Violetta Ecco la fredda morte. Celesti, lucidi Cosa vedono gli occhi tuoi Vecchina? Un giovanotto corre. Le sue mani, la tua barella. Cosa vedono gli occhi tuoi Vecchina? Notte d’estate Come è bello quel giovanotto. Le sue mani nel tuo biondo La violetta nel tuo biondo. Una lacrima Ti amoNiente Non c’è Rido scherzo vivacchio Ho paura che mi senta: Rido più forte Eccolo. L’occhio spento e il vuoto dolente Neppure Lagrima viene meco Il pensiero tribola Il niente vince Attimo E’ un lento attimo: teco spieghi la dimanda che sollievo non trova. Il chinarsi del capo: che pena! Lo spegnersi delle luci… Che morte. La carne silente s’unisce Al lamento dell’anima tua. Il bastardo pensiero fugge Vorrei sapere chi ha detto Forte Vorrei sapere chi ha detto Ingegno E tu soffri la sofferenza Del forte e dell’ingegno Il profumo Sono solo È tutta una lite Un chiasso intorno; Amo il buio con la luce che trema e vaga con me; Il sottile dolore Abbracciato Al sottile piacere. Vivo con me per me Intorno a me. Sento il profumo di me Ma Manca il profumo di lei, Di lui, Del mondo.La poesia Materno un soffio mi toccò: Gli chiesi dell’eterno e della vita. Nel suo tacere Mi parlò di ciò che è; Nel suo urlare Tacque ciò che non è, La mia voglia, il mio cuore, La poesia.A Gabriele, morto a 23 anni sulla strada. Gabriele So che pensavi a domani: sarebbe stata una bella giornata. So che la vita pensava per te ed un muro in quei pensieri ed uno schianto in quei pensieri. Uno, due,.. Gabri non andartene ti amo! Cosa fissi con gli occhi a metà? Tre, quattro,… Così fermi e saggi Un po’ stanchi però. Cinque, sei,… Fra il rosso della tempia Dove guardi Gabriele? Sette, otto,… Guardi lei e la sua carezza? Lei che urla e ti chiama? Nove, dieci…Non batte. I tuoi occhi vogliono vedere quel che non sarà, il tuo sogno che non fiorirà, le paure che non combatterai, bella o brutta, Gabri, la vita che non vivrai.Tramonto Nastro sul mar Passerella per l’infinitoPlenilunio sul mare di notte Cicatrice di luce nell’inchiostro salatoFoschia Lingue violacee all’orizzonte Mollemente si compenetrano E convivono Come io meco non fo.Punteruolo Su questa verde lingua, Come un esile punteruolo Che si protende Nel nero dell’oceano, Ho guardato al mondo con occhi diversiOggi e domani. Con la testa buttata Sull’arida cartaccia, In sì solito attimo Vado a te, vita mia. Grandiosa la tua rabbia, Soliti i penosi dubbi In me a me. Scusami vita mia, Non son io che vivo: Ma tu per me. Siam stanchi di correre Io e te, vita mia: In scemo sciupio D’aurea giovinezza, Ti cerco migliore Domani. Speranza nel sudore, dolore nella rinuncia. E se tu finissi, Ora, vita mia?Luna Quello che non sono Si vede nella cresta degli scogli Illuminata dalla luna. Ciononostante in te, O luna, Trovo il bianco che mi manca. Una striscia dei Wright Nel nero del cielo, Un ricciolo di schiuma Nel nero di Nettuno. In te, o Diva, Trovo il pieno che mi manca. Su uno scontrino ho trovato la vita.Profumo di vita Piedi nel fango Guardando la luna, così piena. Cresce o si svuota? Non so e mi dispero.Un pianto Nasce in fondo, non so dove Ed è caldo; Incomincia ad uscire Siccome tiepida dolce Lagrima. Chiudo gli occhi: Ci vuole buio per Fare l’amore col dolore. Sospiro, singhiozzo ed Ecco alfine l’orgasmo, Vita, io, Morte: Urlo!Inno alla vita Siccome testé usciti dalla calda Madre Nel primo inspirando s’agguanta la Vita, così fino a tremare d’aria mi gonfio: e urlo. Tutto è pieno del grido: tutto è silenzio. Al del silenzio ritmo nel fango balliamo: Lode a te Fango! Vestiti di noi, coperti di terra corriamo: Lode a te Fango! Freddo intorno, caldo io, calda tu, freddo sotto: Lode a te Fango! Nessun tempo, nessun spazio: Morte sei tu? Lode a te Fango! Accarezza il ridere, mangia il silenzio, sputa la gioia, vomitala, ricoprimi: Lode a te Fango! Volare ed essere: nel fango, nel sogno: Lode, lode, Lode! Finita l’aria, finito l’urlo, apro gli occhi E guardo il fango. | Vivo Ti ho visto ridere Ti ho visto piangere Gustata la felicità E divorato il dolore Nei pugni contratti Ecco la luce Dietro le nubi nere Vivo Ora basta Ora per sempreDue Due dentro di me La lacrima riscalda Il viso: Dopo la guancia Due labbra felici. L’uno la malinconia L’altro l’euforia; Chi pensa odia La pienezza del vuoto. L’odore di pioggia Le mani sulla bocca accartocciate Sotto le pieghe forti degli occhi Un urlo Urlato al nero nel nero Si alza forte l’odore di pioggia Yet Lui crivellato e massacrato Di un dolore pazzo Di un’isteria vitale In un incubo atroce e dolce Yet Life gets on Somewhere else La sua guancia arrossisce Veloci i suoi occhi si chiedono Se guardarlo Se baciarlo Se morderlo Se ingoiarlo. Tutto è immondo Yet Love winsMio Conoscere? Cosa guardi cieco barbaro? Lui non si lascia conoscere Lui è sullo scoglio dell’onda La schiuma; Della guerra il sudicio Orrore. Come teco spiarlo se io non vedo? Limiti Compromessi Realtà: No, no, no: il suo volo ed il mio strisciare.Vita Tutto infinitesimo di niente.Nell’arte E’ nell’arte che la vita Diventa ciò che sogniamo, Ciò che non è.Vedo Vedo un fiasco di birra e Un corpo libero, vedo la musica e sento i colori di un’età che brucia Vedo una pancia nuda che serpeggia e vedo tanti occhi, non so se ridono, non so se piangono so che vivono, so che vogliono vivere, so che vogliono vedere, so che vogliono sentirsi vivi e so che vogliono sentirsi vivere. Poi vedo te, così grosso e Così piccola quella borsetta Voglio urlare la mia vista, voglio sentire cosa vedo.Il lombrico Leggiadra spuma che scuoti Il mio io, non sai tu Che scarso deve lui Sopportare le gravi membra Siccome molli alghe di mar Sulla scialba battuta? Con impeto vuol nel lieve Del baleno senza realtà, Perdutamente muore Nell’impossibilità sua. Quanto t’ho amato mio io, Che castigo per te che Magro mortale stramazzi Nel sempre senza domani, Nel passato senza oggi. Bimbo, che lo storto lombrico Da capo a coda tirando strappi: Così io muoio.Foglia nella nebbia d’autunno La vita del tuo cadere È morte dolcissima.Otto infinito Ti ho visto: passavi veloce. Quel volto: pioggia e lagrime Facevano l’amore. Malefico di che ti parlava Quel telefono? Quell’otto di bocca, quell’infinito di dolore, ha fatto male anche a me.Filo d’erba A te, profumo di fetida domenica. Tu fremi, sfreghi, preghi. Ti schiaccio ma volo: Pazzia nel vento, Mia vita, tua, mia: Pazzo, sei pazzo! In silente baccano Eternità d’attimo.Lampo Nel caos del divenire Attimo di luce: mi guardo dentro. Meglio non sapere Che sapere e poi non più.Ricordati di santificare le feste Ricordati di santificare le feste, giubilo per Natale e per la Domenica, Ricordati di non star male se sei solo, In occasione di festa festeggia. È così e dimentica che soffri e sei solo. È giusto e devi ringraziare. Ricorda a quei pensieri di vestirsi di gioia, tutto intorno è notte, ma se è domenica, dirai che è luce, dirai che è giusto. In fondo sei tu che sbagli, sei tu che ti perdi. Insulso e vergognoso vivere come vivi. Dunque non mi commuovo: è problema tuo. Hai ciò che vuoi, sei ciò che si invidia. Non mi commuovo, anzi mi arrabbio: Nel mio volere ho dimenticato lo scorrere Della tua inevitabilità, ma non importa. Distruggiti amico caro, hai sbagliato Ed è giusto. Immagina e sogna, vergognati un po’. Eri uomo, bello perché uomo, e non l’hai fatto. Non hai santificato le feste. Vergognati, io pregherò per te. Nausea Pensieri che tornano e ritornano, in faccia mani per grida smorzare: bacian tepore, umido e polmoni di lagrime, saliva e soffioni. E quell’urlo che impazza, digrigna, acre esplode tra di dita nodi. Lo so: implodere! Smarrirti! Dormire! Per non far rumore, per non spaventarti.Coito Voglio entrare dentro te Esser te ricordando me Odore mio naso tuo: sento! Corpo mio occhi tuoi: vedo! Idea mia voce tua: urlo! Voglio fusione. Posso godere e morire. Carne mia carne tua: Premo! Stringi! Schiaccia! E piangiamo, amor mio, piangiamo. Vuoi mischiarti, puoi toccarmi. |