Poesie di Paola Turbian


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche

 

Sangue amaro
Succhia succhia quel sangue amaro
che mi scorre nelle vene.
Piccolo parassita del mio cuore.
Tu invece il mio sangue sporco
t'è così amaro quanto raro
tu hai praticato l'eutanasia al mio corpo.
Sporco parassita
m'hai prelevato la vita.
M'hai lasciato in un letto di sangue vuoto
dell'eco d'urla mai pronunciate
a dormire sola tra il fetore del tuo ricordo
che mi spacca nel cuore come un morbo sordo.
E il tuo senso di colpa ti azzanna il collo
t'è appiccicato addosso come un francobollo
così grosso e soffocante
che ignori anche il mio pianto strillante.
E sputo catarro dalla gola
e pus sgorga da un orecchia sola
mentre tu indifferente
tiri a sorte la tua sporca sentenza
che hai la decenza di dirmi con suprema cadenza.
Percepisco la aorta incendiarsi
e il mio cuore brulica d'un fuoco
il mio pensiero continua a indiavolarsi
in questo silenzio vuoto
d' un aborto di storia d'amore
che continua a inquinarmi il respiro
e mi strappa milza fegato e cuore
dolorosamente muoio mentre il cuculo canta le ore.

Una zingara
Non son altro che una zingara
dal cuore sveglio e assopito.
Non son altro che una zingara
che legge la tua mano
e predice il tuo futuro.
Non son altro che una zingara
con piatti di peltro e catene di zinco
il mio collo ne è pieno il corpo mi tingo.
Non son altro che una zingara
ti posso gettare il malocchio
o farti conoscere Dio
ma tieni il capo chino
o ti mando dove voglio io.
Non son altro che una zingara
una volta mi chiamavano gitana
rincorrevo il sole a piedi scalzi
e amavo la luce come i pazzi.
Ma alla piccola gitana
hanno detto: - Ti torco il collo
se solo m'ami.
Così ella in una bara giace
dove in morte può far ciò che a lei piace.
Dopotutto non chiedere a me
sono solo una povera zingara
che ha perso il suo re.

Lacrime
I miei sentimenti opachi
sfumano come luna tetra
dietro le nubi.
Una sottile voglia di morbidezza
avvolge ora il mio cuore.
Si fa silenzio nella valle
anelo le lacrime
sento lontano
il loro rumore.
Come ruscello di montagna
sgorga dalla roccia
crepitante
così il mio cuore si prepara
ad un giorno nuovo,
rosso vermiglio acceso.
Ma sospiro,
e sterile il mio volto
non ospita
la fine di un dolore.
La mia lacrima triste
dorme ancora.......

Le nostre parole
Dove volano le nostre parole?
Si perdono nei fili del telefono,
s'accumulano
come terra friabile al sole
scavata da un onesto contadino.
Dove si perdono le nostre parole?
Scoppiano come botti, come luci,
e poi scendono dal cielo
si spengono, svaniscono.
Dove sono le nostre parole?
Nell'aria nel mare?
Oppure cadono come neve
dentro al cuore
proteggono la terra nostra
per la futura estate
quando nei campi nascerà il grano.

Il tuo sorriso
Quando sorridi
vorrei fermo il tempo.
Vorrei che la giostra quotidiana
arrestasse i suoi lesti giullari
il suo stridulo assiduo tram tram
fatto di scadenze e doveri.
Vorrei surgelare il tuo sorriso
e conservarlo in un posto caldo.
Il tuo sorriso è per me pace.
Scaccia ombre oscure dal mio cuore
e lentamente sale in me il sole.
Vorrei rubare avidamente il tuo sorriso
gelosamente dire: "E' solo per me"
Ma tutto ciò che faccio dopo un sospiro
è regalarti il mio.
Sale così nell'aria
una leggera nebbiolina di pace,
il mio cuore leggero intuisce il mistero.

Una logica assurda.
Natale è alle porte.
Che sarà mai Natale?
Dammi, prendi, impacchetta.
Fammi presto una ricetta.
Spiegami perchè
da due siamo uno.
E da soli
vogliamo il due.
Spiegami perchè
quest' inquietudine
mi prende
nella notte e nel giorno.
Su dai cielo di Natale
che fiocchi sempre sorprese.
E risposte mai non hai
per chi contempla le arrese.
Nasciamo soli
poi ci cibiamo
dagli altri per non morire.
Tutto è uno.
Ma uno non è niente.
Assurda logica senza pretese.
Domani andrò dal mio bel farmacista.......
Temo di guardarlo negli occhi
e di capire un'altra volta
che il destino mi ha chiuso l'ennesima porta.

Il solo mistero
In principio il paradiso in terra,
Adamo ed Eva nudi,
una mela rossa
l'errore umano.
Adamo ed Eva
tremanti al freddo
di pura vergogna.
S'avvicinano per cercare caldo
e il caldo nell'errore
non lo trovano.
Ormai il paradiso è lontano.
Si vestono, si mascherano,
difendono insieme.
Adamo ed Eva
davanti ad una cena
cercano soluzioni.
Ma per quanto viaggiano
non arrivano alla meta.
Adamo ed Eva si guardano
nei loro occhi blu
trovano
il mistero.
Mistero di mela rossa
vivida e palpitante.
Mistero al di là di un tuffo
prima del tramonto
in un mare d'ottimismo infinito
ignoto e a tratti sconosciuto.
Adamo ed Eva al tramonto
solo gabbiani nel cielo
i loro corpi uniti
nell'apoteosi del mistero.
Come due parti di mela rossa
che diventa una.
E colgono dall'albero il loro segreto
sono tornati nell'eden.

Ho fame
Ho fame di ricordi
che s'attanagliano stretti,
cos'era quel lampo
che nel petto mio pulsò?
E scatena veloce veloce
un' atavica fame di vita...
E brilla, brilla il mio cuore
di sale e sole
quant'è acerba questa vita,
che mi sbatte, mi schiaccia
mi lega e mi slega,
quanta voglia ho di mangiare sale,
tuffarmi dentro
e non importa se poi brucia e fa male.
E voglio tuffarmi nel mare
e sentire la tua mano
che sale....sale.....
E tutto trema sotto sopra il cielo
quant'è acerba la mia vita...
e cerco cerco una dolcezza infinita.


Home page  Lettura   Poeti del sito   Racconti   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche