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Lettera di Gesù sfigurato all'
umanità da redimere*
Mio fraterno amico,
Sono qui, appeso a questa croce, con il corpo straziato e il cuore spezzato.
Il mio capo è chino, ma il mio sguardo è rivolto verso di te, verso di te
che mi hai amato e mi hai seguito.
Sono l'Agnello mansueto, immolato per i tuoi peccati, per i peccati di
tutti. Ho preso su di me il peso delle tue colpe, delle tue debolezze e
delle tue paure. Ho pagato il prezzo della tua redenzione, affinché tu possa
essere libero e non schiavo del peccato. Tu possa finalmente essere libero
di vivere una vita colma di speranza, di gioia e di consolazioni celesti.
Guarda il mio corpo, sfigurato e martirizzato. Guarda le mie mani, trafitte
dai chiodi. Guarda il mio cuore, trapassato dalla lancia. Tutto questo ho
sopportato per te, per te che sei così caro ai miei occhi.
Eppure, nonostante ciò, non ho mai perso la mia pace, la fiducia nel Padre
Mio Celeste. Ho accettato, accettato con serenità il mio destino. Ho trovato
il coraggio di andare avanti a testa alta in mezzo a prove, tentazioni e
difficoltà. Ho sempre saputo che questo era il mio destino, che questo era
il prezzo da pagare per la tua salvezza, per la salvezza di ciascuno di voi.
E adesso, mentre sto per morire, ti benedico. Ti benedico affinché tu possa
avere la fede in abbondanza, con il cuore pieno di speranza che qualcosa
cambierà prima o poi e che l'Amore, la carità e la giustizia trionferanno
per tutti gli uomini di buona volontà. Ti benedico per la tua vita, che è
tanto preziosa e amata dinanzi al Mio Cospetto Divino.
Non dimenticare mai che ti amo, che ti amo con tutto il mio cuore, con tutta
la mia mente e con tutta l' anima. Non dimenticare mai che sei mio, che sei
mio figlio, che sei mio fratello, nel dolore ti ho generato.
E quando la tua vita percorrerà sentieri difficili ed impervi, quando il
peso delle tue colpe,dei tormenti interiori e della sofferenza ti
schiacceranno, ricordati sovente che io sono qui, che io sono con te, sono
qui per te, per aiutarti, per venirti incontro e consolarti. Ricorda che ho
già pagato il prezzo della tua redenzione, che ho già vinto la morte e il
peccato.
E allora, alza il tuo capo, apri il tuo cuore e guarda verso di me, perché
la tua liberazione è vicina. Guarda verso di me, che ti amo e ti benedico.
Il tuo Gesù

Ricordi e Memorie di un passato aulico da centellinare
Siamo entrati ,io e mio figlio,Nella Casa della Memoria e
tutto ha iniziato a rivivere,a riprendere forma e colore... Si è aperto un
libro, Il Gattopardo,e si sono aperti per noi i Cancelli del Tempo: il
passato si è incontrato con il presente e sono diventati un tutt' uno di
emozioni, sensazioni, ricordi e soprattutto sono ritornate le memorie di un
passato aulico da centellinare...
In foto Rosa Venuto di Acquedolci nei panni della principessa Beatrice
Mastrogiovanni Filangeri Tasca di Cuto' e ItaloBartolomeoFucile
Tuttoattaccato di Messina nei panni di Giuseppe Tomasi di Lampedusa da
giovane ,l' autore de *"Il Gattopardo"* , nella casa di Ficarra che
nell'agosto del 1943 ospito' lo scrittore, la Madre e la moglie Alexandra
Wolff Stomerge.

23 marzo 2026: Ottantunesimo compleanno di Franco Battiato
Un incontro di Anime : Franco Battiato e Georges Ivanovic Gurdjieff 23 marzo
2026
Che scenario inesplicabile mi viene mostrato. Sembra un incontro tra due
Anime Gemelle ,legate da un Filo Rosso, che hanno viaggiato da sempre
attraverso lo spazio e il tempo, portando con sé la saggezza e l'esperienza
di due vite cosmiche, dedicate costantemente alla ricerca spirituale.
Mi inerpico in questo Viaggio dello Spirito e cerco di ascoltare cosa si
dicono...
"Nel silenzio dell'eternità, due ombre si incontrano,
Battiato e Gurdjieff, due Viandanti cosmici eterei , due anime erranti.
La primavera si avvicina, e con essa sta arrivando nuovamente il Compleanno
in cielo di Franco.
Gurdjieff:
"Franco, il tuo sorriso enigmatico,la tua innata gentilezza, il tuo
umorismo,la tua genialità e la tua musica sono stati un Faro, un Testamento
per la ricerca spirituale."
Battiato sorride, grato per il complimento ricevuto per la sua opera
terrena,
per aver fatto del suo meglio per riuscire a portare sulla terra almeno una
scintilla della verità, ma,
umilmente, scuote la testa,rispondendo : "'Ho fatto poco, ahimè, di fronte
all'Infinito e alla Sapienza Eterna!"
Ma tu, Franco, hai mostrato a tutti in modo sorprendente la Via della
Conoscenza,
la strada della ricerca interiore,le vie nascoste del cuore e della mente.
"Torneremo ancora" e'
il riflesso fulgido della Luce, che conduce verso le sonorità della verità.
Sonorità attraverso le quali tu hai lasciato tracce di come raggiungerLa
sulla Terra!"
Ed io, Rosa,
In questo giorno, in questo momento,
sento la Tua presenza nella tua musica, la Tua essenza nelle Tue parole.
Grazie, Franco, per avermi guidato,per avermi condotto
verso l'orizzonte infinito dello scibile, verso la perfezione universale."
Padre Davide Falcione,Uomo e servo umile di Dio.
Padre Davide Falcione, servo di Dio,
uomo di grande spiritualità, fede e dedizione al mistero di Dio.
Sempre prossimo, instancabile compagno di viaggio,
accanto a noi nel bisogno e nelle difficoltà, come Gesù ai discepoli di
Emmaus,
ti rivelavi nello spezzare del Pane, un incontro di Grazia sulla strada
della Vita.
Terracina ti sarà sempre riconoscente per il bene passato e presente,
per sempre grata per la tua presenza, per la tua parola, per il tuo amore.
Teresa , Bettina e Rosina, che ti accolsero a braccia aperte,
ti offrirono ospitalità nelle loro abitazioni a San Fratello,
facendoti conoscere in Sicilia per i tuoi carismi, le tue doti
soprannaturali di scrutatore e lettore delle coscienze.
In visita ed in bilocazione, portavi,come un Buon Pastore,conforto ad ogni
cuore ferito,
nulla mancava al tuo figlio spirituale pentito...
Padre Davide, Servo di Dio, esorcista del Vaticano, sempre coraggioso,
dal cuore saggio, umile e pio, come Padre Pio,
un esempio di fede, lottavi con fermezza contro l'oscurità,
con la preghiera infondevi la speranza nelle avversità.
Alle Tre Fontane, ogni giorno, presso la grotta,
pregavi e intercedevi per tutti noi figli spirituali,
presso la Vergine della Rivelazione, tua guida e luce,
che ti accompagnava nella tua missione di liberare le anime,
mostrando a tutti il cammino della salvezza eterna.
Padre Davide Falcioni era un sacerdote agostiniano italiano, nato il 5
novembre 1913 a Rendinara (AQ) e deceduto il 13 dicembre 2008 a Tolentino.
Ha esercitato il suo ministero pastorale nella parrocchia di Sant'Anna in
Vaticano dal 1948, diventando parroco dal 1961 al 1991. È noto anche per il
suo ruolo di esorcista nella stessa parrocchia.
Come in Iris di Biagio
Antonacci, tra i ricordi, le memorie e le tue poesie, ho trovato qualcosa
che parla di Te...
Cara Angela,
in un mondo dove la complessità, le tempeste e le sfide sono all'ordine del
giorno, è bello poterti ricordare affettuosamente che "Ognuno è come crede
di voler essere e non deve dare mai spiegazioni a nessuno, perché il suo
modo di essere non dipende dal giudizio degli altri, in quanto libero da
ogni condizionamento". Sei una persona speciale, splendida e meravigliosa.
Tu, Angela, sei una donna forte, resiliente e piena di vita, di amore e di
fascino innato. Il tuo uomo è un marito molto fortunato per averti
incontrato , scelto, sposato e resa la donna più importante della sua vita.
Ricordo sempre con affetto il periodo del vostro romantico fidanzamento, i
primi approcci, i primi sguardi intriganti e le promesse nel periodo del
vostro fidanzamento che vi scambiaste reciprocamente.
La tua passione per l'arte, il canto, il ballo, la musica e la natura ti
rendono unica e irripetibile.
Ricorda che la vita è un viaggio, non una destinazione. E in questo viaggio
sicuramente è importante trovare il tempo per ridere, sognare e vivere il
momento con serenità :"*Carpe Diem !*" . Ricordati dunque come diceva
Pirandello che "La vita è un gioco di maschere, e noi siamo gli attori" sul
palcoscenico della vita. Quindi, indossa la maschera della felicità e della
libertà, e della spensieratezza e vivi la vita con coraggio, tenacia e
passione.
E ricorda, Cara Amica Angela, che il tuo valore non è definito dalle
preoccupazioni o dalle ansie, ma dalla tua capacità di amare, di ridere e di
vivere ogni giorno in mezzo a mille difficoltà che tu sai affrontare con
determinazione e forza di volontà eccellenti. Quindi, prendi un respiro
profondo, lascia andare le preoccupazioni e goditi il viaggio.
Ecco un piccolo pensiero per accompagnarti nel tuo Viaggio:
"La vita è un dono, e ogni giorno è un'opportunità per viverla al meglio.
Quindi, alza il viso e guarda verso il sole, senti il vento passare tra i
tuoi capelli e goditi il viaggio della Vita in modo sereno e senza dare peso
a nulla.
Che Incontro Straordinario fra Dante
e Don Luigi Sturzo nei giardini della Preeternita'!
Che incontro straordinario! Immaginiamo Dante
Alighieri e Don Luigi Sturzo seduti su una panchina di
pietra, circondati da cipressi e ulivi, con il sole che
tramonta sull'eternità.
Dante: (con voce profonda e riflessiva) Ah, Don Luigi, è un
onore incontrarvi in questo luogo senza tempo. Le nostre
vite, segnate dall'esilio, ci hanno portato a riflettere
sulla condizione umana.
Luigi Sturzo: (con un sorriso mite) Sì, Dante, l'esilio è
stato per me, come per voi, un croce e una benedizione. Ci
ha permesso di vedere oltre le miserie del mondo e di
cercare la verità.
Dante: (annuendo) La verità, che arduo cammino! Io l'ho
cercata nella selva oscura della mia vita, e ho trovato la
via che conduce alla luce.
Luigi Sturzo: (con interesse) E quale è stata, secondo voi,
la chiave per trovare quella via?
Dante: (con convinzione) L'amore, Don Luigi. L'amore per la
giustizia, per la verità, per la bellezza. Soprattutto
Beatrice è stata il mio faro nella notte buia della mia
anima in cerca di verità.
Luigi Sturzo: (sorridendo) Sì, l'amore è la forza che muove
l'universo. E voi, Dante, avete lasciato un segno
indelebile nella storia del pensiero umano. La vostra
Divina Commedia è un inno all'amore e alla redenzione.
Dante: (umilmente) Spero che il mio lavoro possa essere di
ispirazione per coloro che hanno sete e cercano
continuamente la sorgente della Verità, la sorgente
zampillante della Vita Eterna. E voi, Don Luigi, avete
lottato per la Giustizia sociale e per la Libertà della
Chiesa.
Luigi Sturzo: (con passione) Sì, Dante, la lotta per la
giustizia è una missione che non conosce confini. Eppure, è
proprio nell'esilio che abbiamo trovato la nostra vera
Patria, la Patria dell'anima.
Dante: (annuendo) Sì, l'esilio ci ha insegnato a vedere
oltre le cose terrene e a cercare la nostra vera dimora
nell'eternità.
Luigi Sturzo: (sorridendo) E qui, in questo luogo senza
tempo, possiamo dire di aver trovato la nostra vera casa e
la Beatitudine Eterna.
Ti racconterò una storia davvero bella e commovente.

Stai
ad ascoltarmi. Non ti annoierai se attenzione vi porrai. Dentro un castello
vicino ad un paesello,viveva un Principe alto e snello. Una dama non
riusciva a trovare e spesso pensava di doversi sposare. Ma la dolce
fanciulla che lui cercava era introvabile e molto rara, perché desiderava la
più bella che nemmeno ad una stella comparava. Ogni sera guardava il
firmamento e tra le Stelle cercava un suo riflesso,ma un suo amico gli racconto' che una notte una Dama incontrò. Vicino ad una fonte Ella stava e
ad essa si abbeverava. Solo di notte si poteva incontrare perché usciva di
nascosto quando non c' era luce lunare. Cosicché cominciò a cercarla e la
trovo'. Parlava con la Fonte di un Sogno Arcano , di un sortilegio di un
Mago Strano che per dispetto e millanteria non la concedeva a chicchessia.
Il nostro Principe le si avvicinò e immediatamente se ne innamorò. Oramai l'
Arcano era stato svelato ed il Sogno realizzato. Il brutto Mago si infuriò
perché il sortilegio si spezzò. Vissero tutti felici e contenti,sempre lieti
e sorridenti. Né più magie e ne' sortilegi il brutto Mago poté più fare . Le
sue pozioni maleodoranti finirono nella Fonte rigenerante e sul finire il
brutto ceffo fini' in bocca al Drago Antico Verdeggiante dallo Sguardo
scintillante. In un boccone se lo mangiò e mai più ritornò.
"U me' sognu!"
Si sulu si putissi "spirari" cu munnu turnassi
arreti, arrieri e tempi di na vota,e tempi di me nanni,dopu
a vuerra, almenu tannu nun si sintia parlari ri dittatura e
appiddaveru a paci arrignava n'te famigghi e n'ta nostra
terra( la Sicilia). Na vota,e tempi c'era l'usu chi cu si
maritava facia " a nisciuta di li ottu jorna". Chi biddizza!
Chi bedda tradizioni! Chi meravigghia! Chisti eranu li
famigghi! I famigghi di na vota. Quanta armunia rignava n'
te famigghi, n'te famigghi di na vota! Oggi nun s'usa cchiu'!
Nun c'è cchiu' st'usanza. e puru vulennu! Comu dici u
pruverbio: " Ammatula Ca t' allisci e fai Cannola, u Santu
è di mammuru e Nun sura! " Mi piacissi un gnonnu e comu si
mi piacissi un gnonnu, iri a viriri a casa du Maestru
Francu Battiatu,chidda sutta l' Etna, n'to so paisi, a
Milo, unni muriu. Chistu e' " U me Sognu!". Ma nu Sognu e'
un Sognu. Stu Sognu rapprisenta u me disio,un pinseri
sempre prisenti ,Nun chiovu fissu e pirsistenti.Fussi beddu
si iu ci arriniscissi! Mi cumpiacissi assai si ci putissi
un jornu trasiri n'ta so casa. Ma mi torna in menti a so
canzuni,chi m'arricorda " Ca e' inutili Ca n'trizzi e fai
Cannola,u Santu e' di mammuru e nan sura". A Iddu ci piacia
tantu sunari e cantari supra e carri Pi Lu Carnalivari ad
Acireale, ma so Patri e tempi " ci insignò a fari Lu
Muraturi, picchi Iddu NaN Sapi né leggiri e né scriviri".
Ma u fighhiu,scartu e birbanti, fici passi ri giganti. Bonu
ci arrinisciu e pigghiau na Bella Via picchi la Musica ci
piacia. Bona fu la so " Vintura" e successu e unuri purto'
n'ta la So Sicilia e n'ta so Famigghia. "Chi meravigghia! "-Dicia
cu Lu sintia cantari! Tuttu Lu munnu Sapia la so Vuci e si
turnassi arrieri fussi piddavveru "Ruci". Ma r' unni iu
Iddu non poti cchiu' turnari e cchiu' passa u tempu e Nun
c'è cchiu' nenti ri spirari. La so bravura fici tutti
cuntenti, puru chiddi chi di musica Nun ni capisciunu Pi
nenti. La so bravura fu tantu talintusa. Chi meravigghia a
so casa a Villa Grazia. Chi meravigghia, Pi so Matri pi
tanta "Razia" e pu piaciri e u lausu Ca ci retti quannu era
in vita. A Idda,quannu u viria, u cori si apria pu beni Ca
ci vulia,poi quannu sintia li so canzuni, Lu Cori ci
abbulava e Nun capiva cchiu' nenti, tantu ci m'briacava la
menti. Iddu ci cantava a so Matri ogni matina: " Chi stranu
e cumplicatu sintimentu! Un gnonnu ti l' aiu a diri li mo
peni! Cu Sapi si sì in gradu di capiri. No sacciu comu mai
ti vogghiu beni!". Ma Un fighhiu cussi saggiu e ubbidienti,ricitimillu
vuoi , unni u truvati si Nun ci torna cchiui unni so Matri?
Ecco la traduzione in italiano del testo in dialetto
siciliano:
"Il mio sogno!" Dedicato ai
carissimo cantautore Catanese Franco Battiato
Se solo si potesse "sperare" che il mondo tornasse
indietro, ai tempi di una volta, ai tempi di mio nonno,
dopo la guerra. Almeno allora non si sentiva parlare di
dittatura e davvero la pace regnava nelle famiglie e nella
nostra terra (la Sicilia). Una volta, c'era l'usanza che
chi si sposava faceva "la festa degli otto giorni". Che
bellezza! Che bella tradizione! Che meraviglia! Queste
erano le famiglie! Le famiglie di una volta. Quanta armonia
regnava nelle famiglie, nelle famiglie di una volta! Oggi
non si usa più! Non c'è più quest'usanza. Eppure volendo!
Come dice il proverbio: "Invano che ti adorni e ti fai
Bella , il Santo è fatto di marmo e non suda! Cioè non fa
miracoli!" . Ma comunque Mi piacerebbe un giorno e come se
mi piacerebbe un giorno, poter andare a vedere la casa del
Maestro Franco Battiato, quella sotto l'Etna, nel suo
paese, a Milo, dove morì. Questo è "Il mio Sogno!". Ma
purtroppo un sogno è un sogno. Questo sogno rappresenta il
mio desiderio, un pensiero sempre presente, non un chiodo
fisso e persistente. Sarebbe bello se si realizzasse! Mi
piacerebbe tanto se potessi un giorno entrare nella sua
casa. Ma mi ritorna in mente la sua canzone, che mi ricorda
"Che è inutile che intreccio i capelli per farmi e mi
faccio anche i boccoli, perché il Santo è di marmo e non
suda". Mi ricordo che A lui piaceva tanto suonare e cantare
sui Carri per il Carnevale ad Acireale, ma suo padre a quei
tempi "gli insegnò soltanto a fare il muratore, perché lui
non sapeva né leggere e né scrivere". Ma il figlio, scaltro
e birbante, fece passi da gigante. Bene gli riuscì e
soddisfazioni diede ai suoi familiari, scelse una bella via
perché la musica gli piaceva. Buona fu la sua "ventura", il
Suo avvenire professionale e successo e onore portò nella
sua Sicilia,tra la Sua bella gente e nella sua famiglia.
"Che meraviglia!" - diceva chi lo sentiva cantare! Tutto il
mondo conosce la sua voce e se tornasse indietro sarebbe
davvero un bel regalo inaspettato.Ma da dove Lui è andato
non può purtroppo più ritornare e più passa il tempo e più
non c'è niente da sperare. La sua bravura fece tutti
contenti, pure quelli che di musica non ne capiscono per
niente. La sua bravura fu tanto talentuosa. Che meraviglia
la sua casa a Villa Grazia. Che meraviglia, per sua madre,
Donna Grazia, per tanta "grazia" , cioè per tanta
provvidenza e per il piacere,l' onore e la lode che le
portò quando era in vita. A lei, quando lo vedeva, il cuore
si apriva per il bene che gli voleva, poi quando sentiva le
sue canzoni, il cuore le volava e non capiva più niente,
tanto le inebriava con la Sua Voce la mente. Lui le cantava
sempre ogni mattina: "Che strano e complicato sentimento!
Un giorno te le devo raccontare le mie pene! Chissà se
sarai in grado di capire. Non so perché e come mai ti
voglio bene!". Un figlio così saggio e ubbidiente, ditemelo
adesso voi, dove lo trovate se non può tornare più da sua
madre?
Autrice del testo in vernacolo siciliano la poetessa
messinese
Rosa Venuto di Acquedolci.
Alcuni passaggi narrativi del componimento in vernacolo
siciliano riprendono parti del brano musicale "Veni l'autunnu",
edito e cantato da Franco Battiato nel 1988, inserito nell'
Album musicale da lui stesso prodotto dal titolo
"Fisiognomica", il quindicesimo in ordine cronologico edito
dal cantautore Catanese scomparso il 18 maggio 2021 nella
propria residenza di Villa Grazia a Milo. La madre del
cantautore siciliano si chiamava Grazia Patti.

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