Poesie di Maurizio Vada


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Violetta
Ecco la fredda morte.
Celesti, lucidi
Cosa vedono gli occhi tuoi
Vecchina?

Un giovanotto corre.
Le sue mani, la tua barella.
Cosa vedono gli occhi tuoi
Vecchina?

Notte d’estate
Come è bello quel giovanotto.
Le sue mani nel tuo biondo
La violetta nel tuo biondo.

Una lacrima
Ti amo

Niente
Non c’è
Rido scherzo vivacchio
Ho paura che mi senta:
Rido più forte
Eccolo.

L’occhio spento e il vuoto dolente
Neppure Lagrima viene meco
Il pensiero tribola
Il niente vince

Attimo
E’ un lento attimo:
teco spieghi la dimanda
che sollievo non trova.
Il chinarsi del capo: che pena!
Lo spegnersi delle luci…
Che morte.
La carne silente s’unisce
Al lamento dell’anima tua.
Il bastardo pensiero fugge
Vorrei sapere chi ha detto
Forte
Vorrei sapere chi ha detto
Ingegno
E tu soffri la sofferenza
Del forte e dell’ingegno

Il profumo
Sono solo
È tutta una lite
Un chiasso intorno;
Amo il buio con la luce
che trema e vaga con me;
Il sottile dolore
Abbracciato
Al sottile piacere.
Vivo con me per me
Intorno a me.
Sento il profumo di me
Ma
Manca il profumo di lei,
Di lui,
Del mondo.

La poesia
Materno un soffio mi toccò:
Gli chiesi dell’eterno e della vita.
Nel suo tacere
Mi parlò di ciò che è;
Nel suo urlare
Tacque ciò che non è,
La mia voglia, il mio cuore,
La poesia.

A Gabriele, morto a 23 anni sulla strada.
Gabriele
So che pensavi a domani:
sarebbe stata una bella giornata.
So che la vita pensava per te
ed un muro in quei pensieri
ed uno schianto in quei pensieri.
Uno, due,..

Gabri non andartene ti amo!
Cosa fissi con gli occhi a metà?
Tre, quattro,…
Così fermi e saggi
Un po’ stanchi però.
Cinque, sei,…
Fra il rosso della tempia
Dove guardi Gabriele?
Sette, otto,…
Guardi lei e la sua carezza?
Lei che urla e ti chiama?
Nove, dieci…Non batte.

I tuoi occhi vogliono vedere
quel che non sarà,
il tuo sogno che non fiorirà,
le paure che non combatterai,
bella o brutta, Gabri,
la vita che non vivrai.

Tramonto
Nastro sul mar
Passerella per l’infinito

Plenilunio sul mare di notte
Cicatrice di luce nell’inchiostro salato

Foschia
Lingue violacee all’orizzonte
Mollemente si compenetrano
E convivono
Come io meco non fo.

Punteruolo
Su questa verde lingua,
Come un esile punteruolo
Che si protende
Nel nero dell’oceano,

Ho guardato al mondo con occhi diversi

Oggi e domani.
Con la testa buttata
Sull’arida cartaccia,
In sì solito attimo
Vado a te, vita mia.
Grandiosa la tua rabbia,
Soliti i penosi dubbi
In me a me.
Scusami vita mia,
Non son io che vivo:
Ma tu per me.
Siam stanchi di correre
Io e te, vita mia:
In scemo sciupio
D’aurea giovinezza,
Ti cerco migliore
Domani.
Speranza nel sudore,
dolore nella rinuncia.

E se tu finissi,
Ora, vita mia?

Luna
Quello che non sono
Si vede nella cresta degli scogli
Illuminata dalla luna.
Ciononostante in te,
O luna,
Trovo il bianco che mi manca.
Una striscia dei Wright
Nel nero del cielo,
Un ricciolo di schiuma
Nel nero di Nettuno.
In te, o Diva,
Trovo il pieno che mi manca.

Su uno scontrino ho trovato la vita.

Profumo di vita
Piedi nel fango
Guardando la luna,
così piena.

Cresce o si svuota?
Non so e mi dispero.

Un pianto
Nasce in fondo, non so dove
Ed è caldo;
Incomincia ad uscire
Siccome tiepida dolce
Lagrima.
Chiudo gli occhi:

Ci vuole buio per
Fare l’amore col dolore.
Sospiro, singhiozzo ed
Ecco alfine l’orgasmo,
Vita, io, Morte:
Urlo!

Inno alla vita
Siccome testé usciti dalla calda Madre
Nel primo inspirando s’agguanta la Vita,
così fino a tremare d’aria mi gonfio:
e urlo.

Tutto è pieno del grido: tutto è silenzio.
Al del silenzio ritmo nel fango balliamo:
Lode a te Fango!
Vestiti di noi, coperti di terra corriamo:
Lode a te Fango!
Freddo intorno, caldo io, calda tu, freddo sotto:
Lode a te Fango!
Nessun tempo, nessun spazio: Morte sei tu?
Lode a te Fango!
Accarezza il ridere, mangia il silenzio,
sputa la gioia, vomitala, ricoprimi:
Lode a te Fango!
Volare ed essere: nel fango, nel sogno:
Lode, lode, Lode!

Finita l’aria, finito l’urlo, apro gli occhi
E guardo il fango.

Vivo
Ti ho visto ridere
Ti ho visto piangere
Gustata la felicità
E divorato il dolore

Nei pugni contratti
Ecco la luce
Dietro le nubi nere

Vivo
Ora basta
Ora per sempre

Due
Due dentro di me
La lacrima riscalda
Il viso:
Dopo la guancia
Due labbra felici.
L’uno la malinconia
L’altro l’euforia;

Chi pensa odia
La pienezza del vuoto.

L’odore di pioggia
Le mani sulla bocca accartocciate
Sotto le pieghe forti degli occhi
Un urlo
Urlato al nero nel nero

Si alza forte l’odore di pioggia

Yet
Lui crivellato e massacrato
Di un dolore pazzo
Di un’isteria vitale
In un incubo atroce e dolce
Yet
Life gets on
Somewhere else
La sua guancia arrossisce
Veloci i suoi occhi si chiedono
Se guardarlo
Se baciarlo
Se morderlo
Se ingoiarlo.
Tutto è immondo
Yet
Love wins

Mio
Conoscere?
Cosa guardi cieco barbaro?
Lui non si lascia conoscere
Lui è sullo scoglio dell’onda
La schiuma;
Della guerra il sudicio
Orrore.
Come teco spiarlo se io non vedo?
Limiti
Compromessi
Realtà:
No, no, no:
il suo volo ed il mio strisciare.

Vita
Tutto infinitesimo di niente.

Nell’arte
E’ nell’arte che la vita
Diventa ciò che sogniamo,
Ciò che non è.

Vedo
Vedo un fiasco di birra e
Un corpo libero,
vedo la musica e
sento i colori di
un’età che brucia
Vedo una pancia nuda
che serpeggia e
vedo tanti occhi,
non so se ridono, non
so se piangono
so che vivono,
so che vogliono vivere,
so che vogliono vedere,
so che vogliono sentirsi vivi e
so che vogliono sentirsi vivere.
Poi vedo te, così grosso e
Così piccola quella borsetta

Voglio urlare la mia vista,
voglio sentire cosa vedo.

Il lombrico
Leggiadra spuma che scuoti
Il mio io, non sai tu
Che scarso deve lui
Sopportare le gravi membra
Siccome molli alghe di mar
Sulla scialba battuta?
Con impeto vuol nel lieve
Del baleno senza realtà,
Perdutamente muore
Nell’impossibilità sua.
Quanto t’ho amato mio io,
Che castigo per te che
Magro mortale stramazzi
Nel sempre senza domani,
Nel passato senza oggi.

Bimbo, che lo storto lombrico
Da capo a coda tirando strappi:
Così io muoio.

Foglia nella nebbia d’autunno
La vita del tuo cadere
È morte dolcissima.

Otto infinito
Ti ho visto: passavi veloce.
Quel volto: pioggia e lagrime
Facevano l’amore.
Malefico di che ti parlava
Quel telefono?

Quell’otto di bocca,
quell’infinito di dolore,
ha fatto male anche a me.

Filo d’erba
A te, profumo di fetida domenica.
Tu fremi, sfreghi, preghi.
Ti schiaccio ma volo:
Pazzia nel vento,
Mia vita, tua, mia:
Pazzo, sei pazzo!

In silente baccano
Eternità d’attimo.

Lampo
Nel caos del divenire
Attimo di luce:
mi guardo dentro.

Meglio non sapere
Che sapere e poi non più.

Ricordati di santificare le feste
Ricordati di santificare le feste,
giubilo per Natale e per la Domenica,
Ricordati di non star male se sei solo,
In occasione di festa festeggia.
È così e dimentica che soffri e sei solo.
È giusto e devi ringraziare.

Ricorda a quei pensieri di vestirsi di gioia,
tutto intorno è notte, ma se è domenica,
dirai che è luce, dirai che è giusto.
In fondo sei tu che sbagli, sei tu che ti perdi.
Insulso e vergognoso vivere come vivi.

Dunque non mi commuovo: è problema tuo.
Hai ciò che vuoi, sei ciò che si invidia.
Non mi commuovo, anzi mi arrabbio:
Nel mio volere ho dimenticato lo scorrere
Della tua inevitabilità, ma non importa.

Distruggiti amico caro, hai sbagliato
Ed è giusto. Immagina e sogna, vergognati un po’.
Eri uomo, bello perché uomo, e non l’hai fatto.
Non hai santificato le feste.
Vergognati, io pregherò per te.

Nausea
Pensieri che tornano e ritornano,
in faccia mani per grida smorzare:
bacian tepore, umido e polmoni
di lagrime, saliva e soffioni.
E quell’urlo che impazza, digrigna,
acre esplode tra di dita nodi.

Lo so: implodere! Smarrirti! Dormire!
Per non far rumore, per non spaventarti.

Coito
Voglio entrare dentro te
Esser te ricordando me
Odore mio naso tuo: sento!
Corpo mio occhi tuoi: vedo!
Idea mia voce tua: urlo!
Voglio fusione.

Posso godere e morire.
Carne mia carne tua:
Premo! Stringi! Schiaccia!
E piangiamo, amor mio,
piangiamo.

Vuoi mischiarti, puoi toccarmi.


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