Poesie di Luca Zoppi


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(nottetempo)
se il caldo è troppo
e ti infastidisce
e il sonno diventa inpegnativo come il nettarsi il sedere quando è sudato
e annusi il sudore acido della tua pelle,
allora ti alzi
avvicini il naso alla tapparella sporca e spii,
quel che vedi è un cielo muto e grigio
privo di un sole ateo e scontroso nascosto fra grasse e complici nuvole,
be',niente di nuovo per te
se hai creduto che la poesia ti potesse cambiare la vita
ti potesse rendere più felice o più calmo oppure più vivo,
se hai passato notti di vuoto in una ridda di volti sudati e senza profilo,
senza speranza e nemmeno una lampadina che funzionasse,
con solo un leggero ma proprio lieve lieve spicchio di luna dorata ed incerta
impiccata ad un'invisibile ragnatela,
sognando di spaccar angurie su decine di teste
e deprimendoti oltremodo per un incomprensibile buon'umore.

allora non barare
riesuma la tua anima
carica il fucile e addestrati
se necessario,
ma attento
i pensieri a volte camminano su assi di legno,
e tieniti lontano dai buoni sentimenti,
o
come il muschio che si aggrappa allo scoglio
sarai fregato da un'onda del tutto naturale  

(x)
noi uomini
i diavili di dio
che in una crisalide di intenti
ci nascondiamo in angeli
e quelli si sà
si notano di più all'inferno
che non in paradiso.

e non siamo niente
solo parole che si librano nell'aria

blà blà blà
e ovunque la gente è tragica
e delusa aspetta l'ennesima rivoluzione  

(l'alluce di belzebù)
gli recapitarono l'anima in una piccola busta gialla
il timbro era recente,
un'emozione senza aggettivi invase per intero la sua bassa statura,
nello scarso successo con sè stesso ora
la cosa gli pesava fra le mani
come roccia,
come un baule colmo di menzogne,
poco più o
poco meno di un'esistenza,
e capita
che in momenti come questi
l'alcool ti chiami alla sua festa
dentro a piccole tragedie d'ombra,
per capirci
intese
ora
di essere morto,
trapassato
estinto,
che curioso
non serviva più addormentarsi sulle rotaie
o
ingoiare la canna di un revolver,
ora occuperà lo spazio
a rifinire al meglio
il suo alibi.  

(digestione faticosa)
incautamente camminai scalzo nell'esteso arcipelago dei miei pensieri e,
mi ritrovai da solo a contemplare l'antico rituale del lutto.
magia
scherzo
il furbo scheletro di mestesso mi mostrava la lingua fuori dal teschio,
e come ballava
e come vibrava
quel suo cuore che si apriva a basculante ad ogni sorriso,
tenera e falsa,
peggio di un sabato sera alla festa del patrono.  

(vanto credito)
e se mi appari nuda
calzata di soffio
in un peplo antico
e se mi parli a bocca chiusa
per ore ed ore
convincendomi,accidenti

e se ti decidessi a passare lo straccio tra la polvere
che intasa il nostro riposo notturno
che ne dici?
e se provassimo a ridere assieme
risate fragorose e amiche
a bocca larga
come una volta

e se usassi più spesso quel rossetto che ti ho regalato
a me piace
vesti il vestito di donna
comportati da donna
è questo che sei
ricordalo

e se anche ti cerco
sempre più spesso
ti incontro sul sentiero
che porta al sonno.  

(la perfezione è noiosa)
si passeggia sui dubbi
senza scarpe,
convertiti alla morte

ma c'è chi cerca il palpito
del concerto,
o la fiala moderna,
un intermezzo della vita
che reclama la sua parte di violenza,
vuole le sue vittime,
schiaccia gli eroi

a volte,
si scopre più lealtà nel mirino del nemico,
o nel volto nascosto
ed improvviso del boia,
che non nel supposto alleato.

lì è arduo definirsi

precisi al tempo,
che sconta la sua colpa
dentro ad un orologio  

(la ferita iniziale)
fra corti momenti
rubati allo sgobbo,
uno sparuto ritrovo d'idee
bivacca
rumorosamente la testa,
senza permesso
e poco ritegno

si guarda poco
perché ci manca troppo,
e i nostri cuori esteri sono inadatti,
solo le delusioni
si rinnovano,
quelle sono l'Avanguardia!

nei nostri cervelli brevi
solo il trionfo
della disgrazia.  

(mancanza di attriti )
i dubbi fregano il posto agli aggettivi
e tamburano le tempie,
poi c'hanno aggiunto il credere,
lo sperare
il pregare
e l'amore senza adesione.
e ti tocca interpretare la vita.

brevi date
che scorrono nel sangue,
sgonfi palloncini aerostatici
alla ricerca del clima futuro,
imprecano decisi
come le vedove dell'amianto!

un futuro vissuto ancora
nel passato...  

(l'ennesima poesia paranoica. Finirà? )
ora,
nel silenzio
passeggia l'eco dei tuoi passi
andati,
il perimetro di questa soffitta
urla a gran voce il tuo nome,
e ti invoca
e tutto è nudo,
e i sogni si strappano le vesti

sabotiamo
la vita
per amori impossibili,
declinando
in abissi
che non conosciamo

nati all'inferno
lì ritorneremo,
se non sbagliamo strada

mentre i vermi
banchettano con l'anima,
idee che arrivano di sbieco
danno un'ultima
speranza,
l'ultima fessa illusione.
La vita senza fine!


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