Poesie di Vincenzo Varlaro


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Te ne sei andato
Te ne sei andato. Mi hanno detto
che adesso giochi il tressette
con altri amici. Non sapevo che eri malato.
Ti avrei voluto parlare, ti avrei voluto salutare,
sarei venuto a Milano, ti avrei portato
i biscotti di Altamura.
Il tempo sta sfogliando la margherita
della mia vita, si sta portando via
i petali più belli.
Quando affacciato al tuo balcone
ci vedevi passare
scendevi sempre di corsa a salutarci.
A Montegiordano tutte la estati
passiamo davanti alla tua casa
e tu sei sempre li affacciato a goderti il mare,
ad aspettare di vederci prima o poi passare.

Agosto
La campagna se ne stava
immobile nel sole
ed il cielo era d'un azzurro chiaro.
Che sembrava mare.

Domani andremo in Sila
Domani andremo in Sila per castagne.
Vedrai ti piacerà, ti incanteranno
gli alberi alti e dritti,
i guizzi degli scoiattoli, i giochi del sole
nel fogliame.
Tutto il giorno saremo circondati
da fate e gnomi
ed andremo di fiaba in fiaba. Come bambini.

T'incontrai d'estate
T'incontrai d'estate. Arrivasti
nella piazza come un raggio di sole.
Con un'aria di cerbiatto curioso
e diffidente salutasti la sera.
Avevi la pelle di pesca, gli occhi
di bosco, l'agilità dello scoiattolo.
Ti sentii parlare con gli amici.
Poi ti vidi andare via con un sorriso.
Qualcuno mi ha detto
che sei volato via da una rupe,
qualche altro ti ha visto migrare verso sud,
con gli aironi.

Venne a cena la luna
Venne a cena la luna.
Tommasina la servì con garbo,
le sorrise,
le raccomandò
di rimanere a lungo ancorata
in quello specchio di mare
davanti alla sua casa.

Sulla collina
Sulla collina,
là dove la sera si rotola la luna,
là dove all'imbrunire saltellano le volpi
danzano le anime dei cantautori.
Tutta la notte
suonano e cantano e cantano e suonano
le canzoni migliori.
E tutti applaudono: il gufo,
le albicocche, le fragole, i limoni.

Lampi di luce
Lampi di luce riemergevano e si tuffavano
nel respiro calmo delle onde.
Qualcuno diceva che fossero aguglie, qualche altro ricciole.
A me sembrava Dio: riemergeva e si tuffava
nel mare blu - turchese di Montegiordano.

Per Fabrizio de Andrè
Davanti ad Anubi, Thot, Osiride
e quarantadue giudici ti sei trovato a pesare
la tua anima.
Ma Sobek non ti ha divorato.
Il tuo cuore pesava meno
della piuma di Maat.
Ora sulla collina giochi a carte
con il suonatore Jones
e consoli Kate che morì d'amore.

I giochi delle nuvole
L'airone si trasformò in pecora
e il rospo gonfiò fino a partorire
tulipani e arance. La gazzella
si tramutò in leone, l'istrice in drago.
Poi la rosa si plasmò nel tuo profilo.

Come un temporale
Come un temporale che si annuncia
ma che poi si allontana.
Così sei passata nella mia vita.
Non ho ricordo, d'occhi, di carezze
ma di tuoni che si rotolavano
nella valle.
E non ho più quella voglia di pioggia
che mi lasciasti e che toglieva il fiato.
Ora vivo in una casa davanti al mare
e la sera, quando vado a dormire,
lascio sempre le stelle accese.

Il silenzio è lo specchio
Il silenzio è lo specchio del disperare
e questa luna è un rantolo infinito.
Tra il sentore delle alghe, del muschio
lievita l'amarezza dei vinti.
Sono l'albatro dei fiori malsani,
il cigno che invano protende le ali al cielo.


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