Albero d’edera rifugio ed amico, hai accolto sogni e lacrime tra i tuoi rami e portato consiglio nei tuoi silenzi. Io ti ringrazio per quel che hai potuto e piango per quel ch’io non potrò perché radici al suolo non mi legano, e di radici forse avrei bisogno
Che mi tengano a terra dandomi la sicurezza di non cadere, di non morire, di non soffrire.
I tuoi rami spogli.
Come spoglia è la mia vita
La tua corteccia, nascosta.
Come celato è il mio vero viso.
Noi soli, tu nel bosco tra gli alberi, io nella vita. Entrambi vivi nel favore dei nostri sguardi e morti agli occhi del mondo
O forse mai nati e in disparte, tra le rovine dei nostri pensieri, incatenati a noi stessi.
Volgiamo lo sguardo nella speranza di ricevere, perciò diamo tutto, indistintamente. Poi la ragione s’appresta a sovvenire e la delusione c’inonda, sentendoci così ancora più soli. A volte nasce l’alba d’un sorriso
Sebbene il giorno poi tarda ad arrivare e spesso nemmeno arriva.
Allora di rinuncia ci pingiamo sperando con ciò di trovare acqua che si chini al tremolìo d’un rabdomante, che mai potrà, se mai vivrà, giungere a sorgente. O albero avvilito Re dei deboli, schiavo della solitudine aiutami a sorreggermi
Aiutati a proteggermi.
Ah!Lo scettro d’argento. L’alba quest’oggi porta in dono oscurità poiché di rimpianto la notte fu madre e come un figlio colui che è maestà consiglio ora gradirebbe d’un padre. Tre furon le volte che Pietro ha rinnegato e lacerato dal senso di colpa ha poi vissuto io che fui Re ho accolto e rifiutato chi per la vita la vita ha taciuto. Ed ora tristemente ucciderei il passato ed il vento che ha mosso le mie corde, il mio giullare ho tinto di peccato come cane rabbioso che arto suo si morde. Pingue vergogna sul trono de Reali, schiavo di menzogna giurato ho sugli altari d’esser sempre pia figura e per virtù apprezzato, d’amare ogni piccolo e da piccolo essere amato. Ora lontano si fa per me il riflesso di colui che d’amor bandiera ha appeso, inebriato dal potere e dal possesso all’impudenza e al disonor mi sono arreso.
Mia Regina, compagna generosa come per navi prezioso larice forse d’error la mia vita hai preso in sposa? Poiché di pentimento vittima e carnefice, questo il sentimento mio che più non si riposa. Non abbandonate quest’uomo ormai morente nascondere gli specchi questo voi potete solamente e non voltatevi anche se innanzi a voi c’è il niente.
Quanta rinuncia ho chiesto di dare che per un uomo che più per gli uomini ho potuto nutrire e cacciare, rompendo remi e timone che le animi le barche sole ho lasciato in mezzo al mare ma non trovo consiglio in questo mio indugiare, è di perciò giunto il momento per me di deporre lo scettro d’argento ed il sangue mio che corre. Senza titolo Piccolo. Guardando nel buio cerchi il tuo nome ed altro non trovi che pane e sangue, lo chiami di nuovo e poi ancora ti chiami, ma risposta non odi e di risposte sei ghiotto. Tra le pagine di un libro cerchi consiglio libro vuoto colmo di grida. Giochi all'adulto fuggendo il dolore, ma esso ritorna non molla, rimane. Ancora confuso ti guardi allo specchio un viso umido uno sguardo mai ascoltato. Ti convinci d'esser forte e rinneghi quelle piccole parti di te che scorrono sulle tue guance finendo sulle labbra, salate. Allora pulisci ciò che è peccato per l'idea che nel tempo ti è stata data, e continui il tuo stanco e triste ballo nelle notti e nei giorni che solo ti vedranno. | A corte Giullare di corte tu che porti il sorriso e al contempo scompiglio di tua parte non senti costrizione? Tu che sei la burla ed il giocondo la pazzia e la risata del mondo non sei stanco d'esser visto come schiavo della compiacenza? Del dover tristemente apparire? Del tuo continuare a fuggire?
O mio signore non credo sia il motivo questo che mi lega al vostro gioire ma in mia vita ho da farmi mesto perché signori e signore ho da servire ed il sorriso è moneta d'oro ai miei occhi quando poi si tramuta in udire più gioioso d'un bimbo con i suoi balocchi con sentimento tale mi presto a riverire.
Ma allora senza Re voi forse cadreste privato di mia parte vagabondo andreste ove le note d'un bastione vi coglieran l'odito voi ingordo vi buttereste e se verso la porta io gettar dovessi il dito allora la fine decreterei della vostra veste.
O mio signor quale il motivo di vostra premura della possibilità di mia morte prematura? Poiché accader potrebbe che sì spoglio d'un fiume in piena gettarmi io e l'orgoglio! Non pronunciate si oscure parole non procuratemi altro dolore ora impervio per la persona mia sarà il farvi felice e portare l'allegria. Quanta amarezza fuggita dalle vostre labbra come chicchi di grano levati alla trebbia. Ora in silenzio al mio giaciglio mi propongo d'andare come la marea che dalla riva si presta a ritornare.Ciao Una preghiera soffocata e ed accolta e poi un silenzio fatto di respiri. Il tuo sguardo è già arrivato ed ora aspetta il cuore. Le boccate come a cercar di dire, si fanno lievi e sempre più lontane. Ti guardo il petto seguendo il movimento, sperando di vedere e non vedere più alcun cenno.
Poi nell’attesa te ne vai.
Lentamente la vita scivola dai piedi abbracciando i figli, che come madri ti accarezzano e proteggono. Hai resistito fino a quando hai deciso, per poi restituire ciò che per amore ti è stato donato. Il mondo perde una figlia ed una rarità perché di forza hai lottato fino a che hai voluto. Ciao. E la notte al giaciglio... Lasciatemi morire amiche mie fedeli lontane dal salvarmi vi chiedo di lottare la luce mia si spenge accolta da altri cieli mentre la stoffa d’un sipario si presta ad avanzare.
Di notte la notte mi ha visto ed ebbra d’odio m’ha schernito, come alla croce al tempo Suo fu Cristo fui d’altra carica accusato ed insignito.
Signor che lacrima fenice foste per la mia persona quale il motivo di vostra inutile sete? Ragion che si compagna alla vostra corona non sono forse io ciò che vedete? Ferito dal suono sordo del vostro dire nulla lasciaste tra le mani del mio triste dovere se non di forza combattere per la vostra gioia d’apparire e per far ciò trovarmi a fingere e dolere.
O lacrime fedeli, narratrici di mia disgrazia, celate dì con dì dai veli della complice e succube amicizia destatomi dal sonno della riverenza fecondato avete il mio dolore, ora mi scuso per la scomoda presenza e dal mondo fuggo signori e signore. Creazione meravigliosa sei degli dei l’invidia degli uomini la speranza. Racchiudi in te l’amore e la pazienza la ragione e il desiderio e la tua immagine muore tra la vita ed il sogno. Sei amata più che amore poiché esso tu sei. La nostra gioia e il nostro dolore. Sei della terra il dono che solo un dio buono poteva creare. Sei degli uomini il perdono e l’ambizione. Tu che dall’alto vedi e nel cuore riscaldi Tu che sei la musica e la melodia il piacere ed il ritmo. Sei il pennello e l’idea che sospinge l’artista il colore e l’acqua la tela e la soddisfazione. Sei il seme ed il frutto le mani che lo colgono le labbra ed il gusto. Sei la penna e l’inchiostro l’immagine e la musa la poesia. Di uno sguardo tu sei l’emozione di ogni sogno l’ossessione. Sei la vita e la morte. Sei la carezza di una madre sei madre figlia vita. In ogni gesto tu sei per ogni uomo saprai e già l’aria che muovi giustificherebbe la mia vita. Anche se perso e magari stanco deluso e infuriato ferito e torturato sarei vivo solo per una tua parola anche se triste o priva di sentimento perché questo tu sei ai miei occhi e questo sarai per l’eternità perché sei l’eternità. |