Racconti di Rosa Venuto


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Leggi le poesie di Rosa

  

Lettera di Gesù sfigurato all' umanità da redimere*

Mio fraterno amico,
Sono qui, appeso a questa croce, con il corpo straziato e il cuore spezzato. Il mio capo è chino, ma il mio sguardo è rivolto verso di te, verso di te che mi hai amato e mi hai seguito.

Sono l'Agnello mansueto, immolato per i tuoi peccati, per i peccati di tutti. Ho preso su di me il peso delle tue colpe, delle tue debolezze e delle tue paure. Ho pagato il prezzo della tua redenzione, affinché tu possa essere libero e non schiavo del peccato. Tu possa finalmente essere libero di vivere una vita colma di speranza, di gioia e di consolazioni celesti.

Guarda il mio corpo, sfigurato e martirizzato. Guarda le mie mani, trafitte dai chiodi. Guarda il mio cuore, trapassato dalla lancia. Tutto questo ho sopportato per te, per te che sei così caro ai miei occhi.

Eppure, nonostante ciò, non ho mai perso la mia pace, la fiducia nel Padre Mio Celeste. Ho accettato, accettato con serenità il mio destino. Ho trovato il coraggio di andare avanti a testa alta in mezzo a prove, tentazioni e difficoltà. Ho sempre saputo che questo era il mio destino, che questo era il prezzo da pagare per la tua salvezza, per la salvezza di ciascuno di voi.

E adesso, mentre sto per morire, ti benedico. Ti benedico affinché tu possa avere la fede in abbondanza, con il cuore pieno di speranza che qualcosa cambierà prima o poi e che l'Amore, la carità e la giustizia trionferanno per tutti gli uomini di buona volontà. Ti benedico per la tua vita, che è tanto preziosa e amata dinanzi al Mio Cospetto Divino.

Non dimenticare mai che ti amo, che ti amo con tutto il mio cuore, con tutta la mia mente e con tutta l' anima. Non dimenticare mai che sei mio, che sei mio figlio, che sei mio fratello, nel dolore ti ho generato.

E quando la tua vita percorrerà sentieri difficili ed impervi, quando il peso delle tue colpe,dei tormenti interiori e della sofferenza ti schiacceranno, ricordati sovente che io sono qui, che io sono con te, sono qui per te, per aiutarti, per venirti incontro e consolarti. Ricorda che ho già pagato il prezzo della tua redenzione, che ho già vinto la morte e il peccato.

E allora, alza il tuo capo, apri il tuo cuore e guarda verso di me, perché la tua liberazione è vicina. Guarda verso di me, che ti amo e ti benedico.

Il tuo Gesù
 

 

Ricordi e Memorie di un passato aulico da centellinare

Siamo entrati ,io e mio figlio,Nella Casa della Memoria e tutto ha iniziato a rivivere,a riprendere forma e colore... Si è aperto un libro, Il Gattopardo,e si sono aperti per noi i Cancelli del Tempo: il passato si è incontrato con il presente e sono diventati un tutt' uno di emozioni, sensazioni, ricordi e soprattutto sono ritornate le memorie di un passato aulico da centellinare...
In foto Rosa Venuto di Acquedolci nei panni della principessa Beatrice Mastrogiovanni Filangeri Tasca di Cuto' e ItaloBartolomeoFucile Tuttoattaccato di Messina nei panni di Giuseppe Tomasi di Lampedusa da giovane ,l' autore de *"Il Gattopardo"* , nella casa di Ficarra che nell'agosto del 1943 ospito' lo scrittore, la Madre e la moglie Alexandra Wolff Stomerge.
 

 

 

 

23 marzo 2026: Ottantunesimo compleanno di Franco Battiato

Un incontro di Anime : Franco Battiato e Georges Ivanovic Gurdjieff 23 marzo 2026

Che scenario inesplicabile mi viene mostrato. Sembra un incontro tra due Anime Gemelle ,legate da un Filo Rosso, che hanno viaggiato da sempre attraverso lo spazio e il tempo, portando con sé la saggezza e l'esperienza di due vite cosmiche, dedicate costantemente alla ricerca spirituale.
Mi inerpico in questo Viaggio dello Spirito e cerco di ascoltare cosa si dicono...

"Nel silenzio dell'eternità, due ombre si incontrano,
Battiato e Gurdjieff, due Viandanti cosmici eterei , due anime erranti.
La primavera si avvicina, e con essa sta arrivando nuovamente il Compleanno in cielo di Franco.
Gurdjieff:
"Franco, il tuo sorriso enigmatico,la tua innata gentilezza, il tuo umorismo,la tua genialità e la tua musica sono stati un Faro, un Testamento per la ricerca spirituale."

Battiato sorride, grato per il complimento ricevuto per la sua opera terrena,
per aver fatto del suo meglio per riuscire a portare sulla terra almeno una scintilla della verità, ma,
umilmente, scuote la testa,rispondendo : "'Ho fatto poco, ahimè, di fronte all'Infinito e alla Sapienza Eterna!"

Ma tu, Franco, hai mostrato a tutti in modo sorprendente la Via della Conoscenza,
la strada della ricerca interiore,le vie nascoste del cuore e della mente.
"Torneremo ancora" e'
il riflesso fulgido della Luce, che conduce verso le sonorità della verità. Sonorità attraverso le quali tu hai lasciato tracce di come raggiungerLa sulla Terra!"
Ed io, Rosa,
In questo giorno, in questo momento,
sento la Tua presenza nella tua musica, la Tua essenza nelle Tue parole.
Grazie, Franco, per avermi guidato,per avermi condotto
verso l'orizzonte infinito dello scibile, verso la perfezione universale."
 

Padre Davide Falcione,Uomo e servo umile di Dio.
Padre Davide Falcione, servo di Dio,
uomo di grande spiritualità, fede e dedizione al mistero di Dio.
Sempre prossimo, instancabile compagno di viaggio,
accanto a noi nel bisogno e nelle difficoltà, come Gesù ai discepoli di Emmaus,
ti rivelavi nello spezzare del Pane, un incontro di Grazia sulla strada della Vita.

Terracina ti sarà sempre riconoscente per il bene passato e presente,
per sempre grata per la tua presenza, per la tua parola, per il tuo amore.
Teresa , Bettina e Rosina, che ti accolsero a braccia aperte,
ti offrirono ospitalità nelle loro abitazioni a San Fratello,
facendoti conoscere in Sicilia per i tuoi carismi, le tue doti soprannaturali di scrutatore e lettore delle coscienze.
In visita ed in bilocazione, portavi,come un Buon Pastore,conforto ad ogni cuore ferito,
nulla mancava al tuo figlio spirituale pentito...

Padre Davide, Servo di Dio, esorcista del Vaticano, sempre coraggioso,
dal cuore saggio, umile e pio, come Padre Pio,
un esempio di fede, lottavi con fermezza contro l'oscurità,
con la preghiera infondevi la speranza nelle avversità.
Alle Tre Fontane, ogni giorno, presso la grotta,
pregavi e intercedevi per tutti noi figli spirituali,
presso la Vergine della Rivelazione, tua guida e luce,
che ti accompagnava nella tua missione di liberare le anime,
mostrando a tutti il cammino della salvezza eterna.

Padre Davide Falcioni era un sacerdote agostiniano italiano, nato il 5 novembre 1913 a Rendinara (AQ) e deceduto il 13 dicembre 2008 a Tolentino. Ha esercitato il suo ministero pastorale nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano dal 1948, diventando parroco dal 1961 al 1991. È noto anche per il suo ruolo di esorcista nella stessa parrocchia.
 

Come in Iris di Biagio Antonacci, tra i ricordi, le memorie e le tue poesie, ho trovato qualcosa che parla di Te...

Cara Angela,

in un mondo dove la complessità, le tempeste e le sfide sono all'ordine del giorno, è bello poterti ricordare affettuosamente che "Ognuno è come crede di voler essere e non deve dare mai spiegazioni a nessuno, perché il suo modo di essere non dipende dal giudizio degli altri, in quanto libero da ogni condizionamento". Sei una persona speciale, splendida e meravigliosa.

Tu, Angela, sei una donna forte, resiliente e piena di vita, di amore e di fascino innato. Il tuo uomo è un marito molto fortunato per averti incontrato , scelto, sposato e resa la donna più importante della sua vita.

Ricordo sempre con affetto il periodo del vostro romantico fidanzamento, i primi approcci, i primi sguardi intriganti e le promesse nel periodo del vostro fidanzamento che vi scambiaste reciprocamente.

La tua passione per l'arte, il canto, il ballo, la musica e la natura ti rendono unica e irripetibile.

Ricorda che la vita è un viaggio, non una destinazione. E in questo viaggio sicuramente è importante trovare il tempo per ridere, sognare e vivere il momento con serenità :"*Carpe Diem !*" . Ricordati dunque come diceva Pirandello che "La vita è un gioco di maschere, e noi siamo gli attori" sul palcoscenico della vita. Quindi, indossa la maschera della felicità e della libertà, e della spensieratezza e vivi la vita con coraggio, tenacia e passione.

E ricorda, Cara Amica Angela, che il tuo valore non è definito dalle preoccupazioni o dalle ansie, ma dalla tua capacità di amare, di ridere e di vivere ogni giorno in mezzo a mille difficoltà che tu sai affrontare con determinazione e forza di volontà eccellenti. Quindi, prendi un respiro profondo, lascia andare le preoccupazioni e goditi il viaggio.


Ecco un piccolo pensiero per accompagnarti nel tuo Viaggio:
"La vita è un dono, e ogni giorno è un'opportunità per viverla al meglio. Quindi, alza il viso e guarda verso il sole, senti il vento passare tra i tuoi capelli e goditi il viaggio della Vita in modo sereno e senza dare peso a nulla.
 

 

Che Incontro Straordinario fra Dante e Don Luigi Sturzo nei giardini della Preeternita'!
Che incontro straordinario! Immaginiamo Dante Alighieri e Don Luigi Sturzo seduti su una panchina di pietra, circondati da cipressi e ulivi, con il sole che tramonta sull'eternità.

Dante: (con voce profonda e riflessiva) Ah, Don Luigi, è un onore incontrarvi in questo luogo senza tempo. Le nostre vite, segnate dall'esilio, ci hanno portato a riflettere sulla condizione umana.

Luigi Sturzo: (con un sorriso mite) Sì, Dante, l'esilio è stato per me, come per voi, un croce e una benedizione. Ci ha permesso di vedere oltre le miserie del mondo e di cercare la verità.

Dante: (annuendo) La verità, che arduo cammino! Io l'ho cercata nella selva oscura della mia vita, e ho trovato la via che conduce alla luce.

Luigi Sturzo: (con interesse) E quale è stata, secondo voi, la chiave per trovare quella via?

Dante: (con convinzione) L'amore, Don Luigi. L'amore per la giustizia, per la verità, per la bellezza. Soprattutto Beatrice è stata il mio faro nella notte buia della mia anima in cerca di verità.

Luigi Sturzo: (sorridendo) Sì, l'amore è la forza che muove l'universo. E voi, Dante, avete lasciato un segno indelebile nella storia del pensiero umano. La vostra Divina Commedia è un inno all'amore e alla redenzione.

Dante: (umilmente) Spero che il mio lavoro possa essere di ispirazione per coloro che hanno sete e cercano continuamente la sorgente della Verità, la sorgente zampillante della Vita Eterna. E voi, Don Luigi, avete lottato per la Giustizia sociale e per la Libertà della Chiesa.

Luigi Sturzo: (con passione) Sì, Dante, la lotta per la giustizia è una missione che non conosce confini. Eppure, è proprio nell'esilio che abbiamo trovato la nostra vera Patria, la Patria dell'anima.

Dante: (annuendo) Sì, l'esilio ci ha insegnato a vedere oltre le cose terrene e a cercare la nostra vera dimora nell'eternità.

Luigi Sturzo: (sorridendo) E qui, in questo luogo senza tempo, possiamo dire di aver trovato la nostra vera casa e la Beatitudine Eterna.
 

 

Ti racconterò una storia davvero bella e commovente.



Stai ad ascoltarmi. Non ti annoierai se attenzione vi porrai. Dentro un castello vicino ad un paesello,viveva un Principe alto e snello. Una dama non riusciva a trovare e spesso pensava di doversi sposare. Ma la dolce fanciulla che lui cercava era introvabile e molto rara, perché desiderava la più bella che nemmeno ad una stella comparava. Ogni sera guardava il firmamento e tra le Stelle cercava un suo riflesso,ma un suo amico gli racconto' che una notte una Dama incontrò. Vicino ad una fonte Ella stava e ad essa si abbeverava. Solo di notte si poteva incontrare perché usciva di nascosto quando non c' era luce lunare. Cosicché cominciò a cercarla e la trovo'. Parlava con la Fonte di un Sogno Arcano , di un sortilegio di un Mago Strano che per dispetto e millanteria non la concedeva a chicchessia. Il nostro Principe le si avvicinò e immediatamente se ne innamorò. Oramai l' Arcano era stato svelato ed il Sogno realizzato. Il brutto Mago si infuriò perché il sortilegio si spezzò. Vissero tutti felici e contenti,sempre lieti e sorridenti. Né più magie e ne' sortilegi il brutto Mago poté più fare . Le sue pozioni maleodoranti finirono nella Fonte rigenerante e sul finire il brutto ceffo fini' in bocca al Drago Antico Verdeggiante dallo Sguardo scintillante. In un boccone se lo mangiò e mai più ritornò.
 

"U me' sognu!"

Si sulu si putissi "spirari" cu munnu turnassi arreti, arrieri e tempi di na vota,e tempi di me nanni,dopu a vuerra, almenu tannu nun si sintia parlari ri dittatura e appiddaveru a paci arrignava n'te famigghi e n'ta nostra terra( la Sicilia). Na vota,e tempi c'era l'usu chi cu si maritava facia " a nisciuta di li ottu jorna". Chi biddizza! Chi bedda tradizioni! Chi meravigghia! Chisti eranu li famigghi! I famigghi di na vota. Quanta armunia rignava n' te famigghi, n'te famigghi di na vota! Oggi nun s'usa cchiu'! Nun c'è cchiu' st'usanza. e puru vulennu! Comu dici u pruverbio: " Ammatula Ca t' allisci e fai Cannola, u Santu è di mammuru e Nun sura! " Mi piacissi un gnonnu e comu si mi piacissi un gnonnu, iri a viriri a casa du Maestru Francu Battiatu,chidda sutta l' Etna, n'to so paisi, a Milo, unni muriu. Chistu e' " U me Sognu!". Ma nu Sognu e' un Sognu. Stu Sognu rapprisenta u me disio,un pinseri sempre prisenti ,Nun chiovu fissu e pirsistenti.Fussi beddu si iu ci arriniscissi! Mi cumpiacissi assai si ci putissi un jornu trasiri n'ta so casa. Ma mi torna in menti a so canzuni,chi m'arricorda " Ca e' inutili Ca n'trizzi e fai Cannola,u Santu e' di mammuru e nan sura". A Iddu ci piacia tantu sunari e cantari supra e carri Pi Lu Carnalivari ad Acireale, ma so Patri e tempi " ci insignò a fari Lu Muraturi, picchi Iddu NaN Sapi né leggiri e né scriviri". Ma u fighhiu,scartu e birbanti, fici passi ri giganti. Bonu ci arrinisciu e pigghiau na Bella Via picchi la Musica ci piacia. Bona fu la so " Vintura" e successu e unuri purto' n'ta la So Sicilia e n'ta so Famigghia. "Chi meravigghia! "-Dicia cu Lu sintia cantari! Tuttu Lu munnu Sapia la so Vuci e si turnassi arrieri fussi piddavveru "Ruci". Ma r' unni iu Iddu non poti cchiu' turnari e cchiu' passa u tempu e Nun c'è cchiu' nenti ri spirari. La so bravura fici tutti cuntenti, puru chiddi chi di musica Nun ni capisciunu Pi nenti. La so bravura fu tantu talintusa. Chi meravigghia a so casa a Villa Grazia. Chi meravigghia, Pi so Matri pi tanta "Razia" e pu piaciri e u lausu Ca ci retti quannu era in vita. A Idda,quannu u viria, u cori si apria pu beni Ca ci vulia,poi quannu sintia li so canzuni, Lu Cori ci abbulava e Nun capiva cchiu' nenti, tantu ci m'briacava la menti. Iddu ci cantava a so Matri ogni matina: " Chi stranu e cumplicatu sintimentu! Un gnonnu ti l' aiu a diri li mo peni! Cu Sapi si sì in gradu di capiri. No sacciu comu mai ti vogghiu beni!". Ma Un fighhiu cussi saggiu e ubbidienti,ricitimillu vuoi , unni u truvati si Nun ci torna cchiui unni so Matri?

Ecco la traduzione in italiano del testo in dialetto siciliano:

"Il mio sogno!" Dedicato ai carissimo cantautore Catanese Franco Battiato

Se solo si potesse "sperare" che il mondo tornasse indietro, ai tempi di una volta, ai tempi di mio nonno, dopo la guerra. Almeno allora non si sentiva parlare di dittatura e davvero la pace regnava nelle famiglie e nella nostra terra (la Sicilia). Una volta, c'era l'usanza che chi si sposava faceva "la festa degli otto giorni". Che bellezza! Che bella tradizione! Che meraviglia! Queste erano le famiglie! Le famiglie di una volta. Quanta armonia regnava nelle famiglie, nelle famiglie di una volta! Oggi non si usa più! Non c'è più quest'usanza. Eppure volendo! Come dice il proverbio: "Invano che ti adorni e ti fai Bella , il Santo è fatto di marmo e non suda! Cioè non fa miracoli!" . Ma comunque Mi piacerebbe un giorno e come se mi piacerebbe un giorno, poter andare a vedere la casa del Maestro Franco Battiato, quella sotto l'Etna, nel suo paese, a Milo, dove morì. Questo è "Il mio Sogno!". Ma purtroppo un sogno è un sogno. Questo sogno rappresenta il mio desiderio, un pensiero sempre presente, non un chiodo fisso e persistente. Sarebbe bello se si realizzasse! Mi piacerebbe tanto se potessi un giorno entrare nella sua casa. Ma mi ritorna in mente la sua canzone, che mi ricorda "Che è inutile che intreccio i capelli per farmi e mi faccio anche i boccoli, perché il Santo è di marmo e non suda". Mi ricordo che A lui piaceva tanto suonare e cantare sui Carri per il Carnevale ad Acireale, ma suo padre a quei tempi "gli insegnò soltanto a fare il muratore, perché lui non sapeva né leggere e né scrivere". Ma il figlio, scaltro e birbante, fece passi da gigante. Bene gli riuscì e soddisfazioni diede ai suoi familiari, scelse una bella via perché la musica gli piaceva. Buona fu la sua "ventura", il Suo avvenire professionale e successo e onore portò nella sua Sicilia,tra la Sua bella gente e nella sua famiglia. "Che meraviglia!" - diceva chi lo sentiva cantare! Tutto il mondo conosce la sua voce e se tornasse indietro sarebbe davvero un bel regalo inaspettato.Ma da dove Lui è andato non può purtroppo più ritornare e più passa il tempo e più non c'è niente da sperare. La sua bravura fece tutti contenti, pure quelli che di musica non ne capiscono per niente. La sua bravura fu tanto talentuosa. Che meraviglia la sua casa a Villa Grazia. Che meraviglia, per sua madre, Donna Grazia, per tanta "grazia" , cioè per tanta provvidenza e per il piacere,l' onore e la lode che le portò quando era in vita. A lei, quando lo vedeva, il cuore si apriva per il bene che gli voleva, poi quando sentiva le sue canzoni, il cuore le volava e non capiva più niente, tanto le inebriava con la Sua Voce la mente. Lui le cantava sempre ogni mattina: "Che strano e complicato sentimento! Un giorno te le devo raccontare le mie pene! Chissà se sarai in grado di capire. Non so perché e come mai ti voglio bene!". Un figlio così saggio e ubbidiente, ditemelo adesso voi, dove lo trovate se non può tornare più da sua madre?
Autrice del testo in vernacolo siciliano la poetessa messinese Rosa Venuto di Acquedolci.

Alcuni passaggi narrativi del componimento in vernacolo siciliano riprendono parti del brano musicale "Veni l'autunnu", edito e cantato da Franco Battiato nel 1988, inserito nell' Album musicale da lui stesso prodotto dal titolo "Fisiognomica", il quindicesimo in ordine cronologico edito dal cantautore Catanese scomparso il 18 maggio 2021 nella propria residenza di Villa Grazia a Milo. La madre del cantautore siciliano si chiamava Grazia Patti.

 

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