I nuovi Gnomi Un tempo c'erano i pittori. Affidavano Santi e nudi immortali a legni scelti con cura a muri dal fresco intonaco a tele dalle trame sottili con colori pestati in mortai sapienti Un tempo c'erano gli scrittori. Affidavano pensieri e invenzioni immortali A papiri sepolti nelle grotte a pergamene raschiate a fini carte di alberi annosi con inchiostri densi e incancellabili. Oggi tutti affidano tutto a minuscoli gnomi nascosti in recessi arcani. Si chiamano Byte, la loro dimora è un piccolo disco dagli immensi poteri, dal quale sciamano in forme di pixel lucenti. E un soffio di vento solare, un elettrone distratto, li annienta per sempre. Invocazione alle Muse Erato gentil, dolce amorosa Euterpe dall’alato canto e, vestita di guerresco manto tu, Calliope bellicosa. Vi ho avvistate da lontano qualche volta mi sfioraste poi lontano ve ne andaste ed io niente ho nella mano Certo io so, voi siete colte siete belle e intelligenti volan alte vostre menti e tre siete, mica molte. Pur, con Renzo voi trescate di Tiziana in casa siete con Patrizio vi sedete e da Irene a pranzo state. Somme Dive, da lor siate che ogni dì levano un canto, ma se tempo avete un tanto un momento deh, trovate per venire un poco qui che non trovo ispirazione che mi sento un gran coglione perché muto è il mio Piccì E giustizia sia Se permettete, c’è una questione che vorrei porre tutto d’un fiato a chi del codice dietro l’usbergo, che di cazzate s’erge a bastione, vede, decide e fa il Pilato. C’era una volta una strega cattiva, ma non è fiaba, è tutto reale, che nottetempo senza ragione uccise la figlia e pietà non sentiva. Venne arrestata, e meno male! Naturalmente ci fu il processo. Al rogo, a morte, sia lapidata! Fu condannata a lunga prigione, bene, è giustizia, siam lieti adesso. Ma ieri una strana notizia è arrivata. La strega cattiva uccise una figlia, di tre che n’avea di primo letto. Il giudice dice, veduto il Librone: sia liberata, ritorni in famiglia serve una madre che dia lor l’affetto. E la questione qual è, voi direte. Eccola, arriva, più non temete. Giudice ligio, fossi tu il padre avresti tue figlie ridato alla madre? Sincerità Non me ne voglian i benpensanti, color che pregan di giorno i santi mentre di notte fan porci e mandrilli con le vogliose amanti. E tu, donna virtuosa angelo dei focolari, pudica sposa che, all’ uom pari, in ogni posa scopar t’aggrada ed ogni trucco impari. Ch’io non sia aggredito e sputtanato a razzo per questo carme ardito. Che s’io dico - cazzo - e metter lo vo nel sito ove è destin che vada, che non mi si dica - pazzo - altro non dico e faccio quel che voi senza dir fate, porco mondaccio! | Terzo cerchio Se poter avess’i di giudicare appen caron Dimonio co li remi ti leva, ov’ in etterno t’abbia a stare, e tu ch’attendi lo verdetto tremi, un motto ho da dir bell’e rotondo così che nell’attesa tu ancor più gemi. Figlio son io della città del mondo laddove il “belin” dolce risuona. che Pisa alla Meloria gettò a fondo. Insomma son di Genova persona che palanche in grande conto tiene e chi a razziarle prova non perdona. Uomo ci fu che fece tutt’insieme promesse belle grandi, sottoscritte: più lavor, balzelli in men, le tasche piene, pace, giustizia, case non più sfitte pensionati felici di campare panem et circenses e piene d’or marmitte. Silvio, Cesare, il tuo compare Emilio e li sodal’untuosi, voi di promesse faceste un gran mangiare, nel cerchio di Ciacco e li golosi di Cerbero vi ficco nelle celle sin che l’inferno si freddi e si riposi E sistemati voi, con le pulzelle a dilettarmi vò sinchè i’ possa, certo diman non è lo riveder le stelle.Black-out La barbarie s’avvicina! Cielo nero ed incombente è saltata la corrente. Si è fermata la cucina il telefono è azzittito la TV non dice niente (ed è un bene per la gente) un allarme s’ è impazzito. Dal mio frigo silenzioso esce un piccolo torrente, la cassata è lì, fondente il mammuth è un po’ melmoso. Ho il sospetto che un signore si diverta impenitente con la tipa intraprendente là, bloccati in ascensore. Che disastro, qual iattura non facciamo un accidente per il mondo d’occidente l’armageddon è in dirittura. Là nascosto, furbo e fiero un rattone s’è saziato, l’isolante ha rosicato e fa un rutto al mondo intiero Duellanti a stelle e strisce Son vestiti da manuale, La cravatta rossa e sobria Sul risvolto un distintivo ed un dire persuasivo L’uno ha la faccia lunga, l’altro il viso di cartone per politica ha il cannone, e vien mosso con i fili, il suo credo: la ricchezza. L’ altro dice: è una schifezza Sta sbagliando, è una rovina per il mondo e il circondario, Faccia Lunga, il milionario grande eroe con le medaglie fustigator delle coscienze. Li riguardo senz’occhiali Più non vedo differenze Mah, mi sa che sono uguali. Unità d’ intenti L’han votato! Uniti, fraterni, compatti han provato a parole e nei fatti che non sempre si deve lottar. Eran verdi, eran rossi eran bianchi eran neri tutti quanti apparivan commossi all’uscita dall’ aula, era ieri. Voi sapete qual era la legge, davvero vitale ch’ ha destato, sincera assoluta, trasversa, totale dei rissosi concordia più vera? Deputati d’ogni partito hanno detto fuori dai denti ch’ era ora, pensiero ardito, di aumentarsi gli emolumenti. |