A Neftalì Ricardo Reyes Basoalto
Diafana pianura
hougueras palidas revolvièndose al borde de las noches corren humos
difuntos invisibles...
Si inquieta il mio animo
tra artificiose introspezioni della memoria
inghiottita da sogni di creta. E nella bava secreta
dai giorni della vita
s'attorcigliano le prede che nutrono il mio cuore.
Smemorato il tempo che ingoia i suoni delle campane
perduti nel cielo come vetrosi temporali
che si frangono su tetti rossi e rosa.
E l'aspro grido di una fuggitiva tortora
zittisce il ciarlare dei passeri tra l'alito
di smarriti tigli
nell'inconsistenza dell'essere che brucia fotogrammi
oltre l'annullarsi dell'utopica libertà e dell'anelata giustizia
che turba e accheta la mia mente
rapita da fuggenti voli.
Erranti uccelli ritmano il muggito del mare
che invano addenta una piccola barca
che naviga tra muri d'acqua selvosa. Un uomo in piedi
la guida con antichi gesti di seminatori di frumento e granturco
attraverso incantate onde di araucaria bellezza.
Ma chi mai si schiude al pianto nel guardar il sole che affonda
l'orizzonte nelle viscere del mare ? E come possono
i poeti rubare i sogni alle stelle
tra le grida di questa terra violentata e soffocata?
Com'è diafana la mia pianura di pioggia e nebbia
dove le radici dei platani anelano il silenzio smarrito
e il cuore degli uomini si ammala senza gridare.
Com'è bella la notte quando la chitarra canta sino all'alba
e allontana lo sguardo della morte! E nella bava secreta
dai giorni della vita
s'attorcigliano le prede degli spigolatori di sogni
nascosti nell'afosa brezza di questa diafana pianura
dove muoiono in silenzio
minacciosi temporali.
Tenidos sobre el pasto mi corazon està triste la luna azul arana trepa
inuda...Il mio canto di solitudine psichica
La mia psiche
dappoco
ad ogni refolo mi scarmiglia
e m'inquieta l'anima sconosciuta
del mio cuore
a dispetto di valli e pianure
monti e fiumi
guadati tra moltitudini
che gridano senza ascoltarsi
E' un guscio arrugginito
che incrosta il mio inconscio
incagliato tra le frange del tempo
che vorrei penetrare
per divenire zingaro
di me stesso
E si contrappone ad altre
che scialano sicumera
e affanno
imprigionata tra smarriti impulsi
di sogni ribelli
E mi dispera laddove mi abbandona
E mi intossica di solitudine
quando divento solo
con me stesso
Il mio canto di solitudine poetica
Rincorro
tra le rughe della mia infanzia
i colori sfuggiti al tempo
e m'interrogo
dove potrò liberare lo sguardo
e respirare l'odore di radici
e piante
che rotolano a valle
portando l'odore del bosco
e le sue ombre
Vorrei parlare a donne e uomini
smarriti
con la leggerezza del silenzio
e ascoltare la voce di creta degli alberi
distesi lungo i profili del cielo
ora capovolto
Le nuove arterie del mondo
pulsano il sangue degli innocenti
di un'incredula umanità ammutolita
dal silenzio che disseca le viscere
e l'alito della terra
E nella mia poetica solitudine
intemporanea
che scolora l'aria e la tempesta
di questa improvvisata primavera
vivo spaesato e muto
diseppellendo antichi e sperduti sogni
E ascolto il mio cuore impaurito
rincorrendo dèmoni nerolucenti
che sciorinano orizzonti sfarinati
su improbabili vuoti infestati
dal baluginio del mio non tempo
Il mio canto di solitudine politica
Sognavo i colori di una nuova era
di libertà
per la mia terra
come le rondini che saettano nel cielo
macchiato d'azzurro
tra i profumi erranti dei ciliegi
che mordono il silenzio
degli uomini
Ma le loro ali si sono impigliate
tra le forbici della paura
di chi ha suonato i tamburi
della battaglia
raggomitolando le coscienze
dentro i fantasmi del passato
Che ne sarà della mia città
dove i cuori si sono impietriti
e s'incrociano sguardi d'indifferenza
e parole d'odio
verso i disperati colpevoli di sognare
una vita migliore?
Dove sono finite le speranze
di intere generazioni
che hanno seminato grano e fiordalisi
e papaveri rossi
solcando il cielo con le loro rosse bandiere
per dire basta alle guerre
e alle ingiustizie
e a chi avvelena la nostra terra
e il nostro domani?
E noi
che abbiamo incendiato la nostra giovinezza
nell'ebbrezza della giustizia
della fratellanza e della libertà sessuale
quali figli e nipoti abbiamo partorito
se anche loro invocano le catene
per chi commette il delitto di nascere
povero?
E voi
uomini ciechi e incapaci di assaporare
l'inconsapevolezza della notte
e l'incanto dell'alba e del tramonto
perché non ascoltate il canto degli alberi
che sussurrano canzoni d'amore?
Alzate lo sguardo e guardate
il pianto del fratello clandestino
che ha lasciato la sua casa
per trovare un lavoro
e viene braccato dalla vostra paura
che ingrassa la nostra terra
con il suo sudore
e il suo sangue.
Il mio canto di solitudine etnica
Irraggiungibili
le rondini gridano l'angoscia
delle ferite della loro lontana Africa
e sgomente cercano la primavera
nell'aria che s'azzurra
di grigio
Milioni di uomini in cerca di false isole
incontaminate
corrono nei cieli su draghi metallici
che scolorano il firmamento
e guardano dall'alto il mare
e le montagne
credendo di essere i figli di Dio
Altri milioni di uomini arrivano nella nostra terra
in cerca di una primavera che non trovano
con il sogno che i loro figli diventino
liberi come le rondini
e riconquistino i colori struggenti
della loro amata terra
In questo abisso delle coscienze
dove germogliano le sconcezze
delle false identità etniche
voglio sentirmi negro rom e romeno
per difendere la mia profanata identità
di migrante veneto
di italiano antifascista |