Poesie di Mariella Tafuto


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Che cosa ci sta succedendo
Che cosa ci sta succedendo
Che andiamo straniti
Fingendo una vita sbagliata?

Succede che esisti tu solo
Mi tieni in un pugno, serrata
Non volo, non voglio

Se torni mi spoglio di me
Son pelle, saliva, sudore
Son naso che annusa

E sono le mani che intreccio
La lingua che avida lecco
La bocca che succhio

E sono la danza, le dita
Che frugano dentro
E sono respiro e piacere

Vestita di te vado in giro
Stupita da questo silenzio
Che attonito grida stanotte

Che cosa ci sta succedendo?

Dove andiamo quest'oggi a pescare
Dove andare quest’oggi a pescare
parole perdute, mio amore?

E che fare del tempo che avanza
di questa distanza che uccide
finanche il dolore di te?
Di te che sorridi da solo
di fronte ad un occhio che muto
ti scruta la notte. Di te, che nel buio
saluto: “A domani.. no, aspetta
ancora un minuto..”

Ma intanto qui il vento è un lamento
continuo, mio amore, che solo
potresti inchiodare il suo urlo
finirlo.. Che stupido vento!
Non smette la notte e fa il pipistrello
mi sbatte nel petto, mi frulla
con ali-membrane di morte..

Il sonno poi viene,ma tardi
a chiudere piano
quegli occhi che baci nel sogno.
Annaspo, ma poi mi rassegno
Si placa il dolore, buon segno:
ci penso domani

e domani è lontano…

Dove andiamo quest’oggi a pescare
Parole di sole, mio amore

Dimmela, la parola che attendo
Tu dimmi una parola, dimmi
quella che attendo,
attenta a non fraintendere.

Dimmi soltanto quella,
quella che voglio udire
e che non sento.

Dimmela, la parola che voglio,
una parola sola, spiraglio
di futuro e grata sul passato.

Quale? Quale parola?
Quella che non ho inteso
che non mi hai detto, mai.

- N.d.A. Passava dalle mie parti e l'ho abbracciata. Piangeva, così le ho asciugato le lacrime con le mani, avevo soltanto quelle. Mi ha sorriso a labbra chiuse. Poi mi girava intorno, perdeva tempo, finché l'ho scritta... -

Arca gialla per occhi scugnizzi
Disegno un’arca gialla sopra un foglio bianco
(mentre tu - occhi scugnizzi- abbronzato,
a piedi scalzi mi fissi da una foto)

Nella mia arca ci metto, per primo
un asino che raglia anche di notte.
Nottambulo animale -chi l’avrebbe mai detto!
perciò stesso simpatico. E poi ci faccio
salire a spinte la ciarliera civetta,
che fa da prima voce tutto il tempo,
nel campo, sotto la mia finestra.
Non si lamenta, no, ché non mi pare.
Invece sempre più spesso mi addormenta
con una baraonda musicale. Dunque l’accetto.

Salgano pure il gatto e il cane, insieme.
Li voglio entrambi e spero sia un successo.
Litigarelli, è vero, e in genere lontani, tra loro.
Ma - nella notte mia - sovente i due si amano
con gioia. Questo cancella ogni dubbio.

Quindi, la tortora disegno col suo canto.
-Monotono trisillabo assillante-
nell’arca dei miei sogni ci sta bene,
a far da sfondo. Diurno, ne convengo
ma non fa niente.

Dipingo infine un cielo bicolore.
Faccio la notte e il giorno, la luna
e il sole. Sotto l’arca ci metto tante onde
e le coloro di tutto l’incanto di cui sono capace.
L’ancora no, non mi piace, quella non la disegno.

Adesso tutto è pronto, se tu vuoi. E tutto inizia.
C’è un’arca gialla un poco strampalata,
piena di tutti i mondi che ho sognato. Tanti.
E vuole solamente navigare -e poi approdare-
magari far naufragio, dentro gli occhi tuoi.

Poi non hai più disegnato costellazioni
Poi non hai più disegnato
costellazioni
sulla mia pelle di latte
con le tue dita grandi
e la tua biro blu
come avevi promesso

E sono passati mesi

Io
sto ancora aspettando

col sedere scoperto
e tre piccoli nei sospesi

Stelle orfane
disperse
nel cielo di una natica

Così decise di farsi sfera
Così decise di farsi sfera
migrando al centro.

Eliminò ogni appiglio, nascose
crepe antiche, rese curvi
spigoli vivi, e soffocò spiragli.
Dura e compatta si fece, liscia
come una biglia di vetro
im-pe-ne-trabile
come quel corpo morto così amato
vegliato (fu una veglia di giugno)

e rotolò in discesa.

Quando fu piatto anche il suolo
vi giacque inerte
con solo pochi punti di contatto.

Sarebbe stato meglio - pensò infine-
quando ritenne giunto il tempo vero
tentare un atto ultimo di quiete:

stare sospesa.

Esperimento2 - La bomba felice
IO
CHI?
IO
MAH!
IO
COSA?
ONDA
SPIRALE
FUMO
IO
QUI
ORA
I
D
SON
C
O
S
I’

FELICE
CHE
SCOPPIO
IO

BooooUuuuM
BooooooooUMMMM
BooooooooooooUuuuuuuuuMM
Booooooooooooooooooooouuuuuuuu
BoooooooooooooooooooooooUMMMMMM
BooUuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuMMMMMMMMMMM
BoooooooouuuuuuuuuuuuuuuuuUMMMMMMMMM
BoooouuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuUMMMMMMMM
BooooooooooooooouuuuuuuuuUUUUM
BooooooooooooouuuuuuuUM
boooouuuoouuuuuuum
Boooooooouuuum

La nuvola di oggi ha un orlo d'oro
La nuvola di oggi ha un orlo d'oro
ma il suo ventre trascina greve

Soffusa di luce, accumula vapore
che il freddo gennaio condensa

Si abbassa gonfiandosi
sul crinale che la fa a brandelli

Precipita quasi porgendo il collo
alle aguzze rocce delle vette

Si fa coperta, striscia dilaniata
come una lumaca bavosa

Lenta nel suo lento incedere
poi, stancamente, piove.

E' te che voglio
E' te che voglio in questa notte fredda
che non dà tregua al mio dolore antico
nel buio fitto che si fa paura
e si fa pianto e si fa nodo in gola

è te che cerco

In lunghe veglie solitarie e mute
nel sangue che rigenera il respiro
nel grido che non scioglie tutto il gelo
e s'aggroviglia in petto come serpe

è te che aspetto

Ho bisogno di pace
E sono qui
di nuovo
dentro la forma del mio vestito
cucito con fili di sole

Nulla mi manca
per essere felice
Nulla tranne la pace
del tuo sorriso indifeso

Ma sta passando la guerra
adesso, alta sulla mia testa
come una bianca scia di gas
nell'azzurro
E' solo un rombo ovattato
in questo silenzio che parla di te
Il sibilo di un aeroplano che ora
è solo una preoccupazione in più
un fastidioso ronzìo senza senso
il volo di un calabrone
in un mattino di primavera

E sono qui di nuovo
Sorrido e mi abbraccio forte
L’unica guerra che voglio combattere
adesso
è quella del mio corpo dentro il tuo
del tuo nel mio
Ho bisogno di amore, io
ho bisogno di pace

Nulla mi manca
per essere felice
Nulla tranne la luce
del tuo sorriso arreso


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