Poesie di Paolo Tarsis


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Vivo una vita che non mi appartiene, vivo in un mondo che non mi riconosce. Frequento la facoltà di ingegneria edile eppure tutto questo raziocinio mi pare disumano, surreale. Che è l’uomo senza sogno? Che è l’uomo di fronte ad una carta asettica, dove le parole sono così precise e puntuali e impersonali, inespressive? Concepisco la penna e la carta solo quando la prima accarezza il foglio e compone leggiadra parole piene di passione. Ardo nello scrivere come ardo nel fotografare, mi emoziono nella lettura così come nell’osservazione di un quadro impressionista. L’arte è la mia sola biografia, la pagina e la pellicola i miei luoghi preferiti.
“L’Arte! L’Arte! […] ecco la fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini…”G. D’Annunzio, Il piacere


Vattene
Entrata prepotente
Uscita sbattendo
Senza dire niente
Né chiedendo.

Cosa vuoi
Oltre la mia vita
I bisogni tuoi
Son la mia salita.

Li scalo
Li sovrasto
Di là
Un precipizio.

T’amo
T’odio
Servo tuo
Son solo stato.

T’odio
T’amo
Solo tuo
Son sempre stato.

Thor
Rotea l’arma
Nell’aere
Scaglia l’arma
Sul cuore
Mio distrutto.

Pioggia purpurea
Colora la neve.  

Stilnovista panico
Quella fanciulla è l’ardore stesso.
La luna si culla fra le sue braccia
Nelle notti nuvole.

Il sole le fa visita quando scompare
Dietro quei colli.

Con la rugiada fresca si bagna il viso
Ogni mattina, mentre i fringuelli
Intonano per lei il più dolce canto.

Con fiori freschi ella si veste
Ogni giorno, mentre il caldo vento
Le cura i capelli.

Il suo sorriso spunta a rischiarare
Le anime intorpidite dall’ozio, a lenire
Dolori eterni, a guarire
Tutte le pene.

Queste parole, finalmente, escon
Dalla mia penna. Per lei.
Tardive.   

Il lago roseo
Stringo la purpurea rosa
tra le mani sbocciata.
Una goccia copiosa
Di sangue schiantata
A terra.

Pungono gli aculei
Ma il profumo sì dolce!
Non desidero che lei
Lei sola è la mia luce.

Il vento, nefasto!
La rosa mia si scompone
Nell’aere vasto
Ogni petalo si perde.
Che desolazione.


Ad uno ad uno
Potrei cercarli.
Ma tutto sarebbe vano.

Tutto è ormai perduto
Inutile la ricerca.
L’amore mio l’ho avuto
Là, su quella barca
Là, di fronte a quel lago.  

Treno
Ferro ignobile
Ferro desolante
Ivi ogni cosa possibile
Accade all’istante.

Luci soffuse
Che sozzano un individuo
Tessuti immondi
Che sviliscono l’individuo.

Ti guardo con disprezzo
Ma sei necessario
Lordo mi rendi
Ogni istante di più.

Tranquilla una bellezza
Dorme lì di fianco
Come un vagabondo
Tra sacchi neri.

Ferro ignobile
Ferro desolante
Tu sei vile
Tu sei straziante.  

A Marianna
Il tuo sorriso appare
Qual vento caldo sul crinale
Alberato del monte solingo.

Ben lieto ti osservo
Sbuffare divertita
Ai casi della vita.

Lisci ora i tuoi capelli
Custodiscono il bel volto
A cui il tempo nulla ha tolto
Né mai vi riuscirà.

Ascolto ogni tuo discorso
Ed ogni silenzio interpreto
Senza nessun rimorso
Senza essere indiscreto.

Ora ti lascio.
Già troppo ti ho annoiata
Con questa poesia creata
Di luce ora ti fascio.

Occhi al cielo, lagrime alla terra
Occhi al cielo
Lagrime alla terra
Il mio cuore per te
Sola batte.

Occhi al cielo
Lagrime alla terra
Una tua carezza
Mi sfregia l’anima.

Occhi al cielo
Lagrime alla terra
Piango di dolore
Muoio vivendo.

Libero un bacio
Vola da te
Sospinto dal vento
Gioioso d’amore.
S’arresta
Di fronte al vetro
Della finestra.

Ti vede
Non sei sola
C’è lui.

Il vento spento
Il bacio spira
Come altri cento
A terra s’accascia.

Sorride alla lagrima
Pensa a lei
E più non si muove.

Petali tuoi di rosa
Ghiacciato il cuore
Su questa terrazza ombrosa.
Valli, fiumi ed erba fresca
Da quivi si scorgono.

Mi chino con una grossa cesta
Sulla pietra fredda
A raccoglier petali di rosa
Vermigli, bianchi e pure neri.

Mi affretto nel prenderli
E nel posarli.
Ma sciagurato è il vento!
Allontana quelli già presi
Quelli da prendere
Quelli desiderati
Quelli veduti soltanto.

Come una pioggia
Volano a traverso le nuvole
Delicati sorvoleranno
Campi, rivi e case.
Dolcemente si poseranno
Ovunque e ovunque
Verranno calpestati.

Mi seggo.

Non li vedo

Non li vedrò più.

Dilaniato
Vivo di sogni
Ardo di riflessi
Mi attornio di te

L’alfa e l’omega
Dei miei pensieri
È un’armonia di forme
Sinuose e tagli ideali
Netti

Ogni mia fibra
Si contrae energica
Al pronunciare il tuo
Nome

Ora torni
Vestita di candido bianco
Portatrice di parole dolci

Ora svanisci
Nel tuo manto nero
Tra la densa foschia

Ti cerco, ti trovo
Ti lascio, t’afferro
Ti bacio, mi allontani
Mi allontano

Odo i tuoi passi leggeri di danza
Allontanarsi decisi

L’aria odora di pianto
Gli alberi senili mostrano
Mesti i rami spogli

Mi arrampico su uno d’essi
Mi confondo tra questi
Mi dissolvo

Divento pioggia fine
Tra le stelle luminose
Lavo le loro colpe
E le porto dentro
Fino a morire


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