Poesie di Patrizio Spinelli


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Patrizio Spinelli

Patrizio Spinelli, impiegato di biglietteria aerea, più che poeta ama definirsi “scultore di versi“, nel senso che gli piace usare la magia e la forza evocatrice della parola per dare forma, armonia, espressività ad un sentimento, a un’emozione, a un pensiero o a uno stato d’animo.
Oltre alla poesia, ama la pittura, la scultura, l’antiquariato, la saggistica, la storia medievale.

Visita il sito web di Patrizio: www.poetikus.it

Leggi i racconti di Patrizio

Questo tramonto
Questo tramonto così sereno
che tinge le cime delle Apuane
entra nei miei occhi
e tinge la mia anima
E' oro del cielo
che prezioso segna
il nostro destino.
E io sono qui
a rubare un minuscolo
granello dell' ultima luce
come prezioso ricordo
d'un giorno di vita.
E gli angeli chissà dove sono
nella loro pura essenza
di luce
volano via forse
e ci lasciano soli ai nostri sogni
e alla notte.

Pensieri liquidi
Credevo d' avere
del "mondo"
una mia visione
solida
forse un po'
stolida
o superata
diciamo pure
anche datata.
Or mi succede
che le mie
certezze
sulla politica
e sulla fede
nonostante
il freno
del mio intento
cambiano
volto
col passare
del tempo.

Pensieri
Come sono leggeri
i nostri pensieri.
Non tengono conto
del nostro peso
o soprappeso.
Snobbano
gli umani dolori
i nostri
pessimi umori
Talvolta insinceri
ma sempre leggeri
i nostri pensieri
volano, volano via
come uccellini
stretti stretti
alla nostra fantasia,
lasciandoci soli
ai nostri destini.

Elegia del pi greco

I
Essere il centro del cerchio
dove parte la corda del raggio,
l'esatta metà del diametro
d'un ipotetico Universo.
La circonferenza come
il mio ignoto orizzonte
incalcolabile infinito.
A Nulla vale conoscere
la magica formula del pi greco
per avere l'esito del Tutto.


Verrà la città di vetro
Verrà la città di vetro
con architetture trasparenti
forme di cristallo
e guglie luminose di cattedrali
ardite verso il cielo
come una terra promessa
carica di sogni,
ma in toni d’apocalisse
già ne vociferano
i fedeli custodi del culto
bibbie e vangeli
al macero
profeti e messia
perderanno il loro mestiere
i misteri della fede
perderanno sussistenza
annullati come saranno
dalla trasparenza.
L’oltretomba non sarà
più una minaccia e inviso
ai più poveri della Terra,
i ricchi non pagheranno
più per conquistare il Paradiso.
E angeli di luce
saranno i custodi
di noi comuni mortali
pronti a soccorrere
i nostri peccati veniali.
E noi tutti saremo
visibili anche nell’anima
intelligibili i nostri pensieri
faremo a meno degli sciamani
per curare i nostri mali,
inutile sarà l’inferno
e le pene corporali
i peccati decadranno
torneremo virginali
al giardino dell’Eden
da cui fummo cacciati.

Volterra, 1 settembre 2006
Cielo limpido diamantino
si posa sulla tua anima
di pietra antica e bastioni
e mura, maschi, torrioni
palazzi e chiese sull'altura
d'argilla il nobile profilo
etrusco gli occhi sorprende
mai stanchi d'accarezzare
un tesoro di tal fattura.
All' "ombra della sera" pende
dai tetti una falce di luna
e corre nei tuoi vicoli
e nelle tue piazze di storia
a occhieggiare insieme ai gatti
e dalle balze, settembrino
ai notturni poggi tranquilli,
sale un tardo concerto di grilli.

Al canto del bardo
L'alba nasce a tinte cupe e grevi
sulla turrita cittade ghibellina
nobile e alta sul terso colle
stretta d'assedio da poderoso
esercito, e alti battifolle…
garriscono leggeri gli stendardi
di colori accesi.. al canto de' bardi..
Riverberi di prima luce in punta..
d'alabarde e di corazze lucenti e armi. ..
I neri corvi volan guardinghi dalle pievi
alle bertesche…in raminghi voli.. ..
Si chiudono nello stridore dei cardini..
le inviolate porte a doppia mandata…..
chiaman a raccolta nelle piazze..
la martinella e stridule ocarine… ..
corron i presbiteri, contro il mendace.. ..
agli altari solerti a invocar pace.. ..
Sui ballatoi della rocca, alle terrazze..
corrono veloci impavidi gli arcieri, ..
son le balestre pronte sui bastioni. ..
la scarica di strali trapassa le guarnigioni..
cadon l'avanguardie degli assalitori. ..
ventri squarciati, divelte teste..
e sangue a fiotti schizza a furor di mazze.. ..
grida di dolore alto trasale come peste..
nitriscon pavidi i furiosi destrieri..
muggiscon le vacche entro le mura, ..
tutti gli animali treman di paura..
e sferragliar di spade, d'armi e cimieri..
la ferrea falce della morte…sibilante..
non s'arresta,.. e ferro e fuoco s'accende..
e divampa dentro e fuori le mura…...
corre a fiumi il sangue alla pianura…

L'impero della pace
Le truppe si muovevano
secondo i piani dei militari
in ampie manovre a tenaglia
per porre sotto assedio
la capitale dell'impero della Pace.
Come fa una città,
un 'impero a vivere
in Pace? commentavano
i cronisti di guerra
al seguito delle truppe
d'assalto dei media
di tutto il mondo.
Chi sono mai questi
barbari , questi incivili
questi esseri disumani
che non sentono dentro
la loro anima, dentro
le loro vene pulsare
il seme della violenza
dell'odio, della guerra,
della ribellione, del dominio?
Certamente dobbiamo
eliminarli dalla faccia
della terra commentavano
i politici…..
dobbiamo imporre
la guerra, l'odio, la sopraffazione
lo sfruttamento, la corruzione
con le armi della democrazia…
che mondo mai è questo?
pieno di colombe…
tracimante di buonisti…
di gente bella onesta e di fede..
via via per carità ….
possono essere di cattivo
esempio alla società
civilizzata, alla nostra società
dei consumi….
Sono teste calde, indomite
potrebbero inquinare
con le loro idee, le loro leggi
basate sulla giustizia,
sul rispetto i nostri ordinamenti
giuridici cosi cavillosi
dove la giustizia è uguale
ma non per tutti…..
Dio ce ne scampi e liberi…
Soldati preparatevi
all'assalto!!!!!   

Parole
Le parole
si riempiono
di noi:
ci accolgono
con tutti
i nostri
sentimenti,
le nostre gioie
i nostri difetti
i nostri dolori
ci rispecchiano
e con grazia
ci sopportano.  

Poesia in tre parole
La nebbia copre
il paesaggio del cuore,
ma poi spunta il sole
e rinasce la poesia!

Epidramma di famiglia (riservato agli addetti aeroportuali)
Presto ci alziamo e parte l'andazzo
di farci fare subito il mazzo,
e per l'onore, senza vantaggio
si sgobba dal check fino al centraggio,
e chi lavora in biglietteria
si cucca pure la "cancelleria"
Un saluto a tutta la rampa
caldo freddo e buona zampa!!

Nel bosco
Dentro il bosco
m'immergo
e annaspo
dentro un pettine
verde d'arbusti
che or mi accarezza
e ora mi punge
Un anelito
intenso mi spinge
dentro la fustaia
cattedrale verde,
e ardite guglie
di ramaglia
trafiggono
il cielo
in giochi
di luce e controluce
disegnando
arabeschi di foglie
ora verdi, ora cupi,
orifiamma.
Sento il suo
intenso respiro,
e un suadente profumo
salire
dal manto di velluto
dei muschi,
e gorgheggi d'uccelli
riempire di mille voci
canore, la cupola
aerea di foglie,
e sprofondo
nella corona di verde
alzando il calice
dell'armonia,
e occhi di fiaba
sognanti.

Prescrizione inutile
Mi sono prescritto
una bella dose
di volontaria solitudine,
per godere il silenzio.
Ho costruito
il mio rifugio
con la migliore
tecnologia possibile.
Nonostante
tutta la mia buona volontà
e il mio impegno,
mi sento sconfitto:
come sono chiassose
le mille voci
del silenzio,
che passano
attraverso
tutti i muri!

La casa delle parole
A sera passa attraverso la città il poeta,
sente addosso i fasci multicolori
d’ una foresta luminosa
di luci, di neon e mille occhi, mille
occhi che incrocia,
che guardano, guardano senza vedere,
e vedono senza guardare.
Passa il poeta e capta un brusio di voci,
brandelli di parole che parlano di commerci,
di saluto, di disperazione,di appuntamenti
di gioia, di speranza, di lotta, suonerie
di telefonini per un urgente comunicare
spesso vacuo e inutile.
Allunga il passo il poeta,
attraverso il ventre dell’urbe
perduto nello stordimento
delle sue mille voci, rumori, frastuoni,
getta un ultimo sguardo furtivo
al cuore monumentale della città
scrigno e “substanzia” vitale
e secolare dell’arte e della bellezza.
Passa il poeta, e cammina,
cammina verso la sua meta,
la sua cara e silenziosa “casa delle parole”
che l’aspettano trepidanti sulla porta,
come vecchie amiche!

La Pieve di Coiano
(Muore un momento storico-artistico
sulla via Francigena
)

Angeli, angeli oranti
intorno a te
millenaria Pieve,
in trono
sulla collina,
piangono
sul tuo venturo
e prossimo
destino
di reliquia.
Il tuo corpo
di pietra
trafitto
dalle offese
del tempo,
e dell’incuria
dove fiorì
la preghiera,
nei secoli
dei secoli
,
muore
ogni giorno
che passa.
Chissà
chi ti curerà,
antica Pieve,
se perfino
Dio
ti ha abbandonato!

Il dio PIL
Esigente e tremendo è il dio PIL,
un dio terra terra, un dio molto terreno
un dio perbenista : giacca e cravatta!
Ha solo tre comandamenti per l’uomo:
Produrre, consumare, crescere.
Parla per bocca dei suoi profeti,
e ministri di culto:
finanzieri, business men, petrolieri, industriali,
economisti, investitori,uomini di governo del G8
e fa dire all’uomo e alla donna:
voi siete nati per far crescere l’economia,
e perciò dovete farla crescere e moltiplicare,
altrimenti patirete la recessione, l’inflazione,
la stagnazione economica che saranno le vostre
pene d’inferno su questa terra!
Ma se l’economia crescerà e ci sarà sviluppo
vi darò supermercati più grandi, tante merci,
tanti nuovi prodotti, nuovi telefonini,
nuove palestre e beauty centers,
tante automobili, tante strade, tante barche
tanti porti, tanti nuovi aerei e nuovi aeroporti ,
tante badanti per i vostri bimbi e anziani,
per la vostra e solo per la vostra unica felicità!
Oh che gravi minacce, mio dio!, che gravi minacce!
E allora spinti da tutte queste previsioni nefaste,
uomini e donne di tutti i paesi industrializzati,
giù a correre, a lavorare sempre più intensamente,
per far crescere sempre più vertiginosamente
le loro economie, che porteranno tanti prodotti
per la loro felicità, per la loro unica felicità!
Dobbiamo crescere, dobbiamo crescere
ripetevano all’unisono tutti gli adepti,
in tutti i paesi industrializzati, dai vertici
fino alle classi più basse dei lavoratori.
Il crescere, il crescere era diventato
l’unico credo e nessuno sapeva più dire
come e quando fermarsi almeno un attimo.

D’antico (C)arme
Su una luna di metallo,
io vedo battaglie, disfide
tornei di quintana
d’antichi cavalieri,
bardati di cotte e di lana,
or impavidi, or inetti
ma tutti di spada e fioretti.
A tramontana,
vedo espugnati manieri,
impavide eroine
aggirarsi fra le rovine,
fra rovine fumanti,
sole e spasimanti,
sole, senza cavalieri,
sole nei chiusi verzieri,
fra ronzini e sacripanti!
Su una luna rosso sangue,
così pingue d’antichi sogni,
io vedo un cuore che langue:
è il cuore di un poeta
che ha scritto con la seta
dei suoi versi e pensieri
l’imprese di tanti cavalieri!
Ma ora è lì, povero poeta
triste ed incompreso,
solo e indifeso,
quasi un asceta
a subire gli strali
di moderni poeti
che cantano faceti
imprese dozzinali!

Pagina bianca
A te
di virginea purezza
si apre
il cuore del poeta
e luci e ombre
e sole e nembi
accogli.
Su te si scioglie
il suo canto,
il miele
dell'anima,
l'amarezza
e l'incanto
della vita!

Il bosco
Dentro il bosco.
Luce ricamata
di foglie verdi
e autunnali
mi copre.
Filtrano
netti
pochi raggi di sole
nei profumi
del sottobosco.
La mia fantasia
corre
e riscopre
il sapore
di fiabe
e favole antiche,
di quand’ero
bambino.
Piccino, piccino
quante paure,
quante fatine
si celavan
nel bosco!
Ora che più
cose conosco,
so che gli orchi,
e altri esseri
malvagi e strani
hanno messo
casa in città,
fra gli umani,
e per me quanto
è lieto
vivere
nella tua viva
tranquillità,
amato bosco!

Il bosco autunnale
Foglie, foglie, foglie
gialle, vermiglie, ingiallite,
incartapecorite,
volano volano via
al soffio del vento
come fiocchi di neve
colorate di fantasia.
Tutto il bosco
è una macchia
di colore stupendo
che l’autunno
pittore di melanconia
regala ai nostri occhi
come fosse
il suo ultimo quadro
“macchiaiolo”,
di tenui colori e poesia.
Dovunque nel sottobosco
s’avverte l’umore
e il marciscescente odore
della foglia
che muore
senza dolore,
lasciando povera figlia,
al sonno dell’inverno
il bosco,
con la sua nuda ramaglia.

L’arduo mestiere del poeta
Com’è duro fare il poeta,
(ammesso che io lo sia),
-perdonatemi in questa
occasione,
la mia immodestia,
e la mia presunzione!-
Com’è duro fare il poeta,
confidando e affidando
alle parole, il compito
di fissare per l’eternità
l’intensità
d’una vibrante emozione,
la folgorante felicità
di un amore,
la gioia e la tristezza
la sobrietà e l’ebbrezza
e altri mille pensieri dispersi
un po’ alla rinfusa
nella sua mente e nel suo cuore,
e condensati in versi
ispirato dalla sua Musa.
Scusatelo il poeta,
se talvolta il suo sermo
è un po’ ridondante
claudicante o malfermo,
se è un po’ sbiadito,
se non è danzante e spedito,
o leggermente incolore,
se non manda d’acchito
un certo calore,
come le calde primavere,
ma dovete capire,
non è facile
il suo mestiere!!!

Il lettore ideale di poesia
Il lettore ideale
destinatario
della poesia
non può
essere
chicchessia,
ma per poterne
apprezzare
la grazia
e il piacere
e l’armonia
deve avere
nell’animo
la solitudine
dell’asceta
e le corde
del poeta.

La poesia del poeta medio amatoriale
Il poeta medio
amatoriale
è un artista
un po’ speciale
ed anche
se non ha
un suo stile
originale,
lo prende
a prestito
in generale
dalla poetica
nazionale.
Se vive
un’emozione
dai toni diversi,
verga giù
dei versi.
Se vive
una storia
d’amore,
ha la fantasia
di scrivere
un’antologia .
Lo emoziona
come è normale
che sia
da quando
esiste
la poesia,
l’avvento radioso
di un’alba,
un rosso tramonto,
il canto notturno
dell’usignolo,
la luna d’argento,
la voce del vento,
il sorriso
d’un bambino,
gli occhi tristi
d’un nonnino.
Ma in fondo, in fondo
lo dico senza
infingimento,
tutti dovrebbero
farti un monumento,
perché in un mondo
regno della sciatteria,
sei l’unico
che tiene alta e viva
la fiaccola della poesia!    

Oltre…
Nel rosso
rosso tramonto
si tuffan il mio sguardo,
e i miei avversi
pensieri,
il disappunto
di oggi, di ieri.
Con ali pronte
mi soccorre
la speranza,
e con la sua
intatta innocenza
lava la mia
mente
e mi porta
oltre il baluardo
dell’orizzonte
a cogliere
l’ultimo
dardo luminescente,
per ritornare
a credere
nel quotidiano
e illusorio
vivere
immanente.  

Peregrinatio
Come pellegrini,
partiamo
verso ignoti
cammini,
col nostro fardello
di dolore e di speranza
in un’alternanza
di monti e di valli,
per rupestri
tratturi,
stretti calli.
Nella nostra
deambulatio
poche volte
ci orizzontiamo
con la bussola
del cuore,
e vaga e oscura
è la divinatio
della nostra
destinatio.   

Il giardino del poeta
E’ un giardino
il cuore del poeta
dove ogni
giorno
sbocciano
le parole,
fiori eterni
dell’anima,
recisi
con amore
e regalati
all’umanità!  

XXXX
Sogno erotico appena sbocciato,
germoglio di desiderio nato
dalla pianta che la carne ha generato
con tanta esuberanza,
per farti quel corpo così mozzafiato,
non dirmi con quanta baldanza
e con quanta carnale indecenza
seguo il tuo divino ancheggiare
e passo passo ogni tua movenza!!!  

Pensieri dipinti
Ti penso,
e nel labirinto
neuronico
di cui io solo
conosco la via
t’invento
a mio piacimento
con la fantasia:
di virtuoso pittore
assumo le orme
disegno le tue
sinuose forme
tratteggio
con sublimi
intenti
i tuoi lineamenti
pervasi da una luce
che mi conduce
ai tuoi reconditi
bisogni d’amore,
al mondo
dei tuoi sogni;
ti metto
fra le mani
un fiore,
e non sazio
mi strazio
della tua beltà
e mi chiedo
se sei un sogno
o la realtà.
- Dal Pensatoio -   

Come povere foglie morte
Siamo
attaccati
alla vita,
e con le unghie
e con i denti
vogliamo viverla
ad ogni costo
interamente,
con le sue gioie
e i suoi patimenti,
vigili e pronti
a cogliere
l’attimo fuggente;
ma quando
arriverà
il nostro
autunno
una folata
di vento,
con o senza
il nostro
tormento,
ci spazzerà
via
come
povere
foglie
morte.
- Dal Pensatoio -   

Un gelato
ai gusti dell’Amore
poesia,
magia del cuore.
Colore.
Ti gusto
con la mente,
col cuore,
mentre ancora
t’aspetto,
nel ricordo
al solito posto
di quel giorno
d’agosto.
Eri davvero bella.
piccola stella!
goccia di cielo.
Eri in ritardo
ma ricordo
il mio sguardo
accarezzava
la tua pelle
come un dardo
all’aurora.
Ancora
sento
come brezza
di vento
vibrare in me
un sentimento
che
forse era amore,
forse magia
incanto, poesia!
Tutto era colore
tutto mi dava calore
armonia.
Non ho dubbi
tu eri Amore!!

Voglio bere
alla fontana
dell’eterno amore.
Come un paladino
combatterò
sopporterò
il dolore.
Tu sei la mia
Angelica bionda
che sfonda
e abbatte
le porte del mio
cuore!
Per te son pronto
alle sfide,
alle pene
come si conviene
a chi irriducibilmente
crede nell’ Amore!!

Torna
la mia mente
e il mio cuore
a quelle ore
vissute
con te.
Un fioco
ricordo,
quel giuoco:
tu Regina,
io Re.
Il nostro
castello
era lassù,
fra le nubi
e il blu.
Un sogno
troppo bello
ospitò
quel castello.
I cavalieri
dell’ Amore
ti resero
onore
e lasciarono
il re
solo con te.
Con te
piccola stella
a vivere
la favola bella
che ci offrì
l’Amore!!

Nel deserto
dell’anima
ci sei tu
di luna
vestita
che brilli
nel deserto
infinito
con la tua
luce
d’argento
e dai colore
ai miei sogni.

Innamorato
Sono così innamorato
che non m’accorgo
d’esser un po’
stralunato.
Mi metto
a far bolle di sapone
davanti al portone
di casa.
Lo so,
è l’amor
che mi sfasa!
La gente lo vede,
e me lo concede.
Chissà, sembra dire…
chi lo farà impazzire?

Fantasie
Su una nube
viviamo,
leggeri
come tristi
o soavi pensieri.

Veleggiamo
seguendo
le correnti
della rosa dei venti.
Navighiamo
sulle corsie
delle aerovie
dove sfrecciano
leggeri,
aerei passeggeri.

Vediamo il mondo
laggiù
che ci guarda
col naso all’insù.

Talvolta
ci sentiamo
sgomenti d’esser
sempre in balìa
dei venti,
a seconda
dei bisogni
ci pare d’esser
nel mondo dei sogni.

Non abbiamo disegni,
impegni,
o altri fini,
nello spazio
senza confini,
siamo vacui
e divini!!

Sogno
Isola deserta,
inesplorata
sperduta
nel grande
oceano
dei sogni miei
tu sei.

Come un pirata
salperò
da segreti
lidi,
navigherò
per mari infidi
e burrascosi
sulle rotte
dei bucanieri,
sull’isola di ieri:
alla filibusta
in una lotta
angusta
per sognarti
ancor!

Con la fantasia
costruisco
luoghi
adatti
all’anima mia.
Il mio
habitat naturale
è un po’ virtuale
ed umorale
perché mi
rispecchia
tale e quale.

In fondo
non faccio del male,
perché poi
ritorno
coi piedi
per terra
con tutto
il mio peso reale.

Flessibilità
in entrata
in uscita:
una strada
tutta in salita.
Ormai
il lavoro
è talmente
precario
che ci si scorda
di dargli
un salario.

Fra co.co.co.,
interinali
ed altre amenità,
il lavoratore
non ha più
un’identità

Il Cipputi
è ormai
una leggenda
perché
è scomparso
da ogni azienda.

Adotta una
poesia
e custodiscila
nel ripostiglio
del cuore
nell’angolo
della tua
fantasia,
non abbandonarla
a chicchessia!
Ogni
tanto
tirala fuori
dal tuo
intimo
segreto
cassetto
con rispetto
con fervore
ma senza
fare rumore.
Adotta
una poesia:
non lasciarla
alla periferia
della tua
mente,
non essere
insolente.
Nei giorni rosa,
nei giorni neri
accarezzerà
i tuoi pensieri.
Nei tormenti
potrà lenire
i sentimenti.
Adotta una poesia
tienila a bada
non abbandonarla
come un cane
ad un casello
dell’autostrada!

Ho trovato
per la via
una poesia.
Era scritto
su un foglietto
a cui mancava
un bel versetto;
da chissà
quale blocchetto
si sarà staccata ?
Forse qualcuno
l’ha gettata
via
senza
troppa
galanteria?
Qualche
poeta un po’
osé
l’avrà buttata
sul pavé
senza scrupolo
morale
perché gli pareva
nata male?
Ma chissà
per qual destino
me la trovo
nel taschino!
Or seppure
trovatella
la consider
figlia mia
del mio cuor
e della fantasia.
e la trovo
tanto bella!
Non conosco
l’autore,
ma questo
non mi dà
dolore
perché come
si sa
non è un ben
di proprietà
ma appartiene
all’umanità.

Homo Poeticus
Rifletto
-per diletto-
che fin
dall’antichità
la poesia
è fiorita
nelle più
grandi civiltà.
Tutt'oggi,
prevale
nella società
avanzata,
e industriale,
che pur
affonda
nel consumismo
più sfrenato,
afflitta
dalle dure
leggi
del mercato,
dal tarlo
esistenziale,
da patologie
nevrotiche
da crisi
di valori
e altri terreni
dolori.
Per fortuna,
nell’inquieto
vivere
si riesce
ancora
a sorridere,
a trepidar d’amore,
ad ammirare
un fiore,
un’alba,
un tramonto,
a gustare
il volo
leggero
di un gabbiano,
e il canto
d’un usignolo,
ad avere
risorse di fantasia
e fermenti
di poesia.
Purtroppo
c’è ancora
una vasta
umanità
che ha bisogni
primari,
corporali,
altre esigenze
vitali
da soddisfare
e la poesia
non la può
coltivare.
Lì, la gente
ha altre necessità,
occhi lavati
da lacrime,
e larve di sogni,
a volontà!
Anche
i poeti
non possono
esimersi
dai loro oneri,
devono
concretamente
aiutare
questa massa
di poveri!

Il paese della fantasia
Il libero
paese
della fantasia
è fondato
sull’arte
e la poesia,
e si trova
ai confini
della follia.
E’ un paese
a statuto speciale,
riconosciuto
a livello
mondiale,
ed ha in progetto
una legge ad hoc
per dare
all’inventiva
un marchio d.o.c.
Ha un gonfalone
dal colore vivace,
con la bandiera
della pace.
La vita
scorre
in fratellanza
e la cittadinanza
viene data
a richiesta
senza carta
bollata.
E’ un paese
senza case chiuse,
e devoto
al culto delle Muse.
Ha il quartiere
dei pittori
che han dipinto
le case
di tutti
i colori.
Ha il quartiere
dei poeti
che per non essere
diversi
han riempito
i muri
di versi.
I musici
invece, sono
in periferia
perché
fan fracasso
con la batteria.
C’è pure
la contrada
degli artisti
di strada,
che sembra
non abbian
pensieri…
in quanto
son tutti
dei giocolieri
Ha una fiorente
industria pensante
e un’economia
di qualità
basata
sulla produzione
e trasformazione
della creatività.
E’ pure un paese
a bassa inflazione,
perché non
ha cicli di recessione.
Alti livelli
d’ispirazione
tengono
bassa
anche
la disoccupazione.
Non ci sono
pensionati,
né cassaintegrati,
pochi invalidi
e mutuati,
tanto che
per questa
situazione
speciale,
è invidiato
dal governo
centrale.
In questo
paese immaginario,
però…,quanta
fatica
sbarcare il lunario!!!

Chiuso per ferie
Ormai
è tempo
di vacanza
e anche
il poeta
lascia
la sua stanza
perché
dopo un anno
faticoso
ha bisogno
d’un po’
di riposo.
Lascia
l’amata
scrivania
quaderni,
blocchetti,
scampoli di fantasia
parole vergate,
rime sfasate
qua e là
su foglietti,
sillabe carucce
senza armonia
appese a
delle grucce,
quasi fossero
in astenteria.
A presto
dunque
distici cari,
sogni visionari,
sospiri solitari,
e dolenti
brame indecenti
rime pressanti
e invadenti,
Muse adoranti.
Andiamo, andiamo
a rosolare
quasi coatti
a diventar
scarlatti
agl’ infrarossi
come gamberi
rossi
per poi tornare
a poetare….
concesso
che lo si possa
fare!!!

Riflessioni sul risi & bisi
Il pisello
è un legume,
e in cucina
a mio avviso
lega bene
col riso.
Viceversa,
quello inteso
coll’accezione
allusiva
e licenziosa
lega bene
con la sposa,
se consumato
a iosa,
ma se ciò
non avviene,
povero legume….
si rompe
il tegame,
addio legame,
e sono pene!!!

Pinocchio
Molti
di testa dura
non sanno
che Pinocchio
l’ha fatto
la Natura.
Mastro Ciliegia
trovò un pezzo
di legno
che aveva
già un disegno
nativo
approssimativo
e lo regalò
a Geppetto
falegname
di concetto
dotato
di una buona
vena artigiana
che vi scorse
una figura
umana.
Questi
con sgorbia
e scalpello
liberò
il legno
da ogni
orpello
e quasi
in un batter d’occhio
tirò fuori
Pinocchio.
Geppetto
a sua volta
amico del Collodi
all’epoca
uno scrittore
senza molte
lodi
un po’ a caso
appiccicò
a quel naso
tutta la
sua fantasia,
e nacque
la favola
con tutta
la poesia.

Inversione a U
Non è più
un’opinione:
la marcia
del benessere
ha fatto un’ inversione!
Ai nostri figli
non è assicurato
quello che i padri
hanno conquistato.
Finora s’è pensato
che questo modello
economico e sociale
fosse adeguato
a garantire
il futuro generazionale.
Tutti i nostri
sforzi e i nostri ideali
bruciati
dalle multinazionali.
Or che si naviga
in queste acque nigre
e siamo
negli artigli
della tigre,
invano disquisire
se sia colpa
dei padri o dei figli,
o dare buoni consigli.
Speriamo
d’imboccare
una nuova via
dove l’uomo
non sia fagocitato
dalle voraci
leggi del mercato,
e l’economia
sia mitigata
dalla legge del cuore
e della poesia!!

La nascita di Venere
Al “mare nostrum”
culla di antichi miti
e leggende,
spinta
dalla brezza
dei venti
e della fantasia
approda Venere
dea dell’Amore
e della Bellezza.
Il Botticelli
sublime
artista
della pittura,
in leggiadra
effigie
sulla tela
imprime
d’una giovinetta
le fattezze
e i lineamenti,
di tanta beltà
mai vista
in Natura.
Tanta armonia
pervade
quella tela
e agli occhi
e al cuor disvela
l’unica legge
e il sentimento
che regge
il mondo
e la civiltà.

Il giardino delle delizie
(pannello centrale)
di Hieronymus Bosch

Entriamo,
sguazziamo
nel corrusco
mondo
di Geronimo Bosco,
pictor immaginifico
unico,
forse alchemico.
Fra le sue
primizie,
il Giardino delle delizie,
opera
straripante
di fantasia
spalmata
su una simbologia
indecifrabile,
forse decrittabile
solo in chiave esoterica
o allegorica.
Nude creature,
orgiastiche
cavalcature,
unicorni,
liocorni,
cavalli
aironi,
zooformi
e vitree
invenzioni
mescolanze
di manifatture
immerse
in floride
verzure
dove scorrono
i quattro fiumi
che alimentano
la fontana
dell’amore
o del disamore,
chissà?
E ancora
nudi maschili
femminili
di contorsionisti
equilibristi
funamboli
pervasi
di sensualità,
licenziose
oscenità,
mostruosità,
ma tutto
ricomposto
con maestria
in un’eterea armonia,
di avvincente
poesia.

Primavera
I campi
e le colline,
di primavera
sono come
un mare verde
di tenerezza
che si allarga
fino all’orizzonte
e accarezza
l’anima
e la vista
Una geometria
di felicità
campestre
tratteggiata
dal giallo
delle ginestre,
sulle rupi ardite,
dalle primule,
dalle margherite.
dei prati.
dai ciclamini
dalle violette
che spuntano
fra le tenere
erbette
al limitare
del bosco.
Dovunque,
per ogni
strada
della campagna
s’apprezza
la fragranza
della rugiada,
l’aroma
della Natura.
Sotto nuove
emozioni,
fresche sensazioni
vibrano
le corde
del cuore,
alle melodie
canore
degli uccellini
che cantano
alla nuova
stagione e all’amore!

Madre
Madre,
i delicati lineamenti
di madonna rinascimentale
del tuo sembiante,
che i miei occhi
accarezzarono fanciullo,
come una rosa,
indelebile ricordo,
mai cangiante,
gelosamente nel cuore
serbo come
un’icona preziosa.

Madre mia
generosa,
su questa antica
terra etrusca,
devota all’arte, all’ingegno,
di gente operosa
e d’ altre virtù
mai doma,
sei nata.

Madre virtuosa,
lo schietto e nobile
idioma,
che dalle tue gentili
labbra
con amore appresi,
sempre userò
per cantare grato
tutto il materno amor
che sempre
mi hai dato.

Forte ed amorosa
donna, donna pia,
segnata dalle fatiche
della vita e del lavoro,
tu che per il decoro
della famiglia,
mai ti sei risparmiata.
Tu che dell’amore
sei la più nobile essenza,
ti giunga dai tuoi
figli, il mai reciso
fiore dell’amore,
e della riconoscenza!

Bandiere di pace
Bandiere
di pace,
ammainate
esangui
quanti rumori,
quali atroci
grida,
quanto sangue,
quanti frastuoni
coprono
la vostra voce
che il vento
disperde
nella tempesta
di fuoco.
Poco
resta di voi,
se non voce
silente,
inerme,
disattesa
nello scoppiettar
delle armi
dell’offesa?
Orsù tornate
a parlare,
a gridare
con uguale
portento
sospinte
dal vento,
dai cuori,
dal sogno,
di quelli
che su questa
terra amano
la fratellanza,
l’uguaglianza,
la pacifica
convivenza.
E l’arcobaleno,
che ha colorato
le nostre città
i nostri paesi,
per mesi
non rimanga
l’utopia
di sognatori
soli e indifesi!

Guerra
Ogni giorno a ferro e a fuoco
interi quartieri, sobborghi,
mercati, dove la gente non ha
più niente da scambiare:
né una speranza, né un sogno,
forse neppure un avvenire.
Dappertutto morte, distruzione
bambini, anziani, donne
gettati nella tribolazione.
Questa è la guerra che vediamo
in lontananza e a cui partecipiamo
con un imbarazzata sofferenza,
che appena smuove

Rosa (quartina)
Tu sei del giardino, l’amata regina
sbocci all’alba bagnata di brina,
e d’ogni amore sacro e profano
tu sei l’emblema nobil e sovrano.

Casa natìa
Non riesco
a dimenticarti
mia casa natìa,
lassù
nel fiorito
casolare
in cima
al poggio,
fra due cipressi
e la rigogliosa
acacia,
vecchi compagni
di solitudine
e d’innocenti
svaghi.
Appena spuntano
i raggi del sole
corrono subito
a baciarti
e i venti
fischiano
ancora
dentro
i tuoi neri camini,
come nelle cupe
notti senza luna,
dei ricordi.
Fra le tue mura
ho denudato
la mia anima
di ragazzo.
Fra le tue mura
sono stato
coccolato
negli affetti,
nei bisogni,
ho cesellato
giovanili
e impossibili
sogni.
Ogni volta
che ti rivedo,
riapro la porta
delle rimembranze,
e d’immutato
aspetto
intravedo
care lontananze.
Vibrano
le corde del cuore
come al cospetto
d’un amore ritrovato!

Il prato dei sentimenti
Camminando
in mezzo
a un prato
ho trovato
scritta,
vicino
a una rosa
su una carta
preziosa,
in bella grafia
questa poesia:

“I sentimenti
non hanno
colore,
ma quando
ci sono,
sono come
l’arcobaleno,
rendono
la nostra vita
meno grigia

I sentimenti
non hanno
peso,
ma se usiamo
la bilancia
del cuore
possiamo
soppesare
tutto
il loro spessore
e la loro gravità.

I sentimenti
non hanno
odore,
ma sono
come le rose:
si gioisce
quando
siamo inebriati
dal loro profumo.

I sentimenti
sono come
i venti
che fanno
girare
le pale
dei mulini
che macinano
granaglie,
alimento
della vita.

I sentimenti
sono la forza
motrice,
la spinta
delle energie
vitali,
cosmiche
interiori
che sono
il latte
dell’anima!”

Amore (sonetto N.2)
Intenso d’azzurro il ciel rinasce
di tue pupille specchio di luce,
sfioran le dita sognate vette
fino alle stelle gioia mi conduce.

sei oro, primo raggio dell’alba,
lavi i miei sogni della sera
tu sei leggera come brina e calda
fior del giardino, goccia di chimera.

Portami con te, lungo i sentieri
degli eletti d’Afrodite, in fiore,
là, dove i passi si muovon leggeri

Conosco dell’amor, rese e sconfitte
e dolce vorrei patir ancor delirio,
d’Eros le frecce, nel cuor confitte!

1.000.000 (super-ato)
Mi fa piacere pensare,
quando scende la sera
su questo nostro paese
e s’accendono le finestre
come occhi luminosi,
ci sia tanta gente
a cui piace ancora sognare
sognare sulle parole,
(forse un po’ curiosi).

Mi fa piacere sapere
che dietro ognuna
di quelle finestre accese
c’è gente che legge
i versi on line di Poetare:
mi pare di vederli tutti vicini,
come quando leggono
le favole ai loro piccini.

Mi fa piacere volare,
volare nei cieli infiniti
della fantasia e vedere
bussare ad ogni porta
di casa, un ispirato poeta
(dalle maniere discrete),
per lasciare alla gente
la sua poesia -in rete-

Mi fa piacere vedere
che ogni poeta
(o sedicente tale, come
me, e un po’ vanesio)
scrive quello
che vuole:
tutto dipende
dall’ispirazione
e dalla fantasia
che trovare suole.
Io personalmente,
cari lettori mi scuso
se della vostra
bontà abuso,
perché alla mia
manca il potassio
e il magnesio
dell’alta poesia!

Il poeta
Il poeta
è carmi(co)
e se non
è criptico
o antartico
è termico

Trans-venusiana
Sulla trans-venusiana
Venere venerando.
Son sul fil di lana,
per amor
mi sto
svenando.

Poesia
Sorge
dall’anima
l’ineffabile
verso
del poeta
e disseta
con parole
di seta
l’universo.

Lo spiedino
( in salsa poetica)

Lo spiedino,
(allo spietato)
chiedeva
pietà.
Già
un po’
rosolato
cercava
di non esser
saltato:
con il piedino
tentava
di saltare
al di là.
(della padella)

Colesterolomachìa
Il colesterolo cattivo
si sentiva forte:
aveva intere legioni
di trigliceridi pronti
a entrare in azione,
a formare placche, bastioni,
altre fortificazioni
lungo le arterie,vasi
e altri canaloni .
Disponeva di kamikaze
addestrati ad azioni
suicida, alla guerriglia,
e a tendere imboscate
a quello buono.
Faceva inoltre
affidamento
sulle ricche libagioni,
sul rifornimento
che gli arrivava
dai grassi bocconi.
Confidava nel cattivo
funzionamento del fegato,
di altri enzimi e ormoni.
Il colesterolo buono
invece era troppo leale:
combatteva neanche
con un terzo delle truppe,
una guerra tradizionale.
Il signor Rossi mangiava,
mangiava, saliva di tono,
e continuava a lievitare:
inutilmente sperava
che accadesse come
nella favole, dove vince
sempre il più buono!

Le magre soddisfazioni
di una lametta da barba.


Fuori si diffonde
il profumo
dell’aria fresca
del mattino.
Ricomincia
il movimento
nel villaggio.
Ogni vivente
riprende
a tessere
la tela
come il ragno.
Davanti
allo specchio
nel bagno
canticchio
il solito
motivetto
d’un operetta.
Mi sento
soddisfatto
come
la lametta
da barba
che sguazza
nella soffice
schiuma
e spacca
tagliente forbice
il pelo in due:
leggiadra
come
una piuma!

Vera Crux
Una croce
tre chiodi
e Gesù
nel dolor
languendo

Di umana
malvagità
lavacro
orrendo.

Sdoganar
il Paradiso
all’uomo
per amor,
morendo.

Oh Dio
tremendo!

meditando….

Poem-Crossing
Il book-crossing
è la moda
lanciata
(senza pressing)
in qualche
paese,
( credo anglosassone),
e consiste
nell’abbandonare
(senza ossessione)
un libro
in qualche
posto:
(es: un giardino,
una stazione),
affinché
una persona
lo raccolga,
lo legga,
e possibilmente
lo apprezzi,
eppoi
lo rimetta
con educazione,
in circolo,
a disposizione
del successivo
e anonimo
lettore.
Alla stregua
del book-crossing,
si potrebbe
praticare
distintamente,
o in parallelo
il poem-crossing,
ovvero
abbandonare
una poesia,
un libro,
o una raccolta
di poesie
in qualche
luogo
a disposizione
del casuale
lettore
o estimatore.
Magari
alla fine del
suo destino
o della turnazione,
prima
della macerazione
farebbe
piacere
trovare un bigliettino
con un pensierino
che consoli,
con una sola
parola:
-Grazie-

Teatro delle parole
S’alza il sipario!
Le parole sono
lì, tutte sulla scena
qualcuna si emoziona
qualcuna si dimena,
qualcuna si vergogna
qualcuna già sogna.
Alcune sono brillanti
vestite con colori
sgargianti,
altre più dimesse
e senza calze,
nel ruolo di comparse.
Qualcuna è in
agitazione
perché deve
fare solo la parte
della congiunzione.
Tutte però sono
col batticuore,
in cerca d’autore!

Pensieri rosa,
autorizzati all’atterraggio!

La mia mente
è come
un aeroporto
dove
atterrano
e decollano
pensieri:
a loro
nessuno
chiede
il passaporto,
né controlli
doganali,
o altre
formalità,
vanno
e vengono
in libertà,
con la levità
d’un refolo
di vento,
ma se
non sono
rosa
pesano
da far spavento.

La forma dei sentimenti
Forse non ci avete
mai pensato
ma io credo
che anche
i sentimenti
abbiano
una forma
ed una tangibile
fisicità:
anche a naso,
se ci fate caso,
si capisce,
quando
ci si innamora,
che tutto il mondo
si colora
e tutto ci appare
di colori
smaglianti;
il nostro corpo
e la nostra anima
ormai incontinenti
non danno
più peso ai dolori,
ai nostri turbamenti,
anzi li gettano,
li depositano,
fuori di noi
per lasciare
spazio a volontà
all’amore,
al sogno,
e alla felicità!

Notte di mezza estate
Le colline di messi dorate
dormono sognanti sul morbido
cuscino di luce del plenilunio,
avvolte da un’aura di morbida
seta che le rende stregate,
quasi eleganti signore,
habillèes per mondane serate.
Sognano, sognano insieme
ai miei occhi , insieme
ai miei sogni e par sognare
le stelle e le loro mani fatate
tessere nel firmamento storie
di miti, di eroi, di dei, storie incantate!
Trillano e si spandono nei silenzi notturni
e nell’ombre ora chiare ora scure
che scendono e salgono dalle vallate
ondate di canti di grilli, compagni
di altre canore esuberanti sorelle,
le gracidanti, innamorate raganelle
a pelo d’acqua di freschi stagni.
Immersi nella culla dorata del sogno,
fermo il passo del tempo e le ore
ignoto a noi , ogni altro bisogno
che morir d’amore!!!

L’Accademia del Mandarino
Ho letto che
fra cinquant’anni
la lingua più parlata
dall’umanità
sarà
il cinese,
seguite a ruota
dall’hindi e il malese,
e via via dall’arabo
e l’inglese.
Continuando
di questo passo
immaginatevi
il sorpasso,
e quale fine
brusca
toccherà
alla nostra amata
Accademia della Crusca?
Certo direte che
queste son bazzecole,
quisquilie, pinzillacchere,
come diceva
Totò compianto,
e non mi fascio
la testa più di tanto.
Vi confesso che
non ho niente
da obbiettare
contro l’immigrazione
se tiene di conto
di leggi e popolazione,
ma quando è selvaggia
estrema e dura
può scardinare
il nostro idioma
e la nostra cultura.
Capisco amici,
che al mondo
ci sono ben
altre urgenze
e altri drammi,
ma non vi nascondo
che sarebbe per me
un gran dolore,
come avere una spina
nel cuore,
se al posto
delle nostra
bella lingua
gentile e musicale
ci fossero tanti ideogrammi.

Dolomiti
A due passi
da Dio,
nell’imperfettibile
armonia
del Creato,
e al cospetto
delle vostre
superbe
e turrite
cattedrali,
di roccia,
sulle vostre
ardite cime,
travolto
dalla
maestosità
della bellezza
e della beatitudine
con tutta
la forza
dell’anima
mi sento
beato
e felice
d’esistere!

Il Cristo del Rasciesa
Arrivato
alla vetta del Rasciesa
dove c’è
una piccola
e soletta chiesa,
ho trovato
una sorpresa :
Il Cristo che
sulla Croce,
due anni fa
lassù avevo lasciato
a rimirar
le bellezze del Creato,
non l’ho
più trovato!
Un po’ depresso,
ho pensato
fra me stesso:
-anche Cristo
non è più lo stesso!
Subito non ho capito
cos’era successo,
e pensavo,
chissà quale fine atroce
avesse fatto
lassù in cima
al mondo
quella Croce!
Al suo posto
ma sempre esposto
ai quattro venti,
c’era un altro crocefisso
con un’effigie
più dolente,
con uno sguardo
tanto sofferente,
direi, con rispetto filiale,
davvero conciato male!
Pareva proprio
portare addosso,
in croce appeso
di tutta l’umanità
il dolore e il peso.
Poveretto,
mani pietose,
l’avevano sostituito
perché le tormente
l’avevano troppo
consunto e rattrappito!
Prima di lasciarlo,
col cuore greve,
di nuovo
a tutte le intemperie
e alla neve
mi sono detto:
-chissà in quali
condizioni lo rivedrò
quando più avanti
nel tempo
lo ritroverò!!

Riflessioni semiserie sull’aldilà
Leggo che, su una lapide
di un cimitero di Bilbao,
in Spagna sono incise
le seguenti parole:
Sebbene siamo trasformati
in polvere/ in te, Signore, riposa
la nostra speranza/ di tornare a vivere
vestiti/ con la carne e la pelle che ci copriva
”.
Ebbene io dico e aggiungo,
spero che in quel lontano e radioso
giorno, voglia DomineIddio
che anche nel cuore e nell’anima
rifioriscano gli stessi sentimenti,
gli stessi affetti, le stesse gioie
di quelli che erano stati
i nostri giorni più felici e ridenti
della nostra vita, prima della dipartita.
Ma immagino anche, quanto
sarà laborioso e pieno di cavilli
per DomineIddio, riportarci tutti
in piedi come birilli…..
Ve lo immaginate voi….
a chi darà la priorità?
Ai Barbari, agli Ittiti, ai Vandali, agli Ostrogoti,
ai Bianchi, ai Gialli, ai Neri
o solo ai volti noti…?
O lascerà tutti depressi,
perché in barba al conflitto d’interessi
tratterà coi guanti bianchi
solo i timorati di Dio e i Santi?
Beh, non vorrei essere nei suoi panni…
e pur nella sua infinita bontà…
non vorrei che mettesse in agitazione
anche l’aldilà……

Sensazionalismi
Un giornale
locale
della mia zona
titola:
Operaio morto,
chiesto il rito
abbreviato

Subito
ho pensato
che in mondo
così frenetico
in cui la vita
ha un ritmo
accelerato,
anche il curato
avesse adeguato
il rito funebre
ad un cerimonia
breve e dimessa
ad un requiem
essenziale e basta,
visto che il defunto,
oltretutto apparteneva
ad una bassa casta.
Poi leggendo
l’articolo
scopro che il titolo
si riferiva
al rito
del tribunale
di giustizia
perché il poveretto
con decoro
era morto accidentalmente
sul lavoro.
Meno male
mi dico:
-aveva pensato male!-,
e scompare
anche la mia mestizia;
ma il giornale
con quel titolo
equivoco e sensazionale
era riuscito a far notizia
per vendere
qualche copia in più,
in barba ai bischeri
come me e forse tu.

E’ autunno
Ingialliscono le foglie
e anche lo spirito
con l’accorciarsi
del giorno
freme
per la mancanza
della briosità
e della solarità
estiva.
Si torna a vivere
dentro casa:
si riaprono
le porte dell’anima,
e ci rintaniamo
nell’intimità
domestica
con i nostri
cari ricordi
della bella
stagione
passata,
quasi unici amici
a farci
compagnia
fino alla prossima
primavera.    

Verso l'isola che non c'è
Amici, accompagnatemi al porto,
sento che s'è alzato il buon vento,
il vento buono dei marinai.
E là che ci attende una barca
che ci porterà attraverso mari
burrascosi verso i lidi di sogno
dove vive la Musa della Poesia
Le vele sono issate , salpiamo!
Lasciati gli ormeggi, ci prende
in consegna un nugolo di bianchi gabbiani.
Navighiamo sottocosta,
è troppo periglioso spingersi al largo!
Ecco all'orizzonte si vede qualcosa,
sarà forse l'isola che cerchiamo?
Chiedo al timoniere di far rotta,
verso quell'isola sconosciuta.
Ci avviciniamo, e gettiamo gli ormeggi.
No, no, l'isola è di scarsa bellezza,
non ha vedute, nè panorami da sogno,
la Musa non può vivere qui!
Questa non è l'isola che cerchiamo!
Ripartiamo e riprendiamo il largo
verso il mare aperto, navighiamo
navighiamo per infiniti giorni e notti
fino a quando non avvistiamo all'orizzonte
le sagoma di un gruppo di terre.
Terra!, terra!, grida qualcuno di noi.
All'arrembaggio!, all'arrembaggio!
La prua punta dritto verso quella meta.
Sono davvero belle e incantate!
ricoperte d'una lussureggiante vegetazione.
Sono proprio l'isole che cerchiamo!
La Musa abiterà sicuramente in questo
paradiso, dice qualcuno di noi.
Gli isolani sono gentilissimi e sono
incuriositi per il nostro cercare.
Finalmente arriviamo ad una capanna
sommersa da un boschetto di palme
che si piegano fino sulla candida spiaggia.
Li c'è un vecchietto con un bel volto sereno,
naufrago da chissà quanto tempo e
da quali terre lontane. Gli chiediamo
se sa indicarci dove abita la Musa della Poesia.
Il vecchietto ci guarda stupito e ci confessa
che anche lui è finito là per cercare la Musa.
No, no, amici miei! pure voi com' è successo
a me un tempo, confondete l'esteriore
con l'interiore, il paradiso con l'inferno
La Musa è sempre con voi, in ogni luogo
e in ogni momento su questa nostra Terra
non cercatela, non inseguitela, aspettate
semplicemente la sua discreta e impercettibile
presenza che vi sfiori come il soffio leggero
del vento. Vi giuro che non c'è bisogno di cercarla
c'è solo bisogno di saperla ascoltare!    

Felicità
Italo e Franca, sono due nonnini.
Lui ex guardiacaccia delle tenute
di una nobile famiglia fiorentina,
lei casalinga, donna semplice e di cuore.
Vivono in una vecchia colonica
alle soglie del bosco in cima a un poggio.
Non hanno paura a vivere soli:
la strada maestra gli passa davanti
casa, anche se poco più il là inizia il bosco.
Italo si sveglia all’alba, tutte le stagioni ,
accudisce tutte le mattine i loro animali
da cortile. Hanno galline, galletti, galli
faraone, oche e qualche papero.
Quando vengono a trovarli
i figli e le nuore con i nipotini
i piccoli si divertono a giocare con tutti
gli animali: a loro dice Italo
sembra proprio di essere
nella fattoria dello zio Tobia.
La Franca mi invita e prendere un caffè.
Entro. La cucina come quelle di una volta
è molta calda ed è inebriata dall’aroma
del caffè. Mi parlano un po’ della loro vita,
ed io li ascolto. Mi sembrano felici.
Sento che sono davvero felici!      

Il tempio del dio Quattrino
Ogni giorno in Occidente
nel ricco e grasso Occidente
milioni di fedeli genuflessi
si rivolgono e si posizionano
in direzione della Borsa,
il Grande Tempio d'Oro,
il grande stupa dalle volte
e dai votivi altari d'oro:
il Tempio del dio Quattrino.
Qui gli officianti del rito
gli gnometti dei Grandi Gnomi
unici depositari dell'universale
ortodossia del dio Quattrino
che un tempo seguivano un codificato
e liturgico linguaggio dei gesti,
ora abbandonato e superato
con l'introduzione della telematica,
decidono i destini di molte, moltissime
anime di questo pianeta.
E il dio Quattrino nonostante
abbia tantissimi ed ossequianti fedeli
è un dio diffidente e subdolo:
basta avverta un leggero cambiamento
d'umore, un recondito ed insano
pensiero d'un potente della Terra,
basta registri i non proficui
risultati di bilancio, trends di sviluppo
d'una multinazionale, di un gruppo industriale,
senza parlare di cose più scandalose,
accresce o decresce il mercato dei Titoli.
E' un dio stanziale il dio Quattrino:
fissa sempre le sue dimore
sul grasso ventre dell'Occidente,
non mostra mai grande interesse
ad aprire templi o sedi apostoliche
nell' Africa Nera,nell'America Latina, nell'Oriente
più povero, e se l'apre sono ininfluenti.
E' un dio immenso e crudele, il dio Quattrino,
mette tante persone sul lastrico,
quante d'altra parte ne mette nell'oro.
e per questo è sempre e comunque osannato
in ogni momento e in ogni luogo
lui decida d'agire!        

Uragano
Soffia, gonfia e si rinforza
sulla nostra inarrestabile,
rovinosa e folle corsa.
che si misura
su pil, rialzi di borsa,
sull’andamento
delle potenze economiche,
dove basta lo starnuto
del potente di turno
a stabilire il menù,
e la lista degli invitati
alla “Tavola del Mondo”
Soffia, e urla l’uragano
sul nostro delirio
d’onnipotenza,
sulla nostra incoscienza,
sulla scienza servile
a politiche tribali e imperiali,
soffia sulle ingiustizie globali.
Imperversa l’uragano,
e cresce cresce ferace
come un mostro vorace,
allevato nell’iperuranei
spazi del nostro benessere,
al cospetto e al trono
dei buchi dell’ozono.
Ma ormai è tardi
non bastano i petardi
di segnalazione:
inutile restare fermi
ad attendere i soccorsi,
ci sentiamo spazzati via
come formichine inermi.       

Meraviglia
Nasce un nuovo giorno.
Spunta dal primo raggio
di luce e incrina le tenebre
della notte, come sereno
pensiero che sgorga
dalla mente,
riemersa dai sogni
La luce d’oriente
apre con una magica
danza nel cielo, il suo divenire.
Luce piena, esplode
in riverberi d’oro.
Assaporo
la gioia che mi piglia
al primo caffè espresso
e al suo intenso aroma,
la meraviglia
di questo nuovo giorno
che viver m’è concesso!    

Tsunami
La terra tremò
e squarciò le profondità
degli abissi del Mare
d’Oriente.
Dalle sue viscere
vomitò magma
incandescente,
come fiotti di sangue,
freddandosi nel mare profondo.
Cozzarono
i continenti,
sobbalzò la Terra ,
e parve salire un boato.
Urlo di dolore s’elevò,
e singulti alzarono
onde mostruose
che percossero a raggiera
come orche assassine
i lontani mari del Sud.
Il cielo si tuffò
nel mare e il mare minaccioso
si tuffò nel cielo,
in un abbraccio sconvolto,
in un afflato
di vita e di morte.
Parve oscurarsi
il rosso sole d’Oriente,
che pur aveva baciato
di raggi primevi
le sorgenti della vita.
Tutto fu travolto
dall’apocalisse.
Litorali di sabbie bianche,
barriere coralline,
villaggi, palafitte,
tante terre costiere,
paradisi terrestri,
spazzati via,
travolti e inghiottiti
dal mare tremante,
dal Mare di Morte.
Della Morte che arrivò
a cavallo delle onde,
improvvida e improvvisa,
Cavaliere del Male e dell’Apocalisse,
blandendo la sua falce
tagliente di acqua,
di lama luciferina,
e strappò alla vita
tante genti,
tanta povera gente
che viveva di poche
risorse.
Portò via pescatori
intenti alla pesca
con primitive nasse,
portò via fanciulli
dagli occhi languidi e sinceri della miseria
con sorrisi dolci,
portò via madri graziose, vecchi
sopravvissuti agli stenti,
uomini intenti a miseri
ed antichi mestieri.
Portò via
paradisi di sogno,
a ricchi vacanzieri, e la vita
di qualcuno di loro.
Portò via
quelle terre di paradiso ai poveri,
loro unico bene prezioso
e speranza di vita
e li ha lasciati soli
in un mare di lacrime, di silenzio
a piangere i loro poveri morti.  

AuGuRi!!!!
aUgUri AuGurI  auGuRi ååå
a TuTti i PoeTI, a tUtti gli aUtOrI,
On liNE, BoRdErLine.
!?! BuOn NaTaLe!?!YYY
!!!!BuOne FeStE!!!!
aUguRI di cUoRe!!!YYY   

Nebbia
In un mare di nebbia sommersi.
Dispersi,
anche noi nelle ombre.
Folate di lattescente respiro,
giro e rigiro
nell’invadente
ingombrante,
leggero leggero
delirante,
fumante
onirico sentiero.
Pensiero
obnubilato è la realtà,
e le cose nuotano
nell’immobile
staticità
presente,
nell’assente
legge di gravità
del Creato  

Autunno
Grigio cielo autunnale,
santuario
di tristezza,
a te devoti
corrono
i miei pensieri,
in questo
equinoziale
tempo
d’amarezza.
Spettrale
è il sembiante
della Natura,
che tanto
somiglia
a umana sorte:
spoglie
le piante,
e le foglie
morte;
ma sento
nel mio cuore
dischiudersi
le porte
ad una speranza
certa e vera:
il grigiore
svanirà,
e una nuova
stagione,
con fresca
baldanza
ci riporterà
la primavera!    

Il Tartufo di San Miniato
Spunta
dalle nebbioline
autunnali
sparso
su dolci
crinali
San Miniato
al Tedesco
e appresta
ai gourmets
su un regale
desco,
appena
uscito
dalle argille
e dal tufo
il nobile
fungo
ipogeo,
delizia
del buongustaio:
il re
Tartufo!    

Il luogo della memoria
Nel cimitero,
filari di croci
segnano
le culle del silenzio
perenne
del sonno
della morte.
Ci parlano
da questi filari,
i ricordi più belli,
le amate voci
dei nostri
estinti più cari.
Nella foresta
di tombe
di pietra,
di marmo,
di monumenti funebri,
di cappelle,
epitomi
lapidarie
compendiano
ai posteri
in virtuose
parole d’onoranza
le cedue tracce
di un’esistenza,
l’essenza,
l’alfa e l’omega
di una vita,
passata come scheggia
fugace,
e rimessa in seno
al silenzio
e alla pace
dell’eternità;
ritornata polvere
nella polvere
in seno
alla terra,
dove spunta
portato
da una mano
pietosa,
un fiore di rosa
come un pensiero
in ricordo
d’amore,
d’un affetto
passato e sincero.    

Parole morte
Come accade agli esseri viventi
creati dalla mano del buon Dio,
succede alle parole, parimenti,
di nascere, morire, cadere nell’oblìo.
Amavo una parola con devozione
che aveva un suono melodioso,
dipingeva da sola un’emozione,
ma è stata messa pure lei a riposo,
o forse se n’è andata chissà… in pensione.
Ad un’altra è successo anche di peggio,
è caduta rovinosamente in disuso
dopo aver rischiato pure il dileggio,
gli hanno fatto subir tale sopruso!
Mie care parole, parole mie care
parole del mio amato immaginario,
come vorrei tirarvi fuori dalle bare
per riportarvi in vita nel vocabolario!   

Prozac.
Nelle vaste e affollate metropoli
delle sofferenze dell’anima,
in cui, fino a poco tempo fa,
eravamo abituati a vivere,
s’aprivano gli ampi boulevards,
delle psicopatie,
i ben noti skylines di nevrosi
conosciute, vissute e sofferte;
disagi esistenziali, morbosità,
portate e sviscerate dentro
gli studi degli psicanalisti.
Il nostro “male di vivere”, il nostro
passato veniva analizzato, scandagliato
e selettivamente rimosso:
ma ora che le vicende della storia
e della barbarie ci hanno portato
via il “futuro” , e il dolore,
e la nostra “valle di lacrime”,
più che “interiore” è diventata
tragicamente fisica ed esteriore,
come possiamo
rimuovere il passato?
E tu uomo, senza passato
e senza futuro che uomo sei?
Un uomo che sguazza
nell’immobile acqua stagnante
del presente?  

Valdorcia
Nitidi paesaggi
ancestrali,
d’atavica
e liturgica opera
agreste,
terra “promessa”,
terra degli dei,
ai miei occhi
in estasi,
materna terra,
oggi ti offri.
Lo sguardo
accarezza
or desolati
or fertili spazi,
diruti colli,
fortificate mura,
rinascimentali
“città ideali”,
ove
si scrisse la storia
col sangue,
e nobil gesta.
Dovunque
al cuore,
la tua alma
“forte e gentile”
sacra resta.
Divino il gregoriano
“canto di pietra”,
nell’Abbazia
di San Antimo
in volute
d’incenso
al Cielo s’eleva
e risuona
ai salmodianti
cori de’ clerici
in festa.    

S.P.M.
 
(Short Poetic Message)

Con amichevoli
intenti
faccio
i miei complimenti
a chi sa vivere
con forti passioni
ed entusiasmi
una vita
tanto copiosamente
e intensamente
scandita
da divini
orgasmi!  

Pudori
Tu che hai preso il mio cuore con un furto,
Tu che sei una specialista
delle cosiddette “terapie d’urto”,
di chiara fama conclamata,
mi sai dire perché non ti sei applicata
alla mia patologia tanto sofferta
infilandoti come Dio t’ha creata
sotto la mia coperta?   

Vestimi
Vestimi del tuo desiderio pudìco
che meraviglia dona ai miei sommessi sensi
e li risveglia come aria fresca mattutina
portandoli nell’empireo di cieli immensi.
Vestimi con la tua gioia di vita
che indossi con femminile essenza
da cui pudicamente ma infinita,
la fantasia, le tue grazie accoglie in trasparenza.   

Il giardino delle delizie
Rendimi partecipe della tua sensualità
concedimi di sorseggiare al calice
che nello scrigno forte della tua carnalità
racchiudi, tu che sei di Venere l’ancella
e nel notturno cielo della passione
brilli più luminosa d’una stella,
dischiudimi il segreto giardino delle delizie
dove io possa gustare le tue meravigliose grazie!!  

Sguardi
Io ti guardo, ti sento vicina
sento il calore della tua carne,
le tue brame scottanti, desiderio
di perder l’innocenza bambina.

Mi guardi con gli occhi sognanti
che invitano a ceder al peccato,
sono quegli sguardi ammiccanti
che rendono l’uomo infuocato

E piove, piove una pioggia di sensi
che tutto pervade allaga e rinnova
di brividi forti profondi e intensi
che rara è concessa all’anima la prova.   

Pensieri nudi
Nuda
vivi
nella mia mente
e rapisci
i miei pensieri,
poi mi porti
nei sentieri
di giardini
ancora in fiore
dove batte
forte
il cuore,
come
quando
adolescenti
si correva
ai quattro venti
per un palpito
d’Amore.
Nuda sei
e solamente,
sei un sogno
o forse niente,
ma per te
io colgo un fiore
e lo dedico
all’Amore
che il tuo
cuor impenitente
di sospir
ancor mi dà.   

La luna
brilla piena tra le stelle,
accarezza la tua pelle.
Il tuo volto di Venere
specchio di tenerezza.
Una brezza
di vento
increspa i tuoi capelli.
Un sentimento
sfiora il cuore,
quasi fiore
che sboccia,
come una goccia
di pioggia
che disseta le mia
labbra, sono i tuoi
baci.
Audaci vibrano
i sensi,
uniti gustiamo
gli intensi profumi
del giardino
dell’Amore.

Tu sola sei
l’unico Tesoro
nascosto nel bosco
custodito da fate
da gnomi
che io solo conosco.
Io sono ammaliato
da questo posto
incantato
dove l’Amore
è un sentimento
fatato
che vive leggiadro.
come un soffio
di vento.
Stento
a credere
che per magia
intraprendo
la via che conduce
all’ Amore.

La notte
coccola i miei sogni.
Tu sei
il mio sogno!
Bisogno
di te
ha il mio cuore.
Fiore
appena sbocciato
tu sei.
Il sole
che s’è da poco
levato
ti porta
via
insieme
al mio dolce
sogno.
Abiti
nella mia fantasia.
Ti seguo
nella tua via.
Mia,
ti voglio
come
tu fossi
il mio
quadrifoglio.

Se
le orme
dei nostri
passi
lasciassero
indelebile
traccia
sulla terra
avremmo
già
da tempo
scoperto
come fossimo
destinati
a incontrarsi
per proseguire
insieme il nostro
cammino
sulla strada
che porta
all’amore eterno!

Se tu fossi una
bionda spiga di grano,
d’un campo di mèssi,
vorrei essere
il papavero rosso
fuoco,
che ti sta vicino.
Se tu fossi una
nube, vorrei
essere il vento
per spingerti
verso di me.
Se tu fossi
acqua azzurra
di mare
vorrei essere
lo scoglio
che lambisce
i tuoi flutti.
Se tu fossi
un sogno,
e siccome lo sei,
vorrei essere
il sonno
che a notte scende
sugli occhi tuoi!

Idillio
Uccelli
dai colorati piumaggi
affollano
i rami della foresta.
E’ una festa
di verde e colori,
di canti,
e gorgheggi
sonori.
Sotto i raggi
d’un sole splendente
sfuman i miraggi
gli incanti
di giorni felici,
fugaci.

Opprimente
dire addio,
a un amore morente!

Miraggi
Ho percorso
i sentieri del cuore
scalato inviolate
vette,
tra fulmini
e saette
con fatiche
e dolore
per Amore.

Ho attraversato
il deserto
dei sentimenti
sotto tempeste
di sabbie
e di venti,
abbacinato
dai raggi
di sole,
da sublimi
miraggi,
per Amore.

Ho trafitto
la mia anima
con la mia
spada
di cavaliere
errante,
invitto perdente,
con sudore
riprenderò
la strada
che mi porta
a te Amore.

Parole Amore & Poesia
Le parole saltano
come saltimbanchi
sui pensieri stanchi.
Gli danno colore,
e talvolta
ne cambian l’umore.
Poi senza
lasciar tracce
o miasmi
volan via
come fantasmi.
Lasciano
di nuovo
i pensieri soli
ad ascoltar
il canto
di grilli e di assioli.

Balle, balle,
chi crede
che i nostri
destini
dipendano
dalle stelle.
Volenti
o nolenti
diciamo
a tutti
i “credenti”
che siamo
nelle mani
di otto potenti
che fanno
succedere
un quarantotto
quando
s’incontrano
per un G8.
Perché
nonostante
lotte e conquiste
il mondo
si divide
ancora
in due caste.
I poveri
crescono
e restan
perdenti
perché
hanno poco
da metter
fra i denti.
mentre
ai benestanti
crescono
a dismisura
i conti correnti.
Così va
il mondo
e sempre
andrà
se non cresce
la giustizia
e l’equità.

??????
Mi sento perso
nell’universo,
sommerso
da mille domande
a cui
la mia mente
non risponde.
Donde
è una cosa
seria
capire
chi siamo,
la materia
l’antimateria,
se il nostro
destino
è nelle mani
d’un Esser Divino,
o se l’evoluzione
della specie
umana
è la progressione
biologica
di alcuni primati
come dicono
gli scienziati.
Mi sento piccino
piccino
quasi un neutrino.
Un poco meschino
vado avanti
nel mio cammino
come un pulcino

La vera
poesia
nasce
aerea
virginale
diamantina
nella testa
ma se vuole
vestirsi
a festa
deve
fare un tuffo
nel cuore
per prendere
calore
sapore
e toccare
come un’aura
di vento
le corde
del sentimento
e dell’anima
altrimenti
rimane
un ‘anonima
costruzione
di parole
e fantasia
che vagamente
si può
dire poesia.
(come la mia!)
Anche il poeta
di lauro cinto
ne scrive cento
ma se ne salva
un quinto!!!!

Una bella
fanciulla,
una giovin
mammina
aveva
nella culla
una dolce
bambina
dalle trecce
bionde
e un vestitino
a fantasia
a cui aveva
dato il nome
Poesia .
La trovai
in un prato
fra fiori
e canti
d’uccelli
che pareva
dipinto
dal Botticelli.
Rimasi
cosi stordito
di tanta grazia
in natur profusa
che per me
rimase
per sempre
un sogno
e la mia Musa!

L’amour fou
L’AMORE
ne combina
sempre
delle belle.
Passa
senza dolore
attraverso
la pelle,
e con spudorata
indecenza
invade
il cuore
con virulenza.
Poi con
focosa
baldanza
gli fa’ fare
una danza,
lo mette
in tensione,
lo porta
in fibrillazione.
Da qui
passa
alla testa
e ti conquista.
Ti fa’ scattare
tutte le molle
e ti rende
folle.
A questo
punto,
ne gode
il cuore,
ma sei
pazzo d’amore!!!

Al bazar dei poeti
Su uno dei tanti
pianeti
lassù
fra le stelle
si tiene
un mercato
per solo
poeti.
Le bancarelle,
mettono
in mostra
merce pregiata
sia di moda
sia un po’
passata,
dosi
e ingredienti
per migliorare
i talenti,
antichi strumenti,
qualche
buona lima
per fare
baciare la rima.
Quand’ero
giovane
anch’io
ci sono stato,
ma ora
alla mia età
preferisco
la comodità
e vado
al più vicino
supermercato.

La poetica del cucchiaino
Pensate
quale destino,
essere
un cucchiaino!
Tuffarsi
in un cappuccino
o come un bignè
in una tazzina
di caffè.
Girare
lo zucchero
in una tazza di tè
d’una pregiata
varietà indiana,
mescolare
una tisana.
E come non
bastasse
pensate
alla differenza
di classe
che c’è,
tra quello
comune
e quello d’argento
tra quello
che finisce
in borgata
e quello
con cliché
che finisce
nella reggia
d’un re.
Roba
da far
intorcinar
le budella:
in ogni
caso
non toglietemi
il cucchiaino
con cui
m’intrufolo
in un barattolo
di nutella!!!

Rivelazione
Pescando
nel cuore,
e nella memoria
voglio raccontarvi
la storia
un po’ bizzarra
e futurista
di un uomo
che si scoprì
artista
trovandosi
fra le mani
un pezzo
di legno
di fico.
Questo
amico
assestando
dei colpi
con sgorbia
e martello
ad un brandello
di legno
a cui già
la Natura
aveva dato
forma
e disegno,
dopo un certo
impegno
d’estro
e lavoro
si trovò
fra le mani
un capolavoro;
e da quel dì
con mano
sicura
si dedica
alla scultura
Nonostante
fosse in là
con gli anni
si meravigliò
lì per lì,
ma poi
capì
una grande
verità :
quando
l’arte c’è
si può far viva
a qualsiasi
età.

Elegia dell’allùce
L’alluce,
il pollice
del piede,
non è una
panzana
ha un’importanza
indicibile
nella vita
umana.
L’homo erectus
sovrasta
il cactus,
e grazie
a questa
articolazione
ebbe origine
la deambulazione,
e l’evoluzione.
Pensiamo
ora, quale
destino
e quale
cammino
avrebbe
fatto
l’umanità,
in altre
condizioni
e se avesse
dovuto
camminar
carponi!!!

La luna nel pozzo
Sulle colline
in una notte
stellata
una piccola
folla
s’era adunata
sull’aia
d’un casolare
per vedere
uno spettacolo
particolare.
Era stato
notato
più in là,
in cima
ad un colle
qualcosa
di folle.
Una scaletta
quasi fatata
era appoggiata
al firmamento,
in allineamento
col celeste
astro terrestre
e pareva
che in ogni
momento
da quello scale
dovesse
scendere
qualcosa
di speciale.
Infatti
ad una cert’ora
videro
dall’Eridano,
le stelle
prender per mano
Selene
e aiutarla
come
a una regina
si conviene,
con modi
divini
scender
gli scalini,
per tuffarsi
nel pozzo
perché
aveva
il singhiozzo!

Cammino
sui sentimenti
stringo
i denti
tra i gaudenti
mi spingo
ramingo
ai quattro
venti
busso
ai battenti
in balia
degli eventi

La poesia
Parafrasando
il concetto
che le idee
buone o strambe
viaggiano
sulle gambe
della gente,
si può dire
in senso stretto
che la poesia
seria o faceta,
viaggia sulle gambe
del poeta .
Ma dipende
tutto
da un certo fattore,
se questi
riesce a farla
viaggiare
anche col cuore.

La primavera del Botticelli
(emotional version)

Solazia,
tanta grazia!
volo nella meraviglia
che mi piglia
e m’attanaglia
del Rinascimento.
Zefiro
il vento
amato da Clori
arriccia
Flora
(imago speculare)
solare,
che si propizia
a spargere
dal fertile grembo
con grazia,
di fiori semenze,
con regali
movenze.
Venere
vera regina
(come una velina)
troneggia e incede
e col suo nudo piede
par sfiorare
il prato
trapunto di colori.

Eros bendato,
fanciullo alato
dell’Amor emblema
senza tema,
incendiarie
frecce
verso
le auree trecce
e al cuor
delle tre Grazie
mira

Ermes
nella sua
elegante
clamide rossa
come
la regale
veste
increspata e scossa
dell’amante,
alle tre Grazie
danzanti,
sul vergineo
prato
il regno d’Afrodite
addita

Intraversati
E’ bastato
un po’ di maltempo
di stagione
per paralizzare
le vie
di comunicazione.
Ma quel
che è peggio,
è dover udire
dai media,
parole
che fanno
inorridire:
Mezzi pesanti
intraversati,
lungo le carreggiate,
code di auto
bloccate.
Intervenga
la Crusca
come istituzione
a salvaguardare
il nostro udito
da tanta aberrazione!

Carminaterapia
A tutti
voglio dire
che c’e
un metodo
naturale
per ridare
l’armonia
al cuore
e curare
ogni patologia
dell’animo
umano.
C’è la poesia!
Presa in pillole
o macrodosi
cura i nostri mali
e le nostre nevrosi.

La mia terra
Una strada bianca
sale su una verde
collina primaverile.
Fiorile conquista.
D’incanto
alla vista
spunta un casale,
dall’aspetto
medievale.
Gemme rosate
occhieggiano
sui rami del pesco.
Fiabesco
angolo di terra
toscana.
Gli uccelli,
dai tiepidi
raggi di sole
aspersi,
cantano in versi.
alla natura.
Francescana
partitura!
Più in là
ancora un mare
di colline
trafitte
da scuri e solitari
cipressi,
a perdita d’occhio
fino all’ultimo
orizzonte.
Vibrante
erra
nel cuore
uno stato di grazia
che benedice
e ringrazia
questa mia terra.

www.poetare
La poesia
nasce
dovunque:
in officina,
in cucina,
nella fucina
del sito poetare,
on line,
dove Lorenzo
internettiano amico,
con passione
che non vi dico,
si sforza
di forgiare
di suscitare
di accendere
negli esseri
umani
la scintilla
della poesia.
A tutti i poeti
“naviganti”
dai patentati,
agli aspiranti,
dà consigli,
dritte,
indica la via
senza divieti,
lasciando
alla nostra fantasia,
l’estro
di fare poesia.
Accoglie
tutti, con sensibilità
dai più stralunati
ai più discreti,
dai più romantici
ai più lirici,
dai più prosaici
ai più ermetici
lasciando a tutti
la propria liberta!

Padre
Ora che i tuoi capelli sono bianchi
come candide piume,
e il tuo amabile volto d’antico patriarca
rivela i segni inesorabili del tempo;
ora che la vita m’appare
nella sua più scarna essenza,
e con più discernimento,
soppeso l’effimero e i valori,
voglio dirti, con tutto il sentimento,
quanto immensa,
seppur tardiva, sia per te
la mia riconoscenza.
Ammetto, ti ho dato molte pene.
Da ragazzo, avevo molti
grilli per la testa, d’idoli,
d’utopie, le tasche piene.
Capivo che tu eri il faro nella notte,
ma rifiutavo, per spirito di ribellione.
l’approdo alle tue rive sicure,
certo di avere ragione.
Detestavo la tua filosofia di vita
spicciola, genuina, concreta,
che forgia quelli come te,
che hanno lavorato duro
e condotto una vita onesta e quieta.
I tuoi saggi consigli,
da me, puntualmente disattesi.
Solo più avanti con l’età compresi
che non erano menzogneri.
Intuivo che in cuor tuo,
e nei tuoi pensieri, di uomo maturo,
custodivi segrete speranze
sul futuro di questo tuo figlio
sognatore e ribelle,
nel pieno degli ardori giovanili,
paladino di rivoluzioni gentili.
Ora che anch’io, ho preso
sulle spalle la mia croce,
voglio dirti piano piano, sottovoce
tutti i miei errori, i miei fallimenti,
dopo un cammino sulle ceneri ardenti,
di molti miei sogni bruciati.
Ma il passato è passato.
I tuoi occhi non più rassegnati,
mi parlano senza parole,
d’una lacrima di gioia sono velati ,
sereni guardano verso i raggi del sole.

Vita
L’aurora
fiorisce
al primo
raggio
di sole.

Per noi
figli della luce,
nasce
un nuovo
giorno.

Riversati
nel grande
fiume
della vita,
fra secche,
rapide,
esondazioni,
tentiamo
talvolta
di risalire
la corrente,
come fanno
i salmoni.
Ma non è
nel nostro
destino:
rimettiamo
sulle spalle
la nostra croce,
riprendiamo
la direzione
dell’abituale
cammino,
e lentamente
galleggiamo
verso
le brume
e l’immensità
della foce!

No alla guerra!!!
Fiume di sangue, di lacrime che scorri
gravido sulle nostre coscienze,
e bagni con l’acqua del dolore
i nostri occhi, ti prego rallenta
la tua folle corsa verso la barbarie.
Nessuna croce, sul Golgota, ora
si potrà piantare e arduo sarà
per qualsiasi dio, il riscatto dell’offesa,
del pesante piede dell’ esercito
che invade un suolo straniero,
sotto le bandiere della menzogna.
Soldato che armi il cannone,
col piombo dell’odio e della morte,
non straziare ancora un popolo
oppresso, nato sotto il giogo tiranno
perché la guerra, l’odio mai potranno
imporre con la forza i valori, aprire la via,
a modelli di governo e di democrazia!!!

Torture democratiche
Un popolo civile e libertario
dichiarò una guerra preventiva
a un sàtrapo tanto sanguinario
sospetto d’aver chimica l’ogiva.

In spregio a tutte le risoluzioni
agli inviti di essere prudenti,
divisa la Società delle Nazioni
fu data voce agli armamenti.

In un mese di bombardamenti
soccombe la feroce dittatura,
il popolo soffre duri patimenti,
non si pone fine all’avventura.

Si doveva portare la democrazia
liberar la gente dalla schiavitù,
s’è imposto torture e malvagìa
in barba a democratiche virtù!

La tua voce
Affiora
dalle profondità
perenni
dei silenzi,
la tua voce.
Timido
barlume
di gioia
che mi è
concesso,
riflessa
dentro l’anima
come un’eco.
Sfiora
i pensieri,
del mio dimesso
vivere,
come
autunnale
bruma
che sale
vaporosa
fino alle
alte cime
dei miei più
cari affetti,
riposti
come tesoro
dentro
il petto.
Voce amica,
tremula presenza
timbro canoro
di una storia;
ora di memoria,
solitaria essenza.

Il falegname “Chiodo”
Conosco un vecchietto
dall’aria sana e rubizza,
falegname, da una vita.
Tutti quanti dentro il paese,
con grande stima e affetto
lo conoscon come Chiodo.
Un soprannome perfetto
per un falegname,direte!
La sua bottega, se la vedete,
ha l’aria un po’ trasandata
e si trova sulla strada
maestra che attraversa
il paese, però appartata.
E’ piena di tanti trucioli,
di segatura, pezzi di legni,
di tavole e tavolette
di varie forme e caratura;
di chiodi, bulloni, chiodini
di pialle, piallette , raspe,
altri arnesi e girabecchini
Dappertutto ci sono seghetti
saracchi, di tante foggie
martelli, tenaglie, morsetti
sgorbie delle miglior leghe.
Eppoi c’è lui, vulcanico,
solingo, bizzoso vecchietto
che per antonomasia,
ricorda Mastro Geppetto .
Ormai alla sua bella età
più che a buon lavorare
si diverte tanto a giocare
e inventa, crea cose,
utili e un po’ curiose,
giochi, belle marionette,
macchine quasi perfette,
originali, uniche, ricche
di bell’ingegno e fantasia.
E’ davvero un re e un artista
e la bottega tutto il suo regno.
A tutti dice senza ritegno
con una punta di civetteria:
“ datemi un legno e un chiodo
e vi farò vedere la poesia!”
Come dargli poi torto!
A vederlo tutto così preso
intento a segare, a limare
a inchiodare, col volto terso
di sudore come un atleta,
sembra davvero un poeta
alle prese con un verso!

Amore
Tu sei come l’augusto ciliegio
che al cielo mostra le sue grazie:
ricco fogliame d’intenso verde,
e bei di miele vermigli frutti.

Sei tiepido sol che or di maggio
consola, e gioia ha per tutti,
cantan sui tuoi rami gli usignoli
a notte sotto il luccicar di stelle

Protendi il tuo innocente volto,
i tuoi perfetti di Venere lineamenti,
le tue tiepide labbra d’amor vestite.

Dolce è gustar il tuo tenero frutto
come grazia in dono ricevuta
attimo fuggente che indora il tutto.

L’aeroporto degli innamorati
Nella sala Partenze,
ovattata atmosfera
di luci soffuse,
caldamente profuse
sulle nostre indifferenze.
Insegne luminose,
affascinanti divise
delle hostess del check/in
indossate su smaglianti sorrisi
con glamour di mannequin.
Brusio di voci, e tanti
idiomi di diverse etnie,
annunci a ripetizione
di voci femminili e sensuali
scandiscono le tappe
di controlli e cerimoniali,
di immancabili rituali.
Una foresta di segnaletica
di variopinti pittogrammi,
segna l’obbligato cammino
verso la felicità e la speranza
o verso le lacrime o i drammi.
Più in là c’è l’angolo ambìto
di Cupido, con il suo altare
sempre fiorito.
C’è la colonna degli addii.
Qui le labbra degli amanti,
di focosi spasimanti
con slancio e trasporto
si cercano,
s’incollano,
si fondono,
non si staccano,
non trovano sazietà,
circondati da un ceduo bosco
di varia umanità.
E’ l’ultima ricarica
di sensualità,
dei poveri innamorati.
Chi parte, ripone
il cuore nel proprio bagaglio,
chi resta nel proprio travaglio,
ambedue trafitti dal dolore
di placide pene d’amore.
Rullano sulla pista i motori….
palpitano e decollano i cuori!

Poes-of-ia
Un poesofeta
è un profeta
o forse
un esteta,
oppure un atleta
della parola
che consola
senza la stola,
ma sola
scrivendo
una fola?

Poeso-fante
Poeso-fante
è un fante poeta
che ante scrive
le poesie
su un tornante
dell’Antermoia
ante-cedendo
la fantasia
all’istant- noia
assillante?

Incanti bevo
Mi bevo
un tramonto
marino
divino
e rosso
come
un bicchiere
di vino
chianti.
D’incanti,
ammiro
i tuffi
frementi
della luna,
da una
duna
coperta
di ciuffi
di sparto
pungente,
in questa
notte
bollente
ebbra
di canti
di melliflue
baccanti.

Pensiero Brado
Selvaggio
e libero
come
un cavallo brado,
impetuoso
come
un bradisisma,
irriverente
e tranchant
come
uno scisma,
geneticamente
disancorato
da ogni
retaggio,
amerei
il mio pensiero
fosse.
(più color rosa,
meno nero).

Crisi di coscienza
di una mosca bianca


Una mosca
bianca
era da tempo
torturata
da un pervicace
dubbio,
che le obnubilava
la mente,
in quanto
si chiedeva
continuamente:
se lo sporco
è la mia
vita
è il mio
destino.
che senso
ha
continuare
a vivere
così…..,
mi piacerebbe
tanto
sporcarmi
almeno
un pochino……

Amorealla radicequadrata
Amorefolleamore
batticuorebatti
fiordamorefiore
mattidamorematti

Caroamoreamorecaro
Caro amore,
amore caro,
amore, reame
re-amo, amo-re
(e) Roma, Roma (e).

Chissà perché,
l’amore
se anagrammato,
o è nobile
o è capitale
o è prezzato,
m in quanto tale
mai disprezzato!

Poesia O.G.M. free
Nel villaggio
globale,
la scienza
e la tecnologia
sono ormai
le maliarde
signore
della vita
e insidiano
le gioie
del talamo
nuziale.
Le multinazionali
in nome
di stringenti
leggi
di mercato
detengono
i brevetti
di troppi alimenti
il cui organismo
è geneticamente
modificato.
Si dice che
anche la musica
(la cosa più amata)
dai giovani,
sia inquinata.
Si sospetta
che gruppi musicali
idoli e miti
d’intere generazioni
abbiano infarcito
le loro canzoni
di messaggi
subliminali
e senza tanto
formalismo
accusati
di apologia
al satanismo.
Mi domando:
è possibile
che in tutta
questa sciatteria
non si salvi
neppure la poesia?
Io mi auguro
davvero
che la poesia
resti e rimanga
per sempre
un fior sincero.
Non vi nascondo
che la mia anima
sarebbe addolorata
se prima di leggere
una poesia
dovessi avere
questa garanzia:
Liricamente
d’origine protetta
e controllata
”.

Carminapolis
All’ufficio anagrafe.

Stato civile:
-poeta!-
abita:
-in via
della
libera fantasia,
traversa
della rima,
interno
esterno,
scala prima,
numero
da dividere,
da sommare,
quello
che le pare….
segni particolari:
-versi!-

L’amnesia del poeta
Il poeta ideale
dovrebbe soffrire
di amnesie,
perché questa
patologia
gli permetterebbe
di non entrare
nelle stanze
della memoria,
ed essere originale?
Certo sarebbe tutta
un’altra storia,
trovarsi
a non dover lavorare
su metafore
antiquate,
rispolverate,
o se volete
riscaldate
alla maldestra
come la solita
minestra!
Il poeta ideale
dovrebbe essere
un anacoreta,
o uno stilita?
No, neppure
quella sarebbe vita!…
Dovrebbe vivere
in un ambiente
asettico,
ma non asfittico,
decontaminato
dal poetico operato
vivente e del passato?
Dovrebbe parlare(cantare)
della quintessenza
dell’anima, dell’amore,
dell’umana
sofferenza,
degli ideali,
della vita,
dell’incoerenza
di noi mortali,
con l’inesprimibile
ancora non espresso,
in un verso perfetto,
da sembrare
un po’ sospetto?
Dovrebbe sciorinare
una lirica
originale, aderente,
pregnante, suadente,
un po’ marziana…
o al dente,
come l’amatriciana?…
A voi amici, colleghi,
cari lettori e posteri,
con tutta la pazienza
e la delicatezza del caso,
l’ardua sentenza!

Emoticons
Astrid,
goccia di stella,
grazia di femminilità
scesa dal cielo
per donarmi l’amore,
sbocciato fiore
d’altre primavere,
della mia giovane età,
com’era bello vedere
fiorire sulle tue guance
quel pudico rossore
ai miei sguardi d’amore!

Ora invece
le giovin donzelle
sono in maggioranze
belle e carine
come ammiccanti
veline.
Il cuore dei nostri
adolescenti,
quando sboccia
l’amore
o affini sentimenti
non conosce
più il batticuore.
Tutto cambia
con disinvoltura,
da far paura,
e di questi tempi
è diventata
difficile
la lettura dei sentimenti.
Il corpo si modella
si costruisce
in palestra
con pesistica , dieta
e duri allenamenti
ma è diventato
analfabeta,
analfabeta
dei più nobili
sentimenti.

La quercia
La grande e poderosa quercia,
che troneggia alta e sicura
sulla via dell’altura
e dal cocente sole ci ristora,
sembra una matura signora
e la sua robusta ramaglia
ricoperta di verdi foglie,
la copre come una vestaglia.
Sulle robuste fronde
di fattezza secolare,
che il vento increspa
e piega come onde
di mare, tanti, tanti uccellini
senza altro pertugio
vi trovan casa e generoso rifugio.
Loro piccole creature,
ringrazian felici
l’amica e verde signora
del magico incanto,
ad ogni buon'ora
con festosi gorgheggi
in guisa di canto.
Grazie, grazie cara quercia
che ristori tanti esseri
con la tua chioma preziosa.
Grazie, nobile amica
per la tua fronda
che le antiche virtù
de' forti e di eroi impalma,
ristora, ti prego
la mia povera alma
e i miei pensieri che a iosa
giorno dopo giorno
affondano neri
in una vita sempre più noiosa!.

Volontariato verbale
Il poeta
è un volontario
che opera
nel campo
dell’assistenza
(verbale),
nonché sociale
lavorando
senza orario
con dispendio
di energie
di fantasia
di forza emotiva,
di inventiva,
al centro
di terapia
intensiva
specializzato
nel ridare
vita
alle parole.

Gli angeli di Beslan
Ancora una volta settembre,
il mese che dovrebbe chiudere
con la mitezza del suo clima
i giorni della gioia estiva,
bagna di sangue la nostra vita,
per colpa della barbarie dell’uomo,
e riporta le nostri menti
e i nostri cuori ,
sui sentieri ancora freschi di sangue,
di dolore e di morte.
E’ accaduto. La storia dell’orrore,
la triste storia del terrore si ripete,
armando di nuovo con la falce,
le lugubri braccia della Morte.
E’ accaduto ancora in terre lontane,
per molti di noi sconosciute
fino a ieri, sperdute
nell’arcipelago di stati e popoli
disegnate dal nuovo corso della Storia,
ma potrebbe accadere vicino a noi
in ogni momento.
Ora purtroppo, tutto il mondo conosce
lo sgomento,
conosce dove avete vissuto per un soffio,
per un momento,
la vostra tenera vita,
piccoli e candidi angeli di Beslan.
Ora tutti di noi sappiamo dove
il vostro sangue ha bagnato i vostri
bellissimi libri di fiabe, che avevate
sui banchi di classe, nel primo
giorno d’apertura del nuovo anno
di scuola, e mai potremo dimenticarvi.
Ora tutto il mondo sa dove si trova
l’Ossezia, il paese dove gli angeli vivevano
in una povera terra, che non era certo
un paradiso, come potrebbe esserlo
dalle nostre parti, ma che pure erano
egualmente felici, senza avere
tutte le nostre comodità e le nostre ricchezze.
Angeli che erano la gioia e l’orgoglio di tante famiglie,
l’avvenire e la speranza di un popolo che li aveva
portati felici a scuola e festeggiava
il loro primo giorno di lezione.
Ora tutto il mondo sa dove sono
morti gli angeli di Beslan
stringendo fra le mani i libri di fiabe;
barbaramente uccisi mentre imparavano a sillabare
per la prima volta le parole papà, mamma, amore, fiore.
E un mondo che conosce ciò,
non può essere altro che un mondo
preda della barbarie!

Omaggio all' Amore
Sensualità
dipinta
sul tuo scultoreo
corpo
di Venere
i miei occhi
ammirano.
Estasi
è l'innocente
candore
della tua pelle,
il tuo profumo,
le sciolte
seriche ciocche
dei tuoi capelli
accarezzate
dai venti.
Tu che vivi
nel verde
e fiorito
"horto concluso"
in cui Amor
è uso
giocar con Te,
e ove
sotto lo stesso
cielo,
Sole e Luna
abitano gaudenti,
prenditi
la felicità
piena
dei tuoi freschi
e luminosi
anni più belli!!!

I miliziani del cuore
Lo ha spiegato molto
bene Ilvo Diamanti
(noto editorialista, a mio parere
dall'animo di poeta),
di un grande giornale
a tiratura nazionale,
alcuni giorni fa
in un suo editoriale
dal significativo titolo
" Le multinazionali del cuore",
che le organizzazioni
non governative sono:
" Attori di una sorta di umanitarismo
libertario e globale che mobilita il sentimento
sociale contro le ingiustizie
e le disuguaglianze del mondo
e coltiva la pietà
come fonte di risorse,
per intervenire in modo attivo,
concreto di persona".
Ebbene quali parole
migliori si potrebbero spendere
per questo esercito determinato e sicuro
delle istanze del cuore e dell'altruismo,
per questi intrepidi angeli custodi
che volano con le loro ali leggere
carichi solo di uno stracolmo e pesante
bagaglio d'AMORE, fino
negli angoli più lontani
e sfortunati del mondo,
con spirito di sacrificio e abnegazione
e un'indescrivibile carica di umanità
ad asciugare le lacrime di dolore,
a curare i malati, i feriti di guerra, a portare
parole di conforto, un sorriso ai bambini orfani,
e una mano calorosa agli anziani e ai vecchi,
con la dimessa uniforme di "Combattenti del Cuore ",
dotate del solo armamentario del sorriso,
della Fratellanza della PACE
della Solidarietà, dell'AMORE
e che hanno il volto
ormai diventato tristemente noto
di Simona Pari e Simona Torretta,
che sono state sottratte
alle loro opere di bene,
e per le quali
preghiamo affinché chi li tiene
in ostaggio le restituisca
sane e salve
a coloro che hanno bisogno
del loro " lavoro" di angeli.

 
Le Quattro Stagioni.(Primavera)
Muore il nonno accanto al fuoco,
i tristi occhi chiude, ma senza dolore.
Una fanciulla avanza a poco a poco,
s’avvia alla sua tomba con un fiore.

Allunga il giorno, sboccian gli amori,
rinasce la vita sotto i cieli tersi,
rinascono le gemme, i profumi, i fiori,
canta la Natura il suo canto in versi.

Ritorna a vivere la gioia, e l’armonia
pare impossessarsi del Creato,
così profondamente come poesia.

Anch’io vivo, sogno, amo, al tuo divino
passare, e ne son così stregato;
altro non chiedo al mio destino!

Le quattro stagioni (Autunno)
Provvida di grazie, stagione generosa,
dopo aver dato copiosi frutti
alla terra, che sfiorita rosa,
or appassisce, al ritornar de’ lutti.

Cresce il ruscello, sull’inaridita zolla,
cadono dai rami le secche foglie,
corto è il giorno, cede la vita, le voglie,
svanisce in cuor letizia come bolla

Rosseggia la vite e l’uva sui filari
riempie di ciocche i bei panieri,
rincasa l’ape laboriosa agli alveari

Fermenta il mosto al suo bollore
che poi addolcirà i mesti pensieri
e dolci saran i sorsi, come l’amore!

Le quattro stagioni.(Estate)
Biondeggia l’oro delle messi,
scotta il sole, divampa l’arsura
cielo e terra han nuziali amplessi ,
forte e rigogliosa è la natura.

Bella e prosperosa donna matura,
stagion che lasci il cuor beato,
dovunque sei, con disinvoltura
ci doni le bellezze del Creato.

Di sogno son le notti di stelle,
di sogno son le notti più chiare,
e sogno quando piovon fiammelle

Con te m’incammino alla riva,
musica sono i flutti del mare,
naufraghi noi d’amore, alla deriva!

Le quattro stagioni (Inverno)
Pallido è il sole e punge il gelo;
accanto al fuoco d’un camino
che arde e fuma verso il cielo
siede candido un nonnino.

Gioia è per lui il bel calore
che gli manda la viva fiamma,
poi guarda con tenerezza in cuore
il Bambino fra Papà e Mamma.

La sua mente stanca e inquieta
trova pace a quel bel tepore,
e ripensa alla grotta buia e cheta

che vide nascere Gesù Bambino,
dove ancora scorre sangue e dolore
Terra Santa, d’odio segnata, nel destino!

Leggi i racconti di Patrizio

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