Gli occhi
Rinchiusi negli iridi
fra battiti di palpebre
le ciglie nere sottili
riflettere l'immagine
l'essere rovescio cade
fra d'istanti pensieri nitidi
gl'occhi di lei sguardo soave
dentro d'essi cosa dire?
La porta che mai s'apre
in fondo alle nere pupille
ogni parola giusto che tacque
perché i segreti rivelare
se da loro sì gl'occhi
in fondo l'animo traspare
lungo specchi di sentimenti.
E con essi fin dove osare
stanze proibite dei templi
furtivamente sì violare
altri panorami ultraterreni
fra i suoi confini scrutare
contorni sfuocati illusori
si crede invano d' esistere
allora le cornee bruciare
sacrilegio dei raggi di sole
illuminando figure false
di tenebre vuote avvolte
fede in tutto ciò si vide
nell'amore la tristezza di lei
i suoi occhi quale verità bere
accecati ora per sempre
luce fra i bui deserti
sentire infiniti occhi
intorno a sé credenti
s'aprono e si chiudono
ed ancor si riaprono
scorgendo ovunque cieli
del senso l'esser invano
negli iridi come specchi
d'inganno ormai svelato.
Deluxe
Dei vuoti dispiaceri,
dietro scuse gentili,
il cuore imbronciato
con esseri innocenti,
colpevoli di cosa,
se son indifferenti
alle nuvole care,
alte sopra di essi.
Vederle poi passare,
con sfumature rosè,
d'un velo porpora,
sperando di afferrarle,
fantastiche corse
nel solar calare.
Cuscinetti soffici
sfuggono dalle mani,
aggrappati distanti,
da realtà asfissianti.
E si cadde nel baratro
di risvegli sprezzanti,
le vedi sempre nuove,
nelle composizioni,
nelle candide forme,
in ciascuno dei giorni.
Delusi voi certo sì,
dall'apparenze dell'aria,
delusi sono i vostri sogni,
su tappeti di verdi baci
inseguendo leggere nuvole,
mosse da venti amati.
In assenza di questo mondo
Gatto, che dormi così beato
non sai mai tu d'esistere?
Quello che ti è capitato,
ricordi, quando sei nato?
Se domani saprai di vedere
la tua padrona riposare,
tanto cara e sorridente,
tenere fantasie sognare
con quel suo corpo inerte...
Ma in assenza di questo mondo
ora proprio a che serve?
Farfalla
Continuava pure a credere,
bramosa di corolle bionde,
giardini ridotti in cenere
svolazzando fra tante noie.
Dipinte e poi offerte all'aria,
battiti di variopinte tele,
libere nella gioia candida,
come delle vite leggere.
Nostalgia di fecondi messi,
delle colorate distese,
sbocciavano fiori vergini,
i loro petali solo per te.
Ingorda ti posavi e pensi?
solamente steli bruciati,
immobili e pur così esili
su terreni avvelenati
Non ci fu altro che rimase
misero inutile parassita
mai più giornate dorate
certo vattene pure via
Soffocati d'arie violastre,
ti sei appassita fantasia
come una fenice rinasce
s'infantili prati larva mia.
Fiori
Lo stupore di fronte,
un mazzo di fiori
appena sbocciati,
sprigionando colori
di rugiada bagnati,
senti profumi orientali,
e rigogliosi crescono
intorno al tuo corpo
florido dell'amore
selvaggio avvolgono
le foglie la tua pelle
morbida che sfiorai
lungo distese ribelli
di omaggi floreali
stretti come edere
appassendo insieme
e felice tu li accettai.
Prisma
Vorrei esser nell'aria
frizzante libera e tersa
come mai immaginare,
vedere così rifiorendo
senza poi avere mete
i colori dell'arcobaleno
dove voglio riflettendo
e su giù quando andando
bevendo poi dal grembo
la delicata pura rugiada
preziosi si è senza senno,
sbattuti dalla propria anima
sbarazzino è il mio canto
non gli si dia importanza
viaggiando sull'oceano
immersi dalle ispirazioni
arcana in silenzio canta
poesie d'anonimi folli,
realizzare questo almeno
in tal gassoso stato
in ogni angolo dell'universo
ovunque si dispiegando
l'ego se ne vada disperso,
questo sia l'ennesimo passo
ricordo eterno del pensiero
specchio di prisma fatato.
Disegnami
Disegnami un cavallo,
imbizzarrito verso oriente,
galoppare invano,
quali ultime promesse.
Disegnami un diavolo,
piangere così per niente,
voleva solo un bacio,
da un angelo impertinente.
Disegnami allora quest'angelo,
tanto cattivo e crudele,
volare oltre il peccato,
ed in terra divenire una vergine.
Disegnami il manto stellato,
i buchi neri, le galassie fredde,
vita fu ciò che è stato,
ora l'oscurita perenne.
Disegnami la luce dolce
cullati dall'ingenua speranza,
alzare il viso al sole,
acciecati dai suoi raggi.
Disegnami le passioni morbose,
un corpo da amare,
sulle note di cantilene giocose,
le ultime virtù lasciare.
Disegnami un brindisi sereno,
i calici in alto toccarsi,
per l'amicizia gustoso pegno,
in un attimo svuotarsi.
Disegnami ti prego l'infinito,
la bianca tela a cui credo,
dove finisce ogni destino,
dove nessun pennello ha segreto. |