Poesie di Tazuma


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L’ultima preghiera
Dio,
perché proteggi ancora
chi di noi
vuol far scempio.
Perché sostieni
Questo tuo atteggiamento.
Ma non vedi
che qui giù
si giunge al compimento
di un’inutile tormento?
Non vedi
che di te
non prendon buon esempio?
Tu che tanto
hai ben parlato
non sai far rispettar
quel che hai dettato!
Che fai!
Continui a crogiolarti
nei tuoi vecchi allori?
E allora!
Datti da fare
Che qui giù
non c’è più niente da fare
tranne quello di sperare
in un tuo intervento.

Lei
Si estende nell’immenso del suo amore
nel quale crea
innumerevoli delizie.
Nell’imo dei suoi occhi
Non c’è nulla di incerto.
Anzi
ella conosce tutto
del mio cuore.
Nei suoi capelli
fantastiliardiche sfumature
si mescolano con le dolci perimetria
del bel volto
mentre interminabili fantasie
di colori
adornano il suo dolce sorriso.
Brillo del suo amore
la certezza s’infonde
nel mio spirito.
Guardate
è lei la mia donna.

L’eterno equilibrio.
Torna l’ape
ad impollinar i fiori
che l’inverno pria
ha nascosto.
L’odor dei fiori
m’investe immerso nel verde prato
di rugiada tinto.
Odo gli animali tutti
ritornare alla vita
dopo il lungo sonno
che Morfeo gli ha donato.
L’immediato sole
dona i suoi raggi
alla vita
che riconoscente s’impone.
Certo di appartenere
a questa vita
mi confondo con l’insieme
di un mosaico in movimento
che il suo equilibrio
non assoggetta
al fato.

Giorno di festa.
S’affaccia la luna
a rimirar qua e là.
S’imbianca della luce sua
il caseggiato
mentre l’addormentato lago
l’onde argentate
sparge.
Chiassar ancor vuole
nelle ore piccole
la gente ch’assonnata
festeggia.
Semplice sta il vino riverso
che di macchia sua
vanta il color dei mesali.
Rosse son le gote
della gente
che da qui al domani
risvegliarsi ancor vorrà.
Dall’alto ancor domina
la luce della luna
che s’appresta a sparir
al cenno del primo sole.
Domina il silenzio
che i bagordi ha soppiantato.
Il domani è già vicino
ma la gente non s’addorme
sa in cuor suo
che il di di festa
a finir ormai s’appresta.

Solo Lei.
Dolce anima eletta
custode del mio cuore.
Il tempo tiranno
batteva imperterrito
i momenti dell’attesa.
Dalle tue parole
la tua bellezza s’evince.
Sei rinchiusa in
questo piccolo
universo.
Ma sei più grande
della mia mente.
Parlerò con Dio
Di te.
E mi offrirò
al posto tuo
affinché tu possa
rimanere sulla
terra
a far sognare
chi come me
non sogna più.

Una Madre.
Dieci, cento, mille
son le asperità
ma di certo
paura lei non ha.
Che siano cinque
otto o dieci
le bocche da sfamare
certamente saprà
come fare.
E’ sicuro che ci ama
guarda come
si trascura.
Indelebile sarà il ricordo
di mia madre indaffarata
mentre strilla
e si dispera
con noi otto fino a sera.
E’ la storia
di una madre
ch’ancor oggi
non si sottrae.
Se pur lontano
la sua presenza
sento ancora
e l’indimenticabile
sorriso suo
mi accompagnerà
per sempre.

Accanto a lui.
Stanco è il volto
dell’immortale uomo
trascinato dal tempo
verso l’irraggiungibile pace.
Vagabondo è lo sguardo
alla ricerca di un bene donato.
Così non voglia
l’impassibil destino
veda finir la sua speranza.
Negli occhi suoi
ancor si legge la vita
e le sue mani
ancor scrivono pensieri.
Porger potrò la mano
verso l’uomo savio
che d’orgoglio ha vissuto.
Accanto a lui
saprò stare ancora
ed imparare
la di lui saggezza.

Una parte di me.
Non mi par vero
ma l’amor per i figli
esiste.
Me ne accorgo nel momento
quando d’intorno il suo chiassar
più non sento.
Lascia stare, non toccare,
vieni qui, non strillare,
sono mille le lezioni
da insegnare.
Eppur mi pare ch’anch'io
l’ho dovute imparare.
Il padre lo sai
è un mestiere difficile assai
e se sopravviver vorrai
allearti con i tuo pargolo
dovrai.
Ma comunque sia
è una dolce melodia
la sua voce che mi sussurra:
Papà sei la vita mia.

Gioventù.
Mi cerco e non mi trovo,
o meglio,
mi trovo ma mi perdo,
son questi i dilemmi
del momento.
Son certo di sapere
ma ignoro ciò che so.
Non so………..
Proprio non so………
Vorrei sapere ciò che ho.
Vorrei proprio imbastire
in questo mi incerto dire
un discorso fraudolento
che mi tolga questo tormento.
Ma non so……….
Proprio non so……..
Nel mio estroso cervello
c’è proprio un bel bordello…..
Ho capito cosa fare
per trovare il giusto andare.
Aspettare che il tempo
mi porti alla giusta
maturità.

Sindrome di Down.
Non riesco ad immaginare
quanto tu possa soffrire
m’imbarazza starti accanto
e non sarei sincero
dirti che non è vero.
Ricorda
che il tuo mondo
non è dissimile dal mio
tu odiosoamato amico
del tuo cuore rabberciato
il custode io sarei
se non fossi così ostinato
ad aprirti alla tua vita
che di certo tu amerai.
Tu amico mio
che vivi in questo mondo
di per sé già anormale
come un rupicolo vegetale
reagisci alla paura
sconfiggi l’indifferenza
rimargina la frattura
con il tuo futuro.
Amico reagisci ancora
e dimostra a tutti
che la tua malattia
è un limite del tuo corpo
non del tuo spirito.

Il mare.
Socchiudi gli occhi
espandi le tue sensazioni
l’odore della salsedine
t’avvolge.
Il lento rumoreggiar
de l’onde
s’infonde nell’anima
mentre il leggero maestrale
trasporta i messaggi del mare
che giungono chiari
alle spiagge orfane di gente.
Null’altro
il marino paesaggio
mostrarti vuole.
Ma di tutti gli abitanti
di questo mondo
nessuno
può di certo rinnegare
la totale appartenenza
a questo mare.
E t’accorgi
nonostante tutto questo
che del mare
ne è rimasto
solo un sesto.

Natura.
Padrona dell’universo
ispiratrice
di questo mio verso
dona ancora all’uomo
la possibilità di riparare
ai suoi errori.
La tua fiducia
spero possa essere
ripagata.
Noi che non conosciamo
la saggezza
che non vinciamo
la pazzia
che non sappiamo
tu chi sia
ci ritroviamo spesso
a cercare
il tuo perdono.
L’equilibrio tuo
non cede
anche se l’uomo
non lo vede
speriamo di essere
sempre contemplati
in esso
perché sulla terra
sbagliare ancora
non ci sarà
più permesso.

Sogno di un pazzo.
No guardarmi con quell’aria
pensi forse non capisca
il disprezzo che mi circonda?
Io son vivo ed intelligente
più di quanto ti venga
in mente.
Io vorrei tanto parlare
in modo semplice e normale.
Io vorrei tanto capire
anche se nulla
hai da dire.
Vedi
io vivo ogni giorno
rincorrendo questo sogno
che svanisce ogni volta
quando tu chiudi la porta.
Quella porta del tuo cuore
che non s’apre alle volte
perché vuoi solo capire
solo quello che è normale.
E’ per questo
che io spero
che un giorno potrò parlare
solo per farti capire
quanto io sia normale
e non per rinfacciarti
che la tua indifferenza
m’abbia solo dimostrato
quanto tu sia malato
più di quanto io lo sia
di una semplice pazzia.

Pregiudizi.
Probabilmente non sai
che i limiti tuoi
te li fan
i pregiudizi.
Probabilmente non sai
che i pregiudizi
li abbiam creati noi.
Rifletti
certamente non ami
tutto ciò che
ti circonda
non ami
tutto il tuo prossimo
dia qualsivoglia colore
tu voglia.
Perché sei cieco
più di quanto
possa esserlo
uno vero.
Accecato dai pregiudizi.
Abbattili
con tutte le tue forze
distruggili
affinché tu possa
rivivere.

Presa di coscienza.
Sembra che alle volte
il mondo ce l’abbia
con me.
M’irrito a tal punto
che farei sfaceli.
Sono convinto
che non m’invento ciò
perché tanto
io lo so
che tu pensi
che è una pazzia
credere
a chiunque tu sia.
Ma i miei occhi
vedono anche quello
che tu nascondi,
quello che tu pensi.
Non ti accorgi
di non essere
ma solo di stare.
Non ti accorgi
che non sai più
cosa fare.
Io almeno
sono convinto
di essere pazzo.
Ma tu sai chi sei?

Desiderio di vita.
Il tramonto dei miei giorni
è ancor lontano
ma non mi basta il tempo
per far ciò che io sento.
Fare questo
fare quello
è un bel dilemma
sceglier quale.
Vorrei avere della vita
un contratto
a lunga scadenza
per ovviare
alla sua triste sentenza.
Esser certi di riavere
un nuovo giorno
da vedere.
Esser certi di riavere
un nuovo anno
da creare
per dimenticare
il tramonto dei miei giorni
e non andar a capo chino
verso il mio futuro
destino.

Pensiero d’autunno.
Lento è il vento
che le folate sue infrange
sull’albero d’innanzi all’aia
posto.
Secco è il suono del tuono
che lontano la sua luce ha.
Dolce odore d’un aria
che la terra bagnata
impregna.
L’imo mio pensiero
diffondersi vuole
tra le gioie della natura
che manifestano
la speranza di vita.
D’innanzi la di loro beltà
m’inchino sopraffatto dall’immenso.

Dormi.
Tra le mie braccia
t’avvolgo
e lo sguardo tuo
assopito
mi empie di gioia.
Cosa può far
un siffatto ometto!
Lenir tu puoi
i dolori della vita mia.
Orgoglioso son
di queste fragili membra
che ogni dì
m’accompagnano nel cammin
delle ore
che con lui se ne van via
spedite.
Leggera la mano mia
carezza
il capo tuo
e tu
mi stringi
e con gli occhi socchiusi
mi sorridi.
L’amor che io
ti dono
sappilo serbar
con reliquia accortezza
perché ai figli tuoi
tu ne possa offrir
con la stessa dolcezza.
Di gioia
gli occhi miei
brillano
e nell’animo mio
avverto il calor
della tua vita.
Dormi
figlio mio
che domani
se Dio l’ho vuole
sarà il giorno
della pace
e dell’amore.

L’amore
Oltre la coscienza
dove l’anima
s’incontra con
Dio.
Oltre il surreale
dove l’immaginario
diviene realtà.
Le mie parole
si perdono
nel nulla.
Per lei
per cui
il mio cuore
batte perpetuo
i miei affanni
le mie lacrime
e le mie gioie
ho donato.
E ancora oggi
schiavo dei sentimenti
m’accorgo
che l’amore come l’odio
non fa prigionieri
ma solo vittime.

Sogni.
Dormono i miei sogni
nell’attesa del risveglio.
Inizio la nuova avventura
con un tocco
di paura.
L’incertezza dell’appiglio
mi aiuta nel risveglio
per proseguire
nel mio giusto avvenire.
Gli alti monti
non mi fan paura
perché son certo di riuscire
a superar ogni impedire.
Dormono i miei sogni
e nell’attesa del risveglio
continuo a lottare
per il loro avverarsi.

L’attesa.
Presto verrà
il giorno in cui
riuscirò a vincere
il mio odio.
Presto verrà
l’atteso giorno
della pace e della libertà.
Non si contano più
le ingiustizie,
le prepotenze e le atrocità.
La speranza ancor ci guida
in questa orrenda realtà.
E nell’attesa di quel giorno
le mie lacrime ho ghiacciato
per poter quel giorno scioglierle
in un pianto di felicità.

Una vita breve.
Col naso di carota
sta il pupazzo
ad aspettar che il tempo
l’aiuti a viver ancora.
Ai piedi suoi
ancor resiste la neve
che l’inverno ha seminato.
Ma la sciarpa
non è abbastanza
perché il freddo
non lo prenda.
Anche lui al camino
ha sognato di star vicino.
E’ da un po’
che lo sto a guardare
e mi sembra intenzionato
per come l’han conciato
ad andar via
un po' seccato.
Ma le gambe non gli han fatto
per cui dovrà aspettare
che l’inverno
stia a passare.

Ritorno di un amore.
Non facciamoci del male
perché il dolore
non potrei sopportare.
Non facciamoci del male
perché son certo di avere
il tuo amore.
Non facciamoci del male
perché sai bene
che mi pento del tuo dolore.
Non facciamoci del male
perché i tuoi occhi
le lacrime tue avvolgono
di disperazione.
Un’incontro puntuale
sarà sempre
trà la speranza
del nostro futuro
e la certezza
del nostro presente.
Non potrai immaginare
quanto io ti possa
amare.
Non facciamoci del male.

Vittime d’incoscienti.
C’è un mondo intorno a noi
privo d’amore.
Brulicano le città tutte
d’iracondi dannati
che fagocitano
le nostre vite.
Perché permettergli ancora
tutto questo.
Non diamogli la possibilità
di distruggere
anche il resto.
Dov’è finita la certezza del domani……..
Non v’è solo nel presente
la certezza del futuro
ma nell’anima immortale
che in noi vive di sicuro.
Riprendiamoci la vita
dalle mani di 'sti signori
che a noi povera gente
daranno solo dei dolori.
Esser bianchi, neri o gialli
la differenza è nei colori.
Ma i diritti sono uguali
anche per chi non ha tesori.
Se vuoi scorger un’incosciente
prova a chiedere ad un passante
un motivo giustificante
per le guerre
che poi son tante
e se un motivo avrà trovato
sei di fronte all’incosciente
che la vita della gente
fa valer meno
o quasi niente.

L’altrui infelicità.
Non posso più tacere
ho bisogno di sfogare
tutto l’odio
che cresce
dentro di me.
Disturbano i miei pensieri
supersonici rumori
che fendono
le alte quote
dei nostri cieli
pronti a scaricare
l’astioso bagaglio
di morte.
Piango l’altrui infelicità
poiché impotente
di fronte
al turbine mortale
che attraversa
il mondo.
Non solo venti
di guerra
ma di solitudine
di fame e di povertà.
Dea Fortuna
rivolgoti
un’egoistica supplica
affinché questi venti
non attraversino
queste mie terre
in modo che
i figli miei
non debbano patir
sofferenza alcuna.
Ma della vita mia
fanne ciò che vuoi
se potrà servir
a dar la vita
ai figli altrui.

La trota.
Libera
in uno specchio d’acqua
piroetti ed evoluisci
deridendo
il subdolo vitto
ch’io t’offro.
Pensieroso
attendo che tu ceda
al richiamo
della fame.
M’allieta intanto
ciò che mi circonda
trasferendo in me
tutto l’ottimismo
della vita.
D’intanto ti vedo
a pelo d’acqua
che sfidi
la mia pazienza
che tenace resta.
Come d’incanto
sento tirar giù
la mia lenza.
E’ finita
in cuor mio
mi sincero
ma all’estremo
della lenza
lei non c’è invero.
Un furtivo guizzo
mi richiama
e lei vedo
fuggir via vittoriosa
con in bocca la sua preda
appetitosa.
Ed allora penso
lascia stare
ch’anche oggi
una buona azione
hai saputo fare.

Langue il cuor mio.
Langue il cuor mio
che t’attende
ansioso.
Possa ancora io
udire
le parole tue
d’amore.
S’innalza l’anima mia
fino a Dio
che testimone
del sincero mio amore
m’aiuta a palesarti
i miei sentimenti.
Schiavo son della penna
che sostituirsi vuole
alle parole mie.
Colei che amo
sol così m’ascolta
muta
e attenzione presta
alle parole scritte
che del tono di una voce
sono prive.
Ma
nei ricordi tuoi
non svanisca
il più importante
quando ti chiesi
se dispiaciuta
perché innamoratomi
di te ero.
Ora mi prodigo
perché della mancanza tua
io soffro
e non risparmio
energia alcuna
pur di riconquistar
il sapor
di un tuo bacio.


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