Terra e Cielo Fragile cristallo dalle mani palmate cigno delle mie aurore desiderate strascico fra terra e cielo d’ogni mio desiderio sei nuovo velo ama, ama, con tutto ciò che hai ama, ama, e dopo non lasciar mai la Terra con una mano ben tesa il Cielo con desideri senza resa. Dimmi che lo vedi anche tu Dimmi che lo vedi anche tu quest’orizzonte dove le lacrime dei sogni e dei desideri possono confluire in glorioso unire, lo senti, è il mio cuore, che ad ogni alito di speranza vibra e sa amare anche una voce sconosciuta e ora il silenzio che allontana che compie il misfatto del dubbio parlare tacere, ma stasera le stelle fanno da falò per le nostre divinità sono dipinte sull’anima che hai intagliato come una tela per la mia fantasia, per il tuo silenzio, e ho cercato demoni e beffe della vita per darmi una ragione, una ragione per cui sempre sul più bello è un miraggio, e ora dimmi che la stella del desiderio che è calata nei cristalli dei miei occhi ha incrociato anche i tuoi.Mi fate ridere Ciò che più si teme potrà mai esser salvezza? Chi potrà mai esser il Salvatore? Chi c’incatena potrà mai salvarci? Mi fate ridere! E il mio riso v’inghiotte E vi vomita come foste merda, siete la mia continua scoperta di quanto sia buio il fondo, di quanto sia ridicolo il senso profondo della vostra giustizia, e le vostre sicurezze sono l’appendice delle vostre paure. Ho un solo desiderio: vedervi accanto al vostro "miglior peccato" e poi giudicarvi secondo il vostro buon senso. Visioni Vedo libellule dalle ali di cristallo Zavorrate da pensieri lucidi di vernice Sagome da luna-park Bersagli cadenti... i miei sogni Le unghie... delle tue speranze Le dita... delle mie illusioni Le mani... dell’indifferenza Le braccia... della forza incompiuta Ergersi verso l’alto e chiamar Dio Per una nuova sceneggiatura Le grida... le ultime bestemmie Quelle di un cuore a chiazze rosse Spiaccicato sulle mura della stanza. Brandelli d’anima i superstiti, gli ultimi ospiti sgraditi di terre profane, i pensieri come dita che graffiano la lavagna della vita, si percuote la vela del desiderio in un ritmo funebre d’alta scuola militare, sanguina la memoria nel dipingere ricordi andati così come treni, l’agonia sferza l’aria trapassa con urla il delirio dell’ultimo cammino, così come preghiera cantata per l’assassinio dell’ultimo Dio scelto dalla umana vanità. Le trombe s’alzano ad arco annunciano l’ospite indiscreto "Lodata la bianca maschera" "Lodata la falce per la sera" gli angeli in volo sputano fuoco strazi di viscere colmano le strade mansueta la carità chiude gli occhi sul vecchio mondo e la terra inaridita ruba spazio ai semi del veleno quotidiano in un miracolo di fede nella vita un petalo governato da un vento gelido è un sorriso per gli occhi dei sopravvissuti, al macero le vecchie carcasse pronte per concimare le vecchie terre per i nuovi inquilini del mondo. Il mio nome "I poeti che brutte creature ogni volta che parlano è una truffa" (F. De Gregori – Le storie di ieri) A volere tutto troppo spesso si annaspa tra un desiderio e un’illusione forse solo il sudario di un’emozione, ma se le stelle fossero amnesie di un Dio orfano della propria creazione allora saprei che il progetto ultimo di queste mie parole è dare colore ad un orizzonte l’orizzonte di mille pensieri troppo stanchi per girare il mappamondo annacquato di un viaggio verso l’agguato di un ultimo ideale di vita del poeta e i suoi versi che a memoria cita, ma è la pazzia degli uomini savi che governano il mondo. Ho bevuto tanto vino che se fossi un angelo vedrei doppia la strada che porta al dipinto di un’anima, affresco della notte fatto di vita e morte fatto di acqua santa e sangue e volerei via lontano lontano dove lo sguardo si perde e si riconcilia con l’infinito, lontano fra i frammenti di un sogno e la spavalda arroganza di chi osa guardare sempre oltre anche quando il confine della propria ombra cade perpendicolarmente sotto un cielo oscuro. La mia libertà l’ho venduta per un piatto di utopie condite bene ma alla lunga troppo pesanti da digerire e allora ho aggiunto l’acqua al vino e qualche ideale l’ho dipinto sull’anima credere in un mondo di fratelli dove i colori non fossero più fardelli credere in un mondo di uguali e un mondo senza i suoi mali ma poi ho ucciso la speranza con le mie ali intrappolate in una gabbia dalle sbarre di cristallo e allora ho comprato un pappagallo per farmi ripetere in un assurdo monologo il mio nome da stronzo.Una speranza perdente Il potere serpente vomita locuste affamate sulla strada dell’avvenire, tutto è terribilmente ingiusto, tutto si muove secondo logiche precostituite, e in tutto questo mi sento solo come solo è l’urlo delirante in un bosco di betulle, tutto marcisce al sospiro della verità perché la verità è una dura incantatrice: ti rapisce e ti lascia orfano lungo le strade del destino. Potrei fare dei miei dubbi adeguata speranza su cui costruire: è meglio una speranza perdente intrisa di sogno che un cinismo immacolato che conosce solo la strada più semplice. Alla fine mi ritroverò solo come il rigurgito di un poppante ad una festa popolare, solitudine e silenzio sono fratelli il silenzio è la magia donata dagli ultimi Dei all’ultimo uomo. | Col tuo nome Io che sono stupido come un secchio d’acqua, bucato da tutte le parti, raccolgo polvere di luna e col tuo nome ne faccio coreografia e tutti col naso in su a guardare il cielo, perché ogni volta che è poesia, ogni volta che succede, è come rubare un pezzo di cielo a Dio. Non osate Non amo la vita più di quanto non ami già la morte: è una questione di equilibrio, e se la Temide dalla mano destra armata un giorno mi chiamerà lungo le oscure strade dell’infinito potrò fare di un timido sospiro la più violenta vendetta che un uomo possa immaginare, ma non osate voi, che dell’udito sperate solo, di poter conservare in memoria l’ultimo rantolo del ribelle, sarebbe troppo pericoloso concedervi tale onore, potreste comprendere un minimo di dignità che dall’inferno vi sputerò contro, oh no, restate dietro al vostro pastore, che vi protegge per quel che siete, non cambiate la vostra indole, un giorno lo faranno i vostri figli, e allora un’immensa e tragica risata vi sommergerà da valli lontane e da tempi da troppo andati. - Dedicata al poeta Alekos Panagulis -Uccideresti Dio? Estasianti bufere di vento liberano l’anima dai dubbi: Uccideresti Dio? Potresti mai essere libero quanto l’egemonia dell’eternità? Vuoi fare della tua vita una scommessa? L’astio è tramontato per nuovi giorni. Non è la vita la risoluzione dell’infinito ma può l’infinito tramutarsi in vita? Non donerei la mia più pallida certezza al mio migliore amico, ma ho per tutti voi solo un dono : la mia Pietà! Chi ha inventato Dio? L’uomo ha inventato il suo servo Ma soprattutto ha inventato il suo padrone. Siamo la massima essenza dell’ironia. Tutto finisce Ho intascato ricordi da buttare giù come se fossero spiccioli persi in tasche troppo grandi per tenerne conto, e sì, tutto finisce e si spegne, come la fiamma argentea di una candela, troppo stanca per resistere al vento gelido del silenzio. Io vento Io, puledro sperduto in questa prateria allagata dallo sputo di Bacco, cosa potrò mai alleviare a quest’umanità vagante, come potrò mai concedermi tregua se è la vita ad essere condanna. Io vento, tempesta, uragano, che apre le porte per poi sbatterle all’uscita come e cosa potrò fare per scagionare e alleviare il dolore che scaturisce ad ogni domanda che aborto trova per risposta? L’arguzia dell’ubriaco potrà mai far spazio nella mente come la breccia di un’idea sacrosanta? Il concetto di valore contrapposto all’interesse oppure semplice immaturità è la teodicea del mio agire? Qual Dio se non il mio cuore potrà mai condannarmi? Cannella e Vaniglia Se avessi dato al destino Un senso a cui poter donare Una giustificazione al fallimento Di una vita vissuta in bilico Tra una lucida eresia E una preghiera a Cristo uomo Ora potrei darmi una ragione ontologica Del mio dolore e delle sue paure Paura di credere in un regista strambo Che detta le scene dei nostri piccoli romanzi Dall’alto di una nuvola a cinque stelle Una di troppo me la stampo sullo zigomo. Ma Dio avrà qualche hobby Forse è troppo serio e triste Per perder tempo ai dati Le nostre vite – una pallina Un giro di giostra E niente va più, gli strapperei un sorriso con cui schiodare dalla croce suo figlio eterno uomo condannato ad esser Dio Divinità di miliardi di parole Troppo spesso confuse Nell’estremo tentativo di un addio. E se anche l’odio fosse una limpida forma d’amore Un veleno lento che ti tiene in vita Ora saprei dipingerti addosso La tua cannella fatta di parole Quella vaniglia che mal si addiceva Al mio tabacco e agli itinerari Dell’iperbole del mio fumo Ma lasciamo una porta aperta Al tuo miracoloso olfatto E al mio desiderio d’incrociare le stelle dei tuoi occhi.Avamposto della mia ragione. Mastico i resti di un’anima, trasudo angoscia da ogni poro della mente annaspo nell’inseguire chimere mascherate cerco l’ultimo sigillo, cerco uno scrigno dalle mille serrature l’avamposto della mia ragione, barcollo tra pseudo-certezze, quelle dell’ultimo baraccone quelle dell’ultimo palcoscenico, recita regale per la regina del creato: un manto nero una maschera bianca una falce fedele per amica. Un campo di girasoli dal capo riverso mi sorride spavaldo, mi vorrebbe raccontare di mille carcasse che in quella curva hanno conosciuto come un fiore può sgocciolare sangue. Una nenia funerea mi stordisce confonde le mille strade della verità ma la verità è un’illusione è una ricetta bella e pronta per chi rinnega la forza del dubbio. Ma la verità grida grida fra corpi straziati dall’ignominia, l’uomo ama ammazzarsi ammazzarsi per una ragione, ma il non senso di un assassinio risiede nella precarietà del creato. Tutta una vita è destinata al resoconto di una decina di righe lette da un parroco annoiato, la comunione, il sangue di Cristo, la benedizione, e per favore ora andate in pace senza scannarvi prima dell’uscita dalla chiesa.Visioni Vedo libellule dalle ali di cristallo Zavorrate da pensieri lucidi di vernice Sagome da luna-park Bersagli cadenti… i miei sogni Le unghie… delle tue speranze Le dita… delle mie illusioni Le mani… dell’indifferenza Le braccia… della forza incompiuta Ergersi verso l’alto e chiamar Dio Per una nuova sceneggiatura Le grida… le ultime bestemmie Quelle di un cuore a chiazze rosse Spiaccicato sulle mura della stanza. Brandelli d’anima i superstiti, gli ultimi ospiti sgraditi di terre profane, i pensieri come dita che graffiano la lavagna della vita, si percuote la vela del desiderio in un ritmo funebre d’alta scuola militare, sanguina la memoria nel dipingere ricordi andati così come treni, l’agonia sferza l’aria trapassa con urla il delirio dell’ultimo cammino, così come preghiera cantata per l’assassinio dell’ultimo Dio scelto dalla umana vanità. Le trombe s’alzano ad arco annunciano l’ospite indiscreto “Lodata la bianca maschera” “Lodata la falce per la sera” gli angeli in volo sputano fuoco strazi di viscere colmano le strade mansueta la carità chiude gli occhi sul vecchio mondo e la terra inaridita ruba spazio ai semi del veleno quotidiano in un miracolo di fede nella vita un petalo governato da un vento gelido è un sorriso per gli occhi dei sopravvissuti, al macero le vecchie carcasse pronte per concimare le vecchie terre per i nuovi inquilini del mondo. |