L’ultima preghiera Dio, perché proteggi ancora chi di noi vuol far scempio. Perché sostieni Questo tuo atteggiamento. Ma non vedi che qui giù si giunge al compimento di un’inutile tormento? Non vedi che di te non prendon buon esempio? Tu che tanto hai ben parlato non sai far rispettar quel che hai dettato! Che fai! Continui a crogiolarti nei tuoi vecchi allori? E allora! Datti da fare Che qui giù non c’è più niente da fare tranne quello di sperare in un tuo intervento.Lei Si estende nell’immenso del suo amore nel quale crea innumerevoli delizie. Nell’imo dei suoi occhi Non c’è nulla di incerto. Anzi ella conosce tutto del mio cuore. Nei suoi capelli fantastiliardiche sfumature si mescolano con le dolci perimetria del bel volto mentre interminabili fantasie di colori adornano il suo dolce sorriso. Brillo del suo amore la certezza s’infonde nel mio spirito. Guardate è lei la mia donna. L’eterno equilibrio. Torna l’ape ad impollinar i fiori che l’inverno pria ha nascosto. L’odor dei fiori m’investe immerso nel verde prato di rugiada tinto. Odo gli animali tutti ritornare alla vita dopo il lungo sonno che Morfeo gli ha donato. L’immediato sole dona i suoi raggi alla vita che riconoscente s’impone. Certo di appartenere a questa vita mi confondo con l’insieme di un mosaico in movimento che il suo equilibrio non assoggetta al fato. Giorno di festa. S’affaccia la luna a rimirar qua e là. S’imbianca della luce sua il caseggiato mentre l’addormentato lago l’onde argentate sparge. Chiassar ancor vuole nelle ore piccole la gente ch’assonnata festeggia. Semplice sta il vino riverso che di macchia sua vanta il color dei mesali. Rosse son le gote della gente che da qui al domani risvegliarsi ancor vorrà. Dall’alto ancor domina la luce della luna che s’appresta a sparir al cenno del primo sole. Domina il silenzio che i bagordi ha soppiantato. Il domani è già vicino ma la gente non s’addorme sa in cuor suo che il di di festa a finir ormai s’appresta. Solo Lei. Dolce anima eletta custode del mio cuore. Il tempo tiranno batteva imperterrito i momenti dell’attesa. Dalle tue parole la tua bellezza s’evince. Sei rinchiusa in questo piccolo universo. Ma sei più grande della mia mente. Parlerò con Dio Di te. E mi offrirò al posto tuo affinché tu possa rimanere sulla terra a far sognare chi come me non sogna più. Una Madre. Dieci, cento, mille son le asperità ma di certo paura lei non ha. Che siano cinque otto o dieci le bocche da sfamare certamente saprà come fare. E’ sicuro che ci ama guarda come si trascura. Indelebile sarà il ricordo di mia madre indaffarata mentre strilla e si dispera con noi otto fino a sera. E’ la storia di una madre ch’ancor oggi non si sottrae. Se pur lontano la sua presenza sento ancora e l’indimenticabile sorriso suo mi accompagnerà per sempre. Accanto a lui. Stanco è il volto dell’immortale uomo trascinato dal tempo verso l’irraggiungibile pace. Vagabondo è lo sguardo alla ricerca di un bene donato. Così non voglia l’impassibil destino veda finir la sua speranza. Negli occhi suoi ancor si legge la vita e le sue mani ancor scrivono pensieri. Porger potrò la mano verso l’uomo savio che d’orgoglio ha vissuto. Accanto a lui saprò stare ancora ed imparare la di lui saggezza. Una parte di me. Non mi par vero ma l’amor per i figli esiste. Me ne accorgo nel momento quando d’intorno il suo chiassar più non sento. Lascia stare, non toccare, vieni qui, non strillare, sono mille le lezioni da insegnare. Eppur mi pare ch’anch'io l’ho dovute imparare. Il padre lo sai è un mestiere difficile assai e se sopravviver vorrai allearti con i tuo pargolo dovrai. Ma comunque sia è una dolce melodia la sua voce che mi sussurra: Papà sei la vita mia. Gioventù. Mi cerco e non mi trovo, o meglio, mi trovo ma mi perdo, son questi i dilemmi del momento. Son certo di sapere ma ignoro ciò che so. Non so……….. Proprio non so……… Vorrei sapere ciò che ho. Vorrei proprio imbastire in questo mi incerto dire un discorso fraudolento che mi tolga questo tormento. Ma non so………. Proprio non so…….. Nel mio estroso cervello c’è proprio un bel bordello….. Ho capito cosa fare per trovare il giusto andare. Aspettare che il tempo mi porti alla giusta maturità. Sindrome di Down. Non riesco ad immaginare quanto tu possa soffrire m’imbarazza starti accanto e non sarei sincero dirti che non è vero. Ricorda che il tuo mondo non è dissimile dal mio tu odiosoamato amico del tuo cuore rabberciato il custode io sarei se non fossi così ostinato ad aprirti alla tua vita che di certo tu amerai. Tu amico mio che vivi in questo mondo di per sé già anormale come un rupicolo vegetale reagisci alla paura sconfiggi l’indifferenza rimargina la frattura con il tuo futuro. Amico reagisci ancora e dimostra a tutti che la tua malattia è un limite del tuo corpo non del tuo spirito. Il mare. Socchiudi gli occhi espandi le tue sensazioni l’odore della salsedine t’avvolge. Il lento rumoreggiar de l’onde s’infonde nell’anima mentre il leggero maestrale trasporta i messaggi del mare che giungono chiari alle spiagge orfane di gente. Null’altro il marino paesaggio mostrarti vuole. Ma di tutti gli abitanti di questo mondo nessuno può di certo rinnegare la totale appartenenza a questo mare. E t’accorgi nonostante tutto questo che del mare ne è rimasto solo un sesto. Natura. Padrona dell’universo ispiratrice di questo mio verso dona ancora all’uomo la possibilità di riparare ai suoi errori. La tua fiducia spero possa essere ripagata. Noi che non conosciamo la saggezza che non vinciamo la pazzia che non sappiamo tu chi sia ci ritroviamo spesso a cercare il tuo perdono. L’equilibrio tuo non cede anche se l’uomo non lo vede speriamo di essere sempre contemplati in esso perché sulla terra sbagliare ancora non ci sarà più permesso. Sogno di un pazzo. No guardarmi con quell’aria pensi forse non capisca il disprezzo che mi circonda? Io son vivo ed intelligente più di quanto ti venga in mente. Io vorrei tanto parlare in modo semplice e normale. Io vorrei tanto capire anche se nulla hai da dire. Vedi io vivo ogni giorno rincorrendo questo sogno che svanisce ogni volta quando tu chiudi la porta. Quella porta del tuo cuore che non s’apre alle volte perché vuoi solo capire solo quello che è normale. E’ per questo che io spero che un giorno potrò parlare solo per farti capire quanto io sia normale e non per rinfacciarti che la tua indifferenza m’abbia solo dimostrato quanto tu sia malato più di quanto io lo sia di una semplice pazzia. Pregiudizi. Probabilmente non sai che i limiti tuoi te li fan i pregiudizi. Probabilmente non sai che i pregiudizi li abbiam creati noi. Rifletti certamente non ami tutto ciò che ti circonda non ami tutto il tuo prossimo dia qualsivoglia colore tu voglia. Perché sei cieco più di quanto possa esserlo uno vero. Accecato dai pregiudizi. Abbattili con tutte le tue forze distruggili affinché tu possa rivivere. | Presa di coscienza. Sembra che alle volte il mondo ce l’abbia con me. M’irrito a tal punto che farei sfaceli. Sono convinto che non m’invento ciò perché tanto io lo so che tu pensi che è una pazzia credere a chiunque tu sia. Ma i miei occhi vedono anche quello che tu nascondi, quello che tu pensi. Non ti accorgi di non essere ma solo di stare. Non ti accorgi che non sai più cosa fare. Io almeno sono convinto di essere pazzo. Ma tu sai chi sei?Desiderio di vita. Il tramonto dei miei giorni è ancor lontano ma non mi basta il tempo per far ciò che io sento. Fare questo fare quello è un bel dilemma sceglier quale. Vorrei avere della vita un contratto a lunga scadenza per ovviare alla sua triste sentenza. Esser certi di riavere un nuovo giorno da vedere. Esser certi di riavere un nuovo anno da creare per dimenticare il tramonto dei miei giorni e non andar a capo chino verso il mio futuro destino. Pensiero d’autunno. Lento è il vento che le folate sue infrange sull’albero d’innanzi all’aia posto. Secco è il suono del tuono che lontano la sua luce ha. Dolce odore d’un aria che la terra bagnata impregna. L’imo mio pensiero diffondersi vuole tra le gioie della natura che manifestano la speranza di vita. D’innanzi la di loro beltà m’inchino sopraffatto dall’immenso. Dormi. Tra le mie braccia t’avvolgo e lo sguardo tuo assopito mi empie di gioia. Cosa può far un siffatto ometto! Lenir tu puoi i dolori della vita mia. Orgoglioso son di queste fragili membra che ogni dì m’accompagnano nel cammin delle ore che con lui se ne van via spedite. Leggera la mano mia carezza il capo tuo e tu mi stringi e con gli occhi socchiusi mi sorridi. L’amor che io ti dono sappilo serbar con reliquia accortezza perché ai figli tuoi tu ne possa offrir con la stessa dolcezza. Di gioia gli occhi miei brillano e nell’animo mio avverto il calor della tua vita. Dormi figlio mio che domani se Dio l’ho vuole sarà il giorno della pace e dell’amore. L’amore Oltre la coscienza dove l’anima s’incontra con Dio. Oltre il surreale dove l’immaginario diviene realtà. Le mie parole si perdono nel nulla. Per lei per cui il mio cuore batte perpetuo i miei affanni le mie lacrime e le mie gioie ho donato. E ancora oggi schiavo dei sentimenti m’accorgo che l’amore come l’odio non fa prigionieri ma solo vittime. Sogni. Dormono i miei sogni nell’attesa del risveglio. Inizio la nuova avventura con un tocco di paura. L’incertezza dell’appiglio mi aiuta nel risveglio per proseguire nel mio giusto avvenire. Gli alti monti non mi fan paura perché son certo di riuscire a superar ogni impedire. Dormono i miei sogni e nell’attesa del risveglio continuo a lottare per il loro avverarsi. L’attesa. Presto verrà il giorno in cui riuscirò a vincere il mio odio. Presto verrà l’atteso giorno della pace e della libertà. Non si contano più le ingiustizie, le prepotenze e le atrocità. La speranza ancor ci guida in questa orrenda realtà. E nell’attesa di quel giorno le mie lacrime ho ghiacciato per poter quel giorno scioglierle in un pianto di felicità. Una vita breve. Col naso di carota sta il pupazzo ad aspettar che il tempo l’aiuti a viver ancora. Ai piedi suoi ancor resiste la neve che l’inverno ha seminato. Ma la sciarpa non è abbastanza perché il freddo non lo prenda. Anche lui al camino ha sognato di star vicino. E’ da un po’ che lo sto a guardare e mi sembra intenzionato per come l’han conciato ad andar via un po' seccato. Ma le gambe non gli han fatto per cui dovrà aspettare che l’inverno stia a passare. Ritorno di un amore. Non facciamoci del male perché il dolore non potrei sopportare. Non facciamoci del male perché son certo di avere il tuo amore. Non facciamoci del male perché sai bene che mi pento del tuo dolore. Non facciamoci del male perché i tuoi occhi le lacrime tue avvolgono di disperazione. Un’incontro puntuale sarà sempre trà la speranza del nostro futuro e la certezza del nostro presente. Non potrai immaginare quanto io ti possa amare. Non facciamoci del male. Vittime d’incoscienti. C’è un mondo intorno a noi privo d’amore. Brulicano le città tutte d’iracondi dannati che fagocitano le nostre vite. Perché permettergli ancora tutto questo. Non diamogli la possibilità di distruggere anche il resto. Dov’è finita la certezza del domani…….. Non v’è solo nel presente la certezza del futuro ma nell’anima immortale che in noi vive di sicuro. Riprendiamoci la vita dalle mani di 'sti signori che a noi povera gente daranno solo dei dolori. Esser bianchi, neri o gialli la differenza è nei colori. Ma i diritti sono uguali anche per chi non ha tesori. Se vuoi scorger un’incosciente prova a chiedere ad un passante un motivo giustificante per le guerre che poi son tante e se un motivo avrà trovato sei di fronte all’incosciente che la vita della gente fa valer meno o quasi niente. L’altrui infelicità. Non posso più tacere ho bisogno di sfogare tutto l’odio che cresce dentro di me. Disturbano i miei pensieri supersonici rumori che fendono le alte quote dei nostri cieli pronti a scaricare l’astioso bagaglio di morte. Piango l’altrui infelicità poiché impotente di fronte al turbine mortale che attraversa il mondo. Non solo venti di guerra ma di solitudine di fame e di povertà. Dea Fortuna rivolgoti un’egoistica supplica affinché questi venti non attraversino queste mie terre in modo che i figli miei non debbano patir sofferenza alcuna. Ma della vita mia fanne ciò che vuoi se potrà servir a dar la vita ai figli altrui. La trota. Libera in uno specchio d’acqua piroetti ed evoluisci deridendo il subdolo vitto ch’io t’offro. Pensieroso attendo che tu ceda al richiamo della fame. M’allieta intanto ciò che mi circonda trasferendo in me tutto l’ottimismo della vita. D’intanto ti vedo a pelo d’acqua che sfidi la mia pazienza che tenace resta. Come d’incanto sento tirar giù la mia lenza. E’ finita in cuor mio mi sincero ma all’estremo della lenza lei non c’è invero. Un furtivo guizzo mi richiama e lei vedo fuggir via vittoriosa con in bocca la sua preda appetitosa. Ed allora penso lascia stare ch’anche oggi una buona azione hai saputo fare. Langue il cuor mio. Langue il cuor mio che t’attende ansioso. Possa ancora io udire le parole tue d’amore. S’innalza l’anima mia fino a Dio che testimone del sincero mio amore m’aiuta a palesarti i miei sentimenti. Schiavo son della penna che sostituirsi vuole alle parole mie. Colei che amo sol così m’ascolta muta e attenzione presta alle parole scritte che del tono di una voce sono prive. Ma nei ricordi tuoi non svanisca il più importante quando ti chiesi se dispiaciuta perché innamoratomi di te ero. Ora mi prodigo perché della mancanza tua io soffro e non risparmio energia alcuna pur di riconquistar il sapor di un tuo bacio. |