra dimensione,
là dove nuova è d’alba la luce,
mi soffermai a pregustar la scena
volgendo gli occhi all’eterea via.

Immensa, di persone pullulava
e di germogli, a divenire fiori
al primo tocco della fantasia
quando li vuole contemplare schiusi.

Ed altro catturò la mia attenzione
in special modo uomini smarriti
e donne, anch’esse un po’ disorientate,
alla ricerca d’un arduo ritorno.

Possibile, mi domandai sorpreso,
che dopo averlo anelato a lungo,
quasi al cospetto del mistero bello
vi sia la ritrosia ad accettarlo?

In mano a quella gente vidi zolle,
di mare gocce dentro delle ampolle,
la neve scivolare sui mantelli
e di sei petali su ogni petto un fiore.

Nel cuor di quella gente vidi infanti,
adolescenti in cerca di futuro,
adulti a caccia del miglior presente
e vecchi, di nostalgia ammalati.

Ed un sussulto ebbi alla conferma
d’esser non solo ad amar la vita,
d’appartenere a quella folta schiera
per cui attender deve, il Paradiso.
- 2011

Mezzagosto
Mezzagosto senz’amore in scena,
le difese del cuore resistono.
Il mare controvento del mattino
azzurro l’ho lasciato a prima sera.

Nessun riflesso ha ricordato il mio
e nuova spuma il vespro non rischiara.
Protetto dal silente borgo antico,
rimischio il visto, il prima, il dopo.

Sopra i contorni dolci di collina
c’è una luna che non è bugiarda.
Pare invitarmi a consolarla un po’
perché deserta è ora la platea.

Verso la luce di lanterna 7
s’attarda un gatto a risalir la china
mentre le mani in cielo ridistendo
per afferrarti in questa notte, amore!
- 2010

L’eco e la luce
Nel ventre generato dai silenzi
esiste, se si vuole, un buon anfratto
dov’eco persistente rompe il passo
e il suono s’impossessa del teatro;

dov’eco gioca all’asso piglia tutto
ed ogni mano vince contro il tempo
cristallizzando il meglio rendiconto
e rimandando al dopo ogni sospetto.

Io v’entro perché amo veramente
anche la vita che mi rende muto
al primo osare d’una traversia
mentre riscatto atteso ancor indugia.

È solo un sistema che ho adottato
per vincere di netto lo sconforto
e quando della sala m’impossesso
quel suono, allor, serenità m’arreca.

Poi, lungo il solco mi ritrovo nuovo
ancor con l’eco a tutta pelle addosso
e non mi meraviglio se ad un tratto
vedo una luce che ad uscir m’invita…
2009

In un bagno d’albe scroscianti
Chissà se saprò come accarezzarti
quando, in un bagno d’albe scroscianti,
indietro saranno tornati i tuoi occhi
e la fronte, la nuca e i capelli,
e le guance, il naso e le orecchie,
e le labbra, il collo e il petto,
e i gomiti, le mani e le dita,
e i piedi, i ginocchi e le gambe
e il ventre e gli attigui confini,
e le spalle, la schiena e i segreti...

Chissà se saprò come accarezzarti
quando, in un bagno d’albe scroscianti,
indietro saranno i nostri anni tornati
in quel pieno dei giorni
in cui tutto e il contrario di tutto accadeva.

Ricordi, amor mio?
Il mare innamorava la terra
e la terra si lasciava toccare.
Il sole corteggiava la luna
e la luna in anticipo sorgeva.
Le stelle perdonavano i danni
di nuvole che si intromettevano
e le nuvole poi diventavano cipria.

Ecco perché tu devi ascoltarmi.
Le rughe irritanti che ora vediamo
somigliano un po’ a quelle nuvole.

Noi vinceremo il tempo!
Lo spezzetteremo a tal punto
da farlo entrare nel collo della sua clessidra
e - lei non lo sa -
la piomberemo, quella clessidra,
prima ancora d’averla rovesciata.

Chissà se saprò come accarezzarti
sotto il bagno di quelle albe scroscianti.
Chissà se saprai come accarezzarmi...
(2009)

Io non poeta
La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o dentro l'anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero,
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
e incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra e cielo...
nuovi universi, lune, stelle e soli...

Non scriverò di omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda io mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, il sole alto di già,
mentre a registro il mio ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece... in una mano conto le ore.
- 2010

Geometria
Di quell’uomo che potevo essere
io ho paura,
di quel suo cavalcar teoremi
tra i simboli,
tra formule, spigoli, basi e altezze
senza avvertire
di luna maestra pervinca sfera
lassù scolpita
perfetta nel ventre d’avido cielo,
senza sentire
il tiepido fascio terra baciare,
senza guardare
il cono di luce bene addestrato
per arrivare
a disegnare lampare sul mare
dentro la notte
d’insopportabile inverno ostinato,
ala di cera
quando il suo gelo angola il cuore,
prende la mira
ed unica fiamma resta l’amore.
- 2011

Quest’alba non ho visto l’alba
Quest’alba non ho visto l’alba.
Dormivo, calmo suddito del sonno
o - voglia il cielo - d’un qualunque sogno
a colori o anche in bianco e nero,
capace tuttavia d’invischiarmi
in baie del passato sentinelle,
nei vortici d’ermetico futuro
o nel presente minimo migliore.

Quest’alba non ho visto l’alba
e mentre le ore chiamano mattino
il sole, sì, l’ammiro con ritardo
ma lo assimilo di qualche raggio fa,
levarsi a specchio dove finisce il mare,
bere il nero ch’ancor riveste i monti,
confuso un po’ in griglie d’antenne,
svogliata spia d’oasi a oriente.

Sulla scia d’una stella cadente
Sulla scia d’una stella cadente
mi piace immaginarti quasi nuda,
solo vestita a firma prestigiosa
di un amore fiero della sua modella.

Nel posto dove poi tu planerai
andrò di corsa anticipando i tempi,
allestirò la tenda della seta
dentro la quale troverai l’alcova.

Prima, ti chiederò se avrai udito
i desideri espressi alla tua vista,
primo fra tutti quello più pressante
di riabbracciarti a fine giro cosmo.
(2009)

Prove di magia
Ancora non riesco a fermare
nel punto da sempre prescelto
quel sole della mia primavera
in maniera che alla fine riceva
dei suoi raggi il calore migliore.

E poi dovrò inoltre affrettarmi
a fare del mare un azzurro foulard
da mettere addosso in quei giorni
nei quali da impazzire mi manca,
perfetto equilibrio che cerco.

Saranno da usar le alchimie
riflesse allo specchio dei tempi?
Le formule dei nuovi stregoni
che i cuori ormai hanno escluso,
indotto equilibrio che non cerco?

Ed io che pensavo che amor fosse indenne!

Sarà lunga la mia barba  bianca,
in testa un cono di carta cobalto,
mantello amaranto alla fiera del non,
un dito allenato a far da bacchetta
e mago strambo illuderò almeno me,
antico equilibrio smarrito.
- 2011

…, madre mia!
Quando ti chiederò aiuto,
prima ancor d’indovinar perché,
posa le tue mani su di me
e… accarezzami, madre mia!

Come allora, antalgico sarà
quell’indugiar d’esperte dita
s’umido spasmo delle gote.

Quando ti chiederò perdono,
ancor prima di concederlo,
metti gli occhi nei miei occhi
e… accarezzali, madre mia!

Come allora, fluido sarà
quel complice danzar di sguardi
dell’amore impareggiabile.
Roma, 26 Luglio 2011

Roba intima
A me non basta più immaginare.
Mi si deve, come premio fedeltà,
ritagliare uno scampolo di cielo
per poi farne esclusivo fazzoletto.

Ai primi indizi di malinconia,
lo accosterò ai miei occhi scuri
e di ricordi, solo di ricordi,
intaccherò l’azzurro persistente.

Lo laverò in acqua immacolata,
lo stenderò sul filo dei rimpianti,
lo asciugherò al caldo del suo sole.

Lo stirerò nel verso dell’aurora,
lo piegherò in due mosse appena
così che all’occorrenza l’abbia pronto.
(2009)

Non è poesia
Non è poesia il tremolio
del passerotto infreddolito e stanco
sulla ringhiera lisa del balcone
mentre di bianco il cielo si scolora.

Non è poesia il mio guardare,
il non far niente per aiutarlo un po’,
sicuro che - seppur piano m’accosto -
infastidito per paura vola.

Se almen di sole arrivasse un raggio,
potrei immaginarlo almeno caldo
e scrivere per lui un qualche verso
ma intanto, no, non è poesia.
- 2009

Il mare racconta
Se non sei me, non puoi immaginare
l’assenza di paura in piena notte,
sia essa gelida e figlia dell’inverno
o soffocante in opprimente agosto.

Ho visto stelle correre al riparo
al sopraggiunger di maligne nubi
ed altre, a mo’ d’affascinanti donne,
spogliarsi d’ogni ultimo brillante.

Nei suoi tre giorni e nelle sue tre notti,
a Santiago ho fatto compagnia
mentre adescando il fiero nostro marlin
pescava invero il suo coraggio estremo.

Bonacce,è vero che ne ho mandate
ma il mio vecchio mai ha più saputo
di quanto ancora sono amareggiato
per le tempeste che non ho evitato.

Se mai qualcuno ti dovesse dire
che solo d’acqua sarei fatto io,
non annuire e sii anzi tentato
di venire a vedere la mia anima.
- 2011

Trigonometria applicata
Tu non ami definirti, vero Aurè?
L’amante ti dettò la condizione:
"Sono tua se tutta tu mi accetti!"

Eh già, la vita ti ha stregato.

In geometrie t’ha risucchiato
e rette, cerchi, semirette e curve
han formulato la sua equazione.

Ma, al momento della soluzione…
in quale angolo tu sosterai
da cui guardare l’esistenza?

Quello concavo, delle nostalgie?
Se così fosse, ripercorreresti
solo il sentiero dei ricordi belli.

Quello convesso, dell’indifferenza?
L’ultimo atto aspetteresti freddo
e ignoreresti il nascere di stille.

L’angolo ottuso, della fatalità?
Non accorgendoti ch’ancora esisti,
verdetto accetteresti silenzioso.

L’angolo acuto, del romanticismo?
Ripenseresti all’amore che hai dato
lasciando in sospeso quello non avuto.

L’angolo piatto, dell’inerzia?
Dovrai scansarlo in tutta fretta
per evitarti uno stato sconosciuto.

L’angolo retto, dell’innamorato?
Pur moribondo, ti vibrerebbe il cuore
ch’ancor vorrebbe innamorarsi ancora.

Quel dì sarai tutto, in un secondo.
Tra tanti te dividerai la sorte
ma chi ti sa ne sceglierà uno solo. 

Ti ciberai di flebo d’ingenuo eroismo,
del buon affetto di chi ti vuole bene,
di dosi, a goccia, dei rimorsi,

di dosi, a goccia, dei rimpianti
nel piatto non svuotato dei tuoi sogni.
Chi sarai, a soluzione data, tu?
- 2009

Premessa
Quando scrissi questa cosa pensai all’accidia e qualche ricordo della Divina Commedia mi spinse a comporre queste terzine.- Per carità, fate in modo che Il Sommo Poeta non ne venga a conoscenza sennò per me sarebbe…l’inferno.
Grazie
Aurelio


Virar dovresti
Nel fango di Stige affondi tuttora,
laddove tra la melma del ruscello,
pur anima, t’è sempre arduo l’operar.

Se non per altri, almeno per te stesso
virar dovresti dall’eterna noia
si ché pure tristezza monderesti.

Ei tu! Salvezza proprio non invochi?
O forse, allor, il Sommo vide bene?
Nella di lui ragion, dolor non senti.
- 2009

Ite, Missa est!
Qui, sull’altare dei valori nuovi
celebreranno Messe senza luce
tra gli odori dello scaduto incenso
fluttuanti in artefatta aria fritta.

Al posto del silenzio di navate
sarà il gracchiar peggio riuscito
di corvi mescolati a pipistrelli,
novelli chierichetti per servire.

Di là, nella spianata senza luna,
sui petti gli automi batteranno
i pugni modellati al Beauty Center
di modo che si fermin sulla pelle.

Ite, Missa est!
E via, di corsa, le disperse folle
nell’orto della casa pria già perse
ed or riperse in paradisi astrusi.

L’universo dentro me
L’universo è dentro me
quando la notte denudo
e so di non esser solo.

Sento ridere i miei occhi
ubriachi della tua presenza,
di quel vedere che ci sei.

Non voglio lune incredibili
né stelle piegate ai capricci
o astri dai colori impossibili.

Mi basti come acqua alla sete,
colma dimensione del fresco
in attesa di riaccostar le labbra.

Portami al mare
Portami al mare
in questo autunno intenso.
Fa’ che dal vivo io risenta
dell’onda il suono sullo scoglio
mentre la pioggia fitta di novembre
non si discosta e anzi mi confonde.

E non lasciarmi poi da solo,
seduto ad assaggiare un sogno.
Vienimi accanto ad ascoltare
quell’emozione che mi prende
al breve, ingenuo tuffo nell’eterno.

Non ti spostare appena sembra
che l’acqua inghiottir ci voglia
E’ solo un segno d’accoglienza,
catarsi che ci viene offerta
per ripartire appena spunta il sole.
- 2010

Tra petalo e petalo
Ho incastrato con cura
le emozioni di sempre
tra petalo e petalo
d’una rosa rossa.

Quando li vorrai staccare,
troverai di che ridere
tra le rabbie
per le lunghe attese
e i silenzi
di speranze invincibili.

I ricordi premono
sulla terra in cui l’ho colta,
quella rosa,
ma si diradano
come nebbie
che vorrei ancora attorno.
-2005

Quasi a sfiorar la non ombra di Dio
Quasi a sfiorar la non ombra di Dio,
ho volato nell’ultimo infinito
e cosa importa se un sogno è stato
o se si crede o no a quanto dico.

Di piombo, le mie ali protendevo,
del colore rubato ad un tramonto,
e la terra ho visto da quel punto
pianger finalmente di vergogna.

Anch’io, c’ero anch’io in quella ressa…
- 2011

Dovrei sgridarti
Dovrei sgridarti, adesso, cuore mio
che in disparte te ne stai piegato,
ridotto a quelle esatte dimensioni
adatte al bimbo ch’ero e non all’oggi.

Svegliati un po’ dal tuo torpore!
Non son capricci, oggi, lo capisci?
Non c’è più mamma che all’occasione
é pronta a iniettarti aria sublime.

Adesso c’è la guerra tra gli adulti,
la messinscena di chi è il più forte,
le strategie dei massimi silenzi,
la strenua gara a chi primo non cede.

E se di armi presto non ti attrezzi
rischi la fine dei disubbidienti,
dei sogni miei invan raschi il barile
e dei peggiori anni il gel riscopri.

Se or non scuoti un margine di cielo,
rescindi il patto che con me firmasti:
il lungo rio che s’era detto azzurro
pure nei tratti d’alveo a rischio.
- 2009

Freddo
Sul cuore plana ogni mio pensiero
mentre è la notte a prevaricarmi
e gli occhi mi afferra tra i silenzi
perché al suo ordine obbedisca.

Ma non ho sonno, proprio non ne ho.
Tra un biscotto e un caffè bollente
mi vien la voglia di provare a fare
un giro intorno a questi giorni duri.

Scarabocchiando qua e là la vita,
si ripresenta la linea conosciuta
che, da stazione antica iniziata,
finisce all’oggi e nel vuoto muore.

Allora provo a tracciare curve,
in punta di penna spigoli scanso
e prati, mari e colline predispongo
per noi persone di buona volontà.

Nel mezzo poi l’inchiostro è catturato
d’astrusa e non cercata forzatura
di simulacri eretti nei sorrisi falsi
per la ricerca delle felicità fallaci.

S’aprono scene d’assurde verità
dentro cui si muore e si rimuore
per colpa di quel tempo che ci manca
per riguardare ai nostri mille errori.

Senza lavoro oppure senza amore,
muovono passi i tanti nostri figli
che dignità porgono ai fautori
d’elettrizzanti asfalti da tracciare

lungo le già esistenti mulattiere,
quelle percorse tra soste e sudore
di spalle colme della gran fatica
per giungere uomo a destinazione.

Non voglio mai esser prigioniero
d’estreme correnti dove annegare
e dichiarando al buio il dormire
nel freddo tempo al sogno mi affido.
- 2010

E’ poesia?
Ho spesso trasferito nello scritto
d’anima mia i sogni e le bellezze
ed una penna é andata sempre
a riempire d’emozione un foglio.
Mi chiedo adesso, all’occorrenza,
se è poesia questa sofferenza
che pure voglio registrar stasera,
chiaro d’inchiostro dalla china nera
come il solerte garrulo ronzìo.
Le affibbierò parole senza senso
‘sì da confonderla in vaga follia
ed ordinarle a brutto muso e lesto
di abdicar da un trono di regina.
Dovrò usare ingegno e fantasia
perché presto la esorcizzi tutta
adoperando un po’ di tatto, forse,
e qualche verso d’abile ironia.
(1981)

Rifugio è il verso
Di poesia l’animo coloro
quando la tela tende a sbiadire
come il sentiero lungo l’arenile
con il sole a lavarsene le mani.

Si danno il turno, vento nebbia e pioggia,
mentre è il mare il solo baluardo
a sostegno di un battito vitale,
avanzo azzurro che l’attesa placa.

Rifugio è il verso anche se muore
al mio primo cambio di tendenza,
quel ridere sulla fragilità
che io combatto ma non sconfiggo.
- 17 Marzo 2011

Una difficile primavera
Al sorgere di albe pressoché uguali
a notti che di sonno non ho riempito,
cedo molecole del non abbandono
e sento il vero sapore immeritato.

Vanno avanti, le indifendibili ore,
e sembra che io non abbia il tempo
di volgere un solo sguardo d’affetto
verso il sole di questa primavera.

Cerco gli incavi della tenerezza,
ascolto a convenienza ogni ragione
ma è solo spavento il destreggiarmi
nel tic tac d’eccessiva sofferenza.
- 2011

Tele
Balsami, profumi e balocchi
devono avere adesso nuovi siti
per celebrare al meglio i fasti
d’una bellezza che non va dispersa.

La città dove tutto si confonde
dia spazio ai metri quadri dell’amore,
al fascino dei suoi miglior segreti,
ai prati incolti dei bambini d’oggi.

In questo tempo che massacra le ore
e malandrino sfiora i seducenti cuori,
in questo tempo di presuntuoso millennio
rischiamo di morire vivi, di dimenticarci.

I colori, ammuffiti nell’indifferenza.
Le beatitudini, cancellate dalle agende.
Scolorano, le macchie dei pittori preferiti,
eppure continuano a mostrarmi visi di vergini.

Il mare, il cielo e l’albero di ciliegio
sono ancora splendidi, immobili primati.
I veli di infinite Madonne vorrebbero aliti
e non gli occhi della morte o dei gettoni d’oro.
- 2002

Pubblicata sul mensile di cultura "Il Saggio" (01/2008)

In un mattino quando fuori brina

Quest’oggi e sempre, amore voglio addosso
come tiepido flusso d’acque chiare
su nuca, spalle e fianchi infreddoliti
in un mattino quando fuori brina
e il davanzale ruba gocce alla vetrata.

Cocente, il sole arriverà puntuale
ad ingoiare i vapori della notte,
a dare un senso a questo giorno nuovo
ma nell’attesa dell’atteso evento
vado cercando anticipi del bello.
- 2010

Accade, così…
Accade, così, quasi tutto per caso,
come della tramontana lo schiaffo
nel luminoso incedere del giorno
a rammentarti l’ordine delle cose.

L’amore che stai tenendo per mano,
spianato dall’urto del suo pensiero,
sdraiato sul cuore a fruir di riposo,
al dopo rimanda il resto del canto.

Accade, così, che il freddo ti prende
e lana su lana di corsa tu aggiungi
mentre già arrivi già alla fila alla cassa
dietro chi come te non può sognare.
- 2011

Il mare che mi manca
E’ quel profumo che adesso mi manca…
l’amalgama fresco d’aria e di sale
che fa del silenzio invito a sperare
nel sorgere proprio, accanto al sole.

Le spalle posate su scoglio nero,
i piedi leccati da onda indolente,
guardavo la retta schiarirsi tutta
perché distinguessi il mare dal cielo.

Ed era raggiante il sorriso da aprire
a quel nuovo giorno oro e magia
così come il sole che all’apparire
del trono del tempo si appropriava.
-2011

Come fiume
Come fiume che nell’alveo vive
per poi morire dove inizia il mare
e tuttavia sempre fiume resta,
cosìè la mia malinconia.
Nel cuore esplode e poi m’abbandona
lasciando forti dispersioni d’eco.
L’alba migliore ancora non l’ho vista
eppure puntualissimo mi apposto
nel sito adatto alla miglior visuale
da cui scrutare l’anima alla sveglia.
- 2010

Eppure…
Mi manca lo smalto del tempo migliore,
quel ridere a tutto, anche al dolore,
il punto e a capo che dà il riavvio
dell’essere sempre in mezzo alla vita.

I guadi, una volta, sembravano finti
e li attraversavo guardando al futuro,
i muscoli pronti ad ogni mia istanza,
il cuore disposto a nuovissime prove.

Adesso succede che m’impantano,
che la reazione tarda a venire,
immerso tutto così come sono
nel limbo che vuole me prigioniero.

Eppure, c’è chi davvero mi ama!
- 2011

Alla vita
Ridammi i colori che io ho rincorso,
gli stessi colori che ho sempre difeso
dal sopraggiungere di chiazze oscure
pronte a imbrattare aneliti e sogni.

Non c’e’ bisogno d’invocare i vent’anni,
di rannicchiarsi nel sofà dei ricordi,
d’andare a sfogliarsi le proprie fiabe
per indagar sulla meta agognata.

Meglio è annusarti più da vicino,
ridarti il consenso che mai ti negai,
succhiare l’amore di tardivi frutti
scagliando loro l’amore che posso.
- 2011

I silenzi dell’amore
I silenzi dell’amore esistono.
Li ho visti alla luce della luna
ed il mattino dopo, fronte mare,
marcare angoli concavi e convessi
con la matita matta dell’umore.

Dinanzi all’onda, chiusa alle tristezze,
o alla notte, aperta a nostalgie,
si salva, il cuore, oppure si smarrisce
nel cambio ballo a cui deve obbedire.
E batte, per mia fortuna batte…
- 2010

Geometria
Di quell’uomo che potevo essere
io ho paura,
di quel suo cavalcare teoremi
tra i simboli,
tra formule, spigoli, basi e altezze
senza avvertire
di luna maestra pervinca sfera
lassù scolpita
perfetta nel ventre d’avido cielo,
senza sentire
il tiepido fascio terra baciare,
senza guardare
il cono di luce bene addestrato
per arrivare
a disegnare lampare sul mare
dentro la notte
d’insopportabile inverno ostinato,
ala di cera
quando il suo gelo angola il cuore,
prende la mira
ed unica fiamma resta l’amore.
- 2011

A regola d’arte
Pretendo che sia a regola d’arte
la mia riflessione, quella finale,
su come e su quanto la vita m’ha dato,
su come e su quanto la vita m’ha tolto.

Dovrò domandarmi davvero a lungo
su tutte le cose che io avrò fatto
per meritarla per come volevo.
E dovrò, soprattutto, rispondermi…
- 2011

Fa niente…
Fa niente se diserterà, la luna,
se di stelle neanche un punto si vedrà,
se il vento romperà il silenzio
o se la pioggia solo asfalto laverà.

Ugualmente adagerò una guancia
sul solito cuscino in due piegato.
Mi allungherò sul mio fianco destro
e comodo viaggerò volando
per arrivare a mai raggiunta meta.

La dolce quiete, innanzi tutto, voglio
per esser dopo assai facilitato
nell’esplorare queii dubbi di sempre
che non mi fanno viver come voglio.

E non si tratta d’aver troppe pretese,
d’innamorarmi per come io l'intendo,
di maneggiare felicità ammessa,
di vincer la paura della morte.

Si tratta solo di guardarmi dentro
con occhio freddo che non m’appartiene,
con l’occhio di chi da fuor mi vede
eterno pellegrino lungo gli anni.

Fa niente se sarà distante, il mare,
se non ascolterà questo suo figlio
che, tanto, alla prossima occasione
gli parlerà di questo e anche d’altro.
- 2009

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Brucia il deserto che immaginai
con una palma e un disco blu.


Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Rispetto ad allora è più facile adesso:
pur non richieste, scintille di fuoco
vengono offerte su piatti di sangue.

Brucia il tappeto sul quale volai
verso la reggia del despota sogno.


Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Buttiamo là dentro il peggio di noi
e la cupidigia che droga il tempo
fino a comprimere albe e tramonti.

Brucia quel mare dove nuotai
verso una nave armata di pace.

Roma, 27/03/2011

Atomi
Se l’ultima molecola
che andrò a cogliere nel cuore
riuscirò a frazionare anch’essa
in atomi d’incredibile amore,
potrò dire di averti amata
come la mia vita vuole che ami.
Ci arriverò…
1992

Buona Pasqua!
Buona Pasqua a chi si sente perso,
legato mani e piedi a una speranza
che mai e poi mai gli mostrerà la faccia.

Buona Pasqua ai tanti sventurati
trafitti dai chiodi d’una felicità smarrita
perché in cerca dei nuovi sogni antichi.

Buona Pasqua anche a quella gente
che vuole risorgere da questa vita
per costruire vita almeno migliore.

Buona Pasqua alle buone volontà
capaci ancora di voler sorridere
all’indifeso bimbo che sorrisi chiede.

Buona Pasqua a tutti quei poeti
che scrivono parola dietro l’altra
per emozionarsi ed emozionare un po’.
- 2008

E’ dentro me
E’ dentro me la sensazione esatta
di appartenere ad un diverso cielo
in cui girare a lungo e senza sosta
per afferrare le cose sue migliori.

E’ dentro me l’immagine riflessa
del mio pianeta a pelle rosa in festa
che rossa si presenta ad uno sguardo
capace di spogliarlo nell’amore.

E’ dentro me quel gemito compiuto
di belle attese perfetto traduttore,
e resta qui protetto e accarezzato
da guarnigioni di battiti del cuore.
- 1987

Sogno e realtà
Non dovrei più sognare il cielo.
Grigio, blu, curva o cerchio, esiste già.
Basterebbe solo volgergli lo sguardo,
catturarne l'infinito del momento
e prestarlo alle ore del mio giorno.

Non dovrei più sognare il mare.
Oceano, onda, nero o azzurro, esiste già.
Basterebbe solo andarlo a trovare,
catturarne l'orizzonte del momento
e prestarlo alle ore del mio giorno.

Si agita e confonde, l'anima mia,
tra ciò che vorrebbe e ciò che ha.

A volte, ho immaginato sofferenza
mentre attorno avevo dolore.
Spesso, ho inseguito miraggi
mentre attorno avevo miracoli.
Sempre, ho trascritto emozioni
mentre addosso avevo brividi.

Luna
Per quanto tempo tu ti nascondesti
nel buio dei fremiti d’un vero amore
ed attendesti fuga delle moleste nubi
per incantarmi, oggi, al tuo donarti….

Vengo da te con addosso gli anni
come pirata al suo arrembaggio
per depredarti fino al limite del cielo,
per farmi stringer nel tuo cerchio.
-2010

Vorrei ancora io dormire
Balordi i giorni intrisi d’amarezza
nei replicati flussi dell’attesa
quando, seppure il sol non indietreggia,
confondo il blu col persistente grigio.

Preferirei tutta l’aria intorno
effetto chiaro di devastazione
di un deformante generale inverno
che gioca invece a fare il caporale.

La colpa è mia, non so accettare
quel che di bello intanto è da afferrare
mettendo un po’ da parte il malumore
per non saggiare subito l’amore.

Giù nella strada corrono bambini
accesi dalla forza del mattino,
vanno alla meta che non è fissata
mentre vorrei ancora io dormire.
-2011

Con i tuoi occhi
Con i tuoi occhi bramerei vedere
se il blu del cielo è uguale al mio,
se cambia tono quell’azzurro a mare,
se la luna - la benedetta luna -
si mostra a te in un diverso aspetto.

Con i tuoi occhi poi guarderei me
da testa a piedi ivi compreso il cuore
e lì insisterei - per ore ed ore -
al fine di scovare i miei difetti.
(2009)

Introspezione
Nel mare dei silenzi benedetti
dove i clamori annegano perfetti
e spazio s’apre all’introspezione,
mi vedo, in barca, l’onda accarezzare.

Da uno agli anni d’oggi, là mi specchio,
parole zero per non disturbare
del filo del discorso la ricerca
intanto che mi gioco l’io migliore.

Lapidandomi coi nuovi riflessi,
un’alba e solo un’alba fa rumore,
aspetta che il sole in verticale
in acqua sfumi le mie immagini.

Uno, sarò! A riva me ne torno…
-2010

A Est
A Est dispiego le ali
e sfido la furia dei venti
decisi a fermare il mio volo.
Ricerco la culla del sole
laddove portare speranze
da affidare con estrema cura
ai primi caldi del mattino,
compagno delle ore a venire,
che per mano mi prenda
fino al saluto della sera.
-2010

Anch'io ho paura
Aspetto l'ora giusta.
Persisto nel distanziar la morte,
accetto i pegni che sono da pagare
in un percorso avido di prove.

Dimmi, intanto, che sembianze hai,
se sei da immaginare mia coscienza,
se è soltanto sciocca confusione
vedere in te la cara madre mia.

O forse tu sei me, piccolo uomo,
quando lanciai la prima sfida
a fare carne di quei primi sogni
dove spiare la trama del romanzo.

A sera, nei momenti che mi avvito
alla ricerca dell'angolo migliore,
ti parlo, angelo mio, e poi t'invoco
per essere sicuro che ci sei.

Intanto che decidi di mostrarti,
del tuo respiro dammi un cenno,
disegna là sulla parete azzurra
gabbiani che sorridano di me.

Ti prego, non contare troppo
sulla promessa che mi sono fatto
di coltivare vita più che posso
perché del non morir mi illuda.

D'accordo, continuo a guardar le stelle,
nel cuore incastro flussi di marea,
ma rassicurami, fa' presto!
Anch'io ho paura!

Di più
Se trovi un senso pressoché compiuto
che alla mia vita voglio sempre dare
ti prego, amore, avvisami per tempo
così che possa correre ai ripari.

Infatti, tu, non devi accontentarti
dell’incompleta mappa tra le mani.

Cerca quel segno che di più le manca,
quello che ancora serve per fissarla
e visitarla a fondo, alla ricerca
dell’uomo che per te vorrei essere.

Inorridito (Ciao, Yara!)
Di rabbia e dolore si nutre il silenzio
che avremmo voluto festoso fragore
nell’ora del tuo atteso ritorno alla casa.
Noi ti sapremo, lassù, a passi di danza
Inceder leggera con fresca eleganza
nell’azzurro tappeto do salvifico cielo
                - inorridito -
eppure capace di regalarti i colori
negati nel mondo creduto migliore.
Qui, dove per sempre ci mancherai,
c’è da ritessere meglio ed in fretta
la tela dell’umana buona alleanza!
 – 27 Febbraio 2011

Da Lui m’aspetto quiete
Nell'era del tutto ha un prezzo,
vorremmo barattar con Gesù Cristo
le scialbe prove delle nostre vite
con uno dei Suoi miracoli perfetti.

Ma non chiediamo pani e pesci,
la Croce é ormai monotona leggenda
non più icona di quell’eterna Fede
che ora é incolta, maltrattata, offesa.

Chiediamo invece nuovi luccichii,
fulgidi denti in un corpo perfetto
a fare strada al manichino genuflesso
capace solo di mettersi in mostra.

Rumori a coprir silenzi,
a rischio é il blu del mare mio,
la fronte delle idee vibrante al sole
e d’animo le incalcolabili bellezze.

Da Lui m’aspetto quiete,
un punto e a capo promettente,
un altro segno d’indiscusso amore
che scuota l’aria, me, le genti.

Quale perdono é da vagheggiare?
Mentre insicuro tento di parlarGli,
mentre vacillo anch’io coi tanti,
da Lui mi aspetto quiete e... prego.

Tratta da "Appena finirà di piovere" (Global Press Italia - 06/2010)
(2008)

Aneliti
Vorrei trovarmi in un campo di grano
in mezzo alle spighe che sputano oro
confondermi a terra in un quadrifoglio
ed essere colto dall’amore che amo.

Vorrei esser acqua in acqua di mare
in mezzo a molecole che sputano sale,
confondermi al fondo in una perla
ed essere colto dall’amore che amo.

Vorrei poi svegliarmi in fresca alba
e fare del sogno tutti i miei giorni
per essere certo che all’occorrenza
da solo non sono se vita io cerco.
-2010

L’ultima luna
L’ultima luna si scansò irata.
Poi, raggiunse le scampate stelle
e mugugnò sui suoi diritti tolti.

Da lì in poi fu soltanto giorno
col sole, odioso quando è troppo sole,
a fare luce su quanto era già chiaro.

Troppo evidenti queste nostre guerre,
fratelli che non sono più fratelli,
moderni amori privi dei sospiri.

Rivoglio belle notti, quelle vere,
che silenziose osano placare,
dove le luci posso anche sentire.

Viene a mancare più di tutto il sogno
quasi imposto da una stella amica
mentre l’ultima luna aspetta muta.
(2008)

Incontro ad un abbraccio
Se riuscissi, non so dire quando,
ad incollarmi tutto il mare addosso,
a fare in modo che onda io diventi,
potrei rispondere al quesito antico.

Qual'è per me il suo significato?

L’ho inseguito, da bambino amato
da quando a pesca insieme con mio padre
m’incuriosiva quella luce d’onde
nei pomeriggi regalati ai sogni.

Ed era porto, quasi ferma l’acqua
tra le intagliate ombre dei navigli,
in compagnia di odi e di bestemmie
di chi aspettava pesci in abbondanza.

Ed era porto, ore benedette
per ripararsi un poco dagli affanni,
per destreggiarsi a legar due ami
e poi gioire se fissati bene.

Di là dal molo alto, all’orizzonte,
quando sfidavo i gradini alti
per sporgermi dall’infuocato bordo,
di là si aprivano respiri lunghi.

Lungo nuance di un azzurro eterno,
in mezzo ai vizi dei bagliori al giorno,
mi impossessavo di un verdastro gozzo
e - re - andavo incontro ad un abbraccio.
 - 2011

I sorrisi del cielo
Aspetto così i sorrisi del cielo,
passo insicuro a trovare la strada
che mi riporti al non confondermi
dentro la nebbia che gli occhi mi colma.

Guardo all’indietro stanco ma fiero,
spulcio i momenti di appagamento
e li catturo, li stringo e costringo
a scivolare nel tempo dell’oggi.

Lontano dall’ovattato silenzio,
quanto rumore staranno facendo
onde al rinnovo menando scogliere,
quale concerto staranno allestendo

per farsi udire da chi sta pensando
al modo adatto a non essere stagno,
acqua nell’acqua che ferma rimane,
mentre ha bisogno di rigenerarsi?

Lassù, mia fortuna, azzurro risponde
ancora scarso, ma intanto si vede
come una chiazza che nuvole spiazza
per inghiottire tristezze residue.

07/02/1951, Il primo profumo
Vidi il sorriso della madre mia?
In casa, al mio nascere nell’alba,
tra le sue braccia grandi mi nascosi,
paura d’aprir l’uscio alla vita.

Lei mi fasciò di caldi panni bianchi,
d’odor di talco e di carezze lunghe,
e, prima cosa, mi sussurrò amore.

Poi ascoltai musiche di Dio,
staccai rose che credevo belle
e mi scansai da certi precipizi.
Vidi il sorriso della madre mia!
- 07/02/2011

Istanti
Mi chiedo dove vanno quelle ali.
Nella grata dei rami dell’inverno
pareva mi guidassero la mano
per ritrarre con due tocchi libertà.

Dove convulso oramai è lo sguardo,
rimane la profondità del cielo
tra forme impenetrabili di nubi
ed istanti di tenero infinito.

Dialogo col mare
- Ciao, come stai? Una volta, di maggio, venivi a trovarmi spesso…
- Beh, erano altri tempi, ero un giovanotto, la casa non era lontana, vedevo il porto
dal balcone, il primo bagno era in aprile.
- Sì, va bene, ma non mi hai detto come stai.
- Così così…
- Il secondo cosìè riferito a carenza di sogni?
- No, no, per fortuna quelli non mancano. E’ che la vita mi prende, mi fa come scordar chi sono.
- E tu sai che devi fare? Alla vita, di' che sei amico mio.
- Lo sa, lo sa. Tu, invece, come procedi? Riesci sempre a spumare al meglio?
- Mi do da fare.
- Oggi sei di un azzurro antico.
- Sapevo che tu venivi e allora ho chiesto al vento di assentarsi, di sfogarsi un po’ più a Nord.
- Quale onore?!
-Senti un po’, so che scrivi poesie.
- E chi te l’ha detto?
- Si dice il peccato, non il peccatore. Ma tu, nei tuoi versi, mi nomini?
- Altro che!
- E come mi descrivi?
- Dipende da come io ti vedo.
- Vuoi dire da come mi vedevi, forse?
- No,no! Da come ti vedo ancora, anche quando sono lontanissimo.
- E dimmi ancora un’altra cosa.
- Cio è?
- Hai mai svelato i nostri segreti? Hai mai parlato dei nostri incontri a sera?
- Geloso?
- Non si tratta di questo. Il fatto è che oggi sono altri incontri. La gente arriva qui, un tuffo e via, assorbe poca acqua e poi si stende a pancia all’aria.
- La gente non è tutta uguale.
- In che senso?
- Magari ti scarta per la luna, per le stelle, per il sole, per la montagna…
- Fosse così, mi andrebbe bene.
- Adesso però ti devo salutare.
- Non andartene Auré!
- La famiglia, la salute, il lavoro, il futuro… Ti prometto che ritornerò.
- Io sono qui, io sono il mare. Appena sarai giù per il sentiero, io ti riconoscerò.

**************
Mi avvio guardando, un po’, la sabbia avanti e, tanto, l’acqua indietro.
Mi pare che le onde si stirino proprio come me quando al risveglio distendo braccia e gambe. E’ solo, forse, un’impressione. E’ la tenera coda del sogno nella realtà.
Son già sulla stradina e i primi rumori mi rammentano dové che son diretto.
Spedisco gli occhi al cielo e dopo, quando me li riprendo, si posano sul primo fianco della collina. C’è un salice che non piange.
*
Aurelio Zucchi (2009)

Quel momento
Nel tempo che ti vuole divorare
si trova per fortuna quel momento,
e non è detto che illusione sia,
in cui afferri della vita il gusto.
Che sia l'effetto di un dolce sorriso
di chi pensavi non sorridesse mai,
o l'immersione in un blu scordato
quando ti accorgi che i tuoi colori
meglio di te resistono al declino,
o meglio ancor la netta cognizione
di quel sentir nel cavo della mano
il vero amore che hai sempre rincorso,
che anche sia una cosa sola,
un batter d'ali udito nella bruma,
un saragotto da ridare al mare,
salir due piani senza più l’affanno,
cravatte azzurre dentro la vetrina,
l'odore di caffè dalla cucina,
che anche sia una cosa sola
tu da nessuno sarai divorato!
- 2011

Di mare in
mare


Di mare in mare ancora va sicura.
Il remo ad un motore preferisce

perché in quel silenzio d'universo
si senta solo il battito sull'acqua.

E lenta avanza, lenta da morire.
Nella bonaccia si trastulla al sole

per poi sfidare la peggior tempesta
dimenticandosi d'approdo urgente.
 - 2010

Nel cielo, di cielo, al cielo
Nel cielo libero ricordi,
riverberi di luci incandescenti,
passi discreti in ore della notte
per chiuder bene le imposte ai figli,
quattro fratelli tutti quanti intorno,
pesci e salsedine attaccati all'amo,
scogliere nude alla mercé del sole,
vagoni dietro la locomotiva
di legno nero giallo rosso e azzurro
col muso degno del miglior Pierrot.

Di cielo vesto le speranze,
le manne scese nell'età del verde,
aneliti del divenir migliore
mentre correggo i tanti miei errori,
rincorse a sentir di Dio la voce
quando altre voci non so ascoltare,
sorrisi persistenti dentro i giorni
immaginati eterni per i figli,
speranze di rileggere nel sempre
il sunto d'una vita spesa bene.

Al cielo do in custodia i sogni,
preziosi ossigeni da ingurgitare
al palesarsi d'anima che cede,
reami d'acqua e terra da salvare
in una donna fiera del suo amore,
abbracci intensi pieni di stupore
con la paura che l'istante voli,
le simmetrie dei valori veri,
pugni e carezze a vita che m'invita
a crederle - di più - per non morire.

In quei giorni farciti con il crudo,
dentro spirali senza via d'uscita,
quando il quadrante l'ora mi rallenta
e un arlecchino perde i suoi colori,
in un dolce standby lassù affido
i sogni, le speranze e i ricordi,
lungi dall'essere contaminati
dai freddi numeri dell'equazione
che linfa somma e tanta ne sottrae
a chi vorrebbe solo equa razione.
 - 2010

Io non poeta
La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o dentro l'anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero,
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
e incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra e cielo...
nuovi universi, lune, stelle e soli...

Non scriverò di omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda io mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, il sole alto di già,
mentre a registro il mio ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece... in una mano conto le ore.
 - 2010

Ho visto un sole non voler morire
Ho visto un sole non voler morire
in un tramonto ubriacato d'ali
quando la vita un sussulto vuole
perché di più si creda all'eternità.

L'ho visto mentre di là scorgevo
l'irrequietezza d'una luna a mille,
smaniosa di guadagnar la scena
per farsi bella di malinconie.
 - 2008

La notte mi prende per mano
Ora che il mare aspro diventa
e di antracite la luna si veste,
alta e discreta la notte si accosta
mentre la stasi mi fa prigioniero.

Nella collina non più contornata,
dove presumo ancora c'è il borgo,
con ostinazione cerco una luce
capace di darmi continuità.

Lassù, neanche una stella intravedo
che si riveli delle altre più furba
nell'infinito rigato di nero
avaro nel dare spazio al respiro.

Riporto lo sguardo dov'era prima
e d'una nave pretendo la scia,
il tocco bianchissimo a soppiantare
il bianco disordine di onde folli.

Vorrei che arrivasse l'aurora,
del tipo fucsia, netta, e impaziente
d'aprire in cielo lo squarcio ribelle,
l'effetto euforia di sistole errante…

In quest'attesa del via alle danze,
conforto mi è nel prendere tempo
l'idea di essere non del tutto solo.
É la notte che mi prende per mano.
-2008 

E dopo…
E dopo… appena fatto, parlar d'amore!
Riprendere il cammino ininterrotto,
ripristinar l'alcova ed il suo tetto
e sistemarsi bene nello stretto.

Quando l'amore - amore mio - ci bacia,
dobbiamo dargli altro che la guancia!
Dobbiamo offrirgli i fianchi di bonaccia
e farci stringere nel non collasso.
2006
 

Al confine con l'anima
Quando
al vero specchio mi rifletterò
le mie gote avranno mille anni in meno.
Saranno lisce come antica seta e timide
si scanseranno - piano - per fare spazio
agli induriti occhi che avranno, loro sì,
gli anni che io avrò!
 (23 Aprile 2009)
 

Prima dell'alba
Sono emozioni da toccare con mano,
mille galassie diventano una,
tetti e rossori quasi a inchinarsi
di fronte al mare fortuna di sempre.

Finestre danno adesso un'idea
d'essere aperte da qui a un istante,
braccia di legno a coglier salsedine
per farne dono ai respiri di dentro.

Se nei canovacci di un cielo terso,
nell'occasione prestati a un suo figlio,
di qualche gabbiano le ali non vedo,
fa niente… lo stesso io sono in volo.

E se alle spalle, ancora dormiente
la vecchia collina tarda a svegliarsi
nell'esplosione dei toni del verde,
fa niente… lo stesso io mi coloro.

Mi vengono addosso le dolci nuance
di quando la notte vira nel giorno,
dei primi riflessi sdraiati sull'onde,
di onde stesse che riflessi saranno.

Il bianco dei muri, dapprima assente,
sconfina nell'acqua fino a domarla
edè una gara ormai avvincente
con resti di nubi anch'esse a specchiarsi.

E' emozione da toccare con mano
questo viaggio durato un minuto,
tempo che in secoli ho frazionato
guardando quel borgo, prima dell'alba…

(Dedicata a Chianalea di Scilla, provincia di Reggio Calabria)
Aurelio Zucchi - 2010

Nel postare questa poesia, mi rivolgo alle poetesse, alle scrittrici, ai poeti e agli scrittori di questo sito ringraziando tutti per le letture ai miei testi e chiedendo di condividere la mia gioia per il riconoscimento ottenuto da questo testo. Ma, più di ogni altra cosa, a voi mi rivolgo scusandomi per la mia scarsa presenza nel sito in fase di commenti. Dire che in ogni caso vi leggo tutti non è sufficiente, lo so, a smorzare la mortificazione per questa pecca dovuta essenzialmente al poco tempo disponibile. Certo che comprenderete, vi abbraccio tutti con affetto insieme al nostro Lorenzo.
Grazie!
Aurelio


Dove l'amore vuole
Nel silenzio dell'alba da rubare
si placa ogni residuo della notte.
Delle onde, ch'adesso si stiracchiano,
carezze lisciano le basse creste.

Ma né sbadigli né propensioni
a far del giorno un giorno uguale agli altri!
Son tutte in fila come le educande
ad aspettare le novità sognate.

Avanzano, gli amori svantaggiati,
corteo gaio di sorrisi evasi
nel fresco andirivieni d'aria pura
dove ogni nudità un senso assume.

Si leggono nei volti inebriati
le orme delle reiterate stille
che oggi, volenti o non volenti,
lo spazio lasciano alla felicità.

Vanno ad amarsi quasi dappertutto,
all'ombra delle più perfette dune,
di fianco a qualche impaziente aquilone,
sull'amaca tra due fantasie,

sotto lo sguardo di gabbiani al via,
sopra le sabbie calde al primo sole
o anche là, dove l'amore vuole
dei nostri tempi scrivere le fiabe.

Poesia III classificata al Premio Letterario Nazionale "Novipoesia" XIX Ed.
Novi Ligure (AL), 11/12/2010

- 2010

Dimentico son io
Riuscissi ad aggiustare il tiro,
riproverei a colpire il centro
così da aprire un ampio squarcio
dove guardare della vita il passo.

Dimentico son io a volte
di quei pretesti da afferrare a volo
per ritoccar dell'essere la tela
e predispormi a quanto non conosco.
-2009

Disegnami un sorriso
Disegnami un sorriso
le volte che un po' strano mi vedi
lontano anni luce da quegli anni
quando per me ammaestravi il sole
per non vederti piangere la sera.

Disegnami un sorriso
quand'è inceppato il mio cammino,
assorto io a contemplare i bordi
dimenticando di puntar la meta,
la vita, come tu l'hai definita.

Testarda nostalgia…
Adesso che tuo figlio ti colora
passando e ripassando le sue dita
su questa foto così ardua prova,
disegnami un sorriso, madre mia!
Roma, 7 Novembre 2010

Tra le braccia dell'oggi
E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorger del sole.
Qui - tra le braccia dell'oggi -
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.

(Poesia dedicata al poeta e scrittore Danilo Mar)
-2010

Chi cura la regia?
Per una volta, per una volta sola,
o demoni del più lontano abisso,
procacciatori ingordi d'ogni male,
acconsentite a farmi entrar nell'antro.

Vorrò veder chi cura la regia
dell'attentato ordito ai miei danni,
ad anima che sempre si difende
da ogni tentativo di macchiarla.

Per cortesia fatemi parlare
con chi ritiene di guastarmi dentro,
con chi mi piacerebbe scandagliargli
l'ultima cellula d'antico cuore.

Lo so che c'è e di sicuro giace
nelle fessure di un'emozione morta
e chi lo sa che il riproposto bene
non riesca poi a fare il miracolo!
-2010

Il vestito
Appenderò al chiodo dei ricordi
anche quest'abito ormai dismesso.
Mi ha vestito nell'età che passa
e ora, tanto consunto quanto lindo,
io non lo butterò nel cassonetto.

Non lo regalerò a quel barbone
del terzo ingresso del supermercato,
neanche alla donna dai capelli neri
seduta il martedì fianco alla chiesa
e non perché avaro io sia diventato.

E' cosa mia,è cosa del mio cuore
e un dì potrei rimetterlo di nuovo.
Fosse così, riacquisterei gli odori
di tutti i giorni appena consumati,
delle mie carni ahimè modificate
dall'avanzare del bastardo tempo.

Intanto, nella sala mi rivesto
d'uguale taglia ed ugual modello
con due tre ghirigori in meno
per lasciar spazio al vivere concreto.

E tasche…
tasche grandi quanto basta
per fare accumulo del mio futuro.
(06/07/2009)

D'ogni stagione fa la guardia al sole.
D'ogni stagione fa la guardia al sole,
al freddo sole di strane primavere,
malato nell'estate tanto attesa,
cocente un po' nell'autunno chiaro,
strano e brillante nei moderni inverni.

D'ogni stagione fa la guardia al sole.
E' l' ultimo girovago, incantato,
che mai si arrende ai nuovi mutamenti,
che mette in salvo i propizi raggi
e li consuma per far dispetto al tempo.
(2009)

Di girasoli
Di girasoli vidi quel mattino
un campo sterminato, d'onde gialle
tutte rivolte con la fronte al sole
e senza un fiore che guardasse altro.

M'innamorai di quell'aria intorno
e volsi le mie mani ai forti raggi
quasi imponendo al ciel di mescolarmi,
stelo tra steli aventi quel vantaggio.

Solo così potei scaldarmi meglio…

In fondo a un pozzo (Sarah Scazzi)
Di orco in orco vive la sequela
di false ghirlande a donna offerte
per conquistarne il grembo con le zanne
e non il cuore solo con il cuore.

In fondo a un pozzo son così caduti
prìncipi e re sognati da bambina,
finale pagina di troppo breve fiaba
che all'incontrario ti è stata raccontata.

Vorrei vestirmi d'animo di donna,
anche di madre nel dolore estinta,
per detestare più del maschio che sono
il maschio che ti ha cancellata.

In fondo a un pozzo c'è il profumo
di una vita che non è sbocciata,
il segno indelebile di un uomo
che della civiltà ha privato l'uomo.
Roma 07/10/2010

Al canto falso, al canto vero
Vorrei percorrere liscio sentiero
che vento in spalla mi conduca al mare,
a quello antico, dove mi appostavo
per numerare onde al loro arrivo.

Lungo la strada fatemi trovare
quegli esemplari di questa gioventù,
zelanti e ingenui cercatori d'oro
coi quali chiacchierare nel cammino

dei loro sogni, imbalsamati ai piedi
di un seducente altare del successo
su cui salir con facile destrezza
al canto falso di pressante invito,

e dei miei sogni, liberati ai fianchi
di albe adatte ad affrancar la mente,
figlia e figliastra di padrone notti
al canto vero d'immaginari vizi.
-2010

Del mare
Del mare mi coglie il colore
edè magia l?invito a viaggiare
su barche di carta costruite
o su navi d'argento allestite.

Del mare mi inebria il profumo
edè carezzevole il senso di pace,
sdraiato ch'io sia sull'umile spiaggia
o lindo e perfetto sul lido esclusivo.

Del mare mi prendo il rumore
edè armonia quand'esso rimane,
in piedi su asfalto che assilla il cuore,
supino, di notte, del sonno in attesa.

Non solo perché vivere voglio,
non finirò mai di sognare.
Fin quando l'azzurra distesa
farà di me quel che vuole,

io non morirò!

Poesia tratta da "Appena finirà di piovere" (Global Press Italia - giugno 2110 - Pref. di Angela Ambrosoli)
-2009

In anima che non degrada
Scorrono come schiume d'infinito
nell'alveo dei pensieri inalterabili
per poi sostare negli oblò d'attesa
e lì sdraiarsi prima di entrar nel cuore.

Che siano i suoni di un vecchio carillon
o i frastuoni d'ultima guerra accesa
o i cristalli delle più svariate stille,
nessun problema, lui è una casa.

Felicità che non sappiamo raccontare,
che mai sapiente oserà indagare,
in controcanto si combinano ai dolori
e insieme aspettano che passi il tempo.

Li sedimenterà, l'indifferente tempo,
senza però poterli infine evaporare.

Quando i cristalli, i suoni e i frastuoni
si insedieranno bene dentro il cuore,
di lui non temeranno alcuna malattia
giacché al primo sintomo accennato
emigreranno in anima che non degrada.
(2009)

La mia anima
Anima mia ancor non ti conosco
eppure molto so di miei riscontri
a nudo messi nell'andar degli anni;

di questa luna eterna ingenua spia
che piena o mezza a volte m'è compagna
quando le notti sbrinano amarezza;

di certe stelle scelte tra le tante
dotate di carezze raso pelle
se brividi trattengon mille stille;

di mar che tue sembianze spesso assume
per essere da me legittimato
a far da specchio alle continue brame.

Sarà paura o forse negligenza,
sarà che vita mescola le carte,
non son capace, no, d'entrarti dentro.

Catturami col mezzo più efficace…

Se vuoi, usa tranelli d'ogni specie.
Prova col gioco della mosca cieca,
io mi nasconderò per esser preso.

(Tratta da "Appena finirà di piovere" - Global Press Italia - Giugno 2010)
- 2009

Il bianco e il nero
E' l'ora di rialzarsi,
di non restare nella torre
dove l'avorio è sempre fuori
a rivestir mura per gli altri,

dove all'interno è un saliscendi
di scale edificate con l'argilla
che ruotano riflesse dentro specchi
le cui cornici son da rifare sempre.

Ma sì!

E' tempo di guadagnar l'uscita,
di passar l'arco pria che stringa,
di ritrovarsi in mezzo al bianco e nero
per muoversi in avanti da pedone,

di far la lunga corsa dei cavalli
e superar gli ostacoli davanti,
di far l'alfiere a destra e manca
e, perché no, di diventare re!

Fuori con me verranno artigli
cuciti espressamente a ferro
al petto, in divisa d'ordinanza,
a fare strada a tremolio di gambe.

Come un uccello che al primo volo
prova e riprova ad azionar le ali
così mi allenerò per ore ed ore.
Ma, fuori. In mezzo alla scacchiera.
 (2009)

Datemi un verso
Parlatemi d'un qualche nuovo astro
che prenda il posto della dolce luna
nelle mie notti d'alta euforia.

Voi che annegate nella poesia,
voi che leggete quanto scrivo qua,
datemi un verso sintesi perfetta
del navigar nel flusso di magia.

Son l'ore che mi brucerei alla luce
d'un altro sole incandescente e mio,
curiosa stella esente da tramonti,
perenne ed oculare testimone
d'una carezza della felicità.
-2008

Colorare l'anima
Come fa la notte a colorare l'anima?

Eppur per sua natura è scura
tranne quando sequestra la luna.
La zittisce, lungo i tondi la ritaglia
e la incolla dove il cielo raccomanda.

Poi la stacca, falce o palla la riprende,
l'accarezza, la plasma, l'ammaestra
e la spreme contro l'offuscata volta
perché succo d'una luce se ne ottenga.

E allora, come fa la luna a colorare l'anima?

Eppur per sua natura è luce riflessa
tranne quando sequestra il mare
o di un suo spicchio s'accontenta
e lo incolla dove nascono gli amori.

Bagna l'acqua, calda o fredda la pareggia,
la dispiega, l'addolcisce, la inganna
e da riva all'orizzonte la percorre
perché incanto alla vista se ne ottenga.

E quindi, come fa il mare a colorare l'anima?

Sssss…….vi prego!
Lasciamolo fare, all'identica maniera
di come nella vita ci si innamora.
A che serve chiedersi il perché?
 - 2010

Premessa dell'autore
E' stata, é e sarà sempre un'emozione immensa quella provata da me ieri sera a
Eboli. Consentitemi, ripostando questo testo, di condividere con voi uno dei
momenti più significativi del mio percorso di uomo e di scrivente.
Grazie di
cuore.
Aurelio
*
Nota dell’autore
La terrazza di casa mia (a Reggio Calabria in via Italia, quartiere S. Caterina, dove ho vissuto fino al conseguimento del diploma di Geometra) e la passione giovanile per il disegno hanno ispirato questo componimento, fedele resoconto in versi di alcune tra le più belle immagini che ho dentro il cuore.
Aggiungo, ma solo per completezza di informazione, che nel più bel cortile del mondo, quello della palazzina dove abitavo, all’età di 10 anni incontrai un geometra intento a seguire dal vivo i lavori per la costruzione di un garage. Quella chiacchierata con l’uomo in cravatta, qui non esposta, mi fece innamorare di quel mestiere. Questa poesia vuole essere il ricordo di un sogno inevaso.
Poi, infatti, la vita mi ha riservato altro, ma questa è un’altra storia…
Aurelio Zucchi (Roma, 11/06/2009)
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Disegnatore di case
Ricordi ancora quelle belle volte
quand’aspettando il fine primavera
o la fanfara della festa estate,
staccavi scaglie di meriggi al giorno?
.
Salivi, con la palla ed un fratello,
per quei gradini che contavi sempre,
le rampe di riverberi e fragranze
e su quei muri si segnava un nome.
.
La vita era di mille vite insieme,
pistacchio e cioccolato a far la torta
che panna e frutta sormontavan tutta.
Poteva capitarti un pezzo grande
o il poco che giustificasse il gusto
e succedeva che in quella fetta
neanche l’ombra della bianca crema
od il color di fragola o ciliegia!
.
Ma poi, appena quella era ingoiata,
tu t’accorgevi ch’era pure buona
e, al diavolo, se per una volta
il caso favorito non ti aveva.
.
Lasciamelo dir, la tua terrazza
era a dir poco un po’ particolare
qual campo noi da gioco pensavamo
su un mattonato di seconda scelta
pieno di gobbe ed indecenti crepe.
.
Ma come facevate, tu e Antonello
a tirar sempre quasi rasoterra?
D’accordo, tu eri già un po’ calciatore
ma lui …. che undici anni aveva appena?
.
Quando alla fine stanco si sedeva
o per falso dolore si lagnava,
per te era segno ch’era giunta l’ora
della merenda che giù l’aspettava.
.
Te lo prendevi in braccio a spupazzarlo
e insieme guardavate il vostro mare
e quindi, giù, correndo di gran lena
a riportarlo al covo interno 6
dove qualcuna l’aspettava fiera
con nella mano pane e mortadella.
.
Tu invece lesto sopra ritornavi,
stavolta a due a due i tuoi gradini
che sempre tutti bene ricontavi
per il timor d’averne perso uno.
.
Lasciavi l’uscio d’abbaino aperto
e t’affacciavi al vento e al parapetto
dal lato di quell’ultimo tramezzo
e da gendarme perlustravi il porto.
.
Confessa, maledici quel palazzo
che alto, troppo alto, t’impediva
di buttar l’occhio pure sul naviglio
verso quel molo nell’aperto mare?
.
Chissà le quante volte t’hanno chiesto
qualè il mestier che tu vuoi far da grande?
Il pescatore o,il marinaio oppur
del faro più lontan sarai guardiano?
.
Disegnator di case voglio fare
tu rispondevi e non avei dieci anni,
e, via, cucine letti sale e bagni
tracciati e ritracciati sui quaderni
per poi strapparli in mille e mille pezzi
se una misura giusta non tornava.
.
Poi nella vita tu hai fatto d’altro
così come la vita t’ha permesso
ma, per favore, se lo vuoi, mi tiri
planimetrie perfette dal cassetto,
con tutte le finestre della casa
rivolte al mare che da quel terrazzo…?
*
Aurelio Zucchi
*
Poesia vincitrice del XIV Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio-Città di Eboli” (Eboli 31/07/2010)
Motivazione della giuria
Il poeta ripercorre il ricordo dell’estate della sua infanzia in un’atmosfera onirica ma sempre lucida, ma con frequenti richiami alla realtà dal gusto del gelato al numero civico della casa del protagonista. Percorso che porta a una riflessione sulla vita, sulla realtà di oggi e i sogni di ieri e la certezza che l’amicizia è una delle proprie costanti di tutta la vita. L’originalità del tema, un bambino che da grande vuol fare il geometra,è di per se un elemento qualificante nel contrasto fra utopia e concretezza.
Il componimento è lungo ma scorrevole. Si divide in stanze di differente grandezza in cui si alternano riflessioni e sensazioni dell’autore. E’ impossibile distrarsi dal primo all’ultimo verso.Rimorso
Provò rimorso per aver peccato
di scarso amore verso chi chiedeva
una carezza, l'essere aiutato
ad asciugar la stilla che scendeva.

Tentò il riscatto in tempi successivi
andando alla ricerca in ogni dove
d'anime in pena all'ombra degli ulivi
sotto gli ombrelli quando forte piove.

Gustò la gioia dello stare accanto
al mendicante sotto il suo palazzo
ed il cappello riempì d'incanto
senza arrecare minimo imbarazzo.

Ma… non bastò a cancellare il neo
sempre in risalto sulla pelle vecchia
come un'icona di peggior trofeo
ch' oggi persiste e anzi si rispecchia.
2009

Coriandoli
E' scintillar degli occhi
la mia miglior risposta
alla domanda che mi pongo
quando mia alba arriva calma
e a pedate la notte prende.

I forti battiti di questo cuore
son coriandoli dei dolci suoni,
dei sette colori della vita tutta
e dei profumi anche primordiali
mentre va via l'ultima onda
ancor di luce non siglata.

Andrà a confondersi lontano,
forse nel più perfetto centro
di questo mar che come me
vuole ora solo respirare.
2008

Accompagnami ad un falò nel sole
Accompagnami ad un falò nel sole
dov'è che e a volte sono già stato, io,
bruciando per la troppa fretta avuta
attese di felicità rincorsa
al sorgere dei sogni più svariati.

Chissà che, in due, quel mio coraggio
non si rafforzi sino a diventare
d'eroe il gesto che risolve tutto
nel decifrare il rebus del successo.
Ma di quale successo parlo, adesso?

Mi riferisco all'essere appagato
nel mare di serenità raggiunta
nel quale, qualsivoglia l'onda sia,
mai annegare nei duri rimorsi
e invece seguir l'esatta rotta

per approdare al primo adatto scoglio,
mano di un'isola che è senza forma
giacché la forma poi sarà fissata
dai chiari segni scritti in una vita
che finalmente intravede alcova.
2010

Cara poesia,
meno di un lustro fa t'ho conosciuta.
Ero alle prese con me stesso e basta
e giuste scuse ancora non t'ho chiesto
per quest'eccesso di confidenza mia.

Negli anni della bella giovinezza
ti ho corteggiata per capire meglio
quanto valesse avere sì il coraggio
di registrar dolor, chimere e gioie.

Così nei nuovi giorni ora mi vedi
a far la conta dei miei tanti sogni,
o in punta di penna interpellarti
sulle ricerche ch'anima mi chiede.

Mi aiuti, tu, ad apparire bello
per come bello io mi sento dentro?
Non m'interessa il luccichio di stelle
se le mie stelle già le riconosco.

Mi aiuti, tu, ad essere sincero
quand'io ti chiedo di vestirmi un po'
in un endecasillabo sofferto
o in un verso libero che plachi?

Tuo
Aurelio
- 01/06/2010

22 Settembre 1989
Mi chiedo ancora dove se ne stava
un angelo che chiamano custode
ma che custodia in quella notte
dimenticò di fare a chi doveva.

Squillò il telefono ch'erano le due
ed incazzato pensai ad un errore.
Dall'altra parte invece assai agitato
un mio fratello così dovette dirmi:
- Corri, corri! C'è mamma che sta male! -

Non è che sia un gran pilota
ma sta di fatto che a quell'ora
pensai di star dentro una pista
e adesso a voi non so spiegare
a che velocità io fossi andato.

I nove piani, pur in ascensore,
parvero eternità vigente
e quando nella casa entrai,
mia madre non mi riconobbe…

Sdraiata sul divano nostro
sembrava, sì, stesse dormendo
ma io mi accorsi ch'era morta
da quel colore odioso delle gote.

Non accettai quel pensiero folle
e lo scacciai con tutta la mia forza,
con quella stessa con la quale
io la chiamai una e poi due volte:

- Mamma! -

e poi tre e quattro e cinque volte,
e poi sei e sette e otto volte,
e poi nove e dieci fino a che
non la baciai sulla ferma bocca.

Mi domandai in quel trambusto
il numero di baci datele in 38 anni
e lì e dopo, piano, mi persuasi
che sempre pochi furono stati.

Respirazione bocca a bocca…
è' roba di chi sa fare certe cose
ma io insistetti ben ricordando
le istruzioni viste in televisione.

Così, la feci fino a quando
un barella non me la prelevò
e subito in strada mi ritrovai
nella mia auto ad inseguire lei.

Non conoscevo il gran silenzio
di un ospedale alle tre di notte
e dentro quel pronto soccorso
ormai il silenzio comandava.

- Niente da fare, signor Zucchi…
sua madre è giunta ormai morta
ma… se la posso consolare…
sappia che lei non ha sofferto
.

E invece so che ha penato
per non riabbracciare tutti insieme
i cinque figli che lei ha amato
come le "madri" sanno amare.

Non so e non chiedetemi perché,
se in quel buio feci tutto giusto.
So solo che ora mi manca, lei,
nei mattini senza l'odor del suo caffè

So solo che ora mi manca, lei,
intorno a un parco pranzo da re,
nei pomeriggi quando non riposava
in certe sere davanti alla tivù

So solo che ora mi manca, lei,
in certe notti figlie della vita,
in ore intense di respiro duro
quando felicità si cerca.

Ciao Mamma!
23 Giugno 2010

La carezza del mio giorno che muore,
Quasi un segno del chiedere il perdono
d'aver dato un accumulo d'affanni,
la carezza del mio giorno che muore
mi consegna nelle mani del tramonto.

Sembra dirmi mentre sfiora questa cute
che la sera finalmente sta arrivando
tutta lesta a concedere alla notte
privilegio di vedermi tutto nudo.

La carezza del mio giorno che muore
lascia il passo a sua maestà il silenzio,
a quell'ora in cui mi libero del vento
e la seta della luna io indosso.
 2008

Chi cura la regia?
Per una volta, per una volta sola,
o demoni del più lontano abisso,
procacciatori ingordi d'ogni male,
acconsentite a farmi entrar nell'antro.

Vorrò veder chi cura la regia
dell'attentato ordito a miei danni,
ad anima che sempre si difende
da ogni tentativo di macchiarla.

Per cortesia fatemi parlare
con chi ritiene di guastarmi dentro,
con chi mi piacerebbe scandagliargli
l'ultima cellula d'antico cuore.

Lo so che c'è e di sicuro giace
nelle fessure di un'emozione morta
e chi lo sa che il riproposto bene
non riesca poi a fare il miracolo!

Dei miei sogni
Riprendo in mano il libro dei miei sogni
e sfoglio pagine a colori intensi.
Regalo agli occhi ingenue primavere.
Rileggo mari, gabbiani, vele e sere…

Mi chiedo allor da quale età si parte
per metter ali e poi volare in alto
se anche adesso con rughe e affanni
controllo il vento per poter partire.

La verità io credo stia nel mezzo,
in quella zona definita cuore
che se ne frega dei più anni addosso
ed imperterrito fa da propulsore.

Dolce amaro
Non disperdere dolcezza
dentro un fiume amaro.
Se accade
- come accade -
tu consolati al pensiero
che quel fiume
- che non muti -
giunto al mare, non lo muta…
2010

Andrò a rivedere la collina
Andrò a rivedere la collina
prestar le curve ed un suo fianco
al solito capriccio del mio mare
prima d'esser lui invaghito a mille
di un nuovissimo e lento tramonto.

Andrò a rivederla dileguarsi
nel primo arrendersi del liso giorno
che consegnandosi al suo dio tempo
da verde a nera la fa diventare
così che con la notte io la confonda.

Questi occhi distrarrò nell'amaranto
d'antico cielo tutto riversato
nell'ultima pretesa di quel sole
che pur morendo nell'ingenuo inganno
vuol dare vita al replicar del mare.
2009

A quegli amori
Quale spazio verrà dunque concesso
a quegli amori innati e poi implosi,
feti ingabbiati in anime impazienti
e quindi vite, zucchero filato?

Viaggiano in emisferi sconosciuti,
sorvolano l'inedia dei sorrisi,
planano poi su piste apparecchiate
del ben di Dio della felicità.

Fanatiche stelle pronte al fragore
si nutrono dei forzati silenzi
e - stizzose - accompagnano quei cuori
al santuario dell'eternità.

Lontano…
Di fiabe non si nutre questo tempo
sempre a rincorrer mera consistenza
lungo i sorrisi solo perditempo
e senza l'alito dei veri amori.

Eppur, guardando bene nei silenzi,
v'è principessa forse d'altri tempi
ch'anima e corpo ancora s'innamora
al sopraggiunger di sol forte sussulto.

Lontano… io la porterò con me
lontan da certe insidie avvelenate,
da chi non crede proprio fino in fondo
che amore pulsa, pulsa senza tempo.

Lontano… la porterò in una culla,
la spoglierò di sue paure antiche,
la ungerò con l'olio del mio amore
e, nuda al mio cospetto, l'amerò.

E mi amerà col crisma della donna
cogliendo in me il seme dell'amore
che non disperderà tra le lenzuola
ed anzi ingoierà da inizio a fine.

Lontano… la porterò in altro sito
dove un castello ancora esisterà
per fare da bersaglio alla sua luna
che manda luce nel disfatto letto.
- 2005

C'era un volta…
C'era un volta
non tanto tempo fa,
un signore, non un principe,
che aveva il vizio di amare la vita.
Un bel giorno…
Sapete cosa fece?
Prese per mano i suoi difetti
e s'incamminò per un sentiero,
il sentiero sempre suo preferito,
che verso Sud finiva di fronte al mare.
Giunto alla scogliera,
si tolse le scarpe e i vestiti,
controllò che il sole fosse alto ancora
e giochicchiò un po', un bel po', con le onde.
Eran basse,
come spesso accadeva
ogni qualvolta le rivedeva.
Eran linde,
come spesso accadeva
ogni qualvolta le rivedeva.
Poi, con fare sicuro,
scelse tra tante una roccia,
una roccia un po' particolare.
Era tonda,
'sì tonda da sembrare finta.
Il Nostro non amava gli spigoli,
tranne quelli delle lune d'estate.
Era liscia,
'sì liscia da sembrare finta.
Il Nostro non amava le rugosità,
tranne quelle di un certo tipo di rosa.
Il signore soffiò sulla roccia,
su di essa volle nudo sdraiarsi
e per intero volle lui raccontarsi.
Prima di rituffarsi,
su quello stesso scoglio
un dopo l'altro con cura posò
i difetti che aveva preso per mano.
Al ritorno,
trovò tracce
di sole e… di sale
giacché qualche onda
aveva osato più delle altre.
I suoi difetti
erano stati lavati
e qualcuno, ora, mancava.
 - 2010

Le mie emozioni
Lungo il percorso dell'anima mia
le mie emozioni prendo per mano
e là le conduco per poi adagiarle
nel letto disfatto da sogni nascosti.

Così, riposate e fragili forme,
verran frazionate in attimi puri
che bevono linfa da estrema fonte
ed opere infine saran di cemento.

E le guardo, le odoro, le ascolto
nel breve tragitto del loro ritorno
al giungere sparse sulla mia pelle
e quindi nel cielo esplodere tutte...
- 2010

Bianca vela
Di mare in mare naviga il pensiero
ossessionato dal trovar la luce
di bianca vela nel mezzo dei marosi
da riportare indenne al porto mio.
Vi viaggia sopra il risveglio nuovo
di un'estate che non vuol morire,
menefreghista dell'età che passa
e provocante come donna astuta.
Se riuscisse a scorgerla qualcuno,
qualcun si rechi qui in questa casa
a dare a me l'esatta posizione
ché al più presto raggiungerla io possa
e capitan del tempo che mi resta,
ancora prima di condurla in rada,
la porti a spasso in acque di fiducia
standomi zitto su cronache d'adesso.
Farò una sosta in centro d'universo
gettando l'ancora tra verde e blu
dove i miei bagni facevo a testa in giù,
dove i miei anni accarezzavo piano
per non scalfir la pelle e il verde.
 - 2009

Baratto
Di blu si veste l'anima propensa
ad un vagar nel nuovo mondo nuovo
per catturar d'antico taglio gli occhi
di quel sentir la vita come voglio.

Il verde cede del mio campo asciutto
su cui di amore ho sparso i semi
per coltivare le verità del cuore
e staccar fiori poi da regalare.
 2010

Raggi senza mare
Secchiate di vergini raggi
sciolgono solo colori sbiaditi.
Amico furbastro è il sole
in attimo d'assente mare.

Al piede di lastra di latta,
derisa da vento in picchiata,
tinte in disuso… neutre, ora
nelle tendenze dell'oggi.

Al confine con l'anima
Quando al vero specchio mi rifletterò,
le gote avranno mille anni in meno.
Saranno lisce come antica seta
e timide si scanseranno, piano,
per fare spazio ad induriti occhi
che avranno, loro sì, gli anni che io avrò
 (23 Aprile 2009)

Ajsha
La domenica che rivide Ajsha,
non volle farsi leggere la mano.
La vide assorta, chiusa come una i,
che guardava soprattutto il cielo.

Le domandò allora cosa avesse,
dov'è che l'estro suo era finito,
la parlantina solita di sempre
ai piedi dei gradini della chiesa.

Rispose lei ed anche a malapena
di non avere voglia della vita.

Nessuna quotidiana profezia,
Ajsha chiese al signor Mario Rossi
notizie fresche della Primavera
mentre cascate di capelli neri
smorzavan flussi dell'antico ardire
e in rossi lobi gli ori erano rame.
(2009)

Altro giro, altra corsa
Lo sguardo regolare sul passato,
l'analisi del giorno inanellato
e tutto quanto spero oggi avvenga
sono colati nell'alveo della notte
Il sonno è stato esatto spartiacque
Chissà se ho fatto qualche sogno
che quasi sveglio ora non ricordo
e invece era forse da salvare.
Altro giro altra corsa
lungo la strada colma di sospiri
nell'aria in cui da secoli trovare
il senso della vita che non muore.
Altro giro altra corsa
sull'affollato treno della vita
nel quale guadagnarsi il finestrino
da cui inseguir la curva di collina,
da cui veder la vetta con la neve,
lembi di mare dell'antico azzurro
e gente che non usi come specchi
vetrine dei balocchi d'una volta.
- 2008

Anna
Luna e stelle a spiare i miei pensieri
- il mare no, lui già li conosceva -
stavo la lenza raccogliendo tutta
quando ad un tratto da me a pochi metri

una donna, che mi parea ubriaca,
s'avvicinò in bilico sul molo
ed io la vidi come una regina
detronizzata in cerca di fortuna.

Bianca vestita e macchie rosse,
ferite sparse lungo il corpo rosa,
aveva l'aria di chi si era persa
in un percorso nuovo, lungo e duro.

Mi domandò di via del Paradiso
ed io naturalmente non sapevo.
Le chiesi allora come si chiamava
ed Anna mi rispose, e mi sorrise.

D'una bellezza da mozzare il fiato,
mi raccontò la sua disavventura
e seppi che, mandata in Medio Oriente,
fu poi scacciata chè chiedeva pace.

Sei tu un Angelo - quindi le dissi -
Si - replicò - di quelli non capaci.
Qui sulla Terra son disorientata
e solo a casa tornar mi preme ora
.

Mi salutò facendosi la Croce
e più avanti si fermò da un altro
che incazzato per il paniere vuoto
la battezzò per una perditempo.

Più non la vidi nella notte chiara.
Chissà se poi trovò la giusta strada.
(2010)

Avaro
Quella è la nebbia che non voglio,
quella che subdola scende
a coprire le cose che amo.

Quando immagino il mare,
acqua e colori già vedo.
Se penso ad un prato,
del verde anticipo i profumi.
Quando il cielo mi manca,
stelle all'istante realizzo.

Non sono come te, nemico mio!
Tu, la nebbia, la plasmi a dovere.

La pieghi, l'addensi e la spandi
non per coprir le bellezze,
non ad ombrare arcobaleni,
non per celar le issate vele.

La pieghi, l'addensi e la spandi
su becere icone di pseudi poteri
che status esaltan dapprima
e nulla, nulla davvero, risaltano dopo.

La mia nebbia, nemico mio,
per quanto possa irritar lo sguardo,
si scioglie al tocco di madre natura
e …
- oplà! -
quelle vele sono ancora là…
 (Giovedi 02/07/2009)

Ci sono anch'io
Niente amore questa notte.
Lenzuola intatte, non si suda.

Lei dorme e forse sogna il cielo
mentre io, vinto alla grande il sonno,
guardo il lento muoversi di curva,
raggio di luna entrato in questa stanza
a separare chiari e scuri alla parete.

Mi accorgo che ci sono anch'io
tra i riflessi del pacifico silenzio.

Il giorno andato via rilascia vita
da accatastare ai ricordi miei.
L'alba forse ritarderà l'arrivo,
regala più tempo per le verifiche.

Le dita mi esploran la dura pelle
cogliendo qua e là scaglie di credito.
Sto pensando che mi voglio bene,
ci sono anch'io mentre lei dorme.

E cerco stella…
Anch'io guardo al ciel di queste notti.
Del mio tempo scanso le fitte nebbie,
le nubi - inopportune al mio presepe -
e le piogge d'un acido dicembre.

E cerco stella ch'anima rischiari,
lembo di coda che mi posizioni
dentro il sentiero che so complicato
verso la grotta che calda mi accolga.

Non ho oro, né incenso e né mirra,
porto con me i segreti del cuore,
i sorrisi non del tutto capiti.
Sono i miei doni per questo Natale.
- Natale 2009

Place des Vosges
È forse l'aria degli inverni nuovi,
il giallo addosso ad un freddo asfalto
o anche il volo di colombe nere
che m'impedisce di cader nel sogno.

I passi nei portici disegnano
le strane orme d'un cammin veloce
e silenzioso a me riappare il cielo,
arcano, non sol per colpa delle nubi.

Di quali suggestioni Victor Hugo
poté servirsi al sorgere del verso?
Romanticismo lungi da venire,
ne fu, in tal quadrato, pioniere?

In questo stesso spazio dove allora
tremavano gli amor come le foglie,
forse Calliope dettò poesia
e poi sparì, fertil lasciando scena.

Col blu d'ardesia a colorare i tetti,
calcaree pietre con mattoni eterni
ancora insistono a trovar la forza
di dare il là ad un mai morto tempo.

Non muor nella mia anima il coraggio
di impiccare, di là da Place des Vosges,
novelli specchi ed ansie a tutte l'ore
almeno fino al tocco del tramonto.
- 2009

Parole e musica
E' di parole che io son ricco,
trovate una ad una nei quaderni
di eccelse teste ed abili oratori,
di miti e di leggende resistenti
e nei quaderni miei…

Potrei con esse costruire trame
farle giocare in girotondi astrusi,
imprigionarle in labirinti eterni
o liberarle a brezze di passaggio.
Sì, liberarle!

Liberarle per la mia canzone,
tra lor legarle e dare un segno fuori
di come posso far morir la morte
per rinnovar la vita oltre la siepe.
Sì, oltre la siepe!

Ma tutto ciò non basta ed io lo so.

E' di musica che io non son ricco
giacché a voltarmi a destra e a manca
non sento i suoni di un là minore
e tutto, intorno, di silenzio vive.
Sì, le solitudini!

Eppur, soccorso cerco nelle note
se anche musicista io non son stato.
Qualcuna l'ho afferrata in un baleno
e quella volta il mare era a cantare.
Sì, il mare!

Qualcun'altra me l'hanno recapitata
belle stelle inviate dalla luna
e lì sentii vibrare il cielo intero
come arpa in mano ad un grande artista.
Sì, come arpa!

Insomma, ad esser sincero tutto,
considerando chi mi vuole bene,
posseggo un terzo di quanto m'occorre
ma arrivare a sette è tutt'altra cosa.
Sì, tutt'altra cosa!

Mi servono i sorrisi della strada,
levar gli specchi orribili dagli occhi.
Mi urge dei bambini l'innocenza
che migra con la banda tra gli adulti.
Sì, tra gli adulti!

Prova di pittura.
Quando dipinsi per la prima volta
certe montagne maestose e austere,
ancora prima dei color da dare,
mi preoccupai di arrotondare
gli spigoli, le vette e le pendenze
così che alla fine, alla vista altrui,
furono, quelle, dolci colline e basta.
Fu in tal modo che sedussi il mare
dove ogni picco è limato dal cuore,
dove il tratto è la perfetta retta
che ha l'orizzonte di riferimento,
dove l'obliqua è dal ciel riflessa
e verdi, celesti, azzurri e blu
si scontrano in delirante danza
solo e soltanto per cedersi la tinta.
al mare…, dove le curve impossibili
sono tracciate non da abile mina
ma dal passare d'acqua e sale.

(Nel massimo rispetto di chi ama la montagna, ovviamente)
 (2009)

Ciao mamma, come stai?
Che traffico a venire qui!
Il raccordo non si sopporta più
e la Flaminia, poi, che strazio!

Meno male che lungo il tragitto
penso a te, a me, a noi…

Il buffo sai qualè?
Il buffo è che mi parlo da solo:

- Oggi le dirò un sacco di cose
così lei sarà contenta
-

Invece, giunto alla tua foto,
so solo dirti:

- Ciao mamma, come stai? -

Avrai di sicuro compreso il perché
non vengo mai il 2 di novembre.
Vero?
 06/11/2009

Nero click
Amor domandano quegli occhi
e non importa ora il colore,
se son castani oppure verdi,
se sono azzurri oppure neri.

Bambino d'Africa che muore
risalta sempre nell'ingenua posa
mentre mi chiedo nuovamente
com'è che riesce a sorridermi…
2009

Curve
Dentro, il disordine imperava.
Tanti tasselli da recuperare,
i soliti perché d'una serata no
mentre la vita insisteva a dire,
a fare, ad ascoltare, a respirare…

Di che parlare quando si è soli
e come agire nel silenzio doppio?
Cosa udire, se non la chiara eco
di mille voci a dirti mi dispiace?
Ma respiravo…

Vidi i segni di perfette curve
che lingua d'onda abbozzava
nel pigro venire alla battigia
e poi nette le disegnava
nel pigro arretrar dalla battigia.

Scampoli di luce offrì la notte,
chiesti ad una luna indifferente.
Non protestai contro nessuno,
non chiesi spiegazioni al fato.
In quelle curve placai le ire.
(18/06/2009)

Cristalli di zucchero
D'amor si lava il cuor e si riveste
nell'alba ch'è scomparso il brutto
cedendo il passo a luci di ginestra
brilla di sale prestatogli dal mare.

Da tiepido, il sol divien rovente.
Trapassa tetti, scalpi ed anche ombre
per poi frenare i suo raggi lancia
a piede o cresta d'onda di mezzo.

In mobil sabbie - e dico finalmente -
cementi e specchi, idoli e guinzagli
annegan proprio bene nel fra -tempo,
succhiati dalla forza del riscatto.

Macerie, ora conquiste io le chiamo,
frutti del sisma magnitudo mille
andato a visitare all'improvviso
spicchi di Terra della non bellezza.

Non è più eco questo amore reso
ed anzi lo si può toccar con mano.
Io ad esempio me lo lavorerò
per ottener di zucchero cristalli.

Poi ne farò dei nuovi lecca-lecca
che porterò d'urgenza alle mie labbra
quando saran di certo screpolate
al gelo imposto dalle nuove tresche.
- 2009

Verso libero…
Verso libero orgasmo
sfibro strutturato pensiero.
Sue trame e suo ordito
allentano la stretta.

Verso libero dispiego
al narrarmi l'istante
ed ingenuo annodo
ali troppo fragili.
-2009

Sì, adesso, proprio adesso!
Io,
ammanettato ai ricordi amari,
a quei dolori che sprizzano dai pori
e subdola magia vorrebbe sublimare,
silenzio vero chiedo a questa notte.

Stelle!
Stelle nella volta imbambolate,
non mi guardate con perplessi occhi!
Smettetela col gioco estroso delle luci
e coi rumori dall'infinito vago.

Non lo capite?
Non è il mare, questa volta.
Neanche il bianco di un dolce sorriso,
il rosa altero di boccioli viziati
o la controfigura dei miei vent'anni-venti.

Qui,
in questa stanza ove non trovo sonno,
v'è teoria di volti in processione.
Sì, adesso, proprio adesso!
Nell'ora in cui domesticare il corpo
e sfarinar la mente sul cuscino...

Troppo decantata luna
Pensavo fossi una regina rara,
una di quelle elette dall'amore,
che girano di notte sopra i cuori
per farli innamorar uno alla volta.
.
Invece, cara decantata luna,
tu sei capace di frustrar le attese
sì che, in odore d'una fresca amata,
a me non dai il segno della svolta.
.
Eppure vibra, dentro me, l'idea
di dare lungo sfogo all'impazienza,
di correr per il cielo e per la terra
con la più rossa rosa rossa in mano.
.
Coraggio dai agli accaniti amanti,
racconti a loro i miti degli eroi,
le metamorfosi regali a iosa
e palla o falce, allora sì, diventi.

E invece, troppo decantata luna,
sempr'io ti vedo pallida e stanca,
una comare pronta al voltafaccia
che ad arte sceglie a chi offrir la ciancia.
.
Se tu mi dessi finalmente ascolto,
d'un nuovo oceano ti parlerei
su cui la nave Mille e una volta
ricalca scie per lei che non le vede.
.
Dovrò cavarmela da solo, insomma,
magari chiedere assistenza al mare.
Ma non è il mago della situazione,
é come me, vestito d'acqua e sale...

L'ultimo verso
Se proprio non riuscissi a depistarla
e se d'amor l'estremo tentativo
non fosse in grado d'annientarla,
allora si, che lei si faccia avanti!
*
Che sopraggiunga quindi la mia morte
ma… solo a viso aperto e senza trucchi
dicendo a chiare note che m'ha vinto
e dimostrando la nera tesi astrusa.
*
Esigente nello scrutarla tutta,
andrò a ricercar l'orma che lascia
quando essa, oscurantista scellerata,
le zampe mette a sgambettar la vita.
*
Severo e con la mia clessidra rotta
reclamerò un posto che mi spetta
quale cultore della vita tutta
e suo indefesso ingenuo paladino.
*
Che sopraggiunga quindi la mia morte
mentre scrivendo l'ultimo verso sto,
l'inarrestabile arrembaggio al largo
alla nave bandiera mar battente.
*
Copie farò di quell'ultimo verso
e, come coriandoli alla festa,
le lancerò dalla regione estrema
che il ciel - lo voglia o no - m'assegnerà.
 2009

Senza il pesco e la disciolta neve
Nel mentre si posava, la farfalla,
sul vetro fatto fiume dalla pioggia,
percorse, l'occhio, il volo dell'andata
e al suo ritorno incontrò il sole.
***
Nessuno osò rubare quella scena
se non la seta d'una donna persa
tornata a pizzicar corde di vita
per la durata d'un tramonto rosa.
***
Che se ne sa di estinte primavere
quando a fiorire è solo la speranza
e senza il pesco e la disciolta neve
si fa pressante respirare il cielo?

Di quale notte
Di quale notte avrò bisogno urgente?

Nella quintana d'emozioni immense
che il nostro incontro mi ha procurato
mi muoverò con la follia all'interno
per fare in modo che duri ancora eco.

Tu sei partita e intanto t'accompagna
l'odor del giorno tramutato in sera
ed un tramonto troppo scrupoloso
che di un secondo non ha ritardato.

Lungo il ritorno da stazione ingrata,
luci e vetrine fanno breve guerra
per conquistar la gente in tutta fretta,
non certo me che manco me ne accorgo
fin quando ultimo bacio non svanisce.

Avrò bisogno di una notte maga
esperta a replicar nel sogno atteso
i rasi d'una pelle promettente
e gli occhi, dell'amore prigionieri.

Andrò a ballare questa sera
Andrò a ballare questa sera,
a farmi un po' di giri in pista,
a coglier note dentro l'ossa
e conservarle, dopo, per l'inerzia.
Farò dei passi con una dama
- non voglio finte fate del 2000 -
mi accosterò alla sua nuca
e sentirò un brivido di pace.
Sarò alla fine un po' sudato
ma non importa, ci si asciuga.
A quasi vita poi mi rivolgerò
per dir che un'ora le ho rubato,
che mai capace essa diventerà
di farmi schiavo dei non sensi.

Altro che solitudine!
Non parlarmi della solitudine
se mi vedi assorto, attorcigliato
come il tronco di un ulivo secolare
quando è pronto al bacio del tramonto.

Come lui aspetto il buon raccolto
tra i colori delle genti laboriose,
tra i sussurri e gli schiamazzi antichi
mentre intorno l'aria mossa si fa nuova.

Non parlarmi della solitudine
quando invece in mille mi fraziono
con l'aiuto del mio amico fantasia
nel clamore del virar del cielo.

Altro che solitudine!
………………………
E, tu?
 2009

Al primo tic d'una nube stramba
E' inutile pensare a chissà che,
sarà una notte come tante altre.
Mi avvolgeran gli antichi dubbi
mentre il mio letto io strapazzerò
alla ricerca di quella certa posizione
che mi consenta di dormire al meglio.
Al meglio, intendo, solo per sognare
o, perlomeno, perché chiuda gli occhi
per districarmi tra le cento nebulose
e in pieno nero scorgere una luce.
La vita va edè impossibile fermarla
anche in quest'ora della finta pace.
Intanto, fuori, quanti cuori pulsano?
Quante e quali note staran porgendo
le belle musiche dal senso eterno?
Della felicità, intendo, quel senso.
Poveri cuori, anch'essi del tutto immersi
in quel fondal di ciel che appare terso
per poi, al primo tic d'una nube stramba,
aggrovigliarsi nel più ostinato grigio!
 2009

Quale terra mi accoglierà?
Quale terra mi accoglierà domani,
io seduto a numerare gli anni
sull'edema d'un fico primitivo
dal quale regalar solo due occhi
al lido, al mare, all'orizzonte, al cielo,
a ciascuno dei tanti bei sorrisi,
dei musi del sudato patriarca,
dei sempre in onda sogni replicati
dei miraggi uno ad uno provocati,
che li hanno accompagnati, gli anni?
Sarà, magari, una qualunque baia
che possa definirsi a mezzogiorno,
dove un jukebox non si è stancato ancora
di pizzicar le note preferite
per riempire l'aria d'arie buone.
Sarà, magari, quella stessa baia
che di cabina ventitre faceva
il tempio dove il tempo si fermava,
che la sua sabbia è tuttora calda,
indizio esatto del mio primo amore.
Se fossi fortunato, vi atterrerei
con l'ala di un demente gabbiano
che pur portando un dolce moribondo
non scorda mai i fermi paladini
di quella libertà che sempre strilla.
Io mi contenterei di una bitta
su cui sedermi con la lenza in mano
ad aspettare che impaziente luna
di una spigola rischiari i colori.
Quale terra mi accoglierà domani?
(2009)

La mia vita
E' virgola che il periodo spezza.
Lo amplia con cura, lo articola al meglio
finché, nel punto, il pensier non si esprima.

E' sfogo di fonte che rivolo trova.
Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
finché, nel letto, fiume diventa.

E' acqua che l'alveo abbandona.
Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
finché, nel suo delta, mescola idea
e, confusa, muore nella vita del mare...

Dormiveglia
Quand'anche il giorno m’arrivasse immenso
non lascio i sogni che mi stanno addosso.
Ho detto basta e non affido al tempo
il dispiegarsi delle aspirazioni.

Distratto guardo tra un sonno e l’altro

la luce quando picchierà sul muro
ma conto intanto il numero dei giri

seguendo il lungo volo del gabbiano.

Immane ecco un sorriso farsi
largo
la corsa a perdifiato lungo il molo,
il placido solcar acque
lontane
di un veliero o forse no…è un gozzo.

Riverbero nessuno alla
finestra
molesta nel frattempo l’abbandono.
E’ chiaro che lo scuro
tiene banco
e già m’appresto a ritentare il volo.

Mi trovo adesso al
centro della Terra
e i battiti del cuore io non sento
così come li
sento all’apparire
di bionde trecce dietro al davanzale.

Desista l’
alba dal venire presto
a far distrarre il principe e l’amore.
Nel letto
mio mi giro e mi rigiro
e chiudo gli occhi per vedere meglio.
(Agosto/2009)

Invermigliava tutto e resisteva.
Dell'anima liberava i colori
uguali a quelli che addosso mi sento
quando emozione mi lucida gli occhi.
.
Quel sole,
che pure stava davvero annientando
giorno d'agosto da vivere a lungo,
moriva nei raggi offerti al tramonto
e l'aria migliore al cielo cedeva.
.
Saldata al confine con un bel sogno,
la vecchia ringhiera i rossi specchiava
e le orme, di gomito nette le orme,
scavate in attese dei grandi amori.
.
Sì, la ruggine era bella a vedersi
e, forte, il profumo solo di sale
veniva da giù, da scogli stressati,
derisi dall'onda e quasi umiliati.
.
Quel sole,
chinato ai miei piedi, al Re d'universo...
Non so, non ricordo se quella volta
la Fata Morgana io stessi aspettando.
O, forse, le chiesi il ritardo di un'ora?

Penombra
Ma quale malinconico ostentare
emerge adesso ch'ogni luce affonda?
E che tristezza prendermi vorrebbe
solo perché distratto è ora il sole?

Penombra voglio solo a regolare
contrasti e toni a crescer troppo in fretta,
a rischiararmi dentro negli anfratti
del divenir compagno dei miei anni.

Penombra arrivi ad acquietare il giorno,
a renderlo una prova di livello
così che nella sporta poi finisca
per fare parte di quel mio fluire.

Se l'alba e il dì non sono sufficienti
a dirozzare i dubbi e le paure,
l'arrivo necessario della sera
ridesta ben la consapevolezza.

Penombra voglio ad addolcire il plasma
per decantar le facili tossine
così che ingenua presunzion mi prenda
del navigare i più puliti mari.

Penombra arrivi a frantumare il prisma
ed indagar da dove parte il raggio.
Da lì seguir le mille direzioni
e poi, al sonno, ricompor cristalli.
(2 Agosto 2009)

Niente lacrime
Disarmati, solo il fardello addosso,
marcian fieri nell'aria esagitata.
Sul sentiero ripulito dai detriti
sfilano allegri e pressoché perfetti.

Sono i ricordi, alla fatica avvezzi,
or baldanzosi di mostrarsi tutti,
che onori rendono a restante vita.

Di tanto in tanto potrà pur accadere
che nel ploton vi sia l'inadempiente,
ch'esatta posizione lui non tenga
vinto dall'ansia di manifestarsi
come il più bello della folta truppa.
Poi rientrerà nei suoi giusti ranghi
e seguirà col resto il tempo dato.

E' la festa della gaia nostalgia,
scandita a colpi di fanfara nuova.
Niente lacrime ai bordi della via,
solo il vortice di quest'ora matta.

Quando alla fine rientreranno mogi,
nella caserma dell'oblio e quieta
si rifarà l'intransigente appello
per sincerarsi che nessun diserta.
(21/07/2009)

Se dovessi perdermi
Se dovessi perdermi
nel cielo che ho inseguito sempre,
non v'affannate a lanciare allarmi.
Ritornerò…

Se dovessi perdermi
nel mare dei migliori anni,
non permettevi di lanciare allarmi.
Non tornerò!
(1972)

Fai presto a dire anch'io sono un poeta…
Scrivi i tuoi versi in men che non si dica,
oppur nell'arco d'un intero giorno
o anche in quello d'una lunga vita.

Offerti poi a tua e altra lettura,
fai presto a dire anch'io sono un poeta!
Non ho mai visto, ahimè, due gabbiani
scambiarsi un bacio da perduti amanti
e poi librarsi ubriachi non stanchi
nel campo d'aere per destinazione.

Io, non li ho visti ancora…

Ho visto, sì, coppie di pesci luna
squassar bonacce e ravvivare azzurri
di miei tratti di mare consenziente.

La coda dentro e il muso fuori d'acqua,
fecero ciao al vento già sconfitto
ch'oltre collina andò a cercar riparo.

Gabbiani e pesci luna, caro Aurè,
non hanno preso mai la penna in mano…  

Di nuvole neanche l'ombra
D'amore no, non parlavano quei due.
Di tanto in tanto guardavano il cielo
senza veder la luna o una stella
ma solo nubi al bisogno arruolate
a far scenografia al lungo pianto.

Eppur vicine eran le loro labbra
ma occhi persi nell'infausta rabbia,
le mani mosse al pazzo gir di dita
e mai di carezza a cuore e gote.

Io m'inquietai a quella triste vista
e ancor mi chiedo perché mai l'amore,
per imperfetto o critico che sia,
non si assoggetta al blu miglior ch'esista
impreziosito dalle ascritte luci.

Un bacio diedi alla mia lei in bocca
e sazio non ancor di paradiso
volsi lo sguardo e la speranza sopra.
Di nuvole neanche l'ombra.
2009

Innamorarsi e non morire
Alle nuvole, mai!
Di notte non mi fido.

Sarà perché sono segrete,
sarà perché non gli do forme,
un cesto di fiori, una sorgente,
un tulipano dal caule strambo,
un viso tra i miei tanti preferiti.

Affida alle stelle
- se stelle ci sono -
il bell'esister nella propizia notte,
il suono assolto del tuo ti amo,
lo scoppio magico del suo ti amo.

L'eco dell'eco scombinerà la Terra,
stazionerà su chiome d'uliveti e peschi,
farà il solletico a una chitarra spenta,
di rose dormienti alzerà il pelo.

Specchia nel mare
- il mare c'è sempre -
fronte, profilo e cuore dell'amore
e in certe ore che ora tu non vedi
andrai a cercarlo tra le prime onde.

Innamorarsi e non morire…

Scopiazzerai l'inimitata luna.
Dissolve lei la falce e il cerchio
dando il segnale d'ultimo addio
ma già domani è su, rinata.

Virar dovresti
Nel fango di Stige affondi tuttora,
laddove tra la melma del ruscello
pur anima t'è sempre arduo l'operar.

Se non per altri almeno per te stesso
virar dovresti dall'eterna noia
si ché pure tristezza monderesti.

Ei tu! Salvezza proprio non invochi?
O forse allor il Sommo vide bene?
Nella di lui ragion, dolor non senti.

Per questa poesia ho pensato all'accidia e qualche ricordo della Divina Commedia mi ha spinto a comporre queste terzine.-
 Per carità, fate in modo che Il Sommo Poeta non ne venga a conoscenza sennò per me sarebbe…l'inferno.
Grazie
Aurelio

(Giovedì 09-07-2009)

Mezze carezze
Quando mezze carezze ho lanciato
per paura di invischiarmi nel tutto
e mani in vezzo lento ho ritirato
ed in quell'ora il cuore ha preferito
raccogliere capelli tra le dita,
in quell'ora d'irritante amnesia
mi son chiesto e richiesto chi ero
.
Se lancio ad altri questa bionda spiga
perché all'ombra di secolare quercia
di grano e d'erba i sapor lui senta,
poi mi accovaccio nella buca di ieri
per proteggermi dai miei stessi raggi.
In quest'ora d'irritante amnesia
mi sto chiedendo e richiedendo chi sono.

Ma… scende d'improvviso e mi scavalca
una miriade di sole d'Africa.
Calda, supera le gole del freddo,
prorompe dalla nuca e mi attraversa,
spinge infin la pelle e tutta la scopre.
D'anima e corpo adesso è la nudità
ma non mi immolo all'altrui freddezza.

E' vero, ho ricevuto rudi schiaffi
come se adesso il vento s'accanisse
mentre di sole nutro ancora il cuore.
Mi rivesto di trasparente manto
e torno ad esser tutto tra la gente.
Tinti Baldini & Aurelio Zucchi

Domenica
E così un'altra sei giorni s'è chiusa,
ho contato i giri inanellati.
Nessun record, neanche questa volta.
Mi scanso, mi tuffo,emergo e scrivo.

Mi scanso da quei versi che non voglio,
da un globo senza il verde e l'azzurro,
dalle strade impazzite del già visto
e dai pater noster non imparati.

Mi tuffo nel disteso microcosmo.
Linde tornano le ossa e le carni,
raccolgo poseidonia adulta
ed un ciuffo finisce in un bicchiere.

Emergo e saluto il sole e il vento.
Mi abbraccio non stupito di esistere,
racconto favole a Simone bello
e rido del suo prendermi in giro.

Oggi, questa casa sembra più bella.
Le macchie alle pareti sbiadiscono
mentre lucente ritorna la sposa
e bianchi denti mi mostra il figlio.

Scrivo nella domenica di stasi
dove svolazzano profumi e affetti
ma aspetto che la sera ritardi
per riguardarmi nei miei versi diversi.
 (Domenica 21/06/2009)

Per te, donna (Poemetto/Dedica)
Per te che ben riesci da bambina
a far parlare bambole di pezza;
che fiaba dietro l'altra poi consumi
come orsacchiotto del tuo lecca lecca.
Per te che in lesto progredir degli anni
infili vita nel primo anello oro;
che di stupor materno attesa sazi
al nascer di felicità goduta.

Per te che al sorger del propizio giorno
stai a guardare l'alba, il sogno e il mondo
dentro due occhi ancora da venire
eppure innamorata già ti senti.
Per te che al primo volteggiar di gonna
al suon della canzone ti vezzeggi
e briciola tra donne sicur passeggi
alla ricerca del tuo primo amore.

Per te che furba dopo colonizzi
d'altra esistenza i capelli al vento
e in un batter d'occhio apri e trastulli
le prime voglie in un qualunque posto.
Per te che a volte a testa e croce giochi
con le medaglie in altri petti appese
nel rischio odioso di far morire
l'inizio ambito di possibil trame.

Per te che in giorno di bouquet distendi
anima e corpo nella tersa coppa
e schiava e libera li agiti entrambi
sciolti nel corpo e l'anima di lui;
per te che sposa affascini all'istante
fra trasparenze e carni benedette
per poi ricever del rapporto il sunto
e trattenerlo al dominio netto.

Per te che i gemiti ascolti forti
venir da grembo dall'amor difeso
e i gemiti domi insieme al tempo
perché il figlio nello splendore cresca;
per te che quelle stesse eterne fiabe
ora le narri ripercorrendo gli anni
e bimba nuova incredula ti scopri
al vissero felici e contenti tutti.

Per te che del tuo ruolo avuto in dono
vagone fai da attaccare ad altri
mandando qualche volta alla malora
di femminilità il vero e lo specchio.
Per te che d'ogni lacrima fai conto
e conto non fai di stille esterne,
quando a convincerti ch'ognuno soffre
non ci si fa neanche all'evidenza.

Per te che all'avvizzir di propria pelle
t'intrappoli nel perché succede a me
ed acida divien quell'espressione
testimonianza eterna ritenuta;
per te che alla fin ti abitui piano
e accetti ancor del sole le palpate
fino a sentirti ugualmente bella
e con la vita inimicizia escludi.

Per te ho eretto una torre mozza
con i pilastri di cristal cobalto
al centro d'un filare a semicerchio
tra i riflessi di schiusi melograni.

Per te, donna, ho redatto con la firma
il protocollo del discepolo realista
sulle tracce di Venere imperfetta,
d'interminabili carezze ansioso,
di pianti inammissibili irritato,
a zonzo tra felicità ammessa,
per consegnare ad una scia del tempo
l' innamorato ed il fallibil uomo.
(2009)

Brezza
Brezza che arriva dal mare
e porta il profumo del sale
rallenta il suo lento venire,
indugia sul prato velluto,
si siede nel piccolo cielo
e desco apparecchia per noi.

Occhi che guardano tutto:
il filo più lungo dell'erba perfetta,
il fiore che aspetta la goccia,
la foto del gol a colori,
l'ultimo smalto prescelto
e occhi…
che vogliono esser guardati.

La fresca manna finisce il suo ozio,
il volo riprende per altri destini,
va su per il colle a rincorrere amori
e ancora una volta la senti.

Si ferma...
Nostalgica guarda all'indietro,
riabbraccia la genesi azzurra,
controlla se ha terso bene
e l'occhio…
lo strizza a noi due.
(2002)

Per una volta dimenticai il sole
Cadeva la pioggia, senza respiro.

Nessun sorriso dalla bionda diva
imprigionata nel poster di sempre.

Vidi notte in pieno giorno, intera,
e ricordai estati da bambino,
quel tanto che il grigio consentiva.

Dentro, nella mia casa al quarto
sembrava piovere dal bianco tetto,
libri anch'essi stanchi di raccontare.

Mi ritrovai tra un caffè e l'altro
a fare un serio cambio di stagione
in un armadio ricolmo d'afa.

Per una volta dimenticai il sole.
 (1989)

Un magico specchio
*
Andate in cerca d'un antico specchio
ma non del tipo d'alcuni reami
e al ritorno io vi compenserò
solo e soltanto se lo porterete.
.
La magia, per queste brame mie,
dovrà armarsi di ben altre doti,
dimenticare fanatiche matrigne
e concentrarsi su quanto chiederò.
.
Andate quindi a controllare tutto,
entrate nella hall del Paradiso,
chiedete di color che m'hanno amato
e buoni indizi forse troverete.
.
Ai bivacchi nei boschi primavera
aprite fiori senza danneggiare
i petali che poi v'indicheranno
sentieri utili all'esplorazione.
.
Non disdegniate di fare un bagno
nel primo mar che certo incontrerete
poi, giù, per i fondali ad acquistare
misteri non del tutto rivelati.
.
Giunti al villaggio detto dell'amore,
contate uno ad uno i sospiri,
fatene ampolle solo dei migliori
ed imballatele con carta cuore.
.
Lo specchio magico che mi darete
rifletterà e fisserà i pensieri
che preannunciano l'ingresso ai sogni
e che il mio verso non sa catturare.
*
2009

Un giorno ti racconterò
Un giorno, appena guaderò il passato,
ti racconterò le storie che ho vissuto.
Inizierò da un grembiule quadrettato
col fiocco azzurro sempre a posto.
Seguiterò narrando di capelli al vento,
di corse sotto il sole là verso il mare
dove eccitato e stanco io m'infilavo
tra onde e onde tutti i giorni amiche.
E' lì che ho conosciuto me,
in schegge di mattino che volevo nuovo,
in ripetute danze di guizzanti pesci
che dipingevo con i colori della fantasia
Ti parlerò di certe sere d'altri tempi,
di lune parcheggiate su chine di ginestre
e non trascurerò di dirti, figlio mio,
cosa sentivo stringendo quasi donne
che all'istante battezzavo azzurre fate
per poi imbrattarle col nero delle streghe,
rigarne i volti con malcelate occhiate
e farle diventare presto non ricordi.
Premura mia sarà di metterti al corrente
di ciò che accadeva al quasi uomo,
i primi peli a far da distintivi
al timido ostentar del mio coraggio.
Dal più capiente dei miei mille cassetti
per te deprederò camicie riciclate,
catene finto oro e persistente odor di cene
assieme ai miei quattro fratelli,
la mamma a destreggiare le porzioni,
papà ancora col sudore addosso,
patate a mille attorno a poca carne,
la dignità al segno della Croce.
Memorie, oggi, ma ieri buone leve
a tirar su domani che fossero migliori,
che dessero risposte a centinaia di cose,
alle speranze, per esempio,
quelle vive, da coltivare in tempo e in ogni tempo
al pari di un roseto di principesca villa
avendo cura di mai irritar le spine
per evitare graffi a esordi di chimere.
Un giorno, appena guaderò il passato,
ti racconterò le storie che ho vissuto,
il mare per intero amato e le stelle,
sì le stelle, che senza perdere altro tempo
tu puoi guardare, esattamente come me,
se solo alle tue notti alzassi gli occhi,
felici o tristi non deve poi importarti
perché capaci di illuminarsi tutti!
(2008)
Poesia finalista alla VII Ed. del Premio Internazionale Albatros 2009 e pubblicata nell'antologia "Ricordi" (Albatros Edizioni)

Buondì
La notte è andata via veloce
passando sopra i replicati sogni
che tutti quanti volevamo veri
per candidarci ad essere felici.

Intanto l'alba ormai tossisce,
ha spento già l'ultima stella,
sbadiglia ora all'orlo di collina
e al mare, di nuovo suo fratello.

Buongiorno allora vorrei dire
a quelli che si destano dal buio,
a gioie minute e subdoli dolori
che come sveglie sento risuonare.

Buondì ai gabbiani che non vedo
dal mio balcone di città sedata,
al pescatore che alla prima luce
governa barca in sudore ed acqua.

Buondì al pane ancora profumato,
al vagabondo fuori dalla notte scura,
allo squadrone dei potenti in Terra,
ai bimbi insonni d'Africa che aspetta.

Buondì a voi, amori nostri immensi
avvolti ancora nel vostro dolce sonno,
nel supplemento di un segreto sogno
che sia capace di svegliarvi al meglio.
*
Poesia V finalista al IV Premio Città di Montieri 2008 (Circolo Culturale Mario Luzi)
 (2008) 

Questa notte non parlerò alla luna.
===============================
Questa notte non parlerò alla luna.
Me ne andrò ad inseguire il giorno,
troppo grande il regalo che mi ha fatto
per non fargli un po' di corte estrema.

Sotto il sole d'esaltante primavera,
ho sbattuto nella curva di un sorriso.
L'ho percorsa in lungo e in largo tutta
e non voglio invischiarla tra i ricordi
fino a quando non sia stata ripercorsa.

Questa notte non parlerò alla luna
se non, solo, per metterla al corrente
=
(13 Maggio 2009)

Quando un angelo verrà
*
Quando un angelo verrà a casa mia,
prima ancora di fargli varcar la soglia
mi accosterò alla finestra più vicina
per accertarmi che invece della luna
ci sia il sole del mezzodì d'agosto.

Poi, dopo essermi scusato,
appenderò le ali nell'ingresso,
lo accompagnerò di là in salotto,
gli offrirò la mia poltrona preferita
e cercherò di metterlo a suo agio.

Intanto che sdraiato prende fiato,
riempirò la caffettiera, quella da due,
la metterò a sbuffare a fuoco basso
e andrò a rispolverare dalla cristalliera
le tazzine con le fresie rosse incise

Se l'angelo no mi farà annunci,
lo aggiornerò sul come sta procedendo
la vita mia vita e quella dei miei amori
che, nel silenzio, io lascerò dormire
per evitare che mi credano sonnambulo.
*
 (11/05/2009)

La parte migliore di noi
*****************************
E basta col dire che la vita è complicata,
che questa società non ci merita per niente
e che nessuno è mai pronto ad ascoltarci!

La parte migliore di noi
vegeta nell'ozio d'un sentire
che non vogliamo far sentire.

Il rischio ipocrisia viaggia a mille all'ora
nel tempo in cui
sarebbe solo da fermare.

E così, eterni perplessi,
ci infiliamo
nel covo delle più intime convenienze
e quel coraggio,
che a parole abbiamo,
arrugginisce nell'autocompassione.

Mio Dio,
pensavo all'uomo
come all'aquilone
quando,
già progettato dall'emozione,
si libra in cielo per farsi tutto vedere.

La parte migliore di noi
è cementata,
tenuta prigioniera per evitarne spreco
e,
con la scusa del carattere o della timidezza,
imbambolata in un angolo di cuore.

Se e quando agli altri ci sapremo dare,
libereremo insieme spazi trasparenti
dove
al peggior nemico di pace parleremo,
con l'amore si tratterà in amor d'amore,
tutto noi avremo se tutto noi daremo,

E basta col dire che la vita è complicata!
Io per primo…

************************************************
(2009)

Di là dal mare
*
Di là dal mare,
nell'oltre martoriato dalle fantasie,
nella regione dell'ultima ragione che rimane,
di là dal mare il cielo si abbassa.
Si china, prostrato e consenziente,
a dare in prestito un po' del blu che abbonda
per riversarlo appena sotto l'orizzonte.
Noi poeti siamo piccoli,
noi che in un verso reclamiamo verità
siamo una goccia della nostra riva.
Le prime luci che accendono la baia
spengono di già il nostro ardire
e rimaniamo qua a raccontarci i fatti della terra.
*
 (25 Aprile 2009)

Prima che l'alba diventi una spia
*
Stanco del silenzio nella forra,
desidero fermarmi ore ed ore
nel caldo freddo della notte al mare
e non importa se nell'occasione
non ci saranno stelle e similari.
*
Mi stirerò nel più preciso punto
là dove le onde smorzano lo schiaffo
e, ruffiano, ne canterò i fragori
di modo che questo mio egoismo
ottenga di parlare a chi ascolta.
*
Nel buio stropicciato dalle nubi,
prima che l'alba diventi una spia,
tutto dirò che non sia menzogna.
Spalancherò questi occhi ciarlatani
e senza sosta li farò parlare.
*
Chissà che qualche anima, nascosta
dove il fondale eternità lambisce
non spunti irata tra le scure acque
e in mia difesa lei si schieri.
Solo così non mi sentirò solo.
*
(2009)

Ripristino
=========
Per il ripristino del liso foglio,
dammi la tua gomma per favore
così che io cancelli bene bene
le prove di futuro andate male.
*
Su di esso lascerò le nette tracce
di certi spunti da verificare
e poche frasi da bambino scritte
in primo luogo quelle recitanti:
.
Ma chi l'ha detto che la luna è muta?
Non tengo un gabbiano in casa mia!
*
Sul bianco che saprò recuperare
io stenderò i nuovi scarabocchi
ma questa volta me li controllerò
man mano che l'età andrà avanti.
*
Insisterò per una volta ancora
a tracciar bozze di felice tempo,
i tratti netti delle icone perse
di dignità, educazione e pace.
*
In alto a destra occuperò lo spazio
per dedicare a tutti i miei affetti
felicità che stanno rincorrendo
e a me, la mia, che anch'essa attende.
*
In calce al foglio apporrò la firma
e non fa niente se risulta uguale
a quella scritta di tanto tempo fa
quando sicuro era soltanto il nome.
*
Aurelio Zucchi (20 Aprile 2009)
Poesia dedicata a Alfredo Genovese

Un acconto di Paradiso
…………………………………………………………..
…………………………………………………………..
…………………………………………………………..
Ma che strano, sorvolo il Paradiso
e giù di sotto ancora io non guardo.
Eppure, queste, non sono nuvole!
.
Son petali di seta trasparente,
scuciti ad arte da capaci mani
dal cuore delle gigantesche rose
sbocciate ad Est su lamina di mare.
.
Son petali di seta trasparente,
solo prestate a brezza di futuro
e scialano profumi a perdifiato
bighellonando lungo il Corso Eterno.
.
E che dire di musica soave
che delle sette note se ne frega,
che dall'ottava inizia ovattata
e chissà quante altre ne utilizza?
.
Cos'è che adesso mi sta succedendo?
.
L'affezionato corpo sta planando
si libera di rughe, piume e piombo
e si avvicina, sempre si avvicina
alle luci di quel nuovo luna park.
………………………………………………………………
………………………………………………………………
………………………………………………………………
Segnale orario: sono le ore otto!
(16/04/2009)

Alfabeto
Abbiamo
bisogno
cane
di
essere
felici.
Giuro,
ho
invitato
le
Muse
nelle
ore
p
quiete.
Riadatteremo
sapori.
Testeremo
unicamente
varianti
zuccherine

Fino al primo schiudersi del sogno
*
Il giorno che agonizza
in parte distrarrà la mia notte.
Solo in parte…
fino al primo schiudersi del sogno.
*
(2009)

Sulla distante duna
=============
Come apache che silenzioso aspetta
segni di fumo dalla collina alta,
immobile sulla distante duna
davvero il fiero non si riconosce.
'
Le nostalgie cede all'orizzonte,
al quasi uguale azzurro con il quale
parlava per sputare confidenze
al nascere dei sogni più urgenti.
'
Ma ora altro non fa, più non si muove,
nel ghiaccio dell'etàè cristallizzato.
'
E pensare che un po' di tempo fa
se ne scappava dalla vecchia tenda,
sassi e paure a pie' nudi schiacciava,
polvere alzava giù per il sentiero...
'
E mentre la sua tribù spariva,
il cuore in oro bussola mutava,
tracce di sale sempre più seguiva
per inchiodare il mare come freccia.
'
Quindi, seduto tra l'onda e la rena,
dentro i riflessi l'anima specchiava,
l'unghia intaccava sabbia e miraggi
capace di trovar tesori immensi,
'
Sulla distante duna, oggi è cambiato
assieme a luce ch'ombre non rischiara.
Il fiero è stanco, meglio non distrarlo.
Avrà vissuto forse troppo in fretta.
===
 (2009)

Sulla scia di una stella cadente
*
Sulla scia di una stella cadente
mi piace immaginarti quasi nuda,
solo vestita a firma prestigiosa
di un amore fiero di così modella.

Nel posto dove tu mi planerai
andrò di corsa anticipando i tempi,
allestirò la tenda della seta
dentro la quale troverai l'alcova.
.
Prima, ti chiederò se avrai udito
i desideri espressi alla tua vista,
primo fra tutti quello più pressante
di riabbracciarti a fine giro cosmo.
*
 (2009)

Lungo il sentiero delle prime sabbie
*
Lungo il sentiero delle prime sabbie,
quello che muore appena vede il mare,
in una curva stretta più delle altre,
quasi ai piedi di un'erica perenne
da sempre esiste ciò che m'appartiene.
.
Lo si confonderebbe con le foglie
dove esso si nasconde ormai da tempo
invece è solo lastra multiforme
la cui tinta è il frutto degli anni
con l'uso dei colori improvvisati.
.
Come allo specchio in essa mi rifletto
lungo il sentiero delle prime sabbie
quando mi reco al verde e blu dell'acqua
mentre richiedo a certe irrequiete onde
di pazientare prima dell'arrivo.
.
E mi vedo, sudato e stralunato
sulle piccole e medie e grandi barche
tra i sorrisi d'una madre eterna,
col cuore in lotta verso il primo amore
e in mano il vessillo del futuro.
.
E solo un attimo che dura un'ora,
ho sempre in mente quella mia meta
e quindi corro, corre forsennato
ad abbracciare il confidente mare
al quale riparlare della lastra…
.
 (2009)

Esisteranno
Quel principe sognato da bambina
quando ai tuoi piedi mezzo mondo avevi,
ancora non indossa alcun mantello,
ancora non cavalca alcun cavallo.

Eppure, chissà dove esisteranno
nei regni delle meraviglie antiche,
sulle amache delle foreste azzurre
poste a ridosso dei più verdi mari.

Probabile che abbiano paura
di riproporsi in questo nuovo evo,
di sprecar mito tra i ciechi e i sordi
che impassibili sono al richiamo.

Ma tu non spegnere la fantasia,
trova pretesti per tornar bambina,
allunga ancora i tuoi capelli oro
e fanne belle trecce da specchiare.

Intanto, al tuo fianco ci son'io
che la leggenda guardo e ascolto,
alla ricerca dell'esperto sarto,
alla ricerca d'una scuderia…
(2009)

Antichi Cavalieri sostano
Nel borgo del duemila tutto tace.
Antichi Cavalieri sostan fieri
e attendono quel freddo locandiere
che schiuda l'uscio fresco di vernice
all'aria netta di leggenda eterna
perché si posi in ritrovata lena
tra nuovi e vecchi tarli adesso sparsi
sotto occhi ignudi di trofei dormienti.
.
Su, da tempo, li aspettano le dame
a mo'di madri riposate a lungo,
innamorate del previsto sgarbo
di un muto lattante che prima o poi,
non più immobil perla tutta rosa,
dal fondo della tana paradiso
e dal tepor d'immacolata coltre
si desterà braccando lesto il seno.
.
Stagion dei sempre vivi eroi
a tutti annuncia già il suo ritorno.
Altera e schietta, oggi si prepara
a rinnovare sogni un dì spezzati
dall' Evo Nuovo dei previsti cieli,
delle ventur vagliate una ad una
e dei respiri freddi e soppesati,
del nulla che oramai non ci consola.
.
Antichi Cavalieri sostan fieri.
Si guardan tutt'intorno frastornati,
le grate d'ombra rischiarate solo
dai riflessi di tegole argentine.
E c'é chi lustra lame affezionate,
chi già si appresta con arditi guizzi
ad allestir lo sventolio di chiome
alla conquista degli amori persi.
(2005)

Dalle parti della quercia spezzata
Non passare dalle parti della quercia spezzata,
potresti incorrere in qualche disavventura!
.
Se devi spingerti fino alla radura della quiete,
se proprio è quello il luogo che tu hai prescelto,
vedi di trovare altre strade che siano più agevoli.
.
Non esistono?
Allora passa dalle parti della quercia spezzata.
E'sempre così……..

Spero proprio sia distratta.
Spero proprio sia distratta.
Se sapesse cosa sto combinando ora
mi chiuderebbe per sempre l'uscio
e invece ancora io vorrò entrarci.

Non so se di questi tempi è colpa
o forse sono già vittima degli 'anta,
ma mi succede spesso da un bel po'
di farmi trascinar da venti sconosciuti.

Vabbé, siam quasi d'accordo tutti,
sorrisi e sguardi degni di tal nome
non è che se ne vedano poi tanti.
La gente sembra come un pallone,
è bello, si, ma solo se ci sai giocare
perché altrimenti devi accontentarti
di apprezzarne la forma e il colore.
Mi dirai che basta un po' di fantasia,
vedersi belli dentro una divisa linda,
correre sull'erba come fanno i matti
e giù calci su calci vada come vada.

Già, la fantasia…

Ho l'impressione che sia stata abolita,
l'avranno soppiantata in fretta con la fretta,
con la sacra immagine di sé quale che sia
purché essa circoli nel fiume di tendenza.

Davvero non riesco, io che mi lamento,
di sciogliermi il nodo attorno al collo,
occhio per occhio dente per dente
sta diventando l'inno dei miei anni.

Vorrei amare come ho sempre fatto,
scambiare quattro chiacchiere quattro
mentre mi gusto l'ormai perfetto caffè,
oppure fare una pausa dinanzi al mare
piuttosto che dentro confuse mense.

La mia pelle sta diventando dura,
non sento più i richiami delle sirene,
neanche l'urlo di quando monta il dolore
o quello che nasce da una qualunque gioia.
Spero di non arrivare a vendermi
ai nuovi eserciti in marcia verso tutto,
a queste schiere di ladroni incravattati
o agli abili manovratori delle mille luci.

Spero proprio sia distratta, l'anima mia.

Abbracciami
Abbracciami fino a stritolarmi
quando l'eco della notte è incessante
come clacson che diventa pazzo
nella siesta di domenica d'agosto.
Stendimi col talento di una madre
su frescura di lenzuola sorridenti
e accompagnami la nuca sul cuscino
con le mani che da un po' io cerco.
Accarezzami tra magiche penombre
mentre voglia di dormire non ne ho
se mi accorgo di potere detenere
il primato che mi fa sentire un re.
Ora che la prima luce arriva,
scortami dentro il buio della mente
e ridetta in ogni tua lenta carezza
i tempi giusti per assaporarci.

Clown
Il giorno che vi accorgerete
che posso anch'io essere triste,
correte in piazza al tendone azzurro
e chiedete udienza al capo circo.
Il clown migliore fatevi prestare
e in un baleno portatemelo qui.
Allieterà malinconie maligne
tentando di celarle al mondo
e tra una giravolta e l'altra
mi inventerò una bella scusa
per farlo avvicinar di più a me.
Allora, all'orecchio gli sussurrerò
che un po' gli ho rassomigliato.
Benché con altro minor talento,
sorrisi e spassi ho inteso regalare
anche quando pensavo ad altro.

Stupro
Allora?
Quand'è che date inizio alla festa?
Non ditemi che aspettate il buio.
Il buio è vostro,è dentro di voi.

Cos'é? Avete paura di me?
Io sono solo un narratore,
a volte provo a fare il poeta
e canto e racconto dell'amore,
qualcosa che non riguarda voi.

Sta giù, buttata come un sacco
e ancora porta il vestito addosso.
Ha otto mani…
Due mani per coprirsi il seno,
due mani per difendere il suo grembo,
due mani a caccia delle viscere,
due mani rivolte verso il Cielo.

Vedete quanto è mansueta,
quanto capaci siete voi stati
di farle perdere anche la rabbia,
di declinarle morte in piena vita?

Sulla vostra pelle il sole non disegna
i giochi delle luci che si rinnovano.
Lancia strali di resa delle dignità
che fuggiranno quando fuggirete
per rintanarvi nel falso eden.

Date inizio alla vostra festa,
io non guarderò…

Quando tu mi manchi
Sai, ci sono dei momenti odiosi,
li chiamo sfide per debellar paure,
in cui m'attrezzo d'improvvisate tinte
per colorare il buio in pieno giorno.

Sono le ore di quando tu mi manchi,
il tuo respiro addosso alla mia pelle,
le mani che mi accarezzano la nuca
e lente e benedette sondano altrove…

Saranno state almeno sette

Non è possibile, direte voi,
eppure vi assicuro che le ho viste.

Sotto gli occhi di questo inverno mio,
barche - saranno state almeno sette -
a reclamare sette pescatori
per esser liberate dal pantano
tra le due gobbe dell'asfalto nero

Ma quale più corto dei dodici mesi!
Colpa di questo febbraio odioso
che, incurante delle mie stanchezze,
si schiera a braccetto di gennaio
e a primavera non concede acconti.

Non è possibile, direte voi,
eppure vi assicuro che le ho viste.

Sarà stata nostalgia del mare,
sarà rifiuto delle lunghe piogge,
sotto gli occhi di questo inverno mio,
barche - saranno state almeno sette -
vi assicuro che le ho viste davvero.

Ho sognato che sognavo
Ho sognato che sognavo
di mettermi in cammino all'alba
così che rinascessi nuovo
come il giorno che mi accompagnava
fino al raggiungimento della meta.

Indossavo una tuta così azzurra
da ingannare il cielo che mi s'apriva
e bianca mi ero io tinta la barba
per meglio trapassar le nuvole.

Portavo con me alcuni ricordi ,
di certo quelli che non moriranno,
ad esempio il peso lieve della vita
o i colori del mare già immortale.

Lungo il tragitto, nell'aria nuova,
i miei amori mi tenevan sveglio
ammesso che potessi addormentarmi
nell'inseguir le tre fasi del tempo.

Rividi infatti tutto il passato,
quasi accucciato per una carezza,
con il presente che mi confondeva
per via del fatto d'esser già futuro.

Giunto alla fine al lembo estremo,
là dove a balbettare incominciavo,
volsi lo sguardo al punto di partenza
ma… avevo un piede nell'eternità.

Dai, portami da lei
La rosa mi si avvicinò.
Si accostò come una nonna
che vuole muoverti un appunto.
Poi sulla nuca la sentii.
Ma…
con le spine mi frustò alla schiena.
Non so per quanto tempo s'accanì,
so solo che, tornata in sé,
così mi sussurrò all'orecchio:
Tu…
una volta sapevi innamorarti
e adesso dimentichi come si fa.
Solo perché la vita t'ha distratto
tu pensi non c'è posto per l'amore?
Dai, portami da lei.
Mi vedi come sono ancora in forma?
Lo riconosci il mio miglior colore?
Fammi lasciare questa strada,
sono sicura che non deluderò.
Dai, portami da lei
assieme alle mie amiche rosse,
taglia a misura questo lungo stelo
e, come prima, avvolgilo in argento
che poi con cura la mano scarterà.
Dai, portami da lei
e sarà valso ch'io abbia vissuto
ed io saprò parlar di te,
fresca nel bagno che farò
per mantenermi bella come lei.

Questi amori
Frastornato ero quella sera,
seduto tra le braccia del tempo.

Lui, di pioggia tutto mascherato,
solo i respiri di durevole marea ,
neanche l'esse d'una stella una.

Io, tutto odoroso di futuro,
anche orizzonti a dirmi non è vero,
neanche una luce su di loro strangolata.

Depredati dal gran fantasma della notte,
quegli amori che già allora pregustavo
feti morivano dentro e fuori l'onda scura
e non credevo di poterli mai toccare.

Frastornato ero quella sera
come lo sono oggi, nei miei giorni.

Questi amori che hanno duellato
ora rilasciano salsedine vitale,
equilibristi su ogni sorta di mare,
incazzati se mai qualcuno li disturba.

Riuscire a piangere vorrei
Riuscire a piangere vorrei davvero
con un lento scorrer sulle secche gote
di quelle a palla lacrime impazienti
che ho alloggiato nei momenti infelici
e trattenuto per non esser io capace.

Dinanzi ad albe camuffate da tramonti,
ad ogni rollìo dello sconcerto greve,
sento dire che pianger tocca al cuore
e se in tal modo fosse veramente
sarei tranquillo d'aver saldato conti.

Ma, riuscire a piangere vorrei davvero
per tutta la smania di specchiarmi chino,
per essere partecipe dei gemiti palesi,
i forti occhi da detergere una volta
con l'acqua e il sale dell'anima mia.
(2009)

Premessa
Il triste epilogo della vita di Eluana Englaro (ma quante altre storie, silenti, pulsano senza i riflettori puntati,
senza la voce degli illustri competenti, senza le troppo parole dette fuori e dentro questa vicenda?)
mi ha suggerito di non aggiungermi ai cori delle "certezze" sulla vita e sulla morte.
Nel mio orto ho coltivato questo pensiero e così desidero proporlo:

Quale confine
Vivo nel sole che immenso splende
poi metto il broncio appena se ne va.
Tutto allora mi si trasforma intorno,
dalla facciata del grattacielo austero
all'ultima tegola della quasi casa.

Vivo nella luna che sta lì a guardarmi,
poi m'addormento figlio della Terra.
Quanta bellezza non mi si ostenterà,
basti pensare al gioco delle stelle
o ad occhi lucidi, di nostalgia ostaggi.

Sapessi almeno quale confine netto
sarebbe ammesso da toccar con mano,
potessi esprimere caparbia poesia
in ogni angolo ancora da esplorare,
farei di questa vita eterna vita.

Già, la vita...
Somiglia un po' per certi versi
a quella luna e a quel sole trascurati
mentre son qui ancora a domandarmi
quale confine la separa dalla morte.
 (11/02/2009)

Rebus
(Dedico questa mia poesia al mio amico Salvatore Armando Santoro
dopo aver letto con molta attenzione alcuni ultimi suoi testi su queste pagine azzurre.
Ciao Armà!)

Nelle tue mani poserò il viso
perché sia pronto alle carezze
come la tela che si predispone
ad uno, cento o mille dei colori.

In esse verserò la lenta pioggia
che dolce cade dal cielo delle gioie
oppure, succederà anche questo,
le stille stracariche di ghiaccio
precipitato da quello dei dolori.

Nell'uno e l'altro caso spero
nei docili passaggi delle dita,
in quel calore che non brucia
quando il velluto mi friziona.

Ora però ti chiedo e mi chiedo
se per gli eventi può bastare
che io ti ami così come ti amo
o serva anche il tuo amore…

Il cielo resiste
Son vetri rotti i sogni decaduti
e devi fare adesso pulizia.
E cosa fanno le speranze tue?
Stanno raccolte dietro quell'angolo.
Le vedi timide e tremano tutte.
Peccato!
Nei momenti come questi
in cui vorresti solo che piangere,
sono incerte se fare capolino.
Hanno l'aria di certi bambini
quando son pronti ad avere un premio
ed in attesa del tuo bel cenno
sono lì, buoni, a rispettare il turno.
Intanto guardi le pareti bianche
piene di quadri coi colori a mille
che non distingui,
non c'è proprio verso,
eppure v'è barca e mare intorno.
Così,
fissi il soffitto pieno d'ombre
ma sono immagini troppo precise,
la proiezione d'una cristalliera
o lo stelo di un candelabro odioso.
Forme che non ricordano nuvole
che se le guardi
ti offrono scintille,
carri colmi di zucchero filato
dolci sirene dai capelli lunghi
o vasi che traboccano di rose.
Finalmente,
pian piano ti decidi,
apri la porta del terrazzo vuoto,
prendi respiro, poi alzi la testa
e vedi chiaro
il cielo che resiste.
-

ALL'ANGOLO
***************************
Io e me - 2009
************
Non so cos'è che vedo,
se respiro e forse sono morto,
se tutta intorno l'aria è piombo,
odiosa pressa sull'anima indifesa.
So solo che si sente il silenzio,
di quelli propri d'una cattedrale
nell'ora che solo l'altar si ostina
a custodire i dolori degli uomini.
Mi staccherò da questo cerchio?
Se mi vedrete ancora arzillo
o meglio, sorridere a più non posso
sarà il segno che non ho perso,
che ricomincio dall'alfabeto antico.
*

Tutto…
Potrai guardar l'amico mare
stringersi nel nucleo d'una biglia
e minuscolo allora diventare,
lui, immenso quando respira fuori.
Sarai capace di scovare il centro
dei benigni silenzi dei vent'anni,
di ascoltare amplificato il suono
di chitarre che ho avuto accanto.
E poi, e poi, e poi…
Coglierai come si coglie un fiore
le mille emozioni che ho coltivato
le gemme di amori da interrare,
ed anche un gocciolìo di stille,
allora laghi di vaste estensioni.
Ti sentirai confusa allorquando
in dolce processione sfileranno
faziose lune e stelle pellegrine
colte in un voilà in riva al mare
nelle notti dell'immortale estate.
Tutto…
Potrai guardar l'amico mare,
sarai capace di scovare il centro,
ti sentirai confusa allorquando,
coglierai come si coglie un fiore,
soltanto se fisserai i miei occhi!
*
2009

Scriverò i miei versi impossibili
Scriverò i miei versi impossibili
se l'alba mi si racconterà tutta,
dal giusto istante custodito
in cui il buio è sazio del buio
a quello, altrettanto benedetto,
di quando lei si inchina al giorno.
Vorrò da alba sentire senza sosta
parole e musiche per nuove canzoni,
le storie rintanate nelle pieghe
del tempo bramato che non c'è,
certi momenti entusiasmanti, lassù,
trascorsi a guardar due innamorati,
intendo quelli meno fortunati,
che non s'accorgono d'esser visti.
Scriverò i miei versi impossibili
nell'ora adatta allo specchiarsi
di cieli aranciati, azzurri e gialli
su un mare di smanie incredibili

Notti anteprime della morte
Notti saziate di silenzi,
opache le disseminate stelle
che anziché celarsi dietro l'altre
rifanno presuntuose il trucco,
notti anteprima della morte.
Nel letto cambi posizione
quasi che il cuscino rigirando
incorri in frescure promettenti
e invece, all'enne segno della croce,
discendi ancora nei pensieri uguali.
Allora credi che sia meglio andare,
fai quasi finta di aver gran sete
e bevi, bevi aneliti di distrazione
per poi importi la voglia di dormire.
Ma quelle notti non cambiano,
han fronte e retro di una cambiale
che se giungeva alla sua scadenza
solo e soltanto era da pagare.
Notti anteprime della morte.

Diversamente amabile
Diversamente amabile
è chi vuol davvero bene
e nulla chiede di ritorno
se non il solo accenno
del pervenuto affetto.
Diversamente amabile
è tutta quella spenta gente
che affonda l'unghia nell'oblio
e scava l'intonaco del tempo
cercando lume di un ricordo.
Diversamente amabile
è una persona assurda
che quando si sente vista
si inchina sciocca al suo destino,
incredula di tanta gioia avuta.
E' chi,
diluito ben bene nel dolore,
emerge lui e il suo scafandro
a fare un pieno d'aria pura
prima di ricolare a picco.
E' soprattutto chi,
sfidando la sua sofferenza,
quasi perfetto mi allestisce
un sorriso che ne vale mille
e di tristezze l'aria svuota.

Là, dove il cielo non rischia la morte
Là, dove il cielo non rischia la morte
ma astro dopo astro si rinnova,
esisterà io spero un qualche lembo
nel quale ci si possa riparare.

Noi uomini a volte siamo fatti così,
crediamo di domare ogni fiera
per poi aver bisogno della frusta
ed accettare l'imprevista resa.

Cade, nel tempo, la lucente spada.
Lo scudo, adesso,è da adoperare
e diligenti nella fila indiana
si va tutti alla clemenza ambita
la, dove il cielo non rischia la morte

Vero
Luci di lenza pazze tra le dita,
il sole s'accaniva sulla baia.
Il mare nell'amaca del silenzio
gridava solamente a chi non c'era.
Era vero, seduto a cavalcioni
sul bordo secco della barca azzurra
un piede dentro e l'altro messo fuori,
pendolo di pelle bronzea e dura
a schiaffeggiare l'onda calma sotto.
Quando così lo guardai per ore,
non mi meravigliai poi tanto
e tra una preda e l'altra ancora
tifai per lui con tutto il cuore.
Al crepuscolo lasciai la spiaggia
con dentro il sale e una speranza
e giunto nella mia fresca casa
levai brezza dai capelli miei
Nel caro specchio lo rividi, vero...

Sono felice d'esser come sono,
Sono felice d'esser come sono,
niente sforzi per apparire meglio.
A volte, se mi ascolto bene bene,
in un istante fermo questo tempo.
Osservo quindi la mia effige
stampata a mo' di bella figurina
e non essendo stato un calciatore
la includo in altra collezione.
E' quella antica degli aspiranti re
che non avendo regni ai piedi
indossano lo stesso la corona
proclamandosi degni della vita.

Sdraiato all'ombra del Sinai
Opacizzate dalla sabbia antica,
figlia del vento e del mistero,
sdraiato all'ombra del Sinai,
vorrò vedere le mie scarpe

ed anche questo mio orologio,
poggiato su resistente cardo
a far da specchio al serpente
pronto a ingoiare lui e il tempo.

Sdraiato all'ombra del Sinai,
guarderò la quasi tonda vetta,
le nuvole a farle da sombrero
nel retro cuore del silenzio.

Rapinerò all'Onnipotente
le luci fatte disegnare al sole,
luci che scalfiranno le rocce
e anabbaglianti mi si offriranno.

Velli d'oro non avanzeranno
e forse potrò starmene quieto
se su a Nord Est l'eco delle bombe
si prenderà l'infinita vacanza.

L'ultima luna
*
L'ultima luna si scansò irata.
Poi raggiunse le scampate stelle
e mugugnò sui diritti tolti.
Da lì in poi fu soltanto giorno
col sole, odioso se è troppo sole,
a fare luce su quanto era già chiaro.
Troppo evidenti queste nostre guerre,
fratelli che non sono più fratelli,
moderni amori privi dei sospiri.
Rivoglio belle notti, quelle vere
che silenziose osano placare,
dove le luci posso anche sentire.
Viene a mancare più di tutto il sogno
quasi imposto da una stella amica
mentre l'ultima luna aspetta muta.
*

Con i miei auguri migliori per Lorenzo, per le autrici e per gli autori che fanno di questo sito l'ideale teatro nel quale avvicendare sentimenti ed emozioni vitali per le nostre esistenze.
Saremo noi tutti teneri eroi se di noi stessi alla fine resterà nel cuore di anche una sola persona un verso, un respiro aperto alla vita.

Luci di Natale
Quando, per ospitare la colomba,
la briciola di un fragrante panettone
si poserà sul mio freddo terrazzo,
di colpo si accenderà la grotta.
*
Quando a posarla sarà uno di noi,
premeditata nel flusso della festa
o fosse anche per una distrazione,
la stella brillerà anche per gli altri.
*
Buon Natale - diceva mia madre
già dalle prime luci del mattino
tra dolci frette e succulenti fritti
mentre incartavo scintille per la notte.
*
Buon Natale - io le rispondevo -
ma… non si dice quando è proprio l'ora?
L'attesa é attesa - lei mi replicava -
più é lunga e più sarà il Messia.

Poesia in cerca d'autore
Che state ad aspettare, voi poeti?
Sù, agitate i freddi calamai,
date luce a quei neri inchiostri,
affilate le punte delle penne!
Io non so scrivere di certe cose,
d'abile verso che cattura cuori
e un po' d'aiuto adesso serve
perché si leggano i vecchi riti.
Statemi quindi ad ascoltare bene
giacché dovrete poetare al meglio
il solo istante che cattura l'uomo
che, innamorato cotto e stracotto,
riceve infine amor da amore
a cui l'aveva chiesto e richiesto.
Mi raccomando, date voi risalto
a quanto gli accade proprio dentro
durante tutto il viaggiar del bacio,
labbra su labbra esso inchiodato
a liberarsi al primo seno nudo.

In sella ad un cavallo bianco

*
In sella ad un cavallo bianco
mi avviai dall'alba verso il giorno
per poi, oltrepassate le colline,
con un inchino salutar quegli anni,
gli stessi che ora chiamo giovinezza
e che allora non avevan nome.
*
Scendendo di gran fretta a valle,
a lungo mi fermai nei verdi angoli,
gli stessi da cui guardare il mare
per poi, saziandomi di emozioni,
avvicinarmi a lui per presentarmi
almeno degno delle sue attenzioni
*
In seguito, io odorai di uomo
e mi tuffai nei fiumi dell'amore.
Conobbi pure i duri labirinti
a prima vista di città qualunque
solo che quelli eran del Meridione
così che mi inventai nuovo Teseo.
*
Intanto che la vita andava avanti,
che i chilometri me li bevevo tutti
tra gli insistenti sguardi al mio futuro
e le carezze del passato prepotente,
ahimè ho smarrito il filo portentoso
e quel cavallo non l'ho più trovato.
*

Accoglimi
Accoglimi, il sole avrà due dischi.
Il cielo non riconoscerà le nuvole
e me
che fino a prima ho pianto
alla ricerca della mia pervinca luna.

Ti adagerò sulle piume dell'amore
ora che il fondo della nuova amaca
è stato ultimato, rifinito, allestito
col più chiaro dei cristalli trasparenti.

Così, non solo ci vedranno gli altri
ma anche il bruco, la formica e l'erba
assisteranno al nuovo dondolìo dei sensi
e mio,
perduto nell'eterno labirinto.
(2006)
Poesia pubblicata nell'Antologia "Verrà il mattino ed avrà un tuo verso" Vol. 5 - (Aletti Editore)

Passato e futuro
Quando sarò nel prossimo autunno
vorrò essere un albero imponente,
di quelli della specie a grandi foglie,
collocato nel mezzo della valle.

Mi sfronderò di un vestito giallo
mettendo a nudo a destra e a manca
il tronco che s'atteggia e non si piega,
i rami secchi e le mie nuove gemme.

Tra le ventate che s'abbatteranno
assisterò al lento sfascio delle foglie
ma non maledirò madre natura
perché, di tutto, tanto serberò.
(2008)

Un sogno
Mi vidi riverso sul grande letto,
un mesto lenzuolo a coprirmi mezzo,
bianche pareti a fare da contorno,
garze e siringhe sopra il comodino.
Di fronte a me, una finestra chiusa
a conservare l'eccessivo caldo
e in attesa d'esser spalancata
per dare cambio d'aria all'aria morta.
Una donna con una croce addosso
ebbe l'idea di assecondar la mia
e fu così che nell'atroce stanza
entrò qualcosa, luce ed altro ancora.
Prestatomi dal cielo ancora a posto,
macchiai d'azzurro ogni forma attorno.
Protetto dal via vai di un passerotto
io canticchiai nel mezzo del silenzio.
Un angelo vestito da signora,
perfette gote a sfiorar bellezza,
con i sorrisi a ricordar mia madre
si avvicinò per farmi le carezze
E disse:
"La vita é meravigliosa, non credi?"
Confuso ed eccitato come una volta,
la volta del primo mio giorno di scuola,
non ebbi il tempo neanche di parlarle.
Era già oltre i muri, divenuti archi.
Avrei voluto solamente dirle:
"Anche a quest'ora é meravigliosa".

A te che piangi nella tua ora stramba
Vorrei svelare il segreto della felicità
a te che piangi nella tua ora stramba
ma io non son capace di inventarmi
minimo appiglio dal quale cominciare.

Potrei provare a escogitare inganni
portandoti dei fiori che profumano perenni,
oppure Pulcinella all'istante diventare
per porgerti le sue capriole a mille.

Potrei interpretare una canzone folle,
il corpo levitare all'improvviso,
sommare l'infinito all'assoluto zero,
giocare al gioco che non so giocare.

Ma é meglio che mi metta nel cantuccio,
che scorti il tuo dolore fino al confine,
che ti costringa ad alzare gli occhi
che rideranno alla nuova luna.

Vorrei il dorso di un gabbiano
Vorrei il dorso di un gabbiano
pesare zero per azionarne il volo,
salire in alto a guadagnarmi il cielo
senza di nuvole incrociare ombre
e, anzi, seguire luce luce il sole.

In festa tra quelle argentine piume,
splendido sarebbe quel viaggiare
al tempo dell'inattesa melodia
scandita al batter delle grandi ali
perché il sogno duri una canzone.

Senza i confini delle mille rive,
Prima rotta sarebbe certo il mare,
da quando l'onda inizia a respirare
a quando spenta si confonde al centro
con altre mille d'altra destinazione.

Al mio compagno dopo chiederei
una virata verso la genesi del tempo,
del mio, situato tutto a meridione,
riconoscibile da una cravatta blu
e da una giacca sfilata a mio fratello.

Potessi lì fermarmi anni ed anni,
riprendere discorsi ancora da ultimare,
prime speranze in vena d'affacciarsi
sul bianco e nero dei vent'anni al vento,
mani di madre nell'atto d'afferrarmi.
(2007)

La scogliera é sempre là
La scogliera é sempre là.
Quando suo fratello
il mare
le s'accosta mogio mogio,
lei l'accoglie,
rassicura.
Se le onde diventano assassine
lei aspetta,
non invia maledizioni.
Ma vi prego,
acque e schiume ballerine,
lasciatela tranquilla
nella solenne ora
in cui s'affida al sole
nel rilascio dei colori che non sopporta.

Come antico e ritrovato canto
Come antico e ritrovato canto
fa' in maniera, del destino essenza,
ch'io mi possa raccontare al mondo
su promettente nota a me concessa.

Nessun frastuono tu vorrai attorno,
d'orpelli e luci radierai le ombre,
soltanto un certo azzurro innesterai
tra le stagioni, con me protagonista.

Al limite dell'assegnato cosmo
il mare metterai a far da guardia,
dei cuori innamorati la sequenza,
dei sogni l'eco a prova di bomba.

Il mondo ti é crollato addosso
(dedicata a Vito Scafidi, vittima della tragedia nella scuola di Rivoli)
*
Quando avevo diciassette anni
non mi sfiorava l'idea della morte
perché pensavo di essere eterno
come eterna deve essere la giovinezza.
Il mondo ti è crollato addosso
senza neanche darti il tempo
di conoscere la vita del tuo tempo,
di immaginarti l'uomo che pensavi.
Nulla mai sarà però capace,
né gli errori intollerabili dell'oggi
né il destino presentatosi da boia,
di far morire tutto sotto un tetto.
Non moriranno i tuoi sogni appena nati
non moriranno i tuoi sogni disegnati
perché il ricordo di chi ti vuole bene
soppianterà qualsiasi oblio.
*
(Roma, 22 Novembre 2008 h.21,08)

Nell'attesa della sera
Alto é il sole sulla città.
Sereno, eppure inosservato, il cielo.
Due bambini al tavolo del bar
giocano ad imitare i grandi
spezzando in due, perfetta,
una brioche senza crema dentro.
Ai lati di questa grande strada
gli alberi si fanno attendere
e, intanto, ruota su ruota schizza.
Nell'attesa della sera
sul balcone dell'ottavo piano
un pigiama rosso blu si muove.
Trattiene lustri di stanchezze,
dubbi indubbi sul benevolo futuro
mentre in quella stessa stanza
sul comò una siringa é pronta.
Notte verrà nel consueto silenzio
ma un bel niente c'é da aspettarsi
se non miracoli del sonno insonne
che anch'esso finirà nel cassonetto
da svuotare tutti i santi giorni,
come le speranze accatastate.

Sbatto, sbotto, butto
Maledizione quando non capisco
che qualche istante é quello giusto
per mettere da conto e in tutta fretta
felicità piovutami a dirotto
per essere afferrata con ambedue le mani
e farsene magari prestare altre,
cristallizzarla in trasparente ampolla,
inchiodarla al muro bianco dei trofei
quasi che fosse un raggiunto amore,
foto a colori di un vecchio gozzo
o, che ne so, un più che insolito Renoir.
E invece? Cos'é che ti combino?
Sorpreso e incredulo a tal punto
da ritener miraggio il raro tutto,
le sbatto la mia porta in faccia.
Poi, sicuro che nulla m'é concesso,
do per scontato il nuovo smacco
e sbotto, sbotto nel compatimento
mentre ho fame dinanzi al piatto pronto.
Butto la chance al pari della salvietta
con cui ho smesso d'asciugar la gota
e da quel punto... nuove gocce aspetto.

Io non morirò
Quand'anche il cuore
fosse distratto,
io non morirò
al pari di un merluzzo
predestinato
ad esser baccalà.
Sì,
sarò più vivo che mai
in tutto ciò
che non si spegne
a dispetto dei tempi,
in un riflesso d'onda
che il sole tocca
perché gli va
di far così all'istante
o in tutti i miei segreti
poi svelati
a chi dovevo
poi svelare.
Se questo é
l'essere mio eterno,
inviterò i sultani
delle felicità perenni,
le mie regine
camuffate in donne,
i miei paggetti
camuffati in figli
e il grande stuolo
di chi ho solo amato.

Non é niente
Non é niente, non ti preoccupare
se fisso il celo oltre quelle nuvole.
E' solo sintomo di questa malattia
che mi accompagna già da tempo.
*
Non dirmi che non sai di questa cosa,
del fatto che m'involo oltre misura
per certe rotte ignote da seguire
con la mia bussola un po' particolare.
*
E quando allora io ti esploro tutta?
Là, dove pensi che nessuno arrivi?
Non é per caso segno, anche quello,
di un benessere interpretato male?
*

Barattoli
Ora che apri barattoli di fumo
convinta di trovar colori dentro
io sono accanto a te. Disorientato.

Anche tu vieni dalla giovinezza,
bianchi cavalli tra cui scegliere il più bianco,
sorrisi dentro scrigni finalmente aperti.

Ma non é detta ancora l'ultima parola,
mare e cielo non cambiano nuance
ed io accanto a te sarò. Affascinato.

La baia
Mi portarono nella baia delle illusioni,
mi fecero sdraiar dinanzi al mare amore,
un sasso di manna a farmi da cuscino.

Rimasi solo per tanto tanto tempo,
vidi struggente alba pressar la pelle
ed un tramonto lungo un giorno, vidi.

Al primo mormorio di quella notte muta
il freddo vecchia conoscenza volle catturarmi
e mi ordinò d'alzarmi dall'azzurra alcova.

Quella volta che m'innamorai
Quella volta che m'innamorai
fu come d'un tratto perdere la vista.
Del mondo, intendo, amici miei.

Fu come stessi navigando
oceano aperto da una zolla,
le acque dalle tinte strane.

Macché azzurre e verdi!
Scarabocchiai colori su colori,
scrissi di nuovi codici pantone

Cantai a squarciagola gli inni
che riascolterò solo nell'Eden.
E suoni, pronti a strabiliarmi.

Quando fu solo e soltanto amore,
di noi l'amore fece due schiavi.
Lei? Mi sorrise...

Quando noi due saremo svegli
Quando noi due saremo svegli
dovremo ricordarci di non dimenticare
il cosmo dell'estasi agguantata.
L'amore, amore mio,
non é in fondo così eterno
come ci dicevamo a voce alta
quando i sassi nelle nostre mani
divenivano perfette rose scarlatte.

Continuo a sognare
Ribelle all'acidità del tempo
dentro cui dovrò specchiarmi ancora,
continuo imperterrito a sognare
e non per questo chiamatemi vigliacco.

Chiamatemi vigliacco quelle volte
che mi vedrete impallidito e muto
senza la forza di reagire un po'
alla richiesta che d'affetto preme.

Continuerò a sognare scordando
urgenti performance da fare oggi
mentre i respiri vorrei sentire
nascosti nel cuore della baldoria

Scrutarlo tutto
Percorrere viottolo di cielo
nel giorno favorito dalla sorte,
occhiali scuri a sfidare il sole,
nuvole assenti ma giustificate.
O, di notte, su selciato di stelle
e non fermarsi mai e poi mai
se non per fare riposare gli occhi
quando ogni luce si fa prepotente.
No, non dico di arrivare fino a Dio,
scrutarlo tutto per quell'eternità
ancora arrotolata all'incertezza,
ma, almeno, di scorgerne le tracce,
le stesse tracce che qui non son capace.

Sole vano
Si scivola su fianchi di cratere
con occhi pieni di sopravvivenza,
le ore che non vogliono passare
e piogge e venti in abbondanza.
Si spera di virare all'improvviso
con occhi pieni di sopravvivenza,
tristezze al rogo di peccati a iosa
e piogge e venti in abbondanza.
Mentre qui attorno è tutt'altra cosa
con le ginestre illuminate a giorno,
laggiù il mare é in trepidante attesa
di tutti quelli che si dicono felici.,
Al nostro centro non arriva raggio,
festa non é in questo nostro centro
quasi che fosse perfetta oasi fallita,
testimonianza di un'indefessa resa.
Sopra di noi il cielo s'é assentato,
ci ha detto che non sa se tornerà.
Il sole, che ad un metro gli altri bacia,
sul nostro centro il sole é vano.

La luna si piega
La luna
si piega
sulle mie tristezze.
Le guarda,
le sfiora e poi le tocca.
Bianco notte
diventa lo stupore
e negli specchi
mi rivedo tutto,
sdraiato
su uno dei suoi spigoli.

Che stupido!
Viaggiando
nei sentieri dell'anima
mai mi accorgo
delle azzurre distese ai bordi.

Nino
E passa il tempo, come acqua
mitigata dai tondi delle pietre,
che scorre in alveo d'ogni tipo
e in tutta fretta segue il fondo valle.
Così anch'io la calma non afferro
per esplorare vita e darmene di conto.
Ho tutto sotto gli occhi, adesso,
ma da bambino ciò non mi bastava.
Andavo a caccia di compagni
senza dover chiamarli amici
e catturato uno, almeno uno,
scoprivo la bellezza delle cose
Ricordo di quella volta quando,
tanti anni ormai sono trascorsi,
seduto al sole al molo e al futuro,
a un ciuffo nero su due vispi occhi
volli indicare lesto e a tutti i costi
la sagoma di un guizzante pesce
che si muoveva pieno di mistero
girando all'onda, sotto i miei occhi.
Complice, lui mi si avvicinò sicuro,
con me inabissò il piombo e l'amo
appena ricoperto d'esca puzzolente
e nell'attesa disse di chiamarsi Nino.
Quando a fatica raccogliemmo il filo,
tutti i colori di un pesce sfortunato
si dibatterono su quel cocente asfalto:
la prima mia donzella del Tirreno. 

In cruna d'ago
Per tessere la coltre mia migliore
con cui fasciarmi nel più freddo tempo,
in cruna d'ago resistente
passerò ogni ricordo
e uno dopo l'altro
li sfilaccerò fino alla noia
così che niente perda,
neanche i grigio scuri
che fino ad ora
ho scelto d'evitare.
Perché?
Perché mi sono accorto
seppure troppo tardi
che tutto é necessario
avere addosso,
dal più azzurro dei mantelli azzurri
a prima pelle
che copre ancora il cuore.

Caro destino
Caro destino,
se succede di scrivere a qualcuno
che non conosco, se non é di fama,
questa scrittura piega e si colora
al garbo che in questi casi impera.
Ti chiederò dove ti trovi ora,
se il tuo viso é corrucciato o no,
quale sorriso accendi la mattina
e quanto vale un cenno su di me.
Per non rischiare troppa confidenza
dovrei smettere di darti questo tu
ma gli anni che hai contaminato
sono già tanti e quindi rischio un po'.
Sarò gentile ma, nel frattempo, tu
non t'intromettere domani e dopo
nei sogni che vorrò fare ancora
nei quali cerco amore e amore do.
Ti prego, tu che non sai chi sei,
non disturbarmi in quelle belle notti
che mi vedranno da aspirante eroe
vestire vita di leggenda e mito.
Non presentarti come avversa dama
tra le pedine che allora muoverò.
Lascia vuota una casella bianca
dove assestare l'agognata sfida.
Quasi tuo,
Aurelio Zucchi

Non solo di ricordi
Con te accenderò i motori
e sbriglierò il tempo condottiero.
Darò il via a quello andato via,
all'oggi, da capire in fretta,
all'altro che aspettiamo edè già qui.
Ci fermeremo ai primi anni,
a quando senza giochi giocavamo,
agli occhi delle nostre madri
che disegnavano per noi speranze.
Dinanzi al mare sosteremo un po'
per domandargli perché lui solo
non cambia al cambio dei domani,
rimane azzurro come lo vogliamo.
Ci rivedremo innamorati a tutta
con le carezze equilibriste in mano
e gli occhi, gli occhi dati in dono
a mille capriole appassionate.
Arriveremo poi a questi giorni,
le nostalgie più dure delle pietre,
e guarderemo il mondo attorno
sperando d'essere cresciuti un po'.
Specchi e guerre schiveremo
per un perimetro d'amore vero
nel quale coltivare il bel giardino
con semi d'ulivo, fantasia e affetto.
Affonderemo nei tramonti estremi
e attenderemo le albe che verranno
riempiendo all'orlo l'ultime ore
di quanto ancora noi vivremo,
non solo di ricordi.

Quando sognavo io
Che manna, ragazzi!
Quando sognavo io, all'età vostra,
mi ritrovavo in una bella festa,
in mezzo a donne invero troppo donne,
vestite sol di petali di rose,
gli occhi di mare quand'é vero mare,
bocche del rosso del calar del sole.
E cavalieri, cavalieri stolti
che mi guardavano stupiti tutti,
con le camicie inamidate ad arte,
i papillon più neri della pece.
Allora, al centro del salone a specchi,
una per volta invitavo dame
e accompagnato dalla grande orchestra
giri di valzer inanellavo a iosa.
Che nostalgia, ragazzi!
Adesso ch'io più non so ballare
mi piacerebbe nelle notti corte
riconquistare magiche pedane
per fare finta d'essere il più bello.
Dovrei, per farlo, indurire i ciuffi
per evitare che durante il sonno
molestino le bianche mie ciglia
e rompano il ritrovato sogno.

(Poesia dedicata alla poetessa Anileda Xeka come segno della mia gratitudine per avermi ospitato nel suo splendido blog)

Riflessi di luna
Stanotte è notte,
non le atre che la mia estate,
coprendo ogni sussulto triste,
ha fatto brillare sopra la testa.
Lo stolto buio vorrebbe ancora
lanciare qui palle d'inchiostro,
strane meteore a fare concorrenza
a certe stelle che ho visto cadere.
Un po' indovina, seppure per errore,
e, solo in questi casi, confuso mi ritrovo
smarrito nell'assenza di un sorriso,
traballante in onde sconosciute.
Ed io fermo e rifermo il cielo,
come una lancia gli trafiggo i fianchi,
sbriciolo nubi al pari di biscotti
e bevo infine riflessi di luna.

Appena finirà di piovere
Oltre i vetri della mia finestra
il cielo sta esagerando un po'
e, quante volte gliel'ho detto,
non deve lui proporsi comprimario.

Appena finirà di piovere
farò entrare l'aria in questa stanza
e spegnerò la lampada in salotto
sul quale ho sonnecchiato sveglio.
Da parte lascerò la solitudine,
sopra il lavello la caffettiera vuota
e, fischiettando mezzo pomeriggio,
un libro, aperto al primo capoverso.

Dopo, scenderò nella mia strada
ad inchiodare nuovi riverberi di sole
e alzando gli occhi io lo saluterò.
Appena finirà di piovere…
(Poesia dedicata a D.D.)

VI Edizione del Premio Belmoro (Poesia - Narrativa - Saggistica)
Premio "Poeta e scrittore dell'anno" (Reggio Cal. 9 Ottobre 2008)

Motivazione della giuria composta da :
Presidente Onorario Angela Ambrosoli Stilo (Critico letterario)
Presidente Teresa Calafiore (Poetessa)
Commissario prof. Francesco Idotta
Commissario prof/ssa Annalisa Locatelli
Commissario prof/ssa Francesca Neri
Commissario prof/ssa Giovanna Sergi Ferro
Commissario prof/ssa Maria Angela Sergi
Segretaria del Premio dott/ssa Daria Locatelli

Il poeta subisce il "protagonismo" del cielo che con la sua pioggia lo tiene sospeso nei desideri e nelle azioni. La malinconia chiude l'animo alla voglia di fare, il tempo sembra immobile e le ore passano svogliate. Ma il disagio della situazione presente é quasi una percezione subito risolta con inaspettata proiezione mentale. In modo originale e "controcorrente", in un mondo votato allo scetticismo, alla passività e alle facili conquiste, il poeta non rimane ancorato alla mestizia e alla solitudine, non patisce angoscia e disperazione, é già proiettato al futuro prossimo che porterà il bel tempo, col sole che illumina e riscalda, invita a uscire, a riprendersi la vita.
"Appena finirà di piovere/.....da parte lascerò la solitudine/.....scenderò nella mia strada/ a inchiodare nuovi riverberi di sole" , sono versi che hanno marcati richiami interiori: l?Autore manifesta il proposito di vivere coltivando l'ottimismo e il coraggio dell'impegno per costruire in crescendo l'avvenire.
Il "domani é un altro giorno" di "Via col vento" é declinato qui con lo stato d'animo positivo dell'attesa, nutrita della serena certezza che il futuro non deluderà le promesse.
La composizione contiene un messaggio bello e positivo espresso senza enfasi, con l'uso di termini abituali e col ricorso insistito agli oggetti quotidiani che non hanno funzione meramente descrittiva e realistica. Il poeta non vi indugia romanticamente né retoricamente, ma la loro rappresentazione, così come quella degli elementi climatici, la pioggia e il sole, rinvia a più ampi significati esistenziali.
Il ritmo piano, quasi prosastico delle quartine, la ripetizione, con intento assertivo, del verso centrale che dà il titolo alla poesia e la chiude, svelano un carattere di forte tempra che acquista valore etico e pedagogico.
Angela Ambrosli Stilo
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Dell'amore, secondo me.
Per caso, avete visto l'amore?
Oh Signore, devo chiedergli un favore!
Cosa dite? E' birichino?
Sì, lo so.

Se lo prendo lo strapazzo.

Non può esser che da sempre
giochi sempre a nascondino.
Ieri là, oggi qua, domani boh...
si traveste ma... é sempre bello.

Cerchiamolo, diamoci da fare!

Tu vai in quella direzione,
dai bambini con il lecca lecca in mano,
dalle madri colte al volo in un sorriso,
da quei figli che lo hanno propiziato.

Voi, invece, stazionate sotto il cielo.

E aspettate, aspettate buoni buoni
nostra luna con la scorta delle stelle
verso cui lucidi occhi, quattro almeno,
lanceranno tenerissimi sospiri.

Dai, non perdiamo altro tempo!

Qualche altro, dall'olfatto buono,
si immetta nel sentiero di collina
e controlli la freschezza tra i roseti
o i profumi delle primule odorose.

Forza, non restiamo imbambolati!

Quattro o cinque, coraggiosi,
per favore si dirigano pazienti
all'inizio dell'amplissima radura
dove udranno sol di guerra gridi.

Non si arrendano alla prima eco!

Specie là, la ricerca insista
tra una bomba e un'altra ancora,
tra le polveri delle vite ignare
o tra sagome d'innocenti in fuga.

Io dico che ce la faremo.

Quanto a me, sto per recarmi
nelle zone colorate, giù al mare,
e aspettando che m'arrivi l'alba
guarderò tra le pieghe delle onde.

Chi lo trova, avvisi gli altri.

Se lo prendi, quello è tipo che t'ascolta,
che si scioglie in mille pezzi e te ne regala uno.
Non prendiamoci la briga di rimproverarlo,
dicono che lui ha sempre ragione.

Magie
Molto prima che tu sia ricordo,
proveremo a soggiogare il tempo
muovendo guarnigioni di poeti
e schiere di reclute romantiche.

Intanto, tu, rimani bellissima
tra le magie di questo pomeriggio
depredato all'oggi del frastuono,
ignaro delle morse del domani.

Concederemo solo un'ora
per aspettare che la sera scenda
e incidere sull'imminente luna
le musiche di Muse conniventi

Cattureremo stelle e stelle
da detenere in celle 'sì robuste
che possano resistere nel tempo
alla malinconia che premerà.

Infine, sospenderemo il cielo
e certi angeli di mala volontà,
pronti a schiantarsi sui cuscini
al fine di regolar la sveglia.

Diploma di merito alla XII Ed. del Premio di Poesia Il Saggio (Eboli, 19/07/08)

Solitudini
Quand'é che tornerà la bell'estate?
Il blu sta ormai precipitando
su giallo ocra dell'autunno intorno.

Appena giù, l'eremo l'inghiottirà
e lo confonderà tra le speranze
che su di lui avevo mal riposto.

Intanto mi circondano i fantasmi,
bautte nere che s'aggrapperanno
per esser trainate fino al limbo.

Mi chiedo dov'è finita la gente,
quali parole è ora ad ascoltare
così diverse da codesto canto.

Mi faccio un po' di buona compagnia
guardando una vecchia locomotiva,
portando al naso una rosa finta.

Bramerei sorridere alla vita,
donarle il gusto che le ho sottratto
ma... vedo marciare solitudini.

Doccia
(poesia dedicata a GLO')

E'una doccia senza scampo
il fluire dei ricordi addosso.
Come l'acqua, inizia freddo
e si ha voglia quasi di scansarlo.
E' la paura del sentirsi vecchi,
troppo distanti dalla giovinezza.

Poi, col passare di un minuto
il tepore prende il sopravvento
alla stessa identica maniera
di ciò che senti sotto le coperte.
E' l'audacia del sentirsi giovani,
troppo distanti dalla vecchiaia.

Su di noi adesso scorre
un fiume verde senza misura
l'alveo del quale non conosce
argini e scogli lungo il cammino.
E' la bella tenerezza che ci coglie
quando crediamo di aver la vita in mano.

D'improvviso divento piccolo
Con la notte che m'insegue tosta
quasi fossi un esperto ladro,
io chiedo aiuto a Dio e ad altri
ripetendo all'infinito i loro nomi.

Mi tocco il viso e lo sento liscio,
poi i capelli, moltiplicati a vista
e gli occhi spalanco a dismisura
per non indurli al precoce sonno.

Nel buio rido, faccio fesso il buio
ed una luce quasi sempre uguale
si mette in mezzo tra le mie paure
e mi ubriaca, mi colora e... dura.

Con un così fausto soccorso
riporto indietro, quasi a spasso,
il tempo che nel tempo mi divora.
Il mio letto lo sto chiamando treno.

Sono un vigliacco o non so che cosa,
domani ristrapperò un senso alla vita,
solo che adesso, in questa lunga corsa,
io so di non rimproverarmi affatto.

D'improvviso divento piccolo.

Non ditemi niente
In questo buio che fuori non esco,
che pioggia incessante lo governa,
che vento da Nord tutto ghiaccia,
inclusa luna mezza e ardita,
vorrò sognare come da bambino,
nascosto nella trapunta azzurra,
la pelle a spianar la buona lana,
le mani giunte a toccar la gota.
Il fiato, addosso alle lenzuola,
al suo ritorno m'arderà la testa
e per un po' mi sentirò più vivo
sentendo battiti dimenticati.

Non ditemi niente, per cortesia,
che sono strano o chissà che cosa,
che domani è ancora martedì,
che la città bagnata non si ferma.

Non svegliatemi se sorriderò
a principi dai colori sgargianti,
a fate coi cappelli delle fate,
a giostre che non si fermano mai.
E, soprattutto, state immobili
se arriverò a toccare il mare,
a mescolarlo coi ricordi miei
e berlo fino ad ubriacarmi.
Vi prego, non fate altro rumore
che non sia il passo della notte,
specie quando incontrerò mia madre
per dirle che non dovrei svegliarmi.

Diploma di merito alla XII Edizione del Premio di Poesia Il Saggio (Eboli, 19 Luglio 2008)

Quando così dovesse lei arrivare
Col rischio di tritar le notti d'incanto
spuntate nel guado d'una lunga estate
o di un almeno promettente inverno,
l'alba fiammante aspetterò paziente.

Deve esser lei titana affezionata,
longeva al punto da soppiantare
mattino pomeriggio e sera insieme,
senza pietà seppur con rivelato garbo..

Ammesse dalla natura sconosciuta,
dovrà dotarsi delle strabilianti luci
che annuncino l'addio e per sempre
di tenebre puntualissime e assassine.

Quando così dovesse lei arrivare,
cancellerò di colpo mille paure,
di queste geometrie gli angoli acuti
che mai riesco ad allargar come vorrei.

Quando così dovesse lei arrivare,
diventerò il più infallibile dei pescatori
e senza esche e senza reti me ne uscirò
a catturare con le mani le mie prede...

La mia stagione
Ho visto i monti della Terra
da aspri tramutarsi in dolci curve
con i sentieri in ventre di collina
allungarsi fino alle più alte cime.
Di qua l'oceano rimpiccioliva
e assieme a lui ogni altra cosa dentro.
Cos'è accaduto nella mia stagione
io posso raccontarlo, oltre che a me,
a chi nei sogni cerca il nuovo
e dell'amore più non si accontenta.
Ascolta! In meno d'una sola ora
davvero il tempo non si vergognò
di fare tutto e il suo contrario esatto,
perfetto esempio di saltimbanco pazzo.
Così, notai ciò che da sempre voglio,
la neve rossa cadere sull'azzurro,
sì azzurro, il mare, per via del fatto
che mai follia potrà inventarsi altro.
Cadeva, la neve, ma poca per fortuna
di modo che appena giunta al suolo
si mescolasse in dose esatta e pronta
per l'officina di nuovi colori e forme.
Vidi la pioggia, la detestata pioggia,
come quando da questa mia finestra
io la vagheggio di consistenza scarsa,
punta di spillo in un'argentea tinta.
E cosa dire poi del vento,
ma non di quello che si conosce già,
bensì dell'aria che nel suo passaggio
sgancia carezze sul viso di chi incontra.
In altra rapida sequenza, la nebbia...
Lastra compatta, volle oscurare il brutto,
non solo giovinezza di droga devastata,
non solo litorali cancellati dai cementi,
ma anche i ghigni di chi intanto muore
dentro una vita dedicata al male.
Poi fu la luce a fare da protagonista
in ogni angolo del nuovo microcosmo.
Fermò i suoi raggi sulle prime rughe
della mia fronte, rivolta alla sorgente.

Dedicata a Daniela Procida

Non avevo mai visto una fata
Non avevo mai visto una fata,
fino a ieri.
Da bambino me l'ero immaginata,
come tanti,
un po' sul genere della turchina.
Niente male
l'assolo di bacchetta sulle dita,
occhi verdi.

Al primo nodo di cravatta azzurra,
diciottanni,
nel corpo di un amore la cercai
e nell'anima,
Poi, quando la denudai al sole,
piano piano,
guardai solo una ragazza bella,
punto e basta.

Non avevo mai visto una fata,
fino a ieri
quando, il mare ed io incavolati,
lui mi somiglia un po',
in un tramonto forse d'altri tempi,
lei arrivò.
Se ne usciva stanca e a testa china
dalle onde :

" In questa sacca per te ho raccolto,
con fatica,
tutti i sogni che ancora devi fare,
proprio tutti.
Li ho disincagliati dai coralli,
uno ad uno,
per sottrarli ad orrendi pescecani
Dimmi grazie.
Adesso dammi la colonia antica,
per favore,
e dopo il caldo bagno e un bacio,
uno solo,
mi vedrai sparire in compagnia
del sole.
Non piangerai in questa notte tua,
l'alba verrà.
"

Com'è che pregherò?
Quando ci lasciasti la miglior preghiera
e mani al Cielo indicasti a Chi era rivolta,
io ero forse un po' distratto, un po' così…
La Luce fu più capace delle Tue parole.

Da allora, nulla ho imparato per salvarmi,
neanche l'ansia di tramutarmi in sonno
lungo i prati spettinati dalla Fede incolta
o nelle mille arene della città smarrita.

E' freddo, l'uomo, dinanzi al Tuo progetto.
Divide terra come pingue torta, a spicchi.
Di qua una guerra brucia, di là un'altra pure
e nell'impazzita crema, paradisi improbabili.

Allora, com'è che pregherò la volta in cui
l'ultima pace starà per vacillare anch'essa,
quand'anche, in casa mia, il dubbio monterà
e il centro del mio cuore sarà solo carne marcia?

Avvertirò paure 'sì atroci da non avere poi
nemmeno il tempo di ricredermi nel Giusto.
Non mi accorgerò di cieli che s'abbasseranno
ad ingoiar peccati e bocconi misti a fiele.

Dovrò ricominciare a carta di Vangelo,
prestare gli occhi alla Tua Croce inevitata,
riabituarmi a Dio, alla speranza, al credo
e ritrovar la giusta rotta per la retta via.

Allora, com'è che pregherò la volta in cui,
Santiago in mezzo al mare, mi sentirò perduto?
La supplica per l'ultima pietà non basterà.
Basteranno le mie fredde mani giunte?
3^ classificata al Premio Letterario Embrice 2008
Diploma di merito alla XII Ed. del Premio di Poesia Il Saggio (Sezione religiosa) Eboli, 19/07/08

Aforisma Aur-23
Presunzione
Le volte che in una poesia leggo musica,
mi sento autorevole direttore d'orchestra

Vorrei vedere il vento
Vorrei vedere
in faccia il vento,
chiedergli
da quale culmine si lancia
quando. criminale,
maltratta il mare
che come me
desidera la calma.
La raderò al suolo,
quella vetta!

Io ti troverò, mio Signore.
Cos'è che mi allontana dalla via?
E' il rumore del millennio in testa,
la vetrina illimitata di me stesso
o il sibilo di peccati che non sento?

Tra le nebbie ingannatrici del mio tempo,
lungo i sentieri di montagna silenziosa,
sui verdi fianchi della collina antica
io ti cercherò, mio Signore.

Dovessi percorrere chilometri di ansie,
dovessi spalancare questi occhi chiusi,
dovessi riaccendere il cuore di bellezza
io ti troverò, mio Signore.

Testo vincitore del Premio Internazionale di Poesia Il Saggio
XII Ed. Sezione religiosa (Eboli, 19/07/08)

La via del ritorno
Per imboccar la grande via
organizzai il grande evento
con calma, nei minimi particolari
e mi equipaggiai di tutto punto.
Ai piedi un paio di superga blu,
di quelle che una volta indossavo
per rendere più agile il percorso
e darmi un'aria di quasi giovincello.
Con me portavo i sandali di vento
da tirar fuori nelle discese a raso
ma anche i due drastici scarponi
nel caso di intemperie e fango.
Ben ripiegato come un fazzoletto,
in una sacca sistemai il mantello,
un logoro mantello tutto azzurro
dai principi di solito indossato
e ahimè caduto ormai in disuso
per colpa delle nuove vestizioni
che l'uomo fanno uguale all'altro
di fronte a donne che di fata.......
Così, tra un'ansia e due sorrisi
m'incamminai per l'improbabile
fantasticando di arrivare lesto
alla mia meta, alla razione da ingoiare.
Scansai i volti d'ancora poco conto,
persi del tempo ad animar ricordi,
mi soffermai con le persone care
e riconobbi qualche vecchio amore.
Poi ad un tratto mi bloccai
davanti ad un cartello indisponente
sospeso tra la terra e il cielo
che a chiare lettere 'sì recitava:

DA QUI IN POI NON BASTA IL SOGNO!
VIETATO ATTRAVERSARE IL TEMPO
A MENO CHE NON SI' E' ATTREZZATI
CON DEI MIRACOLI AUTORIZZATI!


Quale miracolo avrei potuto fare
se già il sogno io lo credevo tale?
E quando mai avrei poi afferrato
la giovinezza oltre quel confine?

Domani
Domani,
appena il giorno mi si concederà,
di buona lena svestirò il futuro
e piano, senza arrecargli danno,
gli sottrarrò ventiquattrore solo.

Domani,
quando alla notte mi riconsegnerò,
nella capiente e trasparente coppa
con cura verserò quanto accaduto
e agiterò la soluzione del passato.

In controluce,
osserverò effervescenze e posa,
sospiri che tentano la via di fuga,
errori sedimentati definitivamente
e, dell'amore, molecole impazzite.

Mi addormenterò
al ciao di due tre stelle amiche,
ne asseconderò amnesie e scintille
e al sorgere della mia alba muta
mi immetterò sulla scia del tempo.

Come il sole dopo la lunga pioggia
Come il sole dopo la lunga pioggia
così vorrei vederti spuntar dall'oltre,
da quelle oscurità giocate una ad una
per annerire l'allora colorato manto.

La vita intanto ha fatto un balzo,
dagli anni azzurri ad oggi un oplà,
e adesso è qui sdraiata e risdraiata
sull'unico divano che ora sopporta.

Chissà se il nubifragio tornerà
a rompere aria e fantasie di genti,
a rovesciare chilometri di oltraggi
e fare respirare antiche nudità.

Chissà se chiederà il permesso
a me che, giuro, non glielo darò
di trascinarsi anche questo sogno
di riabbracciarti tutta in un secondo.

a : .................@................com
Di dosso scrollerò le tue fattezze
che mentre scrivo mi vengono negate,
degli occhi e dei capelli i tuoi colori
che io non vedo mentre vorrei vederli.
Di te io cerco la calma o la tempesta
nell'atto in cui tra un lampo leggerai
di un mittente che ora andrà a scuola
per imparare l'arte della preveggenza,
enorme landa di un critico duemila.
Di me ti proporrò sguardi di carne,
una cravatta che non sta qui per caso,
questo sudore figlio di un'emozione
e la felicità di regalarmi almeno un po'.
Di questa e-mail ti arriverà l'avviso
e per oggetto avrà "poesia a ritroso"
ed alla fine tu memorizzerai
zucchi2001@tiscali.it  o forse,
chi lo sa, cestinerai con lesto clic.
Ma sappi che Zucchi è il mio cognome,
che 2001 non narra di odissee,
che @ non mi appartiene,
che tiscali.it può essere un bel niente,
che... anche un nome io ho.
Ridatemi il vecchio inchiostro blu,
un foglio bianco sul quale liberarlo,
un po' di fantasia che ormai s'è persa
e il senso intenso dell'appartenenza.

Domani rivedrò il mare
Mi chiedo come lo saluterò
se un po' cambiato io lo troverò,
se nuovi azzurri si sarà inventato
e soprattutto se mi riconoscerà.

Domani rivedrò il mare.
Sarebbe meglio alla precisa alba
quando la lunga notte scuoterà
e dei ricordi mi schizzerà l'acqua.

Vorrò parlare ancora a lungo,
con lui che tante volte ha ascoltato
i miei lamenti, i miei sospiri e altro
di quando accarezzavo idea di vita.

Dovrò assolutamente farmi bello,
magari ritornare ai miei vent'anni,
offrire il fianco alle sue basse onde
e aspettare che mi bagni, tutto. 

Aforisma Aur-51
Questione di articolo
Scusate!
Per un attimo, uno solo, avevo capito che
la politica fosse casta
non
"una" casta

A mia madre
Se il tempo la smettesse
di ricordarmi la tua assenza,
avrei più tempo di vederti qui
in carne ed ossa,
fianco a fianco.

Infilerei le curve del tuo viso,
riempirei i solchi della tua vecchiaia
e toccherei i cieli di quegli anni
come accadeva sempre,
quando tu mi sorridevi.

Da questa età che avanza
ti guardo e ti riguardo ancora.
Mi frusta a sangue, oggi,
la smania d'afferrarti tutta
ma neanche un lembo del vestito a fiori.

Se il tempo iniziasse
a fare rotta in quel passato,
avrei più tempo di rivederti lì,
in carne ed ossa,
fianco a fianco.

Se mi desse finalmente retta,
raschierei i miei errori
come quando, alla lavagna,
cancellavo i nomi dei cattivi
quando entrava la maestra.
 (Maggio 2007)

Cerco poesia in questo tempo strano
Cerco poesia in questo tempo strano
laddove so di non trovarla quasi più,
nei buchi tetri di solitudini taciute
o intorno ai tavoli dei bar, deserti.

L'assenza delle voci, non dico dei sospiri,
insiste lungo le strade ingarbugliate
e plumbei i volti sono ora diventati
nell'euforia della dura rassegnazione.

Qualcuno mi dica dov'è che son finiti
i caroselli dell'umile gente allegra,
gli svolazzi di certe innocenti gonne
o il blu immacolato dei vecchi jeans.

Metalli, argenti e bronzi e ori finti,
si sono sostituiti ai riflessi della vita
e splende il luccichio d'indegna vanità
mentre la terra geme, insieme a me.

Ridatemi il prezzo che ho pagato
per l'illusione di abitare in pace
un campo che confortevole credevo
e che invece inesorabile mi esclude.

Cerco poesia in questo tempo strano...

Brividi
Silenzio inverecondo regna
in questo micro tempo vincitore.
Ora che i brividi giungono al cuore
come se la felicità mai è esistita,
io dietro i vetri della mia finestra
vado sfaldando i resti dell'attesa.
Mi abbraccio, quasi innamorato
di ciò che non riesco a dimostrare,
dell'aria ingenua che mi ha pervaso
da quando bimbo credevo nelle fate.
Mi porto al collo un lembo di coperta
ma non del gelo tutta è la colpa.
Son brividi d'insana solitudine
che spossa e spossa più dei ghiacci
che spoglia la mia anima indifesa
e la trafigge, senza che sangue esca.
Mi coprirò e aspetterò la dolce luna
ma questa notte alle abusive stelle
intimerò di togliersi dal campo.
Non ho la voglia di legittimarle.

Lasciatemi solo
Lasciatemi solo
il giorno e la notte in cui
mi alternerò alla vista
dell'ultima mia insonnia,
del mio caffé perfetto.
Lasciatemi solo
coi piedi incastrati nello scoglio,
il mio foulard sette colori
da sventolare con rispetto
all'ultima alba che mi sveglierà
Lasciatemi solo
se i miei occhi voi vedrete
affondare nel sottostante mare
mentre concluso é lo sbadiglio
al primo affiorare dei colori.
Lasciatemi solo
nel corso del mio lungo mattino
indaffarato come io sarò
nella ricerca di un sorriso mini
o di un bambino che mi porge la mano.
Lasciatemi solo
durante il pranzo mio migliore,
fortuna, brio e malinconia
disposti a cerchio sul piatto
in mezzo al fico d'india da sbucciare.
Lasciatemi solo
se m'assopisco un mezzo pomeriggio
giacché non è che riesco a dormire
pensando già alla sera che verrà
o alla stella che s'accenderà per prima.
Lasciatemi solo
al primo vecchio lampione acceso
quando il suo cono risucchia la mia vita
e Icaro spettrale nella sua luce volo
per poi scagliarmi sull'asfalto nero.
Lasciatemi solo
al caldo plaid che voglio benedetto
e invece è così fredda la sua lana
che tutto il corpo addosso gli strofino
quasi che sia io datore di tepore.
Lasciatemi solo
quando alla fine è tutto a posto,
quando assomiglio ad un figlio
che ad alta voce chiama mamma
e ad alta voce si domanda dove sarà.
Lasciatemi solo
nelle mie ore del riposo atteso
quando tra un sonno e l'altro ancora
mi sforzo di sognare in grande,
di ritrovare le persone amate.

Aforisma AUR-101
Ingiusti contrappesi

Piange chi vorrebbe sorridere
e sorride chi non ha mai pianto.

Scriverò di te
Scriverò di te
quando l'estremo scalino azzurro
dietro di me perderà il colore
per frantumarsi sulla terra.

Giunto alla regione estrema,
mi sdraierò sul feto di una nuvola
e inizierò a girare il nastro
e ti vedrò a colori.

Scriverò di te
sulle sfere del nuovo ossigeno
e narrerò del nostro amore
e ti descriverò a colori.

Tutto ciò che in una notte accade
Esiste, il tempo dell'impossibile,
se, nel raccontar l'ultimo sogno,
io cado come sempre prigioniero
sull'amaca d'inafferrabile mistero.

Tutto ciò che in una notte accade…

rivedere gli occhi di mia madre.
Galoppare su di un cavallo bianco.
Escogitare trappole d'amore,
rifarlo con lei che accanto dorme.
Tornare a carta penna e calamaio,
scrivere versi per amare il mondo.
Sfidare drago uscendo vincitore.
Girare isole e cercar tesori.
Darsi alla luna come un ostaggio.
Mutarsi in goccia violando il mare.
Avvicinarsi al sole e non bruciare.
Riordinare stelle cieli e amori.
Parlar con Dio del giorno che verrà,
di quelli del passato e del futuro…

Tutto ciò che in una notte accade
non è il frutto di una bizzarria.
E' la speranza che mi fa un cenno,
è il segno che la vita ancora va.

(Poesia finalista alla VI Edizione del Premio Internazionale Albatros 2008 -
Pubblicata nell'Antologia "Passioni" di Edizioni Albatros
)

Parlami del tempo che verrà
Che dici, sarà ancora intatto
il pendio di cui t'ho raccontato,
quello della brullissima collina
dalla cui cima, di sasso a mezzaluna,
guardavo il mare nell'ora sua migliore?

Chissà se, specie di mattino presto,
ripercorrendo l'allor muto sentiero,
l'odor di gelsomino o di lavanda
continua intenso a provocare amori,
a firmare l'aria ancora di suo pugno…

Figlio del 2000,

parlami del tempo che verrà
ma senza dirmi, come sempre fai,
che da mo' che è cambiato tutto,
che il mondo d'oggi è un'altra storia
e chissà cosa diavolo diventerà!

Piuttosto, indaga in giro sui sorrisi
e porta due tre notizie confortanti,
baci vermigli dei nuovi innamorati
oppure, che ne so, avanzi di carezze
che madri e figli si sono barattati.

Poesia selezionata per essere pubblicata all'interno dell'Antologia
"POETI PER NICOLAS"

Messaggio impossibile
Caro Dante,
Se mai entrassi in Paradiso, prima ancora di vedere Dio vorrei riveder mia
madre.
                                                    Aurelio Zucchi
                                                   (Un tuo lettore)

Penultima scena
Dovessi una ad una ripercorrere
le strade levigate o ciottolose
del mio girovagar la vita,
raggiungerò quell'agognata meta
dell'essere stato compiuto uomo.

Rioffrirò il sudore di fredde
fredde notti trascorse in compagnia
di solitudini quasi matrigne,
di angosce perduranti almeno fino
al benedetto sorgere dell'alba.

Mi asservirò ad altre mille prove,
aggiusterò la mira dei traguardi,
concederò tutto me stesso ancora
a chi io amo e a chi non amerò,
a chi non amo e a chi io amerò.

Dentro la mia penultima scena
vorrò tre specchi attorno a me morente
perché in ciascuno mi rifletta a lungo
dolce bambino allegro ma non troppo,
adulto duro in balìa dell'onde e…

vecchio stanco d'esser vecchio.

Scavai nel cielo
Inginocchiato ai sogni da bambino
scavai nel cielo senza darmi tregua,
tranquillo prima o dopo di scovare
l'inizio di quel raggio che non vedo.

Mi piacque demolir fosche figure
formate da alcune nuvole in viaggio,
figure a guisa di dannati ghigni
che già all'avvio spezzano il sospiro.

Fu poi la volta della pioggia nera,
di quella che di netto disunisce
il vezzo di guardar lassù, in alto,
con la speranza di vedere il sole.

Toccai la ruggine degli uomini
che mai la diluiscono giù in terra
e al contrario l'affidano al futuro
per conservarla nell'aria maledetta.

Scavai nel cielo anche da grande,
armato più di quando ero fanciullo,
ma a malavoglia presi buona nota
che nulla nell'aria era cambiato

Ero mutato io, l'uomo dei sogni,
che del bambino non ho più la stoffa,
pietrificato nella certezza stolta
di alterare il mio assegnato fato.

Di me inabile poeta
Di me, ginnasta dell'anima,
a chi mi ha intravisto lascerò
saggezze che mi son mancate
e la speranza di poterle detenere.

Consegnerò quest'arma adoperata
per far emergere dal cuore amore,
qualunque amore in tal maniera
ancora allora si potrà chiamare.

In un cassetto potreste ritrovare
i resti di primitivi miei castelli,
tracce di sabbia profumante mare
e debole brillio di monete antiche.

Sparita la coda della curva vaga,
al cielo affiderò l'ultima malinconia,
gli ruberò l'estrema voglia di vivere
e la incastrerò in rughe assassine.

Se inosservati non si passa,
di me, di questo inabile poeta,
spero qualcuno osserverà
di aver con tutto me stesso provato

a stabilire un ingenuo patto
tra quelli che la vita mi ha regalato
e me che lascio di me questo verso:
un mero rigo di perdono e pena.

Questi silenzi tuoi
Potessi tu riuscire a piangere,
dalle catene a liberar dolore
in una sorta d'insolito boato
dal quale uscire infine vincitore.
Invece vedo che rimani uguale,
ascolti la dannosa cantilena
che tra un sospiro e un altro ancora
invita a non manifestare pena.

Per quale e quanto tempo cresceranno
questi silenzi che hai sancito?
Falli sbocciare tutti a dismisura
in forti petali di lesa maestà
verso chi non vuoi proprio ferire,
verso chi tieni nella matrioska
per conservarlo inalterato, uguale
a quando forse ti voleva bene.

Fondi di valige
Stradina prende il via dal centro
e più di me verso l'ignoto corre,
groviglio di percorsi ed esperienze
che mai e poi mai riesco a dipanare.
Se alla fine del sentiero duro
c'è da abbracciare eternità,
sui fondi di valige che mi porto
io poserò per primo il primo bacio,
la copia originale dei miei occhi
ma sol di quelli offerti agli altri
nei rari istanti in cui sono felice
o quando, muto, parlano per me.
L'amore? La prima cosa da salvare
ma dimmi tu di quale amore parlo.
Di mia madre che sapeva amare?
Io non lo tocco, eterno lo è già.
Di donna che non sapeva amare?
Lo so, quello ha bisogno della sorte.
Di figli cui ho insegnato a voler bene?
Lo so, devo aspettare fino alla fine...

Io amo come so
Io amo come so,
con tutto me stesso,
con tutto ciò che credo tutto
e poi mi accorgo d'esser niente.

Io amo da bambino,
da quella volta che mia madre
sopra piatto d'opacizzata latta
mi offrì la vita d'oro e argento.

Negli anni poi non ho smesso,
ho indossato i panni del dimesso,
ho urtato gli spigoli taglienti,
ho ingoiato qualche amore assente.

Io amo come so.
Non vendo cuore per un cuore,
non apro l'anima a comando
giacché prima di avere do.

Ma non prendetemi sul serio.
Scendete giù dai falsi troni,
aprite il vostro ancora cuore
e deliziatemi d'affetto.

Il mio respiro impera
Dovrò decidere se sentirmi piuma
ormai affidata a crinale d'onda,
oppure onda stessa che ora alza
ora abbassa la superba cresta.

Il mio respiro impera,
annulla il tempo quale che sia,
fa schiava questa pelle calda
che a comando si distende e stira.

Il buio, aperti o chiusi gli occhi,
non cambia d'una virgola nuance
mentre mi accorgo che di lui
da parte ho messo ogni paura.

Poi, del respiro, perdo l'ascolto
al primo prillo del cuscino,
al colpo di tosse intempestiva,
a un idiota attacco dei pensieri.

Nella mia gara contro il sonno,
ancora prima che io perda,
tento e ritento d'essere solo,
di risentire il suono di tamburo.

Tra poche ore, rasoio in mano,
non mi ricorderò d'aver fissato
né in una lacrima né in un sorriso
l'istante in cui sul serio vivo.

Prospettive
Si spostò su un altro alto ramo
e nello sfondo io più non vidi
tra mare e terra la linea di confine,
siglata dalla u di una coda nera.

Così me ne restai un po' paziente,
guardai la rondine e l'altro oltre,
un' accozzaglia di comignoli d'argento,
di finte tegole e di rizzate antenne.

Pensai così alla poesia e alla realtà
l'una dall'altra a solo qualche metro
ed ebbi un gran sussulto di stupore
poiché le ho credute sempre fuse.

Quale era la giusta via di fuga?
La linea retta contesa dai due azzurri
o quella gibbosa d'ogni santo giorno?
Un batter d'ali me le mischiò…

Parlami
Quando vedi la luna maculata,
palla tra palle di nubi antracite,
distante da me oltre il normale,
parlami perché ne ho bisogno.

Se il mare più non risponde
al minimo cenno di un abbraccio
o l'alba tradisce il migliore intento,
parlami perché voglio ascoltarti.

Guardando il nostro luna park
non arriverà la musica del gioco
o lo schiamazzo di un bambino re.
Sono io che ho spento tutto.

Ho consumato notti promettenti,
le ho imbrattate di colori assurdi.
Ho cadenzato stelle al mio capriccio
ed ora, credo,è meglio non guardarle.

Ho spinto il cuore in un dirupo
e adesso cerco di recuperarlo
mentre freddo pioggia e vento
fanno di tutto per scoraggiarmi.

Quando non voglio essere solo
Quando non voglio essere solo,
dall'alba tutto mi è concesso,
mattino pregno di colori sfavillanti,
pomeriggio da non sprecare in siesta
serata in blu da archiviare tardi,
notte ruffiana per sperare ancora
fino all'ultimo degli utili secondi
che testimoni d'averci riprovato.
Poi, nell'ora inevitabile del sonno
odo il grido che io avevo nascosto
tra le anse di quel lungo respiro
che ora è tradito e me ne accorgo.
I silenzi allora si fanno coraggio,
girano intorno alla speranza bella,
e come infallibili predatori odiosi
la conquistano, tutta la sbranano.
Schegge di nero sgambettano
nel petalo tronco della luce amica
di questa abatjour anch'essa sola
quando la spengo insieme all'attesa.

Universo blu
Chissà come faranno,
le scie di alcune stelle,
a disegnare forme d’eterno!
Le vedo quando son felice
e allora quello è il momento
in cui tutto mi affido al Cielo.

Sognai le stelle
Quante orme!
Poi, m'inginocchiai
sull'ultimo centimetro d'asciutto
per catturare la curva dell'onda.

Quanti sogni!
Invece, scarabocchiai
il primo tratto di futuro
immaginando l'uomo che non ero.

Quanta vita!
Così, m'addormentai
al suono falso di sirena stramba
per scopiazzare Ulisse ed altri eroi.

Quanta gloria!
In verità, sognai le stelle,
le stesse sopra la mia testa,
e contemplai la notte danzatrice.

Quanti passi!
Ballava sulla pista dei miei anni,
apriva i suoi chiarori allo scirocco
ma, non a me che li aspettavo.
2007

Azzurro trasparente
E adesso state ad ascoltare
che cosa mi è accaduto oggi,
il sole d'alba muta che sfondava
un cielo mai visto 'sì sereno.

Avevo smesso di guardare fisso
le onde calme stiracchiarsi tutte
quando i miei già vispi occhi
posare li dovetti sulla spiaggia.

Una figura azzurro trasparente
intenta era a radunare armi,
essenze e creme d'ogni varietà,
cuori di pietra e muscoli a gogò
in un falò a ridosso della duna
senza chitarristi improvvisati,
privo di amori da innamorare
e di brillanti stelle testimoni.

Mi accostai molto incuriosito
e, giunto ch'ero al suo cospetto,
il mare dietro di me in apnea,
gentile, gli domandai chi fosse.
Sparì, l'anello dal mio lobo…
Lo vidi sciogliersi nel grande fuoco
in mezzo all'ultimo Manuale,
quello d'oggi dei valori nuovi.

Ora che sapete questa storia,
di certo tutti vi domanderete
chi era quell'azzurro trasparente.
Vi dico che rassomigliava a Dio!

(Poesia pubblicata nell'Antologia "Le 100 poesie più belle della religione cristiana" - A.L.I. Penna d'Autore 2008)

Chissà
Chissà se basterà una vita
per dire poi d'averla ben vissuta,
per conquistare una solitaria rosa
che primeggia nella valle più sperduta.
E il mare, benedetto sia il mare,
siamo sicuri d'averlo visto tutto,
da quello tutti i giorni sotto gli occhi
all'ultimo, incastrato non so dove?

In più, da conteggiare c'è l'amore,
l'amore senza sosta dato agli altri,
l'amore meno frequente ricevuto
e altri, di cui non s'è capito niente.
Sarà difficile averlo abbracciato tutto,
da bimbo in culla che ci ha sorriso
a donna donna che noi avremo amato.
a Dio, lasciato un po' così in disparte.

Potessimo disporre d'altro tempo,
vedere con ritardo l'ultima ruga,
rimetterci a giocare a principi e fate,
intingerci nel blu di nuove favole.
Favole? Qual'è che ci racconteremo
quando per noi sarà arrivato il giorno
di fare finta di dormire una notte
mentre la morte invece è sveglia?

Vibrazioni
Ascoltai le grida di mia madre,
lei in alto,
quasi in due piegata
sulla ringhiera smunta del balcone
della nostra caldissima cucina.

Avevo dato l'ultimo calcio
ad un pallone grasso di speranza,
a uno scottante pomeriggio
regalato ad un cortile
affollato di sudori e vetri rotti.

Vieni su o scende giù tuo padre,
lei mi gridava a squarcia gola
mentre il sole assassino
già da un'ora non vedeva
l'ora di morire per un po'.

Ero al centro del teatro degli olé,
mani ai fianchi
in attesa di chissà che cosa,
del rifischio di un qualche signore
che si offrisse ad arbitrare ancora.

Vieni su, pasta e patate è pronta,
lei mi gridava a squarcia gola
mentre intanto un'atroce gioia
mi piegava agli anni verdi
che più verdi non si può.

Cari amici, oggi son qui
in compagnia di questi versi
che vorrei capaci
di decifrarmi la bellezza dei miracoli,
di far sentire fragorose vibrazioni.

Se tu mi ami
Se tu mi ami, spogliati!
Leva i capricci non congeniali,
quell'aria tutta da buttare in aria
e getta nel cestino i falsi rossori.

Se tu mi ami, dimmelo!
Parla senza paura di sbagliare,
del mare che ancora non t'ha vinto
del cielo che non vuoi afferrare.

Se tu mi ami, ascoltami
quando ti parlo dell'amore,
di onde sulle quali navigare,
di stelle dove ti vorrei portare

Se tu mi ami, baciami
come nei sogni dentro letti sfatti
quando cercavi principi azzurri
tra i quali scegliere il più azzurro.

Se tu mi ami, amami!
Accoglimi fin dentro la tua anima.
Ti giuro, la visiterò con attenzione
per essere sicuro di tornare.
1980

L’unica volta che vorrei morire
L’unica volta che vorrei morire,
la sola volta che mi abbandonerei,
è quando, mare cielo in quarantena,
mi sento fesso, stravinto dal dolore.
L’ora in cui le albe indietreggiano
e le polveri confondono rugiade,
gli ultimi occhi d’una bella donna
scompaiono dietro gardenie finte.
Ed io che la bellezza ancora cerco,
io mi nascondo nei colori resistenti
di un rinascimento che non torna,
di un Arlecchino ahimé piangente.
Aiuto, genti, accorrete in mio aiuto,
schiudete queste stanche palpebre,
abbeveratemi d’ossigeno di vera vita,
fate in modo che respiri nuovamente.

Come zucchero leccato in una latta
Le ombre della notte sfortunata,
che il sole minaccia ed ancora non è alba,
scappano nei fumi dell’Eden e del rhum di Giamaica.
Rimandano la sorte e vestono il cuore.

Il nuovo Adamo vuole il buio,
che come neve copra i polsi e l’aria guasta,
e mette a fuoco il nodo di cravatta e gli occhi.
Si tuffa in un caffè e scansa i chiari specchi.

Il giorno nuovo spinge tutto e tutti,
e tutti a dare cuore e testa al nuovo giorno.
La vita, l’amore e la morte, quelle giuste,
ripetono il rito dell’antica usanza.

Lunga è la strada da percorrere.
Il pane della felicitàè sempre lontano
e lungo la strada io l’annuso, l’assaggio
e quando mai l’inghiottirò?

Mi resta, infatti, sulla punta della lingua
come zucchero leccato in una latta.
Può bastare, intanto.
Attendo da millenni, assieme agli altri.

La strada della luna
Il sole ha completato il lungo turno
e già in disparte da un po’ s’è messo
per dare cielo alla strada della luna
per dare accesso a chi si innamora.
La dolce sera mi è sempre più vicina,
si posa senza danni sui tuoi grandi occhi
si sdraia lungo i fianchi della nostra ora
e chiede solo d’essere vissuta tutta.

Infallibile
Fortuna che ti vedo, bella mia,
che ti dimeni in lungo e in largo
quando vorresti scavalcare il tempo,
reclusa e viva in quel labirinto
dove la luce è figlia della notte.

Meno male che io però t’ascolto
nascosta tu tra battiti di cuore.
Nei rumori della strada ascolto
un fracassato pianoforte a coda
che non s’è arreso e suona ancora.

E nutro la speranza d’annusarti
lungo sentieri senza i roseti
dove l’aria è ferma, immobile
nell’attesa di un po’ di vento amico
che spazzi silenzi e mi spettini.

Non importa se come grande diva
mi fai sognare e poi sospirare.
Ora so che non sei infallibile
come la morte sorellastra tua,
ma duri di più, vita monella.

Tele
Balsami, profumi e balocchi
devono avere adesso nuovi siti
per celebrare al meglio i fasti
di bellezza che non va dispersa.

La città dove tutto si confonde
dia spazio ai metri quadri dell'amore,
al fascino dei suoi segreti,
ai prati incolti dei bambini d'oggi.

In questo tempo che massacra le ore
e malandrino sfiora i cuori seducenti,
in questo tempo di presuntuoso millennio
rischiamo di morire vivi, di dimenticarci.

I colori, ammuffiti nell'indifferenza.
Le beatitudini, cancellate dalle agende.
Le macchie dei pittori preferiti scolorano
eppure continuano a mostrarmi visi di vergini.

Il mare, il cielo e l'albero di ciliegio
sono ancora splendidi, immobili primati.
I veli d'infinite madonne vorrebbero aliti
non gli occhi della morte e dei gettoni d'oro.
2002

Vorrei essere mia madre
Vorrei essere mia madre
vestita col vestito a fiori,
le mani ogni momento calde,
sorriso a tutte le occasioni.

Con i suoi occhi poi vorrei
guardare me in ogni età,
dai pantaloni ancora corti
ai pantaloni ancora lunghi.

Ora ch’è presente e non,
vorrei essere mia madre
perché dal punto più remoto
io lei possa accarezzarmi

Smanie
Smanie di rivoltare il mondo,
di aggrapparsi a spigolo di luna,
di esser dei più belli il bello
mandando a quel paese la sciagura.

Voglie di bagno in cioccolato caldo,
di fianco dame ricoperte di velluto,
il seno che appena appena sporge
al suono antico d’inatteso cembalo.

Brame di conquistar le terre linde,
di agguantare in un sol colpo mare,
rinchiuderlo nel prepotente pugno
ed aspettare che ridistenda l’acque.

Sarà, la vita, un nuovo tipo d’aquilone?
Di qua e di là non obbedisce al vento,
di brezze a volte reinventa il senso
e va, sconsiderata va, ad evitare morte.

Aforisma

Cristina Bove
Per chi fa poesia basta un po’ di ispirazione e un’abile penna.
Per chi è poesia, non serve nulla di tutto ciò ma solo un cuore che si ritrova già

Rinascerò
Capelli biondi ed occhi azzurri no!
Va bene tutto ciò che m’appartiene,
un corpo adatto alla sopravvivenza,
un buon respiro che promette e basta.

Rinascerò in una modesta casa
avvolto in panni bianchi d’altri tempi,
dal dolce amore di mamma Cesira
sotto lo sguardo di un padre patriarca.

E crescerò tra un terrazzo e il mare,
un grembiule azzurro ed un panino,
una preghiera la domenica mattina
ed il buon ragù, cotto per ore ed ore.

Cambiatemi però un po’ di cuore,
dotatemi di quella poca cattiveria
che, brutta quanto una notte scura,
mi aiuti a scavalcare sofferenza.

Rinascerò nel mezzo d’alba antica
il mare a dire non mi cambieranno,
il sole a escogitare un buon sistema
che fermi il tempo al dolce tempo.

Cambiatemi però un po’ di cuore,
fate che indenne superi gli inganni,
non permettete che io perda gli anni
a ripensare al mondo mio migliore.

Goccia di goccia
Goccia di goccia, simile a stilla
che si appresta a baciare il viso,
è per me un tuo silenzio rotto,
l’attesa vibrazione delle labbra
nel tentativo d’essere sorriso.

Un giorno vorrò chiederti davvero
dov’è che hai riposto il cuore,
se lo hai depositato intatto
per il timore di mostrarlo al mondo,
di dargli voce a chi l’ascolta.

Goccia di goccia sarà il risveglio
da quel letargo dove questo amore
non ha trovato branda all’angolo
su cui sdraiarsi nella dura attesa
di accordarti con la mia musica.

Eroe, no
Sbadigli lunghi e complici un po’
di quel sentirmi per una volta utile
e tempo da consumare in bella fretta
tra i rossori che mi avvinghiano.

Quando la scena sarà passata
rientrerò nei miei soliti ranghi
dimenticando come un ombrello
un resto di felicità che ho lasciato.

Mani e sguardi stanchi di attese
mi conquisteranno un’altra volta.
Camminerò guardando un attimo
e come sempre lo interrogherò.

Il sole non ti accecherà
Sì, vorrei vederti sorridere
semmai la fantasia ti coglie
sveglia nell’iniquo sonno dei tristi.
I contorni delle colline dolci
sono ora più chiari del tuo tempo
Il sole, guardalo il sole matto,
per una volta non ti accecherà.
Il mare, quello che dici di amare,
può ancora replicare caroselli.
Adesso non perdere un istante,
scaglia nel tuo angolo remoto
le ansie prigioniere dei vortici
ed in beatitudine perditi,
senza di nuovo prender le misure
dagli intatti paradisi indocili.

7 febbraio 2008
Nel giorno
del mio compleanno
accetterò gli auguri veri
da chiunque avrà il coraggio
di non dirmi che il tempo passa inesorabile.

All'inverso,
festeggerò da solo
col rosso d'appropriato vino,
col blu di cielo o mare, fate voi,
col primo grigio dei capelli, se volete.

Comodamente,
me ne starò sdraiato
sul giallo del divano un po' sbiadito,
sul sempre verde dell'età che sento,
sul bianco notte dei miei tardivi sogni.

Di sicuro,
mi canterò un inno nuovo
o forse un'aria improvvisata
che prenda spunto solo dai colori
d'immense praterie che non conosco.

Nel giorno
del mio compleanno
mi farò una carezza tenerissima.
Andrò a conquistare le sontuose mura
che sbarrano la strada alla vecchiaia.

Schiuderò silenzi
Speranza in spalla, schiuderò silenzi,
famelici mostri in ossessivo girotondo,
e aprirò un varco nel non abbandono
per addentrarmi nella stanza del vuoto.
Sentirò l’inaudito mio flebile respiro
e dopo averne verificata l’esistenza
se sono fortunato qualcosa mi dirò
e scoprirò di nuovo la mia voce.

Potrò raccontarmi un pezzo di vita
o imitare i suoni che non ritornano.
Potrò ascoltare il motivo preferito
e canticchiarlo col brio che rimane.

Così facendo, naturalmente so
che non avrò cancellato le solitudini,
che non sarò di colpo diventato rondine
tra rondini che insieme fanno stormo,
ma almeno potrò dire d’avere rifiatato,
d’avermi regalato qualche minuto in più,
d’essere ben allenato e quindi pronto
nella lunga attesa che altri parlino.

Luci
Fiacco è questo cammino
sul rotto asfalto della stretta via
che dicon porti dritta dritta
a spiazzi di futuro promettente.
La buona volontà del sole,
sempre là sulle svogliate teste,
adesso sembra non bastare più
e stramba, inefficace, io sento
l'elementare filastrocca mia
che giorno dopo giorno accenno
di modo che chi capita al mio fianco
apprezzi i guizzi dei trasparenti raggi,
provi a giocare coi riflessi a mille
senza fermarsi solo a guardarli.

            Sole, tu che soltanto credi
            di scaldare terra e mare,
            sole, tu non sai e non vedi
            che colpi di magia sai dare…


Luci! Luci pazzesche e più potenti,
filamenti di amori elettrizzanti
in gran soccorso dovrebbero venire
qui dove il bianco si tramuta in grigio,
qui dove il grigio si tramuta in nero
e il nero infine prende il sopravvento.

A Nino Emme
Lungo la via del mio procedere
le belle vetrine mostrano niente
per chi va ancora a controllare
se gli occhi di certi manichini
somigliano a quelli degli umani.

Questo è ciò che accade a me
che amo intorno aver persone
che dicon solo le parole nette
che ascolto solo dagli amici.

Quelli che io vorrei a fianco
son sempre in combutta con il fato
Ieri , celati in germogliar di vita
Oggi, succhiati dall’oblio del tempo.

In questo tempo che mi definisce
ho già spuntato la lista dei ricordi
e quando arrivai a Nino Emme
io volli aprire un nuovo elenco.

Vi son trascritti i pochi nomi
di gente che non si può catalogare,
di cuori che continuano a battere
perché il mondo sia migliore

Quel che resta
Ancora molta strada sarà fatta
per giungere sveglio al nero slargo
dove le cose non avranno forma
e sogni, solo sogni resteranno.

Nell’attimo di quel triste distacco
chiari conti chiederò alla Vita,
la lista, per esempio, dei ricordi
che nel frattempo senza soste aggiorno.

Effettuerò così il pagamento
degli arretrati errori e inganni
e quindi, io non potrò evitarlo,
salderò cento carezze omesse.

Presenterò però la nota spese
per quella serie di pene e condanne
stese su letti dai silenzi sfatti
e mai del tutto ahimé sanate.

Il saldo netto sarà la nuvola
racchiusa nella coda d’una stella
predestinata a cadere in terra
perché qualcuno tutta la raccolga.

Tra l’irritante polvere di cuore
rinverrà i refrattari sospiri
che l’ostinata voglia di vivere
spingerà lassù, nell’ultimo cielo.

Anima e corpo in ginnica tenuta
Hai mai provato, figlio mio,
ad inseguire il veloce tempo
in modo da non perderlo di vista
neanche quando improvvisamente
imbocca la più stretta delle curve?
A tallonarlo, senza alcuna tregua
fino al preciso punto d’affiancarlo ?

Io sì, nella continua corsa,
anima e corpo in ginnica tenuta,
col travagliato sogno del campione
che tenta la sua migliore impresa.

E hai mai provato, figlio mio,
a superarlo, il veloce tempo,
ed esser tu a fare l’andatura
coprendo a ritroso il tragitto
ed esser tallonato senza sosta?
A mantenere almeno una distanza
per essere sicuro d’aver vinto?

Io sì, nella continua corsa,
anima e corpo in ginnica tenuta,
col travagliato sogno del campione
che giunge infine alla sua meta.

Guarda d’oggi cielo, terra e mare
e scova tu, se ne sarai capace,
bellezze nuove da incastonare.
Ti aiuterà ad indossare vita.

Ma non dimenticare, figlio mio,
di riguardare cielo, terra e mare
e d’essere capace a scovar domani
bellezze antiche da cristallizzare.

Malinconie
La luce resistente della sera
rinvia le dolci mie malinconie
che, come prede in vista della fiera,
non vedon l’ora di guadagnar la tana.
Quando quest’altra lunga notte
ore sottrarrà all’imperfetta vita
e del liso giorno l’ultimo respiro
rimbomberà nei silenzi della terra,
io mi ritroverò di nuovo detenuto
dentro un tempio resistente al tempo,
il cui sagrato dei venerabili ricordi
mi ostenterà quadranti così pregiati
da non dover mai esser calpestati
ma sol guardati dal limitar dei bordi,
ispezionati in ogni singolare punto
per essere ammirati ad uno ad uno.
Sarà l’ora di nostalgie inamovibili
che del mio sonno non si cureranno,
che in sacro corteo avanzeranno
per reclamare un tuffo all’indietro.
Allora, poeta eccelso vorrò essere io
al solo scopo di sapermi raccontare
l’andata all’oggi ed il ritorno a ieri.
Sì, poeta eccelso dovrò essere io…

Accenderò la notte
Cos’ha il mare questa sera?
Neanche un segno di saluto,
intimidito come mai l’ho visto,
imbambolato nell’enorme vasca.

Sarà perché intorno è buio,
sarà la pioggia che lo seda
o forse è questo nostro amore
che stenta, stenta a decollare.

Di luna, poi, neanche l’ombra
quasi anche lei giocasse contro.
E poi, le stelle si sono estinte?
Maledizione, quanta iella!

Dovrei adesso essere mago,
provare a sistemare tutto
mentre frattanto un lungo bacio
mi aiuta a guadagnare tempo.

Accenderò la notte
con i sorrisi che saprò rubarti,
lanciando in aria i riflessi
dei tuoi meravigliosi occhi

Lascia cantare la mia speranza
I fiori che ti porgo
con la mia premura sciocca
non sono per omaggio alla bellezza
né per mostrarti un sintomo d’amore.

Lo sguardo che ti porgo
con qualche ansia in più
trascini ai tuoi piedi le antiche pene
e al tuo perché le nuove paure.

Se ora ascolti le mie grida,
non aprire il tuo sorriso amaro
in un’amorfa smorfia nera
e lascia cantare la mia speranza.

Accogli le rose che ho sottratto
alle narici d’una donna ignara.
Annusa il retrogusto della vita
e per un istante scopriti inutile.

Poi, rimani ancora più lontana
e non seguire presto le mie orme.
Assaporo tardi le gioie della vita
ed oggi ti rifiuto, o morte…

Quand’è?
Dorme,
dorme come un ghiro
l’idea di abbracciare tutti il mondo,
d’intervistarlo a fondo a tutte l’ore
e condividere con lui almeno un sogno.

Io,
in questo inizio di millennio,
sempre a vedere una marea di gente
che inflessibile guerrier s’attarda
a toglier la corazza indisponente.

Quand’è?
Quand’è che riapriremo
affetti e interrogativi punti
per dar risposte alle domande,
al subbuglio d’imbalsamati occhi?

Icaro 2008
Di cera o di metallo, non importa.
Neutre o colorate, non ci penso.

A me preme che s’innalzino
appena un po’ di metri sopra noi.
Sì, andrò a riprovar le ali
appena il tempo brezza aggiusterà
e questa volta farò in maniera
che il volo duri qualche ora in più.

Dovrò vedere assolutamente,
dall’alto e per la prima volta,
le teste dei potenti della terra,
bagnarle di quella santa pioggia
che arriverà invocata ore ed ore
perché quest’ aria sia più pulita.

Sì, andrò a riprovar le ali
appena il tempo brezza aggiusterà…

Cieli
Cieli,
per giorni e giorni uguali,
svogliate e inaffidabili chimere,
quando l’unico colore percepito
è un fondo di cravatta da indossare.

Li ho visti,
aprirsi insieme in sincronia
coi fuochi di sorrisi da me appiccati.
Ricordo ben d’averli anche indicati
a donna amore che mi stava a fianco.

Li ho visti,
dall’alto dei vent’anni,
vincere nubi e relegarle all’angolo
come educande offese ed umiliate,
mandate in fretta dietro la lavagna.

Cieli,
che, incazzati, chiudono i battenti
e grandi e grossi si fanno metter sotto
dal primo cenno d’ingarbugliata pioggia
o dal malessere di questo loro figlio.

Li ho visti,
poi, rompere ogni plumbeo assillo,
apparecchiar la festa sotto il sole
nel cuore d’attimo di mia felicità sublime
ed invitarmi a prender posto al desco.

Cieli,
malinconie d’azzurro smascherate,
che a farsi belli pelano le stelle,
che scippano la luna da dietro le montagne
per obbligarmi alle romantiche manie.

Silenzio! Si gira…
Silenzio! Si gira…
in questo freddo tempo,
nel ventre di piazze imbambolate,
a piene luci e via, le città tristi
come i volti che vi guizzano.
Silenzio! Si gira…
tra risate senza sorrisi,
in spalla all’ubriaco della notte,
prendendo a calci birre rotte,
passando muti davanti a quei negozi
che ancora insistono ad esporre
bellissime bambole in vetrina,
trenini colorati coi vagoni in legno,
cravatte e sciarpe senza firma.
Silenzio! Si gira…
guardandosi le spalle,
neanche fermandosi a inseguire
il breve e promettente bacio
tra due ragazzi che dell’amore
ancor non sanno niente, zero.
Come noiosi capitoli di storia,
quei due sapranno di balere
e d’albe e di tramonti e di colori
che non abbiam saputo loro raccontare.
In giro, se ne vanno
ma solo per unirsi ad altri cento
magari per scommettere su Marco,
se ha infilzato o no l’anello al lobo.
Silenzio! Si gira…
Anch’io mi muovo
però la prima a destra svolto
e torno a casa, tra le mie mille foto. 

Cerchiobaleno
Lo so, indiscutibilmente è troppo
ma per l’ultima tua abile mossa
é questo che già da un po’ ti chiedo.

Chiedo d’essere disposto al centro,
al centro esatto d’un cerchiobaleno,
equidistante dai suoi sette colori
e dalle seguenti spille da appuntare:

gli AFFETTI,
tutti mano nella mano.
L’ALBA,
possibilmente in mare.
L’AMORE,
travasato goccia a goccia.
DIO,
come ti vedrò all’istante.
La GIOVENTU’,
in tasca del mio jeans.
La LUNA,
in un oblò, se piena,
a forma di diadema, in altra guisa.
Il MARE,
possibilmente all’alba.
La PACE,
in scrigno inattaccabile.
Il SOLE,
tutto giallo in una bolla,
coi raggi disegnati da bambino.
le STELLE,
anche quelle sconosciute.
La SPERANZA,
come sempre, appesa.
Il TRAMONTO,
possibilmente a mare.

Un’emozione in più
Luna e sole finalmente insieme,
saldati ai colori nuovi del cielo
ed io che muovo il mio universo
al solo accenno d’un alto respiro.

E’ l’enne sogno, da me ordinato
in questo arpeggio delle lunghe attese,
l’acrobatica follia che saggio
guardando e immaginando altro.

Paziente, in questo tempo attenderò
l’arrivo della buffa pioggia a pois
che, blu d’acqua profumata in alto,
al suolo spiegherà il suo foulard.

Nel frattempo, al resistente amore
chiederò di farmi ancora bere
e, dovesse andarmi alquanto male,
il mare mi darà un’emozione in più.

Nessun rumore ferma il mare
Nella notte d’inverosimile bonaccia,
due metri due la curva d’acqua a riva,
solo l’odiato e troppo lungo treno
intralcia l’appartenenza al mare.

Dolcissime pause regalate al vento
che, almeno lui, non forza più di tanto
e un po’ nascosto ai margini di duna
assiste muto, in apparenza vinto.

Nell’ora a caso di dare la sbirciata
alla scogliera, al gozzo e alla mia vita,
in mezzo mi si mettono binari maledetti,
inopportuni intoppi nel cuore della festa.

Su fianchi di rotaia, ahimé, scintille,
pruriti insopportabili di malate memorie.
Fortuna che quest’acqua poi le spegne
giacché nessun rumore ferma il mare.

Se mai andassi all’incontrario
Vivo la vita e per essa vivo.
Sentite, gente, non mi angustiate!

Se mai andassi all’incontrario,
per prima cosa, nella bisaccia nera
metterei, visto che son pesanti,
gli errori ed i peccati a vista.
Poi, sopra, visto che son leggere,
le magiche atmosfere dell’amore,
dei sorrisi negli occhi d’una madre,
in quelli eterni della giovinezza
e, da contare, le albe ed i tramonti miei.
Tutte cose che non vogliono morire...

In tasca, ove non avessi spazio,
prototipi di chiavi-paradiso.

I miei occhi
Adagiati sopra ogni mare,
ubriachi d’ombre di luna e stelle,
uguali a quelli del bambino
nell’attesa dello svestir del seno,
sono i miei occhi.
Versati in universo amico,
mettono a ferro mille sue sconcezze
e a fuoco i suoi sbalordimenti.
In abbandono persistente,
sono i miei occhi.
Occhi che vorrebbero fruire
di tutte l’ore dal sonno castigate,
anche del poco o nulla che il busso,
dalle palpebre scandito, oscura,
sono i miei occhi.
Che li veda escludendo specchi!
Che una volta possa copiarli ad arte,
che riesca a lucidarli a fondo
senza ricorrere all’amica stilla,
i miei occhi!

Ma quale buona notte…
Dovresti tu vedere
come brillano i miei occhi
appena la mia dolce sposa
mi si avvicina principessa
al bacio della buona notte!

Ma quale buona notte…
Per me, arriva inopportuna.
Spacca la torta in due metà di luna,
le polverizza come conchiglie morte
e al sonno affida il gusto della prova.

Di qua, tu vedi me ribelle
che vado ancora incontro
all’insistenza dell’amore.
Di là, c’è lei e Dio solo sa
se sognerà e cosa sognerà.

Ma quale buona notte…
se, solo perché io dormo,
mi tocca congelare la passione,
rinchiudermi in una cella di coperte
e attendere che arrivi il giorno.

Il buio non mi fa innamorare.
Mi chiude in un stand-bay odioso,
mi affida al rischio di un oblio,
il cuore distraendo a più non posso.
Ma quale buona notte…

Un punto esatto
Viaggiando a Sud,
c’è uno slargo, un punto esatto,
dove io sosto per tre minuti tre
quando torno a Reggio di Calabria.

Che sia da solo o in compagnia,
che intanto piova o il sole scotti,
mi affaccio all’alto guard-rail
e strizzo l’occhio alla natura.

Da questa fortunata postazione,
sul viadotto prima d’una galleria,
io son capace di ringiovanire,
di far tornar castani i miei capelli

Guardando in lontananza la città,
la bella addormentata sullo Stretto,
chilometri residui che paion metri
mentre si sente il bergamotto già.

Guardando l’altra, di là dal mare,
io vedo solo i traghetti bianchi,
dipinti a mo’ di abbandonate vele
se il fumo non tradisse il pittore.

E’ un punto esatto, realtà sublime,
che detronizza il sogno fatto ieri.
Al quarto minuto sono al volante
e dopo altri ventisei arrivo giù ...
Dedicata a Santoro Salvatore Armando (lui sa perché)

In corso è un attimo speciale
è una giostra che non si ferma.
Li vedo uno ad uno i vagoni in fila
ed uno sembrano, perfettamente regolari.
Con l'obbligo di scendere all'istante,
son colmi di parole che vorrei ai miei piedi.

In corso è un attimo speciale,è vita.
Poichéè il mio cuore che l'impone,
ora dovrei comporre versi magistrali,
renderli abili al mio peggior fruitore
e all'intenditor d'indispensabile poesia.

Su queste mani in pausa di carezze
una lucida lacrima sta lì per atterrare.
Che sia di nostalgia o di speranza,
io non sarò mai in grado d'incastrala
in questa nuova attesa del Natale.

Solo l'aria resta fredda, pronta all'evento.
Pochi, i nidi tra i rami della città irrequieta.
Il passero è andato a caccia dei vicini rovi
ma tornerà sulle dolci briciole della festa
Su di me, il cielo non vorrebbe farsi grigio.
(poesia dedicata a Lorenzo De Ninis)

Lei…
Vuol essere guardata, lei!

Se a qualunque ora dovrò vederla,
mi vien la frenesia di diventare bello,
quel non so che di emozione somma
di solito nascosta nei giorni tutti uguali.
Ancora prima di riscoprirla amante
vorrei detergermi con odorose schiume
così che in qualche modo scordi
gli odori acri dei giorni tutti uguali.

Siamo al momento dell’incontro,
un po’ il teatro d’ogni nuovo amore,
le tue domande più o meno organizzate
e le parole che invece non riesci a dire.
E questo è ciò che sempre mi succede
ad ogni fortunato rendez-vous.
La smania è forte di saltarle addosso
ma lei mi blocca, puntualmente.

Vuol essere guardata, lei! L’onda…

Goal
Ascesa irta e mai clemente è questa,
neanche un giglio intimidito ai cigli.
Dietro, seccate già, le gocce di sudore
e buche qua e là per sotterrar paure.

Piedi di fata vorresti adesso avere,
incrementare il passo ad un voilà
raggiungere la tua parziale meta
e riposare all’ombra del ciliegio.

Fatto che hai fatto la benedetta sosta
riprenderai il cammin di buona lena
sui tuoi durissimi talloni, amico mio,
dacché magia è passata e anche la fortuna.

E ancora nulla è liscio sotto i piedi,
di più la vedi crescer la fatica.
Succederà che tu dovrai pregare
senza tergiversare tra le more.

E’ il goal arriva, stai tranquillo,
magari per gli errori della sorte,
fosse anche a tempo ormai scaduto.
Ma arriva! E vinta la partita avrai.
1994

Vita per la quale vivo
Freddo intenso nelle vene,
da misurare ogni minuto,
da mitigare in tutta fretta
prima che invada il cuore.

Emozioni ahimè morenti,
in resa miserabile al destino
che andrebbe invece rivoltato
prima che agguanti il suo scopo.

Vita per la quale vivo
non dar di sterzo all’impazzata,
portami nella famosa alcova
che da sempre t’ho indicata!

Quando anche la minima gioia,
quando l’ultima azzurra curva
vedrò sbiadire in grigio secco,
allora ti concederò il rischio.

Mi ti consegnerò da pacco
per fare su di me qualunque cosa
tranne annullar l’immenso amore
che ti ho dato ad occhi chiusi,

cantando gli inni improvvisati
cercando in te i nuovi colori,
andando a far lezione ai tristi,
a quelli che di te non è importato.
1993

Solo un’età
In volo nel futuro, vedo la collina,
spesso muschio ad ingrossarle i fianchi,
dove, al primo cenno di mattina,
m’inerpicavo rincorrendo vento.
Solo una volta mi fermavo poiché
l’acquerellato fiore si ostinava
ad essere guardato, annusato,
colto poi per lei che arrivava.

In volo nel futuro, tocco il mare,
nuvole nuove a schiarirne azzurri,
e tuttavia lo riconosco al tatto
assai stupito che non è cambiato.
E’ uguale a quella santa volta
che senza sforzi me ne innamorai,
a quando l’abbracciavo tutto tutto
per essere sicuro io d’averlo.

Solo un’età questa testa accetta,
questo cuore che rifiuta la morte
questi occhi impazienti di stupori
in tela blu di trama da rifare.
Oggi, il passato ed il futuro
vanno in zuppa d’unico sapore,
scommettono col destino su di me,
sul tempo duro che non mi cambierà.

Arlecchino mio
Le toppe gialle, quelle azzurre,
e le altre, verdi, bianche e rosse
ogni santo giorno si scolorano.
La luce del sole non li sceglie più.

Spacciatore di magie, io piango.
E’ inutile che spolvero e rispolvero.
Solo una sola cosa mi rimane:
buttare tutto e darmi un po’ da fare.
Cavi d’acciaio e lucenti chiodi
io li potrò trovare dove voglio.
Basterà un minuto per assemblarli
e quello smalto suggerito dallo spot.

Il tempo della fantasia è ormai finito
ed anche quello delle belle attese.
Mi dicono che è l’urgenza delle cose
e… non importa quali cose.

Alla maniera di un infermo grave,
sul mio comò lui ora non si muove.
E fallisce ahimé l’ultimo tentativo
di farlo vivo al lampo dei miei occhi,
di ricordargli da ore ed ore i sogni
dei quali gli sono eterno debitore,
di scuoterlo al forte battito del cuore
perché mi doni l’ultimo suo exploit.

Poi, d’improvviso, risorgono i colori
ma è il riflesso del tramonto rosso
che insieme ad Arlecchino mio
dà l’ultimo sussulto. E muore.

Chicchirichì
Lasciamoci alle spalle ogni sospetto,
la traccia rossa dei dolori guastafeste,
perfino l’attimo che chiamavo fortunato
solo perché ero capace d’inventarlo.
La notte scura di stelle decadenti
sta per scandire l’ultimo ritornello
e mai stecca, pur alla fine, una nota.
Sai perché? Mi vuole sempre tra le braccia.

Quand’è che un’alba finalmente arriva?
L’aspetto ormai da sempre, giorno e notte
ma, non di sole che buca l’orizzonte,
capace d’invischiarmi nel romanzo
e neanche alba folle che innamora,
che mi fa fare clamorosi girotondi
per stabilire innanzi tutto con il cuore
il bell’inizio e mai la fine degli amori.

Chissà se il gallo canta come lo sentivo,
supino e sveglio prima della sveglia matta,
se tra i rumori della mia via farà chicchirichì.
Io, giuro, questa volta cambierò fortuna!
Mi laverò con tutta l’inventata urgenza,
non sceglierò il colore della mia cravatta,
non penserò ai sogni del nuovo giorno
che, invece, sbranerò con ingordigia…

Cometa
Al freddo, quello giusto, da sfruttare
il minimo pretesto di calore antico
in sguardi nuovi e non bugiardi,
approfitterò di questa sera cheta.

M’arrancherò su per la collina
portando dietro un sacco di peccati
e le imperfette scatole d’acciaio
ricolme di speranze inaspettate

che, giunto ai piedi della luce,
dopo aver fatto anch’io la fila,
consegnerò in ginocchio e muto
al posto dell’oro, incenso e mirra.

Nessuna nebbia nell’ovattata notte
saprà nascondere la scia perfetta
d’una cometa finalmente a vista
che seguo e non seguo da una vita.

Sull’asfalto del moderno inverno
non si vedono gli impazienti pastori.
Solo canti d’uomo insoddisfatto
accompagnano questo cammino.

Le mani tese al mondo intero
escono dai cappotti, fuori misura,
riciclati in cambio d’una lacrima
o d’una frase in lingua straniera.

Le dita magre si giovano da ora
della bontà d’un giorno all’anno
per esser messe risolute in tasca
e riaprile al prossimo viandante.

Guidaci, cometa delle meraviglie,
a presentar lamenti a un bimbo
a rinnovargli la preghiera eterna
di farci giusti e di assecondarci.

Questo componimento, dedicato a quanti di questo sito dimostrano gradimento per i miei versi,è un augurio per tutti coloro che attraversano periodi non facili. Con l’approssimarsi del Natale, io spero che in mezzo a cotanta Nascita, veda luce anche la speranza di un sorriso quotidiano che allontani

L’ultima nuvola
Mentre luce d’alba sana
sfuma forme insopportabili,
l’ultima nuvola indugia ancora
prima di dissolversi del tutto.

E’ questa l’ora inopportuna,
lenta, stanca, incorreggibile
nel cui letto angusto si peggiora,
spogliati d’ogni facile sorriso.

Che il sole, dunque, arrivi
con le autorevoli intenzioni
e lanci dardi incandescenti
sull’acqua in cui si annega.

Esiste, di là dall’orizzonte,
respiro a banda larga, assordante,
che aspetta le milizie del vento
per esser fatto prigioniero,

per essere condotto al cospetto
di chi la vita intende tersa,
per essere indagato a traditore
del più elementare intento.

Prevista era l’ultima nuvola
a minacciare il tetto nostro cielo.
Ma vada via, sparisca!
Oggi la terra non tremerà.

Lenta come foglia una foglia cade
Quando, dopo l’ultimo tremolio,
lenta come foglia una foglia cade
io guardo aria aria il suo percorso.
Ne seguo le flessioni ad una ad una
tra le irregolari geometrie di terra,
ad ogni danza imposta dalle zolle.
Non stacco gli occhi da quel suo
oltrepassar le pietre, durissime,
eppure stanche d’inerzia non voluta.

Perché, mi chiedo, se quella lìè morta,
se presto più non si saprà cos’era prima?
Come tutto ciò che alla fin fine muore
dovrei ingabbiarla in brezza fuori norma
che smussa spigoli al mio tempo nero
e, nei momenti in cui sento la morte,
liberarla tutta per come mi era viva,
perfetta nella sua qualunque forma e,
voglia il cielo, con macchie di colori.

Flash n…
Non dirle niente
E perché?
Non dirle niente, e basta!
Ma si vede di là dal mare
che ti sei innamorato.
Va be’ va be’
ma tu non dirle niente

Così mi levi il gusto di…
quando le dirò che….
Tu non le dirai un bel niente.
Tocca a me, quando sarò pronto.

Allora cosa aspetti?
Allora, allora, allora…
Ma lei non è gelosa.
T’abbraccerà e amen.
T’ho chiesto una cortesia,
non d’andare a prendermi la luna

OK, non ne parlerò.
Sarò muto come vuoi tu.
Bravo!
Ma, tanto, mamma da moooo’ che l’ha capito!

Il mondo di Aur
Parrebbe cosa d’altri tempi,
un’aria invero profumata,
un fiore alieno emozionante,
il mondo di Aur.

Col passo lento dell’intruso,
la curiosità che m’assillava,
l’ho visitato di soppiatto,
il mondo di Aur.

Finestre blu e senza vetri
m’aprivano nuance e sogni
al pari di carezze d’una madre
che inondano d’amore il figlio.

Scovai più tardi nel salotto
pile di libri e antiche fiabe,
figure di principi al galoppo
ad inseguire glorie e dame.

Sul vecchio tavolo di fòrmica,
ancora aperto il grande Black
ed una foto in bianco e nero
del primo pesce catturato.

Sui muri, a destra e a manca,
guardai quadrati d’acqua e sale
e barche e reti e lenze sgangherate
distese al sole ad asciugare.

Davanti al fuoco scoppiettante,
su sedia a dondolo di raso,
pelle di seta a prima vista,
l’ultima fata mi parlò.

Appresi d’un foulard bianco,
del banco d’una quinta B,
di poesie dei sedici anni
che l’uomo suo le raccontò.

Che tempo sarà stato
il tempo che ora non c’è più?
Quali speranze nascondeva,
il mondo di Aur?

La vita che vorrei
Scie, colori e mai visti raggi
a congedare maledetto vento
che intanto spazza via da noi
l’ultima vendetta d’amor sentito.

Istanti da riformulare lunghi
a fare il tondo ad ore e ore,
a capitare in mezzo agli sbadigli
di alba fino al tramonto replicata.

Cuori! Fasciati di metallo dolce
per tamponar gli odiati squarci
ladroni degli umani miracoli
rimasti a metà per colpe nostre.

Se solo le voci s’abbassassero
facendo spazio al sussurro mite,
se esse ancor di più scadessero
cedendo ai pensieri la parola,

allora avrebbe finalmente il la
la vita mia, che vorrei esordisse
sul palco caramellato e glabro
di un teatro sempre aperto agli altri.

Amore
Quando la luna quieta s’abbassa
fino a sfiorare il mio centro d’anima
e poi, immensa bolla di sapone,
svogliata torna al posto suo di prima;

quando la stella che tra tutte ho scelto
s’incendia nella sera al mio comando
e dopo, fuoco d’Eden placato e innocuo,
si fa miracolo nel cavo della mano mia;

quando l’amico sole ritarda l’alba
per allungar la notte ubriaca e brava
epperò mi bussa ai troppo chiari vetri
per ricordarmi, ahimè, che il giorno è lì,

allora strillo amore a più non posso.
Guardo e ascolto solamente amore.
Senza indugio tasto e sfrego amore.
Poderoso, afferro e stringo amore.

Pietruzze colorate
Negli ardenti pomeriggi che il sole lo bruciava, il mare,
e le sabbie incandescenti vestivano di beige i sassi,
io non guardavo l'onda, com'accadeva all'alba,
non sbirciavo, tra i riflessi, pesci in vena di specchiarsi.

Non tastavo con i piedi l'alta roccia del fondale.
Non m'immaginavo Ulisse, com'accadeva all'alba.
Me n'andavo a testa china, sugli alti zoccoli di legno,
coi pensieri dei miei anni a seguire curve d'acqua.

Poi, al primo luccichio, circoscritto era il mio il regno.
Genuflesso e speranzoso, io cercavo le pietruzze colorate.
Senza alzar granelli a iosa, sotto l'afa degli agosti bruzi,
esigevo quelle più capaci d'arricchire lontanissimi sultani.

Pretendevo le brillanti per poi accettare anche le strane
o, almeno, quelle meno opache quando l'onda le lasciava.
Messe in tasca ad una ad una, costruivo arcobaleni
da vuotare poi, a sera, sopra il marmo della mia cucina.

Quanto male mi facevo, sui ginocchi ore ed ore,
nella presa dei colori, di qualcosa che segreto più non era.
Che silenzio, colmo d'incalzanti fantasie novelle,
in quel metro quadro del sogno, dell'unico allora possibile!
-Finalista al "Premio Firenze" 2007 - Sezione Poesia Inedita-

Il muro della ferrovia
A guardarlo, pare un’altra cosa,
chiuso dai palazzi nuovi e grigi,
sopra i resti del marciapiede triste,
nudo senza il fico d’india strambo.
Non sento più la stessa afa dura,
l’agognato pomeriggio ardente,
il terrore della locomotiva,
gli schiamazzi di chi m’aspettava.

L’attraversavo spaventato e lesto
per fare mia la partita al porto
laddove il piazzale s’allargava
all’ombra lunga del cementificio.
In quegli istanti io ero eroe,
monello eroe sudato e vispo
alla ricerca del pallone in festa,
in testa olè e il goal accanto.

Questo muro m’emoziona ancora.
Vorrei saltarlo un’altra volta
per poi svenire sulla ferrovia,
il corpo a ics sui binari caldi.
E ritrovarmi sulla spalla dritta
d’un marinaio in divisa bianca
che, il treno nero già là dietro,
si prende cura della giovinezza

Piani inclinati
Anima che si confonde in un baleno
la mia, legata mani e piedi al corpo.
La sento a poco a poco affaticarsi
nel via vai di curva che speravo piatta.

E’ largo come un’autostrada larga,
stretto al pari di collo di bottiglia stretta,
inesistente è il punto suo di mezzo.
Io cerco l’asse a regolarlo, il piano.

Malgrado ciò, perenne gioco faccio
edè davvero un falso buon pretesto
perché io vada a catturare in parte
i lucidi capelli in balia del vento

oppure i non andare troppo in alto
gridati da tenera bugia di madre,
senza contare tutti i dispetti odiosi
di concorrenti ancora impreparati.

Se l’altalena è ora fatta per i grandi,
è ben precisa la sua prima differenza.
Al primo su, il cielo ancora da bucare.
Al primo giù, il fango da guardare tutto.
 (dedicata a G.D.)

Le odiose zanzare
Quanta lacrima ha riempito
lo stagno che volevamo prato
per costruire la casa degli uomini,
tutti riuniti intorno a un tavolo!

Quali bufere si sono abbattute
intorno a quello stesso punto,
centro perfetto d’anime gemelle
che avevamo noi immaginato?

Passando ora da quelle parti
si vedono le odiose zanzare
che tutte banchettano il sangue
di buone volontà sacrificate.

Domani, qualcuno ci dirà,
si troverà un sito diverso,
raduneremo, come già fatto,
quante più teste coraggiose.

Intanto le distanze si riducono
tra i cuori distratti dal resto
e le odiose zanzare di sempre
se ne stanno là, in agguato.

Il banco 26
L’asfalto qui è di colore diverso
dal nero catrame che si conosce
e il marciapiede è tutto ricoperto
da petali di rose e altri mille fiori.

Se vai a trovare il banco 26
dovrai passare sotto l’arco perfetto
ma prima c’è la sosta benedetta
davanti al quadro della Santa Vergine.

Lo riconoscerai perchéè al centro
della minuscola facciata verde
inumidita da belle cristalline stille
e non aver paura perché, lo so,

son lacrime di felicità perfetta
depositate in cento e mille anni
dai pochi fortunati della Terra
capaci di vedere oltre il confine.

Appena che sarai arrivato
al punto esatto dove t’interessa
è meglio chiedere di Marta,
la più paziente che ti può servire.

Siccome l’ho già fatto anch’io,
non implorare sogni impossibili
ma solo quelli che t’invoglieranno,
ne basta uno, a far ritorno a questa Fiera
2004

Non so se basterà
Adesso che sono onnipotente
oscurerò il sole, come prima cosa.
Ero vivo, beato, appariscente
ancor prima che rompesse albe.

L’aspettavo nell’impaziente ombra
perché sapesse che la felicità, la mia,
non chiede prestiti a nessuno,
neanche al re delle luci immense.

Subito dopo, toccherà al mare
e goccia a goccia lo vorrò asciugare.
Ero schiuma, eroe, onda vivace
ancor prima che v’entrassi dentro.

Sfidavo i suoi dementi azzurri
perché placassero bellezze e forme,
io che tra le mani insufficienti
giravo quelle magiche, di lei.

Spezzando i giorni in uno,è andata via.
Morire al buio e sulla riva secca
non so se basterà, almeno a me,
per credere di non essere vissuto.
1989

Caro me
Anche oggi ti devo raccontare
d’una giornata uguale alle altre,
di chilometri di sospiri ed ansie
e facce tristi nelle tristi strade.
E’ già da un po’ che non ti scrivo,
che non ti chiedo come stai,
come procedono i tuoi sogni
e in quale paradiso ora ti trovi.

Beato te che trovi il tempo
di ammazzarlo, questo tempo,
con l’arma aguzza della fantasia
viaggiando gaio a mille all’ora,
di qua le curve di una donna bella
di là segmenti tra nuvole lontane,
al ritmo di certi versi irresistibili
che avrai composto sull’arcobaleno.

Caro me che né ti vedo né ti sento
all’atto di sincronizzare l’ora
o nei bollenti fumi dei caffé
che io consumo per sentirmi vivo.
Salutami l’immobile carrubo
sotto la cui ombra m’assopivo
in quei speciali caldi pomeriggi
che il mare tuo e mio tradivo.
2000

Voglio subito un sorriso
Voglio subito un sorriso
e non importa di chi è,
se di gioia o commozione
se di scherno o tenerezza.

Lo metterò con molta cura
in mezzo al grigio che mi scorta.
Farà da conveniente sponda
a qualche grillo per la testa.

Lo copierò in tutto e in parte
per misurarlo volte e volte
finché non metterà alla prova
la bocca mia indolente

Che si accostino perciò
tutti i bimbi ed i pagliacci,
sposi freschi e nozze d’oro,
pose studiate ad arte,

musi di delfini in festa,
madri mute purché madri
e soprattutto le comuni genti
che sorridono alla mala sorte.
1983

Non sono solo
Nelle notti di luna che non c’è,
sull’inventata riva di quel mare
che prima o poi conquisterò,
non sono solo.

Lastre in solenne sequenza,
dense come Terra che si perde,
mi faranno dolce compagnia
mentre provo a sforacchiarle.
Buco dopo buco
affonderò l’unghia tramortita
finché certezza non avrò
che sgorghi linfa salvatrice.

Mi disseterò ad ogni goccia
che nasce, sgamba e poi si ferma
a bordo delle labbra tentatrici,
avide di discontinui echi.

Se come accade puntualmente
antico vento transiterà
giù per la nervosa gola,
senza timore l’inghiottirò
per conservarlo fresco
nell’ultima sacca che ho salvato,
così che io corra il rischio
di apparirti patetico

La scusa
Se riascolto le musiche leggere
nelle sere dell’estate in festa,
verso il cuore in un caffè
per farlo prigioniero.

Svegliarmi è cedere memoria
a molecole che non riconosco,
leggere l’ora che mi sta accanto
e prepararmi a quella che verrà.

Se spio i sogni che ho rincorso
nei pomeriggi d’afa e il mare accanto,
verso il corpo in un bicchiere
e lascio che le ossa si sciolgano.

Addormentarmi è calciar palloni
in campi di periferia, il goal accanto,
entrare nel tempo che m’ha perso
e specchiarmi sulle impronte dei miei anni.

Che futuro è il mio futuro
che vuole cancellare ogni cosa
con la scusa di farmi respirare,
andare avanti e non morire ancora?

All’arbitro delle ingiustizie
consegnerò la mia domanda
e ascolterò da lui, dal Giusto,
le cose che vorrà dirmi.

Oplà!
Non era benedetta da Dio
se così come io la vedevo
cascava impassibile e retta
sul nero dei rombi d’asfalto

Che acqua! Mi dissi, impaurito.

E nera, più nera della iella più nera,
la sudicia notte mi circondava,
annodata alla sciarpa mia preferita,
i sette colori a cingermi il collo.

Che notte! Mi dissi, accucciato.
.
Il vicolo, poi, era come sparito
tra i riflessi di insegne e metalli
inghiottiti dall’ultimo cono di luce
di un vetro non ancora oscurato

Che buio! Mi dissi, angosciato.

Al margine non del tutto inondato
di una pozzanghera che vidi lago
miracolo fu che io mi accorgessi
di una bianca colomba affamata.

Che bella! Mi gridai, all’istante.

Nel tempo che infinito sembrava
alla pioggia si mischiò una crosta
che precisa cadeva, cadeva più lenta
nell’unico punto voluto dal fato.

Oplà! Mi dissi, la vita procede.

Qui
Qui, quasi tutto si compie,
tra false lune e cangianti albe,
spalle corazzate e spilli velenosi,
stoppando il corpo in un momento.

Qui, bisogna invero soffermarsi
tra un respiro corto e l’altro
facendo perla incandescente
delle paure e del coraggio.

E’ molto bello questo posto
specie quando posso entrarci
adagio, frattanto liberato
dagli orpelli del mio turno.

E’ qui che io mi accorgo
di spender bene il tempo
guardando attento l’alveo
su cui cammino o scorro.

Qui, giocare con me stesso,
viziare spasmi e tenerezze,
mi dà l’incontrastato affetto.
Qui, dentro me stesso.

Stand by
Ora che finalmente colano,
scintillano le belle lacrime
che non volevo conoscere.
E cadono, pesanti e calde.

Le avevo trattenute a lungo,
purosangue imbizzarrite,
solo per ritardare un po’
lo show dell’anima mia.

Nasceranno ancora, lo so,
le sofferenze per gli affetti persi.
Mi stringeranno nella morsa
del recinto che sarà blindato.

Sarò solo ed avrò tempo
per pensare una volta ancora
ai bisogni di amori imperfetti,
ai fronzoli di false primavere.
2005

Una rondine fa primavera
Vedrai che tra pochi giorni
questi colori cambieranno.
Al primo stormir di rondini
saremo tutti nella primavera

La dolce Anna mi accarezzava
mentre su di me sentivo i brividi
e parlava, senza soste mi parlava
guardando fuori la piazza deserta.

Mi manchi da morire, nonna
ed io non so se sarà un caso
che tutto muta in questo mondo
dove ogni cosa va perdendo il senso

Una rondine fa primavera, eccome!
Così mi toccherà poi esordire
nel fare compagnia a mio nipote
guardando fuori la piazza gremita.

L’uomo nuovo
Lo vedo, l’uomo nuovo,
spettinato ed occhiali scuri.
Non fiata, non pensa,
gli basta respirare.

Fisso le sue gote rosee
e le rughe che non ha.
Sembra un uovo scartocciato,
fatto di carne trasparente.

Adesso trema un po’,
quasi quasi si dissolve.
Lo chiamo a voce alta,
l’acqua s’è già mossa...

D’accordo, notte!
Sei strana, notte, questa volta!
Prima, arrivi in sella al più bel cavallo,
sistemi come sempre a modo tuo il cielo,
mi accendi ad una ad una lune e stelle.

Poi? Che cosa mi combini, poi?
Mi levi il dolce sonno dei ricordi,
depenni a brutto muso nostalgie,
chiudi nell’antro gli echi dei vent’anni,
mi metti il calendario sotto gli occhi,
la mente tu fai correre agli impegni,
il primo appuntamento è importante,
per ricordarmi che domani arriva…

Dimmi, cos’è che vuoi veramente?
Che un mago strabiliante io diventi
o faccia finta di non avere gli anni?
O, addirittura, che io rinasca oggi?

D’accordo, vedrò di darmi un gran da fare
già subito, sorbito il mio caffé bollente,
e via lungo le strade della città che chiama
a ricontare banconote e fare i conti.
D’accordo, vedrò d’immergermi con cura
in questa realtà che non convince,
spianare tutta la fatica che mi attende
per rendermi attuale con gli attuali.

Tranquilla! Prometto che io ti obbedirò
buttando in fossa fino all’ultimo ricordo,
raschiando il cuore di antiche tenerezze,
tuffandomi domani nell’oggi senza indugi.

Ti giuro, allora, che passata l’alba
mi vestirò a puntino con l’abito più nuovo
ma adesso… sposta l’imbecille ombra
poiché le ore in cui ti voglio assente
son poche e tutte io desidero sfruttarle
e non spiarmi se ancora mi farò tentare
dal solito viaggio nel mio tempo andato
dal battibecco dei suoi colori e suoni.

Dentro noi stessi
Schivando l’ultima immagine,
scivoliamo inerti dentro noi stessi
e sul ciglio del baratro abissale
ci diamo l’inutile specchiata.
Laggiù, nelle nerissime distese,
s’intravede un’imprecisa luce
e non sappiamo se è proprio a noi
che il segnale è indirizzato.
Sarà speranza ingannatrice,
capace d’un doppio olé sconnesso
o del solito ripristino del tempo
da cui in qualche modo ripartire.
Vorremmo precipitare, adesso,
mutare l’ora in un secondo uno
ed incagliarci a fine tuffo astruso
su fondi d’anima scartavetrati...
Maledetto l’anonimo sorriso
che ignaro piomba nel bel mezzo,
nell’attimo in cui scadiamo a turno
nella viltà d’umana misericordia!
Dedicata a Silvano Conti con sincera gratitudine

Madame Felicità
Mi fu detto da non ricordo chi
che la felicità in fondo non esiste,
chiusa com’è in lampi ‘sì veloci
da non vederne mai i traccianti,
smarrita prima ancora d’esser cosa
tra le febbri di qualunque pugno.

Per di più, mi venne poi raccomandato
di non ingurgitar profumo seducente
che sbanda all’improvviso sulla testa,
giacché vigliacco e lesto si dilegua
al primo accenno del mutar di vento,
al primo domandarsi che cos’è.

Non c’è, pertanto, Madame Felicità
se tutto cade e tutto ricomincia
appena il mio sorriso prende forma
e, ancora prima di veder la scena,
rabbioso si dispera come un mancato re
e rientra in cella a riscontar la pena!
(Novembre 2007)

Solo questa sera
Ascoltami, Signore,
quando non ti parlo tanto per parlare
o solo per propormi a tua misericordia,
quando le parole diventano preghiere
nel mentre intere arrivano stremate
dal profondo di questo benedetto cuore
che una volta almeno io dovrò scrutare
per vedere se davvero è solo rossa carne.

Ascoltami, Signore,
e fa niente se stasera, solo questa sera,
ti toccherà distrarre gli occhi dalle bombe,
dagli occhi di tristezze e solitudini perenni,
da quelli d’ammalati e peccatori sfortunati,
dagli altri, di eminenti tuoi ministri ingrati,
da acque e valli condannate alla deriva
da dieci Leggi che si pensava eterne.

Ascoltami, Signore,
poiché le guerre, adesso l’ho capito,
sono anche dentro chi si sente immune,
stanno annidate tra quelle polveri sputate
dall’inno a certa presuntuosa convinzione
di esser lui capace a detener giustizia e pace.
Io che ti parlo sono solo in mezzo a tanti soli
e insieme agli altri attendo un tuo segnale.

Non esser triste
Non esser triste!
E’ così che io mi dico
quando io lo sono tutto,
quando l’ultimo tramonto
è a questo punto arrugginito,
col suo sole proprio avaro,
col suo cielo un po’ dimesso.
Arriva poi il bel momento
che a me sembra della verità,
l’ora in cui sussurro al vento,
che mi rido fino a dentro,
che mi specchio insomma addosso.
E’ così che poi ritrovo il mio sorriso,
che le mie mani io le rivedo grandi
troppo grandi per l’abbraccio che mi do,
troppo grandi per non abbracciare vita.
(Novembre 2007)

Così ho deciso!
Liberate, ve lo ordino, le fate
tenute troppo a lungo prigioniere
tra le piaghe delle vostre fantasie.
In fondo, rimuovevano magie
al solo scopo di destare sogni
o arcobaleni per amar colori.

Ed inoltre,

liberate le belle principesse
che ora v’affannate a far marcire
dentro i letarghi dei vostri cuori.
In fondo, giocavano con l’amore
al solo scopo di produrre sogni
o storie per rasserenare genti.

Così ho deciso!

Io cerco lei
Nei riflessi dei castani capelli,
tra le dita sul viso di una lei,
in occhi d’estasi fiammanti
io cerco di capire se amo.

Lungo l’ossessa scogliera
che schiude labbra alle spocchiose spume,
la pelle è donna, bianca e rovente.
Provo a ricominciare a vivere.

Sugli orli mai finiti del mare,
il cielo a domandarsi cosa faccio
e l’acqua che non mi riconosce,
io attendo la nuovissima occasione.

Ondeggio come piuma al vento
mentre musiche esclusive picchiano.
Mi accontento, ancora, di esserci
ma vado sempre a caccia dell’amore.
Aurelio Zucchi 1985

Il ballo delle cento speranze
Respirando il tempo duro
che via via inzuppa di finito
la galassia delle cose andate,
il colore del futuro è da inventare.

Nella macina degli errori
che mai avrei voluto fare
verso i sospiri del cuore distratto
e salvo i sorrisi degli amori.

Chissà per quanto tempo ancora
il ballo delle cento speranze infuria
quando troppa folla si assicura
lungo le vie colme di presente.

Quanto bisogno c’è di sognare?
Sono falò di spiaggia abbandonata
che fuma frammenti e lento li disperde.
Sono solo, nonostante il mare.

Preda che scappa
Preda che scappa é il mio miglior passato,
zampa di ricordi in corsa, occhio vispo nella macchia.
E’ mira che trema tutta nella destra stanca,
tasca bucata controvoglia per non perdere futuro.

E’ bottino che svanisce nei pascoli dell’oggi,
coda tra i pruni spinosi, lunga come notte che t’aspetti.
Giuro, ritenterò la caccia nelle ore che non vedo,
che nemmeno sento in questo tempo che sbadiglia.

Datemi un’alba
(dedicata a chi ama il mare e a chi si attarda ad amarlo)

Datemi un’alba,
di quelle che vedevo tempo fa
mentre passavo l’esca viva
a Gino, mio fratello,
equilibrista sullo scoglio nero

Assicuratevi, però,
che l’ora sia la più giusta
che il mare sia protagonista
col sole a fargli buona spalla
ancor prima d’esser semicerchio.

Mettete, se potete,
la scia d’un vecchio gozzo in legno,
i primi suoi riflessi in acqua,
il viso asciutto d’un pescatore
che chiamerete Peppe, e basta!

- Peppe! Dov’è che vai questa mattina?
- Io vado dentro, dove lui mi porta.
Poi butterò i cento e passa ami
e aspetterò, caffé e sigaretta in bocca

Datemi un’alba,
di quelle che vedevo tempo fa
ed io la fermerò,
dovessi usare il chiodo d’oro
al quale ho appeso nostalgie perenni!

I sogni che non ho fatto mai
Respirano tra melodie impossibili
scritte da mano d’angelo all’istante
senza l’ausilio di nemmeno una
di quelle sette note che conosco.

E suonano, suonano incessanti
con violini buffi ai quali poi darò
i nomi di fantastiche meduse
e posti sacri dove custodirli.

E vibrano, vibrano da Dio
toccando corde di chitarre vento,
sicuramente meglio di certi cuori
intensi, innamorati da impazzire.

E odorano, odorano di rosa,
la specie più esclusiva inesistente,
aspettando che almeno li accarezzi,
i sogni che non ho fatto mai.

Ipotesi
Quando il sole andrà a dormire,
e per sempre andrà a dormire,
allora e solo allora affiderò le labbra
al cuscino dei ricordi dell’amore.

Infuocheranno le nuove notti di metallo
e la pelle delle mani mie deserte.
Schiariranno i rinnovati tetti dell’ingegno
e le perlate strade degli amori impossibili.

Dopo, tornerà l’alba primitiva,
la tosse della prima caffettiera,
il canto d’un gallo esagitato,
il suono d’una squilla gaia.

E, ancora , sentirò l’unta lama d’arrotino
e la voce blu di pescatori all’acqua.
Rileggerò il nome Nina della barca
ed aprirò alla vita il mio respiro.

Di nuovo, il mare sarà il mio mare
e il cielo ne invidierà i colori.
I silenzi d’un amore sacrosanto
riparleranno antiche lingue nei tuoi lobi mai distratti.

E così, quando il sole andrà poi a dormire,
e solo per la notte andrà poi a dormire,
allora e per sempre affiderò le labbra
al cuscino del tuo ventre

per dare forma al millesimo ricordo
e ritrovare insieme a te le pietre vive, la vecchia via.
E, in una danza piena d’onde,
vivremo i nostri nuovi giorni.
-Pubblicata sull’Antologia
Verra’ il mattino ed avra’ un tuo verso (Aletti Editore)
-

Se i nostri occhi...
Se i tuoi occhi potessero parlare
in questi silenzi misteriosi
ascolterei le musiche più belle
che mai talento fu così capace.

Inventerebbero nuove parole
ed io, attento, le imparerei veloce,
con esse per comporre odi infinite,
per dire ancora nuove cose.

E se pure i miei occhi potessero parlare
in questo tempo che mi dà amore,
ti direbbero chissà quali cose
pur d’albergare sicuri nel tuo cuore.

Riderebbero della paura della morte
ché a guardarti è la vita che si compie
così grande da non meritar castighi
a questo inizio senza fine.

Magnifica è la notte, questa notte.
Settembre è giunto al punto suo di mezzo
la luna pialla l’ultima treccia dell’estate,
il cuore mette a posto tante cose,
il buio fuori non prevale sulla vita.

I pastelli delle spiagge inviperite
si lagnano con chi lo ama, il mare.
Si ostinano a pretendergli ricordi
mentre è già saldato un acconto di futuro.

Si muove, l’aria di freschezza attesa,
a consegnare il testimone antico
al blu colato dai tetti ancora caldi,
al marciapiede che pullula di gente.

Qui, in questo fanatico terrazzo,
fronte in balìa d’aneliti notturni,
qui non si può più rimanere oltre.
Magnifica è la notte, questa notte!

Guarderò il futuro
C’è ancora d’aspettare un bel po’,
che il tempo sedimenti il tempo
che il mestolo nemmanco magico
completi a modo l’ultimo giro

e impasti, a tipo grande chef.,
odori persistenti del presente,
sapori controllati del passato,
per unirli in una sola età.

Solo allora, vispo mi sdraierò
nel metro quadro dell’antico orto
per mutarmi in girasole monco,
i petali da rifiorire tutti.

In questa lunga posa benedetta
guarderò senza paura il sole,
farò le giravolte che detterà
e m’offrirò al rebus del futuro.

E tutti i giorni rifarò la spesa
scegliendo gli ingredienti basilari
per conservarli sempre freschi freschi
nell’attesa dell’attesa del rito.

Trentacinque Agosto 2007
Davvero sono un uomo fortunato:
mi stacco in corsa dal carro della vita
e, barcollando al centro della strada,
m’infilo ignaro dentro dedali cortesi.

Sentite cosa m’è accaduto oggi.
In una delle solite capriole,
in un mattino sera e notte insieme,
andando per la Via della Speranza,

giunto ch’ero al chilometro duemila,
a destra un folto bosco di scintille,
a manca il lido degli amori azzurri,
mi sono ritrovato steso a riva.

Da naufrago che tale vuol che sia,
ho avuto in dono dalla buona sorte
la condizione di parlar con Dio
e immaginate quindi tutto il resto.

Da lì a qualche secolo di pace,
son stato circondato all’improvviso
da stelle e primavere incuriosite
e a loro ho raccontato i sogni miei.

Poi, imbambolato e tutto a un tratto
mi son trovato tonto al bel cospetto
del mare contenuto in una goccia,
che mi ha ospitato a lungo nei fondali.

Tornato alla mia sponda sbalordito,
ammesso non bastasse l’accaduto,
ho avuto regalata l’emozione
di riabbracciare, tutta, mia madre.

Lo “specchio”
Lo “specchio” che mi ha regalato Dio
sta qui, dietro la credenza in stile,
con l’accortezza del panno di lana
ad accompagnare l’affilato bordo.

In un qualche mattino che verrà,
in uno di quelli che mi sentirò brutto,
che avvertirò la voglia di cambiare,
lo tirerò fuori, questo “specchio”

e dopo averlo fatto incorniciare
gli darò una pulita straordinaria
come faceva mia madre a Pasqua
per rendere la casa più accogliente.

Poi, l’appenderò con molta cura
alla parete beige antico del salotto.
Mi coprirà le macchie del tempo.
Spero che cambierà anche me…

Le onde amiche
Se cerco e ricerco me stesso
tra le luci delle mille strade,
rivoglio i luoghi dove sono nato
e il banco d’una quinta B.

E divento cucciolo, solo, imbalsamato
mentre il mare di quegli anni
mi scopre troppo grande,
mi pretende senza età.

Corro ai sogni che facevo,
alle speranze da spolpare
e agli amori stracolmi :
le onde amiche sono vicine.

Poi, ritorno adulto, mescolato e vivo
mentre il mare di quegli anni
io lo scopro troppo grande,
lo pretendo senza età.

Cerco quei sogni nel cassetto,
quelle speranze da inventare
e quegli amori spaccati in due :
le onde amiche sono lontane.

www.poetare.it
Lungo le strade di questo millennio
le crepe negli asfalti sono specchi rotti
per chi vorrebbe invece calpestare
terreni lisci, satinati o trasparenti.

Capita così a tutta quella gente
che ama circondarsi delle menti calde,
meglio se ascoltando le parole nette
gridate o sussurrate dagli amici.

Succede allora quella strana cosa
di quando credi l’occasione giunta,
poi che hai sbirciato tra le sensazioni,
per stringere la mano alle persone giuste.

Gli amici che noi vorremmo accanto
son sempre in altalena col destino.
Ieri , nascosti nel primo tarlo della vita.
Oggi, cuori fantasmi nell’etere abissale.

Mi accontento, in questa fase nuova,
di esser, sì, protetto dai ricordi in fila
ma anche d’essere chiamato col mio nome
da poeti e poetesse di speranze, e narratori.
-Dedico questa poesia ai sitani tutti.
Mi assenterò per un po’ causa forze maggiori.
Con questo testo intendo dimostrarvi che lo faccio malvolentieri
-

Ora che…
Ora che porto l’etichetta dell’uomo
rimpiango gli anni dei miei primi anni
quando bastava un piccolo sorriso
per acquistare grande sicurezza
e non come adesso lo stupido pretesto
di certe tenere illusioni promettenti
tradite platealmente e senza scampo
da uno sguardo ahimè quasi spento.

Ora che invoco vasti spazi sereni
rivedo me, bellissimo bambino,
quando a piene mani sconfinate
possedevo il bene dell’ingenuità
e non come adesso lo scomodo intelletto
che domina il pensiero, la parola e il gesto
e sparge in giro distratto il seme nero
del netto gemito che nell’aria muore

Adesso
La spiaggia è stanca di sabbia e basta,
di aspettare che qualcuno la raggiunga,
che la calpesti fino al limite dell’onda
e la rimuova dentro un cerchio d’orme.

La stessa cosa, il mare,
che in questo inverno uguale agli altri,
sbadiglia a nuvole indecenti
e si raccoglie a miglior fortuna.

Adesso chiamo primavera
e le dirò che arrivi esagerata,
scortata dalle rondini migliori,
bagnata d’acqua di colonia antica.

Dico a voi, stelle!
Dico a voi, stelle!
A voi che osservate il grande spettacolo
dell’uomo che nasce e dell’uomo che muore,
di quello che vince e di quello che perde.

A volte, v’immagino riunite in gruppi,
a pungere, sì, le chiare notti dell’estate,
ma, pure, a far pettegolezzo su tutto ciò
che accade e non accade qui da noi,

proprio come nel paese, la domenica,
le comari, col pretesto della messa,
si confondono i colori delle vesti
per gonfiare la solita novità settimanale.

Dico a voi, stelle!
Noi non siamo come voi.
La nostra luce, quando c’è,è riflessa
e ci consacra secche lune scolorite.

Io v’invidio solo per il fatto
d’esser non distanti le une dalle altre
o d’esser belle per come voi sembrate
dai terrazzi delle nostre case.

Ma non vi invidio, no davvero,
quando l’uragano v’impedisce
d’uscire disinvolte, là nel vuoto,
per essere ammirate e corteggiate.

Dico a voi, stelle!
Tutto sommato, ci rassomigliate
se, anche a voi, le luci sono state date,
se, anche a voi, arrivano le ombre...
1970

Prato d’attesa
Lievi e colorati, i petali,
li stacco ad uno ad uno
nell’ora d’incredibile rugiada.

Il viale alle mie spalle
sembra lungo un treno
e, ancora, tu non arrivi

Tra fili d’erba imbalsamata
il bruco gioca a nascondino
e, intanto, prende posto.

Quand’è che ti vedrò
spuntare fresca dal roseto,
con i capelli al cielo?

Non devo più nascondermi
L’aria, fuori dal torrione,
è diversa dalla mia.
Beccheggia tra le piacenti strade,
fin troppo larghe perché anch’io
non le guadagni come tutti gli altri.

Mi immetterò, quindi,
lo zaino delle smanie in spalla,
provando a oltrepassare indenne
la folta siepe che separa me
dall’uniformità.

Quand’io sorrido e quando no,
avverto al cuore un’onda lunga
più o meno avendo l’impressione
d’esser io, io solo al mondo,
a saperlo fare.

In più, io chiudo gli occhi
a tutto quanto gira attorno
e li apro ai menestrelli della vita
col grave errore di perdermi
chissà che cosa della ruota.

No!
Non devo più nascondermi
nel collo altissimo d’un dolce vita,
tra il pulviscolo di questo nuovo cielo,
in grembo a riccioli di nuvole che non sono mie.

No!
Non devo più nascondermi
nelle cantine delle dolci orme,
in pancia di scintilla di bellezza,
o aggrappato come rospo raro
all’ancora scaduta d’annegati sguardi.

Il tempo che rimane
L’ortolano, il salumiere,
la fòrmica della mia cucina,
la terrazza, il porto sotto,
il cortile, vetri rotti ed io che gioco.

Le canzoni sempre uguali,
la fisarmonica di Gianni,
le note che ho imparato,
un re minore ed io che canto.

Il primo pesce all’amo,
l’Alighieri sul divano ocra,
il piede rotto sulla spiaggia,
un nuovo amico ed io che parlo.

Il mare in mano, la cabina 23,
un metro per volare,
il fiato trattenuto,
lei zitta ed io che amo.

Capelli neri, un abbaino,
i fantasmi inventati,
la pelle sua sulle mie gambe,
uno scalino ed io che sogno.

La casa si svuota,
mia madre vacilla,
il treno parte in fretta,
Roma aspetta ed io che penso.

Il tempo che rimane
cattura le curve di ieri.
Le stringe in un anello
dentro il quale io vivo.
-Pubblicata all’interno del romanzo "Viaggio in V classe"
- Edizioni Il Filo - Prefazione di Pietro Zullino

Davvero non si cresce mai
Giorno dopo giorno chiesi a Dio
i sogni che mi aveva destinato,
i rumori del mio fiato d’uomo
e le rose da donare ad una lei.

Giorno dopo giorno chiesi a Dio
quanto tempo c’era da aspettare
per smetterla coi pantaloni corti
e coi sorrisi larghi da bambino.

Lo supplicai d’accorciare i tempi,
di farmi specchiare grande e bello,
vestito col vestito di mio padre
e la cravatta a pois di mio fratello.

Lui non mi rispose mai, assente.
E dire che io Lo pregavo tanto,
la sera, al bacio di mia madre
e, la mattina, al bacio di mia madre

Dunque, son due le cose, mi dissi:
O Quello è sordo, e non ci credo,
o sono forse io, e forse è vero,
che non seguo i passi della vita.

Davvero non si cresce mai?
Oggi che la mia barba é svelta,
che ogni giorno sono di rasoio,
ripenso ai balocchi che non ebbi.

L’ultimo fiore
Lo spazio intorno si riduce.
Il rischio della sorte adesso è quello
di farlo divenire ristretto cielo freddo
che pianta le frontiere sulle ossa.

Il tempo, poi, scorre, scorre… .
Non c’è tempo per fermare il tempo,
per arrestarlo nell’attimo finale
prima della resa dei conti.

Non più le belle ore in fila indiana
da riempire una ad una con i sorrisi
che, temerari, pensavano d’annullare
perfino i ricordi del futuro nostro.

L’ultimo fiore è qui, nella mia mano fessa
ed io non voglio che t’arrivi, come gli altri,
a profumare ancora gli orli del tuo altare,
a darmi il cambio nell’offrirti amore

Quando lui, genesi finita, sarà con te
non farlo mai appassire tra le dita scarne
Parlagli, coi linguaggi che vorrai
ma… parlagli!

Notiziario
Signore e signori, buonasera!
Di tutto ciò che sto per raccontarvi
probabilmente non v’interesserà,
sdraiati come siete nell’oblio.

Datemi, però, l’attenzione giusta
giacchéè cosa rara avervi qui,.
bassi, medi, alti, biondi e bruni
riuniti sotto la mia anima.

Al mondo voglio dare la notizia
che nuova cosa oggi è accaduta,
e non pensate subito alla guerra
e state quindi ad ascoltarmi.

Finalmente, io sono felice!
Da testa a piedi sono in ammollo
nel brodo di fragranze di chimera
che va bevuto prima che s’addensi.

Vedete come abile io nuoto?
Sapete… allenamenti atroci
per ore, giorni, mesi ed anni
partendo dal trenino fino ad oggi.

Fotografatemi, suvvia, vi prego
e fate poi di questa immagine
tante copie bene incorniciate.
Le appenderò sui cieli del mondo.

E’ troppo tardi
Il cielo è annerito
sopra questo penoso ricordo di noi due
che abbiamo riempito moltissimi giorni
lungo il viale delle fiacche promesse.

Il tuo amore è solo marmo
e il bene ed il male dentro di me
urlano ancora per salvare apparenze.
Mettiamo almeno coraggio in quest’addio!

Le nuvole portano grigie novelle
e sul tetto della mia testa
la morte s’aggrappa pesante
per ritardare l’arrivo.

Nella giusta bufera
che intorno s’abbatte
è troppo tardi riavere
l’amore che ha diviso l’amore.

Guardando la pioggia che picchia
o la melma che accumula melma là presso il ciglio,
rimane in comune, oltre all’affanno,
girare di scatto le spalle

magari ammucchiando i nostri ricordi
ai sassi lavati dal fango,
alla nebbia che intanto scende,
alle foglie, ingiallite d’autunno.

-Poesia pubblicata all’interno del romanzo Viaggio in V classe
di Aurelio Zucchi, Edizioni Il Filo, Prefazione di Pietro Zullino-

Quando domani…
Quando domani assolderò il tuo cuore
per sentire il vento del mio caldo Sud,
riaccenderò la fiamma di pallide speranze
nel tuo sorriso, rubato a caro prezzo.

Spalancherò il mio salotto colorato,
disteso lungo il cavo della mano,
novello azzurro paradiso
per ospitare il tuo amore strano.

Quando domani ti stringerò al petto,
inghiottirò le mie gocciole di cielo,
un briciolo di luna vagabonda
e solo guizzi d’una stella pellegrina.

E se ti sgriderò affetto,
vorrei avere il mondo intero testimone
oppure nessuno, ad ascoltare
le mie salate confessioni.

Quando domani mi vedrai partire,
non so cosa potrà accadere.
Ora, sono distratto dal fumo
di questa sigaretta, che mi invita a non pensare…

-Poesia pubblicata all’interno del romanzo Viaggio in V classe
di Aurelio Zucchi, Edizioni Il Filo, Prefazione di Pietro Zullino-

Se puoi
Se puoi, rimani ancora addormentata
tra le assordanti note
che il fiato dei tuoi anni
emette sull’altare della tua bellezza.

Ai miei cresciuti occhi io chiedo
i tuoi capelli e un tuo sorriso
e torno indietro lesto
a incorniciare panorami azzurri.

Al tuo risveglio muto,
vorrei poter spiare piano
le nuove fantasie di donna
e lo sbadiglio che accarezza il giorno.

Se puoi, rimani ancora accoccolata
al primo gioco della vita
e non fissare il vuoto oltre il cancello
e sfiora il tuo domani con clandestina idea.

Io intanto misuro la mia maschera
e ritento il mio passato.
Poi m’assale un pianto di protesta
e sciupo tutto, anche una chimera.

Ridestami al suono delle tue parole,
ritemprami all’acqua della giovinezza
e dimmi pure che non è peccato
cercare l’eco della tua musica.
-Poesia pubblicata all’interno del romanzo Viaggio in V classe
di Aurelio Zucchi, Edizioni Il Filo, Prefazione di Pietro Zullino-

Le notti che non dormo
I silenzi sono più forti di me,
mastodonti mai estintisi del tutto.
Mi sovrastano nell’attimo ribelle
quando al loro posto cerco sonno.

Inizia così la dura processione
e una dietro l’altra le parole in coda
affilano le lettere, le vocali e i suoni
per arrivare pronte alle mie labbra.

Dovrei parlare con me stesso,
raccontarmi l’ultima amarezza
oppure favole, fiammanti favole
che siano capaci d’addormentarmi.

Mi tiro su dal letto intatto.
Poi, robot, giro un po’ per casa
lisciando un gatto in terracotta,
andando alla ricerca di domani.

Da fuori, l’ambulanza mi consola
insieme all’acqua che ora scende.
I rumori del buio mi vogliono
come quelli del giorno, sveglio.

Respirare me
Fatemi uscire dalla cella
delle parole consumate e finte
che portano la sete ardente
della verità e della conoscenza.

Ai sapienti del linguaggio
implorerò un alfabeto in più
e sceglierò perfetti i suoni
per ogni cosa di cui io parli.

In altro modo, tranne il cuore e gli occhi,
meglio seccare il corpo
fino alle pendici dell’anima
e respirare me, senza l’aria che m’avvolge.
-Pubblicata nell’Antologia Logos 2006 (Giulio Perrone Editore)-

Formula
Giù, nei pressi della baia antica,
le prime gobbe di collina vispa
si vantano in aria d’acqua e sale
e, nel roseto, i petali cucù.

Quanto sia ingegnoso, il mare,
nel rendere più bella ogni cosa,
finanche terra e sassi attorno,
è equazione irrisolvibile,

Da quelle parti, i piedi in onda,
mi viene sempre voglia di cantare
di dare calci ai miei problemi
giacché, chissà, tutto làè migliore.

Lo so, v’è da pensare ad altro,
a questo tempo che frantuma cuori,
ai complicati calcoli da fare
per far quadrare conti tutti i giorni.

Io sono come voi, in processione
però non voglio certo perdere,
di quello lì, l’ennesima lezione.
Proverò a districar la formula.

Così verrà mattino
In questa notte perditempo,
pantofole che non son capaci
di far rumore quanto basta
per ricordarmi che io
                                vivo,
 
camminerò sul beige antico
di questi muri esagerati,
mi affaccerò alla finestra
per far vedere che io
                                 vivo
 
Sveglio come grillo muto,
mi accuccerò in biblioteca,
rileggerò i libri che detesto
così da fare finta che io
                                  vivo
 
Così verrà mattino.
Pian piano il sole accosterà,
l´azzurro prenderà colore,
il cielo mi convincerà che io
                                   vivo!

Alza l’onda
Ferma è la luna sulle nostre teste,
blu la notte che ci assiste muta.
Se guardo oltre la tua nuca
vorresti il mare totalmente assente.

Invece, t’accorgi che è meglio così
che non mi devo innamorare tutto.
Non basta amarti sull’ottusa sabbia
se intorno a me non sento l’acqua.

Mare immenso, azzurro e mio!
Dalle un segno della tua grandezza.
Dille che mi hai fatto esistere
quando, soli, spuntavamo le mie sere.

Fai sentire la tua voce a Maria
Alza l’onda al cielo e fai la spuma,
bianchissima come il suo petto,
assordante come l’amore che le do.

Tenetela lontana
Non insistete per favore
a farmi fare pace con quella lì,
con la dannata strega dei miei sogni,
con l’unica fata che delude i bimbi.

L’ho vista avvicinarsi a quel lettino
con l’aria stramba da ubriacona,
le gambe appese ad un non sesso,
con l’ossessione di rubare vita.

Tenetela lontana
da me che cerco i fiori veri
da me e da chi un giorno dopo l’altro
rompe la schiena per gridare io vivo.

Buttatela nel pozzo senza fine
e dentro poi versate fuoco e fiele.
Spargete intorno lavanda d’ Eden
e mani giunte dite un Pater.

Tenetela lontana…

I silenzi che verranno
Nei giorni che mi allunghi
come corda nuova d’arco,
grida forte quanto vuoi
le tue mancate ribellioni.

Spazza l’aria e il tempo
dai capricci miei in arrivo.
Salva nella sacca a stelle
i ricordi fuori memoria.

Sii puledra da ammansire!
Duna dopo duna
ti voglio infine nuda
al mare mio che non inganna.

Chi muterà la scena?
Anno dopo anno
ameremo le abitudini,
udiremo sirene decadute.

Nei silenzi che verranno,
piano schiaccerò le dita
tra le rughe tue scorrette,
sul tuo seno troppo terso.

Inedita bellezza io rinnoverò
come quando l’ho scoperta.
Mi vedrai Arlecchino in festa,
principessa senza parole.

Poeta per la pace
Io che scrivo versi d’amore,
che faccio appello alle emozioni,
che mi confondo in arcobaleno,
vorrei davvero essere un Poeta.

Così, per una volta almeno,
mi chiamerei Jacques Prevert
al quale certo lascerei la gloria
per prendermi però i suoi lettori.

E, visto che d’amore parlo,
che quasi come lui azzardo il cuore,
farei un poema indispensabile
parlando a me e al mondo solo d’altro.

D’altro, che rassomigli sì all’amore
e abbracci tutti in un secondo,
che superi i confini delle menti
e abbracci tutti in un secondo.

Sfuggente pace, dov’è che gemiti?
Tra inguaiati deserti e savane rotte,
tra condomini impazziti e vittime generali,
dov’è che cerchi aiuto?

Ambita pace, dov’è che scalpiti?
Tra sale vellutate ed amaranti scranni,
tra città dementi e microfoni affollati,
dov’è che ti nascondono?

Vorrei davvero essere un Poeta.
In questo tempo ti offrirei parole,
ti svuoterei plotoni di barattoli,
inchiostri azzurri messi già in disparte.

Io, ti regalerei le notti che come me non dormi.

Ti guardo e…
Ti guardo e
subito imbratto di carezze
il tuo viso a me necessario.
Accendo il genio ritrovato
per intuire nei miei occhi i tuoi.

Ti guardo e
del mio passato subito ripenso
all’entusiasmo appena conosciuto.
Mi rivedo allora un po’ bambino,
quando tutto è lecito oltre l’apparenza.

Ti guardo e
del tuo corpo ammiro stupefatto
tinte rosa spudoratamente belle.
La sua musica adesso mi diletta
al suono di parole fortunate.

Ti guardo e
tiro un gran sospiro di sollievo
se un po’ m’assiste da vicino
il profumo della pelle tua sabbiata,
deserto ambito da occupare in fretta.

Ti guardo e
ti affido ai rischi dell’amare,
ti scopro donna e donna no.
E quando pioverà il tramonto
ti guarderò fino all’alba e solo per amore.

Mari
Sveglio dentro i lenti giorni
tocco i dubbi ad uno ad uno.
Quant’attesa per vedere
questi mari che non amo!

Stanco nelle sere d’altri,
m’arrotolo la cena al collo,
lavo e sbuccio i miei anni
e mando giù la vita.

Nell’afa della notte piena
vendo ricordi ai miei istanti.
Vi riabbraccio, mari giusti,
fino a carpire quegli orizzonti.

Adesso, lo so, dormirò da solo
come amore per l’amore perso.
Ancora caldo tra le mie lenzuola
ma…è sempre l’afa della notte.

L’attesa
Il mare opprime la scogliera,
non dà tregua alla mia notte.
Sonno, dove sei? Così non va!
Voglio riordinare la mia vita.

Dovrò azzerare gli anni
che mi porto addosso.
Volesse il cielo!
Ma ho bisogno di calma...

E invece sono ancora qui,
dinanzi al nero d’orizzonte,
al bianco d’onde in festa
in quest’azzurro che m’inganna.

Il mare? M’assomiglia solo
se l’acqua gode di bonaccia
per riposare solitaria e cheta
nell’attesa d’ennesima burrasca.

Non rubare i miei colori
Non rubare i miei colori, non mi consumare il blu!
Usa i tuoi, per favore, apri la tua scatola di latta!
Così gridava Giò le volte che noi due si dipingeva
il cielo, sulle nostre teste, e il mare, quasi in mano.

Alla scuola dei monelli, dei sospiri e primi sogni,
io rubavo fantasie d'altri nell’attesa anch’io di averne.
Benedetta quella voglia di salvarle, quelle tinte,
d’occultarli quei pastelli, troppo belli per finirli in fretta.

Con la scusa di serbarla per chissà quali occasioni,
l’ho tenuta fino ad oggi, la mia scatola di latta.
Bianco e nero intorno a me,è il momento ora d’aprirla,
di veder se i suoi colori sono ancora come allora.

Di qua terrò questi miei giorni
Dammi una fune
per legare al palo
il passato ed il futuro,
stretti stretti fino a imprigionarli.

Farò infiniti giri attorno,
finalmente sveglio,
e aspetterò le piogge pulenti
coprendo solo amori e sogni.

Di qua terrò questi miei giorni
ancora in piedi e quasi orme.
Ne coglierò le ore eccellenti
e le custodirò nel retro dei miei anni.

Se non succederà,
allora dammi una lama
che sciolga e punisca
la mia smania di vivere.

Fissando il mare
Fissando il mare là dove è retta,
dove l’azzurro cede azzurro al cielo
vorrei davvero, amore mio,

che la collina ad Ovest avesse occhi,
grandi come chiome di magnolie,
per guardare non soltanto il verde;

che la città alle mie spalle avesse orecchie,
larghe come piazze a notte fonda,
per sentire non soltanto il vento;

che il cielo sopra noi avesse nasi,
smisurati come silenzi dentro cubi,
per odorare non soltanto i boschi;

che tu, amore mio, avessi labbra,
strabilianti come quelle d’una fata,
perché io goda d’altro.

Avrò cura
Nelle sere del tuo glaciale inverno,
quando l’asse di felicità vacilla,
rinforzerò gli ormeggi della mitezza
e aspetterò che rincasi primavera.

Avrò cura di immergerti nei profumi
che nel profeta autunno avrai versato
tra le schiume di marmo e i fiori finti
a sostenere i tuoi glutei stanchi.

Avrò cura d’asciugarti nei molli drappi
che hai comprato dai mercanti questa estate,
di cospargerti di ciprie e caldi unguenti
accatastati ai piedi dell’età che scansi.

Quando ti darò l’emblema dell’ipocrisia
sarai sicuro meno donna e falsa bimba.
Al banco del tempo assassino riacquisterai
gli stracci per arginare la pioggia sui vetri.

Intanto, io mi guarderò attento.
Aprirò gli occhi sui giardini tormentati
che invecchieranno senza mai lagnarsi
nell’attesa che il sole benedetto li scaldi.

Avrò cura d’allargare la mia trapunta a scacchi,
di seguirne con le dita il primo colore
e di frenare, respirando, all’inizio del secondo
per fare poi un giro nuovo, come la vita.

Nuovo Ulisse
Voglio non avere orecchi
per non udire più sparlanti grilli
e navigare sciolto nel mio mare
senza voltarmi a rive sempre uguali.

Guarderò fisso l’orizzonte,
disegnerò i nuovi soli
bruciando tutto in un istante
e affondando vecchie emozioni.

Fermo e fiero alla mia prua,
m’inventerò navigante e mozzo,
non scruterò all’indietro
e darò vento alle lucenti vele.

Nuovo Ulisse, consumerò metri e metri d’onde
per poi arrivare al centro del mio mare,
fermare il blu in un istante
e in un tuffo lavare l’anima e il cuore.

Poi, steso a poppa ad asciugare,
mi coprirò di talco oltre il normale
così da diventare un uomo bianco bianco
da presentare intatto ai prossimi esemplari.

E approderò finalmente a un molo.
Disperderò timone, remi e vele.
Vedrò la nave inabissarsi tutta,
non tornerò alla mia prima fase.

Provocherò la vita a fronte nuova
lasciando spazio zero al nuovo cuore,
guarderò al mero tornaconto
per essere felice al primo acconto.

Terrò lontano un miglio il sentimento
e andrò in strada messo a punto
senza fermarmi da questo o quel barbone,
scansando svelto ciò che desta affanno.

Voglio non avere orecchi...
S’accosta piano piano il mio Simone.
Mi stringe forte forte al petto,
la gomma e la matita in mano.

- I compiti l’ho fatti quasi tutti!
Ma tu, papà, vuoi darmela una mano? -
E disegnare finalmente i nuovi soli…
significa soltanto seguitar l’ascolto.

Archivio
Ho messo tutto agli atti,
nell’albo che ho disciplinato
dentro mani cortesemente grandi.
Nulla andrà perduto.

Una cosa e l’altra ancora
cercano riparo scivolando
tra le pieghe della pelle adulta
senza manco lacerarla un po’.

Riascolto all’infinito
le voci del mio ieri
e, quanto bravo sono diventato,
oggi vedo addirittura i suoni.

Se t’avvicini a questo regno
guarderai i colori miei migliori.
Se appena appena un po’ t’importa
ascolterai le magiche musiche.

Cavalloni e rive ferme,
scogli aguzzi e sabbie bianche,
corde di chitarre improvvisate
in un Sud che non muta.

E note alte, note basse e impazzite
che brillano davanti agli occhi scuri.
E gonne fiammanti di scintillanti domeniche,
abbandonate nei quadranti delle mie speranze.

Vedrai le vernici rosse gialle e blu
delle barche ore ed ore al sole,
sgangherate, che infilano l’acqua
con la mia troppa prudenza.

Ti resteranno impresse
lenze ed ami da sbrogliare in fretta,
prima che il mio mare cambi idea
e solo per un’ora da catalogare.

All'acqua d'una fonte
All’acqua d’una fonte
protetta dalla pietra secolare
io ripesco tutto me stesso
nei fondali della mia natura.

Chiuso nelle dolci speranze,
do qualche metro all’ora quotidiana
e stringo il filo che mi lega
alla bellezza di quest’acqua così azzurra, così allegra.

All’acqua della fonte
la mano non si stacca dalla mano
mentre, bella da morire, assisti al tuffo
dei miei occhi nei tuoi occhi testimoni.

Lo sguardo varca la vicina siepe,
stramazza poi negli antichi spruzzi,
rimanda al cielo ogni responso
e ferma la tua immagine sovrana.

L’acqua della fonte, intanto,
applaude questo nostro amore
e prende in prestito la forza
che spinge i nostri verdi anni.

Rimani immobile, regina ambita,
mentre ascolto la tua voce.
Rimani immobile, atteso re,
mentre bruci al nuovo sole.

I latrati della notte
I latrati distolgono il mio sonno.
Le ore, in processione fino all’alba che verrà.
L’arcobaleno che ho misurato oggi
ha reso i colori che pensavo persi ieri.

L’ho vista svanire alla fine del viale lungo,
quello stiracchiato, tra maschere e roseti.
L’ho voluta, amata, senza immaginarla,
l’ho leccata come crema di pistacchio e cioccolato.

Le ho dato tutto, quando lei me lo chiedeva,
anche l’anima che avrei dovuto difendere.
Le ho dato poco solo quando non voleva niente,
inedite musiche al posto di parole al vento.

Chissà se i latrati saranno cessati
ora che andrò a caccia dei nuovi sogni.
Continuerò a fare errori imperdonabili
ma, dormirò e domani smanierò l’amore.

Ginestra spinosa
Scollìno al mare dei ricordi
il futuro che mi avvolge e me.
Ti vedo prima ancora delle onde
e detesto i gialli della fantasia.

Non ti colgo più.
Io cerco l’acqua di quegli anni.
Solo azzurra,
la rubavo per un tuffo nel futuro.

Guardavi, tu, le mosse dell’eroe sciocco
in lotta con i sogni del giorno e della notte?
Sentivi, tu, il cuore suo
come spina tra i rami intrecciati?

Prigioniero delle mie paure
Nuvole nere tenute in sospeso
nel cielo infossato di questo mattino
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.

Che triste realtàè anche questa
proprio quando desidero il sole,
l’angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand’ero piccolo.

Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.

Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! E’ suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.

Il naso è schiacciato sull’umido vetro
là dove le dita ripremono forti!
Ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta invento sorrisi.

Prigioniero delle mie paure,
m’affido ai lampi felici d’un istante,
al ricordo fugace d’un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.

Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami d’un tronco intirizzito
Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando le mani,

trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido d’essere forte,
d’essere vero per essere grande.

Potevo io essere re
La volta ch’aspettavo il vento
in alba d’insistente pioggia,
successe un vero finimondo
e stavo diventando quasi re.

Gli alberi si scansarono
a passi indietro d’elefante.
Le nuvole, irriconoscibili,
non più in libera caduta.

Il fango s’asciugò veloce
e fece sotto sé piastrelle in luce.
Il mare, incredibile il mio mare,
sempr’azzurro dietro vetri colorati.

Da solo nella nuova terra,
i flosculi di cardo a sentinella,
equilibrista improvvisato
attesi quindi che arrivasse il vento.

Al primo alito da Nord,
fronte al cielo, offrii la gola
per rompere di netto le sue corde,
noiose fabbriche di parole belle.

Al gelido schiaffo successivo,
protèsi, da condannato a morte,
gli occhi ancora spalancati
per farli rasoiare a sangue.

Così - pensavo - finalmente
quegli occhi avrebbero perduto
la vista amara dei malanni,
perfino quella dei potenti.

All’ultima raffica tagliente
avevo già buttato la camicia
per fare in modo che nudo nudo
fosse colpito il cuore mio.

Col cuore, l’infinita rabbia
per il buon mondo che non c’è.
Nel cuore, l’ingenua tenerezza
per il mondo che sta qui.

Ma ritornò l’odiata calma.
Il sole adesso sgomitava forte
tra plumbee macchie ancora
bruciando l’ultimo mio sogno.

Le onde formarono plotoni
attenti all’assoluta pace attorno.
I boschi, ai bordi di collina nuova,
scrollarono la brina dalle chiome.

Non so se quella volta
fu l’unica occasione della vita,
il treno puntualmente perso
all’ultima stazione del destino.

L’aria, l’acqua e la terra
mi corteggiarono incalzanti
per dare il loro benvenuto
al fuoco che tenevo dentro.

Governatore improvvisato,
potevo io essere re
ma, senza scettro né corona,
il cuore tutto io mi ripresi.

Sciami di stelle
Sciami di stelle al debutto
velano la luce della luna
a me
che aspetto solo comete.

A me

che mi ostino a inseguire
le scie del passato,
le chiome d’oggi,
i traccianti del futuro.

Tardano, i miei astri.
Forse svolazzano,
ubriachi d’inebrianti fantasie
marcite nel cuore d’impaziente poeta.

Del giorno che sta per arrivare,
io non guarderò l’alba
questa volta,
né il carrubo sulla collina.

Questa volta

non mi farò bruciare dal sole.
Schiverò la giostra dell’anima
ma, quando arriverò al mare,
sarò ancora malato
Premio Speciale Il Saggio alla XI Edizione del Concorso Internazionale di Poesia Il Saggio - Città di Eboli.

Gioco di carne
Fammi sognare
anche quando non ne ho voglia,
quando m’accontento
nelle ore di felicità dimessa.

Cura immensa io ti chiedo
perché fantasia ti giunga.
Gioco di carne all’infinito
io pretendo per fermare il tempo.

Istanti lunghi cento anni
spezzano il mio cuore in due.
La paura di perderti
è uguale a quella di ritrovarti diversa.

Lo scatolaio
E raccoglie sogni, quello lì,
ancora in giro per le strade
del quartiere perfetto.

Mentre butta dentro
trasparenze opacizzate,
la ruota del suo carro stride.

Quali scatole farà
per contenere i respiri, le giade
dell’uomo che non è?

Ed io gli spio le mattine
chiuse nel silenzio dei sorrisi
che non gli ho visto mai!

Quali scatole farà
da mettere in vetrina
per attirare chi non lo conosce?

Incontrerò l’amore
Incontrerò l’amore.
Farò un viaggio strano questa notte
tra fitti giardini di rose smisurate
e rive e sabbie ricoperte d’oro.

Incontrerò l’amore.
Mi metterò il mio foulard più bello
Luciderò le scarpe di tutti i giorni
e aspetterò la luna avvicinarsi tutta.

Incontrerò l’amore.
Indosserà, lo so, le nuvole impossibili.
Calzerà i sandali leggeri del paradiso
e attenderà che io mi avvicini tutto.

Incontrerò l’amore
Lo guarderò negli occhi di chimera.
Gli toccherò i capelli lunghi un anno
e parlerò dei sogni non ancora evasi.

Incontrerò l’amore.
La sdraierò attento sul fianco che vorrà.
La spoglierò di tutto ciò che porta addosso
e l’amerò, cedendo agli altri l’afa della notte.

La notte del falò migliore
Quando, da queste mani aperte
il mare è lontano, lontanissimo,
nell’ora della calma solitudine
io guardo sempre il cielo.

Non più l’onda dei primi sogni
dentro i grandi occhi scuri,
né l’imponente nave americana
da seguire fino a non vederla più.

Ora, qualche azzurro su di me
e nuvole ad imitar le spume
me lo ricordano, quel mare.
Ma non è la stessa cosa, non è.

Assente è la notte del falò migliore,
acceso sottovoce sulla riva preferita
coi rami secchi a sfiorare l’acqua
per vedere quant’eravamo bravi.

Falchi e puledre disposti a mezzaluna,
tutti a bruciare i giornali dei grandi
tutti a fissare il rosso che cresceva,
la stanchezza messa un po' in disparte.

L’amore, allora, si muoveva in fretta,
al solo accenno d’uno sguardo appena,
al primo vento di confuse tenerezze,
al passo lesto dei migliori anni.

Ed io voglio emozionarti
Conosci la storia del penultimo romantico?
Quella, bellissima, di lei ch’è principessa
e di lui, poeta, che vuole conquistarla?

Ma sì, quella che si sente al bar del porto,
tra il cementificio e la banchina vecchia,
appena un metro dal battello abbandonato!

Ma davvero non l’hai mai sentita,
quando stanno lì, sul punto di baciarsi,
quando stanno quasi quasi per amarsi?

E’ miele, sai, ed io voglio emozionarti.
Inizia bene, con due urli di stupore
che dal mare vanno verso il cielo.

E’ fiele, sai, ed io voglio emozionarti.
Finisce male, con un urlo di dolore
che dal cielo viene verso il mare.

Come? Perché “penultimo” romantico?
Perché l’ultimo, amore mio, son’io,
che questa storia ti devo tutta raccontare.

Al momento inopportuno
Al momento inopportuno
quale ultima cosa io starò facendo?
Sarò forse nella mia cucina,
attento agli spaghetti al dente
ovvero, chissà, me ne starò andando
verso l’ultima riva che ricordo
a parlar di venti, esche e maree
col mio amico pescatore,
quello stesso dei ventanni,
vecchio sì ma a piedi nudi,
calli sulle mani grandi,
con gli azzurri dentro gli occhi.
E se fossi, invece, a letto
con lei sdraiata di traverso,
confuso come solo io so essere,
felice nell’amore che guadagno?
E se fossi, invece, a letto
è proprio il caso di dire,
come un vero baccalà,
come un moribondo vero?
Cos’è che guarderò
in quegli istanti lunghi un anno,
il bianco quasi bianco del soffitto
o l’orologio che cammina ancora?
Cos’è che ascolterò,
i battiti del cuore a stento
o barzellette per tenermi sveglio?
Cos’è che odorerò,
chemioterapici e analgesici
o tracce di Chanel numero 5?
Cos’è che mangerò,
pastina in brodo e formaggino
o creme di pistacchio e cioccolato?
A cosa penserò,
agli affetti ch'essa taglierà
o a quelli che porterò con me?
Cosa sognerò
in quegli istanti lunghi un anno?
La vita che vorrò riprendermi
o... la morte?

Dammi un attimo di respiro
La mia pelle che diventa tua,
la tua pelle che diventa mia,
quattro mani mai abbandonate,
il paradiso è già arrivato qui.
Nascosto tra le nostre pieghe,
non chiude più i suoi battenti.
Dammi un attimo di respiro.
Fammi aprire questi occhi
per controllare i tuoi colori,
per misurare i tuoi sudori
per fermare i tuoi respiri
e i tuoi rossori, se rossori hai.
Questi occhi già persi
tra le curve del tuo petto
e dei tuoi umidi rifugi,
fammeli aprire, ti prego,
per guardare in ogni dove
la bella fretta di non morire,
la stessa che ora freme
nella fretta di vibrare.
Dammi un attimo di respiro
per pensare a quando tu
sarai lontana, rossa nuvola,
mescolata nei ricordi bollenti.
Di queste nostre ore
io farò brodo fumante
in cui bagnare i miei sigilli
e il pane raffermo dell’oblio.

Il mare e Polifemo
L’onda si concede dolce
all’indecente passo del ciclope.
Lo ammalia, lo confonde
e prova a conquistarlo.

Il sole brucia l’acqua
e la tramuta presto in un inferno.
Al passaggio del gigante,
solo un mare di colori.

Lo stornano dall’ira,
lo placano
fino a farlo diventare
come me.

Lo sgrossano,
gli trapiantano un cuore
mentre l’occhio freddo
s’emoziona al primo arcobaleno.

Qualche sprazzo di felicità
Se chiudo gli occhi per guardare altro
che non sia il grigio che m’invade,
io corro il rischio d’essere un vigliacco
non di fronte agli altri ma al mio cospetto.

Se invento un facile pretesto
per ritenermi soddisfatto,
allora inciampo, barcollo e casco
perché non posso ritenermi assolto.

Semino dunque male nel mio campo
se, al raccolto, nemmeno mi sorprendo
quando, nel vuotare il sacco,
vedo, prendo e pesto la mia rabbia…

Ho da rimproverarmi poco
se, alla fine, ciò che faccio
è solo acerbo frutto
di cieli vuoti che ho nel cuore.

No! Io non chiedo tanto!
Qualche sprazzo di felicità io bramo.
Voi, o uomini fortunati che vi chiamano felici,
voi potete privarvene di un grammo?

Non lo domando per averlo io quel grammo!
Per essere felice, io,
non sarei capace di rubarvi il mezzo.
Voi potete farne a meno?

Io ne son capace
ma vi confesso
che quando posso
mi precipito in un angolo

a guardare il sorriso d’un bambino
o la serenità d’un moribondo
per avere tra le mani
lo sprazzo di felicità che cerco.

Tentativi
Corre.
La buon’idea
di chi libera il giardino
dalle foglie morte, corre.

Vola.
Il buon seme
che tra i superstiti
ho raccolto chino, vola.

Cantano.
Le mie ragioni
dentro un cielo
che nessuno guarda, cantano.

Rimbalza.
Tutto nell’indifferenza
rimbalza e torna a me,
pietrificato.

Se fosse facile volare
I sogni che vorrei provare a fare
m’inseguono soltanto in un’idea.
M’illudono di fronte a labbra rosse,
mi stancano d’attese troppo lunghe.

Se fosse facile volare,
se almeno un’ala avessi addosso,
mi alzerei di un solo metro
cantando a squarciagola la vita.

Se poi ne avessi due,
rincorrerei la densità dei venti
e la separerei con molta cura
confezionando doni ad alto costo

per le mie albe ad aspettare,
per i mattini d’occhi stanchi,
per certe sere in pizzeria,
per tante notti senza sonno.

(Pubblicata sull'allegato Poesia del Mensile IL SAGGIO - Luglio 2007)

Con una stella in mano
Guadagnerò riflessi di luna
e proverò l’onnipotenza.
Andando ancora su
mi fermerò sull’ultima cometa.

Con essa volerò
tra mille e mille astri
e ne misurerò con cura
colori e forme inesistenti.

Toccando l’infinito,
caccerò me stesso,
le smanie mai sopite,
i sogni fatti da bambino.

E troverò qualcosa
che a te vorrei portare,
pioggia verde oro
e neve rossa e blu.

Se raggiungerò il sole,
gli strapperò un orlo
e male che poi vada
tu mi vedrai planare

con una stella in mano.

Credimi
Occhi di luna infastidita,
riprenderai la buona lena
e verserai nei bruschi anni
il lago della giovinezza.

Ti giuro,
tornerai sulle marine
a raccogliere conchiglie,
anche le più orrende, ma conchiglie.

Fidati,
i sorrisi che nascondi
verranno fuori come bimbi
scoperti come bruchi nelle tane.

Ascoltami,
abbandona il treno
spedito verso il futuro
e la stazione della morte che verrà.

Credimi,
nulla è niente che tu non possa fare,
è mai capace d’ammalarti dentro.
Qualunque stella non cadrà del tutto.

Quella che segue è una poesia che regalo a tutti, anche a chi con poetare non c'entra niente. In particolar modo, la voglio regalare a Vittorio Manunza dopo aver letto "Per favore posso credere"

Il Dio degli atei
Il dio degli atei è in agguato.
Sparge in me i falsi amori,
confonde il cuore con l’inganno
e minaccia la speranza.

Per farsi beffa del mio Dio
esige orrendi ceri spenti
per dire a tutti che lui davvero
non ha bisogno di preghiere.

E devasta la mente,
fruga in certe debolezze,
sfrutta scarse resistenze,
fomenta presunzioni.

Una volta almeno nella vita
mi accade allora di morire,
di tralasciare il Cielo e l’oltre
e di sfasciare la bellezza.

Prima di consegnare l’anima
mi sveglierò da ogni torpore.
Ritroverò le mie certezze
e continuerò a credere.

Chiedero’ mare in burrasca
Bruco accovacciato,
guardo le sabbie morte
sbrunire i colori del mare.
E non fiato, non fiuto, non ascolto.

Sedato sopra l’aria stanca,
vedo le acque di luna chiara
bagnare gli anni della giovinezza.
E parlo, fiuto, ascolto.

Così rinasco come alba
che aspetto tra le danze
inventate in questa notte
dalle fantasie d’un insorto.

Al sole che intanto s’alza
chiederò mare in burrasca
perché la barca rimanga qui.
Risentirò i suoni delle onde.
-Poesia pubblicata sull'allegato al n. 136 del Mensile di cultura IL SAGGIO - luglio 2007-

E mentre l’alba
E mentre l’alba riveste il giorno
sbriciolando i granelli della notte,
la testa tra le mani stanche,
io processo l’esistenza.
Ho conosciuto mai un sorriso?
Potrò gustare un po’ di pace?
Eppure, Aurelio mio,
il primo sole issa vele e vette
che appena qualche buio fa
sbiadivano annegate anch’esse.
Eppure, Aurelio caro,
il gallo canta allegramente
mentre, lenta vita addosso,
io sbadiglio a un martedì.
Mah! Uno strano sonno il mio,
strano e lungo sonno senza fine.
Poi, quasi una liberazione…
Sembrerei pressoché rimorto
se il dolore non rovinasse tutto
rammentando alla mia mente
che nuovi galli canteranno,
che altre albe ed altre ancora
ci saranno ad aspettarmi,
che ci sarà l’ennesimo respiro!

La mia poesia
La mia poesia mi chiama nella debolezza
e chiede penna e piglio per denudare il cuore.
Poi, mi dimentica nelle strade polverose
che dovrò detergere con asfalti di fortuna.

Che pretesa assurda è questa,
d’unire la ragione al tenero universo
che apro e chiudo a passo di sospiro
al centro d’una vita da sognare e risognare!

Se apro il tema dell’amore immenso
fermento i sogni ancora in arretrato.
Se piego il capo alla felicità imbastita
m’involo in cieli di colori sconosciuti.

Quand’é che scriverò di canti vincenti
i versi che poi definirò spocchiosi e alti?
Quand’è che smentirò le angosce
che porto negli angoli dell’anima?

[Gent/mo Lorenzo e gent/mi poeti e poetesse,
l'essermi accostato al sito poetare contribuisce in qualche maniera a farmi crescere, non tanto come aspirante poeta (mamma mia che impegnativa parola è questa) quanto come persona. Di tanto in tanto mi capita di leggere qualche dibattito nel sito stesso e mi sorprendo, a dire il vero, della necessità, che qualcuno avverte, di spiegare poesia quasi che questo tipo d'arte debba aver bisogno di essere oggetto d'analisi quando addirittura d'illuminata vivisezione. Io mi ostino a pensare ciò che mi ostino a pensare da piccolo e cio è che un verso, un ritmato collage di parole,è il benvenuto soltanto quando in una persona, in primis in chi lo scrive, anche in una sola, riesce a muovere il brivido dei pensieri, ahimè sempre più in letargo. Affido all'attenzione Sua e dei tanti abitatori del Suo prestigioso sito la poesia che segue, scritta nel 71 (i miei ventanni). Nelle intenzioni di allora, e di adesso, il pezzo (cui sono pofondamente legato)vuole esprimere il bisogno e allo stesso tempo la rabbia dello scrivere.]
 

Tra petalo e petalo
Ho incastrato con cura
le emozioni di sempre
tra petalo e petalo
d’una rosa rossa.

Quando li vorrai staccare
troverai di che ridere
tra rabbie per attese lunghe
e silenzi di speranze invincibili.

I ricordi premono
sulla terra in cui l’ho colta, quella rosa,
ma si diradano...
come nebbie che vorrei attorno.

La prima, vera, primavera
Quando più me l’aspetto,
verranno, certo che verranno,
le ore in cui cambieremo
cadenze e fogge alle stagioni.

E cambieremo i loro nomi
per quanto attorno accadrà,
pei il vento di turno che si vendicherà,
per le piogge che ci inonderanno,

per la neve che ci coprirà,
per la grandine che ci trapasserà,
per le nebbie che ci confonderanno
per il sole che ci cremerà.

Semmai dovessimo entrare
nel collegio dei nuovi onnipotenti,
alziamo, vi prego, dieci dita ognuno
per conservarne almeno una,

per difendere le nostre speranze,
per soccorrere tutti quegli amori
che ancora vorranno sbocciare,
per salvarci.

Non eravamo forse noi
che corteggiammo i cieli,
che ingoiammo a lungo
i cenni d’albe poi fasulle?

Non eravamo forse noi
che attendemmo, come oggi,
il nostro miglior tempo,
la prima, vera primavera?

Confini
Nell’aria della sera
che arrotola ormai
gli ultimi fianchi
dell’enne giorno,

io vado a caccia
del miglior confine
per addentrami
nei boschi di fiaba.

Ancora per un po’
attenderò paziente
i coni della notte
senza l’alta luna

e lì alloggerò
l’ultimo urlo del vento
cruda roccia
che il sole abbandona.

Cosa sognerò
nel buio di poche stelle
che mi ricordi
i fasti delle alte Corti,

che riaccenda
luci e voglie matte
perché riveda
la mia casa impossibile?

Stasi
Ecco, mare e cielo accostano le tinte
e le confondono senza ch’io lo chieda.
Alzo i remi e fisso l’onda sotto,
con gli occhi di chi ha il blu in tasca.

Nel baricentro della vita a dondolo
son creditore degli istanti da fermare.
Son tutto, io, che misuro ali di gabbiano
e i colori della perchia infuriata.

Poi, sempre piùè lontano il largo.
Lo riprenderò una volta ancora di bonaccia.
Intanto, m’incastro dentro giorni complicati,
m’azzero al mio rientro in porto.

Prove d’ombre
Sbiadita, la gonna a scacchi
ma rombi ancora esatti, da una parte.
Squarciate, le vele indurite
ma alte e quasi bianche, dall’altra.

Al Dio degli echi e dei volteggi
m’inchino eroe fesso dei ricordi.
Gli invio furente il nuovo delirio
della supplica, no, della pretesa

di non toccare nulla che mi tocchi,
di stoppare il nero della china,
di fomentare rabbia quanto basti
perché io creda nei miei anni.

Ho consumato tempo e tempo
tra le cesoie dell’erba nera.
Ho ripulito, mastro lindo,
le piastrelle della mia cucina.

Lì ho vissuto più o meno vivo,
il pane e l’acqua a fianco.
Lì vorrei finire il pranzo,
assente alle prime prove d’ombre.

Chiesi solo di sognare
Sfrecciavano come sfocati arbusti,
visti dal vetro di un bolide qualunque,
i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
E con essi le teste ovali, quadre e tonde.

Mi fermai soltanto per guardare
l'ultima vetrina del giocattolaio,
il naso nero d'una locomotiva
e la malinconia di un Pierrot.

Poi, ripresi subito a correre.
A malapena scansai le stagioni,
a forza montai in groppa al futuro
e intanto mi domandai cosa facevo.

Cosa facevo lungo quella strada?
Avanti e indietro, indietro e avanti
per ritrovarmi infine esattamente
sul muschio al sasso della mia partenza.

L'unica foglia di un girasole finto
si mise maledettamente in mezzo,
in mezzo tra me e l'oceano d'Ulisse.
Cercavo fiori e trovai polimeri.

Ai bei palazzi della città orrenda,
ai tormentati marciapiedi tristi,
alle ventiquattrore in mano alle saette
io chiesi tregua di un secondo almeno.

Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
alla bocca rifatta di chi prima era bella,
io chiesi solo di sognare.

Maschere
Come demoni pentiti, maschere in festa
tornano a planare sul mio teatro chiuso.
Provano le scene che ho dimenticato
ed io assisto zitto da seggiole amaranto.

La mano cerca l’orargento del sipario
perché l’apra tutto nella sera generosa.
Evitate, vi prego, giravolte e bizzarrie!
Offrite l’arte vostra a chi l’apprezza ancora!

Ed ora che ho guardato con occhi tramortiti
i picchi della vita e i manti trasparenti,
ora che ho sognato l’ultimo sogno possibile
non riesco più a ridere di me.

Ho già volato sui tappeti della fantasia.
L’ho stretta in pugno, quando l’ho raggiunta.
Se andate via, nel mezzo della notte indifferente
io smonterò per sempre la pedana dello show.

Mediterraneo e basta
Quando penso alla mia terra,
le gialle colline si rintanano ad ovest,
la città nuova si avvolge in un foulard
ed io rimango felicemente solo.

Solo, con l'azzurro che mai stinge,
dentro ventri di colorate barche,
lungo il molo della prima preda,
nella sabbia di quel lido preferito.

Tra le pieghe dell'età che avanza,
metto a posto mediterraneo e basta
come quando, diciottenne, mi curavo,
diligente, di peccati e sogni a iosa.

Chissà per quanto tempo ancora
dovrò aspettare il giusto tempo
per ritrovarmi nelle onde basse
e nei sorrisi larghi d'una volta.

Dispersi nell'afa benedetta
di lunghe attese e corti pomeriggi,
le voci, le chitarre e i ricordi tutti
illudono le ore che oggi conto una a una.

Le vergini polveri di sabbia e sale
vorrebbero distrarmi come allora
e come allora accecarmi nuovamente
ma i miei occhi sono forti, oggi.

Dimmi, mare perso, cosa devo fare
perché io possa finalmente
sigillare il cassetto dei ricordi
in attesa che il futuro giunga.

Dammi, mare ritrovato, la tua miglior fortuna
perché io tocchi come la tua acqua
i grattacieli, i display e i nuovi asfalti
nel cambio rotta che comando.

V Premio Internazionale Poesia, Narrativa e Arte "ALBATROS" 2007
Motivazione per l'opera "MEDITERRANEO E BASTA" di Aurelio Zucchi, I classificata
Poesia per immagini. Quando i ricordi s'affollano ad occhi aperti e dignitose le lacrime si seccano sulle gote, tra parole in gola soffocate, a volte mute, come preghiere assorte. Il poeta petto a petto si professa a Dio ed alla terra, sua Madre, pia. Quella terra oltre il mare, abbandonata per amore, per lavoro, per amor di patria. La vita segna il tempo, ora, sono assenti le utopie, i sogni giovanili, ora si contano i nodi venuti al pettine e si offre la coscienza sulla bilancia. Quel Mediterraneo ritrovato, amico, non più distante dalla terra amata, laddove,col pensiero, ogni rotta approda


Nascondero' la luna
Nasconderò la luna quando
secoli di nubi la vorranno ingoiare.
Le darò un riparo sicuro
dagli orrori dei falsi romantici.

Poi, vorrò vederla ancora
appena mostra il segno della curva,
la pancia satolla dei miei occhi
e quel colore che mai ho saputo definire.

La fisserò per il resto dei miei anni,
le parlerò con la voce dei miei sogni
per ricordarle che l'ho difesa
dalle insidie dell'uomo nuovo.

Aspetterò
Sotto vento,
accarezzando i ricordi,
annuserò il bel tempo
del mio tempo andato.

Alta lode io leverò
a quella gioventù,
a certe ore ammissibili,
ad altre, impensabili.

Volando come aquile,
questi nostri anni
sbranano presente,
consumano futuro.

Alla prima stazione
aspetterò paziente
soltanto quello
che mi riporterà ai ventanni

Formiche
Minuscole, leste e mai sfuggenti
passano le terre dei campi della terra
senza i timori per le gobbe astruse
e con la volontà del fare e andare avanti.

Noi, camminiamo stanchi
nel cielo d'universo che ci ha scelti
senza le voglie di credere davvero
e con la paura del giorno dopo i giorni.

Chissà se almeno, quelle,
conoscono l'amore e il bene,
se appena appena, quelle,
sentono la bell'ammenda che disperde.


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