I resti di un fiore È noiosa e desolata la scura magione dalle mura in opaco porfido, dove ora risiede, divenuto perfido il cuore mio, senza apparente ragione; con le capienti mani al cielo protese si affaccendava ad accarezzare i lineamenti d'una dama dallo sguardo turchese, stretta al petto da spire possenti. Finché, labbra dall'acceso tono rosso non tolsero la presa, come un morso al respiro bramoso, sprofondandolo nell'abisso: dovrei possedere di ippogrifo l'alato dorso per venir fuori dal liquame in cui m'affosso, sordido, come il poeta privo del suo verso. Piangendo, questo cuore ancor si morde l'aspro labbro, madido di dolce veleno. Un diaspro scambiato per rubino, nelle membra ristagna, è un liquore antico che ogni dolore bagna con le sue più svariate e molli espressioni. Il resto di un fiore è vassallo delle passioni, un petalo maculato da voluttuose incisioni.Gli occhi di una Venere Quei crespi fondali di seta nera (nei suoi occhi) Dove la polvere accaldata non osa adagiarsi, Possiedono dei diamanti i profondi luccichii; Son soliti, i lustri lembi di iride adornarsi Coi colori incandescenti di calde, rocciose isole E non vi è eterno lume che li possa inombrare. O irraggiungibili terre,vi mostrate al sole Come fosse, anelanti al morto eterno tacitare! Il mio cadavere, indorato da balsami poderosi, Levatosi dalla cripta, riversando olezzi, scruta i leziosi Modi con cui la notte si vanta dei suoi sontuosi tesori, E non trovando né cuscini, né spade o archi Per zittir quei ciarli, attende che il cielo soffochi Appestato e madido d'astri, tra miasmatici vapori. Miasmi selvaggi Come riescono, di un ricordo, i selvaggi miasmi, unici fiori negli abissi di funebri recessi a far riemergere una stele di fulgori smessi adorna di terrificanti e imperiosi fantasmi? E ti abbraccio nuvola dispettosa Fra i limpidi campi di una volta celestiale E sfuggi rapida nell'incedere, regina voluttuosa. La tua è immagine stravolta dalla brezza serale Che dissipa piene forme in una scia vaporosa. Piccola donna O beltà, quanti vezzi puerili dissimulano Quelle tue flessuose membra!pergole robuste Sulle quali m'avvinghio e volteggio Come fossi una vite carica di succulenti E tondeggianti acini, a cercar conforto. Dei tuoi sorrisi, che come il grano maturo Ondeggiano e resistono al vento, delle labbra Così vermiglie (l'umido feretro dei baci), io vado pazzo!in quelle due estatiche anfore, madide d'etere, abissali, trovo inoppugnabile l'oblio delle pene. E sul tuo volto cupo, quando col suo grembo effimero cala l'ora del riposo noto rabbrividendo, riverso, un rigo d'argento come luce che inonda il satellite dei romantici.Il nemico Le brezze che sovente auliscono Per le steppe ingiallite, sudice E fredde come carezze del nemico Hanno il funebre profumo del marmo; Preserva, un germoglio taciturno Quest'aria malsana nella radice E i colori di lutto che fioriscono Non sono altro che l'abisso poetico! Un sole stinto che non scava le nuvole E il suo incedere notturno non ravviva Né scalda il giorno pregno di tedio. Questa fossa che è per me un'alcova di continuo devastata dal temporale, di che ira è l'esangue frutto, mio Dio? | Duetto Distillando armonie in abbondanza un angelo ed un demone duettano: tanto presi nell'abbellir la danza fiori di fuoco nell'alcova gettano. Sfiorano all'unisono sottili corde e la musica, leggiadra e greve assieme come un'affamata bocca morde, come sulla carcassa attacca il verme. L'angelo, discretamente si avvicina, la sua voce, morbida, un balsamo di seta, scomparendo alla veglia della mattina nutre l'orecchio goloso e s'acquieta; il demone pigro, non ha fretta, attende paziente il suo turno e, con gesta venerifere infetta l'occhio destato dal viaggio notturno e così, ancor pieno di stanchezza lascia che gli specchi comincino a lacrimare. Un diadema ricco di perle si spezza lasciando liberi gli spettri di appestare con profumato unguento, ogni tratto della carnosa forma:scivola sulla pelle l'incurabile morbo che è stato contratto, una volta celeste ebbra, di stelle. Ad una spada domandava difesa ma, scontratasi con un più abile fioretto rassegnata l'anima s'è arresa e piangeva, gonfiando oltremodo il petto; tanto dolce fu, ma più amara è l'effimera sua essenza, tanto ricca fu, ma più avara ora che non può più starne senza. Una divina casualità l'aveva consegnata adorna di drappi e rari smeraldi, l'aria d'incantevoli olezzi era impregnata e le campane, indorate, suonavan rintocchi sordi eppur udibili fra terra e cielo. Un drudo del dolore mascherato con squisita eleganza da un opaco velo che ne coprisse l'intenzione, ha soffiato con estremo vigore sulla candela, spegnendola; E portando con sé la giovane fiamma su di un granitico altare, battezzandola Amore, ha iniziato così questo dramma.Madrigale nostalgica Ti ho amata mio lume eccelso! Suprema voluttà, folle, eterea ed infinita. Nelle tue calde vernici, riposato e riverso Il giovane cuore dalla maschera brunita Splendeva con bramoso riflesso; Era resa molle con sapienza, dalle piene labbra, la dura posa in cui si atteggiava ancora grezzo. Facendo vibrar l'iride di una fiamma ebbra La tua bocca, sferzante un fragoloso olezzo, Assaltava la ragione, ristagnando nelle membra: Mai vi scorderò eterni baci! È insopportabile l'ardore dei ferri degli arcieri, Che legano il prigioniero con oscuri lacci Agonizzante e avvinghiato da stracci deleteri. Il dispotico tempo renderà tiepide le tue braci, Fulgide più di perle dai paradisi di luce emerse: In quell'oblioso abisso dai verdeggianti contorni Si mostrano come stelle che l'aurora non deterse. Ci son scrigni, nella memoria di neri marmi adorni Traboccano delle ceneri dei soli che una venere arse. |