Racconti di Lina Urso
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| Pensieri di una donna del Sud che vuole restare al Sud Un giorno, quando partecipavo alle lezioni di catechismo, il catechista ci spiegava che ogni ragazzo, nel periodo dell'adolescenza, prendeva a modello alcuni riferimenti, che poi diventavano quasi dei propri idoli: questi poteva essere un cantante, un calciatore, un attore famoso. Le ragazze, invece, avevano come riferimento delle modelle o delle attrici famose. Per la maggior parte dei restanti adolescenti, infine, i modelli erano dei normali conoscenti come mamma o papà, zii o nonni. Io subito pensai che forse il mio idolo fosse mia madre: così forte ma nello stesso tempo debole, perché pur sempre donna e, poi, mi sentivo molto somigliante a lei nel carattere. Ma poi un giorno avvenne qualcosa che mise in discussione questi modelli ed entrai in crisi e provai anche tanta rabbia ed un odio profondo per il parroco del mio paese che ci spiegava certe cose. Così buono e vicino a Dio, così intraprendente e colto, aveva messo incinta una donna e, nonostante le pressioni del vescovo delle nostra diocesi di quel tempo, che cercava di convincerlo a rinnegare il figlio, lui non rinnegò la sua azione ma rinunciò al suo ruolo e se ne andò in giro per le vie del mondo. All'inizio, come dicevo, lo odiai, ma oggi, dopo tanti anni, lo ammiro, perché ho capito che per la coerenza ed il coraggio dimostrato era lui il mio modello di riferimento, il mio idolo. Si è sposato e ha due figli e, pur potendo esercitare la sua professione di giudice di pace, si è adattato a fare il portiere. Nei primi tempi tutti lo scansavano, ma ora ho capito che aveva avuto una grande forza nel cuore per affrontare tutti quei disagi e quelle umiliazioni. Ritornando alle mie convinzioni personali, in quello stesso periodo mi ero convinta di un comportamento da assumere per la mia vita futura: diventare io un esempio. "Dai l'esempio - pensai - poi qualcun altro ti seguirà". Ecco io ho fatto proprio questo, ho deciso di essere di esempio ed ho deciso di non andare via dal mio paese e di restare per cercare di far cambiare in meglio le cose. Ho voluto raccontarvi queste cose per farvi comprendere che la società dove io vivo costringe tanti giovani a scappare, ma più aumenteranno le condizioni di disagio che feriranno il mio orgoglio più in me cresce e crescerà il desiderio di rimanere e lottare. Mia madre afferma che nulla cambierà perché molti ci hanno provato a restare, ma poi sono stati costretti ad andare via. Questo è vero, ma io sono fortunata. Ho due risorse in me che gli altri non hanno: la poesia, che é il mio rifugio, ed internet, che mi consente di diffondere i miei pensieri ed lanciare le mie urla di speranza nella rete. E sono sicura che qualcuno prima o poi li ascolterà.
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